IL VERO AMORE
(Amore di Dio e del prossimo)
Don Giuseppe Tomaselli
VISTO PER LA STAMPA
S. Gregorio, 20 Giugno 1949
Sac. Domenico Ercolini P. S. S.
IMPRIMATUR
Catania, 2 luglio 1949
Can. G.. Carciotto, Vic. Gen.
Per richieste:
Opera caritativa salesiana Don Giuseppe Tomaselli – Viale Regina Margherita 27 – 98121 Messina – c.c.p.: 12047981
INTRODUZIONE
E' diretto questo lavoro non solo alle anime pie desiderose di avanzarsi nella perfezione ma a tutte le anime desiderose di salvarsi e di arricchirsi di meriti.
Vorrei poter essere un Serafino per trattare degnamente l'argomento dell'amore divino; come uomo, appena mi è possibile sfiorarlo. Quantunque io creda di avere nell'anima poco amore, sento tuttavia l'ardente desiderio di comunicarlo ad altre anime e faccio questo per venire incontro agli ardenti desideri di Gesù, che è amore e cerca amore. « Gesù è la perla dell'amore. Beato colui che sa trovarlo e custodirlo! ».
AMORE DI DIO
Il primo comandamento
Un dottore della Legge si presentò a Gesù e gli disse: Maestro, qual è il più grande dei comandamenti? - Gesù gli rispose: Il primo e massimo comandamento è questo: Amerai il Signore Dio tuo, con tutto il tuo cuore, con tutta l'anima tua e con tutta la tua mente.
Queste parole divine non hanno bisogno di molta spiegazione; in breve dicono tutto e con chiarezza.
Gesù avrebbe potuto dire: Il primo comandamento è di amare Dio. Invece ha voluto aggiungere di amarlo con tutte le nostre forze, per farci comprendere che siccome Dio ci ama svisceratamente, con amore eterno ed infinito, così vuole che le sue creature abbiano ad amarlo senza misura in tutti gli istanti della loro esistenza.
Dio è amore
Il sole, che arde emanando luce e calore, è una debolissima immagine di Dio. Il Creatore dell'universo è una fornace ardente di amore; crea per amore, conserva gli esseri nella loro esistenza per amore; segue ciascuna delle sue creature con infinito amore; perciò San Giovanni Evangelista disse: Dio è amore!
L'amore di Dio abbraccia tutto e tutti, dalla goccia d'acqua all'immenso oceano, dal minimo dei microbi al più perfetto degli animali. Ma questo amore divino risplende più che tutto nell'uomo, il re del creato.
Il capolavoro
L'uomo è il capolavoro della creazione. Iddio gli diede un corpo che racchiude in sé tutte le meraviglie del creato; giustamente gli scienziati lo chiamano microcosmo, cioè piccolo mondo. Per amore Iddio creò la luce, affinché l'occhio umano potesse bearsi; creò i dolci suoni per allietare l'udito; mise in seno alla natura una grande varietà di profumi e di fiori per appagare l'odorato dell'uomo; creò una sterminata varietà di cibi, di frutta, affinché il gusto potesse saziarsi. Quante funzioni delicate e complicatissime si svolgono nel nostro corpo per conservarsi nell'esistenza e tutto ciò avviene con ordine meraviglioso in forza di leggi chimiche e fisiologiche, senza che l'uomo abbia a preoccuparsi. E' tutto ciò opera di amore.
Verso l'anima l'amore di Dio è più sorprendente, in quanto essa è di gran lunga superiore al corpo. Il Signore crea Lui direttamente l'anima umana e le dà la sua stessa immagine. Dio è spirito; l'anima è pure spirituale; Dio è volontà, l'anima è dotata di volontà; Dio è intelligenza; intelligente è pure l'anima. Per questo il Creatore quando attuò il piano della creazione disse: Facciamo l'uomo a nostra immagine e somiglianza.
Quantunque la natura umana sia inferiore a quella angelica, Iddio volle sollevarla allo stato soprannaturale, rendendola, simile alla angelica. A tal fine crea l'anima immortale e le concede di andarlo a godere faccia a faccia in Paradiso, come lo godono le Gerarchie Celesti.
Avendo il Signore messo in prova l'anima umana su questa terra, conoscendo i pericoli di dannazione e la debolezza proveniente dalla colpa originale, ha voluto assegnarle un valido aiuto nel pellegrinaggio terreno, mettendole vicino un Angelo, il quale avesse cura di custodirla, d'illuminarla, di sorreggerla continuamente.
Chi non vede le tenerezze amorose di Dio verso l'uomo? Come può restarsi indifferenti davanti a tanta bontà?!...
Uno schiarimento
Iddio è infinito nelle sue perfezioni; è la felicità per essenza; per conseguenza non abbisogna di alcuno; tutte le creature riunite non potrebbero aumentare di un minimo grado la sua felicità. Come si spiega allora che Egli ami tanto gli uomini, sino a mendicare, per così dire, un poco di amore? Che bisogno ha l'immenso Iddio di questo povero uomo? E' un mistero; dobbiamo contentarci di ammetterlo, perchè lo provano i fatti e specialmente la creazione e la redenzione.
Tuttavia ecco un modesto esempio. Un ricco signore possiede palazzi e campagne; gode florida salute; ha una moglie invidiabile: Umanamente parlando costui è felice. Un bel giorno diventa padre di un bambino. Chi più contento di questo signore? Egli contempla il neonato, lo bacia, lo sogna; parla con trasporto amoroso del bambino con gli amici; ordina delle feste in famiglia; moltiplica le sue attività per rendere più ricco il futuro erede...
O genitore, è mai possibile che tu senta tanto amore verso il tuo bambino? Alla fin fine che cosa è un neonato? Il suo corpo non oltrepassa i due chilogrammi. Egli non è capace di comprendere, di apprezzare il tuo amore e tanto meno di ricambiartelo. E' bisognoso di tutto. Chi sa quanti fastidi apporterà a te, da piccolo e da grande! Sai dirmi tu, o genitore, perchè lo ami tanto? La risposta è facile e naturale: E' mio figlio!
Cosi Iddio sente l'amore in grado sommo verso la misera creatura umana, perchè le appartiene più che il bambino al genitore, avendola creata dal nulla e avendole impressa la propria immagine spirituale ed immortale.
Gesù Redentore
Commesso il primo peccato dai nostri progenitori, il Paradiso rimase chiuso per essi e per i loro discendenti. Ma il buon Dio, che è tutto amore, volle rimediare e nella pienezza dei tempi attuò il piano della redenzione.
Se l'Incarnazione non fosse un fatto compiuto, sarebbe stoltezza il pensarla. Ma Dio, Essere infinito, che non ha bisogno di alcuno, che forma la felicità perfetta di sterminate schiere di Angeli, questo Dio, quasi dimentico della sua dignità, pur restando vero Dio, comincia ad essere vero uomo e prende un corpo simile a quello delle sue creature ed una anima umana. Oh, mistero di amore! Davanti ad un fatto simile, l'umanità dovrebbe andare pazza d'amore per il suo Dio!
Gesù Cristo per salvare il mondo avrebbe potuto contentarsi della sola Incarnazione; ma, il suo amore essendo senza limite, volle abbracciare una vita di sacrifici e di tormenti, sino a farsi chiamare «l'Uomo dei dolori». Nacque povero in una stalla visse in un'umile bottega esercitando il mestiere di falegname, per tre anni andò in giro predicando il regno dell'amore e facendo bene a tutti. A chi si meravigliava di tanta bontà, Gesù rispondeva che Iddio ama gli uomini più che una madre i propri figli.
Quale morte vergognosa volle avere Gesù! L'amore lo spinse a farsi annoverare tra i malfattori, condannato a morire in croce, inchiodato, insultato. Dopo morte, volle ricevere ancora una lanciata al petto!... Vera vittima di amore.
Se si fosse domandato a Gesù pendente dalla Croce: Per chi soffrì, o Gesù? -
avrebbe risposto: Per tutti gli uomini! Ma costoro non sapranno apprezzare il tuo martirio, anzi ti combatteranno, ti bestemmieranno! - Non importa! E' l'amore eterno che mi muove e mi rende pronto a subire le mille volte la stessa morte atroce per ciascun uomo, se questo fosse necessario!
L'amore di Gesù per l'umanità non si esaurì con la sua vita terrena; volle perpetuare per tutti i secoli la sua dimora in mezzo agli uomini con la vita eucaristica. Gesù dunque, trovando la sua delizia nello stare con i figli degli uomini, istituì il Sacramento dell'amore, pronto a darsi in cibo alle anime desiderose di nutrirsi delle sue Carni. L'Apostolo San Giovani poté scrivere nel suo Vangelo che, avendo Gesù amato i suoi, li amò sino alla fine, cioè sino all'estremo limite dell'amore.
L'umanità ingrata
L'ambre si paga con l'amore. L'umanità come corrisponde a tanta bontà di Gesù?... Con l'ingratitudine!... Chi lo bestemmia; chi lo perseguita, in pubblico e in privato; chi non lo pensa affatto; chi neppure lo conosce e non si cura di conoscerlo; chi l'offende con sacrilegi, profanando il Sacramento dell'amore e profanando il sacro Tempio; chi dice di amarlo, ma con i fatti dimostra il contrario...
Davanti a sì nera ingratitudine, Gesù soffre e sente il bisogno di lamentarsi. Egli volle un giorno mostrare il suo Cuore sanguinante ad una Suora della Visitazione, Santa Margherita Maria Alacoque. Le si presentò nella sua sacra umanità, col volto triste, il Cuore circondato di spine e sormontato da una piccola croce; il cuore era palpitante in mezzo a fiamme, simbolo di amore. - Ecco, o Margherita, quel Cuore che ha tanto amato gli uomini e dai quali è così poco amato!... In cambio di amore ricevo disprezzi e indifferenza!...
Questo lamento di Gesù dovrebbe intenerire i cuori più duri! Come non amare Gesù, se Egli ne ha il diritto come nostro Creatore; se lo merita come nostro Redentore?!... Come non smaniare d'amore per Gesù, che è così amabile, centro d'ogni felicità?!...
I Santi furono rapiti da questo fuoco di amore, ne compresero la preziosità e niente risparmiarono per rendersene degni...! Beato colui che mette la sua felicità. nel corrispondere all'amore di Gesù! Gode il Paradiso anticipato ed attraversa questa valle di lacrime nella gioia più pura del cuore.
Infelice al contrario chi disprezza Gesù o non si preoccupa di amarlo! Avrà l'amarezza nel cuore perennemente, pur nuotando nei miseri piaceri di questo inondo!
COME SI AMA GESU'
Non chi - dice: Signore, Signore! - entrerà nel regno dei Cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio! - Queste parole di Gesù significano che l'amore non si dimostra a Dio dicendo: Signore, vi amo! - ma facendo la volontà del Creatore con l'osservanza esatta della sua legge. L'amore di Dio ha dei gradi; può essere imperfetto, buono, eccellente.
C'è chi dice: Io osservo i comandamenti divini perché ho paura dei castighi di Dio! Egli è giusto giudice e punisce con il tormento eterno chi trasgredisce la sua legge in questa vita!... Se non ci fosse l'inferno, non mi curerei di niente e godrei la vita soddisfacendo le mie passioni!
Chi parla ed agisce in tal modo, pur praticando i precetti divini, non ha il vero amor di Dio, bensì il timore interessato di Dio, che potrebbe anche chiamarsi amore imperfetto. Quante anime, degne di compassione, tengono questa condotta e credono di amare sinceramente il buon Dio, solo perchè praticano la sua legge!
C'è chi dice: Procuro di non peccare perchè non voglio andare al fuoco eterno, ma più che tutto perchè desidero andare al Paradiso a godere la visione beatifica di Dio ed essere annoverato tra gli Angeli del Cielo. E' grande assai il premio che il Signore mi ha preparato se lo servo fedelmente! - Questo amore di Dio è buono, quantunque sia interessato. La maggior parte delle anime che militano nel mondo sotto la bandiera di Gesù Cristo, sono spinte da simile amore. Ma c'è un amore più eccellente, più disinteressato, un amore che poche anime hanno: amare Dio per Dio. Infatti qualche anima dice: Faccio la volontà di Dio, ubbidendolo in tutto; non mi dó pensiero dell'inferno o del premio che mi aspetta in Cielo; amo Iddio perchè merita di essere amato; Egli è mio Padre ed io devo amarlo teneramente. Preferirei la morte, anziché dargli un dispiacere. Ancorché non ci fosse il premio eterno, lo amerei allo stesso modo. - Questo è il vero amor di Dio, che appaga i desideri di Gesù.
Tra le anime generose, che hanno goduto di questo amore, è Santa Teresa del Bambino Gesù, la quale diceva: L'amore mi ha rapita. Faccio tutto per amore. Per il timore di Dio non farei nulla. Vorrei poter fare tutto per piacere a Gesù e, ancorché Lui non riuscisse a sapere, per ipotesi, quale anima gli desse questi piaceri, continuerei lo stesso ad amarlo ed a procurargli piccole gioie!
Che sorgano molte di simili anime, specialmente tra le persone consacrate a Dio! Che ci sia nel mondo una santa gara di amore divino!
Tu, o anima cristiana, a quale grado di amore sei pervenuta?... Che sforzo fai per aumentare in te le fiamme di amore verso il caro Gesù?
La colpa grave
Ho detto sopra che l'amore di Dio consiste principalmente nell'osservanza della sua legge. Chi praticasse bene nove Comandamenti e ne trascurasse uno solo, non avrebbe l'amore di Dio, perchè una sola colpa grave priva completamente della divina grazia.
Quanta gente dice di amare il Signore, solo perchè ascolta la Messa nei giorni festivi, non bestemmia e non ruba. Invece porta nel cuore l'odio implacabile verso qualche persona, oppure accontenta le passioni impure, oppure trascura qualche grave dovere del suo stato.
Passare le settimane, i mesi e forse anche gli anni, in tale stato di coscienza è vivere completamente lontani da Dio, privi del suo amore.
Non è raro il caso d'incontrare anime, abituate a commettere qualche grave peccato, le quali frequentano la Chiesa, assistono con devozione alle Sacre Funzioni, ascoltano con piacere le prediche e arrivano a versare lacrime di commozione; credono di essere vicine a Dio, mentre quell'unico peccato mortale spegne del tutto il vero amor di Dio.
Tu che leggi, non sei forse nel numero di queste anime illuse? Perchè non ti metti di buona volontà per detestare una volta per sempre... quel maledetto peccato grave?
I peccati veniali
La trasgressione della legge di Dio in materia leggera si chiama peccato veniale o leggero. Veramente nessun peccato dovrebbe dirsi piccolo, se si considerasse che con esso si offende la Divinità. Tuttavia una mancanza leggera si dice piccolo peccato in rapporto al mortale.
Il peccato grave tronca del tutto l'amicizia di Dio; il peccato veniale la diminuisce solamente; la colpa mortale merita la pena eterna dell'Inferno; la veniale attira i castighi temporali, ossia merita il Purgatorio.
Per amare teneramente Gesù bisogna evitare con grande impegno i peccati veniali. Quando due cuori si amano, fanno a gara per coprirsi di delicatezze e per evitare tutto ciò che può menomamente disgustare la persona amata.
Così si comportano i veri amici; questa è la condotta di una tenera madre verso il figlio affezionato.
L'anima pia vorrebbe fare verso Gesù meno di quanto fanno tra loro due creature che si amano? Chi più di Gesù merita le delicatezze amorose?
Dunque, o anima cristiana, se vuoi dare piacere a Gesù, amalo intensamente, evita i piccoli peccati, che tanto gli dispiacciono! Eppure, quante piccole mancanze volontarie commetti giornalmente!... Una disubbidienza... un po' di vanità... una risposta risentita... una critica verso il prossimo... una bugia... un affetto poco mortificato... sono tanti sgarbi che tu fai al buon Gesù, il quale tutto osserva e di tutto tiene conto! Sono tante spine che tu ogni giorno conficchi nei capo di Gesù.
Tu imiti quel vile soldato che nel tribunale di Caifa diede uno schiaffo sul volto del Divin Maestro!
Evita perciò con un po' di buona volontà le colpe veniali. Sapessi quanti passano mesi ed anni senza dare a Gesù il minimo dispiacere volontario! Preferirebbero qualunque disgrazia, ma non offendere in qualche modo Gesù.
Per correggerti delle piccole mancanze, imponiti una piccola penitenza quando manchi volontariamente. Hai fatto una impazienza?... Bacia il Crocifisso e recita con dolore un Padre Nostro. Hai mormorato contro il prossimo?... Privati di parlare per una mezz'oretta, tranne una necessità. Hai trattato con sgarbo qualcuno?... Cerca l'occasione di fargli un favore.
Questa norma pratica è una delle più efficaci per crescere nell'amore di Dio. Tieni presente, o anima cristiana, che una mancanza leggera volontaria commessa da te, potrebbe recare più dispiacere a Gesù, che non una grave colpa fatta da chi è lontano da Dio.
Difetti o imperfezioni
Santa Teresa del Bambino Gesù si studiava in tutti i modi di piacere al Signore. Si affliggeva vedendo in sè tanti difetti, dei quali con tutta la buona volontà non riusciva a correggersi come avrebbe desiderato. In una istruzione religiosa sentì dire che ci sono mancanze che non dispiacciono a Gesù. Dopo di ciò provò tanto sollievo spirituale.
Quali sono le mancanze che non offendono il buon Dio? Sono i piccoli difetti inerenti alla miseria umana, più frutto di debolezza che di cattiva volontà. Tali sarebbero: distrarsi senza colpa durante la preghiera... secondare l'amor proprio senza accorgersi... uno scatto d'impazienza, fatto senza riflessione... sentire antipatia o simpatia, senza però assecondarla volontariamente... dire una piccola bugia, ma per isbaglio o per inavvertenza... ecc.
Tuttavia, quantunque questi difetti o imperfezioni non offendano Iddio, si ha il dovere di correggersi e di tendere alla perfezione.
Infatti Gesù dice: Siate perfetti, come è perfetto il Padre Vostro che è nei cieli. - Queste parole di Gesù non sono rivolte ai soli Sacerdoti ed alle Suore, ma a tutti i Cristiani.
Perciò non manchi lo sforzo quotidiano per correggersi dei propri difetti. Per riuscirvi si richiede vigilanza e spirito di sacrificio. Tanto sarà il profitto nella perfezione, quanto sarà lo sforzo per moderare le cattive tendenze del cuore umane.
VIVERE DI DIO
Dio nella mente
Dobbiamo amare il nostro Creatore con amore filiale e tenero; quest'amore deve compenetrare tutto il nostro essere, l'anima ed il corpo.
Quando si ama una persona, la si pensa spesso e con gioia; si vorrebbe vederla e parlarle; se ciò non fosse possibile per la distanza, s'impugna la penna e si stende una lettera affettuosa.
Cosi deve fare ogni anima con Dio. Durante il giorno è bene pensare a Gesù e, non solo durante la preghiera vocale, ma pure nel corso delle occupazioni. Alzare spesso la mente a Dio è cosa dolce e meritoria. Ad un'anima amante di Gesù è facile far questo. Tutto ciò che appartiene alla persona amata, suscita dei pensieri amorosi.
Tu, ad esempio, contempli il sole. Pensa a Dio!... Come sei bello, o sole! Quanta luce e quanto calore emani! Tu, o Gesù, sei più bello e più luminoso del sole!
Inonda l'anima mia di luce e di calore spirituale!
Contempli il cielo stellato... Dio mio, come sei grande! Quanti miliardi di astri hai collocato nel firmamento! Tu dirigi il loro movimento e tutti ti ubbidiscono. Anch'io voglio ubbidire alla legge morale che mi hai dato!
Un fiorellino è sotto il tuo sguardo... Gesù mio, quanta bellezza e quanto profumo hai dato a questo flore! Voglio essere anch'io come un fiore profumato in mano tua!
Un uccellino cinguetta sul davanzale... Tu, o Gesù, hai cura di questo uccellino e niente gli fai mancare. Quale cura non hai tu dell'anima mia, che è molto più preziosa dell'universo intero!
Un bicchiere d'acqua fresca ti disseta... Quanto sei stato buono, o Dio, a creare quest'acqua! Quanto sollievo dài a questo povero corpo! Ti ringrazio, o Signore! - Una immagine sacra attira il tuo sguardo... O Dio, quando avrò la gioia di vederti faccia a faccia?...
L'anima amante di Gesù concepisce questi nobili pensieri e vive la vera vita spirituale.
Il padre e la madre godono a vedersi ricordati dai figli, s'inteneriscono subito e benedicono tali figli amorosi; così il Signore guarda con occhio di compiacenza l'anima che spesso lo ricorda e le elargisce torrenti di grazie, illuminando sempre più la sua mente, confortando il suo cuore e sostenendola nelle prove inevitabili della vita.
Dia sulle labbra
Dice Gesù: La lingua parla dell'abbondanza del cuore. - Si parla spesso e con trasporto di colui che si ama; così i genitori parlano spesso dei loro figliuoli, il fidanzato della sua fidanzata, l'amico del1'amico.
Chi ama veramente Gesù, non può non parlare di Lui; chi è preso fortemente da questo amore divino, facilmente lo comunica agli altri, specialmente parlando.
Tu suoli parlare spesso di Gesù? Non devono essere i soli Sacerdoti a parlare di Gesù ai fedeli in Chiesa. Perciò nelle conversazioni in famiglia, di tanto in tanto, secondo le opportunità, narra quello che sai di Gesù, ad esempio, qualche tratto di Vangelo, qualche episodio interessante; vedrai come ti si ascolterà volentieri.
Parla di Gesù ai piccoli per farlo conoscere ed amare. I, piccoli sono innocenti e puri e perciò sono come fiorellini che trattengono, la rugiada.
Parla di Gesù agli adulti e specialmente ai peccatori, facendo comprendere quanto ha sofferto per salvare l'anima nostra. Racconta la tragica storia della Passione di Gesù Cristo e ti accorgerai subito dei buoni effetti.
Insegna alle persone con cui convivi il modo pratico di amare Gesù.
Se tu farai così, sarai davvero un'anima amante di Dio.
Dio nel cuore
Leggiamo nel Vangelo: Ove è il tuo tesoro, ivi sarà il tuo cuore. - Il vero nostro tesoro è Iddio; sommo bene. Il nostro cuore dunque deve essere in Lui: noi in Dio e Dio in noi.
Abbiamo un cuore per amare. Chi più del Signore merita i nostri palpiti? Purtroppo il cuore umano alberga tanti amori, spesso indegni, ed all'amore di Dio riserva soltanto qualche fibra.
Gesù deve regnare sovrano nel nostro cuore; Egli è il Re dei cuori. Come l'ago magnetico è rivolto di continuo al polo nord, così il nostro cuore dev'essere rivolto a Dio, centro della nostra esistenza.
Gesù desidera atti d'amore dalle sue creature e ne è avido. Un'anima chiedeva a Gesù: Come mai tu desideri tanto l'amore di noi, così miserabili? Non ti soddisfano gli atti di amore che ti danno i Beati del Paradiso? - Gesù rispose: Io apprezzo di più l'amore vostro anziché quello dei Beati, perchè il vostro amore è libero e meritorio, mentre l'altro è amore necessario.
Se Gesù apprezza tanto i nostri atti di amore, perché non ripetere spesso durante il giorno: Gesù ti amo!... Ti offro il mio cuore!... Ti amo per quelli che non ti amano!...?
FRUTTI
Efficacia dell'amore
L'amore perfetto consiste nell'amare Iddio per Iddio e non soltanto per paura dei suoi castighi. Un tale amore è così potente da cancellare sull'istante qualunque colpa.
Se un'anima avesse commesso un numero stragrande di gravi peccati e fosse nera più del carbone, se in un momento di ravvedimento riuscisse a concepire, anche mentalmente, un atto di amore perfetto, sull'istante resterebbero cancellati i peccati; l'anima diventerebbe candida più che la neve e se morisse, potrebbe andare direttamente in Paradiso, senza bisogno di purificarsi nel Purgatorio.
Ecco come emettere l'atto di amore perfetto: ”O Gesù, ho peccato!... Son pentito del mal fatto, perchè con i miei peccati ti ho rinnovato i dolori della Passione!... Sono stato un figlio ingrato!... Non voglio offenderti mai più!... Prima morire che peccare!... Gesù ti vorrei amare tanto quanto ti ho offeso!... “
Perché l'atto di amore perfetto sia, efficace, è necessario che ci sia il proponimento di confessare le colpe al più presto; ma prima ancora di ricevere la santa assoluzione, l'anima è già rimessa in grazia di Dio.
Dopo un tale atto, quantunque l'anima sia in grazia di Dio, non ci si può accostare ai Santi Sacramenti se prima non ci si confessa col Ministro di Dio. Questa è disposizione della Chiesa.
Tu, o anima cristiana, renditi familiare l'atto d'amore divino perfetto. Rinnovalo ogni sera prima di prendere riposo; emettilo con fervore dopo aver commesso qualche grave peccato; insegna ad altri un mezzo così facile per rimettersi subito in grazia di Dio.
Quanti vivono in peccato mortale, in disgrazia di Dio, per settimane, mesi ed anni, solo perchè non conoscono l'efficacia dell'atto d'amor di Dio ed il modo di farlo!
Non tutti possono avere la comodità di confessarsi subito, o perchè sono in campagna, o perchè non possono uscire dalla casa o per altri motivi; ma tutti volendo hanno la possibilità di concepire, anche col semplice pensiero, un sincero atto di amore.
La pena temporanea
Quando si pecca, si commette una colpa e si merita una pena. Confessando i propri peccati, Dio perdona la colpa; però la pena meritata peccando, non si cancella del tutto.
Confessando un peccato mortale, Iddio rimette la pena eterna dell'inferno, ma l'anima dovrà scontare in questa vita o in Purgatorio il peccato fatto.
Questa pena, che si chiama temporanea, diminuisce con la penitenza imposta dal Confessore e con le altre opere buone che si fanno.
Ma se il penitente, quando si confessa, riuscisse a fare un atto di amore perfetto verso Dio, sull’istante scomparirebbe la pena temporanea e, se venisse a morire, andrebbe direttamente in Paradiso.
Stando così le cose, quando andiamo a confessare i nostri peccati, gravi o leggeri, sforziamoci di fare un atto di amor di Dio come meglio possiamo. Così facendo, dopo questa vita o non passeremo dal Purgatorio o non vi staremo a lungo.
L'amore di Dio è un fuoco potentissimo che distrugge ogni iniquità.
AMORE EUCARISTICO
L'atto di amore più grande da Gesù compiuto per l'umanità. dopo la sua Incarnazione, Passione e Morte, è stato la istituzione della SS. Eucaristia, la quale è chiamata Sacramento di amore.
Il Creatore del mondo, nascondendo la sua potenza e gloria, resta vivo e vero, palpitante d'amore infinito, sotto le specie di una piccola Ostia.
Egli è pronto a darsi in cibo a chiunque si presenta al suo Altare. Invita tutti a riceverlo, promettendo di dare in compenso il Paradiso. - In verità, in verità vi dico: Chi mangia la mia Carne e beve il mio Sangue, ha la vita eterna ed io lo risusciterò nell'ultimo giorno. -
L'umanità tutta dovrebbe andare incontro ai desideri di questo Re di amore e riceverlo sacramentalmente e trattarlo come fanno gli Angeli in Cielo.
Invece su questa terra di peccato l'Amore non è amato, anzi è sconosciuto o disprezzato. Ci sono schiere di anime veramente innnamorate di Gesù Eucaristico, che pongono in Lui la loro felicità; son poche di fronte alle innumerevoli creature.
La Santa Comunione
Il fuoco si alimenta con la legna; l'amor di Dio, vero fuoco, si alimenta con diversi mezzi, il primo dei quali è senza dubbio la Santa Comunione.
Il demonio conosce l'importanza del Banchetto Eucaristico e non gli mancano insidie da presentare alle anime per tenerle lontane dalla Comunione.
- Perchè comunicarti spesso? Basterebbe una volta l'anno; ma se tu vuoi essere generosa, potresti comunicarti anche nelle feste principali.
- Il demonio gode se riesce a far perdere anche una sola Comunione.
Ad un'altra anima l'astuto serpente dice: Con quale coraggio ricevi il tuo Creatore, se sei così miserabile? - Si risponda: Nessuno è degno di ricevere Gesù; ma giacché Egli ha istituito questo Sacramento per gli uomini, è segno che non disdegna di entrare nel povero cuore umano.
Satana dice ancora all'anima: Non ti giovano queste Comunioni frequenti, perché sono fatte per abitudine; è meglio farne qualcuna di raro e con vero entusiasmo. - Questa è una grande insidia! Le abitudini buone sono sempre un bene, come le cattive sono un male. Vuoi tu, o anima, imparare a far bene una cosa? Esercitati in essa con frequenza! Vuoi imparare a far bene la Comunione? Accostati ad essa con frequenza!
Non lascia il maligno tentatore di addurre altri falsi pretesti per allontanare da Gesù Sacramentato. - A niente, o anima, ti giovano queste Comunioni; difatti non progredisci nella perfezione, mentre una sola Comunione potrebbe farti Santa.
Parla tu stessa, o anima, per tua esperienza! E' proprio vero che non ti giovi la Comunione frequente?... Ma chi ti dà la forza di resistere alle tentazioni impure, di perdonare le offese, di rassegnarti nel dolore, di zelare la salvezza eterna del prossimo, di aspirare al Paradiso?
Quel Gesù che tu ricevi al mattino, è la fonte di tale forza! Prova a non mangiare per un tempo considerevole e vedrai se il corpo resisterà alla fatica; prova a lasciare Gesù Sacramentato e mi saprai dire quante tentazioni potrai vincere!
Perchè migliaia e migliaia di persone cadono ripetutamente nel peccato?... Sono senza Gesù
Viva esortazione
Non imitare, dunque, coloro che per evitare una noia, perchè hanno un piccolo impedimento, dicono senz'altro: Pazienza, oggi faccio a meno della Comunione! - Ricordati che più sacrificio costa il comunicarti e maggiore è il tuo merito. Se la mattina, in cui ti proponi di astenerti dal Cibo Celeste, ti si dicesse: Ebbene, se vai in Chiesa a comunicarti, guadagnerai cento mila lire! - non è vero che supereresti ogni ostacolo, che andresti pure inferma, che i parenti stessi ti spingerebbero ad andare anche durante un temporale?
Per guadagnare una somma di denaro, un tesoro terreno, tutte le difficoltà si superano; e per ricevere Gesù, Autore di ogni ricchezza, si ha così poco slancio! Se si avesse più fede e più amore!...
Un'anima pia che lascia per colpa sua la Santa Comunione, deve considerare come perduto quel giorno.
Se si tralascia qualche giorno la Comunione, dopo si può riprendere anche senza la Confessione, purchè non ci siano gravi peccati.
Norme pratiche
Per ricevere degnamente Gesù Sacramentato è necessario essere in grazia di Dio, cioè senza peccati mortali. Chi avesse dei peccati leggeri, può comunicarsi; è bene però prima chiedere perdono a Dio, per presentare a Gesù il cuore senza macchia.
Non basta essere senza peccati, è conveniente ornare il cuore di virtù. Perciò chi si vuol comunicare, procuri di compiere in antecedenza delle opere buone da presentare a Gesù al tempo della Comunione, cioè atti di amor di Dio, di carità verso il prossimo, di pazienza, ecc... Più impegno si mette a compiere questi atti di virtù e più fruttuosa sarà la Comunione.
Mentre si riceve l'Ostia Divina, s'immagini che sia Maria SS.ma a consegnare il suo Figliuolo Gesù.
Il Re d’amore
Quando Gesù trova un'anima ben disposta a riceverlo, le riversa i tesori divini ed alle volte anche in modo sensibile. San Filippo Neri, ricevuto il Re di amore, si sentiva venir meno per la forte emozione. Il cuore gli palpitava con veemenza, tanto che con l'andare del tempo due costole gli si incurvarono. Egli doveva esclamare: Basta, Gesù, mi sento morire. E' troppa l'emozione che sento!
Santa Teresina la prima volta che ricevette Gesù, diede in un pianto dirotto. - E come poter resistere, diceva essa, alla gioia ineffabile? In quel primo incontro il mio Gesù, il mio Re Divino, mi fece gustare gioie di Paradiso. -
Santa Gemma Galgani appena ricevette la Prima Comunione, ritornata al suo posto senti nel petto un fuoco sensibile. Bruciava realmente; e credendo che anche le compagne provassero lo stesso effetto, chiese alle vicine: Sentite anche voi il fuoco nel cuore? - No! - Ma io brucio fortemente!... Sento che nel petto è venuto il fuoco! – Gesù volle far sentire alla futura Santa le fiamme divine.
Questi esempi non sono gli unici; è la storia di tanti Santi.
Quando il Re d'amore trova freddezza in coloro che lo ricevono, non fa sentire la sua presenza. Egli cerca fuoco, cerca amore! Le anime che con frequenza si accostano alla Mensa Eucaristica, si convincano di disporsi con molto amore all'atto sublime che vanno a compiere...
Domandino spesso quest'amore al Signore: Dammi, o Gesù, un poco del tuo amore... Rompi il ghiaccio del mio cuore! A te mi offro, anima e corpo!... Trasforma tu il mio cuore!
L'Ospite importuno
Un grande personaggio, o una persona di riguardo, vuole venire a casa nostra. Si prepara tutto, si fanno le dovute accoglienze, gli si tiene compagnia, gli si chiedono dei favori. Tutta questa delicatezza si ha per una semplice creatura. Viene il Creatore, entra Gesù nel tuo cuore, e tu, o anima cristiana, forse neppure gli dici «grazie! ».
Dopo qualche istante dalla Comunione, dopo aver strapazzata qualche breve preghiera, esci dalla Chiesa senza pensare più a quel Gesù che con tanto amore è venuto nel tuo cuore!
Purtroppo non pochi trattano Gesù da Ospite importuno... non sanno ringraziarlo... domandargli favori... parlargli con intimità... promettergli il rinnovamento della propria vita!
Cosi dolorosamente fanno coloro che, ricevuta la Santa Comunione, dopo qualche minuto appena, vanno a riprendere le proprie occupazioni, tuffandosi negli affari terreni, dimenticandosi di Gesù.
Parla Gesù
Nel 1923 moriva Suor Josefa Menendez, spagnola. Costei ricevette le confidenze di Gesù, le quali sono già pubblicate in un volume dal titolo « Invito all'amore ». Ne riporto qualche brano
... in quest’ora tanto prossima alla redenzione del genere umano, il mio Cuore non poteva contenere l'ardore che lo divorava ed il mio amore infinito per gli uomini non poté risolversi a lasciarli orfani.
Per provare loro quest'amore e per restare con essi sino alla consumazione dei secoli, volli diventare loro alimento, sostegno, vita... Ah! quanto vorrei far conoscere a tutte le anime i sentimenti del mio Cuore e penetrarle dell'amore che m'inflammava per loro, quando nel Cenacolo istituii il Sacramento della Eucaristia!...
In quel momento vidi nel corso dei secoli tutte le anime che si sarebbero cibate del mio Corpo e dissetate del mio Sangue ed i frutti divini che ne avrebbero raccolti!....
In quanti cuori questo Sangue Immacolato avrebbe generato purezza e verginità! In quanti altri avrebbe acceso la fiamma della carità e dello zelo!... Quanti martiri d'amore si raggruppavano in quel momento dinanzi ai miei occhi e nel mio Cuore!
Quante anime, dopo aver commesso molti e gravi peccati, diminuita poi la violenza delle passioni, sarebbero venute a ritrovare vigore nutrendosi del Pane dei forti!:.. Ah! chi potrà penetrare i sentimenti che affollarono il mio Cuore in quei momenti?... Sentimenti di gioia, di amore, di tenerezza...
Ma chi potrà comprendere anche la mia tristezza, alla vista di tante anime che mi avrebbero lasciato nella solitudine o non avrebbero creduto alla mia reale presenza?!...
In quanti cuori macchiati di peccato avrei dovuto entrare... e quante volte la mia Carne ed il mio Sangue profanati, non sarebbero serviti che alla condanna per molte anime!...
Ah! come vidi in quel momento i sacrilegi, gli oltraggi, le abominazioni orribili che si sarebbero commesse contro di me!...
E tuttavia io sto nel Tabernacolo notte e giorno... desidero con ardore che quell'anima... venga a ricevermi, che mi parli con confidenza, che mi esponga le sue pene, le sue tentazioni, le sue sofferenze... che mi chieda consiglio e che solleciti le grazie necessarie per sè e per gli altri... Forse essa ha sotto di sè o nella sua famiglia anime che sono esposte al pericolo o stanno lontano da me!
Vieni, dico a quest'anima, dimmi tutto con intera fiducia... interessati dei peccatori... offriti per riparare... promettimi che oggi non mi lascerai solo... e poi domanda al mio Cuore se non desidera da te qualche cosa di più, che gli possa dare conforto...
Questo mi aspettavo da quell'anima e da tante altre... Ma quando si avvicina a ricevermi nella Comunione, appena appena mi dice una parola... E' distratta, stanca, contrariata... Gli affari l'assorbono, la famiglia la inquieta, l'ambiente le pesa, la salute la preoccupa... non sa che dirmi; resta fredda ed annoiata... ha fretta di andarsene... Ahimé, così mi ricevi, o anima cara, che tutta la notte ho atteso con tanta impazienza?...
Sì, l'aspettavo per riposare in lei e sollevare le sue pene... Le avevo preparate nuove grazie, ma essa non le desidera neppure. Sembra che sia venuta solo per una formalità o seguire l'uso e perchè non ha peccato mortale che l'impedisca... Ma non è l'amore che la spinge, né il vero desiderio di unirsi intimamente a me. No, quest'anima non ha alcuna delle delicatezze che il mio Cuore si aspettava da lei...
I bambini!... Quando mi ricevano sono per il mio Cuore come boccioli di fiori nei quali cerco un rifugio! Sì, è proprio in quelle anime infantili che mi rifugio per dimenticare le offese del mondo! -
Le anime cristiane dovrebbero meditare la sublimità delle parole di Gesù e rinnovarsi nella vita eucaristica.
La Comunione spirituale
La Comunione Sacramentale si riceve d'ordinario una volta al giorno. Chi ama molto Gesù, desidera unirsi a Lui spesso e, per riuscirvi meglio, si serve della Comunione spirituale.
Consiste la Comunione spirituale in un ardente desiderio di ricevere Gesù Sacramentato. L'anima amante lungo il giorno può dire: O Gesù, ti desidero nel mio cuore! Non posso riceverti sacramentalmente; ma tu vieni lo stesso in ispirito nel mio cuore! - Questa pratica devota sia molto amata da chi tende realmente alla perfezione.
Il Prigioniero d'amore
Graziosa è l'immagine che rappresenta Gesù Sacramentato con le mani legate e collocato dietro una grada. In realtà il Signore nel Tabernacolo sta come un uomo nel carcere. Il carcerato deve stare rinchiuso nella cella e dietro la grada deve scontare i suoi misfatti; Gesù invece innocente, dimora notte e giorno nel Tabernacolo volontariamente, spinto dal suo infinito amore per gli uomini.
Come il prigioniero desidera essere visitato dagli amici e ricevere conforto, così il Divin Prigioniero Sacramentato ardentemente desidera essere visitato, consolato e pregato.
Le miserabili creature, attaccate alle cose della terra, hanno tempo per tutto, ma non per fare visita a Gesù Sacramentato. Difatti le Chiese sogliono essere deserte, tranne nel tempo delle sacre funzioni. Fuori di questo tempo, chi è che va a trovare il Divin Solitario? Di tanto in tanto è qualche pia donna che fa compagnia a Gesù.
Tu, o anima cristiana, non dimenticare Gesù Sacramentato nelle ore in cui sai essere deserta la Chiesa. Se puoi, va' a fare una visitina; se non ti è possibile allontanarti da casa, col pensiero va' ai piedi del Tabernacolo, fa' a Lui un po' di compagnia; manda il tuo Angelo Custode a Gesù, dicendogli: Angioletto mio, fa' una visitina al SS. Sacramento a nome mio! Pregalo per me e benedicilo! -
L'Angelo Custode è ben lieto di eseguire tale commissione. Quale corrente amorosa si forma allora tra Gesù, l'Angelo e l'anima!
Visitando il Prigioniero d'amore si stia nel massimo raccoglimento. Più che leggere sui libri davanti al Tabernacolo, si parli a Gesù col cuore. Egli non cerca molte parole; gli sono noti i nostri sentimenti ed i palpiti del nostro cuore. Le anime eucaristiche stanno davanti a Gesù con serenità, guardando il Tabernacolo e pensando al Sole Divino. Costoro fanno come Maria Maddalena ai piedi di Gesù nella casa di Betania.
Quante anime, dopo una visita a Gesù Sacramentato escono dalla Chiesa col cuore inondato di gioia pura! Spariscono i dubbi, si addolciscono le pene e si riprende la vita con serenità.
Invito all'errore
Disse Gesù a Suor Josefa Menendez:
Per l'amore delle anime, rimango prigioniero nell'Eucaristia. Sto là affinché in tutte le loro pene possano venire a consolarsi con il più tenero dei cuori, con il migliore dei padri e con l'amico che non abbandona mai.
L'Eucaristia è l'invenzione dell'amore; ma quest'amore che si consuma per il bene delle anime, non è corrisposto...
Abito tra i peccatori per divenire la loro salvezza e la loro vita, il medico e nello stesso tempo la medicina per tutte le malattie, generate dalla loro natura corrotta.
Essi in cambio si allontanano da me, mi oltraggiano, mi disprezzano!... Poveri peccatori! Non vi allontanate da me! Vi aspetto nel Tabernacolo notte e giorno; non vi rimprovererò i vostri delitti... non ve li rinfaccerò... ma vi laverò nel Sangue delle mie Piaghe! Non temete poichè vi amo!...
E voi, anime care, perchè siete così fredde, così indifferenti al mio amore?... So che la necessità della vostra famiglia... della vostra casa... le esigenze del mondo vi chiamano incessantemente... Ma non troverete un momento per venire a darmi una prova di amore e di riconoscenza?
Non vi lasciate sommergere da tante preoccupazioni inutili e riservate un momento per visitare il Prigioniero d'amore!... Se il vostro corpo fosse debole ed infermo, non trovereste forse il tempo di andare dal medico che deve guarirvi?
Venite dunque a Colui che può farvi ricuperare le forze e la salute dell'anima... Fate un'elemosina di amore a questo Prigioniero Divino, che vi aspetta, vi chiama, vi desidera! -
Lo sguardo alla Chiesa
Se due cuori si amano sinceramente, non sanno vivere separati. Se sono costretti ad abitare ad una certa distanza, è di sollievo mettersi al balcone e guardare la casa della persona amata. Quello sguardo ricorda l'amico che vi dimora.
L'amico delle nostre anime è Gesù. La sua dimora è la Chiesa. L'anima amante nelle ore di quiete, stando alla finestra o in terrazza, dirige il suo sguardo alla Chiesa più vicina e pensa con diletto al suo Gesù. La corrente amorosa si forma subito e l'anima sente scendere la rugiada divina nel suo spirito.
Apostolato eucaristico
Se tu ami Gesù Sacramentato, procura di avvicinare anime all'Eucaristia. Se riuscirai a far ricevere la Comunione ad una persona, darai al dolce Gesù tanta contentezza.
Esorta con prudenza e bellamente a far la Comunione i tuoi familiari e conoscenti. All'avvicinarsi del Primo Venerdì del mese e del Primo Sabato, ricorda la Grande Promessa fatta da Gesù e da Maria SS. a chi farà la Comunione riparatrice in detti giorni.
Persuadi gli altri a comunicarsi in occasione di Messe per defunti, negli anniversari di qualche lutto, nel giorno anniversario del matrimonio, nel giorno onomastico...
I ragazzi e le fanciulle sono più facili a portarsi a Gesù; perciò raccomanda loro di comunicarsi tutte le domeniche.
Quale apostolato può compiere chi ha in petto la fiamma viva dell'amore eucaristico! E' questo il compito dei veri Cristiani e di chi specialmente milita nell'Azione Cattolica.
AMORE SOFFERENTE
Il sacrificio è la prova dell'amore. Gesù ci ha amato tanto da abbracciare per amore nostro ogni specie di tormenti.
Egli diede la sua vita per noi morendo sulla Croce tra spasimi indicibili. Con la sua morte scontò i nostri peccati e ci procurò la vita eterna. Gesù morì per tutti li uomini e per ciascuno in particolare.
Guardando dunque il Crocifisso, non dobbiamo restare indifferenti, ma dobbiamo dire: Gesù ha sofferto proprio per me! Per amor mio sparse tutto il Suo sangue! Io devo amarlo!
Ricordo personale
Era l'Anno Santo del 1933. Un giorno, in cui il Papa Pio XI parlava ai Pellegrini nella sala del Trono, ero presente anch'io e precisamente ero presso i gradini del Trono.
Il grande Pontefice ricordò ai convenuti Gesù Crocifisso: Se un amico fosse morto per noi e noi avessimo la vita per la sua morte, come potremmo pensare ad un tale amico senza commuoverci?...
Quest'amico è Gesù, il quale ha dato la sua vita per noi. Come può l'uomo restare indifferente a contemplare Gesù Crocifisso?... - Dicendo ciò, il Papa non potè trattenere le lacrime; i singhiozzi gl'impedirono la parola. Piangeva lui, commoveva gli altri.
Ecco quali sono i sentimenti delle anime grandi!
Soffrire
Gesù è il nostro modello; dobbiamo imitarlo. Egli ha portato la Croce e vuole che la portiamo anche noi. - Chi vuol venire dietro di me, dice il Signore, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua! -
Non si può amare Gesù se non si soffre qualche cosa. Tanti dicono di amare Iddio, ma dicono questo quando stanno bene in salute e tutto va secondo i propri desideri; se arriva una croce, si disperano e si ribellano a Dio.
Povere anime, vorrebbero amare il Signore, ma senza fastidi! Questo non è amore.
I Santi
Leggiamo nel Vangelo: Quando l'agricoltore vuol fare fruttare una vite, la pota. Così fa il Padre mio Celeste. - Con queste parole Gesù c'insegna che quando Egli vuol rendere ricca un'anima e tenerla più vicina a sé, la prova con la sofferenza.
I Santi sono i prediletti da Dio; però la loro vita è un intreccio di spine e di croci. Non c'è santità senza sofferenza.
San Francesco d'Assisi era intimo con Gesù. Che cosa ne ebbe in ricambio? Umiliazioni, privazioni ed in ultimo ebbe nel suo corpo le cinque Piaghe del Crocifisso, che gli cagionavano continui spasimi.
Gesù presentò a Santa Caterina da Siena due corone: una di fiori e l'altra di spine: - Caterina, quale corona desideri? - La Santa, conoscendo bene il desiderio di Gesù, rispose: Dammi quella di spine. Non è giusto che Tu, mio Sposo, abbia in testa una corona di spine ed io abbia quella di rose. -
Santa Gemma Galgani godeva le confidenze divine. Come prova d'amore Gesù le disse: Voglio regalarti le mie sofferenze. Poco per volta le proverai tutte. Per il momento voglio farti provare il dolore della mia flagellazione. - La Santa subì le dolorose battiture; le sue carni diventarono livide e sanguinanti; era quasi svenuta per il dolore.
Gesù, apparendo, le disse: Ancora, piccina mia, sei debole nella sofferenza; per ora riposati. Riprenderemo in seguito... Ma tu sai, Gemma, quale sia il più gran dono che io possa fare ad un'anima? - Signore, non lo so! - Te lo dico io: Tenerla con me sul Calvario. -
I Martiri per amore di Gesù rinunziarono ai propri beni ed alla vita; i loro corpi furono straziati in modo orribile. Essi tutto sopportarono per amore di Gesù.
In via ordinaria i Santi tutti, oltre alle sofferenze che Iddio loro mandava, se ne procuravano altre volontariamente; perciò digiunavano con frequenza, portavano sulla nuda carne dei cilizi con molte punte di chiodi e si flagellavano a sangue.
Penitenza comune
Chi è chiamato ad una santità eminente, dietro consiglio del direttore spirituale può intraprendere penitenze particolari.
Le altre anime, pur evitando le aspre penitenze dei grandi Santi, non dimentichino che devono soffrire qualche cosa per amore di Dio. Tutti abbiamo l'obbligo di fare penitenza. Dice Gesù: Se non farete penitenza, perirete tutti! - cioè avrete la morte eterna nell'inferno.
Tutto è penitenza nella vita: il lavoro quotidiano, la lotta contro le cattive inclinazioni, le malattie, i bisogni della famiglia, i contrasti di coloro che vivono con noi, le calunnie, le incomprensioni.
E' necessario abbracciare tutto ciò con spirito di penitenza.
Invito alla generosità
Ci sono anime le quali, quantunque non siano sante, hanno tuttavia ricevuto da Dio lumi particolari, grazie spirituali più abbondanti e sentono il desiderio di una vita più perfetta. A costoro Gesù chiede qualcosa di più che non ad altre.
A chi più è dato, più sarà domandato! - dice il Vangelo. Queste anime si armino di santo coraggio e si diano generosamente alla vita di sacrificio. Non si scoraggino! Lo scoraggiamento è opera del demonio. Gesù desidera che tali anime si mettano nelle sue mani; Egli sa bene quello che deve fare.
La condotta di Gesù suol essere questa: dapprima fa gustare delle dolcezze spirituali, per staccare dai piaceri terreni; fa vedere così la superiorità delle gioie celesti in confronto di quelle vane del mondo.
Dopo comincia a provare ciascun'anima in diverso modo, o con sofferenze corporali o con pene interne.
Passato un periodo di prova, conoscendo Gesù l'umana debolezza, fa risplendere sull'anima tribolata un raggio di luce divina e così essa si solleva nello spirito, come il fiorellino dopo il temporale.
Presto ricomincia la prova del dolore e se l'anima persiste ad amare Gesù, si moltiplicano le sofferenze. L'anima allora comprende la preziosità del soffrire e diventa più forte e chiede a Gesù di poter soffrire ancora.
Si può arrivare al punto di porre la propria felicità nel dolore e poter dire con Santa Teresina: Io soffro quando non soffro! La mia felicità è il patire. Nel Paradiso, ove non esiste la sofferenza, è necessario che Gesù mi cambi il cuore, diversamente non potrò godere. -
Tu, o anima pia, ogni mattina mettiti nelle mani di Gesù; non temere, perchè sarai in buone mani...! Digli di cuore: O Gesù, fa' di me quello che vuoi! Ti offro il corpo e l'anima in olocausto! Manda pure le croci che vuoi! Vorrò abbracciarle per tuo amore. -
Se durante il giorno la sofferenza sopraggiungerà, ricorda subito l'offerta fatta al mattino. Bacia la mano a Gesù che ti presenta la croce; anzi digli « grazie! ». Subito dopo sentirai in cuore una pace indescrivibile. E' Gesù che ti fa sentire la sua compiacenza.
Se ancora sei debole nell'amor di Dio e non senti il coraggio di chiedere ogni giorno la sofferenza, comincia col chiederla soltanto un giorno alla settimana, al venerdì. Tieni allora il venerdi come il giorno più bello e più prezioso della settimana.
Per essere più animata a soffrire, metti un'intenzione particolare quando Gesù ti presenta la croce: ottenere grazie, ai Sacerdoti... ai peccatori ostinati... ai moribondi... ecc...
Lezione divina
Nel 1916 moriva la Serva di Dio Suor Benigna Consolata Ferrero. Gesù la scelse come vittima d'amore per i peccatori e le insegnò la preziosità della sofferenza. Ecco le parole di Gesù:
- Benigna del mio Cuore, l'amore vuole precipitarsi in te; l'amore t'investirà; l'amore ti consumerà; ma tutto... con tanta soavità che, pur soffrendo un martirio d'amore, desidererai di sempre più soffrire.
Mia Benigna, la sete ardentissima che io ho di salvare anime più che posso, mi spinge a cercare delle anime che io associo alla mia opera d'amore.
Tu sarai la vittima della Divina Giustizia e sarai il sollievo del mio amore... Eh, mia piccola sposa, io accetto in tutta l'espansione del mio amore il tuo sacrificio... Io t'immolerò, ma sempre con i dardi che ti lancerà l'amore, io t'incatenerò, ma con legami di amore, io ti consumerò, ma nel fuoco del mio amore.
Io ne ho poche anime così abbandonate all'amore, perchè costa; certe anime cominciano e poi si tirano indietro; hanno paura dei sacrifici; sono come coloro che si privano di cogliere una rosa, perchè temono pungersi.
L'amore vero non fa così; dove vede un sacrificio, si lancia come su una preda; e più il sacrificio è nascosto, intimo, noto solo a Dio, tanto più lo fa volentieri... Se tu sapessi quale gioia mi procurano coloro che s'immolano così nel silenzio!...
Vuoi sapere in che consiste il martirio d'amore? Nell'abbandonarsi all'amore come un legno al fuoco, come l'oro nel crogiuolo; il fuoco consuma il legno e lo riduce in cenere; il fuoco purifica l'oro e lo fa diventare splendente. -
Come non apprezzare dunque la sofferenza, se questa è la via che conduce a Dio?.
Il venerdì
Per gl'ignoranti il venerdì è giorno di superstizione, apportatore di disgrazie. Dalle anime pie deve essere considerato come un giorno di benedizioni.
Di veneralì Gesù è morto in Croce; di venerdì Egli ha fatto le più grandi rivelazioni a Santa Margherita Alacoque; per il primo venerdì del mese ha chiesta la Comunione Riparatrice; il venerdì dopo l'ottava del Corpus Domini ha voluto la festa in onore del suo Divin Cuore.
Tu, o anima cristiana, santifica il venerdì con delle mortificazioni particolari; privati di qualche poco di cibo per darlo ai poverelli, fa' qualche mortificazione di gola, ad esempio, non bevendo fuori dei pasti, non mangiando frutta; mortifica il cuore, la volontà e la lingua. Queste rinunzie proveranno il tuo amore a Gesù.
Utilizzare le sofferenze
Poichè la sofferenza è una moneta preziosa, non bisogna sprecarla; conviene anzi farla fruttare il più possibile. Noi soffriamo quasi continuamente, assai o poco; alle volte forse neppure ce ne accorgiamo. Suggerisco un mezzo eccellente per utilizzare le croci quotidiane.
Gesù lavora incessantemente nelle anime; la Madonna, come Madre amorosissima, lavor a con Gesù. La Divina Bontà va in cerca di sacrifici da applicare alle anime per salvarle. Conviene dunque incaricare la Vergine Santissima a raccogliere tutti i nostri sacrifici, affinché li offra a Gesù. Consiglio alle anime pie di fare la seguente offerta:
« O Vergine Santissima, io metto nelle vostre mani tutte le mie sofferenze. Mi accorga o no, interessatevi Voi a raccogliere tutti i miei sacrifici ed avvalorateli; offriteli a Gesù nel mio nome, affinché li utilizzi secondo i vostri desideri! ».
La Madonna come gradirà quest'offerta!... Non lascerà sfuggire sofferenza alcuna, ma tutte le raccoglierà con gioia ed amore!
Il ricordo della Passione
Il giorno più adatto per pensare a Gesù sofferente è il venerdì. Il ricordare la sua Passione è di conforto all'anima ed è una spinta ad amarlo.
Al venerdì giova leggere qualche libro che tratti della Passione e Morte di Gesù Cristo, fermandosi a considerare i divini patimenti.
E' cosa lodevole fare il pio esercizio della Via Crucis in Chiesa, oppure, non potendo, anche in casa.
L'orario in cui Gesù moriva in Croce, corrisponde alle ore tre del pomeriggio. E' bene in quei momenti raccogliersi un poco a pensare a Gesù morente e recitare cinque Pater, Ave e Gloria ad onore delle cinque Piaghe, possibilmente con i familiari o con i dipendenti nei laboratori.
La volontà di Dio
Quando sentiamo il peso della croce che ci si addossa, ricordandoci di Gesù nell'Orto, dobbiamo dire: Signore, sia fatta la vostra volontà! - Questo atto di rassegnazione è tanto meritorio.
Gesù è sempre amabile
Coloro che non vogliono sottomettersi alla volontà di Dio, peccano e rendono, più pesante la loro croce. Ribellandosi al volere di Dio, non si guadagna niente, perchè anche quando ci si arrabbia o si bestemmia, la croce rimane lo stesso. La volontà divina si deve fare o per amore o per forza.
Iddio ci manda la sofferenza perchè sa che è necessaria per, andare in Paradiso. Egli fa come la mamma con il bambino che non vuol prendere la medicina; la mamma comprende bene che la medicina è ripugnante, tuttavia obbliga il figlioletto a prenderla. Una madre che facesse cosi, sarebbe crudele verso il suo bambino? No, certamente; agisce in questo modo per l'amore che porta al suo bambino, affinchè riacquisti la salute. Cosi pure il buon Gesù, quando ci presenta il dolore è spinto dal suo infinito amore per noi. E' sempre amabile Gesù, ma specialmente quando ci dà occasione di patire.
Coraggio, o tribolati!
O voi che soffrite, fatevi coraggio! Gesù vi dice: Beati quelli che soffrono, perchè saranno consolati. -
Si può guadagnare più davanti a Dio in un giorno di sofferenza presa con rassegnazione, anziché in un anno di vita tranquilla.
Vale più dire nel dolore: Signore, vi amo... Sia fatta la vostra volontà!... - anziché recitare lunghi Rosari, quando tutto va secondo i propri gusti.
Voi che soffrite nel corpo e sentite tutto il peso di questa misera carne, non dimenticate che il vostro corpo è la prigione dell'anima; nella prigione però si espia.
Voi che sentite il peso di dolori morali, sollevate il vostro spirito, pensando che nel dolore si accumula amore di Dio.
AMORE PENITENTE
L'anima peccatrice, ma pentita del male fatto, deve amare Gesù molto di più che se non avesse peccato.
Questo si chiama amore penitente, che differisce dall'amore delle anime innocenti. Abbiamo nel Santo Vangelo un esempio tipico, che credo bene riportare.
Maria Maddalena
Un Fariseo pregò Gesù che andasse a pranzo da lui; ed Egli, entrato nella casa del Fariseo, si mise a tavola.
Ed ecco una donna, che era peccatrice nella città, appena seppe che Egli era a tavola in casa del Fariseo, portò un alabastro di unguento e, stando dietro ai piedi di Lui, cominciò a bagnare i piedi con le lacrime e li asciugava coi capelli del suo capo e baciava i suoi piedi e li ungeva con l'unguento.
Vedendo ciò, il Fariseo che lo aveva invitato disse tra sé: Se costui fosse un Profeta, certamente dovrebbe sapere chi sia la donna che lo tocca e come sia una peccatrice.
Gesù allora gli disse: Simone, ho qualche cosa da dirti. - Ed egli: Maestro, parla. - E Gesù: Un creditore aveva due debitori; uno gli doveva cinquecento denari e l'altro cinquanta. Non avendo essi di che pagare, condonò il debito ad entrambi. Chi dei due l'amerà di più? -
Simone rispose: - Quello, suppongo, al quale ha condonato di più. - E Gesù riprese: Hai giudicato bene. - Poi rivolto alla donna, disse a Simone: Vedi questa donna? Sono entrato in casa tua e tu non mi hai dato acqua per i piedi; ma lei mi ha bagnato i piedi con le sue lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. Tu non mi hai dato il bacio, e lei, da che è entrata, non ha smesso di baciarmi i piedi. Tu non mi hai unto il capo con olio e lei mi ha unto i piedi con l'unguento. Per la qual cosa, ti dico che le son rimessi i suoi molti peccati, perchè molto ha amato. Ora, quello cui meno si perdona, meno ama! - Poi disse a lei: Ti son perdonati i peccati...
I peccati passati
In questo episodio del Vangelo spicca la bontà di Gesù e l'amore della peccatrice pentita. Gli uomini sogliono perdonare in parte ed anche quando dicono di perdonare, all'occasione possono rinfacciare i torti ricevuti. Gesù invece perdona completamente e non ricorda più le offese passate, se vede l'anima pentita e piena di amore.
L'anima penitente è da Gesù ricoperta di tenerezze, come la pecorella smarrita e poi ritrovata, che il buon pastore mette sulle spalle ed accarezza. La Maddalena godette delle tenerezze del Signore.
Quando infatti Gesù andava in Betania, cercava ospitalità in casa della peccatrice convertita. Quando a costei morì il fratello Lazzaro, Gesù andò al sepolcro e lo risuscitò. Quando Egli stesso risuscitò da morte, apparve subito alla Maddalena, prima ancora che agli Apostoli.
Ma perchè tanta predilezione per una donna, che tanto male aveva.fatto con i suoi scandali? Perchè la Maddalena, cessata la vita di peccato, si rivolse interamente all'amore di Gesù, piangendo le sue colpe ed espiandole.
Anima che leggi, tu forse non hai commesso tanti peccati, quanti ne commise Maria Maddalena; ma certamente anche tu hai offeso Iddio e forse gravemente e chi sa quante volte! Non scoraggiarti per questo.
Il demonio suole rappresentarti i peccati passati per tarparti le ali dell'amor di Dio e coprirti di confusione e di timore.
Pensando ai peccati passati, richiama subito alla memoria Maria Maddalena e di' nel tuo cuore: O Gesù... molto ti ho offeso... ma molto ti voglio amare... Ti ringrazio che mi hai perdonato! Vorrei poter cancellare anche il ricordo dei miei peccati!... O Gesù, accetta le lacrime del mio pentimento! Il tuo Sangue scenda su di me per purificarmi sempre più!...
Dammi i tuoi peccati!
Gesù appariva. a un'anima con una certa frequenza. Costei era entrata nell'intimità di Gesù. Un giorno sentì rivolgersi questa domanda: Figlia mia, offrimi qualche cosa!
- O Signore, cosa posso offrirvi se non ho niente; sono la miseria in persona! - Dammi i tuoi peccati!... - Volete proprio i miei peccati?... - Si, affinché li metta nel mio Cuore e li bruci con le fiamme del mio amore e della mia misericordia.
Un peccato enorme
Tra i peccati più gravi è da annoverare quello dello scandalo. - Guai a chi dà scandalo! - dice Gesù. Sarebbe meglio venisse legata al collo dello scandaloso una macina da mulino e fosse precipitato nel mare! -
Lo scandalo non è un semplice peccato, ma un ammasso di peccati. L'anima scandalizzata si allontana da Dio e si mette sulla via della perdizione; a sua volta questa scandalizzerà altre anime e queste altre ancora. Quale disastro spirituale ne proviene!
Tu, o anima cristiana, forse avrai dato scandalo durante la fanciullezza o la gioventù... con discorsi cattivi... con azioni indegne... con suggerimenti ed insinuazioni al male.
Che cosa ti resta a fare? Essere pentita, pregare spesso per coloro che hai scandalizzato, dare buon esempio, portare anime a Dio in compenso di quelle che gli hai rapito, offrire sacrifici per la conversione di costoro e più che tutto... amare, amare molto Gesù, dargli molte gioie in contrappeso ai dolori recatigli.
Come è dolce piangere i propri peccati! Quanto sollievo sente l'anima penitente!...
AMORE RIPARATORE
Ognuno deve riparare le proprie colpe. Noi però dobbiamo sentire il bisogno di riparare Gesù delle offese che riceve dai cattivi. La figlia amorosa, non solo sta attenta a non dispiacere alla mamma, ma fa di tutto per consolarla dei maltrattamenti che le danno gli altri figli. Così dobbiamo fare con Dio.
Gesù Cristo non è insensibile alle offese che gli recano i cattivi; il suo Cuore Divino si affligge e cerca conforto e riparazione. Per questo Egli si manifestò a Santa Margherita Alacoque e le fece vedere il suo Cuore circondato di spine, con una larga ferita sanguinante. - Ecco, o Margherita, quel Cuore che ha tanto amato gli uomini! In cambio non riceve altro che disprezzi e indifferenze... Cerco amore; cerco riparazione! -
E' dunque Gesù in persona che domanda l'amore riparatore e Lui stesso suggerisce la maniera di accontentarlo.
Come riparare
L'atto più accetto a Dio come riparazione è la Comunione.
Tu, anima pia, tutte le volte che ricevi Gesù, anche tutte le mattine, metti la intenzione esplicita di ripararlo e di riparare pure il Cuore Immacolato di Maria.
Atto di riparazione è anche il passare un'Ora Santa davanti al Tabernacolo. Se si può, si faccia celebrare una Santa Messa al Sacro Cuore in riparazione dei peccati dell'umanità e specialmente della propria famiglia.
Si esortino altre anime a moltiplicare gli atti di riparazione.
Oh, come sa ricambiare Gesù coloro che lo comprendono!... Non si lascia vincere in generosità!...
Un'offerta particolare
Gesù, apparendo a certe anime in questi ultimi tempi, come alla Chambon, alla Ferrero, alla Menendez, ha suggerito un'offerta particolare, da farsi in riparazione dei peccati.
- Offrite al mio Eterno Padre le mie Sacre Piaghe. Davanti a queste Piaghe il Padre depone la sua giustizia ed usa misericordia. -
Tu, o anima cristiana, offri spesso all'Eterno Padre il Sangue di Gesù Cristo e le sue Piaghe; offri pure i dolori della Beata Vergine. Puoi riparare per te, per i vivi e per i defunti. Espongo qui una breve formula di offerta riparatrice: «Eterno Padre, io vi offro le Piaghe di Gesù Cristo e le sofferenze della Madonna, in riparazione dei miei peccati e di tutte le anime! ».
Questa preghiera può ripetersi spesso, anche a forma di Rosario. Oh, se si potesse vedere con gli occhi del corpo il frutto di questa offerta, come s'invoglierebbero tutti a ripeterla di continuo!
Quali peccati riparare
Innanzitutto si devono riparare i propri peccati; dicendo propri, s'intendono anche quelli che gli altri abbiano commesso per colpa nostra.
Quante bestemmie forse si dicono in famiglia per colpa tua! Ripara tu queste gravi offese di Dio!
Quanti peccati fanno forse i tuoi genitori, i tuoi fratelli e le sorelle, specialmente se sono lontani da Dio!
Quanti peccati si commettono alla tua presenza, fuori di casa, nel vicinato o presso amici! Ripara subito Gesù con atti di amore: O Signore, costoro ti oltraggiano, io ti amo! Ti amo, o Dio, e ti benedico per quelli che non ti amano e non ti benedicono!
AMORE RICONOSCENTE
E' regola di buona educazione ringraziare chi ci fa un favore.
Si dice « grazie! » a chi presta un oggetto, a chi indica una via, a chi fa un minimo servizio. In questo gli uomini sogliono essere osservanti. A Dio, che continuamente ci mantiene nell'esistenza, e ci dà favori, difficilmente si suole dire un grazie di cuore.
Come si è ingiusti!
Eppure Iddio vuole essere ringraziato e si lamenta che le sue creature trascurino un tale dovere, dovere amoroso.
I dieci lebbrosi
Nel Vangelo si legge: Nell'andare a Gerusalemme, Gesù passava attraverso la Samaria e la Galilea e, mentre stava per entrare in un villaggio, gli vennero incontro dieci uomini lebbrosi, che, fermatisi ad una certa distanza, esclamarono a voce alta:
Gesù, Maestro, abbi pietà di noi!
Vedutili, disse loro: Andate e mostratevi ai Sacerdoti. - E mentre se ne andavano, furono guariti. Uno di loro, vedendo ch'era guarito, tornò indietro, glorificando Dio a voce alta e prostratosi ai suoi piedi, lo ringraziò. E costui era un Samaritano.
Allora Gesù prese a dire: Non sono stati guariti tutti e dieci? E dove sono gli altri nove? Non si è trovato chi tornasse a rendere gloria a Dio, se non questo straniero! - E gli disse: Alzati e va'; la tua fede ti ha salvato. –
Giustamente Gesù rimproverò gli altri nove guariti, perchè ingrati.
Ringraziare
Tu, o anima, hai sentito mai questo grande dovere di ringraziare il buon Dio? Chi ti ha dato l'esistenza? Chi ti ha dato il corpo con tutti i suoi sensi? Quanti sono ciechi, o muti, o sordi, o zoppi, o paralitici... e tu invece godi fisicamente! Tutto ciò che ti circonda, dalla luce all'aria che respiri, è dono di Dio. Quante grazie spirituali! Quante divine ispirazioni e lumi interni!
Perchè non ringrazi giornalmente Gesù dei doni che tu conosci e di tanti altri di cui forse non puoi arrivare a conoscenza?
Ringrazia il Signore dei favori che concede a quelli della tua famiglia: O Gesù, ti ringrazio di tutta l'assistenza che dài ai miei parenti! Accetta il mio grazie a nome loro! -
E' bene ringraziare la Divinità a nome dell'umanità tutta, perchè noi facciamo parte di essa: Grazie, o Gesù, di tutti i benefici che di continuo largisci all'umanità ingrata!
Quando noi siamo ringraziati proviamo una soddisfazione interna, perchè sentiamo essere stato apprezzato il favore fatto al prossimo; siamo allora più disposti a beneficare. Il cuore umano però si chiude alla beneficenza, quando chi è favorito non ringrazia.
Anche Gesù, Dio e Uomo, in questo modo si comporta con noi. Se è ringraziato, dà ancora; diversamente, ritira la sua mano divina e dà d'ordinario, per sua misericordia, soltanto quello che le è strettamente necessario.
L'ultimo giorno dell'anno
Alla fine di ogni anno si pensa a fare gli auguri per l'anno nuovo; un'aria di festa pervade tutti. E' naturale godere, stando per entrare in un anno nuovo. Non c'è cosa più pregevole del tempo; nessun mortale può, con tutta la sua ricchezza, procurarsi un'ora in più di vita.
E' Iddio il munifico datore del tempo; ogni minuto di vita è un dono suo. E' giusto quindi ringraziare la Divinità tutti i giorni, ma specialmente alla fine dell'anno. La Santa Chiesa in tale occasione espone solennemente il Santissimo Sacramento e canta il «Te Deum » di ringraziamento a nome dell'umanità tutta.
Tu, dunque, considera l'ultimo giorno dell'anno come una data importante per dire grazie al Signore.
Quanti, più giovani di te, sono morti durante l'anno! Da quanti pericoli sarai stata liberata!...
Quante piccole gioie, e forse grandi, ti sono state concesse! Quante grazie spirituali e temporali hai ricevuto!...
Per ringraziare la Divinità, ascolta qualche Santa Messa, ricevi la Comunione, recita qualche Rosario, compi delle opere buone particolari. In questo modo ti renderai più propizio Dio per il nuovo anno.
Triduo particolare
Ci sono delle anime che alla fine dell'anno sogliono fare un piccolo triduo privato, con le seguenti intenzioni
1) 29 Dicembre: riparare per le infedeltà commesse durante l'anno.
a) 30 Dicembre: ringraziare Dio dei benefici ricevuti nel corso dell'anno.
3) 31 Dicembre: implorare la Benedizione di Dio per il nuovo anno.
Questo triduo si consiglia anche in occasione del proprio compleanno.
Il perdono dei peccati
Un ammalato grave guarisce per le cure incessanti di un buon medico; per tutta la vita resterà grato al suo salvatore. Un condannato a morte viene messo in libertà per opera di un illustre personaggio; sarà per sempre riconoscente al suo benefattore.
Noi, allorchè ci accostiamo al Sacramento della Confessione, veniamo guariti dalla lebbra del peccato; l'anima nostra, rea di colpa grave, merita la pena eterna dell'inferno; confessandosi con le dovute disposizioni, riacquista la grazia di Dio. Come non ringraziare il buon Gesù dopo la Confessione?
Oltre alla penitenza imposta dal Sacerdote Confessore, è bene che ognuno faccia qualche breve preghiera di ringraziamento, dicendo, ad esempio: O Gesù, per ringraziarti del perdono dei miei peccati, ti offro i tuoi stessi meriti e quelli di Maria Santissima!
La Redenzione
Gesù, Dio-Uomo, morì in Croce per salvarci. E' doveroso ringraziarlo. Conviene perciò dirgli di tanto in tanto, specialmente nei, giorni in cui si ricorda la sua Passione: O buon Gesù, io ti ringrazio che hai dato la tua vita per me!... Intendo ringraziarti anche a nome \della umanità!...
Una lezione
Quando si vuole tacciare una persona d'ingratitudine, per disprezzo si dice Cane!... Sei ingrata come un cane! - Eppure all'atto pratico il cane si mostra esempio di riconoscenza.
Il padrone dà un tozzo di pane al suo cane. Questo comincia a saltellare attorno al suo benefattore, quasi per dimostrargli la sua gratitudine. Difficilmente si trova un cane che morda la mano a chi gli dà il cibo.
La creatura, ingrata a Dio, è inferiore al cane. Essa tante volte, non solo non ringrazia il suo Creatore, ma si avventa, per così dire, contro di Lui con bestemmie e con tanti peccati.
Come è umiliante per l'uomo, capolavoro del creato, dover prendere lezione da un cane!
RAPPORTO D'AMORE
Amore significa donazione. I rapporti tra Gesù e l'anima devono essere amorosi; l'anima deve essere vigilante per non rompere o rallentare tali rapporti; perciò procuri di dare continui segni di amore a Gesù, offrendo se stessa, donando atti di virtù, operando per piacere a Lui.
Gesù è il gran Re; tutti i beni sono in Lui; ha le mani piene di grazie ed è disposto a donarle all'anima fedele, cioè che mantiene i rapporti d'amore. Essendo Gesù la giustizia in persona, esige che ad ogni grazia l'anima corrisponda; corrispondendo alla prima grazia, subito ne dà una seconda e poi una terza... Fortunata l'anima fedele!... - A chi ha, dice Gesù, sarà dato e sarà nell'abbondanza. - Ma se non corrisponde generosamente alle premure di Gesù, si rallenta la catena amorosa e diminuiscono le grazie; se l'anima resta indifferente, vivendo con negligenza la vita spirituale, poco per volta indurisce nel male e potrà correre pericolo di essere abbandonata da Gesù.
Quanti infatti in certi periodi della loro vita sono vissuti nei rapporti d'amore con Dio ed hanno gustato la dolcezza del divino servizio, la pace del cuore, la serenità della mente, hanno ricevuto allora grazia su grazia, lumi soprannaturali, spinta alla perfezione...
Ma dopo qualche tempo si sono stancati e poco per volta è venuta la durezza del cuore, la volontà è diventata debole, si sono moltiplicati i piccoli peccati e in seguito... sono avvenuti i disastri morali.
Anima che leggi, non è forse questa la tua storia? Ricordi quel periodo della tua vita, quando custodivi gelosamente i rapporti di amore con Gesù?... Come eri felice!... Ed ora come ti trovi?... Ritorna al primitivo fervore.
Occorre più preghiera, più mortificazione, più buona volontà. Domanda perdono a Gesù della tua poca corrispondenza, chiedigli con insistenza un po' d'amore per Lui!
Santa Caterina da Siena
Tra le anime che più sono state privilegiate, troviamo S. Caterina da Siena. Quanti tesori spirituali largì Gesù in quel cuore! Però sta scritto nel Vangelo: A chi più è stato dato, più sarà domandato. - E Santa Caterina faceva di tutto per corrispondere all'amore del suo Gesù.
Un giorno il Signore volle fare con la Santa il Mistico Sposalizio. Apparve Gesù, la Santissima Vergine ed alcuni Angeli. La Madonna prese un anello luminosissimo, lo consegnò al suo Divin Figlio e Questi lo mise al dito della Santa. Le nozze mistiche furono suggellate da un patto di amore eterno.
Santa Caterina vigilava perchè i suoi rapporti con Gesù fossero delicati e perciò viveva nel sacrificio e nell'amore di Dio e del prossimo. L'anello misterioso era visibile soltanto a lei e risplendeva di luce particolare. Qualche volta però questa luce diminuiva oppure l'anello spariva del tutto. Che cosa avveniva? La Santa aveva commesso qualche difetto; aveva rallentato i rapporti d'amore con lo Sposo Celeste. Non si dava pace allora, umiliandosi e pregando, fìnchè l'anello non fosse riapparso nel suo solito splendore.
La voce di Gesù
Gli uomini parlano fisicamente per farsi sentire; Gesù parla spiritualmente, piano, piano, in fondo al cuore; per afferrare la sua voce si richiede la calma interiore.
Egli spesso, anzi spessissimo, parla alle anime; ma queste purtroppo non sempre ascoltano la sua voce, perchè il cuore è sordo in conseguenza di quell'impurità... di quell'affezione peccaminosa... di quell'odio... di quell'attacco alle cose terrene.
Le anime delicate ed attente sentono la voce di Gesù e dicono: Parla, o Signore, che la tua serva ti ascolta! - Allora Gesù, vedendo l'anima disposta, la istruisce con le sante ispirazioni, la corregge, l'incoraggia, la rimprovera dolcemente: Figlia mia... quante volte mi hai promesso di amarmi davvero!... Non ti stancare!... Pensa che avendo me, hai tutto!...
...Non dare il cuore alle creature!... Vedi come esso sanguina... Come ti fa soffrire?
...Lascia quell' occasione!... Sei debole!... Domanda a me la forza!... Perchè ti paventi a farti santa?... Milioni di anime ci sono riuscite!... Erano come te, deboli e difettose!... Sono io la forza!... Pensa che tutto passa!... Ti aspetta l'eternità!... -
Gesù dice queste ed altre cose all'anima in qualunque momento della giornata, o dal Tabernacolo, o per mezzo di un buon libro o di una predica, dopo una disillusione, o dopo la scomparsa di una persona cara...
Bisogna ascoltare la voce di Gesù che batte al cuore; diversamente l'anima potrebbe finir male.
Sto alla porta!
E' molto simbolica l'immagine che rappresenta Gesù in veste di viandante, con un bastone in mano e batte ad una porta. Egli dice: « Sto ad ostium et pulso », « Sto alla porta e batto ». Queste parole disse Gesù a S. Giovanni Evangelista nella meravigliosa visione dell'Apocalisse.
Dopo che Gesù batte alla porta, aspetta che gli si apra; se chi è dentro non risponde, potrà battere la seconda, la terza volta... ma poi va innanzi... disgustato di non essere stato accolto. Passerà un'altra volta Gesù per quella via?... Si fermerà di nuovo a battere a quella porta, che non fu aperta la prima volta?
Com'è terribile questo pensiero! Guai all'anima sorda alle divine ispirazioni! Dice Sant'Agostino: Temo il Signore che passa! - cioè, se non ascolto Gesù che parla, temo che passi oltre e non faccia sentire più a me la sua voce.
Una grazia importante
Fra le grazie da chiedere a Dio con frequenza, è da mettersi in prima linea quella di corrispondere generosamente alle grazie ricevute.
Anima cristiana, non lasciare passare giorno senza supplicare Iddio che ti conceda grazia sì importante! - O Gesù, dirai, dammi un cuore docile ed ubbidiente! Dammi la forza di corrispondere alle grazie spirituali, che con tanto amore mi régali! Fa' che possa ascoltare la tua voce e rispondere agli inviti amorosi che mi fai!
Fiducia in Dio
Gesù sa quello che fa; tratta le anime come nessun altro potrebbe fare. Bisogna mettersi con fiducia nelle sue mani, abbandonarsi interamente a Lui ed andare avanti nella via dell'amore.
Giova imitare anche in questo Santa Teresina, la quale diceva: Io voglio essere come un giocattolo nelle mani di Gesù; voglio essere la sua pallina. Gesù vuol divertirsi e prende la palla; le dà un calcio ed essa va in alto; le mette in un cantuccio a riposo e la palla non si lamenta. -
In realtà la Santa fu un vero giocattolo spirituale nelle mani di Gesù, il quale la condusse alle più alte cime della confidenza e dell'amore.
Retta Intenzione
Tra i rapporti d'amore ha il suo posto la retta intenzione, cioè la volontà di fare tutto per piacere a Dio e non ad altri.
Agire per amore significa operare per accontentare la persona amata. L'anima cristiana deve avere di mira sempre Gesù, non altri che Gesù. Adunque nella sua vita non deve cercare la lode umana, lusinghiera, ma l'approvazione di Gesù; non operare per soddisfazione naturale, ma per compiere la volontà di Dio. Mancando la retta intenzione, le opere buone perdono il loro merito soprannaturale, sono opere morte, somigliano ai fiori senza profumo.
Tu, anima pia, abituati ad indirizzare a Gesù ogni azione! Quando il demonio ti suggerisce altre intenzioni, rettifica subito il tuo fine. Al mattino fa' la protesta di voler fare tutto per piacere a Gesù; rinnova questa intenzione nelle principali azioni della giornata. Così operando, i tuoi rapporti d'amore si rafforzano sempre più.
Regolarità
Dio è ordine; basta osservare il creato, per vedere quale ordine meraviglioso il Creatore vi abbia messo.
Gesù vuole che l'anima amante di Lui sia ordinata, nell'interno ed all'esterno. Dunque, non si dimentichi che l'amore a Gesù si manifesta nell'esatta regolarità di ciò che si fa. Ecco le norme: Fare quello che il proprio dovere esige; farlo nel tempo e nel luogo richiesto; farlo nel miglior modo possibile e per piacere a Gesù.
Le anime che si dicono pie, lasciano molto a desiderare a questo riguardo e credono di voler bene a Gesù; s'ingannano! Difatti, facilmente trascurano il proprio dovere, per fare quello che più loro piace; sono disordinate nel lavoro, rimandano all'indomani ciò che è urgente, con discapito della giustizia e della carità; con il loro disordine sono causa di lamenti e di peccati in famiglia.
Sembrano queste delle piccole cose, ma non è così; l'amore si alimenta con le continue attenzioni.
Questa norma pratica è di massima importanza.
Un grande ostacolo
I rapporti d'amore tra Gesù e l'anima sogliono raffreddarsi ed... anche rompersi del tutto... a motivo di una malattia spirituale, che si chiama debolezza di cuore, attacco sensibile, amicizia particolare o affetto disordinato. Le anime pie sogliono essere soggette a questa miseria e passano la vita nella tristezza, non vanno avanti nella perfezione ed amareggiano tanto Gesù.
L'amicizia particolare, sensibile, suole nascere tra persone di sesso differente; qualche volta del medesimo sesso.
Quando il cuore ama disordinatamente una persona, non ha più pace. Dice Sant'Agostino: Hai fatto, o Signore, il nostro cuore per te ed è inquieto sino a che non si riposi in te! -
Quante imperfezioni... e forse quanti gravi peccati... hanno origine dall'amicizia particolare e sensibile! Quella persona, che Gesù non vuole amata così, viene sempre alla mente; si soffre di gelosia; l'unica gioia si ha nello starle vicino e nel manifestare l'affetto in tanti modi.
L'anima presa da questo laccio diabolico, come può sollevarsi a Dio, tuffarsi nel divino amore, dire con sincerità: Mio Dio, vi amo con tutto il cuore?
Come si toglie un tale ostacolo? Prima di tutto, sforzarsi a non pensare alla persona che tormenta il cuore; più si dà libertà al pensiero e più deboli si diventa. Quando l'anima si accorge di questi pensieri, faccia di tutto per distrarsi ed emettere atti di amore di Dio. In secondo luogo, non si vada in cerca della persona amata disordinatamente, anzi si eviti la sua compagnia e l'occasione d'incontrarla.
Per certe anime il far questo è sacrificio, che sa di martirio; eppure Gesù vuole che si faccia assolutamente. In terzo luogo, si evitino i rapporti per iscritto e si distruggano tutti quei ricordi materiali che potrebbero far riaccendere le fiamme del cuore. Non si parli di tale persona con nessuno.
Facendo così, poco per volta il povero cuore umano, già ferito dall'affetto disordinato, va rimarginando le sue ferite, comincia a sentirsi risollevato e soltanto allora può sperare di ritornare a Gesù. Se Gesù trova il cuore libero dagli affetti disordinati, allora ricomincia con l'anima i suoi rapporti d'amore.
Quale differenza tra Gesù e la creatura! Gesù porta la pace; la creatura il tormento.
Morire amando
L'albero cade dalla parte dove pende. Chi ama Dio in vita, morrà nell'amore; difficilmente si amerà Dio in morte, quando si è vissuti lontani dalla dilezione.
Santa Teresina, la Santa dell'amore, dopo una vita impiegata tutta nell'esercizio delle piccole virtù, sul letto di morte emise l'ultimo atto di amore. L'ultima sua parola fu: Mio Dio... vi amo!... -
Come è bello presentarsi a Gesù per essere giudicati, dopo avergli detto con tutto il cuore: Dio mio... vi amo!... - Il giudizio che seguirà sarà amoroso.
AMORE DEL PROSSIMO
L'uccello per volare ha bisogno di due ali; se un'ala manca ovvero è ferita gravemente, esso piomba a terra. L'anima nostra per arrivare al Cielo, al godimento eterno, abbisogna di due ali spirituali, dell'amor di Dio e dell'amor del prossimo; se uno di questi amori vien meno, non ci si può salvare. Avendo trattato nella prima parte del dovere che abbiamo di amare il nostro Creatore, prendiamo ora a parlare del grave obbligo di amare il nostro simile.
Il secondo comandamento
Quando il dottore della Legge chiese a Gesù quale fosse il più grande comandamento, senti rispondersi che la prima cosa è amare Iddio con tutto il cuore. Ma, volendo Gesù essere completo nella risposta, quantunque non ne fosse stato richiesto, soggiunse: Ma c'è un altro comandamento, il quale è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Su questi due comandamenti si fondano la Legge ed i Profeti. -
Le virtù cristiane sono tante, una più importante dell'altra; ma tra tutte ha il primo posto la carità, cioè l'amore del prossimo. Difatti Gesù Cristo nei suoi insegnamenti di continuo inculca questa virtù, dandole il posto d'onore col metterla a livello dell'amore di Dio.
- Vi dò un comandamento nuovo, disse Gesù agli Apostoli, ed è di amarvi scambievolmente come io ho amato voi. Da questo voi sarete riconosciuti per miei discepoli. -
E S. Giovanni Evangelista, già vecchio, sempre ripeteva ai discepoli il divin precetto, tanto che una volta gli fu detto: Ma sempre la carità predichi? Non hai altro da insegnarci? - E lui rispose: E' il comandamento del Signore; quando si osserva questo, basta!... -
Lo stesso S. Giovanni afferma: Chi dice di amare Iddio ed intanto non ama il prossimo, è bugiardo, inganna se stesso ed è vana la sua Religione. -
Ricompensa
Quanta ricompensa ha promesso Gesù a chi esercita la carità! - Date e vi sarà dato!... Con la stessa misura con cui misurerete, sarà misurato a voi!... Non giudicate e non sarete giudicati!... Perdonate e sarete perdonati!... Chi dà un bicchiere di acqua al prossimo per amor mio, non perderà la sua ricompensa!...
...Chi riceve un fanciullo nel mio nome, riceve me stesso!... Qualunque cosa avrete fatta all'ultimo dei miei fratelli, l'avrete fatta a me!... -
Da queste parole di Gesù Cristo dobbiamo essere fortemente spinti ad amare il nostro prossimo.
La misura
Gesù c'insegna che dobbiamo amare Iddio con tutte le nostre forze. E il nostro prossimo quanto si deve amare? Gesù ci indica la misura: Amerai il prossimo tuo come te stesso. - Come ci amiamo noi stessi? Senza limite e senza misura, disposti a tutto per conservarci l'esistenza, i beni e specialmente l'onore. Così dobbiamo amare il prossimo: senza misura, disposti a sacrificarci per il bene altrui.
Quale rimprovero per tanti Cristiani! Amano il prossimo, ma debolmente; dicono di essere caritatevoli, ma si contentano di sole parole, non vogliono darsi il minimo disturbo per sollevare gli altri.
Una massima profonda
Come comportarci in pratica con il nostro simile? Quale potrebbe essere la regola infallibile? Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te... Fa' agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te...
Veniamo ora all'applicazione di questo principio di morale.
Non pensare male
E' facile sospettare o giudicare male il prossimo. Nella propria mente alle volte si formulano giudizi perversi su questa o su quella persona. Alcuni vedono tutto nero, tutto malizioso, interpretano in male anche le cose indifferenti; sono simili a coloro che tengono gli occhiali neri e vedono nero anche il bianco. Per lo più chi giudica male, è reo di quel male stesso; difatti il bugiardo crede che anche gli altri siano bugiardi, il ladro pensa che questi e quegli sia pure ladro, chi commette disonestà è convinto che gli altri facciano altrettanto.
Gesù dice: Non giudicate e non sarete giudicati. - Se c'è una ragione sufficiente per giudicare gli altri, non è peccato il pensar male; la carità però suggerisce di compatire e di scusare l'intenzione. Nel giudicare il prossimo, anche quando le circostanze esterne sembrino evidentemente male, ci si può sbagliare e molto spesso; perciò è meglio pensare bene di tutti e così non si offende la carità. E' solo Dio il giudice dei cuori e chiunque gli usurpa il diritto di giudicare, l'offende.
Anima cristiana, piace a te se vieni giudicata male o si sospetta sul tuo conto? Certamente ti dispiace! Ed allora perché tu facilmente pensi male del prossimo?
Godere e soffrire con gli altri
Quando si nutre un rancore o si è soggetti al vile vizio della gelosia, si è spinti dalla guasta natura umana a godere del male altrui ed a contristarsi del suo bene. E' questa una mancanza di carità, più o meno grave.
Se tu, o anima, avessi una disgrazia in famiglia oppure una malattia, una umiliazione, saresti contenta se qualcuno godesse del tuo male? Resteresti fortemente irritata. E perché tu nel segreto del cuore gioisci quando quel tale... o quella tale... ha una disgrazia? E' questa la carità tua verso il prossimo? E' contento Gesù del tuo modo di agire?
Così pure vigila sul tuo cuore affinché non abbia a contristarsi del bene altrui. Vinci il serpente della gelosia e sforzati di gioire quando il prossimo riceve qualche bene. Ricorda l'insegnamento di San Paolo: Godere con chi gode e soffrire con chi soffre.
Per tua tranquillità, sappi che se provi i cattivi sentimenti sopra esposti e non hai il tempo di controllarti, cioè non ti accorgi del male che stai facendo, in tal caso non pecchi; ma appena ti accorgi del cattivo sentimento, fa' di tutto per soffocarlo con atti contrari o con la preghiera, diversamente offendi il buon Dio.
Non parlare male
La loquela è uno dei doni più grandi che il Signore ci abbia fatto. Sarebbe meglio essere muti, senza loquela per tutta la vita, anziché peccare con la lingua. Uno dei peccati più comuni contro la carità è la mormorazione.
Quando si incolpa innocentemente qualcuno, cioè gli si attribuisce una colpa falsamente, si commette una calunnia, la quale è peccato grave o leggero, secondo l'importanza di ciò che si dice. Quando si racconta una mancanza vera del prossimo, anche vista con i propri occhi, se tale mancanza non è pubblica e si manifesta dove ancora non si conosce, in tale caso si pecca di mormorazione o detrazione. Ed è bene sapere che fa pure male colui che volentieri ascolta la mormorazione. Quando si racconta un fatto pubblico e si commenta, se si fa questo per dare un buon insegnamento ai presenti, non si pecca; se si parla di una mancanza pubblica, tanto per parlarne, per ammazzare un po' il tempo, in questo caso si commette peccato leggero e bisognerà un giorno darne conto al Divin Tribunale, secondo il detto di Gesù: Di ogni parola oziosa che gli uomini avranno detta, daranno conto di essa nel giorno del Giudizio.
Quanti rimorsi dovrebbero avere coloro che facilmente parlano male del prossimo! E non sono soltanto i nemici della Religione che mancano su questo, ma anche certe anime che si dicono pie, amanti di Gesù!
Gesù c'insegna ad essere giusti col prossimo e dice: Perchè guardi la pagliuzza che è nell'occhio del fratello? Ipocrita! Prima di dire al tuo fratello: « Lascia che io ti tolga la pagliuzza dall'occhio », togli prima la trave che è nell'occhio tuo! -
Quando si mormora o si critica, si guarda la pagliuzza del nostro prossimo. Ma il mormoratore dovrebbe dire a se stesso prima di parlare: Il tale ha mancato. Ed io non ho mancato mai? Tizio ha fatto questo peccato. Ed io non ho fatto altri peccati, gravi forse più del suo? Se io parlo male di lui, sono un ipocrita; vedo la gobba altrui e non vedo la mia!...
Anima cristiana, saresti lieta tu se sapessi che in una conversazione si parla male di te, si fanno conoscere i tuoi difetti, le miserie morali della tua famiglia? Forse piangeresti di dolore! E perchè allora non tratti il prossimo come vorresti essere trattata tu? Non vuoi che alcuno rida alle tue spalle. Perchè tu ridi alle spalle altrui?... Sii delicata, se vuoi piacere a Gesù!
Parlare in bene o tacere
Tutti abbiamo delle buone qualità e dei difetti. Chi manca in una cosa e chi in un'altra. Nessuno si meravigli della caduta altrui. Chi si meraviglia oggi, potrà cadere domani.
In base a ciò, bisogna sforzarsi di vedere nel prossimo le buone qualità e mettere il velo della carità sui difetti. Parliamo bene di tutti! Soltanto del demonio nulla può dirsi di buono; ma di tutti gli altri, anche se grandi peccatori, sì. In pratica si suol fare il contrario: se c'è da dire male di qualcuno, ci si presta volentieri a scagliare la pietra; se c'è da parlarve in bene, ognuno tace e fa i fatti suoi. Questa è la piaga delle conversazioni.
Tu prima di parlare del prossimo pensaci seriamente. Hai da dire qualche cosa di bene? Parla pure! C'è qualche cosa di male? Taci! Così facendo, eserciterai la vera carità e sarai stimata da Dio e dagli uomini.
Sentendo mormorare, contrapponi subito i meriti di chi è mormorato; metterai così un argine al peccato altrui e darai tanta gloria a Dio.
Non riferire niente
E' un peccato contro la carità il riferire all'interessato quanto di male si è udito sul suo conto. Dice lo Spirito Santo: Hai udito qualche cosa contro il tuo fratello? Lasciala, morire in te! -
Quanto male si fa a rapportare le cose! Ignorantemente si può credere di fare un bene, ma in realtà si offende la carità. Un insulto, una critica fatta alla presenza. dell'interessato, produce dei cattivi effetti quasi sempre; ma quando questo avviene, per così dire, dietro le spalle, e una terza persona va a riferire ogni cosa, allora gli effetti possono essere pessimi; è come una pugnalata alla schiena. Quante volte in conseguenza di una parola riportata, sono nati rancori ed odii per tutta la vita!... Quante risse e qualche volta anche omicidi! Chi rapporta il male, è come colui che appicca il fuoco alla polveriera.
Lo scandalo
La carità ci obbliga a zelare il bene del prossimo e specialmente il bene spirituale. Chi invece fa male alle anime, pecca davanti a Dio. Uno dei peccati più gravi è proprio lo scandalo, cioè il cattivo esempio che si dà.
Ordinariamente si chiama scandalo il peccato contro la purezza commesso con altri o alla presenza di altri, oppure il discorso disonesto o qualsiasi eccitazione alla disonestà. Ma è anche scandalo, qualunque azione o parola che spinga il prossimo a violare la legge di Dio, qualunque sia il comandamento.
Noi siamo tenuti a dare buon esempio a tutti, specialmente ai piccoli ed ai dipendenti; i piccoli imparano a fare quello che vedono ed i dipendenti si credono autorizzati a fare ciò che fanno i superiori. Tu che leggi, puoi affermare di essere a tutti ed in tutto di buon esempio? Ricordati che il buon esempio è la predica più efficace! Dunque sii esemplare nel vestire, nel tuo contegno in casa e fuori di casa, nelle conversazioni, nelle contrarietà della vita. Perciò, attenzione a non mormorare, a non pronunziare ingiurie, a non mandare imprecazioni nella rabbia...
Il Giudizio Universale
Il giorno più tremendo per l'umanità sarà l'ultimo, cioè il giorno del Giudizio Universale.
La Santa Chiesa chiama il Giudizio Finale « Giorno di ira... di sventura e di miseria... giorno grande e amaro assai...». Ma perchè sarà terribile il Giudizio? Perchè tutto verrà messo alla, luce. Non ci sarà niente di nascosto che non sia manifestato! Sarà pure terribile perchè verrà riconfermata la sentenza eterna per tutti. E su che cosa Gesù Cristo ci giudicherà? Sulla carità verso il prossimo. Fortunati noi se avremo praticato bene in vita i doveri verso il nostro simile!
Lascio la parola a Gesù Cristo, il quale ha descritto minutamente lo svolgimento dell'ultimo giorno del mondo. Ecco il testo del Santo Vangelo:
- Allora se alcuno vi dirà: Eccolo qui, il Cristo, oppure eccolo là! - non lo credete, perchè sorgeranno falsi cristi e falsi profeti e faranno dei grandi segni e prodigi da sedurre, se fosse possibile, anche gli eletti... Come il lampo esce dall'Oriente e guizza sino all'Occidente, cosi sarà la venuta del Figlio dell'uomo. Dove sarà il cadavere, ivi si raduneranno le aquile. Or subito dopo la tribolazione di quei giorni, il sole si oscurerà e la luna non darà più la sua luce e le stelle cadranno dal cielo e le potenze dei cieli si commoveranno. Ed allora apparirà nel cielo il segno del Figlio dell'uomo e tutte le genti della terra piangeranno e vedranno il Figlio dell'uomo venire sulle nubi del cielo in grande potenza e gloria. E manderà i suoi Angeli con le trombe e con grande voce a radunare i suoi eletti dai quattro venti, da un'estremità all'altra dei cieli... Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria con tutti gli Angeli, allora siederà sul trono della sua gloria. Tutte le genti saranno radunate davanti a Lui ed Egli separerà le pecore dai capretti, (cioè i buoni dai cattivi). Allora il Re dirà a quanti saranno alla sua destra: Venite, o benedetti del Padre mio, possedete il regno che vi è stato preparato sin dalla costituzione del mondo, perchè io ebbi fame e voi mi deste da mangiare, ebbi sete e voi mi deste da. bere, fui pellegrino e mi accoglieste, fui ignudo e mi rivestiste, fui infermo e mi visitaste, fui in prigione e mi veniste a trovare. Allora i giusti gli domanderanno: Signore, ma quando ti abbiamo visto aver fame e ti abbiamo dato da mangiare, aver sete e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo veduto pellegrino e ti abbiamo accolto, o ingnudo e ti abbiamo rivestito? Quando mai ti abbiamo veduto infermo o in prigione e siam venuti a trovarti? Ed il Re risponderà loro: In verità vi dico che tutte le volte che avete fatto qualche cosa ad uno di questi minimi tra i miei fratelli, l'avete fatto a me: Allora dirà a quelli di sinistra: Andate via, maledetti, nel fuoco eterno, preparato a Satana ed ai suoi seguaci, perchè io ebbi fame e voi non mi deste da mangiare, ebbi sete e non mi deste da bere, fui pellegrino e non mi accoglieste, ero ignudo e non mi rivestiste, ero infermo e in prigione e non mi veniste a trovare. Allora anche costoro domanderanno: Signore, quando ti abbiamo veduto avere fame o sete, o essere pellegrino, o ignudo, o infermo, o in prigione e non ti abbiamo assistito? Ed Egli risponderà loro: Io vi dico in verità che tutte le volte che voi non l'avete fatto ad uno di questi minimi tra i miei fratelli, non lo avete fatto a me. E costoro se ne andranno all'eterno supplizio, i giusti invece alla vita eterna. -
Per amor di Dio
Si deve amare il prossimo in quanto è 'immagine di Gesù; perciò quest'amore dev'essere diretto a Gesù. Chi benefica il bisognoso, perchè spinto da un senso naturale di compassione, ma non per il fine soprannaturale di piacere a Gesù, non può dirsi che eserciti la carità cristiana propriamente detta. Perciò ognuno procuri di aiutare il suo simile per amore di Gesù. La perfezione del precetto della carità consiste nell'amare il prossimo, nell'amarlo come noi stessi, nell'amarlo per amor di Dio.
LE OPERE DI MISERICORDIA
I bisogni del prossimo sono vari. Possono però raggrupparsi in diverse categorie. Comunemente le opere di carità sono considerate sotto quattordici aspetti e si chiamano opere di misericordia; sette sono corporali e sette spirituali.
CARITA' CORPORALE
Il corpo
Noi siamo composti di corpo e di anima. Il corpo ha tante necessità: mangiare, bere, vestirsi, ecc... Non tutti hanno i mezzi di procurarsi il necessario. Chi deve aiutare i bisognosi? Colui che ne ha la possibilità. Il primo bisogno del corpo è quello di mangiare per mantenersi in vita; perciò la prima opera di misericordia corporale è il venire in aiuto a chi manca del necessario per sfamarsi.
Dar da mangiare agli affamati
Bisogna aver provata la fame per comprendere il bisogno del povero che chiede un tozzo di pane. Il povero comprende un altro povero, ma il ricco, dal ventre sazio, ordinariamente neppure dà ascolto alla voce supplichevole del prossimo affamato. Si vede talvolta un mendicante, che divide con un altro affamato il tozzo di pane ricevuto in elemosina. Il ricco invece non suole fare conto del denaro che spreca in divertimenti e in vizi, spende denaro per gli animali domestici, ma davanti ad un affamato chiude la borsa e il cuore. Questa è la triste realtà della vita!
Gesù Cristo si mostra fortemente sdegnato contro questi ricchi e pronunzia delle terribili parole: Guai a voi; o ricchi, perchè avete già la vostra consolazione! Guai a voi, che siete satolli, perchè patirete la fame! Vi dico in verità che difficilmente un ricco entrerà nel regno dei Cieli! E di bel nuovo vi dico che è più facile per un cammello passare per la cruna di un ago che per un ricco entrare in Paradiso. -
Queste parole dette da Gesù, dovrebbero far tremare da capo a piedi i ricchi! Ma costoro, accecati dai beni di questo mondo, avendo, secondo loro, il Paradiso in terra, se ne ridono delle minacce di un Dio! Se ne accorgeranno dopo la morte e specialmente nel giorno del Giudizio Universale.
Il ricco epulone
Volendo Gesù scuotere i ricchi ed animarli ad aiutare il prossimo, specialmente se affamato, porta una parabola, purtroppo poco, meditata da chi dovrebbe farne più tesoro. Si legge nel S. Vangelo: C'era un uomo ricco, il quale vestiva di porpora e tutti i giorni dava grandi banchetti. C'era anche un mendico di nome Lazzaro, il quale pieno di piaghe giaceva alla porta di lui, bramoso di sfamarsi con le briciole che cadevano dalla tavola del ricco, ma nessuno gliene dava; soltanto i cani andavano a leccargli le piaghe. Il povero morì e fu portato dagli Angeli in seno ad Abramo; morì anche il ricco e fu sepolto nell'inferno. Alzando questi gli occhi, mentre era nei tormenti, vide da lungi Abramo e Lazzaro sul suo seno. Allora ad alta voce esclamò: Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro ad intingere la mia lingua, perchè io spasimo in questa fiamma! -
Ma Abramo gli rispose: Ricordati che tu ricevesti la tua parte di beni durante la vita, mentre Lazzaro ebbe nel medesimo tempo la sua parte di mali; perciò ora è consolato e tu sei tormentato. Oltre a ciò, una grande voragine è posta tra noi e voi. Quegli replicò: Io ti prego adunque che tu lo mandi in casa di mio padre, perché ho cinque fratelli, per avvertirli di queste cose, affinché non cadano anch'essi in questo luogo di tormento - Abramo rispose: Hanno Mosé ed i Profeti; ascoltino quelli. - E l'altro replicò: No, Padre Abramo; se un morto andrà da loro, faranno penitenza. – Ma Abramo rispose: Se non ascoltano Mosé ed i Profeti, non crederanno ad un uomo risuscitato. -
Osservazione
Il ricco epulone fu condannato all'inferno; ma per quali peccati? Dalle parole di Gesù non risulta che egli abbia bestemmiato, o fatto omicidio, o commesso disonestà. L'unico peccato, che lo rese degno del fuoco eterno, fu il non avere dato da mangiare ad un povero affamato. Poteva sfamarlo e non lo fece...
Quanti ricchi, che oggi nuotano nell'abbondanza, un giorno piomberanno nell'inferno, per avere chiuso il cuore alla beneficenza!
I benestanti
I ricchi, propriamente detti, non sono numerosi; i benestanti, si. Sono benestanti coloro che hanno più del necessario; passano la vita nel moderato lavoro, ma godono di tante agiatezze. Sappiano costoro che Gesù ha comandato di dare ai bisognosi il superfluo di quanto si possiede: Ciò che avete in più datelo ai poveri!
I benestanti dunque evitino tante spese capricciose e, pur godendo di una certa agiatezza, non dimentichino che c'è gente, forse vicina di casa, la quale non ha mezzi di comprare il pane e patisce la fame.
Più economia
Ognuno deve - sfamare il povero secondo le proprie forze. Chi più ha più deve dare. Il popolo è formato di coloro che lavorano e mangiano, pur avendo qualche riserva per i casi urgenti della vita. Ma anche questa classe media dell'umanità è in dovere di fare elemosina ai poveri. Si dirà: Noi non abbiamo denaro da poter dare ai bisognosi per comprarsi il pane!
Non avete denaro?... Trovate però denaro per andare al cinema! Spendete giornalmente per il piacere del fumo, per accontentare le vostre passioni! Voi donne, trovate denaro per comprare i belletti ed i profumi! Spendete quando si tratta di comprare riviste mondane e romanzi! Non misurate la spesa per seguire la moda e mostrarvi in società in diversi abiti, superiori al vostro stato!... Tutto questo denaro, o parte di esso, perché non utilizzarlo a sfamare qual che famiglia che trovasi nella miseria? Che scusa si potrà portare davanti a Dio nel giorno del Giudizio?
Occorrerebbe fare più economia nella vita ed allora ci sarebbero meno fratelli vittime della fame.
Il salvadanaio
Un padre di famiglia, fervente cristiano, rimasto vedovo, si dedicò completamente alla formazione spirituale della figliolanza. La più piccola, che chiamava la sua «reginetta», era tra le prime compagne della scuola. Ogni qualvolta diceva: «Babbo, oggi ho riportato in classe ottimi punti! - riceveva in premio una moneta di argento.
Amante di Gesù e del prossimo, non sprecava il denaro, ma subito andava a deporlo dentro il suo salvadanaio. Durante la settimana le monete aumentavano. Nei giorni festivi si apriva il salvadanaio e la ragazzina metteva tutto il suo tesoro in tasca. - Babbo, diceva, queste monete saranno date ai poverelli con le mie mani. - Si, reginetta mia, tutto vada per i poveri! Gesù sarà tanto contento! -
Così educava quel buon padre la sua piccina, che poi divenne Santa Teresa del Bambino Gesù.
Potessero imitarla tanti altri! Insegnino i genitori ai loro piccoli l'importanza della carità! Tu, o anima, se puoi, tieni un salvadanaio e metti dentro i piccoli risparmi, frutto di piccole rinunzie. Invita bellamente altri e deporvi qualche offerta in occasione di feste o di visite. Imita quelle anime caritatevoli che tengono il suddetto salvadanaio sul banco delle rivendite e così di tanto in tanto potrai sollevare qualche famiglia povera.
Se ti sarà possibile, da' il tuo nome alla Conferenza di San Vincenzo e così con le tue industrie potrai cooperare al grande bene che si opera in seno alla Conferenza stessa.
Chi ha poco, dia poco! Battono alla porta. E' un vecchietto che chiede l'elemosina, oppure un bambino affamato o una povera mamma di famiglia dal viso pallido e dagli occhi sparuti.
Anima cristiana, ravviva la tua fede! E' Gesù che ti manda sì bella occasione per farti dei meriti!... Apri la porta e vedi un povero. Se tu vedessi Gesù Cristo, il quale ti chiedesse l'elemosina, come ti comporteresti? Fa' lo stesso con questo bisognoso! Non arrischiarti a chiudergli la porta in faccia! Sarebbe lo stesso che dare uno schiaffo a Gesù Cristo! Non mostrarti adirata per i modi rozzi con cui il povero ti si presenta! Fa' piuttosto vedere che hai compassione di lui, rivolgigli un sorriso che lo conforti, digli una buona parola, raccomandati alle sue preghiere; dopo di ciò, da' qualche cosa. Non puoi dare molto? Da' poco! Ma, per amor del Cielo, non mandare via alcun povero senza avergli dato qualche cosa! Gesù resterà contento anche del poco, dato per suo amore.
L'importunità
I poveri sogliono avere modi grossolani; non sempre ciò è colpa loro, perchè sono cresciuti forse senza una guida, abbandonati a se stessi sin dall'infanzia. Nel chiedere la elemosina alle volte sono importuni, o perchè battono alla porta con forza e ripetutamente, o perchè domandano con una certa pretesa.
In questo caso la carità è più meritoria, perchè bisogna esercitare anche la pazienza. Si compatisca l'importunità, riflettendo che forse l'animo del povero è inasprito dalla fame o dai rifiuti subiti in altre famiglie. Si deve considerare che anche il povero ha un cuore e la dignità personale e che quando si è visto trattato duramente in diverse famiglie, alla fine potrebbe essere gonfio di rabbia.
Troppi poveri!
Ci sono dei giorni in cui i poveri con più frequenza, vanno in giro, ad esempio al venerdì ed al sabato; può darsi che a brevi intervalli battano diversi alla stessa porta. In tale circostanza non si sgridino i mendicanti; se le finanze non permettono di essere generosi con tutti, si dia anche poco a ciascuno, ma nessuno venga allontanato aspramente, dicendo: Troppi poveri!... Ma come si fa?...
Tu fa' la prova; sii caritatevole con tutti, non temere di divenire povero facendo l'elemosina. Sappi che chi da' al povero, presta a Dio.
Date uno, dice Gesù, e riceverete cento. - Oltre al premio eterno che guadagni con l'elemosina, godi subito una gioia grande nel tuo spirito, sconti i peccati e ti abbrevi il Purgatorio... Il centuplo che Gesù ha promesso ti sarà dato in tanti modi, nella salute o nell'essere liberato da qualche pericolo tu o qualcuno della famiglia, nel raccolto della campagna, poiché Iddio in un'ora di pioggia mandata a tempo opportuno può darti mille volte più di quanto abbia dato tu in elemosina in tutta la vita. Considera perciò i poverelli come i tuoi veri benefattori spirituali e temporali.
San Giovanni Bosco
Questo gran Santo andava spesso a domandare denaro per alimentare i numerosissimi orfanelli ricoverati nei suoi ospizi. La gente conosceva la bontà e la santità di lui, perciò difficilmente gli faceva un rifiuto. Alle volte diceva ai benefattori: - Io non dovrei ringraziarvi; al contrario, voi dovreste ringraziare me quando vi chiedo offerte per i miei ricoverati, perchè dó a voi l'occasione di guadagnarvi tanti meriti con l'esercizio della carità.
Gli accattoni
Ci sono dei veri bisognosi che domandano l'elemosina e di altri che fanno ciò per mestiere. In tal caso, ci vuole oculatezza. Al vero povero si dia con generosità; all'accattone si dia poco.
Si è constatato che certi mendicanti non fanno tanto buon uso delle offerte ricevute, poiché vanno a sprecare il denaro nelle osterie. A costoro invece di denaro si dia pane.
Famiglie bisognose
La carità si esercita in modo partitolare verso certe famiglie bisognose. Il povero che va in giro, può vivere in qualche maniera; ci son di quelli invece che preferirebbero morire di fame, anziché stendere la mano.
Quando si conosce qualcuna di tali famiglie, si rivolga ad essa la carità. Ci sono bambini che piangono, chiedendo pane; il capo di casa è malato e non può guadagnare; la sposa moltiplica la sua attività, ma non riesce a sfamare tutti.
In questa famiglia con facilità si salta il pranzo e la cena e si mangia quando si può.
Anima amante di Gesù, metti una simile famiglia sotto la tua cura speciale! I tuoi risparmi impiegali per sovvenirla nei suoi bisogni. Nelle feste manda qualche cosa in più del solito! Quanta benedizione attirerai sul tuo capo!... Hai dei Morti in Purgatorio; vorresti suffragarli; uno dei mezzi più efficaci è questa carità. Da' a tale famiglia bisognosa il denaro che vorresti spendere in cera o in fiori per onorare i tuoi Morti. Raccomanda a questi beneficati che preghino per l'anima di qualche tuo caro Defunto. La preghiera dei poverelli, unita alla carità, accelera l'ingresso in Paradiso.
Delicatezza
Il fiore della carità è la delicatezza. Si faccia possibilmente di nascosto, affinché il bisognoso non resti umiliato. Non si metta a conoscenza di chi non lo sa l'atto di carità compiuto; serve questo a non perderne forse il merito. Dice Gesù: Quando fai l'elemosina non suonare la tromba. Non sappia la tua sinistra quello che fa la tua destra. -
E' delicatezza trattare dignitosamente i poveri. Si suol dire in certe famiglie eristiane: Questo cibo è andato a male; mettiamolo da parte e lo daremo a qualche povero! - Non è delicato un tal modo di agire; se un cibo è guasto, si butti via, ma non serva per un poverello, che è l'immagine di Gesù.
Il venerdì
Anime generose e caritatevoli se ne incontrano. Vorrei suggerire uno squisito atto di carità e di mortificazione da farsi possibilmente nel giorno sacro a Gesù Crocifisso, cioè al venerdì. Non tutti sono in grado di farlo, perchè non sempre le circostanze di famiglia lo permettono.
Il pranzo del venerdì, preparato con più cura del solito, si faccia consumare nella propria abitazione a qualche povero e si serva a tavola con umiltà ed amore. Oh! come è gradito al buon Gesù un simile atto!
Quando un alto personaggio viene in casa nostra, non si guarda a spese per farlo pranzare, nella speranza di ottenere forse un qualche favore. Il poverello, se si ha fede, deve trattarsi meglio ancora. Dice Gesù Cristo: Quando vuoi fare inviti a pranzo, non chiamare i ricchi, perchè non avvenga che essi ti abbiano a ricambiare; chiama piuttosto poveri, ciechi e storpi, e beato te che essi non abbiano modo di ricambiarti; la ricompensa allora ti sarà data dal Padre Celeste. –
Dunque, anima cristiana, Gesù ti dice che è più utile invitare a pranzo un povero, anziché un ricco signore. Se qualche volta potrai, non dimenticare che il giorno più propizio ad un tale atto di carità è il venerdì.
San Gregorio Magno
Non c'è stato Santo, il quale non abbia esercitato la carità verso il prossimo, in grado eminente. San Gregorio Papa fu chiamato Magno, o grande, per l'immenso bene operato come Capo della Chiesa Cattolica. Egli divenne Papa in premio di un atto di carità compiuto verso un povero durante la gioventù; lo seppe per rivelazione. Da Sommo Pontefice continuò a beneficare i poveri; in certe occasioni invitava a tavola dodici poverelli e lui, da Papa, li serviva. Gesù gradiva tanto la sua carità, che lo premiò più di una volta in modo prodigioso. Qualche volta, durante il pranzo, il Sommo Pontefice si accorgeva che nel numero dei poveri invitati c'era anche un Angelo, il quale poi spariva. Un giorno i poveri erano tredici, cioè uno più del solito. San Gregorio se ne accorse. Mentre egli serviva a tavola, uno dei convitati si trasformò nel volto, divenne luminoso e si manifestò per colui che era. Era Gesù in persona, che aveva preso le sembianze d'un poverello.
La crocetta
Santa Caterina da Siena era amantissima di Gesù; con altrettanto amore trattava il prossimo, specialmente se bisognoso. Un giorno, uscendo dalla Chiesa, le si presentò un povero, chiedendole l'elemosina. Non aveva denaro da dare. Il povero si arrabbiò. La Santa lo invitò ad andare a casa sua e lì avrebbe ricevuto del denaro; ma l'altro lo pretendeva subito. Dolente Santa Caterina di non poterlo accontentare, disse: Non ho denaro; però tengo questa crocetta di argento, che ha il suo valore. Prendetela e andate a venderla; il denaro ricavato vi gioverà. - Diede la crocetta, però con tanto amore per fare piacere al Signore. Nello stesso giorno Gesù apparve alla Santa e le disse: Vedi, Caterina, questa crocetta? Tu questa mattina l'hai data a me. In verità ti dico: Nel Giudizio Universale mostrerò al mondo intero questa crocetta, dicendo: La mia sposa Caterina mi ha fatto questo dono nella persona di un povero! -
Questi fatti ci dicono quanto sia vera la affermazione di Gesù Cristo: Quello che avrete fatto all'ultimo di questi miei fratelli, l'avrete fatto a me. -
DAR DA BERE AGLI ASSETATI
Gesù Cristo insegna: Chi avrà dato un bicchiere d'acqua al prossimo per amore mio, non perderà la sua ricompensa. -
Quest'opera di misericordia non può praticarsi con frequenza, perchè di acqua se ne trova ovunque. Tuttavia si danno dei casi in cui il prossimo ha bisogno di bere e non può trovare facilmente l'acqua. Oh! come è tormentosa la sete! La fame può sopportarsi anche a lungo, ma la sete no. Se si presenta l'occasione, ci si mostri generosi. A noi costa poco un bicchiere d'acqua; all'assetato è indispensabile.
Avviene di viaggiare in vettura. Il calore dell'ambiente chiuso, con molti passeggeri, il movimento stesso, l'ora del giorno, la cattiva digestione... tutto concorre ad aumentare la sete. Se tu viaggiassi ed avessi un po' di acqua, sarebbe il più grande regalo che in quell'occasione potresti fare al tuo simile.
Viene a casa tua qualcuno da lontano per visitarti o portarti qualche oggetto; forse avrà dovuto percorrere tanta strada a piedi, avrà bisogno di bere e forse non osa chiederti un po' di acqua. Per prima cosa tu domanda se ha bisogno di dissetarsi.
In caso di svenimento o di vertigini allorché qualcuno lungo la via si abbatte, fa tanto piacere vedere accorrere la gente per interessarsi a sollevare l'infelice, offrendo un po' di cordiale o un bicchiere d'acqua. E' l'istinto della carità che Iddio ha messo nel nostro cuore. Sarebbe mancare ad un sacrosanto dovere, il non prestarsi in simili casi ad alleviare le miserie umane.
VESTIRE GL'IGNUDI
Il corpo umano abbisogna di essere ricoperto per dignità personale e per decenza cristiana. Non tutti possono avere i mezzi per coprirsi convenientemente. Fa proprio pena vedere d'inverno certi bambini tremanti in braccio alle mamme! Sono ricoperti leggerissimamente ed il tenero corpicciolo non resiste al rigore invernale. E' dovere di carità, quando la borsa lo permette, venire in aiuto a queste creaturine. Regalare una camicetta di cotone o una maglietta di lana, anche un po' logora, è un sollievo per una creaturina. Penserà la madre ad adattarla od a rattopparla, se sarà necessario.
D'estate certi genitori poveri e grossolani sogliono tenere i figlioletti nudi del tutto in casa. Interrogati rispondono: Non abbiamo stoffa per coprirli. - E' vera carità corporale e spirituale vestire questi piccoli ignudi; se si abituano alla nudità sin dai primi anni, perdono facilmente il senso del pudore cristiano.
Certe donne non osano uscire di casa perchè sprovviste di vestiario! Non uscendo, non vanno neppure in Chiesa e lasciano passare gli anni senza ascoltare la S. Messa o ricevere la S. Comunione o udire una predica. Venire loro in soccorso è un'opera molto meritoria. Non solo le donne, ma anche gli uomini possono avere urgente necessità di vestiario. Si dà il caso che qualche uomo, non osando uscire di casa perchè in abito indecente, non possa andare a lavorare e non lavorando aumenta sempre più la sua miseria. Chi scrive, conosce qualcuno di questi infelici.
Non sono da dimenticare i selvaggi, che il Missionario porta alla Fede Cattolica. In certe zone, per mancanza di indumenti, il Missionario è costretto ad assistere a scene pietose. I Cattolici, conoscendo i bisogni delle Missioni, corrispondono all'appello dei Missionari; difatti esistono qua e là dei laboratori, ove qualche giorno alla settimana pie persone dedicano il loro lavoro allestendo indumenti, che a suo tempo vengono mandati alle Missioni più bisognose.
I mezzi
Come trovare i mezzi per compiere questo atto di carità? L'amore di Dio suggerisce tante risorse. Ciascuno, secondo le proprie forze, faccia qualche cosa.
In casa ci sono degli abiti fuori uso, lasciati in abbandono. Nei ritagli di tempo si rivedano questi indumenti; togliendo la parte deteriorata, potrà farsi un abito più piccolo.
Un vestito messo fuori uso in una famiglia, può essere decente per un altro che appartenga a famiglia povera. Quante vesti e quanti abiti si adoperano da taluni! E' il lusso che spinge a fare tante spese. Si pensi a chi manca del puro necessario; spendere meno per sè e - così. avere il mezzo di aiutare gli altri.
Quanta biancheria giace in fondo alle casse in certe famiglie! Passano anni ed anni e nessuno la tocca, perchè in casa sono tutti ben forniti. Perchè non pensare anche al prossimo?
Sant'Agostino, Vescovo d'Ippona, vedendo la necessità in cui versava il popolo, dopo avere esortato i fedeli a prestarsi a rivestire gl'indigenti e avere dato anche parte dei suoi indumenti, credette bene prendere la biancheria della Chiesa e le tovaglie degli Altari per ricoprire le carni dei più bisognosi. Esempio di vera carità, degno del gran Vescovo, luminare della scienza divina.
S. Filippo Benizi
Un povero lebbroso stava in un angolo della via; era nudo. L'orrenda malattia aveva ridotto il corpo dell'infelice in uno stato miserevole. Tutti lo sfuggivano per paura del contagio. Passava San Filippo Benizi, il quale ardeva di amore di Dio e del prossimo. Il Santo si avvicinò e gli rivolse dolcemente la parola. Il lebbroso gli domandò l'elemosina. Il Santo vide in quelle membra piagate la figura di Gesù e spinto dalla viva fede, tolse la sua veste sacerdotale e con essa coprì il corpo del lebbroso. Gesù Cristo gradi quell'atto di carità e volle premiarlo con un miracolo. Appena quel poverello fu ricoperto, improvvisamente sparì la lebbra, le piaghe si rimarginarono ed il miracolato ritornò lieto in seno alla famiglia.
San Martino
E' tanto celebre l'atto di carità compiuto da San Martino! Questi, soldato romano, trovandosi a cavallo, s'imbatté in un poverello nudo. - Datemi qualche cosa! - chiese in atto pietoso. San Martino non aveva denaro e pensò di ricoprirlo in qualche modo; perciò rispose: Ecco il mio mantello da militare. Lo divido in due parti: una per voi e un'altra per me. -
Gesù accettò molto quell'atto pietoso e la stessa notte apparve a San Martino. Gli si fece vedere con le spalle ignude, ma in parte ricoperte da mezzo mantello militare. Poi gli rivolse queste parole: Il mio servo Martino mi ha ricoperto con questo mantello! -
Esempi sublimi, che provano sempre più quanto Gesù Cristo desideri che il prossimo ignudo venga rivestito.
VISITARE GLI AMMALATI
Tutti, più o meno, abbiamo provato nel corso della vita dei disturbi fisici, duraturi o passeggeri. Possiamo perciò comprendere meglio lo stato d'animo di un ammalato. Chi giace da tempo a letto, oltre che dolori corporali, soffre anche pene morali, causate dalla solitudine, dalla poca pazienza dei familiari e da altre circostanze.
Il sollevare dallo stato di sofferenza, anche momentaneamente, un infermo, è uno dei migliori atti di carità. Non tutti però si prestano a visitare gli ammalati, ad averne cura, a dire una parola di conforto... Il motivo è che stando vicino ad un infermo, si ha paura del contagio, oppure non si prova gusto a vedere chi soffre. Si va volentieri in casa altrui in occasione di feste o per interesse o per godere di una lieta compagnia. Chi però ama veramente Gesù, deve preferire la visita agli ammalati a qualunque festa di questo mondo.
Malati in famiglia
Quando Gesù visita una casa con la sua croce, tutti ne sentono il peso. Una malattia colpisce una persona; soffre chi ha la malattia e soffrono tutti quelli della famiglia, chi per un conto e chi per un altro.
Gli ammalati in casa devono essere trattati con delicatezza e con molta pazienza. L'ammalato suole divenire nervoso, noioso ed alle volte è incontentabile. Si faccia di tutto per trattare chi soffre sempre con calma, senza mostrarsi annoiati di servirlo, col sorriso sulle labbra; quando l'infermo sa che i parenti lo assistono con amore, la sua sofferenza è alleviata. Allorché si comprende che l'ammalato desidera essere lasciato solo, per riposare meglio, non gli si stia vicino a chiacchierare o a far baccano; quando, al contrario, si vede che egli desidera un po' di compagnia, si lasci qualunque cosa per sollevarlo con onesta conversazione. Quel momentaneo sollievo recato all'ammalato è più accetto a Dio di una lunga preghiera.
Malati estranei
- Ama il prossimo tuo come te stesso! - dice Gesù. Perciò bisogna estendere la carità non solo agli ammalati della famiglia, ma pure agli altri: vicini di casa, amici, conoscenti, poveri derelitti...
Quanto vorrei andare in Chiesa e stare una ora davanti al Santissimo Sacramento; vorrei dire preghiere di riparazione a Dio e fare compagnia a Gesù, solitario nel Tabernacolo. Però c'è un ammalato presso la mia casa; ha bisogno di conforto; la mia visita potrebbe fargli piacere. Invece di andare in Chiesa, vado a visitare questo ammalato! - Chi dicesse ed agisse così, farebbe molto bene. Avrebbe più ricompensa in Cielo. In Chiesa c'è Gesù sotto i Veli Eucaristici; in quella casa c'è lo stesso Gesù sotto le sembianze di un ammalato. E Gesù Cristo nel giorno del Giudizio dirà: Vieni in Paradiso... perché io fui ammalato e tu mi visitasti! -
Malati poveri.
Quando c'è l'infermità e si hanno i mezzi per curarla ed i conforti dei familiari, il sofferente fa meno compassione. Ma quando la malattia è accompagnata dalla miseria, l'infermo dovrebbe essere oggetto di maggior cura da parte dei buoni.
Quanti ammalati poveri, anzi miseri, giacciono in un tugurio, privi di cibo, senza il sollievo di una visita medica, senza denaro per comprare le medicine, molestati forse da insetti! Chi scrive queste pagine, è stato testimone di tanti casi simili. Come non venire in aiuto a costoro, che spesso invocano l'ultima ora come sollievo? Anima cristiana, imita le Dame di Carità! Queste sogliono essere signore e signorine dell'alta aristocrazia, che in determinati giorni della settimana vanno in cerca di ammalati poveri, entrano nei tuguri, portano l'offerta, i medicinali e più che tutto la parola del conforto cristiano. Ancorché non sia tu una Dama di Carità propriamente detta, se vieni a conoscenza di qualche ammalato povero, fa' di tutto per andarlo a trovare. Informati dei suoi bisogni; industriati di trovare i mezzi per non fargli mancare il necessario; fa' conoscere il caso doloroso ad anime generose, le quali facilmente ti aiuteranno a completare l'opera buona.
Nelle visite successive porta sempre qualche cosa all'infermo... un frutto, un dolce, ecc. L'ammalato povero vedendosi considerato da persona estranea, sente rianimarsi e nobilitarsi. Dal corpo, tu passa all'anima. Suggerisci all'infermo la rassegnazione al volere di Dio, parla dei godimenti che Dio prepara nell'altra vita a chi soffre con pazienza, persuadilo a ricevere i Santi Sacramenti ed interessati tu stesso ad informare il Ministro di Dio.
Se tu esercitassi la carità in questo modo, proveresti nel cuore una gioia di Paradiso! Gesù ti farebbe sentire subito la sua compiacenza.
Il buon Samaritano
Non si pensi che sia superfluo l'interessarsi degli ammalati poveri, quando manca il vincolo della parentela. E' dovere di carità, al quale non può mancarsi senza venir meno agli insegnamenti di Gesù Cristo. C'è una parabola evangelica, la quale dimostra come tutti siano obbligati ad interessarsi di chi soffre ed è nel grave bisogno.
Un Dottore della Legge domandò a Gesù: Chi è il mio prossimo? Gesù prese a dire: Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e s'imbatté nei ladroni, i quali, spogliatolo e feritolo, se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Ora per caso scendeva per la stessa strada un Sacerdote; vide quell'uomo e passò oltre. Così pure un Levita, giunto nelle vicinanze, guardò e tirò innanzi. Ma un Samaritano che era in viaggio, giunto vicino a lui e vistolo, s'impietosì, gli si accostò e gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino e, collocatolo sulla propria cavalcatura, lo trasportò all'albergo e si prese cura di lui. Il giorno dopo, tratti fuori due denari, li diede all'oste e gli disse: Prenditi cura di lui e quanto spenderai di più, te lo pagherò al mio ritorno. - Chi di questi tre ti pare sia stato prossimo per colui che s'imbatté nei ladroni? -
Quegli rispose: Colui che gli usò misericordia. - E Gesù gli soggiunse: Va' e fa' tu pure lo stesso! -
Poveri infelici, abbandonati sul letto del dolore, ce n'è tanti nel mondo; ma buoni Samaritani se ne trovano pochi.
San Giuseppe Cottolengo
I Santi compresero che senza carità non si può giungere a Dio e quindi dedicarono le loro energie al bene del prossimo bisognoso. Trattandosi di ammalati, è bene ricordare qui San Giuseppe Cottolengo. Sacerdote povero, ma zelante, a vedere dei poveretti ammalati, avrebbe voluto dare loro tutti i sollievi. Ma come fare?... Aveva la buona volontà, ma mancava di mezzi. Entrò nella Chiesa del Corpus Domini, a Torino, si inginocchiò davanti all'immagine della Madonna e pregò: O Vergine Santa, quanti miei fratelli soffrono qui a Torino! Sono ammalati, non hanno pane e neppure tetto. Aiutatemi voi, perché possa io riuscire a lenire le loro pene! -
La Madonna accettò la preghiera del Santo Sacerdote e gli rispose: Sì, ti aiuterò! Tu comincia ed io ti assisterò! -
Cominciarono a pervenire offerte da tante parti; il Cottolengo poté affittare prima alcune camerette per otto ammalati; poi iniziò una piccola fabbrica, che chiamò la Piccola Casa della Provvidenza; in seguito dovette ingrandire i locali... Oggi, la Piccola Casa è ampia quanto un paese, vi sono ricoverati tredici mila poveri, affetti da ogni sorta di malattia; nessun ricoverato paga, non c'è amministrazione o registro di contabilità, non esistono fondi. In un secolo e più di vita, il grande Iddio non ha fatto mancare mai il necessario alla Piccola Casa.
San Camillo De' Lellis
Da giovane San Camillo aveva traviato: la grazia di Dio gli toccò il cuore ed allora si converti e si diede completamente al servizio degli ammalati.
Un giorno vide un uomo, abbattuto da un grave malessere. Per esaurimento di forze, quell'infelice non poteva reggersi in piedi e tanto meno camminare. San Camillo, mettendo da parte ogni umano riguardo, da Sacerdote zelante, mise sulle spalle il poverello e lo portò all'ospedale per curarlo convenientemente. Era persuaso di rendere a Gesù il servizio reso a quel sofferente, Giunto all'ospedale, il povero si manifestò. Quale portento!... Era Gesù Cristo in persona, il quale volle premiare anche su questa terra gli atti di carità del Santo. Difatti Gesù si lasciò contemplare e subito dopo sparì.
Santa Elisabetta Regina
Con diversi altri Santi il buon Gesù ha fatto simili sorprese. Per motivi di brevità, ricordo soltanto un altro episodio. Santa Elisabetta, regina d'Ungheria, giovane sposa, impiegava le sue sostanze a bene dei poveri; era per lei un onore poter servire gli ammalati, perchè vedeva in essi Gesù. Una volta scorse presso il palazzo un lebbroso; era ributtante la sua vista. La Santa ne ebbe tanta pena ed in un trasporto di amore verso Gesù, pensò di averne la massima cura. Lo ammise nella sua camera, lo fece rifocillare, gli medicò le ferite e dopo lo mise a riposare a letto, proprio nel posto del re.
I cortigiani si accorsero del fatto e malignarono sulla loro regina. Qualcuno ne informò il re, Ludovico. Questi, quantunque conoscesse le virtù della sposa, volle assicurarsi di tutto. Entrò frettolosamente in camera e trovò la regina; non vide altri. - Mi hanno detto, o Elisabetta, che è entrato un uomo in questa camera e non l'hanno visto uscire. E' vero? - Sì, era un lebbroso, che ho ricevuto per amore di Gesù. - Un lebbroso?... Ma non temi il contagio per te e per me,... Ed ora ove sta? - Nel nostro letto. - Ma queste sono pazzie!... Voglio vedere! - La santa ebbe un momento di trepidazione; non avrebbe voluto trovarsi in simile circostanza; cominciò a pregare.
Il re si avvicinò al letto e ritirò le coperte per vedere il lebbroso. Ma questi non c'era più; c'era Gesù Crocifisso, vivo e vero, piagato e sanguinante!... Il re, commosso, cadde in ginocchio; la sposa contemplò estatica il suo Gesù, finchè se lo vide sparire.
Questi sono episodi storici, di cui la vita dei Santi è si bellamente ornata. Che servano di forte stimolo ad avere compassione di chi soffre e ad averne cura, anche a costo di sacrifici.
ALLOGGIARE I PELLEGRINI
Intraprendere viaggi non sempre è cosa deliziosa. Il lusso dei viaggi di piacere è raro; ordinariamente ci si muove dalla propria casa per bisogno. E' penoso trovarsi in paese straniero e non avere un tetto ove passare la notte e riposarsi. Provarono questa pena la Madonna e San Giuseppe, allorchè - giunti a Betlemme a motivo del censimento, non poterono trovare alloggio nell'abitato e dovettero avventurarsi nell'aperta campagna, finchè trovarono una grotta.
Alloggiare i pellegrini, o passeggeri, è un'opera di misericordia.
Non sono frequenti i casi di praticare questa carità; però presentandosi l'occasione, nessuno si faccia indietro. La guerra mondiale, tanto disastrosa, obbligò sterminate schiere di popolo a lasciare il luogo nativo e cercare un alloggio in altri paesi meno pericolosi o in campagna. In certe zone ogni famiglia diventò un piccolo albergo. Quanti sacrifici per convivere in tanti in un ambiente ristretto! Tutti coloro che si prestarono a dare alloggio agli sfollati della guerra, compirono un atto altamente umanitario e profondamente religioso. E che dire della carità eroica, di cui diedero prova tanti verso la fine della guerra, dando alloggio nascostamente a certi militari cercati a morte dalla parte avversaria?... Se si fosse scoperto il nascondiglio, forse avrebbero perduto la vita.
VISITARE I CARCERATI
Tra i luoghi più dolorosi ed umilianti è da mettere il carcere. Quivi sono rinchiusi uomini e spesso anche donne, perchè abbiano a scontare il male fatto in seno alla società.
Non è da credere che tutti i carcerati siano gente da forca! Non mancano nel carcere gli innocenti, vittima della prepotenza. Ci sono di quelli che hanno compiuto qualche omicidio per isbaglio o per difesa personale; mancando però le prove, sono stati condannati come rei. Altri sono responsabili di ferimento o di omicidio; però hanno commesso il male in un momento di passione e forse dietro provocazione. Altri sono veramente colpevoli, con le mani macchiate di sangue, forse recidivi nel male. Tra costoro non mancano i pentiti, già risoluti di cambiare vita. Nell'assieme, in carcere c'è gente degna di commiserazione più che di disprezzo.
L'autore di queste pagine ha visitato più di un carcere, ha avuto occasione di penetrare negli ergastoli e predicare ai condannati. Ha potuto entrare nelle loro celle, intrattenersi a colloquio con intimità e sentire dolorose storie. I detenuti ascoltavano la parola di Dio con devozione. Vedendo una mattina accostarsi alla Santa Comunione centinaia di questi infelici, con gli occhi bassi e le mani giunte, davanti a tale scena, colui che scrive si commosse e disse fra sé: Il carcere non trattieni sempre dei delinquenti, ma può avere cuori rinnovellati dal rimorso, dal dolore e dalla grazia di Dio!
Le sofferenze
Il carcerato soffre per la privazione della libertà, per il cibo che non sempre è adatto ai propri gusti come nella famiglia; soffre perché vive in uno stato di umiliazione, pensando di aver perduto il buon nome in società; è oppresso dalla solitudine e dall'oziosità forzata; soffre ricordando i parenti, afflitti per colpa sua; ha nel cuore il tormento del rimorso per il male operato...
Quale carità maggiore che andare a visitare un povero carcerato e confortarlo?
Tuttavia, secondo le leggi attuali, non è cosa facile visitare i carcerati; bisogna munirsi di un permesso speciale.
Come aiutare i carcerati
Chi può disporre di denaro abbondante, potrebbe nelle feste più importanti mandare un pranzo ai detenuti o della frutta o dei dolci. Il ricordarsi dei carcerati nelle feste è cosa delicata, in quanto in quel tempo essi soffrono di più la mancanza di libertà.
E' di grande sollievo a chi sta in carcere il leggere dei buoni libri; si distrae così il detenuto e conforta il suo spirito. A chi può disporre di buoni libri, si consiglia di mandarne qualcuno nel carcere, tramite il direttore. Anima cristiana, se non puoi far altro, prega per tutti i detenuti, affinché gl'innocenti vengano presto rimessi in libertà ed affinché i colpevoli si rassegnino nella loro pena, e si convertano. Quanti infelici sono ritornati a Dio trovandosi nel carcere!
SEPPELLIRE I MORTI
Fa paura ed anche ribrezzo aver da fare con i cadaveri; è questo un fenomeno naturale. Eppure il seppellire i morti è un'opera di misericordia.
Oggi seppellire i morti è un mestiere, esercitato da persone di infima condizione. Anticamente, essendo diverse le condizioni sociali, quest'ufficio era esercitato da persone di santa vita. Così Tobia, come leggiamo nella Sacra Scrittura, quando trovava qualche cadavere di Ebrei, lo prendeva di nascosto, lo teneva in casa e di nottetempo lo seppelliva; faceva cosi perche il re di Babilonia aveva proibito che i cadaveri degli Ebrei avessero l'onore della sepoltura e puniva con la morte i trasgressori. Iddio gradì tanto questo atto di misericordia e glielo manifestò per mezzo dell'Arcangelo Raffaele, il quale gli disse: Io sono uno dei sette Spiriti che stiamo continuamente al cospetto di Dio. Ti manifesto una cosa occulta. Quando tu pregavi ed interrompevi il tuo pranzo per andare a raccogliere i cadaveri e ti alzavi di notte per seppellirli, io presentavo la tua preghiera a Dio... -
Al tempo delle persecuzioni religiose nei primi secoli della Chiesa, i Cristiani andavano in cerca dei corpi dei Martiri e con tanto rispetto li conservavano in casa, finché riuscivano nascostamente a portarli nei cimiteri delle Catacombe. Gesù era contento di tale atto di carità e premiò tanti di questi Cristiani, rendendoli degni del martirio per la fede.
CARITA' SPIRITUALE
L'anima è la parte più nobile dell'Uomo; il corpo è soltanto uno strumento. Se Iddio comanda di sollevare le miserie corporali del prossimo e dà si grande ricompensa anche per un bicchiere d'acqua data ad un assetato, quale ricompensa non darà a colui che benefica un'anima?
Le opere di misericordia spirituale sono accette a Dio molto di più di quelle corporali ed è bene dunque conoscere come comportarsi in pratica nei rapporti col prossimo, quando scorgiamo in esso delle necessità spirituali.
ISTRUIRE GL'IGNORANTI
Come il corpo ha bisogno di pane, così l'anima ha bisogno d'istruzione religiosa, vero cibo spirituale. Se non si conosce Dio e la sua legge, non si può vivere cristianamente. Perciò la prima delle opere di carità spirituale è istruire gli ignoranti. Per ignoranti s'intendono non coloro che non hanno frequentato le scuole, ma tutti quelli che di Religione ne sanno poco o niente. Un professore, un medico o un avvocato, possono essere classificati nella categoria degl'ignoranti, perché quantunque istruiti nelle lettere, o nella medicina, o nel diritto civile, tuttavia in fatto di Religione possono saperne meno di un ragazzo o di una donna del popolo. La Religione Cattolica è molto elevata per la sublimità della sua dottrina ed è molto estesa, poichè abbraccia tutta la vita umana e la compenetra. Purtroppo si sente parlare di Religione in tutti i luoghi, a proposito ed a sproposito, si pronunziano errori colossali ed ognuno crede di saperne abbastanza.
L'ignoranza religiosa oggi fa sbalordire, anche nelle persone di una certa cultura. Il motivo è che non si ascoltano le prediche oppure non si comprendono; un'altra ragione è che non si leggono libri religiosi, i quali chiariscono le verità rivelate da Dio. Il romanzo o la rivista si legge; il libro religioso non si suole comprare oppure si lascia in un cantuccio della biblioteca.
Istruire se stessi
Non può darsi ciò che non si ha; non è possibile istruire gli altri, se non si è sufficientemente istruiti.
Tu, o anima, cristiana, fa' di tutto per avere un buon corredo d'istruzione religiosa; soltanto così potrai parlare con competenza e sostenere anche delle discussioni interessanti con gli avversari della Religione. Ecco le norme pratiche: Innanzi tutto, sta' attenta alle prediche se non comprendi qualche cosa, domanda schiarimenti a chi ne sa più di te, specialmente al Sacerdote.
Inoltre leggi qualche libro, ove il Catechismo sia bene spiegato. Ti consiglio di leggere alcuni libretti, molto istruttivi, che trattano i principali punti della morale cattolica in una maniera semplice e convincente. Basta chiedere la Collana: « Il Sentiero » presso la Libreria Sacro Cuore - Via Lenzi - Messina.
I piccolî
Istruire i ragazzetti e le ragazzette nella Santa Religione è il flore della carità spirituale. San Giovanni Bosco diceva: La cosa più bella di questo mondo è fare il Catechismo ai piccoli. -
Le anime innocenti, che cioè non hanno la malizia del peccato mortale, accolgono con amore e semplicità le verità della fede. Dio si rivela agli innocenti. Diceva Gesù in una preghiera all'Eterno Padre: « Ti ringrazio, o Padre, che hai rivelato queste cose ai piccoli ed agli ignoranti e le hai nascoste ai sapienti del mondo; sì, o Padre, perchè così a Te è piaciuto! ». Dunque Gesù stesso afferma che i pargoli sono da Dio privilegiati.
Se tu puoi impartire un po' di Catechismo ai piccoli, non rifiutarti. Interessati anche di istruire i piccoli che sono nella tua famiglia e nei pressi della tua abitazione. Imita Santa Teresina, la quale ancora ragazzetta, trovandosi in campagna, avendo viste due bambinette, cominciò a parlar loro di Gesù e ad insegnare un poco di preghiere e riuscì a fare quello che la madre delle bambine non aveva mai fatto. Quante madri sono trascurate a questo riguardo!
Gli adulti
Istruire gli adulti nella Religione è un po' difficile, perchè possono avere delle prevenzioni; forse hanno il cuore ingolfato nei vizi, specialmente nell'impurità, ed allora la grazia di Dio trova ostacolo. Tuttavia è necessario istruire tanta gente, che è pratica della vita, è intelligente nel disbrigo degli affari, ma è del tutto digiuna d'istruzione religiosa. Tu racconta le verità che hai appreso in Chiesa o sui buoni libri, narra gli esempi ed i paragoni che ti sembrano più adatti, imita Gesù che istruiva a base di parabole e di fatti. Non aver paura nelle conversazioni di parlare di Religione. Gesù ti assisterà; qualche spiritoso, più ignorante degli altri, forse sorriderà del tuo modo di agire, ma gli altri ti ascolteranno. Anche quando non riuscissi a convertire tutti, è già un bene che tu abbia rimesso sulla retta strada qualcuno; se non altro, tu hai gettato il buon seme in tanti cuori e potrà darsi che in seguito fruttifichi, perchè la grazia di Dio suole lavorare lentamente nelle anime.
Nelle difficoltà
Volendo istruire gli altri, può darsi il caso che qualcuno domandi spiegazioni di certi punti difficili della Religione, oppure che metta avanti una obiezione, alla quale non è facile rispondere subito. In tale circostanza si dica: Per il momento non posso rispondere; m'informerò meglio e chiarirò la cosa. -
Diceva Don Bosco: Quando si ha difficoltà in fatto di liti, ci si rivolge all'avvocato; in caso di malattia, si va dal medico; in fatto di Religione, bisogna rivolgersi al Sacerdote, il quale è il più competente in materia, avendo impiegato tanti anni nello studio della scienza divina. - Una difficoltà, attorno alla quale inutilmente si discute e con calore, potrebbe essere sciolta in poche parole dal Ministro di Dio.
Raccomandazione
Prima di rivolgere la parola agli altri per istruirli, è bene fare una breve preghiera per domandare l'aiuto di Dio. Potrà recitarsi un'Ave Maria, oppure dire: Signore, benedite voi le mie parole! -
E' tanto utile raccomandarsi agli Angeli Custodi di coloro che si vogliono istruire, poichè i Santi Angeli in quei momenti possono svolgere la loro meravigliosa attività a bene delle anime affidate alle loro cure.
CONSIGLIARE I DUBBIOSI
Anche le persone più istruite e timorate di Dio, possono aver bisogno dei consigli altrui, poichè non sempre si vede con chiarezza una situazione, specialmente quando si è interessati. Un estraneo, libero da passione e da interesse particolare, può esaminare con più calma la cosa e dire la parola più opportuna. Nessuna meraviglia perciò se il Santo Padre Pio IX, in certi momenti difficili del governo universale della Chiesa, abbia chiamato Don Bosco, umile Sacerdote, e gli abbia domandato consigli sul da fare.
Se uomini così eminenti, quale un Papa, possono avere bisogno del consiglio altrui, che cosa dire di chi è poco istruito?
Da un buon consiglio dato possono provenire ottimi risultati: la pace del cuore, la concordia in famiglia, il termine di una lite, ecc. Il dare dunque un buon consiglio è un'opera di misericordia molto meritoria.
Come consigliare
Chi è richiesto di qualche consiglio, misuri bene le parole, pensando alle conseguenze che potrebbero produrre.
In certi. affari importanti e delicati, prima di dare il proprio parere, è bene pregare la Madonna, che è Madre del Buon Consiglio, oppure invocare lo Spirito Santo, che è il Datore dei buoni lumi. Cosi faceva Don Bosco; e tutti coloro che a lui ricorrevano per consiglio, se ne partivano rassicurati.
La gioventù
I giovani, perchè inesperti della vita, hanno bisogno più degli altri di buoni consigli. Una parola opportuna, detta ad un giovane o ad una giovanetta in certi momenti critici, può essere la salvezza di quell'anima.
Siccome i giovani, perchè spensierati, non sempre pensano a domandare consigli, è vera carità dire loro una buona parola, anche senza esserne richiesti.
Responsabilità
Chi dà un consiglio, è responsabile del bene o del male che ne deriverà, in quanto il consiglio influisce efficacemente nell'operare. Porto qualche esempio, che potrà servire di guida. Un giovane dice: Vorrei avviarmi al Sacerdozio; mi piace divenire Ministro di Dio.
Un amico risponde: Ma perchè scegliere questa via? Non vedi come i Sacerdoti sono insultati? E poi, che cosa potrai guadagnare finanziariamente?... Lascia quest'idea e fa' di tutto per diventare un colto professore o un valente avvocato. - Dietro questo consiglio il giovane depone la sua idea ed abbraccia la carriera del mondo. Quale conto non dovrà dare a Dio nel giorno del Giudizio chi gli ha fatto cambiare parere? Quanto bene avrebbe potuto fare quel tale da Sacerdote! Quante anime avrebbe potuto portare a Dio! Invece, mettendosi nel mondo, abbracciando uno stato contrario alla volontà del Signore, diventa forse pietra di scandalo a sé ed agli altri. L'amico avrebbe dovuto consigliare: Se tu vuoi divenire Sacerdote, pensaci bene, prega Iddio per conoscere meglio la sua volontà, consigliati in un affare così importante col tuo Confessore; io ti aiuterò con la preghiera. -
Lo stesso si dica per una giovane che vorrebbe farsi Suora. Eppure, quanta leggerezza nel dare consigli del genere! Tanti non si fanno scrupolo del pessimo consiglio che danno. Comprenderanno il male fatto, quando non saranno più in tempo di rimediarvi.
Un tale è stato offeso ed avendo il cuore gonfio di rabbia, racconta tutto ad un amico; costui risponde: E perchè non vendichi l'offesa? Hai ricevuto uno schiaffo? Dagliene due! Ti ha tolto l'onore? Inventa una calunnia contro l'offensore... Devi farti rispettare! Chi si fa agnello, facilmente è mangiato dal lupo! - Dietro queste parole, l'offeso stabilisce di vendicarsi e va a fare un male all'offensore. Di quanti peccati carica la sua coscienza, chi ha consigliato la vendetta!... Una persona va ogni giorno a Messa e riceve la Santa Comunione. Una amica suggerisce: Non andare spesso in Chiesa; basta andarvi la domenica. Perchè tante Comunioni? Basta una di tanto in tanto. - Un tale ha letto un libro cattivo; ne parla a conoscenti e ne, suggerisce la lettura. Un altro, appassionato del cinema, consiglia di andare a vedere qualche film poco buono. Tutti costoro sono rei di cattivi consigli, hanno apportato tanto male spirituale al prossimo e meritano un severo giudizio al tribunale di Dio.
E' meglio essere privi della parola, anzichè fare male al prossimo con cattivi consigli.
CONSOLARE GLI AFFLITTI
Il cuore umano è debole, facilmente si abbatte nel dolore ed ha bisogno di conforto. Il consolare un'anima afflitta è più che dare da mangiare ad un affamato; perciò chi riesce a lenire il dolore altrui, compie un ottimo atto di carità. Siccome la vita è cosparsa di spine, è facile trovare anime afflitte da confortare, in casa e fuori.
Quando il dolore entra in una famiglia o con il lutto o con altra disgrazia, è vera carità andare a fare una visita, dimostrare che si prende parte a quel dolore e dire la parola cristiana, che spinga alla rassegnazione.
La parola di conforto è come una goccia di balsamo sopra una ferita aperta.
Lo sfogo del cuore
Ci sono dei dispiaceri che facilmente si possono sopportare in silenzio; altri invece sono così forti, per cui si sente il bisogno di sfogare il proprio cuore.
Come si fa il salasso e si estrae dal corpo un poco di sangue guasto e subito si avverte il sollievo fisico, così quando il proprio dolore si confida ad un altro e si è compresi, subito il cuore si risolleva.
E' necessario seguire delle norme particolari in simili casi, affinché tutto si faccia con delicatezza per non offendere né Iddio né il prossimo.
Prima di tutto, chi vuole sfogare il suo cuore procuri di fare ciò non per odio o per rabbia, ma unicamente per confortarsi. Si deve cercare la persona adatta, degna di ricevere la confidenza, poichè non tutti hanno il talento di sapere consolare. Perciò non sono lodevoli coloro che fanno la confidenza al primo che incontrano. Si cerchi una persona seria, timorata di Dio e che sia forte nel mantenere il segreto. La confidenza deve farsi ad uno solo, diversamente parlando con questo e con quello, se il torto ricevuto non è di ragione pubblica, si pecca di mormorazione. Chi ascolta lo sfogo dei cuore, deve mantenersi nella calma, esortare al compatimento, al perdono ed a pregare per l'offensore; se le circostanze lo permettono, è carità prestarsi a fare da intermediario per rappacificare gli animi; ed in ultimo, deve mantenersi il segreto su quanto è stato confidato.
Ammonire i peccatori
Tutti possono peccare. C'è però chi sì rimette dopo la colpa e c'è chi vi cade ripetutamente, senza preoccuparsi di rialzarsi. Tutti abbiamo il dovere di ammonire il peccatore, affinchè lasci il peccato; alcuni hanno il dovere di giustizia, ad esempio, i genitori, i superiori in autorità, i padroni, gli educatori, ecc. e debbono soddisfarlo anche a costo di gravi sacrifizi; altri nell'ammonire il peccatore hanno il dovere di carità.
I bestemmiatori
Se si riconosce che richiamando un bestemmiatore si possono impedire altre bestemmie, la carità suggerisce di ammonirlo; se si prevede che possa bestemmiare di più, è meglio non dire niente in quell'istante e rimandare la correzione a momento opportuno, cioè quando il bestemmiatore sarà più calmo e quindi più disposto ad utilizzare la correzione. La correzione è una medicina; la medicina bisogna prenderla nell'ora più opportuna. Chi presenta all'ammalato un farmaco amaro, s'industria di farglielo sorbire con parole dolci e con modi persuasivi. Cosi bisogna correggere chi pecca e specialmente il bestemmiatore.
I concubini
Si chiamano concubini coloro che convivono senza essere sposati. Sono pubblici peccatori. Convertire i concubini è assai difficile, perchè hanno nel cuore il demonio impuro; ma non è impossibile. Perciò fa un atto di carità eccellente colui che li esorta, a mettersi in grazia di Dio, presentando il pensiero della morte, la quale viene quando meno si aspetta.
Chi può, aiuti a superare le difficoltà che i concubini sogliono portare avanti. Chi riesce a sistemarli religiosamente, quanto merito acquista presso Dio!
Le cattive occasioni
Taluni si trovano in pericolo di peccato, a motivo di qualche cattiva compagnia; avvicinano persone pericolose... frequentano famiglie poco morali... e fanno parlare la gente.
E' necessario avere un po' di santo coraggio e richiamare con prudenza chi sta sull'orlo del precipizio. Un ammonimento dato in tempo propizio, può salvare un'anima.
Norme per ammonire
Quando si prevede che l'ammonimento non gioverà a niente, oppure verrà preso a male, la prudenza suggerisce di non parlare o almeno di rimandare la correzione ad altro tempo. Nel fare le correzioni non si adoperino parole forti ed aspre, ma si parli con dolcezza e con persuasione. Prima di ammonire il peccatore, si reciti qualche preghiera, affinchè Iddio renda efficace la correzione.
Convertire i peccatori
Perchè un peccatore si converta è necessaria una grazia particolare; ordinariamente una parola di ammonimento non è sufficiente. Dice Sant'Agostino: E' più facile risuscitare un morto, anzichè convertire un peccatore. - La ragione è questa, che per dare la vita all'anima morta alla grazia di Dio, si richiede un miracolo di ordine soprannaturale, il che non si richiede per dare la vita al corpo.
A Gesù sta tanto a cuore la conversione dei peccatori. Egli spasima di amore per essi e desidera ardentemente che si pentano dei peccati e lo amino. Ma, se Gesù è onnipotente e desidera questo, perchè non converte direttamente Lui tutti i peccatori? E' questo uno dei misteri della Divina Provvidenza. Una spiegazione potrebbe essere la seguente: Dio lascia libera la volontà umana e non la forza in alcun modo; in conseguenza di ciò, l'uomo è responsabile di quello che fa e si rende degno del Paradiso o dell'inferno. Iddio dà i suoi lumi alla mente umana e la forza per fare il bene; però è sempre l'uomo che deve dire: Io mi decido a fare il bene.
Il peccatore, specialmente se indurito nel male, acciecato dalla passione, non suole far caso dei lumi celesti; la volontà, schiava del peccato, non si sa decidere a rompere le catene del male; il peccatore resta copie un paralitico, incapace di alzarsi. Per convertirsi si richiede una grazia celeste più abbondante, ma questa il peccatore non la merita a motivo dei suoi peccati. Però può ottenersi una tale grazia abbondante per mezzo di altre anime, le quali preghino per lui e si sacrifichino per la sua conversione. Ecco la vera carità spirituale: ottenere da Dio grazie particolari per i peccatori.
Mezzo efficacissimo
Questa pagina credo sia la più importante del presente scritto; quello che sto per dire è più interessante di quanto possa sembrare. Le anime generose sappiano farne tesoro e ne facciano larga propaganda.
Ecco come convertire le anime:
1. - Si scelga uno o più peccatori da convertire.
2. - Si recitino per loro ogni giorno cinque Pater, Ave e Gloria alle Cinque Piaghe. Il Sangue Divino, invocato giornalmente, scende sui cuori duri dei peccatori e poco per volta li rammollisce. Il Sangue di Gesù strappa all'Eterno Padre qualunque grazia.
3. - Offrire per queste conversioni cinque piccoli sacrifici, ogni giorno, ad onore delle Cinque Piaghe.
4. - Recitare sette Ave Maria all'Addolorata.
Facendo così, i peccatori facilmente si convertiranno, fosse pure nell'ultima ora della vita.
Se tutte le anime pie usassero questa mezzo efficacissimo, l'inferno resterebbe privato di molte prede. Si sappia che la più bella corona in Cielo sarà formata dalle anime che avremo salvato. Ogni anima salvata sarà come un sole risplendente, che renderà più bello il Paradiso a chi avrà cooperato alla sua salvezza.
Vantaggio
Chi mette in pratica il mezzo indicato, avvertirà nell'anima un aumento continuo di grazia e godrà una pace particolare nel cuore, poichè Gesù, apprezzando molto quello che si fa per i peccatori, ricompensa generosamente; anche su questa terra coloro che vanno incontro al suo desiderio. Le anime pie provino con la propria esperienza la veridicità di quanto ho esposto.
Un peccatore
Tanti, pregando per i peccatori, si scoraggiano perchè non vedono subito i frutti. Dopo una settimana, un mese, un anno al massimo, vorrebbero vedere convertiti tutti i peccatori per cui hanno pregato. Costoro si sbagliano, perchè la grazia di Dio nei cuori è misteriosa e non si possono scrutare i fini della Provvidenza. A noi tocca fare la parte nostra. Dio farà la sua, ma a tempo opportuno. Serva di esempio il seguente fatto.
Una madre pregava per il figlio traviato. Questi faceva il sordo alla grazia di Dio e continuava nella via del vizio. La povera donna pregava e piangeva, fece questo per anni ed anni, anzi per decin di anni. La grazia di Dio trionfò. Guai se quella madre avesse smesso di pregare! Il figlio ricevette tanta luce alla mente e tanta forza di volontà, per cui lasciò il peccato, si ritirò dal mondo, si fece Santo e divenne Dottore di Santa Chiesa. Costui è... Sant'Agostino.
Altri suggerimenti
Per affrettare la conversione dei peccatori, è bene fare celebrare di tanto in tanto qualche Santa Messa, possibilmente ad onore delle Cinque Piaghe.
E' utile assai fare a tale scopo la carità ai poverelli, poichè l'elemosina data ai bisognosi, commuove la bontà di Dio.
I moribondi
Quando si conosce un peccatore moribondo, è necessario moltiplicare le opere buone ed i sacrifici. Se un'anima generosa dicesse: O Signore, se per fare morir bene questo peccatore volete da me qualche sacrificio, eccomi pronta!... Se occorre, mandatemi qualche croce con la forza di sopportarla! - se un'anima dicesse cosi, è presso
ché impossibile che il moribondo non si converta, perché Iddio ad un tale atto di generosità fa corrispondere una grazia abbondantissima, capace di far pentire il moribondo, facendogli emettere un vero atto di dolore prima di dare l'ultimo respiro. In quegli istanti i prodigi della grazia divina sono frequenti.
Perdonare le offese
Il perdono delle offese è un'altra opera di misericordia. Iddio comanda a tutti di perdonare i nemici e mette questo come condizione essenziale per perdonarci i peccati. Gesù ci ha insegnato a dire nei Padre Nostro: - Rimetti a noi i nostri debiti, (cioè, perdonaci i peccati), come noi li rimettiamo ai nostri debitori (cioè, a coloro che ci hanno offeso). - Chi non perdona, non è perdonato.
Perdonare certe offese... a certe persone... alle volte è un sacrificio così grande, che potrebbe dirsi eroismo; eppure si è tenuti al perdono anche nei casi più difficili.
I due debitori
Per insegnarci Gesù ad essere pronti a perdonare generosamente, ha portato una parabola. Leggiamo nel Vangelo: Il regno dei Cieli è simile ad un re, il quale volle regolare i conti con i suoi servitori. Avendo pertanto cominciato a fare ciò, gli presentarono un tale che gli doveva diecimila talenti. Siccome egli non aveva di che pagare, il padrone comandò che si vendesse lui, la moglie, i figli e tutto quanto aveva, per saldare il debito. Ma il servo, gettandosi ai suoi piedi, lo scongiurava dicendo: Abbi pazienza con me e ti pagherò tutto! - Mosso a compassione il padrone di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito. Quel servo, appena uscito, s'imbatté in uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari e, presolo per il collo, lo strangolava dicendo: - Paga ciò che mi devi. - Il compagno gettandosi ai suoi piedi, lo scongiurava dicendo: - Abbi pazienza con me e ti pagherò tutto! - Ma colui non volle, anzi andò e lo cacciò in prigione, finché avesse pagato il debito. Ora i suoi compagni, vista la cosa., ne furono grandemente contristati e riferirono l'accaduto al padrone. Allora il padrone lo fece chiamare a sé e gli disse: - Servo malvagio, io ti avevo condonato tutto quel debito, perchè tu me ne avevi supplicato, e non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno come ne ho avuto io di te? - E, sdegnato, lo diede in mano ai manigoldi, fin tanto che non avesse pagato tutto il suo debito.
Concluse Gesù: Così farà con voi il Padre mio Celeste, se ognuno di voi non perdonerà di cuore al proprio fratello. -
L'esempio di Gesù
Gesù era stato condannato ingiustamente; pendeva, inchiodato sulla Croce, in mezzo agli spasimi; dimentico di se stesso, pensava piuttosto ai suoi crocifissori. Costoro avrebbero meritato i flagelli divini; ma Gesù, che aveva insegnato a perdonare le offese, volle darne in quegli istanti l'esempio. Raccogliendo un po' di forza dal corpo esausto, aprì le sue labbra divine e si rivolse all'Eterno Padre; Perdona loro, poiché non sanno quello che fanno! -
Dietro questo esempio, quale Cristiano potrà dire: Io non posso perdonare? Chi non sa perdonare, non può essere seguace di Gesù Cristo.
L'esempio dei Santi
Un cavaliere fiorentino cercava a morte l'uccisore di suo fratello. Riuscì a trovarlo e stava per ucciderlo. Ma l'assassino disse: Per amore di Gesù Crocifisso, perdonami! - Il cavaliere esitò un istante e poi lo perdonò, anzi lo abbracciò e disse di tenerlo in qualità di fratello. Gesù rimase così contento di tanto perdono, che operò un prodigio. Il cavaliere subito dopo entrò in una Chiesa e, mentre contemplava il Crocifisso, Gesù aprì gli occhi, mosse il capo e gli sorrise in atto di compiacenza. Dopo di ciò, egli decise di cambiare vita e divenne Santo: San Giovanni Gualberto.
S. Francesca di Chantal
Un nobile uomo, Barone di Chantal, mentre faceva la caccia, fu ucciso. La sposa, pur sentendo il dolore per la perdita del marito, non portò odio all'uccisore e lo perdonò di cuore, anzi trattò la sua famiglia con più amore. Volendo dare un segno di benevolenza particolare all'assassino, volle fare da madrina al Battesimo d'un suo figlio. Gesù gradì questo perdono e diede tanta grazia alla vedova, sino a farla santificare. Oggi ha gli onori degli Altari: Santa Francesca Fremiot di Chantal.
Una madre
Durante la guerra europea del 1915, era stato chiamato alle armi un figlio unico di madre vedova. La famiglia era abbastanza agiata. Era arrivato l'ordine di sloggiare e la madre ottenne di restare nella propria casa, in qualità di Crocerossina, per prestare i primi aiuti ai feriti. La donna fece questo per stare più vicina al proprio figliuolo, che trovatasi in quella zona. Prima di separarsi dal figlio, gli consegnò un orologio d'oro, con il proprio nome inciso: - Quando tu, figlio mio, prendi l'orologio, ricordati di me! Il mio cuore batte continuamente per te, come l'orologio che porti teco. -
Passarono dei mesi, lunghi mesi di trepidazione. I feriti si succedevano in quella casa.
Una sera fu presentato alla Crocerossina un ferito; era un Austriaco, di grande corporatura. Il cuore di donna soffriva a vedere spasimare quel militare, gravemente ferito, e forse pensava alla di lui madre. Seduta al suo capezzale, raccoglieva ogni sua parola per dargli conforto. Nella smania del dolore, agitandosi, al militare cadde dal taschino l'orologio. La donna lo raccolse, ma subito ebbe un sussulto. Era l'orologio del figliuolo suo; il nome inciso diceva tutto.
- E questo orologio... chi ve l'ha dato? - L'ho tolto ad un militare, che uccisi io stesso l'altro giorno! -
A queste parole l'infelice donna scoppiò in pianto; una tempesta si sollevò nel cuore e corse a rinchiudersi nell'altra stanza. Il ferito non badò a questo; non comprese. Il cuore di madre, orribilmente colpito, macchinò subito tanti progetti: Costui... è l'uccisore di mio figlio!... Che resta se non uccidere lui?! - Intanto il ferito si lamentava: Un sorso di acqua!... Ho sete!...
La Crocerossina senta la voce e disse: - Io dovrei dare da bere a lui... proprio a lui?! - In quell'istante gli occhi della donna si posarono sopra un'immagine sacra, appesa al muro che raffigurava Gesù morente, la Vergine Addolorata ai piedi della Croce ed i carnefici attorno. Pareva che la Madonna dicesse: Io ho visto uccidere il mio Divin Figliuolo sotto i miei occhi... eppure ho perdonato! - Fortemente colpita da tale pensiero, asciugò le lacrime, frenò l'impeto del cuore, prese un bicchiere di acqua e lo consegnò all'uccisore del figlio, dicendo: Sì... ti perdono... per amore di Gesù! -
I falsi cristiani
Quanti si dicono religiosi e non intendono il perdono delle offese! Costoro non pensano che non perdonando di cuore ai nemici, neppure Dio rimette loro i peccati quando si confessano; non riflettono che è quasi inutile andare in Chiesa, fare voti ai Santi, recitare Rosari... quando non si vuole perdonare un'offesa.
Dice Gesù: - Se tu stai per fare un'offerta a Dio e ti ricordi che il tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia l'offerta ai piedi dell'Altare; va' a riconciliarti con tuo fratello e poi ritorna a fare l'offerta. Diversamente Dio non accetta il tuo dono. -
Anima cristiana, hai la coscienza tranquilla a questo riguardo? Non dimenticare la parabola evangelica dei due debitori, che sopra ti ho esposto.
Come perdonare
Prima di tutto, ricevuta un'offesa, deve frenarsi ogni moto perverso del cuore, per cui si è spinti alla vendetta, a desiderare il male all'offensore, a pronunziare imprecazioni ed ingiurie.
Al più presto si procuri la riconciliazione, possibilmente nella stessa giornata; questo comanda Iddio per mezzo di San Paolo: Non tramonti il sole sulla vostra ira. - Il fuoco si deve spegnere subito; più si ritarda e peggio è. Siccome la riconciliazione fra due anime irritate è difficile, giova servirsi di qualcuno che faccia da intermediario.
Spesso un saluto o uno sguardo benevolo rivolto a chi ha fatto un'offesa, può essere ottimo mezzo di rappacificazione.
Ecco quanto insegna il Santo Vangelo. - Se voi date il saluto a chi vi fa del bene, che merito ne avrete? Non fanno forse così anche i peccatori? Ma voi salutate i vostri nemici, fate del bene a chi vi fa del male, pregate per coloro che vi perseguitano, per essere figli del Padre mio, il quale fa sorgere il sole sui buoni e sui cattivi e manda la pioggia sui giusti e sugli ingiusti. -
Esortazione
Anima cristiana, vuoi proprio bene a Gesù? Metti in pratica quanto ti suggerisco.
Ricevuta un'offesa, la prima preghiera che hai da compiere, offrila a Dio a bene di chi ti ha offeso. Dirai: Signore, quante volte mi avete perdonato i peccati; ed io per vostro amore perdono pure! Benedite il mio offensore e cambiategli in gioia il dispiacere che mi ha dato. La sofferenza che provo nel cuore, la offro a Voi, o Signore, a bene di questa anima! -
Se tu farai così, il tuo cuore si calmerà; questa preghiera sarà come un torrente di acqua versato sopra una fiamma; il demonio dell'odio, che cerca di annidarsi nel cuore e soffiare sulla fiamma, si metterà in fuga.
Se non hai esperimentato ciò, procura di farne la prova.
Un consiglio pratico per non dispiacere a Dio quando siamo offesi, è questo: dimenticare ogni cosa.
Il pensare e ripensare al torto ricevuto, eccita, la fantasia, infiamma il cuore di odio e produce tanti altri mali.
Si raccomanda perciò di non parlare di qualche offesa ricevuta e di distrarsi subito quando vengono alla memoria gli insulti avuti.
Sopportare le persone moleste
La carità è paziente e comanda di compatire il prossimo nei suoi difetti. Compatire significa essere persuasi che tutti abbiamo dei difetti e come vogliamo che gli altri sopportino i nostri, così noi dobbiamo sopportare le manchevolezze altrui. Nessuno è perfetto; anche le persone più sante hanno i loro difetti. Ci sono di quelli che sono più carichi di miserie umane ed è difficile aver da fare con loro, perchè hanno un carattere superbo, parlano con alterigia, sono nervosi ed incontentabili. La vera opera di misericordia spirituale è proprio questa: sopportare pazientemente le persone moleste.
Pazienza con i piccoli
I bambini ed i ragazzi commettono tante mancanzucce, più per irriflessione che per malizia. Con loro ci vuole una pazienza particolare.
E' giusto e doveroso correggere i piccoli, se no prendono la cattiva piega nella vita; però si sia larghi di compatimento, pensando che anche noi una volta eravamo piccoli e facevamo altrettanto.
Pazienza con i vecchi
Se con i ragazzi ci vuole pazienza, con i vecchi ne occorre di più. I vecchi hanno l'organismo quasi esaurito, con tanti acciacchi, e sogliono essere loquaci, nervosi ed esigenti. Chi ha da fare con loro, ricordi di trattarli bene e di sopportarli con pazienza.
Se questi vecchi sono i genitori, bisogna trattarli con più carità, perchè ne hanno il diritto. Quanto hanno fatto per i loro figliuoli! A quanti sacrifici si sono sottoposti per tirare avanti la famiglia!
Se i figli non sanno sopportare le debolezze dei vecchi genitori e li rimproverano e dicono loro parole poco rispettose e li trattano duramente... non meritano il nome di figli.
Pregare per i vivi e per i morti
Questa è l'ultima, o meglio, è il compendio di tutte le opere di misericordia. La preghiera è sempre accetta a Dio, ma è più accetta quella che si fa per il prossimo, in quanto è avvalorata dalla carità. Quantunque la preghiera non abbia limiti di tempo e di luogo, pur nondimeno il popolo cristiano in certi giorni suole ricordare più una categoria di anime anziché un'altra. La Santa Chiesa non è contraria a questa pratica.
Presento qui alcune intenzioni, particolari, da mettere nella preghiera nei vari giorni della settimana.
Lunedì: Per le anime del Purgatorio, specialmente se parenti.
Martedì: Per gli ammalati, affìnchè sofrano con rassegnazione e con merito.
Mercoledì: Per gli agonizzanti, specialmente per i più bisognosi.
Giovedì: Per tutte le Persone Consacrate... Sacerdoti, Religiosi, Suore e aspiranti al Sacerdozio.
Venerdì: Per i peccatori ostinati.
Sabato: Per i Missionari e le Missionarie.
Domenica: Perchè Dio benedica le fatiche dei Sacerdoti nel giorno di festa.
Conclusione - Maestro, chiese un giovane a Gesù, che cosa devo fare per entrare nella vita eterna? - Rispose Gesù: Osserva i Comandamenti! -
Vogliamo guadagnarci il Paradiso? Osserviamo i Comandamenti, che, secondo Gesù, sono compendiati in questi due: Amare Dio con tutto il cuore ed il prossimo come noi stessi.
FINE
A P P E N D I C E
I QUINDICI VENERDI' CONSECUTIVI IN ONORE DEL SACRO CUORE
Come si onora la Madonna con i primi Cinque Sabati di mese e con i Quindici Sabati Consecutivi, così si onori il Sacro Cuore di Gesù, oltre che con i Nove Primi Venerdì, anche con la pratica dei Quindici Venerdì Consecutivi. Il primo turno comincia verso la metà di marzo, per finire l'ultimo Venerdì di giugno; il secondo turno verso la metà di settembre, per chiudersi l'ultimo Venerdì di dicembre.
In privato i Quindici Venerdì si possono iniziare in qualunque tempo. Chi non potesse comunicarsi al Venerdì, potrebbe comunicarsi in qualunque altro
giorno, prima che giunga il Venerdì successivo. In casi urgentissimi la S. Comunione può farsi in 15 giorni di seguito. Quando coincide il Primo Venerdi del mese, la Comunione soddisfa alle due pratiche.
Scopo di questa pratica è: Riparare il Sacro Cuore ed ottenere grazie.
Intenzioni delle Comunioni riparatrici
1. Venerdì: Riparare i sacrilegi eucaristici.
2. Riparare l'abuso della Confessione.
3. Riparare le bestemmie.
4. Convertire i peccatori.
5. Riparare i peccati di odio.
6. Riparare i peccati contro la purezza.
7. Riparare i peccati di scandalo.
8. Riparare i cattivi discorsi.
9. Riparare la stampa cattiva.
10. Riparare i divertimenti mondani.
11. Riparare la profanazione della festa.
12. Riparare i delitti.
13. Riparare le ingiustizie.
14. Riparare i propri peccati e quelli della famiglia.
15. Pregare per i moribondi.
Ogni giorno: Recitare cinque Pater, Ave, Gloria, in onore delle Cinque Piaghe.
DOMENICHE SANTIFICATE
La Comunione di Pasqua, una volta l'anno, non è sufficiente a vivere da buoni Cristiani. II Concilio di Trento dichiarò che è desiderio della Chiesa che i fedeli, ogniqualvolta assistano alla Messa, si accostino alla Comunione.
la domenica si va a Messa; si consiglia quindi di comunicarsi ogni domenica.
Vantaggi.
La Comunione domenicale:
1) Soddisfa al desiderio di Gesù, che dice nella Messa: « Prendete e mangiate tutti! ».
2) Fa partecipare attivamente al Divin Sacrificio.
3) Santifica il giorno del Signore.
4) Dà la forza di vivere cristianamente durante la settimana.
Invito.
I fedeli, almeno una volta nella vita, per un anno intiero, santifichino le domeniche con l'accostarsi alla Comunione.
Scopo. Ognuno metta un'intenzione particolare, ad esempio: Riparare i peccati che si fanno nella domenica... Liberare qualche anima dal Purgatorio... Convertire qualche peccatore... Fare un buon matrimonio... Ri
parare i peccati propri e della famiglia... Assicurare la buona morte a sè ed ai propri cari... ecc....
NORME PRATICHE
1) Comunicarsi per un anno intero ogni domenica.
La pratica può iniziare nella prima domenica dell'anno, ovvero in qualunque altra, purchè le domeniche raggiungano il numero annuale.
2) Chi fosse impedito a comunicarsi la domenica, potrebbe supplire in altro giorno della settimana.
3) Gli ammalati cronici e coloro che per gravi motivi non potessero comunicarsi ogni domenica, basta che ricevano la Comunione cinque volte durante l'anno, in ossequio alle cinque Piaghe di Gesù, ed offrano le loro sofferenze: per la pace del mondo, per il Sacerdozio Cattolico e per la conversione dei peccatori.
4) L'essenza dalla pia pratica è la Comunione domenicale. Il resto si lascia alla generosità dei fedeli.
5) Si consiglia di seguire le direttive suggerite nell'apposito libretto « Domeniche santificate ».
PRO UNIONE CHIESE SEPARATE
Uno dei più grandi problemi religiosi è la Conciliazione delle Chiese Cristiane Separate con la Chiesa Cattolica. La Chiesa di Gesù Cristo non è ancora un solo Ovile sotto un solo Pastore.
Si compia la pratica delle Domeniche Santificate per impetrare dallo Spirito Santo la luce divina ai capi delle Chiese Scismatiche Ortodosse e Protestanti, affinchè riconoscano la suprema autorità del Papa legittima Successore di San Pietro nella Sede di Roma.
Nessun Cattolica resti indifferente davanti a questo urgente problema!
Le anime zelanti diffondano, a voce e, per iscritto, i vantaggi di questa Crociata.
Pratica: Ogni fedele sia un apostolo e trovi almeno una decina di persone da disporre alla Comunione domenicale.
(Da «Domeniche Santificate»)