LA
COMUNIONE SULLA MANO? NO!
Pro-manuscripto
"NELLA
SANTISSIMA EUCARISTIA È RACCHIUSO TUTTO IL BENE SPIRITUALE DELLA CHIESA." (Presbyterorum
Ordinis)
PER
ORDINAZIONI RIVOLGERSI A:
DON ENZO BONINSEGNA VIA POLESINE, 5 - 37134 - VERONA TEL. E FAX: 0458201679
Cell.: 338-9908824
Alcuni amici, conosciuta la mia decisione di dimettermi dalla parrocchia per non essere costretto a dare ai fedeli la Comunione sulla mano, pur comprendendo il mio dramma e condividendo le mie ragioni, mi hanno posto due domande, le stesse che può porsi chi legge queste pagine.
1°)
- Perché una "lettera aperta" e non una lettera personale riservata
al vescovo?
Perché
il mio sacerdozio non è qualcosa di privato che riguarda solo me e il mio
Vescovo, ma riguarda tutta la Chiesa e in particolare la mia comunità
parrocchiale. E inoltre, essendo pubblico il fatto che ha determinato le mie
dimissioni, è giusto che siano rese pubbliche anche le ragioni che hanno motivato
la mia scelta. A scanso di equivoci e di errate interpretazioni da parte di
chiunque.
2°)
- Perché "ostinarsi" a combattere una battaglia già persa in
partenza?
So
benissimo che la mia decisione sostanzialmente non cambierà le cose attorno a
me. In questo senso la battaglia è persa, non lo nego. Ma quando, pur contro
tutto e contro tutti, un uomo resta fedele a ciò che il Signore gli chiede, la
battaglia è vinta. Almeno per lui. E questa è una ragione sufficiente per
non retrocedere, per non conformarsi e per continuar a procedere nella stessa
direzione, aldilà degli scarsi frutti che possono maturare attorno a
quell'uomo.
Confido comunque che la lettura di queste pagine qualche risultato, in qualche cristiano e in qualche prete, lo possa portare. E di questo ne ringrazio il Signore.
don
Enzo Boninsegna
Al
mio Vescovo S. Ecc. Mons. Giuseppe Amari Vescovo di Verona
e
per conoscenza a:
*
S. S. Giovanni Paolo II Sommo Pontefice
*
S. Em. Card. Joseph Ratzinger
Prefetto
della Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede
*
S. Em. Card. Eduardo Martinez
Somalo
Prefetto
della Sacra Congregazione per il Culto Divino e la disciplina dei Sacramenti
*
S. Em. Card. Bernardin Gantin
Prefetto
della Sacra Congregazione per i Vescovi
*
S. Em. Card. Antonio Innocenti
Prefetto
della Sacra Congregazione per il Clero
*
S. Em. Card. Ugo Poletti
Presidente
della Conferenza Episcopale Italiana
*
S. Ecc. Mons. Andrea Veggio
Vescovo Ausiliare di Verona
*
Don Guerrino Modena mio parroco
*
Tutti i fedeli
che
desiderano sapere i "perché" della mia scelta.
Rev.do
Padre,
con
la presente Le comunico una scelta dolorosa che devo compiere e a cui mi obbliga
la mia coscienza.
Ciò
che Le scrivo non è maturato improvvisamente in questi ultimi giorni, non è
un "colpo di testa", ma è il frutto di sofferte riflessioni che sto
facendo da maggio, da quando cioè i Vescovi italiani hanno rivolto al Papa
formale richiesta affinché anche in Italia sia concessa la possibilità di
ricevere l'Eucaristia sulla mano.
Ed
ecco la mia scelta: il 2 dicembre, giorno in cui con la Messa prefestiva della
prima domenica di avvento entrerà in vigore la nuova normativa, darò le
dimissioni, senza alcuna possibilità di ripensamento, dall'incarico di
vicario cooperatore, che ricopro da quindici anni nella parrocchia S. Maria
Immacolata, e Le comunico la mia non disponibilità ad assumere il ministero in
altri posti in cui ci sia anche solo il rischio di dover dare ai fedeli
l'Eucaristia sulla mano.
Ciò
non toglie che resta fermo il mio proposito di continuar a esercitare il
ministero sacerdotale, a cui ringrazio il Signore di avermi chiamato. Dove e
come, d'ora innanzi, sia possibile per me esercitare il ministero, spero di
poterlo valutare con Lei, rev.do Padre, in un nostro prossimo incontro.
Ho
voluto precisare all'inizio che non si tratta di una scelta emotiva, ma
ragionata, e ora aggiungo: ponderata alla luce della fede, perché qualcuno,
appena conosciuta la mia decisione, ha avanzato l'ipotesi che tale scelta sia
motivata dall'esasperazione.
Quasi
a dire che non ho ragioni obiettive per arrivare alla conclusione a cui sono
arrivato e quindi che la mia scelta sarebbe una decisione presa sotto il peso di
una stanchezza interiore accumulata in tanti anni di battaglie combattute
controcorrente e puntualmente perdute.
Ci
sono invece ragioni obiettive che mi obbligano nella direzione che ho preso.
Se
mi rifiuto di dare in mano l'Eucaristia ai fedeli, non è perché la cosa
comporti in sé, automaticamente, una profanazione al Corpo del Signore. Ci
tengo a precisarlo, pur sapendo che non basterà questa mia precisazione a
fermare le interpretazioni distorte di chi, semplicisticamente, cercherà di
far apparire ridicola e priva di fondamento la mia decisione.
Le
ragioni vere sono altre.
1
- Dando in mano l'Eucaristia ai fedeli, avverrà inevitabilmente che non pochi
di questi, incuranti dell'indicazione che è stata data di assumere l'Ostia
Consacrata davanti al sacerdote, la assumeranno tornando al loro posto e
seminando frammenti dell'Ostia Santa sul pavimento della chiesa. Che questi
frammenti siano grandi o piccoli, che siano tanti o pochi, non cambia la
sostanza del problema e cioè che verrà fatta una sistematica profanazione al
Corpo del Signore. Introducendo questo nuovo metodo di distribuzione
dell'Eucaristia, la Chiesa può dirsi ancora coerente con quanto insegna e
ordina nel Codice di Diritto Canonico (can. 898): "I fedeli abbiano in
sommo onore l'Eucaristia... ricevendo con... massima devozione questo
sacramento e venerandolo con somma adorazione..."? Che molti fedeli
arrivino un po' alla volta ad assumere l'Eucaristia tornando al loro posto e con
la disinvoltura con cui a un rinfresco prenderebbero un bocconcino, è
facilmente prevedibile, visto quanto è caduto in basso il "senso del
sacro" e visto come già ora, e da tempo, non si va troppo per il sottile
nell'ignorare sistematicamente altre norme della Chiesa riguardanti
l'Eucaristia.
2
- Tutti i sacerdoti sanno, per esperienza, che, dato il tipo di pane con
cui sono fatte le ostie che si usano per la S. Messa, dopo aver distribuito
l'Eucaristia restano quasi sempre tra le dita dei piccoli frammenti di Pane
Consacrato. È per questo che dopo la S. Comunione si purificano le dita, perché
neanche il più piccolo frammento vada perduto e questo per doveroso rispetto e
in adorazione al Corpo del Signore.
Su
"Principi e norme per l'uso del messale Romano"; al n. 237, leggiamo:
"Ogni volta che qualche frammento di ostia rimane attaccato alle dita,
soprattutto dopo la frazione o dopo la comunione dei fedeli, il sacerdote
asterge le dita sulla patena, oppure, se necessario, lava le dita stesse. Così
pure raccoglie eventuali frammenti fuori della patena".
E
i fedeli? Dove finiranno i frammenti che resteranno, anche a loro insaputa,
sulle loro mani e che sono a tutti gli effetti il Corpo del Signore? Dio solo lo
sa! Sono scrupoli miei? Qualcuno può pensarlo, ma nessuno può dimostrarlo! Una
cosa è certa ed è che è meglio "peccare" per "eccesso" di
delicatezza verso l'Eucaristia, come ha sempre invitato a fare la Chiesa nei
secoli passati, piuttosto che peccare di superficialità, di faciloneria, di
poco spirito di adorazione e di profanazione come avviene oggi!
3
- Nelle due parrocchie in cui ho esercitato il ministero sacerdotale è stata
"rubata" l'Eucaristia. Va precisato che in entrambi i casi non sono
stati rubati né soldi, né vasi sacri, né altri oggetti. Questa è la prova
evidente che lo scopo inequivocabile di quei "ladri" era quello di
"rubare" l'Eucaristia per servirsene in riti satanici, le cosiddette
"messe nere", che in questi ultimi tempi stanno dilagando in modo
impressionante. Ne è conferma il fatto che sono sempre più numerose le
parrocchie che subiscono il "furto" dell'Eucaristia. D'ora innanzi,
questa razza di profanatori indemoniati non avrà più bisogno di compiere dei
rischiosi "furti" notturni: l'Eucaristia verranno a riceverla
tranquillamente in mano, gliela offriranno i sacerdoti su un piatto d'oro. È un
falso problema anche questo? Lo pensi pure chi vuole e si comporti di
conseguenza. Per me il problema è reale e gravissimo ed ho anch'io il
diritto-dovere di comportarmi di conseguenza.
Do
già per scontata un'obiezione a queste mie riflessioni e alla mia decisione:
"Se il Papa, per mezzo delle competenti Congregazioni vaticane, ha
approvato che si dia la Comunione sulla mano, tu devi accettare in spirito di
obbedienza".
Certo, io per primo mi sono posto il problema in termini di obbedienza: so che devo obbedire al Papa (e cerco di farlo in tutto), ma non sono più tenuto all'obbedienza quando ciò che mi viene richiesto è percepito dalla mia coscienza come una disobbedienza al Signore.
San
Paolo, conscio dei suoi poteri di apostolo, ma anche dei limiti di questi
poteri, scrive: "Non abbiamo alcun potere contro la Verità" (2Cor 13,
8). E siccome Cristo è "la Verità" e si è fatto Eucaristia, è come
se l'apostolo Paolo ci avesse detto: "Non abbiamo alcun potere contro
Cristo, ma per Cristo. Non abbiamo alcun potere contro l'Eucaristia, ma per
l'Eucaristia". Viene da chiedersi: ma coloro che sono oggi i successori
degli apostoli si rendono conto, come se ne rendeva conto San Paolo, che i loro
poteri non sono illimitati, ma hanno limiti precisi e invalicabili?
Da
una parte il Concilio Ecumenico Vaticano II mi insegna che "nella
Santissima Eucaristia è racchiuso tutto il bene spirituale della Chiesa" (Presbyterorum
Ordinis - n- 5), dall'altra m' viene chiesto ora di accettare una norma che
autorizza la Comunione sulla mano, con tutto ciò che ne consegue e cioè, come
ho detto sopra, una profanazione sistematica del Corpo del Signore (profanazione
che avverrà inevitabilmente, aldilà delle intenzioni di chi ha votato e di chi
ha approvato questa norma).
Per
me è fin troppo chiara la contraddizione tra il principio dottrinale
ricordato dal Concilio e la norma disciplinare approvata ora. E, posta davanti a
questa contraddizione, la mia coscienza sceglie il principio e rifiuta la norma
che è in contrasto col principio.
Ma
allora io giudico i Vescovi e il Papa come colpevoli di aver varato questa
contraddizione? Niente affatto! Non giudico la loro coscienza (non ho il diritto
di farlo), soltanto disapprovo la loro scelta. E questo ho il diritto-dovere
di farlo. L'infallibilità del Papa non è per niente garantita nelle scelte
pastorali e nelle norme disciplinari. Meno ancora, in queste cose, sono
infallibili i Vescovi. So che è mio dovere accettare le scelte e le norme date
dai successori degli apostoli, anche quando non sono le migliori, ma non mi è
più lecito accettarle quando calpestano di fatto (al di là delle intenzioni di
chi le ha volute o approvate) quel Cristo che, stando al loro stesso
insegnamento, e quindi alla nostra fede, è "tutto il bene spirituale della
Chiesa".
La
mia coscienza, a queste condizioni, non può più accettare e obbedire. Se
obbedissi a questa norma mi sentirei disobbediente a Cristo. Sbaglio? Io sono
certo di no. Comunque giudicherà il Signore.
Ma
a tutti, compresi i miei superiori, ricordo il dovere che hanno di rispettare la
mia coscienza, come insegna il Concilio: "Gli imperativi della legge divina
l'uomo li coglie e li riconosce attraverso la sua coscienza; la quale è tenuto
a seguire fedelmente in ogni sua attività. Non si deve quindi costringerlo ad
agire contro la sua coscienza. E non si deve neppure impedirgli di agire in
conformítà ad essa, soprattutto in campo religioso" (Dignitatis Humanae
- n. 11). E più avanti si legge: "ognuno sia tenuto ad obbedire soltanto
alla sua coscienza" (Dignitatis Humanae - n. 11).
Mi
si può obiettare: "Queste affermazioni del Concilio si riferiscono agli
appartenenti ad altre religioni, ma chi è cristiano, e tanto più un sacerdote,
ha il dovere di formare la sua coscienza sull'insegnamento del Magistero della
Chiesa e a questa coscienza ha poi l'obbligo di obbedire". Certo.
Ed
è proprio perché la mia coscienza è stata plasmata dall'insegnamento
dottrinale della Chiesa che non può accettare la norma disciplinare che
autorizza la Comunione sulla mano, e questo non per la cosa in sé, come ho già
detto, ma per le conseguenze che ne derivano.
Non
è colpa mia se il principio dottrinale e la norma disciplinare sono in
contrasto tra loro. Non è colpa mia se sono costretto a scegliere tra il primo
e la seconda. Se scegliessi la norma sacrificherei il principio e questo la mia
coscienza non me lo permette.
Se
la coscienza di tanti altri sacerdoti non coglie la contraddizione tra il
principio e la norma, diano pure l'Eucaristia sulle mani. Io non giudico loro,
pretendo solo di non essere giudicato io, perché ciò che essi potranno fare
senza colpa, non senza colpa potrei farlo io.
Se
restando in parrocchia io mi rifiutassi di dare la Comunione in mano, oltre a
suscitare un vespaio di proteste tra i fedeli, che si sentirebbero lesi nel loro
diritto (?), sarei anche disobbediente al Papa.
Se
invece accettassi di piegarmi alla norma appena approvata, sarei disobbediente
alla mia coscienza. E non volendo cadere in nessuna di queste due forme di
disobbedienza, non mi resta che dare le dimissioni dalla parrocchia e non
accettare altri incarichi, all'interno dei quali per obbedire al Papa dovrei
disobbedire alla mia coscienza, o per obbedire alla mia coscienza dovrei
disobbedire al Papa e dovrei subire inoltre le rabbiose reazioni dei fedeli
che a tutti i costi pretendono l'Eucaristia sulla mano.
Faccio
questa scelta, o meglio: accetto questa scelta impostami dalla mia coscienza con
estrema sofferenza. Spero, almeno in questo, di essere creduto.
Prevedo
un'altra obiezione: "Tu non giudichi la responsabilità soggettiva dei
Vescovi e del Papa, ma consideri oggettivamente sbagliata la loro scelta".
Certo. Ma da questo non si può affrettatamente concludere che io sia fuori
strada. L'apostolo Paolo si è opposto a Pietro "a viso aperto perché evidentemente
aveva torto" e lo ha rimproverato "in presenza di tutti" perché
"non si comportava rettamente secondo la verità dei vangelo" e agiva
"con ipocrisia" (Gal 2, 11-14).
Se
dunque Pietro, apostolo, capo degli apostoli, primo Papa, santo e uomo
arricchito da Gesù di speciali carismi, è caduto nell'ipocrisia, perché
dovremmo dare per scontato che oggi i successori degli apostoli siano preservati
dal rischio di fare scelte sbagliate e dannose per la vita della Chiesa? Io, a
differenza di Paolo, non accuso di ipocrisia nessuno, ma non posso non vedere le
contraddizioni che in certi casi ci sono tra ciò che si predica e ciò che si
opera. E non mi riferisco a ciò che si opera a livello personale e privato
(su questo piano, a partire da me, almeno qualche volta siamo tutti incoerenti e
mai perfettamente all'altezza del vangelo che predichiamo).
Mi
riferisco invece a ciò che si opera nella Chiesa a livello pubblico, nel campo
pastorale, con scelte programmate che dovrebbero essere prima attentamente
vagliate e che sono invece, in alcuni casi, in chiara contraddizione con quel
vangelo di cui la pastorale dovrebbe essere l'incarnazione.
Sbandamenti
nella Chiesa, e anche molto gravi, ce ne sono oggi più che mai e certo non solo
imputabili alla confusione e allo spirito di anarchia che regna quasi
indisturbato nella truppa (preti e fedeli). Di alcuni sbandamenti sono
responsabili i vertici della Chiesa. E prima ancora che a livello pastorale si
registrano sbandamenti a livello dottrinale. Non sono opinioni mie: qui sono i
fatti che parlano.
Io
non ho alcuna autorità per giudicare il Magistero della Chiesa, o meglio: con
le mie opinioni non posso giudicare vero o falso questo o quell'insegnamento
dei Pastori. Ma con la mia fede, che poggia sull'insegnamento della Chiesa,
posso e devo giudicare se le affermazioni dei Pastori di oggi sono conformi o
contrarie all'insegnamento dei Pastori di sempre. Con la fede di Pietro non solo
posso giudicare l'operato di Pietro (come ha fatto l'apostolo Paolo), ma posso
anche giudicare l'insegnamento dei successori di Pietro e di tutti gli altri
Pastori della Chiesa. Ma veniamo ai fatti.
1
- Sul Messale Romano, nella Messa per un Papa defunto, il Papa è stato
declassato e ci viene ora presentato come "vicario di Pietro", anche
se la fede ce lo ha sempre indicato come "vicario di Cristo e successore
di Pietro". Una svista? No! La cosa si spiega solo col vento che da qualche
tempo spira per colpa della "nuova teologia": si vuole dare sempre più
spazio e potere alle conferenze episcopali nazionali e questo a scapito del
potere del Papa, potere che nessuno sulla terra, neanche la Chiesa, neanche il
Papa stesso può diminuire, perché viene direttamente da Cristo.
Mi
si può obiettare che in qualche altra parte della stessa Messa il Papa è
presentato come "vicario di Cristo". D'accordo, ma questo non rettifica
l'errore precedente, genera piuttosto confusione nei fedeli, che non sanno più
se il Papa è "vicario di Cristo" o semplicemente "vicario di
Pietro".
E
chi è responsabile di questo declassamento della figura dei Papa? Sono
responsabili proprio quei vertici della Chiesa che, a quanto pare, non sanno (o
non vogliono) più filtrare l'errore per separarlo dalla verità, come avveniva
un tempo, ma sono arrivati a dare dignità all'errore fino a inserirlo a pieno
titolo nei testi liturgici della Chiesa.
2
- Nel 10° prefazio delle domeniche del tempo ordinario si legge: "... oggi
la tua famiglia, riunita nell'ascolto della parola e nella comunione dell'unico
pane spezzato, fa memoria del Signore risorto nell'attesa della domenica senza
tramonto, quando l'umanità intera entrerà nel tuo riposo. Allora noi vedremo
il tuo volto e loderemo senza fine la tua misericordia... ". Qui è fin
troppo chiaro che non si tratta di un desiderio, di un augurio: che tutti siano
salvi, ma di un'affermazione: tutti saranno salvi! Dunque... tutti in paradiso!
L'inferno non esiste più... neanche come ipotesi. È questa la
"nuova" verità della Chiesa? È in sintonia col vangelo di Gesù
questa "nuova" verità? È in sintonia con quanto insegna l'apostolo
Paolo che ci raccomanda: "attendete alla vostra salvezza con timore e
tremore" (Fil 2, 12)?
E
di chi è la responsabilità se in mezzo al buon grano contenuto nei testi
liturgici comincia a spuntare questa zizzania? Ancora una volta i responsabili
vanno cercati non nella truppa, ma nei vertici della Chiesa, sempre più deboli
e incapaci ormai di resistere, come dovrebbero, al vento di fronda della
"nuova teologia", che sta dilagando e contagiando tutto e tutti.
Sono
solo due esempi tra i non pochi che potrei portare.
E
se a livello dottrinale le guide della Chiesa, in certi casi, non guidano i
fedeli come dovrebbero, ancor più grave è la situazione a livello disciplinare
e pastorale. E non può essere che così! Quando coloro che hanno autorità
nella Chiesa fanno fiasco come maestri, inserendo nei libri liturgici degli errori
che praticamente equivalgono a delle eresie, è da considerare scontato che
facciano ancor più fiasco come pastori, introducendo norme o tollerando prassi
non ispirate al vangelo. E quando nella Messa non c'è più rispetto per
Cristo-Verità, come di fatto avviene oggi, non può più esserci rispetto
nemmeno per Cristo-Eucaristia.
Chi
pur conoscendo la verità del vangelo è capace di tradirla, è capace anche
di ogni altra cosa.
È
in questa logica che si spiega la nuova normativa che autorizza la Comunione
sulle mani: una scelta populista, fedele alle istanze (o ai capricci!) di certi
fedeli, ma non altrettanto fedele al primo, primissimo dovere della Chiesa che
è quello di considerare Cristo-Eucaristia come il suo bene più grande, come un
tesoro che deve essere custodito gelosamente e amministrato con tutto il
rispetto e le precauzioni possibili per evitare la dispersione anche solo del più
piccolo frammento.
Quest'ultima
"conquista" della Chiesa Italiana (l'Eucaristia sulla mano), ottenuta
grazie alla richiesta dei suoi Pastori e col "placet" del Vaticano, è
stata preparata e facilitata, resa possibile e giudicata opportuna grazie a quel
clima di grave insensibilità e di dissacrazione nei confronti dell'Eucaristia,
che da tempo si è andato instaurando a tutti i livelli, sotto lo sguardo
passivo o compiacente di chi poteva e doveva intervenire e non lo ha fatto.
Eccone
alcune prove.
1
- Mossi dalla loro sensibilità religiosa, alcuni fedeli si sono accollati
l'ingrato compito di fare la correzione fraterna a dei sacerdoti, perché abitualmente
tralasciavano la genuflessione quando entravano in chiesa (escluso l'ingresso
per la Messa), o quando passavano davanti al tabernacolo. La risposta con cui
sono stati pagati è che si tratta di "cose superate", cose di altri
tempi.
2
- Molti preti mandano i ministri straordinari dell'Eucaristia a portare la
Comunione a persone anziane o malate, che così si trovano a dover fare la
Comunione senza potersi confessare. In certi casi questi fedeli, se fossero
sollecitati dal sacerdote, accetterebbero di confessarsi. E quanto sarebbe
necessaria la Confessione per certi anziani o malati, anche se questi pensano
di non averne bisogno! Lo dico per esperienza personale.
Questo
modo di fare non può forse portare anche a delle comunioni sacrileghe? Io ne so
qualcosa.
E
oltre a ciò, che è già un fatto gravissimo, non è anche vero che viene fatto
un pessimo servizio agli "ultimi" della parrocchia?
Si
parla tanto degli "ultimi", ma alcuni "ultimi" sono così
"ultimi" che non meritano niente, neanche che un prete si scomodi per
offrire loro la possibilità di confessarsi. Di aiutare gli "ultimi"
nelle loro necessità corporali o psico-affettive se ne parla molto, ma ad
aiutarli nelle loro necessità spirituali non ci si pensa abbastanza. È una
prova, tra le tante altre, che in molti fedeli e in molti preti il Cristianesimo
si e paganizzato!
3
- Non sono pochi i preti che, calpestando le norme esistenti, e, ciò che è
ancora più grave, calpestando le esigenze della fede, e quindi la volontà di
Cristo, danno l'Eucaristia a persone notoriamente divorziate e risposate
civilmente, o conviventi.
4
- È noto anche il tradimento di certi preti (e Vescovi!) che si ostinano nel
dare l'Eucaristia a dei cattolici (così si ritengono loro) abortisti
dichiarati, che si sono impegnati accanitamente e pubblicamente, in campo
culturale e politico, in favore della più infame e assassina delle leggi e
contro la vita nascente e che, anche al presente, non rinnegano, ma giustificano
la loro scelta abortista.
5
- Del resto, se la Chiesa permette che dei preti dichiaratamente abortisti,
come padre Ernesto Balducci, celebrino l'Eucaristia e non interviene come
dovrebbe, con precise sanzioni nei loro confronti, non c'è più nulla di cui
meravigliarsi.
6
- E si sa anche di quei preti che, in chiara disobbedienza alle disposizioni
della Chiesa, invitano i fedeli a restare in piedi durante la Consacrazione,
perché - dicono... - lo stare in piedi esprime meglio la fede in Cristo
risorto. E quando, e come questi preti insegnano ai fedeli a inginocchiarsi,
per esprimere meglio l'adorazione al Signore Gesù che, proprio perché
risorto, si dimostra nostro Dio e quindi degno della nostra adorazione?
7
- E che dire dei ministri "straordinari" dell'Eucaristia che in
qualche parrocchia, per colpa del loro parroco, "largo di vedute",
sono diventati ministri "ordinari" (già... perché i loro preti,
stanchi, hanno bisogno di riposare e stanno in sacrestia a chiacchierare,
mentre i loro gregari danno la Comunione!) e che, ostinatamente disobbedienti
alle norme della Chiesa, distribuiscono l'Eucaristia in maniche di camicia, o
comunque senza la veste liturgica che dovrebbero indossare?
8
- Ma di queste cose non ci si meraviglia più se si pensa che questi laici non
fanno altro che imitare, con minor colpa, l'esempio di qualche prete che, appena
può approfittarne, perché imboscato in qualche piccolo gruppo, celebra la
Messa in camicia e blue-jeans!
9
- Ma c'è ancora di più: in certe occasioni qualche prete particolarmente
"ecumenico" celebra la Messa tenendosi vicino, o comunque ospitando in
presbiterio, qualche pastore protestante, al quale, al momento della
Comunione, rivolge l'invito a prendersi l'Eucaristia.
Viva
l'ecumenismo...!!!
10
- Da qualche anno gli alti vertici vaticani ci hanno autorizzato a non fare più
la genuflessione con tutte due le ginocchia davanti al Signore Gesù
solennemente esposto nell'Eucaristia. C'era proprio bisogno di eliminare
questo piccolo segno di adorazione, visto quanto già stava calando lo spirito
di adorazione nel cuore dei fedeli?
Se
si considera che nelle moschee per tutto il tempo della preghiera si resta
piegati sulle due ginocchia e prostrati a terra, vien da pensare che, pur
restando vero che il cattolicesimo non ha nulla da imparare dal musulmanesimo,
in quanto a spirito di adorazione noi cattolici dobbiamo imparare dai musulmani.
Bella
conquista del cattolicesimo modernista!
11
- E come è stato ristrutturato il presbiterio in molte nostre chiese dopo il
Concilio? Semplice: si è riusciti a fare di Cristo il grande escluso. I
fedeli guardano la "bella faccia" del prete, il prete guarda la
"bella faccia" dei suoi fedeli. E Gesù Cristo? Gesù Cristo
Eucaristia se ne stia buono buono dietro le spalle del prete.
Se
venisse il Papa in visita nelle nostre chiese nessun prete gli si metterebbe
davanti girandogli le spalle. AI Papa no, ma a Cristo sì. Al Papa gli ossequi e
a Cristo l'offesa. La maleducazione religiosa è ormai di casa e purtroppo...
anche in casa sua!
12
- È comprovato che o i cristiani cambiano il mondo o sarà il mondo a cambiare
i cristiani. Per averne una prova evidente basta osservare come la spudoratezza
è andata crescendo in questi ultimi tempi anche nelle nostre chiese. La moda è
adorata ormai più di Dio. Soprattutto una moda senza pudore. In quali
condizioni certe donne vengono oggi in chiesa e addirittura a ricevere la
Comunione! E non è anche questa un'offesa a Gesù CristoEucaristia? Ma la
stragrande maggioranza dei preti finge di non vedere.
Per
non parlare di certe parrocchie in cui la minigonna ha ormai libero accesso
sul pulpito per le letture della Messa.
È
anche questa emancipazione femminile? È un legittimo ammodernamento del
cristianesimo? O non è invece profanazione del luogo sacro, offesa agli altri
fedeli che sono in chiesa e soprattutto offesa a Cristo che è lì presente
nell'Eucaristia?
13
- E che pensare degli applausi che certi preti "festaioli" fanno fare
in chiesa in onore degli sposi o in altre circostanze?
Si
legge nella Bibbia: "Per ogni cosa c'è il suo momento... c'è... un tempo
per tacere e un tempo per parlare" (Qo 3,1.2.7).
Ma
per certi preti ogni tempo e ogni luogo sono buoni per far starnazzare i
presenti. Non si rendono conto che quegli applausi fanno degli sposi i
personaggi principali e di Cristo, realmente presente nell'Eucaristia, una presenza
secondaria, quasi il chierichetto della situazione?
14
- E come valutare la tolleranza che quasi tutti i Vescovi hanno avuto per anni
nei confronti di quei preti che, pur senza averne l'autorizzazione, davano
sistematicamente ai fedeli l'Eucaristia sulla mano, introducendo così nella
Messa, che è il sacrificio patito da Cristo in obbedienza al Padre, la loro
ostinata e del tutto immotivata disobbedienza?
È
sul terreno di questa ormai diffusa e radicata insensibilità verso l'Eucaristia
che è maturata la recente decisione di dare, anche in Italia, la Comunione
sulla mano.
Quando
l'autorizzazione non c'era ancora, i Vescovi sembravano non rendersi conto che a
loro, più che ad altri, competeva il diritto-dovere di intervenire.
E
così, per colpa della loro latitanza, il "pallino" di qualcuno è
diventato il "pallino" di tanti: la disobbedienza è andata
allargandosi a macchia d'olio, fino a costringere praticamente la Chiesa a
piegarsi al dato di fatto e cioè alle voglie dei ribelli.
Per
rimuovere una disobbedienza non ci sono che due strade: o piegare i ribelli e
riportarli all'obbedienza, o cancellare la legge a cui i ribelli disobbediscono.
Le guide della Chiesa hanno scelto anche in questo caso la seconda strada:
ancora una volta la soluzione più comoda!
Una
soluzione che non risolve un bel niente, anzi, aggrava il problema. Tentar di
riportare all'obbedienza degli ostinati ribelli era rischioso: c'era il
pericolo o, più esattamente, la certezza di dover subire qualche contraccolpo.
Meglio accontentare i ribelli e piegarsi alle loro voglie. Così il gioco è
fatto: non ci sono più disobbedienti.
E,
inoltre, contenti i ribelli, che hanno ottenuto ciò che volevano, e contenti i
Pastori, che sono riusciti a cavarsela senza rogne. Se poi a farne le spese è
Cristo-Eucaristia... è affar suo!
Qualcuno,
senza rendersi conto della sciocchezza che diceva, ha cercato di smuovermi dai
miei "scrupoli" affermando: "Ci penseranno gli angeli a
raccogliere i frammenti". Quanto siamo lontani dai tempi in cui la Chiesa
non delegava gli angeli a compiere quello che era (ed è!) suo preciso dovere
compiere, ma usava ogni accortezza possibile, distribuendo l'Eucaristia alle
balaustra ricoperte di una tovaglia e con l'uso di un piattino, per evitare la
dispersione di ogni frammento dell'Eucaristia!
Se
oggi non si usa più la stessa delicatezza di un tempo, non sarà forse perché
non si crede più nella presenza reale di Gesù nei piccoli frammenti del Pane
Consacrato? Purtroppo, per alcuni è così! È anche questa una scoperta della
"nuova" teologia che sta conquistando posizioni, complici certe case
editrici cattoliche che divulgano opuscoli e libri contenenti questa eresia.
Perfino qualche Vescovo sta abboccando all'amo.
Prima
che venisse concessa l'autorizzazione a dare la Comunione in mano, alcuni
Vescovi non solo non hanno cercato di riportare all'obbedienza i ribelli, ma
postisi "umilmente" alla loro scuola, ne hanno imitato il pessimo
esempio. Ancora una volta si è assistito al triste spettacolo che si ripete
ormai da troppo tempo; delle guide che… invece di guidare… si sono fatte
guifare e, quel che è peggio, si sono lasciate guidare fuori strada!
Con
la nuova normativa, i preti ribelli, che per anni hanno dato ai fedeli
l'Eucaristia sulle mani, pur senza avere la facoltà di farlo, da ribelli quali
erano (e quali restano!), ora appaiono come "profeti", come
anticipatori del nuovo corso della Chiesa. Ma la verità resta un'altra: la
responsabilità di questi preti resta gravissima in diverse direzioni.
1
- Col loro esempio hanno contagiato altri sacerdoti, che hanno sposato con
entusiasmo la causa di dare la Comunione in mano quando ancora non era
consentito. E così, con la loro "santa crociata" sono diventati
"maestri di disobbedienza"!
2
- Con la moda che hanno voluto far nascere, o che hanno contribuito a
diffondere, hanno fatto violenza ad altri sacerdoti che, anche se non
condividevano la nuova moda, si sono sentiti quasi costretti a cedere, e di
fatto hanno ceduto, sotto la spinta delle insistenti richieste di certi fedeli
"aggiornati" e vogliosi di cose nuove, sempre più numerosi e sempre
più arroganti nel pretendere l'Eucaristia sulla mano.
3
- I preti che come me non si sono piegati, né volentieri, né malvolentieri
alla moda non autorizzata della Comunione in mano, per colpa di quei loro
"confratelli" che hanno sposato l'ideale dell'obbedienza alla moda e
della moda della disobbedienza, hanno subìto l'ingiustizia di apparire come
persone fuori dal tempo e come ribelli alla Chiesa.
Cito,
a conferma di questo, tre casi capitati a me.
Il
primo caso: un signore anziano ha allungato la mano per ricevere l'Ostia
Consacrata. Col capo gli ho fatto cenno che non potevo. Visto il mio rifiuto,
non ha voluto ricevere la Comunione e, fortemente seccato, con fare sbrigativo
è uscito subito di chiesa senza nemmeno aspettare la fine della Messa.
Evidentemente quel signore ha valutato il mio rifiuto come un'ingiustizia nei
confronti di un suo diritto. E questo, grazie a quei preti che hanno deformato
delle coscienze, facendo credere a tanta gente che ci fosse un diritto là dove
il diritto non c'era.
E
un secondo caso: una signora, visto il mio rifiuto, davanti a tutti i presenti
ha cercato di far valere le sue "ragioni". Constatato che nonostante i
suoi argomenti restavo fermo nella mia decisione (in altre parole: nel mio
dovere!), ha accettato la Comunione, ma non ha rinunciato alla protesta e, con
voce alterata perché stava deglutendo l'Ostia, in tono secco mi ha detto:
"Non vengo più in questa parrocchia". Evidentemente quella signora
proveniva da una parrocchia più "aggiornata" della mia.
E...
dulcis in fundo, il terzo caso: a una giovane signora che ha proteso la mano
per ricevere l'Eucaristia, ho fatto cenno che non potevo. Seccata per il mio
rifiuto, davanti a tutti i presenti ha dato inizio al suo processo nei miei
confronti: "Perché non vuole darmi la Comunione in mano?" -
"Perché non si può!"- "Sì che si può; il mio parroco me la dà
sempre" - "'Sbaglia, perché non è autorizzato a farlo!"-
Bloccata lì la prima fase processuale, ha ricevuto l'Ostia Consacrata in
bocca (con quale stato d'animo è facile immaginarlo). Terminata la Messa, è
venuta in sacrestia, fortemente irritata, per la seconda fase processuale.
"Con quale diritto lei mi ha negato la Comunione sulla mano?" -
"Col diritto che mi viene dal mio dovere! Infatti, gentile signora, non c'è
ancora l'autorizzazione a fare ciò che lei desidera." - "Sì che si
può fare, me lo ha detto anche mio zio." - "E chi è questo suo zio
così ben informato?" - "È monsignor... Tal dei Tali" (ne taccio
il nome solo per carità, ma guarda caso, è un grosso calibro della Curia!!!) -
"Dica a suo zio che si informi meglio e in ogni caso lei si faccia fare una
fotocopia del documento che autorizza in Italia la Comunione sulla mano e poi,
se riesce ad avere le prove che lei ha ragione e io torto, ritorni da me".
Due settimane dopo, ringalluzzita più che mai, la rivedo in sacrestia per la
terza fase processuale: "Mio zio mi ha detto che il documento c'è, solo
che non ha avuto il tempo di trovarmelo fuori." - "Dica a suo zio che
è falso e disonesto, perché fa apparire me come falso e disobbediente alla
Chiesa, mentre il vero ribelle è lui, anche se è un monsignore di
Curia!".
Mi
fermo qui, ma potrei citare diversi altri casi simili capitati a me.
Non
avete il diritto voi Vescovi, e lo dico a lei, rev.do Padre, mio Vescovo, di
permettere che chi è obbediente alla Chiesa paghi questo prezzo e subisca
queste umiliazioni da parte di gente sfrontata, che è stata "educata"
all'errore e all'arroganza da quei preti disobbedienti che voi non avete cercato
con tutti i mezzi a vostra disposizione di mettere in riga!!!
La
vostra tolleranza nei confronti di situazioni anomale non favorisce affatto la
comunione fraterna tra i preti e tra i preti e i fedeli, ma favorisce e, prima o
poi, fa esplodere proprio quella conflittualità che si vorrebbe evitare. Non
avete il diritto di lasciare soli quei preti che si battono per difendere non
delle convinzioni personali, ma per difendere le norme della Chiesa. Così
facendo, voi commettete un'ingiustizia, perché aprite il cuore a chi vi
tradisce e lo chiudete a chi vi serve!!!
4
- Intere comunità di suore, legate alla Chiesa da un solenne voto di
obbedienza, hanno imboccato la strada della disobbedienza pubblica e ostinata
(da anni infatti chiedono e ottengono la Comunione sulla mano) proprio per colpa
di certi preti che le hanno "viziate" (e dicendo "viziate"
non esagero. Infatti, se l'obbedienza è una virtù, la disobbedienza è un
vizio!).
Per
queste suore e per questi preti, loro maestri, l'aggiornamento della vita
religiosa, secondo lo spirito del Concilio, si identifica con la disobbedienza
alla Chiesa e con l'obbedienza alle mode del momento.
5
- E un grave danno questi preti "aggiornati", questi "anticipatori",
questi "profeti" prima incompresi e ora vincitori, lo hanno recato a
tutta la comunità cristiana, che è stata educata alla disobbedienza e che si
è venuta a trovare nella confusione più di quanto già non lo fosse.
6
- Infine, un torto non trascurabile lo hanno fatto anche a voi Vescovi,
intaccando il potere di governo che il Signore vi ha dato: vi hanno espropriato
delle redini, che non avevano il diritto di pretendere e che voi non avevate il
diritto di cedere.
La
comunità cristiana aveva e continua ad aver bisogno di ben altri
"profeti", sia in basso che in alto; aveva e continua ad aver bisogno
di guide illuminate e coraggiose, capaci di individuare i veri e gravi problemi
in cui si dibatte oggi la Chiesa, capaci di combattere la "buona
battaglia"(1Tim 1, 18) e disposte a pagare per rinnovare il mondo, per
farlo da "selvaggio umano e da umano cristiano" (Pio XII).
La
comunità cristiana ha bisogno che i suoi Pastori fermino la loro attenzione su
problemi più urgenti e più gravi.
Da
alcuni decenni la Chiesa sta perdendo tutte le battaglie, eppure la maggior
parte dei Pastori non sembra allarmata. Ci si rifugia in un comodo ottimismo e
con toni di frizzante speranza si parla di "primavera della Chiesa". E
quando si trova il coraggio di guardare in faccia la realtà, quasi mai si va più
in là della diagnosi: si segnala un malessere, si indica un problema, ma non si
passa quasi mai alla terapia. Quasi tutti i Pastori, in questa grigia stagione
della Chiesa, hanno ridotto il loro "potere di governo" a uno scialbo
"potere di consiglio" e intanto il malessere continua a crescere.
Quasi
dieci anni fa (6/2/1981) il Papa Giovanni Paolo II ha lanciato un grido di
allarme che avrebbe dovuto disturbare il sonno di tutti: "Bisogna ammettere
realisticamente e con sofferta sensibilità - sono parole del Papa - che i
cristiani oggi in gran parte si sentono smarriti, confusi, perplessi e perfino
delusi, si sono sparse a piene mani idee contrastanti con la verità rivelata e
da sempre insegnata; si sono propagate vere e proprie eresie in campo dogmatico
e morale, creando dubbi, confusioni, ribellioni, si è manomessa anche la
liturgia; immersi nel relativismo intellettuale e morale e perciò nel
permissivismo, i cristiani sono tentati dall'ateismo, dall'agnosticismo,
dall'illuminismo vagamente moralistico, da un cristianesimo sociologico, senza
dogmi definiti e senza morale oggettiva."
Un
quadro piuttosto fosco, un appello drammatico rivolto a tutti, ma soprattutto ai
Vescovi, eppure il letargo non si è interrotto. Tutto continua come allora e
peggio di allora.
Quand'anche
la decisione di introdurre la possibilità della Comunione sulla mano fosse
stata una scelta opportuna e ben fatta, come si fa a non rendersi conto che la
Chiesa ha bisogno oggi di ben altre riforme e di altri interventi? Erano e
sono altre le battaglie da combattere!
Dopo
il grido di allarme del Papa, cosa si è fatto per trovare un rimedio ai mali
diagnosticati dal capo della Chiesa? Quasi niente, tolta una pioggia di
documenti, un diluvio di parole che hanno lasciato immutata la situazione. È
sotto gli occhi di tutti che la comunità cristiana è oggi insidiata da alcuni
falsi pastori che in realtà sono lupi feroci, ormai neanche tanto mascherati.
In campo teologico propongono sempre più palesemente l'eresia, o l'equivoco, o
l'annacquamento della verità.
In
campo morale chiamano "male" il bene e "bene" il male,
ponendosi in netto contrasto con quanto ha insegnato il Signore Gesù e con
quanto insegna il Magistero della Chiesa.
In
campo disciplinare vivono nell'anarchia più completa e contagiano, con questa
infezione, i loro discepoli.
In
campo pastorale, invece di educare allo spirito del vangelo, corrompono il
loro gregge con forme più o meno larvate di pornografia, che pornografia
resta anche se "battezzata" nelle sale cinematografiche cattoliche.
Lo
scorso maggio il card. Poletti, presidente della Conferenza Episcopale Italiana,
si è mostrato seriamente preoccupato per la lettera di 63 "cultori di
scienze ecclesiastiche". Ha ravvisato tra l'altro, in quel documento:
"alterazioni profonde del contenuto della fede cattolica e conseguenti
divisioni nella compagine ecclesiale". "Tale lettera - sono ancora
parole del presidente della C.E.I. - non appare in sintonia col retto sentire ed
agire ecclesiale". E più avanti: "Le preoccupazioni riguardano poi in
particolare gli allievi dei nostri seminari e istituti teologici, coloro che
domani saranno i nostri nuovi sacerdoti, e che certo non ricevono oggi da alcuni
loro maestri un esempio formativo, sotto il profilo della teologia, della
spiritualità e del senso della Chiesa".
Visto
ciò... mi chiedo: è esagerato chiamarli "terroristi dello spirito"?
A queste gravissime e motivate preoccupazioni del card. Poletti si sono
associati il Papa e l'Assemblea dei Vescovi italiani.
L'allarme
è stato chiaro e gravissimo: se certi teologi continueranno a insegnare nei
seminari, possiamo star certi che ci rovineranno i futuri preti. Ma nonostante
il giustificato allarme, i singoli Vescovi interessati, ritornati ai loro
ovili, hanno lasciato immutata la situazione: non uno dei teologi firmatari è
stato rimosso, tutti sono rimasti al loro posto, liberi di agire come vogliono e
di infettare i futuri preti; e alcuni, oltre ad essere riconfermati, sono stati
pubblicamente lodati dai loro Vescovi.
Ecco
quale senso della realtà e quale coraggio hanno mostrato molti Pastori della
Chiesa italiana!
Con
lo zuccherino della Comunione sulla mano (ammesso anche che fosse una scelta
valida), non è stato risolto nessuno dei gravissimi problemi che travagliano la
nostra comunità cristiana.
Ci
si ostina a curare i foruncoli e si trascura la gravissima emorragia di una
Chiesa che, umanamente parlando, è in fase di agonia.
Se
poi si considera che la decisione di dare l'Eucaristia in mano (per le ragioni
che ho detto sopra) non è una scelta positiva, ma negativa, se ne può dedurre
che non si riuscirà a guarire neanche i foruncoli che si volevano curare, ma,
al contrario, si creeranno nuove infezioni, che renderanno ancora più grave la
già grave situazione. Certo è che non cresceranno il rispetto, l'amore e
l'adorazione all'Eucaristia; vedremo invece l'Eucaristia sempre più banalizzata.
Sul settimanale diocesano si legge: "Non si dovrà certo assistere a scene
di comunicandi che si prendono la particola dalle mani del ministro a mo' di
pinza o in altre forme goffe, ridicole e indegne. Con un po' di pazienza,
informazione ed educazione, i risultati buoni non dovrebbero mancare"
(Verona Fedele -15/10/1989). Parole ottimistiche e piene di speranza, ma
basteranno pochi mesi, al massimo pochi anni a smentirle.
1
- Tanto per cominciare, si sa già di un Vescovo del nord Italia che ha invitato
i suoi preti a dare l'Eucaristia soltanto in mano a tutti i fedeli "per
evitare confusioni". E così, qualche Vescovo, oltre a non educare
all'obbedienza, si colloca in prima fila tra i ribelli alle disposizioni del
Papa, che prevede non uno, ma due modi di distribuire l'Eucaristia.
2
- Ma anche senza che piova dall'alto (da qualche Vescovo scriteriato e
ribelle) l'ordine di dare la Comunione soltanto in mano, avverrà in breve tempo
che chi vorrebbe ricevere l'Ostia Santa in bocca si vedrà considerato come una
persona fuori dal tempo, un "fossile", un "tradizionalista",
come già è stato marchiato da qualche "confratello" chi non avrebbe
voluto l'introduzione della Comunione sulla mano. E così, contrariamente a
quanto è stato deciso nelle alte sfere, resterà in uso un solo modo di
distribuzione dell'Eucaristia, il peggiore (!!!) e verrà lesa la libertà di
chi, per ottime ragioni, vorrebbe continuar a ricevere l'Ostia Santa in bocca,
ma non avrà il coraggio di chiederlo per non apparire ridicolo e superato.
3
- Alcuni "profeti" della Comunione in mano, non contenti di aver
ottenuto ciò che volevano e per cui si sono battuti con l'arma della disobbedienza,
provvedendo da soli a darsi l'autorizzazione prima ancora che l'autorizzazione
venisse dall'alto, già si prefiggono nuove "conquiste". Presto inviteranno
i fedeli e salire all'altare e a prendersi da soli l'Ostia Santa, anche se ciò
resta chiaramente e tassativamente vietato. E i loro Vescovi, come hanno fatto
con l'abuso della Comunione sulla mano quando non c'era l'autorizzazione, anche
di fronte ai prossimi abusi fingeranno di non vedere e continueranno a tacere e
a lasciar fare. È il nuovo modo di guidare la Chiesa!
4
- E c'è poi un altro problema: che si farà con i bambini della prima
Comunione? Non essendo in grado di decidere loro, chi deciderà per loro? I
genitori? Nella maggior parte dei casi non lo faranno. E così, sarà il parroco
a decidere. E il parroco che scelta farà? Ovviamente, nella stragrande
maggioranza dei casi si sceglierà la novità e si dirà ai bambini di
protendere le mani, senza nemmeno lasciare in vigore, per le nuove generazioni,
l'altra possibilità di ricevere in bocca l'Ostia Santa. E se, in questo
contesto, un papà e una mamma, che sono i primi educatori dei loro figli anche
in campo religioso, non gradissero la scelta del loro parroco, che cosa
dovrebbero fare? Dovranno forse attaccare al collo del loro bambino un cartello
con sopra scritta la loro scelta perché il parroco sappia che, a differenza
di quasi tutti gli altri, il loro figlio non deve ricevere l'Eucaristia sulla
mano? O dovranno rassegnarsi a vedere massificato il loro bambino e a vedersi
espropriati del loro diritto-dovere di essere i primi educatori dei loro figli?
E non potrà anche accadere che i genitori siano costretti a piegarsi e ad
accettare di malavoglia ciò che per il loro bambino non avrebbero voluto, per
evitare che il loro figlio sia deriso dai compagni perché "diverso"?
Ci tengo a precisare che questo problema non è zampillato dall'effervescenza
della mia fantasia, ma mi è stato prospettato, in tono preoccupato, dal papà e
dalla mamma di una bambina che farà la sua prima Comunione il prossimo anno.
Come
dunque si può vedere, se può essere che la nuova normativa risolva qualche
minimo problema (il che resta da dimostrare!), appare certo che di problemi ne
crea molti altri e molto gravi! Prima di tutto... problemi di tensione nel
clero, anche se molti sacerdoti non lasciano trapelare all'esterno l'amarezza
che si portano in cuore. Poi... problemi di disorientamento in tanti laici, agli
occhi dei quali questa Chiesa, da vent'anni ormai sempre a caccia di novità,
appare come un'anziana signora che si vergogna della sua età veneranda e con
fare goffo si mette a scimmiottare gli adolescenti.
Ma,
soprattutto, problemi relativi al rispetto per l'Eucaristia. In questi ultimi
tempi sono state rispolverate le parole di San Cirillo di Gerusalemme, in
appoggio alla possibilità di avere l'Eucaristia sulla mano: "Quando ti
accosti, non procedere con le palme delle mani aperte, né con le dita separate,
ma colloca la sinistra con la destra come un trono che deve ricevere il Re.
Mangialo badando bene che non vada perduto nulla. Se ne perdi un po', devi
considerare tale perdita come l'amputazione di una delle tue membra. Dimmi: se
qualcuno ti avesse dato dei frammenti d'oro, non li terresti con ogni diligenza,
guardando bene di non perderne alcun pezzettino? Non starai perciò molto più
attento a non perdere neppure una briciola di ciò che è più prezioso dell'oro
e delle pietre preziose".
Basandosi
sulla prima parte di queste parole di San Cirillo, i sostenitori della
Comunione sulla mano tirano un'indebita conclusione: se si faceva nei primi
secoli della Chiesa, perché non si dovrebbe fare anche oggi? Io, al contrario,
basandomi sulla seconda parte di quelle parole, tiro la conclusione opposta: è
vero che al tempo di San Cirillo si riceveva l'Eucaristia sulle mani, ma è vero
anche che col pane che si usa oggi per fare le ostie, San Cirillo non
approverebbe più la Comunione sulla mano, perché è inevitabile la dispersione
non solo di qualche frammento, ma di troppi frammenti.
Basta
considerare attentamente cosa significava per San Cirillo la perdita di una
sola briciola del Pane Consacrato.
Quel
santo Vescovo, dicendo che il Corpo del Signore va trattato con maggior
oculatezza di quanto si faccia con l'oro, ci ha offerto un criterio per
giudicare la situazione di oggi.
Possiamo
dire davvero che ai nostri giorni la Chiesa tratta il Corpo del Signore con più
oculatezza di quella che usa col denaro? Penso proprio di no! Io sono certo che
la Chiesa Italiana, le singole diocesi e anche i singoli preti e fedeli,
nell'amministrare i loro beni, tanti o pochi che siano, per non subire perdite
stanno più all'erta di quanto non facciano con l'Eucaristia. E se proprio
incappano in qualche perdita si tratta di un fatto incidentale ed episodico,
non di un fatto sistematico come avverrà, d'ora innanzi, per l'Eucaristia.
Ripeto
ancora una volta che non giudico le intenzioni, semplicemente constato i fatti.
I
fedeli (per la verità una piccola minoranza!) pretendevano la Comunione sulla
mano... i Vescovi si sono fatti interpreti di questa pretesa... e il Papa ha
dato il suo consenso. E i preti? I preti non contano: nella Chiesa sono solo
manovalanza! Anche i preti hanno una loro dignità, ma pare che quasi nessuno lo
sappia, né in basso, né in alto.
Tutti
hanno diritti nella Chiesa, tranne il prete che ha solo doveri! Il fedele ha il
diritto di ricevere la Comunione sulla mano, ma il prete non ha il diritto di
scegliere per la sua parrocchia la formula vecchia maniera della Comunione data
soltanto in bocca, anche se è la sua coscienza che gli impone questa scelta.
In basso si pretende e in alto si decide, la base reclama e i capi concedono. E
il prete? Il prete deve obbedire e tacere! E se la sua coscienza non glielo
permette? Beh, non prenda troppo sul serio questa sua coscienza!!!
Sto
forse sbagliando io perché ferisco la Chiesa con le mie dimissioni? O non
stanno forse sbagliando i Pastori della Chiesa che feriscono me e creno disagio
alla mia coscienza con le loro decisioni? E non solo a me creano disagio: sono
tanti i sacerdoti malcontenti di quest'ultima decisione dei nostri Pastori e non
solo di questa, ma preferiscono tacere.
Un
silenzio che non so se è vera virtù di un cuore che offre ciò che soffre, o
se non è invece un difetto, un segnale di stanchezza interiore, di sfiducia e
di sbagliata e comoda rassegnazione.
So
solo che in me il silenzio sarebbe stato una colpa, un peccato di omissione per
mancata correzione fraterna verso i Pastori.
Rev.do
Paddre, dopo questa esternazione della mia sofferenza e delle mie ragioni, non
pretendo la condivisone del mio pensiero e l'approvazione della mia scelta
(anche se sarei felice di averle). Chiedo e pretendo però la tolleranza nei
miei confronti, viso e considerato con quanta o tolleranza (o benevolenza!) sono
accettati da anni nella nostra diocesi, ma anche in Italia e nel mondo, i preti
divorzisti, abortisti, filocomunisti, pornografi, eretici e massacratori della
liturgia. Chiedo questo perché è un mio diritto, anche se so che in questi
tempi, in cui tanto si blatera sui "diritti dell'uomo", i diritti di
certi uomini (parlo di chi va controcorrente) sono del tutto ignorati.
Chiedo
la tolleranza, anche se so che devo prepararmi a una pesante emarginazione e a
severe critiche preconcette. Più di qualcuno ha già formuIato nei miei
confronti dei giudizi molto pesanti, per la decisione che ho preso, prima ancora
di conoscere le mie ragioni. E si tratta di persone che si credono tolleranti
e capaci di dialogo e... in effetti lo sono anche troppo, ma solo con i preti
"progressisti". Per chi non sposa il "modernismo" non c'è
tolleranza, ma solo una condanna preconcetta e senza appello! Chiedo e pretendo
inoltre, rev.do Padre, di non essere considerato disobbediente.
1
- Perché di fatto non lo sono, come ho dimostrato chiaramente. Ora aggiungo
che da tempo non condivido tante cose che si tollerano, o si fanno, o si
decidono nella Chiesa. Ma finora non ne ero personalmente coinvolto, ero solo
spettatore. Ora, con la nuova normativa della Comunione sulla mano, non si
tratta più, per me, di tollerare scelte sbagliate fatte da altri e che io non
condivido e di cui non rispondo, ma di partecipare attivamente a qualcosa che
la mia coscienza non può accettare. E chi obbedisce a quella coscienza che la
santa Madre Chiesa gli ha plasmato non può essere considerato disobbediente,
anche se viola una norma.
2
- Perché in questi tempi in cui la disobbedienza è diventata regola per
molti, senza che nessuno abbia nulla da obiettare, sarebbe grave se si
rispolverasse il concetto di obbedienza solo per condannare il sottoscritto.
Non posso accettare la logica dei "due pesi" e delle "due
misure".
3
- Perché, se di disobbedienza si vuol parlare a tutti i costi, è in altra
direzione che vanno cercati i disobbedienti! Disobbedienti sono stati (e
continuano ad esserlo nelle loro disposizioni interiori) quei preti che, senza
autorizzazione, anzi, contro le norme vigenti, hanno dato per anni ai fedeli
l'Eucaristia sulla mano. E disobbedienti sono tanti altri, per tante altre
ragioni. Non solo tra i fedeli, non solo tra i preti, ma anche più in alto!
Rev.do
Padre, anche se la mia scelta può recarle una certa amarezza, non se la prenda
più di tanto: si consoli col pensiero che, in questo campo, un solo prete dei
suoi, su oltre settecento, non marcia in riga. Credo
infatti
che mai, in nessun altro campo, Lei abbia visto tra i suoi preti tanta uniformità
e così tanta obbedienza alle norme della Chiesa. Confidando nella Sua preghiera
e nella Sua comprensione di Padre, chiedo la Sua benedizione e Le porgo i più
sinceri e filiali saluti.
Verona,
26 novembre 1989
Festa
di N. S. Gesù Cristo Re dell'universo
ED
ECCO I PRIMI FRUTTI CHE SONO MATURATI
MINISTRI
STRA... "ORDINARI" DELL'EUCARISTIA
IL
DRAMMA DI UN FUTURO PRETE
Sono ormai passati due anni da quando è entrata in vigore anche in Italia la possibilità di dare e di ricevere la Comunione sulla mano. Due anni sono anche troppi per fare un primo bilancio e vedere come stanno andando le cose. Anzi, vista la smania di novità e la fretta che ha guidato e guida molti preti, per fare un bilancio più che credibile, e purtroppo amaro, sarebbero bastati pochi giorni.
È
doveroso chiedersi: in questi due anni è cresciuto l'amore all'Eucaristia? È
cresciuto lo spirito di adorazione? È cresciuta la consapevolezza di trovarsi
davanti a uno dei misteri più grandi della nostra fede e davanti al dono più
grande che Dio poteva farci? In altre parole: la Comunione, ora, viene fatta
meglio o peggio di prima? Basta poco per rendersi conto che da quando è stata
concessa la possibilità di ricevere la Comunione sulla mano la situazione è
precipitata: ormai non è più la fede, non è più l'amore per Gesù, ma è
la fantasia a farla da padrona! Se la Chiesa ha socchiuso la porta, i
"fanatici di novità" quella porta hanno provveduto a sfondarla. Ormai
sono in troppi a fare dell'Eucaristia ciò che vogliono; e lo possono fare
impunemente!
Coloro
che appellandosi alla propria autorità apostolica hanno approvato la norma che
autorizza la Comunione sulla mano, perché ora non si ricordano che la stessa
autorità apostolica li obbliga a intervenire contro gli abusi di chi allarga
sfrontatamente la norma a proprio capriccio, a scapito dell'Eucaristia, della
Chiesa e del diritto dei cristiani?
In
questa appendice ho voluto raccogliere una piccola antologia di miserie, di
manie, di ribellioni e di profanazioni contro l'Eucaristia. Sono tutti fatti
documentati. Sono segnali inquietanti, campanelli di allarme a cui pare che
nessuno stia prestando attenzione e voglia porre rimedio.
Purtroppo,
con l'anarchia che impera, non mi sarà difficile, col passare del tempo,
ampliare questa antologia di "miserie" segnalano a tra casa i
profanazione dell'Eucaristia. La fantasia dei profanatori è un pozzo senza
fondo! Non occorreva essere "profeti" per prevedere questi
risultati; era invece da ingenui non prevederli, perché da certe premesse non
possono che derivarne certe conseguenze.
Mi
chiedo solo: fino a quando durerà questa vergognosa sarabanda? Quando si
alzerà forte, decisa e coraggiosa la voce di qualche Pastore in difesa di Gesù
Eucaristia?
1
- A CACCIA DI PARTICOLE
In
una parrocchia di Verona, una signora, avendo avuto la netta impressione che un
uomo si fosse infilata la Particola in tasca (si tratta di un uomo anziano che
va a Messa in quella chiesa tutti i giorni e spesso due volte al giorno), il
giorno successivo ha controllato meglio e, avendone avuta l'assoluta certezza,
ha provveduto subito ad avvertire un sacerdote che, appena finita la Messa, ha
costretto quel signore a restituire la Particola che si era messo in tasca.
E
le Particole trafugate nei giorni precedenti dove saranno finite? E da quanto
tempo andava avanti questa storia?
È
accertato che esiste un mercato delle Ostie Consacrate (dalle 50.000 alle
100.000 lire per ogni Particola, pari a 25-50 euro).
Quel
vecchietto aveva trovato il modo di arrotondare la pensione rubando e vendendo
Particole a chi "celebra" le malfamate messe nere.
2
- COME FAR STAR BUONA LA BAMBINA
Finita
la Messa, il parroco in sacrestia stava preparando la pisside per la prossima
Messa, quando è entrata una signora con la sua bambina di quattro anni. Vedendo
il parroco che armeggiava con le particola la bambina ha cominciato a frignare
perché ne voleva una da mangiare. Quando il parroco l'ha accontentata, la
bambina si è calmata e si è messa a tacere.
La
mamma ha commentato: "Ormai si è abituata, perché tutte le volte che la
porto in chiesa con me, quando dopo la Comunione torno al mio posto le do un
pezzo di Particola per farla star buona".
Il
parroco, sorpreso e seccato, ha rimproverato quella signora, ma si è sentito
subito ribattere: "1 bambini sono più innocenti di noi e perciò più
meritevoli di ricevere il Signore!".
3
- "MI SCAPPA LA PIPÌ, PAPA"
Messa
domenicale, chiesa strapiena. Una bambina di circa tre anni comincia a frignare:
"Papà, mi scappa la pipì". Prontamente quel papà porta fuori la sua
bambina; poco dopo rientra e, altrettanto prontamente, come ogni domenica, al
momento della Comunione parte all'arrembaggio e si reca all'altare per il
consueto servizio di ministro stra... ordinario dell'Eucaristia.
Va
aggiunto che ogni tanto questo "ministro", anche durante la Messa,
forse senza accorgersene, si passa le mani tra i capelli. Ogni commento mi pare
superfluo.
4
- UN GIOCHINO PER BAMBINI SCEMI
Sempre
in una chiesa di Verona, in cui tra l'altro si celebra regolarmente una
liturgia selvaggia e "proletaria", un bambino, tornato al posto con la
Particola in mano, ha messo in bocca mezza Ostia e con l'altra ha cominciato a
giocherellare, palleggiandola da una mano all'altra, fino a quando sua madre non
si è accorta della cosa e lo ha rimproverato.
Ma
che c'è da preoccuparsi? Non l'ha detto Gesù che se non diventeremo come
bambini non entreremo nel regno dei cieli? Innocenti come i bambini... sì, ma
non... scemi come certi bambini!
5
- ASPETTA A COMUNICARSI PER COCCOLARE GESÙ
In
una chiesa è stata ha notata una donna che, tornata al suo posto (nell'ultimo
banco) dopo aver ricevuto in mano la Particola, ha cominciato a
"coccolare" il "suo" Gesù dondolandolo tra le mani e
accarezzandolo. E per godersi fino in fondo quei "momenti di paradiso
parlava con un tono vezzeggiativo come fa una mamma col suo bambino. Era tanto
assorta nella sua "gioia celestiale" che è andata avanti così per
diversi minuti senza rendersi conto di essere osservata. Vistasi
"scoperta" si è messa in bocca la Particola.
Peccato:
per colpa di alcuni "guardoni" indiscreti è stata costretta a fare la
Comunione prima del tempo e a mettere fine, in fretta e furia, a quella
"gioia di paradiso" che provava nel "coccolare" il
"suo" Gesù.
6
- A PROPOSITO DI IGIENE
In
una scuola cattolica di Verona si è tenuto un ritiro spirituale per i ragazzi
(14/15 anni) in preparazione alla Pasqua. Dopo la meditazione e un po' di
preghiera e prima della Messa con cui si sarebbe concluso il ritiro, è stata
lasciata mezz'ora libera per un po' di ricreazione. In quella mezz'ora i
ragazzi hanno giocato col pallone. Alla Messa, giunto il momento della
Comunione, il celebrante ha invitato i ragazzi a salire all'altare, a prendersi
dalla pisside la particola e a intingerla nel Vino Consacrato. Uno dei ragazzi
non si è sentito di fare la Comunione in quel modo, sia perché consapevole che
non è permesso, sia perché aveva le mani sporche per aver maneggiato il
pallone.
Chi
è responsabile se quel ragazzo non ha fatto la Comunione che avrebbe desiderato
ricevere?
E
riguardo agli altri ragazzi che hanno fatto la Comunione in quel modo e con le
mani sporche vorrei semplicemente dire: "Ma non è stata introdotta la
Comunione sulla mano anche per motivi di igiene?". Così almeno hanno
tentato di farci credere.
Ed
è così che si garantisce l'igiene e il rispetto verso Cristo?
7
- PROCESSO E CONDANNA A DUE INNOCENTI
Per
comodità di orario due signore sono andate a Messa in una chiesa diversa dalla
loro parrocchia. Nel giro di poco tempo e senza tante resistenze, il parroco di
quella chiesa è riuscito a imporre a tutti la Comunione sulla mano: nessuno più
in quella chiesa osa chiedere la Comunione in bocca. Le due signore di cui
sopra, presentandosi davanti a quel frate parroco con le mani giunte, hanno
mostrato chiaramente come volevano ricevere la Comunione.
A
tutte e due quel parroco ha ordinato in tono secco di allungare le mani. Visto
il loro esplicito rifiuto, borbottando qualcosa a denti stretti, ha dato loro la
Comunione in bocca, ma subito dopo, sospensospendendo per qualche attimo la
distribuzione dell'Eucaristia e fissandole con sguardo severo mentre tornavano
al loro posto, si è lasciato sfuggire un'espressione seccata sentita dalle
interessate e dagli altri presenti: "Ma queste qui cosa vogliono?!".
Manifestava così l'irritazione che provava nel vedersi costretto a cedere.
Con
un frate di questa razza, che sotto il saio nasconde non il cuore e la mitezza
di un padre, ma l'arroganza e la prepotenza di un boss mafioso, cosa devono fare
i fedeli della sua parrocchia che non accettano la Comunione sulla mano?
Semplice: se non vogliono rogne, se non vogliono sentirsi criminalizzati o
ridicolizzati devono "emigrare" ogni domenica in un'altra chiesa. Ecco
un altro bel risultato che si è ottenuto con la nuova norma della Comunione in
mano. Anche di questo dobbiamo ringraziare i nostri Vescovi!
8
- HANDICAPPATI E COMUNIONE IN MANO
In
un'altra parrocchia di Verona, una signora si è accorta che una donna, non del
tutto normale, ha imboscato la Particola ricevuta in mano. Anche in questo caso,
avvertito il parroco, la Particola è stata ricuperata.
Che
fare dunque con gli handicappati? Il prete dovrà cominciare a discriminare i
suoi fedeli e a decidere se per lui una persona è handicappata di mente
quanto basta per non darle la Comunione in mano?
E
chi stabilisce il limite dell'handicap oltre il quale si deve dare la Comunione
solo in bocca per non correre rischi?
E
se si nega la Comunione in mano a una persona perché la si ritiene non del
tutto affidabile, quella persona che, anche se ritardata non ruberebbe mai
alcuna Particola, non avrebbe motivo di sentirsi offesa dal prete e ghettizzata
per il suo handicap?
9
- INVENTATO IL TRUCCO PER NON FARE LA FILA
In
un santuario pugliese il rettore si è visto costretto a proibire a tutti la
Comunione sulla mano da quando si è accorto che cominciava a diffondersi una
pessima usanza: qualche fedele, ricevuta la Particola, invece di assumerla
davanti al sacerdote se la teneva in mano e, tornando al posto, si fermava per
darne metà a qualche amico che aspettava in fila in posizioni piuttosto
arretrate.
Così
quel "privilegiato" che riceveva l'Eucaristia "al volo" dall'amico
(i soliti metodi all'italiana cominciano a prendere piede anche in chiesa!)
poteva evitare il fastidio di aspettare in fila il suo turno e, tornato al suo
posto in anticipo rispetto alla tabella di marcia prevista, aveva più tempo per
ringraziare il suo Signore.
Anche
questo servizio che ci si rende tra amici è carità fraterna! O... no?!?!
10
- GESÙ CRISTO NEL LAVANDINO E... NELLA FOGNA
Un
altro caso di cui ho avuto notizia certa e documentata. In una parrocchia di
Verona ogni sabato mattina una suora e due signore preparano la chiesa per la
domenica: sistemano i fiori, cambiano le tovaglie, gli amitti, ecc...
Una
di queste signore prende le pissidi contenenti molti frammenti di Eucaristia
(perché evidentemente non "purificate" da qualche sacerdote) e le
"pulisce" slavazzandole sotto il rubinetto, dopo di che... giù dal
lavandino e ancora più giù... nella fogna.
Al
fermo e secco rimprovero di un sacerdote casualmente presente è stato
risposto: "Ma io ho sempre fatto così, nessuno mi ha mai detto che non
dovevo farlo".
Non
si finisce mai di scoprire cose nuove: tu vai a pensare che Gesù sia di casa
nel tabernacolo e poi vieni a sapere, con amara sorpresa, che anche nella
fogna di qualche chiesa Cristo è di casa!
11
- UN FRATE PARROCO "AGGIORNATO"
In
una parrocchia della città un parroco ha instaurato la pessima abitudine, che
è tra l'altro una chiara disobbedienza anche alle nuove disposizioni della
Chiesa, di far salire i chierichetti all'altare perché si facciano da soli la
Comunione bevendo al calice.
Dunque,
quello che si temeva sta avvenendo: siamo ormai arrivati alla "Comunione-fai-da-te".
Sarei
curioso di vedere se qualcuno di quei chierichetti, così ben
"nutriti" di Eucaristia, diventerà sacerdote.
Se
questo avvenisse davvero... sarebbe il caso di suggerire la "cura" a
tutte le parrocchie italiane. Forse e proprio questa la strada per risolvere il
grave problema della crisi di vocazioni.
Ovviamente...
con la riconoscenza dei seminari, che ora stentano a trovare i
"polli" da allevamento per sfornare i preti di domani!
12
- IN UN COLLEGIO "CATTOLICO"
Un
ottimo ragazzo, ospite presso un collegio universitario cattolico a Padova, mi
ha confidato di trovarsi a disagio perché nella Messa celebrata all'interno del
collegio il sacerdote, dopo aver consegnato la Particola in mano (che lo
vogliano o no!) a tutti i ragazzi che si presentano per fare la Comunione, li
invita a salire all'altare per intingerla nel calice. Questo ragazzo non si
sente di farlo e così, piuttosto di andar contro la sua coscienza e contro le
norme della Chiesa, quando può va a Messa in qualche altra parte della città.
Con
l'inevitabile conseguenza che qualche giorno feriale perde la Messa e la
Comunione, a cui terrebbe tanto, per colpa di quel prete "volpino" e
particolarmente "obbediente" alle disposizioni della Chiesa. Chi
difende i diritti di questi fedeli?
13
- UNA SUORA SCRUPOLOSA (?) O INTIMORITA (!)
In
una parrocchia di Verona è stata notata una certa manovra che una suora fa ogni
volta che riceve la Comunione: tornata al suo posto, si inginocchia col viso tra
le mani. Ma... prima di iniziare quei momenti di dialogo col Signore Gesù,
stando ben attenta che nessuno la osservi, si lecca la mano su cui il sacerdote
aveva posato l'Ostia. È chiaro l'intimo dramma di quella suora.
Da
una parte, e non senza motivo, teme che sulla mano le siano rimasti dei piccoli
frammenti della Particola consacrata e, per non sentirsi in colpa nel lasciare
che si perdano, si lecca la mano.
Dall'altra
fa questo gesto cercando di non essere notata perché sa che sarebbe
ridicolizzata, prima di tutto dalle altre suore della sua comunità. Anche
questo è rispetto della persona?
Delle
molte suore che conosco non ce n'è una che riceve l'Eucaristia in bocca. Sono
tutte convinte della bontà della loro scelta?
Sì?
In questo caso siamo davanti a persone ingenue che ritengono buona ogni novità.
Se
invece qualcuna subisce e si accoda all'andazzo, sia pur malvolentieri...
siamo davanti a persone condizionate nella loro libertà! Dunque... o suore
ingenue... o suore condizionate che subiscono - senza reagire per evitare
molestie e derisioni, soprattutto... da qualche amata "consorella".
P.
S.: Questo capitolo non va considerato chiuso: resta aperto infatti per
ulteriori penosi aggiornamenti. Purtroppo!!!
Ormai
in quasi tutte le chiese si assiste alla "fregola" di laici e suore
(le "sposine" di Gesù) che stanno soppiantando i preti (ovviamente
con la complicità e l'approvazione di questi) nella distribuzione
dell'Eucaristia. E’ una vergogna che i Vescovi continuano a tollerare (e a
incentivare), come tante altre cose che continuano a tallerare e a fingere di
non vedere, senza avere il diritto di farlo. E così, anche su questo capitolo
si può raccogliere un florilegio di miserie.
1
- In una chiesa di Verona, a distribuire la Comunione è stata vista una ragazza
in minigonna.
2
- Qualche volta, nel periodo estivo, si sono viste qua e là, come ministri stra...
ordinari dell'Eucaristia, donne con camicette alquanto trasparenti.
3
- Per non parlare della "fiera delle vanità" che fa bella mostra di sé
sui presbiteri delle nostre chiese: donne che, rivestite con costosissime
pellicce e con tre o quattro anelli preziosi alle dita, danno l'Eucaristia a
povera gente, tra cui disoccupati e anziani che vivono con misere pensioni.
Sarebbe il caso, a questo proposito, di rileggere e meditare attentamente la
Lettera di San Giacomo apostolo.
4
- In una parrocchia amministra l'Eucaristia un signore (che conosco) noto a
tutti per l'alto reddito che guadagna e per le poche tasse che paga.
Bell'esempio!
5
- In molte chiese si assiste spesso alla "gincana" di quei fedeli che,
al momento della Comunione, si spostano da un lato all'altro della chiesa pur
di schivare i ministri stra... ordinari dell'Eucaristia. E chi può dire che
questi fedeli abbiano torto? Hanno o non hanno il diritto di preferire la
Comunione dalle mani dei sacerdoti? O nella Chiesa di oggi è venuta meno anche
questa elementare libertà?
6
- In una parrocchia veronese pontifica, come ministro stra... ordinario
dell'Eucaristia, un operaio che in fabbrica ha il ruolo di caporeparto. Il
rapporto con gli operai a lui subalterni è piuttosto teso perché fa pesare
la sua autorità con maniere rudi; in altre parole gli piace fare il
"galletto". Capisco allora perché i suoi compagni di lavoro che vanno
in chiesa piuttosto che ricevere la comunione da lui... fanno la
"gincana".
7
- Qualche tempo fa un ragazzo mi confidava: "Da quando ho saputo che quel
tal ministro dell'Eucaristia, quando era lontano dalla fede e dalla chiesa, era
l'amante della tizia, una vedova che è la mamma di un mio amico, io non mi
sento più di ricevere la Comunione da lui". Ha torto del tutto?
8
- Un prete che dà la Comunione deve mettersi, sulla veste, la cotta e la stola,
mentre invece questi signori ministri dell'Eucaristia vanno quasi tutti senza la
veste che sarebbe prevista per il loro ministero, azzerando così lo spirito
di sacralità che è doveroso avere e testimoniare verso il Corpo del Signore.
9
- Ecco l'amaro sfogo di un sacerdote ottantenne: "Ormai mi sono ridotto a
dare la Comunione ai fedeli solo nella Messa che celebro io. Alle altre Messe,
anche se sono in sacrestia disponibile a intervenire per dare una mano al
sacerdote celebrante, non mi azzardo a farlo, perché ho capito che il parroco
non ha piacere: vuole a tutti i costi che siano i laici a distribuire
l'Eucaristia. Lui stesso, quando può, si tira indietro per lasciare spazio ai
ministri stra... ordinari, che in quella parrocchia ormai non solo sono
equiparati ai sacerdoti, ma sono al di sopra di questi. Nella mia parrocchia i
ministri stra... ordinari sono diventati ministri "ordinari" e i
sacerdoti, che sono i veri titolari di questo ministero, da ministri
"ordinari" sono diventati i soli, veri ministri ‘straordinari’
dell'Eucaristia".
Sulla
veridicità di quanto affermato in questo sfogo mi faccio garante perché sono
perfettamente documentato.
Signori
Vescovi, non vi siete ancora resi conto che certi vostri preti vi prendono in
giro facendo sempre e solo ciò che vogliono e che ormai ci troviamo in piena
anarchia? Quando aprirete gli occhi? Quando troverete il coraggio di dire
"Basta!" a questa baraonda, a queste buffonate che profanano quanto
abbiamo di più sacro?
Anche
nei seminari non pochi candidati al sacerdozio si sentono lacerare la coscienza
da questa nuova norma che, mentre asseconda i capricci dei fedeli, mette in
secondo piano il rispetto dovuto all'Eucaristia e i diritti della loro
coscienza. E mi chiedo: non avverrà che qualcuno venga buttato fuori dal
seminario perché lascia capire che da prete non sarà disposto a dare la
Comunione in mano? Lo lascia sospettare questa lettera firmata.
Rev.do
don Enzo,
sono
un seminarista della diocesi di Genova. Ho appena finito di leggere il Suo libro
"La Comunione sulla mano? No!" e desidero manifestarle i miei sinceri
ringraziamenti per la Sua scelta e per aver rese pubbliche le Sue convinzioni.
Anch'io soffro tanto per questa ormai comune maniera di ricevere l'Eucaristia e
non sono l'unico. Dopo la morte del Card. Siri, via libera...
Questa
cattiva abitudine è più diffusa nel seminario maggiore poiché il padre
spirituale invita i chierici a ricevere Gesù, se non sempre, almeno più spesso
nelle mani. Nel seminario minore ci sono ancora io che correggo i bambini
abituati male o addirittura invitati dai superiori. Una volta in seminario
minore è venuto un missionario e durante la S. Messa, oltre alle diverse e
originali, nonché illecite gestualità africaneggianti, ha obbligato tutti a
ricevere Gesù in mano.
Quest'anno,
un altro missionario comboniano (vengono tutti da noi!), al momento della
Comunione si è seduto ed ha lasciato che ognuno prendesse l'Ostia dalla pisside
e la intingesse nel Sangue. Io non mi sono adeguato. Ciò ha suscitato commenti
e malcontenti nei miei superiori. Si dice tra l'altro sul mio conto: "Sarà
un prete infelice e renderà infelici i fedeli". Non si può andare
avanti così.
I
preti che non si vogliono adeguare alla nuova prassi sono emarginati e ci viene
vietato di frequentarli... Le confido che com'è oggi la Chiesa mi scoraggia, mi
fa quasi cambiare strada, ma aspetto tempi migliori, quando tutto sarà
rinnovato.
Maria
è la mia guida ed io mi fido di Lei.
La
ringrazio ancora per il Suo zelo. Invoco la Sua benedizione.