IL
SANTO ROSARIO E I SANTI
P. Stefano M. Manelli
Casa
Mariana Madonna del Buon Consiglio -
83040 Frigento (AV)
“Qualunque
cosa…”
Nella
vita di S. Pio X si racconta che un giorno, durante un'udienza, si presentò a
lui un ragazzo con la corona del Rosario al collo. San Pio X guardò il ragazzo,
lo fissò per qualche istante, e gli disse: «Ragazzo, mi raccomando, qualunque
cosa... con il Rosario!».
Queste
parole così semplici di S. Pio X ci fanno subito comprendere il valore del S.
Rosario nella sua portata più vasta: «qualunque cosa... con il Rosario».
Grazie e consolazioni, conversione e santificazione, sostegno e spinta, conforto
e letizia..., insomma, «qualunque cosa» bella e santa ci può venire dal
Rosario; «qualunque cosa» buona va fatta «con il Rosario».
Con
la sua solita grazia, anche S. Teresina ci assicura che «col Rosario si può
ottenere tutto», e aggiunge la più bella spiegazione: «Secondo una graziosa
immagine, esso è una lunga catena che lega il cielo alla terra; una delle
estremità è nelle nostre mani e l'altra in quelle della S. Vergine... Il
Rosario sale come incenso ai piedi dell'Onnipotente. Maria lo rinvia subito come
una benefica rugiada, che viene a rigenerare i cuori».
Da
S. Domenico ai nostri giorni, infatti, tutta la storia della santità ci
dimostra che la corona benedetta del S. Rosario è un eccellente strumento di
grazia, un mezzo efficacissimo di elevazione spirituale, un alimento prezioso
della vita interiore, è la «scala di Giacobbe», diceva il Beato Annibale Di
Francia, «per la quale salgono le nostre preghiere, e discendono le grazie». E
tutti possiamo salire questa «scala» di grazie.
Il
Rosario è stato un dono di Maria. È stato il suo Vangelo, la sua Eucaristia,
il suo Breviario, messo fra le mani di tutti, grandi e piccoli, dotti e non
dotti. S. Carlo Borromeo chiamava il Rosario: «devozione divinissima»
inculcata a tutti; San Vincenzo de' Paoli lo chiamava il «Breviario dei laici»,
il Card. Schuster il «Salterio del popolo».
Nel
Rosario la Madonna ci ha donato tutta se stessa. La sua vita, le sue opere, i
suoi privilegi, tutta la sua grazia e i suoi meriti sono contenuti in quei
quindici quadri evangelici offerti alla nostra contemplazione e svolti
armoniosamente sul ritmo soave delle Ave Maria.
Molti
sono stati i Pontefici che hanno amato il S. Rosario come dono di Maria, lo
hanno esaltato e raccomandato a tutta la Chiesa, arricchendolo di preziose
indulgenze. Uno di essi, il grande Papa Leone XIII, meritò di essere chiamato
il «Pontefice del Rosario». S. Pio X definì il S. Rosario «orazione per
eccellenza». Il Servo di Dio Pio XII scolpì in espressioni stupende il valore
e la bellezza del S. Rosario, chiamandolo «sintesi di sacrificio vespertino,
corona di rose, inno di lode, preghiera della famiglia, compendio di vita
cristiana, pegno sicuro del favore celeste, presidio per l'attesa salvezza».
Le
Encicliche, le Bolle, i Decreti e i Documenti pontifici, in genere, che hanno
trattato del Rosario sono stati già alcune centinaia. Davvero il S. Rosario,
dice il Papa Paolo VI, «è ormai una devozione della Chiesa». E lo stesso
Sommo Pontefice, in occasione del quarto centenario della Enciclica di S. Pio V
sul Rosario (Consueverunt romani Pontifices), celebrando quel centenario con la
sua Esortazione Apostolica del 7 ottobre 1969, raccomandò con parole vibranti
al popolo cristiano di riprendere in mano la corona benedetta - tanto spesso,
purtroppo, messa oggi da parte - per supplicare la Madre di tutte le grazie a
soccorrere la Chiesa e l'umanità nelle loro ansie turbolente.
Il
Papa Giovanni Paolo II, da parte sua, sta dando un magnifico esempio di
devozione al Rosario. Egli stesso, infatti, ha definito il Rosario la sua «preghiera
preferita».
Il
popolo di Dio, lungo i secoli, non è stato insensibile a questo «dono di Maria».
E noi oggi possiamo ammirare nel mondo, ai primi posti fra i Santuari più
celebri, le tre splendide Basiliche del SS. Rosario di Lourdes, Fatima e Pompei,
a cui accorrono folle pressoché senza numero, oranti con la corona benedetta
fra le mani.
E
che dire del Sacro Monte di Varese, di questa montagna interamente dedicata al
Rosario con le Cappelle dei misteri che, lungo la via, portano al Santuario? La
fede e l'amore al Rosario hanno creato meraviglie come queste che rapiscono e
commuovono.
Il
S. Rosario è «il compendio di tutto il Vangelo», diceva il Papa Pio XII; è
il più bel riassunto della storia della salvezza.
Chi
conosce il Rosario conosce il Vangelo, conosce la vita di Gesù e di Maria,
conosce il proprio cammino e destino eterno.
Il
Papa Paolo VI nel documento «Per il culto della Beata Vergine», ha rilevato
espressamente «l'indole evangelica del Rosario», che mette l'anima a diretto
contatto con la fonte genuina della fede e della salvezza. Ha rilevato anche «l'orientamento
nettamente cristologico» del Rosario, che fa rivivere i misteri
dell'Incarnazione e della Redenzione operate da Gesù con Maria, a salvezza
dell'uomo.
Giustamente,
il Papa Paolo VI rinnova anch'egli la raccomandazione di non far mancare mai,
nella recita del Rosario, la contemplazione dei misteri: «senza di essa il
Rosario è corpo senza anima, e la sua recita rischia di divenire meccanica
ripetizione di formule...».
Al
contrario, il Rosario riempie di vitalità le anime che sanno fare proprio,
nella recita, «il gaudio dei tempi messianici, il dolore salvifico di Cristo,
la gloria del risorto che inonda la Chiesa» (Marialis cultus, 44-49).
Se
la vita dell'uomo è un intreccio continuo di speranze, di dolori e di gioie,
nel Rosario essa trova la sua più perfetta collocazione di grazia: la Madonna
aiuta ad assimilare la nostra vita a quella di Gesù, così come fece Lei che
condivise ogni offerta, ogni sofferenza, ogni gloria del Figlio.
Se
l'uomo ha tanto bisogno di misericordia, il Rosario gliela ottiene con la
supplica sempre ripetuta ad ogni Ave Maria: «Santa Maria... prega per noi
peccatori...»; gliela ottiene anche con il dono della santa indulgenza, che una
volta al giorno può essere plenaria, se si recita il Rosario davanti al
SS. Sacramento o in comune (in famiglia, a scuola, in gruppo...), purché si sia
confessati e comunicati.
Il
Rosario è un tesoro di misericordia messo dalla Chiesa fra le mani di ogni
fedele. Non sia sciupato!
Coloro
che più di tutti hanno capito, amato e venerato il Rosario come «dono di Maria»
sono stati i Santi. Nel corso di questi otto secoli, essi hanno amato il Rosario
con amore di vera predilezione, collocandolo al posto d'onore accanto al
Tabernacolo e al Crocifisso, accanto al Messale e al Breviario.
Troviamo
il S. Rosario sul tavolo di lavoro di Dottori della Chiesa come S. Lorenzo da
Brindisi, S. Pietro Canisio, S. Roberto Bellarmino, S. Teresa di Gesù, S.
Francesco di Sales, S. Alfonso M. de' Liguori. Lo troviamo fra le mani di
apostoli ardenti come S. Carlo Borromeo, S. Filippo Neri, S. Francesco Saverio,
S. Luigi Grignion de Montfort, e tanti altri; lo troviamo al collo di Fondatori
come S. Ignazio di Loyola e S. Camillo de Lellis; di Sacerdoti come il S. Curato
d'Ars e S. Giuseppe Cafasso; di Suore come S. Margherita, S. Bernardetta, S.
Maria Bertilla; di giovani come S. Stanislao Kostka, San Giovanni Berchmans e S.
Gabriele dell'Addolorata.
Da
S. Domenico a S. Maria Goretti, da S. Caterina a S. Massimiliano M. Kolbe, ai
Servi di Dio Giacomino Gaglione, P. Pio da Pietrelcina, Don Dolindo Ruotolo, è
stata una gloriosa teoria di eletti che hanno fatto della corona benedetta
un'arma di conquista, una scala di ascensioni, una ghirlanda d'amore, una catena
di meriti, una collana di grazie per sé e per gli altri.
Se
vogliamo amare il Rosario nel modo più puro e più gradito alla Madonna,
dobbiamo andare alla scuola dei Santi, che sono i figli prediletti della
Madonna. Essi hanno amato tanto il Rosario ed essi ci assicurano, con S.
Teresina, che «non c'è preghiera più gradita a Dio del Rosario».
Chi
mai potrà farci dimenticare la figura di Padre Pio da Pietrelcina, che pregava
per ore intere con il Rosario fra le mani presso l'altare del SS. Sacramento,
contemplando la sua soave Madonna delle Grazie? Sono state folle e folle i
pellegrini che l'hanno visto così, assorto e instancabile come un novello Mosè
orante e supplicante per i fratelli d'esilio.
Il
Rosario recitato davanti al SS. Sacramento fa guadagnare l'indulgenza plenaria.
È questo un dono di grazia particolare di cui Gesù ha voluto impreziosire la
regina delle preghiere mariane. Quando sia possibile, quindi, bisogna sempre
preferire la recita davanti al SS. Sacramento: Gesù non può che essere
infinitamente felice di sentir pregare la sua dolcissima Mamma.
Ma
il S. Rosario fa ancora di più, ci insegna il Papa Paolo VI. Esso ci porta alla
soglia della Liturgia, ossia alla porta della più grande preghiera della Chiesa
che è la celebrazione dell'Eucaristia. Il Rosario è la migliore preghiera di
preparamento e di ringraziamento alla S. Messa, alla Comunione, alla Benedizione
Eucaristica.
Il
servo di Dio Giunio Tinarelli, vittima volontaria della sofferenza, sul suo
letto di dolori voleva sempre accanto a sé il messalino e la corona del
Rosario, e nelle ore di maggior travaglio li stringeva fra le sue mani. Messale
e corona, Tabernacolo e corona, Altare e corona: sembra di ripetere sempre Gesù
e Maria, inseparati e inseparabili.
Il
P. Anselmo Treves e P. Pio da Pietrelcina, che celebravano alle quattro del
mattino, si preparavano alla S. Messa con lunghi Rosari. P. Pio da Pietrelcina
iniziava il preparamento alla celebrazione della Messa alzandosi all'una di
notte, recitando l'Ufficio Divino e molte corone del Rosario, più di venti;
fino alle quattro meno dieci egli si faceva preparare dalla Madonna, e qualche
volta ha scritto che la Madonna stessa, con tenerezza materna senza misura, lo
accompagnava all'altare.
Il
Rosario è l'orazione più completa per disporsi alla S. Messa, perché, come
spiega il Papa Paolo VI, se la Messa «rende presenti, sotto il velo dei segni
ed operanti in modo arcano, i più grandi misteri della nostra redenzione», il
Rosario, «con il pio affetto della contemplazione, rievoca quegli stessi
misteri alla mente dell'orante e ne stimola la volontà perché da essi attinga
norme di vita» (Marialis cultus, 48).
Si
pensi, ad esempio, alla recita dei misteri dolorosi del Rosario prima della S.
Messa. La contemplazione della Passione e Morte di Gesù è la preparazione
ideale ad una partecipazione viva al Sacrificio del Calvario che si rinnova
sull'altare fra le mani del Sacerdote.
Si
pensi, ancora, alla recita dei misteri gaudiosi del Rosario dopo la S.
Comunione: come la Madonna accolse e tenne Gesù nel suo grembo e lo adorò e lo
amò come suo Dio, così la Comunione fa possedere nel proprio cuore e nel
proprio corpo lo stesso Gesù da adorare con la stessa adorazione amorosa della
Madonna.
Avevano
perciò ragione S. Giuseppe da Copertino, S. Alfonso de' Liguori, P. Pio da
Pietrelcina di fare il ringraziamento alla Messa e alla Comunione, recitando
devotamente la corona del Rosario. La Madonna è la celeste tesoriera che fa
guadagnare e accumulare ai figli grazie su grazie.
Il
Beato Alano della Rupe, questo figlio di San Domenico al quale risale la
struttura attuale del Santo Rosario, ci ha lasciate scritte le Promesse
che egli ricevette dalla Madonna per i devoti del S. Rosario.
Sono
Promesse di salvezza eterna, di grazie speciali, di sostegno e protezione
nei pericoli, di progresso spirituale, di gloria particolare in Cielo.
Sta
a noi, però, far valere queste Promesse della Madonna con la nostra
filiale corrispondenza e gratitudine. Queste Promesse ci dimostrano ancor
più quanto sia prezioso e quanto stia a cuore alla Madonna il Santo Rosario.
Aveva ragione il Beato Bartolo Longo di affermare che il Rosario è «l'orazione
più cara a Maria, la più favorita dai Santi, la più frequentata tra i popoli,
la più illustrata da Dio con stupendi prodigi, avvalorata dalle più grandi
promesse ch'abbia fatte la Beatissima Vergine».
Sembra
indubitabile, infine, che oggi la Madonna vuole servirsi proprio del Rosario per
salvarci e inondarci di grazie. Riflettiamo, infatti, che non a caso Maria SS.
volle presentarsi a Fatima con il titolo speciale di «Madonna del Rosario». Si
vede che al S. Rosario Ella ha legato le cose più importanti per la nostra
epoca. Padre Pio da Pietrelcina, a chi gli chiedeva perché egli recitasse tanti
Rosari ogni giorno, rispose: «Se la Vergine Santa l'ha sempre caldamente
raccomandato dovunque è apparsa, non ti pare che ci debba essere un motivo
speciale?». E Lucia di Fatima ci assicura che in questo mondo travagliato «se
tutti recitassero il Rosario ogni giorno, la Madonna otterrebbe miracoli».
Abbiamo
tutto da guadagnare, e da guadagnare molto, a stringerci attorno alla nostra
cara Madre e Regina, legandoci a Lei con la corona benedetta. Cerchiamo di
farlo. Sforziamoci di farlo ogni giorno, e non in un modo qualsiasi, ma alla
maniera dei nostri unici e più cari modelli: i Santi. Chiediamo proprio a loro
la grazia di comprendere il valore del Rosario, la bellezza del Rosario, la
potenza del Rosario; chiediamo a loro la forza di recitarlo ogni giorno
fedelmente, con cuore di figli.
Parrebbe
incredibile, eppure il grande mistico e Dottore della Chiesa S. Alfonso M. de'
Liguori faceva dipendere la salvezza eterna della sua anima dalla devozione al
S. Rosario.
Nella
sua tarda età, una sera, non ricordandosi se aveva recitato i Rosari di quel
giorno, interpellò il fratello che lo accudiva. Questi credeva che i Rosari
fossero stati recitati. Ma S. Alfonso insistette: «Credete, credete? Ma ne
siete proprio sicuro?... Non sapete che da questa devozione dipende la mia
salvezza?».
L'intuizione
del valore salvifico del Rosario l'ebbe anche il genio di Michelangelo, che lo
immortalò nella sua opera celeberrima, l'affresco della Cappella Sistina, in
Vaticano, raffigurante la scena del Giudizio universale.
In
quell'affresco, alla destra di Gesù, maestoso e terribile, tra le anime beate
che salgono al Cielo trasfigurate di gloria, ci sono anime che vengono tirate in
alto per mezzo di una corona del Rosario a cui stanno strettamente attaccate.
Un'altra
immagine del Rosario come «corda» di salvezza, è quella che sognò una volta
S. Giovanni Bosco.
Un
grosso serpente velenoso sta per avventarsi, ma vien preso al collo dal cappio
di una robusta corda. La stretta del cappio fa morire il serpente; poi la corda
viene riposta in un cassetto. Quando si riapre il cassetto, si trova quella
corda disposta in modo da formare le due parole Ave Maria.
S.
Giovanni Bosco spiegò: il serpente raffigura il demonio, il cappio l'Ave Maria,
la corda il Rosario che è una continuazione di Ave Maria, con cui si possono
battere, vincere, distruggere tutti i demoni dell'inferno.
Anche
il Papa Adriano VI affermò che «Il Rosario è il flagello dei demoni». Questa
è la verità sempre attuale della parola onnipotente di Dio: «Essa ti
schiaccerà il capo» (Gn 3,15). Con la corona del Rosario fra le mani non
potremo che vincere contro le potenze demoniache, contro le passioni, contro i
pericoli di ogni genere, contro tutte le tentazioni che ci assalgono in ogni
tempo e luogo.
Il
S. Rosario è un mezzo di salvezza per l'anima e per il corpo. Ci salva nella
lotta contro i nemici dell'anima, ci scampa dai pericoli della morte, ci aiuta a
custodire intatta la Fede, ci sostiene nelle riprese spirituali o nella riforma
della vita, come sostenne S. Domenico nella lotta per battere l'eresia degli
Albigesi, che stava infestando la cristianità.
Anche
S. Teresina ci assicura con la sua luminosa semplicità che la preghiera del S.
Rosario «è come il fermento che può riformare la terra». È vero. È proprio
così.
Infatti,
si sono visti interi paesi e regioni rifiorire spiritualmente ad opera della
devozione al Santo Rosario.
S.
Carlo Borromeo, subito dopo il Concilio di Trento, iniziò la riforma della
Diocesi milanese introducendo la recita pubblica del S. Rosario in ogni
Parrocchia. E ne ebbe frutti consolantissimi di vita cristiana integra e fedele.
(Se si fosse pensato a fare lo stesso, dopo il Concilio Vaticano II!).
Il
Ven. Vincenzo M. Orsini, arcivescovo di Benevento, si servì anch'egli del
Rosario per ridestare la fede e la pietà nel suo popolo. E non dovette che
gioire dei risultati.
S.
Vincenzo Pallotti attesta che il grande apostolato di S. Gaspare Del Bufalo fu
così fecondo, perché egli si impegnò «a propagare e a tenere esercitata nei
popoli la recita del Rosario, come un mezzo assai efficace per la mutazione dei
costumi».
S.
Giovanni Bosco, il più grande educatore della gioventù, considerava la recita
del Rosario uno dei punti fondamentali del suo metodo educativo. Quella volta
che il marchese Roberto d'Azeglio, in visita all'Oratorio, ammirato dell'opera
di Don Bosco, ebbe solo da criticare la recita del Rosario che egli considerava
una pratica inutile e noiosa, da abolire, sentì rispondersi da Don Bosco con
fermezza e dolcezza: «Ebbene, io ci sto molto a tale pratica: e su questa
potrei dire che è fondata la mia istituzione; e sarei disposto a lasciare
piuttosto tante altre cose ben importanti, ma non questa...».
S.
Giovanni Bosco fu certamente uno dei più fervidi sostenitori della potenza del
Rosario per salvarsi dalle insidie del demonio, per far rifiorire la fede, per
ottenere e custodire la purezza dei giovani, per difendersi dagli errori, per
aiutare la S. Chiesa.
E
non può essere diversamente. Il Rosario è «singolare presidio contro le
eresie e contro i vizi», come era detto nell'Ufficio Divino del 7 ottobre,
festa del S. Rosario. Dove esso entra, gli animi vengono attratti e salvati da
questa «catena dolce che ci rannoda a Dio» (Bartolo Longo).
Che
cosa dire della salvezza che il S. Rosario opera ottenendo la conversione dei
peccatori?
Basti
dire che la Madonna a Lourdes e a Fatima ha chiesto soprattutto la conversione
dei peccatori, raccomandando ripetutamente la preghiera del Rosario.
Tutti
i Santi hanno sperimentato la potenza del Rosario in questo campo e ce la
garantiscono senza riserve.
Nel
Diario intimo di S. Massimiliano Maria Kolbe, apostolo mariano a noi
contemporaneo, troviamo scritta questa breve frase a mo' di sentenza: «Quante
corone, tante anime salve». Un Rosario, quindi, può valere la salvezza di
un'anima! Non dovremmo tutti approfittarne per aiutare i fratelli traviati? per
salvare gli infedeli e i lontani da Dio?
S.
Luigi Grignion de Montfort ci assicura che mai un peccatore gli resistette
quando si servì del Rosario. Per questo poté scrivere un prezioso libretto dal
titolo: «Il segreto ammirabile del Santo Rosario per convertirsi e salvarsi».
S.
Clemente Hofbauer fu un apostolo in certo senso specialista nell'ottenere
conversioni per mezzo del Rosario. Aveva sempre fra le mani una piccola corona
donatagli dal Papa Pio VII; perdutala casualmente, ne fu oltremodo afflitto.
Gliela ritrovò una suora, ed egli con giubilo le disse: «Voi in tal modo mi
avete aiutato nella conversione dei peccatori, giacché ogni qualvolta ho
recitato il Rosario per un peccatore, ne ho ottenuto la conversione». Per
questo non si stancava mai di raccomandare ai suoi penitenti di aiutarlo a
convertire i peccatori e i traviati con la recita di molti Rosari. Assicurava
che con i Rosari otteneva sempre le conversioni desiderate, anche se si trattava
di peccatori lontani dai Sacramenti da trenta o quarant'anni. E diveniva
raggiante il suo volto diafano quando poteva esclamare: «Il Signore mi ha
donato un'altra anima, per mezzo del Rosario».
S.
Ludovico Bertrando era chiamato l'«Apostolo delle Indie», e con il Santo
Rosario operò molti miracoli guarendo infermi e risuscitando anche alcuni
morti, ma soprattutto ottenne più di 10.000 conversioni.
Un
altro straordinario apostolo, il S. Curato d'Ars, si serviva del S. Rosario per
attirare anime e far piovere su di esse grazie senza numero di conversioni anche
prodigiose.
Una
volta fu invitato a predicare gli Esercizi Spirituali al popolo in una località
nei pressi di Ars. Per prima cosa, egli chiese al Parroco se tra i fedeli ci
fosse qualcuno disposto a pregare intensamente. Il Parroco gli indicò una
povera mendicante, buona solo a dire Rosari. Il Santo Curato avvicinò subito la
poveretta e la pregò di voler recitare continuamente Rosari per tutto il tempo
delle prediche. La mendicante ubbidì. La Missione andò benissimo. Le
conversioni si moltiplicavano, e il S. Curato attestava con gran giubilo: «Non
è opera mia, ma della Madonna invocata dalla mendicante con i Rosari».
Ai
nostri tempi, si sa che P. Pio da Pietrelcina non pregava che recitando Rosari
di giorno e di notte. Ed era con quei Rosari che attirava a S. Giovanni Rotondo
folle di anime bisognose di grazia e di lumi, che diventavano folle di
convertiti.
Nella
vita della Serva di Dio Armida Barelli, leggiamo l'episodio di una conversione
ottenuta con il Rosario durante un viaggio in treno.
«Sul
direttissimo Milano-Roma... con un libretto in mano legge e medita. Ad un certo
punto tira fuori dalla borsetta la corona e sta per cominciare il Rosario,
quando si accorge che dirimpetto siede una giovane donna pallidissima e triste.
Prova subito una grande pietà e pensa di offrirle ciò che a lei dà sempre un
grande sollievo.
-
Signora, vuole dire il Rosario con me? - La sconosciuta, molto sorpresa,
accetta. Alla fine della dolce preghiera ha il viso tutto sconvolto.
-
Ho recitato questa corona per lei - dice la signorina Armida.
-
Ne avevo bisogno - mormora la sconosciuta, e scoppia in pianto. - Sono fuggita
dalla mia casa, da mio marito, vado a raggiungere a Roma un uomo. Se la mamma lo
sapesse!
La
mamma! La signorina afferra quel nome come un'ancora per attraccare la navicella
in naufragio. Mentre il treno corre tra i colli toscani, la giovane donna
confessa il suo dramma e il turbamento che l'ha assalita durante la silenziosa
preghiera della sua compagna di viaggio, turbamento che si è accresciuto fino a
scatenare una vera tempesta durante il lento sgranarsi delle Ave Maria. La
signorina riesce a dire parole così persuasive da indurla a ritornare da sua
madre. Anzi, interrompe il suo viaggio, scende a Firenze con la donna infedele,
l'affida a una pensione di suore, poi scrive alla madre perché vada incontro
alla pecorella smarrita».
Per
ottenere la fine della prima guerra mondiale, la Madonna a Fatima raccomandò il
S. Rosario. Per ottenere la pace e custodirla, raccomandò ugualmente il
Rosario. Per salvare la cristianità dall'invasione dell'Islam, S. Pio V bandì
la crociata del Rosario, affidando le sorti della lotta alla Madonna del
Rosario: e ne ebbe la gloriosa vittoria a Lepanto.
Il
Rosario ottiene la pace, salva la pace, fa cessare le guerre, porta alla
vittoria. S. Giovanni Bosco assicura che dove si recita il Rosario ci saranno «giorni
di pace e di tranquillità». E S. Teresina conferma che, per quanto grandi
siano le colpe degli uomini, «finché il Rosario sarà recitato, Dio non potrà
abbandonare il mondo, perché questa preghiera è potente sul suo cuore».
Il
santo cardinale di Milano Ildefonso Schuster raccomandava di mobilitare tutta la
cristianità nell'offrire particolarmente il mese del Rosario, ottobre, «come
un assalto generale contro le falangi infernali» che turbano la pace, seminano
rovine, provocano castighi sull'umanità.
Il
B. Luigi Orione, quando venne a sapere che la Polonia era stata invasa dalle
armate tedesche (1 settembre 1939), di fronte alla tragedia di quella nobile
nazione, chiamò a raccolta i suoi figli, dicendo: «Opponiamo ai cannoni i
Rosari e mettiamo le mani giunte al posto di quelle che impugnano le armi».
Una
visione di P. Pio ci conferma che il Rosario è tra le più grandi armi di pace
e di vittoria che tutti possiamo avere fra le mani.
P.
Pio stesso raccontò di aver visto dalla finestra del coro una piazza piena di
nemici che gridavano: «A morte! A morte!...». Rivoltosi alla Madonna per
chiedere aiuto, Ella gli mise fra le mani la corona del Rosario da manovrare
come arma. Allora egli si affacciò alla finestra con il Rosario fra le mani e
vide tutti i nemici cadere a terra abbattuti.
È
proprio vero che la Madonna ha dato un grande potere al Rosario. Per convertire
i peccatori, per battere il comunismo, per ottenere la pace, Ella a Fatima ha
chiesto il Rosario. Per allontanare i castighi sia temporali (le guerre) che
eterni (l'inferno), ha chiesto ancora il Rosario. Come facciamo a non capirlo?
Ad
una pia signora era morto il fratello. Afflitta da questa perdita, tanto più
dolorosa perché il fratello era veramente un buon cristiano, la signora fece un
sogno. Vide P. Pio da Pietrelcina che la consolò e le disse: «Recita 200
Rosari e tuo fratello passerà subito in Paradiso». Quando la signora si svegliò,
ricordò il sogno, ma pensò che fosse solo un sogno, e basta. Tuttavia la
mattina seguente partì e si recò da P. Pio. Appena incontrò P. Pio, senza più
pensare al sogno, la signora in lacrime gli chiese dove si trovasse l'anima del
fratello e che cosa fare per lui. P. Pio le rispose subito: «E non te l'ho
detto stanotte?... Recita duecento Rosari, e tuo fratello passerà subito in
Paradiso».
Il
Rosario ha anche questo potere straordinario: affrettare la liberazione delle
anime dal Purgatorio, recare loro grande sollievo e conforto.
Lo
stesso P. Pio da Pietrelcina, un giorno, nel donare una corona a una figlia
spirituale, disse con trepida voce: «Ti affido un tesoro: sappi tesoreggiare.
Vuotiamo il Purgatorio».
Negli
Atti del Processo di Beatificazione di San Giovanni Massias, domenicano,
leggiamo che la Madonna gli apparve sul letto di morte e gli rivelò che per
l'incessante recita del S. Rosario egli aveva liberato dal Purgatorio un milione
e quattrocentomila anime. Il Papa Gregorio XVI ordinò di riferire nella Bolla
di Beatificazione del santo frate quella cifra prodigiosa, a conforto di tutti i
devoti del Rosario.
S.
Teresa di Gesù ha lasciato scritto che una volta, iniziando a recitare il S.
Rosario, fu rapita in estasi e vide il Purgatorio, che aveva la forma di un
grande recinto, in cui le anime penavano tra le fiamme purificatrici. Alla prima
Ave Maria che ella recitò, vide subito un getto d'acqua freschissima cadere
sulle anime a refrigerarle; così alla seconda Ave Maria, così alla terza, alla
quarta... Capì allora la Santa di quanto sollievo la recita del S. Rosario
fosse alle anime purganti, e non avrebbe voluto interromperlo mai.
Per
questo S. Alfonso de' Liguori raccomandava ripetutamente: «Se vogliamo aiutare
le anime del Purgatorio, recitiamo per loro il Rosario che arreca grande
sollievo».
Anche
il Beato Annibale Maria Di Francia ci assicura: «Quando noi recitiamo la corona
di Maria SS. per qualche anima purgante, quell'anima sente quasi smorzare le
ardenti fiamme che la circondano e prova un refrigerio di Paradiso».
Fra
le sue prediche, un giorno, San Domenico fece quella sui benefici del Rosario
per le anime del Purgatorio. Ma uno dei presenti si mise a deriderlo, scettico e
beffardo. Durante la notte, però, questo tale sognò una voragine di fuoco con
le anime purganti ivi immerse, e vide la Madonna che, materna e compassionevole,
tendeva a loro una catena d'oro per tirarle su da quella voragine: quella catena
d'oro era appunto la corona del S. Rosario.
Uno
straordinario apostolo del Rosario per le anime del Purgatorio fu S. Pompilio
Pirrotti. Con i suoi Rosari, egli entrò in grande familiarità con le anime del
Purgatorio, che gli mostravano la loro gratitudine per il conforto che
ricevevano da questa preghiera. La familiarità arrivò al punto che quando il
Santo recitava il Rosario «s'udivano le anime dei defunti rispondere la seconda
parte dell'Ave Maria».
Che
bella carità potremmo fare tutti alle anime purganti, recitando per loro molti
Rosari!
“Pregare
senza interruzione”
Un
giorno S. Alfonso de' Liguori, nella sua vecchiaia, cadde in un brutto letargo.
Non parlava né sentiva più nulla. I confratelli, attorno, non sapevano come
fare. Ad uno venne un'improvvisa ispirazione, si avvicinò al Santo, e gli disse
«Monsignore, dobbiamo dire il Rosario». A quella parola Rosario, il Santo si
scosse immediatamente, aprì gli occhi e incominciò subito: «Deus in
adiutorium meum intende...». Quando si trattava di recitare Rosari, S. Alfonso
era sempre pronto, instancabile. Specialmente negli anni della sua vecchiaia,
stava sempre «col Rosario tra le mani dalla mattina alla sera».
I
Santi son fatti così. Tendere sempre al massimo nel bene, non mettere mai
limiti né lesinare gli sforzi e gli eroismi quando si tratta di compiere cose
buone: è la caratteristica propria dei Santi. E ciò, soprattutto per una cosa
buona e santa com'è la preghiera.
Pregare
significa sostare e vivere in Cielo: «La nostra conversazione è nei cieli» (Fil
3,20). Pregare è fare quel che fanno i Santi del Paradiso, i quali a tu per tu
con Dio e con Maria, si inebriano dell'incessante preghiera di adorazione, di
lode, di ringraziamento.
Amare
con passione la preghiera, quindi, cercare con sollecitudine ogni occasione di
preghiera, essere instancabili nel pregare, è la cosa più naturale e normale
per i Santi. Davvero essi amano le divine parole: «Bisogna pregare sempre» (Lc
18,1), «Pregate senza interruzione» (1 Ts 5,17), e come ci tengono a prenderle
alla lettera! Pregare molto e bene, anzi, pregare moltissimo e benissimo, è la
loro comune divisa.
Non
ci meraviglieremo, quindi, se anche a proposito di Rosari, per i Santi non vale
altra massima che quella delle anime totalitarie: recitarne senza numero.
Si pensi, ad esempio, che S. Ignazio di Loyola portava sempre la corona del
Rosario e la teneva con sé anche dormendo, di modo che, se si svegliava, era
subito spinto a pregare la Madonna.
Non
dovrebbe mai passare un giorno senza Rosario. Non si dovrebbe sciupare neppure
un po' di tempo in ozio, senza trasformarlo in preghiera con il Rosario. Quante
persone, invece, non dicono il Rosario, pur sciupando, forse, ore di tempo
dinanzi al televisore, leggendo il giornale o un rotocalco, girando e parlando a
vuoto!
Ci
sono di quelli che dicono di non avere assolutamente tempo per il Rosario. È
impossibile - dicono - trovare un quarto d'ora per recitare una corona. Bisogna
crederci? Anche se si volesse credere, si potrebbe sempre dir loro quel che
dicevano San Vincenzo de' Paoli e S. Giovanni Bosco: cercate di recitare la
corona, distribuita lungo tutta la giornata, una posta al mattino appena alzati,
una più tardi, un'altra prima di pranzo... Due minuti ogni tanto, per recitare
una posta, non è davvero molto! Ma è necessario recitare la corona ogni giorno
come impegno d'amore quotidiano alla Madonna.
S.
Vincenzo de' Paoli arriva a consigliare di mettere da parte altre preghiere, pur
di non lasciare il Rosario. E S. Alfonso de' Liguori metterebbe in pericolo
anche... il pranzo, affermando che un Rosario vale molto più del pranzo.
Era
bello vedere come Santa Maria Bertilla si industriava a recitare il Rosario tra
una pausa e l'altra del lavoro, dello studio, della ricreazione.
Anche
S. Roberto Bellarmino faceva le soste durante i suoi profondi studi,
passeggiando lentamente mentre sgranava la corona.
Un
santo papà di dieci figli, Giuseppe Tovini, non perdeva tempo quando viaggiava
in corriera: recitava una corona dietro l'altra.
Bisogna
sfruttare bene le pause forzate di tempo che capitano in un negozio, nella sala
d'aspetto del medico, in attesa di un treno o di un autobus. Se sapessimo
utilizzare questi scampoli di tempo, quante coroncine in più ogni giorno
reciteremmo!
Il
Beato Diego Oddi, umile fraticello questuante, camminava per le vie sempre con
la corona in moto fra le sue dita nodose. Era molto attento a valorizzare ogni
ritaglio di tempo per riempirlo di Rosario. Soprattutto alle fermate degli
autobus, egli era contento delle attese per poter pregare in pace. Una volta
capitò con l'Arciprete alla fermata di un autobus che ritardava. Fra Diego
invitò subito l'Arciprete a recitare un Rosario. Ma l'Arciprete rispose che da
un momento all'altro sarebbe arrivato l'autobus, quindi era inutile cominciare.
Fra Diego, con dolcezza, lo esortò a cominciare lo stesso. Per contentarlo,
l'Arciprete iniziò,... e l'autobus arrivò alla Salve Regina!
Quante
volte non capita anche a noi di aspettare l'autobus che tarda? Perché perdere
tempo? Il Rosario ci aiuta a guadagnare «tesori nel cielo» (Mt 6,20).
Ricordiamo
in modo speciale il portentoso modello del secolo ventesimo, che Dio ha donato
all'umanità: Padre Pio da Pietrelcina. Egli recitava, in media, oltre cento
Rosari al giorno. La cosa parrebbe incredibile, se non l'avesse confidato
egli stesso e se da tanti non si fosse visto il santo cappuccino pregare
instancabilmente, per anni e anni, di giorno e di notte, con la corona del
Rosario sempre in moto fra quelle sue mani piagate e sanguinanti.
Si
può dire che egli pregasse con il Rosario l'intera giornata. E qualche volta
disse che avrebbe voluto le giornate lunghe quarantott'ore, per poterne recitare
il doppio!
Davvero
la Madonna a Fatima non ha parlato invano per P. Pio. E si vede che egli doveva
essere più che convinto delle parole di Lucia, la veggente di Fatima: «Da
quando la Vergine SS. ha dato grande efficacia al S. Rosario, non c'è problema
né materiale, né spirituale, nazionale o internazionale, che non si possa
risolvere con il S. Rosario e con i nostri sacrifici». E ancora: «Lo
scadimento del mondo è senza dubbio frutto della decadenza dello spirito di
preghiera. È stato in previsione di questo disorientamento che la Madonna ha
raccomandato con tanta insistenza la recita del Rosario... Il Rosario è l'arma
più potente con cui possiamo difenderci in battaglia».
Padre
Pio non ha certo tenuto quest'arma a riposo. Al contrario, l'ha adoperata giorno
e notte, in ogni sorta di lotte contro il nemico. Quando era giovane sacerdote,
a S. Giovanni Rotondo, e dormiva con i ragazzi del seminario, in un angolo del
dormitorio, dietro una tendina, una notte, uno dei ragazzi sentì un brutto
rumore di ferri che si contorcevano e di gemiti soffocati di P. Pio che
supplicava «Madonna mia, aiutami!». Al mattino il ragazzo andò al letto di P.
Pio e vide i ferri della tendina tutti contorti. Al pomeriggio, durante la
ricreazione, i ragazzi chiesero con insistenza a P. Pio il perché di quei ferri
contorti e dei gemiti notturni. P. Pio alla fine li accontentò, per insegnare
loro la necessità della preghiera e la forza del Rosario contro il nemico. Cosa
era successo? Uno dei ragazzi, assalito da tentazione impura, aveva invocato P.
Pio, suo Padre Spirituale. Padre Pio si era messo subito in aiuto, recitando il
Rosario. Il nemico, vistosi battuto, scaricò la sua rabbia su P. Pio,
assalendolo furiosamente. La forza del Rosario!
La
bellezza soprannaturale e la straordinaria fecondità del Rosario spiegano perché
tanti Santi, specialmente Sacerdoti, l'hanno amato tanto da meritarsi
l'appellativo di «Prete del Rosario» o «Apostolo del Rosario».
Tra
i molti, ad esempio, il grande apostolo degli educatori, S. Giovanni Battista de
La Salle, veniva chiamato il «Prete del Rosario», per la insonne attività
della corona fra le sue mani. Lo stesso si diceva di S. Francesco Bianchi,
apostolo di Napoli, anch'egli dai contemporanei chiamato «Prete del Rosario».
Ugualmente,
S. Luigi M. Grignion de Montfort, S. Pietro Canisio, S. Camillo de Lellis, S.
Antonio M. Claret, furono definiti «Apostoli del Rosario». Dalla loro vita
sappiamo quanto si prodigarono con l'esempio e con la parola per far amare da
tutti il Rosario.
Ma
anche tanti altri sacerdoti santi, come San Carlo Borromeo, S. Alfonso de'
Liguori, S. Pompilio, S. Clemente Hofbauer, il S. Curato d'Ars, S. Antonio M.
Gianelli..., fino a Charles de Foucauld, a S. Massimiliano M. Kolbe, a P.
Anselmo M. Treves, a P. Pio, a Don Dolindo Ruotolo, fecero del Rosario la loro
preghiera prediletta, sicuri di piacere a Maria nel modo a Lei più gradito, e
di beneficare le anime nel modo più salutare e fecondo.
S.
Luigi Grignion de Montfort diceva: «Un sacerdote che dice e predica il Rosario
ottiene più frutto in un mese che altri in un anno». Così avveniva, difatti,
proprio a lui, ardente «apostolo del Rosario».
Del
Santo Curato d'Ars, apostolo del confessionale, si diceva che «le sue labbra
erano in continuo movimento». Non perdeva un istante di tempo senza riempirlo
di Rosario. Era la sua catena di grazie per sé e per le anime che confessava.
S.
Camillo de Lellis incontrò un giorno un sacerdote e gli chiese se portava con sé
la corona. Il sacerdote confessò che non l'aveva, e S. Camillo esclamò con
manifesto dolore: «Un sacerdote senza il Rosario? Il Signore provveda alla
vostra tutela».
Voglia
Dio donarci molti «sacerdoti del Rosario», che passino fra noi seminando le
Ave Maria come benedizioni, grazie, conforti, sorrisi della Madonna sulla povera
umanità.
Quel
grande ed estroso apostolo di Roma, che fu S. Filippo Neri, portava al Rosario
un affetto pari al suo straripante amore alla Madonna. Per le vie di Roma, in
chiesa, in cella, lo si vedeva sempre con la corona del Rosario che scivolava
corallo dietro corallo fra le dita. Se al Santo si chiedeva una pratica
religiosa da fare, rispondeva senza indugi: «Recitate devotamente il Rosario e
recitatelo spesso».
S.
Alfonso Rodriguez, umile fratello converso, era legatissimo alla sua corona del
Rosario; e tutta la sua devozione alla Madonna, sempre tenerissima, si esprimeva
nella recita così assidua del Rosario, che «gli si formarono dei calli ai
polpastrelli del pollice e dell'indice della mano destra».
S.
Martino de Porres, il prodigioso Santo mulatto, ogni giorno recitava Rosari più
che poteva. Il suo biografo ha potuto scrivere che l'umile Santo domenicano «quando
non maneggiava la scopa o la lama del barbiere o i ferri del cerusico, le sue
dita scorrevano di continuo lungo i grani del grosso Rosario che gli pendeva
dalla cintura».
Del
B. Placido Riccardi, monaco benedettino, è attestato che «la sua mano sgranava
sempre la corona del Rosario e nelle sue labbra sbocciava sempre la più
affettuosa e prediletta preghiera dell'Ave Maria».
L'Abate
Domenico Chautard, contemplativo e apostolo, nutriva una passione senza pari per
il Rosario «che recitava spessissimo e con fedeltà assoluta a qualsiasi ora,
nonostante la stanchezza di una fatica estenuante. La corona in viaggio era la
sua compagnia, e quando deponeva nel suo lavoro la penna riprendeva il
Rosario...».
Don
Silvio Gallotti, questo mirabile Sacerdote di Maria, si appassionò talmente al
Rosario, che ottenne in premio di poterlo recitare ininterrottamente senza
fatica. Scrisse egli stesso: «La Madonna mi fa grazia di dirla ormai senza
interruzione questa bella preghiera, senza che mi abbia a stancare».
Lo
stesso si poteva dire dei Servi di Dio Don Placido Baccher, P. Anselmo Treves,
Don Dolindo Ruotolo, instancabili rosarianti.
«Bernardetta
non fa altro che pregare; non sa fare altro che scorrere i grani del Rosario...».
Così la sorella Tonietta diceva dell'umile santa Bernardetta, la veggente di
Lourdes, che ebbe il privilegio di recitare il Rosario sotto gli occhi
dell'Immacolata che la seguiva sgranando anch'Ella la corona.
A
Santa Bernardetta possiamo senz'altro affiancare l'incantevole Santa Maria
Bertilla Boscardin, che amò appassionatamente il Rosario come suo compagno
inseparabile nel lavoro quotidiano di infermiera, di cuoca, di guardarobiera.
Pensiamo
anche a Santa Caterina Labouré, la prediletta dell'Immacolata, che ricevette il
dono della «Medaglia Miracolosa» e che persino sul letto di morte raccomandò
alle consorelle di recitare sempre il Rosario e di recitarlo bene.
Né
possiamo dimenticare le belle figure di Sante ardenti e operose come Santa
Teresa di Gesù, Santa Margherita M. Alacoque, la B. Anna Maria Taigi, madre di
famiglia.
Ugualmente
ricordiamo la Beata Gianna Molla, madre di famiglia, la quale si sosteneva con
il Rosario quotidiano nel duro lavoro quale madre di famiglia e quale dottoressa
pediatra.
Di
Santa Maria Goretti la mamma attestò che ogni giorno, oltre il Rosario con
tutta la famiglia, ne recitava qualche altro da sola, intuendo col cuore la
preziosa ricchezza di questa preghiera alla Madonna.
Santa
Teresina ha scritto alcune cose veramente deliziose sul S. Rosario; Santa Gemma
Galgani recitava il Rosario anche in estasi, bagnando la corona con il sangue
delle sue stimmate; la Beata Agostina Pierantoni passava candida e dolce con la
corona nelle mani fra i suoi ammalati..., queste e tutte le altre Sante ci
spingono con i loro esempi ad amare il S. Rosario, a considerarlo un gioiello
carissimo al Cuore della Madonna.
Infine
dovremmo ricordare anche gli esempi luminosi di amore al Rosario delle Serve di
Dio a noi più vicine: Lucia Mangano, Santina Campana, Armida Barelli, Edvige
Carboni, Alessandrina da Costa, e tante altre ancora. Senza dire, poi, dei tre
pastorelli di Fatima, Giacinta, Francesco e Lucia: quanti Rosari non recitavano
essi ogni giorno? E quanti non ne recita tuttora Lucia rinchiusa nel Carmelo di
Maria?
Uno
dei pregi più caratteristici e più utili del S. Rosario è quello di poter
essere recitato dovunque. Tenere in mano una coroncina e sgranarla
piamente, è cosa che può farsi in ogni luogo, per le strade o sul treno, nei
momenti di attesa in una sala d'aspetto o alla fermata del pullman, durante la
fila allo sportello delle poste o salendo le rampe di una scalinata, stando
fermo a riposo o guidando la macchina...
Pensiamo
a S. Antonio M. Claret, che da giovane, lavorando nel cotonificio, recitava con
gli operai il Rosario, mentre manovrava le macchine. E anche durante le pause
alle sedute del Concilio Ecumenico Vaticano II, mentre tutti uscivano dall'aula
conciliare per fare due passi o prendere un caffè, si vedeva Don Giacomo
Alberione restare al suo posto, in ginocchio, a recitare Rosari.
Il
S. Rosario può essere recitato da solo o in gruppo, con i grandi o con i
piccoli, a voce alta o in silenzio. La recita del S. Rosario non esige nessun
apparato di cerimonie o di riti, né cambia in nulla se fatta per i vivi o per i
morti, al letto di un moribondo o presso la culla di un bimbo... Davvero il
Rosario è una preghiera stupenda, la più semplice e universale.
È
vero che il posto ideale per la recita del Rosario resta sempre la chiesa, in
ginocchio accanto al Tabernacolo o presso l'altare di Maria SS., come faceva
ogni giorno, per ore e ore, P. Pio da Pietrelcina. Ma quando ciò non sia
possibile, in qualsiasi luogo l'anima può mettersi alla presenza di Maria,
rivolgersi a Lei con la pia recita delle Ave Maria.
E
anche in questo i Santi ci dimostrano con i loro esempi che il Rosario va bene
dappertutto, non è condizionato da ambienti od orari, si colloca agevolmente in
tutti i luoghi e a tutte le ore.
In
particolare, possiamo dire che la recita del S. Rosario fatta silenziosamente
mentre si cammina o si viaggia, è stata l'occupazione più solita fra i Santi.
Alcuni
Santi lo dimostrarono anche esternamente passando di strada in strada con la
corona sempre in moto fra le dita.
S.
Giovanni Battista de La Salle camminava sempre con la corona in mano; non solo,
ma fece persino obbligo a tutti i suoi figli di percorrere le vie delle città
recitando di continuo il Rosario.
S.
Luigi M. Grignion de Montfort ebbe il Rosario come compagno inseparabile dei
suoi interminabili viaggi missionari, santificando con le Ave Maria le strade e
le regioni della Francia.
S.
Filippo Neri, S. Felice da Cantalice, S. Alfonso de' Liguori, S. Antonio M.
Claret, e tanti altri, non facevano certamente mistero del loro camminare o
viaggiare recitando Rosari senza numero.
Era
bello vedere S. Leonardo da Porto Maurizio tornare la sera in Convento, dopo le
fatiche apostoliche, recitando il Rosario tutto assorto e sereno. Lo stesso, era
uno spettacolo edificante vedere il giovane S. Giovanni Berchmans con altri
giovani confratelli recitare devotamente il Rosario per le vie della città.
S.
Carlo da Sezze, andando e venendo dalla campagna, recitava sempre la corona. E
il Servo di Dio P. Anselmo Treves, se incontrava qualcuno per via, era solito
chiedere: «Ha fatto buona passeggiata?... Ha seminato molte Ave Maria per la
strada?».
San
Corrado da Parzhan, l'umile cappuccino della Baviera, radunava i ragazzi per le
strade e recitava con essi il Rosario in pia processione che edificava tutto il
paese.
Santa
Giovanna d'Arco era molto facile scorgerla tutta assorta mentre cavalcava
accanto al suo re. Fu lo stesso re a chiederle una volta che cosa stesse «sognando»
mentre cavalcava così raccolta e silenziosa: «Gentil Sire, - rispose l'eroina
- sto recitando il Rosario».
Ai
nostri tempi, Santa Bertilla Boscardin a Vicenza, San Massimiliano M. Kolbe a
Roma, Don Dolindo Ruotolo a Napoli, attraversavano le vie della città recitando
Rosari.
S.
Giuseppe Cafasso racconta che un giorno, al mattino molto presto, incontrò per
le vie di Torino una vecchietta tutta raccolta. Il Santo si avvicinò e le
disse: «Come mai, mia buona vecchietta, per la via a quest'ora?». «Passo a
pulir le strade» - rispose la vecchietta. Stupito, il Santo chiese: «Che cosa
vuol dire?». «Questa notte è stato carnevale, e si sono commessi tanti
peccati. Perciò, io passo recitando il Rosario, per purificare le strade da
tanti peccati». Bravissima vecchietta!
Che
dire oggi delle nostre strade?... Corruzione, scandali, sconcezze sui muri,
sulle persone, nei gesti, nelle parole (bestemmie, turpiloquio), nelle
canzoni... Non sarebbe, oggi, tanto più necessario passare con la corona del
Rosario in azione per purificare queste strade del mondo appestate dal sesso?
La
recita del Rosario ha fatto risuonare di preghiera mariana gli ambienti più
disparati e i luoghi più impensati. Dalla Radio Vaticana, che ci fece udire più
volte il Rosario recitato dal Papa Pio XII, dalle prigioni, dai campi di
concentramento, dagli ospedali..., alla Televisione che periodicamente fa vedere
e udire il Rosario recitato dal Papa Giovanni Paolo II, si può dire che forse
non c'è luogo da cui non sia venuto fuori, almeno qualche volta, il Rosario.
Il
Beato Teofano Venard, martire del secolo scorso, perseguitato e messo in
prigione, santificò la sua gabbia con l'umile corona del Rosario, che
recitava con una tenerezza da commuovere chiunque lo osservasse. Lo stesso
faceva S. Gaspare Del Bufalo, durante la prigionia con altri sacerdoti
perseguitati.
San
Massimiliano Maria Kolbe, offertosi a morire in sostituzione di un papà di
famiglia nel campo di concentramento di Auschwitz, chiuso nel bunker della fame
insieme a nove compagni, trasformò l'orrendo sotterraneo in una novella
catacomba cristiana risonante della più sofferta preghiera a Maria. «Non
sembra neanche più il bunker della fame, questo qui sotto - annotava uno degli
operai del bunker. Par di scendere nella cripta d'una chiesa. Mai successo prima
d'ora... Dalla cella dove erano sepolti quegli infelici si udivano ogni giorno
le preghiere recitate ad alta voce, il Rosario e i canti religiosi, ai quali si
associavano anche i condannati rinchiusi nelle celle vicine... Ogni volta che
scendevo lì sotto, le ardenti preghiere e gli inni alla SS. Vergine si
diffondevano per tutto il sotterraneo. Era il P. Massimiliano Kolbe a
cominciare, e tutti gli altri rispondevano...».
Trasportiamoci
ora nel deserto del Sahara, e vi troviamo Fratel Charles de Foucauld, il piccolo
fratello di Gesù. Scopriamo subito che egli volle come Patrona del suo
romitorio di Beni-Abbès la Madonna del Rosario, e tra i suoi appunti spirituali
possiamo leggere questo proposito: «Dire ogni giorno il Santo Rosario intero e
a voce alta con grande fedeltà e grande amore». Non è commovente pensare a
quelle Ave Maria recitate nel silenzio a voce alta e risuonanti nel deserto di
duna in duna?
San
Giuseppe Moscati, grande clinico di Napoli, portava sempre la corona del Rosario
in tasca. Quando era in sala medica, di fronte a casi difficili, metteva per
qualche attimo la mano in tasca, stringeva la corona e chiedeva aiuto alla Madre
Divina. E le sue diagnosi avevano spesso del portentoso, a volte del miracoloso.
S.
Camillo de Lellis, il Fondatore dei Ministri degli infermi, fece risuonare di
Ave Maria le corsie di tanti ospedali e ricoveri per sofferenti. Ogni giorno
egli recitava il Rosario con i malati all'ospedale, e ai suoi figli
raccomandava, con l'esempio e con la parola, che anche «negli uffici e impieghi
più materiali di casa - in cucina, guardaroba, lavanderia - si doveva
abitualmente pregare recitando la corona».
S.
Giovanni di Dio e Santa Giovanna Antida Thouret, S. Vincenzo Pallotti e Santa
Maria Bertilla, hanno svolto un'opera santa di conforto spirituale e di sostegno
morale per tanti ammalati con la recita del S. Rosario che trasforma ogni letto
dell'ammalato in un altare di preghiera e sacrificio vivente.
Spostiamoci
ora sui monti, e pensiamo al giovane studente il Beato Piergiorgio Frassati, e
al maestro universitario Beato Contardo Ferrini, ambedue appassionati alpinisti,
ma ambedue ancor più appassionati amatori del Rosario, che non tralasciavano
mai di recitare anche nei giorni di audaci ascensioni, ai rifugi alpini, negli
alberghi o sui picchi dei monti...
Ci
fu anche qualche palazzo reale in cui la recita del Rosario risuonò devota
nelle grandi sale dei sovrani. La reggia in cui visse la venerabile Maria
Cristina di Savoia è stata ricordata da molti per l'esempio singolare offerto
dalla Venerabile, la quale, fin da fanciulla, si aggirava ogni pomeriggio per le
stanze reali suonando un campanello per chiamare il personale di servizio alla
recita del Rosario.
L'ultimo
esempio, tanto più attuale, quanto più significativo e coraggioso, è quello
del Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, che durante un solenne discorso all'ONU,
nel Palazzo delle Nazioni Unite, teneva il Rosario fra le mani. E nei Giardini
Vaticani, durante il breve passeggio, è molto facile incontrare il Papa che
sgrana piamente la corona del Rosario.
Abbiamo
tutti da imparare a fare tesoro di questo gioiello del Rosario, fonte di ogni
grazia.
Che
cosa dire del Rosario nelle famiglie? È uno dei capitoli più belli delle
famiglie che hanno donato Santi alla Chiesa. Sono davvero in molti i Santi che
appartenevano a famiglie devote del S. Rosario. Pensiamo a S. Gabriele
dell'Addolorata, S. Giuseppe Cafasso, S. Gemma Galgani, S. Leonardo Murialdo, S.
Maria Goretti, S. Maria Bertilla, B. Contardo Ferrini, S. Massimiliano M. Kolbe,
P. Pio da Pietrelcina, e tanti altri.
È
uno degli spettacoli più edificanti quello della famiglia riunita in preghiera
per la recita del Rosario. Si ha la percezione esatta della piccola «Chiesa
domestica», che ha il suo cuore in Maria e il suo altare nel Crocifisso.
Era
commovente, ad esempio, la premura con cui la Beata Anna Maria Taigi, madre di
sette figli, curava la recita quotidiana del Rosario nella sua famiglia, secondo
la testimonianza degli stessi figli.
Quando
la famiglia Boscardin si riuniva la sera per il S. Rosario, la piccola Maria
Bertilla non cedeva a nessuno l'onore di intonarlo e di enunciare i misteri.
Il
Servo di Dio Giuseppe Tovini, papà di dieci figli, la sera diceva il Rosario
con tutta la famiglia, e «tutti vi dovevano essere presenti, anche i più
piccini, perché - era una sua idea - pur non comprendendo il significato di
quella preghiera le orecchie infantili si assuefacevano al ritmo della
recitazione».
Ha
ben ragione il Papa Paolo VI di scrivere che il Rosario «sia da ritenere come
una delle più eccellenti ed efficaci preghiere in comune, che la famiglia
cristiana è invitata a recitare», e ammonisce che se le famiglie «vogliono
vivere in pienezza la vocazione e la spiritualità propria della famiglia
cristiana, devono dispiegare ogni energia per eliminare tutto ciò che ostacola
gli incontri in famiglia e le preghiere in comune» (Marialis cultus, 54).
Non
ci dev'essere tempo per nessun'altra cosa, quando si tratta di recitare il
Rosario nella famiglia, perché, dice il Papa Pio XII, «non vi è mezzo più
sicuro della recita quotidiana del Rosario, per invocare la benedizione di Dio
sopra la famiglia...».
Il
Beato Bartolo Longo, considerando tutti i grandi benefici di grazia del Rosario
nelle famiglie, istituì una Pia Unione Universale, promotrice della recita del
Rosario nelle famiglie.
È
incalcolabile, crediamo, la forza unificante del S. Rosario recitato insieme in
una famiglia. Oggi, purtroppo, questa cara tradizione, una delle più belle e
preziose delle nostre famiglie cattoliche, si sta sciaguratamente dissolvendo, e
sono già milioni i Rosari che ogni giorno non si dicono più nelle case
cristiane. Dove sta andando a finire il materno messaggio della Madonna di
Fatima?... Il Rosario è stato eliminato dalla televisione. Che tristezza!
Che
cosa ci vuole per recitare bene il S. Rosario?
Buona
volontà e amore.
Questo
basta, e supplisce a qualsiasi altra dote. Dove c'è buona volontà e amore, il
Rosario è ben detto, nonostante l'eventuale difetto di cultura o di dottrina,
di fervore o di progresso spirituale.
Il
B. Giordano di Sassonia un giorno sentì chiedersi da un povero analfabeta: «Sai
dirmi, Padre, se il Padre nostro ha lo stesso valore sulle labbra di un
sacerdote e sulle nostre, considerando che il sacerdote intende il valore delle
parole che pronuncia, mentre noi comprendiamo molto poco?».
Il
B. Giordano rispose: «E che? Forse un brillante non ha lo stesso valore,
qualunque sia la mano che lo porta?».
Questa
sapiente risposta del B. Giordano vale anche per il Rosario. Avvertiti o meno,
la bellezza e il valore del Rosario rimangono intatti a lode di Maria SS. e a
beneficio dell'anima che piamente lo recita. Il contadino illetterato o il dotto
teologo, la mamma di famiglia o il sacerdote nulla vi aggiungono se non il loro
impegno d'amore alla Madonna.
Purché
ci siano buona volontà e amore, il Rosario resta sempre «l'orazione più cara
a Maria» (Bartolo Longo). Non si richiedono né il trasporto sensibile né il
gusto della recita. È necessario solo disporsi a recitarlo bene, come un atto
di amore che non perde, ma aumenta di valore, se compiuto con sforzo e
sacrificio.
«Ora
parliamo con la Mamma buona»: così diceva il Servo di Dio P. Anselmo Treves ai
presenti, prima di iniziare il Rosario. Così dobbiamo disporre la nostra anima
alla recita del Rosario.
S.
Francesco di Sales raccomandava ai suoi numerosi figli spirituali di recitare il
Rosario con grande affetto «in compagnia dell'Angelo Custode». S. Paolo della
Croce recitava il Rosario con tanta devozione che sembrava parlasse con la
Madonna; e raccomandava con trasporto a tutti: «Il Rosario si deve recitare con
grande devozione perché si parla con la SS. Vergine».
Dell'angelico
giovane S. Stanislao Kostka è stato scritto che quando recitava il Rosario «in
ginocchio dinanzi alla Madre sua, commuoveva di meraviglia; con quel suo modo
soave e pieno di fede con cui la invocava, si sarebbe detto che l'aveva
realmente davanti a sé e la vedeva».
S.
Vincenzo Pallotti voleva che il Rosario fosse recitato sempre con decoro, sia
nelle chiese che nelle case, negli ospedali, per le strade. Una volta, un
sacerdote recitava il Rosario troppo in fretta; il Santo si avvicinò e gli
disse con grazia: «Ma se qualcuno avesse un po' d'appetito (spirituale), lei
con la sua fretta gli impedirebbe di soddisfarlo».
Santa
Caterina Labouré colpiva chi la osservava recitare il Rosario, per l'intenso
sguardo d'amore con cui fissava l'immagine della Madonna e per l'accento pacato
e dolce con cui pronunciava le parole dell'Ave Maria.
S.
Antonio Maria Claret fin da ragazzo recitava il S. Rosario con trasporto
vivissimo. Invogliava i suoi compagni di scuola, dirigeva lui la recita e «si
avvicinava quanto più poteva alla balaustra dell'altare della Vergine,
assumendo l'atteggiamento di un cherubino».
Quando
Santa Bernardetta recitava il Rosario, i suoi «occhi neri, profondi e
brillanti, diventavano celestiali. Contemplava la Vergine in spirito; sembrava
ancora in estasi». Lo stesso, dell'angelica martire Santa Maria Goretti è
stato scritto che recitava il Rosario «con volto assorto quasi in visione di
cielo».
Anche
S. Pio X recitava il Rosario «meditandone i misteri, assorto e come assente
alle cose della terra, pronunciando le Ave con tale accento che qualcuno ebbe a
pensare se egli non vedesse in spirito la Purissima che invocava con sì
infuocato amore».
E
chi non ricorda come recitava il Rosario alla Radio Vaticana il Papa Pio XII?
Enunciava il mistero, qualche attimo di silenzio contemplativo, poi la recita
scandita e amorosa del Padre nostro e dell'Ave Maria.
Infine,
ricordiamo il Servo di Dio Giuseppe Tovini, avvocato, sociologo, scrittore,
padre di dieci figli, che recitava ogni sera il Rosario con la famiglia, in modo
veramente edificante. La figlia carmelitana ci attesta che «pregava con le
ginocchia piegate, appoggiate al sedile della sedia, con le mani giunte sopra il
petto, la testa leggermente bassa oppure rivolta con amore e gran fervore verso
l'immagine della Madonna».
Ma,
in definitiva, chi mai potrà dire con qual trasporto d'amore e con quanta
partecipazione interiore i Santi recitavano il Rosario? Beati loro!
Quanto
a noi, purtroppo, è vero che il Rosario finiamo col non amarlo, omettendolo
anche senza rimpianto, solo perché non lo recitiamo bene.
Siamo
distratti e dissipati da cento cose durante il giorno, e il tempo del Rosario
non si salva da questa continua distrazione.
Spesso,
poi, ci riduciamo a recitare il Rosario in fretta, all'ultimo momento, magari a
letto, stanchi e assonnati... E poi ci lamentiamo che il Rosario non produce
frutti e ci appare una preghiera sterile e monotona. Ma è inutile pretendere
fiori dagli sterpi e frutti da piante inaridite.
La
buona volontà e l'amore, invece, rendevano bene accetti alla Madonna anche i
Rosari che S. Alfonso de' Liguori recitava a dorso di mulo attraverso le
campagne, che Santa Francesca Saverio Cabrini recitava sui transatlantici
solcando gli oceani, che S. Massimiliano M. Kolbe recitava di sera attraverso i
dormitori mentre i suoi frati si mettevano a letto, che Santa Maria Bertilla
recitava accanto agli ammalati nell'Ospedale sotto la furia dei bombardamenti,
che il B. Orione recitava sui camion per i trasporti e per le fughe durante
l'imperversare della guerra, che P. Pio da Pietrelcina recitava lungo i corridoi
o scendendo lentamente le scale, pressato da ogni lato dai fedeli.
Saranno
tanto buoni i nostri Rosari quanta buona volontà e amore ci avremo messo nel
recitarli.
La
buona volontà e l'amore rendono fecondo il Rosario anche quando le condizioni
esterne non facilitano in nulla il raccoglimento e il gusto della recita.
Si
racconta di quel soldato in trincea, che scriveva una lettera alla mamma in
mezzo al baccano infernale delle artiglierie in azione. Un commilitone gli
disse:
«Ma
come fai a scrivere con questo fracasso?... Chissà quanti strafalcioni ci
scappano!...».
«Non
fa niente, - rispose l'altro - gli strafalcioni se li corregge mamma.
L'importante è che io le scriva».
«Hai
ragione» - concluse il primo.
Proprio
così. L'amore e la buona volontà bastano da soli a dare contenuto e valore al
Rosario, che è come una lunga e affettuosa lettera alla Mamma del Cielo, magari
non priva di strafalcioni, ma sempre a Lei accetta e cara.
Il
Servo di Dio Mons. Pary, Vescovo di Algeri, recitava assiduamente la corona del
Rosario tenendola di continuo fra le mani o al polso. Qualcuno un giorno gli
chiese: «Monsignore, come fate a tenere sempre desta l'attenzione recitando
tanti Rosari?». È una domanda molto pratica, questa. Monsignore rispose: «Se
fra tante Ave Maria che recito ve ne fosse anche solo qualcuna di buona, non vi
pare che sia tanto di guadagnato?».
Vecchio
e ammalato, così San Paolo della Croce rispondeva a chi voleva convincerlo a
non dir il Rosario perché non aveva più la voce: «Finché vivo lo voglio
dire, e se non posso con la voce, lo dirò con il cuore».
«Come
recitare con attenzione il Rosario?», fu chiesto una volta a P. Pio da
Pietrelcina. E il Padre rispose: «L'attenzione dev'essere portata all'Ave, al
saluto che rivolgi alla Vergine nel mistero che contempli. In tutti i misteri
essa era presente, a tutti partecipò con l'amore e con il dolore». In tal modo
potremo scoprire, volta a volta, i dolci gaudi, i tremendi dolori e le celesti
glorie della Beatissima Vergine, ed Ella ci renderà partecipi di tutte le
grazie contenute nei suoi gaudi, nei suoi dolori e nelle sue glorie.
Recitare
il S. Rosario è come accogliere la Madonna in noi, facendola entrare e dimorare
nella nostra povera anima. Dovremmo essere tutti così puri e ardenti come
l'apostolo vergine, prediletto di Gesù, S. Giovanni Evangelista, che «accolse
Maria in casa sua» (Gv 19,27).
Pensiamo
al candore del cuore e alla confidenza filiale con cui recitavano il Rosario
Santa Maria Goretti e S. Domenico Savio, Santa Bernardetta e S. Pio X, S.
Gabriele dell'Addolorata e Santa Gemma Galgani, S. Gerardo e Santa Maria
Bertilla... Quale conforto non doveva essere per la Madonna ascoltare le loro
voci ed entrare nei loro cuori così puri e ardenti!
E
noi, invece? Non contentiamoci della solita mediocrità. Reagiamo. Impegniamoci.
Mettiamo anche noi la mente pura, il cuore affettuoso e tanta confidenza
filiale, quando recitiamo il Rosario.
Sforziamoci
di imitare i Santi. Non valga per noi il lamento della Madonna a S. Caterina
Labouré: «Non si recita bene il Rosario». Dalla vita di questa Santa sappiamo
che da quando ella udì quel lamento della Vergine Santa, per tutta la vita se
lo portò «come una spina nel cuore».
Ricordiamo
anche noi quel lamento della Madre Divina. E se le vogliamo bene, dobbiamo
offrirle Rosari che le siano graditi. Chi ama si sforza di fare piacere alla
persona amata, e tanto ama quanto si sforza. Se la Madonna vedrà il nostro
sforzo nel recitare bene il suo Rosario sarà felice del nostro amore per Lei.
Facciamola felice.
“Bacerò
la Corona…”
L'amore
dei Santi alla corona del Rosario è pari alla stima che essi nutrivano per
questa preghiera. Con venerazione essi portavano questo piccolo oggetto sacro,
con devozione lo adoperavano, con premura lo custodivano. «Bacerò la corona
ogni volta che la prenderò in mano»: è il proposito del giovanissimo Servo di
Dio Fratel Sebastiano Aniceto; un proposito comune a tanti Santi.
In
particolare, una caratteristica molto frequente nei Santi è quella di portare
costantemente la corona del Rosario fra le mani o al collo o legata al polso.
Basterebbe ricordare, ad esempio, i quadri di Santa Bernardetta, S. Giovanni
Berchmans, Sant'Ignazio da Laconi, S. Antonio M. Claret, del B. Stefano
Bellesini, del Beato Nunzio Sulpizio, e di molti altri.
I
Santi non volevano separarsi mai da questa celeste ghirlanda, che era per loro
di conforto e di aiuto. C'era chi non riusciva a predicare se non aveva la
corona fra le mani. «Senza la corona - diceva Don Giacomo Alberione - non sono
capace di fare neanche un'esortazione».
Il
giovane modello, S. Giovanni Berchmans, imitando il suo Padre Fondatore, S.
Ignazio di Loyola, amava portare la corona del Rosario al collo, e spesso lo si
sentiva ripetere giulivo: «Non mi è più possibile sfuggire all'amore di Maria...,
mi ha legato per il collo!». Come sapevano spiritualizzare ogni cosa i Santi!
S.
Ignazio da Laconi, prima ancora di diventare il miracoloso frate cappuccino,
portava già la corona del Rosario sempre fra le mani, tanto che la gente si
sarebbe meravigliata se l'avesse visto senza corona.
S.
Francesco di Sales portava sempre con sé la corona del Rosario e faceva in modo
che tutti la vedessero per essere invogliati a pregare la Madonna.
Per
la notte, Santa Bernardetta ci raccomanda questo... segreto: «Alla sera, quando
andate a dormire, prendete la corona; addormentatevi recitandola; farete come
quei bambini che si addormentano, chiamando con voce sempre più fioca: mamma...
mamma...». Deliziosi questi Santi!
Ad
alcuni giornalisti che l'intervistavano, la mamma di Santa Maria Goretti rivelò
questi particolari edificanti sulla sua angelica figlia. «Marietta nacque in
ottobre, nel mese dedicato alla Madonna del Rosario... L'avevo consacrata alla
Madonna fin dai primissimi tempi della sua vita. Presto ella imparò a recitare
il S. Rosario e lo portava sempre fra le mani o lo teneva attorcigliato al polso
come fosse un gingillo, non lo lasciava mai... E con il Rosario al polso affrontò
il martirio». Difatti, la corona del Rosario fu trovata spezzata sul corpo
dell'angelica fanciulla, dopo la lotta per salvare la sua verginale purezza.
Portiamola
sempre con noi la corona. Il demonio ha paura di quest'arma. La Serva di Dio
Edvige Carboni subì più volte l'assalto del demonio che le rubava la corona e
gliela spezzava. Ella si dispiaceva quando veniva a sapere di persone devote che
non portavano la corona, in essa c'è una potenza misteriosa di grazia che lega
a Dio, c'è una potenza misteriosa che respinge il nemico.
Per
invogliare anche gli altri a recitare il S. Rosario, i Santi hanno anche
distribuito con generosità e con premura molte corone.
Quando
si è compresa la preziosità di questa preghiera mariana, si cerca di farla
valorizzare anche dagli altri, stimolando alla recita del Rosario con il dono
gentile di una coroncina.
Quante
corone non hanno distribuito quegli apostoli ardenti di Maria che furono S.
Alfonso M. de' Liguori, S. Vincenzo Pallotti, S. Gaspare Del Bufalo, S. Antonio
M. Claret, e via via, fino al Beato Bartolo Longo e P. Pio da Pietrelcina?...
Uno
straordinario donatore di corone fu San Pompilio Pirrotti. Si diceva,
addirittura, che egli lavorasse di notte a fare le corone, aiutato dalla
Madonna, o che la Madonna gli moltiplicasse le corone in tasca... Certo è che
ne distribuiva tante, da essere impossibile che avesse potuto farle tutte lui.
Il
Santo Curato d'Ars, se usciva con le tasche piene di Rosari, tornava sempre con
le tasche vuote; e l'ultimo gesto che riuscì a fare sul suo letto di morte fu
quello di donare l'ultima corona del Rosario a una persona.
S.
Carlo da Sezze, fraticello questuante, chiedeva egli stesso ai poveri se avevano
la corona per la recita del Rosario; alla risposta negativa, dava loro subito
una corona ciascuno.
S.
Pasquale Baylon, già quando era pastorello, si industriava a fare lui stesso le
corone del Rosario con le cordicelle, e le dava agli altri con la promessa che
avrebbero recitato il Rosario.
Santa
Maria Bertilla, umile e dolce infermiera, ad ogni nuovo ammalato che arrivava in
ospedale donava subito una corona del Rosario, da tenere appesa a capo del
letto.
Una
volta P. Pio, dando la corona a un signore gli disse: «Portala sempre in tasca;
nei momenti di bisogno, stringila in mano, e quando mandi a lavare il vestito,
dimentica pure di togliere il portafogli, ma non dimenticare la corona!».
La
corona è un tesoro, è un gioiello di Paradiso, che la Madonna portò dal
cielo, quando apparve a Lourdes, per garantircene l'inestimabile valore.
Si
sa che i Santi hanno amato morire con la corona del Rosario fra le mani,
chiedendo di continuare a tenerla ravvolta fra le mani anche dopo la morte.
Quando
l'angelico giovane S. Stanislao Kostka si trovò sul letto di morte, fu
impossibilitato a recitare il Rosario; teneva tuttavia stretta in mano la santa
corona. Qualcuno dei presenti gli disse: «Ma se non puoi recitarla, lasciala
pure»: «No no - rispose il Santo - non saprei farlo: è cosa della Madonna
mia... e il solo stringerla mi consola». Morì così, dolcissimamente, e i
confratelli gli avvolsero fra le mani il Rosario.
Il
Beato Stefano Bellesini chiedeva espressamente alla Madonna di farlo morire nel
giorno di una festa mariana, e con la mente lucida per recitare il Rosario. Fu
esaudito. Morì il due febbraio, festa della Purificazione di Maria Vergine, e
recitò il Rosario fino all'ultimo momento.
La
Beata Anna Maria Taigi fino all'ultima sera prima di morire volle recitare il
Rosario con la famiglia e nel benedire per l'ultima volta i figli, raccomandò
loro di non lasciare in nessun giorno la recita in comune del Rosario.
Certo,
deve essere consolante morire con il Rosario fra le mani, recitandolo per
l'ultima volta. «Se ogni giorno - diceva il servo di Dio Columba Mamion -
abbiamo ripetuto spesso alla Vergine: "Madre di Dio, prega per noi...
adesso e nell'ora della nostra morte", quando sarà l'istante in cui l'adesso
e l'ora della nostra morte saranno un solo e stesso momento, saremo
sicuri che la Vergine non ci abbandonerà». Ce lo assicura anche il B. Bartolo
Longo che nella supplica alla Madonna di Pompei scrisse: «O Rosario benedetto
di Maria... tu ci sarai conforto nell'ora di agonia, a te l'ultimo bacio della
vita che si spegne».
Per
questo fu serena e dolce la morte di S. Alfonso, di S. Antonio M. Claret, del S.
Curato d'Ars, di Santa Maria Bertilla, del B. Nunzio Sulpizio, di S.
Massimiliano M. Kolbe, del B. Orione. Don Giacomo Alberione - attesta uno dei
suoi figli - confidò sempre nel Rosario, e fino all'ultimo, sul letto di morte
«mostrava la corona del Rosario... col gesto di chi voleva indicarci, quasi
come un testamento, la via da seguire».
P.
Pio da Pietrelcina abbracciò sorella morte con la corona in mano, pronunciando
i nomi soavissimi di Gesù e Maria. La sua salma esposta per quattro giorni alla
venerazione di folle immense fu vista con la corona intrecciata fra le mani. Per
tutta la vita egli aveva nutrito «un culto singolare alla corona del Rosario
che chiamava con santo orgoglio l'arma sua. La portava sempre avvolta
nella mano o al braccio... Altre corone teneva sempre sotto il guanciale o sul
comodino presso il letto». Poco prima della morte, a chi gli chiese che cosa
lasciasse in eredità ai suoi figli, egli rispose subito: «il Rosario». Non
poteva lasciare di meglio.
Chi
può ignorare quanta forza abbia donato a molti martiri il Rosario di Maria?
Ecco un episodio tratto dagli atti del martirio delle undici Suore Orsoline di
Valenciennes, canonizzate nel maggio 1920.
Le
undici vergini consacrate furono condannate a morte, ed esse si prepararono al
loro supremo atto di amore con la preghiera più intensa, per presentarsi
intrepide e liete al patibolo.
Condotte
dinanzi ai carnefici, vennero spogliate dell'abito religioso e lasciate con una
sola veste indosso. Tutte avevano fra le mani la corona del Rosario, e i
carnefici volevano strappargliele. Ma esse supplicarono di non privarle di quel
caro oggetto. I carnefici non potevano capire a che cosa mai potesse servire il
Rosario sul patibolo. Anche il giudice rise, ma ordinò di legare loro le mani,
ponendo i Rosari sul loro capo..., quasi a incoronarle in anticipo.
Esultarono
le sante vergini e attraversarono così la città, cantando le litanie della
Madonna. Sul patibolo, vollero baciare le mani dei carnefici, e la folla
commossa vide quale ansia mostravano di essere tutte le prime a morire per Gesù.
Le loro anime volavano al Cielo, mentre le teste cadevano incoronate del Rosario
di Maria.
Questo
episodio richiama alla memoria quella che Mons. Fulton Sheen considera come
l'origine remotissima del S. Rosario, rivestita di vaghezza e poesia: «Ai tempi
dei primi martiri..., quando le giovani vergini camminavano sulla sabbia del
Colosseo incontro alla morte, si vestivano con begli abiti ed ornavano la loro
fronte con corone di rose per andare gioiose incontro al Re dei re, per cui
morivano; i cristiani, a notte fatta, raccoglievano le loro corone di rose e su
queste pregavano recitando ad ogni rosa una preghiera».
Noi
non dubitiamo che per tutti i devoti del S. Rosario la corona benedetta
costituirà la corona di rose immarcescibili che la Madre Divina porrà loro in
capo nella celeste Gerusalemme.
Amiamo
anche noi il Rosario, quindi. Amiamolo e salviamolo. Come hanno fatto i Santi.
Amiamo il Rosario e salviamolo nella sua forma consacrata da secoli di amore a
Maria e fissata per sempre dalla recita di S. Bernardetta a Lourdes sotto gli
occhi dell'Immacolata, e dalle richieste pressanti della Madonna a Fatima.
Pensiamo
a recitarlo il Rosario, a recitarlo ogni giorno, e più che possiamo, anziché
perdere tempo a cercare di aggiornarlo, come stanno facendo alcuni, creando solo
confusione nella pietà dei fedeli.
A
P. Pio da Pietrelcina una volta fu detto: «Padre, oggi dicono che il Rosario ha
fatto il suo tempo... In tante chiese non si recita più». Padre Pio rispose:
«Satana mira sempre a distruggere questa preghiera, ma non ci riuscirà mai: è
la preghiera di Colei che trionfa su tutto e su tutti. È Lei che ce l'ha
insegnata, come Gesù ci ha insegnato il Pater noster».
Se
non amiamo più recitare il Rosario, non è perché non sia aggiornato, ma perché
siamo noi aggiornati o peggio aggiogati a quel «prurito di novità» dei falsi
maestri che ci consentono di «assecondare le voglie della nostra carne» (2 Tm
4,3-4). In tal modo si finisce col non amare se non la fine del Rosario, come è
già avvenuto sciaguratamente per molti. Guai a noi, però! La Madonna ha legato
al Rosario il nostro futuro, i destini della nostra epoca.
Il
Rosario, oggi, non è più tanto questione di devozione, quanto di salvezza. Già
si può affermare che ai nostri giorni, come ai tempi della controriforma, il
Rosario sta per diventare uno dei distintivi del vero credente.
Ricordiamo
ciò che accadde a S. Ignazio di Loyola, quando si trovò a passare con i suoi
primi nove compagni per una città della Svizzera, già devastata dall'eresia
protestante. S. Ignazio e i suoi compagni portavano la corona del Rosario al
collo, e i pochi cattolici svizzeri rimasti saldi nella fede, esultarono a
incontrarli, riconoscendoli come cattolici da quella corona al collo, giacché
il Rosario nella Svizzera era stato proibito dagli eretici prima che ogni altra
cosa, condannato espressamente come segno distintivo del cattolico.
San
Pietro Canisio, lottando contro i protestanti che stavano devastando la fede
cattolica, salvò la devozione e il culto a Maria Santissima proprio per mezzo
del Rosario.
Il
Rosario sarà il segno della nostra appartenenza alla Chiesa e al cuore della
Chiesa, che è l'Immacolata, Madre di Gesù e Madre nostra.
I
Santi ci attraggano con i loro esempi. La lotta ci stimoli. Se oggi c'è una
crisi dolorosa anche per il Rosario, vuol dire che questo deve essere il momento
del maggior impegno per difenderlo e diffonderlo.
C'è
stato più di qualche Santo, come il B. Domenico della Madre di Dio, che arrivò
a fare il «voto» di diffondere la devozione al Rosario. Impegniamoci anche
noi. Non dimentichiamo mai che «il Rosario è devozione divina, la più divina
dopo la Santa Messa» - come dice S. Carlo Borromeo. Non per nulla la Madonna a
Fatima ha chiesto il Rosario con materna insistenza, per salvarci.
Qualche
giorno prima della morte, a P. Pio fu chiesto di dire qualche buona parola.
Padre Pio rispose con voce profonda e paterna: «Amate la Madonna e fatela
amare. Recitate sempre il Rosario». Fu quasi il suo testamento, tutto mariano.
«Recitate
sempre il Rosario»: è la raccomandazione di tutti i Santi, della Chiesa, di
chi ama la Madonna. Questa raccomandazione camminerà per i secoli e si incarnerà
nei Santi di Dio, i veri, i grandi innamorati della Madonna.
Seguiamo
i Santi. Solo i Santi. Non perdiamo nulla a trascurare i non-Santi. Soltanto i
Santi sono la «via sicurissima» che mena a Gesù e a Maria (Lumen gentium,
50).
Ad
ogni mistero si recitano 1 Padre nostro, 10 Ave Maria, 1 Gloria e la
giaculatoria: "O Gesú mio, perdonate le nostre colpe, preservateci dal
fuoco dell'inferno e portate in cielo tutte le anime, specialmente le piú
bisognose della vostra misericordia".
MISTERI
GAUDIOSI
I°
MISTERO: L'ANNUNCIO
DELL'ANGELO A MARlA
In
quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea,
chiamata Nazaret, ad una vergine promessa sposa di un uomo della casa di David,
chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: “Ti
saluto, o piena di grazia: il Signore è con te!” A queste parole ella rimase
turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. L’angelo le disse:
“Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco, concepirai un
figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato figlio
dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà
per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine”. Allora Maria
disse all'angelo: “Come è possibile? Non conosco uomo”. Le rispose
l'angelo: “Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra
la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato
Figlio di Dio. Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha
concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano
sterile: nulla è impossibile a Dio”. Allora Maria disse: “Eccomi, sono la
serva del Siguore, avvenga di me quello che hai detto”. E l'angelo partì
da lei. (Lc 1,26-38)
II°
MISTERO: LA
VISITA DI MARIA A S. ELISABETTA
In
quei giorni Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una
città della Giudea. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena
Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo.
Elisabetta fu piena di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: “Benedetta tu
fra le donne, e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la madre del
mio Signore venga a me? Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei
orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha
creduto nell’adempimento delle parole del Signore”. Allora Maria disse:
”L’anima mia magnifica il
Signore e il mio spirito esulta in Dio mio salvatore, perché ha guardato
l’umiltà della sua serva”. (Lc 1,39-48)
III°
MISTERO: LA
NASCITA DI GESU’ A BETLEMME
In
quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di
tutta la terra (…) fu fatto quando era governatore della Siria Quirinio.
Andavano tutti a farsi registrare, ciascuno nella sua città. Anche Giuseppe,
che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nazaret e dalla
Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, per farsi
registrare con Maria sua sposa, che era incinta. Mentre si trovavano in quel
luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio
primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non
c’era posto per loro nell’albergo. C’erano in quella regione alcuni
pastori che vegliavano facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore
si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono
presi da grande spavento, ma l’angelo disse: “Non temete, ecco vi annunzio
una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di
Davide un salvatore, che è il Cristo signore. Questo per voi il segno:
troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia”. E subito
apparve una moltitudine dell’esercito celeste che lodava Dio e diceva:
“Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli
ama”. (Lc 2,1-44)
IV°
MISTERO: LA
PRESENTAZIONE DI GESÙ AL TEMPIO
Quando
venne il tempo della loro purificazione secondo la legge di Mosè, portarono il
bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore… Ogni maschio primogenito sarà
sacro al Signore; e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o di giovani
colombi, come prescrive la legge del Signore. Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e timorato di
Dio, che aspettava il conforto d’Israele; lo Spirito santo che era su di lui
gli aveva preannunziato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto
il Messia del Signore. Mosso dunque dallo Spirito, si recò al tempio; e mentre
i genitori vi portavano il bambino
Gesù Gesù per adempiere la Legge, lo
prese tra le braccia e benedisse Dio: “Ora lascia, o Signore, che il tuo servo
vada in pace secondo la tua parola; perché i miei occhi han visto la tua
salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli, luce per illuminare le genti
e gloria del tuo popolo Israele”. Il padre e la madre di Gesù si stupivano
delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e parlò a Maria, sua
madre: “Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno
di contraddizione, perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche
a te una spada trafiggerà l'anima”. (Lc 2,22-35)
V°
MISTERO: GESÙ
RITROVATO NEL TEMPIO
Giovanni
diceva a Gesù: “Io ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da
me?” Ma Gesù gli disse: “Lascia fare per ora, poiché conviene che
così adempiamo ogni giustizia”. Allora Giovanni acconsentì. (Mt 3,14-15)
Così
Gesù diede inizio ai suoi miracoli in Cana di Galilea, manifestò la sua gloria
e i suoi discepoli credettero in lui. (Gv 2,11)
Gesù
prese con sé Pietro Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte
su un alto monte, e fu trasfigurato davanti a loro; il suo volto brillò come il
sole e le sue vesti divennero candide come la luce. (Mt 17,1-2)
Prese
il pane… lo spezzò e lo diede ai discepoli dicendo: “Prendete e
mangiate; questo è il mio corpo che è dato per voi” …allo stesso modo
…prese il calice dicendo: “Bevetene tutti, perché questo è il mio
sangue della nuova alleanza, versato per tutti in remissione dei peccati. Fate
questo in memoria di me”. (Mt 26,26-28; Lc 22,19-20)
MISTERI
DOLOROSI
I°
MISTERO: L'AGONIA
DI GESÙ NEL GETSEMANI
Uscito
dal cenacolo, Gesù se ne andò, al monte degli Ulivi; anche i discepoli lo
seguirono. Giunti sul luogo disse loro: “Pregate, per non entrare in
tentazione”. Poi si allontanò da loro quasi un tiro di sasso e
inginocchiatosi, pregava: “Padre, se vuoi, allontana da me questo calice!
Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà”. Gli apparve allora un
angelo a confortarlo. In preda all’angoscia, pregava più intensamente; e il
suo sudore diventò come gocce di sangue che cadevano a terra. Poi, rialzatosi
andò dai suoi discepoli e li trovò che dormivano per la tristezza. Disse loro:
“Perché dormite? Alzatevi e pregate, per non entrare in tentazione”. Mentre
egli ancora parlava, ecco una turba di gente; li precedeva colui che si chiamava
Giuda, uno dei dodici. Si accostò a Gesù per baciarlo. Gesù gli disse:
“Giuda, con un bacio tradisci il Figlio dell’uomo?” Uno di quelli che
erano con lui ... colpì il servo del sommo sacerdote e gli staccò l'orecchio
destro. Ma Gesù intervenne dicendo: “Lasciate, basta così!”. E toccandogli
l'orecchio lo guarì. Poi Gesù disse a coloro che gli erano venuti contro,
sommi sacerdoti, capi delle guardie del tempio e anziani: “Siete usciti con
spade e bastoni come contro un brigante? Ogni giorno ero con voi nel tempio e
non avete steso le mani contro di me; ma questa è la vostra ora, è l'impero
delle tenebre”. Dopo averlo preso, lo condussero via e lo fecero entrare nella
casa del sommo sacerdote. (Lc 22,39-54)
II°
MISTERO: GESÙ
FLAGELLATO ALLA COLONNA
Al
mattino i sommi sacerdoti, con gli anziani, gli scribi e tutto il sinedrio, dopo
aver tenuto consiglio, misero in catene Gesù, lo condussero e lo consegnarono a
Pilato. Allora Pilato prese a interrogarlo: “sei tu il re dei giudei?” Egli
rispose: “Tu lo dici”. I sommi sacerdoti, frattanto, gli muovevano molte
accuse. Pilato lo interrogò di nuovo: “Non rispondi nulla? Vedi di quante
cose ti accusano!” Ma Gesù
non rispose più nulla, sicchè Pilato ne restò meravigliato. Per la festa era
solito rilasciare un carcerato a loro richiesta. Un tale chiamato Barabba si
trovava in carcere insieme ai
ribelli che nel tumulto avevano commesso un omicidio. La
folla, accorsa, cominciò a chiedere ciò che sempre egli
le concedeva. Allora Pilato rispose loro: “Volete che vi rilasci il re dei
Giudei?” Sapeva infatti che i sommi sacerdoti glielo avevano consegnato per
invidia. Ma i sommi sacerdoti sobillarono la folla perché rilasciasse loro
piuttosto Barabba. Pilato replicò: “Che
farò dunque di quello che voi chiamate il re dei Giudei?”
Ed essi di nuovo gridarono: “Crocifiggilo!”. Ma Pilato diceva loro: “Che
male ha fatto?” Allora essi gridarono più forte: “Crocifiggilo!” E Pilato,
volendo dar soddisfazione alla moltitudine, rilasciò loro Barabba e, dopo aver
fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso. (Mc 15,1-15)
III°
MISTERO: GESÙ
CORONATO DI SPINE
Allora
Pilato fece prendere Gesù e lo fece flaggelare. E i soldati, intrecciata una
corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di
porpora; quindi gli venivano davanti e gli dicevano: “Salve, re dei Giudei!”
E gli davano schiaffi. Pilato intanto uscì di nuovo e disse loro: “Ecco, io
ve lo conduco fuori, perché sappiate che non trovo in lui nessuna colpa”.
Allora Gesù uscì portando la corona di spine e il mantello di porpora. E
Pilato disse loro: “Ecco l'uomo”. (Gv 19,1-5)
IV
° MISTERO: GESU’
PORTA LA CROCE AL CALVARIO
Mentre
conducevano via Gesù, presero un certo Simone di Cirene, che veniva dalla
campagna, e gli misero addosso la croce da portare dietro a Gesù. Lo seguiva
una gran folla di popolo e di donne che si battevano il petto e facevano lamenti
su di lui. Ma Gesù, voltandosi verso le donne disse: “Figlie di Gerusalemme,
non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. Ecco,
verranno giorni nei quali si dirà: Beate le sterili e i grembi che non hanno
generato e le mammelle che non hanno allattato. Allora cominceranno a dire ai
monti: Cadete su di noi! e ai colli: Copriteci! Perché se trattano così il
legno verde, che avverrà di quello secco?” Venivano condotti insieme con lui
anche due malfattori per essere giustiziati. (Lc 23,26-32)
V°
MISTERO: LA
CROCIFISSIONE E LA MORTE DI GESU’
Condussero
Gesù al luogo del Golgota e gli offrirono vino mescolato con mirra, ma egli non
ne volle. Poi lo crocifissero e si divisero le sue vesti tirando a sorte su di
esse quello che ciascuno dovesse prendere. Erano le nove del mattino quando lo
crocifissero; e l’iscrizione col motivo della condanna diceva: Il re dei
Giudei. Con lui crocifissero anche due ladroni, uno alla sua destra e uno alla
sinistra. I passanti lo insultavano e, scuotendo il capo, esclamavano: “Ehi,
tu che distruggi il tempio e lo riedifichi in tre giorni salva te stesso
scendendo dalla croce!” Ugualmente i sommi sacerdoti con gli scribi facendosi
beffe di lui dicevano: “Ha salvato altri non può salvare se stesso! Il
Cristo, il re d’Israele, scenda ora dalla croce, perché vediamo e
crediamo”. E anche quelli che erano stati crocifissi con lui lo insultavano.
Venuto mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio.
Alle tre Gesù gridò con voce forte: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai
abbandonato?” Alcuni dei presenti, udito ciò, dicevano: “Ecco, chiama
Elia”. Uno corse a inzuppare una spugna e, postala su una canna, gli dava da
bere, dicendo: “Aspettate, vediamo se viene Elia a toglierlo dalla croce”.
Ma Gesù, dando un forte grido, spirò. Il velo del tempio si squarciò in due,
dall’alto in basso. Allora il centurione che gli stava di fronte, vistolo
spirare in quel modo, disse: “Veramente quest’uomo era Figlio di Dio!”. (Mc
15,22-39)
MISTERI
GLORIOSI
I°
MISTERO: LA RISURREZIONE DI
GESÙ DA MORTE
Passato
il sabato, all’alba del primo giorno della settimana, Maria di Magdala e
l’altra Maria andarono a visitare il sepolcro. Ed ecco che vi fu un gran
terremoto: un angelo del Signore, sceso dal cielo, si accostò, rotolò la
pietra e si pose a sedere su di essa. Il suo aspetto era come la folgore e il
suo vestito bianco come la neve. Per lo spavento che ebbero di lui le guardie
tremarono tramortite. Ma l’angelo disse alle donne: ”Non abbiate paura voi!
So che cercate Gesù il crocifisso. Non è qui. È risorto come
aveva detto; venite a vedere il luogo dove
era deposto. Presto, andate a dire ai suoi discepoli:
È risuscitato dai morti, e ora
vi precede in Galilea; là lo vedrete. Ecco, io ve l'ho detto”. Abbandonato in
fretta il sepolcro, con timore e gioia grande, le donne corsero a dare
l'annuncio ai suoi discepoli. Ed ecco Gesù venne loro incontro dicendo:
“Salute a voi!” Ed esse avvicinatesi, gli cinsero i piedi e lo adorarono.
Allora Gesù disse loro: “Non temete; andate ad annunziate ai miei fratelli
che vadano in Galilea e là mi vedranno”. (Mt 28,1-10)
II°
MISTERO: L’ASCENSIONE
DI GESU’ AL CIELO
Gesù
condusse gli Undici fuori verso Betania e, alzate le mani, li benedisse. Mentre
li benediceva, si staccò da loro e fu portato verso il cielo. Ed esso dopo
averlo adorato, tornarono a Gerusalemme con grande gioia; stavano sempre nel
tempio lodando Dio. (Lc 24,50-53)
III°
MISTERO: LA
DISCESA DELLO SPIRITO SANTO SU MARIA SANTISSIMA E GLI APOSTOLI NEL CENACOLO
Sta
scritto: Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono
in cuore di uomo, queste Dio ha preparato per coloro che lo amano. Ma a noi Dio
le ha rivelate per mezzo dello Spirito; lo Spirito infatti scruta ogni cosa,
anche le profondità di Dio. Chi conosce i segreti dell’uomo se non lo spirito
dell’uomo che è in lui? Così anche i segreti di Dio nessuno li ha mai potuto
conoscere se non lo Spirito di Dio. Ora, noi non abbiamo ricevuto lo spirito del
mondo, ma lo Spirito di Dio per conoscere tutto ciò che Dio ci ha donato. (1Cor
1,9-12)
IV°
MISTERO: MARIA
ASSUNTA IN CIELO
Allora
Maria disse: “L’anima
mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché
ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi
chiameranno beata. Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente e Santo è il suo
nome: di generazione in generazione la sua misericordia si stende su quelli che
lo temono. Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei
pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti
dai troni, ha innalzato gli umili. Ha ricolmato di beni gli affamati, ha
rimandato i ricchi a mani vuote. Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi
della sua misericordia, come aveva promesso ai nostri padri, ad Abramo e alla
sua discendenza, per sempre”. (Lc 1,46-55)
V°
MISTERO: L'INCORONAZIONE
DI MARIA REGINA NELLA GLORIA DEL PARADISO
In
quel tempo, Gesù disse: “I re delle nazioni le governano e coloro che hanno
il potere su di esse si fanno chiamare benefattori. Per voi però non sia così;
ma chi è il più grande tra voi diventi come il più piccolo e chi governa come
colui che serve. Infatti chi è il più grande, chi sta a tavola o chi serve?
Non è forse colui che sta a tavola? Eppure io sono in mezzo a voi come colui
che serve. Voi siete quelli che avete perseverato con me nelle mie prove; e io
preparo per voi un regno, come il Padre l’ha preparato per me, perché
possiate mangiare e bere alla mia mensa nel mio regno e siederete in trono a
giudicare le dodici tribù di Israele”. (Lc 22,35-30)
Signore,
pietà Signore pietà
Cristo,
pietà Cristo pietà
Signore,
pietà Signore pietà
Cristo,
ascoltaci Cristo ascoltaci
Cristo,
esaudiscici Cristo esaudiscici
Padre
del Cielo, che sei Dio abbi pietà di noi
Figlio,
Redentore del Mondo, che sei Dio abbi pietà di noi
Spirito
Santo, che sei Dio abbi pietà di noi
Santa
Trinità, unico Dio abbi pietà di noi
Santa
Maria prega per noi
Santa
Madre di Dio prega per noi
Santa
Vergine delle vergini prega per noi
Madre
di Cristo prega per noi
Madre
della Chiesa prega per noi
Madre
della divina grazia prega per noi
Madre
purissima prega per noi
Madre
castissima prega per noi
Madre
sempre vergine prega per noi
Madre
immacolata prega per noi
Madre
degna d'amore prega per noi
Madre
ammirabile prega per noi
Madre
del buon consiglio prega per noi
Madre
del Creatore prega per noi
Madre
del Salvatore prega per noi
Madre
di Misericordia prega per noi
Vergine
prudentissima prega per noi
Vergine
degna di onore prega per noi
Vergine
degna di lode prega per noi
Vergine
potente prega per noi
Vergine
clemente prega per noi
Vergine
fedele Specchio della santità divina prega per noi
Sede
della sapienza prega per noi
Causa
della nostra letizia prega per noi
Tempio
dello Spirito Santo prega per noi
Tabernacolo
dell'eterna gloria prega per noi
Dimora
tutta consacrata a Dio prega per noi
Rosa
mistica prega per noi
Torre
di Davide prega per noi
Torre
d'avorio prega per noi
Casa
d'oro prega per noi
Arca
dell'alleanza prega per noi
Porta
del cielo prega per noi
Stella
del mattino prega per noi
Salute
degli infermi prega per noi
Rifugio
dei peccatori prega per noi
Consolatrice
degli afflitti prega per noi
Aiuto
dei cristiani prega per noi
Regina
degli Angeli prega per noi
Regina
dei Patriarchi prega per noi
Regina
dei Profeti prega per noi
Regina
degli Apostoli prega per noi
Regina
dei Martiri prega per noi
Regina
dei veri cristiani prega per noi
Regina
dei Vergini prega per noi
Regina
di tutti i Santi prega per noi
Regina
concepita senza peccato originale prega per noi
Regina
assunta in cielo prega per noi
Regina
del Santo Rosario prega per noi
Regina
della pace prega per noi
Regina
della famiglia prega per noi
Agnello
di Dio, che togli i peccati del mondo perdonaci,
Signore
Agnello
di Dio, che togli i peccati del mondo esaudiscici, Signore
Agnello
di Dio, che togli i peccati del mondo abbi pietà di noi.
P.
Prega per noi, Santa Madre di Dio.
A.
E saremo degni delle promesse di Cristo.
PREGHIAMO
- P. O Dio, il tuo unico Figlio Gesù Cristo ci ha procurato i beni della
salvezza eterna con la sua vita, morte e risurrezione; a noi che, con il santo
Rosario della Beata Vergine Maria, abbiamo meditato questi misteri concedi di
imitare ciò che essi contengono e di raggiungere ciò che promettono. Per
Cristo nostro Signore. Amen.