LA
MIA MORTE
Dicono
che la morte fa paura. Ma non vedo che la gente ci faccia gran caso, di solito.
Vedo invece che la morte fa soffrire. La morte di una persona fa soffrire molte
persone. Ma perché? Che forza ha la morte per far piangere sempre qualcuno?
Quali risorse ha? Come mai l'uomo è così debole da lasciarsi sempre, o quasi
sempre, spaventare dalla morte? Forse che la morte può tutto sulla mia vita
fino a condizionarla costantemente? O non sei Tu, Signore Gesù, l'unico da cui
voglio lasciarmi "condizionare"? Sì, sei Tu il Signore, non la morte.
Scelgo Te come "Signore" sopra la mia morte, anzi, sopra la mia vita.
Don Vigilio Covi
Mi
hai appena chiuso la bocca col fazzoletto passato sotto il mento e legato sopra
i capelli. Mi hai passato la mano sugli occhi, li hai chiusi ed ora stai
accendendo lumini attorno al mio letto. Non posso più dirti nulla. Eppure
ascoltami ugualmente.
Non mi dispiacciono le tue lacrime. Mi volevi bene, avevi faticato per me e ti trovavi bene in mia compagnia. Io ero per te amico, ascoltavo e condividevo le tue gioie e le tue sofferenze. Ero stato per te un dono di Dio. Egli, il tuo Dio, ti aveva dato un po' della sua paternità attraverso il mio cuore e ti aveva partecipato qualcosa della Sua Sapienza attraverso le mie parole. Per questo ti sembra ora di trovarti un po' orfano. Ti è stato tolto uno dei segni della paternità di Dio: perciò piangi.
Ti
senti un po' meno sicuro, percepisci che ora avrai maggiori responsabilità, o
per lo meno, le tue responsabilità devi assumerle con un sostegno in meno. Ti
rendi conto che dovrai far maggior attenzione alla voce di Dio, perché io non
l'ascolto più per te. Senti il peso della vita con maggior intensità, e perciò
piangi, le croci che accompagnano il tuo cammino dovrai affrontarle senza più
udire la mia voce che ti rassicurava o ti esortava.
Il
tuo pianto non è tutto amore, come credi di poter dire o pensare. Le tue
lacrime hanno un po' di sapore egoistico, egocentrico. Ami te stesso, perciò
piangi la mia morte. Io non ci sono più per te! E le tue lacrime, non solo le
prime, né quelle che scendono dagli occhi il primo giorno, ma quelle del tuo
cuore, e che tu coltivi a lungo, hanno pure un sapore amaro di incredulità.
Dov'è la tua fede? Io sono stato per te un dono di Dio, un segno della Paternità
del tuo Dio. Ora non vedi più questo segno, non lo possiedi più, è vero, ma
non sei rimasto senza il Padre. Non continuare a piangere. Il tuo piano
manifesta un vuoto del tuo cuore. Torna ad alzare gli occhi a Colui che ti è
Padre sempre e per sempre. Egli non ti lascerà mancare nulla di ciò che ti
serve perché tu possa svolgere il compito che hai ricevuto nella vita. Il Padre
ti è Padre ancora e - se occorre - ti darà ancora i segni della sua Paternità,
in altri modi, ma altrettanto veri. Alza gli occhi e vedi Colui a cui io ho
voluto appartenere e Colui cui tu appartieni. Non temere e godi di Lui.
Mi
hai preparato una bella cassa, credendo di offrirmi così un gesto di amore. Una
cassa bellissima che nasconde la bruttezza del mio cadavere. Hai provveduto
fiori e apparenze in quantità, come per una bellissima festa. Che la mia morte
ti dia occasione di festa sono contento. Che ti dia occasione di spendere più
del necessario, in modo disordinato e per salvare apparenze, non sono contento.
Non chieder consiglio ai commercianti sul come orientarti nelle spese al
funerale. Chiedi consiglio a Dio, a quel Dio che anch'io ti ho fatto conoscere.
Ho sempre accettato i tuoi regali, ma ti ho sempre lasciato intuire che il dono
più bello che mi puoi fare è l'aumento del tuo amore verso Dio e verso i
fratelli. Accetto la corona di fiori, ma gradisco di più la preghiera che esce
dal tuo cuore in quest'occasione e l'attenzione ai poveri. Una cassa - o cofano,
come si usa dire oggi - più povera, e un povero che possa far festa: mi
sentirei più onorato, più amato, più obbedito.
Il
mio cadavere riceve un onore diverso poi, e preferito da me, se, per preparare
il funerale, prepari il tuo cuore: preparalo libero dal peccato. Confessandoti,
chiedi perdono anche del peccato cui io con la mia tiepidezza ho contribuito.
Confessandoti perdonerai anche a me con l'amore di Dio che occupa il tuo cuore:
così, attraverso di te, il Padre mi potrà dare una carezza d'accoglienza
gioiosa! Il mio funerale segnerà una piccola svolta nella tua vita ed io potrò
vivere non solo nel "lontano" cielo di Dio, ma anche in quell'angolo
di cielo che si apre in te. Quante pretese ho per il mio funerale! Vedi, sono
proprio esigente. Ti risparmio denaro, ma non fatiche! Ti metti il vestito
bello, ma non sia per me. Non ne sono degno. Mettilo perché ti vuoi accostare
al tuo e mio Dio insieme con me! Indossalo per lui!
E
poi, alla Messa del funerale non pensare a me: ascolta la parola che ti fa
conoscere la mia e tua eredità, ascoltala e lasciala penetrare nel cuore come
rugiada confortevole.
Partecipa
alla Comunione! Su, alzati e mangia! Con quel Pane camminerai anche senza di me,
con quel Pane la tua vita riprende forza. È il Pane che fa sì che io e te non
siamo separati. Io non lo mangio oggi, ma sono seduto anch'io al Banchetto
eterno, sono saziato anch'io di quel Pane. Il tuo amore per me ormai non si
distingue più dal tuo amore per Gesù. Io sono vivo solo in Lui. Non mi
incontri e non mi ami se non incontri con amore Gesù. E se incontri Lui avrai
tutto e non piangerai più per me.
Il
mio funerale può diventare per davvero un'occasione provvidenziale! Quale gioia
nel mio cuore - peccato che non posso più farcela osservare - al vederti
stringer la mano a tutti, dimentico dei piccoli risentimenti, anche di quelli
coltivati a lungo... Veramente al mio funerale mi dai quasi più gioia di quando
volevi dimostrarmi affetto e sollevarmi sofferenze!
E
poi, ti raccomando: quando canteranno l'"In Paradiso ti accompagnino gli
angeli", dille anche tu, dal profondo, quelle parole. Lasciami, da quel
momento, appartenere solo a Dio.
Non
tenermi legato a te, alla terra. Sono fatto per il cielo. Mi farai questo
regalo?
La
mia morte è stata improvvisa. Infarto? Incidente? Embolia? Omicidio?
Catastrofe?
No,
perché cerchi cause secondarie? Queste sono solo le occasioni con le quali io
sono stato avvicinato da Dio in modo definitivo. È Lui che mi ha fatto per
incontrarlo, è a Lui che anela la mia vita. Forse non te lo lasciavo capire, o
l'avevo dimenticato io stesso. La mia vita, e anche la tua del resto, è fatta
per accogliere Dio! La mia vita, per quanto io ti sia stato caro, ti è stata
consegnata da Dio perché tu possa esercitare l'amore verso di me, non perché
tu lo possa pretendere. La sofferenza enorme che la mia morte improvvisa ti
arreca non è forse dovuta al fatto che tu vanti diritti? che hai dimenticato
che la tua vita è una risposta all'amore di Dio? Egli ti darà altre persone da
amare, altri compiti nella famiglia nella comunità umana. Egli stesso si
occuperà di colmare il vuoto che ti sembra essersi aperto in te con la mia
morte.
Fidati
di Dio e affidati a Lui. E mentre tutti perdono tempo a raccontare com'è stata
e come non è stata, tu chiuditi nella stanza e ascolta. Il Padre ti vuole
parlare. Egli ti rimane accanto, come Padre, come fratello, come sposo,
addirittura come figlio. Con lui non sarai mai né orfano né vedovo. Con la mia
morte Egli ti vuole amare. Solo nel silenzio, solo Lui può dirti le dimensioni
del Suo amore, solo Lui può mostrarti che c'è amore anche in questo dolore.
Finalmente...
Finalmente ha terminato di soffrire. Sono queste le parole che ti scappano
quando finalmente il tumore ha vinto le energie della vita. Una morte giunta
lentamente.
Sapevo
di morire. Grazie d'avermelo detto! Grazie d'avermelo detto! Grazie che mi hai
detto quello che tutti sapevano ed io non sapevo. Hai fatto fatica a dirmelo: ma
così mi hai amato davvero. Il Signore ha esaudito in questo modo la preghiera
che ho sempre fatto sinceramente con tutta la Chiesa: "dalla morte
improvvisa, liberaci o Signore!".
Mi
sono potuto preparare alla morte. Ho potuto preparare il momento più importante
della vita, l'esperienza più delicata, più temuta, ma più attesa.
Grazie
che me l'hai detto. Ho fatto gran fatica all'inizio - ti ricordi? - quasi mi
volevo ribellare, ma poi ho accettato. Ho accettato che il Signore Gesù mi
facesse partecipare già ora al Suo Calvario. Ho accettato che già ora arrivi
per me il giorno di tutti. Mi sono messo a disposizione. Ed è entrata in me la
pace più profonda mai vissuta prima. Poco a poco mi sono dedicato
all'essenziale. Quante cose ho visto inutili nel mio vivere precedente e nel tuo
affannarti attorno a me! Ho potuto assaporare la gioia della preghiera della
Chiesa. Quando hai chiamato il sacerdote per l'Unzione ho sperimentato in
anticipo la tenerezza di Dio. E mi pareva che tutti i Santi del cielo, e persino
gli Angeli, fossero là ad incoraggiarmi, a far festa, a congratularsi con me.
Ed
ora, tumore o no, fa festa anche tu, come si conviene, a Dio che dà la vita e
la trasforma!
...o
da droga. Cosa cambia? Non ridere. Morire da alcool è una cosa seria. Seria per
me e per te. Come mai...? - pensi e ripensi - come mai è arrivato a tal punto?
Anch'io
me lo chiedo, e me lo son chiesto spesso. Come mai l'alcool ha raggiunto su di
me un potere così forte? L'alcool mi ha fatto disgustare tutto il sapore della
morte, lentamente.
La
superficialità dell'amicizia prima, e la privazione dopo. Il disimpegno sociale
prima e l'esclusione dalla società dopo. L'allegria vuota prima e la delusione
dopo. Di inganno in inganno sono arrivato al delirio, alla morte. Colpa mia?
colpa tua? colpa nostra?
Non
cerchiamo le colpe. Cerchiamo almeno ora di dare alla vita il significato che
Dio le ha dato. La vera colpa è questa: Egli è stato lasciato fuori dalle mie
decisioni, e, forse, dal tuo cuore per me. Se tu hai colpa, ti perdono, ti ho
perdonato.
Se
io ho colpa, mi sono consegnato a Gesù, colpevole, così come sono, di aver
sostituito il suo compito d'amare col mio piacere di gustare. Se la colpa è da
cercare nella carenza affettiva o formativa di coloro che hanno accompagnato la
mia infanzia, perdono pure a loro. Un alcolizzato è capace di perdonare: forse
più di altri! La mia morte lascia scossi molti. Pur non volendo, lo scossone è
un atto d'amore per qualcuno che è distratto o frastornato dai piaceri, da
altri piaceri. La mia morte da alcool è una profezia per te, una parola di Dio
che invita a non lasciare nessuno senza amore. Puoi perdonarmi insieme con Lui?
Egli mi ha perdonato tante volte, tu non sai quante volte l'ho incontrato
misericordioso: sì, perché l'alcool mi ha reso molto umile, capace di
accogliere la misericordia gratuita.
Non
occorre che piangi per me. La mia morte è forse liberazione per te. Consegnami
a Dio, perché Egli mi ami ora come nessuno mi ha mai amato.
Se
verrai a sapere come sono morto, che mi sono buttato, non scandalizzarti.
Non
ti dico il motivo che mi ha portato a questo gesto, ti dico i motivi che
potrebbero esser veri. Potrai essere ancora benevolo e ritornare sereno. Un
momento di forte scoraggiamento, un periodo di depressione nera dove tutto è
nero, dove nessuno è capace di offrimi una luce e nessuno mi scuote. Un periodo
di disperazione, una malattia misteriosamente entrata nel sistema nervoso, nel
cervello. A Dio non piace questo gesto, e perciò fa rabbrividire quanti lo
udranno. A Dio non piace, eppure l'ho fatto. Ma che ne sai tu fino a che punto
ne ero cosciente? Che sai tu quale quantità di peccato mi sarà addossato? Puoi
tu giudicare la mia sconfitta senza conoscere la lotta che ho affrontato?
sapessi quante volte l'ho vinta prima! Non giudicarmi. Lasciami giudicare da Dio
solo. Se puoi, perdonami. Invoca sul mio nome il nome di Gesù, il Salvatore. E
continua ad aver fede ed a tenerti unito a Colui che è la Vita. E ancora, fa
penitenza e prega. Prega perché colui che mi ha trascinato in questa morte non
abbia forza su altri: è come un Male contagioso, è uno spirito insaziabile che
va allontanato dal tuo paese, dalla tua città. Prega e fa penitenza e salverai
altri con le tue ginocchia. E se qualcuno ti confiderà che ha la tentazione di
buttarsi, di farla finita, non prenderlo alla leggera, anche se te lo dice
scherzando. Prendilo in disparte, ed... esorcizzalo! Si, la parola è grossa, ma
è grossa anche la posta in gioco. Con l'amore e con la preghiera allontana da
lui colui che non ama la vita, colui che non sa amare, che sa solo distruggere.
Se avessi invocato anche su di me il Nome di Gesù, in cui c'è salvezza, forza
e benedizione!
È
una parola che non trova più il suo posto nel vocabolario.
Il
vocabolario è fatto dalla società e la società è diventata atea: non userà
più parole come «peccato» e «dannato»! Non temere: non ti parlo
dell'inferno: se vi fossi, non ti potrei dire queste cose. Il termine che ora ti
ho ricordato non lo può usare nessuno come aggettivo, nessun vivente lo può
addossare ad un morto. Tuttavia è una parola da non dimenticare.
La
possibilità esiste. Tremenda. Ed è nelle mani dell'uomo. Se ne trastullano i
superbi e gli orgogliosi, quelli che chiamano bene il male e viceversa: giocano
col fuoco. La superbia non resiste al maligno, la superbia non è capace di
contenere Dio... La superbia è dannata: la superbia soffre tremendamente perché
incapace di comunione con gli uomini e con Dio. Se essa entra in un uomo lo
trascina via dagli uomini e da Dio, lontano. Puoi dire nell'abisso.
Ma
non ti voglio spaventare: continua ad usare umiltà. E l'umiltà ti terrà
legato a Dio, ti farà accogliere il Suo Figlio, che è Salvatore. Usa umiltà
coi grandi, non smetterla coi piccoli. Usa umiltà nel dolore e usa umiltà nel
successo. Usa umiltà di giorno, e pure di notte. Condisci con l'umiltà ogni
azione, ogni discorso, ogni lavoro, ogni preghiera.
Assomiglierai
al Figlio di Dio, che è mite ed umile di cuore.
Allora
la parola "dannazione" potrà restare anche per te sul vocabolario.
Questa
parola viene dalla fede. Significa: "ha terminato il suo campito". Usa
pure questo termine: ho finito il mio compito, la mia missione. La vita è stata
per me una missione. Dio mi ha chiamato all'esistenza mi ha affidato tesori
incalcolabili da trafficare, mi ha dato qualcosa del suo tempo e della sua
esperienza, molta sua luce e la sua forza. Ora mi ha sollevato dall'incarico.
Avevo l'incarico di adoperare il mio corpo e la mia anima per amare, per
trasformare il mondo in amore. Un compito nobile, anzi divino. Ho svolto questo
compito così come mi è stato possibile, nei modi e nei gradi che la situazione
richiedeva: ho donato amore sorridendo, lavorando, sollevando, confortando. Ho
donato amore divino perdonando e facendoti conoscere colui che salva, Gesù!
Presentandoti colui che ti salva ti ha donato l'amore più puro e più benefico,
lo stesso amore del Padre, che dona il Figlio suo al mondo! Te l'ho fatto
conoscere poco con le parole, più con la mia obbedienza alla Sua Parola!
Ora
attendo anche la sua ricompensa! Cosa fare? lo sai: hai un solo modo per
ripagarmi: rivolgerti a Gesù! Digli che lo hai conosciuto, o incontrato, o
amato, un pochino per merito mio. Digli qualcosa in mio favore. A Lui non è
difficile prendermi per mano, purificarmi da quell'egoismo da cui, pur volendo,
non sono riuscito a liberarmi del tutto, da quell'orgoglio che ha lasciato
tracce di materia sul mio vestito spirituale. Egli lo fa... usando il detersivo
che tu gli fornisci: un po' di amore, di preghiera, di penitenza. Egli lo
attende, perché io e te siamo per certo verso legati strettamente, uniti come
membra diverse d'un unico corpo.
L'ascolto
che Gesù ti darà a mio favore chiamalo come vuoi, puoi chiamarlo anche
indulgenza, se vuoi. A me interessa che tu ti offra a Lui un po' di più: ne avrò
vantaggio anch'io, e del mio vantaggio godrai poi anche tu!
Che
cos'è la morte? Non te l'ho ancor detto! Ti ho detto tante cose, ma non
l'essenziale. Che cos'è la morte? Me l'avevano descritta come uno scheletro
pauroso, un teschio i cui denti e le cui orbite vuote fanno rabbrividire. Me
l'avevano descritta come una falce, altre volte come una porta, oppure un tunnel
buio oltre il quale si presenta un mondo nuovo. Forse sono tutte immagini vere:
più vera l'una dell'altra, secondo il rapporto che ciascuno ha con la propria
vita e secondo il rapporto che ciascuno ha con Dio. Io avevo considerato la mia
vita come un dono di Dio che un giorno avrei restituito; consideravo la mia vita
un'esistenza incompleta finché non avessi raggiunto stabilmente il Padre;
consideravo la mia vita come un'attesa, a volte gioiosa e a volte dolorosa, di
beni più grandi, interiori, eterni. Più o meno questo era il mio rapporto con
la mia vita e la riempivo di desiderio di Dio. Egli, mettendomi vicino
e dentro il cuore l'amore di Gesù, mi faceva talvolta pregustare una
pienezza che non possedevo, ma che in Lui avrei potuto raggiungere:
pregustazioni di un'altra vita! Ti dico il vero: mi pare di non aver visto la
morte. Sono passato da un modo ad un altro modo di vivere: ho fatto fatica a
lasciare quel che conoscevo per ciò che non conoscevo se non a sprazzi. Ma non
ho visto la morte! Almeno così mi pare! La morte non è una cosa, non è una
persona. Né una cosa da desiderare, né una persona da incontrare. Posso dire
che la morte non c'è? Ci sono invece braccia aperte di un Padre generoso. Ci
sono braccia aperte pronte ad accogliermi; l'affidarmi definitivo a quelle
braccia, ecco ciò che voi continuate a chiamare "morte"!
Non
ho visto la morte probabilmente perché mi ero abituato a viverci insieme. No,
non avevo la cassa sotto il letto, né facevo il custode del cimitero.
Semplicemente lasciavo morire in me e di me quel che non era necessario vivesse.
Quasi ogni giorno trovavo in me qualcosa che avrebbe potuto morire senza danno,
anzi, con grande vantaggio per il compito che Dio mi aveva dato. Non ci riuscivo
sempre, e nemmeno pienamente. Mi esercitavo, con sbagli e ripensamenti, ma mi
esercitavo. Talvolta facevo morire desideri del corpo, altre volte desideri
dell'anima. Desideri di comodità o di piaceri, desideri di curiosità, di
considerazioni, di attenzioni da parte degli altri. Era un vero... morire. Un
morire che mi faceva soffrire, ma che poi mi lasciava la sensazione di una vita
più profonda, diversa, ricca di consolazione e di gioia. Era un morire che mi
permetteva di intuire, lentamente, il valore e la presenza di una risurrezione.
Era un morire che mi permetteva di accorgermi che in me viveva un altro, il
Figlio di Dio. Capivo - a fatica, ma realmente - che le parole che aveva scritto
S. Paolo potevano aver concretezza: "non sono più io che vivo, ma Cristo
Gesù vive in me". Egli aveva sperimentato ed esercitato la morte. Non a
caso aveva consigliato: "mortificate quella parte di voi che appartiene
alla terra", cioè "fate morire " voi già ora ciò che in voi
non è del Cielo! La parola "mortificazione" stava per raggiungere in
me il significato gioioso di "glorificazione"! È tutt'un'altra cosa!
Se ti vuoi preparare alla «morte», preparati alla risurrezione, alla gloria, a
diventare recipiente stabile di Dio! La vera preparazione alla morte è dunque
partecipazione alla Vita, all'amore del Padre. Ogni volta che lasci vivere in te
Gesù, a costo di una tua «mortificazione», la morte perde significato, perché
già nasce e cresce in te la Vita!
Anticipare
la morte? Suicidio? o eutanasia? No, intendo anticipare gli effetti della morte
dentro la vita. Ho assistito in una chiesa ad un gesto strano. Un uomo, giovane,
si è steso per terra supino, occhi chiusi e braccia stese a forma di croce. Che
cosa fa? "Anticipa la morte", mi fu risposto. E quel giovane poi
significò con ulteriori segni l'abbandono di tutto ciò che ne faceva un uomo
vivo: promise ubbidienza, giurò fedeltà ad un amore invisibile, firmò la
carta della povertà. Si tolse i vestiti che lo distinguevano dagli altri e ne
indossò uno che avrebbe portato sempre uguale, senza altri connotati personali
che le dimensioni. Anticipazione della morte? I suoi occhi esprimevano piuttosto
anticipazione del Paradiso. Anticipazione dell'incontro che cambia a tutti le
carte in tavola. Ha voluto un incontro con Gesù, tale da anticipare gli effetti
della morte. Un morto non esprime voleri né voglie, si lascia scomodare, non
distribuisce baci né dispone di ricchezze. Ecco gli effetti da anticipare.
Premessa perché Dio riempia il vuoto con i suoi effetti: pace profonda e gioia
spirituale, amore per tutti e libertà da tutti, coraggio e tenerezza senza
uguali. L'amore di Dio risponde sempre così a chi impegna tutto il proprio
amore per suo Figlio. Quel giovane è rimasto per me un segno anche se ora non
è più giovane. Un segno che mi ha fatto gradatamente perdere la paura della
morte, anzi, mi ha fatto perdere di vista la morte e m'ha fatto risplendere la
grandezza di Colui che ormai ne tiene il potere. Aggrappai a Lui gli occhi,
incollai gli orecchi alla Sua bocca, aprii il mio cuore ad amarlo. Quella che tu
chiami la mia «morte» non è stato che un passo d'amore, di Dio anzitutto, e
un po' anche mio!
Il
mio colloquio con te è stato un po' frammentario e forse non ti ho detto tutto
quello che avresti desiderato in una occasione così insolita. Ora lascia che ti
faccia una confessione un po'... egoistica: che cosa resterà di me sulla terra,
nel tuo cuore e in quello degli altri che ho amato e che mi hanno amato?
Desidero che resti una sola cosa, e so che resterà viva solo questa, mentre
tutto il resto svanirà prima del primo anniversario: desidero che resti di me
solo ciò che può far luce su Gesù! Desidero che quando ti ricordi del mio
nome o t'imbatti ancora in qualcosa che ti fa venire in mente le mie mani o la
mia voce, la tua mente sia costretta a correre a Gesù. È Lui Colui che salva
te e ti ama. Ho cercato nella vita di non fare un passo senza di Lui, così che
tu non possa ricordarti di me senza ricordarti di Lui, come fosse stato Lui il
mio vestito. E sono certo che questo è l'amore più grande che ti ho dato e ti
sto ancora donando. Non ci pensavo molto, ma ora me n'accorgo con lucidità:
l'amore più grande che ho avuto per te e per tutti gli amici durante la mia
vita è l'amore con cui mi sono legato ogni momento a Gesù. Sembrava distacco:
ora vedo con gioia che quello è stato il dono più vero che t'ho fatto: la mia
unione con Gesù: l'unica mia... reliquia che ti rimarrà di me! Vuoi credermi?
sia anche per te questo il dono d'amore che fai a quanti ami. Non illuderli con
altre cose secondarie. Entra ed esci dal cuore di Gesù con la familiarità e la
sicurezza con cui entri ed esci da casa tua. Egli ha potere sulla morte, e non
solo sulla tua. Donagli la vita! Così, dalle tue ossa, altri troveranno la
Vita!
RIASSUNTO
La
morte mi fa paura, come passare per un luogo sconosciuto.
Ma
quel che c'è al di là io già lo conosco: là c'è il mio Signore,
che
amo e che mi ama: Egli mi incontrerà con amore, come mi incontra sempre con
amore.
Non
attendo più la morte: non mi fa più paura: Gesù è là in quel momento e
dopo.
Attendo
Gesù, e comincio subito a morire ad ogni mio desiderio e volontà, per fare la
Sua!
Nei
giorni precedenti il funerale i cristiani hanno la santa abitudine di «vegliare»
accanto al corpo del defunto. Le «veglie» sono momenti prolungati di preghiera
personale o comunitaria, segno dell'attesa della Risurrezione.
Ecco
un aiuto pratico per chi è chiamato a guidare una di queste veglie.
IL
ROSARIO:
MISTERI DEL DOLORE
Contempliamo
il mistero della sofferenza e della morte di Gesù: la sua morte, primo passo
per la Risurrezione, effonde luce sulla nostra morte.
1°
Gesù, nell'orto degli ulivi, prega il Padre: "Se vuoi, allontana da me
questo calice, però non la mia, ma la tua Volontà sia fatta".
Anche
noi, con l'aiuto di Maria nostra madre, accettiamo il dolore del distacco dal
nostro fratello (sorella). Padre
nostro... - 10 Ave Maria - Gloria
2°
Gesù è flagellato. Preghiamo perché la violenza della morte non prevalga sui
nostri cuori, ma possiamo rimanere nell'amore fedele e generoso.
3°
Gesù riceve la corona di spine. Vogliamo proclamare Gesù vero Re, promettergli
obbedienza e fedeltà.
Ogni
nostra obbedienza a Dio è un aiuto ai nostri defunti, che beneficiano della
nostra santità, poiché sono ancora uniti a noi, come membra diverse di un sol
corpo.
4°
Gesù viene condannato da Pilato e condotto al Calvario. Uniamo la nostra
sofferenza di oggi a quella del Signore. E con lui anche noi ci prepariamo alla
morte, preparandoci ad incontrare il Padre dell'amore.
5°
Gesù muore perdonando e consegnando la propria vita al Padre. Consegnamo anche
noi la vita del nostro fratello (sorella) al Padre, come Maria ha consegnato la
vita del Figlio suo. Il nostro Creatore e Padre è degno di accoglierla. Salve
Regina...
Signore,
pietà Signore pietà
Cristo,
pietà Cristo pietà
Signore,
pietà Signore pietà
Cristo,
ascoltaci Cristo ascoltaci
Cristo,
esaudiscici Cristo esaudiscici
Padre
del Cielo, che sei Dio abbi pietà di noi
Figlio,
Redentore del Mondo, che sei Dio abbi pietà di noi
Spirito
Santo, che sei Dio abbi pietà di noi
Santa
Trinità, unico Dio abbi pietà di noi
Santa
Maria prega per noi
Santa
Madre di Dio prega per noi
Santa
Vergine delle vergini prega per noi
Madre
di Cristo prega per noi
Madre
della Chiesa prega per noi
Madre
della divina grazia prega per noi
Madre
purissima prega per noi
Madre
castissima prega per noi
Madre
sempre vergine prega per noi
Madre
immacolata prega per noi
Madre
degna d'amore prega per noi
Madre
ammirabile prega per noi
Madre
del buon consiglio prega per noi
Madre
del Creatore prega per noi
Madre
del Salvatore prega per noi
Madre
di Misericordia prega per noi
Vergine
prudentissima prega per noi
Vergine
degna di onore prega per noi
Vergine
degna di lode prega per noi
Vergine
potente prega per noi
Vergine
clemente prega per noi
Vergine
fedele Specchio della santità divina prega per noi
Sede
della sapienza prega per noi
Causa
della nostra letizia prega per noi
Tempio
dello Spirito Santo prega per noi
Tabernacolo
dell'eterna gloria prega per noi
Dimora
tutta consacrata a Dio prega per noi
Rosa
mistica prega per noi
Torre
di Davide prega per noi
Torre
d'avorio prega per noi
Casa
d'oro prega per noi
Arca
dell'alleanza prega per noi
Porta
del cielo prega per noi
Stella
del mattino prega per noi
Salute
degli infermi prega per noi
Rifugio
dei peccatori prega per noi
Consolatrice
degli afflitti prega per noi
Aiuto
dei cristiani prega per noi
Regina
degli Angeli prega per noi
Regina
dei Patriarchi prega per noi
Regina
dei Profeti prega per noi
Regina
degli Apostoli prega per noi
Regina
dei Martiri prega per noi
Regina
dei veri cristiani prega per noi
Regina
dei Vergini prega per noi
Regina
di tutti i Santi prega per noi
Regina
concepita senza peccato originale prega per noi
Regina
assunta in cielo prega per noi
Regina
del Santo Rosario prega per noi
Regina
della pace prega per noi
Regina
della famiglia prega per noi
Agnello
di Dio, che togli i peccati del mondo perdonaci,
Signore
Agnello
di Dio, che togli i peccati del mondo esaudiscici, Signore
Agnello
di Dio, che togli i peccati del mondo abbi pietà di noi.
P.
Prega per noi, Santa Madre di Dio.
A.
E saremo degni delle promesse di Cristo.
PREGHIAMO
- O Dio, il tuo unico Figlio Gesù Cristo ci ha procurato i beni della salvezza
eterna con la sua vita, morte e risurrezione; a noi che, con il santo Rosario
della Beata Vergine Maria, abbiamo meditato questi misteri concedi di imitare ciò
che essi contengono e di raggiungere ciò che promettono. Per Cristo nostro
Signore. Amen.
LETTURA
Dalla
seconda lettera di S. Paolo ai Corinzi (4,14.16
- 5,1)
Fratelli,
sappiamo che Dio, il quale ha risuscitato Gesù il Signore, risusciterà anche
noi insieme con Gesù e ci porterà con voi davanti a lui.
Noi
dunque non ci scoraggiamo. Anche se materialmente camminiamo verso la morte,
interiormente, invece, Dio ci dà una vita che si rinnova di giorno in giorno.
La nostra attuale sofferenza è poca cosa, e ci prepara una vita gloriosa che
non ha l'uguale. E noi concentriamo la nostra attenzione non su quel che
vediamo, ma su ciò che non vediamo: infatti, quel che vediamo dura soltanto per
breve tempo, mente ciò che non vediamo dura per sempre.
Noi
sappiamo infatti che la tenda nella quale abitiamo, cioè il nostro corpo
terreno, viene distrutta. Sappiamo però di avere in cielo un'altra abitazione
costruita da Dio, che dura per sempre.
Parola
di Dio.
Rendiamo
grazie a Dio.
SALMO
130:
Dal
profondo a te grido, o Signore, Signore ascolta la mia voce. Siano i tuoi
orecchi attenti alla voce della mia preghiera.
Spero
nel Signore e aspetto sulla sua parola.
Se
consideri le colpe, Signore, Signore, chi potrà sussistere? Ma presso di te è
il perdono, perciò avremo il tuo timore.
Spero
nel Signore e aspetto sulla sua parola.
Io
spero nel Signore, l'anima mia spera nella sua parola. L'anima mia attende il
Signore più che le sentinelle l'aurora.
Spero
nel Signore e aspetto sulla sua parola.
Israele
attenda il Signore, perché presso il Signore è la misericordia, grande è
presso di lui la redenzione; egli redimerà Israele da tutte le sue colpe.
Spero
nel Signore e aspetto sulla sua parola.
L'eterno
riposo
dona loro, o Signore, e splenda ad essi la luce perpetua. Riposino in pace.
Amen.
PREGHIAMO:
Signore,
ti raccomandiamo umilmente il nostro fratello (o sorella) ... tu che in questa
vita mortale l'hai sempre circondato del tuo immenso amore, fa' che, libero da
ogni male, entri nel riposo eterno del tuo regno.
Ora
che per lui/lei sono passate le cose di questo mondo, portalo/a nel tuo
paradiso, dove non è più lutto, né dolore, né pianto, ma pace e gioia con il
tuo Figlio e con lo Spirito Santo nei secoli dei secoli. Amen.
Ci
benedica Dio onnipotente e ci custodisca dal male il Padre, il Figlio e lo
Spirito Santo. Amen.
SALMI
E PASSI BIBLICI
per la preghiera e la meditazione sulla morte.
Salmi
51, 116, 118, 42, 122, 123, 23, 25...
Giobbe
19, 1.23-27
Sapienza
4, 7-15
Isaia
25, 6-9
Lamentazioni
3, 17-26
Daniele
12, 1-3
2Maccabei
12, 43-46
Atti
10, 34-43
Romani
5, 5-11
Romani
5, 17-21
Romani
6, 3-9
Romani
8, 14-23 e 31-39
Romani
14, 7-12
1Corinzi
15, 20-28 e 51-57
2Corinzi
4, 14 - 5, 1.6-10
Filippesi
3, 20-21
1Tessalonicesi
4, 13-18
2Timoteo
2, 8-13
1Giovanni
3, 1-2 e 14-16
Apocalisse
20, 11 - 21, 7
Matteo
11, 25-30; 25, 1-13; 25, 31- 46
Luca
7, 11-17; 12, 35-40; 23,39- 43; 24,13- 45
Giovanni
5, 24-29; 6, 37-40; 6, 51-59; 11, 17-27; 11, 32-45; 12, 23-28; 14, 1-6; 17,
24-26; 19, 17-30