IL SANTO BAMBINO MIRACOLOSO DI PRAGA

 IMPRIMATUR Genuae, die 8 Martii 1962. Can. ALOISlUS RECAGNO, Vic. Gen.

 

I.

La culla della divozione al « Grande Piccino »

Nel 1620 Ferdinando II, imperatore d'Austria, era impegnato in terribile guerra contro gli Ugonotti confederati, i quali, invadendo la Boemia (l'attuale Cecoslovacchia), le rapivano libertà e religione. In suo soccorso, da lui chia­mato, non tardò ad accorrere il duca Massimiliano di Baviera, il quale, uomo di pietà qual era, per aver propizio il Cielo, volle a, sé vicino il ven. Padre Do­menico di Gesù Maria, Carmelitano Scalzo residente a Roma, già in fama di santo. Padre Domenico, benchè an­ziano e malaticcio, accondiscese pron­tamente recandosi a Praga, capitale del­la Boemia, ed eccolo sul campo di bat­taglia. Fa effigiare sugli stendardi l'im­magine di Maria Santissima; pone al collo dei soldati l'abitino del Carmine; poi, vestito qual'è da carmelitano, sale a cavallo tenendo in mano il Crocifisso e pendente al collo un quadretto della Vergine, e coraggioso precede le file dei combattenti.

Al risuonar del grido Maria! Maria! cade disfatto l'esercito nemico. Era l'8 Novembre 1620. Quella celebre batta­glia passò alla storia col nome della Montagna Bianca.

L'Imperatore, in riconoscenza a Dio per l'insigne vittoria, volle nei suoi Stati i Carmelitani Scalzi, erigendo loro al­cuni conventi, tra cui uno a Praga aper­to nel 1624.

Il P. Domenico, cui ne fu affidata l'erezione, intitolò la chiesa Santa Maria della Vittoria, a ricordo della vit­toria riportata per intercessione della Vergine. Ed è qui dove il Santo Bam­bino Gesù volle far conoscere e venerare la sua miracolosa Statuetta.

 

II.

La Statuina prodigiosa

 «Vi offro quanto ho di più caro al mondo», così diceva la principessa Polissena di Lobkowitz, nel donare al P. Priore dei Carmelitani Scalzi di Pra­ga una statuina dì Gesù Bambino, cara memoria di famiglia. Era un bel Gesù di cera, alto 48 centimetri, in piedi e nell'atto di benedire. Reggeva nella ma­no sinistra un piccolo globo, con regale corona in capo, e indosso sfarzoso man­to che gli conferiva decoro. Soprattut­to dal volto spirava una maestà soave e graziosa. Chi aveva spinto la Princi­pessa a privarsi di quell'oggetto a lei tan­to caro? Fu certamente un'ispirazione del Cielo. Suppongono alcuni che ella, a conoscenza delle strettezze in cui versavano i Carmelitani, volesse venire loro incontro con quel dono che certo aveva un valore non comune. Infatti quattro anni innanzi avevano i Padri rifiutato per amore di povertà la rendita fissa che l'Imperatore voleva assegnare al - convento. Ma ora mancava, persino il pane. La Principessa, nel regalare la ca­ra statuina al Priore, disse queste pa­role che sanno di vaticinio: «Vi offro, o Padre, quanto ho di più caro al mon­do. Onorate questo Bambino, e state certo, che fino a quando lo terrete in venerazione, nulla potrà mancarvi ».

I Padri con lieto entusiasmo si strin­sero intorno alla devota effige, ed i No­vizi, coprendola di baci, la portarono all'oratorio interno della comunità, ove, prostrati, le fecero amorosa corona. Era l'anno 1628.

 

III.

Sorrisi di grazia

 Ricevuti i primi onori, Gesù donò le prime grazie. L'Imperatore, informato delle strettezze dei Carmelitani, emana­va un decreto con cui veniva ad essi assegnata una dote annua di mille fio­rini, oltre alcuni prodotti sulle rendite dello Stato. I Padri avevano un vigneto del tutto sterile, e quell'anno abbondò di sì bei grappoli che fu una mera­viglia.

Nello spirito poi un'allegrezza mai provata ed una spinta tutta nuova alla perfezione. I religiosi ottennero dal P. Priore di trascorrere dinanzi alla sa­cra statuina le due ore giornaliere pre­scritte all'orazione mentale. I novizi poi domandavano spesso la grazia di trattenersi col celeste Bambino; e, agli esempi di purezza, di umiltà, d'obbe­dienza del divino Modello, s'infervora­vano ogni giorno più nel bene.

 

IV.

Padre Cirillo della Madre di Dio

 Dalle manine del Pargolo divino piovevano grazie sul Carmelo di Praga e su i singoli religiosi, ma v'era purtrop­po tra di essi chi da tempo sospirava invano un sorriso del Cielo. Era questi un novizio già sacerdote, oriundo del Lussemburgo, di nome P. Cirillo della Madre di Dio, il cui spirito da diversi anni veniva provato da pene interiori che lo torturavano senza tregua. Solo con lui sarebbe dunque avaro il Bam­bino Gesù?

Giunse intanto il Natale del 1629. Nella cara festa, piena della più soave letizia cristiana, P. Cirillo eccolo tutto solo davanti alla sacra statuetta. « Divin Pargoletto, esclama col cuore che gli scoppia, deh! muovetevi a pietà di me !..». Fu un istante. D'un tratto si dileguò ogni nube, e la pace, come d'in­canto, ritornò al suo spirito. Così, con una grazia sovrana, il Santo Bambino si preparava il suo apostolo, il propa­gatore zelante del suo culto.

 

V.

La Statuetta è profanata dagli eretici

  Era poco più di un biennio dacché il Carmelo di Praga possedeva quel tesoro di statuetta, quando neri nembi s'ad­densarono nuovamente sulla Germania. Gli eretici, vinti sulla Montagna Bianca ma non fiaccati, tornavano alla riscos­sa. Dinanzi al grave pericolo, i Superiori prudentemente decisero di trasferire il noviziato a Monaco di Baviera. Parti­rono i novizi, e con essi partiva anche il Padre Cirillo.

Ma già risuona in città il grido d'al­larme. Praga è presto occupata dalle, truppe sassoni che mettono a ruba le case, profanano chiese e monasteri. I Carmelitani si salvano con la fuga. So­lo due son rimasti a custodia della casa, ma quando i luterani invadono il con­vento, tocca loro la peggio: vengono malmenati e chiusi in un sotterraneo. Gli eretici salgono all'oratorio, e ap­pena scorgono sull'altare la statuetta del Santo Bambino, le si avventano contro accesi di sdegno e le mozzano le manine che reggono il mondo. Poi, non contenti, rovesciano il Piccolo Re dal suo trono gettandolo con disprezzo in un ripostiglio dietro l'altare, fra un mucchio di rottami.

Gran cosa che non abbiano distrutto completamente la povera statuetta, tan­ta era la. rabbia degli Ugonotti per tutto ciò ch'essi chiamavano feticci dei pa­pisti!

Ma Iddio non lo permise per i suoi alti disegni.

 

VI.

Sette anni d'oblio

 Durante le molteplici e svariate vi­cende della guerra, in quel disordine generale, chi poteva ancora pensare al Bambino Gesù? Gli stessi Carmelitani, quando riuscì loro, nel 1632, di far ri­torno in convento - pareva allora ri­stabilito un poco d'ordine - trovarono ovunque rovine, per cui non ebbero più un pensiero alla statuetta, che riteneva­no ormai involata o distrutta. Ma Gesù Bambino non ne era contento. Voleva la sua statuina posta in venerazione, nel­l'intento di riconquistarsi i cuori strap­patigli dall'eresia protestante. Senonché i frati erano ancora troppo lontani dal­l'intuire i disegni divini per farli propri. Di qui un seguito penoso di prove per la comunità. Oltre che trovarsi in una povertà peggiore dell'antica e che rasen­tava la miseria, presto si videro presi di mira dagli eretici che ancora non cessavano di scorrazzare. Furono mo­lestati non poco, anzi un brutto giorno (1634) dovettero persino cercare scam­po nella fuga.

Quando nel 1635 parvero correre, giorni meno tristi, i Carmelitani s'affret­tarono a rientrare nel loro convento di Praga, ma quante prove ancora l'aspettavano! Miseria, malattie, sventure: una dopo l'altra. Essi erano ben lontani dall'immaginare ciò che Gesù voleva. Ancora ignoravano di possedere il rime­dio che tanto bene aveva loro arrecato altra volta.

 

VII.

Padre Cirillo ritrova la Statuetta

 Si era al principio del 1637, quando il P. Cirillo venne dai Superiori desti­nato nuovamente a Praga. In quei lun­ghi sette anni, oh, quanto aveva sospi­rato di rivedere quella sua cara sta­tuetta !

Ma appena messo piede in città - si era verso la Pentecoste - trova i cittadini in subbuglio per la minaccia di una nuova invasione. Infatti gli ere­tici marciavano un'altra volta contro la capitale boema. P. Cirillo corre in con­vento, e trova i religiosi allarmati. Ma dov'è, egli pensa, quel Bambino che ha sempre soccorso la comunità?... I suoi primi passi son diretti naturalmente al­l'oratorio dove è sicuro di trovare il suo caro tesoro. Ma, ohimè, qual delusione! che amarezza! La statuina è scomparsa, l'altare è rovinato, l'oratorio un ammas­so di calcinacci.

Desolato, si fa a rovistare fra i de­triti, e finalmente ha la fortuna di ri­trovare sotto le macerie l'oggetto del­l'amor suo, là dove l'aveva gettato la rabbia degli eretici. Raccoglie piangente la statuina senza mani, la ripulisce, quindi la espone alla venerazione dei confratelli, assicurandoli che Praga sa­rà liberata senz'altro da ogni pericolo.

Appena rimesso in onore quel pegno prezioso, gli Ugonotti, presi da improv­viso, misterioso spavento, si danno alla fuga.

Così la città di - Praga, libera dalle invasioni, tornò ai suoi commerci, e presto giunsero anche elemosine atte a provvedere alle più urgenti necessità del convento. Il S. Bambino, ritornato al­l'antico onore, benediceva, come già altra volta, i suoi devoti.

 

VIII.

« Restituitemi le mani e vi concederò la pace !

Più voi mi onorerete, più lo vi favorirò »

 Se i frati della Comunità di Praga eran lieti di aver ritrovato la statuetta del Santo Bambino, il P. Cirillo ne era felicissimo, e passava volentieri il tempo libero davanti al divoto si­mulacro. Ed ecco un giorno fargli­si sentire una voce mesta: « Abbia­te pietà di me, ed Io avrò pietà di voi. Rendetemi le mie mani ed Io vi concederò la pace. Più voi mi onorerete, più Io vi favorirò ». Fu un colpo al suo cuore!

Non è a credere che al P. Cirillo e e ai religiosi fosse sfuggito lo sfregio fatto alla statuina; senonché chi avreb­be osato pensare a ripararla, quando si sapeva che in convento v'era un'estre­ma penuria? Talvolta mancava persino il necessario alla vita.

Ma ora è il Bambino stesso a recla­mare le sue manine; P. Cirillo non esita più. Si fa coraggio, e, col sacro pegno tra le braccia, si reca dal P. Priore a supplicarlo di far ristorare la statuet­ta, rivelandogli la dolce promessa allo­ra intesa: « Più voi mi onorerete, più Io vi favorirò ». Ma « Fratello mio, ri­sponde il Superiore, ben sapete che sia­mo troppo poveri per sobbarcarci ad una qualsiasi spesa non strettamente necessaria... ».

P. Cirillo, sebbene addolorato, non si perde d'animo, e sfoga il suo cuore nella preghiera davanti alla statuetta.

« Io non posso far nulla, così prega; pensateci Voi, o Gesù, suscitando qual­che buon benefattore!... ».

Dopo tre giorni viene chiamato al capezzale di un ricco signore infermo, il quale gli offre cento fiorini pel Bam­bino Gesù.

« Ero sicuro, dice il buon Padre, che il celeste Bambino mi avrebbe aiutato! »

Senonché Gesù volle mettere ancora alla prova il suo servo fedele. Il Priore, an­ziché ordinare il restauro della statuetta, credette più opportuno procurarne una nuova, più bella. Ma Gesù non ne era contento. Ed ecco che, appena esposta la nuova statua sull'altare, per l'urto di un candeliere cade a terra ed è ridotta in frantumi. Presto lo stesso Priore, per motivi di salute, è costretto a lasciare la carica.

Il suo successore avrebbe voluto far ristorare la statuetta, ma gli mancava il denaro, trovandosi impegnato nelle necessarie riparazioni della casa. Padre Cirillo pregò di nuovo il S. Bambino, e tosto una signora sconosciuta, ch'egli ritenne fosse la Madonna, lo fece chia­mare in chiesa, gli consegna una bella somma e senz'altro dispare. Il guaio fu che il Priore gli lasciò solo mezzo fiori­no, e ritenne il resto per pagare i de­biti del convento.

Il P. Cirillo si diede attorno, ma in tutta la città non trovò alcuno che a quel prezzo volesse aggiustargliela. In­tanto, dolorosa coincidenza, comparve a Praga la peste e alcuni religiosi ne mo­rirono. Il Priore stesso fu ridotto in pericolo di vita, e solo guarì quando fe­ce voto di celebrare dodici Messe da­vanti al S. Bambino e di propagarne la divozione.

 

IX.

« Ponetemi all'entrata della sacristia qualcuno avrà pietà di Me ».

 Malgrado tutto, alla statuina non era­no ancora state restituite le mani. Man­cava sempre il denaro necessario. Padre, Cirillo, mentre un giorno sfogava il suo dolore davanti al pio simulacro, udì una nuova voce: « Ponetemi all'entrata della sacristia; colà qualcuno avrà pietà di me ». Egli ubbidiente pose la statuetta al luogo indicato, sicuro di vederla tornare all'antico decoro. Infatti poca dopo capitò in sacristia certo Daniele Wolf, il quale, veduta la statuetta mon­ca, si esibiva a farla aggiustare a sue spese. Costui, già Commissario di guer­ra ed accusato di aver mancato al suo dovere, era stato rimosso dall'ufficio, perdendo così le grazie dell'Imperatore. In attesa di giudizio più non poteva a­spettarsi che la sua completa rovina. Ma, appena si fu offerto per il restauro, ecco che il processo è sventato. Egli tornò così al suo alto compito con grande onore, ed alla sua famiglia, sconvolta già dalla grave disgrazia, fu assicurata la pace e la fortuna.

Pochi giorni dopo, il grazioso Bam­bino, con le manine rifatte, era restitui­to al convento e riposto in venerazione.

Quando più tardi la statuina, caduta incidentalmente a terra, si spezzò di nuovo in varie parti, fu ancora lo stes­so Wolf a farla riparare. Però Gesù Bam­bino nemmeno questa volta si lasciò vincere in generosità, giacché Danie­le, caduto qualche tempo dopo malato, riebbe da Lui piena la sanità. In rico­noscenza dell'ottenuta guarigione e per i tante altre grazie ricevute il pio signore offriva ancora alla statuetta un artistico tabernacolo di cristallo con altri doni.

E qui comincia una serie ininterrot­ta di benefici, che fanno conoscere il taumaturgo Bambino anche fuori del Carmelo di Praga.

 

X.

I primi prodigi

 Nel luglio del 1639 la contessa Eli­sabetta di Lobkowitz, cugina della prin­cipessa Polissena e moglie del conte di Kolowrat, sovrintendente del regno di Boemia, essendo da tempo malata, finì, per aggravarsi con la perdita dell'udito e della favella. I medici più celebri, chiamati a consulto, dichiararono che non v'era speranza di guarigione. L'ammalata infatti entrò ben presto in agonia. Dietro desiderio del conte venne il Padre Cirillo a portare all'agonizzante la statuetta del S. Bambino e con essa la benedisse. Oh! meraviglia! Quasi istantaneamente la contessa ricuperò udito e favella, e dopo qualche giorno ristabilita ormai completamente poteva partire per la campagna. In pegno di ri­conoscenza volle donare al taumaturgo Bambino una corona di purissimo oro ed altri oggetti preziosi.

Particolare curioso. La contessa ave­va ottenuto per speciale privilegio di portarsi temporaneamente in villeggia­tura la cara statuetta. Quando però fu sulle mosse di partire, e già sedeva in carrozza con la sacra effige, i cavalli si rifiutarono di muoversi e non vi fu verso di farli marciare, finché non ven­ne tolta la statuetta dalla vettura e re­stituita al convento.

Anche il barone di Mitrowitz, ciam­bellano dell'Impero, trovandosi molto sofferente, si recò in persona all'orato­rio interno del Carmelo, pregò dinanzi alla taumaturga statuetta e si vide subitamente guarito. Morendo in tardis­sima età lascerà in testamento al suo caro Bambino » cinquecento fiorini an­nui del capitale.

Altro favorito dal celeste Bambino è lo stesso Imperatore Ferdinando III. Avendo egli nel 1640 convocato Ratisbona la dieta imperiale per assi­curare una pace duratura ai suoi Stati, mentre con tutta la corte e nobiltà tedesca andava studiandone i preliminari, certo Banner, generale delle armate svedesi, tentava, in compagnia del truppe francesi, d'impossessarsi del nobile assemblea. Tutto favoriva il progetto: lo stesso Danubio, coperto uno spessissimo strato di ghiaccio, viva meravigliosamente a sostener marcia dei battaglioni. Dinanzi a sì grave pericolo il conte di Kolowrat, che già conosceva la potenza del S. Bambino per la guarigione della propria consorte, ricorse per preghiere ai Carmelitani di Praga, i quali si diedero a supplicare giorno e notte il divin Bambino, celebrando anche molte Messe dinanzi al pio simulacro.

Tanta fiducia non fu delusa. Infatti ecco quasi per incanto cominciare il disgelo, benché si fosse a metà gennaio, rendendo così ai nemici impraticabile il viaggio. Inoltre il Danubio, sbaraz­zatosi dei grossi lastroni di ghiaccio, viene a costituire una barriera presso­ché insuperabile. Il generale svedese, vista l'impossibilità di marciare, comin­ciò allora a sfogarsi sulla città, facen­dovi cadere non poche palle di cannone, delle quali però nessuna recò danno, finchè, nel timore di vedersi sorpreso alle spalle, ritenne conveniente affret­tarla ritirata. Così per il S. Bambino di Praga ancora una volta religione e impero erano salvi.

Più tardi lo stesso Imperatore veni­va a prostrarsi ai pie' del Re dei re, per dirgli tutta la sua riconoscenza.

Altro favore. La baronessa di Pern­stein si vedeva contestato il diritto ad un suo possedimento in Solnitz. In un affare di tanta importanza pensò di ri­correre al più abile degli avvocati, Ge­sù Bambino, ed ecco dopo soli quindici giorni un decreto imperiale che le ri­conosce la proprietà del dominio. La dama, piena di gratitudine, offrì doni alla statuetta, e soprattutto dispose che il dominio di Solnitz passasse poi in eredità al S. Bambino, come difatti av­venne.

Questi i principali benefici del pic­colo Re divino.

Si potrebbe aggiungere che nel 1648, durante nuova scorribanda calvinista in Praga, assicurò l'incolumità a quanti cercarono rifugio presso i Carmelitani; che nella fierissima peste del 1713 pre­servò dal morbo quanti a Lui fecero ricorso, e che nel 1740 salvava ancora la città dall'assedio dei Prussiani, avidi, di rovina.

Ma la serie dei benefici è troppo va­sta. Né sino ad oggi s'è interrotta. Una pioggia perenne di fiori olézzanti.

 

XI.

La Statuina involata

 Nelle principali solennità dell'anno la devota statuetta lasciava temporanea­mente la clausura del convento e veni­va esposta in chiesa alla pubblica ve­nerazione.

Una volta - era il Natale del 1639 - una ricca dama, scorgendo il gra­zioso simulacro, ne fu così rapita da invogliarsene, e, decisa d'impadronir­sene ad ogni costo, diede incarico a due sue cameriere perché nascostamente glielo portassero a casa. Così fecero es­se, lasciando però sull'altare la corona d'oro, il mantello e gli altri ornamenti.

E' facile immaginare il doloroso stu­pore del padre Cirillo quando s'accor­se del sacrilego furto! Non potè che piangere e pregare. Ma ecco una voce a dirgli: « Cessa dal pianto. La statua sarà ritrovata e il sacrilegio punito ».

Passa forse un'ora, ed il buon Padre viene chiamato al capezzale d'una mo­rente. E' una delle due cameriere, la quale gli confessa tosto il furto com­messo e gliene chiede perdono. La pa­drona, interrogata, ammette il fatto, ma ricusa di restituire la statua, se non a patto che gliene venga consegnata un'al­tra identica. Il P. Cirillo, senza troppo riflettere, promette, e solo allora può riavere il suo tesoro, col quale se ne torna più che lieto in convento.

Ma la cosa non finisce lì. Se Gesù; Bambino si rivela munifico con quanti l'onorano - ed è sua promessa - al­trettanto si mostra severo con chi gli fa spregio. Già n'ebbe prova colui ch'era stato incaricato di eseguirgli l'urna

- di cristallo, il quale, oltre ad esigere un prezzo esagerato, aveva osato, con al­tro compagno, dileggiare Gesù Bambi­no, ma in capo a tre giorni entrambi vennero a morte come invasati dal demonio.

Non meno terribile doveva essere il castigo riserbato alle audaci donne. Mentre guariva la cameriera pentita, ca­deva seriamente malata l'altra came­riera, che moriva purtroppo impenitente dopo aver ricusato i Sacramenti. Quanto alla dama, non le mancarono peripezie a travagliarne l'esistenza. Finì per tra­scorrere una vita infelicissima.

 

XII.

L'Oratorio del S. Bambino indicato dalla Madonna

 Il P. Cirillo desiderava, oh quanto! un oratorio esclusivo per il S. Bambino. A questo scopo pregava sovente. Tale era pure il desiderio dei Padri.

Una notte, poco prima del Mattuti­no, stando egli già in coro, pregava forse la Vergine a tale scopo, quando, improvvisamente gli appare la Madonna col più amabile sorriso. La Vergine gli indica un locale sopra il coro e gli fa intendere: « Là si dedicherà l'orario al mio Figliuolo ».

Tostoehé al mattino il P. Cirillo porta al luogo indicato, oh meraviglia trova tracciate sul posto le linee d'un cappella.

Qualche tempo dopo l'oratorio vagheggiato era pronto, ed il S. Bambino ne prendeva solenne possesso. Era festa del Nome di Gesù, 14 gennaio 1644. La cappella, sebbene in clausura, di venne presto quotidiana meta di fedeli, logicamente uomini, che spesso s'affollavano, desiderosi di grazie o riconoscenti per favori ricevuti. Accolse anche distinti personaggi dell'aristocrazia ceca, tutti pellegrini d'amore, quali fu conte Filippo di Mansfeldt, maresciallo dell'Impero, e lo stesso imperatore Ferdinando III.

Il Monarca visitò l'oratorio il 15 ottobre 1647, e vi si trattenne un buon quarto d'ora in ginocchio dinanzi al S. Bambino, raccolto in preghiera. Man­dò poi in omaggio al Re dei re una cas­sa di 40 candele artisticamente miniate, provenienti da Venezia.

Ma non sono queste le sole dignità che piegarono il ginocchio dinanzi al Grande Piccino. Senza parlare d'un Car­lo Gustavo, futuro re di Svezia, il quale, sebbene luterano, visitò la sacra effige e le fe' dono di trenta ducati d'oro, ven­ne il Cardinale Arcivescovo di Praga, Primate della Boemia, che celebrò la S. Messa all'altare del Pargolo divino e sanzionò con formale solennità il culto della miracolosa statuetta. Venne più tardi l'imperatrice Maria Teresa, che re­galava la sacra effige d'un vestitino da essa sontuosamente ricamato.

Né è qui da passarsi sotto silenzio la solenne cerimonia che il 6 aprile 1655 appagava i voti di tanti fedeli: l'inco­ronazione della prodigiosa statuetta del S. Bambino di Praga. compiuta da un Presule oriundo italiano.

La nuova corona, a forma imperiale, tutta di oro purissimo, tempestata di perle preziose e diamanti, era dovuta al conte Bernardo Ignazio di Martinitz, burgravio del regno di Boemia, grato per essere istantaneamente guarito da  un male ritenuto insanabile.

 

XIII.

Seconda traslazione della Statuina

  I devoti del S. Bambino si facevano sempre più numerosi e generale era il lamento che non a tutti fosse consentito di penetrare nell'oratorio che già la Madonna aveva delineato, trovandosi questo dentro la clausura conventuale, il cui accesso, come si sa, è interdetto alle donne.

E' vero che per soddisfare alla pietà del pubblico si soleva, nelle principali, solennità, trasportare la statuetta in chiesa. Ma ormai più non bastava. Si desiderava una cappella accessibile in qualsiasi momento a quelli dell'uno e dell'altro sesso.

Fu allora che i fratelli Gian Ernesto e Francesco di Talmberg ebbero l'ispi­razione di creare in un vano della chiesa di S. Maria della Vittoria un grazioso, oratorio più ampio del precedente, ove il 1656 venne intronizzato il Bambino Gesù.

Più volte si vide il pio simulacro mu­tar fisionomia e mostrarsi ora dolce, amabile, benigno, ora triste, severo.

Senonché col trascorrere degli an­ni l'oratorio dei Talmberg, per la di­vozione sempre crescente dei fedeli, era divenuto troppo angusto. Di qui’ l'impellente necessità di trasportare il prezioso simulacro in sito più ampio. Fu allora deciso di trasferirlo in sede maggiormente adatta, quale la stessa chiesa di S. Maria della Vittoria.

 

XIV.

II S. Bambino ferma la sua residenza in S. Maria della Vittoria

 La solenne traslazione nello storico tempio della Vittoria si compiva il 13 gennaio 1741, vigilia della festa dei Santo Bambino. Fu un vero trionfo.

La statuina venne collocata sul se­condo altare a destra di chi entra, po­sizione assai favorevole per poter con­templare da ogni angolo del tempio le amabili sembianze del Piccolo Re. Gesù Bambino troneggia in magnifi­co tabernacolo di cristallo con statuette e rilievi d'oro, posato sopra ricco pie­destallo. Venti angeli d'argento sosten­gono questo tabernacolo.

In alto campeggia l'emblema dello Spirito Santo entro raggera dorata, con nuvole e corona d'angioletti.

L'altare, prima in legno, fu rico­struito con marmi finissimi rossi e gri­gi, ed in alto, opportunamente, allo Spirito Santo fu sovrapposta la figura del Padre Eterno che si compiace del suo Unigenito Umanato. Ai lati furono collocate due statue, di Maria Santis­sima e di S. Giuseppe, scolpite in le­gno e completamente dorate. L'altare da Papa Clemente XIII venne dichia­rato Privilegiato.

E qui fino ad oggi si venera da tutto il mondo la prodigiosa statuetta del Santo Bambino di Praga, (vedi figura in copertina). E' tanto consumata dai baci, che attraverso la leggera spoglia di cera può vedersi un involucro di tela, probabilmente attaccato al legno che forma il nucleo o l'anima della statua. Il S. Bambino, che è coperto di un camice di cera, porta esternamente un camicino di tela bianca, quindi una sot­toveste di seta bianca. Il vestitino pre­zioso è a forma di dalmatica con rela­tivo manto, quasi piviale liturgico. Gli pende al collo una crocetta: il capo o cinto di corona imperiale. La mano sinistra sorregge un globo sormontato dalla croce: l'emblema del regno uni­versale di Cristo, Re e Sacerdote.

Da notarsi che la statuetta ha un pro­prio guardaroba di vestitini. Saranno una quarantina, uno più prezioso dell'al­tro, donati per lo più da illustri perso­naggi. Oltre quello ricamato dall'Impera­trice Maria Teresa, ve n'ha uno in stile cinese, pervenuto nel 1896 da Tonserwe presso Shanghai; un altro tempestato di diamanti; altro ornato di rare perle a guisa di stelle. Sono parecchi di di­verso colore, tutti di stoffe preziose e lavoro finissimo, pegni di amore e di riconoscenza al Grande Piccino.

 

XV.

II culto si estende fuori di Praga

 Nel 1784, per la soppressione dei con­venti e istituti ordinata dall'imperatore Giuseppe II, i Carmelitani Scalzi veni­vano cacciati da Praga, e così il S. Bam­bino perdeva le sue guardie fedeli. Ma Gesù non permise che fosse chiusa la chiesa in cui era venerata la sua prodi­giosa Statuetta (venne allora eretta in parrocchia) né si affievolisse un culto a Lui tanto gradito, ché anzi, malgrado gli sforzi dell'inferno, cominciò ad esten­dersi anche fuori di Praga.

Per tal triodo vennero riprodotte dal­l'effige originale immagini e statuine, che si sparsero ovunque, seminatrici a loro volta di celasti beneficenze.

Uno scultore di Praga, incaricato di eseguire una di tali statuine, dovette recarsi più volte in S. Maria della Vit­toria. Tocco della dolce espressione del Bambino Gesù, gli domandò la grazia di non aver mai a mancare di lavoro. L'opera non era ancor terminata, che già da tutte le parti gli giungevano com­missioni di altre statue del Grande Pic­cino, e da quel giorno non mancò più di lavoro.

Intanto la divozione al S. Bambino si propaga non solo attraverso la Boe­mia, ma presto penetra in Austria, Svizzera, Germania, Olanda, Inghilterra, Spagna e Francia. Ovunque penetra l'effige del piccolo Re si rinnovano i benéfìci suoi sorrisi. In Germania vien chiamato il Grande Piccino; altrove il Bambino Miracoloso. Volentieri si legge:, quanto parla di Lui e se ne cercano le notizie con trasporto (1).

(1) Primo storico del S. Bambino di Praga fu il P. Emerico di S. Stefano o.c.d., il quale, per pubblicare il suo libro nel 1737, si servì dei numerosi manoscritti lasciati dal V. P. Ci­rillo della Madre di Dio, col felice risultato che le principali fasi di tale storia trovano la loro base sicura nei ricordi di un testimone oculare, quale fu lo stesso P. Cirillo.

 Dappertutto nobili e plebei ne pro­clamano le glorie. Nelle guerre, intere popolazioni fan la veglia per turno da­vanti al Bambino, ed è posto persino sulle porte delle città per esser liberati dall'assedio e dal saccheggio. In Baviera viene invocato nei pericoli dei viaggi. Nel Belgio s'intitolano al Grande Pic­cino conventi ed asili d'infanzia. In Ir­landa in poco tempo più di sessanta comunità religiose l'onorano e più di dodicimila persone danno il nome alla sua confraternita.

Egli è e sarà ancora il grande Viag­giatore che attraversa terre e mari e su tutti gli ostacoli riporta segnalati trionfi.

 

XVI.

In tempi a noi vicini il S. Bambino riscuote novella venerazione.

 La statuetta miracolosa viene ricer­cata in questi ultimi tempi con sempre maggior fervore. Si può affermare che oggi le copie di essa son disseminate in tutto il mondo. Egli viene invocato ai nostri giorni speciale protettore dei fanciulli, particolarmente se ammalati, nonchè protettore degli studenti, so­prattutto nel periodo degli esami.

Ovunque penetra la sua effige, ivi si rinnovano i suoi prodigi di grazia. Le Carmelitane Scalze di Lussem­burgo, nel 1889, intitolano un mona­stero al Santo Bambino di Praga Nel 1890 i Carmelitani Scalzi di Bru­xelles ne collocano con gran solennità la statua nella loro chiesa. A Lille (Nord della Francia), si erige nel 1894 in suo; onore la Compagnia della S. Infanzia. A Parigi, viene onorato nella par­rocchia di Nostra Signora dei Campi; e le Figlie di San Vincenzo fanno promessa di zelarne il culto per insigne grazia ricevuta Con ugual trasporto lei Visitandine e le Suore di Maria Ripa­ratrice a Londra, si dedicano al suo onore.

Nel 1893 i fanciulli del nuovo mondo Gli si consacrano pubblicamente, por­tandone in trionfo la statuetta prodigiosa. Nel Congo i piccoli Negri la ca­rezzano con entusiasmo, e si prostrano ai suoi piedi. Nel 1893, per opera delle Suore Carmelitane viene conosciuto ed amato anche in Cina. Dal 1898 è ono­rato dai Carmelitani Scalzi che dimo­rano sul Santo Monte Carmelo in Pa­lestina, culla dell'Ordine Carmelitano. Nel 1895 si danno a tal divozione le Car­melitane che hanno un monastero ai piedi di quella sacra Montagna, otte­nendo la guarigione miracolosa del Ve­scovo di San Giovanni d'Acri. A Naza­ret, le Suore di San Giuseppe dell'Ap­parizione intitolano al Grande Piccino un Asilo d'Infanzia, ch'Egli ricolma sempre di grazie, facendo dire: «Si vede bene che il S. Bambino riconosce il Suo paese » e per gratitudine gli dedicano anche un ospedale. Nell'Egitto i Fra­telli della Dottrina Cristiana danno tutti il nome alla congregazione del S. Bam­bino di Praga, e scrivono di Lui con un entusiasmo che rapisce.

Che più? In questi ultimi tempi venerato nelle lontane Americhe, nei l'Africa, in Asia e nell'Australia. Anche il santuario di Fatima ha il suo Bambino di Praga, dono di Mons. Bera il martire arcivescovo di Praga.

In Italia, se ancora settanta anni fa la sua devozione era poco conosciuta oggi è estesa dappertutto. A Roma 1a cara effige fu accolta nella Curia Generalizia dei Carmelitani Scalzi. Anche in Vaticano penetra il Piccolo Re, come in sua reggia. Diversi anni or sono due nobili sposi di Fiandra si facevano annunziare al Romano Pontefice sotto nome di signore e signora del S. Bambino di Praga, ed offrivano una magnifica statuetta del Grande Piccino, che il Papa accolse con evidente soddisfazione.

Nel 1894 Gli si dedicò il Pio Ricovero dei Sordomuti di Napoli, allora nascente. Anche Milano, Firenze e Genova eressero la pia Confraternita. Savona Gli elevò con gran successo un altare nella parrocchia di S. Pietro. Ferrara, Venezia, Pisa, Casale, Benevento, Tori­no, Palermo, Ancona, Lecce ed altre innumerevoli città d'Italia andarono a gara in onorarlo.

In tanta corrente d'amore doveva distinguersi soprattutto l'Ordine Carme­litano, il quale ne coltiva il culto come un patrimonio domestico. Non v'ha in­fatti chiesa dell'Ordine, ove il S. Bam­bino di Praga non riscuota venerazione. Il Carmelo di Monza nel 1930 Gli ha dedicato persino un sontuoso tempio.

Sarta Teresa del Bambin Gesù in un gruppo fotografico è rappresentata con la statua del Bambino di Praga. An­che Santa Francesca Saveria Cabrini conservava nel suo ufficio la statua del Grande Piccino.

Il piccolo Re s'è dunque conquistato i cuori. Si può dire che la prodigiosa statuetta sia ovunque penetrata, e, quel che più importa, venerata con grande frutto delle anime.

Ma la tappa più preziosa d'una tale divozione è senza dubbio quella che fece nel 1900 presso i Carmelitani Scalzi d'Arenzano (Genova) dove il S. Bambino volle erigersi un nuovo trono di grazia, da cui spandere perenni effluvi di celesti favori. Si direbbe che il Gran de Piccino abbia voluto portare un lembo di Praga nell'Italia nostra. Ivi infatti s'innalza un magnifico tempio a Lui intitolato, ed ivi si venera una riproduzione della statuina di Praga che il Divin Bambino si compiace di circonda di prodigi non meno di quella originali tanto che al presente il Santuario d'Arenzano è noto ormai in tutta Italia anche all'estero; mentre a Lui traggono da ogni parte numerosi pellegrini.

 

XVII.

Arenzano: la nuova Praga italiana

 Arenzano, ecco la nuova Praga! Il locale santuario di Gesù Bambino è come una degna appendice della chiesa praghese di S. Maria della Vittoria (1). I Carmelitani Scalzi che già aveva­no introdotto nella loro chiesina prov­visoria la divozione al S. Bambino di Praga, nel 1904 gli vollero eretto un nuovo tempio in stile rinascimento, che

(1) Arenzano si stende lungo il mare ad occidente di Genova, e dista una ventina di chilometri tanto dalla Superba che da Savona. E' collegato con le due riviere, oltre che me­diante la ferrovia (linea Genova - Savona - Ven­timiglia), con servizi da gran turismo. Dal centro di Genova si raggiunge con l'autoser­vizio interurbano S.A. Lazzi. Il Santuario è a cinque minuti circa dal centro di Arenzano, nonché dalla stazione fer­roviaria. Si può raggiungere il piazzale con qualsiasi mezzo di trasporto, compresi gli auto­pullman, per i quali vi è un capace parcheggio.

 

se non è troppo ampio, non è però meno degno del piccolo Re divino.

Bello e maestoso s'eleva fra le palme e gli aranceti, sorriso dal mare sottostante, accoccolato sopra un poggio su cui Genova veglia da vicino col suo faro, quasi orgogliosa di custodire sotto il suo sguardo gemma sì preziosa.

Venne aperto al culto il 6 settembre 1908, e ì Padri con indovinato pensiero vollero umiliarlo al Santo Pontefice Pio X, quale monumento perenne de suo cinquantennio sacerdotale, omaggio che il Papa accolse con sovrano compiacimento.

Gesù Bambino, a sua volta, si com­piaceva di mostrare il suo gradimento quando 1'8 settembre, a chiusura dei festeggiamenti per la benedizione del nuovo santuario, la sacra statuetta del Grande Piccino venne portata solenne­mente in processione per le vie di Arenzano, accompagnata da tre Vescovi. In tale circostanza un ragazzo, a letto ma­lato, riacquistava improvvisamente la sanità al passaggio della taumaturga statuetta.

Da quella data trassero al Santuario, e quotidianamente traggono da ogni parte, anime sitibonde di grazie e di conforti. Vi sostò più d'una volta la ser­va di Dio Germana Rech e vi ebbe anche alcune visioni. Vi s'incontrarono il ser­vo di Dio Raffaele Cardinale Merry del Val e il servo di Dio don Luigi Orione, tanto noto per le sue opere di carità. Qui convennero Principi di sangue e Principi di S. R. Chiesa (1). Qui pel­legrinarono la prima regina d'Italia, Margherita di Savoia, che fu al Santua­rio due volte; la duchessa Berta di Bor­bone; Umberto di Savoia ed altre illustri personalità. Qui i prodigi si moltiplica-

(1) Tra i Cardinali che furono pellegrini al S. Bambino vanno ricordati gli Eminentis­simi Merry del Val, Ragonesi, Canali, Caccia Dominioni, Tedeschini, Lercaro, Piazza, Gon­falonieri, Ferretto, Marella, oltre gli Arcive­scovi di Genova Cardinali Boggiani, Minoretti, Boetto e Siri.

 rono, facendo di questo tempio un no­vello teatro di divine munificenze.

Per tal motivo già nel 1924 il Santuario d'Arenzano veniva aggregato alla Basilica Vaticana, e quattro anni dopo il Santo Padre Pio XI, con Breve pontificio del 6 maggio 1928, si degnava decorarlo del titolo e dei privilegi Basilica Minore.

Altra data memorabile per il Santuario fu il 7 settembre 1924. In quel fausto giorno la prodigiosa effige de S. Bambino veniva ufficialmente intronata per decreto del Capitolo Vaticano. Il diadema tutto d'oro, tempesta di gemme, era stato in antecedenza benedetto per le mani auguste dello stesso S. Pontefice Pio XI. Compì il solenne rito dell'incoronazione l'Em. Card. Raffaele Merry del Val, circondato dall'Arcivescovo di Genova e da altri numerosi Prelati, tra i quali Mons. Canali e Mons. Caccia Dominioni, più tardi anche Cardinali. Particolare degno di nota fra l'immenso pubblico era presente rito anche un giovane seminarista, quale più tardi sarebbe divenuto il Card. Giuseppe Siri, Arcivescovo di Geno­va (1).

Etere potente tra il Santuario e gli innumerevoli devoti del Grande Piccino è sorta ad Arenzano la Pia Unione del S. Bambino di Praga, che conta attual­mente circa quattro milioni d'ascritti.

Inoltre dal 1905 un bollettino illu­strato, dal titolo Il Messaggero del San­to Bambino di Praga, si riempie men­silmente delle narrazioni dei prodigi che opera di continuo il taumaturgo Bambino Gesù. Il numero degli abbo­nati si avvicina ormai ai cento mila.

Pia Unione e bollettino mirano a mantenere sempre vivo il culto del pic­colo Re vittorioso e propagarlo in mez­zo al popolo cristiano, facendo cono­-

(1) Sullo spiazzo dinanzi al Santuario, e precisamente sul luogo medesimo dove si com­piva il rito dell'Incoronazione, s'erge al pre­sente bianca colonna di travertino, sormontata da fulgida statua di Gesù Bambino in bronzo dorato.

 scere ovunque ed apprezzare una devo­zione che si mostra quotidianamente as­sai efficace per ottenere le più belle grazie del Cielo.

All'ombra del Santuario di Gesù Bam­bino sorge dal 1951 un vasto edificio, tutto aria e luce, dove si educano giovi­netti che mostrano inclinazione alla vi­ta religiosa del Carmelo, per essere un giorno addetti al servizio del Piccolo Re divino nel suo Santuario, apostoli del Bambino Gesù.

 

 TRA LE MERAVIGLIE DEL TAUMATURGO BAMBINO

 II Grande Piccino ed i peccatori

 «Io non sono venuto sulla terra per i giusti, ma per i peccatori. Ho desiderio che si convertano » così affermò il di­vin Salvatore. E quante volte attraverso la sua statuetta di Praga ha dato Egli prova della sua infinita misericordia!...

Nel 1702 un ladro tentò di rubare i ricchi ornamenti del S. Bambino, ed en­trato in S. Maria della Vittoria già sten­deva il braccio per impadronirsi della crocetta d'oro che brillava sul petto del­la statua, allorché, gli parve di udire queste parole: « Io sono Gesù, e tu osi offendermi? ». Nello stesso istante si sentì paralizzato in tutta la persona, in­capace di fare qualsiasi movimento. Comprese allora la sua colpa, ne doman­dò umilmente perdono, e promise di co­minciare una vita migliore. Tanto bastò, perché quelli invisibili vincoli si scio­gliessero. Egli se ne uscì completamente mutato, come più tardi in punto di mor­te attestò con giuramento al sacerdote che lo preparava all'estremo passaggio.

Un uomo, che da molto tempo s'era allontanato da Dio, si presentò un gior­no al confessionale. « Padre, - egli disse al sacerdote - io non so vera­mente perché sia qui venuto, giacché non ho né pentimento, né volontà di convertirmi ».

Il confessore l'esortò, tentò di com­muoverne il cuore, ma tutto inutilmen­te; era tempo perduto. « Almeno esclama egli finalmente, - andate al­l'altare del S. Bambino Gesù e recitate questa semplice preghiera: Divin Fanciullo Gesù, illuminatemi, soccorretemi, affinché io possa avere le disposizioni necessarie per fare una buona confes­sione ». Il peccatore obbedì. Il suo cuore fino allora sì duro s'intenerì, ed egli, toccò finalmente dalla grazia, si con­fessò con umiltà e profonda contrizio­ne. Quando uscì di chiesa, benediceva commosso la grande misericordia del Bambino Gesù.

Nel 1914 certo Mauro N., colpito da inesorabile morbo nel fiore dei suoi 25 anni, s'avviava alla tomba, e, quel ch'è peggio, all'eterna rovina. Era vis­suto lontano da Dio, né dava ascolto a chi l'esortava a ricevere i santi Sacra­menti. Buon per lui, che venuto a visi­tarlo un suo compagno d'infanzia, do­po avergli parlato del S. Bambino di Praga, gli pose al collo la medaglia del divin Bambino che il malato per condi­scendenza accettò. Gesù gli parlò così al cuore, lo mutò come per incanto, ed il giovane, dandosi vinto, ricevette i Sa­cramenti con sensi di vera pietà. Sopravvisse ancora pochi giorni, porgendo segni non dubbi di sincera conversione. Parimenti nel 1914 a Brescia un vec­chio che da anni non si accostava ai Sacramenti, ebbe uri attacco di apo­plessia. Il pericolo imminente fu scon­giurato, ma il malato rimase grave per l'estrema debolezza. Non si parlava pe­rò né di Dio né di anima. Gli fu posta sotto il guanciale una immagine del S. Bambino di Praga, ed ecco poco do­po lo stesso infermo chiedere sponta­neamente: « Chiamatemi un sacerdote». Si confessò e ricevette Gesù Eucaristia, in mezzo alla più viva soddisfazione sua e dei congiunti che non finivano di ringraziare Gesù Bambino.

 

Il  Bambino Gesù di Praga ed i fanciulli

 I fanciulli furono sempre i predi­letti di Gesù mentre viveva sulla terra, e questa predilezione continua ancora dal cielo.

Nella storia del S. Bambino di Praga si direbbe che abbia per essi le sue grazie più belle, specialmente se infermi.

Cominceremo con la descrizione di due segnalati favori concessi in Praga stessa. Un bimbo di due anni, Giovanni Weidner, in seguito a vaiolo era di­ventato cieco. Tutti i rimedi prescritti dalla scienza medica furono adoperati, ma invano. La mamma si rivolse allora al S. Bambino Gesù. Un giorno lascia il piccino che stava mangiando un grap­polo d'uva nel suo lettino e si reca ad assistere alla S. Messa che vien cele­brata secondo la sua intenzione all'al­tare del santo Bambino. Durante tale tempo la sorella di Giovanni s'accorse che gli occhi del bimbo si aprivano alla luce, e non n'ebbe più alcun dubbio quando lo vide gettare ad uno ad uno in uno stesso punto tutti gli acini d'uva. Quando la mamma fu di ritorno: «Mam­ma, le disse, Giovanni non è più cieco! vede come noi! ». La felice madre potè constatare la verità, e corse subito in chiesa a ringraziare il taumaturgo Bam­bino.

Analogo è un altro prodigio a favore del figlio di un medico di Praga, pur egli in seguito a vaiolo diventato cieco. Il babbo con la moglie volle condurlo ad ascoltare una Messa che si celebrava all'altare del Bambino Gesù. Il medico della terra non poteva che ricorrere al divin Medichetto del cielo. Tutto ad un tratto il ragazzo esclama fuori di sé « Mamma, ci vedo! Vedo il Bambino Ge­sù sull'altare! ». Era vero. Egli aveva improvvisamente riacquistata la vista.

Il quattrenne Benvenuto Rugnoni nel 1914, a diporto con i genitori per le vie di Arenzano, staccandosi d'un tratto dalle mani dei parenti traversa la strada, mentre passa una macchina che lo travolge sotto le ruote. Fu un gri­do solo di tutti i presenti. L'autista fug­gì. Nessuno osa più guardare sotto la macchina, per non vedere un cadavere maciullata. Quando finalmente si sol­levò a braccia l'automobile, ecco uscirne incolume il bimbo il quale agli astanti che non sanno se sia sogno o realtà di­ce: « Tengo la medaglia di Gesù Bam­bino, e perciò quando rimasi investito, io l'ho chiamato. Egli venne a salvarmi». Il babbo, Ing. Amleto Rugnoni, com­mosso e riconoscente, portò subito il graziato ai piè del Bambino Gesù nei suo santuario.

Francesco Sanguineti di Genova Prà, di anni tre, cadde, non si sa come, in una grossa pentola d'acqua al massimo dell'ebollizione. Accorsero i parenti ad estrarnelo, ma il piccino era già tutto una piaga. Il medico sopraggiunto di­chiarò che si trattava di scottature di terzo grado e ch'era impossibile salvar­lo. La diagnosi venne confermata poi da un consulto di dottori.

Il babbo, visto che disperavano i medici terrestri, ricorse al Medico cele­ste, e con l'olio della lampada che arde dinanzi al Bambino nel santuario di Arenzano cominciò ad ungere il corpi­cino del bimbo. Poco dopo il piccolo Francesco, che più non dava segno di vita, cominciò a respirare regolarmente, riprese a parlare, ed in breve riebbe la pelle in tutto il suo corpicino. Il S. Bam­bíno di Praga l'aveva completamente risanato.

Un fanciullo di Santiago, di 4 anni e mezzo, a nome Giacomo Tellez, stava una sera del 1939 trastullandosì, tenen­do inconsideratamente in bocca uno spillo piuttosto grande, quando senza avvedersene l'ìngoia. Trasportato d'ur­genza all'assistenza medica, sì tentarono i rimedi più pronti e decisivi per far­glielo espellere, ma invano. Il fanciullo cominciò a provare sintomi di male, straziato da interne punture; era presso a soffocare. D'un tratto, il fanciullo ha un'ispirazione: prende in mano la me­daglina del Bambino di Praga che porta al collo, quale ascritto alla sua Confra­ternita, ed esclama: « Bambino Gesù, salvatemi! lo muoio! ». D'un tratto gli prende il vomito, ed ecco venir fuori lo spillo. E' salvo!

Lo stesso anno avviene un segnalato favore a Bengasi. La piccola Emma, 4 anni, figlia del Rag. Giuseppe Rossi, cadde dal 2° piano di casa, battendo a capo fitto sul marciapiede in cemento. Raccolta in un lago di sangue venne trasportata in una. clinica dove i pro­fessori le riscontrarono la frattura della base cranica con fuoruscita di sangue e materia grigia dall'orecchio sinistro. La diedero senz'altro perduta. Una pia signora, dotata di fede ardente, esortò i genitori a far ricorso al S. Bambino di Praga, e tosto s'innalzarono suppli­che. Appena formulata la preghiera, ces­sò subito l'emorragia all'orecchio. I cuo­ri allora si aprirono alla speranza, men­tre i professori invece escludevano nel modo più assoluto la guarigione della bambina. Ma la scienza non aveva cal­colato sull'efficacia della preghiera. Il S. Bambino che tanto si compiace di esaudire le anime di fede, doveva pre­sto manifestare la sua onnipotenza. Do­po 5 giorni ecco giungere per via aerea da Arenzano l'olio della lampada del S. Bambino che era stato chiesto tele­graficamente, e subito si fanno le un­zioni sulla bimba. E' appena finita la preghiera che accompagna le unzioni, quando Emma domanda da mangiare. Nello stesso istante comincia a miglio­rare: dopo qualche giorno è fuori pe­ricolo. Sottoposta ad una radiografia, risultò che la fanciulla aveva riportato una vastissima frattura del cranio, che si estendeva per tutto il lato sinistro del capo, ciò che, a detta dei Professori medesimi, conferma in modo assoluto il carattere prodigioso della guarigione.

Quasi identico il caso del piccolo An­tonio Almirall di cinque anni, accaduto l'anno appresso. Il fanciullo precipitò da un terrazzo nel sottostante cortile, battendo la testa contro una grossa pie­tra. Il colpo fu terribile, ed il bimbo ri­mase come morto, mentre sangue in quantità gli usciva dalla bocca e dalle orecchie. I medici che videro il bambino gli diedero appena qualche ora di vita.

La mamma però non si perdette di fi­ducia e, ponendogli sotto il guanciale un'immagine del S. Bambino di Praga, supplicò il grande Amico dei pargoli di salvargli il figlio. Verso le tre della notte l'agonizzante sembra svegliarsi e chie­de: « Mamma, dov'è il Bambino Gesù che mi guarisce? ». La madre prende l'immagine e gliela dà a baciare. Il fan­ciullo allora: « Bambino Gesù, guarisci­mi! ».

Appena fatta questa preghiera, il pol­so comincia a farsi sentire, aumentando sensibilmente. In breve, contro ogni umana previsione, il fanciullo risanava pienamente.

Teresa Ratto di Loano (Savona) af­fetta ad otto anni di meningite cerebro­spinale acuta, condannata dal verdetto della scienza, più non dava segno di vita. I genitori straziati già erano in procinto di vestirla per la sepoltura, sicuri del decesso. D'un tratto però il suono delle campane del Monte Car­melo che chiamavano i fedeli alla no­vena del Bambino di Praga ricordò lo­ro il celeste Amico dei fanciulli. Fu un attimo: ricorsero subito all'olio della sua lampada, e pieni di fede unsero con quello la morticina, che tosto riprese vita. Dopo qualche tempo la fanciulla era completamente guarita, senza alcu­na di quelle conseguenze funeste che suol lasciare il terribile morbo.

Nell'ottobre del 1943 s'effettuava a Cogoleto (Genova) un'incursione. Si era nel periodo della seconda guerra mondiale. Una piccina di 33 giorni, Ro­sa Elsa Giusto di Mario, dormiva placida nella sua culla. Ma ecco un colpo sordo, seguito dal rotolar di macerie. La ca­mera è precipitata: la piccina scompar­sa. E' un grido: « S. Bambino, salva­teci! » Ma un secondo colpo distrugge del tutto la casa, e tra l'altro getta dal­l'altezza del 3° piano la mamma della bimba, che va a sbattere contro un al­bero, senza averne però nocumento ve­runo. Quando cessò il bombardamento in cui trovarono la morte parecchie persone, cominciò l'opera pietosa dello sgombero delle macerie. Ma tutti sono d'avviso che la bimba sia sfracellata. Il lavoro procede con cautela. I genitori non cessano di supplicare: « Bambino Gesù, salva la nostra creaturina! ». Do­po un'ora e mezza d'intenso lavoro par di sentire di sotto alle macerie, soffo­cato, un gemito infantile: s'individua il posto; si muovono in quel punto i detriti, ed ecco apparire la piccina im­polverata. E' capovolta. Sarà morta o viva?... Momento di ansia... Il babbo si precipita su di essa, la raccoglie: è vi­va, sì, perfettamente illesa e sana. Per molto tempo si parlò nei dintorni della bimba di appena 33 giorni, caduta dal terzo piano e sepolta sotto due metri di macerie senza restarvi soffocata o ferita. Tutti riconobbero nel fatto sin­golare una grande grazia, anzi un vero miracolo del Bambino Gesù.

 

II S. Bambino di Praga e gli ammalati

 Ben a ragione il S. Bambino di Pra­ga venne chiamato l'onnipotente Medi­chetto; le guarigioni ottenute mediante la sua invocazione, il contatto della sua medaglia, e più ancora, mediante le un­zioni con l'olio che arde nella sua lam­pada sono davvero innumerevoli.

Nel 1914 certa E. V. di Arenzano, affetta da male d'occhi, divenne poco a poco cieca. Nella sua profonda tri­stezza si rivolse al S. Bambino di Praga con formale promessa che se avesse po­tuto rivedere qualche po', sarebbe salita al suo santuario per ringraziarlo. Dopo pochi giorni cominciò a vedere confu­samente, quindi a poco a poco distin­tamente, sino a riacquistare del tutto la vista.

Un uomo di circa quarant'anni, fra­tello di una religiosa del Carmelo di Meaux (Senna e Marna), fu colpito da una febbre tifoidea sì violenta che lo gettò in uno stato di pazzia furiosa, on­de era quasi impossibile stargli ap­presso. Un giorno gli si fece vedere la medaglia del Bambino Gesù di Praga, e subitamente il fébbricitante divenne dol­ce come un agnello, mentre entrava in convalescenza.

La moglie di un cocchiere era con­dannata all'immobilità per un male ad una gamba, ribelle ad ogni rimedio. Il suo figlio maggiore, di dodici anni, un giorno riceve una moneta per regalo. «Mia madre soffre molto; - dice fra sé, - quale felicità se il Bambino Ge­sù volesse guarirla! » Subito fa acqui­sto con quel denaro di un'immagine del Bambino Gesù di Praga e tutto giulivo la porta a casa. « Mamma, - le dice, - applica questa immagine sul tuo ma­le; certamente il Bambino Gesù ti gua­rirà ». « No, mio caro, risponde la sof­ferente, non sarebbe rispetto usare in tal modo di questa santa immagine». « Oh, mamma, fa quel che ti dico; il Bambino Gesù non si disgusterà, ma ti guarirà, come guarì molti altri con questo stesso mezzo ». La madre cede finalmente alle ripetute istanze di suo figlio, e subito i dolori fino allora in­tollerabili cessano come per incanto. La sua guarigione fu sì rapida e per­fetta che il medico non potè attribuirla che a un vero miracolo.

Nel 1941 Vincenzo Damonte di Cam­pochiesa (Savona), causa una scalfittu­ra al piede destro, contrasse l'infezione tetanica. Fu trasportato d'urgenza al­l'ospedale di Albenga, ma nessuna cura valse ad arrestare il male. Non c'era da aspettarsi che la morte. Ven­ne perciò munito degli ultimi Sacra­menti. Immaginare lo strazio della mo­glie e dei figli! Ma mentre l'infer­mo peggiorava, vi fu chi propose d'affi­darlo al Bambino Gesù, usando l'olio della sua lampada. Bastò la prima un­zione per segnare un lieve miglioramen­to. Si raddoppiarono le preghiere, le unzioni si ripeterono, ed ecco dopo po­chi giorni l'infermo lasciar l'ospedale, perfettamente ristabilito.

 

Il Santo Bambino negli incidenti

 I1 2 giugno 1955 la giovane Cazzani­ga Giovanna di Sesto S. Giovanni (Mi­lano) percorreva in bicicletta la strada che da casa sua doveva portarla ad al­tro paese, quando venne a traversare un passaggio a livello incustodito. Caso volle che proprio in quel momento stesse per transitare un treno, da lei non previsto. Colta così all'improvviso, si accingeva disperatamente a traver­sare il binario nella speranza di uscirne fuori in tempo, ma sia per la fretta che per la confusione inciampò nelle rotaie e finì per terra con la bicicletta lungo la strada ferrata. La ragazza si vide perduta ed emise un grido d'invocazio­ne a Gesù Bambino. Nello stesso mo­mento passava il treno.

Appena sfrecciato, qualcuno che aveva assistito allibito allo spettacolo, accorse ritenendo di trovare la ragazza sfracellata, ma ella invece si alzava da sola, pallida, sì, con gli occhi fuori del­l'orbita dallo spavento, ma illesa, sal­va. Solamente la bicicletta ne aveva pagato le spese.

La Cazzaniga si recò in seguito ad Arenzano a ringraziare il suo Salva­tore, offrendo un quadro votivo che la rappresenta distesa sulle rotaie al pas­saggio fatale del treno. L'esito del fatto ha indubbiamente del miracoloso.

Il pomeriggio dell'8 settembre dello stesso 1955 giungeva in Liguria a bordo del suo « galletto » Giuseppe Caffi di Sergnano Cremasco. Suo progetto era di recarsi il mattino seguente al san­tuario di Arenzano per far le sue divo­zioni e così sciogliere un voto a Gesù Bambino. Intanto s'avviava alla volta di Varazze per trascorrervi la notte pres­so alcuni parenti.

Stava percorrendo la statale Genova­ - Savona, quando fuori Cogoleto, nei pressi di Piani d'Invrea, mentre abbor­dava una curva in salita piuttosto dif­ficile - e non meno pericolosa perché a strapiombo sul mare - egli sbandava paurosamente. Finì per cozzare contro la spalletta del muro, e quindi, sbal­zato dal sellino, piombare giù per il di­rupo sottostante.

Il Caffi si risvegliava un paio d'ore dopo all'ospedale di Varazze, dove ap­prendeva di essere stato raccolto come morto tra i rami di un cespuglio. Vi­sitato attentamente dai medici veniva trovato perfettamente incolume. Quel cespuglio, l'aveva trattenuto impedendo che si fracassasse in fondo al dirupo

Il graziato, in segno di riconoscenza, fece erigere sul luogo della pericolosa curva una colonnina votiva con la sta­tua del S. Bambino di Praga, Colui che l'aveva salvato da sicura morte.

Altro favore è la salvezza di due al­pinisti bergamaschi. Ecco come si svol­se il fatto.

Tre amici avevano organizzato una escursione sulla Presolana. Partirono di buon'ora il mattino del 28 maggio 1959, quando verso le dieci il capo cordata, per l'improvviso sganciamento di un chiodo in parete e la conseguente rot­tura della corda che lo legava agli al­tri, faceva un volo spaventoso di 300 metri sfracellandosi sul sottostante ghiaione. Gli altri due, certi Giovanni Fustinoni e Angelo Berlanda, dovevano subire la stessa sorte, ma ebbero la for­tuna di cadere su un breve terrazzo sporgente dalla parete, trattenuti en­trambi alla roccia dalla corda. Impressionatissimi proruppero in grida dispe­rate, ma non furono intesi che sul far della sera, allorchè l'oscurità impediva ormai ogni opera di soccorso. Così i due bloccati dovettero rimanere in quella pericolosa posizione tutta la notte, fino al giorno seguente, mentre il maltempo infuriava sulla Presolana. Dovevano ne­cessariamente morire.

Ma Gesù Bambina su di essi vegliava. L'uno e l'altro appartenevano a fa­miglie divote del miracoloso Bambino, ed a Lui erano stati raccomandati. Di più la mamma di Fustinoni, non es­sendo riuscita a dissuadere il proprio figlio dall'escursione, gli aveva infilato nel taschino della borsa a tracolla una medaglia di Gesù Bambino, intendendo, così di affidarlo alla sua protezione. E la divina protezione non mancò né sul­l'uno né sull'altro.

Quando infatti i due rocciatori ven­nero raggiunti dalla squadra di soccor­so - era il mezzodì del giorno se­guente - si trovavano, sì, in preda ad acuto collasso, ma vivi, incolumi. Non avevano riportato che poche ferite super­ficiali alla fronte e alle gambe, guaribili in pochi giorni, sì che presto si ripre­sero.

Come questi, altri innumerevoli epi­sodi potrebbero attestare la presenza di Gesù Bambino nelle diverse sciagure. Non si contano più quelli che, essendo suoi divoti o dopo averlo invocato, hanno sentito, in un modo o nell'altro, la potenza della sua mano soccorritrice. Ma per non renderci prolissi faccia­mo punto, rimandando i lettori alle pagi­ne del bollettino Il Messaggero del S. Bambino di Praga, dove ogni mese si trova una vera fioritura di grazie. Og­gi, non meno del passato, esse conti­nuano ad attestarci l'efficacia della di­vozione al Grande Piccino, mentre ci mostrano quanto Egli gradisca d'essere onorato attraverso la sua statuetta, sot­to il titolo di Bambino di Praga.

Fedele all'antica sua promessa «Più voi mi onorerete, più Io vi favorirò » Gesù Bambino prosegue la sua missio­ne benefica e a tutti risponde con una pioggia ininterrotta di benedizioni. La sua destra non é mai vuota di grazie. Sarà Egli sempre, quale lo saluta il mon­do, il Miracoloso Bambino di Praga.