L'AURORA DEL CRISTO
Don Giuseppe Tomaselli
Per
richiesta:
OPERA CARITATIVA SALESIANA DON GIUSEPPE TOMASELLI
Viale Regina Margherita, 27 98121 Messina
OFFERTA
LIBERA c.c.p. 12047981
INTRODUZIONE
Le
leggende non sono fatti storici; si raccontano perché servano d'ammaestramento.
Una
leggenda del Natale mi ha suggerito il presente lavoro.
Gesù
Cristo, si narra, fece una visita sulla terra nella notte del Natale: « Voglio
vedere come nel mondo si ricorda la mia nascita.
«
Il Natale si festeggia ogni anno. Ma quanti pensano a me? Quanti sentono la
gratitudine per quello che io ho fatto, incarnandomi? »
Prese
le sembianze di mendicante e si presentò nel centro di una grande città.
Era
un viavai di gente, scambi di auguri, illuminazione sfarzosa ...
Il
Divin Redentore si avvicinò al vigile, che regolava il movimento in un
crocevia. - Scusate se interrompo il vostro lavoro! Perché questa notte tanto
traffico? - Come, non sapete che è Natale? - Natale di chi?
-
È' Natale e basta!
-
Certamente qualcuno sarà nato! Sapete voi chi sia?
-
Quante chiacchiere! Io so che è Natale e non m'importa sapere altro!..
Piuttosto, voi che non sapete che festa sia, da quale paese venite?
-
Da Betlemme!
-
Betlemme?... Che nome strano!
L'ho mai sentito nominare!... Adesso allontanatevi e lasciatemi in pace!... -
Gesù,
amareggiato, si scostò dal vigile, ripetendo sommessamente:
-
Allontanatevi! ... Non m'importa sapere chi sia nato!... -
In
un secolo di grande progresso della stampa, in tempi in cui si divorano libri e
riviste e tutti son pronti a pronunziare giudizi su persone e su avvenimenti,
quanti purtroppo ignorano il motivo per cui il Figlio di Dio volle farsi uomo e
le circostanze che accompagnarono la sua nascita! Nella storia dell'umanità
non c'e un fatto più grande.
Il
Creatore prese forma umana, si presentò al mondo, segnò nella storia un solco
indelebile e si assise nel tempo, Egli l'Eterno, quale dominatore dei secoli!
Il
sassolino.
Regnava
in Babilonia Nabucodònosor, re superbo e grande despota. Aveva assoggettato
molte regioni, compresa la Giudea, e poté dare alla sua corte una magnificenza
straordinaria. Per appagare il suo orgoglio fece costruire una statua d'oro,
alta più di trenta metri, e diede ordine: Al suono degli strumenti musicali,
tutti dovranno prostrarsi a terra ed adorare la mia statua. E se qualcuno non
volesse farlo, verrà gettato nella fornace ardente! -
Avvenne
che una notte Nabucodònosor ebbe un sogno; il suo spirito era turbato e la
mattina non poté ricordare il sogno.
-
Mi preme conoscere le cose viste questa notte. Poiché non le ricordo, convocherò
tutti gl'indovini ed i sapienti del regno e qualcuno dovrà lasciarmi soddisfatto.
-
L'ordine
del re fu eseguito subito, ma nessuno poté manifestare il sogno avuto. Daniele,
uomo di Dio, condotto in schiavitù assieme agli Ebrei, si presentò al re
dicendo: - Ti prego, donami un po' di tempo per darti la spiegazione del sogno.
-
Il
Profeta Daniele implorò la misericordia di Dio e la notte ebbe una visione,
in cui gli fu rivelato l'arcano. Pieno di riconoscenza per il favore ottenuto,
esclamò: - Sia benedetto per tutta l'eternità il nome del Signore, perché
di Lui e la sapienza e la potenza! -
Quando
Daniele fu alla presenza del re, questi gli disse: Ti credi capace di dirmi il
sogno da me veduto ed il suo significato?
-
L'arcano richiesto da te, o sire, non lo possono svelare ne i sapienti, ne i maghi,
ne gl'indovini; ma c'e in Cielo un Dio che svela i misteri, il quale fa sapere a
te per mezzo mio le cose che avverranno negli ultimi tempi. La visione che tu
avesti stando a letto e questa:
«
Tu, o re, nel tuo letto cominciasti a pensare a quello che dovrà avvenire in futuro
e Colui che svela i misteri ti fa sapere le cose che avverranno. Tu stavi a
guardare ed ecco apparire una grande statua, il cui sguardo era terribile. Il
capo di essa era di oro finissimo, il petto e le braccia erano d'argento ed il
ventre di bronzo; le gambe erano di ferro ed i piedi parte di ferro parte di
creta. Mentre stavi a guardare, una pietra, senza opera di mani, si staccò
dal monte, percosse la statua nei piedi di ferro e di creta e li ruppe. Allora
andarono in frantumi tanto il ferro che la creta; il bronzo, l'argento e l'oro
furono ridotti come pula dispersa dal - vento. Così nulla rimase della statua;
però il sassolino diventò un grande monte e riempì tutta la terra. Questo e
il sogno ed ora ti darò la spiegazione.
«
Tu o Nabucodònosor, sei il re dei re; il Dio dei Cieli ti ha dato il regno, fortezza
e gloria. Tu sei dunque il capo d'oro. Dopo di te sorgerà un altro regno, ma inferiore
al tuo; sarà d'argento. Verrà un terzo regno di bronzo, che dominerà la
terra. Il quarto regno sarà come il ferro, che spezzerà e stritolerà tutte
queste cose; questo regno sarà in parte solido ed in parte fragile. Or nel
tempo di quei regni, il Dio del Cielo farà sorgere un regno, che non sarà mai
distrutto in eterno, anzi stritolerà e consumerà tutti gli altri; infatti,
come hai veduto, o re, la pietra staccata dal monte senza opera di uomo, spezzò
la creta, il ferro, il bronzo, l'argento e l'oro. Il tuo sogno è vero e ne e
fedele l'interpretazione » (Daniele, II-29 ).
Allora,
narra la Sacra Bibbia, Nabucodònosor si prostrò bocconi a terra ad adorare
Daniele ed ordinò che gli fossero offerti sacrifici ed incenso.
Il
Cristo.
Come
appare da questo episodio, il sogno del re di Babilonia non fu un puro sogno,
ma una visione permessa da Dio per annunciare alle future generazioni la venuta
di un nuovo regno indistruttibile.
Quale
significato ha il sassolino che si staccò dal monte senza opera umana e riempi
il mondo? È l'immagine di Gesù Cristo che senza opera d'uomo, nascendo da
Maria Vergine, avrebbe dovuto dar principio sin dalla Grotta di Betlemme ad un
nuovo regno di pace, di giustizia, di purezza e di amore, abbattendo il paganesimo
ed i suoi idoli.
A
distanza di secoli noi possiamo constatare che il granello di senapa è divenuto
un albero e che il sassolino si è ingigantito su tutta la terra. In venti
secoli di Cristianesimo si son visti spegnere dinastie, crollare imperi
formidabili, mentre il Cristo è andato sempre più affermandosi; il suo
regno non avrà mai fine, perché divino.
I
veggenti.
Quale
sovrano, o quale illustre personaggio, ha avuto scritta la vita prima di
nascere? Nessuno! Sarebbe umanamente impossibile. Gesù Cristo non è soltanto
vero uomo, ma è anche vero Dio; come tale è onnisciente; davanti a Lui il
futuro è presente ed ha voluto che la sua vita fosse scritta prima ancora che
nascesse.
Dopo
la colpa di Adamo, era necessaria la redenzione. L'Eterno Padre decretò di
mandare nel mondo, nella pienezza dei tempi, il suo Unigenito Figlio e volle
che nascesse in seno al popolo ebreo.
Gli
Ebrei vivevano nell'attesa ansiosa del futuro Messia, il quale veniva chiamato
« l'Aspettato delle genti ». Dieci, venti secoli prima che il Redentore apparisse
sulla terra, sorsero degli uomini di santa vita, uomini straordinari, chiamati
comunemente Profeti. A costoro Iddio si manifestava e per mezzo di essi comunicava
al popolo eletto i suoi ordini. Ai Profeti fu concesso di intravedere il futuro
ed anche il periodo messianico; essi scrivevano e tramandavano ciò che conoscevano
del Messia. Si può dire che ogni Profeta abbia dato delle pennellate al grande
quadro storico del Cristo.
Cinquecento
anni prima che Gesù nascesse cessò il periodo dei Profeti e la vita
dell'Uomo-Dio era già scritta. I libri delle Profezie circolavano non soltanto
tra gli Ebrei, ma anche tra altri popoli.
Le
profezie.
E’
bene ricordare le principali profezie riguardanti Gesù. Chi ne conosce in qualche
modo la vita, può vedere come tutto ciò che i Profeti avevano predetto, abbia
avuto compimento nel Cristo.
«
Lo scettro resterà nelle mani di Giuda e nella sua razza, sino al giorno in
cui verrà Colui che sarà mandato (cioè: il Messia) e formerà nel contempo
l'aspettazione delle nazioni » (Gen., XLIX-10). « E tu, Betlem Efrata, tu
sei piccola tra le mille di Giuda; ma da te uscirà Colui che dovrà essere
Dominatore in Israele; la generazione di Lui è da principio, dai giorni
dell'eternità » (Michea, V-2).
«
Il Signore stesso vi darà il segno; ecco, la Vergine concepirà e partorirà
un Figlio che sarà chiamato Emmanuele (cioè: Dio con noi ») (Isaia,
VII-14).
«
Una stella nascerà da Giacobbe » (Num., XXIV-17 ).
«
Sorgi e ricevi la luce, o Gerusalemme! La tua luce brilla e sopra di te è
spuntata la gloria del Signore; tu sarai inondata di cammelli; i dromedari
di Madian e di Efa, tutti quelli di Saba verranno a portare oro e incenso e a
celebrare le lodi del Signore » (Isaia, LX-1).
«
Richiamai il mio Figliuolo dall'Egitto » (Osea, XI-1).
«
Ecco il nostro Dio, ecco il Signore viene con possanza; il suo braccio trionferà
... Tutte le nazioni sono davanti a Lui come un niente ... Ecco il mio Servo
col quale io starò, il mio eletto, nel quale si compiacerà l'anima mia; in Lui
ho diffuso il mio spirito. Egli non sarà accettatore di persone ... Farà
giustizia secondo verità » (Isaia, 5-10).
«
Allora gli occhi dei ciechi si apriranno. Si apriranno le orecchie dei sordi.
Lo zoppo salterà come un cervo; sarà sciolta la lingua dei muti » (Isaia,
XXX-5 ).
«
Io sono un verme e non un uomo, l'obbrobrio degli uomini e il rifiuto della
plebe. Tutti quelli che mi vedono, mi deridono, borbottano con le labbra e
scuotono la testa: Ha sperato nel Signore; lo liberi; lo salvi, giacché gli
vuol bene! - Eppure tu sei Colui che mi desti la vita » (Salmi, XXI-7 ).
«
Disprezzato, l'ultimo degli uomini, l'uomo dei dolori, assuefatto al patire, teneva
nascosto il volto; era vilipeso... Veramente Egli ha presi sopra di se i nostri
mali, ha portato i nostri dolori; e noi l'abbiamo guardato come un lebbroso, come
un percosso da Dio e umiliato ... E’ stato trafitto per le nostre iniquità;
piombò sopra di Lui il castigo che ci ridona la pace; per le sue lividure noi
siamo stati risanati ... È stato sacrificato, perché lo ha voluto; non ha
aperto bocca; come pecorella sarà condotta ad essere ucciso; come agnello
muto dinanzi a chi lo tosa, egli non aprirà bocca. Dopo l'oppressione e la
condanna, fu innalzato. Chi parlerà della sua generazione? ... Il Signore
volle consumarlo coi patimenti. Ma quando avrà dato la vita in sacrificio di
espiazione, vedrà una lunga posterità » (Isaia, LIII-3).
«
Hanno forato le mie mani ed i miei piedi; hanno enumerato tutte le mie ossa.
Essi infatti mi guarderanno e mi disprezzeranno. Divisero tra loro le mie
vesti e sulla mia tunica gettarono la sorte » (Salmi, XXI-S ).
«
Dopo sessantadue settimane (di anni) il Cristo sarà ucciso e non sarà più
suo il popolo che lo rinnegherà. La città ed il Santuario saranno distrutti da
un popolo con un condottiero che. verrà » (Daniele, IX-26).
«
Tu non abbandonerai l'anima mia nel soggiorno dei morti, né permetterai che il
tuo Santo vegga la corruzione » (Salmi, XV-10).
L'attesa.
Da
circa cinque secoli esiste Roma. Il dominio romano e esteso sino all'Asia Minore,
cosicché la Palestina e costretta a pagare il tributo all'Imperatore. Gli
Ebrei portano malvolentieri il giogo delle Aquile Romane e si dimostrano
sempre alteri, persuasi che sono il popolo di Dio e che avranno l'onore di
ricevere il Messia.
Gerusalemme,
centro religioso e politico della Giudea, essendo la città decantata dai
Profeti ed avendo il Tempio del vero Dio, in certe epoche dell'anno, in occasione
di feste religiose, è meta di tanti popoli.
L'istruzione
religiosa è il vanto degli Ebrei, Scribi, Rabbini, Dottori della legge,
Sacerdoti ... Sono intenti a scrutare le Sacre Scritture e tutti i Sabati nelle
Sinagoghe commentano la parola di Dio, specialmente le profezie.
La
convinzione comune è: il tempo del Messia e prossimo.
In
Giudea si è in viva attesa. Intanto gli Ebrei non sono retti davanti a Dio.
Farisei, Sadducei e Rabbini hanno falsato la parola di Dio, o non interpretandola
nella sua realtà, o non vivendo in conformità ad essa. Il Messia troverebbe
il terreno poco favorevole. È necessario che qualcuno svegli dal torpore e dal
peccato il popolo eletto. Ma chi potrebbe fare ciò? E con quale autorità?...
Essendo giunta la pienezza dei tempi, l'Onnipotente attua i suoi disegni e manda
un uomo, il quale ha la missione di predicare la penitenza e la rinnovazione dei
costumi.
Comincia
ad effettuarsi la Profezia di Isaia: « Ecco, io mando dinanzi a te il mio
Angelo, il quale ti preparerà la via (Isaia, XI-3).
Chi
sarà costui, che pur essendo uomo, dal Profeta e chiamato Angelo? ... Sarà
Giovanni il Battista, uomo di angelici costumi, uomo di preghiera e di
penitenza, che sarà disposto a perdere la vita, anziché venir meno alla sua
missione.
Ad
Hebron.
A
sud di Gerusalemme, sulla vasta distesa di montagne, c'e Ein Carem, piccola
città, ma onorata a motivo della classe sacerdotale che vi dimora.
Tutto
e serenità all'intorno e si potrebbe pensare che quivi sia la sede della
felicità.
A
Ein Carem c'è una famiglia, nobile per casato e per costumi; in essa però non
regna la felicità: c'e un grande vuoto.
Zaccaria
appartenente alla classe sacerdotale di Abia, e già vecchio, ma senza figli;
sua moglie, Elisabetta, discendente dalla famiglia di Aronne, è pure avanzata
negli anni. Essere vecchi, non avere il conforto di un figlio... è il
pensiero amaro di tutti i giorni.
Oh,
fortunati sposi! Aprite il cuore alla speranza! Quel Dio, che per lunghi anni
avete amato e servito, sopra di voi ha posato gli occhi di misericordia! Presto
spunterà il sorriso sulle vostre labbra.
Sarai
muto!
Il
vecchio Zaccaria scende dalla montagna di Hebron e si avvia pensieroso a
Gerusalemme; qui l'attende il servizio del Tempio. Da molti anni fa questo
viaggio e sempre con amore, perché sa di rendere gloria a Dio.
Il
Tempio della città santa è popolato; uomini e donne vi sono accorsi per
impetrare grazie dall'Altissimo. Il portico di Salomone e gli atri rigurgitano e
si attende la comparsa solenne dei Sacerdoti, per iniziare il sorteggio dei
vari uffici dell'Altare.
Nella
schiera Sacerdotale c'è Zaccaria. Egli è abbastanza noto per la sua pietà e
lo zelo.
L'addetto
al sorteggio, dopo aver invocato l'aiuto del Signore, nomina i vari Sacerdoti,
assegnando il compito o di uccidere la vittima, o di accendere il fuoco sacro,
o di preparare i profumi per il sacrificio, ecc.... A Zaccaria tocca in sorte
di mettere l'incenso sull'Altare dei profumi. Ha principio il solenne rito.
Nel
momento stabilito Zaccaria si stacca dalla folla e va nel posto più sacro del
Tempio, presso l'Altare dei profumi. Intanto il popolo prega.
Mentre
il buon vecchio si dispone a mettere l'incenso nel fuoco, ecco apparire a lui un
Angelo del Signore, presso il lato destro dell'Altare. L'Angelo è visibile solo
a lui.
Zaccaria
sa di trovarsi nel luogo santo, conosce i prodigi che Iddio qui suole operare,
ma l'improvvisa comparsa dell'Angelo lo turba fortemente; è preso da grande
timore.
L'Angelo
se ne accorge e l'incoraggia: « Zaccaria, non temere, perché è stata esaudita
la tua preghiera! »
Il
vecchio a queste parole si rianima e si commuove per la gioia.
L'Angelo
continua; «Tua moglie Elisabetta ti darà un figliuolo, al quale porrai
nome Giovanni. Egli sarà a te motivo di allegrezza e di giubilo; molti si
rallegreranno per la nascita di lui, perché egli sarà grande davanti al
Signore. Non berrà ne vino, ne bevande inebrianti; sarà ripieno di Spirito
Santo fin dal seno materno; convertirà molti dei figliuoli d'Israele al Signore
Dio loro; ed egli procederà davanti a Lui con lo spirito e con la virtù di
Elia, per rivolgere i cuori dei padri verso i loro figli e gl'increduli alla
sapienza dei giusti, per preparare al Signore un popolo perfetto » (Luca,
I-13).
Mentre
l'Angelo parla, Zaccaria medita sulla sua condizione ed e preso da un forte
dubbio. Egli dovrebbe respingerlo subito, sapendo che Iddio è Onnipotente e che
altre volte ha operato simili prodigi, tanto in Sara, moglie di Abramo, quanto
in altre donne al tempo dei Patriarchi e dei Profeti. Intanto la sua fede
vacilla e così risponde all'Angelo: « Come comprenderò tal cosa, poiché io
son vecchio e mia moglie è avanzata in età? » (Luca, I-15).
L'Angelo
si dispiace di questa incredulità; si manifesta per quello che è e gli
predice una punizione: « Io sono Gabriele (Fortezza di Dio), che sto al
cospetto della Divinità. Sano stato mandato a parlarti e recarti questa buona
notizia. Ed ecco che sarai muto e non potrai parlare sino al giorno in cui
questo si avvererà, perché non hai creduto alle mie parole, che si adempiranno
a suo tempo » (Luca, I-19).
-
Scompare la visione.
Intanto
il popolo attende e si meraviglia del lungo indugiare di Zaccaria all'Altare.
Quando
il vecchietto ritorna, e interrogato e non può rispondere. Si sforza a parlare
e non ci riesce. Per mezzo di segni fa comprendere che ha avuto una visione.
La
curiosità dei fedeli e grande. Si vorrebbe conoscere quanto Zaccaria abbia visto;
ma e impossibile.
Chi
sarà la Madre?
Il
Precursore del Messia è stato annunziato. Non dovrebbe ora passare molto
per l'annunzio dell'Aspettato delle nazioni.
Ma
chi sarà la Madre del Figlio di Dio? Chi può pretendere tanto onore? Forse una
regina? Forse la donna più intelligente e più bella?
Iddio
non guarda la grandezza umana; il suo sguardo è attratto dall'umiltà, dalla
purezza e dall'amore. La Madre del Cristo dovrà dunque essere la più umile e
la più pura delle creature.
La
donna vaticinata.
La
famiglia di Gioacchino ed Anna dimora in Galilea, cioè nella parte superiore
della Palestina, nel paesetto di Nazaret. La vita di questi sposi è intemerata.
Il Creatore ha benedetto la loro convivenza.
Un
giorno, un bellissimo giorno, la pia famiglia viene allietata da una bambina.
Gioisce la Corte Celeste, mentre l'inferno freme. Fra miliardi di creature,
mai e venuta al mondo una simile a questa bimba, né mai verrà. L'Onnipotente
la considera il suo capolavoro e il termine fisso d'eterno consiglio. Belli i
fiori, bello il sole e tutti gli astri; ma ogni bellezza svanisce davanti allo
splendore di questa bambina. Un giorno potrà dire un grande (San Tommaso D'Aquino)
: « Iddio avrebbe potuto creare un mondo più meraviglioso di questo, ma
non una persona più bella e più grande di questa figlioletta di Gioacchino
ed Anna ». Misteri di Dia!
È
proprio costei la Donna che dovrà dare al mondo il Cristo ... Il Figlio di Dio,
l'Onnipotente, la chiamerà « Madre » e le sarà soggetto umilmente. Gli
Angeli la proclameranno loro Regina. I miseri mortali delle future generazioni
la invocheranno: Madre di Misericordia ... Porta del Cielo! ... Beata fra le
donne! ...
Gioacchino
ed Anna ignorano intanto i disegni di Dio. Alla figlioletta danno il nome di «
Maria », che significa « Signora ».
Fanciulla.
Il
bocciolo del fiore comincia a schiudersi e subito appaiono i graziosi colori
dei petali, emananti delicato profumo. Così la piccola Maria. Sin dai primi
anni si scorge in lei l'incanto dell'innocenza, la grazia dell'operare. Col
crescere degli anni, cresce la sua sapienza e la corona delle altre virtù.
I
genitori le impartiscono l'istruzione religiosa, come suol farsi in ogni
famiglia d'Israele. Maria, dotata d'intelligenza particolare, comprende quanto
le viene insegnato e sente una forte attrattiva verso il Sommo Iddio. È il
ferro che viene attratto irresistibilmente dalla calamita.
-
Non sarebbe bene, dicono i genitori, che Maria stesse un po' di anni presso il
Tempio? Lì starebbe in compagnia di altre fanciulle e potrebbe avere una formazione
religiosa e morale superiore a quella che possiamo impartire noi. -
Ubbidisce
Maria; si distacca dalla famiglia e va ad abitare presso il Tempio, lieta di
poter vivere più vicina a Dio.
Il
dono di sé.
Fra
le fanciulle, raccolte nei locali annessi al Tempio, la figlia di Gioacchino
ed Anna spicca come il sole tra i pianeti.
Nel
periodo in cui si comincia a sentire l'attrattiva per il mondo, Maria non
sente altro che l'accrescere del suo ardore per Iddio, comprende che la felicità
non può trovarsi nelle creature e quindi volge tutti i palpiti del cuore al
Creatore
...
Consacrati a Dio ... anima e corpo ... con il voto di perpetua verginità!
Sente nel suo intimo che tale offerta è gradita a Dio ed ecco un bel giorno prostrarsi
nel Tempio e pronunciare la formula della consacrazione.
In
modo invisibile, ma reale, gli Angeli assistono a questo atto di offerta e
danno lode al Signore.
O
Maria, tu non sei una semplice Vergine, ma la Regina di tutte le vergini!
Immense schiere di anime generose seguiranno il tuo esempio; ma nessuna potrà
raggiungere la perfezione della tua offerta.
O
Maria, colombella senza macchia, il profumo della tua purezza e tale da innamorare
la Divinità ed il Figlio di Dio non potrà trovare sulla terra una Madre più
degna di te! ...
Il
fabbro di Nazaret.
È
trascorso il periodo collegiale. Maria è ritornata in seno alla famiglia e la
sua presenza in casa è il più grande conforto dei genitori.
Gioacchino
ed Anna contemplano il candore della figlia e scorgono in lei qualche cosa che
la distingue dalle altre giovanette. Stabiliscono di trovarle il compagno
della vita.
Maria
è disposta a sposare.
Dotata
di straordinaria intelligenza, comprende che potrà andare a sposa e conservare
illibato il giglio della verginità. Tutto sta a trovare un uomo, il quale sia
disposto a vivere nella più perfetta purezza. Iddio, che tutto ha ordinato
con somma sapienza, ha già preparato l'uomo, il più santo, colui che potrà
dire alla Regina degli Angeli: Tu sei la mia vera sposa; il Messia mi chiamerà
padre (putativo) e mi ubbidirà! -
E
dove sarà costui? ... Nello stesso paese di Maria. E come conoscerlo? ...
Iddio
fa comprendere ai genitori che lo sposo di Maria potrebbe essere Giuseppe ...
il- cosiddetto « Fabbro di Nazaret ».
Giuseppe,
uomo giusto, cresciuto nel timor di Dio, abituato al lavoro ed al sacrificio,
accetta la proposta.
Giuseppe
e (Maria saranno presto sposi. Il loro intento è: vivere in dolce compagnia,
come due candide colombe! L'uno il custode della purezza dell'altra.
Provvidenza
di Dio, come sei grande! Come disponi tutto con delicatezza ed amore!
Giorno
Sacro.
Il
giorno dello sposalizio è giunto. I due cuori si giurano perpetua fedeltà e
rinnovano il proposito di conservare la verginità. Il Sacerdote benedice la nuova
coppia, ignaro dei disegni di Dio su queste due eccelse creature.
Parenti
ed amici fanno corona ai novelli sposi, augurando ogni bene.
P,
costume degli Ebrei, contratto il matrimonio, che gli sposi stiano separati
per sei mesi. L'uomo ritorna presso i suoi cari e così anche la donna.
In
questo periodo avvenne l'annunzio dell'Angelo a Maria Vergine.
Gabriele.
Il
silenzio domina nell'abitazione. Maria, raccolta in preghiera, è sola nella
stanza. Il suo cuore verginale si riposa in Dio. La sua mente contempla la grandezza
del Creatore e la propria piccolezza.
E’
questo il momento atteso da secoli. Le sessantadue settimane ( ... non di
giorni, ma di anni ... ). predette da Daniele (IX-26) volgono alla fine.
Le
tre Divine Persone vedono che tutto e ormai pronto per attuare l'Incarnazione
ed attendono il « si » della Vergine di Nazaret.
Un
Arcangelo, e propriamente Gabriele, scende sulla terra, in forma umana, e si
presenta a Maria per comunicarle il piano della Provvidenza. Entra l'Arcangelo
nella stanza di Maria a porte chiuse. La Vergine si meraviglia e sta ad
ascoltare.
«
Ave, o piena di grazia! Il Signore è con te. Benedetta tu fra le donne! » (Luca,
I-28).
Maria
non comprende il significato del saluto angelico e resta turbata. Gabriele se ne
accorge e la rassicura: « Non aver timore, o Maria, poiché hai trovato grazia
presso Dio! Tu avrai un Figlio e gli porrai nome " Gesù ". Questi sarà
grande e sarà chiamato Figlio dell'Altissimo ed il Signore gli darà il trono
di Davide, suo padre (da cui discende), e regnerà in eterno sulla casa di
Giacobbe; il suo regno non avrà mai fine » (Luca, I-30).
Maria
adesso comprende: Sono io scelta a diventare la Madre del Messia.
Un
grande timore le si affaccia alla mente e dice all'Angelo: « In qual modo
avverrà questo, mentre io non conosco uomo? » (Luca, I-34).
Risponde
Gabriele: « Lo Spirito Santo scenderà sopra di te e la potenza dell'Altissimo
ti adombrerà. Per questo ancora quello che nascerà da te, Santo, sarà
chiamato Figlio di Dio. Ed ecco che tua cugina Elisabetta ha concepito anche lei
un figlio nella sua vecchiaia ed è già nel sesto mese, colei che era detta
sterile; poiché niente è impossibile a Dio » (Luca, I-35).
Maria
piena di fiducia in Dio e nel suo Angelo, risponde:
«
Ecco la serva del Signore! Si faccia di me secondo la tua parola » (Luca,
1-38).
Sull'istante
la Seconda Persona della Santissima Trinità, l'Unigenito Figlio di Dio Padre,
l'Immenso, pur restando vero Dio, comincia ad essere anche vero uomo e prende
un corpo da Maria Vergine, la quale è ormai divenuta il Tempio dello
Spirito Santo, ove risiede la pienezza della grazia.
L'Arcangelo
Gabriele se ne parte.
Non
temere, Giuseppe!
È
già trascorso il Tempo della separazione di Giuseppe da Maria. I due sposi
hanno il diritto ed il dovere della convivenza.
Il
Fabbro di Nazaret ha sospirato questo giorno. Però ignaro del mistero avvenuto
nella Sposa, essendo giusto e non volendo esporla all'infamia, stabilisce di
rimandarla segretamente.
Mentre
prende riposo, Iddio gli manda un Angelo, che così gli parla: « Giuseppe,
figlio di Davide, non temere di prendere Maria in tua consorte poiché ciò che
in lei e concepito, e dallo Spirito Santo. Ella darà alla luce un Figlio, al
quale porrai nome Gesù, perché Egli libererà il suo popolo dai peccati » (Matteo,
I-20).
L'Angelo
se ne parte e Giuseppe resta tranquillo.
In
casa di Zaccaria.
La
cugina Elisabetta ha bisogno di assistenza. Maria, sapendo ciò, va a trovarla.
Da
Nazaret ad Ein Carem la distanza è molta; i mezzi di comunicazione sono scarsi.
Servendosi di un mansueto asinello, i due Santi Sposi si dirigono verso la
Giudea.
La
casa di Elisabetta è modesta. Zaccaria è ancora muto, ma il suo cuore è
colmo di gioia, pensando che presto il nido domestico sarà allietato dal sorriso
di un bimbo.
Elisabetta
sente all'improvviso una voce; la riconosce e corre all'uscio. È la voce di
Maria, la prediletta cugina.
Incontro
misterioso: Elisabetta, madre del Precursore del Messia; Maria, Madre del
Messia stesso!
Nessuno
al mondo conosce il segreto della Vergine di Nazaret, tranne il casto sposo
Giuseppe. Ma Iddio vuole che anche Elisabetta conosca quanto ha annunziato
l'Arcangelo Gabriele. Lo Spirito Santo invade Elisabetta ed allora essa
comprende quanto è avvenuto in Maria.
Alza
la voce e con un forte grido esclama: « Benedetta tu fra le donne e benedetto
il frutto del tuo seno! E donde a me questo, che la Madre del mio Signore
venga a me? Poiché ecco, appena il suono del tuo saluto è giunto al mio
orecchio, il bambino e balzato per gioia nel mio seno. Beata te, che hai creduto,
perché si adempiranno le cose dette a te dal Signore » (Luca, I-42).
La
Vergine Santissima ascolta in silenzio. Riconosce la bontà di Dio nell'averla
scelta a Madre del Redentore; nello stesso tempo vede la propria piccolezza.
In un impeto di amore, di riconoscenza e di profonda umiltà, ispirata dallo
Spirito Santo esclama: « L'anima mia glorifica il Signore ed il mio spirito
esulta di gioia in Dio, mio Salvatore. Perché Egli ha riguardato alla
bassezza della sua ancella; ecco che da questo punto tutte le generazioni mi
chiameranno beata. Perché quegli che e potente ha operato in me grandi cose e
Santo e il suo nome. E la sua misericordia si spande da età in età su quanti
lo temono. Egli ha spiegato la forza del suo braccio; ha disperso quelli che
inorgogliscono nei pensieri del loro cuore. Ha rovesciato i potenti dal loro
trono ed ha esaltato gli umili. Ha ricolmato di benefici gli affamati e ha rimandato
i ricchi a mani vuote. Ha rialzato Israele suo servo, memore della sua
misericordia, secondo quanto aveva promesso ai padri nostri, ad Abramo e alla
sua stirpe nei secoli » (Luca, I-46).
Vergine
Santissima, per le tue stesse labbra ha parlato Iddio! Tu hai esclamato: « Da
ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata! » ed hai detto il vero.
I
più grandi geni dell'umanità s'ispireranno in te per formare i loro
capolavori; i reggitori delle nazioni a te volgeranno lo sguardo nei momenti
supremi e decisivi; le masse dei fedeli canteranno le tue lodi per tutti i
secoli, gremendo le Chiese ed i tuoi Altari; la tua effigie sarà venerata e
circondata di fiori; tu sarai invocata nella gioia e nel dolore; a te s'innalzerà
il grido supplichevole nel momento del pericolo; tu sarai la speranza dei
buoni ed il rifugio dei traviati; il tuo nome sarà pronunziato con affetto da
milioni di agonizzanti!
Beata
te, o Maria, che hai creduto alle parole dell'Angelo!
Giovanni.
Da
circa tre mesi Maria è in casa di Elisabetta. La futura Regina degli Angeli, la
Madre del Cristo, fa da serva alla sua cugina. I lavori più umili sono da lei
compiuti con tanto amore, perché sa che ciò che si fa al prossimo, si fa a Dio
stesso.
Ecco
intanto giunto per Elisabetta il tempo di partorire. Un tenero bambino opre gli
occhi alla luce del sale, apportando la letizia nella famiglia e nella. parentela.
I
vicini ed i .parenti accorrono alla lieta novella e glorificano la
Misericordia del Signore.
Zàccaria
è ancora muto; tutto osserva e rende grazie a Dio. È l'ora della loquela.
Nell'ottavo
giorno della nascita il neonato è portato al Tempio per essere circonciso.
I parenti dicono ad Elisabetta: « Il tuo bambino deve chiamarsi Zaccaria, come
il padre.
-
No! - risponde Elisabetta; ma avrà nome Giovanni.
Nella
tua parentela nessuno porta tal nome ». (Luca, I-60).
I
parenti fanno segno al padre, per sapere come vuole che si chiami il figlio.
Zaccaria chiede una tavoletta e vi scrive sopra: « Il suo nome è Giovanni »
(Luca; 1-63). Tutti si meravigliarono.
Il
fortunato genitore apre la sua bocca, snoda la lingua e benedice Dio; lo
Spirito Santo gli riempie l'anima e così profetizza:
«
Benedetto sia il Signore, Dio di Israele, perché ha visitato e redento il suo
popolo. E ha fatto nascere per noi un potente Salvatore, nella casa di Davide,
suo servo. Come annunziò per bocca dei suoi Santi Profeti, che sono stati dagli
antichi tempi. Che ci avrebbe liberato dai nostri nemici e dalla mano di quanti
ci odiano. Per usare misericordia coi padri nostri e ricordarsi della sua alleanza
santa. Secondo il giuramento che Egli ha giurato ad Abramo nostro padre, di
accordarci questa grazia: Che, liberi dalla mano dei nostri nemici, serviamo a
lui senza timore, camminando al suo cospetto nella santità e nella giustizia
per tutti i giorni nostri. E tu, piccolo bimbo, sarai chiamato il Profeta
dell'Altissimo, perché procederai davanti alla faccia del Signore a preparare
le sue vie. Per dare al suo popolo la scienza della salute, per la remissione
dei loro peccati. Per le viscere della misericordia del nostro Dio, per le quali
il sole nascente ci ha visitato dall'alto. Per illuminare coloro che giacciono
nelle tenebre e nell'ombra della morte, per guidare i nostri passi nella via
della pace » (Luca, I-68).
La
nascita di Giovanni desta meraviglia in tutti. Avere Zaccaria un figlio nella
vecchiaia, restare muto per nove mesi, riprendere la parola dopo avvenuta la nascita
... tutto ciò, essendo prodigioso, dà motivo ai commenti e si dice da tanti:
«
Che bambino sarà mai questo? » (Luca, I-66).
Per
il momento s'ignora l'avvenire di Giovanni; ma presto il mondo conoscerà la sua
alta missione. Egli starà nel deserto a fare penitenza, andrà lungo il fiume
Giordano a predicare la parola di Dio ed a battezzare, flagellerà i vizi,
rimprovererà al re Erode il suo scandalo e sarà martire del dovere, tanto che
un giorno il Messia dirà: « Tra i nati di donna non è sorto mai uno più
grande di Giovanni Battista » (Matteo, XI-11).
L'ordine
di Augusto:
Maria
e Giuseppe, dopo la nascita di Giovanni Battista, ritornano a Nazaret. Intanto
si avvicina il tempo della nascita del Redentore.
Come
si potrà avverare la profezia di Michea, secondo la quale il Cristo dovrebbe
nascere a Betlem di Giuda?
Iddio
si serve dei disegni degli uomini. A Roma impera Cesare Otttaviano Augusto.
Egli gode di un periodo di pace e vuole approfittare per fare un censimento
generale; gl'interessa conoscere il numero dei sudditi e quindi le forze e le
ricchezze di cui disporre in caso di guerra.
Ad
un cenno di Augusto tutto l'impero si mette in movimento: ognuno deve recarsi
alla ritta di origine per dare il proprio nome all'autorità.
La
Siria, retta dal Preside Cirino, è soggetta pure al censimento, cosicché
Giuseppe e Maria sono costretti a lasciare Nazaret e recarsi in Giudea,
precisamente a Betlem, città di Davide, perché discendono dalla sua famiglia
reale.
La
grotta.
La
via è aspra. Ci sono montagne da attraversare prima di giungere a Betlem; Maria,
prossima a diventare madre, deve affrontare il faticoso viaggio. Ma Iddio veglia
sui Santi Sposi e li fa pervenire felicemente a Betlem.
Il
concorso dei pellegrini è rilevante; dato il nome per l'iscrizione, quelli che
possono ritornano subito a casa; gli altri passano la notte a Betlem.
La
cittadina è piccola; non ha grandi alberghi. È necessario trovare alloggio.
Giuseppe si preoccupa, più che per sé, per la Sposa. - E dove passare la notte?
... -
Batte
alla porta di conoscenti; la risposta e: - Non c'e più posto! -
Si
presenta in diverse famiglie, ma viene respinto. L'abito di povero operaio non
fa sperare alcun guadagno dall'alloggio. I ricchi e i benestanti sono accolti,
ma le più nobili creature sono allontanate. Purtroppo così è la vita!
Giuseppe
vuole fare ancora un tentativo. Sa che c'è l'albergo pubblico, cioè una
grande cinta, ove ci si può riparare dalle intemperie. Anche qui non è
possibile trovare posto. L'ambiente e gremito di forestieri, di animali e di
mezzi di trasporto.
Non
trovando posto in città, Giuseppe stabilisce di andare nella vicina campagna.
Qualche casolare ospitale ci sarà. La sera intanto si avanza e non è prudente
mettere indugio.
Ecco
Maria e Giuseppe in aperta campagna. Nessuna abitazione si scorge. Giungono ad
una grotta, una grande grotta; dallo stallatico, dai residui di paglia e di
fieno e dalla mangiatoia riconoscono essere questo un luogo di rifugio alle
pecore ed ai giumenti.
Nasce
Gesù.
La
campagna è silenziosa. Brillano gli astri del firmamento. Dormono i miseri
mortali. Mentre la notte è a metà del suo corso, il Figlio Eterno di Dio,
l'Aspettato dai secoli, nasce nella squallida grotta ed è deposto sulla
mangiatoia.
O
Dio d'infinita grandezza, perchè sei apparso nel mondo in un'ora di silenzio,
ignoto all'umanità che vieni a redimere? ... Perché non hai scelto una reggia?
... Anche i neonati poveri sogliono avere un lettuccio. Perché hai preferito
una mangiatoia? ...
O
Dio d'amore, tu vieni ad abbattere la superbia umana e quindi ti umilii; vieni
a portare al mondo i tesori celesti e disprezzi il lusso e la ricchezza terrena!
O
Divin Pargoletto, il freddo della notte e della stagione fa intirizzire le tue
membra! ... Questo freddo è simbolo della indifferenza con cui gli uomini ti
accoglieranno, quando ti presenterai per annunziare il Regno dei Cieli!
O
Gesù, io ti adoro! Chi riconoscerebbe in te, tenero Pargoletto, il Re dell'eterna
gloria? Eppure, tu sei il sassolino che dovrà riempire tutta la terra! Si
muoveranno i Magi per venirti ad adorare. Tremerà il re Erode all'annunzio
della tua nascita. Il Sinedrio e la Sinagoga sorgeranno contro di te per
abbatterti. Tu vincerai tutti! ... Intanto esultino gli Angeli e tremino le
potenze infernali! ...
Momenti
di Paradiso.
La
grotta è ruvida; scarsa luce ne rischiara un angolo; qui e Maria e Giuseppe,
in atto di contemplare il Divin Bambino.
Adagiato
sulla paglia, il Re del Cielo tende le manine verso la diletta Madre. Non parla,
ma lo sguardo ed il sorriso sono eloquenti.
La
Vergine lo adora e per sé e per l'umanità; implora grazie per i viventi e
per le future generazioni. Il suo cuore materno è in un oceano di delizie
sovrumane.
Il
casto Giuseppe, pur sapendo di non essere il padre di tanto Bambino, è esultante
di gioia. Lo guarda, lo bacia, lo accarezza, lo prega, lo adora! ...
Momenti
di Paradiso!
Ma
possibile che soltanto due persone, per quanto nobilissime, debbano dare gloria
al Figlio di Dio fatto uomo? E gli innumerevoli figli di Adamo perché non corrono
a questa grotta a rendere omaggio al loro Salvatore? Nessuno si muove; il sonno
fisico e quello morale lasciano i mortali nell'indifferenza.
Si
muove intanto la Corte Celeste per dare l'annuncio del grande evento.
Il
Celeste Messaggero.
La
campagna tace. Ad intervalli il silenzio è rotto dall'abbaiare di qualche cane.
I greggi riposano. Alcuni pastori, stando all'aperto, fanno la guardia.
L'Arcangelo
Gabriele scende dal Cielo e si presenta a questi uomini, semplici e religiosi.
Il suo aspetto è luminoso. I pastori, alla vista di tanto splendore, sono
presi da timore. Il Celeste Messaggero li incoraggia: « Non temete, perché io
vi annunzio la nuova di un grande gaudio destinato a tutto il popolo; perché
oggi a voi è nato un Salvatore, che è il Cristo Signore, nella città di
Davide. È questo il segno: troverete un Bambino, avvolto in fasce, giacente in
una mangiatoia » (Luca, II-10).
Intanto
si raccoglie presso l'Arcangelo Gabriele un'immensa schiera di Angeli, lodando
Iddio e dicendo: « Gloria a Dio nei luoghi altissimi e pace sulla terra agli
uomini di buona volontà! » (Luca, II-14 ).
Lentamente
l'esercito celeste va dileguandosi ed i pastori si dicono a vicenda: «
Andiamo sino a Betlem a vedere quello che vi è accaduto, come il Signore ci ha
manifestato » (Luca, II-15).
Senza
indugio, in preda all'emozione, i pastori lasciano il gregge e vanno in cerca
del nato Messia.
Entrati
nella grotta, trovano Maria e Giuseppe ed il Bambino giacente nella mangiatoia.
Cadono in ginocchio ed istintivamente pregano. Più che le labbra, parlano i
cuori.
Il
Figlio di Dio illumina la mente dei pastori, infiamma il loro cuore di amore e
li fa partecipi dei suoi tesori.
Beati
pastori! I primi ad adorare il Messia siete voi! Siete stati preferiti ai potenti
ed ai sapienti del mondo. Il Redentore, nato nell'umiltà, cerca i cuori umili
e semplici; per questo ha chiamato voi! ... Chiamerà anche i re, ma in un
secondo tempo.
I
pastori s'intrattengono con Maria e Giuseppe e raccontano la visione degli
Angeli.
Giubilanti
poi ritornano al gregge, glorificando e lodando Iddio per quello che hanno
visto e udito. Sentono il bisogno di comunicare agli altri la loro gioia e
raccontano ai conoscenti l'accaduto.
Riflessioni.
La
squallida grotta è divenuta il Paradiso in terra. Il Creatore del mondo vi
sta albergato e la santifica. Per tutti i secoli questo luogo sarà meta di
devoti pellegrinaggi e qui converranno uomini e donne, potenti e poveri, a
piegare le ginocchia ed a baciarne il suolo pensando: Qui è nato il Cristo,
il Figlio di Dio!
Queste
pareti saranno coperte di gioielli, testimonianza di fede e di favori celesti.
Il
primo sangue.
È
già l'ottavo giorno. La legge ebraica comanda che i maschietti neonati, all'ottavo
giorno siano portati al Tempio per essere circoncisi. Il Messia non ha il dovere
di sottostare a tale legge; tuttavia Maria e Giuseppe, esatti osservanti delle
pratiche religiose, si dispongono ad ubbidire.
Nel
Tempio di Gerusalemme entra per la prima volta il Figlio di Dio umanato.
Vi
entrerà ancora, e per moltissime volte, specialmente nei tre anni di
predicazione. Allora sarà seguito da grande turba, sarà scrutato dai Farisei,
farà risuonare la sua voce nel luogo santo e si esclamerà: - Dove ha appresa
Costui tanta sapienza? ... Non parla come gli altri!... Egli insegna con
autorità!... -
Ma
per il momento tu, grazioso Pargoletto, taci e dai gloria al Padre col venire
nel luogo santo.
Il
Sacerdote riceve tra le braccia il Divin Bambino; non può riconoscere in lui
l'aspettato Messia; occorrerebbe un'illustrazione celeste. Al Bambino e dato
il nome « Gesù », come e stato detto dall'Angelo.
È
prescritto un piccolo taglio sul corpicino del neonato. Lo strumento è una specie
di coltello di pietra. Ma perché tormentare i bambini innocenti? E’ prescrizione
divina, è segno di divina figliolanza. Nessun Ebreo può aver diritto alle promesse
che Dio fece ad Abramo, se non viene circonciso.
Quale
bisogno hai tu, o Gesù, di essere circonciso? Non sei tu l'Autore della
legge? Non sei tu l'Innocenza in persona? ... Tuttavia anche sul tuo corpicino
si pratica il taglio di rito.
Alcune
gocce di sangue vengono fuori. Basterebbe una sola goccia per redimere milioni
di mondi. Ma tu, Divino Messia, vuoi essere generoso, in proporzione all'amore
che porti agli uomini. Queste gocce di Sangue, che adesso imporporano il
Tempio, nell'ultimo giorno della tua vita si moltiplicheranno e resterai svenato!
...
La
purificazione.
Maria
Vergine non ha potuto andare al Tempio, perché e divenuta madre. Disse
infatti Iddio a Mose: « La donna, se diverrà madre di un bambino, resterà quaranta
giorni nella sua purificazione; nel frattempo non tocchi niente che sia santo e
non entri nel Tempio » (Lev., XII-1).
Intanto
Maria sospira il giorno della sua purificazione; trascorsi quaranta giorni, va
a Gerusalemme.
Il
Tempio ha degli ampi locali, riservati ai Sacerdoti ed al personale di servizio.
Tra
i Sacerdoti è rinomato un certo Simeone, carico di anni e maturo nella virtù;
è persona giusta ed aspetta la consolazione d'Israele, cioè il Messia. L'anima
del vecchio Simeone è così accetta a Dio, che lo Spirito Santo la predilige.
Da lunghi anni egli attende con ansia la comparsa del Redentore e con più
ardore l'attende dopo una divina illustrazione. Iddio gli ha rivelato: « Tu
non morrai, se non dopo aver visto il Cristo del Signore » (Luca, II-26).
Simeone
scende tutti i giorni nel Tempio. Allorché un neonato è presentato al1'Altissinio,
egli spera di riconoscere in lui il Messia. Ma il suo desiderio non è stato
ancora appagato.
E’
giunta il giorno fortunato. Guidato dallo Spirito del Signore, il santo vecchio
entra nel Tempio e vi scorge una giovane Donna, un Bambino tra le sue braccia e
lo Sposo. Il suo cuore palpita con veemenza, sente di essere vicino a Dio e
riconosce il Messia.
-
Dammi, o donna, dice Simeone, dammi in braccio il Bambino! ... È tanto che
aspetto questo giorno! -
Lo
bacia con effusione di lacrime e poi, benedicendo Iddio, esclama: « Ed ora lascia,
o Signore, che il tuo servo se ne vada in pace, secondo la tua parola, perché
i miei occhi hanno visto la tua salute, che tu hai preparata al cospetto di
tutti i popoli, luce ad illuminare le nazioni e gloria del popolo tuo Israele!
» (Luca, II-29).
Maria
e Giuseppe sono meravigliati di ciò che dice il Sacerdote.
In
questo momento sopraggiunge una vecchietta, di nome Anna, figlia di Fanuel,
della tribù di Aser; conta già ottantaquattro anni. Costei, da che è
cominciata la sua vedovanza ancora in giovane età, è stata sempre nel
Tempio, servendo Dio notte e giorno, in digiuno e preghiera. A vedere Anna
il Bambino Gesù, illuminata dallo Spirito Santo, riconosce in Lui il Messia e
sgorgano dal suo labbro tante lodi al Sommo Iddio.
Simeone
impartisce la benedizione; indi dice a Maria: « Ecco che questo Bambino è
posto per rovina e per risurrezione di molti in Israele e per segno di contraddizione.
L'anima tua stessa sarà trapassata da una spada, affinchè siano svelati i
pensieri di molti cuori! » (Luca, II-34).
Parole
profetiche! Tu, o Simeone, non parli da te stesso. È lo Spirito Santo che parla
per mezzo tuo! ... Hai detto che questo Bambino sarà segno di contraddizione.
I fatti lo confesseranno. Chi ascolterà la sua voce e praticherà i suoi insegnamenti,
si salverà in eterno. Chi negherà la sua dottrina, andrà perduto. L'umanità
per tutti i secoli sarà divisa in due schiere: o con Lui o contro di Lui. Sarà
la pietra di contraddizione. Chi batterà contro di essa, avrà la morte; e
schiaccerà colui sul quale cadrà.
Hai
detto ancora, o venerando Sacerdote, che una spada trapasserà l'anima di
Maria Vergine. E così sarà! La spada del dolore trapasserà il cuore di questa
eccelsa Donna, la quale passerà ai secoli col nome di « Madre dei dolori
».
La
stella.
Appena
nato il Messia è apparsa nel firmamento una stella particolare. È stata creata
per l'occasione? E qualche astro, che seguendo un corso speciale si è avvicinato
alla terra? ... Non possiamo precisare. E’ certo però che questa stella ha
una luce singolare e movimenti strani.
Anche
nella lontana Persia e nell'Arabia è a conoscenza di molti la profezia di
Balaam: « Una stella sorgerà da Giacobbe ».
Tre
uomini illustri, detti Magi, Gaspare, Melchiorre e Baldassarre, sono convinti
che la comparsa della stella misteriosa è l'annunzio della nascita dell'Aspettato
delle genti. Si dispongono a lasciare la propria terra e, con numeroso
seguito, si dirigono verso la Giudea. Il viaggio è lungo.
Ecco
i Magi giunti a Gerusalemme, alla città santa! La stella scompare.
Nella
corte.
Gerusalemme,
quantunque esaltata dai Profeti, al presente non è preparata a ricevere la
lieta novella della nascita del Messia. I suoi abitanti sono immersi negli
affari temporali ed il re è dedito ai piaceri.
I
Magi si presentarono alla corte di Erode per avere schiarimenti.
«
Dove è nato il Re dei Giudei? Abbiamo veduto infatti la sua stella in Oriente
e siamo venuti ad adorarlo! » (Matteo, II-9).
Erode
si turba; non risponde subito, ma pensa nel suo cuore: - Che sia proprio nato
il Messia? ... Se si dovessero avverare le profezie, Egli un giorno dovrebbe
divenire il Re, il Duce d'Israele! ... -
Preoccupato,
non sapendo rispondere alla richiesta dei Magi, promette d'informarsi e di
dare una risposta esatta.
La
notizia della nascita del Messia si diffonde presto in città; Gerusalemme però
non esulta, ma si turba fortemente assieme al suo re.
Ma
perché turbarvi, o abitanti di Gerusalemme? Perché avere paura del Bambino
di Betlem? ... Le vostre opere sono malvage e temete che il Messia abbia a
rinfacciarvele! ... Le vie della vostra città saranno un giorno rigurgitanti di
forestieri, i quali verranno da lontano ad ascoltare il Divin Maestro ... e
voi chiuderete l'orecchio alla sua voce! ... Gesù piangerà sopra di voi, ma
il vostro cuore di pietra non si commuoverà! ... Voi metterete in Croce
l'Aspettato delle nazioni ed attirerete sul vostro capo l'ira di Dio! ... La
vostra città verrà messa a ferro e a fuoco dai Romani! Tremendo e meritato
castigo!
I
primi a turbarsi sono i capi del popolo; Erode raduna nella corte i Sacerdoti,
gli Anziani, i Dottori della Legge e gli Scribi, affinché siano scrutate le
Sacre Scritture.
E
tu Betlem.
Fra
trentatrè anni i capi di Gerusalemme si raduneranno, in diverse occasioni,
nel Sinedrio per far condannare a morte il Cristo. Per il momento sono raccolti
nel palazzo reale per conoscere il luogo della sua nascita.
I
Sacerdoti e gli Scribi, che sogliono commentare le profezie al popolo, sono i più
competenti in materia. Dopo ricerche, esclama un Sacerdote: Finalmente,
trovato! ... Maestà, il Cristo sarà nato a Betlem di Giuda. Infatti nel libro
del Profeta Michea e scritto: « E tu, Betlem Efrata, tu sei piccola tra le
mille di Giuda, ma da te uscirà Colui che dovrà essere Dominatore in
Israele » (Michea, V-2).
Erode
è soddisfatto. Chiama segretamente i Magi e s'informa minutamente da essi in
qual tempo fosse loro apparsa la stella. Poi dice: « Andate a Betlem; fate
diligente ricerca del Bambino e, quando lo avrete trovato, fatemelo sapere,
affinché anch'io venga ad odorarlo » (Matteo, II-3 ).
Credono
i Magi alle parole del re, ma non possono scrutare i suoi disegni malvagi.
Erode s'interessa di conoscere il nato Messia, non per adorarlo, bensì per
ucciderlo.
Davanti
al Cristo.
Gaspare,
Melchiorre e Baldassarre lasciano la corte e si dirigono verso Betlem. Usciti
dalla città santa, ecco riapparire la stella e si riempiono di gioia.
L'astro
precede i tre avventurati uomini ed arrivato sopra il luogo ove sta il Bambino
si ferma.
Ecco
la dimora! ...
Vi
entrano i Magi e vi trovano il Bambino Gesù con sua Madre.
Una
luce soprannaturale fa loro comprendere che il Bambino, avvolto in poveri
panni, è il Messia. Sentono in cuore una fiamma d'amore verso Dio e si
prostrano per adorare il Redentore.
E’
giusto che voi, o illustri personaggi, siate ricompensati dei sacrifici fatti
per giungere in questo luogo! Il neonato Messia gradisce il vostro omaggio;
Egli stesso vi ha chiamati ai suoi piedi, misteriosamente. Mentre voi lo
adorate, Egli vede molti altri monarchi, che nell'avvicendarsi dei secoli si
prostreranno per riconoscerlo vero Dio!
Stupiscono
i Magi a contemplare la povertà del Messia.
Dopo
avere sfogati gli affetti più delicati, i Magi si dispongono ad offrire dei
doni. Hanno portato quanto di più prezioso posseggono.
Il
primo, aperto il forziere, mette fuori dell'oro.
Il
secondo presenta una certa quantità d'incenso.
Il
terzo ha portato una specialità del suo paese, la mirra.
Gradisce
Maria i tre doni, ma più che per il loro valore, per il loro mistico significato.
Passato
qualche tempo, i Magi si dispongono a partire; prima si rifocillano con il
riposo. Durante il sonno l'Angelo del Signore si manifesta a loro: « Non
ripassate da Erode, ma per altra via ritornate al vostro paese! » (Matteo,
II-12).
Sparita
la visione, i Magi si meravigliano oltremodo.
Dopo
avere reso a Gesù gli ultimi omaggi, i tre partono da Betlem. Sono trasformati
nello spirito; si sentono rinati a nuova vita. Si allontanano col corpo, ma il
loro cuore è rivolto al Messia.
Disegno
infame.
La
notte è avanzata. La corte di Erode da poco si è spopolata. Sono cessate le
danze.
Il
re e sovrappensiero; si ritira nel suo appartamento e dice tra se: Possibile che
abbiano fatto a me questo sgarbo? Impegnano la parola al re e poi vengono
meno! ... Ma che non abbiano trovato il Messia e siano ritornati indispettiti al
loro paese?... Ad ogni modo il Cristo dovrà morire! ... Guai a me se dovesse
crescere e divenire un giorno Lui il re d'Israele!... -
La
notte non è di sollievo al suo cuore. Se non sa che il Messia sia sparito, non
può riposare.
Attende
ancora; ma i Magi non si presentano.
-
Non posso più aspettare! ... Questo stato d'animo è di gran tormento ...
Il Messia è nato, perché è apparsa la sua stella ... I Sacerdoti e gli Scribi
mi hanno assicurato che la nascita è avvenuta a Betlem ... Il Bambino sarà
ancora lì ... Non conosco e non potrò conoscere la sua abitazione… Ma
non potrà sfuggire alla mia potente mano! ... Ordinerò al più presto la
strage dei bambini di Betlem... -
Chiama
segretamente il più fido capitano e gli comunica il suo disegno: Di
nottetempo una forte schiera di soldati vada a Betlem di Giuda. Nessuno degli
estranei ne sia a conoscenza. Si penetri in ogni famiglia e siano passati a fil
di spada tutti i maschietti, dai due anni in giù. La strage si faccia entro
Betlem ed anche nei dintorni. -
Il
capitano sa bene che con Erode non si replica e, quantunque convinto dell'ingiustizia
dell'ordine, si accinge a preparare l'occorrente all'eccidio.
Erode
è appagato! Già pregusta l'orrenda strage. - Per il Cristo ... ormai è
finita!... -
...
Miserabile mortale! ... E chi sei tu, che osi metterti contro Dio?... Credi
che il Messia non possa sfuggire alla tua strage?... Hai paura che, crescendo,
diventi re?... Tu non lo potrai uccidere! ... Egli morrà, ma non adesso!
... Permetterà che gli sia tolta la vita, ma quando avrà compiuto la sua missione
e farà questo per mostrare al mondo la sua Divinità, risorgendo dalla morte!
...
Tu
credi, o Erode, che il Messia possa un giorno cercare il tuo regno temporale!
... Egli, datore di ogni bene, cerca altri regni ... quelli immortali dello spirito!
Fuggi
in Egitto.
Partiti
i Magi, si dispongono Maria e Giuseppe a ritornare a Nazaret. Già molto hanno
indugiato. Intanto sono lontani dall'immaginare l'empio ordine di Erode. Se
ritardano a partire, il Bambino Gesù sarà coinvolto nella strage
degl'innocenti.
È
notte. Giuseppe riposa. Un Angelo del Signore gli appare e gli dice: « Alzati!
Prendi il Bambino e sua Madre e fuggi in Egitto! Resta là, finché io ne dia
avviso; perché Erode cercherà del Bambino per farlo morire! » (Matteo,
II-13).
Giuseppe
senza chiedere altri schiarimenti, appena scompare l'Angelo, sollecita Maria
a partire.
-
Andiamo subito! Così dispone Iddio!
-
E’ notte buia; ma Iddio ci assisterà! -
Maria
Vergine, premurosa del Figlio Gesù, si mette in cammino. Il suo cuore materno
è in orgasmo. - E se fossimo scoperti e riconosciuti?... O Dio onnipotente,
assistici in quest'ora difficile! -
La
Sacra Famiglia già si è allontanata da Betlem; per giungere in Egitto occorreranno
parecchi giorni. L'importante è per il momento scostarsi più che sia possibile
dal luogo della prossima strage.
Sangue
innocente.
Betlem
è immersa nel sonno. Nel cuore della notte giungono silenziosi i soldati di
Erode e cominciano la carneficina. Sono forzate le porte ed assaltate le culle
ed i letti.
Le
madri urlano disperatamente, ma non possono resistere alla furia degli armati.
Ad un bimbo è troncato il capo; un neonato viene sventrato; un terzo è sfracellato
contro il muro ... I padri vogliono opporre resistenza e ricevono la peggio.
È
un gridare generale, un fuggi fuggi spaventoso.
Il
sangue innocente bagna la terra! Furibondi i soldati si disseminano nei dintorni
di Betlem. Anche qui continua la strage.
Intanto
Erode che conosce l'orario della carneficina, dal suo palazzo segue il movimento
dei soldati.
-
A quest'ora il Cristo sarà morto! ... Nessuno più mi contenderà il regno!
... -
...
Gesù, o Erode, è sfuggito alla tua mano! ... Tu piuttosto non potrai sfuggire
alla sua, quando ti colpirà! ... Ricordati che più ritarda Iddio a punire,
più terribile sarà la sua giustizia! Il sangue degli innocenti che hai fatto
versare, grida vendetta al cospetto di Dio!
In
terra straniera.
Intanto
Gesù cresce. Sono avvenenti i bambini, specialmente nei primi anni. allorché
cominciano a parlare. Ma come descrivere l'avvenenza di Gesù, del Figlio di
Dio, del più bello tra i figli degli uomini?
Sguardo
sereno, sorriso celestiale, riccioli biondi, candida veste! ... Maria Vergine
davanti al suo figliuolo resta estasiata; Giuseppe con frequenza lo prende in
braccio e lo stringe al cuore! ... Gesù lascia fare! ... Egli sa quanti
sacrifici stanno sostenendo proprio per Lui, per liberarlo dalla morte, e
quindi conforta il cuore materno del Padre putativo.
Oh,
se l'Egitto conoscesse la sua grande sorte nel poter avere per qualche tempo
il Redentore del mondo, il Creatore stesso!
Intanto
Gesù santifica, con la sua divina presenza, il suolo africano e pensa che un
giorno non lontano un suo Apostolo, Matteo, verrà a predicare il Vangelo.
Anche in questo continente si verserà il sangue dei suoi seguaci.
Triste
fine.
Dopo
l'eccidio dei bambini, Erode ha continuato a godere il lusso della corte. Il suo
volto però e stato sempre velato da un senso di mestizia; nel silenzio della
notte e nelle ore di solitudine si sono presentati come spettri terrificanti
gl'innocenti uccisi.
Ha
cercato distrazioni, ha voluto inebriarsi, per annegare nei calici ogni rimorso
... ma invano! Più tempo è passato e più forte si e fatto sentire il pungolo
del male operato. Il rimorso è un tiranno inesorabile.
Il
re da qualche tempo non si mostra smanioso di feste; gli sono più di peso che
di sollievo. Preferisce stare solo.
Intanto
il suo corpo, assai infiacchito, alberga diversi mali... mali incurabili. Un
fetore nauseante si sprigiona dalle sue membra, per cui la sua compagnia è
schivata. Si aprono delle piaghe purulenti e si avverte la presenza di
schifosi insetti, i quali cominciano a consumare quella carne, prima ancora che
scenda nel sepolcro. La sollecitudine dei medici a nulla vale.
Tu,
o re, hai fatto ridurre a pezzi le carni dei bambini di Betlem! ... La tua carne
adesso subisce simile sorte per opera della cancrena! ...
Erode
non può più resistere. Vorrebbe troncarsi l'esistenza, ma non ne ha il
coraggio. Emette urla di rabbia e di disperazione; vede a vivi colori nella
fantasia esaltata i delitti commessi ... E maledice l'ora della sua nascita.
Non
hanno tregua i dolori! Solitudine, piaghe, fetore, smania, rimorsi ... prova
l'inferno innanzi tempo.
Nella
corte si parla dell'infelice re e col desiderio se ne affretta la fine. Giunge
l'ultima ora. Erode muore! Dove e andata la tua potenza, o verme di terra? Dove
sono i tuoi piaceri?...
Sei
cadavere ... ed il Cristo, che tu hai creduto di avere ucciso, e ancora vivo!
... Egli è la vita e vivrà in eterno!
Ritorna
al paese d'Israele.
Si
presenta un Angelo a Giuseppe, mentre questi sta a riposare. « Svègliati!
Prendi il Fanciullo e sua Madre e va' nella terra d'Israele, perché sono morti
coloro che cercavano la vita del Bambino » (Matteo, II-20).
Giuseppe
non si lamenta; potrebbe dire: Ma perché partire, ormai che qui ci siamo
acclimatati? - Egli sa che a Dio si ubbidisce ciecamente.
Prepara
tutto e si avvia alla Palestina. Ancora un faticoso viaggio.
La
Sacra Famiglia giunge in Palestina.
Il
primo pensiero di Maria e Giuseppe è di conoscere chi sia il nuovo re della
Giudea. Vengono a sapere che ormai regna Archelao, al posto di suo padre Erode.
-
Archelao? - dice Giuseppe. Che sia come suo padre?... Che abbia ricevuto
ordine di qualche altra strage? ... Temo molto di restare in Giudea! ... Più
lontani si va dalla corte e più si è al sicuro! -
Un
Angelo del Signore lo dirige: « Ritorna, o Giuseppe, in Galilea e prendi
dimora nella città di Nazaret! » (Matteo, II-22 ).
Maria
e Giuseppe ritornano allora alla diletta Nazaret, ove hanno fatto il sacro
Sposalizio.
Nella
bottega.
I
due Santi Sposi sono riconosciuti nell'antica città. La vista del Fanciullo
colpisce i Nazareni.
-
Che Fanciullo impareggiabile! ... Quanta bellezza risplende sul suo volto! ...
Quanta grazia nei modi! ...
Giuseppe
mette in efficienza la piccola bottega; l'onestà del suo lavoro è nota a
Nazaret e quindi i clienti si moltiplicano.
Poiché
il lavoro è abbondante, anche Gesù si rende utile al Padre putativo. Si presta
a tanti piccoli servizi ed è pienamente sottomesso a Giuseppe ed a Maria.
È vicino ai dodici anni e già comincia a maneggiare gli strumenti del lavoro.
Quanta
degnazione, o Divino Adolescente! Tu Dio, al quale ubbidiscono infinite
schiere di Angeli, vuoi ubbidire a due creature!... Tu sei venuto al mondo per
insegnare l'umiltà e l'ubbidienza all'autorità costituita! ... Vuoi dare ai
figli l'esempio del rispetto e dell'amore ai genitori.
Che
bisogno hai tu, o Gesù, di lavorare? Tu nutri gli uccelli dell'aria e rivesti
i fiori dei campi. Perché cominci già a versare il sudore come i poveri mortali?...
Vuoi mostrare all'umanità la nobiltà del lavoro ed il dovere di mangiare
il pane quotidiano col sudore della fronte.
Tu,
o Gesù, con un atto di volontà hai lanciato negli spazi innumerevoli astri; ed
ora le tue mani divine hanno bisogno di strumenti per compiere umili lavori di
fabbro! ... Quanta degnazione e quanto amore!
Maria
e Giuseppe lavorano, ma lo sguardo ed il loro cuore e rivolto a Gesù e
gioiscono a vederlo crescere in età, in bellezza ed in sapienza.
A
Gerusalemme.
Nella
festa di Pasqua Gerusalemme è meta di grandiosi pellegrinaggi. Partono comitive
da tutta la Palestina, dalle regioni limitrofe ed anche dall'Arabia e dall'Egitto.
Gli
Ebrei ricordano ogni anno in questa occasione, il passaggio dei loro antenati
dall'Egitto alla terra promessa da Dio, cioè alla terra di Canaan. La festa si
protrae per circa una settimana.
Confusa
tra la moltitudine dei pellegrini e l'umile famiglia di Nazaret: Giuseppe il
fabbro, Maria e Gesù.
Chi
potrebbe riconoscere in questa piccola famiglia i grandi disegni dell'Onnipotente?
Tanti pellegrini sono attratti dalla modestia e serenità dei tre Nazareni e
sono lieti di rivolgere loro la parola.
Il
ricordo di Simeone.
Betlem
non poté dare alloggio a Maria ed a Giuseppe in occasione del censimento;
la cittadina è piccola. Gerusalemme invece presenta tante comodità, per cui
è facile fermarvisi. Poiché le feste solenni chiamano molta gente per quattro
volte all'anno alla città santa, sono molti gli alberghi a disposizione.
Giuseppe
non ha da faticare per trovare un alloggio.
Una
settimana in Gerusalemme!... Il tempo non sembra lungo, poiché le funzioni e le
altre manifestazioni religiose occupano buona parte della giornata.
I
tre Nazareni sono sempre presenti ad ogni pratica di rito; son venuti a Gerusalemme
esclusivamente per questo.
Maria
trova nel Tempio il suo contento e rivive il giorno in cui presentò il
Bambino al vecchio Simeone. Le parole profetiche le ritornano all'orecchio: «
Donna, la spada del dolore trapasserà il tuo cuore! ... ».
Maria,
mentre prega nel Tempio, pensa: Proprio così! ... Il mio cuore molto ha
dovuto soffrire in occasione della ricerca di Gesù da parte di Erode! ... Ma
tutto è passato! ... Il cielo ormai è senza nubi! -
O
Vergine Madre, tu sei molto accetta a Dio ed è necessario che il dolore ti visiti
spesso e fortemente! Più presto che tu non creda, sentirai di nuovo la puntura
di questa spada! ... Questa volta sarà Gesù stesso a farti piangere!
Incertezza.
La
festa di Pasqua è finita. Ha avuto luogo l'ultima funzione nel Tempio ed i
pellegrini possono far ritorno.
Perché
ci sia più ordine nel movimento della massa popolare, è necessario che gli
uomini sfocino da una parte e le donne dall'altra; i fanciulli possono andare
o con gli uni o con le altre.
Gesù,
nella sua infinita sapienza, vuole effettuare un disegno particolare, però
all'insaputa della Santissima Madre e del Padre putativo. Approfitta di un momento
di confusione per sottrarsi al loro sguardo.
Maria
non vede. Gesù vicino a sè. Pensa: - Certamente sarà a fianco di Giuseppe! -
Giuseppe,
volgendo attorno lo sguardo e non scorgendo il Divin Fanciullo, si rasserena:
- Sarà con sua Madre! -
Giorni
di lacrime.
Le
due lunghe teorie, di uomini e di donne, s'incontrano ed è un vicendevole
cercarsi e chiamarsi.
Maria
e Giuseppe, appena si scorgono, affrettano il passo e si chiedono: E Gesù?...
-
Credevo che fosse con te!
-
Ed io pensavo che fosse in tua compagnia!
-
Ed ora, che cosa fare?
-
Andiamone in cerca!
-
Prima di ritornare sui nostri passi, fermiamoci qui ad osservare ed a prendere
informazioni!
Passa
la folla, altre comitive si succedono a brevi intervalli e Gesù non appare.
Nessuno sa darne notizia.
Con
il cuore trafitto, Maria e Giuseppe ritornano in città. Domandano a questi e
a quelli; ma sempre la solita risposta: Non si è visto questo Fanciullo! -
Tutto
il giorno è destinato alla ricerca: lungo le vie, presso i conoscenti, i
parenti ... Gesù non si trova; si è smarrito!
Come
Dio vuole, passa la triste notte. Fatto giorno riprendono le ricerche.
Gerusalemme è grande e molti forestieri ancora vi si trovano; conviene andare
in giro anche per i vicoli ed osservare i passanti. L'intero giorno passa,
sopraggiunge la notte ... e Gesù non si trova ancora.
Così
il secondo giorno e parte del terzo.
Figlio!
Gesù
è Dio e conosce tutto. Quantunque separato fisicamente dalla Madre e da
Giuseppe, conosce la loro trepidazione, vede le loro lacrime ... e pur tuttavia
permette che soffrano; Egli sa che il dolore è fonte di merito.
Nei
tre giorni dopo la Pasqua Gesù, mentre è cercato, compie entro Gerusalemme la
missione avuta dall'Eterno Padre. Il luogo preferito è il Tempio. Egli vi
trascorre lunghe ore a pregare, ad osservare ed udire quanto insegnano i Dottori
della Legge.
E’
il pomeriggio del terzo giorno. Il Tempio è affollato, mentre ha luogo la
lettura ed il commento delle Sacre Scritture.
Un
Rabbino ha presentato ad uno dei Dottori il Sacro Libro; questi ha letto un
brano e lo ha spiegato come meglio ha potuto.
Sono
presenti uomini e donne, Scribi e Sacerdoti ed è presente anche Gesù. Il
Divino Adolescente, con serenità di volto e franchezza di parola, rivolge delle
domande ai Dottori; risponde con grazia alle loro interrogazioni e tutti restano
attoniti della sua sapienza.
Frattanto
entrano nel Tempio Maria e Giuseppe. Il loro afflitto cuore è rivolto a Dio. Ma
quale non è la gioia allorché, alzando gli occhi, scorgono Gesù intento a
discutere con i Dottori!... Frenano i moti naturali di gioia e, per non
interrompere la discussione religiosa, attendono tra la folla la conclusione.
Appena
Maria può avvicinarsi a Gesù, prorompe in un dolce lamento: « Figlio, perché
ci hai fatto questo? ... Ecco tuo Padre ed io ti abbiamo cercato, addolorati
» (Luca, II-44).
Gesù
resta tranquillo: « Perché mi cercavate? Non sapevate come io devo occuparmi
delle cose del Padre mio? » (Luca, II-49).
Maria
e Giuseppe non comprendono tutta la forza del detto di Gesù. Dopo questo, la
Sacra Famiglia ritorna a Nazaret.
Qui
finisce l'aurora del Cristo!
Da
oggi in poi, per circa un ventennio, Gesù si eclissa dalla vita pubblica, sta
tra le sue creature, sta nel mondo che ha creato e non e conosciuto. Ma verrà
il meriggio. Egli allora si manifesterà al mondo e si proclamerà, prima
indirettamente e poi direttamente, il Figlio di Dio. Proverà la sua Divinità
con i miracoli e con la sublimità della sua dottrina. Comanderà all'acqua di
mutarsi in vino ... al pane di moltiplicarsi... alla tempesta di sedarsi ... ;
ridarà la vista ai ciechi, l'udito ai sordi, la salute ai lebbrosi e ad ogni
infermo ... ; dominerà la morte e i demoni ... ; sfiderà i suoi nemici a
togliergli la vita, per ridarsela dopo tre giorni ... il creato dovrà
proclamarlo Re supremo, come Egli stesso attesterà al Procuratore Romano,
Ponzio Pilato: « Io sono Re e per questo son venuto nel mondo! ... »
(Giovanni, XVIII-37).
I
Dopo
la narrazione storica della nascita di Gesù Cristo, si comprende l'importanza
della Festa del Natale, che ogni anno viene a rallegrare l'umanità.
Il
Natale è festa religiosa; è un eccitamento alla riconoscenza al Figlio di
Dio Incarnato.
Natale
significa far rinascere Gesù nell'anima propria, prima di tutto con la sua
grazia, servendosi, se occorre, del Sacramento della Confessione, e poi
ricevendo la Santa Comunione.
Per
molti, che si dicono Cristiani, il Natale è sinonimo di carnevale: pranzo
solenne, cenone, giuochi, divertimenti, balli...
Quale
gloria si può rendere a Gesù Bambino, quando a tutto si pensa tranne che a
Lui?
Si
danno ora dei suggerimenti, affinché il Natale sia santificato.
In
Chiesa.
E’
graziosa la Novena di Natale! Si accorre alle Chiese con più facilità che in
altre occasioni. Le funzioni mattutine o serotine, il presepio, i canti
pastorali, le prediche ... sogliono essere una buona attrattiva.
Si
faccia di tutto per intervenire alle sacre funzioni; l'andare in Chiesa è già
un omaggio a Dio.
Si
ascoltino volentieri e con attenzione le prediche, che d'ordinario si fanno durante
la novena.
Le
grandi solennità religiose sono precedute da un novenario, affinché i fedeli
si dispongano bene alla festa. La migliore preparazione al Natale è una vita
più cristiana. Durante la novena s'intensifichi lo spirito di preghiera.
Fioretti
alla novena.
Alle
anime pie si raccomanda di non tralasciare la Messa e la Comunione nei giorni
della novena.
Sarebbe
bene praticare un fioretto giornaliero ad onore di Gesù Bambino. Potrebbero
servire i seguenti:
l.
Custodire bene la virtù della purezza, nei pensieri, negli sguardi, nelle parole
e nelle azioni.
2.
Perdonare le offese e far la pace con chi ci abbia offeso.
3.
Fare qualche atto di carità a persona bisognosa.
4.
Ricevere la Santa Comunione per ringraziare Gesù, a nome dell'umanità, di
essersi fatto Uomo.
5.
Dire spesso lungo il giorno: Gesù, ti benedico per quelli che ti maledicono!
6.
Distruggere la stampa cattiva, che potrebbe trovarsi in famiglia.
7.
Fuggire le occasioni prossime di peccato, troncando qualche relazione pericolosa.
8.
Esortare delicatamente i conoscenti a comunicarsi nel giorno di Natale.
9.
Fare una Confessione più accurata del solito, esaminandosi se ci si è confessati
sempre con le dovute disposizioni.
In
casa.
È
lodevole preparare in famiglia il presepio.
A
sera, o in ora più comoda, si raccolga la famiglia cristiana davanti alla
grotta e reciti il Rosario.
Sarebbe
utile, nel corso della novena, leggere tra i familiari il presente libretto,
affinché si ricordi nei particolari il grande mistero dell'Incarnazione.
Gesù
nei cuori.
Il
comunicarsi una volta l'anno nella Pasqua è obbligo per tutti i Cristiani.
Quantunque non ci sia una vera prescrizione per il Natale, perché non
abituarsi a ricevere la Santa Comunione in tale occasione? Molti lo fanno, ma
non sono tutti a comprenderne l'importanza.
Un
Natale senza Comunione non dovrebbe considerarsi Natale.
Riparazione.
In
un giorno così bello, in cui si ricorda la comparsa visibile di Gesù in questa
valle di lacrime, quanti peccati si commettono!
Tanti
non vanno a Messa, e dire che ogni Sacerdote celebra in questo giorno tre volte
il Santo Sacrificio!
Quante
profanazioni nelle Chiese, specialmente nella Notte Santa!
Quante
ingordigie ed ubriachezze si verificano nel pranzo natalizio, con le conseguenti
risse!
Che
orribili bestemmie pronunciano i giuocatori, che sperperano il denaro in giuochi
d'azzardo!
Nel
Natale Iddio riceve molta gloria dai buoni, ma molte offese dai cattivi. Alle
anime pie, più generose, si raccomanda vivamente di dedicare la vigilia ed il
giorno del Natale alla riparazione. Un'anima può riparare per molte altre. Il
tenero Bambino di Betlem benedice tutti, ma specialmente quelli che si dedicano
alla riparazione.
ORA
SANTA
(Natale)
Dio
con noi.
Un
giorno in una povera capanna di Betlem nasceva un Bambino. Nasceva povero,
nasceva lontano da casa sua, come l'ultimo dei bambini.
Nessuno
s'accorgeva di Lui.
Ma
sulla sua cuna si aprirono i Cieli. A migliaia scendevano gli Angeli... Un
cantico divino risuonava all'intorno: Gloria a Dio nel più alto dei Cieli!
...
Quel
Bambino era Dio!
Il
Paradiso lo adorava; la terra gl'inviava i suoi grandi a presentargli l'omaggio.
Fortunati i pastori, che lo contemplarono per i primi!
Anima
mia, ravviva la fede! Quel Bambino è nel Santissimo Sacramento dell'Altare.
Pòrtati
con lo spirito raccolto dinnanzi a Lui Sacramento; tu puoi come i pastori ed i
Magi presentargli i tuoi doni.
Quel
Bambino è ancora nell'Ostia Santa, che tu tante volte hai contemplato sull'Altare;
Gesù è vivo, reale, come l'hanno visto Maria, i Pastori ed i Magi.
Signore,
io credo, e credo con la fede più viva! Credo come se ti vedessi con gli occhi
miei!
Ti
credo e ti adoro!
Si,
o Signore, ti adoro ed intendo adorarti con gli stessi sentimenti con i quali
ti hanno adorato gli Angeli, tua Madre, San Giuseppe, i pastori ed i Magi!
O
Celeste Bambino, ti sia gloria nei secoli, nel più alto dei Cieli!
Io
ti lodo, ti benedico, ti adoro!
Pater,
Ave, Gloria.
Ringraziamento.
Anima
mia, ringrazia il Signore! Oh, sempre! Ti ha creata, ti conserva, ti santifica,
ti ricolma di grazie speciali ...
Anima
mia, cosa eri tu mille anni or sono? Niente. Chi ti ha data dunque l'esistenza?
Dio! Dio ti ha data la vita.
Anima
mia, rifletti! Nella mente di Dio ci sono milioni e milioni di anime, che Egli
potrebbe pure creare e che non creerà mai ... e fra tutti questi milioni di
anime ha guardato te e te ha preferito ... Quale merito ne avevi tu? Nessuno.
Perché
dunque ti ha privilegiata così? Perché è buono, perché immensamente ti ama.
Digli grazie di questo gran dono!
Sì,
o Signore, ti ringrazio d'avermi creata!
Dio
ti conserva in vita. Guai se il Signore allontanasse da te la sua mano provvidente:
ritorneresti nel nulla! Sua è l'aria che respiri, suo e il pane che mangi ogni
giorno, sua è la vita che tu vivi ... e tutto ha creato per te! La bellezza del
cielo, le ricchezze della terra, le meraviglie della natura, le ha create per
te!
Ma
tutto ciò è ancor poco in confronto al dono incomparabile di Se stesso; il
Figliuolo di Dio, Gesù, ha assunto umana carne, si è fatto Bambino per te,
per redimerti e santificarti! Per te rimane nella Santissima Eucaristia, per
essere tuo amico, compagno, medico, maestro ... per farti pregustare un po' di
Paradiso anche quaggiù nell'esilio, vivendo unito intimamente a te! Un Dio! ...
Innalza
dunque il tuo inno di ringraziamento al Creatore!
Solo
a ricordare questi benefici di carattere generale, un cuore non dovrebbe
contenersi più, ma espandersi, esternare la sua riconoscenza! Ed è quello che
Gesù Bambino, fattosi Ostia d'amore per gli uomini, esige in questo momento
da te, mentre tanti altri sciupano nel peccato i suoi doni divini!
Io
ti ringrazio, o Gesù Bambino, per le tue grandi misericordie!
Pater,
Ave, Gloria.
Propiziazione.
Anima
mia, ora è tempo di piangere sulla ingratitudine tua e sulla ingratitudine
degli uomini!
Dopo
tutto quello che ha fatto Gesù, dopo che Egli ha donato tutto quanto poteva,
il suo Sangue e la vita ... viene ripagato con ingratitudine; il suo amore è
ricambiato con odio. Nessuno più di Lui ha beneficato l'umanità; ma nessuno
più di Lui è dall'umanità abbandonato e tradito!
Anima
mia, allarga lo sguardo! Vedi come è vasto il mondo! Vedi quale numero
sterminato di abitanti! Domandati un po': Quanti fra questi milioni di viventi
conoscono Gesù e lo amano?
Ah!
Il cuore si stringe! Popoli interi ed intere nazioni giacciono ancora
nell'ombra di morte. L'Asia, l'Africa, l'Oceania, gran parte delle Americhe e
la Russia in modo particolare vivono ancora nell'idolatria e nell'ateismo. Ed
a quale abbrutimento sono discesi e quanti delitti commettono! Quante
violazioni della legge stessa di natura ... quante miserie!
Eppure
il Signore non mancò di richiamarli alla vita; anche ad essi come ad altri ha
mandato i suoi Apostoli ... E intanto? Intanto Gesù è là, nel suo Tabernacolo,
lo sguardo melanconico, la fronte umiliata, lo strazio nel Cuore, là, a elevare
il suo divino lamento: Quale utilità nell'avere sparso il mio Sangue?...
Quante
anime si perdono! Per esse dunque ho inutilmente patito?
Anima
mia, piangi! Il lamento di Gesù ti appartiene a cagione della tua ingratitudine;
piangi ed implora pietà!
Perdona,
o Signore, perdona al tuo popolo e non irritarti per sempre con noi!
Pater,
Ave, Gloria.
Supplica.
-
Che volete che faccia? Ma domandate, domandate; qualunque cosa io vi darò!
Perché andate così a rilento nel chiedere? Venite a me tutti! -
O
Gesù, sono tue queste parole; esse m'incoraggiano a sollevare la mia fronte ed
aprirti il mio cuore, a domandarti quanto mi abbisogna.
Ascoltatemi
dunque, o Gesù, che io per tutti ti prego, per gli altri e per me, in nome tuo
e per tuo amore!
Grazie
innanzi tutto io ti chiedo per la tua Chiesa, o Gesù, e per colui che la regge,
il tuo Vicario, il Papa. Oh quante lacrime egli ha versato e ancora deve
versare! ...
O
Gesù, da' al Papa tante consolazioni intime e piene, quanti sono i dolori del
tuo cuore! Dàgli coraggio a combattere e forza a vincere! Conduci la tua Chiesa
alla vittoria, al trionfo; Tu l'hai promesso e la tua promessa è divina.
Non
senti, o Gesù, la tempesta che rugge attorno alla tua Chiesa? Non vedi la
Navicella di Pietro sbattuta dalle onde? Alzati, o Signore, e salvaci, che
periamo!
Benedici
dunque il Sommo Pontefice e con lui i Vescovi, i Sacerdoti ed i Religiosi
sparsi sulla faccia della terra.
Ah,
Signore Gesù, i Sacerdoti sono quelli che più hanno bisogno della tua divina
assistenza, perché se essi saranno santi, facilmente diverranno santi anche i
popoli. La tua santa mano sia sempre sopra di loro; che nessuno si tramuti da
Apostolo in Giuda traditore!
E
tra i Sacerdoti, benedici con predilezione i Missionari e l'immenso gregge dei
popoli infedeli.
Pure
gli altri, ti raccomando, o Signore, che sono fuori della tua Chiesa: le
nazioni protestanti, le scismatiche, le Chiese dissidenti. Che cessi l'eresia,
si uniscano le chiese, si formi un solo ovile sotto la guida di un solo
Pastore!
Per
tutti ti prego, o Gesù, per tutti i bisogni dell'umanità travagliata. Porta in
tutti i cuori la pace e la gioia divina, che un giorno hai portato agli umili pastori
accorsi alla tua culla!
Pater,
Ave, Gloria.
La
pace.
Tanto
grande è il bene della pace, che fra tutte le cose terrene e mortali, nulla di
più gradito si sente esaltare, nulla di più desiderabile è invocato, nulla
infine può essere trovato di meglio che la pace!
Questa
affermazione del mio fedele servo Agostino trova oggi più che mai una viva
risonanza nel cuore di tutte quelle anime che in questi tempi m'invocano, implorando
per tutta l'umana famiglia il dono sublime della pace.
Il
mondo ha promesso e promette tante cose belle e liete ai suoi seguaci, ma non
promette mai la pace. Perché? Non è forse perché troppo bene egli sa che non
è in suo potere donare la pace?
La
pace hanno augurato gli Angeli, annunziandola sul mio Presepio per tutti gli
uomini di buona volontà; era l'offerta prima dei doni celesti, che io arrecavo
a voi sulla terra, miseri sofferenti, al primo apparire della mia Luce di eterna
salvezza. Io l'ho offerta questa pace alle anime ed è d'incommensurabile
valore. Ma molti, come hanno rifiutato me, così anche hanno rifiutato il dono
di questa pace vera, e perfetta che io offrivo; e così l'umanità ha continuato
ad essere di quando in quando sconvolta terribilmente da lampeggiare di odo e di
guerre, al punto che venti secoli dopo l'avvenuta mia Redenzione, la famiglia
umana ancora è divisa e dilaniata da rancori e lotte sanguinose.
O
anime riparatrici, offritemi questa supplica affinché la promessa contenuta
nell'annuncio di Betlem si avveri presto per tutti i popoli. Voi, sebbene con
indegnità, presentatevi a me ed invocate la mia misericordia ed il mio
soccorso, perché, come vi ricorda il mio Vicario in terra, nulla è perduto
fin quando si salva la pace; tutto può essere perduto senza di essa!
I.
Il peccato primo nemico della pace.
«
O Signore, che hai detto ai tuoi Apostoli: Vi lascio la pace; della mia pace
io vi faccio dono! - non guardare alle mie colpe, ma alla fede della tua Chiesa!
».
Così
prega il mio Ministro nel Divin Sacrificio, allorché, avendo sotto gli occhi
l'Ostia candida, transustanziata nel mio Corpo vivo, si dispone ad unirsi
mediante la Comunione Sacramentale a me, Vittima Divina.
Non
è causale quell'accenno alla colpa dopo aver richiamato la mia promessa di
voler lasciare agli Apostoli ed alla mia Chiesa il dono della mia pace; perché,
infatti, la pace non dovrebbe per diritto essere concessa se non alle anime
che sono libere da colpa grave, o per non averne mai commessa alcuna o per
averne efficacemente implorato il perdono.
All'inizio
di quest'Ora Santa ripetete anche voi: o Gesù, non
guardare alle nostre colpe, poiché esse sono tali che ci pongono nella
condizione di non meritare affatto il dono squisitamente delizioso della tua
pace! -
Risalite
su su, sino alle stesse origini dell'umanità e trovate che con l'avvento del
primo peccato la pace è stata bandita dai primi uomini. Perché fuggirono, tentando
di sottrarsi alla mia presenza, i vostri progenitori, quando andavano raminghi
lungo le regioni del paradiso terrestre, se non perché il timore e lo spavento
erano subentrati in loro, al posto della serena pace, che fioriva nel loro
cuore prima della colpa?
Quale grave disordine è il peccato! La creatura quando pecca gravemente, si ribella di fatto al suo Creatore e Signore e pretende di usurpare quella autorità ed indipendenza assoluta, che appartiene a Dio solo.
Come
ha detto un mio servo fedele, la pace è la tranquillità dell'ordine nelle cose
dello spirito. Spesso nel peccato non solo c'e un atto di ribellione della
creatura verso di me, ma anche una rivolta della carne contro lo spirito,
della creatura contro se stessa.
Talvolta
ammirate un prato per la moltitudine dei fiori, i più variopinti, che la mia
mano vi ha disseminati; ammirate la moltitudine delle stelle luminose, che solcano
le vie dei cieli in un incrociarsi di direzioni e di movimenti, i più vari; voi
vi fermate, con l'aiuto degli strumenti che la scienza ha costruiti ad ammirare
il mondo delle cose estremamente piccole così come di quelle estremamente
grandi e vi sentite costretti a concludere che un ordine meraviglioso regna
sovrano là, dove io, onnipotente Dio, ha lasciato l'impronta della mia sapienza
creatrice.
Un
ordine non meno armonioso doveva risplendere anche nel piccolo mondo interiore
di ogni anima e voi l'avreste pure ammirato, se la colpa non fosse arrivata sino
alle prime sorgenti della vita umana e guastare le meraviglie della natura e
della grazia.
Spogliato
Adamo di quella soprannaturale ricchezza, che gli era stata donata perché la
trasmettesse alla sua posterità e ferito nelle stesse facoltà naturali del
suo spirito, l'umanità fu aggredita in lui da una forza dissolvitrice che,
penetrando nelle più intime profondità delle anime, vi produsse una
lacrimevole inclinazione al male. Non più quell'armonia di linee, di colori e
di luci che formano nell'animo un quadro sì delizioso agli occhi miei divini!
Non più il limpido riflesso dell'increata bellezza divina nell'anima, creata
e fatta a mia somiglianza ed immagine! Ribellione, disordine, ombre e macchie di
colpe incominciarono da allora a turbare l'ordine primitivo e la pace del cuore,
senza della quale nulla può appagare le aspirazioni umane; la pace del
cuore svanì.
È
tanto vera la profonda espressione del mio servo Aurelio Agostino: Il nostro
cuore hai fatto per possedere te e non può essere acquietato se non col
riposare in te! -
Se
rivolgete la vostra parola verso il passato, quante infedeltà voi trovate,
quanta ingratitudine da parte vostra verso di me! E dovete pure sinceramente
riconoscere che ogni qualvolta mi avete offeso, da quello stesso momento
avete perduto la mia pace. Non occorre che andiate a cercare le esperienze
altrui, quando già la storia dell'anima vostra v'insegna chiaramente che il
peccato è il primo e inconciliabile nemico della vera pace!
Fate
vostra la preghiera della mia Chiesa, che implora il perdono delle colpe e la
remissione dei peccati: Esaudisci, o Signore, le
preghiere di noi che ti supplichiamo e perdona i peccati nostri, che umilmente
davanti a te confessiamo; sicché col perdono delle nostre mancanze tu ci
abbia ad elargire altresì il dono della pace!
Immensa è la moltitudine delle colpe, con le quali la vostra generazione mi ha rinnegato e vilipeso; ma la mia misericordia è immensamente più grande. Nell'ora triste in cui attualmente vivete, io voglio essere l'avvocato ed il difensore vostro presso la infallibile ed eterna giustizia del Padre mio Celeste. Le mie Piaghe Divine mostro a Lui, implorando quella clemenza, che tempera i rigori della giustizia, e quella misericordiosa tenerezza, che indulge al colpevole che si pente!
Dovete
riconoscere di esservi ormai resi indegni di tanta pietà dopo di essere troppe
volte ricaduti nel peccato; tuttavia confidate nell'amore mio misericordioso,
il quale non ha negato il perdono alla peccatrice di Magdala ed ha promesso il
Cielo degli eletti al ladrone pentito!
Schiere
senza numero di anime candide d'innocenza e ardenti di carità, mi rivolgono
suppliche per quanti furono degni dei miei castighi; anime predilette e
vittime riparatrici implorano con sospiri e gemiti la mia misericordia. Sì; la
preghiera è potente! Innalzatemi la preghiera, che pone sulle vostre labbra
il mio Vicario in terra: O Dio, che sei offeso dalla
colpa, ma vieni placato dalla penitenza, ascolta propizio le preghiere del tuo
popolo supplicante ed allontana da noi quei flagelli dell'ira tua, che per i nostri
peccati abbiamo troppo meritato! -
Vi ho ricordato, o anime, quel prodigio vivente della mia misericordia, che fu la penitente Maria Maddalena; io le affermai: Molto ti è stato perdonato, perché molto hai amato! - Ciò significa che per ottenere il perdono mio, è necessario amarmi. Amatemi, amatemi senza misura ed il mio amore misericordioso tutto perdona!
Orazione.
O
Gesù, permetti che nella nostra indegnità abbiamo ad osare di chiederti
qualche cosa di più ancora che il tuo perdono! Noi ti chiediamo un grande
amore, affettivo ed operoso! Anche Maria di Magdala un tempo t'ignorava e non
ti amava; e tu forse un giorno, sedendo a mensa nella casa ospitale di
Betania, avevi trovato un posto vuoto accanto a Lazzaro ed alla sorella di
lui, Marta; i loro occhi erano gonfi di pianto ed il volto velato di profonda
amarezza. E tu devi allora aver pronunziata una parola che invitava alla
fiducia ed alla speranza. Più tardi bastò un tuo sguardo, forse un raggio
della luce divina dei tuoi occhi, un lieve tocco della onnipotente tua grazia, e
quel cuore, che appariva inaridito dagli obbrobri della colpa, si apri, come
per incanto, a ricevere la rugiada benefica del tuo amore misericordioso! ...
Da
quel giorno la peccatrice, tristemente nota per i suoi disordini, incominciò
ad essere divorata dal desiderio di amarti; e l'amore le meritò dalla tua incommensurabile
indulgenza di essere ammessa tra i confidenti del tuo Cuore!
Ti
ripeteremo, o Gesù, col Santo Dottore d'Ippona: Troppo tardi ti abbiamo
conosciuto; troppo tardi ti abbiamo amato!
Concedici
almeno di riparare d'ora innanzi con un amore generoso e fedele sino alla
morte!
O
Dio, che volgi in bene ogni cosa, a vantaggio di coloro che ti amano, infondi
nel nostro cuore l'affetto inviolabile della tua carità, affinché i desideri
concepiti per tua ispirazione, non abbiano ad essere vinti da alcuna forza di
tentazione.
Pater,
Ave, Gloria.
Una lode.
II.
Non c'è pace senza giustizia.
Spesso
i miei Profeti hanno usato il termine «Giustizia» per indicare quel complesso
di virtù, che rendono un'anima piacevole al mio sguardo divino. Così il mio
Padre putativo, Giuseppe, si dice nel Vangelo che era uomo giusto.
Se voi, o anime, considerate la giustizia, intesa nel senso suo proprio, trovate che essa è strettamente, anzi indissolubilmente legata con la pace, sì che non può e non potrà mai essere vera pace là, dove non regna la giustizia.
Il
mio servo Isidoro, illuminato dalla grazia del mio Spirito, vi avverte che la
pace se è congiunta con la giustizia, è un qualche cosa di divino; ma l'una
senza l'altra non può avere la bellezza e la perfezione della vera virtù. E
continua lo stesso Santo Isidoro, facendo notare che anche i ladroni sembrano
talvolta possedere la pace tra di loro, ed anche i lupi, gli uni per aggredire
gli uomini e gli altri per menare strage tra i greggi di pecorelle; ma non si
può chiamare vera pace questa, perché non è onorata dallo splendore della
giustizia.
La
giustizia! Che sa ancora oggi il mondo di questa sovrana virtù?
Il
Pretore Romano, davanti alla mia affermazione: Sono venuto a rendere testimonianza
alla verità! - mi chiedeva con cinico scetticismo: E che cosa è mai la verità?
-
Oggi
molti sono nel mondo che, dominati dall'egoismo proprio, di cui si son fatti
un idolo, ai frequenti richiami delle coscienze oneste, vanno domandandosi: Che
cosa e la giustizia?...
Si
deve dire che il rapido diffondersi della colpa in tutte le manifestazioni della
vita moderna, ha trascinato molte anime di questo tempo al punto da non sapere
più neppure comprendere ciò che la stessa coscienza più primitiva potrebbe
insegnare intorno alla nozione di giustizia.
Terribile
castigo questo, per cui l'uomo che si lascia dominare dal proprio egoismo, si
abbassa al livello mentale di un bruto, cui naturalmente manca il lume della
ragione.
È
l'egoismo che spinge a calpestare ogni diritto umano e divino; è l'egoismo che
accieca l'intelletto e lo priva della luce delle verità eterne; è l'egoismo
che fa dell'uomo un lupo verso il proprio fratello!
Ecco
perché, mentre nell'azzuffarsi di individui e di nazioni in sanguinosa lotta
fratricida, la voce del mio Vicario, il Papa, si eleva teneramente paterna, invitando
alla giustizia ed alla pace, neppure la visione immediata dei castighi divini
che incombono, basta più a disarmare gli uomini.
In
mezzo a tanto disastro, tra le grida angosciose di tanti sofferenti, a chi potete
ricorrere voi implorando la pace, se non a me, che solo posso essere chiamato il
Principe della pace?
Io
soltanto posso porgere un salutare rimedio, che guarisca l'umana famiglia dalle
piaghe di tanti egoismi, io soltanto, perché il mio Cuore è fornace di ardente
carità. Io solo posso riscaldare tanti cuori agghiacciati con l'ardente
soffio del mio onnipotente amore.
Bisogna
credere; chi crede, ama; e chi ama me, che sono il Sommo Bene, il Redentore,
sente il bisogno ed il dovere di adorarmi. Da me solamente può aversi salute
e speranza; non c'e salute in alcun altro.
Se
la società presente soffre nel suo organismo e nelle sue funzioni sociali, ciò
avviene per il suo allontanamento da me. Bisogna ritornare a me, fonte di salute
e di grazia, Autore della vita individuale e sociale. I credenti devono
adoperarsi con grande amore, con preghiere e sofferenze, per ottenere la pace
duratura, perché io ristabilisca il mio regno in mezzo al popolo, affermi il
mio dominio sopra tutti i poteri della terra, rifaccia credente e cristiana la
famiglia della Russia, il mondo rivivisca, riconoscendosi opera di Dio e
l'incredulo si convinca che la sua incredulità e causa del suo pervertimento
e delle sue sofferenze.
Io
posso tutto a favore della povera umanità, ma voglio qualche cosa da voi, o
fedeli; voglio che mi amiate, che mi adoriate, che il delitto dell'apostasia
abbia la sua riparazione e che il vizio venga compensato dalla virtù, l'odio
dall'amore, l'ingiustizia e l'egoismo dalla giustizia e dalla carità.
Perciò,
se una parte dei miei figli mi voltò le spalle, compito dei pochi buoni miei
seguaci e di placare la Divina Giustizia e mostrare tanto più la gratitudine
e riconoscenza verso di me, quanto più gli increduli e traviati si mostrano
ingrati verso Colui dal quale ebbero l'esistenza.
Orazione.
O
Signore, osiamo pregarti insieme con la tua Chiesa, tutta spiritualmente unita
al Padre e Maestro di tutti i fedeli, e supplicarti per i dolori della tua
sanguinosa Passione e per la tua morte redentrice: Tu, per cui santi sono i
desideri, retti i consigli e giuste le opere, concedi a noi servi quella pace
che il mondo non sa e non vuole dare, affinché i nostri cuori siano fedeli ai
tuoi precetti e liberati dal terrore dei nemici, i nostri giorni, mercé la
tua protezione, si facciano tranquilli! -
Il
Salmista e Profeta tuo Davide, contemplando gli splendori del tuo regno sulla
terra, ha annunziato che per virtù della tua Redenzione la giustizia e la pace
si daranno l'abbraccio e il bacio d'amore. Fa', o Signore, che si affretti
quest'ora per tutta l'umanità, la quale ardentemente sospira l'avvento e la
piena giustizia, per ritrovare in essa il ristoro di una vera e duratura pace.
Davanti
alle ingiustizie, che si commettevano durante l'impero della Legge Antica,
dapprima ti limitavi, o Signore, ad offrire sapienti richiami per mezzo della
voce dei tuoi Profeti. Più tardi, quando questa voce non trovava più eco nel
cuore del popolo d'Israele, allora tu fosti costretto a far piovere
dall'alto del tuo Trono di giustizia il fuoco dei tuoi terribili castighi.
Nel
Nuovo Testamento tu ci parli ancora per mezzo dell'Apostolo tuo e ci ammonisci:
Badate di non resistere a Colui che parla, perché se non scamparono quelli
che ricusarono di ascoltare chi parlava loro sulla terra, molto meno scamperemo
noi se voltiamo le spalle a Colui che parla dal Cielo. -
O
Signore, noi ti preghiamo per tante anime infelici! Apri nei loro cuori un varco
alla tua parola ammonitrice, con la forza irresistibile della tua grazia!
Come
un giorno, o Dio, hai cavato dall'arida pietra una fonte limpida al tuo popolo
assetato, così oggi da tanti cuori induriti ed increduli fa' che sgorghino le
lacrime del pentimento, cosicché, piangendo sinceramente su tante
ingiustizie, tutti possiamo meritare la grazia del tuo perdono e della tua pace!
Pater,
Ave, Gloria.
Una
lode.
III.
La carità e la pace.
Troppo
spesso voi sentite il trasporto della vostra fragilità a difendere con eccessivo
zelo i diritti che vi provengono dalle leggi della giustizia, per dimenticare
poi deplorevolmente i doveri che vi sono imposti dalla carità. Poiché, se la
carità è un dovere per tutti, essa può dirsi necessità indispensabile per
ogni anima cristiana.
Vi
ammonisce il mio Apostolo che la carità è paziente; e la pazienza spegne le
fiamme dell'orgoglio e raffrena i moti della cupidigia.
Quante
volte, dovete pur riconoscerlo, voi perdete la vostra pace precisamente perché
non sapete caritatevolmente sopportare i difetti di carattere e l'insufficiente
educazione di qualcuno di coloro, che in me vi sono fratelli! Ciò avviene anche
nelle anime, che vorrebbero essere fedeli al mio Vangelo; questo si verifica
perché è troppo debole in esse la fiamma della carità.
Agostino,
che aveva conosciuto il tormento intimo delle anime cui manca il conforto
della pace, ha scritto che questa pace sospirata non è soltanto serenità
di mente, tranquillità di spirito e semplicità di cuore, ma è anche il
vincolo dell'amore, l'inseparabile compagna della carità. Infatti essa spiana
le divergenze, spegne le ire, toglie la rivalità, impedisce le guerre ... ama
gli uomini, unisce i discordi, riconcilia i nemici.
È
tanto intimamente legata la pace con la carità che, sotto alcuni aspetti, ciò
che si afferma dell'una si può ripetere anche dell'altra. Infatti dice ancora
il mio Apostolo Paolo che la carità non è solo paziente, ma è dolce e
benefica, per nulla invidiosa, non temeraria né avventata, non superba o
disdegnosa, non egoista, non si irrita, non pensa male, non gode
dell'ingiustizia ... tutto soffre, tutto crede, tutto spera, tutto tollera.
Non
è forse questo elogio della regina delle virtù un ritratto di tutto quanto
arreca di bene all'anima la vera pace?
Sappiatelo
bene, o anime, che senza la carità non potrete mai godere una vera pace, né
con me, né con il vostro prossimo. Vi ho insegnato che chi mi ama, osserva i
miei comandamenti; e chi osserva i comandamenti e fa la volontà del Padre mio
Celeste, costui è per me più che amico e padre e madre e fratello.
Ciò
vuol dire, per conseguenza, che non è mio amico se non colui che, appunto
perché sinceramente mi ama, osserva i miei precetti. La pace, condizione
prima dell'amicizia, non può dunque sussistere in un'aníma che non sia da
una carità sincera ed operosa portata all'osservanza fedele dei miei
comandamenti.
La
carità verso di me, vostro Dio, non può distinguersi dall'amore verso il
prossimo. E’ questa divina carità che ha colmato l'abisso, scavato dalla
colpa, tra Dio e l'uomo, e mentre inclina il cuore dei veri miei discepoli a
volere il vero bene dei propri fratelli, li rende anche pronti e volenterosi
alla rinunzia ed al sacrificio: rinunzia alla soddisfazione del proprio
orgoglio, ferito dall'offesa, col perdono; e rinunzia ad un gusto anche
legittimo, con la mortificazione. Tutto questo è l'espressione genuina della
vera carità.
Ora,
quante volte la pace è distrutta proprio perché l'animo è tormentato dalla
sete di vendetta ed il corpo è tiranno nell'esigere violentemente le sue soddisfazioni!
Se
l'egoismo è il primo ed inconciliabile nemico della pace, potete giustamente
ritenere che la carità verso il prossimo, dopo l'amore verso Dio, ne è il più
sicuro mezzo di difesa.
La
cupidigia, che tanto spesso suscita sanguinosi conflitti tra gl'individui e tra
le nazioni, e soggiogata e quasi immobilizzata dalla carità, mentre là dove
là carità si raffredda, la cupidigia, e quindi l'odio, presto invade i cuori e
li spinge ad ogni sorta d'iniquità.
È
ancora il Vescovo d'Ippona che ve lo ricorda, quando afferma: Cresciuta la
cupidigia, scomparve la carità; tornata che fu la carità scomparve l'iniquità!
Il
mio Divino Spirito è essenzialmente Spirito di carità. Questo soffio di
vita, questo fuoco che io venni ad accendere in terra, fate che sia nuovamente
diffuso nelle anime vostre dall'opera prodigiosa del mio Spirito Santificatore!
Orazione.
O
Salvatore Divino, manda in una nuova effusione di carità, il tuo Spirito e
sarà rinnovata la faccia della terra!
O
Gesù, che hai salvato le anime nostre nel lavacro della rigenerazione per la
virtù dello Spirito, salvaci dal male che affligge e tormenta l'umanità, con
un secondo Battesimo universale, con una « Pentecoste » rinnovatrice di
tutte le coscienze e di tutti i cuori!
O
Dio, che hai mandato ai tuoi Apostoli il tuo Spirito Santificatore, concedi al
tuo popolo che sia esaudita l'umile e fiduciosa sua domanda; sicché a quei medesimi,
ai quali hai concesso il dono della fede, tu abbia ad elargire altresì il dono
della pace!
Ai
nostri cuori infondi la carità del tuo Spirito, con tale abbondanza, sì che
ogni odio sia soffocato, ogni rancore represso ed ogni egoismo dominato. Non
guardare alla moltitudine delle nostre colpe, né alla nullità dei nostri
meriti, ma piuttosto alla sete di carità e di pace, con la quale noi con la
Chiesa, tua Sposa diletta, ti invochiamo: La grazia dello Spirito Santo, o
Signore, illumini i nostri cuori e ci ristori abbondantemente col dolce conforto
di una perfetta carità!
Pater,
Ave, Gloria.
Una
lode
L'Apostolo
Paolo sapeva bene quanto dolce e soave è al cuore che creda il frutto
delizioso della mia pace. Ripetutamente nelle sue Lettere, nella più tenera
effusione della sua carità ardente, quale dono più squisito alle anime
cristiane, egli offre l'augurio della mia pace: La pace di Gesù Cristo esulti
nei vostri cuori! -
Il
Profeta Michea aveva preannunziato che io sarei stato nel mondo quasi la
personificazione della pace: Costui sarà la Pace! -
Salomone
ed Isaia mi salutarono qual Re e Principe della pace; e lo stesso Apostolo
delle Genti spiegava, quasi ad illustrare il linguaggio dei Profeti: Giustificati
per la fede, noi abbiamo la pace con Dio per mezzo del Signore Nostro Gesù
Cristo; per Lui, in virtù della fede, abbiamo accesso a questa grazia (della
pace), nella quale siamo stabiliti e ci rallegriamo nella speranza della
gloria dei figli di Dio! -
Io
sono veramente il Re della pace, perché io, Agnello senza macchia, vi ho
riconciliato col Padre, versando il mio Sangue preziosissimo in remissione dei
vostri peccati.
Io
sono il Re della pace, io, che ho vinto la violenza delle tempeste ed imposto
il silenzio alle procelle.
Io
sono il Re della pace, io, che ho perdonato alla Maddalena peccatrice ed ho
riportato la pace nella casa di Betania.
Io
sono il Re della pace, vincitore e trionfatore della morte, che alla vedova
lacrimante presso l'unico figlioletto morto, ho ridonato con la vita di colui
che era morto il sorriso e la gioia.
Io
sono il Re della pace! E il mondo che, inebriato dei suoi effimeri trionfi, ha
voluto rinnegare i diritti della mia Sovranità, ora venga a prostrarsi ai
piedi del mio Trono di pietà e di misericordia, con le lacrime del pentimento
ed il sollievo di una dolce speranza!
Orazione:
O
Gesù, per tanti innocenti che t'invocano, per tante madri che soffrono, per
tanti cuori che in te solo confidano, per tante vittime di amore che al tuo
amore infinitamente misericordioso si offrono, o Gesù Agnello Divino, che
cancelli i peccati del mondo abbi pietà di noi e donaci la tua pace! ...
Cinque
Pater, Ave, Gloria.
Una
lode.
DOMENICHE SANTIFICATE
Pro
unione Chiese separate
INTRODUZIONE
Gesù
è Fonte viva, zampillante acqua sino alla vita eterna. Tutti i tesori di grazia
vengono a noi per i meriti del Figlio di Dio.
Come
il cervo assetato corre alla fonte e poi riprende con lena la corsa, così è
necessario che le anime si accostino alla Fonte Divina per attingervi forza nel
cammino della vita mortale.
Fissiamo
i nostri sguardi sul Cuore di Gesù, Fonte di vita e di santità! Egli vuole
riversare in noi tutta la sua tenerezza, tutte le più delicate effusioni del
suo Cuore.
Con
l'acqua della fonte Gesù si è chinato a lavare i piedi dei suoi Apostoli; ed
ora si china a lavare l'anima nostra nel Sacramento della Penitenza e
dell'Eucaristia. Si è chinato sotto il peso della Croce; ed ora si china ogni
giorno nel Sacrificio della Messa.
L'acqua
è indispensabile al corpo perché disseta; ma per essere più sostanza ci vuole
del vino, il quale fortifica e letifica il cuore dell'uomo. Gesù nella sua
Passione dalla ferita del Costato ha versato Acqua e Sangue; nell'Eucaristia
presenta a coloro che si comunicano questa Celeste Fonte, per deliziarli della
sua ebbrezza divina.
Il
dovere fondamentale di ogni anima è certamente quello di orientare verso Dio se
stessa e la propria vita; quindi bisogna volgersi generosamente a Dio
riconoscendone la Suprema Maestà, accettando con sottomissione le verità
divinamente rivelate, osservandone le leggi e facendo convergere verso di Lui
ogni palpito del cuore.
Ma
perché ci si possa orientare verso Dio ed avere la forza di osservare i suoi
Comandamenti, è necessario accostarsi con frequenza alla Fonte Divina, a Gesù
Eucaristico, ricevendolo sacramentalmente.
La
Comunione di Pasqua, una volta l'anno, non è sufficiente a vivere da buoni
Cristiani. Il corpo per crescere, rafforzarsi e sostenere il peso quotidiano, ha
bisogno di frequente ed ordinata nutrizione; così l'anima per crescere
nell'amore di Dio, potere resistere alle tentazioni e osservare bene la legge
divina, ha bisogno di nutrirsi con frequenza e con ordine del Pane dei Forti,
che è la Santissima Eucaristia.
Sono
lodevoli tutte le pratiche che spingono alla frequente Comunione. Ma il Concilio
di Trento dichiarò che è desiderio della Chiesa che ogni qual volta i fedeli
assistono alla Messa, si accostino alla Comunione. D'ordinario i fedeli vanno a
Messa tutte le domeniche; dunque si consiglia di comunicarsi tutte le domeniche.
Basta volerlo, quantunque non si sia obbligati, si potrebbe riuscire a
comunicarsi cinquantadue volte l'anno.
Quest'atto
di ossequio a Gesù Sacramentato dai volenterosi potrebbe prestarsi sempre; ma
che " almeno una volta nella vita per un anno intiero i fedeli santifichino
tutte le domeniche con l'accostarsi alla Comunione ".
I
frutti di questa pratica sono:
1°)
Si soddisfa al desiderio di Gesù. Nella Messa infatti Egli dice: Prendete e
mangiate tutti! - In quante Messe domenicali, pur assistendovi masse di fedeli,
non si vedono che pochissimi a ricevere Gesù Sacramentato! Talvolta sono due o
tre anime a comunicarsi e talvolta nessuna. Quanta gioia si darebbe a Gesù, se
ogni domenica i fedeli si accostassero molto numerosi alla Mensa Eucaristica!
2°)
Si partecipa attivamente al Divin Sacrificio. Chi infatti assiste alla Messa e
non si comunica, partecipa meno perfettamente alla rinnovazione del Sacrificio
della Croce e ne gode solo di qualche frutto; mentre chi si comunica si unisce
intimamente alla Vittima Divina, immolandosi con Essa al Divin Padre in un
trasporto di amore e di completa dedizione.
3°)
Si santifica il giorno del Signore. Il terzo Comandamento " Ricordati di
santificare le feste " ordina direttamente di astenersi dal lavoro
materiale e di assistere alla Messa; e tutto ciò sotto pena di peccato mortale,
se non c'è una vera grave causa scusante. Ma indirettamente consiglia di
compiere delle opere buone, per rendere alla Divina Maestà atti di ossequio e
di adorazione, quali sarebbero: le preghiere, l'assistere alla Benedizione
Eucaristica ed alla predica, il visitare gli ammalati, ecc. Ma l'atto di culto
più eccellente, dopo la Messa, è di certo la Comunione. Chi dunque la domenica
riceve Gesù Sacramentato, rende a Dio un grandissimo atto di culto e
propriamente santifica il giorno del Signore.
4°)
Si attinge la forza per vivere cristianamente durante la settimana. Quanta forza
si richiede per tenere a freno le passioni, per resistere agli assalti
diabolici, per vivere nel mondo senza lasciarsi travolgere dalla corrente degli
scandali, per rassegnarsi nel dolore... ? La forza maggiore viene all'anima da
Gesù Sacramentato, che è il Pane dei Forti ed il Vino che germina i vergini.
Comunicandosi la domenica, la forza divina pervade la debolezza umana e più
facilmente si può vivere in grazia di Dio.
Se
tanti non vivono cristianamente e con facilità cadono nel grave peccato, è
perché non si nutrono con frequenza delle Carni Immacolate del Figlio di Dio.
CROCIATA
SPIRITUALE
Per
essere invogliati a compiere con fervore questa pratica, ognuno metta
un'intenzione particolare, ad esempio: Riparare i peccati che si commettono nel
mondo la domenica ... riparare i propri peccati e quelli della famiglia ...
ottenere la grazia della buona morte a sé ed ai propri familiari ... impetrare
la conversione di qualche peccatore ostinato ... liberare dal Purgatorio persone
care ... essere assistiti nelle prove della vita in modo particolare ...
ottenere una virtù che sta più a cuore ... abbracciare lo stato della vita in
conformità alla volontà di Dio ... fare una buona scelta del compagno o della
compagna della vita ... riuscire in qualche affare importante.
Il
Concilio Vaticano Secondo discusse molti problemi religiosi, ma uno dei problemi
più assillanti fu quello delle Chiese Separate. La pratica delle Domeniche
Santificate si faccia per affrettare l'unione di queste Chiese con la Chiesa
Cattolica.
Nessun
cattolico resti indifferente! " Le anime zelanti diffondano a voce e per
scritto i vantaggi di questa nobile Crociata e muovano i tiepidi e
gl'indifferenti. Ogni anima trovi almeno una diecina di persone da disporre alla
Comunione Domenicale ".
NORME
PRATICHE
Si
danno le norme per attuare la devota pratica:
1°)
Comunicarsi per un anno iutiero ogni domenica.
La pratica potrebbe iniziarsi la prima domenica di gennaio, specialmente se volesse compiersi solennemente nelle Parrocchie, nelle Rettórie e negl'Istituti Religiosi. Potrebbe anche cominciarsi in qualunque domenica dell'anno, purché le domeniche raggiungano il numero annuale.
2°)
Chi fosse impedito a comunicarsi la domenica, potrebbe supplire in altro giorno
della settimana.
3°)
Gli ammalati cronici e coloro che per gravi motivi non potessero comunicarsi
ogni domenica, basta che ricevano la Santa Comunione cinque volte durante
l'anno, in ossequio alle cinque Piaghe di Gesù Crocifisso, ed offrano le loro
sofferenze: per la pace del mondo, per l'aumento e la santificazione del
Sacerdozio Cattolico e per la conversione e la salvezza di tutte le anime.
4°)
L'essenza della pia pratica è la Comunione Domenicale. Il resto si lascia alla
generosità dei singoli, come sarebbe: offrire tutte le opere buone della
domenica a vantaggio della Chiesa Cattolica, fare qualche mortificazione
particolare, fare celebrare qualche Messa, ecc.
5°)
Si consiglia di seguire le direttive di questo libretto, affinché la Crociata
sia più fruttuosa.
Maria
Santissima viene onorata dai fedeli, non solo con la pratica dei Primi Cinque
Sabati di mese, ma anche con i Quindici Sabati consecutivi. Quante grazie
elargisce la Regina del Cielo a coloro che la onorano nei Quindici Sabati! (adesso
nel 2008 sono … 20 e non 15)
Come
"si vede, in questa devozione c'è stato un crescendo sempre maggiore.
Si
potrebbe domandare: Perché non onorare anche il Sacro Cuore con la pratica
dei Quindici Venerdì consecutivi? Forse Gesù non merita un ossequio simile a
quello della Madre sua Santissima? Forse e meno fruttuosa alle anime la
devozione dei Quindici Venerdì?
Tutt'altro!...
Gesù merita, quanto la Madonna e più ancora. Egli è fonte di ogni tesoro,
fonte alla quale attinge la stessa Regina del cielo.
Si
dirà: Non bastano i Nove primi Venerdì di mese? Perché aggiungerne altri?
Nel
bene non c'è limite. La Comunione riparatrice del Primo Venerdì consola
tanto il Cuore di Gesù; e poiché in questi tempi le offese a Dio si moltiplicano
oltre ogni credere, è conveniente moltiplicare le Comunioni riparatrici.
Da
relazioni pervenute mi consta che Sacerdoti e fedeli hanno preso con slancio
la devozione dei Quindici Venerdì. È ormai grande il numero di coloro che
iniziano il turno delle Comunioni e molte sono le grazie che si ottengono. Son
venuto a conoscenza di tanti favori speciali, accordati dal S. Cuore:
guarigioni, collocamenti a lavoro, riuscita nei concorsi, ritorno della pace
in famiglia, conversioni di peccatori...
Questa
devozione, che in poco tempo ha varcato i confini d'Italia, già si diffonde
in tutto il mondo. Il manuale è tradotto in altre lingue: francese, inglese,
spagnolo, portoghese.
Ogni
giorno nella Messa prego per coloro che s'interessano di promuovere questa
pratica.
Rivolgo
la parola ai miei fratelli nel Sacerdozio.
-
Siamo noi, o fratelli, i Ministri del Sommo Iddio sulla terra. Le anime che ci
sono affidate dalla Provvidenza, indirizziamole al Sacro Cuore e spingiamole
alla riparazione.
D'ordinario
i fedeli ci seguono nelle iniziative sante. Dunque, tutto sta ad avere zelo
nell'esercizio del nostro sacro ministero.
Il
presente opuscolo può servire di guida nella pratica dei Quindici Venerdì.
Quante grazie largirà il buon Gesù a quei Sacerdoti, che si faranno promotori
di tanto bene!
Gesù
disse a Santa Margherita Alacoque: Il nome di coloro che diffonderanno la
mia devozione, sarà scritto nel mio Cuore e non verrà cancellato giammai!
Voi,
o anime pie, desiderate che il vostro nome sia scritto nel Divin Cuore?
Diffondete la devozione dei Quindici Venerdì! Parlatene in famiglia e tra i
conoscenti! Propagate foglietti e pagelline, che istruiscono sul modo di
santificare questi Venerdì.
L'apostolato
di tale devozione vi renderà care a Gesù e le divine tenerezze si
riverseranno sul vostro cuore.
Lo
scopo principale dei Quindici Venerdì è di rendere onore e riparazione al
Cuore di Gesù.
Adunque,
uno dei mezzi più efficaci per impetrare i divini favori, è il promettere di
cominciare con fede ed amore i Quindici Venerdì consecutivi. Tutte le
grazie si possono domandare con le Comunioni riparatrici, tanto le spirituali
quanto le temporali.
Riguardo
a ciò che si chiede a Dio, si noti quanto segue:
Se
il favore che si domanda e conforme ai voleri di Dio, e quindi utile all'anima,
la grazia verrà; se tardasse a venire, si ripeta un'altra serie di Quindici
Venerdì, in conformità a quello che disse Gesù: Battete e vi sarà aperto;
chiedete e vi sarà dato.
Se
la grazia che si desidera, non è per il momento utile all'anima, in tal caso
Iddio darà un'altra grazia, che forse sarà maggiore di quella aspettata.
Chi
inizia la pratica dei Venerdì, procuri di vivere in grazia di Dio e se per
caso cadesse in grave peccato, si rialzi subito, perché se l'anima non è
nell'amicizia di Dio, non può pretendere di ricevere i divini favori. (…)
Il
primo turno dei Quindici Venerdì comincia verso la metà del mese di marzo,
per finire l'ultimo Venerdì di giugno.
il secondo turno comincia verso la metà di settembre e si chiude l'ultimo Venerdì dell'anno.
I
due turni si facciano con solennità nelle Parrocchie, nelle Rettorie e negli
Istituti Religiosi.
Ciascuno,
privatamente, può compiere la serie dei Quindici Venerdì in qualunque
periodo dell'anno. Quando però si aspettano grazie importanti, e consigliabile
che diverse persone svolgano la pia pratica assieme, servendosi dell'apposito
manuale.
In
casi urgentissimi si possono fare quindici Comunioni di seguito, cioè si compie
la pratica in due, settimane.
Chi
per impedimento o per, dimenticanza non potesse comunicarsi in qualche Venerdì,
potrebbe supplire in un giorno qualsiasi, prima che giunga l'altro Venerdì.
Quando
coincide il Primo Venerdì del mese, la Comunione soddisfa all'una ed all'altra
pratica.
Tutti
i Venerdì, per quindici settimane, si riceva la Santa Comunione in riparazione
delle offese che si fanno a Dio.
Non
occorre confessarsi volta per volta che ci si comunica; è necessario trovarsi
in grazia di Dio.
Si
raccomanda di far bene la Santa Confessione, cioè:
1)
Non nascondere per vergogna qualche grave peccato;
2)
Detestare tutti i peccati mortali.
3)
Promettere di fuggire le occasioni prossime del peccato.
Se
la Confessione mancasse di qualcuna di queste tre condizioni, diventerebbe
sacrilega, come pure sarebbe sacrilega la Santa Comunione.
Ad
ogni Venerdì e suggerito un fioretto settimanale: si pratichi fedelmente. Le
anime generose, allorché ricevono qualche grazia, non dimentichino di essere
riconoscenti al Cuore di Gesù; un ottimo ringraziamento potrebbe essere il
rifare i Quindici Venerdì.
I
bisogni di ognuno sono molteplici. Con i Quindici Venerdì si può chiedere
qualunque grazia; però le grazie più importanti, e forse meno richieste,
sono quelle spirituali.
Si
raccomanda di chiedere al S. Cuore specialmente le grazie qui elencate:
1)
Sapere scegliere lo stato della vita, in conformità ai voleri di Dio.
2)
Avere la forza di fuggire qualche occasione di peccato.
3)
Poter morire coi Santi Sacramenti, in grande serenità di spirito.
4)
Ottenere la pace nella famiglia.
5)
Trovare un buon compagno o una buona compagna della vita, cioè poter fare un
fidanzamento morale e religioso. Chi domanda questa grazia, assai importante,
prometta a Gesù di passare santamente il periodo del fidanzamento.
6)
Dare suffragio ai defunti. È un ottimo mezzo per refrigerare i propri Morti,
poiché Gesù, consolato con tante Comunioni Riparatrici, in cambio consolerà
le Anime del Purgatorio.
7)
Ottenere la provvidenza necessaria in famiglia, col trovare qualche posto di
lavoro...
8)
Riuscire in qualche esame importante, specie nei concorsi.
9)
Impetrare la pace del cuore e la serenità nella vita spirituale.
10)
Convertire anime peccatrici. La conversione di qualche persona e la grazia più
importante e più difficile; spesso conviene ripetere i turni dei Quindici
Venerdì. In tal modo diminuisce la forza di Satana ed aumenta la grazia di Dio
sino al completo trionfo.
Fioretto
- Durante la settimana dire spesso, possibilmente al suono delle ore: Sia
lodato e ringraziato ogni momento, il Santissimo e Divinissimo Sacramento!
Recitare
ogni giorno: Cinque
Pater, Ave, Gloria, in onore delle cinque Piaghe, in riparazione dei
sacrilegi eucaristici.
Fioretto
- Esaminare la coscienza, per vedere come si siano fatte le confessioni. Se
sarà necessario, si faccia una Confessione più accurata del solito, come se
fosse l'ultima della vita, come se si stesse sul letto di morte.
Recitare
ogni giorno: Cinque
Pater, Ave, Gloria, in onore delle cinque Piaghe, in riparazione dei
sacrilegi della Confessione.
Fioretto
- Sentendo qualche bestemmia,
dire: « Dio sia benedetto! » oppure « Signore, ti benedico per quelli che ti
maledicono ».
Recitare
ogni giorno: Cinque
Pater, Ave Gloria, in onore delle cinque Piaghe, in riparazione delle
bestemmie.
QUARTO
VENERDÌ
Fioretto
- In ogni contrarietà o sofferenza, dire: Signore, sia fatta la vostra
volontà! Accettare questa croce a bene dei peccatori!...
Recitare
ogni giorno: Cinque
Pater, Ave, Gloria, in onore delle cinque Piaghe, per la conversione dei
peccatori.
QUINTO
VENERDÌ
Intenzione
della S. Comunione
RIPARARE
PER I PECCATI DI ODIO
Fioretto - Perdonare le offese per amore di Gesù e fare la pace con chi abbiamo nutrito rancore.
Recitare
ogni giorno: Cinque
Pater, Ave, Gloria, in onore delle cinque Piaghe, per coloro che durante
la vita ci hanno offeso.
SESTO
VENERDÌ
Fioretto
- Custodire bene la purezza:
nelle azioni, negli sguardi e nei pensieri.
Recitare
ogni giorno: Cinque
Pater, Ave, Gloria, in onore delle cinque Piaghe, per riparare Gesù delle
disonestà che si commettono nel mondo.
SETTIMO
VENERDÌ
Fioretto
- Se qualche persona o qualche famiglia fosse motivo di peccato o di scandalo,
per amore del Cuore di Gesù troncare con essa ogni relazione.
Recitare
ogni giorno: Cinque
Pater: Ave, Gloria, in onore delle cinque Piaghe, per riparare Gesù degli
scandali che ricevono i piccoli.
Fioretto
- Fuggire la conversazione
immorale e rimproverare chi parlasse scandalosamente.
Recitare
ogni giorno: Cinque
Pater, Ave, Gloria, in onore delle cinque Piaghe, in riparazione dei
discorsi scandalosi.
Intenzione
della S. Comunione
Fioretto
- Distruggere al più presto la stampa cattiva che si trovasse in famiglia.
Recitare
ogni giorno: Cinque
Pater; Ave, Gloria, in onore delle cinque Piaghe, in riparazione del male
che produce la stampa cattiva.
DECIMO
VENERDÌ
Fioretto
- Privarsi dei divertimenti mondani, ove ci sia pericolo di offendere Gesù,
ed esortare gli altri a fare altrettanto.
Recitare
ogni giorno: Cinque
Pater, Ave, Gloria, in onore delle cinque Piaghe, in riparazione dei
peccati che si fanno nei cinema, nelle danze e nelle spiagge.
UNDICESIMO
VENERDÌ
Fioretto
- Fare attenzione affinché
in famiglia nessuno profani il giorno festivo.
Recitare
ogni gicrno: Cinque
Pater, Ave, Gloria, in onore delle cinque Piaghe, per riparare i peccati
che si commettono nella festa.
DODICESIMO
VENERDÌ
Fioretto
- Dire spesso: Eterno Padre,
vi offro il Sangue preziosissimo di Gesù Cristo in isconto dei miei peccati e
di quelli dell'umanità!
Recitare ogni giorno: Cinque Pater, Ave, Gloria, in onore delle cinque Piaghe, per la conversione di coloro che stanno nelle carceri.
TREDICESIMO
VENERDÌ
Fioretto
- Non pensare male degli
altri, non mormorare e non fare male ad alcuno.
Recitare
ogni giorno: Cinque
Pater, Ave, Gloria, in onore delle cinque Piaghe, per riparare Gesù dei
peccati d'ingiustizia.
QUATTORDICESIMO
VENERDÌ
Fioretto
- Scegliere un giorno fisso per tutte le settimane, e riparare il Cuore di Gesù
per i peccati propri e per quelli della famiglia.
Recitare
ogni giorno: Cinque
Pater, Ave, Gloria, in onore delle cinque Piaghe, in riparazione dei
peccati della propria famiglia.
QUINDICESIMO
VENERDÌ
Fioretto
- Ogni sera, prima di prendere riposo, rivolgersi questa domanda: Se questa
notte venisse la morte, come si troverebbe l'anima mia? - Se la coscienza
rimorde qualche grave peccato, facciamo un atto di dolore perfetto, promettendo
di confessarci al più presto.
Recitare ogni giorno: Cinque Pater, Ave, Gloria, in onore delle cinque Piaghe, per i moribondi della giornata. (don Giuseppe Tomaselli)
A
- Ama Iddio; ma per amarlo sinceramente, devi pure amare il prossimo tuo come
te stesso. B - Benedici il Nome del Signore. Non bestemmiare e non dare
ad altri motivo di bestemmiare.
C
- Cerca di fare opere buone. Morendo, lascerai denari, piaceri e tutto;
porterai con te soltanto le opere buone.
D
- Due sono le strade dell'eternità: una conduce al Paradiso e l'altra
all'inferno ... Per quale di esse sei incamminato? ... Pensaci seriamente!
E
- Evita i compagni cattivi. Senza neanche accorgertene, frequentandoli
diventerai cattivo pure tu. Ti pentirai un giorno ma forse troppo tardi.
F
- Fuggi i cinema e i teatri immorali. Fuggi i balli scandalosi e la moda
indecente. Cinema, balli e moda, hanno sepolto prima nel vizio e poi
nell'inferno tante anime.
G
- Guai a chi dà scandalo - dice Gesù Cristo. Sei stato ad altri motivo di
scandalo con discorsi o azioni? Piangi a lacrime di sangue e ripara il male
prima di presentarti al tremendo giudizio di Dio!
H
- Hai libri cattivi. Distruggili presto! Un libro cattivo in casa è come un
serpente velenoso nel letto.
I
- Imita i buoni. No tralasciare di fare il bene per paura della critica
altrui.
L
- Le cure del tuo corpo sono tante, eppure esso andrà a marcire in una fossa.
Perché non hai almeno la stessa cura dell’anima tua?
M
- Metti ogni diligenza per santificare la festa.
Fa’
riposare il corpo dal lavoro e ricrea la tua anima con pratiche religiose.
N
- Non chi dice: Signore, vi amo! – Andrà in Paradiso, ma chi fa la volontà
di Dio, praticando i suoi comandamenti.
O
- Ogni anno, almeno nella Pasqua, confessati e fa’ la Santa Conunione. Se
tralasci questo, non meriti il nome di cristiano.
P
- Prima di coricarti, pensa: Se morissi questa notte, come si troverebbe
l’anima mia?
Q
- Quando una grave malattia ti cogliesse, non ritardare a chiamare il medico
dell’anima che è il Sacerdote, come non ritardi a chiamare il medico del
corpo.
R
- Ricordati che subito dopo questa vita comparirai davanti a Gesù Cristo per
essere giudicato e rendergli conto di tutto, anche delle parole oziose.
S
- Se il demonio ti tenta a peccare, pensa che sei alta presenza di Dio e non
fare niente che sia disdicevole al divino cospetto.
T
- Tieni questa norma: degli altri parla sempre bene; se c'è da parlar male,
taci.
U
- Uno dei vizi più comuni e più detestabili è il parlare disonesto o
vergognoso; con esso si fa male all'anima propria e a quella degli altri.
V
- Vuoi salvarti?... Fuggi le occasioni di peccato, cioè le persone ed i
luoghi, che ti spingono fortemente al male.
Z
- Zela il bene dell'anima tua; ma fa' pure qualche cosa per salvare le anime
altrui. Se avrai salvato un'anima, avrai predestinato la tua.
O
anima pia, se hai possibilità, trascrivi questo alfabeto e diffondilo tra i
conoscenti.