LA
BESTEMMIA L’URLO DELL’INFERNO
Per
voi, cultori del mio Nome, sorgerà con raggi benefici il Sole dí
giustizia". (Malachia
3, 20)
PER ORDINAZIONI RIVOLGERSI A: Don Enzo Boninsegna Via Polesine, 5 - 37134 Verona Tel. e Fax: 045 18201679
Quand'ero bambino sentivo spesso parlare dai pulpiti contro la bestemmia. I sacerdoti di quel tempo avevano una lucida percezione della gravità del fenomeno e una chiara coscienza del loro dovere di scagliarsi spesso e in tono forte contro il più infame dei peccati.
Ricordo
anche che si veniva educati a salutare i sacerdoti e le suore con le parole che
lodavano il Signore: "Sia lodato Gesù Cristo". E come un'eco, la
risposta. "Sempre sia lodato". È lo stesso saluto a Gesù con cui
Giovanni Paolo II ha iniziato il suo pontificato.
Erano
tempi in cui la lode e la difesa del Nome santo di Dio erano al centro della
religiosità della nostra gente e della sollecitudine pastorale dei nostri
sacerdoti.
Confesso
che ho profonda nostalgia di quei tempi, che sembrano ormai sprofondati nelle
nebbie della preistoria.
Oggi,
purtroppo, ci ritroviamo tra le mani una religiosità e una pastorale quasi del
tutto indifferenti verso il Nome di Dio. L'attenzione si è spostata altrove e
ciò che era e deve restare il valore primario è diventato secondario, o è
finito in cantina, quasi del tutto dimenticato.
In
questi ultimi decenni non è affatto sparita la bestemmia, si è fatta invece più
subdola, più estesa, più raffinata e più aggressiva. Ciò che è quasi del
tutto sparito è la battaglia contro la bestemmia e l'educazione all'amore per i
Nomi santi di Dio, di Gesù e della sua SS.ma Madre.
È
da questa amara constatazione che è nata l'idea di rispolverare una battaglia
antica, ma oggi più che mai estremamente urgente e necessaria.
Quando
Dio non è rispetto, nessun altro è più al sicuro e ogni valore è compromesso
o già corroso, al di là delle apparenze.
Quando
Dio è offeso, chi e a quale titolo può ancora reclamare il rispetto di sé e
dei propri diritti?
Quando
Dio è maledetto dai suoi nemici e non difeso dai suoi figli... peggio ancora:
quando Dio è maledetto dai suoi stessi figli e non abbastanza difeso dai suoi
ministri, ogni altra battaglia è perduta e ogni iniziativa è condannata al
fallimento.
Se
siamo figli di Dio non possiamo continuare a tacere, fingendo di non vedere e
non sentire, paralizzati da un'assurda indifferenza, o rassegnati alla
sconfitta. È nostro dovere parlare! È nostro dovere agire! È nostro dovere
organizzarci e non lasciare nulla di intentato perché Dio sia finalmente
rispettato, amato e obbedito.
O
si ricomincia da qui, o tolto il resto non avrà senso e non avrà successo!
Non saranno certo queste poche pagine a risolvere il problema, ma se riusciranno a risvegliare la coscienza di qualcuno sulla tragica realtà della bestemmia, avranno già raggiunto il loro scopo. E questo mi basta.
Don Enzo
Boninsegna
Verona,
30 novembre 1993 SantAndrea Apostolo
1
- CHE COSA E’LA BESTEMMIA
Dire
che la bestemmia è una gravissima offesa al Nome santo di Dio è dare una
definizione esatta, ma un po' fredda, arida, scheletrica, che non riesce a
esprimere a sufficienza la drammaticità e la gravità mostruosa di questo
fenomeno diabolico.
Come
non ci sono parole che possano esprimere fino in fondo la grandezza e la maestà
infinita di Dio, così non ci sono parole che possano esprimere fino in fondo
l'abisso di malizia e di miseria morale che è racchiuso nella bestemmia.
Ogni
definizione, per quanto precisa, dirà sempre troppo poco: la realtà
dell'offesa a Dio è sempre molto più grande di quanto si possa esprimere. Si
può e si deve comunque cercar di dare della bestemmia un'idea che sia il più
vicina possibile alla realtà.
La
bestemmia è l'urlo rabbioso di Satana che esce dalla bocca di un uomo per
cercar di sporcare la gloria di Dio.
La
bestemmia è il frutto più velenoso che può scaturire da un lampo di follia.
La
bestemmia è il segno più palese dell'odio e del disprezzo verso Dio.
La
bestemmia è il supremo atto di superbia che un uomo possa compiere.
La
bestemmia è il più grande atto di stupidità.
La
bestemmia è anche il segno rivelatore di un animo bovino, è manifestazione di
volgarità, di grossolanità e di poca intelligenza.
La
bestemmia è una barriera innalzata tra il bestemmiatore e tutti quelli che si
sentono offesi dal linguaggio blasfemo.
La
bestemmia è anche, quasi sempre, una gravissima malattia contagiosa che
infetta altri.
Dopo
aver creato l'uomo, Dio non lo ha condannato all'isolamento, prigioniero della
terra, ma lo ha invitato al dialogo, a librarsi verso il Cielo, a ricambiare il
suo amore, a vivere nel conforto di un pieno abbandono e di una piena fiducia in
Lui.
Se
tutto questo desidera Dio da noi, con la bestemmia si fa l'esatto contrario.
Dio
ci invita alla preghiera di lode, ma con la bestemmia lo si disprezza e si cerca
di sprofondarlo nella fogna del disonore.
Dio
ci invita alla preghiera di adorazione, ma con la bestemmia, invece di
riconoscere la sua infinita grandezza e la sua superiorità nei nostri
confronti, si tenta di abbassarlo sotto il livello delle bestie.
Dio
ci invita alla preghiera di ringraziamento, ma con la bestemmia lo si ricambia
con la peggiore ingratitudine.
Dio
ci invita alla preghiera di richiesta, ma con la bestemmia ci si mette in
condizione di non poter ricevere i suoi doni.
Dio
ci invita alla preghiera per avere il perdono, ma con la bestemmia si pongono le
basi per attirare su di sé e sul mondo intero non il perdono, ma i più
tremendi castighi.
Che
cosa resta di cristiano... in un cristiano che bestemmia?
Più
nulla!
E
che cosa resta di umano... in un uomo che offende chi l'ha creato? Solo una
pallida ombra di umanità, un rottame di umanità e nulla più!
Non
è esagerato dire che il bestemmiatore ha fatto di se stesso un mostro!
La
più grave forma di bestemmia è quella che unisce al Nome santo di Dio (o di
Gesù, o dell'Ostia Santa, o del SS.mo Sacramento) parole cariche di
disprezzo.
È
bestemmia anche dire contro Dio frasi che certo il Signore non merita, come, ad
esempio: Dio è crudele, o Dio è ingiusto"! Espressioni come queste, o
altre simili, che negano delle verità di fede riguardo a Dio, sono dette
bestemmie eretiche.
E
quante volte capita di sentire il nome "Cristo" senza alcun titolo, ma
pronunciato con una tale carica di rabbia che, per la violenza del tono, rasenta
la bestemmia!
Vera
e propria bestemmia è anche l'offesa che colpisce i Santi, e in particolare la
Madonna, o persone (ad es.: il Papa) che per la loro sacralità sono un riflesso
di Dio nel mondo. Pur non essendo Dio il bersaglio diretto, colpendo la santità
o la sacralità si colpisce Dio, che è fonte tanto dell'una quanto dell'altra.
Giovanni
Paolo II, parlando del disprezzo rivolto contro il Nome di Dio, elenca, dopo la
bestemmia, gli "spettacoli dissacranti" e le pubblicazioni altamente
offensive del sentimento religioso" (21 marzo 1993). Potremmo definirle
bestemmie a mezzo stampa, bestemmie cinematografiche, bestemmie teatrali. Basti
qui citare il "gran maestro" della dissacrazione, Dario Fo che, nel
suo "Mistero buffo, ha deriso Gesù, la Madonna e altri personaggi del
Vangelo.
Queste
bestemmie, a differenza della bestemmia comunemente intesa, che può avere
l'attenuante di sfuggire in un attimo, in un lampo, quasi senza accorgersene,
sono bestemmie ragionate, meditate, volute, infiocchettate col fascino
dell'arte e quindi con un potere devastante per il linguaggio suggestivo con cui
sono confezionate e per l'altissimo numero di lettori o di spettatori che
raggiungono.
Non
è raro, infine, sentire qualcuno che pronuncia il nome "zio", o
qualcosa di simile, e subito vi aggiunge una parolaccia come quelle che altri
affibbiano al Nome di Dio. L'espressione che ne risulta non è una bestemmia, ma
è molto facile che come tale venga avvertita da chi la sente. Perciò, anche se
non c'è la bestemmia, può esserci lo scandalo. In ogni caso, chi parla in
questo modo, favorisce l'espandersi della bestemmia.
2
– GRAVITA’ DELLA BESTEMMIA
SAN
GIROLAMO (340 - 420) - "Qualunque altro peccato diventa leggero se
paragonato alla bestemmia "
SANT'AGOSTINO
(354 - 430) - "La bestemmia è più grave ancora dell’uccisione di Gesù
Cristo fatta dai giudei... perché i crocifissori di Gesù non sapevano quello
che facevano e non conoscevano Gesù come vero Dio, mentre i bestemmiatori di
solito sanno quello che dicono e conoscono chi è Dio. "
SAN
BERNARDO DI CHIARAVALLE (1090 - 1153) - 'Tutti gli altri peccati nascono più o
meno da fragilità o da ignoranza, ma la bestemmia procede da scelleratezza
"
SAN
BERNARDINO DA SIENA (1380 - 1444) - "La bestemmia è il peccato maggiore
che ci sia... maggiore della superbia, dell'omicidio, dell’ira, della
lussuria e della gola... La lingua del bestemmiatore è una spada che trafigge
il Nome di Dio."
Sentir dire che la bestemmia è il peccato più grave (anche se a dirlo
sono grandi santi e maestri di fede) a molte persone, tra le quali anche la
maggior parte dei cristiani, anzi, di quanti si ritengono cristiani, può
sembrare quanto meno azzardato. È chiaro, del resto, che se quasi tutta
l'attenzione del nostro tempo è concentrata sull'uomo e, di fatto, quasi
inesistente verso Dio, ciò che colpisce l'uomo è considerato grave e ciò che
offende Dio è considerato insignificante.
Ma
per misurare realmente la gravità di un peccato bisogna valutare tre elementi:
l'oggetto che viene colpito, la posizione della persona che pecca e le
conseguenze che ne derivano.
PRIMO
ELEMENTO - Se ogni tipo di peccato offende Dio, ma indirettamente, la
bestemmia lo colpisce invece direttamente al cuore. Che poi la bestemmia non
riesca di fatto a colpire Dio, non diminuisce la gravità della colpa. Se
infatti un uomo tentasse di spararti, ma il colpo di pistola andasse
fortunatamente a vuoto, non per questo considereresti meno grave ciò che ha
tentato di fare contro di te.
SECONDO
ELEMENTO - "Il bestemmiatore - scrive Pasquale Casillo - supera la malignità
dei diavoli: questi bestemmiano Dio perché sono castigati da Lui e si sentono
disperati, egli invece bestemmia Dio mentre ne viene conservato in vita e
beneficato." All'orgoglio si aggiunge dunque l'ingratitudine.
E
se è grave che un uomo qualsiasi bestemmi, ancora più grave è se a farlo è
un cristiano convinto e praticante, perché questi ha ricevuto molto di più di
un non credente: ha ricevuto la luce della fede, il dono della grazia e la
chiara promessa del paradiso. E non è solo creatura, ma è anche figlio di Dio.
Ma
c'è dell'altro. Bestemmiando l'uomo non solo offende il suo più grande
Benefattore, ma lo offende servendosi degli stessi doni che da Lui ha ricevuto.
All'orgoglio e all'ingratitudine si unisce così la beffa!
TERZO
ELEMENTO - Per valutare la gravità oggettiva di un'azione vanno prese in
considerazione anche le conseguenze che ne derivano. E le conseguenze della
bestemmia sono catastrofiche: sia per la gloria di Dio, che viene infangata nel
peggiore dei modi; sia per la società, che perdendo Dio perde il suo fondamento
e crolla; e più ancora per la singola persona che, con la bestemmia, attira su
di sé il castigo di Dio nella vita terrena e si espone al rischio della rovina
eterna.
Devo
aggiungere che la bestemmia, oltre ad essere un peccato grave, gravissimo, è
anche un peccato stupido.
Non
lo giustifico, però capisco il ladro che rischia di perdere il paradiso (se
non si converte), ma almeno ci guadagna un po' di ricchezza in questa vita. Non
lo giustifico, però capisco chi rischia la vita eterna pur di godersi il
brivido del piacere dei sensi. Capisco tutto anche se non giustifico niente.
Ma
il bestemmiatore oltre a non giustificarlo non si può nemmeno capirlo: infatti
si gioca il tutto, il paradiso, per il niente, perché la gioia che deriva dalla
bestemmia è zero e meno di zero! Sfido chiunque a dimostrare il contrario.
3
– VASTITA’ DEL FENOMENO BLASFEMO
Il
discorso sulla gravità della bestemmia (anche di una sola bestemmia!) va
completato con l'amara constatazione che il fenomeno blasfemo ha raggiunto
ormai dimensioni spaventose.
Scrive
un vescovo: "Il novanta per cento degli uomini bestemmia dall'età di
dieci anni fino alla decrepitezza e se ne confessa regolarmente come della
cosa più naturale di questo mondo"(+ Bruno Frattegiani).
La
bestemmia non è più un'eccezione, ma è diventata la regola. A far eccezione
sono i pochi che non bestemmiano.
Ne
sanno qualcosa i sacerdoti che restano felicemente sorpresi, quasi scioccati,
quando ascoltando le confessioni degli uomini non si sentono dire: "Ho
bestemmiato".
So
bene che la bestemmia non è l'unico peccato, ma è una colpa così diffusa,
anche tra i cosiddetti "buoni", che quando non compare nell'elenco dei
peccati confessati si ha la netta sensazione di trovarsi davanti ad un uomo
spiritualmente ricco e particolarmente impegnato nel vivere la propria fede.
Penso
non sia esagerato definire la bestemmia un peccato tipicamente...
"cattolico". Nessuno dovrebbe conoscere Dio così bene quanto i
cattolici: Gesù ci ha svelato il suo volto, le sue perfezioni, il suo amore e
la sua giustizia, la gloria che merita e la severità del suo giudizio. Eppure
in nessuna parte del mondo si bestemmia tanto come nelle aree cattoliche.
Come
spiegare questo strano mistero di iniquità?
Forse
l'unica spiegazione è che Satana ha concentrato con più accanimento la sua
opera devastatrice là dove la fede ha piantato robuste radici: dove il Signore
semina il buon grano, là, con preferenza, il diavolo sparge zizzania a piene
mani (Cfr.: Mt 13, 24-30).
Quanti
figli non hanno mai sentito i genitori dire una preghiera, ma li hanno sentiti
più volte offendere il Signore! Si vergognano a pregare, ma non a
bestemmiare! Si vergognano di ciò che è bene, ma non si vergognano di ciò che
è male!
Un
tempo la bestemmia era "monopolio" o "privilegio" quasi
esclusivo di certe categorie: bestemmiavano le classi più povere, non le classi
più elevate; bestemmiavano gli uomini, pochissimo le donne; bestemmiavano gli
adulti, non i bambini (salvo, s'intende, poche eccezioni). Oggi, invece... si
sta andando a grandi passi verso un avvicinamento delle classi sociali (cosa
in sé positiva), ma in troppi casi è un livellamento in basso, non in alto.
Conosco
uomini, collaudati bestemmiatori, che un tempo si sarebbero guardati bene dal
lasciarsi sfuggire anche solo una bestemmia davanti alla fidanzata: poteva
comportare la fine di un sogno e del loro amore. Oggi, al contrario, ci sono
ragazze che, per guadagnare punti nella stima del loro ragazzo, sparlacciano e
bestemmiano con estrema disinvoltura.
Dunque...
un livellamento in basso: non è l'uomo che si è elevato, è la donna che si è
abbassata. Anche qui... una comunione... ma nel fango!
E
infine... l'infanzia. Che pena sentire bambini che nella loro prima Confessione,
e in quelle che seguono, dicono di aver bestemmiato! Non pregano quasi mai, ma
già bestemmiano e bestemmiano abitualmente. In questa situazione sono del tutto
esenti da responsabilità i loro genitori?
Non
preoccupa tanto il grado di colpa che quei bambini possono avere nel presente: a
quell'età ci possono essere grosse attenuanti. Ciò che preoccupa
maggiormente è la responsabilità criminale dei genitori, degli adulti o dei
ragazzi più grandi che si fanno maestri di vizio, e del peggiore dei vizi, per
dei bambini innocenti.
Vengono
in mente le parole di Gesù: "Chi scandalizza anche uno solo di questi
piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa una
grossa pietra al collo, e fosse gettato negli abissi del mare. Guai al mondo per
gli scandali! È inevitabile che avvengano scandali, ma guai all'uomo per colpa
del quale avviene lo scandalo!" (cfr.: Mt 18, 6-7).
E
preoccupa inoltre l'avvenire di questi bambini: se già da piccoli bestemmiano
(sia pure, forse, senza colpa grave), quale avvenire di peccato si prepara per
loro, se al più presto non troveranno sul loro cammino delle persone buone,
attente e sensibili, capaci di farli smettere di bestemmiare!
Pare
che il rischio di perdere la salvezza eterna (rischio concreto per ogni uomo),
nemmeno sfiori tanti genitori cristiani, intenti a far crescere i loro figli
come "polli da allevamento" più che come figli di Dio chiamati alla
gioia eterna del paradiso.
4
- SOTTOVALUTAZIONE DELLA BESTEMMIA
3
marzo 1985: partita di calcio Verona - Roma. Risultato sportivo: 1 a 0.
Risultato umano: 0 a 0, o meglio: -1 a -1. Lo deduco dalle parole del capitano
della Roma e campione del mondo Bruno Conti (che sapeva usare bene le gambe, ma
non la testa), espulso dall'arbitro perché accusato dal guardalinee di avergli
sputato in faccia: "Ho la coscienza pulita. Se ho sputato in faccia al
guardalinee? No, e chi sostiene questa accusa sporca la mia immagine di
professionista. Al limite posso aver bestemmiato, come hanno bestemmiato tanti
giocatori del Verona". Dunque, per Conti la bestemmia non sporca la
coscienza e se proprio la sporca non la sporca tanto quanto uno sputo al
guardalinee. Sputare in faccia a Dio non è poi così grave!
È
un episodio rivelatore, che manifesta chiaramente quale sia il criterio di
valutazione di tante persone: colpire un uomo è grave, colpire Dio... molto
meno!
La
bestemmia, dunque, non fa problema. Scrive Pasquale CasiIlo: I giornali non ne
parlano quasi mai, i predicatori non l'accennano nemmeno, l'editoria non vi
dedica neanche un libro, gli esperti dei fatti sociali non ne fanno un calcolo
accurato, sono stati chiusi alcuni centri che svolgevano attività contro la
bestemmia, non si vedono più segni antiblasfemi nei luoghi pubblici.
Un
disimpegno quasi totale, ma non sorprende, perché il "mondo", come si
sa, non ama il Signore.
Il
Magistero della Chiesa è sempre stato fermo e chiaro nel riproporre
l'insegnamento di Dio sulla gravità della bestemmia, ma questo non basta a far
maturare le coscienze; occorre anche che questo insegnamento sia proposto e
riproposto con insistenza ai fedeli di tutte le età, di tutti i tempi e con
tutti i mezzi. In questi ultimi trent'anni, purtroppo, la bestemmia, pian piano,
in silenzio, senza che nessuno se ne sia accorto, è uscita di scena: non dalla
realtà della vita, ma dalla predicazione. Dubito molto che il prete medio
italiano tiri fuori almeno in una predica su cento un qualche riferimento, un
pensiero, un'esortazione contro la bestemmia.
Se
si considera che anche all'ombra del campanile, nelle squadre di calcio e nei
ricreatori parrocchiali, si bestemmia allegramente, ne deriva che si dovrebbe
mettere il fenomeno blasfemo al primo posto.
E
invece? Nei piani pastorali delle parrocchie si programma di tutto, ma quello
che dovrebbe essere il problema n° 1... come problema non viene quasi nemmeno
avvertito e tanto meno affrontato. A male estremo... rimedio inesistente!
Questa è l'amara realtà!
Della
bestemmia non se ne parlerà mai troppo, non se ne parlerà mai male abbastanza.
Dobbiamo tutti ricordare le parole che l'apostolo San Paolo ha rivolto all'amico
e vescovo Timoteo, parole che valgono anche oggi per tutti i vescovi e per tutti
i preti: Annunzia la parola, insisti in ogni occasione opportuna e non
opportuna, ammonisci, rimprovera... vigila attentamente". (1Tim 4, 2 - 5).
5
- LA BESTEMMIA NELLA BIBBIA
E’
impressionante vedere con quanta insistenza Dio, nella Bibbia, ci parla del suo
Nome. Ma questo si spiega facilmente se si pensa che nel mondo ebraico il nome
non era qualcosa di aggiunto alla persona, come può essere un vestito, ma si
identificava con la persona stessa. Per cui toccare il nome di un uomo
equivaleva a toccare quell'uomo. E per la stessa ragione toccare il Nome di Dio
significava, e significa tuttora, toccare Dio, sia nel bene che nel male.
Non
è possibile avere un cattivo rapporto col Nome di Dio e aver contemporaneamente
un buon rapporto con Dio, come purtroppo pensano non pochi cristiani che
bestemmiano. L'atteggiamento che abbiamo nei confronti del Nome santo del Signore
è un termometro che rivela la temperatura del nostro amore per Lui. Chi
disprezza il Nome di Dio, disprezza Dio; chi banalizza il Nome di Dio, banalizza
Dio; chi onora e ama il Nome di Dio, onora e ama Dio stesso.
La
stessa cosa vale per il santo Nome di Gesù e, di riflesso, per il nome della
suaSS.ma Madre e dei Santi.
Nella
Bibbia, prima di tutto il Signore ci mostra la grandezza del suo Nome. La
Madonna proclama la sua e la nostra fede dicendo: Santo è il suo Nome" (Lc
1, 49).
Prima
di lei, il profeta Isaia aveva annunciato: Proclamate che il suo Nome è
sublime" (Is 12, 4).
E
nei Salmi, quante volte ci è testimoniata la grandezza di Dio e del suo Nome!
Lodate il Signore per i suoi prodigi lodatelo per la sua immensa grandezza"
(cfr.: Sal 150, 2);
"O
Signore, nostro Dio, quanto è grande il tuo Nome su tutta la terra, sopra i
cieli si innalza la tua magnificenza" (Sal 8, 2)
Lodale
il Signore il Signore è buono, cantate inni al suo Nome perché è
amabile" (Sal 134, 3).
Se
nominare il Nome santo del Signore inutilmente è già una colpa, perché
significa spogliarlo della sua infinita grandezza, bestemmiarlo è ancora
peggio, è la più grave delle colpe, perché significa sporcarlo, infangarlo,
rivestirlo di infamia.
Non
bestemmierai Dio" (Es 22, 27) e ancora Non alzate la testa antro il
cielo, non dite insulti a Dio" (Sa17 4, 6).
E'
stato necessario un ordine dall'alto per comprendere che l'offesa a Dio è
qualcosa di assurdo, di inaccettabile, di mostruoso? Non poteva bastare il buon
senso? Certo, ma all'uomo orgoglioso, che si mette Dio sotto i piedi, la prima
cosa che viene a mancare è proprio il buon senso!
“Negli
ultimi tempi verranno momenti difficili, gli uomini saranno egoisti, amanti
del denaro, vanitosi, orgogliosi, bestemmiatori, ribelli ai genitori, ingrati,
senza religione, senza amore, sleali, maldicenti, intemperanti, intrattabili,
nemici del bene, traditori, sfrontati, accecati dall'orgoglio, attaccati ai
piaceri più che a Dio, con la parvenza della pietà, mentre ne hanno rinnegata
la forza interiore. Guardati bene da castoro!" (2Tm 3,1-5).
Anche
in passato si è sempre peccato, ma oggi il quadro si è fatto molto più fosco;
e, all'interno di questo drammatico sradicamento dell'uomo da Dio, la bestemmia
ha un ruolo di primaria importanza, sia per la gravità della cosa in sé, sia
per la vastità del fenomeno e sia per la malizia con cui oggi è sottovalutata
e spesso giustificata.
Sorgi
Dio, difendi la tua causa, ricorda che lo stolto ti insulata tutto il giorno”
(Sal73, 22).
Certo,
pregare Dio perché converta il cuore indurito dei bestemmiatori non basta, ma
è comunque doveroso: la "crociata" contro la bestemmia e contro
ogni altro peccato comincia sempre dalla preghiera.
Pur
odiando la bestemmia dobbiamo però amare i bestemmiatori. La
"tolleranza" non è mai la soluzione giusta. Verso il bestemmiatore la
tolleranza non basta, è troppo poco, perché ha bisogno del nostro amore e
della nostra correzione. E dare tolleranza alla bestemmia è troppo: per un
peccato così grave e assurdo non ci dev'essere alcuno spazio.
Chiunque
maledirà il suo Dio, porterà la pena del suo peccat" (Lv 24,15).
Dio,
perdonando, ristabilisce il rapporto con il peccatore pentito, ma il peccato
resta da scontare: la Confessione non toglie la pena, che va pagata... o di qua,
o di là. Se il bestemmiatore potesse vedere quale carico di dolore attira su
di sé con le sue bestemmie... ne morirebbe di paura!
L'apostolo
Pietro tuona con parole minacciose: "Come animali irragionevoli,nati per
natura a essere presi e distrutti, mentre bestemmiano quel che ignorano, saranno
distrutti nella loro corruzione" (2Pt 2,12).
Se
fin che c'è vita l'uomo non si separa dal suo peccato con la conversione, se si
ostina nella sua colpa rifiutando l'offerta del perdono che gli viene da Dio,
sarà ingoiato dalla condanna! E sarà per sempre! Se la misericordia di Dio
è infinita non ci si scordi che anche la sua giustizia è infinita. Infinita
e terribile!
San
Paolo scaglia contro certi cristiani una gravissima accusa: "Il Nome di Dio
è bestemmiato per causa vostra tra i pagani" (Rm 2, 24).
L'incoerenza
di chi crede è scandalo per chi non crede, è un ostacolo in più sul cammino
dei lontani. Chi crede, ma non ama, chi crede con la mente, ma non con le opere,
non avvicina a Dio i lontani, ma allontana i vicini. Quante conversioni sono
state impedite dall'incoerenza di noi cristiani! E quanti per colpa nostra hanno
bestemmiato Dio e hanno tagliato quell'esile filo che li teneva legati al
Signore! Anche noi, tutti noi, abbiamo bisogno di conversione!
Beati
voi quando vi insulteranno... per causa mia" (M t 5, 11); "Beati voi
se venite insultati per il Nome di Cristo, per lo Spirito della gloria e lo
Spirito di Dio riposa su di voi" (1 Pt 4,14).
L'essere
offesi con Dio e per Dio, perché prendiamo le sue difese, è la prova certa del
nostro amore per Lui, è garanzia che un piccolo seme di paradiso è già
impiantato nel nostro cuore.
6
- HANNO DETTO
SANT'ANTONIO
DI PADOVA - "Dinanzi a genitori che piangono desolati il loro bambino
morto, io prego il Signore di risuscitarlo; dinanzi alla povertà di un padre
che mi domanda un pezzo di pane per sfamare i suoi figli, io mi commuovo e prego
Dio che gli sia provveduto; ma dinanzi a sposi che desiderano un figlio e sono
bestemmiatori, io prego il Signore che nasca loro un figlio sordo e muto: sordo
per non sentire le bestemmie dei genitori e muto perché non le ripeta!"
SAN
BERNARDINO DA SIENA - "La lingua del bestemmiatore è una spada che
trafigge il cuore di Dio. "
BEATO
CLEMENTE MARCHISIO - "Gesù è l'anello che congiunge l'uomo con Dio, la
terra col cielo. Egli, continuando nel suo ufficio di Redentore presso il Padre
celeste, incessantemente intercede per la nostra causa, e ciò lo compie con
preghiere, con sospiri che non ci è possibile descrivere, tanto sono infuocati
ed espressivi. Se non fosse stato per i meriti delle piaghe di Cristo, chissà
quanti di noi sarebbero stati puniti terribilmente, dopo aver commesso il
peccato! Eppure pochi sono quelli che ringraziano il Signore... che si
raccomandano a Lui. Sono, invece, molti quelli che bestemmiano. Che vergogna
è la bestemmia!"
GIOVANNI
XXIII - Figlioli carissimi, vi prego, vi raccomando, non bestemmiate più!"
CARD.
LUIGI STEPINAC - La bestemmia è per lo meno una grossa stupidità. Un popolo
di bestemmiatori è per lo meno un popolo di stupidi. "
FRANJO
KUHARIC (VEscovo) - "Peccato che ci siano famiglie nelle quali non c'è la
preghiera, ma la bestemmia è presente come il pane quotidiano."
GIOVANNI
PAPINI - La bestemmia è il simbolo del peccato idiota, dell'imbecillità
puzzolente."
GIOVANNI
GENTILE - La bestemmia è il più orrendo miscuglio di violenza e di impotenza,
che mette l'uomo contro Dio, ma lo mette anche contro il mondo e contro se
stesso; perciò il bestemmiatore desta in tutti un senso di ribrezzo e di pietà.
"
PORF.
BETTAZZI - "Chi ragiona non bestemmia, e chi bestemmia non ragiona. "
DON
ERNESTO SOUCO - "Certamente nessun uomo della terra, vissuto lungo tutta la
storia, neanche il più farabutto e delinquente, è mai stato trattato come il
Dio dei cristiani. E dai cristiani, che pur lo chiamano Padre nostro. "
DON
SISTO MAGNANI - "Quando parla, l'uomo è superiore agli animali, quando
urla è come gli animali, quando bestemmia è inferiore agli animali. "
MARTIN
BUBER (EBREO) - Dio è la più oppressa di tutte le parole umane. Nessuna parola
è stata tanto insudiciata e lacerata. "
7
– DA DOVE NASCE LA BESTEMMIA
Tutto
nell'uomo è concatenato: ogni virtù puntella le altre virtù e ogni vizio
favorisce gli altri vizi. Questo vale anche per la bestemmia, che non viene dal
nulla, ma è generata o favorita da alcune situazioni (interne ed esterne
all'uomo), che la precedono e la facilitano. Un uomo retto su tutto il
resto... non bestemmia e se bestemmia questa è la prova che in lui non tutto
è retto, che nella sua vita ci sono altre crepe. Non può germogliare una spiga
se non da un seme. Così non può esplodere una bestemmia se non da un altro
male che la precede e le spiana la strada.
Per
circa trecento volte il Nuovo Testamento ci parla di spiriti angelici corrotti
e corruttori, ribelli a Dio e nemici dell'uomo. Sono i demóni, che, per certi
presunti teologi non esisterebbero neppure, ma che la parola di Dio ci mostra
all'opera con impegno instancabile, dall'inizio dei secoli e fino alla fine
del mondo. Oggi, poi, hanno ben pochi ostacoli sul loro cammino e purtroppo
hanno molti alleati, fuori e anche dentro la Chiesa.
Il
diavolo - dice la Bibbia - ha istigato Adamo ed Eva alla ribellione contro
Dio. Per quella prima colpa, che ha infettato tutta l'umanità, causando tra
l'altro in ogni uomo una debolezza congenita che lo inclina al peccato, il
diavolo può essere considerato, almeno indirettamente, il primo ispiratore di
ogni peccato. Gesù lo definisce padre della menzogna e omicida fin da principio
(Gv 8, 44).
Durante
un esorcismo, il diavolo, per bocca dell'indemoniato, ha cantato vittoria con
queste parole: io ho distrutto la fede il Papa stesso l'ha detto parlando della
crisi della fede. Ho distrutto la morale. i miei demoni impuri trionfano
dappertutto. Ho distrutto la religione, le chiese si svuotano e le bestemmie
sostituiscano le preghiere. Ho distrutto la famiglia, la prostituzione è
generale e gli innocenti vengono massacrati con l'aborto". (da "La
Catechesi di Satana" di Padre Pellegrino Ernetti)
Non
ogni bestemmia è ispirata dal diavolo, ma sicuramente ogni bestemmia è a lui
gradita e fa il suo gioco. Se con la lode a Dio diventiamo imitatori di Gesù,
con la bestemmia si diventa imitatori di Satana.
IL
CATTNO ESEMPIO - Non c'è bestemmiatore che non abbia avuto uno o più maestri
nell’arte della bestemmia.
E
quasi tutti i bestemmiatori hanno imparato da giovani, nell'età in cui si è più
malleabili, cioè più inclini a copiare dall'ambiente in cui si vive, a
lasciarsi plasmare dalla mentalità, dal linguaggio, dagli esempi di chi ci sta
intorno.
LA
DIFFUSA IMMORALITÀ - Quanto più Dio perde importanza nella considerazione
degli uomini, tanto più cresce il peccato e quanto più cresce il peccato tanto
più cala il senso del peccato e quanto più cala il senso del peccato tanto più
il peccato dilaga: si pecca sempre di più e con sempre meno rimorsi; il peccato
diventa sistema di vita.
La
perdita del senso del peccato e l'immoralità che ne deriva sono il terreno più
adatto a far germinare la bestemmia. Come i toponi di fogna tanto più crescono
e prolificano quanto più sporco trovano intorno, così la bestemmia tanto più
cresce e dilaga quanto più il mondo, per aver rinnegato Dio, la sua legge, le
sue promesse e le sue minacce, si trasforma in una fogna. Dove regna il
peccato... non può mancare la bestemmia!
LA
MANCATA CORREZIONE FRATERNA - Se alle tante spinte che orientano verso la
bestemmia si contrapponesse una spinta in direzione opposta, forse qualche cosa
cambierebbe. Purtroppo invece manca in molti il coraggio di intervenire, di
richiamare e di correggere fraternamente e questo contribuisce a lasciare molti
bestemmiatori nel loro stato di incoscienza. Sono convinto che almeno metà
dei bestemmiatori non riceva mai, in tutta la vita, il dono della correzione
fraterna. Un dona che spesso è difficile fare, ma che non possiamo non fare,
per il loro bene e perché non gravi sulla nostra coscienza un peccato di
omissione.
LA
SUPERBIA - Ne siano consapevoli o no, molti bestemmiatori arrivano alla
bestemmia perché spinti dalla superbia: mal sopportano chi sta al di sopra di
loro. La superbia... il non accettare la superiorità di Dio... è la stessa
motivazione che ha portato Satana a ribellarsi al Signore.
LA
SUPERFICIALITA’ - È l'atteggiamento di chi bestemmia senza rabbia e senza
rimorsi. Lo fa così, disinvoltamente, senza un perché. Se richiamato, si
difende sorridendo e minimizzando, come se la bestemmia fosse la cosa più
normale di questo mondo, come se non fosse un'offesa a Dio per il solo fatto che
non ha l'intenzione di offenderlo. In quasi tutte le scelte che fa, l'uomo
superficiale e "leggero" si rifiuta di riflettere sulla gravità delle
sue azioni e sulle conseguenze che possono derivarne, per sé e per gli altri.
L’ODIO
CONTRO DIO - È raro che uno bestemmi per odio, ma trai molti esemplari di cui
è composta la fauna umana c'è anche questo. Ce ne ha dato conferma lo
scrittore Cesare Pavese, morto suicida; nel suo diario ha scritto: "Provo
invidia per chi crede... egli almeno può bestemmiare!". Per Pavese il non
credere era motivo di tristezza non tanto perché, mancandogli la fede, gli
mancava anche la speranza nella vita eterna, e oltre la morte non vedeva che il
buio o il nulla, ma perché non credendo in Dio non poteva avere la gioia
perversa di odiarlo e di bestemmiarlo.
L'odio
contro Dio porta non solo a bestemmiare il Signore, ma a provare gioia nel farlo
bestemmiare.
Qualche
anno fa un amico mi ha confidato: "Un giorno ho visto mio figlio (un
bambino di sette anni) rientrare in casa con delle monete in mano. Gli ho
chiesto chi gli avesse dato quei soldi. La risposta è stata agghiacciante.
"Me li ha dati Paolo (un ragazzo del vicinato, di diciotto anni) perché
dicessi delle bestemmie'".
Il
fatto si commenta da sé.
L'IRA
- È la principale responsabile delle bestemmie. C'è chi, non solo in
condizioni normali non bestemmia mai, ma prova un senso di fastidio e un forte
disagio quando sente bestemmiare. Basta però che perda le staffe e... giù
una bestemmia. Se nella pazienza l'uomo possiede se stesso, nell'ira è
posseduto dalla violenza dell'istinto, è come accecato, non ha più in mano le
redini della sua vita, perde per colpa propria la libertà di scelta. C'è chi
vede nell'ira un'attenuante, quasi che la bestemmia che si dice sotto la
spinta dell'ira non sia un peccato, ma un mezzo peccato! È vero invece che
l'ira già di per sé è un peccato, per cui chi bestemmia sotto la spinta
dell'ira pecca due volte.
L'ABITUDINE
DI DIRE Il NOME DI DIO INVANO - Quasi nessuno diventa bestemmiatore perché
vuole diventarlo, ma quasi tutti si ritrovano su questa spiaggia con loro
amara sorpresa. Per i più, la prima bestemmia è un fatto inaspettato e non
voluto, non sanno spiegarsi come sia potuto succedere. Ma la cosa diventa spiegabilissima
se si pensa all'abitudine che avevano (e che di solito mantengono), di nominare
il Nome di Dio senza motivo.
Nominare
il Nome di Dio invano, come insegna il secondo comandamento, è già un peccato,
anche se non mortale, ma è anche qualcos'altro: è il miglior trampolino di
lancio per approdare al linguaggio blasfemo; il passaggio da questa pericolosa
abitudine alla bestemmia è facilissimo.
So
di un papà che vive intensamente la sua fede di cristiano: partecipa alla
catechesi, prega, pratica generosamente la carità, vive nel rispetto della
legge di Dio e tutto questo alla luce del sole. Con questo spirito ha cercato di
modellare la vita dei suoi figli, ma un cattivo esempio lo ha sempre dato sia in
casa che fuori, forse l'unico e forse senza rendersene conto: quel papà
pronuncia il Nome di Dio invano abitualmente. Sono quasi certo che non ha mai
detto una bestemmia in tutta la sua vita, perché ne prova orrore, ma i suoi
figli, che hanno imparato da lui a nominare il Nome di Dio invano, sono andati
ben oltre e spesso bestemmiano. Ovviamente il padre non lo sa e ne resterebbe
profondamente ferito se lo sapesse. Un giorno, a chi il Signore chiederà conto
di quelle bestemmie? Solo ai suoi figli, o non anche a lui?
LA
RASSEGNAZIONE - Tanto è facile entrare nella bestemmia, altrettanto è
difficile uscirne. Difficile, ma non impossibile, come pensano invece molti
bestemmiatori che vorrebbero liberarsi da questo difetto. C'è in quasi tutti un
senso di fatalismo, una rassegnazione sbagliata, un senso di impotenza, quasi
che una volta caduti in questo difetto sia impossibile venirne fuori.
La
rassegnazione, che in altre situazioni difficili della vita può essere una virtù,
qui è invece una colpa, un nuovo peccato che si aggiunge alla bestemmia.
La
rassegnazione davanti al male è il peggiore dei mali.
Non
c'è alcun peccato che sia inevitabile; è solo questione di volontà: per
uscirne, basta volerlo sinceramente e fermamente e cercare l'aiuto del Signore!
Come dice San Paolo: "Tutto posso in Colui che mi dà la forza" (Fil
4,13).
"Ritengo
la bestemmia un grave sintomo di decadenza e di pervertimento morale. Come cura
non c'è che l'educazione e la fede. " Luigi Einaudi
8
- DOVE PORTA LA BESTEMMIA
PERDITA
DELLA GRAZIA - Oggettivamente parlando, la bestemmia, per la sua smisurata
gravità, allontana l'uomo da Dio, lo priva della vita divina e la perdita della
vita divina è la più grande disgrazia che possa capitare all'uomo su questa
terra. Se Dio è il più grande bene, perdere Dio è il più grande male.
PERDITA
DELL'AMORE - Nei rapporti che intercorrono tra le persone, il rispetto è il
primo gradino della scala e l'amore è l'ultimo, il più alto. La stessa cosa
si può dire nei rapporti tra l'uomo e Dio. Chi, come il bestemmiatore, non ha
ancora raggiunto il primo gradino, quello del rispetto verso Dio, tanto meno può
installarsi saldamente sull'ultimo, quello dell'amore. Chi bestemmia non ama e
chi ama non bestemmia.
PERDITA
DELLA FEDE - Quando l'amore muore... anche la fede entra in agonia. È quasi
impossibile non amare Dio e continuar a credere alla sua parola! Chi non lo ama,
nemmeno si fida di Lui, o peggio ancora non presta attenzione alla sua parola.
PERDITA
DELLE ALTRE VIRTÙ - Persa la grazia di Dio, perso il rispetto, perso l'amore,
persa la fede, cosa resta a sostegno delle altre virtù? Più nulla! È il
franamento totale della vita cristiana.
Certo,
anche il bestemmiatore può saper compiere gesti di bontà, e restano gesti
apprezzabili, ma non sono virtù e non gli procurano meriti. Come dice San
Paolo: Se anche donassi tutte le mie sostanze in elemosina e dessi la vita per
gli altri, ma non avessi la carità, sarei un nulla e non ne avrei alcun
vantaggio" (cfr.:1Cor 13,1-3).
ALTRI
DANNI - Per quanto gravi, i danni elencati sopra non sono i soli che si crea chi
bestemmia. San Giovanni Crisostomo è molto esplicito: "Chiudiamo la bocca
dei bestemmiatori, come chiuderemmo le fonti avvelenate e presto svaniranno
tanti mali che ci colpiscono; finché non chiuderete le bocche dei bestemmiatori,
le cose andranno sempre di male in peggio. ".
LO
SCANDALO - Quando la bestemmia non è più un fatto personale, privato,
segreto, ma esce allo scoperto, non è più solo un peccato, ma diventa scandalo
e cioè un incitamento al peccato, una spinta che porta altri a cadere in questo
vizio diabolico. Nata da uno scandalo che si è ricevuto, la bestemmia, detta davanti
a qualcuno, genera un altro scandalo. Figlia di uno scandalo e madre di altri
scandali! Nasce così una catena che può allungarsi fino alla fine dei secoli.
Se
tu che leggi queste pagine bestemmi, rifletti: sappi che renderai conto a Dio
non solo delle tue bestemmie, ma anche di quelle che altri diranno per aver
imparato da te, e di quelle che altri ancora diranno per aver imparato dai tuoi
discepoli, e di tutte quelle che, nei secoli e fino alla fine del tempo, saranno
collegate alle tue, come figlie, nipoti, pronipoti delle tue bestemmie... e
così via. Se non ti ravvedi per tempo, sarai giudicato e condannato da Dio come
responsabile di un'epidemia, come "assassino di molte anime", più
colpevole di un pluriomicida, perché, come dice Gesù: È più grave uccidere
un'anima togliendole Dio, che uccidere un corpo togliendogli la vita" (cfr.:
Mt 10, 28).
L'OFFESA
AI CREDENTI - A te che bestemmi dico ancora: se chi impara questo vizio dal tuo
cattivo esempio potrà accusarti per l'eternità, come responsabile della sua
perdizione, gli altri, quelli che provano tristezza per le tue bestemmie,
possono accusarti già da ora, perché offendendo Dio offendi il loro Padre.
Che
diresti se qualcuno desse della "vacca" a tua madre o del
"porco" a tuo padre?
Bestemmiando,
compi anche una grave ingiustizia verso i credenti che, come uomini, hanno
diritto ad essere rispettati nella loro fede religiosa. Bestemmiando, diventi
socialmente pericoloso, perché pratichi e insegni il disprezzo dei diritti
degli altri.
Dio
non sempre paga il sabato, ma qualche volta sì. La giustizia divina, che è
libera come è libero Dio, non è confinata nell'eternità, non entrerà in
scena solo alla fine del mondo, nel giorno del giudizio, ma può benissimo far
irruzione anche nel tempo.
Parola
di Isaia: "È perché avete abbandonato e disprezzato il Signore che il
vostro paese è devastato"(cfr.: Is 1, 4. 7).
E
San Giovanni Crisostomo rincarala dose: "Per la bestemmia vengono sulla
terra le carestie, i terremoti, le pestilenze". Spesso il Signore spara nel
mucchio per provare i buoni, per punire i cattivi, per convertire tutti. Ma
qualche volta Dio "mira giusto" e fa piovere dall'alto un castigo
"personalizzato". Non sono pochi gli esempi che si potrebbero portare.
L'apostolo
Paolo ci mette in guardia con tono severo: Non vi fate illusioni; non ci si può
prendere gioco di Dio » (Gal 6, 7).
Dunque...
Dio è anche disposto a punire e quando colpisce... colpisce duro. Lo fa per
amore, perché il peccatore si converta, o perché almeno altri si convertano
davanti alla pena che colpisce il peccatore ostinato.
Ma
se nel corso della vita terrena la giustizia di Dio si affaccia sulla scena
raramente, alla fine della vita nessuno sfuggirà alla sua sentenza. E ancora
San Paolo che ci avverte: "Ciascuno raccoglierà quello che avrà
seminato" (Gal 6, 7). Hai seminato peccato? Raccoglierai l'inferno!
A
meno che... ! A meno che non ti converta in tempo. Ma ne sarai capace? E se la
morte ti coglierà improvvisamente? E se a forza di bestemmiare si attenueranno
in te, fino a spegnersi dei tutto, la fede, il senso dei peccato, il desiderio
dei paradiso e il timore dell'inferno, cosicché pur avendo il tempo di pentirti
e di confessarti te ne mancherà la voglia, anche davanti alla morte, perché
non ne comprenderai più il significato? Sono interrogativi che potrebbero
bastare a toglierti il sonno. Se l'inferno c'è, come si può sottovalutarlo?
Ma
c'è davvero l'inferno?
Certo,
contrariamente a quanto affermano purtroppo anche certi teologi imbroglioni e
traditori, l'inferno esiste. La parola dei Signore Gesù e dei suoi apostoli è
troppo chiara e insistente perché si possa dubitarne: "Via, lontano da me,
maledetti, nel fuoco eterno"(Mt 25, 41).
L'inferno
è tutto dolore, solo dolore, per sempre dolore. È disperazione senza fine.
L'inferno esiste, è terribile e non è poi così difficile finirci dentro.
H. U. Von Balthasar, considerato a torto uno dei più grandi teologi dei secolo, è arrivato a dichiarare: L'inferno c'è, ma è vuoto!". Gesù, al contrario, sentenzia: "Larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa; quanto stretta in vece è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e quanto pochi sono quelli che la trovano!" (Mt 7, 13-14); Dopo queste parole, io non so che farmene dei più grande teologo del secolo": provo solo compassione per lui e resto col Signore.
E
tu, "fratello bestemmiatore", da che parte stai? Preferisci credere a
chi ti inganna e ti lascia vivere tranquillo nel tuo vizio, assicurandoti che
comunque non finirai all'inferno perché il Signore è buono? Fai pure come ti
pare... ma sappi che, sottovalutando le tue bestemmie e "svuotando
l'inferno", come fanno stupidamente e colpevolmente certi teologi, ti
giochi l'eternità!
"La
lingua del bestemmiatore - dice San Giovanni Crisostomo - è la carrozza dei
diavolo."
La
perdita della grazia di Dio è l'anticamera dell'inferno. È vero che la grazia
ci può essere ridonata col perdono dei Signore, nel Sacramento della
Confessione, ma è anche vero che pochissimi bestemmiatori corrono ai ripari
al più presto confessandosi e confessandosi bene. I più, non pensano mai al
giudizio di Dio, ignorano tranquillamente le parole di Gesù: "State sempre
pronti, perché io verrò come un ladro nella notte, senza preavviso, in un'ora
che non immaginate"(cfr.: Mt 24, 42-44).
Anche
se è vero che fin che c'è vita c'è speranza di salvezza per ogni peccatore,
non è esagerato dire che la perdita della grazia di Dio è una quasi
prenotazione per l'inferno e i bestemmiatori, soprattutto i bestemmiatori
incalliti, lo sappiano o no, sono in lista di attesa.
"Guai,
gente peccatrice, popolo carico di iniquità! Razza di scellerati, figli
corrotti! Hanno abbandonato il Signore, hanno disprezzato il Santo d'Israele, si
sono voltati indietro. Perché volete ancora essere colpiti, accumulando
ribellioni?" (Is 1, 4-5). *Lavatevi, purificatevi, togliete via dalla mia
vista il male delle vostre azioni. " (Is 1, 16). »Ma se vi ostinate e vi
ribellate, sarete divorati dalla spada." (Is 1, 20). "Tutti insieme
finiranno in rovina ribelli e peccatori e periranno quanti hanno abbandonato
il Signore"(Is 1, 28).
Come
può star tranquillo un bestemmiatore, e tanto più un popolo di bestemmiatori,
se medita attentamente le dure parole del profeta Isaia?
"I
cani abbaiano in difesa del padrone; ed io dovrei essere muto quando si
maltratta il Nome di Dio? Morire piuttosto, ma non tacere!» San
Girolamo"
9
- 15 CONSIGLI AI BESTEMMIATORI
Caro
"fratello bestemmiatore", se qualche buon'anima ti ha fatto capitare
nelle mani questo libretto, leggi con particolare attenzione le pagine di questo
capitolo: contengono preziosi suggerimenti che possono aiutarti a dare
finalmente una svolta decisiva alla tua vita di uomo e di cristiano. Non puoi
continuare a offendere il tuo Dio con l'incoscienza con cui l'hai fatto finora.
Non puoi nemmeno rassegnarti alla sconfitta, pensando che sia impossibile
liberarsi per sempre dal vizio della bestemmia.
Coraggio!
Dimostra a te stesso, con la vittoria su questo vizio, che sei un uomo e non
un mollusco. Dimostra a Dio che, consapevole e riconoscente per l'amore che ti
dona, sei capace e felice di ricambiarlo col tuo amore. E ricorda che... l'amore
comincia sempre col rispetto!
A
- PROVA A RIFLETTERE...
1)
... SUL MALE CHE FAI CONTRO DIO - Gesù ci insegna che è peccato ricambiare
l'offesa con l'offesa: il cristiano non conosce la vendetta, ma solo il perdono.
Più grave è offendere chi non ci ha mai offeso. Ancora più grave è offendere
chi ci ha fatto del bene. Infinitamente grave è offendere chi ci ha fatto tutto
il bene possibile. "Fratello bestemmiatore", non dimenticare che la
vita te l'ha donata il Signore e che tutto ciò che sei e che hai lo devi a Lui.
Bestemmiare è vomitare disprezzo contro chi ti ama di un amore infinito. Ti
pare che il Signore lo meriti?
2)
... SULLA PASSIONE E MORTE DI GEsù - C'è uno strettissimo collegamento tra i
nostri peccati e la morte di Gesù: il Signore ha dato la sua vita su una croce
anche per te, "fratello bestemmiatore"; ha voluto pagare Lui al
posto tuo; si è lasciato colpire dalla giustizia di Dio per proteggere te
dall'ira di Dio. È morto perché tu avessi la vita; ha versato il suo Sangue
per salvare te dall'inferno. Poteva amarti più di così? Non ti rendi conto che
bestemmiando non colpisci un nemico, ma il tuo Salvatore?
3) ... SUL
MALE CHE FAI ALLA CHIESA - Se sei cristiano, credi, tra le altre verità, nella
"comunione dei santi", Sai che significa questo? Che nella Chiesa
avviene, misteriosamente ma realmente, un travaso di bene e di male tra tutti
i suoi membri. La responsabilità del peccato la porta, davanti a Dio, solo il
peccatore, ma le conseguenze no: queste gravano su tutti. Il bene di uno va a
vantaggio di tutti, e il male di uno reca danno a tutti. Con
ogni peccato, ma soprattutto con la bestemmia, tu danneggi ogni fratello,
diminuisci il livello di grazia che circola nelle vene della Chiesa e ferisci la
comunità cristiana che è la tua famiglia. Pensaci! Dio ti chiederà conto
anche di questo!
4)
... SUL MALE CHE FAI A CHI TI SENTE - Rifletti: le tue bestemmie svaniscono
nell'attimo stesso in cui le scagli contro il Cielo, ma certe conseguenze
restano, anche se il Signore, nella Confessione, ti perdona. Qualcuno, tra chi
ti ha sentito, ne sarà profondamente segnato e, forse grazie a te, comincerà
la sua carriera di bestemmiatore, o si radicherà sempre più saldamente in
questo vizio diabolico. Ricorda:
il male che gli fai col tuo cattivo esempio, solo Dio può valutarlo fino in
fondo!
5)
... SUL MALE CHE FAI A TE STESSO - La bestemmia ti garantisce due certezze:
offendendo Dio sei certo di non guadagnare nulla e altrettanto certo di
rischiare tutto. Metti sul piatto della bilancia queste due certezze e valuta
poi se vai la pena continuare sulla strada che forse batti già da troppo tempo.
Se anche il guadagnare il mondo intero sarebbe stoltezza quando poi si
perdesse l'anima (cfr.: Mt 16, 26), ... non è forse stoltezza ancora più
grande perdere l'anima guadagnando un bel niente? E’ - in questa direzione che
vai quando bestemmi. La tua vita è soltanto un soffio (cfr.: Gb 7, 7)... e poi?
Che ne sarà di te? Il giudizio di Dio si avvicina... e poi? L'eternità! Cioè...
per sempre!!! E
c'è un altro danno non trascurabile che fai a te stesso quando bestemmi: ti
rendi odioso agli occhi di molte persone, che giustamente non sopportano il tuo
parlare blasfemo.
B
- CERCA DI EVITARE...
6)
... LA COMPAGNIA DEI BESTEMMIATORI - Forse è da loro che hai imparato a
bestemmiare. E se non hai ancora iniziato, è facile che avvenga presto. E se
vuoi smettere pur continuando a frequentarli, ti illudi... è quasi
impossibile riuscirci, perché - come qualcuno ha detto - "L'amicizia o li
trova uguali o li rende uguali". E’ molto difficile che un
bestemmiatore smetta; molto più facile che sia tu a cominciare! Se bazzichi in
una compagnia in cui la bestemmia è abituale o frequente, non pensare (perché
saresti falso con te stesso!) che lo fai per aiutarli a cambiare; lo fai invece
perché non soffri abbastanza nel sentir offeso il tuo Signore. Se quei presunti
amici offendessero tuo padre o tua madre... continueresti a frequentarli nella
speranza di riuscire a cambiarli, o non volteresti loro le spalle, giustamente
offeso e irritato? E perché quando è in gioco l'onore di Dio usi un criterio
diverso?
7)
... DI NOMINRE IL NOME DI DIO INVANO – E’ una china pericolosa: se la
imbocchi, difficilmente ti fermi prima di aver toccato il fondo con la
bestemmia. E se hai già il vizio della bestemmia, non riuscirai a liberartene,
se non ti sforzi anche di liberarti dal vizio di nominare il Nome di Dio
inutilmente, perché sono due abitudini, due brutte abitudini che si alimentano
e si sostengono a vicenda.
8)
... IL PESSIMO VIZIO DELL'IRA - Nell'ira non sei più tu che parli o che agisci,
ma è la parte peggiore di te; cedi le redini di te stesso e le consegni in mano
alle pulsioni violente che ti esplodono dentro; spari parole rabbiose contro
tutto e contro tutti, soprattutto contro Dio, perché sei certo che non risponde
colpo su colpo. Ma ricorda che quando il Signore paga in ritardo... paga anche
gli interessi.
Quante volte ti sei pentito di ciò che l'ira ti ha spinto a fare! Un fiammifero
non provocherebbe alcuna esplosione se non venisse in contatto con una carica di
tritolo. L'ira è questa carica di tritolo, che appena è toccata dal fuoco di
un fiammifero, o anche solo da una scintilla, esplode. Rimuovi questo maledetto
tritolo che è accatastato dentro di te e al posto dell'ira metti la pazienza,
la capacità di autocontrollo. Educati a sopportare con serenità i momenti
difficili della vita; offri al Signore le contraddizioni, le sofferenze, le
tensioni grandi o piccole che incontri nella tua giornata; fallo in riparazione
dei tuoi peccati passati. Toccherai allora con mano che la bestemmia non è
inevitabile. Mancando il tritolo dentro di te... non solo le piccole scintille,
non solo la piccola fiamma di un cerino, ma neanche un grande fuoco, cioè un
grande dolore o una grande tensione, riuscirà a farti esplodere in una
bestemmia contro Dio. Non illuderti che sia possibile "uccidere" la
bestemmia lasciando "sopravvivere' l'ira; se invece "ucciderai"
l'ira, allora anche la bestemmia "morirà"... per mancanza di
carburante. L'ira è falsa, ti inganna, ti fa credere che dopo l'esplosione il
problema che ti ha irritato non esista più. La verità è un'altra: dopo una
bestemmia causata dall'ira... ti ritrovi con il problema di prima e un altro in
più, ancora più grave del primo: hai perso Dio, la sua amicizia, la tua dignità,
il rispetto degli altri e... se non corri al riparo al più presto, e col fermo
proposito di cambiare... rischi di perdere il paradiso. Ecco i frutti
dell'ira! Ascolta le parole di San Giacomo apostolo, cugino del Signore: 'Se
qualcuno pensa di essere religioso, ma non ferma la lingua e inganna così il
suo cuore, la sua religione è vana" (Gc 1, 26). Comprendi? Non basta la
Messa alla domenica e qualche preghiera: per piacere a Dio occorre ben altro!
"La lingua.. è un male ribelle, è pieno di veleno mortale. E’ dalla
stessa bocca che esce benedizione e maledizione. Non dev'essere così, fratelli
miei" (Gc 3, 8.10). E ancora l'apostolo Giacomo insiste: Se uno non manca
nel parlare, è un uomo perfetto, capace di tenere a freno anche tutto il corpo.
Quando mettiamo il morso in bocca ai cavalli perché ci obbediscano, possiamo
dirigere anche tutto il loro corpo. Ecco, anche le navi, benché siano così
grandi e vengano spinte da venti gagliardi, sono guidale da un piccolissimo
timone... Così anche la lingua è un piccolo membro e può vantarsi di grandi
cose. Vedete un piccolo fuoco quale grande foresta può incendiare! Anche la
lingua è un fuoco, è il mondo dell'iniquità, viene inserita nelle nostre
membra e contamina tutto il corpo e incendia il corso della vita, traendo la sua
fiamma dall’inferno." (cfr.: Gc 3, 2-6).
C
– E INOLTRE...
9)
... NON CERCARE ATTENUANTI - "Lo fanno tutti" - "Lo faccio senza
pensarci" - "Lo faccio solo quando sono nervoso" - "Lo
faccio solo qualche volta" - "Lo faccio senza l'intenzione di offendere
Dio" - "Lo faccio per colpa di... della moglie, dei figli, ... che mi
fanno arrabbiare". Quante scuse per non ammettere le tue responsabilità!
"Lo
fanno tutti". Prima
di tutto: non è vero. In secondo luogo: se tutti ti dessero del
"fesso"... che penseresti di me se anch'io mi unissi al coro? Sarei
forse giustificato?
"Lo
faccio senza pensarsi".
Questa non è una scusante, ma semmai un'aggravante. Non hai il diritto di far
qualcosa senza pensare: l'uomo, un vero uomo, non rinuncia mai all'uso della
ragione e quando lo fa si degrada al livello delle bestie. Se fossero in gioco
i tuoi interessi materiali, agiresti senza pensare a ciò che fai? E perché
questa incoscienza la usi e la giustifichi solo quando sono in gioco i tuoi
interessi spirituali e i diritti di Dio e del tuo prossimo?
"Lo
faccio solo quando sono nervoso".
E se ad essere nervoso fosse un altro e ti sparasse contro quattro parolacce,
saresti altrettanto disposto a pensare che la tensione nervosa rende
incolpevole quell'offesa? Il giochetto dei "due pesi e due misure"
(tolleranza con sé e intransigenza con gli altri) con Dio non funziona.
"Lo
faccio solo qualche volta".
Meno male! Questo però significa solo che non hai il "vizio", ma il
peccato resta! Un omicidio è una colpa gravissima, anche se non è preceduto
o seguito da altri omicidi.
"Lo
faccio senza intenzione di offendere Dio".
Ti rispondo con le parole di Giovanni Paolo II (Enc. "Veritatis Splendor"):
"Quanto agli atti che sono per se stessi dei peccati - scrive Sant'Agostino
- come il furto, la fornicazione, la bestemmia, o altri simili, chi oserebbe
affermare che, compiendoli per buoni motivi, non sarebbero più peccati o,
conclusione ancora più assurda, che sarebbero peccati giustificati?".
"Lo faccio per colpa di...
della moglie, dei figli, ... che mi fanno arrabbiare" E bravo!
Sarebbe come dire che se hai due amici: Piero e Paolo, e Piero continua a
molestarti, tu te la prendi con Paolo. Spari una fucilata, ma colpisci il
bersaglio sbagliato; ce l'hai con i tuoi, ma colpisci Dio. Come mira... non c'è
male!!!
10)
... DEVI CREDERE CHE È POSSIBILE SMETTERE - Chi non crede possibile raggiungere
una meta non si metterà mai in cammino in quella direzione. Se
pensi, erroneamente, che sia impossibile smettere di bestemmiare, cadrai in una
paralisi dello spirito, perché ti verrà a mancare lo stimolo e sicuramente non
farai tutto ciò che potresti e dovresti fare per riuscire in questa impresa,
certamente non facile, ma anche certamente possibile. Il Signore non ti chiede
mai cose impossibili. Sii onesto con te stesso: se finora non ci sei riuscito è
perché non hai affrontato questo problema con la serietà e l'impegno
richiesti. Se vuoi... puoi!
11)
... ACCETTA LA CORREZIONE FRATERNA CON UMILTA’ - Purtroppo, forse hai
incontrato finora poche persone che ti hanno dimostrato di volerti bene
davvero correggendoti quando bestemmi. I più ti hanno lasciato fare, tradendo
Dio e tradendo anche te. Non cadere nell'inganno di credere che chi tace davanti
alle tue bestemmie ti sia amico, perché ti rispetta. I
soli veri amici sono quelli che pensano al bene della tua anima e che,
correggendoti, cercano anche di riportarti sulla strada di una dignità perduta.
Non irritarti, per superbia, davanti alla loro correzione, ma accogli il loro
richiamo con l'umiltà di chi sa di essere peccatore. E
all'umiltà aggiungi la riconoscenza, perché chi ti corregge dimostra di amarti
più di quanto tu stesso ti ami.
12)
... CHIEDI SCUSA A CHI TI HA SENTITO BESTEMMIARE – E’ ancora questione di
umiltà. Le tue offese contro Dio offendono anche i suoi figli. Chiedendo scusa
dimostri di aver compreso il tuo sbaglio, te ne dissoci e dai il primo colpo di
piccone per demolire quel muro che hai innalzato tra te e il tuo prossimo con
le tue bestemmie.
13)
... PREGA ... PREGA ... PREGA - L'esperienza insegna che il Nome di Dio esce,
quasi fatalmente, dalla bocca di ogni uomo: o per essere lodato, o,
disgraziatamente, per essere bestemmiato. Quanto più il santo Nome del
Signore uscirà dalla tua bocca sotto forma di preghiera, tanto meno vi uscirà
sotto forma di bestemmia. Al
buon Dio, che ci è Padre, noi chiediamo il pane quotidiano nel "Padre
nostro", chiediamo la salute quando siamo ammalati, ... perché non
dovremmo chiedere che ci aiuti a guarire dalla bestemmia che è il peggiore dei
mali? È Gesù stesso che ci insegna a pregare con insistenza: "Chiedete e
vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto" (Mt 7, 7).
La nostra volontà, per quanto decisa, non basta; i nostri sforzi, per quanto
grandi, non bastano. Lo ha detto Gesù: "Senza di me non potete far
nulla" (Gv 15, 5). E l'apostolo Giovanni ci assicura: "Questa è la
fiducia che abbiamo in lui: qualunque cosa gli chiediamo secondo la sua volontà,
egli ci ascolta" (1 Gv 5,14).
14)
... CONFESSATI SPESSO E BENE - Quando vai a confessarti, non dire vagamente:
"Ho bestemmiato"; è troppo generico. Devi precisare se lo hai fatto
una volta, più volte, molte volte, abitualmente... Devi dire inoltre se lo
hai fatto davanti a qualcuno causando scandalo. Chiediti poi qual'è la
consistenza del tuo proposito: non è sufficiente che tu prometta di evitare la
bestemmia; devi impegnarti anche a fuggire le occasioni (le compagnie) che
ti facilitano la caduta in questo peccato. Se hai la pessima abitudine di
confessarti raramente, magari solo quando hai già bestemmiato, non guarirai mai
dal tuo vizio. Confessati spesso, possibilmente prima di aver offeso il tuo
Signore, perché la confessione è anche un'ottima medicina preventiva che dà
forza all'anima e ti aiuta a non cadere. Sentirai quanta pace si prova nel
confessare al Signore solo piccole colpe, senza doversi accusare di averlo
offeso gravemente! Forse sono anni, o forse una vita intera che nelle tue
confessioni devi accusarti di aver bestemmiato. La frequenza delle tue confessioni,
può aiutarti a cambiarne anche la qualità!
15)
... UN ULTIMO CONSIGLIO: AUTOPUNISCITI - Quello che ti rivolgo è un invito
alla penitenza, a una penitenza che alimenta la carità. Per molte ragioni noi
sacerdoti in confessionale abbiamo oggi la mano leggera in fatto di penitenze.
Tu però faresti bene a calcare la mano e ad aggiungere qualcosa alla penitenza
che ti dà il confessore. Potresti,
ad esempio, autotassarti di 1.000, o 5.000, o 10.000 lire per ogni bestemmia che
dirai in seguito. Metti da parte questi soldi e poi, a fine anno, offrili in
carità per i poveri, per le missioni... Può sembrare un gioco da bambini, ma
non lo è; è invece un ottimo rimedio al peggiore dei mali. Ti assicuro che
funziona: l'ho già provato con qualcuno. Se bestemmi molto, con questo
espediente puoi star certo che in poco tempo smetterai. Ciò che non riesce a
fare l'amore per Dio, riesce a farlo l'amore per il denaro! Con la speranza e
l'augurio che poi, persa grazie all'amore per il denaro l'abitudine alla
bestemmia, tu cominci un cammino di crescita nell'amore per Dio.
È
DOVERE DI OGNI CRISTIANO...
*
evitare la bestemmia
*
combattere la bestemmia
*
reagire contro la bestemmia
*
chiedere pietà per i bestemmiatori
*
pregare perché si correggano
*
riparare le loro bestemmie
UN'ULTIMA
PAROLA...
Si è parlato in queste pagine dell'offesa diretta a Dio che va sotto il nome di
bestemmia. Tu che leggi... non cadi in questo peccato? Ringraziane il Signore,
ma ricorda che ogni peccato mortale, in certo modo, equivale a una bestemmia. In
ogni peccato, cercando la gioia nelle creature staccate dal Creatore, è come se
dicessimo a Dio: "Tu, Signore, sai darmi meno gioia di questa o di quella
creatura. Come fonte di gioia.. lasci a desiderare, sei una fonte quasi
inaridita Sei troppo povero, sei incapace di farmi felice come io desidero, sei
un Dio deludente, un Dio che rattrista la vita, un Dio che non mi ama, perché
con i tuoi divieti mi impedisci di accedere alle vie della gioia". Ogni
peccato è bestemmia! Dunque...
10
- CHE COSA FARE?
Già
si è detto quanto sia sottovalutata la gravità del fenomeno blasfemo e
quanto poco si stia facendo per porvi rimedio.
Eppure
non è mancato l'invito fermo e accorato della Chiesa a non lasciare nulla di
intentato: "Disarmate la gíustízía punitrice del Signore con la
`crociata' dí espíazíone nel mondo intero, ed opponete alla schiera dí
coloro che bestemmiano íl Nome dí Dío... una lega mondiale dí tuttí
quelli che glí rendono l'onore dovuto" (Pio XII).
"Crociata!"
: L'hanno fatta diventare una parolaccia maledetta: oggi è vietato far
"crociate".
Per
la verità non si sono mai fatte tante `crociate" come oggi, sia pure
sotto falso nome. Le chiamano "campagne'; ma la sostanza non cambia. Già
abbiamo dovuto subire la "campagna" per il divorzio e la
"campagna" per l'aborto, combattute a suon di menzogne e con accanimento
feroce dai portabandiera della "nuova civiltà".
Altre
`crociate" sono state combattute con meno fracasso e in modo più
subdolo, ma con gli stessi devastanti risultati, come la "campagna" in
favore della contraccezione e la `campagna" che, ucciso e sepolto il
pudore, ha spalancato le porte alla pornografia.
Altre
ancora sono in cantiere: la "campagna" per l'eutanasia e la
"campagna" in favore dell'istruzione sessuale nelle scuole (in altre
parole: a tutti, fin dai primi anni dell'infanzia... sesso senza morale!).
Le
"crociate" dunque si fanno ancora: quelle sbagliate ovviamente, quelle
contro la Chiesa! Solo i cattolici non devono farle...! Questo vuole il mondo! E
troppi cristiani... abboccano all'amo! "Ciò che caratterizza la nostra
epoca è la teorizzazione che non si debba reagire... sicché la virulenza
degli elementi patogeni può operare indisturbata le sue devastazioni"
(Card. Giacomo Biffi).
II
mondo pensi e dica ciò che vuole: il nostro dovere è quello di promuovere e
sostenere tutte le "crociate" a cui ci chiamano il Vangelo e il Papa,
prima tra tutte la "crociata" in difesa del Nome santo di Dio.
E
a promuovere e sostenere questa `crociata'; la Chiesa, sempre per bocca di Pio
XII, chiama innanzitutto i Vescovi: "Nulla stia più a cuore a voi,
venerandi fratelli, ai vostri sacerdoti e ai fedeli, che eccitare una santa gara
per difendere il Nome di Dio, che gli spiríti angelici adorano..."
Dunque,
la battaglia contro la bestemmia non può essere marginale, o peggio ancora
inesistente nella vita della Chiesa. In un'opera tanto importante non ci si può
accontentare di iniziative isolate e improvvisate, non è sufficiente
l'impegno dei singoli.
È
necessario, urgente e doveroso che tutte le nostre diocesi, così pronte a far
nascere consigli pastorali, commissioni, consulte, comitati, gruppi,
sottogruppi, uffici e centri vari, e così sollecite nel promuovere conferenze,
meeting, sit-in, tavole rotonde, tavole quadrate (sempre ovviamente con gli
"spigoli smussati", per non ferire qualcuno!), si decidano ad
affrontare in modo intelligente, serio e sistematico la "buona
battaglia" contro la bestemmia. "Questa è la prima cosa che bisogna
fare, senza trascurare le altre" (cfr. Lc 11,42). È il Signore che lo
vuole e col Signore la sua Chiesa!
Non
può essere feconda e benedetta da Dio una pastorale che si interessa di tutto,
ma poi ignora, a livello di programmazione, la piaga più larga e più infetta!
Forse è proprio questo che spiega la sterilità e l'inefficacia di tante
nostre programmazioni. Mai c'è stato nella Chiesa un grande agitarsi di
iniziative come oggi, e mai come oggi c'è stata sproporzione tra il molto che
si fa e il poco che si raccoglie. Perché...? "Così dice íl Signore:
riflettete bene sul vostro comportamento. Avete seminato molto, ma avete
raccolto poco" (Ag 1,5-6). Le battaglie si vincono... non evitandole, ma
combattendole!
Se
il nostro amore per il Signore è grande, se è vero, se è vivo, lo Spirito
Santo ci darà luce per sapere cosa fare e come fare. Allora fioriranno le
iniziative e soprattutto non mancheranno i risultati.
"Oggi
- disse il futuro Giovanni Paolo I - della fede sí conserva solo ciò che sí
difende"; ciò per cui si combatte, non ciò su cui si dialoga, né tanto
meno, ciò che si ignora!
Anche
la legge civile ha il compito di difendere e far rispettare il Nome di Dio.
La
legge di Mosè condannava a morte chi offendeva il nome del Signore (cfr. Lv
24,16).
Nabucodonosor,
re di Babilonia, aveva decretato che il bestemmiatore fosse condannato a morte e
che la sua casa venisse bruciata.
Anche
l'imperatore Giustiniano infliggeva ai bestemmiatori pene severissime perché
convinto che "la bestemmia è causa dí privata e pubblica sventura".
Sulla
stessa linea il Corano: "Sia tagliato ín due chi ha íl coraggio dí
bestemmiare".
Pur
senza arrivare a condanne così drastiche, la legge civile dovrebbe porsi il
problema di una maggiore fermezza nel colpire la bestemmia, che oggi, come già
si è detto, è praticamente quasi del tutto impunita.
Consapevole che questa colpa (gravissima sia sul piano morale, che sul piano sociale) va combattuta con mano forte anche dalla legge civile, si è dimostrato San Ludovico re di Francia. Nel suo "Testamento spirituale" ha raccomandato al figlio: "Procura che venga allontanato dal tuo territorio ogni peccato, e specialmente la bestemmia...".
Ma
la legge, per quanto necessaria, non è sufficiente: è necessario che scendano
in campo altre forze.
Gruppi
antiblasfemi - È il primo
passo da compiere. Se in ogni parrocchia alcune tra le persone più sensibili si
riuniranno in un gruppo che ha questa finalità, pian piano verranno messe in
cantiere varie iniziative adatte a quella comunità.
Se
poi i vari gruppi di una zona si terranno regolarmente in contatto tra loro,
potrà avvenire un prezioso scambio di idee e di proposte. Certo il problema
è grosso, le forze poche e i tempi, per ben che vada, saranno lunghi.
Ma
se il darsi da fare porterà sicuramente dei risultati, è altrettanto certo che
il non far niente porterà a un solo risultato: un grave peccato di omissione
sul conto di chi poteva fare... e non ha fatto. "Chi mí riconoscerà davanti
agli uomini, anch ïo lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi
invece mí rinnegherà davanti agli uomini (e anche il silenzio e il non far
nulla sono forme di rinnegamento), anch ïo lo rinnegherò davanti al Padre míó
che è nei cieli" (Mt 10,32-33).
Oltre
ai vari gruppi antiblasfemi parrocchiali sarebbe bene esistesse e funzionasse un
Gruppo antiblasfemo diocesano e, al di sopra di tutti, un Centro di
coordinamento a livello nazionale. Un progetto inutile? Lo si dimostri! Un
progetto irrealizzabile? Lo si dimostri! Se finora in questa direzione non si è
fatto nulla è perché non si è potuto, o perché non si è voluto?
Per rendere più concreto il discorso e dimostrare quale prezioso lavoro può fare un gruppo antiblasfemo, segnalo alcune tra le molte iniziative promosse da uno di questi gruppi, nato dalla sensibilità di alcuni giovani di una parrocchia di Verona. Lo faccio usando le loro parole.
Preghiera
- "Ogni prímo mercoledì del mese partecípíamo alla recita del Rosario
e poi alla santa Messa in ríparazíone delle bestemmíe e per la conversione
dei bestemmiatori. Dí tale inízlativa viene dato avvíso a tutte le Messe
della domenica precedente, perché tutti síano informati e chi lo desídera
possa partecipare."
Biglietto
augurale - "Ogni anno,
in occasione del Natale e della Pasqua, per tener vívo il problema in tutte le
case almeno due volte all'anno, portíamo a mano, alle circa 3.000 famiglie
della parrocchia, un biglietto augurale con un ríchíamo antiblasfemo collegato
alla festa."
Calendario
antiblasfemo - "Per il
1987 abbiamo preparato un calendario che riporta un vistoso messaggio
antiblasfemo per ogni mese dell'anno e lo abbiamo portato, gratuitamente, a
tutte le famiglie della nostra parrocchia. Per íl 1988 abbiamo invece
preparato e offerto a tutti un calendarietto tascabile con la scritta: `Dio ti
ama - Non bestemmiare'."
Adesivo antiblasfemo - "Con la stessa frase stampata su una bellissima foto (un tramonto sul lago dí Garda), abbiamo preparato un adesivo che divulghiamo presso le líbreríe cattoliche e che offriamo a chiunque desidera attaccarlo sull'automobile."
Giornata
antiblasfema - "Stiamo
programmando la giornata annuale antiblasfema nella nostra parrocchia, una
giornata che sí prefigge la riparazione delle bestemmíe e la sensibilizzazione
dí tutta la nostra comunità. In tutte le sante Messe sí parlerà
dell'argomento."
Sulla
stampa cattolica - "Per
far conoscere la nostra attività, abbiamo inviata alcuni articoli a numerosi
settimanali cattolici e non, a tiratura diocesana e anche nazionale. Abbiamo
inoltre parlato ad alcune TV locali."
"Uno
dei malfattori appesi alla croce lo insultava... ma l'altro lo rimproverava:
`Neanche tu hai timore di Dio benché condannato alla stessa pena? Noi
giustamente, perché riceviamo íl giusto per le nostre azioni, egli invece non
ha fatto nulla di male! E aggiunse: `Gesù, rícordati dí me quando entrerai
nel tuo regno"(Lc 23, 39-42).
In
queste parole del buon ladrone sono presenti tre amori (gli stessi amori a cui
è chiamato ogni cristiano): l'amore per Dio, l'amore per il prossimo e l'amore
per se stesso. A Gesù sono bastati questi tre lampi di amore per salvare quel
suo fratello di dolore. È significativo che le sole virtù esplicitamente
ricordate del buon ladrone, del primo santo entrato in cielo, siano:
1°)
- rispetto del Nome di Dio,
2°)
- la correzione fraterna offerta all'altro ladrone,
3°)
- la speranza, cioè un gran desiderio del paradiso.
Dice
Sant'Agostino: "Dobbiamo sopportare con pazienza le ingiurie che ci
fanno, ma quando dinanzi a noi una bocca sacrilega bestemmia contro Dio, noi,
lungi dall'essere pazienti, dobbiamo resistere all'empio e condannare la bestemmia
senza nascondere la nostra indignazione":
In
queste parole è evidenziato il dovere che abbiamo di difendere l'onore del Nome
santo di Dio. E sottolineo la parola "dovere": fin tanto che non
prenderemo veramente a cuore questo "dovere", non potremo dire di
amare Dio come Padre. Tacere... non è da figli!
"Voler
bene a..." (e il cristiano è chiamato a voler bene a tutti, anche ai
nemici) significa "volere il bene di" quella certa persona. Col
peccato l'uomo fa del male prima di tutto a se stesso. Amare il peccatore
significa, perciò, cercare di difenderlo dal male che si sta facendo.
È
questo che Gesù raccomanda: "Se il tuo fratello commette una colpa, va'
e ammoníscílo" (Mt 18,15). Se il malato è sempre riconoscente verso il
medico che lo cura, non sempre il bestemmiatore è docile e riconoscente verso
il fratello che lo richiama: spesso sotto la spinta dell'orgoglio ferito, oppone
resistenza e contrattacca con violenza verbale.
È
per timore di questa reazione, talvolta piuttosto pesante, che si è tentati
di tacere. Ma il tacere è la negazione dell'amore, è lasciare che il
bestemmiatore continui a farsi del male e a fare del male ad altri. Tacere è
ragionare come Caino che disse: "Sono forse ío íl custode dí mio
fratello?" (cfr. Gn 4,9). Tacere... non è da fratelli!
Chi,
potendolo fare, non corregge un fratello che pecca gravemente, fa anche il
proprio male, perché carica la sua coscienza di una gravissima responsabilità.
Lo ricorda Dio al profeta Ezechiele: "Se non ríchíameraí íl malvagio
perché cambi condotta e víva, egli, íl malvagio, morirà per la sua colpa, ma
della sua morte io domanderò conto a te" (cfr. Ez 3,18).
Tutti
abbiamo già un certo debito col Signore, a causa dei nostri peccati; non è
proprio il caso di aggiungere alle nostre colpe la responsabilità di aver
taciuto, negando a Dio la testimonianza del nostro amore e negando al fratello
che pecca un richiamo perché si ravveda e cambi vita. Fingere di non sentire
quando fioccano bestemmie è un segno di debolezza. Tacere... non è da
uomini!
Non
correggere chi bestemmia, pensando che sia sempre e comunque inutile, è
nascondersi dietro una comoda scusa! Che ne sappiamo noi del cuore dell'uomo?
Anche se non ci è concessa la gioia di vedere il ravvedimento del bestemmiatore,
può essere che la sua conversione maturi in seguito, pian piano, lontano dai
nostri occhi. II ricordo del richiamo ricevuto resta impresso nella memoria e
prima o poi può fermentare anche nel cuore più indurito.
Non
va trascurata la possibilità che il Signore voglia premiare il coraggio del
tuo intervento concedendo al bestemmiatore, in tempi che solo Lui conosce, una
grazia speciale per la sua conversione.
Scrive
Charles F. Montalembert: `La paura è la responsabile di ogni male': Sono
pienamente d'accordo: la paura che paralizza i "buoni" incoraggia di
fatto l'arroganza dei bestemmiatori e spalanca le porte alla bestemmia, regalandole
un "diritto di cittadinanza" che è sotto gli occhi di tutti ed è una
delle più gravi vergogne del nostro tempo.
"La
sola cosa da fare per il trionfo del male è che una persona per bene non faccia
nulla" (Edmund Burke). Sono parole che bruciano nella coscienza di noi
cristiani; prima di tutto nella coscienza di noi Pastori che, contro la
bestemmia, abbiamo fatto e stiamo facendo troppo poco e poi nella coscienza di
tutti i fedeli che, pur trovandosi più spesso a contatto con chi bestemmia,
solo raramente sanno offrire al Signore la testimonianza del loro amore e al bestemmiatore
il dono della correzione fraterna.
Il
coraggio nasce sempre dall'amore: chi ama davvero il Signore trova il coraggio
di difenderlo. Intervenire davanti a chi bestemmia non è facile per nessuno, ma
è possibile a tutti. E, grazie a Dio, non tutti tacciono.
Sono
rimaste famose le parole con cui Gino Bartali, il grande campione di ciclismo,
ha rimproverato un suo tifoso che ha espresso la sua gioia per quella vittoria
bestemmiando: "Avreí preferíto perdere questa gara piuttosto che sentirti
dire questa bestemmia!"
So
di un ragazzo radioamatore che, parlando con un altro radioamatore che non
conosceva e che ogni tanto condiva il dialogo con qualche bestemmia, lo ha
invitato fermamente a cambiare "musica".
Non c'è bar in cui non si bestemmi ed è raro trovare un gestore che intervenga in modo fermo e risolutivo; c'è il timore di perdere clienti! Tutt'al più ci si limita a qualche timido e sporadico richiamo che non cambia le cose. Ma io sono convinto che se si trovasse il coraggio di ripulire gli ambienti pubblici da quei pochi bestemmiatori incalliti che appestano l'aria con la loro presenza e con i loro "grugniti", in cambio si guadagnerebbero nuovi clienti.
Un
ricordo della mia giovinezza.
II gestore di un bar del mio paese non tollerava assolutamente che si bestemmiasse
nel suo locale. Quando raramente succedeva, non si limitava a dei timidi
richiami, ma urlava la sua protesta in tono minaccioso. E se il malcapitato si
permetteva di reagire, reclamando per sé il diritto di bestemmiare, lo
scaraventava fuori senza tanti riguardi. Senza saperlo, quel gestore era un
devoto di San Giovanni Crisostomo che, riferendosi a chi continua a bestemmiare
nonostante i richiami, disse: "Santifica la tua mano percuotendolo".
I risultati? A differenza degli altri bar in cui parcheggiavano pochi clienti
spesso avvinazzati, quel bar scoppiava di salute; era il locale che aveva la
migliore clientela: nessun bestemmiatore, nessun ubriacone, nessuna volgarità,
nessuna lite e... ottimi guadagni. Qualche volta la virtù paga anche in
denaro!
Quando
ci si trova in un locale pubblico e c'è qualcuno che bestemmia, invece di
intervenire personalmente, può essere un'ottima idea quella di coinvolgere il
gestore, pregandolo di richiamare chi offende il Nome di Dio; lo si aiuta così
a comprendere che questo è un suo preciso dovere impostogli dalla legge.
Inoltre un tale richiamo viene più facilmente accettato se fatto dal gestore
che non se fatto da un'altra persona.
Se
a bestemmiare è qualcuno del vicinato ed è conosciuto come persona
particolarmente irascibile, per nulla disposta ad accettare qualsiasi
richiamo, anche se fatto in forma rispettosa e caritatevole, forse è meglio
aggirare l'ostacolo e infilare nella sua cassetta postale, o in tutte le
cassette postali delle famiglie del condominio, qualche slogan che richiami
l'attenzione sui diritti di Dio e sul diritto dei condomini di non sentire
bestemmie, anche e soprattutto perché non siano scandalizzati i bambini e i
giovani che abitano in quel caseggiato.
Don
Enrico Salmaso, uno dei più zelanti apostoli della "crociata
antiblasfema", ha scritto: "L'apostolato del bene, anche nella lotta
contro la bestemmia, va fatto bussando di píù alla porta del tabernacolo. Se
i sacerdoti nelle parrocchie... pregassero e facessero pregare le persone buone
per la conversione anche dei bestemmiatori... certamente ci sarebbero nei nostri
paesi crístiani meno bestemmie e più rispetto del Nome dí Dio".
Profondamente
convinte di questo, e sapendo non abbastanza disponibile il loro parroco,
alcune persone si sono rivolte a un altro parroco con una proposta concreta. Si
sono autotassate per raccogliere una somma pari all'offerta per 12 sante
Messe. Quel parroco, particolarmente sensibile all'iniziativa, da allora ogni
prima domenica del mese celebra una santa Messa in riparazione delle bestemmie e
per la conversine dei bestemmiatori. Di questo avverte ovviamente tutti i
fedeli presenti alle varie Messe domenicali, li invita alla preghiera personale,
recita con loro il "Dio sia benedetto" (che tutti faremmo bene a
recitare spesso!) e li esorta al rispetto del Nome di Dio toccando, di volta
in volta, qualche aspetto del fenomeno blasfemo.
È
un esempio, questo, che andrebbe seguito in tutte le parrocchie. Quante
benedizioni farebbe scendere il Signore sulle nostre comunità!
E
quali risultati potremmo vedere!
A
Fatima (1917), e in altre apparizioni, la Madonna ci ha vivamente raccomandato
non solo la conversione, che deve iniziare nel presente e proiettarsi nel
futuro, ma anche la riparazione dei peccati commessi in passato, dei nostri e di
quelli degli altri.
Prima
ancora, a La Salette (1846), in Francia, la Vergine Maria aveva
particolarmente richiamato al rispetto del 2° e del 3° comandamento: "Non
nomínare íl Nome di Díò invano "e "Ricordati dí santificare le
feste": Richiami sgorgati, per il nostro bene, dal cuore ferito di una
Madre, ma... rimasti quasi del tutto inascoltati!
Nel
1916, l'anno prima delle apparizioni della Madonna a Fatima, un angelo del
Signore è apparso ai tre pastorelli, Francesco, Giacinta e Lucia, ed ha
insegnato loro una preghiera di riparazione. È una preghiera che ci è
proposta dal Cielo e che faremo bene a recitare spesso anche noi:
"Mio
Dio, ío credo, adoro, spero e Tí amo, e Tí domando perdono per quelli che non
credono, non adorano, non sperano e non Tí amano.
Santissima
Trinítà, Padre, Fíglio e Spíríto Santo, ío Tí adoro profondamente e Tí
offro íl prezíosíssímo Corpo, Sangue, Anima e Divinità dí Nostro Signore
Gesù Crísto, presente ín tutti í tabernacoli del mondo, in riparazione degli
oltraggi, sacrilegi, indifferenze con i quali viene offeso; e per í meríti
ínfínítí del Suo Sacratissímo Cuore e per quelli del Cuore Immacolato dí
Maria, Tí domando la conversione dei poveri peccatori, la santificazione dei
Consacrati e íl rítorno all'adorazione Eucarístíca nelle parrocchie."
Anche
il Papa Pio XII ci ha lasciato una bella "Preghiera in riparazione delle
bestemmie"; la riporto su queste pagine nella speranza che molti lettori se
ne servano, magari ogni giorno.
"O
augustissima Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo, che quantunque da tutta
l'eternità in Te e per Te infinitamente felice, ti degni di accettare benignamente
l'omaggio che dalla universa creazione sí innalza fino al tuo trono eccelso,
distogli, te ne preghiamo, i tuoi occhi e storna il tuo udito da queglí
sventurati che, o accecati dalla passione o trasportati da impulso diabolico, íníquamente
bestemmiano il tuo Nome o quello della purissima Vergine Maria e dei Santi.
Trattieni, o Sígnore, il braccio della tua giustizia che potrebbe ridurre al
nulla coloro che osano farsi rei di tanta empietà. Accetta l'inno di gloria,
che incessantemente si leva da tutta la natura: dall'acqua della fonte che
scorre limpida e silenziosa, fino agli astri che risplendono e si volgono con
giro immenso, mossi dall'Amore, nell'alto dei cieli. Accogli in riparazione il
coro dí lodí che sale da tante aníme sante, ascolta il canto dí tanti
spiriti eletti che consacrano la loro vita a celebrare la tua gloria, la lode
perenne che in tutte le ore e sotto tutti i cieli ti offre la Chiesa. E fa' che
un giorno, convertiti a Te í cuori blasfemi, tutte le lingue e tutte le labbra
servano ad intonare concordi quaggiù quel cantico che risuona senza fine nei
cori degli angeli: Santo, Santo, Santo è il Signore Dio dell’universo. I
Cieli e la terra sono pieni della tua gloria. Così sia!"
In
riparazione della bestemmia e di ogni altro peccato il Signore, oltre alla
preghiera, accetta anche e gradisce particolarmente l'offerta della nostra
penitenza: delle croci che ci cascano addosso nella vita e di quelle che
cerchiamo liberamente e abbracciamo volontariamente.
Perché
allora non offrire al Signore, per la conversione dei peccatori, quella piccola
penitenza che la Chiesa ci chiede di fare al venerdì, e poi altre, anche
piccole penitenze, che possiamo fare in più occasioni? Pensarle e viverle,
queste penitenze, come un segno del nostro amore per Dio, le renderà
sicuramente più leggere per noi e più gradite al Signore.
È
stupendo l'esempio che ci viene da un bambino. Traggo l'episodio da uno dei
molti libretti antiblasfemi pubblicati da don Enrico Salmaso.
"Un
bambino, alunno delle scuole elementari, colpito da grave infezione, viene
portato d'urgenza all'ospedale. Il caso si rivela quasi disperato. In sala
operatoria il bambino stringe forte qualcosa nella mano destra e alle parole del
medico che lo invita a stendere le dita prima che l'operazione abbia inizio,
oppone un rífiuto. Solo sotto l'azione dell'anestesia la manina si apre. cade a
terra un foglietto piegato, che viene portato al padre, un uomo duro, non
praticante e bestemmiatore. Vi legge sopra queste parolà "Signore, ti
offro le mie sofferenze e, se è necessario, la mia vita per la conversione
del papà che bestemmia tanto!"
Il
bimbo muore durante l'operazione. Su una sedia, affranto dal dolore,
quell'uomo piange a lungo. Solo ora comprende la gravità della bestemmia e
quanto il suo bambino ne aveva sofferto. La lezione è dura, ma fin troppo
chiara: da quel momento non bestemmierà mai più!"
Un
bambino ha offerto a Gesù la sua giovane vita perché, in cambio, il suo papà
avesse la vita di Gesù. Quel bambino non sottovalutava la bestemmia come
tenta di fare la nostra falsa sapienza di persone adulte e
"aggiornate".
È a questa falsa sapienza del mondo e... di tanti cristiani "andati a male" che si riferisce Gesù quando ringrazia il Padre suo per aver "tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e per averle rivelate aí piccoli" (Mt 11,25). Ancora una volta è l'innocenza a farci da maestra. "In verità vi díco: se non vi convertirete e non diventerete come í bambini, non entrerete nel regno dei cieli" (Mt 18,3).
UN
'ULTIMA PAROLA...
Si è parlato ín queste pagine dell'offesa diretta a Dio che va sotto il nome
di bestemmia. Tu che leggi... non cadi in questo peccato? Ringraziane il
Signore,
ma
ricorda che ogní peccato mortale, in certo modo, equivale a una bestemmia.
In
ogni peccato, cercando la gioia nelle creature staccate dal Creatore, è come se
dicessimo a Dio: "Tu, Signore, sai darmi meno gíoía di questa o di quella
creatura. Come fonte di gioia...
lasci
a desíderare,
sei
una fonte quasi inaridita.
Sei
troppo povero,
sei
incapace di farmi felice come io desidero,
sei
un Dioo deludente,
un
Dio che rattrista la vita,
un
Dio che non mi ama, perché con i tuoi divieti mi impedisci di accedere alle vie
della gioia"
Ogni
peccato mortale è bestemmia! Dunque...
DIO
SIA BENEDETTO (Recita spesso
questa preghiera)
Dio
sia benedetto.
Benedetto
il suo santo Nome.
Benedetto
Gesù Cristo, vero Dio e vero Uomo.
Benedetto
il Nome di Gesù.
Benedetto
il suo sacratissimo Cuore.
Benedetto
il suo preziosissimo Sangue.
Benedetto
Gesù nel SS. Sacramento dell'altare.
Benedetto
lo Spirito Santo Paraclito.
Benedetta
la gran Madre di Dio, Maria Santissima.
Benedetta
la sua santa e immacolata Concezione.
Benedetta
la sua gloriosa Assunzione.
Benedetto
il Nome di Maria, Vergine e Madre.
Benedetto
S. Giuseppe, suo castissimo Sposo.
Benedetto
Dio nei suoi Angeli e nei suoi Santi.
A
TE, AMICO LETTORE Se queste pagine ti hanno aiutato a comprendere la gravità
del problema bestemmia, se ti hanno mostrato che purtroppo si fa ben poco per
risolverlo, se ti hanno convinto a far qualcosa di concreto, individualmente e
con altri, puoi cominciare col darmi una mano a diffondere questo libro. È un
apostolato prezioso che puoi fare per l'onore del Nome di Dio, per la correzione
di chi bestemmia e per sensibilizzare una comunità troppo poco impegnata contro
questo gravissimo peccato. Grazie per la tua preziosa collaborazione.