LA
MADONNA DEL CARMINE
l.
SCAPOLARE: PARTE SIGNIFICATIVA DELL’ABITO CARMELITANO
Come
tante altre devozioni, è difficile poter stabilire con precisione le origini
della devozione allo Scapolare del Carmelo. Più agevole è segnalarne le fasi
di crescita. Ricordiamo, comunque, subito che "scapolare" viene da
"scapola" e indica quell'indumento che presso molti istituti di
monaci o frati nel Medio Evo ricopriva sia il petto e sia le spalle o scapole,
dopo averlo infilato per la testa. Serviva generalmente per i tempi di lavoro,
così da proteggere l'abito e non insudiciarlo.
Dello
Scapolare carmelitano come parte della divisa dell'Ordine non c'è nessuna
traccia nella Regola o Norma di vita dell'Ordine stesso, scritta negli anni
1206-1214. E neppure la Ignea Sagitta lo ricorda, benché sia un testo ricco e
importante di poco tempo dopo.
I
primi documenti che ne parlano nel secolo XIII sono le Costituzioni
carmelitane, nella loro duplice redazione: Londra 1281, Bordeaux 1294. Vi
troviamo prescritto che ogni religioso abbia due tonache e due
"cappucci" ossia - come sarà specificato più tardi - due "scapolari-cappucciati";
inoltre, che tutti i frati dormano con la tonaca e lo scapolare, sotto grave
pena, fatta eccezione per gli ammalati. Parimenti, gli "Atti" del
Capitolo generale di Montpellier, nel 1287, ordinano che la cappa bianca, da
poco introdotta, sia confezionata in modo da lasciare visibile lo Scapolare,
"abito dell'Ordine".
Durante
il secolo XIV, nessun accenno in grossi autori carmelitani come Baconthorpe,
Chemineto, Oler. Primo a occuparsene di proposito è il Riboti, quando
descrive a lungo la foggia di vestire del carmelitano e ne evidenzia il
simbolismo. Lo Scapolare, dice, va portato sempre, di giorno e di notte, con
la massima diligenza, perché significa il "giogo" di Cristo, che poi
è la santa obbedienza che sola viene promessa come voto, all'atto della professione
religiosa, perché riflesso dell'atto fondamentale col quale Cristo ha operato
l'umana Redenzione.
Prima
osservazione da fare: in una così tipica prospettiva, si spiega e si giustifica
il rigore delle dure sanzioni canoniche a prima vista esagerate, che si
davano. Disfarsi dello scapolare, infatti, voleva dire giuridicamente disfarsi
del "giogo" di Cristo, sconfessare la disciplina monastica
abbracciata, abdicare al servizio di Dio nel quadro della vita consacrata.
Seconda
osservazione: agli inizi, lo Scapolare fu onorato per un motivo disciplinare che
diremmo cristologico, (in onore di Cristo), anziché mariano (in onore di Maria).
Per oltre un secolo e mezzo dalle origini, non risulta che lo Scapolare sia
stato arricchito di un valore mariano; tale impronta gli venne più tardi, lentamente,
fino a raggiungere un grado tale da legittimare la sua identificazione con la
pietà stessa dei Carmelitani verso Maria. Ma alle origini non fu così. Però
poi, quando l'aspetto di abito di Maria ebbe il sopravvento, fu tutto un
crescendo magnifico. E, nonostante il calo generale nel culto mariano di questi
ultimi decenni, la devozione allo Scapolare è ancora oggi molto sentita.
Anzi, si potrebbero perfino riconoscere segni non dubbi di una sua più vigorosa
fioritura.
Il
magistero della Chiesa, lungi dal segnare deprezzamento, è il primo che
autorevolmente raccomanda questa devozione mariana.
Limitiamoci
ad un'attestazione di prima qualità: quella di Paolo VI. Nella Marialis
cultus proclama devozione "cattolica" quella dello Scapolare del
Carmine, insieme al santo Rosario. E, delegando il card. Silva Henriquez a
rappresentarlo nel Congresso internazionale mariologico-mariano a San Domingo,
non esita a dichiarare, autorevolmente, che lo Scapolare del Carmine è una di
quelle pratiche di devozione mariana "maggiormente raccomandate dal
magistero della Chiesa lungo i secoli" e caldeggiate dal Vaticano II.
2.
SCAPOLARE: SEGNO DI PROTEZIONE DI MARIA IN UN ORDINE "STRANO"
Fatte
le debite premesse di sopra, annotiamo che la devozione dello Scapolare della
Madonna del Carmine negli ultimi secoli e fino a non molti anni fa era arrivata
ad accentrare su di sé, in forma quasi eccessiva, l'attenzione dei fedeli, come
se questo simbolo esprimesse l'intera "predicazione carmelitana" a
riguardo di Maria. Quando, in tempi più recenti, venne però messa in forte
dubbio la storicità di una certa visione sullo Scapolare, parve che l'ordine
Carmelitano non avesse più molto da dire al riguardo.
Invece
si rivelò ancor più necessario il ripensare in modo più ampio e approfondito
quella stessa storia che fece nascere e nutrire per secoli la devozione dello
Scapolare: storia che resta intatta e valida, nonostante il vacillare di
alcune tradizioni.
L'
Ordine Carmelitano - a differenza di quasi tutti gli altri Ordini religiosi -
non ha un preciso fondatore: alla sua origine ci sta infatti un gruppo anonimo
di eremiti forse ex Crociati - che, verso il 1190, si ritirarono sul Monte
Carmelo, in Palestina, per vivervi in solitudine, ascesi e preghiera
contemplativa, a imitazione del biblico profeta Elia (allora considerato padre
e maestro di tutti i monaci) e di quegli eremiti che si trovavano appunto a vivere
sul monte a lui caro.
Una
delle prime notizie certe è che questi eremiti si costruirono là una
chiesetta dedicata a Maria, riconoscendo così a lei quelle caratteristiche
che normalmente si riconoscono ai patroni e ai fondatori e perciò vennero
chiamati "fratelli della Beata Vergine Maria".
Quando
questi Carmelitani furono definitivamente costretti dai Saraceni a trasmigrare
dalla Terra Santa in Europa, alla caduta del Regno Latino nel 1291, vi
giunsero ignoti, indesiderati, sospettati perché senza un fondatore a cui
richiamarsi, e bisognosi dell'attenzione e dell'approvazione della Chiesa. Ciò
che essi più difesero, assieme al loro diritto all'esistenza, fu il titolo di
"fratelli di S. Maria del Monte Carmelo", titolo che scatenò una
lunga e dura controversia, tipicamente medievale, comprensibile cioè in
un'epoca in cui si dava un'enorme importanza ai titoli e ai privilegi del
"patronato", ossia dell'essere insieme a servizio e sotto la
protezione di questo o quello.
Per
fortuna i nuovi frati riuscirono a spuntarla ottenendo dai pontefici perfino
delle indulgenze per chi li chiamava esattamente col loro titolo mariano
(usandolo, cioè, a modo di giaculatoria).
Ci
furono circa 150 anni di discussioni e contrasti che servirono tuttavia
all'Ordine per approfondire il suo carattere mariano e la sua spiritualità.
Crebbe
la coscienza dei religiosi di essere dedicati al servizio di Maria, di doverla
particolarmente lodare nel culto, imitare nella vita, onorare nei simboli.
Così
la devozione mariana dell'Ordine crebbe, sviluppata teologicamente dagli autori
spirituali Carmelitani, centrata sull'idea della "imitazione di Maria".
In particolare l'Ordine si dedicò a riflettere sul mistero della Maternità di
Maria, estesa da Cristo alla Chiesa e ad ogni anima credente che a Lei si
affida; e sul mistero della Verginità, intesa come totale aperture e adesione
contemplativa al Dio che si incarna. La festa dell'Annunciazione (nella quale i
due misteri - Verginità e Maternità - vengono assieme celebrati) divenne
pertanto centrale nell'Ordine.
All'inizio,
perciò, nella storia dell'Ordine Carmelitano non si parla di Scapolare
"mariano", anche se fortissima è la devozione mariana. L'attenzione
allo Scapolare in senso mariano cominciò a svilupparsi verve la fine del sec.
XV; e trovò il suo fondamento in alcuni racconti, le cui redazioni più antiche
conosciute risalgono alla fine del sec. XIV.
Sono
racconti che si rifanno a quell'iniziale clima di lotte, di cui si diceva, per
essere riconosciuti come "fratelli di Maria" e alla particolare
devozione mariana vissuta già sul Monte Carmelo. Quei racconti narrano la
cosiddetta "visione dello Scapolare" avvenuta a S. Simone Stock (nel
1251). Anche in tempi recenti se ne è voluta difendere la storicità, ma molti
inclinano oggi a considerarla pia leggenda, anche se radicata in un contesto
più profondo, meno episodico e più complessivo.
Si
racconta dunque che durante quei primi e più difficili anni dell'insediamento
dell'Ordine in Europa, un Superiore Generale, certo Simone Stock, "spesso
supplicava la gloriosa Madre di Dio e patrona dell'Ordine, di proteggere con
qualche privilegio i frati che portano il suo nome. Ogni giorno devotamente
recitava la seguente preghiera: "Fior del
Carmelo, vite feconda, splendore del cielo, Vergine pura, singolare; Madre
fiorente, d'intatto onore, sempre clemente, dona un favore, Stella del
Mare".
Un
giorno, mentre ripeteva questa preghiera con grande fervore, la gloriosissima
Vergine Madre di Dio gli apparve accompagnata da una moltitudine di angeli,
tenendo in mano lo Scapolare dell'Ordine e gli disse: "Questo è il
privilegio che io concedo a te e a tutti i Carmelitani: chiunque morirà con
questo Scapolare non patirà il fuoco eterno".
Lo
Scapolare quindi, già anticamente parte importante dell'abito dei Frati
Carmelitani, veniva assunto - in base a questa tradizione - a simbolo, a segno
della particolare tenerezza e protezione di Maria.
Fin dal sec. XV la tradizione di questo dono-miracolo si legò al cosiddetto "privilegio sabatino", secondo cui la Madonna avrebbe promesso di preservare i suoi devoti, vestiti dallo Scapolare, dalle fiamme dell'inferno e di liberarle da quelle del Purgatorio, il primo sabato dopo la loro morte.
Questo
privilegio sarebbe stato confermato da una Bolla Papale di Giovanni XXII, di
cui non c'è traccia storica. Ma fu comunque successivamente confermato e
autenticato da altri papi che ne permisero e ne incoraggiarono la predicazione.
Lo
Scapolare carmelitano, così, ridotto col tempo alle piccole dimensioni di un
"abitino", si diffuse presso ogni genere di fedeli riuniti in
confraternite o liberamente e spiritualmente affiliati all'Ordine, e influì
enormemente sulla spiritualità e sulla devozione popolare.
3.
LO SCAPOLARE: "SACRAMENTO MARIANO"?
1.
Non è un vero sacramento
I
veri Sacramenti sono solo quelli istituiti da Cristo e sono solo sette, "né
più né meno", come proclamò il Concilio Tridentino. Sono segni
efficaci della Grazia: donano, a chi li vuole ricevere vitalmente, la grazia
che esprimono. Così il Battesimo purifica (come indica il segno dell'acqua)
dal peccato originale (o "di fondo"), in forza della Trinità SS. L'Eucarestia
nutre l'anima alla maniera in cui il pane nutre il corpo: e fa in modo che il
credente non tanto assimili il cibo divino, quanto invece venga assimilato da
esso, cioè da Cristo.
Lo
Scapolare non è dunque un Sacramento vero e proprio, anche se a volte lo si è
definito così, aggiungendovi pure l'aggettivo "mariano", per
esprimere una particolare funzione di questo santo segno da parte della Madre
della Grazia.
Lo
Scapolare va inquadrato propriamente nella categoria dei
"sacramentali", ossia di quei santi segni tangibili, che, istituiti
dalla Chiesa (non da Cristo), rendono il fedele partecipe in varie forme della
linfa vitale del Corpo Mistico di Cristo. Tra essi abbiamo l'acqua santa, il
Rosario e soprattutto la S. Croce.
Fondamentalmente,
quindi, lo Scapolare è un "segno": il segno di una veste. Tant'è
vero che è costituito da quella parte dell'abito monacale che anticamente
veniva detta superumerale (sopra le spalle). Di qui, una sua triplice
denominazione: scapolare, da "scapoaae" (spalle); cappuccio, da
"caput" (testa); e scapolarecappucciato, dalle due parti unite
insieme.
Col
passare degli anni, per comodità dei fedeli, desiderosi di prender parte alla
vita dell'Ordine e di condividerne i favori spirituali, lo Scapolare viene
ridotto a più modeste dimensioni, fino a dar origine all'abitino attuale. Oggi
è costituito da due pezzetti di lana color marrone, uniti da due nastri, in
modo da formare un circuito chiuso nel quale s'infila il capo così che la
stoffa copra simbolicamente petto e dorso. Non necessariamente ci deve essere
qualche ricamo o qualche determinata immagine.
Dunque
lo Scapolare era ed è una veste fisica presa a significare qualcosa di
spirituale. È un segno scelto felicemente tra tanti e molto adatto a indicare
la protezione di una persona da parte di Maria Santissima, Madre che si
preoccupa di dare una veste di protezione ai suoi figli. Poteva essere anche un
altro segno, come, per esempio, un anello. A spiegarne il valore e a chiarirne
il simbolismo spirituale, già in sé abbastanza chiaro, c'è la storia della
devozione mariana del Carmelo; ma, accanto e con ancor maggiore valore, c'è
il Magistero della Chiesa, dal momento che si tratta di un
"sacramentale" che la Chiesa soltanto ha il diritto di riconoscere.
2.
La dottrina della Chiesa
In
merito allo Scapolare il Magistero della Chiesa è intervenuto a più riprese:
a chiarirne il contenuto, a difenderlo da eventuali attacchi, a riconfermarne i
"privilegi" Anche in tempi recenti. Basti pensare a Pio XI, ma
soprattutto a Pio XII e Paolo VI.
Papa Pacelli, iscritto fin da giovinetto alla Confraternita dello Scapolare, dettò sullo Scapolare del Carmine la "magna charta" con il rescritto Neminem profecto latet dell' 11 febbraio 1950, a cui aggiunse il discorso del 6 agosto 1950 per i dodicimila fedeli convenuti a Roma per il Congresso Carmelitano Internazionale.
Da
questi documenti, particolarmente dal primo, emergono con la più bella
chiarezza sia la natura che gli effetti dello Scapolare del Carmine. Ricordiamo
due punti fondamentali:
A)
lo Scapolare - "abito mariano" - è segno e pegno, in pari tempo:
segno di appartenenza a Maria; pegno della sua materna protezione, non solo in
vita, ma anche dopo morte;
B)
con esso nasce un rapporto speciale del fedele con Maria: rapporto che si può
suddividere in tre componenti strettamente congiunte: prima, l'aggregazione a
una famiglia religiosa, particolarmente devota di Maria e assai cara a Maria,
qual è l'Ordine carmelitano; seconda, la consacrazione a Maria, o, come anche
si dice, l'affidamento al suo Cuore Immacolato; terza, lo stimolo e incitamento
a rendersi simili a Maria, imitandone le virtù, soprattutto l'umiltà, la
castità, lo spirito di preghiera.
Vediamo,
così, ufficialmente stabilito il legame tra questo oggetto-segno e Maria, per
l'autorevole e consolante precisazione da parte del Magistero della Chiesa.
Si
noti il tono di saggezza e di prudenza nelle espressioni. Pur riferendosi
espressamente al "privilegio sabatino", il Papa non accenna al
"primo sabato" dopo la morte, e neppure a una "discesa di Maria
stessa nel Purgatorio", come si diceva nella tradizione precedente. E
ancora, Pio XII prescinde da ogni riferimento alle "tradizionali"
visioni di S. Simone Stock e del papa Giovanni XXII, raccontate tardivamente da
certi autori.
Pio
XII si rifà piuttosto a due antichi interventi della S. Sede a favore dello
Scapolare, cioè: la costituzione di Clemente VII, Ex clementi, del 12 agosto
1530, detta appunto "Bolla Clementina"; e il decreto, emanato il 15
febbraio 1613 dalla Santa Sede in seguito a violente contestazioni, ratificato
dal papa Paolo V. Con tale documento, i Carmelitani venivano autorizzati a
predicare con tutta libertà che il popolo cristiano può piamente credere nella
potente intercessione, nei meriti e nei suffragi della B. Vergine: in virtù di
tanto potere, ella aiuterà, dopo la loro morte, specialmente in giorno di
sabato - giorno della settimana a lei tradizionalmente dedicato - le anime dei
frati e dei fedeli che, morti in grazia, hanno devotamente vestito quaggiù il
santo Abitino.
4.
VALORI DELLO SCAPOLARE
1)
Primo valore: la "consacrazione"
Lo
Scapolare del Carmine è sintesi di molti, anzi di tutti i più sicuri valori
della pietà dei fedeli verso Maria. Il primo è la "consacrazione".
È quella che Maria stessa fa dei suoi figli, vestendoli e segnandoli in modo
speciale come appartenenti a lei. Il primo Santo che esprime in termini chiari
l'offerta totale di sè alla Vergine è il grande vescovo predicatore-teologo
Giovanni Damasceno (+ 749), nel quale si riassume l'insegnamento circa Maria di
tutti i precedenti "Padri" della Chiesa: "Anche noi oggi ci
presentiamo a Te, o Sovrana, sì, dico, o Sovrana Madre di Dio e Vergine: noi
consacriamo a Te mente, anima, corpo, tutto il nostro essere... " Chi
porta lo Scapolare del Carmine pensa esattamente in tali termini. E tutti i più
grandi Maestri dell'Ordine (S. Teresa d'Avila, S. Giovanni della Croce, S.
Teresina...) lo ripeteranno continuamente.
2)
Secondo valore: "consegna di sè" a Maria
È
legato alla consacrazione, e significa quello che il devoto fa da parse sua. Da
notare che tale consegna viene dalla mentalità medioevale, allorché un uomo,
pur essendo libero e non già schiavo (né servo della gleba), sentendosi però
poco sicuro nei propri affari, si presentava, con una corda al collo, ad un
signore medioevale e si impegnava di stare al suo servizio (obsequium) pur di
averne protezione.
Molte
volte questo gesto era fatto di padre in figlio. Su questa base culturale, ecco
spuntare nei secc. X-X1 delle bellissime preghiere in cui tanti devoti
esprimono l'affidamento, il dono di sé, la dedizione completa, il senso di
servizio alla Madonna, loro Signora. Una preghiera che risale a Fulberto di
Chartres (+1028) contiene innanzitutto un chiaro riferimento alla consacrazione
battesimale e poi mostra che da Gesù stesso (come avvenne sul Golgata)
l’orante è stato affidato a Maria.
"Ricordati,
Signora, che nel battesimo sono stato consacrato al Signore e ho professato con
la mia bocca il nome cristiano. Purtroppo non ho osservato quanto ho promesso.
Tuttavia sono stato consegnato e affidato a te dal mio Signore Dio vivo e vero.
Salvami ora!," Evidentemente lo Scapolare riprende fortemente questo
sospiro filiale e lo proclama in maniera tutta particolare. La diffusione dello
Scapolare, presso gente umile e anche presso gente di rango e di cultura, mostra
che questo valore era sentito in modo vasto. Sentirsi protetti è uno dei
bisogni più profondi e veri dell'uomo, così fragile ed esposto al male e così
desideroso di amore e verità. E Maria è li, con lo Scapolare, a garantire il
credente che il Vangelo, con il famoso "Donna, ecco tuo figlio!",
continua nel tempo.
3)
Terzo valore: "intimità familiare" con Maria
Quando
gli eremiti del Monte Carmelo, nel secolo XIII, "dedicarono" la loro
chiesetta alla Madonna, essi, che volevano contemporaneamente essere alla
"sequela" o al "servizio" del Signore Gesù, sanzionarono
con la professione religiosa e quindi con un giuramento santo la loro scelta. La
conseguenza fu, come per altro presso tutti i Medicanti, di appartenere
solamente a Cristo: e quindi a nessun altro, neppure a se stessi; e di
appartenervi - ecco l'aspetto tipico del Carmelo - attraverso uno "stare
presso" o un "abitare in case" di Maria (la chiesetta era una
replica della casa della Madonna nella vicina Nazareth). Quando nel 1479 Amoldo
Bostio compose il De patronatu et patrocinio presentò Maria appunto come
Madre-Sorella, sganciandola così dal modulo feudale della "Signora"
e sottolineando la prerogativa della intimità del carmelitano
"fratello" della Vergine. Lo Scapolare ha sempre voluto dire in modo
tangibile proprio questo, tanto ai Frati consacrati con voti come a fedeli
comuni rivestiti dell' "abito di Maria".
5.
DUNQUE: UN GRANDE SEGNO, UN SERIO IMPEGNO
Il
punto centrale della devozione allo Scapolare è la consacrazione a Maria,
come offerta di sè e della propria vita e come impegno di onorarla rivivendone
le virtù.
S.
Alfonso Maria de' Liguori scrive che i fedeli indossano lo Scapolare" in
segno di essere dedicati alla di Lei servitù, e di essere del numero della
famiglia della Madre di Dio» (Le Glorie di Maria).
Pio
XII vede nello Scapolare un segno di "consacrazione al Cuore Immacolato di
Maria" (Lettera autografa - 1950) e dice che il cristiano, indossandolo,
"fa professione di appartenere a Nostra Signora, come il cavaliere del
secolo XIII, al quale risale l'origine dello Scapolare, che sotto lo sguardo
della sua Dama, si sentiva valoroso e sicuro nel combattimento e, portando i
suoi "colori", avrebbe preferito molte volte morire, piuttosto che
lasciarli macchiare» (Discorso per il Centenario celio Scapolare 1950).
La
decisione di consacrarsi a Maria deriva da una scelta di fede e d'amore. È un
fatto intimo, che impegna la persona nel più profondo. Tale scelta poi può
manifestarsi esternamente per mezzo di segni che cadono sotto l'esperienza
sensibile e possono essere percepiti dagli altri. L'uso di essi è pienamente
conforme alla natura dell'uomo, che solo attraverso i sensi comunica con il
mondo esterno. Anche Gesù, nei Sacrarnenti, si serve di segni sensibili come
veicoli di Grazia.
Lo
Scapolare è un segno sensibile, approvato dalla Chiesa, con il quale
evidenziamo la nostra consacrazione alla Madonna e i vincoli di amore che ad
essa ci legano. Come l'anello nuziale è una testimonianza della consacrazione
matrimoniale di un uomo e una donna, così lo Scapolare dice a tutti che uno è
consacrato a Maria.
La
consacrazione, nel suo significato più ampio e profondo, non si esaurisce in
gesti occasionali o nella recita di alcune preghiere: costituisce un
orientamento cristiano di fondo dell'intera vita, messa sotto la tutela di Maria
per onorarne il Figlio divino.
Come
offerta totale di sè, della propria persona e della propria attività, la
consacrazione vale incomparabilmente di più di qualunque altro ossequio che
si possa offrire alla Madre di Dio: costituisce il vertice della devozione
mariana.
In
concreto lo Scapolare è un impegno con Maria di imitare le sue virtù. Santa
Teresa d'Avila scrive: "Sforziamoci di imitare almeno in qualche cosa la
profonda umiltà della Santissima Vergine, di cui portiamo l'abito"
(Cammino 13-3).
Tutta
la Chiesa "contempla l'arcana santità di Maria, ne imita la carità",
avverte il Vaticano II (Lumen gentium, 64). Lo Scapolare, in quanto significa e
attua i più stretti rapporti con Maria, richiama questa sua carità, che era
prima di tutto servizio amoroso e unione continuata con Cristo.
Sintetizzando,
Pio XII, esortava i rivestiti dello Scapolare: "Abbiano nel segno-ricordo
della Vergine lo specchio dell'umiltà e della castità; abbiano nella ingenua
struttura della veste un breviario di modestia e di semplicità; abbiano,
soprattutto, in questa veste che portano giorno e notte, in eloquente
espressione simbolica, la preghiera con la quale invocano l'aiuto divino"
(Lettera autografa - 1950).
A
questo punto lo Scapolare spinge il credente a un fermo proposito di operare in
onore di Maria, di accrescerne il suo culto, di cooperare alla sua missione di
salvezza, di farla conoscere e amare anche dagli altri, diffondendo la sua
determinazione e difendendo il suo onore.
Insomma,
lo Scapolare racchiude una lunga storia di amore e di predilezione da parte
della Madonna e richiede a chi lo indossa una risposta adeguata.
Questa
devozione favorisce la crescita interiore e l'esercizio delle virtù
soprannaturali e porta alla piena attuazione della grazia battesimale. Con le
sue esigenze intime è fatta per anime generose e consapevoli che, a
imitazione di Maria e con il suo aiuto, tendono sinceramente alla perfezione
cristiana.
6.
CONSIDERAZIONI PASTORALI CONCRETE
1)
Lo Scapolare da solo non basta
Non
è sufficiente indossare lo Scapolare; è necessario coglierne il valore e il
significato, dargli un posto nella vita. Così davvero si onora Dio nella
Madonna.
Perciò
l'imposizione dello Scapolare va preceduta da una istruzione appropriata.
Ogni
Sacerdote può imporre lo Scapolare, benedicendolo con un segno di croce; ma
quando i fedeli che lo richiedono sono in molti e in circostanze solenni come
nel giorno del Carmine, è conveniente usare la formula propria, che si trova
nel Rituale e viene riportata sotto.
2)
Il primo Scapolare (in stoffa)
Il
primo Abitino dev'essere di stoffa, benedetto e imposto da un Sacerdote. Quando
esso lo si deve sostituire, non è più necessaria un'altra benedizione: basta
procurarsi un altro Scapolare e indossarlo.
Il
pio uso dello Scapolare è arricchito di una Indulgenza che aumenta, per i
meriti della Chiesa, il valore delle nostre opere buone.
3)
La medaglia che sostituisce lo Scapolare
Andando
incontro alle esigenze della vita moderna, il Papa S. Pio X (1835-1914) concesse
di sostituire lo Scapolare che abbia da una parte l'Immagine del Sacro Cuore di
Gesù e dall'altra della Madonna.
Per
la sua origine e per il suo significato di veste mariana, è preferibile usare
lo Scapolare, se le circostanze lo permettono. In concreto, forse è
consigliabile usare la medaglia di giorno, quando i1 lavoro e la vita di società
lo richiedono, e indossare lo Scapolare nel tempo di riposo. Ritrovare ogni sera
lo Scapolare accanto al letto e compiere il gesto di indossarlo richiama alla
mente la consacrazione a Maria e rinnova la fiducia in Lei.
4)
Confraternita dello Scapolare
Coloro
che ricevono lo Scapolare dal Sacerdote e lo portano abitualmente fanno parte
della Confraternita del Carmine, ossia dell'associazione dei fedeli che
intendono vivere la vita cristiana e onorare la Madonna secondo le tradizioni
spirituali dell'Ordine Carmelitano.
Pio
XII ricorda che quanti portano lo Scapolare appartengono "per un
particolare vincolo d'amore alla medesima famiglia della Beatissima Madre"
(Lettera autografa - 1950).
Giovanni
XXIII, ai tempi in cui era Nunzio a Parigi, disse ai Padri Carmelitani Scalzi di
Avon: "Per mezzo dello Scapolare io appartengo alla vostra famiglia del
Carmelo e apprezzo molto questa grazia come assicurazione di una specialissima
protezione di Maria".
Tutti
i rivestiti dello Scapolare sono perciò confratelli e figli di Maria.
6)
Solennità della Madonna del Carmine e del Carmelo
Il
16 luglio si celebra solennemente la festa della Madonna del Carmelo e del suo
dono, lo Scapolare. Questa Festa risale al Quattrocento. Oggi è diffusa in
tutto il mondo. Paolo VI la annovera tra le feste "celebrate da
particolari famiglie religiose, che oggi, per la diffusione raggiunta, possono
dirsi ecclesiali" (Marialis cultus 8).
Fin
dall'inizio lo scopo della celebrazione era di onorare la Madonna e ringraziarla
per la protezione concessa in ogni tempo all'Ordine Carmelitano e a ognuno dei
suoi figli. In seguito, specialmente nel secolo XVI, fu data primaria
importanza allo Scapolare, che divenne il motivo più immediato per ringraziare
e affermare il proprio amore alla Madre di Dio.
Il
ringraziamento può venire fatto da tutti quanti portano lo Scapolare, anche
dove non si fa la festa del Carmine. In quel giorno chi visita una chiesa
carmelitana può acquistare la Indulgenza Plenaria "alle solite
condizioni", cioè confessandosi e comunicandosi entro gli otto giorni e,
nel visitare la chiesa, pregando la Vergine per il Papa (con qualche preghiera a
scelta) e professando esplicitamente la propria fede (con il
"Credo", per esempio).
7)
Scapolare e Rosario
Tutti
gli atti di pietà e devozione approvati dalla Chiesa servono ad esprimere e
alimentare il filiale omaggio alla Madre di Dio. Specialmente ai devoti dello
Scapolare è raccomandata la recita del Santo Rosario, come colloquio
giornaliero con la Madre celeste e come incontro d'amore con lei nella
preghiera. Se non, possono recitarlo tutto, si impegnano a dirne una parte: per
esempio, anche un mistero solamente (10 Ave e un Padre nostro).
A
Lourdes e a Fatima le apparizioni della Madonna furono come scandite dalla
recita del Rosario. A Lourdes le visioni si chiusero il 16 luglio, festa della
Madonna del Carmine; e questo particolare fu notato da S. Bernardetta, che vestì
lo Scapolare per tutta la vita. A Fatima le apparizioni si conclusero con la
visione della Madonna del Carmine: Lucia, fattasi poi monaca Carmelitana Scalza,
disse che nel messaggio della Madonna "il Rosario e lo Scapolare sono
inseparabili".
7.
IL PIÙ BEL DONO MATERNO
Dopo
che una mamma ha dato la vita al suo bambino, nulla ha più a cuore che donargli
un veste che difenda quella debole creatura e insieme ne sia ornamento. Chi
non conosce le ambizioni delle mamme nel preparare le vesti dei loro piccoli?
Anche
la Madonna è Mamma di Gesù e di noi, con le "debolezze" e le
ricchezze proprie di un cuore materno che, tra tanti figlioli, ha sempre
tenerezze di predilezione per ciascuno.
Nella
immensa famiglia cristiana i Carmelitani si gloriano di certe predilezioni di
Maria, che è detta Madre, Regina, Sorella e "Decoro" del Carmelo.
Dopo
che il Profeta Elia sul Carmelo nella prodigiosa nuvoletta ha intravisto la
futura Vergine Madre, Immacolata e Mediatrice, una schiera di discepoli,
"la scuola dei Profeti", si è raccolta sul fatidico monte per
custodire la grande visione e vivere nello spirito del grande Profeta,
anticipando così la storia del glorioso Ordine del Carmelo.
Le
relazioni tra la Vergine e i Carmelitani diventano presto profonde, intime,
inscindibili. Si stabilisce tra lei e loro una gara di amore.
Il
sopravvento è della Madre, si capisce, che accompagna passo passo la storia dei
Carmelitani con le sue grazie e i suoi favori.
Il
maggiore di essi e lo Scapolare, il più bel dono materno. Con questa veste
Maria dice a tutti i Carmelitani e affiliati: "Non abbiate paura: io sarò
con voi in tutte le peripezie del tempo; e voi sarete con me nella pace della
eternità".
La
S.M. Chiesa con l'autorità dei Sommi Pontefici ha riconosciuto questo Dono
Materno e lo ha impreziosito di privilegi ricordando che quello che lo
Scapolare dona, lo significa pure e molto bene.
Ma
che significa allora? Come più volte ormai s'è detto, tutto quello che può
significare una veste intessuta dall'Amore. La S. Scrittura ci parla della veste
preparata da Rebecca per Giacobbe che ottiene la benedizione speciale dal
morente Isacco; della veste "variopinta" di Giuseppe ebreo, 'simbolo
della predilizione del padre; del manto regale che il Faraone impose a Giuseppe
quando lo volle onorare; delle vesti vicendevolmente scambiate tra Davide e
Gionata in segno di reciproco affetto; della veste lussuosa data al Figlio
prodigo quando ritornò alla casa paterna: "Portate subito la veste
migliore".
Nel
S. Scapolare si possono vedere tutti questi simbolismi e altri ancora. Sì: per
Gesù, Figlio del suo illibato amore, Maria non ebbe che i poveri panni
consentiti dalla sua povertà; a noi, figli del suo inenarrabile dolore, procura
una veste preziosa di Grazia.
Nel
Presepio era un'umile ancella: «Ecco l'ancella del Signore»; nel cielo è la
grande Regina: «Presiede da Regina in vesti d'oro».
E
come tale conduce la nostra vita e la difende anche con lo Scapolare.
8.
MAGISTERO DELLA CHIESA E SANTO SCAPOLARE
1)
"Nessuno ignora..."
(Pio XII, 1950)
Certamente nessuno ignora quanto ad avvivare la fede cattolica e ad emendare i costumi conferisca l'amore verso la Beatissima Madre di Dio, specialmente attraverso quelle espressioni devozionali con cui, a preferenza di altre, sembra che le menti si arricchiscano di dottrina soprannaturale e gli animi siano sollecitati al culto della cristiana virtù. Tra queste va ricordata in primo luogo la devozione del sacro Scapolare dei Carmelitani perché, adattandosi, per la sua semplicità, all'indole di ogni persona, è larghissimamente diffusa tra i fedeli cristiani, portando ricchi frutti spirituali (...)
Per
il nostro costante amore verso l'Alma Madre di Dio e per la Nostra aggregazione,
sin dalla prima età, alla Confraternita dello stesso Scapolare, raccomandiamo
di gran cuore questa pia iniziativa ed auspichiamo ad essa una grande abbondanza
di favori.
Perché
non si tratta di cosa di poco conto, ma dell'acquisto della vita eterna in virtù
della tradizionale promessa della Beatissima Vergine; si tratta infatti
dell'impresa più importante e del modo sicuro di attuarla. Il sacro Scapolare
come veste mariana è certamente segno e garanzia della protezione della Madre
di Dio; ma, coloro che lo indossano, non pensino di poter conseguire la vita
eterna vivendo nella pigrizia e nell'ignavia spirituali; difatti l'Apostolo
ammonisce: "Operate la vostra salvezza con timore e con tremore" (Fil,
11, 12).
Pertanto,
i Carmelitani tutti che, sia nei chiostri del primo e del secondo Ordine, sia
nel Terz'Ordine regolare e secolare, sia nelle Confraternite, appartengono, per
un particolare vincolo d'amore, alla medesima famiglia della Beatissima Madre,
abbiano nel segno e ricordo della stessa Vergine lo specchio dell'umiltà e
della castità; abbiano, nella ingenua struttura della veste, un compendio di
modestia e di semplicità; abbiano soprattutto nella veste che indossano giorno
e notte, in eloquente espressione simbolica, le preghiere con cui invocano
l'aiuto divino; abbiano infine in essa quella consacrazione al Sacratissimo
Cuore della Vergine Immacolata che recentemente e vivamente abbia raccomandata.
2)
Maria: superiore a noi, ma vicina a noi
(Vaticano II, Lumen gentium, 52-53)
"Egli
per noi uomini e per la nostra salvezza è disceso dal cielo e si incarnò per
opera celio Spirito Santo da Maria Vergine ".
Questo
divino mistero di salvezza ci è rivelato ed è continuato nella Chiesa, che il
Signore ha costituita quale suo corpo e nella quale i fedeli che aderiscono a
Cristo Capo e sono in comunione con tutti i suoi santi, devono pure venerare la
memoria "innanzi tutto della gloriosa sempre Vergine Maria, Madre di Dio e
Signore nostro Gesù Cristo".
Redenta
in modo sublime in vista dei meriti del Figlio suo e a Lui unita da uno stretto
indissolubile vincolo, è insignita nel sommo officio e dignità di Madre del
Figlio di Dio, e perciò figlia prediletta del Padre e tempio dello Spirito
Santo; per il quale dono di grazia esimia precede di gran lunga tutte le altre
creature, celesti e terrestri.
Insieme,
però è congiunta nella stirpe di Adamo con tutti gli uomini bisognosi di
salvezza.
3)
La "Flos Carmeli": bellezza di tutte le virtù
(Giovanni Paolo Il, 1988)
Nel
mese di luglio celebriamo il ricordo della Beata Vergine Maria del Monte
Carmelo, tanto cara alla pietà del popolo cristiano in tutto il mondo, e
legata in modo speciale alla vita della grande famiglia religiosa carmelitana.
Il pensiero va alla sacra montagna del Carmelo, che nel mondo biblico è sempre considerata come simbolo di grazia, di benedizione e di bellezza.
Su
quella montagna i Carmelitani dedicarono alla Vergine Madre di Dio, "Flos
Carmeli", che possiede la bellezza di tutte le virtù, la loro prima
chiesa, esprimendo così la propria volontà
di
affidarsi completamente a Lei e di legare indissolubilmente il proprio servizio
a Maria con quello "in ossequio a Cristo" (cfr. Regola carmelitana,
prologo).
I
grandi mistici carmelitani hanno inteso l'esperienza di Dio nella propria vita
come un "cammino di perfezione " (S. Teresa di Gesù), come una
"salita del Monte Carmelo" (S. Giovanni della Croce).
In questo itinerario è presente Maria. Ella - invocata dai Carmelitani come Madre, Patrona e Sorella - diviene, in quanto Vergine purissima, modello del contemplativo, sensibile all'ascolto e alla meditazione della Parola di Dio e obbediente alla volontà del Padre per mezzo di Cristo nello Spirito Santo.
Per
questo nel Carmelo, e in ogni anima profondamente carmelitana, fiorisce una vita
d'intensa comunione e familiarità con la Vergine Santa, quale "nuova
maniera" di vivere per Dio e di continuare qui in terra l'amore del Figlio
Gesù alla sua Madre Maria.
Una
particolare grazia della Madonna verso i Carmelitani, ricordata da una veneranda
tradizione legata a S. Simone Stock, si è irradiata nel popolo cristiano con
tanti frutti spirituali.
È
lo Scapolare del Carmine, mezzo di affiliazione all'Ordine del Carmelo per
condividere i benefici spirituali, e veicolo di tenera e filiale devozione
mariana.
Mediante
lo Scapolare i devoti della Madonna del Carmine esprimono la volontà di
plasmare la loro esistenza sugli esempi di Maria - la Madre, la Patrona, la
Sorella, la Vergine Purissima, accogliendo con cuore purificato la Parola di
Dio e dedicandosi al servizio dei fratelli.
9.
PREGHIERE E RIFLESSIONI MARIANE DELCARMELO
"Flos
Canneli " (Fior del Carmelo): Antica Lauda
1)
Fior del Carmelo, vite fiorente: luce del cielo, sei tu soltanto Vergine Madre.
2)
O Madre mite e intemerata, ai figli tuoi sii propizia, Stella del mare.
3)
Ceppo di Jesse che doni il Fiore, a noi concedi di rimanere con te per sempre.
4)
Giglio sbocciato tra acute spine, conserva puri i nostri cuori e dona aiuto.
5)
Forte armatura, là dove infuria la dura lotta offri a difesa lo Scapolare.
6)
Per noi incerti tu sei la guida; a noi provati concedi ognora consolazione.
7)
O dolce Madre, Signora nostra: colma del gaudio di cui sei piena i figli tuoi.
8)
O chiave e porta del Paradiso, fa' che giungiamo dove di gloria sei coronata.
Amen.
"Mi
fece tutta sua" (S.
Teresa di Gesù)
Ricordo che quando morì mia madre, avevo poco meno di dodici anni. Appena compresi la gran predita subita, mi portai tutta afflitta ai piedi di una statua della Madonna e la supplicai con molte lacrime di volermi fare da madre. Mi sembra che questa preghiera, fatta con tanta semplicità, sia stata favorevolmente accolta, perché non vi fu cosa in cui mi sia raccomandata a questa Vergine Sovrana senza che ne venissi subito esaudita. Ella, infine, mi fece tutta sua. (Vita, 1.7).
E
voi, figliuole mie, che pure portate l'abito della Vergine, ringraziate Iddio di
essere le vere figlie di questa Signora... Imitatela, considerate la grandezza
e il vantaggio che abbiamo nell'averla come Patrona (Castello, 111, 1,3).
La
gloriosissima Vergine
(S. Giovanni della Croce)
Chi
ama con discrezione, non si cura di domandare ciò che gli manca e desidera, ma
manifesta solamente il suo bisogno, affinché il Diletto da parte sua disponga a
suo piacimento. Così fece la Vergine benedetta nelle nozze di Cana in Galilea,
dove rivolgendosi al suo amato Figlio; non gli chiese direttamente il vino per i
convitati, ma gli disse semplicemente: "Non hanno più vino ".
"Come
avrei parlalo bene di lei!"
(S. Teresa del B. Gesù)
O
come avrei voluto essere sacerdote per parlare della vergine Maria! Mi sembra
che una sola volta mi sarebbe bastata per far comprendere il mio pensiero a suo
riguardo.
Avrei
cominciato col dimostrare fino a qual punto la vita della Santa Vergine è poco
conosciuta. Non bisognerebbe dire di Lei cose inverosimili o che non si
conoscono.
Affinché
un discorso sulla Santa Vergine porti frutto, bisogna che riferisca la sua vita
reale, tale quale il Vangelo la fa intravredere, e non la sua vita supposta; e
s'intuisce bene che la sua vita reale, a Nazareth come anche dopo, doveva essere
del tutto ordinaria... Egli era loro soggetto. Come è semplice!
Si
fa apparire la Santa Vergine inaccessibile, mentre bisognerebbe mostrarla
imitabile, nella' pratica di virtù nascoste; si sa bene che la Santa Vergine è
la Regina del Cielo e della terra, ma ella è più madre che regina, e non
bisognerebbe far credere (come spesso ho inteso dire) che a causa delle sue
prerogative ella eclissa la gloria di tutti i Santi, come il sole, al suo
sorgere, fa sparire le stelle. Mio Dio, che cosa strana! Una madre che fa
sparire la gloria dei suoi figli! Io penso tutto il contrario, io credo ch'essa
aumenterà molto lo splendore degli eletti.
È
bene parlare delle sue prerogative, ma non bisogna limitarsi a ciò. Bisogna
farla amare. Se ascoltando un discorso sulla Santa Vergine, si è costretti dal
principio alla fine ad esclamare tra sè e dire: "Ah!... Ah!... " ci
si stanca, e non si è portati all'amore e all'imitazione. E chi sa se qualche
anima non giungerà a provare perfino una certa lontananza per una creatura
talmente superiore?...
Maria:
amore come servizio
(S. Edith Stein)
Se
vogliamo considerare il quadro della sposa e della madre nel suo sviluppo più
genuino, dobbiamo contemplare l'Immacolata. Al centro della sua vita sta suo
fglio. Ella attende la sua nascita in beata serenità, protegge la sua
fanciullezza, lo segue nella sua via, vicino o lontano, come egli lo desidera;
lo sorregge morto fra le sue braccia; esegue il suo testamento dopo la sua
dipartita. Ma tutto ciò ella lo compie non come cosa propria: è l'ancella del
Signore e adempie ciò cui da Dio è stata chiamata. Consideriamo la Madre di
Dio come sposa: una fiducia silenziosa, immensa, che si aspetta a sua volta
una fiducia immensa; obbedienza tacita; compartecipazione fedele, ovvia al
dolore; e
tutto
ciò in piena adesione all'ordine di Dio che le ha dato un uomo come difesa
terrena e capo visibile. (...)
PREGHIERA
ALLA MADONNA DEL CARMELO
(per ogni rivestito dello Scapolare)
O
Madre del Carmelo, che ci doni la veste dello Scapolare, Tu ti esprimi e quasi
ti identifichi con questo tuo umile "segno" di protezione.
Madre,
con questo abito santo Tu abolisci ogni distinzione di persone: esso è per
tutti e senza alcun limite. Tu doni un distintivo tuo, non nostro. Doni un segno
d'invincibile difesa per ogni tuo figlio.
Tu
presti la tua amabile attenzione di Serva del Signore verso noi peccatori
ostinati.
Ti
costituisci come richiamo continuo della nostra dignità di figli di Dio, cui è
stata data la veste battesimale della Grazia; e ci aiuti a mantenerla intatta o
almeno a ripulirla.
Nello
Scapolare poni tutta la tua tenerezza umana di Madre del Verbo fatto Carne e
tutta la tua carità divina di prima "ancella"e "discepola"
di Cristo.
Hai
stabilito con noi qn patto di salvezza, impegnando la tua opera di Mediatrice se
noi appena ci impegniamo a confidare in Te e a tenerti per Madre nostra.
Madre
e Signora del Carmelo, difendeci con la tua veste come con una nuava armatura,
poiché la guerra contro il nostro spirito infuria sempre più. E donaci di
raggiungerti in Cielo, dove sei coronata di gloria da Dio-Trinità. Amen.
(Arnoldo
Bostio, carmelitano, 1475-1525)
Il
Sacerdote, rivestito di cotta e stola bianca (o almeno stola) dice:
V
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.
R.
Amen.
R.
E con il tuo spirito.
Preghiamo
Signore Gesù Cristo, Salvatore del genere umano, benedici questo Abito che il
tuo figlio (la tua figlia) si appresta a indossare devotamente a prova del suo
amore, a Te e alla tua Madre, la Beata Vergine Maria dei Monte Carmelo; fa' che
per l'intercessione della stessa tua Madre, difeso (difesa) dal potere
diabolico, perseveri nella tua grazia fino alla morte. Tu che vivi e regni nei
secoli dei secoli.
R.
AMEN.
Il
Sacerdote asperge lo Scapolare con l'acqua benedetta e lo consegna al fedele
dicendo:
Prendi
questo abito benedetto e prega la Vergine Santissima perché, per i suoi
meriti, ti conceda di portarlo senza macchia, ti difenda da ogni avversità e
ti conduca alla vita eterna R. AMEN.
E
prosegue:
Per
le facoltà che mi sono state concesse, ti rendo partecipe di tutti i beni
spirituali che per la misericordia di Gesù Cristo sono compiuti dai religiosi
Carmelitani: nel nome del Padre, t del Figlio e dello Spirito Santo.
R.
AMEN.
Ti
benedica Dio Onnipotente e Creatore del cielo e della terra, che si è degnato
di ammetterti nella Confraternita della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo -
Preghiamo la Vergine Santa perché nell'ora della tua morte schiacci il capo
del Maligno e ti faccia conseguire la palma del trionfo e la corona dell'eterna
eredità. R. AMEN.
Infine il Sacerdote asperge il fedele con l'acqua benedetta e intona una preghiera mariana (L'Ave Maria, La Salve Regina, il "Sub tuum praesidium", il "Memorare", il "FlosCarmeli".
Arnaldo
Pigna
Scuola
di orazione teresiana
Teresa
di Gesù nacque ad Avila (Spagna). A venti anni fugge da casa e chiede l'abito
nel Monastero carmelitano dell'Incarnazione. Nel 1562, spinta dal bisogno di una
vita di maggiore radicalità evangelica, dà inizio alla riforma del ramo
femminile del Carmelo nel piccolo Monastero di S. Giuseppe in Avila. La sua
passione missionaria la porta a progettare la fondazione di conventi di frati
che siano impegnati anche nell'apostolato attivo. Da lei ispirato Giovanni della
Croce fonderà a Duruelo il primo Convento degli Scalzi. Così il nuovo Carmelo,
che da questo momento sarà "teresiano", inizia la sua storia.
Nella
Chiesa, oltre che come Fondatrice e Santa, ha lasciato una traccia indelebile
soprattutto come maestra spirituale. I suoi scritti hanno costituito un sicuro e
fisso punto di riferimento per tutti coloro che hanno voluto studiare e
praticare i cammini di preghiera fino ai vertici più sublimi. Paolo VI, nel
1970, dichiarava Teresa, prima fra le donne, Dottore della Chiesa universale,
presentandola come portatrice di un "messaggio perenne e presente: il
messaggio dell'orazione".
Teresa
considera l'orazione come asse portante della vita spirituale e stabilisce il
fondamento teologico di questa affermazione, definendola come espressione
privilegiata del precetto fondamentale.
"L'orazione
mentale non è altro, per me, che un intimo rapporto d'amicizia, un frequente
trattenimento da solo a solo con Colui dal quale sappiamo di essere
amati".
Prima
di lasciar parlare la Santa, in una selezione di suoi scritti sull'orazione,
l'Autore presenta una breve sintesi del pensiero teresiano, per quanto riguarda
le prime tappe del cammino dell'orazione e le disposizioni necessarie per
intraprenderlo e proseguirlo in futuro, offrendo, così, un vero cammino di
preghiera.
Edizioni
OCD, Roma 2002, ISBN 88.7229.160.7 - € 5,80