IL VERO AMORE

(Amore di Dio e del prossimo)

Don Giuseppe Tomaselli

VISTO PER LA STAMPA

S. Gregorio, 20 Giugno 1949

Sac. Domenico Ercolini P. S. S.

IMPRIMATUR

Catania, 2 luglio 1949

Can. G.. Carciotto, Vic. Gen.

Per richieste:

Opera caritativa salesiana Don Giuseppe Tomaselli – Viale Regina Margherita 27 – 98121 Messina – c.c.p.: 12047981

 

INTRODUZIONE

E' diretto questo lavoro non solo alle anime pie desiderose di avanzarsi nella perfezione ma a tutte le anime deside­rose di salvarsi e di arricchirsi di meriti.

Vorrei poter essere un Serafino per trattare degnamente l'argomento dell'a­more divino; come uomo, appena mi è possibile sfiorarlo. Quantunque io creda di avere nell'anima poco amore, sento tuttavia l'ardente desiderio di comuni­carlo ad altre anime e faccio questo per venire incontro agli ardenti desideri di Gesù, che è amore e cerca amore. « Gesù è la perla dell'amore. Beato colui che sa trovarlo e custodirlo! ».

 

AMORE DI DIO

Il primo comandamento

Un dottore della Legge si presentò a Gesù e gli disse: Maestro, qual è il più grande dei comandamenti? - Gesù gli rispose: Il primo e massimo comanda­mento è questo: Amerai il Signore Dio tuo, con tutto il tuo cuore, con tutta l'a­nima tua e con tutta la tua mente.

Queste parole divine non hanno biso­gno di molta spiegazione; in breve dico­no tutto e con chiarezza.

Gesù avrebbe potuto dire: Il primo co­mandamento è di amare Dio. Invece ha voluto aggiungere di amarlo con tutte le nostre forze, per farci comprendere che siccome Dio ci ama svisceratamente, con amore eterno ed infinito, così vuole che le sue creature abbiano ad amarlo senza misura in tutti gli istanti della lo­ro esistenza.

 

Dio è amore

Il sole, che arde emanando luce e ca­lore, è una debolissima immagine di Dio. Il Creatore dell'universo è una fornace ardente di amore; crea per amore, con­serva gli esseri nella loro esistenza per amore; segue ciascuna delle sue creatu­re con infinito amore; perciò San Gio­vanni Evangelista disse: Dio è amore!

L'amore di Dio abbraccia tutto e tutti, dalla goccia d'acqua all'immenso ocea­no, dal minimo dei microbi al più per­fetto degli animali. Ma questo amore di­vino risplende più che tutto nell'uomo, il re del creato.

 

Il capolavoro

L'uomo è il capolavoro della creazione. Iddio gli diede un corpo che racchiude in sé tutte le meraviglie del creato; giusta­mente gli scienziati lo chiamano micro­cosmo, cioè piccolo mondo. Per amore Iddio creò la luce, affinché l'occhio uma­no potesse bearsi; creò i dolci suoni per allietare l'udito; mise in seno alla natura una grande varietà di profumi e di fiori per appagare l'odorato dell'uomo; creò una sterminata varietà di cibi, di frutta, affinché il gusto potesse saziarsi. Quante funzioni delicate e complicatissime si svolgono nel nostro corpo per conservar­si nell'esistenza e tutto ciò avviene con ordine meraviglioso in forza di leggi chi­miche e fisiologiche, senza che l'uomo abbia a preoccuparsi. E' tutto ciò opera di amore.

Verso l'anima l'amore di Dio è più sor­prendente, in quanto essa è di gran lun­ga superiore al corpo. Il Signore crea Lui direttamente l'anima umana e le dà la sua stessa immagine. Dio è spirito; l'a­nima è pure spirituale; Dio è volontà, l'anima è dotata di volontà; Dio è intel­ligenza; intelligente è pure l'anima. Per questo il Creatore quando attuò il piano della creazione disse: Facciamo l'uomo a nostra immagine e somiglianza.

Quantunque la natura umana sia in­feriore a quella angelica, Iddio volle sol­levarla allo stato soprannaturale, ren­dendola, simile alla angelica. A tal fine crea l'anima immortale e le concede di andarlo a godere faccia a faccia in Pa­radiso, come lo godono le Gerarchie Ce­lesti.

Avendo il Signore messo in prova l'a­nima umana su questa terra, conoscen­do i pericoli di dannazione e la debolez­za proveniente dalla colpa originale, ha voluto assegnarle un valido aiuto nel pellegrinaggio terreno, mettendole vici­no un Angelo, il quale avesse cura di cu­stodirla, d'illuminarla, di sorreggerla continuamente.

Chi non vede le tenerezze amorose di Dio verso l'uomo? Come può restarsi indifferenti davanti a tanta bontà?!...

 

Uno schiarimento

Iddio è infinito nelle sue perfezioni; è la felicità per essenza; per conseguenza non abbisogna di alcuno; tutte le crea­ture riunite non potrebbero aumentare di un minimo grado la sua felicità. Co­me si spiega allora che Egli ami tanto gli uomini, sino a mendicare, per così di­re, un poco di amore? Che bisogno ha l'immenso Iddio di questo povero uomo? E' un mistero; dobbiamo contentarci di ammetterlo, perchè lo provano i fatti e specialmente la creazione e la reden­zione.

Tuttavia ecco un modesto esempio. Un ricco signore possiede palazzi e campa­gne; gode florida salute; ha una moglie invidiabile: Umanamente parlando costui è felice. Un bel giorno diventa padre di un bambino. Chi più contento di questo signore? Egli contempla il neonato, lo bacia, lo sogna; parla con trasporto amo­roso del bambino con gli amici; ordina delle feste in famiglia; moltiplica le sue attività per rendere più ricco il futuro erede...

O genitore, è mai possibile che tu sen­ta tanto amore verso il tuo bambino? Al­la fin fine che cosa è un neonato? Il suo corpo non oltrepassa i due chilogrammi. Egli non è capace di comprendere, di ap­prezzare il tuo amore e tanto meno di ricambiartelo. E' bisognoso di tutto. Chi sa quanti fastidi apporterà a te, da piccolo e da grande! Sai dirmi tu, o geni­tore, perchè lo ami tanto? La risposta è facile e naturale: E' mio figlio!

Cosi Iddio sente l'amore in grado som­mo verso la misera creatura umana, per­chè le appartiene più che il bambino al genitore, avendola creata dal nulla e avendole impressa la propria immagine spirituale ed immortale.

 

Gesù Redentore

Commesso il primo peccato dai nostri progenitori, il Paradiso rimase chiuso per essi e per i loro discendenti. Ma il buon Dio, che è tutto amore, volle rime­diare e nella pienezza dei tempi attuò il piano della redenzione.

Se l'Incarnazione non fosse un fatto compiuto, sarebbe stoltezza il pensarla. Ma Dio, Essere infinito, che non ha bi­sogno di alcuno, che forma la felicità perfetta di sterminate schiere di Angeli, questo Dio, quasi dimentico della sua dignità, pur restando vero Dio, comincia ad essere vero uomo e prende un corpo simile a quello delle sue creature ed una anima umana. Oh, mistero di amore! Davanti ad un fatto simile, l'umanità dovrebbe andare pazza d'amore per il suo Dio!

Gesù Cristo per salvare il mondo avreb­be potuto contentarsi della sola Incar­nazione; ma, il suo amore essendo senza limite, volle abbracciare una vita di sa­crifici e di tormenti, sino a farsi chia­mare «l'Uomo dei dolori». Nacque pove­ro in una stalla visse in un'umile botte­ga esercitando il mestiere di falegname, per tre anni andò in giro predicando il regno dell'amore e facendo bene a tutti. A chi si meravigliava di tanta bontà, Ge­sù rispondeva che Iddio ama gli uomini più che una madre i propri figli.

Quale morte vergognosa volle avere Gesù! L'amore lo spinse a farsi annove­rare tra i malfattori, condannato a mo­rire in croce, inchiodato, insultato. Do­po morte, volle ricevere ancora una lan­ciata al petto!... Vera vittima di amore.

Se si fosse domandato a Gesù penden­te dalla Croce: Per chi soffrì, o Gesù? -

avrebbe risposto: Per tutti gli uomini! Ma costoro non sapranno apprezzare il tuo martirio, anzi ti combatteranno, ti bestemmieranno! - Non importa! E' l'amore eterno che mi muove e mi rende pronto a subire le mille volte la stessa morte atroce per ciascun uomo, se que­sto fosse necessario!

L'amore di Gesù per l'umanità non si esaurì con la sua vita terrena; volle per­petuare per tutti i secoli la sua dimora in mezzo agli uomini con la vita eucari­stica. Gesù dunque, trovando la sua de­lizia nello stare con i figli degli uomini, istituì il Sacramento dell'amore, pronto a darsi in cibo alle anime desiderose di nutrirsi delle sue Carni. L'Apostolo San Giovani poté scrivere nel suo Vangelo che, avendo Gesù amato i suoi, li amò sino alla fine, cioè sino all'estremo limi­te dell'amore.

 

L'umanità ingrata

L'ambre si paga con l'amore. L'uma­nità come corrisponde a tanta bontà di Gesù?... Con l'ingratitudine!... Chi lo be­stemmia; chi lo perseguita, in pubblico e in privato; chi non lo pensa affatto; chi neppure lo conosce e non si cura di conoscerlo; chi l'offende con sacrilegi, profanando il Sacramento dell'amore e profanando il sacro Tempio; chi dice di amarlo, ma con i fatti dimostra il con­trario...

Davanti a sì nera ingratitudine, Gesù soffre e sente il bisogno di lamentarsi. Egli volle un giorno mostrare il suo Cuo­re sanguinante ad una Suora della Visi­tazione, Santa Margherita Maria Alaco­que. Le si presentò nella sua sacra uma­nità, col volto triste, il Cuore circondato di spine e sormontato da una piccola cro­ce; il cuore era palpitante in mezzo a fiamme, simbolo di amore. - Ecco, o Margherita, quel Cuore che ha tanto a­mato gli uomini e dai quali è così poco amato!... In cambio di amore ricevo di­sprezzi e indifferenza!...

Questo lamento di Gesù dovrebbe in­tenerire i cuori più duri! Come non ama­re Gesù, se Egli ne ha il diritto come no­stro Creatore; se lo merita come nostro Redentore?!... Come non smaniare d'a­more per Gesù, che è così amabile, cen­tro d'ogni felicità?!...

I Santi furono rapiti da questo fuoco di amore, ne compresero la preziosità e niente risparmiarono per rendersene de­gni...! Beato colui che mette la sua fe­licità. nel corrispondere all'amore di Ge­sù! Gode il Paradiso anticipato ed attra­versa questa valle di lacrime nella gioia più pura del cuore.

Infelice al contrario chi disprezza Ge­sù o non si preoccupa di amarlo! Avrà l'amarezza nel cuore perennemente, pur nuotando nei miseri piaceri di questo inondo!

 

COME SI AMA GESU'

Non chi - dice: Signore, Signore! - en­trerà nel regno dei Cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio! - Queste parole di Gesù significano che l'amore non si dimostra a Dio dicendo: Signore, vi a­mo! - ma facendo la volontà del Crea­tore con l'osservanza esatta della sua legge. L'amore di Dio ha dei gradi; può essere imperfetto, buono, eccellente.

C'è chi dice: Io osservo i comanda­menti divini perché ho paura dei casti­ghi di Dio! Egli è giusto giudice e punisce con il tormento eterno chi trasgredi­sce la sua legge in questa vita!... Se non ci fosse l'inferno, non mi curerei di nien­te e godrei la vita soddisfacendo le mie passioni!

Chi parla ed agisce in tal modo, pur praticando i precetti divini, non ha il vero amor di Dio, bensì il timore inte­ressato di Dio, che potrebbe anche chiamarsi amore imperfetto. Quante anime, degne di compassione, tengono questa condotta e credono di amare sinceramen­te il buon Dio, solo perchè praticano la sua legge!

C'è chi dice: Procuro di non peccare perchè non voglio andare al fuoco eter­no, ma più che tutto perchè desidero an­dare al Paradiso a godere la visione bea­tifica di Dio ed essere annoverato tra gli Angeli del Cielo. E' grande assai il pre­mio che il Signore mi ha preparato se lo servo fedelmente! - Questo amore di Dio è buono, quantunque sia interessa­to. La maggior parte delle anime che mi­litano nel mondo sotto la bandiera di Gesù Cristo, sono spinte da simile amore. Ma c'è un amore più eccellente, più di­sinteressato, un amore che poche anime hanno: amare Dio per Dio. Infatti qual­che anima dice: Faccio la volontà di Dio, ubbidendolo in tutto; non mi dó pensie­ro dell'inferno o del premio che mi aspet­ta in Cielo; amo Iddio perchè merita di essere amato; Egli è mio Padre ed io de­vo amarlo teneramente. Preferirei la morte, anziché dargli un dispiacere. An­corché non ci fosse il premio eterno, lo amerei allo stesso modo. - Questo è il vero amor di Dio, che appaga i desideri di Gesù.

Tra le anime generose, che hanno go­duto di questo amore, è Santa Teresa del Bambino Gesù, la quale diceva: L'amore mi ha rapita. Faccio tutto per amore. Per il timore di Dio non farei nulla. Vorrei poter fare tutto per piacere a Gesù e, an­corché Lui non riuscisse a sapere, per ipotesi, quale anima gli desse questi pia­ceri, continuerei lo stesso ad amarlo ed a procurargli piccole gioie!

Che sorgano molte di simili anime, specialmente tra le persone consacrate a Dio! Che ci sia nel mondo una santa ga­ra di amore divino!

Tu, o anima cristiana, a quale grado di amore sei pervenuta?... Che sforzo fai per aumentare in te le fiamme di amore verso il caro Gesù?

 

La colpa grave

Ho detto sopra che l'amore di Dio con­siste principalmente nell'osservanza del­la sua legge. Chi praticasse bene nove Comandamenti e ne trascurasse uno so­lo, non avrebbe l'amore di Dio, perchè una sola colpa grave priva completamen­te della divina grazia.

Quanta gente dice di amare il Signore, solo perchè ascolta la Messa nei giorni festivi, non bestemmia e non ruba. In­vece porta nel cuore l'odio implacabile verso qualche persona, oppure acconten­ta le passioni impure, oppure trascura qualche grave dovere del suo stato.

Passare le settimane, i mesi e forse an­che gli anni, in tale stato di coscienza è vivere completamente lontani da Dio, privi del suo amore.

Non è raro il caso d'incontrare anime, abituate a commettere qualche grave peccato, le quali frequentano la Chiesa, assistono con devozione alle Sacre Fun­zioni, ascoltano con piacere le prediche e arrivano a versare lacrime di commo­zione; credono di essere vicine a Dio, mentre quell'unico peccato mortale spe­gne del tutto il vero amor di Dio.

Tu che leggi, non sei forse nel numero di queste anime illuse? Perchè non ti metti di buona volontà per detestare una volta per sempre... quel maledetto peccato grave?

 

I peccati veniali

La trasgressione della legge di Dio in materia leggera si chiama peccato ve­niale o leggero. Veramente nessun pec­cato dovrebbe dirsi piccolo, se si consi­derasse che con esso si offende la Divi­nità. Tuttavia una mancanza leggera si dice piccolo peccato in rapporto al mor­tale.

Il peccato grave tronca del tutto l'ami­cizia di Dio; il peccato veniale la dimi­nuisce solamente; la colpa mortale me­rita la pena eterna dell'Inferno; la ve­niale attira i castighi temporali, ossia merita il Purgatorio.

Per amare teneramente Gesù bisogna evitare con grande impegno i peccati ve­niali. Quando due cuori si amano, fanno a gara per coprirsi di delicatezze e per evitare tutto ciò che può menomamente disgustare la persona amata.

Così si comportano i veri amici; que­sta è la condotta di una tenera madre verso il figlio affezionato.

L'anima pia vorrebbe fare verso Gesù meno di quanto fanno tra loro due crea­ture che si amano? Chi più di Gesù me­rita le delicatezze amorose?

Dunque, o anima cristiana, se vuoi da­re piacere a Gesù, amalo intensamente, evita i piccoli peccati, che tanto gli di­spiacciono! Eppure, quante piccole man­canze volontarie commetti giornalmen­te!... Una disubbidienza... un po' di va­nità... una risposta risentita... una criti­ca verso il prossimo... una bugia... un af­fetto poco mortificato... sono tanti sgar­bi che tu fai al buon Gesù, il quale tutto osserva e di tutto tiene conto! Sono tan­te spine che tu ogni giorno conficchi nei capo di Gesù.

Tu imiti quel vile soldato che nel tri­bunale di Caifa diede uno schiaffo sul volto del Divin Maestro!

Evita perciò con un po' di buona vo­lontà le colpe veniali. Sapessi quanti pas­sano mesi ed anni senza dare a Gesù il minimo dispiacere volontario! Preferi­rebbero qualunque disgrazia, ma non of­fendere in qualche modo Gesù.

Per correggerti delle piccole mancan­ze, imponiti una piccola penitenza quan­do manchi volontariamente. Hai fatto una impazienza?... Bacia il Crocifisso e recita con dolore un Padre Nostro. Hai mormorato contro il prossimo?... Privati di parlare per una mezz'oretta, tranne una necessità. Hai trattato con sgarbo qualcuno?... Cerca l'occasione di fargli un favore.

Questa norma pratica è una delle più efficaci per crescere nell'amore di Dio. Tieni presente, o anima cristiana, che una mancanza leggera volontaria com­messa da te, potrebbe recare più dispia­cere a Gesù, che non una grave colpa fatta da chi è lontano da Dio.

 

Difetti o imperfezioni

Santa Teresa del Bambino Gesù si stu­diava in tutti i modi di piacere al Signo­re. Si affliggeva vedendo in sè tanti di­fetti, dei quali con tutta la buona volon­tà non riusciva a correggersi come avreb­be desiderato. In una istruzione religio­sa sentì dire che ci sono mancanze che non dispiacciono a Gesù. Dopo di ciò pro­vò tanto sollievo spirituale.

Quali sono le mancanze che non offen­dono il buon Dio? Sono i piccoli difetti inerenti alla miseria umana, più frutto di debolezza che di cattiva volontà. Tali sarebbero: distrarsi senza colpa durante la preghiera... secondare l'amor proprio senza accorgersi... uno scatto d'impa­zienza, fatto senza riflessione... sentire antipatia o simpatia, senza però assecon­darla volontariamente... dire una picco­la bugia, ma per isbaglio o per inavver­tenza... ecc.

Tuttavia, quantunque questi difetti o imperfezioni non offendano Iddio, si ha il dovere di correggersi e di tendere alla perfezione.

Infatti Gesù dice: Siate perfetti, come è perfetto il Padre Vostro che è nei cie­li. - Queste parole di Gesù non sono ri­volte ai soli Sacerdoti ed alle Suore, ma a tutti i Cristiani.

Perciò non manchi lo sforzo quotidia­no per correggersi dei propri difetti. Per riuscirvi si richiede vigilanza e spi­rito di sacrificio. Tanto sarà il profitto nella perfezione, quanto sarà lo sforzo per moderare le cattive tendenze del cuo­re umane.

 

VIVERE DI DIO

Dio nella mente

Dobbiamo amare il nostro Creatore con amore filiale e tenero; quest'amore deve compenetrare tutto il nostro esse­re, l'anima ed il corpo.

Quando si ama una persona, la si pen­sa spesso e con gioia; si vorrebbe vederla e parlarle; se ciò non fosse possibile per la distanza, s'impugna la penna e si sten­de una lettera affettuosa.

Cosi deve fare ogni anima con Dio. Durante il giorno è bene pensare a Ge­sù e, non solo durante la preghiera vo­cale, ma pure nel corso delle occupazio­ni. Alzare spesso la mente a Dio è cosa dolce e meritoria. Ad un'anima amante di Gesù è facile far questo. Tutto ciò che appartiene alla persona amata, suscita dei pensieri amorosi.

Tu, ad esempio, contempli il sole. Pen­sa a Dio!... Come sei bello, o sole! Quan­ta luce e quanto calore emani! Tu, o Ge­sù, sei più bello e più luminoso del sole!

Inonda l'anima mia di luce e di calore spirituale!

Contempli il cielo stellato... Dio mio, come sei grande! Quanti miliardi di astri hai collocato nel firmamento! Tu dirigi il loro movimento e tutti ti ubbidiscono. Anch'io voglio ubbidire alla legge mo­rale che mi hai dato!

Un fiorellino è sotto il tuo sguardo... Gesù mio, quanta bellezza e quanto pro­fumo hai dato a questo flore! Voglio es­sere anch'io come un fiore profumato in mano tua!

Un uccellino cinguetta sul davanza­le... Tu, o Gesù, hai cura di questo uc­cellino e niente gli fai mancare. Quale cura non hai tu dell'anima mia, che è molto più preziosa dell'universo intero!

Un bicchiere d'acqua fresca ti disse­ta... Quanto sei stato buono, o Dio, a crea­re quest'acqua! Quanto sollievo dài a questo povero corpo! Ti ringrazio, o Si­gnore! - Una immagine sacra attira il tuo sguardo... O Dio, quando avrò la gioia di vederti faccia a faccia?...

L'anima amante di Gesù concepisce questi nobili pensieri e vive la vera vita spirituale.

Il padre e la madre godono a vedersi ricordati dai figli, s'inteneriscono subito e benedicono tali figli amorosi; così il Si­gnore guarda con occhio di compiacenza l'anima che spesso lo ricorda e le elargi­sce torrenti di grazie, illuminando sem­pre più la sua mente, confortando il suo cuore e sostenendola nelle prove inevita­bili della vita.

 

Dia sulle labbra

Dice Gesù: La lingua parla dell'abbon­danza del cuore. - Si parla spesso e con trasporto di colui che si ama; così i ge­nitori parlano spesso dei loro figliuoli, il fidanzato della sua fidanzata, l'amico del­1'amico.

Chi ama veramente Gesù, non può non parlare di Lui; chi è preso fortemente da questo amore divino, facilmente lo comu­nica agli altri, specialmente parlando.

Tu suoli parlare spesso di Gesù? Non devono essere i soli Sacerdoti a parlare di Gesù ai fedeli in Chiesa. Perciò nelle conversazioni in famiglia, di tanto in tanto, secondo le opportunità, narra quello che sai di Gesù, ad esempio, qual­che tratto di Vangelo, qualche episodio interessante; vedrai come ti si ascolterà volentieri.

Parla di Gesù ai piccoli per farlo co­noscere ed amare. I, piccoli sono inno­centi e puri e perciò sono come fiorellini che trattengono, la rugiada.

Parla di Gesù agli adulti e specialmen­te ai peccatori, facendo comprendere quanto ha sofferto per salvare l'anima nostra. Racconta la tragica storia della Passione di Gesù Cristo e ti accorgerai subito dei buoni effetti.

Insegna alle persone con cui convivi il modo pratico di amare Gesù.

Se tu farai così, sarai davvero un'ani­ma amante di Dio.

 

Dio nel cuore

Leggiamo nel Vangelo: Ove è il tuo te­soro, ivi sarà il tuo cuore. - Il vero no­stro tesoro è Iddio; sommo bene. Il no­stro cuore dunque deve essere in Lui: noi in Dio e Dio in noi.

Abbiamo un cuore per amare. Chi più del Signore merita i nostri palpiti? Pur­troppo il cuore umano alberga tanti amo­ri, spesso indegni, ed all'amore di Dio ri­serva soltanto qualche fibra.

Gesù deve regnare sovrano nel nostro cuore; Egli è il Re dei cuori. Come l'ago magnetico è rivolto di continuo al polo nord, così il nostro cuore dev'essere ri­volto a Dio, centro della nostra esistenza.

Gesù desidera atti d'amore dalle sue creature e ne è avido. Un'anima chiede­va a Gesù: Come mai tu desideri tanto l'amore di noi, così miserabili? Non ti soddisfano gli atti di amore che ti dan­no i Beati del Paradiso? - Gesù rispose: Io apprezzo di più l'amore vostro anzi­ché quello dei Beati, perchè il vostro a­more è libero e meritorio, mentre l'altro è amore necessario.

Se Gesù apprezza tanto i nostri atti di amore, perché non ripetere spesso du­rante il giorno: Gesù ti amo!... Ti offro il mio cuore!... Ti amo per quelli che non ti amano!...?

 

FRUTTI

Efficacia dell'amore

L'amore perfetto consiste nell'amare Iddio per Iddio e non soltanto per paura dei suoi castighi. Un tale amore è così potente da cancellare sull'istante qua­lunque colpa.

Se un'anima avesse commesso un nu­mero stragrande di gravi peccati e fosse nera più del carbone, se in un momento di ravvedimento riuscisse a concepire, anche mentalmente, un atto di amore perfetto, sull'istante resterebbero cancel­lati i peccati; l'anima diventerebbe can­dida più che la neve e se morisse, po­trebbe andare direttamente in Paradiso, senza bisogno di purificarsi nel Purga­torio.

Ecco come emettere l'atto di amore perfetto: ”O Gesù, ho peccato!... Son pentito del mal fatto, perchè con i miei peccati ti ho rinnovato i dolori della Pas­sione!... Sono stato un figlio ingrato!... Non voglio offenderti mai più!... Prima morire che peccare!... Gesù ti vorrei amare tanto quanto ti ho offeso!... “

Perché l'atto di amore perfetto sia, effi­cace, è necessario che ci sia il proponi­mento di confessare le colpe al più pre­sto; ma prima ancora di ricevere la san­ta assoluzione, l'anima è già rimessa in grazia di Dio.

Dopo un tale atto, quantunque l'ani­ma sia in grazia di Dio, non ci si può ac­costare ai Santi Sacramenti se prima non ci si confessa col Ministro di Dio. Questa è disposizione della Chiesa.

Tu, o anima cristiana, renditi fami­liare l'atto d'amore divino perfetto. Rin­novalo ogni sera prima di prendere ripo­so; emettilo con fervore dopo aver com­messo qualche grave peccato; insegna ad altri un mezzo così facile per rimettersi subito in grazia di Dio.

Quanti vivono in peccato mortale, in disgrazia di Dio, per settimane, mesi ed anni, solo perchè non conoscono l'efficacia dell'atto d'amor di Dio ed il modo di farlo!

Non tutti possono avere la comodità di confessarsi subito, o perchè sono in campagna, o perchè non possono uscire dalla casa o per altri motivi; ma tutti vo­lendo hanno la possibilità di concepire, anche col semplice pensiero, un sincero atto di amore.

 

La pena temporanea

Quando si pecca, si commette una col­pa e si merita una pena. Confessando i propri peccati, Dio perdona la colpa; pe­rò la pena meritata peccando, non si can­cella del tutto.

Confessando un peccato mortale, Id­dio rimette la pena eterna dell'inferno, ma l'anima dovrà scontare in questa vi­ta o in Purgatorio il peccato fatto.

Questa pena, che si chiama tempora­nea, diminuisce con la penitenza impo­sta dal Confessore e con le altre opere buone che si fanno.

Ma se il penitente, quando si confessa, riuscisse a fare un atto di amore perfet­to verso Dio, sull’istante scomparirebbe la pena temporanea e, se venisse a mo­rire, andrebbe direttamente in Paradiso.

Stando così le cose, quando andiamo a confessare i nostri peccati, gravi o legge­ri, sforziamoci di fare un atto di amor di Dio come meglio possiamo. Così facen­do, dopo questa vita o non passeremo dal Purgatorio o non vi staremo a lungo.

L'amore di Dio è un fuoco potentissi­mo che distrugge ogni iniquità.

 

AMORE EUCARISTICO

L'atto di amore più grande da Gesù compiuto per l'umanità. dopo la sua In­carnazione, Passione e Morte, è stato la istituzione della SS. Eucaristia, la quale è chiamata Sacramento di amore.

Il Creatore del mondo, nascondendo la sua potenza e gloria, resta vivo e vero, palpitante d'amore infinito, sotto le spe­cie di una piccola Ostia.

Egli è pronto a darsi in cibo a chiun­que si presenta al suo Altare. Invita tut­ti a riceverlo, promettendo di dare in compenso il Paradiso. - In verità, in ve­rità vi dico: Chi mangia la mia Carne e beve il mio Sangue, ha la vita eterna ed io lo risusciterò nell'ultimo giorno. -

L'umanità tutta dovrebbe andare in­contro ai desideri di questo Re di amore e riceverlo sacramentalmente e trattarlo come fanno gli Angeli in Cielo.

Invece su questa terra di peccato l'Amore non è amato, anzi è sconosciuto o disprezzato. Ci sono schiere di anime ve­ramente innnamorate di Gesù Eucaristi­co, che pongono in Lui la loro felicità; son poche di fronte alle innumerevoli creature.

 

La Santa Comunione

Il fuoco si alimenta con la legna; l'a­mor di Dio, vero fuoco, si alimenta con diversi mezzi, il primo dei quali è senza dubbio la Santa Comunione.

Il demonio conosce l'importanza del Banchetto Eucaristico e non gli manca­no insidie da presentare alle anime per tenerle lontane dalla Comunione.

- Perchè comunicarti spesso? Baste­rebbe una volta l'anno; ma se tu vuoi es­sere generosa, potresti comunicarti an­che nelle feste principali.

- Il demonio gode se riesce a far perdere anche una sola Comunione.

Ad un'altra anima l'astuto serpente dice: Con quale coraggio ricevi il tuo Creatore, se sei così miserabile? - Si ri­sponda: Nessuno è degno di ricevere Ge­sù; ma giacché Egli ha istituito questo Sacramento per gli uomini, è segno che non disdegna di entrare nel povero cuo­re umano.

Satana dice ancora all'anima: Non ti giovano queste Comunioni frequenti, perché sono fatte per abitudine; è meglio farne qualcuna di raro e con vero entusiasmo. - Questa è una grande insidia! Le abitudini buone sono sempre un bene, come le cattive sono un male. Vuoi tu, o anima, imparare a far bene una cosa? Esercitati in essa con frequenza! Vuoi imparare a far bene la Comunione? Accostati ad essa con fre­quenza!

Non lascia il maligno tentatore di ad­durre altri falsi pretesti per allontanare da Gesù Sacramentato. - A niente, o anima, ti giovano queste Comunioni; di­fatti non progredisci nella perfezione, mentre una sola Comunione potrebbe farti Santa.

Parla tu stessa, o anima, per tua espe­rienza! E' proprio vero che non ti giovi la Comunione frequente?... Ma chi ti dà la forza di resistere alle tentazioni im­pure, di perdonare le offese, di rasse­gnarti nel dolore, di zelare la salvezza eterna del prossimo, di aspirare al Pa­radiso?

Quel Gesù che tu ricevi al mattino, è la fonte di tale forza! Prova a non man­giare per un tempo considerevole e ve­drai se il corpo resisterà alla fatica; pro­va a lasciare Gesù Sacramentato e mi saprai dire quante tentazioni potrai vin­cere!

Perchè migliaia e migliaia di persone cadono ripetutamente nel peccato?... So­no senza Gesù

 

Viva esortazione

Non imitare, dunque, coloro che per evitare una noia, perchè hanno un pic­colo impedimento, dicono senz'altro: Pa­zienza, oggi faccio a meno della Comu­nione! - Ricordati che più sacrificio co­sta il comunicarti e maggiore è il tuo merito. Se la mattina, in cui ti proponi di astenerti dal Cibo Celeste, ti si dicesse: Ebbene, se vai in Chiesa a comunicarti, guadagnerai cento mila lire! - non è ve­ro che supereresti ogni ostacolo, che an­dresti pure inferma, che i parenti stessi ti spingerebbero ad andare anche du­rante un temporale?

Per guadagnare una somma di denaro, un tesoro terreno, tutte le difficoltà si su­perano; e per ricevere Gesù, Autore di ogni ricchezza, si ha così poco slancio! Se si avesse più fede e più amore!...

Un'anima pia che lascia per colpa sua la Santa Comunione, deve considerare come perduto quel giorno.

Se si tralascia qualche giorno la Co­munione, dopo si può riprendere anche senza la Confessione, purchè non ci sia­no gravi peccati.

 

Norme pratiche

Per ricevere degnamente Gesù Sacra­mentato è necessario essere in grazia di Dio, cioè senza peccati mortali. Chi aves­se dei peccati leggeri, può comunicarsi; è bene però prima chiedere perdono a Dio, per presentare a Gesù il cuore sen­za macchia.

Non basta essere senza peccati, è con­veniente ornare il cuore di virtù. Perciò chi si vuol comunicare, procuri di com­piere in antecedenza delle opere buone da presentare a Gesù al tempo della Co­munione, cioè atti di amor di Dio, di ca­rità verso il prossimo, di pazienza, ecc... Più impegno si mette a compiere questi atti di virtù e più fruttuosa sarà la Co­munione.

Mentre si riceve l'Ostia Divina, s'im­magini che sia Maria SS.ma a consegna­re il suo Figliuolo Gesù.

 

Il Re d’amore

Quando Gesù trova un'anima ben di­sposta a riceverlo, le riversa i tesori di­vini ed alle volte anche in modo sensi­bile. San Filippo Neri, ricevuto il Re di amore, si sentiva venir meno per la for­te emozione. Il cuore gli palpitava con veemenza, tanto che con l'andare del tempo due costole gli si incurvarono. Egli doveva esclamare: Basta, Gesù, mi sento morire. E' troppa l'emozione che sento!

Santa Teresina la prima volta che rice­vette Gesù, diede in un pianto dirotto. - E come poter resistere, diceva essa, alla gioia ineffabile? In quel primo in­contro il mio Gesù, il mio Re Divino, mi fece gustare gioie di Paradiso. -

Santa Gemma Galgani appena rice­vette la Prima Comunione, ritornata al suo posto senti nel petto un fuoco sensi­bile. Bruciava realmente; e credendo che anche le compagne provassero lo stesso effetto, chiese alle vicine: Sentite anche voi il fuoco nel cuore? - No! - Ma io brucio fortemente!... Sento che nel pet­to è venuto il fuoco! – Gesù volle far sentire alla futura Santa le fiamme di­vine.

Questi esempi non sono gli unici; è la storia di tanti Santi.

Quando il Re d'amore trova freddezza in coloro che lo ricevono, non fa sentire la sua presenza. Egli cerca fuoco, cerca amore! Le anime che con frequenza si accostano alla Mensa Eucaristica, si con­vincano di disporsi con molto amore al­l'atto sublime che vanno a compiere...

Domandino spesso quest'amore al Signo­re: Dammi, o Gesù, un poco del tuo amo­re... Rompi il ghiaccio del mio cuore! A te mi offro, anima e corpo!... Trasforma tu il mio cuore!

 

L'Ospite importuno

Un grande personaggio, o una persona di riguardo, vuole venire a casa nostra. Si prepara tutto, si fanno le dovute ac­coglienze, gli si tiene compagnia, gli si chiedono dei favori. Tutta questa delica­tezza si ha per una semplice creatura. Viene il Creatore, entra Gesù nel tuo cuore, e tu, o anima cristiana, forse nep­pure gli dici «grazie! ».

Dopo qualche istante dalla Comunio­ne, dopo aver strapazzata qualche breve preghiera, esci dalla Chiesa senza pen­sare più a quel Gesù che con tanto amo­re è venuto nel tuo cuore!

Purtroppo non pochi trattano Gesù da Ospite importuno... non sanno ringra­ziarlo... domandargli favori... parlargli con intimità... promettergli il rinnova­mento della propria vita!

Cosi dolorosamente fanno coloro che, ricevuta la Santa Comunione, dopo qual­che minuto appena, vanno a riprendere le proprie occupazioni, tuffandosi negli affari terreni, dimenticandosi di Gesù.

 

Parla Gesù

Nel 1923 moriva Suor Josefa Menen­dez, spagnola. Costei ricevette le confi­denze di Gesù, le quali sono già pubbli­cate in un volume dal titolo « Invito al­l'amore ». Ne riporto qualche brano

... in quest’ora tanto prossima alla redenzione del genere umano, il mio Cuo­re non poteva contenere l'ardore che lo divorava ed il mio amore infinito per gli uomini non poté risolversi a lasciarli or­fani.

Per provare loro quest'amore e per re­stare con essi sino alla consumazione dei secoli, volli diventare loro alimento, so­stegno, vita... Ah! quanto vorrei far co­noscere a tutte le anime i sentimenti del mio Cuore e penetrarle dell'amore che m'inflammava per loro, quando nel Ce­nacolo istituii il Sacramento della Eu­caristia!...

In quel momento vidi nel corso dei se­coli tutte le anime che si sarebbero ciba­te del mio Corpo e dissetate del mio San­gue ed i frutti divini che ne avrebbero raccolti!....

In quanti cuori questo Sangue Imma­colato avrebbe generato purezza e vergi­nità! In quanti altri avrebbe acceso la fiamma della carità e dello zelo!... Quan­ti martiri d'amore si raggruppavano in quel momento dinanzi ai miei occhi e nel mio Cuore!

Quante anime, dopo aver commesso molti e gravi peccati, diminuita poi la violenza delle passioni, sarebbero venute a ritrovare vigore nutrendosi del Pane dei forti!:.. Ah! chi potrà penetrare i senti­menti che affollarono il mio Cuore in quei momenti?... Sentimenti di gioia, di amore, di tenerezza...

Ma chi potrà comprendere anche la mia tristezza, alla vista di tante anime che mi avrebbero lasciato nella solitudi­ne o non avrebbero creduto alla mia rea­le presenza?!...

In quanti cuori macchiati di peccato avrei dovuto entrare... e quante volte la mia Carne ed il mio Sangue profanati, non sarebbero serviti che alla condanna per molte anime!...

Ah! come vidi in quel momento i sa­crilegi, gli oltraggi, le abominazioni or­ribili che si sarebbero commesse contro di me!...

E tuttavia io sto nel Tabernacolo not­te e giorno... desidero con ardore che quel­l'anima... venga a ricevermi, che mi par­li con confidenza, che mi esponga le sue pene, le sue tentazioni, le sue sofferenze... che mi chieda consiglio e che solleciti le grazie necessarie per sè e per gli altri... Forse essa ha sotto di sè o nella sua fa­miglia anime che sono esposte al pericolo o stanno lontano da me!

Vieni, dico a quest'anima, dimmi tut­to con intera fiducia... interessati dei pec­catori... offriti per riparare... promettimi che oggi non mi lascerai solo... e poi do­manda al mio Cuore se non desidera da te qualche cosa di più, che gli possa da­re conforto...

Questo mi aspettavo da quell'anima e da tante altre... Ma quando si avvicina a ricevermi nella Comunione, appena ap­pena mi dice una parola... E' distratta, stanca, contrariata... Gli affari l'assorbo­no, la famiglia la inquieta, l'ambiente le pesa, la salute la preoccupa... non sa che dirmi; resta fredda ed annoiata... ha fret­ta di andarsene... Ahimé, così mi ricevi, o anima cara, che tutta la notte ho at­teso con tanta impazienza?...

Sì, l'aspettavo per riposare in lei e sol­levare le sue pene... Le avevo preparate nuove grazie, ma essa non le desidera neppure. Sembra che sia venuta solo per una formalità o seguire l'uso e perchè non ha peccato mortale che l'impedisca... Ma non è l'amore che la spinge, né il ve­ro desiderio di unirsi intimamente a me. No, quest'anima non ha alcuna delle de­licatezze che il mio Cuore si aspettava da lei...

I bambini!... Quando mi ricevano sono per il mio Cuore come boccioli di fiori nei quali cerco un rifugio! Sì, è proprio in quelle anime infantili che mi rifugio per dimenticare le offese del mondo! -

Le anime cristiane dovrebbero medita­re la sublimità delle parole di Gesù e rin­novarsi nella vita eucaristica.

 

La Comunione spirituale

La Comunione Sacramentale si riceve d'ordinario una volta al giorno. Chi ama molto Gesù, desidera unirsi a Lui spesso e, per riuscirvi meglio, si serve della Comunione spirituale.

Consiste la Comunione spirituale in un ardente desiderio di ricevere Gesù Sacramentato. L'anima amante lungo il giorno può dire: O Gesù, ti desidero nel mio cuore! Non posso riceverti sacramen­talmente; ma tu vieni lo stesso in ispi­rito nel mio cuore! - Questa pratica de­vota sia molto amata da chi tende real­mente alla perfezione.

 

Il Prigioniero d'amore

Graziosa è l'immagine che rappresen­ta Gesù Sacramentato con le mani lega­te e collocato dietro una grada. In realtà il Signore nel Tabernacolo sta come un uomo nel carcere. Il carcerato deve stare rinchiuso nella cella e dietro la grada deve scontare i suoi misfatti; Gesù in­vece innocente, dimora notte e giorno nel Tabernacolo volontariamente, spinto dal suo infinito amore per gli uomini.

Come il prigioniero desidera essere vi­sitato dagli amici e ricevere conforto, così il Divin Prigioniero Sacramentato ar­dentemente desidera essere visitato, con­solato e pregato.

Le miserabili creature, attaccate alle cose della terra, hanno tempo per tutto, ma non per fare visita a Gesù Sacramen­tato. Difatti le Chiese sogliono essere de­serte, tranne nel tempo delle sacre fun­zioni. Fuori di questo tempo, chi è che va a trovare il Divin Solitario? Di tanto in tanto è qualche pia donna che fa compagnia a Gesù.

Tu, o anima cristiana, non dimentica­re Gesù Sacramentato nelle ore in cui sai essere deserta la Chiesa. Se puoi, va' a fare una visitina; se non ti è possibile allontanarti da casa, col pensiero va' ai piedi del Tabernacolo, fa' a Lui un po' di compagnia; manda il tuo Angelo Cu­stode a Gesù, dicendogli: Angioletto mio, fa' una visitina al SS. Sacramento a no­me mio! Pregalo per me e benedicilo! -

L'Angelo Custode è ben lieto di ese­guire tale commissione. Quale corrente amorosa si forma allora tra Gesù, l'An­gelo e l'anima!

Visitando il Prigioniero d'amore si stia nel massimo raccoglimento. Più che leg­gere sui libri davanti al Tabernacolo, si parli a Gesù col cuore. Egli non cerca molte parole; gli sono noti i nostri senti­menti ed i palpiti del nostro cuore. Le a­nime eucaristiche stanno davanti a Ge­sù con serenità, guardando il Taberna­colo e pensando al Sole Divino. Costoro fanno come Maria Maddalena ai piedi di Gesù nella casa di Betania.

Quante anime, dopo una visita a Gesù Sacramentato escono dalla Chiesa col cuore inondato di gioia pura! Spariscono i dubbi, si addolciscono le pene e si ri­prende la vita con serenità.

 

Invito all'errore

Disse Gesù a Suor Josefa Menendez:

Per l'amore delle anime, rimango prigio­niero nell'Eucaristia. Sto là affinché in tutte le loro pene possano venire a con­solarsi con il più tenero dei cuori, con il migliore dei padri e con l'amico che non abbandona mai.

L'Eucaristia è l'invenzione dell'amore; ma quest'amore che si consuma per il bene delle anime, non è corrisposto...

Abito tra i peccatori per divenire la lo­ro salvezza e la loro vita, il medico e nel­lo stesso tempo la medicina per tutte le malattie, generate dalla loro natura cor­rotta.

Essi in cambio si allontanano da me, mi oltraggiano, mi disprezzano!... Poveri peccatori! Non vi allontanate da me! Vi aspetto nel Tabernacolo notte e giorno; non vi rimprovererò i vostri delitti... non ve li rinfaccerò... ma vi laverò nel San­gue delle mie Piaghe! Non temete poi­chè vi amo!...

E voi, anime care, perchè siete così fredde, così indifferenti al mio amore?... So che la necessità della vostra fami­glia... della vostra casa... le esigenze del mondo vi chiamano incessantemente... Ma non troverete un momento per veni­re a darmi una prova di amore e di rico­noscenza?

Non vi lasciate sommergere da tante preoccupazioni inutili e riservate un mo­mento per visitare il Prigioniero d'amo­re!... Se il vostro corpo fosse debole ed in­fermo, non trovereste forse il tempo di andare dal medico che deve guarirvi?

Venite dunque a Colui che può farvi ricuperare le forze e la salute dell'ani­ma... Fate un'elemosina di amore a que­sto Prigioniero Divino, che vi aspetta, vi chiama, vi desidera! -

 

Lo sguardo alla Chiesa

Se due cuori si amano sinceramente, non sanno vivere separati. Se sono co­stretti ad abitare ad una certa distanza, è di sollievo mettersi al balcone e guar­dare la casa della persona amata. Quello sguardo ricorda l'amico che vi dimora.

L'amico delle nostre anime è Gesù. La sua dimora è la Chiesa. L'anima amante nelle ore di quiete, stando alla finestra o in terrazza, dirige il suo sguardo alla Chiesa più vicina e pensa con diletto al suo Gesù. La corrente amorosa si forma subito e l'anima sente scendere la rugia­da divina nel suo spirito.

 

Apostolato eucaristico

Se tu ami Gesù Sacramentato, procu­ra di avvicinare anime all'Eucaristia. Se riuscirai a far ricevere la Comunione ad una persona, darai al dolce Gesù tanta contentezza.

Esorta con prudenza e bellamente a far la Comunione i tuoi familiari e co­noscenti. All'avvicinarsi del Primo Ve­nerdì del mese e del Primo Sabato, ricor­da la Grande Promessa fatta da Gesù e da Maria SS. a chi farà la Comunione ri­paratrice in detti giorni.

Persuadi gli altri a comunicarsi in oc­casione di Messe per defunti, negli anni­versari di qualche lutto, nel giorno an­niversario del matrimonio, nel giorno onomastico...

I ragazzi e le fanciulle sono più facili a portarsi a Gesù; perciò raccomanda lo­ro di comunicarsi tutte le domeniche.

Quale apostolato può compiere chi ha in petto la fiamma viva dell'amore euca­ristico! E' questo il compito dei veri Cri­stiani e di chi specialmente milita nel­l'Azione Cattolica.

 

AMORE SOFFERENTE

Il sacrificio è la prova dell'amore. Ge­sù ci ha amato tanto da abbracciare per amore nostro ogni specie di tormenti.

Egli diede la sua vita per noi morendo sulla Croce tra spasimi indicibili. Con la sua morte scontò i nostri peccati e ci procurò la vita eterna. Gesù morì per tutti li uomini e per ciascuno in par­ticolare.

Guardando dunque il Crocifisso, non dobbiamo restare indifferenti, ma dob­biamo dire: Gesù ha sofferto proprio per me! Per amor mio sparse tutto il Suo sangue! Io devo amarlo!

 

Ricordo personale

Era l'Anno Santo del 1933. Un giorno, in cui il Papa Pio XI parlava ai Pellegri­ni nella sala del Trono, ero presente an­ch'io e precisamente ero presso i gradini del Trono.

Il grande Pontefice ricordò ai conve­nuti Gesù Crocifisso: Se un amico fosse morto per noi e noi avessimo la vita per la sua morte, come potremmo pensare ad un tale amico senza commuoverci?...

Quest'amico è Gesù, il quale ha dato la sua vita per noi. Come può l'uomo re­stare indifferente a contemplare Gesù Crocifisso?... - Dicendo ciò, il Papa non potè trattenere le lacrime; i singhiozzi gl'impedirono la parola. Piangeva lui, commoveva gli altri.

Ecco quali sono i sentimenti delle ani­me grandi!

 

Soffrire

Gesù è il nostro modello; dobbiamo imitarlo. Egli ha portato la Croce e vuo­le che la portiamo anche noi. - Chi vuol venire dietro di me, dice il Signore, rin­neghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua! -

Non si può amare Gesù se non si sof­fre qualche cosa. Tanti dicono di amare Iddio, ma dicono questo quando stanno bene in salute e tutto va secondo i propri desideri; se arriva una croce, si dispera­no e si ribellano a Dio.

Povere anime, vorrebbero amare il Si­gnore, ma senza fastidi! Questo non è amore.

 

I Santi

Leggiamo nel Vangelo: Quando l'agri­coltore vuol fare fruttare una vite, la po­ta. Così fa il Padre mio Celeste. - Con queste parole Gesù c'insegna che quan­do Egli vuol rendere ricca un'anima e te­nerla più vicina a sé, la prova con la sof­ferenza.

I Santi sono i prediletti da Dio; però la loro vita è un intreccio di spine e di croci. Non c'è santità senza sofferenza.

San Francesco d'Assisi era intimo con Gesù. Che cosa ne ebbe in ricambio? Umiliazioni, privazioni ed in ultimo eb­be nel suo corpo le cinque Piaghe del Crocifisso, che gli cagionavano continui spasimi.

Gesù presentò a Santa Caterina da Sie­na due corone: una di fiori e l'altra di spine: - Caterina, quale corona deside­ri? - La Santa, conoscendo bene il de­siderio di Gesù, rispose: Dammi quella di spine. Non è giusto che Tu, mio Sposo, abbia in testa una corona di spine ed io abbia quella di rose. -

Santa Gemma Galgani godeva le con­fidenze divine. Come prova d'amore Ge­sù le disse: Voglio regalarti le mie soffe­renze. Poco per volta le proverai tutte. Per il momento voglio farti provare il do­lore della mia flagellazione. - La Santa subì le dolorose battiture; le sue carni diventarono livide e sanguinanti; era quasi svenuta per il dolore.

Gesù, apparendo, le disse: Ancora, pic­cina mia, sei debole nella sofferenza; per ora riposati. Riprenderemo in seguito... Ma tu sai, Gemma, quale sia il più gran dono che io possa fare ad un'anima? - Signore, non lo so! - Te lo dico io: Te­nerla con me sul Calvario. -

I Martiri per amore di Gesù rinunzia­rono ai propri beni ed alla vita; i loro corpi furono straziati in modo orribile. Essi tutto sopportarono per amore di Gesù.

In via ordinaria i Santi tutti, oltre al­le sofferenze che Iddio loro mandava, se ne procuravano altre volontariamente; perciò digiunavano con frequenza, por­tavano sulla nuda carne dei cilizi con molte punte di chiodi e si flagellavano a sangue.

 

Penitenza comune

Chi è chiamato ad una santità emi­nente, dietro consiglio del direttore spi­rituale può intraprendere penitenze par­ticolari.

Le altre anime, pur evitando le aspre penitenze dei grandi Santi, non dimen­tichino che devono soffrire qualche cosa per amore di Dio. Tutti abbiamo l'obbli­go di fare penitenza. Dice Gesù: Se non farete penitenza, perirete tutti! - cioè avrete la morte eterna nell'inferno.

Tutto è penitenza nella vita: il lavoro quotidiano, la lotta contro le cattive in­clinazioni, le malattie, i bisogni della fa­miglia, i contrasti di coloro che vivono con noi, le calunnie, le incomprensioni.

E' necessario abbracciare tutto ciò con spirito di penitenza.

 

Invito alla generosità

Ci sono anime le quali, quantunque non siano sante, hanno tuttavia ricevu­to da Dio lumi particolari, grazie spiri­tuali più abbondanti e sentono il desi­derio di una vita più perfetta. A costoro Gesù chiede qualcosa di più che non ad altre.

A chi più è dato, più sarà domanda­to! - dice il Vangelo. Queste anime si armino di santo coraggio e si diano ge­nerosamente alla vita di sacrificio. Non si scoraggino! Lo scoraggiamento è ope­ra del demonio. Gesù desidera che tali anime si mettano nelle sue mani; Egli sa bene quello che deve fare.

La condotta di Gesù suol essere que­sta: dapprima fa gustare delle dolcezze spirituali, per staccare dai piaceri terre­ni; fa vedere così la superiorità delle gioie celesti in confronto di quelle vane del mondo.

Dopo comincia a provare ciascun'ani­ma in diverso modo, o con sofferenze cor­porali o con pene interne.

Passato un periodo di prova, conoscen­do Gesù l'umana debolezza, fa risplen­dere sull'anima tribolata un raggio di luce divina e così essa si solleva nello spirito, come il fiorellino dopo il tem­porale.

Presto ricomincia la prova del dolore e se l'anima persiste ad amare Gesù, si moltiplicano le sofferenze. L'anima allo­ra comprende la preziosità del soffrire e diventa più forte e chiede a Gesù di po­ter soffrire ancora.

Si può arrivare al punto di porre la propria felicità nel dolore e poter dire con Santa Teresina: Io soffro quando non soffro! La mia felicità è il patire. Nel Paradiso, ove non esiste la sofferen­za, è necessario che Gesù mi cambi il cuo­re, diversamente non potrò godere. -

Tu, o anima pia, ogni mattina mettiti nelle mani di Gesù; non temere, perchè sarai in buone mani...! Digli di cuore: O Gesù, fa' di me quello che vuoi! Ti offro il corpo e l'anima in olocausto! Manda pure le croci che vuoi! Vorrò abbracciar­le per tuo amore. -

Se durante il giorno la sofferenza so­praggiungerà, ricorda subito l'offerta fatta al mattino. Bacia la mano a Gesù che ti presenta la croce; anzi digli « gra­zie! ». Subito dopo sentirai in cuore una pace indescrivibile. E' Gesù che ti fa sen­tire la sua compiacenza.

Se ancora sei debole nell'amor di Dio e non senti il coraggio di chiedere ogni giorno la sofferenza, comincia col chie­derla soltanto un giorno alla settimana, al venerdì. Tieni allora il venerdi come il giorno più bello e più prezioso della settimana.

Per essere più animata a soffrire, met­ti un'intenzione particolare quando Ge­sù ti presenta la croce: ottenere grazie, ai Sacerdoti... ai peccatori ostinati... ai moribondi... ecc...

 

Lezione divina

Nel 1916 moriva la Serva di Dio Suor Benigna Consolata Ferrero. Gesù la scelse come vittima d'amore per i peccatori e le insegnò la preziosità della sofferen­za. Ecco le parole di Gesù:

- Benigna del mio Cuore, l'amore vuo­le precipitarsi in te; l'amore t'investirà; l'amore ti consumerà; ma tutto... con tanta soavità che, pur soffrendo un mar­tirio d'amore, desidererai di sempre più soffrire.

Mia Benigna, la sete ardentissima che io ho di salvare anime più che posso, mi spinge a cercare delle anime che io as­socio alla mia opera d'amore.

Tu sarai la vittima della Divina Giu­stizia e sarai il sollievo del mio amore... Eh, mia piccola sposa, io accetto in tutta l'espansione del mio amore il tuo sacri­ficio... Io t'immolerò, ma sempre con i dardi che ti lancerà l'amore, io t'inca­tenerò, ma con legami di amore, io ti consumerò, ma nel fuoco del mio amore.

Io ne ho poche anime così abbandona­te all'amore, perchè costa; certe anime cominciano e poi si tirano indietro; han­no paura dei sacrifici; sono come coloro che si privano di cogliere una rosa, per­chè temono pungersi.

L'amore vero non fa così; dove vede un sacrificio, si lancia come su una pre­da; e più il sacrificio è nascosto, intimo, noto solo a Dio, tanto più lo fa volentie­ri... Se tu sapessi quale gioia mi procu­rano coloro che s'immolano così nel si­lenzio!...

Vuoi sapere in che consiste il martirio d'amore? Nell'abbandonarsi all'amore co­me un legno al fuoco, come l'oro nel cro­giuolo; il fuoco consuma il legno e lo ri­duce in cenere; il fuoco purifica l'oro e lo fa diventare splendente. -

Come non apprezzare dunque la soffe­renza, se questa è la via che conduce a Dio?.

 

Il venerdì

Per gl'ignoranti il venerdì è giorno di superstizione, apportatore di disgrazie. Dalle anime pie deve essere considerato come un giorno di benedizioni.

Di veneralì Gesù è morto in Croce; di venerdì Egli ha fatto le più grandi rive­lazioni a Santa Margherita Alacoque; per il primo venerdì del mese ha chiesta la Comunione Riparatrice; il venerdì do­po l'ottava del Corpus Domini ha voluto la festa in onore del suo Divin Cuore.

Tu, o anima cristiana, santifica il ve­nerdì con delle mortificazioni particola­ri; privati di qualche poco di cibo per darlo ai poverelli, fa' qualche mortifica­zione di gola, ad esempio, non bevendo fuori dei pasti, non mangiando frutta; mortifica il cuore, la volontà e la lingua. Queste rinunzie proveranno il tuo amo­re a Gesù.

 

Utilizzare le sofferenze

Poichè la sofferenza è una moneta pre­ziosa, non bisogna sprecarla; conviene anzi farla fruttare il più possibile. Noi soffriamo quasi continuamente, assai o poco; alle volte forse neppure ce ne ac­corgiamo. Suggerisco un mezzo eccellen­te per utilizzare le croci quotidiane.

Gesù lavora incessantemente nelle anime; la Madonna, come Madre amo­rosissima, lavor a con Gesù. La Di­vina Bontà va in cerca di sacrifici da applicare alle anime per salvarle. Con­viene dunque incaricare la Vergine San­tissima a raccogliere tutti i nostri sacri­fici, affinché li offra a Gesù. Consiglio al­le anime pie di fare la seguente offerta:

« O Vergine Santissima, io metto nelle vostre mani tutte le mie sofferenze. Mi accorga o no, interessatevi Voi a racco­gliere tutti i miei sacrifici ed avvalora­teli; offriteli a Gesù nel mio nome, affin­ché li utilizzi secondo i vostri desideri! ».

La Madonna come gradirà quest'offer­ta!... Non lascerà sfuggire sofferenza al­cuna, ma tutte le raccoglierà con gioia ed amore!

 

Il ricordo della Passione

Il giorno più adatto per pensare a Ge­sù sofferente è il venerdì. Il ricordare la sua Passione è di conforto all'anima ed è una spinta ad amarlo.

Al venerdì giova leggere qualche libro che tratti della Passione e Morte di Ge­sù Cristo, fermandosi a considerare i di­vini patimenti.

E' cosa lodevole fare il pio esercizio della Via Crucis in Chiesa, oppure, non potendo, anche in casa.

L'orario in cui Gesù moriva in Croce, corrisponde alle ore tre del pomeriggio. E' bene in quei momenti raccogliersi un poco a pensare a Gesù morente e recita­re cinque Pater, Ave e Gloria ad onore delle cinque Piaghe, possibilmente con i familiari o con i dipendenti nei labora­tori.

 

La volontà di Dio

Quando sentiamo il peso della croce che ci si addossa, ricordandoci di Gesù nell'Orto, dobbiamo dire: Signore, sia fatta la vostra volontà! - Questo atto di rassegnazione è tanto meritorio.

 

Gesù è sempre amabile

Coloro che non vogliono sottomettersi alla volontà di Dio, peccano e rendono, più pesante la loro croce. Ribellandosi al volere di Dio, non si guadagna niente, perchè anche quando ci si arrabbia o si bestemmia, la croce rimane lo stesso. La volontà divina si deve fare o per amore o per forza.

Iddio ci manda la sofferenza perchè sa che è necessaria per, andare in Paradiso. Egli fa come la mamma con il bam­bino che non vuol prendere la medicina; la mamma comprende bene che la me­dicina è ripugnante, tuttavia obbliga il figlioletto a prenderla. Una madre che facesse cosi, sarebbe crudele verso il suo bambino? No, certamente; agisce in que­sto modo per l'amore che porta al suo bambino, affinchè riacquisti la salute. Cosi pure il buon Gesù, quando ci pre­senta il dolore è spinto dal suo infinito amore per noi. E' sempre amabile Gesù, ma specialmente quando ci dà occasione di patire.

 

Coraggio, o tribolati!

O voi che soffrite, fatevi coraggio! Ge­sù vi dice: Beati quelli che soffrono, per­chè saranno consolati. -

Si può guadagnare più davanti a Dio in un giorno di sofferenza presa con ras­segnazione, anziché in un anno di vita tranquilla.

Vale più dire nel dolore: Signore, vi amo... Sia fatta la vostra volontà!... - anziché recitare lunghi Rosari, quando tutto va secondo i propri gusti.

Voi che soffrite nel corpo e sentite tut­to il peso di questa misera carne, non di­menticate che il vostro corpo è la prigio­ne dell'anima; nella prigione però si espia.

Voi che sentite il peso di dolori morali, sollevate il vostro spirito, pensando che nel dolore si accumula amore di Dio.

 

AMORE PENITENTE

L'anima peccatrice, ma pentita del male fatto, deve amare Gesù molto di più che se non avesse peccato.

Questo si chiama amore penitente, che differisce dall'amore delle anime in­nocenti. Abbiamo nel Santo Vangelo un esempio tipico, che credo bene riportare.

 

Maria Maddalena

Un Fariseo pregò Gesù che andasse a pranzo da lui; ed Egli, entrato nella ca­sa del Fariseo, si mise a tavola.

Ed ecco una donna, che era peccatrice nella città, appena seppe che Egli era a tavola in casa del Fariseo, portò un ala­bastro di unguento e, stando dietro ai piedi di Lui, cominciò a bagnare i piedi con le lacrime e li asciugava coi capelli del suo capo e baciava i suoi piedi e li ungeva con l'unguento.

Vedendo ciò, il Fariseo che lo aveva invitato disse tra sé: Se costui fosse un Profeta, certamente dovrebbe sapere chi sia la donna che lo tocca e come sia una peccatrice.

Gesù allora gli disse: Simone, ho qual­che cosa da dirti. - Ed egli: Maestro, parla. - E Gesù: Un creditore aveva due debitori; uno gli doveva cinquecento de­nari e l'altro cinquanta. Non avendo es­si di che pagare, condonò il debito ad en­trambi. Chi dei due l'amerà di più? -

Simone rispose: - Quello, suppongo, al quale ha condonato di più. - E Gesù riprese: Hai giudicato bene. - Poi ri­volto alla donna, disse a Simone: Vedi questa donna? Sono entrato in casa tua e tu non mi hai dato acqua per i piedi; ma lei mi ha bagnato i piedi con le sue lacrime e li ha asciugati con i suoi ca­pelli. Tu non mi hai dato il bacio, e lei, da che è entrata, non ha smesso di ba­ciarmi i piedi. Tu non mi hai unto il ca­po con olio e lei mi ha unto i piedi con l'unguento. Per la qual cosa, ti dico che le son rimessi i suoi molti peccati, perchè molto ha amato. Ora, quello cui me­no si perdona, meno ama! - Poi disse a lei: Ti son perdonati i peccati...

 

I peccati passati

In questo episodio del Vangelo spicca la bontà di Gesù e l'amore della pecca­trice pentita. Gli uomini sogliono perdo­nare in parte ed anche quando dicono di perdonare, all'occasione possono rin­facciare i torti ricevuti. Gesù invece per­dona completamente e non ricorda più le offese passate, se vede l'anima pentita e piena di amore.

L'anima penitente è da Gesù ricoperta di tenerezze, come la pecorella smarrita e poi ritrovata, che il buon pastore met­te sulle spalle ed accarezza. La Madda­lena godette delle tenerezze del Signore.

Quando infatti Gesù andava in Beta­nia, cercava ospitalità in casa della pec­catrice convertita. Quando a costei mo­rì il fratello Lazzaro, Gesù andò al sepolcro e lo risuscitò. Quando Egli stesso risuscitò da morte, apparve subito alla Maddalena, prima ancora che agli Apo­stoli.

Ma perchè tanta predilezione per una donna, che tanto male aveva.fatto con i suoi scandali? Perchè la Maddalena, cessata la vita di peccato, si rivolse in­teramente all'amore di Gesù, piangendo le sue colpe ed espiandole.

Anima che leggi, tu forse non hai com­messo tanti peccati, quanti ne commise Maria Maddalena; ma certamente anche tu hai offeso Iddio e forse gravemente e chi sa quante volte! Non scoraggiarti per questo.

Il demonio suole rappresentarti i pec­cati passati per tarparti le ali dell'amor di Dio e coprirti di confusione e di ti­more.

Pensando ai peccati passati, richiama subito alla memoria Maria Maddalena e di' nel tuo cuore: O Gesù... molto ti ho offeso... ma molto ti voglio amare... Ti ringrazio che mi hai perdonato! Vorrei poter cancellare anche il ricordo dei miei peccati!... O Gesù, accetta le lacrime del mio pentimento! Il tuo Sangue scenda su di me per purificarmi sempre più!...

 

Dammi i tuoi peccati!

Gesù appariva. a un'anima con una certa frequenza. Costei era entrata nel­l'intimità di Gesù. Un giorno sentì ri­volgersi questa domanda: Figlia mia, of­frimi qualche cosa!

- O Signore, cosa posso offrirvi se non ho niente; sono la miseria in perso­na! - Dammi i tuoi peccati!... - Volete proprio i miei peccati?... - Si, affinché li metta nel mio Cuore e li bruci con le fiamme del mio amore e della mia mi­sericordia.

 

Un peccato enorme

Tra i peccati più gravi è da annove­rare quello dello scandalo. - Guai a chi dà scandalo! - dice Gesù. Sarebbe me­glio venisse legata al collo dello scandaloso una macina da mulino e fosse pre­cipitato nel mare! -

Lo scandalo non è un semplice pecca­to, ma un ammasso di peccati. L'anima scandalizzata si allontana da Dio e si mette sulla via della perdizione; a sua volta questa scandalizzerà altre anime e queste altre ancora. Quale disastro spi­rituale ne proviene!

Tu, o anima cristiana, forse avrai da­to scandalo durante la fanciullezza o la gioventù... con discorsi cattivi... con azio­ni indegne... con suggerimenti ed insi­nuazioni al male.

Che cosa ti resta a fare? Essere pen­tita, pregare spesso per coloro che hai scandalizzato, dare buon esempio, por­tare anime a Dio in compenso di quelle che gli hai rapito, offrire sacrifici per la conversione di costoro e più che tutto... amare, amare molto Gesù, dargli molte gioie in contrappeso ai dolori recatigli.

Come è dolce piangere i propri pecca­ti! Quanto sollievo sente l'anima peni­tente!...

 

AMORE RIPARATORE

Ognuno deve riparare le proprie colpe. Noi però dobbiamo sentire il bisogno di riparare Gesù delle offese che riceve dai cattivi. La figlia amorosa, non solo sta attenta a non dispiacere alla mamma, ma fa di tutto per consolarla dei mal­trattamenti che le danno gli altri figli. Così dobbiamo fare con Dio.

Gesù Cristo non è insensibile alle of­fese che gli recano i cattivi; il suo Cuore Divino si affligge e cerca conforto e ripa­razione. Per questo Egli si manifestò a Santa Margherita Alacoque e le fece ve­dere il suo Cuore circondato di spine, con una larga ferita sanguinante. - Ecco, o Margherita, quel Cuore che ha tanto amato gli uomini! In cambio non riceve altro che disprezzi e indifferenze... Cerco amore; cerco riparazione! -

E' dunque Gesù in persona che doman­da l'amore riparatore e Lui stesso sug­gerisce la maniera di accontentarlo.

 

Come riparare

L'atto più accetto a Dio come ripara­zione è la Comunione.

Tu, anima pia, tutte le volte che rice­vi Gesù, anche tutte le mattine, metti la intenzione esplicita di ripararlo e di ri­parare pure il Cuore Immacolato di Maria.

Atto di riparazione è anche il passare un'Ora Santa davanti al Tabernacolo. Se si può, si faccia celebrare una San­ta Messa al Sacro Cuore in riparazione dei peccati dell'umanità e specialmente della propria famiglia.

Si esortino altre anime a moltiplicare gli atti di riparazione.

Oh, come sa ricambiare Gesù coloro che lo comprendono!... Non si lascia vin­cere in generosità!...

 

Un'offerta particolare

Gesù, apparendo a certe anime in que­sti ultimi tempi, come alla Chambon, al­la Ferrero, alla Menendez, ha suggerito un'offerta particolare, da farsi in ripa­razione dei peccati.

- Offrite al mio Eterno Padre le mie Sacre Piaghe. Davanti a queste Piaghe il Padre depone la sua giustizia ed usa misericordia. -

Tu, o anima cristiana, offri spesso al­l'Eterno Padre il Sangue di Gesù Cristo e le sue Piaghe; offri pure i dolori della Beata Vergine. Puoi riparare per te, per i vivi e per i defunti. Espongo qui una breve formula di offerta riparatrice: «Eterno Padre, io vi offro le Piaghe di Gesù Cristo e le sofferenze della Madon­na, in riparazione dei miei peccati e di tutte le anime! ».

Questa preghiera può ripetersi spesso, anche a forma di Rosario. Oh, se si po­tesse vedere con gli occhi del corpo il frutto di questa offerta, come s'invoglie­rebbero tutti a ripeterla di continuo!

 

Quali peccati riparare

Innanzitutto si devono riparare i pro­pri peccati; dicendo propri, s'intendono anche quelli che gli altri abbiano com­messo per colpa nostra.

Quante bestemmie forse si dicono in famiglia per colpa tua! Ripara tu queste gravi offese di Dio!

Quanti peccati fanno forse i tuoi ge­nitori, i tuoi fratelli e le sorelle, special­mente se sono lontani da Dio!

Quanti peccati si commettono alla tua presenza, fuori di casa, nel vicinato o presso amici! Ripara subito Gesù con atti di amore: O Signore, costoro ti ol­traggiano, io ti amo! Ti amo, o Dio, e ti benedico per quelli che non ti amano e non ti benedicono!

 

AMORE RICONOSCENTE

E' regola di buona educazione ringra­ziare chi ci fa un favore.

Si dice « grazie! » a chi presta un og­getto, a chi indica una via, a chi fa un minimo servizio. In questo gli uomini so­gliono essere osservanti. A Dio, che con­tinuamente ci mantiene nell'esistenza, e ci dà favori, difficilmente si suole dire un grazie di cuore.

Come si è ingiusti!

Eppure Iddio vuole essere ringraziato e si lamenta che le sue creature trascu­rino un tale dovere, dovere amoroso.

 

I dieci lebbrosi

Nel Vangelo si legge: Nell'andare a Ge­rusalemme, Gesù passava attraverso la Samaria e la Galilea e, mentre stava per entrare in un villaggio, gli vennero in­contro dieci uomini lebbrosi, che, ferma­tisi ad una certa distanza, esclamarono a voce alta:

Gesù, Maestro, abbi pietà di noi!

Vedutili, disse loro: Andate e mostra­tevi ai Sacerdoti. - E mentre se ne an­davano, furono guariti. Uno di loro, ve­dendo ch'era guarito, tornò indietro, glo­rificando Dio a voce alta e prostratosi ai suoi piedi, lo ringraziò. E costui era un Samaritano.

Allora Gesù prese a dire: Non sono stati guariti tutti e dieci? E dove sono gli altri nove? Non si è trovato chi tor­nasse a rendere gloria a Dio, se non que­sto straniero! - E gli disse: Alzati e va'; la tua fede ti ha salvato. –

Giustamente Gesù rimproverò gli altri nove guariti, perchè ingrati.

 

Ringraziare

Tu, o anima, hai sentito mai questo grande dovere di ringraziare il buon Dio? Chi ti ha dato l'esistenza? Chi ti ha dato il corpo con tutti i suoi sensi? Quan­ti sono ciechi, o muti, o sordi, o zoppi, o paralitici... e tu invece godi fisicamente! Tutto ciò che ti circonda, dalla luce all'aria che respiri, è dono di Dio. Quan­te grazie spirituali! Quante divine ispi­razioni e lumi interni!

Perchè non ringrazi giornalmente Ge­sù dei doni che tu conosci e di tanti al­tri di cui forse non puoi arrivare a co­noscenza?

Ringrazia il Signore dei favori che con­cede a quelli della tua famiglia: O Gesù, ti ringrazio di tutta l'assistenza che dài ai miei parenti! Accetta il mio grazie a nome loro!

E' bene ringraziare la Divinità a no­me dell'umanità tutta, perchè noi fac­ciamo parte di essa: Grazie, o Gesù, di tutti i benefici che di continuo largisci all'umanità ingrata!

Quando noi siamo ringraziati provia­mo una soddisfazione interna, perchè sentiamo essere stato apprezzato il fa­vore fatto al prossimo; siamo allora più disposti a beneficare. Il cuore umano pe­rò si chiude alla beneficenza, quando chi è favorito non ringrazia.

Anche Gesù, Dio e Uomo, in questo modo si comporta con noi. Se è ringra­ziato, dà ancora; diversamente, ritira la sua mano divina e dà d'ordinario, per sua misericordia, soltanto quello che le è strettamente necessario.

 

L'ultimo giorno dell'anno

Alla fine di ogni anno si pensa a fare gli auguri per l'anno nuovo; un'aria di festa pervade tutti. E' naturale godere, stando per entrare in un anno nuovo. Non c'è cosa più pregevole del tempo; nes­sun mortale può, con tutta la sua ricchez­za, procurarsi un'ora in più di vita.

E' Iddio il munifico datore del tempo; ogni minuto di vita è un dono suo. E' giusto quindi ringraziare la Divinità tut­ti i giorni, ma specialmente alla fine del­l'anno. La Santa Chiesa in tale occasio­ne espone solennemente il Santissimo Sacramento e canta il «Te Deum » di ringraziamento a nome dell'umanità tutta.

Tu, dunque, considera l'ultimo giorno dell'anno come una data importante per dire grazie al Signore.

Quanti, più giovani di te, sono morti durante l'anno! Da quanti pericoli sarai stata liberata!...

Quante piccole gioie, e forse grandi, ti sono state concesse! Quante grazie spiri­tuali e temporali hai ricevuto!...

Per ringraziare la Divinità, ascolta qualche Santa Messa, ricevi la Comunio­ne, recita qualche Rosario, compi delle opere buone particolari. In questo modo ti renderai più propizio Dio per il nuo­vo anno.

 

Triduo particolare

Ci sono delle anime che alla fine del­l'anno sogliono fare un piccolo triduo privato, con le seguenti intenzioni

1) 29 Dicembre: riparare per le infe­deltà commesse durante l'anno.

a) 30 Dicembre: ringraziare Dio dei be­nefici ricevuti nel corso dell'anno.

3) 31 Dicembre: implorare la Benedi­zione di Dio per il nuovo anno.

Questo triduo si consiglia anche in oc­casione del proprio compleanno.

 

Il perdono dei peccati

Un ammalato grave guarisce per le cu­re incessanti di un buon medico; per tut­ta la vita resterà grato al suo salvatore. Un condannato a morte viene messo in libertà per opera di un illustre personag­gio; sarà per sempre riconoscente al suo benefattore.

Noi, allorchè ci accostiamo al Sacra­mento della Confessione, veniamo guari­ti dalla lebbra del peccato; l'anima no­stra, rea di colpa grave, merita la pena eterna dell'inferno; confessandosi con le dovute disposizioni, riacquista la grazia di Dio. Come non ringraziare il buon Ge­sù dopo la Confessione?

Oltre alla penitenza imposta dal Sa­cerdote Confessore, è bene che ognuno faccia qualche breve preghiera di ringra­ziamento, dicendo, ad esempio: O Gesù, per ringraziarti del perdono dei miei pec­cati, ti offro i tuoi stessi meriti e quelli di Maria Santissima!

 

La Redenzione

Gesù, Dio-Uomo, morì in Croce per salvarci. E' doveroso ringraziarlo. Con­viene perciò dirgli di tanto in tanto, spe­cialmente nei, giorni in cui si ricorda la sua Passione: O buon Gesù, io ti ringra­zio che hai dato la tua vita per me!... In­tendo ringraziarti anche a nome \della umanità!...

 

Una lezione

Quando si vuole tacciare una persona d'ingratitudine, per disprezzo si dice Cane!... Sei ingrata come un cane! - Eppure all'atto pratico il cane si mostra esempio di riconoscenza.

Il padrone dà un tozzo di pane al suo cane. Questo comincia a saltellare attor­no al suo benefattore, quasi per dimo­strargli la sua gratitudine. Difficilmente si trova un cane che morda la mano a chi gli dà il cibo.

La creatura, ingrata a Dio, è inferiore al cane. Essa tante volte, non solo non ringrazia il suo Creatore, ma si avventa, per così dire, contro di Lui con bestem­mie e con tanti peccati.

Come è umiliante per l'uomo, capola­voro del creato, dover prendere lezione da un cane!

 

RAPPORTO D'AMORE

Amore significa donazione. I rapporti tra Gesù e l'anima devono essere amo­rosi; l'anima deve essere vigilante per non rompere o rallentare tali rapporti; perciò procuri di dare continui segni di amore a Gesù, offrendo se stessa, do­nando atti di virtù, operando per piace­re a Lui.

Gesù è il gran Re; tutti i beni sono in Lui; ha le mani piene di grazie ed è disposto a donarle all'anima fedele, cioè che mantiene i rapporti d'amore. Essen­do Gesù la giustizia in persona, esige che ad ogni grazia l'anima corrisponda; cor­rispondendo alla prima grazia, subito ne dà una seconda e poi una terza... Fortu­nata l'anima fedele!... - A chi ha, dice Gesù, sarà dato e sarà nell'abbondan­za. - Ma se non corrisponde generosa­mente alle premure di Gesù, si rallenta la catena amorosa e diminuiscono le grazie; se l'anima resta indifferente, viven­do con negligenza la vita spirituale, po­co per volta indurisce nel male e potrà correre pericolo di essere abbandonata da Gesù.

Quanti infatti in certi periodi della lo­ro vita sono vissuti nei rapporti d'amore con Dio ed hanno gustato la dolcezza del divino servizio, la pace del cuore, la se­renità della mente, hanno ricevuto allo­ra grazia su grazia, lumi soprannaturali, spinta alla perfezione...

Ma dopo qualche tempo si sono stan­cati e poco per volta è venuta la durez­za del cuore, la volontà è diventata de­bole, si sono moltiplicati i piccoli peccati e in seguito... sono avvenuti i disastri morali.

Anima che leggi, non è forse questa la tua storia? Ricordi quel periodo della tua vita, quando custodivi gelosamente i rap­porti di amore con Gesù?... Come eri fe­lice!... Ed ora come ti trovi?... Ritorna al primitivo fervore.

Occorre più preghiera, più mortifica­zione, più buona volontà. Domanda per­dono a Gesù della tua poca corrispon­denza, chiedigli con insistenza un po' d'amore per Lui!

 

Santa Caterina da Siena

Tra le anime che più sono state privi­legiate, troviamo S. Caterina da Siena. Quanti tesori spirituali largì Gesù in quel cuore! Però sta scritto nel Vangelo: A chi più è stato dato, più sarà domandato. - E Santa Caterina faceva di tutto per corrispondere all'amore del suo Gesù.

Un giorno il Signore volle fare con la Santa il Mistico Sposalizio. Apparve Ge­sù, la Santissima Vergine ed alcuni An­geli. La Madonna prese un anello lumi­nosissimo, lo consegnò al suo Divin Fi­glio e Questi lo mise al dito della Santa. Le nozze mistiche furono suggellate da un patto di amore eterno.

Santa Caterina vigilava perchè i suoi rapporti con Gesù fossero delicati e per­ciò viveva nel sacrificio e nell'amore di Dio e del prossimo. L'anello misterioso era visibile soltanto a lei e risplendeva di luce particolare. Qualche volta però questa luce diminuiva oppure l'anello spariva del tutto. Che cosa avveniva? La Santa aveva commesso qualche difetto; aveva rallentato i rapporti d'amore con lo Sposo Celeste. Non si dava pace al­lora, umiliandosi e pregando, fìnchè l'a­nello non fosse riapparso nel suo solito splendore.

 

La voce di Gesù

Gli uomini parlano fisicamente per farsi sentire; Gesù parla spiritualmente, piano, piano, in fondo al cuore; per af­ferrare la sua voce si richiede la calma interiore.

Egli spesso, anzi spessissimo, parla al­le anime; ma queste purtroppo non sem­pre ascoltano la sua voce, perchè il cuo­re è sordo in conseguenza di quell'impu­rità... di quell'affezione peccaminosa... di quell'odio... di quell'attacco alle cose ter­rene.

Le anime delicate ed attente sentono la voce di Gesù e dicono: Parla, o Signo­re, che la tua serva ti ascolta! - Allora Gesù, vedendo l'anima disposta, la istrui­sce con le sante ispirazioni, la corregge, l'incoraggia, la rimprovera dolcemente: Figlia mia... quante volte mi hai promes­so di amarmi davvero!... Non ti stanca­re!... Pensa che avendo me, hai tutto!...

...Non dare il cuore alle creature!... Ve­di come esso sanguina... Come ti fa sof­frire?

...Lascia quell' occasione!... Sei debo­le!... Domanda a me la forza!... Perchè ti paventi a farti santa?... Milioni di ani­me ci sono riuscite!... Erano come te, de­boli e difettose!... Sono io la forza!... Pen­sa che tutto passa!... Ti aspetta l'eter­nità!... -

Gesù dice queste ed altre cose all'ani­ma in qualunque momento della giorna­ta, o dal Tabernacolo, o per mezzo di un buon libro o di una predica, dopo una disillusione, o dopo la scomparsa di una persona cara...

Bisogna ascoltare la voce di Gesù che batte al cuore; diversamente l'anima po­trebbe finir male.

 

Sto alla porta!

E' molto simbolica l'immagine che rappresenta Gesù in veste di viandante, con un bastone in mano e batte ad una porta. Egli dice: « Sto ad ostium et pul­so », « Sto alla porta e batto ». Queste parole disse Gesù a S. Giovanni Evange­lista nella meravigliosa visione dell'Apo­calisse.

Dopo che Gesù batte alla porta, aspet­ta che gli si apra; se chi è dentro non risponde, potrà battere la seconda, la ter­za volta... ma poi va innanzi... disgustato di non essere stato accolto. Passerà un'al­tra volta Gesù per quella via?... Si fer­merà di nuovo a battere a quella porta, che non fu aperta la prima volta?

Com'è terribile questo pensiero! Guai all'anima sorda alle divine ispirazioni! Dice Sant'Agostino: Temo il Signore che passa! - cioè, se non ascolto Gesù che parla, temo che passi oltre e non faccia sentire più a me la sua voce.

 

Una grazia importante

Fra le grazie da chiedere a Dio con frequenza, è da mettersi in prima linea quella di corrispondere generosamente alle grazie ricevute.

Anima cristiana, non lasciare passare giorno senza supplicare Iddio che ti con­ceda grazia sì importante! - O Gesù, dirai, dammi un cuore docile ed ubbi­diente! Dammi la forza di corrispondere alle grazie spirituali, che con tanto amore mi régali! Fa' che possa ascoltare la tua voce e rispondere agli inviti amoro­si che mi fai!

 

Fiducia in Dio

Gesù sa quello che fa; tratta le anime come nessun altro potrebbe fare. Biso­gna mettersi con fiducia nelle sue mani, abbandonarsi interamente a Lui ed andare avanti nella via dell'amore.

Giova imitare anche in questo Santa Teresina, la quale diceva: Io voglio es­sere come un giocattolo nelle mani di Gesù; voglio essere la sua pallina. Gesù vuol divertirsi e prende la palla; le dà un calcio ed essa va in alto; le mette in un cantuccio a riposo e la palla non si la­menta. -

In realtà la Santa fu un vero giocat­tolo spirituale nelle mani di Gesù, il qua­le la condusse alle più alte cime della confidenza e dell'amore.

 

Retta Intenzione

Tra i rapporti d'amore ha il suo posto la retta intenzione, cioè la volontà di fa­re tutto per piacere a Dio e non ad altri.

Agire per amore significa operare per accontentare la persona amata. L'anima cristiana deve avere di mira sempre Ge­sù, non altri che Gesù. Adunque nella sua vita non deve cercare la lode umana, lusinghiera, ma l'approvazione di Gesù; non operare per soddisfazione naturale, ma per compiere la volontà di Dio. Mancando la retta intenzione, le opere buone perdono il loro merito sopranna­turale, sono opere morte, somigliano ai fiori senza profumo.

Tu, anima pia, abituati ad indirizzare a Gesù ogni azione! Quando il demonio ti suggerisce altre intenzioni, rettifica subito il tuo fine. Al mattino fa' la prote­sta di voler fare tutto per piacere a Ge­sù; rinnova questa intenzione nelle prin­cipali azioni della giornata. Così operan­do, i tuoi rapporti d'amore si rafforzano sempre più.

 

Regolarità

Dio è ordine; basta osservare il creato, per vedere quale ordine meraviglioso il Creatore vi abbia messo.

Gesù vuole che l'anima amante di Lui sia ordinata, nell'interno ed all'esterno. Dunque, non si dimentichi che l'amore a Gesù si manifesta nell'esatta regolarità di ciò che si fa. Ecco le norme: Fare quello che il proprio dovere esi­ge; farlo nel tempo e nel luogo richiesto; farlo nel miglior modo possibile e per piacere a Gesù.

Le anime che si dicono pie, lasciano molto a desiderare a questo riguardo e credono di voler bene a Gesù; s'ingan­nano! Difatti, facilmente trascurano il proprio dovere, per fare quello che più loro piace; sono disordinate nel lavoro, rimandano all'indomani ciò che è urgen­te, con discapito della giustizia e della carità; con il loro disordine sono causa di lamenti e di peccati in famiglia.

Sembrano queste delle piccole cose, ma non è così; l'amore si alimenta con le continue attenzioni.

Questa norma pratica è di massima importanza.

 

Un grande ostacolo

I rapporti d'amore tra Gesù e l'anima sogliono raffreddarsi ed... anche romper­si del tutto... a motivo di una malattia spirituale, che si chiama debolezza di cuore, attacco sensibile, amicizia parti­colare o affetto disordinato. Le anime pie sogliono essere soggette a questa mi­seria e passano la vita nella tristezza, non vanno avanti nella perfezione ed amareggiano tanto Gesù.

L'amicizia particolare, sensibile, suole nascere tra persone di sesso differente; qualche volta del medesimo sesso.

Quando il cuore ama disordinatamen­te una persona, non ha più pace. Dice Sant'Agostino: Hai fatto, o Signore, il nostro cuore per te ed è inquieto sino a che non si riposi in te! -

Quante imperfezioni... e forse quanti gravi peccati... hanno origine dall'ami­cizia particolare e sensibile! Quella per­sona, che Gesù non vuole amata così, vie­ne sempre alla mente; si soffre di gelo­sia; l'unica gioia si ha nello starle vicino e nel manifestare l'affetto in tanti modi.

L'anima presa da questo laccio diabo­lico, come può sollevarsi a Dio, tuffarsi nel divino amore, dire con sincerità: Mio Dio, vi amo con tutto il cuore?

Come si toglie un tale ostacolo? Prima di tutto, sforzarsi a non pensare alla persona che tormenta il cuore; più si dà libertà al pensiero e più deboli si diven­ta. Quando l'anima si accorge di questi pensieri, faccia di tutto per distrarsi ed emettere atti di amore di Dio. In secon­do luogo, non si vada in cerca della persona amata disordinatamente, anzi si eviti la sua compagnia e l'occasione d'in­contrarla.

Per certe anime il far questo è sacri­ficio, che sa di martirio; eppure Gesù vuole che si faccia assolutamente. In ter­zo luogo, si evitino i rapporti per iscritto e si distruggano tutti quei ricordi mate­riali che potrebbero far riaccendere le fiamme del cuore. Non si parli di tale persona con nessuno.

Facendo così, poco per volta il povero cuore umano, già ferito dall'affetto di­sordinato, va rimarginando le sue ferite, comincia a sentirsi risollevato e soltan­to allora può sperare di ritornare a Ge­sù. Se Gesù trova il cuore libero dagli af­fetti disordinati, allora ricomincia con l'anima i suoi rapporti d'amore.

Quale differenza tra Gesù e la crea­tura! Gesù porta la pace; la creatura il tormento.

 

Morire amando

L'albero cade dalla parte dove pende. Chi ama Dio in vita, morrà nell'amore; difficilmente si amerà Dio in morte, quan­do si è vissuti lontani dalla dilezione.

Santa Teresina, la Santa dell'amore, dopo una vita impiegata tutta nell'eser­cizio delle piccole virtù, sul letto di mor­te emise l'ultimo atto di amore. L'ultima sua parola fu: Mio Dio... vi amo!... -

Come è bello presentarsi a Gesù per essere giudicati, dopo avergli detto con tutto il cuore: Dio mio... vi amo!... - Il giudizio che seguirà sarà amoroso.

 

AMORE DEL PROSSIMO

L'uccello per volare ha bisogno di due ali; se un'ala manca ovvero è ferita gra­vemente, esso piomba a terra. L'anima nostra per arrivare al Cielo, al godimen­to eterno, abbisogna di due ali spirituali, dell'amor di Dio e dell'amor del prossi­mo; se uno di questi amori vien meno, non ci si può salvare. Avendo trattato nella prima parte del dovere che abbia­mo di amare il nostro Creatore, prendia­mo ora a parlare del grave obbligo di amare il nostro simile.

 

Il secondo comandamento

Quando il dottore della Legge chiese a Gesù quale fosse il più grande coman­damento, senti rispondersi che la prima cosa è amare Iddio con tutto il cuore. Ma, volendo Gesù essere completo nella risposta, quantunque non ne fosse stato richiesto, soggiunse: Ma c'è un altro co­mandamento, il quale è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Su questi due comandamenti si fondano la Legge ed i Profeti. -

Le virtù cristiane sono tante, una più importante dell'altra; ma tra tutte ha il primo posto la carità, cioè l'amore del prossimo. Difatti Gesù Cristo nei suoi insegnamenti di continuo inculca questa virtù, dandole il posto d'onore col met­terla a livello dell'amore di Dio.

- Vi dò un comandamento nuovo, dis­se Gesù agli Apostoli, ed è di amarvi scambievolmente come io ho amato voi. Da questo voi sarete riconosciuti per miei discepoli. -

E S. Giovanni Evangelista, già vecchio, sempre ripeteva ai discepoli il divin pre­cetto, tanto che una volta gli fu detto: Ma sempre la carità predichi? Non hai altro da insegnarci? - E lui rispose: E' il comandamento del Signore; quando si osserva questo, basta!... -

Lo stesso S. Giovanni afferma: Chi dice di amare Iddio ed intanto non ama il prossimo, è bugiardo, inganna se stesso ed è vana la sua Religione. -

 

Ricompensa

Quanta ricompensa ha promesso Gesù a chi esercita la carità! - Date e vi sarà dato!... Con la stessa misura con cui mi­surerete, sarà misurato a voi!... Non giu­dicate e non sarete giudicati!... Perdona­te e sarete perdonati!... Chi dà un bic­chiere di acqua al prossimo per amor mio, non perderà la sua ricompensa!...

...Chi riceve un fanciullo nel mio no­me, riceve me stesso!... Qualunque cosa avrete fatta all'ultimo dei miei fratelli, l'avrete fatta a me!... -

Da queste parole di Gesù Cristo dob­biamo essere fortemente spinti ad ama­re il nostro prossimo.

 

La misura

Gesù c'insegna che dobbiamo amare Iddio con tutte le nostre forze. E il no­stro prossimo quanto si deve amare? Ge­sù ci indica la misura: Amerai il prossi­mo tuo come te stesso. - Come ci amia­mo noi stessi? Senza limite e senza mi­sura, disposti a tutto per conservarci l'e­sistenza, i beni e specialmente l'onore. Così dobbiamo amare il prossimo: senza misura, disposti a sacrificarci per il bene altrui.

Quale rimprovero per tanti Cristiani! Amano il prossimo, ma debolmente; di­cono di essere caritatevoli, ma si conten­tano di sole parole, non vogliono darsi il minimo disturbo per sollevare gli altri.

 

Una massima profonda

Come comportarci in pratica con il no­stro simile? Quale potrebbe essere la re­gola infallibile? Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te... Fa' agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te...

Veniamo ora all'applicazione di que­sto principio di morale.

 

Non pensare male

E' facile sospettare o giudicare male il prossimo. Nella propria mente alle volte si formulano giudizi perversi su questa o su quella persona. Alcuni vedono tutto nero, tutto malizioso, interpretano in male anche le cose indifferenti; sono si­mili a coloro che tengono gli occhiali ne­ri e vedono nero anche il bianco. Per lo più chi giudica male, è reo di quel male stesso; difatti il bugiardo crede che an­che gli altri siano bugiardi, il ladro pen­sa che questi e quegli sia pure ladro, chi commette disonestà è convinto che gli altri facciano altrettanto.

Gesù dice: Non giudicate e non sarete giudicati. - Se c'è una ragione sufficien­te per giudicare gli altri, non è peccato il pensar male; la carità però suggerisce di compatire e di scusare l'intenzione. Nel giudicare il prossimo, anche quando le circostanze esterne sembrino eviden­temente male, ci si può sbagliare e mol­to spesso; perciò è meglio pensare bene di tutti e così non si offende la carità. E' solo Dio il giudice dei cuori e chiunque gli usurpa il diritto di giudicare, l'offende.

Anima cristiana, piace a te se vieni giudicata male o si sospetta sul tuo con­to? Certamente ti dispiace! Ed allora perché tu facilmente pensi male del pros­simo?

 

Godere e soffrire con gli altri

Quando si nutre un rancore o si è sog­getti al vile vizio della gelosia, si è spinti dalla guasta natura umana a godere del male altrui ed a contristarsi del suo be­ne. E' questa una mancanza di carità, più o meno grave.

Se tu, o anima, avessi una disgrazia in famiglia oppure una malattia, una umi­liazione, saresti contenta se qualcuno go­desse del tuo male? Resteresti fortemen­te irritata. E perché tu nel segreto del cuore gioisci quando quel tale... o quella tale... ha una disgrazia? E' questa la ca­rità tua verso il prossimo? E' contento Gesù del tuo modo di agire?

Così pure vigila sul tuo cuore affinché non abbia a contristarsi del bene altrui. Vinci il serpente della gelosia e sforzati di gioire quando il prossimo riceve qual­che bene. Ricorda l'insegnamento di San Paolo: Godere con chi gode e soffrire con chi soffre.

Per tua tranquillità, sappi che se pro­vi i cattivi sentimenti sopra esposti e non hai il tempo di controllarti, cioè non ti accorgi del male che stai facendo, in tal caso non pecchi; ma appena ti accor­gi del cattivo sentimento, fa' di tutto per soffocarlo con atti contrari o con la pre­ghiera, diversamente offendi il buon Dio.

 

Non parlare male

La loquela è uno dei doni più grandi che il Signore ci abbia fatto. Sarebbe me­glio essere muti, senza loquela per tutta la vita, anziché peccare con la lingua. Uno dei peccati più comuni contro la ca­rità è la mormorazione.

Quando si incolpa innocentemente qualcuno, cioè gli si attribuisce una col­pa falsamente, si commette una calun­nia, la quale è peccato grave o leggero, secondo l'importanza di ciò che si dice. Quando si racconta una mancanza vera del prossimo, anche vista con i propri occhi, se tale mancanza non è pubblica e si manifesta dove ancora non si cono­sce, in tale caso si pecca di mormorazio­ne o detrazione. Ed è bene sapere che fa pure male colui che volentieri ascolta la mormorazione. Quando si racconta un fatto pubblico e si com­menta, se si fa questo per dare un buon insegnamento ai presenti, non si pecca; se si parla di una mancanza pubblica, tanto per parlarne, per ammazzare un po' il tempo, in questo caso si commette peccato leggero e bisognerà un giorno darne conto al Divin Tribunale, secondo il detto di Gesù: Di ogni parola oziosa che gli uomini avranno detta, daranno conto di essa nel giorno del Giudizio.

Quanti rimorsi dovrebbero avere co­loro che facilmente parlano male del prossimo! E non sono soltanto i nemici della Religione che mancano su questo, ma anche certe anime che si dicono pie, amanti di Gesù!

Gesù c'insegna ad essere giusti col prossimo e dice: Perchè guardi la pa­gliuzza che è nell'occhio del fratello? Ipocrita! Prima di dire al tuo fratello: « Lascia che io ti tolga la pagliuzza dal­l'occhio », togli prima la trave che è nel­l'occhio tuo! -

Quando si mormora o si critica, si guarda la pagliuzza del nostro prossimo. Ma il mormoratore dovrebbe dire a se stesso prima di parlare: Il tale ha man­cato. Ed io non ho mancato mai? Tizio ha fatto questo peccato. Ed io non ho fatto altri peccati, gravi forse più del suo? Se io parlo male di lui, sono un ipo­crita; vedo la gobba altrui e non vedo la mia!...

Anima cristiana, saresti lieta tu se sa­pessi che in una conversazione si parla male di te, si fanno conoscere i tuoi di­fetti, le miserie morali della tua fami­glia? Forse piangeresti di dolore! E per­chè allora non tratti il prossimo come vorresti essere trattata tu? Non vuoi che alcuno rida alle tue spalle. Perchè tu ri­di alle spalle altrui?... Sii delicata, se vuoi piacere a Gesù!

 

Parlare in bene o tacere

Tutti abbiamo delle buone qualità e dei difetti. Chi manca in una cosa e chi in un'altra. Nessuno si meravigli della caduta altrui. Chi si meraviglia oggi, po­trà cadere domani.

In base a ciò, bisogna sforzarsi di ve­dere nel prossimo le buone qualità e met­tere il velo della carità sui difetti. Par­liamo bene di tutti! Soltanto del demo­nio nulla può dirsi di buono; ma di tutti gli altri, anche se grandi peccatori, sì. In pratica si suol fare il contrario: se c'è da dire male di qualcuno, ci si presta volen­tieri a scagliare la pietra; se c'è da parlarve in bene, ognuno tace e fa i fatti suoi. Questa è la piaga delle conversa­zioni.

Tu prima di parlare del prossimo pen­saci seriamente. Hai da dire qualche co­sa di bene? Parla pure! C'è qualche cosa di male? Taci! Così facendo, eserciterai la vera carità e sarai stimata da Dio e dagli uomini.

Sentendo mormorare, contrapponi su­bito i meriti di chi è mormorato; mette­rai così un argine al peccato altrui e da­rai tanta gloria a Dio.

 

Non riferire niente

E' un peccato contro la carità il rife­rire all'interessato quanto di male si è udito sul suo conto. Dice lo Spirito San­to: Hai udito qualche cosa contro il tuo fratello? Lasciala, morire in te! -

Quanto male si fa a rapportare le co­se! Ignorantemente si può credere di fa­re un bene, ma in realtà si offende la ca­rità. Un insulto, una critica fatta alla presenza. dell'interessato, produce dei cattivi effetti quasi sempre; ma quando questo avviene, per così dire, dietro le spalle, e una terza persona va a riferire ogni cosa, allora gli effetti possono esse­re pessimi; è come una pugnalata alla schiena. Quante volte in conseguenza di una parola riportata, sono nati rancori ed odii per tutta la vita!... Quante risse e qualche volta anche omicidi! Chi rap­porta il male, è come colui che appicca il fuoco alla polveriera.

 

Lo scandalo

La carità ci obbliga a zelare il bene del prossimo e specialmente il bene spiritua­le. Chi invece fa male alle anime, pecca davanti a Dio. Uno dei peccati più gravi è proprio lo scandalo, cioè il cattivo esempio che si dà.

Ordinariamente si chiama scandalo il peccato contro la purezza commesso con altri o alla presenza di altri, oppure il discorso disonesto o qualsiasi eccitazione alla disonestà. Ma è anche scandalo, qualunque azione o parola che spinga il pros­simo a violare la legge di Dio, qualunque sia il comandamento.

Noi siamo tenuti a dare buon esempio a tutti, specialmente ai piccoli ed ai di­pendenti; i piccoli imparano a fare quel­lo che vedono ed i dipendenti si credono autorizzati a fare ciò che fanno i supe­riori. Tu che leggi, puoi affermare di es­sere a tutti ed in tutto di buon esempio? Ricordati che il buon esempio è la pre­dica più efficace! Dunque sii esemplare nel vestire, nel tuo contegno in casa e fuori di casa, nelle conversazioni, nelle contrarietà della vita. Perciò, attenzione a non mormorare, a non pronunziare in­giurie, a non mandare imprecazioni nel­la rabbia...

 

Il Giudizio Universale

Il giorno più tremendo per l'umanità sarà l'ultimo, cioè il giorno del Giudizio Universale.

La Santa Chiesa chiama il Giudizio Finale « Giorno di ira... di sventura e di miseria... giorno grande e amaro assai...». Ma perchè sarà terribile il Giudizio? Per­chè tutto verrà messo alla, luce. Non ci sarà niente di nascosto che non sia ma­nifestato! Sarà pure terribile perchè ver­rà riconfermata la sentenza eterna per tutti. E su che cosa Gesù Cristo ci giudi­cherà? Sulla carità verso il prossimo. Fortunati noi se avremo praticato bene in vita i doveri verso il nostro simile!

Lascio la parola a Gesù Cristo, il qua­le ha descritto minutamente lo svolgi­mento dell'ultimo giorno del mondo. Ec­co il testo del Santo Vangelo:

- Allora se alcuno vi dirà: Eccolo qui, il Cristo, oppure eccolo là! - non lo cre­dete, perchè sorgeranno falsi cristi e fal­si profeti e faranno dei grandi segni e prodigi da sedurre, se fosse possibile, an­che gli eletti... Come il lampo esce dal­l'Oriente e guizza sino all'Occidente, co­si sarà la venuta del Figlio dell'uomo. Dove sarà il cadavere, ivi si raduneran­no le aquile. Or subito dopo la tribola­zione di quei giorni, il sole si oscurerà e la luna non darà più la sua luce e le stel­le cadranno dal cielo e le potenze dei cieli si commoveranno. Ed allora appa­rirà nel cielo il segno del Figlio dell'uo­mo e tutte le genti della terra piange­ranno e vedranno il Figlio dell'uomo ve­nire sulle nubi del cielo in grande poten­za e gloria. E manderà i suoi Angeli con le trombe e con grande voce a radunare i suoi eletti dai quattro venti, da un'e­stremità all'altra dei cieli... Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria con tutti gli Angeli, allora siederà sul trono della sua gloria. Tutte le genti sa­ranno radunate davanti a Lui ed Egli se­parerà le pecore dai capretti, (cioè i buo­ni dai cattivi). Allora il Re dirà a quanti saranno alla sua destra: Venite, o bene­detti del Padre mio, possedete il regno che vi è stato preparato sin dalla costi­tuzione del mondo, perchè io ebbi fame e voi mi deste da mangiare, ebbi sete e voi mi deste da. bere, fui pellegrino e mi accoglieste, fui ignudo e mi rivesti­ste, fui infermo e mi visitaste, fui in prigione e mi veniste a trovare. Allora i giusti gli domanderanno: Signore, ma quando ti abbiamo visto aver fame e ti abbiamo dato da mangiare, aver sete e ti abbiamo dato da bere? Quando ti ab­biamo veduto pellegrino e ti abbiamo ac­colto, o ingnudo e ti abbiamo rivestito? Quando mai ti abbiamo veduto infermo o in prigione e siam venuti a trovarti? Ed il Re risponderà loro: In verità vi di­co che tutte le volte che avete fatto qual­che cosa ad uno di questi minimi tra i miei fratelli, l'avete fatto a me: Allora dirà a quelli di sinistra: Andate via, ma­ledetti, nel fuoco eterno, preparato a Satana ed ai suoi seguaci, perchè io eb­bi fame e voi non mi deste da mangiare, ebbi sete e non mi deste da bere, fui pel­legrino e non mi accoglieste, ero ignudo e non mi rivestiste, ero infermo e in pri­gione e non mi veniste a trovare. Allora anche costoro domanderanno: Signore, quando ti abbiamo veduto avere fame o sete, o essere pellegrino, o ignudo, o in­fermo, o in prigione e non ti abbiamo assistito? Ed Egli risponderà loro: Io vi di­co in verità che tutte le volte che voi non l'avete fatto ad uno di questi minimi tra i miei fratelli, non lo avete fatto a me. E costoro se ne andranno all'eterno sup­plizio, i giusti invece alla vita eterna. -

 

Per amor di Dio

Si deve amare il prossimo in quanto è 'immagine di Gesù; perciò quest'amore dev'essere diretto a Gesù. Chi benefica il bisognoso, perchè spinto da un senso na­turale di compassione, ma non per il fine soprannaturale di piacere a Gesù, non può dirsi che eserciti la carità cristiana propriamente detta. Perciò ognuno pro­curi di aiutare il suo simile per amore di Gesù. La perfezione del precetto della carità consiste nell'amare il prossimo, nell'amarlo come noi stessi, nell'amarlo per amor di Dio.

 

LE OPERE DI MISERICORDIA

I bisogni del prossimo sono vari. Pos­sono però raggrupparsi in diverse cate­gorie. Comunemente le opere di carità sono considerate sotto quattordici aspet­ti e si chiamano opere di misericordia; sette sono corporali e sette spirituali.

 

CARITA' CORPORALE

Il corpo

Noi siamo composti di corpo e di ani­ma. Il corpo ha tante necessità: mangia­re, bere, vestirsi, ecc... Non tutti hanno i mezzi di procurarsi il necessario. Chi deve aiutare i bisognosi? Colui che ne ha la possibilità. Il primo bisogno del corpo è quello di mangiare per mantenersi in vita; perciò la prima opera di misericor­dia corporale è il venire in aiuto a chi manca del necessario per sfamarsi.

 

Dar da mangiare agli affamati

Bisogna aver provata la fame per com­prendere il bisogno del povero che chie­de un tozzo di pane. Il povero compren­de un altro povero, ma il ricco, dal ven­tre sazio, ordinariamente neppure dà ascolto alla voce supplichevole del pros­simo affamato. Si vede talvolta un men­dicante, che divide con un altro affama­to il tozzo di pane ricevuto in elemosina. Il ricco invece non suole fare conto del denaro che spreca in divertimenti e in vizi, spende denaro per gli animali do­mestici, ma davanti ad un affamato chiu­de la borsa e il cuore. Questa è la triste realtà della vita!

Gesù Cristo si mostra fortemente sde­gnato contro questi ricchi e pronunzia delle terribili parole: Guai a voi; o ric­chi, perchè avete già la vostra consola­zione! Guai a voi, che siete satolli, per­chè patirete la fame! Vi dico in verità che difficilmente un ricco entrerà nel re­gno dei Cieli! E di bel nuovo vi dico che è più facile per un cammello passare per la cruna di un ago che per un ricco en­trare in Paradiso. -

Queste parole dette da Gesù, dovreb­bero far tremare da capo a piedi i ricchi! Ma costoro, accecati dai beni di questo mondo, avendo, secondo loro, il Paradi­so in terra, se ne ridono delle minacce di un Dio! Se ne accorgeranno dopo la mor­te e specialmente nel giorno del Giudizio Universale.

 

Il ricco epulone

Volendo Gesù scuotere i ricchi ed ani­marli ad aiutare il prossimo, specialmen­te se affamato, porta una parabola, pur­troppo poco, meditata da chi dovrebbe farne più tesoro. Si legge nel S. Vangelo: C'era un uomo ricco, il quale vestiva di porpora e tutti i giorni dava grandi ban­chetti. C'era anche un mendico di nome Lazzaro, il quale pieno di piaghe giaceva alla porta di lui, bramoso di sfamarsi con le briciole che cadevano dalla tavola del ricco, ma nessuno gliene dava; soltanto i cani andavano a leccargli le piaghe. Il povero morì e fu portato dagli An­geli in seno ad Abramo; morì anche il ricco e fu sepolto nell'inferno. Alzando questi gli occhi, mentre era nei tormen­ti, vide da lungi Abramo e Lazzaro sul suo seno. Allora ad alta voce esclamò: Padre Abramo, abbi pietà di me e man­da Lazzaro ad intingere la mia lingua, perchè io spasimo in questa fiamma! -

Ma Abramo gli rispose: Ricordati che tu ricevesti la tua parte di beni durante la vita, mentre Lazzaro ebbe nel mede­simo tempo la sua parte di mali; perciò ora è consolato e tu sei tormentato. Ol­tre a ciò, una grande voragine è posta tra noi e voi. Quegli replicò: Io ti prego adunque che tu lo mandi in casa di mio padre, perché ho cinque fratelli, per av­vertirli di queste cose, affinché non ca­dano anch'essi in questo luogo di tor­mento - Abramo rispose: Hanno Mosé ed i Profeti; ascoltino quelli. - E l'altro re­plicò: No, Padre Abramo; se un morto andrà da loro, faranno penitenza. – Ma Abramo rispose: Se non ascoltano Mosé ed i Profeti, non crederanno ad un uo­mo risuscitato. -

Osservazione

Il ricco epulone fu condannato all'in­ferno; ma per quali peccati? Dalle paro­le di Gesù non risulta che egli abbia be­stemmiato, o fatto omicidio, o commes­so disonestà. L'unico peccato, che lo re­se degno del fuoco eterno, fu il non ave­re dato da mangiare ad un povero affa­mato. Poteva sfamarlo e non lo fece...

Quanti ricchi, che oggi nuotano nel­l'abbondanza, un giorno piomberanno nell'inferno, per avere chiuso il cuore al­la beneficenza!

 

I benestanti

I ricchi, propriamente detti, non sono numerosi; i benestanti, si. Sono bene­stanti coloro che hanno più del necessa­rio; passano la vita nel moderato lavoro, ma godono di tante agiatezze. Sappiano costoro che Gesù ha comandato di dare ai bisognosi il superfluo di quanto si pos­siede: Ciò che avete in più datelo ai poveri!

I benestanti dunque evitino tante spe­se capricciose e, pur godendo di una cer­ta agiatezza, non dimentichino che c'è gente, forse vicina di casa, la quale non ha mezzi di comprare il pane e patisce la fame.

 

Più economia

Ognuno deve - sfamare il povero secon­do le proprie forze. Chi più ha più deve dare. Il popolo è formato di coloro che la­vorano e mangiano, pur avendo qualche riserva per i casi urgenti della vita. Ma anche questa classe media dell'umanità è in dovere di fare elemosina ai poveri. Si dirà: Noi non abbiamo denaro da po­ter dare ai bisognosi per comprarsi il pane!

Non avete denaro?... Trovate però de­naro per andare al cinema! Spendete giornalmente per il piacere del fumo, per accontentare le vostre passioni! Voi donne, trovate denaro per comprare i belletti ed i profumi! Spendete quando si tratta di comprare riviste mondane e romanzi! Non misurate la spesa per se­guire la moda e mostrarvi in società in diversi abiti, superiori al vostro stato!... Tutto questo denaro, o parte di esso, perché non utilizzarlo a sfamare qual che famiglia che trovasi nella miseria? Che scusa si potrà portare davanti a Dio nel giorno del Giudizio?

Occorrerebbe fare più economia nella vita ed allora ci sarebbero meno fratelli vittime della fame.

 

Il salvadanaio

Un padre di famiglia, fervente cristia­no, rimasto vedovo, si dedicò completa­mente alla formazione spirituale della figliolanza. La più piccola, che chiamava la sua «reginetta», era tra le prime com­pagne della scuola. Ogni qualvolta dice­va: «Babbo, oggi ho riportato in classe ottimi punti! - riceveva in premio una moneta di argento.

Amante di Gesù e del prossimo, non sprecava il denaro, ma subito andava a deporlo dentro il suo salvadanaio. Du­rante la settimana le monete aumenta­vano. Nei giorni festivi si apriva il sal­vadanaio e la ragazzina metteva tutto il suo tesoro in tasca. - Babbo, diceva, queste monete saranno date ai poverelli con le mie mani. - Si, reginetta mia, tutto vada per i poveri! Gesù sarà tanto contento! -

Così educava quel buon padre la sua piccina, che poi divenne Santa Teresa del Bambino Gesù.

Potessero imitarla tanti altri! Inse­gnino i genitori ai loro piccoli l'impor­tanza della carità! Tu, o anima, se puoi, tieni un salvadanaio e metti dentro i piccoli risparmi, frutto di piccole rinun­zie. Invita bellamente altri e deporvi qualche offerta in occasione di feste o di visite. Imita quelle anime caritatevoli che tengono il suddetto salvadanaio sul banco delle rivendite e così di tanto in tanto potrai sollevare qualche famiglia povera.

Se ti sarà possibile, da' il tuo nome al­la Conferenza di San Vincenzo e così con le tue industrie potrai cooperare al gran­de bene che si opera in seno alla Confe­renza stessa.

Chi ha poco, dia poco! Battono alla porta. E' un vecchietto che chiede l'elemosina, oppure un bam­bino affamato o una povera mamma di famiglia dal viso pallido e dagli occhi sparuti.

Anima cristiana, ravviva la tua fede! E' Gesù che ti manda sì bella occasione per farti dei meriti!... Apri la porta e ve­di un povero. Se tu vedessi Gesù Cristo, il quale ti chiedesse l'elemosina, come ti comporteresti? Fa' lo stesso con questo bisognoso! Non arrischiarti a chiudergli la porta in faccia! Sarebbe lo stesso che dare uno schiaffo a Gesù Cristo! Non mostrarti adirata per i modi rozzi con cui il povero ti si presenta! Fa' piuttosto vedere che hai compassione di lui, rivolgigli un sorriso che lo conforti, digli una buona parola, raccomandati alle sue pre­ghiere; dopo di ciò, da' qualche cosa. Non puoi dare molto? Da' poco! Ma, per amor del Cielo, non mandare via alcun povero senza avergli dato qualche cosa! Gesù resterà contento anche del poco, dato per suo amore.

 

L'importunità

I poveri sogliono avere modi grossola­ni; non sempre ciò è colpa loro, perchè sono cresciuti forse senza una guida, ab­bandonati a se stessi sin dall'infanzia. Nel chiedere la elemosina alle volte sono importuni, o perchè battono alla porta con forza e ripetutamente, o perchè do­mandano con una certa pretesa.

In questo caso la carità è più merito­ria, perchè bisogna esercitare anche la pazienza. Si compatisca l'importunità, riflettendo che forse l'animo del povero è inasprito dalla fame o dai rifiuti subiti in altre famiglie. Si deve considerare che anche il povero ha un cuore e la dignità personale e che quando si è visto trat­tato duramente in diverse famiglie, alla fine potrebbe essere gonfio di rabbia.

 

Troppi poveri!

Ci sono dei giorni in cui i poveri con più frequenza, vanno in giro, ad esempio al venerdì ed al sabato; può darsi che a brevi intervalli battano diversi alla stes­sa porta. In tale circostanza non si sgri­dino i mendicanti; se le finanze non per­mettono di essere generosi con tutti, si dia anche poco a ciascuno, ma nessuno venga allontanato aspramente, dicendo: Troppi poveri!... Ma come si fa?...

Tu fa' la prova; sii caritatevole con tutti, non temere di divenire povero fa­cendo l'elemosina. Sappi che chi da' al povero, presta a Dio.

Date uno, dice Gesù, e riceverete cento. - Oltre al premio eterno che gua­dagni con l'elemosina, godi subito una gioia grande nel tuo spirito, sconti i pec­cati e ti abbrevi il Purgatorio... Il centuplo che Gesù ha promesso ti sarà dato in tanti modi, nella salute o nell'essere liberato da qualche pericolo tu o qual­cuno della famiglia, nel raccolto della campagna, poiché Iddio in un'ora di pioggia mandata a tempo opportuno può darti mille volte più di quanto abbia da­to tu in elemosina in tutta la vita. Con­sidera perciò i poverelli come i tuoi veri benefattori spirituali e temporali.

 

San Giovanni Bosco

Questo gran Santo andava spesso a domandare denaro per alimentare i nu­merosissimi orfanelli ricoverati nei suoi ospizi. La gente conosceva la bontà e la santità di lui, perciò difficilmente gli fa­ceva un rifiuto. Alle volte diceva ai be­nefattori: - Io non dovrei ringraziarvi; al con­trario, voi dovreste ringraziare me quan­do vi chiedo offerte per i miei ricoverati, perchè dó a voi l'occasione di guadagnar­vi tanti meriti con l'esercizio della carità.

 

Gli accattoni

Ci sono dei veri bisognosi che doman­dano l'elemosina e di altri che fanno ciò per mestiere. In tal caso, ci vuole ocula­tezza. Al vero povero si dia con genero­sità; all'accattone si dia poco.

Si è constatato che certi mendicanti non fanno tanto buon uso delle offerte ricevute, poiché vanno a sprecare il de­naro nelle osterie. A costoro invece di denaro si dia pane.

 

Famiglie bisognose

La carità si esercita in modo partito­lare verso certe famiglie bisognose. Il po­vero che va in giro, può vivere in qual­che maniera; ci son di quelli invece che preferirebbero morire di fame, anziché stendere la mano.

Quando si conosce qualcuna di tali fa­miglie, si rivolga ad essa la carità. Ci so­no bambini che piangono, chiedendo pa­ne; il capo di casa è malato e non può guadagnare; la sposa moltiplica la sua attività, ma non riesce a sfamare tutti.

In questa famiglia con facilità si salta il pranzo e la cena e si mangia quando si può.

Anima amante di Gesù, metti una si­mile famiglia sotto la tua cura speciale! I tuoi risparmi impiegali per sovvenirla nei suoi bisogni. Nelle feste manda qual­che cosa in più del solito! Quanta bene­dizione attirerai sul tuo capo!... Hai dei Morti in Purgatorio; vorresti suffragarli; uno dei mezzi più efficaci è questa cari­tà. Da' a tale famiglia bisognosa il de­naro che vorresti spendere in cera o in fiori per onorare i tuoi Morti. Raccoman­da a questi beneficati che preghino per l'anima di qualche tuo caro Defunto. La preghiera dei poverelli, unita alla carità, accelera l'ingresso in Paradiso.

 

Delicatezza

Il fiore della carità è la delicatezza. Si faccia possibilmente di nascosto, affin­ché il bisognoso non resti umiliato. Non si metta a conoscenza di chi non lo sa l'atto di carità compiuto; serve questo a non perderne forse il merito. Dice Gesù: Quando fai l'elemosina non suonare la tromba. Non sappia la tua sinistra quello che fa la tua destra. -

E' delicatezza trattare dignitosamente i poveri. Si suol dire in certe famiglie eri­stiane: Questo cibo è andato a male; mettiamolo da parte e lo daremo a qual­che povero! - Non è delicato un tal mo­do di agire; se un cibo è guasto, si butti via, ma non serva per un poverello, che è l'immagine di Gesù.

 

Il venerdì

Anime generose e caritatevoli se ne in­contrano. Vorrei suggerire uno squisito atto di carità e di mortificazione da far­si possibilmente nel giorno sacro a Gesù Crocifisso, cioè al venerdì. Non tutti so­no in grado di farlo, perchè non sempre le circostanze di famiglia lo permettono.

Il pranzo del venerdì, preparato con più cura del solito, si faccia consumare nella propria abitazione a qualche pove­ro e si serva a tavola con umiltà ed amore. Oh! come è gradito al buon Gesù un simile atto!

Quando un alto personaggio viene in casa nostra, non si guarda a spese per farlo pranzare, nella speranza di ottene­re forse un qualche favore. Il poverello, se si ha fede, deve trattarsi meglio an­cora. Dice Gesù Cristo: Quando vuoi fa­re inviti a pranzo, non chiamare i ric­chi, perchè non avvenga che essi ti ab­biano a ricambiare; chiama piuttosto poveri, ciechi e storpi, e beato te che es­si non abbiano modo di ricambiarti; la ricompensa allora ti sarà data dal Padre Celeste. –

Dunque, anima cristiana, Ge­sù ti dice che è più utile invitare a pran­zo un povero, anziché un ricco signore. Se qualche volta potrai, non dimenticare che il giorno più propizio ad un tale at­to di carità è il venerdì.

 

San Gregorio Magno

Non c'è stato Santo, il quale non ab­bia esercitato la carità verso il prossimo, in grado eminente. San Gregorio Papa fu chiamato Magno, o grande, per l'im­menso bene operato come Capo della Chiesa Cattolica. Egli divenne Papa in premio di un atto di carità compiuto ver­so un povero durante la gioventù; lo sep­pe per rivelazione. Da Sommo Pontefice continuò a beneficare i poveri; in certe occasioni invitava a tavola dodici pove­relli e lui, da Papa, li serviva. Gesù gra­diva tanto la sua carità, che lo premiò più di una volta in modo prodigioso. Qualche volta, durante il pranzo, il Som­mo Pontefice si accorgeva che nel nu­mero dei poveri invitati c'era anche un Angelo, il quale poi spariva. Un giorno i poveri erano tredici, cioè uno più del so­lito. San Gregorio se ne accorse. Mentre egli serviva a tavola, uno dei convitati si trasformò nel volto, divenne luminoso e si manifestò per colui che era. Era Gesù in persona, che aveva preso le sembianze d'un poverello.

 

La crocetta

Santa Caterina da Siena era amantis­sima di Gesù; con altrettanto amore trattava il prossimo, specialmente se bi­sognoso. Un giorno, uscendo dalla Chie­sa, le si presentò un povero, chiedendole l'elemosina. Non aveva denaro da dare. Il povero si arrabbiò. La Santa lo invitò ad andare a casa sua e lì avrebbe rice­vuto del denaro; ma l'altro lo pretende­va subito. Dolente Santa Caterina di non poterlo accontentare, disse: Non ho denaro; però tengo questa crocetta di argento, che ha il suo valore. Prendetela e andate a venderla; il denaro ricavato vi gioverà. - Diede la crocetta, però con tanto amore per fare piacere al Signore. Nello stesso giorno Gesù apparve alla Santa e le disse: Vedi, Caterina, questa crocetta? Tu questa mattina l'hai data a me. In verità ti dico: Nel Giudizio Uni­versale mostrerò al mondo intero questa crocetta, dicendo: La mia sposa Cateri­na mi ha fatto questo dono nella per­sona di un povero! -

Questi fatti ci dicono quanto sia vera la affermazione di Gesù Cristo: Quello che avrete fatto all'ultimo di questi miei fratelli, l'avrete fatto a me. -

 

DAR DA BERE AGLI ASSETATI

Gesù Cristo insegna: Chi avrà dato un bicchiere d'acqua al prossimo per amore mio, non perderà la sua ricom­pensa. -

Quest'opera di misericordia non può praticarsi con frequenza, perchè di ac­qua se ne trova ovunque. Tuttavia si danno dei casi in cui il prossimo ha bi­sogno di bere e non può trovare facil­mente l'acqua. Oh! come è tormentosa la sete! La fame può sopportarsi anche a lungo, ma la sete no. Se si presenta l'oc­casione, ci si mostri generosi. A noi co­sta poco un bicchiere d'acqua; all'asse­tato è indispensabile.

Avviene di viaggiare in vettura. Il ca­lore dell'ambiente chiuso, con molti pas­seggeri, il movimento stesso, l'ora del giorno, la cattiva digestione... tutto con­corre ad aumentare la sete. Se tu viag­giassi ed avessi un po' di acqua, sareb­be il più grande regalo che in quell'oc­casione potresti fare al tuo simile.

Viene a casa tua qualcuno da lontano per visitarti o portarti qualche oggetto; forse avrà dovuto percorrere tanta stra­da a piedi, avrà bisogno di bere e forse non osa chiederti un po' di acqua. Per prima cosa tu domanda se ha bisogno di dissetarsi.

In caso di svenimento o di vertigini al­lorché qualcuno lungo la via si abbatte, fa tanto piacere vedere accorrere la gen­te per interessarsi a sollevare l'infelice, offrendo un po' di cordiale o un bicchie­re d'acqua. E' l'istinto della carità che Iddio ha messo nel nostro cuore. Sareb­be mancare ad un sacrosanto dovere, il non prestarsi in simili casi ad alleviare le miserie umane.

 

VESTIRE GL'IGNUDI

Il corpo umano abbisogna di essere ri­coperto per dignità personale e per de­cenza cristiana. Non tutti possono avere i mezzi per coprirsi convenientemente. Fa proprio pena vedere d'inverno certi bambini tremanti in braccio alle mam­me! Sono ricoperti leggerissimamente ed il tenero corpicciolo non resiste al rigore invernale. E' dovere di carità, quando la borsa lo permette, venire in aiuto a que­ste creaturine. Regalare una camicetta di cotone o una maglietta di lana, an­che un po' logora, è un sollievo per una creaturina. Penserà la madre ad adat­tarla od a rattopparla, se sarà necessario.

D'estate certi genitori poveri e gros­solani sogliono tenere i figlioletti nudi del tutto in casa. Interrogati rispondono: Non abbiamo stoffa per coprirli. - E' vera carità corporale e spirituale vestire questi piccoli ignudi; se si abituano alla nudità sin dai primi anni, perdono facil­mente il senso del pudore cristiano.

Certe donne non osano uscire di casa perchè sprovviste di vestiario! Non uscen­do, non vanno neppure in Chiesa e la­sciano passare gli anni senza ascoltare la S. Messa o ricevere la S. Comunione o udire una predica. Venire loro in soc­corso è un'opera molto meritoria. Non solo le donne, ma anche gli uomini pos­sono avere urgente necessità di vestia­rio. Si dà il caso che qualche uomo, non osando uscire di casa perchè in abito indecente, non possa andare a lavorare e non lavorando aumenta sempre più la sua miseria. Chi scrive, conosce qualcu­no di questi infelici.

Non sono da dimenticare i selvaggi, che il Missionario porta alla Fede Cat­tolica. In certe zone, per mancanza di indumenti, il Missionario è costretto ad assistere a scene pietose. I Cattolici, co­noscendo i bisogni delle Missioni, corri­spondono all'appello dei Missionari; di­fatti esistono qua e là dei laboratori, ove qualche giorno alla settimana pie per­sone dedicano il loro lavoro allestendo indumenti, che a suo tempo vengono mandati alle Missioni più bisognose.

 

I mezzi

Come trovare i mezzi per compiere questo atto di carità? L'amore di Dio suggerisce tante risorse. Ciascuno, se­condo le proprie forze, faccia qualche cosa.

In casa ci sono degli abiti fuori uso, lasciati in abbandono. Nei ritagli di tem­po si rivedano questi indumenti; toglien­do la parte deteriorata, potrà farsi un abito più piccolo.

Un vestito messo fuori uso in una fa­miglia, può essere decente per un altro che appartenga a famiglia povera. Quan­te vesti e quanti abiti si adoperano da taluni! E' il lusso che spinge a fare tante spese. Si pensi a chi manca del puro ne­cessario; spendere meno per sè e - così. avere il mezzo di aiutare gli altri.

Quanta biancheria giace in fondo alle casse in certe famiglie! Passano anni ed anni e nessuno la tocca, perchè in casa sono tutti ben forniti. Perchè non pen­sare anche al prossimo?

Sant'Agostino, Vescovo d'Ippona, ve­dendo la necessità in cui versava il po­polo, dopo avere esortato i fedeli a pre­starsi a rivestire gl'indigenti e avere da­to anche parte dei suoi indumenti, cre­dette bene prendere la biancheria della Chiesa e le tovaglie degli Altari per ri­coprire le carni dei più bisognosi. Esem­pio di vera carità, degno del gran Vesco­vo, luminare della scienza divina.

 

S. Filippo Benizi

Un povero lebbroso stava in un an­golo della via; era nudo. L'orrenda ma­lattia aveva ridotto il corpo dell'infelice in uno stato miserevole. Tutti lo sfuggi­vano per paura del contagio. Passava San Filippo Benizi, il quale ardeva di amore di Dio e del prossimo. Il Santo si avvicinò e gli rivolse dolcemente la pa­rola. Il lebbroso gli domandò l'elemosi­na. Il Santo vide in quelle membra pia­gate la figura di Gesù e spinto dalla viva fede, tolse la sua veste sacerdotale e con essa coprì il corpo del lebbroso. Gesù Cri­sto gradi quell'atto di carità e volle pre­miarlo con un miracolo. Appena quel poverello fu ricoperto, improvvisamente sparì la lebbra, le piaghe si rimargina­rono ed il miracolato ritornò lieto in se­no alla famiglia.

 

San Martino

E' tanto celebre l'atto di carità com­piuto da San Martino! Questi, soldato romano, trovandosi a cavallo, s'imbatté in un poverello nudo. - Datemi qualche cosa! - chiese in atto pietoso. San Mar­tino non aveva denaro e pensò di rico­prirlo in qualche modo; perciò rispose: Ecco il mio mantello da militare. Lo di­vido in due parti: una per voi e un'altra per me. -

Gesù accettò molto quell'atto pietoso e la stessa notte apparve a San Martino. Gli si fece vedere con le spalle ignude, ma in parte ricoperte da mezzo mantello militare. Poi gli rivolse queste parole: Il mio servo Martino mi ha ricoperto con questo mantello! -

Esempi sublimi, che provano sempre più quanto Gesù Cristo desideri che il prossimo ignudo venga rivestito.

 

VISITARE GLI AMMALATI

Tutti, più o meno, abbiamo provato nel corso della vita dei disturbi fisici, du­raturi o passeggeri. Possiamo perciò com­prendere meglio lo stato d'animo di un ammalato. Chi giace da tempo a letto, oltre che dolori corporali, soffre anche pene morali, causate dalla solitudine, dalla poca pazienza dei familiari e da altre circostanze.

Il sollevare dallo stato di sofferenza, anche momentaneamente, un infermo, è uno dei migliori atti di carità. Non tutti però si prestano a visitare gli ammalati, ad averne cura, a dire una parola di con­forto... Il motivo è che stando vicino ad un infermo, si ha paura del contagio, oppure non si prova gusto a vedere chi soffre. Si va volentieri in casa altrui in occasione di feste o per interesse o per godere di una lieta compagnia. Chi però ama veramente Gesù, deve preferire la visita agli ammalati a qualunque festa di questo mondo.

 

Malati in famiglia

Quando Gesù visita una casa con la sua croce, tutti ne sentono il peso. Una malattia colpisce una persona; soffre chi ha la malattia e soffrono tutti quelli del­la famiglia, chi per un conto e chi per un altro.

Gli ammalati in casa devono essere trattati con delicatezza e con molta pa­zienza. L'ammalato suole divenire ner­voso, noioso ed alle volte è incontenta­bile. Si faccia di tutto per trattare chi soffre sempre con calma, senza mostrar­si annoiati di servirlo, col sorriso sulle labbra; quando l'infermo sa che i pa­renti lo assistono con amore, la sua sof­ferenza è alleviata. Allorché si compren­de che l'ammalato desidera essere lascia­to solo, per riposare meglio, non gli si stia vicino a chiacchierare o a far bac­cano; quando, al contrario, si vede che egli desidera un po' di compagnia, si la­sci qualunque cosa per sollevarlo con one­sta conversazione. Quel momentaneo sol­lievo recato all'ammalato è più accetto a Dio di una lunga preghiera.

 

Malati estranei

- Ama il prossimo tuo come te stes­so! - dice Gesù. Perciò bisogna esten­dere la carità non solo agli ammalati del­la famiglia, ma pure agli altri: vicini di casa, amici, conoscenti, poveri derelitti...

Quanto vorrei andare in Chiesa e stare una ora davanti al Santissimo Sacramento; vorrei dire preghiere di riparazione a Dio e fare compagnia a Gesù, solitario nel Tabernacolo. Però c'è un ammalato pres­so la mia casa; ha bisogno di conforto; la mia visita potrebbe fargli piacere. In­vece di andare in Chiesa, vado a visitare questo ammalato! - Chi dicesse ed agis­se così, farebbe molto bene. Avrebbe più ricompensa in Cielo. In Chiesa c'è Gesù sotto i Veli Eucaristici; in quella casa c'è lo stesso Gesù sotto le sembianze di un ammalato. E Gesù Cristo nel giorno del Giudizio dirà: Vieni in Paradiso... per­ché io fui ammalato e tu mi visitasti! -

 

Malati poveri.

Quando c'è l'infermità e si hanno i mezzi per curarla ed i conforti dei fami­liari, il sofferente fa meno compassione. Ma quando la malattia è accompagnata dalla miseria, l'infermo dovrebbe essere oggetto di maggior cura da parte dei buoni.

Quanti ammalati poveri, anzi miseri, giacciono in un tugurio, privi di cibo, senza il sollievo di una visita medica, senza denaro per comprare le medicine, molestati forse da insetti! Chi scrive que­ste pagine, è stato testimone di tanti casi simili. Come non venire in aiuto a costoro, che spesso invocano l'ultima ora come sollievo? Anima cristiana, imita le Dame di Carità! Queste sogliono essere signore e signorine dell'alta aristocrazia, che in determinati giorni della settima­na vanno in cerca di ammalati poveri, entrano nei tuguri, portano l'offerta, i medicinali e più che tutto la parola del conforto cristiano. Ancorché non sia tu una Dama di Carità propriamente detta, se vieni a conoscenza di qualche amma­lato povero, fa' di tutto per andarlo a trovare. Informati dei suoi bisogni; in­dustriati di trovare i mezzi per non far­gli mancare il necessario; fa' conoscere il caso doloroso ad anime generose, le quali facilmente ti aiuteranno a comple­tare l'opera buona.

Nelle visite successive porta sempre qualche cosa all'infermo... un frutto, un dolce, ecc. L'ammalato povero vedendosi considerato da persona estranea, sente rianimarsi e nobilitarsi. Dal corpo, tu passa all'anima. Suggerisci all'infermo la rassegnazione al volere di Dio, parla dei godimenti che Dio prepara nell'altra vita a chi soffre con pazienza, persuadilo a ricevere i Santi Sacramenti ed interes­sati tu stesso ad informare il Ministro di Dio.

Se tu esercitassi la carità in questo modo, proveresti nel cuore una gioia di Paradiso! Gesù ti farebbe sentire subito la sua compiacenza.

 

Il buon Samaritano

Non si pensi che sia superfluo l'inte­ressarsi degli ammalati poveri, quando manca il vincolo della parentela. E' do­vere di carità, al quale non può mancar­si senza venir meno agli insegnamenti di Gesù Cristo. C'è una parabola evan­gelica, la quale dimostra come tutti sia­no obbligati ad interessarsi di chi soffre ed è nel grave bisogno.

Un Dottore della Legge domandò a Ge­sù: Chi è il mio prossimo? Gesù prese a dire: Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e s'imbatté nei ladroni, i quali, spogliatolo e feritolo, se ne an­darono, lasciandolo mezzo morto. Ora per caso scendeva per la stessa strada un Sacerdote; vide quell'uomo e passò oltre. Così pure un Levita, giunto nelle vicinanze, guardò e tirò innanzi. Ma un Samaritano che era in viaggio, giunto vicino a lui e vistolo, s'impietosì, gli si accostò e gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino e, collocatolo sulla propria ca­valcatura, lo trasportò all'albergo e si pre­se cura di lui. Il giorno dopo, tratti fuori due denari, li diede all'oste e gli disse: Prenditi cura di lui e quanto spenderai di più, te lo pagherò al mio ritorno. - Chi di questi tre ti pare sia stato pros­simo per colui che s'imbatté nei ladro­ni? -

Quegli rispose: Colui che gli usò mi­sericordia. - E Gesù gli soggiunse: Va' e fa' tu pure lo stesso! -

Poveri infelici, abbandonati sul letto del dolore, ce n'è tanti nel mondo; ma buoni Samaritani se ne trovano pochi.

 

San Giuseppe Cottolengo

I Santi compresero che senza carità non si può giungere a Dio e quindi dedi­carono le loro energie al bene del pros­simo bisognoso. Trattandosi di ammala­ti, è bene ricordare qui San Giuseppe Cottolengo. Sacerdote povero, ma zelan­te, a vedere dei poveretti ammalati, avrebbe voluto dare loro tutti i sollievi. Ma come fare?... Aveva la buona volontà, ma mancava di mezzi. Entrò nella Chie­sa del Corpus Domini, a Torino, si ingi­nocchiò davanti all'immagine della Ma­donna e pregò: O Vergine Santa, quanti miei fratelli soffrono qui a Torino! Sono ammalati, non hanno pane e neppure tetto. Aiutatemi voi, perché possa io riu­scire a lenire le loro pene! -

La Madonna accettò la preghiera del Santo Sacerdote e gli rispose: Sì, ti aiu­terò! Tu comincia ed io ti assisterò! -

Cominciarono a pervenire offerte da tante parti; il Cottolengo poté affittare prima alcune camerette per otto amma­lati; poi iniziò una piccola fabbrica, che chiamò la Piccola Casa della Provviden­za; in seguito dovette ingrandire i loca­li... Oggi, la Piccola Casa è ampia quan­to un paese, vi sono ricoverati tredici mi­la poveri, affetti da ogni sorta di malat­tia; nessun ricoverato paga, non c'è am­ministrazione o registro di contabilità, non esistono fondi. In un secolo e più di vita, il grande Iddio non ha fatto man­care mai il necessario alla Piccola Casa.

 

San Camillo De' Lellis

Da giovane San Camillo aveva travia­to: la grazia di Dio gli toccò il cuore ed allora si converti e si diede completa­mente al servizio degli ammalati.

Un giorno vide un uomo, abbattuto da un grave malessere. Per esaurimento di forze, quell'infelice non poteva reggersi in piedi e tanto meno camminare. San Camillo, mettendo da parte ogni umano riguardo, da Sacerdote zelante, mise sul­le spalle il poverello e lo portò all'ospe­dale per curarlo convenientemente. Era persuaso di rendere a Gesù il servizio re­so a quel sofferente, Giunto all'ospedale, il povero si manifestò. Quale portento!... Era Gesù Cristo in persona, il quale vol­le premiare anche su questa terra gli at­ti di carità del Santo. Difatti Gesù si la­sciò contemplare e subito dopo sparì.

 

Santa Elisabetta Regina

Con diversi altri Santi il buon Gesù ha fatto simili sorprese. Per motivi di brevità, ricordo soltanto un altro episo­dio. Santa Elisabetta, regina d'Ungheria, giovane sposa, impiegava le sue sostanze a bene dei poveri; era per lei un onore po­ter servire gli ammalati, perchè vedeva in essi Gesù. Una volta scorse presso il palazzo un lebbroso; era ributtante la sua vista. La Santa ne ebbe tanta pena ed in un trasporto di amore verso Gesù, pensò di averne la massima cura. Lo ammise nella sua camera, lo fece rifocil­lare, gli medicò le ferite e dopo lo mise a riposare a letto, proprio nel posto del re.

I cortigiani si accorsero del fatto e malignarono sulla loro regina. Qualcuno ne informò il re, Ludovico. Questi, quan­tunque conoscesse le virtù della sposa, volle assicurarsi di tutto. Entrò frettolo­samente in camera e trovò la regina; non vide altri. - Mi hanno detto, o Elisabet­ta, che è entrato un uomo in questa ca­mera e non l'hanno visto uscire. E' ve­ro? - Sì, era un lebbroso, che ho rice­vuto per amore di Gesù. - Un lebbro­so?... Ma non temi il contagio per te e per me,... Ed ora ove sta? - Nel nostro letto. - Ma queste sono pazzie!... Voglio vedere! - La santa ebbe un momento di trepidazione; non avrebbe voluto tro­varsi in simile circostanza; cominciò a pregare.

Il re si avvicinò al letto e ritirò le co­perte per vedere il lebbroso. Ma questi non c'era più; c'era Gesù Crocifisso, vivo e vero, piagato e sanguinante!... Il re, commosso, cadde in ginocchio; la sposa contemplò estatica il suo Gesù, finchè se lo vide sparire.

Questi sono episodi storici, di cui la vita dei Santi è si bellamente ornata. Che servano di forte stimolo ad avere compassione di chi soffre e ad averne cura, anche a costo di sacrifici.

 

ALLOGGIARE I PELLEGRINI

Intraprendere viaggi non sempre è co­sa deliziosa. Il lusso dei viaggi di pia­cere è raro; ordinariamente ci si muove dalla propria casa per bisogno. E' peno­so trovarsi in paese straniero e non ave­re un tetto ove passare la notte e ripo­sarsi. Provarono questa pena la Madon­na e San Giuseppe, allorchè - giunti a Betlemme a motivo del censimento, non poterono trovare alloggio nell'abitato e dovettero avventurarsi nell'aperta cam­pagna, finchè trovarono una grotta.

Alloggiare i pellegrini, o passeggeri, è un'opera di misericordia.

Non sono frequenti i casi di praticare questa carità; però presentandosi l'occa­sione, nessuno si faccia indietro. La guer­ra mondiale, tanto disastrosa, obbligò sterminate schiere di popolo a lasciare il luogo nativo e cercare un alloggio in al­tri paesi meno pericolosi o in campagna. In certe zone ogni famiglia diventò un piccolo albergo. Quanti sacrifici per con­vivere in tanti in un ambiente ristretto! Tutti coloro che si prestarono a dare al­loggio agli sfollati della guerra, compi­rono un atto altamente umanitario e pro­fondamente religioso. E che dire della carità eroica, di cui diedero prova tanti verso la fine della guerra, dando allog­gio nascostamente a certi militari cer­cati a morte dalla parte avversaria?... Se si fosse scoperto il nascondiglio, forse avrebbero perduto la vita.

 

VISITARE I CARCERATI

Tra i luoghi più dolorosi ed umilianti è da mettere il carcere. Quivi sono rin­chiusi uomini e spesso anche donne, per­chè abbiano a scontare il male fatto in seno alla società.

Non è da credere che tutti i carcerati siano gente da forca! Non mancano nel carcere gli innocenti, vittima della pre­potenza. Ci sono di quelli che hanno com­piuto qualche omicidio per isbaglio o per difesa personale; mancando però le pro­ve, sono stati condannati come rei. Altri sono responsabili di ferimento o di omi­cidio; però hanno commesso il male in un momento di passione e forse dietro provocazione. Altri sono veramente col­pevoli, con le mani macchiate di sangue, forse recidivi nel male. Tra costoro non mancano i pentiti, già risoluti di cam­biare vita. Nell'assieme, in carcere c'è gente degna di commiserazione più che di disprezzo.

L'autore di queste pagine ha visitato più di un carcere, ha avuto occasione di penetrare negli ergastoli e predicare ai condannati. Ha potuto entrare nelle loro celle, intrattenersi a colloquio con inti­mità e sentire dolorose storie. I detenuti ascoltavano la parola di Dio con devo­zione. Vedendo una mattina accostarsi alla Santa Comunione centinaia di que­sti infelici, con gli occhi bassi e le mani giunte, davanti a tale scena, colui che scrive si commosse e disse fra sé: Il car­cere non trattieni sempre dei delinquen­ti, ma può avere cuori rinnovellati dal rimorso, dal dolore e dalla grazia di Dio!

 

Le sofferenze

Il carcerato soffre per la privazione del­la libertà, per il cibo che non sempre è adatto ai propri gusti come nella fami­glia; soffre perché vive in uno stato di umiliazione, pensando di aver perduto il buon nome in società; è oppresso dalla solitudine e dall'oziosità forzata; soffre ricordando i parenti, afflitti per colpa sua; ha nel cuore il tormento del rimor­so per il male operato...

Quale carità maggiore che andare a visitare un povero carcerato e confor­tarlo?

Tuttavia, secondo le leggi attuali, non è cosa facile visitare i carcerati; bisogna munirsi di un permesso speciale.

 

Come aiutare i carcerati

Chi può disporre di denaro abbondan­te, potrebbe nelle feste più importanti mandare un pranzo ai detenuti o della frutta o dei dolci. Il ricordarsi dei carce­rati nelle feste è cosa delicata, in quan­to in quel tempo essi soffrono di più la mancanza di libertà.

E' di grande sollievo a chi sta in car­cere il leggere dei buoni libri; si distrae così il detenuto e conforta il suo spirito. A chi può disporre di buoni libri, si con­siglia di mandarne qualcuno nel carcere, tramite il direttore. Anima cristiana, se non puoi far altro, prega per tutti i de­tenuti, affinché gl'innocenti vengano pre­sto rimessi in libertà ed affinché i colpe­voli si rassegnino nella loro pena, e si convertano. Quanti infelici sono ritorna­ti a Dio trovandosi nel carcere!

 

SEPPELLIRE I MORTI

Fa paura ed anche ribrezzo aver da fare con i cadaveri; è questo un fenome­no naturale. Eppure il seppellire i morti è un'opera di misericordia.

Oggi seppellire i morti è un mestiere, esercitato da persone di infima condizio­ne. Anticamente, essendo diverse le con­dizioni sociali, quest'ufficio era esercitato da persone di santa vita. Così Tobia, co­me leggiamo nella Sacra Scrittura, quan­do trovava qualche cadavere di Ebrei, lo prendeva di nascosto, lo teneva in casa e di nottetempo lo seppelliva; faceva co­si perche il re di Babilonia aveva proi­bito che i cadaveri degli Ebrei avessero l'onore della sepoltura e puniva con la morte i trasgressori. Iddio gradì tanto questo atto di misericordia e glielo ma­nifestò per mezzo dell'Arcangelo Raffae­le, il quale gli disse: Io sono uno dei set­te Spiriti che stiamo continuamente al cospetto di Dio. Ti manifesto una cosa occulta. Quando tu pregavi ed interrom­pevi il tuo pranzo per andare a raccogliere i cadaveri e ti alzavi di notte per seppellirli, io presentavo la tua preghie­ra a Dio... -

Al tempo delle persecuzioni religiose nei primi secoli della Chiesa, i Cristiani andavano in cerca dei corpi dei Martiri e con tanto rispetto li conservavano in casa, finché riuscivano nascostamente a portarli nei cimiteri delle Catacombe. Gesù era contento di tale atto di carità e premiò tanti di questi Cristiani, ren­dendoli degni del martirio per la fede.

 

CARITA' SPIRITUALE

L'anima è la parte più nobile dell'Uo­mo; il corpo è soltanto uno strumento. Se Iddio comanda di sollevare le miserie corporali del prossimo e dà si grande ri­compensa anche per un bicchiere d'ac­qua data ad un assetato, quale ricom­pensa non darà a colui che benefica un'anima?

Le opere di misericordia spirituale so­no accette a Dio molto di più di quelle corporali ed è bene dunque conoscere co­me comportarsi in pratica nei rapporti col prossimo, quando scorgiamo in esso delle necessità spirituali.

 

ISTRUIRE GL'IGNORANTI

Come il corpo ha bisogno di pane, così l'anima ha bisogno d'istruzione religio­sa, vero cibo spirituale. Se non si conosce Dio e la sua legge, non si può vivere cristianamente. Perciò la prima delle opere di carità spirituale è istruire gli ignoranti. Per ignoranti s'intendono non coloro che non hanno frequentato le scuole, ma tutti quelli che di Religione ne sanno poco o niente. Un professore, un medico o un avvocato, possono esse­re classificati nella categoria degl'igno­ranti, perché quantunque istruiti nelle lettere, o nella medicina, o nel diritto ci­vile, tuttavia in fatto di Religione pos­sono saperne meno di un ragazzo o di una donna del popolo. La Religione Cat­tolica è molto elevata per la sublimità della sua dottrina ed è molto estesa, poi­chè abbraccia tutta la vita umana e la compenetra. Purtroppo si sente parlare di Religione in tutti i luoghi, a proposito ed a sproposito, si pronunziano errori co­lossali ed ognuno crede di saperne ab­bastanza.

L'ignoranza religiosa oggi fa sbalordi­re, anche nelle persone di una certa cul­tura. Il motivo è che non si ascoltano le prediche oppure non si comprendono; un'altra ragione è che non si leggono li­bri religiosi, i quali chiariscono le verità rivelate da Dio. Il romanzo o la rivista si legge; il libro religioso non si suole comprare oppure si lascia in un cantuc­cio della biblioteca.

 

Istruire se stessi

Non può darsi ciò che non si ha; non è possibile istruire gli altri, se non si è sufficientemente istruiti.

Tu, o anima, cristiana, fa' di tutto per avere un buon corredo d'istruzione reli­giosa; soltanto così potrai parlare con competenza e sostenere anche delle di­scussioni interessanti con gli avversari della Religione. Ecco le norme pratiche: Innanzi tutto, sta' attenta alle prediche se non comprendi qualche cosa, doman­da schiarimenti a chi ne sa più di te, spe­cialmente al Sacerdote.

Inoltre leggi qualche libro, ove il Cate­chismo sia bene spiegato. Ti consiglio di leggere alcuni libretti, molto istruttivi, che trattano i principali punti della mo­rale cattolica in una maniera semplice e convincente. Basta chiedere la Collana: « Il Sentiero » presso la Libreria Sacro Cuore - Via Lenzi - Messina.

 

I piccolî

Istruire i ragazzetti e le ragazzette nel­la Santa Religione è il flore della carità spirituale. San Giovanni Bosco diceva: La cosa più bella di questo mondo è fare il Catechismo ai piccoli. -

Le anime innocenti, che cioè non han­no la malizia del peccato mortale, accol­gono con amore e semplicità le verità della fede. Dio si rivela agli innocenti. Diceva Gesù in una preghiera all'Eterno Padre: « Ti ringrazio, o Padre, che hai rivelato queste cose ai piccoli ed agli ignoranti e le hai nascoste ai sapienti del mondo; sì, o Padre, perchè così a Te è piaciuto! ». Dunque Gesù stesso affer­ma che i pargoli sono da Dio privilegiati.

Se tu puoi impartire un po' di Cate­chismo ai piccoli, non rifiutarti. Interessati anche di istruire i piccoli che sono nella tua famiglia e nei pressi della tua abitazione. Imita Santa Teresina, la qua­le ancora ragazzetta, trovandosi in cam­pagna, avendo viste due bambinette, co­minciò a parlar loro di Gesù e ad inse­gnare un poco di preghiere e riuscì a fa­re quello che la madre delle bambine non aveva mai fatto. Quante madri sono tra­scurate a questo riguardo!

 

Gli adulti

Istruire gli adulti nella Religione è un po' difficile, perchè possono avere delle prevenzioni; forse hanno il cuore ingol­fato nei vizi, specialmente nell'impurità, ed allora la grazia di Dio trova ostacolo. Tuttavia è necessario istruire tanta gen­te, che è pratica della vita, è intelligente nel disbrigo degli affari, ma è del tutto digiuna d'istruzione religiosa. Tu raccon­ta le verità che hai appreso in Chiesa o sui buoni libri, narra gli esempi ed i pa­ragoni che ti sembrano più adatti, imita Gesù che istruiva a base di parabole e di fatti. Non aver paura nelle conversa­zioni di parlare di Religione. Gesù ti as­sisterà; qualche spiritoso, più ignorante degli altri, forse sorriderà del tuo modo di agire, ma gli altri ti ascolteranno. An­che quando non riuscissi a convertire tutti, è già un bene che tu abbia rimesso sulla retta strada qualcuno; se non al­tro, tu hai gettato il buon seme in tanti cuori e potrà darsi che in seguito frut­tifichi, perchè la grazia di Dio suole lavo­rare lentamente nelle anime.

 

Nelle difficoltà

Volendo istruire gli altri, può darsi il caso che qualcuno domandi spiegazioni di certi punti difficili della Religione, op­pure che metta avanti una obiezione, al­la quale non è facile rispondere subito. In tale circostanza si dica: Per il mo­mento non posso rispondere; m'informe­rò meglio e chiarirò la cosa. -

Diceva Don Bosco: Quando si ha diffi­coltà in fatto di liti, ci si rivolge all'av­vocato; in caso di malattia, si va dal me­dico; in fatto di Religione, bisogna rivol­gersi al Sacerdote, il quale è il più com­petente in materia, avendo impiegato tanti anni nello studio della scienza di­vina. - Una difficoltà, attorno alla qua­le inutilmente si discute e con calore, potrebbe essere sciolta in poche parole dal Ministro di Dio.

 

Raccomandazione

Prima di rivolgere la parola agli altri per istruirli, è bene fare una breve pre­ghiera per domandare l'aiuto di Dio. Po­trà recitarsi un'Ave Maria, oppure dire: Signore, benedite voi le mie parole! -

E' tanto utile raccomandarsi agli An­geli Custodi di coloro che si vogliono istruire, poichè i Santi Angeli in quei momenti possono svolgere la loro mera­vigliosa attività a bene delle anime affi­date alle loro cure.

 

CONSIGLIARE I DUBBIOSI

Anche le persone più istruite e timo­rate di Dio, possono aver bisogno dei consigli altrui, poichè non sempre si ve­de con chiarezza una situazione, special­mente quando si è interessati. Un estraneo, libero da passione e da interesse par­ticolare, può esaminare con più calma la cosa e dire la parola più opportuna. Nessuna meraviglia perciò se il Santo Padre Pio IX, in certi momenti difficili del governo universale della Chiesa, ab­bia chiamato Don Bosco, umile Sacer­dote, e gli abbia domandato consigli sul da fare.

Se uomini così eminenti, quale un Pa­pa, possono avere bisogno del consiglio altrui, che cosa dire di chi è poco istruito?

Da un buon consiglio dato possono pro­venire ottimi risultati: la pace del cuo­re, la concordia in famiglia, il termine di una lite, ecc. Il dare dunque un buon consiglio è un'opera di misericordia mol­to meritoria.

 

Come consigliare

Chi è richiesto di qualche consiglio, misuri bene le parole, pensando alle con­seguenze che potrebbero produrre.

In certi. affari importanti e delicati, prima di dare il proprio parere, è bene pregare la Madonna, che è Madre del Buon Consiglio, oppure invocare lo Spi­rito Santo, che è il Datore dei buoni lu­mi. Cosi faceva Don Bosco; e tutti co­loro che a lui ricorrevano per consiglio, se ne partivano rassicurati.

 

La gioventù

I giovani, perchè inesperti della vita, hanno bisogno più degli altri di buoni consigli. Una parola opportuna, detta ad un giovane o ad una giovanetta in certi momenti critici, può essere la salvezza di quell'anima.

Siccome i giovani, perchè spensierati, non sempre pensano a domandare con­sigli, è vera carità dire loro una buona parola, anche senza esserne richiesti.

 

Responsabilità

Chi dà un consiglio, è responsabile del bene o del male che ne deriverà, in quan­to il consiglio influisce efficacemente nel­l'operare. Porto qualche esempio, che po­trà servire di guida. Un giovane dice: Vorrei avviarmi al Sacerdozio; mi piace divenire Ministro di Dio.

Un amico risponde: Ma perchè sce­gliere questa via? Non vedi come i Sa­cerdoti sono insultati? E poi, che cosa potrai guadagnare finanziariamente?... Lascia quest'idea e fa' di tutto per diven­tare un colto professore o un valente av­vocato. - Dietro questo consiglio il gio­vane depone la sua idea ed abbraccia la carriera del mondo. Quale conto non do­vrà dare a Dio nel giorno del Giudizio chi gli ha fatto cambiare parere? Quan­to bene avrebbe potuto fare quel tale da Sacerdote! Quante anime avrebbe potu­to portare a Dio! Invece, mettendosi nel mondo, abbracciando uno stato contrario alla volontà del Signore, diventa forse pietra di scandalo a sé ed agli altri. L'a­mico avrebbe dovuto consigliare: Se tu vuoi divenire Sacerdote, pensaci bene, prega Iddio per conoscere meglio la sua volontà, consigliati in un affare così im­portante col tuo Confessore; io ti aiuterò con la preghiera. -

Lo stesso si dica per una giovane che vorrebbe farsi Suora. Eppure, quanta leggerezza nel dare consigli del genere! Tanti non si fanno scrupolo del pessimo consiglio che danno. Comprenderanno il male fatto, quando non saranno più in tempo di rimediarvi.

Un tale è stato offeso ed avendo il cuo­re gonfio di rabbia, racconta tutto ad un amico; costui risponde: E perchè non vendichi l'offesa? Hai ricevuto uno schiaffo? Dagliene due! Ti ha tolto l'o­nore? Inventa una calunnia contro l'of­fensore... Devi farti rispettare! Chi si fa agnello, facilmente è mangiato dal lu­po! - Dietro queste parole, l'offeso sta­bilisce di vendicarsi e va a fare un male all'offensore. Di quanti peccati carica la sua coscienza, chi ha consigliato la ven­detta!... Una persona va ogni giorno a Messa e riceve la Santa Comunione. Una amica suggerisce: Non andare spesso in Chiesa; basta andarvi la domenica. Perchè tante Comunioni? Basta una di tan­to in tanto. - Un tale ha letto un libro cattivo; ne parla a conoscenti e ne, sug­gerisce la lettura. Un altro, appassionato del cinema, consiglia di andare a vedere qualche film poco buono. Tutti costoro sono rei di cattivi consigli, hanno ap­portato tanto male spirituale al prossi­mo e meritano un severo giudizio al tri­bunale di Dio.

E' meglio essere privi della parola, an­zichè fare male al prossimo con cattivi consigli.

 

CONSOLARE GLI AFFLITTI

Il cuore umano è debole, facilmente si abbatte nel dolore ed ha bisogno di conforto. Il consolare un'anima afflitta è più che dare da mangiare ad un affa­mato; perciò chi riesce a lenire il dolore altrui, compie un ottimo atto di carità. Siccome la vita è cosparsa di spine, è facile trovare anime afflitte da confor­tare, in casa e fuori.

Quando il dolore entra in una famiglia o con il lutto o con altra disgrazia, è ve­ra carità andare a fare una visita, dimo­strare che si prende parte a quel dolore e dire la parola cristiana, che spinga al­la rassegnazione.

La parola di conforto è come una goc­cia di balsamo sopra una ferita aperta.

 

Lo sfogo del cuore

Ci sono dei dispiaceri che facilmente si possono sopportare in silenzio; altri invece sono così forti, per cui si sente il bisogno di sfogare il proprio cuore.

Come si fa il salasso e si estrae dal cor­po un poco di sangue guasto e subito si avverte il sollievo fisico, così quando il proprio dolore si confida ad un altro e si è compresi, subito il cuore si risolleva.

E' necessario seguire delle norme par­ticolari in simili casi, affinché tutto si faccia con delicatezza per non offendere né Iddio né il prossimo.

Prima di tutto, chi vuole sfogare il suo cuore procuri di fare ciò non per odio o per rabbia, ma unicamente per confor­tarsi. Si deve cercare la persona adatta, degna di ricevere la confidenza, poichè non tutti hanno il talento di sapere consolare. Perciò non sono lodevoli coloro che fanno la confidenza al primo che in­contrano. Si cerchi una persona seria, ti­morata di Dio e che sia forte nel mante­nere il segreto. La confidenza deve farsi ad uno solo, diversamente parlando con questo e con quello, se il torto ricevuto non è di ragione pubblica, si pecca di mormorazione. Chi ascolta lo sfogo dei cuore, deve mantenersi nella calma, esor­tare al compatimento, al perdono ed a pregare per l'offensore; se le circostanze lo permettono, è carità prestarsi a fare da intermediario per rappacificare gli animi; ed in ultimo, deve mantenersi il segreto su quanto è stato confidato.

 

Ammonire i peccatori

Tutti possono peccare. C'è però chi sì rimette dopo la colpa e c'è chi vi cade ri­petutamente, senza preoccuparsi di rial­zarsi. Tutti abbiamo il dovere di ammo­nire il peccatore, affinchè lasci il pecca­to; alcuni hanno il dovere di giustizia, ad esempio, i genitori, i superiori in au­torità, i padroni, gli educatori, ecc. e deb­bono soddisfarlo anche a costo di gravi sacrifizi; altri nell'ammonire il peccato­re hanno il dovere di carità.

 

I bestemmiatori

Se si riconosce che richiamando un bestemmiatore si possono impedire altre bestemmie, la carità suggerisce di am­monirlo; se si prevede che possa bestem­miare di più, è meglio non dire niente in quell'istante e rimandare la correzio­ne a momento opportuno, cioè quando il bestemmiatore sarà più calmo e quin­di più disposto ad utilizzare la correzione. La correzione è una medicina; la me­dicina bisogna prenderla nell'ora più op­portuna. Chi presenta all'ammalato un farmaco amaro, s'industria di farglielo sorbire con parole dolci e con modi per­suasivi. Cosi bisogna correggere chi pec­ca e specialmente il bestemmiatore.

 

I concubini

Si chiamano concubini coloro che con­vivono senza essere sposati. Sono pub­blici peccatori. Convertire i concubini è assai difficile, perchè hanno nel cuore il demonio impuro; ma non è impossibile. Perciò fa un atto di carità eccellente co­lui che li esorta, a mettersi in grazia di Dio, presentando il pensiero della morte, la quale viene quando meno si aspetta.

Chi può, aiuti a superare le difficoltà che i concubini sogliono portare avanti. Chi riesce a sistemarli religiosamente, quanto merito acquista presso Dio!

 

Le cattive occasioni

Taluni si trovano in pericolo di pec­cato, a motivo di qualche cattiva com­pagnia; avvicinano persone pericolose... frequentano famiglie poco morali... e fan­no parlare la gente.

E' necessario avere un po' di santo co­raggio e richiamare con prudenza chi sta sull'orlo del precipizio. Un ammonimen­to dato in tempo propizio, può salvare un'anima.

 

Norme per ammonire

Quando si prevede che l'ammonimen­to non gioverà a niente, oppure verrà pre­so a male, la prudenza suggerisce di non parlare o almeno di rimandare la cor­rezione ad altro tempo. Nel fare le cor­rezioni non si adoperino parole forti ed aspre, ma si parli con dolcezza e con per­suasione. Prima di ammonire il peccato­re, si reciti qualche preghiera, affinchè Iddio renda efficace la correzione.

 

Convertire i peccatori

Perchè un peccatore si converta è ne­cessaria una grazia particolare; ordina­riamente una parola di ammonimento non è sufficiente. Dice Sant'Agostino: E' più facile risuscitare un morto, anzichè convertire un peccatore. - La ragione è questa, che per dare la vita all'anima morta alla grazia di Dio, si richiede un miracolo di ordine soprannaturale, il che non si richiede per dare la vita al corpo.

A Gesù sta tanto a cuore la conver­sione dei peccatori. Egli spasima di amo­re per essi e desidera ardentemente che si pentano dei peccati e lo amino. Ma, se Gesù è onnipotente e desidera questo, perchè non converte direttamente Lui tutti i peccatori? E' questo uno dei mi­steri della Divina Provvidenza. Una spie­gazione potrebbe essere la seguente: Dio lascia libera la volontà umana e non la forza in alcun modo; in conseguenza di ciò, l'uomo è responsabile di quello che fa e si rende degno del Paradiso o del­l'inferno. Iddio dà i suoi lumi alla men­te umana e la forza per fare il bene; pe­rò è sempre l'uomo che deve dire: Io mi decido a fare il bene.

Il peccatore, specialmente se indurito nel male, acciecato dalla passione, non suole far caso dei lumi celesti; la volon­tà, schiava del peccato, non si sa deci­dere a rompere le catene del male; il pec­catore resta copie un paralitico, incapa­ce di alzarsi. Per convertirsi si richiede una grazia celeste più abbondante, ma questa il peccatore non la merita a mo­tivo dei suoi peccati. Però può ottenersi una tale grazia abbondante per mezzo di altre anime, le quali preghino per lui e si sacrifichino per la sua conversione. Ecco la vera carità spirituale: ottenere da Dio grazie particolari per i peccatori.

 

Mezzo efficacissimo

Questa pagina credo sia la più impor­tante del presente scritto; quello che sto per dire è più interessante di quanto pos­sa sembrare. Le anime generose sappia­no farne tesoro e ne facciano larga propaganda.

Ecco come convertire le anime:

1. - Si scelga uno o più peccatori da convertire.

2. - Si recitino per loro ogni giorno cin­que Pater, Ave e Gloria alle Cinque Pia­ghe. Il Sangue Divino, invocato giornal­mente, scende sui cuori duri dei peccatori e poco per volta li rammollisce. Il Sangue di Gesù strappa all'Eterno Pa­dre qualunque grazia.

3. - Offrire per queste conversioni cin­que piccoli sacrifici, ogni giorno, ad ono­re delle Cinque Piaghe.

4. - Recitare sette Ave Maria all'Addo­lorata.

Facendo così, i peccatori facilmente si convertiranno, fosse pure nell'ultima ora della vita.

Se tutte le anime pie usassero questa mezzo efficacissimo, l'inferno resterebbe privato di molte prede. Si sappia che la più bella corona in Cielo sarà formata dalle anime che avremo salvato. Ogni anima salvata sarà come un sole risplen­dente, che renderà più bello il Paradiso a chi avrà cooperato alla sua salvezza.

 

Vantaggio

Chi mette in pratica il mezzo indicato, avvertirà nell'anima un aumento conti­nuo di grazia e godrà una pace partico­lare nel cuore, poichè Gesù, apprezzan­do molto quello che si fa per i peccatori, ricompensa generosamente; anche su que­sta terra coloro che vanno incontro al suo desiderio. Le anime pie provino con la propria esperienza la veridicità di quanto ho esposto.

 

Un peccatore

Tanti, pregando per i peccatori, si sco­raggiano perchè non vedono subito i frutti. Dopo una settimana, un mese, un anno al massimo, vorrebbero vedere con­vertiti tutti i peccatori per cui hanno pregato. Costoro si sbagliano, perchè la grazia di Dio nei cuori è misteriosa e non si possono scrutare i fini della Provviden­za. A noi tocca fare la parte nostra. Dio farà la sua, ma a tempo opportuno. Ser­va di esempio il seguente fatto.

Una madre pregava per il figlio tra­viato. Questi faceva il sordo alla grazia di Dio e continuava nella via del vizio. La povera donna pregava e piangeva, fe­ce questo per anni ed anni, anzi per de­cin di anni. La grazia di Dio trionfò. Guai se quella madre avesse smesso di pregare! Il figlio ricevette tanta luce alla mente e tanta forza di volontà, per cui lasciò il peccato, si ritirò dal mondo, si fece Santo e divenne Dottore di Santa Chiesa. Costui è... Sant'Agostino.

 

Altri suggerimenti

Per affrettare la conversione dei peccatori, è bene fare celebrare di tanto in tanto qualche Santa Messa, possibilmen­te ad onore delle Cinque Piaghe.

E' utile assai fare a tale scopo la ca­rità ai poverelli, poichè l'elemosina data ai bisognosi, commuove la bontà di Dio.

 

I moribondi

Quando si conosce un peccatore mo­ribondo, è necessario moltiplicare le ope­re buone ed i sacrifici. Se un'anima generosa dicesse: O Si­gnore, se per fare morir bene questo pec­catore volete da me qualche sacrificio, eccomi pronta!... Se occorre, mandatemi qualche croce con la forza di sopportar­la! - se un'anima dicesse cosi, è presso­

ché impossibile che il moribondo non si converta, perché Iddio ad un tale atto di generosità fa corrispondere una grazia abbondantissima, capace di far pentire il moribondo, facendogli emettere un vero atto di dolore prima di dare l'ultimo re­spiro. In quegli istanti i prodigi della grazia divina sono frequenti.

 

Perdonare le offese

Il perdono delle offese è un'altra opera di misericordia. Iddio comanda a tutti di perdonare i nemici e mette questo co­me condizione essenziale per perdonarci i peccati. Gesù ci ha insegnato a dire nei Padre Nostro: - Rimetti a noi i nostri debiti, (cioè, perdonaci i peccati), come noi li rimettiamo ai nostri debitori (cioè, a coloro che ci hanno offeso). - Chi non perdona, non è perdonato.

Perdonare certe offese... a certe per­sone... alle volte è un sacrificio così gran­de, che potrebbe dirsi eroismo; eppure si è tenuti al perdono anche nei casi più difficili.

 

I due debitori

Per insegnarci Gesù ad essere pronti a perdonare generosamente, ha portato una parabola. Leggiamo nel Vangelo: Il regno dei Cieli è simile ad un re, il quale volle regolare i conti con i suoi servitori. Avendo pertanto cominciato a fare ciò, gli presentarono un tale che gli doveva diecimila talenti. Siccome egli non aveva di che pagare, il padrone co­mandò che si vendesse lui, la moglie, i figli e tutto quanto aveva, per saldare il debito. Ma il servo, gettandosi ai suoi piedi, lo scongiurava dicendo: Abbi pa­zienza con me e ti pagherò tutto! - Mos­so a compassione il padrone di quel ser­vo, lo lasciò andare e gli condonò il de­bito. Quel servo, appena uscito, s'imbatté in uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari e, presolo per il collo, lo strangolava dicendo: - Paga ciò che mi devi. - Il compagno gettandosi ai suoi piedi, lo scongiurava dicendo: - Abbi pazienza con me e ti pagherò tutto! - Ma colui non volle, anzi andò e lo cacciò in prigione, finché avesse pagato il de­bito. Ora i suoi compagni, vista la cosa., ne furono grandemente contristati e ri­ferirono l'accaduto al padrone. Allora il padrone lo fece chiamare a sé e gli dis­se: - Servo malvagio, io ti avevo con­donato tutto quel debito, perchè tu me ne avevi supplicato, e non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno come ne ho avuto io di te? - E, sdegnato, lo die­de in mano ai manigoldi, fin tanto che non avesse pagato tutto il suo debito.

Concluse Gesù: Così farà con voi il Padre mio Celeste, se ognuno di voi non perdonerà di cuore al proprio fratello. -

 

L'esempio di Gesù

Gesù era stato condannato ingiusta­mente; pendeva, inchiodato sulla Croce, in mezzo agli spasimi; dimentico di se stesso, pensava piuttosto ai suoi crocifis­sori. Costoro avrebbero meritato i fla­gelli divini; ma Gesù, che aveva insegna­to a perdonare le offese, volle darne in quegli istanti l'esempio. Raccogliendo un po' di forza dal corpo esausto, aprì le sue labbra divine e si rivolse all'Eterno Pa­dre; Perdona loro, poiché non sanno quel­lo che fanno! -

Dietro questo esempio, quale Cristiano potrà dire: Io non posso perdonare? Chi non sa perdonare, non può essere seguace di Gesù Cristo.

 

L'esempio dei Santi

Un cavaliere fiorentino cercava a mor­te l'uccisore di suo fratello. Riuscì a tro­varlo e stava per ucciderlo. Ma l'assassi­no disse: Per amore di Gesù Crocifisso, perdonami! - Il cavaliere esitò un istan­te e poi lo perdonò, anzi lo abbracciò e disse di tenerlo in qualità di fratello. Ge­sù rimase così contento di tanto perdo­no, che operò un prodigio. Il cavaliere subito dopo entrò in una Chiesa e, men­tre contemplava il Crocifisso, Gesù aprì gli occhi, mosse il capo e gli sorrise in atto di compiacenza. Dopo di ciò, egli decise di cambiare vita e divenne Santo: San Giovanni Gualberto.

 

S. Francesca di Chantal

Un nobile uomo, Barone di Chantal, mentre faceva la caccia, fu ucciso. La sposa, pur sentendo il dolore per la per­dita del marito, non portò odio all'ucci­sore e lo perdonò di cuore, anzi trattò la sua famiglia con più amore. Volendo da­re un segno di benevolenza particolare all'assassino, volle fare da madrina al Battesimo d'un suo figlio. Gesù gradì questo perdono e diede tanta grazia alla vedova, sino a farla santificare. Oggi ha gli onori degli Altari: Santa Francesca Fremiot di Chantal.

 

Una madre

Durante la guerra europea del 1915, era stato chiamato alle armi un figlio unico di madre vedova. La famiglia era abbastanza agiata. Era arrivato l'ordine di sloggiare e la madre ottenne di resta­re nella propria casa, in qualità di Cro­cerossina, per prestare i primi aiuti ai feriti. La donna fece questo per stare più vicina al proprio figliuolo, che trovatasi in quella zona. Prima di separarsi dal fi­glio, gli consegnò un orologio d'oro, con il proprio nome inciso: - Quando tu, figlio mio, prendi l'orologio, ricordati di me! Il mio cuore batte continuamente per te, come l'orologio che porti teco. -

Passarono dei mesi, lunghi mesi di tre­pidazione. I feriti si succedevano in quel­la casa.

Una sera fu presentato alla Croceros­sina un ferito; era un Austriaco, di gran­de corporatura. Il cuore di donna soffri­va a vedere spasimare quel militare, gra­vemente ferito, e forse pensava alla di lui madre. Seduta al suo capezzale, rac­coglieva ogni sua parola per dargli con­forto. Nella smania del dolore, agitan­dosi, al militare cadde dal taschino l'oro­logio. La donna lo raccolse, ma subito eb­be un sussulto. Era l'orologio del figliuo­lo suo; il nome inciso diceva tutto.

- E questo orologio... chi ve l'ha da­to? - L'ho tolto ad un militare, che uc­cisi io stesso l'altro giorno! -

A queste parole l'infelice donna scop­piò in pianto; una tempesta si sollevò nel cuore e corse a rinchiudersi nell'altra stanza. Il ferito non badò a questo; non comprese. Il cuore di madre, orribilmen­te colpito, macchinò subito tanti proget­ti: Costui... è l'uccisore di mio figlio!... Che resta se non uccidere lui?! - Intanto il ferito si lamentava: Un sorso di acqua!... Ho sete!...

La Crocerossina senta la voce e disse: - Io dovrei dare da bere a lui... proprio a lui?! - In quell'istante gli occhi della donna si posarono sopra un'immagine sacra, appesa al muro che raffigurava Gesù morente, la Vergine Addolorata ai piedi della Croce ed i carnefici attorno. Pareva che la Madonna dicesse: Io ho visto uccidere il mio Divin Figliuolo sot­to i miei occhi... eppure ho perdonato! - Fortemente colpita da tale pensiero, a­sciugò le lacrime, frenò l'impeto del cuo­re, prese un bicchiere di acqua e lo con­segnò all'uccisore del figlio, dicendo: Sì... ti perdono... per amore di Gesù! -

 

I falsi cristiani

Quanti si dicono religiosi e non inten­dono il perdono delle offese! Costoro non pensano che non perdonando di cuore ai nemici, neppure Dio rimette loro i pec­cati quando si confessano; non rifletto­no che è quasi inutile andare in Chiesa, fare voti ai Santi, recitare Rosari... quan­do non si vuole perdonare un'offesa.

Dice Gesù: - Se tu stai per fare un'of­ferta a Dio e ti ricordi che il tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia l'of­ferta ai piedi dell'Altare; va' a riconci­liarti con tuo fratello e poi ritorna a fa­re l'offerta. Diversamente Dio non accet­ta il tuo dono. -

Anima cristiana, hai la coscienza tran­quilla a questo riguardo? Non dimenti­care la parabola evangelica dei due de­bitori, che sopra ti ho esposto.

 

Come perdonare

Prima di tutto, ricevuta un'offesa, de­ve frenarsi ogni moto perverso del cuo­re, per cui si è spinti alla vendetta, a de­siderare il male all'offensore, a pronun­ziare imprecazioni ed ingiurie.

Al più presto si procuri la riconcilia­zione, possibilmente nella stessa giorna­ta; questo comanda Iddio per mezzo di San Paolo: Non tramonti il sole sulla vo­stra ira. - Il fuoco si deve spegnere su­bito; più si ritarda e peggio è. Siccome la riconciliazione fra due anime irritate è difficile, giova servirsi di qualcuno che faccia da intermediario.

Spesso un saluto o uno sguardo be­nevolo rivolto a chi ha fatto un'offesa, può essere ottimo mezzo di rappacifica­zione.

Ecco quanto insegna il Santo Vange­lo. - Se voi date il saluto a chi vi fa del bene, che merito ne avrete? Non fanno forse così anche i peccatori? Ma voi sa­lutate i vostri nemici, fate del bene a chi vi fa del male, pregate per coloro che vi perseguitano, per essere figli del Padre mio, il quale fa sorgere il sole sui buoni e sui cattivi e manda la pioggia sui giu­sti e sugli ingiusti. -

 

Esortazione

Anima cristiana, vuoi proprio bene a Gesù? Metti in pratica quanto ti sug­gerisco.

Ricevuta un'offesa, la prima preghiera che hai da compiere, offrila a Dio a be­ne di chi ti ha offeso. Dirai: Signore, quante volte mi avete perdonato i pec­cati; ed io per vostro amore perdono pu­re! Benedite il mio offensore e cambia­tegli in gioia il dispiacere che mi ha da­to. La sofferenza che provo nel cuore, la offro a Voi, o Signore, a bene di questa anima! -

Se tu farai così, il tuo cuore si calme­rà; questa preghiera sarà come un tor­rente di acqua versato sopra una fiam­ma; il demonio dell'odio, che cerca di annidarsi nel cuore e soffiare sulla fiam­ma, si metterà in fuga.

Se non hai esperimentato ciò, procura di farne la prova.

Un consiglio pratico per non dispia­cere a Dio quando siamo offesi, è questo: dimenticare ogni cosa.

Il pensare e ripensare al torto ricevu­to, eccita, la fantasia, infiamma il cuore di odio e produce tanti altri mali.

Si raccomanda perciò di non parlare di qualche offesa ricevuta e di distrarsi subito quando vengono alla memoria gli insulti avuti.

 

Sopportare le persone moleste

La carità è paziente e comanda di com­patire il prossimo nei suoi difetti. Com­patire significa essere persuasi che tutti abbiamo dei difetti e come vogliamo che gli altri sopportino i nostri, così noi dob­biamo sopportare le manchevolezze altrui. Nessuno è perfetto; anche le persone più sante hanno i loro difetti. Ci sono di quelli che sono più carichi di miserie umane ed è difficile aver da fare con lo­ro, perchè hanno un carattere superbo, parlano con alterigia, sono nervosi ed in­contentabili. La vera opera di misericor­dia spirituale è proprio questa: soppor­tare pazientemente le persone moleste.

 

Pazienza con i piccoli

I bambini ed i ragazzi commettono tante mancanzucce, più per irriflessione che per malizia. Con loro ci vuole una pazienza particolare.

E' giusto e doveroso correggere i pic­coli, se no prendono la cattiva piega nella vita; però si sia larghi di compati­mento, pensando che anche noi una vol­ta eravamo piccoli e facevamo altrettanto.

 

Pazienza con i vecchi

Se con i ragazzi ci vuole pazienza, con i vecchi ne occorre di più. I vecchi han­no l'organismo quasi esaurito, con tanti acciacchi, e sogliono essere loquaci, ner­vosi ed esigenti. Chi ha da fare con loro, ricordi di trattarli bene e di sopportarli con pazienza.

Se questi vecchi sono i genitori, biso­gna trattarli con più carità, perchè ne hanno il diritto. Quanto hanno fatto per i loro figliuoli! A quanti sacrifici si sono sottoposti per tirare avanti la famiglia!

Se i figli non sanno sopportare le debo­lezze dei vecchi genitori e li rimprovera­no e dicono loro parole poco rispettose e li trattano duramente... non meritano il nome di figli.

 

Pregare per i vivi e per i morti

Questa è l'ultima, o meglio, è il com­pendio di tutte le opere di misericordia. La preghiera è sempre accetta a Dio, ma è più accetta quella che si fa per il pros­simo, in quanto è avvalorata dalla carità. Quantunque la preghiera non abbia limiti di tempo e di luogo, pur nondime­no il popolo cristiano in certi giorni suo­le ricordare più una categoria di anime anziché un'altra. La Santa Chiesa non è contraria a questa pratica.

Presento qui alcune intenzioni, parti­colari, da mettere nella preghiera nei vari giorni della settimana.

Lunedì: Per le anime del Purgatorio, specialmente se parenti.

Martedì: Per gli ammalati, affìnchè so­frano con rassegnazione e con merito.

Mercoledì: Per gli agonizzanti, special­mente per i più bisognosi.

Giovedì: Per tutte le Persone Consacra­te... Sacerdoti, Religiosi, Suore e aspiranti al Sacerdozio.

Venerdì: Per i peccatori ostinati.

Sabato: Per i Missionari e le Missionarie.

Domenica: Perchè Dio benedica le fati­che dei Sacerdoti nel giorno di festa.

Conclusione - Maestro, chiese un giovane a Gesù, che cosa devo fare per entrare nella vi­ta eterna? - Rispose Gesù: Osserva i Comandamenti! -

Vogliamo guadagnarci il Paradiso? Osserviamo i Comandamenti, che, se­condo Gesù, sono compendiati in questi due: Amare Dio con tutto il cuore ed il prossimo come noi stessi.

FINE

 

A P P E N D I C E

I QUINDICI VENERDI' CONSECUTIVI IN ONORE DEL SACRO CUORE

Come si onora la Madonna con i pri­mi Cinque Sabati di mese e con i Quin­dici Sabati Consecutivi, così si onori il Sacro Cuore di Gesù, oltre che con i No­ve Primi Venerdì, anche con la pratica dei Quindici Venerdì Consecutivi. Il pri­mo turno comincia verso la metà di mar­zo, per finire l'ultimo Venerdì di giugno; il secondo turno verso la metà di settem­bre, per chiudersi l'ultimo Venerdì di dicembre.

In privato i Quindici Venerdì si pos­sono iniziare in qualunque tempo. Chi non potesse comunicarsi al Venerdì, po­trebbe comunicarsi in qualunque altro

giorno, prima che giunga il Venerdì suc­cessivo. In casi urgentissimi la S. Comu­nione può farsi in 15 giorni di seguito. Quando coincide il Primo Venerdi del mese, la Comunione soddisfa alle due pratiche.

Scopo di questa pratica è: Riparare il Sacro Cuore ed ottenere grazie.

Intenzioni delle Comunioni riparatrici

1. Venerdì: Riparare i sacrilegi euca­ristici.

2. Riparare l'abuso della Confessione.

3. Riparare le bestemmie.

4. Convertire i peccatori.

5. Riparare i peccati di odio.

6. Riparare i peccati contro la purezza.

7. Riparare i peccati di scandalo.

8. Riparare i cattivi discorsi.

9. Riparare la stampa cattiva.

10. Riparare i divertimenti mondani.

11. Riparare la profanazione della festa.

12. Riparare i delitti.

13. Riparare le ingiustizie.

14. Riparare i propri peccati e quelli del­la famiglia.

15. Pregare per i moribondi.

Ogni giorno: Recitare cinque Pater, Ave, Gloria, in onore delle Cinque Pia­ghe.

 

DOMENICHE SANTIFICATE

La Comunione di Pasqua, una volta l'an­no, non è sufficiente a vivere da buoni Cri­stiani. II Concilio di Trento dichiarò che è desiderio della Chiesa che i fedeli, ogni­qualvolta assistano alla Messa, si accostino alla Comunione.

la domenica si va a Messa; si consiglia quindi di comunicarsi ogni domenica.

Vantaggi.

La Comunione domenicale:

1) Soddisfa al desiderio di Gesù, che dice nel­la Messa: « Prendete e mangiate tutti! ».

2) Fa partecipare attivamente al Divin Sa­crificio.

3) Santifica il giorno del Signore.

4) Dà la forza di vivere cristianamente du­rante la settimana.

Invito.

I fedeli, almeno una volta nella vita, per un anno intiero, santifichino le do­meniche con l'accostarsi alla Comunione.

Scopo. Ognuno metta un'intenzione par­ticolare, ad esempio: Riparare i peccati che si fanno nella domenica... Liberare qualche anima dal Purgatorio... Convertire qualche peccatore... Fare un buon matrimonio... Ri­

parare i peccati propri e della famiglia... As­sicurare la buona morte a sè ed ai propri cari... ecc....

NORME PRATICHE

1) Comunicarsi per un anno intero ogni domenica.

La pratica può iniziare nella prima domenica dell'anno, ovvero in qualun­que altra, purchè le domeniche rag­giungano il numero annuale.

2) Chi fosse impedito a comunicarsi la domenica, potrebbe supplire in altro gior­no della settimana.

3) Gli ammalati cronici e coloro che per gravi motivi non potessero comuni­carsi ogni domenica, basta che ricevano la Comunione cinque volte durante l'an­no, in ossequio alle cinque Piaghe di Ge­sù, ed offrano le loro sofferenze: per la pace del mondo, per il Sacerdozio Catto­lico e per la conversione dei peccatori.

4) L'essenza dalla pia pratica è la Co­munione domenicale. Il resto si lascia al­la generosità dei fedeli.

5) Si consiglia di seguire le direttive suggerite nell'apposito libretto « Dome­niche santificate ».

PRO UNIONE CHIESE SEPARATE

Uno dei più grandi problemi religiosi è la Conciliazione delle Chiese Cristiane Separate con la Chiesa Cattolica. La Chie­sa di Gesù Cristo non è ancora un solo Ovile sotto un solo Pastore.

Si compia la pratica delle Domeniche Santificate per impetrare dallo Spirito Santo la luce divina ai capi delle Chiese Scismatiche Ortodosse e Protestanti, af­finchè riconoscano la suprema autorità del Papa legittima Successore di San Pie­tro nella Sede di Roma.

Nessun Cattolica resti indifferente da­vanti a questo urgente problema!

Le anime zelanti diffondano, a voce e, per iscritto, i vantaggi di questa Cro­ciata.

Pratica: Ogni fedele sia un apostolo e trovi almeno una decina di persone da disporre alla Comunione domenicale.

(Da «Domeniche Santificate»)