L’IMMACOLATA:
MESSAGGIO DI DIO
Cardinale
Giuseppe SiriSTORIA
DELL'IMMACOLATO CONCEPIMENTO DELLA VERGINE
La immacolata concezione avvolge la Vergine, Madre del Signore, di una luce amabilissima, invitante, tranquillizzante.
Sarà bene che noi impariamo che l'amore, a qualunque livello, deve essere circondato di luce e deve essere pulito. La Vergine ci si presenta così. Tuttavia dobbiamo indagare un po' a fondo, perché l'immacolato concepimento della Vergine ha una storia; e questa storia serve a capire la vicenda del mondo e serve a capire anche la realtà, il mistero che portiamo tutti dentro di noi, tra la vita e la morte, nella linea del dolore e della prova.
Ecco
la storia dell'immacolato concepimento della Vergine: la S. Scrittura e il
Vecchio Testamento si apre con l'annuncio implicito, ma sostanziale e certo, di
questo immacolato concepimento. Il terzo capitolo del libro, della Genesi ne
fa fede e pone questo fatto all'inizio della storia umana, come segno indicativo
della stessa.
Il
Nuovo Testamento, come ce ne fa fede Luca nel Vangelo dell'infanzia, si apre
nuovamente con la proposizione della stessa verità, perché il saluto
dell'angelo alla Vergine include, implicitamente, ma sostanzialmente, la verità
dell'immacolato concepimento della Vergine. Pertanto questa verità, questa
luce e questa indicazione la troviamo al principio dell'uno e dell'altro
Testamento.
L'immacolato
concepimento della Vergine è stato l'inizio di tutto il resto, ma per la nostra
meditazione bisogna andare piú a fondo.
Che
cosa è l'immacolato concepimento? L'affermazione della vittoria sul peccato;
perché l'immacolato concepimento indica la esenzione dal peccato originale,
che c'è, ed è una verità di fede, senza della quale niente si può capire.
La
vittoria non esiste se non c'è un avversario e se non c'è uno scontro. Se
l'immacolato concepimento è una vittoria, posta all'inizio delle articolazioni
della storia umana, ciò vuol dire che c'è stato un avversario e uno scontro.
Quale avversario? Il peccato, il male. Perché c'è il male? E parlo del male
morale, perché il male fisico sarà dolore, ma non è un male, anzi molte volte
è un bene; del resto, senza dolore non saremmo mai avvertiti in tempo per
curarci e stare meglio. E' impropriamente che noi chiamiamo il dolore fisico un
male; il male è quello morale.
E
perché - dico - c'è il male? C'è il male, badate bene, perché c'è la libertà.
E perché c'è la libertà? Perché la libertà dà agli uomini l'unico modo di
avere qualche cosa di proprio: la libera elezione.
Il
merito c'è perché Dio non ha voluto darci soltanto l'essere, ma qualche cosa
di piú, quello che è nostro, non soltanto Suo. Comunque, il male morale è
l'avversario. La storia del mondo è tutta qui; naturalmente questa lotta tra i
due estremi si dipana in tanti livelli, sfumati tra di loro, non c'è dubbio, ma
che si riducono ad una stessa identica logica. E questa logica avrebbe
continuato ad imperare nella storia della verità relativa all'immacolato
concepimento della Vergine.
Perché
mai la definizione dogmatica di questo immacolato concepimento è stata fatta
soltanto l'otto dicembre 1854, da Pio IX Perché mai? Forse che prima non lo
si sapeva? No. La proclamazione dogmatica del 1854 non è stata una innovazione,
è stata una riedizione, una conferma, una proclamazione; era necessario
innalzare un'altra volta, come al principio del mondo, come al principio del
Nuovo Testamento, la bandiera di questo immacolato concepimento, ossia
l'affermazione di questo primato, di questa vittoria sulla colpa: era
necessario. Perché?
Era
necessario per questo: cinque secoli di ripensamento intellettuale e
filosofico avevano portato alla rinascita della letteratura italiana e, nella
fase piú terminale, degli altri paesi europei. Tre secoli di letteratura ci
sono voluti per arrivare alle soglie della scienza. La scienza ha camminato per
altri quattro secoli ed è arrivata alle soglie della tecnica. Se alla tecnica,
e ai suoi comforts, non è proporzionato un progresso spirituale e della virtú,
si ha solo un benessere materiale, straripante, di cui oggi stiamo constatando
alcune conseguenze, non l'ultima. Gli uomini, infatti, sono attratti verso la
materia, la terra, non verso il cielo, risucchiati nell'inutilità, non spinti
incontro alla gloria, avviliti nell'inazione dell'anima, non incoraggiati
nello slancio verso gli eterni destini. Tale tecnica è in se stessa buona,
certo, come tutti gli strumenti che Dio ha messo a disposizione dell'uomo, ma
che possono essere usati bene e possono essere usati male, proprio perché solo
la libertà dà un senso alla vita umana in ordine al merito, come ho detto
sopra; il momento, che viviamo, invece, è tutto proteso verso il benessere e la
comodità materiale e allontana altrettanto da tutto quello che è dello
spirito, sua elevazione, sua nobiltà, sua pienezza, verso quella luce eterna
che ha bisogno di un grande richiamo.
E'
per questo che nel secolo scorso c'è stata la proclamazione, come al
principio della storia umana, come al principio del Nuovo Testamento; ma, se è
stato nella nostra epoca, che cosa significa questo? Non lo so e preferisco
non saperlo. Voglio ricordarvi però che, quattro anni dopo la proclamazione,
che, richiesta dai vescovi di tutto il mondo, fu fatta da Pio IX, la Vergine,
Essa stessa, venne a Lourdes, per dire quello che aveva detto Pio IX: Io sono
l'Immacolata Concezione; per dire che il papa aveva ragione. Il cielo non si
muove per dare ragione a nessun altro, ma il cielo si è mosso in questa,
diremmo, terza età del mondo per dire che Pio IX aveva ragione e i vescovi di
tutto il mondo, che avevano chiesto la proclamazione, erano stati mossi da un
principio e da un istinto soprannaturale.
E
a Lourdes ha aperto la vena dei miracoli, che ancor oggi non si è chiusa.
Questo è accaduto in quella terra che aveva conosciuto la rivolta contro un
mondo detto antico, per farne uno nuovo, con altrettanti guai, e per preparare
il momento di grazia a cui assistiamo nella stessa terra, affinché al di
sotto della rivolta del male sempre fosse pronta la ripresa del bene. Così
procede sempre la Provvidenza, anche se non tutti se ne accorgono.
Ecco
la storia dell'Immacolata, l'antagonismo tra il bene e il peccato, questo
antagonismo, questa vittoria. Ricordiamoci che la ragione per cui gli uomini
hanno tanti dolori inutili sta nei loro peccati; che la ragione per cui le
famiglie non si ritrovano spesso sta nel loro peccato; che la ragione per cui
giovani e vecchi dicono di non andare d'accordo sta nel peccato, e degli uni e
degli altri; che, se il mondo è pervaso e percorso da fremiti, non si sa di
quale direzione e di quale.scopo, lo è perché si fa troppo posto al peccato
nella vita dei popoli e nella vita degli individui. Per la terza volta, nella
nostra età, questo labaro si è levato sul mondo, perché si capisca che cosa
è che decide: decide la lotta tra il bene e il male, e se questa intercessione
non è valevole, nel bilancio della nostra storia, a sopperire i peccati
nostri, noi dobbiamo temere.
Non
è cosa da poco questa Vergine immacolata; la verità che porta in sé, la luce
che spande non è da sottovalutarsi, si leva sulla storia del mondo e noi
siamo arrivati ad un punto in cui, non solo in Italia, per le nostre piccole
questioni personali, qualche cosa di piú alto, di piú forte, di piú dirimente
pone seri e decisivi interrogativi; ed è per questo che ben piú alta si deve
levare la nostra preghiera, ma con la lealtà di una vita illuminata, degna di
Colei alla quale ci si rivolge perché un'altra volta Essa salvi.
L'Immacolato
Concepimento della Vergine Madre di Dio è rivelatore di una linea costante
della Provvidenza di Dio, cioè della norma che il Signore adotta nel governare
il creato e la storia che in esso si svolge.
E'
rivelatore per questo: quando si è trattato di scegliere una donna che fosse
madre, secondo la carne beninteso, dell'Unigenito Figlio di Dio, questa la
volle senza peccato.
Il
peccato Dio non tollerò mai che s'avvicinasse alla storia di Cristo. Per questo
Maria fu Immacolata nel Suo concepimento, cioè non contrasse il peccato
originale che abbiamo contratto noi; per questo Essa non conobbe il fomite della
concupiscenza, per questo tutto restò illibatissimo e puro fino alla fine.
Non
si creda che la Vergine non sia stata esentata dalla comune prova della vita,
no; Dio la volle purissima, ma lasciò a Lei l'infinito dolore.
La
scelta, forse per noi incomprensibile, dei mezzi di Sua virtú lasciò a Lei un
dramma nella vita; gli Evangelisti ad un certo momento notano che Maria e
Giuseppe non capivano quello che succedeva intorno a Gesú, e questo significa
che il dramma delle tenebre fu dato anche a Lei. Pertanto l'essere Essa rimasta
illibata e purissima non significa né che non abbia liberamente scelto, né
che non abbia liberamente accettato l'immane dolore e l'immane tenebra.
Voi
comprendete, Essa sapeva, conosceva la sostanza del mistero del Figlio, ma tante
altre cose - e ce ne è testimone l'evangelista Luca - Essa non le potè capire
subito: cioè conobbe il dramma del dolore e del martirio, perché Essa patí
nell'anima e nella sensibilità umana tutto quello che il Figlio in croce patì
nella Sua carne e nel Suo spirito.
Pertanto
è chiara l'indicazione della Provvidenza di Dio: quando Dio volle dare un' Arca
vivente al Figlio Suo la scelse senza peccato e il peccato non si avvicinò mai.
La
tradizione cristiana ci ha lasciato alcuni elementi sulla storia di S. Giuseppe,
santissimo; di S. Giovanni Battista, santificato fino dal seno materno.
Intorno
a Gesú il peccato non trovò posto; lo trovò, se coperto, anzi annullato dalla
penitenza. E allora conobbe i pubblicani e li avvicinò a Sé, perché erano
sinceri nel pentimento; conobbe altri che il popolo non stimava e li avvicinò a
Sè; conobbe anche la Maddalena, dopo che era pentita, e difese la sua rinata
purezza dinanzi a chi la voleva attaccare.
Quando
un giorno gli portarono davanti - ce lo narra Giovanni al capitolo ottavo - una
donna rea di adulterio, colta in flagrante, Egli vide che il peccato era già
coperto dal suo pentimento e la mandò serena e tranquilla, salvandola dalla
morte alla quale la Legge Mosaica l'avrebbe condannata.
Insomma,
l'indicazione divina che ci è data dell'Immacolata è questa: Dio non vuole
il peccato. Quando ha bisogno di qualche cosa, cerca dove c'è pulito, è
chiaro.
Vorrei
che tutti mi sentissero: Dio si serve soprattutto delle anime pure; come ha
scelto la Vergine Immacolata per tutti i secoli, sceglie soprattutto le anime
pure.
Ma
se questo è reso chiaro dal fatto dell'Immacolato Concepimento, proviamo in un
secondo momento a voltare la pagina e a vedere non dal punto di vista positivo
la elezione della Vergine ad essere Immacolata, ma dal punto di vista negativo
l'atteggiamento di Dio verso il peccato.
E'
una pagina che si legge un po' poco, mentre sarebbe bene meditarla.
Non
temete, non vi lascerò in questa seconda considerazione; ce n'è una terza
che ci aspetta e quella ci riporta in alto.
La
seconda considerazione è questa: tutta la Bibbia del Vecchio Testamento è
soprattutto dominata dal concetto della relazione di causa tra il peccato e la
sua punizione.
E'
uno degli elementi piú grandi che si trovano nella Bibbia del Vecchio
Testamento.
Guardate,
Dio ha dimostrato nella storia che non accetta, non ammette il peccato degli
uomini; che, se anche la Sua misericordia apre risorse inaudite, Egli non
l'ammette.
Badate,
nella Bibbia, nel primo libro della Genesi al capitolo terzo si narra il primo
peccato dell'umanità, quello che è diventato originale (Gen. 3, 6-7), ma immediatamente
arriva la condanna (Gen. 3, 14-19).
Senza
quel peccato non ci sarebbe stato nell'umanità né il dolore, né la morte, né
l'ignoranza; invece dopo il peccato originale tutto questo entrò nel mondo.
Adamo ed Eva non avrebbero dovuto morire, ma dopo che hanno peccato, hanno
incontrato anch'essi la morte.
Tutta
la storia d'Israele rimarca queste ombre che scendono sul peccato di taluno, per
esempio sul peccato di Ruben, uno dei dodici figli di Giacobbe (Gen. 35, 21-22).
Quando
il Faraone d'Egitto - il libro dell'Esodo è tutto qui - si oppose alla Volontà
Divina di lasciare libero il popolo eletto, andò tutto a pezzi nella terra
d'Egitto, tutto, e per tutti i primogeniti degli uomini e delle bestie fu la
morte! (Es. 13-15).
Quando
Israele peregrinò nel deserto per quarant'anni, ad ogni momento in cui
accadde qualche cosa contro la Legge di Dio, ci fu la condanna e la punizione.
Badate
che le punizioni date in questo mondo non sono le punizioni definitive e forse
sono le punizioni liberative, perché molte volte la punizione in questo mondo
libera dalla punizione nell'altro.
Quando
Israele, mentre Mosè stava sul Sinai, si stancò d'aspettarlo e domandò ad
Aronne che facesse degli dei come avevano in Egitto (Es. 32, 1-6), Mosè venne,
scese dal monte, ma quella colpa fu pagata con la morte di ventimila uomini. (Es.
32, 27-28).
Quando
- e ce lo narra il libro dei Numeri al capitolo decimosesto - ci fu la
sollevazione di Core, Datan, Abiram, sollevazione che mirava a sovvertire
tutta l'impostazione teocratica del popolo ebreo, voluta da Dio, Mosè fece
allontanare il popolo, chiese che li lasciassero soli - erano piú di duecento
persone le famiglie di questi tre personaggi - e appena il popolo si fu
allontanato e fu salvo, la terra si aprì e inghiottì tutta la gente di Core,
di Datan e di Abiram (Nm. 16, 31-33). Sempre così.
Badate
bene, noi abbiamo dei casi in cui si vede come la reazione divina non è meno
forte sul peccato del singolo che sul peccato della comunità.
Ce
lo narra il libro dei Numeri; il popolo aveva sete, Dio disse a Mosè:
"Percuoti la rupe e avranno l'acqua" (Nm. 20,8). Mosè era talmente
indignato contro il popolo per il modo in cui si comportava che due volte battè
la roccia, non una, dubitando ché Iddio avesse potuto dare l'acqua ad un popolo
tale. Ebbe un piccolo dubbio, una piccola esitazione, e subito arrivò il
castigo. Dio gli disse: "Tu, perché hai esitato, tu, condottiero del mio
popolo, non entrerai nella terra promessa!" (Nm. 20,12).
Per
questo, solo per questo Mosè non entrò nella terra promessa. Dio lo condusse
fin sul monte Nebo, nella terra di Moab, monte alto dal quale si poteva spaziare
su tutta la Palestina; egli vide la terra che era data al suo popolo, ma lì morì
(Nm. 27, 12; Dt. 34, 1-5). E fu misteriosamente sepolto; la Sacra Scrittura
dice che nessuno ha mai saputo dove fosse il sepolcro di Mosè.
Vedete,
così continua; tutta la Bibbia ha in questo un suo aspetto fondamentale nel
Vecchio Testamento: i Profeti.
Guardate
i Profeti maggiori: Ezechiele non fece altro che minacciare castighi: Isaia, il
piú grande dei profeti, che hanno lasciato opere scritte, in parte minacciò
castighi, in parte indusse speranze.
I
profeti minori, pressoché tutti, nelle loro brevissime opere, non danno altro
che la testimonianza di questa condanna di Dio sulla colpa degli uomini.
E'
sempre così, in tutti i libri della Sacra Scrittura: così nel libro dei
Giudici, così nel libro dei Re, così nel libro dei Maccabei, che storicamente
chiude il Vecchio Testamento.
Nel
Nuovo Testamento è forse cambiato? No. C'erano altre cose da dire e pertanto
il Nuovo Testamento non si è occupato soprattutto di predire castighi; ha
annunziato la Buona Novella.
Però,
a un certo momento quando, sulla fine del pellegrinaggio terreno di Cristo, era
ormai chiaro quale fosse la risposta data al Suo divino messaggio, Egli sulla
collina che stava davanti a Gerusalemme annunziò la distruzione della nazione
e la distruzione di Gerusalemme (Mt. 24, 1-35). La annunziò e avvenne.
Quando
Matteo scrisse questo, il fatto non si era ancora compiuto e questo spiega perché
il testo di Matteo in qualche punto a noi può apparire oscuro.
Era
pura profezia, dura profezia! Sì, Gesú Cristo salì sul Golgota, chiese
perdono per i suoi crocifissori dicendo al Padre che non sapevano quello che
facevano, l'unica, grande scusa valevole.
Ma
quando Gerusalemme cadde, il "pio e mitissimo" Tito fece passare a fil
di spada novecentomila Ebrei. E così sempre.
E
bisogna leggere nel Nuovo Testamento e aprire il libro dell'Apocalisse per
sapere quale sia il criterio di Dio.
Chiudo
questa seconda parte perché potrebbe sembrare una pagina piuttosto luttuosa;
ma è vera!
E'
necessario che noi sappiamo che in quell'Eterno, di fronte al quale noi siamo
piccolissimi, chiusi tra la parentesi della nascita e della morte e sempre
coperti dal dolore, stiamo davanti ad un'eterna giustizia, che ci chiede di
osservare la Sua Legge e di non permettere che la Sua Legge venga violata.
Vengo
alla terza considerazione. Ho detto che il mistero dell'Immacolato
Concepimento ci fa capire uno dei canoni della Provvidenza divina, cioè del
governo di Dio nel mondo; il terzo è gaudioso e ci porta alla Vergine.
Dio
ha voluto che le opere buone di alcuni andassero a vantaggio degli altri, senza
togliere il merito a ciascuno. Già nell'Antico Testamento la preghiera di
Abramo.
Se
si fossero trovati solo cinque giusti nelle città della Pentapoli e a Sodoma e
Gomorra, Abramo avrebbe ottenuto la salvezza. Cinque giusti, non si trovarono
neppur questi.
Fratelli
miei, bisogna che la nostra civiltà e la nostra società non arrivi al punto in
cui - non dico numericamente, perché il rapporto può rimaner lo stesso, ma i
termini numerici sono diversi - non raggiunga neanche i cinque giusti. Quello
sarebbe veramente un giorno nero per la vicenda umana, e voi sapete benissimo
come questa possa scoppiare in qualunque momento e farci fuori tutti, o quasi.
Il
merito dell'uno, per divina disposizione, serve all' altro; ma la cosa diventa
piú grande nel Nuovo Testamento.
Nel
Nuovo Testamento esiste la Comunione dei Santi, lo di si dice nel
"Credo", e la Comunione dei Santi ha un aspetto che si chiama la
riversibilità dei meriti, cioè il fatto che il merito di qualunque uomo o
donna, nulla togliendo al suo valore, serve a tutti gli altri, alla comunità.
Se
Iddio non ci ha ancora colpiti, dopo quello che sta succedendo specialmente in
questi ultimi anni, dobbiamo dedurne che qualcheduno ha pregato per noi, e la
prima è veramente Lei!
Tra
gli uomini e le donne nessuno ha davanti a Dio il merito, la potenza, la
chiarezza, la luminosità supplice che ha Lei!
E
poi i Santi, e poi gli uomini giusti, che si trovano specialmente nel
nascondimento e spesso e volentieri negli strati meno fortunati e meno
favoriti dalla natura e dalla sorte.
Ecco
la legge della Provvidenza: Dio non vuole il peccato, Dio punisce anche per il
peccato, non colpisce solo per il peccato, perché c'è la legge della prova
della vita e pertanto anche gli innocenti possono essere colpiti, è la legge
della prova. Dio è tanto grande e tanto buono che permette che il bene degli
altri sia anche il nostro.
I
meriti della Vergine Maria ci custodiscano, ci guidino e ci rendano vittoriosi
nel costante impegno di lotta al peccato e di adesione alla grazia, al bene,
alla virtú.
Non
si può negare che la figura dell'Immacolata eserciti una singolare attrattiva
su tutti; forse è simile a quella che tutti subiamo contemplando i bambini
molto piccoli, quando hanno ancora gli occhi perfettamente limpidi. Non è solo
che accada questo per fatto naturale, credo sia qualcosa di piú. Ad ogni modo
ecco quello di cui vorrei discorrere. l'Immacolata Concezione non è un fatto
meramente negativo, come può sembrare; è un fatto essenzialmente positivo,
cioè non si tratta soltanto ch'Essa non è stata né toccata, né sfiorata, né
invasa dal peccato di origine, ma si tratta che è stata riempita della grazia
di Dio. Ed è su questo aspetto positivo dell'immacolato concepimento della
Vergine che si deve meditare.
Cominciamo
dal basso, cioè dalla natura. Tolto il peccato d'origine, non sono state tolte
tutte le conseguenze, perché Essa non avrebbe potuto essere trattata - direi
- meglio del Suo unigenito Figlio che ha portato la croce, ma molte sí. Quella
debolezza che è propria dell'intelletto umano non l'ebbe, quella facilità a
dare il predominio alle impressioni, alle attrattive esterne, seducenti, alle
insufflature degli altri, non ne aveva. L'intelligenza senza peccato d'origine
ha confini ben piú larghi; la volontà senza peccato d'origine non ha
cedimenti. Questo fu in Lei in modo splendido, come competeva a chi doveva
essere la madre di Gesú Cristo. Ma bisogna salire, l'aspetto positivo è soprattutto
questo: Ella fin dal principio ebbe la grazia, ossia partecipò, per quanto è
possibile a creatura, alla stessa vita divina. E qui noi ci arrestiamo, perché
stiamo sulla spiaggia di un mare che va all'infinito. Il mare va all'infinito,
ma io non ci vado all'infinito, e neppure voi; ma guardiamo e sentiamo di dover
chinare il capo dinanzi a questa partecipazione che Essa portò nelle Sue umili
spoglie e conservò per tutta la vita.
Ma
che cosa vuol dire "grazia"? Ho già detto, ma ci son delle
conseguenze, perché le conseguenze di una partecipazione intima dell'anima
alla stessa natura divina, quanto è possibile in creatura, evidentemente porta
certe conseguenze verso l'infinito. Questo dilata l'intelligenza, accresce la
capacità, in modo che una intelligenza, come è nel caso, poteva arrivare a
vedere e conoscere cose ben piú alte di quelle a cui arriva la nostra
intelligenza. Poteva esserci un contatto con Dio, del quale, se noi discorriamo,
annaspiamo. Tutti sapete che, ascoltando una musica che sia tale - non tutta è
tale - si hanno delle esperienze interiori piú forti del nostro pensiero, ma
che non sappiamo tradurre. Lo stesso accade quando si legge la poesia, quella
poca poesia che è tale - intendiamoci - perché, specialmente ai nostri
giorni, è veramente poca; ma ci son delle vibrazioni che danno quasi uno
zeffiro di cielo nell'anima, e che noi non sappiamo interpretare; però scuotono
tutto, è come se cambiassero colore alle cose. E io cerco di entrare in
questa esperienza positiva della Immacolata Concezione, anche se è difficile.
Tutta
l'esperienza mistica che noi abbiamo in duemila anni di cristianesimo, e che
è ricchissima, che dà a noi accenti non del tutto afferrabili, ma che
certamente sono di cielo, questa, non sappiamo come e quanto e con quale
differenziata qualifica, rispetto alle altre esperienze dei Santi, è avvenuta
nella Vergine Maria; ma tutto questo è qualche cosa di quello che lancia verso
l'infinito, l'aspetto positivo della Vergine.
E
tuttavia c'è qualche cosa nell'Evangelo che fa pensare, e con ragione: quando
l'angelo Le annunciò la Sua divina maternità, Maria ebbe un dubbio, non capì
subito, e questo fa riflettere. S. Luca descrivendo l'infanzia di Gesú nel
Vangelo da Lui composto, con ogni probabilità, grazie al racconto della stessa
Vergine o da chi era vissuto con Lei, afferma: "Ma essi non capivano, non
intendevano bene (la Vergine e S. Giuseppe), non capivano bene tutte queste
cose" (Lc. 2, 50).
E'
come aprire una finestra su una realtà che diventa chiara nella storia dei
mistici. Evidentemente Dio ha voluto che per questa divina Madre, in mezzo a
tutti gli elementi positivi e trascendenti di cui L'ha dotata, ci fosse
l'esperienza vicina a quella di Gesú nell'orto del Getsemani; l'esperienza
che piú tardi, molto piú tardi, due massimi dottori della Chiesa spagnola,
S. Teresa d'Avila e S. - Giovanni della Croce, hanno chiamato "la notte
oscura". Evidentemente anch'Essa ha avuto "la notte oscura". E
non c'è da meravigliarsi, perché non è possibile pensare che Essa non abbia
seguito in tutti i suoi tornanti la vicenda di Cristo, anche in questo. Sono
tutti d'accordo nel dire che Essa soffrì nell'anima quello che Gesú sulla
croce soffrì nel corpo. Ma tutto questo è basamento di un altro slancio
infinito, perché, nella vita dei grandi mistici, alla notte oscura seguono le
grandi estasi, che portano fino al cielo. S. Paolo stesso, per qualificare in
qualche modo la sua esperienza mistica, disse d'esser arrivato al terzo cielo;
ma confessò di non poter ripetere le arcane parole che aveva sentito. Tutta
l'esperienza della vita mistica, attraverso la storia della Chiesa, ci può
dare una certa indicazione di quello che è stato positivo, non solo come
grazia santificante, ma come conseguenza. Ripeto un'altra volta, ci sentiamo al
limitare di un mare che va all'infinito. Possiamo guardare le onde che
lambiscono i nostri piedi e poi guardare, cercare l'infinito, sapendo di non
poterlo raggiungere. E quello che è in Lei appartiene ad un ordine che
sovrasta il nostro, e questo è il lato positivo dell'immacolato concepimento
della Vergine: la volontà, ma la volontà rafforzata. Che cosa può una volontà
forte? Può cambiare gli avvenimenti della storia - lo sappiamo bene - quando
Dio lo permette, certo, non alla insaputa del Creatore; si dischiudono insperate
possibilità alla volontà che è ripiena dello spirito di Dio, elevata a tale
dignità, al di sopra di tutto quello che a noi è dato di conoscere come creato
da Dio! E tutto questo conclude un insegnamento importante per noi.
Badate
bene, tutto questo avvenne mentre Essa, la madre del Signore, continuava una
vita umile, semplice, come qualunque povera donna di quel pettegolo paese che si
chiamava allora Nazareth. Così nessuno si accorse di niente. Gli evangelisti
stessi rispettano questa umiltà e questo ritiro, perché sanno che è una cosa
grande.
L'umiltà;
il ritiro, la solitudine sono la condizione piú diffusa nel mondo; gli attimi
in cui si va al di sopra dei fatti comuni sono pochi, piccoli e mai duraturi.
Tutto questo avvenne nella umiltà, perché Essa non partecipò mai alla gloria
del Figlio. Una volta sola andò per incontrarLo; forse era tanto che non Lo
vedeva e una madre non può stare senza vedere il figlio, ed andò con altri
parenti a Cafarnao, dove sapeva che L'avrebbe trovato. Ed Egli non fece molti
complimenti, però disse a loro una parola che, tradotta in linguaggio piú
facile suona così: mia madre non è soltanto grande perché è mia madre, è
grande per quello che Essa fa (Le. 7, 19-21).
Poiché
la condizione più comune è quella di essere "dei qualunque", che
passeggiano per questo mondo, la condizione piú diffusa di quelli che hanno
passato una certa età è la solitudine, che è tanto piú amara quanto piú è
stata splendida la prima parte della vita; credo che sia consolazione sapere che
la Vergine, anch'Essa, non ha partecipato a quella che è la gloria del Figlio.
Si è fatta avanti con un coraggio indomito nel momento in cui, condannato, Lo
portavano al Calvario: Gli è andata incontro, Gli è stata al fianco ed ha
assistito alla crocifissione in piedi: non è svenuta. In piedi, dice il
Vangelo, ai piedi della croce fino alla fine. Dopo seguì l'apostolo al quale
Gesú in croce L'aveva affidata; difatti l'apostolo Giovanni nei primi tempi non
compì grandi peregrinazioni apostoliche; rimase a custodire la Madre del
Signore!
Ma
a noi interessa notare che questa grandezza davanti a Dio e al di sopra degli
angeli non ha avuto bisogno di nessuna esteriorità, di nessun riconoscimento
esterno, di nessuna esaltazione. E' l'eterna indicazione che dà a noi: non son
le cose esteriori che contano di piú - qualche cosa contano, certamente, ma
non sono quelle che contano di piú - e questo sia di consolazione a tutti
coloro che nei tornanti della vita via via debbono esperimentare
ingratitudine, silenzio, misconoscimento, dimenticanza, emarginazione. Sono
tanti, forse sono i piú.
Ecco
l'aspetto positivo della Vergine: la parte esterna Dio Gliel'ha riservata dopo
la Sua assunzione in cielo: è la storia di tutti i santuari del mondo fino agli
ultimi - e alludo anche a quelli che non sono ancora approvati dalla Chiesa -;
la grande peregrinazione l'avrebbe fatta dopo. E' storia, non è leggenda, perché
questo pellegrinaggio è documentato e, se fossero così documentate certe
storie che si raccontano, brillerebbero di piú.
Qualcheduno
può dire: ma, vissuta così, nel silenzio, nel lavoro umile in una umile casa,
che è stata in parte, dov'è grotta soltanto, individuata perfettamente a Nazareth
per i graffiti del secolo II, agli altri che cosa serviva? Gli altri: il grande
alibi di quelli che non vogliono fare niente. Serviva a questo: per la grazia di
Dio e per la redenzione di nostro Signor Gesú Cristo gli atti buoni, nulla
togliendo al nostro merito, diventano preziosi, di un valore sociale che Dio
destina agli altri; e quelli che lavorano umilmente non credano che tutto
finisca lì. Neanche i grandi oceani rendono incomunicabile il valore sociale
spirituale dei nostri atti, senza diminuirne il valore personale; e questo si
realizza nella comunione dei santi. Lo dite, lo cantate nel Credo, ma ci pénsate?
Ecco la parte positiva della Vergine. E allora voi capite come questo splendore
si estenda sulla storia, come questo sorriso materno diventi strumento per
potenziare la nostra speranza, animare la nostra attesa, ravvivare la nostra
fiducia. Certo, la fiducia in Lei possiamo averla, in qualunque stato ci
troviamo, ma ricordiamoci che la fiducia per essere autentica esige la nostra
fedeltà.
L'immacolato
concepimento di Maria Santissima è il tocco di perfezione con cui l'Altissimo,
nella Sua eterna Provvidenza, ha voluto che risplendesse di soprannaturale
fascino Colei che sarebbe stata la Madre del Verbo Incarnato, la Madre di Dio.
Tale
singolare splendore è pienamente giustificato perché l'Autore di ogni
perfezione e bellezza non poteva tollerare nella Madre Sua qualcosa che fosse
dissono, in contrasto, o anche solo non in linea, con la Divina Perfezione e
Bellezza!
Maria
è pertanto Immacolata: Madre di Dio! Domando a questo punto: noi che siamo
toccati, alle volte sommersi, dall'imperfezione ed esiliati, a causa del
peccato, dalla originaria bellezza e virtú, dinnanzi a tale splendore
divinamente profuso in Maria Santissima, dobbiamo rimanere in una posizione di
estatica, ma distaccata ed inerme, forse inutile, contemplazione, come un
povero che guarda triste un palazzo reale ove sa di non poter mai accedere?
Assolutamente
no! Maria non ci abbaglia, ci illumina.
La
risposta è data dal ventesimo capitolo dell'Evangelo di San Giovanni, dove
Gesú pendente in croce si volge alla Madonna, a Sua Madre, che è lì presente
e accennando al discepolo prediletto Giovanni dice: "Ecco Tuo figlio",
e poi si rivolge al discepolo e accennando alla Madre dice: "Questa è Tua
Madre".
La
tradizione della Chiesa ha visto in Giovanni il simbolo dell'umanità, Gesú ha
affidato gli uomini a Sua Madre. Ecco dunque l'indicazione: lo splendore della
Madre di Cristo diviene lo splendore della Madre nostra perché Cristo ci ha
dato Sua Madre e a Maria ci ha affidato come figli.
Dopo
aver chiarito che il rapporto tra noi e Maria Santissima non è di freddezza e
distanza come può avvenire, per l'umana miseria, tra ceto socialmente elevato
e condizione umile, ma è quello caratterizzato dall'intimità e dal calore e
dalla fiducia del figlio verso sua madre, vediamo questo ufficio materno di
Maria.
Noi
sentiamo sempre vicino a noi il mistero; molte volte non ce ne accorgiamo perché
cerchiamo di evadere dal pensare, come tentiamo d'evadere spesso dalla verità e
dalla giustizia e cerchiamo di evadere da noi stessi. Ma la realtà è che c'è
un mistero, perché non sappiamo pressocché mai la ragione di quello che ci
accade; e noi sentiamo, che intorno a noi c'è un grande meccanismo di leggi che
regola l'universo, ma l'effetto di questo grande meccanismo di leggi fa
risentire come la eco di un mistero che al di là si perde all'infinito. E
allora la nostra piccola vita, se la consideriamo tale quale è, appare come
circondata da un grande mistero; la vita e ancor di piú la morte.
E'
per questo che abbiamo bisogno di una Madre in Cielo, perché questa Madre non
solo è quella che, usando della capacità del Suo ufficio e della Sua attuale
gloria in Cielo, può fare del bene a noi e lo fa; ma questa Madre ci fa sentire
che di là dal muro del mistero non c'è un fato cieco, c'è una bontà, quella
di Dio, Padre nostro. E Dio, perché questa bontà fosse a noi piú manifesta,
ci ha dato una Madre eleggendo un rapporto che è delle consuetudini umane,
che possa essere non solo applicazione di bontà, ma testimone della Divina Bontà.
E
allora quando guardiamo l'immagine sacra di Maria, quando fiduciosi ci
rivolgiamo a Lei non possiamo sentirci abbandonati, come a volte accade a
bambini spauriti; noi non siamo abbandonati, mai.
C'è
questo mistero che è un limite e costituisce una condizione perché sia
meritoria la nostra prova nella vita, ma aldilà c'è una bontà infinita.
Sentiamola,
e impariamola, perché anche noi dobbiamo imitare Iddio che è misericordioso
e buono, imitare la Vergine che ha per tutti noi pietà e capacità di
soccorrerci. E così dobbiamo interpretare l'Ufficio Materno della Madre Maria
verso di noi; dobbiamo ripensare all'ufficio materno di tutte le mamme.
Vediamolo
brevemente!
La
Madre dà tutto, quando è veramente madre; sa arrivare al punto di sacrificare
la vita per la sua creatura, quando è veramente madre: cosa che ora, per colpa
d'uomini, diventa molto rara...
La
Madre dà tutto, non ha limiti. Il nutrimento che porge per un certo tempo ai
suoi bambini è soltanto una parte, un'espressione di questo dono. La Madre dà
per il figlio tutto. Direi che per il figlio dimentica anche il temperamento
suo con le sue caratteristiche e i suoi difetti e diventa piena, diventa leale,
diventa fiore, diventa sorriso, si trasforma.
E'
ben diverso il trattamento che una madre riserva al suo figlio da quello usato
verso qualunque altro. Il vero sentimento di una madre per il figlio rimane, nel
piano naturale, il punto piú alto, espresso efficacemente solo dalla poesia
autentica.
La
Madre ha una speranza che nessuna cosa riesce ad escludere o a soppiantare; la
madre attende sempre e spera!
Potrei
continuare perché questo è uno dei capitoli piú lunghi della storia umana, il
piú nobile!
Ma
se c'è qualcosa da avvertire di difettoso, che può esserci in una madre, non
c'è nella Madonna.
Vediamolo.
Le
madri non si offendano, è la verità. Le madri hanno una certa evoluzione
rispetto ai loro figli, un certo cambiamento di tono a mano a mano che il figlio
cresce; ci sono cose che cerca di conoscere solo lei, quando il figlio volge il
suo sguardo, il suo affetto, il suo interesse verso gli altri. E' logico questo,
perché deve avere una vita di relazione con tutto il mondo, altrimenti si
chiude in una zona "dannata".
Il
figlio si intromette nella società - rapporti e relazioni - volgendo lì i
suoi interessi; comincia a distaccarsi dalla famiglia, figlio o figlia che sia,
si avverte qualche cosa quando divide il cuore con un'altra creatura. Succede
quasi sempre un dramma nell'anima della madre e questo dramma lascia delle
ferite e talvolta queste ferite possono diventare anche acerbe e dare
manifestazioni che talvolta possono essere cattive.
Di
difetti non ce n'è nella Madre del Signore! Essa non si stanca mai, non
diminuisce il sorriso, - per le colpe e difetti nostri, degli uomini - per
sorriso intendo quello eterno, le stupende cose di cielo che posso tradurre con
la parola "sorriso", ma è infinitamente piú che sorriso! L'attesa
c'è sempre, la luce c'è sempre, resta uguale e aumenta invece che diminuire a
mano a mano che si accumulano i meriti nella creatura.
Ora
vedete, anche gli uomini cattivi non riescono ad essere cattivi ventiquattro ore
su ventiquattro, pertanto fanno qualche cosa di bene anche loro; di questo
bisogna ricordarsi prima di dare delle condanne che sembrano ineluttabili e
definitive. Ecco che qualche poco di bene fanno anche i cattivi, anche i
cattivi amano qualcuno, qualcuno che può arrestare la loro mano che uccide.
Noi non lo vediamo perché non siamo sovente troppo buoni: questo è il modo
con cui capiamo di essere poco, buoni!
La
Madre del cielo, no! Vede questa crescita nella giungla di manifestazioni umane
non accettabili, Essa vede il bene che cresce, pertanto il suo sorriso cresce.
Non so dire altro!
Posso
dire solo che tutte le "immagini" che prendiamo da questa verità
della Divina Rivelazione vanno spinte fino all'infinito quando si parla delle
cose del cielo. Sappiamo che siamo soltanto su una riva di un mare che si
staglia all'infinito! Così, credo che quando si pensa a questo non sia per
nulla difficile essere pieni di fiducia e di amore e anche noi volgeremo uno
sguardo filiale verso la Vergine Madre nostra.
La
Vergine Immacolata, costituisce un mistero, ma è anche un messaggio di Dio.
Tutti
i grandi fatti che sono stati accolti e voluti in questa regia divina sono dei
messaggi; non li possiamo considerare soltanto come dei bei monumenti
scaglionati sul frontone del mondo. Sono dei messaggi sempre vivi, permanenti e
in certo senso immanenti nella storia della nostra salvezza.
Vi
prego di considerare con me l'Immacolato Concepimento della Vergine come un
messaggio divino e leggerlo attentamente, perché abbiamo da imparare qualche
cosa che non è affatto nuovo, ma che probabilmente ha bisogno di essere
ribadito e sottolineato.
Il
primo messaggio costituito dall'Immacolato Concepimento della Vergine dà a
noi l'esatta misura delle esigenze di Dio.
Siamo
tanto inclini a raccogliere le esigenze di tutti al punto che su questo margine
si manifesta veramente la debolezza degli uomini. Una volta tanto mettiamoci a
considerare le esigenze di Dio: forse per qualcuno è il momento.
Le
esigenze di Dio.
Guardate,
si trattava dell'incarnazione dell'Unigenito Figlio e Dio ha voluto che la
madre, quella che verginalmente gli avrebbe trasmesso il corpo e la vita, non
fosse toccata neppure minimamente dal peccato d'origine.
Il
peccato originale non è un peccato personale, è un peccato di altra natura che
consiste nella privazione della dignità primigenia soprannaturale concessa
all'uomo creato.
Bene,
anche questa ombra Dio non l'ha tollerata nella madre di Cristo.
Queste
sono le esigenze di Dio. Quando qualcuno deve compiere qualcosa, deve salire nel
vero valore della vita, che molte volte è perfettamente difforme dai cosiddetti
valori di questo mondo, ha sopra di sé l'esigenza di Dio, la perfezione, la piú
assoluta possibile.
Vedete,
nell'Antico Testamento Dio manifestò delle esigenze; per esempio ne manifestò
una: volle un tempio, prima del tempio volle il Tabernacolo, una tenda, e in
questa tenda volle cose preziosissime.
La
legge mosaica è singolarmente diffusa nel narrare queste esigenze divine, la
legge mosaica arriva, direi, ad enumerare i piccoli fiocchi d'oro della veste
del Sommo Sacerdote e tutti gli aggeggi dell'ordine sacerdotale, dimostrando
con questo che non erano poi, come taluno vorrebbe credere, cose da poco e
domandò al gran Re, a Davide, di preparare gli elementi del Tempio; ma siccome
in un certo momento Davide si era discostato in qualche modo e non gravemente
dalla Legge di Dio, Dio gli disse: "l'onore di erigermi il tempio non lo
lascio a te; tu prepara, il tempio me lo erigerà tuo figlio".
Fu
così che venne edificato il tempio di Salomone, che fu in gran parte, almeno
nella parte artistica lignea e bronzea, edificato dai Fenici, dai servi di Iram,
re di Tiro e amico di Salomone.
Il
Tempio di Gerusalemme, unico voluto da Dio, poteva essere considerato una delle
meraviglie del mondo. Possiamo chiederci: perché tutto questo? Perché c'è una
legge della vita che possiamo enunciare così: noi, anima, legati
sostanzialmente al corpo, arriviamo a capire le cose spirituali e superiori
soltanto attraverso i sensi e pertanto abbiamo bisogno delle immagini e pertanto
abbiamo bisogno delle movenze, della coreografia, della regía, dello
splendore, di tutto.
Non
è Dio che ha bisogno di queste cose, Dio non ne ha bisogno, siamo noi che ne
abbiamo bisogno, per andare a Lui in una forma decorosa e umanamente piú
sostenuta.
Dio
ha avuto, ha manifestato molte esigenze, ma la piú grande ce l'ha manifestata
con l'Immacolato Concepimento della Vergine.
Per
sè vuole cose pulite, senza macchia; nessuno che voglia avvicinarsi alle cose
del Signore deve avere la tracotanza di portargli davanti qualche cosa di
deforme, di brutto, qualche cosa di inumano, di feroce, di crudele, di fanatico,
di disordinato nell'intelletto, nella parola, nei fatti.
Questa
è la prima espressione del messaggio divino. Vorrei invitarvi tutti, cari
fedeli, a pensarci bene, perché il tempo che è a nostra disposizione per poter
rispondere all'esigenza divina di perfezione non è molto, e il terrore della
morte consiste nel fatto che, quando arriva, chiude la partita, non si potrà
meritare piú niente. Ancora, per quale motivo Dio ha avuto questa esigenza di
purezza assoluta, dando a noi il messaggio di perfezione? Perché esiste una
sostanziale differenza tra il bene e il male, tra il peccato e la virtú e
questa è l'altra parte del messaggio dell'Immacolato Concepimento della
Vergine.
Dove
si insedia il peccato? Si insedia nella difformità alla legge di Dio. E' la
legge che segna il crinale tra l'uno e l'altro versante. E la legge che cosa
impone? La volontà del Creatore, sicchè il messaggio divino, quando domanda la
perfezione, si dipana così: si domanda la perfetta adeguazione della volontà
nostra alla volontà di Dio, comunque manifestata.
Il
mezzo di manifestazione non ha importanza, è la manifestazione in se stessa che
determina il grado della nostra moralità e della nostra dignità davanti a Dio.
Fratelli,
si sentono voci secondo le quali questo, quest'altro, quest'altro ancora non
sarebbe piú peccato. E' mio dovere disingannarvi, perché non è puro davanti a
Dio chi cerca di accogliere tutte le seduzioni seconde alle sue debolezze, per
poter fare nella vita i propri comodi. I propri comodi non portano in Cielo.
C'è
una distinzione tra bene e male. Non è vero che tante cose siano lecite, non è
vero che tante soddisfazioni siano ammesse da una legge morale, non è vero che
certe esorbitanze del nostro orgoglio facciano parte della nostra personalità,
la snervano, questa personalità, e la corrompono.
Perché
quando la bruttezza dell'orgoglio si insinua nella nostra personalità, questa
è deforme davanti a Dio e non ha alcuna importanza come la giudichino gli
altri, quello che importa è il giudizio di Dio e quello attende tutti ed è a
quello che dobbiamo guardare sempre.
Ecco
le esigenze di Dio nel messaggio dell'Immacolato Concepimento della Vergine.
C'è
l'ultima parte: Dio, quando dà una manifestazione e rivolge un messaggio, non
si rivolge alle pietre; potrebbe farlo, perché le pietre, che non intendono
noi, intendono il loro Creatore, e per questo nella Sacra Scrittura è detto:
"Chiamò le stelle e esse risposero: siamo presenti".
Dio
si rivolge agli uomini, a ciascun uomo, e il Suo intervento è diretto alla
nostra libertà che è, nel tempo di prova della vita, la facoltà di impegnare
l'intelligenza e la volontà da lui donate.
Ora
il messaggio dell'Immacolata, quando dice: "Attenti, l'esigenza di Dio è
molta, - prima parte - Attenti, non confondete peccato e virtú che sono
distinti - seconda parte", si rivolge alla nostra libertà e ci mette in
guardia per saper conformare questa libertà in modo da rispondere alle
esigenze di questo divino messaggio. Attenti, quindi, all'uso della libertà.
Vedete,
quando si tratta di libertà, noi commettiamo un facilissimo errore, che è
l'errore fondamentale della nostra attuale civiltà, quello di dirottare tutte
le questioni sopra un binario morto e in piano, così che non si fanno fatiche
e pertanto si parla sempre della libertà esterna.
La
libertà esterna potrebbe esserci negata, contrastata, ridotta, da una
imposizione che a noi può venire dall' esterno e allora si parla della libertà
politica, civile...
Qui
sta l'errore, la vera libertà l'abbiamo dentro di noi e non vale niente avere
la libertà esterna se non c'è la libertà interna.
Quando
per non avere accolta nell'anima la parola di Dio, il messaggio di Dio,
l'insegnamento del Signore, aver imparato la Sua volontà, aver piegato la
nostra volontà a quello che Lui vuole, colla Legge stessa, noi ci siamo invece
abituati ad assecondare i nostri istinti, i movimenti del nostro sentimento, le
nostre emotività, il nostro comodo, quello che ci piace, quello che ci pare
bello e conveniente sul momento, carezzevole, dilettevole, noi diventiamo
schiavi di noi stessi.
Io
chiedo: quanti sono gli uomini liberi, oggi, quanti? Quanti che non abbiano
niente nell'anima che ottenebri la possibilità di comprendere?
Quanti
sono quelli che hanno un tale distacco dalle cose di questo mondo da poterne
essere i signori? Perché si diventa i signori soltanto quando l'anima è
distaccata da tutto e quando nulla condiziona l'operazione, lo slancio,
l'ascesa, l'impalpabilità di questa libera nostra naturale costituzione.
Quanti
sono gli uomini liberi? Gli uomini che devono difendere la libertà da se
stessi anzitutto, poi potranno certamente difenderla di fronte a tutti gli
altri, ma ricordandosi che è libero un uomo in fondo ad una prigione quando
nell'anima sua nulla lo tiene, e non è libero un uomo quando ha libertà di
tutto un potere accentrato nelle sue mani, ma che non sa sottrarsi a nessuno dei
propri istinti e dei propri sentimenti. Sarà piuttosto degno di pietà e di
commiserazione.
Ecco
il messaggio dell'Immacolata. E' un messaggio gaudioso, splendido, che soltanto
la luce circonda bene. Sì, la luce, non la luce imprecisa, ma la luce che
compone dei caratteri, che compone delle parole, che compone una verità e la
trasmette a noi.
Tale
è la luce radiosa di Cristo, Via, Verità, Vita, l'Unico che dona chiarezza
all'intelligenza dell'uomo, ardore al suo animo, dominio del suo presente,
speranza per il suo futuro.
L'Immacolata
si leva: è sempre nostra Madre. Noi possiamo sperare nella bontà Sua, tanto piú
buona, quanto piú immacolata, ma ricordiamoci che si leva come un messaggio
divino.
La
Vergine Maria è grande perché è Madre di Dio ed è stata concepita Immacolata
perché doveva essere la Madre di Dio. Tale verità è contenuta nel saluto
dell'Angelo; l'Angelo entrò da Lei e disse: "Ave, piena di Grazia, il
Signore è con Te, Tu sei benedetta fra le donne". Questo saluto stupisce e
questo saluto contiene implicitamente la verità dell'Immacolato Concepimento
della Vergine. Perché? Perché se la Vergine per un momento solo fosse stata
toccata dal peccato d'origine e pertanto soggetta alla legge mortale di tutta
quanta l'umanità, non sarebbe stato vero che Essa era piena di grazia, che essa
era la "benedetta" tra le donne.
Ma
dobbiamo insistere nel risentire dentro di noi il discorso dell'Angelo; badate
bene: queste parole costituiscono un atto di culto verso la Vergine
Santissima.
Il
culto consiste nel riconoscere una eccellenza in una creatura e manifestare
questo riconoscimento con atti congrui, sia interni che esterni. E allora
l'Angelo La saluta rispettosamente; è un Angelo, non è un uomo, riconosce in
Lei qualche cosa che non si potrebbe dire di nessun altro uomo: è un atto di
culto. Siccome chi lo compie è un messaggero di Dio che viene a parlare in nome
di Lui ed annunciare alla piccola Vergine di Nazareth il fatto piú grande
della storia umana, pertanto la iniziativa di culto alla Vergine, che in quel
momento diventa Madre del Signore con la Sua accettazione, è voluto da Dio;
l'Angelo non fa altro che quello che Dio gli ha comandato.
Traiamo
le conseguenze: Dio non solo vuole che si abbia culto per Colei che sarebbe
stata la Madre di Cristo, ma ne ha dato l'esempio. Volete di piú?
Si
sentono talvolta voci che vorrebbero dipanare le cose: non c'è niente da
dipanare!
Dio
ha parlato: su quello che Dio ha detto e ha fatto, e di cui ha dato l'esempio,
non si discute. Tutto quello che il popolo cristiano fa per la Vergine (si
capisce, nella sfera della venerazione e non dell'adorazione, che è dovuta
soltanto a Dio), tutto questo è approvato, è ammirato, è benedetto. Non ci
sono esagerazioni, non possono esistere esagerazioni dopo che l'iniziativa di
questa venerazione è stata presa dall'Eterno!
Ma
vorrei sottolineare una seconda riflessione.
Il
saluto dell'Angelo, che accoglie la risposta di Maria ad essere Madre di Dio,
porta con sé la destinazione suprema dell'Umanità, perché è il fatto che
indica il punto centrale della storia umana, cioè l'Incarnazione del Figlio
di Dio, l'incontro tra il cielo e la terra.
E'
il punto saliente, è l'unica cosa che avrà delle conseguenze sue, l'unica cosa
veramente straordinaria che sia accaduta al mondo, il resto è tutto ordinario!
Il
resto non è altro che il frutto del male, che si increspa in modi diversi, che
un po' si alza, un po' si abbassa, che talvolta s'accontenta di una forza
minima, che talvolta raggiunge una forza superiore, ma è il girar della storia
per dar modo di dipanarsi alla libertà umana. E il modo di dipanarsi alla
libertà umana è dato perché senza libertà non ci sarebbe il merito.
Ma
tutto questo è accaduto nel silenzio. Vedete, l’evangelista Luca, che ci fa
questo racconto; probabilissimamente, anzi secondo la tradizione sarebbe certo,
intese questo dalla Vergine Maria.
Se
non l'ha inteso dalla Vergine Maria ha dovuto intenderlo da qualchedun'altro, al
quale la Vergine Maria l'aveva confidato o lo ha appreso direttamente dal Signore
nella Divina Ispirazione, che in questo caso sarebbe stata anche infusione di
notizia nell'intelligenza dell'evangelista, ossia dell'agiografo: Ma tutto
questo accadde nel silenzio! L'Immacolato Concepimento della Vergine, la
grande prima vittoria della Redenzione, accadde in silenzio.
Perché
io insisto su questo silenzio? Perché il silenzio dice che tutte le altre
cause erano esterne, estranee, non entravano in questo punto direttamente.
Dio
risolve le questioni degli uomini nel Suo eterno silenzio. Le cose dell'umanità
sono sempre risolte in quello che a noi sfugge, che noi non sappiamo e che sta
soltanto nelle mani di Dio.
In
questo brano del Vangelo, vediamo come protagonisti soltanto una Vergine
umilissima, silenziosa e un Angelo, uno spirito celeste al quale sono estranei
tutti i potentati della terra e tutte le cause che possono agire nel mondo per
determinare o un modo o l'altro della solita onda del mare che s'increspa; tutto
questo è stato soltanto da parte di Dio.
Fratelli,
quello che deciderà della nostra vita sta nelle mani di Dio, ricordiamocelo,
non andiamo soggetti all'illusione che potendo noi gridare, dimenarci, fare
qualche cosa, far parlare i giornali o la televisione, noi siamo qualche cosa.
No!
Quello che deciderà di noi, del nostro domani è nelle mani di Dio!
Il
domani, se si dovesse svolgere secondo le cause che ora sono nella storia,
potrebbe darci delle serie apprensioni; per fortuna è nelle mani di Dio e non
nelle mani degli uomini.
Badate
che questo brano del Vangelo, che facendoci vedere nel segreto di una casa di
Nazareth la risoluzione vera, l'unica della storia e l'unico fatto veramente
straordinario di essa, ci ricorda la grande verità, che tutto sta nelle mani
di Colui che ci ama, che ci ha redenti.
Nelle
mani Sue è stato l'aver deciso che la Vergine fosse Immacolata, principio di
una storia, principio logico di una eterna logica, ma annuncio anche per noi,
annuncio dato in forma soave e lene di una nostra Redenzione. Sottopongo alla
vostra considerazione una ultima riflessione: in quale cornice noi dobbiamo
vedere questa Vergine Madre, umile nel Suo silenzio?
Nel
capitolo dodicesimo dell'Apocalisse Maria è descritta con la luna sotto i
Suoi piedi e sul capo una corona di dodici stelle. Noi sappiamo che questa
visione del veggente di Patmos è una visione simbolica, ma proprio per questo
fortemente indicativa. La Vergine Immacolata è circondata di luce ed è proprio
su questo aspetto che richiamo la vostra attenzione.
In
Lei tutto è luce, nessuna macchia, le macchie appartengono alle tenebre. A Lei
si conviene soltanto la luce. La luce: non c'è onore senza luce, non c'è
rettitudine senza luce, non c'è grandezza senza luce.
La
creazione, nella narrazione della Genesi, si apre così: "Disse Dio sia
fatta la luce e la luce fu fatta". Quello che invito a vedere nella
Vergine Immacolata è la luce, ma ritenete ben chiaro e fermo il simbolismo di
questa luce, nessuna macchia, le storture appartengono alle tenebre non alla
lisce, le menzogne appartengono alle tenebre non alla luce, le impurità,
tutte, appartengono alle tenebre, non alla luce.
S.
Giovanni nel prologo del suo Vangelo ci porta alla luce, era quello che aveva
potuto sintetizzare di tutto quello che lui, apostolo prediletto e vergine,
aveva potuto vedere, sentire e meditare del Cristo, la luce. E' soltanto nella
luce che i colori si vivificano, nelle tenebre tutto è spento.
Nostro
Signore, terminando l'intervista notturna a Nicodemo, al termine del capitolo
terzo di S. Giovanni, dice che molti uomini non possono vedere, manca la luce; e
perché? Ne dà la grande ragione: perché le loro opere sono cattive, il che
significa che, quando non c'è la rettitudine morale, si restringe,
nell'intelligenza dell'uomo, la capacità di avvicinarsi alla verità, di
intenderla e, quando essa è comprensibile, di capirla.
Vorrei
che la Vergine Immacolata la vedeste sempre così: nella luce, come appare nella
visione che Giovanni ebbe nell'isola di Patmos.
L'Immacolato
Concepimento della Vergine costituisce un'indicazione divina.
Questo
è il tema sul quale vi invito a riflettere. Tutto costituisce un'indicazione
divina di quello che ha fatto Dio, perché Dio non parla - è l'unico - soltanto
con le parole, Dio parla anche con la creazione, coi fatti.
Tutto
è un'indicazione divina, questo sarebbe un discorso da continuare assai a
lungo e, se gli uomini capissero che tutto quello che è creato costituisce
una indicazione divina, in questo mondo si starebbe molto meno male e
probabilmente sarebbero eliminati molti dei suoi guai. Limitiamoci al dogma
dell'Immacolato Concepimento della Madonna e vediamo quale indicazione
contiene. Non pretendo di esaurire l'argomento, non ne sarei capace, ma
qualche cosa posso dire.
L'Immacolato
Concepimento consiste nel fatto che Dio in previsione di Gesú Cristo, del quale
Essa sarebbe stata Madre, e per i meriti di Gesú Cristo suo Figlio, ha esentato
la Vergine Maria dal peccato originale e da tutto quello che consegue dal
peccato originale.
E'
chiaro che non si tratta soltanto di un mistero che ci porta a vedere un punto
originale della storia umana della vita della Vergine Maria, ma si tratta di
tutta una lunga logica che sviluppa quel punto.
Orbene,
ecco le indicazioni divine. La prima - ripeto, non pretendo di dirle tutte, ma
quanto basta per una meditazione - la prima indicazione è questa: la separazione
tra il bene e il male.
Dio
l'ha fatta nettamente; dobbiamo cercare di leggere questa pagina del dogma
dell'Immacolato Concepimento di Maria, l'indicazione che il male sta su di una
riva, il bene sta sull'altra.
L'indicazione
che gli eventi del bene stanno su una riva e gli eventi del male stanno
sull'altra. Cerchiamo di scendere ai particolari.
Il
male vero si chiama peccato. Gli altri fatti che possono anche essere dolorosi
si potranno chiamare male per analogìa, ma in realtà non lo sono, completano
un disegno di Dio e sono quella stessa forza non certo gentile, che noi
dobbiamo impiegare, quando costruiamo, quando gettiamo le volte dei templi e dei
monumenti. Il male si chiama peccato.
L'indicazione
divina è decisa e netta; tutto quello che riguarda Dio stesso non può
ammettere il peccato, è per questo che la Vergine Maria è stata concepita Immacolata.
E'
vero, se avesse avuto il peccato originale, avrebbe toccato Lei. Il peccato non
incombeva sul Divin Figlio, d'accordo, ma neppure la vicinanza di Dio lo tollera
e per questo, dovendo Essa compiere l'ufficio materno verso il Divin Figlio, non
poteva avere a qualunque titolo e in qualunque tempo, anche previo, alcun
contatto col male. L'indicazione divina, che noi cerchiamo di accogliere, fu
accolta dalla Vergine Madre del Signore perché fu la Sua purissima virtú che
La rese degna del privilegio d'esser la Madre di Dio.
In
quella virtú che dipendeva, sì, dalla grazia del Signore, ma anche dalla Sua
libera volontà. E questa virtú, nell'umiltà - cosa che è interessante e
gioiosa per noi - superò quella di tutte le altre creature. Ma Dio non tollera
il male.
Quando
si trattò di Nostro Signore Gesú Cristo, per lo stesso criterio, in forza
della stessa indicazione, Egli assunse la natura umana come abbiamo noi:
un'anima e un corpo; il corpo l'ebbe dalla Vergine Madre.
Poiché
niente di peccaminoso si può avvicinare a Dio, nella natura umana di Gesú
Cristo rimase la capacità di deterioramento biologico e fisiologico, ma non
rimase il peccato e neppure il fomite del peccato.
Questo
non poteva avvicinarsi alle cose di Dio. Fratelli, credo che a questo punto se
sapessimo ragionare, dovremmo tremare tutti per il timore d'esser indegni
nel nostro colloquio con Dio, soprattutto nel nostro contatto ed
incorporazione con Gesú Eucarestia. L' indicazione divina è che non si tollera
il peccato, bisogna ricordarlo.
Oggi
si cerca di annullare la legge, si cerca di rendere autonoma la coscienza; l'uno
e l'altro sono due tentativi ereticali.
Si
cerca di cassare dall'elenco delle leggi molti peccati. Non vogliate cedere,
non vogliate credere: questa non è l'indicazione di Dio, questa è
un'indicazione che viene dall'opposto di Dio.
Andiamo
avanti. Dopo l'indicazione della separazione del bene dal male, c'è
l'indicazione della superiorità dell'anima sul corpo: tutti siamo costituiti di
anima e di corpo.
La
separazione nella nostra vita non esiste perché essa causerebbe la morte, ma c'è
la distinzione dei diritti e la superiorità dell'anima sul corpo.
Superiorità
dell'anima: prima, si deve pensare all'anima, poi al corpo. Non è detto che
esso debba venire trascurato.
Dobbiamo
restituire la vita a Dio quando Egli ce la chiederà, non possiamo far questo di
nostra iniziativa, ma la superiorità resta, è un'indicazione divina.
Il
dogma del Concepimento Immacolato della Vergine Maria richiama tutto questo.
Perché
guardate come questo dogma si dipana: si dipana nella verginità della Madonna,
nella Sua maternità, e la verginità non è altro che l'affermazione del punto
piú alto in cui l'umanità può giungere, senza contraddire le leggi di natura.
Il vertice sommo è quello in cui, liberamente, tutto si dona a Dio!
Ecco
il primato della spiritualità dell'anima. L'indicazione divina entra trionfante
in questo nostro mondo del quale noi siamo spesso sordi e ciechi spettatori,
e l'indicazione divina, proprio a proposito dell'Immacolato Concepimento,
viene ad indicare la separazione che è tra quello che è bello e quello che è
brutto, perché il bello, anche quando è costituito nelle cose materiali,
poniamo nell'arte, non è una cosa materiale, è un'armonia interna ed esterna,
un'armonia dentro le cose che compongono quello che noi diciamo bello e una
norma superna che sta al di fuori della cosa che noi diciamo bella.
L'armonia
e il bello lo si percepisce nell'atto intellettuale col quale noi lo vediamo e
lo conosciamo è, quindi, un fatto spirituale.
Senza
l'atto di visione e conoscenza, il bello per noi non esiste.
E'
necessario che ci sia l'intelligenza.
L'indicazione
che viene dall'Immacolato Concepimento della Vergine Maria, mette una chiara
distinzione tra ciò che è bello e ciò che è brutto.
La
distinzione non la facciamo noi, l'ha fatta Iddio e l'ha indicata. Ecco perché,
anche senza troppe penetrazioni e speculazioni intellettuali, il popolo ha
sempre inteso che intorno alla Vergine tutto è bello e per questo il canto che
esplode nella festa dell'Immacolata è il "Tota pulchra", "Sei
tutta bella, o Maria".
Non
è che tutti intendano la logica obiettiva che sta dentro il dogma, ma, se nono
intendono, l'hanno sempre sentito e c'è stato nella storia del mondo, dei
cristiani, della santità, un sesto senso per capire la parentela che è tra
questo dogma e tutto ciò che è costituito per rifrazione di una divina
bellezza in questo mondo.
L'indicazione
divina è la separazione netta tra la barbarie e la civiltà, proprio perché
è la separazione netta, che afferma la superiorità dell'anima sul corpo.
La
barbarie della civiltà si ha quando siamo solo consci e padroni invasati della
materia e delle sue applicazioni e manca tutto il resto.
Allora
questa separazione divina entra come una folgore a render chiaro quanto sia
grande l'errore del mondo, che pensa tanto alle cose materiali e non pensa
alle cose spirituali.
Ma
c'è di piú: l'indicazione divina ci trasporta in un ordine, per il dogma
dell'Immacolato Concepimento della Vergine, che ci obbliga a guardare il Cielo e
la vita eterna.
L'indicazione
divina è che la vita del tempo ha scopo soltanto nella vita eterna. E così,
con questo dogma, il Signore entra sfolgorante nelle nostre intelligenze, nella
nostra anima e, Lui voglia, nella nostra vita.
Noi
siamo stupiti quando osserviamo il mondo: è grande! Siamo arrivati a fare la
spettrografia dell'atomo di cento milioni di anni luce e abbiamo trovato che la
spettrografia dà lo stesso risultato degli atomi dei nostri giorni: su un arco
di cento milioni di anni luce, uniscono la stessa idea, la stessa impronta
divina, lo stesso disegno, la stessa armonia.
E
per questo i cieli cantano, dice il salmista: "Sono i Cieli che narrano la
gloria di Dio", ma chi la vede?
Poveri
uomini, miopi e spesse volte sordi! Dio parla con tutto quello che ha creato;
non c'è niente che appartenga alla creazione e non sia splendente e puro.
Vi
prego di osservare le leggi della fisica, le leggi che governano il nostro
mondo: sono inflessibili e non hanno mai mancato nell'obbedienza al loro
Creatore. Non poteva essere diversamente perché le leggi del cosmo sono
determinate, non sono libere.
Ci
siamo noi soli liberi, che possiamo travolgere questa bellezza e questo ordine e
rivoltarci a questa indicazione divina colla nostra colpa. E' la triste
capacità degli uomini.
Noi,
poveri uomini, siamo pochi davanti a questi cento milioni di anni luce e non
abbiamo ancora raggiunto il limite, siamo pochi, siamo piccoli, siamo
effimeri. Dio solo è grande!
E
l'indicazione del dogma dell'Immacolato Concepimento della Madonna, stendendo
questa chiarezza d'interpretazione delle cose, di tutte le cose, di tutta la
vita, segna in Cielo l'arco vero della nostra pace e del nostro futuro.
Cari
fedeli, le cose di Dio tendono all'infinito e la nostra intelligenza si perde,
ma a questo punto ricordiamoci che la grandezza dell'Immacolata è anche la
grandezza della Sua intercessione e tanto piú saremo esauditi nella nostra
preghiera, quanto piú e meglio comprenderemo come l'indicazione divina, che
ha scelto l'umile fanciulla di Nazareth a questo fastigio, non è sulla
superbia umana, ma sulla libera umiltà degli uomini.
Il
discorso sulla Vergine Immacolata non sempre lo si fa concreto, completo ed
esatto.
Si
parla sempre di Lei, sé ne magnificano le qualità, i privilegi, la grandezza.
Parliamo
un po' di noi; a Lei non dobbiamo insegnare nulla! Noi abbiamo bisogno di
apprendere molto.
Il
discorso dunque è per noi e di noi.
In
che cosa consiste la vera devozione alla Vergine, Madre del Signore?
Anzi
tutto consiste nel fare quello che Essa vuole: questo è il fondamento
necessario nella devozione alla Madonna.
Che
cosa vuole?
La
osservanza della legge di Dio!
Vuole
la cosa piú grande, piú dolce, e, per molti uomini, piú difficile che è la
uniformità della volontà nostra alla volontà del Signore.
Essa
vuole quello che vuole Gesú! E la vera devozione è anzitutto e
sostanzialmente in questo: che si faccia quello che Dio vuole.
La
devozione alla Madonna non costituisce un tema di extraterritorialità alla
norma della legge di Dio, no! E' tutto nella norma della legge di Dio.
Certo
non è difficile capire che la cosa non è facile, ma questo non autorizza a
tacerne; quanto piú una cosa è difficile, tanto piú bisogna parlarne; quanto
piú una cosa è dimenticata tanto piú bisogna ricordarla.
Ma
non è solo questo! La vera devozione alla Madonna domanda un'altra cosa.
Gesú in croce affida la Vergine al suo discepolo piú fedele, Giovanni, l'unico che aveva avuto il coraggio di seguirlo fino alla croce - gli altri si erano tenuti piuttosto discosti! - In Giovanni è rappresentato ciascun uomo, pertanto la nostra devozione verso Maria dev'essere filiale. La vera devozione alla Madonna domanda questo: che si instauri tra l'anima nostra e la Vergine Madre del Signore il rapporto, il clima, il calore che unisce madre e figlio.
Quale
calore?
Quello
della ammirazione, della stima, dell'afflato - questa parola dice un mondo
intero! - della fiducia, dell'abbandono tranquillo, sorridente, pacato.
I
rapporti tra madre e figlio sono descritti in queste parole, ed è chiaro che
queste parole contengono un insieme di sentimenti che non è esattamente
quello che sta nel rapporto di amicizia, perché è molto di piú.
Questo
deve essere instaurato nella vera devozione: l'intimità, il ricorso, l'appello,
il colloquio, il senso di una presenza nella quale ci si sente perfettamente
tranquilli. Mi direte: e come si fa?
Sono
tutte cose piuttosto difficili.
Tali
risposte cominiciano ad essere difficili anche tra le madri e i figli del nostro
tempo, perché molte madri non meritano piú e molti figli meritano ancor meno,
il che è uno degli aspetti di disfacimento che è la gloria della nostra
cosiddetta civiltà.
E'
ora di aprire gli occhi su quello che il mondo è oggi.
Come
si fa per prolungare, per creare questo calore, questa intimità, questa
vicinanza, questa presenza affettuosa, sorridente e tranquilla?
Ci
sono le pratiche di pietà e l'orazione.
E'
con l'orazione che si stabiliscono i rapporti con il Cielo, con Dio, con Cristo,
con la Vergine, con gli Angeli, con i Santi.
La
strada è la stessa; è unica! E' questione di percorrerla con maggiore
comprensione, con maggiore sacrificio e maggiore saggezza, è questione di
saper prendere e riprendere la rincorsa, ma la via è sempre l'orazione.
Guardiamo
a Lei - già! - ma guardiamo un po' anche a noi, perché i rapporti si hanno in
due; è necessaria una reciprocità con Dio, che rispetti la libertà umana, e
questa reciprocità non manca mai; anzi la ha affidata a noi, a noi dico!
Vediamo
come possiamo colloquiare con Maria, di quali strumenti possiamo servirci.
Naturalmente
si può colloquiare con la Vergine, Madre del Signore, in ogni momento e per
qualunque cosa e in tutte le forme e per qualunque causa: con la meditazione
interiore; ma penso che questa possa essere difficile per molte anime. Bisogna
cominciare con le cose piú facili e pertanto vengo a quelle.
Prima
di tutto il Santo Rosario!
Il
Santo Rosario: non sappiamo esattamente che origine abbia come fatto storico;
attribuito a San Domenico, anzi ad una visione avuta da Lui: ma questa non può
essere provata! Si comincia a parlarne con documenti un secolo dopo la morte di
San Domenico.
Comunque
sia, il Rosario è quello che è!
Anzitutto
e soprattutto è la meditazione su tutti i misteri della Redenzione e della
nostra salvezza.
Il
Rosario obbliga a percorrere tutto l'itinerario che fu di Cristo e dalla
Incarnazione alla gloria del Cielo e tutto l'itinerario di quello che in Lui
dobbiamo cogliere per riprodurlo in noi.
Questo
è il Rosario!
Molti
non vedono in esso altro che una ripetizione! Stiano attenti! La ripetizione è
in funzione di una attività interiore, meditativa di quello che ho detto, del
riassunto di tutto quello che interessa all'uomo sapere... e conoscere per
salvarsi!
Ma
anche se il mezzo di questa meditazione è una ripetizione - ripeto: attenti! -
ci sono delle parole che si ripeterebbero all'infinito e non perdono mai la
ragione di essere ripetute: la parola mamma, per quelli che l'hanno avuta e
l'hanno non è una noia ripeterla.
Io
ricordo, molti anni or sono assistevo un parroco della nostra Diocesi,
ultranovantenne, e ad un certo momento l'ho sentito – aveva 92 anni! -
chiamare mamma, e chiedere alla sorella vicina al letto: "Sorellina, quando
arriva la mamma? " Ci sono delle cose che si possono ripetere all'infinito;
ne ho detta una, la piú semplice. Pertanto lasciamo stare le obiezioni con il
Santo Rosario, ma ricordiamoci che il Rosario è il Breviario della povera gente
e siccome povera gente siamo tutti, è il Breviario di tutti!
Non
disprezziamo quello che ci mette davanti intere ragioni per cui crediamo, per
cui speriamo, per cui attendiamo la felicità di entrare nella gloria.
E
uno!
Ora
vengo a rispolverare un'altra preghiera: l'Angelus!
Le
campane, dove ancora suonano, suonano al mattino, a mezzogiorno e alla sera.
E'
il suono dell'Angelus; perché si chiama così? Perché è il suono che richiama
a salutare la nostra Madre del Cielo; ma attenti bene! in questo saluto si
ricorda la Sua obbedienza, si ricorda la Incarnazione del Verbo; in questo
saluto si termina, come devono terminare tutte le cose, con il Gloria Patri,
che si tende ad eliminare, con meraviglia di coloro che hanno una fede sincera
e consapevole.
Ricordiamoci
bene che il Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo è in terra la
sintesi del nostro canto eterno in Cielo; come sarà non lo sappiamo, ma
sappiamo che questa è una anticipazione ed una sintesi.
Quando
San Beda il Venerabile stava morendo e doveva terminare la traduzione in
lingua sassone del Vangelo latino di Giovanni, - era arrivato al terz'ultimo
versetto - l'assisteva il giovane amanuense padre Atanasio. Egli tradusse il
terz'ultimo versetto e poi pronunciò, Gloria, al Padre al Figlio e allo Spirito
Santo. Subito dopo parve cadere; l'amanuense lo scosse dicendo: l'ultimo
versetto da tradurre.
Lo
tradusse e così terminò l'opera sua, il grande dottore, il piú grande dottore
del secolo VIII della Chiesa. Finì con le parole: Gloria al Padre, al Figlìo e
allo Spirito Santo e spirò!
Aveva
cantato l'antifona al suo cantico eterno.
Così
anche la nostra vita trovi la sua unità, la sua pace, la sua sicurezza, la sua
gioia nel conformarsi tanto alla lode del Signore da far risuonare sopra ogni
altra voce il cantico, che l'eternità tradurrà un giorno in termini divini:
"Gloria al Padre, al Figliuolo ed allo Spirito Santo, come era nel
principio, ora e sempre e per tutti i secoli! " Ogni cosa passa, solo
l'eterno cantico dura!
E'
forse troppo per noi ricordarci di questo tre volte al giorno, per noi sommersi
dalla infelicità della esperienza terrena?
E
due!
Il
terzo! Ci sono le giaculatorie che; facendo l'analisi lessicale della parola,
rivelano: piccole saette gettate verso il cielo!
Qualcheduno
ride delle giaculatoríe: è segno che è stupido! Ma la cosa diventa strana,
perché la giaculatoria è adatta al nostro tempo.
Siamo
tutti nella fretta, corriamo; per correre di piú ci facciamo sostituire;
abbiamo spinto fino alla follia la creazione di macchine che ci sostituiscano,
perché abbiamo fretta.
La
giaculatoria è la preghiera piú congeniale al nostro tempo!
Perché
lasciarla stare?
Questa
piccola puntura d'amore verso Dio, di intesa con gli Angeli e con i Santi,
questa espressione, fatta di qualche parola soltanto, che può essere detta,
pensata in qualunque momento, per qualunque ragione, con chiunque si stia
parlando, qualunque cosa si stia facendo, ma che ci dà il potere di aprire lo
spiraglio alle cose soprannaturali verso di noia
E'
la preghiera piú intonata alla fretta del ventesimo secolo e diventerà ancora
piú intonata per il ventunesimo. Ecco, io ho finito: ho voluto rispolverare
solo queste pratiche di pietà che talvolta sembrano dimenticate.
Ci
sono, certo, le orazioni liturgiche, quelle sono ufficiali, quelle sono
l'alternanza del canto tra noi e il Cielo, perché in realtà chi risponde al
versetto dell'Ufficio divino è la Gerusalemme Celeste; lo so!
Ma
siamo poveretti!
Non
possiamo mangiare sempre come nel giorno di Natale; per i giorni feriali
occorrono cibi umili; perché disprezziamo quel modo di congiungerci con le cose
celesti che non solo sono adatte alla fretta del nostro tempo, ma adatte alla
nostra miseria e alla nostra povertà?
Ecco,
forse è bene ricordarci di questo!
Ed
io raccomando a Madonna Povertà di continuare il discorso!
Non
sarebbe esatto considerare in modo avulso dalla persona il Concepimento
Immacolato, perché nella realtà esiste solo la Vergine concepita senza il
peccato originale e questo credo lo capiscano tutti. Ma c'è un'altra cosa, non
si può considerare, nell'ambiente della nostra fede, la Vergine Immacolata come
detto ora, avulsa dalla storia del mondo, meglio dalla storia dell'umanità,
perché questa storia dell'umanità è una comparsa vera, obiettiva, che ha
avuto un principio in modo del tutto ragionevole e che avrà un fine con un
giudizio sì ragionevole, ma soprattutto pieno di misericordia.
Bisogna
dunque considerarLa questa Vergine Immacolata, davanti a tutta la storia del
mondo, perché il suo posto è là.
Che
cosa è che influisce sulla storia del mondo, cioè sulla storia dell'umanità?
Il
mondo va avanti senza di noi e non ha affatto bisogno della nostra scoperta per
vivere. Il mondo è stato creato prima di noi e continuerà dopo di noi. Non
possiamo credere che di fronte alla infinità di Dio noi riempiamo tutte le
possibilità. Abbiamo l'illusione di essere gran cosa quando non consideriamo il
Cielo e tutto ciò che il Cielo racchiude, ma davanti all'infinità di Dio siamo
una piccola cosa. La Vergine Immacolata, invece, non è piccola cosa.
Ripeto
la domanda, che cosa è che influisce sulla storia degli uomini?
Prima
di tutto la creazione di Dio e il fine che Dio ha dato alla creazione, cioè la
sua gloria. Tutto è stato creato da Lui e, se tutto è partito da Lui, tutto
deve ritornare a Lui. Niente da osservare! E sarebbe irragionevole fare su
questo delle osservazioni. Ma, attenti bene, che cosa vuol dire questo? La
storia dell'umanità anzitutto è fatta da questo cosmo nel quale noi viviamo,
e dalle sue leggi.
Le
leggi non obbediscono a noi, noi possiamo usarle perché Dio ha dato alla Sua
creazione quella mobilità per cui, avendo intatta la definizione della legge
che opera sempre e sempre allo stesso modo, nelle stesse condizioni, noi
possiamo usare delle leggi, ma le usiamo secondo il corso che ha stabilito il
Creatore, non lo stabiliamo noi. Sfruttiamo quel cosmo che non dipende da noi e,
a quanto pare, il cosmo ci condiziona, perché, se oggi piove, vorrei vedere
se si potesse in qualche parlamento fare una legge per cui l'otto di dicembre
non può piovere, ci si provino!
Siamo
in mezzo a leggi che obbediscono solo a Dio e fingiamo di non accorgercene!
C'è
un secondo punto che influisce sulla storia degli uomini ed è la libertà
umana. E' il piú grande mistero che portiamo con noi perché fin'ora non siamo
ancora riusciti a spiegare bene come mai, non so se i nostri successori ci
riusciranno, come mai Dio, che è libero per essenza, abbia potuto creare degli
altri esseri liberi perfettamente. E naturalmente la libertà degli uomini
entra nel realizzarsi della storia, ma gli uomini liberi, specialmente quelli
che credono di fare la storia, si ricordino che c'è un bel giuoco al quale
debbono stare attenti, perchè, quando gli uomini fanno il male e credono con
questo di essere grandi perché si ribellano, perché sono capaci di fare una
rivoluzione, ossia un disordine irrazionale e stupido, tutto quello che
fanno di male serve al disegno di Dio. E' veramente giocondo osservare la storia
da questo punto di vista e vedere questi grandi uomini che passano, che vanno a
briglia sciolta dall'oriente all'occidente, dal Nord al Sud, non lo sanno,
poveretti, se lo sapessero chi sa come rimarrebbero male, in realtà senza
merito servono Dio; senza merito, ma fanno tutti il giuoco di Dio e dopo aver
fatto quanto ad essi comoda, non resta loro niente. Così, senza aver alcun
merito e alcuna pretesa per l'eternità, quello che hanno fatto servirà al
disegno di Dio e anche il male, tutto il male sarà costretto a servire a tutto
il bene.
La
storia si fa in questo modo, perché al di sotto della libertà umana ci sono
infinite altre cose, quelle che collegano noi, causa che agisce alla Causa
Prima.
Ho
ricordato tutto questo perché ora debbo invitarvi a guardare Colei che perché
esentata dal peccato originale sta, in questo senso, al di fuori della storia
umana, la guarda e la condiziona. Perché la guarda e la condiziona? Se io apro
il libro dell'Apocalisse, che è di una incantevole poesia e di una
incredibile realtà su tutta la storia umana, al capitolo dodicesimo della
visione che Giovanni l’Evangelista ha a Patmos i protagonisti sono due; in
modo diverso, ma sono due: il Figlio, che nasce dalla Vergine, e la Vergine.
Questo perché tutta la vicenda della libertà umana usata male da Adamo fino a
noi è tutta quanta dominata e conclusa dalla venuta del nostro Signore Gesù
Cristo. E ormai tutta la storia è guidata da lì: il prima, quello che fu il
contemporaneo, e il poi e quello che verrà fino alla chiusura escatologica, al
momento in cui il Giudizio chiuderà la vicenda umana.
Ma
perché c'è la deuterogonista, la Vergine? Perché il Figlio di Dio potesse
riparare per gli uomini e meritare tutto e portare la misericordia prevalente
sulla giustizia, era necessario che appartenesse al genere umano. Perchè di là
doveva sorgere la riparazione donde era sorta la colpa. E che cosa Lo ha fatto
membro del genere umano? Una cosa sola: il corpo avuto da Sua madre, la vita
accesa dalla stessa fiammella di Adamo, che Lo renderà parente di tutti,
consanguineo di tutti gli uomini: e allora in tale veste doveva rappresentarli,
sostituirli e così redimerli.
La
Vergine Santissima ha dato non l'anima, ma il corpo a Cristo e, pertanto, rimane
con Cristo protagonista della storia del mondo. Molti futurologi cercano di
prevedere cosa sarà il duemila, che è vicino, ma non lo sanno, perché non
saranno i calcoli politici ed economici che stabiliranno il corso del duemila;
sarà quello che converrà al Regno di Dio in terra, deciso da Cristo che ha
redento e, accanto a Lui, da Sua Madre.
Ecco
la posizione! E Maria ha potuto avere questa posizione perché Immacolata:
infatti l'ombra caduta anche per un istante solo sulla Madre si sarebbe
riversata sul Figlio e questo era impossibile, perché il Figlio aveva una anima
e un corpo come noi, ma questi appartenevano al Verbo di Dio. Le ombre si
trasmettono e in questo caso nessuna ombra poteva essere trasmessa.
Ecco
da una parte la storia dal mondo, dall'altra Lei, una Madre che è Madre di Dio
perché Immacolata.
Vorrei
farvi osservare una cosa, il ritmo che Dio mantiene in tutte le verità, in
tutto l'ordine creato e in tutto l'ordine soprannaturale: Dio è coerente in
quello che fa. Il Creatore attraverso il diritto naturale ha stabilito la
famiglia; dal punto di vista giuridico, il capo della famiglia è l'uomo. La
pochezza umana del nostro tempo non si è accorta che l'uomo ha caratteristiche
per cui sta al sommo della famiglia; ma la donna ha altre caratteristiche per
cui in un altro modo, non inferiore, sta anch'essa al sommo della famiglia. La
donna ha un'altra sovranità: quella della femminilità, cioè del sentimento
del pudore, della dolcezza.
Spesso
si dimentica che Dio può fare infinitamente piú di quello che possono fare gli
uomini. Egli ha creato due sovranità, con questa meraviglia: che tutte e due
sono come se fossero una monarchia, il diverso piano le rende coesistenti e non
diminuisce affatto né la monarchia dell' uno, né la monarchia dell'altro.
Guardate
bene, questo avviene nell'ordine naturale. Nell'ordine soprannaturale della
redenzione si verifica la stessa cosa: Cristo è il re, che ha fondato il
regno e che conduce le cose di questo mondo verso il fine al quale Iddio ha
indirizzato la creazione; ma davanti a questo mondo ci ha messo una Madre, una
sovranità di amore!
Del
resto tutte le volte che c'è bisogno di qualche cosa in questo mondo, è sempre
Lei che viene. La storia dei santuari, che noi possiamo fare benissimo dal
mille in poi, lo dimostra con chiarezza. L'anima di tali santuari documentati,
intendiamoci, è Lei, sempre Lei, sempre Lei. Si ha un solo caso di un fatto
miracoloso accaduto e tenuto celato, perché laddove è accaduto è tutto celato
quindi anche questo non è del tutto noto, dove è comparso anche Cristo, ma
è Sua Madre che viene a chinarsi sugli uomini.
Lo stesso ritmo nel diritto naturale della famiglia umana e nell'ordine soprannaturale della redenzione.
Ora
capite perché questa Vergine sta di fronte al mondo e di fronte al mondo è
meglio che ci stia una Madre piuttosto che starci un qualche potentato iniquo,
spaventoso e terrificante come molti uomini ci vorrebbero regalare.
"NULLA
E' IMPOSSIBILE A DIO!"
Il
racconto evangelico, nel quale S. Luca descrive l'annuncio dell'angelo a Maria,
si conclude con una affermazione, che è importante per tutti noi. Dopo averLe
annunciato che Lei sarebbe divenuta Madre, sempre Vergine, di Gesú e che la
sua cugina Elisabetta, sebbene vecchia, stava per mettere al mondo un figlio,
l'angelo disse la ragione generale: "Niente è impossibile presso Dio"
(Lc. 1, 37).
Questa
parola è grande, è misteriosa, è gaudiosa.
E'
grande perché non la possiamo dire noi, a causa di quello che Dio ha concesso
alla nostra natura.
E'
misteriosa perché occorre molto per raggiungere il significato che essa porta.
E'
una parola gaudiosa perché raccoglie, può raccogliere tutta la nostra
speranza!
"Niente
è impossibile a Dio."
Colui
che ha fatto tutto può fare tutto all'infinito, le ragioni di questa negazione
dell'impossibilità sta nella natura stessa di Dio.
Tutto
questo serve a noi perché abbiamola certezza che nulla è abbandonato al caso,
sappiamo che al posto del caso ci sta un amore eterno.
Solo
l'amore vero si riversa sulla cosa amata e, quando è purissimo, non si fa
pagare.
Dio
può amare in modo infinitamente perfetto perché non ha bisogno di nessuno e
pertanto è dono, non offerta che attende la reciprocità.
Noi
sappiamo che l'ordito della storia lo conduce Dio e lo conduce in modo coerente
con la Sua creazione; ha lasciato gli uomini liberi e rispetta la loro libertà.
Fosse vero che gli uomini la rispettassero altrettanto! Egli ha i suoi scopi e
nonostante questa libertà Egli li raggiungerà. Ma per la piccola situazione di
ciascuno di noi, che si sente immensamente piccolo dinnanzi alle forze naturali
che constata e che sente misteriose nel profondo della storia di se stesso,
possiamo sapere che in aiuto nostro c'è questa potenza: "Niente è
impossibile presso Dio".
Sappiamo
che mai potrà esistere un ordito della storia che si levi contro questa verità,
sappiamo che mai sarà fallita la nostra orazione, anche se non sempre viene
dato quello che chiediamo perché chiediamo ciò che è nocivo a noi o agli
altri. In definitiva, questa parola risuona sulla nostra vita, forse non sempre
ci si sente vicini a questa garanzia divina: "Niente è impossibile presso
Dio". Ci troviamo nella situazione di un bambino che ha commesso una
marachella ed ha paura di guardare in faccia alla mamma, perché sa di non
essersi portato bene.
Ma
noi possiamo sempre guardare in faccia Colui che sta nei Cieli e ricordarci che
"Niente è impossibile presso Dio".
Non
è stato impossibile a Dio realizzare la Verginale Maternità di Maria
Santissima, non sarà a Lui impossibile accogliere il nostro desiderio di
elevazione spirituale, unica vera dignità, esaudire la nostra preghiera
d'esser santi. l'unica autentica felicità, e tutto questo grazie alla potente
mediazione di Colei che è la Tutta Pura, la Tutta Santa.
“Casa
Mariana” Maria SS del Buon Consiglio – 83040 FRIGENTO – (AV)