L’ASSUNZIONE
DI MARIA AL CIELO
SAC. PASQUALE CASILLO - CASA MARIANA 83040 FRIGENTO (AV) 1987
LA
PROCLAMAZIONE DEL DOGMA
Era il primo novembre 1950, il primo giorno del penultimo mese dell'Anno Santo, la festa di Tutti i Santi, il mezzo preciso del secolo ventesimo, quasi il suo cuore. Doveva compiersi un evento memorabile, che tutti sapevano quale fosse, ma che tutti volevano vedere definito autenticamente, infallibilmente e irreformabilmente dalla più alta autorità spirituale della terra, il Papa, e nella città più nominata della storia, Roma.
Settecentomila
persone venute d'ogni parte d'Italia e del mondo e di tutte le condizioni
sociali riempivano l'immensa Piazza San Pietro e la grandiosa Via della
Conciliazione fino a Castel Sant'Angelo; numerose persone occupavano i balconi e
le terrazze dei palazzi, dai quali in qualche modo si poteva seguire lo svolgimento
della cerimonia descritto al microfono dagli annunciatori delle principali
lingue; quarantasei Cardinali e settecento Vescovi (quasi la metà di tutti i
Vescovi del mondo) in mitra e piviale rappresentavano la Chiesa Docente; Pio XII,
anch'egli in mitra e piviale, era sul trono eretto ai piedi e al centro della
facciata della Basilica di San Pietro; nella tribuna diplomatica si trovavano
le Delegazioni degli Stati e gli Ambasciatori; fotografi e cineasti erano
disseminati nei luoghi più suggestivi: era l'assemblea più imponente tra
quante sono accadute nella cristianità, il simbolo di tutta la Chiesa
militante, la rappresentanza di diciannove secoli cristiani.
Il
Cardinale in funzione di Decano del Sacro Collegio presentò al Papa il voto
della moltitudine e gli chiese di esaudirlo.
Pio
XII rispose che era necessario pregare prima Colui che egli rappresentava. Si
inginocchiò, subito imitato da tutti. Intonò l'inno «Veni Creator» ed ebbe
in risposta un canto così poderoso degli altri versetti che pareva un tuono.
Al
termine, si alzò egli solo, quale supremo dottore e pastore di tutta la
Chiesa, e, unico a capo coperto, sollevò, per leggerne il tratto essenziale, la
Costituzione Apostolica "Munificentissimus Deus", scritta da alcune
monache in un'artistica pergamena e da lui firmata con penna d'oro donata
appositamente da pellegrini francesi.
Erano
le 9,45 o, meglio, era un'ora che supera la storia e appartiene all'eternità:
l'ora del Dogma, che è la percezione di qualcosa di ineluttabile e di irrevocabile,
la roccia della verità, il segno dell'infallibilità, il brivido della
vertigine nell'affermazione di talune certezze alle quali soltanto la Chiesa
Cattolica sa arrivare.
Non
era più Pio XII in quel momento, ma Pietro, al quale Pio XII si riallacciava
per una serie ininterrotta di 259 Sommi Pontefici. Era Pietro che stava per parlare
con la bocca di Pio e con l'autorità di Cristo. Nella pienezza del suo
magistero il Papa lesse le parole che stiamo per riportare, con una voce che non
sembrò umana, rivolta al Cielo e alla Terra, per tutti e per sempre, attraverso
due microfoni adorni entrambi di un'immagine della Madonna a sbalzo - con
intarsi d'oro, e dello stemma di Pio XII, donati dall'Azione Cattolica Italiana,
e in lingua latina che tutti - immersi in un silenzio così assoluto da far
pensare all'avvenuta fine del mondo - capirono subito.
Dopo
alcune frasi di premessa, Pio XII lesse:
«A
gloria di Dio onnipotente che ha riversato in Maria Vergine la sua speciale
benevolenza;
ad
onore del suo Figlío Re immortale dei secoli e vincitore della morte;
a
maggior gloria della sua augusta Madre;
e
a gioia ed esultanza di tutta la Chiesa;
per
l'autorità di Nostro Signore Gesù Cristo, dei santi apostoli Pietro e Paolo e
Nostra, pronunziamo, dichiariamo e definiamo essere dogma da Dio rivelato che:
l’Immacolata
Madre di Dio sempre vergine Maria, terminato il corso della vita terrena, fu
assunta alla gloria celeste in anima e corpo».
Appena finita l'ultima parola, le trombe d'argento della banda musicale vaticana suonarono la marcia trionfale, le campane della Basilica esplosero in un inno di gloria avviando il concerto nel quale confusero il proprio accento tutte le campane di Roma; la cupola del cielo venne come avvolta dal largo volo di due sciami di bianchi colombi viaggiatori che poi andarono a posarsi, in gran numero, sulle statue dei Santi, sulle fontane e sull'obelisco; un brivido di commozione corse lunghissimo su tutti i presenti che scoppiarono in un prolungatissimo applauso potente; Pio XII ebbe nel volto, per l'emozione, un pallore mai vistogli prima in pubblico; risuonarono nell'aria ventuno colpi di salva sparati dalle artiglierie di Monte Mario; nel cielo tersissimo nonostante la molta umidità dei giorni precedenti, mentre il sole brillava dando un dolce tepore insolito nella tradizione dei primi giorni di novembre a Roma, la figura della luna sostava visibile al di sopra della facciata della Basilica, e una bianca nuvola si librava sul lato dell'orizzonte ad essa opposto, in fondo a Via della Conciliazione: sole, luna e nuvola: tre meraviglie del cielo, tre simboli della Madonna.
Nello
stesso tempo, con la medesima immediatezza resa possibile dalle radio in
collegamento, la solenne cerimonia giungeva a milioni e milioni di ascoltatori
raccolti nelle chiese, nelle case, nelle piazze di tanti Paesi del mondo.
Era la più grande glorificazione in terra che la Madonna avesse mai ricevuta, enormemente superiore a quella tributatale in occasione della proclamazione dei suoi precedenti tre dogmi:
il
22-6-431 per la Divina Maternità, ad Efeso;
il
3-10-649 per la Perpetua Verginità, a Roma;
e
1'8-12-1854 per l'Immacolata Concezione, a Roma.
Era
la conferma più solenne della Chiesa di Roma che si mostrava ancora una volta
una nell'obbedire all'unico Papa con la medesima fede attinta all'unico Deposito
della Rivelazione, in occasione della prima proclamazione dogmatica fatta dal
Papa senza il Concilio dopo la definizione dell'infallibilità pontificia del
1870;
-
Chiesa santa nell'inseguire l'ideale della spiritualità e della
soprannaturalità nei suoi scopi e nei suoi programmi tesi a ricercare la grazia
e a vincere il peccato;
-
Chiesa Cattolica per il consenso plebiscitario di tutto il mondo alla
proclamazione del Dogma, tanto da doversi dire che la gerarchia è stata
sollecitata dal popolo;
-
Chiesa apostolica, perché la verità dell'Assunzione rientra (come
meglio diremo tra poco) certamente e a pieno diritto nel Deposito della
Rivelazione.
Era
la vetta più alta di fervore religioso raggiunta dalla prima metà del
ventesimo secolo e più illuminata dalla fede in un nuovo dogma da credere con
la stessa risolutezza con la quale sono creduti, per esempio, la Trinità di Dio
e l'Incarnazione di Gesù.
Dopo
aver ricevuto il ringraziamento espresso dal Cardinale a nome di tutti, Pio XII
intonò il Te Deum cantato dall'immensa folla, e poi pronunciò un vibrante
discorso ripetutamente interrotto dagli applausi, nel quale, rivolgendosi ai
presenti e ai lontani in ogni luogo del mondo cattolico, disse, tra l'altro:
«...
Da lungo tempo invocato, questo giorno è finalmente Nostro, è finalmente
vostro. Voce di secoli - anzi, diremmo, voce dell'eternità è la Nostra che,
con l'assistenza dello Spirito Santo, ha solennemente definito l'insigne
privilegio della Madre celeste.
E
grido di secoli è il vostro, che oggi prorompe nella vastità di questo
venerando luogo... ora fatto altare e tempio per la vostra traboccante pietà.
Come
scosse dai palpiti dei vostri cuori e dalla commozione delle vostre labbra,
vibrano le. pietre stesse di questa Patriarcale Basilica, e insieme con esse
pare che esultino con arcani fremiti gli innumerevoli e vetusti templi,
innalzati per ogni dove in onore dell'Assunta:.. Perciò a così eccelsa
creatura Noi leviamo fidenti gli occhi da questa terra, in questo nostro tempo,
tra questa nostra generazione, e a tutti gridiamo: «In alto i cuori!»
Concludendo il discorso, il Papa recitò la preghiera all'Assunta da lui stesso composta, semplice e commovente. Poi impartì la Benedizione Apostolica Urbi et Orbi, e l'indulgenza plenaria. Quindi si recò dentro la Basilica illuminata a - giorno e vestita a festa per celebrarvi la Santa Messa dell'Assunta nel suo nuovo testo, dinanzi a sessantamila fedeli che non avevano assistito alla funzione tenuta nella Piazza, e con le melodie della Messa «Assumpta est» del Palestrina mai eseguita prima e tenuta in serbo come nuovo omaggio alla Madonna.
Al
termine del pontificale, il Papa si affacciò alla Loggia esterna della Basilica
per ripetere la sua Apostolica Benedizione alla moltitudine che era rimasta
nella Piazza, - ed era ancora un tappeto vivente, disteso a perdita d'occhio - a
Roma e al mondo. In serata la Capitale del cattolicesimo si illuminò di mille e
mille luci sprigionate da riflettori, fiaccole, luminarie, palloncini e da
innumerevoli lumini avvolti in carta colorata e posti sui campanili, sui
monumenti, sui cornicioni, sulle terrazze e altrove, tanto che Roma fu detta «un
immenso braciere». Piazza San Pietro, la più meravigliosa piazza del mondo,
tornò a riempirsi - di fedeli entusiasti fino a notte inoltrata, e il Papa
dovette più volte affacciarsi a salutare e a benedire. Sì, tutta la giornata
fu un'apoteosi spettacolare. Quel primo novembre 1950 anche il Cielo fu in festa
certamente. Ma come descriverlo? Qui l'immaginazione è superata da quello chè
dovette essere la realtà, qui il pensiero umano deve fermarsi!
Il
21-11-1964 il Concilio Ecumenico Vaticano II, nella Costituzione intitolata «Lumen
gentium» sulla Chiesa, ha ribadito il Dogma con le stesse parole di Pio XII: «L'Immacolata
Vergine, preservata immune da ogni macchia di colpa originale, terminato il
corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo» (n.
59).
Il
30-6-1968, di pomeriggio, sul sagrato della Basilica di San Pietro, davanti alla
radio e alla televisione, nella solenne professione di Fede espressa in un
lungo elenco delle verità cristiane, tra l'altro, Paolo VI ha detto: «Noi
crediamo che Maria... al termine della sua vita terrena è stata elevata in
corpo e anima alla gloria celeste e configurata a suo Figlio risorto,
anticipando la sorte futura di tutti i giusti».
Il 17-5-1979, la Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede nella sua Lettera su alcune questione concernenti l'escatologia, in risposta a nuove teorie di morte e risurrezione, ha precisato: «La Chiesa, nel suo insegnamento sulla sorte dell'uomo dopo la sua morte, esclude ogni spiegazione che toglierebbe il suo senso all'Assunzione di Maria in ciò che essa ha di unico, ossia il fatto che la glorificazione corporea della Vergine è l'anticipazione della glorificazione riservata a tutti gli altri eletti». (n. 6)
E
continua in tanti un dolce desiderio: che la Madonna confermi personalmente il
Dogma della sua Assunzione alla gloria celeste in anima e corpo, come ha
confermato personalmente il Dogma della sua Immacolata Concezione.
Pio
XII presenta nella sua Costituzione Apostolica "Munificentissimus
Deus" lo sviluppo del dogma assunzionistico secondo tre tempi.
Dapprima,
egli riporta il consenso dell'Episcopato e dei fedeli.
Riguardo
all'Episcopato, scrive: «Quando fummo elevati al trono del Sommo Pontificato
erano state già presentate a questa Sede Apostolica molte migliaia di tali
suppliche da ogni parte della terra e da ogni classe di persone: dai nostri
diletti figli Cardinali del Sacro Collegio, dai venerabili fratelli Arcivescovi
e Vescovi, dalle diocesi e dalle parrocchie...
...
Ma poiché si trattava di cosa di tanta importanza e gravità, ritenemmo
opportuno chiedere direttamente e in forma ufficiale a tutti i venerabili
fratelli nell'Episcopato che ci esprimessero apertamente il loro pensiero. Perciò
il primo maggio 1946 indirizzammo
loro
la Lettera Deiparae Virginis Mariae, in cui chiedevamo: «Se voi, Venerabili
Fratelli, nella vostra esimia sapienza e prudenza ritenete che l'Assunzione
corporea della Beatissima Vergine si possa proporre e definire come dogma di
fede, e se con il vostro clero e il vostro popolo lo desiderate».
E
coloro che «lo Spirito Santo ha costituiti vescovi per pascere la Chiesa di Dio»
hanno dato all'una e all'altra domanda una risposta pressoché unanimamente
affermativa. Questo «singolare consenso dell'Episcopato cattolico e dei
fedeli», nel ritenere definibile come dogma di fede l'Assunzione corporea al
Cielo della Madre di Dio, presentandoci il concorde insegnamento del magistero
ordinario della Chiesa e la fede concorde del popolo cristiano da esso sostenuta
e diretta, da sé stesso manifesta in modo concreto e infallibile che tale
privilegio è verità rivelata da Dio e contenuta in quel Divino Deposito che
Cristo affidò alla sua Sposa, perché lo custodisse fedelmente e
infallibilmente lo dichiarasse. Il magistero della Chiesa, non certo per
industria puramente umana, ma per l'assistenza dello Spirito di Verità, e perciò
infallibilmente, adempie il suo mandato di conservare perennemente pure e integre
le verità rivelate, e le trasmette senza contaminazioni, senza aggiunte,
senza diminuzioni. «Infatti, come insegna il Concilio Vaticano, ai successori
di Pietro non fu promesso lo Spirito Santo perché, per sua rivelazione,
manifestassero una nuova dottrina, ma perché, per la sua assistenza,
custodissero inviolabilmente ed esponessero con fedeltà la rivelazione
trasmessa dagli Apostoli, ossia il Deposito della Fede». Pertanto dal consenso
universale del magistero ordinario della Chiesa si trae un argomento certo e
sicuro per affermare che l'Assunzione corporea della Beata Vergine Maria al
Cielo - la quale, quanto alla celeste glorificazione del corpo virgineo
dell'augusta Madre di Dio, non poteva essere conosciuta da nessuna.facoltà
umana con le sole sue forze naturali - è verità da Dio rivelata, e perciò
tutti i figli della Chiesa debbono crederla con fermezza e fedeltà» (Pio XII
n. 9,11,12).
Dunque,
secondo le parole di Pio XII, la risposta unanime dei Vescovi, ossia il concorde
magistero ordinario e universale della Chiesa, è da sola e infallibilmente
un argomento con il quale si prova che l'Assunzione è verità rivelata da Dio
e dogma di Fede contenuto nelle fonti della Rivelazione. Tale dottrina, si può
aggiungere, rimane vera anche quando il magistero ordinario e universale della
Chiesa non potesse aggiungere prove positive o speculative di ordine naturale
a ciò che insegna garantendone l'origine rivelata.
Riguardo
ai fedeli, (tra i quali è ben incluso, naturalmente, il clero) Pio XII
scrive: «I fedeli, guidati e istruiti dai loro Pastori, appresero bensì dalla
S. Scrittura che la Vergine Maria, durante il suo terreno pellegrinaggio,
condusse una vita piena di preoccupazioni, angustie e dolori; inoltre che si
avverò ciò che il santo vecchio Simeone aveva predetto, perché un'acutissima
spada le trapassò il cuore ai piedi della Croce del suo Divino Figlio, nostro
Redentore. Parimenti non trovarono difficoltà nell'ammettere che Maria sia
morta, come già il suo Unigenito. Ma ciò non impedì loro di credere e di
professare apertamente che non fu soggetto alla corruzione del sepolcro il suo
sacro corpo, e che non fu ridotto in putredine e in cenere l'augusto tabernacolo
del Verbo Divino. Anzi, illuminati dalla divina grazia e spinti dall'amore verso
Colei che è Madre di Dio e Madre nostra dolcissima, hanno contemplato in luce
sempre più chiara l'armonia meravigliosa dei privilegi che il
provvidentissimo Iddio ha elargito all'alma Socia del nostro Redentore...
Questa
stessa fede attestano chiaramente quegli innumerevoli templi dedicati a Dio in
onore di Maria Vergine Assunta al Cielo, e le sacre immagini ivi esposte alla
venerazione dei fedeli, le quali pongono dinanzi agli occhi di tutti questo
singolare trionfo della Beata Vergine. Inoltre città, diocesi e regioni furono
poste sotto la speciale tutela e patrocinio della Vergine Assunta al Cielo;
parimenti con l'approvazione della Chiesa sono sorti Istituti religiosi che
prendono nome da tale privilegio. Né va dimenticato che nel Rosario mariano, la
cui recita è tanto raccomandata da questa Sede Apostolica, viene proposto alla
pia meditazione un mistero che, come tutti sanno, tratta dell'Assunzione della
Beatissima Vergine.
...
Quando fu solennemente definito che la Vergine Madre di Dio fu immune dalla
macchia ereditaria fin dalla sua concezione, i fedeli furono pervasi da una più
viva speranza che quanto prima sarebbe stato definito dal supremo magistero
della Chiesa anche il dogma della corporea Assunzione al Cielo di Maria Vergine.
Infatti
si videro non solo singoli fedeli, ma anche rappresentanti di nazioni o di
province ecclesiastiche chiedere con vive istanze all'Apostolica Sede questa
definizione.
In
seguito, queste petizioni e voti non solo non diminuirono, ma aumentarono di
giorno in giorno per numero e insistenza. Infatti per questo scopo furono
promosse crociate di preghiere; molti ed esimi teologi intensificarono i loro
studi su questo soggetto, sia in privato, sia nei pubblici atenei ecclesiastici
e nelle altre scuole destinate all'insegnamento delle sacre discipline; in molte
parti dell'orbe cattolico furono tenuti Congressi mariani sia nazionali sia
internazionali. Tutti questi studi e ricerche posero in maggior luce che nel
Deposito della Fede affidato alla Chiesa era contenuto anche il dogma
dell'Assunzione di Maria Vergine al Cielo; e generalmente ne seguirono petizioni
con cui si chiedeva istantemente a questa Sede Apostolica che questa verità
fosse solennemente definita.
In
questa pia gara i fedeli furono mirabilmente uniti con i loro Pastori (Pio XII,
n. 14,15,6,7,8). Perciò il Papa dice che la fede nell'Assunzione è «insita
profondamente nell'animo dei fedeli» (Pio XII n. 41).
Dunque,
secondo le parole di Pio XII, il consenso universale e costante dei fedeli su un
insegnamento riguardante direttamente e strettamente la Fede, è un argomento
che, per sé solo e prima di ogni definizione della Chiesa Docente, vale a
provare come rivelato quell'insegnamento, perché tale consenso non può essere
che effetto dell'infallibile Spirito Santo; perché se tale consenso fosse
sbagliato, i fedeli non sarebbero più la Chiesa di Cristo. Quando poi tale
consenso diventa richiesta urgente di definizione papale ed è accompagnato da
favorevoli condizioni storiche, risuona all'attenzione del Magistero della
Chiesa come una Parola Divina da riconoscere e proclamare.
Per
questo «senso della fede», che è suscitato e sorretto dallo Spirito di Verità,
il Popolo di Dio, sotto la guida del sacro magistero, ... aderisce indefettibilmente
alla Fede, ... con retto giudizio penetra in essa più a fondo e più pienamente
l'applica alla vita». (Vaticano II, Lumen genium, 12).
Poi
Pio XII delinea la storia del modo con il quale la fede nell'Assunzione si è
venuta affermando e sviluppando fino a diventare una verità universalmente
creduta. Nomina espressamente quattordici autori: tre risalenti al numero dei
Santi Padri e altri scrittori ecclesiastici antichi; sei presi dal medioevo e
dalla Scolastica considerata dall'inizio alla fine; cinque dai tempi moderni.
I
primi tre sono: San Giovanni Damasceno (+ 749, sicuro testimone della tradizione
orientale, Dottore della Chiesa Universale, campione della Fede contro gli
iconoclasti, poeta liturgico); San Germano di Costantinopoli (+ 713, oppositore
dell'iconoclastia, patriarca); San Modesto di Gerusalemme (+ 643, patriarca).
Nota:
Padri
della Chiesa sono gli
scrittori ecclesiastici dei primi secoli dell’era cristiana ritenuti dalla
Chiesa particolarmente autorevoli per l'antichità, per l'ortodossia della
dottrina, per la santità della vita, e perciò dalla Chiesa approvati e
dichiarati Padri. La loro epoca si fa terminare in Oriente con la morte di S.
Giovanni Damasceno (749), e in Occidente con la morte di S. Isidoro di Siviglia
(636).
Si
chiama Scolastica il
complesso delle dottrine filosofiche e teologiche del medioevo, nate prima nelle
scuole monastiche e poi passate alle Università dal IX secolo al XIV secolo,
distinte in notevole varietà di correnti, tutte però tese a capire la Verità
Rivelata, a combattere l'errore e a guidare l'uomo nell'affrontare i più
difficili problemi del pensiero.
Dottore
della Chiesa è il
titolo d'onore dato ufficialmente dal Papa o da un Concilio allo scrittore
ecclesiastico che si è distinto per eminente scienza, perfetta ortodossia e
provata santità.
I
seguenti sei autori sono: Sant'Amedeo di Losanna (+ 1159, vescovo); Sant'Antonio
di Padova (+ 1231, il Dottore Evangelico, francescano); Sant'Alberto Magno (+
1280, il Dottore Universale, tedesco, operante nel massimo splendore della
Scolastica, domenicano); San Tommaso d'Aquino (+ 1274, il Dottore Angelico,
Patrono dell'insegnamento cattolico, domenicano); San Bonaventura (+ 1274, il
Dottore Serafico, francescano); San Bernardino da Siena (+ 1444, francescano,
predicatore).
Gli
ultimi cinque sono: San Roberto Bellarmino (+ 1621, Dottore della Chiesa,
gesuita); San Francesco di Sales (+ 1622, nato nel castello di Sales a Thorens
nella Savoia, vescovo, maestro di vita spirituale, Dottore della Chiesa);
Sant'Alfonso Maria dei Liguori (+ 1787, Dottore della Chiesa, Fondatore dei
Redentoristi, Patrono dei confessori e dei maestri di teologia morale); San Pier
Canisio (+ 1597, olandese, gesuita, Dottore della Chiesa); Francesco Suarez (+
1617, spagnolo, gesuita, il Dottore Esimio).
Di
ciascun autore Pio XII riporta il pensiero o direttamente o riassuntivamente ma
in modo redatto secondo i migliori metodi scientifici, cioè sostanzioso e
chiaro. Dice poi, prima di concludere la Costituzione: «la verità
dell'Assunzione corporea della Beatissima Vergine Maria al Cielo...
splendidamente illustrata e spiegata dallo studio della scienza e sapienza dei
teologi» (n. 41).
Pio
XII nomina anche la Liturgia riconoscendone il grande valore dottrinale perché
«essendo anche una professione delle celesti verità, sottoposta al supremo
magistero della Chiesa, può offrire argomenti e testimonianze di non piccolo
rilievo, per determinare qualche punto particolare della dottrina cristiana»
(Pio XII, enciclica "Mediator dei"). Il Papa ricorda che gli antichi
testi occidentali romani, dei quali cita come esempio il Sacramentario
Gregoriano, se dicono il transito o morte di Maria senza però attribuirgliene
le conseguenze, aggiungono subito che la sorte del suo corpo fu in armonia con
la divina maternità e gli altri privilegi di lei.
Rammenta
che negli antichi libri liturgici non romani, tanto orientali quanto
occidentali, dei quali cita ad esempio la liturgia bizantina (che supera tutte
le altre liturgie d'Oriente nel culto per la Madre di Dio) e il Sacramentario
Gallicano, o si afferma come ineffabile la singolarità dell'Assunzione, o si
sostiene il collegamento dell'incorruzione sepolcrale, dell'Assunzione e della
glorificazione del corpo di Maria con i privilegi di lei, soprattutto con la
maternità verginale.
Pio
XII scrive verso la fine del suo Documento che la verità dell'Assunzione è «confermata
dal culto ecclesiastico fin dai tempi remotissimi» (n. 41).
Il
Papa nomina anche cinque papi: Adriano I (+ 795) che mandò all'imperatore Carlo
Magno la preghiera all'Assunta scritta nel Sacramentario Gregoriano; San Sergio
I (+ 701) nato a Palermo ma siro di origine, che istituì la solenne
processione in onore del privilegio assunzionistico; San Leone IV (+ 855) che
insignì della vigilia e dell'ottava la festa dell'Assunta; San Nicola I (+ 867)
che prescrisse ai Bulgari di osservare il digiuno la vigilia della festa
dell'Assunzione, come faceva la Chiesa di Roma sin dall'antichità; Pio IX (+
1878) che definì il dogma dell'Immacolata Concezione al quale è strettamente
connesso il dogma dell'Assunzione.
Infine,
Pio XII indica i fondamenti rivelati di questa fede presente nella Chiesa.
Cita
tredici passi della Sacra Scrittura (Genesi, Salmi, Cantico, Isaia, Luca,
Romani, 1 Corinzi, Efesini, 1 Timoteo, Apocalisse), sette dei quali
letteralmente, non parlando mai né di implicito né di esplicito della Sacra
Scrittura, e non dicendo mai che in questa si trova l'Assunzione.
Egli
approva i Teologi Scolastici che «presentarono per illustrare questo privilegio
mariano diverse ragioni, contenute quasi in germe in questo: che Gesù ha voluto
l'Assunzione di Maria al Cielo per la sua pietà filiale verso di lei.
Ritenevano quindi che la forza di tali argomenti riposa sulla dignità
incomparabile della maternità divina e su tutte quelle doti che ne conseguono:
la sua insigne santità, superiore a quella di tutti gli uomini e di tutti gli
angeli; l'intima unione di Maria con il suo Figlio; e quell'amore sommo che il
Figlio portava alla sua degnissima Madre» (n. 25). Il Sommo Pontefice non si
astiene dal citare certe interpretazioni difatti e detti della Bibbia date da
teologi e predicatori sulle orme dei Santi Padri, pur dicendole date «con
una certa libertà» (n. 26); riconosce che «tutte queste ragioni e
considerazioni dei Santi Padri e dei Teologi hanno come ultimo fondamento la
Sacra Scrittura, la quale ci presenta l'alma Madre di Dio unita strettamente al
suo Figlio divino e sempre partecipe della sua sorte» (n. 38).
Il
Papa conferma che «va ricordato specialmente che, fin dal secolo II, Maria
Vergine viene presentata dai Santi Padri come nuova Eva, strettamente unita al
nuovo Adamo sebbene a lui soggetta, in quella lotta contro il nemico infernale
che, come è stato preannunziato dal protovangelo, si sarebbe conclusa con la
pienissima vittoria sul peccato e sulla morte» (n. 39).
E
Pio XII conclude: «In tal modo l'augusta Madre di Dio, arcanamente unita a Gesù
Cristo fin da tutta l'eternità con uno stesso decreto di predestinazione,
Immacolata nella sua Concezione, Vergine illibata nella sua divina maternità,
generosa Socia del Divin Redentore che ha riportato un pieno trionfo sul
peccato e sulle sue conseguenze, alla fine, come supremo coronamento dei suoi
privilegi, ottenne di essere preservata dalla corruzione del sepolcro e, vinta
la morte, come già il suo Figlio, di essere innalzata in anima e corpo alla
gloria del Cielo» (n. 40).
E
tutto il Dogma Pio XII sancisce con tutta autorità:
«...
Riteniamo giunto il momento prestabilito dalla Provvidenza di Dio per proclamare
solennemente questo privilegio di Maria Vergine...» (n. 41).
«...
Se alcuno, che Dio non voglia, osasse negare o porre in dubbio volontariamente
ciò che da Noi è stato definito, sappia che è venuto meno alla fede divina e
cattolica...» (n. 45).
«...
A nessuno dunque sia lecito infrangere questa Nostra dichiarazione,
proclamazione e definizione, o ad essa opporsi e contravvenire. Se alcuno invece
ardisse di tentarlo, sappia che incorrerà nell'indignazione di Dio Onnipotente
e dei suoi Beati Apostoli Pietro e Paolo...» (n. 47).
«...
Noi Pio, Vescovo della Chiesa Cattolica, così definendo abbiamo sottoscritto»
(n. 47).
Ormai
è chiaro: la definizione sull'Assunzione è di fede divina e cattolica: divina
perché presente nella Rivelazione, cattolica perché proclamata dalla Chiesa.
Il
fatto dell'Assunzione consiste in questo: nell'essere stata Maria «assunta
alla gloria celeste in anima e corpo» (Pio XII, n. 44). Evidentemente non può
essere conosciuto mediante l'operazione dei sensi o l'esercizio delle facoltà
intellettive. È un fatto soprasensibile, soprarazionale, trascendentale,
conoscibile soltanto per Rivelazione divina. Occorre perciò rifarsi alle
fonti della Rivelazione, ossia alla Sacra Scrittura e alla Sacra Tradizione, che
esprimono il dato rivelato in parole o anche in modi di essere e di agire.
«La
Sacra Tradizione dunque e la Sacra Scrittura sono strettamente tra loro
congiunte e comunicanti. Poiché ambedue scaturiscono dalla stessa divina sorgente,
esse formano in certo qual modo una cosa sola e tendono allo stesso fine.
Infatti la Sacra Scrittura è parola di Dio in quanto scritta per ispirazione
dello Spirito di Dio; la Sacra Tradizione poi trasmette integralmente la parola
di Dio, affidata da Cristo Signore e dallo Spirito Santo agli Apostoli, ai loro
successori affinché, illuminati dallo Spirito di verità, con la loro
predicazione fedelmente la conservino, la espongano e la diffondano; accade così
che la Chiesa attinga la certezza su tutte le cose rivelate non dalla sola
Scrittura. Perciò 1'Una e 1'Altra devono essere accettate con pari sentimento
di pietà e riverenza» (Vaticano II, Dei Verbum, 9).
Pertanto,
perché una verità possa dirsi rivelata, deve trovarsi o in tutte e due le
Fonti prese separatamente, o in entrambe considerate insieme, o soltanto in
una di esse.
Chi
infine assicura di autorità che la verità è rivelata, è «il solo
Magistero vivo della Chiesa, la cui autorità è esercitata nel nome di Gesù
Cristo. Il quale Magistero però non è superiore alla parola di Dio, ma ad essa
serve, insegnando soltanto ciò che è stato trasmesso, in quanto, per divino
mandato e con l'assistenza dello Spirito Santo, piamente ascolta, santamente
custodisce e fedelmente espone quella parola, e da questo unico Deposito della
Fede attinge tutto ciò che propone di credere come rivelato da Dio» (Vaticano
II, Dei Verbum, 10).
Nelle
pagine precedenti abbiamo riportato il giudizio definitivo e irrevocabile del
Magistero della Chiesa sull'Assunzione di Maria proclamato dal Sommo Pontefice
Pio XII. Adesso fermiamo l'attenzione sulla Scrittura, e poi la fermeremo sulla
Tradizione.
«È
chiaro dunque che la Sacra Tradizione, la Sacra Scrittura e il Magistero della
Chiesa, per sapientissima disposizione di Dio, sono tra loro talmente connessi e
congiunti da non poter indipendentemente sussistere, e tutti insieme, secondo il
proprio modo, sotto l'azione di un solo Spirito Santo, contribuiscono
efficacemente alla salvezza delle anime» (Vaticano II, Dei Verbum, 10).
Si
suole anche dire che il Magistero della Chiesa è regola prossima di Fede, e che
la Scrittura e la Tradizione sono regole remote di Fede.
La
Sacra Scrittura rivela alcune verità in modo esplicito (cioè chiaro, diretto,
immediato) e altre in modo implicito (ossia deducibile dall'esplicito, espresso
in termini equivalenti, indiretto, mediato). Quando rivela un tutto
esplicitamente, insinua di rivelare le parti di questo tutto implicitamente, e
quindi come riconosce vero il tutto che ha detto, così riconosce vere le parti
che compongono questo tutto.
Tocca
agli uomini ricavare la rivelazione implicita da quella esplicita, e ciò è ben
possibile perché i termini o i pensieri della rivelazione implicita
equivalgono ai termini o ai pensieri di quella esplicita. Per esempio, «Cristo
è uomo»: questa è una rivelazione esplicita. Ma poiché è ben noto che
l'uomo consta di anima e di corpo, è detto implicitamente in questa rivelazione
che Cristo, uomo come ogni uomo, consta di anima e di corpo. Ora come è vero
che Cristo è uomo, così è vero che Egli ha l'anima e il corpo; dunque anche
la seconda verità deve dirsi rivelata come la prima, anche se non allo stesso
modo.
Naturalmente
non c'è da meravigliarsi se la verità implicita in quella esplicita non viene
subito percepita. Ciò accade perché i limiti delle persone e delle vicende
sono molti, la rivelazione implicita è oscura per la sua stessa natura, lo
studio dogmatico consiste appunto nello sforzo di trarre ciò che è implicito
da quello che è esplicito. Ma si può essere certi che, come insegna la
storia della dottrina cattolica, quando arriva l'ora prestabilita da Dio, ci sarà
chi trarrà la giusta conclusione in termini precisi, decisi e infallibili.
Ora
che cosa rivela la Sacra Scrittura sulla Assunzione di Maria al Cielo in anima
e corpo? Nulla in modo esplicito, ma la fa capire contenuta implicitamente,
mediante espressioni o situazioni, in altre verità rivelate esplicitamente.
Potrà sembrare che una espressione, presa singolarmente, dica poco in
rapporto all'Assunzione; ma unita ad altre, dice di più, molto di più; e tutte
le espressioni prese in blocco fanno capire, quasi vedere, la verità
dell'Assunzione, che prima non appariva subito. Ciò basta per dire che
l'Assunzione è «una verità rivelata... fondata sulla Sacra Scrittura...
sommamente consona con altre verità rivelate» (Pio XII, n. 12,41).
Prendiamo
in considerazione, in questo capitolo, i passi del Vecchio Testamento.
a)
Dio dice al diavolo tentatore sotto forma di serpente: «Io porrò inimicizia
tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe, questa ti schiaccerà la
testa e tu le insidierai il calcagno» (Gn. 3,15).
Con
queste parole viene predetta una inimicizia perpetua ed estrema tra il serpente,
la donna e la stirpe della donna; nonché la vittoria di questa stirpe sul
serpente.
Il
serpente è il diavolo, la donna è Maria, la stirpe della donna è Gesù.
L'unione tra Maria e Gesù è strettissima e indissolubile tanto nella lotta contro il diavolo quanto nella vittoria su di lui.
La
vittoria di Gesù sul diavolo, come risulta dalla Rivelazione posteriore, è
stata triplice: sulla concupiscenza (Rm. 8,3), sul peccato (Eb. 9, 26-28) e
sulla morte (1 Cor. 15, 20-26). Difatti Gesù vinse la concupiscenza e il
peccato escludendoli radicalmente dalla sua Divina Persona con la quale erano
incompatibili nel modo più assoluto; e vinse la morte risorgendo e ascendendo
al Cielo.
Anche
la vittoria di Maria, unita indissolubilmente a Gesù, deve essere stata
triplice. Lei infatti vinse la concupiscenza risultando immune dal fomite
naturale, e perpetuamete vergine; vinse il peccato mediante la sua Immacolata
Concezione e la conseguente esenzione da qualsiasi colpa; vinse la morte, per
l'appunto, per la sua assunzione al Cielo in anima e corpo.
E
la vittoria di Gesù e di Maria è stata completa: difatti il serpente rimane
schiacciato alla testa, ed è stata stupenda: infatti la stirpe della donna non
è morsa che al calcagno.
Dunque
già nel protovangelo (primo annuncio della futura redenzione) è insinuata
logicamente l'Assunzione di Maria.
Pio XII si esprime in questi termini che non presentano il Gn. 3, 15 in modo a sé stante, ma unitamente ad altri argomenti visti in un solo campo ottico: «Fin dal secolo II, Maria Vergine viene presentata dai Santi Padri come nuova Eva, strettamente unita al nuovo Adamo, sebbene a lui soggetta, in quella lotta contro il nemico infernale che, come è stato preannunziato dal protovangelo, si sarebbe conclusa con la pienissima vittoria sul peccato e sulla morte, sempre congiunti negli scritti dell'Apostolo delle genti. Per la qual cosa, come la gloriosa risurrezione di Cristo fu parte essenziale e il segno finale di questa vittoria, così anche per Maria la lotta che ha in comune con il Figlio suo si doveva concludere con la glorificazione del suo corpo verginale; perché, come dice lo stesso Apostolo, «quando... questo corpo mortale sarà rivestito dell'immortalità, allora sarà adempiuta la parola che sta scritta: è stata assorbita la morte nella vittoria» (n. 39).
Insomma
alla profezia della Genesi Pio XII aggiunge i pensieri di San Paolo e stabilisce
un'argomentazione complessa ma altamente probativa, che può essere resa più
semplice disponendo così i suoi pensieri: a) i Padri dal II
secolo in poi affermano una speciale unione di Maria, nuova Eva, con Cristo,
novello Adamo, nella lotta contro il peccato; b) secondo il
protovangelo la lotta contro il diavolo dovrà terminare nella vittoria totale e
perfetta di Cristo; c) secondo San Paolo la vittoria di Cristo
contro il diavolo fu vittoria contro il peccato e contro la morte; d)
siccome Maria partecipa in modo speciale alla lotta e alla vittoria del Cristo,
il coronamento della quale è la risurrezione, ne segue che questa speciale
partecipazione di Maria alla vittoria di Cristo non sarebbe completa senza la
sua glorificazione corporale» (E. Piacentini); e andando ancora più a fondo
dell'argomentazione di Pio XII, si intravvede, anche se nemmeno sfiorato,
questo suo pensiero: «il fatto poi che la Chiesa per tanti secoli abbia
ritenuto e ritenga tuttora universalmente tale verità come Deposito rivelato,
dà giustificazione a riproporla solennemente» (E. Piacentini).
b)
Il quarto comandamento della legge di Dio dice: «Onora tuo padre e tua madre»
(Es. 20, 12). Risulta dal Vangelo (Mt. 5, 17; Lc. 2, 51; Gv. 19, 25 ecc.) che
Gesù osservò esemplarmente la legge naturale e divina sancita in questo
comandamento nei riguardi di sua madre, oltre che, naturalmente, del suo padre
putativo.
Poteva
onorarla anche concedendole l'Assunzione, che è il massimo degli onori che
possa essere dato a una persona umana dopo la divina maternità? Lo poteva
certamente perché Onnipotente, essendo vero Dio nello stesso tempo in cui era
vero uomo.
E
voleva anche farlo? Non si può rispondere che sì, perché, se non avesse
voluto pur potendo farlo, avrebbe contraddetto sé stesso e avrebbe trasgredito
il quarto comandamento.
Dunque,
dal momento che lo ha potuto e lo ha voluto, certamente lo ha fatto. Se avesse
voluto, ma non avesse potuto, non sarebbe stato Dio; se avesse potuto, ma non
avesse voluto, non sarebbe stato Figlio.
Aveva
detto dei suoi discepoli: «Padre, voglio che anche quelli che mi hai dato,
siano con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che tu mi
hai dato» (Gv. 17, 24): quanto più lo avrà detto di sua Madre.
Pio
XII ha confermato questo pensiero degli antichi Teologi Scolastici: «Gesù ha
voluto l'Assunzione di Maria al Cielo per la sua pietà filiale verso di lei»
(n. 25). È proprio del figlio desiderare la compagnia della madre dovunque e
sempre, per onorarla. Sono ricordati, infine, nella "Munificentissimus
Deus" altri passi del Vecchio Testamento, ma questi non provano nemmeno
indirettamente la verità dell'Assunzione e sono riportati solo come elementi
della Tradizione che li usava «in senso accomodatizio», come «immagini,
figure, similitudini, analogie», come occasione di studio progressivo sul
privilegio mariano.
Sono
i seguenti passi:
Salmo
44, 10-16 riferito con le
parole: «Descrivono la Regina che entra trionfalmente nella reggia celeste e si
asside alla destra del Divino Redentore» (n. 26).
Salmo
131, 8 riportato
letteralmente, due volte: «Vieni, o Signore, nel tuo riposo, tu e l'Arca della
tua santificazione» (n. 26 e n. 29).
Cantico
dei Cantici 3, 6 riferito
letteralmente sulla sposa «che sale dal deserto, come una colonna di fumo dagli
aromi di mirra e di incenso per essere incoronata» (n.26), e la Costituzione
Apostolica rimanda, in nota, anche al cap. 4, 8 che dice: «Vieni con me dal
Libano, o sposa, con me dal Libano vieni!» e al cap. 6, 9 che dice: «Ma unica
è la mia colomba, la mia perfetta».
Cantico
dei Cantici 8, 5 riportato
testualmente con le parole: «Chi è costei che sale dal deserto, ricolma di
delizie, appoggiata al suo diletto?» (n. 32).
Isaia
60, 13 citato alla lettera
con le parole: «Glorificherò il luogo dove posano i miei piedi» (n. 29).
Concludendo, si può dire che ci sono altri passi del Vecchio Testamento
riferiti all'Assunta dal linguaggio popolare, per es.:
Cantico
dei Cantici 1, 17: «Le
travi della nostra casa sono i cedri, nostro soffitto sono i cipressi».
Cantico
dei Cantici 2, 13-14: «Alzati,
amica mia, mia bella, e vieni! O mia colomba... mostrami il tuo viso, fammi
sentire la tua voce, perché la tua voce è soave, il tuo viso è leggiadro».
Cantico
dei Cantici 6, 10: «Chi è
costei che sorge come l'aurora, bella come la luna, fulgida come il sole,
terribile come schiere e vessilli spiegati?».
Salmo
15, 10: «(O Dio)... né
lascerai che il tuo santo veda la corruzione».
Proverbi
31, 18: «Neppure di notte
si spegne la sua lucerna».
Isaia
60, 7: «Renderò splendido
il tempio della mia gloria».
Geremia
31, 21: «Ritorna, vergine
d'Israele, ritorna alle tue città».
Ap.
11, 19: «Si aprì il
santuario di Dio nel cielo e apparve nel santuario l'arca dell'alleanza».
Non
occorre dire che questi passi sono lontanissimi dal senso di provare la verità
assunzionistica. Sono usati da poeti, predicatori, liturgisti, catechisti ecc.
soltanto come simboli, tipi, immaginazioni.
Esaminiamo adesso i testi del Nuovo Testamento.
a) «L'angelo Gabriele disse a Maria: "Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te"» (Lc. 1, 28). L'angelo non disse: «Ti saluto, o Maria», ma «o piena di grazia», come se questo fosse il nome, la caratteristica di lei, da sempre e per sempre. Costei poteva essere assunta? Sì certamente. Essendo «piena di grazia» dal primo istante del concepimento sino all'ultimo respiro emesso su questa terra, lei è rimasta illesa dal peccato originale e anche dal pur minimo peccato personale; così illesa, non ha contratto nemmeno vagamente le conseguenze del peccato né nell'anima né nel corpo; non avendole contratte, non può che essere stata assunta al Cielo.
Come
nel saluto di Gabriele a Maria è implicito il concetto di Immacolata
Concezione, così vi è implicito il concetto di Assunzione. «Questi due
privilegi infatti sono strettamente connessi tra loro... Ella per privilegio del
tutto singolare ha vinto il peccato con la sua Concezione Immacolata; perciò
non fu soggetta alla legge di restare nella corruzione del sepolcro, né dovette
attendere la redenzione del suo corpo sino alla fine del mondo» (Pio XII n. 4,
5).
Inoltre,
la grazia conduce alla gloria. La grazia è la gloria in germe, la gloria a sua
volta è la grazia in tutto il suo fiore e frutto. La vita della grazia e la
vita della gloria sono sostanzialmente la stessa cosa. Tanta è la grazia,
altrettanta è la gloria.
Ora
Maria in Cielo, essendo piena di grazia, è altresì piena di gloria. E questo
appunto è l'Assunzione: pienezza di grazia e di gloria.
Pio
XII approva i Dottori Scolastici che «fra i detti del Nuovo Testamento
considerarono con particolare interesse le parole "Ave, o piena di
grazia, il Signore è con te..." poiché vedevano nel mistero della
Assunzione un complemento della pienezza di grazia elargita alla Beatissima
Vergine» (n. 27).
Lo
stesso Papa ricorda che «in un discorso tenuto il giorno dell'Annunciazione di
Maria, spiegando queste parole del saluto dell'Angelo "Ave, o piena di
grazia..." il Dottore Universale (S. Alberto Magno) confronta la
Santissima Vergine con Eva e dice espressamente che fu immune dalla quadruplice
maledizione alla quale Eva fu soggetta» (n. 30).
b)
Elisabetta, accogliendo la cugina Maria nella propria casa, «fu piena di
Spirito Santo ed esclamò a gran voce: "Benedettta tu fra le donne, e
benedetto il frutto del tuo grembo"» (Lc. 1, 41-42).
Qui la Madonna è riconosciuta benedetta, cioè non solo totalmente esente dalle maledizioni inflitte ad Eva e a tutte le altre donne considerate come «donne» e come «membra dell'umanità peccatrice», ma anche e soprattutto adorna di tutte le benedizioni derivanti in lei dalla dignità di Madre di Dio. È riconosciuta tanto benedetta da essere associata a Gesù nella medesima benedizione e messa quasi nella stessa linea di lui; tanto benedetta, dunque, da comportare una benedizione veramente totale.
Ora
se Maria non è stata assunta al Cielo, bisognerebbe dire che Elisabetta non
ha detto la verità nel chiamare benedetta Maria. Ma può essere non veritiera
chi, come Elisabetta, è, per riconoscimento del Vangelo stesso, «piena di
Spirito Santo» mentre parla? Non è possibile, perché lo Spirito Santo ispira
solo e sempre la verità.
E
allora se Maria è stata assunta, bisogna dire che Maria è veramente benedetta
perché lo è nella misura più completa. «Il frutto del suo grembo» è in
Cielo; anche lei dev'essere in Cielo: Gesù e Maria sono la coppia benedetta in
opposizione alla coppia maledetta formata da Adamo ed Eva.
c)
Il Vangelo presenta Maria come Madre di Gesù.
La
carne della madre e la carne del figlio, pur essendo due sostanze numericamente
diverse e pur appartenendo a due persone differenti, hanno sostanzialmente la
medesima identità, perché la carne del figlio prende origine, nutrimento e
sviluppo dalla carne della madre, secondo le leggi della natura che legano l'uno
all'altra per nove mesi.
Questa
verità è più forte nel caso della Madonna, che ha generato Gesù senza alcun
concorso d'uomo, ma con la sola sua sostanza resa feconda dallo Spirito Santo.
Può pertanto dirsi madre di Gesù più pienamente di quanto possa dirsi
qualsiasi altra madre rispetto al proprio figlio, in tutte le operazioni del
corpo (concepimento, gestazione, parto, allattamento), mentre tutti gli altri
figli sono qualcosa anche del padre, oltre che della madre.
Ora,
dal momento che la carne di Gesù è ascesa alla gloria del Cielo, perché mai
la carne di sua Madre non avrebbe dovuto avere simile sorte? Tutto fa pensare
che lei l'abbia avuta. In Cielo doveva esserci «il Corpo generato, Gesù, con
il corpo generante, Maria» (Alcuino + 804, monaco inglese, il più grande
erudito del suo tempo).
«Sembra
quasi impossibile figurarsi separata da Cristo, ... dopo questa vita, Colei che
lo concepì, lo diede alla luce, lo nutrì con il suo latte, lo portò tra le
braccia e lo strinse al petto» (Pio XII n. 38).
Inoltre,
Gesù è stato in terra uomo completamente come ogni uomo, in tutte le
manifestazioni della vita umana, come mangiare, dormire, viaggiare, essere
stanco, soffrire la sete ecc. Anche in Cielo egli è rimasto uomo e lo rimarrà
per sempre. Perché mai dovrebbe stare là senza la Madre? Tutto la fa pensare
vicina a lui, non più, certo, per provare l'umanità di Gesù, ma per
proclamarla ed esaltarla al cospetto dell'eternità. Egli è veramente il
figlio di Maria, per sempre.
C'è
poi tra madre e figlio anche un vincolo morale: per es. quando il figlio è più
alto della madre per prestigio, essa viene innalzata all'altezza del figlio.
Ciò
si verifica appunto nel caso di Gesù e Maria. Gesù è stato elevato fino al
Cielo: perché mai sua Madre non dovrebbe stargli accanto?
Nel
piano di Dio c'è la missione impetratoria da esercitare anche in Cielo da parte
della Madonna. Lei allora deve stare lassù con tutta la sua personalità di
Madre, cioè non solo con l'anima ma anche il corpo, perché possa esercitare la
sua missione.
Pio
XII conferma i Teologi Scolastici i quali «ritenevano che la forza di tali
argomenti (assunzionistici) riposa sulla dignità incomparabile della maternità
divina» (n. 25).
d)
II Vangelo dimostra la più stretta unione tra Maria e Gesù.
Nelle
profezie Maria è associata a Gesù: egli è l'Emmanuele, ma concepito da una
Vergine (Is. 7, 14); è l'uomo per definizione, ma circondato dalla donna (Ger.
31, 22); è il frutto, ma prodotto da una terra privilegiata (Is. 4, 2); è il
fiore, ma germogliato dalla verga di Jesse (Is. 11, 1).
L'Annunciazione
di Maria e l'Incarnazione di Gesù sono un evento unico, ché produce l'Uomo-Dio
e la Madre di Dio.
Gesù
è benedetto dallo Spirito Santo attraverso le parole di sant'Elisabetta a Maria
venuta a farle visita; e anche Maria è benedetta, nello stesso tempo, insieme
con il Figlio che porta in grembo.
I
pastori e i magi adorano il Messia, che viene presentato da Maria. Gesù si
presenta al tempio per manifestarsi ad Israele, ma nelle braccia di Maria, e
nella profezia di Simeone i dolori di lui sono anche una spada all'anima di lei.
Gesù viene salvato in Egitto, ma insieme con Maria. Gesù fanciullo manifesta
la sua sapienza nel tempio, e Maria conserva fedelmente in cuor suo le parole di
lui. Gesù inizia la sua missione con il miracolo di Cana, e Maria lo provoca
con la sua intercessione. Gesù muore in croce, e Maria è vicino a lui per
condividerne le sofferenze.
Insomma
si può ben dire che Maria è strettamente unita a Gesù, come per una legge.
Ora è mai possibile che la stessa Maria sia esclusa dal trionfo di Gesù, dopo
essere stata a lui intimamente unita nelle profezie del Vecchio Testamento,
nelle umiliazioni della nascita, nei disagi della vita, nei dolori della morte?
Possibile che due Esseri così mirabilmente associati sin dal principio siano
rimasti separati proprio al termine del loro cammino? Non è possibile. Soltanto
l'accordo delle due sorti è degno di Dio, e anche dell'uno e dell'altra.
Del
resto, «anche la sola unione di grazia in Cristo ottiene ai fedeli l'unione con
lui nella gloria, quanto più pienamente dunque l'otterrà l'unione di natura e
di grazia che la Madre ha con il Figlio? L'unione della Madre infatti è
incomparabilmente superiore e più intima di quella dei fedeli, perché fondata
sull'identità della carne. Ora se la gloria celeste è il premio di fedeli per
l'unione di grazia, quale sarà il premio della Madre per l'unione di grazia e
di natura?» (G. Roschini).
e)
La somiglianza di Maria con Gesù.
Ad
ogni mistero di Gesù corrisponde un simile mistero di Maria. Per esempio, Gesù
fu concepito miracolosamente, anche di Maria si deve dire altrettanto; Gesù
aveva la pienezza di grazia (naturalmente assoluta), anche Maria l'aveva
(s'intende relativa); Gesù fu l'Uomo dei dolori, Maria fu l'Addolorata; Gesù
fu il Redentore, Maria fu la Corredentrice (a lui subordinata). Gesù ascese
al Cielo in anima e corpo, perché non dovrebbe esserci stata anche l'Assunzione
di Maria al Cielo in anima e corpo? Soltanto ammettendo l'Assunzione si può
dire che la somiglianza tra Gesù e Maria non si è interrotta.
«La
somiglianza cioè della divina Madre con il Figlio divino, quanto alla nobiltà
e dignità dell'ànima e del corpo - per cui non si può pensare che la celeste
Regina sia separata dal Re dei Cieli - esige apertamente che «Maria non debba
essere se non dov'è Cristo» (Pio XII n. 33 che cita San Bernardino da Siena).
f)
«Nel cielo apparve un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna
sotto i piedi, e sul suo capo una corona di dodici stelle. Era incinta e gridava
per le doglie e il travaglio del parto. Allora apparve un altro segno nel cielo:
un enorme drago rosso... si pose davanti alla donna che stava per partorire,
per divorare il bambino appena nato. Essa partorì un figlio maschio, destinato
a governare tutte le nazioni con scettro di ferro, e il figlio fu subito rapito
verso Dio e verso il suo trono. La donna invece fuggì nel deserto, ove Dio le
aveva preparato un rifugio... Scoppiò quindi una guerra nel cielo: Michele e i
suoi angeli combattevano contro il drago... Il grande drago, il serpente antico,
colui che chiamiamo il diavolo e satana, e che seduce tutta la terra, fu
precipitato sulla terra... Si avventò contro la donna che aveva partorito il
figlio maschio. Ma furono date alla donna le due ali della grande aquila, per
volare nel deserto, verso il rifugio preparato per lei... Allora il drago... se
ne andò a far guerra contro il resto della sua discendenza, contro quelli che
osservano i comandamenti di Dio e sono in possesso della testimonianza di Gesù»
(Ap. 12, 1-17).
Chi
è questa Donna? Secondo alcuni, è Israele; secondo altri è la Chiesa; ma per
un numero crescente di studiosi è Maria assunta in cielo.
Viene
detta madre di un figlio che deve reggere tutte le nazioni con scettro di ferro:
è un'allusione al salmo 2 che descrive il Messia; di conseguenza la Donna è la
Madre del Messia, cioè Maria.
La
Donna è detta incinta, prossima al parto e madre, senza che si parli per nulla
del suo sposo, neanche nei momenti di difficoltà per lei. Il pensiero va alla
profezia di Isaia: «La vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà
Emmanuele» (7, 14).
La
Donna ha per nemico il serpente, esattatmente come è detto della Donna del
protovangelo (Gen. 3, 15). Siccome in questa è riconosciuta Maria, è logico
pensare che anche nella Donna descritta nell'Apocalisse deve riconoscersi la
medesima Maria.
La
Donna non viene nemmeno toccata dal serpente, cioè dal diavolo, per quanti
tentativi questo faccia: non toccata né nell'anima: eccola Immacolata; né
nel corpo: eccola Assunta; dunque completamente inattaccabile dalle
contaminazioni del serpente.
La
Donna deve rifugiarsi nel deserto per non soccombere sotto il nemico: è Maria
che sembra perdente durante la Passione e Morte di Gesù.
La
Donna è presentata anche come madre spirituale di quelli che osservano i
comandamenti di Dio e sono in possesso della testimonianza di Gesù. A questa
maternità spirituale si riferiscono le sue grida per le doglie e il travaglio
del parto, che certamente non ebbe nel generare Gesù. Lei è inattaccabile dal
serpente, ma di questo i discendenti da lei debbono ancora subire le
aggressioni.
La
Donna è una persona vera e propria, composta non solo di anima, ma anche di
corpo: difatti ha un vestito pieno di luce, il capo coronato di stelle, un seno
che ha generato un figlio, i piedi poggiati sulla luna; ha indossato le due ali
di grande aquila, agisce nella pienezza della personalità umana, la quale è
piena quando è composta anche di corpo, oltre che di anima.
La
Donna è trasferita nel luogo ben difeso dalle persecuzioni del serpente: è
come dire che è stata assunta in corpo e anima nel Cielo dei Beati, come
persona umana quale era prima, in terra.
La
Donna è luminosissima, non di luce propria come se fosse una divinità, ma di
luce ricevuta, e ricevuta con uno splendore così incalcolabile, che è il massimo
di gloria concesso a un essere umano e come l'estremo limite di confine tra
l'umanità e la Divinità. Importa ancora ricordare che a scrivere l'Apocalisse
è stato l'evangelista san Giovanni, che fu custode di Maria dall'Ascensione di
Gesù al Cielo sino alla fine di lei in terra, e che nel suo Vangelo pone sulle
labbra di Gesù che parla alla Madre l'unico e mede-
simo
appellativo di Donna: come a Cana così sul Calvario. Egli può essere stato
testimone diretto della risurrezione di Maria (se ci fu), o può aver conosciuto
il mistero dell'Assunzione per rivelazione, della quale Assunzione egli ha forse
inteso dare un breve accenno descrivendo la Donna dell'Apocalisse, il primo
accenno della storia.
Non
pochi studiosi arrivano a dire che questo paso scritturistico «Apocalisse 12,
1-17» si avvicina molto all'affermazione esplicita dell'Assunzione.
Il
Papa San Pio X nell'enciclica «Ad diem illum» del 2-2-1904 commemorativa del
cinquantesimo anniversario della proclamazione del dogma dell'Immacolata
Concezione, dopo aver riportato le prime parole del dodicesimo capitolo
dell'Apocalisse, aggiunse: «Nessuno ignora che questa Donna rappresentava la
Vergine Maria che, incontaminata, generò il nostro Capo».
Pio
XII, pur non avendo personalmente presentato la Donna dell'Apocalisse come Maria
Assunta, pur limitandosi a ricordare nella «Munificentissimus Dei»: «I
dottori Scolastici videro adombrata l'Assunzione della Vergine Madre di Dio...
anche in quella Donna vestita di sole, che l'apostolo Giovanni contemplò nell'isola
di Patmos (n. 27), subito dopo la proclamazione del Dogma, nella preghiera
all'Assunta disse: «Noi crediamo... che regnate vestita di sole e coronata di
stelle».
Paolo
VI cominciò la sua Esortazione Apostolica «Signum magnum» sul culto della
Madonna con queste parole: «Il portento grande che l'apostolo san Giovanni vide
nel cielo: una Donna ravvolta dal sole, non senza fondamento la sacra Liturgia
lo interpreta come riferentesi alla beatissima Vergine Maria... (13-5-1967); -
e nell'Esortazione «Marialis cultus» affermò: «La Bibbia... contiene
anche, dalla Genesi all'Apocalisse, non indubbi riferimenti a Colei che del
Salvatore fu madre e cooperatrice» (2-2-1974, n. 30).
Giovanni
Paolo II ha detto: «Contempliamo oggi in modo particolare la Genitrice di
Dio... Essa è quel "segno" grandioso che, secondo le parole di San
Giovanni nell'Apocalisse, apparve nel cielo (12, 1). Questo segno è... prima
di tutto il segno dell lotta con il drago... Questo è, in pari tempo, il segno
della definitiva vittoria: nel mistero della sua Assunzione, Maria è il segno
di questa definitiva vittoria».
Altre espressioni del Vangelo sono applicate da alcuni all'Assunta: per esempio:
Lc
11, 27: «Una donna alzò la
voce di mezzo alla folla e disse (a Gesù): "Beato il grembo che ti ha
portato e il seno da cui hai preso il latte"».
Gv
12, 26: «Se uno mi vuol
servire, mi segua; e dove sono io, là sarà anche il mio servo».
Gv
12, 32: «Io, quando sarò
elevato da terra, attirerò tutti a me».
Ma
si capisce subito che queste espressioni, nonostante la buona intenzione di
chi le usa, non si riferiscono per niente ad una Assunzione.
a)
Il Nuovo Testamento nomina la Madonna per l'ultima volta nel dirla riunita agli
apostoli nel Cenacolo, in attesa della discesa dello Spirito Santo (Atti 1,
14). Non dice nulla della morte o non morte, risurrezione o non risurrezione,
e assunzione al Cielo di Lei, forse perché gli scrittori sacri, eccetto San Giovanni
Evangelista, scrissero o morirono prima della sua fine terrena.
b)
Nei primi quattro secoli appena qualcuno (Leucio Carino del II secolo, S.
Ambrogio [+ 397], S. Epifanio [+ 403], Severiano vescovo di Gabala in Siria [+
408], S. Timoteo prete di Gerusalemme [+ 431]), parla di
morte-resurrezione-assunzione, o anche di non morte e di non resurrezione e di
assunzione, e ne parla rarissimamente, nonché oscuramente. Ciò stupisce, ma si
spiega.
Anzitutto,
non si è trovato finora nessun documento degno di fede che ci riporti fino al
tempo degli Apostoli e ci faccia certi che la notizia dell'Assunzione fu
raccontata da uno di essi e trasmessa come eredità spirituale ai successori. Ma
il fatto di non aver trovato questo documento non significa che esso non esista
ancora oggi, più o meno sepolto qui o là, e che sia talmene insostituibile da
non potersi parlare di Assunzione senza di esso. Si spera ancora di trovare
quel documento come si è ancora e sempre certi di poter farne a meno nel
parlare di questo privilegio mariano.
Va
anche detto che non esiste, nei primi quattro secoli, nessun documento che neghi
o metta in dubbio o combatta l'Assunzione di Maria. E questo fatto è più
importante perché in quei secoli, come presto diremo, la credenza nel
privilegio di Maria c'era, anche se in forma implicita, e fiorivano grandi
scuole a Gerusalemme, a Efeso, ad Alessandria, a Cesarea, ad Antiochia, ad
Atene, a Roma.
Inoltre,
altri motivi hanno contribuito a mantenere il silenzio sul privilegio della
Madonna, per esempio: la disciplina dell'arcano, per la quale non si parlava per
nulla o si parlava solo per cenni o simboli del contenuto della fede cristiana
in presenza dei non battezzati, non dovendosi dare in pasto alla curiosità ciò
che è santo, e tale disciplina è durata sino al sesto secolo;
la
necessità di stabilire prima la dottrina su Gesù Cristo in modo da
controbattere i troppi errori presenti in un mondo ancora pagano;
il
certo pericolo di idolatrare la Madre di Gesù da parte dei convertiti al
cristianesimo provenienti dalle sette religiose più disparate;
l'accortezza
a non dare pretesto a certi eretici (Gnostici, Doceti ecc.) per negare l'umanità
di Gesù, al quale essi attribuivano un corpo apparente, fantastico, aereo;
il
non avere, a causa delle ricorrenti persecuzioni, la comodità necessaria per
trattare una questione certamente nuova e non facile, che esigeva condizioni
di ambiente e di spirito adatte.
Però
negli stessi secoli sono già conosciute le verità che sono alla base della
verità dell'Assunzione, ossia il parallelismo antitetico Eva-Maria, la divina
maternità, la verginità miracolosa, la stretta unione tra Gesù e Maria. C'è
già, dunque, una tradizione teologica, risalente di certo all'età
apostolica, non legata ad una tradizione storica, alla quale comunque è
superiore, capace di far intravvedere ai più istruiti che l'Assunzione di
Maria rientra nel Deposito della Rivelazione implicitamente e oscuramente, ma
nello stesso tempo realmente e veramente.
Infatti non sarà necessario, per avere la certezza sull'origine divina di una verità, che si produca una documentazione completa e redatta secondo i criteri della più severa critica storica, né «si esige che la serie dei Padri e delle altre testimonianze della Tradizione risalga ai tempi apostolici, perché la Tradizione posteriore non può discordare dalla precedente, cosicché da una dottrina ammessa in un qualunque secolo noi possiamo legittimamente dedurre che essa non fu mai negata, e che anzi almeno implicitamente fu creduta dalla maggioranza dei fedeli» (Carlo Balic).
c)
La comparsa degli apocrifi è più interessante di quanto sembri a prima vista.
Sono tali il «Libro del transito della Vergine» di Leucio Carino, del secondo
secolo; «Il protovangelo di Giacomo» (il Minore), facente parte della serie
dei Vangeli dell'Infanzia; «Il transito di Santa Maria» del quinto secolo;
la «Leggenda di Maria Assunta» del sesto secolo; la «Storia Eutimiana»
dell'ottavo secolo; ecc. Pur citando persone e cose realmente esistite, ricamano
i loro racconti di troppi particolari troppo immaginari. Sono scritti
soprattutto nelle lingue orientali (sira, egiziana ecc.). Hanno tutti un
pensiero comune, cioè il corpo di Maria non può essere stato soggetto alla
corruzione della tomba; ma divergono nel definire la condizione di Maria dopo 1'incorruzione:
alcuni apocrifi la dicono riposante nel paradiso terrestre in attesa della
futura risurrezione finale; altri - e sembrano essere quelli meno lontani da noi
nel tempo - la dicono già risorta e assunta alla gloria celeste, accanto al
Figlio.
E
si nota un'altra differenza: gli apocrifi meno stravaganti sono più carichi di
errori di dottrina, quelli più stravaganti sono meno lontani dalla verità dogmatica.
Sono
molto diffusi, letti e venerati. Evidentemente sono nati dalle credenze popolari
che si interrogano sulla fine terrena di Maria, e ad esse fanno ritorno con
maggiore o minore abbondanza di novità.
Prendiamo
in breve esame il già citato «Transito di Santa Maria» di autore anonimo,
redatto quasi certamente in originale greco, non il primo in ordine di tempo
tra gli apocrifi e nemmeno l'ultimo. Presenta, tra una fantasia e l'altra,
queste idee; che le fantasie non possono pregiudicare: Maria, al termine della
sua esistenza, è stata associata alla gloria di suo Figlio, con il quale vive
in cielo, in anima e corpo; è giusto che sia così perché lei rassomiglia
perfettamente a Gesù; per la sua verginità conservata intatta sino alla morte,
è stata senza peccato come Gesù; Gesù è asceso al cielo con il suo corpo di
risuscitato: la logica vuole che Maria, dal momento che da sola ha condiviso con
Gesù il privilegio di essere senza peccato, sia risorta e salita al cielo come
lui.
Queste
idee sono giuste, conformi alla Sacra Scrittura, allineate con l'insegnamento
della Chiesa.
Se
il «Transito di Santa Maria» è stato condannato dal papa San Gelasio (+ 496)
- e tutti gli apocrifi hanno avuto la stessa sorte - è per i ricami fantasiosi
intrecciati a queste idee, non già per queste idee.
d)
La parola Assunzione non è stata la prima a fare da titolo alla festa liturgica
della Madonna, ma l'ultima. È stata usata per la prima volta in Francia
provocando un approfondimento di studi condotto tra non poche polemiche, ma
all'inizio del settimo secolo è diventata l'unica in Occidente e la preferita
in molte chiese d'Oriente, con il preciso significato di assunzione dell'anima
e del corpo, cioè di tutta la persona.
Le
altre parole sono state: soprattutto «Dormizione» rimasta comune all'Oriente
e all'Occidente per oltre un millennio, e perdurante ancora in buona parte
dell'Oriente; poi anche «Memoria«, «Transito», «Traslazione», «Riposo»,
ecc.
e)
Non ci sono notizie sicure sull'origine della festa liturgica che noi chiamiamo
Assunzione.
Per quanto riguarda l'Oriente, a Gerusalemme, nel quinto secolo, si trovano le prime memorie di una festa dedicata a «Santa Maria», la quale non ha nessun riferimento alla fine terrena di lei, né a quello che le sarebbe accaduto dopo.
A
Costantinopli, il patriarca San Proclo (+ intorno al 429) nei suoi sermoni non
si riferisce mai al termine della vita di Maria su questa terra.
In
Palestina e in Siria, nel sesto secolo, la memoria di Maria Madre di Dio si
trasforma nella commemorazione della morte di lei, detta anche «il giorno
natale di Maria».
Alla
fine del sesto secolo l'imperatore Maurizio (+ 602) prescrive che la
celebrazione della festa della «Dormizione della Santa Madre di Dio» sia
comune a tutte le Chiese dell'impero bizantino, confermando così una tradizione
molto antica.
Per
quanto concerne l'Occidente, in Italia le chiese hanno la commemorazione di «Maria
Madre di Dio» celebrata a Milano e a Ravenna la domenica precedente il Natale,
e a Roma il primo gennaio.
Sino
alla fine del sesto secolo non si conoscono altre feste mariane, neppure in
Spagna e in Gallia. Dopo la metà del settimo secolo il papa siriaco San Sergio
I (+ 701), sollecitato dai monaci greci, introduce a Roma la festa della
Dormizione di Maria. Lentamente ma progressivamente, grazie ai monaci bizantini
emigrati in massa dell'Oriente per sfuggire alle invasioni arabe e persiane, la
festa acquista popolarità. Nel secolo ottavo si comincia a celebrarla come
Assunzione.
In
questa non completa precisione di date, però, un particolare è certo ed è
questo: la festa era così antica che la celebravano già orientali e
occidentali. Si deve dedurre che, nonostante le difficoltà di comunicazione
proprie dell'antichità, gli uni e gli altri si richiamavano a scritti e a usi
molto precedenti, e che credevano nel privilegio mariano in pacifica armonia. Si
deve anche dedurre che questa armonia esclude certamente che la festa sia
cominciata come una novità nella Chiesa Orientale o nella Chiesa Occidentale
dopo lo scoppio delle loro ostilità, perché in tal caso l'una non l'avrebbe
accettata dall'altra.
f)
Non si può ancora precisare con esattezza storica perché fu prima preferito
in alcuni luoghi e poi definitivamente scelto per quasi tutti i luoghi il 15
agosto come giorno dell'Assunzione.
Nell'antichità
più remota erano celebrate qua e là, nel corso dell'anno, due feste: la prima
per ricordare la Dormizione di Maria (in genere, in gennaio, il 18, o intorno a
questo giorno); la seconda per celebrare l'Assunzione (di solito, in agosto, il
15 o poco prima o poco dopo); e si stava bene attenti a stabilire le due date in
modo che tra l'una e l'altra passassero 206 giorni, che sarebbero stati il tempo
di permanenza di Maria nel sepolcro, prima della risurrezione e assunzione.
(Tale usanza è conservata ancora oggi in alcune zone dell'Egitto).
Ma
la festa mariana del quinto secolo, tenuta a Gerusalemme e della quale abbiamo
fatto cenno nelle righe precedenti, è già fissa al 15 agosto. La stessa data
l'imperatore Maurizio (+ 602) impone per l'impero bizantino; anzi tutto il
mese di agosto viene dedicato all'Assunta dall'imperatore Andronico II (+
1328), e lo è ancora oggi.
Per Roma e per l'Occidente il 15 agosto viene fissato dal papa San Gregorio Magno (+ 604). Nel cammino dei secoli il 15 agosto è riuscito particolarmente significativo per alcuni devoti dell'Assunzione:
nel
1231 nasce S. Antonio, detto
poi di Padova, a Lisbona e viene battezzato nella cattedrale della città
dedicata all'Assunta;
nel
1537 gli spagnoli e gli
indigeni fondano ufficialmente la capitale del Paraguay e la chiamano, come si
chiama tuttora, La Asunciòn;
nel
1568 muore Santo Stanislao
Kostka, come desiderava, per andare ad assistere, egli diceva, alla festa dell'Assunta
in Cielo, ed è festeggiato anch'egli in questo giorno;
nel
1920 i polacchi vincono
militarmente i russi pur superiori di numero e di mezzi e attribuiscono la vittoria
all'Assunta. In questa data, anche oggi, i polacchi celebrano la festa
dell'Assunta benedicendo le spighe raccolte nei campi e la frutta portata dai
giardini.
g)
Lo sviluppo dogmatico della dottrina sull'Assunzione non è stato lento. Nel
sesto secolo cominciano le prime, serie ricerche sulla fine terrena della
Madona, e affiorano già le prime, esplicite affermazioni sulla sua Assunzione:
in Occidente; con San Gregorio vescovo di Tours, teologo e storico (+ 596), e in
Oriente con Teotecno, vescovo di Liviade di Palestina, vissuto tra il 550 e il
650.
Nell'ottavo
secolo è comune presso i vescovi e gli studiosi la credenza certa e dichiarata
nell'Assunzione corporea di Maria.
Nel
decimo secolo appaiono i primi trattati sistematici sull'Assunzione con lo
scopo preciso di provarla e di difenderla. Ne scrive uno anche l'imperatore
d'Oriente Leone VI detto il Saggio (+ 911), che era teologo.
Nel
secolo undicesimo, soprattutto nell'impero bizantino, appaiono gli storici che
raccontano la vita di Maria.
Nel
tredicesimo secolo tutti i teologi sono fermi e concordi nell'affermare il
privilegio assunzionistico. Nel secolo quattordicesimo anche il Concilio armeno
dei greci scismatici professa esplicitamente la credenza nell'Assunzione (1342).
Nel
secolo XV, a partire dalla seconda metà, i teologi si fanno più decisi nel
sostenere che la dottrina sull'Assunzione, chiaramente contenuta nella festa
liturgica e ovunque predicata, non è solo accettabile, ma obbligatoria per
tutti perché certa, e tanto certa che il rifiutarla è imprudente e scandaloso.
Qualcuno comincia a dirla già di fede, perché creduta da tutta la Chiesa;
qualche altro la dice definibile dogmaticamente dalla Suprema Autorità.
L'università
di Parigi (1497) dichiara solennemente di proscrivere la «proposizione
antiassunzionistica come temeraria, scandalosa, contraria alla comune credenza,
diminutiva della devozione del popolo cristiano, essendo opposta al comune senso
della Chiesa». Nel secolo XVI San Pier Canisio (+ 1597) può scrivere queste
precise parole che sono riportate da Pio XII nella "Munificentissimus
Deus" (n. 36): «Questa sentenza è ammessa già da alcuni secoli ed è
fissata talmente nel'anima dei pii fedeli e così accetta a tutta la Chiesa che
coloro i quali negano che il corpo di Maria sia stato assunto al Cielo, non
vanno neppure ascoltati con pazienza, ma fischiati, come troppo pertinaci o
del tutto temerari e animati da spirito eretico più che cattolico».
Nel
secolo diciassettisimo anche il sinodo anticalvinista di Gerusalemme dichiara
espressamente di credere nell'Assunzione di Maria (1672).
Nel
secolo diciottesimo si comincia a chiedere formalmente al Papa la definizione
dogmatica dell'Assunzione di Maria al Cielo in anima e corpo.
Nel
secolo diciannovesimo i teologi affrontano intensamente la questione della
definibiità dell'Assunzione da parte del Sommo Pontefice, accelerando il
continuo crescendo di precisione e di sicurezza nei motivi dottrinali.
h)
Tra i Papi, oltre quelli che abbiamo avuto già occasione di nominare, si
distinguono i seguenti:
San
Pasquale I (+ 824) che
abbellisce le cappelle della basilica di Santa Maria Maggiore in Roma con
immagini dell'Assunta;
Alessandro III (+ 1181) che in una lettera al Sutano di Iconio (Turchia) eminentemente dogmatica insegna con tutta chiarezza, anche se nella brevità, il mistero dell'Assunzione;
San
Pio V (+ 1572) che nella
riforma del breviario ammette soltanto le lezioni (quelle del Damasceno) che
sostengono il privilegio mariano;
Gregorio
XIII (+ 1585) che toglie il
Martirologio del monaco benedettino bretone Usuardo che presentava
l'Assunzione come incerta e lo sostituisce con il Martirologio del Cardinale
Baronio che invece l'afferma decisamente;
Benedetto
XIII (+ 1730) che scrive il
seguente giudizio che sembra già una definizione dogmaica: «Si potrebbe
dimostrare con ragioni e autorità dei santi Padri e Teologi la suddetta unione
dell'anima e del corpo, in seguito alla quale Nostra Signora salì al Cielo, ma
avrei orrore al solo pensare che così certa verità avesse bisogno di prove...
Non ho cuore di intrattenermi con quegli autori che soverchiamente discorrono
sopra verità tanto manifesta e universale, che rende petulante temerario che la
oppugnasse. Quindi essendo riconosciuta inconcussa tale sentenza da parte della
Chiesa Universale, perderemmo tempo nel corroborarla con nuove prove».
Benedetto
XIV (+ 1758) che dichiara «pia
e probabile opinione» la dottrina sull'Assunzione senza tuttavia intendere
di volere escludere che essa appartenga al Deposito della Fede;
Pio
VII (+ 1823) che ordina in
onore dell'Assunta la recita di tre Gloria Patri a conclusione della popolare
preghiera dell'Angelus;
Benedetto
XV (+ 1922) che dispone di
radunare presso il «Santo Ufficio» (supremo dicastero romano competente su
quanto riguarda la fede e i costumi, oggi chiamato Congregazione per la dottrina
della Fede) tutte le petizioni rivolte alla Santa Sede per affrettare la
Definizione Pontificia e allora sparse, per vicende storiche, in vari archivi;
San
Pio X (+ 1914) che conferma
l'Assunzione come festa di precetto per tutta la Chiesa.
i)
Tra gli antichi autori che hanno segnato una svolta nella storia del pensiero
assunzionista e l'hanno avviato sempre più sicuramente nel giusto cammino verso
la felice conclusione della proclamazione del Dogma, meritano il ricordo:
nell'ottavo
secolo, San Giovanni Damasceno
(+ 749), salutato da Pio XII nella «Munificentissimus Deus» come «teste
esimio» della Tradizione, il più classico Dottore dell'assunzione,
ripetitore in piccola parte dei pochissimi che lo precedettero e soprattutto
guida dei moltissimi che lo seguiranno;
nel
nono secolo l'autore del «Libro sull'assunzione della Vergine Maria»
che presenta egregiamente la base dei motivi di convenienza per questo
privilegio mariano;
nel
secolo undicesimo, l'autore che sotto il nome di S. Agostino,
detto perciò lo Pseudo-Agostino, confuta brillantemente lo Pseudo-Girolamo del
nono secolo e imposta la dottrina assunziomstica su basi teologiche sicure e
aperte a grande progresso;
nel
quindicesimo secolo, San Bernardino da Siena
(+ 1444) così ricco di argomenti sull'Assunzione da lui stesso pensati o
elaborati sullo spunto di altri, da far apparire nei secoli immediatamente
seguiti che non ci fosse bisogno di aggiungere altro; e riportato lungamente
dai duecento vescovi del Concilio Ecumenico Vaticano I nel chiedere al Papa la
definizione dogmatica.
l)
Tra i particolari di storia che al primo momento sembravano non importanti e
invece si sono poi rivelati più che importanti, c'è certamente questo. Il
30-7-1869 viene messo in tutta evidenza e per la prima volta in forma
convincente il protovangelo (Gn. 3, 15) a prova dell'Assunzione, in una solenne
disputa tenuta nel St. Beuno's College d'Inghilterra; e autore della
compilazione della prova certamete decisiva con la luce della Tradizione, è
stato riconosciuto il gesuita Paolo Botalla, italiano.
m)
I nemici dell'Assunzione sono stati pochi e subito confutati:
Adamanno
(+ 704) che nel settimo secolo sosteneva l'impossibilità di sapere dove si
trovasse il corpo di Maria e dove aspettasse la futura risurrezione lontanissima
nel tempo;
certi
spagnoli della regione delle Asturie che, nell'ottavo secolo, pretendevano di
sapere con certezza che Maria era morta come tutti e come tutti aspettava il
momento di risorgere;
l'autore
che sotto il nome di San Girolamo, chiamato per questo, lo Pseudo-Girolamo,
rigettava l'assunzione corporea affermata dagli apocrifi e rallentò il
cammino della credenza nel privilegio mariano;
Alcuni
protestanti con Lutero del sedicesimo secolo, che però non seppero fornire
prove veramente ragionate di quello che essi affermavano;
Ignazio
Dóllinger, tedesco, teologo e storico, (+ 1890) di Monaco di Baviera che nel
XIX secolo, arriva a scrivere nel suo Janus: «Pare che non si voglia mai dire
basta quando si tratta della glorificazione di Maria». il movimento modernista
che, all'inizio del XX secolo, combatte il «Movimento Assunzionista» teso ad
affrettare la definizione del Sommo Pontefice.
n)
Tra gli italiani che hanno lavorato in onore dell'Assunta, oltre quelli già
citati nelle pagine precedenti in occasioni diverse, sono da ricordare:
Giovanni
Gualberto (+ 1073) che
predica spesso sull'Assunta, compone preghiere a Lei rivolte e le fa diffondere
dai suoi monaci Vallombrosoni, le consacra la sua Congregazione, le dedica le
abbazie e i monasteri e, anche quando la chiesa interna di tali abbazie e
monasteri deve avere per particolari circostanze altri titoli, vuole che a lei
sia immancabilmente dedicato il loro altare principale;
Carlo
Borromeo (+ 1584) che non si
stanca mai di dire a voce e per iscritto il privilegio mariano in tutta la sua
estesa diocesi, e vuole che la festa dell'Assunta abbia il massimo della
solennità, anche esterna;
Paolo
della Croce (+ 1775) che
dimostra la sua devozione all'Assunta con prediche, digiuni, novene, lettere,
sofferenze, resistenza al diavolo e voto di crederla e di difenderla anche a
costo della morte (voto c'he, per quanto si sappia, è rimasto finora unico
nella storia dei Santi);
Bartolo
Longo (+ 1926), non ancora
canonizzato ma già Beato, che da Pompei è instancabile propagandista a voce
e per iscritto dell'Assunta con l'ardore del convertito, muovendo e commuovendo
fedeli e prelati di cento regioni, che accettano di dargli firme e offerte.
o)
Tra gli Ordini Religiosi piace ricordare come benemeriti, oltre quelli già
citati, secondo l'opportunità, nelle pagine precedenti, l'Ordine Cistercense
che, alla morte di Santo Stefano Harding (+ 1134) conta già settantacinque
abbazie tutte dedicate con le loro chiese all'Assunta; e l'Ordine dei Servi di
Maria (o Serviti), il cui sacerdote Giovanni Shguanin (+ 1769) è il primo
teologo a chiedere ufficialmente al Papa, a Clemente XIII, la definizione del
Dogma dell'Assunzione.
p)
Tra le Suore del diciannovesimo secolo meritano la menzione d'onore le
Carmelitane di Francia (Tours, Vienne) e d'Italia (Napoli) per avere promosso
molte e fervorose crociate di preghiere dirette ad ottenere il pronunciamento
della Santa Sede sul privilegio mariano. Sono state certamente nella mente e nel
cuore di Pio XII che ha scritto nella Costituzione Apostolica "Munificentissimus
Deus": «Furono promosse crociate di preghiere» (n. 8).
q)
L'accoglienza del mondo cattolico al Dogma proclamato è stata entusiastica.
Ecco una delle tante testimonianze arrivate dall'estero: «Chi scrive non potrà
mai dimenticare quella mattina fredda di autunno (1-11-1950) quando, radunati
nella grande chiesa di stile moderno del Seminario di Vitoria (Spagna) seguivamo
via radio la trasmissione dalla Basilica di San Pietro in Vaticano della
solennissima funzione in cui risuonava la penetrante voce di Papa Pio XII, certamente
carismatica... Terminata la definizione del Dogma, gli applausi, le urla e le
lacrime fecero quasi tremare le preziose vetrate della chiesa...» (Pablo
Colino).
È
il caso di ricordare che nella "Munificentissimus Deus", dopo la
brevissima parte introduttiva, il primo argomento illustrato è precisamente la
fede di questo nostro tempo nell'Assunzione, e soltanto dopo viene descritta la
fede dei secoli passati.
r)
L'arte umana ha reso omaggio all'Assunta in tutte le sue manifestazioni (prosa,
poesia, pittura, scultura, musica ecc.), con tutti i suoi accorgimenti, dal
quarto secolo sino ad oggi, in tutte le terre del mondo cattolico, raggiungendo
non poche volte la perfezione del capolavoro.
s)
Ma la nota più sorprendente che emerge dal panorama della Tradizione e che
viene meglio capita e goduta da chi ha più Fede, è l'assistenza dello Spirito
Santo nel conservare viva e nel rendere sempre più chiara, di secolo in secolo,
anzi di anno in anno, la credenza nell'Assunzione di Maria. Anche quando i dotti
arrivano con la scienza alla bella conclusione, che, ripetiamo, si può dire
raggiunta nel secolo tredicesimo, il popolo cristiano vi è già arrivato con il
suo intuito, e nella medesima convinzione si è confermato, di epoca in epoca,
non solo nelle terre tradizionalmente cristiane, ma anche in quelle appena
convertite al cristianesimo in Africa, in Asia e persino in Oceania, dalle
quali sono arrivate alla Santa Sede messaggi e persone per chiedere la
definizione pontificia.
È
innegabile che il Dogma dell'Assunzione è il risultato dovuto più a qualità
di Fede che a quantità di studio, e questo risultato merita di essere stimato
più come punto dottrinale che come fatto storico.
Non
si può non pensare all'assistenza dello Spirito Santo nel considerae
conversioni come questa. II teologo anglicano Edward Charles Rich si era
sentito turbato all'apprendere il Dogma dell'Assunzione, perché non ne vedeva
nessuna traccia nella Bibbia. Questa è la sua testimonianza: «Il giorno di
Pentecoste, mentre mi inginocchiavo all'altare per ricevere l'ostia (si trattava
della comunione anglicana), sebbene non pensassi affatto all'Assunzione, né ai
miei dubbi religiosi, ma, al contrario, mi assorbissi nel pensiero della comunione,
all'improvviso, le parole «Questo è il mio corpo» brillarono dinanzi a me con
tanta forza e splendore che vidi tutta l'unità della fede cattolica, compreso
il posto di Maria e della sua Assunzione. Si attuava in me stesso quanto era
avvenuto negli altri fedeli, nei cui cuori la fede nell'Immacolata Concezione,
ed ora nell'Assunzione, era sorta mentre adoravano e meditavano il mistero
dell'Incarnazione» (The Catholic Herld, 25-5-1956). Edward Charles Rich si è
fatto cattolico.
Non si può fare a meno di attribuire all'assistenza dello Spirito Santo la nascita e l'apostolato di Congregazioni Religise come queste:
le
Suore dell'Assunzione, fóndate
dal sacerdote Leon de Foere, a Brugge (Belgio), nel 1816;
i
Fratelli di Santa Maria dell'Assunzione,
fondati da Joseph-Marie Chiron, a Privas (Francia), nel 1839);
le
Religiose dell'Assunzione,
fondate da Anne Eugenie Milleret de Brou, a Parigi, nel 1839;
gli
Agostiniani dell'Assunzione
o Asssunzionisti, fondati dal sacerdote Emmanuele d'Alzon, a Nîmes (Francia),
nel 1845;
le
Missionarie dell'Assunzione,
fondate da Amelia de Henningsen, a Grahamstown (Sudafrica), nel 1852;
le
Suore dell'Assunzione della Santa Vergine,
fondate dal sacerdote Jean Marie Harper, a Sannt-Grégoire de Nicolet
(Canada), nel 1853;
le
Oblate dell'Assunzione
(religiose missionarie), fondate da Emmanuele d'Alzon fondatore degli Assunzionisti,
a Le Vigan (Francia), nel 1865;
le
Piccole Suore dell'Assunzione,
fondate dal Servo di Dio Claude Etienne Pernet, a Parigi, nel 1865;
le
Suore dell'Assunzione,
fondate da Mons. Marmarian, a Trebisonda (Turchia), nel 1867;
le
Suore dell'Assunzione,
fondate da alcune catechiste, a Szepinckai (Cina), nel 1937;
le Missionarie dell'Assunzione, fondate da Mons. Vittorio Sanabria y Martinez, a San José (Costa Rica), nel 1946;
i
Piccoli Fratelli dell'Assunzione,
fondati da Mons. Joseph Henri Piérard, a Beni (Zaire), nel 1952;
le
Suore dell'Assunzione della Beata Vergine Maria,
fondate da Mons. John Mc. Carthy, a Thika (Kenia), nel 1954;
le
Suore dell'Assunzione,
fondate da Mons. Joseph
Brendan Houlin, a Eldoret (Kenia), nel 1961.
Le
Sorelle di Betlemme e dell'Assunzione della Vergine Maria,
e i Fratelli di Betlemme e dell'Assunzione della Vergine Maria, approvati
entrambi il 24-6-1986 dal Vescovo di Grenoble, sorti da un gruppo di pellegrini
francesi che il 1 novembre 1950, a Roma in Piazza San Pietro, al momento della
proclamazione del dogma dell'Assunzione, ebbero l'ispirazione di fondare un Ordine
Religioso che in qualche modo conformasse la sua vita al mistero di Maria
immersa con l'anima e con il corpo nella luce della SS.m Trinità.
Si
è avverata così, ancora una volta, la Parola che il Concilio Ecumenico
Vaticano II ha riaffermato in questi termini: «Questa tradizione di origine
apostolica progredisce nella Chiesa con l'assistenza dello Spirito Santo; cresce
infatti la comprensione tanto delle cose quanto delle parole trasmesse, sia con
la riflessione e lo studio dei credenti che le meditano in cuor loro, sia con
l'esperienza data da una più profonda intelligenza delle cose spirituali, sia
per la predicazione di coloro che con la successione episcopale hanno ricevuto
un carisma sicuro di verità... Lo Spirito Santo... introduce i credenti a tutta
intera la verità...» (Dei Verbum, 8).
Se
la Madonna fosse stata assunta al Cielo solo con l'anima, non avrebbe avuto
molto di straordinario, perché con l'anima partecipano della gloria celeste
anche i bambini che muoiono dopo aver ricevuto il battesimo e prima di avere
l'uso della ragione, e gli adulti che sono stati completamente purificati da
ogni resto di peccato.
Invece
la Madonna è stata assunta anche con il corpo, assolutamente prima tra tutti i
salvati, che avranno l'assunzione del loro corpo al Cielo soltanto alla fine del
mondo, dopo il Giudizio Universale.
Il
privilegio dell'Assunzione onora dunque soprattutto il corpo di Maria SS.ma,
ed è naturale che sia così, per ragioni di diverso genere.
a)
Il corpo è il naturale compagno dell'anima, nel bene e nel male. Non deve
ribellarsi ad essa, anzi deve esserle sottomesso. Quanto più le si sottomette,
tanto più si innalza con essa verso Dio. Diventa così partecipe del premio
da essa meritato, come prima era stato partecipe degli sforzi fatti per arrivare
al premio.
Ciò
si è verificato nel modo più eccellente nella Madonna. Il suo corpo ha
meritato di condividere la gloria dell'anima in Cielo, dopo averne condiviso le
fatiche in terra.
b)
La beatitudine non è totale se non appaga i due elementi che compongono la
persona umana, cioè l'anima e il corpo. Dal momento che la beatitudine di Maria
in Cielo è totale, come tante prove dímostrano, è chiaro che lei si trova
lassù anche con il corpo. «La beatitudine non sarebbe piena se non vi fosse
personalmente, e poiché la persona non è l'anima, ma il composto, è chiaro
che vi è secondo il composto, cioè il corpo e l'anima, altrimenti non avrebbe
una piena fruizione» (Pio XII n. 32 che riferisce San Bonaventura).
c)
Gesù è venuto per risanare l'uomo e la donna, perciò si è fatto uomo ed è
nato da una donna. La pienezza di questo risanamento si manifesta nel salire al
Cielo, e ciò deve effettuarsi nell'uomo e nella donna, a prova dell'avvenuta
guarigione dell'umanità. L'uomo è già salito al Cielo in Gesù. Anche alla
donna spetta altrettanto, ed è accaduto in Maria, la donna perfetta. «È
ragionevole e conveniente che si trovino già glorificati in Cielo l'anima e il
corpo, come dell'uomo, così anche della donna» (Pio XII n. 33 che ripete San
Bernardino da Siena).
d)
Maria è la piena di grazia. Poiché la persona è costituita non solo
dall'anima, ma anche dal corpo, e poiché l'anima si riversa nel corpo, Maria
deve dirsi piena di grazia anche nel corpo, oltre che nell'anima: nella minima
particella del suo essere come in ogni momento della sua vita. E poiché corpo
pieno di grazia significa corpo pieno di gloria, per il rapporto che lega la
grazia alla gloria, ne consegue che anche il corpo di Maria è stato assunto
alla gloria celeste. La glorificazione del corpo è appunto una parte di
questa pienezza di gloria.
«Nell'Assunzione
ci si manifesta il senso e il destino del corpo santificato dalla grazia. Nel
corpo glorioso di Maria la creazione materiale comincia ad avere qualcosa del
corpo risuscitato di Cristo. Maria Assunta è l'integrità umana, corpo e anima,
che regna ora intercedendo per gli uomini pellegrini della storia» (Terza
Conferenza generale dell'episcopato latinoamericano, Puebla, 1979, n. 196).
e)
Maria è Vergine Perpetua, cioè prima di darci Gesù, nel darci Gesù e dopo
averci dato Gesù. Ha conservato il suo corpo intatto, quale l'aveva avuto
nascendo. Meritava di entrare in Cielo con questo suo corpo.
Un'antica
preghiera della liturgia bizantina, ancora oggi recitata dai cristiani di
tradizione costantinopolitana, dice a Maria: «A te Dio, re dell'universo, concesse
cose che sono al di sopra della natura, poiché, come nel parto di conservò
vergine, così nel sepolcro conservò incorrotto il tuo corpo e con la divina
traslazione lo glorificò» (Pio XII n. 18, ma non dice l'autore di questa
preghiera, che è san Cosma di Maiuma [ + 760]).
San Germano di Costantinopoli (+ 733) rivolge a Maria questa lode: «Tu, come fu scritto, appari "in bellezza" e il tuo corpo verginale è tutto santo, tutto casto, tutto domicilio di Dio, cosicché anche per questo, in seguito, sia immune dalla risoluzione in polvere, trasformato bensì, in quanto umano, nell'eccelsa vita dell'incorruttibilità, ma lo stesso vive, gloriosissimo, incolume e dotato della pienezza della vita» (Pio XII n. 22).
f)
Maria era destinata ad essere proclamata Regina del cielo e della terra appena
arrivata lassù. Se fosse là senza corpo, sarebbe una Regina incompleta in se
stessa in quanto priva di una parte del proprio essere; sarebbe inferiore agli
angeli, suoi sudditi, che sono completi nella loro natura e nella loro persona;
sarebbe sconveniente al Re che conserva il proprio corpo, tratto proprio dal
corpo di lei. Ma queste supposizioni sono insostenibili: infatti la persona è
completa soltanto quando ha nello stesso tempo corpo e anima; gli angeli non
possono trovarsi in una condizione di superiorità rispetto alla loro Regina;
nessun Re lascia la Regina mancante di un bene necessario e possibile a darle; e
perciò anche il corpo di Maria deve ritenersi assunto al Cielo insieme con
l'anima.
g)
Maria ha generato Gesù con il corpo, anche se l'anima acconsentiva al prodigio.
Quindi il suo corpo, non meno della sua anima, meritava il massimo premio
promesso alla Madre di Gesù, e difatti lo ha ottenuto con l'Assunzione. Negare
l'esaltazione del corpo di Maria sembra lo stesso che negare la generazione di
Gesù dal corpo di Maria.
h)
Maria diede a Gesù la propria natura umana; la ragione del contraccambio voleva
che Gesù desse alla Madre la propria natura divina. Ma poiché questa è
assolutamente incomunicabile essendo Dio uno solo, e poiché nessuna creatura, né
umana né angelica, può mai essere divinizzata, Gesù diede alla Madre la dote
che la avvicina meglio alla divinità, cioè l'immortalità del corpo. Questa si
è verificata appunto con l'assunzione al Cielo del corpo di lei.
i)
L'amore è fatto per unire. Gesù che amava la Madre, non poteva permettere che
mentre l'anima di lei era unita a lui nella gloria celeste, il corpo di lei
(richiesto per la costituzione della persona) rimanesse separato dall'anima di
lei e quindi anche da lui. Perciò ha tenuto uniti corpo e anima di lei anche in
Cielo, sin dal primo istante.
l)
Il corpo di Gesù non sarebbe stato, per così dire, pienamente glorificato se
non lo fosse stato anche il corpo di Maria, essendo entrambi uniti dal medesimo
vincolo di origine di madre e figlio. Poiché il corpo di Gesù è stato glòrificato
con l'Ascensione, anche il corpo di Maria è stato glorificato con l'Assunzione.
m)
Se Gesù non avesse portato il corpo della Madre in Cielo, si sarebbe dimostrato
incoerente con sé stesso perché, dopo averla preparata proprio per quello
santificandone il corpo, l'avrebbe glorificata soltanto nell'anima. Ma Gesù
è sempre coerente con sé stesso, e perciò ha portato in Cielo, insieme con
l'anima, anche il corpo della Madre.
n)
Maria diede a Gesù la natura umana facendolo essere e apparire uomo tra gli
uomini e, come tale, esaltato in terra.
Conveniva
che Gesù desse a Maria quello che la faceva apparire ai celesti Madre
dell'Uomo-Dio quale egli era stato in terra, e poiché alla dignità di Madre
aveva concorso anche, anzi soprattutto, il corpo di lei, anche questo doveva
apparire in Cielo. E così è.
o)
Maria accolse Gesù in terra con tutta sé stessa, cioè non solo con l'anima,
ma anche con il corpo, essendone la Madre.Meritava pertanto di essere accolta in
Cielo con tutta sé stessa, ossia anche con il corpo, oltre che con l'anima.
Soltanto così il premio dato da Gesù riusciva eguale al merito guadagnato da
Maria.
p)
Dio ha rivelato il corpo nascosto di alcuni Santi (Stefano, Gervasio, Protasio
ecc.), ma non ha mai rivelato il corpo della Madonna. Ora se il corpo della
Madonna è in terra e Dio non lo rivela, si deve dedurre che egli stima più il
Santo che Maria; ma questa è addirittura una bestemmia perché prende Dio per
ingiusto, ingrato ecc.
Ma
se Dio, che stima più Maria che tutti i Santi, non rivela il corpo di lei, è
segno che questo corpo non c'è in terra.
q)
La Chiesa ci tiene ad assicurare se il corpo di un Santo è autentico, e a
proporlo alla venerazione dei fedeli. Da venti secoli non parla mai, né in Occidente
né in Oriente, di corpo ritrovato di Maria, pur sapendo quanto un simile
discorso piacerebbe ai cristiani. Evidentemente la Chiesa è convinta che
questo corpo non è in terra, ma, per l'appunto, in cielo.
«Il
fatto che la Chiesa non ha mai cercato e proposto alla venerazione dei fedeli
le reliquie corporee della Beata Vergine, fornisce un argomento che si può dire
«quasi una riprova sensibile» (Pio XII n. 33 che riporta San Bernardino da
Siena).
r)
Nell'ipotesi che questo corpo, da cui Dio prese carne, non si trovi in Cielo,
dove si troverà mai? Bisognerà dire che esso giace polverizzato, ignorato,
abbandonato in un qualche angolo di terra. Ma è mai possibile questo che va
contro la speciale cura avuta da Dio a favore del corpo dei Santi, e contro il
culto tributato dalla Chiesa alle reliquie dei santi? Potrebbe mai il buon Dio
permetterlo?
Il senso cristiano si ribella a questa prospettiva perché sa che, anche solo umanamente parlando, il corpo della Madonna è il più perfetto (dopo quello di Gesù) mai esistito sulla faccia della terra, perché corpo nobilissimo per la sua origine fatta di sangue di re e di sacerdoti del popolo eletto, corpo perfettissimo nella sua complessione per l'equilibrio esistente tra tutti i suoi elementi con la sanità più completa, corpo bellissimo nelle sue fattezze in tutte le età della sua vita.
Finora
abbiamo parlato del corpo della Madonna considerandolo nella sua globalità, ma
ci piaccia ricordare un organo di esso; cioè il cuore. Quel cuore, accanto al
quale si formò il cuore di Dio fatto uomo, poteva mai disfarsi nel
dissolvimento? Assolutamente no; esso anche come organo fisico doveva rimanere
intatto per indicare perennemente l'amore della Madre. E anche oggi dal Cielo la
Madonna ci ama «con cuore di carne».
Il
Sommo Pontefice Pio XII, definendo il Dogma dell'Assunzione, ha detto che la
Madonna è stata «assunta alla gloria celeste».
Assunta
vuo dire «presa»: di per sé non indica né alto né basso, né vicino né
lontano; astrae dall'immaginazione che gli apocrifi e gli artisti hanno sviluppato
sull'Assunzione; ha senso «biblico» ossia quello contenuto in espressioni
scritturistiche come queste che vogliono significare «prendere con sé o per sé
e indicare una fine misteriosa:
«Enoch
camminò con Dio e non fu più, perché Dio l'aveva preso» (Gn. 5, 24).
«(Elia)
fosti assunto in un turbine di fuoco su un carro di cavalli di fuoco» (Sir. 48,
9).
«(
Signore) io sono con te sempre: tu mi hai preso per la mano destra. Mi guiderai
con il tuo consiglio e poi mi accoglierai nella tua gloria» (Sal. 72, 23-24).
L'espressione
«gloria celeste» indica - anzitutto - uno stato (cioè una situazione, una
condizione di vita, un modo di vivere) stabile e definitivo, incomparabilmente
superiore a quello della terra e ricchissimo di beni, che sono tali e tanti
(onore, ricchezza, potenza ecc.) da non poter essere riassunti che nella parola
«gloria», più appropriata, sotto non pochi aspetti, che Paradiso, vita
eterna, regno dei cieli ecc.
È
lo stato di chi vede Dio «faccia a faccia» (1 Cor. 13, 12), «come Egli è»
(1 Gv. 3, 2), nella contemplazione immediata dell'essenza divina, nell'armonia
dei suoi attributi, senza nessuna interruzione, senza pericolo di illudersi,
grazie al «lume di gloria», cioè al dono soprannaturale abituale che
fortificherà dall'interno l'intelletto umano adeguandolo all'Oggetto Infinito,
ossia a Dio, essendo esso per l'anima in Cielo ciò che la luce del sole è per
gli occhi del corpo in terra. Di modo che, come Dio vede tutto in sé stesso,
così chi entra nella gloria celeste, pur restando incapace di esplorarne
l'infinità, potrà vedere Dio in sé stesso: lo vedrà con la propria anima, e
non con il proprio corpo perché questo, per quanto simile al corpo risuscitato
di Gesù, quindi impassibile, immortale, quasi spiritualizzato, resterà pur
sempre corpo umano e perciò non potrà vedere con i sensi Dio che è Purissimo
Spirito. Con gli occhi del corpo invece si potrà vedere direttamente Cristo
Uomo-Dio, la Madonna, i Santi.
Vedendo
Dio, Chi entra nella gloria celeste lo ama, in proporzione della conoscenza che
ha di lui e con 1'assoluta certezza di non perderlo; e lo gode con la
beatitudine più sicura dell'anima, con l'appagamento pieno dei sensi e delle
facoltà, per tutta quanta l'eternità.
Ma
quanto abbiamo detto finora è appena un balbettio, un misero balbettio. Chi
saprà mai descrivere la gloria celeste? Non ci è riuscito neppure San Paolo
che ha scritto di sé: «Conosco un uomo in Cristo che quattordici anni fa - se
con il corpo o fuori del corpo non lo so, lo sa Dio - fu rapito al terzo cielo.
E so che quest'uomo - se con il corpo o senza corpo non lo so, lo sa Dio - fu
rapito in Paradiso e udì parole indicibili che non è lecito ad alcuno pronunziare»
(2 Cor. 12, 2-4); San Paolo che poco prima di queste parole aveva scritto: «Quelle
cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore d'uomo,
queste ha preparato Dio per coloro che lo amano» (1 Cor. 2, 9); San Paolo il
quale .per indicare che il cristiano diventa, mediante l'unione con Gesù,
fondamentalmente partecipe della gloria di lui, dice: «Noi tutti, a viso
scoperto, riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo
trasformati in quella medesima immagine, di gloria in gloria, secondo l'azione
dello Spirito del Signore» (2 Cor. 3, 18).
Nello
stato di gloria si trovano, oltre l'Umanità santissima di Gesù che abbiamo
avuto già occasione di nominare, l'anima dei battezzati che sono morti dopo
aver ricevuto il Battesimo e prima di essere arrivati all'uso della ragione
che fa capire ciò che è bene e quello che è male; e l'anima di coloro che si
sono purificati da ogni resto di colpa espiando in terra o in Purgatorio: essa
avrà una gloria proporzionata all'elevatezza di grazia e alla quantità di
meriti acquistate sulla tera.
A
questo stato giungeranno tutti i salvati, alla fine del mondo, dopo il Giudizio
Universale.
Ora
la Madonna, terminato il corso della vita terrena, è arrivata a questo stato
già da due millenni, e lo sta godendo con il corpo e con l'anima in una misura
che è smisuratamente superiore a quella degli Angeli, dei Santi e dei Salvati,
globalmente considerati, avendoli superati enormemente tutti nell'elevatezza
della grazia e nella quantità dei meriti, e avendo ricevuto da Dio il «lume
di gloria» corrispondente all'altissimo valore della sua eccezionale dignità,
a coronamento di tutti gli altri privilegi.
La
gloria di Maria è inferiore solo a quella posseduta dall'Umanità di Gesù:
«Risplende Regina alla destra del Figlio suo, Re immortale dei secoli» Pio XII
n. 40) il quale è entrato «nella sua gloria» (Lc. 24, 26), «si è assiso
alla destra della Maestà nell'alto dei cieli» (Eb. 1, 3) e ha detto: «Il
vincitore lo farò sedere presso di me, sul mio trono, come io ho vinto e mi
sono assiso presso il Padre mio, sul suo trono» (Ap. 3, 21).
In
terra, Gesù nascendo da Maria prese un volto umano certamente rassomigliante a
quello della Madre; in Cielo, è il Figlio a dare alla Madre i caratteri gloriosi
del proprio corpo.
La
colletta, che la Chiesa fa dire nella Messa vespertina della vigilia della festa
dell'Assunta, chiama «incomparabile» la gloria che Dio ha riservato a Maria
SS.ma. Si dà un secondo significato all'espressione «essere assunta alla
gloria celeste». Per quanto tutti gli studiosi convengano nel dire che essa,
come abbiamo tentato di spiegare nei precedenti pensieri, vuole designare il
passaggio dalla condizione di esistenza terrena alla condizione di esistenza
propria della beatitudine divina, tuttavia non escludono che la stessa
espressione indichi una traslazione locale della Madonna e quindi un luogo: là
dove risiede la Madonna e, da prima di lei, vi risiede Gesù; e dopo di lei, vi
risiederanno tutti i salvati, secondo la parola di Gesù: «Io vado a prepararvi
un posto; quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi
prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io» (Gv. 14, 2-3).
Per
luogo s'intende una porzione di spazio occupato od occupabile; i corpi hanno,
per quanto quasi spiritualizzati, bisogno di un luogo; sembra dall'Apocalisse
che i diavoli debbano finire tutti in un abisso come «uno stagno immenso di
fuoco e di zolfo» cioè in un luogo; San Paolo prevede che i salvati saranno
rapiti e assunti negli spazi celesti, in alto verso Cristo: per questi e simili
pensieri ci si domanda: «Dove l’Assunta vive in corpo e anima?».
La
Sacra Scrittura, a parte il fatto della risurrezione della carne e la promessa
di «cieli nuovi e terra nuova» in cui abiteranno i Beati, non rivela nulla a
questo riguardo; la ragione umana, che tenta di sapere in quale modo la materia
possa attingere la sua salvezzza definitiva presso Dio e in quale ordine di
rapporti si trovi il luogo dell'Assunzione con il nostro mondo visibile, deve ad
un certo momento smettere di indagare perché si trova ad ogni nuovo
ragionamento più frastornata in difficoltà maggiori; l'esperienza di venti
secoli cristiani non ha aperto finora nemmeno uno spiraglio; la fantasia deve
riconoscere che il luogo dell'Assunzione supera tutte le misurazioni delle
immagini spaziali umane.
In
mancanza di meglio, si può ricordare la risposta data dalla Madonna a Lucia di
Fatima, il 13 maggio 1917: «Il mio paese è il Cielo».
VIII - IL MODO DELL'ASSUNZIONE: MARIA FU ASSUNTA DOPO ESSERE MORTA E RISORTA
Il
modo con il quale avvenne l'Assunzione di Maria al Cielo in anima e corpo non è
detto da Pio XII nella Costituzione Apostolica "Munificentissimus
Deus" che si limita a dire nella Definizione: «... terminato il corso
della vita terrena...». Continua pertanto la discussione tra i teologi sulla
morte o non morte della Madonna. Questo dilemma non rientra per niente nel Dogma
proclamato perché, per quanto appassionante, non è un tema decisivo per
ammettere o negare l'Assunzione, la quale è potuta avvenire sia che Maria fosse
morta e poi risorta, sia che non fosse nemmeno morta.
Questo
modo è di per sé oggetto di ricerca storica, ma è inevitabilmente collegato
a motivi dogmatici e, sotto quest'ultimo aspetto, può essere materia di
Rivelazione e di definizione dottrinale.
Premesso
che per morte s'intende la completa separazione dell'anima dal corpo, diciamo in
questo capitolo le ragioni addotte da coloro che sostengono la morte della
Madonna.
a)
Adamo aveva l'immortalità corporale solo per un dono tutto speciale; dopo il
suo peccato, subì la morte come pena impostagli da Dio, per cui dovette
ritornare alla terra della quale l'uomo è costituzionalmente composto; ora,
nell'ordine storico della salvezza, Dio non ha voluto unire l'immortalità alla
santità.
b)
Morire è condizione umana di tutti. Anche Gesù Cristo, vero Uomo, oltre che
vero Dio, se non fosse morto di morte violenta, sarebbe morto in modo naturale.
c)
Gesù ha voluto morire per dare all'umanità la prova suprema dell'amore quale
è il sacrificio della vita. Maria ha voluto anche lei morire, per rassomigliare
al Redentore, oltre che nelle intenzioni, almeno nella realtà del morire, anche
se non in tutte le modalità, per es. senza l'atrocità della crocifissione;
l'ha voluto essendo certa di fare cosa gradita a Dio, che aveva stabilito che la
congrua soddisfazione di Maria, unita alla condegna soddisfazione di Cristo,
concorresse alla salvezza dell'umanità; e certa di fare cosa gradita a Gesù
stesso, pur avendo lei portato a compimento il suo contributo alla generale
salvezza sul Calvario quando Gesù morì.
d)
La morte della Madonna rafforza la verità dell'Incarnazione di Gesù, che è
stato nello stesso tempo Uomo e Dio. Lei è morta come tutte le donne; suo
Figlio è morto come tutti gli uomini. Dunque entrambi avevano carne veramente
umana, cioè mortale; il Figlio di lei non è un fantasma, come pretendono
certi eretici.
e)
Se Maria fosse rimasta viva, avrebbe avuto una condizione migliore di quella di
Gesù, e ciò sarebbe stato, a dir poco, una sconvenienza nei riguardi di Gesù.
f)
La morte rende Maria più vicina a Dio dimostrandogli di avere sperimentato
tutte le infermità umane, eccetto il peccato; e più vicina a noi che nella sua
dipartita troviamo il modello della «buona morte».
g)
Tutti gli apocrifi affermano la morte naturale della Madre di Gesù, nonostante
che l'indole fantastica dei loro racconti preferisse i particolari più
stravaganti. Se l'hanno affermata, è perché era tanto unanimemente creduta che
nessuno osava negarla.
h)
Le preghiere più antiche dimostrano credenza nella morte di Maria, per esempio
questa, composta per ordine del Papa Sergio I (t 701), inserita nel
Sacramentario gregoriano mandato da Papa Adriano I (+ 795) a Carlo Magno, e
mantenuta per molti secoli
nella
liturgia romana: «Degna di venerazione è per noi, o Signore, la festa di
questo giorno in cui la Santa Madre di Dio subì la morte temporale...»
i)
Dalla metà del quinto secolo si inizia e poi si afferma sempre più
convintamente la Tradizione della morte di Maria.
l)
Papa Pio XI, il 15 agosto 1933, nel Decreto per la canonizzazione di Giovanna
Antida Thouret, raccomandava la devozione alla Madonna affinché «Ella possa
essere nostra avvocata presso la misericordia divina nell'ora della morte,
quella morte che fu anche la sua, poiché anche Lei è passata per di là, non
avendo la grazia di creazione ma solo la grazia di redenzione, che non Le
conferiva l'immortalità vera e propria».
m)
Pio XII nella "Munificentissimus Deus" non evita le attestazioni della
Tradizione che manifestano la credenza nella morte di Maria.
n)
Mancano le prove che sarebbero necessarie per affermare che Dio abbia concesso a
sua Madre il dono preternaturale della non morte perso dai progenitori del
genere umano per il loro peccato.
Nello stesso tempo in cui portano le suddette ragioni, i sostenitori della morte della Madonna fanno queste precisazioni:
Non
fu morte per violenza. - Si
può ragionevolmente pensare che Dio non permise che mani empie toccassero la
carne di Colei dalla quale Egli aveva preso la propria. - Lei è chiamata Regina
dei martiri per il martirio di dolore e di amore sofferto nel preparare e
offrire il proprio Figlio alla croce in redenzione dell'umanità, non per
martirio di sangue o di tormenti fisici. - Tutto fa pensare che il morire della
Madonna fu talmente naturale che non ebbe, esteriormente, nulla di
straordinario, anche per questo non attirò una speciale attenzione da parte
degl altri e non fu messo per iscritto.
Non
fu morte per malattia. -
Maria ebbe un corpo di costituzione perfetta, essendo destinato a dare la carne
al Figlio di Dio e a stare unito a un'anima perfetta: corpo perfetto
nell'integrità, proporzione e connessione delle membra, nella vitalità dei
sensi e delle facoltà, nella pienezza della salute fisica, anche se commisurata
al progresso dell'età; corpo rimasto perfetto nonostante l'acerbità e la
frequenza delle sofferenze morali patite e i naturali limiti fisici della natura
umana quali la fame, la sete, la fatica, la stanchezza.
Non
fu morte per vecchiaia. -
Per quanto non sia ancora possibile precisare quanti anni può aver vissuto
sulla terra (diremo di più nelle prossime pagine), si ritiene comunemente che
la Madonna non arrivò a un'età molto avanzata. Ma anche da adulta – non si
può fare a meno di pensarlo - dovette conservare nelle fattezze e nel
portamento alcunché di giovanile, per la sua perfezione fisica.
Non
fu morte seguita da corruzione del corpo.
- La escludono la dignità di Madre di Dio, la verginità conservata illesa nel
parto, l'onnipotenza di Gesù a favore della Madre, la somiglianza tra Maria e
Gesù come quella già avvenuta nelle vicende della vita, il senso di disonore
che sarebbe sceso su Gesù se il corpo di sua Madre si fosse corrotto nel
sepolcro, il marchio di vergogna derivante alla natura umana per la putrefazione
della carne nella tomba.
Ma
fu morte d'amore. - Infatti
Maria morì non soltanto nell'amore, come ogni salvato, non soltanto per amore,
come ogni martire, ma anche e soprattutto di amore: cioè morì consumata
dall'amore per Dio, per Gesù, per l'umanità. E tuttavia non ebbe nessuna
ansietà, nessun languore, nessun turbamento fisiologico, nessuna violenza di
affettività, avendo tutto in sé perfettamente ordinato, nel corpo e negli
affetti, mediante il dono della integrità.
Non
a caso la morte di Maria è chiamata Sonno, Riposo, Migrazione ecc. Ed ebbe un
valore assolutamente incalcolabile dinanzi a Dio, essendo l'atto supremo che
la fece passare dall'esistenza terrestre a quella celeste, l'ultima offerta di
tutta sé stessa animata dall'ardentissimo desiderio di riunirsi per sempre a
suo Figlio.
E
fu morte seguita dalla risurrezione, avvenuta sul letto o nel sepolcro, perché
Lei fosse rivestita di immortalità prima di essere assunta alla gloria celeste,
che è la patria della vita e della bellezza.
IX - IL MODO DELL'ASSUNZIONE: MARIA FU ASSUNTA SENZA MORIRE E QUINDI SENZA RISORGERE
Premesso
che per non morte s'intende la non separazione dell'anima dal corpo, coloro che
la sostengono nella Madonna adducono i seguenti argomenti:
a)
Gli angeli sono immortali. Se Maria fosse morta, sarebbe mancata alla loro
regina una prerogativa degli angeli, e lei si sarebbe trovata in una condizione
di inferiorità rispetto ai suoi sudditi. Perché queste due carenze non si
verificassero, Maria non morì.
b)
Eva fu creata immortale, anche se non sarebbe dovuto esserlo per la sua natura
umana. Se Maria fosse morta, ciò avrebbe significato che lei era stata creata
semplicemente mortale, e quindi inferiore alla prima donna che è anche la prima
peccatrice.
c)
Il programma del Creatore era quello di trasformare Adamo ed Eva e i loro
posteri soprannaturalmente in tutto il loro essere operando la loro immediata
assunzione al cielo, al termine della vita terrena. Questo programma non è
riuscito nei progenitori e nei discendenti perché hanno peccato, ma ha avuto
felicissima realizzazione in Maria che non solo non ha commesso nessun peccato,
ma è stata piena di grazia.
d)
Gli uomini che saranno vivi sulla terra alla fine del mondo, entreranno
nell'eternità senza morire, come insegna San Paolo (1 Cor. 15, 51-57; Atti 12,
33). Maria, al termine della sua esistenza terrena, doveva essere subito assunta
al Cielo in anima e corpo, perciò non c'era motivo che morisse.
e)
La morte è la separazione dell'anima dal corpo. Di conseguenza, l'anima
separata dal corpo non può dirsi persona, essendo soltanto una parte del
composto umano; il corpo separato dall'anima non può dirsi persona, per lo
stesso motivo. Ora se Maria fosse morta non sarebbe stata più, propriamente
parlando, la stessa Maria, ma soltanto una parte di lei, una diminuzione del
tutto che era stata prima; e ciò sarebbe una stonatura nel piano di Dio.
Chi
muore è sempre preda della morte. Anche se risuscita immediatamente dopo la
morte, non potrà mai dire di non essere morto e di non essere stato preda della
morte. Così se fosse morta, la Madonna sarebbe stata inesorabilmente preda
della morte anche ammesso che ne fosse risorta subito dopo.
g)
Il diavolo può vantarsi di aver provocato nel mondo la morte di tutti. Ma la
non morte di Colei che da sola vale enormemente più di tutti i mortali della
storia, lo sconfigge e lo mette in perdita.
h)
L'universalità della morte (Rom. 5, 12; Sir. 245, 24) deve intendersi
compatibile con alcune eccezioni: per esempio con coloro che saranno vivi al
momento del Giudizio Universale. Più eccezione degli altri può ben essere la
Madonna alta più che creatura.
i)
La morte è sempre presentata, di fatto, dalla Sacra Scrittura come pena dei
peccato. Non può essere stata inflitta a Chi non ha mai avuto nessun peccato.
1)
La morte, a prescindere dalla corruzione e dalla incenerazione nel sepolcro, è
essa stessa, inevitabilmente, una corruzione in quanto disgregazione in radice
del composto umano; quindi non si addice alla perfezione corporea della Madonna.
m)
La vita è un bene certamente bello e buono. Lo è stato anche per Maria. Non si
può ammettere che il buon Dio gliel'abbia tolta, sia pur per poco tempo, dopo
averle donati beni smisuratamente più belli e più buoni, per esempio la divina
maternità.
n)
Si può togliere la vita quando c'è un castigo che lo merita. Ma la Madonna non
aveva nella propria vita assolutamente nulla che meritasse di essere castigato.
o)
Maria disse nel Magnificat: «Beata diranno me tutte le generazioni». Ora «se
Maria fosse morta, la sua persona non si sarebbe potuto chiamare beata, almeno
per quel determinato tempo della durata della morte, breve o lungo che lo si
voglia considerare, per la semplice ragione che se l'anima di Maria si fosse
separata dal corpo, la persona di Maria non sarebbe stata sussistente... L'anima
non è persona... Se dunque la persona di Maria sarà sempre e da tutti chiamata
beata, è necessario che anima e corpo di Maria siano realmente e sempre in
stato di beatitudine, di perfetta, totale beatitudine e sempre uniti in terra e
in cielo. Se sempre uniti, mai separati (dalla morte)» (Lorenzo Tersigni).
p)
Gesù, figlio di Dio e figlio di Maria, è Dio e uomo. Morì come uomo, non come
Dio. Perché mai sua Madre avrebbe dovuto seguire la sorte di Gesù uomo, cioè
morire, e non seguire invece la sorte di Gesù Dio, ossia non morire, dal
momento che Gesù è una sola persona? Questa persona è il Figlio di Maria,
come è il Figlio di Dio.
q)
«È convincente che Maria sia configurata a Gesù, in forza del principio di
associazione che lega la Madre al Figlio... Se Maria fosse morta, essa non si
sarebbe configurata al Figlio. Tra la morte di Gesù e quella di Maria ci
sarebbe stata una differenza enorme, direi quasi infinita. Gesù è morto.
L'anima di Gesù si è separata dal corpo. Ma la persona divina di Gesù è
rimasta integra nel Verbo e ha continuato a stare unita all'anima, al corpo e al
sangue sparso. Se Maria fosse morta, cioè se si fosse avuto in lei la
separazione dell'anima dal corpo, la sua persona sarebbe stata disgregata,
scompaginata, distrutta, perché un'anima separata non è «persona». E Maria
non si sarebbe configurata a Gesù. E necessario perciò che la persona di Maria
sia stata sempre sussistente come quella di Gesù, se vogliamo che sia davvero
in vigore il principio di associazione che lega la Madre al Figlio» (Lorenzo
Tersigni).
r)
La Madonna è entrata nel mondo con la pienezza della vita soprannaturale, cioè
della grazia; non morendo, è uscita dal mondo con la pienezza della vita
naturale. È crédibile ed è creduto il primo prodigio, tanto più può
essere credibile il secondo, che è prodigio minore.
s)
«Maria SS.ma, incorporando misticamente tutti gli uomini a Cristo Capo
(dandogli l'umanità nella quale tutti erano come inclusi) è stata con Cristo
principio universale di vita soprannaturale e di risurrezione alla vita
naturale. Ma chi è principio di vita soprannaturale e di risurrezione alla
vita naturale, non può essere soggetto al dominio della morte: v'è una ripugnanza
intrinseca» (Gabriele Roschini).
t)
Gesù ha detto: «Io sono... la Vita (Gv. 14, 6). Dal momento che è lui la
Vita, sua Madre non può essere che la madre della Vita; e lei pertanto non può
essere privata della vita.
u)
Perché la Madonna meritasse il titolo di Socia della Redenzione, bastò quello
che lei aveva sofferto sul Calvario ai piedi della Croce: non c'era alcun bisogno
che lei morisse.
v)
Maria, come era stata preservata dalla morte soprannaturale dell'anima, così
doveva essere preservata dalla morte naturale del corpo: è la logica delle
cose a volerlo.
z)
Il vecchio Simeone, ispirato dallo Spirito Santo nel tempio di Gerusalemme,
predisse a Maria: «... E anche a te una spada trafiggerà l'anima» (Lc. 2,
35). Egli usò la parola spada in senso simbolico, non reale; predisse trafitta
l'anima, non il corpo.
za)
Se Maria fosse morta, la sua anima sarebbe volata subito al Cielo, il corpo. però
sarebbe rimasto ancora sulla terra. In tal caso la Regina del cielo
sarebbe
entrata nel suo regno in uno stato di minorazione, con la sola anima; ma
questo non è ammissibile, perciò Maria non morì.
zb)
Pio XII nella Costituzione Apostolica "Munificentissimus Deus" non
si pronunzia per niente a favore della tesi della morte della Madonna pur sapendola
sostenuta dalla maggioranza dei teologi. Anzi. nella Definizione dicendo: «L'Immacolata
Madre di Dio sempre Vergine Maria, terminato il corso della vita terrena, fu
assunta alla gloria celeste in anima e corpo» egli insinua la non morte della
Madonna perché non pone alcun tempo d'intervallo tra il corso della vita
terrena e l'assunzione al Cielo: prospetta quindi un passaggio immediato dal
termine della vita all'inizio dell'assunzione.
zc)
Se è vero, come è vero, che Maria doveva vincere la morte con l'Assunzione,
perché ammettere che è risorta dalla morte, e non ammettere invece che non è
nemmeno morta? Questa sì è la vera vittoria. zd) Gesù ha accettato i limiti
della natura umana, eccetto quelli incompatibili con la sua divinità, in vista
di trarne qualche utilità per gli uomini da redimere: in questo senso ha
accettato la morte.
Anche la Madonna ha avuto questa intenzione di Gesù nell'accettare i limiti della natura umana, ma non si può vedere nessuna utilità redentrice nella sua morte dopo che Gesù aveva già fatto tutto morendo. E appunto perché Gesù aveva fatto tutto morendo, sua Madre poteva fare a meno di morire, e difatti non morì.
ze)
La morte di Gesù fu inflitta dagli uomini e fu dolorosa. Se fosse avvenuta la
morte di Maria, sarebbe stata non inflitta dagli uomini e non dolorosa per
niente: è questo un motivo per dire che lei non morì, non potendo avere una
sorte simile a quella di Gesù.
zf)
La morte è un fatto storico, e la storia non ha tramandato nessuna notizia
sicura della morte di Maria. Nei primi quattro secoli non si parla mai della sua
tomba. Nel quarto secolo c'è già una tradizione sulla non morte di Maria: il
palestinese S. Epifanio, vescovo di Salamina, ammette almeno come possibile una
traslazione di Maria al Cielo senza passare per la morte. Nel quinto secolo il
prete Timoteo di Gerusalemme ammette che Maria non è morta. Insomma, in ogni
secolo, in Oriente e in Occidente, non sono mai mancati coloro che hanno
affermato la non morte della Madonna; anzi ai nostri giorni, specialmente dopo
la Definizione Papale, sono in continuo aumento di numero e di influenza sugli
altri.
Da
quanto si è venuto esponendo finora si capisce che i sostenitori della non
morte non parlano per nulla di risurrezione, ma di una istantanea e diretta
trasformazione del corpo passibile della Madonna in corpo glorioso che segue
l'anima nella glorificazione.
Coloro
che sostengono la morte della Madonna sono più numerosi di quelli che la
negano, però questi ultimi sono in aumento. Non c'è pertanto nessun consenso
unanime o quasi né sull'una né sull'altra tesi. Alcune ragioni portate dagli
uni e dagli altri sono veramente forti e impongono a tutti studi più approfonditi.
La
tesi della non morte non è nuova, ma, di certo, non è stata abbastanza
studiata. Che la non morte sia stata conveniente alla Purissima Vergine, è
facile pensarlo e ammetterlo, ma può essere confermata come una realtà
avvenuta da testi biblici e da Tradizioni che non siano contraddetti da altri
testi e Tradizioni? Ai nostri giorni essa sorprende ancora «se davvero tentiamo
di volerne esplicare il significato, perché si tratta di un nuovo stato, di una
condizione di cui non abbiamo un'idea esatta, né possiamo farcela. Bisognerebbe
andare in cerca della parole profetiche, delle espressioni degli artisti, dei
poeti...» (Paolo VI, 15-8-1974).
Pio
XII nella Costituzione Apostolica "Munificentissimus Deus" è stato
bene attento a non pronunziarsi né per la morte né per la non morte della
Madonna, né nello svolgimento della Costituzione né nella definizione
conclusiva: a) non per la morte, perché non ha mai impiegato
parole proprie personali; anche quando cita le fonti (liturgiche, patristiche,
dottorali) che parlano di morte, egli intende esclusivamente negare la
corruzione e la incenerazione nel sepolcro; non ha mai scritto che la tradizione
sulla morte di Maria sia verità rivelata, risalente all'epoca apostolica e
quindi portatrice di una rivelazione divina infallibile; - b)
non per la non morte, perché ammesso e non concesso che abbia riferito principi
che la insinuino, di fatto non l'ha mai ricavata e tanto meno definita; non può
ignorare che la Tradizione sulla morte è sostenuta da moltissimi.
Rimane
pertanto al Magistero della Chiesa la possibilità di pronunziarsi un domani
sulla morte o sulla non morte, per dichiarazione dei Vescovi o del Papa.
Tutti
i sostenitori delle due opposte tesi convengono tuttavia in un punto, che può
dirsi fondamentale: cioè la fine terrena della Madonna non è stata quella
comune ai discendenti di Adamo ed Eva, dev'essere stata il risultato di
un'estasi suprema. Essi però non concordano nel precisare in che cosa sia
consistita questa estasi e come si sia svolta.
1)
Alcuni rimandano all'esperienza mistica di Santa Teresa d'Avila la quale
confessa: «Durante questi rapimenti, sembra che l'anima non sia più nel
corpo, tanto che questo, sensibilmente, va perdendo il suo calore naturale, e a
poco a poco si raffredda, sebbene con indicibile gioia... Mi sentivo alzare
sotto i piedi da una forza così grande che non so a che cosa paragonarla... Il
corpo mi si faceva così leggero da sembrare che perdesse la sua naturale
pesantezza, tanto che alle volte mi pareva di non toccare più terra con i
piedi. Nel rapimento, il corpo rimane come morto, nella impossibilità di fare
qualsiasi movimento, e nella posizione in cui fu sorpreso: seduto, con le mani
aperte o chiuse. Sebbene i sentimenti non si perdano che di rado, a me è
successo di perderli del tutto, ma solo qualche volta e per poco tempo.
Ordinariamente rimangono turbati, per cui, pur non potendo fare alcuna azione
esteriore, si continua a intendere e a percepire, ma come da lontano. Cessa ogni
cosa quando il rapimento è nel suo grado più alto, cioè quando le potenze si
perdono. Allora esse sono unite a Dio così fortemente che non si vede, non si
sente, non si ode più nulla...» (Vita, cap. 20, n. 3, 6, 18).
...«Benché
la persona non muoia, ha però dei momenti in cui ella non sa dire se l'anima si
trovi o non si trovi nel corpo. Si crede trasportata per intero in una regione
molto diversa dalla nostra... Non so se mentre avvengono queste cose, l'anima
sia o non sia nel corpo. Non affermerei con giuramento né che l'anima sia nel
corpo, né che il corpo sia privo di anima» (Castello ineriore, mansione sesta,
cap. 5, n. 7, 8).
Se
si sta all'esperienza di Santa Teresa d'Avila, l'Assunzione sarebbe avvenuta con
l'astrazione dell'anima dai sensi, per la quale il corpo rimane come morto,
senza perciò cadere nella corruzione e nella incenerazione proprie dello stato
di morte.
Non
è inutile ricordare che la Santa morirà dopo un'estasi di quattordici ore (nel
1582).
2)
Ecco un'altra ipotesi: «Quando fu il momento culminante e decisivo la grazia
maturò in gloria, l'anima fu pervasa dalla luce infinita di Dio, ormai visto
faccia a faccia, in una gloria senza confini. Il corpo, seguendo le «leggi
della natura» ebbe un istante di piegamento, privo di vita: ma non cadde sotto
la "legge del peccato", non subì nemmeno l'inizio della corruzione.
Immediatamente fu operato in esso un radicale cambiamento, come per una
ridondanza dell'anima. Acquistò le qualità dei corpi gloriosi, fu rivestito
di luce immortale. Ci fu solo un istante di trasformazione, o di ripresa... il
sonno di un istante (pensiamo), nel quale si produsse il passaggio dalla vita di
fede alla vita di gloria, e la trasformazione del corpo da "naturale"
e "terrestre" in "spirituale" e "celeste", per
opera di Dio» (Raimondo Spiazzi, 1951).
3)
Un'altra supposizione: «Si può pensare che l'anima di Maria, nel momento del
trapasso, innalzata da Dio e fissata nell'estasi di contemplazione e di amore
beatifico, abbia trasfuso per ridondanza la sua gloria nel corpo,
trasfigurandolo e infondendogli tutte le doti del corpo glorioso. Così, anziché
una separazione di morte delle attività corporee dall'anima - separazione
che, benché si voglia affermare "non disgregatrice" del corpo, di
fatto lo avrebbe respinto, mortificato, ucciso - vi sarebbe stata una loro sublimazione,
e anima e corpo (il corpo seguendo l'anima) sarebbero passati istantaneamente
dallo stato terreno allo stato di gloria. L'assunzione corporea al cielo sarebbe
quindi subito avvenuta, per virtù propria dell'anima e del corpo glorioso...
Sarebbe cioè avvenuto quello che, nell'ipotesi della morte, sarebbe dovuto
comunque avvenire dopo, (e che deve egualmente avvenire, salvo ovviamente il
diverso grado di gloria, per i giusti nella risurrezione dei corpi). In questo
non vi può essere nessuna difficoltà o, per lo meno, il fatto è assoluamente
certo, dovendo, per divina onnipotenza, tutti i cadaveri risorgere e partecipare
alla gloria delle anime beate. In un certo senso, tanto più facilmente ciò
poteva avvenire rispetto al corpo ancor vivo e quindi non disgregato (almeno in
radice) dalla morte» (Pierluigi Landucci, 1954).
4)
Ancora un ragionamento: «Maria decedette in un'estasi di amore, estasi
superiore a qualsiasi altra, di chiunque altro (anche di Paolo); ma la suprema
estasi può comportare separazione dell'anima dal corpo per rapimento, e non per
morte, nonostante le esterne apparenze di un corpo appena morto; dunque il transito
di Maria SS.ma poté avvenire con separazione dell'anima dal corpo, ma non per
morte; e la riunione dell'anima al corpo e del corpo all'anima poté avvenire
durante e in virtù dell'Assunzione al Cielo, e non per risurrezione... Tale
ipotesi sarebbe in connessione o in dipendenza con il principio mariologico
della Singolarità, oltre che con tanti altri privilegi mariani, i quali di
tale Singolarità sarebbero causa e spiegazione: tutto sarebbe stato singolare
in Maria e soltanto a lei proprio: anche il modo- del transito» (Corrado
Berti, 1963).
Non
è il caso di attendersi presto un pronunciamento della Chiesa sul dilemma
della morte o della non morte, è facile prevedere che ci vorranno ancora
lunghissimi anni di attesa. Quando si formerà l'universale consenso dei
vescovi e dei fedeli in un senso o nell'altro, si saprà con certezza che cosa
è rivelato. «Altrimenti, o in ogni ipotesi, alla prima occasione lo chiederemo
all'Interessata» (Corrado Berti).
Occorrono
frattanto preghiere più numerose e più fervorose per ottenere un'assistenza
dello Spirito Santo sempre maggiore. Tutti possono pregare per questa
intenzione, anche se non tutti possono studiare per la sua soluzione.
Le
circostanze dell'Assunzione si presentano con le seguenti domande: Quale età
aveva la Madonna quando fu assunta al Cielo? Se morì, dove morì e fu sepolta?
Quanto tempo rimase nella tomba? Risuscitò nella tomba o in Cielo? Da dove fu
assunta al Cielo?
Pio
XII nella "Munificentissimus Deus" non prende nemmeno allusivamente in
considerazione queste circostanze. Difatti, allo stato attuale delle ricerche,
non è possibile dare a nessuna di queste domande una risposta convincente. La
Bibbia tace, gli scrittori dei primi secoli non ne parlano, nessuna tradizione
documentata ha tramandato attestazioni autentiche, circolano troppi pareri
troppo discordanti.
A
puro titolo di informazione diciamo al lettore, sbrigativamente, quanto segue:
E
ammesso da tutti che Maria è vissuta certamente alcuni anni dopo l'Ascensione
di Gesù, perché fosse guida e incoraggiamento alla nascente Chiesa, ma nessuno
sa provare quanti siano stati questi anni. L'opinione più accreditata oggi
segue questa riflessione: «L'annunzio dato a Maria della sua maternità avenne
durante il fidanzamento con Giuseppe, quindi è probabile che lei avesse
allora 15-19 anni, che è la categoria d'ingresso dell'età matrimoniale della
donna, considerata dagli studi demografici in Israele. Essendo poi Maria
presente alla crocifissione di Cristo che morì all'età di circa trentatré
anni, è preferibile che il suo transito abbia avuto luogo intorno ai cinquanta
anni» (Luigi Gedda).
Se
morì, il luogo sembra essere o Gerusalemme o Efeso: quest'ultima ipotesi ha
meno sostenitori, ma in parte cancella l'altra. E assolutamente indocumentabile,
per non dire irragionevole, che Maria sia rimasta nel sepolcro quaranta giorni,
per somiglianza con l'Ascensione di Gesù; o tre giorni, a ricordo del tempo di
sepoltura di Gesù; o un giorno solo, cioè lo stesso giorno della sepoltura. Si
può solo pensare che, se Dio ha voluto sua Madre soggetta alla morte come
tutti, l'ha lasciata morta solo per il tempo strettamente necessario perché
potesse essere detta morta. Una permanenza prolungata nella tomba avrebbe
finito con il non fare onore nemmeno a Gesù che, potendo resuscitare subito
sua Madre, non lo fece!
Se
Maria risorse, è più logico dirla risorta nel sepolcro, e non in cielo,
essendo assolutamente disdicevole che il corpo di lei entrasse lassù rigido
ed esanime.
II
luogo terreno dal quale la Madonna fu assunta al Cielo può essere stato il
luogo della sua morte, se lei morì, cioè, ripetiamo, o Gerusalemme o Efeso; se
le non morì, è più difficile precisarlo, senza escludere Gerusalemme o
Efeso.
Le
rivelazioni private di Sante (per es. Brigida) e di mistiche (per es. Maria D'Agreda,
Caterina Emmerich) su quel luogo e sui particolari meritano appena fede umana,
perché suscettibili di errori di diverso genere.
Le
tradizioni riguardanti oggetti dati dalla Madonna al momento della sua
Assunzione a questo o a quell'Apostolo e da questi trasmessi ai cristiani, non
hanno nessun fondamento storico: per es. la tradizione riguardante la cintura
data da Maria all'apostolo Tommaso.
Continuano
intanto gli studi e le ricerche diretti a conoscere l'esattezza storica delle
circostanze dell'Assunzione; ma non ha molta importanza il non saperla: «Dove,
come, quando, noi non bene conosciamo con la chiarezza narrativa del nostro modo
di fare la storia; ma aderiamo all'Assunzione corporea della Vergina Santissima
con la certezza della fede: non è leggenda, non è mito: è verità» (Paolo
VI).