LA DEVOZIONE ALLA MADONNA

Vita mariana alla scuola dei Santi

P. STEFANO MARIA MANELLI - Casa Mariana Editrice

PREFAZIONE

«Noi siamo più felici della Madonna, perché... Lei non ha avuto una Santa Vergine da amare!...».

Questa uscita deliziosa di santa Teresina non dovrebbe lasciarci indifferenti. È talmente bella e sorprendente! Ci fa comprendere in un baleno l'incanto dell'amore alla Ma­donna. Ci fa capire in un attimo di quale felicità noi siamo privi, senza la devozione alla Madonna.

Quel gran «folle dell'Immacolata» che fu san Massi­miliano Maria Kolbe, diceva con trasporto: «Miei cari fi­gli, se desiderate vivere e morire felici, sforzatevi di approfondire l'amore filiale verso la nostra Mammi­na Celeste».

Ed ecco lo scopo di questo libretto: fare un po' di luce sulla bellezza e preziosità della devozione alla Madonna, accendere un po' di fuoco per amare la nostra dolce Mam­ma; suscitare un po' di fervore nell'imitare la vita e le vir­tù della Tutta Santa. E tutto questo, secondo gli insegna­menti e gli esempi dei nostri cari modelli: i Santi.

Dio voglia che almeno qualche anima arrivi a compren­dere il valore e l'importanza della devozione alla Madonna! Un giorno un confratello chiese a san Pio da Pietrelci­na. «Padre, che cosa pensa lei della Madonna?». Rispose: «Vale più che la teologia e la filosofia».

Questa risposta di san Pio è l'eco di quelle parole dello Spirito Santo che la Liturgia fa dire alla Madonna: «lo abito nelle sommità dei cieli e penetro nelle profon­dità degli abissi» (Sir 24,5). Quale celeste immensità è il mistero di Maria!

Ma la Madonna è nostra. È di Dio e dell'umanità. È Mamma di Gesù ed è Mamma nostra. «Ecco tuo figlio» (Gv 19,26). La Madonna non può non amarci. La mater­nità è amore. Se san Paolo provava «l'ansia quotidiana e la sollecitudine per tutte le Chiese» (2 Cor 2,28), quanto più la Madonna, che è la Madre universale? Il santo Curato d'Ars arriva a dire che neppure in Cielo la Madonna può godersi in pace il Paradiso, perché è come una Mamma che ha i figli fuori casa e ne attende il ritor­no. Le sue preoccupazioni finiranno solo alla fine dei tem­pi, quando l'ultimo figlio entrerà nella Casa del Padre, ed Ella, finalmente, attorniata dai figli, potrà godersi in pace il Paradiso!

Ma noi come rispondiamo all'amore della Celeste Mam­ma? Vogliamo venerarla con gratitudine? Sentiamo di amarla come nostra Madre? Ci sforziamo di somigliarle co­me veri figli? «Ecco tua Madre» (Gv 19,27). Se la Ma­donna è nostra Mamma, è chiaro che « la pietà della Chie­sa verso la Vergine Maria è elemento intrinseco del culto cristiano», e noi «non possiamo essere cristiani senza essere mariani», secondo le belle espressioni del pa­pa Paolo VI.

Quanto più mariani, dunque, tanto più cristiani. Quanto più saremo della Madonna, tanto più saremo di Gesù. Quanto più somiglieremo alla Divina Madre, tanto più somiglieremo al nostro Divin Fratello Gesù, «figlio della verginità» di Maria (Sant'Ambrogio). Questo di­ventare «conformi a Gesù» (Rm 8,29) in Maria, è il frutto genuino della devozione alla Madonna.

Come san Giovanni Evangelista «accolse Maria nella sua casa» (Gv 19,27), così sia dato a noi di accogliere la Madonna nella dimora del nostro cuore.

Se noi non abbiamo una vera devozione mariana, con san Francesco di Sales dovremmo invocare spesso: «Dio mio! Quando avremo la grazia che la Santa Vergine venga a nascere nel nostro cuore?».

Se invece abbiamo già la grazia della devozione alla Ma­donna, dobbiamo accrescerla con ogni studio e ogni sforzo, perché dalla presenza viva della Madonna nella nostra vi­ta, come nella vita di tutta la Chiesa, dipende la salvezza e la santificazione. «Maria - diceva san Bernardo - è tutta la ragione della nostra speranza». Così predicava anche san Luigi Grignion di Montfort. Così insegnava pure san­t'Alfonso M. de' Liguori; e di questo era ben convinto san Giovanni Bosco, che in un suo celebre sogno vide la nave della Chiesa stare salda e vittoriosa nella tempesta, perché ancorata alle due incrollabili colonne: l'Eucaristia e l'Im­macolata.

La Madonna ci salva. La Madonna ci dona la vita. La Madonna ci arricchisce di Dio. Ella ci ripete con lo Spiri­to Santo: «Chi trova Me, trova la vita, e avrà la sal­vezza dal Signore» (Pro 8,35); e ancora: «lo ho tutte le ricchezze per arricchire quelli che mi amano» (Pro

8,21). Non per niente, san Pio X, per restaurare ogni cosa in Cristo, nella Chiesa e nel mondo, propose come mezzo primario la devozione alla Madonna.

Amiamo la Madonna, quindi. Facciamo nostra l'ultima raccomandazione di san Pio da Píetrelcina: «Amate la Madonna e fatela amare. Recitate sempre il Rosario». Amiamo la Madonna senza dire mai «basta». Animiamo­ci, anzi, a una santa gara per essere la generazione che più glorifica Maria (cf Lc 1,48).

Una volta san Massimiliano M. Kolbe ricevette dai con­fratelli l'augurio di amare sempre più l'Immacolata. Il Santo rispose ringraziando e augurando a sua volta ai confratelli che nell'amore alla Madonna essi potessero su­perare lui mille volte; e lui poi superare loro un milione di volte; ed essi ancora superare lui un miliardo di volte; e così di seguito, in nobile gara, senza fermarsi mai.

Ad ogni lettore di questo libretto noi vogliamo fare lo stesso augurio di san Massimiliano M. Kolbe: superare ogni traguardo nell'amare filiale alla «nostra Mammina Celeste».

 

«Chi trova Me trova la vita» (Pro 8,35)

 

CHE COS’E’ LA DEVOZIONE ALLA MADONNA?

ESSERE FIGLI DI MARIA

Una volta mi capitò di ascoltare questo velocissi­mo dialogo fra una ragazzina e il suo Parroco, un an­ziano sacerdote:

- Che cos'è la devozione alla Madonna? - chiese con semplicità la ragazzina.

- E la donazione di sé alla Madonna - rispose quasi di scatto il sacerdote.

Bellissimo! Domanda e risposta. La rapidità e la completezza di quel dialogo mi colpirono. Con sem­plicità si era detto l'essenziale. Forse non si poteva dire meglio in pochissime parole.

San Tommaso d'Aquino, infatti, ci insegna che la vera devozione consiste nella «donazione pronta e com­pleta di tutto se stesso». La parola devozione significa quindi donazione, o meglio «donarsi». Non un donarsi qualsiasi, naturalmente, ma un donarsi con amore, con generosità, con trasporto.

La mia devozione alla Madonna, quindi, deve con­sistere nella donazione amorosa di me stesso alla Madon­na; ossia, faccio dono di me alla Madonna. E se di un dono si può fare quel che si vuole, la Madonna può fare di me, suo dono, quello che vuole, e io non posso fare altro se non quello che vuole Lei, quello che pia­ce a Lei, quello che opera Lei. Tanto più sono devoto della Madonna, quanto più mi abbandono a Lei, mi conformo a Lei, vivendo in tutto e per tutto gover­nato da Lei.

La devozione mariana così intesa, nel suo senso più pieno e più perfetto, comporta la consacrazione di sé alla Madonna, ossia l'espressa offerta a Maria di tutto il proprio essere, di tutto ciò che si è e di tutto ciò che si ha (anima, corpo, sensi; beni esterni, beni interni, beni presenti, beni futuri; la vita, la morte, l'eternità...).

In tal modo, con la consacrazione si realizza la pienezza della devozione alla Madonna, perché si è effettivamente donati in tutto e per tutto alla Madon­na, si appartiene a Lei incondizionatamente, e si vuol vivere senza riserva come suoi figli o «schiavi d'amore» (San Luigi Grignion di Montfort) o, ancor più, come «proprietà, strumenti, cose fra le sue mani» (San Massimiliano M. Kolbe) o, ancor più, come «vittime di olocausto» del suo amore materno e mise­ricordioso per l'avvento del Regno di Dio in tutte le anime.

In queste pagine, noi parliamo della devozione al­la Madonna che va dal minimo al massimo grado di perfezione. Adoperiamo soltanto il termine devozio­ne, riferendolo volta a volta sia alla devozione ma­riana iniziale, sia a quella più matura e perfetta (la consacrazione). L'essenziale è che tutti possiamo co­minciare ad avere o continuare a coltivare ancora meglio questo celeste giardino della devozione alla Madonna, che è stato il giardino di tutti i Santi.

 

come ha fatto Gesù

L'esempio supremo di devozione alla Madonna noi lo riceviamo nientemeno che da Dio stesso. Infat­ti, Dio fu Colui che per primo si donò a Maria, e si donò a Lei in modo così perfetto, da farsi suo Figlio! In questo senso Gesù fu il primo e sommo devoto di Maria Santissima.

- Ma senti un po'... To', non ci avevo mai pensato!... Ma è proprio vero!... - così esclamò un tale, stupito al­l'udire questa riflessione.

Sì, è proprio così. Dio ci ha dato l'esempio supre­mo di infinito valore e di infinita bellezza. Se riflet­tiamo che niente può essere così proprio di una crea­tura come il proprio figlio, possiamo comprendere quale sia stata la devozione di Gesù verso Maria, e quale debba essere la nostra.

Noi dobbiamo essere «imitatori di Dio», ci dice san Paolo (Ef 5,1), e dobbiamo diventare «conformi a Ge­sù» (Rm 8,29). Anche san Massimiliano M. Kolbe, questo folle innamorato dell'Immacolata, ha scritto ai nostri tempi che «l'imitazione di Gesù è tutta la no­stra santità».

Orbene, se Dio si è donato a Maria fino a diventare ed essere suo Figlio, anche noi dobbiamo donarci a Maria fino a diventare ed essere suoi figli. Anche noi figli di Maria, come Gesù nostro divino esemplare. Noi figli per grazia, Gesù figlio per natura.

C'è una graziosa poesia in cui santa Teresina de­scrive l'impressione felice che provava pensando a questa dolce realtà: Gesù e Teresa sono figli della stessa Madre... Questa è la nostra felice condizione, il no­stro felice dovere: imitare Gesù nel suo essere figlio di Maria.

E ciò è necessario, perché diversamente la confor­mità a Gesù sarebbe priva di «un elemento fondamenta­le», come afferma papa Pio XII. Non si può somigliare a Gesù se non si ama la sua Madre o se ci si mostra freddi e indifferenti verso di Lei. È inammissibile.

Basterebbe questa riflessione per capire come la devozione alla Madonna sia senz'altro necessaria al­la nostra santificazione, ossia alla nostra piena con­formità a Gesù.

Se poi si aggiunge che la Madonna è per noi la strada del Salvatore, ossia della salvezza, dobbiamo persuaderci che Ella è necessaria anche alla nostra salvezza eterna. Così hanno insegnato i grandi Santi e Dottori della Chiesa, da sant'Efrem a san Cirillo Alessandrino, a san Giovanni Damasceno, a san Ber­nardo, e via via fino a sant'Alfonso de' Liguori e a san Massimiliano M. Kolbe. Difatti, la dottrina co­mune della Chiesa Cattolica considera la devozione alla Madonna moralmente necessaria al cristiano, sia perché la Madre per i figli occupa un posto vita­le, sia perché la conformità a Gesù, Figlio di Dio e di Maria, non si può realizzare senza la nostra figlio­lanza tenera e devota verso la comune Mamma di tutto il Corpo Mistico. Più si è figli di Maria, più si è fratelli di Gesù. E viceversa.

 

amore filiale

Essere anche noi figli di Maria, quindi. Compor­tarsi da figli di Maria. Vivere e amare la Madonna da figli. Non è possibile un donarsi a Maria più bel­lo, più profondo e più amoroso di questo. La vera devozione alla Madonna, a differenza della devozio­ne verso qualsiasi Santo, è devozione di figli veri e propri verso la Mamma divina. È amore filiale. E possiamo dire che tutta la devozione mariana dei Santi si esprime particolarmente in amore filiale in­tensissimo verso la «cara Mammina» (San Massimi­liano M. Kolbe), la «Mamma buona» (Santa Margheri­ta M. Alacoque), la «Mamma cara» (Santa Veronica Giuliani), la «Mamma bella» (Santa Bertilla), la «cara Madre» (Sant'Alfonso de' Liguori), la «mia Mamma» (San Paolo della Croce, santa Gemma e tanti altri).

Ma chi potrà dire tutte le effusioni tenerissime dell'amore filiale dei Santi verso la celeste Mamma? Il solo nome di Maria faceva «trasalire il cuore» a san­ta Teresina, faceva volare in estasi san Giuseppe da Copertino, faceva piangere di tenerezza san Pio da Pietrelcina. Quanti affettuosissimi baci non davano alle immagini di Maria un san Vincenzo Pallotti, una santa Bernardetta, un san Gabriele dell'Addolorata? Il beato Stefano Bellesini logorò molte immagini di Maria Santissima con i suoi ardentissimi baci! San Luigi di Montfort e san Giuseppe Benedetto Cotto­lengo vollero essere seppelliti sotto l'altare di Maria. Il santo Curato d'Ars arrivò a dire: «Per dare qualcosa alla Madonna, se potessi vendermi, mi venderei volentieri». San Massimiliano M. Kolbe provava den­tro di sé un amore così veemente da definirsi «folle dell'Immacolata».

Forse per tutti i Santi potrebbe valere il grande grido di san Bonaventura: «Dirti che mi sei Madre è poco: o Maria, tu sei tutto il mio amore!». Ma ricordia­mo anche sant'Alfonso de' Liguori con le sue affet­tuosissime Visite a Maria Santissima che hanno nutri­to l'amore di generazioni di devoti e che contengono il fior fiore delle tenerezze di tanti Santi verso la dol­cissima Mamma. A leggere quelle Visite dovremmo restare commossi e pensosi per la nostra durezza di cuore.

La prima cosa che dobbiamo chiedere alla Ma­donna è proprio questa: l'amore filiale. E dobbiamo chiedere con insistenza, con tenacia umile e affettuo­sa. In questo dovremmo imitare san Felice da Canta­lice, il quale era così preoccupato di essere un buon figlio di Maria, che per 40 anni, passando dinanzi a un'edicola della Madonna, la pregava sempre così: «O augusta Madre di Dio, desidero amarvi come un buon figliolo...».

 

amore contro il peccato

È evidente che non si può amare una persona of­fendendola. Tanto più se questa persona è la celeste Mamma!

Ai suoi figli devoti la Madonna può dire con le stesse parole di Gesù: «Rimanete nel mio amore... Voi siete miei devoti se farete ciò che io vi comando» (Gv 15,10.14). E che cosa ci comanda la Madonna? Alle nozze di Cana Ella disse ai domestici: «Fate tutto quello che Gesù vi dirà» (Gv 2,5). Essere fedele a Gesù, compiere in ogni cosa la sua volontà. Questo ci chie­de la Madonna. Il peccato, invece, è esattamente il contrario; è sempre ribellione alimentata dall'egoi­smo e dall'orgoglio. Ma Gesù ha detto: «Chi non è con me è contro di me» (Mt 12,30). Con il peccato diventia­mo avversari di Gesù. E allora, come è possibile ama­re la Madonna se si è avversari di Gesù? E assurdo.

San Pio X ci avverte: «Ognuno deve essere persuaso che, se la devozione che professa alla Beata Vergine non lo trattiene dal peccare o non gli ispira propositi di emendare i suoi costumi, è una devozione artificiosa e falsa, essendo priva del suo naturale frutto».

«Chi è vero devoto di Maria?» - chiedeva san Leonar­do da Porto Maurizio; e rispondeva egli stesso: «Chi è nemico del peccato».

In una bella predica al popolo, ecco come san Giu­seppe Cafasso spiegava questo punto: «Più di tutto vi raccomando di non disgustare la Madonna; e vi è una cosa sola che la disgusta: il peccato; un bravo figlio, una brava figlia, se sa che qualcosa fa dispiacere a sua madre non la fa e comincia a dire: so che questo mia madre non lo vede di buon occhio, so che la offende, o che le fa dispiacere, so che la disgusta; dunque, non voglio farlo, non voglio sia detto che abbia ad avere questo dispiacere da me... Così vorrei, mia cara gente, che facessimo noi allorquando ci troveremo in pericolo di commettere un peccato, di far qualcosa che non vada bene, diciamo tra noi: ma questo so che fa dispiacere alla Madonna, so che Maria Santissima non vede di buon occhio questa cosa, so che la disgusta, che l'offende; dunque non la voglio fare, e non la farei per tutto l'oro del mondo, no, Maria; non voglio farvi questo torto non voglio che abbiate da me questo disgusto».

 

difendere la Mamma

Uno speciale capitolo di amore filiale alla Madonna è stato quello delle lotte sostenute dai figli per difen­dere la Mamma dagli attacchi degli eretici, degli in­differenti, o di quanti vogliono ridurre il culto di amore e di gloria alla Vergine Santa.

San Cirillo difese vittoriosamente la divina Mater­nità della Madonna. San Girolamo attaccò gagliarda­mente gli errori contro la perpetua verginità della Madonna.

San Giovanni Damasceno difese con vigore il culto delle immagini di Maria Santissima pagando di per­sona con l'amputazione della mano. San Bernardo fece rifiorire il culto mariano che languiva quasi ovunque. Sant'Antonio difese e illustrò la verità del­l'Assunzione di Maria. Il beato Giovanni Duns Scoto spiegò luminosamente il privilegio dell'Immacolata Concezione. San Luigi Grignion di Montfort sosten­ne con ardore l'eccellenza della devozione mariana con il suo celebre «Trattato della vera devozione». Sant'Alfonso de' Liguori si batté su tutti i fronti con le sue «Glorie di Maria», rivendicando alla divina Mamma i diademi dell'Immacolata Concezione, della Mediazione universale, dell'Assunzione in Cielo, della Regalità. Ed è commovente sapere che quando sant'Alfonso scriveva contro i nemici della Madon­na piangeva a calde lacrime. Difendeva la Mamma!

In questi tempi, contro i più furiosi attacchi demo­litori della devozione alla Madonna, san Massimilia­no M. Kolbe ha ripresentato il valore della consacra­zione mariana in termini ancor più radicali e totalita­ri, e ha patrocinato la causa della Mediazione univer­sale di Maria, bramandone la solenne definizione dommatica.

San Pio da Pietrelcina, infine, contro i recenti assalti al Rosario, ha difeso il valore perenne di questa pre­ghiera, dando il suo prestigioso esempio con la recita di oltre cento corone ogni giorno.

 

alla scuola dei Santi

Anche noi, come tutti i Santi, dobbiamo cercare di avere a cuore le due massime del grande san Bona­ventura: «Bisogna guardarsi con diligenza dallo scemare minimamente l'onore dovuto a Maria... bisogna essere pronti a difendere i privilegi di Maria Santissima anche con pericolo della vita». Furono molti i Santi che fecero il «voto del sangue» per difendere l'Immacolata Con­cezione di Maria. L'amore dei veri figli nel difendere la celeste Mamma va oltre la morte, perché «l'amore non viene mai meno» (1 Cor 13,8).

Se è vero che «la Madonna vale più che la teologia e la filosofia», come diceva san Pio da Pietrelcina, noi vogliamo coltivare l'amore alla Madonna, noi voglia­mo custodire la devozione alla Madonna come l'e­vangelica «perla preziosa» (Mt 13,46) che ci fa somi­gliare a Gesù nel glorificare la celeste Mamma nel tempo e nell'eternità del Paradiso.

 

ESSERE GESÙ PER MARIA

Se bisogna amare la Madonna da figli, abbiamo il modello santissimo in Gesù, Figlio di Maria e nostro divino Fratello.

I più grandi devoti di Maria sono quelli che più somigliano a Gesù, appartenendo come Lui a Maria e amandola come Lui da figli; sono quelli che arriva­no ad essere Gesù per Maria. In questo senso la più al­ta devozione a Maria la possiede soltanto chi è arri­vato alla trasformazione e identificazione con Gesù, chi può ripetere veramente con san Paolo: «Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me» (Gal 2,20).

E non può essere altrimenti. Crescere nella vita spiri­tuale significa far morire in noi l'uomo vecchio, il nostro io, per far vivere Gesù, l'uomo nuovo, assimilando i suoi stessi sentimenti, i suoi stessi modi di amare in pensieri, parole, affetti, desideri e opere (Ef 4,22; Col 3,9).

L'identico amore di Gesù verso la Madre divina diventa perciò l'amore di chi si identifica a Gesù, e nella misura dell'identificazione con Lui. Quando si è interiormente «uno» con Gesù, si è «uno» con Lui anche nell'amare la Madonna, sebbene nessuno e neppure tutte insieme le creature possano mai esau­rire la portata infinita dell'amore di Gesù verso la sua Mamma. Ne gioiremo per l'eternità, in Paradiso.

 

non è mai troppo

Se il nostro modello di amore alla Madonna è Ge­sù, si comprende bene come sia del tutto fuori posto la preoccupazione di quei tali che temono il rischio di amare... troppo la Madonna. È un rischio letteral­mente inesistente. Per quanto noi volessimo eccedere fino a impazzire d'amore alla Madonna, tutti i nostri eccessi e le nostre follie d'amore sarebbero ben mise­ra cosa di fronte all'amore divino che Gesù ha porta­to a sua Madre. Piuttosto, bisognerebbe rammaricar­si di non poter mai e poi mai eguagliare la misura dell'amore di Gesù verso la Mamma Santissima. Aveva ben ragione san Massimiliano M. Kolbe di scrivere: «Non temete di amare troppo la Madonna, per­ché non arriverete mai ad amarla come l'ha amata Gesù». Molto tempo prima, già san Bernardo diceva che noi non riusciremo mai a lodare e amare «abbastanza» la Madre divina. Anche san Bonaventura affermava che «nessuno può essere mai troppo devoto della Beata Vergine».

Ascoltiamo infine sant'Alfonso, che scrive con la sua solita grazia persuasiva: «Quando un'opinione è di natura tale che in qualche modo apporta un contributo al­la gloria della Santissima Vergine, e nella quale si trovino concetti plausibili e non contrastanti né alla fede, né ai de­creti della Santa Chiesa, né alla verità, è certo un mostrare ben poca devozione alla Madre di Dio il non accettarla: peggio poi sarebbe il combatterla, sotto pretesto che potreb­be forse essere vero il sentimento ad essa opposto. Per conto mio non vorrei essere di questi spiriti parsimoniosi e non vorrei che di tale spirito fossero i miei lettori. Siamo piut­tosto fra quelli che credono pienamente e fermamente tutto ciò che, senza errore, si può ammettere a gloria di Maria. Questo pieno e semplice credere a tutte le sue grandezze è uno degli omaggi più graditi che la Madre di Dio possa ri­cevere da noi».

Facciamo nostro l'ardore dei Santi, il loro sforzo di amare al massimo, quel tendere al di là di ogni misu­ra, come dice questo grido del servo di Dio padre Anselmo Treves: «Vorrei avere miliardi di vite, per vi­verle tutte ai piedi di Maria: miliardi di cuori, per amarla fortemente».

 

amarla senza misura

Noi non vogliamo essere di quelli che credono di amare la Madonna dimenticandosi che è la Madre divina di Gesù, che è la Regina degli Angeli e dei cie­li, come canta la Liturgia della Chiesa; non vogliamo essere quei falsi cristiani che credono di onorare la Madonna riducendola a una donnetta misera e difet­tosa, debole e dubbiosa come siamo noi. Che bel mo­do di onorare la propria Madre è quello di scoronarla dei privilegi sublimi che Dio le ha donato! Soltanto i falsi figli e devoti possono godere nel vedere la loro divina Mamma trattata come una donna comune, di poco o nessun conto. Quanta tristezza fanno questi tali!

Noi vogliamo essere come san Massimiliano Ma­ria Kolbe al quale un giorno un gruppo di frati fece arrivare gli auguri di amare e glorificare sempre più l'Immacolata, e il Santo rispose augurando ai frati, da parte sua, che nel glorificare la Madonna essi po­tessero superare lui mille volte, e lui poi superare lo­ro un milione di volte, ed essi ancora superare lui un miliardo di volte, e così di seguito, in nobile gara, senza fermarsi mai, fino a raggiungere, se fosse pos­sibile, la misura stessa di Gesù!

Ma chi ci farà essere «Gesù per Maria»? Solo Maria. Perché solo Ella è la «forma» di Gesù, e soltanto chi si mette in quella forma diventa «conforme a Gesù» (Rm 8,29). Solo in Lei, quindi, diventeremo figli suoi, pro­prio come Gesù.

 

nelle piccole cose

Se noi non siamo che dei poveretti nella vita spiri­tuale, e la nostra devozione è ben piccola, sforziamo­ci di essere Gesù per Maria almeno nelle piccole cose, in tante occasioni più facili e semplici. Sforziamoci, ad esempio, di essere Gesù per Maria con la preghiera di ogni mattina e di ogni sera, salutando immanca­bilmente la Mamma all'inizio e alla fine di ogni gior­nata. Sforziamoci di essere Gesù per Maria nell'evitare alla Madonna ogni irriverenza in parole o in azioni, coltivando piuttosto qualche omaggio o sentimento di affetto con le pie giaculatorie verso di Lei.

San Stanislao Kostka viveva di amore alla Madonna in maniera così intensa da invocarla sempre prima di ogni azione, e quando poteva si voltava a guardare verso una Chiesa o verso un luogo dove era venerata qualche immagine di Maria, per sentirla più vicina. San Massimiliano ci raccomanda: «Tra le piccole sof­ferenze pregate invocando con giaculatorie: Maria... e of­frite tutto secondo le intenzioni più accette all'Immacolata come è unito l'arnese nelle mani dell'artista...».

Una volta due confratelli chiesero a san Pio da Pie­trelcina se la Madonna era presente nella sua cella durante le flagellazioni che spesso egli pativa nel suo corpo, come appariva dalla maglia bagnata di san­gue. «Chiedetemi piuttosto - rispose padre Pio - se la Madonna è mai andata via da questa cella!».

San Pio era davvero un altro Gesù per Maria, e lo diventava ancor più ad ogni flagellazione che lo ren­deva tanto simile a Gesù flagellato.

Del beato Edoardo Poppe sappiamo che cercava anche le più piccole occasioni per comportarsi come Gesù verso sua Madre. Ad esempio, ogni mattina ap­pena alzato si inginocchiava ai piedi della Madonna per riceverne la benedizione; dava la precedenza alla Madonna entrando e uscendo da una porta; le offri­va l'acqua benedetta; le lasciava il posto perché se­desse vicino a lui; addirittura, arrivò a prendere un biglietto anche per la Madonna quando doveva viag­giare! Piccole cose, parrebbero fanciullaggini, ma quale intensità di amore rivelano!

Ah, se noi potessimo almeno immaginare come Gesù era unito alla Madonna, di quanto amore la cir­condava, con quale tenerezza le stava vicino, con quanta attenzione l'ascoltava, con che premura le ob­bediva, con quale felicità la onorava!

Di san Massimiliano M. Kolbe si è potuto dire «che egli respirasse Maria; ne aveva sempre il nome sulle labbra: durante il lavoro, a passeggio, nelle conversa­zioni. Quando pronunziava Maria sembrava che re­spirasse più profondamente». Se così era di san Mas­similiano, che cosa sarà stato di Gesù?...

A Gesù dobbiamo somigliare anche noi. Non c'è bisogno di grandi cose che esprimano la nostra devo­zione alla Madonna, perché la cosa più grande è pro­prio quella di compiacere la dolce Mamma in tutte le piccole cose di ogni giorno. Questo deve essere il tes­suto ordinario della nostra devozione vissuta: filo più filo, ossia, azione più azione fatta con amore e per amore alla Madonna. Chiediamo a Gesù il suo stesso amore filiale, perché se lo avremo, acquistere­mo giorno per giorno la somiglianza con Lui e potre­mo davvero essere Gesù per Maria, fino alla perfetta realizzazione delle parole di Gesù alla Madonna: «Ecco tuo figlio» (Gv 19,27).

 

in Gesù Eucaristico

Un atto bellissimo che ci fa essere Gesù per Maria in modo tutto speciale è la Santa Comunione. In quei momenti Gesù è fisicamente unito, presente in chi lo ha ricevuto. Se la creatura si lascia prendere intera­mente da Gesù, così come Gesù si lascia prendere in­teramente da lei, allora Gesù e la creatura non sono più due, ma Uno. E noi non possiamo dare gioia più grande alla Madonna, diceva sant'Ilario, che farle vedere Gesù Eucaristico presente in noi. Pensiamoci. Ogni giorno noi potremmo dare alla Madonna questa ineffabile gioia. Ogni giorno noi potremmo essere Ge­sù per Maria nella forma più sublime su questa terra per quei dieci o quindici minuti subito dopo la Santa Comunione, quanto dura la presenza dell'Ostia San­ta nel nostro corpo.

E sarebbe bello, proprio in quei momenti, rinnova­re la propria consacrazione alla Madonna, per canta­re con Lei e con gli Angeli il Magnificat, come faceva il beato Contardo Ferrini.

Che cosa dire poi delle Comunioni spirituali? Esse ci terrebbero uniti a Gesù Eucaristico, dandoci in continuità il suo Cuore per amare la Madonna con il suo amore fremente d'amore. Per questo san Massi­miliano M. Kolbe aveva fra i suoi propositi quello di fare una Comunione spirituale ogni quarto d'ora. Questo è il comportamento dei grandi innamorati di Maria!

Anche nelle visite al Santissimo Sacramento ricor­diamoci che sulla terra non c'è posto dove la Madon­na sia più presente che presso ogni Tabernacolo eu­caristico. Santa Maria Vittoria Teresa Couderc lasciò alle sue religiose, quale mezzo speciale di perfezio­ne, la contemplazione di Maria nel Cenacolo. San Pier Giuliano Eymard, l'impareggiabile apostolo dell'Eu­caristia, diceva che «per diventare buoni servi dell'Eu­caristia è necessario essere figli docili e devoti di Maria», e fu egli a chiamare la Madonna «Nostra Signora del Santissimo Sacramento». San Pio da Pietrelcina diceva ai fedeli: «Ma non vedete anche voi la Madonna vicina all'altare?», e quella volta che una figlia spirituale gli chiese se la Madonna assisteva alla sua Messa, Padre Pio rispose deciso: «E credi tu che la Mamma non s'in­teressi del figlio?». Per questo sant'Alfonso metteva sempre insieme le Visite al Santissimo e le Visite a Ma­ria. E san Massimiliano voleva che ogni altare del Santissimo Sacramento fosse sormontato da una sta­tua dell'Immacolata, perché Gesù e Maria sono dav­vero quell'uno che noi sogniamo di diventare con lo­ro. Dove c'è il Figlio, c'è la Madre. Dove c'è la Madre, c'è il Figlio.

San Giovanni Bosco, al termine della sua vita, tro­vandosi tra i suoi giovani, in prossimità del Natale, sentì chiedersi:

- Quali strenne lasciate ai giovani, Padre? Il Santo rispose:

- «La devozione alla Madonna e la Comunione fre­quente».

Siano questi i doni più preziosi che non vogliamo mai perdere né sciupare.

 

ESSERE MARIA PER GESÙ

Lo scopo ultimo della devozione alla Madonna non è la Madonna, ma è Gesù. Sì, è Gesù!

La vera devozione alla Madonna non è fine a se stessa, ma è un mezzo d'amore, una strada d'amore, una forza d'amore che mi porta al fine ultimo del mio essere e del mio esistere: Gesù e il suo Paradiso.

Gesù è il principio e la fine di ogni cosa (Ap 21,6). Tutto è stato fatto per Lui (Gv 1,3). Anche la Beatissi­ma Vergine. Anzi, soprattutto Lei! Senza Gesù la Madonna non sarebbe mai esistita.

Amare la Madonna, quindi, consacrarsi a Lei e ap­partenerle senza riserve, significa donarsi a Colei che è tutta relativa a Gesù, a Colei che è donata a Gesù per destino eterno, e si dona a Gesù con tutti quelli che a Lei si affidano. Questo è il cammino della de­vozione mariana: andare a Gesù con Maria e in Ma­ria. Dice bene san Luigi Grignion: la devozione alla Madonna consiste essenzialmente «nel darsi intera­mente a Maria, e per mezzo di Lei a Gesù, poi nel fare tutto con Maria, in Maria e per Maria».

Tutti i devoti della Madonna dovrebbero realizza­re le ispirate parole di sant'Ambrogio: «L'anima di Maria sia in voi per glorificare Dio. Lo spirito di Maria sia in voi per esultare nel Signore».

 

penetrare nei «paiazzo»

La Madonna è come un meraviglioso palazzo, di­ceva san Massimiliano Maria Kolbe. Nell'interno e al centro di questo palazzo regna sovrano Gesù. Per an­dare a Gesù, quindi, dobbiamo penetrare in questo palazzo. «Ave, suo palazzo!», esclamava san Francesco d'Assisi.

Bisogna penetrare in Maria, quindi. Ossia, amarla tanto da unirsi, penetrare e chiudersi in Lei. Trasfor­marsi in Lei: così dicono san Luigi Grignion e san Massimiliano M. Kolbe. Anzi, san Massimiliano ado­pera l'espressione ardita e suggestiva di «transustan­ziarsi» in Maria, per «diventare Lei, far restare Essa sola in noi». Il servo di Dio fratel Carlo De Foucauld dice­va anch'egli di voler «diventare un'altra Maria vivente e operante», marianizzarsi, cioè, realizzando in Maria le celebri parole di san Paolo: «Il mio vivere è Maria», «Non sono più io che vivo, è Maria che vive in me». Ma perché tutto questo?

Perché, diventare Maria significa poter amare Ge­sù, partecipando al modo sommo realizzato dall'uni­ca eccelsa creatura; significa poter compiacere Gesù, rallegrarlo e allietarlo, facendogli vedere in noi i li-' neamenti celestiali della sua Beatissima Madre, fa-, cendogli sentire nel nostro cuore i palpiti dell'amore' puro e fragrante di sua Madre sempre Vergine.

Quando si cresce nella devozione alla Madonna -' insegna san Massimiliano M. Kolbe - si arriva al pun­to che «Essa col nostro cuore povero ama il suo Divin Fi-', gliuolo. Noi diventiamo il mezzo per il quale l'Immacolata

atta Gesù, e Gesù vedendoci proprietà e quasi parte della Santissima Madre, ama Essa in noi e per noi». Per que­pto la vera devozione a Maria, lungi dal togliere qualcosa a Gesù, è la gioia più dolce per Gesù, è soa­zrissimo gaudio al suo cuore di Figlio.

Un giorno santa Gertrude udì una predica in cui la Madonna veniva esaltata con amore veemente, senza che si parlasse di Gesù. La Santa rimase dispiaciuta per il silenzio su Gesù, e passando dinanzi a un'im­magine di Maria, quella volta provò minore tra­sporto nel salutarla. Ma subito Gesù le comparve e le disse: «Io ritengo fatto a Me ogni ossequio fatto alla Madre mia».

Non è possibile che un figlio si adonti o si dispiac­cia se vede la sua mamma onorata e amata. È vero il contrario. Il grande san Bernardo affermava: «Niente mi diletta tanto come parlare delle glorie della Vergine Ma­dre». L'umile santa Bernardetta Soubirous diceva di avere una sola ambizione nel cuore: quella di vedere la Madonna da tutti «amata e glorificata». E santa Gio­vanna di Chantal ha scritto che «si prega in modo assai gradito alla Santissima Vergine quando si loda Dio delle grandezze che ha posto in Lei, e della scelta che di Lei ha fatto per sua degna e vera Madre». Per questo la Chiesa ha sempre insegnato che l'unione con la Madonna non solo «non impedisce minimamente l'immediato contatto con Cristo, ma anzi lo facilita» (Lumen Gen­tium, 60). Non può essere diversamente: più si è uniti a Maria, più si è uniti a Gesù.

 

sulla strada migliore

Soprattutto, la vera e perfetta devozione a Maria ci fa arrivare a Gesù, nostro unico fine, sulla strada più splendida, da Lui stesso scelta e percorsa per venire a noi. San Bernardo dice che la Madonna è stata «la via regale del Salvatore». E se Gesù ha scelto questa strada per donarsi a noi, non pretenderemo mica noi di trovarne un'altra migliore per donarci a Lui! L'agi­re di Dio è perfezione. Se noi agiamo diversamente cadiamo per forza nella imperfezione.

Su questo punto, san Luigi Grignion e san Massi­miliano affermano tutti e due che la perfetta devo­zione a Maria è la «strada facile, breve, perfetta e sicura per arrivare all'unione con nostro Signore», perché la Madonna ha l'arte materna di soavizzare le cose aspre, di addolcire le amare, di ammorbidire quelle troppo dure. Il beato Contardo Ferrini diceva: «Se la via che conduce al Cuore di Gesù è ardua e lunga, uno sguardo al Cuore di questa Madre, e coraggio!».

Si, veramente la Madonna fa accorciare le distan­ze, fa camminare meglio, fa arrivare prima.

Una volta un figlio spirituale chiese a san Pio da Pie­trelcina: «Padre insegnatemi uri accorciatoia per arriva­re a Dio». Padre Pio rispose: «L'accorciatoia è la Vergine».

Orbene, se veramente la devozione alla Madonna è 1'accorciatoia per la santificazione, perché avventu­rarsi su strade lunghe? Dovremmo piuttosto ringra­ziare Dio perché ci ha messo a disposizione questa celeste «accorciatoia», che potremmo chiamare la «direttissima» al Cuore di Gesù. E anzi, sant'Alfonso de' Liguori, con il suo solito buon cuore, incoraggia davvero al massimo esortando a chiedere alla Ma­donna di portarci addirittura in braccio! «Ah! Signo­ra, non aspettate che io cammini a Dio, se voi non mi por­tate sulle vostre braccia. Portatemi; e se io resisto, portate­mi per forza».

 

sulla scala bianca

La via della devozione mariana è quella «scala bianca» vista da frate Leone nella celebre visione. Apparve al santo frate un campo sconfinato e in es­so tanti confratelli che dovevano raggiungere il cie­lo. C'erano due scale, una rossa e una bianca. Sulla rossa accanto a Gesù c'era san Francesco che invita­va a salire. E i frati intraprendevano fiduciosi la sa­lita, ma poi cascavano, chi dal primo, chi dal secon­do, chi dal terzo scalino. Ed anche quei pochi che sembrava avessero raggiunto faticosamente la cima, eccoli anch'essi cadere giù. Allora il serafico Padre incoraggiava i suoi figli: «Fiducia, fiducia, correte alla scala bianca». Lì, bellissima, la Vergine Immacolata invitava i sui protetti e questi, oh! meraviglia, sali­vano tutti agevolmente fino alla cima.

Soprattutto, però, la vera devozione alla Madonna è la strada più perfetta, ossia la più nobile e la più bella per Gesù. Quale creatura, infatti, è mai stata, come la Madonna, così direttamente unita a Gesù, così tutta di Gesù, con Gesù, per Gesù? Nessuna creatura, né celeste, né terrestre.

Essere Maria per Gesù significa, quindi, donarsi a Gesù nella forma più cara, più soave e più delicata. Comportarsi umilmente verso Gesù, trattarlo con amore, circondarlo di trepido affetto e di tanta tene­rezza come faceva la Madonna: quale sogno per noi poveretti! Eppure la perfetta devozione alla Madon­na ci porta alla trasformazione in Maria, ci fa diven­tare «sua immagine e somiglianza» (Gn 1,26), per la gioia di Gesù.

Forse adesso possiamo capire meglio perché san Giovanni Berchmans diceva: «Non mi darò pace finché non avrò la vera devozione alla Madonna»; possiamo ca­pire meglio perché tutti i Santi hanno coltivato con passione la devozione alla Madonna, chiedendola in­sistentemente soprattutto con la preghiera, come rac­comandava san Massimiliano Kolbe.

«Non ho mai letto di alcun Santo - dice san Bonaven­tura - che non avesse una speciale devozione alla Vergine gloriosa». È vero. E anzi, incanta nei Santi quella an­sia celeste di battere ogni primato nell'amore alla Madonna, come l'ebbe san Giovanni Eudes, che non poteva rassegnarsi all'idea che qualcuno riuscisse ad amare la Madonna più di lui, o come l'ebbe santa Te­resa di Gesù quando scrisse questo ardente proposi­to: «Voglio essere, dopo Gesù, la persona che più ha amato la Madonna».

 

«Chi glorifica sua madre è come chi accumula tesori» (Sir 3,4) II

PERCHE' LA DEVOZIONE ALLA MADONNA?

LA MADONNA È LA MAMMA

Dobbiamo essere devoti della Madonna perché la Madonna è la nostra Mamma.

Quella volta che san Giovanni Bosco, durante un'i­struzione, chiese ai fedeli: «Chi è la Madonna?», ebbe parecchie risposte: la Madonna è la Madre di Dio, è la Regina del cielo, è l'Immacolata... Ma san Giovan­ni Bosco voleva soprattutto una risposta, e la diede lui stesso: «La Madonna è la nostra Mamma».

Sì, la Madre di Dio, la Regina del cielo, l'Immaco­lata, l'Assunta in Paradiso, è la nostra Madre.

La Madonna è la Madre divina del Corpo Mistico, è la Madre di Gesù e di noi, fratelli di Gesù. Il papa Paolo VI dice: «La Madonna è Madre di Cristo, per­ciò Madre di Dio e Madre nostra».

 

«ecco tua madre»

Questo è il primo fondamento della devozione alla Madonna: la sua Maternità e la nostra figliolanza. Per ciascuno di noi valgono le divine parole di Gesù a Maria Santissima «Ecco tuo figlio», e al discepolo Giovanni, «Ecco tua madre» (Gv 19,27).

Pensando a tale realtà, gli affetti e la tenerezza do­vrebbero fortemente commuoverci: la stessa Maternità che la Madonna ebbe verso Gesù si estende fino a ciascuno di noi, ed Ella ci prende tutti spiritualmente come suoi figli, nel suo seno, nel suo cuore, fra le sue braccia.

Grazie, Dio Padre, Dio Figlio, Dio Spirito Santo! Aveva ragione padre Pio quella volta che gli venne chiesta qualcosa sulla Madonna, ed egli rispose: «La Madonna è la nostra Mamma!», senza riuscire a frenare la commozione fino alle lagrime. Quale verità più dolce di questa per noi?

Aveva ragione anche san Massimiliano M. Kolbe quella volta che per le strade di Roma, udito un uo­mo bestemmiare la Madonna, lasciò i confratelli, si avvicinò a quell'uomo e con le lagrime agli occhi gli disse: «Ma tu la bestemmieresti tua madre?». E quello, colpito dal giovane frate, chiese perdono e promise di non farlo più.

Dovremmo davvero provare gaudio nel sapere, nel sentire, nel chiamare la Madonna nostra Mamma. Pensiamo alla foga affettuosa con cui santa Gem­ma Galgani chiamava la Madonna «Mamma!». Sem­brava non saziarsi mai di chiamarla così. In un'estasi arrivò a chiamare la Madonna per trenta volte «Mamma». Una volta confidò espressamente alla Ma­donna: «Mamma mia, quanto godo nel chiamarti Mam­ma! Il mio cuore, lo vedi, mi salta come quando ricorda Gesù».

 

presso la nostra culla

Quando è che la Madonna diviene nostra Mamma, e noi suoi figli?

Nel Santo Battesimo. Con l'infusione della grazia battesimale nell'anima si viene rigenerati «nell'acqua e nello Spirito Santo» (Gv 3,5), diventando figli di Dio e di Maria, fratelli di Gesù.

Con ragione san Leone Magno diceva che ogni fonte battesimale è il seno verginale di Maria! Per questo dovremmo dire che ogni cristiano nasce nel Santo Battesimo con la devozione alla Madonna, perché nasce figlio di Maria, e al figlio è connatura­le amare la mamma per istinto. Presso la culla di ogni bambino battezzato, insieme alla mamma na­turale c'è la Mamma soprannaturale. E fra le due mamme, la più vera mamma è quella soprannatura­le, perché è la genitrice della vita spirituale, mentre la mamma naturale è la genitrice della vita corpora­le. Anzi, di tanto la Madonna è maggiormente no­stra Mamma, di quanto l'ordine soprannaturale su­pera l'ordine naturale. Per questo avevano ragione quei Santi, come san Giuseppe da Copertino, che consideravano la mamma terrena solo una «nutrice» rispetto alla Madre della vita spirituale. La mamma di san Gaetano consacrò il suo bambino alla Ma­donna fin dalla nascita e si considerava da se stessa soltanto «nutrice» del figlio..., che chiamava «Gaeta­no di Maria».

È certamente dolce e salutare questa pia usanza di consacrare i bambini alla Madonna, che è la vera Mamma di noi tutti. E ci furono mamme cristiane che ebbero la santa ispirazione di consacrare i loro bambini alla Madonna prima ancora che nascessero. Così fecero, ad esempio, le mamme di sant'Antonio da Padova e di san Pietro M. Chanel.

Il beato Stefano Bellesini, parroco per molti anni nel Santuario mariano a Genazzano, introdusse la pia usanza di portare i bambini appena battezzati al­l'altare della Madonna per consacrarli alla celeste Mamma. E il santo Curato d'Ars esortava tutti i ge­nitori a consacrare ogni giorno i figli alla Madonna, come faceva la mamma di san Gerardo. I genitori ri­cordino questi esempi e vogliano imitarli.

 

ci ama senza confronti

Soltanto la fede ci fa scoprire queste realtà, illumi­nando i nostri rapporti con la Madonna nel loro con­tenuto vitale più profondo e soave. Noi siamo indivi­sibilmente legati alla Madonna, come il figlio è lega­to alla madre. E siamo legati a Lei come figli, non con i vincoli della «carne e del sangue» (Gv 1,13), ma con quelli dello Spirito, ossia con i vincoli più alti e indi­struttibili. Né sarà possibile alcun confronto fra l'a­more che ci porta la nostra Mamma celeste e quello di qualsiasi altra mamma. Diceva molto bene il santo Curato d'Ars: «Il Cuore di Maria è così tenero per noi, che i cuori di tutte le madri uniti insieme non sono a paragone che un pezzo di ghiaccio... La Vergine Santissi­ma è così buona che ci tratta sempre amorosamente e non ci castiga mai. Il Figliuolo ha la sua giustizia, mentre la Madre non ha che l'amore».

A sant'Alfonso Rodriguez successe una volta di uscire in queste ardenti espressioni, mentre pregava la Madonna: «Oh, quanto io vi voglio bene, o Signora degli Angeli e Madre del mio Dio!... Quanto grande è l'amore che vi porto!... Più grande di quanto voi ne por­tiate a me!». Gli apparve allora la Madonna, bellissi­ma e dolcissima, e amorevolmente lo riprese: «No, Alfonso, questo no. Tu t'inganni: molto più bene voglio io a te, senza confronto». Proprio lo stesso Santo, da vecchio, mentre un giorno saliva a pregare sul mon­te in una Cappella della Madonna, sentì una mano delicata asciugargli il sudore che grondava dalla fronte. Fino a tanto arriva la tenerezza materna del­la Madonna!

Pensiamo alle premure amorevoli della Madonna anche per cose semplici come le faccende domesti­che. Una volta santa Caterina da Siena si vide aiutare dalla Madonna a impastare il pane; santa Zita, smar­ritasi di notte, si vide accompagnare dalla Madonna nel tornare a casa; santa Veronica Giuliani veniva aiutata dalla Madonna anche a fare il bucato, tanto è vero che la Santa nel lavare era molto più veloce del­le consorelle; e le consorelle capirono bene che la Ma­donna l'aiutava, perché ogni tanto santa Veronica di­ceva, come fuori di sé: «Madonna mia, volete fare ogni cosa voi? Non volete che io faccia niente?».

Non esagerava quindi il beato Contardo Ferrini quando terminava le sue lettere raccomandando al destinatario di ricordarlo «alla cara amorosissima Mamma nostra»; così come non esageravano i Santi a tributarle titoli di amore tenerissimo senza misura. San Pio da Pietrelcina, in una lettera al suo Padre spirituale, arriva a chiamare «tiranna» la Madonna, perché gli riversa nel cuore «tali e tante grazie» da non poterne più, fino a farlo uscire «in escandescenze». Dolcissima tirannia e felici escandescenze! Davvero si può dire dell'amore della Madonna quel che san Paolo diceva dell'amore di Gesù: è amore che «supera ogni conoscenza» (Ef 3,19).

 

mai sazi nell'amarla

La Madonna è il capolavoro dell'amore di Dio, di tutto l'amore che Dio ha riversato sulle creature: amo­re materno, amore filiale, amore sponsale, amore ver­ginale. San Massimiliano M. Kolbe arriva a dire che l'Immacolata è quasi l'incarnazione dello Spirito San­to Amore: Ella è la Concezione Immacolata creata, mentre lo Spirito Santo è la Concezione Immacolata increata.

Ricambiamo il suo amore, quindi, con ogni traspor­to, anche se non potremo mai e poi mai amarla come si dovrebbe. Una volta una figlia spirituale disse a pa­dre Pio: «Beato voi, Padre, che amate tanto la Madon­na!». Padre Pio rispose: «Vorrei poterLa amare quanto merita, ma ricordati che tutti i Santi e gli Angeli insieme non possono degnamente amare e lodare la Madre di Dio».

Non dovremmo sentirci mai sazi di amare la Ma­donna. «Chi mangia di me, avrà ancora fame, chi beve di me avrà ancor sete» (Sir 24,20); così fa dire la Liturgia alla Beata Vergine. E i Santi l'hanno amata così, fino al punto di non sapere più come contenere il deside­rio di morire presto per andare vicino a Lei. Così di­cevano ad esempio san Stanislao Kotska, sant'Anto­nio M. Claret, santa Bernardetta Soubirous.

Una volta, alcuni confratelli mandarono a san Massimiliano M. Kolbe l'augurio di poter volare pre­sto in Cielo presso l'Immacolata. Il Santo rispose: «Ringrazio coloro che... particolarmente mi hanno augu­rato non una lunga vita, ma una sollecita morte per tro­varmi con l'Immacolata».

Quell'ardente apostolo che fu san Leonardo da Porto Maurizio predicava anche dal pulpito questo suo desiderio di morire subito per raggiungere la Beata Vergine in Paradiso. Una volta, predicando, ar­rivò a dire: «Io bramo di morire per vivere con Maria. E voi recitate un'Ave Maria per me. Ottenetemi la grazia di morire adesso su questo pulpito... Voglio andare a vedere Maria». È la stessa brama veemente che bruciava il cuore di san Paolo (Fil 1,23), rivolta a Maria Santissi­ma: «Bramo morire per stare con Maria».

Chi ama non ragiona come chi non ama.

 

sul letto di morte

Se la Madonna è stata presso la nostra culla con il Santo Battesimo, dobbiamo bramare che si trovi an­che presso il nostro letto nell'ora della morte. Non lo chiediamo forse in ogni Ave Maria? «Prega per noi peccatori adesso e nell'ora della nostra morte». È lì, sul letto di morte, che si combatte l'ultima lotta, quella decisiva per l'eternità. Ebbene, se avremo la Madon­na accanto a noi, potremo star sicuri che Ella, come sempre, «schiaccerà la testa» al serpente infernale (Gn 3,15).

Per questo i Santi pregavano e speravano di aver la Madonna vicina nell'ora della morte. Ricordiamo le commosse parole di sant'Alfonso nella sua «Visita a Maria Santissima»: «Madre mia, Maria, per l'amore che portate a Dio, Vi prego di aiutarmi sempre, ma più nell'ul­timo punto della mia vita. Non mi lasciate, fintanto che non mi vedrete già salvo in Cielo, a benedirvi ed a cantare le vostre misericordie per tutta l'eternità. Così spero. Così sia».

San Bonaventura ha scritto che «la pia invocazione della Vergine è segno di salvezza». E l'ultima preghiera a Maria ha accompagnato il passaggio nell'aldilà di molti Santi. Né possiamo dimenticare che Gesù stes­so, nel grido che diede sulla Croce prima di spirare, pronunziò la parola «Mamma!»: ultimo aggrappo della umanità del Figlio alla dolce Mamma. Ma ri­cordiamo alcuni esempi dei Santi.

San Francesco d'Assisi morì in Santa Maria degli Angeli, ai piedi della celeste Regina.

Sant'Antonio di Padova mori cantando l'inno ma­riano: «O gloriosa Signora! esaltata sopra le stelle».

San Camillo de Lellis sul letto di morte volle un quadro del Crocifisso con la Madonna ai piedi della Croce. Con quale passione pregava la Vergine Addo­lorata di intercedere per lui!

San Giuseppe Benedetto Labre morì dopo l'ultima lunga orazione dinanzi alla Madonna dei Monti a Roma.

San Giovan Giuseppe della Croce pronunziò le sue ultime parole in agonia, dicendo al fratello: «Ti racco­mando la Madonna!». E la beata Anna M. Taigi morì raccomandando alla sua famiglia la devozione alla Madonna e la recita del Rosario ogni giorno.

Santa Bernardetta morì pregando negli ultimi istanti: «Santa Maria, prega per me, povera peccatrice...». San Gabriele dell'Addolorata durante l'agonia fu visto agitarsi; si credette che volesse cambiare posi­zione. «No - sussurrò - l'immagine della Madonna». Era sul letto, ma fra le pieghe della coperta. Gliela diede­ro; egli la guardò con amore ardente e disse: «Mam­ma mia, fai presto».

Santa Vincenza Gerosa pronunziò la sua ultima parola prima di spirare: «Maria!». Sant'Agostina Pie­trantoni e santa Bertilla Boscardin sono morte con quest'ultima invocazione sulle labbra: «Madonna mia, aiutatemi!».

Santa Gemma Galgani alcuni giorni prima di mo­rire scrisse una lettera alla Madonna, in cui, a un cer­to punto, rivolgendosi a Gesù, dice: «Prendila, Gesù, la povera anima mia, consegnala alla Mamma tua, e non temerò nemmeno l'inferno». Quando spirò, disse prima alla Madonna: «Mamma mia, raccomando l'anima mia a te! Di' a Gesù che mi usi misericordia».

San Pio da Pietrelcina morì tenendo sulle labbra fi­no all'ultimo impercettibile respiro, i due nomi d'a­more «Gesù, Maria».

Ci sóno stati Santi che hanno avuto la grazia di morire in un giorno particolarmente dedicato alla Madonna. Santa Rita da Cascia morì di sabato e nel mese di maggio. Ugualmente, san Giovanni della Croce morì in giorno di sabato. San Giacinto e san Stanislao Kotska morirono nel grande giorno dell'Assunta. Santa Maria Maddalena di Canossa morì il giorno dell'Addolorata. Il beato Stefano Bellesini chiese e ottenne di morire lucido, pregan­do con il Rosario, e morì il 2 febbraio, festa della Purificazione di Maria, santa Gemma Galgani morì il sabato santo. San Massimiliano M. Kolbe morì il 14 di agosto, ai primi vespri dell'Assunta.

A molti Santi, sul letto di morte, è stata concessa la grazia della visione estatica della Madonna, come san Giovanni di Dio, il beato Angelico, san Gerardo, san Paolo della Croce. Sant'Antonino poté beatamen­te dire nel giorno della sua morte: «Oggi vedrò la Ma­dre mia!». Nell'ora della morte, la Madonna disse a san Giovanni di Dio queste parole consolanti per tut­ti i devoti: «Questa è l'ora nella quale mai sono solita mancare presso i miei devoti servi».

 

la cosa più consolante

Inutile aggiungere che pressoché tutti hanno tenu­to stretta fra le mani la corona del Rosario, legame sensibile con la Beata Vergine, quasi a farsi portare per mano nell'aldilà dalla celeste Regina.

Beata la morte di chi invoca Maria! In quei supremi momenti, la preghiera alla Madonna dona il cele­ste conforto di sentirsi accanto la Mamma di tutte le misericordie; il ricordo dell'amore alla Madonna dona la fiducia filiale nella salvezza eterna. Anzi, santa Maddalena Sofia Barat con graziosa immagi­ne dice che «la morte di un vero devoto di Maria è il balzo di un bambino tra le braccia della madre».

Dopo la morte, san Domenico Savio apparve tutto splendente a san Giovanni Bosco. Esultò san Giovan­ni Bosco e volle chiedergli alcune cose:

- Quale fu la cosa più consolante per te in punto di morte?

- Don Bosco, indovini lei!

- Forse il pensiero di avere custodito bene il giglio della purezza?

- No.

- Forse il pensiero delle penitenze fatte durante la vita?

- Neppure questo.

- Allora sarà stata la coscienza tranquilla da ogni peccato?

- Questo pensiero mi giovò, ma la cosa più consolante per me nell'ora della morte fu il pensare che ero stato devo­to della Madonna!... Lo dica ai suoi giovani e raccomandi con insistenza la devozione alla Madonna.

Valga anche per noi questa raccomandazione.

 

LA MADONNA È L'IMMACOLATA

Un altro fondamento della devozione alla Madon­na è l'Immacolata Concezione.

La Madonna è stata creata da Dio quale capolavoro della nuova umanità redenta, creata in grazia quale esemplare di tutta la Chiesa che «contempla l'arcana santità di Lei», vede in Lei ciò che dovrà divenire essa stessa, si volge a Lei come alla sua «Eccelsa Figura» da riprodurre fedelmente (Lumen Gentium, 64-65).

Le meraviglie divine contenute nell'Immacolata Concezione fanno di Maria Vergine la creatura su­premamente grande, impareggiabilmente bella, al di sopra di tutti i cori angelici, inferiore solo a Dio.

San Giuseppe da Copertino, il Santo dei mirabili voli, molte volte, dinanzi a un'immagine di Maria, abbagliato dal suo splendore, non riusciva a frenarsi e si sollevava in volo gridando con voce ardente: «O Bella Maria! O Bella Maria!». Una volta, nella Basilica di Assisi, stando con altri confratelli nella Cappella dell'Immacolata, mentre contemplava l'immagine di Maria, si girò con volto rapito al Padre Custode che gli era vicino, e gli disse con fervore: «Padre Custode, di' con me: 'Bella Maria! Bella Maria!..."». Il Padre Cu­stode ripeté di buon animo quelle parole, ma senza il gran fervore del padre Giuseppe, il quale si animò ancor più e gli gridò: «Padre Custode, di' più forte:

"Bella Maria! Bella Maria!"». Il padre Custode cercò di ripetere con più forza quelle parole, ma già si preoc­cupava nel vedere il volto tutto acceso del Santo, il quale non potendone più, con impeto abbracciò qua­si il Padre Custode e in volo estatico lo sollevò con sé da terra verso l'immagine della «Bella Maria».

Anche all'umile sant'Ubaldo accadde che, un gior­no, mentre cantava le litanie della Madonna in cam­pagna, volò in estasi su un albero, gridando: «Quanto sei bella, Mamma mia! Quanto sei bella!».

Sul letto di morte il beato Angelico apparve rapito in estasi negli ultimi istanti di vita e con il volto tra­sfigurato disse: «La Madonna è tanto più bella di quanto io l'abbia dipinta!». Poteva mai essere altrimenti? Se della regina Ester lo scrittore sacro disse che era «di incredibile bellezza» (Est 2,15), che cosa doveva essere l'Immacolata?

 

«Paradiso di Dio»

L'ammirazione e la lode non saranno mai suffi­cienti per l'Immacolata Concezione, «Paradiso di Dio», come la chiamò san Germano. E l'estatica del Carmelo, santa Maria Maddalena de' Pazzi, definì suggestivamente la Madonna «Sazietà della Trinità», arrivando a dire che se, per assurdo, in Paradiso non ci fosse Dio, basterebbe la Madonna a essere il Para­diso per tutti gli Angeli e i Santi.

Non si esagera. A noi capita più volte di essere im­potenti a descrivere le mirabili bellezze o grandezze di alcune cose terrene. Che cosa dovrà essere allora della Madonna? Santa Bernardetta ha affermato che «quando si vede Maria non si desidera più la terra».

Una volta san Pio da Pietrelcina in un colloquio estatico, trascritto dal suo Direttore spirituale, fu udi­to esclamare alla Madonna: «Ah, Mammina bella, Mammina cara... dunque gli occhi li avevi e belli!... aveva ragione Gesù... sì sei bella... se non ci fosse la fede, gli uo­mini ti direbbero Dea... gli occhi tuoi sono più risplendenti del sole... sei bella, Mammina, me ne glorio, ti amo...».

L'esperienza dell'estasi porta a quest'affermazio­ne: «Se non ci fosse la fede, gli uomini ti direbbero Dea...». Nell'Immacolata Concezione, infatti, noi troviamo l'immagine sorgiva e stupenda della Deità, perché Immacolata Concezione significa pienezza di Grazia, pienezza di Vita divina, pienezza di Amore. Grazia, Vita divina, Amore, sono quasi impersonati nella Ma­donna: ecco Maria Immacolata, la Figlia dell'Eterno Padre, la Madre dell'Eterno Figlio, la Sposa dell'Eter­no Spirito. Tutta la Santissima Trinità ha relazioni ineffabili di affinità con la Vergine Benedetta. Ella è la «Tutta deificata», diceva san Pier Damiani. Perciò aveva ragione san Massimiliano di dire che la verità dell'Immacolata Concezione «è piena di consolantissi­mi misteri».

 

creatura umana e celeste

Riflettiamo, inoltre, che l'Immacolata Concezione costituisce l'esemplare perfettissimo della persona umana. Solo l'Immacolata è la creatura tutta umana e tutta celeste, innocentissima e bellissima, purissima e soavissima, vergine delicatissima, vergine figlia, ver­gine sposa, vergine madre, vergine eterna, onnipo­tente e misericordiosissima, Sede della sapienza, ec­celsa Regina d'amore. L'Immacolata Concezione fu la sorgente di tutte queste meraviglie in Maria. Per questo san Paolo della Croce e san Massimiliano M. Kolbe in ogni Santa Messa ringraziavano la Santissi­ma Trinità di aver creato l'Immacolata così grande e sublime. E non si finirebbe mai di contemplare l'Im­macolata che è simile a un cielo di stelle in stermina­to brillìo. Tutto ciò che Dio e gli uomini potevano pensare, bramare e sognare in una creatura umana è racchiuso in Lei. Scrisse bene san Bernardo: «O Ma­ria, Tu sei unica al mondo; tu non avesti mai alcun esem­plare prima di te che ti somigliasse, ed il mondo, durasse anche eternamente, non avrà mai l'uguale». Una volta fu presentato a santa Bernadetta un album delle più celebri immagini artistiche della Madonna. Sfoglian­do l'album santa Bernardetta uscì nell'indignata espressione: «Come non vergognarsi di dipingere questi mostri?».

Nella Bolla pontificia della definizione dommati­ca dell'Immacolata Concezione, il papa Pio IX scris­se che l'Immacolata Concezione è «superiore a tutte le lodi del cielo e della terra... è il miracolo di Dio per ec­cellenza, anzi, il vertice di tutti i miracoli». E il Conci­lio Ecumenico Vaticano II conferma che la Madonna «eccelle di gran lunga su tutte le altre creature, cele­sti e terrestri» (Lumen Gentium, 53). Forse adesso comprendiamo meglio perché san Massimiliano po­teva ripetere spesso questa sua ardente giaculatoria: «Immacolata mia e mio tutto, mio tutto, mio tutto!».

 

«tutta bella sei, o Maria!»

Se Maria Immacolata è il modello di perfezione ineguagliabile della personalità umana, chiunque vuole essere una vera personalità umana secondo Dio deve guardare a questo supremo modello a cui conformarsi. Inutile cercare altrove, perché un'altra persona umana perfetta come l'Immacolata non esi­ste né in terra né in cielo. Anche tutti i Santi insieme sono inferiori alla Beatissima Vergine. Guardare ad altri anziché a Lei, significa per ciò stesso rifiutare l'esemplare più perfetto su cui modellarsi. Se invece si guarda a Lei, allora la devozione mariana, mentre spinge a glorificare l'Immacolata, fa anche imparare da Lei a sviluppare al massimo la nostra personalità di figli di Dio; personalità elevata e forte che si svi­luppa con la lotta implacabile al peccato (demonio, mondo, carne), con la vittoria della grazia (il serpen­te sotto i piedi dell'Immacolata), con la pienezza del­l'amore a Dio e ai fratelli, con la purezza dell'anima e del corpo, con l'umiltà che fa il vuoto di sé per far re­gnare Dio.

Così fu l'Immacolata; ed è nell'Immacolata che noi vediamo riflessa la suprema bellezza divina in veste umana. Questa bellezza che la Chiesa intera canta spesso a Maria: «Tutta bella sei, o Maria, e macchia originale non è in Te». Quante volte non ci siamo commossi a questo canto mariano? Ma che sarà al­lora vedere l'Immacolata faccia a faccia? Quando a santa Bernardetta fu chiesto se era bella la Madonna, la Santa rispose: «È talmente bella che una volta vista si vorrebbe morire per poterla rivedere».

E uno scrittore antico dell'oriente, Giorgio di Nico­media, ha potuto esclamare così alla Madonna: «O Bellissima Bellezza di tutte le bellezze!».

In particolare, per la donna, l'Immacolata è l'esem­plare mirabile perché «tipo eminente della condizione femminile e modello specchiatissimo di vita evangelica» (Paolo VI). Nell'Immacolata, ogni donna può trovare se stessa elevata e trasfigurata dalla grazia secondo il disegno d'amore di Dio, ben compreso dai Santi, che in ogni donna hanno sempre cercato di vedere la Ma­donna, come sappiamo, ad esempio, dai propositi del beato Enrico da Suso, di san Gerardo Maiella, di san Gabriele dell'Addolorata.

La vergine, la sposa, la madre, la figlia; la donna di casa, la donna del popolo; la donna responsabile nel­le scelte, nelle decisioni, negli impegni di grande im­portanza; la donna umile ma forte, paziente ma co­raggiosa, riservata ma generosa fino all'immolazio­ne: ogni donna, in qualsiasi condizione di vita, può trovare nell'Immacolata la propria femminilità eleva­ta a pura perfezione che conforta l'umanità e allieta il Cuore di Dio per il riflesso della «Tutta Bella».

 

LA MADONNA È LA REGINA

Santa Teresina chiamava la Madonna: «La Regina del mio cuore». E noi dobbiamo avere la devozione al­la Madonna perché Ella è la nostra Regina, ed è do­vere dei sudditi, amare, venerare e lodare la propria Regina.

La Madonna partecipa della divina regalità di Ge­sù. Ella fu la Madre del Sommo Re. Si può dire che fu la Regina Madre di Gesù, e nei Cieli ora è gloriosa alla destra del Figlio: «Siede la regina alla tua destra, vestita d'oro» (Sal 44,10).

In realtà la Maternità divina e l'Immacolata Conce­zione fanno della Madonna la Regina universale, la sovrana del Paradiso. Colei che può dire a Dio: «Tu sei mio figlio...» (Sal 2,7), Colei che può dire all'univer­so celeste e terrestre: «Il Signore mi ha creata all'inizio delle sue attività, prima di ogni sua opera, fin d'allora. Dall'eternità sono stata costituita, fin dal principio, dagli inizi della terra. Quando non esistevano gli abissi, io fui generata; quando non vi erano le sorgenti cariche d'acqua; prima che fossero fissate le basi dei monti, prima delle col­line, io sono stata generata...» (Pro 8,22-25).

 

la «donna vestita di sole»

Se pensassimo davvero a questa sublime realtà del­la nostra fede, troveremmo che sono ben poca cosa le rivelazioni dei Santi sulla venerazione tributata già in terra alla Madonna da schiere angeliche sempre a Lei attorno, a suo servizio di onore e di amore. Santa Brigida, la beata Caterina Emmerich e la venerabile Maria d'Agreda ci hanno descritto qualcosa di ciò che conobbero in estasi e in visioni prodigiose. I San­ti Padri e i Dottori della Chiesa hanno tentato di illu­strarci con altissime elevazioni gli splendori della Re­galità di Maria, «ma Ella - ci dice san Massimiliano M. Kolbe - è stata talmente innalzata da Dio che tutto ciò che le anime più amanti faranno per Lei fino alla fine del mondo non uguaglierà la gloria di cui Ella è degna».

Una volta san Pio da Pietrelcina si trovava sulla ve­randa con altri confratelli, e ascoltava un gruppo di fedeli che cantava una canzoncina alla Madonna con il ritornello che dice: «Bella tu sei qual sole, bianca più della luna...». A queste parole padre Pio disse di scatto: «Se la Madonna fosse così come dicono queste parole, ri­nuncerei ad andare in Paradiso». «Ma allora - chiese un confratello - la Madonna è tanto più bella?» Il Padre rispose con voce indefinibile: «Hai voglia!...».

Il Sommo Pontefice Pio XII, colui che proclamò so­lennemente la festa di Maria Regina, ci ha lasciato pagine immortali su questa verità consolantissima. È lui che ci raccomanda con cuore vibrante: «Conservate nei riguardi dell'Immacolata la più viva ammirazione! Non abbiate mai timore di esaltare troppo Colei che risplenderà nell'eternità come il capolavoro di Dio, la più meravigliosa creatura, lo specchio più radioso delle perfezioni divine». Ma la presentazione più gloriosa di Maria Regina ce l'ha fatta Dio stesso nelle prime pagine della Sacra Scrittura, là dove il tetro buio creato da satana con la caduta dei nostri progenitori nel peccato originale, viene illuminato dal vaticinio sulla «Donna» che un giorno, insieme al Figlio, avrebbe trionfato del ser­pente infernale, schiacciandogli il capo. Questa è la Regina vittoriosa sul peccato, Regina di amore e di gloria che il Profeta vedrà avanzarsi «splendente come il sole, bella come la luna, terribile come un esercito schie­rato in campo...» (Ct 6,9), e san Giovanni Evangelista vedrà poi comparire nei cieli alla fine dei tempi, «ve­stita di sole con la luna sotto i piedi e con una corona di dodici stelle attorno al capo» (Ap 12,1).

 

la sua gloria è nostra gioia

La Regalità è gloria senza misura per la Madonna. Ma è gloria conquistata con umiltà anch'essa senza misura. «Dio esalta gli umili» (Lc 1,52). San Bonaventu­ra afferma che Dio esaltò talmente la Madonna per la sua umiltà, che ora al suo nome regale, come a quello di Gesù, si devono inginocchiare le creature celesti, terrestri e infernali. Così aveva detto anche sant' Ago­stino, e così diranno in seguito san Bernardo, san Lui­gi Montfort, e soprattutto sant'Alfonso de Liguori.

Ma la Regalità di Maria è anche la nostra gioia. Che bellezza, avere la Mamma glorificata al sommo dei cieli, avere la Mamma Regina del Paradiso! Co­me potrebbe un figlio non esultare per la gloria della sua Mamma? E quale figlio non vorrebbe vedere la sua mamma esaltata?

Santa Teresina scrisse il suo ultimo biglietto prima della morte, con questo delizioso pensiero tutto ma­riano: «O Maria, se io fossi la Regina del cielo e voi foste Teresa, vorrei essere Teresa affinché voi foste la Regina del Cielo!!».

Quanta pena, per questo, fanno tutti coloro che non amano la Madonna come Regina, e quasi si sfor­zano di farla decadere dalla sua gloria regale, per considerarla soltanto una donna ordinaria!

Che razza di figli sono costoro? Dimostrano di avere un amore a rovescio. Invece di innalzare la loro mamma, cercano di abbassarla, come se l'onore di lei fosse un disonore per loro.

San Pio da Pietrelcina una volta venne a sapere da­gli stessi demoni che quando essi, per ingannare le anime, si camuffano prendendo le sembianze di Ma­ria Santissima la pagano più cara che se prendono le sembianze di Gesù stesso. Come ci tiene Dio all'ono­re di sua Madre! Ed è sempre così. 1 veri figli ci ten­gono di più alla mamma che a se stessi. Quando san­t'Alfonso de' Liguori scrisse il suo meraviglioso li­bro, «Le glorie di Maria», volle dedicarlo a Gesù. Per­ché? Perché «io non so a chi meglio raccomandarlo, che a voi, Gesù mio, cui tanto preme la gloria di questa Madre. A voi dunque lo dedico e lo raccomando».

Né dovremmo mai dimenticare la consolante verità rivelata dallo Spirito Santo: «Chi glorifica sua madre è come chi ammucchia tesori» (Sir 3,4). Se questo vale per chi glorifica la madre terrena, quanto più varrà per chi glorifica la Madre celeste?

Del resto, la Maternità e la Regalità sono insepara­bili nella Madonna. Ella è Regina perchè è Madre di Dio, e non potrebbe essere Madre di Dio senza essere Regina.

Che poi questa celeste Regina sia una Mamma dol­cissima e umanissima come nessuna mamma al mondo ciò commuove ancor più. Una Regina che si mostra anche mamma piena di tenerezza verso i suoi figli è ancor più ammirevole che se fosse solo una mamma. La Regalità rende fulgida la Maternità, e la Maternità rende amorosa la Regalità.

«Ave, Regina dei Cieli», canta la liturgia a Maria; e co­sì dobbiamo cantare anche noi, bramando nel nostro spirito che alla nostra Mamma Regina, come a Gesù Re universale, vada «ogni onore e lode» (Eb 2,9).

 

con Lei, verso il Paradiso

Infine, dobbiamo comprendere che la regalità di Maria esige la nostra devozione di figli e di sudditi per la nostra stessa salvezza. San Tommaso d'Aqui­no ha insegnato espressamente che «la Madre di Dio ottenne per sé la maestà del Regno, affinché sia Regina di misericordia là dove il Figlio è Re di giustizia». E chi di noi non ha bisogno di misericordia?

Soltanto chi si troverà sotto il manto della Regina sarà partecipe della sua vittoria sul serpente infernale («ti schiaccerà il capo»: Gn 3,15). Sottrarsi alla sua Re­galità di amore, quindi, è ingratitudine e follia. San Massimiliano Maria Kolbe ha potuto affermare: «L'Immacolata deve essere, e questo al più presto possibile, la Regina di tutte le genti, sia della collettività che di ognuno singolarmente. Chi si opporrà e non crederà al suo amore, perirà: chi invece la riconoscerà Regina e si muove­rà, quale suo milite, per la conquista del mondo a Lei, vi­vrà, fiorirà e si svilupperà sempre rigogliosamente».

Dobbiamo essere certi che è così. La Regina delle vittorie non teme minimamente l'inferno. Santa Vero­nica Giuliani veniva spesso assalita dal demonio an­che fisicamente; ma se la Santa invocava la Madonna, il demonio urlava fuggendo: «Non invocare la mia ne­mica!». Quando santa Bernardetta, durante un'appa­rizione a Lourdes, si atterrì a vedere una torma di de­moni che le urlavano da vicino in modo infernale, bastò un solo sguardo severo della Regina Immacola­ta verso di loro, che quelli si diedero a precipitosa fu­ga. Di fronte all'Immacolata, Regina del cielo e della terra, i diavoli sono soltanto un mucchio di mosche, e satana è un vero Beelzebul, che significa, appunto, «dio delle mosche».

 

ricorrere a Lei

Il beato Edoardo Poppe, un giorno fu chiamato ad assistere un malato grave della Parrocchia.

Gli venne detto in anticipo che si trattava di un in­credulo pieno di odio selvaggio. «Non fa niente - disse il Parroco - lo manderemo in Paradiso».

Entrando nella stanza del malato, vide una statuet­ta dell'Immacolata; subito vi accese davanti una can­dela e si mise a pregare ad alta voce la Madonna di strappare quell'anima dagli artigli del demonio.

Se ne andò, senza dir nulla. E tornò il giorno dopo. Appena arrivato, sentì chiedersi dal malato: «Reve­rendo, volete un fiammifero? ...». Il Parroco sussultò nel cuore, accettò il fiammifero, accese la candela e si pose a pregare.

Dopo un po', il miscredente lo chiamò vicino a sé e gli disse: «Parroco, adesso confessatemi pure. La Ma­donna e voi siete più forti del diavolo...».

Ancora un breve episodio significativo ed edifi­cante. Il beato Chaminade, devotissimo della Ma­donna, Fondatore di una Congregazione religiosa mariana, divenne cieco negli ultimi anni della sua vi­ta, e non poteva più recitare il divino Ufficio. Ogni giorno, tuttavia, si faceva accompagnare in fondo al viale dei tigli della casa religiosa, vicino ad una sta­tua dell'Immacolata. Appena arrivato, cercava con le mani il serpente sotto i piedi dell'Immacolata e strin­gendolo gli ripeteva più volte: «Ti ha schiacciato il ca­po. E te lo schiaccerà sempre!».

Davvero la Madonna è Regina onnipotente «terri­bile come un esercito schierato» (Ct 6,3). San Massimi­liano Maria Kolbe ha lasciato scritto che oggi «il ser­pente alza la testa in tutto il mondo, ma l'Immacolata glie­la schiaccia in vittorie strepitose».

Sì, è vero, oggi «il serpente alza la testa in tutto il mondo»: basta pensare, per questo, alla legge assassi­na che legalizza l'aborto, e alla legge che frantuma la famiglia con il divorzio; basta pensare all'animalizza­zione dell'uomo con i rapporti prematrimoniali e le libere convivenze, con la contraccezione e l'omoses­sualità, con la pornografia e il nudismo; basta pensa­re allo scandalo delle guerre e dei popoli del terzo mondo che muoiono di fame, sfruttati ed emarginati dalle grandi potenze. Queste sono le vittorie di sata­na, questo è il suo vangelo. La Madonna ci salvi da questo «impero delle tenebre» (Le 22,53). E noi abbiamo anche la promessa consolantissima della Madonna a Fatima: «Finalmente il mio Cuore Immacolato trionferà».

 

corrispondenza e fiducia in Lei

Ma è pur necessario che noi corrispondiamo confi­dando nella potenza della celeste Madre e Regina che ci ama con il suo Cuore Immacolato e ci protegge con la forza della divina grazia di cui Ella è sempre «piena» (Le 1,26). La sua regale e materna misericor­dia è sempre pronta a salvare chi a Lei ricorre, chi in Lei confida, chi a Lei si affida, anche se si trovasse nelle condizioni più disperate, come diceva san Mas­similiano: «Se anche ti trovassi già con un piede nell'in­ferno, e ricorri e ti affidi all'Immacolata, Ella, Regina on­nipotente, ti strapperà dall'inferno e ti salverà».

Ricordiamo qui l'esempio istruttivo di san France­sco di Sales, studente universitario a Padova. Assali­to da una tremenda prova interiore, il santo giovane si sentiva oppresso fino alla disperazione, ritenendosi ormai condannato da Dio all'inferno. Il pio giovane, che aveva già fatto anche il voto di castità, si stava consumando anche fisicamente, perché non riusciva ad avere più nessuna speranza. Un giorno, entrato in una chiesa andò a prostrarsi ai piedi dell'altare della Madonna e la supplicò, con la faccia per terra, che se doveva ritenersi riprovato da Dio per sempre, voleva almeno la grazia di amare Dio finché viveva sulla terra. Fra lagrime e singhiozzi, il giovane cominciò a recitare il Memorare di san Bernardo: «Ricordatevi, o piissima Vergine...». Ed ecco che, appena terminata la preghiera, in pochi attimi l'angoscia interiore si dile­gua, la pace ritorna nel suo spirito e il cuore si riem­pie di fiducia. La Madre e Regina è intervenuta e il nemico si è subito allontanato. La misericordia di Maria si estende sempre maternamente sui più biso­gnosi, e già uno dei grandi Santi Padri, san Giovanni Crisostomo, diceva a suo tempo che «la misericordia immensa di Maria, salva un gran numero di infelici che, secondo le leggi della divina giustizia, andrebbero dannati».

Sì, o Maria, Madre divina, Vergine Sovrana, gloria suprema di Dio, noi ti vogliamo seguire come nostra Regina d'amore, tutta potente e tutta celeste, tutta cuore e tutta splendore: «Salve, Regina!».

 

LA MADONNA È LA MEDIATRICE

La prima azione che il Vangelo ci racconta di Ma­ria Santissima è la sua visita alla parente sant'Elisa­betta (Lc 1,39-56). Dopo l'Incarnazione del Verbo nel suo seno verginale, la Madonna compì il suo primo atto, e fu un atto di Mediazione: si recò da sant'Elisa­betta a portare Gesù in quella casa, a effondere la grazia santificante nell'anima di Giovanni Battista ancora chiuso nel grembo materno.

La Mediazione di Maria Santissima viene chiama­ta «Mediazione materna» dal papa Giovanni Paolo II, ed è una mediazione duplice: è corredentiva ed è dis­pensativa.

È Mediazione corredentiva per la cooperazione di Maria Santissima all'acquisto della grazia redentiva. Sul Calvario Maria Santissima, accanto a Gesù, il Re­dentore, è stata la Corredentrice cooperando con le sue sofferenze alla Redenzione universale.

È Mediazione dispensativa per l'attività di Maria Santissima nel distribuire la grazia redentiva ai sin­goli uomini da salvare. Per questo Ella è diventata la Distributrice di tutte le grazie, chiamata familiarmen­te «Madonna delle grazie».

Maria Santissima, infatti, quale Madre di Gesù, di Colui che è tutta la grazia, porta Gesù a noi e porta noi a Gesù. Per questo Ella è la Mediatrice fra noi e Gesù, fra le anime e la grazia. Il suo compito di Me­diatrice è simile a quello di una mamma di famiglia che con il suo lavoro e i suoi sacrifici merita e riceve tutto lo stipendio del padre di famiglia per utilizzar­lo come meglio crede, secondo i bisogni della casa.

San Massimiliano M. Kolbe aveva tanto a cuore questa verità da bramarne con ardore la definizione dommatica; egli scriveva, insegnava, pregava e face­va pregare perché si arrivasse presto alla solenne proclamazione della Mediazione e Corredenzione di Maria, come domma di fede. E san Pio da Pietrelci­na, recitando ogni giorno le sue cento corone del Ro­sario, dimostrava con evidenza solare che tutte le grazie di attrazione delle anime da ogni parte del mondo, di illuminazione, di conversione, di salvezza e di santificazione, egli le otteneva dalla divina Me­diatrice attraverso il Rosario.

 

Ella ci porta Gesù

Se « lo stipendio del peccato è la morte» (Rm 6,23), lo stipendio della Redenzione è la vita, ossia Gesù e la sua grazia, vita soprannaturale dell'anima: «Io sono la vita » (Gv 11,25).

Ed è la Madonna che porta a noi Gesù e ci trasmet­te la sua grazia, come in casa di sant'Elisabetta fu El­la a portare Gesù e a trasmettere la grazia santifican­te nell'anima del piccolo Giovanni Battista che «esul­tò nel seno della madre» (Lc 1,41).

La Madonna con il suo «fiat» all'annuncio dell'An­gelo accettò questo compito di unire Dio e l'umanità. Il suo immacolato grembo verginale fu il luogo del­l'incontro e della riconciliazione fra Dio e il genere umano.

Questa missione di celeste Mediatrice è stata volu­ta da Dio, secondo la celebre sentenza di san Bernar­do: «Dio volle che tutta la grazia noi l'avessimo per Ma­ria». Lo stesso dicono san Bonaventura, sant'Antoni­no, san Luigi Grignion di Montfort, sant'Alfonso. Es­si affermano che Dio fece una massa di tutte le ac­que, e le chiamò «mare»; fece una massa di tutte le grazie, e le chiamò «Maria».

Sommi Pontefici, Dottori e Santi hanno conferma­to tale verità, garantendola come patrimonio della nostra santa fede.

San Leonardo da Porto Maurizio diceva che nelle sue lunghe e vibranti predicazioni, per aprire nei cuori la strada a Gesù, «il colpo che non fa la predica terribile sull'inferno e sul giudizio di Dio lo fa la predica della mia cara Madre Maria». Il grande missionario san Francesco Saverio attestò che i pagani non accettava­no il Vangelo se non quando veniva presentata la Madonna accanto a Gesù sulla Croce. Anche i primi pagani, i re Magi, che vennero dall'Oriente in cerca di Gesù, dove lo trovarono? Fra le braccia della Mamma! «Trovarono il Bambino con Maria sua Madre» (Mt 2,11).

 

«cuore» e «collo» del corpo mistico

È stato detto che nel Corpo Mistico di Cristo la Madonna è il «cuore», perché trasmette il sangue del­la grazia divina a tutte le membra del Corpo di Cri­sto, e rappresenta al vivo quell'amore materno che, come madre, Ella incarna in seno alla grande fami­glia della Chiesa.

Ma con immagine ancor più espressiva, anche se meno bella, san Pio X ci insegna che se Gesù è il Capo del Corpo Mistico, la Madonna è il Collo strettamente unito al Capo e al Corpo. Non c'è parità fra loro, per­ché il collo sta sotto al capo e sopra al corpo; la Ma­donna è subordinata al Capo (Cristo), ed è superiore al Corpo (la Chiesa), pur essendo vitalmente compa­ginata con l'uno e con l'altro. Come il collo è l'anello di congiunzione fra il capo e il corpo, così la Madon­na è l'anello di congiunzione - ossia è la Mediatrice - fra Gesù e le anime, fra Cristo Capo e la Chiesa suo Corpo. Di conseguenza, ogni influsso del Capo sul Corpo (che è la Chiesa) passa necessariamente e solo at­traverso il Collo. San Bernardino da Siena poteva ben scrivere: «Ella è il Collo del nostro Capo, mediante il quale tutti i doni spirituali sono comunicati al Corpo Mistico». E san Pio da Pietrelcina confidava al suo Padre Spiri­tuale di sentirsi «stretto e legato al Figlio per mezzo di questa Madre».

In questo senso è facile comprendere come la de­vozione alla Madonna sia moralmente necessaria per salvarsi e per santificarsi. Se è vero, infatti, che senza la grazia non è possibile salvarsi né santificarsi, è chiaro che nessuno si salva né si santifica se non per Maria che è il passaggio obbligato della grazia per raggiungere le singole anime da salvare e santificare.

Ciò è stato confermato anche dal papa Paolo VI, quando ha scritto che la Madonna «continua ades­so dal Cielo a compiere la sua funzione e si dedica allo sviluppo della vita divina nelle singole anime degli uomini redenti. È questa una consolantissima verità...».

In definitiva, si può dire senz'altro che la Madonna è la via di Gesù per venire a noi ed è la via di ogni uomo per andare a Gesù. San Bonaventura ce lo conferma: «Come per mezzo di Essa Dio è disceso fino a noi, così è necessario che per mezzo di Essa noi ascendiamo fino a Dio». San Bonaventura parla di «necessità» della de­vozione alla Madonna, non di utilità o di convenien­za. Per questo sant'Alfonso diceva che, ai fini della salvezza eterna, è brutto segno la mancanza della de­vozione a Maria. E san Leonardo da Porto Maurizio addirittura predicava: «È impossibile che si salvi chi non è devoto di Maria».

 

grazia su grazia

I fatti confermano luminosamente questa consolan­tissima verità, rivelando l'estensione illimitata dell'a­zione di Maria Santissima nel portare Gesù alle anime e le anime a Gesù, ottenendo e distribuendo agli uo­mini ogni grazia di qualsiasi specie. Grazie spirituali, temporali, corporali. Grazie di conversione. Grazie di santificazione. Grazie di guarigioni. Che cosa diceva san Pio da Pietrelcina a chi voleva ringraziarlo per grazie ricevute? «È la Madonna che t'ha fatto la grazia... va' a ringraziare la Madonna... Io non c'entro».

San Luigi Grignion di Montfort affermava che le grazie sono proprietà della Madonna, la quale ne dis­pone e ne dà a chi vuole, come vuole e quando vuole. E chi potrà contare quante volte Ella, senza farsi nep­pure accorgere, ha portato le anime a Gesù aprendo le porte alla grazia santificatrice e purificatrice? Por­tiamo solo qualche esempio.

San Camillo de Lellis da giovane viveva come uno scapestrato. Ma un giorno, sulla strada del ritorno da San Giovanni Rotondo, come folgorato da una illu­minazione interna, vide lo stato miserando della sua anima, e fu preso da tale spavento, che cadde in gi­nocchio e cominciò a piangere con alte grida per lun­go tempo: «Me infelice! Me sventurato! Perché non ho conosciuto prima il Signore? Perché sono stato così sordo alle sue chiamate? ...». Per ore intere rimase come fuori di sè, immerso nel pianto purificatore del dolore. Egli comprese il valore inestimabile di quel bruciante pentimento; volle riflettere come mai avesse ricevuto in quel giorno una grazia così immensa; e si ricordò che quel giorno era il 2 febbraio, giorno dedicato par­ticolarmente alla Purificazione della Beata Vergine: «Oh! - esclamò allora - oggi è il due febbraio, festa della Purificazione della Madonna. Ora so chi mi ha impetrato tanta grazia!».

San Francesco di Sales, da giovane, andò soggetto a una tempesta interiore che lo stava distruggendo moralmente e fisicamente. Un giorno, in una cappel­la della Madonna, si rivolse quasi con disperazione alla Madre delle misericordie, e le recitò il «Memorare» di san Bernardo. L'effetto di quella pre­ghiera fu immediato. Il Santo si trovò di colpo libera­to dalla prova, immerso in una pace indicibile, che non perse mai più.

San Gabriele dell'Addolorata, giovane brillante e galante di Spoleto, pur conservandosi sempre retto, era restìo agli impulsi della grazia che lo sollecitava­no a puntare più in alto. Un giorno, però, durante una processione dell'immagine di Maria Santissima i suoi occhi si incontrarono con quelli della Madonna, ed egli udì distintamente queste parole: «Francesco, Francesco, il mondo non è per te, ti aspetta la Religione». Si decise finalmente senza indugi, e bruciò le tappe santificandosi in pochi anni.

 

ogni bene viene da lei

Se così stanno le cose, invece di meravigliarsi di quei fedeli che fanno spesso ricorso a Maria bisogne­rebbe meravigliarsi e addolorarsi di quelli che non lo fanno.

Il pensiero di Dio è chiarissimo: ogni grazia ci vie­ne da Maria con Cristo. Ogni grazia: minima o mas­sima che sia. Tutta l'economia soprannaturale è nel Cuore della Madonna. «Lo Spirito Santo verrà in te» (Lc 1,35). Non c'è effusione di grazia che non dipen­da da Lei. Dio ha voluto così; e in tal modo, come una donna, Eva, fu la portatrice del peccato al genere umano (cf Sir 23,33), così un'altra donna, Maria, è la portatrice della grazia a tutta l'umanità.

Per questo si comprende la sapienza dei Santi nel ricorrere a Maria in ogni azione, e nell'affidare a Ma­ria ogni dovere, ogni impresa, ogni cosa! Si ricorre al­la Madre della divina grazia per assicurare la presenza della grazia in tutto.

Quando san Pio da Pietrelcina scendeva ogni gior­no per le confessioni, prima di arrivare al confessio­nale passava davanti a un quadro dell'Immacolata, e immancabilmente si fermava per alcuni momenti in preghiera dinanzi al quadro; era evidente che affida­va alla Madonna le confessioni che stava per ascolta­re, invocando l'abbondanza delle grazie. E i frutti fe­condi del suo ministero sacerdotale erano la risposta più concreta alla sua preghiera.

Si dovrebbe comprender bene, perciò, quanto sia preziosa la pia abitudine di recitare uri Ave Maria pri­ma di compiere tutte le azioni ordinarie e straordina­rie. L'Ave Maria recitata prima dello studio o del la­voro, prima di una predica, di un esame, di un viag­gio, di un intervento chirurgico, prima dei pasti o del riposo ecc., è garanzia di grazia che eleva e santifica quella azione.

Eppure, questa pia pratica è malvista oggi, come lo fu anche in altri tempi. Ma la ragione teologica che sostiene tale uso non può essere neppure sfiorata dai pretesti di chi vorrebbe veder sostituita 1'Ave Maria con altra preghiera. Se la grazia di una buona azione mi viene da Maria Santissima, non è forse doveroso

invocare la Madonna direttamente? A questo, appun­to, serve l'Ave Maria (o altra invocazione mariana). Il beato Contardo Ferrini, ad esempio, aveva que­sto magnifico proposito di vita: «...Prima di ogni con­versazione mi raccomanderò con un'Ave Maria; e così pri­ma dei pasti». San Gabriele dell'Addolorata all'entrare e all'uscire di cella recitava in ginocchio un'Ave Ma­ria, chiedendo la benedizione alla Madonna e affi­dandole quel che stava per fare. E quanti Santi non hanno fatto così per ogni azione?

Soprattutto nei momenti di pericolo, non dovrebbe mai mancare il nostro ricorso alla Madonna. San Pie­tro Giuliano Eymard aveva il proposito di recitare uri Ave Maria in ogni tentazione. L'aiuto della celeste Madre è decisivo, se ci rivolgiamo a Lei. Sant'Alfonso dice che se uno è in dubbio di essere caduto in pecca­to, ma ha invocato la Madonna durante il pericolo, si può ritenere salvo dalla caduta.

Affidiamoci ogni ora e ogni momento alla Madre delle grazie, e non permettiamo che Ella possa la­mentarsi, come ci riferisce santa Caterina Labouré, di avere le mani piene di grazie da donarci, mentre noi non le vogliamo o non le chiediamo.

Basterebbe poi ricordare Lourdes (senza dire degli altri santuari mariani) per convincersi che la Madon­na è realmente la vera Madre di tutte le grazie, è la celeste Tesoriera, è la regale Dispensatrice di ogni fa­vore spirituale e temporale. Per questo dobbiamo ri­correre a Lei con fede e confidenza. Ella è tutta cuore per noi. Ce lo dice anche la Chiesa applicando alla Mediazione di Maria l'ispirato versetto: «Accostiamoci con fiducia al trono delle grazie, per trovare misericordia e ottenere grazia nei nostri bisogni...» (Eb 4,16).

Per questo santa Margherita Maria Alacoque non voleva mai chiedere nulla a Gesù se non per mezzo della divina Madre e Mediatrice. E san Gaetano affer­mava: «Possiamo domandare qualunque grazia al Signore: ma non possiamo ottenerla se non per l'intercessione di Maria».

 

la formatrice dei Santi

Le grazie più belle, le grazie più preziose che la Madonna ama donare ai suoi figli sono certamente le grazie della santificazione.

Sant'Alberto Magno ha scritto: «La Beata Vergine at­trae i peccatori, illumina i penitenti, dirige gli innocenti». Ma la sua passione più alta e amorosa è quella di for­mare i Santi, di trasformare gli uomini nel suo Figlio Gesù, che è tutta la ragione del suo essere. Ella sol­tanto può farci diventare conformi al Figlio suo. San Bernardino da Siena ha scritto: «L'anima perfetta di­venta tale solo per mezzo di Maria». E non può essere altrimenti.

Come la mamma sta accanto al figlio dal suo na­scere fino alla maturità e alla sistemazione, così la Madonna è la Formatrice di ogni Santo, che Ella alle­va dalla nascita fino alla «perfetta statura di Cristo» (Ef 6,13). È sempre la mamma che cura i figli in ogni fase della crescita, purché questi siano docili alle sue cure materne. La santificazione è opera della grazia. La Madonna è la Madre della divina grazia, è la Media­trice di ogni grazia, è la Sposa dello Spirito Santifica­tore. Quindi la santificazione è opera delle sue mani immacolate ripiene di Gesù, è opera del suo Cuore ripieno di Spirito Santo. La Madonna è la celeste pianta da cui è sbocciata la «candida rosa», che è Gesù con tutti i Santi del Cielo. «Si può dire - afferma san Massimiliano M. Kolbe - che tutti i Santi sono opera della Vergine Santissima e la devozione particolare a Lei è la loro caratteristica comune».

Santa Teresa di Gesù, regina della mistica, ha de­scritto mirabilmente, per esperienza personale, il cammino della perfezione dell'anima fino alle supre­me vette della santità. Ebbene, ella ci assicura che la presenza della Madonna è immancabile in tutte le fa­si della vita spirituale. La serafina del Carmelo atte­sta che la sua santificazione iniziò quando si donò a Maria; continuò con l'assistenza di Maria nelle fasi di purificazione, senza cessare mai, a mano a mano che l'anima penetrava nel Castello interiore, fino al centro dov'è Dio. La presenza della Madonna è indispensa­bile per superare le lotte da affrontare, particolar­mente per ottenere l'umiltà necessaria a far oltrepas­sare la porta angusta della santa orazione. È la Ma­donna che accompagna con le sue grazie all'orazione di quiete, sospinge all'unione estatica, fa raggiungere l'unione trasformante, realizzando la perfetta identi­ficazione con Gesù.

Del resto, sappiamo che le più alte espressioni della vita mistica, quali la stimmatizzazione, il matrimonio spirituale e la consumazione d'amore nel seno della

Trinità (come in santa Caterina da Siena, in santa Ve­ronica Giuliani, in santa Gemma Galgani), avvengo­no per la Mediazione e con l'assistenza materna di Maria. Perché? Perché tutta la perfezione delle anime è contenuta in Maria «Tesoro santissimo di ogni santità» (sant'Andrea Cretense), «Dimora di tutta la Trinità, ri­cettacolo della santità» (san Bonaventura).

 

libera dal purgatorio

La Madonna è Mediatrice anche per le anime pur­ganti. Ella stessa rivelò a santa Brigida che la sua Me­diazione si estende fin nel Purgatorio, e la grazia del­la liberazione di un'anima da quelle pene viene dal suo Cuore di Madre e dalle sue mani di Mediatrice.

Questa dottrina è sostenuta da grandi Santi e Dot­tori della Chiesa, come san Pier Damiani, san Bona­ventura, san Bernardino da Siena, san Francesco di Sales, sant'Alfonso de' Liguori.

San Bernardino; ad esempio, chiama Maria Santis­sima la «Plenipotenziaria» del Purgatorio, ossia Colei che ha nelle sue mani tutti i poteri per liberare chi vuole. Per questo la preghiera rivolta alla Madonna per quelle anime è di grande speranza per loro e ne affretta realmente la liberazione.

Santa Teresa di Gesù ebbe una visione del Purgato­rio mentre recitava il Santo Rosario; e vide che ad ogni Ave Maria quelle anime purganti ricevevano un gettito di acqua freschissima che le ristorava in mezzo ai tormenti del fuoco. Specialmente il Santo Rosario è efficacissimo come suffragio per le anime purganti. La Madonna stessa fece questa consolante promessa al beato Alano: « Io concederò grazie e benedizioni ai de­voti del Rosario durante la loro permanenza in terra, e, dopo la morte, procurerò loro un grande conforto. Ogni giorno io libero dal Purgatorio un gran numero di queste anime e le conduco alla Patria celeste». Aveva ragione sant'Alfonso di raccomandare caldamente: «Se vo­gliamo aiutare le anime del Purgatorio, recitiamo per loro il Rosario, che arreca loro grande sollievo». E nella vita di san Pompilio Pirrotti si legge che il Santo recitava il Rosario con le anime del Purgatorio, le quali gli ri­spondevano a voce alta, dimostrando di provarne grande conforto.

Facciamo uso anche noi di questa preghiera per sollevare le anime purganti e ottenere loro la sospira­ta liberazione. San Pio da Pietrelcina una volta, rega­lando un Rosario a una persona, disse: «Ti regalo un tesoro, sappi tesoreggiare, vuotiamo il Purgatorio». Que­sto tesoro è così prezioso, e costa tanto poco averlo!

Particolarmente nelle feste mariane e nei giorni di sabato, la Madonna elargisce molte grazie di libera­zione delle anime dal Purgatorio.

San Pier Damiani, sant'Ildefonso e santa Francesca Romana ci assicurano che soprattutto nel giorno del­l'Assunzione di Maria Santissima moltissime anime del Purgatorio salgono festose in Cielo a fare corteo di novella gloria alla celeste Regina.

Infine è giusto pensare che anche in Purgatorio la Madonna prediligerà i suoi devoti. Ancora al beato Alano la Santa Vergine disse: «Io sono Madre delle

anime del Purgatorio, ed ogni ora per le mie preghiere so­no alleggerite le pene dei miei devoti». Possiamo imma­ginare quale conforto sarà per i suoi devoti la visita della dolce Mamma in quel luogo di pene? Dov'Ella arriva, porta sovrabbondanza di grazie, e le anime purganti attendono da Lei la Mediazione materna che le liberi da quei dolori, e le trasporti in Cielo.

 

LA MADONNA È LA «PORTA DEL CIELO»

Dobbiamo avere la devozione alla Madonna per­ché è una garanzia di salvezza eterna, è un segno di predestinazione al Paradiso.

Sant'Agostino dice che sulla terra i predestinati so­no tutti chiusi nel seno di Maria.

San Bonaventura afferma: «Chiunque è segnato dalla devozione a Maria sarà segnato nel libro della vita». Os­sia, in parole ancora più chiare: chi ama la Madonna ha il Paradiso assicurato. Sant'Alfonso arriva a dire: «Chi ama la Madonna può essere così sicuro del Paradiso come se già vi si trovasse».

La devozione alla Madonna, quindi, è sicurezza del Regno dei Cieli. La Madonna viene chiamata «Porta del Cielo», e non si entra in Paradiso se non at­traverso Lei. Così disse san Bonaventura con frase scultorea: «Nessuno può entrare in Paradiso se non passa per Maria, che è la porta». Ed è consolante pensare che tutti possono essere devoti della Madonna e stare perciò attaccati a questa «Porta del Cielo»: santi e pec­catori, fedeli e infedeli.

La Madonna è la Madre di tutti, è la Corredentri­ce universale, è la Mediatrice di chiunque vuol sal­varsi, è la Regina d'amore dell'universo. Se Dio Pa­dre «vuole tutti gli uomini salvi» (1 Tm 2,4), anche la Madonna, Madre universale, vuole che tutti si salvi­no eternamente. E come Gesù disse che alle sue pe­core Egli dona «la vita eterna e non andranno mai per­dute e nessuno le rapirà dalla mia mano» (Gv 10,28), così Maria, celeste Corredentrice, non permetterà mai che il demonio le strappi di mano nessuno dei suoi devo­ti. «Chi trova me trova la vita e avrà da Dio la salvezza» (Pro 8,35): così la Chiesa fa dire a Maria Santissima nella Liturgia.

 

grazie e fedeltà

La Madonna è la Tesoriera di tutte le grazie. A Lei perciò dobbiamo ricorrere per ottenere aiuti e soste­gni nel nostro cammino verso la salvezza eterna. Ri­cordiamo la Lettera agli Ebrei che dice: «Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, per ricevere misericordia e trovare grazia ed essere aiutati al momento opportuno» (Eb 4,16).

Andiamo solleciti e lasciamo che Ella ci ricolmi delle sue grazie con le sue stesse mani. Ricordiamo l'episodio istruttivo del piccolo figlio del Bramante, mandato a portare al Papa alcuni disegni da esami­nare e approvare. Per dare un premio al ragazzino, il Papa aprì un cassetto in cui c'erano molte monete d'oro, e disse al ragazzino: «Prendine quante ne vuoi». Il ragazzino fece per stendere subito la mani­na, ma poi si fermò e disse al Papa: «Datemele voi, perché avete la mano molto più grande».

Le mani della Madonna, sì, sono molto più capa­ci delle nostre per prendere e donarci le grazie e le benedizioni di cui abbiamo bisogno per noi e per gli altri. Affidiamoci alle sue mani materne, quindi. Ma, d'altra parte, non dobbiamo presumere di ot­tenere grazie senza l'impegno della nostra fedeltà e della nostra crescita nella vita cristiana. A san Ber­nardetta Soubirous, un giorno le compagne fecero questa domanda: «Dunque, se la Madonna ti ha det­to che ti farà felice non sulla terra, ma in cielo, vuol dire che tu allora sei sicura di andare in Paradiso?». La Santa rispose: «Sì, se compirò in pieno il mio dovere». Risposta piena di buon senso e di sapienza. La Ma­donna è la «Porta del cielo» per chi si impegna ad es­sere fedele ai voleri di Dio. «Vieni servo buono e fedele, entra nel gaudio del tuo Padrone», dice il Signore Gesù (Mt 25,21).

 

rifugio dei peccatori

È molto consolante sapere che alla celeste Mamma è affidata soprattutto la salvezza dei peccatori, dei traviati, dei disperati che a Lei ricorrono.

Santa Gertrude in una visione vide la Santissima Vergine con un gran manto, sotto cui stavano e si ri­fugiavano una gran quantità di animali d'ogni spe­cie. La Madonna le fece capire che sotto il suo manto trovavano rifugio e salvezza tutti i peccatori che a Lei ricorrevano.

Questa verità ce la confermano grandi Santi e Dot­tori della Chiesa, con parole che aprono il cuore alla più grande speranza. Riferiamo alcuni pensieri.

Sant'Ignazio martire dice: «Colui che sarà stato sem­pre pieno di zelo e di devozione verso la Vergine Madre di Dio, non farà mai cattiva fine. È impossibile, o Vergine, che un peccatore possa altrimenti salvarsi che per vostro aiuto e vostra protezione».

Sant'Agostino afferma che «Maria è l'unica speranza dei peccatori». E sant'Ilario ci conforta scrivendo che «per quanto uno possa essere stato peccatore, se sarà tro­vato devoto di Maria è impossibile che si danni».

San Pier Damiani afferma: «O Maria, a voi è possibile restituire la speranza della salvezza anche alle anime più disperate». E sant'Anselmo rincalza: «O Maria, è im­possibile che perisca chiunque abbia fatto ricorso a Voi».

San Bernardo porta le belle immagini bibliche del­l'arca e della scala, scrivendo: «Maria è quell'arca per cui mezzo si scampa dal naufragio dell'eterna dannazio­ne», «Figliolini miei carissimi, Maria... è la scala dei pec­catori, ella è la mia grande fiducia, ella è tutta la ragione della mia speranza».

Dovremmo ricordare anche san Bonaventura, san Luigi Grignion, san Paolo della Croce, sant'Alfonso de' Liguori, san Leonardo da Porto Maurizio, il santo Curato d'Ars, sant'Antonio M. Claret, e tanti altri.

Ma forse tutta la dottrina su questa verità è rias­sunta nella luminosa sentenza di san Giovanni Da­masceno: «Dio fa la grazia della devozione alla Madonna a coloro che vuole salvi».

Per questo sant'Alfonso era instancabile nel racco­mandare ai devoti della Madonna di custodire con gratitudine questo dolce pegno di salvezza eterna, e a chiunque lo andava a trovare o si incontrava con lui, egli dava un'immaginetta della Madonna, ecci­tandolo ad avere la devozione verso la Mamma di tutte le misericordie. Noi peccatori non dobbiamo mai dimenticare il grido di san Camillo de' Lellis: «Guai a noi peccatori, se non avessimo in cielo questa grande Avvocata».

 

salva dall'inferno

Un'altra certezza consolante che i Santi ci trasmet­tono è l'esercizio illimitato della carità misericordio­sa di Maria verso quei suoi devoti che per giustizia meriterebbero l'inferno.

Da san Giovanni Crisostomo a san Bernardo, a sant'Alfonso, a san Massimiliano M. Kolbe, è un coro di voci altissime a sostenere che mentre Gesù è Re di misericordia e di giustizia, la Madonna è Regina di misericordia soltanto.

Per questo san Giovanni Crisostomo ha scritto con frase forte e luminosa: «La misericordia immensa di Maria salva un gran numero di infelici che, secondo le leggi della divina giustizia, andrebbero dannati».

La mamma di santa Teresina ci racconta un grazio­so episodio sulla sua santa figlia: «La piccola Teresa mi domanda un giorno se essa andrebbe in Paradiso. "Sì, se sei gentile, se sei buona" - le risposi. "Ah! mamma - ripre­se allora - se io non fossi gentile, se non fossi buona an­drei dunque all'inferno? Ma, so bene io ciò che farei allora, prenderei il volo con te mentre vai in cielo, poi tu mi terre­sti ben stretta fra le tue braccia. Come farebbe, allora, a prendermi il buon Dio?...". Lessi nel suo sguardo che essa era persuasissima che il buon Dio non poteva nulla contro di lei se stava fra le braccia della mamma».

E tutti forse conosciamo quella istruttiva leggenda che anche san Pio da Pietrelcina raccontava spesso: «Il Signore passeggia per il Paradiso, e incontra pa­recchie facce di peccatori degni dell'inferno e non del Paradiso. Chiama san Pietro e gli raccomanda di sta­re attento a non fare entrare in Paradiso chi non me­rita. San Pietro promette maggiore sorveglianza e cerca di stare più attento.

Il giorno dopo, il Signore passeggia di nuovo, e in­contra ancora altri peccatori. Chiama di nuovo san Pietro, e questa volta lo ammonisce severamente. San Pietro si sente umiliato, e promette la massima sorveglianza.

Ma il giorno dopo, la stessa cosa: il Signore incon­tra nuovi peccatori in Paradiso. Questa volta chiama san Pietro, deciso a castigarlo, togliendogli le chiavi del Paradiso. Ma san Pietro sa come difendersi, per­ché ha scoperto in che modo quei peccatori entrano in Paradiso; e riferisce al Signore che, in piena notte, mentre tutti dormono, la Madonna Santissima apre le porte del Cielo e fa entrare quei peccatori. "Orbene - conclude san Pietro - con tua Madre, io non posso farci nulla"; e il Signore di rimando: "E neppure io!"».

Aveva quindi ragione san Gregorio Magno di af­fermare: «Niente resiste al vostro potere, o Maria, e vo­stro Figlio sembra che adempia a un obbligo, quando esau­disce le vostre preghiere». Proprio così. Gesù non può resistere alla sua Mamma!

Nella vita di santa Gemma leggiamo che un giorno, in estasi, la Santa prega Gesù per la conversione di un peccatore ostinato, un massone di alto rango. Ma Ge­sù non vuol saperne: «Ha abusato troppo delle grazie; si è indurito nel male; l'ho abbandonato a se stesso».

Santa Gemma non desiste, torna alla carica e insi­ste. Ma nulla. Alla fine, vista la decisa contrarietà di Gesù, la Santa esclama risentita: «E va bene. Ho capito, Gesù. Lo dirò a tua Madre. E Tu, va' a dire di no a tua Madre!...». Parla con sua Madre; la Madonna rivolge uno sguardo a Gesù, e Gesù sorride: la grazia è fatta. In quello stesso giorno il peccatore va a confessarsi.

Aveva ragione san Bernardo di esclamare: «Maria è tutta la ragione della nostra speranza!». Non stanchia­moci perciò di invocare la Madonna sempre con fi­ducia, dicendole come sant'Efrem: «Salve, speranza dell'anima! Sicura salvezza dei cristiani! Salve, aiuto dei peccatori! Salve, baluardo dei fedeli. Rifugio del mondo intero!».

 

onnipotenza supplice

La migliore conferma di questa consolantissima verità la troviamo nel Vangelo stesso, al racconto del­le nozze di Cana. L'intervento della Madonna in un momento che non era quello di Dio («non è ancor giunta la mia ora»: Gv 2,4), e il fatto che Ella ottiene ugualmente ciò che non si sarebbe potuto ottenere, ci assicurano che la sua misericordia è veramente onni­potente sul Cuore di Dio, al punto da far mutare gli stessi decreti divini. Scrisse bene, infatti, san Tomma­so d'Aquino: «Con quelle parole di Gesù a Cana "non è ancor giunta la mia ora", Gesù fa intendere che certo non avrebbe fatto il miracolo se altri, tranne che la Vergine, l'a­vesse pregato; ma poiché la richiesta veniva da sua Madre, lo fece all'istante».

Orbene, se la Madonna fu così sollecita e così onni­potente alle nozze di Cana, quanto più non sarà solle­cita e onnipotente in occasioni molto più gravi per l'umanità e anche per le singole anime? Possiamo for­se dubitare che non sia così? Sarebbe irragionevole. La Madonna è sempre la Mamma amorosa che osser­va, intuisce, previene i pericoli e non lascia nulla d'in­tentato per scansarli ai suoi figli. E chissà quante vol­te Ella ha continuato a far mutare i decreti divini per risparmiarci castighi meritati!

Il 21 marzo 1812, la beata Anna Maria Taigi prega­va, di notte, per i mali della Chiesa e dell'umanità. Allora ebbe una visione, e vide un globo (la terra) tra fiamme spaventose che stavano per distruggerlo. Vi­de anche Gesù Crocifisso che versava sangue, mentre ai suoi piedi c'era Maria Santissima che supplicava di arrestare il flagello per i meriti di quel Sangue, ch'Ella stessa offriva per i peccatori. E ci fu miseri­cordia. Una visione simile l'ebbe anche santa Coleta, vergine clarissa.

 

la sua immensa misericordia

Parecchi secoli prima, quando era papa san Grego­rio Magno, scoppiò a Roma una furiosa pestilenza. Ogni giorno morivano migliaia di persone. San Gre­gorio Magno ordinò una processione di penitenza da Santa Maria Maggiore a San Pietro. Il Papa stesso portò fra le sue mani l'immagine della Madonna, e a piedi scalzi, in abito di penitenza, percorse la città fi­no alla basilica di San Pietro. Quando la processione arrivò sul ponte Sant'Angelo, si udì per l'aria un coro angelico che cantava a Maria:

Regina del Cielo rallegrati, alleluia Cristo che hai portato nel seno, alleluia è risorto come disse, alleluia!

San Gregorio Magno aggiunse subito l'invocazio­ne: «Prega Dio per noi, alleluia!».

Allora si vide un Angelo che rimetteva la spada nel fodero. E da quel momento la pestilenza cessò di fare vittime. Quel ponte fu chiamato ponte Sant'Angelo.

Soltanto in Paradiso potremo conoscere l'immensi­tà della misericordiosa onnipotenza di Maria. E allo­ra sarà impossibile non cantarle una riconoscenza eterna. Frattanto, su questa povera terra di triboli e spine, per i bisogni personali, per quelli familiari, per quelli sociali, per qualsiasi bisogno, dobbiamo confi­dare nell'intercessione onnipotente dell'amorosissi­ma Mamma, purché a Lei ricorriamo e a Lei ci affi­diamo con affetto di figli.

Chi può dire, ad esempio, quante volte la Madon­na liberò san Giovanni Bosco da situazioni critiche in cui veniva a trovarsi? Capitò una volta che il panet­tiere si rifiutò di portargli il pane per sfamare i ragaz­zi, se prima non veniva saldato il debito che era di­ventato altissimo. San Giovanni Bosco non aveva un soldo, ma pregò ugualmente il panettiere di portare il pane, perché la Madonna avrebbe provveduto a saldare il debito in giornata. Il panettiere venne con il pane e chiese il denaro. Ma san Giovanni stava con­fessando. Il panettiere se ne andò, deciso a tornare più tardi. Dopo le confessioni, san Giovanni Bosco pregò la Madonna di aiutarlo, perché non sapeva proprio come fare. In quel momento si presentò un signore sconosciuto che gli diede una lettera chiusa. San Giovanni Bosco mise la lettera nel breviario sen­za aprirla; andò a celebrare la Santa Messa; poi andò a refettorio. Qui gli ricordarono che il panettiere vo­leva il saldo del debito. Allora san Giovanni Bosco si ricordò della lettera messa nel breviario, l'aprì, e vi trovò una generosa offerta sufficiente per contentare il panettiere.

 

«In Me ogni speranza di vita e di virtù» (Sir 24,25)

COME VIVERE LA DEVOZIONE ALLA MADONNA?

VENERARE LA MADONNA

La venerazione alla Madonna non può essere una venerazione qualsiasi, ma deve essere una venera­zione filiale grande e forte.

La Madonna è la Madre di Gesù e Madre nostra, sublime per dignità, eccelsa per santità, ricchissima di «doni celesti molto più di tutti gli spiriti angelici e mol­to più di tutti i Santi» (Pio IX, Ineffabilis Deus).

La Madonna è la «Piena di grazia» per eccellenza, come fu chiamata dall'Angelo dell'Annunciazione (Lc 1,28). Sant'Andrea Cretense scrisse: «O Vergine, voi siete senza pari, o Santa più santa dei Santi, tesoro santissimo di ogni santità» E san Pier Damiani: «Tutto ciò che c'è di più grande è inferiore a Maria; solo il Creato­re supera questa creatura».

Come non venerare questa sublime creatura uscita dalle mani di Dio per l'incanto del Cielo e della terra?

 

il bisogno di venerarla

La venerazione alla Madonna ci viene insegnata da Dio stesso che invia un Angelo a chiederle il consen­so dell'Incarnazione. Ci viene insegnata dall'Angelo Gabriele che si presenta a Lei salutandola con parole di grazia e di lode. Ci viene insegnata dall'anziana

Elisabetta che le va incontro esclamando «Donde a me l'onore di ricevere la Madre del mio Signore?... Beata te...» (Lc 1,43). Ci viene insegnata da san Giuseppe che sta accanto a Lei con il suo silenzio ripieno di amorosa venerazione. Ci viene insegnata dalla Chiesa che ha sempre costellato l'anno liturgico di feste mariane. Ci viene insegnata dalla fede e dalla pietà del popolo cristiano che lungo i secoli ha innalzato santuari, chiese, cappelle a Colei che, divinamente ispirata, predisse: «Tutte le generazioni mi chiameranno beata» (Lc 1,48). Ci viene insegnata da tutti i Santi che han­no popolato la terra, celebrando Maria con inconteni­bile amore. Chi mai potrà enumerare gli atti di vene­razione in due millenni di fede e di amore alla celeste Mamma? Tutto questo ci dice che la venerazione alla Madonna, più che un dovere, è stato un bisogno, deve essere un bisogno per ogni cristiano. E noi sappiamo che il Magistero della Chiesa ha sempre sentito que­sto bisogno universale e lo ha espresso con la fioritura delle feste e delle celebrazioni mariane inserite nel­l'anno liturgico, in armonia con i misteri di Cristo.

In tal modo, tutta la Chiesa, più e più volte, è chia­mata ed è guidata a prestare alla Madonna il supre­mo culto di venerazione e di lode: il culto liturgico. L'Esortazione Apostolica del papa Paolo VI, «Per il culto della Beata Vergine» ribadisce gioiosamente la verità del posto onorifico di Maria Santissima nella liturgia, e dell'impegno del cristiano di onorare la ce­leste Regina anzitutto con la liturgia, e insieme con i devoti esercizi di pietà mariana.

 

come hanno fatto i Santi

Portiamo alcuni esempi della venerazione dei San­ti verso la divina Madre.

San Bernardo venerava la Madonna con zelo ar­dentissimo; ne celebrò le lodi con penna insuperabi­le, tanto da meritare l'appellativo di «Cantore di Ma­ria»; nelle feste mariane il suo fervore era tale da te­nerlo assorto tutto il giorno nella Madonna, al punto da dimenticare ogni altra cosa, anche cose molto im­portanti, come il rispondere con urgenza a lettere del Papa.

San Francesco d'Assisi rivolgeva alla Beata Vergi­ne tali e tanti atti di venerazione, da non potersi nu­merare. Recitava ogni giorno l'Ufficio della Beata Vergine. Si preparava alle sue feste con speciali pre­ghiere e penitenze. Venerava i suoi altari e le sue im­magini. Scrisse alcune lodi e preghiere a Maria, ri­boccanti di serafico ardore e tenerezza.

San Luigi Grignion di Montfort, questo Santo tutto mariano, divenne il grande maestro della devozione alla Madonna scrivendo il «Trattato della vera devozio­ne a Maria». Ma l'intera sua vita fu un mirabile esem­pio di devozione alla Madonna. Fin da ragazzo, ogni giorno egli era capace di trascorrere ore intere ai pie­di di Nostra Signora della Pace. Da grande, poi, gire­rà instancabilmente con il Rosario in mano, predi­cando Maria attraverso tutta la Francia.

Che cosa dire di sant'Alfonso de' Liguori, che scrisse le «Glorie di Maria», innalzando alla Regina del Cielo un monumento di venerazione che resterà perenne nella Chiesa? La sua profonda e dolce vene­razione verso la Beata Vergine appare anche da quel­le devotissime canzoncine mariane e dalle «Visite a Maria Santissima», che accompagnano le «Visite al Santissimo Sacramento», come profumate aiuole di fiori mariani. E solo Dio ha potuto enumerare gli atti di venerazione alla «Divina Maria» che il Santo offrì in ogni giorno della sua lunga vita.

Il santo Curato d'Ars, colui che dovette la sua Or­dinazione Sacerdotale alla tenera devozione verso la Beata Vergine con la recita assidua del Santo Rosario, riempì tutta la sua vita di amore e venerazione alla Madonna. Da Parroco, una delle prime cose che fece, consacrò la Parrocchia alla Madonna e dedicò a Lei la prima Cappella che riuscì a costruire. Nella sua poverissima cella, insieme al Crocifisso, aveva sol­tanto un'immagine dell'Immacolata dinanzi alla quale spesso era sorpreso in preghiera estatica.

Questi sono soltanto pochi esempi di venerazione alla Madonna da parte di alcuni Santi... Ma potremmo portare tanti altri esempi quanti sono i Santi. Perché è impossibile che il Santo non senta il bisogno di vene­rare la Madonna. È bisogno filiale così amabile e dolce!

 

venerarla in tutti i modi

Gli atti di venerazione alla Madonna vanno da quel­li più grandi e solenni a quelli più semplici e comuni. Edificare per l'Immacolata due piccole «Città» inte­ramente consacrate a Lei, come fece san Massimiliano M. Kolbe in Polonia e in Giappone, non è certo cosa da tutti. Costruire splendide chiese in onore della Beata Vergine, come fecero, ad esempio, san Giovan­ni Bosco a Torino, e il Beato Bartolo Longo a Pompei, sono opere di venerazione imponente che solo pochi possono compiere.

Ugualmente, dedicare alla Beata Vergine un mona­stero di vergini consacrate, e coltivarlo come «colom­baio della Vergine», tenendo la Madonna quale Priora della comunità, come fece santa Teresa di Gesù, non è venerazione ordinaria, ma straordinaria, e non è possibile a chiunque.

Si deve dire lo stesso della fondazione di Ordini, Congregazioni e associazioni mariane; della compo­sizione di opere mariane (libri, pitture, sculture, mu­siche...), e anche della dedicazione di cappelle e altari alla Beata Vergine. Ci sono stati Santi e devoti che hanno fatto tutto ciò, specialmente la dedicazione di cappelle e altari (così fecero, ad esempio, san Bona­ventura, san Gaetano, sant'Alfonso... fino al beato Orione, al beato Alberione, a san Pio da Pietrelcina). Anche la serafina dell'Eucaristia, santa Giuliana Fal­conieri, non solo fece, ma lasciò come obbligo alle sue suore, che «in ciascuna chiesa dell'Ordine nostro ci sia una cappella o un altare in onore della Nostra Signora».

Ma se non tutti possono offrire alla Madonna questi grandi atti e opere di venerazione, tutti però possono compiere quegli atti ordinari di venerazio­ne che sono alla portata anche dei piccoli, come la preghiera quotidiana alla Madonna, il culto delle immagini di Maria, la visita ai santuari, alle cappelle, agli altari della Beata Vergine, il saluto alle edicole mariane che si incontrano lungo la strada, la recita di pie giaculatorie alla celeste Mamma, la gentile pre­mura di ornare con fiori le immagini di Maria Santis­sima, il culto di un piccolo altarino o di un quadro della Madonna nella nostra casa, di un Rosario por­tato in tasca, di una medaglina al collo, di un'imma­ginetta della Madonna nel portafogli, nel libro di stu­dio, sul tavolo di lavoro... Chi non potrebbe fare que­ste cose?

 

piccoli esempi per noi

Anzitutto deve starci a cuore venerare la Madonna con la recita devota e frequente dell'Ave Maria. San Tommaso d'Aquino ebbe talmente vivo il culto dell'Ave Maria che un anno predicò l'intero quaresi­male sull'Ave Maria. Lo stesso fece san Lorenzo da Brindisi.

Non ci può essere preghiera più bella di venera­zione per la celeste Mamma. Santa Lucia Filippini di­ceva che la Madonna gradisce 1'Ave Maria perché con essa fu salutata Madre di Dio dall'angelo Gabriele e da sant'Elisabetta. E noi ricordiamo quelle due in­cantevoli bimbe che furono santa Caterina da Siena e santa Teresina di Gesù Bambino, insieme a quei due meravigliosi ragazzi che furono san Luigi Gonzaga e san Gerardo Maiella, i quali recitavano 1'Ave Maria anche salendo le scale, magari inginocchiandosi ad ogni scalino. Sant'Alfonso, san Leonardo da Porto Maurizio, san Vincenzo Pallotti, san Gabriele del­l'Addolorata, il santo Curato d'Ars, e molti altri San­ti, recitavano un'Ave Maria ogni volta che l'orologio suonava le ore. E quanti Santi non recitavano 1'Ave Maria prima di ogni azione, prima dei pasti, prima del riposo o della ricreazione?

L'Ave Maria potrebbe fiorire sul nostro labbro con grande facilità, potrebbe accompagnarci ovunque co­me un costante sguardo dell'anima,a Maria e di Ma­ria all'anima. San Bernardino ci assicura: «Sappi che come tu saluti la Beata Vergine con le parole "Ave Ma­ria", subito Ella saluta te».

Sul culto domestico verso la Madonna, ricordiamo l'esempio della famiglia di san Massimiliano M. Kol­be. Nonostante la ristrettezza dello spazio in casa, non poteva mancare un cantuccio in cui tenere l'alta­rino con l'immagine di Maria Santissima che vedeva ogni giorno riunita tutta la famiglia per le preghiere in comune. In quel cantuccio il piccolo san Massimi­liano trascorreva lungo tempo in orazione, e l'amore alla Madonna metteva radici in profondità nel suo cuore, per dare un giorno i suoi frutti meravigliosi.

Se in tutte le case cristiane si tornasse a questa san­ta tradizione del piccolo altarino a Maria per le ora­zioni, le famiglie rifiorirebbero sotto lo sguardo e il sorriso di Maria!

Sulla venerazione alle edicole della Beata Vergine, ricordiamo l'esempio del giovane san Bernardino da Siena, che si recava ogni sera al suo appuntamento con la Regina del cuore, dinanzi a un'immagine di Maria Santissima posta fuori le mura della città. La buona zia che non sapeva spiegarsi con chi mai il santo giovane potesse avere incontri fuori città, rima­se commossa allorché, seguitolo di nascosto, lo vide prostrato in amorosa venerazione dinanzi all'imma­gine della Santa Vergine.

Ugualmente, doveva essere edificante, per le stra­de di Pietrelcina, vedere quel ragazzo che nell'anda­re e nel tornare da scuola, con i libri sotto il braccio, ordinato e raccolto, si fermava ogni volta a pregare sulla strada davanti a un'edicola della celeste Mam­ma. Quel ragazzo sarà un giorno san Pio da Pietrelci­na, grande innamorato della «Bella Vergine». E anche a Foggia, da giovane sacerdote, padre Pio si recava ogni giorno a fare visita alla Madonna dei sette veli, la prodigiosa immagine che una volta rapì in estasi sant'Alfonso mentre predicava.

Lo stesso faceva san Leopoldo da Castelnuovo, che ogni giorno, a Padova, aveva per meta del suo breve passeggio l'immagine di Maria nella chiesa parrocchiale di Santa Croce. E san Pio X santificava il suo passeggio pomeridiano con la visita devota al­l'Immacolata nella grotta di Lourdes costruita nei giardini vaticani. Non sciupiamo questi esempi!

 

i fiori a Maria

Offrire i fiori a Maria è stato sempre uno dei più gentili atti di venerazione, che stava molto a cuore ai Santi.

San Crispino, già da ragazzo, lavorando in bottega, ogni sabato riceveva in regalo una moneta d'argento, e ogni volta correva subito a comprare un bel fascio di fiori freschi. Il fioraio s'incuriosì, e volle sapere a che cosa mai servissero quei fiori ogni sabato. Una volta seguì di nascosto il santo ragazzo, e scoprì che andava subito in chiesa con il fascio di fiori, si recava alla cappella della Beata Vergine e ne ornava l'altare con il volto trasfigurato d'amore.

Anche san Gabriele dell'Addolorata aveva molto a cuore portare i fiori a Maria. Non c'era giorno, per quanto rigido, che non trovasse un fiore per Maria. Li coltivava lui stesso in un'aiuola, e più volte, men­tre accudiva alle piante, fu udito bisbigliare quasi so­praffatto dall'amore: «Maria mia... Maria mia...».

Con san Crispino e con san Gabriele dell'Addolo­rata dovremmo ricordare santa Teresina, che già a cinque anni di età amava ornare di fiori l'altarino della Madonna in casa sua; dovremmo ricordare san Pasquale Baylon, santa Bernardetta, san Domenico Savio, santa Maria Coretti... e tanti altri Santi. Anche san Leopoldo da Castelnuovo, come ci teneva a met­tere ogni giorno fiori freschi dinanzi alla Madonnina che aveva nella celletta delle confessioni!...

Ecco un altro esempio delizioso. La piccola santa Giovanna d'Arco, angelica contadinella, ogni giorno raccoglieva un mazzetto di fiori freschi da mettere dinanzi all'immagine della Madonna. Anche nel pe­riodo invernale, ella cercava in tutti i cespugli dei campi per trovare qualche fiorellino. Ma capitava anche di non trovare proprio nulla, perché il gelo fa-

ceva morire tutto. Che fare allora? La piccola non si disarmava, ma con sublime candore toglieva alle sue pecorelle alcuni boccoli di lana bianca, li riuniva a mazzetto, e offriva quelli alla sua Madonnina. Quan­do si ama!

 

almeno un segno di venerazione

Insistiamo sul bisogno di venerare la Madonna, al­meno con un piccolo segno di venerazione. Insistia­mo con ragione, perché la misericordia di Maria è ta­le che anche una sola particella di venerazione può bastare a farle salvare un'anima dall'inferno. Ricor­diamo alcuni esempi.

Al santo Curato d'Ars si presentò un giorno una signora in preda alla disperazione perché il marito, incredulo, si era suicidato precipitandosi dalla fine­stra. Appena il santo Curato vide quella signora, le si avvicinò e senza essere interrogato le disse: «Signora, suo marito è salvo, è salvo... Prima del colpo mortale la Madonna gli diede il tempo di fare un atto di contrizione... Ricorda che durante il mese di maggio egli ornava con fio­ri l'immagine di Maria, e accettò di pregarla pur essendo lontano dalla fede?... Per quella venerazione verso la San­ta Vergine ottenne la salvezza, ed ora è in Purgatorio, bi­sognoso di suffragi».

Un piccolo proposito di venerazione della Madon­na può ottenere la salvezza eterna. Ci pensiamo?

A san Giuseppe Cafasso, Santo dei condannati alla forca, capitò un condannato il quale rifiutava irremovibilmente i Sacramenti. E non ci fu proprio nulla da fare. Le guardie vennero a prendere il condannato per portarlo alla forca. Lungo la strada da percorrere c'era un'edicola della Madonna. Passandoci davanti, il condannato guardò l'immagine e fece un bell'in­chino alla Vergine, secondo la pia abitudine che ave­va. Appena san Giuseppe Cafasso vide il condannato fare quell'atto di venerazione alla Madonna, esclamò convinto e commosso: «È salvo, è salvo. La Madonna lo salverà!». Difatti, avvicinatosi a lui, riuscì a confessar­lo immediatamente prima del supplizio.

Lo stesso capitò a un giovane di Napoli, che aveva la stessa pia abitudine di salutare con le parole «Ave Maria» ogni immagine della Beata Vergine. Sebbene schiavo dei suoi vizi, prima della morte la Madonna gli ottenne di incontrare san Francesco De Gironimo, che lo riconciliò con Dio.

Aveva ragione san Giovanni Berchmans di dire: «Per meritare la protezione di Maria, basta la più piccola cosa, purché si faccia con costanza».

 

scegliamo anche noi

Scegliamo anche noi qualche atto o alcuni atti parti­colari di venerazione alla Madonna. Scegliamo ciò che possiamo fare e sforziamoci di essere fedeli. La gene­rosità e la fedeltà devono andare insieme. Sarebbe brutto proporsi di fare tanto e poi non essere fedele che in poco o in niente. Proponiamoci, invece, tanto quanto possiamo fare con generosità.

Se ci piace, è conveniente scegliere fra gli atti di venerazione a Maria, che facevano i Santi: e ne abbia­mo da scegliere! Oltre gli esempi già riportati, ne vo­gliamo riferire qui alcuni altri, e altri ancora ne ripor­teremo via via nelle pagine seguenti.

La beata Anna Maria Taigi, madre di sette figli, stabilì che in famiglia il saluto mattutino al primo in­contrarsi fosse: «Siano lodati Gesù e Maria».

San Vincenzo Pallotti salutava la Madonna ogni volta che entrava o usciva di stanza. Sant'Alfonso de' Liguori non poteva uscire di casa né rientrare a casa senza fermarsi a salutare la Madonna.

Santa Margherita Alacoque ogni giorno faceva set­te genuflessioni e recitava sette Ave Maria per i dolori della Madonna. San Gabriele dell'Addolorata le reci­tava con le braccia aperte in croce.

San Giovanni Battista De Rossi portava sempre in petto un'immagine di Maria. E il santo Curato d'Ars, già da ragazzo, si addormentava con una statuina della Madonna stretta al petto.

Il beato Contardo Ferrini era fedelissimo nel fare ogni giorno una visita all'altare di Maria Santissima. Santa Caterina Labouré si affacciava molte volte al giorno in cappella per salutare Gesù e la Madonna. Il beato Edoardo Poppe su ogni lettera che scrive­va metteva l'intestazione «Ave Maria!». San Tomma­so d'Aquino iniziava l'uso di una penna scrivendo il nome «Maria!». San Pietro M. Chanel scriveva il no­me di Maria sui libri e sui quaderni, e riuscì a con­vincere anche i suoi compagni di scuola a fare lo stesso.

San Giuseppe Moscati, grande clinico napoletano, portava sempre il Santo Rosario nel panciotto; prima di dare una risposta o fare un'azione importante, portava la mano alla corona, o la baciava. Inoltre, era fedelissimo nel fare la visita quotidiana alla Madon­nina del Buon Consiglio in una cappella presso casa sua.

San Paolo della Croce al solo udire il nome di Ma­ria si scopriva il capo per venerazione.

 

chiudere la giornata con Lei

Era ed è costume santo nelle famiglie cristiane che i figli la sera, prima del riposo notturno, vanno a ba­ciare la mamma, così come la mamma passa a dare l'ultimo bacio ai suoi figli a chiusura della giornata.

Nella vita di molti Santi leggiamo che anch'essi, a sera, a chiusura della giornata, prima di addormen­tarsi, amavano esprimere il loro affetto alla Mamma divina con un gesto particolare.

San Massimiliano M. Kolbe, ad esempio, ogni sera deponeva l'orologio e gli occhiali ai piedi di una sta­tuetta dell'Immacolata: affidava a Lei tutto il suo tempo e il suo spazio.

Santa Bernardetta raccomandava: «Alla sera quando andate a dormire, prendete la corona, addormentatevi reci­tandola: farete come quei bambini che si addormentano chiamando: mamma! mamma!».

Santa Gemma Galgani ogni sera non si addor­mentava mai senza aver chiesto la benedizione alla Madonna. Anche la beata Angela da Foligno e san Stanislao Kostka, mattino e sera davano un affettuo­sissimo bacio alla Madonna e le chiedevano la bene­dizione. Una volta la beata Angela da Foligno, chie­sta la benedizione, senti rispondersi dalla Madonna: «Sii tu benedetta da Me e dal mio Figliuolo».

Si potrebbero riferire ancora tanti altri gesti parti­colari di venerazione praticati dai Santi. Ma l'essen­ziale è che anche noi ci impegniamo a non far man­care mai, in ogni giorno della nostra vita, qualche at­to personale di venerazione verso la celeste Mamma e Regina.

 

AMARE LA MADONNA

Alcuni figli spirituali chiesero a san Pio da Pietrel­cina pochi giorni prima della sua morte:

- «Padre, diteci qualcosa». II Padre rispose: «Amate la Madonna e fatela amare. Recitate sempre il Rosario». Questo pensiero fu come il testamento spirituale del Santo. Un testamento mariano degno di chi era vissuto d'amore ardente alla «Bella Vergine».

Questa risposta di padre Pio ci richiama alla men­te l'altro episodio della vita di san Pietro M. Chanel, il quale, da ragazzo, feritosi alla mano, per una im­provvisa ispirazione d'amore prese subito una pen­na, l'intinse nel suo sangue, e scrisse: «Amare Maria e farla amare».

L'amore dei Santi alla Madonna! Chi può mai esprimerlo? Come misurarlo?

 

il cuore della devozione

Diciamo subito, e prima di tutto, che l'amore è senz'altro il cuore della devozione alla Madonna. Se è vero che non ci può essere vera devozione senza venerazione, tanto più non ci può essere vera devo­zione senza amore. Sarebbe inconcepibile. La paro­la stessa «devozione» significa «donarsi»; e il «donarsi» non può essere che un atto d'amore.

Del resto, il rapporto più naturale che c'è fra ma­dre e figlio è il rapporto d'amore, da cui derivano tutti gli altri sentimenti (delicatezza, premura, sacri­ficio, riconoscenza...).

Come potremmo dirci figli di Maria se non nutris­simo l'amore filiale verso di Lei? Perciò, far battere il nostro cuore all'unisono con quello della celeste Mamma dovrebbe essere il più grande e gioioso im­pegno della nostra devozione mariana. «Figlio, dam­mi il tuo cuore» (Pro 23,26), ci dice la dolcissima Mam­ma. E san Giuseppe da Copertino diceva con argu­zia: «La mamma mia è capricciosa: se le porto fiori, mi di­ce che non li vuole. Io le domando allora: mamma, che vuoi tu, dunque? Ed Ella: il cuore, solo il cuore mi piace».

Insieme agli atti di venerazione, quindi, insieme agli sforzi dell'imitazione, dobbiamo donare alla Ma­donna il nostro cuore, che è come il carro di fuoco su cui devono viaggiare la venerazione e l'imitazione.

Riflettiamo che se «Dio ci ha amati per primo» (1 Gv 4,10), anche la Madonna ci ha amati per prima quan­do ci donò, con il suo «Fiat», la sua Maternità con tutti i suoi dolori e con tutti i tesori della grazia a Lei affidati quale Mediatrice e Dispensatrice.

Di più, Ella non manca di donarsi tutta a noi, an­che visibilmente rinnovando di tempo in tempo la sua immensa misericordia e le sue premure materne verso di noi figli ingrati e bisognosi. La Salette, Lour­des, Fatima, Siracusa... sono luoghi in cui l'amore della Madonna si è fatto sensibile per toccarci il cuo­re con rinnovata forza.

Ma noi come abbiamo risposto e come rispondia­mo a tanto amore? E vero che tutti ci teniamo a dirci devoti della Madonna, ma quale è il contenuto d'a­more della nostra devozione mariana?

 

amore e conoscenza

L'amore esige anzitutto la conoscenza della perso­na amata. Per questo dobbiamo istruirci sulla Ma­donna, se non vogliamo portarle solo un amore sen­timentale e cieco.

Più si conosce la Madonna, più cresce l'amore per Lei; più vogliamo amare la Madonna, più dobbiamo sentire il bisogno di penetrare nel suo mistero, di co­noscerne le meraviglie, di scoprirne gli incanti para­disiaci.

Questa è stata sempre la preoccupazione del Magi­stero della Chiesa: far conoscere la Madonna, perché l'amore dei suoi devoti fosse un amore illuminato. E la grande Esortazione Apostolica di san Paolo VI, «Per il culto della Beata Vergine», è venuta anch'essa ad aiutarci per rendere sempre più luminosa la cono­scenza della Madonna nel culto liturgico e nella pietà dei fedeli.

La conoscenza della Madonna si acquista soprat­tutto «con le ginocchia», diceva san Massimiliano M. Kolbe, ossia con l'umile preghiera. E i Santi hanno pregato senza stancarsi per ottenere questo dono di sapienza dallo Spirito Santo.

Ma ci sono stati Santi Dottori, che hanno studiato e scritto per istruire i fedeli, lasciandoci opere immortali sulla Madonna. Ricordiamo san Giovanni Damasce­no, san Bernardo, san Bonaventura, san Bernardino da Siena, sant'Antonino, san Tommaso da Villanova, san Lorenzo da Brindisi, sant'Antonio M. Claret, ecc. Soprattutto le due opere mariane di san Luigi Gri­gnion di Montfort («Trattato della vera devozione a Ma­ria») e di sant'Alfonso de' Liguori («Le glorie di Maria»), hanno formato generazioni di anime a una devozione mariana illuminata e forte. E tutti i Santi sono andati a scuola dai grandi Maestri della Chiesa per rendere luminoso e ardente il loro amore alla Madonna.

Santa Gemma Galgani leggeva tutti i libri che pote­va avere sulla Madonna, e li passava ad altri invo­gliandoli a leggerli anch'essi; frequentava anche i mesi mariani e le novene in onore della Beata Vergine, ascoltando attentamente le prediche e le istruzioni mariane.

San Domenico Savio si industriava a leggere molte cose, notizie ed episodi mariani per poi raccontarli ai compagni.

E noi che facciamo?... Ci costerebbe proprio tanto un quarto d'ora di lettura e di meditazione sulla Ma­donna? Si tratterebbe di stare un quarto d'ora con la nostra divina Mamma. Dobbiamo farci pregare per questo?... Purtroppo!

Ecco invece cosa scriveva un vero innamorato della Madonna, san Gabriele dell'Addolorata: «Non baratterei un quarto d'ora innanzi alla nostra Consola­trice, Protettrice e Speranza Maria Santissima con un anno o quanto volete voi innanzi a spettacoli e diverti­menti del secolo».

 

amore e unione

Esigenza ancora più forte dell'amore è l'incontro, la vicinanza, l'unione con la persona amata. L'amore uni­sce per natura sua. Dio è uno perché è amore. Mamma e figlio, sposo e sposa, fratelli, amici..., finché si amano si sentono uniti. L'amore è la loro unione. Se si raffred­da l'amore, si allenta l'unione. Tutto è in proporzione. Quanto amore, tanta unione. Non ci può essere vero amore, senza vera unione.

Gesù ci ama tutti senza misura; per questo vuol farsi «uno» con noi e vuol farci «uno» con Lui. «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui» (Gv 6,57). L'uno nell'altro. E la fusione d'a­more.

Amare la Madonna, quindi, sforzandosi di vivere sempre unito a Lei, dovrebbe essere un bisogno spon­taneo del vero devoto, così come è un bisogno sponta­neo del bambino stare vicino alla mamma, soffrire per la sua lontananza, non fare nulla senza di lei.

Fu proprio così per i Santi.

Santa Teresina diceva di voler «passare il giorno della vita nascosta con Gesù sotto il velo di Maria». E realmen­te dovette vivere assorta nella Madonna, fin da picco­la, se quella volta che fu condotta a visitare Parigi, l'unica cosa che ricordava della meravigliosa città era il tempio di «Nostra Signora delle vittorie». San Luigi Grignion di Montfort, nel suo straripante amore alla Madonna, disse di sè che era stato «predestinato ad abitare in Maria», e arrivò a un tale grado di unione con Maria da godere di continuo della sua presenza. Alla fine della vita chiese che il suo cuore venisse seppellito sotto l'altare di Maria, per esprimere la sua inseparabilità dalla celeste Regina.

Santa Gemma Galgani, rimasta orfana della mam­ma a sette anni di età, si affidò alla Madonna: «Da qui in avanti la mia mamma sarà la Madonna». E il rapporto d'amore materno e filiale fra Mamma e figlia fu di una soavità straordinaria. La Madonna sensibilmen­te accarezzava, baciava, teneva fra le sue braccia, stringeva al suo Cuore questa cara figlia, vittima di sangue per la salvezza delle anime.

Sant'Antonio Maria Claret viveva abitualmente così assorto nella Madonna che una volta, all'intesta­zione di una lettera, invece di scrivere «Madrid...», scrisse «Maria 24-3-1866»!

San Massimiliano Maria Kolbe ci ha lasciato in se stesso un altro impareggiabile modello di unione d'amore alla Vergine Immacolata, alla sua cara «Mammina». L'unione divenne così fervida che egli non poteva più non pensare alla sua grande Regina. L'Immacolata era diventata la sua «Idea fissa», ed egli visse, soffrì e morì per questa «volontaria e amabilissi­ma idea fissa: l'Immacolata».

San Pio da Pietrelcina è diventato celebre per la quantità enorme di Rosari che recitava di giorno e di notte (circa 100 corone), stando sempre unito alla dolce Mamma. Ma fin da piccolo, a 5 anni di età, egli godeva già della presenza visibile della Madonna, e ' con una naturalezza tale, da credere, per molto tem­po, che ciò fosse comune a tutti. Se ne accorse il suo Direttore spirituale, a cui una volta padre Pio chiese: «E lei non la vede la Madonna?». Alla risposta negati­va, padre Pio soggiunse: «Lei lo dice per umiltà!». E in­vece l'umiltà non c'entrava. Solo padre Pio godeva di quella presenza di Maria, segno della sua profon­da unione con Lei.

Ma di tutti i Santi si potrebbe descrivere l'atmosfera costante di amore che alimentava la loro unione con la Madonna, anche se per alcuni in particolare la presen­za di Maria fu dono di grazia fuori del comune, come per san Giovanni Damasceno, santa Matilde, santa Brigida, san Giovanni Eudes, santa Margherita Alaco­que, san Carlo da Sezze, santa Veronica Giuliani, san­t'Alfonso de' Liguori, il santo Curato d'Ars... A noi però interessa ancor più conoscere i concreti atti di amore con cui i Santi vivevano sempre uniti alla cele­ste Mamma. In questo tutti i Santi sono stati maestri impareggiabili, veramente simili a Gesù, il quale co­minciò prima a fare e poi a insegnare (At 1,1).

 

amore e atti di amore

La sorgente più feconda degli atti di amore con cui i Santi si univano alla Madonna era la preghiera mariana.

Le preghiere più belle, le orazioni, le devozioni, le corone, le pie giaculatorie verso la Beata Vergine infioravano quotidianamente le loro anime e le loro giornate, dal primo svegliarsi del mattino fino all'ul­tima benedizione per il riposo notturno.

Specialmente il Piccolo Ufficio della Beata Vergine, così caro a tanti Santi, e ancor più il Santo Rosario, hanno riempito di preghiera mariana la vita dei veri devoti di Maria, tenendoli in costante unione con la Madonna. Proprio questo è la preghiera mariana: è incontro, è colloquio, è unione con Maria.

Ma con la preghiera, i veri devoti debbono avere premura, anzitutto, di evitare ciò che dispiace alla dolce Mamma, il peccato, grande o piccolo che sia. Sarebbe semplicemente assurdo voler amare o crede­re di amare una persona offendendola!

Inoltre, il vero devoto di Maria deve far entrare la Madonna in tutte le sue cose, far dipendere da Lei ogni scelta da fare, affidarsi a Lei per ogni compito anche minimo da svolgere. Quando san Luigi doveva andare a preparare il refettorio, diceva con fede e can­dore: «Andiamo a stendere le tovaglie alla tavola di Gesù e di Maria». Il Santo faceva entrare la Madonna anche in un servizio così semplice. Ma è certo che tutto interes­sa a una Mamma di tanto cuore; nulla è indifferente al suo amore materno che non conosce riserve e vuole trasfigurare tutti i nostri atti.

Per questo i Santi iniziavano dal primo mattino a offrire la loro giornata alla Madonna. Il santo Curato d'Ars diceva, deliziosamente, che ogni mattina noi dovremmo fare come il bambino il quale, appena si sveglia, dal suo lettino volge subito gli occhi attorno in cerca della mamma!

Lungo il giorno, poi, i Santi non potevano fare a meno di invocare la Madonna con frequenza. È esi­genza dell'amore. Leggiamo, ad esempio, questi pro­positi del beato Contardo Ferrini: «Ogni giorno dopo la visita a Gesù, la visita a Maria di cui spesso mi ricorderò nel giorno... Amerò la santa purità raccomandandomi spes­so a Maria... Prima di ogni conversazione mi raccomanderò con un'Ave Maria, così prima dei pasti. Ogni giorno dirò il Rosario, a mezzodì l'Angelus, ogni ora, potendo, l'Ave Ma­ria e la Comunione Spirituale». Che meraviglia! E non dimentichiamo che il beato Contardo era un laico, un professore di università. Chi non potrebbe imitarlo? Ma allora, perché non impegnarci anche noi?

Se ci fosse l'amore...

 

amore e azioni importanti

Specialmente per le azioni più importanti, i veri devoti non possono fare a meno dell'unione con la Madonna per agire in Lei e con Lei.

Per la Santa Messa, ad esempio, san Pio da Pietrel­cina raccomandava di parteciparvi associandosi alla Beata Vergine ai piedi della Croce; ed egli cercava di celebrare più che poteva la Messa dell'Immacolata Concezione, tanto che una volta mandò a chiedere il calendario liturgico solo per conoscere in quali giorni non avrebbe potuto celebrare la Messa votiva del­l'Immacolata. Lo stesso facevano san Lorenzo da Brindisi e il beato Stefano Bellesini. Un Santo che si trasfigurava straordinariamente in Maria quando celebrava la Santa Messa era san Gaetano, del quale si diceva: sembra la Madonna in persona che celebra! Santa Luisa di Marillac agli inizi della nuova Con­gregazione, riunite le poche ragazze di campagna nel­la sua casa, subito additò loro la statua della Madonna a cui affidarsi. Lo stesso fece sant'Angela Merici.

Sant'Alfonso de' Liguori lasciò il mondo per darsi a Dio, andando anzitutto ai piedi della Madonna a deporre la spada e a consacrarsi interamente a Lei.

Santa Francesca Saverio Cabrini attraversò 19 vol­te l'oceano, costeggiò due volte le sponde del Pacifi­co, tre volte quelle dell'Atlantico, tra l'infuriare di spaventose tempeste. Ogni volta iniziava e termina­va i viaggi con la corona del Rosario in mano.

San Pio X, eletto papa, affidò il suo Pontificato alla Madonna dedicandole la prima Lettera Enciclica. Santa Bartolomea Capitanio scrisse i suoi propositi di santificazione; poi affidò il foglio alla Madonna, pregando: «Cara Mamma, a voi consegno questa carta, siate voi quella che me la fa eseguire».

 

una «Città» per Lei

C'è stato chi ha progettato un Santurio o una Basili­ca in onore di Maria: così san Giovanni Bosco a Torino (il Tempio dell'Ausiliatrice) e il beato Giacomo Alberio­ne a Roma (il Tempio della Regina Apostolorum). C'è stato anche chi ha progettato addirittura una intera Città di Maria: san Massimiliano M. Kolbe, infatti, progettò la grande «Città dell'Immacolata» in Polonia, andando a collocare una statua dell'Immacolata in un campo che non era suo. Al proprietario, però, non convenne cedere quel terreno, e chiese al Santo di to­gliere la statua; ma il Santo con semplicità gli rispose che la statua doveva rimanere li «almeno per dimo­strare che una volta tanto la Madonna era fallita nelle sue promesse». Il padrone restò colpito da quella ri­sposta: ci rifletté, e regalò tutto il campo al Santo.

Santa Teresina si offri «vittima dell'amore misericor­dioso» per le mani di Maria; e prima di scrivere la «Storia di un'anima» si inginocchiò dinanzi a Lei, sup­plicando di tenerle la mano «perché neppure una sola riga da me scritta non le torni accetta».

Anche santa Caterina da Siena volle iniziare il suo celebre «Dialogo» nel «dì di Maria», il sabato.

Il servo di Dio Vico Necchi, il giorno stesso del matrimonio, invece del viaggio di nozze, fece un pel­legrinaggio a Lourdes per affidare alla Madonna la nuova famiglia. C'è solo da guadagnare quando si affida ogni cosa alla dolcissima Mamma.

 

amore e verginità

Un particolare delicato. Di solito le vergini hanno amato collocare l'evento gioioso della loro consacra­zione al celeste Sposo in un giorno caro a Maria. C'è tale identità fra la verginità e Maria Santissima! Non è forse la Madonna la vera Vergine, la tutta Vergine, la sempre Vergine per eccellenza? Innocentissima e bellissima, profumatissima e immacolata, la verginità

spirituale e corporale della Madonna è come un sole di abbagliante candore. Tutte le vergini hanno in loro un raggio di quell'abbagliante candore che tende a trasfigurarle nella stessa immagine verginale della Beatissima Vergine. Ed è per questo che esse amano, quasi d'istinto, donarsi a Gesù con Maria e per Maria, preferendo giorni a Lei particolarmente cari, per sen­tirsi ancora più unite a Lei.

Santa Teresa di Gesù, ogni anno, con le sue figliole, rinnovava i voti monastici nei giorni della Natività di Maria (8 settembre) e della Presentazione di Maria al Tempio (21 novembre).

Santa Margherita M. Alacoque volle entrare in convento di sabato, giorno dedicato a Maria.

Santa Teresina ha diverse ricorrenze mariane per la sua vita religiosa: entra al Carmelo nella festa dell'Annunziata; diviene Sposa di Gesù nella festa della Natività di Maria; riceve il Viatico nella festa della Madonna del Carmine.

Santa Gemma Galgani ebbe la felice sorte di emet­tere il suo voto di verginità l'otto dicembre, solennità dell'Immacolata Concezione, e di volare in Paradiso il Sabato santo del 1903. Venne beatificata e canonizza­ta sempre nel mese di maggio.

Santa Bertilla Boscardin fece la vestizione religiosa nella festa della Purità di Maria, e la Professione reli­giosa nella solennità dell'Immacolata Concezione.

È una sfumatura d'amore questo incontro fra la consacrazione verginale e le feste della Beata Vergine. Ma la vera devozione alla Madonna rende l'amore sempre più delicato, fino alle sfumature più dolci. È la tenerezza verginale della Madonna, che si impri­me nei cuori puri delle vergini e ne soavizza cele­stialmente i palpiti perché siano tutti, come diceva santa Teresina, «altrettanti fiori d'amore».

 

amore e sacrifici

Non c'è prova più sicura del vero amore, che il sa­crificio di sè. Non c'è amore più grande e più puro di quello che spinge all'immolazione per chi si ama. Lo ha detto Gesù: «Nessuno ha amore più grande di colui che sacrifica la vita per i suoi amici» (Gv 15,13).

Per essere certi di amare, bisogna mettersi alla pro­va del sacrificio. Altrimenti ci si può illudere.

Ma c'è di più. Il vero amore arriva a non poter fare a meno del sacrificio: ne ha bisogno, lo vuole, lo cer­ca. «O patire o morire», gridava a Gesù santa Teresa d'Avila.

Anche l'amore alla Madonna va pesato sulla bilan­cia del sacrificio. Non si può dubitare della purezza d'amore di chi sa sacrificarsi per Lei.

Nei Santi, infatti, il sacrificio fa sempre la parte del leone. Sentivano il bisogno di nutrire il loro amore alla Madonna con il sacrificio. Di ognuno di loro si può dire quel che fu detto di santa Caterina Labouré: «vsse col desiderio continuo di soffrire per suo amore».

San Giuseppe Cafasso, ad esempio, si era costruito una singolare corona, da lui stesso chiamata «fardel­lo», composta di cinquanta piccole mortificazioni da offrire alla Madonna; ed egli amava prepararsi così alle feste mariane e fare il mese di maggio, arricchen­do il suo amore di quotidiani sacrifici volontari (o «fioretti»).

La beata Fortunata Viti si preparava alle feste della Madonna indossando un'ora al giorno il cilicio o fla­gellandosi per diversi minuti, e mortificava la gola mescolando cenere e minestra.

San Paolo della Croce istituì per sé la «quaresima dell'Assunta» con rigoroso digiuno, astinenza dalla frutta, Rosario intero ogni giorno. Capitò una volta che il Santo si ammalò durante una tale quaresima e perse ogni appetito. Il fratello infermiere, preoccupa­to, riuscì a procurargli una bella mela, e sperava di fargliela mangiare. Il Santo l'avrebbe gustata volen­tieri, ma non la volle toccare perché si era nella qua­resima della Madonna. Il fratello infermiere lo esortò con insistenza almeno ad assaggiarla, ma il Santo si scusò dicendo: «Siamo nella quaresima della Madonna, facciamone un'offerta a Lei».

In particolare, è stata una caratteristica comune dei Santi quella di prepararsi con fervore alle feste della Madonna e di dedicare il sabato a Maria santifican­dolo con il digiuno o con l'astinenza dalla carne (o dalla frutta o dai dolci...). Potremmo ricordare san Carlo Borromeo, san Francesco di Sales, san Lorenzo da Brindisi, santa Caterina da Siena, la beata Anna M. Taigi...; ma è meglio dire che il loro numero è quasi incalcolabile!

 

amore senza soste

A volte i Santi hanno compiuto alcuni atti straordi­nari di immolazione per la celeste Regina. Sono atti che ci colmano di ammirazione. Santa Veronica Giu­liani si incise sul petto, con un ferro rovente, il nome di Maria. Lo stesso voleva fare san Gabriele dell'Ad­dolorata, ma non gli fu concesso; neppure poté scrive­re con il suo sangue il «Credo Mariano» che portava sempre sul cuore. Il beato Teofano Venard, invece, scrisse con il suo sangue l'atto di consacrazione alla Madonna.

Tuttavia, non meno eroica di questi atti straordinari è la continuità dell'amore che si nutre di sacrifici pic­coli e sconosciuti. San Domenico Savio - come attesta san Giovanni Bosco - ogni giorno offriva qualche mor­tificazione alla Beata Vergine. San Gabriele dell'Addo­lorata scrisse lui stesso questo proposito: «Nessun gior­no mi passerà senza fiori di virtù da coronare il capo vergi­nale della mia Madre».

La serva di Dio Felicita Rossi baciava spesso a terra, senza farsi vedere. Qualcuno scoprì la cosa e le chiese il perché; ella rispose: «Che cosa disse la Madonna a Ber­nardetta? Bacia la terra per i peccatori». E lei lo faceva con generosità.

Santa Bernardetta, inferma, squassata dalla tosse, ge­meva: «Apritemi il petto!». Ma a chi voleva farle bere l'acqua miracolosa della Grotta di Lourdes, diceva: «Questa fonte non è per me. La Madonna vuole che io soffra».

E chi può dimenticare gli incantevoli esempi di sacrifici lasciatici dai tre pastorelli di Fatima? Patire volontariamente la sete, la fame, il caldo; cercare tor­menti, colpendosi alle gambe con le ortiche e strin­gendo una corda alla vita... Tutto questo era fatto per consolare il Cuore Immacolato di Maria e per ottene­re la conversione dei peccatori.

Un ultimo esempio, luminosissimo, è la vita di san Massimiliano M. Kolbe: una vita consumata giorno per giorno in sacrificio d'amore alla Madre divina, senza temere di essere considerato «pazzo», avventu­randosi in imprese d'amore per l'Immacolata, che gli costarono sangue a più riprese, con periodici ricoveri in sanatorio, vittima e ostia sull'altare del sacrificio. Una volta, dopo il disbrigo di un servizio a una mo­stra, a Roma, gli fu chiesto cosa l'avesse colpito della mostra, e il Santo rispose: «Nulla, nulla mi ha potuto in­teressare; non ho osservato nulla. Io cammino per l'Imma­colata». Il suo amore all'Immacolata era davvero senza soste, sempre «in cammino».

 

amore e compassione

Un'altra caratteristica essenziale dell'amore è la partecipazione ai dolori della persona amata. È sem­pre vero che si può forse restare indifferenti alle gioie della persona amata, ma è impossibile non condivi­dere le sue sofferenze.

E noi non dobbiamo mai dimenticare che Gesù ci diede la Madonna per madre non in un'occasione di festa, ma sul Calvario, proprio nell'ora in cui Ella era immersa in un mare di strazi, e ci stava realmente «partorendo nel dolore» (Gn 3,16). A ciascuno di noi Ge­sù, indicando l'Addolorata, ripete ancora come a san Giovanni Evangelista: «Ecco tua madre» (Gv 19,27).

Sant'Antonio Pucci fu grande innamorato e apo­stolo della Vergine Addolorata. Ne parlava con tene­rezza commovente, ne distribuiva l'immagine da mettere dovunque, anche sulle barche, sulle vele, sulle porte; invogliava a recitare la corona dei Sette Dolori, e spingeva a celebrare il mese di settembre in onore dell'Addolorata.

Altro grande devoto dell'Addolorata fu san Paolo della Croce. Spesso, solo pensando a Lei, si commuo­veva fino al pianto. Parlava dei suoi dolori, portando un bel paragone: «I dolori di Maria sono come il Medi­terraneo, che si getta nell'oceano sterminato della Passione di Gesù».

Un figlio di san Paolo della Croce, san Gabriele dell'Addolorata, fu così appassionato amante dei do­lori di Maria, da poter scrivere: «I dolori di Maria sono il mio Paradiso». Specialmente durante la settimana santa e per tutto il mese di settembre, egli trascorre­va lungo tempo in devota meditazione sui «dolori del­la cara Madre», e un confratello scrisse che «il solo ve­derlo assorto tutto il giorno, oppure rincantucciato in qualche posto del coro, compungeva fino in fondo al cuore». Infine, ricordiamo la serafica santa Gemma Galgani, vero fiore della Passione, concrocifissa con Gesù, figlia prediletta dell'Addolorata. Fin da picci­na ella ebbe in dono dalla mamma una statuetta del­l'Addolorata, e a Lei si consacrò come figlia, quando morì la mamma. La sua vita, poi, fu vita di vittima crocifissa con Gesù, inseparabile dalla Mamma. «Mamma, dove ti trovo? - esclamava in estasi - Sempre ai piedi della Croce di Gesù... La Mamma mia fu crocifissa con Gesù e mai si lamentava... Dopo questa riflessione ho fatto proposito di non più lamentarmi... E domani voglio una grazia dalla Madonna: mi deve dare una croce grossa grossa, ma ben grossa...». Così amano i Santi. E questi sono i veri devoti di Maria.

Noi, invece? Non è forse vero che con il nostro amore, anziché cercare di offrire sacrifici alla Madon­na, cerchiamo solo la liberazione da ogni disturbo e sofferenza della vita? È vero amore, questo?

La Madonna disse a santa Bernardetta: «Non ti farò felice su questa terra». L'amore alla Madonna non è fatto di felicità terrena, ma celeste. Sospiriamo a quella felicità celeste, condividendo le pene di questo esilio con la celeste Mamma che soffre per tutti i figli ancora in esilio.

 

«fatela amare»

Amare la Madonna e farla amare vanno insieme come il fuoco e il calore. Dal fuoco il calore si diffon­de naturalmente. Così, l'amore alla Madonna si tra­duce spontaneamente in apostolato mariano.

San Pio da Pietrelcina disse questa bella espressio­ne: «Amate la Madonna e fatela amare», e fu egli un mo­dello anche in questo. Non disse forse con ardente brama: «Vorrei avere una voce sì forte per invitare i pecca­tori di tutto il mondo ad amare la Madonna»?

Il suo amore alla Madonna era contagioso. Chi può numerare i figli spirituali che hanno imparato da lui a usare la corona del Rosario recitando ogni giorno anche decine di Rosari? E quante corone, me­dagline, immagini, statuette non distribuì egli stesso a chi lo avvicinava?

L'amore spinge anche a parlare della persona ama­ta. E noi sappiamo che i più grandi oratori e scrittori della Chiesa parlarono, scrissero, cantarono le lodi della Madonna con forza d'amore inesauribile. Ricor­diamo, ad esempio, sant'Efrem, san Giovanni Dama­sceno, san Bernardo, sant'Alfonso de' Liguori... Ma non ci fu Santo e non ci sarà mai un vero devoto di Maria, che non senta il bisogno di comunicare anche ad altri il suo amore alla Madonna. Con grandi mezzi o con mezzi spiccioli, il vero devoto si industria se­condo tutte le ispirazioni e le possibilità che ha.

C'è stato chi ha potuto fondare Congregazioni e Istituti religiosi in onore della Beata Vergine. Così fe­cero, ad esempio, san Francesco di Sales, sant'Anto­nio M. Claret, san Giovanni Bosco, il beato Gugliel­mo Chaminade, e molti altri.

C'è stato chi ha avuto una speciale missione ma­riana da compiere per tutti gli uomini: così, ad esem­pio, santa Caterina Labouré per la Medaglia miraco­losa, e Suor Maria Lucia di Fatima per la devozione al Cuore Immacolato di Maria.

 

un esemplare gigante

C'è stato san Massimiliano Maria Kolbe, ritenuto il più grande apostolo mariano del secolo ventesimo, che fondò due singolari «Città dell'Immacolata», quali centri propulsori di apostolato mariano a raggio mondiale. L'ansia di questo apostolo «folle dell'Imma­colata» arrivava alla brama di rendere ogni anima «preda dell'Immacolata», sognando una fascia di «Città dell'Immacolata» che avvolgesse l'intero globo e lo ri­coprisse di stampa mariana e di Medaglie miracolo­se, veicoli della devozione alla Madonna in ogni cuo­re.

San Massimiliano istituì anche la «Milizia dell'Im­macolata», movimento di vita mariana e di apostolato mariano per anime che vogliono consacrarsi all'Im­macolata come sua «proprietà» e vogliono essere apo­stolicamente attive sotto il dolce dominio dell'Imma­colata, servendosi di tutti - proprio di tutti - i mezzi leciti, antichi e moderni, presenti e futuri, piccolissi­mi o grandissimi (ad esempio, la Medaglia miracolo­sa, la stampa, il teatro, la musica, la cultura, la radio, la televisione, il cinema, i satelliti telestar...). «Tutto deve servire anzitutto per l'Immacolata», diceva san Massimiliano M. Kolbe.

Personalmente poi, per trasmettere alle anime l'a­more a Maria, san Massimiliano affrontò sacrifici inauditi, sottoponendosi a viaggi massacranti per im­prese che parevano folli, tanto da sentirsi dire che pretendeva «andare sulla luna con la zappa». Ma egli andava avanti indomito fra privazioni e sforzi. Anche se sveniva sui treni, se doveva celebrare la Santa Messa sorretto da due confratelli, se aveva emottisi a più riprese, se era malnutrito e persino malvisto da parecchi..., egli non si arrestava mai: l'amore all'Im­macolata non poteva dar soste alla sua azione febbri­le; e ci fu un tempo, in Giappone, che si creò su di lui il «mito dell'immortalità». Una volta, in viaggio, il 12 settembre 1932, festa del Santissimo Nome di Maria, egli ebbe l'ispirazione di scrivere una lettera alla Ma­donna per farle gli auguri onomastici, come fanno i figli con la mamma. Alla fine della lettera scritta con riboccante affetto, si firmò in questo modo: «Padre Massimiliano M. Kolbe, lontano dalla patria, tra l'amarico Saigon e il cinese Hongong, sopra i giganteschi flutti del mare gonfio, oppresso dal caldo soffocante, per te, o Maria!».

Infaticabile e audace, a chi gli diceva di moderar­si un po', egli rispondeva col sorriso: «Qui non ho tempo per riposarmi. Mi riposerò in Paradiso». È così che si ama.

 

all'opera in tutti i modi

I campi di azione per far amare la Madonna sono illimitati. C'è posto per tutti. C'è da fare ovunque e in tutti i modi.

Un ragazzo come san Domenico Savio è capace di fondare una piccola «Associazione dell'Immacolata» fra i suoi compagni di scuola. Un'umile suora come san­ta Caterina Labouré fonda le «Figlie di Maria», che avranno uno sviluppo rigoglioso in quasi tutto il mondo.

San Luigi Gonzaga, san Gabriele dell'Addolorata, santa Bernardetta, santa Gemma Galgani, approfitta­vano di ogni occasione per presentare la Madonna, invogliando ad amarla con la parola e con l'esempio. In particolare san Gabriele dell'Addolorata ci ha la­sciato esempi commoventi. Tra i confratelli egli era chiamato «promotore della devozione a Maria»; fuori convento, raccomandava a parenti e a conoscenti la devozione alla Madonna, la pratica dei mesi mariani di maggio e ottobre, la recita del Santo Rosario quoti­diano, la lettura di libri mariani, l'abitino del Carmi­ne e la corona dei Sette Dolori... Un anno prima della morte fece persino il voto di diffondere sempre e dappertutto la devozione alla Madonna.

Santa Teresina fin da piccina si fece apostola della Medaglia miracolosa; e da grande scriverà ella stes­sa: «Se io fossi stato sacerdote, come avrei parlato bene della Madonna...». Questo desiderio di santa Teresina ci fa ricordare l'amore fervido dei Santi sacerdoti nel donare la Madonna alle anime.

San Pietro Canisio, oltre a diffondere con gli scritti la conoscenza della Madonna, fu apostolo infaticabile per farla amare. Girava instancabilmente, e ovunque fondava Congregazioni mariane per laici, sia giovani che adulti, facendo coltivare con fervore la recita del Santo Rosario giornaliero. Anche da vecchio, quando compariva per le strade di Friburgo con il suo ba­stoncello, gli si affollavano attorno uomini e donne con i bambini per chiedergli la benedizione; il santo vecchio benediceva volentieri, ma si faceva sempre promettere di essere devoti della Madonna e di reci­tare ogni giorno il Santo Rosario.

Sant'Alfonso de' Liguori predicava immancabil­mente ogni sabato sulle glorie di Maria, ed era un meraviglioso trascinatore di anime ai piedi della «di­vina Maria».

Il santo Curato d'Ars non poteva mai celare l'amo­re intenso che metteva nell'istruire il popolo sulla Madonna; ci sono rimasti i suoi «catechismi mariani», e sono veramente deliziosi, ripieni di luce e caldi di affetto tenerissimo alla celeste Mamma.

San Giuseppe Cafasso diffondeva gratuitamente migliaia di immagini della Madonna; ai suoi peni­tenti parlava spesso della devozione mariana, e li spingeva a coltivarla; diffondeva più che poteva il li­bro di sant'Alfonso, «Le glorie di Maria», per dare ai fedeli una devozione alla Madonna, che fosse lumi­nosa e robusta anche per dottrina.

Adoperiamoci anche noi a far amare la Madonna con tutte le nostre forze, in tutti i modi e dapper­tutto.

Ricordiamoci che l'apostolato mariano garantisce il Paradiso agli apostoli e a chi li ascolta. Nella Litur­gia la Chiesa fa dire alla Madonna: «Chi mi fa cono­scere avrà la vita eterna» (Sir 24,31). Non è consolante questo? Inoltre, riflettiamo che dove noi riusciamo a far entrare l'amore alla Madonna, entra la salvezza per quell'anima. La Madonna, quando entra in un cuore vi porta sempre Gesù, il Salvatore. Ella è sem­pre la Madre di Gesù, ossia Colei che genera Gesù in tutti i cuori che la ricevono. Per questo san Massimi­liano M. Kolbe diceva che bisogna «far entrare l'Im­macolata in tutti i cuori affinché Ella possa, entrando in essi, prenderne possesso, portarvi il dolce Gesù e farlo cre­scere fino all'età perfetta».

 

IMITARE LA MADONNA

L'imitazione è figlia dell'amore, e consiste nella conformità dell'agire fra coloro che si amano. Chi ama imita. È nella natura dell'amore unire, rendere uno. E l'amore è pieno, è perfetto, quando ha unifica­to tutto, anche le azioni di coloro che si amano, non sopportando differenze che impediscano di essere uno. Per questo l'amore non può stare senza l'imita­zione, altrimenti mancherebbe l'unione delle volontà nel modo di agire.

L'imitazione, quindi, è il comportamento dell'a­more, ed esprime al vero la fecondità dell'amore. Se è figlia dell'amore, vuol dire che dove essa c'è, non manca l'amore; dove essa invece non c'è, manca l'a­more. E dove c'è il massimo dell'imitazione, c'è il massimo dell'amore.

San Pio X ci conferma con la sua parola: «Se qual­cuno vuole - e chi non dovrebbe volerlo - che la sua devo­zione verso la Vergine sia piena e perfetta sotto ogni aspet­to, è necessario... tendere con ogni sforzo all'imitazione dei suoi esempi».

 

l'imitazione di Maria è santità

In fondo, basta riflettere poco per capire che l'imi­

tazione di Maria Santissima differenzia nettamente e concretamente la devozione alla Madonna che ha il Santo, dalla devozione che ha chi non è santo.

Il Santo ama la Madonna imitando perfettamente le sue virtù, ed è santo per questa imitazione. Noi in­vece amiamo la Madonna imitando molto imperfet­tamente le sue virtù, o addirittura contentandoci solo di pii desideri; e perciò restiamo sempre mediocri, con una devozione a metà, che rischia di consistere solo in «uno sterile e passeggero sentimentalismo», e di ridursi a «una certa qual vana credulità», come ha detto il Concilio Vaticano II.

È inutile lamentarsi, allora, o criticare la devozione mariana, perché non produce frutti e ci lascia sempre tali e quali. Il papa Pio XII ci ammonisce: «Non di­menticate che la devozione alla Madonna, perché si possa dire vera e solida, e quindi apportatrice di frutti preziosi e di grazie copiose, dev'essere vivificata dall'imitazione della vita stessa di Colei che ci piace onorare». E il papa Paolo VI ha ribadito molte volte che la vera devozione ma­riana esige l'imitazione delle virtù di Maria Santissi­ma: «Di queste virtù della Madre si orneranno i figli, che con tenace proposito guardano i suoi esempi per riprodurli nella propria vita».

Questo è stato sempre l'insegnamento della Chie­sa, che punta al sodo e va al concreto: vuole opere, vuole virtù. La devozione alla Madonna deve porta­re ogni anima a diventare immagine di Maria, la più cara a Dio, perché la più simile a Gesù.

Orbene, se vogliamo verificare la vitalità della nostra devozione alla Madonna, basta che esaminia­mo la consistenza della nostra imitazione di Maria Santissima. Se troviamo in noi lo sforzo sincero e co­stante di imitare le virtù della Madonna, la nostra devozione mariana è vera «sotto ogni aspetto», come ci ha assicurato san Pio X, e come già sentenziava il grande sant'Agostino: «La vera devozione consiste nel­l'imitare le virtù di coloro che amiamo».

Puntiamo all'imitazione, quindi; così siamo certi di puntare al sodo. La devozione alla Madonna è co­me un'aiuola che dà fiori di incantevole bellezza: i fiori delle virtù mariane. Ebbene, in che stato è la no­stra aiuola? Che sia senza fiori?

Esaminiamoci con sincerità, senza finzioni né leg­gerezza. Confrontiamoci con i Santi; misuriamo la nostra pochezza con la loro ricchezza di amore; umi­liamoci, e impariamo da loro a imitare Colei che «ri­fulge come modello di virtù davanti a tutta la comunità degli eletti» (Lumen Gentium, 65).

 

«come farebbe la Madonna»

Un modo tanto semplice quanto essenziale per imitare tutte le virtù della Madonna è quello di chie­dersi in ogni cosa da fare: «Come farebbe la Madonna al posto mio?». Chiunque può farsi questa domanda, e i frutti non si farebbero attendere.

Santa Caterina Labouré, la prediletta di Maria, aveva questo proposito di vita: «Prenderò Maria per modello al principio delle mie azioni, e penserò come Ella avrebbe fatto il dovere che sto per compiere». Anche santa Teresina, nel suo trasporto verso la Beata Vergine, si

era tracciato un programma di vita tutto «ricalcato sulle orme di Maria»; si considerava la sua bambina, e sarà ella a scrivere che «ordinariamente i bambini asso­migliano alla loro mamma».

Sant'Antonio M. Claret, il grande apostolo del Ro­sario e del Cuore di Maria nel secolo scorso, si può di­re che visse sempre ad alta tensione l'unione profonda con Maria, in tutto e per tutto dipendente da Lei. Elet­to Vescovo di Cuba, egli scriveva questo proposito di vita: «La mia forma di governo sarà quella che la Madonna mi ispirerà... perché Maria Santissima è mia Madre, mia Maestra, mia Direttrice...».

Un altro grande servo di Dio, il padre Chautard, usava lo stesso metodo semplicissimo di chiedersi prima di ogni cosa: «Come farebbe la Madonna al posto mio?». E si era impegnato a vivere «sotto lo sguardo di Maria», cercando più che poteva «l'incrocio» del suo sguardo con quello di Maria, per sapere che cosa fare e come agire nel modo a Lei più gradito.

Ricordiamoci che non c'è prova di venerazione e di amore più genuina dell'imitazione. Il discepolo apprezza e ama il suo maestro nella misura in cui cerca di diventare come lui.

Per questo santa Teresa d'Avila ripeteva alle sue suore che il modo migliore di onorare la Madonna è quello di imitarne le virtù. San Stanislao Kostka, san Luigi Gonzaga, santa Veronica Giuliani, san Gabriele dell'Addolorata hanno glorificato la Madonna stu­diandone con amore le virtù per riprodurle nella loro vita di ogni giorno. Non si contentavano di ardenti desideri, di dolci sospiri e di pie lagrime (che a noi sembrano chissà cosa!), ma bramavano le virtù che scolpiscono l'anima in perfetta somiglianza di bellez­za con l'Immacolata.

Santa Lucia Filippini fu definita «copia fedele» di Maria, soprattutto nella carità, nell'umiltà, nella pu­rezza, nella pazienza. E «copie fedeli» della Madonna furono santa Caterina, santa Rosa, santa Bernardetta, santa Teresina, santa Gemma, con tutte le altre Sante nelle quali rifulse l'abbagliante bellezza della vergini­tà di Maria, della carità di Maria, della fede, della speranza, dell'umiltà, della fortezza, dell'immolazio­ne di Maria.

Nella città di Napoli visse il servo di Dio Don Pla­cido Baccher. Era un santo sacerdote, ed era talmente innamorato della Madonna, che il popolo lo definiva «il prete tutto Madonna». Bellissimo! Proprio così do­vrebbe essere di tutti i devoti della Madonna. Così è stato di tutti i Santi, perché più ci si santifica, più si diventa necessariamente somiglianti a Colei che «a Cristo più s'assomiglia» (Dante Alighieri).

 

in tutte le virtù

San Luigi Grignion di Montfort ha scritto che «la vera devozione alla Santa Vergine... porta un'anima ad evitare il peccato e ad imitare le virtù della Santissima Vergine, in particolare modo la sua profonda umiltà, la sua fede viva, la sua ubbidienza cieca, la sua orazione con­tinua, la sua mortificazione universale, la sua purezza di­vina, la sua ardente carità, la sua pazienza eroica, la sua angelica dolcezza e la sua sapienza divina». Quale incan­to di virtù in questa creatura tutta celestiale!

Anche il papa Paolo VI, nell'Esortazione «Per il culto della Beata Vergine» (n. 57), fa un elenco quasi identico delle virtù di Maria Santissima che racco­manda alla nostra imitazione.

La Madonna «è il modello per tutta la Chiesa», dice sant'Agostino, ed è il modello di tutte le virtù, non di alcune virtù soltanto, né di alcune virtù in più, di al­tre in meno.

Ella ci offre la perfezione di ogni virtù, ineguaglia­bile eppure amabile, sublime eppure imitabile. «In me ogni speranza di vita e di virtù» (Sir 24,25), ci dice la Madonna con le parole del profeta. Né ci spaventi l'eccelsa perfezione delle sue virtù. Anche Gesù, no­stro Dio, ci ha detto: «Imparate da me» (Mt 11,29), e ci ha imposto di sforzarci per diventare «perfetti come il Padre che sta nei cieli» (Mt 5,48).

Con Gesù, anche la Madonna può dirci: «Io vi ho lasciato l'esempio, affinché facciate voi pure quel che ho fatto io» (Gv 13,15). E il suo esempio è ancor più vici­no a noi, di più su nostra misura, reso amabile dai ful­gori della grazia, soavizzato in modo unico dalla tene­rezza della maternità. Per questo le sue virtù sono sublimi e soavi nello stesso tempo. Non spaventano.

Al contrario, attirano per la semplicità con cui Ella le praticò in una vita estremamente umile e ordinaria. Specchiamoci e modelliamoci su di Lei, quindi. Ella è il modello perfetto della persona umana santificata. Imitando Lei, siamo fatti partecipi della sua celestiale perfezione. E ciò dipende solo da noi. Avanti, dunque!

Mettiamo in pratica le belle esortazioni che il grande vescovo Bossuet faceva agli ascoltatori delle sue predi­che: «Erigete alla Regina del cielo una santa immagine. Sia­te voi stessi la sua immagine. Ciascuno è il pittore e lo scul­tore della sua vita. Formate la vostra su quella della Vergine Santa e siate copie fedeli di un così perfetto originale».

 

la sua fede viva

La fede della Madonna, ad esempio, brilla splendi­dissima nel cielo delle sue virtù. Dopo aver ascoltato e compreso l'annuncio dell'Angelo, Ella crede e dice il suo «Fiat» a cose umanamente inconcepibili: accet­tare l'Incarnazione del Verbo Figlio di Dio, diventare la Madre di Dio, concepire verginalmente e partorire verginalmente il Verbo di Dio fatto uomo nel suo se­no immacolato per opera dello Spirito Santo, diven­tare la Madre, la Corredentrice, la Mediatrice del ge­nere umano (Le 1,26-38).

La Madonna credette senza discutere a tutte queste realtà soprannaturali, come le gridò entusiasta sant'E­lisabetta: «Beata te, che hai creduto!» (Le 1,45). Credette ciecamente, e si trovò piena di Dio. Il Verbo le riempì il seno verginale, ed Ella poté adorare Dio racchiuso nel suo stesso grembo. Poi lo adorò fra le sue braccia nella grotta di Betlem; lo adorò per tutta la vita nasco­sta a Nazareth; lo adorò sulla croce; lo adorò sotto le apparenze del pane e del vino.

Quale abisso non dovette essere la sua fede? È inu­tile tentare di misurarla. Nessuna creatura, nessun Santo potrà mai dare pari esempio di fede sovruma­na, passata al vaglio di angosce tremende.

Ebbene, anche i veri devoti di Maria debbono vi­vere una vita di fede con invincibile fortezza, imitan­do la divina Madre, senza indietreggiare di fronte al­le prove e ai tormenti.

 

un esempio per noi

Ricordiamo uno degli esempi mirabili di san Mas­similiano M. Kolbe, il Santo martire polacco, «folle dell'Immacolata».

Quando il Santo fu arrestato, venne chiuso nel fa­migerato carcere di Varsavia, il Pawiak. Un giorno, passò per il controllo dei prigionieri un capo-reparto tedesco più feroce d'ogni altro. Entrando nella cella in cui c'erano tre deportati, al vedere l'abito da frate di san Massimiliano, quel capo-reparto fu preso subi­to da un cieco furore. Si avvicinò immediatamente a san Massimiliano, gli afferrò il Crocifisso che gli pen­deva dalla corona del Rosario sul fianco, e tirandolo a strattoni gridò con voce di odio:

- E tu credi in questo?

- Credo e come! - rispose calmo il Santo. Immediatamente un pugno bestiale si abbatté sul viso del Santo. Poi di nuovo, per altre due volte, la stessa domanda, la stessa risposta, le stesse violente percosse. I compagni di cella inorridivano e freme­vano contro quel capo-reparto, ma senza poter far nulla; e quando quello andò via, fu proprio san

Massimiliano che cercò di calmare l'ira dei due com­pagni, dicendo loro: «Suvvia, questa è una sciocchezza, è tutto per la Mammina».

 

la povertà e la preghiera

Come abbiamo parlato della fede, così potremmo parlare di tutte le altre virtù della Madonna. Ma non si finirebbe più. E del resto, l'essenziale è avere la convinzione che i Santi hanno trovato nella Madre divina lo specchio tersissimo di ogni loro virtù, in cui specchiarci anche noi.

San Francesco d'Assisi, l'appassionato sposo di Madonna Povertà, non poteva neppure pensare alla povertà della Beata Vergine senza commuoversi. Ca­pitò una volta che, a tavola, un frate accennasse alla povertà della Madonna nella grotta di Betlem; imme­diatamente san Francesco si sentì tutto commuovere, si alzò dal suo posto, prese la scodella fra le mani, e andò a mettersi in un cantuccio per terra, scioglien­dosi in dolcissime lagrime sulla povertà di Maria Santissima.

Ugualmente fu per santa Chiara d'Assisi, che alle sue figlie, nel poverissimo monastero, presentava co­me modello «la povertà e l'umiltà di Nostro Signore Ge­sù Cristo e della sua Santissima Madre».

Per la povertà vogliamo ricordare anche san Massi­miliano M. Kolbe, il quale metteva sempre insieme «la povertà e l'Immacolata», considerandole inseparabili e dicendo che erano le colonne delle sue fondazioni. E fu ammirevole la sua vita povera, in cui si trovò a non avere neppure cose necessarie come le scarpe, la coperta, il cibo indispensabile. Ma queste privazioni egli le voleva per glorificare la sua Regina.

Per la vita di preghiera, possiamo ricordare santa Teresa di Gesù e tutti i monasteri del Carmelo, nei quali la Santa Riformatrice volle che fosse riprodotta con la massima fedeltà la vita di preghiera della Ma­donna a Nazareth: una vita realmente e ineffabil­mente tutta «nascosta con Cristo in Dio» (Col 3,3).

Santa Margherita Alacoque, invece, cercava di imi­tare particolarmente la Madonna nei momenti più importanti della Santa Messa. All'Offertorio si pro­poneva di imitare l'obbedienza della Madonna nel mistero della Presentazione di Gesù al Tempio; alla Consacrazione si sforzava di imitare il sacrificio della Madonna ai piedi della croce sul Calvario; alla Co­munione cercava di imitare l'amore della Madonna nell'atto dell'Incarnazione del Verbo nel suo seno verginale. Perché non fare anche noi così?

Un'idea dell'incessante preghiera della Madonna si riceveva a San Giovanni Rotondo, vedendo san Pio da Pietrelcina che pregava per ore, ore, ore, in co­ro, in cella, nell'orto, per i corridoi, di giorno, di not­te, recitando un centinaio di corone del Santo Rosa­rio. Se un uomo può essere capace di pregare tanto, cosa doveva essere la capacità della Madre di Dio?

 

l'umiltà e la verginità

È pressoché impossibile pensare a un Santo che non si sia ispirato alla Madonna nel conquistare que­ste due virtù mirabili.

L'imitazione dell'umiltà e della purezza di Maria è l'imitazione di cui più si parla. Forse perché sono due virtù talmente unite fra loro e talmente connaturate con la Madonna, da apparire ovvio che siano ricopia­te da Lei, come dal modello perfettissimo universale.

Certo è che i grandi devoti della Madonna hanno puntato particolarmente su queste due virtù di Ma­ria e sono diventati a loro volta modelli di profonda umiltà e di radiosa purezza.

Santa Caterina Labourè, ad esempio, favorita da celesti apparizioni della Vergine Immacolata che le affidò la Medaglia miracolosa, rimase per tutta la sua lunga vita nascosta nell'umiltà e nessuno seppe che ella era la suora delle celesti apparizioni.

Pensiamo anche all'umiltà di santa Bernardetta, che scrisse fra i suoi propositi: «Farò consistere la mia felicità nel vivere dimenticata»; e in un'altra nota: «Gra­zia principale da chiedere: vivere nascosta sull'esempio di Gesù e di Maria». Lei è la prediletta dell'Immacolata, è la veggente piena di innocenza, è conosciuta do­vunque; eppure non c'è pericolo che si glori delle ap­parizioni avute. Mai. Anzi, un piccolo episodio ci svela la sua profonda modestia.

Un giorno le fu presentata una cartolina di Lour­-des. La Santa l'osservò, e poi sbottò in una domanda piuttosto strana:

- Che se ne fa di una scopa?

- Toh! Che domanda! Ci si scopa. - E dopo?

- Si ripone al suo posto in un angolo.

- Ebbene, è la mia storia: la Santa Vergine si è servita di me, poi mi ha messo al mio posto, in un cantuccio, e ci resto.

L'imitazione della verginità di Maria Santissima splende radiante in tutte le vergini consacrate a Dio, che diventano per questo così somiglianti alla Vergi­ne benedetta!

San Gerardo Maiella provava una venerazione speciale per le suore, proprio perché, diceva, «rappre­sentano la divina Madre». E non meraviglia questa speciale venerazione quando pensiamo a santa Chia­ra, santa Caterina, santa Margherita, santa Bernar­detta, santa Teresina... e a tutte le sante sorelle del­l'immensa schiera verginale.

Anche esternamente esse appaiono simili alla Ver­gine nella purezza dei loro volti, nei loro abiti lunghi e negli ampi veli che le nascondono alle creature. . Sembrano quasi Angeli, non più di questa povera terra. È proprio vero che la verginità è angelicità, do­no privilegiato che Gesù fa soltanto a pochi (Mt 19,11) e che fa anticipare sulla terra la condizione di vita propria del Paradiso (Mt 22,30). Ma tutto il valo­re della verginità deriva dalla Beatissima Vergine. È alla verginità immacolata della Madonna che tutte le vergini debbono la preziosità del loro tesoro, da quando, cioè, Dio ha tanto amato la verginità da sce­gliere una'vergine, Maria, per incarnarsi, per vivere e nascere dal suo seno sempre vergine. Verginità, ange­licità, maternità: splendono in Maria in modo abba­gliante, e si rifrangono in ogni vergine da Dio eletta e prediletta.

Per questo le vergini costituiscono l'esercito maria­no per eccellenza, chiamate a seguire la Beata Vergi­ne, e a formare la sua corte verginale, come dice lo Spirito Santo per bocca del profeta: «Le vergini saran­no condotte al tuo seguito» (Sal 41,15). Quali belle pagi­ne non ha scritto il grande sant'Ambrogio su questo punto? Con la Vergine Santissima, infine, le vergini avranno la felice sorte di «seguire l'Agnello dovunque andrà» (Ap 14,4). Le spose seguiranno sempre il cele­ste Sposo nel vincolo indissolubile dell'amore vergi­nale che già su questa terra sa di eternità gioiosa, ar­dente e liliale.

 

la santa purità

Se la verginità consacrata è la «preziosa margherita» (Mt 13,45), è il «tesoro nascosto» (Mt 13,44), che Dio do­na soltanto ai prediletti del suo amore totale ed esclu­sivo (1 Cor 7,25-35), la virtù della purezza, invece, è virtù universale che deve riempire i cuori di tutti i cri­stiani. «Beati i puri di cuore...» (Mt 5,8).

La Madonna è la «Madre purissima» non solo per l'immacolata verginità sempre splendente nella sua anima e nel suo corpo, ma anche per la celeste mo­destia, per il dolce riserbo, per la radicale mortifica­zione dei suoi sensi sempre assorti in Gesù, suo perfetto e totale amore.

Ma ancor più bisogna rattristarsi del mare di fango che sta affogando l'umanità con cinema e spettacoli immondi, con stampe pornografiche, con spiagge e divertimenti scandalosi, con perversioni sessuali di ogni specie, e soprattutto con leggi assassine come quelle del divorzio, della limitazione delle nascite, dell'aborto. Tutto per la carne sporca dell'uomo. Po­vera umanità!

Una bambina di sette anni, Giacinta di Fatima, am­maestrata dalla Madonna, ha potuto dire al mondo intero: «I peccati che mandano più anime all'inferno sono i peccati di impurità». Le maggiori sofferenze, quindi, la Madonna le riceve dai peccati impuri che stanno insozzando le anime e i corpi su tutta la faccia della terra, e che attirano sull'umanità i tremendi castighi «dell'ira di Dio» (Ef 5,3-6).

Chi consolerà la Madonna su questo punto, se non i suoi devoti? Sono essi che devono amare la Madon­na con cuore puro, con anima monda e corpo casto, in ogni condizione di vita, secondo la volontà di Dio. La fragranza verginale dell'amore della Madonna verso di noi deve renderci attenti e delicati nel ricam­biarla con un amore che profumi di gigli.

 

la regina carità

«Da questo conosceranno che siete miei discepoli, se vi amate gli uni gli altri» (Gv 13,35).

Imitare la Madonna nell'amore ai fratelli è stato lo ' sforzo non solo dei singoli Santi, ma di interi Ordini e Istituti religiosi.

La carità della Madonna che si reca a visitare san­t'Elisabetta portando Gesù per santificare Giovanni Battista, commuoveva, ad esempio, fratel Carlo De Foucauld, che cercò di imitarla recandosi fra i Tua­reg, nel deserto, per portare Gesu Eucaristico in mez­zo a loro.

E tutte le Congregazioni o Istituti che si ispirano al mistero della Visitazione hanno l'ideale di esercitare verso gli uomini quella stessa carità spirituale e ma­teriale della Madonna in casa di sant'Elisabetta.

Lo stesso bisogna dire della carità esercitata dalla Madonna alle nozze di Cana. Andare in aiuto degli altri prima che vengano a trovarsi fra disagi e soffe­renze è carità squisita. La Madonna lo fece a Cana. 1 Santi l'hanno imitata nelle piccole e nelle grandi oc­casioni. In casi particolari hanno persino creato qual­che istituzione per salvare da pericoli e rovine.

Sant'Antonino, ad esempio, istituì un'opera di as­sistenza alle ragazze che non avevano la possibilità di farsi la dote per sposarsi, salvandole così dal peri­colo della malavita.

Santa Teresina, quando si accorgeva che una con­sorella doveva affrontare un lavoro particolarmente faticoso, faceva in modo di essere chiamata in aiuto per evitarle uno sforzo troppo gravoso.

Che dire poi della carità della Madonna sul Calva­rio, dove Ella consentì a vedere il Figlio assassinato per noi poveri peccatori? «Nessuno ha amore più gran­de di chi dona la sua vita per colui che ama» (Gv 15,13). La Madonna avrebbe preferito infinite volte prende­re il posto del Figlio. E invece accettò i dolori più

tremendi della stessa crocifissione fisica di Gesù. Tut­to per noi. Non poteva proprio darci di più. Pensiamo, adesso, per riferire un solo esempio, al­la morte del «folle dell'Immacolata», san Massimiliano M. Kolbe. La carità eroica della Madonna arse con veemenza nel dono finale che san Massimiliano fece nel campo di concentramento di Auschwitz, quando chiese di prendere il posto di un condannato, e andò a morire in vece sua nel bunker della fame, assisten­do spiritualmente i nove sventurati compagni, pre­gando con loro e affidandoli alla Vergine Santissima per l'estremo passo. Il vero amore alla Madonna è sempre fecondo di amore illimitato ai fratelli.

La Chiesa chiama la Madonna «Madre del bell'amo­re» (Sir 24,24) e celebra i suoi Dolori a ricordo della sua immolazione di amore insieme a Gesù Crocifis­so. La pienezza di grazia e la pienezza dei dolori re­sero sommo l'amore a Dio della Madonna. Ed è per questo che una volta santa Gemma Galgani, audace e totalitaria, con impeto incontenibile arrivò a chie­dere a Gesù di poterlo amare quasi «come la Mamma tua». È il massimo supremo.

Ricordiamoci sempre che la Madonna è la punta di ogni vertice spirituale, che s'immerge in «Dio Amore» (1 Gv 4,16). Diceva molto bene san Massimiliano: «Con tutta sicurezza possiamo dichiarare che l'Immacola­ta è il nostro ideale. L'uomo non può arrivare più in alto. L'Immacolata è il più alto grado di perfezione e di santità raggiungibile dalla creatura. E una vetta che non potrà es­sere scalata da altra creatura umana».

Aspiriamo a questa Vetta.

 

«Io sono la Madre del bell'amore» (Sir 24,24)

QUALI SONO LE PRATICHE DELLA DEVOZIONE ALLA MADONNA?

PRATICHE DI DEVOZIONE

La devozione alla Madonna è come un giardino ricco di aiuole fiorite. Ogni aiuola ha fiori belli e pro­fumati. I colori e le forme diverse di fiori danno va­ghezza d'incanto ad ogni aiuola e a tutto l'insieme del giardino.

Ogni aiuola è una pia pratica di amore alla Madon­na. Ce ne sono tante! Riferirle tutte è impossibile. Ci limitiamo a quelle più importanti e più conosciute dai fedeli.

 

la consacrazione a Maria

È certamente la pratica d'amore più bella e più im­pegnativa. Proprio per questo non si può farla con leggerezza, senza vera preparazione e molto esercizio. Con la consacrazione si vuole offrire tutto se stesso alla Madonna, dipendendo in tutto e per tutto da Lei. Se è fatta come si deve, la consacrazione com­porta l'abbandono totale di sé fra le mani della Ma­donna. Dal momento della consacrazione, Ella deve entrare nella vita del consacrato per marianizzarla interamente.

Il consacrato deve arrivare a «vivere con Maria, per Maria, in Maria», come insegna san Luigi di Montfort. Ma quanti sono coloro che realmente fanno e vivono

così la loro consacrazione mariana?

Ci sono due specie di consacrazione alla Madonna: 1) La consacrazione semplice. È quella che si fa in privato o in qualche pia associazione mariana («Figlie di Maria», «Legione di Maria», «Milizia dell'Immaco­lata») e comporta una personale dedizione alla Ma­donna, generosa e fervida nell'apostolato individuale. A questo tipo di consacrazione appartengono an­che quella delle famiglie (tanto raccomandata da san Gregorio), dei bambini (anche prima che nascano), di una scuola, di un paese, di una nazione, ecc.

2) La consacrazione come «schiavo» di Maria, o co­me sua «proprietà», o come «vittima di olocausto» del suo amore.

La consacrazione come «schiavo» è insegnata da san Luigi di Montfort ed esprime soprattutto il sacri­ficio della libertà per vivere incatenato e dominato dall'amore della Madonna.

La consacrazione come «proprietà» è insegnata da san Massimiliano M. Kolbe, ed esprime soprattutto l'incondizionata perdita di sè fra le mani dell'Imma­colata come suo «strumento o cosa».

La terza forma di consacrazione si ispira all'offerta di santa Teresina come vittima dell'Amore misericor­dioso di Gesù, ed esprime soprattutto l'immolazione totale di sè per Iddio come olocausto dell'amore mi­sericordioso di Maria.

Identiche nella sostanza, ognuna di queste forme di consacrazione vuole far realizzare la devozione fi­liale alla Madonna in modo più profondo e radicale; vuole farci mettere le radici nel Cuore di Maria, con la certezza beatifica che «chi mette le radici in Maria viene santificato» (San Bonaventura). L'esperienza dei San­ti ci assicura che è proprio così.

 

il Santo Rosario

La corona del Rosario è il vincolo più caro che ci unisce a Maria. Ci tiene uniti a Lei con la soave ripe­tizione delle Ave Maria, mentre contempliamo la ce­leste Mamma con Gesù nei venti quadri dei misteri gaudiosi, luminosi, dolorosi e gloriosi.

Il Rosario è una vera catena d'amore, è un incontro d'amore, è una sosta d'amore in cui diciamo tante vol­te alla Madonna: «Ti amo, Ti amo, Ti amo». Tenere la co­rona in mano è come tenere la mano della Madonna nella nostra mano, è come avere un fascio di rose da offrire una per una alla dolcissima Mamma e Regina.

Il Rosario può essere recitato da tutti, sia dai vec­chi che dai bambini, dai dotti e dai semplici.

Alla recita del Rosario va bene qualunque tempo e qualsiasi luogo. Fra gli esempi più vicini a noi, ricor­diamo i tre pastorelli di Fatima, Giacinta, Francesco e Lucia, umili e ardenti nella recita di molti Rosari, al pascolo o in casa, da sani o da malati. Ricordiamo il servo di Dio padre Anselmo Maria Trèves, che reci­tava Rosari ovunque e ne recitava molti per «sfamarsi di Ave Maria» e per «seminare Ave Maria» lungo tutte le strade. Ricordiamo anche il servo di Dio Giacomi­no Gaglione, con la corona del Rosario sempre al col­lo, segno visibile della sua appassionata devozione. Ricordiamo, infine, il servo di Dio Don Dolindo Ruo­tolo con quella corona del Rosario perennemente fra

le mani sia in Chiesa che in casa, sia sul pulpito che per le strade...

Ogni luogo è buono per la recita del Santo Rosario; ma il luogo ideale è presso il Santo Tabernacolo o da­vanti all'altare di Maria Santissima. Né va dimentica­to che si guadagna l'indulgenza plenaria quando il Rosario è recitato in Chiesa o in famiglia o in gruppo, purché si sia confessati e comunicati.

Ogni occasione, ogni circostanza, ogni motivo è buono per il Santo Rosario. Va bene per le gioie o per i dolori, nei successi o negli insuccessi, per la salute fisica o per quella spirituale, se si vogliono grazie o se si vuol ringraziare, per la salvezza delle anime e per la liberazione delle anime dal Purgatorio. Diceva bene Suor Lucia di Fatima: «Dal momento che la Ma­donna ha dato importanza al Rosario, non c'è problema materiale o spirituale, nazionale o internazionale che non si possa risolvere».

Per questo i Santi sono stati appassionati amanti del Rosario. Sembrerebbe che non trovassero mezzo migliore per esprimere la loro ardente devozione alla Madonna. Santi antichi e recenti, da quando la Ma­donna donò il Rosario all'umanità, si sono adoperati non solo a recitarlo, ma anche a farlo recitare con tut­te le forze.

Pensiamo a san Pasquale Baylon che costruiva co­rone del Rosario con le sue mani, usando cordicelle su cui faceva i nodi per le Ave Maria, e regalava le corone per invogliare altri alla recita.

San Pompilio Pirrotti era così appassionato del Santo Rosario, che ne costruì da sè una quantità mi­racolosa. Si diceva, infatti, che di notte lavorava con la Madonna a moltiplicare le corone del Santo Rosa­rio da regalare, e qualcuno spiò dal buco della serra­tura questa scena celeste.

L'ultima azione che il santo Curato d'Ars fece sul letto di morte fu quella di donare un Rosario a una persona.

Dovremmo ricordare sant'Alfonso de' Liguori, sant'Antonio M. Claret, il beato Bartolo Longo, e tan­ti altri. Ma ricordiamo soprattutto san Pio da Pietrel­cina, l'umile e grande cappuccino, che arrivava a re­citare ogni giorno più di cento corone del Rosario, che distribuì un numero incalcolabile di Rosari ai fe­deli, che ai figli spirituali lasciò il Rosario come sua «eredità», che prima della morte raccomandò ancora: «Recitate sempre il Rosario».

Dopo le raccomandazioni della Madonna a Lour­des e a Fatima, dopo gli esempi di tanti Santi, pren­diamo anche noi l'impegno di trovare ogni giorno al­meno un quarto d'ora (che cos'è un quarto d'ora?...) per la recita di una corona. Sarà ogni giorno il quarto d'ora di amore alla Madonna, il quarto d'ora di gra­zie per la nostra anima. Meglio ancora, poi, se recite­remo il Rosario insieme ad altri, specialmente insie­me alla famiglia, come ha molto raccomandato il pa­pa Paolo VI. Si vedrà allora tutta la famiglia unita nell'amore alla Madonna, raccolta sotto il suo manto, come era la famiglia della beata Anna Maria Taigi.

Infine, è preziosissima l'esortazione del papa Pao­lo VI a collocare il Rosario accanto alla Liturgia, uti­lizzandolo, ad esempio, come preparamento e rin­graziamento alla Santa Messa e alla Comunione. Co­sì faceva san Pio da Pietrelcina, alzandosi in piena notte per prepararsi alla Santa Messa con la recita di molte corone.

E si pensi all'efficacia dei misteri dolorosi come preparazione alla Santa Messa, nella quale si rinnova tutta la Passione e Morte di Gesù contemplata nel Santo Rosario. Si pensi alla bellezza dei misteri gau­diosi come ringraziamento alla Santa Comunione: co­me la Madonna all'Annunciazione, anche noi abbia­mo Gesù fisicamente presente nella nostra anima e nel nostro corpo, per tutta la durata dell'Ostia Santa (ossia per circa un quarto d'ora); come la Madonna, anche noi possiamo adorare in noi stessi Gesù, Dio Incarnato; come la Madonna, anche noi possiamo portare Gesù con noi, in casa e per le strade, fra gli uomini e negli ambienti di lavoro; possiamo generar­lo con gli atti di sacrificio, con gli esempi edificanti di carità, di povertà, di purezza angelica, di umiltà e dis­tacco... E insieme al Rosario, vanno raccomandate an­che le altre coroncine mariane, come quella dei Sette Gaudi e dei Sette Dolori, che hanno nutrito la devo­zione mariana di molte anime elette.

 

i cinque e i quindici sabati (adesso sono 20…)

Sono due esercizi di pietà mariana molto cari al popolo. La devozione dei primi cinque sabati del mese venne da Fatima, presentata da Lucia, la veg­gente della Cova d'Iria. Fu un dono del Cuore Im­macolato di Maria, che a Fatima disse: «Gesù vuole stabilire nel mondo la devozione al mio Cuore Immacola­to; a chi l'abbraccerà prometto la salvezza».

Questa devozione, però, aveva già diversi secoli di vita. Santa Matilde e santa Gertrude la coltivavano intensamente; san Bernardino da Siena ne fu predi­catore ardente; e soprattutto san Giovanni Eudes, nel sec. XVII, ne fu in certo modo il padre e l'apostolo, componendo la Messa e l'Ufficio del Cuore Immaco­lato di Maria, istituendo due famiglie religiose, scri­vendo il prezioso trattato: «Il Cuore ammirabile della Santissima Madre di Dio».

A Fatima questa devozione ebbe il sigillo pubblico della stessa Beata Vergine, con tre note di maggior ri­salto: 1) il culto al Cuore Immacolato di Maria è la devozione particolarmente adatta ai nostri tempi; 2) esige riparazione delle offese fatte al Cuore Immaco­lato; 3) chiede la consacrazione del mondo intero al Cuore Immacolato.

Ricordiamo le parole che la Madonna di Fatima disse a Lucia: «Il mio Cuore Immacolato sarà il tuo rifu­gio e la via che ti condurrà a Dio». E ai tre fanciulli, do­po aver mostrato l'inferno, disse: «Avete visto dove vanno a finire le anime dei poveri peccatori. Per la loro sal­vezza Dio vuole stabilire nel mondo la devozione al mio Cuore Immacolato, e se faranno quanto vi dirò molte anime si salveranno». Il 10 dicembre del 1925, ancora a Lucia di Fatima, già suora, la Madonna disse ancora: «Guar­da, figlia mia, il mio Cuore tutto trafitto da spine, che gli uomini vi conficcano ogni momento, con le loro bestemmie e ingratitudini. Tu almeno cerca di consolarmi e fa' sapere al mondo che io prometto di assistere nell'ora della morte con le grazie necessarie alla salvezza tutti quelli che nel primo sabato di cinque mesi consecutivi si confesseranno, riceveranno la Santa Comunione, reciteranno la terza parte del Rosario e mi terranno compagnia durante un quarto d'ora meditando sui misteri del Rosario, con l'intenzione di farmi riparazione».

Questo è il dono del Cuore Immacolato di Maria. Facciamolo nostro. È un mezzo eccellente di filiale ri­parazione al Cuore della nostra Mamma, e di sicuro rifugio per le nostre anime.

La devozione dei quindici sabati ebbe nel beato Bar­tolo Longo il suo maggior apostolo. È una devozione che si ispira al Santo Rosario nella successione dei quindici misteri per quindici sabati, e vuole preparare, in particolare, alle due feste del Rosario, il 7 ottobre e 1'8 maggio (Madonna di Pompei). Per ogni sabato si richiede la Confessione e Comunione e la recita di una corona del Santo Rosario. Questo esercizio di pietà mariana è stato considerato molto salutare per le ani­me e per i corpi, perché spinge alla contemplazione e all'imitazione della Beata Vergine nei misteri del Rosa­rio, perché avvicina ai santissimi Sacramenti, perché ottiene segnalate grazie anche di ordine temporale.

 

le «tre Ave Maria»

La preghiera mariana indiscutibilmente più prezio­sa nella Chiesa è 1'Ave Maria. È la preghiera dell'An­gelo (Ave Maria, piena di grazia, il Signore è con te), la preghiera di sant'Elisabetta (Tu sei benedetta fra le donne e benedetto è il frutto del tuo seno), la preghie­ra della Chiesa (Santa Maria, ecc...). È certamente la preghiera più bella dopo il Padre nostro, la più gradita alla Madonna, com'Ella stessa rivelò a santa Matilde.

I Santi hanno stimato 1'Ave Maria come preghiera che mette in fuga i demoni, che arreca gioia agli Ange­li, che dona gloria alla Santissima Trinità, che fa esul­tare il Cuore di Maria: «Rallegrati, o Piena di grazia...».

San Luigi Grignion diceva che il segno immanca­bile della vera devozione mariana è l'amore all'Ave Maria. Difatti, i veri devoti considerano l'Ave Maria la preghiera più cara e più espressiva del loro amore al­la Madonna. Non è forse bello pensare che con ogni Ave Maria si dà un bacio alla divina Mamma?

Del resto, sappiamo che non ci si rivolge mai inva­no alla Madonna, specie se con le parole che Dio stesso le fece rivolgere dall'Angelo, che lo Spirito Santo ispirò a sant'Elisabetta e alla Santa Chiesa. Per questo dovremmo tenerci alla pia usanza di racco­mandarci alla preghiera degli altri chiedendo un'Ave Maria per noi. Ha un grande valore.

Una volta san Giuseppe Cafasso diede un libro sulla Madonna a una persona. Questa gli chiese il prezzo del libro. Il Santo rispose: «Un'Ave Maria». Com'è possibile! Solo un'Ave Maria? - esclamò la donna, sorpresa. «Perché, è forse poco un'Ave Maria? - riprese il Santo - Sappiate che santa Teresa in un'appari­zione una volta disse: Se potessi tornare sulla terra per ac­quistare il merito di un'Ave Maria, lo farei subito».

La devozione delle «Tre Ave Maria» è legata ap­punto al culto e al valore dell'Ave Maria. Questa pia pratica risale a santa Matilde che la ricevette dalla Madonna. La Santa si angustiava per la sua eterna salvezza e pregava la Santissima Vergine di assisterla in punto di morte. La Madonna la rassicurò, dicen­dole: «Sì, lo farò! Ma desidero, da parte tua, che mi reciti ogni giorno tre Ave Maria, ricordando con la prima il po­tere ricevuto dall'Eterno Padre, con la seconda la sapienza ricevuta dal Figlio, con la terza l'amore di cui mi ha ricol­mato lo Spirito Santo».

È una pratica mariana e trinitaria insieme. La Ma­donna viene presentata quale capolavoro della San­tissima Trinità. Che cosa non potrà ottenerci Ella dal Cuore di Dio Uno e Trino?

San Leonardo da Porto Maurizio, sant'Alfonso de' Liguori, sant'Antonio M. Claret furono i maggiori propagatori di questa pia pratica, benedetta anche dai Sommi Pontefici. Ai nostri tempi, anche san Mas­similiano M. Kolbe e san Pio da Pietrelcina la racco­mandavano molto. Il servo di Dio Don Dolindo Ruo­tolo esortava a recitare le tre Ave Maria con le braccia in croce perché «la Madonna si commuove quando la preghiamo così e non può non ascoltarci».

Un esercizio di pietà lungo e complicato può co­stare. Ma che cosa è più semplice della recita di «Tre Ave Maria»? Non ci vuole neppure un minuto di tem­po! E sarebbe tanto bello iniziare e concludere la gior­nata con la recita delle «Tre Ave Maria»: significherebbe offrire alla Madonna il giorno e la notte, il lavoro e il ri­poso, i sacrifici e il ristoro. Vogliamo farlo anche noi?...

 

l'Angelus Domini

Un'altra preghiera, che è un piccolo capolavoro, è l'Angelus Domini (l'Angelo del Signore).

Tre volte al giorno la Chiesa ci invita a ricordare il mistero ineffabile dell'Incarnazione compiutosi in Maria per la nostra salvezza. L'Incarnazione del Ver­bo fu evento supremo anzitutto per la Beata Vergine. In Lei Dio e l'umanità si ricomposero in unità ini­ziando la seconda èra per il genere umano: 1'èra della Redenzione universale.

La recita dell'Angelus ci unisce ogni volta a Maria che si riempie di Dio con la sua umiltà, con la sua verginità, con la sua perfetta ubbidienza. E anche noi con l'Angelus possiamo renderci gioiosamente parte­cipi delle virtù e dei sentimenti celesti dell'Immaco­lata. Per una più profonda unione, è eccellente l'uso di rinnovare la Comunione Spirituale con Maria, così da trovarci pieni di Gesù come lo fu Ella.

Anche su questo punto la devozione dei Santi è stata commovente. San Bonaventura iniziò questa pia pratica facendo suonare ogni sera la campana della Chiesa per ricordare il celeste evento.

Poi si suonò tre volte al giorno, e san Vincenzo de' Paoli, san Giovanni Battista De Rossi, san Leonardo da Porto Maurizio, sant'Alfonso de' Liguori, ecc... tre volte al giorno cadevano in ginocchio per recitare la bella preghiera con grande trasporto.

Quando sant'Alfonso de' Liguori, da vecchio, divenne sordo, pregò di essere avvisato al suono dell'Angelus. Anche se si trovava per strada, al primo tocco del­l'Angelus, egli si inginocchiava subito per recitarlo. E chi può dire quanta edificazione desse un Vescovo così devoto?

San Pio X, anche nelle udienze, sia pubbliche che private, appena udiva i rintocchi dell'Angelus, inter­rompeva la conversazione, si alzava, si scopriva il ca­po, e pregava. E il Sommo Pontefice Paolo VI ha reso pubblica la sua recita dell'Angelus domenicale, a mezzogiorno, dalla finestra di Piazza San Pietro, con la partecipazione di molti pellegrini.

Anche san Giuseppe Moscati, un medico di valore, al suono dell'Angelus si segnava, e se si trovava in ospedale o durante le visite mediche, invitava i pre­senti a recitare con lui l'Angelus!

La beata Anna Maria Taigi, madre di famiglia, era innamorata di questa preghiera, e la recitava ogni giorno con trasporto insieme alla famiglia.

L'angelico san Domenico Savio già all'età di quat­tro anni non aveva bisogno che qualcuno gli ricor­dasse la recita dell'Angelus. Era un vero angioletto sempre puntuale e fedele!

E chi non ricorda la recita dell'Angelus di san Pio da Pietrelcina? Quanta devozione esprimeva nel vol­to, nella voce, in quelle mani piagate raccolte in pre­ghiera! E noi, invece?...

 

la Medaglia miracolosa

San Paolo ha scritto che Dio sceglie le cose umili e deboli per confondere quelle grandi e forti (1 Cor 1,28). La Madonna donò la Medaglia a santa Caterina Labouré, e da allora le grazie furono tali e tante, che la Medaglia meritò giustamente l'appellativo di «mi­racolosa».

L'amore dei Santi a questa Medaglina è stato vera­mente grande. Portarla al collo, baciarla e ribaciarla, raccomandarla agli altri, farsene apostoli, è stato co­mune a Santi celebri e meno celebri.

Ricordiamo qualche esempio.

Santa Caterina Labouré fu ardente propagatrice della Medaglia miracolosa. Anche durante le rovine e le stragi della rivoluzione in Francia, ella curava i feriti, avvicinava soldati, parlava con persone di ogni specie: a tutti immancabilmente offriva la Medaglia miracolosa quale pegno di grazia.

Santa Teresina fin da piccola si rivelò ingegnosa apostola della Medaglia miracolosa. C'era in casa sua una domestica incredula che non voleva sentir parla­re di religione; ebbene, la piccola Teresa tanto fece che riuscì a farle prendere la Medaglia miracolosa con la promessa di portarla al collo fino alla morte. In un'al­tra occasione, stando gli operai a far lavori in casa, la piccola Teresa si industriava a mettere la Medaglia miracolosa nelle tasche delle loro giacche appese.

San Massimiliano M. Kolbe è stato forse il massi­mo valorizzatore della Medaglia miracolosa. Al suo vasto movimento mariano, la Milizia dell'Immacola­ta, egli affidò l'impegno particolare di «diffondere la Medaglia miracolosa»; e tutti i membri della Milizia del l'Immacolata hanno l'obbligo di portare indosso la Medaglia miracolosa.

Per san Massimiliano le Medaglie miracolose era­no celesti «munizioni» e «proiettili» che fanno penetra­re di forza la grazia nei cuori. Un episodio significati­vo gli accadde durante il ricovero nel sanatorio di Zakopane. Eccone la narrazione presa dalla sua vita: «Quando padre Kolbe si trovava a Zakopane fece la conoscenza di un certo intellettuale. Ad ogni incon­tro lo pregava: "Signore, si confessi". Ma quegli sole­va rispondere: "Nulla da fare, Reverendo, la rispetto, Padre, ma non andrò a confessarmi; forse un'altra volta". Dopo alcune settimane, questo signore, prima di partire, venne da padre Kolbe per accomiatarsi. Le ultime parole di padre Massimiliano furono: "Signo­re, vada a confessarsi...". "La prego, Reverendo, non ho tempo, devo andare in fretta alla stazione". "Allo­ra accetti almeno questa Medaglia miracolosa". Il si­gnore accettò per cortesia la Medaglietta e si recò su­bito alla stazione ferroviaria. Intanto padre Massimi­liano cadde in ginocchio per implorare dall'Immaco­lata la conversione dell'ostinato. Oh, meraviglia! Do­po un istante qualcuno bussa alla porta ed entra il medesimo signore che aveva tanta fretta di prendere il treno. Sin dalla soglia esclama: "Padre, la prego di confessarmi"».

E chi non ricorda la conversione dell'ebreo incredu­lo Alfonso Ratisbonne a Roma? Ma è impossibile enu­merare le grazie ottenute dalla Medaglia miracolosa.

È più utile piuttosto imparare dai Santi, e partico­larmente da san Massimiliano, come industriarsi a seminare le Medaglie miracolose dappertutto, rega­landole direttamente alle persone o lasciandole a bel­la posta nei negozi, sui treni, negli uffici. Sempre for­nito di queste piccole mine, quando san Massimilia­no non poteva fare altro per l'Immacolata, affidava a loro l'incarico di aprire qualche breccia nei cuori per far penetrare in tutti la Madonna.

Neppure a noi dovrebbe costare amare la Meda­glia miracolosa, portarla indosso, e utilizzarla come mezzo di apostolato mariano.

A volte noi ci preoccupiamo di che cosa fare per la Madonna. Ebbene, perché non fare apostolato mariano servendoci di un mezzo così semplice come la Meda­glia miracolosa, che può essere regalata o seminata dappertutto? Seguiamo gli esempi edificanti di santa Caterina Labouré, di santa Teresina, di san Massimi­liano Kolbe, e di molti altri Santi. Anche san Pio da Pietrelcina aveva sempre le tasche rifornite di Meda­glie miracolose. Chi visita la sua cella, può veder un tavolinetto su cui c'è un pugno di Medagline miraco­lose trovate nelle tasche di padre Pio alla sua morte. Facciamo anche noi come i Santi.

 

lo scapolare mariano

Un altro mezzo di grazia è lo scapolare o abitino della Madonna. Sono diversi gli scapolari mariani. Il più noto e il più diffuso è certamente lo scapolare della Madonna del Carmine. Da san Simone Stock (1250), che lo ricevette in una apparizione della Ma­donna, lo scapolare del Carmine ha avuto una diffu­sione che i secoli non hanno mai fermato.

Lo scapolare è un pegno di Maria Santissima e simboleggia l'abito della Madonna che deve rivesti­re l'anima dei suoi devoti, perché non possano esse­re condannati all'inferno. In più, dona anche l'assi­curazione di essere liberati dal Purgatorio nel primo sabato dopo la morte, o almeno quanto prima, pur­ché recitino ogni giorno il Piccolo Ufficio della Bea­ta Vergine, o facciano astinenza dalla carne il mer­coledì, venerdì e sabato, oppure si facciano assegna­re dal Confessore qualche preghiera giornaliera in sostituzione.

Ricordiamo l'angelico san Gabriele dell'Addolora­ta che nel suo «Credo mariano», scritto col suo sangue, diceva: «Credo... come prometteste al papa Giovanni XXII, che agli ascritti al Carmine, nel sabato dopo la mor­te, sarebbero liberati dal Purgatorio».

Questa devozione dello scapolare è stata sempre raccomandata dalla Chiesa, e con tale insistenza da risultare seconda soltanto al Rosario. Sommi Pontefi­ci e Santi l'hanno amata e l'hanno fatta amare, per­ché è molto semplice e insieme molto ricca di conte­nuto soprannaturale.

Lo scapolare portato addosso è un richiamo co­stante d'amore e di abbandono alla bontà della cele­ste Madre. Se è portato con fedeltà, è un vero pegno di eternità offerto a tutti gli uomini. Non per nulla a Fatima, il 13 ottobre del 1917, l'ultima apparizione che ebbero i tre pastorelli fu quella della Madonna del Carmine con lo scapolare in mano.

Cerchiamo di conoscere e di far nostra anche questa devozione. La Madonna vuole ricoprire tutti i suoi fi­gli del suo celeste manto. Lo scapolare è il segno sen­sibile di questo manto materno che ci ricopre. E chi si troverà sotto il manto di Maria non potrà mai perire.

 

il sabato a Maria

Un giorno alla settimana dedicato alla Madonna viene incontro al bisogno di offrire alla celeste Mam­ma qualcosa di particolare nel corso di ogni settima­na.

La Chiesa ha sempre avvertito questo bisogno e lo ha soddisfatto dando al sabato un posto speciale nel­la Liturgia con la celebrazione settimanale della Mes­sa e dell'Ufficio in onore della Beatissima Vergine.

L'esperienza di parecchi secoli ha collaudato que­sta devozione amata e santificata dal popolo cristia­no, e particolarmente dai Santi.

Sappiamo che il culto del «sabato a Maria» ha avuto devoti di grande santità, come una santa Caterina da Siena, un san Francesco di Sales, un sant'Alfonso de' Liguori, per fare solo qualche nome.

E tale caratteristica mariana del sabato ha accom­pagnato i Santi anche nelle loro esperienze mistiche più alte. Santa Gemma Galgani, ogni sabato, a diffe­renza degli altri giorni, aveva l'estasi mariana. Que­sto era diventato per lei un fatto così normale, che talvolta si accorgeva di essere in giorno di sabato so­lo all'apparizione della Madonna nell'estasi.

Sull'esempio dei Santi, sforziamoci anche noi di amare particolarmente il sabato come «dì di Maria» (così lo chiamava santa Caterina da Siena). Santifi­chiamolo anche noi con particolari preghiere, spe­cialmente con la recita del Rosario (possibilmente in­tero di quindici poste). Non facciamo mancare qual­che sacrificio personale (ad esempio, l'astinenza dal­la frutta o dalla carne, o dal fumo...). Facciamo altri atti di venerazione a nostra scelta: ad esempio, il compiere un'azione importante, prendere una deci­sione, celebrare un evento particolare, o altro, sem­pre di sabato.

San Luigi Grignion, da giovane, ogni sabato anda­va a fare la Santa Comunione in una chiesa della Ma­donna, per devozione verso di Lei. Quello che è certo

è questo: la Madonna è più contenta e dona speciali grazie in questo giorno a Lei particolarmente consa­crato.

 

maggio e ottobre a Maria

Ugualmente, nei due mesi mariani di maggio e di ottobre, se vogliamo imitare i veri devoti della Ma­donna, non dobbiamo mancare di associarci alla spe­ciale venerazione che la Chiesa rivolge alla celeste Madre.

L'offerta di due mesi interi, vuole esprimere l'ab­bondanza dell'amore che va in cerca anche di tempi lunghi per effondersi con maggiore continuità di af­fetti e di preghiera.

Inutile accennare agli esempi dei Santi e alle loro esortazioni a celebrare questi due mesi mariani con grande fervore. Essi li consideravano due mesi d'oro per donare rigoglio alla devozione mariana con la frequenza alle funzioni di tutto il mese di maggio e con il particolare impegno della recita del Santo Ro­sario intero per il mese di ottobre.

San Massimiliano M. Kolbe scriveva apposta al fratello per ricordargli il mese di maggio; gli inviava libretti utili per ogni giorno del bel mese; gli infonde­va grandi speranze di frutti consolantissimi.

Il beato Bartolo Longo fu instancabile fino alla morte nell'esortare a santificare il mese di ottobre co­me mese del Rosario, il mese della preghiera maria­na,per eccellenza.

E indubbio che questi due mesi sono mesi di grazia. La Mediatrice di tutte le grazie è sollecitata da tanta preghiera che sale dalla terra e non può lasciare inascoltata la voce di chi confida in Lei, di chi le ri­volge suppliche, di chi le offre fioretti per un mese intero.

San Pio da Pietrelcina scriveva al suo Padre spiri­tuale: «Ecco finalmente tornato il mese della bella Mam­mina... Questa cara Mammina seguita a prestarmi amoro­samente le sue materne cure, specialmente in questo me­se».

Se si è fedeli, in questi due mesi si possono ottene­re dalla Madonna grazie anche straordinarie, per sè e per gli altri. Soprattutto, non mancheranno le grazie spirituali di illuminazione, di ripresa, di crescita inte­riore, di conforti celesti che solo la divina Madre sa dare.

Nel mese di maggio, fragrante di primavera, si può approfondire la conoscenza della Madonna con l'ascolto delle prediche mariane che di solito si ten­gono nelle chiese, o con personali meditazioni sulle ineffabili grandezze di Maria. «Sì, Padre mio - scrive­va ancora padre Pio - questo bel mese come predica bene le dolcezze e la bellezza di Maria».

Nel mese di ottobre si può approfondire l'unione amorosa con la Madonna nella recita devota di più Rosari, e si contribuisce alla grande intenzione mis­sionaria che la Chiesa propone in tale mese per la salvezza di tutte le anime, mediante Colei che è la Mediatrice universale della salvezza.

 

ATTO DI CONSACRAZIONE ALL'IMMACOLATA di san Massimiliano M. Kolbe

O Immacolata Regina del cielo e della terra, rifu­gio dei peccatori e Madre nostra amorosissima, cui Dio volle affidare l'economia della sua misericordia, ai Vostri piedi santissimi mi prostro io misero pecca­tore supplicandoVi di accettare tutto l'essere mio co­me cosa e proprietà Vostra.

A Voi, o Madre, offro tutte le facoltà dell'anima mia e del mio corpo, e nelle Vostre mani santissime rimetto la mia vita, la mia morte, la mia eternità, af­finché d'ora in poi disponiate di tutto il mio essere come a Voi piace. Disponete di me, Vergine Immaco­lata, come volete per conseguire quello che è stato scritto di Voi: «Essa ti schiaccerà il capo», e: «Tutte le eresie per Te sono state vinte nel mondo».

Fate che nelle Vostre mani purissime e misericor­diosissime io sia strumento adatto a farVi conoscere ed amare da tante anime tiepide e fuorviate, e accresce­te così, quanto più è possibile, lo stuolo dei Vostri ve­ri ammiratori ed amanti affinché si estenda in ogni luogo il Regno del Cuore Sacratissimo di Gesù.

Tanto farò, Santissima Madre Immacolata, sola­mente col Vostro aiuto, perché dove siete Voi con la Vostra grazia, ivi soltanto si può effettuare la conver­sione e la santificazione delle anime, ivi soltanto si potrà stabilire il dolce Regno del Sacratissimo Cuore di Gesù. Amen.

 

IL SANTO ROSARIO

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

Credo in Dio, Padre onnipotente, crea­tore del cielo e della terra; e in Gesù Cri­sto, suo unico Figlio, nostro Signore, il quale fu concepito di Spirito Santo, nac­que da Maria Vergine, patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto; di­scese agli inferi; il terzo giorno risuscitò da morte; salì al cielo, siede alla destra di Dio, Padre onnipotente; di là verrà a giudicare i vivi e i morti. Credo nello Spirito Santo, la santa Chiesa cattolica, la comu­nione dei santi, la remissione dei peccati, la risurrezione della carne, la vita eterna. Amen.

Ave, Maria, piena di grazia, il Signore è con te. Tu sei benedetta fra le donne è benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù. Santa Maria, madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen.

Gloria al Padre al Figlio e allo Spirito Santo come era in principio ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.

Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno, porta in cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della tua misericordia.

Salve Regina, madre di misericordia, vita, dolcezza e speranza nostra, salve. A te ricorriamo, esuli figli di Eva; a te sospiriamo gementi e piangenti in questa valle di lacrime. Orsù dunque, avvocata nostra, rivolgi a noi gli occhi tuoi misericordiosi. E mostraci, dopo questo esilio, Gesù, il frutto benedetto del tuo seno. O clemente, o pia, o dolce Vergine Maria.

MISTERI GAUDIOSI

(Lunedì e sabato)

I° MISTERO:

L'ANNUNCIO DELL'ANGELO A MARlA

In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, ad una vergine promessa sposa di un uomo della casa di David, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: “Ti saluto, o piena di grazia: il Signore è con te!” A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. L’angelo le disse: “Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine”. Allora Maria disse all'angelo: “Come è possibile? Non conosco uomo”. Le rispose l'angelo: “Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissi­mo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio”. Allora Maria disse: “Eccomi, sono la serva del Si­guore, avvenga di me quello che hai detto”. E l'ange­lo partì da lei. (Lc 1,26-38) Padre nostro, Ave Maria (per 10 volte) Gloria, Gesù mio.

II° MISTERO:

LA VISITA DI MARIA A S. ELISABETTA

In quei giorni Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città della Giudea. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: “Benedetta tu fra le donne, e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore”. Allora Maria disse: ”L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva”. (Lc 1,39-48) Padre nostro, Ave Maria (per 10 volte) Gloria, Gesù mio.

 

III° MISTERO:

LA NASCITA DI GESU’ A BETLEMME

In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra (…) fu fatto quando era governatore della Siria Quirinio. Andavano tutti a farsi registrare, ciascuno nella sua città. Anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nazaret e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, per farsi registrare con Maria sua sposa, che era incinta. Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo. C’erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande spavento, ma l’angelo disse: “Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia”. E subito apparve una moltitudine dell’esercito celeste che lodava Dio e diceva: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama”. (Lc 2,1-44) Padre nostro, Ave Maria (per 10 volte) Gloria, Gesù mio.

 

IV° MISTERO:

LA PRESENTAZIONE DI GESÙ AL TEMPIO

Quando venne il tempo della loro purificazione secondo la legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore… Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore; e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o di giovani colombi, come prescrive la legge del Signore. Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e timorato di Dio, che aspettava il conforto d’Israele; lo Spirito santo che era su di lui gli aveva preannunziato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Messia del Signore. Mosso dunque dallo Spirito, si recò al tempio; e mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù Gesù per adempiere la Legge, lo prese tra le braccia e benedisse Dio: “Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace secon­do la tua parola; perché i miei occhi han visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli, luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israe­le”. Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle co­se che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e parlò a Maria, sua madre: “Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizio­ne, perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E an­che a te una spada trafiggerà l'anima”. (Lc 2,22-35) Padre nostro, Ave Maria (per 10 volte) Gloria, Gesù mio.

 

V° MISTERO:

GESÙ RITROVATO NEL TEMPIO

I genitori di Gesù si recavano tutti gli anni a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni vi salirono di nuovo secondo l’usanza; ma trascorsi i giorni della festa, mentre essi riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendolo nella carovana, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme. Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai dottori, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l'udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue rispo­ste. Al vederlo rimasero stupiti e sua madre gli disse: “Figlio, perché ci hai fatto così? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo”. Ed egli rispose: “Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?” Ma essi non compresero le sue parole. Partì dunque con loro e tornò a Nazaret e stava loro sottomesso. Sua madre serbava tutte queste cose nel suo cuore. (Lc 2,41-51) Padre nostro, Ave Maria (per 10 volte) Gloria, Gesù mio. Salve Regina.

MISTERI DELLA LUCE

(Giovedì)

I° MISTERO

GESU’ RICEVE IL BATTESIMO DA GIOVANNI NEL FIUME GIORDANO

Giovanni diceva a Gesù: “Io ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me?” Ma Gesù gli disse: “Lascia fare per ora, poiché conviene che così adempiamo ogni giustizia”. Allora Giovanni acconsentì. (Mt 3,14-15) Padre nostro, Ave Maria (10 volte). Gloria al Padre, Gesù mio…

 

II° MISTERO

GESU’ CAMBIA L’ACQUA IN VINO DURANTE UNO SPOSALIZIO A CANA DI GALILEA.

Così Gesù diede inizio ai suoi miracoli in Cana di Galilea, manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui. (Gv 2,11) Padre nostro, Ave Maria, (10 volte) Gloria al Padre, Gesù mio…

 

III° MISTERO

GESU’ ANNUNCIA IL REGNO DI DIO E INVITA ALLA FEDE E ALLA CONVERSIONE.

Gesù si recò nella Galilea predicando il Vangelo di Dio e diceva: “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al Vangelo” (Mc 1,14-15) Padre nostro, Ave Maria (10 volte), Gloria al Padre, Gesù mio…

IV° MISTERO

GESU’ SI TRASFIGURA E MANIFESTA LA SUA GLORIA A TRE DISCEPOLI

Gesù prese con sé Pietro Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte su un alto monte, e fu trasfigurato davanti a loro; il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. (Mt 17,1-2) Padre nostro, Ave Maria (10 volte), Gloria al Padre, Gesù mio

 

V° MISTERO

GESU’ ISTITUISCE L’EUCARESTIA DURANTE L’ULTIMA CENA.

Prese il pane… lo spezzò e lo diede ai discepoli dicendo: “Prendete e mangiate; questo è il mio corpo che è dato per voi” …allo stesso modo …prese il calice dicendo: “Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue della nuova alleanza, versato per tutti in remissione dei peccati. Fate questo in memoria di me”. (Mt 26,26-28; Lc 22,19-20) Padre nostro, Ave Maria (10 volte), Gloria al Padre, Gesù mio, Salve Regina.

 

MISTERI DOLOROSI

(Martedì e venerdì)

MISTERO:

L'AGONIA DI GESÙ NEL GETSEMANI

Uscito dal cenacolo, Gesù se ne andò, al monte degli Ulivi; anche i discepoli lo seguirono. Giunti sul luogo disse loro: “Pregate, per non entrare in tentazione”. Poi si allontanò da loro quasi un tiro di sasso e inginocchiatosi, pregava: “Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà”. Gli apparve allora un angelo a confortarlo. In preda all’angoscia, pregava più intensamente; e il suo sudore diventò come gocce di sangue che cadevano a terra. Poi, rialzatosi andò dai suoi discepoli e li trovò che dormivano per la tristezza. Disse loro: “Perché dormite? Alzatevi e pregate, per non entrare in tentazione”. Mentre egli ancora parlava, ecco una turba di gente; li precedeva colui che si chiamava Giuda, uno dei dodici. Si accostò a Gesù per baciarlo. Gesù gli disse: “Giuda, con un bacio tradisci il Figlio dell’uomo?” Uno di quelli che erano con lui ... colpì il servo del sommo sacerdote e gli staccò l'orecchio destro. Ma Gesù intervenne dicendo: “Lasciate, basta così!”. E toccandogli l'orecchio lo guarì. Poi Gesù disse a coloro che gli erano venuti contro, sommi sacerdoti, capi delle guardie del tempio e anziani: “Siete usciti con spade e bastoni come contro un brigan­te? Ogni giorno ero con voi nel tempio e non avete steso le mani contro di me; ma questa è la vostra ora, è l'im­pero delle tenebre”. Dopo averlo preso, lo condussero via e lo fecero entrare nella casa del sommo sacerdote. (Lc 22,39-54) Padre nostro, Ave Maria (per 10 volte) Gloria. Gesù mio.

 

II° MISTERO:

GESÙ FLAGELLATO ALLA COLONNA

Al mattino i sommi sacerdoti, con gli anziani, gli scribi e tutto il sinedrio, dopo aver tenuto consiglio, misero in catene Gesù, lo condussero e lo consegnarono a Pilato. Allora Pilato prese a interrogarlo: “sei tu il re dei giudei?” Egli rispose: “Tu lo dici”. I sommi sacerdoti, frattanto, gli muovevano molte accuse. Pilato lo interrogò di nuovo: “Non rispondi nulla? Vedi di quante cose ti accusano!” Ma Gesù non rispose più nulla, sicchè Pilato ne restò meravigliato. Per la festa era solito rilasciare un carcerato a loro richiesta. Un tale chiamato Barabba si trovava in carcere insieme ai ribelli che nel tumulto avevano commesso un omicidio. La folla, accorsa, cominciò a chiedere ciò che sempre egli le concedeva. Allora Pilato rispose loro: “Volete che vi rilasci il re dei Giudei?” Sapeva infatti che i sommi sacerdoti glielo avevano consegnato per invi­dia. Ma i sommi sacerdoti sobillarono la folla perché rilasciasse loro piuttosto Barabba. Pilato replicò: “Che farò dunque di quello che voi chiamate il re dei Giudei?” Ed essi di nuovo gridarono: “Crocifiggilo!”. Ma Pilato diceva loro: “Che male ha fatto?” Allora essi gridarono più forte: “Crocifiggilo!” E Pilato, volendo dar soddisfazione alla moltitudine, rilasciò loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Ge­sù, lo consegnò perché fosse crocifisso. (Mc 15,1-15) Padre nostro, Ave Maria (per 10 volte) Gloria, Gesù mio.

 

III° MISTERO:

GESÙ CORONATO DI SPINE

Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flaggelare. E i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora; quindi gli venivano davanti e gli dicevano: “Salve, re dei Giudei!” E gli davano schiaffi. Pilato intanto uscì di nuovo e disse loro: “Ecco, io ve lo conduco fuori, perché sappiate che non trovo in lui nessuna colpa”. Allora Gesù uscì portando la corona di spine e il mantello di porpora. E Pilato disse loro: “Ecco l'uomo”. (Gv 19,1-5) Padre nostro, Ave Maria (per 10 volte) Gloria, Gesù mio.

IV ° MISTERO:

GESU’ PORTA LA CROCE AL CALVARIO

Mentre conducevano via Gesù, presero un certo Simone di Cirene, che veniva dalla campagna, e gli misero addosso la croce da portare dietro a Gesù. Lo seguiva una gran folla di popolo e di donne che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. Ma Gesù, voltandosi verso le donne disse: “Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: Beate le sterili e i grembi che non hanno generato e le mammelle che non hanno allattato. Allora cominceranno a dire ai monti: Cadete su di noi! e ai colli: Copriteci! Perché se trattano così il legno verde, che avverrà di quello secco?” Venivano condotti insieme con lui anche due malfattori per essere giustiziati. (Lc 23,26-32) Padre nostro, Ave Maria (per 10 volte) Gloria, Gesù mio.

 

V° MISTERO:

LA CROCIFISSIONE E LA MORTE DI GESU’

Condussero Gesù al luogo del Golgota e gli offrirono vino mescolato con mirra, ma egli non ne volle. Poi lo crocifissero e si divisero le sue vesti tirando a sorte su di esse quello che ciascuno dovesse prendere. Erano le nove del mattino quando lo crocifissero; e l’iscrizione col motivo della condanna diceva: Il re dei Giudei. Con lui crocifissero anche due ladroni, uno alla sua destra e uno alla sinistra. I passanti lo insultavano e, scuotendo il capo, esclamavano: “Ehi, tu che distruggi il tempio e lo riedifichi in tre giorni salva te stesso scendendo dalla croce!” Ugualmente i sommi sacerdoti con gli scribi facendosi beffe di lui dicevano: “Ha salvato altri non può salvare se stesso! Il Cristo, il re d’Israele, scenda ora dalla croce, perché vediamo e crediamo”. E anche quelli che erano stati crocifissi con lui lo insultavano. Venuto mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Alle tre Gesù gridò con voce forte: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” Alcuni dei presenti, udito ciò, dicevano: “Ecco, chiama Elia”. Uno corse a inzuppare una spugna e, postala su una canna, gli dava da bere, dicendo: “Aspettate, vediamo se viene Elia a toglierlo dalla croce”. Ma Gesù, dando un forte grido, spirò. Il velo del tempio si squarciò in due, dall’alto in basso. Allora il centurione che gli stava di fronte, vistolo spirare in quel modo, disse: “Veramente quest’uomo era Figlio di Dio!”. (Mc 15,22-39) Padre nostro, Ave Maria (per 10 volte) Gloria, Gesù mio. Salve Regina.

 

MISTERI GLORIOSI

(Mercoledì e domenica)

I° MISTERO:

LA RISURREZIONE DI GESÙ DA MORTE

Passato il sabato, all’alba del primo giorno della settimana, Maria di Magdala e l’altra Maria andarono a visitare il sepolcro. Ed ecco che vi fu un gran terremoto: un angelo del Signore, sceso dal cielo, si accostò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. Il suo aspetto era come la folgore e il suo vestito bianco come la neve. Per lo spavento che ebbero di lui le guardie tremarono tramortite. Ma l’angelo disse alle donne: ”Non abbiate paura voi! So che cercate Gesù il crocifisso. Non è qui. È risorto come aveva detto; venite a vedere il luogo do­ve era deposto. Presto, andate a dire ai suoi discepo­li: È risuscitato dai morti, e ora vi precede in Galilea; là lo vedrete. Ecco, io ve l'ho detto”. Abbandonato in fretta il sepolcro, con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l'annuncio ai suoi di­scepoli. Ed ecco Gesù venne loro incontro dicendo: “Salute a voi!” Ed esse avvicinatesi, gli cinsero i piedi e lo adorarono. Allora Gesù disse loro: “Non temete; andate ad annunziate ai miei fratelli che va­dano in Galilea e là mi vedranno”. (Mt 28,1-10) Padre nostro, Ave Maria (per 10 volte) Gloria, Gesù mio.

 

II° MISTERO:

L’ASCENSIONE DI GESU’ AL CIELO

Gesù condusse gli Undici fuori verso Betania e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e fu portato verso il cielo. Ed esso dopo averlo adorato, tornarono a Gerusalemme con grande gioia; stavano sempre nel tempio lodando Dio. (Lc 24,50-53) Padre nostro, Ave Maria (per 10 volte) Gloria, Gesù mio.

 

III° MISTERO:

LA DISCESA DELLO SPIRITO SANTO SU MARIA SANTISSIMA E GLI APOSTOLI NEL CENACOLO

Sta scritto: Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, queste Dio ha preparato per coloro che lo amano. Ma a noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito; lo Spirito infatti scruta ogni cosa, anche le profondità di Dio. Chi conosce i segreti dell’uomo se non lo spirito dell’uomo che è in lui? Così anche i segreti di Dio nessuno li ha mai potuto conoscere se non lo Spirito di Dio. Ora, noi non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo, ma lo Spirito di Dio per conoscere tutto ciò che Dio ci ha donato. (1Cor 1,9-12) Padre nostro, Ave Maria (per 10 volte) Gloria, Gesù mio.

 

IV° MISTERO:

MARIA ASSUNTA IN CIELO

Allora Maria disse: “L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente e Santo è il suo nome: di generazione in generazione la sua misericordia si stende su quelli che lo temono. Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili. Ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote. Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come aveva promesso ai nostri padri, ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre”. (Lc 1,46-55) Padre nostro, Ave Maria (per 10 volte) Gloria, Gesù mio.

 

V° MISTERO:

L'INCORONAZIONE DI MARIA REGINA NELLA GLORIA DEL PARADISO

In quel tempo, Gesù disse: “I re delle nazioni le governano e coloro che hanno il potere su di esse si fanno chiamare benefattori. Per voi però non sia così; ma chi è il più grande tra voi diventi come il più piccolo e chi governa come colui che serve. Infatti chi è il più grande, chi sta a tavola o chi serve? Non è forse colui che sta a tavola? Eppure io sono in mezzo a voi come colui che serve. Voi siete quelli che avete perseverato con me nelle mie prove; e io preparo per voi un regno, come il Padre l’ha preparato per me, perché possiate mangiare e bere alla mia mensa nel mio regno e siederete in trono a giudicare le dodici tribù di Israele”. (Lc 22,35-30) Padre nostro, Ave Maria (per 10 volte) Gloria, Gesù mio, Salve Regina.

LITANIE LAURETANE

 

Signore, pietà.

Cristo, pietà.

Signore, pietà.

Cristo, ascoltaci.

Cristo, esaudiscici.

Padre del cielo, che sei Dio, abbi pietà di noi.

Figlio, Redentore del mondo, che sei Dio, abbi pietà di noi.

Spirito Santo, che sei Dio, abbi pietà di noi.

Santa Trinità, unico Dio, abbi pietà di noi.

Santa Maria, prega per noi.

Santa Madre di Dio, prega per noi.

Santa Vergine delle vergini, prega per noi.

Madre di Cristo, prega per noi.

Madre della Chiesa, prega per noi.

Madre della divina grazia, prega per noi.

Madre purissima, prega per noi.

Madre castissima, prega per noi.

Madre sempre vergine, prega per noi.

Madre immacolata, prega per noi.

Madre degna d’amore, prega per noi.

Madre ammirabile, prega per noi.

Madre del buon consiglio, prega per noi.

Madre del Creatore, prega per noi.

Madre del Salvatore, prega per noi.

Madre di misericordia, prega per noi.

Vergine prudentissima, prega per noi.

Vergine degna di onore, prega per noi.

Vergine degna di lode, prega per noi.

Vergine potente, prega per noi.

Vergine clemente, prega per noi.

Vergine fedele, prega per noi.

Specchio della santità divina, prega per noi.

Sede della Sapienza, prega per noi.

Causa della nostra letizia, prega per noi.

Tempio dello Spirito Santo, prega per noi.

Tabernacolo dell’eterna gloria, prega per noi.

Dimora tutta consacrata a Dio, prega per noi.

Rosa mistica, prega per noi.

Torre di Davide, prega per noi.

Torre d’avorio, prega per noi.

Casa d’oro, prega per noi.

Arca dell’alleanza, prega per noi.

Porta del cielo, prega per noi.

Stella del mattino, prega per noi.

Salute degli infermi, prega per noi.

Rifugio dei peccatori, prega per noi.

Consolatrice degli afflitti, prega per noi.

Aiuto dei cristiani, prega per noi.

Regina degli angeli, prega per noi.

Regina dei Patriarchi, prega per noi.

Regina dei Profeti, prega per noi.

Regina degli Apostoli, prega per noi.

Regina dei Martiri, prega per noi.

Regina dei veri cristiani, prega per noi.

Regina dei Vergini, prega per noi.

Regina di tutti i Santi, prega per noi.

Regina concepita senza peccato originale, prega per noi. Regina assunta in cielo, prega per noi.

Regina del santo Rosario, prega per noi.

Regina della Pace, prega per noi.

Agnello di Dio che togli i peccati del mondo, perdonaci, o Signore.

Agnello di Dio che togli i peccati del mondo, ascoltaci, o Signore.

Agnello di Dio che togli i peccati del mondo, abbi pietà di noi.

Prega per noi, Santa Madre di Dio. E saremo degni delle promesse di Cristo.