LA CONFESSIONE

Di Don Giuseppe Tomaselli

LA VASCA DI SILOS

A Gerusalemme trovavasi una vasca di acqua, chiamata Piscina Probatica. Di tan­to in tanto il Signore mandava un Angelo a muoverne l'acqua e la prima persona che dopo il moto vi si gettava, veniva guarita da qualunque malattia.

Questo miracolo Iddio operava, presso gli Ebrei, per tenerne viva la fede; ed era tale l'importanza del fatto, che vi accorrevano ammalati anche da lontano e si dovettero costruire attorno alla vasca cinque portici. Gesù Cristo, verso il principio della sua vi­ta pubblica, andò a visitare questa vasca e il suo Cuore Divino si intenerì innanzi alla moltitudine degli infermi. Si fermò davanti ad un uomo, che giaceva paralizzato sul suo lettuccio; da 38 anni era malato. Gesù, co­noscendo ciò, gli chiese: « Vuoi guarire? - Rispose il paralitico: - Signore, non ho al­cuno che mi getti nella vasca dopo il mo­vimento dell'acqua; e mentre io mi sforzo ad andarvi, un altro vi si getta prima di me. - Gli soggiunse Gesù: - Alzati, pi­glia il tuo lettuccio e cammina! - E su­bito quell'uomo guarì.

Gesù in seguito lo incontrò nel Tempio e gli disse: Eccoti guarito; procura di non peccare più, affinchè non ti abbia a capi­tare qualche cosa di peggio.

Questo fatto ci narra l'Apostolo San Gio­vanni nel suo Vangelo.

 

LA CONFESSIONE

Se Iddio avesse messo in ogni città una vasca, atta a guarire ogni malattia corpo­rale, e non solo dopo il movimento miste­rioso dell'acqua, ma in ogni istante, oh! come l'umanità sarebbe rimasta grata a Dio e come i sofferenti avrebbero popolato tali vasche!

Ma quello che Iddio non ha fatto per il corpo delle sue creature, lo ha fatto per l'anima. Gesù Cristo ha lasciato per l'uma­nità una vasca arcana, invisibile ma reale, capace di togliere dalle anime ogni miseria morale, una vasca alla quale facilmente si può accedere. E' il Cuore di Gesù stesso questa vasca provvidenziale e il suo San­gue che ne zampilla è il rimedio dei mali spirituali.

Il canale principale, per cui il Sangue Preziosissimo del Figlio di Dio va alle ani­me per sanare, è il Sacramento della Peni­tenza o Confessione.

L'istituzione della Confessione dunque è uno dei più grandi doni, che Iddio abbia fatto all'umanità peccatrice.

Confessione, Confessione! Tu sei confor­to dei buoni, speranza dei traviati, scherno dei malvagi, martello del demonio!

 

PRELUDIO

C'è chi tiene in grande stima la Confes­sione e se ne serve in bene; c'è chi la pren­de con indifferenza e la trascura; e c'è chi l'ha in odio e quindi la disprezza e la com­batte.

Della Confessione si parla e si sparla; se ne dicono tante contro di essa... ma è da notare che per lo più, colui il quale la di­sprezza, non sa nemmeno che cosa sia la Confessione e di essa purtroppo avrebbe bisogno più degli altri.

Come già si vede, l'argomento della Con­fessione è molto importante ed occorrereb­bero dei volumi per trattarlo sufficiente­mente.

Nel presente opuscolo, per brevità mi li­mito ai punti essenziali, cioè all'istituzione divina di questo Sacramento, alle princi­pali difficoltà che sogliono muovere i catti­vi e al modo pratico di confessarsi bene.

 

L'HANNO INVENTATA I PRETI!

Taluni dicono che la Confessione sia sta­ta inventata dai Preti. Ma chi sa dire il no­me dell'inventore? Nessuno!

Si conosce il nome di inventori di cose anche insignificanti. Come mai non è rima­sto nella storia il nome dell'inventore del­la Confessione?

E poi ... per quale motivo inventarla? Quale bene materiale potrebbe ricavarne il Ministro di Dio?

Osserva un po', o lettore, il Prete nel mi­nistero della Confessione! Egli è un sacri­ficato; deve essere a disposizione di tutti e in qualunque ora del giorno. Chiamato an­che di notte per confessare un ammalato grave, deve interrompere il sonno e correre là dove il dovere lo chiama. Mette in pericolo pure la vita, dovendo nstare a fianco di ma­lati contagiosi ... Ascoltare le umane mi­serie, consigliare, correggere, istruire i roz­zi, sciogliere i casi più delicati della vita, addossandosene la responsabilità, e fare questo per ore ed ore ... non è certo per il Confessore una gran bella cosa!

San Giovanni Bosco, richiesto da molti ad ascoltarne la Confessione, in certe oc­casioni sveniva affranto dalla fatica, per aver confessato dieci, dodici e anche diciot­to ore in un giorno.

Dicono i cattivi, o meglio gl'ignoranti in fatto di Religione, che per il Sacerdote l'a­scoltare le Confessioni è come l'esercizio di una qualunque professione. Falsissimo! Si va infatti dall'avvocato per un consiglio o si ricorre al medico per una visita, anche brevissima, e si deve pagare. Che se poi si reca molto fastidio, chiamando ad esempio il medico di notte, allora si raddoppia la paga. Insomma i professionisti si fanno pa­gare profumatamente e per l'arte e per il tempo e per il fastidio. Il Sacerdote invece, che sta lunghe ore a confessare, che cor­re di giorno e di notte al letto degli infermi e che mette in pericolo anche la sua vita, per tutto questo ministero non domanda mai una lira di ricompensa. Tutti possono testimoniare questa verità.

E dopo tutto ciò, si può dire che la Con­fessione sia stata inventata dai Preti? Stan­do così le cose, il Prete che avesse inventato la Confessione, sarebbe stato un pazzo!

 

CHI HA ISTITUITO LA CONFESSIONE?

Il perdonare i peccati è un'opera pura­mente divina.

Gesù Cristo, Figlio di Dio fatto uomo, ve­nuto al mondo (più di 2.000 anni…) or sono per redi­mere l'umanità, dimostrò la sua divina mis­sione oltre che operando i miracoli, anche perdonando i peccati.

Egli un giorno, nella città di Cafàrnao, vide presentarsi un paralitico. Davanti alla fede di quelli che lo pregavano, disse al pa­ralitico: « Confida, o fìgliuolo, ti sono per­donati i peccati! ».

Alcuni dei presenti, udite queste parole, dicevano in cuor loro: Chi è che può per­donare i peccati se non Iddio? E Gesù, aven­do visto i loro pensieri, disse: Che pensate nei vostri cuori? Che cosa è più facile dire « Ti sono perdonati i peccati » oppure dire Alzati e cammina »? Affinchè sappiate che io ho il potere in terra di perdonare i peccati, dico al paralitico: «Alzati e vatte­ne a casa! » - E quello fu risanato ».

Il potere di rimettere i peccati Gesù Cri­sto, essendo Dio, poteva darlo anche ad al­tri; ed infatti lo diede ai suoi Apostoli ed ai loro successori. Fondò Egli la Chiesa Cat­tolica, affidandole la missione di perpetuare l'opera sua; le diede un capo, S. Pietro, ed a lui questi per primo conferì la facoltà di perdonare i peccati. Nella città di Cesarea di Filippo disse infatti Gesù a Simon Pie­tro: « Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte dell'inferno non prevarranno contro di essa. E ti darò le chiavi del regno dei Cieli; e tutto quello che tu avrai ritenuto sulla terra, sarà ri­tenuto anche in Cielo; e quello che tu avrai perdonato sulla terra, sarà perdonato an­che in cielo ».

S. Pietro comprese l'importanza e la re­sponsabilità del potere divino e domandò a Gesù: Signore, quante volte perdonerò al mio fratello? Bastano sette volte? - Cre­deva il pescatore di Galilea di essere abba­stanza generoso, perdonando i peccati fino a sette volte. Ma Gesù misericordioso, ben conoscendo l'umana debolezza, rispose a Pietro: Tu perdonerai non sette volte, ma settanta volte sette! - cioè un numero in­definito di volte.

Gesù Cristo, dopo che risuscitò da morte, rimase ancora quaranta giorni su questa terra e nel frattempo si intratteneva coi suoi Apostoli, confortandoli ed istruendoli. Costoro avrebbero dovuto fare nel mondo quello che Egli aveva fatto e perciò prima di salire al Cielo conferì ad essi e ai loro successori poteri divini: « La pace sia con voi! - disse Gesù. Come l'Eterno Padre ha mandato me, così io mando voi. Ricevete lo Spirito Santo. A coloro ai quali voi avre­te perdonato i peccati, saranno perdonati; e a coloro ai quali non li avrete perdonati, saranno ritenuti ».

In forza di queste parole, pronunciate dal Dio Incarnato, ebbero gli Apostoli il po­tere di perdonare i peccati; essi dopo comu­nicarono tale potere ai loro successori col compito di trasmetterlo sino alla fine del mondo dovendo la Chiesa di Gesù Cristo continuare sino alla consumazione dei se­coli. Questa divina facoltà l'hanno oggi: il Sommo Pontefice, successore di S. Pietro nella sede di Roma, i Vescovi ed i Sacerdoti.

Dunque, l'inventore della Confessione o del perdono dei peccati, non è stato un Pre­te, ma Gesù Cristo.

 

UN SEMPLICE UOMO PUO' TANTO?

Nel tribunale penale è un semplice cit­tadino, il presidente, il quale condanna o assolve gli imputati; è un uomo, insomma, che giudica un altro uomo. Eppure la sen­tenza del tribunale ha gran valore, perchè in quel momento non è un uomo qualunque che la pronunzia, ma è uno legalmente co­stituito in autorità, che rappresenta il Ca­po della nazione e in suo nome parla.

Così nel Tribunale di Penitenza è un uo­mo che perdona i peccati o li ritiene; ma quest'uomo è Sacerdote, è Ministro di Dio, e in nome e per autorità di Lui proferisce la sentenza, che ha la sua conferma in Cie­lo: Io ti assolvo dai tuoi peccati, nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.

 

PERCHE' L'UOMO E NON L'ANGELO?

Come Ministro del perdono sembrerebbe più adatto l'Angelo anziché l'uomo. Eppu­re non è così!

Un Angelo, che stesse ad ascoltare le Confessioni dei poveri mortali, potrebbe ri­manere indignato al cospetto di tante ini­quità, bestemmie, sacrilegi, scandali!.,..

L'uomo invece, rivestito di fragile carne, soggetto agli stimoli del male, sa ben com­prendere e compatite un altro uomo e non si meraviglia della enormità dei peccati.

L'uomo Confessore, davanti ad un sacri­lego o ad un assassino o ad un peccatore re­cidivo, non si indigna, ma dice in cuor suo: Il male che tu, o fratello, hai fatto, potrei farlo anch'io! Nel fango ove sei tu caduto, potrei cadere io pure!

Inoltre Iddio, mettendo un uomo a per­donare, fa esercitare meglio la fede alle sue creature, alle quali a suo tempo darà la ri­compensa di così grande virtù.

 

E' NECESSARIO CONFESSANDOSI APRIRE LA COSCIENZA?

Potrebbe dire qualcuno: Ammetto che i Sacerdoti abbiano il potere di perdonare i peccati. Ma è proprio necessario che il pe­nitente apra la coscienza al Confessore, ma­nifestando le sue miserie?

Certamente è necessario che si manife­stino i peccati al Sacerdote, poichè questi deve giudicare l'anima del penitente prima di pronunziare la sentenza e deve sapere se dare il perdono oppure negarlo.

- E quando un peccatore potrebbe non essere perdonato? - Quando dalla mani­festazione delle colpe egli dimostra di non essere pentito: o per non volere lasciare le occasioni del peccato o per non avere l'in­tenzione di riparare il male fatto, nei limiti del possibile.

- Ma Gesù Cristo perdonava i peccati senza che i peccatori li manifestassero. Per­chè non fanno così anche i Sacerdoti?

Non è possibile fare ciò; invero Gesù, es­sendo Dio, conosceva le colpe più intime del peccatore senza bisogno che fossero ma­nifestate; i Sacerdoti invece non hanno il dono di leggere nelle coscienze e quindi è necessaria la manifestazione delle colpe.

 

UN'ALTRA OBIEZIONE

Perchè Gesù Cristo ha voluto esigere la Confessione per dare il perdono dei pecca­ti? Non avrebbe potuto richiedere qualche cosa di differente, ad esempio, una preghie­ra, un'elemosina, un digiuno?

Il Figlio di Dio, Sapienza infinita, avreb­be potuto richiedere dai peccatori ben altro che la Confessione; ma giacché ha voluto esigere la manifestazione dei peccati da far­si al suo Ministro, non rimane che adorare i divini disegni e sottoporsi all'umile Con­fessione.

 

FACILITA' DEL PERDONO

Che consolazione è il sapere che diciamo al Confessore i nostri peccati e ce ne pentia­mo, restiamo perdonati da Dio!

Si legge nel santo Vangelo che un re vol­le farei conti con i suoi servi... Gli fu pre­sentato uno, debitore di diecimila talenti, più di sessanta milioni di lire. Non avendo costui da poter pagare, il padrone comandò che fosse venduto lui, la moglie, i figli e quanto possedeva, per saldare così il debi­to. Ma il servo prostrato lo supplicava col dire: Abbi pazienza con me e ti soddisferò di tutto. - Il padrone, impietosito di quel servo, lo liberò, condonandogli il debito.

Che buon padrone!... Gesù è più buono ancora!

I peccati gravi sono debiti così gravi, che solo il carcere dell'inferno può bastare a far pagare...; e tuttavia non si ha che da gettarsi in ginocchio ai piedi di un Confes­sore, dire in poche parole il debito che si ha con Dio, domandarne perdono con sinceri­tà... ed ecco tutto perdonato.

 

FINI DELLA CONFESSIONE

L'UMILTA'

La Confessione dei peccati nell'economia divina ha il fine di far compiere al pecca­tore un profondo atto di umiltà. Invero chi pecca, in un momento di passione si ribella a Dio e dice coi fatti se non a parole: Tu, o Dio, mi comandi di fare una cosa ed io non voglio ubbidirti! E' vero che tu sei il mio Creatore, ma io non voglio sottostare alla tua legge!

Questa ribellione, ché si rinnova ad ogni colpa, è un atto di grande superbia. Iddio, che ha in odio la superbia, esige in ripara­zione del peccato un sincero atto di umiltà. Chiunque si confessa compie quest'atto di umiltà. Infatti è umiliante per un uomo in­ ginocchiarsi davanti ad un altro uomo e dire: Padre, perdonatemi perchè ho pecca­to! - Ma questa umiliazione non degrada, anzi nobilita agli occhi della fede, la quale non fa scorgere nel Confessore l'uomo, ma Gesù Cristo, padre di misericordia.

 

CONFESSIONE DI UN GRANDE (Dalle memorie di un Sacerdote)

Siamo nella guerra europea, sul fronte italo-austriaco. Migliaia e migliaia di vit­time hanno pagato il tributo alla Patria. A capo dell'Esercito c'è un grande italiano e vero cristiano, il Generalissimo Luigi Ca­dorna. Sente egli la responsabilità dell'uf­ficio e nei momenti più critici si rivolge a Dio per assistenza. Sa bene che l'anima in grazia di Dio più facilmente è aiutata dal Cielo e perciò non tralascia di accostarsi ai Sacramenti della Confessione e della Co­munione.

Osserviamolo alla vigilia di una grande avanzata sull'altopiano d'Asiago. Tutto è coperto di neve; qua e là qualche grigio­verde ne rompe il candore. Cadorna chia­ma un militare; è un porta-feriti. - Va' subito, gli dice, a chiamare un Prete! - Ec­cellenza, desiderate il Cappellano o un Pre­te qualunque? - Chiunque sia! - Ebbene, son Prete io! Eccomi agli ordini! - Reve­rendo, desidero riconciliarmi con Dio; vi prego di ascoltare la mia Confessione. -

Là stesso, sulla neve, nel misterioso si­lenzio, rotto da qualche rombo lontano, si inginocchia Luigi Cadorna e il Ministro di Dio in devoto atteggiamento ne riceve la Confessione. Che scena! Il Generalissimo in ginocchio davanti ad un suo soldato! E' una umiliazione questa per il penitente? No! Egli è il rappresentante di S.M. il Re d'Italia, mentre il Sacerdote è il rappresen­tante di Dio, Re dei re!

La fede non umilia, ma innalza; forse mai Luigi Cadorna è stato così grande come in questo momento!

La natura umana è inclinata al male ed è necessario farsi violenza per resistere al­le tentazioni.

Il pensiero di doversi confessare e, per conseguenza, umiliarsi, è per il peccatore un forte ritegno per stare lontano dalla colpa.

 

SICUREZZA DI PERDONO

La partita dell'anima nostra è della mas­sima importanza; si tratta di Paradiso o d'inferno, cioè di un'eternità di godimenti oppure di pene. Chi ha peccato gravemen­te, sa di aver offeso la Divina Maestà e di aver perduto il Paradiso e guadagnato l'in­ferno. Quando la passione è cessata e il ca­lice del piacere si è cambiato in amarezza, il peccatore rientra in se stesso, si pente del male fatto e dice: Ho peccato, o Signore, perdonatemi! - Ma anche dopo che il pec­catore abbia detto ciò, in cuor suo o ingi­nocchiato davanti ad una immagine sacra, può restare tranquillo, con la sicurezza, del perdono? Potrebbe ancora sentire in fondo all'anima il tormento del dubbio: E se Id­dio non mi avesse perdonato?... - Il pec­catore così rimarrebbe molto inquieto.

Gesù Cristo, conoscitore profondo delle esigenze del cuore umano, ha voluto dare con la Confessione la morale certezza del perdono. Infatti il Sacerdote, dopo avere ascoltato la Confessione di un colpevole, vedendo il sincero pentimento, pronunzia la sentenza del perdono: Io ti assolvo dal tuoi peccati, nel nome del Padre e del Fi­glio, e dello Spirito Santo. Così è! Va' in pace! - Queste parole sacramentali, cui Gesù Cristo annesse la certezza del perdo­no, ridonano all'anima peccatrice una pa­ce profonda, che tante volte si esterna con lacrime di gioia. Si sentono esclamare cer­ti penitenti, nella piena della contentezza: Oh! che gioia! Mai in vita mia ho provato tanta felicità! Come mi sento sereno!... Se avessi trovato un tesoro, non avrei potuto essere più beato! Ma perchè non sono ve­nuto prima ai piedi del Confessore per pro­vare quello che adesso provo?...

 

MI CONFESSO CON DIO!

- Che bisogno c'è di confessare al Sacer­dote i miei peccati? Quando credo bene, mi confesso con Dio nel mio cuore, oppure da­vanti ad un quadro! - Così dicono i Pro­testanti, così ripetono falsamente tanti, che si dicono cattolici, senza esserla di fatto.

Si risponde, che se Gesù Cristo non aves­se stabilito di perdonare i peccati per mez­zo dei suoi Ministri, istituendo il Sacra­mento della Confessione, avrebbero ragione i Protestanti ed i falsi Cattolici. Ma sicco­me Iddio ha messo nelle mani dei suoi Mi­nistri le Chiavi della sua misericordia, non è lecito fare diversamente.

 

NESSUNO DEVE SAPERE I FATTI MIEI!

- Ah! Questo è troppo! Andare da un Prete e dirgli le mie cose! Non sarà mai! Nessuno deve sapere i fatti miei! - Così di­ce qualche irreligioso... poco riflessivo.

Nessuno deve sapere i fatti tuoi?!... Ep­pure... con quanta facilità racconti le tue magagne! Quante volte nelle conversazio­ni, alla presenza di tante persone, non a­vrai fatto conoscere quello che hai com­messo di male, che avrebbe dovuto farti vergognare! Inoltre hai il coraggio di be­stemmiare in pubblico, hai la sfrontatezza di tenere discorsi scandalosi in un crocchio di amici, hai la facilità di mormorare e di calunniare in casa e fuori, d'imprecare a voce alta, di dire a questo e a quello che porti odio... e poi, trattandosi di confessare questi peccati, di fare conoscere cioè ad uno solo, al Ministro di Dio, nel segreto sacra­mentale, solo allora dici: Nessuno deve sa­pere i fatti miei!...

Ancora - Non manifesti al medico le mi­serie del tuo corpo, i disturbi e quanto c'è forse di più ributtante? E non fai questo con tutta sincerità, per essere curato bene e riacquistare la salute del corpo? E perchè non fai altrettanto col medico dell'anima tua, che è il Ministro di Dio?

 

IL SACERDOTE PARLA!

- Non voglio confessarmi perchè il Sa­cerdote parla! - Così dice qualcuno che cerca pretesti per non confessarsi.

Il Sacerdote non può rivelare ad alcuno quello che sente nel Tribunale della Peni­tenza, dovesse perdere anche la vita; egli è tenuto al massimo segreto. La storia ricor­da tanti casi, in cui dei Sacerdoti sono sta­ti messi alle strette per parlare ma, persi­stendo nel silenzio, sono stati uccisi. Si fa presto a dire che il Prete parla; ma bisogna provarlo!

 

L'ASSISTENZA DIVINA

Il Sommo Iddio custodisce il segreto con­fessionale nei suoi Ministri e in certi casi l'assistenza è tangibile. Era divenuto sce­mo un Sacerdote il quale con le sue stra­nezze attirava tanti curiosi. Alle domande che gli si rivolgevano, serie o ridicole, fa­cilmente egli rispondeva. Ad uno dei pre­senti venne l'infelice idea di chiedere no­tizie intorno alle Confessioni udite nell'e­sercizio del Sacro Ministero. Non l'avesse mai fatto! Lo scemo si fece serio; ed insi­stendo il curioso nella domanda, diede il Sacerdote di piglio ad un bastone e buono per i presenti che scapparono!

Non era il Sacerdote che custodiva il se­greto, perchè privo di ragione; ma era Iddio!

 

 

CONDANNATO ALL'ERGASTOLO

ALTRI ESEMPI

Nel 1875 il Sacerdote Kobylawies, curato di Oratoè presso Kiew, nella Russia, fu ar­restato sotto l'accusa di assassinio e con­dannato a vita ai lavori forzati in Siberia. Dopo diversi anni, si trovò sul letto di mor­te l'organista della Chiesa di Oratoè e non potendo egli resistere al rimorso della col­pa, fece venire l'autorità giudiziaria e co­munale e confessò pubblicamente che l'au­tore dell'assassinio, di cui era stato incol­pato il Sacerdote Kobylawies, era lui stes­so. Disse pure che per allontanare ogni so­spetto, si era servito del fucile preso al cu­rato e si era poi confessato al medesimo per chiudergli del tutto la bocca, nelle indica­zioni che avrebbe chiesto la Giustizia.

Dopo di ciò, l'autorità si rivolse a Pietro­burgo per la liberazione del Sacerdote. Fu risposto che era morto da parecchi mesi. Gloriosa vittima del segreto confessionale!

 

Il seguente fatto avvenne nel 1825 a Cal­lao nel Perù.

Il reverendo Pietro Marieux fu chiamato a confessare alcuni rivoluzionari, i quali erano stati condannati a morte. Il generale Rodil, dopo aver fatto fucilare gli insorti, intimò al Sacerdote di dire quello che ave­va sentito in Confessione, sperando di co­noscere così altri rivoluzionari.

Non riuscendo con promesse, si venne al­le minacce. Essendo tutto inutile, il gene­rale furibondo disse: O parlate o morrete fucilato anche voi! - Rispose il Sacerdote: Temo soltanto Iddio e davanti alla morte mantengo il segreto confessionale! - Fu messo allora in un cassone e fucilato dopo venne seppellito senza che se ne constatas­se la morte.

I particolari furono deposti da testimoni oculari, tra cui alcuni erano parenti del Sacerdote.

 

Si potrebbero portare tanti altri esempi; ma mi limito soltanto a qualche altro.

Il curato Doumolin fu condannato a vi­ta innocentemente, perchè non poteva di­scolparsi di un delitto, dovendo, per far ciò, violare il segreto della Confessione.

Circa dieci anni trascorse egli tra i con­dannati ai lavori forzati nella Zelanda e vi resistette perchè giovanissimo.

Quando il vero colpevole si presentò alla Giustizia, il nobile Sacerdote venne messo in libertà.

Il suo ritorno in patria avvenne nel 1895 e tutta l'Archidiocesi di Aix, in Francia, e­sultò nel rivedere il degno Ministro del Si­gnore.

 

MOTIVI PER CUI TANTI NON SI CONFESSANO

NON HO PECCATI!

- Non mi confesso, dice taluno, perchè non ho niente da dire al Sacerdote; io non ho peccati, perchè non ammazzo, non rubo e non faccio male ad alcuno!

Chi parla così, dimostra di essere molto ignorante della legge di Dio e nello stesso tempo manifesta di non essere rientrato mai seriamente in se stesso, per darsi con­to dei propri atti.

Non ho peccati! - E chi può dire questo? D'ordinario dice così chi ha la coscienza macchiata di tante e tante colpe. - Tu non hai peccati?... E le Messe trascurate nelle feste?... E le bestemmie?... E gli imbrogli nel vendere e comprare?... E le collere? ... E le mormorazioni?... e i cattivi desideri? ... E i discorsi scandalosi?... E le mancanze nel compimento dei doveri del tuo stato?... Se dici di non aver peccato, sei un bugiardo.

 

IL SCRESTANO... SANTO

Il racconto non è vero, ma è verosimile e, se non altro, è bene inventato.

- Tonio, confessati almeno una volta l'anno! - Così diceva un buon Parroco al suo sacrestano. - Non dico che debba con­fessarti da me; cerca pure un altro Sacer­dote di tuo gusto! - Io confessarmi?... Ca­ro Parroco, io non ho peccati! Non fa biso­gno d'incomodare il Prete! - Qualche pec­catuccio si fa sempre: un'impazienza, una bugia, un po' di negligenza nel compiere i tuoi doveri!... - Lei può confessarsi anche ogni giorno; io questo bisogno non lo sen­to! -

Questo dialogo si ripeteva tantissime vol­te, specialmente all'avvicinarsi di qualche solennità religiosa. Il Parroco, che conosce­va a fondo il suo Tonio, non poteva conten­tarsi di una risposta bugiarda: Non ho pec­cati! - e volendo dare una buona lezione, trovò l'occasione propizia in prossimità del­la festa del Patrono, S. Vito.

- Tonio, dice un pomeriggio il Parroco, bisogna portare a basso la statua del San­to, per spolverarla e ornare la nicchia! - Presto fatto: una lunga scala al muro, uno sforzo non troppo faticoso e S. Vito è a ter­ra. Tonio risale e continua il lavoro nella nicchia. Il momento è opportuno. Il Par­roco toglie la scala e lascia in alto il sacre­stano. - E perchè ha tolto la scala? - Lo saprai presto, Tonio!- Intanto spalanca la porta della Chiesa e suona a festa le cam­pane. La gente presto accorre, spinta dalla curiosità. Tonio vorrebbe scendere, ma non può; chiede la scala e gli viene negata. Il Parroco intanto è tempestato di domande dai parrocchiani per la novità della cosa; ma non spiega niente. Quando vede la Chiesa abbastanza popolata, comincia un discor­so. - Cari fedeli, ho suonato le campane per festeggiare un nuovo Santo; è stato in mezzo a voi e non l'avete conosciuto. Il San­to è Tonio, il nostro sacrestano! - Tonio?... - mormora la folla. - Sì, Tonio; guardate dentro la nicchia; è al posto del Santo Pa­trono! Egli dice di non aver mai peccato, prova ne sia che mai si confessa! - Suc­cede un bisbiglio generale. Chi ride, chi vol­ge i pugni verso il sacrestano, chi manda ingiurie. - Santo costui? - dice uno; quante volte si è ubbriacato! Mi ha frodato il denaro per ben tre volte! - dice un se­condo.

Bestemmia come un turco, quando è in collera, e dice parolacce che fanno ver­gogna! - soggiunge un terzo. - E avanti di questo passo.

Ad un certo punto il Parroco impone il silenzio e conclude: Ora, Tonio, puoi scen­dere! Speriamo ti sia utile la lezione; e da oggi in avanti non dire: Non ho peccati!

ma piuttosto: Non ho voglia di confessare i miei peccati!... Voglio stare in disgrazia di Dio. -

Quanti tra quelli che si dicono Cristiani sono simili a Tonio! Ingannano se stessi, credendosi senza peccati, e si sforzano di ingannare gli altri; ma certamente non possono ingannare Iddio, il quale vede ogni minima macchia dell'anima.

 

MI CONFONDONO A PENSARE I PECCATI!

Trovasi chi dice: Mi confesserei... ma mi confondo a pensare i peccati; non saprei da dove incominciare e,... siccome la Confes­sione è una cosa abbastanza seria, preferi­sco non farla, anziché farla male, trala­sciando qualche peccato! -

Ragionamento falso! Per avere il perdo­no dei peccati, basta confessarsi come me­glio è passibile. I peccati dimenticati senza colpa propria, restano perdonati indiretta­mente.

Tuttavia chi prova la detta difficoltà, può dire al Confessore: Padre, aiutatemi voi con delle domande nella ricerca dei miei pec­cati! - Ben volentieri il Ministro di Dio si presterà a quest'atto di carità.

 

IL PRETE MI CONOSCE!

Quantunque nel Confessore con l'occhio della fede si debba vedere il Ministro di Dio e non l'uomo, tuttavia c'è chi prova ripu­gnanza a confessare i peccati ad un Sacer­dote conoscente. Chi dicesse: Non mi con­fesso perchè i Preti mi conoscono! - po­trebbe liberamente andare da un Frate, che vive ritirato nel convento, oppure approfit­tare della venuta di un Sacerdote forestie­ro, ovvero andare a confessarsi lontano dal luogo di sua residenza.

 

NON SO LE PREGHIERE

- Come confessarmi se non so le pre­ghiere, se non so dire il Confiteor e l'atto di dolore? -

E' cosa buona, anzi doverosa, sapere un po' di preghiere; ma quando per mancanza di esercizio si sono dimenticate, ci si può confessare lo stesso. E' raccomandabile ri­chiamarle alla memoria o per mezzo di un libretto o per altra via; ma se ciò non fosse facile, specialmente ad una certa età, ba­sterebbe dire al Sacerdote: Non ricordo più le preghiere; Padre, aiutatemi voi! - Il Confessore non si farà meraviglia di ciò, an­zi ammirerà la buona volontà.

A proposito di preghiere, si sappia che il Confiteor non è necessario prima della Confessione; quindi si può tralasciare. L'at­to di dolore è necessario, ma si può dire con qualunque formula, anche in poche parole; è sufficiente, ad esempio, dire con tutto il cuore: Gesù mio, misericordia! - Signore, vi domando perdono dei miei peccati! –­

Ovvero; Signore, non vi voglio offendere più!

Chi non è capace di dire l'atto di dolore con tanta semplicità?

 

IL VERO MOTIVO

Il motivo vero per cui tanti e tanti non vogliono confessarsi, è il non aver voglia di rimettersi sulla buona strada, cioè di la­sciare il peccato o di riparare il male fatto.

- Confessarmi? Giammai! Dovrei finire di fare imbrogli nel commercio, anzi dovrei riparare il danno recato! Certo il Prete mi dirà questo. Non mi conviene farlo e quin­di... non mi confesso!

- Confessarmi? Neanche per sogno! Ho incolpato innocentemente il prossimo di una grave mancanza. Se mi confesserò, il Sacerdote mi imporrà di disdirmi per rida­re l'onore tolto. Ma questa umiliazione non voglio averla; perciò... non mi confesso!

- Confessarmi? Mai più! Se non perdo­no, non posso essere perdonato. Ho un ne­mico e l'odio a morte; confessandomi, do­vrei togliere l'odio; e siccome non voglio fa­re ciò, non mi confesso!

 

IL PECCATO IMPURO

Ma c'è un peccato speciale che tiene lon­tani dalla confessione, anzi la rende odiosa. E' questo il peccato contro il sesto e il nono Comandamento.

L'anima che è vittima dell'impuro pia­cere, perde la voglia di sollevarsi dal fan­go, non aspira più alle bellezze del Cielo, resta quasi legata dalle cattive abitudini e odia tutto ciò che può liberarla da tale sta­to; e siccome la Confessione è il mezzo prin­cipale per rompere la catena dei vizio e ri­mettersi sulla retta via, l'anima impura la odia.

Proviamo a dire a chi è ingolfato in tali disordini: Confessati! Va' di tanto in tanto ai piedi del Ministro di Dio! - Confessar­mi? No! Il Sacerdote mi dirà di non andare più in quella, casa... di troncare i rapporti con i cattivi compagni... di non fare più di­scorsi vergognosi... di non leggere libri im­morali... di tenere a freno i miei sensi... Ma io non voglio far questo! Piuttosto voglio darmi in braccio ad ogni piacere. Càpiti qualunque cosa, ma non mi confesso! -

Un altro, dedito al vizio, risponderà: Con­fessarmi io?... Non voglio sentire neanche il nome di Confessione! Io odio Preti, Sa­cramenti e tutto! Non è ciò che io cerco, ma il piacere!

 

UNA CONSIDERAZIONE

Al fanciullo innocente, alla giovanetta pura, all'uomo padrone dei suoi sensi dicia­mo: Andate a confessarvi! - Costoro non faranno alcuna resistenza, anzi saranno ben lieti di confessarsi e ricevere Gesù. Par­lano essi bene e di Ministri di Dio e della Confessione e benedicono Gesù che ha isti­tuito il Sacramento del perdono.

Voi dunque, madri, non meravigliatevi se vostro figlio nella gioventù ha voltato le spalle alla Religione e se s'infuria quando gli parlate di Confessione! Egli è diventato così, perchè forse il vizio impuro ha fatto strada nel suo cuore. Da fanciullo era un angelo di purezza; da giovane... è caduto nel fango.

 

BENI CHE DERIVANO DALLA CONFESSIONE

PER L'INDIVIDUO

Chi si confessa bene, riacquista l'amicizia di Dio, che è il più grande tesoro; gode pro­fonda pace; è rassegnato nel dolore; e assi­stito da Dio con amore speciale; resta pre­munito dalla voce del Confessore da tanti pericoli morali; acquista il dominio dei suoi sensi e ne guadagna spesso anche in salute; nei rapporti col prossimo cerca di essere retto, per non macchiare la coscienza; e co­sì è stimato anche dai cattivi. Questi e tan­ti altri beni guadagna chi frequenta la Con­fessione e ne ricava frutto.

 

PER LA FAMIGLIA

Una famiglia ha perduto la ricchezza do­mestica, cioè la pace. La sposa non parla allo sposo; questi usa modi aspri con essa; i figli, a vedere il dissenso tra i genitori, re­stano feriti nel cuore e guardano di maloc­chio la parte che credono colpevole. La vita di famiglia è divenuta una tortura. Di tutto questo male è causa la madre, perchè poco seria e poco amante della ritiratezza.

Un bel giorno, toccata dalla grazia di Dio, la donna va a confessarsi; riconosce e dete­sta il male fatto e cambia condotta. Ecco ri­tornare subito l'armonia in casa!

Una distinta famiglia: gli sposi hanno un sol cuore; la salute è florida, le ricchezze non mancano. Pare che tutto concorra a rendere felici. Eppure c'è una spina profon­da, che amareggia notte e giorno: uno dei figli è traviato. Egli suole offendere i geni­tori; qualche volta, li minaccia; non vuole attendere ad una seria occupazione; è de­dito al giuoco e più- di una volta ha vuotato la borsa al padre. Povera famiglia!

Un giorno o l'altro questo figlio, secon­dando la sua cieca passione, potrà portare al disonore i genitori, mettendosi anche sul­la via del delitto. Chi può impedire tanta rovina? Il traviato non ascolta avvisi pa­terni.

In una festa religiosa l'infelice giovane entra in chiesa; lo incanta lo splendore del­le sacre funzioni; vede uomini e donne col volto sereno fare la S. Comunione; lo colpi­sce una bella schiera di fanciulli che riceve Gesù... ed allora va con nostalgia ai primi anni della fanciullezza, quando pregava con fervore, quando riceveva il bacio amoroso della mamma, quando si abbandonava al dolce riposo notturno con la pace nel cuo­re... ed ora invece... bestemmie... risse... sguardi fulminanti del padre... rimorsi... di­sprezzi da parte dei buoni!... - Ma perchè, pensa l'infelice, perchè non rimettermi?...

Ebbene, voglio confessarmi!

Va a trovare un Sacerdote, purifica la sua coscienza e, novello figliuol prodigo, riceve l'abbraccio di Dio. Quanta gioia!... La voce amica, e disinteressata del Confessore, che gli ha assicurato il perdono divino e l'ha in­coraggiato ad allontanarsi dalla via del ma­le, spesso gli ritorna all'orecchio e lo spinge a farsi più buono. Ormai è cambiata la sua vita.

E' tornato a risplendere il sole di pace in quella famiglia. Una Confessione sincera ha salvato un giovane dall'abisso e una fa­miglia dal disonore!

 

LA SOCIETA'

Una ditta importante; centinaia di ope­rai vi lavorano indefessamente spinti dalla necessità. L'impresario poco timorato di Dio, sfrutta la situazione: molto lavoro e poca mercede. L'operaio, non retribuito se­condo giustizia, si rode di rabbia; intanto non può lasciare la ditta per non restare in ozio e morir di fame. In tale situazione sono bestemmie ed imprecazioni.

Non sono soltanto quegli operai, ma pu­re le loro famiglie che soffrono! Sono spose e figli alle volte privi del necessario; sono ammalati in casa bisognosi di cura; sono piccoli creditori che fanno l'inferno, perchè non possono più attendere. Chi gode, chi arricchisce è uno: l'impresario.

Viene in città un famoso predicatore. La grande chiesa diventa piccola, poichè i de­voti ed anche i curiosi vogliono ascoltare. Fra i curiosi trovasi il padrone della ditta. La parola calda e convincente del predica­tore comincia ad interessarlo. La seconda e la terza volta non va in chiesa per curio­sità, ma risoluto di ricavarne profitto; e quando l'oratore invita i presenti a siste­mare i conti con Dio ed a purificare la co­scienza con la santa Confessione, il nostro impresario dice in cuor suo: Questa volta voglio confessarmi anch'io e proprio con il predicatore! - L'indomani egli è in ginoc­chio davanti al Ministro di Dio, il quale tut­to ascolta e compatisce; ma prima di dare l'Assoluzione rivolge queste parole: Voi vi siete arricchito col lavoro degli altri. Sap­piate che il vostro peccato è gravissimo, poi­chè è uno di quelli che gridano vendetta al cospetto di Dio: « Negare la giusta mercede agli operai ». Gesù vi perdona, come un gior­no egli personalmente perdonò Zaccheo, il celebre ladro di Gerico. Riparate il male fatto, pagate d'ora in avanti con giustizia e puntualità i vostri operai. Facendo così alla vostra morte lascerete di meno agli e­redi, ma avrete assicurata la vostra eterna salvezza.

Il penitente promette con sincerità di soddisfare agli obblighi di giustizia e si al­za rinato spiritualmente. Quell'anima, mac­chiata dal sangue spillato agli operai, è sta­ta imporporata dal Sangue di Gesù Cristo e gode la vera pace.

Ritorna l'impresario alla ditta, cambia sistema e ben presto gli operai si accorgono che il padrone è mutato. Le imprecazioni si mutano in benedizioni, il pianto rabbio­so delle famiglie si converte in preghiera a Dio Provvidente e tutta una borgata si è sollevata moralmente.

Come è venuto tanto benessere sociale? Per mezzo di una Confessione!

 

QUANDO CONFESSARSI

Gesù Cristo istituì il Sacramento della Penitenza, ma non determinò il tempo in cui i suoi seguaci avrebbero dovuto acco­starvisi. La Chiesa Cattolica, a vedere l'in­differenza glaciale in cui vivono tanti Cri­stiani, i quali peccano e ripeccano e non si danno pensiero di rimettersi in grazia di Dio, ha stabilito un limite: « Confessarsi almeno una volta l'anno ».

Il terzo Precetto generale della Chiesa « Confessarsi almeno una volta l'anno », è assai importante. Posto ciò, ne segue che deriva ai genitori ed ai superiori il dovere di far si che i figli ed i dipendenti si confes­sino almeno una volta l'anno. Questo dove­re consiste non nell'obbligare alla Confes­sione quelli che non ne avessero voglia, ma nel ricordare ai dipendenti la Legge Eccle­siastica, dando la comodità di soddisfarla.

Fanno male davanti a Dio quei genitori, che non si curano se i figli si confessino. Non sono pochi quelli che fanno passare il tempo stabilito per la Confessione annuale, per difficoltà facili a superarsi.

Si sta degli anni, ad esempio, senza con­fessarsi, perchè si è sordi o ciechi o zoppi o costretti a tenere il letto. Anche costoro deb­bono ubbidire alla Legge Ecclesiastica e quindi almeno una volta l'anno, se non pos­sono andare in chiesa, devono chiamare il Sacerdote per confessarsi in casa.

Di certo peccano tutti coloro che colpe­volmente lasciano morire i propri cari e di­pendenti senza chiamare il Sacerdote, il quale potrebbe regolare la coscienza dell'in­fermo. Si osservi però che il Ministro di Dio deve chiamarsi quando l'ammalato è in sen­si e non quando non ragiona più. Quanti lasciano morire i parenti non confessati, per falsa pietà! E quanti soffrono nell'inferno per colpa dei propri familiari! Tante volte una buona Confessione sul letto di morte potrebbe cancellare una vita d'iniquità.

 

DATEMI DIECI MILA LIRE!

Un tale era andato a confessarsi. Il Sa­cerdote gli domandò. Da quanto tempo non vi confessate? - Da dieci anni! - Ebbene, datemi dieci mila lire, mille per anno! - Padre, non ho mai saputo che si debba pa­gare per confessarsi! - Proprio qui vi vo­levo!... Se non si paga e voi state dieci anni lontano dalla Confessione, se si dovesse pa­gare, non vi confessereste mai!... - Avete ragione; sono stato molto trascurato, ma spero di essere più premuroso in avvenire. -

 

CONFESSARSI CON FREQUENZA

Comunemente si stima buon cristiano co­lui che si confessa una volta l'anno, nella Pasqua. Per vivere bene la vita dello spiri­to, non basta la sola Confessione annuale. E' tanto utile confessarsi spesso, sia per cancellare le colpe quotidiane e sia per ave­re un aumento di grazia. I Santi stimavano tanto questo Sacramento, che alcuni di es­si si confessavano anche giornalmente; co­si faceva S. Carlo Borromeo.

La pratica delle anime pie è di doman­dare l'assoluzione al Ministro di Dio quasi settimanalmente, per avere la coscienza sempre pura e disposta a fare bene la S. Co­munione anche tutti i giorni.

 

CALDA RACCOMANDAZIONE

Ai buoni Cristiani si raccomanda di con­fessarsi, oltre che a Pasqua, anche nelle principali solennità dell'anno, e d'ordinario, ogni qualvolta si cadesse in peccato mortale. Hai tu, o anima, commesso un grave pec­cato il lunedi? Non aspettare la domenica per confessartene; ma fa' di tutto per ri­metterti in grazia di Dio! Entra in qualun­que chiesa e confessa la tua colpa!

Hai tu, o cristiano, offeso gravemente Dio nel tempo del Natale? Non aspettare, la Pa­squa per confessarti! Potresti essere colpito dalla morte in stato di peccato ed andare all'inferno.

Si crede, falsamente, di potersi confes­sare solo quando si ha da fare la S. Comu­nione. Invece ci si può confessare sempli­cemente, senza aver l'obbligo di comunicar­si, poichè Confessione e Comunione sono due Sacramenti distinti e separabili.

 

ANCHE I PRETI SI CONFESSANO?

Sicuro! S. Giovanni Bosco, apostolo della Confessione, si confessava ogni settimana, ordinariamente col Santo Cafasso.

E non solo i Preti, ma anche i Vescovi e lo stesso Romano Pontefice si confessano.

Potrebbe recare meraviglia il vedere la Suprema Autorità della Chiesa, il Papa, in ginocchio davanti ad un semplice Prete e domandare l'assoluzione di qualche fragilità umana. Ebbene, questo non deve me­ravigliare!

 

COME CONFESSARSI

Dovendo venire alla pratica della Con­fessione, si rende necessaria una succinta istruzione sul peccato. Impostato bene il concetto di peccato, sarà facile comprende­re quanto si verrà dicendo sul modo di con­fessarlo.

 

IL PECCATO

Il peccato è la volontaria ribellione a Dio, disubbidendo alla sua legge. Si può peccare in quattro modi, cioè, in pensieri, in paro­le, in opere e in omissioni. Una parola di illustrazione.

 

IL PENSIERO

A non pochi pare strano che si possa pec­care col pensiero, poichè si suol considerare come peccato soltanto ciò che può recare danno agli altri, come ammazzare, rubare e calunniare.

Si sappia che il peccato comincia inter­namente, nell'intimo della coscienza, e l'at­to esterno ne è il compimento.

Nell'uomo chi opera è l'anima, ed è pre­cisamente la volontà che compie gli atti, i quali possono restare nell'interno, ovvero esternarsi con le parole e con le azioni; ap­punto per questo dice Gesù Cristo che, se qualcuno avrà guardato una donna per fi­ne cattivo, ha già peccato nel suo cuore.

Come si vedrà in seguito, non tutti i pen­sieri contro la Divina Legge sono peccato, ma solo quelli che l'uomo avverte e volon­tariamente approva.

 

LE PAROLE

Quantunque, come si dice popolarmente, « le parole non ammazzano nessuno », pos­sono tuttavia essere peccato, se contengono della malizia e vengono pronunziate mali­ziosamente. Tali sono le bestemmie, le mor­morazioni, le imprecazioni, le bugie, ecc,

 

LE OPERE

Sono peccato non solamente le opere che fanno male agli altri, come il furto e i feri­menti, ma anche quelle che pare non re­chino danno ad alcuno e che tuttavia Dio proibisce per i suoi santi fini.

Così è peccato la profanazione del proprio corpo con opere disoneste.

 

LE OMISSIONI

Omettere significa tralasciare.

E' peccato quando si tralascia- per pro­pria colpa ciò che si è tenuti a fare. E' man­canza di omissione quindi perdere la Santa Messa nel giorno festivo, così pure non cor­reggere i figli e i dipendenti che, per esem­pio, bestemmiassero.

 

PECCATO MATERIALE

il peccato può essere materiale e formale. E' materiale quando si fa qualche cosa sen­za neppure sospettare che possa essere ma­le. E' il caso di chi pecca per ignoranza o per inavvertenza. Dei peccati materiali non si ha da rendere conto a Dio, perchè la vo­lontà non vi interviene in nessun modo e quindi non sono colpe.

 

PECCATO FORMALE

Si ha il peccato formale quando si cono­sce una cosa come male e tuttavia volon­tariamente si fa o si ha il desiderio di farla o si gode internamente come se si facesse. E' questa la vera colpa, della quale si de­ve rendere stretto conto a Dio.

Basta un solo peccato formale grave per meritare le pene dell'inferno.

 

PECCATO VENIALE

Il peccato veniale o leggero è la trasgres­sione volontaria della Divina Legge in ma­teria leggera, quale sarebbe una piccola bu­gia o un'impazienza.

E' anche peccato veniale il mancare in materia grave, ma senza la piena avvertén­za dell'intelligenza o senza il pieno consen­so della volontà. Giurare falsamente, chia­mando Dio come testimonio della menzo­gna, di per sè è grave mancanza; ma può essere soltanto peccato veniale, se il giura­mento è proferito con poca riflessione.

 

PECCATO MORTALE

Chiamasi mortale o grave il peccato che dà morte all'anima, in rapporto alla grazia di Dio, ed è quello che si commette con pie­na conoscenza e con deliberata volontà, tra­sgredendo un grave Comandamento del Si­gnore.

Adunque, perchè ci sia il peccato morta­le, si richiedono tre cose: la materia grave, la piena conoscenza, il deliberato consenso.

 

MATERIA GRAVE

Data l'importanza del peccato grave, per cui si dovrebbe stare eternamente nell'in­ferno, è naturale che per esserne rei si ri­chieda la violazione di un punto rilevante della Legge Divina.

Di certo per commettere un peccato mor­tale non basta rubare cento lire, ma si ri­chiede ben altro, tenendo conto però del danno che potrebbe provenirne al derubato.

Quasi in tutti i Comandamenti di Dio si può fare la distinzione fra colpa grave e col­pa leggera. Ho detto «quasi in tutti i Co­mandamenti », perchè nel 2° «Non bestem­miare », nel 6° « Non commettere atti impuri » e nel 9° « Non desiderare la persona d'altri » non c'è mai materia leggera, ma sempre è grave. Si hanno qui peccati leggeri solo per difetto di avvertenza.

 

PIENA CONOSCENZA

Per essere responsabili della violazione della Legge di Dio, è necessario che prima si sappia essere una data cosa proibita a comandata.

- Adunque, dirà alcuno, è meglio nona istruirsi nei divini Precetti, così non si è re­sponsabili della trasgressione! - Ciò non è lecito, poichè l'ignoranza colpevole della Legge di Dio è peccato contro il primo Co­mandamento.

Non basta poi avere la conoscenza della Legge di Dio, ma si richiede che quel dato comando, o proibizione, sia ricordato nel­l'atto stesso di agire. Mancando questa co­noscenza, manca la colpa. Un Cristiano sa essere tenuto nei giorni festivi ad ascoltare la S. Messa; se casualmente non ricorda es­sere domenica e non va alla Messa, non pecca.

Perchè ci sia il peccato mortale è neces­saria la «piena» conoscenza del male che si sta per fare. Una bestemmia pronunziata nella rabbia con poca avvertenza, non è peccato grave. Tutto ciò che si può dire o fare nel dormi-veglia, non è colpa mortale, appunto perchè in tale stato manca la «pie­na» conoscenza.

 

PIENO CONSENSO

E' la volontà la responsabile di ogni atto umano; finché manca il suo assenso pieno, non si pecca mortalmente.

I pensieri cattivi popolano la mente, an­che per lungo tempo. Finche la volontà non dice: « Voglio questo male... approvo quan­to sento... ecc. », non si è rei di colpa.

 

OCCASIONE DI PECCATO

E' occasione di peccato tutto ciò che e­sternamente sollecita la volontà a peccare, sia persona, sia cosa, o luogo.

L'occasione può essere remota o prossi­ma. Si dice remota quando non è tale da attrarre fortemente la volontà alla colpa grave; invece è prossima, quando ordina­riamente trascina al peccato mortale.

Chi si mette in una data occasione, ad esempio, dieci volte, e sempre o la maggior parte delle volte cade nella colpa grave, co­stui si trova nella grave occasione di pec­cato. Adunque, si sappia ciò che forse da molti s'ignora: Chiunque si mette nell'oc­casione prossima di grave peccato volonta­riamente e fa ciò senza una forte ragione, commette peccato mortale volta per volta, anche se casualmente non cedesse alla ten­tazione. Ha amato il pericolo. Dice lo Spi­rito Santo: Chi ama il pericolo, perirà in esso.

 

COOPERAZIONE AL MALE

Non solamente si pecca trasgredendo gli ordini del Creatore, ma anche cooperando a tale trasgressione.

Tu manchi contro il settimo Comanda­mento, rubando un oggetto; pecca con te chi ti aiuta a fare ciò, chi ti consiglia il fur­to e chi approva il tuo operato.

 

VERITA' PREOCCUPANTE

Un Parroco francese, che predicava spes­so Missioni, era atterrito alla vista di tante anime viventi nel sacrilegio per confessioni fatte male; ma temendo che fosse illusione la sua, scrisse a S. Giovanni Bosco per sot­tomettere al suo giudizio le proprie inquie­tudini. Il Santo rispose: Lei ha ragione. Io ho esercitato il ministero in tante parti e spesso non ho trovato altro che Confessioni sacrileghe. -

Lo stesso Don Bosco, in una operetta sul­la Confessione, dice così: Io vi assicuro che mentre scrivo mi trema la mano, pensando al numero di Cristiani che vanno all'eterna perdizione, soltanto per avere taciuto o non aver esposto sinceramente certi peccati in Confessione. -

Anche lo scrivente, preoccupato di tale terribile verità, vorrebbe mettere sull'avvi­so tutti per non profanare sì augusta Sa­cramento. Meglio non confessarsi, anziché confessarsi male!

 

CONSEGUENZA PRATICA

Dietro testimonianze cosi autorevoli, si rende necessario l'istruire i fedeli sulla ma­niera di confessarsi e il far vedere pratica­mente i lacci di cui si serve il demonio per indurre le anime alle cattive confessioni.

Le condizioni richieste per ben confes­sarsi sono cinque, secondo l'istruzione che dà il Catechismo Romano: esame di co­scienza, dolore dei peccati, proponimento, accusa delle colpe, soddisfazione o peni­tenza.

 

ESAME DI COSCIENZA

Prima di confessarsi è necessario rien­trare in se stessi, dare uno sguardo alla co­scienza e richiamare i peccati commessi, a cominciare dall'ultima Confessione ben fatta.

In questo esame bisogna evitare i due ec­cessi, essere cioè troppo preoccupati, oppu­re troppo leggeri. Bisogna esaminarsi con serenità, usando quella diligenza necessa­ria ad aversi negli affari d'importanza. Se sfugge involontariamente qualche peccato, non nuoce.

Chi si è confessato, premettendo un suf­ficiente esame di coscienza, se in seguito ri­corderà altri peccati tralasciati per dimen­ticanza, potrà restare tranquilla e ricevere la S. Comunione senza bisogno di subito ri­confessarsi. Rimane però l'obbligo di accu­sare nella prossima confessione le colpe di­menticate.

Chi si confessa, come si dice, alla carlo­na, cioè chi si presenta al Confessore senza aver prima pensato i peccati e dice solo qualche vaga colpa, che per il ricorda, non si può, dire che faccia una buona Con­fessione e per conseguenza non può restare tranquillo per i gravi peccati tralasciati. Iddio non approva la poltroneria e la ne­gligenza.

 

RACCOMANDAZIONI

Ci sono delle anime pie, che prima di con­fessarsi si preoccupano per la ricerca dei peccati. Tale preoccupazione è da riprovare grandemente, perché apre la via agli scru­poli e rende pesante la Confessione.

Per le anime di delicata coscienza, baste­rebbero solo pochi minuti di esame. Il mo­tivo è che se un'anima delicata avesse com­messo un peccato mortale, cioè una grave colpa fatta con piena avvertenza e piena volontà, certamente il peccato le verrebbe subito in mente, senza bisogno di pensarci tanto.

Al contrario, devono esaminarsi con cu­ra quelli che si confessano di raro, perché probabilmente avranno commesso delle col­pe, che col tempo possono andare in dimen­ticanza.

Prima di fare l'esame di coscienza, è be­ne rivolgere una breve preghiera alla Ver­gine Santissima e all'Angelo Custode, per avere la loro assistenza.

 

I PECCATI SCRITTI

Per non dimenticare in confessione i pec­cati, alcuni li scrivono. Questo mezzo non è obbligatorio, ma qualche volta potrebbe es­sere utile a certe anime di coscienza imbrogliata, in occasione di Confessione straor­dinaria.

 

UN AIUTO ALL'ESAME

Per aiutare i penitenti nell'esame, si so­no fatti dei formulari di esame di coscien­za; così senza tanta fatica si ricordano i peccati. Tali formulari si sogliono trovare nei libretti di devozione. Ne presento qui uno, che potrà servire per Confessione ge­nerale, cioè di tutta la vita, oppure per con­fessione annuale.

 

ESAME DI COSCIENZA

COMANDAMENTI DI DIO

1° Hai parlato male del Signore e dei Sa­cerdoti? – Hai dubitato volontariamente di quanto insegna la Fede? - Hai peccato di superstizione o partecipato a sedute spi­ritiche?

2° Hai bestemmiato? - Hai dato motivo ad altri di bestemmiare per colpa tua? Hai pronunziato con poco rispetto o inutilmente il nome di Dio e dei Santi? - Hai fatto promesse e voti, senza poi mantenerli?

30 Hai ascoltato la S. Messa ogni domenica? e ogni festa comandata? - Hai lavo­rato o hai fatto lavorare di festa, senza una, vera grave ragione?

4° Hai mancato di rispetto verso i geni­tori ed i superiori? - Hai dato loro dei gra­vi dispiaceri? - Hai detto ad essi parole in­giuriose? - Li hai minacciati?

5° Hai pensato di darti la morte? - Hai desiderato il male agli altri? - Ti sei rallegrato del male altrui? - Hai mandato imprecazioni ed ingiurie? - Hai rissato? Hai conservato rancore verso i nemici ? Hai avuto desideri di vendetta? - Ti sei vendicato? - Hai dato cattivi consigli? Sei stato di scandalo di cattivo esempio con parole o con fatti?

6° e 9° Hai acconsentito o hai dato occa­sione a desideri impuri, con pensieri o con sguardi? - Hai frequentato cattive com­pagnie e luoghi pericolosi? - Hai fatto cat­tivi discorsi disonesti, oppure li hai ascol­tati volentieri? Potendo, perchè non li im­pedivi? - Hai letto libri cattivi o ne ritieni qualcuno? - Hai dato in prestito tali libri? - Hai assistito a scene televisive scanda­lose? - Hai preso parte a balli licenziosi? - Ti vesti con modestia? - Hai commesso azioni cattive da solo o con altri?

7° e 10° Hai rubato? - Hai restituito la roba trovata, potendolo? - Hai fatto frodi e inganni nel vendere, nel comprare o nel lavorare? - Hai riparato il danno fatto al prossimo? - Hai pagato i debiti e la giusta mercede in tempo agli operai?

8° Hai giurato falsamente? - Abituati a non costringere gli altri a giurare, perchè potrebbero giurare il falso. - Hai pensato male del prossimo, senza una giusta ragio­ne? - Hai mancato ai segreti? - Hai in­colpato innocentemente qualcuno? - Hai diffuso qualche mancanza nascosta del prossimo? - Hai riparato il male recato agli altri nell'onore? - Hai rapportato al prossimo quanto di male hai sentito contro di esso?

 

PRECETTI DELLA CHIESA

Hai osservato la legge dell'astinenza dal­la carne e la legge del digiuno se hai l'età prescritta? L'astinenza dalla carne comin­cia dopo i 14 anni compiuti e dura sempre. L'obbligo del digiuno comincia dopo i 18 anni compiuti e finisce al 60° anno comunicato.

Il precetto dell'astinenza dalla carne e del digiuno si può supplire con altre opere buo­ne. - Ti sei confessato e comunicato con le dovute disposizioni? - Hai dimenticato dei peccati nell'ultima Confessione? - Ne hai taciuto qualcuno per vergogna? - Hai ese­guito gli ordini che il confessore ti ha im­posto? - Hai fatta la penitenza assegnata dal confessore?

 

DOVERI DEL PROPRIO STATO

Ciascuno, secondo il suo stato, si esamini se compie il proprio dovere verso se stesso e verso gli altri; e ricordino i genitori e i superiori che sono responsabili dei peccati dei figli e dei dipendenti, se potendo non li impediscono.

Così, ad esempio, la madre si esamini ri­guardo ai figli: Li mando in Chiesa? M'in­teresso che ricevano i Sacramenti? Che non leggano libri cattivi? Che non abbiano com­pagni pericolosi? Che non si piglino libertà illecite? Mi curo che in famiglia si pratichi la Religione? ecc. ecc.

 

DISTRUGGERE I PECCATI

Ordinariamente tanti credono che, aven­do fatto un buon esame di coscienza, la Confessione sia quasi finita, non rimanen­do da fare altro che la pura narrazione del­le colpe al Ministro di Dio. Si è in grande errore! Trovati i peccati, che è il meno, bi­sogna, distruggerli, che è la cosa essenziale. E come si distruggono? Col dolore. Osser­viamo il cacciatore. Si affatica per trovare il coniglio; trovatolo, non si contenta sol­tanto di questo, ma tira il colpo di fucile per ucciderlo; se non facesse questo, non gioverebbe a nulla aver trovato la preda.

 

IL DOLORE

La condizione principalissima per avere da Dio il perdono dei peccati è il dolore; mancando questo, è inutile l'esame di co­scienza ed è inutile anche il manifestare i peccati al Confessore.

Sul dolore intratteniamoci un po' diffusamente, data l'importanza.

Il dolore è il dispiacere dei peccato com­messo e può essere di due specie: perfetto e imperfetto.

 

IL DOLORE PERFETTO

E' perfetto il dolore quando l'anima è pentita del peccato per l'offesa recata a Dio, al più buono dei padri, e perchè ha ca­gionato a Gesù i dolori della Passione.

E' così nobile ed efficace questo dolore, che nell'istante in cui l'anima lo concepi­sce, riceve il perdono di tutti i peccati mor­tali; però si deve aggiungere la condizione di confessare le proprie colpe al Ministro di Dio al più presto possibile.

Quantunque i1 dolore perfetto cancelli ogni iniquità, tuttavia prima di ricevere i Sacramenti detti « dei vivi» è prescritta la Confessione.

 

COME ECCITARSI AL DOLORE PERFETTO

E' della massima importanza l'atto di do­lore perfetto; conviene quindi che l'anima impari ad eccitarvisi. Ecco un modo sem­plice ed efficace.

Commesso il peccato grave, l'anima rien­tri in se stessa e pensi al male fatto; con­templando il Crocifisso, dica più col cuore che con le labbra: Gesù mio, sono indegno del cielo! Voi siete il mio Padre amoroso, che mi avete creata, colmata di favori, ed io sono stata così ingrata! Voi per salvarmi siete morto in Croce ed io vi ho disprezzato, anzi col mio peccatovi ho piantato i chiodi alle mani ed ai piedi e vi ho dato la lanciata al costato! Oh, mio Dio, come sono pentita dell'offesa fattavi! Vor­rei prima morire che oltraggiarvi ancora! Vorrei poter confessare subito la mia ini­quità al vostro Ministro, ma non essendomi ció possibile adesso, lo farò quanto prima! -

Tutto questo colloquio con Dio si può fare anche in un attimo, col semplice pensiero.

 

QUANDO DEVI FARE QUEST’ATTO

L'atto di dolore perfetto è bene che si fac­cia subito dopo la colpa, non appena sia cessata la passione.

Conviene che ciascun'anima ripeta que­st'atto ogni sera prima di pigliar riposo e ogni volta ci fosse pericolo di vita; ma si faccia ciò di cuore, non macchinalmente. Oh! se questo mezzo fosse stato praticato bene e con assiduità, quanti che oggi sof­frono nell'inferno, potrebbero esser felici in Paradiso!

 

EMETTERLO SUBITO

Primo motivo

Dopo il peccato, non si aspettino giorni, settimane e mesi per fare l'atto di dolore perfetto; si faccia subito! Un peccato ne chiama un altro e presto si moltiplicano. Se il demonio non è cacciato subito, si an­nida nel cuore e fa molta strage. Difficil­mente l'anima ricommetterà la colpa, se l'avrà detestata subito sinceramente.

Secondo motivo

Finchè l'anima è in disgrazia di Dio, non guadagna nessun merito del bene che ope­ra; ma facendo l'atto di dolore perfetto, riacquista subito la divina amicizia e quin­di la capacità di guadagnare meriti.

Quanti e quanti vivono in disgrazia di Dio, perchè non hanno la possibilità di con­fessarsi! Non si può uscire di casa, ci si tro­va in campagna o in viaggio, non si può av­vicinare un Sacerdote per chiedergli l'asso­luzione... Ma ci vuole tanto, in simili circo­stanze, ad eccitarsi al pentimento perfetto?

Terzo motivo

La nostra vita quaggiù è legata ad un filo sottilissimo; un piccolo strappo ed è tron­cata un'esistenza. Ovunque si può morire ed improvvisamente: mentre si lavora o si passeggia, mentre si scherza o si dorme... Se viene la morte mentre si è in peccato mortale, che ne sarà dell'anima?

Come si può, dunque, rimanere in disgra­zia di Dio, non dico un giorno, ma un'ora sola, sapendo che è così facile morire?

 

IL DOLORE IMPERFETTO

Il dolore dei peccati è imperfetto, quan­do ci si pente del male, non per la offesa fatta al Signore, ma per paura dei divini castighi. Così è imperfetto il pentimento di quel figlio, che, avendo mancato verso suo padre, si duole non per l'offesa recata, ma per la punizione che riceverà.

Il dolore imperfetto è sufficiente ad otte­nere il perdono dei peccati, quando è ac­compagnato dall'assoluzione del Sacerdote e, cioè, solamente quando si è perdonati in Confessione.

Come ben si vede, il dolore perfetto ha un valore di gran lunga superiore a quello imperfetto.

Per confessarsi bene è desiderabile il do­lore perfetto e conviene eccitarvisi; ma an­che quando c'è soltanto il dolore imperfet­to, la Confessione è ben fatta e l'anima può restare tranquilla.

 

DOLORE INTERNO ED UNIVERSALE

Quando si parla di dolore, non bisogna intendere quello sensibile del corpo, ma quello interno, dell'anima. Non è necessa­rio perciò versare lacrime per avere dolore dei peccati, oppure sentire la commozione.

Questi segni sensibili sono buona cosa, ma per essere pentiti del male fatto basta sentire il dispiacere di aver offeso Dio o di aver meritato i suoi castighi o di aver mac­chiato l'anima propria.

Il dolore deve essere anche universale, cioè deve estendersi a tutti i peccati gravi commessi, senza; eccezione.

Chi si confessa, ad esempio, di aver be­stemmiato e di essersi ubriacato, deve es­sere pentito e dell'uno e dell'altro peccato; diversamente il suo dolore non è valido per l'assoluzione.

 

DI QUALI PECCATI PENTIRSI

Si è obbligati a pentirsi dei peccati mor­tali, cioè delle colpe gravi. Riguardo ai pec­cati leggeri, non c'è obbligo di estendere anche ad essi il pentimento, quando si han­no dei mortali da accusare; però conviene pentirsi anche dei peccati veniali per puri­ficare meglio l'anima.

Quando chi si confessa, accusa soltanto colpe leggere, deve averne il dolore conve­niente, se no la Confessione resta nulla, cioè senza alcun effetto.

 

AVVERTIMENTO IMPORTANTE

UN'OSSERVAZIONE

Voi, o fedeli, che con frequenza vi acco­state al Sacramento della Penitenza, e che d'ordinario non commettete peccati gravi, ponete mente a quanto segue:

Affinchè la Confessione dei vostri piccoli falli sia valida, basta che siate pentiti in generale dei dispiaceri dati a Gesù; è suffi­ciente pure che siate pentiti almeno di qualcuno dei peccati veniali; può anche ba­stare il proponimento di fare meno colpe leggere in avvenire; insomma è segno di dolore la volontà di farsi più buoni.

Chi non ha nell'anima neppure un pec­cato veniale e vuole ricevere l'assoluzione, deve accusare e pentirsi almeno di qualche peccato della vita passata, anche già con­fessato.

Si è soliti recitare l'atto di dolore durante la Confessione stessa, quando cioè il peni­tente sta per ricevere l'assoluzione. Giova sapere che l'atto di dolore si può anche re­citare prima di andare a confessarsi.

 

PROPONIMENTO

Il termometro del dolore, il segno sicuro del pentimento, è il proponimento, cioè la volontà risoluta di evitare il peccato e di fuggirne le occasioni.

La ricaduta nel peccato non sempre è se­gno di cattiva Confessione; bisogna tener conto della fragilità della volontà umana.

Quelli che si confessano e dopo hanno la disgrazia di ricadere nei gravi peccati dì prima, però non subito, ma dopo qualche tempo e soltanto qualche volta; quelli che per non ricadere in peccato si aiutano alla meglio, si fanno violenza, fuggono le occa­sioni pericolose, combattono, resistono, a­doperano i convenienti mezzi, per cui ne segue la diminuzione dei peccati e il miglio­ramento di vita; costoro possono stare tran­quilli sul valore della loro Confessione, poi­chè hanno il vero dolore e il necessario pro­ponimento. Le eventuali ricadute nel pec­cato sono effetto dell'umana debolezza, non della Confessione mal fatta.

Chi si confessa e ricade ad ogni tratto nei peccati mortali con la stessa frequenza e fa­cilità di prima, con poca o nessuna resisten­za, senza adoperare le dovute cautele per premunirsi contro le ricadute, ha certo mo­tivo di tremare sullo stato dell'anima pro­pria, perchè le sue Confessioni non sono fatte bene.

 

CONFESSARSI E NON EMENDARSI E' LA STRADA PER DANNARSI

Dio ha tutte le perfezioni; in Lui è ugua­le tanto la giustizia quanto la misericordia; però verso le creature umane, durante la vita presente, Egli mostra più la bontà an­ziché la giustizia. Un'affermazione, strana apparenza, merita di essere considerata. E' stato detto: « Manda all'inferno più ani­me la divina bontà, che non la divina giu­stizia ». Tanti infatti al pensiero della mi­sericordia di Dio, pigliano ansa a peccare e peccando dicono: Del resto il Signore è buono, è Padre di misericordia, ci compati­sce e ci perdona facilmente! -

Chi si confessa e ripecca tanto serena­mente, senza correggersi, non fa altro che abusare della bontà di Dio e servirsi della Confessione come di semplice scarico delle proprie colpe.

Il recidivo volontario infatti dice: Per il momento pecco, soddisfo le mie voglie... poi mi confesserò e tutto passerà! - Sventu­rato chi fa così! Iddio non ha istituito il Sa­cramento della misericordia per giuoco e per dare agio a peccare di più! I profana­tori della Confessione che sono i recidivi volontari, pensino che sono avviati all'infer­no. Confessarsi e non emendarsi è la strada per dannarsi!

 

LA CONFESSIONE DEL LUPO

E' una favola, ma è bene ricordarla a tan­ti, perchè molto significativa.

Un giorno un lupo si presentò al guardia­no di un convento per confessarsi. Mentre, il Confessore gli suggeriva delle buone con­siderazioni, si sente un belare di pecore e un. tintinnio di campanelli. Passava un gregge.

Il lupo sentì venire subito l'appetito e ­disse: Padre, per carità, fate presto! - Ti senti male forse? - No, sto benissimo; ma ho tanta fretta! Permettete che vada a man­giare qualche pecorella e poi ritorni?... Vi prometto che manterrò la parola!

E così dicendo, lasciò il Confessore e cor­se dietro al gregge.

Bella Confessione questa! E' una favola. Ma quanti cristiani si confessano come il lupo, perchè non sono decisi a troncare la catena dei loro gravi peccati!

 

LA GRANDE CAUSA

Qual è il motivo di tante ricadute nel peccato e del conseguente ritorno di Satana nell'anima? Come mai chi ha cacciato da sè il demonio al mattino, nella stessa gior­nata gli spalanca le porte del cuore, per far­lo rientrare in compagnia di altri spiriti maligni?

Causa di tutto questo è il mettere poco o nessuno impegno nella fuga delle occasioni.

 

IMPARIAMO DAL DEMONIO

Durante un esorcismo fu interrogato il demonio da un Sacerdote: Che cosa temi tu? - Temo niente! - Non hai paura del­la preghiera, dei Sacramenti e specialmen­te della Confessione, con la quale le anime ritornano a Dio? - Me ne rido! Sappi che nell'inferno c'è tanta gente che ha pregato, che si è confessata mille volte! Non è ciò che temo! - In nome di Dio, parla e dim­mi il vero! - Ebbene, mio malgrado, eccoti la verità! Una sola cosa temo: la fuga delle occasioni! -

Quando un'anima ritorna a Dio e fugge le occasioni, si salva; se invece non le fug­ge, anzi le cerca, cade e ricade nei peccati e a nulla le valgono i Sacramenti.

 

ANGOSCIOSO GRIDO!

O anime cristiane, che desiderate salvar­vi, che temete i divini giudizi, che pregate e vi accostate ai santi Sacramenti, ma che intanto cadete e ricadete nella colpa, ascol­tate quest'angoscioso grido d'un povero Mi­nistro del Signore: Fuggite, fuggite subito fuggite sempre le occasioni di peccato! Chi non fugge l'occasione, andrà in perdizione.

 

LE PRINCIPALI OCCASIONI

Alcune occasioni sono prossime di pecca­to di per se stesse e per tutti; altre invece sono prossime relativamente, cioè per certe persone e in speciali circostanze.

Voglio, o anima, metterti a conoscenza delle principali occasioni, affinché possa tu fuggirle. Sono occasioni prossime di pecca­to: la compagnia di persone amiche, in cui si parla e si agisce scandalosamente; la let­tura di libri cattivi; l'assistere a spettacoli immorali; il fare dei balli poco castigati; la vita di spiaggia poco seria; ecc.

 

TRONCARE SUBITO

Ti trovi, o anima cristiana, impigliata in qualche occasione prossima di peccato? Se vuoi salvarti, fuggi tale occasione! Il tuo cuore forse sanguina al pensiero di tron­care quell'amicizia... di bruciare quel libro... di privarti di quello spasso!... Eppure è ne­cessario fare ciò.

Dice Gesù: Se il tuo occhio ti è di scan­dalo, cioè occasione di peccato, strappalo e gettalo via! E' meglio andare in Paradiso con un occhio solo, anziché all'inferno con due! - Ami tu, dunque, quella persona o quell'oggetto come la pupilla degli occhi tuoi? Se ciò ti è motivo di peccato, tronca tutto! Iddio te lo impone!

 

... E PROPONGO DI FUGGIRE LE OCCASIONI!

Allorchè ti trovi prostrata ai piedi del Confessore e reciti l'atto di dolore, tu dici: E propongo di fuggire le occasioni!

Se tu però non hai la volontà di fuggire le occasioni prossime del peccato grave, ti, confessi male. Ricorda che non basta dire ciò a parole, bisogna provarlo con i fatti.

 

L'ACCUSA DEI PECCATI

La quarta condizione per ben confessarsi è l'accusa dei peccati fatta al Sacerdote Confessore per averne l'assoluzione. La ma­nifestazione delle proprie colpe deve essere semplice e sincera.

 

SEMPLICITA'

Per essere semplici, si eviti di raccontare quello che non riguarda l'accusa dei peccati. Procuri il penitente quando si confessa di non fare il nome di alcuno; e non dimen­tichi che deve confessare i propri peccati e non quelli degli altri.

 

UNA BUONA LEZIONE

Si presentò al confessionale una donna, che subito prese a dire: Padre, non ne pos­so più! Ho un marito, che è un demonio. Egli bestemmia, grida, impreca, giuoca, si ubriaca...

- E voi? - soggiunse il Confessore. - Io non faccio niente; soffro sempre. - Ho capito, disse il Padre. Per peniten­za dei vostri peccati, reciterete una Ave Ma­ria; per i peccati di vostro marito, direte sei Rosari alla Madonna e farete un giorno di digiuno.

- Per i peccati di mio marito?... Oh, que­sta è bella! Lui ha peccato ed io devo fare la penitenza!? Non mi pare giusto!

- Ed allora, concluse il Confessore, se non vi pare giusto, perchè confessate i peccati di vostro marito? Lasciate che li con­fessi lui, se ne ha voglia; voi accusate le vo­stre mancanze. ­Quanti meriterebbero simile lezione!

 

CHE COSA CONFESSARE?

Si è tenuti a confessare i peccati gravi, o creduti tali, e bisogna dirne possibilmente il numero e le circostanze che ne mutano le specie.

 

I PECCATI DUBBI

Strettamente parlando, non ci sarebbe obbligo di confessare i peccati dubbi. Però a quelli che hanno la coscienza larga o ri­lassata, si raccomanda di accusarli per mag­gior tranquillità.

Le anime delicate possono benissimo fa­re a meno di confessare i peccati dubbi; al­le anime scrupolose è proibito confessarli. In ogni caso, i dubbi si confessano come dubbi; e non fanno bene coloro che accu­sano come certi i peccati incerti, unicamen­te per restare più sereni. Si dica adunque così: Padre, mi accuso di tale peccato... so­no però in dubbio di averlo commesso o di averlo fatto volontariamente; me ne con­fesso come sono colpevole davanti a Dio!

 

UN ERRORE POPOLARE

Può avvenire di trasgredire la legge di­vina per ignoranza o per dimenticanza; op­pure può darsi di trascurare un precetto ecclesiastico per un grave motivo. In que­sti casi non si è obbligati a confessare tali trasgressioni, appurato perchè non c'è stato il vero peccato formale.

Così, un bambino sui sette anni commet­te un'azione e non sa che essa sia peccato e neanche sospetta che sia male. Coll'andar degli anni comprende che quella azione era proibita da Dio e allora va a confessarla co­me peccato. Costui è in errore. Non deve confessare quello che fece senza averlo co­nosciuto come male. In realtà non peccò, perché ignorava la legge di Dio.

Un tale giura falsamente, ma fa questo per distrazione, senza avvertire quel che fa. Di fatto trasgredisce la legge divina, ma non pecca per niente, perchè manca la con­dizione essenziale per fare il peccato, cioè 1a conoscenza e la volontà. Quando questi si confessa, non deve dire: «Padre, ho giu­rato falsamente», ma piuttosto deve tacere come se niente avesse fatto. Tutto al più, per togliersi un eventuale scrupolo, potreb­be dire: « Padre, ho giurato il falso, ma sen­za accorgermene ».

Una fanciulla, essendo domenica, vorreb­be andare a Messa. Il papà per motivi par­ticolari proibisce alla figlia di uscire di ca­sa. Costei rimane male, perchè pensa: Fac­cio peccato tralasciando oggi la Messa. - La fanciulla non pecca, poichè vorrebbe an­dare a Messa, ma non può; si tratta di pre­cetto ecclesiastico e basta una grave ragione per essere scusata davanti a Dio, e tale e appunto per lei la risoluta proibizione del padre suo. Quando va a confessarsi, non de­ve dire di aver perduto la Messa in giorno festivo, ma deve tralasciare d'accusarsene. Se vuole, può dire così: « Ho perduto la Messa, ma non per colpa mia » e questo u­nicamente per ricevere qualche consiglio dal Confessore e così sapersi regolare me­glio in avvenire.

Ho voluto dare come titolo a questo capito­letto « Un errore popolare», poichè d'ordi­nario il popolo, per mancanza d'istruzione, confessa anche i peccati che non ha fatto.

Non tutti sanno confessare i peccati di pensiero. Qualunque peccato prima si com­pie nel pensiero e poi si esplica con le pa­role e con le opere. Chi confessandosi dice: «Accuso i miei peccati di pensiero! » se non aggiunge altro, l'accusa non è esatta. Biso­gna dire al confessore su quale punto mo­rale poggiano i peccati di pensiero. Così il penitente deve dire: « Ho peccato col pen-siero riguardo la moralità...

Riguardo all'odio al prossimo desideran­do il male altrui... col desiderio di togliermi la vita…

 

SACRILEGIO

Chi profana il Sacramento della Confes­sione volontariamente, commette un gra­vissimo peccato di sacrilegio. Tale profana­zione si ha quando ci si confessa senza il necessario dolore, oppure quando si tace per vergogna ciò che si è tenuti a dire al Ministro di Dio.

Hai commesso dieci peccati mortali; ne confessi nove e ne taci uno per vergogna, oppure lo confessi male volontariamente; così facendo non solo Iddio non ti perdona il peccato taciuto, ma neanche gli altri no­ve confessati, che anzi, finita la Confessio­ne, hai l'anima macchiata da undici pec­cati, perchè vi hai aggiunto il sacrilegio. Se in tale stato ti comunichi, fai un altro sa­crilegio, perchè ricevi indegnamente Gesù Cristo.

E' un peccato così facile commettersi il sacrilegio in Confessione, che credo opportuno intrattenermi ampiamente.

 

PERCHE' NASCONDERE I PECCATI?

Vai a confessarti, o anima cristiana? Con­fessati bene, per amor del Cielo! E' meglio non confessarti, anziché confessarti male; andresti cosi all'inferno con meno peccati.

Ma perchè vorresti nascondere i peccati al medico dell'anima tua? Nascondi forse le malattie al medico del tuo corpo? Come po­tresti essere curata? Pensaci seriamente!

 

VERITA' FUNESTA

Sant'Antonino di Firenze vide vicino al confessionale il demonio, in atteggiamento di chi aspetta. - Che cosa fai qui? - gli domandò. - Aspetto che vengano! - ri­spose il demonio. - E chi? - Lo sai meglio di me!... Quelli che devono confessarsi. - E che cosa vorresti fare? - Restituire! - Tu, restituire?... E che cosa? - La vergogna! Quando i tuoi penitenti hanno da peccare, tolgo loro la vergogna e così fanno il male; quando vogliono confessarsi, dó nuovamen­te la vergogna, affinché nascondano i pec­cati. - Il Santo conosceva bene il fine del­la presenza del demonio vicino al confes­sionale, ma volle sentire dalla sua stessa bocca la funesta verità: “Restituire la ver­gogna!”

 

LO SCIMMIONE

Don Bosco confessava una sera nel coro della Chiesa di S. Francesco di Sales; molti erano i giovani che aspettavano per avere l'assoluzione.

Si avanzò per confessarsi un giovanetto, risoluto di nascondere un peccato. Don Bo­sco per divina assistenza se ne accorse; e quando il penitente finì l'accusa dei pec­cati, gli domandò: Ci sono altre colpe? – ­Nossignore! - Figlio, confessati bene! Non fare piangere Gesù e ridere il demonio!

Le assicuro che non ho fatto più niente! - Allora Don Bosco gli disse: Guarda un po' chi hai dietro alle spalle! - C'era il demo­nio. Il giovanetto emise un grido, si aggrap­pò al collo di Don Bosco e subito confessò il peccato.

Quelli che erano in chiesa udirono il gri­do e dopo usciti domandarono al compagno cosa gli fosse capitato. Egli narrò che ave­va visto dietro di sè, proprio alle spalle, un demonio sotto forma di scimmione, dagli occhi di fuoco, il quale faceva di tutto per­chè egli nascondesse un peccato.

Come il lupo afferra le pecore per la gola e le porta via senza che passano gridare, co­si fa il demonio con tante anime: le piglia per la gola, affinchè non dicano i peccati al Confessore e così le porta all'inferno.

 

LA VERGOGNA

E' un sentimento naturale la vergogna dopo la colpa; l'ebbero per primi Adamo ed Eva dopo aver mangiato il frutto proibito da Dio.

Però la vergogna bisogna averla prima di fare il peccato! Quando il demonio dice: Vèndicati di quell'offesa! Ruba quella cosa! Fa' un discorso vergognoso! Commetti que­st'impurità! - allora è il caso di dire a se stessi: E non mi vergogno di fare queste co­se... di commettere simili bassezze... di ri­bellarmi a Dio?... - Invece, mentre c'è la passione, il demonio toglie la dignità per­sonale, fa commettere spudoratamente il male e suggerisce con astuzia: Non aver paura di peccare; poi ti confesserai e tutta sarà finito! -

Al momento in cui il peccatore va a con­fessarsi, ecco di nuovo il demonio, padre della menzogna, farsi avanti e ridare la ver­gogna. - E come, dice al penitente, come farai a confessare quel peccato? Che cosa dirà il Sacerdote?... Tu perderai la stima presso di lui! Sai qual è la miglior cosa? Non dire niente di quella brutta azione! Confessa pure gli altri peccati... ma, per carità, non dire quello!... - E siccome da­vanti al primo sacrilegio il penitente non si sa decidere, il demonio incalza di più: - Ebbene, adesso taci quel peccato; la prossima volta che ti confesserai, dirai tut­to e metterai a posto la coscienza! -

Guai se il peccatore cade in questo laccio diabolico!

Fatto il primo sacrilegio, confessandosi male, farà subito il secondo: la Comunione indegna.

- Ti sei confessato male - dirà il demo­nio - pazienza! Non lasciare però la Co­munione! Che cosa diranno gli altri se non ti comunichi?... Sarà un altro sacrilegio...; ebbene la prossima volta, quando ti confes­serai, invece di un sacrilegio ne accuserai due.

 

LA CATENA CHE PORTA ALL'INFERNO

Qualche volta Iddio colpisce il povero peccatore subito al primo sacrilegio; ma spesso pazienta, nella sua infinita bontà. Se l'infelice dicesse: «Ho fatto il primo ed il secondo sacrilegio e non mi è capitato nien­te di male! » e pigliasse da ciò animo a com­metterne ancora, si potrebbe già dire che costui si trovi con un piede nell'inferno:

Il demonio lo ha legato con la terribile catena dei sacrilegi e non si darà pace se non riuscirà nel suo intento. Osserviamo il lavorio di Satana.

Il sacrilego, spinto dal rimorso, va in cer­ca del Sacerdote per riacquistare la pace. - Confesserò il male fatto e non penserò più al passato! - dice in cuor suo. Il demo­nio l'assale con più energia.

- Vuoi confessare i due sacrilegi com­messi con la Confessione e con la Comunio­ne ricevuta male? Oh, questo è troppo dav­vero! Il sacrilegio farà rabbrividire il Sa­cerdote e chissà che cosa potrà dirti do­po! - Eppure, dirà il peccatore, devo con­fessare tutto... non posso stare con la co­scienza imbrogliata!... - Benissimo, con­fesserai tutto; invece di far questo ora, lo farai in occasione della Pasqua. In questo frattempo certamente non morrai!... Do­vessi anche morire, chiameresti prima un Prete e tutto si regolerebbe! - Sono tanti i falsi ragionamenti del demonio, che il mi­serabile si decide a tacere ancora il grave peccato e dopo ciò... i sacrilegi si moltipli­cano con poco rimorso: Confessioni e Co­munioni sacrileghe.

Viene la Pasqua e il demonio facilmente persuade a differire la buona Confessione. - La farai fra alcuni anni... quando sarai più avanzato in età... quando ti capi­terà una grave malattia... sul letto di mor­te... C'è tempo... c'è sempre tempo! - E chi dà il tempo?... Iddio! e dopo che il sacrilego ha abusato della divina bontà, dopo che ha impiegato male il tempo, può sperare che Iddio gli dia ancora tempo?... Forse si, ma potrebbe anche essere no!

Il demonio, che è riuscito a legare con la forte catena dei sacrilegi il povero peccato­re, farà di tutto per impedire il riacquisto della grazia e lo spingerà all'ultimo sacri­legio, sul letto di morte.

 

QUALI PECCATI SI SOGLIONO NASCONDERE?

I peccati che facilmente si nascondono in Confessione o non si manifestano con sin­cerità, sono quelli contro il sesto e il nono comandamento, cioè le impurità o peccati vergognosi.

E' un peccato molto grave l'impurità ed assai facile a commettersi.

 

COME SI CONFESSANO CERTI PECCATI

Tanti non confessano i brutti peccati, perchè non sanno esprimersi. Ecco la ma­niera di confessare, questa specie di man­canze: Padre, ho peccato contro il sesto co­mandamento! - oppure: Ho commesso un brutto peccato! - Ho peccato di disonestà! Questa è la forma generale dell'accusa.

Però, secondo i casi, bisogna sapersi re­golare nell'accusa per essere esatti, distin­guendo tra pensieri, parole ed azioni. Si confessa male chi si accusa soltanto di cat­tivi pensieri, mentre ha compiuto delle ope­re; chi confessa d'aver fatto tali peccati da solo, mentre li ha commessi con altri; chi ne tace il numero conosciuto o le circostan­ze che ne mutano la specie, e chi, interro­gato dal Confessore, non risponde con ve­rità.

 

AL GIUDIZIO UNIVERSALE

Dice Gesù Cristo: «Non c'è nulla di na­scosto che non abbia a rivelarsi, né vi è al­cun segreto che non sia manifestato ».

In questa terra si commettono molte ini­quità, ma ciascuno fa di tutto per nascon­derle; in parte si può riuscire a nasconder­le davanti agli uomini. Ma come poterle na­scondere agli occhi di Dio? Il Signore pe­netra nell'intimo di ogni cuore e ne misura la malizia. Quando il peccatore pentito ri­ceve l'assoluzione sacramentale, scompare dalla sua anima ogni colpa e può presen­tarsi al divino cospetto senza timore. Ma quando un'anima peccatrice muore in di­sgrazia di Dio, i peccati le rimangono in­cancellati per tutta l'eternità; va all'infer­no e vede sempre le sue iniquità. Al Giudi­zio Universale uscirà quest'anima dal fuoco eterno, si riunirà al corpo e andrà a pigliar posto nella schiera dei dannati. Dice Gesù Cristo: « I cattivi saranno alla mia sinistra, i buoni alla mia destra ». Alla sinistra dun­que si vedranno tutti i reprobi morti in pec­cato. Iddio farà in modo che le loro iniquità più occulte siano conosciute dagli altri. « Niente vi è di nascosto che non venga messo alla luce ». Quale orrore! Quale ver­gogna! Dice il Signore che in quel momen­to i reprobi diranno alle montagne: Cade­teci addosso e schiacciateci!

Quale confusione per tutti i dannati, ma specialmente per i sacrileghi! Essi tacquero dei peccati in Confessione, li nascosero al Sacerdote per vergogna; non volevano che alcuno conoscesse le brutture commesse! Ed ora son là al cospetto di tutti!

Valeva la pena nascondere i peccati in Confessione! Che cosa ne avete guadagna­to, o sacrileghi? L'inferno e la massima ver­gogna nel Giudizio! Ah, quanto sarebbe sta­to meglio vincere la paura e dire al solo Confessore i vostri peccati! Ma il male che avete fatto, non potrete più rimediarlo!

 

UN CALDO INVITO

Possano questi pensieri essere salutari a certe anime ed incutere un santo terrore per i sacrilegi! Prima la morte, anziché tacere un peccato in Confessione! Sia questa la risoluzione di tutti.

Se tu che leggi, riconosci di avere la co­scienza macchiata di qualche sacrilegio, ap­profitta del lume che Iddio ti dà per ripa­rare il male fatto! Vorrei pregarti di dire: Basta coi sacrilegi! - Vorrei supplicarti di andare presto dal Sacerdote che t'ispira più fiducia, per rompere la catena del demonio per riacquistare l'amicizia di Dio!

 

COME RIPARARE I SACRILEGI

Hai commesso dei sacrilegi?... Vuoi sal­var l'anima tua?... Vuoi sapere il modo? E' semplicissimo. Presèntati al Confessore e, se credi necessario, ad uno dal quale non sei conosciuto. Non hai da far altro che di­re: Padre, ho dei rimorsi di coscienza, per­chè mi son confessato male! Il mio primo sacrilegio lo commisi cinque... dieci... venti anni fa. Desidero essere aiutato! – Detta questo, l'affare è quasi aggiustato; non ti ri­mane che rispondere con sincerità a quan­to il Sacerdote ti potrà chiedere.

Nel riparare i sacrilegi, bisogna comin­ciare dall'ultima Confessione ben fatta e riaccusare anche i peccati confessati in tale periodo di tempo.

 

CONSIGLI A CHI E' TENTATO DI VERGOGNA

Sei tu, o lettore, uno di quelli che facil­mente sono tentati di vergogna nel mani­festare certi peccati al Confessore? Ascolta i seguenti consigli:

1. - Raccomandati alla Vergine SS. e al tuo Angelo Custode prima di confessarti, affinchè mettano in fuga il così detto « de­monio muto ».

Se preghi con fede, il tentatore non po­trà resistere e tu sarai vittorioso.

2. - Se temi di non avere il coraggio di manifestare i brutti peccati al tuo Confes­sore ordinario, va' in cerca di un altro Sa­cerdote. E' meglio cambiare il Confessore piuttosto che commettere un sacrilegio!

3. - Se il demonio ti suggerisce: Quel gra­ve peccato... confessalo in ultimo, dopo de­gli altri! - allora procura di confessarlo per primo. Se tu lo riservassi per la fine, potresti metterti in pericolo di tacerlo del tutto; dicendolo invece subito, il pericolo sarà evitato e sarà facile confessare dopo i peccati meno gravi.

4. - Se il demonio fortemente ti tentasse a tacere dei peccati e tu realmente temessi di cedere alla tentazione, fa' nel seguente modo: Appena ti presenterai al Confessore, dirai così: Padre, temo questa volta di con­fessarmi male; abbiate la bontà d'interro­garmi voi! - Detto questo, la tentazione sarà vinta, poichè il Ministro di Dio, che co­nosce le insidie del demonio, ti farà qual­cuna di quelle domande che colpiscono a segno ed allora facilmente parlerai.

Quanti con questo sistema hanno evitato le Confessioni sacrileghe!

 

ATTENZIONE AGLI AVVISI DEL CONFESSORE

Finita l'accusa dei peccati, prima di dare l'assoluzione, il Confessore rivolge al peni­tente qualche parola d'incoraggiamento al bene o d'avvertimento, per premunirlo con­tro gli assalti del demonio.

E' doveroso quindi ascoltare la voce del Ministro di Dio e far di tutto per mettere in pratica, i suoi buoni suggerimenti.

Chi dicesse: Per me è sufficiente accusare i peccati! Poco m'importa degli avvisi che il Confessore vuol darmi! - chi cosa dices­se, dimostrerebbe di avere poco interesse dell'anima sua. I suggerimenti che il Sacer­dote impartisce al penitente, si possono pa­ragonare alla ricetta che dà il medico dopo aver visitato l'ammalato. Se della ricetta l'infermo non fa uso, è segno che non vuol guarire.

Dunque, i fedeli approfittino della carità del Confessore, apprezzando i suoi avvisi, che in ultima analisi sono la voce di Gesù: «Chi ascolta voi, ascolta me ».

 

CONSIGLI ED OBBLIGHI

E' bene istruire i fedeli su cosa molto im­portante. Come si è detto sopra, il Confes­sore rivolge la parola al penitente. Tra le cose che egli dice, ci possono essere dei con­sigli oppure degli obblighi. Se si trascurano consigli del Confessore, cioè se non si met­tono in pratica, non si commette alcun pec­cato, ma solo si trascurano i mezzi assai ef­ficaci di bene e così si perde l'occasione di guadagnare dei meriti per l'altra vita. Ad esempio, il Confessore dice al penitente: Abituatevi a recitare il S. Rosario, così la Madonna vi aiuterà di più! -

Se questi trascura il S. Rosario, non fa alcun peccato, ma soltanto si priva di un'o­pera tanto meritoria. In questo casa si trat­ta di un semplice consiglio.

Ma se il Sacerdote dicesse: Voi, giacché potete, restituite ciò che avete rubato!... Procurate di non dimenticarlo!... Dovete ri­parare l'onore del prossimo, poichè avete calunniato; fate il possibile affinché la smen­tita arrivi a quelli che hanno sentito la vo­stra calunnia... Voi dovete pacificarvi con la persona che avete tanto offesa... - in questi casi non si tratterebbe di consigli; ma di veri obblighi e il penitente dovrebbe mettere in pratica le parole del Confessore. E quando costui ritorna ai piedi del Mîni­stro di Dio, deve dire se ha messo in pratica; o no gli obblighi impostigli nella Confes­sione precedente.

Quanti si confessano male a questo ri­guardo!

 

I TRE LACCI DEL DEMONIO

S. Giovanni Bosco, il 4 aprile 1869, a tut­ti i giovani radunati nello studio dopo le razioni della sera, raccontò la seguente visione. Ascoltiamone la narrazione dalla sua stessa bocca.

- “Mi trovavo vicino alla porta della mia camera e mentre uscivo, tutto ad un tratto mi guardai attorno e mi trovai in Chiesa, in mezzo ad una folla di giovani. Non pregavano essi, ma sembravano pre­pararsi alla Confessione. Mi sedetti al con­fessîonale; ma presto, vedendo tanti giova­ni, mi alzai per guardare se vi fossero altri Confessori che mi aiutassero; non vedendo alcuno, mi incamminai per andare in sacrestia a chiedere di qualche Sacerdote. Ed ecco che vidi qua e là giovani, i quali ave­vano una corda al collo, che loro stringeva la gola, - Perché quella corda? - domandai. Levatela! - Un giovane mi rispose: Non posso levarla; vi è uno dietro che la tiene. Volsi allora gli occhi con maggiore atten­zione su quella moltitudine di giovani e mi parve di vedere dietro alle spalle di molti spuntare due lunghissime corna. Mi avvi­cinai per vedere meglio; vidi una brutta be­stia, in forma di gattone, con lunghe corna, che stringeva quel laccio.

Interrogai quel brutto animale ed esso si nascondeva ancora di più. Allora dissi a Merlone, direttore della sacrestia, che ti dia il secchiello dell'acqua benedetta! - Il gio­vane ritornò ben presto. Presi allora io l'a­spersorio e domandai ad uno di quei gat­toni: Chi sei tu? - L'animale, che mi guar­dava, allargò la bocca, allungò la lingua e poi si mise a digrignare i denti, in atto di avventarsi contro di me. - Dimmi presto: Che cosa fai qui?... Infuria come ti pare; non ti temo.

Il mostro cominciò a contorcersi; io lo consideravo attentamente e vidi che aveva in mano vari lacci.

- Orsù, che cosa fai qui? - e alzai l'a­spersorio. Egli allora voleva fuggire. - Non fuggirai; rimani qui, te lo comando! - Rin­ghiò, e: - Guarda! - mi disse, presentan­domi i lacci!

- Dimmi, - io soggiunsi: Che cosa sono questi tre lacci? Che cosa significano?

- E non sai? Io stando qui, mi rispose, con questi tre lacci stringo i giovani perchè si confessino male; con questi io conduco all'inferno tante e tante anime.

- E in qual maniera?

- Oh! non te lo voglio dire; tu lo pale­serai ai giovani.

- Voglio sapere che cosa sono questi tre lacci! Parla, altrimenti ti getto addosso l'acqua benedetta.

Il mostro, storcendosi spaventosamente, rispose: - Il primo modo col quale stringo questo laccio, è col fare tacere ai giovanet­ti i loro peccati in Confessione.

- E il secondo? - Il secondo è spingerli a confessarsi senza dolore. E il terzo? - Ah! il terzo non te lo voglio dire.- Co­me, non me lo vuol dire? Adesso ti getto so­pra quest'acqua benedetta!

- No, no; non parlerò! - e si mise a gri­dare forte. E come?... E non ti basta? Io ho già detto troppo! - e ritornò ad infuriasi. - Ed io voglio che tu lo dica, per riferirlo ai Direttori dei miei istituti! - E ripetendo la minaccia, alzai il braccio. Allora uscirono fiamme dai suoi occhi, poi alcune gocce di sangue e disse: Il terzo è il non fare propo­nimento fermo e non seguire gli avvisi del Confessore.

- Brutta bestia! - gli gridai per la se­conda volta, e mentre volevo domandargli altre cose e intimargli di svelarmi in qual modo si potesse rimediare a tanto male, tut­ti gli altri orribili gattoni, che fino allora si erano studiati di stare nascosti, incomin­ciarono a gridare e a prendersela contro colui che aveva parlato; fecero una solle­vazione generale.

Io, vedendo quello scompiglio, gettai l'ac­qua benedetta sul gattone che aveva par­lato e gli dissi: Ora va'! - e quello dispar­ve. Allora tutti quei mostri si diedero alla fuga”.

Questa visione di S. Giovanni Bosco do­vrebbe essere meditata non soltanto dai giovani, per i quali Iddio la permise diret­tamente, ma da ogni ceto di persone.

 

PRUDENZA DEL PENITENTE

Il Confessore è tenuto al massimo segre­to; il penitente è tenuto al silenzio per mi­sura di prudenza. Non fanno bene quindi co­loro che, dopo essersi confessati, vanno a di­re a questo e a quello ciò che hanno udito in Confessione. Il motivo è che il Sacerdote rivolge la parola a ciascuno secondo i biso­gni, l'età e le circostanze speciali del peni­tente. Quella che è bene dire ad uno, può non essere bene dirlo ad un altro.

Quale grado di colpa commette chi man­ca su questo punto?

Chi manifesta soltanto qualche buon sug­gerimento avuto, il quale possa fare del be­ne ad altri, non ha colpa alcuna.

Chi manifesta invece qualche cosa, che per ignoranza dell'uditore o per altri motivi possa fare del male, in tal caso commette una colpa.

Pensino bene tutti, specialmente le don­ne, alle conseguenze di una parola impru­dente!

 

CAMBIO DEL CONFESSORE

Chi cambia il Confessore con frequenza, non fa alcun male positivo, ma non è da lodarsi tale sistema, come non è da approvarsi colui che ad ogni disturbo corporale cambia medico. Andando ordinariamente da un Confessore, l'anima è più conosciuta e può essere meglio diretta; può ricevere la parola più opportuna e guarire più facil­mente da certe malattie spirituali. Quando si frequenta un Confessore, non c'è da fare grande fatica ad aprirgli la coscienza; basta alle volte una parola per fare comprendere lo stato dell'anima. Al contrario, andando da tanti Confessori, c'è poco da guadagnare.

Parlo di quelli che abitualmente fanno questo cambio; quelli invece che di tante in tanto cambiano, specialmente se ne han­no giusto motivo, fanno bene. Non bisogna essere così schiavi in proposito, da trala­sciare la Confessione se manca il proprio Confessore. Si lascerebbe di mangiare se non ci fosse qualche volta il proprio panet­tiere? No, di certo; si andrebbe da un altro!

 

IL CAMBIO MALIZIOSO

Può darsi che il Sacerdote non possa as­solvere il penitente, o perchè questi è reci­divo negli stessi peccati mortali e non fa sforzo alcuno per correggersi, o perchè non vuole soddisfare ai giusti obblighi che gli sono imposti. Questo penitente può andare da un altro Sacerdote a confessarsi, ma de­ve dire anche che gli è stata negata l'asso­luzione, affinchè il Confessore conosca me­glio lo stato delle cose.

Certamente non si confessa bene chi, non avendo ricevuto l'assoluzione, va a cer­care un Confessore che giudica più largo, per strappargliela e va a confessarsi in mo­menti di confusione, tacendo quello che sa­rebbe necessario dire, per far conoscere lo stato vero dell'anima propria.

Questi cambi maliziosi non danno la pa­ce della coscienza, anzi lasciano più imbro­gliati di prima.

 

SODDISFAZIONE O PENITENZA

Chiamasi soddisfazione sacramentale o penitenza l'opera buona imposta dal Con­fessore a castigo e correzione del peccatore e a sconto della pena temporanea meritata peccando.

Questa penitenza in pratica non si riduce ad altro che a recitare una preghiera od a fare un po' di elemosina o ad ascoltare qual­che Messa o ad opere simili.

 

CHE COSA E' LA PENA?

Quando si fa un peccato, si commette una colpa e si merita una pena equivalen­te. Chi pecca mortalmente, merita la pena eterna dell'inferno; chi pecca venialmente, merita una pena più o meno duratura. Quando ci si confessa di peccati mortali con le dovute disposizioni, Iddio misericor­dioso perdona la colpa e cambia la pena e­terna dell'inferno in una pena temporanea, da scontarsi in questa vita o nell'altra in Purgatorio.

Chi confessa dei peccati leggeri, per il fat­to stesso che si accosta al Sacramento della Penitenza, sconta in parte la pena tempo­ranea meritata peccando, ma gli rimane quasi sempre qualche cosa da scontare.

La pena temporanea si può scontare in questa vita con le opere buone, cioè con la preghiera, con l'elemosina, con la sofferen­za, con i così detti « sacramentali» e con le indulgenze. Il Confessore, per diminuire la pena al peccatore, impone una penitenza in proporzione alle colpe confessate.

 

UNA RIFLESSIONE

C'è chi dice: Confesso i peccati e tutto è finito! Confessare dieci o venti peccati, è la stessa cosa; quindi farne più o meno, poco importa! - Chi parla così, oltre a dimostra­re che non ama Iddio, dimostra pure che non riflette sulla pena temporanea dovuta anche ai peccati gravi confessati e non pen­sa che più peccati si commettono, più au­menta la pena.

La penitenza imposta dal Confessore, si deve accettare ed attuarla secondo le indi­cazioni date dal Sacerdote.

Per non dimenticarla, si faccia di tutto per metterla in pratica al più presto.

 

METODO PRATICO

Quanto sto per dire, non è obbligatorio a farsi, ma è bene praticarlo.

Presentandoti al Sacerdote per confes­sarti, fa' il segno della Croce e dici: Padre, beneditemi perchè ho peccato! Mi sono con­fessato l'ultima volta un mese fa (oppure un anno, ecc.). Ho fatto la penitenza (op­pure l'ho tralasciata).

Se è il caso, dici pure. Dimenticai allora di confessare questo peccato... - Dopo di ciò confessa le nuove colpe. Finita l'accusa, aggiungi: Padre, domando perdono anche dei peccati dimenticati! -

Mentre il Sacerdote pronuncia la formu­la dell'assoluzione, puoi recitare l'Atto di dolore, ma più col cuore che con le labbra.

 

FRUTTO

Fine di questo lavoro è dare un'istruzione pratica sulla Confessione ed anche fare mettere in regola la coscienza a chi ne aves­se bisogno.

Tu, o lettore, che con tanta pazienza trascorse queste pagine, non vi hai trovato nulla che vada proprio per te? Hai fatto per il passato le tue confessioni con le dovute disposizioni? Hai la coscienza tranquilla, oppure senti qualche rimorso? Hai visto co­me facilmente accade di confessarsi male in certi periodi burrascosi della vita? Fa', dun­que, un esame di coscienza, non per dare campo agli scrupoli, ma per regolare gl'in­teressi dell'anima tua. Voglio aiutarti in ciò, rivolgendoti qualche domanda:

Hai avuto sempre confessandoti il neces­sario dolore dei peccati, cioè almeno quello imperfetto? Sei stato sincero col Confesso­re, oppure hai taciuto volontariamente per vergogna ciò che eri in dovere di dire? Non senti alcun rimorso dei peccati contro il se­sto comandamento? Hai nulla da rimpro­verarti in proposito per la fanciullezza, per il periodo del fidanzamento o per lo stato matrimoniale?

Se hai la coscienza serena, ringrazia Id­dio e non darti pensiero. Ma se riconosci di non essere in regola, ripara il male fatto e ripararlo subito con una Confessione gene­rale o parziale della tua vita! Se gl'imbro­gli di coscienza sono incominciati fin dalla fanciullezza, allora devi fare una Confes­sione generale, ossia totale della tua vita. Se invece le Confessioni cattive hanno avu­to principio nella gioventù, la Confessione parziale comincia dalla gioventù.

NOTA

La Confessione di tutta la vita o di una parte rilevante di essa, si consiglia a chi non l'avesse fatta mai; si consiglia pure in certe circostanze importanti della vita, ad esempio, a chi abbraccia uno stato nuovo..

Alle anime scrupolose sono proibite rigo­rosamente tali Confessioni.

 

QUANTO E' BUONO GESU'

Attraversava Gesù la Samaria e giunse ad una città chiamata Sichem. Trovavasi là il celebre pozzo di Giacobbe e Gesù, stan­co del viaggio, vi si pose a sedere vicino. Era quasi mezzogiorno ed i discepoli era­no andati a comprare da mangiare.

Il Cuore di Gesù in quel momento palpi­tava più dell'ordinario; i suoi occhi divini erano ansiosi. - Che cosa brami, o Gesù Nazareno? Chi aspetti? - Ho sete di ani­me! Aspetto chi mi spegnerà questa sete! Aspetto un'anima peccatrice per perdonarle i peccati e riammetterla nel numero degli eletti! -

Ecco infatti comparire una donna Sama­ritana ed avvicinarsi al pozzo per attinger­vi l'acqua. Chi è costei? E' una schiava di Satana e delle più nefande passioni! Gesù, Dio e Uomo, Giustizia per essenza, potrebbe con uno sguardo fulminare quell'infelice donna; ma non vuole fare ciò; è venuto E­gli a cercare la pecorella smarrita. La don­na intanto si accinge a tirare l'acqua e di­mostra di non far caso di Gesù. «Dammi da bere, o donna! » dice Gesù. La Samari­tana s'indigna e con disprezzo risponde: « Come mai tu, che sei giudeo, domandi da bere a me che sono Samaritana? » Gesù non si offende per questa risposta e soggiunge con maggiore bontà e compassione: « Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è Coui che ti dice: "Dammi da bere", forse tu stessa ne avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato un'acqua viva. - Replica la donna: Tu non hai con che attingere l'acqua e il pozzo è profondo; donde hai dunque quest' acqua viva? Sei forse di più del nostro pa­dre Giacobbe, che ci diede questo pozzo e bevve lui, i suoi figli e il suo armento? - E Gesù: Chiunque beve di quest'acqua, avrà di nuovo sete; chi invece berrà dell'acqua che gli darò io, non avrà più sete in eterno; anzi l'acqua che gli darò, diventerà in lui una sorgente d'acqua zampillante sino alla vita eterna! -

Di quale acqua parla Gesù? Non di quel­la materiale. Egli parla figuratamente e pa­ragona l'acqua del pozzo ai piaceri terreni; la quale acqua non estingue la sete e chi ne beve torna ad avere sete. In altre parole, Gesù vuol dire alla Samaritana: Tu hai se­te di piaceri e cerchi di saziarti dandoti in braccio alle disonestà; ma la tua sete si fa più forte e ti tormenta maggiormente. Vuoi, o donna, spegnere la tua ardente sete? Be­vi un po' dell'acqua che ti darò io, acqua vera, acqua viva! Essa è la mia grazia, che scendendo nell'anima tua, la purifica di o­gni peccato, la rende cara a Dio e ai suoi Angeli e le fa gustare le gioie pure dello spirito, che saziano pienamente. La Samari­tana è troppo ingolfata nelle passioni, per comprendere il sublime linguaggio e, cre­dendo che Gesù parli di acqua materiale, soggiunge: Stando così le cose, dammi di quest'acqua, perchè non abbia più sete e non debba più venire ad attingere. - Il buon Nazareno non vuole più indugiare a purificare l'anima della donna; ma prima vuole farle comprendere le gravissime col­pe commesse e il conseguente scandalo; è necessario che conosca essa il male per de­testarlo. La Samaritana non osa manifesta­re i suoi peccati ad uno che crede scono­sciuto; vorrebbe piuttosto celare la sua malvagità.

Il Divino Sconosciuto conosce abbastan­za bene quel cuore impuro e quindi dice al­la donna: « Va', chiama tuo marito e ritor­na qui. - Non ho marito! - risponde essa. E Gesù: Hai detto bene « Non ho marito »; hai avuto cinque mariti e quello che ora hai, non è tuo! » Povera peccatrice! Non vedi la bontà di Gesù? Egli stesso ti rivela i peccati per farteli piangere e dartene il perdono!

La donna alle parole di Gesù, piena di meraviglia, esclama: « Signore, vedo che sei Profeta! » Il momento della conversione è giunto. Gesù illumina la mente della Sa­maritana, la quale riconosce il male fatto; le tocca il cuore con la sua grazia e... sen­z'altro il perdono è dato. Quale goia prova la donna! Ha cominciato a gustare l'acqua viva che dà Gesù e, quasi fuori di sé perla contentezza, lascia il recipiente e ritorna subito in città per dire alla gente quello che le è capitato.

E Gesù?... Segue col suo sguardo amoroso la penitente, che si allontana momentanea­mente per chiamare altre anime. Il Cuore Divino è inondato di gioia: ha liberato una anima dal peccato. Egli prova in questo i­stante ciò che prova un padre nel riabbrac­ciare il figlio che ha creduto morto. Vede il tripudio del Paradiso per questa conversione, poichè si fa più festa in Cielo per un peccatore che si converte, anziché per no­vantanove giusti. Più non sente Gesù la stanchezza del viaggio e il bisogno di man­giare. E' sazio.

Ritornano infatti i discepoli e gli dicono: «Maestro, abbiamo comprato il cibo; man­gia! » Ma Egli risponde: « Io ho un cibo che voi non conoscete ». - I discepoli si dicono l'un l'altro: Che qualcuno gli abbia portato da mangiare? - Dice loro Gesù: « Il mio cibo è fare la volontà di Colui che mi ha mandato e compiere l'opera sua! » Vuole far loro comprendere di essere venuto sulla terra per amore delle anime, per liberare dalle iniquità, per ridare la salute agli am­malati e la vera vita ai morti alla grazia.

L'amore che Gesù ha dimostrato verso la Samaritana, lo dimostra pure verso di te, o anima cristiana. Se tu avessi peccato più di questa donna, non esitare a presentarti a Gesù, rappresentato dal suo Ministro, il Confessore! Non ti darà Gesù alcun rim­provero... ma solamente il perdono e un tor­rente di gioia pura! Basta che tu abbia un sincero pentimento!