INSEMINAZIONE ARTIFICIALE?
Sac. Pasquale Casillo «Casa Mariana» Maria SS. del Buon Consiglio 83040 FRIGENTO (AV) Gennaio 1992 - con approvazione ecclesiastica
«L'inseminazione artificiale racchiude in sé quanto basta per rivoluzionare il sistema morale del mondo». (N. Abruzzese, medico)
«E’ come se oggi l'uomo avesse tra le mani "una bomba biologica". Siamo di fronte ad una svolta epocale». (F. Santosuosso, magistrato)
Nozioni introduttive
L'inseminazione è l'atto con il quale il seme (o sperma) dell'uomo viene introdotto nella vagina della donna.
È naturale quando la secrezione del seme da parte dell'uomo e la ricezione di esso da parte della donna avvengono in un atto unico, cioè nello stesso tempo, nello stesso luogo, durante la copula attuata secondo natura e quindi diretta alla fecondazione della donna e alla procreazione del figlio.
È artificiale quando prima si ottiene il seme dell'uomo evitando volutamente la copula, e poi lo si immette mediante uno strumento nella vagina della donna, operando così due atti, prima oggettivamente separati e indipendenti l'uno dall'altro, poi collegati per cercare la fecondazione della donna e la procreazione del figlio. Il termine «artificiale» è riferito soltanto al procedimento impiegato per attuare l'inseminazione, e non alle conseguenze di questa che si svolge secondo le leggi della natura.
L'inseminazione artificiale è distinta in extramatrimoniale, eterologa e omologa: è extramatrimoniale quando la donna è nubile o vedova; - è eterologa quando la donna viene inseminata con lo sperma di un uomo che non è suo marito: è conosciuta a livello internazionale con la sigla AID, cioè Artificial Insemination Donor; - è omologa quando la donna viene inseminata con lo sperma del marito procurato senza la copula: è chiamata anche AIH, ossia Artificial Insemination Homologous, o intraconiugale, o nuziale.
Guida maestra nel trattare l'inseminazione artificiale è l'Istruzione della Congregazione per la Dottrina della Fede intitolata «Il rispetto della vita nascente e la dignità della procreazione». (Sarà citata nelle seguenti pagine in questi termini: Il rispetto... parte... paragrafo...).
È il frutto di numerosi ragionamenti che la Congregazione per la Dottrina della Fede residente in Roma ha intessuto consultando Episcopati di diverse nazioni, sessantadue teologi-moralisti, ventidue genetisti, biologi, sessuologi, psichiatri di varie nazionalità e di tendenze talvolta opposte, donne competenti; sin dal 1980, in incontri di altissimo livello e di lunghissima durata.
Preceduta da una Premessa e da una Introduzione, ricca di sessanta note e seguita da una Conclusione, l'Istruzione si sostanzia in tre parti destinate al «rispetto degli embrioni umani», agli «interventi sulla procreazione umana», e al rapporto tra «Morale e legge civile»: parti svolte con il metodo di domande e risposte.
È stata approvata da Papa Giovanni Paolo II, che ne era stato l'ispiratore iniziale, ne aveva seguito l'elaborazione e ne ha ordinato la pubblicazione.
Porta la data del 22-2-1987 ed è stata presentata ufficialmente, in sette lingue, l'11-3-1987.
È diretta non solo ai credenti cattolici, ma anche a tutti gli uomini, perché l'argomento interessa inevitabilmente tutti, come singoli e come società.
L'Istruzione è un atto di autentico magistero della Chiesa, collegato con quello del Papa, anche se non ne è un esercizio personale, perché la Congregazione per la Dottrina della Fede, prima fra le Congregazioni della Curia Romana, agisce in nome e con l'autorità del Papa (cfr. Codice Diritto Canonico, canone 360) per la salvaguardia della Dottrina della Fede e della Morale nella Chiesa e, per quanto può, fuori della Chiesa. Essa infatti dice che la Chiesa interviene (Introduzione, 1), ripropone (Introduzione, 1), offre (Introduzione, 5), proibisce (1,5), rimane contraria (11,5), ricorda all'uomo (Conclusione) ecc.
L'Istruzione propone quindi una dottrina da accettare anzitutto con «l'ossequio religioso della volontà e dell'intelletto» (cfr. Lumen Gentium, 25) e poi, di conseguenza, da mettere in pratica, così che il non volerla eseguire è un atto di ribellione perché «tutti i fedeli sono tenuti all'obbligo di osservare le costituzioni e i decreti, che la legittima autorità della Chiesa propone per esporre una dottrina o per proscrivere opinioni errate; per ragione speciale, quando poi li emanano il Romano Pontefice o il Collegio dei Vescovi» (Codice Diritto Canonico, can. 754).
L'inseminazione artificiale extramotrimoniale
L'inseminazione artificiale «di una donna non sposata, nubile o vedova, chiunque sia il donatore, non può essere moralmente giustificata» (Il rispetto... 11, 2). Infatti:
la nubile non ha diritto alla procreazione, che è riservato per legge naturale ai coniugi, e pertanto non ha diritto ad essere inseminata; non può prestarsi a ricevere nella propria vagina il seme di un marito che vuole accertare la sterilità della moglie; non può scusarsi dicendo di sentire una invincibile ripugnanza all'uomo e alla copula, perché tale ripugnanza può essere superata lecitamente in altri modi; non può giustificare il proprio desiderio di maternità con un atto che comporta il disfacimento del valore stesso della maternità; rifiuta in partenza quello che è l'unico luogo legittimo e degno della nascita di un nuovo essere umano, cioè il contesto dell'amore coniugale; dimostra di cercare il bambino per placare la propria irrequietezza affettiva o soddisfare il proprio egoismo, e non per il bene di lui, anzi essa volutamente lo fa nascere orfano di padre, ossia privo di un elemento essenziale per il suo sviluppo.
Inoltre la nubile potrebbe richiedere l'inseminazione artificiale per nascondere una gravidanza illegittima, per costringere al matrimonio il fidanzato o l'amico restio, per avere il figlio senza avere il marito.
La vedova non può avviare il processo generativo per una volontà diversa da quella del marito e protesa ad introdurre un intruso nel seno della famiglia.
Nubile e vedova non possono (specialmente se già malate di infezioni) ritenersi esenti dalla responsabilità di mettersi nel pericolo di un danno fisico per il fatto di accettare l'inseminazione artificiale, durante la quale elementi chimici vengono a contatto con elementi biologici (grado di acidità, temperatura, secrezione liquida ecc.), e vengono a mancare certe funzioni fondamentali e in certi casi addirittura indispensabili che sono proprie dell'inseminazione naturale (circolazione del sangue, secrezioni, vibrazioni dei nervi ecc.). Esse accettano tutto questo processo mentre sanno di avere il diritto e il dovere di curare la propria salute, mentre non possono ignorare l'eventualità di provocare danno anche in colui che nascerà da esse.
Non appaia esagerato questo pensiero sul rischio fisico perché «non si può pensare che la natura, in una attività di tanta importanza per il bene dei singoli e della comunità (quale è l'attività generativa, essenziale atto sociale), possa permettere che il suo dispositivo possa comunque essere manomesso o turbato... La natura è regolata da leggi perfette e ogni ritocco apportatovi dall'uomo non può arrecare che danno» (Giambattista Garbelli, specialista in endocrinologia ginecologica).
È invece convinzione comune dei medici che non c'è alcun danno quando l'atto generativo è normale, perché le cellule seminali non hanno nessun contatto con una materia estranea.
L'inseminazione artificiale eterologa
L'inseminazione artificiale eterologa avviene, ripetiamo, quando la moglie è inseminata con lo sperma di un uomo che non è suo marito. Essa «è contraria all'unità del matrimonio, alla dignità degli sposi, alla vocazione propria dei genitori e al diritto del figlio ad essere concepito e messo al mondo nel matrimonio e dal matrimonio» (Il rispetto... 11,2), e pertanto è moralmente illecita.
Difatti:
A) II marito non può acconsentire all'inseminazione della sua sposa con il concorso diretto di un terzo o con un prelievo dalla banca del seme (di questi due diremo tra poco) perché, una volta contratto il patto matrimoniale, egli non ha più alcun potere di disporre del contenuto più sostanziale di tale patto, che consiste nell'esclusività del suo diritto sulla facoltà generativa della moglie: «Nessuno sposo può mettere i propri diritti coniugali a disposizione di un terzo, e ogni tentativo di rinunciarvi rimane senza effetto, e non ci si può appoggiare sull'assioma giuridico: «Volenti non fit iniuria» (Pio XII).
Il marito non toglie affatto l'immoralità se è lui a spingere nella vagina della propria moglie lo strumento contenente il seme del donatore, perché un mezzo diretto a un fine immorale diventa anch'esso immorale per il fatto di costituire unità con il fine immorale al quale è diretto.
Il marito non toglie nessuna immoralità se egli mescola il proprio seme con quello del donatore o dei donatori per cercare l'eventualità di far discendere il figlio del padre legittimo, perché un simile espediente è carico di ambiguità e di pericolosità che non trovano giustificazione.
Il marito si condanna all'inevitabilità di sentire l'inseminazione eterologa della moglie come un'offesa alla propria virilità, e di vedere nel donatore un rivale che pub essere pericoloso.
B) La moglie non ha alcun diritto di ricevere nella propria vagina il seme di un donatore con il quale non può avere la copula, della quale parte integrante è appunto il seme; viola il diritto sul proprio corpo riservato esclusivamente al marito, in quanto cede sé stessa alla parte sostanziale di un terzo, se non proprio al contatto fisico con lui; esercita la sua funzione generativa all'infuori della sua integrazione fisica con il consorte richiesta dal patto matrimoniale; rompe la fedeltà coniugale accettando quello che non spetta al suo ambito di genitrice; viola il diritto del marito a sopravvivere veramemente nel figlio, che è prodotto anche dal gamete paterno, oltre che da quello materno; non può ritenersi esente dalla responsabilità di procurarsi un danno fisico, mentre ha il diritto e il dovere di curarsi la salute.
Inoltre la moglie si sottopone a diverse tentazioni, che possono diventare colpe: per es. decidere da sola la nascita del figlio, dissimulare un'avventura extraconiugale, sentire la necessità di conoscere l'ignoto donatore del seme e di sviluppare con lui un sentimento affettivo, estorcere con abilità il consenso del marito, anche se esso rimane egualmente illecito; arrivare, in presenza del consenso del marito, alla conclusione di preferire di ricevere il seme dell'uomo non marito mediante il mezzo naturale, cioè la copula, e cosi avviarsi all'adulterio; mandar via il marito che non è il padre di suo figlio ecc.
La moglie che si fa inseminare nonostante la disapprovazione del marito, compie un male aggravato dalla malizia dell'ingiustizia, perché permette l'indebita disposizione di una cosa che è di un altro, ossia di suo marito.
C) Marito e moglie non hanno diritto assoluto (cioè illimitato, incontrollato, spregiudicato, incondizionato) al figlio, perché «l'oggetto del contratto matrimoniale non è il figlio, ma il compimento dell'atto matrimoniale naturale o, più precisamente, il diritto di compiere tale atto: questo diritto rimane del tutto indipendente dal patrimonio ereditario del bambino generato e altresì dalla sua capacità di vivere» (Pio XII).
Entrambi ribaltano l'ordine della natura perché fanno volutamente mancare la copula predisposta dalla natura come unico mezzo lecito per la generazione della prole, segno d'amore e prova di fedeltà; e quindi degradano a freddo calcolo di meccanica quella che doveva essere la più istintiva spontaneità.
Ambedue sconvolgono l'ordine del matrimonio in quanto separano la finalità unitiva della sessualità da quella procreativa, riducendo la generazione del figlio a un fatto tecnico, rendendo più eccitata la concupiscenza per l'avvenuta mancanza del contatto fisico, facendo sì che lo sposo non è il padre, il padre non è lo sposo, il figlio non può dirsi frutto della coppia, anche se da questa voluto.
Tuti e due spezzano il senso dell'unità familiare determinando inevitabilmente la distinzione tra figli nati naturalmente e figli nati artificialmente: nelle vicende della vita, il marito non potrà non reagire contro il figlio che non è suo, la moglie non potrà non preferire il suo proprio figlio all'altro avuto dal marito.
I coniugi indeboliscono pericolosamente il loro rapporto, perché lei ha un figlio che non è collegato all'amore che la vincola a lui, e lui a sua volta non potrà non sentirsi, prima o poi, estraneo al nuovo essere entrato nella sua casa; anzi viene spezzata la parità morale e giuridica dell'unione matrimoniale, potendo lei generare figli esclusivamente propri, e non anche di lui.
Entrambi rompono la continuità della propria stirpe perché la sottraggono al vincolo del sangue che unisce le generazioni nel decorso del tempo, e quindi al vincolo delle memorie che fanno la storia della famiglia.
Tutti e due ingannano la società in quanto presentano come genitore del figlio, nel senso comune dei l'espressione, colui che non lo è (e ciò almeno finché non si pronuncerà la legislazione civile su questa novità della scienza e del disordine umano).
D) Il figlio, invece di essere frutto dell'intimità di un marito e di una moglie, è conseguenza, quasi esclusivamente, di una serie di atti meccanici, distinti e diversi, mossi da estranei (donatori, medici, intermediari). È realizzato come un oggetto prodotto dal lavoro, non come soggetto voluto per amore sentito verso di lui. È effetto di produzione, non di donazione. Ha un padre-non padre, cioè un venditore o prestatore di seme che fisicamente è padre, ma non vuole essere riconosciuto come tale; e nello stesso tempo il figlio non ha per padre il marito di sua madre perché «tra lo sposo legittimo e il bambino frutto dell'elemento attivo di un terzo - anche se lo sposo fosse consenziente - non esiste alcun vincolo di origine, alcun vincolo morale e giuridico di procreazione coniugale» (Pio XII).
Il figlio è maltrattato - di solito - già prima che nasca, difatti si stabilisce di non dirgli come è stato concepito perché non si senta meno unito ai genitori, e si calcola già la previsione della sua reazione contraria alla madre bugiarda e al padre apparente quando egli venisse a scoprire che il padre che appare in famiglia, non ha nessun diritto al titolo di genitore, e che il padre bilogico, cioè quello vero secondo natura, è uno che ha generato più figli senza dar loro il proprio nome e senza assumere nessuna responsabilità verso di essi.
Il figlio è destinato a un processo educativo inevitabilmente più difficile per il fatto di essere la madre vera e il marito di lei non legati tra loro da un comune atto procreatore, né da completa corrispondenza di pensieri e di effetti verso di lui.
È destinato al senso di inferiorità proprio dei figli di ignoti, se non riuscirà ad individuare il padre biologico, e destinato al dolore di avere avuto un'origine senza volto e senza amore.
Diventa l'occasione che spinge i figli nati in famiglia regolari a sospettare dell'identità dei propri genitori, alimentando il cosiddetto «mistero di famiglia» che è causa di malintesi a livello anche inconscio.
Il figlio è esposto al rischio di danno fisico nel seno della madre che, a causa dell'inseminazione artificiale, può trovarsi in condizioni non normali di gestazione e di parto.
Egli non nasce di pari dignità con i suoi genitori ma, essendo prodotto di una operazione, nasce in relazione di disuguaglianza con il suo produttore e quindi di subordinazione a lui, perché non può essere che relazione di disuguaglianza e subordinazione quella che corre tra prodotto e produttore.
Il figlio non può essere che illegittimo, e non potrà mai dire ciò che ciascuno degli altri figli può dire: «lo ebbi le mie origini in un singolo atto, un atto di amore o amicizia, di mutuo coinvolgimento e impegno, un atto ugualmente di ciascuno dei miei genitori e di essi solo; un atto in cui essi si sono donati l'uno all'altro per dare origine a una vita umana» (Dionigi Tettamanzi, moralista). Nonostante ciò, il figlio merita tutto il rispetto perché venuto da Dio, appartenente a Dio, rivestito della dignità umana e titolare di diritti.
E) Il donatore (così chiamato per analogia con il donatore di sangue, ma che meglio si chiamerebbe «venditore», «prestatore») non ha il diritto di disporre del proprio seme (ottenuto peraltro con mezzi contro natura) all'infuori dello stato matrimoniale, non ha nessun diritto di usare l'organismo estraneo nel quale verrà praticata l'inseminazione artificiale con il suo sperma, dà il proprio seme a una donna che non è sua moglie, stabilendo con lei un legame che è incompatibile con lo stato matrimoniale; vuole sul momento il patto di rimanere sconosciuto al figlio e a sua madre, ma non si nega la libertà di imporre, in un secondo momento, i propri diritti di padre, se ciò corrisponderà ai suoi interessi; si sottrae al dovere di crescere ed educare il figlio, dovere imposto dalla natura a chiunque dà la vita a un piccolo essere, perché non è lecito far nascere una persona senza assicurarle il necessario e soprattutto la presenza del padre.
Inoltre il donatore rende possibile il pericolo di incesti tra la prole delle diverse madri che hanno ricevuto in sé il suo seme, e finanche il pericolo di incesto tra lui stesso e una sua figlia; favorisce con il suo cattivo esempio la masturbazione e la prostituzione maschile, non meno dannosa di quella femminile all'individuo e alla società, per brama di guadagno e per diffusione di corruzione; non sfuggirà ai turbamenti prodotti dalle diverse circostanze connesse con la sua posizione di donatore, cioè dalla rinuncia al figlio, dall'incertezza sul buon uso del suo seme, dall'ossessione del numero dei figli da lui generati, dalla cessione fatta ad altre del proprio seme che era riservato per giustizia alla moglie ecc.
Ancora, è logico prevedere che in questa nostra società che conosce le lettere anonime, le strizzate d'occhio, gli scoop giornalistici ecc. il donatore non potrà essere tenuto a lungo e completamente nel segreto, anche se è un parente o un amico della donna inseminata, neppure se dato per sicuro dal medico e dalla banca del seme, tanto forte è l'impulso del figlio a conoscere chi è suo padre, anche se già morto; tanto pesante è l'incubo dell'anonimato del donatore sulla coppia che accettò il suo seme sfidando la fatalità.
Nello stesso tempo, anche se scoperto fisicamente, il donatore rimane sconosciuto nella sua interezza psichica, perché certe tare e tendenze sfuggono alle analisi sanitarie e forse sono proprio quelle che, almeno in molti casi, fanno capire che uomo è.
Insomma il donatore di seme si abbassa a livello di animale in quell'opera così nobile che è la trasmissione della vita umana: si abbassa a tanto anche se dice di agire per motivazioni ideologiche, e non per ragioni economiche.
F) La banca del seme (una specie di frigorifero in cui il seme dei donatori è conservato a 190° sotto zero in azoto liquido) è immorale. L'uomo non ha il diritto di dare ad altri il proprio seme che è riservato alla copula coniugale, cioè all'atto disposto dalla natura per il raggiungimento del fine da essa inteso. Egli non ha il diritto di inseminare una donna che non è sua moglie, perché la legge naturale-divina riserva il diritto di generare una nuova vita soltanto al matrimonio legittimamente contratto. Egli non può permettersi né l'onanismo né la masturbazione perché «l'elemento attivo non può giammai essere procurato lecitamente mediante atti contro natura» (Pio XII), i quali, per propria natura e per la maniera con la quale sono realizzati, sottraggono e staccano il seme dal suo fine naturale, nonostante l'intenzione in chi agisce di utilizzarlo in un secondo momento, anzi l'uomo è doppiamente colpevole quando fa precedere l'inseminazione artificiale dalla masturbazione o dall'onanismo.
L'uomo non può deporre in banca il proprio seme perché non è proprietario assoluto di un elemento che supera il diritto e l'interesse dell'uomo stesso, essendo destinato a far nascere una nuova vita e a diventare corpo di un'anima. Egli non cesserebbe di essere riprovevole se desse il suo seme gratuitamente.
L'immoralità della banca risulta più condannabile quando si pensa alla meccanica antecendente il deposito del seme raccolto per lo più in una stanza provvista di materiale pornografico di ogni genere; e quando si pensa al commercialismo della banca che ammannisce catalogi, tariffe, foto di donne e di bambini, sconti, cauzioni, mediatori, agenzie, blocco di conti fino ad una certa scadenza, spedizione per posta, esportazioni all'estero, ecc. insomma tutto un impianto che fa pensare inevitabilmente a una speculazione e a una strumentalizzazione su scala industriale. Non manca poi la concorrenza tra le diverse banche del seme, oramai distinte in banche di livello superiore e in banche di livello inferiore.
Non meno immorale delle altre parti della banca è quella che custodisce il seme di uomini eccezionali, cioè di geni, divi, adoni, campioni olimpionici, premi Nobel ecc. da riservare a donne sceltissime perché generino figli eccezionali.
Ciò significa disprezzo per l'altra parte dell'umanità, offesa al concetto della pari dignità di ogni essere umano, pretesa di dimostrare la trasmissibilità di padre in figlio di straordinarie doti mediante le potenzialità biologiche.
L'uomo eccezionale non ha nessun diritto di fornire il proprio seme per generare un figlio simile a lui: la moglie non può essere sottoposta alla tentazione di preferire il seme dell'uomo eccezionale a quello del proprio marito; la paternità e la maternità sono ridotti a livello di produzione industriale; i figli nascono tutti orfani di padre; l'umanità non ha bisogno di una superproduzione di individui eccezionali perché anche la normalità è sufficiente, buona e bella; l'esperienza dell'umanità dimostra che da padre eccezionale può nascere un figlio non eccezionale; la storia insegna che non sono stati i figli non eccezionali a scatenare guerre e distruzioni; un Governo dittatoriale potrebbe essere indotto a costringere gli uomini normali a fare meno figli o nessun figlio, e gli uomini eccezionali a fare più figli, violando così la coscienza di tanti.
Non è una giustificazione il dire che la qualità del seme va peggiorando a causa di stress, droghe, inquinamento, slip troppo stretti, certi lavori con le saldatrici ad arco, con martelli pneumatici, con sostanze tossiche, con alte temperature, con radiazioni ionizzanti ecc.; e che perciò è meglio conservarlo in banca.
Se è vero che il seme maschile va deteriorandosi, ed è vero per molti, il rimedio non è da cercare in una «banca», ma altrove. Del resto anche il seme conservato nella banca subisce dopo alcuni anni un decadimento di vitalità.
Intanto l'ombra dell'AIDS arriva anche sulle banche del seme.
L'inseminazione artificiale omologa
L'inseminazione artificiale omologa avviene, come già dicemmo, quando la moglie è inseminata con lo sperma del marito prodotto senza la copula. Essa, pur verificandosi all'interno del matrimonio, «non può essere ammessa» (Il rispetto... 11,6) perché non intesa affatto nel diritto all'atto coniugale, né deducibile da esso.
Infatti evita la copula, cioè il mezzo voluto dalla natura per realizzare la procreazione, e ad essa non è diretta in nessun modo; nega l'espressione dell'amore coniugale nella forma voluta dalla disposizione iscritta dal Creatore nell'essere stesso dell'uomo e della donna; presenta la pura e semplice produzione dei germi maschile e femminile che compongono il nuovo essere umano, come sufficienti a creare la relazione di paternità e la relazione di maternità in sostituzione dell'atto generativo; separa il significato procreativo della sessualità dal significato unitivo facendo divenire l'unione tra marito e moglie non più completa e non più intima; trasforma il mistero più personale della vita, ossia la generazione di un nuovo essere umano, in una esecuzione tecnica; converte il focolare domestico, santuario della famiglia, in un semplice laboratorio biologico.
Inoltre l'inseminazione artificiale omologa induce il marito a procurare il proprio seme mediante atti contro natura, quali sono la masturbazione o l'onanismo, o a depositarlo nella banca del seme, o a farsi sterilizzare dopo avere depositato una certa quantità del proprio seme nella banca, così da poter diventare padre, se lo vorrà, dopo la sterilizzazione, contravvenendo all'ordine stabilito dal Creatore nel matrimonio, secondo il quale il marito ha il diritto di inseminare la moglie soltanto attraverso la copula; induce la donna a farsi inseminare fuori del coito naturale; non esclude il danno fisico per la madre e per il figlio.
L'inseminazione artificiale omologa è più biasimevole quando la moglie è inseminata con il seme dei marito dopo la morte di lui, seme congelato e conservato nella banca.
Difatti l'inseminazione è naturale soltanto quando i coniugi sono viventi, essendo l'atto matrimoniale «nella sua struttura naturale un'azione personale, una cooperazione simultanea e immediata dei coniugi la quale, per la stessa natura degli agenti e la proprietà dell'atto, è l'espressione del dono reciproco che, secondo la parola della Scrittura, effettua l'unione «in una carne sola» (Pio XII). È a tale atto che «gli sposi, nel contrarre il matrimonio, si scambiano il diritto» (Pio XII).
Per il marito, questo diritto non indica una specie di monopolio privatistico sul corpo della moglie, ma la facoltà di compiere insieme con essa gli atti, per l'appunto bilaterali, anzi complementari, diretti alla generazione dei figlio.
Il figlio, a sua volta, mediante l'inseminazione artificiale dopo morte, viene derubato del diritto a non nascere orfano, e del diritto a nascere non come appropriazione di uno solo dei genitori, ma come frutto del reciproco, contemporaneo, immediato donarsi del padre e della madre viventi nella copula matrimoniale.
Fermo restando quando è stato detto finora sulla inammissibilità dell'inseminazione artificiale omologa, si dice che è moralmente permesso l'impiego del mezzo tecnico nel caso in cui «risulti non sostitutivo dell'atto coniugale, ma si configuri come una facilitazione e un aiuto affinché esso raggiunga il suo scopo naturale» (Il rispetto... 11,6). Ciò si può verificare in presenza di un impedimento di natura anatomica o biologica o funzionale, per es. quando, prima dell'atto coniugale, si tratta di dilatare o rimettere in posizione normale la vagina perché riceva senza difficoltà la penetrazione del seme; oppure quando, dopo l'atto, si tratta di introdurre più addentro, per es. oltre il muco cervicale che facesse ostacolo, il seme già depositato nella vagina.
Tutto ciò, che chiunque può compiere, è aiuto all'inseminazione naturale e non è illecito perché, come già insegnò Pio XI nella «Casti connubi», si ha il diritto-dovere di usare il progresso scientifico della medicina e dell'eugenetica nel cercare più appropriatamente un fine buono nella vita matrimoniale; si tratta di integrare l'atto naturale, e non di sostituirlo o impedirlo o violarlo o perturbarlo; non c'è nulla che distolga il seme dal suo fine naturale; è rispettato l'ordinamento della natura; non si aggiunge nulla di sostanziale all'azione già compiuta, della quale non si cambia né il processo né il contenuto; non è viziata l'essenza dell'atto matrimoniale, non è violato il mutuo diritto dei coniugi.
Naturalmente, per permettersi questo aiuto, sono necessarie precise condizioni: il matrimonio dev'essere valido; la copula tra i coniugi dev'essere possibile e compiuta secondo la norma; bisogna avere provato le cure suggerite dalla scienza medica; occorre conservare all'atto generativo il suo significato unitivo, di modo che l'aiuto sia giudicato non in base all'intenzione di chi opera o all'esito ottenuto, ma in base all'analisi diligente dell'intima struttura dell'aiuto stesso.
Risposta alle obiezioni
L'esposizione fatta finora aiuterà a confutare le obiezioni che si portano contro di essa.
a) «Non ogni manipolazione meccanica è male...».
Non ogni manipolazione meccanica va contro la dignità umana: per es. nessuno sogna di ritenere illecite le flebo-ipodermoclisi per alimentare un malato, gli occhiali per correggere la vista, le iniezioni per aiutare la digestione, la sonda per vedere nello stomaco, l'anestesia per estrarre i denti, le trasfusioni di sangue, la respirazione artificiale ecc., ma ci sono dei settori di vita che possono essere attuati solo in maniera personale e diretta, cioè naturale. Tra questi settori rientra soprattutto la comunità matrimoniale.
b) «L'inseminazione artificiale è ammessa in veterinaria...».
È ammessa per selezionare le razze, migliorare la qualità dei prodotti (latte, uova, carne ecc.), incrementare i commerci, assicurare l'alimentazione, sveltire le industrie ecc., ma «alla procreazione della nuova vita il Creatore ha destinato nel matrimonio esseri umani fatti di carne e di sangue, dotati di spirito e di cuore; ed essi sono chiamati in quanto uomini, e non come animali irragionevoli, ad essere gli autori della loro discendenza» (Pio XII).
La funzione procreatrice dell'animale si ferma al basso livello di cosa messa a servizio dell'uomo, che se ne può servire per mirare ad una utilità pratica più redditizia, a un risultato tecnico, a una meraviglia di laboratorio, ma la funzione procreatrice dell'uomo è chiamata ad una superiorità anelante verso un bene infinito, e pertanto nella trasmissione della vita umana «non si possono usare mezzi e seguire metodi che possono essere leciti nella trasmissione della vita delle piante e degli animali» (Giovanni XXIII, Mater et magistra, 43).
c) «Anche un'operazione di appendicite non è, rigorosamente parlando, naturale, e tuttavia non vi rinunciamo, se ne abbiamo bisogno...».
Ma c'è una differenza enorme tra l'operazione di appendicite e l'inseminazione artificiale. La prima è ben lecita perché salva tutto l'organismo e non solo una parte di esso; la seconda non salva il fisico e danneggia il morale. Non tutte le cose sono artificiali allo stesso modo. La saggezza dice di evitare quelle cattive e di scegliere quelle buone.
d) «Ciò che è tecnicamente fattibile è anche moralmente accettabile...».
Questa è un'equazione irragionevole perché la tecnica è ambivalente, cioè può servire come asservire l'uomo. E l'uomo non può rinunciare ad interrogarsi sulla moralità o immoralità dell'intervento tecnico. È perciò inaccettabile dire: «voglio, posso, faccio» mentre è logico e saggio dire: «voglio, ma non posso e perciò non faccio». C'è un limite a tutto, perché non dovrebbe_ esserci anche per la tecnica?
e) «In fin dei conti sono marito e moglie quelli che fanno il concepimento del figlio...».
In fin dei conti non sono affatto marito e moglie quelli che fanno il concepimento del figlio. Essi pongono semplicemente quell'atto dal quale può avvenire un concepimento come può anche non accadere. Chi opera il concepimento della nuova persona umana è Dio quando Egli lo vuole. Se non lo vuole, quell'atto degli sposi non produrrà nessun concepimento. È Dio colui che crea.
f) «Il concepimento del bambino dipende più dall'unione delle anime che dall'unione dei corpi...».
La persona è inseparabilmente anima e corpo, è tutta intera e tutta unita nell'atto che produce il concepimento del bambino. Separare il corpo dall'anima significa abbassare la sessualità umana al livello della genitalità dell'animale. Ciò è un'offesa alla dignità umana.
g) «L'inseminazione artificiale avviene proprio per determinare la procreazione, che è il primo fine del matrimonio...».
Non basta il puro e semplice procreare, ma ci vuole anche il gesto d'amore nella genitalità, che è anch'esso un fine dei matrimonio. Nessuno dei due può essere escluso volontariamente. Non si può sacrificare l'uno in vista dell'altro. Entrambi sono necessari. Non debbono essere considerati come stanti a sé stessi, ma come interdipendenti e integrantisi a vicenda.
La malizia dell'inseminazione artificiale è appunto questa: far mancare l'amore alla procreazione, ed è una malizia grave, perché «proprio perché atto eminentemente umano, essendo diretto da persona a persona con un sentimento che nasce dalla volontà, quell'amore abbraccia il bene di tutta la persona, e perciò ha la possibilità di arricchire di particolare dignità i sentimenti dell'animo e le loro manifestazioni fisiche, e di nobilitarli come elementi e segni speciali dell'amicizia coniugale» (Vaticano li, Gaudium et spes, 49).
Si può ben dire che mediante questi termini esaltanti l'amore coniugale con una intensità mai espressa in precedenti documenti ecclesiastici, il Vaticano Il ha condannato, implicitamente ma fortemente, l'inseminazione artificiale che è direttamente contraria alle esigenze dell'amore.
h) «L'inseminazione artificiale soddisfa l'istinto della paternità e della maternità insito nell'uomo e nella donna...».
L'istinto, che è una forza cieca, non può diventare norma, senz'altra regola che sé stesso. Non tutto quello che è istinto, può essere ritenuto lecito. Un istinto di per sé buono non rende buono anche il mezzo usato per soddisfarlo, quando questo mezzo è cattivo. L'istinto di paternità e di maternità non ha significato pieno se non è vissuto e realizzato nel contesto della coppia.
Quando questo istinto non è soddisfatto carnalmente, è certamente sopportabile, come dimostrano i coniugi che accettano la mancanza di prole. Tale mancanza non è affatto una frustrazione del matrimonio che «perdura come consuetudine e comunione di tutta la vita, e conserva il suo valore e la sua indissolubilità» (Vaticano li, Gaudium et spes, 50).
Inoltre il suddetto istinto può essere appagato mediante l'impegno per i figli degli altri, o l'affidamento di figli privati dei genitori o da questi abbandonati, o l'adozione di essere umani già nati e derelitti.
i) «Dare il proprio sangue è gesto lecito e lodato. Altrettanto dev'essere dare il proprio seme...».
Nel corpo ci sono organi destinati immediatamente al bene individuale, e organi destinati immediatamente al bene della specie umana. I primi, e sono quasi tutti, quando hanno realizzato il fine proprio, possono essere usati per un altro fine, che non contrasti con il loro e che anzi si inquadri coerentemente nel contesto del bene generale dei corpo. Tra di essi c'è il sangue, che è diretto a conservare la vita. Quando questa è assicurata e quando si tratta di aiutare altri che, senza trasfusione di sangue, sarebbero condannati a morte, nulla vieta, anzi tutto consiglia a dar loro una parte del proprio sangue: è un grande atto di carità.
Invece gli organi destinati immediatamente al bene della specie umana, cioè gli organi sessuali, sono legati al loro fine così intimamente che non possono essere mai distolti da esso, tanto il loro fine è specifico, immediato, immedesimato con la loro natura e oltrepassante l'interesse e il diritto dell'uomo.
Vero è che anche gli organi sessuali possono essere sacrificati quando insidiano la salute e l'esistenza dell'intero corpo, in forza del principio che subordina la parte al tutto, ma questa possibilità non diminuisce il valore del loro fine, che supera quello degli altri organi per il fatto di servire alla specie umana contribuendo alla generazione di una nuova vita.
Insomma «nel seme dell'uomo è racchiuso qualcosa di divino, in quanto esso precontiene potenzialmente la vita di un nuovo individuo umano» (S. Tommaso); ossia dà la vita in concorso con Dio e a somiglianza di Dio: non lo si pub dare che alla propria moglie.
Il seme «è ricapitolazione di una storia, veicolo di caratteri personali, espressione di una genealogia» (Dionigi Tettamanzi, moralista).
l) «Se gli uomini offrono il loro seme a una banca del seme e se le donne si lasciano inseminare con quello, esse non usano gli uomini come strumenti. Gli uomini come persone non vengono usati in questo processo».
Non è vero. «In quanto frutto della sfera genitale e riproduttiva, e mezzo significativo di trasmissione di un sentimento personalissimo quale è l'amore tra due persone, il seme umano appartiene strettamente alla persona, alla personalità di un uomo. Lo stesso pub dirsi per l'ovulo rispetto alla donna.
La sua separazione artificiale dal cosiddetto «donatore» anche disinteressato (cioè non a pagamento) e dal momento del dono di sé, priva il seme di una relazione e di una condizione che gli sono essenziali, come lo sono per la persona di colui dal quale è tratto. Per quanto possa restare fisiologicamente efficace, un seme staccato dal suo «donatore» (non più dono di sé) e impiegato al di fuori di un rapporto sessuale (meglio: coniugale), perde tutto il suo senso, il suo significato etico e concettuale. Si potrebbe dire che perde l'anima. Dunque si deve dire che esso è adoperato come semplice strumento, e che l'uomo che si presta a questa operazione, si abbassa anch'egli al ruolo di strumento» (Pier Giorgio Liverani, giornalista).
m) «I coniugi hanno la libertà di fare quello che vogliono...».
La libertà dà il diritto di sposarsi o non sposarsi, ma non di cambiare l'ordine naturale del matrimonio, che è una istituzione di Dio. L'ordine dice che non la volontà dei coniugi, ma è la natura a stabilire l'oggetto del patto matrimoniale, ossia la trasmissione della vita. E la natura conosce un unico modo di trasmettere la vita, cioè l'atto coniugale compiuto secondo la norma iscritta nell'essere stesso dell'uomo e della donna. I coniugi che danno il consenso all'inseminazione artificiale, non rendeno lecito ciò che la natura condanna.
n) «Volendo l'inseminazione artificiale io seguo la mia coscienza...».
La coscienza va seguita quando comanda e quando proibisce, però l'individuo deve continuamente sforzarsi di avere una coscienza formata bene, cioè retta e vera; deve informarsi prima di quello che la legge di Dio dice, e poi giudicare se una determinata azione si armonizza con essa. La coscienza formata bene condanna decisamente l'inseminazione artificiale. L'esperienza dice di dubitare di coloro che mettono avanti, abitualmente, la propria coscienza....
o) «L'approvazione del marito all'inseminazione artificiale equivale all'adozione prenatale del bambino...».
Un fine buono non giustifica un male. L'adozione prenatale di un bambino può essere in sé un fine buono, ma non può derivare da un male, quale è un metodo contrario alla legge della natura e della Chiesa. AI fine buono corrisponda il mezzo buono.
p) «Il marito dice: 11 figlio ottenuto da mia moglie con l'inseminazione artificiale è anche mio, dato che fin d'ora lo desidero, lo accetto, lo amo, essendo il frutto del seno di colei che amo...»«.
Chi parla così si fa guidare dal cuore, non dalla ragione. Il figlio è il frutto di due che agiscono legittimamente insieme; non può dirsi proprio il figlio che è della propria moglie e di un uomo estraneo;
il marito non è il padrone della legge e deve obbedire ad essa come ogni altro. Non è difficile prevedere che i fatti smentiranno un marito che parli così.
q) «L'inseminazione artificiale non viola la virtù della purezza perché non comporta il piacere venereo...».
II piacere venereo non è per nulla necessario, non è sempre presente e unito all'esercizio della facoltà procreatrice. Comunque esso è lecito e buono quando è annesso a un atto lecito e buono; è invece illecito e cattivo quando è annesso a un atto illecito e cattivo. Se il piacere è proibito, è perché è proibito l'atto, e l'atto è proibito anche se non c'è il piacere. Bisogna dunque guardare all'atto per giudicare il piacere.
Ora l'atto dell'inseminazione artificiale è illecito, cattivo e proibito perché usa in modo disordinato di una facoltà data dal Creatore per un fine ben determinato, perseguibile soltanto nel matrimonio e, in questo, soltanto secondo il modo stabilito dalla natura.
r) «L'atto coniugale è un mezzo per raggiungere il fine della procreazione e, come tutti i mezzi, può essere sostituito da un altro mezzo...».
È troppo poco dire che l'atto coniugale è un mezzo per raggiungere il fine della procreazione, e quindi sostituibile quando si rivelasse inadeguato; in realtà, l'atto coniugale è un valore, perché unisce gli sposi nell'intimità, nella dignità e nella grandezza, venga o non venga il figlio.
s) «Quando un giorno il figlio saprà di essere stato generato con la tecnica dell'inseminazione artificiale, riconoscerà che l'importante è sapere di essere stato desiderato...».
Se sarà un figlio informato e 'cosciente, riconoscerà che non basta essere desiderato, ma bisogna essere desiderato nei modi, nei tempi e nei luoghi naturali, cioè giusti.
t) «È la scienza a risolvere i problemi dell'uomo, non la Morale...».
La scienza è certamente un valore, in quanto mira a scoprire il meglio, ma non fino al punto di essere moralmente giustificata in qualunque forma si esprima. Non è sottratta alla Morale, che è la scienza dell'uomo in quanto tale; non può diventare un idolo; non è fonte di moralità; non rende moralmente lecita una novità sol perché l'ha resa tecnicamente possibile; non deve asservire l'uomo; non può indicare il suo progresso come progresso di moralità; non può sostituire l'intimità dei processi generativi naturali con un laboratorio bio-chimico.
Nel caso dell'inseminazione artificiale cerchi la scienza di superare le difficoltà fisiologiche mirando alla normalizzazione della fecondazione e della gestazione umane, e avrà il plauso della Morale, che già applaude la scienza quando questa svolge le diagnosi prenatali che aiutano la concezione naturale del figlio, o guarisce le malattie ereditarie che renderebbero il figlio meno sano, o crea gli anticorpi monoclonali adatti a distruggere le cellule cancerose, od ottiene progressi per la cura delle malattie dipendenti da cromosomi difettosi.
Più precisamente, la Morale non si occupa delle conquiste della scienza, ma delle azioni umane mediante le quali le conquiste della scienza possono essere usate in bene o in male. E così essa contribuisce decisamente a risolvere i problemi dell'uomo.
«Bisogna porre un limite alla scienza. Che non è costrizione, mortificazione, ma quel limite, al di là del quale c'è la dignità dell'uomo, anzi la dignità di tutti» (Franco Fraioli, Docente di endocrinologia).
«Noi siamo visibilmente arrivati a un punto dove possiamo più di quello che ci è permesso di fare, ed è per questo che non ci è permesso di fare tutto ciò che possiamo» (F. Bockle, moralista).
È necessario che tutte le persone responsabili siano concordi nel riaffermare la priorità dell'etica sulla tecnica, il primato della persona sulle cose... Solo a questa condizione il progresso scientifico, che per tanti suoi aspetti ci entusiasma, non si trasformerà in una sorta di moloch che divora gli incauti suoi adepti» (Giovanni Paolo II).
u) «Sarebbe bella una società in cui soltanto donne eccezionali fossero inseminate da uomini eccezionali...».
È inammissibile che certi uomini, per il fatto di essere superlativamente dotati, si debbano sentire obbligati a produrre e a dare il proprio seme per generare una discendenza uguale o simile a loro; come è altrettanto inammissibile che certe donne si sentano fisicamente privilegiate per avere questo seme.
Comunque tali uomini e tali donne non riuscirebbero a formare una società, perché non riuscirebbero nemmeno a formare una famiglia, tanto gli uni e le altre distruggerebbero con il loro costituirsi e mantenersi in coppia ogni senso e ogni vincolo di comunità umana, voluta dalla natura.
Questa comunità come non esclude gli eccezionali così include i non eccezionali, non cerca l'uniformità ma la complementarità dei suoi membri, si fa bella cercando l'armonizzazione nella pluralità dei caratteri, dei fatti e delle cose.
v) «Il solo fatto che la donna diventi incinta mediante l'inseminazione artificiale rende valido il suo matrimonio con un impotente...».
No: «Sarebbe falso pensare che la possibilità di ricorrere a questo mezzo possa rendere valido il matrimonio tra persone inadatte a contrarlo per impedimento di impotenza» (Pio XII).
II concepimento non costituisce da solo la prova assoluta della consumazione del matrimonio. Tale consumazione non esiste quando manca la copula. Non si contrae neppure matrimonio quando l'uomo e la donna si uniscono senza avere la radicale capacità di porre gli atti idonei alla generazione, che sono l'oggetto vero e sostanziale del patto matrimoniale, non essendo possibile un atto su un oggetto impossibile.
z) «Una grave malattia giustifica il ricorso all'inseminazione artificiale...».
Una malattia (eccessiva adiposità dell'uomo e della donna, insufficienza o malformazione degli organi genitali, resistenza o ripugnanza al contatto intimo, processi tossici, sterilità, conflitti psichici ecc.) non pub giustificare il ricorso all'inseminazione artificiale perché questa «non può essere considerata né esclusivamente e neppure principalmente dal punto di vista biologico e medico, tralasciando quello della morale e del diritto» (Pio XII); e perché non è accettabile un male morale per ottenere un vantaggio fisico.
Ci vuole una vera terapia per guarire una malattia, e l'inseminazione artificiale non è per nulla una terapia, ma semplicemente un modo di fare figli, e per di più sbagliato.
Se la terapia non basta, si ricordi la possibilità del miracolo. Per es., in quanto alla sterilità, sono state miracolate Sara, Rebecca, Rachele, la madre di Sansone, la madre di Samuele ecc.
Se il miracolo non accade, nulla di più meritorio che conformarsi alla Volontà di Dio: meglio questa, che ricorrere ad una cura contraria alla Morale.
za) «La Chiesa è contraria alla scienza...».
La Chiesa sa molto bene, da sempre, come «non si possano escludere a priori metodi nuovi, per la sola ragione della loro novità» (Pio XII), non ha mai inteso né disconoscere né scoraggiare gli esperimenti delle scienze e delle tecniche; ma vuole soltanto che le novità si svolgano nel pieno rispetto delle esigenze dell'ordinamento morale, cioè secondo la dignità dell'uomo e in funzione della vita. La Chiesa, condannado l'inseminazione artificiale, non condanna la scienza, ma l'uso cattivo della scienza.
Più di tutti la Chiesa sa che «Dio provvido concede ai genere umano sufficienti mezzi per risolvere in forma dignitosa anche i molteplici e delicati problemi attinenti alla trasmissione della vita«; e sa che è necessario salva guardare l'ordine morale quando «gli uomini, deviati nella mente e pervertiti nella volontà, si valgono di quei mezzi contro ragione, cioè per fini che non sono quelli che rispondono alla loro natura sociale e ai piani della Provvidenza» (Giovanni XXIII, Mater et magistra, 185).
zb) «La Chiesa si rifa sempre alle sue sentenze antiche...».
Per valutare una sentenza non bisogna chiedersi se è recente o antica, ma se è vera o falsa. Quando è vera, è sempre valida, perché la verità non cade in prescrizione. Le sentenze della Chiesa sulla inseminazione-fecondazione artificiale emanate da Papa Leone XIII sin dal 1897 e da Papa Pio XII sin dal 1949 sono attuali, perché vere e valide.
zc) «I coniugi adottivi si prendono un bambino non proprio, lo possono prendere anche i coniugi che ricorrono all'inseminazione artificiale... »..
Ma c'è grande differenza tra l'un caso e l'altro. I coniugi adottivi non producono il bambino che adottano e lo accettano come una realtà già esistente; invece i coniugi che ricorrono all'inseminazione artificiale producono il bambino, e in modo illecito.
zd) «Coloro che si decidono all'inseminazione artificiale non hanno nessuna volontà di fare il male...».
Il bene e il male degli atti umani non sono definiti dalla volontà. Essi sono iscritti nella struttura stessa degli atti umani. Tocca alla ragione saperli discernere, e alla volontà accettarli o rifiutarli. Chi agisce deve sottostare alla verità degli atti umani e quindi all'ordine morale iscritto in essi. Così facendo crescerà in rettitudine.
ze) «L'inseminazione artificiale è approvata con legge da parecchi Stati...».
Non è affatto detto che una cosa sia moralmente lecita sol perché ha l'approvazione dello Stato. Questa non toglie nulla alla condanna inferta all'inseminazione artificiale dalla legge morale, che è ben superiore all'ordinamento statale, ha la tutela di tutta la legge naturale e raggiunge l'uomo in tutti i suoi comportamenti, anche nell'intimità coniugale per giudicarla conforme o difforme dalla norma morale.
Lo Stato può dire che bisogna osservare la sua legge che approva l'inseminazione artificiale, ma non può dire che bisogna condividerla o che non si possa agire per cambiarla. Si può pertanto arrivare legalmente ad un cambio di legge senza mancare di rispetto alle altre leggi: in questo non c'è nulla contro lo Stato.
Finora nessuno Stato è riuscito a risolvere tutti i problemi dell'inseminazione artificiale, tanto questa è carica di interrogativi nuovi e sempre più inquietanti.
Per esempio: Si ha il diritto di mettere al mondo un orfano? - Un bambino può nascere da un uomo morto da mesi o anni ed essere riconosciuto come suo figlio legittimo? - II seme di un defunto può essere rivendicato dalla moglie desiderosa di avere un figlio, e tanto più quando non esistono prove di una precisa volontà dell'uomo di volere un figlio? - Chi è il padre del bambino nato da inseminazione eterologa: colui che ha dato il seme e trasmette i geni, o colui che è marito della donna? - Quando il legittimo marito acconsente all'inseminazione eterologa, ma poi disconosce il bambino così concepito, la donna ha diritto a conoscere il vero padre del bambino? - È ammissibile vietare in assoluto ogni rapporto tra il donatore del seme e il bambino? - È giusto proibire ogni indagine per ricercare la paternità biologica? - Le coppie omosessuali hanno diritto ai figli? ecc.
Qualche Stato, per
es. la Svezia, ha già ristretto l'ambito dell'applicazione dell'inseminazione artificiale, alla quale aveva dato via liberissima, e sta correndo affannosamente ai ripari!Non si può escludere che uno Stato totalitario miri, più o meno segretamente, a selezionare qua o là bambini non dotati perché siano, nel prossimo e lontano avvenire, contenti di obbedire soltanto.
In Italia, l'art. 29 della Costituzione afferma: «La Repubblica italiana riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio»: «Da queste norme risulta perciò che la Costituzione Italiana ha ravvisato appunto nella famiglia la naturale culla in cui, secondo i principi etico-giuridici, deve avvenire la procreazione, che non può essere considerata soltanto alla stregua di un evento tecnico e biologico, in quanto rappresenta una ben più vasta e complessa realtà, nei suoi risvolti giuridici e morali, dai quali derivano numerosi diritti-doveri, come quello fondamentale di mantenere, istruire ed educare i figli (art. 30). Il cosiddetto diritto alla procreazione non è previsto nel sistema giuridico italiano se con esso si intende la libertà incondizionata di procreazione attraverso ogni possibile mezzo artificiale» (Alberto Virgilio, magistrato).
Gli ibridi (o chimere)
Non occorrono molte parole per dire quanto sia illecito inseminare una donna con seme di animale o un ovulo di animale (scrofa, pecora, cavalla, mucca, criceta, scimpanzé, gamberessa ecc.) con seme di uomo.
Tutto ciò è agli antipodi della sessualità umana, fa temere seriamente la nascita di mostri, provoca ribrezzo e sdegno per l'offesa recata alla natura umana e alla dignità della persona, contrasta. con la disposizione di Dio, per la quale le uova umane possone essere fecondate soltanto da seme umano; trasforma l'animale da «servo dell'uomo» in «servito dall'uomo», anzi, sotto l'aspetto del patrimonio genetico, in «parente dell'uomo», mentre l'animale può avere una analogia (morfologica, genetica), ma non affinità con l'uomo, che è una specie a se stante, unica, immutabile, superiore, non incrociabile fisiologicamente con le altre specie.
Inoltre la suddetta inseminazione animale-uomo getta dubbi inquietanti sui limiti dell'umano e, di conseguenza, sulla eguaglianza fondamentale di ciascun membro della razza umana.
L'inseminazione artificiale della donna è inammissibile anche quando viene attuata a scopo sperimentale, perché la donna è persona, e non mezzo.
Pensieri riassuntivi
Quanto è stato esposto finora, può essere riassunto nei seguenti pensieri che sono alla base di ogni ragionamento sull'inseminazione artificiale:
1) il matrimonio è una società umana, e non industriale;
2) nessuno ha il diritto di servirsi dei propri organi sessuali e di usare delle proprie capacità procreatine se non attraverso il matrimonio, e in questo solo per effetto di unione personale, attuata in modo naturale, con il proprio coniuge. Ogni altro uso dei suddetti organi e delle suddette capacità, diverso e indipendente dall'amplesso coniugale fatto secondo le prestabilite leggi della natura, è un uso indebito e perciò illecito;
3) l'atto procreatore voluto da Dio è soltanto l'atto sessuale coniugale nel matrimonio legittimamente contratto, perché è atto del vero amore tra coniuge e coniuge, e tra coniugi e figlio; e perché soltanto il vero amore è moralmente degno di dare origine a una nuova persona umana, volendola in sé stessa e per sé stessa;
4) l'atto matrimoniale dev'essere determinato da una fusione non solo fisica, ma anche psicologica e spirituale, con il dono reciproco di sé stessi fatto volontariamente e liberamente;
5) nessuno dei coniugi può imporre all'altro l'inseminazione artificiale, che non è per nulla un atto proprio della vita coniugale; anzi ognuno dei due ha il diritto di esigere che l'altro se ne astenga;
6) «il figlio è il frutto dell'unione coniugale quando essa si manifesta nella sua pienezza, mediante il coinvolgimento delle funzioni organiche, delle emozioni sensibili che vi sono legate, dell'amore spirituale e disinteressato che l'anima: è nell'unità di questo atto umano che devono essere poste le condizioni biologiche della generazione. Non è mai permesso separare questi diversi aspetti al punto di escludere positivamente sia l'intenzione procreatrice, sia il rapporto coniugale» (Pio XII);
7) l'inseminazione artificiale non crea la vita, ma fa semplicemente incontrare le cellule vive e vitali che già esistono;
8) la scienza e la tecnica non rendono lecito ciò che la Morale dice illecito, e la Morale ritiene leciti criteri di comportamento i valori della persona umana e i principi che ne discendono;
9) l'origine della vita è un miracolo, perché non è solo l'inizio di un processo biologico, ma l'inizio di un'anima immortale:
10) disobbedire alla Morale significa commettere una colpa e provocare un danno.