LA MEDAGLIA MIRACOLOSA

Storie di Santi

P. Pio Janes © Mimep - Docete by 2004

Presentazione

L'interesse e la curiosità della gente cerca soli­tamente quanto risponde ad aspetti secondari dei pro­blemi e degli eventi prima ancora di capire. di cosa realmente si tratta.

Quante persone venerano la Medaglia Mira­colosa senza chiedersi un minimo di storia e di ra­gioni a partire da Parigi con S. Caterina Labourè e le sue visioni della Madonna con le relative indicazio­ni e specifiche volontà!

La fede e le devozioni non hanno bisogno di giu­stificazioni, ma è buona cosa approfondire storia e contenuti, origine e ragioni di quanto costituisce il pa­trimonio del nostro credo.

La Medaglia Miracolosa nasce in uno specifico quartiere di Parigi al n.140 di Rue du Bac, dove si tro­va il Convento e la Cappella delle "Figlie della Carità", detta proprio "Cappella della Medaglia Miracolosa". Si tratta di un quartiere parigino che Jean Guitton definisce "conosciuto soltanto dagli ami­ci e dagli angeli, di cui la Cappella è il focolare". Nell'incrociarsi di poche vie ci si imbatte in alcuni capisaldi e punti significativi del cristianesimo per Parigi, per la Francia e per la Chiesa Universale.

È stato detto che si tratta di un "quartiere misti­co" nel senso che non ha altre significative espres­sioni oltre quelle di indole religiosa. Bastano tre gran­di parole per definire tutto il quartiere: centro di spi­ritualità, di carità e di martirio. Nell'incrociarsi di po­che vie si incontrano i Padri Gesuiti, i Fratelli Lazzaristi, il Seminario delle Missioni Estere (4 mi­la Missionari con 163 martiri !), i Fratelli delle Scuole Cristiane, le Ausiliatrici del Purgatorio ed il Seminario di S. Sulpizio.

Il n.140 di Rue du Bac non ostenta alcuna gran­de facciata. Chi non va a cercarla, non si accorge di nulla. Chi riesce a vederla, la vede soltanto perché ce l'ha già nel cuore. Si va perché si è chiamati dalla con­vinzione interiore che la Madonna ha radicato nel cuore ancorandolo con la Medaglia che ha comunque già fatto il Miracolo.

Non c'è la ressa dei pellegrini, l'accoglienza ce­lebrativa e l'esposizione dei ricordi.

C'è il silenzio.

C'è l'atmosfera per pregare.

C'è la pace del luogo per fare spazio alla pace del cuore.

C'è sempre e soltanto la "Madonna della Medaglia Miracolosa".

 

L'origine della medaglia miracolosa

S.Caterína Labourè con S. Claudío Colombíère

Caterina Labourè deve sostenere la numerosa fa­miglia prima di poter coronare la sua vocazione re­ligiosa. Ha ormai 24 anni quando il 21 aprile 1830 viene accolta tra le Figlie della Carità, Congregazione di Suore fondata da S. Vincenzo dè Paoli con espli­cito intento di soccorso ai poveri. Il giorno della sua entrata in Convento coincide con la traslazione del corpo del Santo a Parigi dove si fa grande festa. Caterina ha la sorpresa di avere in visione per tre gior­ni consecutivi proprio il suo Santo Fondatore che le si presenta sopra un piccolo reliquiario situato nella Cappella delle Suore in Via Rue du Bac. Le visioni accompagnano Caterina nel corso della sua vita, spe­cialmente Gesù Eucarestia e Cristo Re. Le visioni che comunque cambieranno la sua vita totalmente furo­no quelle dell'Immacolata della "Medaglia Miraco­losa". Si tratta di un ciclo di cinque apparizioni, di cui due singolari, una delle quali comprende quella spe­cialissima del 27 novembre 1830. Nella prima fase appare la Madonna ritta sul globo dorato avvolto dalle spire del serpente. La Madonna si mostra nell'atto di offrire al Signore il mondo con tutte le anime. Lei tiene il mondo tra le mani portandolo all'altezza del Suo Cuore. Da queste mani si irradiano due fa­sci di luce sul globo inferiore, segno delle grazie che la Madonna fa piovere sul mondo intero. Il piccolo globo d'oro piano piano scompare, le mani della Vergine si abbassano con i raggi di grazia che Lei im­petra dal Signore. Il suo capo viene avvolto da un'au­reola con una scritta che va formandosi a caratteri d'o­ro: "O Maria, concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a Voi".

La visione si protrae per quasi due ore. Sparisce questa prima scena e si illumina quella che diventa l'al­tra faccia della Medaglia Miracolosa. Si accende una grande M con sopra la Croce, sotto i Cuori di Gesù e di Maria e tutte intorno dodici stelle luminose. Di que­sti particolari Caterina non ne parlerà. L'unica perso­na cui apre il suo cuore è il santo Confessore P. Claudio Colombière, il quale l'ascolta, la conforta e l'appog­gia nell'esaudire le richieste della Madonna che chiede di realizzare una medaglia raffigurante la visione.

La povera Suor Caterina non saprebbe come orientarsi, ma la Madonna prepara gli avvenimenti in modo che tutto avviene senza contrasti. Si fa un pri­mo conio di 1560 medaglie e subito vengono indi­cate come "Miracolose".

La Madonna esprime la volontà che nasca l'Associazione delle Figlie di Maria Immacolata e nel volgere degli anni 1836/47 anche questo si avvera.

La diffusione della Medaglia Miracolosa proce­de a macchia d'olio con tutti i mezzi ed in ogni luo­go. Le conversioni ed i miracoli accendono mag­giormente la devozione.

 

S. Alfonso Maria (Carlo Tobia) Ratisbonne

L'atmosfera storica in Francia è accesa di livo­re contro la Chiesa e contro il papato. Si vivono mo­menti difficili e tragici per i cattolici. Il mondo della cultura è particolarmente attivo e vivo nel suo anti­clericalismo. I Cristiani sono costretti a dare testi­monianza con grande rischio.

Nelle difficoltà anche un piccolo segno diventa importante per riaccendere fiducia e speranza. La Medaglia Miracolosa è certamente un grande punto di riferimento che sostiene parecchi fedeli ed orien­ta i lontani.

A Roma, il 20 gennaio 1842, succede un'im­provvisa conversione di un ebreo e questa viene at­tribuita alla Medaglia Miracolosa. È Alfonso Carlo Tobia Ratisbonne, proveniente da un grande casato di banchieri francesi, d'origine ebrea. Egli ottiene già a 16 anni, ormai orfano di papà e mamma, i privile­gi di tutto il casato, ma a lui piace vivere in libertà, viaggiare e non impegnarsi nel lavoro. Dice di se stes­so: "Fino a 23 anni circa sono vissuto senza alcuna religione e perfino senza credere in Dio". (Deposizione di Alfonso il 18/2/1842).

Un barlume di interiorità si accende nel suo in­timo a motivo del suo rapporto con la fidanzata quan­do ormai sta per decidersi di sposarla.

"Pensare a lei innalzava il mio cuore verso quel Dio che io non conoscevo e che non avevo mai né pregato né invocato" (Lett. 12/4/1842).

Il fratello maggiore, Thèodore, quando Alfon­so ha 13 anni, si converte quasi segretamente al Cristianesimo ed entra in seminario per avviarsi al Sacerdozio. È per Alfonso una ragione in più per ve­dere male la fede cattolica.

Nella prospettiva del matrimonio, sentito un ami­co di ritorno da un viaggio in Oriente, decide di fare uno stacco di riflessione e di partire anche lui in quel­la direzione. Viene ad incontrare quest'amico a Roma. È un fervente protestante ed un suo fratello è sacer­dote e Vicedirettore dell'Arciconfraternita di Nostra Signora delle Vittorie a Parigi. È nell'incontro con l'a­mico barone Thèodore de Bussierres e con il fratello Sacerdote che riceve la Medaglia Miracolosa con la raccomandazione di portarla sempre e di copiare la preghiera di S. Bernardo "Ricordati, o misericordio­sissima Vergine Maria,...". Gli sembra una puerilità e la prende con tutto il suo umorismo al pari di un gio­co del tutto scherzoso. In quei giorni visitano Roma e in particolare diversi Santuari. Incontra due Padri Gesuiti che incidono parecchio nel suo cambiamento di vita. Lo Spirito Santo agisce nel segreto e condu­ce attraverso strade che alla fine arrivano da Lui. Succede che i personaggi che incontrano impegnano vari gruppi di preghiera a tener presente anche Alfonso tanto a Roma quanto nell'Arciconfraternita di Nostra Signora delle Vittorie a Parigi. Nessuno può fermare l'opera di Dio.

"Ho sempre riso delle apparizioni e ho sempre rifiutato di credere ai miracoli" (Lett. 12/2/1842). Alfonso, il 20 gennaio 1842, è pronto a lasciare Roma e vuol passare a salutare i due Padri Gesuiti. Incontra per caso l'amico in Via Condotti che gli of­fre un passaggio in automobile anche per fare una pas­seggiata. Gli chiede la cortesia di passare un attimo dalla Chiesa di S.Andrea delle Fratte, tenuta dai Religiosi di S.Francesco da Paola, perché ha una com­missione da fare per un Frate. Come arrivano entra­no in Chiesa ed il barone sale nel chiostro mentre Alfonso aspetta. È affare di dieci o dodici minuti, ma al ritorno trova Alfonso in ginocchio davanti al­l'altare dell'Angelo custode.

"Mi avvicinai, ma prima che si accorgesse del­la mia presenza dovetti toccarlo tre o quattro volte e solo alla fine, volgendosi verso di me con il volto ba­gnato di lacrime, con le mani giunte e con espressio­ne impossibile a rendersi, egli esclamò: "Ah!... Come questo signore ha pregato per me!" "Sentii anch'io cosa si deve provare alla presenza di un miracolo".

"Nel frattempo mi accorgo che Alfonso estrae dal petto la Medaglia Miracolosa e la copre di baci e di lacrime".

Dichiarerà in altro momento che la Vergine Ma­ria: "Mi ha fatto segno di non opporre resistenza".

Tenta per tre volte di alzare lo sguardo verso il Suo volto, ma la luce lo abbaglia. Vede dalle sue ma­ni l'invito alla riconciliazione e capisce immediata­mente "tutti i segreti della misericordia divina" (Lett. di Alfonso senza data).

Il viaggio in Oriente sfuma. In pochi giorni si prepara a ricevere il Battesimo. Diventa anch'egli Sacerdote e Santo.

Poco prima di morire, il 6 maggio 1884, dice: "Perché mi torturate con le vostre cure? La SS.Vergine mi chiama e io ho bisogno di Lei. Desidero solo Maria!

Per me è tutto.

Maria! Qui c'è tutto" (Predica di P. Estrate 8/4/1884).

Al suo nome aveva aggiunto anche quello di Maria.

"Sulla mia tomba metterete solo due parole: Padre Maria. Il primo dirà il peccatore che sono sta­to, il secondo la misericordia di Maria per me" (Lett. di P. Estrate, 26/6/1901).

 

S. Massimiliano Kolbe

Nel 75° anniversario dell'apparizione della Madonna ad Alfonso Maria Ratisbonne a S.Andrea delle Fratte il 20 gennaio 1842, Fr. Massimiliano Kolbe è anch'egli a Roma nel Collegio Serafico Internazionale come studente di Teologia. Il 20 gennaio 1917 è una giornata come le solite, ma durante la meditazione sente l'ispirazione di fondare un'as­sociazione mariana. Ha 21 anni e ha indossato l'abi­to dell'Ordine dei Frati Minori Conventuali a Leopoli in Polonia quando aveva 17 anni. A 18 inizia gli stu­di filosofici presso l'Università Gregoriana. Ovunque in Europa tira aria di guerra e suo papà, ufficiale nel­le legioni polacche, già nel 1914 viene fatto prigio­niero dai Russi e probabilmente fucilato. Terminati gli studi alla Facoltà Teologica di S.Bonaventura, vie­ne consacrato Sacerdote dal Cardinal Pompilj, Vicario del Papa per la diocesi di Roma. Il giorno seguente, 29 maggio 1918, celebra la sua Prima Messa in S.Andrea delle Fratte all'altare dell'apparizione. È già dal 16 ottobre del 1917 che con sei Confratelli ha dato inizio alla Milizia dell'Immacolata. Nell'anno seguente l'Ordinazione Sacerdotale porta a termine gli studi e consegue il dottorato in Teologia. Continua sempre a promuovere e consolidare la sua fondazio­ne ottenendo la benedizione a viva voce dal Pontefice Benedetto XV attraverso Mons. Domenico Jaquet. Riceve anche dal Vicario Generale dell'Ordine be­nedizione e conferma scritta di approvazione per la Milizia dell'Immacolata. A fine luglio del 1919 tor­na a Cracovia come insegnante di storia ecclesiasti­ca per i Confratelli. L'Arcivescovo, Mons. Adamo Stefano Sapieha, gli concede di stampare lo statuto della Milizia dell'Immacolata in lingua polacca. Pochi anni più tardi, nel 1922, il Card. Pompilj che l'ha or­dinato Sacerdote, approva la Milizia dell'Immacolata come "Pia Unione della Milizia di Maria Imma­colata". In questo stesso anno inizia ad uscire a Cracovia e poi a Grodno l'organo della M.I. dal tito­lo "Rycerz Niepokalanej". È già una tiratura di 5.000 copie.

Alla fine del 1923 dispone di una macchina da stampa a mano per il giornale. L'anno seguente stam­pa anche il calendario-almanacco per il 1925 in 12.000 copie accanto alla rivista. Riceverà la Benedizione del papa Pio XI, il quale concederà su­bito dopo speciali indulgenze. Nel 1927 la sede del­la M.I. di Roma viene riconosciuta come sede pri­maria anche sotto l'aspetto giuridico. È l'anno in cui P. Massimiliano pone la statua dell'Immacolata a Teresin ed inizia Niepokalanòw: città- convento- edi­toria dell'Immacolata.

La salute del Padre Kolbe è sempre debole e fra­gile, ma la sua attività è dirompente. Comincia nel 1930 a preparare una missione per l'Estremo Oriente e si affida a S.Teresa di Gesù Bambino, poiché le dif­ficoltà e le lungaggini sembrano insormontabili. Eppure proprio quest'anno arriva in Giappone, a Nagasaki. Fonda una seconda città dell'Immacolata e inizia con 10.000 copie del giornale. In quest'an­no muore il fratello P. Alfonso che sempre gli è sta­to vicino e l'ha aiutato fino all'ultimo. La mamma si e già da anni ritirata presso un convento di Suore vi­vendo una vita umile e santa.

Nel 1936 P. Massimiliano viene in Polonia con incarichi per l'Ordine ed ottiene la consacrazione dell'Ordine stesso all'Immacolata. Così l'anno se­guente compie un giro in varie città d'Italia per rior­ganizzare la M.I. in occasione delle celebrazioni per il ventennio di fondazione del movimento "Milizia dell'Immacolata".

Ha occasione di parlare due volte a Radio Varsavia, ma nel 1938 parte con una emittente radio da Niepokalanòw. Ha in mente altri progetti per la Lituania e le Missioni, ma i rumori di guerra gli por­tano il primo arresto da parte delle truppe tedesche nel 1939 e il 14 agosto 1941 nel blocco 13 di Oswiecim viene ucciso con una iniezione di acido ve­lenoso al braccio sinistro.

 

L'incredibile storia del Padre Kolbe con la Medaglia Miracolosa

Nel cuore di P. Kolbe, fin da giovanissimo, si ac­cende un'irresistibile fiamma apostolica. Inizialmente pensa alla Polonia, sua patria nativa, poiché teme l'a­vanzata della Russia ortodossa.

Nella misura in cui spalanca maggiormente il cuore ad accogliere con più pienezza l'amore del Signore, avverte in se stesso un ben più ampio senti­re missionario e ne intuisce tre fondamentali pilastri di solido spessore spirituale.

 

Motivazioni di partenza

1 - Fondazione della Milizia dell'Immacolata, per passare dagli ideali all'azione e scuotere i Religiosi vacillanti negli ideali della missionarietà mariana e francescana.

2 - Istituire un'associazione che si opponga al dilagare della Massoneria che osa sventolare le sue bandiere nere sotto il Vaticano a ricordo di Giordano Bruno e in disprezzo del Papa.

3 - Reagire all'indifferenza religiosa e all'im­mortalità che dilaga e travolge cuori innocenti. Così fonda a Roma nel 1917 la Milizia dell'Immacolata.

Il volgere delle tragedie che toccano l'Europa lo portano a maturare quasi un'idea fissa per cui si bat­terà fino a morire: "tutto dipende dall'Immacolata". L'Immacolata deve rilanciare lo spirito francescano dell'Ordine. I Francescani devono tornare ad essere i "Frati di Francesco" e così l'Immacolata li porterà a conquistare il mondo intero. L'immacolata "deve schiacciare le eresie" nel mondo intero: eliminare ogni nemico della Chiesa. Deve dispensare tante gra­zie da vincere l'immoralità dilagante (SK 904; 1331; 486; 485).

 

Evento determinante

Lo sviluppo concreto dei suoi progetti viene se­gnato da occasioni e momenti ben precisi, illuminati dal volere dell'Immacolata.

Il 20 gennaio 1917, 75° anniversario della con­versione di Alfonso Ratisbonne, il P. Rettore tiene una meditazione da cui il Kolbe viene colpito per l'im­mediatezza della conversione attraverso l'apparizio­ne dell'Immacolata.

Conclude che deve coinvolgere tutti a pregare Maria per ottenere lo spegnersi delle eresie e la bal­danza della massoneria (cf. SK 1315; PSV 818). È lo slancio che anima la sua preghiera nei primi sei me­si del 1917 e che rilancerà sotto la spinta di una me­ditazione sull'apparizione dell'Immacolata a S.Caterina Labourè (27 novembre 1830) e sulla Medaglia Miracolosa. Decide con totale determina­zione di dedicarsi alla causa dell'evangelizzazione.

Si ferma a riflettere sui particolari per penetra­re in profondità i messaggi lasciati dalla Vergine. Nella visione a S.Caterina Labourè la Madonna reg­geva con le mani all'altezza della cintola un globo, simbolo dell'universo, ed elevava gli occhi al cielo come per offrire tutto al Signore. Dagli anelli delle dita di Maria uscivano fasci di raggi luminosi, sim­bolo delle grazie che il popolo chiede alla Vergine. È la Madonna che chiede a Caterina di far coniare una Medaglia di questo tipo e quanti la porteranno "ri­ceveranno grandi grazie".

Il Kolbe commenta perentorio che "l'Immaco­lata consegnò al mondo una propria medaglia chia­mata universalmente "miracolosa" a motivo delle in­numerevoli grazie e miracoli di conversione che Ella ha operato per suo mezzo" (SK 1042).

 

Mentalità strategica

È facile intuire lo spessore di assoluta integrità che anima il giovane Kolbe nel suo sentire spirituale e nella sua determinazione progettuale ad operare. Come gli riesce di capire o "carpire" un'idea di sapo­re spirituale, subito scopre la traduzione nel grande pro­getto da calare nella realtà per coinvolgere gli altri e puntare sempre al massimo.

Se a volte usa la politica dei piccoli passi, è sol­tanto per convenienza strategica: non dare nell'oc­chio, non sciupare l'occasione, non sottrarsi all'ob­bedienza, non precipitare gli eventi, ma anche non perdere tempo.

È questo un atteggiamento della sua personalità che non perderà mai ed è la risultanza del suo ferreo proposito di fare tutto ciò che l'Immacolata vuole e di non fare nulla che Lei non gradisca. È una tale unio­ne di volontà che non accetta interferenze all'infuori del dovuto "filtro" che mai prescinde dall'obbedien­za ai Superiori.

Nell'estate del 1917 Fr.Kolbe viene consacrato Suddiacono, terzultimo gradino per arrivare al

Sacerdozio. Il fatto avviene ad Amelia per le mani del Vescovo, francescano, il quale fa una "profezia" che colpisce molto Massimiliano. Afferma infatti che "un frate francescano" farà cose grandi, rinnoverà lo spi­rito dell'Ordine e risveglierà la religiosità in molte nazioni (PSV 818).

 

Primi passi

Continua sempre l'approfondimento da parte del P. Kolbe dei prodigi operati dalla Medaglia Miracolosa e la sua meditazione raggiunge maggiore intensità e chiarezza a questo proposito. Si rende conto che l'Immacolata recupera i nemici della Chiesa e riporta i fedeli fino alla perfezione della vita cristiana strin­gendoli a Sé con il vincolo sacro della consacrazione "fissata" dal segno della Medaglia Miracolosa.

L'entusiasmo del giovane Frate diventa conta­gioso per buona parte dei Religiosi che gli vivono ac­canto. A loro richiama l'inveterato amore dell'Ordine alla Madonna proprio come "Immacolata Concezio­ne", cui nelle parole della Genesi (3,15) si attribuisce la specifica espressione: "Ipsa conteret caput tuum". Per il P. Kolbe è un'affermazione di grande fascino, grande fiducia, grande entusiasmo e indiscussa si­curezza. Scopre in questo rapporto la chiarezza del­la sua "alleanza" e del suo "patto" totale ed eterno con l'Immacolata: l'Immacolata lo vuole, l'obbedienza ai Superiori lo autorizza ed in più anche la coscienza viene confermata dai suoi Confessori. Così trova in sé la chiarezza che vuole manifestare a tutti: nessu­no fa nulla se non è "volontà dell'Immacolata".

 

Incontro di fondazione

Quando raggiunge questo traguardo spirituale, ne parla a due confratelli che ritiene più sensibili e di­sponibili: verifichino in se stessi la sua proposta e an­ch'essi cerchino di ottenere le dovute autorizzazioni dai Superiori e Confessori. Con questa strategia ar­rivano in fretta ad un gruppetto di sette, che vengo­no considerati i confondatori della Milizia dell'Immacolata. Dichiarano candidamente che la Madonna "non ha bisogno di noi, ma si degna di ser­virsi di noi" e di conseguenza decidono "come agire" e "con quali mezzi". Trovano subito la risposta: con tutti i mezzi leciti, con la stampa, la parola, la Medaglia Miracolosa, l'azione, la preghiera ed il buon esempio.

È un progetto che essi portano avanti in Collegio e in assoluto segreto al di fuori del gruppo ( cf. SK 1278). La riunione di fondazione ufficiale avviene do­po cena, il giorno 16 ottobre 1917. In una stanza, sette frati si ritrovano davanti ad una statuetta dell'Immacolata posta in mezzo a due candele accese.

Si tratta di un traguardo eccezionale che segnerà per sempre la vita di questi "sette" e del relativo sviluppo dell'iniziativa che avvia il "programma della Milizia dell'Immacolata". Riescono persino ad otte­nere tramite un Padre francescano, confessore del pa­pa Benedetto XV, una speciale Benedizione. Escono quindi da quella stanzetta in assoluto silenzio e si re­cano insieme in Cappella dove Fr.Antonio Masi, uno del gruppo, legge il programma, lo fa firmare da cia­scuno, benedice la Medaglia Miracolosa, la impone ai primi Militi dell'Immacolata. Poi si ritirano per il riposo della notte.

 

Statuto

Il programma è sintetico e preciso: "Milizia dell'Immacolata".

"Ella schiaccerà la tua testa" (Gen 3,15).

"Tu sola dissipasti le eresie dell'intero mondo".

I. Scopo:

Procurare la conversione dei peccatori, degli ere­tici, degli scismatici, ecc., in particolar modo dei massoni e la santificazione di tutti, sotto il patro­cinio e per la mediazione della B.V.M. Immacolata.

II. Condizioni:

1) Totale offerta di se stesso alla B.V. M. Im­macolata, mettendosi come strumento nelle im­macolate Sue mani.

2) Portare la "Medaglia Miracolosa".

III. Mezzi:

1) Supplicare possibilmente ogni giorno l'Imma­colata con questa giaculatoria: "O Maria, con­cepita senza peccato, prega per noi, che a te ricorriamo, e per tutti quelli che a te non ricor­rono, in special modo per i massoni;

2) Usare tutti i mezzi legittimi secondo la possi­bilità nei diversi stati e condizioni di vita, nel­le occasioni che si presentano. Si agisca con ze­lo e prudenza.

Il mezzo poi speciale sia la diffusione della "Medaglia Miracolosa".

 

La notte oscura

Normalmente il Signore chiede grandi prove per il collaudo delle grandi imprese ed avviene ugual­mente anche in questo caso.

Segue un anno di dura prova: incomprensioni, dubbi, paure e rischio di fallimento della loro coe­sione di intenti spirituali. Pure al di fuori scoppiano tuoni di guerra e malattie portano alla morte due dei sette confondatori e Fr.Massimiliano si ammala fino a rimettere sangue. Eppure tutto il progetto si rilan­cia nel "silenzio" della sofferenza e delle prove con rinnovato slancio di preghiera e nuovo amore senza limiti. Matura anzi un'idea incredibile: condurre tut­ti a Dio attraverso l'Immacolata. Il Kolbe attinge le idee di S.Ambrogio per la gloria della Chiesa; quel­le di S.Francesco di Sales per la costanza; si appella ai SS.Cuori di Gesù e Maria per l'amore ardente; pa­pa Pio IX e guarda al Buon Pastore, che si fa tutto a tutti per non perderne alcuno. La solidità delle con­vinzioni è tale per cui sa rispondere a chi ha fretta sen­za più mezzi termini: "Prega e abbi fiducia" (SK 98713).

La convinzione interiore si è radicata nella fede, ma il dramma esterno rischia di spazzare via tutto:

sparisce forse il nucleo dei confondatori, si spezza il vincolo spirituale che li ha uniti, sfumano forse gli ideali apostolici su cui puntavano, si insinua persino il gravissimo dubbio che Dio non gradisca l'iniziati­va e che l'Immacolata non la voglia realizzare. Per la sensibilità spirituale del P. Kolbe questo problema è ben più grave del suo concreto "sputar sangue".

 

Ordinazione sacerdotale

A distanza di un anno segnato dal "nulla", Fr.Massimiliano si prepara per ricevere il Diaconato con un corso di esercizi spirituali e la prima nota che si appunta è questa: "Lasciati condurre dalla Divina Provvidenza" (SK 968). E poi va avanti e rincara la dose: "Ama le croci. Croce, croce, croce=sorgente della vera felicità". Con questa strategia spirituale vi­ve giorno per giorno nel fedele compimento dei suoi doveri sempre attento ad una preghiera confidente.

Tornano come insistenti ritornelli le espressio­ni di "lasciarsi condurre", "affidarsi all'Imma­colata", "fiducia e umiltà".

Nell'aprile del 1918 inizia a prepararsi al Sacerdozio e l'Immacolata torna in gioco e il Padre Kolbe capisce che c'è un occhio che vede tutto e un orecchio che ascolta tutto (SK 969). Conclude quin­di: "Sii innamorato della Santissima Vergine Maria " (idem). È un attimo di luce e poi si torna al cupo silenzio della quotidianità.

Scoppia come una bomba di incontenibile feli­cità l'annunzio che l'Ordinazione sacerdotale sarà an­ticipata di un mese. Esce in dolcissime espressioni verso la Madonna: "O Immacolata, mia Signora, aiu­tami a prepararmi bene...". Tutto si prepara sotto la guida "dell'Immacolata, Ottima Mammina" (SK 988).

Dopo la Prima Messa è tutto un inno di ricono­scenza all'Immacolata che l'ha accompagnato fino a questo punto. La Prima Messa: "L' indomani, 29, ho celebrato la Santa Messa all'altare dove l'Immacolata si è degnata di apparire al P. Ratisbonne e per di più (contrariamente a qualsiasi speranza) la Messa (voti­va) della Medaglia Miracolosa" (ibidem B).

Sul libro delle Messe lascia questa nota: "29 aprile. Messa votiva della Medaglia Miracolosa. Per la conversione di Sara Petkowitsch, degli scismati­ci, acattolici, massoni, ecc. Chiesa di S.Andrea delle Fratte, altare dell'Apparizione dell'Immacolata" (SK 1336).

Le parole che sceglie per il retro dell'immagine­ricordo della Prima Messa contiene forse tutto il cuo­re di P. Massimiliano:

"Chi sono io, Signore, perché tu mi abbia fatto arrivare fino a questo punto ?" (2 Sam 7,18). "Mio Dio e mio tutto". RICORDO DELLA PRIMA SANTA MESSA celebrata da PADRE MASSIMILIANO MARIA KOLBE francescano all'altare dove l'Immacolata si è degnata di apparire a Ratisbonne. Roma, 29 aprile 1918. "Concedimi di lodarti, o Vergine Santa. Dammi forza contro i Tuoi nemici".

Il P. Kolbe, preso dalla sua devozione e dalla sua sensibilità, manda al fratello Fr.Alfonso i petali di ro­sa del roveto di S.Francesco e la "medaglia miraco­losa di cui in precedenza ti avevo scritto" (Lett. 4/8/19).

A Padre Pietro Giuseppe scrive e chiede se accetta il "mandato di ispettore della Società della Medaglia Miracolosa". Spiega ogni cosa nei minimi particolari e poi quasi si pente con l'interrogativo: "vedi sono trop­po focoso, è vero ?" (Lett. 8/1/20).

 

Esplosione di attività e progetti

A Cracovia avevano messo in piedi una "biblio­teca della M.L" che poteva contare dai due ai trecento volumi ed in più una quarantina di riviste. Ma il P. Kolbe pensa sempre a qualcosa in più ed in meglio: "Chiederei di farmi avere (...) alcune Medaglie Miracolose. Di quel­le ricevute: una la diedi ad un'ebrea, 4-5 ad ex ebrei, una ad un sordomuto e un'altra ad un povero ammala­to, ormai spacciato" (Lett. 4-27/10/1920). Pensa an­che alla Romania ed ai problemi di traduzione. Il fine è sempre lo stesso: "Così facilmente si potrà divulgare la Medaglia Miracolosa e ci saranno delle conversioni" (Lett. 29/7/1926).

A Fr.Ottone scrive e spiega nei minimi partico­lari i requisiti per entrare nella M.I. e sottolinea: "La Medaglia serve come segno esterno di questa offer­ta di se stesso; è dunque una parte integrante. Queste due cose costituiscono la condizione, cioè l'unione di noi stessi come gli strumenti con l'Immacolata, no­stra luce, nostra forza e duce in questa guerra" (Lett. 26/12/1928).

Anche in altra lettera del 23/4/1929 spiega le "fac­ce" della Medaglia Miracolosa ed il loro riferimento al Cuore di Maria ed al Cuore di Gesù ed alla sua Croce. I raggi che "sgorgano" sono le grazie, illuminano i cuo­ri, salvano le anime.

Il P. Kolbe sottolinea spesso quanto sono impor­tanti per lui i punti ed i riferimenti geografici: "...io farò il possibile per scrivere due righe da Lourdes e da Parigi, dove l'Immacolata ha manifestato la Medaglia Miracolosa" (23/1/1930). Nella continuazione di que­sto viaggio può giungere anche a Roma per celebrare la S.Messa sullo stesso altare in S.Andrea delle Fratte dove aveva celebrato per la prima volta.

Il suo animo dalla grande sensibilità riesce spes­so a cogliere e coniugare immagini poetiche con pro­blematiche impegnative. Così come le api che scia­mano si raffigura l'espansione dei Fratelli nel mondo a diffondere ovunque la stampa "e le medaglie" se­condo le necessità delle varie regioni della nazione, ma sempre con il pensiero rivolto a Niepokalanòw "per­ché è qui la sorgente del flusso d'amore che anima tut­ti" (2/12/31). È comunque in quest'ampia lettera che si dilunga sui progetti e mezzi per diffondere la devo­zione all'Immacolata. Sottolinea che "Questo per ciò che riguarda i mezzi naturali" è assolutamente un tra­mite, poiché lo scopo vero e finale è la conquista dei cuori al Cuore di Lei ed al Cuore di Gesù. È indispen­sabile non confondere i mezzi con lo scopo!

Mai dimentica come "Fece un gran clamore in tut­to il mondo la conversione del Ratisbonne, un ebreo accanito, avvenuta dopo che egli aveva accettato la Medaglia Miracolosa..." (R.N.I., 1926,2-7).

Così sprona tutti a donarsi totalmente all'Im­macolata "affinché Ella conquisti il mondo con il suo Rycerz e la sua Medaglia" (idem).

La Medaglia Miracolosa ha in se stesso una por­tata universale sia "geografica" che "umana", poiché il P. Kolbe la offre a tutte le persone che incontra ad ogni latitudine anche se non credenti.

A Colombo succede così: "Il controllore e il macchinista, riconoscenti per le medagliette dell'Immacolata ricevute, effettuano una fermata straordinaria per noi davanti al palazzo arcivescovi­le" (SK 583).

Con il tram succede la stessa cosa: "Tanto il bi­gliettaio che il conducente accettano la medaglietta dell'Immacolata anche se buddista, è contento" (idem).

 

Sviluppo e diffusione

Quando intende usare tutti i mezzi per diffon­dere l'amore all'Immacolata, si industria ad usarli su vasta scala. Anche nelle piccole iniziative sa pen­sare in grande. Nei foglietti stampati per diffondere la devozione all'Immacolata, propone l'iscrizione al­la M.I. e precisa sempre che: "Vi è pure una secon­da condizione, vale a dire portare la Medaglia Miracolosa. Non si tratta di condizione essenziale, tuttavia costituisce in certo qual modo il segno ester­no della totale donazione interiore all'Immacolata" (SK 1226, III 1938).

Ci tiene a spiegare che la Medaglia viene detta "miracolosa" per le "innumerevoli conversioni nu­merosissime e svariate grazie su coloro che la porta­no al petto con devozione" (idem).

Nello stesso articolo spiega anche perché si par­la di "Milizia" in quanto gli scritti diventano "pro­prietà" dell'Immacolata e si impegnano a procurare altri iscritti. Continua ancora precisando la scelta del­la sigla "M.I.".

Viene dal latino e così può avere più facilmen­te una facile comprensione internazionale. Questo ampio volantino scritto nel marzo del 1938 è stampato in cinque lingue e firmato di suo pugno "P. Massimiliano M. Kolbe, direttore della Sede centra­le della Milizia dell'Immacolata, PP. Francescani, Niepokalanòw, Polonia" (idem).

Arriviamo in questo modo all'apice degli iscrit­ti: un milione! "Un mezzo formidabile è il collega­mento delle singole energie dei singoli, di anime iso­late tra loro. Ecco il perché della Milizia dell'Immacolata in quanto "associazione" (SK 1231). I termini "esagerati" che il P. Kolbe impiega parlan­do dell'Immacolata e della Medaglia Miracolosa, esprimono la sua fede assoluta, piena e mistica. Scrive persino che la Medaglia è come una "pallottola" per conquistare le anime all'Immacolata! (SK 1046).

 

I frutti di conversione della medaglia Miracolosa

La chiarezza del P. Kolbe nella sua visione di fe­de è del tutto pari alla certezza nella potenza dell'Immacolata. Nella lettera ad un Confratello po­ne l'interrogativo: "Ma che cosa ti auguro? Quanto ti ho sempre augurato finora, vale a dire di sgobbare e consumarti per l'Immacolata... Ossia, ti auguro l'an­nientamento completo solo della volontà... . E che co­sa ancora? Nulla" (SK 418).

È l'atmosfera sonora della mistica carmelitana nel­la totalità espressa dal "todo y nada" e anche dal "Io vo­glio tutto" detto e fatto da S.Teresa di Gesù Bambino.

Il P. Kolbe scrive da Nagasaki ad altro Confra­tello: "...se l'Immacolata lo vorrà, invierà i suoi re­parti di avanguardia in tutte le terre, a tutte le nazio­ni, ad ogni anima". Non c'è bisogno di "fare chias­so", poiché tutto avviene spontaneamente, aperta­mente, umilmente. Come il frutto, segue logicamen­te al fiore, che naturalmente sboccia sul ramo pro­dotto dalla pianta e nasce dal seme gettato in terra. Egli è in grado di vedere contemporaneamente l'ini­zio e la fine ultima delle cose e degli eventi. La men­talità spirituale gli fa vedere in prima istanza i "frutti spirituali". Infatti, non gli sfugge assolutamente di sottolineare e spiegare come, il massimo delle indul­genze che si possono lucrare con la medaglia mira­colosa dipende anche dal portarla appesa al collo "piuttosto che in tasca" (cf. Lett. 416). Indica ugual­mente determinati e specifici favori che l'Immaco­lata concede. Dice anche le grazie precise da chie­dere per se stessi e per tutte le creature, dal momen­to che "l'Immacolata ha promesso di elargire molte grazie a coloro che porteranno la sua medaglia; ap­punto per questo i membri della M.I. utilizzano tale medaglia come una "pallottola" nella lotta per con­quistare anime all'Immacolata..." (SK 1840).

Sogna ad occhi aperti che "il regno dell'Im­macolata prenderà possesso del mondo,... si trasfor­merà in un paradiso sulla terra" (idem). Ha il santo coraggio di parlare di "una santa guerra" da portare avanti "allo scopo di conquistare le anime all'Immacolata" (SK 1088).

Parla serenamente come si deve arrivare quasi per normale evidenza di consequenzialità a "donarsi per sempre all'Immacolata, per portare la sua meda­glia e per ripetere una volta al giorno la breve giacu­latoria" (idem). Gli sembra conveniente che quando le anime formano un bel numero si devono radunare insieme "di tanto in tanto" per avere metodo e co­stanza e "salvare anime" e, conseguentemente, "ren­derle felici" (idem). Se la medaglia miracolosa "è la pallottola che abbatte il male", il Rosario ne è la "spa­da", così come viene insegnato a Lourdes (idem).

 

Totale consacrazione

Il P. Kolbe fonda le sue affermazioni su princi­pi che sono radicati nel suo animo come pilastri ir­removibili e indiscutibili. Per lui il peccato non è tol­lerabile nell'anima neppure per un istante: l'atto di contrizione perfetta deve essere immediato con il pro­posito di confessarsi al più presto.

Nessuno si attribuisca meriti:tutto è dono dell'Immacolata. Sembra che questi fondamenti del­lo spirito sono nati con la sua nascita, poiché mai ri­tratta le sue affermazioni quantunque integraliste: la sua mistica visione della realtà nasce e cresce paral­lelamente con lui. La redazione completa del "codi­ce" della M.I. viene fuori già nel 1919 da una sua con­ferenza tenuta a Cracovia ai chierici francescani. Individua i cinque punti di forza, li svolge ampia­mente. Resteranno per sempre. È il fratello P. Alfonso che allora li ricopia con piccole varianti personali poi­ché si rende conto che si tratta di un lavoro essen­ziale ed eccezionale. Le parole conclusive conten­gono tutto il suo progetto: "la massima gloria possi­bile di Dio attraverso l'Immacolata" (SK 1248).

È impressionante la cura della chiarezza nella co­municazione che ricerca nella "pagella di iscrizione" redatta in più lingue nel 1940, in cui definisce con estre­ma precisione ed essenzialità, contenuto e condizioni della M.I. (1330). È facile intuire la sua attenzione al­la preghiera ufficiale della Chiesa che egli prega gior­nalmente nel Breviario, dove incontra le espressioni bi­bliche ed ecclesiali. I Religiosi hanno nelle orecchie e nel cuore l'armonia gregoriana che solennizza le feste della Madonna con le sue antifone: "Ella ti schiaccerà il capo" e poi "Tu sola hai distrutto tutte le eresie nel mondo intero". È questo lo scopo che il P. Kolbe dà al­la M.I. e precisa le parole "tutto" e "Tu sola" (idem). Arriva persino a definire i gradi di appartenenza indi­candoli in M.I. 1, M12, M13... ma è l'amore di Dio lo scopo ultimo di tutta l'attività della M.I" (idem).

Nell'atto di consacrazione all'Immacolata il P. Kolbe vede la scelta di quell'opzione esistenziale per cui la persona decide di non appartenersi più, ma di af­fidarsi in vita e in morte alla volontà di Dio. Il termi­ne che egli usa in lingua polacca per dire consacra­zione è un termine pregnante che implica anche quel "sacrificio" e quel "sacrificarsi" che discendono dal fatto di "assumersi un impegno che valga tutta la vita per tutta la vita". Consacrazione è: donarsi in sacrifi­cio fino al martirio. È proprio questo il proposito e l'i­deale che alimenta il suo cuore fin da giovane; sem­pre ed assolutamente a condizione che si tratti della vo­lontà di Dio e che tutto sia a Sua gloria.

È la pienezza della prospettiva mistica che gli fa vedere tutto nell'ottica divina senza nemmeno sof­frire possibili ombre di esaltazioni o di paure.

 

Sviluppo prodigioso

La Medaglia Miracolosa è il segno dell'inviola­bile aggancio che nel nome stesso esprime la pienezza della sua potenza: opera i miracoli in quanto segno di mediazione dell'Immacolata con il suo Signore. Lo spe­cifico della Medaglia Miracolosa è quindi "convertire", innestare la forza della grazia e farla operare nelle ani­me con l'azione profonda e trasformante di Dio Onnipotente. Si possono certo assumere i termini di S.Paolo e parlare di "conformazione e assimilazione a Cristo", ma potrebbe anche non dire tutto quello che in­tende perché egli vuole "tutto in assoluto".

Quando gli è dato di constatare che un'anima si converte tramite la Medaglia Miracolosa, esplode in un grido di riconoscenza: "gloria all'Immacolata", oppure "gloria a Lei in eterno!" (cf. SK 997; 1047). La conversione del Ratisbonne diventa per il P. Kolbe un miracolo dalle infinite sfumature che egli continua a ripescare e rilanciare totalmente affascinato dal potere d'amore dell'Immacolata che offre prove d'amore di questa squisitezza incredibile attraverso la Medaglia Miracolosa (SK 1057).

Quando il P. Kolbe racconta che si venne a tro­vare al capezzale di un ammalata che rifiuta la con­fessione, ma porta la collo la Medaglia Miracolosa: "Ha la medaglietta - pensai - perciò la partita è vin­ta" (SK 1066). Avviene chiaramente il previsto ed egli conclude al solito: "gloria all'Immacolata per que­sta vittoria!!!" (idem). Trovandosi in altra occasione tra i letti degli ammalati, non riuscendo ad ottenere le confessioni di conversione, chiama in causa anche S Teresa di Gesù Bambino, da poco tempo beatifi­cata. Offre la Medaglia Miracolosa ed ottiene la con­fessione e conclude: "Siano rese grazie in eterno all'Immacolata per queste vittorie tanto amabili e mi­sericordiose" (idem).

Siamo ai tempi di beatificazione e santificazio­ne di S.Teresa di Gesù Bambino e questi fatti acca­dono a P. Kolbe proprio verso il 1923.

Per lui parlare di conversione diventa sinonimo di parlare della Medaglia Miracolosa, magari con una semplice battuta capace di farci capire che non esiste possibilità di dubbio. E dice proprio così: "Basti pen­sare alla medaglia miracolosa" (SK 1135) e questo di­venta prova senza possibilità di appello.

Il P. Kolbe vive talmente immerso nella dimen­sione mistica da cogliere spontaneamente la connes­sione quasi "contrattuale" tra l'appartenenza all'Immacolata e le "pretese" che diventano possibili attraverso la Medaglia Miracolosa, che è la "seconda condizione di appartenenza, non "essenziale", ma "se­gno esterno" della donazione interna all'Immacolata" La medaglia è detta "miracolosa" proprio per le innu­merevoli conversioni che ha operato (SK 1226). Del resto già prima degli anni 1940 si calcolavano ormai ol­tre il milione gli iscritti alla M.I.: è un'esplosione di masse incredibile e quindi di un'attività instancabile e proveniente dall'alto. "In tutte le parti del mondo è co­nosciuta la medaglia dell'Immacolata Concezione, no­ta pure "come Medaglia Miracolosa" (SK 131).

La prima conversione che il P. Kolbe le attribui­sce è quella dello apostata Pradt, ma poi vede susse­guirsi "innumerevoli altre conversioni" (idem). Sta di fatto che di medaglie ne venivano preparate milioni di esemplari e poi non bastavano mai a soddisfare le ri­chieste (idem). Racconta ancora egli stesso la con­versione avvenuta all'ospedale di Zakopane attraver­so la medaglia miracolosa e come si commuove lui, così comunica commozione anche a noi (idem). Base di riferimento solido e indiscusso resta sempre la con­versione del Ratisbonne a Roma ed egli ricorre sem­pre a quella fonte (cf. SK 1315; 1057).

La sua convinzione elevata al piano mistico gli fa vedere tutto ovvio e tutto facile, poiché non calcola mai insormontabili gli umani eventi. "È molto faci­le. Basta scriversi, e subito...". Ci torna oggi simpa­tico ascoltare le ragioni per cui la Medaglia Miracolosa va portata al collo: è volontà dell'Immacolata per evitare cattivi pensieri che pos­sano venire da scollature esagerate (SK 1090).

La vita del P. Kolbe è misticamente immersa nel Cuore dell'Immacolata e non tollera "chiaroscuri", poiché egli è totalmente in quella "Luce".

 

La Medaglia. dove, come, quanto...

I. "Dio vuole affidarmi una missione...".

La forza della Parola di Dio basta di per se stes­sa a realizzare l'impossibile. La sua Parola si mani­festa e "crea". E la creazione è sempre opera mera­vigliosa anche se umanamente manca di manifesta­zioni appariscenti. Il grande mistero inizia con la crea­zione e continua nella Redenzione. Ogni grano di fru­mento ripete il mistero e fà rifiorire la vita. È un pe­renne miracolo che sbalordisce soltanto quanti rie­scono a coglierlo come opera di Dio. Forse anche S. Caterina Labourè (1806-1876) entra in questa di­mensione con la sua vita di Figlia della Carità di S. Vincenzo vissuta nel Convento di Rue du Bac a Parigi e dintorni.

A 26 anni stava vivendo il periodo di Noviziato, che è il cammino di formazione alla vita religiosa scel­ta per sempre. Le grazie partono sempre da Dio. Dio solo conosce tempi, modi, persone per realizzare le sue opere. Con Caterina la prima apparizione avviene nel­la notte dal 18 al 19 luglio 1830. Lei così racconta: "Verso le 11.30 mi sento chiamare per nome...". Vede

il suo Angelo custode come un bambino di 4/5 anni che le dice: "Venite in Cappela, la Santa Vergine vi aspet­ta". I lumi a petrolio, ormai spenti, li vede tutti accesi. Il bambino aspetta che si prepari, la rassicura e la pre­cede. Lei si inginocchia e prega fino a mezzanotte quan­do il bambino dice: "Ecco la Santa Vergine, eccola".

Caterina sente il fruscio dell'abito e vede la Madonna che viene a sedersi sulla poltrona del Sacerdote. Caterina si porta in ginocchio sui gradini dell'altare e mette le sue mani sulle ginocchia della Madonna. Inizia a parlare dicendo: "Il Buon Dio, fi­glia mia, vuole incaricarvi di una missione".

Queste dichiarazioni Caterina le scrive pochi mesi prima di morire. restano segrete per quasi 40 an­ni.

2. II contenuto della missione

Alle ore 17.30 del sabato 27 novembre 1830 Caterina prega in Cappella e vede venire la Madonna con i piedi su una sfera e con in mano un globo. Porta alle dita anelli con pietre preziose. La loro grandezza è varia come pure la luminosità dei fasci di raggi che emanano. La Madonna spiega: "Questo globo che voi vedete rappresenta il mondo intero ed ogni persona in particolare". Spiega pure i raggi: "Sono il simbolo del­le grazie che spando sulle persone che me le doman­dano". Appare attorno alla Madonna una cornice ova­le con la scritta a caratteri d'oro: "O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a te".

Entra in campo una voce nuova e dice: "Fate, fa­te coniare una medaglia su questo modello: le per­sone che la porteranno riceveranno grandi grazie: le grazie saranno abbondanti per coloro che avranno fiducia".

È questo il primo annuncia della Medaglia re­lativo alla prima facciata.

La Madonna spiega perché alcune pietre pre­ziose degli anelli non mandano raggi di luce: «Queste pietre che restano in ombra rappresentano le grazie che non mi vengono chiesto".

Caterina vede che il quadro si volta ed appare una "M" sormontata dalla Croce e sotto due cuori, l'uno circondato di spine e l'altro trafitto da una spa­da. La simbologia è di immediata comprensione. La voce sembra dire: "La M e i due cuori dicono abba­stanza".

3. L'essenziale della Medaglia

Spesso ripetiamo che Dio agisce nel silenzio e la Parola di Dio lo conferma. Succede ugualmente con la Medaglia attraverso Caterina. È tutto un se­geto geloso che lei può esprimere soltanto al Confessore. Per il conio della Medaglia Caterina si lascia guidare ed ottiene lo scopo senza rivelare nul­la più di quanto occorre. Oggi può sembrare facile, ma allora la trafila dell'obbedienza e dell'autorità ec­clesiastica erano vincoli pesantissimi. Comunque tut­to si appiana ed arriva anche l'autorizzazione

dall'Arcivescovo di Parigi. È l'anno 1932 e nel giro di dieci anni vengono coniate altre medaglie: un mi­lione solo in Francia.

È chiaramente una esplosione di devozione ed una espansione incredibile. Tutti capiscono l'essen­zialità del messaggio. La persone sono disponibili. I cuori sono aperti. La Madonna vuole donare tanto. Vuole offrire grazie "grandi" non vuole tenere in se­rebo le grandi grazie che può donare.

I fedeli se ne rendono conto e sono loro stessi che indicano quella Medaglia come la "miracolosa" per eccellenza. È così che nasce il nome di Medaglia Miracolosa.

La Madonna ha affidato una missione specifica a S. Caterina Labourè e ha fatto coniare una meda­glia "specifica e personalizzata". Il popolo cristiano ed anche i non cristiani hanno accolto e capito che l'offerta è senza limiti per tutti. Sembra che nessuno accetti il rimorso di "non chiedere" il grande amore di Dio che la Madonna mette a disposizione del mon­do intero. L'essenziale del messaggio della Medaglia potrebbe essere proprio questo: la Madonna garanti­sce che Dio concede tutto.

4. Símbologia

Il simbolismo è di accessibilità immediata. La Madonna ha in mano le `perle preziose' delle grazie divine. Le pietre adombrata sono i favori non richie­sti. 1 raggi luminosi sono i fiumi d'amore che la Madonna lascia scorrere nei cuori. Fasci di luce e di colori in segno di abbondanza e di gioia.

La seconda facciata condensa grande concet­tualità teologica legando insieme la M di Maria e la Croce di Gesù. È il prezzo immane della Redenzione.

I due cuori spezzati dalla spada e dalle spine voglio­no rendere tutta la cruda concretezza dell'amore sal­vifico. La salvezza è annientarsi per amore.

5. La Madonna della Medaglia: un invito e un rimprovero

"Queste pietre che restano in ombra rappresen­tano le grazie che ci si dimentica di chiedermi".

La Vergine della Medaglia sembra dire che Lei dona se stessa e distribuisce anche tutto il tesoro di Dio. Basta chiedere.

Ci viene incontro con cuore di mamma. Ci in­vita a non perdere l'occasione. Ci insegna l'oppor­tunità per maggior profitto. Spiega che si può otte­nere tutto. Fa capire che è offensivo non approfitta­re dell'offerta.

Troppo triste l'affermazione che nelle sue mani tiene le non vengono richieste. È troppo doloroso ve­dere figli che non accolgono l'invito di amore della madre. È l'amore per i figli non accoglienti che spes­so il cuore di Maria e di Gesù. Troppo poca fiducia da parte nostra. È forse questa l'ingratitudine che of­fende la misericordia di Dio.

 

La Medaglia: le sue chiese, i suoi santi, i suoi devoti

I. Umili origini e umili manifestazioni

La Medaglia è nata nella notte, nel silenzio e nel nascondimento. La fiamma dei lumi a petrolio, 1'Agelo custode, Suor Caterina e la Madonna. È il Convento delle Suore della Carità di S. Vincenzo di Rue du Bac a Parigi. Il miracolo avviene nella Cappella interna. Suor Caterina andrà il altro convento e vi resterà fino alla morte. Scriverà su un foglio l'ac­caduto pochi mesi prima di morire. Da quella notte so­no trascorsi quarantanni quanto scrive.

La Medaglia ha faticato a nascere: si sono voluti due anni la diffusione a Parigi, in tutta la Francia e nel mondo intero è stata quasi fulminea. l miracoli e le grazie varcano i confini e cambiano la vita. E for­se rinnovano il mondo.

Il fatto che fece molto scalpore fu la visione e la conversione a Roma nel 1842 di un ricco banchie­re ebreo di Strasburgo. La Chiesa è S. Andrea delle Fratte. Il convertito è Alfonso Ratisbonne. Aveva ap-

pena messo al collo la Medaglia quasi per sfida o per scherno. Anche questo miracolo, dalla grande por­tata, avviene in totale semplicità. La Chiesa, un ca­ne nero, Alfonso e la Madonna. Il silenzio, la luce, le parole e le lagrime.

2. Chiesa di S. Andrea delle Fratte.

Roma. Chiesa di S. Andrea delle Fratte. L'edificio originario risale al sec. XI. Nel sec. XV fu gestista dagli Scozzesi espulsi dall'Inghilterra. Nel 1585 subentrarono i Frati detti Minini, fondati da S. Francesco di Paola. Sono presenti anche oggi. La chiesa fu sottoposta successivamente, in svariate ri­prese, ad un radicale rifacimento con l'approto dei massimi architetti e pittori: Borromini, Vanvitelli, Valadier e persino Bernini. La nota specifica e sa­liente viene comunque dalla Vergine Immacolata che appare ad un ebreo che si converte e diviene sacer­dote e verrà proclamato santo.

3. La Madonna appare ad Alfonso Ratisbonne

La deposizione giurata al Vicario di Roma rila­sciata direttamente da Alfonso Ratisbonne subito do­po l'apparizione è questa: "Vidi come un velo davan­ti a me. La chiesa mi sembrava tutta oscura, eccetto una cappella, quadi che tutta la luce della chiesa si fos­se concentrata in quella. Alzai gli occhi verso la cap­pella raggiante di tanta luce e vidi sull'altare della me­desima in piedi, viva, grande, maestosa, bellissima, misericordiosa, la Santissima Vergine Maria, simile nell'atto e nella forma, all'immagine che si vede nel­la Medaglia Miracolosa".

Alfonso, ebreo di origine, non praticante, indi­gnato con il fratello convertitosi e fatto prete, aveva accettato come `prova innocente' la medaglia da un suo amico, appena cinque giorni prima della visione. Come la mise al collo scrive: "Detto fatto. Mi si pas­sa la medaglia al collo (...). `Ah! ah! eccomi cattoli­co, apostolico e romano!". Si era pure assunto l'im­pegno con l'amico di recitare il "Memorare" la pre­ghiera di S. Bernardo, ricopiandola dal foglio pre­statogli. Il giorno seguente la ripeteva in continuità e, suo malgrado, non riusciva a farne a meno.

Succede anche che a mezzanotte tra il 19 e 20 gennaio si sveglia di soprassalto e vede una "grande croce vera di forma particolare e senza Cristo".

Al mattino scrive una lettera alla sorella più pic­cola della sua fidanzata concludendo con "Dio la pro­tegga".

Riceve a sua volta una lettera dalla fidanzata che si chiude con le parole "Dio ti protegga".

Difficile e impossibile decifrare i segni con cui la divina misericordia ci conduce.

È un amico che gli offre una passeggiata in car­rozza e deve fermarsi un momento alla Chiesa di S. Andrea delle Fratte. Alfonso fa quattro passi all'interno della navata deserta. Ci è solo un cane nero che gli gira tra i piedi.

"Presto questo cane disparve, non vidi più nul­la... o piuttosto, mio Dio, vidi una sola cosa!!! (...). Ecco là, in ginocchio, in lacrime, il cuore fuori da me stesso, quando il signor de Bussiers mi richiamò al­la vita.

Non potevo rispondere alle sue domande preci­pitose; ma presi la medaglia che avevo lasciata sul mio petto; baciai con effusione l'immagine della Vergine raggiante di grazia... Oh! era Lei!".

L'evento è del tutto inesprimibile, per cui "non volli rivelar niente; sentivo in me qualcosa di solenne e di sacro che mi fece chiedere un sacerdote...".

La visione crea la conversione repentina, tota­le, per sempre. Contemporaneamente acquista la pie­nezza della conoscenza delle verità cristiane. Non ha più bisogno di tempo per capire e per scegliere. Dio è tutto per lui e lui è totalmente e immediatamente di­sponibile alla volontà divina.

4. Pellegrinaggio di Santi e di persone devote

Non c'è dubbio che la Madonna è la mamma che chiama accanto a sè i suoi figli ovunque vada. È al­trettanto istintivo che ogni mamma veda come pro­prio figlio ogni figlio che possa aver bisogno di una mamma. Ogni figlio è tale in quanto cercava sem­pre una mamma.

Ai piedi dell'Immacolata di S. Andrea delle Fratte sono arrivati da sempre una fila di "figli" per buttarsi tra le braccia della Madonna. Nel suo cuore c'è posto per tutti. Al suo amore possono attingere e ricevere tutto il possibile e l'impossibile.

Nell'anno stesso dell'apparizione, il 1842, S. Giovanni Bosco racconta la visione ai suoi ragazzi. Fa menzione dell'evento nella sua Storia Ecclesiastica. Visita personalmente la chiesa del Miracolo nelle sue frequenti puntate a Roma. Vi manda anche il suo se­gretario Don Gioacchino Berton per implorare dalla Madonna la firma di approvazione per la nuova legia­slazione dell'Istituto. Per la stessa ragione si reca ai pie­di della Vergine anche S. Maria Crocifissa di Rosa per le Ancelle della Carità.

Durante il mese di novembre del 1887 S. Teresa di Gesù Bambino compie un pellegrinaggio a Roma. La sua firma documenta la visita a S. Andrea delle Fratte, ma non siamo in grado di conoscere fino a che punto era già informata sul miracolo dell'apparizio­ne. Certamente la guida del pellegrinaggio avrà illu­strato tutto.

La sensibilità dei Santi corre dove la Madonna li attende. Passano a S. Andrea delle Fratte S. Vincenzo Pallotti e S. Luigi Guanella, fondatori del­le rispettive congregazioni di vita consacrata. Passano anche Padre Clausi, Don Orione, Maria Teresa Ledóchowska.

Il Padre Kolbe, che ha vissuto a Roma gli anni degli studi teologici, il giorno seguente la sua

Ai piedi dell'Immacolata di S. Andrea delle Fratte sono arrivati da sempre una fila di "figli" per buttarsi tra le braccia della Madonna. Nel suo cuore c'è posto per tutti. Al suo amore possono attingere e ricevere tutto il possibile e l'impossibile.

Nell'anno stesso dell'apparizione, il 1842, S. Giovanni Bosco racconta la visione ai suoi ragazzi. Fa menzione dell'evento nella sua Storia Ecclesiastica. Visita personalmente la chiesa del Miracolo nelle sue frequenti puntate a Roma. Vi manda anche il suo se­gretario Don Gioacchino Berton per implorare dalla Madonna la firma di approvazione per la nuova legia­slazione dell'Istituto. Per la stessa ragione si reca ai pie­di della Vergine anche S. Maria Crocifissa di Rosa per le Ancelle della Carità.

Durante il mese di novembre del 1887 S. Teresa di Gesù Bambino compie un pellegrinaggio a Roma. La sua firma documenta la visita a S. Andrea delle Fratte, ma non siamo in grado di conoscere fino a che punto era già informata sul miracolo dell'apparizio­ne. Certamente la guida del pellegrinaggio avrà illu­strato tutto.

La sensibilità dei Santi corre dove la Madonna li attende. Passano a S. Andrea delle Fratte S. Vincenzo Pallotti e S. Luigi Guanella, fondatori del­le rispettive congregazioni di vita consacrata. Passano anche Padre Clausi, Don Orione, Maria Teresa Ledóchowska.

Il Padre Kolbe, che ha vissuto a Roma gli anni degli studi teologici, il giorno seguente la sua

Ordinazione sacerdotale, va a celebrava la Prima Messa. È il 1919.

Personalmente ho conosciuto un Religioso dei Carmelitani Scalzi che ha vissuto a Roma per 38 an­ni ed ogni anno ha sempre fatto visita alla Madonna di S. Andrea delle Fratte ......... il 20 gennaio.

Le meraviglie che la Madonna realizza nelle anime manifestano segni grandiosi che sono soltan­to pallido riflesso dell'autentico miracolo.

Così incontriamo persone e persone che corro­no verso la Madonna, ma nessuno mai saprà i segre­ti dei cuori che a Lei si legano con vincoli d'amore pieno ed eterno.

 

Ora bisogno diffonderla

Una delle prime a ricevere la Medaglia miraco­losa, fu la stessa Santa Caterina Labouré, la quale, quando l'ebbe tre le mani, la baciò, e poi disse: "Ora bisogna diffonderla".

Da queste parole dell'umile Santa, la piccola Medaglia prese il via, e rapida come una minuscola cometa, fece il giro del mondo intero. Si pensi che nella sola Francia, nei primi dieci anni, ne vennero coniate e vendute ben settanaquattro milioni. Perché questa predigiosa diffusione? Per la fama di "mira­colosa" che ben presto si merità dal popolo. Grazie e miracoli si moltiplicavano via via sperando con­versioni e guarigioni, aiuti e benedizioni per le ani­me e per i corpi.

Fede e preghiera

Le radici di queste grazie sono sostanzialmente due: la fede e la preghiera. Anzitutto la fede: ci deve essere almeno in cuolui che dona la medaglietta, co­me avvenne per Alfonso Ratisbonne, incredulo, che ricevette la Medaglia da un uomo pieno di fede, il barone De Bussièrs. È chiaro, infatti, che non è il pez­zo di metallo della Medaglia, fosse pure di oro zec­chino, a operare miracoli; ma è la fede fervida di chi tutto attende da Colei che il metallo raffigura. Anche il cieco nato, di cui ci parla il Vangelo (Gv 9,6), non fu il fango che Gesù adoperò a ottenergli la vista, ma la potenza di Gesù e la fede del cieco. Dobbiamo ave­re fede nella Medaglia in questo senso avere fede, cioè che la Madonna con la Sua onnipotenza misericor­diosa si serve di quel minuscolo mezzo per donare le Sue grazie ai figli che glieLe chiedono.

E qui ricordiamo l'altra radice delle grazie: la preghiera. Dagli esempi che abbiamo riferito appare evidente che la Medaglia fa centro e opera grazie quando è accompagnata dalla preghiera. San Massimiliano, quando distribuiva le Medaglie mira­colose agli increduli o a persone che non avrebbero pregato, si metteva lui a pregare con ardore e fervo­re di santo. La Medaglia, sia ben chiaro, non è un ma­gico talismano. No! È uno strumento di grazia. La grazia vuole sempre la cooperazione dell'uomo. L'uomo coopera con la fede e la sua preghiera. Fede e preghiera, quindi, assicurano la fecondità "mira­colosa" della celebre Medaglia. Possiamo dire, an­zi, che la Medaglia non opera mai da sola, esige la cooperazione dell'uomo chiedendo di essere accom­pagnata dalla fede e della preghiera almento di qual­cuno o di chi dona la Medaglia o di chi la riceve.

Un altro esempio fra tanti

Lo riportiamo da una rivista missionaria. In un ospedale delle Missioni, a Macao, un povero pagano era stato ormai abbandonato dal medico - Più nulla da fare, Sorella. Non passerà la notte - La Suora Missionaria di Maria contempla l'uomo agonizzante sul letto. Dunque, nulla da fare per il corpo; ma l'ani­ma? Da tre mesi che è ricoverato, l'infelice è rimasto ostinatamente chiuso e ostile; poco fa ha respinto an­cora una volta la Suora catechista che tentava di far breccia in quell'anima. Una medaglia della Madonna, messagli furtivamente sotto il guanciale, era stata da lui rabbiosamente e stilmente gettata a terra. Che fare? Sono le 18. Il volto dell'infermo rivela già qualche sin­tomo dell'agonia. La suora, visita sul comodino la me­dagli respinta, mormora a un'allieva infermiera nella corsia: "Senti: cerca di nascondergli questa medaglia, quando aggiusti il letto, tra il lenzuolo e il materasso, senza che se ne accorga. Ora non resta che pregare, e aspettare". La Religiosa sgrana lentamente le Ave Maria della sua corona. Alle 21 l'agonizzante apre gli occhi, e chiama - Sorella... La Religiosa si china su di lui. - Sorella, muoio... Battezzami!... Tremante dal­la commozione la suora prende un bicchiere d'acqua sul comodino, ne versa qualche goccia sulla fronte ma­dida, pronunciando le parole che danno la grazia e la vita. Il volto del morente si trasforma inesplicabilmente. L'angoscia che ne increspava i lineamenti svanisce d'in­canto, mentre un lieve sorriso ora è su quelle labbra riarse: - Adesso non ho più paura di morire - mormo­ra - so dove vado... - Spira con un bacio al Crocifisso.

Díffondíamola anche noi

La missione affidata dalla Madonna a S. Caterina Labouré, di diffondere la Medaglia miracolosa, non ri­guarda solo S. Caterina, ma rigurada anche noi. E noi dovremmo sentirci tutti onorati di far nostra questa stes­sa missione di grazia. Quante anime generose si sono mosse con fervore instancabile per portare ovunque e donare a chiunque questo dono della Madonna! Pensiamo, anzitutto, a S. Caterina Labouré che si fece distributrice zelante della Medaglia per più di 40 anni! Tra i vecchi e gli ammalati, tra i soldati e i bambini, la Santa passava con il suo angelico sorriso, donando a ognuno la Medaglina. Persino sul letto di morte, poco prima dell'agonia, ella preparava ancora pacchetti di Medaglie da distribuire. La sua fede, speranza e carità, la sua preghiera e il suo candore di vergine consacrata rendevano tanto più feconda di grazia ogni Medaglia che ella distribuiva per sanare, illuminare, aiutare, con­vertire tanti bisognosi.

Anche S. Teresa

Un altro esempio gentile e luminoso è quello di Santa Teresina. Questa cara Santa, fin da fanciulla, do­vette intuire bene il vlore della Medaglia miracolosa se si industriava davvero molto a distribuirla. Una vol­ta, in casa sua, riuscì a far prendere la Medaglia a una domestica che non si comportava bene, facendosi pro­mettere che l'avrebbe portata al collo fino alla mor­te. Un'altra volta, sempre a casa, mente alcuni ope­rai stavano lavorando, l'angelica Teresina prese del­le medagline e andò a metterle nelle tasche delle loro giacche appese... Le sante industrie di chi ama! Pensiamo al S. Curato d'Ars che, quando usciva per il paese, portava sempre le tasche gonfie di Medaglie e Crocifissi, e tornava sempre con le tasche sgonfia­te... Pensiamo al grande S. Giovanni Bosco che fa­ceva portare la Medaglia al collo ai suoi ragazzi, e in occasione dello scoppio del colera assicurò che il co­lera non avrebbe contagiato nessuno di quelli che por­tavano la Medaglia. E fu proprio così. Pensiamo an­che a S. Pio X, al B. Guanella, al B. Orione e a molti altri zelanitissimi apostoli, così attenti a servirsi di ogni mezzo per far conoscere e amare la Madonna. Con tanto affetto si sono interessati di questa cara meda­glia. Un altro straordinario apostolo, il P. Pio da Pietralcina, non fu inferiore agli altri nella duffusio­ne delle sante medaglie. Anzi! Ne teneva in cella e nel­le tasche; ne distribuiva ai figli spirituali, ai peniten­ti, agli ospiti; le mandava in regalo a gruppi di perso­ne; un aolta ne mandò quindici a una famiglia com­posta di quindici persone: genitori e tredici figli. Alla sua morte, nelle tasche trovarono un mucchietto di quelle medaglie che egli donava con tanto zelo. Tutto serve a chi ama. Vogliamo farlo anche noi questo pic­colo apostolato di amore alla Madonna?

San Massimílíano M. Kolbe

Un modello gigante di apostolo dell'Immacolata e della Medaglia miracolosa fu indubbiamente S. Massimiliano Maria Kolbe. Egli potrebbe anche es­sere chiamato il Santo della Medaglia miracolosa. Basti pensare il suo grande movimento mariano a rag­gio mondiale, la Milizia dell'Immacolata, contras­segnato dalla Medaglia miracolosa, che tutti i suoi membri hanno l'obbligo di portare indosso come di­stintivo."La Medaglia miracolosa - diceva il Santo è il segno esteriore della consacrazione all'Immacolata". Non solo, ma la Medaglia miraco­losa è il primo mezzo di apostolato dei militi dell'Immacolata, debbono diffonderla ovunque e co­munque. "La Medaglia miracolosa deve costituire un mezzo di prim'ordine nella conversione e santifica­zione degli altri, perché essa ci ricorda di pregare per chi non ricorre a Maria, non la conosce e la bestem­mia". Il Santo diceva che le Medaglie miracolose so­no come i "proiettili", le "munizioni", le "mine"; es­se hanno un potenziale misterioso, capace di far brec­cia nei cuori murati, negli animi ostinati, nelle volontà indurite e incatenate al peccato. Una medaglia può essere un raggio laser che brucia, penetra e risana. Può essere un richiamo di grazia, una presenza di gra­zia, una polla di grazia. In tutti i casi, per ogni per­sona, illimitatamente. Per questo San Massimiliano portava sempre con sé le medaglie , le dava a chiun­que poteva, le collocava dappertutto, sui banchi dei negozianti, sui treni, sulle navi, nelle sale d'aspetto. "Bisogna distribuire la Medaglia miracolosa ovun­que è possibile ai fanciulli.... ai vecchi e, soprattut­to, ai giovani, perché sotto la protezione di Maria ab­biano la forza sufficiente per resistere alle innume­revoli tentazioni e pericoli che oggi li insidiano. Anche coloro che non entrano mai in chiesa, che han­no paura della confessione, si fanno beffe delle pra­tiche religiose, ridono delle verità della fede, sono immersi nel fango dell'immoralità...: a tutti costoro bisogna assolutamente offrire la Medaglia dell'Immacolata e sollecitarli perché la portino vo­lentieri, e, contemporaneamente, pregare con fervo­re l'Immacolata per la loro conversione". Personal­mente, San Massimiliano non iniziava nessuna im­presa anche materiale senza affidarsi alla Medaglia miracolosa. Così, quando egli si trovò nella necessità di procurare un terreno più ampio per costruire la Città dell'Immacolata (Niepokalanów), appena adocchia­to un terreno adatto, per prima cosa vi buttò delle Medaglie miracolose, poi vi portò e collocò una sta­tuetta dell'Immacolata. Per un intoppo imprevisto, sembrò che la cosa naufragasse; ma quasi d'incanto, alla fine, tutto si risolse con la completa donazione del terreno a San Massimiliano. Alla scuola di que­sto santo mariano dei nostri tempi, dobbiamo impa­rare anche noi a muoverci armati di questi "proietti­li". L'Immacolata voglia che noi contribuiamo effi­cacemente all'attuazione di quella che era una vivis­sima speranza di San Massimiliano, e cioè che "col tempo non vi sarà un anima che non indossi la Medaglia miracolosa".

 

Madre Teresa dí Calcutta

"Ebbene, anche Madre Teresa era una sosteni­trice instancabile della medaglia: ne portava sempre numerose con sé e le distribuiva a tutti.

Mi raccontò una suora Comboniana, che ebbe la fortuna di incontrarla in Africa, che quando le si av­vicinavano i bambini per una carezza, lei estraeva dal­le sue tasche una medaglia, la baciava e poi la dava ad ogni bambino, insieme ad una caramella!... Spesso, dopo aver parlato con una persona, le dava in dono una medaglia: ne prendeva un esemplare fra le sue mani congiunte, si raccoglieva in preghie­ra e poi donava quel piccolo oggetto. Chi conosceva la Madre sapeva che aveva ricevuto un bene prezio­so, perché quel gesto di predilezione faceva nascere come un legame indelebile con lei, che garantiva il suo ricordo e la sua intercessione alla Madonna nel­la preghiera.

Padre Leo Massburg fu suo assistente ed inter­prete per 7 anni e mi raccontò un gustoso episodio ac­caduto a Parigi, proprio in Rue du Bac, nella Chiesa dove apparve la Vergine a Santa Caterina Labourè.

Madre Teresa, di passaggio a Parigi, vi si recò un giorno per pregare. Subito vi fu ... fermento fra le suore, perché venne riconosciuta e la superiora si af­

frettò ad andarle incontro per accoglierla degnamen­te. Non sapendo cosa offrirle di meglio le chiese se poteva far preparare per lei un buon numero di me­daglie, perché le portasse con sé. E le chiese: "Quante ne desidera, Madre? 50, 100 ...o 300?". La Madre la guardò con quel sorriso fra il bonario e il birichino, poi chiese cordialmente: "Andrebbero bene ...30.000? Sì?".

E questo solo per sottolineare l'importanza che lei attribuiva alla medaglia miracolosa.

Sono quindi migliaia e migliaia le persone in tut­to il mondo che hanno ricevuto la "medaglia mira­colosa" dalle mani di Madre Teresa" (Rivista: Medjugorje Torino, anno XVI, n.96, 2000).

La stessa Rivista riporta la testimonianza di Suor Vincenza M. a questo riguardo.

"Madre Teresa di Calcutta teneva continuamen­te nelle sue mani oltre alla corona del Rosario, le Medaglie Miracolose della Vergine Maria di Rue du Bac - Parigi, per offrirle a quanti incontrava. Per di­versi anni mandava le sue suorine a prenderle da noi Figlie della Carità di S.Vincenzo dè Paoli della Garbatella - Roma. Gliene abbiamo fornite migliaia. Poi, quando non abbiamo più visto le sue suorine, ab­biamo chiesto a Monte Celio: "Come mai?" Risposta: "Un benefattore si è offerto di fornirgliene in perpe­tuo".

 

L'associazione della medaglia miracolosa

Per meglio studiare e vivere il messaggio delle ap­parizioni della Immacolata di Parigi, nel 1909 sorse l'Associazione della Medaglia Miracolosa, sul model­lo di quella delle Figlie di Maria, richiesta dalla Madonna stessa e fondata dal P. Aladel nel 1847. S. Pio X le diede la sua approvazione e l'arricchì di numero­se indulgenze. Avendo poi la S. Sede tolto l'obbligo dell'iscrizione dei membri nei registri dell'associazio­ne fin dal principio (8 luglio 1909), praticamente tutti coloro che portano devotamente la Medaglia Miracolosa benedetta, fanno parte del sodalizio. È co­sa lodevole che i fedeli ricevano con la medaglia be­nedetta anche "l'imposizione liturgica", che qualsiasi sacerdote può compiere servendosi della formula del Rituale. L'imposizione però non è necessaria per es­sere membri dell'Associazione e ottenere le indulgen­ze concesse (cfr. rescripta Pentientiariae Apostolicae del 20-3-1975 - 4-3-1985 e della Congreg. del Culto Divino del 14-9-1990. Cfr. pure Vincentiana n.1,1991). L'Associazione dipende da un unico Direttore Generale, che è il Superiore Generale dei Missionari di S. Vincenzo, ma in ogni diocesi vi possono essere dei direttori particolari, con dei gruppi locali.

Scopo: L'Associazione si propone come fine la santificazione personale dei membri, mediante l'a­postolato mariano, servendosi specialmente della Medaglia Miracolosa.

Si fa obbligo agli associati di portare con amo­re e di diffondere la Medaglia Miracolosa, invocan­do spesso la SS. Vergine con la giaculatoria: "O Maria concepita... ".

Dove è costituito un gruppo mariano, si racco­manda di partecipare alla funzione della "Novena Perpetua", che ordinariamente si tiene ogni sabato o almeno al 27 di ogni mese.

 

Associazione Medaglia Miracolosa - Ferrara

Nella Chiesa del Monastero "Corpus Domini" di Via Campofranco le Suore ricevettero già nel 1909 l'impegno di accogliere la fondazione dell'Associazione della Medaglia Miracolosa offer­ta dal fratello Rocco Di Norcia della Congregazione dei Padri della Missione che venivano trasferiti al­trove dalla casa che sta difronte. Si trattava di un grup­po di quasi due mila associati.

Il 27 di ogni mese si celebra una S. Messa per gli iscritti.

Ogni anno si solennizza la festa il 27 novembre preceduta da un triduo di preparazione.

Il Monastero è ben conosciuto anche perché cu­stodisce le tombe degli Estensi e in particolare di Lucrezia Borgia che per sua volontà fece questa scelta.

Suor M. A. F. osc ha composto preghiere con umile devozione:

 

Saluto alla Vergine Madre.

Vergine piena di grazia, incanto degli incanti, ti saluto!

I tempi nuovi sgorgano dal tuo seno, fonte feconda e sempre sigillata, dove lo Spirito effonde dolcemente la purezza dell'offerta. Vergine della preghiera! nel silenzio adorante del tuo cuore di Madre, il Padre incarna la Parola ineffabile che si dilata in risonanze eterne. Vergine della meraviglia! Germoglia nella tenda del tuo corpo il Frutto dell'Amore e partorisci al mondo il Fiore della Vita. Ti saluto, incanto degli incanti! Vergine della mia gioia!

 

Dolce Madre celeste

Prego dinanzi a Te, o dolce Mamma del cielo.

Tu porti la pace Tu porti l'amore Tu porti la gioia e togli le miserie.

Il mio esile cuore sospira, o dolce Mamma del cielo, che i cuori affranti dal dolore accogli e risani!

Mi è bastato un solo sguardo alle Tue mani materne protese verso di noi per piegare le ginocchia unire le mie mani e pregarti con viva fede.

A Te ho innalzato il mio pianto;

a Te ho innalzato la mia sofferenza; a Te ho innalzato la mia umile, ardente preghiera di supplica.

Non mi mandar via, o dolce Mamma del cielo; non mi lasciar piangere, o Madre mia.

 

NOVENA PERPETUA ALL'IMMACOLATA

Origine: Questa novena fu iniziata nell'anno 1927, nel Santuario dell'Immacolata di Filadelfia (U.S.A.), dal p. Giu­seppe Skelly, Missionario di S. Vincenzo, fondatore di un vasto movimento mariano fin dal 1915. Essa prese la forma odierna, però, solo nel dicembre del 1930.

Si tratta di una funzione che si tiene lungo l'arco del­l'anno in un giorno fisso della settimana, ed è una "nove­na" soltanto nell'intenzione di chi vi partecipa per nove volte di seguito.

La sua caratteristica di rendere pubbliche le grazie ri­cevute e quelle che si chiedono dai fedeli, non è sempre pos­sibile per ragioni di prudenza. Ecco comunque lo svolgimento tipo, completo, che il sacerdote può adattare, secondo le cir­costanze:

Lode a Maria e recita del S. Rosario.

Il sacerdote tiene poi un'apposita catechesi mariana, per la quale possono servire anche i capitoli di un libro sulle ap­parizioni di Parigi, opportunamente distribuiti nell'anno.

Lettura eventuale (anonima) delle grazie che si sono ot­tenute e di quelle che si chiedono.

Il sacerdote prosegue così:

O Dio, che per l'immensa bontà che ci manifesti nel­l'Immacolata Vergine Maria, da te associata in modo singo­lare al mistero del tuo Figlio, fa' che la sua materna prote­zione ci assicuri il conforto della tua provvida sollecitudine

e liberamente serviamo, nella fede, al mistero della reden­zione. Per Cristo nostro Signore.

Popolo: Amen.

Sacerdote e popolo insieme, con le dovute pause: Ricordati, o piissima Vergine Maria, - che non si è mai sentito dire - che alcuno abbia fatto ricorso al tuo patroci­nio, - implorato il tuo aiuto, - chiesto la tua protezione - e sia stato abbandonato. - Animato da questa fiducia, - anch'io ricorro a te, O Madre, Vergine delle Vergini, - a te vengo e, pentito, mi prostro davanti a te. - Non re­spingere, o Madre del Verbo, la mia supplica, - ma ascolta benigna ed esaudiscimi. Amen.

PREGHIERA DELLA NOVENA

Sacerdote e popolo insieme:

O Vergine Immacolata, - Madre di Dio e Madre nostra, - con la più viva fiducia nella tua potente intercessione, - tante volte manifestata per mezzo della tua Medaglia, - umil­mente ti supplichiamo - di volerci ottenere le grazie - che con questa Novena ti chiediamo.

(Breve pausa per formulare in silenzio le proprie richie­ste).

O Madonna della Medaglia Miracolosa, - che sei apparsa a Santa Caterina Labouré, - nell'atteggiamento di Mediatri­ce del mondo intero, - e di ogni anima in particolare, - noi mettiamo nelle tue mani - e affidiamo al tuo cuore le nostre suppliche. - Degnati di presentarle al tuo Divin Figlio ed esau­dirle, - se esse sono conformi alla Divina Volontà - e utili alle anime nostre. - E, dopo aver innalzato verso Dio le tue mani supplichevoli, - abbassale su di noi - e avvolgici coi raggi delle tue grazie, - illuminando le nostre menti, - purificando i nostri cuori, - affinchè da te guidati, - raggiungiamo un gior­no la beata eternità. - Amen.

ATTO DI CONSACRAZIONE FINALE

Sacerdote e popolo insieme:

O Vergine della Medaglia Miracolosa, - gloriosa Regi­na dell'Universo, - quale riconoscimento della tua Regalità - e per assecondare il tuo materno desiderio, - totalmente

e per sempre - consacriamo noi stessi e le nostre famiglie - al tuo Cuore Addolorato ed Immacolato. - Degnati, o buo­na Madre, - secondo la tua promessa, - di prenderci sotto la tua protezione - e di far piovere i raggi delle tue grazie sopra di noi. - Proteggi le nostre persone, - guarisci i nostri ammalati, - benedici i nostri interessi, - ma specialmente san­tifica le nostre anime, - conservando in noi la fede, - aumen­tando in noi la fiducia in Dio, - dandoci la forza di osservare la sua santa legge, - facendo regnare nella nostra casa - quel­la santità e quella concordia di cuori, - che regnava nella Fa­miglia di Nazaret; - affinché un giorno, - possiamo essere partecipi della felicità eterna, - da te assicurata ai tuoi devo­ti. - Amen.

Canto dell'Ave Maris Stella e benedizione eucaristica.

 

CONSACRAZIONE ALL'IMMACOLATA (di San Massimiliano Kolbe)

Vergine Immacolata Regina e Madre della Chiesa, Maria, io rinnovo a te, oggi e per sempre, la consacrazione di me stesso, perché tu disponga di me per l'avvento del Regno di Gesù in tutto il mondo. Offro pertanto al tuo Cuore immacolato le preghiere, le azioni e i sacrifici di questo giorno, per collaborare alla tua missione mediatrice di grazia e di salvezza per tutte le anime.

 

 

Appendíce

Orientamento cronologico

1806

Nascita di Caterina Labourè nel villaggio di Fain-les­Moutiers (Cote d'Or) Francia.

I suoi genitori si sono sposati nel 1893 in pieno ter­rore della Rivoluzione. Caterina viene battezzata il giorno della Santa Croce.

1814

Inizia la preparazione alla Prima Comunione.

1815

Va a vivere presso lo zio nel villaggio di Saint Remy. La segue la sorella e si diverte serenamente con le cu­ginette. In ottobre le muore la mamma.

1817

Ritorna a casa con il papà. Fa la Prima Comunione.

1818

Aiuta la sorella nella conduzione della casa.

1824

Inizia il Pontificato di Leone XII. Della grande fa­miglia di 10 figli, tre femmine e sette maschi, resta­no in casa due sorelle e tre maschi.

1825

Caterina passa un periodo difficile a Parigi presso un fratello.

1829

Va a vivere a Chatillon-sur-Seine presso una cugina che è direttrice di un pensionato.

1830

Dopo tre mesi di postulato, Caterina entra come novizia nel convento di Rue du Bac. Vi arriva il 21 aprile ed il 25 partecipa alla traslazione del Corpo di S.Vincenzo dè Paoli. Ha la visione anche di Gesù Sacramentato. Le vi­sioni durano per otto mesi. Il 18 luglio ha la visione del­la Vergine. Il suo confessore resta dubbioso. Il 27 no­vembre ha la seconda visione della Vergine "con i rag­gi", che chiede la medaglia.

1831

Caterina è trasferita la convento di Enghien. E il 5 febbraio. Tornerà spesso a Rue du Bac dal suo diret­tore spirituale, cui dice le richieste della Vergine per il conio della medaglia.

Si rivolge anche all'Arcivescovo di Parigi.

1832

Caterina emette i Voti Solenni. Il Confessore ottiene l'autorizzazione per il conio di 20 mila medaglie.

1835

Prima associazione delle Figlie di Maria.

1836

Caterina va ad assistere gli anziani nell'Ospizio di Revelly. Mantiene il segreto delle visioni. Resta sem­pre in contatto con il suo Confessore. Cominciano le grazie attraverso la medaglia.

1838

Il papa Gregorio XVI autorizza a portare la medaglia miracolosa.

1842

Conversione a Roma di Ratisbonne.

1848

Caterina chiede l'erezione di un altare sul luogo del­le apparizioni. Il direttore spirituale riconosce la con­cordanza delle predizioni Profetiche.

1871

Caterina viene condotta davanti al Tribunale dei Federati.

1876

Il 31 dicembre Caterina muore nel più grande na­scondimento.

30 giugno 1832 Primo conio della Medaglia Miracolosa.

1835

Prima riproduzione su tela del pittore Lederf della vi­sione di Caterina del cuore di S.Vincenzo dè Paoli e la Vergine con i raggi luminosi delle mani.

1836

Inchiesta canonica dell'arcivescovo di Parigi. 17/3/1834

Il Rev. Ajadel, confessore di Caterina, chiede con­ferma scritta della visione. Essa fornirà tre versioni sulla visione del 27 novembre, del 19 e 20 luglio. Richiede conferma nel 1841.

1856

Caterina risponde per iscritto al Rev. Ajadel circa le visioni del luglio.

1876

Chivalier, subentrato a Don Ajadel, riceve le ultime confidenze nei mesi terminali della vita di Caterina.

 

Conio di medaglia

La diffusione della Medaglia Miracolosa fun­ziona pure oggi in modo "miracoloso": ho incontra­to un Cappellano d'ospedale che fu il primo a darla a me e mi confidò che ne aveva già distribuite cen­tomila e che ne aveva ordinato un altro enorme quan­titativo. Personalmente ho imparato da quel Sacerdote a fare ugualmente nella pastorale sanitaria che svol­go e, veramente i risultati sono "miracolosi" se non altro per la fiducia e la speranza immediata che i sof­ferenti affidano alla Madonna. Ho incontrato solo un caso in cui tre fratellini mi rifiutarono la Medaglia Miracolosa, non per loro volontà, ma per imposizio­ne dei genitori che erano Testimoni di Geova. Per que­sta ragione ci penso io ad affidarli sistematicamente all'Immacolata!

Jean Guitton dice che in soli quattro anni, i primi quat­tro, si sono coniate quattro milioni di Medaglie Miracolose.

Il Beato P. Pio da Pietralcina distribuiva la Medaglia ai suoi figli spirituali ed ai fedeli. Dopo la morte fu­rono trovate alcune Medaglie nella sua tonaca.

Don Pierino, Cappellano dell'Ospedale S.Raffaele di Milano, distribuiva a tutti la Medaglia Miracolosa e mi diceva di aver certamente superato il numero di Centomila.

Fondazione Medaglia Miracolosa di Mendrisio in Svizzera: impossibile definire quante medaglie mi­racolose ha diffuso in tutto il mondo! A quarant'an­ni dalla fondazione ha raggiunto le estreme Missioni di ogni continente e mai ha dimenticato di inviare le Medaglie Miracolose.

Missionarie dell'Immacolata P. Kolbe. Entra nella lo­ro missione la diffusione della Medaglia Miracolosa. Congregazione Notre Dame de Sjon, fondata da Theodore Ratisbonne, diffondono ampiamente la Medaglia Miracolosa in tutto il mondo.

 

Chiese dedicate alla Medaglia Miracolosa in Italia

MILANO

Parrocchia Madonna Medaglia Miracolosa tel. 025394177 V.le Lucania, 20

 

CAGLIARI

Oratorio Medaglia Miracolosa tel. 070290180 V. Monte Santo

Parrocchia della Medaglia Miracolosa tel 070280230 Piazza S. Michele, 1

 

GORIZIA

Suore di Maria della Medaglia Miracolosa tel. 0481539758 120,C Italia

 

NAPOLI

Parrocchia Maria Immacolata della Medaglia Miracolosa tel. 0817679986 V Marco Aurelio, 81

 

SALERNO

Parrocchia Maria SS. della Medaglia Miracolosa tel. 089790900 V. M. Galliano

 

Associazione o Istituti dedicati alla Medaglia Miracolosa

AREZZO

Viciomaggio/Civitella in Val di Chiana Istituto Medaglia Miracolosa teL 0575441688 V. Mandriole,2

Istituto Medaglia Miracolosa Centro Riabilitativo tel. 0575441603 V. Olmo,82

 

ROVIGO

Granzette Scuola Materna Medaglia Miracolosa tel. 042535415

 

CH-6850 Mendrisio

Associazione Medaglia Miracolosa tel. +fax 0916462820 Segretariato: Via C. Croci, 6 - CCP 69-853-6