LA MEDAGLIA MIRACOLOSA
Padre Michele Maria Iorio frate francescano dell'Immacolata - Casa Mariana Editrice
PREFAZIONE
«...nell'apatia
religiosa del tempo nostro sia sempre in onore per il nostro mondo ecclesiale la
devozione alla Madonna, sia quella ispirata dalla Sacra Scrittura, dalla
teologia e dalla riconosciuta tradizione culturale e artistica e sia pure la
devozione popolare, privata e personale» (Paolo VI, 5 settembre 1976).
Queste
parole del Papa Paolo VI, unite a quelle del Concilio Vaticano II, che parlando
della Madonna esorta i fedeli ad avere «in grande stima le pratiche e gli
esercizi di pietà verso di Lei, raccomandati lungo i secoli» (Lumen gentium,
67), fanno da fondamento a questo libretto e alla devozione dei cristiani
verso la Medaglia miracolosa.
Il
31 dicembre 1876 moriva santa Caterina Labouré, la privilegiata veggente
dell'Immacolata. Più di quarant'anni prima della morte, ella aveva avuto dalla
Madonna la missione di far coniare e di diffondere questa Medaglia, che il
popolo molto presto, e giustamente, definiva miracolosa.
Due
uomini discutono serenamente tra loro, in una villa di Roma.
L'uno
è il barone De Bussières. L'altro è il giovane Alfonso Ratisbonne, ebreo.
Siamo nel 1842. Ascoltiamo che cosa stanno dicendo.
-
Vorrei chiedervi un favore - dice il barone De Bussière al giovane Ratisbonne.
-
Vediamo: di che si tratta? - risponde il giovane. - Semplicemente di questo:
accettare di portare indosso questa medaglia. Secondo il vostro modo di vedere,
la cosa dovrebbe essere del tutto indifferente, mentre a me recherebbe un grande
piacere.
-
Se è così, per dimostrarvi che gli ebrei non sono poi tanto ostinati e
testardi come si crede, accetto di portare la vostra medaglia.
A
questo punto, il giovane Ratisbonne racconta lui stesso ciò che avvenne e ciò
che egli disse: - Detto, fatto. Il barone mi mette al collo la medaglia,
mentre io, scoppiando a ridere, esclamo: «Eccomi ormai cattolico, apostolico,
romano».
Chi
è Alfonso Ratisbonne?
È
un giovane ebreo, già al colmo della sua fortuna. Dalla vita ha avuto tutto.
Da poco tempo si è anche fidanzato con una ragazza di nome Flora. Quanto alla
sua fede: «Non credevo più neanche in Dio», confesserà dopo.
Ma
la Madonna, Madre universale, vegliava su di lui, e lo attendeva a Roma. Qui lo
fece capitare per caso nella Chiesa di Sant'Andrea delle Fratte, e gli operò il
miracolo che avrebbe rivoluzionato tutta la sua vita tanto brillante quanto
effimera e fatua.
Tutto
era iniziato appunto da quella medaglietta miracolosa che gli era stata offerta
dall'amico barone De Bussières, e che egli aveva accettato solo per fargli
piacere.
Si
era lasciato mettere al collo la Medaglia; ci aveva scherzato su, ma già non ci
pensava più. L'amico barone, però, sapeva quel che faceva: era uomo di fede,
confidava nella potenza miracolosa della medaglietta, e pregava intensamente
perché l'Immacolata operasse nell'animo di Alfonso, disfatto dall'incredulità.
La
notte di quello stesso giorno, svegliatosi di soprassalto, Alfonso vide alta
dinanzi a sé l'immagine di una grande Croce, di forma particolare, senza Gesù
Crocifisso, che egli inutilmente tentò di scacciare.
Era
la Croce della Medaglia miracolosa. Ma egli non lo sapeva, perché non aveva
neppure guardato la Medaglia che portava indosso, né lo interessava affatto
guardare una Medaglia! Proprio lui!
Il
giorno seguente...
Il
giorno seguente, stranamente, Alfonso si sentì spinto ad accompagnare lo stesso
amico De Bussières alla Chiesa di Sant'Andrea delle Fratte, dove il barone
aveva da sbrigare una commissione di lavoro.
La
carrozza si fermò sulla piazzetta della Chiesa. Scesero tutti e due. Il barone
entrò in Chiesa e si recò subito in sacrestia per incontrarsi con le persone
interessate alla commissione. Alfonso, invece, dapprima esitante, entrò poi
anche lui nella Chiesa. E si trovò solo, distratto e vuoto.
«La
Chiesa di Sant'Andrea delle Fratte - così egli stesso racconta in seguito -
è piccola, povera e quasi sempre deserta. Quel giorno ero solo o quasi solo.
Nessun oggetto d'arte attirava la mia attenzione. Passeggiavo macchinalmente
girando gli sguardi attorno a me. Ricordo soltanto che un cane nero scodinzolava
dinanzi a me... Ben presto anche quel cane disparve. La Chiesa intera sparve; io
non vidi più nulla... O meglio, mio Dio, io vidi una sola cosa!...
Come
potrei parlarne? La parola umana non può facilmente esprimere ciò che è
inesprimibile. Quando arrivò il barone De Bussières mi trovò col volto rigato
di pianto. Non potei rispondere alle sue domande... tenevo in mano la medaglia
che avevo appesa al collo e coprivo di baci l'immagine della Vergine... Era Lei,
sicuramente Lei! Non,sapevo dove ero, non sapevo se ero Alfonso o un altro;
provavo in me un tale cambiamento che mi pareva essere un altro; cercavo di
ritrovare me stesso e non mi ritrovavo... Non riuscivo a parlare; non volevo
dire niente; sentivo in me qualche cosa di solenne e di sacro che mi
costringeva a cercare un sacerdote».
Più
tardi, calmatasi la vivissima emozione provata, sì spiegò all'amico: «Ero da
pochi istanti nella chiesa di Sant'Andrea, quando, improvvisamente, mi sentii
afferrato da un turbamento inesprimibile. Alzai gli occhi; l'edificio intero
era come scomparso ai miei sguardi; una sola cappella aveva concentrato tutta la
luce. In un grande fascio di luce, mi è apparsa, dritta, sull'altare, alta,
brillante, piena di maestà e di dolcezza, la Vergine Maria, quale si vede
sulla Medaglia Miracolosa; una forza irresistibile mi ha spinto verso di Lei.
La Vergine mi ha fatto segno con la mano di inginocchiarmi. Mi è parso che
dicesse: "Bene!" Non mi ha parlato, ma io ho compreso tutto».
Proprio
la Vergine della Medaglia Miracolosa era dunque apparsa ad Alfonso Ratisbonne
quel giovedì 20 gennaio 1842.
75
anni più tardi
75
anni più tardi, il 20 gennaio 1917, a Roma nella Cappella del Collegio
Internazionale dei Frati Minori Conventuali, il Padre Rettore sta raccontando
ai giovani frati l'episodio della prodigiosa conversione dell'ebreo Alfonso
Ratisbonne, divenuto poi gran Servo di Dio e morto in concetto di santità.
Tra
questi c'è un giovane straordinario: è fra Massimiliano Maria Kolbe,
l'ardente innamorato dell'Immacolata, colui che darà vita al Movimento
mariano più vasto dell'epoca moderna, la Milizia dell'Immacolata, un esercito
di cavalieri schierati in campo sotto la guida dell'Immacolata, la Celeste
Condottiera e Invincibile Guerriera che «schiaccerà il capo» al nemico (Gn
3,15).
Con
estremo interesse fra Massimiliano ascolta il racconto della conversione di
Alfonso Ratisbonne. Ne rimane visibilmente commosso, si rende conto del valore
della Medaglia miracolosa, di cui l'Immacolata si serve per operare fatti di
grazia anche portentosi.
Gli
balena allora nell'animo l'ispirazione di servirsi della Medaglia miracolosa
come scudo e insegna dei «cavalieri dell'Immacolata», come scorta di «proiettili»
e «mine» spirituali che i cavalieri dovranno adoperare per fare breccia
negli animi chiusi e duri alle operazioni della grazia divina.
È
un'ispirazione. Fra Massimiliano non la lascia passare a vuoto. L'accoglie e la
custodisce nel cuore. Un giorno non lontano la Milizia dell'Immacolata - il 16
ottobre dello stesso anno - partirà con la Medaglia miracolosa quale insegna e
arma dei novelli cavalieri. Da quel 20 gennaio, inoltre, fra Massimiliano amò
di un amore speciale la Chiesa di Sant'Andrea delle Fratte; la visitava
frequentemente e vi sostava in devota orazione. Quando divenne sacerdote,
infine, volle celebrare la sua prima Santa Messa all'altare dove la Madonna era
apparsa all'ebreo Alfonso Ratisbonne.
Sacerdote
di Gesù e Cavaliere dell'Immacolata, san Massimiliano è stato l'apostolo
mariano dei tempi nuovi, folle di amore, ardente di zelo, forte del celeste
pegno della Medaglia miracolosa.
Ma
dove e come ha avuto origine la Medaglia miracolosa?
Essa
risale al 1830. La sua origine è veramente meravigliosa. Si può dire che
questa medaglietta è «miracolosa» già nel suo nascere.
Siamo
a Parigi. Ci troviamo nella Casa Madre delle Suore di san Vincenzo de Paoli e
santa Luisa de Marilla, le Figlie della Carità. Nella Casa Madre c'è il
Noviziato. Tra le novizie c'è un'umile suora che si chiama Suor Caterina Labouré,
oggi santa.
A
quest'umile novizia, nascosta e sconosciuta, avverranno alcuni dei fatti più
straordinari che possono capitare a una creatura sulla terra: le apparizioni
della Vergine Immacolata. Perché a Suor Caterina? ... Perché proprio a lei?
...
Perché
era una Suora tanto umile, tanto semplice, tanto angelica...
Questa
risposta corrisponde alle divine parole di Gesù: «Ti ringrazio, o Padre,
Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose agli
intelligenti e ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli» (Lc 10,21).
La
conferma più splendida della lode di Gesù agli umili la troviamo nel
comportamento di santa Caterina dopo i fatti straordinari: ella seppe tenere
nascosto il segreto delle apparizioni della Madonna per ben 46 anni, ossia fino
alla morte, rivelandolo soltanto al suo confessore.
A
questi «piccoli» Dio dona le cose più grandi.
«Ecco
un'altra Mamma!»
Fin
da piccina, santa Caterina Labouré ebbe nel Cuore una devozione così tenera e
filiale verso la Madonna che quando le morì la mamma, ella riunì i fratellini
ai piedi di una statuina di Maria e disse loro: «Non abbiamo più la mamma:
ecco un'altra Mamma!».
Era
così che un tempo i genitori cristiani educavano i figli e dalle famiglie
cristiane fiorivano i santi. La pia fanciulla era nata a Fain-les-Moutiers, villaggio
della Borgogna, il 2 maggio 1806. La famiglia era molto buona: c'erano dieci
figli; si viveva tutti in una grande fattoria. Quando Caterina aveva ancora dodici
anni, e la mamma era già morta, dovette assumere la direzione della casa perché
la sorella maggiore entrava in convento a Parigi tra le Figlie della Carità.
Giudiziosa
e sollecita, la brava fanciulla non fece rimpiangere la sorella più grande.
Attenta e generosa, Caterina arrivava a tutto: sbrigava i lavori di casa,
serviva il papà e i fratelli, coltivava con fervore la sua pietà eucaristica e
la sua devozione alla Madonna. Visse così, laboriosa e pura, fino alla sua
giovinezza. E si capiva che qualcosa di speciale maturava in lei, per il
fascino che esercitava con il suo candore e la sua umiltà. Ciò apparve
evidente quando le furono fatte diverse proposte di matrimonio, e la sua risposta
fu sempre una sola: «Ho già trovato il mio sposo fin dal giorno della prima
Comunione, a Lui ho dato tutta me stessa». Anch'ella voleva diventare la Sposa
di Gesù tra le Figlie della Carità al servizio dei poveri e dei sofferenti.
Finalmente,
superati ostacoli amarissimi, la pia giovane poté entrare nel noviziato delle
Figlie della Carità, a Parigi, in Rue du Bac. Era il 21 aprile 1830.
Non
trovò nessuna difficoltà a vivere una vita di sacrificio nella preghiera e
nella mortificazione. Era così bene allenata! E tutto ella era pronta a
soffrire pur di diventare la Sposa sempre vergine di Gesù: era il suo ideale di
amore sublime e infinito.
L'intuizione
luminosa che ebbe - e che hanno solo i semplici e i puri di cuore - fu quella
di diventare degna Sposa di Gesù affidandosi alla Madonna e ricopiando
fedelmente le virtù della Celeste Vergine.
Ecco
il proposito fondamentale scritto da lei stessa con semplicità: «Prenderò
Maria per modello al principio delle mie azioni, e penserò come Ella avrebbe
fatto il dovere che sto per compiere».
Via
via, intensificherà talmente la sua filiale devozione alla Madonna, e ne
scoprirà così in profondità il valore, soprattutto per la gioventù, che la
Madonna stessa, in una delle apparizioni, la incaricò di organizzare
un'associazione mariana per aiutare tutti a possedere la «perla preziosa» (Mt
13,46) della devozione mariana.
Per
questo, senza risparmio di prove e di sofferenze, ella si impegnò e arrivò a
fondare le «Figlie di Maria», esclamando felice, con lo sguardo profetico
rivolto al futuro: «come sarà bello vedere Maria onorata da tutta la gioventù!».
«La
gioia più dolce»
Il
fatto centrale di tutta la vita di santa Caterina, però, fu e rimane sempre
quello delle cinque apparizioni della Madonna che le affidò la «Medaglia
miracolosa» da diffondere nel mondo intero.
Nel
luglio e nel novembre del 1830 avvennero le due principali apparizioni della
Vergine Santissima nella Cappella del Noviziato. La prima delle due avvenne di
notte. Avvertita dall'Angelo Custode, santa Caterina si recò trepidante nella
Cappella e andò a inginocchiarsi ai piedi della Madonna che stava seduta al
lato destro dell'altare. La santa poté poggiare le sue mani sulle ginocchia
della Madonna e contemplare il suo celestiale volto. «In quel momento - scriverà
poi - provai la gioia più dolce della mia vita».
Il
colloquio durò più di due ore!
La
seconda volta, santa Caterina ricevette dalla Vergine la missione di far coniare
la celebre «medaglia» che sarà giustamente definita «miracolosa». La
Madonna stessa le fece vedere il modello completo, così come lo vediamo
riprodotto sulle medagline.
Le
difficoltà e i travagli furono grandi prima di ottenere che venisse coniata
questa medaglina. Un umile Suora, ignorata da tutti, ricca soltanto della povertà
evangelica, come avrebbe mai potuto far coniare una medaglia da produrre poi in
quantità sempre maggiori, e da diffonderla nel mondo intero?
La
potenza di Dio risplende tanto più gloriosa, quanto più impotenti sono le
creature. E due anni dopo, il 30 giugno 1832, venivano coniati i primi 1500
esemplari della medaglina.
Santa
Caterina, così umile, così povera, potette avere fra le mani la bella
medaglina. Quanti baci e lacrime d'amore! E con quale entusiasmo si applicò a
diffonderla ovunque e a chiunque, certissima delle parole della Madonna «Tutte
le persone che porteranno la medaglia riceveranno grandi grazie».
Tra
gli operai e gli ammalati, fra i soldati e i poveri, per oltre 40 anni, santa
Caterina, la dolce Figlia della Carità, fu apostola della Medaglia miracolosa
fino alla sua beata morte, che avvenne il 31 dicembre 1876. Il suo corpo
verginale riposa sotto l'altare, nella cappella delle apparizioni, ai piedi
della sua Regina Immacolata. Nella ricognizione, del corpo, le mani di santa
Caterina che avevano toccato la Madonna e i suoi occhi che l'avevano contemplata
apparvero conservati straordinariamente bene.
Per
non togliere nulla alla bellezza delle due principali apparizioni della Madonna,
leggiamone la descrizione fatta con incantevole semplicità da santa Caterina
stessa.
«Venuta
la festa di san Vincenzo (19 luglio) la buona Madre Marta (la direttrice delle
novizie) ci fece alla vigilia un'istruzione sulla devozione dovuta ai santi e
specialmente sulla devozione alla Madonna. Questo mi accese sì gran desiderio
di vedere la Santissima Vergine, che andai a letto col pensiero di vedere in
quella stessa notte la mia buona Madre Celeste era tanto tempo che desideravo
vederla. Essendoci stato distribuito un pezzettino di tela di una cotta di san
Vincenzo, ne tagliai una metà e la inghiottii. Così mi addormentai col
pensiero che san Vincenzo mi avrebbe ottenuto la grazia di vedere la Madonna.
Alle
undici e mezzo mi sento chiamare per nome: "suor Labouré! suor Labouré".
Svegliatami, guardo dalla parte donde veniva la voce, che era dal lato del
passaggio del letto. Tiro la cortina e vedo un fanciullino vestito di bianco,
dai quattro ai cinque anni, il quale mi dice: "Venite in cappella; la
Madonna vi aspetta". Mi venne subito il pensiero mi sentiranno! Ma quel
fanciullo è pronto a rispondermi: "State tranquilla: sono le undici e
mezzo e tutti dormono profondamente. Venite che vi aspetto".
Vestitami
in fretta, mi diressi verso quel fanciullo che era restato in piedi senza
avanzarsi oltre la spalliera del letto.
Il
fanciullo mi seguì, o meglio, io seguii lui dovunque passava, tenendosi
sempre alla mia sinistra. Erano accesi i lumi dappertutto dove noi passavamo, il
che molto mi sorprendeva. Assai più meravigliata però rimasi all'ingresso
della cappella, quando l'uscio si aprì, appena il fanciullino l'ebbe toccato
con la punta di un dito. La meraviglia poi fu al colmo quando vidi tutte le
candele e tutte le torce accese, come alla Messa di mezzanotte. Però non vedevo
ancora la Madonna.
Il
fanciullo mi condusse nel presbiterio accanto alla poltrona del Signor
Direttore, dove io mi posi in ginocchio, mentre il fanciullino rimase tutto il
tempo in piedi. Parendomi il tempo troppo lungo, ogni tanto guardavo per timore
che le suore vegliatrici passassero dalla tribuna».
«Ecco
la Madonna»
«Finalmente
giunse il sospirato momento. Il fanciullino mi avvertí, dicendomi: "Ecco
la Madonna, eccola!". Sentii un rumore come il fruscio di vesti di seta
venire dalla parte della tribuna presso il quadro di san Giuseppe, e vidi la
Santa Vergine che venne a posarsi sui gradini dell'altare dal lato del Vangelo.
Era
la Santissima Vergine, ma tutta simile a sant'Anna, solo il volto non era lo
stesso.
Io
ero incerta se si trattasse della Madonna. Ma il fanciullino che era lì mi
disse: "Ecco la Madonna!". Dire ciò che provai in quel momento e ciò
che succedeva in me, mi sarebbe impossibile. Mi sembrava di non riconoscere la
Madonna. Quel fanciullino mi parlò allora non più con voce di bambino, ma
d'uomo alto e robusto; e disse parole forti. Io, guardando la Santissima
Vergine, spiccai allora un salto verso di Lei, ed inginocchiatami sui gradini
dell'altare, appoggiai le mani sulle ginocchia di Maria...
Fu
quello il momento più dolce della mia vita».
«Io
sarò con voi»
«Dire
tutto ciò che provai mi sarebbe impossibile. La Madonna mi spiegò come
dovevo comportarmi col mio direttore e parecchie cose che non debbo dire;
m'insegnò il modo di regolarmi nelle mie pene e mostrandomi con la sinistra i
piedi dell'altare, mi disse di andarmi a gettare ai piedi dell'altare ad
espandervi il mio cuore, aggiungendo che colà io avrei ricevuto tutti i
conforti a me necessari.
"Figlia
mia - mi disse la Madonna - Dio vuole affidarvi una missione. Avrete molto da
soffrire, ma soffrirete volentieri, pensando che si tratta della gloria di
Dio. Avrete la grazia; dite tutto quanto in voi - succede, con semplicità e
confidenza. Vedrete certe cose, sarete ispirata nelle vostre orazioni; rendetene
conto a chi è incaricato dell'anima vostra".
Io
chiesi allora alla Santissima Vergine la spiegazione delle cose che mi erano
mostrate (la santa allude ad alcune visioni avute precedentemente). E Maria
rispose: "Figlia mia, i tempi sono molto tristi; gravi sciagure stanno per
colpire la Francia; il trono sarà rovesciato; tutto sarà sconvolto da
disgrazie d'ogni specie. (Dicendo questo la Madonna aveva l'aspetto molto
addolorato). Ma venite ai piedi di questo altare; quivi le grazie saranno
sparse su tutti... sopra tutte le persone che le chiederanno con fiducia e
fervore, sui piccoli e sui grandi...
"Figlia
mia, io mi compiaccio di spandere le mie grazie sulla comunità (vostra). Io
l'amo molto, ma ho della pena, perché vi sono (in essa) degli abusi: la regola
non è osservata, la regolarità lascia a desiderare, vi è una grande
rilassatezza nelle due Comunità (Preti della Missione e Figlie della Carità);
dillo a colui che è incaricato di voi, benché non sia ancora superiore.
Egli sarà fra qualche tempo incaricato in modo speciale della (vostra) Comunità;
egli deve fare tutto il possibile per rimettere la regola in vigore, diglielo
da parte mia.
Ch'egli
vegli sulle cattive letture, sulla perdita di tempo e sulle visite. Allorché la
regola sarà rimessa in vigore, vi sarà una Comunità che verrà ad unirsi alla
vostra.
Ma
sopraggiungeranno grandi mali; il pericolo sarà grande, ma non temete, il buon
Dio e san Vincenzo proteggeranno la Comunità... (La Vergine era sempre
triste). Io stessa sarò con voi, ho sempre vegliato su di voi; vi accorderò
molte grazie... Verrà un momento in cui il pericolo sarà grande e tutto sembrerà
perduto, ma io sarò con voi; abbiate fiducia. Avrete prove evidenti della mia
visita e della protezione di Dio e di quella di san Vincenzo sulle due Comunità.
In
altre Comunità vi saranno vittime (La Santissima Vergine aveva le lacrime
agli occhi dicendo questo); vittime vi saranno nel clero di Parigi e lo stesso
Arcivescovo morrà (di nuovo la Madonna versò lacrime). Figlia mia, la Croce
sarà disprezzata; per le vie scorrerà sangue; il mondo intero sarà
nell'afflizione. (Qui la Vergine Santa non poteva più parlare: un gran dolore
Le era dipinto sul volto)...».
«Non
ripresi più sonno»
«Quanto
tempo restassi con la Madonna, non saprei dire: tutto quello che so è che,
dopo di avermi lungamente parlato, se ne andò scomparendo come ombra che
svanisce, dirigendosi verso la tribuna, per quella parte da cui era venuta.
Alzatami
dai gradini dell'altare, rividi il fanciullino al posto dove l'avevo lasciato,
il quale mi disse: "È partita!". Rifacemmo lo stesso cammino, trovando
sempre tutti i lumi accesi e tenendosi quel bambino sempre alla mia sinistra.
Credo
che quel bambino fosse il mio angelo custode, resosi visibile per farmi vedere
la Madonna; io infatti l'avevo molto pregato di ottenermi un tal favore. Era
vestito di bianco e portava con sé una luce miracolosa, ossia era sfolgorante
di luce, dell'età dai quattro ai cinque anni.
Tornata
a letto, sentii suonare le due e non ripresi più sonno».
La
seconda apparizione avvenne quattro mesi più tardi. Era il 27 novembre. Questa
è l'apparizione più importante e fondamentale. In essa l'umile santa Caterina
ebbe la rivelazione della celebre Medaglia miracolosa, e la Madonna le spiegò
in che cosa consisteva la missione che voleva affidarle. Una missione vasta
quanto la terra. Proprio lei, l'umile e ignorata suor Caterina, veniva eletta
perché facesse conoscere a tutti gli uomini il celeste pegno di misericordia
che l'Immacolata si degnava donare all'umanità.
E
suor Caterina si metterà all'opera non risparmiandosi nelle prove e nelle
sofferenze a cui verrà sottoposta. Era sicura dell'aiuto di Colei che è la Regina
dell'universo, e prima o poi, quindi, sarebbe arrivata l'ora della diffusione
di questa medaglina, piccolo tesoro di grazia. Per suor Caterina, del resto,
dovette essere ben poca cosa sacrificarsi senza risparmio per la Regina
Immacolata che l'aveva inebriata delle sue celestiali apparizioni.
Ella
stessa ha descritto in modo dettagliato anche questa seconda e più celebre
apparizione. Leggiamola con amore.
«Il
27 novembre 1830, che capitava il sabato antecedente alla prima domenica di
Avvento, alle cinque e mezzo di sera, facendo la meditazione in profondo
silenzio, mi parve di sentire dal lato destro della cappella un rumore come il
fruscio di una veste di seta.
Avendo
volto lo sguardo a quel lato, vidi la Santissima Vergine all'altezza del
quadro di san Giuseppe. La sua statura era media, e la sua bellezza tale che mi
è impossibile descriverla. Stava in piedi, la sua veste era di seta e di color
bianco-aurora, fatta, come si dice, à la vierge ("alla vergine"), cioè
accollata e con maniche lisce. Dal capo le scendeva un velo bianco sino ai
piedi. Aveva i capelli spartiti e una specie di cuffia con un merletto di circa
tre centimetri di larghezza, leggermente appoggiato sui capelli. Il viso era
abbastanza scoperto; i piedi poggiavano sopra un globo; o meglio, sopra un
mezzo globo, o almeno io non ne vidi che una metà (più tardi la santa
confesserà di aver visto sotto i piedi della Vergine anche un serpente color
verdastro chiazzato di giallo).
Le
sue mani, elevate all'altezza della cintura mantenevano in modo naturale un
altro globo piccolo che rappresentava l'universo. Ella aveva occhi rivolti al
cielo, e il suo volto diventò risplendente, mentre presentava il globo a Nostro
Signore. Tutto ad un tratto le sue dita si ricoprirono di anelli, ornati di
pietre preziose, le une più belle delle altre, le une più grosse e le altre
più piccole, le quali gettavano dei raggi gli uni più belli degli altri questi
raggi partivano dalle pietre preziose; le più grosse gettavano raggi più
grandi, e le più piccole raggi meno grandi, sicché tutta se ne riempiva la
parte inferiore, e io non vedevo più i suoi piedi...».
«Fate
coniare una medaglia»
«Mentre
io ero intenta a contemplarla, la Santissima Vergine abbassò gli occhi verso
di me e intesi una voce che mi disse queste parole: "Questo globo che
vedete rappresenta tutto il mondo, in particolare la Francia ed ogni singola
persona... ". Io qui non so ridire ciò che provai e ciò che vidi, la
bellezza e lo splendore dei raggi così sfolgoranti!... E la Vergine Santissima
aggiunse: "Sono il simbolo delle grazie che io spargo sulle persone che me
le domandano", facendomi così comprendere quanto è dolce pregare la
Santissima Vergine e quanto Ella è generosa con le persone che La pregano;
quante grazie Ella accorda alle persone che gliele cercano e quale gioia Ella
prova nel concederle.
In
quel momento, io ero e non ero... Non so.... io godevo. Ed ecco formarsi intorno
alla Santissima Vergine un quadro alquanto ovale, sul quale in alto, a modo di
semicerchio dalla mano destra alla sinistra di Maria si leggevano queste
parole scritte a lettere d'oro: "O Maria, concepita senza peccato, pregate
per noi che ricorriamo a Voi". Allora si fece sentire una voce che mi
disse: "Fate, fate coniare una medaglia su questo modello; tutte le
persone che la porteranno, riceveranno grandi grazie specialmente portandola al
collo; le grazie saranno abbondanti per le persone che la porteranno con
fiducia... ".
All'istante
mi parve che il quadro si voltasse e io vidi il rovescio della Medaglia.
Vi
era la lettera M (iniziale del nome Maria) sormontata da una croce senza
crocifisso che aveva come base la lettera I (iniziale del nome Iesus, Gesù). Più
sotto poi vi erano due cuori, uno circondato da spine (quello di Gesù), l'altro
trapassato da una spada (quello di Maria). Dodici stelle infine circondavano il
tutto.
Poi
tutto disparve, come qualcosa che si spegne, ed io sono rimasta ripiena non so
di che, di buoni sentimenti, di gioia, di consolazione».
È
stato detto che la Medaglia miracolosa è un «piccolo libro di fede» e un «piccolo
trattato di mariologia».
Perché?
Perché basta esaminare con attenzione la medaglina così com'è, e leggervi le
grandi verità che esprime nel suo disegno la potenza e la misericordia di Maria
Madre Divina, Immacolata, Mediatrice, Corredentrice e Regina.
E
adesso noi vogliamo, meditare brevemente su queste pagine grandi verità che
riguardano la storia della salvezza e che ci faranno apprezzare ancor più
questa cara medaglina.
Ricordiamo
la prima apparizione a santa Caterina? La Madonna predice le sciagure dei suoi
figli, e piange su di essi fino a non poter più parlare. La sua tenerezza
materna e la sua premura affettuosa appaiono davvero commoventi. Ella è
partecipe dei travagli in cui si dibattono e si perdono i figli.
Promette
la sua speciale protezione, e, infine, annuncia a suor Caterina una missione
particolare che intende affidarle per aiutare gli uomini a salvarsi e a ottenere
grazie.
Il
primo significato del dono della Medaglia miracolosa è proprio questo: la
Madre tenerissima vede i figli tra i pericoli e offre loro un mezzo di grazia
che li scampi dal male e li richiami al bene.
Per
questo la medaglina è un dono della Celeste Madre, è un dono di grazia
materna. E tutte le grazie che la medaglina ha ottenuto e otterrà portano
questo sigillo della premura materna che la Madonna ha verso di noi suoi
figli.
Moribondi
risanati, peccatori convertiti, soldati che scampano la morte, tumori scomparsi,
tentazioni fugate, pericoli sventati, aiuti insperati e mille e mille altre
grazie, fanno della Medaglia miracolosa il segno concreto della cura tenerissima
che la Mamma Celeste ha per le anime e i corpi degli uomini. Chi non ne ha
fatto l'esperienza, la faccia. E non resterà certamente deluso.
Soprattutto
per le conversioni, la Medaglia è stata feconda in maniera eccezionalmente
miracolosa. Oltre la conversione di Alfonso Ratisbonne, già descritta
all'inizio di questo libretto, amiamo ricordare un'altra delle tante capitate a
san Massimiliano M. Kolbe.
Quando
padre Kolbe si trovava a Zakopane fece la conoscenza di un certo intellettuale.
Ad
ogni incontro lo pregava: «Signore, si confessi». Ma quegli soleva rispondere:
«Nulla da fare, Reverendo; la rispetto, padre, ma non andrò a confessarmi,
forse un'altra volta... ». Dopo alcune settimane, questo signore, prima di
partire, venne da padre Kolbe per accomiatarsi. Le ultime parole di padre
Massimiliano furono: «Signore, vada a confessarsi... ».
«La
prego, Reverendo, non ho tempo, devo andare in fretta alla stazione».
«Allora
accetti almeno questa Medaglia miracolosa». Il signore accettò per cortesia la
medaglietta e si recò subito alla stazione ferroviaria. Intanto padre
Massimiliano cadde in ginocchio per implorare dall'Immacolata la conversione
dell'ostinato.
Oh,
meraviglia! Dopo un istante qualcuno bussa alla porta ed entra il medesimo
signore che aveva tanta fretta di prendere il treno. Sin dalla soglia esclama:
«Padre, la prego di confessarmi».
L'Immacolata
è Colei che non solo non è stata neppure sfiorata dal peccato, ma che ha
schiacciato con il suo piede la testa al maligno (Gn 3,15).
Così
ci appare, infatti, la Madonna sulla medaglia: è l'Immacolata che schiaccia
la testa al serpente. I due millenni della Chiesa hanno sempre celebrato
l'originale purezza della Madre di Dio, in opposizione irriducibile al peccato
che offende Dio. L'Immacolata, Colei che è la «Piena di grazia» (Lc 1,28),
con il peso divino della sua pienezza di grazia ha battuto vittoriosamente il
seduttore del genere umano, e vuol donare agli uomini la stessa forza di battere
il nemico.
Attorno
alla medaglina, poi, si leggono le parole: «O Maria concepita senza peccato,
pregate per noi che ricorriamo a Voi». L'immagine e le parole coincidono: la
figura dell'Immacolata rappresenta Colei che è stata concepita senza peccato,
schiacciando la testa al demonio.
Siamo
nel 1830. Soltanto 24 anni dopo, il Papa Pio IX dichiarerà come dogma di fede
della Chiesa universale la verità dell'Immacolata Concezione di Maria. Non è
certamente difficile ammettere che l'apparizione dell'Immacolata a santa
Caterina e la diffusione prodigiosa della Medaglia in tutto il mondo siano
servite ottimamente a preparare e ad affrettare la definizione dommatica della
verità dell'Immacolata Concezione, allo stesso modo che Lourdes, quattro anni
dopo la solenne proclamazione del dogma, ne fu la singolare conferma.
«Io
sono l'Immacolata Concezione»
Quando
il 25 marzo 1858 la Vergine Maria si rivelò a santa Bernardetta Soubirous e
le disse «Io sono l'Immacolata Concezione», la piccola Bernardetta,
raccontando l'apparizione disse: «La Signora stava in piedi sul rosaio e si
mostrava nell'atteggiamento della Medaglia miracolosa». La stessa santa
Bernardetta portava al collo una grande medaglia di rame, uguale, almeno nel
disegno della parte interiore, al modello della Medaglia miracolosa. Da ciò
vediamo bene quanto siano importanti e significativi, nello sviluppo storico del
dogma dell'Immacolata, le apparizioni della Madonna a santa Caterina Labouré.
C'è una corrispondenza evidente fra le apparizioni dell'Immacolata a santa
Caterina e quelle a santa Bernardetta basti riflettere che la piccola veggente
di Lourdes, per mostrare l'atteggiamento che aveva la sua «bianca Signora» non
seppe trovare di meglio che rassomigliarla alla Madonna della Medaglia
miracolosa.
Infatti,
con il diffondersi rapidissimo della Medaglia miracolosa, la gente imparò a
contemplare la Vergine Maria nell'atto che schiaccia la testa al serpente e ad
invocarla «O Maria concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a
Voi».
Per
questo l'8 dicembre 1854, il papa Pio IX non faceva che ratificare e confermare
una verità che tutto il popolo cristiano amava e in cui credeva fermamente.
Già da oltre venti anni, infatti, giravano per tutto il mondo milioni e milioni
di Medaglie miracolose.
Nella
sua bellezza celestiale, l'Immacolata, «vestita di sole e con la luna sotto i
piedi» (Ap 12, 1), è «terribile come un esercito schierato in campo» (Ct
6,3). Ella è realmente terrore dei demoni. E la totale sconfitta di satana fu
decretata da quella prima maledizione di Dio, il quale pose inimicizia tra il
serpente e la Madonna, tra la stirpe di lui e la stirpe di Lei, con la finale
vittoriosa: «Essa ti schiaccerà il capo» (Gn 3,15).
Attraverso
la Medaglina, quante volte è balzata fuori questa verità dell'onnipotenza
dell'Immacolata contro i demoni! Si potrebbero riferire molti episodi, ma ci
limitiamo a due soltanto, ambedue molto significativi.
Una
giovane andata a confessarsi dal santo Curato d'Ars si accusò di aver solo
partecipato ad un ballo.
-
Non avete notato nulla, a quel ballo? - le chiese il Santo.
-
No, Padre.
-
Non c'era un giovanotto brillante, che ha fatto ballare tutte le ragazze, meno
voi?
-
Mi ricordo era molto attraente, ma mi incuteva un po' di paura.
-
E null'altro?
-
No: quando uscì, scorsi le scintille sotto i suoi piedi.
-
Ora ci siamo, figliuola mia. Quel giovanotto elegante era il diavolo. E sapete
dirmi perché non vi ha invitata a ballare con lui?
-
Non so.
-
Perché portate al collo la «Medaglia miracolosa» che lo ha tenuto lontano.
Ecco
un altro episodio che testimonia sempre di più la veridicità della promessa
della Madonna.
Una
vedova cinese aveva un unico figlio che amava con tutta se stessa. Ma un
brutto giorno il demonio si impossessò di lui. Vagava il povero figliuolo di
qua e di là senza trovare pace; tutti lo fuggivano proprio come quell'ossesso
di cui parla il Vangelo. Un cristiano, che venne a sapere del fatto, volle
aiutare quel giovane e consolare la madre disperata. Aveva con sé una
Medaglia miracolosa; la prese in mano e la mostrò al giovane ossesso il quale
immediatamente fu liberato dal demonio, per la potenza della Vergine Immacolata
raffigurata in quella Medaglia.
Queste
sono le tre fulgide gemme che rendono sovranamente bella e potente l'Immacolata
Madre di Dio. La Medaglia miracolosa, che affrettò la solenne proclamazione di
fede dell'Immacolata Concezione, possa far affrettare i tempi anche per la
definizione dei dogmi mariani di Maria Mediatrice, Corredentrice e Regina.
Non
a caso la Medaglia fa brillare queste verità. Tocca a noi non trascurare la
lezione e il richiamo così dolce e consolante che essa ci dona: la mia
Celeste Mamma Immacolata è anche la mia Celeste Mediatrice, Corredentrice e
Regina!
L'Immacolata
con le braccia allargate verso il basso e con una miriade di raggi splendenti
che partono dalle sue mani rappresenta in modo luminoso Maria Santissima come
Mediatrice di tutte le grazie. La mediazione universale fa parte della missione
materna di Maria Santissima verso il genere umano. Questa è una verità che fin
dai primi tempi della Chiesa è stata riconosciuta alla Madonna e che speriamo
di vedere presto proclamata dogma di fede, come ardentemente desiderava san
Massimiliano Maria Kolbe.
L'Immacolata
è la Mediatrice di grazia presso Gesù, unico Mediatore fra Dio e l'uomo. Ella,
come Madre nostra, intercede sempre in nostro favore, anche quando noi non
ricorriamo esplicitamente e direttamente a Lei. E questo perché, oltre che
Madre nostra, è anche la «Madre della divina grazia» e tutte le grazie che
gli uomini ricevono, tutte senza eccezione, vengono dal suo Cuore, passando per
le sue mani.
Rileggiamo
ora qualche punto della seconda apparizione dell'Immacolata a santa Caterina
Labouré, e vedremo come la verità della Mediazione mariana appaia certa e
luminosa.
«Ella
aveva gli occhi rivolti al cielo, e il suo volto diventò risplendente, mentre
presentava il globo a Nostro Signore»: ecco una Mamma, bella di una bellezza
inesprimibile, che prega e intercede per noi, figli che Ella ama.
«Tutto
ad un tratto le sue dita si ricoprirono di anelli, ornati di pietre
preziose... le quali gettavano dei raggi, gli uni più belli degli altri...
Mentre io ero intenta a contemplarla, la Santissima Vergine abbassò gli occhi
verso di me, ed una voce si fece intendere che mi disse queste parole:
"Questo globo che vedi rappresenta tutto il mondo... la Francia... e
ciascuna persona in particolare". Io qui non so ridire ciò che provai e
ciò che vidi, la bellezza e lo splendore dei raggi sfolgoranti! ... e la Vergine
Santissima aggiunse: "Sono il simbolo delle grazie che io spargo sulle
persone che me le domandano", facendomi così comprendere quanto è dolce
pregare la Santissima Vergine e quanto Ella è generosa con le persone che La
pregano; quante grazie Ella accorda alle persone che gliele cercano, quale gioia
Ella prova nel concederle...».
«Chiedimi
quanto vuoi...»
Ci
pensiamo mai che ogni momento la Madonna sta in questo atteggiamento di supplica
e di dono per noi? Non ricordiamo quello che la Madonna fece a Cana? Lei sola si
accorse che era venuto a mancare il vino. E con tanta sollecitudine e dolcezza
lo disse a suo Figlio Gesù: «Non hanno più vino» (Gv 2,3). Gesù guardò
in fondo agli occhi di quella Mamma sua e nostra, sentì la tenerezza di quel
Cuore così simile al suo, e fece il miracolo, il suo primo miracolo, cambiando
l'acqua in vino, in anticipo con l'ora stabilita da Dio! (Gv 2,4).
Veramente
la Madonna è «Onnipotente per grazia».
Lei
tutto può, perché sta tra Dio e l'uomo, essendo donna ed essendo Madre di
Dio. Ah, quale gioia per noi avere una simile Madre!
Il
papa Pio IX scrisse che la Madonna, con la Sua dignità di Madre e Regina,
stando alla destra di Gesù «ottiene ciò che domanda, né può restare
inesaudita».
E
il numero sterminato di grazie che la Medaglia miracolosa ha ottenuto agli
uomini è la conferma più certa di questa consolantissima verità.
Ma
perché Maria è stata da Dio elevata a questo ufficio di Tesoriera di tutte le
grazie?
Perché
Ella con le sue sofferenze è stata da Dio associata a Gesù per salvare gli
uomini; Ella cioè è la Corredentrice del genere umano, in dipendenza da Gesù,
il Redentore.
Afferma
san Pio X nell'Enciclica «Ad diem illum» del 2 febbraio 1904: «Da questa
comunione di dolori e di volontà tra Cristo e Maria, meritò Ella di divenire
degnissimamente la Riparatrice del mondo perduto, e quindi la Dispensatrice di
tutti i doni che Gesù ci procurò con la morte e con il sangue».
Anche
questa verità della Corredenzione universale operata da Maria Santissima si
trova espressa nella Medaglia miracolosa. Guardiamone il rovescio, infatti: la
lettera M, monogramma di Maria, è sormontata da una croce; al di sotto, poi,
vediamo il Sacro Cuore di Gesù coronato di spine e il Cuore Immacolato di Maria,
trafitto da una spada.
La
croce, il cuore, la spada: c'è qui in compendio tutta la dottrina della
Corredenzione mariana. Pensiamo al Calvario: Gesù sulla Croce, Maria ai piedi
della Croce, uniti indissolubilmente nell'offerta del loro sacrificio che ha
redento il mondo. Come ad Eva, così a Maria, nuova Eva, Dio disse: «Tu partorirai
nel dolore» (Gn 3,6). Nel dolore, infatti, sul Calvario, la Madonna partorì
noi alla vita della grazia. Partorì nel dolore del suo Cuore trafitto dalla
spada della Passione e Morte del Figlio.
Quanto
è profondo dunque il significato di quei due Sacri Cuori effigiati sul rovescio
della Medaglia! Sono il Cuore del Redentore e il Cuore della Corredentrice.
«Sono
ebreo di razza»
La
Madonna quindi è Corredentrice, e perciò stesso Mediatrice universale di
tutte le grazie, come insegna il papa san Pio X. È soprattutto per la grazia
delle grazie, ossia la salvezza finale, che dobbiamo rivolgerci alla Divina
Madre Corredentrice: Ella sa fare di ogni peccatore un giusto, di ogni redento
un Santo.
Ci
conforti il racconto di una della tante conversioni operate dalla Madonna per
mezzo della Medaglia miracolosa.
Riportiamo
l'episodio dalla vita di san Massimiliano M. Kolbe.
Durante
la degenza nel sanatorio di Zakopane, egli non pensò certamente di starsene
inerte. Proprio lui amava ripetere ai suoi confratelli: «Non possiamo dormire
fino a quando una sola anima resterà sotto il dominio di satana». Per cui,
anche ammalato a Zakopane, si diede da fare.
Tra
l'altro ogni giovedì teneva una conferenza ai giovani studenti atei del
sanatorio. Dopo pochi giovedì, quattro di essi si convertirono.
Soltanto
uno, tra i più giovani, pur seguendo attentamente le conferenze del Santo,
mostrava di non aver a che fare con lui, allontanandosi immediatamente alla
fine di ogni riunione.
Ma
un giovedì si avvicinò e gli disse: «Vorrei salutarla, padre; è l'ultima
volta che ci vediamo. Le mie condizioni si sono aggravate, non potrò lasciare
il letto, è la fine...».
Poi
gli confidò:
-
Sono ebreo di razza e di religione.
-
Verrò a trovarti.
-
Impossibile lei lo sa: proibito far visita agli ammalati gravi.
-
Verrò lo stesso.
Ed
infatti non solo ci andò, ma lo battezzò, gli diede la Santa Comunione, gli
impartì l'Unzione degli infermi e poi gli mise al collo la Medaglia miracolosa.
-
Sei contento?... Dimmi che cosa ti turba ancora, ragazzo?
-
La mamma ... L'arrivo della mamma. Sua madre era un'ebrea fanatica.
-
Non temere sarai già in Paradiso quando arriverà.
Infatti
il giovane morì alle 11, mentre la mamma arrivò soltanto a mezzogiorno. E
quando venne, fece un gran baccano a causa della conversione del figlio.
Immediatamente gli strappò dal petto la Medaglia miracolosa e cacciò in
cattivo modo san Massimiliano. Ma, post factum..., commentava il santo raccontando
l'episodio al fratello fra' Alfonso.
Un'ultima
importante verità ci viene insegnata dalla Medaglia miracolosa: la Regalità di
Maria Santissima. La Madonna, nell'apparizione del 27 novembre 1830 a santa
Caterina Labouré, poggia vittoriosamente i suoi piedi sul globo, e sembra dirci
anche Ella come Gesù Re Divino: «Non abbiate timore: io ho vinto il mondo!» (Gv
16,33).
Inoltre,
l'Immacolata tiene fra le mani un altro globo più piccolo che offre a Dio
Padre. Se è vero che si può offrire solo ciò che è proprio, Maria può
offrire a Dio il mondo perché esso Le appartiene, essendo stata costituita
Regina dell'universo.
Infine,
le dodici stelle impresse sul retro della Medaglia, indicano i Santi e in genere
tutte le anime che per effetto della sua materna protezione, circondano ora il
suo trono regale lassù in cielo.
In
particolare, nelle dodici stelle si è voluto vedere simboleggiati i dodici
apostoli, ossia le colonne della Chiesa stessa, che glorifica in Maria
Santissima la sua Divina Madre, la Madre di Cristo Capo e del Corpo mistico di
Cristo.
Guardando
la Medaglina, quindi, possiamo richiamare alla mente il «segno prodigioso»
della Donna dell'Apocalisse, che san Giovanni vide avanzarsi vestita di sole,
con la luna sotto i piedi e con il capo coronato da dodici stelle (Ap 12,1).
E
quale gioia non deve infondere nei nostri cuori questa sublime verità? Noi
siamo i fortunati figli di una Madre onnipotente e misericordiosa, bellissima e
gloriosissima, tutta amore e splendore, Madre di Dio e dell'Umanità, Regina
della terra e del Paradiso!
Che
cosa dice a noi la Medaglia miracolosa? Ci mostra solo i grandissimi privilegi
di Maria Santissima? O ci indica anche una via di comportamento?
Per
chi sa capire tutte le lezioni che la Medaglia miracolosa offre, è chiaro che
essa non ci riguarda solo perché ci presenta i privilegi sublimi della Madonna,
ma vuole anche essere un piccolo programma di vita cristiana ispirato a quelle
verità mariane fecondissime di virtù.
È
questo un contenuto di valore della Medaglia, che ne rafforza la potenza
giustamente ritenuta «Miracolosa».
Infatti,
la Medaglia miracolosa è stata nel corso del tempo un mezzo efficacissimo per
ravvivare nel popolo la pratica della perfetta vita cristiana.
Ricordiamo
a questo proposito l'associazione delle Figlie di Maria Immacolata, che ha posto
per suo distintivo la Medaglia miracolosa e che tante giovani ha preservato da
pericoli morali e ha avviato alla santità. Basti pensare, ad esempio, che santa
Teresina di Gesù Bambino apparteneva alle Figlie di Maria.
Non
dimentichiamo che la Medaglia è sorta in un secolo movimentatissimo per
l'Europa intera e difficilissimo per la Chiesa. La Rivoluzione francese faceva
sentire ovunque le sue funeste conseguenze. Con essa ogni principio di autorità
proveniente dall'alto era stato scardinato. Tante anime brancolavano di qua e
di là, languendo nel dubbio della fede, causato dal razionalismo
settecentesco. L'uomo si era reso schiavo, tremendamente schiavo di se stesso,
proprio nel momento in cui aveva voluto liberarsi di Dio.
Ma
noi dobbiamo lamentare ancor più oggi le teorie aberranti dei contestatori
che hanno scardinato ogni autorità, dei dissacratori che gridano dappertutto
l'autonomia del creato, degli adoratori dell'uomo che proclamano fino
all'ossessione il valore assoluto dell'uomo celebrato e idolatrato come se
l'uomo non fosse più un povero essere squilibrato, impasto di vergogne
innominabili, di passioni animalesche e di perfido egoismo da «rinnegare» (Lc
9,23), da «odiare» (Gv 12,25).
Quale
strazio per un cuore di Madre vedere i suoi figli andare ciecamente e follemente
alla deriva, a sfasciarsi contro gli scogli, come una nave che non conosce più
la sua rotta!
Si
mosse allora la Madonna per aiutare i suoi figli.
E
offrì loro un mezzo potente e prestigioso, ma apparentemente di nessun conto né
pregio, una piccola Medaglia.
Perché
la Madonna scelse proprio una Medaglia, cioè un mezzo così umile?
Rispondiamo:
1
- Perché è nello stile dell'onnipotenza di Dio servirsi di cose inconsistenti
per abbattere quelle che si credono imbattibili. Il piccolo e gentile Davide abbattè
il possente Golia. «Dio sceglie ciò che nel mondo è debole per confondere
ciò che è forte. Sceglie ciò che per il mondo non ha valore e nobiltà, ciò
che non è, per ridurre a nulla ciò che è» (1 Cor 1,27-29). Così, per
abbattere la tracotante superbia dell'uomo che si autoidolatra e l'insania del
suo miserabile orgoglio, nulla di più salutare che un pezzetto di metallo di
nessun pregio da portare indosso... questo pezzetto di metallo di nessun pregio
è così simile a quella pietra che Davide mise nella fionda per abbattere il
gigante Golia!
2
- Inoltre, la scelta di un mezzo così umile fa risaltare interamente la
potenza di Dio e di Maria.
Qualsiasi mezzo prestigioso o almeno non così insignificante avrebbe potuto far credere che i miracoli ottenuti fossero in qualche modo da attribuirsi ad esso. La piccola medaglina, invece, ha tutta l'inconsistenza delle cose da niente. Tutto il bene che opera non può che discendere dall'alto (Gc 1,17).
3
- Infine, una medaglina possiamo tutti procurarcela, anche se molto poveri.
Non così qualcosa di più prezioso. Ed era necessario che si trattasse di un
mezzo di grazia che tutti potessero facilmente avere, perché i bisogni,
allora come oggi, riguardavano l'umanità intera. La medaglina ha realizzato
tutti questi vantaggi insieme: costa pressoché nulla, si fa accettare
facilmente, insegna verità fondamentali, richiama alle virtù più vitali e
preziose.
Umiltà,
Gratitudine, Penitenza.
La
Medaglia miracolosa, presentandoci la Madonna come Immacolata, ci ricorda, la
verità fondamentale del peccato originale, verità cui purtroppo, oggi più
che ieri, molti insensati non vogliono credere, pur sperimentandone nelle loro
carni le tremende conseguenze. Altro che «nativa bontà dell'uomo» teorizzata
nel `700 da Gian Giacomo Rousseau! Per riparare quel primo peccato e tutti i
peccati conseguenti, fu necessaria la morte di Gesù, il Verbo Incarnato, fu
necessario il sacrificio di Maria, la Madre di Dio. Povera Madre che dovette
dare la morte a Suo Figlio dopo avergli donato la vita!
Questo
dobbiamo saper leggere nella Medaglia miracolosa, in quella Croce, in quei due
Cuori sacratissimi, l'uno circondato di spine, l'altro trafitto da una spada.
Da
parte nostra, quindi, ci vogliono umiltà e gratitudine. Umiltà, per la
nostra cattiveria, per i nostri peccati che sono la causa di tanto dolore in Gesù
e Maria. Gratitudine per la carità sconfinata che Gesù e la Madonna hanno
esercitato verso noi, pagando tutto di persona nel tremendo sacrificio del
Golgota.
Inoltre,
dobbiamo sentirci anche spronati al sacrificio e alla penitenza, per
ricambiare, sia pure in piccola misura, tanta generosità di Gesù e Maria.
La
penitenza è essenziale alla vita cristiana. «Se non fate penitenza - disse Gesù
- perirete tutti» (Lc 13,5); e ancora: «Se qualcuno vuol venire dietro di me,
rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua» (Mc 8,34). E
quale virtù più necessaria della penitenza potrebbe raccomandarci la Medaglia
miracolosa oggi, in questa società edonista, materialista e carnalista, tutta
protesa solo al benessere e ai piaceri senza limiti?
La
Medaglia miracolosa ci invita ancor di più a riconsiderare i nostri doveri
verso Maria Santissima, che sono essenzialmente i doveri dei figli verso la loro
Madre Celeste.
Da
quando Gesù dalla Croce ci affidò alla Madonna nella persona di san Giovanni
Evangelista (Gv 19,26), Maria non ci ha mai abbandonato. Ha soccorso popoli e
nazioni nei momenti più terribili della loro storia; si è chinata e ha pianto
con ognuno di noi in tante ore difficili che solo noi e Lei conosciamo. Maria
è Madre di tutti e di ognuno in particolare e il Suo amore materno non subisce
divisioni essendo quasi infinito.
Ma
noi che cosa abbiamo fatto per Lei? Ci siamo veramente dimostrati Suoi figli
affezionati?...
Questi
interrogativi forse ci pesano sulla coscienza perché scoprono a noi stessi
tanta mancanza d'amore verso una Madre così dolce e sublime.
Ebbene,
non perdiamo ancora tempo. Ciascuno di noi riprenda o cominci ad amare Maria.
Sentiamola vicina, perché Ella stessa ha voluto sentirci vicini; sentiamola
Mamma, perché Ella ha voluto sentirci figli.
Ella
è anche la nostra dolcissima Regina. Ebbene, dobbiamo avere il santo orgoglio
di essere Suoi sudditi, di obbedirLe con gioia in ogni cosa, di combattere
generosamente per Lei, per la Sua gloria, perché Ella possa regnare con Gesù
in «ogni cuore che batte sulla terra», come diceva quello splendido cavaliere
dell'Immacolata che fu san Massimiliano Maria Kolbe.
In
particolare, quando la Madonna si presenta come Immacolata, vuole da noi
soprattutto l'imitazione della Sua purezza verginale. Oggi Ella vuole che noi,
uomini del ventesimo secolo, luridi sozzi in tanta vita di lussuria universale,
impariamo a guardare di nuovo il cielo, a guardare Lei, la Sempre Vergine, la
Purissima.
In
ogni sforzo che faremo per amarLa - ricordiamolo - Ella sarà sempre accanto a
noi per aiutarci incessantemente con tutte le grazie che ci occorrono e di cui
Ella è Tesoriera e Dispensatrice.
Quante
cose, quindi, la Madonna ci insegna, ci chiede e ci offre con la piccola
Medaglia miracolosa! Portandola addosso bisogna essere consapevoli che, almeno
indirettamente e implicitamente si fa professione di fede in queste verità e
ci si impegna a un comportamento d'amore tutto particolare verso la nostra
Celeste Madre e Regina Immacolata.
Una
delle prime a ricevere la Medaglia miracolosa, fu la stessa santa Caterina
Labouré, la quale, quando l'ebbe tra le mani, la baciò, e poi disse: «Ora
bisogna diffonderla».
Da
queste parole dell'umile santa, la piccola Medaglia prese il via, e rapida
come una minuscola cometa, fece il giro del mondo intero. Si pensi che nella
sola Francia, nei primi dieci anni, ne vennero coniate e vendute ben
settantaquattro milioni.
Perché
questa prodigiosa diffusione?
Per
la fama di «miracolosa» che ben presto si meritò dal popolo. Grazie e
miracoli si moltiplicavano via via operando conversioni e guarigioni, aiuti e benedizioni
per le anime e per i corpi.
Le
radici di queste grazie sono sostanzialmente due: la fede e la preghiera.
Anzitutto
la fede ci deve essere almeno in colui che dona la medaglietta, come avvenne per
Alfonso Ratisbonne, incredulo, che ricevette la Medaglia da un uomo pieno di
fede, il barone de Bussières.
È
chiaro, infatti, che non è il pezzo di metallo della Medaglia, fosse pure di
oro zecchino, ad operare miracoli; ma è la fede fervida di chi tutto attende da
Colui che il metallo raffigura. Anche per il cieco nato, di cui ci parla il
Vangelo (Gv 9,6), non fu il fango adoperato da Gesù a ottenergli la vista, ma
la potenza di Gesù e la fede del cieco.
Dobbiamo
avere fede nella Medaglia in questo senso: avere fede, cioè, che la Madonna
con la sua onnipotenza misericordiosa si serve di quel minuscolo mezzo per
donare le sue grazie ai figli che glieLe chiedono.
E
qui ricordiamo l'altra radice delle grazie: la preghiera. Dagli esempi che
abbiamo riferito e che ancora riferiremo appare evidente che la Medaglia fa
centro e opera grazie quando è accompagnata dalla preghiera. San Massimiliano,
quando distribuiva le Medaglie miracolose agli increduli o a persone che non
avrebbero pregato, si metteva lui pregare con ardore e fervore di santo.
La
Medaglia, sia ben chiaro, non è un magico talismano. No. È uno strumento di
grazia. E la grazia vuole sempre la cooperazione dell'uomo. E l'uomo coopera con
la sua Fede e con la sua Preghiera.
Fede
e Preghiera, quindi, assicurano la fecondità «miracolosa» della celebre
Medaglia. Possiamo dire, anzi, che la Medaglia non opera mai da sola: esige la
cooperazione dell'uomo chiedendo di essere accompagnata dalla Fede e dalla
Preghiera almeno di qualcuno: o di chi dona la Medaglia o di chi la riceve.
Lo
riportiamo da una rivista missionaria.
In
un ospedale delle Missioni, a Macao, un povero pagano era stato ormai
abbandonato dal medico: - Più nulla da fare, sorella. Non passerà la notte.
La
Suora Missionaria di Maria contempla l'uomo agonizzante sul letto. Dunque, nulla
da fare per il corpo; ma l'anima?
Da
tre mesi ch'è ricoverato, l'infelice è rimasto ostinatamente chiuso e
ostile; poco fa ha respinto ancora una volta la Suora catechista che tentava di
far breccia in quell'anima. Una medaglia della Madonna, messagli furtivamente
sotto il guanciale, era stata da lui rabbiosamente e ostilmente gettata a
terra. Che fare?
Sono
le 18. Il volto dell'infermo rivela già qualche sintomo dell'agonia. La
Suora, vista sul comodino la medaglia respinta, mormora a un'allieva infermiera
nella corsia: - Senti: cerca di nascondergli questa medaglia, quando aggiusti
il letto, tra il lenzuolo e il materasso, senza che se ne accorga.
Ora
non resta che pregare, e... aspettare. La Religiosa sgrana lentamente le Ave
Maria della sua corona. Alle 21 l'agonizzante apre gli occhi, e chiama:
-
Sorella...
La
Religiosa si china su di lui. - Sorella muoio... Battezzami!...
Tremante
dalla commozione la Suora prende un bicchiere d'acqua sul comodino, ne versa
qualche goccia sulla fronte madida, pronunciando le parole che danno la grazia e
la vita.
Il
volto del morente si trasforma inesplicabilmente. L'angoscia che ne increspava
i lineamenti svanisce d'incanto, mentre un lieve sorriso ora è su quelle labbra
riarse: - Adesso non ho più paura di morire - mormora - so dove vado...
Spira
con un bacio al Crocifisso.
La
missione affidata dalla Madonna a santa Caterina Labouré, di diffondere la
Medaglia miracolosa, non riguarda solo santa Caterina, ma riguarda anche noi. E
noi dovremmo sentirci tutti onorati di far nostra questa stessa missione di
grazia. Quante anime generose si sono mosse con fervore instancabile per
portare ovunque e donare a chiunque questo dono della Madonna!
Pensiamo,
anzitutto, a santa Caterina Labouré che si fece distributrice zelante della
Medaglia per più di 40 anni!
Tra
i vecchi e gli ammalati, tra i soldati e i bambini, la dolce santa passava con
il suo angelico sorriso, donando a ognuno la Medaglina. Persino sul letto di
morte, poco prima dell'agonia, ella preparava ancora pacchetti, di Medaglie da
distribuire! La sua fede, speranza e carità, la sua preghiera e il suo
candore di vergine consacrata, rendevano tanto più feconda di grazia ogni
Medaglina che ella distribuiva per sanare, illuminare, aiutare, convertire tanti
bisognosi.
Un
altro esempio gentile e luminoso è quello di santa Teresina. Questa cara santa,
fin da fanciulla dovette intuire bene il valore della Medaglia miracolosa se
si industriava davvero molto a distribuirla. Una volta, in casa sua, riuscì a
far prendere la Medaglia a una domestica che non si comportava bene, facendosi
promettere che l'avrebbe portata al collo fino alla morte. Un'altra volta,
sempre a casa, mentre alcuni operai stavano lavorando, l'angelica Teresina prese
delle medaglie e andò a metterle nelle tasche delle loro giacche appese... Le
sante industrie di chi ama!
Pensiamo
al santo Curato d'Ars che, quando usciva per il paese, portava sempre le
tasche gonfie di Medagliette e Crocifissi, e tornava sempre con le tasche
sgonfie...
Pensiamo
al grande san Giovanni Bosco che faceva portare la Medaglia al collo ai suoi
ragazzi, e in occasione dello scoppio del colera assicurò che il colera non
avrebbe contagiato nessuno di quelli che portavano la Medaglia. E fu proprio
così.
Pensiamo
anche a san Pio X, al beato Guanella, al beato Orione e a molti altri
zelantissimi apostoli, così attenti a servirsi di ogni mezzo per far conoscere
e amare la Madonna. Con tanto affetto si sono interessati di questa cara
medaglina!
Un
altro straordinario apostolo, il beato Pio da Pietrelcina, non fu inferiore agli
altri nella diffusione delle sante medagline. Anzi! Ne teneva in cella e nelle
tasche; ne distribuiva ai figli spirituali, ai penitenti, agli ospiti; le
mandava in regalo a gruppi di persone; una volta ne mandò quindici ad una
famiglia composta di quindici persone: genitori e tredici figli. Alla sua
morte, nelle tasche trovarono un mucchietto di quelle medagline, che egli donava
con tanto zelo. Tutto serve a chi ama!
Vogliamo
farlo anche noi questo piccolo apostolato di amore alla Madonna?
Un
modello gigante di apostolo dell'Immacolata e della Medaglia miracolosa fu
indubbiamente san Massimiliano Maria Kolbe. Egli potrebbe anche essere
chiamato il santo della Medaglia miracolosa.
Basti
pensare al suo grande movimento mariano a raggio mondiale, la Milizia
dell'Immacolata, contrassegnato dalla Medaglia miracolosa, che tutti i suoi
membri hanno l'obbligo di portare indosso come distintivo.
«La
Medaglia miracolosa - diceva il santo - è il segno esteriore della
consacrazione all'Immacolata». Non solo, ma la Medaglia miracolosa è il primo
mezzo di apostolato dei militi dell'Immacolata che debbono diffonderla ovunque e
comunque.
«La
Medaglia miracolosa deve costituire un mezzo di prim'ordine nella conversione
e santificazione degli altri, perché essa ci ricorda di pregare per chi non
ricorre a Maria, non la conosce e la bestemmia». Il Santo diceva che le
Medaglie miracolose sono come i «proiettili», le «munizioni», le «mine»;
esse hanno un potenziale misterioso, capace di far breccia nei cuori murati,
negli animi ostinati, nelle volontà indurite e incatenate al peccato. Una
medaglina può essere un raggio laser che brucia, penetra e risana. Può essere
un richiamo di grazia una presenza di grazia, una polla di grazia. In tutti i
casi, per ogni persona, illimitatamente.
Per
questo san Massimiliano portava sempre con sé le medagline, le dava a chiunque
poteva, le collocava dappertutto, sui banchi dei negozianti, sui treni, sulle
navi, nelle sale d'aspetto.
«Bisogna
distribuire la Medaglia miracolosa ovunque è possibile: ai fanciulli..., ai
vecchi e, soprattutto, ai giovani, perché sotto la protezione di Maria
abbiano la forza sufficiente per resistere alle innumerevoli tentazioni e
pericoli che oggi li insidiano. Anche coloro che non entrano mai in chiesa,
che hanno paura della confessione, si fanno beffe delle pratiche religiose,
ridono delle verità della fede, sono immersi nel fango dell'immoralità...: a
tutti costoro bisogna assolutamente offrire la Medaglia dell'Immacolata e
sollecitarli perché la portino volentieri, e, contemporaneamente, pregare con
fervore l'Immacolata per la loro conversione».
Personalmente,
san Massimiliano non iniziava nessuna impresa anche materiale senza affidarsi
alla Medaglia miracolosa. Così, quando egli si trovò nella necessità di
procurare un terreno più ampio per costruire la Città dell'Immacolata (Niepokalanow),
appena adocchiato un terreno adatto per prima cosa vi buttò delle Medagline
miracolose poi vi portò e collocò una statuetta dell'Immacolata. Per un
intoppo imprevisto, sembrò che la cosa naufragasse; ma quasi d'incanto, alla
fine, tutto si risolse con la completa donazione del terreno a san Massimiliano.
Alla
scuola di questo santo mariano dei nostri tempi dobbiamo imparare anche noi a
muoverci armati di questi «proiettili». E l'Immacolata voglia che noi
contribuiamo efficacemente all'attuazione di quella che era una vivissima
speranza di san Massimiliano, e cioè che «col tempo non vi sarà un'anima che
non indossi la Medaglia miracolosa».