LA
MADONNA DI FATIMA
DON
ENNIO INNOCENTI - EDITRICE « IL CARROCCIO » - VIGODARZERE (PADOVA)
Corre
voce che l'attentato al Papa sia stato profetizzato. Tali profezie sarebbero
state varie ma anche variamente attendibili. Fra le più degne di attenzione
quattro meritano una segnalazione.
La
prima è di San Giovanni Bosco, che nel maggio 1862 ebbe la visione d'un papa
colpito gravemente dalla violenza nemica. Questa profezia appare troppo
lontana e generica, ma effettivamente l'unica situazione che verifica la
visione di don Bosco è proprio quella cui abbiamo assistito.
La
seconda è Suor Elena Aiello, detta la monaca santa, originaria di Cosenza,
benemerita fondatrice d'una congregazione di suore e sopraffatta da fenomeni
mistici veramente impressionanti. Costei profetizzò eventi importantissimi
effettivamente verificatisi e, dopo l'ultima guerra, « vide » anche un
attentato compiuto presso le scalinate di San Pietro contro un Papa, non
identificato però. Nel raccontare la sanguinosa scena, essa afferma che la
Madonna avrebbe preservato la vita del Pontefice. Questa profezia impressiona
per la prossimità dell'evento predetto, ma - come ho già rilevato - il
Pontefice vittima dell'agguato non viene identificato.
C'è
un'altra donna meridionale protagonista di fenomeni mistici analoghi a quelli
sofferti da Suor Elena Aiello. Si chiama Teresa Musco, casertana, morta nel
1976. Anche questa mistica, distintasi per aver trasmesso severissimi giudizi
sul clero, i vescovi e l'alta gerarchia della Chiesa attuale, ebbe l'annuncio
che ci sarebbe stato il tentativo di ammazzare il Papa, ma Teresa Musco non dice
quale.
Infine
Padre Pio da Pietrelcina, il famoso stigmatizzato del Gargano, avrebbe fatto
un'altra profezia e questa sarebbe la più inequivocabile. Ne parla il famoso
giornalista inglese Peter Nichols nel suo libro « Le divisioni del Papa » e di
qui attinta, il 18 maggio u.s., dal direttore della « Gazzetta del
Mezzogiorno », Giacovazzo, in questi termini: « Nel lontano 1947... un giovane
polacco, da poco ordinato sacerdote, salì sul Gargano al convento di S.
Giovanni Rotondo per incontrare Padre Pio da Pietrelcina, dalla cui voce quel
giovane, Karol Wojtyla, avrebbe avuto l'annuncio che sarebbe diventato Papa ma
dopo breve tempo sarebbe stato colpito da una sanguinaria violenza ».
Nonostante la serietà del giornalista inglese, non avrei dato credito a questa
notizia se non mi fosse stata confermata da fonti diverse ed attendibili.
Com'è
noto l'attentato al Papa Giovanni Paolo II è parzialmente riuscito in Piazza S.
Pietro il 13 maggio u.s., giorno sacro alla memoria della Vergine di Fatima.
Precedentemente erano falliti almeno altri due attentati, uno in Pakistan e
uno nelle Filippine. Non pochi osservatori ritengono che la volontà di colpire
il Pontefice sia stata determinata da un complotto internazionale. La cosa più
impressionante di tutte è che proprio il 13 maggio 1917 la Vergine di Fatima
parlò d'una tragedia che avrebbe coinvolto tutte le nazioni del mondo.
Tuttavia, essa aggiunse, alla fine il mio cuore materno trionferà.
Dunque:
il 13 maggio 1917 la Madonna a Fatima ammonisce su una dura prova che incombe
sulla Chiesa e sull'umanità e il 13 maggio 1981 la violenza sanguinaria si
scaglia contro il Pontefice Romano.
Questo
fatto è forse il preannuncio che la profezia sta per verificarsi?
Pochi
mesi prima dell'attentato di Piazza San Pietro il Papa Giovanni Paolo II è
stato in visita in Germania. Ebbene: sembra che durante quella visita il Papa
abbia confidato pensieri e valutazioni d'estrema gravità.
La
rivista tedesca « Stimme des Glaubens » (fascicolo 10/81) riferisce che a
Fulda, in una cerchia ristretta di persone, vennero poste a Giovanni Paolo II
varie domande.
Uno
dei presenti ebbe cura di stendere, subito dopo l'incontro, un « verbale » e
la precitata rivista afferma di conoscere l'estensore e di possedere
l'autenticazione del documento.
Pubblica,
inoltre, un estratto del documento nel quale leggiamo due domande-risposte che
toccano davvero l'animo.
Ecco
i due passi:
«
Che ne è del terzo segreto di Fatima? Non doveva essere pubblicato già nel
1960? ».
Il
Santo Padre: « Data la gravità del contenuto, per non incoraggiare la
potenza mondiale del comunismo a compiere certe mosse, i miei predecessori
nell'ufficio di Pietro hanno diplomaticamente preferito soprassedere alla
pubblicazione. D'altra parte a tutti i cristiani può essere sufficiente
sapere questo: se vi è un messaggio in cui sta scritto che gli oceani
inonderanno intere parti della terra, che da un momento all'altro milioni di
uomini periranno, non è davvero più il caso di bramare tanto la divulgazione
di un tale messaggio segreto.
Molti
vogliono semplicemente sapere, per curiosità e gusto del sensazionale; ma
dimenticano che sapere comporta anche una responsabilità. Si cerca soltanto
l'appagamento della propria curiosità e ciò è pericoloso se non si è in
pari tempo disposti a far qualcosa, se si è convinti che nulla si può fare
contro il male ».
A
questo punto il Papa afferrò il rosario e disse: « Ecco il rimedio contro
questo male. Pregate; pregate e non chiedete altro. Affidate tutto il resto
alla Madre di Dio ».
«
Che cosa avverrà nella Chiesa? ».
Il
Santo Padre: « Dobbiamo prepararci a subire tra non molto grandi prove le
quali esigeranno da noi la disposizione a far getto persino della vita e una
dedizione totale a Cristo e per Cristo. Con la preghiera vostra e mia è
possibile mitigare questa tribolazione ma non è più possibile stornarla
perché solo così la Chiesa può essere effettivamente rinnovata. Quante
volte nel sangue è spuntato il rinnovamento della Chiesa! Anche questa volta
non sarà diversamente. Dobbiamo essere forti, prepararci, confidare in Cristo
e nella Sua Madre Santissima ed essere molto, molto assidui nella preghiera
del rosario ».
La
pubblicazione di questo documento induce davvero a gravi pensieri. Forse si
avvicinano i giorni della prova.
Che
cosa fare per combattere il nemico di Dio e degli uomini se non illuminare le
anime? Ecco perché pubblichiamo queste pagine, nella speranza che giovino ad
una salutare penitenza.
13
ottobre 1981 DON ENNIO INNOCENTI
Apparizione:
lo si dice anche degli astri: la luce solare li nasconde, ma - alla sera - il
cielo appare trapunto di stelle.
La
mattina della Resurrezione di Cristo, prima le donne e poi Pietro trovarono il
sepolcro vuoto, ma ebbero le apparizioni del Signore. Gesù apparì loro
proprio con il suo corpo (le stesse movenze, la stessa inflessione di voce) ;
mangiò davanti ai discepoli e stette con loro parecchi giorni in Galilea per
convincerli che era proprio lui, sovrano dominatore, ormai, delle leggi del
nostro cosmo materiale. E dopo l'Ascensione Gesù apparì ancora a Saulo sulla
via di Damasco. E anche nei secoli successivi Cristo è apparso più volte.
Tra le ultime apparizioni la più famosa, forse, è quella che si verificò in
Francia, a Paray Le Monial, alla vigilia di quel sommovimento che degenerò
nella tanto celebrata rivoluzione: apparì ad una suora mostrando il suo cuore
ferito e dicendo: ho dato tutto ma non ricevo che ingratitudine.
Anche
la Vergine Maria, assunta al cielo con il suo vero corpo, come il Figlio suo, è
apparsa più volte nei secoli, come attestano antiche tradizioni d'oriente e
d'occidente.
Molti
templi eretti alla Vergine Madre portano l'eco delle apparizioni più famose, le
quali - nell'epoca moderna - si susseguono con una frequenza strana e
sorprendente.
Alla
vigilia del perturbamento rivoluzionario del 1848 la Vergine Maria apparve ad
una rozza pastorella sulla selvaggia montagna di La Salette, in Francia. La
Madonna apparve abbigliata nel costume femminile locale, piangente. Disse che
gli uomini avevano dimenticato Dio e che molti sacerdoti avevano avvilito e
tradito la loro missione. Profetizzò tremendi rivolgimenti per la Francia,
per l'Italia, per Roma e affidò alla pastorella un messaggio per il Papa.
Nel
1858 la Vergine apparve ad un'altra pastorella dei Pirenei, a Lourdes:
richiesta di rivelare la sua identità, disse - con inaudita formula -
d'essere l'Immacolata Concezione e d'essere venuta a chiedere opere di
espiazione per i peccatori e ad offrire misericordia.
Nel
1917 la Madonna apparve a tre fanciulli di Fatima, un paesino del Portogallo,
mentre essi facevano pascolare le loro pecorelle discosto dall'abitato.
Infuriava, tremenda, su tutti i fronti, la prima guerra mondiale, quella inutile
strage che avrebbe segnato il declino irreparabile dell'Europa. Il papato era
emarginato dalle potenze politiche; la Chiesa, in parecchie nazioni, tra cui il
Portogallo, era angustiata dalla tracotanza massonica. Un evento
d'incalcolabili conseguenze stava maturando in un grande paese a prevalenza cristiana,
strutturalmente molto arretrato: la Russia. Infatti i potentati occidentali
avevano segretamente tramato perché vi rientrasse Lenin e costui vi stava
organizzando la rivoluzione che sarebbe scoppiata in autunno.
La
Madonna apparve ai pastorelli portoghesi durante i sei mesi che vanno dalla
primavera all'autunno, da maggio a ottobre, e affidò loro messaggi
straordinari, strabilianti, riguardanti le anime loro, l'intero popolo di Dio,
la gerarchia, in specie, e il Papa stesso, e anche la loro patria, varie nazioni
d'Europa, fra cui la Russia, e l'avvenire del mondo intero e della pace
mondiale.
L'apparizione
ebbe subito una eco immensa coinvolgendo varie decine di migliaia di persone,
spettatrici di stranissimi fenomeni nell'atmosfera e nel sole.
Sul
luogo dell'apparizione è poi sorto un santuario immenso che è meta di
continui pellegrinaggi da tutte le parti del mondo.
Nel
1967 anche Paolo VI è andato pellegrino a Fatima e le televisioni di tutto il
mondo trasmisero quelle immagini emozionanti.
È
noto: una statua che raffigura la Madonna nell'atteggiamento con cui essa
apparve benigna in Portogallo, è venuta da Fatima in Italia divenuta
spettacolo di rinata barbarie. Forse questa statua è portatrice d'un severo
richiamo, d'un ultimo monito, d'una soprannaturale speranza... oltre che d'una
pia memoria? Noi ci limiteremo ad informare i nostri lettori della vicenda di Fatima.
Ed
ecco la prima domanda: cosa capitò in concreto ai tre bambini di Fatima?
Senza alcun loro intervento attivo si offrirono ai loro occhi immagini celesti
ed infernali, ed essi restarono quasi assorbiti dalle une e dalle altre.
Non
ne parlarono volentieri; tuttavia, pur nell'insoddisfazione con cui
descrissero verbalmente il loro segreto, riuscirono a dirci che cosa, in effetti,
appari loro.
Dapprima
apparì loro un Angelo. Era una bella mattina serena. I bambini stavano
giuocando tra gli alberi di un uliveto quando, ad un tratto, tutto rabbrividì
quasi fosse investito da un forte vento e davanti a loro apparve una forma che
essi descrivono così: « Un giovane di 14 o 15 anni, più bianco che se fosse
stato di neve, e il sole lo rendeva trasparente come se fosse stato di cristallo,
e di grande bellezza ». Oppure in altra versione: « Una luce più bianca
della neve, dalla forma di un giovane trasparente, più brillante che un
cristallo attraversato dai raggi del sole ».
Successivamente
ebbero l'apparizione della Madonna che hanno descritto in questi termini: «Vedemmo,
all'improvviso, quasi un lampo, e poi una Signora tutta vestita di bianco, più
brillante del sole, che diffondeva luce più chiara ed intensa che un bicchiere
di cristallo pieno di acqua cristallina attraversato dai raggi del sole più
ardente. Sorpresi, ci fermammo».
Ed
ecco come vien descritta la fine dell'apparizione: « Cominciò ad elevarsi
serenamente, salendo verso levante, fino a scomparire nell'immensità della
distanza. La luce che la circondava appariva come un sentiero che sembrava
aprire il cielo ».
Una
volta, mentre la Signora disparve, racconta la veggente più grandicella,
Lucia, « aprendo le mani le fece riflettere nel sole e, mentre si elevava, il
riflesso della sua stessa luce continuava a proiettarsi contro il sole ».
In
un'altra versione dei fatti i protagonisti dicono che la luce delle
apparizioni, pur essendo più forte del sole, non offendeva loro la vista.
Durante
gli interrogatori si cercò di concretizzare i particolari della figura della
Signora e del suo abbigliamento. Ed ecco la risposta: « L'ondulazione della
luce... sembrava formare l'orlo del suo vestito... una collana simile ad un
raggio del sole più ardente pareva che le orlasse il manto e si rifletteva,
nello spazio lasciato libero dal mantello che cadeva dalla testa sulle spalle,
nel brillìo stesso della Madonna, facendo ondulazioni così variegate, nella
luce stessa, che a volte mi suggerì l'idea di piccoli orecchini ».
I
due bambini più piccoli, dopo le apparizioni del 1917, morirono presto, ma la
bambina più grande, Lucia, ancora superstite, ha avuto altre visioni, dopo il
1923. Anche in queste visioni la luce domina da protagonista ma viene esplicitamente
definita « una luce soprannaturale ».
Così
la luce è l'unico elemento fisico che ai bambini privilegiati di Fatima
sembrava adatto per le analogie della loro ardua descrizione.
La
Madonna apri ai tre pastorelli scenari sorprendenti, impressionanti e
simbolici, ma soprattutto affidò loro, con accorata e materna premura, un
alto invito, da trasmettere integro a tutta la Chiesa.
Si
tratta dell'invito più alto della nostra santa religione: l'invito a capire il
significato della croce, a consegnarsi a Dio senza condizioni e, infine, ad
espiare.
Cosa
significa espiare? Significa assumersi per intero le nostre responsabilità,
ognuno per se stesso e per tutti gli uomini, perché siamo tutti solidali;
significa farsi carico del peso più grave, il peso dei peccati, ossia di quelle
azioni perverse con cui noi offendiamo Dio rinnegando Lui oppure deturpando
l'immagine di Lui che è in noi; quelle azioni per le quali noi scardiniamo
l'armonia del nostro essere e del cosmo intero, che così si rivolge contro di
noi.
È
dogma cattolico che l'umanità redenta è un corpo solo, un corpo mistico, in
cui ognuno, senza perdere la propria identità, è solidale con tutti gli altri.
La Madonna è venuta per ricordarci questo e per insegnarci a vivere questa
nostra vocazione con gli stessi sentimenti del suo cuore, il suo cuore senza
macchia, umile, buono e grande.
Ma
questa volta il suo invito ha una urgenza speciale, drammatica, tragica: ha
detto, infatti, che noi non abbiamo alternative: o il fuoco divinizzante che
brilla nel suo cuore immacolato oppure il fuoco distruttivo che è logica conseguenza
dei nostri assurdi peccati. Ed ha aggiunto: non avete più tempo: mi ripresenterò
a chiedere all'umanità questa decisione di salvezza: sarà l'ultima offerta.
Tale
è il nucleo essenziale del messaggio di Fatima, che Giacinta, Francesco e
Lucia accolsero con tutta l'anima loro e trasmisero fedelmente. Questi fanciulli
raggiunsero in breve un livello per noi sbalorditivo di oblio di sé, di dono di
sé, di elevazione di sé a Dio, di carità per tutti gli uomini peccatori.
Subirono
persecuzioni e dolorosissime prove spirituali. Mentre Giacinta e Francesco,
conformemente alla profezia della celeste Signora, morirono presto, maturi
per il Paradiso come dei veri santi, Lucia vive ora in un monastero di carmelitane,
sola con la croce del suo Signore, testi-
mone
veritiera d'un messaggio che non è stato ancora accolto come il cielo ha
richiesto.
Circa
le profezie note della Vergine di Fatima, bisogna dire che esse hanno trovato
tutte, fin ora, tremendo riscontro. Tardi la Chiesa rispose ufficialmente consacrandosi
al modello del cuore umile e fedele della Vergine Madre e fu investita dalle
angosce mortali della seconda guerra mondiale e delle persecuzioni.
In
piena bufera, nel 1943, Pio XII rilanciò al mondo cattolico, nella sua famosa
enciclica « Mystici Corporis », il messaggio di soprannaturale solidarietà
che era stato ravvivato dalla Madonna nella Cueva d'Iria, presso Fatima. Ecco le
sue trasparenti parole:
«
Sebbene il Salvatore Nostro, con le sue durissime pene e con la sua acerba
morte, abbia meritato alla sua Chiesa un tesoro infinito di grazie, per
disposizione, però, della provvidenza di Dio, esse solo partitamente ci vengono
distribuite; e la loro minore o maggiore dovizia non poco dipende dalle nostre
buone opere, dalle quali una tal pioggia di celesti doni, volontariamente elargita
da Dio, viene attirata sulle anime umane. La qual pioggia di grazie celesti sarà
certamente sovrabbondante se non solo faremo uso di fervorose preghiere a Dio,
specialmente col prender parte, anche ogni giorno, se si può e con pietà, al
Sacrificio eucaristico; se non solo faremo del nostro meglio per alleggerire le
sofferenze di tanti bisognosi con servizi di cristiana carità; ma se ameremo
i beni imperituri a preferenza di quelli caduchi di questa vita; se con
volontarie mortificazioni terremo a freno questo corpo mortale, negandogli
ciò che è illecito e imponendogli, invece, ciò che gli è sgradito e arduo;
e se finalmente accetteremo, con sottomissione, come dalla mano di Dio, le
fatiche e i travagli della presente vita ».
Purtroppo
il monito, fedele eco di quello di Fatima, non fu adeguatamente raccolto, né -
successivamente - il post-concilio è riuscito a generare quella corrente di
vero spirito di sacrificio cui la Madonna esortava, sicché la Chiesa stessa
si è trovata nel pericolo di sfasciare la sua unitaria compagine contro le
scogliere dell'infedeltà.
Ed
ecco allora Paolo VI pellegrino penitente a Fatima, nel 1967, a celebrarvi
l'eucaristia dell'espiazione e dichiararvi l'intenzione che più stringeva il
suo cuore di Pastore. Queste furono le sue parole:
«
La prima intenzione è la Chiesa: la Chiesa una santa cattolica ed apostolica.
Vogliamo pregare per la sua pace interiore. Il Concilio ecumenico ha
risvegliato molte energie nel seno della Chiesa, ha aperto più ampie visioni
nel campo della sua dottrina, ha chiamato tutti i suoi figli a più chiara
coscienza e più intima collaborazione, a più alacre apostolato. A noi preme
che tanto beneficio e tale rinnovamento si conservino e si accrescano. Che male
sarebbe se una interpretazione arbitraria e non autorizzata dal Magistero
della Chiesa trasformasse questo rinnovamento spirituale in una inquietudine
disgregatrice della sua struttura tradizionale e costituzionale, sostituisse
la teologia dei veri e grandi maestri con ideologie nuove e partigiane che
tolgono dalla norma di fede ciò che il pensiero moderno, molte volte per
mancanza di luce razionale, non comprende e non accetta, e infine tramutasse
l'ansia apostolica di carità redentrice in una acquiescenza verso le forme
negative della mentalità profana dei costumi mondani. Che disillusione causerebbe
allora il nostro sforzo di avvicinamento universale! ». Così disse Paolo VI
a Fatima.
Ma
nonostante le ripetute esortazioni di Paolo VI, ancora tardiva è la Chiesa
nel rispondere unanime coi fatti all'appello della Madre, ed ecco che nubi non
meno minacciose di quelle di ieri si addensano all'orizzonte della storia.
Oh,
si aprano i cieli e sia ripetuto a noi, tristi ed avviliti, il sicuro annuncio;
Il mio cuore materno trionferà ».
A
Fatima si sono aperti i cieli e ne è discesa luce sulla terra. Come mai,
dunque, la Chiesa si mostra tardiva nell'accogliere quei moniti celesti, nel
consacrarsi fattivamente al modello del cuore senza macchia? Pio XII e Paolo VI
hanno evidentemente aderito alla rivelazione di Fatima ma i loro collaboratori
non appaiono affatto unanimi: la maggior parte di loro tace e non incoraggia
davvero con l'insistenza pastorale che sarebbe necessaria l'accoglienza del
messaggio di Fatima.
Perché? Questa devozione provoca forse qualche imbarazzo nei sacerdoti d'oggigiorno? Proprio così. Eccone i motivi.
Il
primo motivo d'imbarazzo
proviene dalla strana pedagogia della Madonna.
La
Madonna ha insegnato ai tre bambini di Fatima ad espiare per i peccatori ma
per spingerli su questa strada sapete cosa ha fatto? Ha mostrato loro
l'Inferno. Non sto qui ora a ricamare l'impressionante descrizione che i
bambini hanno poi riferito. Basterebbe guardare le due foto scattate lo stesso
giorno in cui ai tre pastorelli fu mostrato l'Inferno: in una sono ritratti i
bambini prima dell'apparizione, nell'altra dopo l'apparizione. Sono foto
d'un'eloquenza impressionante.
La
Madonna ha messo i bambini davanti alla realtà estrema: l'umanità va verso il
baratro più atroce.
Questa
pedagogia estremista non piace a molti preti post-conciliare i quali non parlano
mai dell'inferno facendo perfino venire l'idea che essi non vi credano
affatto.
La
Madonna con questa sua pedagogia ha mostrato di ritenere che la buona
educazione si ottiene mostrando non solo il positivo e il giusto, il sorriso
del cielo, ma anche il male e precisamente l'estremo del male, l'orrore
dell'inferno, in modo che il male sia svelato nel suo autentico volto disumano e
così sia privato di ogni scusa e attenuante. È la stessa pedagogia di Gesù
che ha parlato dell'inferno molte volte ricorrendo ad immagini terrificanti e
svelando altresì l'abbruttimento in cui l'angelo dell'inferno schiavizza gli
uomini. Questa pedagogia cristiana però non è condivisa da molti preti di
oggi, i quali ascoltano nuovi maestri di logica e di psicologia. Non si può
parlare di Fatima senza ribadire il dogma dell'inferno e così molti sacerdoti
non parlano neppure di Fatima.
In
sostanza la Madonna con la visione dell'inferno ha inteso dire: per mali
estremi occorrono estremi rimedi. Invece gli educatori di oggi sono spesso dei
medici pietosi che curano il cancro del peccato con pannicelli caldi.
Caldeggiano, sì, voglio dire, la solidarietà verso i peccatori, ma non
intendono affatto spingere all'eroica espiazione per i peccati. Perciò Fatima
non fa per loro.
Il
secondo motivo d'imbarazzo
proviene dal fatto che la sopravvissuta veggente di Fatima, Lucia, oggi
suora carmelitana, ha avuto successive rivelazioni celesti per le quali essa ha
trasmesso rimproveri molto severi ai sacerdoti. In data 10 gennaio 1940 la
sopravvissuta di Fatima informò il Cardinale Patriarca di Lisbona su ciò che
insegnavano alcune di tali rivelazioni. Ecco cosa si legge, fra l'altro, nella
sua lettera: «Nostro Signore... si lamenta... in special modo della tepidezza,
della indifferenza e della vita troppo comoda della maggioranza dei sacerdoti,
dei religiosi e delle religiose». Testualmente: della maggioranza. Da
notare: il lamento è in un contesto di gravi profezie che investono il problema
della pace. Il 4 maggio 1943 Suor Lucia scrisse ad un qualificato religioso
queste parole: « ho dovuto, per ordine di sua ecc.za rev.ma, manifestare all'arcivescovo
di Valladolid un breve messaggio di Nostro Signore... Dio desidera che i vescovi
della Spagna si riuniscano in ritiro e stabiliscano una riforma per il popolo,
il clero e gli ordini religiosi; che alcuni conventi e molti membri di... capito?...
Se i signori vescovi della Spagna non daranno retta, la Russia sarà ancora
una volta la frusta con cui Dio li punisce ». Abbastanza chiaro, mi pare,
nonostante l'interrogazione apparentemente sibillina.
C'è
un altro documento che dimostra l'atteggiamento vivacemente critico della
veggente di Fatima nei confronti dei sacerdoti e del modo con cui essi
adempiono alla loro missione. Si tratta di una lettera inviata ad una consorella
in data 16 settembre 1970. In essa suor Lucia non afferma di trasmettere il
contenuto di qualche speciale visione, però si esprime con sorprendente
energia e convinzione trattando, d'altronde, un argomento che è al centro delle
apparizioni di Fatima: il Rosario. Il riferimento polemico alla attuale classe
sacerdotale è trasparente: « Il Rosario è l'orazione dei poveri e dei
ricchi, dei sapienti e degli ignoranti; portar via alle anime questa
devozione, sarebbe come portargli via il pane spirituale di ogni giorno. Il
Rosario alimenta la piccola fiamma della fede che ancora non si è spenta del
tutto in molte coscienze. Anche per quelle anime che pregano senza meditare, il
semplice atto di prendere la corona per pregare è già un ricordo di Dio, del
soprannaturale. Il semplice ricordo dei misteri di ogni decade sostiene nelle
anime il lucignolo ancora fumigante. Perciò il demonio gli ha fatto tanta
guerra! Il peggio è che è riuscito ad illudere e ad ingannare anime piene di
responsabilità per la carica che occupano! ... Sono ciechi!... E vogliono
appoggiarsi al Concilio e non vedono che il Sacro Concilio ha ordinato che siano
conservate le pratiche che nel corso degli anni sono state adottate in onore
della immacolata Vergine Madre di Dio e che la recita del santo Rosario o di una
sua terza parte è una delle principali tra quelle che, tenendo conto di ciò
che è stato ordinato dal Sacro Concilio e dal Sommo Pontefice, siamo
obbligati a conservare ».
Inutile
ricordare qui i ripetuti inviti di Giovanni XXIII, di Paolo VI e dell'attuale
Papa a mantenere e ravvivare la pratica del Rosario. Purtroppo più in basso
non si è avuto lo stesso sentimento e il Rosario è in disuso, spesso è
appena tollerato. Per Lucia di Fatima la cosa è di un'estrema gravità perché
la Madonna ha condizionato la pace alla conversione dei popoli e la conversione
è frutto di un ripensamento dei misteri divini. Per facilitare a tutti tale
ripensamento la Vergine ha raccomandato il Rosario, ma forse questa Celeste
Signora non ha frequentato i modernissimi corsi di pastorale post-conciliare.
Fatto sta che le Chiese e le famiglie cattoliche in cui si recita il Rosario sono ormai poche. Anche per questo il messaggio della Madonna di Fatima sarebbe un rimprovero per molti sacerdoti dediti ad altre occupazioni da loro giudicate più importanti. E perciò essi della Madonna di Fatima non parlano.
Il
terzo motivo d'imbarazzo
è dato dal fatto che le profezie di Fatima fanno perno sul comunismo. La
Madonna di Fatima ha parlato insistentemente del comunismo, della sua
ideologia materialistica e ateistica, della sua avvolgente e soffocante
persecuzione, delle guerre che esso avrebbe dappertutto scatenato, e perfino
della conversione della Russia, ciò che evidentemente presuppone il crollo
del regime sovietico. Tutte queste cose sono troppo scottanti, troppo pericolose
e troppo urtanti. Esistono dei preti che sono addirittura impegnati a
valorizzare il comunismo, a minimizzare i suoi danni, a disporre gli animi alla
collaborazione con esso e a cercare rapporti di solidarietà con il potere
sovietico. Costoro, è ovvio, non possono che volgere le spalle alla Madonna di
Fatima: le parole della Madonna sono per loro come il fumo negli occhi perché
esse rompono tutte le uova del dialogo.
Il
quarto motivo d'imbarazzo
proviene dalle inquietanti profezie di Fatima sul Papa. Qui è bene che
riferisca i termini precisi.
Una
volta la piccola Giacinta ebbe una stranissima visione che riferì a Lucia in
questi termini: « Ho visto il Santo Padre in una casa molto grande, in
ginocchio, davanti ad un tavolo, colle mani sul viso, mentre piangeva. Fuori
della casa c'era molta gente e alcuni gli tiravano sassi, altri imprecavano
contro di lui e dicevano molte brutte parole. Povero Santo Padre! Dobbiamo
pregare molto per lui! ».
Si
trattava d'un visione puramente simbolica? difficile indovinare a quale Papa
Giacinta si riferisse con quelle commosse parole, perché da Pio XI a Giovanni
Paolo II tutti i Papi hanno avuto da piangere (anche se i sassi, materialmente,
sono stati tirati soltanto contro Paolo VI), ma c'è una rivelazione avuta da
Lucia più tardi (ottobre 1940) che si riferisce espressamente a Pio XII. È
Cristo stesso a dirgli di pregare per il Papa e di sacrificarsi per lui affinché
« il suo cuore non soccomba sotto l'amarezza che l'opprime ». L'apparizione
però prosegue con toni fatali: « La tribolazione continuerà e aumenterà.
Punirò le nazioni dei loro delitti permettendo la guerra, la fame e la
persecuzione alla mia Chiesa, che peserà soprattutto sul mio vicario in terra
».
In un altro documento, datato 27 dicembre 1969, Lucia di Fatima si esprime in modo di far intuire che stanno per arrivare giorni di dura prova, raccomandando « fede salda in Dio e nella sua Chiesa e nei rappresentanti che rimangono uniti al capo supremo che è il Papa »; quasi che stia per venire l'ora di discernere fra veri e falsi « rappresentanti », in base al criterio che per un cattolico è decisivo: la comunione col Pontefice Romano. Tutto ciò è molto imbarazzante, specialmente oggi. Voi capite benissimo: il Papa fa una enciclica sull'eucaristia e subito dei sacerdoti gli dicono che è un ignorante; il Papa fa un'enciclica per difendere la vita e confermare tra l'altro la condanna degli anticoncezionali e subito dei vescovi si affannano a ingarbugliare il discorso arrampicandosi sui vetri di sofismi profani; il Papa ordina di correggere gli errori del catechismo olandese e i vescovi d'Olanda non danno retta; ecc. ecc. ecc. perfino in Roma ci sono stati preti che di fatto si sono messi contro il Papa. Ancora oggi questo accade. L'avversione di vari preti contro Giovanni Paolo II e il suo insegnamento è evidente. Come volete che tutti costoro possano parlare di Fatima che li ha smascherati e bollati con tanta precisione? Si danno piuttosto all'ippica che alla devozione della Madonna di Fatima.
Il
quinto motivo d'imbarazzo,
ancora più delicato, è presto detto.
La
Madonna di Fatima ha raccomandato una devozione con modalità inequivocabili tra
le quali risulta la comunione eucaristica per cinque sabati. La Madonna ha
connesso a questa pratica una promessa commovente: a coloro che, con le debite
disposizioni, si comunicheranno nel giorno che la Chiesa le ha dedicato, ossia
il sabato, e questo con devota insistenza per cinque volte, all'inizio del mese
(ossia il primo sabato di ogni mese per cinque mesi) la Madonna promette di non
far mancare i mezzi di grazia nel momento della morte.
Permettetemi
di spiegare il significato di questa celeste raccomandazione.
La
devozione al Cuore di Maria mira a sollecitare l'espiazione dei peccati, ma
specialmente quei peccati che - più degli altri - inducono ad oscurare la
solidarietà che vige nella comunione dei santi. Fra questi peccati hanno
conseguenze particolarmente negative quelli relativi al misconoscimento o al
disprezzo della missione ecclesiale della Vergine Maria. Nel corpo corrotto
dell'umanità la Vergine Maria è l'unico punto non inquinato, attraverso il
quale ci viene il Salvatore e passa la speranza di costruire il regno: l'offesa
a Lei è veramente un suicidio.
Per
questo il Cielo ha voluto attirare l'attenzione degli uomini su cinque
specifiche forme di questo blasfemo autolesionismo, elencate dalla veggente di
Fatima in un importante documento firmato il 12 giugno 1930. Esse sono: 1) la negazione
dell'immacolata concezione di Maria; 2) la negazione della perpetua verginità
di Maria; 3) la negazione delle vere dimensioni della maternità di Maria; 4)
la negazione del valore della devozione a Maria; 5) il diretto disprezzo di
questa devozione. A queste cinque forme di empio autodanneggiamento, i fedeli
sono invitati a dare puntuale replica ribadendo la loro incondi-
zionata
devozione al cuore della Vergine Madre, modello perfetto della creatura redenta
in perfetta comunione con Dio e con gli uomini.
Purtroppo
questa raccomandazione della Vergine s'imbatte oggi in tre ostacoli:
1)
non mancano sacerdoti che hanno svuotato i dogmi cattolici sulla Vergine Maria;
2)
non mancano sacerdoti che deprezzano il valore sacrificale e anche sacramentale
dell'eucaristia, come anche Giovanni Paolo II ha lamentato;
3)
non mancano sacerdoti che compromettono le disposizioni richieste per una buona
comunione eucaristica, svilendo il sacramento della confessione, che
definiscono superfluo, che pospongono alla psicoanalisi, che sostituiscono con
equivoci riti collettivi in aperto dispregio della disciplina ecclesiastica.
È
evidente che costoro non sono nella linea pastorale indicata dalla Madonna e
perciò non c'è da meravigliarsi se essi di Fatima preferiscono lavarsi le
mani, pilatescamente. Le loro idee e i loro strani interessi avanti a tutto!
Naturalmente
la Madonna non deflette dalla sua iniziativa per questo. Ella ha anche dei sacerdoti
fedeli a cui noi guardiamo con docilità filiale: ripete ancora oggi sicura:
« Finalmente il mio cuore materno trionferà ».
La
Vergine Maria, nel 1917, apparendo, a Fatima, a tre fanciulli (dei quali è
tuttora superstite Lucia, suora di clausura, in Portogallo) insisté
sull'urgente necessità che il genere umano si convertisse e imparasse da Lei
(ed ecco il simbolo del cuore immacolato di Maria) la retta disposizione verso
Dio.
La
mancanza di una tale conversione, assicurò la Vergine, avrebbe comportato
fatali conseguenze; l'adesione al suo materno avvertimento avrebbe segnato
l'inizio della salvezza.
La
Madonna fece ai piccoli portoghesi da Lei prescelti riferimenti precisi alla
situazione storica di questo secolo e alla sorte delle nazioni, in particolare
della Russia.
Precisamente,
la Madonna rivelò ai bambini che la guerra mondiale che era in corso stava per
terminare, ma che se gli uomini non si fossero convertiti ne sarebbe cominciata
una peggiore. La Madonna puntualizzò: la seconda guerra mondiale sarebbe
cominciata durante il pontificato di Pio XI. Ecco le precise parole della
Madonna: « La notte illuminata da una luce sconosciuta sarà il grande segno
che Dio sta per punire il mondo dei suoi crimini... ».
Difatti
la notte fra il 25 e il 26 gennaio del 1938 il cielo d'Europa fu rischiarato da
una strana luce che chiamarono curiosamente « aurora boreale ». Il 12 marzo
successivo Hitler invase l'Austria. Nello stesso anno i nazisti occuparono la
regione dei Sudeti. Tutta l'Europa s'incamminò verso la guerra e Hitler firmò
con Stalin il patto di aggressione e spartizione della Polonia cattolica:
l'ultimo « Rubicone » era così oltrepassato.
Vengono
qui da considerare, almeno nei termini essenziali, le profezie che
riguardavano specificamente alcune nazioni e, prima delle altre, il
Portogallo. In data 2 dicembre 1940 Suor Lucia scrisse al Santo Padre Pio XII
che il Portogallo sarebbe stato preservato dalla guerra. Effettivamente il
Portogallo non fu toccato da violenze straniere e la Spagna, sulla quale
incombevano moniti minacciosi dal cielo, fu appena lambita dalle vicende della
guerra che ripetutamente tentò di attrarla nel suo vortice suicida. Della
Francia, nei documenti di Suor Lucia, si dice espressamente che non era
compresa nella promessa divina di preservarla dalla guerra. Anche della Germania
si profetizza: il 19 marzo 1940 Suor Lucia registra che la nazione tedesca si
sarebbe convertita dalla sua falsa strada ma, si scandisce, molto tardi. Il
termine di questo evento resta così nel vago.
Nel
1941 Suor Lucia scrive: la salvezza dell'Europa è in cima ai miei pensieri.
Dell'Italia non si dice niente espressamente; si afferma però che anche il Papa
avrebbe molto sofferto a causa della guerra. Sullo scatenamento di questa,
Lucia di Fatima è perentoria: l'ha scatenata la Russia: l'infernale
meccanismo - insiste - è stato messo in moto nella guerra di Spagna.
Ritorniamo
alle apparizioni del 1917. La Madonna confidò ai tre pastorelli tre complessi
segreti da rivelare in tempi successivi. Il primo di questi segreti era
centrato sull'inferno, il secondo sulla devozione al Cuore di Maria; sul terzo
ci fermeremo un'altra volta. Fu nel contesto del primo segreto che la Vergine
Maria parlò d'una futura guerra, d'un'aspra persecuzione alla Chiesa e della
Russia. La Vergine disse ai bambini che sarebbe venuta a chiedere (cosa davvero
sorprendente) la consacrazione della Russia al Suo Cuore. Difatti, in una
lettera del 29 maggio 1930 (la persecuzione sovietica era in pieno
svolgimento), Lucia di Fatima scrive: « ... il buon Dio promette di far
cessare la persecuzione in Russia, se il Santo Padre si degnerà di fare, ed
ordinare che lo facciano pure i vescovi del mondo cattolico, un atto solenne
e pubblico di riparazione e consacrazione della Russia ai santissimi Cuori di
Gesù e di Maria ». La divina richiesta fu ribadita da Lucia in una lettera
del 12 giugno 1930.
In
uno scritto del 21 gennaio 1935 (la Russia si era ormai volta verso l'Europa)
Lucia precisa: « Tre anni fa Nostro Signore era abbastanza dispiaciuto perché
non si dava retta alla sua richiesta ». Il 18 maggio 1936 (esplodeva la
rivoluzione di Spagna) Lucia scrive: « Mi pare che se il Santo Padre facesse
adesso la consacrazione Nostro Signore l'accetterebbe e compirebbe la sua
promessa ». La veggente confida questo particolare: durante l'apparizione che
le ordinava di farsi mediatrice della richiesta consacrazione, la povera
suora, sgomenta, obbiettò: « Mio Dio, il Santo Padre non mi crederà se Voi
stesso non lo muovete con una ispirazione speciale ». La risposta del Signore
fu la seguente: « Il Santo Padre! Prega, prega molto per il Santo Padre! Lui
la farà, ma sarà tardi. Eppure il Cuore Immacolato di Maria deve salvare la
Russia. È affidata a Lei ».
All'improvviso
(1939) Pio XI morì. Il 21 gennaio 1940 (la guerra divampava per l'Europa)
Lucia scrive: « Mi dispiace che, nonostante l'ispirazione dello Spirito
Santo, si sia lasciata sfuggire un'occasione. Anche Nostro Signore si lamenta
di ciò. Per questo atto Egli avrebbe risparmiato al mondo il flagello della
guerra che dalla Spagna la Russia sta scatenando tra le nazioni... l'ho detto
in termini abbastanza chiari. Dio voglia che si avvicini questo momento. Dio è
così buono che è sempre disposto ad agire verso di noi con misericordia. È
dunque volontà di Dio che si rinnovi la richiesta alla Santa Sede ».
24
aprile 1940: « Dio è disgustato a volte non solo dei grandi peccati, ma anche
della nostra svogliatezza e negligenza nel dire sì alle sue richieste... Lui
ha ragione. Sono molti i delitti, ma soprattutto adesso è molto maggiore la
negligenza delle anime da cui Egli sperava ardore nel suo servizio ».
10
giugno 1940: l'Italia entra in guerra. 15 luglio 1940: Lucia scrive: « Quanto
alla consacrazione della Russia al Cuore Immacolato di Maria essa non è stata
fatta nel mese di maggio come lei si aspettava. Sarà fatta senz'altro, ma non
subito... Mi dispiace immensamente che non sia stata fatta. Frattanto molte
anime vanno perdute!... ». 18 agosto 1940: « Penso che è una cosa gradita a
Nostro Signore che ci sia qualcuno che s'interessi presso il Suo Vicario in
terra per la realizzazione dei suoi desideri. Ma il Santo Padre non lo farà
subito. Dubita dell'autenticità dei fatti e ha ragione. Il nostro buon Dio
potrebbe, per mezzo di qualche prodigio, far vedere chiaramente che è Lui che
lo vuole. Ma... la prova che ci concede è la protezione speciale
dell'Immacolato Cuore di Maria sul Portogallo, per riguardo alla consacrazione
che i vescovi Le hanno fatto... Mi fa tanta compassione il Santo Padre e
supplico molto, con orazioni e sacrifici, per Sua Santità... ».
Nell'ottobre
del 1940 Lucia ricevette dal suo vescovo l'ordine di esporre direttamente al
Papa Pio XII, per iscritto, la divina richiesta. La povera suora ricapitolò i
fatti per « rinnovare una richiesta che varie volte è già stata portata ai
piedi della Santità Vostra e, prima, a Sua Santità Pio XI... » e afferma:
« Nel 1929 la Madonna mi disse: È arrivato il momento in cui Dio chiede che il
Santo Padre faccia, in unione con tutti i vescovi del mondo, la consacrazione
della Russia al mio Cuore Immacolato. Dio promette così di salvarla ».
Lucia
così prosegue: « Santissimo Padre! Il nostro buon Dio, in varie
comunicazioni intime, non ha cessato di insistere in questa richiesta,
promettendo ultimamente, se la Santità Vostra si degna consacrare il mondo
all'immacolato Cuore di Maria, con menzione speciale della Russia, di
abbreviare i giorni della tribolazione, con cui ha stabilito di punire il mondo
per i suoi delitti permettendo la guerra, la fame e la persecuzione alla Chiesa
e alla Santità Vostra... Nostro Signore promette, per riguardo alla
consacrazione che gli ecc.mi prelati portoghesi hanno fatto all'immacolato
Cuore di Maria, una protezione speciale alla nostra piccola nazione; e che
questa protezione sarà la prova delle grazie che avrebbe concesso alle
altre nazioni, se come questa Le fossero state consacrate. Mi pare, santissimo
Padre, che non mi sbaglio, perché Dio si fa sentire così presente nella mia
anima, che non mi è possibile dubitare ».
In
una memoria firmata il 24 aprile 1941, Lucia scrive che il Signore, in una
comunicazione intima, si era lamentato in questi termini: « Non hanno voluto
prendere in considerazione la mia richiesta. Come il re di Francia. Se ne
pentiranno e quando la faranno, sarà tardi. La Russia avrà già diffuso i suoi
errori nel mondo provocando guerre e persecuzioni alla Chiesa: il Santo Padre
avrà molto da soffrire ».
In
una memoria richiestale dall'Autorità Ecclesiastica e firmata il 31 agosto
1941 Lucia di Fatima afferma che la Madonna le aveva assicurato: « Il Santo
Padre mi consacrerà la Russia che si convertirà e sarà concesso al mondo un
periodo di pace ».
Il
31 ottobre 1942 Pio XII consacrò il mondo al Cuore Immacolato di Maria. Egli
non menzionò esplicitamente la Russia, sebbene ne facesse trasparente
allusione con questa frase della struggente preghiera di consacrazione da lui
composta: « Ai popoli separati dall'errore e dalla discordia, principalmente a
quelli che hanno per Voi una singolare devozione, dove non c'era casa che non
possedesse una Vostra icone (oggi, forse, nascosta e riservata a tempi
migliori), date pace e riconduceteli all'unico ovile di Cristo sotto l'unico
Pastore ».
I
termini della richiesta divina erano ben diversi. Lucia commentò il fatto di
questa consacrazione nei seguenti termini (lettera del 4 maggio 1943): «
Dio promette la fine della guerra tra poco in riguardo dell'atto che Sua Santità
si è degnato di fare, ma siccome è stato incompleto, la conversione della
Russia è rimandata a più tardi ».
Solamente
al culmine della tirannia staliniana, il 7 luglio 1952, festa dei santi Cirillo
e Metodio, Pio XII adempi al suo dovere di consacrare la Russia al Cuore di
Maria. Ecco le sue parole: « Noi, affinché le nostre e vostre fervorose preci
siano più facilmente ascoltate e per dare una prova singolare del nostro
affetto, così come alcuni anni fa abbiamo consacrato tutto il genere umano al
Cuore Immacolato della Vergine Madre di Dio, così anche ora, in forma
specialissima, dedichiamo e consacriamo tutti i popoli della Russia allo
stesso Cuore Immacolato ».
Quest'atto,
però, era compiuto da Pio XII soltanto, non in manifesta unione coi vescovi,
come gli era stato richiesto. Soltanto due anni più tardi proclamò, con atto
solenne: « Con la nostra autorità apostolica decretiamo e instituiamo la
festa di Maria Regina, da celebrarsi ogni anno in tutto il mondo, nel giorno 31
maggio. Ordiniamo con pari autorità che nello stesso giorno si rinnovi la
consacrazione del genere umano al suo Cuore Immacolato ». Questa volta i
vescovi erano coinvolti. Stalin morì, l'impero sovietico scricchiolò, i
vescovi però non rinnovarono solennemente ed unanimemente la consacrazione loro
comandata. La Russia si convertirà? Più tardi.
Giovanni
Paolo II va in Polonia, lì consacra il suo popolo alla Vergine e pronuncia
discorsi sorprendenti sulle vie che conducono ad Oriente. Intanto la Russia
preme sulla Polonia minacciosamente, schiera sul confine europeo del suo impero
centinaia di missili con testata atomica e affida ai suoi generali tremende
armi chimiche e batteriologiche.
Paolo
VI a Fatima prese nella sua la mano di Suor Lucia e la innalzò davanti al mondo
come un trofeo. In quel momento mi parvero ravvivarsi le parole della Vergine
alla Cueva d'Iria: « Finalmente il mio Cuore materno trionferà ».
C'è
un problema che richiede ponderazione da parte di tutti: il problema dei segreti
di Fatima.
Le
apparizioni non cominciarono, propriamente, nel 1917, bensì nel 1915. La
prima apparizione della Madonna, verificatasi il 13 maggio 1917 era stata
preparata da altre visioni in cui ai pastorelli apparve e parlò un Angelo. La
prima apparizione dell'Angelo è, appunto, del 1915.
L'Angelo
affascinò i bambini con l'idea dell'espiazione e Lucia capì immediatamente
che si trattava di un'idea molto delicata. Racconta, infatti, in una sua
memoria: « Raccomandai subito che era necessario mantenere il segreto ». I due
bambini più piccoli obbedirono alla più grande fino al 1917, quando intervenne
l'apparizione della Madonna. Beninteso. Anche questa volta Lucia prese subito
l'iniziativa di proporre il riserbo. Racconta, infatti, in una sua memoria: «
Le parole della Santissima Vergine che decidemmo di non rivelare sono: Volete
offrirvi a Dio per espiare i peccati e chiedere la conversione dei peccatori?
».
«
Fu Giacinta » - precisa Lucia - « che, non potendo tenere per sé tanta gioia
(a causa della bellezza della Signora), ruppe il nostro accordo di non dir
niente a nessuno ».
Mi
sia permesso avanzare due ipotesi per spiegare il riserbo prudenziale di
Lucia.
1)
Forse un motivo della decisione di mantenere il segreto è stato la
rivelazione che non c'era nessuno disposto ad offrirsi in espiazione dei peccati.
Sottolineo che questo impressionante lamento del cielo si trova ribadito in una
rivelazione avuta da Lucia nel 1925. Questa cognizione doveva rendere i
bambini, e specialmente Lucia, molto circospetti, quasi che essi fossero in
anticipo avvisati, in qualche modo, che la gente aveva ben altri pensieri che i
loro e che, pertanto, le eventuali indagini della gente non potevano promettere
niente di buono. Per quanto mi riguarda mi sono soffermato pensoso su questa
annotazione di Lucia: « In particolare il signor priore si lamentava che noi
sfuggivamo soprattutto i sacerdoti. Era esatto, il reverendo aveva ragione.
Anche perché erano soprattutto i sacerdoti che c'interrogavano, reinterrogavano
e ricominciavano ad interrogare. Quando ci vedevamo alla presenza di un sacerdote,
ci preparavamo per offrire a Dio uno dei nostri maggiori sacrifici ». Tanta
arroganza indagatrice dei sacerdoti non tradiva forse in loro una profonda
dissonanza spirituale?
2)
La seconda ipotesi esplicativa appare meno discutibile. Risulta chiaro, infatti,
dagli scritti di Suor Lucia, ch'essa voleva evitare curiosità indebite sulla
propria intimità spirituale. Tre volte l'autorità ecclesiastica locale le ha
ordinato di rivelare dettagliatamente per iscritto tutto quanto si riferisce
alle sue visioni.
Nella
prima relazione, però, si legge: « Eccellenza reverendissima, nonostante la
mia buona volontà nell'ubbidire, mi permetta di conservare il segreto su alcune
cose che, per il fatto che si riferiscono anche a me, vorrei che fossero lette
solo alle soglie dell'eternità ». E anche dalla seconda: dalla terza relazione
si può dedurre che la cara suorina non vuotava affatto il sacco per intero.
Nella quarta memoria troviamo finalmente scritte queste parole: « Mi pare,
eccellenza reverendissima, di aver scritto tutto quello che V. E. mi ha
comandato. Fino ad ora avevo fatto tutto il possibile per nascondere quello che
le apparizioni della Madonna a Cova da Iria avevano di più strettamente
personale. Tutte le volte che mi sono vista costretta a parlarne, ho cercato di
sfiorarle appena, per non scoprire ciò che io tanto desideravo tenere
riservato. Ma adesso l'obbedienza mi ha obbligato a questo ed eccolo! E io resto
come uno scheletro che, spoglio di tutto e perfino della vita stessa, è messo
al Museo nazionale a ricordare ai visitatori le miserie e il nulla di tutto
quello che passa. Così, spogliata, resterò nel museo del mondo, ricordando però
a quelli che passano, non la miseria e il nulla, ma la grandezza delle divine
misericordie ».
Parole
bellissime, perfino commoventi, ma non da prendere come esaustive, perché suor
Lucia ha avuto dopo il 1923 molte visioni e almeno alcune di queste sono ben
connesse con le precedenti della Cova di Iria, ma nessuno le ha fatto obbligo di
rivelarle. Per esempio, in un appunto riservato che riguardava una visione
dell'anno 1929, concernente il mistero della Santissima Trinità, Suor Lucia
annota che non le è permesso di parlarne.
È
interessante notare che Suor Lucia, ufficialmente interrogata dall'autorità
ecclesiastica, sotto giuramento di dire tutta la verità, si guardò bene di
rivelare per intero tutti i suoi segreti, com'essa spiega candidamente nella sua
quarta relazione scritta. Nella quale, peraltro, si leggono ancora queste
parole: « Tranne una parte del segreto che per ora non mi è permesso di
rivelare, dirò tutto ».
Questi
rilievi, però, riguardano in maniera preponderante il riserbo personale dei
tre fanciulli e specialmente di Lucia, non i famosi tre segreti di Fatima.
Consta
con certezza, infatti, che dopo l'autonoma decisione di mantenere celata la
rivelazione della Vergine, fu la Vergine stessa a comandare il segreto per
alcuni aspetti speciali del messaggio. Il segreto era comandato in maniera non
assoIuta, bensì limitata e condizionata, e comprendeva tre parti.
La
prima parte fa perno sulla visione dell'inferno.
I
bambini videro un orribile mare di fuoco: le fiamme uscivano dagli esseri umani
colà immersi e « cadevano da tutte le parti, simili alle faville che cadono
nei grandi incendi senza peso né equilibrio ».
Nella
sua terza relazione Lucia si scusa, di aver mantenuto il segreto su questo
argomento, nei seguenti termini: « Può darsi che alcuni pensino che avrei
dovuto manifestare queste cose da parecchio, perché a loro parere esse
avrebbero avuto in questo modo un valore maggiore. E sarebbe così se Dio avesse
voluto presentarmi al mondo come profeta. Ma io credo che non fu questa l'intenzione
di Dio quando mi manifestava tutte queste cose. Se così fosse, io penso che,
nel 1917 invece di ordinarmi di stare zitta, ordine che fu confermato da
coloro che lo rappresentavano, mi avrebbe piuttosto ordinato di parlare. Io
credo, insomma, che Dio ha voluto soltanto servirsi di me per ricordare al mondo
che è necessario evitare il peccato e riparare le offese fatte a Dio con l'orazione
e la penitenza. E dove avrei potuto nascondermi per non rispondere alle
innumerevoli domande che a proposito dell'inferno e del resto mi sarebbero state
fatte? Ancora adesso ho dei timori, al pensiero di quello che potrà succedere.
E confesso che la ripugnanza a manifestarlo è tale che, anche se ho davanti a
me la lettera in cui V. E. mi ordina di prendere nota di tutto ciò che mi possa
ricordare e anche se sento interiormente che questa è l'ora voluta da Dio per
farlo, sono indecisa, in un vero conflitto, se consegnare lo scritto o
bruciarlo. Non so ancora quale parte vincerà. Sarà quel che Dio vorrà. Il
silenzio è stato per me una grande grazia. Che cosa sarebbe successo se
avessi parlato dell'inferno? Non trovando le parole giuste, che esprimano la
realtà (infatti quello che dico io è niente, dà solo una pallida idea),
avrei detto ora una cosa, ora un'altra, volendomi spiegare senza riuscirci.
Avrei causato, così, forse, una tale confusione d'idee, da poter anche
rovinare, chissà, l'opera di Dio ».
In
connessione con la spaventosa visione dell'inferno (13 luglio 1917) la Madonna
dette alcune spiegazioni centrate sulla desiderata conversione della Russia
e sulla crisi della Chiesa; poi aggiunse: « Questo non lo direte a nessuno ».
Dunque, fin dalla seconda apparizione della Madonna i fanciulli ebbero
l'ordine di tacere su un punto particolare della rivelazione.
Nella
minuta scritta da Lucia per la prima lettera a Pio XII si legge: « Fino al
1926 la consacrazione della Russia passò sotto silenzio per espressa volontà
della nostra buona Madre del
Cielo
». Viene così ulteriormente precisato l'ambito del segreto imposto dalla
Vergine sul messaggio connesso con la visione dell'inferno.
Nella
terza relazione scritta, del 31 agosto 1941, Lucia puntualizza: « Il segreto mi
pare di poterlo dire perché ormai il cielo mi ha dato il permesso ». Con
queste parole Lucia trasmetteva all'autorità ecclesiastica il permesso di
rendere pubblico ciò che fin allora era restato segreto. E difatti nel 1942 il
card. Schuster divulgò la parte che concerne le responsabilità della Russia
nel contemporaneo dilaniamento generale dell'umanità. Si tratta del primo
segreto.
La
seconda parte del segreto di Fatima, invece, si riferisce alla devozione verso
il Cuore Immacolato di Maria, indicata come il rimedio agli attuali mali del
mondo. Connessa con questa rivelazione fu la visione che i bambini ebbero del
Pontefice Romano, da loro contemplato isolato, in lacrime, attorniato da malvagi
e da violenti, come riferisce Lucia nella sua terza relazione scritta.
Quando
Giovanni Paolo II cadde nel sangue il 13 maggio u.s. mi venne spontaneo pensare:
il Papa della totale consacrazione alla Madonna si è forse offerto vittima
d'espiazione.
E
la terza parte? Del famoso terzo segreto di Fatima parleremo nel prossimo
capitolo, che sarà anche l'ultimo.
L'ansia
e la trepidazione, relative a questo terzo segreto, però, non possono ora - e
non potranno domani - prevalere sulla sovrana promessa: « Finalmente il mio
cuore materno trionferà ».
I
primi due segreti furono svelati nel 1941, come abbiamo ricordato nel precedente
capitolo. Suor Lucia depositò il contenuto del terzo segreto in uno scritto
per il Papa che fu consegnato nel 1944 alla nunziatura di Lisbona. Suor Lucia
precisò che il plico non doveva esser aperto prima del 1960. Data la clausola
della veggente, solo dopo la morte di Papa Pacelli, il messaggio su richiesta
ufficiale fu portato a Giovanni XXIII il quale, alla presenza del Card.
Ottaviani, lo aprì, lo lesse, lo richiuse, lo sigillò e ordinò che fosse
riposto.
Però
il card. Ottaviani rivelò altre due circostanze importanti: la prima è che
anche il Papa Paolo VI ha letto il messaggio; la seconda è che l'ha letto anche
lui, il cardinale Ottaviani. Citiamo letteralmente le parole ch'egli pronunciò
in pubblico l'11 febbraio 1967:
«
Io ho avuto la grazia di leggere il testo del segreto ».
Non
basta: il molto discusso mensile « Sì Sì No No » rivelò che una terza
persona, alla presenza di Paolo VI, ha letto il messaggio che doveva restare
segreto solo fino al 1960. Né Paolo VI, né il Cardinale Ottaviani, né questa
terza persona hanno mai formalmente rivelato al pubblico il contenuto del
famoso terzo segreto, tuttavia:
1)
Paolo VI, pellegrino a Fatima nel 1967, vi tenne un discorso diffuso in tutto il
mondo che evidenzia tre elementi interessanti;
2)
il card. Ottaviani, nel discorso pubblico cui abbiamo or ora accennato,
insistette sui medesimi tre significativi temi;
3)
il periodico « Sì Sì No No », evidentemente non ignaro della terza persona
che è a conoscenza del segreto, ribadisce i medesimi tre temi. Inoltre:
4)
Mentre il plico segreto veniva recapitato nelle mani di Giovanni XXIII Suor
Lucia di Fatima affidava direttamente ad un illustre gesuita un messaggio da
divulgare al pubblico nel quale vengono sottolineati, ma con un vigore tutto
particolare, quei medesimi tre temi sui quali successivamente Paolo VI, il
Card. Ottaviani e presumibilmente l'altro personaggio hanno attirato l'attenzione
del pubblico;
5)
qualche mese dopo l'elezione di Paolo VI un giornale di Stuttgard pubblicò uno
« strano » documento presentandolo come una indiscrezione diplomatica: si
sarebbe trattato di una comunicazione confidenziale della Santa Sede ai
governi di alcune tra le principali potenze del mondo al tempo della crisi di
Cuba, durante il pontificato di Giovanni XXIII: in sostanza il contenuto di
questo documento riporterebbe il famoso terzo segreto di Fatima: la versione
dell'indiscrezione diplomatica non è apparsa credibile, però « stranamente
» il documento insiste sui medesimi tre temi, cui stiamo facendo riferimento.
Non
mi sembrò casuale che un mese prima che Paolo VI si recasse a Fatima questo
stesso « strano » documento pseudo diplomatico venisse ripubblicato dallo
Specchio senza provocare la minima smentita.
Nel
1977, ricorrendo il decennale della visita di Paolo VI a Fatima, la Radio
Vaticana fece un accenno a questa presunta indiscrezione ormai ampiamente
diffusa confermando tuttavia che il suo contenuto non era stato smentito.
Quali
sono questi tre temi significativi?
Essi
sono tre beni sommi, minacciati da tre gravissimi pericoli:
1)
la fedeltà della Chiesa, minacciata dalla eterodossia;
2)
l'unità della Chiesa, minacciata dalla persecuzione;
3)
la pace, anzi la vita, del mondo, minacciate dalla guerra, anzi dallo sterminio.
Il
primo tema, la fedeltà alla Chiesa, è al primo posto nel discorso di Paolo
VI a Fatima. Egli disse espressamente che la prima intenzione del suo
pellegrinaggio penitenziale era proprio questa: implorare che la Chiesa fosse
preservata da deviazioni dottrinali, aggiungendo che questo pericolo appariva
incombente nelle tentazioni del post-concilio. Il Card Ottavíani dice che il
segreto è profetico ed è di particolare importanza per il Papa cui è
precisamente destinato: e perché mai, aggiungiamo noi, se non per la ragione
che il Papa è il Pastore dei Pastori che deve garantire l'unità della fede
ecclesiastica? Ora dobbiaro ricordare che cinque anni dopo il suo discorso a
Fatima, Paolo VI, custode ufficiale dell'ortodossia della Chiesa, confessò al
mondo che il fumo di Satana, com'egli lo chiamò, era effettivamente penetrato
nella Chiesa riuscendo ad annebbiare gli occhi di molti, né si può dire che
nel 1981, 9 anni dopo questa confessione papale, la situazione sia migliorata.
Ma ciò che, nel 1958, disse Suor Lucia al sopra accennato P. Fuentes,
postulatore della causa di beatificazione dei due veggenti fatimiti defunti,
è addirittura sbalorditivo, riguardo al declino dello spirito ecclesiastico e
della fedelta della Chiesa e, specialmente, dei sacerdoti e dei religiosi. Il
messaggio affidato al P. Fuentes, pubblicato in Italia nella rivista «
L'Immacolata », numero di gennaio-febbraio 1959, in concomitanza della
decisione di Giovanni XXIII di riporre nuovamente il segreto, mette
espressamente in rilievo che la battaglia decisiva del male contro il bene
sarebbe stata combattuta sul campo delle vocazioni di speciale consacrazione: la
eventuale caduta dei sacerdoti e dei religiosi sarebbe stata decisiva. A
distanza di più di vent'anni da quelle parole si registra una generale
decadenza del costume ecclesiastico, del costume morale e religioso del popolo
cattolico e una preoccupante discesa delle vocazioni di speciale consacrazione,
senza che per adesso siano intervenuti segni persuasivi d'un cambiamento di
rotta. Ma anche la famosa « indiscrezione » pubblicata dal Neue Europe (15
ottobre 1963), ripresa da « Lo specchio » il 14 aprile 1967, mette in
rilievo, principalmente, il crescente offuscamento della Chiesa, anche a
livello gerarchico.
Il
secondo tema del discorso di Paolo VI a Fatima, l'unità della Chiesa
minacciata dalla persecuzione, fu espresso in questi termini: « Questo
pensiero (della fedeltà e dell'unità della Chiesa)... porta in questo momento
il nostro ricordo a quei paesi in cui la libertà religiosa è praticamente oppressa
e dove è promossa la negazione di Dio ».
Nel
suo discorso il Card. Ottaviani conferma espressamente il rapporto esistente fra
il messaggio di Fatima e la persecuzione contro la Chiesa e la religione.
Lucia di Fatima disse al P. Fuentes: « Nazioni senza Dio saranno il flagello
scelto da Dio per il castigo dell'empietà », insinuando che la persecuzione
antireligiosa è meritata. Il testo della indiscrezione è nella stessa linea,
ma con un linguaggio più apocalittico: la persecuzione è solo un flagello,
l'assaggio di un castigo ancor più orribile, se non interverrà, tempestiva, la
conversione richiesta.
Il
terzo tema, la minaccia di una guerra sterminatrice, è trattato da Paolo VI,
nel discorso di Fatima, con toni particolarmente accorati: « Noi diciamo: il
mondo è in pericolo. Perciò noi siamo venuti ai piedi della Regina della Pace
a domandarle come dono che solo Dio può dare, la pace... Uomini, pensate alla
gravità e alla grandezza di quest'ora, che può essere decisiva per la storia
della presente e della futura generazione... Il quadro del mondo e dei suoi
destini qui si presenta immenso e drammatico. È il quadro che la Madonna ci
apre davanti, il quadro che contempliamo con occhi esterrefatti ».
Più
freddo e sorvegliato, ma confermativo, il Card. Ottaviani: « La Madonna
Santissima ci aveva esortati a preghiera e penitenza per evitare quelle
sanzioni... previste per un mondo che corrisponde così male ai doni della
grazia ». Invece Suor Lucia di Fatima si è espressa con sconcertante durezza
nel suo colloquio con P. Fuentes: « Intere nazioni spariranno dalla faccia
della terra ». E il testo della accennata indiscrezione mai smentita precisa:
lo scatenamento d'un cataclisma bellico e naturale senza paragoni è previsto
proprio per quest'ultimo scorcio di secolo (e il tono dell'insieme sembra non
far assegnamento sulla penitenza che ottiene salvezza).
Mi
pare, pertanto, di non essere azzardato se, in base a queste significative
convergenze, concludo così:
Primo:
il terzo segreto non è stato formalmente pubblicato ma è stato sostanzialmente
svelato. Secondo: esso riguarda, prima di tutto, la crisi dottrinale e morale
della Chiesa post-conciliare. La Chiesa in crisi richiama su di sé la persecuzione
purificatrice e non trattiene la frana spirituale e sociale dell'umanità che
porta alle ultime imminenti conseguenze autodistruttive.
Mi
sembra che questa conclusione sia doppiamente confermata.
La
prima conferma è l'analisi del testo nel quale Lucia svela le prime due parti
del segreto. Dopo aver profetizzato la seconda guerra mondiale e la
persecuzione comunista, la Madonna, riferisce Lucia, disse: « Il Santo Padre
mi consacrerà la Russia che si convertirà e sarà concesso al mondo un
periodo di pace. In Portogallo si conserverà sempre il dogma della fede;
ecc.... questo non lo direte a nessuno ». Tale predilezione sull'ortodossia
del Portogallo, seguita da quello strano eccetera è evidentemente l'inizio d'un
discorso sulla crisi dell'ortodossia nelle nazioni cattoliche, da cui è
preservato, eccezionalmente, il Portogallo e questo è il discorso che resta
sotto segreto: questo - dice la Madonna - non lo direte a nessuno. Dunque il
testo del segreto riguarda soprattutto la Chiesa, la fedeltà della Chiesa, e
subordinatamente la pace del mondo, in quanto una Chiesa decaduta e corrotta
non può arrestare l'invadenza del materialismo comunista che, secondo Lucia,
è l'attizzatore della guerra mondiale (a partire dalla tragedia spagnola del
1936, iniziatasi con l'assassinio del sindacalista cattolico Calvo Sotelo) ed
è giunto ormai ad intossicare tutte le nazioni del mondo.
La
seconda conferma viene da un gesuita che non è esagerato definire una autorità
in questi problemi: egli conosce alla perfezione tutta la documentazione
esistente su Fatima, è anzi il curatore di varie edizioni della medesima
documentazione: il P. Antonio Maria Martins. Egli afferma in modo categorico
che il terzo segreto fa perno sulla crisi della Chiesa.
Certo
la crisi interna della Chiesa è evidente; ha investito tutti i gradi della
gerarchia arrivando fino agli ultimi gradini delle suore e dei seminaristi. Non
ci è dato sapere quanto spazio ci sia ancora concesso per la nostra
penitenza. Questo resta un segreto per tutti.
E
c'è ancora un ultimo segreto. Dal maggio all'ottobre del 1917 si verificarono
solo sei visioni alla Cueva da Iria, mentre la Madonna parla di sette visioni.
Ecco le parole che la Vergine disse il 13 maggio 1917: « Vi chiedo di venire
qui per sei mesi consecutivi, il giorno 13, a questa stessa ora (mezzogiorno) e
vi dirò chi sono e che cosa voglio. Poi ritornerò ancora qui una settima volta
».
Ma
dopo il 13 ottobre del 1917 non ci sono state più visioni alla Cueva da Iria.
Voglia il cielo che qualcuno di noi possa esser presente alla settima
apparizione della Madonna di Fatima, perché quella sarà certamente la
luminosa verifica della più sublime profezia: « Finalmente il mio cuore
materno trionferà ».
È
annunciato, per il 1982, un viaggio del Santo Padre nella penisola iberica.
Non
è azzardato sperare che il Papa si rechi, per l'occasione, anche a Fatima.