IN COMUNIONE

Lettere periodiche al Clero Anno VIII N. 5 di Mons. Giuseppe Carata

 

A Voi tutti, venerati Confratelli nel Sacerdozio, dedico e porgo la presente meditazione che fui invitato a dettare il 22 Ottobre u. s. in occasione del Convegno Regionale Sacerdotale in Molfetta.

E' il dono dell'AVVENTO 1982 con l'augurio che siamo sempre più fedeli alla grazia della nostra sublime vocazione.

Trani, 28 Novembre 1982

+ Giuseppe Carata vostro Arcivescovo

 

« LA SPIRITUALITA' DEL CLERO DIOCESANO, OGGI »

Se permettete, vorrei iniziare coll'invitare a riflettere subito sulla parola « OGGI ».

Questa parola si riferisce al tempo che stiamo vivendo. E questo tempo lo viviamo oggi; ma non è sorto oggi. Ha avuto la sua prepara­zione, i suoi segni premonitori, le sue indicazioni di giudizio e di invito a capirlo, ad affrontarlo, a superarlo. Mi riferisco a questi segni e, si intende, sempre nel nostro campo spirituale e in un contesto più speci­fico, qual è quello della meditazione.

Io credo che, per questo, dobbiamo rifarci a due avvenimenti uno di 65 anni or sono e siamo nel campo della profezia;

l'altro di 20 anni fa e siamo nel campo dell'evento storico ecclesiale. Voglio dire: la MADONNA DI FATIMA e il CONCILIO VATICANO 2°.

1) La Madonna ha dato un messaggio, ha descritto i tempi di oggi con una ricchezza di particolari che sembrerebbe di leggere una cronaca di fatti recenti. A tale proposito a me piace riflettere su due parole CONSACRAZIONE e CUORE IMMACOLATO.

Siamo nel 1917: quale valore hanno esse nella vita della Chiesa e nella vita del mondo?

Consacrazione si oppone a dissacrazione, laicismo, secolarizzazione. Come Cuore Immacolato, sulla bocca di Maria, vuole essere il si­gnum magnum di mondezza sul materialismo imperante contempo­raneo. Diciamo pure: Cielo sulla palude!

2) E poi il Concilio Vaticano 2°, che ha segnato un rinnovamento nella Chiesa (non una nuova Chiesa). Una Chiesa che si guarda dentro ed attorno per stabilire con i fratelli separati e col mondo un dialo­go aperto e leale.

Ad una Chiesa e ad un mondo che si guardavano con sospetto per non dire peggio, subentra un clima di distensione, di confronto di dialogo, di fiducia. Ma la Chiesa emerge soprattutto come guida, come faro, come la messaggera e la donatrice di salvezza.

In questo contesto noi vogliamo vedere e realizzare la nostra ritualità se vogliamo essere gli « ambasciatori di Cristo » all'uomo moderno.

Per rimanere in questo contesto cerchiamo di vedere il nostro Sacerdozio in una triplice realtà

LUMEN CHRISTI - LUMEN ECCLESIAE - LUMEN GENTIUM

Realtà a noi di sorgente e di fine - di partecipazione e di missione - di comunione e di comunità.

« Attendite ad petram de qua excisi estis»: da qui noi traian origine. Ricordando la santità di Gesù Cristo e della Chiesa prendiamo motivo di esaltazione e di imitazione.

I) LUMEN CHRISTI

Gesù Cristo! Per noi è tutto, dev'essere tutto: sorgente, centro e fino alla pari dei Religiosi diciamo pure: è Lui il nostro Fondatore. Quali sono i suoi carismi? Egli è stato SACERDOTE - MAESTRO - PASTOR

a) Sacerdote: Nel mistero sacerdotale distinguiamo 3 momenti

- la chiamata: « Corpus autem aptasti mihi »

- l'accettazione: « Ecce venio ut faciam, Deus, voluntatem tuam » « Nesciebatis quia in his quae Patris mei sunt, oportet me esse? »

- la missione: « Sicut misit me Pater, et Ego mitto vos » « Spiritus Domini super Me, propter quod unxit me » « Evan­gelizare pauperibus misit Me et sanare contritos corde ». Sacerdozio verticale: consacrato, offerto, immolato alla volontà e alla gloria del Padre. Sacerdozio orizzontale: « maiorem charitatem nemo habet ut ponat quis animam suam pro amicis suis ».

b) Maestro: Mi limito a ricordare frasi della Sacra scrittura « Locutus est nobis in Filio »

« E' il mio Figliuolo diletto: ascoltateLo » « Magister vester unus est, Christus »

« Ego sum via, veritas et vita »

« Chi ascolta la mia parola e la mette in pratica è simile all'uomo saggio che fonda la propria casa sulla roccia »

c) Pastore: « Ego sum Pastor bonus » « Animam meam pono pro ovibus meis »

« Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché sono stanche e s. nite, come pecore senza pastore »

« Recessit Pastor noster » « Surrexit Pastor bonus ».

II) LUMEN ECCLESIAE

La Chiesa è luce com'è Gesù Cristo. Queste due luci ci hanno illuminato nel cammino verso il Sacerdozio e c'illuminano continuamente nel nostro ministero perché anche noi restiamo fedeli ad esse e sappiamo trasmetterle ai nostri fedeli.

Se Gesù Cristo è il Sacramento del Padre, la Chiesa è il Sacramento di Gesù Cristo. Dice S. Agostino che il Cristo muore perché la Chiesa nasca dalla sua morte: « moritur Christus ut fiat Ecclesia ».

Corpo di Cristo e sua sposa, la Chiesa riflette sul proprio volto lineamenti inconfondibili e la gloria luminosa del volto di Lui e Cristo è Sacerdote, Maestro e Pastore, la Chiesa intimamente associata alla vita e all'attività dello Sposo, necessariamente si manifesta con le stesse caratteristiche del servizio pastorale e sacerdotale.

Perciò, ogni atteggiamento della Chiesa è inteso ad interpretare e tradurre l'ansia e la sollecitudine del Cristo Sacerdote, Maestro e Pastore.

La Chiesa allora prolunga e dilata nel tempo e nello spazio il Sa­cerdozio di Gesù Cristo. Lo rende presente ed imita quale Sacerdote, sacrificando se stessa per il raggiungimento della salvezza. Per quanto riguarda Gesù Maestro la Chiesa è il « tabernacolo dove abita » questa divina Parola. Ed infine propone e continua Cristo Pastore, donandosi all'attuazione del piano di Dio. Pienamente consacrata alla sua missione diviene essa pure serva e ministra nell'opera di glorificazione di Dio e della santificazione degli uomini.

III) LUMEN GENTIUM

Gesù Cristo - La Chiesa - Noi.

Da Gesù Cristo alla Chiesa - dalla Chiesa a noi. E da noi Chiesa e a Gesù Cristo.

Siamo noi la luce delle genti: luce sacerdotale, luce profetica, pastorale. Come Sacerdoti siamo l'HOMO DEI. Restando sul piano di umanità siamo inseriti nell'azione salvifica di Dio con la partecipazione diretta al Sacerdozio di Gesù Cristo.

« Domini sumus »: agiamo « in persona Christi ».

Uomini tutti di Dio; uomini di cui Dio può disporre come vuole Dio ama presentarsi in noi nell'anima e nel corpo, nella voce, nei gesti e nel portamento.

Siamo i ministri di Cristo e i dispensatori dei misteri suoi.

Ma perché questo nostro servizio di rappresentanza, di ministerialità, di assimilazione a Gesù Cristo sia riconosciuto, accettato, seguito dai fedeli è necessario che siamo talmente uniti a Lui in modo che continui ad ammaestrare con la nostra voce, a benedire con le nostre mani, a pellegrinare coi nostri piedi, a guardare col nostro sguardo ad amare col nostro cuore.

E' questa l'essenza della nostra vita spirituale, l'anima della nostra spiritualità. Se vogliamo che il nostro apostolato, qualunque sia il suo contenuto e la sua esplicitazione, provenga da Cristo e conduca a Cristo deve essere preparato, guidato, coronato dalla preghiera e da una forte spiritualità.

Il Pontefice Giovanni Paolo II disse a Parigi il 31 Maggio '80: « ... il Cristo chiede oggi alla sua Chiesa una grande opera di rinno­vamento spirituale. Ed io, umile successore di Pietro, io « Totus Tuus » vengo come il Beato (oggi Santo) Massimiliano Koble ad affidarTi, o Maria, questa grande opera ».

Per contrastare e superare il cosiddetto « terrenismo » ossia la sin­tesi degli errori dilaganti di oggi - laicismo, secolarizzazione, dissa­crazione - (che ripete a distanza di mille anni l'eresia del cosiddetto « millenarismo »), occorre una sola forza, una sola realtà: una profonda e intensa spiritualità fatta di fede e di testimonianza.

Giustamente è stato scritto: « non basta oggi che il cristiano sia credente; è necessario che sia credibile ». A maggior ragione questo vale per noi.

Permettete a questo punto che vi legga un breve articolo su « Il Sacerdote nel 2000 ».

Scorgo anche in Parrocchia una differenza di stile, tra i Sacerdoti specie tra il clero anziano e quello giovane. E poi si parla di crisi di identità dei Sacerdoti. Mi sa dire come deve essere il nuovo Sacerdote del duemila?

Risponde per noi un grande scrittore francese, a sua volta inter­rogato in una cordiale conversazione, dal pontefice Paolo VI.

« Il sacerdote non sarà più un notabile. Sarà meno gerarchico nelle parole negli abiti, nei gesti. Invece di sottolineare le differenze del suo stato, tenterà di allinearsi alla condizione umana. La sua volontà si pre­senterà anzitutto come un servizio. Rinuncerà alla retorica per cercare maggiormente nella parola e negli atti la verità autentica. Non cercherà di imporsi limitando la libertà. Ma come un consiglio, un profumo, un fermento, una corrente d'acqua che feconda senza rumore, sarà presente ovunque, con una presenza invisibile, discreta, che aiuta e conforta. In­fine, proverà di più il desiderio di un'azione solidale, comune e comu­nitaria. Dovrà mantenere la solitudine tanto diversa dall'isolamento poichè la vera solitudine è una comunione profonda.

Ma temo che questi preti di domani, per mescolarsi a noi altri, i loro fratelli laici, siano tentati, per avvicinarsi maggiormente, di seguirci sul nostro terreno. Ho paura che si rammarichino di non essere come noi, gente del mestiere, degli specialisti, dei professionisti, dei tecnici, dei politici, dei sindacalisti, degli operai o dei capi, delle cellule del­l'organismo sociale, degli agenti della Storia temporale. Ho l'impres­sione che perdano del tempo, del sudore e della spiritualità per parlare il nostro linguaggio speciale, per volere adottare la nostra vita piena di trepidazioni, le nostre angoscie di uomini impegnati nelle prove. O an­cora, temo che essi desiderino diventare quello che sono da noi i « direttori di coscienza » laici, psichiatri, psicoanalisti, psicologi, sociologi, terapeuti, professori di scienze umane... ».

« Perderete sempre, amici sacerdoti e religiosi, se vorrete guidarci o anche solo eguagliarci sul terreno laico. Guadagnerete sempre se vi stabilirete in quello che è il vostro campo unico il sacerdozio della Chie­sa cattolica come è stato assolto e fecondato da venti secoli. Noi vi do­mandiamo anzitutto e soprattutto di darci Dio specialmente in quei po­teri che siete i soli a possedere: assolvere e consacrare. Vi chiediamo di essere uomini di Dio, degli ambasciatori del Mistero impenetrabile e dolce.

Siamo sprofondati nell'ombra e nelle nebbie. Abbiamo bisogno di vedere in voi il riflesso dell'Assoluto. Si avvicina l'ora (è già arrivata) in cui gli spiriti, delusi dal relativo, non avranno sete che di Assoluto ».

Ho finito. Ma S. Francesco nelI'8° Centenario della sua nascita ci vuole lasciare un ricordo di ciò che Egli ha ascoltato

« Francesco, preferisci servire al servo o al padrone? »

« Francesco, vai e ripara la mia Casa, che cade ». E poi di ciò che Egli ha detto e, oggi, ci ripete

« Fratelli miei, io ho fatto la mia parte; ora prego il Signore perché ciascuno di voi faccia la propria ».

 

LINEE PROGRAMMATICHE GENERALI DI AZIONE PASTORALE INTERDIOCESANA PER L'ANNO 1982-83

Nel decennio di « Comunione e Comunità », quest'anno in cui si celebra il CONGRESSO EUCARISTICO NAZIONALE, viviamo più intensamente la comunione-partecipazione-corresponsabilità tra Ve­scovo-Presbiteri-Religiosi/e-Laici per dare un volto nuovo alla nostra Chiesa Locale.

PUNTO D'INCONTRO: L'EUCARESTIA, fonte e culmine, forma e centro della Comunità.

1. Settore

L’Eucarestia al centro della vita degli apostoli, dei consacrati e dei ministri

- I Presbiteri e i Religiosi/e nei Ritiri mensili approfondiranno il mi­stero eucaristico per la loro vita interiore e per l'apostolato unitario nelle scelte operate dal Vescovo e dai Consigli pastorali

- Il Centro Vocazionale Interd. ed il Seminario Arcivescovile svolgeran­no attività promozionali in campo vocazionale accolte e condivise dal Presbiterio e dall'intera Comunità

- Nella accresciuta coscientizzazione della ministerialità di tutta la Chie­sa, si intende iniziare la preparazione ai ministeri « di catechista » e « di lettore »

- Per rivalutare il culto eucarstico fuori della messa, ripristino od incremento della esposizione con adorazione del SS.mo Sacramento nei primi giovedì del mese

- Partecipazione nel Maggio 1983 al Congresso Eucaristico Nazionale a Milano ed organizzazione in loco di riti in sintonia con la fase finale dello stesso Congresso

2. Settore

L'Eucarestia e l'Evangelizzazione

- Ascolto della Parola di Dio attorno alla centralità dell'Eucarestia nei seguenti ambiti

nella catechesi dell'iniziazione cristiana

* nella pastorale per i ragazzi, per i giovani e per la famiglia

* sperimentazione del Catechismo degli Adulti nei suoi contenuti sul­l'Eucarestia nella catechesi ai fidanzati e coppie di sposi ed in tutti i Gruppi, Movimenti, Associazioni e Aggregazioni ecclesiali o di ispi­razione cristiana

• nella continua riscoperta del valore della MESSA e della DOMENICA

nell'approfondimento dell'argomento del Sinodo 1983 « Riconcilia­zione e Penitenza nella Chiesa »

- Da tutti i Predicatori nelle solenni Esposizioni annuali del SS. Sacra­mento (XL ore) saranno trattati uguali temi, le cui tracce saranno compilate e fornite dalla Curia.

- La stampa locale e gli interventi alle Radio e TV locali saranno usati come mezzi di comunicazione per la tematica eucaristica

- Il Convegno annuale interdiocesano di aggiornamento pastorale sarà sull'argomento « CELEBRARE L'EUCARESTIA »

3. Settore

L'Eucarestia ed il Laicato

- La VISITA PASTORALE in atto è l'incontro del Vescovo con i Laici singoli e raggruppati per promuovere il loro ministeriale inserimento nella pastorale

- Si celebreranno come momenti di vita ecclesiale e di attuazione del

Documento finale del Convegno dell'Aprile 1982 le Assemblee parroc­chiali e diocesane dell'AZIONE CATTOLICA

- L'Istituto di Scienze Religiose è riconosciuto strumento necessario di formazione e di qualificazione dei Laici e loro preparazione ai ministeri - In preparazione al CONGRESSO DELLE CONFRATERNITE, il Clero ne studierà natura-finalità-organizzazione, specie perché in gran parte depositarie delle manifestazioni di pietà e devozioni popolari da riva­lutare pastoralmente

4. Settore

L'Eucarestia e la Chiesa Locale in missione fra gli uomini

- La misteriosa unione amore-dolore-salvezza-promozione umana operata nella Pasqua eucaristica del Signore spinge la nostra Chiesa

* al VOLONTARIATO qualificato e diversificato (verso ammalati­handicappati-anziani-poveri-disoccupati)

* all'AVVENTO E QUARESIMA di fraternità e di carità con la «raccolta indumenti usati» pro fratelli bisognosi

all'« impegno missionario » della Comunità attraverso le PP. 00. MM. * alla pastorale scolastica e nel mondo del lavoro e delle migrazioni. Il Consiglio Episcopale nelle riunioni mensili verificherà l'attuazione del programma ed emanerà opportune comunicazioni sui diversi argomenti redatte dai rispettivi Vicari Episcopali.