IL SACRAMENTO DELLA PENITENZA O CONFESSIONE

Tratto da: “IL SACRAMENTO DELLA PENITENZA O CONFESSIONE”

La Chiesa, custodendo il sacramento della Penitenza, af­ferma espressamente la sua fede nel mistero della Redenzione, come realtà viva e vivificante, che corri­sponde alla verità interiore dell'uomo, corrisponde all'umana colpevolezza ed anche ai desideri della co­scienza umana. «Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati» (Mt 5,6). Il sacramento della Penitenza è il mezzo per saziare l'uomo con quella giustizia, che proviene dallo stesso Redentore. (Giovanni Paolo II, Enciclica Redemptor hominis).

 

IL SACRAMENTO DELLA PENITENZA O CONFESSIONE

Che cosa è il sacramento della Penitenza?

La Penitenza, detta anche Confessione, è il sacramen­to istituito da Gesù Cristo per rimettere i peccati com­messi dopo il Battesimo.

 

Quante e quali cose si richiedono per fare una buona Confessione?

Per fare una buona Confessione si richiedono cinque cose:

1. l'esame di coscienza;

2. il dolore dei peccati;

3. il proponimento di non commetterne più;

4. l'accusa dei peccati;

5. la soddisfazione o penitenza.

 

IL PECCATO

Che cos'è il peccato?

Il peccato è un'offesa fatta a Dio disobbedendo alla sua legge.

 

In quanti modi si commette il peccato attuale?

Il peccato attuale si commette in quattro modi, cioè, in pensieri, in parole, in opere e in omissioni.

 

Che cos 'è il peccato mortale?

Il peccato mortale è una disobbedienza alla legge di Dio in cosa grave, fatta con piena avvertenza e deliberato con­senso.

 

Perché si dice mortale?

Si dice mortale perché dà morte all'anima, col far perde­re la grazia santificante, che è la vita dell'anima, come l'anima è la vita del corpo.

 

Quali danni fa all'anima il peccato mortale?

1.° Il peccato mortale priva l'anima della grazia e dell'amicizia di Dio;

2.° le fa perdere il paradiso;

3.° la priva dei meriti acquistati, e la rende incapace di acqui­starne dei nuovi;

4.° la fa schiava del demonio;

5.° le fa meritare l'inferno, ed anche i castighi di questa vita.

 

- Differenza essenziale tra peccato mortale e peccato ve­niale.

I peccati mortali estinguono nel cristiano la vita della gra­zia. I peccati veniali sono in qualche modo in contraddi­zione con la vita della grazia, ma non sino al punto da di­struggerla.

 

- Perché vi sia peccato mortale si richiedono tre elementi:

1. Un oggetto strettamente proibito o strettamente prescritto (materia grave).

2. Una coscienza sufficientemente chiara dell'importan­za dell'oggetto e del rigore del comandamento (piena av­vertenza).

3. Una volontà libera nella decisione (deliberato consen­so).

Quando manca uno di questi tre elementi, in tutto o per una parte essenziale, non si ha peccato mortale, ma tutt'al più peccato veniale.

 

IL DOLORE

Che cosa è la contrizione, ossia il dolore dei peccati?

La contrizione, ossia il dolore dei peccati, è un dispiacere dell'animo, per il quale si detestano i peccati commessi e si propone di non farne più in avvenire.

 

Che cosa vuol dire questa parola contrizione?

La parola contrizione vuol dire rottura o spezzamento, come quando una pietra è pestata e ridotta in polvere.

 

Perché si dà il nome di contrizione al dolore dei peccati?

Si dà il nome di contrizione al dolore dei peccati, per si­gnificare che il cuor duro del peccatore in certo modo si spezza per dolore di avere offeso Dio.

 

Di quante sorta è il dolore?

Il dolore è di due sorta:

perfetto, ossia di contrizione;

im­perfetto, ossia di attrizione.

 

Qual è il dolore perfetto, o di contrizione?

Il dolore perfetto è il dispiacere di avere offeso Dio, per­ché infinitamente buono e degno per se stesso di essere amato.

 

Perché chiamate voi perfetto il dolore di contrizione?

Chiamo perfetto il dolore di contrizione per due ragioni:

1.° perché riguarda esclusivamente la bontà di Dio, e non il nostro vantaggio o danno;

2.° perché ci fa subito ottene­re il perdono dei peccati, restandoci però l'obbligo di con­fessarci.

 

Dunque il dolore perfetto ci ottiene il perdono dei peccati indipendentemente dalla confessione?

Il dolore perfetto non ci ottiene il perdono dei peccati indi­pendentemente dalla confessione, perché sempre include la volontà di confessarsi.

 

Perché il dolore perfetto, o contrizione, produce questo effetto di rimetterci in grazia di Dio?

Il dolore perfetto, o contrizione, produce questo effetto, perché nasce dalla carità la quale non può trovarsi nell'anima insieme col peccato mortale.

 

ESAME DI COSCIENZA

Come si fa l'esame di coscienza?

L'esame di coscienza si fa richiamando alla mente i peccati commessi, a cominciare dall'ultima confessio­ne ben fatta.

 

NORME FONDAMENTALI DELLA VITA CRISTIANA

I DIECI COMANDAMENTI O DECALOGO

Io sono il Signore Dio tuo:

1. Non avrai altro Dio fuori di me.

2. Non nominare il nome di Dio invano.

3. Ricordati di santificare le feste.

4. Onora il padre e la madre.

5. Non uccidere.

6. Non commettere atti impuri.

7. Non rubare.

8. Non dire falsa testimonianza.

9. Non desiderare la donna d'altri.

10. Non desiderare la roba d'altri.

 

I DUE COMANDAMENTI DELLA CARITA'

1. Amerai il Signore tuo Dio, con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la mente.

2. Amerai il tuo prossimo come te stesso.

 

I CINQUE PRECETTI GENERALI DELLA CHIESA

1. Partecipare alla Messa la domenica e le altre feste co­mandate.

2. Santificare i giorni di penitenza, secondo le disposizio­ni della Chiesa.

3. Confessarsi almeno una volta all'anno e comunicarsi almeno a Pasqua.

4. Soccorrere alle necessità della Chiesa, contribuendo se­condo le leggi e le usanze.

5. Non celebrare solennemente le nozze nei tempi proibiti (Avvento e Quaresima).

 

I PECCATI PIU' GRAVI

I SEI PECCATI CONTRO LO SPIRITO SANTO

1. Disperazione della salvezza;

2. Presunzione di salvarsi senza merito;

3. Impugnare la verità conosciuta;

4. Invidia della grazia altrui;

5. Ostinazione nei peccati;

6. Impenitenza finale.

 

I QUATTRO PECCATI CHE GRIDANO VENDETTA AL COSPETTO DI DIO

1. Omicidio volontario;

2. Peccato impuro contro natura;

3. Oppressione dei poveri;

4. Frode nel salario agli operai.

 

Sesto comandamento

Riportiamo un brano di un discorso di Giovanni Paolo II ai vescovi degli Stati Uniti d'America: «Con la schiettez­za del Vangelo, la compassione di Pastori e la carità di Cristo, voi avete affrontato la questione dell'indissolubi­lità del matrimonio, affermando giustamente: "Il patto tra un uomo e una donna uniti in matrimonio cristiano è tanto indissolubile e irrevocabile quanto l'amore di Dio per il suo popolo e l'amore di Cristo per la sua Chiesa".

Esaltando la bellezza del matrimonio voi avete giusta­mente preso posizione sia contro la teoria della contrac­cezione sia contro gli atti contraccettivi, come fece l'Enciclica Humanae vitae. Ed io stesso oggi, con la stes­sa convinzione di Paolo VI, ratifico l'insegnamento di questa Enciclica, emessa dal mio Predecessore "in virtù del mandato affidatoci da Cristo".

Descrivendo l'unione sessuale tra marito e moglie come una speciale espressione del loro patto d'amore, voi avete giustamente affermato: "Il rapporto sessuale è un bene umano e morale soltanto nell'ambito del matrimonio: fuo­ri del matrimonio esso è immorale".

Come uomini che hanno "parole di verità e la potenza di Dio" (2 Cor. 6,7), come autentici maestri della legge di Dio e pastori compassionevoli, voi avete anche giustamente af­fermato: "Il comportamento omosessuale (che va distinto dall'orientamento omosessuale) è moralmente disonesto"». «...sia il magistero della Chiesa, nella linea di una tradi­zione costante, sia il senso morale dei fedeli hanno affer­mato senza esitazione che la masturbazione è un atto in­trinsecamente e gravemente disordinato».

(Dichiarazione della Sacra Congregazione per la dottrina della fede «circa alcune questioni di etica sessuale», 29 di­cembre 1975, n. 9).

 

N.B.: «...nelle colpe di ordine sessuale, visto il loro genere e le loro cause, avviene più facilmente che non sia piena­mente dato un libero consenso». (Dalla stessa dichiarazio­ne n.10).

 

Settimo comandamento

Importanza del lavoro quotidiano: «... E infatti, quando eravamo presso di voi, vi demmo questa regola: chi non vuol lavorare, neppure mangi. Sentiamo infatti che alcuni fra di voi vivono disordinatamente, senza far nulla e in con­tinua agitazione. A questi tali ordiniamo, esortandoli nel Signore Gesù Cristo, di mangiare il proprio pane lavorando in pace. Voi fratelli, non lasciatevi scoraggiare nel fare il bene. Se qualcuno non obbedisce a quanto diciamo per let­tera, prendete nota di lui e interrompete i rapporti, perché si vergogni; non trattatelo però come un nemico, ma ammo­nitelo come un fratello» (2 Tessalonicesi 3,10-15).

 

DOLORE DEI PECCATI E PROPONIMENTO DI NON COMMETTERNE PIU'

Atto di dolore

Mio Dio, mi pento e mi dolgo con tutto il cuore dei miei peccati, perché peccando ho meritato i tuoi castighi e molto più perché ho offeso te infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa. Propongo col tuo santo aiuto di non offenderti più e di fuggire le oc­casioni prossime di peccato. Signore, misericordia, perdonami.

 

Preghiere dalla liturgia

Non chiudere la tua porta, anche se ho fatto tardi.

Non chiudere la tua porta: sono venuto a bussare.

A chi ti cerca nel pianto apri, Signore pietoso.

Accoglimi al tuo convito, donami il Pane del regno.

Guarda, Dio onnipotente, l'umanità sfinita per la sua debolezza mortale, e fa' che riprenda vita per la pas­sione del tuo unico Figlio.

Egli è Dio, e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

 

Memorare, piissima Virgo Maria, a saeculo non esse auditum quemquam ad tua currentem praesidia, tua implorantem auxilia, tua petentem suffragia esse de­relictum.

Ego, tali animatus confidentia, ad te, Virgo virginum Mater, curro, ad te venio, coram te gemens peccator assisto.

Noli, Mater Verbi, verba mea despicere, sed audi pro­pitia et exaudi. Amen.

 

Ricordati, piissima Vergine Maria, che non si è mai udito che alcuno sia ricorso alla tua protezione, abbia implorato il tuo aiuto, abbia cercato il tuo soccorso e sia stato abbando­nato. Animato da tale confidenza, a te ricorro, Madre Vergine del­le vergini, da te vengo, dinanzi a te mi prostro, gemendo pec­catore. Non volere, Madre di Dio, disprezzare le mie parole, ma ascolta benevola ed esaudisci. Amen.

 

DELL'ACCUSA DEI PECCATI AL CONFESSORE

Di quali peccati siamo obbligati a confessarci?

Siamo obbligati a confessarci di tutti i peccati mortali; è bene però confessare anche i veniali.

 

Quali sono le condizioni che deve avere l'accusa dei pec­cati o confessione?

Le condizioni principali che deve avere l'accusa dei pec­cati sono cinque:

deve essere umile, intiera, sincera, pru­dente e breve.

 

Che vuol dire: l'accusa dev'essere intiera?

L'accusa dev'essere intiera, vuol dire che si debbono ma­nifestare con le loro circostanze e nel numero tutti i pecca­ti mortali commessi dopo l'ultima confessione ben fatta e dei quali si ha coscienza.

 

Quali circostanze si devono manifestare, perché l'accusa sia intiera?

Perché l'accusa sia intiera, si devono manifestare le circo­stanze che mutano la specie del peccato.

 

Quali sono le circostanze che mutano la specie del pecca­to?

Le circostanze che mutano la specie del peccato sono:

1.° quelle per le quali un'azione peccaminosa da veniale di­venta mortale;

2.° quelle per le quali un'azione peccami­nosa contiene la malizia di due o più peccati mortali.

 

Se taluno non fosse certo di avere commesso un peccato, deve confessarsene?

Se taluno non fosse certo di avere commesso un peccato, non è obbligato a confessarsene; se però volesse accusar­lo, dovrà aggiungere che non è certo di averlo commesso.

 

Chi non ricorda precisamente il numero dei suoi peccati, che cosa deve fare?

Chi non ricorda precisamente il numero dei suoi peccati, deve accusarne il numero approssimativo.

 

Chi ha taciuto per pura dimenticanza un peccato mortale, o una circostanza necessaria, ha fatto una buona confes­sione?

Chi ha taciuto per pura dimenticanza un peccato mortale, o una circostanza necessaria, ha fatto una buona confes­sione purché abbia usata la debita diligenza per ricordar­sene.

 

Se un peccato mortale dimenticato nella confessione tor­na poi in mente, siamo obbligati ad accusarcene in un'al­tra confessione?

Se un peccato mortale dimenticato nella confessione tor­na poi in mente, siamo obbligati senza dubbio ad accusar­lo la prima volta che di nuovo ci confessiamo.

 

Chi per vergogna, o per qualche altro motivo, tace colpe­volmente nella confessione qualche peccato mortale, che cosa commette?

Colui che per vergogna o per qualche altro motivo tace colpevolmente qualche peccato mortale in confessione, profana il sacramento e perciò si fa reo di un gravissimo sacrilegio.

 

Conclusione:

Siamo obbligati a confessare tutti i peccati mortali, non ancora confessati in una confessione valida, di cui, dopo un serio esame, abbiamo coscienza di essere colpevoli. Non siamo obbligati a confessare i peccati sulla cui esi­stenza o sulla cui gravità si nutrono dubbi.

Si commette sacrilegio quando (per colpa grave cioè pie­namente coscienti e per libera decisione) non si confessa un peccato mortale. In questo caso occorre ripetere la con­fessione e accusare anche il peccato di sacrilegio.

 

PENITENZA ED EUCARESTIA

Quante cose sono necessarie per fare una buona comu­nione?

Per fare una buona comunione, sono necessarie tre co­se:

1. essere in grazia di Dio;

2. sapere e pensare chi si va a ricevere;

3. osservare il digiuno eucaristico.

 

a) Chi si converte al cristianesimo incontrando la comu­nità, e inizia a viverne i gesti con consapevolezza e fe­deltà, non può assolutamente ricevere l'Eucarestia prima di accostarsi al sacramento della Confessione che è il sa­cramento della conversione.

 

b) Chi abbandona la pratica della comunità cristiana (in particolare la Messa domenicale), anche per un breve periodo, non può ricevere l'Eucarestia prima di accostarsi al sacramento della Confessione.

 

c) Come norma, dopo un peccato mortale, prima di rice­vere l'Eucarestia, occorre sempre confessarsi.

• Dopo aver compiuto la penitenza imposta dal Confessore, si può recitare il salmo 130

Signore, non si inorgoglisce il mio cuore e non si leva con superbia il mio sguardo; non vado in cerca di cose grandi, superiori alle mie forze.

Io sono tranquillo e sereno come un bimbo svezzato in braccio a sua madre, come bimbo svezzato è l'anima mia. Speri Israele nel Signore, ora e sempre.

 

ANGELO DI DIO

Angelo di Dio, che sei il mio custode, illumina, custodisci, reggi e governa me che ti fui affidato dalla Pietà Celeste. Amen.