IO CREDO IN GESU CRISTO FIGLIO DI DIO

« Instaurare ogni cosa in Cristo ». Il programma del pontificato di S. Pio X è sempre più attuale, ma, da dove incominciare? Da ciò che è più vicino e che conosciamo meglio: il nostro cuore.

Da quello stesso cuore che Maria, ai piedi della croce, accettò in eredità da Gesù, con amore, vincen­do ogni ripugnanza naturale perché ancora grondante sangue innocente, accecato dalle passioni e carico di odio contro il suo divin Figlio.

A Maria il compito di far « decantare » impurità e passioni e - mentre infonde la forza per dominarle - raccogliere ed elevare dalle miserie della vita i nostri cuori per offrirli, con Gesù, a Dio Padre Onnipotente ogni volta che si rinnova sull'altare il santo sacrificio della Messa.

La disponibilità dei poveri mortali a questa sublime offerta, contribuisce ad estendere il Regno sociale di Nostro Signore Gesù Cristo. Regno nato dalla Croce e diffuso, nel corso dei secoli, dalla Chiesa con la Croce, ossia con la forza dell'amore e del sacrificio.

Il nome « Regnum crucis » dato alla serie di questo opuscolo, intende sottolineare l'intima unione tra la Croce ed il cuore dei fedeli che vogliono testimoniare Gesù Cristo e farsi riconoscere dal mondo (nonostante le difficoltà della società contemporanea) come suoi discepoli.

Ecco perché il primo numero inizia con un atto di fede: « Io credo! ». Ed è nella speranza di aiutare ad approfondire questo atto, che la Fraternità Sacer­dotale S. Pio X ha tradotto in italiano uno scritto su Gesù Cristo di padre L. M. Barrielle, direttore spiri­tuale del seminario di Ecóne.

La S. Vergine ci accolga sempre ai piedi della Croce!

Albano Laziale, 19 marzo 1979, festa di S. Giuseppe

 

CREDI IN CRISTO?

IO CREDO IN GESÙ FIGLIO DI DIO!

“I1 Padre ama il Figlio ed ha posto tutto in sua mano. Chi crede nel Figlio ha la vita eterna; ma chi non crede nel Figlio non vedrà la vita, ma l'ira di Dio dimorerà su di lui eternamente”  S. Giov. Battista (Gv. 111, 35)

 

E VOI CHI DITE CHE IO SIA?

Gesù essendo venuto nel territorio di Cesarea di Filippo, interrogava così i suoi discepoli:

- La gente chi dice che sia il Figlio dell'uomo? Essi risposero: - Alcuni dicono che è Giovanni Battista, altri Elia, altri Geremia o uno dei Profeti...

E Gesù chiese loro: - E voi chi dite che io sia?

Simon Pietro, prendendo la parola, disse: - Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente! (Mt. XVI)

Il disaccordo delle opinioni sulla persona di Gesù Cristo e sul suo insegnamento, fa del mondo una specie di Babele. La gente potrebbe credere illusoria la Rivelazione cristiana, o così vaga che ciascuno abbia il diritto di interpretarla come vuole. Ma non è così.

Dio ha parlato chiaro. Ad un'anima di buona vo­lontà, ad un'anima che cerca la verità con il desiderio di trovarla e senza essere schiava di istinti malvagi... (“chiunque fa il male odia la luce e non s'appressa alla luce, affinché le sue opere non vengano condan­nate” diceva Gesù a Nicodemo - Gv. III, 20) ad un'ani­ma che crede ancora alla possibilità per l'intelligenza di trovare la verità... è possibile, con la grazia di Dio, conoscere con certezza la divinità di Gesù Cristo.

La grande disgrazia deriva dal fatto che molti uomini, anche laureati, ignorano tutto, o quasi, di Cristo. Generalmente non esistono non-credenti, ma ignoranti.

“E' gloria della nostra Fede, e straordinaria prero­gativa dei discepoli di Cristo, che solo un abuso della ragione può essere causa di incredulità. Al contrario, mediante l'uso corretto della ragione, con la grazia di Dio (che non manca mai a un'anima di buona vo­lontà) e lo studio della Rivelazione, ogni uomo può giungere alla Fede.” Hurter (letterato convertito)

Noi esortiamo tutti gli uomini a fare, con cognizione di causa, con gioia ed ardore, un atto di Fede in N.S. Gesù Cristo. Dobbiamo, quaggiù, inondare la nostra vi­ta religiosa di questa professione di Fede ferma e certa, benché umile e trepidante, tale che fu, come leggiamo in S. Giovanni Evangelista, la Fede di quel cieco nato cui Gesù, nella sua bontà ammirabile e in tutta la sua potenza, rese la vista: IO CREDO SIGNORE! SS. Paolo VI « Ecclesiam suam

 

I

IMPORTANZA DEL PROBLEMA

Dire: « Che Cristo sia o no Figlio di Dio, la que­stione non mi interessa » è già disprezzarlo. Questo dogma della divinità di Gesù Cristo è di un interesse capitale per tutti gli uomini. Individui e Società.

Gesù significa: SALVATORE. Lui solo ha potuto, stabilirci in maniera valida sul nostro destino eterno. Questo problema interessa tutto il mondo.

« Non ci si burla di Dio » dice S. Paolo ai Galati. « Non c'è salvezza in alcun altro » (Atti IV) ha proclamato S. Pietro in pieno Sinedrio e ha ripetuto SS. Paolo VI dall'alto della Loggia il giorno della sua elezione.

 

Importanza per l'individuo

Gesù stesso ci ha avvertiti: « Io sono la via, la verità, la vita, e nessuno può venire al Padre mio se non per me » (Gv. XIV, 6).

Dunque, rifiutarsi di seguirla... di credere in Lui, significa privarsi della salvezza che è venuto a por­tarci. Significa privarsi quaggiù del conforto del suo amore: «Venite a me voi tutti che soffrite e siete tribolati, ed io vi conforterò » (Mt. XI 28).

Significa esporsi volontariamente alla dannazione eterna...

« Colui che mi confesserà davanti agli uomini, an­ch'io lo confesserò davanti al Padre mio, che è nei cieli, ma colui che mi rinnegherà davanti agli uomini, anch'io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli » (Mt. X, 32, 33).

E l'Apostolo S. Giovanni ci avverte nell'Apocalisse: « Per gli schiavi del rispetto umano, per gli increduli, per gli uomini di cattivi costumi, ... la loro sorte sarà lo stagno ardente di fuoco e di zolfo » (Ap. XXI, 8).

 

Importanza per la società

 - O il mondo ritornerà alle istituzioni cristiane, o il mondo non si rialzerà, ha detto Leone XIII (Rerum novarum).

 - Ce ne sono e in gran numero, che, spinti dall'amo­re della pace, vale a dire la tranquillità dell'ordine, si associano e si raggruppano per formare ciò che essi chiamano il partito dell'ordine. Oh! vane speran­ze, fatiche sprecate! Di partiti d'ordine capaci di rista­bilire la tranquillità in mezzo alla perturbazione delle cose, ce n'è uno solo: il partito di Dio... Tuttavia, venerabili fratelli, questo ritorno delle nazioni al ri­spetto della maestà e della sovranità divina, qualsiasi sforzo noi facciamo per realizzarlo, non avverrà che mediante Gesù Cristo. L'Apostolo in effetti ci avver­te che « nessuno può porre altro fondamento al di fuori di quello che è stato posto e che è Cristo Gesù » (1 Cor. III). S. Pio X (E supremi apostolatus).

- Non vi potrebbe essere vera pace - questa pace di Cristo così desiderata - fintanto che non seguiremo fedelmente i principi e gli esempi di Cristo, nell'ordine della vita pubblica come della vita pri­vata. Pio XI (Ubi arcano).

- Non soltanto questo scatenamento di calamità ha invaso l'universo, perché la maggior parte degli uo­mini ha bandito Gesù Cristo e la sua Santa Fede dai propri costumi e dalla vita privata come dalla Socie­tà Familiare e dallo Stato, ma ancora la speranza di una pace duratura tra i popoli non brillerà mai, fin­tanto che gli individui e gli Stati si ostineranno a rigettare l'autorità del Nostro Salvatore. Pio XI (Quas primas).

- I Cristiani sono sicuri che la contraddizione di cui soffriamo oggi (da una parte: progresso tecnico inebriante, e dall'altra parte: insicurezza) costituisce la prova di una grande rottura tra la vita e la Fede cristiana e che è questo male che bisogna innanzi tutto guarire. Pio XII (Messaggio di Natale 1956).

Papa Giovanni XXIII si lamenta di questa igno­ranza religiosa che si incontra spesso negli intellet­tuali:

- Se la Fede religiosa dei credenti è spesso in disac­cordo con la loro maniera d'agire, ciò proviene dal fatto che la loro formazione in materia di dottrina e di morale cristiana è rimasta insufficiente. Troppo spesso, in molti dei migliori, si trova spezzato l'equi­librio tra gli studi religiosi e l'istruzione profana, proseguendo questa sino agli stadi più elevati, mentre per la formazione cristiana si rimane ad un grado elementare (Pacem in terris).

 

II

GESU' CRISTO E' VERAMENTE ESISTITO?

« Niente di tutto questo è avvenuto in segreto (At. XXVI, 26). E' necessario che il complotto anticri­stiano laico-massonico abbia spinto ben lontano la sua rabbia contro Cristo perché nel XX secolo si possa arrivare ad una simile domanda!... in Italia!

Capita di incontrare dei giovani diplomati che non sanno se Gesù visse prima o dopo Giulio Cesa­re... Quanti mettono i Vangeli sullo stesso piano delle favole mitologiche greche e romane, o degli scritti su Budda, di cui i più antichi risalgono a molti secoli dopo la morte di questo personaggio!

Questa ignoranza della storia non impedisce che GESU' CRISTO DOMINI TUTTA LA STORIA!

 

Gesù Cristo è venuto in un'epoca storica

Ogni numero di giornale ci ricorda ogni mattina in prima pagina la data della nascita di Cristo.

Gesù Cristo è nato, quando era atteso da migliaia di anni, 44 anni dopo che Giulio Cesare fu assassi­nato nel Senato di Roma da suo nipote Bruto. Gesù è nato sotto il regno dell'Imperatore Augusto. Si possiede un numero ben maggiore di documenti su Cristo che su Alessandro, Annibale, Socrate, Virgilio, Ce­sare o qualsiasi grande personaggio dell'antichità.

I Vangeli non sono i soli documenti storici che parlano di Cristo.

Si è sbigottiti d'incontrare delle persone che pen­sano che i Vangeli siano i soli scritti antichi che ci parlano di Gesù... E sovente essi li credono di molto posteriori a Gesù, ignorando che sono stati scrit­ti da testimoni oculari.

1 - I Vangeli e gli altri scritti degli Apostoli (in tutto 27 libri) sono in effetti dei documenti di una storicità irrecusabile, perché:

a) scritti o dettati da testimoni oculari della più alta probità;

b) che non hanno indietreggiato davanti al mar­tirio per sostenere le loro affermazioni;

c) questi scritti sono stati propagati quando la maggior parte dei testimoni, amici o nemici, era ancora vivente;

d) S. Matteo ha scritto il primo Vangelo appena dieci anni dopo la morte del Salvatore;

e) nessuno si è mai sognato di trattarli da impo­stori.

Per nessun personaggio dell'antichità si hanno delle testimonianze di valore simile.

2 - Esistono, in più, numerose testimonianze di Giudei o di pagani dell'epoca.

a) Testimonianze Giudee:

Il libro degli Atti degli Apostoli ci riferisce questa confessione del Sinedrio: «E' chiaro non possia­mo negarlo » (Atti IV, 16). I Talmud negano, bur­landosi delle credenze dei cristiani. E' un documento indiretto ma irrecusabile della Fede dei cristiani.

b) Autori pagani:

Celso, il Voltaire del II sec., si burla dei cristiani che adorano un Dio crocifisso... attribuisce i mira­coli alla magia ma non li nega (cosa che facilitava la sua argomentazione).

Il greco Luciano si burla egualmente di Gesù.

Il siro Mara, Porfirio, Ierocle, Svetonio lo sto­rico dei primi imperatori (nelle sue vite di Claudio, di Vespasiano e di Tito), Seneca, ecc... riconoscono come indubbia l'esistenza di Cristo.

Durante l'anno 117, lo storico Tacito parlando del massacro dei cristiani sotto Nerone nel 64, scrive: «Il creatore della setta era stato condannato al supplizio, sotto il regno di Tiberio, dal procuratore Ponzio Pilato». E, dettaglio prezioso, ci dichiara che all'occasione dell'incendio di Roma, una « moltitudi­ne immensa» fu condannata ad atroci supplizi. Così dunque appena 30 anni dopo la morte di Cristo, nel 64, c'era già a Roma « multitudo ingens » una immen­sa moltitudine di cristiani (Tacito, Annali, L. XV, 44 e V, 13).

Abbiamo anche due documenti la cui ufficialità è indubbia:

la lettera di Plinio il Giovane, governatore della Bitinia tra il 111 e il 113, all'Imperatore Traiano (caso di coscienza a proposito dei cristiani) e la rispo­sta dello stesso Imperatore.

c) Cristiani del I e II secolo:

Possediamo ugualmente degli scritti di cristiani e di eretici (di già) del I sec. o inizio del II.

Ditemi: ci sono dei personaggi storici sui quali esistono tanti documenti... e di un simile valore?

3 - Perché, soprattutto, c'è IL FATTO STORICO DI CRISTO annunciato da migliaia d'anni (la pro­va esiste ancora in tutte le sinagoghe).

E, immediatamente dopo la sua Ascensione: la moltiplicazione della sua Chiesa... Essa sarebbe sorta così senza un fondatore?

Che dire di questa trasformazione del mondo: con delle nozioni nuove su Dio, la famiglia, la schia­vitù, l'amore dei nemici... Si dovettero creare parole nuove per tradurre queste idee nuove: castità, umiltà, carità, abnegazione... Christus heri hodie et in specula!

 

III

COME SAPERE SE GESU' CRISTO E' DIO

«Quale miracolo ci fai dunque, af­finché lo vediamo e crediamo in te?» Gv. VI, 30

« Non sono favole, che io vi porto, pur ingegnose che esse siano.

Ma è come testimonio che io par­lo... e questa voce noi l'abbiamo sen­tita ». II Pt. 1, 16

La Divinità dell'Uomo-Dio non può essere cono­sciuta mediante ragionamenti scientifici, né median­te ragionamenti puramente filosofici. Non la si può conoscere che con la rivelazione di Dio. Ora la Rive­lazione è un fatto storico, constatabile e constatato.

Il Creatore della natura e delle sue leggi, può, per mostrare la sua identità divina, sospendere momenta­neamente le leggi che Egli ha dato alla natura. E' que­sto che si chiama MIRACOLO o segno di Dio.

Per studiare la Rivelazione, bisogna evitare due scogli:

1) - L'abuso della critica interna (tener conto solo dei documenti scritti indipendentemente dal con­testo, dai testimoni viventi, dai fatti e da tutto l'in­sieme storico).

2) - L'abuso del metodo comparativo: « La com­parazione, che ha reso nelle altre scienze così grandi servizi perché la si spinge fino al dettaglio, diviene, nella scienza delle religioni, un metodo di confusio­ne perché ci si contenta di guardarvi sommariamen­te » (P. de la Boullay). (Per es.: considerare identiche idee o fatti che hanno solo un'analogia superficiale... Mettere sullo stesso piano miracoli, riportati da testi­moni oculari, con favole mitologiche, ecc...).

Dio ha proclamato la divinità di Gesù Cristo in almeno due occasioni:

1) Al Battesimo di Nostro Signore, conferitogli da S. Giovanni Battista: « Questo è il mio Figlio predi­letto nel quale mi sono compiaciuto... » (Mt. III, 17).

2) Alla Trasfigurazione: « Questo è il mio Figlio prediletto nel quale mi sono compiaciuto, ascoltatelo » (Mt. XVII, 5).

 

a) Gesù-Dio: nella vita

La santità di Cristo prova la sua divinità. Cuor di Gesù fornace di Amore, fonte di Vita e di Santità, modello di ogni virtù. Abbiate pietà di noi. (Litanie del Sacro Cuore)

La storia di tutti i tempi non offre nessuna crea­tura la cui bellezza morale non scomparirebbe da­vanti alla Bellezza - la Purezza - la Giustizia - la Per­fezione in tutte le cose... di Gesù. Esistenza senza precedenti.

« Chi di voi mi convincerà di peccato? » (Gv. VIII, 46)

In tutti i tempi successivi la santità consisterà nell'imitare questo Divino Modello.

Egli è l'esemplare di ogni virtù:

Verso Dio: « Il mio nutrimento è di fare la volontà di mio Padre »... « Cristo s'è fatto obbediente fino alla morte ».

Verso il Prossimo: il suo amore per i poveri, per i piccoli, per i peccatori. Gesù ha pregato per i suoi carnefici.

Verso se stesso: « Christus sibi non placuit » dice S. Paolo « Cristo non ha mai fatto quello che gli piaceva ».

« Un solo nome non è paragonabile a nes­sun altro. Un solo Santo è al di sopra di tutti i Santi: Egli è il Santo dei Santi. Egli è GESU' CRISTO! ». Mons. Besson

«La persona di Cristo, particolarmente dal punto di vista della sua scienza e della sua santità, è un miracolo di ordine intellet­tuale e morale che supera tutte le forze del­la natura».

Tanquerey

 

b) Gesù-Dio: nella parola

Mediante la sua dottrina, Cristo ha mostrato la sua divinità.

S. Paolo inizia la sua Lettera agli Ebrei con que­ste parole:

« Iddio che anticamente aveva parlato più volte e in diverse maniere ai Padri per mezzo dei Profeti, in questi ultimi tempi ha parlato anche a noi per mez­zo del Figlio, che egli ha costituito erede di tutte quante le cose e per opera del quale ha creato anche il mondo ».

Anche i suoi nemici proclamavano:

« Giammai uomo ha parlato come parla costui » (Gv. VII, 46).

« Le folle erano nell'ammirazione per il suo inse­gnamento: poiché egli insegnava come uno che ha autorità » (Mt. VII, 28).

Gesù ci porta la verità su Dio: Padre, Trinità... l'Incarnazione, la Redenzione, la Chiesa, l'Eucarestia, la misericordia divina; la verità sull'uomo e sul suo destino eterno, una morale così pura e così perfetta, tutta penetrata di verità, di giustizia, di carità.

« Non pensate che io sia venuto per abolire la legge o i profeti, io non sono venuto per abolire ma per portare a compimento ». (Mt. V, 17).

« Prima della venuta di Cristo nessun filosofo, con tutti i suoi sforzi, ha potuto conoscere più cose su Dio e su ciò che è necessario alla salvezza, di quante ne conosca per la fede una qualsiasi anziana popo­lana, dopo la venuta di Cristo » (S. Tommaso d'Aqui­no, opuscoli VI, 166).

« La sublimità di questa dottrina appare nel fatto che essa unisce in una maniera am­mirabile le cose più elevate alle cose più umili, le ricchezze della misericordia divina alla miseria del genere umano, pur conser­vando i diritti della giustizia. Una dottrina dotata di qualità così ammirabili contiene in se stessa il segno della sua origine divina ». Garrigou-Lagrange O.P.

 

c) Gesù-Dio: nelle opere

Solo l'artefice della natura può derogare alle leggi che ha posto alla natura.

Solo Dio può perdonare i peccati (che sono una offesa verso di Lui).

Solo Dio può comandare ai demoni.

Solo Dio può comandare alla vita, alla morte, agli elementi.

Ora, Gesù, durante la sua vita pubblica non ha cessato di moltiplicare i suoi miracoli per mostrare la sua identità divina.

Ha cambiato l'acqua in vino, per la preghiera di sua Madre... Ha calmato più volte la tempesta, con una sola parola.

Ha guarito da numerose malattie, perfino a distan­za... Ha scacciato i demoni.

Ha perdonato i peccati aggiungendovi un miracolo per garantirne l'autenticità.

« Affinché voi sappiate che sulla terra, il Figlio dell'uomo ha il potere di rimettere i peccati... prendi il tuo giaciglio e cammina! ».

Ha moltiplicato i pani, resuscitato i morti, ecc... Ha donato così la testimonianza della sua iden­tità divina.

Può di conseguenza esigere la nostra fede nella sua divinità: « Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, chi non crederà sarà condannato ». (Mc. XVI, 16).

 

d) Gesù ha predetto degli avvenimenti che solo Dio poteva predire.

Ha annunciato la sua Passione, la sua Crocifissio­ne, la fuga dei discepoli, il triplice rinnegamento di Pietro, la sua morte, la sua Resurrezione il terzo giorno. Ha annunciato le persecuzioni, la distruzio­ne di Gerusalemme, la propagazione del suo Vangelo fino alle estremità della terra...

Che la sua Chiesa sarà « edificata sulla pietra e le forze dell'Inferno non prevarranno su di essa ». Sua Madre, la Beata Vergine Maria, ha annuncia­to: « Tutte le generazioni mi chiameranno Beata ». Tutto ciò è successo... o si realizza sotto i nostri occhi.

S. Agostino ne prendeva spunto per dire ai suoi cristiani: « Questi avvenimenti predetti e già accaduti voi non li avete visti. Ma questi avvenimenti attuali, non potete negare di vederli... ».

 

IV

GESU' HA AFFERMATO POSITIVAMENTE LA SUA DIVINITA' E L'HA PROVATA

 Principalmente:

1 - CON IL COMPIMENTO IN LUI DELLE PROFEZIE

2 - CON I MIRACOLI

3 - CON LA SUA RESURREZIONE

« Non soltanto non avete il diritto di dichiarare anticipatamente che questi fenomeni non esistono, ma neppure quello di negare il loro carattere sopran­naturale. Innanzitutto guardate. In seguito parlere­te!... ».

H. Poincarè, Discorsi 1910

 

NORMALMENTE, PERCHE' UN UOMO SI DICA DIO, BISOGNA CHE SIA O UN PAZZO O UN IMPO­STORE. NOI ABBIAMO PRECEDENTEMENTE VI­STO CHE PER LA SUA SANTITA' E PER LA SU­BLIMITA' DELLA SUA DOTTRINA, GESU' NON E' NE' L'UNO NE' L'ALTRO. DUNQUE...

 

Gesù ha affermato la sua divinità

« Mio Padre ed io non siamo che una sola cosa ». Cosa che gli Ebrei gli rimproverano; essi voglio­no lapidarlo (come si faceva per ogni bestemmiatore) « perché tu ti fai Dio ». (Gv. X).

« Io sono la via, la verità e la vita, e nessuno viene a mio Padre se non per me ». (Gv. XIV).

« Io sono la luce del mondo; chi segue me non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita ». (Gv. VIII, 12).

Approva S. Pietro che ha appena detto: « Tu sei Cristo, il Figlio del Dio vivente » e gli dice che que­sta affermazione gli è stata ispirata dal Padre. (Mt. XVI).

Prima di resuscitare Lazzaro, dichiara: « Io sono la resurrezione e la vita. Chi crede in me, anche se morrà, vivrà» ed accetta l'atto di fede di Marta: « Io credo che tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente che è venuto in questo mondo ». (Gv. XI).

Al cieco nato che ha appena guarito, Gesù dice: « Credi nel Figlio di Dio?... - E chi è, Signore, affin­ché io creda in lui?... - E' colui che ti parla... - Io credo, Signore! e prosternandosi l'adorò ». (Gv. IX). Gesù è morto martire della sua divinità

Duplice testimonianza ufficiale che Gesù dà della sua divinità davanti al Sinedrio:

A Caifa che gli intima l'ordine solenne di spie­garsi (Mt. XXVI):

- Io ti scongiuro nel nome del Dio vivente, di dirci se sei Cristo, il Figlio di Dio.

Gesù risponde:

- Tu l'hai detto, io lo sono! (e conferma la sua dichiarazione ricordando la profezia di Daniele a suo proposito).

Al mattino del Venerdì Santo il Sinedrio l'inter­roga:

- Sei dunque il Figlio di Dio? - L'avete detto. Io lo sono!...

- Perché cerchiamo ancora testimoni! L'abbiamo sentito noi stessi dalla sua bocca! (Lc. XXII). Infine, gli Ebrei diranno a Pilato che esita:

- Abbiamo una legge, e secondo questa legge egli deve morire perché si è proclamato Figlio di Dio! (Gv. XIX, 7).

Si." Gesù ha affermato chiaramente la sua Divini­tà... Ma nello stesso tempo ci ha dato prove valide della sua identità Divina.

 

PROVE CHE GESU' HA DATO DELLA SUA DIVINITA'

1 Gesù ha realizzato le profezie messianiche

La Religione di Cristo non è cominciata 2.000 anni or sono con la sua nascita temporale. La Religione

di Cristo è cominciata fin dalla caduta originale. Da Adamo, ci sono sempre stati sulla terra degli uo­mini che hanno avuto la fede, la speranza e la ca­rità verso il Messia promesso.

Nel corso dei tempi, Dio inviò dei Profeti per ravvivare la fede nel Messia che doveva venire.

 

L'ESISTENZA DI QUESTE PROFEZIE NON SI PUO' NEGARE POICHE':

a) esse sono ancora conservate nelle Sinagoghe degli ebrei che non hanno voluto credere in Lui quan­do è giunto;

b) il Re d'Egitto, Tolomeo di Filadelfia (286­-247), fece tradurre queste profezie in greco.

D'altra parte:

Le profezie andavano per la maggior parte in sen­so contrario a ciò che le nazioni immaginavano all'e­poca in cui esse furono scritte, e sembravano impos­sibili in quel momento. Esse annunciavano la venuta di un Messia-Salvatore, davanti al quale tutti i Re della terra si sarebbero inginocchiati, il cui Regno si sarebbe esteso da un capo all'altro del mondo... e non avrebbe avuto fine... che ci avrebbe salvato per una Passione e morte ignominiosa... con dei dettagli precisi: sarebbe disceso da Abramo (Gen. XVIII)... sarebbe venuto quando lo scettro sarebbe stato tolto alla tribù di Giuda (Gen. 49) (1).

Sarebbe stato dolce e umile come un agnello che si conduce al macello... sarebbe stato preceduto da un precursore, che avrebbe predicato nel deserto (Is. 40)... sarebbe stato della stirpe di David (Is. 11)...

Sarebbe venuto dopo la seconda costruzione del tempio (Agg. 11)... sarebbe nato a Betlemme (Mich. V)... amico dei poveri (Is.)... sarebbe stato venduto per 30 denari (Zach.)... flagellato, schernito, riempito di sputi (Is. 50)... avrebbe avuto le mani e i piedi trapassati, le sue vesti sarebbero state spartite... la sua tunica tirata a sorte (Ps. 21)... sarebbe stato messo tra due ladroni... non avrebbe conosciuto la corru­zione della tomba (Ps. 15)... il suo Sacrificio sareb­be stato offerto in tutti i tempi e in tutti i luoghi dall'oriente all'occidente (Mal. 1). Il popolo ebreo sarebbe rimasto senza sacerdozio e senza sacrificio (Os. III), ecc...

Gesù parlando ai dottori della Legge richiamà con­tinuamente queste profezie, che essi ammettono: « Scrutate le Scritture, sono esse che mi rendono te­stimonianza ». (Gv. V, 39).

« Cominciando da Mosè e da tutti i Profeti, spie­gò loro quanto lo riguardava in tutte le Scritture n (Lc. XXIV, 27).

 

2 Gesù compie i miracoli come prove valide della sua divinità

- OBIEZIONI SUI MIRACOLI

Prima obiezione:

Anche altre religioni affermano avere dei mira­coli.

Risposta:

a) ciò significa ammettere che il miracolo è se­gno di una Rivelazione divina.

Ma giustamente ciò che noi sosteniamo, è che Gesù è il solo ad aver dato tali prove. Poiché:

b) spesso quei miracoli non sono narrati in modo valido e restano senza prova di verità (ad es.: gli scritti su Budda datano 150 o 200 anni dopo la sua morte; la Mitologia);

c) bisogna sapere che il demonio può compiere prodigi o contraffazioni di miracoli. Li si riconoscerà da quattro segni:

1) il demonio non può compiere veri miracoli p.e.. resuscitare un morto o creare - cioè fare qualche cosa senza utilizzare una certa materia pre­esistente;

2) i prodigi del demonio non sono ordinati al bene: p.e.. far danzare delle statue;

3) sono generalmente contro la buona dottrina;

4) non possono essere fatti che con il permesso di Dio. Non possono durare un minuto di più.

(Ma Dio può permetterli, per castigare l'orgoglio di quelli che non vogliono accettare le prove che Dio dona loro e accettano come oracoli ciò che viene detto da maghi o cartomanti).

« Io perderò la saggezza dei saggi e la prudenza dei prudenti, la riproverò ».

 

Seconda obiezione:

Noi non conosciamo tutte le forze della natura. E dunque può darsi che un giorno ciò che noi chia­miamo miracolo sarà considerato qualche cosa di nor­male (p. es. l'auto, la radio, l'aereo, ecc.).

Risposta:

Non è necessario conoscere tutte le forze della natura per sapere se in un tal caso ci sono dei mira­coli o no. (Sarebbe negare tutte le leggi fisiche in corso).

E' sufficiente sapere che nel tal caso preciso e in tali condizioni, senza niente aggiungere, tale fatto è impossibile senza un intervento soprannaturale. (Nota bene che anche oggi senza motore e senza ben­zina non farete funzionare un'automobile o un aereo, e senza un apparecchio emittente e ricevente non po­trete utilizzare le onde hertziane, né più né meno che come al tempo di Giulio Cesare).

Perché vi sia miracolo divino, bisogna inoltre che non vi sia frode alcuna, niente che favorisca il peccato o la cattiva dottrina, niente che possa essere interpretato secondo le leggi naturali conosciute.

Se colui che opera questa eccezione alle leggi della natura presenta queste garanzie e opera senza nessuna macchina né gioco di prestigio si potrà con­cludere che è un miracolo. E' il caso dei miracoli di Gesù:

- Io lo voglio, sii guarito (e la lebbra scompare).

- Va' il tuo servo è guarito (e alla stessa ora e a distanza questi è guarito).

- Lazzaro vieni fuori! (e subito il morto, vera­mente morto, esce dalla tomba).

(Ci mostrino simili miracoli, e con le stesse ga­ranzie di autenticità, nelle altre religioni).

Il Miracolo è una deroga alle Leggi della Natura. Con la realizzazione delle profezie, Gesù dà come pro­va irrecusabile della sua divinità i miracoli che egli compie.

Gesù non teme di dire ai Giudei che si rifiutano di credere alla sua divinità:

« Le opere che faccio in nome del Padre mio, que­ste mi rendono testimonianza » (Gv. X, 25).

 

Ed ancora:

« Se non compio le opere di mio Padre non mi credete. Ma se le compio, anche se non volete credere a me, credete alle opere; affinché conosciate e sappia­te che il Padre è in me ed io in lui » (Gv. X, 37).

La vigilia della sua morte, dirà con tristezza di quegli Ebrei che, testimoni dei suoi miracoli, si rifiutano di credere:

« Se non fossi venuto e non avessi parlato loro, non ne avrebbero colpa. Ma ora non hanno scusa del loro peccato... se non avessi fatto le opere che ho fatto in mezzo a loro, non avrebbero colpa. Ma ora le han­no viste e mi hanno odiato, sia me che il Padre mio » (Gv. XV).

E' la stessa prova che darà agli inviati di Giovan­ni Battista che vengono a domandargli:

- Sei tu quello che deve venire o dobbiamo atten­derne un altro?

Ecco la sua risposta:

Andate, riferite a Giovanni ciò che avete visto e sentito: i ciechi vedono, gli zoppi camminano, i leb­brosi sono guariti, i sordi odono, i morti risorgono, i poveri vengono evangelizzati... » (Lc. VII, 22).

 

3 Resurrezione di Lazzaro. Sintesi di tutti i suoi miracoli (Gv. XI)

a) Non vi è fatto più storico.

Gesù opera questo miracolo davanti ad una moltitu­dine di persone venute da Gerusalemme per espri­mere le loro condoglianze.

« Molti di coloro che erano venuti,... e videro ciò che fece Gesù, credettero in LUI».

Ma alcuni, « quidam », andarono dai Farisei.

Il Sinedrio si riunisce... essi non negano, la realtà infatti è troppo evidente. Caifa decide che la cosa più semplice è di sbarazzarsi di Gesù facendolo morire.

Ecco un riconoscimento ufficiale e pubblico di questo miracolo.

b) Nessun miracolo è più probante di questo. Prima di compierlo Gesù rende grazie al Padre.

« ... affinché questo popolo che mi circonda creda che tu mi hai mandato! ».

c) Nessun miracolo_è più scientifico di questo. Ancora oggi, la prova più scientifica della morte è la corruzione del corpo. Ora il corpo di Lazzaro « esa­lava cattivo odore ».

- Signore, dice Marta, esala cattivo odore!... è morto già da quattro giorni!

Se anche Gesù avesse operato soltanto questo mi­racolo, esso sarebbe stato sufficiente a togliere a chiunque il diritto di rifiutargli la fede.

 

V

GESU' E' RESUSCITATO. DUNQUE E' DIO

 E' IL MIRACOLO DEI MIRACOLI!... RESURREXITM Il miracolo che riunisce e riassume in sé tutti i miracoli e le profezie!

Cristo stesso aveva annunciato la sua Resurrezio­ne numerose volte come sigillo di tutti i suoi mira­coli... come l'argomento innegabile della sua divina missione.

Fatto storico celeberrimo, indiscutibile, racconta­to dagli EVANGELISTI, dagli ATTI DEGLI APOSTO­LI, dalle EPISTOLE di S. PAOLO.

 

Non solamente le profezie dell'Antico Testamento l'hanno annunciato, ma Gesù l'ha spesso predetto « ecco, saliamo a Gerusalemme, e il Figlio dell'Uomo sarà consegnato ai Sacerdoti e agli Scribi.

Essi lo condanneranno a morte e lo consegneran­no ai pagani i quali lo riempiranno di sputi, lo fla­gelleranno, lo crocifiggeranno; ma il terzo giorno ri­susciterà da morte ». (Mt. XX, 18).

Gli ebrei lo sanno. E prendono le loro precauzioni per impedirlo (i sigilli dell'Impero, le guardie alla tomba, ecc...).

E il mattino di Pasqua, mentre i soldati fuggono atterriti, l'Angelo annunzia fieramente alle pie donne: RESURREXIT! SICUT DIXIT. E' RESUSCITATO, COME AVEVA PREDETTO!

 

Fatto storico innegabile

Circondato da un insieme di prove antecedenti, concomitanti, susseguenti.

- Prove antecedenti: fatto conosciuto in anticipo, annunciato... e per il terzo giorno.

- Prove concomitanti: fatto successo nel giorno annunciato, con le guardie come testimoni. L'annuncio degli angeli, che invitano le pie donne a constatare la tomba vuota.

- Prove susseguenti: l'incredulità degli Apostoli e dei discepoli.

L'incredulità persistente dell'apostolo Tommaso, anche quando gli altri Apostoli avevano visto Gesù. Il dubbio persistente degli Apostoli nel vederlo, Lo scambiano per un « fantasma ». Gesù li invita a toccarlo. Mangia con essi. Il fermo convincimento di questi stessi Apostoli dopo averlo visto, toccato, dopo aver mangiato e parlato con lui in numerose e diverse apparizioni... una volta davanti a più di cin­quecento uomini.

Il convincimento di questi stessi Apostoli che, im­mediatamente, davanti al popolo che aveva assistito alla morte di Gesù, davanti allo stesso Sinedrio che l'aveva condannato a morte e aveva assistito alla sua agonia, non hanno esitato a proclamare la sua Re­surrezione.

Essi sono arrivati perfino a compiere miracoli in testimonianza della Resurrezione.

Il giorno della Pentecoste, dopo aver ricevuto lo Spirito Santo, S. Pietro predica la RESURREZIONE DI CRISTO.

« Uomini d'Israele ascoltate queste parole: Gesù di Nazareth, uomo che Dio ha accreditato presso di voi con miracoli, prodigi e segni operati da Dio me­diante lui in mezzo a voi... che voi avete ucciso croci­figgendolo per la mano di empi, DIO L'HA RESUSCI­TATO!...

Costui è Gesù che Dio ha resuscitato: noi ne siamo tutti testimoni ». (Atti II).

S. Pietro e S. Giovanni, dopo aver guarito il para­litico della porta del Tempio:

« Voi avete ucciso l'Autore della vita. DIO L'HA RESUSCITATO, NOI NE SIAMO TESTIMONI... ed è per confermare questa fede che la salute è stata resa a quest'uomo » (Atti III).

Questi due Apostoli, essendo stati immediatamente arrestati, l'indomani proclamano di nuovo davanti al Sinedrio:

« Voi avete ucciso l'Autore della vita. DIO L'HA

RESUSCITATO DAI MORITI, è per Sua virtù che que­st'uomo è presente davanti a voi in piena salute... » (Atti IV).

La Resurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo è il grande motivo di credibilità portato dagli Apostoli. L'apostolo S. Paolo non soltanto parla della Resurre­zione di Gesù come base della nostra fede, ma ne cita le differenti apparizioni... s'appella ai numerosi testi­moni ancora viventi, farà della Resurrezione il fondo della sua predicazione:

« Se Cristo non è risorto la nostra predicazione è vana come è vana la vostra fede. Ma ecco che Cristo è risorto dai morti... » (I Cor. XV).

Sotto questo aspetto sublime, la Resurrezione è così legata alla Redenzione dell'umanità, che diven­ta oggetto di fede senza nulla perdere del suo aspet­to esteriore di fatto storico constatatile.

Testimonianze degli Apostoli... di tutti i cristiani (tra cui i primi sono ebrei e tra di loro sacer­doti ebrei, pur così prevenuti... e che erano sicuri di perdere il posto... e che predicano la Resurrezione di Cristo... e nessuno osa negarla).

Gli increduli stessi dicono: se Cristo è resusci­tato, allora è l'uomo-Dio!

Se non fosse resuscitato bisognerebbe spiegare co­me gli Apostoli sono arrivati a credere e a farsi uc­cidere per predicare la Resurrezione di Cristo... e co­me il mondo ha creduto alla loro parola...

Ciò faceva dire a S. Agostino:

« Delle due l'una: o il mondo è stato con­vertito dai miracoli che noi reclamiamo es­sere stati fatti in favore della Religione Cri­stiana, ed allora la Religione Cristiana è di­vina; o il mondo è stato convertito senza mi-' racoli: in questo caso l'insediamento del cri­stianesimo è per se stesso il più grande dei miracoli ».

Lo storico Pinard de la Boullaye, aggiunge questa doppia osservazione: « La Resurrezione del Salvatore allo sguardo di ogni spirito che riflette, ha due prove complementari: da una parte la solidità degli argo­menti che sviluppano i suoi difensori, dall'altra la de­bolezza delle obiezioni che si oppongono loro » (frode, esagerazioni, allucinazioni, visioni spirituali, ecc...).

 

Terminiamo con questa preghiera piena di fede che, dopo tre anni di conferenze sulla divinità di Ge­sù Cristo, Padre Pinard de la Boullaye S.J. pronunciava dalla cattedra di Notre Dame nella Quaresima del 1931.

 

O Gesù, ecco che per tre vie differenti avete manifestato le vostre prerogative e i vostri diritti.

Se mai fanciullo ha meritato di essere creduto sulla parola per il bagliore delle sue virtù, siete voi. Voi avete affermato: « Io sono il Messia». Voi lo siete!

I secoli anteriori alla vostra nascita hanno annunciato la vostra venuta, descritto la vo­stra vita, profetizzato le vostre opere. Voi avete realizzato tutti questi oracoli. Il Mes­sia promesso siete voi.

Voi avete detto: « In garanzia della mis­sione che ho ricevuto, quando questo Tem­pio sarà stato distrutto, io lo ricostruirò in tre giorni ».

Voi l'avete fatto: il Messia siete voi.

SANTA MARIA, MADRE DI DIO, PREGATE PER NOI POVERI PECCATORI. OTTENETECI LA FEDE!