LA
MEDAGLIA MIRACOLOSA
Storie
di Santi
L'interesse e la curiosità della gente cerca solitamente quanto risponde ad aspetti secondari dei problemi e degli eventi prima ancora di capire. di cosa realmente si tratta.
Quante
persone venerano la Medaglia Miracolosa senza chiedersi un minimo di storia e
di ragioni a partire da Parigi con S. Caterina Labourè e le sue visioni della
Madonna con le relative indicazioni e specifiche volontà!
La
fede e le devozioni non hanno bisogno di giustificazioni, ma è buona cosa
approfondire storia e contenuti, origine e ragioni di quanto costituisce il patrimonio
del nostro credo.
La
Medaglia Miracolosa nasce in uno specifico quartiere di Parigi al n.140 di Rue
du Bac, dove si trova il Convento e la Cappella delle "Figlie della Carità",
detta proprio "Cappella della Medaglia Miracolosa". Si tratta di un
quartiere parigino che Jean Guitton definisce "conosciuto soltanto dagli
amici e dagli angeli, di cui la Cappella è il focolare".
Nell'incrociarsi di poche vie ci si imbatte in alcuni capisaldi e punti
significativi del cristianesimo per Parigi, per la Francia e per la Chiesa
Universale.
È
stato detto che si tratta di un "quartiere mistico" nel senso che
non ha altre significative espressioni oltre quelle di indole religiosa.
Bastano tre grandi parole per definire tutto il quartiere: centro di spiritualità,
di carità e di martirio. Nell'incrociarsi di poche vie si incontrano i Padri
Gesuiti, i Fratelli Lazzaristi, il Seminario delle Missioni Estere (4 mila
Missionari con 163 martiri !), i Fratelli delle Scuole Cristiane, le
Ausiliatrici del Purgatorio ed il Seminario di S. Sulpizio.
Il
n.140 di Rue du Bac non ostenta alcuna grande facciata. Chi non va a cercarla,
non si accorge di nulla. Chi riesce a vederla, la vede soltanto perché ce l'ha
già nel cuore. Si va perché si è chiamati dalla convinzione interiore che
la Madonna ha radicato nel cuore ancorandolo con la Medaglia che ha comunque già
fatto il Miracolo.
Non
c'è la ressa dei pellegrini, l'accoglienza celebrativa e l'esposizione dei
ricordi.
C'è
il silenzio.
C'è
l'atmosfera per pregare.
C'è
la pace del luogo per fare spazio alla pace del cuore.
C'è
sempre e soltanto la "Madonna della Medaglia Miracolosa".
Caterina
Labourè deve sostenere la numerosa famiglia prima di poter coronare la sua
vocazione religiosa. Ha ormai 24 anni quando il 21 aprile 1830 viene accolta
tra le Figlie della Carità, Congregazione di Suore fondata da S. Vincenzo dè
Paoli con esplicito intento di soccorso ai poveri. Il giorno della sua entrata
in Convento coincide con la traslazione del corpo del Santo a Parigi dove si fa
grande festa. Caterina ha la sorpresa di avere in visione per tre giorni
consecutivi proprio il suo Santo Fondatore che le si presenta sopra un piccolo
reliquiario situato nella Cappella delle Suore in Via Rue du Bac. Le visioni
accompagnano Caterina nel corso della sua vita, specialmente Gesù Eucarestia
e Cristo Re. Le visioni che comunque cambieranno la sua vita totalmente furono
quelle dell'Immacolata della "Medaglia Miracolosa". Si tratta di un
ciclo di cinque apparizioni, di cui due singolari, una delle quali comprende
quella specialissima del 27 novembre 1830. Nella prima fase appare la Madonna
ritta sul globo dorato avvolto dalle spire del serpente. La Madonna si mostra
nell'atto di offrire al Signore il mondo con tutte le anime. Lei tiene il mondo
tra le mani portandolo all'altezza del Suo Cuore. Da queste mani si irradiano
due fasci di luce sul globo inferiore, segno delle grazie che la Madonna fa
piovere sul mondo intero. Il piccolo globo d'oro piano piano scompare, le mani
della Vergine si abbassano con i raggi di grazia che Lei impetra dal Signore.
Il suo capo viene avvolto da un'aureola con una scritta che va formandosi a
caratteri d'oro: "O Maria, concepita senza peccato, pregate per noi che
ricorriamo a Voi".
La
visione si protrae per quasi due ore. Sparisce questa prima scena e si illumina
quella che diventa l'altra faccia della Medaglia Miracolosa. Si accende una
grande M con sopra la Croce, sotto i Cuori di Gesù e di Maria e tutte intorno
dodici stelle luminose. Di questi particolari Caterina non ne parlerà.
L'unica persona cui apre il suo cuore è il santo Confessore P. Claudio
Colombière, il quale l'ascolta, la conforta e l'appoggia nell'esaudire le
richieste della Madonna che chiede di realizzare una medaglia raffigurante la
visione.
La
povera Suor Caterina non saprebbe come orientarsi, ma la Madonna prepara gli
avvenimenti in modo che tutto avviene senza contrasti. Si fa un primo conio di
1560 medaglie e subito vengono indicate come "Miracolose".
La
Madonna esprime la volontà che nasca l'Associazione delle Figlie di Maria
Immacolata e nel volgere degli anni 1836/47 anche questo si avvera.
La
diffusione della Medaglia Miracolosa procede a macchia d'olio con tutti i
mezzi ed in ogni luogo. Le conversioni ed i miracoli accendono maggiormente
la devozione.
L'atmosfera
storica in Francia è accesa di livore contro la Chiesa e contro il papato. Si
vivono momenti difficili e tragici per i cattolici. Il mondo della cultura è
particolarmente attivo e vivo nel suo anticlericalismo. I Cristiani sono
costretti a dare testimonianza con grande rischio.
Nelle
difficoltà anche un piccolo segno diventa importante per riaccendere fiducia e
speranza. La Medaglia Miracolosa è certamente un grande punto di riferimento
che sostiene parecchi fedeli ed orienta i lontani.
A
Roma, il 20 gennaio 1842, succede un'improvvisa conversione di un ebreo e
questa viene attribuita alla Medaglia Miracolosa. È Alfonso Carlo Tobia
Ratisbonne, proveniente da un grande casato di banchieri francesi, d'origine
ebrea. Egli ottiene già a 16 anni, ormai orfano di papà e mamma, i privilegi
di tutto il casato, ma a lui piace vivere in libertà, viaggiare e non
impegnarsi nel lavoro. Dice di se stesso: "Fino a 23 anni circa sono
vissuto senza alcuna religione e perfino senza credere in Dio".
(Deposizione di Alfonso il 18/2/1842).
Un
barlume di interiorità si accende nel suo intimo a motivo del suo rapporto
con la fidanzata quando ormai sta per decidersi di sposarla.
"Pensare
a lei innalzava il mio cuore verso quel Dio che io non conoscevo e che non avevo
mai né pregato né invocato" (Lett. 12/4/1842).
Il
fratello maggiore, Thèodore, quando Alfonso ha 13 anni, si converte quasi
segretamente al Cristianesimo ed entra in seminario per avviarsi al Sacerdozio.
È per Alfonso una ragione in più per vedere male la fede cattolica.
Nella
prospettiva del matrimonio, sentito un amico di ritorno da un viaggio in
Oriente, decide di fare uno stacco di riflessione e di partire anche lui in quella
direzione. Viene ad incontrare quest'amico a Roma. È un fervente protestante ed
un suo fratello è sacerdote e Vicedirettore dell'Arciconfraternita di Nostra
Signora delle Vittorie a Parigi. È nell'incontro con l'amico barone Thèodore
de Bussierres e con il fratello Sacerdote che riceve la Medaglia Miracolosa con
la raccomandazione di portarla sempre e di copiare la preghiera di S. Bernardo
"Ricordati, o misericordiosissima Vergine Maria,...". Gli sembra una
puerilità e la prende con tutto il suo umorismo al pari di un gioco del tutto
scherzoso. In quei giorni visitano Roma e in particolare diversi Santuari.
Incontra due Padri Gesuiti che incidono parecchio nel suo cambiamento di vita.
Lo Spirito Santo agisce nel segreto e conduce attraverso strade che alla fine
arrivano da Lui. Succede che i personaggi che incontrano impegnano vari gruppi
di preghiera a tener presente anche Alfonso tanto a Roma quanto
nell'Arciconfraternita di Nostra Signora delle Vittorie a Parigi. Nessuno può
fermare l'opera di Dio.
"Ho
sempre riso delle apparizioni e ho sempre rifiutato di credere ai miracoli"
(Lett. 12/2/1842). Alfonso, il 20 gennaio 1842, è pronto a lasciare Roma e vuol
passare a salutare i due Padri Gesuiti. Incontra per caso l'amico in Via
Condotti che gli offre un passaggio in automobile anche per fare una passeggiata.
Gli chiede la cortesia di passare un attimo dalla Chiesa di S.Andrea delle
Fratte, tenuta dai Religiosi di S.Francesco da Paola, perché ha una commissione
da fare per un Frate. Come arrivano entrano in Chiesa ed il barone sale nel
chiostro mentre Alfonso aspetta. È affare di dieci o dodici minuti, ma al
ritorno trova Alfonso in ginocchio davanti all'altare dell'Angelo custode.
"Mi
avvicinai, ma prima che si accorgesse della mia presenza dovetti toccarlo tre
o quattro volte e solo alla fine, volgendosi verso di me con il volto bagnato
di lacrime, con le mani giunte e con espressione impossibile a rendersi, egli
esclamò: "Ah!... Come questo signore ha pregato per me!" "Sentii
anch'io cosa si deve provare alla presenza di un miracolo".
"Nel
frattempo mi accorgo che Alfonso estrae dal petto la Medaglia Miracolosa e la
copre di baci e di lacrime".
Dichiarerà
in altro momento che la Vergine Maria: "Mi ha fatto segno di non opporre
resistenza".
Tenta
per tre volte di alzare lo sguardo verso il Suo volto, ma la luce lo abbaglia.
Vede dalle sue mani l'invito alla riconciliazione e capisce immediatamente
"tutti i segreti della misericordia divina" (Lett. di Alfonso senza
data).
Il
viaggio in Oriente sfuma. In pochi giorni si prepara a ricevere il Battesimo.
Diventa anch'egli Sacerdote e Santo.
Poco
prima di morire, il 6 maggio 1884, dice: "Perché mi torturate con le
vostre cure? La SS.Vergine mi chiama e io ho bisogno di Lei. Desidero solo Maria!
Per
me è tutto.
Maria!
Qui c'è tutto" (Predica di P. Estrate 8/4/1884).
Al
suo nome aveva aggiunto anche quello di Maria.
"Sulla
mia tomba metterete solo due parole: Padre Maria. Il primo dirà il peccatore
che sono stato, il secondo la misericordia di Maria per me" (Lett. di P.
Estrate, 26/6/1901).
Nel
75° anniversario dell'apparizione della Madonna ad Alfonso Maria Ratisbonne a
S.Andrea delle Fratte il 20 gennaio 1842, Fr. Massimiliano Kolbe è anch'egli a
Roma nel Collegio Serafico Internazionale come studente di Teologia. Il 20
gennaio 1917 è una giornata come le solite, ma durante la meditazione sente
l'ispirazione di fondare un'associazione mariana. Ha 21 anni e ha indossato
l'abito dell'Ordine dei Frati Minori Conventuali a Leopoli in Polonia quando
aveva 17 anni. A 18 inizia gli studi filosofici presso l'Università
Gregoriana. Ovunque in Europa tira aria di guerra e suo papà, ufficiale nelle
legioni polacche, già nel 1914 viene fatto prigioniero dai Russi e
probabilmente fucilato. Terminati gli studi alla Facoltà Teologica di
S.Bonaventura, viene consacrato Sacerdote dal Cardinal Pompilj, Vicario del
Papa per la diocesi di Roma. Il giorno seguente, 29 maggio 1918, celebra la sua
Prima Messa in S.Andrea delle Fratte all'altare dell'apparizione. È già dal 16
ottobre del 1917 che con sei Confratelli ha dato inizio alla Milizia
dell'Immacolata. Nell'anno seguente l'Ordinazione Sacerdotale porta a termine
gli studi e consegue il dottorato in Teologia. Continua sempre a promuovere e
consolidare la sua fondazione ottenendo la benedizione a viva voce dal
Pontefice Benedetto XV attraverso Mons. Domenico Jaquet. Riceve anche dal
Vicario Generale dell'Ordine benedizione e conferma scritta di approvazione
per la Milizia dell'Immacolata. A fine luglio del 1919 torna a Cracovia come
insegnante di storia ecclesiastica per i Confratelli. L'Arcivescovo, Mons.
Adamo Stefano Sapieha, gli concede di stampare lo statuto della Milizia
dell'Immacolata in lingua polacca. Pochi anni più tardi, nel 1922, il Card.
Pompilj che l'ha ordinato Sacerdote, approva la Milizia dell'Immacolata come
"Pia Unione della Milizia di Maria Immacolata". In questo stesso
anno inizia ad uscire a Cracovia e poi a Grodno l'organo della M.I. dal titolo
"Rycerz Niepokalanej". È già una tiratura di 5.000 copie.
Alla
fine del 1923 dispone di una macchina da stampa a mano per il giornale. L'anno
seguente stampa anche il calendario-almanacco per il 1925 in 12.000 copie
accanto alla rivista. Riceverà la Benedizione del papa Pio XI, il quale
concederà subito dopo speciali indulgenze. Nel 1927 la sede della M.I. di
Roma viene riconosciuta come sede primaria anche sotto l'aspetto giuridico. È
l'anno in cui P. Massimiliano pone la statua dell'Immacolata a Teresin ed inizia
Niepokalanòw: città- convento- editoria dell'Immacolata.
La
salute del Padre Kolbe è sempre debole e fragile, ma la sua attività è
dirompente. Comincia nel 1930 a preparare una missione per l'Estremo Oriente e
si affida a S.Teresa di Gesù Bambino, poiché le difficoltà e le lungaggini
sembrano insormontabili. Eppure proprio quest'anno arriva in Giappone, a
Nagasaki. Fonda una seconda città dell'Immacolata e inizia con 10.000 copie del
giornale. In quest'anno muore il fratello P. Alfonso che sempre gli è stato
vicino e l'ha aiutato fino all'ultimo. La mamma si e già da anni ritirata
presso un convento di Suore vivendo una vita umile e santa.
Nel
1936 P. Massimiliano viene in Polonia con incarichi per l'Ordine ed ottiene la
consacrazione dell'Ordine stesso all'Immacolata. Così l'anno seguente compie
un giro in varie città d'Italia per riorganizzare la M.I. in occasione delle
celebrazioni per il ventennio di fondazione del movimento "Milizia
dell'Immacolata".
Ha
occasione di parlare due volte a Radio Varsavia, ma nel 1938 parte con una
emittente radio da Niepokalanòw. Ha in mente altri progetti per la Lituania e
le Missioni, ma i rumori di guerra gli portano il primo arresto da parte delle
truppe tedesche nel 1939 e il 14 agosto 1941 nel blocco 13 di Oswiecim viene
ucciso con una iniezione di acido velenoso al braccio sinistro.
Nel
cuore di P. Kolbe, fin da giovanissimo, si accende un'irresistibile fiamma
apostolica. Inizialmente pensa alla Polonia, sua patria nativa, poiché teme l'avanzata
della Russia ortodossa.
Nella
misura in cui spalanca maggiormente il cuore ad accogliere con più pienezza
l'amore del Signore, avverte in se stesso un ben più ampio sentire
missionario e ne intuisce tre fondamentali pilastri di solido spessore
spirituale.
1
- Fondazione della Milizia dell'Immacolata, per passare dagli ideali all'azione
e scuotere i Religiosi vacillanti negli ideali della missionarietà mariana e
francescana.
2
- Istituire un'associazione che si opponga al dilagare della Massoneria che osa
sventolare le sue bandiere nere sotto il Vaticano a ricordo di Giordano Bruno e
in disprezzo del Papa.
3
- Reagire all'indifferenza religiosa e all'immortalità che dilaga e travolge
cuori innocenti. Così fonda a Roma nel 1917 la Milizia dell'Immacolata.
Il
volgere delle tragedie che toccano l'Europa lo portano a maturare quasi un'idea
fissa per cui si batterà fino a morire: "tutto dipende
dall'Immacolata". L'Immacolata deve rilanciare lo spirito francescano
dell'Ordine. I Francescani devono tornare ad essere i "Frati di
Francesco" e così l'Immacolata li porterà a conquistare il mondo intero.
L'immacolata "deve schiacciare le eresie" nel mondo intero: eliminare
ogni nemico della Chiesa. Deve dispensare tante grazie da vincere l'immoralità
dilagante (SK 904; 1331; 486; 485).
Lo
sviluppo concreto dei suoi progetti viene segnato da occasioni e momenti ben
precisi, illuminati dal volere dell'Immacolata.
Il
20 gennaio 1917, 75° anniversario della conversione di Alfonso Ratisbonne, il
P. Rettore tiene una meditazione da cui il Kolbe viene colpito per l'immediatezza
della conversione attraverso l'apparizione dell'Immacolata.
Conclude
che deve coinvolgere tutti a pregare Maria per ottenere lo spegnersi delle
eresie e la baldanza della massoneria (cf. SK 1315; PSV 818). È lo slancio
che anima la sua preghiera nei primi sei mesi del 1917 e che rilancerà sotto
la spinta di una meditazione sull'apparizione dell'Immacolata a S.Caterina
Labourè (27 novembre 1830) e sulla Medaglia Miracolosa. Decide con totale
determinazione di dedicarsi alla causa dell'evangelizzazione.
Si
ferma a riflettere sui particolari per penetrare in profondità i messaggi
lasciati dalla Vergine. Nella visione a S.Caterina Labourè la Madonna reggeva
con le mani all'altezza della cintola un globo, simbolo dell'universo, ed
elevava gli occhi al cielo come per offrire tutto al Signore. Dagli anelli delle
dita di Maria uscivano fasci di raggi luminosi, simbolo delle grazie che il
popolo chiede alla Vergine. È la Madonna che chiede a Caterina di far coniare
una Medaglia di questo tipo e quanti la porteranno "riceveranno grandi
grazie".
Il
Kolbe commenta perentorio che "l'Immacolata consegnò al mondo una
propria medaglia chiamata universalmente "miracolosa" a motivo delle
innumerevoli grazie e miracoli di conversione che Ella ha operato per suo
mezzo" (SK 1042).
È
facile intuire lo spessore di assoluta integrità che anima il giovane Kolbe nel
suo sentire spirituale e nella sua determinazione progettuale ad operare. Come
gli riesce di capire o "carpire" un'idea di sapore spirituale,
subito scopre la traduzione nel grande progetto da calare nella realtà per
coinvolgere gli altri e puntare sempre al massimo.
Se
a volte usa la politica dei piccoli passi, è soltanto per convenienza
strategica: non dare nell'occhio, non sciupare l'occasione, non sottrarsi
all'obbedienza, non precipitare gli eventi, ma anche non perdere tempo.
È
questo un atteggiamento della sua personalità che non perderà mai ed è la
risultanza del suo ferreo proposito di fare tutto ciò che l'Immacolata vuole e
di non fare nulla che Lei non gradisca. È una tale unione di volontà che non
accetta interferenze all'infuori del dovuto "filtro" che mai prescinde
dall'obbedienza ai Superiori.
Nell'estate
del 1917 Fr.Kolbe viene consacrato Suddiacono, terzultimo gradino per arrivare
al
Sacerdozio.
Il fatto avviene ad Amelia per le mani del Vescovo, francescano, il quale fa una
"profezia" che colpisce molto Massimiliano. Afferma infatti che
"un frate francescano" farà cose grandi, rinnoverà lo spirito
dell'Ordine e risveglierà la religiosità in molte nazioni (PSV 818).
Continua
sempre l'approfondimento da parte del P. Kolbe dei prodigi operati dalla
Medaglia Miracolosa e la sua meditazione raggiunge maggiore intensità e
chiarezza a questo proposito. Si rende conto che l'Immacolata recupera i nemici
della Chiesa e riporta i fedeli fino alla perfezione della vita cristiana stringendoli
a Sé con il vincolo sacro della consacrazione "fissata" dal segno
della Medaglia Miracolosa.
L'entusiasmo
del giovane Frate diventa contagioso per buona parte dei Religiosi che gli
vivono accanto. A loro richiama l'inveterato amore dell'Ordine alla Madonna
proprio come "Immacolata Concezione", cui nelle parole della Genesi
(3,15) si attribuisce la specifica espressione: "Ipsa conteret caput tuum".
Per il P. Kolbe è un'affermazione di grande fascino, grande fiducia, grande
entusiasmo e indiscussa sicurezza. Scopre in questo rapporto la chiarezza della
sua "alleanza" e del suo "patto" totale ed eterno con
l'Immacolata: l'Immacolata lo vuole, l'obbedienza ai Superiori lo autorizza ed
in più anche la coscienza viene confermata dai suoi Confessori. Così trova in
sé la chiarezza che vuole manifestare a tutti: nessuno fa nulla se non è
"volontà dell'Immacolata".
Quando
raggiunge questo traguardo spirituale, ne parla a due confratelli che ritiene più
sensibili e disponibili: verifichino in se stessi la sua proposta e anch'essi
cerchino di ottenere le dovute autorizzazioni dai Superiori e Confessori. Con
questa strategia arrivano in fretta ad un gruppetto di sette, che vengono
considerati i confondatori della Milizia dell'Immacolata. Dichiarano
candidamente che la Madonna "non ha bisogno di noi, ma si degna di servirsi
di noi" e di conseguenza decidono "come agire" e "con quali
mezzi". Trovano subito la risposta: con tutti i mezzi leciti, con la
stampa, la parola, la Medaglia Miracolosa, l'azione, la preghiera ed il buon
esempio.
È
un progetto che essi portano avanti in Collegio e in assoluto segreto al di
fuori del gruppo ( cf. SK 1278). La riunione di fondazione ufficiale avviene dopo
cena, il giorno 16 ottobre 1917. In una stanza, sette frati si ritrovano davanti
ad una statuetta dell'Immacolata posta in mezzo a due candele accese.
Si
tratta di un traguardo eccezionale che segnerà per sempre la vita di questi
"sette" e del relativo sviluppo dell'iniziativa che avvia il
"programma della Milizia dell'Immacolata". Riescono persino ad ottenere
tramite un Padre francescano, confessore del papa Benedetto XV, una speciale
Benedizione. Escono quindi da quella stanzetta in assoluto silenzio e si recano
insieme in Cappella dove Fr.Antonio Masi, uno del gruppo, legge il programma, lo
fa firmare da ciascuno, benedice la Medaglia Miracolosa, la impone ai primi
Militi dell'Immacolata. Poi si ritirano per il riposo della notte.
Il
programma è sintetico e preciso: "Milizia dell'Immacolata".
"Ella
schiaccerà la tua testa" (Gen 3,15).
"Tu
sola dissipasti le eresie dell'intero mondo".
I.
Scopo:
Procurare
la conversione dei peccatori, degli eretici, degli scismatici, ecc., in
particolar modo dei massoni e la santificazione di tutti, sotto il patrocinio
e per la mediazione della B.V.M. Immacolata.
II.
Condizioni:
1)
Totale offerta di se stesso alla B.V. M. Immacolata, mettendosi come strumento
nelle immacolate Sue mani.
2)
Portare la "Medaglia Miracolosa".
III.
Mezzi:
1)
Supplicare possibilmente ogni giorno l'Immacolata con questa giaculatoria:
"O Maria, concepita senza peccato, prega per noi, che a te ricorriamo, e
per tutti quelli che a te non ricorrono, in special modo per i massoni;
2)
Usare tutti i mezzi legittimi secondo la possibilità nei diversi stati e
condizioni di vita, nelle occasioni che si presentano. Si agisca con zelo e
prudenza.
Il
mezzo poi speciale sia la diffusione della "Medaglia Miracolosa".
Normalmente
il Signore chiede grandi prove per il collaudo delle grandi imprese ed avviene
ugualmente anche in questo caso.
Segue
un anno di dura prova: incomprensioni, dubbi, paure e rischio di fallimento
della loro coesione di intenti spirituali. Pure al di fuori scoppiano tuoni di
guerra e malattie portano alla morte due dei sette confondatori e
Fr.Massimiliano si ammala fino a rimettere sangue. Eppure tutto il progetto si
rilancia nel "silenzio" della sofferenza e delle prove con rinnovato
slancio di preghiera e nuovo amore senza limiti. Matura anzi un'idea
incredibile: condurre tutti a Dio attraverso l'Immacolata. Il Kolbe attinge le
idee di S.Ambrogio per la gloria della Chiesa; quelle di S.Francesco di Sales
per la costanza; si appella ai SS.Cuori di Gesù e Maria per l'amore ardente; papa
Pio IX e guarda al Buon Pastore, che si fa tutto a tutti per non perderne
alcuno. La solidità delle convinzioni è tale per cui sa rispondere a chi ha
fretta senza più mezzi termini: "Prega e abbi fiducia" (SK 98713).
La
convinzione interiore si è radicata nella fede, ma il dramma esterno rischia di
spazzare via tutto:
sparisce
forse il nucleo dei confondatori, si spezza il vincolo spirituale che li ha
uniti, sfumano forse gli ideali apostolici su cui puntavano, si insinua persino
il gravissimo dubbio che Dio non gradisca l'iniziativa e che l'Immacolata non
la voglia realizzare. Per la sensibilità spirituale del P. Kolbe questo
problema è ben più grave del suo concreto "sputar sangue".
A
distanza di un anno segnato dal "nulla", Fr.Massimiliano si prepara
per ricevere il Diaconato con un corso di esercizi spirituali e la prima nota
che si appunta è questa: "Lasciati condurre dalla Divina Provvidenza"
(SK 968). E poi va avanti e rincara la dose: "Ama le croci. Croce, croce,
croce=sorgente della vera felicità". Con questa strategia spirituale vive
giorno per giorno nel fedele compimento dei suoi doveri sempre attento ad una
preghiera confidente.
Tornano
come insistenti ritornelli le espressioni di "lasciarsi condurre",
"affidarsi all'Immacolata", "fiducia e umiltà".
Nell'aprile
del 1918 inizia a prepararsi al Sacerdozio e l'Immacolata torna in gioco e il
Padre Kolbe capisce che c'è un occhio che vede tutto e un orecchio che ascolta
tutto (SK 969). Conclude quindi: "Sii innamorato della Santissima Vergine
Maria " (idem). È un attimo di luce e poi si torna al cupo silenzio della
quotidianità.
Scoppia
come una bomba di incontenibile felicità l'annunzio che l'Ordinazione
sacerdotale sarà anticipata di un mese. Esce in dolcissime espressioni verso
la Madonna: "O Immacolata, mia Signora, aiutami a prepararmi
bene...". Tutto si prepara sotto la guida "dell'Immacolata, Ottima
Mammina" (SK 988).
Dopo
la Prima Messa è tutto un inno di riconoscenza all'Immacolata che l'ha
accompagnato fino a questo punto. La Prima Messa: "L' indomani, 29, ho
celebrato la Santa Messa all'altare dove l'Immacolata si è degnata di apparire
al P. Ratisbonne e per di più (contrariamente a qualsiasi speranza) la Messa
(votiva) della Medaglia Miracolosa" (ibidem B).
Sul
libro delle Messe lascia questa nota: "29 aprile. Messa votiva della
Medaglia Miracolosa. Per la conversione di Sara Petkowitsch, degli scismatici,
acattolici, massoni, ecc. Chiesa di S.Andrea delle Fratte, altare
dell'Apparizione dell'Immacolata" (SK 1336).
Le
parole che sceglie per il retro dell'immaginericordo della Prima Messa
contiene forse tutto il cuore di P. Massimiliano:
"Chi
sono io, Signore, perché tu mi abbia fatto arrivare fino a questo punto ?"
(2 Sam 7,18). "Mio Dio e mio tutto". RICORDO DELLA PRIMA SANTA MESSA
celebrata da PADRE MASSIMILIANO MARIA KOLBE francescano all'altare dove
l'Immacolata si è degnata di apparire a Ratisbonne. Roma, 29 aprile 1918.
"Concedimi di lodarti, o Vergine Santa. Dammi forza contro i Tuoi
nemici".
Il
P. Kolbe, preso dalla sua devozione e dalla sua sensibilità, manda al fratello
Fr.Alfonso i petali di rosa del roveto di S.Francesco e la "medaglia
miracolosa di cui in precedenza ti avevo scritto" (Lett. 4/8/19).
A
Padre Pietro Giuseppe scrive e chiede se accetta il "mandato di ispettore
della Società della Medaglia Miracolosa". Spiega ogni cosa nei minimi
particolari e poi quasi si pente con l'interrogativo: "vedi sono troppo
focoso, è vero ?" (Lett. 8/1/20).
A
Cracovia avevano messo in piedi una "biblioteca della M.L" che
poteva contare dai due ai trecento volumi ed in più una quarantina di riviste.
Ma il P. Kolbe pensa sempre a qualcosa in più ed in meglio: "Chiederei di
farmi avere (...) alcune Medaglie Miracolose. Di quelle ricevute: una la diedi
ad un'ebrea, 4-5 ad ex ebrei, una ad un sordomuto e un'altra ad un povero ammalato,
ormai spacciato" (Lett. 4-27/10/1920). Pensa anche alla Romania ed ai
problemi di traduzione. Il fine è sempre lo stesso: "Così facilmente si
potrà divulgare la Medaglia Miracolosa e ci saranno delle conversioni"
(Lett. 29/7/1926).
A
Fr.Ottone scrive e spiega nei minimi particolari i requisiti per entrare nella
M.I. e sottolinea: "La Medaglia serve come segno esterno di questa offerta
di se stesso; è dunque una parte integrante. Queste due cose costituiscono la
condizione, cioè l'unione di noi stessi come gli strumenti con l'Immacolata, nostra
luce, nostra forza e duce in questa guerra" (Lett. 26/12/1928).
Anche
in altra lettera del 23/4/1929 spiega le "facce" della Medaglia
Miracolosa ed il loro riferimento al Cuore di Maria ed al Cuore di Gesù ed alla
sua Croce. I raggi che "sgorgano" sono le grazie, illuminano i cuori,
salvano le anime.
Il
P. Kolbe sottolinea spesso quanto sono importanti per lui i punti ed i
riferimenti geografici: "...io farò il possibile per scrivere due righe da
Lourdes e da Parigi, dove l'Immacolata ha manifestato la Medaglia
Miracolosa" (23/1/1930). Nella continuazione di questo viaggio può
giungere anche a Roma per celebrare la S.Messa sullo stesso altare in S.Andrea
delle Fratte dove aveva celebrato per la prima volta.
Il
suo animo dalla grande sensibilità riesce spesso a cogliere e coniugare
immagini poetiche con problematiche impegnative. Così come le api che sciamano
si raffigura l'espansione dei Fratelli nel mondo a diffondere ovunque la stampa
"e le medaglie" secondo le necessità delle varie regioni della
nazione, ma sempre con il pensiero rivolto a Niepokalanòw "perché è
qui la sorgente del flusso d'amore che anima tutti" (2/12/31). È
comunque in quest'ampia lettera che si dilunga sui progetti e mezzi per
diffondere la devozione all'Immacolata. Sottolinea che "Questo per ciò
che riguarda i mezzi naturali" è assolutamente un tramite, poiché lo
scopo vero e finale è la conquista dei cuori al Cuore di Lei ed al Cuore di Gesù.
È indispensabile non confondere i mezzi con lo scopo!
Mai
dimentica come "Fece un gran clamore in tutto il mondo la conversione del
Ratisbonne, un ebreo accanito, avvenuta dopo che egli aveva accettato la
Medaglia Miracolosa..." (R.N.I., 1926,2-7).
Così
sprona tutti a donarsi totalmente all'Immacolata "affinché Ella
conquisti il mondo con il suo Rycerz e la sua Medaglia" (idem).
La
Medaglia Miracolosa ha in se stesso una portata universale sia
"geografica" che "umana", poiché il P. Kolbe la offre a
tutte le persone che incontra ad ogni latitudine anche se non credenti.
A
Colombo succede così: "Il controllore e il macchinista, riconoscenti per
le medagliette dell'Immacolata ricevute, effettuano una fermata straordinaria
per noi davanti al palazzo arcivescovile" (SK 583).
Con
il tram succede la stessa cosa: "Tanto il bigliettaio che il conducente
accettano la medaglietta dell'Immacolata anche se buddista, è contento"
(idem).
Quando
intende usare tutti i mezzi per diffondere l'amore all'Immacolata, si
industria ad usarli su vasta scala. Anche nelle piccole iniziative sa pensare
in grande. Nei foglietti stampati per diffondere la devozione all'Immacolata,
propone l'iscrizione alla M.I. e precisa sempre che: "Vi è pure una
seconda condizione, vale a dire portare la Medaglia Miracolosa. Non si tratta
di condizione essenziale, tuttavia costituisce in certo qual modo il segno esterno
della totale donazione interiore all'Immacolata" (SK 1226, III 1938).
Ci
tiene a spiegare che la Medaglia viene detta "miracolosa" per le
"innumerevoli conversioni numerosissime e svariate grazie su coloro che
la portano al petto con devozione" (idem).
Nello
stesso articolo spiega anche perché si parla di "Milizia" in quanto
gli scritti diventano "proprietà" dell'Immacolata e si impegnano a
procurare altri iscritti. Continua ancora precisando la scelta della sigla
"M.I.".
Viene
dal latino e così può avere più facilmente una facile comprensione
internazionale. Questo ampio volantino scritto nel marzo del 1938 è stampato in
cinque lingue e firmato di suo pugno "P. Massimiliano M. Kolbe, direttore
della Sede centrale della Milizia dell'Immacolata, PP. Francescani, Niepokalanòw,
Polonia" (idem).
Arriviamo
in questo modo all'apice degli iscritti: un milione! "Un mezzo
formidabile è il collegamento delle singole energie dei singoli, di anime isolate
tra loro. Ecco il perché della Milizia dell'Immacolata in quanto
"associazione" (SK 1231). I termini "esagerati" che il P.
Kolbe impiega parlando dell'Immacolata e della Medaglia Miracolosa, esprimono
la sua fede assoluta, piena e mistica. Scrive persino che la Medaglia è come
una "pallottola" per conquistare le anime all'Immacolata! (SK 1046).
La
chiarezza del P. Kolbe nella sua visione di fede è del tutto pari alla
certezza nella potenza dell'Immacolata. Nella lettera ad un Confratello pone
l'interrogativo: "Ma che cosa ti auguro? Quanto ti ho sempre augurato
finora, vale a dire di sgobbare e consumarti per l'Immacolata... Ossia, ti
auguro l'annientamento completo solo della volontà... . E che cosa ancora?
Nulla" (SK 418).
È
l'atmosfera sonora della mistica carmelitana nella totalità espressa dal
"todo y nada" e anche dal "Io voglio tutto" detto e fatto
da S.Teresa di Gesù Bambino.
Il
P. Kolbe scrive da Nagasaki ad altro Confratello: "...se l'Immacolata lo
vorrà, invierà i suoi reparti di avanguardia in tutte le terre, a tutte le
nazioni, ad ogni anima". Non c'è bisogno di "fare chiasso",
poiché tutto avviene spontaneamente, apertamente, umilmente. Come il frutto,
segue logicamente al fiore, che naturalmente sboccia sul ramo prodotto dalla
pianta e nasce dal seme gettato in terra. Egli è in grado di vedere
contemporaneamente l'inizio e la fine ultima delle cose e degli eventi. La mentalità
spirituale gli fa vedere in prima istanza i "frutti spirituali".
Infatti, non gli sfugge assolutamente di sottolineare e spiegare come, il
massimo delle indulgenze che si possono lucrare con la medaglia miracolosa
dipende anche dal portarla appesa al collo "piuttosto che in tasca"
(cf. Lett. 416). Indica ugualmente determinati e specifici favori che l'Immacolata
concede. Dice anche le grazie precise da chiedere per se stessi e per tutte le
creature, dal momento che "l'Immacolata ha promesso di elargire molte
grazie a coloro che porteranno la sua medaglia; appunto per questo i membri
della M.I. utilizzano tale medaglia come una "pallottola" nella lotta
per conquistare anime all'Immacolata..." (SK 1840).
Sogna
ad occhi aperti che "il regno dell'Immacolata prenderà possesso del
mondo,... si trasformerà in un paradiso sulla terra" (idem). Ha il santo
coraggio di parlare di "una santa guerra" da portare avanti "allo
scopo di conquistare le anime all'Immacolata" (SK 1088).
Parla
serenamente come si deve arrivare quasi per normale evidenza di consequenzialità
a "donarsi per sempre all'Immacolata, per portare la sua medaglia e per
ripetere una volta al giorno la breve giaculatoria" (idem). Gli sembra
conveniente che quando le anime formano un bel numero si devono radunare insieme
"di tanto in tanto" per avere metodo e costanza e "salvare
anime" e, conseguentemente, "renderle felici" (idem). Se la
medaglia miracolosa "è la pallottola che abbatte il male", il Rosario
ne è la "spada", così come viene insegnato a Lourdes (idem).
Il
P. Kolbe fonda le sue affermazioni su principi che sono radicati nel suo animo
come pilastri irremovibili e indiscutibili. Per lui il peccato non è tollerabile
nell'anima neppure per un istante: l'atto di contrizione perfetta deve essere
immediato con il proposito di confessarsi al più presto.
Nessuno
si attribuisca meriti:tutto è dono dell'Immacolata. Sembra che questi
fondamenti dello spirito sono nati con la sua nascita, poiché mai ritratta
le sue affermazioni quantunque integraliste: la sua mistica visione della realtà
nasce e cresce parallelamente con lui. La redazione completa del "codice"
della M.I. viene fuori già nel 1919 da una sua conferenza tenuta a Cracovia
ai chierici francescani. Individua i cinque punti di forza, li svolge ampiamente.
Resteranno per sempre. È il fratello P. Alfonso che allora li ricopia con
piccole varianti personali poiché si rende conto che si tratta di un lavoro
essenziale ed eccezionale. Le parole conclusive contengono tutto il suo
progetto: "la massima gloria possibile di Dio attraverso
l'Immacolata" (SK 1248).
È
impressionante la cura della chiarezza nella comunicazione che ricerca nella
"pagella di iscrizione" redatta in più lingue nel 1940, in cui
definisce con estrema precisione ed essenzialità, contenuto e condizioni
della M.I. (1330). È facile intuire la sua attenzione alla preghiera
ufficiale della Chiesa che egli prega giornalmente nel Breviario, dove
incontra le espressioni bibliche ed ecclesiali. I Religiosi hanno nelle
orecchie e nel cuore l'armonia gregoriana che solennizza le feste della Madonna
con le sue antifone: "Ella ti schiaccerà il capo" e poi "Tu sola
hai distrutto tutte le eresie nel mondo intero". È questo lo scopo che il
P. Kolbe dà alla M.I. e precisa le parole "tutto" e "Tu
sola" (idem). Arriva persino a definire i gradi di appartenenza indicandoli
in M.I. 1, M12, M13... ma è l'amore di Dio lo scopo ultimo di tutta l'attività
della M.I" (idem).
Nell'atto
di consacrazione all'Immacolata il P. Kolbe vede la scelta di quell'opzione
esistenziale per cui la persona decide di non appartenersi più, ma di affidarsi
in vita e in morte alla volontà di Dio. Il termine che egli usa in lingua
polacca per dire consacrazione è un termine pregnante che implica anche quel
"sacrificio" e quel "sacrificarsi" che discendono dal fatto
di "assumersi un impegno che valga tutta la vita per tutta la vita".
Consacrazione è: donarsi in sacrificio fino al martirio. È proprio questo il
proposito e l'ideale che alimenta il suo cuore fin da giovane; sempre ed
assolutamente a condizione che si tratti della volontà di Dio e che tutto sia
a Sua gloria.
È
la pienezza della prospettiva mistica che gli fa vedere tutto nell'ottica divina
senza nemmeno soffrire possibili ombre di esaltazioni o di paure.
La
Medaglia Miracolosa è il segno dell'inviolabile aggancio che nel nome stesso
esprime la pienezza della sua potenza: opera i miracoli in quanto segno di
mediazione dell'Immacolata con il suo Signore. Lo specifico della Medaglia
Miracolosa è quindi "convertire", innestare la forza della grazia e
farla operare nelle anime con l'azione profonda e trasformante di Dio
Onnipotente. Si possono certo assumere i termini di S.Paolo e parlare di
"conformazione e assimilazione a Cristo", ma potrebbe anche non dire
tutto quello che intende perché egli vuole "tutto in assoluto".
Quando
gli è dato di constatare che un'anima si converte tramite la Medaglia
Miracolosa, esplode in un grido di riconoscenza: "gloria
all'Immacolata", oppure "gloria a Lei in eterno!" (cf. SK 997;
1047). La conversione del Ratisbonne diventa per il P. Kolbe un miracolo dalle
infinite sfumature che egli continua a ripescare e rilanciare totalmente
affascinato dal potere d'amore dell'Immacolata che offre prove d'amore di questa
squisitezza incredibile attraverso la Medaglia Miracolosa (SK 1057).
Quando
il P. Kolbe racconta che si venne a trovare al capezzale di un ammalata che
rifiuta la confessione, ma porta la collo la Medaglia Miracolosa: "Ha la
medaglietta - pensai - perciò la partita è vinta" (SK 1066). Avviene
chiaramente il previsto ed egli conclude al solito: "gloria all'Immacolata
per questa vittoria!!!" (idem). Trovandosi in altra occasione tra i letti
degli ammalati, non riuscendo ad ottenere le confessioni di conversione, chiama
in causa anche S Teresa di Gesù Bambino, da poco tempo beatificata. Offre la
Medaglia Miracolosa ed ottiene la confessione e conclude: "Siano rese
grazie in eterno all'Immacolata per queste vittorie tanto amabili e misericordiose"
(idem).
Siamo
ai tempi di beatificazione e santificazione di S.Teresa di Gesù Bambino e
questi fatti accadono a P. Kolbe proprio verso il 1923.
Per
lui parlare di conversione diventa sinonimo di parlare della Medaglia
Miracolosa, magari con una semplice battuta capace di farci capire che non
esiste possibilità di dubbio. E dice proprio così: "Basti pensare alla
medaglia miracolosa" (SK 1135) e questo diventa prova senza possibilità
di appello.
Il
P. Kolbe vive talmente immerso nella dimensione mistica da cogliere
spontaneamente la connessione quasi "contrattuale" tra
l'appartenenza all'Immacolata e le "pretese" che diventano possibili
attraverso la Medaglia Miracolosa, che è la "seconda condizione di
appartenenza, non "essenziale", ma "segno esterno" della
donazione interna all'Immacolata" La medaglia è detta
"miracolosa" proprio per le innumerevoli conversioni che ha operato
(SK 1226). Del resto già prima degli anni 1940 si calcolavano ormai oltre il
milione gli iscritti alla M.I.: è un'esplosione di masse incredibile e quindi
di un'attività instancabile e proveniente dall'alto. "In tutte le parti
del mondo è conosciuta la medaglia dell'Immacolata Concezione, nota pure
"come Medaglia Miracolosa" (SK 131).
La
prima conversione che il P. Kolbe le attribuisce è quella dello apostata
Pradt, ma poi vede susseguirsi "innumerevoli altre conversioni"
(idem). Sta di fatto che di medaglie ne venivano preparate milioni di esemplari
e poi non bastavano mai a soddisfare le richieste (idem). Racconta ancora egli
stesso la conversione avvenuta all'ospedale di Zakopane attraverso la
medaglia miracolosa e come si commuove lui, così comunica commozione anche a
noi (idem). Base di riferimento solido e indiscusso resta sempre la conversione
del Ratisbonne a Roma ed egli ricorre sempre a quella fonte (cf. SK 1315;
1057).
La
sua convinzione elevata al piano mistico gli fa vedere tutto ovvio e tutto
facile, poiché non calcola mai insormontabili gli umani eventi. "È molto
facile. Basta scriversi, e subito...". Ci torna oggi simpatico
ascoltare le ragioni per cui la Medaglia Miracolosa va portata al collo: è
volontà dell'Immacolata per evitare cattivi pensieri che possano venire da
scollature esagerate (SK 1090).
La
vita del P. Kolbe è misticamente immersa nel Cuore dell'Immacolata e non
tollera "chiaroscuri", poiché egli è totalmente in quella
"Luce".
La
Medaglia. dove, come, quanto...
I.
"Dio vuole affidarmi una missione...".
La
forza della Parola di Dio basta di per se stessa a realizzare l'impossibile.
La sua Parola si manifesta e "crea". E la creazione è sempre opera
meravigliosa anche se umanamente manca di manifestazioni appariscenti. Il
grande mistero inizia con la creazione e continua nella Redenzione. Ogni grano
di frumento ripete il mistero e fà rifiorire la vita. È un perenne
miracolo che sbalordisce soltanto quanti riescono a coglierlo come opera di
Dio. Forse anche S. Caterina Labourè (1806-1876) entra in questa dimensione
con la sua vita di Figlia della Carità di S. Vincenzo vissuta nel Convento di
Rue du Bac a Parigi e dintorni.
A
26 anni stava vivendo il periodo di Noviziato, che è il cammino di formazione
alla vita religiosa scelta per sempre. Le grazie partono sempre da Dio. Dio
solo conosce tempi, modi, persone per realizzare le sue opere. Con Caterina la
prima apparizione avviene nella notte dal 18 al 19 luglio 1830. Lei così
racconta: "Verso le 11.30 mi sento chiamare per nome...". Vede
il
suo Angelo custode come un bambino di 4/5 anni che le dice: "Venite in
Cappela, la Santa Vergine vi aspetta". I lumi a petrolio, ormai spenti,
li vede tutti accesi. Il bambino aspetta che si prepari, la rassicura e la precede.
Lei si inginocchia e prega fino a mezzanotte quando il bambino dice:
"Ecco la Santa Vergine, eccola".
Caterina
sente il fruscio dell'abito e vede la Madonna che viene a sedersi sulla poltrona
del Sacerdote. Caterina si porta in ginocchio sui gradini dell'altare e mette le
sue mani sulle ginocchia della Madonna. Inizia a parlare dicendo: "Il Buon
Dio, figlia mia, vuole incaricarvi di una missione".
Queste
dichiarazioni Caterina le scrive pochi mesi prima di morire. restano segrete per
quasi 40 anni.
2.
II contenuto della missione
Alle
ore 17.30 del sabato 27 novembre 1830 Caterina prega in Cappella e vede venire
la Madonna con i piedi su una sfera e con in mano un globo. Porta alle dita
anelli con pietre preziose. La loro grandezza è varia come pure la luminosità
dei fasci di raggi che emanano. La Madonna spiega: "Questo globo che voi
vedete rappresenta il mondo intero ed ogni persona in particolare". Spiega
pure i raggi: "Sono il simbolo delle grazie che spando sulle persone che
me le domandano". Appare attorno alla Madonna una cornice ovale con la
scritta a caratteri d'oro: "O Maria concepita senza peccato prega per noi
che ricorriamo a te".
Entra
in campo una voce nuova e dice: "Fate, fate coniare una medaglia su
questo modello: le persone che la porteranno riceveranno grandi grazie: le
grazie saranno abbondanti per coloro che avranno fiducia".
È
questo il primo annuncia della Medaglia relativo alla prima facciata.
La
Madonna spiega perché alcune pietre preziose degli anelli non mandano raggi
di luce: «Queste pietre che restano in ombra rappresentano le grazie che non mi
vengono chiesto".
Caterina
vede che il quadro si volta ed appare una "M" sormontata dalla Croce e
sotto due cuori, l'uno circondato di spine e l'altro trafitto da una spada. La
simbologia è di immediata comprensione. La voce sembra dire: "La M e i due
cuori dicono abbastanza".
3.
L'essenziale della Medaglia
Spesso
ripetiamo che Dio agisce nel silenzio e la Parola di Dio lo conferma. Succede
ugualmente con la Medaglia attraverso Caterina. È tutto un segeto geloso che
lei può esprimere soltanto al Confessore. Per il conio della Medaglia Caterina
si lascia guidare ed ottiene lo scopo senza rivelare nulla più di quanto
occorre. Oggi può sembrare facile, ma allora la trafila dell'obbedienza e
dell'autorità ecclesiastica erano vincoli pesantissimi. Comunque tutto si
appiana ed arriva anche l'autorizzazione
dall'Arcivescovo
di Parigi. È l'anno 1932 e nel giro di dieci anni vengono coniate altre
medaglie: un milione solo in Francia.
È
chiaramente una esplosione di devozione ed una espansione incredibile. Tutti
capiscono l'essenzialità del messaggio. La persone sono disponibili. I cuori
sono aperti. La Madonna vuole donare tanto. Vuole offrire grazie
"grandi" non vuole tenere in serebo le grandi grazie che può
donare.
I
fedeli se ne rendono conto e sono loro stessi che indicano quella Medaglia come
la "miracolosa" per eccellenza. È così che nasce il nome di Medaglia
Miracolosa.
La
Madonna ha affidato una missione specifica a S. Caterina Labourè e ha fatto
coniare una medaglia "specifica e personalizzata". Il popolo
cristiano ed anche i non cristiani hanno accolto e capito che l'offerta è senza
limiti per tutti. Sembra che nessuno accetti il rimorso di "non
chiedere" il grande amore di Dio che la Madonna mette a disposizione del
mondo intero. L'essenziale del messaggio della Medaglia potrebbe essere
proprio questo: la Madonna garantisce che Dio concede tutto.
4.
Símbologia
Il
simbolismo è di accessibilità immediata. La Madonna ha in mano le `perle
preziose' delle grazie divine. Le pietre adombrata sono i favori non richiesti.
1 raggi luminosi sono i fiumi d'amore che la Madonna lascia scorrere nei cuori.
Fasci di luce e di colori in segno di abbondanza e di gioia.
La
seconda facciata condensa grande concettualità teologica legando insieme la M
di Maria e la Croce di Gesù. È il prezzo immane della Redenzione.
I
due cuori spezzati dalla spada e dalle spine vogliono rendere tutta la cruda
concretezza dell'amore salvifico. La salvezza è annientarsi per amore.
5.
La Madonna della Medaglia: un invito e un rimprovero
"Queste
pietre che restano in ombra rappresentano le grazie che ci si dimentica di
chiedermi".
La
Vergine della Medaglia sembra dire che Lei dona se stessa e distribuisce anche
tutto il tesoro di Dio. Basta chiedere.
Ci
viene incontro con cuore di mamma. Ci invita a non perdere l'occasione. Ci
insegna l'opportunità per maggior profitto. Spiega che si può ottenere
tutto. Fa capire che è offensivo non approfittare dell'offerta.
Troppo
triste l'affermazione che nelle sue mani tiene le non vengono richieste. È
troppo doloroso vedere figli che non accolgono l'invito di amore della madre.
È l'amore per i figli non accoglienti che spesso il cuore di Maria e di Gesù.
Troppo poca fiducia da parte nostra. È forse questa l'ingratitudine che offende
la misericordia di Dio.
La
Medaglia è nata nella notte, nel silenzio e nel nascondimento. La fiamma dei
lumi a petrolio, 1'Agelo custode, Suor Caterina e la Madonna. È il Convento
delle Suore della Carità di S. Vincenzo di Rue du Bac a Parigi. Il miracolo
avviene nella Cappella interna. Suor Caterina andrà il altro convento e vi
resterà fino alla morte. Scriverà su un foglio l'accaduto pochi mesi prima
di morire. Da quella notte sono trascorsi quarantanni quanto scrive.
La
Medaglia ha faticato a nascere: si sono voluti due anni la diffusione a Parigi,
in tutta la Francia e nel mondo intero è stata quasi fulminea. l miracoli e le
grazie varcano i confini e cambiano la vita. E forse rinnovano il mondo.
Il
fatto che fece molto scalpore fu la visione e la conversione a Roma nel 1842 di
un ricco banchiere ebreo di Strasburgo. La Chiesa è S. Andrea delle Fratte.
Il convertito è Alfonso Ratisbonne. Aveva ap-
pena
messo al collo la Medaglia quasi per sfida o per scherno. Anche questo miracolo,
dalla grande portata, avviene in totale semplicità. La Chiesa, un cane
nero, Alfonso e la Madonna. Il silenzio, la luce, le parole e le lagrime.
2.
Chiesa di S. Andrea delle Fratte.
Roma.
Chiesa di S. Andrea delle Fratte. L'edificio originario risale al sec. XI. Nel
sec. XV fu gestista dagli Scozzesi espulsi dall'Inghilterra. Nel 1585
subentrarono i Frati detti Minini, fondati da S. Francesco di Paola. Sono
presenti anche oggi. La chiesa fu sottoposta successivamente, in svariate riprese,
ad un radicale rifacimento con l'approto dei massimi architetti e pittori:
Borromini, Vanvitelli, Valadier e persino Bernini. La nota specifica e saliente
viene comunque dalla Vergine Immacolata che appare ad un ebreo che si converte e
diviene sacerdote e verrà proclamato santo.
3.
La Madonna appare ad Alfonso Ratisbonne
La
deposizione giurata al Vicario di Roma rilasciata direttamente da Alfonso
Ratisbonne subito dopo l'apparizione è questa: "Vidi come un velo davanti
a me. La chiesa mi sembrava tutta oscura, eccetto una cappella, quadi che tutta
la luce della chiesa si fosse concentrata in quella. Alzai gli occhi verso la
cappella raggiante di tanta luce e vidi sull'altare della medesima in piedi,
viva, grande, maestosa, bellissima, misericordiosa, la Santissima Vergine Maria,
simile nell'atto e nella forma, all'immagine che si vede nella Medaglia
Miracolosa".
Alfonso,
ebreo di origine, non praticante, indignato con il fratello convertitosi e
fatto prete, aveva accettato come `prova innocente' la medaglia da un suo amico,
appena cinque giorni prima della visione. Come la mise al collo scrive:
"Detto fatto. Mi si passa la medaglia al collo (...). `Ah! ah! eccomi
cattolico, apostolico e romano!". Si era pure assunto l'impegno con
l'amico di recitare il "Memorare" la preghiera di S. Bernardo,
ricopiandola dal foglio prestatogli. Il giorno seguente la ripeteva in
continuità e, suo malgrado, non riusciva a farne a meno.
Succede
anche che a mezzanotte tra il 19 e 20 gennaio si sveglia di soprassalto e vede
una "grande croce vera di forma particolare e senza Cristo".
Al
mattino scrive una lettera alla sorella più piccola della sua fidanzata
concludendo con "Dio la protegga".
Riceve
a sua volta una lettera dalla fidanzata che si chiude con le parole "Dio ti
protegga".
Difficile
e impossibile decifrare i segni con cui la divina misericordia ci conduce.
È
un amico che gli offre una passeggiata in carrozza e deve fermarsi un momento
alla Chiesa di S. Andrea delle Fratte. Alfonso fa quattro passi all'interno
della navata deserta. Ci è solo un cane nero che gli gira tra i piedi.
"Presto
questo cane disparve, non vidi più nulla... o piuttosto, mio Dio, vidi una
sola cosa!!! (...). Ecco là, in ginocchio, in lacrime, il cuore fuori da me
stesso, quando il signor de Bussiers mi richiamò alla vita.
Non
potevo rispondere alle sue domande precipitose; ma presi la medaglia che avevo
lasciata sul mio petto; baciai con effusione l'immagine della Vergine raggiante
di grazia... Oh! era Lei!".
L'evento
è del tutto inesprimibile, per cui "non volli rivelar niente; sentivo in
me qualcosa di solenne e di sacro che mi fece chiedere un sacerdote...".
La
visione crea la conversione repentina, totale, per sempre. Contemporaneamente
acquista la pienezza della conoscenza delle verità cristiane. Non ha più
bisogno di tempo per capire e per scegliere. Dio è tutto per lui e lui è
totalmente e immediatamente disponibile alla volontà divina.
4.
Pellegrinaggio di Santi e di persone devote
Non
c'è dubbio che la Madonna è la mamma che chiama accanto a sè i suoi figli
ovunque vada. È altrettanto istintivo che ogni mamma veda come proprio
figlio ogni figlio che possa aver bisogno di una mamma. Ogni figlio è tale in
quanto cercava sempre una mamma.
Ai
piedi dell'Immacolata di S. Andrea delle Fratte sono arrivati da sempre una fila
di "figli" per buttarsi tra le braccia della Madonna. Nel suo cuore c'è
posto per tutti. Al suo amore possono attingere e ricevere tutto il possibile e
l'impossibile.
Nell'anno
stesso dell'apparizione, il 1842, S. Giovanni Bosco racconta la visione ai suoi
ragazzi. Fa menzione dell'evento nella sua Storia Ecclesiastica. Visita
personalmente la chiesa del Miracolo nelle sue frequenti puntate a Roma. Vi
manda anche il suo segretario Don Gioacchino Berton per implorare dalla
Madonna la firma di approvazione per la nuova legiaslazione dell'Istituto. Per
la stessa ragione si reca ai piedi della Vergine anche S. Maria Crocifissa di
Rosa per le Ancelle della Carità.
Durante
il mese di novembre del 1887 S. Teresa di Gesù Bambino compie un pellegrinaggio
a Roma. La sua firma documenta la visita a S. Andrea delle Fratte, ma non siamo
in grado di conoscere fino a che punto era già informata sul miracolo
dell'apparizione. Certamente la guida del pellegrinaggio avrà illustrato
tutto.
La
sensibilità dei Santi corre dove la Madonna li attende. Passano a S. Andrea
delle Fratte S. Vincenzo Pallotti e S. Luigi Guanella, fondatori delle
rispettive congregazioni di vita consacrata. Passano anche Padre Clausi, Don
Orione, Maria Teresa Ledóchowska.
Il
Padre Kolbe, che ha vissuto a Roma gli anni degli studi teologici, il giorno
seguente la sua
Ai
piedi dell'Immacolata di S. Andrea delle Fratte sono arrivati da sempre una fila
di "figli" per buttarsi tra le braccia della Madonna. Nel suo cuore c'è
posto per tutti. Al suo amore possono attingere e ricevere tutto il possibile e
l'impossibile.
Nell'anno
stesso dell'apparizione, il 1842, S. Giovanni Bosco racconta la visione ai suoi
ragazzi. Fa menzione dell'evento nella sua Storia Ecclesiastica. Visita
personalmente la chiesa del Miracolo nelle sue frequenti puntate a Roma. Vi
manda anche il suo segretario Don Gioacchino Berton per implorare dalla
Madonna la firma di approvazione per la nuova legiaslazione dell'Istituto. Per
la stessa ragione si reca ai piedi della Vergine anche S. Maria Crocifissa di
Rosa per le Ancelle della Carità.
Durante
il mese di novembre del 1887 S. Teresa di Gesù Bambino compie un pellegrinaggio
a Roma. La sua firma documenta la visita a S. Andrea delle Fratte, ma non siamo
in grado di conoscere fino a che punto era già informata sul miracolo
dell'apparizione. Certamente la guida del pellegrinaggio avrà illustrato
tutto.
La
sensibilità dei Santi corre dove la Madonna li attende. Passano a S. Andrea
delle Fratte S. Vincenzo Pallotti e S. Luigi Guanella, fondatori delle
rispettive congregazioni di vita consacrata. Passano anche Padre Clausi, Don
Orione, Maria Teresa Ledóchowska.
Il
Padre Kolbe, che ha vissuto a Roma gli anni degli studi teologici, il giorno
seguente la sua
Ordinazione
sacerdotale, va a celebrava la Prima Messa. È il 1919.
Personalmente
ho conosciuto un Religioso dei Carmelitani Scalzi che ha vissuto a Roma per 38
anni ed ogni anno ha sempre fatto visita alla Madonna di S. Andrea delle
Fratte ......... il 20 gennaio.
Le
meraviglie che la Madonna realizza nelle anime manifestano segni grandiosi che
sono soltanto pallido riflesso dell'autentico miracolo.
Così
incontriamo persone e persone che corrono verso la Madonna, ma nessuno mai
saprà i segreti dei cuori che a Lei si legano con vincoli d'amore pieno ed
eterno.
Una
delle prime a ricevere la Medaglia miracolosa, fu la stessa Santa Caterina
Labouré, la quale, quando l'ebbe tre le mani, la baciò, e poi disse: "Ora
bisogna diffonderla".
Da
queste parole dell'umile Santa, la piccola Medaglia prese il via, e rapida come
una minuscola cometa, fece il giro del mondo intero. Si pensi che nella sola
Francia, nei primi dieci anni, ne vennero coniate e vendute ben settanaquattro
milioni. Perché questa predigiosa diffusione? Per la fama di "miracolosa"
che ben presto si merità dal popolo. Grazie e miracoli si moltiplicavano via
via sperando conversioni e guarigioni, aiuti e benedizioni per le anime e
per i corpi.
Le
radici di queste grazie sono sostanzialmente due: la fede e la preghiera.
Anzitutto la fede: ci deve essere almeno in cuolui che dona la medaglietta, come
avvenne per Alfonso Ratisbonne, incredulo, che ricevette la Medaglia da un uomo
pieno di fede, il barone De Bussièrs. È chiaro, infatti, che non è il pezzo
di metallo della Medaglia, fosse pure di oro zecchino, a operare miracoli; ma
è la fede fervida di chi tutto attende da Colei che il metallo raffigura. Anche
il cieco nato, di cui ci parla il Vangelo (Gv 9,6), non fu il fango che Gesù
adoperò a ottenergli la vista, ma la potenza di Gesù e la fede del cieco.
Dobbiamo avere fede nella Medaglia in questo senso avere fede, cioè che la
Madonna con la Sua onnipotenza misericordiosa si serve di quel minuscolo mezzo
per donare le Sue grazie ai figli che glieLe chiedono.
E
qui ricordiamo l'altra radice delle grazie: la preghiera. Dagli esempi che
abbiamo riferito appare evidente che la Medaglia fa centro e opera grazie quando
è accompagnata dalla preghiera. San Massimiliano, quando distribuiva le
Medaglie miracolose agli increduli o a persone che non avrebbero pregato, si
metteva lui a pregare con ardore e fervore di santo. La Medaglia, sia ben
chiaro, non è un magico talismano. No! È uno strumento di grazia. La grazia
vuole sempre la cooperazione dell'uomo. L'uomo coopera con la fede e la sua
preghiera. Fede e preghiera, quindi, assicurano la fecondità "miracolosa"
della celebre Medaglia. Possiamo dire, anzi, che la Medaglia non opera mai da
sola, esige la cooperazione dell'uomo chiedendo di essere accompagnata dalla
fede e della preghiera almento di qualcuno o di chi dona la Medaglia o di chi
la riceve.
Lo
riportiamo da una rivista missionaria. In un ospedale delle Missioni, a Macao,
un povero pagano era stato ormai abbandonato dal medico - Più nulla da fare,
Sorella. Non passerà la notte - La Suora Missionaria di Maria contempla l'uomo
agonizzante sul letto. Dunque, nulla da fare per il corpo; ma l'anima? Da tre
mesi che è ricoverato, l'infelice è rimasto ostinatamente chiuso e ostile;
poco fa ha respinto ancora una volta la Suora catechista che tentava di far
breccia in quell'anima. Una medaglia della Madonna, messagli furtivamente sotto
il guanciale, era stata da lui rabbiosamente e stilmente gettata a terra. Che
fare? Sono le 18. Il volto dell'infermo rivela già qualche sintomo
dell'agonia. La suora, visita sul comodino la medagli respinta, mormora a
un'allieva infermiera nella corsia: "Senti: cerca di nascondergli questa
medaglia, quando aggiusti il letto, tra il lenzuolo e il materasso, senza che se
ne accorga. Ora non resta che pregare, e aspettare". La Religiosa sgrana
lentamente le Ave Maria della sua corona. Alle 21 l'agonizzante apre gli occhi,
e chiama - Sorella... La Religiosa si china su di lui. - Sorella, muoio...
Battezzami!... Tremante dalla commozione la suora prende un bicchiere d'acqua
sul comodino, ne versa qualche goccia sulla fronte madida, pronunciando le
parole che danno la grazia e la vita. Il volto del morente si trasforma
inesplicabilmente. L'angoscia che ne increspava i lineamenti svanisce d'incanto,
mentre un lieve sorriso ora è su quelle labbra riarse: - Adesso non ho più
paura di morire - mormora - so dove vado... - Spira con un bacio al
Crocifisso.
La
missione affidata dalla Madonna a S. Caterina Labouré, di diffondere la
Medaglia miracolosa, non riguarda solo S. Caterina, ma rigurada anche noi. E
noi dovremmo sentirci tutti onorati di far nostra questa stessa missione di
grazia. Quante anime generose si sono mosse con fervore instancabile per portare
ovunque e donare a chiunque questo dono della Madonna! Pensiamo, anzitutto, a S.
Caterina Labouré che si fece distributrice zelante della Medaglia per più di
40 anni! Tra i vecchi e gli ammalati, tra i soldati e i bambini, la Santa
passava con il suo angelico sorriso, donando a ognuno la Medaglina. Persino sul
letto di morte, poco prima dell'agonia, ella preparava ancora pacchetti di
Medaglie da distribuire. La sua fede, speranza e carità, la sua preghiera e il
suo candore di vergine consacrata rendevano tanto più feconda di grazia ogni
Medaglia che ella distribuiva per sanare, illuminare, aiutare, convertire
tanti bisognosi.
Un
altro esempio gentile e luminoso è quello di Santa Teresina. Questa cara Santa,
fin da fanciulla, dovette intuire bene il vlore della Medaglia miracolosa se
si industriava davvero molto a distribuirla. Una volta, in casa sua, riuscì a
far prendere la Medaglia a una domestica che non si comportava bene, facendosi
promettere che l'avrebbe portata al collo fino alla morte. Un'altra volta,
sempre a casa, mente alcuni operai stavano lavorando, l'angelica Teresina
prese delle medagline e andò a metterle nelle tasche delle loro giacche
appese... Le sante industrie di chi ama! Pensiamo al S. Curato d'Ars che, quando
usciva per il paese, portava sempre le tasche gonfie di Medaglie e Crocifissi, e
tornava sempre con le tasche sgonfiate... Pensiamo al grande S. Giovanni Bosco
che faceva portare la Medaglia al collo ai suoi ragazzi, e in occasione dello
scoppio del colera assicurò che il colera non avrebbe contagiato nessuno di
quelli che portavano la Medaglia. E fu proprio così. Pensiamo anche a S.
Pio X, al B. Guanella, al B. Orione e a molti altri zelanitissimi apostoli, così
attenti a servirsi di ogni mezzo per far conoscere e amare la Madonna. Con tanto
affetto si sono interessati di questa cara medaglia. Un altro straordinario
apostolo, il P. Pio da Pietralcina, non fu inferiore agli altri nella duffusione
delle sante medaglie. Anzi! Ne teneva in cella e nelle tasche; ne distribuiva
ai figli spirituali, ai penitenti, agli ospiti; le mandava in regalo a gruppi
di persone; un aolta ne mandò quindici a una famiglia composta di quindici
persone: genitori e tredici figli. Alla sua morte, nelle tasche trovarono un
mucchietto di quelle medaglie che egli donava con tanto zelo. Tutto serve a chi
ama. Vogliamo farlo anche noi questo piccolo apostolato di amore alla Madonna?
Un
modello gigante di apostolo dell'Immacolata e della Medaglia miracolosa fu
indubbiamente S. Massimiliano Maria Kolbe. Egli potrebbe anche essere chiamato
il Santo della Medaglia miracolosa. Basti pensare il suo grande movimento
mariano a raggio mondiale, la Milizia dell'Immacolata, contrassegnato dalla
Medaglia miracolosa, che tutti i suoi membri hanno l'obbligo di portare indosso
come distintivo."La Medaglia miracolosa - diceva il Santo è il segno
esteriore della consacrazione all'Immacolata". Non solo, ma la Medaglia
miracolosa è il primo mezzo di apostolato dei militi dell'Immacolata, debbono
diffonderla ovunque e comunque. "La Medaglia miracolosa deve costituire
un mezzo di prim'ordine nella conversione e santificazione degli altri, perché
essa ci ricorda di pregare per chi non ricorre a Maria, non la conosce e la
bestemmia". Il Santo diceva che le Medaglie miracolose sono come i
"proiettili", le "munizioni", le "mine"; esse
hanno un potenziale misterioso, capace di far breccia nei cuori murati, negli
animi ostinati, nelle volontà indurite e incatenate al peccato. Una medaglia può
essere un raggio laser che brucia, penetra e risana. Può essere un richiamo di
grazia, una presenza di grazia, una polla di grazia. In tutti i casi, per ogni
persona, illimitatamente. Per questo San Massimiliano portava sempre con sé
le medaglie , le dava a chiunque poteva, le collocava dappertutto, sui banchi
dei negozianti, sui treni, sulle navi, nelle sale d'aspetto. "Bisogna
distribuire la Medaglia miracolosa ovunque è possibile ai fanciulli.... ai
vecchi e, soprattutto, ai giovani, perché sotto la protezione di Maria abbiano
la forza sufficiente per resistere alle innumerevoli tentazioni e pericoli che
oggi li insidiano. Anche coloro che non entrano mai in chiesa, che hanno paura
della confessione, si fanno beffe delle pratiche religiose, ridono delle verità
della fede, sono immersi nel fango dell'immoralità...: a tutti costoro bisogna
assolutamente offrire la Medaglia dell'Immacolata e sollecitarli perché la
portino volentieri, e, contemporaneamente, pregare con fervore l'Immacolata
per la loro conversione". Personalmente, San Massimiliano non iniziava
nessuna impresa anche materiale senza affidarsi alla Medaglia miracolosa. Così,
quando egli si trovò nella necessità di procurare un terreno più ampio per
costruire la Città dell'Immacolata (Niepokalanów), appena adocchiato un
terreno adatto, per prima cosa vi buttò delle Medaglie miracolose, poi vi portò
e collocò una statuetta dell'Immacolata. Per un intoppo imprevisto, sembrò
che la cosa naufragasse; ma quasi d'incanto, alla fine, tutto si risolse con la
completa donazione del terreno a San Massimiliano. Alla scuola di questo santo
mariano dei nostri tempi, dobbiamo imparare anche noi a muoverci armati di
questi "proiettili". L'Immacolata voglia che noi contribuiamo efficacemente
all'attuazione di quella che era una vivissima speranza di San Massimiliano, e
cioè che "col tempo non vi sarà un anima che non indossi la Medaglia
miracolosa".
"Ebbene,
anche Madre Teresa era una sostenitrice instancabile della medaglia: ne
portava sempre numerose con sé e le distribuiva a tutti.
Mi
raccontò una suora Comboniana, che ebbe la fortuna di incontrarla in Africa,
che quando le si avvicinavano i bambini per una carezza, lei estraeva dalle
sue tasche una medaglia, la baciava e poi la dava ad ogni bambino, insieme ad
una caramella!... Spesso, dopo aver parlato con una persona, le dava in dono una
medaglia: ne prendeva un esemplare fra le sue mani congiunte, si raccoglieva in
preghiera e poi donava quel piccolo oggetto. Chi conosceva la Madre sapeva che
aveva ricevuto un bene prezioso, perché quel gesto di predilezione faceva
nascere come un legame indelebile con lei, che garantiva il suo ricordo e la sua
intercessione alla Madonna nella preghiera.
Padre
Leo Massburg fu suo assistente ed interprete per 7 anni e mi raccontò un
gustoso episodio accaduto a Parigi, proprio in Rue du Bac, nella Chiesa dove
apparve la Vergine a Santa Caterina Labourè.
Madre
Teresa, di passaggio a Parigi, vi si recò un giorno per pregare. Subito vi fu
... fermento fra le suore, perché venne riconosciuta e la superiora si af
frettò
ad andarle incontro per accoglierla degnamente. Non sapendo cosa offrirle di
meglio le chiese se poteva far preparare per lei un buon numero di medaglie,
perché le portasse con sé. E le chiese: "Quante ne desidera, Madre? 50,
100 ...o 300?". La Madre la guardò con quel sorriso fra il bonario e il
birichino, poi chiese cordialmente: "Andrebbero bene ...30.000? Sì?".
E
questo solo per sottolineare l'importanza che lei attribuiva alla medaglia
miracolosa.
Sono
quindi migliaia e migliaia le persone in tutto il mondo che hanno ricevuto la
"medaglia miracolosa" dalle mani di Madre Teresa" (Rivista:
Medjugorje Torino, anno XVI, n.96, 2000).
La
stessa Rivista riporta la testimonianza di Suor Vincenza M. a questo riguardo.
"Madre
Teresa di Calcutta teneva continuamente nelle sue mani oltre alla corona del
Rosario, le Medaglie Miracolose della Vergine Maria di Rue du Bac - Parigi, per
offrirle a quanti incontrava. Per diversi anni mandava le sue suorine a
prenderle da noi Figlie della Carità di S.Vincenzo dè Paoli della Garbatella -
Roma. Gliene abbiamo fornite migliaia. Poi, quando non abbiamo più visto le sue
suorine, abbiamo chiesto a Monte Celio: "Come mai?" Risposta:
"Un benefattore si è offerto di fornirgliene in perpetuo".
Per
meglio studiare e vivere il messaggio delle apparizioni della Immacolata di
Parigi, nel 1909 sorse l'Associazione della Medaglia Miracolosa, sul modello
di quella delle Figlie di Maria, richiesta dalla Madonna stessa e fondata dal P.
Aladel nel 1847. S. Pio X le diede la sua approvazione e l'arricchì di numerose
indulgenze. Avendo poi la S. Sede tolto l'obbligo dell'iscrizione dei membri nei
registri dell'associazione fin dal principio (8 luglio 1909), praticamente
tutti coloro che portano devotamente la Medaglia Miracolosa benedetta, fanno
parte del sodalizio. È cosa lodevole che i fedeli ricevano con la medaglia benedetta
anche "l'imposizione liturgica", che qualsiasi sacerdote può compiere
servendosi della formula del Rituale. L'imposizione però non è necessaria per
essere membri dell'Associazione e ottenere le indulgenze concesse (cfr.
rescripta Pentientiariae Apostolicae del 20-3-1975 - 4-3-1985 e della Congreg.
del Culto Divino del 14-9-1990. Cfr. pure Vincentiana n.1,1991). L'Associazione
dipende da un unico Direttore Generale, che è il Superiore Generale dei
Missionari di S. Vincenzo, ma in ogni diocesi vi possono essere dei direttori
particolari, con dei gruppi locali.
Scopo:
L'Associazione si propone come fine la santificazione personale dei membri,
mediante l'apostolato mariano, servendosi specialmente della Medaglia
Miracolosa.
Si
fa obbligo agli associati di portare con amore e di diffondere la Medaglia
Miracolosa, invocando spesso la SS. Vergine con la giaculatoria: "O Maria
concepita... ".
Dove
è costituito un gruppo mariano, si raccomanda di partecipare alla funzione
della "Novena Perpetua", che ordinariamente si tiene ogni sabato o
almeno al 27 di ogni mese.
Nella
Chiesa del Monastero "Corpus Domini" di Via Campofranco le Suore
ricevettero già nel 1909 l'impegno di accogliere la fondazione
dell'Associazione della Medaglia Miracolosa offerta dal fratello Rocco Di
Norcia della Congregazione dei Padri della Missione che venivano trasferiti altrove
dalla casa che sta difronte. Si trattava di un gruppo di quasi due mila
associati.
Il
27 di ogni mese si celebra una S. Messa per gli iscritti.
Ogni
anno si solennizza la festa il 27 novembre preceduta da un triduo di
preparazione.
Il
Monastero è ben conosciuto anche perché custodisce le tombe degli Estensi e
in particolare di Lucrezia Borgia che per sua volontà fece questa scelta.
Suor
M. A. F. osc ha composto preghiere con umile devozione:
Saluto
alla Vergine Madre.
Vergine
piena di grazia, incanto degli incanti, ti saluto!
I
tempi nuovi sgorgano dal tuo seno, fonte feconda e sempre sigillata, dove lo
Spirito effonde dolcemente la purezza dell'offerta. Vergine della preghiera! nel
silenzio adorante del tuo cuore di Madre, il Padre incarna la Parola ineffabile
che si dilata in risonanze eterne. Vergine della meraviglia! Germoglia nella
tenda del tuo corpo il Frutto dell'Amore e partorisci al mondo il Fiore della
Vita. Ti saluto, incanto degli incanti! Vergine della mia gioia!
Prego
dinanzi a Te, o dolce Mamma del cielo.
Tu
porti la pace Tu porti l'amore Tu porti la gioia e togli le miserie.
Il
mio esile cuore sospira, o dolce Mamma del cielo, che i cuori affranti dal
dolore accogli e risani!
Mi
è bastato un solo sguardo alle Tue mani materne protese verso di noi per
piegare le ginocchia unire le mie mani e pregarti con viva fede.
A
Te ho innalzato il mio pianto;
a
Te ho innalzato la mia sofferenza; a Te ho innalzato la mia umile, ardente
preghiera di supplica.
Non
mi mandar via, o dolce Mamma del cielo; non mi lasciar piangere, o Madre mia.
Origine:
Questa novena fu iniziata nell'anno 1927, nel Santuario dell'Immacolata di
Filadelfia (U.S.A.), dal p. Giuseppe Skelly, Missionario di S. Vincenzo,
fondatore di un vasto movimento mariano fin dal 1915. Essa prese la forma
odierna, però, solo nel dicembre del 1930.
Si tratta di una funzione che si tiene lungo l'arco dell'anno in un giorno fisso della settimana, ed è una "novena" soltanto nell'intenzione di chi vi partecipa per nove volte di seguito.
La
sua caratteristica di rendere pubbliche le grazie ricevute e quelle che si
chiedono dai fedeli, non è sempre possibile per ragioni di prudenza. Ecco
comunque lo svolgimento tipo, completo, che il sacerdote può adattare, secondo
le circostanze:
Lode
a Maria e recita del S. Rosario.
Il
sacerdote tiene poi un'apposita catechesi mariana, per la quale possono servire
anche i capitoli di un libro sulle apparizioni di Parigi, opportunamente
distribuiti nell'anno.
Lettura
eventuale (anonima) delle grazie che si sono ottenute e di quelle che si
chiedono.
Il
sacerdote prosegue così:
O
Dio, che per l'immensa bontà che ci manifesti nell'Immacolata Vergine Maria,
da te associata in modo singolare al mistero del tuo Figlio, fa' che la sua
materna protezione ci assicuri il conforto della tua provvida sollecitudine
e
liberamente serviamo, nella fede, al mistero della redenzione. Per Cristo
nostro Signore.
Popolo:
Amen.
Sacerdote
e popolo insieme, con le dovute pause: Ricordati, o piissima Vergine Maria, -
che non si è mai sentito dire - che alcuno abbia fatto ricorso al tuo patrocinio,
- implorato il tuo aiuto, - chiesto la tua protezione - e sia stato abbandonato.
- Animato da questa fiducia, - anch'io ricorro a te, O Madre, Vergine delle
Vergini, - a te vengo e, pentito, mi prostro davanti a te. - Non respingere, o
Madre del Verbo, la mia supplica, - ma ascolta benigna ed esaudiscimi. Amen.
Sacerdote
e popolo insieme:
O
Vergine Immacolata, - Madre di Dio e Madre nostra, - con la più viva fiducia
nella tua potente intercessione, - tante volte manifestata per mezzo della tua
Medaglia, - umilmente ti supplichiamo - di volerci ottenere le grazie - che
con questa Novena ti chiediamo.
(Breve
pausa per formulare in silenzio le proprie richieste).
O
Madonna della Medaglia Miracolosa, - che sei apparsa a Santa Caterina Labouré,
- nell'atteggiamento di Mediatrice del mondo intero, - e di ogni anima in
particolare, - noi mettiamo nelle tue mani - e affidiamo al tuo cuore le nostre
suppliche. - Degnati di presentarle al tuo Divin Figlio ed esaudirle, - se
esse sono conformi alla Divina Volontà - e utili alle anime nostre. - E, dopo
aver innalzato verso Dio le tue mani supplichevoli, - abbassale su di noi - e
avvolgici coi raggi delle tue grazie, - illuminando le nostre menti, -
purificando i nostri cuori, - affinchè da te guidati, - raggiungiamo un giorno
la beata eternità. - Amen.
Sacerdote
e popolo insieme:
O
Vergine della Medaglia Miracolosa, - gloriosa Regina dell'Universo, - quale
riconoscimento della tua Regalità - e per assecondare il tuo materno desiderio,
- totalmente
e
per sempre - consacriamo noi stessi e le nostre famiglie - al tuo Cuore
Addolorato ed Immacolato. - Degnati, o buona Madre, - secondo la tua promessa,
- di prenderci sotto la tua protezione - e di far piovere i raggi delle tue
grazie sopra di noi. - Proteggi le nostre persone, - guarisci i nostri ammalati,
- benedici i nostri interessi, - ma specialmente santifica le nostre anime, -
conservando in noi la fede, - aumentando in noi la fiducia in Dio, - dandoci
la forza di osservare la sua santa legge, - facendo regnare nella nostra casa -
quella santità e quella concordia di cuori, - che regnava nella Famiglia di
Nazaret; - affinché un giorno, - possiamo essere partecipi della felicità
eterna, - da te assicurata ai tuoi devoti. - Amen.
Canto
dell'Ave Maris Stella e benedizione eucaristica.
CONSACRAZIONE
ALL'IMMACOLATA
(di San Massimiliano Kolbe)
Vergine Immacolata Regina e Madre della Chiesa, Maria, io rinnovo a te, oggi e per sempre, la consacrazione di me stesso, perché tu disponga di me per l'avvento del Regno di Gesù in tutto il mondo. Offro pertanto al tuo Cuore immacolato le preghiere, le azioni e i sacrifici di questo giorno, per collaborare alla tua missione mediatrice di grazia e di salvezza per tutte le anime.
1806
Nascita
di Caterina Labourè nel villaggio di Fain-lesMoutiers (Cote d'Or) Francia.
I
suoi genitori si sono sposati nel 1893 in pieno terrore della Rivoluzione.
Caterina viene battezzata il giorno della Santa Croce.
1814
Inizia
la preparazione alla Prima Comunione.
1815
Va
a vivere presso lo zio nel villaggio di Saint Remy. La segue la sorella e si
diverte serenamente con le cuginette. In ottobre le muore la mamma.
1817
Ritorna
a casa con il papà. Fa la Prima Comunione.
1818
Aiuta
la sorella nella conduzione della casa.
1824
Inizia
il Pontificato di Leone XII. Della grande famiglia di 10 figli, tre femmine e
sette maschi, restano in casa due sorelle e tre maschi.
1825
Caterina
passa un periodo difficile a Parigi presso un fratello.
1829
Va
a vivere a Chatillon-sur-Seine presso una cugina che è direttrice di un
pensionato.
1830
Dopo
tre mesi di postulato, Caterina entra come novizia nel convento di Rue du Bac.
Vi arriva il 21 aprile ed il 25 partecipa alla traslazione del Corpo di
S.Vincenzo dè Paoli. Ha la visione anche di Gesù Sacramentato. Le visioni
durano per otto mesi. Il 18 luglio ha la visione della Vergine. Il suo
confessore resta dubbioso. Il 27 novembre ha la seconda visione della Vergine
"con i raggi", che chiede la medaglia.
1831
Caterina
è trasferita la convento di Enghien. E il 5 febbraio. Tornerà spesso a Rue du
Bac dal suo direttore spirituale, cui dice le richieste della Vergine per il
conio della medaglia.
Si
rivolge anche all'Arcivescovo di Parigi.
1832
Caterina
emette i Voti Solenni. Il Confessore ottiene l'autorizzazione per il conio di 20
mila medaglie.
1835
Prima
associazione delle Figlie di Maria.
1836
Caterina
va ad assistere gli anziani nell'Ospizio di Revelly. Mantiene il segreto delle
visioni. Resta sempre in contatto con il suo Confessore. Cominciano le grazie
attraverso la medaglia.
1838
Il
papa Gregorio XVI autorizza a portare la medaglia miracolosa.
1842
Conversione
a Roma di Ratisbonne.
1848
Caterina
chiede l'erezione di un altare sul luogo delle apparizioni. Il direttore
spirituale riconosce la concordanza delle predizioni Profetiche.
1871
Caterina
viene condotta davanti al Tribunale dei Federati.
1876
Il
31 dicembre Caterina muore nel più grande nascondimento.
30
giugno 1832 Primo conio della Medaglia Miracolosa.
1835
Prima
riproduzione su tela del pittore Lederf della visione di Caterina del cuore di
S.Vincenzo dè Paoli e la Vergine con i raggi luminosi delle mani.
1836
Inchiesta
canonica dell'arcivescovo di Parigi. 17/3/1834
Il
Rev. Ajadel, confessore di Caterina, chiede conferma scritta della visione.
Essa fornirà tre versioni sulla visione del 27 novembre, del 19 e 20 luglio.
Richiede conferma nel 1841.
1856
Caterina
risponde per iscritto al Rev. Ajadel circa le visioni del luglio.
1876
Chivalier,
subentrato a Don Ajadel, riceve le ultime confidenze nei mesi terminali della
vita di Caterina.
La
diffusione della Medaglia Miracolosa funziona pure oggi in modo
"miracoloso": ho incontrato un Cappellano d'ospedale che fu il primo
a darla a me e mi confidò che ne aveva già distribuite centomila e che ne
aveva ordinato un altro enorme quantitativo. Personalmente ho imparato da quel
Sacerdote a fare ugualmente nella pastorale sanitaria che svolgo e, veramente
i risultati sono "miracolosi" se non altro per la fiducia e la
speranza immediata che i sofferenti affidano alla Madonna. Ho incontrato solo
un caso in cui tre fratellini mi rifiutarono la Medaglia Miracolosa, non per
loro volontà, ma per imposizione dei genitori che erano Testimoni di Geova.
Per questa ragione ci penso io ad affidarli sistematicamente all'Immacolata!
Jean
Guitton dice che in soli quattro anni, i primi quattro, si sono coniate
quattro milioni di Medaglie Miracolose.
Il
Beato P. Pio da Pietralcina distribuiva la Medaglia ai suoi figli spirituali ed
ai fedeli. Dopo la morte furono trovate alcune Medaglie nella sua tonaca.
Don
Pierino, Cappellano dell'Ospedale S.Raffaele di Milano, distribuiva a tutti la
Medaglia Miracolosa e mi diceva di aver certamente superato il numero di
Centomila.
Fondazione
Medaglia Miracolosa di Mendrisio in Svizzera: impossibile definire quante
medaglie miracolose ha diffuso in tutto il mondo! A quarant'anni dalla
fondazione ha raggiunto le estreme Missioni di ogni continente e mai ha
dimenticato di inviare le Medaglie Miracolose.
Missionarie
dell'Immacolata P. Kolbe. Entra nella loro missione la diffusione della
Medaglia Miracolosa. Congregazione Notre Dame de Sjon, fondata da Theodore
Ratisbonne, diffondono ampiamente la Medaglia Miracolosa in tutto il mondo.
MILANO
Parrocchia
Madonna Medaglia Miracolosa tel. 025394177 V.le Lucania, 20
CAGLIARI
Oratorio
Medaglia Miracolosa tel. 070290180 V. Monte Santo
Parrocchia
della Medaglia Miracolosa tel 070280230 Piazza S. Michele, 1
GORIZIA
Suore
di Maria della Medaglia Miracolosa tel. 0481539758 120,C Italia
NAPOLI
Parrocchia
Maria Immacolata della Medaglia Miracolosa tel. 0817679986 V Marco Aurelio, 81
SALERNO
Parrocchia
Maria SS. della Medaglia Miracolosa tel. 089790900 V. M. Galliano
AREZZO
Viciomaggio/Civitella
in Val di Chiana Istituto Medaglia Miracolosa teL 0575441688 V. Mandriole,2
Istituto
Medaglia Miracolosa Centro Riabilitativo tel. 0575441603 V. Olmo,82
ROVIGO
Granzette
Scuola Materna Medaglia Miracolosa tel. 042535415
CH-6850
Mendrisio
Associazione
Medaglia Miracolosa tel. +fax 0916462820 Segretariato: Via C. Croci, 6 - CCP
69-853-6