IL PURGATORIO SPIEGATO DA GESU’ A MARIA VALTORTA
Dal
libro: "l quaderni del 1943" (Scritti di Maria Valtorta 1961) -
Edizioni Pisani
Isola
del Liri, 1976
17 ottobre 1943 Dice Gesù
"Ti voglio spiegare cosa è e in cosa consiste
il Purgatorio. E te lo spiego Io, con forma che urterà tanti che si credono
depositari della conoscenza dell'al di là e non lo sono.
Le anime immerse in quelle fiamme non soffrono che
per l'amore.
Non immeritevoli di possedere la Luce, ma neppure
degne di entrarvi subito, nel Regno di Luce, esse, al loro presentarsi a Dio,
vengono investite dalla Luce. E' una breve, anticipata beatitudine, che le fa
certe della loro salvezza e le fa cognite di cosa sarà la loro eternità ed esperte
di ciò che commisero verso la loro anima, defraudandola di anni di beata
possessione di Dio. Immerse poi nel luogo di purgazione, sono investite dalle
fiamme espiatrici.
In questo, coloro che parlano del Purgatorio dicono
giusto. Ma dove non sono nel giusto è nel volere applicare nomi diversi a
quelle fiamme.
Esse sono incendio d'Amore. Esse purificano
accendendo le anime d'amore. Esse danno l'Amore perchè, quando l'anima ha
raggiunto in esse quell'amore che non raggiunse in terra, ne viene liberata e si
congiunge all'Amore in Cielo. Ti pare dottrina diversa dalla cognita, vero?
Ma rifletti.
Cosa vuole il Dio Uno e Trino per le anime da Lui
create? Il Bene.
Chi vuole il Bene per una creatura, che sentimenti
ha per la creatura? Sentimenti d'amore. Quale è il comandamento primo e
secondo, i due più importanti, quelli che Io ho detto non esservene più grandi
ed essere in quelli la chiave per raggiungere la vita eterna? E' il comandamento
d'amore: "Ama Dio con tutte le tue forze, ama il prossimo come te
stesso".
Per bocca mia e dei profeti e dei santi, cosa vi ho
detto infinite volte? Che la Carità è la più grande delle assoluzioni. La
Carità consuma le colpe e le debolezze dell'uomo, perchè chi ama vive in Dio,
e vivendo in Dio poco pecca, e se pecca subito si pente, e per chi si pente vi
è il perdono dell'Altissimo.
A cosa mancarono le anime? All'Amore. Se avessero
molto amato, avrebbero commesso pochi e lievi peccati, connessi alla debolezza
e imperfezione vostra. Ma non avrebbero mai raggiunto la pertinacia
cosciente nella colpa anche veniale. Si sarebbero studiate di non addolorare il
loro Amore, e l'Amore, vedendo la loro buona volontà, le avrebbe assolte anche
delle venialità commesse.
Come si ripara, anche sulla terra, una colpa?
Espiandola e, se appena si può, attraverso il mezzo con cui si è commessa. Chi
ha danneggiato, restituendo quanto ha levato con prepotenza. Chi ha
calunniato, ritrattando la calunnia, e così via.
Ora, se questo vuole la povera giustizia umana, non
lo vorrà la Giustizia santa di Dio? E quale mezzo userà Dio per ottenere
riparazione? Se stesso, ossia l'Amore, ed esigendo amore. Questo Dio che avete
offeso, e che vi ama paternamente, e che vuole congiungersi con le sue creature,
vi porta ad ottenre questo congiungimento attraverso a Se stesso.
Tutto si impernia sull'Amore, Maria, fuorchè per i
"morti" veri: i dannati. Per essi "morti" è morto anche
l'Amore. Ma per i tre regni - quello più pesante: la Terra; quello in cui è
abolito il peso della materia ma non dell'anima gravata dal peccato: il
Purgatorio; e infine quello dove gli abitatori di esso condividono con il Padre
loro la natura spirituale che li affranca da ogni gravame - il motore è
l'Amore. E' amando sulla terra che lavorate per il Cielo. E' amando nel
Purgatorio che conquistate il Cielo che in vita non avete saputo meritare. E'
andando in Paradiso che godete il Cielo.
Quando un'anima è nel Purgatorio non fa che amare,
riflettere, pentirsi alla luce dell'Amore che per lei ha acceso quelle fiamme,
che già sono Dio, ma le nascondono Dio per sua punizione.
Ecco il tormento. L'anima ricorda la visione di Dio
avuta nel giudizio particolare. Si porta seco quel ricordo e, poichè l'avere
anche solo intravisto Iddio è gaudio che supera ogni creata cosa, l'anima
è ansiosa di rigodere di quel gaudio.
Quel ricordo di Dio e quel raggio di luce che l'ha
investita al suo comparire davanti a Dio, fanno sì che l'anima "v e d
a" nella loro vera entità le mancanze commesse contro il suo Bene, e questo
"v e d e r e" costituisce, insieme al pensiero che per quelle mancanze
si è volontariamente interdetto il possesso del Cielo e l'unione con Dio per
anni o secoli, costituisce la sua pena purgativa.
E' l'amore, la certezza di avere offeso l'Amore, il
tormento dei purganti. Più un'anima nella vita ha mancato e più è come
accecata da spirituali cataratte, che le rendono più difficile il conoscere e
raggiungere quel perfetto pentimento d'amore che è il coefficiente primo
della sua purgazione e dell'entrata nel Regno di Dio. L'amore è appesantito
nel suo vivere e reso tardo quanto più un'anima lo ha oppresso con la colpa.
Man mano che per potere dell'Amore essa si monda, si accelera la sua
risurrezione all'amore e, di conseguenza, la sua conquista dell'Amore, che si
completa nel momento in cui, finita l'espiazione e raggiunta la perfezione
dell'amore, essa viene ammessa nella Città di Dio.
Bisogna molto pregare perchè queste anime, che
soffrono per raggiungere la Gioia, siano veloci nel raggiungere l'amore perfetto
che le assolve e le unisce a Me. Le vostre preghiere, i vostri suffragi,
sono altrettanti aumenti di fuoco di amore. Aumentano l'ardore. Ma - oh! beato
tormento! - aumentano anche la capacità di amare. Accelerano il processo di
purgazione. Innalzano a gradi sempre più alti le anime immerse in quel fuoco.
Le portano alle soglie della Luce. Aprono le porte della Luce, infine, e
introducono l'anima in Cielo. Ad ognuna di queste operazioni, provocate dalla
vostra carità per chi vi ha preceduto nella seconda vita, corrisponde un
soprassalto di carità per voi. Carità di Dio che vi ringrazia di
provvedere ai suoi figli penanti, carità dei penanti che vi ringraziano di
adoperarvi per immetterli nel gaudio di Dio. Mai come dopo la morte della terra
i vostri cari vi amano, perchè il loro amore è ormai infuso della Luce di Dio
e a questa Luce essi comprendono come voi li amate e come avrebbero dovuto
amarvi.
Non possono più darvi parole che invocano perdono e
danno amore. Ma le dicono a Me per voi, ed Io ve le porto, queste parole dei
vostri Morti, che ora vi sanno vedere e amare come si deve. Ve le porto insieme
alla loro richiesta di amore e alla loro benedizione. Già valida sin dal
Purgatorio, perchè già infusa dell'accesa Carità che li arde e purifica.
Perfettamente valida, poi, dal momento in cui, liberati, verranno incontro a voi
sulle soglie della Vita o si riuniranno a voi nella stessa, se già voi li avete
preceduti nel Regno d'Amore.
Fida in Me, Maria, Io lavoro per te e per i tuoi più
cari. Solleva il tuo spirito. Vengo per darti la gioia. Fidati di Me".
21 ottobre 1943 Dice Gesù:
"Riprendo l'argomento delle anime accolte nel
Purgatorio.
Se non hai afferrato il senso completo delle mie
parole, non importa. Queste sono pagine per tutti, perchè tutti hanno nel
Purgatorio degli esseri cari e quasi tutti, con la vita che conducono, sono
destinati a sostare in quella dimora. Per gli uni e per gli altri continuo
dunque.
Ho detto che le anime purganti non soffrono che per
l'amore ed espiano con l'amore. Ecco le ragioni di questo sistema di espiazione.
Se voi, uomini irriflessivi, considerate attentamente
la mia Legge nei suoi consigli e nei suoi comandi, vedete che essa è tutta
imperniata sull'amore. Amore verso Dio, amore verso il prossimo.
Nel primo comandamento Io, Dio, mi impongo al
vostro amore riverenziale con tutta la solennità che è degna della mia Natura
rispetto alla vostra nullità: - Io sono il Signore Iddio tuo".
Troppe volte ve ne dimenticate, o uomini che vi
credete dèi e, se non avete in voi uno spirito vivificato dalla grazia, altro
non siete che polvere e putredine, animali che all'animalità unite l'astuzia
dell'intelligenza posseduta dalla Bestia, che vi fa commettere opere da
bestie, peggio che da bestie: da demoni.
Ditevelo mattina e sera, ditevelo a mezzogiorno e a
mezzanotte, ditevelo quando mangiate, quando bevete, quando andate a dormire,
quando vi svegliate, quando lavorate, quando riposate, ditevelo quando amate,
ditevelo quando contraete amicizie, ditevelo quando comandate e quando ubbidite,
ditevelo sempre: "Io non sono Dio. Il cibo, la bevanda, il sonno, non sono
Dio. Il lavoro, il riposo, le occupazioni, le opere del genio, non sono Dio. La
donna, o peggio: le donne, non sono Dio. Le amicizie non sono Dio. I superiori
non sono Dio. Uno solo è Dio: è il Signore mio che mi ha dato questa vita
perchè con essa mi meriti la Vita che non muore, che mi ha dato vesti, cibi,
dimore, che mi ha dato il lavoro perchè mi guadagni la vita, la genialità
perchè testimoni d'essere il re della terra, che mi ha dato capacità d'amare
e creature da amare 'con santità' e non con libidine, che mi ha dato il
potere, l'autorità perchè ne faccia mezzo di santità e non di dannazione. Io
posso divenire simile a Lui poichè Egli l'ha detto: 'Voi siete dèi', ma solo
se vivo la sua Vita, ossia la sua Legge, ma solo se vivo la sua Vita, ossia il
suo Amore. Uno solo è Dio: io sono il suo figlio e suddito, l'erede del suo
regno. Ma se diserto e tradisco, se mi creo un regno mio in cui voglio
umanamente essere re e dio, allora perdo il Regno vero e la mia sorte di figlio
di Dio decade e si degrada a quella di figlio di Satana, poichè non si può
contemporaneamente servire l'egoismo e l'amore, e chi serve il primo serve il
Nemico di Dio e perde l'Amore, ossia perde Dio".
Levate dalla vostra mente e dal vostro cuore tutti
i bugiardi dèi che vi avete messi, cominciando dal dio di fango che siete voi
quando non vivete in Me. Ricordatevi cosa mi dovete per tutto quanto vi ho
dato - e più vi avrei dato se voi non aveste legato le mani al vostro Dio col
vostro metodo di vita - cosa vi ho dato per la vita di ogni giorno e per la
vita eterna. Per questa, Dio vi ha dato suo Figlio, acciò fosse immolato come
agnello senza macchie lavasse e col suo Sangue i vostri debiti e non facesse così
ricadere, come nei tempi mosaici, le iniquità dei padri sui figli sino alla
quarta generazione dei peccatori, che sono "coloro che mi odiano"
poichè il peccato è offesa a Dio e chi offende odia.
Non alzate altri altari a dèi non veri. Abbiate, e
non tanto sugli altari di pietra, ma sull'altare vivo del vostro cuore, solo
ed unico il Signore Iddio vostro. A Lui servite e porgete culto vero di amore,
di amore, di amore, o figli che non sapete amare che dite, dite, dite parole
di preghiera, parole soltanto, ma non fate dell'amore la vostra preghiera,
l'unica che Dio gradisca.
Ricordate che un vero palpito d'amore, che salga come
nube di incenso dalle fiamme del vostro cuore innamorato di Me, ha per Me un
valore infinite volte più grande di mille e mille preghiere e cerimonie
fatte col cuore tiepido o freddo. Attirate la mia Misericordia col vostro amore.
Se sapeste come è attiva e grande la mia Misericordia con chi mi ama! E'
un'onda che passa e lava quanto in voi costituisce macchia. Vi dà candida stola
per entrare nella Città santa del Cielo, nella quale splende come sole la Carità
dell'Agnello che si è fatto immolare per voi. Non usate il Nome santo per
abitudine o per dare forza alla vostra ira, per sfogare la vostra impazienza,
per corroborare le vostre maledizioni. E soprattutto non applicate il termine
"dio" a creatura umana che amate per fame di sensi o per culto di
mente. A Uno solo va detto quel Nome. A Me. E a Me deve essere detto con amore,
con fede, con speranza. Allora quel Nome sarà la vostra forza e la vostra
difesa, il culto di questo Nome vi giustificherà, perchè chi opera mettendo a
sigillo delle sue azioni il Nome mio non può commettere azioni malvagie. Parlo
di chi agisce con verità, non dei mentitori che cercano coprire se stessi e
le loro opere col fulgore del mio Nome tre volte santo. E chi cercano di
ingannare? Io non sono soggetto ad inganno, e gli uomini stessi, a meno che non
siano dei malati di mente, dal confronto delle opere dei mentitori col loro
dire comprendono che sono dei falsi e ne provano sdegno e schifo.
Voi che non sapete amare altra che voi stessi e il
vostro denaro e vi pare perduta ogni ora che non sia dedicata ad accontentare la
carne o a impinguare la borsa, sappiate, nel vostro godere o lavorare da ingordi
e da bruti, mettere una sosta che vi dia modo di pensare a Dio, alle sue bontà,
alla sua pazienza, al suo amore. Dovreste, lo ripeto, avermi sempre presente
qualunque cosa facciate; ma poichè non sapete operare conservando lo
spirito fisso in Dio, cessate una volta alla settimana, di operare per pensare
unicamente a Dio.
Questa, che vi può parere legge servile, è invece
prova di come Dio vi ama. Lo sa il vostro buon Padre che siete macchine fragili
che si usurano nell'uso continuo e ha provveduto alla vostra carne, anche a
quella poichè è essa pure opera sua, dandovi comando di farla riposare un
giorno su sette per dare ad essa giusto ristoro. Dio non vuole le vostre
malattie. Foste rimasti suoi figli, proprio suoi, da Adamo in poi, non avreste
conosciuto le malattie. Sono queste frutto delle vostre disubbidienze a Dio,
insieme al dolore e alla morte; e come fungaia sono nate e nascono sulle radici
della prima disubbidienza: quella d'Adamo, e rampollano le une dalle altre,
tragica catena, dal germe che vi è rimasto in cuore, dal veleno del Serpente
maledetto che vi dà febbri di lussuria, di avarizia, di gola, di accidia, di
imprudenze colpevoli.
Ed è imprudenza colpevole il voler forzare il vostro
essere a continuo lavoro per il guadagno, come lo è il volere supergodere
della gola o del senso col non contentarvi del cibo necessario alla vita e della
compagna necessaria alla continuazione della specie, ma saziandovi oltre
misura come animali da pantano e spossandovi e avvilendovi come - anzi, non
come bruti, i quali non sono simili ma superiori a voi nel connubio al quale
vanno obbidendo a leggi di ordine - ma avvilendovi peggio dei bruti: come dei
demoni che disubbidiscono alle leggi sante dell'istinto retto, della ragione e
di Dio.
II vostro istinto voi lo avete corrotto ed esso
ormai vi conduce a preferire pasti corrotti, formati da lussurie nelle quali
profanate il corpo vostro: opera mia; l'anima vostra: capolavoro mio; e uccidete
embrioni di vite negandole alla vita, perchè le sopprimete anzi tempo volontariamente
o attraverso le vostre lebbre che sono veleno mortale alle vite sorgenti.
Quante sono le anime che un vostro appetito
sensuale chiama dal Cielo e alle quali voi chiudete poi le porte della vita?
Quante quelle che giungono appena al termine, e vengono alla luce morenti o già
morte, e alle quali precludete il Cielo? Quante quelle alle quali voi imponete
un peso di dolore, che non sempre possono portare con una esistenza malata,
marcata da morbi dolorosi e vergognosi? Quante quelle che non possono resistere
a questa sorte di martirio non voluto, ma apposto da voi come un marchio a fuoco
sulla carne, che avete generato senza riflettere che, quando si è corrotti
come sepolcri pieni di putredine, non è più lecito generare dei figli per
condannarli al dolore e al ribrezzo della società? Quante quelle che, non
potendo resistere a questa sorte, si suicidano?
Ma che credete voi? Che Io le dannerò per questo
loro delitto contro Dio e se stesse? No. Prima di loro, che peccano contro due,
vi siete voi che peccate contro tre: contro Dio, contro voi stessi e contro gli
innocenti che generate per portarli alla disperazione. Pensatelo. Pensatelo
bene. Dio è giusto, e se pesa la colpa pesa anche le cause della colpa. E in
questo caso il peso della colpa alleggerisce la condanna del suicida, ma
carica la condanna di voi, veri omicidi delle vostre creature disperate.
In quel giorno di riposo che Dio ha messo nella
settimana, e vi ha dato l'esempio suo di riposo - pensate, Lui: l'Agente
infinito, il Generante che da Se stesso si genera continuamente, Lui vi ha
mostrato il bisogno di riposo, per voi lo ha fatto, per esservi Maestro nella
vita. E voi, trascurabili potenze, volete non tenerne conto quasi foste più
potenti di Dio! -. In quel giorno di riposo per la vostra carne che si spezza
sotto fatica eccessiva, sappiate occuparvi dei diritti e dei doveri
dell'anima. Diritti: alla Vita vera. L'anima muore se è tenuta separata da Dio.
La domenica datela all'anima vostra - poichè non sapete farlo tutti i giorni e
tutte le ore - perchè in essa domenica essa si nutra della Parola di Dio, si
saturi di Dio, per avere vitalità durante gli altri giorni di lavoro. Così
dolce è il riposo nella casa del padre ad un figlio che il lavoro ha tenuto
lontano per tutta la settimana! E perchè voi questa dolcezza non la date
all'anima vostra? Perchè insozzate questo giorno con crapule e labidini,
invece di farne una terza luce per beatitudine vostra di ora e di poi?
E, dopo l'amore per chi vi ha creato, l'amore a chi
vi ha generato e a chi vi è fratello. Se Dio è Carità, come potete dire di
essere in Dio se non cercate di somigliarlo nella carità? E potete dire di
somigliarlo se amate Lui solo e non gli altri creati da Lui? Sì, che Dio va
amato più di tutti, ma non può dire di amare Dio chi spregia di amare coloro
che Dio ama.
Amate dunque per primi quelli che per avervi
generato sono i creatori secondi del vostro essere sulla terra. Il Creatore
supremo è il Signore Iddio, che forma le vostre anime e, padrone come è
della Vita e della Morte, permette il vostro venire alla vita. Ma creatori
secondi sono coloro che di due carni e di due sangui fanno una nuova carne, un
nuovo figlio di Dio, un nuovo futuro abitante dei Cieli. Perchè è per i Cieli
che siete creati, perchè è per i Cieli che dovete vivere sulla terra.
Oh! sublime dignità del padre e della madre!
Episcopato santo, dico con parola ardita ma vera, che consacra un nuovo servo a
Dio col crisma di un amore coniugale, lo lava col pianto della genitrice, lo
veste col lavoro del padre, lo rende portatore della Luce infondendo la conoscenza
di Dio nelle menti pargole e l'amore di Dio nei cuori innocenti. In verità vi
dico che di poco inferiori a Dio sono i genitori solo per il fatto di creare un
nuovo Adamo. Ma che poi, quando i genitori sanno fare del nuovo Adamo un nuovo
piccolo Cristo, allora la loro dignità è appena di un grado inferiore a quella
dell'Eterno.
Amate dunque di amore unicamente inferiore a quello
che dovete avere per il Signore Iddio vostro, il padre e la madre vostra,
questa duplice manifestazione di Dio che l'amore coniugale fa divenire una
"unità". Amatela perchè la sua dignità e le sue opere sono le più
simili a quelle di Dio per voi: sono essi genitori i vostri terreni creatori, e
tutto in voi li deve venerare per tali. E amate la vostra prole, o genitori.
Ricordate che ad ogni dovere corrisponde un diritto e che, se i figli hanno il
dovere di vedere in voi la dignità più grande dopo Dio e di darvi l'amore più
grande dopo quello totale che va dato a Dio, voi avete il dovere di essere
perfetti per non sminuire il concetto e l'amore dei figli verso di voi.
Ricordatevi che generare una carne è molto, ma è niente nello stesso tempo.
Anche gli animali generano una carne e molte volte la curano meglio di voi.
Ma voi generate un cittadino dei Cieli. Di questo vi dovete preoccupare. Non
spegnete la luce delle anime dei figli, non permettete che la perla dell'anima
dei figli vostri prenda abitudine al fango, perchè essa abitudine non la spinga
a sommergersi nel fango. Date amore, amore santo ai figli vostri, e non stolte
cure alla bellezza fisica, alla cultura umana. No. E' la bellezza della loro
anima, l'educazione del loro spirito, quella che dovete curare.
La vita dei genitori è sacrificio come è quella
dei sacerdoti e dei maestri convinti della loro missione. Tutte e tre le
categorie sono di "formatori" di ciò che non muore: lo spirito, o
la psiche, se più vi piace. E dato che lo spirito sta alla carne nella
proporzione di 1000 a 1, considerate a quale perfezione dovrebbero attingere
genitori, maestri e sacerdoti, per essere veramente quali dovrebbero. Dico
"perfezione". Non basta "formazione". Devono formare gli
altri, ma per formarli non deformi devono modellarli su un perfetto modello. E
come possono pretenderlo se sono imperfetti essi stessi? E come possono
divenire perfetti essi stessi se non si modellano sul Perfetto che è Dio? E
cosa può rendere capace l'uomo di modellarsi su Dio? L'amore. Sempre
l'amore. Siete ferro grezzo e informe. L'amore è la fornace che vi purifica e
scioglie e vi fa fluidi per colare attraverso le vene soprannaturali nella forma
di Dio. Allora sarete i "formatori" altrui: quando vi sarete formati
sulla perfezione di Dio.
Molte volte i figli rappresentano il fallimento
spirituale dei genitori. Si vede attraverso ai figli ciò che valevano i
genitori. Chè, se è vero che talora da genitori santi nascono figli depravati,
questa è l'eccezione. Generalmente uno dei genitori almeno non è santo e,
dato che vi è più facile copiare il male che il bene, il figlio copia il men
buono. E' anche vero che talora da genitori depravati nasce un figlio santo. Ma
anche qui è difficile che ambedue i genitori siano depravati. Per legge di
compenso il più buono dei due è buono per due e con preghiere, lacrime e
parole, compie l'opera di tutti e due formando il figlio al Cielo.
Ad ogni modo, o figli, quali che siano i vostri
genitori, Io vi dico: "Non giudicate, amate soltanto, perdonate soltanto,
ubbidite soltanto, fuorchè in quelle cose che sono contrarie alla mia Legge. A
voi il merito dell'ubbidienza, dell'amore e del perdono, del perdono di voi
figli, Maria, che accelera il perdono di Dio ai genitori, e tanto più
l'accelera quanto più è perdono completo; ai genitori la responsabilità e
il giusto giudizio, sia riguardo a voi, sia per quanto spetta a Dio, di Dio
unico Giudice".
Superfluo è spiegare che uccidere è mancare
all'amore. Amore verso Dio, al quale levate il diritto di vita e di morte verso
una sua creatura e il diritto di Giudice. Solo Dio è Giudice e Giudice santo e,
se Egli ha concesso all'uomo di crearsi dei consessi di giustizia per mettervi
un freno sia nel delitto sia nella punizione, guai a voi se, come mancate alla
Giustizia di Dio, mancate alla giustizia dell'uomo erigendovi a giudici di un
vostro simile, che ha mancato o credete che vi abbia mancato.
Pensate, o poveri figli, che l'offesa, il dolore,
sconvolgono mente e cuore, e che l'ira e lo stesso dolore mettono un velo alla
vostra vista intellettuale, velo che vi preclude la visione della verità vera e
della carità quale Dio ve la presenta perchè su di essa sappiate regolare il
vostro anche giusto sdegno e non farne, con troppa spietata condanna, una
ingiustizia. Siate santi anche mentre l'offesa vi brucia. Ricordatevi di Dio
soprattutto allora.
E voi pure, giudici della terra, siate santi. Avete
per le mani gli orrori più vivi dell'umanità. Scrutateli con occhio e mente
intrisi di Dio. Vedete il "perchè" vero di certe
"miserie". Pensate che se anche sono vere "miserie" della
umanità che si degrada, molte sono le cause che le producono. Nella mano che
uccise cercate la forza che la mosse ad uccidere e ricordatevi che voi pure
siete uomini. Interrogatevi se voi: traditi, abbandonati, stuzzicati, sareste
stati migliori di colui o di colei che vi è davanti in attesa di sentenza.
Facendo il severo esame di voi, pensate se nessuna donna può accusarvi di
essere i veri uccisori del figlio che ella soppresse, perchè dopo l'ora
gioconda voi vi siete sottratti al vostro impegno d'onore. E, se lo petete fare,
siate pure severi.
Ma se, dopo aver peccato contro la creatura nata da
una vostra insidia e da una vostra lussuria,volete ancora ottenere un perdono
da Colui che non si inganna e non si smemora con anni e anni di vita corretta,
dopo quella scorrettezza che non avete voluto riparare, o dopo quel delitto
che avete provocato, siate almeno operosi nel prevenire il male, e specie là
dove leggerezza femminile e miseria d'ambiente predispongono alle cadute nel
vizio e nell'infanticidio.
Ricordate, o uomini, che Io, il Puro, non ho ricusato
di redimere le donne senza onore. E per l'onore che più non avevano ho fatto
sorgere nel loro animo, come fiore da un suolo profanato, il fiore vivo del
pentimento che redime. Ho dato il mio pietoso amore alle povere disgraziate
che un cosiddetto "amore" aveva prostrate nel fango. Il mio amore vero
le ha salvate dalla lussuria che il cosiddetto amore aveva inoculato in loro.
Se le avessi maledette e fuggite, le avrei perdute per sempre. Le ho amate
anche per il mondo, che dopo averle godute le ricopre di ipocrito scherno e di
bugiardo sdegno. Al posto delle carezze di peccato, le ho carezzate con la
purezza del mio sguardo; al posto delle parole di delirio, ho avuto per loro
parole d'amore; al posto della moneta, vergognoso prezzo del loro bacio, ho dato
le ricchezze della mia Verità.
Così si fa, uomini, per trarre dal fango chi nel
fango sprofonda, e non ci si avvinghia al collo per perire o non si gettano
pietre per sprofondarvele di più. E' l'amore, è sempre l'amore che salva.
Quale peccato contro l'amore sia l'adulterio, ne ho
già parlato e non ripeto, per ora almeno. Vi è su questo rigurgito di
animalità tanto da dire - e tanto che non capireste neppure, perchè d'essere
traditori del focolare ve ne vantate - che per pietà della mia piccola
discepola taccio. Non voglio esaurire le forze della creatura sfinita e
turbare il suo animo con crudezze umane poichè, prossimo alla Mèta, pensa solo
al Cielo.
Colui che ruba, è ovvio che manchi all'amore. Se
si ricordasse di non fare agli altri ciò che non vorrebbe fatto a se stesso, e
amasse gli altri quanto se stesso, non leverebbe con violenza e frode ciò che
è del prossimo suo. Non mancherebbe perciò all'amore, come invece vi manca
commettendo ladroneccio che può essere di merce, di denaro, come di
occupazione. Quanti furti commettete derubando un posto all'amico, una
invenzione al compagno! Siete ladri, tre volte ladri, facendo ciò. Lo siete
più che se rubaste un portafoglio o una gemma, perchè senza questi si può
ancora vivere, ma senza un posto di guadagno si muore, e con il derubato del
posto muore la sua famiglia di fame.
Vi ho dato la parola come segno di elevazione su
tutti gli altri animali della terra. Dovreste dunque amarmi per la parola,
dono mio. Ma posso dire che mi amate per la parola, quando di questo dono di
Cielo vi fate arma per rovinare il prossimo col giuramento falso? No, non amate
nè Me nè il prossimo quando asserite il falso, ma sibbene ci odiate. Non
riflettete che la parola uccide non solo la carne, ma la reputazione di un
uomo? Chi uccide odia, chi odia non ama.
L'invidia non è carità: è anticarità. Chi desidera
smodatamente la roba altrui è invidioso e non ama. Siate contenti di ciò che
avete. Pensate che sotto l'apparenza di gioia vi sono sovente dolori che Dio
vede e che sono risparmiati a voi, apparentemente meno felici di coloro che
invidiate. Chè, se poi l'oggetto desiderato è la altrui moglie o l'altrui
marito, allora sappiate che al peccato di invidia unite quello di lussuria o di
adulterio. Compite perciò una triplice offesa alla Carità di Dio e di
prossimo.
Come vedete, se voi contravvenite al decalogo
contravvenite all'amore. E così è per i consigli che vi ho dato, che sono il
fiore della pianta della Carità. Ora, se contravvenendo alla Legge
contravvenite all'amore, è ovvio che il peccato è mancanza all'amore. E perciò
deve espiarsi con l'amore.
L'amore che non avete saputo darmi in terra, me lo
dovete dare nel Purgatorio. Ecco perchè dico che il Purgatorio altro non è che
sofferenza d'amore.
Avete per tutta la vita poco amato Dio nella sua
Legge. Vi siete buttati dietro le spalle il pensiero di Lui, avete vissuto
amando tutti e poco amando Lui. E' giusto che, non avendo meritato l'Inferno
e non avendo meritato il Paradiso, ve lo meritiate ora accendendovi di carità,
ardendo per quanto siete stati tiepidi sulla terra. E' giusto che sospiriate
per mille e mille ore di espiazione d'amore ciò che avete mille e mille volte
mancato di sospirare sulla terra: Dio, scopo supremo delle intelligenze create.
Ad ogni volta che avete voltato le spalle all'amore corrispondono anni e
secoli di nostalgia amorosa. Anni o secoli a seconda della vostra gravità di
colpa.
Fatti ormai sicuri di Dio, cogniti della superna
bellezza di Dio per quel fugace incontro del primo giudizio, il cui ricordo
viene seco voi per rendervi più viva l'ansia d'amore, voi sospirate a Lui, la
lontananza di Lui piangete, d'esser stati voi la causa di tale lontananza vi
rammaricate e pentite, e sempre più vi rendete penetrabili a quel fuoco
acceso della Carità per vostro supremo bene.
Quando i meriti del Cristo vengono, dalle preghiere
dei viventi che vi amano, gettati come essenze d'ardore nel fuoco santo del
Purgatorio, l'incandescenza d'amore vi penetra più forte e più addentro e, fra
il rutilare delle vampe, sempre più si fa lucido in voi il ricordo di Dio
visto in quell'attimo.
Come nella vita della terra più cresce l'amore e
più sottile si fa il velo che cela al vivente la Divinità, altrettanto nel
secondo regno più cresce la purificazione, e perciò l'amore, e più prossimo
e visibile si fa il volto di Dio. Già traluce e sorride fra il balenare del
santo fuoco. E' come un Sole che sempre più si fa presso, e la sua luce e il
suo calore annullano sempre più la luce e il calore del fuoco purgativo, finchè,
passando dal meritato e benedetto tormento del fuoco al conquistato e beato
refrigerio del possesso, passate da vampa a Vampa, da luce a Luce, salite ad esser
luce e vampa in Esso, Sole eterno, come scintilla assorbita da un rogo e come
lampada gettata in un incendio.
Oh! gaudio dei gaudi, quando vi troverete assurti
alla mia Gloria, passati da quel regno di attesa al Regno di trionfo. Oh!
conoscenza perfetta del Perfetto Amore!
Questa conoscenza, o Maria, è mistero che la mente
può conoscere per volere di Dio, ma non può descrivere con parola umana. Credi
che merita soffrire tutta una vita per possederla dalla ora della morte. Credi
che non vè più grande carità di procurarla con le preghiere a chi amaste
sulla terra e che ora iniziano la purgazione nell'amore, al quale chiusero in
vita le porte del cuore tante e tante volte.
Animo, benedetta alla quale sono svelate le verità
nascoste. Procedi, opera e sali. Per te stessa e per chi ami nell'al di là.