Tra
le sciagure che hanno funestato la fede e la pietà cristiana, purtroppo col
consenso dell"Autorità Ecclesiastica, l'ultima in ordine di tempo (ma,
quale altra sarà già in atto, o sta per esserlo?), c'è la "Comunione
sulla mano", ossia l'usanza entrata malauguratamente in vigore nella Chiesa
cattolica di dare e di ricevere la Comunione depositando la sacra Ostia su una
mano del fedele, il quale poi, provvede da sé a comunicarsi.
Molti
fedeli e qualche raro sacerdote, che ancora hanno la fede ed il rispetto verso
il SS. Sacramento, rifiutano decisamente questa abominevole pratica, non tutti
però, specialmente tra i fedeli i quali hanno meno esperienza dei sacerdoti, si
rendono conto della ragione più grave per cui ricevere la Comunione in questo
modo è illecito e sacrilego; la caduta, cioè la dispersione e la conseguente
profanazione delle sacre Specie, benché sotto forma di minuscoli frammenti, che
essi pure sono il Corpo Santissimo di Nostro Signore Gesù Cristo.
Quasi
tutti i fedeli (veramente fedeli), che rifiutano la pratica sacrilega della
Comunione sulla mano, ne motivano la loro giusta avversione col rispetto
profondo che nutrono verso l'Eucaristia, professano umilmente la propria
indegnità di toccare il sacro Corpo del Signore senza avere le mani consacrate
come quelle del sacerdote e non ardiscono, perciò, prendere in mano l'Ostia
santa per comunicarsi da soli. E' un motivo buono e lodevole, che onora quelli
che ancora credono nella presenza reale di Nostro Signore Gesù Cristo nel Pane
eucaristico e temono di offenderlo, o anche solo di mancargli di rispetto.
Ma
il sacrilegio non consiste soltanto in questo, che in casi particolari e nella
dovuta maniera, si può anche fare; bensì soprattutto nel fatto già su
accennato che nel dare e nel ricevere la Comunione, dall'Ostia si staccano
spessissimo frammenti, i quali con la Comunione data nel modo tradizionale e
l'uso del piattello, vi cadono sopra e vengono recuperati alla fine della
distribuzione, mentre con la Comunione data e ricevuta sulla mano i frammenti
che cadono vanno dispersi per terra, quindi calpestati o spazzati via. Insomma
vengono inevitabilmente profanati. E poiché non si tratta di semplice
disgrazia, ma di un fatto conosciuto, previsto e volutamente causato, si tratta
di un vero e proprio sacrilegio.
Tanto
accecamento nel mondo cattolico sarebbe incredibile se non fossimo abituati a
vedere il SS. Sacramento già profanato in molte maniere, ma questa è forse la
più grave in quanto la profanazione è evidente, è certa, è prevedibile e
facilmente evitabile, essendo questa sacrilega pratica perfettamente inutile.
Qualcuno, per non contraddirsi (è infatti una solenne contraddizione fare
professione di fede cattolica, protestare rispetto per il SS. Sacramento e poi
usare una pratica che ne causa inevitabilmente una gravissima profanazione),
sostiene che nei frammenti di Pane consacrato non c'è più la reale presenza
del Signore!
Così
la Comunione portata in una frazione di Ostia agli ammalati che non possono
deglutire sarebbe una finzione, e la cura del sacerdote di recuperare i
frammenti caduti sul piattello, o di purificare ben bene il calice ed i vasi
sacri su cui sono rimaste gocce o particelle del SS. Sacramento, non sarebbe
altro che un inutile scrupolo. Ci proponiamo pertanto di esaminare la dottrina
della Chiesa sulla presenza reale di Nostro Signore Gesù Cristo
nell'Eucaristia, la grave responsabilità di chi pratica la Comunione sulla mano
e l'assoluta illiceità di questa pratica, che rimane moralmente vietata
nonostante la "autorizzazione" concessa dall'Autorità religiosa.
Ricordiamo
solo alcune verità essenziali riguardanti la SS. Eucaristia, quelle che
interessano direttamente la questione che stiamo trattando, verità solennemente
dichiarate di fede, che si debbono credere per non cadere nell'eresia e per non
incorrere nelle scomuniche comminate dai sacri Concili.
1°
) Cristo è realmente e totalmente presente nel Pane consacrato
In
ogni Ostia consacrata vi sono il Corpo ed il Sangue di Cristo insieme alla sua
Anima e Divinità, e quindi tutto Gesù Cristo veramente presente. Lo ha
definito il Concilio di Trento:
"Se
qualcuno negherà che nel SS. Sacramento dell'Eucaristia è contenuto veramente,
realmente e sostanzialmente il Corpo e il Sangue insieme con l'Anima e la
Divinità di Nostro Signore Gesù Cristo e, perciò, tutto il Cristo, SIA
SCOMUNICATO". (D. 883)
2° ) Cristo è totalmente presente nelle singole parti di ciascuna specie, fatta la separazione
Spezzando
l'Ostia in molte parti, anche minutissime, tutto il Cristo rimane presente in
ciascuna di esse. Definito dal Concilio di Trento: "Se qualcuno negherà...
che Gesù Cristo si trova tutto sotto le singole parti di ciascuna specie, fatta
la separazione, SIA SCOMUNICATO". (1).885)
Per
capire questa dottrina, i Teologi spiegano che nella transustanziazione il Corpo
di Cristo prende il posto della sostanza del pane, ed è perciò presente
nell'Ostia consacrata allo stesso modo con cui vi era presente la sostanza del
pane. Il pane non ancora consacrato, anche se viene sbriciolato, contiene tutta
la sostanza in ogni briciola e frammento. Non è perduta la sostanza del pane,
tanto che se le briciole ed i frammenti venissero nuovamente riuniti,
costituirebbero il pane di prima. Così il Pane consacrato dell'Eucaristia,
anche se viene sbriciolato, contiene ancora il Corpo di Cristo, cioè tutto il
Cristo, in tutte ed in ciascuna parte, per piccola che sia, dell'Ostia
spezzettata e frantumata (Cfr. S. Th. III 76,3), in modo che, raccogliendo
accuratamente tutti i frammenti e potendoli riunire, torneremmo ad avere ancora
l'Ostia di prima.
3° ) Il Signore permane realmente presente nel Pane consacrato anche dopo la celebrazione eucaristica
Terminata
la S. Messa, il Pane consacrato sotto forma di ostie che non sia stato
consumato, contiene ancora il Corpo del Signore e viene appunto conservato nel
Tabernacolo, per essere adorato e distribuito a chi desideri comunicarsi. E' di
fede definita nel Concilio di Trento:
"Se
qualcuno dirà che ... il Corpo ed il Sangue di Nostro Signore Gesù Cristo...
è presente solo fino al momento della Comunione ... e non oltre, e che nelle
Ostie consacrate (non consumate, N.d.A.) dopo la Comunione non rimane il vero
Corpo del Signore, SIA SCOMUNICATO". (D. 886-9)
Se
è così per le Ostie non consumate rimaste dopo la Comunione, sarà
altrettanto, così secondo la dottrina precedentemente esposta (n. 2), anche per
i frammenti di Ostie che si staccano e cadono durante la distribuzione della
Comunione, i quali con la pratica della Comunione sulla mano vanno dispersi,
calpestati o spazzati via, ovvero gravemente profanati.
Questo
lo sappiamo dalla stessa esperienza: dalle ostie grandi e piccole, confezionate
per la S. Messa e per la Comunione dei fedeli, si staccano dei frammenti.
Si
staccano quando le ostie sono ancora contenute nell'apposita custodia e si
depositano sul fondo di quest'ultima. Si staccano quando le Ostie già
consacrate sono conservate nella pisside, la quale dopo qualche tempo ha il
fondo ricoperto, appunto, di frammenti. Si staccano ancor più quando il
sacerdote prende le Ostie per distribuire la Comunione ai fedeli. I bordi delle
particole sono fragili ed è facile che nel venire afferrate qualche frammento
si stacchi, rimanga ancora tra le dita insieme all'Ostia e cada nell'istante in
cui il sacerdote la depone in bocca o sulla mano del fedele.
Ma
con l'uso tradizionale di dare la Comunione, cioè deponendo l'Ostia nella bocca
del fedele, i frammenti che si staccano cadono sul piattello tenutogli sotto il
mento dall'inserviente o dallo stesso comunicando, venendo recuperati al
ritorno all'altare. Con l'uso, invece, della Comunione sulla mano, i frammenti
rimangono sulla mano del fedele, che di solito non ci guarda nemmeno, non ci
bada o non se ne accorge, finendo poi per terra dove vengono calpestati,
spazzati via, profanati.
Ciò
è ben noto. I sacerdoti tutti lo sanno molto bene, perché come si è detto, ne
hanno quotidiana esperienza. Anche i sacerdoti giovani, che vengono istruiti a
dare la Comunione sulla mano e non fanno uso del piattello, conoscono ugualmente
questo particolare delle Ostie di perdere i frammenti, talora anche senza essere
toccate. I fedeli hanno di ciò minore esperienza e sono meno colpevoli dei
sacerdoti, però almeno gli adulti, che al catechismo ne sono stati istruiti ed
è stato loro insegnato a tenere bene il piattello sotto il mento, spiegandone
le ragioni, dovrebbero ricordarlo. In ogni modo, debbono tutti esserne informati
per evitare la profanazione del SS. Sacramento.
La
caduta dei frammenti è ancora più facile quando le Ostie nella pisside sono
rimaste poche e si trovano quasi immerse nei frammenti.
Questi
vengono sollevati insieme alle Ostie e non raggiungono la bocca del comunicando;
finiscono sul piattello, se il modo di dare la Comunione è corretto cioè come
si è sempre fatto, o per terra con l'inutile novità della Comunione sulla
mano. Insomma, nella distribuzione della Comunione i frammenti di Pane
consacrato, se non sempre in ciascuna Comunione, però assai spesso, certamente
si staccano e cadono come sempre è avvenuto.
E
se è sempre successo, anche continuerà a succedere. Perché mai dando la
Comunione sulla mano del fedele non dovrebbe più succedere? Donde questa
sicurezza? E' certo invece il contrario, che succederà ancora ed anzi molto di
più. Con la Comunione data deponendo l'Ostia sulla mano del fedele, l'occasione
di caduta dei frammenti per lo meno si raddoppia, in quanto i passaggi della
sacra Ostia dalla pisside alla bocca del comunicando sono due e non uno
soltanto: il primo dalla pisside alla sua mano, durante il quale possono cadere
frammenti come dalla pisside alla sua bocca; il secondo dalla mano dell'
autocomunicando alla bocca dello stesso, durante il quale possono cadere altri
frammenti, più ancora che nel primo passaggio, perché il fedele è meno
pratico ed ha minore cura del sacerdote (del sacerdote cosciente e zelante).
Ed
altri frammenti, perciò, cadono in terra, o sulla sua veste e poi in terra.
Forse la cosa sarebbe un po' diversa se a comunicarsi fosse un sacerdote, che si
suppone essere più esperto, attento e prudente. Ma i laici di solito non lo
sono, e poi ora, non vengono nemmeno istruiti ad avere la massima cura e la
certezza di caduta dei frammenti si è raddoppiata ed anche triplicata.
Con la pratica della Comunione sulla mano è certa la profanazione del SS. Sacramento
Poiché
nel dare la Comunione qualche frammento di Ostia, prima o poi, certamente si
staccherà e cadrà, e poiché con la pratica della Comunione sulla mano i
frammenti di Ostia che si staccano e cadono vanno certamente ed inevitabilmente
dispersi al suolo, ne deriva logicamente che la pratica di dare e di ricevere la
Comunione sulla mano è causa certa di grave profanazione del SS. Sacramento,
per cui tale pratica è assolutamente illecita e sacrilega.
Coloro
che difendono questa abominevole pratica, dicono che anche con la pratica
tradizionale di dare e ricevere la Comunione può succedere lo stesso. Sì,
anche con la pratica tradizionale di dare la S. Comunione ed in altre
circostanze, pure con tutta la diligenza e la prudenza del sacerdote cosciente,
può succedere che qualche frammento di Ostia vada disperso, ma moralmente non
è la stessa cosa. Può succedere anche di causare la morte di qualcuno per pura
disgrazia, pure con tutta la prudenza e la diligenza usata per evitarlo, ma
moralmente non è la stessa cosa che provocare la morte di qualcuno per
gravissima negligenza; peggio poi, se la morte è certamente prevista e
ciononostante, volere compiere l'azione che avrà effetto mortale.
Questo
è un vero omicidio, mentre nella pura disgrazia non c'è colpa alcuna e non si
può parlare di omicidio, né volontario né colposo. Non si può pertanto
giustificare la volontà di uccidere o di provocare per grave negligenza la
morte di qualcuno, dicendo poi che si può causare la morte anche per disgrazia.
E non si può giustificare la profanazione del SS. Sacramento provocata dalla
pratica della Comunione sulla mano, dicendo che tanto succede anche con la
pratica tradizionale di dare e di ricevere la Comunione. C'è il peccato quando
un'azione cattiva è compiuta con piena avvertenza e deliberato consenso: la
Comunione sulla mano è un'azione cattiva per la profanazione del SS. Sacramento
da essa provocata; è compiuta con piena avvertenza almeno dal sacerdote, che
non ignora il fatto della caduta e della dispersione dei frammenti di Ostia
sacra; ed è compiuta con deliberato consenso, perché la si vuole
deliberatamente fare, benché sia, oltre tutto, perfettamente inutile. La
pratica della Comunione sulla mano è, pertanto, gravissimo peccato e gravissimo
sacrilegio.
1
pericoli sono di tre tipi:
1°)
Pericolo semplicemente possibile. E' normale. Noi ci troviamo costantemente in
qualche pericolo, nonostante tutta la prudenza che possiamo usare. Evitare un
pericolo non dipende sempre dalla nostra prudenza. Pericolo di cadere e di farci
male. Pericolo di sbagliare e di averne un danno. Pericolo di un incontro
sgradito. Pericolo di ammalarci. Pericolo anche di morire. Ecc. ecc.
Sulla
terra non si può essere assolutamente sicuri dai pericoli e non c'è che da
affidarci alla Provvidenza. E c'è anche il pericolo, pure con tutta la prudenza
e la diligenza che si possa usare, che qualche frammento di Pane consacrato
cada, si disperda e non sia più ritrovato. Non c'è colpa. La profanazione è
solo materiale.
2°)
Pericolo più o meno grave. Ci sono situazioni e condizioni in cui il pericolo
si fa più probabile, talora molto probabile. Si può affrontare lecitamente,
purché vi sia una ragione proporzionalmente grave che lo giustifichi e si usi
pure sempre la debita prudenza possibile. Il Pane consacrato, messo nelle mani
di quelli che si presentano nel momento della Comunione, corre il gravissimo
pericolo di venire sottratto da malvagi a scopo sacrilego e non c'è alcuna
ragione che possa giustificare tale pericolosa pratica.
3°
) Pericolo certo. Se nei due tipi di pericolo il male temuto può succedere, ma
può anche non succedere, col pericolo certo il male seguirà senz'altro. Ora,
se è lecito per una ragione proporzionalmente grave compiere un'azione
pericolosa a sé stessi, o ad altri, mai è lecito agire col pericolo certo di
un male, ossia non è lecito compiere un'azione, quando si sa con certezza che
sarà causa di male.
Uno
potrà intraprendere o fare intraprendere ad altri un viaggio pericoloso, perché
con le dovute precauzioni usate si spera che tutto vada bene. Ma se si è sicuri
che, per esempio, all'aereo sta per staccarsi un'ala, non è lecito autorizzare
il volo, anche se non si è sicuri che l'ala si staccherà al primo o al secondo
viaggio. Sarebbe non solo imprudente, ma criminale. Se uno porge al suo
prossimo da bere una bevanda che sa con certezza essere avvelenata, è
responsabile della di lui morte. Non commette soltanto un'imprudenza, ma
commette un omicidio.
Come
si può volere la causa, ma non l'effetto certo? Non è dunque la stessa cosa
compiere coscientemente e deliberatamente un'azione che causerà certamente del
male, per esempio la morte di qualcuno, o compiere un'azione gravemente
colpevole, che può causare a qualcuno la morte, o compiere un'azione legittima
che, accidentalmente ed imprevedibilmente, provoca una grave disgrazia. C'è
differenza sia moralmente che materialmente, perché quando si compie un'opera
legittima con diligenza e prudenza, la possibilità che avvengano disgrazie,
pure sempre possibili, sono ridotte al minimo, diventano anzi rarissime, mentre
si fanno frequenti dove si compiono opere pericolose con imprudenza e
negligenza.
Similmente
succede nell'amministrazione dell'Eucaristia. E' vero che anche usando il modo
corretto di dare e ricevere la Comunione, ossia nel modo tradizionale e con
l'uso del piattello, può ugualmente cadere e andare disperso qualche frammento
di Pane consacrato, ma i casi sono estremamente rari, mentre sono frequenti dove
c'è imprudenza e frequentissimi con la deprecabile pratica della Comunione
sulla mano. E ognuno capisce anche la differenza morale che vi è tra questi
casi.
Dobbiamo
anzi dire, che la profanazione del SS. Sacramento provocata dalla Comunione
sulla mano è molto più grave della profanazione provocata da grave negligenza,
perché qui è solo possibile, mentre là è certa.
Abbiamo
parlato di certezza. Dobbiamo parlare anche di dubbio. E' certo che, nella
distribuzione della Comunione, in genere si staccano dall'Ostia consacrata
frammenti, che con la pratica tradizionale, cadono e sono raccolti sul
piattello da cui vengono recuperati, mentre con la pratica della Comunione sulla
mano vanno dispersi e quindi profanati. Questo è certo e lo sappiamo
dall'esperienza, anche se non è matematicamente certo che i frammenti cadano ad
ogni singola Comunione. E' vero: molte volte non si staccano frammenti nemmeno
durante tutta la distribuzione, come risulta dal piattello (quando si usa), che
viene riconsegnato al ministro completamente privo, appunto, di frammenti.
Ne
rimangono pure sempre la possibilità ed il grave pericolo. Se il sacerdote si
limitasse a dare solo una, o poche Comunioni e queste sulla mano, ci sarebbe
solo il grave pericolo di caduta, di dispersione e di profanazione di sacri
Frammenti, e sarebbe già una grave imprudenza ed una grave colpa. Ma se le
Comunioni sono molte ogni giorno, la probabilità di caduta dei frammenti
aumenta fino a diventare certezza. Lo si sa per esperienza: nessun sacerdote che
svolge il ministero in cura d'anime, può affermare di non trovare mai sul
piattello (se lo usa), frammenti di Pane consacrato. Tutti ne hanno sempre
trovati, ne trovano e ne troveranno, per cui, in genere, la certezza di caduta
di frammenti è innegabile ed assoluta.
Anche
il sacerdote giovane, come si disse, che sia stato istruito a dare solo la
Comunione sulla mano, non può ignorare questo fatto. Ad ogni singola Comunione
non c'è la certezza che cadano frammenti, ma neppure vi è la certezza che non
cadano. Esistono, invece, la possibilità ed il grave pericolo. La generale
certezza di caduta dei frammenti e la particolare possibilità ad ogni singola
Comunione, crea il dubbio, che qualche frammento possa cadere. Non si può agire
con questo dubbio, ossia, con tale dubbio non si può dare la Comunione sulla
mano. Chi si metterebbe in viaggio prevedendo di andare incontro ad un pericolo
certo, anche se non sa con certezza se il disastro avverrà all'inizio, a metà
o alla fine del viaggio? Nessuno.
E
a nessuno darebbe il consenso di mettersi in viaggio. Gravissima sarebbe la sua
responsabilità verso sé stesso, e più ancora verso gli altri. E fino a che
non succede, rimangono il dubbio ed il timore che possa succedere. Sappiamo
dalla morale che non è lecito agire nel dubbio. Il dubbio verte sempre sulla
liceità di un'azione che si sta per compiere, però può riguardare
direttamente la Legge morale, nell'incertezza se essa consenta o meno detta
azione, oppure può riguardare le circostanze o le conseguenze dell'azione
stessa. Colui che agisce nel dubbio che la sua azione sia moralmente lecita
oppure no, commette peccato, perché ha la volontà disposta a fare anche ciò
ch'è vietato. Siccome il peccato lo si commette prima con la volontà che con
l'azione, colui che ha questa disposizione interiore, cioè di fare ciò ch'è
peccato, nel suo cuore lo ha già commesso, indipendentemente dall'oggettiva
liceità o illiceità dell'azione.
Potrebbe
anche essere oggettivamente lecita, ma se l'agente crede che sia peccato, oppure
soltanto dubita che lo sia, lo commette nel suo cuore. Per questo diciamo che il
dubbio può essere di due tipi. Parliamo adesso del secondo tipo di dubbio,
quello che riguarda le conseguenze gravi che può avere la pratica della
Comunione sulla mano ad ogni singola Comunione. Riguardo la pratica della
Comunione sulla mano, si può avere anche il primo tipo di dubbio, cioè sulla
liceità della pratica per sé stessa. Ma già che ci siamo, è bene fare un
accenno pure di questo. Ecco: oltre la dispersione dei frammenti di Pane
consacrato, ci sono altri gravi motivi che rendono deprecabile la pratica della
Comunione sulla mano, per i quali la SS. Eucaristia viene profanata; chi è
timorato di Dio, rispettoso del SS. Corpo del Signore e delicato di coscienza,
pure non sapendo della caduta dei frammenti, potrebbe essere preso dal dubbio e
dire: "Benché sia stato consentito dall'Autorità ecclesiastica, è lecita
questa pratica, fatta in questo modo, con così poco rispetto verso il SS.
Sacramento?".
Prima
di prendere la sacra Ostia in mano, deve formarsi la coscienza certa, o almeno
assai probabile, che gli sia lecito. Questo tipo di dubbio, talora grave, è però
molto meno grave del secondo di cui vogliamo parlare e poi, è un dubbio
oggettivo, inerente alla realtà delle cose, come vedremo, e non dipende dalla
sensibilità di coscienza dell'agente. Il dubbio che ora ci interessa, è quello
che riguarda le cattive conseguenze che può avere l'azione da compiere. Non è
lecito compiere un'azione col dubbio che possa avere un effetto cattivo. La
gravità del peccato dipende dalla gravità dell'effetto di cui l'azione è
causa.
Se
io ho un bicchiere contenente una bibita, pure avendo fondate ragioni di
dubitare che sia un veleno, col persistere di questo dubbio non mi è lecito
berla o darla a bere. Se con questo dubbio la bevo o la offro da bere, vuol dire
che non m'importa nulla di avvelenarmi o di avvelenare gli altri. Non posso
sperare che sia una buona bibita e non un veleno. Ho il dovere prima di
accertarmi che non sia un veleno, solo dopo posso berla o darla da bere.
Naturalmente devo comportarmi così se su un vassoio ci sono due o più
bicchieri pieni, dei quali sono certo che uno contiene del veleno. Non posso
prenderne uno per berlo o darlo da bere, "sperando" non sia quello col
veleno. Dovrei prima portarli in un laboratorio per farli esaminare uno ad uno;
trovato quello che contiene il veleno, gli altri li posso bere e dar da bere
tranquillamente. Ma se dubito che i bicchieri contenenti veleno siano più di
uno, allora debbo farli analizzare tutti fino all'ultimo, perché anche
l'ultimo, come il primo o come qualsiasi altro bicchiere tra il primo e
l'ultimo, potrebbe contenere il veleno. E' il caso della Comunione sulla mano.
Se
viene data una sola o pochissime Comunioni, anche se non vi è la certezza che
cadano frammenti, ve n'è però la possibilità, quindi vi è già il dubbio che
cadano. E' già una grave imprudenza ed un grave peccato, perché non si tratta
di cosa da poco, ma della profanazione del SS. Sacramento. A chi dà la
Comunione sulla mano con questo dubbio (e il dubbio ci deve essere, perché non
è soggettivo, ma oggettivo, esistente nella realtà delle cose), non importa
che il Corpo del Signore, sia pure sotto forma di minuscolo frammento, vada
calpestato e spazzato via come immondizia.
E'
disposto a causare tale profanazione. Commette il peccato nel suo cuore anche se
nella realtà, per un caso fortuito, non cade alcun frammento. Nel dubbio, prima
d'agire, bisogna accertarsi che l'azione non produca l'effetto cattivo temuto.
Ma qui, come si fa? Bisognerebbe esaminare attentamente, magari con una buona
lente d'ingrandimento, la mano del fedele che ha preso l'Ostia, e se non vi si
è trovato niente, lui ed il sacerdote amministrante possono stare tranquilli.
Se invece vi si trova qualche frammento, bisogna che il fedele si porti
all'altare per versarlo nel calice, altrimenti deve consumarlo (ma come,
leccandosi la mano?), cosa che nessuno farebbe. L'unica via per essere sicuri
che non vadano dispersi frammenti, è astenersi dal dare e dal ricevere la
Comunione sulla mano, ossia tornare alla sempre buona pratica tradizionale, o
fare come dirò alla fine.
Ma
se le Comunioni sono molte? Bisognerebbe fare l'accertamento come descritto
sopra, ad ogni Comunione! E non sarebbe come il caso dell'unico bicchiere
contenente veleno tra tanti, trovato il quale si possono bere tranquillamente
gli altri. No, ma è come il caso in cui si dubita che i bicchieri col veleno
siano più di uno, senza per altro sapere quali precisamente siano. Distribuendo
molte Comunioni, la caduta di frammenti può verificarsi più di una volta.
Quando? non si sa. Può essere alla prima come all'ultima, o in qualsiasi tra la
prima e l'ultima. In ciascuna sussiste il grave dubbio.
La
deprecabile usanza di dare la Comunione depositando la sacra Ostia sulla mano
del comunicando che lo richiede, ha pressoché fatto sparire dalle chiese il
piattello sempre usato, ora invece non usato più nemmeno per quelli che si
comunicano nella maniera tradizionale, ricevendo cioè, la sacra Ostia nella
bocca. Molti sacerdoti respingono l'inserviente che li accompagnano col
piattello. Del resto è una conseguenza ovvia dell'aver introdotto la pratica
della Comunione sulla mano. Come fa l'inserviente a sapere quali fedeli vorranno
ricevere la Comunione sulla mano e quali quelli che la prenderanno nella bocca?
E'
vero che molti tendono le mani molto prima di trovarsi di fronte al ministro, ma
altri lo fanno all'ultimo momento. Diventa allora ridicolo e grottesco che
l'inserviente si appresti a tenere il piattello sotto il mento del comunicando e
lo ritiri in fretta quando si accorge che quello tende le mani. Specialmente
quando le Comunioni sono molte. Se poi manca l'inserviente e i fedeli devono
tenere da sé il piattello passandoselo l'un l'altro, quello che ha fatto la
Comunione usandolo e lo deve passare al successivo, come fa a sapere se vorrà
ricevere la sacra Ostia nella bocca o sulle mani? Dovrebbe chiederglielo.
Anzi, dovrebbe chiedere a voce alta chi lo vuole, perché potrebbe darsi che due
o tre, o anche più dei successivi la vogliano sulle mani. E il piattello
volerebbe molto lontano da quello che lo ha usato a quello che lo vorrà usare,
per fare poi altri voli acrobatici di qua e di là. Una vera Babele! Sarebbe
bastato anche questo solo particolare per vietare severamente la pratica della
Comunione sulla mano, particolare che non era difficile da prevedere, insieme a
tanti altri gravissimi inconvenienti e rovinose conseguenze, a prescindere dalla
caduta e dalla dispersione dei frammenti. Così molti sacerdoti che hanno
perduto la fede, o che hanno perduto il rispetto per il SS. Sacramento (non so
quale delle due aberrazioni sia la peggiore), invece di evitare questa Babele
tornando alla pratica antica e sempre buona, hanno preferito evitarla eliminando
del tutto l'uso del piattello, anche per quelli che ancora prendono devotamente
la sacra Ostia direttamente nella bocca.
Tanto,
se i frammenti cadono e il SS. Sacramento è profanato con la Comunione sulla
mano, i frammenti possono cadere e il SS. Sacramento essere profanato anche con
la Comunione tradizionale. Ai moderni sacerdoti non interessa un bel niente.
Basta loro conformarsi a tutte le novità fiorite in questo post-concilio. L'uso
del piattello alla Comunione è indispensabile affinché i frammenti, e talvolta
anche la stessa Ostia, sfuggita di mano al ministro o presa male dal fedele, non
cadano in terra. Mancando il piattello, cadono immediatamente per terra. Anche
prima che entrasse in uso la pratica della Comunione sulla mano, non pochi
sacerdoti trascuravano l'uso del piattello. Non è lecito fare così.
E'
vero che a volte anche il sacerdote che ha l'intenzione di usare il piattello,
specialmente trovandosi in una chiesa in cui non vi sia o non si trovi, per non
lasciare i fedeli senza la Comunione, è costretto a farne a meno e cerca di
rimediare tenendo la pisside molto vicina al comunicando o addirittura sotto al
suo mento, ma è un rimedio che va bene quando le Comunioni sono poche. Che può
fare oggi, che a causa della Comunione sulla mano, nelle chiese in cui è
chiamato non esiste più? O, se c'è il piattello, non c'è più nessuno che lo
porti accompagnando il ministro? E nessun fedele sa tenerlo bene, per cui è
inutile consegnarglielo perché se ne serva? L'unico rimedio oggi, è che il
sacerdote premuroso e previdente porti sempre con sé un piattello od un piccolo
vassoio su cui porre le Ostie consacrate, e con quello anziché con la pisside,
distribuisca la Comunione, potendolo tenere fin sotto al mento dei comunicandi.
Ripeto:
il piattello alla Comunione ci vuole sempre, ma deve essere tenuto bene sia
dall'inserviente quando c'è, sia dai singoli comunicandi quando l'inserviente
non c'è e lo debbono tenere gli stessi comunicandi. Tra questi, quasi nessuno
sa tenerlo bene, perché pochi ne conoscono la funzione di raccogliere i
frammenti che cadono.
Quasi
tutti credono che il piattello sia solo un segno di rispetto per accompagnare il
SS. Sacramento, come in altre occasioni lo si accompagna col baldacchino.
Perciò quasi tutti lo tengono lontano dalla bocca, o lo tengono storto. E
storto lo consegnano al successivo, che pure lo prende in malo modo. Ma così
l'uso del piattello diventa inutile, perché i frammenti cadono ugualmente, o
sono fatti cadere se depositativi sopra. Ogni sacerdote dovrebbe sapere o
intuire facilmente, che i frammenti raccolti sul piattello vanno poi riversati
nel calice e non nella pisside, dove andrebbero a posarsi sulle Ostie ivi
contenute, favorendone la caduta alla successiva distribuzione. Qualcuno li
versa nella pisside mentre ancora sta distribuendo la Comunione: è vero che a
volte i frammenti depositatisi sul piattello sono tanti da far temere che
l'inserviente, o più ancora gli stessi comunicandi, con un gesto poco attento
li facciano cadere. Allora è meglio versarli nella pisside.
Ma
fuori di questo o di analoghi casi, conviene fare come abbiamo detto sopra. Ora
poi, le cose si complicano, quando, per esempio, c'è una concelebrazione.
Mentre il celebrante distribuisce la Comunione ai fedeli, l'altro gli purifica
il calice e lo mette da parte oppure lo fa portare via dagli inservienti. Così
quando il celebrante torna all'altare, oltre a non potersi più purificare le
dita, non sa dove versare i frammenti rimasti sul piattello ed è costretto a
versarli nella pisside. Piccole avvertenze che sfuggono a chi tratta con
leggerezza e noncuranza le Cose sante, ma una volta, quando l'Eucaristia era
da tutti profondamente venerata, si cercava scrupolosamente di evitare qualsiasi
pericolo di dispersione dei sacri Frammenti.
Il
sacerdote che partecipa alla S. Messa celebrata da un altro (non come
concelebrante), può lodevolmente fare la Comunione insieme agli altri fedeli.
Non deve però dimenticare che il pericolo di caduta dei frammenti esiste anche
per lui. Il ministro celebrante suppone che egli lo ricordi e per questo gliela
può dare anche sulla mano, non tanto perché egli ha le mani consacrate e può
toccare il Corpo Santissimo del Signore, quanto perché si suppone ch'egli,
conoscendo bene il pericolo di caduta di frammenti dell'Ostia, usi maggiore
attenzione e cura. A meno che non sia uno di quei sacerdoti che danno la
Comunione sulla mano ai fedeli. Se non ha cura d'impedire che il SS. Sacramento
venga profanato quando egli dà la Comunione agli altri, neppure avrà cura che
non venga profanato quando la riceve egli stesso.
Tuttavia
il celebrante che gli dà la Comunione non è obbligato ad indagare se un
sacerdote creda ed abbia rispetto per l'Eucaristia, oppure no. Si suppone di sì.
Il contrario di ciò che si fa col semplice fedele. Può darsi ch'egli abbia
cura e diligenza nel prendere la sacra Ostia nella mano, più di molti
sacerdoti; ma come fa a saperlo il ministro? Il ministro deve supporre che il
fedele non avrà questa cura, non perché non lo voglia, ma perché non ne ha
l'esperienza. E poi, la mano del fedele o del sacerdote, non è una base che
mette in risalto, come il piattello, la presenza di frammenti ivi rimasti.
Insomma, non conviene per nessuno dare e ricevere la Comunione sulla mano.
Più
spesso e più dignitosamente, al sacerdote che si appresta a fare la Comunione,
si porge la pisside, affinché egli stesso ne prelevi un'Ostia. Meglio sarebbe
se disponesse di un piattello. Ma meglio ancora sarebbe che prendesse egli pure
la sacra Ostia direttamente in bocca, col piattello tenuto sotto al suo mento
dall'inserviente. Non ci sarebbe nulla di disdicevole.
Tutti
i peccati sono offesa a Dio, almeno indirettamente, ossia come disobbedienza
alla sua santa Legge. I peccati commessi direttamente contro Dio, come ad
esempio le bestemmie, o contro le Cose sacre (sacrilegi), sono più gravi di
quelli perpetrati indirettamente contro Dio. Dei peccati commessi direttamente
contro Dio, sono più gravi quelli commessi contro Dio nella Persona di Cristo.
Come si pecca contro la Persona di Cristo? In primo luogo come hanno fatto i
suoi persecutori nel tempo della Redenzione da Lui compiuta sulla terra.
Diciamo, è vero, che i primi persecutori siamo stati noi con i nostri peccati,
che gli hanno causato dolori e morte.
Ma
i più colpevoli sono certamente i suoi persecutori diretti, quelli che lo hanno
voluto ucciso, non gli esecutori materiali della crocifissione, che non
sapevano ciò che facevano, e nemmeno Pilato, spinto dai giudei a condannarlo.
Ora la Persona di Cristo non può più essere perseguitata ed uccisa come
allora, ma può essere direttamente e materialmente oltraggiata nella SS.
Eucaristia, in cui è presente in Corpo, Sangue, Anima e Divinità, cioè lo
stesso Cristo che è stato messo in croce. Questo peccato lo si commette con la
profanazione del SS. Sacramento. La profanazione del SS. Sacramento è dunque un
gravissimo peccato, il più grave di tutti i peccati. E' la Chiesa stessa che lo
considera il più grave di tutti i peccati, comminando la scomunica per i
profanatori del SS. Sacramento.
Ma
non una semplice scomunica, bensì la più grave tra tutti i tipi di scomunica,
cioè la scomunica "specialissimo modo" riservata alla Sede
Apostolica. E' un peccato che può essere assolto soltanto dal Papa, come alcuni
altri gravissimi peccati. Ora, nell'elenco dei casi contemplati e colpiti da
scomunica "specialissimo modo" riservata alla Sede Apostolica, il
peccato di profanazione del SS. Sacramento tiene il primo posto, davanti al
peccato di "chi mette violentemente le mani addosso al Santo Padre".
Segno
che è ritenuto il più grave di tutti i peccati, colpito dalla più grave di
tutte le scomuniche. Tale insomma, che non dovrebbe lasciare troppo indifferenti
di fronte alla possibilità di commetterlo. Consultare in proposito il can.
2320, che dice: "... è riservata la scomunica specialisssimo modo alla
Sede Apostolica per chi profana le sacre Specie, gettandole via, rubandole o
trattenendole a scopo cattivo". Resta ora da vedere se e in quale misura la
profanazione del SS. Sacramento, perpetrata dalla pratica della Comunione sulla
mano, rientri nei casi colpiti dalla scomunica, oppure no. Vediamo allora le
condizioni necessarie per incorrere nella scomunica.
1)
Forma grave. La profanazione deve essere fatta in forma grave,
come quelle indicate dal canone. Ci sono infatti delle forme "minori"
di profanazione, che non cadono sotto la scomunica. Più che un oltraggio
diretto, si tratta di un oltraggio indiretto per mancanza, pur sempre grave, di
quel profondo rispetto che si deve all'augustissimo Sacramento dell'Eucaristia.
Per
esempio, tenerlo abitualmente o senza grave motivo, in luoghi profani e
disadorni, anziché nel tabernacolo; portarlo in tasca; starvi alla presenza con
abiti indecenti e così ricevere la Comunione; fare rappresentazioni profane e
magari oscene in chiesa dove è custodito il SS. Sacramento; concelebrare
insieme a pastori protestanti; la stessa pratica della Comunione sulla mano,
specialmente nel modo con cui viene fatta oggi, a prescindere dalla caduta e
dispersione dei frammenti, è già una profanazione del SS. Sacramento.
Oggi si commettono a profusione tutte queste profanazioni "minori"', che non sono colpite da scomuniche, ma che sono per altro ugualmente peccato gravissimo. E' vero che forse, piuttosto di entrare in un'anima in peccato mortale, covo di demoni, il Signore preferirebbe cadere in terra, venir calpestato e finire in una pattumiera ..., ma esaminiamo il caso che ci interessa.
2)
Piena avvertenza e deliberato consenso. Come per tutti i peccati,
si deve essere a conoscenza del male che si sta facendo e la volontà di farlo.
3)
Intenzione di profanare. Questa è la condizione principale per
incorrere nella scomunica: bisogna avere l'intenzione precisa e determinata di
profanare le sacre Specie. Incorre nella scomunica per esempio, colui che con
disprezzo getta a terra le sacre Specie e magari, le calpesta; o il ladro che
rubando la pisside, getta a terra con disprezzo le sacre Specie. E non parliamo
di coloro che sottraggono le Ostie consacrate col preciso intento di profanarle
(delitto, del resto, favorito da chi con la pratica della Comunione sulla mano
le consegna scioccamente a tali malvagi). Non vi incorre invece, il ladro che
nel rubare la pisside, con timoroso rispetto versa sull'altare le Ostie
contenute.
Nemmeno
vi incorre il ministro che per negligenza sia pur grave, provoca la caduta delle
Ostie o dispersione dei frammenti. Egli pecca gravemente ma non incorre ella
scomunica, perché non ha la precisa intenzione di profanare le sacre Specie.
Naturalmente, nessun peccato commettono quelli che, a loro insaputa,
calpesteranno i frammenti di Pane consacrato fatti cadere colpevolmente da chi
ha agito con imprudenza, o ha praticato la Comunione sulla mano. Tutta la
responsabilità ricade su quegli sciagurati.
Da
quanto è stato esposto, forse dobbiamo ritenere che chi provoca la profanazione
delle sacre Specie con la pratica della Comunione sulla mano, non incorra nella
scomunica: né il ministro, né il fedele, hanno l'intenzione precisa di
profanarlo, non le trattano con "disprezzo", non le
"gettano" per terra. Ad un attento esame però, ci accorgeremo che, se
in questo caso non si incorre nella scomunica, ci si va peraltro molto vicini.
Tuttavia per chi è anche solo un po' timorato di Dio, dovrebbe essere
sufficiente sapere che è peccato gravissimo, per astenersi da questa nefanda
pratica.
Nel
definire le condizioni per incorrere nella scomunica comminata ai profanatori
dell'Eucaristia, viene usato il verbo "gettare". Vi incorre chi
"getta" le sacre specie. La pratica della Comunione sulla mano non fa
"gettare" dal ministro, o dai fedeli i frammenti. Se è per questo,
non è un caso colpito dalla scomunica. La caduta e la dispersione dei frammenti
però, e la loro conseguente profanazione, non si può considerare accidentale
perché è prevista con certezza, la causa è posta volutamente e senza una
grave ragione che la giustifichi. Le espressioni: "Gettare",
"Far cadere", "Lasciar cadere", "Causare la caduta",
normalmente hanno tra loro un significato diverso.
"Far
cadere" qualcosa, significa volere che cada (parliamo evidentemente,
delle azioni volontarie) e causarne volutamente la caduta. "Gettare a
terra" ha lo stesso significato di "far cadere", usando in più
la violenza.
"Lasciar
cadere" significa accorgersi che la cosa sta per cadere e, pur potendolo
facilmente impedire, non si interviene e si lascia appunto che cada.
"Causare
la caduta" non significa necessariamente volerne la caduta, ma volere
peraltro, ciò che prevedutamente e con certezza ne determinerà la caduta.
Sono
azioni materialmente e moralmente diverse l'una dall'altra. Moralmente diverse
qualora ciò di cui si procura la caduta sia un'oggetto di poco valore e i danni
siano lievi. Ma non sono azioni moralmente tanto diverse tra loro, se si tratta
di un'oggetto di altissimo valore e i danni sono gravi; peggio se si tratta di
persone messe in grave pericolo; immensamente peggio se si tratta di Dio nella
Persona umana e reale di Cristo.
Esprimiamo
i concetti con degli esempi. Mi trovo su di un'altissima torre insieme ad
un'altra persona. Cadere da questa torre significa sfracellarsi al suolo e
morire. Ad un certo momento, do volutamente uno spintone all'altro perché cada.
Non
si tratta di un urto involontario, ma premeditato e voluto. E' un vero e proprio
omicidio, attuato in questo modo anziché in un altro. Se lo prendo di peso e lo
scaglio giù, cambio solo il modo di ucciderlo, ma praticamente è la stessa
cosa. Lo "getto" invece di "farlo cadere", spingendolo nel
vuoto. "Gettandolo" uso una maniera più violenta e manifesto
maggiormente la mia volontà di uccidere: non potrò dare da intendere come nel
caso dello spintone, che è stato un atto accidentale ed involontario. Anche se
potessi darlo da intendere agli uomini non potrei darlo da intendere a Dio.
Resterebbe intatta la colpa. Facciamo ora il caso che io veda l'altro in grave
pericolo di cadere. Sta ormai per cadere. Io potrei con la massima facilità
soccorrerlo ed impedirgli di cadere, ma mi astengo dall'intervenire. Lo
"lascio cadere". Ho forse soltanto colpa di generica omissione di
soccorso, o non ho piuttosto colpa di omicidio? In molti casi come questo,
lasciar morire equivale ad uccidere. Non posso giustificarmi dicendo: "Non
sono stato io a metterlo in quella condizione di pericolo!". E' lo stesso:
potevo e, perciò, dovevo salvarlo. Merito la condanna che il Signore dice di
infliggere a chi ha omesso il bene che poteva fare: "Avevo fame e non mi
avete dato da mangiare, ecc.". Non potrà il reo giustificarsi dicendo:
"Non sono stato io a ridurlo alla fame ..., a metterlo in carcere ..., a
farlo ammalare ...". Non importa: "Via da me maledetti, al fuoco
eterno!".
E
se fossi stato proprio io a mettere il mio prossimo in condizioni di pericolo?
Se fossi stato proprio io a mettere quella persona in condizioni di certa caduta
dalla torre? Pur senza avere la volontà di ucciderla, ma anche senza una
gravissima e proporzionata ragione (ma quale?) l'avessi messa in condizioni che
avrebbero prevedibilmente e certamente provocato la caduta? Quale scusante o
attenuante avrei, per salvarmi dall'accusa d'omicidio? Assolutamente nessuna.
Non avevo volontà di far morire, ma ho avuto la volontà di causargli la morte
e senza alcuna ragione che potesse in qualche modo giustificare o spiegare il
mio gravissimo gesto, che sarebbe un vero e proprio omicidio.
C'è
dunque ben poca differenza tra il procurare la morte "lasciando
cadere", "causandone la caduta", "facendo cadere" o
"gettando" giù dalla torre. Ora ci chiediamo: se per l'omicidio fosse
comminata la scomunica, crediamo forse che v'incorrerebbe solo
"gettando" giù dalla torre, e non anche negli altri modi? C'è da
temere che vi si possa incorrere anche negli altri casi. Applichiamo ora queste
considerazioni alla pratica della Comunione sulla mano. Non si tratta
evidentemente di "lasciar cadere" l'Ostia o i frammenti di Ostia. Né
volontariamente, né del tutto involontariamente. Con la pratica della Comunione
sulla mano non si "lascia cadere" il Pane consacrato, per la semplice
ragione che "se ne provoca la caduta". Non si vuole espressamente la
caduta, ma si vuole la causa che certamente e prevedutamente ne determinerà la
caduta. E' un peccato simile a quello di rimanere indifferenti, inerti nel
vedere che il Pane consacrato sta cadendo e non intervenire per impedirlo, pur
potendolo fare comodamente.
Tuttavia,
non si tratta precisamente di lasciare volontariamente cadere il Corpo SS.mo di
Nostro Signore Gesù Cristo. Questo gravissimo reato contro il Corpo del
Signore, lo hanno commesso e lo commettono coloro che, pur avendo autorità
d'impedirlo, hanno "lasciato" e "lasciano" fare dapprima col
tacito consenso, poi col "consenso" esplicito, generale, pubblico e
ufficiale. Pur sapendo e pur vedendo che degli sciagurati profanavano il Corpo
del Signore con questa abominevole pratica e pur potendolo facilmente impedire,
l'hanno invece consentita. E' vero che non sarebbero materialmente riusciti ad
impedirlo, perché molti avrebbero continuato imperterriti a farlo, ma si doveva
ugualmente intervenire per vietarlo. Si sa che nessuna legge è capace
d'impedire del tutto i delitti, ma non per questo si deve rinunciare all'uso
dell'autorità, lasciando compiere impunemente i delitti.
Se
non si possono impedire tutti i delitti, li si possono (e lo si deve fare)
perlomeno ridurre moltissimo. Invece, acconsentendo prima tacitamente e poi
esplicitamente, i delitti si moltiplicano a dismisura. Ma torniamo per ora a
quelli che praticano la Comunione sulla mano, tra i quali però, ci sono anche
coloro che l'hanno "autorizzata" e la praticano essi stessi. Come
risulta dall'esempio della persona che cade dalla torre perché fatta cadere con
un'azione tanto imprudente quanto inutile, è ben chiaro che
poca differenza tra quell'atto gravemente colpevole e l'atto di
"gettarla" giù, o di lasciarla "cadere" senza intervenire,
come si potrebbe facilmente, ad impedirlo, o di "farla volutamente
cadere". Non vi è molta differenza perché non si tratta di un oggetto
qualsiasi ma di una persona umana, sulla cui vita non si può scherzare.
Quanto
meno sulla Persona Divina di Nostro Signore Gesù Cristo viva e vera, presente
nell'Ostia consacrata e nei suoi frammenti? Quello che non sono riusciti a fare
i Nazareni quando cercarono di buttarlo giù dal precipizio, riescono a farlo
oggi i suoi ministri, anche se invece di gettarlo giù, lo mettono colpevolmente
e del tutto inutilmente nelle condizioni di certa e prevedibile caduta. E notare
bene che la profanazione del SS. Sacramento perpetrata da coloro che praticano
la Comunione sulla mano, non è equiparabile alla profanazione dovuta ad un atto
di negligenza, sia pur grave, del ministro o degli inservienti, oppure dei
fedeli, dal quale atto la profanazione può seguire o meno, risultando quindi
incerta. Con la Comunione sulla mano, la profanazione del SS. Sacramento prima o
poi avverrà; è prevista, è certa ed è voluta nella sua causa senza
giustificazione alcuna, anzi completamente inutile. Si può stare sicuri di non
incorrere nella scomunica?
Molti
di quelli che danno o ricevono la Comunione sulla mano, quando vengono informati
o meglio, quando viene loro rammentato (come possono non saperlo?) del
gravissimo pericolo di caduta, di dispersione e di conseguente ed inevitabile
profanazione dei frammenti di Pane consacrato a causa di tale riprovevole
pratica, rispondono con estrema disinvoltura e leggerezza: "Non abbiamo
colpa, perché non abbiamo l'intenzione di profanare le sacre Specie". Con
questa "scusa" (una delle tante con le quali si "giustifica"
quest'azione illecita e gravemente peccaminosa) si credono a posto con la
coscienza. Ma non lo sono, perché a giustificare un'azione che ha così gravi
effetti, non basta non avere l'intenzione di provocare tali conseguenze: spesso,
come nel caso di questa sacrilega pratica, le conseguenze cattive sono
ugualmente imputabili a carico di colui che compie l'azione, causa diretta di
quelle conseguenze.
Se
non c'è l'intenzione di profanare le sacre Specie (e questo è fuori da ogni
dubbio, tranne il caso di coloro che sottraggono furtivamente sacre Ostie allo
scopo di impiegarle nelle c.d. "messe nere", o in altre azioni
sacrileghe, ora approfittando della grande agevolazione loro offerta dalla
deposizione delle Ostie consacrate nelle loro mani da parte del sacerdote, che
diviene così complice materiale di tale orrendo crimine), c'è peraltro, la
certa previsione che con questa pratica le sacre Specie saranno profanate. La
previsione certa che le sacre Specie andranno profanate in conseguenza della
Comunione sulla mano, tiene il posto dell'intenzione di profanarle, come
spiegheremo meglio, per cui la profanazione viene imputata in colpa di chi usa
questa pratica, come se ne avesse l'intenzione.
Quindi,
non solo si commette un peccato gravissimo, ma ci si avvicina alla scomunica
comminata ai profanatori dell'Eucaristia, se non vi si incorre del tutto. Per
meglio capire il concetto, bisogna richiamare alla mente alcune regole di
dorale, alle quali confrontare l'atto della Comunione sulla mano, in esame.
L'uomo che compie un atto con piena avvertenza e deliberato consenso, ne è
ritenuto autore libero, cioè responsabile, per cui l'atto con le sue
conseguenze gli può essere imputato in merito o in demerito. Inoltre bisogna
tenere conto che tre elementi concorrono alla moralità di una azione, ossia
alla sua liceità od illiceità:
1°)
L'oggetto, ossia l'azione per se stessa che può essere buona oppure
cattiva. Per esempio, fare un dono è per se stessa un'azione buona.
2°)
Le circostanze, ossia le condizioni in cui l'azione è compiuta e che
possono cambiare la moralità dell'azione, facendola passare da buona a cattiva.
Per esempio, fare dono di un oggetto rubato. Il dono è un atto buono, ma le
circostanze della provenienza furtiva dell'oggetto donato, lo rendono cattivo.
3°)
Il fine, cioè lo scopo a cui l'azione è diretta. Si suole distinguere
il fine dell'opera dal fine dell'operante. Riguardo all'opera, è il fine a cui
essa è per sua natura diretta; ma praticamente rientra nell'oggetto. A noi
interessa il fine dell'operante, cioè lo scopo che si prefigge colui che compie
l'opera.
Questa
è precisamente l'intenzione, la ragione ultima per cui si compie l'azione.
Anche l'intenzione può cambiare la moralità di un'azione, facendola diventare
cattiva da buona e viceversa. Così per esempio, fare un dono è un atto buono
per sé stesso e lo può essere anche per le circostanze, ma diventa cattivo se
fatto con l'intenzione di sedurre, corrompere o di averne un guadagno illecito.
Ferire invece, è azione cattiva se lo si fa per fare del male, ma è buona se
compiuta dal chirurgo per fare guarire l'ammalato. Ammettiamo che la Comunione
sulla mano, per l'oggetto e per le circostanze, almeno per quanto ora ci
interessa, sia atto buono, e buono banche per il fine di comunicare e di
comunicarsi. Ma bisogna tenere conto anche di un altro elemento importantissimo:
delle conseguenze di questo atto e delle conseguenze previste con certezza.
Le
conseguenze non previste, non influiscono sulla moralità dell'azione, che in
tal caso dipende solo dall'intenzione dell'operante (oltre che dall'oggetto e
dalle circostanze). Se l'intenzione è buona, l'azione è buona anche se avrà
conseguenze impreviste cattive. Se l'intenzione è cattiva, rimane cattiva anche
se avrà conseguenze impreviste buone. Ma la cosa cambia aspetto quando le
conseguenze sono previste. Occorre quindi fare altre precisazioni. Ci sono delle
azioni che producono un unico effetto previsto: quello voluto. E' il caso
precedente. Ma ci sono azioni che producono due effetti previsti, dei quali uno
è buono e l'altro cattivo. E' il caso della Comunione sulla mano, che ha
l'effetto buono di comunicare e di comunicarsi, ma ha pure l'effetto cattivo di
provocare la profanazione gravissima del SS. Sacramento. Sentiamo cosa dice la
Morale riguardo alle azioni che producono un duplice effetto, uno buono ed uno
cattivo. Fare un'azione dalla quale segue anche un effetto cattivo è lecito
solo quando si verificano le seguenti condizioni:
1°)
L'azione stessa che si compie deve essere in sé buona, o almeno
moralmente indifferente. Per questo la Comunione sulla mano è lecita (benché
si possano fare delle riserve).
2°)
Dall'azione deve derivare, almeno altrettanto simultaneamente, anche
l'effetto buono. Anche per questo, la Comunione sulla mano sarebbe lecita.
3°)
L'intenzione deve essere indirizzata solo verso l'effetto buono. Anche
qui nulla da ridire.
4°)
L'effetto buono deve essere raggiunto solamente con quella azione. Ciò
significa che, se l'effetto buono pub essere raggiunto con un'altra azione che
non abbia effetti cattivi, con l'altra azione si deve raggiungere l'effetto
buono cercato. Nella Comunione sulla mano non c'è questa condizione, perché
infatti, si può dare e ricevere la S. Comunione nella maniera tradizionale,
direttamente nella bocca del comunicando e con l'uso del piattello. L'intenzione
buona viene annullata da questa possibilità, alla quale "non si
vuole", non "non si può" ricorrere. Perché devo fare del bene
facendo anche del male, quando posso facilmente fare lo stesso bene senza fare
del male? Che razza di retta intenzione sarebbe? Questo è già più che
sufficiente a condannare la Comunione sulla mano, ma c'è ancora di più nella
condizione seguente.
5°)
Deve esservi un motivo sufficiente per permetterne l'effetto cattivo. Il
motivo deve essere tanto più grave
a)
quanto peggiore è l'effetto;
b)
quanto maggiore è la certezza che avverrà;
c)
quanto più immediatamente consegue;
d)
quanto più gravi sono gli obblighi personali (pietà, contratto) in forza dei
quali si dovrebbe evitare l'effetto cattivo;
e)
quanto più è probabile che, tralasciando l'azione, l'effetto cattivo non
succederà (Jone. Teol. Mor. pg. 5).
Credo
che con questa condizione plurima non ci possa essere la minima scusante per chi
pratica la deprecabile Comunione sulla mano. Esaminiamola attentamente alla luce
delle regole contenute nel 5° punto. Il motivo che permette l'azione, causa
dell'effetto cattivo, deve essere tanto prave:
a)
Quanto peggiore è l'effetto. Di questo non sarebbe nemmeno il caso di parlare.
Cosa c'è di peggio della profanazione gravissima del Corpo del Signore? Non ci
sarà mai alcun motivo, per grave che sia, che possa giustificare la
profanazione del SS. Sacramento, che la Chiesa stessa considera il più grave di
tutti i delitti.
La
profanazione del SS. Sacramento è un'azione intrinsecamente cattiva, nel senso
che non ci può essere mai alcuna ragione che la giustifichi. Uccidere si può
per legittima difesa. Rubare si può per estrema necessità. In realtà, non si
tratta di omicidio e di furto, perché sono atti legittimi in particolari
circostanze. Ma profanare il SS. Sacramento non potrà mai essere legittimato,
nemmeno per salvare la vita propria o quella altrui. Come l'apostasia, la
bestemmia o altri peccati di fronte ai quali si deve essere disposti a morire
piuttosto che commetterli. Con la Comunione sulla mano viene provocata inevitabilmente
la profanazione del SS. Sacramento, com'è stato ampiamente ed
inequivocabilmente dimostrato. Perciò la Comunione sulla mano, com'è oggi
praticata, è illecita nel modo più assoluto, senza possibilità di eccezioni.
Troppo dimenticato è il sacrificio di San Tarcisio e di altri Santi, martiri
dell'Eucaristia. E non importa che il Corpo Santissimo del Signore sia contenuto
in numerose Ostie, o in qualche piccolo frammento.
b)
Quanto maggiore è la certezza che l'effetto cattivo avverrà. La certezza che
la profanazione del Pane consacrato avverrà con la Comunione sulla mano c'è,
ed è grandissima, anche se non ad ogni singola Comunione presa in se stessa.
Prima o poi, dopo un numero più o meno grande di Comunioni, succederà
senz'altro, come insegna l'esperienza che ogni sacerdote in cura d'anime non può
non avere. Si capisce che non è "certezza assoluta". Nelle cose
temporali e contingenti non ci può essere la certezza assoluta. Anche colui
che si spara alla tempia non è assolutamente sicuro di morire. Dio solo ha la
certezza assoluta degli effetti prodotti da qualsiasi causa. Ma per
l'imputabilità di un atto non è necessaria la certezza assoluta: basta la
certezza morale. E se ad ogni singola Comunione non vi è certezza, rimane
comunque il gravissimo pericolo, col quale non è lecito compiere un'azione
facilmente sostituibile con un'altra.
c)
Quanto più l'effetto cattivo immediatamente consegue. La caduta e la
dispersione dei frammenti di Pane consacrato avviene non molto e neanche qualche
tempo dopo l'azione sacrilega della Comunione sulla mano, ma nello stesso
istante in cui la sacra Ostia viene consegnata in mano al fedele e questi se
la porta alla bocca senza la protezione del piattello.
d)
Quanto più gravi sono gli obblighi personali in forza dei quali si dovrebbe
evitare l'effetto. Non c'è bisogno di rilevare gli obblighi del cristiano in
genere, e del sacerdote in particolare, verso il Corpo Santissimo del Signore.
Sono estremamente gravi.
e)
Quanto è più probabile che, tralasciando l'azione, l'effetto non seguirà. Non
diciamo che tralasciando di dare e di ricevere la Comunione sulla mano, è
"più probabile" che la caduta, la dispersione e la conseguente
inevitabile profanazione dei sacri Frammenti non seguirà, ma diciamo che
"certamente" non seguirà, se si darà e si riceverà la S. Comunione
nella maniera tradizionale, direttamente nella bocca del comunicando e con l'uso
del piattello. Sicuro! Non è certezza assoluta, perché anche qui vale quanto
è stato detto sopra, poiché anche chi è prudente, diligente e attento, può
incorrere in qualche disgrazia. Ma certezza morale lo è senz'altro.
A
questo proposito, dobbiamo ricordare (se pur ce n'è bisogno) che la caduta di
Pane consacrato nella Comunione sulla mano, non è "accidentale" come
invece lo è nella Comunione tradizionale, ma è "causata" dall'azione
stessa di dare la Comunione in quel modo, per il quale i frammenti non solo
cadono, ma vanno anche dispersi e conseguentemente profanati. C'è quindi
responsabilità e colpa, come per colui che guida la macchina in stato di
ubriachezza ed è "causa" della disgrazia che provoca, mentre la
disgrazia che può succedere a chi è pur prudente, diligente e attento, è
"occasionale" ed "accidentale", non essendone causa
diretta, ma essendo la causa a lui esterna ed estranea. A differenza del primo,
egli non ha colpa.
La
caduta dei frammenti di Pane consacrato durante la distribuzione della Comunione
e la loro dispersione con l'inevitabile profanazione quando la Comunione è data
e ricevuta sulla mano, è certa. Non è certezza assoluta, come si è visto, ma
è certezza morale, sufficiente a renderla imputabile a colpa per colui che usa
questa pratica. La certezza morale che i frammenti cadano, non esclude la
possibilità che non cadano (per questo è certezza morale e non assoluta) e
viceversa, se anche dopo un numero abbastanza elevato di Comunioni, non dovesse
cadere alcun frammento (ma questo lo si sa solo dando la Comunione nel modo
tradizionale e con l'uso del piattello, mentre con la pratica della Comunione
sulla mano non si sa se non cadano), ciò non esclude la morale certezza che i
frammenti cadano. Non è un gioco di parole, ma una realtà, del resto già
dimostrata. In ogni caso, non è lecita questa pratica, perché anche con la
sola possibilità e quindi, col dubbio che i frammenti cadano, non è lecito
fame uso.
Insomma,
da quanto si è visto finora, dobbiamo ritenere che la Comunione sulla mano,
causa della dispersione e della profanazione dei sacri Frammenti caduti, è
illecita, essendo la profanazione del SS. Sacramento certa, prevista e senza le
condizioni che ne consentano la causa. Se è così, ed è così, la profanazione
delle sacre Specie causata dalla pratica della Comunione sulla mano, è
gravissimo peccato, equivalente alla stessa intenzione di profanarle. E'
interessante ora vedere come le conseguenze morali della previsione certa
dell'effetto cattivo di un'azione, senza le condizioni che permettano l'azione
medesima, siano le stesse che avere l'intenzione di ottenere l'effetto cattivo.
Infatti se la previsione certa dell'effetto cattivo, senza le condizioni che
permettano l'azione che lo causa, equivale all'intenzione di ottenere
l'effetto cattivo, anche le conseguenze morali saranno le stesse. Chi ha
l'intenzione di fare ciò che è male, anche se materialmente non lo potesse, ne
avrebbe ugualmente colpa, come se l'avesse fatto.
"Chiunque
avrà guardato una donna con concupiscenza (cioè con desiderio e volontà di
peccare con lei), ha già commesso adulterio con lei" (Mt. 5,28). La
ragione di ciò sta nel fatto che il peccato è commesso prima con la volontà
che con l'azione, quindi indipendentemente dalla sua materiale e pratica
attuazione. Dunque, chi vuole compiere ciò ch'è peccato, cioè ne ha
l'intenzione ferma e decisa, anche se poi, per qualche causa esterna da lui
indipendente non lo commette, lo ha già commesso nel suo cuore e ne ha piena
responsabilità e colpa come se lo avesse commesso. Se infatti non lo commette,
non è perché lui non lo voglia, ma perché una causa a lui esterna ed estranea
glie lo impedisce. La sua volontà rimane rivolta al compimento di quella cosa
moralmente vietata. Non tutto il male che i peccatori vorrebbero commettere è
loro possibile. Guai se lo fosse! La Provvidenza, che governa e regola la vita
degli uomini, permette anche che facciano del male, ma non tutto o come lo
vorrebbero. Non per questo però, non hanno più nessuna colpa. Ne hanno
ugualmente tutta la colpa. Per non averne colpa, debbono revocare la volontà di
fare quello che avrebbero voluto fare. Colui dunque, che ha intenzione di fare
ciò ch'è peccato, lo ha già commesso nel suo cuore, anche se non lo può fare
o non lo può fare come lo vorrebbe lui. Commette il peccato che vuole
commettere, sia nella qualità che nella gravità e nel numero. Se vuole
uccidere ma non ci riesce, o perché sbaglia, o perché l'altro si difende o per
qualsiasi altro motivo, ha nel suo cuore ugualmente ucciso ed è ugualmente
colpevole di omicidio come se avesse realmente ucciso. Se anche solo ferisce, è
reo di omicidio. Se vuole uccidere due persone, ma ne uccide una soltanto, è
reo di duplice omicidio. La regola vale anche per il contrario: se vuole solo
ferire, ma uccide, è colpevole solo di aver ferito. Se vuole solo spaventare,
ma inavvertitamente uccide, è reo forse solo d'imprudenza. Se uccide per pura
disgrazia, non ha alcuna colpa. E' talmente grande la potenza dell'intenzione
che colui il quale vuole fare del male, ma con la sua azione, per un caso
fortuito e imprevisto, fa del bene, non ha merito del bene che ne è venuto
dalla sua azione, ma ha la colpa del male che lui voleva fare. Facciamo
un'esempio. Vuole uccidere una persona.
La
sorprende da sola seduta in un prato. Mentre si prepara a sparare, senza che
nessuno dei due se ne avveda, esce da un cespuglio un serpente velenosissimo
capace di dare la morte in pochi istanti, che si avventa verso quella persona.
Egli spara, ma invece di uccidere la persona che aveva designata, uccide il
serpente. Salva così, da sicura morte, la persona che voleva uccidere. Crediamo
che ne abbia merito? No, ma è reo di omicidio, perché la sua volontà era di
uccidere la persona e non di salvarla. Anche la previsione certa del male che si
fa con una azione senza le condizioni che la permettano, ossia che la rendano
lecita, soggiace alle stesse conseguenze morali dell'intenzione di fare del
male.
Se
l'effetto cattivo certamente previsto (con certezza sia pure non assoluta, ma
morale), per cause fortuite ed impreviste ( le cause e non l'effetto) non sì
dovesse verificare, colui che ha posto quell'azione è ugualmente colpevole
dell'effetto cattivo che aveva previsto, benché non si sia realizzato. Non per
merito suo l'effetto cattivo non si è realizzato, ma per cause fortuite a lui
estranee e indipendenti dalla sua volontà. Con un esempio ci si spiega meglio.
Io sono pronto a sparare contro un uccello per qualche scopo a me utile. Dietro
l'uccello c'è una persona. Io non posso sparare contro l'uccello senza sparare
anche contro quella persona. Quindi, so che uccidendo l'uccello, ucciderò anche
la persona. Io ho intenzione di uccidere l'uccello e non la persona, ma che
importa? Mi è forse lecito sparare all'uccello, solo perché ho la retta
intenzione di ucciderlo? Quale ragione può giustificare la mia azione, con la
quale uccido certamente una persona oltre all'uccello? La mia intenzione retta
di uccidere l'uccello, fosse anche per sfamare degli affamati, è annullata
dall'effetto cattivo gravissimo, in maniera sproporzionata, che segue
contemporaneamente all'uccisione dell'uccello. Sono reo d'omicidio anche se
non avevo l'intenzione diretta di uccidere la persona. Manca la ragione
sufficiente a permettermi l'azione; posso provvedere alle mie necessità anche
in modo diverso e senza uccidere nessuno.
E
se volessi uccidere l'uccello solo per il gusto della caccia o per qualche altro
banalissimo motivo? Ma questo è proprio il caso della Comunione sulla mano che,
insieme al fine di comunicare, porta con sé anche la certa profanazione dei SS.
Sacramento, e non diciamo senza motivo che giustifichi tale pratica, perché non
ci potrà essere mai un motivo adeguato, ma diciamo per un motivo banalissimo ed
inutile, tanto più che si può comunicare anche e meglio in un altro modo, che
non causi la profanazione del SS. Sacramento (questo l'abbiamo già
precedentemente visto, ma non è male ripeterlo e ricordarlo).
Orbene,
poiché la previsione certa del male che si fa con una determinata azione, sia
pure intenzionalmente diretta ad un fine buono, ma senza le condizioni o
qualcuna di esse che la permettano, equivale all'intenzione di fare il male
stesso: anche le conseguenze morali sono le stesse. Perciò, riferendoci
all'esempio su riportato, si deve dire che anche se sparando all'uccello e
conseguentemente alla persona, questa per cause esterne e da me impreviste non
venisse colpita (perché porta un giubbotto antiproiettile o altra protezione),
o fosse colpita in modo lieve in parti non vitali e guaribile in poco tempo, io
sarei ugualmente colpevole di omicidio, perché non prevedevo la sua incolumità,
ma la sua morte.
L'esempio
fatto applichiamolo ora alla Comunione sulla mano. Calza molto bene e se il
fatto preso ad esempio non si verificherà mai (chi oserebbe uccidere un uccello
sapendo che con esso ucciderà anche una persona?), si verifica invece e molto
di più, con la Comunione sulla mano. Si tratta infatti, di un fine (quello
buono cioè, di comunicare e di comunicarsi) che si può raggiungere e meglio in
altro modo, ossia in modo tradizionale; di un'azione assolutamente
ingiustificata, o giustificata da motivi banalissimi e per gusto di novità,
come sparare ad un uccello per solo divertimento; L'effetto cattivo, ovvero la
profanazione del SS. Sacramento è sproporzionatamente grave, molto di più
che l'uccisione di una persona per colpire un uccellino.
La
previsione moralmente certa della profanazione delle sacre Specie, causata
inevitabilmente dalla Comunione sulla mano, rende colpevoli di questo gravissimo
peccato anche nel caso fortuito nel quale non dovesse staccarsi alcun frammento
e la profanazione delle sacre Specie, materialmente non si verificasse. Come per
l'intenzione di profanarle, qualora materialmente non venissero profanate. Moralmente
è come che lo siano e se ne portano le conseguenze di condanna. Nell'esempio
che si è fatto precedentemente ancora, del serpente velenoso ucciso per sbaglio
ed in altri casi, ne può venire un bene, come si è visto (rimanendo però la
colpa dell'intenzione cattiva di uccidere la persona); ma quale bene potrà mai
fortuitamente seguire alla pratica della Comunione sulla mano, che causa con
morale certezza la profanazione del SS. Sacramento?
Eppure,
anche se per ipotesi assurda ne venisse fortuitamente un bene, si sarebbe
ugualmente responsabili e colpevoli della profanazione del SS. Sacramento, perché
la profanazione è prevista, non l'ipotetico bene.
Dopo
quanto è stato esposto spiegato e dimostrato fino all'evidenza, può mai essere
valida l'autorizzazione che è stata recentemente concessa ai cattolici di dare
e di prendere la Comunione sulla mano? Coloro che la praticano, laici e
sacerdoti, e continuano a praticarla con decisa volontà (perché poi tanto
attaccamento a fare così?), anche dopo che sono stati avvertiti e informati
della natura sacrilega di tale pratica, soprattutto a causa della dispersione e
della conseguente sicura ed inevitabile profanazione dei frammenti di Pane
consacrato caduti, nei quali é pur sempre presente Nostro Signore Gesù Cristo
tutto intero, in Corpo, Sangue, Anima e Divinità, come definito di fede dal
Concilio di Trento, non potendo negare l'evidente realtà, si rifugiano dietro
l'ultima giustificazione a cui credono di potersi aggrappare: "Il Papa ne
ha dato l'autorizzazione".
E
con ciò sarebbe chiusa ogni discussione, per cui ora, questa pratica sacrilega
sarebbe divenuta lecita con un semplice atto con cui il Santo Padre ha dovuto
dare il suo sofferto benestare sotto la pressione delle Conferenze Episcopali,
esse stesse travolte da un'iniziativa del tutto arbitraria presa da clero e
laici "progressista", che hanno messo le Autorità davanti al fatto
compiuto, com'è avvenuto per molti altri abusi non prontamente repressi. Molti
infatti, a dire la verità, già praticavano la Comunione sulla mano anche
prima, molto prima dell'autorizzazione formale, in aperta violazione e spregio
delle vigenti norme ecclesiastiche e della stessa Legge di Dio restando sempre
impudentemente sordi ai reiterati richiami soprattutto del Santo Padre, che non
ha esitato a palesare la sua volontà di mantenere la disciplina tradizionale in
materia eucaristica. I "progressisti" hanno avuto il sopravvento ed
hanno ottenuto quello che poi, i loro diretti Superiori avevano già tacitamente
concesso loro, lasciando correre.
Così
la disobbedienza è stata premiata, la prepotenza ha avuto successo e i buoni
cristiani, i veri fedeli, laici e sacerdoti, hanno dovuto subire e sottostare
all'ingiusta imposizione. E’ stato solo un "consenso", è vero (per
ora), ma la massa dei superficiali, che pur avrebbero continuato a ricevere la
Comunione come l'hanno sempre ricevuta, vi si sono facilmente adattati e la
generalità dei sacerdoti finora contrari a questa pratica, hanno creduto di
doversi sottomettere per obbedienza, mentre quelli che vi si oppongono, divenuti
un'esigua minoranza, devono mettersi in contrasto con quelli che la vogliono,
creando un clima di discordia e di divisione tra i cattolici, quasi che non ce
ne fossero abbastanza, proprio quando si "lavora" (a parole) per
l'unità di tutti cristiani. Ma peraltro, la pratica della Comunione sulla mano
è e rimane illecita e l'autorizzazione priva di valore, non tanto per il fatto
che sia stata strappata con la disobbedienza e la prepotenza, perché poi è
stata concessa liberamente, quanto per la ragione già detta e ripetuta della
inevitabile profanazione delle sacre Specie, a causa della certa e prevista
dispersione dei frammenti di Pane consacrato. Ragione soprattutto per la quale
era stata intelligentemente e prudentemente vietata detta pratica, ch'è vietata
anche e prima dalla Legge di Dio.
Il
modo tradizionale di dare e di ricevere la Comunione, cioè direttamente nella
bocca del comunicando, è di istituzione ecclesiastica. Ammettiamolo. Come
tale potrebbe essere sostituito con un altro metodo. In realtà, non si saprebbe
trovare una maniera più conveniente, essendosi questa rivelata la migliore,
anzi l'unica. Tuttavia, ammettiamo che si possa fare qualche modifica. Per
principio è possibile, anche se praticamente non lo è. Bisogna però che il
cambiamento sia in meglio, non in peggio, o tale da causare addirittura una
profanazione. La pratica della Comunione sulla mano, com'è in uso oggi, causa
certamente ed inevitabilmente la profanazione delle sacre Specie. Poiché non è
lecito profanare le sacre Specie, nemmeno è lecita una pratica che causa
inevitabilmente tale criminosa profanazione. E se non è lecito consentire la
profanazione delle sacre Specie, nemmeno sarà lecito consentire una pratica che
causa certamente ed inevitabilmente la loro profanazione. Anche nell'arte medica
possono essere studiati e sperimentati nuovi metodi per migliorare le operazioni
di parto della donna, al fine di renderlo più facile, più svelto, più sicuro
e che sia alla madre meno doloroso possibile.
Qualunque
modifica alle pratiche in uso può essere lecitamente introdotta e può essere
lecitamente acconsentita, purché non danneggi gravemente il concepito e tanto
meno lo si uccida. Qualunque metodo potrà essere lecito, tranne quello
dell'aborto, che pertanto non può essere autorizzato da alcuna autorità al
mondo. Il metodo di far partorire per mezzo dell'aborto, non è lecito non tanto
per se stesso, ma perché non è possibile attuarlo senza far morire la piccola
creatura. Se fosse possibile abortire o far abortire senza far morire il
nascituro, l'aborto forse sarebbe lecito. Diciamo forse, perché far nascere il
concepito prima del tempo, sarebbe ancora esporlo a molti pericoli e gravi
conseguenze. Tuttavia se fosse possibile far nascere la creatura in anticipo
(aborto significa appunto nato prima), di per sé sarebbe lecito. Ma possibile
non è. Per questo soprattutto, l'aborto non è lecito, anche se nelle
intenzioni della madre e dei medici non ci fosse l'intenzione di uccidere, bensì
solo quella di abortire, magari per una ragione per sé stessa buona, per
esempio di salvare la madre dalla morte. Ma nemmeno per questa ragione l'aborto
sarebbe lecito, perché non si può fare senza causare la sicura morte di una
persona.
Uccidere
è vietato. Procurare l'aborto equivale ad uccidere. Dunque è vietato
procurare l'aborto. Dunque è vietato consentire l'aborto procurato. Si potranno
studiare e sperimentare altri metodi per dare e ricevere la Comunione, diversi
da quello tradizionale (se pur ve ne fossero). Questo sì, sarebbe lecito, come
si possono lecitamente praticare altri metodi per eseguire il parto quando ne è
giunto il momento. Qualsiasi metodo per comunicare e per comunicarsi sarà
lecito, tranne quello di mettere il SS. Sacramento nel pericolo grave, certo ed
inevitabile di venir profanato, come sarà lecito qualsiasi metodo per alleviare
i dolori del parto nella madre, tranne quello di far morire certamente il
nascituro mediante l'aborto. Si potrebbe osservare: "Il paragone non fila
bene, perché non è la stessa cosa. Nell'aborto si uccide per ottenere il
parto, mentre con la Comunione sulla mano non si profana il SS. Sacramento per
comunicare e comunicarsi. Nell'aborto c'è l'intenzione diretta e primaria di
far morire il nascituro come mezzo alfine, ma nessun fine, anche buono, può
giustificare l'uso di un mezzo cattivo, mentre nella Comunione sulla mano non c'è
l'intenzione diretta e primaria di profanare il SS. Sacramento come mezzo,
alfine di comunicare e di comunicarsi.
Sarebbe
meglio (secondo i cavillosi) paragonare la profanazione che segue alla Comunione
sulla mano, alla morte del concepito, che può seguire ad una cura di cui la
madre ha necessità per non morire. Ciò che direttamente e primariamente è
inteso ottenere, è la salvezza della madre mediante la cura, non la morte della
creatura, come nella Comunione sulla mano ciò che è inteso ottenere è
comunicare e comunicarsi, non la profanazione delle sacre Specie".
Rispondiamo
che non si può fare tale paragone. E' vero che la Morale cattolica fa questa
distinzione: la madre non può lecitamente uccidere con l'aborto la propria
creatura nemmeno per avere lei salva la vita; può invece legittimamente, per
avere salva la vita, fare l'unica cura possibile, con gravissimo pericolo, di
morte della sua creatura. Sì, ma è proprio qui che non è la stessa cosa che
la Comunione sulla mano, per cui i due fatti non si possono equiparare. Non
dobbiamo dimenticare quanto si è detto riguardo alla moralità delle azioni
che hanno un duplice effetto, di cui uno è cattivo. E' lecita un'azione di
questo tipo se, tra l'altro, non si può ottenere l'effetto buono in nessun'altra
maniera e se vi è una ragione proporzionalmente grave che la permetta
(l'azione). Ora, nel caso della madre che si cura per avere salva la vita, ci
sono entrambe le condizioni suddette che le permettono la cura, nonostante il
pericolo di morte, anche certa, del suo nascituro, perché non può scegliere
altra via che quella e la salvezza della madre è ragione grave e proporzionata
che permette la cura.
Nel
caso invece della Comunione sulla mano, mancano entrambe le suddette condizioni,
perché per comunicare e comunicarsi ci sono altre maniere, tra le quali quella
tradizionale, che è anche migliore, più semplice e più facile e non c'è una
ragione grave e proporzionata che la permetta, anzi non ci può essere in alcun
modo, perché nessuna ragione, per grave che sia, può permettere la
profanazione del SS. Sacramento: è meglio non comunicarsi, piuttosto che
commettere questo crimine. Perciò la Comunione sulla mano, che causa la
profanazione certa, inutile, sciocca, inevitabile, evitabile facilmente
comunicandosi in un'altra maniera, non è assolutamente lecita ed è peccato
grave come se si avesse l'intenzione di profanare le sacre Specie. Perciò la
Comunione sulla mano può giustamente essere paragonata all'aborto, più
all'aborto che alla cura necessaria a salvare la madre. E come l'aborto, non può
essere consentito da nessuna autorità al mondo, così nemmeno lo può la
Comunione sulla mano, che rimane illecita e gravemente colpevole anche dopo una
presunta autorizzazione dell'Autorità ecclesiastica.
Che
se poi si volesse sostenere a tutti i costi che c'è molta differenza tra il
volere di proposito la profanazione delle sacre Specie e la profanazione causata
dalla Comunione sulla mano, bisogna dire che c'è la stessa differenza tra la
profanazione operata da uno che ha l'uso della ragione e la profanazione operata
da un demente. Diciamo inoltre che, se l'aborto fosse possibile senza far morire
o senza danneggiare il nascituro, allora potrebbe essere lecito, mentre la
Comunione sulla mano non sarebbe lecita nemmeno se con la morale certezza si
evitasse la profanazione delle sacre Specie, perché non è l'unico male
prodotto da questa pratica: c'è la mancanza di rispetto e di venerazione
profonda verso il Corpo del Signore, trattato come fosse un biscotto, c'è la
perdita o illanguidimento della fede e della devozione, non solo verso
l'Eucaristia, ma verso tutta la vita cristiana di cui l'Eucaristia è il centro.
E
non si dica che è esagerato equiparare la profanazione delle sacre Specie
causata dalla Comunione sulla mano, con il crimine dell'aborto. Per chi non ha
fede è esagerato, anzi è del tutto inutile il discorso che abbiamo appena
fatto. Ma per chi ha fede, anche solo un poco, la profanazione del SS.
Sacramento è un delitto ancor più grave, molto più grave dell'aborto. Inutile
battersi contro il crimine dell'aborto, se non ci si batte con altrettanta
energia contro la Comunione sulla mano, anzi, la si favorisce!
Si
suol dire che: l'uso di dare la Comunione direttamente nella bocca del
comunicando è stato stabilito dalla Chiesa e come tale, può anche dall'Autorità
ecclesiastica, venire modificato. Infatti quando Gesù istituì l'Eucaristia
durante l'ultima cena, non imboccò gli Apostoli, ma disse: "Prendete e
mangiate....". Così fecero gli Apostoli in seguito: non imboccarono i
fedeli, ma ripeterono quello che aveva fatto il Signore. Ora si è tornati a
fare come i primi Cristiani. Sì certamente, la Comunione direttamente in bocca
è d'istituzione ecclesiastica, ma non fu per un banale capriccio innovatore
come lo è stato invece, l'odierno ritorno alla Comunione sulla mano, bensì per
motivi assai gravi che imponevano la correzione, tra i quali e prima di tutti
quello di salvaguardare il SS. Sacramento da inevitabili profanazioni.
Non
si vuole dire che sia assolutamente obbligatorio dare e ricevere la Comunione
direttamente in bocca, ma piuttosto si vuole dire ch'è vietato dare e ricevere
la Comunione sulla mano come si usa fare oggi. Intanto bisogna osservare con
quanta cura, rispetto e profonda devozione i primi Cristiani si accostavano a
ricevere il Corpo del Signore nascosto sotto le apparenze del pane. Perché
guardare solo alla materialità del gesto e non anche allo spirito, alla
preparazione, al raccoglimento osservato anche dopo il banchetto eucaristico?
Anche le modalità materiali non erano precisamente le stesse usate oggi. Ma a
parte ed indipendentemente da questo, bisogna dire che non è indispensabile
eseguire alla lettera le norme indicate nel Vangelo riguardo all'amministrazione
della Eucaristia e fare materialmente tale e quale fecero Gesù, gli Apostoli e
i primi Cristiani. Molte cose Gesù non ha detto e indicato espressamente, ma
sono implicitamente contenute o necessariamente derivate da quello che ha
disposto. Non ha comandato agli Apostoli di dare la Comunione direttamente in
bocca, non ha vietato espressamente di darla sulla mano, ma non per questo la
Comunione sulla mano è lecita e non per questo si deve abolire la pratica
tradizionale di darla direttamente in bocca.
Neppure
espressamente ha detto il Signore che per ricevere la Comunione è necessario
"sapere e pensare a chi si va a ricevere", com'è insegnato dal
catechismo della Chiesa, che indica ciò ch'è obbligatorio fare. Dunque, perché
Gesù non lo ha detto, non è più necessario? Non lo ha detto esplicitamente,
ma è contenuto implicitamente nella stessa dignità del Sacramento, che non si
può ricevere col peccato mortale nell'anima. E non sarà altrettanto contenuto
implicitamente il divieto di profanarlo o di riceverlo con una pratica che
inevitabilmente ne causa la profanazione? Molti altri cambiamenti si sono
imposti già fin dai primi tempi del Cristianesimo, nella celebrazione
eucaristica e nell'amministrazione dei Sacramenti. San Paolo denuncia gli
inevitabili abusi e inconvenienti derivati dal volere celebrare la Cena del
Signore e cibarsi del suo Corpo radunandosi a convito, come già aveva fatto Gesù
con gli Apostoli e consiglia di mangiare ciascuno a casa sua, poi di radunarsi
per celebrare la Cena, ossia la Messa: "Quando ....vi radunate, il vostro
non è più un mangiare la Cena del Signore.... Non avete le vostre case per
mangiare e bere?" (1 Cor. 11, 20122).
Anzi,
si è capito che, sia per il numero crescente dei partecipanti alla Cena del
Signore, sia per la migliore riuscita del sacro rito, conveniva che solo il
sacerdote celebrante restasse al tavolo con le offerte da consacrare, mentre i
fedeli vi partecipavano distaccati: ecco l'altare, ecco i banchi, ecco la sala
divenuta sempre più perfezionata fino alle monumentali cattedrali. Non si
dovevano costruire chiese perché il Signore non ne aveva fatto cenno? Si doveva
continuare a celebrare la S. Messa nel corso di una cena e tutti allo stesso
tavolo? E ci si è accorti pure che il pane da consacrare conveniva che avesse
la forma rotonda e sottile per una più facile e sicura distribuzione e che, per
il rispetto al SS. Sacramento, le Ostie consacrate fossero toccate solo da mani
consacrate e solo per casi eccezionali e gravi, da altri, anche e soprattutto
per evitare la dispersione dei frammenti: quindi, logicamente, che la Comunione
fosse distribuita dal sacerdote e direttamente in bocca ai fedeli, che più
devotamente e con più profonda venerazione l'avrebbero ricevuta.
Sono
tutte pratiche venute logicamente da sé, implicitamente contenute nella
istituzione dell'Eucaristia. Succede così anche nelle cose profane: l'inventore
dell'aeroplano non ha parlato di aeroporti, di torri di controllo, di tanti
servizi che troviamo nel settore aeronautico, sorti per necessità, per far
fronte alle esigenze del servizio e per l'incolumità dei passeggeri. Faremmo a
meno delle torri di controllo solo perché per i primi voli aerei ancora non
esistevano? Equivarrebbe a provocare molti incidenti e molte vittime. Un vero
delitto! E non era giusto trovare il modo più conveniente al rispetto del SS.
Sacramento e più sicuro contro il pericolo di disperdere i frammenti di Pane
consacrato, con la conseguente inevitabile profanazione dello stesso?
Si
studi pure di trovare un modo più conveniente, ma bisogna riconoscere che
quello tradizionale adottato dalla Chiesa è migliore di qualunque altro e
forse, l'unico. Perciò, anche se la Comunione direttamente in bocca al
comunicando, con l'uso del piattello, è di istituzione ecclesiastica, dobbiamo
dire che implicitamente è d'istituzione Divina.
Non
si può acconsentire oltre i limiti delle proprie facoltà
Il
consenso è l'atto con cui l'avente facoltà autorizza un altro a fare ciò che
altrimenti, senza tale consenso, gli sarebbe moralmente vietato. La facoltà di
acconsentire può essere di diritto naturale, oppure per un'autorità ricevuta
da chi aveva il potere di conferirgliela. Ognuno gode di diritti naturali sulla
sua persona e sulle sue cose. Solo lui può liberamente disporne e solo lui ha
la facoltà di consentire ad altri di disporne. E' ovvio che il suo consenso
(come il suo comando o il suo divieto) può estendersi soltanto a ciò che gli
compete, perché la facoltà di cui gode non è illimitata e non può entrare
nei limiti delle competenze altrui. Ciò s' intende pure perle facoltà derivate
dall'autorità di cui si è investiti. L'Autorità civile può concedere tutte
le autorizzazioni che sono di sua competenza. Può consentire ad alcuni o a
tutti, per qualche tempo o per sempre, di non osservare una legge, sempre di
carattere civile, stabilita dall'Autorità stessa. Non può lecitamente
consentire (comandare o vietare) ciò che cade sotto la legge morale, ch'è di
competenza dell'Autorità religiosa della Chiesa.
L'Autorità
religiosa della Chiesa ha ricevuto da Dio poteri e facoltà molto grandi,
perfino di rimettere i peccati. Facoltà molto grandi, ma non illimitate, perché
è in nome di Dio che le esercita ed è conformemente alla volontà di Dio che
deve esercitarle. Perciò, l'Autorità religiosa non ha il potere e la facoltà
di rimettere i peccati di chi non è sinceramente pentito; non può consentire
ad alcuno di accedere ai Sacramenti dei Vivi in stato di peccato mortale; non può
consentire ciò che Dio ha vietato; non può rendere lecito ciò che per Legge
morale di Dio è illecito. Questo no. Questo va molto oltre i limiti delle sue
competenze e volerlo fare sarebbe detronizzare Dio per mettersi a legiferare al
suo posto. Questo il Signore non l'ha concesso nemmeno a Pietro quando gli
conferì i pieni poteri del Primato: "A te darò la chiavi del Regno dei
Cieli; tutto ciò che legherai sulla Terra, sarà legato anche in
cielo...." (Mt. 16,19).
L'Autorità
ecclesiastica, pertanto, può modificare o abrogare le leggi ecclesiastiche, ma
non quelle di Dio. Non può perciò autorizzare la Comunione sulla mano così
com'è in uso oggi, perché abbiamo esaurientemente conosciuto che tale pratica
causa, senza alcuna scusante o attenuante, la certa ed inevitabile profanazione
delle sacre Specie. Potrà al massimo, togliere la scomunica per i profanatori
del SS. Sacramento, ma non stabilire che la profanazione delle sacre Specie,
causata anche dalla Comunione sulla mano, non sia più peccato e gravissimo
peccato. E poi, andiamoci piano ad ammettere che possa essere tolta la
scomunica, ch'è stata comminata solennemente in un Concilio dogmatico, quindi
con una validità perenne. Comunque non c'interessa la validità perenne della
scomunica, ma c'interessa la validità perenne del divieto di profanare, in
qualsiasi modo, le sacre Specie.
Con
la pratica della Comunione sulla mano, le sacre Specie vengono prima o poi,
inevitabilmente profanate. Dunque è e rimane gravissimo peccato, che nessuno al
mondo può consentire. Ma perché allora è stata consentita? E' stata
consentita per le stesse ragioni e con la stessa invalidità con cui l'Autorità
civile ha consentito il crimine dell'aborto. La criminosa pratica dell'aborto
clandestino si era talmente diffusa, che si è ritenuto di doverla legalizzare,
come se gli uomini avessero la facoltà di rendere lecito il delitto.
Similmente, l'altrettanto e maggiormente criminosa pratica della Comunione sulla
mano si era talmente diffusa nei paesi nordici e un po' anche in Italia, che si
è ritenuto opportuno legalizzarla, ossia autorizzarla per tutto l'orbe, anziché
prendere provvedimenti adeguati per arginare e impedire, almeno nei paesi in cui
l'uso era ancora limitato, il diffondersi di tale pratica. Certo che l'abuso non
avrebbe potuto essere arrestato per la pervicace e proterva disubbidienza del
clero "progressista" e secolarizzato (che però, ha sempre ostentato
fedeltà, amore e deferenza al Papa, anche quando ancora raccomandava di non
dare e di non prendere la Comunione sulla mano e insisteva perché i sacerdoti
portassero la veste talare) e la pratica si sarebbe ugualmente diffusa come
tutti gli altri infiniti abusi di questo post-concilio senza freni, ma non
avrebbe forse assunto le proporzioni disastrose che vediamo, con le conseguenze,
prima accennate, dell'illanguidimento e morte della fede in molti cuori e una
causa in più di smarrimento nei fedeli, di discordia e di divisione tra i
cattolici, questa volta venuta proprio dall'Eucaristia, che dovrebbe essere
vincolo di pace, d'amore e di unione tra i credenti, mentre si continua ad
esaltare il SS. Sacramento con feste e processioni, più per abitudine e per
salvare le apparenze, che non per vera e convinta devozione, troppo stridente
essendo il contrasto tra le parole e i fatti.
Come
si fa ad esaltare l'Eucaristia e contemporaneamente legalizzarne la
profanazione? Sostenere che non la profanazione dell'Eucaristia è stata
legalizzata, bensì la Comunione sulla mano, sarebbe come volere sostenere che
non è stato legalizzato l'omicidio, bensì solo l'aborto. Dio nessuno lo
inganna!
Se
non può essere lecitamente consentitala Comunione sulla mano, neppure e tanto
meno, potrà essere resa obbligatoria, così che tutti, sacerdoti e fedeli,
debbano seguire quest'unica via per comunicare e per comunicarsi. Di fatto, la
Comunione sulla mano è stata solo "consentita" e non ancora
"comandata". Non sarebbe quindi il caso di parlarne. Eppure, se non è
stata ancora comandata e ci si augura che non lo sia mai, non è da escludere
che si arrivi anche a questo "traguardo", dato che gli abusi e la loro
legalizzazione si susseguono inesorabilmente ed inarrestabilmente in questo
infelice post-concilio.
Già
se ne parla, anche se sono per ora, soltanto voci e si spera che rimangano tali.
Pare che in qualche diocesi, a titolo di uniformità, sia già stato imposto a
tutti, sacerdoti e laici, di adottare questa pratica (però, anche qui,
potrebbero essere soltanto voci, ma abbiamo, purtroppo, esperienza di come
simili voci siano spesso fondate). E' certo tuttavia, che se non un'intera
diocesi, vi è qualche parrocchia o chiesa dove il parroco o il rettore, si sono
assunti il diritto di obbligare i fedeli a ricevere, o i sacerdoti da loro
dipendenti, a dare la sacra Ostia sulla mano per comunicarsi o comunicare. E'
certissimo e già denunciato da vari fedeli desiderosi di comunicarsi nella
maniera tradizionale, che qualche sciagurato sacerdote costringe tutti quelli
che malcapitano da lui, a prendere l'Ostia in mano ed a comunicarsi da sé
stessi. E' già in atto dunque, l'abuso che, seguendo l'iter di tutti gli altri
abusi, finirà prima o poi per venire legalizzato, imponendo a tutti di imporre
la Comunione sulla mano.
Il
cedimento, di fronte ad un abuso, è tacito ed implicito consenso. Manca solo
l'esplicita autorizzazione perché l'abuso sia legalizzato, diventi lecito, anzi
diventi regola generalizzata, a citi tutti debbono sottostare, anche gli onesti
che non hanno mai abusato.
Succederà
perciò, che quelli i quali hanno abusato della loro libertà, col consenso
tacito dell'Autorità, si vedranno ancora una volta premiati, e da disubbidienti
diverranno "ubbidiente", mentre quelli che hanno sempre ubbidito alle
leggi ecclesiastiche vigenti (oltre che alla Legge di Dio), ma che in coscienza
non si sentiranno di seguire l'imposizione, passeranno per
"disubbidienti" (davanti agli uomini), per non sottostare ad un abuso
diventato "legge". E di questo passo, non si sa fin dove si arriverà.
Ma intanto bisogna essere preparati, con idee ben chiare, su un argomento
delicato che impegna le coscienze.
Non
sempre è "ubbidienza" l'esecuzione materiale di un ordine. Non sempre
è "disubbidienza" il rifiuto di eseguire materialmente un ordine.
Dipende dalla legittimità o meno dell'ordine stesso. Tra le ragioni che rendono
illegittimo un ordine, c'è quella, ed è la più grave, che l'ordine stesso sia
contrastante ed incompatibile con la Legge di Dio e dalle regole che ne
derivano, anche se non sono menzionate espressamente. La Legge di Dio non vieta
espressamente l'aborto, ma espressamente vieta l'omicidio. Poiché non è
possibile abortire senza uccidere, l'aborto è vietato dalla Legge di Dio. Chi
ordinasse di compiere l'aborto, darebbe un ordine illegittimo, perché in
opposizione alla Legge di Dio. Eseguire un tale ordine non sarebbe ubbidienza;
rifiutare un tale ordine non sarebbe disubbidienza.
Ciò
vale per qualsiasi delitto, anche se e molto di più, per il delitto di
profanare le sacre Specie, delitto che viene commesso con la Comunione sulla
mano. La Legge di Dio non vieta espressamente la Comunione sulla mano? No, ma
vieta la profanazione delle sacre Specie. Poiché non è possibile, prima o poi,
praticare la Comunione sulla mano senza causare la profanazione delle sacre
Specie, la Comunione sulla mano è vietata dalla Legge di Dio. Comandarla,
sarebbe dare un ordine illegittimo. Eseguirlo non sarebbe ubbidienza; rifiutarlo
non sarebbe disubbidienza. Sarebbe esattamente il contrario.
L'ubbidienza
del cristiano deve essere soprannaturale, cioè non deve essere semplicemente
fondata su motivi di ordine naturale e pratico, come ad esempio la necessità di
ordine nella società, o la responsabilità del superiore che, avendo il dovere
di servire i sudditi, ha il corrispondente diritto di essere da loro ubbidito;
l'ubbidienza del cristiano, pur comprendendo i motivi naturali, dev'essere
fondata sul motivo soprannaturale di fare la volontà di Dio, trasmessa dal
superiore umano, che lo rappresenta sulla terra. Il superiore umano, poiché
rappresenta Dio sulla terra e ne trasmette la volontà, è tenuto ad esercitare
legittimamente l'autorità di cui è investito, evitando i due eccessi:
1°)
di rinunciare all'esercizio della sua autorità;
2°)
di abusare dell'autorità esercitandola illegittimamente, col dare, per
esempio, ordini illegittimi.
Non
gli è lecito rinunciare all'uso dell'autorità, perché così impedirebbe a
Dio di trasmettere, attraverso di lui, la Sua volontà. Non gli è lecito
abusarne con ordini illegittimi, perché non trasmetterebbe la volontà di Dio,
ma la propria: una volontà di Dio falsificata.
Spesso
i due difetti coincidono: il superiore che rinuncia all'esercizio della sua
autorità e non interviene ad impedire un abuso dei soggetti a lui, acconsente
praticamente al loro abuso, vi acconsente tacitamente. Ora, acconsentire
espressamente o tacitamente a ciò che Dio non vuole, è abusare dell'autorità.
Ma comandare è più che acconsentire, per cui se non si può acconsentire a ciò
che Dio ha vietato, molto meno ciò che Dio ha vietato potrà essere comandato.
Come fa a trasmettere la volontà di Dio il superiore che comanda ciò che Dio
non vuole? Dio non si contraddice, pertanto un ordine umano che contrasta con un
ordine divino, non può e non deve essere eseguito dall'inferiore, il quale deve
"ubbidire a Dio prima che agli uomini" (Act. 5,29 - 4,19).
In
conclusione, eseguire materialmente un ordine illegittimo, e perciò contrario
alla volontà di Dio, non è ubbidienza, ma servile e supina sottomissione, che
rende complici di un'azione peccaminosa, di cui chi ne ha dato l'ordine è
mandante. Anche se si è spinti ad eseguire l'ordine da una coscienza sincera,
dominata da scrupolo e da timore riverenziale, in realtà non si tratta di
ubbidienza, ma al contrario, si tratta di disubbidienza, perché si disubbidisce
a Dio. E' a Dio, infatti, che si deve sempre riferire la nostra ubbidienza.
Viceversa, omettere volontariamente l'esecuzione materiale di un ordine
illegittimo, non è disubbidienza, ma fedeltà a Dio, compiendo il dovere di
opporsi al male. Anche se contravvenire ad un ordine del superiore è
interiormente penoso, specialmente ad una coscienza delicata, ed esteriormente
gravido di spiacevoli conseguenze, il santo timore di spiacere a Dio deve
prevalere sul timore di spiacere agli uomini, disposti anche a soffrire per la
Verità di Dio e la difesa delle cose sacre.
Non
disubbidienza dunque, ma vera ubbidienza, anche se agli occhi dei superficiali e
degli sprovveduti può apparire che non sia così. Dal mondo e da chi non è
spiritualmente ben formato, spesso la disubbidienza è scambiata per
"ubbidienza" e l'ubbidienza per "disubbidienza". Errore di
valutazione che non riguarda solo l'ubbidienza: la fermezza di volontà nel
bene, non è considerata "ostinazione"? La forza della virtù, non è
stimata "debolezza"? L'incrollabile fedeltà, non è vista come
"ribellione"? L'eroismo della fede, non è preso per
"fanatismo"? La Croce di Cristo, non è "scandalo per i giudei e
stoltezza per i pagani"? "Ma per quelli che sono chiamati .... è virtù
di Dio e sapienza di Dio" (I Cor. I / 23-24).
Nessuno
dunque, si perda di coraggio nel difendere con tutte le sue forze il più grande
dono che l'Amore misericordioso di Dio ha fatto agli uomini: la Santa
Eucaristia.
La
pratica della Comunione sulla mano è gravemente illecita per le ragioni che
abbiamo visto e non si può usare nemmeno qualora fosse resa obbligatoria: In
coscienza si è obbligati soltanto a rifiutarla. Tuttavia la condizione del
laico non è la stessa che quella del Sacerdote. Il sacerdote può e deve
sempre astenersi dal dare la Comunione sulla mano, sia quando fosse richiesta
dal comunicando, sia quando e dove fosse obbligatoria. E il fedele laico che
deve fare? Innanzi tutto, non deve mai chiedere di ricevere la sacra Ostia sulla
mano. Ma se si trova costretto, come purtroppo qualche volta avviene, a
prenderla in mano ed a comunicarsi da sé, che deve fare? Deve rifiutarla? No,
non lo deve. Se prevede che nel tale luogo, o dal tale sacerdote, sarà
costretto a prendere l'Ostia in mano, potendo, deve evitare quel luogo o quel
sacerdote.
Se
però, nemmeno questo gli è possibile, egli non è obbligato in coscienza a
rifiutare la Comunione sulla mano, come invece è obbligato in coscienza il
sacerdote ad astenersi dal deporla sulla mano del fedele che pur la richiedesse.
Il fedele laico non ha possibilità di ricevere la Santa Comunione altro che dal
sacerdote. Se la dovesse rifiutare per non toccare la Sacra Ostia o per non
disperderne i frammenti, e non potesse rimediare diversamente, sarebbe costretto
a rinunciare a comunicarsi. Questo no. Pertanto, il fedele costretto a ricevere
la comunione sulla mano, la prenda con tutto il rispetto e con tutta la cura
perché nulla vada perduto, ma non può rinunciare a cibarsi del Corpo di Cristo
per colpa di uno sciagurato, che se ne assume tutta la responsabilità davanti a
Dio.
La
Comunione sulla mano come è praticata oggi, non può essere motivata da alcuna
ragione, neppure da quelle dell'igiene. I sostenitori di questa abominevole
pratica, infatti per giustificare in qualche modo il loro ghiribizzo (sì, la
volontà e la decisione di cambiare il modo di dare e di ricevere la sacra
Ostia, non è altro che un ghiribizzo di gente in difetto di buon senso, oltre
che di fede e di rispetto per il SS. Corpo del Signore), portano le ragioni
dell'igiene: il sacerdote, nel distribuire la Comunione direttamente nella bocca
del comunicando, ne tocca la lingua o le labbra e con le dita bagnate dalla
saliva di quello, preleva la sacra Particola dalla pisside e tocca la lingua o
le labbra del seguente, trasmettendogli eventualmente, germi infettivi. Può
succedere effettivamente, che le dita del sacerdote vengano a contatto con la
bocca del comunicando. Bisogna dire però, che mai in tutta la storia della
Chiesa si siano trasmesse malattie attraverso l'assunzione dell'Eucaristia nel
modo tradizionale.
Poi,
se il sacerdote sta un po' attento, con la collaborazione dei fedeli, si può
ridurre di molto il caso in cui le dita del ministro vengano a contatto con la
bocca del fedele. La sacra Particola va estratta dalla pisside e tenuta
coll'indice in alto e col pollice in basso e non viceversa. Se si toccano la
lingua o le labbra del comunicando, è soprattutto perché questi non apre bene
la bocca, non consente di depositare con sicurezza la sacra Ostia sulla lingua,
o non sta fermo, ma fa uno scatto in avanti, credendo di facilitare l'azione del
ministro, con effetto opposto. Più che cambiare il modo di dare e di ricevere
la Comunione, sarebbe meglio provvedere ad una più accurata istruzione e
preparazione dei fedeli e degli stessi sacerdoti (come per l'uso del piattello).
Si deve aggiungere che la Comunione in mano, come viene oggi praticata, non
rimedia molto all'inconveniente suddetto. Infatti il fedele che prende l'Ostia
in mano, la riceve ancora dal sacerdote, il quale preleva la sacra Ostia con le
dita forse bagnate dalla saliva del fedele che ha appena ricevuta la Comunione
in bocca. Non toccherà la bocca del fedele che riceve l'Ostia in mano, ma
toccherà pur sempre la sacra Particola, sufficiente a trasmettere qualche
malattia infettiva. Allora bisognerebbe che il fedele stesso prelevasse la sacra
Ostia dalla pisside. Ma avrebbe le mani pulite e sicuramente disinfettate dalla
malattia che portasse addosso? Perché tanta preoccupazione per l'igiene proprio
e solo nei riguardi dell'Eucaristia? Se avessimo altrettanta preoccupazione nei
riguardi dei cibi, non potremmo più mangiare o dovremmo cucinarceli e
servirceli da noi stessi. Per quante mani passano prima di giungere alla nostra
bocca? Saranno stati toccati sempre da mani pulite, non solo, ma anche
disinfettate ed appoggiati su recipienti sterilizzati? Pensiamo che quelli che
li hanno confezionati, vi hanno respirato sopra, forse anche tossito o
starnutito, o comunque, mentre li lavoravano avranno fatto conversazione con
altri, oppure anche da soli, o cantato .... E' risaputo che parlando, un po' di
saliva esce sempre dalla bocca. Non si vede, ma si sente quando ci parlano da
vicino.
Ora,
quella saliva viene proiettata sui cibi che si stanno preparando da servire.
Bisognerebbe che chi lavora in cucina, o serve a tavola, si coprisse il volto
come i dottori e gl'infermieri che curano gli ammalati e toccassero i cibi con i
guanti sterilizzati. Ma, né si pretende che altri abbiano tante premure, né ci
si serve da soli. Queste premure, invece, si vogliono per fare la Comunione,
come pericoloso veicolo di gravi malattie! Diciamolo pur chiaramente: non c'è
alcun problema di igiene con la Comunione fatta nel modo tradizionale. Ma, se
fosse anche vero quello che affermano i sostenitori (facciamone l'ipotesi),
nemmeno allora sarebbe giustificata la pratica della Comunione sulla mano, com'è
in uso oggi, perché c'è sempre la dispersione dei frammenti di Pane consacrato
e la loro inevitabile profanazione. Sappiamo bene che non sempre il fine
giustifica i mezzi e tanto meno in questo caso. Il fine dell'igiene, per buono
che sia, non giustifica l'uso di un mezzo (la Comunione sulla mano), che causa
inevitabilmente la profanazione delle sacre Specie: delitto che non potrà mai
essere giustificato.
Debbo
premettere che non è una proposta quella che faccio. Capisco le difficoltà per
la realizzazione del metodo che sto per indicare, anche in tempi e luoghi di
grande fede e di profonda pietà; figuriamoci oggi, che la vera fede e la vera
pietà si sono quasi ovunque spente. Lo faccio per l'ipotetico caso in cui fosse
assolutamente necessario evitare di dare la Comunione direttamente in bocca alla
maniera tradizionale.
1.
Ci sia un impianto, pure modesto, ma comodo e facilmente accessibile, di acqua
corrente, perché i fedeli che intendono comunicarsi possano lavarsi le mani,
magari solo con l'acqua, come fa il sacerdote prima di celebrare.
2.
Disporre un tavolo coperto con tovaglia bianca, pulita e decente, su cui il
sacerdote celebrante, dopo avere egli assunto il Corpo ed il Sangue del Signore,
deporrà la pisside, possibilmente con apertura molto larga, contenente le Ostie
consacrate.
3.
Sul tavolo, verso destra, un vasetto contenente acqua ed un asciugatoio.
4.
Un po' a sinistra un piattello da Comunione.
5.
Davanti al tavolo un comodo inginocchiatoio, che consenta, a chi s'inginocchia,
di accedere facilmente alla pisside con le Ostie consacrate.
6.
Mentre il sacerdote celebrante, dopo aver deposto la pisside al centro del
tavolo, torna all'altare e resta assorto in preghiera, i comunicandi si
avvicinano al tavolo per comunicarsi uno alla volta.
7.
Ognuno fa prima la genuflessione al Santissimo. Indi s'inginocchia.
8.
Con la mano sinistra prende il piattello e con le dita della mano destra estrae
con delicatezza un'Ostia dalla pisside. Senza eccessiva fretta se la porta dalla
pisside alla bocca, accompagnandola col piattello sotto.
9.
Fatta devotamente la Comunione, depone il piattello dov'era prima. Se vi sono
caduti sopra dei frammenti della sacra Ostia, conviene che li lasci lì. Ognuno,
poi, deve stare attento a non fare cadere i frammenti nel prendere il piattello,
sempre bene orizzontalmente.
10.
Si asterge con l'acqua del vasetto le dita con le quali ha toccato il Corpo del
Signore e se le asciuga.
11.
Si alza con compostezza e va al banco, mentre il seguente accede al tavolo,
facendo altrettanto.
12.
Quando tutti i comunicandi hanno terminato, il celebrante (o altro sacerdote
presente) riporta la sacra pisside nel tabernacolo ed il piattello con eventuali
frammenti sull'altare, perché siano versati, i frammenti, nel calice.
E'
una serie di operazioni molto facili per quelli che sono abili a muoversi.
Richiede un po' più di tempo, specialmente se i comunicandi sono molti.
Tuttavia, sarebbe l'unico modo per fare le cose con decoro, col rispetto che
merita tanto grande Sacramento e con sicurezza di non disperdere frammenti di
Pane consacrato. Ma il modo migliore e, pare insostituibile, è quello
tradizionale sempre usato con successo nella Chiesa cattolica, con i fedeli
devotamente inginocchiati alla balaustra.