IL SANTO
BAMBINO MIRACOLOSO DI PRAGA
I.
La culla della divozione al «
Grande Piccino »
Al
risuonar del grido Maria! Maria! cade disfatto l'esercito nemico. Era l'8
Novembre 1620. Quella celebre battaglia passò alla storia col nome della
Montagna Bianca.
L'Imperatore,
in riconoscenza a Dio per l'insigne vittoria, volle nei suoi Stati i Carmelitani
Scalzi, erigendo loro alcuni conventi, tra cui uno a Praga aperto nel 1624.
Il
P. Domenico, cui ne fu affidata l'erezione, intitolò la chiesa Santa Maria
della Vittoria, a ricordo della vittoria riportata per intercessione della
Vergine. Ed è qui dove il Santo Bambino Gesù volle far conoscere e venerare
la sua miracolosa Statuetta.
II.
La Statuina prodigiosa
I
Padri con lieto entusiasmo si strinsero intorno alla devota effige, ed i Novizi,
coprendola di baci, la portarono all'oratorio interno della comunità, ove,
prostrati, le fecero amorosa corona. Era l'anno 1628.
III.
Sorrisi di grazia
Nello
spirito poi un'allegrezza mai provata ed una spinta tutta nuova alla perfezione.
I religiosi ottennero dal P. Priore di trascorrere dinanzi alla sacra statuina
le due ore giornaliere prescritte all'orazione mentale. I novizi poi
domandavano spesso la grazia di trattenersi col celeste Bambino; e, agli esempi
di purezza, di umiltà, d'obbedienza del divino Modello, s'infervoravano
ogni giorno più nel bene.
IV.
Padre Cirillo della Madre di
Dio
Giunse
intanto il Natale del 1629. Nella cara festa, piena della più soave letizia
cristiana, P. Cirillo eccolo tutto solo davanti alla sacra statuetta. « Divin
Pargoletto, esclama col cuore che gli scoppia, deh! muovetevi a pietà di me !..».
Fu un istante. D'un tratto si dileguò ogni nube, e la pace, come d'incanto,
ritornò al suo spirito. Così, con una grazia sovrana, il Santo Bambino si
preparava il suo apostolo, il propagatore zelante del suo culto.
V.
La Statuetta è profanata dagli
eretici
Era poco più di un biennio dacché il Carmelo di Praga possedeva quel
tesoro di statuetta, quando neri nembi s'addensarono nuovamente sulla
Germania. Gli eretici, vinti sulla Montagna Bianca ma non fiaccati, tornavano
alla riscossa. Dinanzi al grave pericolo, i Superiori prudentemente decisero
di trasferire il noviziato a Monaco di Baviera. Partirono i novizi, e con essi
partiva anche il Padre Cirillo.
Ma
già risuona in città il grido d'allarme. Praga è presto occupata dalle,
truppe sassoni che mettono a ruba le case, profanano chiese e monasteri. I
Carmelitani si salvano con la fuga. Solo due son rimasti a custodia della
casa, ma quando i luterani invadono il convento, tocca loro la peggio: vengono
malmenati e chiusi in un sotterraneo. Gli eretici salgono all'oratorio, e appena
scorgono sull'altare la statuetta del Santo Bambino, le si avventano contro
accesi di sdegno e le mozzano le manine che reggono il mondo. Poi, non contenti,
rovesciano il Piccolo Re dal suo trono gettandolo con disprezzo in un
ripostiglio dietro l'altare, fra un mucchio di rottami.
Gran
cosa che non abbiano distrutto completamente la povera statuetta, tanta era
la. rabbia degli Ugonotti per tutto ciò ch'essi chiamavano feticci dei papisti!
Ma
Iddio non lo permise per i suoi alti disegni.
VI.
Sette anni d'oblio
Quando
nel 1635 parvero correre, giorni meno tristi, i Carmelitani s'affrettarono a
rientrare nel loro convento di Praga, ma quante prove ancora l'aspettavano!
Miseria, malattie, sventure: una dopo l'altra. Essi erano ben lontani
dall'immaginare ciò che Gesù voleva. Ancora ignoravano di possedere il rimedio
che tanto bene aveva loro arrecato altra volta.
VII.
Padre Cirillo ritrova la
Statuetta
Ma
appena messo piede in città - si era verso la Pentecoste - trova i cittadini in
subbuglio per la minaccia di una nuova invasione. Infatti gli eretici
marciavano un'altra volta contro la capitale boema. P. Cirillo corre in convento,
e trova i religiosi allarmati. Ma dov'è, egli pensa, quel Bambino che ha sempre
soccorso la comunità?... I suoi primi passi son diretti naturalmente all'oratorio
dove è sicuro di trovare il suo caro tesoro. Ma, ohimè, qual delusione! che
amarezza! La statuina è scomparsa, l'altare è rovinato, l'oratorio un ammasso
di calcinacci.
Desolato,
si fa a rovistare fra i detriti, e finalmente ha la fortuna di ritrovare
sotto le macerie l'oggetto dell'amor suo, là dove l'aveva gettato la rabbia
degli eretici. Raccoglie piangente la statuina senza mani, la ripulisce, quindi
la espone alla venerazione dei confratelli, assicurandoli che Praga sarà
liberata senz'altro da ogni pericolo.
Appena
rimesso in
onore quel pegno prezioso, gli Ugonotti, presi da improvviso,
misterioso spavento, si danno alla fuga.
Così
la città di - Praga, libera dalle invasioni, tornò ai suoi commerci, e presto
giunsero anche elemosine atte a provvedere alle più urgenti necessità del
convento. Il S. Bambino, ritornato all'antico onore, benediceva, come già
altra volta, i suoi devoti.
VIII.
« Restituitemi le mani e vi
concederò la pace !
Più voi mi onorerete, più lo
vi favorirò
»
Non
è a credere che al P. Cirillo e e ai religiosi fosse sfuggito lo sfregio fatto
alla statuina; senonché chi avrebbe osato pensare a ripararla, quando si
sapeva che in convento v'era un'estrema penuria? Talvolta mancava persino il
necessario alla vita.
Ma
ora è il Bambino stesso a reclamare le sue manine; P. Cirillo non esita più.
Si fa coraggio, e, col sacro pegno tra le braccia, si reca dal P. Priore a
supplicarlo di far ristorare la statuetta, rivelandogli la dolce promessa allora
intesa: « Più voi mi onorerete, più Io vi favorirò ». Ma « Fratello mio,
risponde il Superiore, ben sapete che siamo troppo poveri per sobbarcarci ad
una qualsiasi spesa non strettamente necessaria... ».
P.
Cirillo, sebbene addolorato, non si perde d'animo, e sfoga il suo cuore nella
preghiera davanti alla statuetta.
«
Io non posso far nulla, così prega; pensateci Voi, o Gesù, suscitando qualche
buon benefattore!... ».
Dopo
tre giorni viene chiamato al capezzale di un ricco signore infermo, il quale gli
offre cento fiorini pel Bambino Gesù.
«
Ero sicuro, dice il buon Padre, che il celeste Bambino mi avrebbe aiutato! »
Senonché
Gesù volle mettere ancora alla prova il suo servo fedele. Il Priore, anziché
ordinare il restauro della statuetta, credette più opportuno procurarne una
nuova, più bella. Ma Gesù non ne era contento. Ed ecco che, appena esposta la
nuova statua sull'altare, per l'urto di un candeliere cade a terra ed è ridotta
in frantumi. Presto lo stesso Priore, per motivi di salute, è costretto a
lasciare la carica.
Il
suo successore avrebbe voluto far ristorare la statuetta, ma gli mancava il
denaro, trovandosi impegnato nelle necessarie riparazioni della casa. Padre
Cirillo pregò di nuovo il S. Bambino, e tosto una signora sconosciuta, ch'egli
ritenne fosse la Madonna, lo fece chiamare in chiesa, gli consegna una bella
somma e senz'altro dispare. Il guaio fu che il Priore gli lasciò solo mezzo
fiorino, e ritenne il resto per pagare i debiti del convento.
Il
P. Cirillo si diede attorno, ma in tutta la città non trovò alcuno che a quel
prezzo volesse aggiustargliela. Intanto, dolorosa coincidenza, comparve a
Praga la peste e alcuni religiosi ne morirono. Il Priore stesso fu ridotto in
pericolo di vita, e solo guarì quando fece voto di celebrare dodici Messe davanti
al S. Bambino e di propagarne la divozione.
IX.
« Ponetemi all'entrata della
sacristia qualcuno avrà pietà di Me ».
Pochi
giorni dopo, il grazioso Bambino, con le manine rifatte, era restituito al
convento e riposto in venerazione.
Quando
più tardi la statuina, caduta incidentalmente a terra, si spezzò di nuovo in
varie parti, fu ancora lo stesso Wolf a farla riparare. Però Gesù Bambino
nemmeno questa volta si lasciò vincere in generosità, giacché Daniele,
caduto qualche tempo dopo malato, riebbe da Lui piena la sanità. In riconoscenza
dell'ottenuta guarigione e per i tante altre grazie ricevute il pio signore
offriva ancora alla statuetta un artistico tabernacolo di cristallo con altri
doni.
E
qui comincia una serie ininterrotta di benefici, che fanno conoscere il
taumaturgo Bambino anche fuori del Carmelo di Praga.
X.
I primi prodigi
Particolare
curioso. La contessa aveva ottenuto per speciale privilegio di portarsi
temporaneamente in villeggiatura la cara statuetta. Quando però fu sulle
mosse di partire, e già sedeva in carrozza con la sacra effige, i
cavalli si
rifiutarono di muoversi e non vi fu verso di farli marciare, finché non venne
tolta la statuetta dalla vettura e restituita al convento.
Anche
il barone di Mitrowitz, ciambellano dell'Impero, trovandosi molto sofferente,
si recò in persona all'oratorio interno del Carmelo, pregò dinanzi alla
taumaturga statuetta e si vide subitamente guarito. Morendo in tardissima età
lascerà in testamento al suo caro Bambino » cinquecento fiorini annui del
capitale.
Altro
favorito dal celeste Bambino è lo stesso Imperatore Ferdinando III. Avendo egli
nel 1640 convocato Ratisbona la dieta imperiale per assicurare una pace
duratura ai suoi Stati, mentre con tutta la corte e nobiltà tedesca andava
studiandone i preliminari, certo Banner, generale delle armate svedesi, tentava,
in compagnia del truppe francesi, d'impossessarsi del nobile assemblea. Tutto
favoriva il progetto: lo stesso Danubio, coperto uno spessissimo strato di
ghiaccio, viva meravigliosamente a sostener marcia dei battaglioni. Dinanzi a sì
grave pericolo il conte di Kolowrat, che già conosceva la potenza del S.
Bambino per la guarigione della propria consorte, ricorse per preghiere ai
Carmelitani di Praga, i quali si diedero a supplicare giorno e notte il divin
Bambino, celebrando anche molte Messe dinanzi al pio simulacro.
Tanta
fiducia non fu delusa. Infatti ecco quasi per incanto cominciare il disgelo,
benché si fosse a metà gennaio, rendendo così ai nemici impraticabile il
viaggio. Inoltre il Danubio, sbarazzatosi dei grossi lastroni di ghiaccio,
viene a costituire una barriera pressoché insuperabile. Il generale svedese,
vista l'impossibilità di marciare, cominciò allora a sfogarsi sulla città,
facendovi cadere non poche palle di cannone, delle quali però nessuna recò
danno, finchè, nel timore di vedersi sorpreso alle spalle, ritenne conveniente
affrettarla ritirata. Così per il S. Bambino di Praga ancora una volta
religione e impero erano salvi.
Più
tardi lo stesso Imperatore veniva a prostrarsi ai pie' del Re dei re, per
dirgli tutta la sua riconoscenza.
Altro
favore. La baronessa di Pernstein si vedeva contestato il diritto ad un suo
possedimento in Solnitz. In un affare di tanta importanza pensò di ricorrere
al più abile degli avvocati, Gesù Bambino, ed ecco dopo soli quindici giorni
un decreto imperiale che le riconosce la proprietà del dominio. La dama,
piena di gratitudine, offrì doni alla statuetta, e soprattutto dispose che il
dominio di Solnitz passasse poi in eredità al S.
Bambino, come difatti avvenne.
Questi
i principali benefici del piccolo Re divino.
Si
potrebbe aggiungere che nel 1648, durante nuova scorribanda calvinista in Praga,
assicurò l'incolumità a quanti cercarono rifugio presso i Carmelitani; che
nella fierissima peste del 1713 preservò dal morbo quanti a Lui fecero
ricorso, e che nel 1740 salvava ancora la città dall'assedio dei Prussiani,
avidi, di rovina.
Ma
la serie dei benefici è troppo vasta. Né sino ad oggi s'è interrotta. Una
pioggia perenne di fiori olézzanti.
XI.
La Statuina involata
Una
volta - era il Natale del 1639 - una ricca dama, scorgendo il grazioso
simulacro, ne fu così rapita da invogliarsene, e, decisa d'impadronirsene ad
ogni costo, diede incarico a due sue cameriere perché nascostamente glielo
portassero a casa. Così fecero esse, lasciando però sull'altare la corona
d'oro, il mantello e gli altri ornamenti.
E'
facile immaginare il doloroso stupore del padre Cirillo quando s'accorse del
sacrilego furto! Non potè che piangere e pregare. Ma ecco una voce a dirgli: «
Cessa dal pianto. La statua sarà ritrovata e il sacrilegio punito ».
Passa
forse un'ora, ed il buon Padre viene chiamato al capezzale d'una morente. E'
una delle due cameriere, la quale gli confessa tosto il furto commesso e
gliene chiede perdono. La padrona, interrogata, ammette il fatto, ma ricusa di
restituire la statua, se non a patto che gliene venga consegnata un'altra
identica. Il P. Cirillo, senza troppo riflettere, promette, e solo allora può
riavere il suo tesoro, col quale se ne torna più che lieto in convento.
Ma
la cosa non finisce lì. Se Gesù; Bambino si rivela munifico con quanti
l'onorano - ed è sua promessa - altrettanto si mostra severo con chi gli fa
spregio. Già n'ebbe prova colui ch'era stato incaricato di eseguirgli l'urna
-
di cristallo, il quale, oltre ad esigere un prezzo esagerato, aveva osato, con
altro compagno, dileggiare Gesù Bambino, ma in capo a tre giorni entrambi
vennero a morte come invasati dal demonio.
Non
meno terribile doveva essere il castigo riserbato alle audaci donne. Mentre
guariva la cameriera pentita, cadeva seriamente malata l'altra cameriera,
che moriva purtroppo impenitente dopo aver ricusato i Sacramenti. Quanto alla
dama, non le mancarono peripezie a travagliarne l'esistenza. Finì per trascorrere
una vita infelicissima.
XII.
L'Oratorio del S. Bambino
indicato dalla Madonna
Una
notte, poco prima del Mattutino, stando egli già in coro, pregava forse la
Vergine a tale scopo, quando, improvvisamente gli appare la Madonna col più
amabile sorriso. La Vergine gli indica un locale sopra il coro e gli fa
intendere: « Là si dedicherà l'orario al mio Figliuolo ».
Tostoehé
al mattino il P. Cirillo porta al luogo indicato, oh meraviglia trova tracciate
sul posto le linee d'un cappella.
Qualche
tempo dopo l'oratorio vagheggiato era pronto, ed il S. Bambino ne prendeva
solenne possesso. Era festa del Nome di Gesù, 14 gennaio 1644. La cappella,
sebbene in clausura, di venne presto quotidiana meta di fedeli, logicamente
uomini, che spesso s'affollavano, desiderosi di grazie o riconoscenti per favori
ricevuti. Accolse anche distinti personaggi dell'aristocrazia ceca, tutti
pellegrini d'amore, quali fu conte Filippo di Mansfeldt, maresciallo
dell'Impero, e lo stesso imperatore Ferdinando III.
Il
Monarca visitò l'oratorio il 15 ottobre 1647, e vi si trattenne un buon quarto
d'ora in ginocchio dinanzi al S. Bambino, raccolto in preghiera. Mandò poi in
omaggio al Re dei re una cassa di 40 candele artisticamente miniate,
provenienti da Venezia.
Ma
non sono queste le sole dignità che piegarono il ginocchio dinanzi al Grande
Piccino. Senza parlare d'un Carlo Gustavo, futuro re di Svezia, il quale,
sebbene luterano, visitò la sacra effige e le fe' dono di trenta ducati d'oro,
venne il Cardinale Arcivescovo di Praga, Primate della Boemia, che celebrò la
S. Messa all'altare del Pargolo divino e sanzionò con formale solennità il
culto della miracolosa statuetta. Venne più tardi l'imperatrice Maria Teresa,
che regalava la sacra effige d'un vestitino da essa sontuosamente ricamato.
Né
è qui da passarsi sotto silenzio la solenne cerimonia che il 6 aprile 1655
appagava i voti di tanti fedeli: l'incoronazione della prodigiosa statuetta
del S. Bambino di Praga. compiuta da un Presule oriundo italiano.
La
nuova corona, a forma imperiale, tutta di oro purissimo, tempestata di perle
preziose e diamanti, era dovuta al conte Bernardo Ignazio di Martinitz,
burgravio del regno di Boemia, grato per essere istantaneamente guarito da
un male ritenuto insanabile.
XIII.
Seconda traslazione della
Statuina
I devoti del S. Bambino si facevano sempre più numerosi e generale era
il lamento che non a tutti fosse consentito di penetrare nell'oratorio che già
la Madonna aveva delineato, trovandosi questo dentro la clausura conventuale, il
cui accesso, come si sa, è interdetto alle donne.
E'
vero che per soddisfare alla pietà del pubblico si soleva, nelle principali,
solennità, trasportare la statuetta in chiesa. Ma ormai più non bastava. Si
desiderava una cappella accessibile in qualsiasi momento a quelli dell'uno e
dell'altro sesso.
Fu
allora che i fratelli Gian Ernesto e Francesco di Talmberg ebbero l'ispirazione
di creare in un vano della chiesa di S. Maria della Vittoria un grazioso,
oratorio più ampio del precedente, ove il 1656 venne intronizzato il Bambino
Gesù.
Più
volte si vide il pio simulacro mutar fisionomia e mostrarsi ora dolce,
amabile, benigno, ora triste, severo.
Senonché
col trascorrere degli anni l'oratorio dei Talmberg, per la divozione sempre
crescente dei fedeli, era divenuto troppo angusto. Di qui’ l'impellente
necessità di trasportare il prezioso simulacro in sito più ampio. Fu allora
deciso di trasferirlo in sede maggiormente adatta, quale la stessa chiesa di S.
Maria della Vittoria.
XIV.
II S. Bambino ferma la sua
residenza in S. Maria della Vittoria
La
statuina venne collocata sul secondo altare a destra di chi entra, posizione
assai favorevole per poter contemplare da ogni angolo del tempio le amabili
sembianze del Piccolo Re. Gesù Bambino troneggia in magnifico tabernacolo di
cristallo con statuette e rilievi d'oro, posato sopra ricco piedestallo. Venti
angeli d'argento sostengono questo tabernacolo.
In
alto campeggia l'emblema dello Spirito Santo entro raggera dorata, con nuvole e
corona d'angioletti.
L'altare,
prima in legno, fu ricostruito con marmi finissimi rossi e grigi, ed in
alto, opportunamente, allo Spirito Santo fu sovrapposta la figura del Padre
Eterno che si compiace del suo Unigenito Umanato. Ai lati furono collocate due
statue, di Maria Santissima e di S. Giuseppe, scolpite in legno e
completamente dorate. L'altare da Papa Clemente XIII venne dichiarato
Privilegiato.
E
qui fino ad oggi si venera da tutto il mondo la prodigiosa statuetta del Santo
Bambino di Praga, (vedi figura in copertina). E' tanto consumata dai baci, che
attraverso la leggera spoglia di cera può vedersi un involucro di tela,
probabilmente attaccato al legno che forma il nucleo o l'anima della statua. Il
S. Bambino, che è coperto di un camice di cera, porta esternamente un camicino
di tela bianca, quindi una sottoveste di seta bianca. Il vestitino prezioso
è a forma di dalmatica con relativo manto, quasi piviale liturgico. Gli pende
al collo una crocetta: il capo o cinto di corona imperiale. La mano sinistra
sorregge un globo sormontato dalla croce: l'emblema del regno universale di
Cristo, Re e Sacerdote.
Da
notarsi che la statuetta ha un proprio guardaroba di vestitini. Saranno una
quarantina, uno più prezioso dell'altro, donati per lo più da illustri personaggi.
Oltre quello ricamato dall'Imperatrice Maria Teresa, ve n'ha uno in stile
cinese, pervenuto nel 1896 da Tonserwe presso Shanghai; un altro tempestato di
diamanti; altro ornato di rare perle a guisa di stelle. Sono parecchi di diverso
colore, tutti di stoffe preziose e lavoro finissimo, pegni di amore e di
riconoscenza al Grande Piccino.
XV.
II culto si estende fuori di
Praga
Per
tal triodo vennero riprodotte dall'effige originale immagini e statuine, che
si sparsero ovunque, seminatrici a loro volta di celasti beneficenze.
Uno
scultore di Praga, incaricato di eseguire una di tali statuine, dovette recarsi
più volte in S. Maria della Vittoria. Tocco della dolce espressione del
Bambino Gesù, gli domandò la grazia di non aver mai a mancare di lavoro.
L'opera non era ancor terminata, che già da tutte le parti gli giungevano commissioni
di altre statue del Grande Piccino, e da quel giorno non mancò più di
lavoro.
Intanto
la divozione al S. Bambino si propaga non solo attraverso la Boemia, ma presto
penetra in Austria, Svizzera, Germania, Olanda, Inghilterra, Spagna e Francia.
Ovunque penetra l'effige del piccolo Re si rinnovano i benéfìci suoi sorrisi.
In Germania vien chiamato il Grande Piccino; altrove il Bambino Miracoloso.
Volentieri si legge:, quanto parla di Lui e se ne cercano le notizie con
trasporto (1).
(1)
Primo storico del S. Bambino di Praga fu
il P. Emerico di S. Stefano o.c.d., il quale, per pubblicare il suo libro nel
1737, si servì dei numerosi manoscritti lasciati dal V. P. Cirillo della
Madre di Dio, col felice risultato che le principali fasi di tale storia trovano
la loro base sicura nei ricordi di un testimone oculare, quale fu lo stesso P.
Cirillo.
Egli
è e sarà ancora il grande Viaggiatore che attraversa terre e mari e su tutti
gli ostacoli riporta segnalati trionfi.
XVI.
In tempi a noi vicini il S.
Bambino riscuote novella venerazione.
Ovunque
penetra la sua effige, ivi si rinnovano i suoi prodigi di grazia. Le Carmelitane
Scalze di Lussemburgo, nel 1889, intitolano un monastero al Santo Bambino di
Praga Nel 1890 i Carmelitani Scalzi di Bruxelles ne collocano con gran
solennità la statua nella loro chiesa. A Lille (Nord della Francia), si erige
nel 1894 in suo; onore la Compagnia della S. Infanzia. A Parigi, viene onorato
nella parrocchia di Nostra
Signora dei Campi; e le Figlie di San Vincenzo fanno promessa di zelarne
il culto per insigne grazia ricevuta Con ugual trasporto lei Visitandine e le
Suore di Maria Riparatrice a Londra, si dedicano al suo onore.
Nel
1893 i fanciulli del nuovo mondo Gli si consacrano pubblicamente, portandone
in trionfo la statuetta prodigiosa.
Nel Congo i piccoli Negri la carezzano con entusiasmo, e si prostrano ai suoi
piedi. Nel 1893, per opera delle Suore Carmelitane viene conosciuto ed amato
anche in Cina. Dal 1898 è onorato dai Carmelitani Scalzi che dimorano sul
Santo Monte Carmelo in Palestina, culla dell'Ordine Carmelitano. Nel 1895 si
danno a tal divozione le Carmelitane che hanno un monastero ai piedi di quella
sacra Montagna, ottenendo la guarigione miracolosa del Vescovo di San
Giovanni d'Acri. A Nazaret, le Suore di San Giuseppe dell'Apparizione
intitolano al Grande Piccino un Asilo d'Infanzia, ch'Egli ricolma sempre di
grazie, facendo dire: «Si vede bene che il S. Bambino riconosce il Suo paese »
e per gratitudine gli dedicano anche un ospedale. Nell'Egitto i Fratelli della
Dottrina Cristiana danno tutti il nome alla congregazione del S. Bambino di
Praga, e scrivono di Lui con un entusiasmo che rapisce.
Che
più? In questi ultimi tempi venerato nelle lontane Americhe, nei l'Africa, in
Asia e nell'Australia. Anche il santuario di Fatima ha il suo Bambino di Praga,
dono di Mons. Bera il martire arcivescovo di Praga.
In
Italia, se ancora settanta anni fa la sua devozione era poco conosciuta oggi è
estesa dappertutto. A Roma 1a cara effige fu accolta nella Curia Generalizia dei
Carmelitani Scalzi. Anche in Vaticano penetra il Piccolo Re, come in sua reggia.
Diversi anni or sono due nobili sposi di Fiandra si facevano annunziare al
Romano Pontefice sotto nome di signore e signora del S. Bambino di Praga, ed
offrivano una magnifica statuetta del Grande Piccino, che il Papa accolse con
evidente soddisfazione.
Nel
1894 Gli si dedicò il Pio Ricovero dei Sordomuti di Napoli, allora nascente.
Anche Milano, Firenze e Genova eressero la pia Confraternita. Savona Gli elevò
con gran successo un altare nella parrocchia di S. Pietro. Ferrara, Venezia,
Pisa, Casale, Benevento, Torino, Palermo, Ancona, Lecce ed altre innumerevoli
città d'Italia andarono a gara in onorarlo.
In
tanta corrente d'amore doveva distinguersi soprattutto l'Ordine Carmelitano,
il quale ne coltiva il culto come un patrimonio domestico. Non v'ha infatti
chiesa dell'Ordine, ove il S. Bambino di Praga non riscuota venerazione. Il
Carmelo di Monza nel 1930 Gli ha dedicato persino un sontuoso tempio.
Sarta
Teresa del Bambin Gesù in un gruppo fotografico è rappresentata con la statua
del Bambino di Praga. Anche Santa Francesca Saveria Cabrini conservava nel suo
ufficio la statua del Grande Piccino.
Il
piccolo Re s'è dunque conquistato i cuori. Si può dire che la prodigiosa
statuetta sia ovunque penetrata, e, quel che più importa, venerata con grande
frutto delle anime.
Ma
la tappa più preziosa d'una tale divozione è senza dubbio quella che fece nel
1900 presso i Carmelitani Scalzi d'Arenzano (Genova) dove il S. Bambino volle
erigersi un nuovo trono di grazia, da cui spandere perenni effluvi di celesti
favori. Si direbbe che il Gran de Piccino abbia voluto portare un lembo di Praga
nell'Italia nostra. Ivi infatti s'innalza un magnifico tempio a Lui intitolato,
ed ivi si venera una riproduzione della statuina di Praga che il Divin Bambino
si compiace di circonda di prodigi non meno di quella originali tanto che al
presente il Santuario d'Arenzano è noto ormai in tutta Italia anche all'estero;
mentre a Lui traggono da ogni parte numerosi pellegrini.
XVII.
Arenzano: la nuova Praga
italiana
(1) Arenzano si stende lungo il mare ad occidente di Genova, e dista una
ventina di chilometri tanto dalla Superba che da Savona. E' collegato con le due
riviere, oltre che mediante la ferrovia (linea Genova - Savona - Ventimiglia),
con servizi da gran turismo. Dal centro di Genova si raggiunge con l'autoservizio
interurbano S.A. Lazzi. Il Santuario è a cinque minuti circa dal centro di
Arenzano, nonché dalla stazione ferroviaria. Si può raggiungere il piazzale
con qualsiasi mezzo di trasporto, compresi gli autopullman, per i quali vi è
un capace parcheggio.
se
non è troppo ampio, non è però meno degno del piccolo Re divino.
Bello
e maestoso s'eleva fra le palme e gli aranceti, sorriso dal mare sottostante,
accoccolato sopra un poggio su cui Genova veglia da vicino col suo faro, quasi
orgogliosa di custodire sotto il suo sguardo gemma sì preziosa.
Venne
aperto al culto il 6 settembre 1908, e ì Padri con indovinato pensiero vollero
umiliarlo al Santo Pontefice Pio X, quale monumento perenne de suo cinquantennio
sacerdotale, omaggio che il Papa accolse con sovrano compiacimento.
Gesù
Bambino, a sua volta, si compiaceva di mostrare il suo gradimento quando 1'8
settembre, a chiusura dei festeggiamenti per la benedizione del nuovo santuario,
la sacra statuetta del Grande Piccino venne portata solennemente in
processione per le vie di Arenzano, accompagnata da tre Vescovi. In tale
circostanza un ragazzo, a letto malato, riacquistava improvvisamente la sanità
al passaggio della taumaturga statuetta.
Da
quella data trassero al Santuario, e quotidianamente traggono da ogni parte,
anime sitibonde di grazie e di conforti. Vi sostò più d'una volta la serva
di Dio Germana Rech e vi ebbe anche alcune visioni. Vi s'incontrarono il servo
di Dio Raffaele Cardinale Merry del Val e il servo di Dio don Luigi Orione,
tanto noto per le sue opere di carità. Qui convennero Principi di sangue e
Principi di S. R. Chiesa (1).
Qui pellegrinarono la prima regina d'Italia, Margherita di Savoia, che fu al
Santuario due volte; la duchessa Berta di Borbone; Umberto di Savoia ed
altre illustri personalità. Qui i prodigi si moltiplica-
(1) Tra i Cardinali che furono pellegrini al S. Bambino vanno ricordati gli
Eminentissimi Merry del Val, Ragonesi, Canali, Caccia Dominioni, Tedeschini,
Lercaro, Piazza, Gonfalonieri, Ferretto, Marella, oltre gli Arcivescovi di
Genova Cardinali Boggiani, Minoretti, Boetto e Siri.
Per
tal motivo già nel 1924 il Santuario d'Arenzano veniva aggregato alla Basilica
Vaticana, e quattro anni dopo il Santo Padre Pio XI, con Breve
pontificio del 6 maggio 1928, si degnava decorarlo del titolo e dei privilegi
Basilica Minore.
Altra
data memorabile per il Santuario fu il 7 settembre 1924. In quel fausto giorno
la prodigiosa effige de S. Bambino veniva ufficialmente intronata per decreto
del Capitolo Vaticano. Il diadema tutto d'oro, tempesta di gemme, era stato in
antecedenza benedetto per le mani auguste dello stesso S. Pontefice Pio XI. Compì
il solenne rito dell'incoronazione l'Em. Card. Raffaele Merry del Val,
circondato dall'Arcivescovo di Genova e da altri numerosi Prelati, tra i quali
Mons. Canali e Mons. Caccia Dominioni, più tardi anche Cardinali. Particolare
degno di nota fra l'immenso pubblico era presente rito anche un giovane
seminarista, quale più tardi sarebbe divenuto il Card. Giuseppe Siri,
Arcivescovo di Genova (1).
Etere
potente tra il Santuario e gli innumerevoli devoti del Grande Piccino è sorta
ad Arenzano la Pia Unione del S. Bambino di Praga, che conta attualmente circa
quattro milioni d'ascritti.
Inoltre
dal 1905 un bollettino illustrato, dal titolo Il Messaggero del Santo
Bambino di Praga, si riempie mensilmente delle narrazioni dei prodigi che
opera di continuo il taumaturgo Bambino Gesù. Il numero degli abbonati si
avvicina ormai ai cento mila.
Pia
Unione e bollettino mirano a mantenere sempre vivo il culto del piccolo Re
vittorioso e propagarlo in mezzo al popolo cristiano, facendo cono-
(1) Sullo spiazzo dinanzi al Santuario, e precisamente sul luogo medesimo
dove si compiva il rito dell'Incoronazione, s'erge al presente bianca
colonna di travertino, sormontata da fulgida statua di Gesù Bambino in bronzo
dorato.
All'ombra
del Santuario di Gesù Bambino sorge dal 1951 un vasto edificio, tutto aria e
luce, dove si educano giovinetti che mostrano inclinazione alla vita
religiosa del Carmelo, per essere un giorno addetti al servizio del Piccolo Re
divino nel suo Santuario, apostoli del Bambino Gesù.
Nel
1702 un ladro tentò di rubare i ricchi ornamenti del S. Bambino, ed entrato
in S. Maria della Vittoria già stendeva il braccio per impadronirsi della
crocetta d'oro che brillava sul petto della statua, allorché, gli parve di
udire queste parole: « Io sono Gesù, e tu osi offendermi? ». Nello stesso
istante si sentì paralizzato in tutta la persona, incapace di fare qualsiasi
movimento. Comprese allora la sua colpa, ne domandò umilmente perdono, e
promise di cominciare una vita migliore. Tanto bastò, perché quelli
invisibili vincoli si sciogliessero. Egli se ne uscì completamente mutato,
come più tardi in punto di morte attestò con giuramento al sacerdote che lo
preparava all'estremo passaggio.
Un
uomo, che da molto tempo s'era allontanato da Dio, si presentò un giorno al
confessionale. « Padre, - egli disse al sacerdote - io non so veramente perché
sia qui venuto, giacché non ho né pentimento, né volontà di convertirmi ».
Il
confessore l'esortò, tentò di commuoverne il cuore, ma tutto inutilmente;
era tempo perduto. « Almeno esclama egli finalmente, - andate all'altare del
S. Bambino Gesù e recitate questa semplice preghiera: Divin Fanciullo Gesù,
illuminatemi, soccorretemi, affinché io possa avere le disposizioni necessarie
per fare una buona confessione ». Il peccatore obbedì. Il suo cuore fino
allora sì duro s'intenerì, ed egli, toccò finalmente dalla grazia, si confessò
con umiltà e profonda contrizione. Quando uscì di chiesa, benediceva
commosso la grande misericordia del Bambino Gesù.
Nel
1914 certo Mauro N., colpito da inesorabile morbo nel fiore dei suoi 25 anni,
s'avviava alla tomba, e, quel ch'è peggio, all'eterna rovina. Era vissuto
lontano da Dio, né dava ascolto a chi l'esortava a ricevere i santi Sacramenti.
Buon per lui, che venuto a visitarlo un suo compagno d'infanzia, dopo
avergli parlato del S. Bambino di Praga, gli pose al collo la medaglia del divin
Bambino che il malato per condiscendenza accettò. Gesù gli parlò così al
cuore, lo mutò come per incanto, ed il giovane, dandosi vinto, ricevette i Sacramenti
con sensi di vera pietà. Sopravvisse ancora pochi giorni, porgendo segni non
dubbi di sincera conversione. Parimenti nel 1914 a Brescia un vecchio che da
anni non si accostava ai Sacramenti, ebbe uri attacco di apoplessia. Il
pericolo imminente fu scongiurato, ma il malato rimase grave per l'estrema
debolezza. Non si parlava però né di Dio né di anima. Gli fu posta sotto il
guanciale una immagine del S. Bambino di Praga, ed ecco poco dopo lo stesso
infermo chiedere spontaneamente: « Chiamatemi un sacerdote». Si confessò e
ricevette Gesù Eucaristia, in mezzo alla più viva soddisfazione sua e dei
congiunti che non finivano di ringraziare Gesù Bambino.
Il
Bambino Gesù di Praga ed i fanciulli
Nella
storia del S. Bambino di Praga si direbbe che abbia per essi le sue grazie più
belle, specialmente se infermi.
Cominceremo
con la descrizione di due segnalati favori concessi in Praga stessa. Un bimbo di
due anni, Giovanni Weidner, in seguito a vaiolo era diventato cieco. Tutti i
rimedi prescritti dalla scienza medica furono adoperati, ma invano. La mamma si
rivolse allora al S. Bambino Gesù. Un giorno lascia il
piccino che stava mangiando un grappolo d'uva nel suo lettino e si reca ad
assistere alla S. Messa che vien celebrata secondo la sua intenzione all'altare
del santo Bambino. Durante tale tempo la sorella di Giovanni s'accorse che gli
occhi del bimbo si aprivano alla luce, e non n'ebbe più alcun dubbio quando lo
vide gettare ad uno ad uno in uno stesso punto tutti gli acini d'uva. Quando la
mamma fu di ritorno: «Mamma, le disse, Giovanni non è più cieco! vede come
noi! ». La felice madre potè constatare la verità, e corse subito in chiesa a
ringraziare il taumaturgo Bambino.
Analogo
è un altro prodigio a favore del figlio di un medico di Praga, pur egli in
seguito a vaiolo diventato cieco. Il babbo con la moglie volle condurlo ad
ascoltare una Messa che si celebrava all'altare del Bambino Gesù. Il medico
della terra non poteva che ricorrere al divin Medichetto del cielo. Tutto ad un
tratto il ragazzo esclama fuori di sé « Mamma, ci vedo! Vedo il Bambino Gesù
sull'altare! ». Era vero. Egli aveva improvvisamente riacquistata la vista.
Il quattrenne Benvenuto Rugnoni nel 1914, a diporto con i genitori per
le vie di Arenzano, staccandosi d'un tratto dalle mani dei parenti traversa la
strada, mentre passa una macchina che lo travolge sotto le ruote. Fu un grido
solo di tutti i presenti. L'autista fuggì. Nessuno osa più guardare sotto la
macchina, per non vedere un cadavere maciullata. Quando finalmente si sollevò
a braccia l'automobile, ecco uscirne incolume il bimbo il quale agli astanti che
non sanno se sia sogno o realtà dice: « Tengo la medaglia di Gesù Bambino,
e perciò quando rimasi investito, io l'ho chiamato. Egli venne a salvarmi». Il
babbo, Ing. Amleto Rugnoni, commosso e riconoscente, portò subito il graziato
ai piè del Bambino Gesù nei suo santuario.
Francesco
Sanguineti di Genova Prà, di anni tre, cadde, non si sa come, in una grossa
pentola d'acqua al massimo dell'ebollizione. Accorsero i parenti ad estrarnelo,
ma il piccino era già tutto una piaga. Il medico sopraggiunto dichiarò che
si trattava di scottature di terzo grado e ch'era impossibile salvarlo. La
diagnosi venne confermata poi da un consulto di dottori.
Il
babbo, visto che disperavano i medici terrestri, ricorse al Medico celeste, e
con l'olio della lampada che arde dinanzi al Bambino nel santuario di Arenzano
cominciò ad ungere il corpicino del bimbo. Poco dopo il piccolo Francesco,
che più non dava segno di vita, cominciò a respirare regolarmente, riprese a
parlare, ed in breve riebbe la pelle in tutto il suo corpicino. Il S. Bambíno
di Praga l'aveva completamente risanato.
Un
fanciullo di Santiago, di 4 anni e mezzo, a nome Giacomo Tellez, stava una sera
del 1939 trastullandosì, tenendo inconsideratamente in bocca uno spillo
piuttosto grande, quando senza avvedersene l'ìngoia. Trasportato d'urgenza
all'assistenza medica, sì tentarono i rimedi più pronti e decisivi per farglielo
espellere, ma invano. Il fanciullo cominciò a provare sintomi di male,
straziato da interne punture; era presso a soffocare. D'un tratto, il fanciullo
ha un'ispirazione: prende in mano la medaglina del Bambino di Praga che porta
al collo, quale ascritto alla sua Confraternita, ed esclama: « Bambino Gesù,
salvatemi! lo muoio! ». D'un tratto gli prende il vomito, ed ecco venir fuori
lo spillo. E' salvo!
Lo stesso anno avviene un segnalato favore a Bengasi. La piccola Emma, 4
anni, figlia del Rag. Giuseppe Rossi, cadde dal 2° piano di casa, battendo a
capo fitto sul marciapiede in cemento. Raccolta in un lago di sangue venne
trasportata in una. clinica dove i professori le riscontrarono la frattura
della base cranica con fuoruscita di sangue e materia grigia dall'orecchio
sinistro. La diedero senz'altro perduta. Una pia signora, dotata di fede
ardente, esortò i genitori a far ricorso al S. Bambino di Praga, e tosto
s'innalzarono suppliche. Appena formulata la preghiera, cessò subito
l'emorragia all'orecchio. I cuori allora si aprirono alla speranza, mentre i
professori invece escludevano nel modo più assoluto la guarigione della
bambina. Ma la scienza non aveva calcolato sull'efficacia della preghiera. Il
S. Bambino che tanto si compiace di esaudire le anime di fede, doveva presto
manifestare la sua onnipotenza. Dopo 5 giorni ecco giungere per via aerea da
Arenzano l'olio della lampada del S. Bambino che era stato chiesto telegraficamente,
e subito si fanno le unzioni sulla bimba. E' appena finita la preghiera che
accompagna le unzioni, quando Emma domanda da mangiare. Nello stesso istante
comincia a migliorare: dopo qualche giorno è fuori pericolo. Sottoposta ad
una radiografia, risultò che la fanciulla aveva riportato una vastissima
frattura del cranio, che si estendeva per tutto il lato sinistro del capo, ciò
che, a detta dei Professori medesimi, conferma in modo assoluto il carattere
prodigioso della guarigione.
Quasi
identico il caso del piccolo Antonio Almirall di cinque anni, accaduto l'anno
appresso. Il fanciullo precipitò da un terrazzo nel sottostante cortile,
battendo la testa contro una grossa pietra. Il colpo fu terribile, ed il bimbo
rimase come morto, mentre sangue in quantità gli usciva dalla bocca e dalle
orecchie. I medici che videro il bambino gli diedero appena qualche ora di vita.
La
mamma però non si perdette di fiducia e, ponendogli sotto il guanciale
un'immagine del S. Bambino di Praga, supplicò il grande Amico dei pargoli di
salvargli il figlio. Verso le tre della notte l'agonizzante sembra svegliarsi e
chiede: « Mamma, dov'è il Bambino Gesù che mi guarisce? ». La madre prende
l'immagine e gliela dà a baciare. Il fanciullo allora: « Bambino Gesù,
guariscimi! ».
Appena
fatta questa preghiera, il polso comincia a farsi sentire, aumentando
sensibilmente. In breve, contro ogni umana previsione, il fanciullo risanava
pienamente.
Teresa
Ratto di Loano (Savona) affetta ad otto anni di meningite cerebrospinale
acuta, condannata dal verdetto della scienza, più non dava segno di vita. I
genitori straziati già erano in procinto di vestirla per la sepoltura, sicuri
del decesso. D'un tratto però il suono delle campane del Monte Carmelo che
chiamavano i fedeli alla novena del Bambino di Praga ricordò loro il
celeste Amico dei fanciulli. Fu un attimo: ricorsero subito all'olio della sua
lampada, e pieni di fede unsero con quello la morticina, che tosto riprese vita.
Dopo qualche tempo la fanciulla era completamente guarita, senza alcuna di
quelle conseguenze funeste che suol lasciare il terribile morbo.
Nell'ottobre
del 1943 s'effettuava a Cogoleto (Genova) un'incursione. Si era nel periodo
della seconda guerra mondiale. Una piccina di 33 giorni, Rosa Elsa Giusto di
Mario, dormiva placida nella sua culla. Ma ecco un colpo sordo, seguito dal
rotolar di macerie. La camera è precipitata: la piccina scomparsa. E' un
grido: « S. Bambino, salvateci! » Ma un secondo colpo distrugge del tutto la
casa, e tra l'altro getta dall'altezza del 3° piano la mamma della bimba, che
va a sbattere contro un albero, senza averne però nocumento veruno. Quando
cessò il bombardamento in cui trovarono la morte parecchie persone, cominciò
l'opera pietosa dello sgombero delle macerie. Ma tutti sono d'avviso che la
bimba sia sfracellata. Il lavoro procede con cautela. I genitori non cessano di
supplicare: « Bambino Gesù, salva la nostra creaturina! ». Dopo un'ora e
mezza d'intenso lavoro par di sentire di sotto alle macerie, soffocato, un
gemito infantile: s'individua il posto; si muovono in quel punto i detriti, ed
ecco apparire la piccina impolverata. E' capovolta. Sarà morta o viva?...
Momento di ansia... Il babbo si precipita su di essa, la raccoglie: è viva, sì,
perfettamente illesa e sana. Per molto tempo si parlò nei dintorni della bimba
di appena 33 giorni, caduta dal terzo piano e sepolta sotto due metri di macerie
senza restarvi soffocata o ferita. Tutti riconobbero nel fatto singolare una
grande grazia, anzi un vero miracolo del Bambino Gesù.
II S. Bambino di Praga e gli
ammalati
Nel
1914 certa E. V. di Arenzano, affetta da male d'occhi, divenne poco a poco
cieca. Nella sua profonda tristezza si rivolse al S. Bambino di Praga con
formale promessa che se avesse potuto rivedere qualche po', sarebbe salita al
suo santuario per ringraziarlo. Dopo pochi giorni cominciò a vedere confusamente,
quindi a poco a poco distintamente, sino a riacquistare del tutto la vista.
Un
uomo di circa quarant'anni, fratello di una religiosa del Carmelo di Meaux
(Senna e Marna), fu colpito da una febbre tifoidea sì violenta che lo gettò in
uno stato di pazzia furiosa, onde era quasi impossibile stargli appresso. Un
giorno gli si fece vedere la medaglia del Bambino Gesù di Praga, e subitamente
il fébbricitante divenne dolce come un agnello, mentre entrava in
convalescenza.
La
moglie di un cocchiere era condannata all'immobilità per un male ad una
gamba, ribelle ad ogni rimedio. Il suo figlio maggiore, di dodici anni, un
giorno riceve una moneta per regalo. «Mia madre soffre molto; - dice fra sé, -
quale felicità se il Bambino Gesù volesse guarirla! » Subito fa acquisto
con quel denaro di un'immagine del Bambino Gesù di Praga e tutto giulivo la
porta a casa. « Mamma, - le dice, - applica questa immagine sul tuo male;
certamente il Bambino Gesù ti guarirà ». « No, mio caro, risponde la sofferente,
non sarebbe rispetto usare in tal modo di questa santa immagine». « Oh, mamma,
fa quel che ti dico; il Bambino Gesù non si disgusterà, ma ti guarirà, come
guarì molti altri con questo stesso mezzo ». La madre cede finalmente alle
ripetute istanze di suo figlio, e subito i dolori fino allora intollerabili
cessano come per incanto. La sua guarigione fu sì rapida e perfetta che il
medico non potè attribuirla che a un vero miracolo.
Nel
1941 Vincenzo Damonte di Campochiesa (Savona), causa una scalfittura al
piede destro, contrasse l'infezione tetanica. Fu trasportato d'urgenza all'ospedale
di Albenga, ma nessuna cura valse ad arrestare il male. Non c'era da aspettarsi
che la morte. Venne perciò munito degli ultimi Sacramenti. Immaginare lo
strazio della moglie e dei figli! Ma mentre l'infermo peggiorava, vi fu chi
propose d'affidarlo al Bambino Gesù, usando l'olio della sua lampada. Bastò
la prima unzione per segnare un lieve miglioramento. Si raddoppiarono le
preghiere, le unzioni si ripeterono, ed ecco dopo pochi giorni l'infermo
lasciar l'ospedale, perfettamente ristabilito.
Il Santo Bambino negli
incidenti
Appena
sfrecciato, qualcuno che aveva assistito allibito allo spettacolo, accorse
ritenendo di trovare la ragazza sfracellata, ma ella invece si alzava da sola,
pallida, sì, con gli occhi fuori dell'orbita dallo spavento, ma illesa, salva.
Solamente la bicicletta ne aveva pagato le spese.
La
Cazzaniga si recò in seguito ad Arenzano a ringraziare il suo Salvatore,
offrendo un quadro votivo che la rappresenta distesa sulle rotaie al passaggio
fatale del treno. L'esito del fatto ha indubbiamente del miracoloso.
Il
pomeriggio dell'8 settembre dello stesso 1955 giungeva in Liguria a bordo del
suo « galletto » Giuseppe Caffi di Sergnano Cremasco. Suo progetto era di
recarsi il mattino seguente al santuario di Arenzano per far le sue divozioni
e così sciogliere un voto a Gesù Bambino. Intanto s'avviava alla volta di
Varazze per trascorrervi la notte presso alcuni parenti.
Stava
percorrendo la statale Genova - Savona, quando fuori Cogoleto, nei pressi di
Piani d'Invrea, mentre abbordava una curva in salita piuttosto difficile - e
non meno pericolosa perché a strapiombo sul mare - egli sbandava paurosamente.
Finì per cozzare contro la spalletta del muro, e quindi, sbalzato dal
sellino, piombare giù per il dirupo sottostante.
Il
Caffi si risvegliava un paio d'ore dopo all'ospedale di Varazze, dove apprendeva
di essere stato raccolto come morto tra i rami di un cespuglio. Visitato
attentamente dai medici veniva trovato perfettamente incolume. Quel cespuglio,
l'aveva trattenuto impedendo che si fracassasse in fondo al dirupo
Il
graziato, in segno di riconoscenza, fece erigere sul luogo della pericolosa
curva una colonnina votiva con la statua del S. Bambino di Praga, Colui che
l'aveva salvato da sicura morte.
Altro
favore è la salvezza di due alpinisti bergamaschi. Ecco come si svolse il
fatto.
Tre amici avevano organizzato una escursione sulla Presolana. Partirono
di buon'ora il mattino del 28 maggio 1959, quando verso le dieci il capo
cordata, per l'improvviso sganciamento di un chiodo in parete e la conseguente
rottura della corda che lo legava agli altri, faceva un volo spaventoso di
300 metri sfracellandosi sul sottostante ghiaione. Gli altri due, certi Giovanni
Fustinoni e Angelo Berlanda, dovevano subire la stessa sorte, ma ebbero la fortuna
di cadere su un breve terrazzo sporgente dalla parete, trattenuti entrambi
alla roccia dalla corda. Impressionatissimi proruppero in grida disperate, ma
non furono intesi che sul far della sera, allorchè l'oscurità impediva ormai
ogni opera di soccorso. Così i due bloccati dovettero rimanere in quella
pericolosa posizione tutta la notte, fino al giorno seguente, mentre il maltempo
infuriava sulla Presolana. Dovevano necessariamente morire.
Ma
Gesù Bambina su di essi vegliava. L'uno e l'altro appartenevano a famiglie
divote del miracoloso Bambino, ed a Lui erano stati raccomandati. Di più la
mamma di Fustinoni, non essendo riuscita a dissuadere il proprio figlio
dall'escursione, gli aveva infilato nel taschino della borsa a tracolla una
medaglia di Gesù Bambino, intendendo, così di affidarlo alla sua protezione. E
la divina protezione non mancò né sull'uno né sull'altro.
Quando
infatti i due rocciatori vennero raggiunti dalla squadra di soccorso - era
il mezzodì del giorno seguente - si trovavano, sì, in preda ad acuto
collasso, ma vivi, incolumi. Non avevano riportato che poche ferite superficiali
alla fronte e alle gambe, guaribili in pochi giorni, sì che presto si ripresero.
Come
questi, altri innumerevoli episodi potrebbero attestare la presenza di Gesù
Bambino nelle diverse sciagure. Non si contano più quelli che, essendo suoi
divoti o dopo averlo invocato, hanno sentito, in un modo o nell'altro, la
potenza della sua mano soccorritrice. Ma per non renderci prolissi facciamo
punto, rimandando i lettori alle pagine del bollettino Il Messaggero del S.
Bambino di Praga, dove ogni mese si trova una vera fioritura di grazie. Oggi,
non meno del passato, esse continuano ad attestarci l'efficacia della divozione
al Grande Piccino, mentre ci mostrano quanto Egli gradisca d'essere onorato
attraverso la sua statuetta, sotto il titolo di Bambino di Praga.
Fedele
all'antica sua promessa «Più voi mi onorerete, più Io vi favorirò » Gesù
Bambino prosegue la sua missione benefica e a tutti risponde con una pioggia
ininterrotta di benedizioni. La sua destra non é mai vuota di grazie. Sarà
Egli sempre, quale lo saluta il mondo, il Miracoloso Bambino di Praga.