INTERVISTA CON IL DIAVOLO

Padre Antonio M. Alessi

Portamento distinto, alto, giovanile, impeccabile ve­stito nero. Lo incontrai a Roma, all'entrata di Montecitorio.

- Ha qualche appuntamento? mi chiese.

- Vorrei intervistare alcuni deputati sulla situazione politica attuale.

- Lei è un giornalista? Se crede, potrei darle io tutte le informazioni che desidera.

- Scusi, con chi ho il piacere di parlare?

- Sono Berlick del terzo girone, sezione stampa e propaganda.

- È straniero?

- Noi siamo cittadini del mondo!

- Non ho compreso bene: quale è il suo lavoro?

- Sono un diavolo del gruppo dirigente.

- Eh già, siamo tutti dei poveri diavoli...

- No, no: un diavolo autentico, con un incarico par­ticolare.

- Veramente, a guardarla sembra un gentiluomo.

- Non crederà che operiamo nel mondo vestiti di ros­so, con tanto di coda e magari con le corna, come ci dipingete voi!

- Non dicevo questo ma...

- Per poter lavorare tranquillamente dobbiamo me­scolarci, immedesimarci nella vita e nell'ambiente che ci viene assegnato.

- Lei è incaricato di questo settore del parlamento?

- Ho diversi incarichi, ma questo è il più importante: qui si propongono e si votano leggi che hanno grande importanza nella vita della nazione, e l'Italia ha un po­sto di primo piano nella vita e nella storia del mondo.

- Allora lei è in grado di darmi qualche informazione per il mio giornale?

- Senz'altro, meglio di quei signori che stanno chiac­chierando là dentro. Potrò rispondere a tutte le sue do­mande. Ma andiamo a prendere un caffè al bar di Mon­tecitorio: offro io, tanto più che stanno discutendo una legge, con le solite violente discussioni tra governo e op­posizione, che si prolungheranno tutto il giorno.

Fu così che ebbe inizio una eccezionale intervista con un personaggio che si dimostrò una fonte inesauribile di notizie.

 

Il mondo contemporaneo

- Signor diavolo, scusi, come dovrei chiamarla?

- Mi chiami Berlick; ma diamoci del tu, tanto siamo colleghi, anche se ho il dubbio che tu non sia dalla no­stra parte; ma mi piace discutere con gli avversari: serve ad approfondire gli argomenti.

- Che ne pensi di quanto è successo alla fine dell'89 nell'Europa orientale?

- Un autentico e imprevedibile terremoto. Una scon­fitta dopo 60 anni di lavoro e lotte per affermare una ideologia che si proponeva di distruggere la religione, «oppio dei popoli», particolarmente quella cattolica, il nostro nemico numero uno.

- Da chi pensi sia partita l'iniziativa che ha annien­tato, nel giro di poche settimane, una concezione politi­co-economica che disponeva di un apparato inattaccabi­le: esercito, polizie segrete, stampa, radio, televisione, partito monolitico...

- È stato quell'uomo che vive qui a Roma...; non lo voglio nominare. Slavo anche lui, ha capito il punto de­bole del sistema e ha spinto la Polonia a resistere ad oltranza, sicuro che il colosso che avevamo costruito si sarebbe sgretolato.

- Quindi ammetti una sconfitta su tutto il fronte?

- Non si può negare l'evidenza, con l'aggravante che l'indiscusso capo di tutto il movimento marxista, Mikail Gorbaciov, addirittura è andato a Roma, dal Papa, a chiedere il suo aiuto nel tentativo di mantenere unito il suo traballante impero.

- Ora, cosa pensate di fare?

- Ci siamo radunati, abbiamo discusso i piani d'at­tacco. Il contatto con l'Occidente ricco, consumista, ma­terialista, ci assicura che riusciremo a vincere ancora. La corruzione in tutti i campi della vostra società ren­derà ancora più facile la nostra ripresa.

Il capitalismo, il progresso, il benessere, di cui me­nate vanto, sarà il nostro più prezioso alleato.

 

I pericoli dell'occidente

- Scusami, Berlick: non capisco come il nostro modo di vivere possa aiutare la vostra causa.

- Voi occidentali siete troppo ingenui. Vedi: in tutti i popoli soggetti al comunismo si era creata una reazione allo stato di schiavitù e paura cui li costringevano i vari regimi. La Chiesa, invece, oppressa, perseguitata, era andata rafforzandosi. Per tanti era l'unica voce a difendere la libertà, a proclamare gli inalienabili diritti dell'uomo, per cui aveva coagulato attorno a se uomini, anche non credenti e praticanti, diventando così una forza dirompente.

- Non capisco però come ora la riconquistata libertà, il contatto con la nostra civiltà, possa favorire il vostro piano di conquistare il mondo.

- La libertà, come sai bene, è certo un gran dono una forza infrangibile, se guidata, diretta a fini buoni; ma quando diventa diritto di fare ciò che si vuole, licenza di assecondare tutte le tendenze, gli stimoli, i deside­ri, conduce l'uomo a seguire le più degradanti e violente passioni, che lo rendono l'animale più pericoloso e fero­ce della terra. La belva, saziati gli istinti della fame, riposa tranquilla; l'uomo, invece, è insaziabile di potere, possesso, godimento.

- Ma, in che modo la nostra civiltà asseconda questi suoi istinti?

- Con il vostro modo di vivere, di comportarvi. La libertà di stampa, la presentazione di modelli di vita offerti quotidianamente con i mezzi più potenti: stampa, cinema, televisione; la stessa abbondanza di beni di consumo, che ha visto processioni ininterrotte di uomini e donne varcare le brecce sui muri, alla caccia delle ricchezze del mondo occidentale, assicurano che alla fine la vittoria sarà nostra.

- Non vedo come migliorare il tenore di vita sia dan­noso al vero bene e al progresso dell'uomo!

- Non in sè, ma per le conseguenze che importa. Non vedi quanta corruzione esiste nel vostro modo di vivere? Siete più materialisti dei marxisti. Siete arrivati persi­no ad approvare leggi permissive che rendono leciti an­che delitti esecrandi, di cui si vergognerebbero persino i selvaggi.

Vi credete migliori e superiori agli altri popoli; in realtà siete più poveri e miserabili dei paesi del terzo e quarto mondo!

 

Lo scandalo del benessere

- Senti, Berlick: questo modo di parlare è offensivo per una società di cui anche tu godi i benefici. Vuoi spiegare meglio queste tue accuse?

- Senz'altro! E tu prova a dimostrarmi il contrario.

Prendiamo l'Italia, paese di antica civiltà, centro stesso del­la cattolicità, dove tutti o quasi si professano cattolici. Avete introdotto per legge il divorzio, legge che noi abbiamo sollecitato e approviamo a piene mani; ma come la mettiamo con quel Vangelo al quale dite di credere: «L'uomo non separi quelli che Dio ha unito»? È stata approvata la legge sull'aborto, che concede il dirit­to, dico il diritto, di uccidere un innocente prima ancora di nascere, mentre proclamate che la vita è un dono di Dio e appartiene a lui solo! Oggi preferite una macchi­na, una lavatrice, un televisore, alla vita di un bimbo. State studiando il modo di presentare e approvare una legge per 1'eutanasía, la possibilità di uccidere vecchi e malati, divenuti un peso per la società.

La vostra è tutta una cultura di morte, non di vita! Ovviamente, questo per noi va benissimo!

- Sì, è vero; ma non tutti accettano, osservano queste leggi permissive.

- Sarebbe il colmo! Ma, mi sai dire quanti innocenti vengono uccisi ogni giorno con pratiche abortive, con pillole alla portata di tutti, o in cliniche dove tutto si svolge in fretta e gratuitamente?

Vuoi che parliamo della famiglia? Quante sono le se­parazioni legali o consensuali che rompono una unità da voi sancita con un Sacramento? E quanti matrimoni falliti si reggono solo perché ci sono i figli, o per salvare le apparenze? Mi sai dire quanti uomini e quante donne hanno il loro «partner», infischiandosi delle vostre leggi morali?

E i giovani, formati nelle vostre scuole, cresciuti in famiglie cristiane, arricchiti di «grazie sacramentali», come dite voi, come vivono? Il dilagare della droga, del­l'AIDS, della sessualità, cosa insegna? Quale morale ac­cettano e praticano le nuove generazioni?

- Ne siamo tutti preoccupati e cerchiamo di correre ai ripari.

- Noi invece siamo soddisfatti: li esortiamo a liberar­si da tutte le pastoie delle vostre restrizioni, a sfuggire ai vostri richiami, a godersi la vita, assecondando tutte le inclinazioni della natura.

- Un pessimo servizio all'umanità, signor Berlick.

- Ma questo è il nostro impegno: rovinare il capola­voro di quel Dio, che ci ha condannati all'inferno per tutta l'eternità.

 

La Chiesa nel mondo

- Non potrai negarmi che oggi la Chiesa rappresenta la più grande forza spirituale della terra. Il Papa, pelle­grino di pace, di giustizia, di libertà, viene accolto da folle di ogni razza e religione, come la più grande spe­ranza per l'uomo di oggi e di domani.

- Un uomo che ci dà fastidio sicuramente, ma non desistiamo certo dalla nostra battaglia per rovinare il mondo. Le manipolazioni genetiche, la fecondazione ar­tificiale, il dilagare dell'alcolismo e delle malattie vene­ree; soprattutto le ingiustizie che regnano in gran parte dell'umanità, ci aiutano a fomentare disordini, rivoluzio­ni, guerre. Come la mettete che un 30% della popolazio­ne mondiale, ricca e pasciuta, sprechi somme favolose in ville, pranzi, divertimenti di ogni genere, mentre il 70% non ha casa, lavoro, cibo per soddisfare la fame; sono analfabeti, malati, lebbrosi?

- È una delle accuse più tremende alla nostra so­cietà del benessere, una delle piaghe più vergognose nel nostro modo di vivere.

- Solo che vi limitate a deprecarle, ma non fate nulla per debellarle. Solo parole, parole... Anche se nel Vangelo sapete come sarete tutti giudicati sull'amore. La vostra indifferenza, il vostro egoismo, ci aiutano a esa­sperare queste situazioni, che saranno causa di nuove tensioni, guerre, sofferenze, perché i ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri.

- Per questo la Chiesa alza la voce, grida da tanti secoli, denunciando le colpe di governi, nazioni e dei singoli uomini, che non si può tollerare questo stato di violenza, di ingiustizia, di sopraffazione permanente.

- Caro il mio giornalista, non basta parlare, condan­nare; sono le opere che contano; chi ama agisce, scende in prima linea, paga di persona.

- Non vedi quante opere sono sorte all'insegna del Cristianesimo? Ospedali, ricoveri, orfanatrofi; quanti eroi della carità hanno operato e tuttora lavorano a ser­vizio dei poveri: S. Vincenzo De Paoli, Don Bosco, Ma­dre Teresa di Calcutta: migliaia di missionari hanno dato tutto, sacrificando spesso la vita per i figli predi­letti di Dio, realizzando opere grandiose.

- Gocce in un mare di necessità e di dolore. Tu, voi tutti credenti, cosa fate per loro?

Siete tutti malati di egoismo inguaribile!

 

I preti oggi

- Scusa la curiosità: vorrei sentire la tua opinione sui preti oggi. Penso vi daranno molto fastidio.

- Non tanto come credi. Li dividiamo in tre categorie: gli zelanti, impegnati fino in fondo a ostacolare il nostro lavoro: predicazione, catechesi, celebrazioni liturgiche, associazioni di ogni tipo, dalle sportive alle caritative, visite agli ammalati... In qualche posto arrivano ad ave­re quasi il monopolio della gioventù.

Sono nemici acerrimi, anche perché danno testimonianza di vivere coerentemente la loro vocazione e mis­sione. Per fortuna sono pochi.

- Non li contrastate?

- Certo, con tutti i mezzi, anche con le calunnie, ma con scarso successo.

- Hai detto tre categorie?

- La seconda sono i mediocri: si sforzano di fare il loro mestiere alla meno peggio, per timore di essere richiamati dai superiori o criticati dalla gente. Ci lascia­no sempre largo spazio per lavorare.

- In che modo?

- Allontaniamo i fedeli, soprattutto i giovani, dalla Messa, dalle funzioni religiose, dagli oratori. Creiamo alternative per attrarre le persone nei luoghi dove pos­siamo lavorare indisturbati: discoteche, cinema a luci rosse, squadre sportive, club con varie finalità apparen­temente innocue.

- E la terza categoria?

- I cooperatori: con la loro vita scandalosa o poco edificante, favoriscono la nostra attività; ci aiutano ad allontanare le anime dalla Chiesa, dai Sacramenti, a rifiutare il magistero, criticare il Papa...

- Non credo ce ne siano molti.

- Troppo pochi, purtroppo! Ma ci basta anche uno solo per gettare il discredito su tutti gli altri. Una mela guasta serve a bacare tutte quelle che vengono a con­tatto. Il male si diffonde più presto e più largamente del bene. Un foro in una diga può determinarne il crol­lo; un pugno di neve che si stacca dalla vetta può di­ventare una valanga che travolge tutto. Ci pensiamo noi a fare propaganda e moltiplicare gli scandali.

- Che mezzi usate?

- Sei un po' troppo curioso...! Denaro, donne, orgo­glio, delusioni, scoraggiamenti... Non dimenticare che il nostro compito è tentare l'uomo, facendo leva sui punti più deboli.

 

Religiosi e suore

- Immagino che anche con queste persone di vita consacrata, professionisti della santità, modelli di perfe­zione, tenterete di corromperli e creare scandali.

- Quanto più una fortezza sembra inespugnabile, tanto più ci trova impegnati a conquistarla, e anche se subiamo sconfitte, non mancano vittorie.

- Quali sono i vostri piani di attacco?

- Ogni mezzo può essere buono: dipende dalle resi­stenze che troviamo. Uno molto efficace è distoglierli dalla preghiera, dalla meditazione, acuendo magari il loro zelo perché lascino in pace Dio, con il pretesto di occuparsi delle opere di Dio. Sempre efficace l'ozio, che un vostro antico scrittore ha chiamato «padre di tutti i vizi», la vita comoda, la buona tavola; anche la televi­sione è diventata un nostro potente alleato, con immagi­ni non certo edificanti, con ore trascorse davanti al vi­deo, sottraendole allo studio, al lavoro, alla preghiera.

- Come giudichi la loro vita?

- Anche qui abbiamo diverse categorie: gli inattacca­bili, capaci di resistere a ogni tentazione, integralisti nella pratica dei doveri, nell'osservanza delle regole ab­bracciate. Per fortuna non sono molti!

- E con gli altri come agite?

Il nostro lavoro diventa più facile nella massa di re­ligiosi e suore che si accontentano di una osservanza esteriore. Non vogliono tradire il giuramento fatto, ri­nunciare all'abito e neppure al benessere acquisito en­trando in religione. Sono persone che cercano di mante­nersi nella legalità, ma sono pigri, freddi nelle pratiche di pietà, poco amanti del sacrificio e della mortificazio­ne, restii a ogni forma di apostolato che li distolga dalle comodità in cui si sono adagiati.

- Poi avrete anche dei ribelli!

- Questi rappresentano le nostre vittorie, diventano preziosi alleati e collaboratori.

Oltre alla gioia che proviamo per chi «butta la veste alle ortiche», ci offrono l'occasione per dimostrare quan­to siano inaccettabili le restrizioni, le mortificazioni im­poste dalla Chiesa e dai vari Ordini e Congregazioni religiose. Qualcuno di loro passa addirittura nelle no­stre file, ci aiuta nella propaganda, favorisce la diserzio­ne di altri, tentennanti nella vocazione.

- Vi accontentate di poco: in tutte le produzioni ci sono gli scarti e «una rondine non fa primavera», dicia­mo noi.

- Ma «chi si accontenta gode», dice un altro prover­bio, e noi ci accontentiamo anche di un piccolo trionfo in attesa di quello finale.

- Che non avverrà mai per voi!

 

Protagonisti domani

- Quale il tuo giudizio sulla gioventù?

- È su questo terreno che combatteremo la più gran­de sfida contro la società e soprattutto contro la Chiesa.

- Pensate di poterla vincere?

- Ne siamo sicuri, anche perché disponiamo di molte armi e di tanti alleati.

- Non mi pare che la gioventù si lasci oggi manipo­lare così facilmente. Le ribellioni nell'Est europeo sono partite proprio da loro; anche la maggior parte delle contestazioni giovanili sono originate dal loro desiderio di giustizia e di libertà.

- Proprio su questo facciamo leva noi. Troppe ingiu­stizie sono causate dalla vostra società; il dislivello tra nord e sud continua ad accentuarsi. Giustizia e libertà sono le massime aspirazioni di ogni uomo.

- Ma sono appunto i due valori che la Chiesa difende e propaganda con ogni mezzo.

- Solo che noi presentiamo questi concetti in modo diverso, anzi opposto al vostro. Per noi libertà è fare quello che si vuole, assecondare in tutto gli istinti, i desideri dei giovani, compresi quelli che voi ritenete proibiti, peccaminosi. Inoltre disponiamo oggi di mezzi che voi non possedete.

- Potrei conoscerne qualcuno?

- Sicuro, anche perché voi non li avrete mai, almeno nella misura di cui disponiamo noi per corrompere le nuove generazioni.

- Ti riferisci alla stampa?

- È una delle armi, ma sempre efficace. Non fu det­to: «Dimmi ciò che leggi, e ti dirò come pensi e come vivi»? La maggior parte dei giornali, dei rotocalchi, sono in mano nostra, senza contare le pubblicazioni porno­grafiche in costante aumento, esposte, in omaggio alla libertà, nelle edicole e reperibili nelle librerie.

- Ammetto, questo è un punto debole per la Chiesa.

- E il cinema, la radio, la televisione, dove li metti? Hai mai visto le pellicole porno che sforniamo in conti­nuazione? Sai quante videocassette si vendono ogni giorno con film e filmini che farebberro arrossire un moro? E i prostiboli, la diffusione della droga, le malattie veneree, senza contare i balli, le canzoni oscene... Mi s'ai dire quante vittime, quanti schiavi reclutiamo ogni giorno?

- Non capisco quale gusto ci proviate a rovinare tan­ti giovani!

- Lo stesso che provate voi nell'inutile tentativo di salvarli dalla rovina fisica e spirituale. Anzi, noi siamo molto più impegnati di voi, paladini della morale, a di­struggere, che voi a costruire e salvare.

 

La generazione adulta

- Ma lasciamo stare i giovani... Quale il tuo giudizio sulla nostra generazione, in particolare sugli adulti che hanno una certa maturità e fatto già scelte di vita.

- Beh..., non mi pare abbiate molto da rallegrarvi. Avete scatenato due guerre mondiali, con milioni di morti, distruzioni di ogni genere, senza contare i focolai di guerra sempre accesi in tante parti del mondo.

- Non negherai però il grandioso progresso realizzato in tutti i campi della tecnica e della scienza!

- Una tesi da dimostrare, se tutte queste scoperte abbiano migliorato la vita dell'uomo, o invece, se spesso, il progresso non sia un regresso! Credi veramente che gli uomini oggi siano più liberi, più felici di quelli che vivevano nel secolo scorso? Credi che i primitivi, i pochi selvaggi che ancora rimangono, siano meno liberi, più infelici di voi che avete macchine, frigoriferi, televisori, che viaggiate in treni super-rapidi, con aerei più veloci del suono?

- Ma ha portato un benessere sconosciuto in altri tempi.

- Materiale sì; ma l'uomo, come insegnate voi, non è solo corpo, materia, ma anima, spirito. E che ne dici dei tremendi pericoli che oggi minacciano la stessa soprav­vivenza dell'uomo sulla terra? Il pericolo delle radiazio­ni atomiche, l'effetto serra che mette in pericolo la vita del pianeta, la deforestazione, l'avvelenamento della ter­ra, dell'acqua, dell'aria, non sono una minaccia che pen­de costantemente sulla vostra esistenza?

- Stiamo cercando di correre ai ripari. La Chiesa e gli uomini più responsabili, si sentono impegnati a far fronte a questi pericoli. Dio non abbandona mai l'uomo che confida in lui.

- Ma siete voi che avete abbandonato Dio! Quanti osservano i suoi dieci comandamenti? Quanti vanno an­cora in chiesa alla domenica? E quelli che ci vanno, non riducono tutta la loro vita religiosa a quell'oretta tra­scorsa distrattamente a sentire prediche?... Che ne fate di individui cristiani nei giorni «festivi», e pagani nei «feriali»? Non vedi il totale distacco tra fede e vita? «Chi non è con me è contro di me», ha proclamato il vostro Maestro. (Mt 12,30).

- Tu sei pessimista, anche se in parte è vero quanto affermi. Ma noi abbiamo la capacità di batterci il petto, di riconoscere le nostre colpe: da qui il coraggio di con­tinuare e magari ricominciare da capo. Dio non abbando­nerà mai il suo capolavoro!

 

Parlamento e partiti

- Toglimi una curiosità. Ti ho incontrato qui a Mon­tecitorio. Hai qualche incarico specifico qui dentro?

- Sicuro, e molto importante. Qui ho molti amici in tutti i partiti, che mi aiutano a varare leggi che favori­scono i nostri piani. Grazie a loro siamo riusciti a farne passare alcune che riteniamo fondamentali per la no­stra lotta: divorzio, aborto, libertà di stampa, di espressione.

- Una tua opinione sui nostri parlamentari...

- Salvo la solita minoranza, attenta, preparata, re­sponsabile, molti sono qui per il piacere di sentirsi chia­mare «onorevole», e ovviamente anche per il mensile che permette loro un tenore di vita superiore a quello che potrebbero condurre con una diversa professione. Burattini sempre disposti a piegarsi agli ordini dei capi.

- Un giudizio complessivo sul loro comportamento?

- Non offenderti: cialtroni, chiacchieroni, rissosi. Vie­ni, facciamo una capatina, giacchè siamo sul posto; così potrai assistere a liti, accuse, offese reciproche, come ragazzini da strada... Qualche volta finiscono per me­narsele di santa ragione.

Stavano proprio litigando, non so su quale articolo di legge: molti erano in piedi, gridavano, lanciando insulti triviali agli avversari.

- Meglio tornare al bar! Un altro caffè? Stavolta lo pago io... Ogni tanto, però, qualche leggina buona ci esce!

- Sfido io, altrimenti chi li eleggerebbe? Hanno tutti una clientela da tutelare, al punto che molti di loro si assentano proprio per curare gli elettori, fare raccoman­dazioni, inserire in posti lucrosi i propri raccomandati.

- E dei partiti, che ne dici?

- Sono questi che, con le diverse «correnti» e i vari sindacati degli imprenditori e dei lavoratori, manovrano i due rami del parlamento. Sono loro a proporre leggi, determinare trattative e imporre alleanze e rotture, per accontentare i propri sostenitori, non importa se a de­trimento della nazione.

Non vedi quale distacco c'è tra il popolo e i loro rappresentanti, tra il governo e la nazione? Dovrebbero sentirsi a servizio, non servirsi dei voti e della fiducia del popolo.

Ma per noi va benissimo: tanto peggio, e tanto me­glio!

 

Esiste il diavolo?

- Molte persone non credono alla vostra esistenza: dicono che è un'invenzione dei preti per spaventare la gente.

- Questi sono i nostri migliori amici, ci rendono un servizio prezioso. Negando la nostra presenza nel mon­do, ci aiutano ad agire con maggiore libertà. Chi non esiste non fa paura.

- Ma quali prove dai della vostra presenza e potenza nel mondo?

- Voi che leggete la Bibbia, non avete notato quante volte si parla di noi? Basterebbe l'Apocalisse di san Gio­vanni, che descrive la battaglia avvenuta in cielo, prima ancora della comparsa dell'uomo sulla terra. «Allora ci fu una guerra in cielo. Il dragone e i suoi angeli ingag­giarono battaglia, ma non poterono prevalere, e in cielo non vi fu più posto per loro. E il dragone fu precipitato, l'antico serpente che si chiamava diavolo e satana, il seduttore del mondo intero, fu precipitato sulla terra e i suoi angeli furono precipitati con lui» (Ap 12,7-10).

- Cosicchè una volta eravate anche voi angeli buoni?

- Facevamo parte delle schiere celesti che glorificava­no Dio nella vita beata.

- Quale fu la causa della vostra condanna e cacciata dal paradiso?

- Anche noi siamo stati messi a una prova prima di meritare di vivere eternamente beati in cielo.

- Che tipo di prova?

- Il Signore ci chiese di credere e adorare il Figlio di Dio che sarebbe sceso sulla terra diventando vero uomo, per salvare l'umanità che avrebbe fallito la prova, rifiu­tandosi di obbedire al comando di Dio.

- E vi siete ribellati?

- Non potevamo accettare noi angeli, puri spiriti, di doverci inchinare e adorare un uomo inferiore a noi, anche se rimaneva Dio. Da quel momento, la nostra ribellione, il nostro odio non ha avuto più fine. Conti­nuerà sempre, soprattutto contro gli uomini, chiamati a usurpare i posti di gloria e felicità che ci appartenevano.

- Ma, perché non pentirvi, riappacificarvi con Dio?

- Assolutamente impossibile! La nostra è stata una scelta perfettamente libera e convinta. Non eravamo soggetti a tentazioni, come l'uomo attratto dai beni del­la terra. La nostra è stata una ribellione cosciente e responsabile, una presa di posizione radicale che ci co­stringe a una lotta senza quartiere contro Dio e i suoi seguaci.

 

Lotta senza quartiere

- Senti, Berlik: non riesco a comprendere come dopo tante sconfitte, continuate nel vostro diabolico piano di rovinare l'umanità. Cosa vi sostiene in questa battaglia senza sosta e senza speranza?

- L'odio. La nostra forza è esattamente l'opposto di Dio, che è amore. Combattiamo senza esclusione di col­pi, perché non ci potrà mai essere pacificazione tra menzogna e verità, tra bene e male, tra odio e amore.

- Molti, però, pensano e sostengono che tutto il male che regna nel mondo proviene dalla naturale inclinazio­ne dell'uomo al male. Già un nostro poeta pagano dice­va; «Vedo il bene, e lo approvo; ma al peggio mi appi­glio».

- Esatto! Ma, come è nata questa malsana tendenza che vi porta spesso a preferire il male, la violenza, l'ir­razionalità, il peccato, come dite voi?

- E’ uno squilibrio nato con l'uomo stesso.

- Quindi imputabile a lui! Dio non poteva certo crea­re un essere dotato di intelligenza e volontà capace di violare i precetti, necessari allo sviluppo della sua persona e alla stessa convivenza della comunità di cui fa parte.

- È stato il tremendo dono della libertà offertagli dal Creatore perché potesse scegliere liberamente la via da seguire.

- E si è rivelato un fallimento! La tentazione con cui abbiamo messo alla prova i vostri progenitori nel para­diso terrestre, è stata la nostra prima e più importante vittoria. Le altre sono venute naturalmente: da una sor­gente inquinata non poteva uscire acqua potabile.

- Quindi il singolo di per sè non è responsabile di quella prima disobbedienza?

- Certamente no, anche se ne porta le conseguenze che voi chiamate tentazioni, sofferenze, morte. E' però responsabile delle scelte che è chiamato a fare libera­mente, accettando o rifiutando la legge proclamata dal­l'autore della vita.

- Ma, perché questo vostro accanimento contro l'uo­mo, una delle tante creature dell'universo e sicuramente una delle più deboli?

- Perchè solo lui «è stato creato a immagine e somi­glianza di Dio», destinato a vivere eternamente beato nella stessa casa di Dio.

- E questo odio alimenta tutta la vostra attività?

- L'odio è come il suo opposto, l'amore: si alimentano continuamente senza esaurirsi mai!

 

Cosa è l'inferno?

- Scusami se sono curioso. Tu hai una conoscenza ed esperienza eccezionale. Dimmi: esiste davvero l'inferno? Molti, anche tra i cristiani, non ci credono. Pensano sia un modo per far paura alle persone più sprovvedute.

- E fanno bene; così vivono più liberamente, senza timori, e finiscono per caderci più facilmente.

- Io veramente ci credo, perché, oltre a essere una verità di fede, una credenza accettata da tutte le reli­gioni, rappresenta una esigenza fondamentale di quella giustizia a cui aspira ogni uomo, e che raramente si realizza sulla terra.

Sarebbe inconcepibile che il malvagio, il violento, il criminale, che durante tutta la vita si è infischiato di ogni legge umana e divina, dopo morte si trovasse alla pari con chi è vissuto rettamente, si è sacrificato per il bene degli altri.

- D'accordo: i buoni, gli onesti, non lo negano, nè hanno paura, come non temono i carabinieri e le carce­ri; per questo facciamo leva sui ribaldi, e li incoraggia­mo dicendo che non esiste inferno, che alla fine saranno tutti eguali; magari presentiamo un dio bonaccione che chiude un occhio o anche tutti e due.

- Ma, tu che ci vivi, mi puoi dire cosa è l'inferno?

- Facile dirlo, impossibile per voi capirlo: è la priva­zione di Dio. Prova a immaginare una persona irresisti­bilmente attratta da un amore senza limiti verso un'al­tra dalla quale è continuamente respinta. E questo per tutta l'eternità. Un concetto di cui non potete compren­dere la portata, perché il vostro amore è sempre limita­to. Dio rimane il sommo bene, al quale l'anima del dan­nato tenderà costantemente e dal quale rimarrà eterna­mente separata. Ma voi, esseri finiti, non siete in grado di capire la gioia o la disperazione di possedere Dio o di esserne privati per sempre.

- Questa separazione procura una sofferenza senza limiti, immagino.

- Il vostro sommo teologo Tommaso d'Aquino afferma: «La pena del dannato è infinita perché è la perdita di un bene infinito».

- Ci saranno anche altre pene?

- L'uomo è materia e spirito, corpo e anima. Durante la vita partecipa al bene e al male, così il premio come il castigo riguarderanno tutto l'uomo. L'inferno per il dannato è una maledizione eterna, una sofferenza eter­na, una disperazione eterna. Ve lo assicuro io che ci sono!

- Ma, cosa è l'eternità?

- Altro concetto impossibile da comprendere finchè siete immersi nel tempo! Semplicemente è una durata che non ha mai fine.

 

Le colpe più gravi

- Senti, Berlik: tu sei un esperto di peccati. Mi puoi dire quali sono i più gravi, quelli che potrebbero trasci­narci all'inferno?

- Non pretenderai che ti sveli i nostri segreti; ma, se vuoi, te ne posso citare alcuni, tanto non sarai tu ad impedirci di avere dei seguaci o a chiudere la porta dell'inferno. Del resto, li avete ben chiari nei dieci co­mandamenti, dettati da Dio stesso, noti a tutti, iscritti nella natura di ogni uomo.

Il primo è la bestemmia, l'arroganza dell'uomo che pretende erigersi contro Dio, rifiutandolo e persino in­sultandolo.

Sì, ma generalmente chi bestemmia non ragiona e chi ragiona non bestemmia. Non si può offendere chi ci ha creato e ci dona tutto quanto di buono e di bello c'è nel mondo e in ogni persona.

- Tra le colpe più gravi sicuramente omicidio e il suici­dio, perché si oppone all'atto di supremo amore con cui Dio crea la vita, e di cui solo lui è il padrone assoluto.

Dal momento del concepimento al termine naturale biologico dell'esistenza, Dio esige il massimo rispetto, la più grande tutela dell'essere umano, il suo capolavoro.

- Ci sono però attenuanti, circostanze che diminui­scono la responsabilità di certi atti.

- Spetta a Dio il giudizio infallibile sul grado di re­sponsabilità di ogni azione. Qui si afferma un principio che voi, piccoli mortali, calpestate con tanta facilità: aborti, omicidi, guerre, massacri, sequestri, mutilazioni, violenze, oppressioni di ogni genere, che vi rendono più feroci e crudeli delle belve.

- Altre colpe particolarmente gravi?

- Basta passare in rassegna gli altri sette comanda­menti che tutelano i diritti dei singoli, della famiglia e dell'intera collettività: famiglie disunite, abbandono dei vecchi, furti di ogni genere, violenza sulle donne e sui bambini, violazioni dei diritti fondamentali dell'uomo: la casa, il lavoro... Ora poi, nell'illusione di realizzare be­nessere e progresso, state intaccando e distruggendo beni che appartengono a tutti: terra, acqua, aria, met­tendo in pericolo le future generazioni.

- Ma sai che mi stai diventando quasi simpatico... Ti schieri dalla nostra parte?!

- Stai prendendo un grosso abbaglio: noi seminiamo odio, distruzione, morte; è questo il nostro programma! Ho parlato perché so che non riuscirete ad arginare il male che dilaga.

- Questo è da verificare.

 

I nostri nemici

- Mi puoi dire quali sono i principali nemici che ostacolano il vostro lavoro?

- Prescindo da Dio, dalla Madonna e dai Santi, che sono fuori della nostra portata..., anche se certe devia­zioni nei loro riguardi ci aiutano a demolire il loro culto.

- In che senso?

- Il fanatismo religioso, certe forme di culto che ra­sentano la superstizione, gettano discredito e ridicolo sulla Chiesa e sulla religione, favorendo la nostra opera demolitrice.

- Ma, la Chiesa, quella ufficiale, rimane sempre un blocco inattaccabile. Ha la garanzia del suo fondatore: «Io sarò sempre con voi, e le porte dell'inferno non pre­varranno mai». (Mt 16,18).

- Sì, conosco quest'arroganza, questa sicurezza, che però non ci distoglie dallo sferrare attacchi di ogni ge­nere per indebolirla e farla crollare.

- Dopo venti secoli non pare siate riusciti a far breccia.

- Questo non è vero, se conosci la storia. Mi sai dire quanti scismi, quante separazioni sono avvenute nel corso dei secoli? E anche oggi non mancano tra i catto­lici stessi gruppi dissidenti, che non accettano l'autorità della Chiesa; si costituiscono in gruppi autonomi. Noi cerchiamo di far leva su questi per rivendicare piena libertà, sottrarli all'autorità centralizzata, al papa ro­mano.

- Veramente è un polacco, ma in realtà è romano, perché diretto successore di Pietro.

- Beh, anche tra loro non avete sempre avuto, lungo la storia, stinchi di santi!

- Questo, semmai, dimostra la forza, la divinità della Chiesa; l'assistenza dello Spirito Santo che la guida, la rende immune da ogni deviazione.

Ma, che ne dici degli ultimi papi, da San Pio X al­l'attuale Giovanni Paolo II? Mi limito a questi ultimi che fanno parte della nostra storia recente.

- Siamo costretti ad ammettere che ci hanno dato molto filo da torcere, anche se abbiamo cercato di oppor­ci in ogni modo alla loro azione, senza grandi risultati.

- Quale giudizio sull'attuale pontefice?

- È un grande ostacolo! Si è rivelato un trascinatore di folle. Queste sue continue uscite dal Vaticano, queste prese di posizione in difesa dei diritti dell'uomo, gli stanno accattivando l'interesse di milioni di persone, an­che tra coloro che non accettano la sua autorità e non condividono la sua fede.

- Non credi sia cominciata un'era nuova, in cui si profila la rivincita, meglio il trionfo del cristianesimo?

- Mai e poi mai! Non ci daremo mai per vinti!

 

L'ultima battaglia

- Levami ancora una curiosità. Nei tempi passati si parlava molto del demonio. Al tempo di Gesù vi siete scontrati tante volte con, lui, rimanendone ovviamente sconfitti. Ma anche in seguito ci sono stati santi che si sono duramente scontrati con voi. Vi erano persone pos­sedute da voi, esistevano santuari e persone incaricate di fare esorcismi per scacciarvi da queste creature che tormentavate. Cosa è successo? Ci sono state deviazioni anche tra voi, o siete in crisi demografica?

- Anzitutto, non ci possono essere pentimenti tra le nostre schiere: noi siamo demoni, e resteremo tali per tutta l'eternità.

- Allora, come mai vi manifestate sempre meno?

- Non è vero! L'incremento della popolazione nel mondo ci costringe a essere presenti in tanti luoghi diversi.

- Qui nel vostro mondo occidentale abbiamo trova­to tanti alleati che non richiedono più la nostra pre­senza: scrittori, cineoperatori, editori; radio e televisioni pubbliche e private ci offrono un generoso e gra­tuito contributo per diffondere il male.

L'esperienza, poi, ci ha insegnato che impossessarsi di un uomo, finisce per provare la nostra presenza, ren­dendo più difficile la penetrazione tra le masse.

- Non avete per caso la sensazione che la vostra presenza, le vostre battaglie siano inutili?

- Questo non sarà mai: finchè ci sarà del male nel mondo, noi saremo presenti. È questo il movente che ci guida da quando fummo cacciati dal paradiso.

- Ma, non ritenete che la vostra battaglia sia desti­nata al fallimento?

- No, finchè ci sarà un uomo da tentare, una Chiesa contro cui lottare.

- Però questa vostra attività diabolica si riversa con­tro di voi. La lotta fortifica la Chiesa. Quando è perse­guitata, la fede dei cristiani diventa più robusta. Tertul­liano diceva che lo stesso sangue dei martiri diventa seme di nuovi cristiani. Le stesse tentazioni per irretire l'uomo e trascinarlo al male, accrescono i meriti dei buoni. In fondo, ci rendete un servizio. La vostra è e sarà sempre una battaglia perduta!

- Lo sappiamo! Ma, non capisci che la nostra condan­na, la maledizione che peserà sempre su di noi, ci co­stringe a questa lotta senza quartiere, sempre, fino alla fine del mondo. Noi viviamo di odio; odio contro tutto e contro tutti!

 

Le tentazioni

- Potresti dirmi, tu che hai una eccezionale esperien­za, cosa sono le tentazioni. Se ne parla molto, persino Gesù nella sua preghiera ci fa chiedere al Padre: «Non indurci in tentazione» (Mt 16,13).

- Vedi tutta la vostra vita si riduce alle due più brevi parole del vocabolario: sì e no! Sì al bene fisico, intellettuale, morale; no a tutto ciò che è contrario alla verità, al bene della persona e della società.

- Ma non è sempre facile distinguere tra il vero e il falso, tra il bene e il male.

- È proprio questo il nostro compito: confondere le idee, anzi capovolgere i termini: fa passare per buono, utile, magari necessario, quello che invece danneggia l'uomo e lo allontana da Dio.

- Un'azione diabolica, malvagia!

- Dio stesso ha definito il diavolo «padre della men­zogna» operatore di ogni male. E' la nostra missione nel mondo!

- Ma che gusto ci provate?

- Lo stesso che provate voi quando fate il bene. An­che i disonesti, i malvagi provano un piacere sfrenato nel vivere male e nel trascinare altri a vivere come loro. Hai mai visto i maiali crogiolarsi nel fango? Più si immergono nella melma e più sono contenti. Ovviamen­te procediamo per gradi, per vincere poco a poco la resi­stenza.

Cominciamo con il dire: Che male c'è?... Fanno tut­ti così... Un'esperienza fa sempre bene... Sbagliando si impara...

- Quindi del male che c'è nel mondo, dei peccati di ogni genere che commettono gli uomini, i veri responsa­bili siete voi?

- Assolutamente no! Noi non togliamo all'uomo la libertà di pensare, di agire; rimane sempre libero delle sue scelte, altrimenti non avrebbe colpa. Ci limitiamo a presentare ciò che è proibito, dannoso, come autentici beni da accettare, o almeno da sperimentare. L'alcooliz­zato comincia sempre con un primo bicchiere, il cocainomane con il fumare uno spinello, l'immorale inizia con un primo rapporto sessuale. Così li aiutiamo a diventa­re schiavi del vizio, prigionieri di abitudini che finiscono per distruggerli fisicamente e spiritualmente.

- Non per nulla la parola di Dio ammonisce: «Chi ama il pericolo, perirà in esso» (Sir 3,27). Chi si avvici­na al fuoco finisce per scottarsi e chi cammina nel fan­go necessariamente si sporca.

- Ma pochi ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica, per nostra fortuna!

 

Le prede più facili

- Curioso come sono, quali sono le persone che voi tentate preferibilmente?

- Le donne, naturalmente! Abbiamo cominciato così inaugurando e seducendo la prima donna, Eva, inducen­do i vostri progenitori al primo grande peccato da cui sono scaturiti tutti gli altri.

- Una vittoria pagata cara, perché vi costò la maledi­zione di Dio e la promessa che un'altra donna vi avreb­be schiacciato la testa. (Gn 3,1-19).

- Di quella, meglio non parlarne. Abbiamo sempre continuato per questa strada facendo leva sull'elemento più debole per corrompere l'uomo, moltiplicare i peccati.

- Quali armi usate?

- Tutte: la sensualità, la ribellione verso gli uomini che tentano di asservirle, la bramosia di sentirsi eguali e magari superiori al maschio. La fragilità, la bellezza, persino la moda, sono mezzi sempre efficaci per gustare i frutti proibiti.

- Che c'entra la moda?

- È uno dei punti su cui facciamo sempre leva. Hai mai pensato ai sacrifici eroici, sì, proprio eroici, cui si sottopongono tante donne per amore della moda? Dai «piedini da bambola» in cui si imprigionavano in una scarpa di legno i piedi delle bambine cinesi per impedi­re di svilupparsi, ai «busti» di rigide stecche in cui si imprigionavano le vostre nonne, per mantenere il «viti­no», ai cosmetici ottenuti uccidendo migliaia di feti nel grembo di povere donne, costrette spesso dalla fame a uccidere le proprie creature.

Pensa poi agli scandali, alle tentazioni di vestiti fatti per mettere in risalto ciò che dovrebbero velare; alle minigonne, ai «topless», alle «case chiuse», anzi oggi apertissime, dove tanta gioventù si rovina nel corpo e nello spirito. Persino i prodotti più innocenti, come l'olio, la pasta, il pane, si servono della pornografia più sfacciata per far leva sugli acquirenti. Come vedi, ab­biamo una materia prima su cui lavorare, senza eccessive difficoltà, aiutati da stampa, radio, televisioni, videocassette...

- Non tutte le donne, però, sono succubi di questo vostro ignobile sfruttamento e di un commercio tanto degradante. Milioni di loro, in tutto il mondo, vivono dignitosamente, fedeli alla sublime vocazione a cui Dio le ha chiamate. Anzi, molte raggiungono i più alti verti­ci dell'eroismo e della santità.

- Sempre poche in rapporto a quelle che seguono i nostri suggerimenti. Vedi, la donna non è mai mediocre; è sempre grande, nel bene, come nel male, e noi le aiu­tiamo a scegliere in tanti modi quello che ci serve per corrompere, tentare, trascinare l'uomo al peccato.

- Che pensi delle femministe di oggi?

- Sono nostre amiche e alleate. Sono loro che sono riuscite a far passare la legge sull'aborto, sul divorzio, che si battono per la libertà sessuale.

FINE