L’AVE MARIA
Missione
Devoniana - Santuario SS Salvatore – 70031 Andria Bari nr 08-08
1.
Maria nella fede della Chiesa
Noi non sappiamo nulla di Maria al di fuori di quanto ci raccontano i Vangeli. È vero che nei primi secoli della Chiesa sono circolati altri racconti che parlano di lei - i cosiddetti vangeli apocrifi - ma queste composizioni, successive alla stesura dei Vangeli canonici e spesso assai fantasiose, vogliono riempire gli spazi vuoti della storia e rispondere alla curiosità popolare. Ritornano alla mente le parole di Thomas Merton, teologo e mistico: «Tutto ciò che si è scritto intorno alla Vergine Maria prova che la sua santità è la più nascosta di tutte. Poiché - visto che Dio ci ha rivelato assai poco su di lei - gli uomini, cercando di aggiungere altro, manifestano soltanto se stessi...» (in Semi di contemplazione, 1949).
Tutto
ciò che è detto di Maria nei Vangeli può essere riassunto così: Maria, del
tutto disponibile a Dio, nella fede, è diventata madre di Gesù. E tutto ciò
non è detto in una prospettiva storica, ma viene dalla fede.
Anzi,
per essere ancora più chiari: di Maria niente sarebbe stato ricordato se degli
uomini e delle donne non fossero stati conquistati da Cristo, trasformati
dall'incontro con Gesù crocifisso e risorto. È questo il punto di partenza
della fede. Da queste esperienze i discepoli partirono per annunciare dovunque
che «Cristo è morto per i nostri peccati ed è risorto per la nostra
giustificazione» (1Cor 15,1-8). Questo è il loro annuncio. A partire da qui le
prime comunità cristiane cominciarono a scrutare la vita, i gesti e le parole
di Gesù di Nazaret, scoprendo come in lui Dio si era fatto incontrare e
riconoscere.
È
in questo contesto che i discepoli hanno parlato della madre di Gesù, da cui il
figlio ha preso la sua piena umanità. E Maria ha preso, progressivamente, un
posto significativo nella proclamazione della fede nascente. Ma anche assai discreto
perché al centro della fede non c'è lei ma suo Figlio, il Verbo che si è
fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi. Meditando queste realtà
profondamente umane e, nello stesso tempo, totalmente aperte a Dio, i credenti
scoprirono poco a poco Maria come «madre di Dio».
Una
volta accolto Gesù come pienamente uomo e pienamente Dio, il cammino della fede
li condusse a comprendere Maria alla luce di questo mistero e a venerarla come
madre di Dio. Il Concilio di Efeso del 431, uno dei primi grandi concili
ecumenici, darà a Maria il titolo di «theotokos, madre di Dio».
Abbiamo
già accennato alla discrezione delle fonti evangeliche. Giovanni ricorda la
presenza di Maria ai piedi della croce e le parole di Gesù che la riguardano.
Con pochi cenni, l'evangelista mostra come Maria, madre di Gesù, è data come
madre alla Chiesa che, in quel momento, sta per nascere dalla vita del Cristo
offerta per la moltitudine (Gv 19, 26). Allo stesso modo Luca, all'inizio degli
Atti degli Apostoli, presenta Maria che veglia in preghiera con i discepoli
nell'attesa del dono dello Spirito da cui, nella Pentecoste, nasce la Chiesa
(Atti 1,14).
Una
tradizione ulteriore ricorderà la morte, la dormitio di Maria a Gerusalemme,
dove la sua tomba è ancora venerata, mentre un'altra tradizione conduce ad
Efeso, accanto all'apostolo Giovanni. Ma queste tradizioni sono fragili. Il
volto di Maria si dissolve nel momento in cui nasce la Chiesa.
2.
Alle fonti dell'Ave Maria
L'
Ave Maria prende forma nel medioevo. Essa nasce poco a poco, come una
meditazione gioiosa sul mistero, come una preghiera che abita il cuore e si
mormora con le labbra. San Bernardo, una delle grandi figure di questo
periodo, ha alcune parole su Maria, cesellate come un poema: seguendola non si
smarrisce la via; pregandola non si dispera; pensando a lei non ci si inganna.
Se ti tiene per mano non cadrai; se ti guida non conoscerai la fatica; se è con
te sei sicuro di giungere a buon fine». L'Ave Maria è una preghiera
semplicissima. Nessun'altra, probabilmente, se si eccettua il Padre Nostro, è
così conosciuta e diffusa. Si dice spesso che è la preghiera dei poveri ed
è probabilmente vero. La si chiama, talvolta, il "saluto angelico",
perché inizia con le parole rivolte dall'angelo a Maria.
Nelle
prime parole dell'Ave Maria, noi ripetiamo le prime parole del saluto
dell'angelo Gabriele a Maria: «Ave, piena di grazia, il Signore è con te» (Lc
1,28), intrecciate a quelle di Elisabetta in occasione della Visitazione: «Tu
sei benedetta fra tutte le donne e benedetto il frutto del tuo seno» (Lc
1,42). I due saluti sono stati riuniti in una stessa preghiera nel IV o V
secolo, in particolare nelle liturgie greche dette di san Giacomo, di san
Basilio e di san Marco che, dopo la parola «Ave», inseriscono il nome di Maria.
Le Chiese d'Oriente aggiungono assai presto a questo primo saluto: «perché hai
generato il Salvatore delle nostre anime». Questa preghiera contempla Maria e
medita il mistero dell'accoglienza della parola, del dono inaudito di Dio che
la sceglie perché ha creduto.
La
prima parte dell' Ave Maria entra nella liturgia latina nel VI secolo,
nell'antifona offertoriale di una Messa d'Avvento attribuita a Gregorio Magno.
Diventa una preghiera più personale nel VII secolo, ma il suo uso al di fuori
della liturgia resta raro fino al 1198.
A
quest'epoca il vescovo di Parigi Oddone di Seliac prescrive ai preti in cura
d'anime di esortare i fedeli alla sua recita insieme con il Padre Nostro e il
Credo. E a partire dal XIII secolo, l'uso si diffonde largamente: in Francia, in
Spagna, in Inghilterra, in Germania. Anche gli ordini religiosi, come i
Cistercensi, i Certosini, i Domenicani e molti altri la prescrivono. Ma in
quest'epoca l' Ave Maria termina con le parole di Elisabetta a Maria: «E
benedetto il frutto del tuo seno»; spesso si recita accompagnata da un inchino
o da una genuflessione, o viene ripetuta più e più volte come gesto di
penitenza. Papa Sisto IV (+ 1484) concederà un'indulgenza di 30 giorni a coloro
che concluderanno questa preghiera aggiungendo le parole: «Gesù Cristo. Amen».
Un
po' alla volta nasce, dunque, il bisogno di completare questo saluto con una
supplica o una preghiera. E molti lo fanno, liberamente, spontaneamente. Così
san Bernardino da Siena, prima del 1440, in un sermone che conclude con l'Ave,
scrive: «E io non posso impedirmi di aggiungere: Sancta Maria ora pro nobis
peccatoribus, Santa Maria prega per noi peccatori!». Già un breviario
certosino del XIII secolo aggiungeva: «Sancta Maria, ora pro nobis, Santa
Maria prega per noi». Verso il 1500, infine, molti breviari in differenti
luoghi d'Europa (Francia, Italia...) aggiungono: «Ora e nell'ora della morte.
Amen!». E nel 1568, il papa Pio V prescrisse ai sacerdoti di iniziare la recita
del breviario con il Pater e l' Ave nella forma che utilizziamo oggi. All'inizio
del XVII secolo, l' Ave Maria, così come la conosciamo, è ormai in uso in
tutta la Chiesa.
"Ave
Maria, piena di grazia, il Signore è con te"
Il
Vangelo di Luca si apre con le parola dell'angelo di Dio a Zaccaria, marito di
Elisabetta, sacerdote del tempio di Gerusalemme, per annunciargli che sua
moglie - la sterile! - concepirà e darà alla luce un figlio. E subito dopo «L'angelo
Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una
vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La
vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: Ti saluto, o piena di
grazia, il Signore è con te» (Lc 1,26-28). Anche a Maria - giovane donna di
una borgata lontana da Gerusalemme, l'angelo annuncia una cosa inaudita:
l'incarnazione del Figlio di Dio nel suo seno. Attraverso di lei, umile, Dio
viene ad "abitare" in mezzo a noi.
Rallegrati...
«Ave...»
dice l'angelo nella traduzione latina del Vangelo che è entrata nella nostra
preghiera. Cioè «Ti saluto...». O meglio, secondo le parole che il Vangelo di
Luca trasmette in greco, «Rallegrati».
Per
Luca, la gioia è sinonimo di salvezza; è il tratto distintivo di Dio quando
interviene a favore dell'uomo. La gioia percorre, da parte a parte, tutto il suo
Vangelo: da Maria ai pastori di Betlemme, fino al pubblicano Zaccheo. Quando Dio
interviene è un momento di gioia straordinaria.
...piena
di grazia
Maria
è colmata di grazia... E la parola impiegata da Luca per dire «piena di grazia»
è assai rara. La si ritrova solo un'altra volta in tutto il Nuovo Testamento,
nella Lettera di Paolo agli Efesini.
Là,
contemplando il dono straordinario che ci è fatto, Paolo assicura che «Dio
ci ha destinati a essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo, secondo
il beneplacito della sua volontà. E questo a lode e gloria della sua grazia,
che ci ha dato nel suo Figlio diletto» (Ef 1,5-6).
Così
l'espressione "piena di grazia" designa la pienezza dell'amore di
Dio quando esso tocca l'uomo. E quando Gesù aprirà la sua predicazione nella
sinagoga di Nazaret tutti, dice Luca, «gli rendevano testimonianza ed erano
meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca» (Lc 4,22). La
grazia rappresenta il mistero di Dio che sfiora, con delicatezza, l'umanità per
inserirla nel suo mistero di salvezza.
...
il Signore è con te!
Si
può, forse, rivolgere un saluto più bello di questo ad un uomo o ad una donna?
«Il Signore - dice l'angelo a Maria - è con te»: Dio si è fatto prossimo,
vicino, ti ha raggiunta sulla tua strada, ti ha scelto...
L'espressione
viene da lontano. Già nell'Antico Testamento, quando l'angelo del Signore
chiama un uomo perché realizzi il progetto di Dio, gli assicura la sua
presenza con questa formula benaugurante. Il saluto dell'angelo, in questi
casi, esprime la realtà dell'impegno di Dio e della sua presenza accanto
all'uomo. Quando chiama qualcuno a portare il suo progetto nel cuore della
storia, Dio si impegna accanto all'uomo, in modo totale. ...Un esempio?
Un
giorno, l'angelo del Signore parlò così a Gedeone, mentre batteva il
grano nel tino per sottrarlo ai Madianiti. L'angelo del Signore si rivolse
allora a Gedeone con le stesse parole che risuoneranno a Nazaret: «Il
Signore è con te!».
E
gli affidò il compito di diventare, nel nome di JHWH, giudice e liberatore
del suo popolo (Gdc 6,12).
Le
parole dell'angelo risuonano, all'interno della grande tradizione biblica,
come l'apertura insieme familiare e solenne di un racconto di vocazione. Si
capisce che qui Dio apre un momento inedito della storia di salvezza.
L'angelo
chiama Maria, da parte di Dio, per un progetto che la supera immensamente, un
progetto di benevolenza per l'umanità tutta intera: «Maria, il Signore è
con te...»
Rileggendo
queste parole del Vangelo, ciascuno di noi vi sente l'eco di altre pagine
bibliche, come il canto straordinario di Sofonia: «Gioisci, figlia di Sion,
esulta, Israele, e rallegrati con tutto il cuore, figlia di Gerusalemme!» (Sof
3,14-17). È questo canto che noi condividiamo con meraviglia quando preghiamo
umilmente l'Ave Maria! "Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno"
Con
le parole del saluto angelico riprese integralmente all'inizio dell'Ave Maria,
la preghiera intreccia le parole di Elisabetta a sua cugina: «Benedetta tu
fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo!» (Lc 1,42). Come se queste
parole continuassero senza interruzione le parole dell'angelo.
Luca
insiste, qui, sul posto centrale occupato dallo Spirito Santo. È lui che
realizza in Maria la parola annunciata dall'angelo.
È
Lui che si manifesta in Elisabetta quando il bambino trasalisce di gioia nel suo
seno. È lui che interviene ancora per ispirare le parole di Elisabetta che si
uniscono con grazia, nel soffio della stessa fede, a quelle dell'angelo: «Benedetta
tu fra le donne». Parole che vengono direttamente dal cuore di Dio.
L'incontro
tra le due donne, carico di tenerezza e di grazia infinita, ha ispirato una
grande varietà di dipinti e di icone di ogni epoca. Maria è giovane e porta in
sé la vita del Figlio che Dio dona all'umanità. L'anziana Elisabetta,
considerata sterile, ora conosce la giovinezza infinita di una gravidanza
ritenuta impossibile.
L'incontro
delle due donne è di straordinaria intensità, perché entrambe si sentono
toccate da Dio e dai suoi progetti. L'una e l'altra sono benedette e colmate
della vita che viene da Dio.
Il
trasalimento di Giovanni nel ventre di Elisabetta professa già la fede del
profeta: Giovanni Battista riconosce e annuncia il Figlio di Dio.
La
sua testimonianza profetica che, ai confini del deserto di Giuda, sarà rude ed
impietosa, in questi primi istanti si esprime come un immenso giubilo.
L'esultanza di Giovanni Battista nel grembo della madre altro non è che il
segno della venuta del Messia. Fin dal grembo materno - lascia intendere
l'evangelista - Giovanni è il precursore.
Anche
Elisabetta è invasa dallo spirito profetico e si meraviglia: «A che debbo che
la madre del mio Signore venga a me?».
Le
parole di Elisabetta nel suo incontro con Maria ispireranno tutte le parole
della Chiesa su Maria. Luca - come anche Matteo nel suo racconto centrato su
Giuseppe e tuttavia così delicato verso Maria (Mt 1-2) - le ha ricevute da una
comunità credente che aveva contemplato Maria e le ha scolpite per sempre nel
suo Vangelo.
«Benedetta
sei tu tra tutte le donne», esclama Elisabetta. Nella tradizione biblica,
"benedire" non è tanto una parola ma un gesto con il quale colui che
benedice trasmette la vita, dono di Dio. Così Giacobbe benedice i suoi figli
quando sente che i suoi giorni sono compiuti. E in essi sono benedette le dodici
tribù d'Israele (Gen 49). E poiché Dio è, per eccellenza, colui che benedice,
la proclamazione di Elisabetta assicura che Dio stesso offre a Maria il dono
eccezionale della vita che germoglia in lei.
...tra
le donne
Proclamare
che Maria è benedetta significa sottolineare la sua condizione con un
superlativo. Anche qui Luca ha di certo in mente le Scritture quando scrive
queste parole. Forse pensa al libro di Giuditta. Lo ricordate?
In
questo antico racconto epico che esprime il Credo d'Israele nel Dio che salva,
il popolo eletto è spinto sull'orlo del baratro da Nabucodonosor e dal suo
esercito. Giuditta utilizza la sua bellezza, ma soprattutto la sua fede, per
affrontare Oloferne, il capo dell'esercito nemico, e ucciderlo riportando al suo
popolo la testa del tiranno. Questa storia assicura che Dio salva il suo popolo.
Davanti
a Giuditta, il popolo salvato loda il Signore con grande allegria. E le sue
parole ci mostrano cosa vuol dire che una persona è benedetta tra le donne:
«Tutto il popolo era oltremodo fuori di sé e tutti si chinarono ad adorare
Dio, esclamando in coro: "Benedetto sei tu, nostro Dio, che hai annientato
in questo giorno i nemici del tuo popolo".
Ozia
a sua volta disse a Giuditta: "Benedetta sei tu, figlia, davanti al Dio
altissimo più di tutte le donne che vivono sulla terra e benedetto il Signore
Dio che ha creato il cielo e la terra è ti ha guidato...
Davvero
il coraggio che hai avuto non cadrà dal cuore degli uomini, che ricorderanno
sempre la potenza di Dio". E tutto il popolo esclamò: "Amen! - Amen!»
(Gdt 13,14.17-20).
Sì,
«benedetta tra le donne»! Anche Maria si rende disponibile al progetto di
Dio per entrare in una storia di salvezza. Per questo il bambino che nascerà
da lei si chiamerà "Gesù" che significa «Il Signore salva... egli -
infatti - salverà il suo popolo dai suoi peccati» (Mt 1,21).
Dire
che Maria è benedetta tra le donne significa benedire il Signore, l'Altissimo,
che ha creato il cielo e la terra e che la sostiene. E riconoscere che l'uomo
vive del progetto di Dio e della sua bontà infinita.
Elisabetta,
dunque, con il suo «benedetta tra le donne», riconosce l'immensità del dono
di Dio che scende ad altezza d'uomo.
...
benedetto il frutto del tuo seno
«Benedetto
il frutto del tuo grembo!» dice Elisabetta. Come se Maria fosse la sola a dare
la vita a Gesù. Come se fosse suo figlio, e lo è veramente! Ma tutto il
racconto sottolinea (e Matteo lo dice forse, ancora più chiaramente) che Gesù
è figlio di Dio, concepito dallo Spirito Santo (Mt 1,18-25; Lc 1,35). Proprio
quello che Elisabetta proclama con una sola parola: «Benedetto il frutto del
tuo seno»!
Così
Gesù nasce pienamente uomo - il frutto del tuo seno -, ma anche pienamente Dio
(«A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?»). Gesù, figlio di
Maria, è benedetto.
Ma
questo figlio viene da Dio, è di Dio, è Dio. La devozione della Chiesa e la
teologia approfondiranno all'infinito queste affermazioni evangeliche, discrete
e illuminanti, che conducono nel cuore della fede.
...Gesù
L'abbiamo
già ricordato: l'Ave Maria è apparsa progressivamente nella fede e nella
preghiera della Chiesa. Alle parole dell'Angelo e di Elisabetta, che la fede ha
velocemente intrecciato, è stato aggiunto successivamente il nome di Gesù.
Pronunciare
questo nome nella preghiera significa ridire, qui ancora come si fa nel Credo,
che Gesù è al centro della fede. In lui siamo salvati.
La
seconda parte dell'Ave esprime la preghiera della Chiesa e si apre con una
professione di fede: «Santa Maria madre di Dio». Maria è entrata nella fede
cristiana grazie all'incarnazione del Verbo. Ma per forgiare le parole della
fede in Cristo, la Chiesa ha impiegato quasi cinque secoli e diversi «concili
cristologici» che hanno permesso di comprendere progressivamente l'identità
di Gesù, tra tensioni e tentazioni che conosciamo anche oggi.
Così,
nel 325, al concilio di Nicea, la Chiesa affermò con forza che Gesù è nello
stesso tempo vero uomo e vero Dio. In seguito, nel concilio di Efeso del 431,
venne proclamata la divina maternità di Maria. Maria è "madre di
Dio" (theotokos) non perché il Verbo di Dio ha preso da essa la sua natura
divina, ma perché è da lei che Egli ha preso il corpo per cui «nacque secondo
la carne».
Con
questo grido della fede, maturata attraverso i secoli dalle comunità
cristiane d'Oriente e d'Occidente, inizia la seconda parte dell'Ave Maria: «Santa
Maria madre di Dio...».
Santa
Maria, madre di Dio...
La
Chiesa ama dire che Maria è «santa». E ama ripetere continuamente nella sua
preghiera, Santa Maria... Afferma così che Maria è segnata da Dio in modo
straordinario.
E
che questa traccia di Dio la abita; che tutto, in lei, è disponibilità
all'Altissimo. Per questo nel suo grembo, il Verbo si fa carne. E la santità,
pur supponendo il consenso dell'uomo, è esclusivamente l'opera di Dio in noi.
Così,
quando preghiamo: «Santa Maria, madre di Dio», noi ridiciamo le parole
attraverso le quali la Chiesa esprime l'appartenenza totale di Maria a Dio. Ed
è questo mistero dell'infinita vicinanza di Maria con il Cristo che noi
scrutiamo in queste poche parole che aprono le umili domande della seconda
parte dell'Ave Maria.
...
prega per noi peccatori
Le
due espressioni che chiudono l'Ave Maria sono apparse, come abbiamo visto,
progressivamente. In effetti, dopo aver adottato in modo abituale, nella sua
preghiera, la prima parte dell'Ave Maria, la Chiesa l'ha un poco prolungata
supplicando Maria di intercedere e pregare per noi peccatori.
Perché
anche noi siamo sfiorati da questa luce immacolata che sola può penetrare la
nostra vita carica di oscurità e di corruzione.
Forse
questa insistenza sulla povertà dell'uomo che si riconosce peccatore viene da
un tempo in cui, più di oggi, si insisteva sul peccato. E tuttavia, ancora una
volta, noi siamo al centro della fede. Infatti il kerygma, il nucleo della fede
apostolica, il cuore del Vangelo, è la proclamazione di Paolo: «Cristo morì
per i nostri peccati secondo le Scritture, fu sepolto ed è risuscitato».
Cristo
ci ha salvati dal peccato, dalla morte... Si va all'essenziale: chiedendo a
Maria di pregare per noi, non le chiediamo la salvezza - noi siamo salvati solo
dalla morte di Cristo e trascinati da lui verso la risurrezione! - ma la sua
vicinanza materna, la sua intercessione. Come poveri e bisognosi, imbocchiamo il
cammino della preghiera a Maria, riconoscendo quanto ci siamo allontanati dal
Figlio suo.
Ciò
che diciamo, lo si capisce, si inscrive nella grande corrente della tradizione
cattolica.
I
"protestanti" non farebbero queste stesse affermazioni: solo il Cristo
può salvarci; solo a lui possiamo gridare come il cieco sulla strada: «Salvaci»!
La tradizione cattolica, tuttavia, non ha mai rifiutato l'intercessione di Maria.
A lei, madre di Gesù e dell'umanità, noi affidiamo la nostra debolezza.
...adesso
e nell'ora della morte
L'ultima
supplica dell'Ave Maria è ancora più umile e più fiduciosa. Essa tocca il
punto che vorremmo talvolta passare sotto silenzio, quella realtà conclusiva
della nostra vita che ci trova totalmente impotenti. Così preghiamo Maria per
l'oggi, che conosciamo, e per l'ora della nostra morte che non conosciamo
affatto e che, forse, ci piacerebbe dimenticare. La preghiera è verità e qui
confessiamo la nostra estrema fragilità.
Molti
uomini e donne hanno sperimentato la bontà e la protezione di Maria nei momenti
ultimi. Maria, madre di Dio e madre degli uomini, nell'ultimo istante, conduce
l'umanità sulle strade illuminate dal suo Figlio. Si è spesso affermato che
l'Ave Maria è la preghiera del povero: una preghiera semplice amata da tanta
gente, dai piccoli, dai malati, da noi stessi...
Tante
persone hanno in mano un rosario quando si mettono in preghiera rivolgendosi
verso il cielo. Esse sanno bene che si rivolgono a Dio, ma sono anche
consapevoli della vicinanza materna della Madonna. A Lourdes e in tanti altri
santuari mariani, la preghiera dell'Ave Maria spinge ad una forte disponibilità
interiore e alla fiducia.
Con
l'Amen finale noi diamo piena adesione all'insieme di questa breve preghiera
che riunisce la terra e il cielo nella fiduciosa supplica alla madre del
Salvatore.
L'Ave Maria offre le parole alla preghiera interiore di ciascuno, ripetendo il mormorio evangelico dell'angelo dell'annunciazione e di Elisabetta. E con pochi cenni presenta a Dio, per mezzo di Maria, tutte le pagine della nostra vita di poveri peccatori. Maria, madre di Dio e madre degli uomini, ci conduca sul cammino che conduce al suo Figlio.
Ho
incontrato tante volte Maria di Nazaret nella mia vita di donna, di madre e di
giornalista. Ma non nelle chiese dove avevo imparato sin da piccolissima a
pregarla, soprattutto nel mese di maggio, quando la mia nonna mi portava per
mano la sera, attraverso i prati, palpitanti di lucciole oggi scomparse, in
un'antica cappella a recitare il rosario. Non nella grande Basilica di Maria
Ausiliatrice dove studentessa mi recavo con la mia classe a festeggiarla nei
momenti liturgici importanti dell'anno. E neppure nell'amatissimo Santuario
della Consolata, cuore di Torino devota che ha affollato di ex voto, commoventi
e naìf, i corridoi laterali. In questi luoghi di culto mi sono inginocchiata
davanti alla sua effigie e ne ho ricevuto conforto e consolazione in tanti
momenti difficili, di sofferenza e di gioia, di ringraziamento e di richieste.
Maria
di Nazaret l'ho incontrata per strada, nelle case, nei paesi del benessere e in
quelli della povertà, in luoghi geografici a volte neppure segnati sulle
cartine, in situazioni da tutti ignorate, nella solitudine di destini che
nessuno registra, neppure all'anagrafe.
Sulle
montagne delle isole di Capo Verde, un arcipelago battuto dal vento e assetato
di pioggia nell'Oceano Atlantico, l'ho vista uscire da una casupola isolata
fra i detriti lavici, tutto attorno un deserto di pietre, che si raggiunge solo
a dorso di mulo. Si è affacciata sull'uscio con un bimbo per mano, il volto
giovanissimo invecchiato da un reticolo di rughe, il corpo magro di chi mangia
forse neppure una volta al giorno. Aveva due uova in mano e non c'è stato verso
di rifiutarle, mi ha costretta a prenderle con uno sguardo d'intimità
affettuosa che mi ha rivelato la sua storia di sacrifici nascosti, di esistenza
ignorata, di umiliazioni subite.
Un
momento magico e irrepetibile in cui ci siamo confidate senza parlare, lei
rassegnata al suo destino accettato con amore, io d'improvviso svuotata di
tutte quelle sovrastrutture che impediscono all'anima di uscire allo scoperto,
nuda nella mia pochezza d'inquilina di tanti privilegi, con un desiderio
improvviso di essenzialità che mi ha ripulita di tante inutilità. Ci siamo
abbracciate come vecchie amiche, come la giovane Maria con la cugina Elisabetta,
e mi sono saliti dal cuore spontanei i primi versetti del Magnificat: «L'anima
mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio Salvatore, perché
ha guardato l'umiltà della sua serva».
Ho
incontrato Maria Bambina in India, in una strada di Bombay affollata di bimbi
denutriti, con gli occhi grandi che occupano tutto il visino macilento, le
manine tese verso il turista che li guarda incuriosito o infastidito, ogni
momento rischiano il pericolo di essere travolti dalle macchine che corrono
senza regole e neppure vedono quelle formichine assiepate lungo i marciapiedi
o sugli spartitraffico. La bambina stava in disparte, nei suoi occhi sembrava
finito tutto il dolore del mondo, un abisso d'angosce e di paure. A differenza
dei suoi coetanei più arditi, non porgeva le manine perse dentro ad un
vestito a brandelli che copriva a stento le gambine esili, il corpicino
prosciugato da tanti digiuni, il faccino smunto e sporco di polvere, con una
traccia di lacrime.
I
suoi occhi nei miei occhi, ci siamo guardate, lei senza alcuna pretesa, io con
un rimescolio nelle mie viscere di madre che spesso non ha saputo capire di che
cosa i figli hanno veramente bisogno, li ha inondati di privilegi che rendono
esigenti e indifferenti, non ha saputo offrire quell'attenzione quotidiana che
significa crescere insieme, godere insieme ai nostri ragazzi dei piccoli, ma
importanti gesti d'amore, di generosità, di conoscenza nascosti nelle pieghe
delle giornate. Significa cercare insieme quel senso vero e profondo delle
cose che aiuta a liberarsi dei falsi miti d'oggi, reagire all'amoralità
dilagante, alla sete di denaro e di potere.
Ho
visto nei suoi occhi la sofferenza di milioni di bambini ai quali è stata, e
continua ad essere, violata e rapita l'infanzia, stuprato il corpo, uccisa
l'anima. Vittime innocenti e senza voce non solo di tanti turpi e criminali
commerci, ma anche di situazioni familiari "normali", dove l'egoismo
degli adulti, la povertà dei cuori, l'ottusità delle menti, sacrificano
l'esistenza dei figli. Mentre mi allontanavo dalla mia Maria Bambina indiana ho
capito come ognuno di noi è complice di questa strage degli innocenti se non la
denunciasse non opera in qualche modo perché venga sconfitta, se la ignora per
distrazione o per omissione.
Ho
incontrato Maria, giovane ragazza madre, a Korogocho, una delle fatiscenti
bidonville che circondano Nairobi, dove ero andata a trovare padre Alex
Zanotelli, centomila abitanti che vivono nel fango e fra le fogne a cielo
aperto, a ridosso di una grande discarica. Il 60% ha l'Aids. Si chiamava Wangoi,
diciotto anni, sola al mondo, era stata obbligata a prostituirsi per mantenere
il figlio che aveva avuto dall'uomo che l'aveva abbandonata e così si era
presa anche lei l'Aids.
Ridotta
a un mucchietto di ossa, mi guardava dal suo giaciglio nella baracca infestata
dai topi con lo sguardo d'infinita materna tenerezza che tanti pittori sono
riusciti a consegnare alle loro Madonne. Vicino a lei il piccolo Kimeo di
quattro anni, anche lui un grumo di ossicini. Wangoi aveva chiesto ad Alex di
battezzarla insieme al suo bimbo che pregava l'Abba, "Ba, Ba", perché
salvasse la sua mamma. Aveva detto al comboniano, che da più di dieci anni
condivideva la vita con questi ultimi fra gli ultimi: «Più mi sono sentita
sola e tradita, più ho avuto fame e sete di Lui. Vorrei il battesimo. So che
Lui mi accoglierà! Ho sete di acqua viva». Wangoi, madonna africana con il suo
bimbo fra le braccia già crocifisso anche lui all'Aids, che mi ha fatto capire
quando siamo spesso superficiali nei nostri giudizi affrettati e quanto la
nostra morale è ipocrita, quando emargina o condanna senza tenere presente le
cause che inducono al male e che spesso arrivano proprio dal nostro mondo
perbenista, da una nostra complicità fatta di omissioni, di non interventi.
E
mi sono risuonate nelle orecchie le parole di Alex: «Non capisco più nulla
di fronte a questi poveri che non mi lasciano dormire. Se guardo con i loro
occhi leggo tutto in modo diverso, le certezze e le sicurezze che ho maturato
negli anni si sbriciolano. Prima di arrivare qui ero come il cieco nato del
Vangelo. Lo siamo un po' tutti, noi del primo mondo, come quel cieco!». Grazie
Wangoi di avermi fatto incontrare la giovane donna di Nazaret e in lei i
milioni di donne sfruttate, offese, umiliate soltanto perché donne.
Sulle
palafitte della Baia di Todos Los Santos, a Salvador di Bahia, ho incontrato
Maria, silenziosa e solerte custode della sua povera casa di Nazareth. Si chiama
Almira ed ha cresciuto i suoi cinque figli nella baracca sull'acqua,
assistendo, spesso impotente e a volte in ritardo, al dramma dei bambini che,
lasciati soli, cadevano nel liquame del mare stagnante e venivano ripescati già
morti o straziati dagli spuntoni dei pali infissi dai pescatori. Un giorno
Almira ha deciso che quel drammatico spettacolo non era più sopportabile. I
figli erano cresciuti e se n'erano andati di casa. Allora ha preso la pentola
nella quale aveva preparato i pasti per anni, le suppellettili consumate dall'uso,
un materasso e la Bibbia. Ha attraversato la passerella di assi marce che la
separava dalla terra ferma ed è andata a cercare un angolo di terreno per
accamparsi. Lì ha piantato quattro pali di legno, una latta per tetto, pareti
di cartone.
Ha
sistemato le sue poche cose e subito dopo ha cominciato ad accogliere durante il
giorno i bambini che venivano lasciati soli sulle palafitte. Dieci, venti,
duecento.
La
Provvidenza l'aiuta a nutrirli e san Francesco, il suo santo preferito, a
salvarli da situazioni sempre più pericolose. Ha creato una escolina che è
anche una casa di accoglienza per la notte e il giorno. «Quando vado nelle
baracche mi sento un po' come Maria che va a fare visita a santa Elisabetta.
Spesso ritorno con in braccio qualche neonato che stava per fare una brutta
fine. Un giorno sono arrivata appena in tempo, i genitori ubriachi stavano per
tagliare in due la figlia di pochi mesi. La miseria della gente delle palafitte
è così senza soluzioni che a volte li fa impazzire». La sera quando i
bambini dormono Almira degli alagados legge il Vangelo, guarda i suoi figli
adottivi e si sente come Maria a Nazaret che veglia il suo Bambino, si sente
"in paradiso".
La
Madonna dei dolori, quella del Calvario, l'ho incontrata in un condominio
popolare di una grande città del Nord Italia, nel piccolo appartamento che
odorava di cucina e di medicinali. Era seduta accanto al letto del figlio
devastato dall'Aids. Il marito l'aveva abbandonata, spaventato da quel dramma
familiare che tanti padri non riescono a reggere, mentre le madri non scappano
mai, rimangono in trincea fino alla fine. Con mano leggera spostava le lenzuola
divenute troppo pesanti per il corpo scarnificato del ragazzo e con una garza
bagnata gli inumidiva le labbra con gesto dolcissimo che rivelava tutta la sua
profonda intimità con la sofferenza del figlio, la sua disperazione che aveva
sete di speranza.
Lui,
quando apriva gli occhi smarriti, cercava lo sguardo della madre e vi si
perdeva, poi li rinchiudeva con il volto disteso in un'ombra di sorriso. Non
erano più soltanto una madre ed un figlio, ma Maria che sotto la Croce piange e
soffre con il suo Gesù, lo abbraccia idealmente in attesa di riceverlo fra le
sue braccia, quando glielo depositeranno in quel grembo che lo ha partorito.
Sono
soltanto alcune delle Madonne che ho incontrato nelle strade della mia vita.
Madonne sconosciute che non saranno mai messe sugli altari, ma che mi hanno
permesso di scoprire in Maria, una donna dei nostri tempi con la quale
colloquiare, soffrire e sperare. Una Madonna alla quale posso confidare tutto,
veramente tutto, perché lascia ogni giorno il cielo nel quale è stata assunta,
per vestire la carne delle nostre fragilità e sofferenze, delle nostre povertà
e delle nostre speranze. Insieme, con le parole dei nostri tempi difficili,
camminiamo nella vita verso quella luce dell'amore emanato dalla sua maternità
misericordiosa che consola, lenisce le ferite, dispensa aiuti e grazie, mai ci
abbandona nei momenti del dolore come in quelli della gioia.
Nel
nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
Noi
diciamo a Maria: Intercedi per noi. Ricorda a Gesù che ha voluto nascere,
soffrire e morire per salvarci. Egli ha accumulato meriti infiniti
nell'incarnazione, nella vita nascosta, nelle fatiche apostoliche, nella
passione e morte di croce. Presentagli questi meriti, e avrai diritto a tutte le
grazie. Noi preghiamo per la Chiesa, preghiamo per la patria, per la famiglia,
per gli amici vivi e defunti. La tua bontà è illimitata; attingi, o Maria, dal
Cuor di Gesù tutte le grazie che ci sono necessarie. P
Dehon
O
Dio
vieni a salvarmi! Signore, vieni presto in mio aiuto!
Gloria
al Padre e al Figlio e allo Spirito santo, come era in principio e ora e sempre
nei secoli dei secoli. Amen!
Dolce
Cuore di Gesù,
fa che io t'ami sempre più! Dolce Cuore di Maria, sii la salvezza mia!
Gesù,
perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell'inferno e porta in cielo
tutte le anime, specialmente le più bisognose della tua misericordia!
Maria,
Regina della Pace, prega per noi!
1
Padre nostro,
che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la
tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane
quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen.
10
Ave Maria,
piena di grazia, il Signore è con te. Tu sei benedetta fra le donne e
benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per
noi peccatori, adesso e nell'ora della nostra morte. Amen
MISTERI
DELLA GIOIA (Lunedì e Sabato)
1.
Nel primo mistero della gioia contempliamo l'angelo che annuncia a Maria
che diventerà Madre di Dio (Lc 1, 26-38).
Approfittiamo
del grande esempio di Maria per sottometterci alla grazia appena si presenta.
Appena Dio parla all'anima per ispirarci
una buona azione o per allontanarci da una cattiva, seguiamo immediatamente
l'attrattiva di questa grazia, umiliamoci, riconosciamo Ia grandezza di Dio e la
nostra miseria, la sua autorità la nostra dipendenza. Diciamo con Maria: «Sia
fatto secondo la tua Parola». E Dehon
2. Nel secondo mistero della gioia contempliamo la visita di Maria SS. Ad Elisabetta (Lc 1,39-45).
In tutto questo mistero della Visitazione
straripa la carità del Cuor di Gesù, che spande le grazie su tutti quelli che
egli visita, è l'umile riconoscenza del Cuor di Maria che c'insegna a
dimostrare a Dio tutta la gratitudine attribuendogli fedelmente tutto il bene
che egli opera in noi, suoi poveri servi umilissimi e piccolissimi. P. Dehon
3. Nel terzo mistero della gioia contempliamo la nascita di Gesù a Betlemme (Lc 2,1-7).
Ciò che particolarmente ci deve
rallegrare, è che Maria non è solamente la madre del Salvatore, essa è
anche la madre nostra. Questa dignità di figli da qualche diritto a partecipare
a tutti i suoi beni spirituali. Noi possiamo unirci alle adorazioni, alla
gioia, alle lacrime, alla felicità di Maria; anzi possiamo dire con lei: Un
bambino ci è nato, ci è stato dato un figlio (Is 9). P Dehon
4. Nel quarto mistero della gioia contempliamo la presentazione di Gesù al tempio (Lc 2,21-52).
Andiamo
a Gerusalemme con la sacra Famiglia. Eccola al Tempio, ecco l'altare, ove si
offrirà il più gran sacrificio che la terra possa offrire a Dio. Eccomi,
Signore, io mi offro, mi dono a Te, con Te, in unione ai sentimenti del tuo
Cuore. Accoglimi e non permettere che io mi riprenda mai più. P
Dehon
5. Nel quinto mistero della gioia contempliamo il ritrovamento di Gesù tra i dottori del tempio (Lc 41-52).
O
Gesù, dove sei? Molte volte ho sentito la tua presenza meglio di quest'oggi;
ritorna ancora, io ti cerco, ti scongiuro di ritornare; purifico la mia anima
perché possa riceverti. Il mio cuore non ha pace che nell'unione col tuo. P.
Dehon
MISTERI
DELLA LUCE (Giovedì)
1. Nel primo mistero della luce contempliamo il Battesimo di Gesù nel fiume Giordano (Mt 3, 16-17).
Il
battesimo del Salvatore è l'ultimo atto della sua lunga preparazione di
trent'anni. Riceve il battesimo non per sé, ma per gli uomini suoi fratelli,
e viene immerso nell'acqua in segno di morte e di risurrezione. Il suo battesimo
simboleggia ed annuncia la sua morte reale e la sua risurrezione, mentre il
nostro esprime solo una morte spirituale al peccato e la risurrezione alla
vita soprannaturale. P. Dehon
2. Nel secondo mistero della luce contempliamo la manifestazione di Gesù alle nozze di Cana (Gv 2,1-5).
Gesù
va a Cana, Maria s'interessa di tutto, vede ciò che manca, dice ciò che si
deve fare. Dice a Gesù: "Manca il vino" ed ai servi: "Fate ciò
che vi dirà". E' l'amica benevola, l'anima che da un buon consiglio,
l'amica sicura e fedele. "Siate in buoni rapporti con molti, dice il
Saggio, ma scegliete il consigliere fra mille ". (Eccl. 6,6). Maria è per
noi questo consigliere unico. P. Dehon
3. Nel terzo mistero della luce contempliamo l'annuncio del Regno di Dio con l'invito alla conversione (Mc 1, 15-16).
Questo
regno ha un bandiera la croce prima, il Crocifisso il cui cuore è stato
trapassato dalla lancia; poi il Crocifisso stesso apre la tenda, e ci mostra nel
petto il Cuore aperto, e allora questo Cuore diventa un secondo segno aggiunto
alla Croce: segno che ci richiama a dare amore al Salvatore, una domanda
d'amore sempre più pressante, una domanda di riparazione e di sacrificio
amoroso. O Gesù, vieni e regna nell'anima mia. P.
Dehon
4. Nel quarto mistero della luce contempliamo la trasfigurazione del Signore (Lc 9, 29-35).
Questa
parola divina: «Ascoltatelo» attende da noi una risposta e non basta una
risposta vana: «ascolterò», occorre una disposizione abituale: «ascolto,
ascolto sempre; parla, Signore, che il tuo servo ti ascolta». Ascolterò al
principio di ogni azione per sapere ciò che devo fare, e come devo fare. P
Dehon
5. Nel quinto mistero della luce contempliamo l'istituzione dell'Eucaristia (Gv 13,1)
Gesù ha voluto manifestare l'amore
infinito che ha per gli uomini, dandosi a loro e trovando il mezzo di restar
in mezzo a loro. Ha preso il pane e il vino per indicare che egli era per noi il
nutrimento delle anime, una sorgente di forza, di gioia, di consolazione e il
pegno della vita stessa. P. Dehon
MISTERI
DEL DOLORE (Martedì e Venerdì)
1. Nel primo mistero del dolore contempliamo Gesù che prega nell'orto degli ulivi (Mt 26,36-39).
Gesù
vuole insegnarci che nei giorni d'angoscia e di tristezza dobbiamo cercare la
consolazione nella preghiera. Vuole insegnarci che dobbiamo pregar bene, che
dobbiamo ritirarci nella solitudine ed allontanarci dal fracasso degli uomini.
O Gesù, permetti che io ti contempli lungamente e piamente durante questa mia
preghiera. P. Dehon
2. Nel secondo mistero del dolore contempliamo Gesù innocente flagellato alla colonna (Mt 27,24-26).
Non
solamente egli subiva la flagellazione per la nostra salvezza, ma la santificava,
facendone come un accumulatore di grazie capace di agire fino alla fine del
mondo. Egli prendeva la maggior parte delle sofferenze per sé, e ci meritava la
grazia di imitarlo un pò. Non lasciamo perdere queste grazie, offriamo a
nostro Signore qualche penitenza volontaria in unione alla sua flagellazione. P
Dehon
3. Nel terzo mistero del dolore contempliamo Gesù incoronato di spine (Mt 27,27-31).
Soffrendo,
Cristo ha riscattato il mondo, ed ha meritato di divenirne il re supremo. Le
spine della sua corona terrestre sono divenute le gemme della sua corona
celeste. Signore, ti riconosco per mio vero re. Regna veramente su tutta la mia
vita. P. Dehon
4. Nel quarto mistero del dolore contempliamo Gesù che porta la croce fino al Calvario (Lc 23,26-32).
Maria
segue Gesù fino al Calvario, e Gesù soffrirà doppiamente. Maria pertanto è
il nostro modello. Essa dimentica interamente se stessa, e da a Gesù tutto ciò
che il suo Cuore può attendersi: compassione, riparazione, amore,
riconoscenza. Camminiamo con lei, imitiamola, consoliamola, come faceva san
Giovanni. P. Dehon
5. Nel quinto mistero del dolore contempliamo Gesù che muore sulla croce per salvarci (Gv 19, 25-30).
Nei momenti dolorosi della prova noi
innalziamo i nostri sguardi al crocifisso per ritemprare il nostro coraggio, ma
quanto l'immagine del Cristo ci sarà più dolce ancora fortificante, se
accanto a lui vedremo Maria in piedi nella sua eroica rassegnazione! Non scoraggiamoci
mai. P. Dehon
MISTERI
DELLA GLORIA (Mercoledì e Domenica)
l. Nel primo mistero della gloria contempliamo Gesù che risorge dalla morte (Mt 28, 5-6).
O
Maria, fammi condividere la tua santa gioia! O Gesù, fa che io viva veramente
una vita risuscitata, in unione a Te, nel distacco dalle cose della terra e
nell'amore delle cose del cielo. Rinnovo il mio proposito di unirmi a Te in ogni
mia piccola azione. P. Dehon
2. Nel secondo mistero della gloria contempliamo Gesù che ascende al cielo (Le 24, 36-53).
A
Natale Gesù è nato per noi; durante la Passione ci ha incorporati alle sue
sofferenze e ci ha chiamati ad offrire la nostra vita per riparare le offese
che ancora oggi si fanno al suo amore fedele; a Pasqua ci ha comunicato la vita
nuova, distaccata dalla terra: con l'ascensione ci ha formati alla vita
celeste. P. Dehon
3.
Nel terzo mistero della gloria contempliamo la discesa dello Spirito Santo su
Maria e gli apostoli
Lo Spirito Santo è un legame d'amore.
Come ha unito Gesù al Padre, così unisce noi a Gesù e desidera unirci tra di
noi. E’ il legame più stretto che fortifica in noi l'amore, perché noi
possiamo donarlo ai nostri fratelli e amare con verità e nella quotidianità
Colui che ha donato la sua vita per noi. P. Dehon
4.
Nel quarto mistero della gloria contempliamo l'assunzione di Maria al cielo (Gv
13, 18-20).
Maria è diventata lassù la nostra
mediatrice presso il Cuore di Gesù, il canale delle grazie divine e il sostegno
della Chiesa. O Madre mia, io unisco la mia lode a quella degli angeli e dei
Santi, poiché Tu sei degna di ogni mia venerazione. P. Dehon
5.
Nel quinto mistero della gloria contempliamo Maria incoronata Regina degli
Angeli e dei Santi (Ap 12,1).
Eccola Maria, Regina della gloria, ma
anche Regina di bontà e di misericordia. Andiamo a lei noi tutti che siamo
feriti, la sua potenza non ha i limiti di amore. Essa è l'asilo dei
peccatori, la protettrice dei giusti, la speranza ed il sostegno della Chiesa,
la risorsa dei popoli e delle nazioni. P. Dehon
Sono
le più antiche, formatesi lentamente. Nel 1587 furono approvate ufficialmente
da Sisto V, il quale eresse la Diocesi di Loreto e ne fece costruire la facciata
del Santuario.
Lungo
i secoli, secondo i bisogni della Chiesa e lo sviluppo dottrinale del Magistero,
sono state aggiunte altre invocazioni. L'ultima - Regina della famiglia - è
stata inserita per espressa volontà di Giovanni Paolo II.
Queste
Litanie sono una miniera inesauribile di potenti stimoli per la riflessione e la
pietà popolare verso Maria.
Signore,
pietà Signore pietà
Cristo,
pietà Cristo pietà
Signore,
pietà Signore pietà
Cristo,
ascoltaci Cristo ascoltaci
Cristo,
esaudiscici Cristo esaudiscici
Padre
del Cielo, che sei Dio abbi pietà di noi
Figlio,
Redentore del Mondo, che sei Dio abbi pietà di noi
Spirito
Santo, che sei Dio abbi pietà di noi
Santa
Trinità, unico Dio abbi pietà di noi
Santa
Maria prega per noi
Santa
Madre di Dio prega per noi
Santa
Vergine delle vergini prega per noi
Madre
di Cristo prega per noi
Madre
della Chiesa prega per noi
Madre
della divina grazia prega per noi
Madre
purissima prega per noi
Madre
castissima prega per noi
Madre
sempre vergine prega per noi
Madre
immacolata prega per noi
Madre
degna d'amore prega per noi
Madre
ammirabile prega per noi
Madre
del buon consiglio prega per noi
Madre
del Creatore prega per noi
Madre
del Salvatore prega per noi
Madre
di Misericordia prega per noi
Vergine
prudentissima prega per noi
Vergine
degna di onore prega per noi
Vergine
degna di lode prega per noi
Vergine
potente prega per noi
Vergine
clemente prega per noi
Vergine
fedele Specchio della santità divina prega per noi
Sede
della sapienza prega per noi
Causa
della nostra letizia prega per noi
Tempio
dello Spirito Santo prega per noi
Tabernacolo
dell'eterna gloria prega per noi
Dimora
tutta consacrata a Dio prega per noi
Rosa
mistica prega per noi
Torre
di Davide prega per noi
Torre
d'avorio prega per noi
Casa
d'oro prega per noi
Arca
dell'alleanza prega per noi
Porta
del cielo prega per noi
Stella
del mattino prega per noi
Salute
degli infermi prega per noi
Rifugio
dei peccatori prega per noi
Consolatrice
degli afflitti prega per noi
Aiuto
dei cristiani prega per noi
Regina
degli Angeli prega per noi
Regina
dei Patriarchi prega per noi
Regina
dei Profeti prega per noi
Regina
degli Apostoli prega per noi
Regina
dei Martiri prega per noi
Regina
dei veri cristiani prega per noi
Regina
dei Vergini prega per noi
Regina
di tutti i Santi prega per noi
Regina
concepita senza peccato originale prega per noi
Regina
assunta in cielo prega per noi
Regina
del Santo Rosario prega per noi
Regina
della pace prega per noi
Regina
della famiglia prega per noi
Agnello
di Dio, che togli i peccati del mondo perdonaci,
Signore
Agnello
di Dio, che togli i peccati del mondo esaudiscici, Signore
Agnello
di Dio, che togli i peccati del mondo abbi pietà di noi.
P.
Prega per noi, Santa Madre di Dio.
A.
E saremo degni delle promesse di Cristo.
PREGHIAMO
- P. O Dio, il tuo unico Figlio Gesù Cristo ci ha procurato i beni della
salvezza eterna con la sua vita, morte e risurrezione; a noi che, con il santo
Rosario della Beata Vergine Maria, abbiamo meditato questi misteri concedi di
imitare ciò che essi contengono e di raggiungere ciò che promettono. Per
Cristo nostro Signore. Amen.