LA
PARROCCHIA
È
possibile aiutarla?
Il
Padre Abate di Castellana Sicula ai suoi Parrocchiani
(pro
manuscriptu)
A
Maria Madre della Divina Grazia è dedicato questo volumetto. Possa la sua
Mediazione di Grazia trasformare le istanze in esso contenute in altrettanti
doni di grazia per le anime impegnate nella costruzione del Regno di Dio nelle
parrocchie e nelle comunità cristiane.
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Miei
carissimi figlioli!
«Ecco,
sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io
verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me» (Ap. 3,20).
Così
disse il Signore Gesù al Vescovo di Laodicea. Così dice oggi a ciascuno di
noi. E noi vogliamo ascoltare la voce di Gesù, aprire la porta dell'anima
nostra alla grazia. Vogliamo corrispondere all'azione di Dio, per la nostra
conversione e la salvezza della parrocchia, affidata alle cure dei Gruppi
ecclesiali e dei fedeli impegnati, ma soprattutto del Parroco.
La
parrocchia che, con l'aiuto di Dio e di Maria, vogliamo aiutare, è una realtà
di primaria importanza. «La parrocchia è come una cellula della Diocesi».
Cellula, cioè parte viva che riceve e assicura la vita dell'intero organismo.
La
parrocchia non è la Chiesa, ma una Comunità in cui si esprime la Chiesa. È
questo il modello uscito dal Vaticano II.
«
La parrocchia, popolo di Dio che si trova accampato sotto le tende in un dato
luogo, è la presenza della Chiesa universale di Gesù Cristo. La parrocchia è
insostituibile nella vita della Chiesa, perché essa sola offre l'occasione
agli umili come ai grandi, ai poveri come ai ricchi, ai giovani come agli
anziani, di ogni razza e di ogni cultura, di partecipare al mistero della
Chiesa universale»
Vogliamo
essere realisti. Quindi, senza pessimismo, pur constatando che tanto bene c'è
nella nostra parrocchia (e nel mondo intero), molte volte nascosto e silenzioso,
dobbiamo riconoscere che molti vanno verso la perdizione: vivono senza fede,
speranza e carità. Bestemmiano Dio, sono lontani da Lui, sordi ai richiami
del Vangelo di Cristo, immersi nell'odio e nell'egoismo, dediti solo al
divertimento assordante, prostrati al dio-quattrino con l'attaccamento ai beni
di questa terra, con l'ingiustizia..., infangati nella disonestà... La bellezza,
da tante donne, è mistificata, al punto da incarnare da sola la femminilità.
Eleganza, lusso, gioielli, pietre preziose, accessori firmati, vengono considerati,
purtroppo, come ideali di vita.
Diversi
vivono nell'ipocrisia, recitano... la loro parte con la maschera di cristiani.
Fingono bontà, umiltà, giustizia, vita cristiana... nascondendo i loro
peccati. Chiudono il loro cuore indurito all'azione della grazia in un
detestabile formalismo. Cambiano l'accessorio, l'accidentale, il secondario con
l'essenziale, con la sostanza delle cose, con il primario. «Dicono e non fanno»;
«fanno le loro opere per essere ammirati dagli uomini». In pratica sono
oppositori di Cristo.
Gesù,
sempre dolcissimo, «mite ed umile di cuore» (Mt. 11,29), è tremendo dinanzi
all'ipocrisia. Per ben 7 volte dice: «Guai a voi, scribi e farisei ipocriti...
» (Mt. 23,13).
In
parrocchia altri si consegnano al materialismo. C'è una coalizione di diverse
correnti contro il Vangelo. C'è un vuoto nelle partecipazioni agli atti di
culto (Messa, Sacramenti...) da parte di giovani e di uomini. C'è in molti
tanta superbia, unita ad una grande ignoranza religiosa. L'appartenenza alla
Chiesa di tanti credenti è solo un fatto marginale, tradizionale, folkloristico
e non un impegno missionario e di santità. La lingua non si tiene a freno. La
scristianizzazione in molti è in atto. Tutti, in parrocchia, lo vediamo e ne
parliamo con grande sofferenza, anche perché la colpa, in parte, è del
Sacerdote e delle anime impegnate. Quello che oggi ci preoccupa di più è
l'indifferenza religiosa. La riflessione moderna è sganciata dall'altra vita:
la vita eterna. Dio appare estraneo alla vita quotidiana. Vorremmo che la
parrocchia « proiettasse i cristiani oltre l'indifferenza».
Domenico
Giuliotti direbbe che è «l'ora di Barabba», «l'ora di Satana».
E
noi cosa facciamo? Non possiamo assolutamente rimanere pigri, passare le
giornate protestando e mormorando. Lo hanno detto chiaramente i Vescovi e i
laici al Sinodo dell'ottobre 1987. Non possiamo e non dobbiamo lasciarci
prendere dalla malinconia e vivere, sfiduciati e tristi, come tanti salici
piangenti. Ma dobbiamo essere «quali pini al vento», sempre innamorati della
Chiesa, ed avere fiducia senza dubitare della possibilità di salvare la nostra
parrocchia e il mondo intero. Sacerdoti e laici dobbiamo instancabilmente
agire per distruggere il regno di satana ed edificare il regno di Cristo.
Dobbiamo
lavorare affinché la parrocchia passi «da selvatica ad umana e da umana in
divina».
Per
convertire la parrocchia i rimedi ci sono. Li usò S. Giov. M. Vianney. Di
questi intendiamo brevemente trattare.
Innanzitutto
è necessario che il Sacerdote e le anime impegnate siano santi o che tendano
seriamente alla santità. Esser Santi vuol dire: «Fare benissimo il proprio
dovere»;
vivere
perfettamente «la spiritualità, cioè il modo di essere cristiani, del
quotidiano »;
«fare
straordinariamente bene le cose ordinarie».
«
Santo è colui che tende alla perfezione del Padre, consapevole di essere, però,
sempre peccatore».
Il
Santo Curato d'Ars, patrono dei parroci, ha il merito di aver tracciato la
strada adatta a conquistare le parrocchie. Questa strada non è pavimentata dai
bei discorsi, ma da rinunzie e da mezzi che portano alla conversione e alla
santità. Dice Gesù: « Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se
stesso, prenda la sua Croce ogni giorno e mi segua» (Lc. 9,23). Dobbiamo, con
tutte le nostre forze, aiutati dallo Spirito Santo e dalla Madonna, tendere alla
santità (Cfr. L.G., 39). Non cercare di «fare», ma soprattutto di «essere».
Solo i Santi salvano le anime. Una sola frase detta da uno che ha conservato
in sé la scintilla della Santità e che parla con l'unzione dello Spirito
Santo, vale molto di più di cento discorsi pronunziati da altri non Santi,
non pieni di Dio. Anzi potrebbe bastare la sua sola presenza per fare tanto
bene. «Un buon prete non ha nulla da dirmi: io lo guardo e questo mi basta».
Solo i Santi lasciano un solco nelle anime e nella storia. « Non è forse la
santità nostra la prima predicazione del Vangelo?». «Solo i Santi con la loro
presenza carismatica possono convertire e vincere l'indifferentismo e
l'ateismo contemporaneo». «La Chiesa di oggi non ha bisogno di nuovi riformatori.
La Chiesa ha bisogno di nuovi santi! ». « Solo i Santi ringiovaniscono la
Chiesa».
«La
Chiesa di Francia ha bisogno di Santi! », esclamava Barrés in un celebre
discorso. «Forse oggi la Chiesa ha troppi dottori e invece ha bisogno di Santi».
Tanti
non si convertono, sono indifferenti..., perché vedono dei cristiani senza fede
e senza coerenza, demotivati, incapaci di «render conto della speranza che è
nel Vangelo », senza identità autentica e senza un vero stile di vita ispirato
alle Beatitudini e al «Ma io vi dico », di Gesù Cristo. Dunque la crisi di
conversione è la crisi della nostra Fede. La fede genera fede, l'amore genera
amore, la santità genera santi e parrocchie sante.
Se
i Sacerdoti e le anime impegnate fossero Santi, «il popolo beneficerebbe di
tante grazie in più; riverserebbero su di esso la luce e la forza, lo spirito
cristiano e il senso cattolico; formerebbero delle generazioni granitiche
che non sarebbero mai morse né dalla tignola dell'indifferenza religiosa, né
dal dragone dei cattivi costumi». Purtroppo oggi, «la mediocrità sta
diventando la triste, la tristissima divisa di molte anime consacrate e di molte
anime impegnate! È calato l'anelito alla Santità».
Ed
allora, per convertire la parrocchia, il primo dovere delle anime apostoliche
è quello di farsi Santi. «La conversione della mia parrocchia dipende dalla
mia santità », diceva Don G. Balbo. E giurò di farsi santo, per questo. Ecco
perché i fedeli hanno il dovere di pregare soprattutto per la santificazione
del sacerdote, affinché questo a sua volta possa santificare loro. « Il cristiano
di domani sarà un mistico, cioè uno che ha sperimentato qualche cosa, un
santo, oppure sarà nulla ». Gli uomini sentono talmente il bisogno della
santità che quando si accorgono che un uomo ne porta un raggio in sé, vanno
all'arrembaggio, all'assalto. « O Signore, abbiamo bisogno di preti e di
anime impegnate che ci trasmettano TE, senza mezzi termini... Che parlino con
la vita più che con la parola e gli scritti... Che siano stracolmi di TE... Che
sappiano irradiarti... Che sappiano darci TE... ».
Scrive
il P. Cantalamessa: «Due furono i principali strumenti con cui la Chiesa riuscì
a trasformare il mondo pagano di allora: il primo fu l'annunzio della Parola
di Dio (= il Kérigma), e il secondo fu la testimonianza di vita dei cristiani
(=la Martyrìa). Nell'ambito di questa testimonianza di vita, due furono ancora
le cose che soprattutto stupivano e convertivano i pagani: l'amore fraterno e la
purezza dei costumi. Gli apologisti attestano che il tenore di vita puro e casto
dei cristiani era, per i pagani, qualcosa di "straordinario ed
incredibile". Alcune luminose figure di fanciulle cristiane, morte
martiri, diedero la misura fin dove arrivava, su questo punto, la forza del
cristianesimo. Di una di esse, la martire S. Perpetua, negli Atti autentici
del martirio, si legge che, scaraventata in aria, nell'arena, dalle corna di una
vacca inferocita alla quale era stata legata, ricadendo a terra sanguinante,
la prima cosa che fece fu di rassettarsi le vesti, "più preoccupata del
pudore che del dolore" ».
Dunque
non ci può essere santità senza amore fraterno e senza purezza.
Nella
vita di Don Calabria, Ottorino Foffaro scrive: «Se il fine dell'educazione è
di portare gli uomini a Dio, se Dio è il principale agente nell'educazione, l'educatore,
sacerdote o laico, deve santificare se stesso per rendersi strumento adatto. Più
l'educatore sarà santo cioè vicino a Dio, permeato di Dio, e più l'opera
sua sarà efficace... La tecnica pedagogica non supplirà mai, per quanto
raffinata, la profonda carica educativa che emana da un educatore santo.
L'educatore
pieno di Dio non può fare a meno di educare in profondità.
Perciò
il padre voleva dagli educatori il massimo sforzo verso la vita interiore (la
santità), ritenendola anima, cuore, motore dell'opera educativa». «Santificarsi
per santificare! Ecco il segreto». Santità per salvare; ma santità anche per
salvarsi. E’ necessario camminare verso la santità altrimenti si indietreggia
e si cade mortalmente. Il ciclista se va in bicicletta non cade; ma se sta
fermo, sì. Ricordiamo che siamo tutti chiamati a salire il monte della santità
(L.G., 39). Si salverà dai flutti minacciosi e numerosi della pianura solo chi
sale; gli altri verranno sommersi miseramente.
Ma
non possiamo giungere alla santità e non possiamo salvare i nostri
parrocchiani «senza la preghiera, senza molta Preghiera» (Rojo Marin), fatta
bene, che proceda dal cuore. « Senza di me non potete fare nulla» disse Gesù
(Giov. 15,5). Cosa può fare il filo senza la corrente elettrica? «Dobbiamo
portare l'assemblea dei fedeli nel Sacro, in una grande spiritualità, nel
Divino».
Ma
come lo potremo senza la preghiera? «Chi prega si salva e salva; chi non prega
si danna e danna». Non scoraggiamoci! « Sopra un fazzoletto di terra, non si
costruisce forse un grattacielo? ». Se noi pregassimo più dei santi saremmo più
santi di loro e faremmo cose più grandi di loro. «Non stiamo a discutere
troppo se ce la faremo o no; se siamo capaci di fare i parroci, gli apostoli o
no; se abbiamo il carattere, il temperamento, la cultura... o no. Sappiamo che
la preghiera ottiene tutto, assolutamente tutto. Dunque, convertiamoci alla
preghiera! ». Viviamo di preghiera! Diventiamo preghiera! « Se ricorressimo più
presto alla preghiera, anziché roderci l'anima, romperci la testa per indagare
chi e come, noi renderemmo vive le nostre parrocchie ».
«
Chiedete e vi sarà dato »
Urge
una decisione da prendere per il bene della comunità parrocchiale. Perché
non partecipiamo alla Messa, anche ogni giorno? Perché non gridiamo allo
Spirito Santo che ci doni la sua luce?
Vogliamo
che un peccatore ritorni all'ovile? Perché non preghiamo con la Liturgia delle
ore? Perché non impugniamo il Rosario? È la preghiera più potente dopo la
Liturgia Eucaristica e la Liturgia delle Ore. È meditazione del Vangelo e
preghiera dettata da Dio all'Angelo Gabriele: «Ave (Maria), piena di
grazia?... ». Ecco perché la Madonna l'ha richiesto più volte nelle
apparizioni. Ecco perché Satana ha paura del Rosario. « Io potrei convertire
il mondo intero se avessi un esercito che recita il Rosario». Perché non diciamo
molte Giaculatorie personali? Perché non ci rivolgiamo con molta fiducia a S.
Giuseppe? «Vorrei fare, vorrei predicare, vorrei organizzare, vorrei vorrei...;
ma perché non mi butto nell'orazione? L'orazione è immensamente più grande
della vita. In questo oceano sconfinato si pesca sempre... per noi e per le anime».
«Il
segreto delle conversioni è il lavoro di preghiera. La strategia si gioca tutta
nella preghiera ». «Perché tanta crisi di fede, sia in migliaia di Sacerdoti
nel 1970 che nel popolo? Perché si è parlato molto e si è pregato poco».
I
nostri parrocchiani non ci ascoltano?... Una cosa sappiamo: «Ciò che è
impossibile agli uomini, è possibile a Dio» (Lc. 18,27). E che: «Tutto è
possibile per chi crede» (Mc. 9,23). «Chiedete e vi sarà dato; cercate e
troverete; bussate e vi sarà aperto» (Mt 7,7).
La
Scrittura è piena degli interventi prodigiosi di Dio a favore di chi in Lui si
rifugia. (Mosè, Gedeone, Anna sposa di Elkana, David, Giuditta, Ester, Giuda
Maccabeo, Daniele, il buon ladrone...). E tutta la vita di Cristo non fu
preghiera (Mc. 1,35; Lc. 6,12; Mt. 11,25; Mt. 14,23; Mt. 26,39; Lc. 23,34...).
La preghiera di Gesù è codice di vita per tutti coloro che vogliono essere
«pescatori di uomini» (Mt. 4,19).
Che
razza di demoni e di vizi ci sono nelle parrocchie! Chi li potrà allontanare?
Risponde Gesù: « Questa razza di demoni non si scaccia se non con la
preghiera e il digiuno» (Mt. 17,21). Noi lottiamo, cerchiamo di fare molto per
la gloria di Dio e la salvezza delle anime. Ma siamo dei combattenti
inebetiti: confidiamo nel nostro «cavallo», mentre è con noi il Signore degli
eserciti. « Il cavallo non giova per la vittoria » (Sal. 32). Purtroppo «noi
siamo dei sognatori di santità e di conversione della nostra parrocchia:
facciamo troppo conto dei nostri programmi e delle nostre esperienze».
Ritorniamo
alla preghiera! Finché non ci si metta a pregare di più, molto di più, la
situazione morale peggiorerà... «Bisogna ritornare alla preghiera; facciamo
troppe cose inutili» (24). Il Santo curato d'Ars, Padre Pio... quante
conversioni hanno ottenuto con le loro preghiere: « Solo la preghiera vince Dio
». « La prima cosa che deve fare colui che sente la propria responsabilità
ecclesiale è di formare individui, ma soprattutto gruppi di preghiera ». «
Bisogna pregare! Tutto il resto è inutile e stupido. Non vi è disperazione,
né tristezza amara per l'uomo che prega molto».
Riportiamo
alcuni brani di una lettera scritta il 13/4/1971 da Suor Lucia dos Santos al
nipote P. Valinho: « Vedo dalla tua lettera che sei turbato per lo scompiglio
e il disorientamento del nostro tempo. È davvero triste che così tanti si
lascino dominare dall'onda diabolica che avvolge il mondo e che siano tanto
ciechi da non vedere il loro errore. Ma l'errore principale è che essi hanno
abbandonato la preghiera. Cosi si allontanano da Dio, e senza Dio manca ad
essi tutto. Con la preghiera fervorosa riceverai la luce, la forza e la grazia
di cui hai bisogno per sostenerti e da partecipare agli altri. I superiori hanno
bisogno di pregare sempre di più, di mantenersi vicino a Dio e di parlare di
tutti i loro affari e problemi prima di discuterli con i loro simili. Segui
questa strada e vedrai che troverai nella preghiera più scienza, più luce, più
grazia e virtù che tu possa mai acquistare con leggere molti libri e con
grandi studi. Non considerare mai perduto il tempo che spendi nella preghiera.
Lasciati mancare il tempo per qualsiasi altra cosa, mai però per la preghiera
e realizzerai un mucchio di cose in breve tempo... Ciascuno di noi, ma
specialmente il superiore, senza preghiera, o che abitualmente sacrifica la
preghiera per cose materiali, è come una canna vuota ed incrinata... Sono
convinta che la causa principale del male del mondo e del fallimento di tante
anime consacrate, è la mancanza di unione con Dio nella preghiera... I
nostri tempi sono molto insidiosi e noi siamo deboli. Solo la forza di Dio può
sostenerci».
Fratelli
e sorelle carissimi, non dimentichiamo nella preghiera di rivolgerci a Gesù
Eucaristico. Due pilastri debbono sorreggere il grande edificio della Comunità
parrocchiale: l'Eucaristia e la Madonna. Innanzitutto «le nostre preghiere
debbono convergere verso l'Eucaristia, dove il Cristo stesso prende la nostra vita
per offrirla con la Sua al Padre nell'amore dello. Spirito Santo e farle
portare i suoi frutti»: L'Eucaristia e la Madonna! speranza di salvezza per le
anime, le parrocchie e il mondo intero! Preghiamo con fiducia sconfinata Gesù
Eucaristico.
«
È il centro della comunità dei cristiani, cioè della parrocchia».
È
il sole della parrocchia! Preghiamo e partecipiamo almeno ogni Domenica alla S.
Messa, «fonte ed apice di tutta la vita cristiana». (L.G. 18). «Nella S.
Eucaristia è racchiuso tutto il bene spirituale della Chiesa, cioè lo stesso
Cristo ». «La comunità cristiana ha il cardine e la radice nell'Eucaristia ».
La preghiera di adorazione a Gesù Sacramentato «ci darà una grande capacità
di amare Dio e i fratellî».
È
penoso constatare come moltissimi dormono, sono insensibili, duri, non pregano.
Cristo nelle Chiese è lasciato solo. E questa è fede? È questo è amore? Padre
Pio lasciò scritto: «Mille anni trascorsi in mezzo alla gloria degli uomini
non compensano nemmeno un'ora trascorsa davanti a Gesù nell'Eucaristia». «Dobbiamo
amare la Chiesa, ma soprattutto il Tabernacolo».
Dobbiamo
pregare Gesù Eucaristico per la nostra parrocchia! Egli attirerà a sé, via
via, tutte le anime di essa, trasformandole mirabilmente. Restano celebri gli
esempi di Ars e di S. Giovanni Rotondo, dove due Santi Sacerdoti ottenevano
dalla potenza divina e infinita dell'Eucaristia la forza di attirare le anime.
Figlioli,
preghiamo Gesù per noi e per la nostra parrocchia! Non lasciamolo solo nella
Chiesa deserta! Bambini e giovani, uomini e donne, non abbiamo vergogna di
entrare in Chiesa, di inginocchiarci e di pregare! Non vi dico di stare in
Chiesa per 15 ore, come Charle De Foucauld; o di trascorrere notti intere ai
piedi dell'altare, come San Francesco; o di stare in ginocchio, immobili, per
otto ore, come S. Benedetto Labre... Ma una rande devozione all'Eucaristia la
dobbiamo avere. E questione di fede, di amore e di bisogno! Tutta la nostra vita
e quella della nostra parrocchia dipende dall'Eucaristia. RiceviamoLa spesso
nella Santa Comunione! Se non lo facciamo è perché ci manca la Fede e l'Amore
e non ne conosciamo gli in effetti. Siamo posseduti da Gesù e lo possediamo: «Chi
mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in Me ed Io in lui» (Giov.
6,57).
Giova
alla Chiesa intera (del Cielo, del Purgatorio e della Terra) che esulta di
gaudio! È il dono più caro che possiamo fare alle anime del Purgatorio per
liberarle. Nella Comunione noi ci uniamo non solo a Gesù, ma anche a tutte le
membra della parrocchia e del Corpo Mistico. La comunione per noi è cibo, è
forza, è luce, è gioia,... è santità, è trasformazione operata da Gesù.
Scrisse S. Francesco di Sales: «Vuoi esser puro? Mangia la purezza che è
Cristo! Vuoi esser umile? Mangia l'umiltà che è Cristo! Vuoi esser paziente?
Mangia la pazienza che è Cristo!... ».
Ma
dobbiamo, carissimi parrocchiani, pregare anche Maria SS. Non possiamo fare «silenzio»
sulla Madre di Cristo e della Chiesa (e quindi nostra e della parrocchia). I
nostri fratelli Ortodossi amano moltissimo la Teotókos ( = la Madre di Dio); la
spiritualità mariana rifiorisce anche tra i non cattolici; diversi Protestanti
incominciano a recitare il Rosario; e noi Cattolici dovremmo dimenticare Maria?
Il Signore ci liberi da questo peccato! Oggi, in cui non è sufficientemente
oggetto di attenzione da parte di molti, dobbiamo riscoprire Maria per imitarne
le virtù, per amarla intensamente, per innamorarci «del fulgore della sua celeste
bellezza», di Lei «Fonte limpida di fede, Giglio fragrante di ogni santità,
Trionfatrice del male, Prediletta di Dio, Armonia dei cieli... ».
Dobbiamo,
come ci ha insegnato il Concilio Vaticano II ricollocare la Vergine Santissima,
tipo, modello della Chiesa, nel mistero di Cristo e della Chiesa. Non possiamo
parlarne come di una figura a sé; Dobbiamo legare più organicamente Maria alla
Parola di Dio, alla Chiesa, alla Liturgia. Perciò non possiamo fare Teologia
senza Maria è neppure possiamo celebrare l'Eucaristia senza il ricordo
esplicito di Maria.
Riflettiamo
un poco: ogni famiglia ha una madre. La «Famiglia di famiglie» che è la
Parrocchia, ha anch'essa una Madre. E che Madre: MARIA! Non può non averla,
essendo una parte di Cristo. E Cristo ha per madre: MARIA. Quale grande gioia
per noi! Siamo legati a Lei come figli, con i vincoli non della carne e del
sangue (Giov. 1,13), ma con quelli dello Spirito. Sempre prega per noi suoi
figli, con sollecitudine ed amore sconfinato. « Quanto freddo dove non pulsa un
cuore di Madre». Che tesoro per una parrocchia avere, sapere e sentire Maria
per Madre! Essa porta sorriso umano, letizia e luce celeste, anche se vi sono
sofferenze, tenebre e ignoranza. « Sulla terra brilla...
quale segno di sicura speranza e di consolazione, fino a quando non
verrà il giorno del Signore» (L.G 68). La Madonna è un segno dei tempi. E’
il seno celeste di cui parla l'Apocalisse. Beati coloro che lo sanno vedere e
comprendere!'
Per
conoscere, amare e ricevere le grazie di Maria i parrocchiani devono rimanere
volutamente fanciulli, nel senso del Vangelo (Cfr. Mt. 1.8,3). Con Maria, novella
Eva, noi ogni giorno attendiamo una novella Pentecoste. Quanto bisogno abbiamo
di Maria! La sua devozione; vera e solida però, fatta di imitazione delle sue
virtù, non è di consiglio, ma di obbligo. Non è una devozione «surrogatoria»,
ma «essenziale». Come per mezzo dello Spirito Santo e di Maria, Cristo è
venuto al mondo, così è per mezzo dello Spirito Santo e di Maria che Egli
deve regnare in noi, nelle nostre parrocchie e nel mondo intero. Maria in Cristo,
dipendentemente e subordinatamente a Cristo (R.M., 38) è la Mediatrice di tutte
le grazie.
Il
Papa Giovanni Paolo II nell'Enciclica «Redemptoris Mater» cita questo titolo
diverse volte d'accordo con S. Bernardo, col Montfort, con Don Chautard...
Il
suo potere sul Cuore del Figlio è unico e irresistibile. «Tutto ciò che il
Figlio domanda al Padre gli è accordato. E tutto ciò che la Madre domanda al
Figlio le è ugualmente concesso». Amiamo dunque, finalmente, questa nostra
Madre! Preghiamola sempre, impegnandoci ad imitare le sue virtù, spinti dalla
fede vera e non da sentímentalismo sterile e passeggero o da una certa quale
vana credulità (L.G. 67). Preghiamo questa Serva e Discepola del Signore;
questa Madre, Maestra e Regina nostra; questa Avvocata dei peccatori; questo
Modello di fede...; questo Tutto, dopo Dio!
Non
abbiamo paura d'importunarLa con le nostre frequenti suppliche. PreghiamoLa
per noi e per gli altri; per i lontani e i vicini, per i peccatori induriti e
gli innocenti; per i disperati e gli ammalati; per lo zelo delle anime e la
nostra santificazione; per i giovani e i bambini. Preghiamola nelle difficoltà
della vita; nei problemi inerenti alla salute, il lavoro, gli studi, la purezza.
«Se mai pensier funesto - viene a turbar la mente - sen fugge allor che sente -
il nome Tuo chiamar», scrisse S. Alfonso. Preghiamola sempre! Soprattutto
per la perseveranza finale. Preghiamola con frequenti Giaculatorie, con il
Rosario, facendo i primi cinque sabati, portando con devozione la Medaglia miracolosa.
« Non è possibile che qualcuno si possa convertire o santificare senza
l'aiuto della Vergine Immacolata, Madre della Divina Grazia». Ma non dimentichiamo
che la pratica d'amore più bella, più santificante e più impegnativa è la
consacrazione di sé alla Madonna (secondo il metodo del Montfort). Consacrarsi
è «affidarsi a Maria. Questa è l'unica risposta adeguata all'amore di una
Madre».
Invitiamo
tutti alla lettura e alla pratica del « Trattato della vera devozione alla
Madonna » (Montfort). Ma oltre alla consacrazione personale, c'è la
consacrazione a Maria di tutta la parrocchia. Beata la parrocchia che è tutta
di Maria! Che è consacrata a Lei! Che si affida a Lei «con i suoi timori e le
sue speranze... »! Con la consacrazione della parrocchia alla Madonna il Santo
Curato d'Ars, l'abate Des Genettes, Parroco della Madonna delle Vittorie di
Parigi, il Ven. Olier, Parroco di S. Sulpizio, il Servo di Dio Ferdinando
Baccillieri, Parroco di Galeazza Pepoli... trasformarono le loro parrocchie.
Perché di esse Maria divenne, per dovere di giustizia, la Regina e il mistico
Parroco che le portò a CRISTO, «Re e centro di tutti i cuori» «il Pastore
grande delle pecore» (Eb. 13,20).
La
devozione alla Madonna! «Beati quelli che nell'ora del dolore invocano il Tuo
nome o Maria! In Te ogni, madre ritrovi conforto e pace; e in Te ogni uomo
ritorna bimho e figlio.. Tu sei la stellà di ogni aurora e la speranza di
tutti i tramonti». «Foltunata quella vita e quella parrocchia sulla quale
brillerà il segno luminoso della Beata. Vergine; Che cosa sarebbe la nostra
vita se ci dimenticassimo della Madonna?». «Non c'è nulla che pacifichi
interiormente come la preghiera a Maria».
«Chi
trovà Maria, trova ogni bene » (Segr di Maria, 21). ''« In Maria la Santa
Chiesà e la parrcicchia, chiesa... locale, ammira ed esalta il frutto più
eccelso della Redenzione; ed in Lei contempla con gioia, come in una immagine
purissima, ciò che essa tutta, desidera e spera di essere» S.C.
«La
cosa più consolante per me nell'ora della morte fu il pensare che ero stato
devoto della Madonna... Lo dica ai suoi giovani e raccomandi con insistenza la
devozione alla Madonna ». Valga anche per noi questa raccomandazione di S.
Domenico Savio, apparso dopo la morte a S. Giovanni Bosco.
Per
salvare la nostra parrocchia c'è bisogno anche della penitenza. «Questo genere
di demoni (impuri) non si scaccia se non con l'orazione e col digiuno » (mortificazione,
rinunzia, penitenza, sofferenza...) (Mt. 17,20). «La preghiera unita alla
penitenza è infallibile».
Ricordiamo
che Cristo ci ha salvato con la sua santità, con la sua vita umano-divina,
con la sua preghiera..., ma soprattutto con il mistero pasquale che è passione,
morte e risurrezione. « Senza spargimento di sangue non c'è perdono» (Eb.
9,22). «Bisogna che sia innalzato (sulla Croce) il Figlio dell'Uomo, perché
chiunque crede in Lui abbia la vita eterna» (Giov. 3,14). Come Cristo, così
noi, che siamo Corpo di Lui, Capo. È di S. Paolo questa straordinaria
affermazione: «Perciò sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi e
completo, nella mia carne, quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del
suo Corpo che è la Chiesa» (Col. 1,24), in cui viene precisamente espressa una
partecipazione allerta redentrice di Cristo in funzione dell'apostolato. Non
si è veri apostoli, salvatori di uomini, senza la partecipazione al mistero
della sofferenza di Cristo (45).
Nell'A.T.
Betulia doveva essere liberata: Oloferne l'aveva assediata. Giuditta ci riuscì
perché prima «pregò con la faccia a terra e sparse cenere sul capo e si
vesti di sacco» (Giud. 9,1). Ester per liberare i giudei dalla condanna a
morte, «digiunò per tre giorni, si tolse le vesti di lusso e indossò gli
abiti di miseria e di lutto; invece dei superbi profumi si riempi la testa di
ceneri e di immondizia. Mortificò molto il suo corpo e con i capelli
sconvolti si moveva dove prima era abituata agli ornamenti festivi» (Est.
4,16). «Cingete il cilizio e piangete, o sacerdoti, poiché priva d'offerta è
la casa del vostro Dio» (Gioele 1,13). La Madonna a Fatima ha chiesto «preghiera
e penitenza» per la conversione della Russia e dei peccatori. E aggiunse: «Molti
vanno all'inferno perché non c'è chi preghi e si sacrifichi per loro».
Ricordiamo che tutto è penitenza se fatto bene e con fede: il servizio di Dio
e del prossimo, l'apostolato, il lavoro quotidiano, lo studio, le dure fatiche,
i dolori della vita, le privazioni dal fumare, di certi programmi televisivi!!!,
di certe spiagge!!!..., il moderare le passioni e i desideri terreni cercando
la giustizia e il Regno di Dio...
Celebre
la frase del B. Chevrier: «Le anime si ammaestrano con la predicazione, ma si
convertono con la penitenza». «Ci vuole il sacrificio per salvare le anime».
Tra i Santi scegliamo il Curato d'Ars, patrono di tutti i parroci. Ad un
sacerdote che si lamentava dell'indifferenza dei suoi parrocchiani disse; «Avete
predicato? pregato? Avete anche digiunato? Vi siete coricato sul duro? Vi siete
dato la disciplina?... Fino a che non avete fatto questo, non avete il diritto
di lamentarvi». Questo Santo parroco supplicava: «Mio Dio concedetemi la
conversione della mia parrocchia. Accetto di patire tutto ciò che Voi volete
per tutto il tempo della mia vita!... Sì, o Signore, anche per cento anni tutti
i dolori più acuti, purché essi si convertano! ». E bagnava di lacrime il
pavimento. Alla preghiera aggiunse la penitenza. Se qualcuno avesse pagato
il loro riscatto, Dio avrebbe perdonato più presto i poveri peccatori. Famose e
spaventose le sue penitenze: digiuno rigoroso per tutta la vita; portava il
cilicio (una maglia di crine); non fece mai un solo viaggio per puro piacere; si
flagellava; soffri e offrì al Signore per cinque anni nevralgie facciali,
atroci mal di denti; violenti dolori di visceri, piaghe contratte nelle
interminabili sente al confessionale, ernia doppia, poco sonno, tormenti da
parte di satana...
Anche
noi, secondo le nostre forze e il consiglio del nostro Direttore spirituale, per
la conversione della nostra parrocchia dobbiamo fare penitenza. Per la parrocchia
dobbiamo offrire le nostre sofferenze, le nostre fatiche, i nostri sacrifici e
le nostre rinunzie, ricuperando pienamente il senso penitenziale e battesimale
della vita cristiana, lottando e morendo al peccato per camminare in una vita
nuova (Cfr. Rom,. 6,2). L'ammalato, l'invalido, l'anziano... che offre con serenità
ed amore le sue sofferenze al Signore (o alla Madonna) per la conversione dei
peccatori e la santificazione dei buoni, non è inutile, ma utilissimo a sé,
alla parrocchia, alla Chiesa ed all'umanità intera. Dobbiamo mobilitare tutti
i buoni cristiani, i frati, le suore, i sacerdoti per una crociata di
preghiere e di sacrifici. «La sofferenza ha un carattere creativo, salvifico».
«
E’ peccato di superbia pensare di poterci salvare e di salvare le anime
battendo altra strada che non sia quella del Calvario». Il Sacerdote, il
religioso, il laico impegnato, il buon cristiano, non dev'essere vittima di una
mentalità godereccia, da scansafatiche, da oziosi, da gaudenti.
La
penitenza, i sacrifici, le rinunzie, il dolore... ottengono tutto da Dio;
quindi anche la conversione della parrocchia. Dio non respinge mai i gemiti di
un cuore che soffre. Egli stesso dichiara nella Sacra Scrittura di non sapere
negare nulla a coloro che ricorrono a Lui con gli occhi pieni di lacrime. «Poiché
il tuo cuore si è intenerito e ti sei umiliato davanti a Dio... e hai pianto
davanti a Me, anch'Io ti ho ascoltato» (2 Cron. 34,27). Gesù operò tre volte
il miracolo della risurrezione di un morto, commosso dalle lacrime di una madre
(Lc. 7,11), di un padre (Mt. 9,18) e di due sorelle (Giov. 11,1). E proclamò:
«Beati coloro che soffrono e piangono, perché saranno consolati» (Mt. 5,5),
ottenendo spesso quanto domandano.
Un
Santo direttore spirituale, Don Francesco Moratti, non dubitava di proporre il
cilicio o altro tormento a chi avesse voluto predicare il Vangelo con frutto. S.
Clemente I, papa, scrive: «Noè fu l'araldo della penitenza e coloro che
l'ascoltarono furono salvi. Giona predicò la rovina ai Niniviti e questi,
espiando i loro peccati, placarono Dio... e conseguirono la salvezza ».
Lo
stesso Dio parlò della penitenza impegnandosi con giuramento: «Come vero che
Io vivo, oracolo del Signore, non godo della morte del peccatore, ma piuttosto
della sua penitenza...» (Cfr.
Ez. 33,11; Osea 14,2; Is. 1,18, ecc.).
Il
Santo Curato d'Ars pose la predicazione come uno dei pilastri per la conversione
dei suoi parrocchiani. E a ragione. Perché c'era tanta ignoranza religiosa, e
senza predicazione non si ammaestrano le anime. Tanti mali, quale l'indifferenza
religiosa, sono occasionati da un annuncio evangelico insufficiente. Don Giovanni
Viannej comprese che c'era un nemico temibile per il suo zelo, il grande male di
quella povera gente: l'ignoranza religiosa. Il giovane pastore, sentendosi responsabile
di tutte le anime di Ars, risolvette di non lasciarle in pace, se non il giorno
in cui fossero scomparsi dalla parrocchia gli abusi. «Siamo sicuri - diceva
dal pulpito - che questo solo peccato dell'ignoranza religiosa dannerà più di
tutti gli altri messi insieme; perché una persona ignorante non conosce né il
male che fa, né il bene che perde peccando ». Per questo predicava ogni
giorno, un'ora alla volta. Ecco perché la Conferenza Episcopale Italiana
insiste tanto, prima sulla evangelizzazione e poi sui sacramenti.
Ecco
perché nella celebrazione di tutti i sacramenti c'è l'obbligo della Omelia di
una breve istruzione. Ecco perché nella Messa, prima della Liturgia Eucaristica
c'è la parte didattica, istruttiva: la Liturgia della Parola (Letture e
Omelia). E così il popolo cristiano viene nutrito con la parola di Dio. (Parola
di Dio che Sacerdoti, Professori di Teologia, Catechisti..., siamo obbligati a
dare «con certezza e con chiarezza».
Non
possiamo insegnare idee personali, peregrine o ipotesi ed opinioni, a volte
ereticali, di certi Teologi. Non dobbiamo creare confusione, barattando la Parola
di Dio. Tutti, clero e laici, dobbiamo seguire non solo il magistero
straordinario, infallibile del Papa quando parla « ex cathedra », ma anche
il magistero ordinario. Non possiamo dissentire da questo, perché è autentico.
Abbiamo
il dovere di realizzare quell'impegno indilazionabile di rievangelizzazione o
nuova evangelizzazione alla quale il Papa Giovanni Paolo II fa continuamente
appello.
Gesù
predicava ogni giorno, o nel Tempio o nelle Sinagoghe o nelle case o
all'aperto. Prima di salire al Cielo disse agli Apostoli: «Andate ed
ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e
dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho
comandato » (Mt. 28,19). L'apostolo Paolo scrive ai battezzati di Roma: «
Come potranno invocarLo (Cristo) senza aver prima creduto in Lui? E come
potranno credere, senza averne sentito parlare? E come potranno sentirne
parlare senza uno che Lo annunzi?». Dunque: «La Fede dipende dalla
predicazione e la predicazione a sua volta si attua per la parola di Cristo »
(Rom. 10,14).
«Urlate,
pastori, gridate! », dice il Signore degli Eserciti (Ger. 25,32). Oggi c'è
tanta ignoranza religiosa (anche tra gli intellettuali) e tanto male scambiato
per civiltà (vedi divorzio e aborto), che tra i doveri più gravi della Chiesa
è quello della evangelizzazione. Anzi è il suo impegno primario. Pertanto, tra
i doveri più gravi dei fedeli è quello di istruirsi nella Fede, di lasciarsi
evangelizzare, di non aver tedio della Parola di Dio, di leggere la S.
Scrittura. Diceva Giovanni XXIII: « In ogni famiglia la Bibbia! ». Nel cuore
di tutti devono echeggiare le parole dell'Apostolo: « Non è per me un vanto
predicare il Vangelo; è per me un dovere: guai a me se non predicassi il
Vangelo! » (1 Cor. 9,16), specialmente oggi in cui nascono nuove questioni (vedi
bioetica) e si diffondono gravissimi errori.
Ecco
perché in molte Parrocchie d'Italia si tengono CORSI PREMATRIMONIALI. (È molto
importante la preparazione dei fidanzati con lezioni ben programmate). Si
fanno CONFERENZE agli intellettuali, ISTRUZIONI PREBATTESIMALI ai genitori e
ai padrini dei battezzandi; TRIDUI, NOVENE, QUINDICINE predicate; si
organizzano, soprattutto nei tempi forti dell'Anno Liturgico (Avvento e Quaresima)
CENTRI DI ASCOLTO E DI PREGHIERA. Sono i veri doni di Dio!
In
tutte le Parrocchie i parroci sentono la grave responsabilità di fare il
CATECHISMO ai bambini delle Scuole Elementari, ai ragazzi delle Scuole Medie, ai
giovani, agli adulti. San Pio X ad ogni Udienza pontificia ripeteva: «Catechismo,
Catechismo!».
L'uomo
sente il bisogno della Parola di Dio: «Non di solo pane vivrà l'uomo, ma di
ogni parola che esce dalla bocca di Dio» (Mt. 4,4). Anzi dovrebbe sentire la fame
della parola di Dio più che del cibo che nutre la vita corporale (Cfr. Vespri
la Dom. Quares.).
La
Parola di Dio, « ascoltata con cuore buono e perfetto » (Lc. 8,15),
trasforma il cuore dei peccatori con la sua misteriosa forza. Papa Luciani
diceva ai Sacerdoti: «Non perdete la fiducia nella parola; non perdetela,
per carità! ». I Santi avevano una fiducia straordinaria. «La Parola di Dio
è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio » (Eb.
4,12). Dice il Signore: «Come la pioggia e la neve scendono dal Cielo e non vi
ritornano senza avere irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta
germogliare, perché dia il seme al seminatore e pane da mangiare, così sarà
della Parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza
avere operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l'ho
mandata » (Is. 55,10)
La
conversione della nostra parrocchia esige la Pastorale nei vari campi.
Dobbiamo Lavorare contro una immagine di Chiesa parrocchiale insignificante,
che non provoca e non interessa. Dobbiamo lavorare individualmente o in gruppi
(tenendo presente che la vita veramente cristiana è la prima forma e la
condizione di ogni altro apostolato. Non possiamo limitarci al lavoro della
nostra vita interiore, alla preghiera, alla penitenza, alla predicazione, perché
tutto questo non sarebbe autentico se non fosse accompagnato dall'azione
apostolica. In questo modo saremo testimoni viventi e il nostro ruolo non è
qualcosa di sterile o inutile per la comunità ecclesiale, bensì fonte di
dinamismo cristiano.
Dobbiamo
lavorare! Il mondo si perde e noi purtroppo dormiamo! Passano per le case i
propagandisti di mille sette, e noi... timorosi, siamo inattivi. In virtù del
nostro Battesimo e della nostra Cresima, tutti (sacerdoti e laici) dobbiamo
essere apostoli, missionari, attivi, dove il Signore ci ha posti.
«Cosa
ne avete fatto del vostro Battesimo?» disse il Papa Giovanni Paolo II ai
francesi. Nessuno può comportarsi in maniera del tutto passiva. Dobbiamo meditare
sulla ricchezza della ministerialità del servizio. « La missione della Chiesa
non si limita all'interno della comunità cristiana, ma si estende anche e
soprattutto all'esterno ». La conversione e il rinnovamento della nostra
parrocchia, già avviato secondo le indicazioni conciliari, deve proseguire
alla luce delle nuove prospettive sinodali. I laici debbono sentirsi
responsabili e partecipi alla vita parrocchiale. Il consiglio pastorale
parrocchiale deve funzionare! I Gruppi esistenti siano vivi! Ne sorgano molti
altri, oltre all'Azione Cattolica, per vivificare la fascia dei cristiani
indifferenti! Sorgano gli animatori liturgici che promuovano il movimento
liturgico! Siano più formati alla vita apostolica i catechisti, nutriti
dall'attiva partecipazione alla vita liturgica! Dobbiamo sentire il dovere della
Promozione umana e dell'impegno nel sociale, praticando le sette opere di
Misericordia corporale, le sette opere di Misericordia spirituale (Mt. 25,35)
e gli altri servizi e ministeri.
La
Chiesa deve essere tutta ministeriale, al servizio dei fratelli, soprattutto dei
più bisognosi, dei poveri, degli ammalati, degli handicappati, dei bambini, degli
emarginati, dei vecchi e dei soli, dei lontani (gli emigrati)... E’
estremamente importante formare i coniugi e le famiglie: sono loro i primi
araldi della Fede ed educatori dei loro figli. È sommamente importante avvicinare
i giovani allo spirito di Cristo. Non dimentichiamo, per il bene dei fedeli,
l'apostolato della buona stampa, del cinema, della T.V., della radio. Sono le
idee che formano le anime e muovono il mondo. Dobbiamo tutti (sacerdoti,
uomini e donne, giovani e ragazze...) lavorare affinché la nostra parrocchia
diventi «una fucina di anime forti» e una base di lancio di numerose e sante
vocazioni sacerdotali, religiose, laicali per l'avvento del Regno di Dio. Sia
purificata la religiosità popolare, evitando le forme superstiziose e
praticando le cose essenziali!
La
nostra preoccupazione è portare le anime a Cristo, alla salvezza, alla santità.
«Ho vergogna della vergognosa impotenza dei cristiani dinanzi ai pericoli che
sovrastano il mondo. Non sembrano morti tanti insegnanti cattolici nelle varie
scuole di Francia, d'Italia... che non sono capaci di arginare il male? Sono un
immenso numero di intellettuali inariditi, sino al midollo ».
Opere
vuole il Signore, non parole! Il mondo è pieno di parole, di buoni propositi,
di progetti. «Andate, incendiate di amore! », diceva S. Ignazio di Loyola.
Apostolato d'amore, soprattutto! Di delicatezza, di gentilezze, di aiuto, di
attenzioni, di riguardi, di sollecitudini, di comprensioni, di scuse, di
perdono, di pazienza e di sorriso sino al sacrificio...; e non opere diaboliche
di divisioni, di critiche, di sospetti, di invidie, di calunnie e di... odio.
Amore, apostolato d'amore! Le persone sono di chi le ama prima, di chi le ama
di più, col cuore di Cristo e col cuore di Maria. O Signore, dacci oggi il Tuo
amore quotidiano! Perché l'amore, oggi soprattutto, è la carta vincente della
Chiesa. Con Essa, la comunità parrocchiale dev'essere tutta amore. Tutti i
battezzati dovremmo essere un'altra «Madre Teresa di Calcutta! ».
Dacci,
o Signore, la grazia di non essere inutili e dannosi per la Chiesa, per la
parrocchia e per noi. Di non essere parassiti, ma ripieni di onestà in
qualsiasi affare e di spirito cristiano a modo di fermento, nell'esercizio del
sacerdozio comune a tutti i fedeli (Cfr. 1 Pt 2,4), per cooperare all'opera del
Salvatore.
Dobbiamo
lottare contro l'Idolatria delle cose temporali, del sesso, che rendono
schiavo l'uomo. Dobbiamo lavorare affinché l'ordine temporale, l'ambiente
sociale, sia ordinato a Dio per mezzo di Cristo e che dappertutto e in ogni cosa
regni la giustizia.
Lavoro,
lavoro
Guardiamo,
nel centenario della morte, a S. Giovanni Bosco. Impegnò tutta la vita per
Dio e i giovani che amava particolarmente. Dedicava gran parte del suo tempo al
lavoro. Lavorò moltissimo, senza essere un fanatico del lavoro. Ma ne capi
l'indispensabilità. Disse: «Lavoro, lavoro! ». Ma nell'assidua preghiera!
Guardiamo soprattutto a Gesù «pastore supremo» (1 Pt 5,4) che «passò
facendo del bene e sanando tutti» (Atti 10,38). ImitiamoLo!
Guardiamo anche a Maria SS.ma, modello di come si amano le anime. Quante volte è apparsa ed appare nel mondo per salvare i suoi figlioli: a Parigi nel 1830; a La Salette nel 1846; a Lourdes nel 1858; a Fatima nel 1917; a Beauraing nel 1932; a Banneux nel 1933... Fratelli e sorelle carissimi, lavoriamo! « La parrocchia deve crescere in santità, deve partecipare alla missione di tutta la Chiesa e vivere la comunione ecclesiale. Dobbiamo lavorare affinché tutti i fedeli laici partecipino intensamente alla vita della parrocchia, attraverso la lettura e lo studio della Parola di Dio, la celebrazione dell'Eucaristia, i Consigli parrocchiali e le diverse forme di attività e di apostolato. La Parrocchia comunione di comunità!
Questo
è l'ideale, questa è la strada da percorrere con costanza. Questa è la Chiesa
che vivrà nel 2000.
Gesù,
nel suo infinito amore, per purificare la parrocchia dai vizi e cambiarne il
volto, ha istituito (la sera di Pasqua) (cfr. Giov. 20,19), il sacramento della
Confessione (della Penitenza o della Riconciliazione). Questa, non solo
cancella i peccati, ma arricchisce le anime di maggiore grazia, le santifica (Conc.
di Trento), dà loro la forza contro le innumerevoli tentazioni di satana, del
mondo e della carne, le rinnova nell'impegno della vita cristiana, le avvia
alla perfezione e rifà l'innocenza battesimale perduta, l'esercita nell'umiltà
e nella penitenza, ripara il tempo perduto per la santità e ridà la gloria
alla SS. Trinità. Oh! La necessità, la bellezza e la grandezza della S.
Confessione! Si prova una pace inesprimibile; Gesù e l'anima si danno il bacio
della pace (cfr. Im. C. 3,52).
La
confessione frequente è importantissima e necessarissima. Ricordiamo lo
Slogan: «Almeno una Santa Confessione al mese!». S. Francesco d'Assisi dice:
«Chi si accusa, Dio lo scusa; chi si scusa, Dio l'accusa». San Vincenzo de
Paoli afferma: «La Confessione è la base della conversione e della
perfezione». E S. Giovanni Bosco raccomanda: « Rompete le corna al demonio con
i due martelli della confessione e della comunione».
Al
Sacramento della confessione si aggrapparono il Santo Curato d'Ars, Padre Pio,
S. Leopoldo Mandic e tanti altri, per il bene delle anime, delle parrocchie e
della società. Furono i martiri della confessione ben celebrata, con amore e
senza fretta. Loro compresero e fecero capire alle innumerevoli anime che, per
un verso, la confessione non dev'essere un sacramento facile, ma difficile,
perché dev'essere il sacramento del vero pentimento e della conversione, del
cambiamento della vita.
Non
è solo un lavacro, una specie di toilette dell'anima, un sentire una buona
parola, ma è cambiare mente, cuore, costumi... Non è solo esame di
coscienza, («ricordare cosa dire »), ma soprattutto è una rottura vera e
propria col passato. È un cambiamento di mentalità. Bisogna pentirsi dei
peccati non solo per aver meritato i castighi di Dio (l'inferno o il
purgatorio...), ma soprattutto per aver ucciso l'amore del Padre. E impariamo
che dopo l'atto sacramentale, bisogna continuare a far penitenza dei propri
peccati. Non possiamo contentarci di quel piccolo sacrificio o di quella
preghiera impostaci dal confessore. La piccola parrocchia di Ars! Degna di
essere invidiata!
Per
tante anime, la via di Ars fu la via di Damasco, della conversione. La santità
del curato d'Ars, le sue preghiere; le sue penitenze; la sua predicazione ardente,
il suo lavoro apostolico portavano i peccatori al confessionale e la gli
bastavano poche parole per abbattere il peccato «ed elevare le anime. Quante
coscienze; trapassate dalla spada della sua parola, hanno lasciato sfuggire il
veleno nascosto che le guastava. Spesso, per scuotere i grandi peccatori, diceva
ad essi questa parola semplice, ma terribile quando esce dalle labbra di un
Santo: «Amico mio, voi siete dannato! ». Questa frase molto breve valeva più
che un lungo discorso e li convertiva. Il grande miracolo del Curato d'Ars per
convertire la sua parrocchia e le anime fu, in definitiva, il suo
confessionale assediato giorno e notte. La confessione frequente e ben fatta fu
il miracolo e la conversione della parrocchia. E diede tanta gloria a Dio, perché
i sacramenti sono azioni di Cristo, Sommo Sacerdote, e sono atti liturgici
riempiono di gioia la SS. Trinità, il sacerdote e le anime.
Molti
non capiscono il perché della confessione (magari annuale). Non si tratta di
fare un atto di pietà o un obbligo, ma di convertirci e di riunirci al Corpo
mistico di Cristo. Tanti capiscono la confessione solo come un pulire la casa,
lascíar cadere la polvere e di nuovo pulire. Invece, la confessione deve essere
anche una risurrezione della persona, una spinta nuova per la vita spirituale,
una continua crescita della persona delle virtù e della santità. Quindi non
soltanto dobbiamo confessare i peccati, ma anche, allontanare ogni ostacolo che
ci impedisce di raggiungere la grazia divina
e la perfezione.
«Lodiamo
e ringraziamo il Padre per la grazia del perdono. All'uomo, naufrago a causa
del peccato, con il Sacramento della Riconciliazione ha aperto in Cristo
crocifisso e risorto il porto della misericordia e della pace. Nella potenza
dello Spirito Santo ha stabilito per la Chiesa una tavola di salvezza dopo il
Battesimo e incessantemente la rinnova per radunarla al banchetto gioioso del
suo amore » (Prefazio della Penitenza).
Miei
carissimi figlioli, ho terminato.
Grazie
per avere accolto e letto, con umiltà, questa Lettera Pastorale, senza aver
badato all'ignoranza e all'indegnità di colui che l'ha scritta.
Vi
prego di non buttarla via e di non smarrirla, perché in essa sono state
scritte, con l'aiuto dello Spirito Santo e della Madonna, cose molte importanti
per noi e la nostra parrocchia.
Consideratela
come un «dono mariano», in quest'anno Mariano. 1987-88
Fatela
leggere ai sacerdoti e ai laici che incontrerete. Rileggetela con attenzione. E
vogliate recitare una «AVE MARIA» affinché porti moltissimo frutto. Potrete
ricordare gli argomenti trattati, pensando ad una... formula algebrica,
praticata dal Santo Curato d'Ars per la conversione della sua parrocchia: S + 3
P + L + C, cioè: Santità, più preghiera, penitenza, predicazione, più
lavoro e confessione.
Non
dimentichiamo di fare un serio esame di coscienza che abbia per oggetto la
salvezza della nostra parrocchia. Tanti, infatti, pur accettando la terapia
(cioè la cura adatta a salvare la parrocchia), purtroppo non la useranno, perché
molto impegnativa. E la parrocchia continuerà a vivacchiare, ad agonizzare ed
a perdersi. E noi con essa!!!...
Tutti
siamo responsabili dei nostri fratelli (cfr. Gen. 4,9). Beati noi se, alla fine
della nostra vita, potremo presentarci a Cristo, «nostro prezzo e nostro premio»,
accompagnati da moltissime anime da noi salvate! Avanti sempre! Senza
scoraggiamento, senza noia e senza disperazione! Anche se non vedremo i
risultati del nostro lavoro. «Uno semina e uno miete» (Giov. 4,37).
«Dobbiamo
convincerci, Sacerdoti e laici, che noi non siamo i padroni della pastorale, ma
solo gli amministratori. Ed allora, perché scoraggiarci quando abbiamo fatto
il nostro dovere? Questa è superbia! È Gesù, per mezzo di MARIA, che salva!
». «Noi siamo servi inutili! » (Lc.
17,10) (Mons. De Giorgi).
Con
Maria, verso il 2000, per una parrocchia migliore e per un mondo migliore!
S.
Giuseppe, Patrono della Chiesa universale, preghi per, noi, per la nostra
parrocchia e per tutta la Santa Madre Chiesa!
S.
Michele Arcangelo, principe della milizia celeste, scacci Satana e gli altri
spiriti maligni da noi, dalla nostra Parrocchia e dal mondo intero!
-vi benedico con grande affetto.
Vostro
Padre Abate
Castellana
Sicula, lì 27/3/1988 (anno Mariano)
l.
Al principio Dio era solo. Niente esisteva fuori di Lui. Infinitamente perfetto
e felice in se stesso, Egli non aveva bisogno d'alcuno; per pura bontà volle
creare, cioè fare dal nulla. Volle, e furono il cielo e la terra, le cose tutte
visibili ed invisibili.
2.
Con ordine meraviglioso le creature furono prodotte una dopo l'altra: luce,
firmamento, astri, terra e mare, vegetali e animali: e ultimo, quasi corona
della creazione, l'uomo. Fu fatto ad immagine e somiglianza di Dio, perchè
nel corpo formato di terra, il Creatore infuse lo spirito immortale, e l'innalzò
con la grazia allo stato soprannaturale perchè potesse goder Dio stesso
nell'eternità.
3.
Al primo uomo, che chiamò Adamo, Dio diede per compagna, traendola dal fianco
di lui, Eva, la prima donna. Da essi è venuta l'intera famiglia umana.
4.
L'uomo era stato fatto re della natura e messo in un delizioso giardino, il
paradiso terrestre. Poteva goder di tutto, ma perchè riconoscesse il pieno
dominio del Creatore, Dio gli aveva proibito di gustare il frutto dell'albero
detto della scienza del bene e del male. Il bene era l'ubbidienza e la grazia di
Dio, il male la disubbidienza e la perdita dei doni, dei quali Dio l'aveva
arricchito.
5.
L'uomo si ribellò, Eva credette al serpente-demonio, anzichè a Dio, e Adamo fu
compiacente ad Eva. Disobbedirono. Per la loro colpa essi e i loro discendenti
furono spogliati della grazia e della felicità eterna in Dio, e degli altri
doni che perfezionavano la natura umana. Stoltamente, si resero servi del demonio,
delle passioni, delle miserie, della morte. Ci esposero tutti alla perdizione
eterna.
6.
Dio però, condannandoli dalle delizie del paradiso terrestre al lavoro, al
dolore e alla morte corporale, non tolse loro la speranza della salvezza
dell'anima. Predisse che avrebbe distrutto la potenza del demonio per mezzo
del Messia o Cristo, che sarebbe venuto nella pienezza dei tempi. In questa
fede l'uomo rivivrebbe, osservando la legge morale scolpitagli nel cuore.
7.
A cominciare da Caino che per invidia uccise suo fratello Abele, si
moltiplicarono i peccati coi moltiplicarsi del genere umano che tutto si
pervertì. Dio mandò il diluvio sulla terra, e tutti perirono nel castigo,
eccetto il giusto Noè e la sua famiglia. Dio li salvò in un'Arca o grande
nave, fattagli appositamente costruire. Noè, scampato, offrì a Dio un sacrificio
in ringraziamento.
8.
Anche le varie nazioni, venute da Sem, Cam e Jafet, figli di Noè, si
corruppero. Col tempo dimenticarono l'unico vero Dio, e invece di Lui, con
peccato gravissimo, adorarono false divinità e creature. Perciò Dio scelse,
tra i pochissimi della stirpe di Sem rimasti fedeli, Abramo Caldeo. Lo chiamò
fuori della sua patria e gli promise che, se egli e i suoi posteri si
conservassero credenti e religiosi, sarebbe stato il loro Dio, li avrebbe
moltiplicati immensamente e fatti padroni della terra di Canaan o Palestina.
Nella loro posterità sarebbero benedette tutte le genti. La medesima promessa
la rinnovò Dio ad Isacco, figlio di Abramo, e a Giacobbe detto anche Israele,
secondogenito di Isacco.
9.
Così la progenie di Abramo e d'Israele, cioè gli Ebrei, divennero il popolo
eletto da Dio perché custodisse la fede e la religione vera, e tramandasse la
promessa del Salvatore.
10.
Giacobbe morì in Egitto. In tempo d'una gran carestia era andato con i suoi
presso il prediletto figlio Giuseppe, che i fratelli invidiosi avevano venduto
schiavo e che il Faraone, o Re, aveva innalzato alla più alta dignità del
regno per il suo spirito profetico la sua fedeltà e previdenza. In Egitto gli
ebrei crebbero di numero e prosperarono grandemente, tanto che, dopo secoli,
Faraone crudele, ingelosito della loro potenza, tentò sterminarli. Li
sottopose a durissima schiavitù e comandando di gettare i loro nati maschi
nelle acque del Nilo.
11.
Ma Dio intervenne per il popolo suo. Mosè il futuro liberatore, venne salvato
dalle acque e allevato dalla figlia stessa del Faraone; Dio per mezzo di lui
intimò al Faraone di lasciar partire il popolo ebreo. Avendo il re ricusato,
percossero successivamente il regno dieci flagelli detti piaghe d'Egitto.
L'ultima fu lo sterminio di tutti i primogeniti egiziani. Fu compiuto in una
notte dall'Angelo, che risparmiò le sole case degli Ebrei, segnate, secondo
l'ordine di Dio, col sangue dell'agnello immolato.
12.
Il re si piegò. Mosè partì subito col popolo e attraversò il Mar Rosso,
che mirabilmente si divise avanti agli Ebrei per lasciarli passare. Vollero
entrarvi anche gli Egiziani, che pentiti d'aver concesso agli ebrei la
partenza, si erano messi ad inseguirli; ma le acque si riunirono e tutti furono
sommersi.
Il
grande passaggio, o Pasqua era compiuto, e la memoria della prodigiosa
liberazione sarà poi celebrata ogni anno dagli Ebrei con la festa più solenne.
Per la Pasqua di Cristo, l'umanità intera verrà per Lui liberata dalla
schiavitù, infinitamente più funesta, del peccato.
13.
Agli Ebrei condotti nel deserto, Dio, con grande maestà, fra lampi e tuoni,
diede, per mezzo di Mosè, sul monte Sinai, la legge morale dei Decalogo o dei
dieci comandamenti, incisi su due tavole di pietra. Diede poi altre leggi
rituali e sociali con cui il popolo doveva governarsi fino alla venuta del
Messia, se voleva conseguire le divine promesse, essere vittorioso e felice.
14.
Fu questo il Vecchio Testamento o patto di Dio, col popolo eletto. Questa era la
Legge, ossia la legge antica, mosaica, tutta rivolta, nella sua minuziosa gravezza,
a mantener viva la fede e il culto dell'unico vero Dio, misconosciuto da per
tutto, e a preparare il Nuovo Testamento, ossia la Nuova Legge di Cristo, infinitamente
superiore.
15.
Gli Ebrei, sebbene favoriti da un tal petto da Dio e da Lui prodigiosamente
sostentati nel deserto per tanti anni con la manna cadente quale rugiada e con
acque cavate dalla roccia dalla verga di Mosè, si ritardarono per le proprie
colpe l'entrata nella terra promessa. Mosè morì sui confini di essa
lasciando per successore Giosuè. Egli finalmente, dopo quaranta anni di
peregrinazioni, conquistò la Palestina e la divise tra le dodici tribù,
discendenti da dodici figli di Giacobbe.
16.
Dopo Giosuè, ressero il popolo i Giudici, suscitati da Dio quando sorgeva
qualche più grave necessità; quindi i Re, il primo dei quali, Saulle, fu poi
rigettato da Dio e sostituito col valoroso e fedele David della tribù di
Giuda. Nella sua famiglia resterà ereditario il regno e nascerà il Messia,
che avrà regno senza fine.
17.
Salomone, figlio di David, sapientissimo e felicissimo, edifica in Gerusalemme
un magnifico tempio al Signore. Da vecchio cade nella lussuria e nell'idolatria.
Per questo delitto e per la stolta durezza del figlio e successore, Roboamo,
furono tolte alla casa di David dieci tribù, che costituirono sotto Geroboamo,
capo della ribellione, il regno d'Israele. Tale regno presto caduto
nell'idolatria, riprovato da Dio fu distrutto per sempre dagli Assiri.
18.
Anche le tribù di Giuda e di Beniamino, discendenti di David, ossia il regno
di Giuda, prevaricarono spesso, nonostante i rimproveri dei Profeti, specialmente
sotto alcuni re empi, come Acaz e Manasse. Sopravvenne Nabucodonosor, re di
Babilonia, che assediò e distrusse Gerusalemme col tempo e menò schiavi re e
popolo.
19.
Nelle angustie della cattività di Babilonia, alle parole ammonitrici e
consolanti dei Profeti, il popolo si emendò e ravvivò la sua fede in Dio e
nella risurrezione d'Israele per mezzo del Messia.
20.
Quando, dopo settant'anni, Ciro, re dei Persiani, si impadronì di Babilonia,
concesse, secondo la predizione d'Isaia, il ritorno in patria. Con grande
zelo, sotto Zorobabele e Neemia, fu riedificata Gerusalemme, cominciando dal
tempio. Sebbene non così splendido come l'antico, doveva essere onorato della
presenza del «Dominatore» e dell'Angelo dei Testamento» nuovo. Fu
ristabilito il pubblico culto di Dio e, per cura di Esdra, l'osservanza della
legge, che veniva letta al popolo e interpretata.
21.
Nei secoli seguenti, si accrebbe, nonostante il pervertimento di molti, lo
zelo per la Legge e l'aspettazione del Redentore annunziato con tratti sempre
più particolari e distinti. I Profeti ne avevano predette nelle più minute
circostanze la venuta e la vita, la predicazione, i patimenti, la gloria e il
regno perpetuo; apparve Gesù di Nazaret, nel quale tutte insieme si
verificarono e compirono le profezie divine.
22.
Gesù nacque in Betlemme da Maria Vergine, sposa a Giuseppe della famiglia di
David. Come l'Angelo Gabriele le aveva annunziato, lo Spirito Santo era
disceso sopra di Lei, ed Ella, rimanendo Vergine, era divenuta madre del Verbo
divino.
23.
Circonciso, secondo la Legge, fu chiamato Gesù o Salvatore. Dopo la fuga in
Egitto per sottrarsi alle insidie di Erode, visse a Nazaret in umile ubbidienza
a Maria e a Giuseppe.
Avanzava
«in sapienza, in età e in grazia innanzi a Dio e agli uomini». A trent'anni
circa, ricevette il battesimo di penitenza nel fiume Giordano da Giovanni il
Battista (Battezzatore). Cominciò a predicare nella Giudea e nella Galilea il
Vangelo, ossia la buona novella della remissione dei peccati e della vita eterna
per quelli che credessero in lui e ne osservassero gl'insegnamenti. Gesù
confermava coi più stupendi prodigi la sua divina missione e la sua dottrina.
24.
Molti credettero, e tra i primi quei dodici chiamati Apostoli. Egli li scelse
per fondare la sua Chiesa, di cui volle capo e fondamento Pietro. Gli si scatenò
contro implacabile l'odio dei pontefici, dei farisei e dei dottori della Legge,
invidiosi dei suo potere e offesi dai suoi rimproveri. Quest'odio finì per
farlo condannare dal Sinedrio. Lui, l'aspettato, il Redentore, fu proposto al
ladrone Barabba, quando il Pauroso Pilato, preside romano, tentò graziarlo per
la Pasqua e salvarlo da morte.
25.
Dopo gli strazi più acerbi, crocifisso sul Calvario, non lungi da Gerusalemme,
tra due malfattori, Gesù compì in Croce la redenzione dell'umanità
peccatrice. Soddisfece per essa all'Eterno Padre col sacrificio di se stesso.
Morì perdonando e pregando per i nemici che non cessavano d'insultarlo. Fu
sciolto allora il Vecchio Testamento o patto con la nazione ingrata che aveva
ripudiato e ucciso Dio Redentore. Il sangue divino, consacrò il Nuovo ed
eterno Testamento.
26.
Sepolto il corpo, Gesù coll'anima santissima discese al Limbo per liberare le
anime dei giusti trattenute in attesa della redenzione. Il terzo giorno risuscitò
da morte, come più volte aveva annunziato. Apparve alle pie donne, a Pietro, a
due discepoli sulla via di Emmaus e agli altri Apostoli ancora increduli. Alla
vista delle sue piaghe gloriose non dubitarono della risurrezione. Dopo averli
ammaestrati sul regno di Dio e mandati ad evangelizzare tutte le genti e a
battezzare, con potestà di sciogliere e di ritenere i peccati, e con la
promessa dello Spirito Santo e della assistenza propria fino alla consumazione
dei secoli, nel quarantesimo giorno, in loro presenza, salì al cielo. Siede
alla destra di Dio Padre, investito d'ogni potere sul cielo e sulla terra.
27.
Nella Pentecoste, lo Spirito Santo, promesso da Cristo, visibilmente sugli
Apostoli e sulla Chiesa nascente. Da essa non doveva staccarsi mai più. Il regno
di Dio, con gli Apostoli suoi propagatori e con le potenze spirituali della
parola divina predicata e poi anche scritta, dei sacramenti (tra cui principale
l'Eucaristia, per la quale Gesù rimane sempre coi suoi) e dei doni dello
Spirito Santo, era ormai confermato e perfetto. Cominciava la propria vita
indipendente dalla Sinagoga e la propria missione di salvatore tra i pagani. A
poco a poco, nonostante le sanguinose persecuzioni del potentissimo impero
romano, li trasse dal profondo dell'idolatria e della corruzione, convertì
moltissimi in testimoni di fede e di virtù.
28.
Cadde poco dopo, per sempre, con la sua capitale e col suo tempio, la nazione
giudaica. Gli Ebrei furono dispersi sulla terra; cadde con le sue glorie di
letteratura, di arte e di scienza il mondo antico, consumato dai vizi. Caddero
altri imperi. La Chiesa, con la civiltà cristiana, perdura e s'estenderà
sempre per il bene dell'umanità malgrado i figli degeneri, malgrado i dissensi
che trassero fuori del regno di Dio, nello scisma e nell'eresia, nazioni potenti
anche malgrado la più insidiosa guerra dei nemici della rivelazione soprannaturale,
della morale cristiana e dell'idea stessa di Dio. «Le porte dell'inferno non
prevarranno contro di lei». Il cristiano, tranquillo su questa promessa divina,
non si turba, ma con la sua madre, la Chiesa, prega, lavora e soffre. Aspetta la
risurrezione finale e il ritorno glorioso di Gesù Cristo giudice. Gesù ci
preannunziò gli odi, le persecuzioni, le apostasie, ma insieme ci rincuorò
dicendo: «Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me... Se
hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi... ma fatevi coraggio io ho
vinto il mondo» (S. Giov. XV, 18-20 XVI, 33).
«Io
prometto di assistere nell'ora della morte, con le grazie necessarie alla
salvezza, coloro che nel 1° sabato di cinque mesi consecutivi:
-
Si confesseranno.
-
Riceveranno la S. Comunione.
-
Diranno una corona dei Rosario. e Mi faranno compagnia per un quarto d'ora,
meditando i misteri del Rosario al fine di offrirmi riparazione».
(La
Madonna a Lucia dl Fatima)
1.
Fare catechismo è istruire nella fede e nella morale di Gesù Cristo. E' dare
ai figli di Dio la coscienza della propria origine, dignità e destino, e dei
propri doveri. E' deporre nei loro intelletti i principi della religione, della
virtù e della santità in terra, della felicità in cielo.
2.
L'insegnamento del catechismo è quindi il necessario e benefico per gli
individui, per la Chiesa e per la società. E' l'insegnamento fondamentale che
sta alla base della vita cristiana. Dove esso manca o male impartito la vita
cristiana è debole, vacillante, facilmente vien meno.
3.
I genitori cristiani sono i primi educatori dei loro figli. Debbono essere i
primi catechisti. Debbono istillare quasi coi latte la dottrina ricevuta dalla
Chiesa; tocca ad essi far imparare in famiglia le verità principali della
Fede, le prime preghiere; farle ripetere in modo che a poco a poco penetrino
nell'animo dei figli. Se essi, come a volte avviene, sono costretti a farsi
supplire nell'educazione, hanno l'obbligo di scegliere istituti e persone che
sappiano e vogliano coscienziosamente compiere per loro un dovere santo
importante. L'indifferenza è stata la perdita irreparabile di tanti figli.
Per
insegnare bisogna conoscere la dottrina cristiana, esporla e spiegarla in
maniera adatta. Soprattutto, trattandosi di dottrina pratica, bisogna viverla.
•
Conoscere la dottrina cristiana. Come si può istruire senza essere istruiti? I
genitori e gli educatori hanno il dovere di conoscere il catechismo e di
penetrarne le verità.
•
Esporre in maniera adatta la dottrina cristiana. Con intelligenza e amore, in
modo che i fanciulli non siano annoiati dei maestro e della dottrina. Conviene
mettersi alla loro portata, usare parole semplici, con opportune
similitudini ed esempi, muovere i sentimenti del cuore: non stancare, progredire
a poco a poco, con pazienza ed affetto.
•
Bisogna vivere la fede e la morale che s'insegna. Come si avrà il coraggio
d'insegnare ai figli la religione che non si pratica, i comandamenti e i
precetti che si trascurano sotto i loro occhi?
•
Oggi si è creato un'atmosfera d'incredulità funestissima alla vita
spirituale, con la guerra a ogni idea di autorità, di Dio, di rivelazione, di
vita futura, di sacrificio. I genitori e gli educatori con la maggior cura,
devono ispirare il concetto cristiano della vita, il senso della responsabilità
di ogni atto presso Dio. Egli è da per tutto, tutto sa e tutto vede. Solo così
l'educazione dei figli sarà fondata non sull'arena di mutevoli idee e del
rispetto umano, ma sulla roccia di convinzioni soprannaturali, che non saranno
scosse da nessuna tempesta.
Occorre
viva fede, profonda stima dei valore delle anime e dei beni spirituali. Occorre
anche una grazia speciale per capire l'indole dei figli e trovare la via della
mente e del cuore. I genitori cristiani, in forza dei sacramento del Matrimonio
hanno diritto alle grazie del proprio stato, a quelle necessarie per educare
cristianamente i figli.
Possono,
con la preghiera, ottenere più abbondante grazia.
Lo
facciano a costo di ogni sacrificio. Si tratta della salute eterna delle anime
dei figli e della propria. Dio benedirà la loro fede e il loro amore in questa
opera così importante e li ricompenserà coi premio più desiderabile, di figli
santi, eternamente beati, con loro, in cielo.
Recitare
il Rosario tutti i giorni per ottenere la pace al mondo e la fine della guerra
(apparizione 13 maggio 1917).
Tutte
le anime di buona volontà possono e devono recitare il Rosario tutti i giorni.
Lo possono recitare in chiesa davanti al SS. Sacramento solennemente esposto o
rinchiuso nel tabernacolo; tanto in famiglia come individualmente, per strada
o in viaggio. La preghiera del Rosario è la più accessibile a tutti, ricchi e
poveri, sapienti e ignoranti. Deve essere come il pane spirituale di tutti per
sostenere e aumentare nelle anime la fede, la speranza e la carità attraverso i
misteri ricordati in ogni decina,
1.
Unità e Trinità di Dio.
2.
Incarnazione. Passione e Morte e Risurrezione dei Nostro Signore Gesù Cristo.
1.
Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con
tutta la tua mente.
2.
Amerai il prossimo tuo come te stesso.
Io
sono il Signore Dio tuo:
1.
Non avrai altro Dio fuori che me.
2.
Non nominare il nome di Dio invano.
3.
Ricordati di santificare le feste.
4.
Onora il padre e la madre.
5.
Non ammazzare.
6.
Non commettere atti impuri.
7.
Non rubare.
8.
Non dire falsa testimonianza.
9.
Non desiderare la donna d'altri.
10.
Non desiderare la roba d'altri.
1.
Partecipare alla Messa la domenica e le altre feste comandate.
2.
Non mangiar carne nei giorni di astinenza e digiunare nei giorni prescritti.
3.
Confessarsi almeno una volta all'anno, e comunicarsi almeno a Pasqua.
4.
Soccorrere alle necessità della Chiesa, contribuendo secondo le leggi o le
usanze.
5.
Non celebrare solennemente le nozze nei tempi proibiti.
1.
Battesimo; 2. Cresima; 3. Eucaristia; 4. Confessione; 5. Unzione degli Infermi;
6. Ordine; 7. Matrimonio.
1.
Sapienza; 2. Intelletto; 3. Consiglio; 4. Fortezza; 5. Scienza; 6. Pietà; 7.
Timor di Dio.
1.
Fede: 2. Speranza; 3. Carità.
1.
Prudenza; 2. Giustizia; 3. Fortezza; 4. Temperanza.
1.
Dar da mangiare agli affamati; 2. dar da bere agli assetati; 3. vestire
gl'ignudi; 4. alloggiare i pellegrini; 5. visitare gl'infermi; 6. visitare i
carcerati; 7. seppellire i morti.
1.
Consigliare i dubbiosi; 2. insegnare agli ingnoranti: 3. ammonire i peccatori;
4. consolare gli afflitti; 5. perdonare le offese; 6. sopportare pazientemente
le persone moleste; 7. pregare Dio per i vivi e per i morti.
1.
Superbia; 2. avarizia; 3. lussuria; 4. ira; 5. gola; 6. invidia; 7. accidia.
1.
Disperazione della salute; 2. presunzione di salvarsi senza merito; 3. impugnare
la verità conosciuta; 4. invidia della grazia altrui; 5. ostinazione nei
peccati; 6. impenitenza finale.
1.
Omicidio volontario; 2. peccato impuro contro natura; 3. oppressione dei
poveri; 4. frode nella mercede agli operai.
1.
Morte; 2. giudizio; 3. inferno; 4. paradiso.