L'ANIMA ONESTA AL CONFESSIONALE

DON GIUSEPPE TOMASELLI

INTRODUZIONE

L'ignoranza religiosa è la piaga della massa popolare. Riguardo al Sacramento della Confessione, non di raro l'ignoran­za raggiunge il massimo limite; ne sanno qualche cosa i Ministri di Dio, per dolo­rosa esperienza.

Il tempo della Pasqua suole esser per tanti occasioni di ravvicinamento a Dio con la Santa Confessione; purtroppo in certe circostanze la Confessione diven­ta confusione, sia per l'ignoranza religio­sa del penitente, sia per la sveltezza che deve tenere il Sacerdote allorché si pre­sentano molti al confessionale. Guai se il Confessore tenesse a lungo un peni­tente! Sarebbero atti d'impazienza da par­te di quelli che aspettano, i quali o se ne ritornerebbero a casa senza confessarsi, o borbotterebbero o giudicherebbero mala­mente e Sacerdote e penitente!

Ho pensato di far conoscere come potrebbe confessarsi un « pasqualino», cioè colui che si decide ad andare al con­fessionale nel tempo di Pasqua.

Serva questo lavoro ad istruire il po­polo cristiano, affinché si accosti con frutto al Sacramento della Penitenza.

 

Principi fondamentali

Prima di entrare nell'argomento, è ne­cessario richiamare i principi fondamen­tali del Sacramento della Confessione.

Gesù Cristo disse agli Apostoli ed ai loro successori: « I peccati di coloro ai quali li riterrete, saranno ritenuti, ed i peccati di coloro ai quali li perdonerete, saranno perdonati ».

Il ministro di Dio dunque perdona i peccati non a nome proprio, ma a nome del Signore.

Gesù Cristo non stabilì il tempo in cui si sarebbe dovuto chiedere l'assolu­zione sacramentale; ma poiché tanti non si davano pensiero di rimettersi nella grazia di Dio dopo la colpa, il Sommo Pontefice, Capo Supremo della Chiesa, stabilì, già da secoli: « Tutti i fedeli devono confessarsi almeno una volta l'an­no ». Chi non soddisfa a questo precetto ecclesiastico, si rende reo di peccato mor­tale.

Non basta confessarsi; è necessario confessarsi bene. Per riuscirvi si richie­de:

Pensare i peccati commessi

Essere pentiti del male operato; e tale pentimento sia nobilitato dall'amore di Dio, cioè essere pentiti non soltanto per i castighi meritati, ma più che tutto per l'offesa recata al Signore.

Promettere di non peccare più, col fermo proposito di fuggire le occasioni prossime di grave peccato.

Manifestare al Sacerdote le proprie colpe, con umiltà e sincerità.

Compiere l'opera buona che impone il Confessore, come penitenza dei pec­cati.

Si è tenuti a confessare solamente le colpe gravi; i peccati veniali, o leggeri, è bene confessarli, ma non si è tenuti a farlo.

I peccati di pensiero si confessano co­me pensieri, le parole come parole e le azioni come azioni. Perciò chi dicesse: « Mi accuso di un cattivo pensiero con­tro la purezza » e volesse includere an­che il discorso disonesto o l'atto impuro, non si confesserebbe esattamente.

Oltre al peccato mortale, bisogna con­fessare le circostanze che mutano la spe­cie di peccato, poiché un peccato, per cir­costanze particolari, potrebbe essere dop­pio ed anche triplo. Così, se un padre di famiglia pronunzia una bestemmia da­vanti ai figli, commette due peccati: il primo è la bestemmia ed il secondo è lo scandalo dato ai figli.

Dei peccati gravi si deve manifestare al Confessore anche il numero; se questo si conosce esattamente, non si può au­mentare o diminuire; se il numero non è possibile saperlo a motivo dei molti at­ti ripetuti, si deve dire il numero appros­simativo. Ad esempio: Ho perduto la Messa la domenica, una o due volte al mese ... Ho bestemmiato un paio di vol­te al giorno, o alla settimana, o al me­se. -

Poiché non tutto si può ricordare nel­l'atto della Confessione, si dica in ulti­mo: Chiedo perdono a Dio anche dei pec­cati che non ricordo. -

I peccati confessati restano perdona­ti direttamente; quelli dimenticati sono assolti indirettamente. Se dopo la Con­fessione ci si ricordasse di qualche pecca­to grave, si resti tranquilli; è lecito acco­starsi alla Santa Comunione. Però alla prossima Confessione, ricordando il pec­cato tralasciato, c'è l'obbligo di confes­sarlo.

Chi nasconde volontariamente una colpa grave, o per vergogna o per altro motivo, non riceve il perdono di alcun peccato, anzi macchia la coscienza di un altro peccato gravissimo, che si chiama « sacrilegio »; se poi va a comunicarsi, raddoppia il sacrilegio. Meglio non con­fessarsi mai, anziché confessarsi male! La medicina lasciataci dal Divin Redentore diventerebbe veleno.

È molto pericoloso il dire: « Pecco ... faccio quello che voglio ... e poi mi con­fesserò! » Sarebbe questo un abuso della divina misericordia. Guai a sfidare la bon­tà di Dio! ... Non si dimentichi che con Dio non si scherza!

Si mettano in pratica i consigli del Confessore, come si fa tesoro della ricet­ta che rilascia il medico del corpo.

Chi sa di essersi confessato male, o per aver taciuto un grave peccato o per mancanza di vero dolore e proposito, de­ve rifare le sue confessioni, a cominciare dall'ultima fatta bene.

 

NELL'OSTERIA

- Antonio, tua moglie ti fa dispe­rare?

- Qualche volta sì e qualche volta ... sempre! La sua casa è la Chiesa. La mat­tina ha premura di sbrigare le faccende domestiche. - Ma perché tanta fretta? - Non senti, mi risponde, che suona già la campana della Messa? - Tante volte, ritorno dal lavoro, batto alla porta di casa e nessuno risponde. - Ma insomma, dov'è la mia signora? - E me la vedo comparire ansante con lo scialle sul capo. - E dove sei stata? - Ha avuto luogo una bella funzione in Chiesa! Non vole­vo perderla! -

- E tu, Antonio, hai la pazienza di sopportarla? Amministrale qualche ceffo­ne; metterà subito giudizio!

- Ah, questo no! Mia moglie non merita tale trattamento! Fuori di questo difetto non ne ha alti!. Non dà confiden­za ad estranei, non si bisticcia con i vici­ni, sa dire la buona parola per rappacifi­care gli animi; inoltre mantiene la casa in ordine e non mi fa mancare niente. Come vedi, tutto va bene in casa mia; c'è la vera pace, specialmente da quando i miei due figli si sono sposati. Pazienza ... lasciamola andare in Chiesa! ... Dice che ha bisogno di pregare, di comunicarsi e di confessarsi.

- Già... confessarsi!... Anche mia moglie aveva questo vizio, ma gliel'ho fatto perdere! Nei primi anni della no­stra convivenza io feci i patti chiari: Se tu vuoi pregare, prega pure, ma in casa! Confessione, niente! Prima di morire, chiamerò il Prete in casa e ti farò confes­sare...  Del resto, che peccati hai tu?... E mia moglie cambiò sistema!

- Confessarsi, confessarsi! - escla­ma Antonio. - Ma che cosa hanno da dire quelli che si confessano? Che pecca­ti possono fare, per sentire il bisogno di raccontarli al Prete?

- Ma, che vuoi! Sono donne, non sanno cosa fare in casa e vanno in Chiesa a confessarsi. Noi uomini invece che ab­biamo tanti pensieri importanti in testa, non abbiamo tempo da perdere con que­ste sciocchezze!

- Eppure, ci sono uomini che van­no a confessarsi! Non hai visto per Pa­squa quanti padri di famiglia sono anda­ti in Chiesa a confessarsi?

- E vuol dire che hanno peccati! Non tutti gli uomini sono come noi due. Noi non ammazziamo, non rubiamo, non andiamo al tribunale a fare testimonianza falsa, siamo operai stimati ed onorati... dunque.. . che cosa dobbiamo confes­sare?

- Hai ragione! -

Questa conversazione ebbe luogo una sera dentro la bettola, mentre Antonio e Nicolino si disponevano a bere il solito bicchiere.

 

INCONTRO

Il Parroco rientrava in paese, dopo aver assistito un moribondo nella vicina campagna. Fortuna volle che Antonio gli passasse vicino. Il Sacerdote approfittò per dirgli una buona parola.

- .Antonio, come va la salute?

- Sempre bene! Soltanto i denari mi mancano; del resto non desidero nien­te. Ho portato un paio di scarpe ad una famiglia ed ora rincaso.

- E di coscienza come stai?

- Bénone! La coscienza è sempre a posto. Fossero tutti come me gli uo­mini! ...

- Eppure, in Chiesa non ti vedo quasi mai! Tua moglie sì che è assidua! - Basta che vada mia moglie a pre­gare Dio; vale per essa e per me. Qual­che volta gliel'ho detto: Concetta, è inu­tile che mi dica di andare in Chiesa; pre­ga tu per me e fa lo stesso!

- Bravo Antonio! Prova anche a di­re alla tua signora: Concetta, questa sera io non mangio; mangia tu per me; fa lo stesso!

- Caro Padre Parroco, anche quan­do io non vada spessissimo in Chiesa, co­me fa mia moglie, credo di amare Dio più di essa, perché io penso al Signore e lo prego nel mio cuore.

- Però il giorno di Pasqua non ti ho visto in Chiesa per la Comunione; e non solo quest'anno, ma neppure gli altri an­ni ti sei accostato a Gesù Sacramentato. Risolviti una buona volta a comunicarti! Confessati bene e resterai contento!

- Ma che cosa devo dire in Confes­sione, se non faccio male ad alcuno?

- E’ vero; ma io credo che guardan­do bene nella coscienza, potresti trovare qualche cosa! ... Pensa Antonio, che si muore! Io vengo da assistere un mori­bondo. Guai a presentarsi al tribunale di Dio con i conti irregolari! Dunque ti aspetto! Qualche giorno verrai a trovar­mi e faremo tutto!

- Ma io non ho tempo!

- Non dire così ... Forse non hai vo­glia!... Non ti accorgi che è il demonio che ti trattiene dal compiere il tuo dove­re di buon Cristiano?... Non ci vuole de­naro per Confessarsi; soltanto la buona volontà.

- Padre Parroco, ci penserò me­glio!... Non è difficile che un giorno va­da a confessarmi. Lo farò per piacere a lei ed anche a mia moglie, che sempre me lo ripete.

- Male! Allora è meglio non confes­sarti.

- Perché?

- Devi confessarti unicamente per piacere al Signore, non alle creature. - E va bene! Farò come dice lei!... Però se mi confesserò non si offenda, mi rivolgerò ad un Padre Francescano, perché i Monaci m'ispirano più confi­denza.

- Ottimamente! Massima libertà in queste cose. Antonio sta' attento! Io te­mo che il demonio ti possa togliere que­sto poco di buona volontà. Dammi la pa­rola d'onore che ti confesserai e così si è più sicuri.

- Padre Parroco, poiché lei vuole così, impegno senz'altro il mio onore; an­zi andrò a confessarmi questa sera stessa! Le piace?

- Bravo Antonio! Io pregherò per te. -

 

IN CASA

- Concetta, se verrà qualcuno a cer­carmi, dirai che questa sera sono occu­pato.

- E se verrà tuo compare? - Dirai che torni domani.

E che impegno hai quest'oggi?

- Non te lo vorrei dire... ma te lo dico... perché so che ti farà piacere. Va­do subito al convento dei Francescani.

- Dai Padri Francescani?... Tu? - Sì, io. Vado a confessarmi.

- Antonio...  ma dici sul serio?

- Certo! Ho impegnata la mia paro­la al Parroco, mi sono incontrato con lui ed assolutamente ho deciso di confes­sarmi!

- Che gioia! Signore, vi ringrazio!... Quanto vi ho pregato per mio marito!... Finalmente!...

- Dunque, Concetta, sei contenta? - Contentissima! Ti raccomando pe­rò di confessarti bene; non nascondere peccati!

- Peccati?... E che peccati posso a­vere io?... Tu mi conosci bene e sai che non faccio male ad alcuno!

- Ed allora io reciterò subito un Ro­sario alla Madonna in ringraziamento ed affinché ti aiuti questa sera. -

 

AL CONVENTO

Il fraticello aveva suonato i tocchi dell'Ave Maria e dopo si era fermato presso il porticino del convento.

- Buona sera! Vorrei parlare a Pa­dre Serafino.

- Lo chiamo subito. -

Antonio entrò nel convento e nell'at­tesa passeggiava lentamente nel cortilet­to. Padre Serafino non si fece attendere molto.

- Cercate di me?

- Precisamente! Voglio confessar­mi. Però la mia Confessione è semplice semplice. Non ho ammazzato, non ho ru­bato, non sono stato al tribunale e tutti mi vogliono bene. S'informi in paese chi sono io e tutti diranno che sono il più grande galantuomo!

- Bene mi compiaccio di questo! Tuttavia accomodiamoci in Chiesa; sa­remo soli e potremo parlare tranquilla­mente. -

Padre Serafino, per lunga esperienza, si accorse subito di aver da fare con un pasqualino arretrato e pensò: Questa se­ra un po' di lavoro! Alla gloria di Dio!

 

CONFESSIONE

- Inginocchiatevi!

- È proprio necessario inginocchiar­mi? Soffro di reuma alla gamba.

- Allora state a sedere... Fate il se­gno della Croce!... Che peccati avete fatto?

- Padre, già la mia Confessione 1'ho fatta poco fa; le ho detto che io non com­metto mai peccati!

- Dunque... siete un Santo!?...

- Santo no! Ma peccati non ne tengo!

- Beh, rispondete allora alle mie do­mande: Avete fatto il Precetto Pasquale? - Questo peccato non l'ho fatto.

- Peccato?... Vi chiedo se quest'anno a Pasqua avete ricevuta la Santa Co­munione!

- A dire il vero, è un po' di tempo che non mi comunico.

- L'ultima volta quando vi siete con­fessato?

- Non ricordo bene!... Da ragazzo, sino ai nove anni mi confessavo spesso... una o due volte l'anno. Poi mi misi a la­voro e non pensai più a queste cose. Sa, uno che lavora non ha tempo da perdere.

- Credete che sia un tempo perduto andare a confessarsi e purificare la co­scienza?... È il tempo meglio impiegato!

- Dunque, non ricordate se dopo i no­ve anni vi siate confessato! Siete sposa­to regolarmente?

- Sì, sposai con tutti i Sacramenti della Chiesa.

- Certamente vi confessaste prima di sposare!

- Sì, sì!... Lo ricordo!... Allora mi confessai nella parrocchia; c'era un Pre­te santo in quella Chiesa.

- E quanti anni sono che vi siete sposato?

- Vediamo!... Il primo figlio ha ven­tisette anni e certamente mi sposai ven­totto anni addietro.

- Perciò sono già ventotto peccati mortali che avete nell'anima! Ogni anno che passa senza Confessione, è un grave peccato!... Ora datemi ventotto lire!

- E perché?... Si paga per confes­sarsi? ... Credevo che si facesse tutto gratuitamente!

- Avete ragione. Tutto è gratis... Ma, se non si paga e voi state ventotto anni senza confessarvi, se si pagasse, quanti anni stareste lontano dalla Con­fessione?... E pensate che ogni anno c'è l'obbligo di comunicarsi nel tempo di Pasqua e chi tralascia questo, è reo di peccato davanti a Dio. Conoscete il terzo Precetto della Chiesa Cattolica? - Lo ignoro completamente!

- Ve lo dico io: Confessarsi alme­no una volta l'anno e comunicarsi alme­no a Pasqua.

- Stando così le cose, ora che lo so, ogni anno compirò il mio dovere.

- Conoscete voi le persone della Santissima Trinità?

- Non so chi siano!

- Sapete almeno che c'è Dio?

- Ah, Dio ci deve essere! Diversa­mente il mondo chi l'avrebbe fatto?... E poi, chi ci farebbe stare in piedi?... A Dio io credo! Io sono molto religioso; di­fatti tengo con me nel portafoglio tanti santini! Se lei vedesse quanti quadri tie­ne appesi mia moglie sulle pareti della camera!... Ed io ogni sera bacio il qua­dro di San Giovanni Decollato, che sta vicino al capezzale!

- Tutta la vostra religiosità consiste solo in questo?

- Inoltre, quando si raccoglie per fare la festa ad un Santo, do sempre la mia offerta; diverse volte ho portato il Santo Patrono sulle mie spalle nel giorno della sua festa!... Ah, fossero tutti gli uomini religiosi come me!...

- Di religione voi avete soltanto un poco di vernice. Ascoltatemi: Dovete cre­dere che c'è Dio, che Dio è uno solo, che in Dio vi sono tre Persone uguali e di­stinte, Padre, Figlio e Spirito Santo. Dovete inoltre credere che il Figlio di Dio, Gesù Cristo, circa 1982 anni fa si fece uomo, nacque da Maria Vergine, mo­rì in Croce per i nostri peccati e dopo tre giorni risuscitò gloriosamente. In fine Ge­sù Cristo salì al Cielo e ritornerà sulla terra alla fine del mondo per giudicare tutti, buoni e cattivi; ai buoni darà il Pa­radiso ed ai cattivi l'inferno.

- Padre, ma davvero c'è l'inferno ed il Paradiso?... E chi l'ha visto?... E chi è venuto di là per dircelo?

- Gesù Cristo, Dio-Uomo, ci ha in­segnato queste verità e noi dobbiamo cre­dere tutto ciò che Iddio ci ha rivelato; negare una sola verità divina o metterla in dubbio, costituisce un grave peccato. - Eh, quante volte io ho detto agli amici: Ma che inferno e che Paradiso!... Lo dicono i Preti per farci spaventare!... Ma io non ci credo!... Del resto, se l'in­ferno non c'è, meglio ancora; se c'è, co­me faranno gli altri farò io!...

- Vedete, caro amico, quanti errori avete commesso e quanto reale avete se­minato!... Tutto ciò è grave peccato!... Poiché mi accorgo che ignorate i primi elementi della Dottrina Cristiana, vi fa­rò delle domande particolari sui vari Co­mandamenti di Dio. Voi rispondete con sincerità! Di tante mancanze forse Iddio vi domanderà poco conto per la vostra ignoranza; ma ricordatevi che l'ignoranza colpevole delle verità della fede è un gra­vissimo peccato. Bisogna istruirsi! Ora incominciamo. -

Primo Comandamento

- Avete avuto fede in Dio e nella sua Provvidenza, oppure avete criticata la condotta del Signore?

- A Dio credo con tutto il cuore; però io dico spesso che lui fa le cose in­giuste. Le pare cosa da poco che muore un padre di famiglia e lascia cinque, sei bambini... mentre ci sono tanti vecchi che passeggiano? Dio non sa fare certe cose! Mandi la morte ad un vecchio e non ad un giovane!

- E chi siete voi, povero uomo, che ardite criticare Dio... l'Onnisciente... l'Onnipotente?... Ne sapete voi più di Dio?

- Questo no!

- E dunque, non dite mai queste co­se, perché dire al Signore che non sa go­vernare il mondo, è un insulto alla Divi­nità, è quindi un grave peccato... E neí vostri bisogni vi rivolgete a Dio con la preghiera?

- La mia preghiera è sempre una e la recito ogni sera: « Santa Maria, Ma­dre di Dio... » Altre preghiere non co­nosco. Ma poi penso: È inutile pregare! Tanto, Dio fa il sordo e non mi ascolta, mai!

- Nelle necessità dovete pregare. Se il Signore pare che non vi ascolti, sarà perché non avete fede, oppure perché commettete tanti peccati, per cui vi ren­dete indegno del suo aiuto e delle sue grazie. Avete parlato male della Reli­gione?

- La Religione mi piace e non pos­so parlarne male. Soltanto mormoro con­tro i Preti ed il Papa, perché mi sembra che non facciano le cose giuste.

- Fate attenzione! Dice Gesù Cri­sto, parlando dei suoi Ministri: « Chi di­sprezza voi, disprezza me! » Se riscon­trate dei difetti in qualche Sacerdote, pregate per lui. Attento a non giudicare facilmente male! Avete preso parte a so­cietà condannate dalla Chiesa?

- Io non amo stare in società; ho un gruppetto di amici, buoni come me, e faccio i fatti miei.

- Mi spiego meglio. Avete dato il nome a qualche corrente politica, che va contro la Chiesa?

- E che c'entra la politica con la Confessione?

- Sì che c'entra, in quanto oggi con la scusa della politica si combatte la Re­ligione e certi partiti politici sono sco­municati.

- Ah, io non voglio andare mai con­tro la Religione; sarebbe un peccato. Io mi sono iscritto nel partito comunista, il partito dei bisognosi e spero di passar­mela meglio in avvenire. Secondo me, ho fatto bene.

- Invece avete fatto male!

- E perché? Che male ci sarebbe? - Voi non vedete altro che il pane: i superiori del partito hanno altri fini: lottare e togliere la Religione ed ammet­tere il divorzio.

- Saranno forse gli altri miei com­pagni a volere questo, ma non io certa­mente!

- Ad ogni modo, cercate un altro partito, informatevi con persona pruden­te e date poi il nome a quella corrente politica, che vi sembra la più buona.

- Ma, se faccio un passo indietro, che cosa diranno i miei compagni?

- E se andrete all'inferno, verranno i compagni a liberarvi?... O vi rimette­te sulla buona strada o vi nego 1'assoluzio­ne. Io sono Sacerdote e detto tutelare diritti di Dio e delle coscienze!

- E pazienza!... Mi ritirerò!... Tanto, son vissuto povero sinora e conti­nuerò a vivere sempre tale!

- Avete avuto rispetto umano?

- Io sono rispettosissimo con tutti; per questo tutti mi vogliono bene.

- Voglio dire: Avete avuto vergo­gna di professare la fede cattolica, per ti­more di essere criticato?

- A dire il vero, quando sono solo non mi vergogno di nessuno: prego, ba­cio le immagini sacre;... quando sono in compagnia, sto attento a non mostrarmi religioso, diversamente gli altri ridereb­bero alle mie spalle e potrebbero dirmi Sei diventato sacrestano?

- Vi comportate male e Dio rimane offeso. Dice il Signore: « Se qualcuno si vergognerà di me davanti agli uomini, io mi vergognerò di lui davanti al Padre mio ». Dunque, ci vuole coraggio sempre e dovete far vedere pubblicamente che siete religioso. Siete Cristiano o siete pa­gano?

- Sono Cristiano.

- Allora non dovete avere paura di mostrarvi seguace di Gesù Cristo. Avete peccato di superstizione?

- Che significa?

- Avete invocato qualche volta il diavolo?

- Per carità!... Ho molta paura del diavolo! Di tanto in tanto però, nella rabbia, lo nomino e lo chiamo « santo ».

- Non fatelo più. Dire « santo » al demonio, è un peccato mortale... Avete prestato fede alle fatture ed al maloc­chio?

- Sempre!... Sono cose che si vedo­no con gli occhi e ci si deve credere. Ulti­mamente una vicina di casa si arrabbiò con mia moglie, andò a prendere una boc­cetta di acqua e la gettò vicino alla mia porta, dicendo: « Vi faccio la fattura e vi mando il malocchio! Guai a voi »! Io ero presente, volevo adoperare le mani, ma mi frenai. Dissi poi a mia moglie: « Con­cetta, tu non uscire di casa prima che ab­bia fatto togliere la fattura ». Chiamai una donna pratica, la pagai, feci eseguire gli scongiuri in casa mia e così passò tut­to. Guai a me ed a mia moglie, se io non avessi fatto in tal modo! ...

- Questo è peccato! - E perché.

- Ma il mondo è governato da que­ste megère oppure da Dio?

- Certo da Dio!

- E dunque, come può una donna produrre un male od accelerare la morte? Se esistessero queste cose, tante madri di famiglia avrebbero combinata una fattu­ra speciale ai capi di governo che voleva­no fare la guerra e li avrebbero fatti mo­rire o ammalare. Invece i capi belligeran­ti non risentivano niente! Se così fosse, farebbero la fattura: i servi a certi padro­ni, i debitori ai loro creditori, ecc.... Sciocchezze, sciocchezze! Esiste solo il maleficio, prodotto dall'intervento dia­bolico.

- Eppure io ho dato tanta importan­za a certe cose! E quanto denaro ho spe­so durante i quattro anni di malattia di mio figlio!... Ora che lo so, non voglio credere neppure al ferro di cavallo, al na­stro rosso, al cornetto!

- Credete anche a questo?

- Sinora ho creduto; ma ora basta! Domani, entrato in bottega, toglierò i tre ferri di cavallo che sono attaccati alla porta.

- Quante corbellerie si commettono nell'ignoranza!

- Proprio Così!... Nell'ignoran­za!... Nessuno mi ha spiegato mai que­ste cose.

- Ma voi ascoltate le prediche in Chiesa? Durante le prediche si istruisco­no le anime!

- Quasi mai assisto alle prediche; appena il Sacerdote comincia a parlare, esco dalla Chiesa; ciò che dice il Prete, mi pare inutile; le prediche giovano alle donne.

- Giovano a tutti! E voi avete il grave obbligo d'istruirvi, per conoscere meglio la legge di Dio. Vedete quanta ignoranza religiosa c'è in voi!?

- Quanti sono più ignoranti di me riguardo alla Religione!

- Costoro daranno conto a Gesù Cristo appena morranno; saranno giudi­cati rigorosamente, perchè potevano istru­irsi e non l'hanno fatto. L'ignoranza col­pevole delle verità che dobbiamo crede­re e delle cose che siamo tenuti a fare, è un peccato molto grave contro il primo Comandamento di Dio! ... Ricordate ancora qualche altra mancanza particolare, dopo le domande che vi ho fatto?

- Non saprei che cosa dire! Ho det­to tutto e può darmi l'assoluzione... Scu­si, Padre; proprio ora ricordo un partico­lare; ma non credo che sia peccato. Qual­che volta vado in un paese vicino, perchè là c'è una donna che indovina quasi tut­to. Io domando notizie sul mio avvenire; prima chiedevo informazioni su mio fi­glio militare; e mi pare che qui non ci sia niente di male.

- Anche questa è superstizione.

- Ma io pago; so disobbligarmi! Do­ve potrebbe essere il male?

- È peccato credere alle superstizio­ni. Chiedere agli indovini l'avvenire o le cose occulte, è superstizione e quindi peccato. Del resto, l'avvenire nessuno lo conosce; Dio solo è padrone del futuro.

- Eppure qualche cosa l'ha indovi­nata. Mi disse che la mia vita è stata molto affaticata,... (ed è vero! ) ; mi ha predetto che vivrò fino agli 85 anni!

- Se non morrete prima!

- Mi ha detto che dopo i 60 anni mi arriverà una fortuna... che qualcuno mi vuole male... Certe cose sono state vere, ma altre false.

- Non vedete che questa gente è imbrogliona e irreligiosa?

- Lei si sbaglia! Questa donna, pri­ma di rispondermi, accende una candela a Santo Espedito, poi dice una preghiera ed infine fa tre segni di Croce.

- Peggio ancora! Fa così per carpire la buona fede dei clienti. Dunque, pro­mettete a Dio di non andare più dagli in­dovini. Nei bisogni raccomandatevi al Signore e rimettetevi nelle sue mani. -

 

Secondo Comandamento

- Avete voi bestemmiato contro Dio?

- Mai contro Dio... contro il Padre Eterno, si!

- Poveretto!... E il Padre Eterno non è Dio? Non azzardatevi mai a pro­fanare il nome della Divinità!

- Ma io non lo faccio per male,... per insultare Dio... solamente per sfo­go di collera.

- Perciò voi, per sfogo di collera, date schiaffi ad un uomo oppure l'am­mazzate, e credete che non sia male per­ché lo fate nella collera!

- Che cosa vuole; a noi operai ca­pita spesso qualche contrarietà ed allora la bestemmia esce spontanea; però dopo aver bestemmiato, subito me ne pento. Ah, questo lo faccio sempre!

- Avete bestemmiato contro la Ma­donna?

- Contro la Madonna del Carmine, mai assolutamente! Quella è la Madon­na del nostro paese e sarebbe un vero peccato offenderla. Di tanto in tanto sfug­ge qualche bestemmia contro l'Immaco­lata o contro l'Assunta... ma, come le dicevo, non lo faccio mai per male!

- Avete dato ad altri motivo di be­stemmiare?

- Qualche volta sì; però rarissimo! Davanti alla mia bottega suole passare un uomo quasi scemo; i ragazzi lo insul­tano e lui s'arrabbia e bestemmia. Qual­che volta mi è capitato di trovarmi in ozio ed avendo visto passare questo tale, ho detto al mio garzoncello: « Va' a ti­rargli la giacca! » Quel poveretto comin­ciò subito a bestemmiare. Quelle sì, Re­verendo, sono bestemmie!... Parole or­ribili!... Bestemmie a litanie!

- Degli insulti contro Dio fatti da costui, darete voi conto al Signore! La colpa è stata vostra che l'avete stuzzi­cato!

- Però non sono io solo a fare così; lo fanno tanti altri e con più frequenza di me!

- Questa davanti a Dio non è una scusa!... Avete voi bestemmiato alla presenza dei vostri figli?

- Quando io bestemmio non faccio caso dei presenti; i miei figli mi hanno sentito sempre ed anche i due che lavora­no nella mia bottega. E perché mi do­manda ciò?

- Perché voi siete reo di altri pecca­ti! Voi siete tenuto a dare buon esempio ai figli ed ai dipendenti; bestemmiando al­la loro presenza, voi siete di cattivo esem­pio e di scandalo! Se bestemmia il padre, i figli si sentono autorizzati a fare altret­tanto. Voi dovete correggere i figli che mancano. Se un vostro figlio bestemmias­se, come potreste rimproverarlo?...

- Se bestemmiasse?... Uno dei miei figliuoli bestemmia pochissimo; ma l'al­tro, il maggiore, bestemmia più di me! Quando si arrabbia, fa scendere tutti i Santi del Cielo; non ne lascia uno!...

- Voi siete responsabile anche delle bestemmie di questo figlio; egli le ha im­parate da voi; voi non l'avete corretto in tempo... quindi la colpa è vostra!

- Ma Dio mi perdona! Ormai mio figlio è sposato, sta a casa sua ed io non c'entro più nei suoi affari; se bestemmia, peggio per lui!

- Il passato è passato! Promettete ora al Signore di non bestemmiare più; se qualcuno dei vostri dipendenti avesse questo brutto e pessimo vizio, rimprove­ratelo subito appena manca.

- Lei ha ragione! Bestemmiare è un vizio. Però, riflettendoci meglio, io dico: Non è poi un grande male!... Le be­stemmie... sono parole... non fanno buchi... non ammazzano nessuno!...

- Dovete sapere che una bestem­mia, un insulto fatto a Dio, è un peccato più grave della calunnia, della testimo­nianza falsa e dello stesso omicidio!

- Sarà! Poiché lo dice lei, che ha studiato più di me, ci credo!

- Passando ad altro... avete manca­to alle promesse fatte a Dio o ai Santi? - Io promesse ne faccio poche; ma dopo averne fatta qualcuna, la trascuro facilmente. Durante la guerra ci fu un'in­cursione terribile nel nostro paese. Ricor­da, Padre? Passarono ventiquattro appa­recchi e sganciarono tante bombe. A dire il vero, quella volta io ebbi paura ed e­sclamai: « Se resterò vivo, porterò alla Madonna del Carmine una torcia, lunga quanto me e che pesi dieci chilogram­mi ». Quella volta rimasi illeso. Dopo po­co tempo cessò la guerra e dissi: « Ormai il fatto è fatto. Il pericolo non ci sarà più. Denaro ne ho poco e non posso compra­re la torcia. La Madonna mi perdona! »

- Finché non potete siete scusato; quando sarete nella possibilità di adem­piere la promessa, porterete la torcia alla Madonna; se trovate difficoltà a fare tale spesa, domanderò io al Vescovo la facoltà di dispensarvi. Non dimenticate però che è meglio non promettere, anzi­ché promettere e poi non mantenere! Se qualche volta volete fare una promessa che piaccia molto a Dio, promettete non denaro o torce o altri oggetti, bensì una buona Confessione oppure una Santa Co­munione... di non perdere la Messa la Domenica... di non bestemmiare... di togliere un odio dal cuore!...

- E queste che promesse sono?... Dare invece mille lire, offrire alla Ma­donna del Carmine una bella torcia... queste credo io siano le migliori pro­messe!

- Vi sbagliate! Ciò che voi dite, co­sta molto e vale poco; le promesse che vi ho suggerito io, costano poco e valgo­no moltissimo... perché Dio cerca prima il cuore e poi il resto...

 

Vi faccio adesso qualche domanda sul terzo Comandamen­to della legge divina. Rispondete con sin­cerità. -

Terzo Comandamento - Santificate voi la festa?

- Finché è possibile... perché sono operaio e tante volte la festa passa come tutti gli altri giorni della settimana.

- Fate molta attenzione al giorno del Signore! Dice Iddio: « Ricordati di san­tificare le feste! » Ricordati significa « non dimenticarlo! » Ed innanzi tutto, andate alla Santa Messa nei giorni festivi?

- Ah, la Messa mi è sempre piaciu­ta! Sin da piccolo ho avuto il vizio di an­dare alla Chiesa e perciò di tanto in tan­to vado a Messa, per esempio a Natale, a carnevale, il Giovedì Santo, il giorno dei Morti... La domenica non sempre vado.

- Per carnevale, per il Giovedì San­to e per i Morti, non c'è l'obbligo di assi­stere alla Messa; invece c'è l'obbligo tut­te le domeniche e le altre feste comanda­te. Se tralasciate una sola Messa per col­pa vostra, commettete un grave peccato.

- Ed allora chi sa quanti peccati avrò fatti!

- Dunque andrete a Messa ogni giorno festivo; se non potete al mattino, approfittate la sera.

- Io la domenica lavoro sempre; ho tanto da fare nella bottega; faccio lavora­re anche i miei giovanotti.

- Prima di tutto dovete andare a Messa! Peccate voi e per colpa vostra peccano i vostri aiutanti.

- Ma per non perdere tempo, potrei fare diversamente. L'altra volta, era do­menica, e sentivo cantare alla radio. Do­mandai alla padrona della mia bottega: Signora, chi è che canta? - Si celebra la Messa a Firenze! - Io volli prestare at­tenzione. Era davvero la Messa! Il Pre­te predicava, la gente cantava, in seguito suonava il campanello io frattanto lavo­ravo nella bottega e potei sentire la Mes­sa. Potrei allora pregare la mia padrona che ogni domenica mi faccia sentire la Messa di Firenze.

- Questa Messa non è valida! Biso­gna essere presenti al Santo Sacrificio... E, quando andate a Messa, state con de­vozione in Chiesa, oppure chiacchierate?

- Ecco, dipende da chi mi sta vici­no. Se mi fanno parlare, è giusto che io risponda. Se vicino a me c'è un amico che da tempo non ho visto, naturalmente ci scambiamo qualche idea!

- Male! In Chiesa si prega!... E gli occhi li tenete a posto mentre siete nella Casa di Dio?

Ho capito!... Che cosa vuole!... Siamo uomini e guardiamo! Ora che sono grandetto non ci bado tanto ma quando ero più giovane andavo in Chiesa per guardare le donne!

- Meglio non andare in Chiesa quan­do ci si comporta così!... La Divinità in tal modo non si onora, ma si disonora.

- Ma non creda, Padre, che sia io solo a fare così! Quasi tutti gli uomini fanno questo in Chiesa! E non creda che le donne si comportino meglio di noi uo­mini!

- Tutto ciò è male! Davanti a Dio non vale la scusa: « Anche gli altri fanno così!... » E riguardo al lavoro, promet­tete a Dio di non offenderlo più. La dome­nica non si lavora! Iddio lo proibisce. Chi lavora di festa, commette un grave peccato e merita l'inferno.

- Dunque, se io lavoro di festa, an­drò all'inferno. E quello che non lavora mai e va a rubare, dove andrà a finire?

- All'inferno pure! Voi vi dannere­te perché mancate al terzo Comandamen­to ed il ladro perché manca al settimo « Non rubare ».

- Ma io lavoro per bisogno non per capriccio.

- Se avete una grave necessità... di­co grave necessità... allora se lavorate non offendete Dio. Ma se la necessità non è grave, peccate.

- Veda, Reverendo, ormai è per me un'abitudine il lavorare la domenica. La­voriamo quasi tutti nelle botteghe. In compenso mi riposo il lunedì; fa lo stesso.

- Non è così! Iddio prescrive il ri­poso nel giorno festivo e non all'indo­mani!

- Pazienza! Mi riposerò la domeni­ca!... Devo perciò rassegnarmi a diventa­re più povero!

- Lavorando la festa, vi siete arric­chito in passato?

- No!

- Non è il lavoro festivo che fa ar­ricchire; è la benedizione di Dio. Il lavo­ro della domenica è maledetto da Dio; quello che si guadagna la domenica, si perde il lunedì. Dunque, attenzione a non lavorare senza un grave bisogno; in tal caso, dovete lavorare a porta chiusa op­pure socchiusa, affinché nessuno abbia a vedervi e prendere scandalo.

- Ma questa legge di Dio è troppo delicata!

- È inutile discutere! Giacché Iddio ha dato il terzo Comandamento, bisogna osservarlo! -

 

Quarto Comandamento

- Avete portato rispetto ai vostri genitori?

- Sono già morti... e meno male!... - Come... meno male?... Non vo­levate loro del bene?

- Ecco come stanno le cose! Negli ultimi anni, siccome erano già vecchi, si rendevano insopportabili. Mi facevano montare in collera spesso ed allora non misuravo più le parole. Mi ricordo anzi che una volta nella rabbia diedi uno spin­tone a mia madre e la feci cadere a ter­ra. Essa pianse quella volta... Ma poi me ne pentii.

- Ed i vostri figli avete saputo edu­carli?

- Non m'interroghi su questo, per­ché i miei figli sono educatissimi. Lei s'informi con i vicini di casa! Fossero così educati anche i figli di tanti e tanti!... - Intendo parlare della educazione religiosa e morale.

- I figli miei sono moralissimi; mai al tribunale, mai una rissa, mai un diso­nore in casa!... Siccome ho avuto tre fi­gli, essendo pochi, ho potuto educarli be­none!

- Avete tre figli!... Ma è stato il Si­gnore che ve ne ha mandati così pochi, op­pure è stata colpa vostra?

- Reverendo, e come potrebbe tira­re avanti una famiglia, se ci fossero sette oppure otto figliuoli?

- Voi non sapete che impedire l'o­pera creatrice di Dio è uno dei più gravi peccati dell'umanità?

- Sarà!... Ma davanti al bisogno è inutile parlare!

- Allora, avete fatto male a sposar­vi! Potevate restare celibe e vivere in pace!

- Già, non sposarmi... Tutti i gio­vani sposano! Io però credo che il ve­ro peccato sia quando si procuri la morte ad una creaturina di otto o nove mesi.

- Questo è delitto! E’ omicidio! Ad ogni modo, o promettete a Dio di met­tervi in regola o non vi do 1'assoluzione!

-- Padre, ma lei è rigoroso! Che cosa importa a lei se io ho tre figli ovvero set­te? Agli affari della mia casa devo pen­sarci io.

- In questo momento io sono il Mi­nistro di un grande Sacramento; devo tu­telare la legge di Dio. A me importa nien­te se voi avete un figlio oppure dieci; ma poiché voi siete sposato, avete degli ob­blighi gravissimi davanti al Creatore. Se non volete ubbidire alla legge del Signo­re, la mia assoluzione resta invalida, an­zi commetterei io un peccato mortale se amministrassi male un Sacramento. De­cidetevi!

- Veramente... non sarei dispo­sto... Allora sarebbe meglio che io mi confessassi in seguito... fra tre o quattro anni!

- Confessarvi fra diversi anni?!... Ma siete sicuro di restare in vita? Non vedete come muoiono tanti che sono più giovani di voi? E ritornando fra qualche anno, avrete poi il pentimento del male fatto?... Se non c'è il vero pentimento, Iddio non perdona!... Purtroppo tante persone illuse fanno come dite voi; cre­dono che con Dio si possa scherzare!... Guai a queste anime!...

- Vedo che l'affare è più importan­te di quanto credevo! Ma come faremo in casa, se il Signore manderà un altro figlio?

- Dio è grande!... Osservate la sua legge ed avrete la sua benedizione!... Io conosco famiglie di operai con molti fi­gliuoli e vedo che stanno meglio di altre famiglie dove c'è un figlio o due.

- Ma veda, Padre, tutti fanno come faccio io! Vuol dire che tutti costoro an­dranno all'inferno?

- Se non si rimettono, si danneranno inesorabilmente! Dio è giusto! Guai a chi non vuole sottostare alla sua legge!

Il matrimonio è una croce; chi vuol cam­biare la croce in divertimento, perirà in eterno!

- Ebbene... mi metto nelle mani di Dio!... Speriamo che Lui mi aiuti!

- Bravo! Abbiate fiducia in Dio!... Rispondete ad altre domande! Avete pen­sato a fare battezzare subito i vostri figli?

- Uno fu battezzato subito, dopo tre o quattro mesi; gli altri due, un ma­schietto e una femminuccia, gemelli, furo­no battezzati dopo circa otto mesi, per il motivo che il padrino, mio compare, do­veva venire dall'America.

- Ritardare il battesimo di un me­se senza una grave ragione, o di due me­si senza una ragione gravissima, è pecca­to mortale. Il nostro Vescovo ora ha or­dinato di non far passare i venti giorni. E poiché il Vescovo nella propria diocesi può dare tali ordini, chi disubbidisce e reo di grave peccato.

- Ma tutte queste cose chi può sa­perle mai?

- Siete tenuto a saperle, perché nel­le Chiese si spiega tutto. La colpa è vo­stra, poiché non frequentate la Chiesa e non ascoltate la predica.

- Ha ragione!

- E i vostri figli ricevettero a sette anni la prima Comunione?

- Non saprei dirlo. La femmina si; da piccola andava in Chiesa con sua ma­dre e so che si comunicava. I maschi, se non sbaglio, si comunicarono il giorno del matrimonio.

- Male! Il padre deve interessarsi non solo di dare il pane materiale ai figli, ma di fare osservare al completo la legge di Dio in famiglia. Me se voi non avete pensato all'anima vostra, come potevate pensare a quella dei figli?... Vedete quan­ta responsabilità davanti al Signore! E quando i vostri figli erano ancora in casa prima di sposare, andavano a Messa la domenica?

- A questo dovevano pensarci loro! Che cosa c'entro io con i peccati dei miei figli?

- Il padre e la madre sono respon­sabili di queste trasgressioni dei figli, fin­ché costoro stanno nella casa paterna... A proposito dei vostri tre figli... li avete lasciati liberi nella scelta dello stato?

- Che significa?

- Forse i figli maschi volevano diven­tare Sacerdoti e la donna diventare Suo­ra, e voi vi siete opposto?

- I miei figli Preti?... Sono nemici dei Preti!... Neppure vogliono sentirne parlare! Altro che diventare Preti!

- E la figlia?

- La figlia sì!... Con l'andare sem­pre in Chiesa, le era venuta la voglia di farsi monaca. Mi ricordo che quando me ne parlò la prima volta, le diedi due schiaffi, soggiungendo: « Ti romperò la testa, se mi parlerai più di queste cose!... Devi sposare! » Essa non voleva andare a matrimonio; ma poiché a casa coman­do io, l'obbligai ad accettare la mano di un giovane. Da due anni è maritata e si­stemata; però non la vedo tanto con­tenta!

- Avete agito malissimo! Ne darete uno strettissimo conto a Dio!... Ormai non potete riparare il male fatto! Ricor­datevi che i genitori sono i custodi dei fi­gli e peccano quando violentano la loro libertà... Vi faccio ora delle interroga­zioni sul quinto Comandamento di Dio. Quanto vi domando, deve servire di ac­cusa e d'istruzione. -

 

Quinto Comandamento

- Conoscete voi che cosa prescriva questo Comandamento?

- Non saprei... con precisione. Io so che la legge di Dio consiste nel non fare male ad alcuno.

- Quinto Comandamento « Non am­mazzare! »

- Su questo ho niente da dire. Lei può risparmiarsi di farmi delle interro­gazioni.

- Tuttavia è giusto che vi chieda qualche cosa. Rispondete! Di certo non siete un assassino; non avete macchiato mai le vostre mani di sangue umano. A­vete tentato di togliervi la vita?

- Non tentato… tentato mai. Qualche vol­ta avrei voluto farlo, ma non ho avuto il coraggio; ho pensato ai figli ed alla moglie e mi sono trattenuto. In tutta la vi­ta mi è capitato due o tre volte, in mo­menti di scoraggiamento.

- Anche questo è peccato. La vita la dà Iddio e noi non possiamo toglierce­la. Essere già disposto a suicidarsi, davan­ti al Creatore costituisce un reato. Sap­piate ora che il prossimo si può ammaz­zare non solo con un'arma, ma anche col desiderio. Avete desiderato la morte a qualcuno?

- Io, Padre, sono buono come il pa­ne; ma quando vedo la prepotenza, non ragiono più! Una volta una guardia mi fece una contravvenzione... ma ingiusta­mente. L'avrei ammazzato... non so co­me mi sia frenato! Se non fosse stato per timore della galera, quella volta avrei commesso qualche sciocchezza.

- Chiedete perdono a Dio di questa mancanza!... Avete goduto del male al­trui?

- Del male degli amici mi dispiac­cio, come di male personale; ma quando capita una disgrazia a chi mi ha offeso, ne godo immensamente! A proposito: quella guardia della contravvenzione eb­be distrutta la casa dalle bombe. Quan­do io lo seppi, ne provai tanta gioia ed esclamai: Se quella bomba fosse stata più giudiziosa, avrebbe dovuto cadere sul­la testa della guardia!

- Tutto ciò è peccato mortale!

- E perché? Forse la guardia non mancò prima verso di me? Auguro il be­ne a chi mi fa del bene e desidero il male a chi mi fa del male!

- Gesù Cristo però dice diversa­mente: « Fate del bene a chi vi fa del male ». « Perdonate a chi vi offende »... « Pregate per chi vi perseguita ». Voi in­vece fate il contrario.

- Dunque, secondo lei, io dovrei be­neficare quella guardia... quasi quasi do­vrei dirgli: Grazie della contravvenzio­ne!... ? Ah, questo è troppo! Non posso dimenticare l'offesa ricevuta e finché sa­rò in vita lo odierò! Lo merita!

- Ed io non posso darvi l'asso­luzione.

- Per qual motivo?

- Perché Gesù Cristo dice: « Se non perdonerete con tutto il cuore al vostro fratello, cioè al prossimo, neppure il Pa­dre vostro Celeste vi perdonerà i pec­cati!

- Ma lei, Padre, comprende quale sacrificio sia perdonare ad un nemico?... È un sacrificio che non si può fare!

- Giacché Dio lo comanda, si può e si deve fare! Anche Gesù fu messo in croce innocentemente; avrebbe potuto vendicarsi facendo morire sull'istante i suoi crocifissori, eppure li perdonò e pre­gò per loro.

- In pratica che cosa dovrei fare? - Dovete togliere dal vostro cuore ogni odio ed ogni rancore; dovete pre­gare per lui; non desiderargli male; e se si presentasse l'occasione di fargli un be­ne, siate generoso!... Dovete amare il vostro prossimo!

- Ed io dovrei fare sì grande sacri­ficio per amore di quella guardia?... - Non tanto per amor suo, quanto per amor di Dio, perché Dio ve lo co­manda.

- E pazienza... sia per amor di Dio!

- Avete mandato delle impreca­zioni?

- Naturalmente! Escono dalla bocca per abitudine!

- Qualche volta le mandate con tut­to il cuore?

- Secondo i casi; però certe volte me ne pento.

- Non imprecate mai contro alcuno! Dio lo proibisce. Vi piacerebbe se altri imprecassero contro di voi?

- Non può piacermi!

- E perciò non fate agli altri ciò che non vorreste fosse fatto a voi... Avete dato dei cattivi consigli?

- Sempre buoni consigli!... Non è giusto consigliare il male!

- Eppure, se non si fa attenzione nel parlare, si potrebbe macchiare l'ani­ma di qualche cattivo consiglio. Siccome è tanto che non vi confessate, procurate di richiamare alla memoria qualche parola... o suggerimento... o persuasio­ne... che abbia spinto gli altri a peccare. - ...Si... già ricordo qualche cosa... ma credo che si tratti di sciocchezze. - Dite pure ciò che ricordate!

- L'altra volta venne in bottega un mio compare; era afflitto perché la mo­glie l'aveva tradito. La donna andò via dal paese con un amante. Poveretto, qua­si piangeva! Mi disse: « E come faccio a vivere da solo? » Io, per fargli un bene, per sistemarlo, gli risposi: « Non ti pre­occupare! C'è la tale signora... la quale fu lasciata dal marito. Pigliala tu in casa e sarà tua moglie ». Difatti, il mio consi­glio fu benedetto da Dio. Tanto lui quan­to lei ora sono contenti; si amano immen­samente. Ah, quando si tratta di fare un bene, mi presto sempre!

- Quanto avete suggerito è stato un male gravissimo! Darete a Dio conto del cattivo consiglio!

- Cattivo consiglio?... Come?...

Ho sistemato due persone, togliendole dalla strada!...

- La vostra ignoranza religiosa è causa di tanto male. Quando una donna è abbandonata dal marito e va a convive­re con un altro uomo, diventa adultera. Finché il vero marito è in vita, la don­na deve restare sola. Tale insegnamento l'ha dato Gesù Cristo.

- Quando è così ho sbagliato; ma io l'ho fatto per bene... perché tutto ciò che faccio, non è mai per male.

- Ricordate qualche altro cattivo consiglio?

- Già! A proposito di marito e di moglie, mi viene in mente un'altra co­setta. L'anno scorso, passeggiando con un amico, si entrò in argomenti familiari. Diceva l'amico: Sono disperato! Ho set­te figli e fra non molto ne avrò un altro!

- Stupido, gli risposi, come fai a vi­vere con otto figli... in questi tempi?... La colpa è tua!... Fa' come me: Due o tre figli, al massimo, e basta! - Ma come potrei fare, soggiunse l'altro, se ormai i figli sono grandetti?... Dovrei ammaz­zarli ed andare in galera? - No, risposi io; i grandetti che ormai ci sono, restano; ma l'ottavo figlio, fallo sparire. Nessuno lo saprà. - Difatti il mio amico seguì il mio consiglio e dopo qualche mese venne a ringraziarmi.

- E questo consiglio non vi pare cat­tivo?

- Sì... e no... Povero uomo, come faceva a vivere con otto figli?...

- Voi siete reo di un delitto davan­ti a Dio! Se non aveste dato quel catti­vo suggerimento, il delitto non sarebbe avvenuto.

- Ma che delitto! Era un bambino di quattro o cinque mesi!

- Anche di un mese, anche di un giorno o di un'ora... è sempre un delit­to, come è delitto uccidere un giovane o un vecchio. Voi per questo cattivo con­siglio avete una scomunica addosso, che soltanto il Vescovo potrà togliervi; il vo­stro peccato può assolverlo soltanto il Vescovo.

- Come sarebbe a dire?

- Poiché uccidere i bambini è un delitto, i Vescovi colpiscono di scomuni­ca sull'istante chi uccide un bambino, chi aiuta ad uccidere e chi ha dato il catti­vo consiglio. Meno male che siete venu­to da me per confessarvi, poiché il Ve­scovo, per favore particolarissimo, mi ha dato tale facoltà, che non hanno gli altri Sacerdoti del paese... Non credo che ab­biate dato altri consigli cattivi!

- Mentre si parla, vengono in men­te altre cose! Ricordo anche che più di una volta ho consigliato a dei giovanotti di fare la fuga con la fidanzata e sconsi­gliai ad un ragazzo di farsi Prete. Era buono il ragazzo ed intelligente; avrebbe voluto andare in seminario per studiare; ma tante cose gli raccontai, finché gli fe­ci perdere la voglia di diventare Sacerdo­te. Ora è uno scavezzacollo, ha preso la cattiva piega e mi pento del consiglio da­togli.

- E questo è il Comandamento che volevate saltare! Vi sembrava cosa inu­tile che io vi facessi delle interrogazio­ni!?...

Passiamo ad altro punto della legge di Dio.

 

Sesto e nono Comandamento

- Avete peccato di disonestà?

- Un momento!... Che cosa impor­ta a lei di queste cose?... Non è giusto fare tale domanda!... Certe cose... non si confessano!

- Amico mio, pretendete di saperne più del Sacerdote? Se non, fosse necessa­rio, non vi rivolgerei simile domanda!... Conoscete il sesto Comandamento?

- Io non lo conosco!

- Ve lo dico io: « Non fornicare » o non commettere disonestà. E v'insegno anche il nono Comandamento: « Non de­siderare la donna degli altri », fuggire cioè anche i cattivi pensieri ed i cattivi desideri. Come bisogna confessare le man­canze fatte contro gli altri Comandamen­ti, così si devono confessare le disonestà.

Ma io vi chiedo: Perché avete difficoltà a manifestare questa specie di peccato? - Ecco, la mia difficoltà è che pro­vo vergogna a confessare certe cose e non saprei come dirle!

- Si deve provare vergogna a fare questi peccati e non a confessarli. Per la maniera di esprimervi, non preoccupate­vi; state attento alle mie domande. Vi siete fermato volentieri a pensare o a de­siderare ciò che Dio proibisce riguardo alla moralità?

- Eh, Padre, siamo uomini... la te­sta lavora sempre!... Ora ho i miei anni sulle spalle e questi pensieri non sono frequenti; ma sino ai quarant'anni, tali pensieri e desideri erano frequentissimi. Però pensieri e non altro!... Che cosa vuole, si guarda ovunque, si vedono cose e persone attraenti... e siccome non sono fatto di legno... corro dietro al pensiero! Non facendo male ad alcuno, guardando ed anche desiderando, credo non abbia peccato.

- Dovreste leggere il Vangelo! Di­ce Gesù Cristo, rivolgendosi agli uomini: Se qualcuno avrà guardato una donna per fine cattivo ha già peccato nel suo cuore!

- Ed allora di tali peccati quanti ne avrò sulla coscienza?... Certamente più dei capelli della mia testa!

- Custodite i vostri occhi!... Non dimenticate che gli occhi sono le finestre per cui entra il demonio nell'anima!

- Ma ogni sguardo ed ogni pensiero contro l'onestà è peccato?

- Se voi fate questo distrattamente, senza riflettere... non siete responsabile; ma se vi accorgete di ciò che fate o pen­sate e volete fermare nella vostra mente ciò che Iddio vieta, commettete un pec­cato mortale volta per volta. Perciò vi dico di stare vigilante!... Avete frequen­tato locali pericolosi o cattive compa­gnie?

- Io fuggo sempre la mala gente; per questo sono vissuto sempre onorato. - Chi sa... da giovane... da militare... siete andato per certe strade... siete entrato in certe case?

- E certamente!... L'ho consigliato anche ad altri!

- Dovreste piangere in questo mo­mento a lacrime di sangue il male ope­rato! Umiliatevi davanti a Dio e propo­nete fermamente di cambiare condotta a tale riguardo!... Avete tenuto discorsi disonesti o scandalosi?...

- Eh, Padre, chi sta nel mondo di che cosa deve parlare? O si parla di denari o si parla di cose disoneste. Ma non creda che sia io solo a fare simili discor­si! Tutti indistintamente, uomini e don­ne, anzi più le donne che gli uomini!

- Da molto tempo avete presa la pessima abitudine del turpiloquio?

- Da ragazzo!... Il mio primo mae­stro in questa materia fu il padrone, dal quale andavo a lavorare.

- Avete qualche volta parlato scan­dalosamente alla presenza di ragazzi? - Eh, i ragazzi!... Ma se ne sanno più dei vecchi! Soltanto un paio di vol­te nei parlai davanti a due ragazzetti, fra­telli; costoro non conoscevano niente ed io per primo feci loro l'istruzione...

- Cioè, per primo li avete scandaliz­zati! Ma sapete che dice Gesù Cristo in proposito? « Guai a chi dà scandalo! Sa­rebbe meglio che si legasse al collo dello scandaloso una macina da mulino e fosse precipitato nel mare »! E questo « guai » Gesù Cristo l'ha pronunziato per voi!

- Ed allora prometto di non tenere più discorsi disonesti alla presenza degli innocenti!

- Di non farne mai assolutamente, se no assoluzione non ne avrete!

- Ma se io parlo di certe cose... da­vanti a chi ne sa più di me, che male po­trebbe esserci?

- È sempre un peccato! Parlando, si pensa; dietro al pensiero viene il desi­derio. E non vi ho detto che pensieri e desideri cattivi sono peccati? E poi... quelli che vi ascoltano, siccome non so­no fatti di legno, anche loro peccano... e più sono coloro che ascoltano, più grave diventa la colpa di chi parla!

- In pratica come dovrei comportar­mi?

- Mai tenere cattivi discorsi, mai ascoltarli volentieri, fuggire la compagnia di chi vomita fango dalla bocca e se qual­cuno si permettesse di parlare vergogno­samente alla vostra presenza, rimproverar­lo, senza paura della critica!

- Lei, Padre, è troppo rigoroso!... Dà tanta importanza alle parole!... Ma le parole... sono parole!... Non credo che Dio sia così esigente come lei!

- Non lo credete? Ecco ciò che Ge­sù Cristo insegna nel Vangelo: « Di ogni parola oziosa che gli uomini avranno det­ta, daranno conto di essa nel giorno del giudizio »!

- Vedo che le cose vanno per il sot­tile... e povero me!

- Non scoraggiatevi!... Se voi da piccolo foste stato educato cristianamen­te e custodito, se aveste frequentato i Sa­cramenti da ragazzetto... non avreste ora alcuna meraviglia delle mie istruzioni. L'albero da piccolo si raddrizza!

- Ha proprio ragione!

- Avete letto libri cattivi... roman­zi immorali?

- Ecco: frequentai la terza elemen­tare ed ho poca istruzione, però mi è sempre piaciuto leggere. Ho letto assai e qualunque cosa.

- Vi è capitato tra le mani qualche libro scandaloso?

- Diversi e diversi; ma non erano miei; me li davano in prestito. Libri di mia proprietà ne tengo solamente tre. - Sono buoni?

- Sono istruttivi! Certamente non possono andare in mano a ragazzi ed a giovanotti; sono libri per persone spo­sate.

- Contengono forse istruzioni diso­neste?

- Sicuro!... Però, li tengo conserva­ti nel cassetto e li presto soltanto a que­gli adulti.

- Sappiate che è grave peccato il leg­gere libri immorali ed anche il prestarli. - Dato che è così, non li presterò più ad alcuno; li terrò conservati sotto chiave.

- Dovete bruciarli! È anche peccato tenere conservato un libro cattivo.

- E la ragione quale sarebbe?

- Leggendo un libro cattivo, sorgo­no subito brutti pensieri e desideri; e questo è male. Tenendo conservato un tale libro, può venire la voglia un giorno o l'altro di andarlo a prendere e legger­lo; è una forte tentazione; è come un ser­pente sotto il guanciale!... Ora domanda­te perdono a Dio dei peccati fatti con la cattiva lettura e dei peccati che hanno commesso coloro ai quali avete prestato i libri cattivi; tanti ne avete prestati e tanti peccati avete nell'anima...

Vi rivolgo una domanda che può ri­guardare il passato: Siete stato amante dei balli?

- Ora non ci penso più; ma sino a trent'anni, il ballo era la mia passione!

- Nel ballo mettevate voi una certa malizia?

- Eh, da giovanotto, quasi sempre!... Che cosa vuole, è la gioventù che gode la vita!...

- Iddio vi perdoni il male opera­to!... Avete assistito a cinema immorali ed a varietà?

- Anche questa è una forte abitudi­ne mia!... Ogni sera della domenica, se non vado al cinema, non mi pare festa!

- Potreste risparmiare il denaro ed andare in Chiesa ad ascoltare la predi­ca!... Almeno, avete avuta l'attenzione d'informarvi se un film era buono o cat­tivo?

- Ah, le pellicole che vedo io, sono tutte buone e belle! Sono un capolavoro. Mi diverto tanto.

- E non vi è capitato mai di trovar­vi davanti a certe scene... a certi qua­dri... che hanno molestato la vostra mente... di avere assistito insomma a qualche rappresentazione poco morale? - Ho capito! Padre, nel cinema oggi non possono mancare queste cose; quando ce n'è poche di tali scene e quan­do sono continue... Alle volte ho senti­to certi spettatori esclamare: « Vergo­gna!... Io vado fuori da questa sala!... Queste sconcezze non si presentano al pubblico »

Ciò hanno detto gli altri! E voi cosa avete detto?

- Io?... Niente!... Sono rimasto a guardare ed a godere!... È per questo che si va al cinema... per godere! Sic­come uomini e donne sono attratti da que­ste scene... ecco perché i cinema sono sempre pieni zeppi!

- Non vedete che queste pellicole so­no immorali?... Non andateci!... Quando siete sicuro che qualche volta un film è visibile a tutti, allora andate. Ma ri­cordatevi che meno si va al cinema e me­glio è.

- Ma se tutti facessero così, le sale cinematografiche tante sere resterebbero vuote!... Il povero impresario perdereb­be le spese!

- Meglio così!... Si guadagni il pa­ne in altro modo! I gestori delle rappre­sentazioni indecenti commettono enormi peccati, perché rovinano la moralità del popolo. Se uno di costoro venisse da me per confessarsi... gli negherei l'assolu­zione. I cinema oggi sono l'anticamera dell'inferno! ...

- Ricordatevi, per concludere sul se­sto Comandamento, di rispettare il vo­stro corpo, trattandolo come trattereste un vaso sacro, come rispettereste il Ca­lice della Messa!

- Ora ho capito tante cose, Padre!... Lei ha ragione!... Ma se si dovesse stare nel mondo come dice lei... guardarsi da certe cose... evitare certi discorsi... non leggere libri immorali... ballare sen­za malizia... fuggire i cinema... che vi­ta sarebbe la nostra?... Nel mondo ci vuole il godimento!

- Il godimento lecito sì; l'immora­le, no!... Siamo in questa terra per sal­varci l'anima, seguendo gl'insegnamenti divini. Per seguire Gesù Cristo ed andare in Paradiso è necessario fare dei sa­crifici, diversamente c'è l'inferno... il fuoco eterno!

- Allora tutti coloro che si dànno ai sopraddetti divertimenti, andranno all'In­ferno?

- Se non la smettono e non ritorna­no pentiti a Dio, si danneranno inesora­bilmente!

- Ma che vuole, Reverendo, il mon­do è fatto così! Iddio stesso l'ha voluto fare in tal modo!

- Non è vero!... È la malvagità umana che perverte certe cose!... Ed il Signore maledice il mondo per le sue di­sonestà! Disse un giorno Gesù Cristo: « Guai al mondo per i suoi scandali! È impossibile che lo scandalo non avvenga; ma guai all'uomo per colpa del quale av­verrà lo scandalo! » Avete sentito cosa dice il Signore?... Chi vuole andare in Paradiso, viva nel mondo senza infan­garsi!

 

Settimo e decimo Comandamento

- Cambiando argomento, vediamo se c'è qualche mancanza nella pratica di que­sto punto della legge di Dio.

- E che cosa dice il settimo Coman­damento?

- « Settimo: Non rubare! »

- Ah, questo è troppo!... Fare a me delle domande per sapere se abbia ruba­to!?... Non c'è in paese un operaio più onesto di me. Rubare? Giammai!... Po­vero sì ma ladro mai!... Io guadagno il pane con queste mani benedette!

- Avete ragione! Tuttavia... qualche domanda devo farla! È sempre per vostro bene.

- La faccia pure... ma troverà la mia coscienza pulita! Io a questo riguardo mi sento puro come Maria Vergine... togliendomi i peccati!

- Voi sapete che i ladri non sono soltanto quelli che stanno in prigione; la maggior parte dei ladri è in libertà. Non deve considerarsi ladro solamente colui che ruba a mano armata, ma è ladro an­che chi froda il prossimo nella roba. Det­to ciò rispondete: Avete lavorato con coscienza?

- Sempre coscienziosamente!

- Avete fatto pagare il vostro lavo­ro più del giusto?

- Ecco, io mi comporto così: Viene un cliente bisognoso? Gli domando poco. Si presenta un ricco? Deve costui pagare per sé e per quelli che hanno pagato poco.

- Non è esatto! Fate bene, potendo, ad aiutare i bisognosi; non è giustizia domandare al ricco ciò che non vi de­ve... E la merce che vendete, i lavori che eseguite, subiscono delle alterazioni o falsificazioni?

- Necessariamente!... Se non s'im­broglia un po' nella vendita, come si può vivere? Del resto tutti fanno così! Si ven­de il vino? Si allunga con l'acqua... Si vende la farina di frumento? La si me­scola con qualche cosa di estraneo. Si confeziona un paio di scarpe? Nella so­latura si falsifica un poco. Il cliente non può accorgersi, perché esternamente il la­voro è in regola.

- E questo non vi pare furto? Se vi dessero denaro falso in compenso del la­voro, che cosa direste voi?

- Mi ribellerei!

- Dunque, state attento a non im­brogliare la gente!... Vi è capitato qual­che sbaglio nel dare il denari, o nel ri­ceverlo?

- Difficilmente; e quando ciò è av­venuto, ho ringraziato Dio della provvi­denza avuta.

- Questo è rubare!

- Ma, Padre, mi danno per sbaglio un po' di denaro in più ed io devo ri­darlo?... Faccio conto di non essermene­ accorto - Una volta presi in un negozio un paio di pantaloni e stavo per pagarli; sic­come c'era molto concorso di clienti, ve­dendo che io ero inosservato, andai via senza pagare...

- Malissimo!

- Ma questi negozianti ne rubano tanto denaro!... Fanno pagare la merce un occhio!

- Se sono ladri loro, non dovete es­sere ladro voi!... Avete restituita la ro­ba trovata?

- Io non trovo mai niente! Una o due volte mi è avvenuto di trovare qual­che biglietto da mille e l'ho restituito al padrone. Una volta soltanto, molti anni fa, cadde il portafoglio ad un mio cliente dentro la mia bottega. Siccome in quei giorni avevo bisogno di danaro, volli ap­profittare. Però, Padre, trovai poche mi­gliaia di lire solamente. Rimasi deluso! Speravo di trovare molto di più!

- Questo è furto!... Avete fatta qualche altra ingiustizia, ad esempio, nel peso?

- Nella mia bottega si lavora sem­plicemente; non si pesa niente. Ma una ventina di anni addietro avevo una pic­cola rivendita ed ordinariamente nel pe­so imbrogliavo; però roba da poco! I pesi erano doppi; quando venivano ragazzi o persone semplici, mettevo i pesi falsi. Nessuno si accorse mai del trucco... per­ché io sono intelligente e so fare bene le mie cose!

- Di altre ingiustizie ne avete com­messe... ad esempio... viaggiando... comprando merce a conto di altri... ecc.... ?

- Riguardo ai viaggi sto attento; ma quando posso fare a meno di pagare qualche biglietto, per incuria del bigliet­taio, lo faccio volentieri. A proposito di compra a conto di altri, un amico mi die­de una volta cento mila lire per com­prargli un vestito in città. Potei averlo per ottanta mila e così guadagnai venti mila lire.

- Anche questo è rubare!... Avete dato denaro in prestito durante la vostra vita?

- Al presente cerco chi possa pre­starlo a me. Siccome verso i trent'anni le mie faccende andavano a gonfie vele, misi da parte circa un milione di lire. Mia moglie mi consigliò di fare fruttare il de­naro dandolo in prestito. Credo che in ciò non ci sia male!

- E quanto interesse avete richie­sto?

- Quello che vuole la Santa Chiesa. Sempre il giusto... mai approfittare. Mi davano il dieci per cento.

- Ogni anno?...

- Per carità!... ogni tre mesi!

- Dunque non è più il dieci per cen­to; è il quaranta per cento annuo; è pec­cato mortale fare così!... È peggio che andare a rubare.

- Ma, meno di tanto non si poteva domandare!

- Allora è meglio non prestare de­naro!... Di tutte queste ingiustizie chie­dete perdono a Dio e dovete riparare il male recato al prossimo. Se conoscete qualcuno che avete frodato, compensatelo in qualunque modo o col denaro o con il lavoro... Se non potete ora, fate ciò quando sarete in grado di farlo.

- Ma quando gli altri frodano me, non vengono a ripararmi il danno... E devo farlo io?

- Non c'è via di mezzo: o restitu­zione o dannazione. E se non avete la vo­lontà di riparare le ingiustizie, non posso darvi l'assoluzione.

- Ma quello che ho fatto io lo fan­no tutti. Il commercio è così.

- Se sono ladri gli altri, non avete il diritto di esserlo voi. Dunque pro­mettete.

- E pazienza... promettiamo...

- Rispondete ancora a questa doman­da: siete contento del vostro stato op­pure agognate la ricchezza altrui?

- Padre, questa domanda è curio­sa!... Certamente che non sono contento del mio stato... Io abito in una piccola casa e quel ricco in un grande palazzo!... Io devo nutrirmi di pane e legumi e quel­l'altro fa pranzi prelibati!...

- Desiderare di avere il necessario o di migliorare decentemente la propria condizione, non è peccato. Desiderare il superfluo, non è giusto!

- Ma intanto i ricchi se la godo­no!...

- Sarà! Potranno godere un po' di anni... ma poi daranno conto a Dio! Di­ce Gesù Cristo: « Guai ai ricchi!... È più facile che un cammello passi per il bu­co di un ago, che un ricco entrare in Para­diso! »

- Veramente è così! Meritano l'in­ferno! Non lavorano, si dànno a tutti i piaceri, sprecano il denaro nel lusso e non vogliono fare la carità!

- Non tutti però sono così

- Tutti indistintamente!... Ne cono­sco tanti.

- Dunque, voi contentatevi di ave­re la salute, una casetta per abitarci ed una bottega per lavorare. Guardate coloro che stanno peggio di voi!... Anche Ge­sù Cristo fu povero operaio. Non dimen­ticate che morendo non si porta niente al­la tomba!…

- Esaminiamo la vostra coscienza sull'ottavo Comandamento che sarebbe l'ultimo, secondo le interrogazioni da farvi. -

 

Ottavo Comandamento

- Di che cosa tratta questo Coman­damento?

- Ottavo: « Non dire falsa testimo­nianza! »

- Oh! E’ il Comandamento che più mi piace!... Reverendo, gliel'ho detto al primo incontro: Mai ho fatto una falsa testimonianza! Mai sono stato in tribuna­le!... e neppure mio padre ed i miei fi­gli!... Vuole fare lei interrogazioni su questo Comandamento?

- Le farò... perché non solo è pec­cato la falsa testimonianza in tribunale, ma anche altrove.

- Allora, domandi pure! Sono sicu­ro che almeno nell'ultimo Comandamen­to non avrò nulla da rimproverarmi.

- Siete un uomo sincero?

- Sincerissimo! Io sono « Santa Chia­ra di Napoli »!

- Dite qualche volta delle bugie... nel lavoro... in famiglia... tra gli amici?

- Reverendo, se la menzogna si di­ce, non si dice mai per male, soltanto per fare un bene. E le bugie mie sono scioc­chezze... bugie di bottega!

- La bugia non è mai lecita. Se qual­che volta non è prudente dire la verità, si tace.

- Lei deve comprendere che se noi operai non diciamo bugie ai clienti, la no­stra bottega muore.

. - Avete giurato sulla bugia?

- Spesso. Ma sempre per piccolezze.

- Giurare sulla menzogna, avverti­tamente, anche su piccolezze, è un grave peccato.

Se non giuro, nessuno mi crede. Devo giurare necessariamente. Ed an­ch'io obbligo gli altri a giurare, quando mi assicurano qualche cosa che temo sia falsa.

- Fate male a richiedere con facilità il giuramento degli altri, perché li mettete in pericolo di giurare falsamente...

Ave­te calunniato qualcuno?

- Mai!... Chi calunnia, fa malissimo!

- Poiché sono tanti anni che non vi confessate, procurate di ricordare meglio qualche mancanza forse commessa.

- La mia coscienza è libera. Mai ho incolpato qualcuno innocentemente.

- Avete manifestato agli altri qual­che grave colpa occulta del prossimo?

- Questo può capitare! Però io par­lo sempre di cose che ho visto con gli oc­chi miei... cose viste e toccate con mano. Ad esempio, tempo addietro mi accorsi che un uomo entrava a sera inoltrata in una famiglia, attigua alla mia. Risolvetti di osservarlo e diverse volte mi accorsi che non si comportava rettamente. Quan­do fui sicuro del fatto, siccome non ho peli sulla lingua, prima ne parlai in casa, poi nella bottega ad alcuni clienti e con qualche settimana la contrada era inr­mata di tutto.

- Avete fatto un grave peccato.

Quell'uomo aveva mancato; però il suo fallo era nascosto; voi non avevate il di­ritto di pubblicarlo...

- Ma erano cose sicure... constatate più volte con i miei occhi!

- Non importa... Piacerebbe a voi se altri rendesse pubblica una mancanza, che voi aveste commessa nel segreto?

- Non mi piacerebbe.

- Dunque... non bisogna fare agli altri ciò che non vogliamo sia fatto a noi...

Avete rapportato a qualcuno il male udito contro di lui?

- Sempre per bene!... Un tale par­lava male di un mio amico e ne diceva delle grosse. Io, per benevolenza verso l'amico, andai a raccontargli tutto... ma sempre per bene! Mi ricordo però che una volta un tale, cui avevo riferito le cose udite contro di lui, si arrabbiò for­temente, andò in cerca del mormoratori e gli diede uno schiaffo; questi prese il coltello per vendicare lo schiaffo... e me­no male che accorse gente, se no sarebbe potuto capitare qualche delitto!

- Sempre per bene... è vero? Pen­sate ciò che insegna lo Spirito Santi. Hai udito qualche cosa contro il tuo fra­tello? Lasciala morire in te!

- Ed i se­greti avete saputo custodirli?

- Ah, noi uomini non siamo come le donne! Quando mi confidano un se­greto, resta sempre segreto. Al massimo lo confido a mia moglie, oppure a qualche amico.

- Ma voi siete sicuro che vostra mo­glie o l'amico conservino il segreto?... Quando vi fanno una confidenza, non do­vete parlarne con nessuno!... Avete so­spettato o giudicato male il prossimo?

- Se uno non sospetta, facilmente vie­ne messo nel sacco. Io sospetto... sem­pre per bene... e così cado sempre in piedi... Nessuno agisce con sincerità; si mostrano quattro facce... ed è necessario pensare il male.

- Non è lodevole la vostri condot­ta. Quando avete una giusta ragione per sospettare, non è male il farlo; ma senza un motivo plausibile non è lecito sospet­tare e peggio ancora giudicare male. Dice Gesù Cristo: « Non giudicate e non sa­rete giudicati; non condannate e non sa­rete condannati. Con la stessa misura con cui misurate agli altri, sarà misurato a voi ». Volete essere condannato da Dio?

- Per carità!

- Allora pensate bene del vostro prossimo. Promettete ora a Dio di esse­re più vigilante nell'osservanza dell'Ot­tavo Comandamento e specialmente pro­ponete di evitare la mormorazione e di non ascoltare volentieri chi mormora. Chi parla male, ha il demonio nella boc­ca; e chi ascolta volentieri, ha il demonio nelle orecchie...

Così abbiamo terminato le interro­gazioni sui Comandamenti di Dio. Ora si dà uno sguardo fugace ad alcuni Pre­cetti generali della Chiesa.

- Misericordia!... Ancora peccati ci sono?... C'è da perdere la testa!

- C'è niente da perdere... Tutto da guadagnare. -

 

I Precetti della Chiesa

Il primo Precetto è stato già esamina­to, quando vi ho interrogato sulla Messa festiva. Il quarto Precetto non vi riguar­da tanto, perché siete povero e non avete mezzi di aiutare la Chiesa. Il quinto a voi non interessa più, perché siete già sposa­to; mi fermo sul secondo e sul terzo.

ASTINENZA E DIGIUNO

- Avete mangiato carne nei giorni proibiti ed avete tralasciato il digiuno nei giorni prescritti?

- Queste cose non le ho mai capite.

- Ve le spiego io. Si tratta di dispo­sizioni che dà il Papa, Capo della Chiesa Cattolica.

Il venerdì non si mangia la carne, o il sanguinaccio o le interiora degli animali a sangue caldo. Però, si può supplire in quel giorno con qualche altra opera buona.

In Quaresima non si mangia la carne in tutti i venerdì e nel giorno delle Ceneri, cioé l'indomani di carnevale, che è pri­mo giorno di Quaresima.

Sino a quattordici anni compiuti non si è tenuti ad osservare questa legge eccle­siastica. Dopo i quattordici anni questo Precetto non ha limite di età.

Sono esenti gli ammalati e quelli che hanno qualche grave motivo. Ma in que­sto caso si consiglia supplire con qualche altra opera buona.

Il digiuno è prescritto due volte l'an­no: il giorno delle Ceneri ed il Venerdì Santo. E’ tenuto al digiuno chi ha compiu­ti i ventuno anni di età, sino ai cinquan­tanove anni compiuti. Ne sono dispensati gli ammalati, chi è troppo debole e chi ha lavori molto faticosi. A costoro si consi­glía supplire al digiuno con qualche altra opera buona.

Può digiunarsi così: a colazione è per­messo, a chi ne sentisse il bisogno, un leg­gerissimo cibo. Il caffè non rompe il di­giuno. A pranzo è permesso tutto, in quantità e qualità, tranne la carne. La cena sia molto moderata. Si può invertire il pranzo con la cena.

Come vedete, è facile fare queste pic­cole penitenze.

- Ora che lo so, starò attento. E poi, c'è mia moglie che sa tutte queste cose e sa ricordarmele.

- Avete abusato nel bere vino?

- Lei, Padre, tocca un tasto delicato! Per noi operai il vino è come il latte per i bambini! Non è colpa mia se bevo un po' troppo; è il bisogno. Del pane po­trei farne a meno; ma fare a meno del vino?!...

- Bevete tanto da ubriacarvi?

- Sino a questo punto, no!... Sto al­legro! Qualche volta agli amici sembro troppo allegro ed allora qualcuno mi prende a braccio e m'accompagna a casa.

Ma quando sono allegro, non faccio del male ad alcuno. Giunto a casa, mi corico e tutto finisce.

- Fate attenzione a quanto vi dico: Un po' di vino non è male il berlo; il trop­po è male. Quando arrivate a perdere la ragione a motivo del troppo vino e non siete più padrone di voi stesso, offendete gravemente il Signore.

- Starò più attento... e così spenderò meno denaro. Ah, che brutto vizio... lo vedo anch'io! Lei, Padre, mi compati­sca! Sa perché ho bevuto molto vino?... Perché ho avuta molta sete! Spero di es­sere più moderato.

- Ammiro e lodo la vostra buona vo­lontà... -

 

TERZO PRECETTO

- Su questo Precetto sorvolo. Già vi ho fatto le necessarie interrogazioni al principio della Confessione.

- A dire il vero, non ricordo che cosa ordini tale Precetto.

- Confessarsi almeno una volta l'anno e comunicarsi almeno a Pasqua.

- Già, questo me l'ha detto! Dunque, ogni anno dovrò confessarmi e comunicar­mi. Soltanto una volta l'anno... è vero?

- No, soltanto! Ma almeno! Almeno significa che è meglio ricevere spesso que­sti Sacramenti. Più si lava la faccia e più pulita rimane. Provate a stare un anno senza lavarvi!... Come diventerà il vo­stro viso?

- La pulizia è necessaria; la faccia non può stare lungo tempo senz'acqua. Quando ci si lava, si toglie la polvere ed il grasso e l'uomo respira meglio; anche quando la faccia è pulita, ci si lava per rinfrescarsi e si sta meglio in salute!

- Benissimo!... Quello che fate per il vostro viso, fatelo anche per l'anima. Quando vi confessate, pulite la vostra co­scienza, rinfrescate lo spirito, vi sentite meglio. Avete visto quanti peccati aveva­te nell'anima? Ho trovato la vostra co­scienza come una faccia che da molti an­ni non è lavata. Confessatevi spesso, dun­que, ad esempio, nelle feste principali del­l'anno, o nei Primi Venerdì del mese. E così potrete comunicarvi con frequenza. È così bello ricevere Gesù!

- Aggiungo anche questo che, come c'è il grave obbligo morale di ricevere Gesù nel tempo di Pasqua, c'è anche il grave obbligo di ricevere la Comunione come Viatico in fine di vita. La responsabilità è del malato e dei familiari.

- La vostra Confessione è finita. Sie­te stato sincero, oppure per vergogna avete nascosto qualche grave peccato? Se così fosse, mentre siete in tempo, ripara­te; se no la vostra Confessione diventa sacrilega, poiché Dio non vi perdonerà né il peccato nascosto né quelli confessati.

- Non credo che ci siano altre man­canze! Lei ha saputo tirarmeli tutti i pec­cati, come se avesse avuto le tenaglie.

- Ed allora disponetevi all'assolu­zione.

 

ASSOLUZIONE

- Pensate, mio caro, quante offese ave­te recate al Signore! Avete messo in Cro­ce Gesù e gli avete ferito il Cuore!... Ma Gesù è buono e vi perdona. Scenda il suo Sangue a lavare l'anima vostra e promettete di non peccare più. Baciate intanto questo piccolo Crocifisso. -

L'operaio è commosso... Guarda Ge­sù in Croce e lo bacia singhiozzando: Si­gnore, misericordia... perdonatemi! - Sembra il pubblicano del Vangelo. È dav­vero pentito.

Frattanto Padre Serafino dice la formu­la dell'assoluzione.

- Poiché voi non po­tete fare grandi penitenze, ascolterete una Messa durante la settimana e così ri­parerete in qualche modo le offese fatte a Dio! -

Antonio prende la mano di padre Sera­fino e la bacia ripetutamente; poi dice: Come sono contento!... Mai in vita mia ho provato tanta gioia nel cuore!... Sen­to l'animo leggero!... Credo che se mi pesassero, peserei di meno!... Che bel­lezza!... E come si spiega questo feno­meno?

- E’ la grazia di Dio, che è discesa in voi. Gesù vi ha lavato con il suo Sangue.

- Ma tutti coloro che si confessano provano tanta gioia?

- Soltanto coloro che si confessano bene, pentiti dei peccati e risoluti di non offendere più il Signore!

- Dato che è così, vorrò ritornare a confessarmi e dirò ai miei amici quello che ho provato! -

Antonio uscì dal convento dei France­scani a passi svelti; gli sembrava di esse­re rinato a nuova vita.

 

PRIMA VITTORIA

- Finalmente ti ho trovato! Sono sta­to a casa tua e non c'eri! Sono entrato nell'osteria e non ti ho visto!... Ma do­ve sei stato?... E dove vai a passo così svelto?

- Caro Nicolino, sono stato a confes­sarmi da Padre Serafino ed ora rientro in casa.

- A confessarti?... Tu?... Come tua moglie?... Ma va là, che ti perdo la stima!... Lascia confessare chi fa pec­cati... ma non confessarti tu, che sei il fiore dell'onestà!...

- Così la pensavo anch'io sino a qual­che ora fa. Ma dopo quello che mi ha det­to Padre Serafino, ho cambiato parere. Senti Nicolino, confessati anche tu e poi mi darai ragione.

- E Padre Serafino te ne ha dato de­naro?... Se mi desse del denaro, andrei a trovarlo anch'io... così pagherei all'oste il conticino arretrato. Ma mettiamo da par­te queste sciocchezze. Andiamo a bere un buon bicchiere!

- No, non vengo. Vado subito a casa. - Come?... Rinunzi al vino?... - E non solo questa sera, ma anche in seguito. Il vino lo vorrò bere soltanto a tavola ed in giusta misura.

- Ma sei diventato matto?...

- L'ho promesso a Dio ed a Padre Serafino e manterrò la parola.

- Ti sei messo coi Preti?... È fini­ta... Perderai tutti gli amici...

- Non me ne importa. Ho il cuore co­sì in festa, che non bado neppure all'ami­cizia... Ti saluto. - Così dicendo, Anto­nio si congedò da Nicolino.

 

CONCETTA E ANTONIO

- Bravo Antonio! Da quando sei usci­to da casa, non ho fatto altro che pregare! Ho accesa anche la lampada alla Madonna perché potessi confessarti bene! Hai rive­lato al Sacerdote tutti i peccati, oppure qualcuno l'hai dimenticato?

- Concetta, che cosa dici? Si vede che non conosci Padre Serafino! Ha avuto l'a­bilità di scovarmi tutti i peccati possibili e immaginabili! Tutti i peccati del mondo li conosce lui! .

- E ti ha lasciato contento?...

- Contentissimo!... Sto scoppiando dalla gioia!... Neppure ho voglia di man­giare!

- Bravo il mio marito! È segno che ti sei confessato bene davvero! Domani mattina andremo assieme in Parrocchia e riceveremo la Santa Comunione.

- E che cosa diranno le donne a ve­dermi comunicare?... Ne faranno mera­viglia!...

- Faranno a me le congratulazioni!... Saranno spiacenti che i loro uomini non facciano altrettanto.

- Concetta, tengo a dirti che questo giorno è il più bello della mia vita!... Mai ho avuto una simile gioia, neppure il giorno in cui ci sposammo.

- Ma quel giorno non ti confessasti pure?

- Sì, ma per modo di dire!... Fu una chiacchierata col Prete, tanto per avere il biglietto di Confessione, se no non pote­vo sposare. L'unica Confessione vera e sa­crosanta è stata quella di questa sera!... Ne ringrazio Dio! -

 

CONCLUSIONE

Quanti uomini... quanti giovanot­ti... quante donne... dovrebbero imi­tare quest'operaio!... Dicono costoro: « Non ho peccati ». Sono bugiardi! C'in­segna il Signore per mezzo di San Giovan­ni Apostolo: « Chi dice di non avere pec­cati, è bugiardo ed inganna se stesso ».

I peccati, e gravi, ci sono in tante ani­me; ma si finge di non vederli. È un po' duro mettere fuori dal cuore tante mise­rie morali ed è più duro ancora cambiar vita e tenere a freno le passioni. Questi ciechi volontari, che dicono di non avere peccati... hanno la coscienza d'ordinario più carica degli altri. Antonio, l'operaio onesto, è l'immagine di tali anime!

 

APPENDICE

 

PENSIERI MENSILI

E’ assai utile alle anime amanti di per­fezione il prendere al principio di ogni mese un pensiero spirituale, che serva di orientamento personale e di apostolato.

Si abbia zelo a farlo conoscere, vicino e lontano, servendosi di tutti quei mezzi che suggerisce un'ardente carità. Si comu­nichi per corrispondenza, accludendo alle lettere un bigliettino; si faccia - penetrare negli Istituti Religiosi e si diffonda spe­cialmente nei rami dell'Azione Cattolica. Chi pubblica giornaletti, riviste o fogli re­ligiosi inserisca il Pensiero Mensile. Per comodità, si presenta un elenco.

 

Gennaio - Il nome di Dio, tre volte santo, è di continuo oltraggiato. È dovere dei figli riparare l'onore del Padre.

Pratica: Ascoltare qualche S. Messa du­rante la settimana, e possibilmente comu­nicarsi, in riparazione delle bestemmie.

Giaculatoria: Gesù ti benedico per quelli che ti maledicono!

 

Febbraio - La profanazione della fe­sta ferisce il Cuore di Dio, il quale è ge­loso del suo giorno.

Pratica: Badare che nelle feste nessuno dei familiari trascuri la Messa o compia lavori materiali.

Giaculatoria: Gloria, omaggio, adora­zione all'infinita ed augustissima Trinità!

 

Marzo - Chi si comunica in disgrazia di Dio, dà a Gesù il bacio del tradimento, come Giuda.

Pratica: Comunicarsi con frequenza e devotamente, per riparare le Comunioni sacrileghe, che si sono fatte e si faranno nel corso dei secoli.

Giaculatoria: Gesù, Vittima Eucaristi­ca, perdona e converti le anime sacrileghe!

 

Aprile - Di ogni parola oziosa si darà conto a Dio nel giorno del giudizio. Quan­te parole si dicono, non solo oziose, ma anche peccaminose!

Pratica: Controllare ciò che si dice e specialmente frenare la lingua nei mo­menti d'impazienza.

Giaculatoria: Perdonaci, o Dio, i pec­cati di lingua!

 

Maggio - La purezza di cuore e di cor­po apporta gioia, dà gloria a Dio, attira lo sguardo e la benedizione di Gesù e della Vergine Santissima ed è preludio di eterna gloria.

Pratica: Rispettare il corpo come vaso sacro; custodire la mente ed il cuore.

Giaculatoria: Scenda, o Signore, il tuo Sangue sopra di me per fortificarmi.

 

Giugno - I tre quarti dell'umanità so­no fuori della Chiesa Cattolica. È dovere dei fedeli riparare ed affrettare l'avvento del Regno di Dio nel mondo.

Pratica: Fare ogni giorno un'Ora di Guardia al Sacro Cuore per gli ebrei, gli eretici e gl'infedeli.

Giaculatoria: Cuore di Gesù, venga il tuo regno nel mondo!

 

Luglio - Lo scandalo della moda e la libertà delle spiagge sono il fomite della concupiscenza. Guai a chi dà scandalo, perché darà stretto conto a Dio dei suoi peccati e degli altrui!... Ah, che pena! Si preghi, si soffra, si ripari!

Pratica: Offrire ogni giorno cinque piccoli sacrifici, per riparare gli scandali della moda e delle spiagge.

Giaculatoria: O Gesù, scenda il tuo Sangue a distruggere gli scandali del mondo!

 

Agosto - Quanti peccatori, sul letto di morte, sfuggirebbero all'inferno, se si pregasse e si soffrisse per loro!

Pratica: Offrire delle S. Comunioni per i peccatori ostinati moribondi!

Giaculatoria: O Gesù, per la tua ago­nia sulla Croce, abbi pietà dei moribondi!

 

Settembre - Le lacrime della Madon­na, versate sul Calvario, sono preziose da­vanti a Dio. Poco si pensa al Dolori della Beata Vergine!

Pratica: Recitare la novena alla Madonna di Pompei.

Giaculatoria:  Lodato, amato e consolato sempre sia, il Cuore Addolorato e Immacolato di Maria

 

Ottobre - Il Santo Rosario è il para­fulmine dell'anima, della famiglia e della società.

Pratica: S'introduca la pratica del Ro­sario ove non c'è; se ne faccia la recita con devozione e possibilmente in comune.

Giaculatoria: Angioletto mio, vai da Maria Di' che saluti Gesù da parte mia!

 

Novembre - Gli scandali del cinema e della stampa cattiva oltraggiano la Divini­tà, attirano maledizioni sul mondo, pòpo­lano l'inferno di dannati e preparano un lungo e terribile Purgatorio a molte ani­me, lente a distaccarsi da certi godimenti.

Pratica: Distruggere la stampa cattiva di cui si fosse in possesso e stendere que­st'apostolato all'ambito delle conoscenze.

Giaculatoria: O Gesù, per il sudore di Sangue nel Getsemani, pietà di chi semi­na gli scandali!

 

Dicembre - Molti si rivolgono a Dio per il perdono dei peccati; non tutti però vogliono e sanno perdonare le offese. Chi non perdona, non avrà perdono!

Pratica: Troncare ogni odio e ricambia­re il male con il bene.

Giaculatoria: Benedici, o Gesù, chi mi ha offeso e perdona i miei peccati!

 

ANNA E CLARA

(Lettera dall’Inferno)

IMPRIMATUR

E Vicariatu Urbis, die 9 aprilis 1952

+ OLOYSIUS TRAGLIA

 Archie.us Caesarien. Vicesgerens

 

INVITO

Il fatto qui esposto ha un'importanza eccezionale. L'originale è in lingua tede­sca; delle edizioni sono state eseguite in altre lingue.

Il Vicariato di Roma ha dato il per­messo di pubblicare lo scritto. L'«Impri­matur» dell'Urbe è garanzia della tradu­zione dal tedesco e della serietà del tre­mendo episodio.

Sono pagine svelte e terribili e raccon­tano un tenore di vita in cui vivono mol­te persone dell'odierna società. La mise­ricordia di Dio, permettendo il fatto qui narrato, solleva il velo del più spaven­toso mistero che ci attende al termine della vita.

Ne sapranno approfittare le anime?...

 

PREMESSA

Clara e Annetta, giovanissime, lavoravano in una: Ditta commerciale a*** (Germania).

Non erano legate da profonda amici­zia, ma da semplice cortesia. Lavoravano. ogni giorno l'una accanto all'altra e non poteva mancare uno scam­bio di idee: Clara si dichiarava aperta­mente religiosa e sentiva il dovere di i­struire e richiamare Annetta, quando questa si dimostrava leggera e superfi­ciale in fatto di religione.

Trascorsero qualche tempo assieme; poi Annetta contrasse matrimonio e si allontanò dalla Ditta. Nell'autunno di quell'anno, 1937, Clara trascorreva le va­canze in riva al lago di Garda. Verso la metà di settembre la mamma le mandò dal paese natio una lettera: « E' morta Annetta N... E' rimasta vittima di un in­cidente automobilistico. L'hanno sepolta ieri nel "Waldfriedhof" ».

La notizia spaventò la buona signori­na, sapendo che l'amica non era stata tanto religiosi. Era preparàta a presen­tarsi davanti a Dio?... Morendo all'im­provviso, come si sarà trovata?...

L'indomani ascoltò la S. Messa e fece anche la Comunione in sud suffragio, pregando fervorosamente. La notte se­guente, 10 minuti dopo la mezzanotte, ebbe luogo la visione...

 

«Clara, non pregare per me! Sono dannata. Se te lo comunico e te ne rife­risco piuttosto lungamente; non. credere che ciò avvenga a titolo di' amicizia: Noi qui non amiamo più nessuno. Lo faccio come costretta. Lo faccio come « parte di quella potenza che sempre vuole il ma­le e opera il bene ».

In verità vorrei vede»e anche te ap­prodare a questo stato, dove io ormai ho gettato l'àncora per sempre:

Non stizzirti di questa intenzione. Qui, noi pensiamo tutti così. La nostra volon­tà è impietrita nel male- in, ciò oche voi appunto chiamate « male ». Anche quando noi facciamo qualche cosa di «be­ne», come io ora, spalancandoti gli occhi sull'inferno, questo non avviene con buo­na, intenzione.

Ti ricordi ancora che quattro anni fa ci siamo conosciute a * * *? Contavi allora; 23 anni e ti trovavi colà. da mezz'anno quando ci arrivai io.

Tu mi hai levata da qualche impiccio; come a principiante, mi hai dato dei buo­ni indirizzi. Ma che vuol dire «buono»?

Io lodavo allora il tuo « amore del pros­simo». Ridicolo! Il tuo soccorso derivava da pura civetteria, come, del resto, lo so­spettavo già fin d'allora. Noi non ricono­sciamo qui nulla di buono. In nessuno.

Il tempo della mia giovinezza lo cono­sci. Certe lacune le riempio qui.

 

Secondo il piano dei miei genitori, a dire il vero, non sarei neanche dovuta e­sistere. « Capitò loro appunto una disgra­zia ». Le mie due sorelle contavano già 14 e 15 anni, quando io tendevo alla luce.

Non fossi mai esistita! Potessi ora an­nientarmi e sfuggire a questi tormenti! Nessuna voluttà uguaglierebbe quella con cui lascerei la mia esistenza, come un vestito di cenere, che si perde nel nulla.

Ma io devo esistere. Devo esistere così come mi son fatta io: con una esistenza fallita.

Quando papà e mamma, ancora giova­ni, si trasferirono dalla campagna in cit­tà ambedue avevano perduto il contatto con la Chiesa. E fu meglio così.

Simpatizzarono con gente non legata alla chiesa. Si erano conosciuti in un ri­trovo danzante e mezz'anno dopo « do­vettero » sposarsi.

Nella cerimonia nuziale rimase attac­cata a loro tant'acqua santa, che la mam­ma si recava in chiesa alla Messa dome­nicale un paio di volte l'anno. Non mi ha mai insegnato a pregare davvero. Si e­sauriva nella cura quotidiana della vita, benché la nostra situazione non fosse di­sagiata.

Parole, come pregare, Messa, istruzio­ne religiosa, chiesa, le dico con una ripugnanza intera senza pari. Aborrisco tut­to, come' odio: chi frequenta la chiesa e in genere tutti gli uomini e tutte le cose.

Da tutto, infatti, ci deriva tormento. Ogni cognizione ricevuta in punto di morte, ogni: ricordo di cose vissute o sa­pute, è per noi una fiamma pungente.

E tutti i ricordi ci mostrano quel lato che, in ,essi: era grazia. e che noi sprezzam­mo. Quale tormento è questo! Noi non mangiamo, non dormiamo, non cammi­niamo coi :piedi. Spiritualmente incate­nati, guardiamo inebetiti « con urla e stridor di denti » la nostra vita andata 1n fumo: : odiando e tormentati!

Senti? Noi qui beviamo l'odio come ac­qua. Anche l'uno verso l'altro. Soprattutto noi odiamo Dio.

Te lo voglio..rendere comprensibile.

I -Beati in ,cielo devono, amarlo, perché essi lo vedono senza velo, nella sua bel­lezza abbagliante. Ciò li beatífica talmen­te, da non poterlo descrivere. Noi lo sap­piamo e questa cognizione ci rende fu­ribondi. .

Gli uomini in terra che conoscono Dio dalla creazione e dalla rivelazione, pos­sono amarlo; ma non ne sono costretti. Il credente - lo dico digrignando i denti - il quale, meditabondo, contem­pla Cristo in croce, con le braccia stese, finirà con l'amarlo.

Ma colui al quale Dio si avvicina solo nell'uragano; come punitore, come giu­sto vendicatore, perché un giorno fu da lui ripudiato, come avvenne di noi, co­stui non può che odiarlo, con tutto l'im­peto della sua malvagia volontà, eterna­mente, in forza della libera accettazione di esseri separati da Dio: risoluzione con la quale, morendo, abbiamo esalato l'a­nima nostra e che neppure ora ritiriamo e non avremo mai la volontà di ritirare.

Comprendi ora perché l'inferno dura eternamente? Perché la nostra ostinazio­ne 'giammai si scioglierà da noi.

Costretta, aggiungo che Dio è miseri­cordioso persino verso di noi. Dico « co­stretta ». Poiché, anche se dico queste cose volutamente, pure non mi è permes­so di mentire, come volentieri vorrei. Molte cose le affermo contro la mia volontà. Anche la foga d'improperi, che vor­rei vomitare la devo strozzare.

Dio fu misericordioso verso di noi col non lasciare esaurire sulla terra la no­stra malvagia volontà, come noi sarem­mo stati pronti a fare. Ciò avrebbe au­mentato le nostre colpe e le nostre pene. Egli ci fece morire anzitempo, come me, o fece intervenire altre circostanze mi­tiganti.

Ora egli si dimostra, misericordioso verso di noi col non costringerci ad avvi­cinarci a lui più di quanto lo siamo in questo remoto luogo infernale; ciò dimi­nuisce il tormento.

Ogni passo che mi portasse più vicino a Dio, mi cagionerebbe una pena mag­giore di quella che a te recherebbe un passo più vicino a un rogo ardente.

Ti sei spaventata, quando io una vol­ta, durante il passeggio, ti raccontai che mio padre, pochi giorni avanti la mia prima Comunione, mi aveva detto: « An­nettina, cerca di meritarti un bel vesti­tino; il resto è una montatura ».

Per il tuo spavento quasi mi sarei per­fino vergognata. Ora ci rido sopra. L'unica cosa ragionevole in quella montatura era che ci si ammetteva alla Comunione solo a dodici anni. Io allora, ero già abbastanza presa dalla mania dei divertimenti mondani, così che sen­za scrupoli mettevo in un canto le cose religiose e non diedi grande importanza alla prima Comunione.

Che parecchi bambini vadano ora alla Comunione già a sette anni, ci mette in furore. Noi facciamo di tutto per dare a intendere alla gente che ai bambini man­ca una cognizione adeguata. Essi devono prima commettere alcuni peccati mortali.

Allora la bianca Particola non fa più in essi così gran danno, come quando nei loro cuori vivono ancora la fede, la spe­ranza e la carità - puh! questa roba ­ricevute nel battesimo. TI ricordi come abbia già sostenuto sulla terra questa opinione?

 

Ho accennato a mio padre. Egli era so­vente in lite con la mamma. Te ne feci allusione solo raramente; me ne vergognavo. Cosa ridicola la vergogna del ma­le! Per noi, qui tutto è lo stesso.

I miei genitori neanche dormivano più nella medesima camera; ma io con la mamma, e il papà nella camera attigua, dove poteva rincasare liberamente a qualsiasi ora. Beveva molto; in tal modo scialacquava il nostro patrimonio. Le mie sorelle erano ambedue impiegate e abbisognavano esse stesse, dicevano, del denaro che guadagnavano. La mamma, cominciò a lavorare per guadagnare qual­che cosa.

Nell'ultimo anno di vita papà batteva spesso la mamma, quando lei non gli vo­leva dar nulla. Verso di me, invece. fu sempre amorevole. Un giorno - te l'ho raccontato e tu, allora, ti sei urtata del mio capriccio (di che cosa non ti sei ur­tata nei miei riguardi?) - un giorno do­vette portare indietro, per ben due volte, le scarpe comprate, perchè la forma e i tacchi non erano per me abbastanza mo­derni.

La notte, in cui mio padre fu colpito da apoplessia mortale, avvenne qualche cosa che io, per timore di una interpretazione disgustosa, non riuscii mai a con­fidarti. Ma ora devi saperlo. E' importan­te per questo: allora per la prima volta fui assalita dal mio spirito tormentatore attuale.

Dormivo in camera con mia madre. I suoi respiri regolari dicevano il suo pro­fondo sonno.

Quand'ecco mi sento chiamare per no­me. Una voce ignota mi dice: « Che sarà se muore papà? ».

Non amavo più mio padre, dacché trattava così villanamente la mamma; come, del resto, non amavo fin d'allora assolutamente nessuno, ma ero 'solamen­te affezionata ad alcune persone, che e­rano buone verso di me. L'amore senza speranza di contraccambio terreno, vive solo nelle anime in stato di Grazia. E io non lo ero.

Così risposi alla misteriosa domanda, senza darmi conto donde venisse: « Ma non muore mica! ».

Dopo una breve pausa;, di nuovo la stes­sa domanda chiaramente percepita. « Ma

non muore mica! » mi scappò ancora di bocca, bruscamente.

Per la terza volta fui richiesta: « Che sarà se muore tuo padre? ». Mi si presen­tò alla mente come papà spesso veniva a casa piuttosto ubriaco, strepitava, mal­trattava la mamma, e come egli ci aveva messi in una condizione umiliante dinan­zi alla gente. Perciò gridai indispettita. ­« E gli sta bene! ».

Allora tutto tacque.

La mattina seguente, quando la mam­ma volle mettere in ordine la stanza del babbo, trovò la porta chiusa a chiave. Verso mezzogiorno si forzò la porta. Mio padre, mezzo vestito, giaceva cadavere sul letto. Nell'andare a prendere la birra in cantina, doveva essersi buscato qual­che accidente. Era già da lungo tempo malaticcio. (*)

(*) Aveva forse Dio legato la salvezza del padre all'opera buona della figlia, verso la quale quell'uo­mo era stato pur buono? Quale responsabilità per ognuna, lasciar perdere l'occasione di fare del bene al prossimo!

 

Marta K ... e tu mi avete indotta a entrare nell' « Associazione delle Giova­ni ». Veramente non ho mai nascosto che trovavo abbastanza intonate con la mo­da, parrocchiale le istruzioni delle due di­rettrici, le signorine X ...

I giuochi erano divertenti. Come sai vi ebbi subito una parte direttiva. Ciò mi andava a genio.

Anche le gite mi piacevano. Mi lasciai perfino indurre alcune volte ad andare alla Confessione e alla Comunione.

A dire il vero, non avevo nulla da con­fessare. Pensieri e discorsi per me non avevano importanza. Per azioni pi gros­solane, non ero ancora abbastanza cor­rotta.

Tu mi ammonisti una volta: « Anna, se non preghi, vai alla perdizione! ». Io pregavo davvero poco e anche que­sto, solo svogliatamente.

Allora tu avevi purtroppo ragione. Tut­ti coloro che bruciano nell'inferno non hanno pregato, o non hanno pregato abbastanza.

La preghiera è il primo passo verso Dio. E rimane il passo decisivo. Special­mente la preghiera a colei che fu la Ma­dre di Cristo, il nome della quale noi non nominiamo mai.

La devozione a lei strappa al demonio innumerevoli anime, che il peccato gli consegnerebbe infallibilmente nelle mani.

Proseguo il racconto consumandomi d'ira e solo perchè devo. Pregare è la cosa più facile che l'uomo possa fare sulla ter­ra. E proprio a questa cosa facilissima Dio ha legato la salvezza di ognuno.

A chi prega con perseveranza egli a poco a poco dà tanta luce, lo fortifica in maniera tale, che alla fine anche il pec­catore più impantanato si può definiti­vamente rialzare. Fosse pure ingolfato nella melma fino al collo.

Negli ultimi anni della mia vita non ho più pregato come di dovere e così mi sono privata delle grazie, senza le quali nessuno può salvarsi.

Qui non riceviamo più nessuna grazia. Anzi, quand'anche le ricevessimo, le ri­

fiuteremmo cinicamente. Tutte le flut­tuazioni dell'esistenza terrena sono ces­sate in quest'altra vita.

Da voi sulla terra l'uomo può salire dallo stato di peccato allo stato di Gra­zia e dalla Grazia cadere in peccato: spes­so per debolezza, talvolta per malizia.

Con la morte questa salire e scendere finisce, perchè ha la sua radice nella im­perfezione dell'uomo terreno. Ormai. ab­biamo raggiunto lo stato finale.

Già col crescere degli anni i cambia­menti divengono più rari. E' vero, fino alla morte si può sempre rivolgersi a Dio o voltargli le spalle. Eppure, quasi trasci­nato dalla corrente, l'uomo, prima del trapasso, con gli ultimi deboli resti nella volontà, si comporta come era abituato nella vita.

La consuetudine, buona o cattiva, di­viene una seconda natura. Questa lo tra­scina con sè.

 

Così avvenne anche a me. Da anni vi­vevo lontana da Dio. Per questo nell'ultima chiamata della Grazia mi risolvetti contro Dio.

Non fu il fatto che peccassi spesso a esser fatale per me, ma che io non volli più risorgere.

Tu mi hai più volte ammonita, di ascol­tare le prediche, di leggere libri di pietà. « Non ho tempo », era la mia risposta ordinaria. Non ci mancava altro per au­mentare la mia incertezza interna!

Del resto devo constatare questo: dal momento che la cosa era ormai così avan­zata, poco prima della mia uscita dalla « Associazione delle Giovani », mi sareb­be riuscito enormemente gravoso metter­mi su un'altra via. Io mi sentivo malsi­cura e infelice. Ma davanti alla conver­sione si ergeva una muraglia.

Tu non lo devi aver sospettato. Tu te l'eri rappresentata così semplice quando un giorno mi dicesti: « Ma fa una buona Confessione, Anna, e tutto è a posto ».

Io sentivo che sarebbe stato tosi. Ma il mondo, il demonio, la carne mi teneva­no già troppo saldamente nei loro artigli. All'influsso del demonio non credetti mai. E ora attesto che egli influisce ga­gliardamente sulle persone che si trova­no nella condizione in cui mi trovavo io allora.

Soltanto molte preghiere, di altri e di me stessa, congiunte con sacrifici e sof­ferenze, mi avrebbero potuta strappare da lui.

E anche ciò, solo a poco a poco. Se ci sono pochi ossessi esternamente, di os, sessi internamente ce n'è un formico­laio. Il demonio non può rapire la libera volontà a coloro che si dànno al suo in­flusso. Ma in pena della loro, per dir to­si, metodica apostasia da Dio, questi per­mette che il « maligno» si annidi in essi.

Io odio anche il demonio. Eppure egli mi piace, perchè cerca di rovinare voial­tri; lui e i suoi satelliti, gli spiriti caduti con lui al principio del tempo.

Essi si contano a milioni. Girovagano per la terra, densi come uno sciame di moscerini, e voi neanche ve ne accorgete­

Non tocca a noi riprovati di tentarvi; questo è, ufficio degli spiriti decaduti. Veramente ciò accresce ancor più il loro tormento ogni volta che essi trascina­no quaggiù all'inferno un'anima umana. Ma che cosa non fa mai l'odio?

 

Benché io camminassi per sentieri lon­tani da Dio, Dio mi seguiva.

Preparavo la via alla Grazia con atti di carità naturale che compivo non di rado per inclinazione dei mio tempe­ramento.

Talvolta Dio mi attirava in una chie­sa. Allora sentivo come una nostalgia. Quando curavo la mamma malaticcia, nonostante il lavoro d'ufficio durante il giorno, e in certo modo mi sacrificavo davvero, questi allettamenti di Dio agi­vano potentemente.

Una volta, nella chiesa dell'ospedale, in cui tu mi avevi condotta durante la pausa del mezzogiorno, mi venne qual­cosa addosso che sarebbe bastato un so­lo passo per la mia conversione: io piansi!

Ma poi la gioia del mondo passava di nuovo come un torrente sopra la Grazia.

Il grano soffocava tra le spine.

Con la dichiarazione che la religione è affare di sentimento, come si diceva sem­pre in ufficio, cestinai anche questo invi­to della Grazia, come tutti gli altri.

Una volta tu mi rimproverasti, perchè invece di una genuflessione fino a terra, feci appena un informe inchino, piegan­do il ginocchio. Tu lo ritenesti un atto di pigrizia. Non sembrasti neppur sospetta­re che io fin d'allora non credevo più nel­la presenza di Cristo nel Sacramento.

Ore, ci credo, ma solo naturalmente, come si crede in un temporale di cui si scorgono gli effetti.

Intanto mi ero accomodata io stessa una religione a mio modo.

Sostenevo l'opinione, che da noi in uf­ficio era comune, che l'anima dopo la morte risorga in un altro essere. In tal modo continuerebbe a pellegrinare sen­za fine.

Con ciò l'angosciosa questione dell'al di là era insieme messa a posto e resa a me innocua.

1 Perche tu non mi hai ricordato la parabola del ricco epulone e del povero Laz­zaro, in cui il narratore, Cristo, manda, immediatamente dopo la morte, l'uno al­l'inferno e l'altro in paradiso?... Del re­sto, che cosa avresti ottenuto? Nulla di più che coti gli altri tuoi discorsi di bi­gottismo!

A poco a poco mi creai io stessa un Dio: sufficientemente dotato da essere chia­mato Dio; lontano abbastanza da me da non dover mantenere nessuna relazione con lui; vago abbastanza da lasciarsi, se­condo il bisogno, senza mutar la mia re­ligione; rassomigliare a un Dio pantei­stico del mondo, oppure da lasciarsi poe­tizzare come un Dio solitario.

Questo Dio non aveva nessun paradi­so da regalarmi e nessun inferno da in­fliggermi. Lo lasciavo in pace. In ciò con­sisteva la mia adorazione per lui.

A ciò che piace si crede volentieri. Nel corso degli anni mi tenni abbastanza con­vinta della mia religione. In questo mo­do si poteva vivere.

Una cosa soltanto mi avrebbe spezzato la cervice: un lungo, profondo dolore. E

questo dolore non venne!

Comprendi ora cosa vuol dire: « Dio castiga quelli che amai »?

 

Era una domenica di luglio, quando l'Associazione delle giovani organizzò u­na gita a * * *. La gita mi sarebbe piaciu­ta. Ma quegli insulsi discorsi, quel fare da bigotti i

Un altro simulacro ben diverso da quel­lo della Madonna di * * * stava da poco tempo sull'altare del mio cuore. L'aitan­te Max N.... del negozio attiguo. Poco tempo prima avevamo scherzato più volte.

Appunto per quella, domenica, egli mi aveva invitata a una gita. Quella con cui andava di solito, giaceva, malata all'o­spedale.

Egli aveva ben capito che gli avevo messo gli occhi addosso. Sposarlo non ci pensavo ancora allora. Era bensi agiato, ma si comportava troppo gentilmente con tutte le ragazze. E io, fino a quel tem­po, volevo un uomo che appartenesse unicamente a me. Non sola essere moglie, ma moglie unica. Un certo galateo natu­rale, infatti, l'ebbi sempre.

Nella suaccennata gita Max si profuse in gentilezze. Eh! già, non si tennero mi­ca delle conversazioni pretesche come tra voialtre!

Il giorno seguente; in ufficio, tu mi fa­cesti dei rimproveri, perchè non ero ve­nuta con voi a * * *. Io ti descrissi il mio divertimento di quella domenica.

La tua prima domanda fu: « Sei stata alla Messa? » Sciocchina! Come potevo, dato che la partenza era fissata per le sei?!

Sai ancora, come io, eccitata aggiunsi: « Il buon Dio non ha una mentalità così piccina come i vostri pretacci! ».

Ora devo confessare: Dio, nonostante la sua infinita bontà, pesa le cose con maggior precisione che tutti i preti.

Dopo quella prima gita con Max, ven­ni ancora una volta sola all'Associazione: a Natale,' per la celebrazione della festa. C'era qualche cosa che mi allettava a tor­nare. Ma internamente mi ero già allon­tanata da voialtre:

Cinema, ballo, gite si avvicendevano senza tregua. Max e io bisticciammo al­cune volte, ma seppi sempre incatenarlo di nuovo a me.

Molestissima mi riuscì l'altra amante, che, tornata dall'ospedale, si comportò come un'ossessa. Veramente per mia for­tuna; poiché la mia nobile calma fece potente impressione su Max, che fini col decidere, che io fossi la preferita.

Avevo saputo rendergliela odiosa, par­lando freddamente: all'esterno positiva, nell'interno vomitando veleno. Tali sen­timenti e tale contegno preparano eccel­lentemente 'per l'inferno. Sono diabolici nel più stretto senso della parola.

Perchè ti racconto ciò? Per riferire co­me io mi staccai definitivamente da Dio. Non già, del resto, che tra me e Max si sia arrivati molto spesso fino agli estre­mi della familiarità. Comprendevo che mi sarei abbassata ai suoi occhi, se mi fossi lasciata andare del tutto, prima del tempo; perciò mi seppi trattenere.

Ma in sé, ogni volta che lo ritenevo utile, ero sempre pronta a tutto. Dovevo conquistare Max. A tale scopo nulla era troppo caro. Inoltre, a poco a poco ci a­mavamo, possedendo ambedue non po­che preziose qualità, che ci facevano sti­mare vicendevolmente. Io ero abile, ca­pace, di piacevole compagnia. Così mi tenni saldamente in mano Max e riuscii, almeno negli ultimi mesi prima del ma­trimonio, a essere l'unica, a possederlo.

In ciò consistette la mia apostasia dar Dio: elevare una creatura a mio idolo. In nessuna cosa può avvenire questo, in mo­do che abbracci tutto, come nell'amore di una persona dell'altro sesso, quando quest'amore rimane arenato nelle soddi­sfazioni terrene. E' questo che forma la. sua attrattiva, il suo stimolo e il suo, veleno.

L' « adorazione », che io tributavo a me stessa nella persona di Max, divenne per, me religione vissuta.

Era il tempo in cui in ufficio mi sca­gliavo velenosa contro i chiesaioli, i pre­ti, le indulgenze, il biascichìo dei rosari e simili sciocchezze.

Tu hai cercato, più o meno argutamen­te, di prendere le difese di tali cose. Ap­parentemente senza sospettare che nel più intimo di me non si trattava, in ve­rità, di queste cose, io cercavo piuttosto un sostegno contro la mia coscienza - allora avevo bisogno di un tale sostegno - per giustificare anche con la ragione la mia apostasia.

In fondo in fondo, mi rivoltavo contro Dio. Tu non lo comprendesti; mi ritene­,vi ancora per cattolica. Volevo, anzi, es­sere chiamata così; pagavo perfino le tas­se ecclesiastiche. Una certa « contro-assi­curazione», pensavo, non poteva nuocere.

Le tue risposte può darsi alle volte ab­biano colpito nel segno. Su di me non fa­cevano presa, perché tu non dovevi ave­-re ragione.

A causa di queste relazioni falsate fra noi due, fu meschino il dolore del nostro distacco, allorché ci separammo in occa­sione del mio matrimonio.

Prima dello sposalizio mi confessai e comunicai ancora una volta, Era prescrit­to. Io e mio marito su questo punto la pensavamo ugualmente. Perchè non a­vremmo dovuto compiere questa forma­lità? Anche noi la compimmo, come, le altre formalità.

Voi chiamate indegna una tale Comu­nione. Ebbene, dopo quella Comunione « indegna », io ebbi più calma nella co­scienza. Del resto fu anche l'ultima.

 

La nostra vita coniugale trascorreva, in genere, quanto mai in grande armo­nia. Su tutti i punti di vista noi eravamo dello stesso parere. Anche in questo: che non volevamo addossarci il peso dei figli. Veramente mio marito ne avrebbe volen­tieri voluto uno; non di più, si capisce. Alla fine io seppi stornarlo anche da que­sto desiderio.

Vesti, mobili di lusso, ritrovi da thè, gite e viaggi in auto e simili distrazioni m'importavano di più.

Fu un anno di piacere sulla terra quel­lo trascorso tra il mio sposalizio e la mia repentina morte.

Ogni domenica andavamo fuori in au­to, oppure facevamo visite ai parenti di mio marito. Di mia madre ora mi vergo­gnavo. Essi galleggiavano alla superficie dell'esistenza, né più né meno di noi.

Internamente, si capisce, non mi sen­tii mai felice, per quanto esternarnente ridessi. C'era sempre dentro di me qual­cosa di indeterminato, che mi rodeva. Avrei voluto che dopo la morte, la quale naturalmente doveva essere ancora mol­to lontana, tutto fosse finito.

Ma è proprio tosi, come un giorno, da bambina, sentii dire in una predica: che Dio premia ogni opera buona che uno compie, e quando non la potrà ricom­pensare nell'altra vita, lo fa sulla terra.

Inaspettatamente ebbi un'eredità dal­la zia Lotte. A mio marito riuscì felice­mente di portare il suo stipendio a una cifra notevole. Così potei ordinare la nuo­va abitazione in modo attraente.

La religione non mandava più che da lontano la sua luce, scialba, debole e in­certa.

I caffè della città, gli alberghi, in cui andavamo durante i viaggi, non ci portavano certamente a Dio.

Tutti coloro, che frequentavano quei luoghi, vivevano, come noi, dall'esterno. all'interno, non dall'interno all'esterno.

Se nei viaggi delle ferie visitammo qualche chiesa, cercavamo di ricrearci. nel contenuto artistico delle opere. L'ali­to religioso che spiravano, specialmente quelle medioevali, sapevo neutralizzarlo col criticare qualche circostanza accesso­ria: un frate converso impacciato o vesti­to in modo non pulito, che ci faceva da cicerone; lo scandalo che dei monaci, i quali volevano passare per pii, vendesse­ro liquori; l'eterno scampanio per le sa­cre funzioni, mentre non si tratta che di far soldi...

Così seppi continuamente scacciare da, me la Grazia ogni volta che bussava Lasciavo libero sfogo al mio malumore in modo particolare su certe rappresen­tazioni medioevali dell'inferno nei cimi­teri o altrove, nelle quali il demonio ar­rostisce le anime in brage rosse e incan­descenti, mentre i suoi compagni, dalle lunghe code, gli trascinano nuove vitti­me. Clara! L'inferno si può sbagliare a disegnarlo, ma non si esagera mai.

Il fuoco dell'inferno l'ho sempre preso di mira in modo speciale. Tu lo sai come durante un alterco, in proposito ti tenni una volta un fiammifero sotto il naso e ti dissi con sarcasmo: «Ha questo odore?» Tu spegnesti in fretta la fiamma. Qui non la spegne nessuno.

Io ti dico: il fuoco di cui si parla nella Bibbia, non significa tormento della coscienza. Fuoco è fuoco! E' da intendersi letteralmente ciò che ha detto lui: «Via da me, maledetti, nel fuoco eterno! ». Letteralmente.

«Come può lo spirito essere toccato da fuoco materiale? », domanderai. Come può l'anima tua soffrire sulla terra quan­do tu metti il dito sulla fiamma? Difatti non brucia l'anima; eppure che tormen­to ne prova tutto l'individuo!

In modo analogo noi qui siamo spiri­tualmente legati al fuoco, secondo la no­stra natura e secondo le nostre facoltà. L'anima nostra è priva del suo naturale

battito d'ala; noi non possiamo pensare ciò che vogliamo né come vogliamo. Non meravigliarti di queste mie paro­le. Questo stato, che a voialtri non dice nulla, mi riarde senza consumarmi.

 

Il nostro maggior tormento consiste nel sapere con certezza che noi non ve­dremo mai Dio.

Come può questo tormentare tanto, dal momento che uno sulla terra rimane così indifferente?

Fintanto che il coltello giace sulla ta­vola, ti lascia fredda. Si vede quanto è affilato, ma non lo si prova. Immergi il coltello nella carne e ti metterai a gri­dare dal dolore.

Adesso noi sentiamo la perdita di Dio; prima la pensavamo soltanto.

Non tutte le anime soffrono in misura eguale.

Con quanta maggior cattiveria e quan­to più sistematicamente uno ha peccato, tanto più grave pesa su di lui la perdita di Dio e tanto più lo soffoca la creatura di cui ha abusato.

I cattolici dannati soffrono di più che quelli di altre religioni, perchè essi, per lo più, ricevettero e calpestarono più. gra­zie e più luce.

Chi più seppe, soffre più duramente di chi conobbe meno.

Chi peccò per malizia, patisce più acu­tamente di chi cadde per debolezza.

Mai nessuno patisce più di quello che ha meritato. Oh, se non fosse vero ciò, io avrei un motivo d'odiare!

Tu mi dicesti un giorno che nessuno va all'inferno senza saperlo: ciò sarebbe stato rivelato a una santa.

Io me ne risi. Ma poi mi trincerai die­tro questa dichiarazione.

« Così, in caso di necessità, rimarrà ab­bastanza tempo per fare una «voltata», mi dicevo segretamente.

Quel detto è giusto. Veramente, prima della mia subitanea fine, non conobbi l'inferno com'è. Nessun mortale lo cono­sce. Ma io ne avevo la piena coscienza: « Se muori, vai nel mondo di là dritta come una freccia contro Dio. Ne porterai le conseguenze ».

Io non feci dietro-front, come ho già detto, perchè trascinata dalla corrente dell'abitudine. Spinta da quella. confor­mità per cui gli uomini, quanto più in­vecchiano, tanto più agiscono in una stes­sa direzione.

 

La mia morte avvenne così.

Una settimana fa - parlo secondo il vostro computo, perchè rispetto al dolo­re, potrei dire benissimo che son già die­ci anni che brucio nell'inferno - una settimana fa, dunque, mio marito e ia facemmo di domenica una gita, l'ultima per me.

Il giorno era spuntato radioso. Mi sen­tivo bene quanto mai. M'invase un sini­stro sentimento di felicità, che serpeggiò in me per tutta la giornata.

Quand'ecco all'improvviso, nel ritorno, mio marito fu abbacinato da un'auto che veniva di volata. Perdette il controllo.

« Jesses » (*), mi scappò dalle labbra con un brivido. Non come preghiera, so­lo come grido.

(*) Storpiamento di Jesus, usato frequentemente fra alcune popolazioni di lingua tedesca.

 

Un dolore straziante mî compresse tutta. - In confronto con quello presente una bagatella. - Poi perdetti i sensi.

Strano! Quella mattina era sorto in me, in modo inspiegabile, questo pensie­ro: «Tu potresti ancora una volta anda­re a Messa ». Suonava come un'implora­zione.

Chiaro e risoluto, il mio «no» troncò il filo dei pensieri. « Con queste cose bi­sogna farla finita una volta. Mi addosso tutte le conseguenze! ». - Ora le porto.

Ciò che avvenne dopo la mia morte, già lo saprai. La sorte di mio marito, quella di mia madre, ciò che accadde del mio cadavere e lo svolgimento del mio funerale mi son noti nei loro particolari mediante cognizioni naturali che noi qui abbiamo.

Quello, del resto, che succede sulla ter­ra noi lo sappiamo solo nebulosamente. Ma ciò che in qualche modo ci tocca da vicino, lo conosciamo. Così vedo anche dove tu soggiorni.

Io stessa mi risvegliai improvvisamen­te dal buio, nell'istante del mio trapas­so. Mi vidi come inondata da una luce abbagliante.

Fu nel luogo medesimo dove giaceva il mio cadavere. Avvenne come in un tea­tro, quando nella sala d'un tratto si spen­gono le luci, il sipario si divide rumoro­samente e si apre una scena inaspettata, orribilmente illuminata. La scena della mia vita.

Come in uno specchio l'anima mia si mostrò a me stessa. Le grazie calpestate dalla giovinezza fino all'ultimo «no» di fronte a Dio.

Io mi sentii come un assassino, al qua­le, durante il processo giudiziario, vien portata dinanzi la sua vittima esanime. - Pentirmi? Mai! - Vergognarmi? Mai!

Però non potevo neppure resistere sot­to gli occhi di Dio, da me rigettato. Non

mi rimaneva che una cosa: la fuga. Come Caino fuggi dal cadavere di Abe­le, così l'anima mia fu spinta via da quel­la vista di orrore.

Questo fu il giudizio particolare: l'iri­visibile Giudice disse: « Via da me! ». Allora la mia anima, come un'ombra gialla di zolfo, precipitò nel luogo dell'e­terno tormento.

 

CONCLUDE CLARA

La mattina, al suono dell'Angelus, an­cora tutta tremante per la notte spaven­tosa, mi alzai e corsi per le scale nella cappella.

Il cuore mi pulsava fin sulla gola. Le poche ospiti, inginocchiate vicino a rne, mi guardarono; ma forse pensarono che fossi così eccitata per la corsa fatta giù per le scale.

Una signora bonaria di Budapest, che mi aveva osservata, mi disse dopo sorri­dendo:

- Signorina, il Signore vuole essere servito con calma, non di corsa!

Ma poi si accorse che qualcosa d'altro mi aveva eccitato e mi teneva ancora in agitazione. E mentre la signora mi rivol­geva altre buone parole, io pensavo: Dio solo mi basta!

Sì, egli solo mi deve bastare in questa e nell'altra vita. Voglio un giorno poter­lo godere in Paradiso, per quanti sacri­fici mi possa costare in terra. Non voglio andare all'inferno!

 

VUOI CONFESSARTI BENE ?

1. Non nascondere per vergogna o paura qual­che peccato.

2. Vuoi sapere quali siano, d'ordinario, i pec­cati che il demonio fa nascondere in Confessione o confessare male? Sono le mancanze commesse contro il sesto comandamento, cioè, i brutti pen­sieri, i discorsi vergognosi, le cattive azioni.

3. Credi tu che per confessarti bene si richie­da solo la sincerità? Oltre a ciò, è necessario il dolore dei peccati, condizione principalissima per averne il perdono. Il dolore è il dispiacere in­terno dei peccati commessi, che fa proporre di non peccare più.

Se ti confessi senza dolore, non ricevi il per­dono.

4. Il termometro del dolore è il proponimen­to, cioè la volontà di fuggire le occasioni prossi­me di peccato. Perciò, se ti confessi e non hai la volontà risoluta di troncare un'occasione pros­sima di grave peccato, in tal caso commetti un sacrilegio.

5. Hai nulla da rimproverarti riguardo alle Confessioni?

6. Se ne sia il caso, che cosa aspetti per ri­mediarvi? Guai a te se rimandi sempre questa sistemazione! Potrebbe mancartene il tempo.

7. Se hai imbrogli di coscienza, presentati al Ministro di Dio e digli: Padre, aiutatemi Voi a mettere a posto i conti dell'anima mia! -

 

COMUNICARSI CON FRUTTO

1. Preparati sin dal giorno precedente per portare a Gesù: atti di carità, di ubbidienza... e piccoli sacrifici.

2. Prima di comunicarti, chiedi perdono di tutte le piccole mancanze e prometti di evitarle. 3. Ravviva la fede, pensando che l'Ostia Con­sacrata è Gesù, vivo e vero.

4. Ricevuta la S. Comunione, il tuo corpo diviene un Tabernacolo.

Tanti Angeli ti stanno attorno.

5. Non distrarti! Offri ogni S. Comunione per riparare il Cuore di Gesù ed il Cuore Imma­colato di Maria. Prega per i nemici, per i pecca­tori, per i moribondi e le anime del Purgatorio. Prega specialmente per le Persone Consacrate.

6. Prometti a Gesù di evitare qualche man­canza particolare o di compiere qualche opera buona.

7. Quando puoi, non uscire dalla Chiesa se non passa circa un quarto d'ora.

8. Chi ti avvicina lungo il giorno deve ac­corgersi che tu hai fatta la S. Comunione.

Dimo­stralo con la dolcezza e con il buon esempio.

9. Lungo il giorno ripeti: Gesù, ti ringrazio che oggi sei venuto nell'anima mia!

 

IL NUMERO DEI PECCATI

Sant'Alfonso, Dottore di Santa Chiesa, dice: «Se Dio castigasse subito chi l'offende, non si vedrebbe di certo ingiuriato come ora si vede; ma poiché il Signore non castiga subito, i peccatori pigliano animo a peccare di più. È bene sapere però che Dio non aspetta e sop­porta sempre; come Egli tiene fissato per cia­scun uomo il numero dei giorni di vita, così tiene anche determinato a ciascuno il numero dei peccati che vuol perdonargli: a chi cento, a chi dieci, a chi uno. Vi è chi trovasi nell'Inferno per un solo peccato.

Quanti vivono molti anni nei nei peccati! Ma quando termina il numero delle colpe fis­sato da Dio, sono colti dalla morte e vanno all'Inferno».

Anima cristiana, non aggiungere peccato a peccato! Tu dici: Dio è misericordioso! - Eppure, con tutta questa misericordia quanti ogni giorno vanno all'Inferno!