IL
PADRE NEGLI ULTIMI TEMPI
(Vorrei
essere come un bambino piccolino...)
Raccolta
di meditazioni sul Padre tratte dal periodico "Dio è Padre"
Associazione "Dio è Padre - Casa Pater"
«VOGLIO
ESSERE COME UN BAMBINO PICCOLINO... »
"Voglio
essere come un bambino piccolino... che tira la veste al suo Papà e con il
sorriso gli chiede le cose più semplici, che al mondo possono sembrare le più
impossibili..."
Ho
letto più volte una lettera giuntami da Milano che mi ha dato la strana
impressione di essermela scritta io, tanta è stata la sintonia di spirito che
ho provato nel leggerla. E' firmata "la piccolina del Padre". Con il
suo permesso la riportiamo integralmente, nella speranza che il messaggio che
il Padre ci dona mediante la "Sua piccolina" giunga a tutti i cuori in
ansia per le "catastrofi" incombenti.
"Ciao,
Padre Andrea,
oggi
ho sentito il mio cuore che si rivolgeva a te e ti parlava... ma tu non sei qui
e non so se sei all'ascolto o se puoi sentire questi battiti a così grande
distanza. Così ti scrivo.
Qui non si fa che parlare di cataclismi, delle cose "terribili" che devono accadere. Ma a me non interessano queste cose, cioè, da un lato sono contenta di esserne a conoscenza, dall'altro mi dico: ma è giusto continuare a pensare a questo modo? Così mi tornano in mente le tue parole su Sodoma e Gomorra e mi dico: forse, se il Signore ci permette di conoscere queste "punizioni" è per farci capire che comunque Lui è sempre con noi e ce lo vuole dimostrare proprio avvisandoci Lui stesso delle prove che dovrebbero venire... è davvero GRANDE il nostro Dio!
Mi
sembra anche che, sommessamente, ci inviti a pregare affinché tutto ciò non
"sia necessario". Dio è Padre. E ad un Padre che ha dato Suo Figlio
per salvare l'umanità (perché potenzialmente siamo già tutti salvi, vero?)
non bisogna temere di chiedere. Non si può non chiedere il meglio per i
propri figli.
Secondo
me è meglio la conversione di tutti, la conversione dei cuori, in un istante,
in un attimo, il tempo di un respiro. Non so se questo possa davvero essere la
via migliore, la più giusta, non lo so. Vorrei però che lo fosse per evitare a
tutti la sofferenza. Forse chiedo troppo? Ma la Madonna dice che non chiediamo
mai abbastanza, o forse chiediamo le cose sbagliate, o nel modo sbagliato. Io
chiedo questo al Padre e lo voglio chiedere tutti i giorni, perché temo più il
Suo giudizio che i Suoi castighi e non vorrei un giorno rendermi conto che avrei
potuto chiedere di più per i miei fratelli e non l'ho fatto, o che ho voluto
limitare l'azione del Padre pensando che non fosse a Lui possibile agire in
altro modo se non attraverso questo tipo di purificazione. Poi però qualcuno
dice: Dio è Amore, Misericordia e Giustizia... e io penso: è vero, ma facciamo
tanta fatica a percepire quanto siano grandi il Suo Amore e la Sua
Misericordia... non potremmo aver frainteso anche la Sua idea di Giustizia?
Dio
ci ha dato questo grande dono del libero arbitrio... che cerchiamo di applicare
in ogni situazione e a nostro piacimento; ma ora sappiamo che l'unica vera
libertà che l'uomo possiede è quella di decidere se tornare al Padre oppure
no.
Così
mi sono chiesta: se il Padre decidesse di ascoltare le nostre preghiere e di
convertire tutti in un attimo, toglierebbe questa libertà all'uomo?
Non
credo, perché se tutti i cuori potessero capire l'Amore del Padre per loro,
sarebbero comunque liberi di rifiutarlo. E lo stesso avverrebbe attraverso i
"castighi" perché se la sofferenza può scuotere e far riflettere,
comunque non sempre porta alla conversione, altrimenti saremmo già tutti convertiti
da secoli, perché la sofferenza non abbandona l'uomo, non può farlo perché la
felicità è il ritorno al Padre.
Così
mi domandavo, padre Andrea, e se la Giustizia di Dio non fosse armata e
distruttiva come l'immaginiamo ma fosse di ben altro tipo? Per esempio, non
potrebbe, la Giustizia del Padre, intervenire con potenza nel cuore di tutti
gli uomini armata del sangue versato prima di tutto da Gesù e poi da tutti i
martiri della storia che si sono donati a Lui gratuitamente e con fiducia senza
conoscere il motivo e il valore del loro sacrificio? Non potrebbe accendere
tutti gli spiriti che camminano nel buio di questi tempi e forse di tutti i
tempi, con la Luce che riflettevano e riflettono tutti i Santi della storia
dell'umanità, il cui numero solo il Padre conosce?
Ecco,
non potrebbe, il Padre, intervenire così nella storia dell'uomo, con potenza e
forza, armato di questa Giustizia, della giustizia di tutti i nostri fratelli
che hanno combattuto e vinto anche per noi? A me sembra un bel disegno, ma forse
il Padre ne ha in serbo uno ancora più bello che non riusciamo nemmeno ad
immaginare.
Qualunque
cosa sarà, andrà bene perché il Padre vede molto più in là dei Suoi figli e
con un Padre così, non resta che abbandonarci a Lui e continuare ad avere
fiducia. Però non posso non continuare a chiedere. Voglio essere come un bambino
piccolino che tira la veste al Papà e con il sorriso Gli chiede le cose più
semplici, che al mondo possono sembrare le più impossibili; perché il bambino
non vede il male o non se ne cura perché più importante è il bene, solo
questo è il suo interesse.
Padre
Andrea, ti voglio bene e ringrazio il Signore per averci fatto incontrare, sappi
che ti sono vicina anche se non mi vedi! Se avrai anche tu desiderio di
scrivermi, io sono qui, ma non aspetto mai una risposta.
Permettimi
di salutarti col saluto di Maria: Sia lodato Gesù Cristo!
Cara
"Piccolina del Papà del Cielo",
qualcuno
potrebbe pensare che tu sia veramente una bimba di cinque anni che sta
fantasticando su cose più grandi di lei, in una chiave di lettura propria dei
piccoli di quella età. E avrebbe ragione: sei veramente una bimba di cinque
anni alla quale lo Spirito ha dato il potere di leggere nella giusta chiave ciò
che ai "grandi" non è concesso: "Ti benedico, o Padre, Signore
del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e
agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli" (Mt 11,25).
Allora rileggiamo insieme quanto mi
scrivi, dando ad ogni concetto un supporto biblico: la Verità è tutta in
quel Libro, basta leggerla nella giusta angolazione. Cominciamo con la fine del
mondo che sarà provocata dalle imminenti "catastrofi" (Mi 24) che
precederanno la conversione generale (Ap 7; 22) in seguito alla "pioggia di
fuoco" (2Pt 3,8-12). Avremo quindi la nuova creazione della nuova umanità,
"cieli e terre nuove" (Is 60,21; 65,17; 66,22 - 2Pt, 3,13 - Rm 8,19-23
- Ap 21,27). Svilupperemo questi temi in tre quadri, dei quali diamo una
sintesi:
1°)
"Gli ultimi tempi" (Mt 24,4-31): Le "catastrofi"
sono soprattutto di ordine interiore e spirituale; anche se - perché gli
spiriti possano essere scossi - saranno necessari dei sovvertimenti anche
nell'ordine esterno: crisi economiche, rivoluzioni, malattie, inquinamenti,
svalutazione delle monete, fame, esplosioni di ogni tipo di violenza,
ingiustizie sociali, oppressione dei poveri da parte dei potenti e dei ricchi,
leggi inique che tentano di capovolgere i valori solidi e tradizionali,
aberrazioni inculcate e fatte passare come "normali" con la complicità
dei politici e dei mass-media, scandali di vario genere ecc. Sono cose
estremamente amare ma necessarie (Mt 15,7): solo così infatti l'uomo - quando,
come il figliuol prodigo, prenderà coscienza del proprio comportamento
abnorme - potrà essere destabilizzato in tutte le false sicurezze nelle quali
si è ancorato. Molte di queste "catastrofi" sono già in atto, e non
ce ne accorgiamo.
2°)
"La pioggia di Fuoco" (2Pt 3,13). I "profeti di
sciagura" vedono in questo brano della seconda lettera di S. Pietro il
definitivo e terribile intervento di Dio, in conseguenza del quale "la
terra e quanto c'è in essa sarà distrutto". Ma in realtà non sarà
pioggia di fuoco distruttivo che ripeterà su scala mondiale ciò che è stato
per Sodoma e Gomorra, ma una pioggia rigeneratrice di Fuoco di Spirito Santo
che, come nella prima Pentecoste, preparerà i "nuovi cieli e le nuove
terre".
3°)
"Cieli nuovi e terre nuove": la nuova umanità (spiriti=cieli
e corpi=terre) che sarà ri-creata dalla Grazia del Padre per opera dello
Spirito Santo. E' la fine dello strapotere del male in "Babilonia la
grande" (Ap 18,1 ss.), cioè la liberazione di tutti gli uomini
"prigionieri" del male e la loro conversione (Ap 6,12-17). E' la
"Gerusalemme celeste" che scende sulla terra (Ap 21); è
l'attuazione di quanto Gesù ci fa chiedere nel Padre Nostro da 2.000 anni:
"Venga il tuo regno!".
Cominciamo
ora con l'esaminare Matteo 24,21, 31, un "classico" per i profeti di
sciagura, rifacendoci a quanto scrivemmo più di quindici anni fa nel primo
volume di "Dio è mio Padre". Nei prossimi numeri considereremo gli
altri due argomenti.
"Qui non si fa che parlare di cataclismi, delle cose "terribili" che devono accadere. Ma a me non interessano queste cose, cioè, da un lato sono contenta di esserne a conoscenza, dall'altro mi dico: ma è giusto continuare a pensare a questo modo?"
No,
piccolina del Padre, non è giusto pensare a questo modo. Cerchiamo perciò di
dare una giusta chiave di lettura a quanto Gesù ci dice circa questi ultimi
tempi nel Vangelo di Matteo 24, che racchiude tutti i "cataclismi" e
le cose "terribili" di cui oggi circola voce. Leggiamo insieme questa
pagina di Vangelo e commentiamola alla luce di questi nostri tempi:
"...vi sarà allora una tribolazione grande (1), quale mai avvenne dall'inizio del mondo fino ad ora, né mai ci sarà. E se quei giorni non fossero abbreviati, nessun vivente si salverebbe (2), ma a causa degli eletti quei giorni saranno abbreviati. Allora se qualcuno vi dirà: «Ecco, il Cristo è qui», o: «E' là», non ci credete. Sorgeranno infatti falsi Cristi e falsi profeti e faranno grandi portenti e miracoli, così da indurre in errore, se fosse possibile, anche gli eletti. Ecco, io ve l'ho predetto (3). Se dunque vi diranno: «Ecco è nel deserto», non ci andate; o: «E' in. casa», non ci andate. Come la folgore viene da oriente e brilla fino a occidente, così sarà la venuta del Figlio dell'uomo (4). Dovunque ci sarà il cadavere, ivi si raduneranno le aquile (5). Subito dopo la tribolazione di quei giorni, il sole si oscurerà (6), la luna non darà più la sua luce (7), gli astri cadranno dal cielo (8) e le potenze dei cieli saranno sconvolte (9).
Allora comparirà nel cielo il segno del Figlio dell'uomo e allora si batteranno il petto tutte le tribù della terra (10), e vedranno il Figlio dell'uomo venire sopra le nubi del cielo (11) con grande potenza e gloria (12).
Egli
manderà i suoi angeli con una grande tromba e raduneranno tutti i suoi eletti
dai quattro venti, da un estremo all'altro del cielo (13) ". (Mt
24,21-31)
1) "Ci sarà allora una tribolazione grande, quale mai avvenne dall'inizio del mondo fino ad ora"
La "tribolazione", cioè la sofferenza in ogni sua dimensione (fisica, morale, spirituale ecc.) è frutto del peccato (Gen 3,16-19) inteso in senso vero, pieno, teologico: ribellione a Dio Padre e conseguente perdita del Suo amore e della Sua protezione; schiavitù al male, al satana, al padre dell'odio che, con il sadismo connaturato alla propria essenza di "male", tormenta i figli di Dio per colpire in loro il Padre.
Dietro ogni forma di sofferenza c'è sempre il peccato che, direttamente o indirettamente, porta con sé la sua mercede di sofferenza e di morte. E dietro ogni peccato c'è il serpente che, "padre della menzogna" (Gv 8,44), illude gli uomini con false promesse di falsi beni. Egli, l’anti-Dio, l’anti-Padre che genera solo odio, disperazione e morte, da sempre ha agito sull'uomo rendendolo prima strumento di male e poi vittima di angoscia. Negli "ultimi tempi", cioè ora, ha organizzato il male su scala mondiale, con tutti i mezzi che la tecnica gli consente, mettendo in opera un meccanismo di peccato a livello industriale, di massa. La conseguenza - giacché peccato equivale a sofferenza e morte - è la "tribolazione grande", nella quale si dimena la società attuale.
Il
Santo Padre Giovanni Paolo II ha accennato alle principali fonti di
preoccupazione per il nostro tempo nell'enciclica "DIVES IN
MISERICORDIA" (VI, 10 ss) parlando dell'ingiustizia sociale, della fame nel
mondo, degli armamenti. Noi vogliamo esaminare brevemente le piaghe più
evidenti che stanno distruggendo le basi della nostra società colpendola nei
giovani e nei giovanissimi: la droga, la prostituzione, la pornografia. Tutto
ciò è causato dalla fame di denaro e di potere, le fonti più immediate e
amare di «tribolazione».
La
droga:
l'angoscia, la sofferenza che la droga genera nelle sue vittime è ben nota.
Meno nota, ma forse ancora più grande è la «tribolazione» dei genitori,
dei parenti, di quanti amano il disgraziato che è diventato vittima della
droga. Seguire un figlio preso nel vortice della droga significa vederlo
divenire man mano un amorale, un abulico, una larva umana; talvolta diviene un
delinquente, anche se per necessità. Quale «tribolazione» più grande che
assistere alla decomposizione di un figlio in tutta la sua struttura fisica,
psicofisica e spirituale; al suo precipitare di abisso in abisso senza poter
far nulla per aiutarlo? E la droga è ormai spacciata in molte scuole
elementari...
La
prostituzione:
è sempre esistita, certo, ma entro determinati limiti e forme. La droga e la
depravazione morale dei nostri tempi hanno fatto superare ogni confine: basti
pensare che negli Stati Uniti il numero dei giovanissimi dagli otto ai dodici
anni - di entrambi i sessi - inseriti nel giro della prostituzione, nel 1976,
superava il milione. Ma da allora ad oggi, in questi ultimi vent'anni, il male
è andato sviluppandosi a ritmo pauroso, con assurdi risvolti soprattutto nei
paesi sottosviluppati del sud America e dell'Asia.
La pornografia:
tutti sappiamo quali giornali e giornaletti sono in edicola. Tutti sappiamo
quali films proiettano le televisioni private e non. Quello che forse non tutti
sappiamo è che in questi ultimi decenni la pornografia ha aperto il nuovo
filone del «porno» infantile, nei fumetti e nei films hard-core, cioé dal
vero, senza finzioni.
La
fame di denaro e di potere:
l’anti-Dio per eccellenza è Mammona, cioè il dio del denaro. Nella ricchezza
è racchiuso il potere. I cosiddetti "potenti" sono quasi sempre
frutto del potere economico che oggi guida le azioni degli uomini facendo leva
sul loro "io", sul loro smanioso desiderio di emergere. Tutto il male
che è nel mondo fonda le sue radici nel denaro.
Perché
abbiamo preso in esame in particolare il fenomeno del male nei bambini? Per vari
motivi: - perché ci dà la misura più esatta del livello morale a cui è
giunta oggi l'umanità: scandalizzare gli innocenti o, peggio, usarli per il
male, è il segno della massima degradazione. E' evidente che il male, prima di
riversarsi sui piccoli, ha ormai penetrato gli adulti che lo commettono o lo
tollerano senza opporsi ad esso;
-
perché i bambini sono la società del domani, e permettere che vengano
dissacrati e pervertiti è, oltre che il peggiore degli omicidi, un vero
suicidio sociale;
-
perché i bambini sono tempio di Dio, riflettono Dio, sono i nostri angeli in
terra, sono la Luce nelle nostre tenebre. Dio vive e splende in pienezza nei
loro spiriti (Mt 18,10) e corrompere i piccoli è un colpire Dio al cuore.
Se
satana ha osato attaccare in modo tanto massiccio il cuore di Dio, vuol dire
che siamo giunti veramente all'impatto finale, e che solo un intervento
soprannaturale potrà riportare l'uomo al senso della sua dignità. In ciascuno
di questi innocenti colpiti dal male, nel loro mondo familiare, in quanti hanno
ancora un minimo di dignità anche solo umana, c'è una "tribolazione
grande", come infinitamente grande è la "tribolazione" del cuore
del Padre che viene dilaniato in milioni di figli che sono il cuore del Suo
Cuore.
Allora
è proprio la fine?
Sì,
la fine del mondo del male
2) «E se quei giorni non fossero abbreviati, nessun vivente si salverebbe».
Il
«male», con i mezzi tecnici di cui dispone, avanza in progressione geometrica.
La droga e la prostituzione (che della prima è l'appendice principale), per
il sempre più largo giro di consumatori-spacciatori, estendono le loro spire
in cerchi sempre più ampi, in un dilagare di «male» che non può più essere
arginato.
La nostra società è condannata a
divenire, entro pochi anni, una Sodoma e Gomorra a dimensioni mondiali. E,
questo senza tener conto dell'assurdo proliferare delle armi nucleari - già ora
bastanti a distruggere più e più volte il nostro pianeta - e la possibilità
di un'altra guerra mondiale. Possiamo quindi attualizzare l'espressione del
Vangelo: «Se questi giorni non saranno abbreviati, nessun vivente si salverà»,
né materialmente, né spiritualmente.
Ci siamo, dunque. L'umanità, come il figliuol prodigo, si sta riducendo a "guardiano di porci" cioè, nel linguaggio biblico, alla degradazione massima. Un'umanità affogata nel peccato. Ma, come abbiamo già accennato, frutto del peccato è la "tribolazione": un'intera umanità messa alle corde, disperata, nel caos spirituale, morale e sociale che prepara il grande ritorno alla Casa del Padre. Proprio come nel figliuol prodigo.
A
questa umanità Papa Giovanni Paolo II ha indirizzato il messaggio di speranza:
Dio è un Padre ricco di misericordia - Dives in Misericordia - sempre pronto
ad abbracciare ogni uomo per donargli, come ha fatto con il figliuol prodigo,
una dignità nuova.
Il
tempo del massimo peccato è tempo di resurrezione, perché, proprio nel
momento di maggiore degrado e quindi di disperazione, ogni uomo prenderà
coscienza del proprio peccato e si preparerà al grande ritorno al Padre.
Satana
giocherà però l'ultima carta, cercando di depistare gli uomini nel loro
cammino di ritorno al Padre, suscitando delle controfigure spirituali:
3) «Allora se qualcuno vi dirà: Ecco, il Cristo è qui, o: E' là, non ci credete. Sorgeranno infatti falsi Cristi e falsi profeti e faranno grandi portenti e miracoli, così da indurre in errore, se fosse possibile, anche gli eletti. Ecco, io ve l'ho predetto».
Gesù
lo ha predetto, e ciò sta avvenendo. Basta guardarsi intorno con attenzione.
4) «Come la folgore viene da oriente e brilla fino a occidente, così sarà la venuta del Figlio dell'uomo»
La
folgore non si sa da dove viene, e così sarà della venuta del Figlio con la
Potenza del Padre. Prenderà tutti di sorpresa, perché noi la attendiamo dal di
fuori, in maniera eclatante; mentre sarà una cosa tutta spirituale, che opererà
nel profondo delle coscienze. Gli ebrei aspettavano un Messia trionfatore, e
venne umile e povero. Noi stiamo attendendo il suo ritorno tra cadere di stelle
e fragore di tuoni, e invece sta avvenendo nel silenzio dei singoli spiriti.
Tale
venuta, già preparata nell'intimo delle coscienze, nel tempo stabilito sarà
manifesta e rapida, improvvisa, come la folgore che in un istante nasce, si
sviluppa, rompe le tenebre, illumina. Vuol dire che gli uomini, man mano che
saranno interiormente pronti, vedranno in un istante un raggio dello splendore
divino e lo accetteranno, perché nessuno può rifiutare la Luce una volta che
la ha vista. Come è accaduto a San Paolo, a Sant'Agostino, a San Benedetto, a
San Francesco....
5) «Dovunque sarà il cadavere, ivi si raduneranno le aquile».
I
cadaveri sono i santi degli ultimi tempi, che non saranno santi da miracolo,
osannati dai devoti, ma campioni di una profonda e nascosta fede, spiritualmente
uccisi - "cadaveri" - macerati dalla sofferenza nell'umiltà e nel
silenzio. Anime vittime, che si sono offerte a Dio e che Dio ha usato per
arginare il male e che ora testimonia facendone centri di spiritualità vera,
guide ed esempio per le anime «aquila» - protese verso Dio come l'aquila al
sole - che riconosceranno, nei «cadaveri», le vere luci dello spirito. Si
riuniranno attorno ad esse, formando i primi focolai, i primi nuclei della Luce
nuova che viene "con potenza". Quando il numero di questi campioni sarà
completo (Ap 6,11), lo Spirito avrà tessuto in tutto il mondo dello spirito una
grande rete di Grazia pronta a raccogliere tutti gli uomini allo sbando. Ci sarà
allora la grande manifestazione del Padre, che già è in atto, anche se non ce
ne accorgiamo. Saranno i giorni di tenebra tanto paventati, che già sono
iniziati.
6) «Subito dopo la tribolazione di quei giorni il sole si oscurerà».
La
Luce è Dio. "Il sole si oscurerà" vuol dire che Dio non parlerà più,
o meglio gli uomini non Lo ascolteranno più, con le conseguenze che si deducono
dalle espressioni che seguono:
7) «La luna non darà più la sua luce».
Se
il sole è Dio, la luna è Maria-Chiesa. La luna riceve la luce dal sole; se il
Padre non si farà più sentire - non perché. Lui non voglia più parlare, ma
perché i cuori induriti dal male dimenticheranno che esiste un Padre
tenerissimo che li attende continuamente - anche Maria non sarà più vista,
seguita ed avvertita e non potrà più illuminare coloro che ignorano o
rifiutano la sua esistenza. Sarà il termine delle manifestazioni mariane che
tanto respiro hanno dato alla Chiesa e al mondo in questi nostri tempi. L'umanità
allora sarà costituita da un mare di orfani che non avranno altro che
disperazione perché non esisterà più il senso per il quale erano stati
creati.
Riteniamo che questi siano i famosi
"tre giorni di buio" così spesso ricorrenti nelle profezie di questo
secolo. Ma questi giorni "saranno abbreviati". Gli uomini, all'acme
della disperazione, grideranno «Padre!» e il Padre verrà, e Maria verrà e la
Vita ricomincerà a circolare nell'universo, perché lì dove ci sarà un
sorriso di uomo, ci sarà il sorriso stesso di Dio.
8) «Gli astri cadranno dal cielo».
Gli
"astri" del mondo dello spirito sono i sacerdoti, dei quali Gesù ha
detto: "Voi siete la luce del mondo" (Mt 5,14). Gran parte dei
sacerdoti, sbandati, calunniati, non compresi, dimentichi dell'unica vera arma
che è la preghiera, saranno sbattuti come canne al vento e anziché essere
guide e pastori, saranno guide cieche che condurranno altri ciechi. Verso dove?
Verso l'Amore misericordioso del Padre, che non potrà lasciarli perire e che al
minimo cenno di pentimento li abbraccerà, li rivestirà della veste nuova e li
aiuterà a rinascere ed a riprendere il loro cammino che è un cammino infinito.
9) «Le potenze dei cieli saranno sconvolte».
"Cielo",
nel linguaggio biblico, equivale a "spirito". Gli uomini si
troveranno dunque in una situazione di profonda confusione morale, di caos
spirituale, e non riusciranno più ad avere un quadro oggettivo e limpido della
situazione nella quale si verranno a trovare. E questa situazione è già abbastanza
evidente: "Verrà un tempo in cui gli uomini impazziranno - disse Antonio
il Grande - e se qualcuno ragionerà gli diranno: tu sei pazzo".
10) «Allora comparirà nel cielo il segno del Figlio dell'uomo e allora si batteranno il petto tutte le tribù della terra».
L'unico
"segno" del Figlio dell'uomo è la Croce. Tale segno comparirà
impresso a fuoco in ciascun'anima. Ogni spirito lo riconoscerà, comprenderà
la sua ingratitudine e la sua dimenticanza per l'Amore crocifisso, si batterà
il petto e sarà salvo: la sua redenzione sarà compiuta.
Ma
questo non sarà espressione unicamente di qualche singola conversione:
"tutte le tribù della terra si batteranno il petto". Sarà quindi un
fenomeno di massa.
Nella
Dives in Misericordia leggiamo: "Quel figlio, che riceve dal padre la
porzione del patrimonio che gli spetta e lascia la casa per sperperarla in un
paese lontano, vivendo da dissoluto, è in certo senso l'uomo di tutti i
tempi".
In
questi ultimi tempi tornerà finalmente a casa.
11) «E vedranno il Figlio dell'uomo venire sopra le nubi del cielo».
Nel
cielo dello spirito le nubi sono i peccati, i fantasmi che l'inferno fa
scaturire costituendo come un velo, una nube che impedisce di vedere Dio. E'
quella che Isaia chiama la "coltre" che verrà squarciata (Is 25,7).
Il
Figlio dell'uomo verrà "sopra le nubi", cioè verrà nonostante gli
sforzi che l'inferno farà per offuscare la visione di Dio. Esso sa che qualora
l'uomo riuscirà a scorgere anche solo un bagliore del Sole che vive in lui, si
accenderà dentro di lui un fuoco sempre più forte e cercherà Dio, lo vorrà
"con tutto il cuore, con tutta l'anima, con tutta la mente e con tutte le
forze" (Dt 6,5; Mt 22,37).
Chi
ha visto la Luce di Dio non può più accettare di essere nuovamente sommerso
dalle tenebre del peccato e della morte.
Per
questo satana cerca di non farci vedere Dio, o di farcene avere un'idea falsa:
non Padre tenerissimo, ma padrone vendicativo e giudice inflessibile, quasi
nemico.
12) «Vedranno il Figlio dell'uomo venire con grande potenza e gloria».
Sarà
il Padre a venire nel Figlio al quale passerà tutta la Sua potenza. La
"potenza" è l'attributo specifico di Dio Padre: "Dio Padre
onnipotente" diciamo nel Credo.
Con
quale tipo di "potenza" verrà? Con quella che gli è propria: potenza
creatrice, rigeneratrice, potenza d'Amore, potenza di Luce. Non verrà certo a
distruggere, perché il Padre crea, non distrugge; non verrà a punire, perché
è Padre di Misericordia; non verrà ad aggiungere tenebra a tenebre, perché è
Padre di Luce che genera Luce e che ci ama "grazia su grazia ".
Verrà
e "strapperà il velo che copriva la faccia di tutti popoli e la coltre che
copriva le genti" (Is 25,7) e che impediva agli uomini di vederLo e perciò
di amarLo. Finalmente vedremo Dio quale è: Padre, solo Padre, infinitamente
Padre, capace solo di amare e di esercitare la Sua onnipotenza di amore per
sciogliere in amore il "male" che Gli aveva strappato i figli e per
stringerli tutti a Sé. Per donarsi tutto a ciascuno dei suoi figli, per fare di
tutti loro uno con Sé, con il Figlio e con l'Amore.
Sarà
il trionfo della Misericordia del Padre che "dona il Suo cuore ai
figli" immersi nell'ombra della morte e del peccato, perché la sua
misericordia "è più potente del peccato, più potente del male, più
potente della morte" (Dives in Misericordia).
13) «Egli manderà i suoi angeli con una grande tromba e raduneranno tutti i suoi eletti dai quattro venti, da un estremo all'altro dei cieli»
Sarà
semplice per gli angeli, allo squillo della "grande tromba", riunire
in un solo Spirito tutti i figli, quando questi si saranno riconosciuti figli di
un unico Padre. Saranno gli uomini stessi ad agevolare l'opera degli angeli e a
formare l'Unità.
Gli
angeli, oltre che i nostri invisibili fratelli del cielo, saranno i sacerdoti
della nuova Chiesa che avranno tutta la potenza (la "tromba") di Dio
Padre. Sono detti "angeli" sia perché il sacerdozio è stato
istituito da Dio per portare agli uomini la Parola e la Luce - compito che prima
della venuta di Gesù era riservato proprio agli angeli; sia perché negli «ultimi
tempi» i sacerdoti saranno coloro che guideranno sulla terra la lotta contro i
demoni, come in cielo l'avevano condotta Michael e gli altri angeli (Ap 12,79).
A tutti i Suoi "Michael" - i nuovi Sacerdoti - il Padre darà la
pienezza della sua Grazia ("con una grande tromba") e il "grande
drago, il serpente antico, colui che chiamiamo il diavolo e satana" (Ap
12,9) sarà sconfitto anche sulla terra (Ap 12,10-12).
La
"tromba" è sempre stato il simbolo della potenza di Dio (Ap 8; 10;
11; Is 27,13; GI 2,1) ed è interessante rileggere a questo proposito l'episodio
della presa di Gerico, nel libro di Giosuè: "Sette sacerdoti porteranno
sette trombe di corno d'ariete davanti all'arca; il settimo giorno poi girerete
intorno alla città per sette volte e i sacerdoti suoneranno le trombe. Quando
si suonerà il corno dell'ariete, appena voi sentirete il suono della tromba,
tutto il popolo proromperà in un grande grido di guerra, allora le mura della
città crolleranno e il popolo entrerà, ciascuno diritto davanti a sé" (Gs
6,4-5).
Il
"sette" è il numero simbolico del Padre e la "tromba" è il
segno della Sua potenza. Il Padre, nella sua venuta, "manderà" i suoi
sacerdoti-angeli nel mondo - come Gesù mandò gli Apostoli - con tutta la Sua
potenza di Luce e di Grazia.
La
Chiesa del Padre sarà dunque eminentemente missionaria, come era alle origini
quella del Figlio (Mt 28,18-20), libera dagli angusti e mortificanti confini
dell'attuale giuridismo.
Il
Padre manderà allora i suoi sacerdoti-angeli dando loro tutta la Sua potenza
("la grande tromba"). Come le mura di Gerico crollarono allo squillo
delle trombe suonate dai sacerdoti, così le nebbie con cui l'inferno ha
offuscato lo spirito umano cadranno dinanzi alla potenza della parola del Padre
che si sprigionerà dai suoi sacerdoti-angeli.
I
sacerdoti-angeli fonderanno tutte le religioni, tutte le più svariate
spiritualità ("da un estremo all'altro dei cieli") nel nome e nel
cuore del Padre comune. Sarà la nuova Chiesa - realmente Una, Santa, Cattolica
- unita dall'unico Spirito che in ognuno e in tutti griderà: "Abbà,
Padre!".
Questa
unica parola: Padre!, pronunziata da tutti gli uomini, sarà «il grande grido
di guerra in cui proromperà tutto il popolo» (Gs 6,5) e farà crollare
definitivamente le mura dell'inferno.
Cara
"piccolina del Papà del Cielo", fammi sapere se questa
interpretazione della "fine del mondo" descritta da San Matteo ti
sta bene. Nel prossimo numero vedremo cosa ci dicono al riguardo San Giovanni
nell'Apocalisse e San Pietro nella sua seconda Lettera. Credo siano d'accordo
con noi.
Cara
"Piccolina del Padre",
continuiamo
il discorso iniziato nel numero precedente. (…)
Circa venti anni fa parlammo anche noi di una "pioggia di fioco" a proposito della seconda Lettera di San Pietro, nel l° volume della trilogia "Dio è Padre". Da vario tempo lunghi stralci di quel libro vengono riportati nella rivista dei Padri Gesuiti Messaggero dell'O. R. P., e questo ci ha fatto tanto piacere. Attingiamo anche noi a quanto scrivemmo allora, anche per fare un po' di pubblicità a questi tre volumetti scritti per volontà di Madre Eugenia che ci suggerì anche i titoli. Non sono entrati tra i bestsellers ma, se vanno bene per i Gesuiti, può darsi che meritino la fatica che ci sono costati.
Tu,
Piccolina del Padre, mi scrivi ancora: "Secondo me è meglio la
conversione di tutti, la conversione dei cuori, in un istante, in un attimo, il
tempo di un respiro". Ma come ciò può concretizzarsi? Credo che la cosa
sia un pochino più complessa, perché una vera conversione comporta una
profonda maturazione interiore che può realizzarsi solamente attraverso il
vaglio di una sofferta macerazione. Il figliol prodigo insegna.
Però
è possibile che questa "maturazione" avvenga in modo simultaneo per
molti, sotto una eccezionale pressione dello Spirito che può determinare in
contemporanea un capovolgimento interiore a livello di massa. Potrebbe essere il
frutto dei famosi "tre giorni di buio" di cui tanto si parla, durante
i quali si addizionerebbero tutte le catastrofi che dovrebbero provocare la
fine del mondo... del male. Perché durante questa... "Tre giorni" -
che simboleggiano la passione e la morte di Gesù - ogni uomo vivrà la
propria agonia spirituale. In questa morte interiore verranno demolite tutte le
false strutture costruite dal proprio "io": questi - che Padre Pio da
Pietrelcina ha più volte definito il vero "satana" - sarà distrutto
dall'azione potente del Padre mediante la "pioggia di fuoco", che sarà
pioggia di Spirito Santo e che va perciò intesa in senso spirituale.
Per
dare la giusta interpretazione a questa "pioggia di fuoco" di cui
parla San Pietro, è fondamentale precisare i concetti di "cielo",
"cieli" e "terra" nella Scrittura.
"Cielo"
è l'anima umana e, in senso più lato, il mondo dello spirito.
"Terra"
è il corpo umano e, in senso più lato, il mondo della materia. E' il corpo
umano non tanto e soltanto perché "fatto di terra" (Gen 2,7), ma
soprattutto perché è l'involucro materiale di cui l'anima è rivestita e di
cui lo Spirito si serve per comunicarsi anche al mondo della materia.
Riportiamo,
a sostegno di quanto detto, alcune espressioni del Vangelo:
1) "Il regno dei cieli è dentro di voi" (Lc 17,21).
Se
il regno dei cieli è dentro di noi, non può certo essere il cielo atmosferico.
E' il mondo dello spirito che è dentro di noi; questo mondo, distrutto e spento
dal peccato, viene riportato a vita nuova da Gesù che con la Grazia vivifica
quello che il male aveva spento, e torna a farne il tempio della divinità:
"Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi
verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui»"(Gv 14,23).
Dio
vive dunque - fuori dello spazio e del tempo - nel mondo dello spirito che è
Egli stesso nella sua essenza trinitaria alla quale si fondono gli angeli e le
anime dei trapassati; vive poi nell'anima di ogni uomo che Lo accetta e che
diventa qui sulla terra - nello spazio e nel tempo - una irradiazione della
divinità nel mondo della materia.
Ogni
anima è un "cielo" in cui Dio vive e opera, e questo è chiarito
meglio dalla seguente espressione:
2) "Guardatevi dal disprezzare uno solo di questi piccoli, perché vi dico che i loro angeli nel cielo vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli" (Mt. 18, 10).
Viene
spontanea un'obiezione: tutti gli angeli, anche gli angeli custodi dei
peccatori, vedono il volto di Dio. Che differenza c'è dunque - nella visione di
Dio - tra gli angeli custodi dei bimbi innocenti e quelli dei peccatori? I primi
vedono l'immagine del Padre anche nell'anima (nei cieli) dei loro assistiti; i
secondi non godono di questa ulteriore visione del Padre perché l'anima dei
loro protetti è offuscata dal peccato.
Quindi
nel "cielo" gli angeli dei bimbi godono di una ulteriore visione
beatifica nei singoli "cieli" dei piccoli fratelli innocenti affidati
alla loro custodia.
Questo
concetto viene ribadito e meglio chiarito da Gesù quando, parlando sempre dei
bimbi, dice: "Chi accoglie uno di questi piccoli accoglie me" (Mt 18,
5) e quindi il Padre e lo Spirito Santo. Dice esplicitamente: «Io-Trinità vivo
in pienezza nell'anima di ogni bimbo».
Quando
invece parla degli adulti, dice: "Chi accoglie me, accoglie colui che mi ha
mandato" (Gv 13,20); e S. Giovanni dice: "A quanti l'hanno accolto, ha
dato il potere di divenire figli di Dio" (Gv 1,12). In altri termini, Gesù
viene a ristabilire negli adulti quel "regno dei cieli" che è invece
in pienezza nei bimbi.
3) "Ed ecco una voce dal cielo che disse: Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto" (Mt 3,17).
"Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli" (Mt 16,17).
E'
interessante mettere a confronto questi due brani, nei quali il Padre manifesta
e testimonia il Suo Unigenito.
Nel
primo il Padre, dal "cielo" - cioè dal mondo esterno al mondo del
l'uomo - fa udire la Sua voce per testimoniare il Figlio a tutta la terra,
dinanzi a tutti, perché tutti lo riconoscano e lo accettino.
Nel
secondo è sempre il Padre che, nei "cieli" delle singole anime,
testimonia e fa conoscere il Figlio: in questo caso lo manifesta al solo Pietro.
Ogni
conoscenza, ogni scintilla di Vita, di Fede, di Luce ha per origine il Padre. Ciò
è più che mai vero nella conoscenza del Figlio: "Beato te, Simone, figlio
di Giona, perchè né la carne, né il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre
mio che sta nei cieli" (Mt 16,17). Il Padre che nel Cielo è la fonte di
Vita sempre nuova ed eterna che genera continuamente il Figlio, continua questa
"generazione" nel cielo di ogni singola anima, manifestando il Figlio
a chi ritiene opportuno.
Ogni
anima che accetta il Figlio manifestatoGli dal Padre, diviene un
"cielo" in cui la Trinità vive e opera, e diventa a sua volta
"sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna" (Gv 4,14). Ogni
uomo, nel disegno del Padre, deve divenire un cielo che sarà una irradiazione
trinitaria nel creato, una estensione della vita divina nel cosmo.
Quando
tutti gli uomini saranno pronti ad accettare la manifestazione del Figlio da
parte del Padre, sarà finalmente il Regno dei Cieli anche sulla terra, e
nell'uomo il cielo dello spirito avrà riacquistato la propria dignità e potrà
guidare l'involucro del corpo - della "terra" - in piena sintonia di
Amore: avremo così cieli e terre nuove.
La
venuta del Padre riguarderà dunque il mondo dello spirito e delle singole
anime. In questa chiave cerchiamo di vedere cosa è racchiuso nel brano del
Vangelo di Matteo e nella seconda Lettera di Pietro.
"La
pioggia di fuoco"
nella
seconda Lettera di San Pietro
«Ora, i cieli e la terra attuali sono conservati dalla medesima parola, riservati al fuoco per il giorno del giudizio e della rovina degli empi. Una cosa però non dovete perdere di vista, carissimi: davanti al Signore un giorno è come mille anni, e mille anni come un giorno solo. Il Signore non ritarda nell'adempire la sua promessa, come certuni credono; ma usa pazienza verso di voi, non volendo che alcuno perisca, ma che tutti abbiano modo di pentirsi. Il giorno del Signore verrà come un ladro; allora i cieli con fragore passeranno, gli elementi consumati dal calore si dissolveranno e la terra con quanto c'è in essa sarà distrutta.
Poiché dunque tutte queste cose
devono dissolversi così, quali non dovete essere voi, nella santità della
condotta e nella pietà; attendendo e affrettando la venuta del giorno di Dio,
nel quale i cieli si dissolveranno e gli elementi incendiati si fonderanno! E
poi, secondo la sua promessa, noi aspettiamo nuovi cieli e una terra nuova, nei
quali avrà stabile dimora la giustizia» (2 Pt. 3, 7-13).
Cerchiamo
di dare un significato coerente a concetti che sembrano contraddittori, un po'
perchè è un linguaggio profetico, un po' per la traduzione impropria ed
imprecisa di alcune espressioni che sono state forzate in ordine ad un presunto
significato catastrofico.
Innanzi
tutto esaminiamo il termine "promessa" di Dio, che in questo breve
brano ricorre ben due volte: la prima come promessa di distruzione, la seconda
come promessa di "cieli e terre nuove". E diciamo subito che una
promessa di distruzione, letteralmente e biblicamente parlando, è inconcepibile.
Dizionario
alla mano, promettere equivale a "far sperare, lasciar sperare bene".
Scrittura alla mano, la "promessa" porta sempre con sè la speranza
- che in Dio è certezza - di cose belle, di vita, di gioia. Le cose brutte,
come la morte e la sofferenza, nella Bibbia non vengono annunziate giustamente
come promessa, ma come minaccia. Per convincerci di questa realtà esaminiamo
alcune tra le "promesse" più note.
Dio
promette la redenzione dopo il peccato di Adamo ed Eva (Gen 3,14-15); promette a
Caino protezione anche dopo l'omicidio di Abele (Gen 4,15); promette ad Abramo
che è senza figli una discendenza numerosa come la polvere della terra e le
stelle del cielo (Gen 12,2 ss.; Gen 15,5); simile promessa fa ad Agar, per
consolarla dei maltrattamenti subiti da parte di Sara (Gen 16,10); al popolo
ebraico promette, in Mosè, di condurlo in "un paese dove scorre latte e
miele" (Es 3,17), appunto la terra "promessa"; in tutte le pagine
della Scrittura ed in tutti i profeti Dio promette il Redentore, il segno
supremo della sua fedeltà, della sua alleanza, del suo amore.
Quando
Gesù sta per tornare al Padre, e vede i suoi rattristati e sperduti, li consola
ancora con una promessa: "Non vi lascerò orfani, ritornerò da voi... il
Padre vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre, lo
Spirito di Verità" (Gv 14,15-15).
La
Scrittura è tutta un crescendo di promesse - tutte regolarmente mantenute da
Dio che è fedele - sempre più luminose: la liberazione dalla schiavitù
dell'Egitto; la terra promessa; il Messia e la liberazione dal peccato e dalla
schiavitù dell'inferno; Dio con noi, Dio in noi... tutte prove dell'infinito
amore del Padre che man mano avanza nella riconquista d'amore dei Suoi figli,
delle Sue creature, dell'universo intero.
In
questo quadro di amore sempre più ampio la "promessa" di un
"fuoco distruttore" è quanto mai inconcepibile: l'unica spiegazione
logica e coerente è che questa "pioggia di fuoco" ci sarà - perchè
Dio lo ha promesso - ma sarà fuoco di Spirito Santo.
E
appunto di questo si tratta nella II Lettera di S.Pietro: la prima promessa è
quella di una nuova Pentecoste, a dimensioni universali.
La
seconda promessa è conseguenza della prima: «Emitte Spiritum tuum et
creabuntur, et renovabis faciem terrae». Ecco cosa chiede la Chiesa allo
Spirito Santo: di rinnovare, di creare di nuovo tutte le cose. E San Pietro, che
ben conosce l'azione dello Spirito Santo, data per certa la promessa di una
universale Pentecoste, può con tranquillità garantirne l'effetto:
"Secondo la sua promessa, noi aspettiamo cieli nuovi e una terra nuova, nei
quali avrà stabile dimora la giustizia" (2 Pt 3, 13).
Questa
Pentecoste universale non poteva avverarsi nel tempo in cui Pietro scriveva le
sue lettere, perché era necessario che prima tutti gli uomini fossero pronti a
ricevere questa "pioggia di fuoco", perché Dio "usa pazienza
verso di noi, non volendo che alcuno perisca, ma che tutti abbiano modo di
pentirsi" (2 Pt 3, 9).
Per
convincerci che si tratta di fuoco di Spirito Santo leggiamo la descrizione
della Pentecoste negli Atti degli Apostoli, e facciamo un breve confronto con il
brano di 2 Pt:
"Venne
all'improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e
riempì tutta la casa dove si trovavano. Apparvero loro lingue come difuoco
che si dividevano e si posavano su ciascuno di loro, ed essi furono tutti pieni
di Spirito Santo..." (At 2, 2-4)
Atti
2,2: Venne
all'improvviso dal cielo un rombo
2Pt
3,10: Il giorno del
Signore verrà come un ladro... i cieli passeranno con fragore
Il
clima è lo stesso. In un momento imprevedibile, tra un rombo notevole - che
è sempre parte delle grandi manifestazioni divine - dal "cielo" e nei
"cieli" si manifesta l'azione di Dio nel mondo dello spirito in
generale e delle anime in particolare. I "cieli" cioè le anime
"passeranno" dalla morte alla vita, dalla tenebre alla Luce. Come? Per
effetto del "fuoco"....
Atti 2,4: "Apparvero
loro come lingue di fuoco che si dividevano e si posavano su ciascuno di loro,
ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo ".
2 Pt. 3, 7: "Ora, i cieli
e la terra attuali sono conservati dalla medesima parola, riservati al fuoco per
il giorno del giudizio e della rovina degli empi."
L'effetto
dello Spirito Santo sui primi discepoli lo conosciamo. Eguale effetto - e più
splendido ancora - esso avrà sugli uomini tutti. Questi - cieli e terra, cioè
anima e corpo - sono "conservati " in attesa di essere penetrati dal
"fuoco" dello Spirito Santo al quale sono "riservati" per il
giorno del giudizio e per la rovina degli empi. Chi sono gli "empi"
che saranno "rovinati" in questo giudizio? I demoni, che dovranno
lasciare l'uomo, la terra, l'universo intero che essi, falsi
"principi" hanno usurpato, ma che appartiene all'uomo, unico vero
"re" del creato.
In questo giorno sarà eseguita la sentenza che Gesù aveva emessa a suo tempo: "Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori" (Gv 12,31).
Il
fuoco dello Spirito Santo penetra nei primi discepoli, brucia tutto ciò che
sapeva di inferno, frutto dell'antico inquinamento spirituale dell'uomo, e li
trasforma. Toglie la paura, il rispetto umano, la nebbia dell'ignoranza e essi
non esitano ad uscire in pubblico e ad affrontare flagelli e carcere per
testimoniare la Verità: sono diventati "cieli nuovi e terre nuove",
sono stati fusi e temprati dal Fuoco Divino.
Esaminiamo
anche la Pentecoste minore di cui si parla negli Atti degli Apostoli e facciamo
anche di questa un rapido raffronto con la lettera di S.Pietro:
«Quand'ebbero terminato la preghiera, il
luogo in cui erano radunati tremò, e tutti furono pieni di Spirito Santo e
annunziavano la parola di Dio con franchezza. La moltitudine di coloro che erano
venuti alla fede aveva un cuor solo e un'anima sola... » (Atti 4,31-32).
Atti
4, 32:
"La moltitudine di coloro che erano venuti alla fede aveva un cuor solo
e un'anima sola".
2Pt.
3,12: "Nel giorno di
Dio i cieli si dissolveranno e gli elementi incendiati si fonderanno".
La
fusione dei metalli è opera propria del fuoco, che solo può scioglierli,
purificarli, amalgamarli.
La "fusione" tra gli uomini è
opera propria, specifica del fuoco dello Spirito Santo: la moltitudine che
aveva "un cuor solo e un'anima sola" è appena una primizia di quell'«Unum
sint» per cui Gesù ha pregato ed ha offerto se stesso: "Padre, che siano
una cosa sola, come noi" (Gv 17, 11).
Quando
verrà la pienezza dei tempi, il «giorno di Dio», sull'umanità intera sarà
riversata una tale potenza di fuoco di Spirito Santo che gli uomini, penetrati
da questo Fuoco, saranno trasformati nell'anima e nel corpo: cieli e terre
nuove.
I
corpi perderanno tutte le incrostazioni di peccato e di sensualità ("la
terra e quanto è in essa sarà distrutta") e saranno resi capaci di
recepire l'azione dello Spirito e di lasciarsi guidare da Lui. Scompariranno
le nebbie dagli spiriti ("i cieli si dissolveranno"), e questi
avranno pienezza di Luce e di Amore che li farà agire in armonia perfetta con i
corpi.
Tutti gli uomini, rigenerati nello
spirito e nel corpo, formeranno una unità perfetta tra di loro e con Dio:
saranno "un cuor solo e un'anima sola" (Atti, 4, 32), saranno
"nuovi cieli e una terra nuova, nei quali avrà stabile dimora la
giustizia" (2 Pt. 3, 13). Quello che risulta evidente, in 2 Pt e in Mt 24,
è che gli "ultimi tempi" saranno molto duri per l'umanità perché
- mentre Dio tacerà (Mt 24,29) - l'inferno griderà la sua rabbia con
"carestie, terremoti, dilagare dell'iniquità, tribolazione
grande..." (Mt 24,7 ss.) per far cadere le vecchie strutture.
Noi,
in questo clima di caos e di tenebre, che dobbiamo fare? Gesù ci rassicura:
"Guardate di non allarmarvi; "E’
necessario che tutto questo
avvenga" (Mt 24, 6), e Giovanni Paolo II - Papa e Pastore, Sacerdote e
Profeta dei nostri tempi - ci indica la via da seguire nella «Dives in
Misericordia»:
«Nel
nome di Gesù Cristo crocifisso e risorto, nello spirito della stia missione
messianica, che continua nella storia dell'umanità, eleviamo la nostra voce e
supplichiamo perché, in questa tappa della storia, si riveli ancora una volta
quell'azione che è, nel Padre, e per opera del Figlio e dello Spirito Santo si
dimostri presente nel mondo contemporaneo, è più potente del male: più
potente del peccato e della morte » (Dives in Misericordia, VIII, 15).
Obbedendo
alla voce del Pastore, invece di disperarci in gratuite elucubrazioni sul come
si manifesterà l'ira di Dio, viviamo con pienezza la nostra dimensione di
figli, pregando il Padre di liberarci dal male; chiedendoGli misericordia, forza
e spirito nuovo per tutti. Egli ci ascolterà, perché Egli vuole aiutarci più
di quanto noi vogliamo essere aiutati, e perché è fedele alla sua promessa.
Egli ci libererà dal male, cioè interverrà con la sua potenza non per
distruggere l'uomo, ma per allontanare l'oppressore che "ha fatto molto
male" (GI 2,20) alla sua creatura, e stringerà questa a sé, per sempre.
Si, la Chiesa è nel caos, non ci sono più sacerdoti-guida, gli uomini sono in uno sbandamento totale sia sul piano spirituale che su quello materiale, ma non bisogna scoraggiarsi:
«la Chiesa stessa deve essere costantemente guidata dalla piena coscienza che... non le è lecito, a nessun patto, di ripiegarsi su se stessa. La ragione del suo essere è, infatti, quella di
rivelare
Dio, cioè quel Padre che ci consente di essere "visto" nel Cristo» (Dives
in Misericordia, VIII, 15).
Questo
è il tempo del Padre, il tempo della Misericordia. Tanto più profonde le
tenebre, tanto più generale il caos, tanto più splendida sarà la Luce e più
pieno il trionfo della Misericordia del Padre:
«Quanto
più la coscienza umana, soccombendo alla secolarizzazione, perde il senso del
significato stesso della parola misericordia, quanto più, allontanandosi da
Dio, si distanzia dal mistero della misericordia, tanto più la Chiesa ha il
diritto e il dovere di far appello al Dio della misericordia con "forti
grida".
Queste "forti
grida" debbono essere proprie della Chiesa dei nostri tempi, rivolte a Dio
per implorare la sua misericordia, la cui certa manifestazione essa professa e
proclama come avvenuta ma Gesù crocifisso e risorto, cioè nel mistero
pasquale. E' questo mistero che porta in sé la più completa rivelazione della
misericordia, cioè di quell'amore che è più potente della morte, più
potente del peccato e di ogni male, dell'amore che solleva l'uomo dalle abissali
cadute e lo libera dalle più grandi minacce » (Dives in Misericordia, VIII,
15).
Eliminiamo
le sterili polemiche, finiamola di segnarci l'un l'altro a dito accusando questi
o quello di tutti i mali. Questo è il gioco dell'inferno che non vuole farci
aggrappare all'unica fonte vera di salvezza: la Misericordia del Padre. Siamo
in una spirale di odio che può essere spezzata solo dall'Amore di Dio Padre, e
il Papa - profeta di misericordia che echeggia la misericordia di tutti i
profeti - ci ha mostrato la strada: che aspettiamo a percorrerla? Chiediamo
"con forti grida" la misericordia per tutti, e sperimenteremo che
"il Signore è rifugio al suo popolo" (G14,16).
Capiremo
finalmente che Dio è Padre, solo Padre che, con infinito amore di Padre, si
china sulle sue creature pestate dal male e le stringe a sé. Con il calore del
suo Amore darà nuovo alito di Vita ai suoi figli, in una nuova creazione con la
quale saranno rigenerati nell'anima e nel corpo:
"Ecco infatti io creo nuovi cieli e
nuova terra; non si ricorderà più il passato, non verrà più in mente, poiché
si godrà e si gioirà sempre di quello che sto per creare, e farò di
Gerusalemme una gioia, del suo popolo un gaudio. Io esulterò di Gerusalemme,
godrò del mio popolo. Non si udranno più in essa voci di pianto, grida di
angoscia... Prima che mi invochino, io risponderò; mentre ancora stanno
parlando, io già li avrò ascoltati. Il lupo e l'agnello pascoleranno insieme,
il leone mangerà la paglia come un bue, ma il serpente mangerà la polvere, non
faranno né male né danno in tutto il mio santo monte. Dice il Signore". (Is
65,17-25)
Questo
"dice il Signore", e la parola del Signore è già realtà viva. Sta a
noi accelerare i tempi di questa stupenda realtà con
"un grido che implori la misericordia secondo la necessità dell'uomo nel mondo contemporaneo. Questo grido sia denso di tutta quella verità sulla misericordia, che ha trovato così ricca espressione nella Sacra Scrittura e nella Tradizione, come anche nell'autentica vita di fede di tante generazioni del Popolo di Dio. Con tale grido ci richiamiamo, come gli scrittori sacri, al Dio che non può disprezzare nulla di ciò che ha creato, al Dio che è fedele a se stesso, alla sua paternità e al suo amore". (Dives in Misericordia, VIII, 15)
Nel
tentativo di dare una risposta a quanto la nostra "Piccolina del
Padre" ha intuito nella freschezza del suo cuore, continuiamo ad
esaminare i messaggi di Amore racchiusi nella Scrittura:
Caro
Padre Andrea,
...secondo me è meglio la conversione dei cuori, in un istante, in un attimo, il tempo di un respiro. Forse chiedo troppo? se il Padre decidesse di ascoltare le nostre preghiere e di convertire tutti in un attimo... non potrebbe, la Giustizia del Padre intervenire con Potenza nel cuore di tutti gli uomini armata del Sangue versato prima di tutti da Gesù e poi da tutti i martiri della storia... ?
la
Piccolina del Padre
Cara
Piccolina del Padre, quello che tu chiedi potrà sembrare assurdo ai più, ma è
proprio quello che è scritto negli ultimi capitoli dell'Apocalisse a proposito
di Babilonia la Grande e della Gerusalemme Celeste. Allora parliamo un poco di
queste realtà che stiamo vivendo senza rendercene conto: Babilonia la Grande
è diventata covo di demoni, carcere di
ogni spirito immondo,... perché tutte le nazioni hanno bevuto del vino della
sua sfrenata prostituzione, i re della terra si sono prostituiti con essa e i
mercanti della terra si sono arricchiti del suo lusso sfrenato". (Ap
18,1-3)
Babilonia
è dunque tutta la terra, i cui abitanti si sono oramai votati al satana
rinnegando Dio: "i re, i mercanti, i comandanti di nave e l'intera ciurma,
i naviganti e quanti commerciano per mare, ecc..." , in pratica tutti gli
uomini hanno bevuto il vino del furore della sua prostituzione: "la bestia
faceva sì che tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi,
ricevessero un marchio sulla mano destra e sulla fronte" (Ap 13,16).
Il
marchio nella mano e nella fronte sta ad indicare il dominio di satana che
toglie ai suoi adepti ogni libertà di azione (marchio nella mano) e di pensiero
(marchio nella fronte). Il marchio si usa per contrassegnare il diritto del
padrone sulle bestie, quindi l'umanità degli ultimi tempi sarà nella
stragrande maggioranza soggetta al dominio di satana, avendo venduto la propria
libertà e la propria dignità di figli di Dio.
Saranno
esclusi da questo dominio solo coloro che, consacrandosi al Padre del Cielo,
avranno permesso all'angelo di porre sulla loro fronte il sigillo luminoso e
regale dei figli di Dio - il Nome del Padre, appunto (Ap 22,4) - liberi nella
loro volontà e quindi nel pensiero e nell'azione.
In
pratica l'umanità degli ultimi tempi sarà costituita da due nuclei
contrastanti: l'uno che abbraccia la stragrande maggioranza degli uomini che si
saranno venduti al satana per fame di denaro e di potere, e l'altro costituito
da quanti si saranno consacrati totalmente a Dio.
Negli
ultimi tempi sembrerà che il potere del male abbia il predominio: "Io
seggo regina, vedova non sono e lutto non vedrò" (Ap 18,7), dice Babilonia
di se stessa.
Questi
sono i nostri tempi, nei quali lo strapotere del male è incontrastato; ma in
realtà il regno di satana sta per crollare, grazie ad una potenza di fuoco che
scende dal cielo:
"Vidi un angelo discendere dal cielo
con grande potere e la terra fu illuminata dal suo splendore. Gridò a gran
voce: "E' caduta, è caduta Babilonia la grande... in un sol giorno,
verranno su di lei questi flagelli: morte, lutto e fame; sarà bruciata dal
fuoco, perché potente Signore è Dio che l'ha condannata..." (Ap 18, 1 ss)
E'
l'inizio del disfacimento del regno di satana sulla terra, o meglio nel cuore
dell'uomo, perché tutto avviene nell'uomo: gli uomini, sotto l'imperversare
dei flagelli, saranno scossi fin nel profondo. La "dolce vita" -
ricompensa del satana ai suoi schiavi - ha termine:
"Guai,
guai, immensa città, del cui lusso arricchirono quanti avevano navi sul mare!
...
la voce degli arpisti e dei musici, dei flautisti e dei suonatori di tromba non
si udrà più in te; la luce della lampada non brillerà più in te ... perché
tutte le nazioni dalle tue male furono sedotte." (Ap 18,19-24)
Che
fine farà questa umanità marchiata da Satana che vive solo in ordine al
benessere materiale?
"I re della terra e i grandi, i
capitani, i ricchi e i potenti e infine ogni uomo, schiavo o libero, si
nascosero tutti nelle caverne e tra le rupi dei monti, e dicevano ai monti e
alle rupi: "Cadete sopra di noi e nascondeteci dalla faccia di Colui che
siede sul trono e dall'ira dell'Agnello, perché è venuto il gran giorno
della loro ira e chi vi può resistere?" ... Gettandosi sul capo la polvere
gridano, piangono e gemono: Guai, guai, immensa città, del cui lusso
arricchirono quanti avevano navi sul mare! In un'ora sola (Babilonia) fu
ridotta a un deserto! "(Ap 6, 16-17; 18, 19)
E'
la grande disperazione che attanaglia l'uomo nel momento in cui, illuminato
dallo splendore dell'"angelo che scende sulla terra" (Ap 18, 1),
prende coscienza dei propri crimini e del tradimento nei confronti di Dio. E' il
grande giudizio, o meglio è l'inizio della grande conversione di massa
auspicata dalla "Piccolina del Padre".
L'Apocalisse
a questo proposito dice di Babilonia: "in un sol giorno verranno su di
lei i flagelli" (Ap 18,8) e poi "in un'ora sola è giunta la
tua condanna" (Ap 18,9). Sono espressioni che stanno ad indicare un
tempo breve; ma siamo in campo di spirito e il tempo non può essere computato
secondo i1 nostro calendario e i nostri orologi.
Rapportato ai "mille anni" (Ap 22) - tempo nel quale satana sarà rinchiuso nell'abisso - "un'ora" o "un giorno" stanno ad indicare un tempo relativamente breve: lo strapotere di satana sarà stroncato in pochissimo tempo da un intervento straordinario di Dio. L'umanità allora, attraverso una spaventosa angoscia interiore, prenderà coscienza dei propri peccati, si pentirà di essi e finalmente tornerà a Dio di cui non potrà più ignorare l'esistenza. Sarà una prova tremenda, un inferno vissuto qui sulla terra che gli uomini vivranno perseguitati dal padrone satana dal quale si erano fatti marchiare:
"Il quinto angelo suonò la tromba e
vidi un astro caduto dal cielo sulla terra. Gli fu data la chiave del pozzo
dell'Abisso; egli aprì il pozzo dell'abisso e salì dal pozzo un fumo come il
fumo di una grande fornace, che oscurò il sole e l'atmosfera. Dal fumo
uscirono cavallette che si sparsero sulla terra e fu dato loro un potere pari
a quello degli scorpioni della terra. E fu detto loro di non danneggiare né
erba né arbusti, né alberi, ma soltanto gli uomini che non avessero il sigillo
di Dio sulla fronte. Non fu concesso loro di ucciderli, ma di tormentarli per
cinque mesi e il tormento è come il tormento dello scorpione quando punge un
uomo. In quei giorni gli uomini cercheranno la morte, ma non la troveranno;
brameranno morire, ma la morte li fuggirà ". (Ap 9,1-6)
L'
"astro caduto dal cielo" è probabilmente lo stesso Lucifero, capo dei
demoni che, precipitato sulla terra insieme ai suoi angeli (Ap 12,9), tormenterà
sulla terra gli uomini come fa nell'inferno: gli uomini vivranno da vivi la
stessa disperazione dei dannati.
Per
comprendere quale sarà questa "disperazione", leggiamo la
descrizione che il Manzoni fa dello stato d'animo dell'Innominato nella famosa
notte descritta nel cap. XXI dei Promessi Sposi:
"Partito,
o quasi scappato da Lucia, il signore s'era andato a cacciare in camera, s'era
chiuso dentro in fretta e furia, come se avesse avuto a trincerarsi contro una
squadra di nemici.
Tutto
gli appariva cambiato: ciò che altre volte stimolava più fortemente i suoi
desideri ora non aveva più nulla di desiderabile. (... ) Sentiva una tristezza,
quasi uno spavento de' passi già fatti. Il tempo gli s'affacciò davanti vuoto
di ogni intento, d'ogni occupazione, d'ogni volere, pieno soltanto di memorie
intollerabili. (...)
A
guisa di chi è colto da un'interrogazione inaspettata e imbarazzante d'un
superiore, l'Innominato pensò a rispondere a questi (interrogativi) che s'era
fatto lui stesso, o piuttosto quel nuovo lui, che cresciuto terribilmente ad un
tratto, sorgeva come a giudicare l'antico.
Il
tormentato esaminator di se stesso, per rendersi ragione d'un sol fatto, si
trovò ingolfato nell'esame di tutta la sua vita. Indietro, indietro, d'anno in
anno, d'impegno in impegno, di sangue in sangue, di scelleratezza in
scelleratezza: ognuna ricompariva all'animo consapevole e nuovo, separata da'
sentimenti che l'avevan fatta volere e commettere: ricompariva con una
mostruosità che que' sentimenti non avevano lasciato allora scorgere in essa.
Eran tutte sue, eran lui: l'orrore di questo pensiero, rinascente ad ognuna di
queste immagini, crebbe fino alla disperazione. S'alzò infuria a sedere, gettò
in furia le mani alla parete accanto al letto, afferrò una pistola, la staccò,
e... al momento di finire una vita
divenuta insopportabile, il suo pensiero, sorpreso da un terrore, da
un'inquietudine, per dir così, superstite, si slanciò nel tempo che pure
continuerebbe a scorrere dopo la sua fine. S'immaginava copi raccapriccio il suo
cadavere sformato, immobile, in balia del più vile sopravvissuto; la
sorpresa, la confusione nel castello, il giorno dopo: ogni cosa sottosopra; lui,
senza forza, senza voce, buttato chissà dove. Immaginava i discorsi che se ne
sarebber fatti lì, d'intorno, lontano; la gioia de' suoi nemici. Anche le
tenebre, anche il silenzio, gli facevan veder nella morte qualcosa di più
tristo, di spaventevole; gli pareva che non avrebbe esitato, se fosse stato di
giorno, all'aperto, in faccia alla gente: buttarsi in un fiume e sparire.
E
assorto in queste contemplazioni tormentose andava alzando e abbassando, con una
forza convulsiva del pollice il cane della pistola; quando gli balenò in
mente un altro pensiero. - Se quell'altra vita di cui m'hanno parlato quand'ero
ragazzo, di cui parlano sempre, come se fosse cosa sicura; se quella vita non c'è,
se è un'invenzione de' preti; che fo io? Perché morire? Cos'importa quello
che ho fatto? cos'importa? è una pazzia la mia... E se c'è quest'altra
vita...!
A un tal dubbio, a un tal rischio, gli
venne addosso una disperazione più nera, più grave, dalla quale non si poteva
fuggire, neppur con la morte. Lasciò cader l'arme e stava con le mani ne'
capelli, battendo i denti, tremando.
Tutt'a
un tratto, gli tornarono in mente parole che aveva sentite e risentite, poche
ora prima:
-
Dio perdona tante cose per un'opera di Misericordia!"
L'angoscia
dell'Innominato potrà essere placata solo dalle parole del cardinale Borromeo:
"«Voi mi domandate dov'è questo
Dio? E chi più di voi l'ha vicino? Non ve lo sentite in cuore che v'opprime,
che v'agita, che non vi lascia stare, e nello stesso tempo v'attira, vi fa
presentire una speranza di quiete, di consolazione, d'una consolazione che sarà
piena, immensa, subito che voi lo riconosciate, lo confessiate, l'imploriate?
... » A misura che le parole uscivano dal suo labbro, il volto, lo sguardo,
ogni moto ne spirava il senso. La faccia del suo ascoltatore, di stravolta e
confusa, si fece da principio attonita e attenta, poi si compose aduna
commozione più profonda e meno angosciosa, i suoi occhi che dall'infanzia più
non conoscevano le lacrime, si gonfiarono: quando le parole furono cessate, si
coprì il viso con le mani e diede in un dirotto pianto, che fu come l'ultima e
più chiara risposta".
Ma
tutto ha un prezzo. Chi paga il prezzo di tale liberazione?
La
povera Lucia che, terrorizzata in una buia stanza del castello, invoca
Misericordia per sè e per l'Innominato:
"Lucia stava immobile in quel
cantuccio, tutta in un gomitolo, con le ginocchia alzate, con le mani appoggiate
sulle ginocchia, e col viso nascosto nelle mani. Non era il suo né sonno né
veglia, ma una rapida successione, una torbida vicenda di pensieri,
d'immaginazioni, di spaventi. Ora, più presente a se stessa, e rammentandosi
più distintamente gli orrori veduti e sofferti in quella giornata, s'applicava
dolorosamente alle circostanze dell'oscura e formidabile realtà in cui si
trovava avviluppata; ... stette un pezzo in quell'angoscia... tutte le memorie
dell'orribil giornata trascorsa, tutti i terrori dell'avvenire l'assalirono in
una volta: ... fu vinta da un tale affanno, che desiderò di morire. Ma in quel
momento, si rammentò che poteva almeno pregare... prese di nuovo la sua corona,
e ricominciò a dire il rosario.... "
La
grazia, partendo dal cuore ferito di Lucia, raggiunge il cuore dell'Innominato.
Il
prezzo lo pagano coloro che, volontariamente, si lasciano colpire dalla bestia
che è nei loro fratelli e, invece di maledirli, chiedono per loro
"Misericordia!": il carcere nel quale essi erano chiusi si aprirà e
i cuori saranno liberati.
Sono
i 144.000 ai quali l'Angelo ha posto il "sigillo" divino:
"Poi vidi un altro Angelo che saliva
da oriente e portava il sigillo del Dio vivente e si mise a gridare a gran voce
ai quattro Angeli a cui era ordinato di danneggiare la terra e il mare, dicendo:
«Non danneggiate né la terra, né il mare, né le piante finché non abbiamo
segnato sulle loro fronti i servi del nostro Dio... »" (Ap 7,1-4)
Sono
i "vincitori" di cui parla l'Angelo dell'Apocalisse:
"Ora si è compiuta la salvezza, la
forza e il regno del nostro Dio e la potenza del suo Cristo, poiché è stato
precipitato l'accusatore dei nostri fratelli, colui che li accusava davanti al
nostro Dio giorno e notte. Ma essi lo hanno vinto per mezzo del Sangue
dell'Agnello e grazie alla testimonianza del loro martirio perché hanno
disprezzato la vita fino a morire". (Ap 12, 10-11)
Sono
coloro che si consacrano a Dio e nell'Eucaristia (il Sangue dell'Agnello),
nell'accettazione della volontà del Padre e nell'immolazione totale offrono
continuamente la vita per i loro fratelli "prigionieri".
Sono
praticamente coloro - soprattutto i bambini - che, sulla scia dei tre pastorelli
di Fatima, accettano l'invito di Maria e si offrono totalmente al Padre
"disposti ad accettare tutto quello che Lui vorrà mandare loro per la pace
del mondo e per la conversione dei peccatori" (Fatima, 13 maggio 1917).
"Ma
chi saranno questi servi, schiavi e figli di Maria? Saranno i ministri del
Signore che, come un fuoco che brucia, accenderanno la fiamma dell'Amore divino
dovunque (cfrSal 104,4; Eb 1,7). Saranno "come frecce acute nella mano
della potente Maria per trafiggere i Suoi nemici (cfr. Sal 127,4).
Saranno i figli di Levi, ben purificati
dal fuoco della grande tribolazione e in intima unione con Dio, che porteranno
l'oro dell'amore nel loro cuore, l'incenso della preghiera nei loro spiriti e la
mirra della mortificazione nel loro corpo. Saranno dovunque il buon profumo di
Gesù Cristo ai poveri e agli umili, mentre allo stesso tempo saranno l'odore
della morte peri "grandi", per i ricchi e per gli arroganti.
Saranno le nubi tonanti che volano
nell'aria (cfr Is 60,8) al minimo respiro dello Spirito Santo; queste,
staccandosi da qualsiasi cosa e non preoccupandosi più di nulla, faranno
scendere sul mondo la Parola di Dio, la Parola di Vita Eterna. Scaglieranno
contro il diavolo e i suoi seguaci e trafiggeranno con la spada a doppio taglio
della Parola di Dio (cfrEf6,17) tutti coloro ai quali saranno inviati
dall'Altissimo o per ridestarli alla vita o per condannarli alla morte.
Saranno i veri apostoli degli ultimi
tempi: a loro il Signore degli eserciti darà parole e potenza per compiere
meraviglie e riportare le spoglie dei suoi nemici. Dormiranno senza oro né argento,
anzi senza preoccupazione, fra gli altri sacerdoti, ecclesiastici e chierici;
eppure con il solo desiderio di agire per la gloria di Dio e per la salvezza
delle anime; avranno le ali d'argento della colomba per volare dovunque lo
Spirito Santo li chiamerà. Lasceranno per scia solo l'oro della carità che è
il compimento dell'intera legge (cfr Rm 13,10).
Noi sappiamo che saranno i veri discepoli
di Gesù Cristo: imiteranno la Sua povertà, l'umiltà, il disprezzo del
grondo e la carità; insegneranno la via stretta di Dio nella pura verità,
secondo il Santo Vangelo e non secondo la sapienza del mondo; non si
preoccuperanno di nulla; non guarderanno in faccia i potenti, né li temeranno,
né li ascolteranno, per quanto influenti possano essere. Nella loro bocca sarà
la spada a doppio taglio della Parola di Dio (cfr Ef 6,17; Eb 4,12), sulle loro
spalle lo stendardo insanguinato della Croce, il Crocifisso nella loro mano
destra, e il Rosario nella sinistra, i Nomi sacri di Maria e Gesù nei loro
cuori, la modestia e la mortificazione di Gesù Cristo nel loro comportamento.
Sono questi i grandi uomini che
aspettiamo: Maria è Colei che, per ordine dell'Altissimo, li formerà, affinché
estendano il Suo impero su quello degli empi, degli idolatri, dei maomettani. Ma
quando e come sarà tutto questo? Dio solo lo sa. Quanto a noi, dobbiamo solo
trattenere le nostre lingue, pregare, sospirare e aspettare: "Ho sperato:
ho sperato nel Signore" (5140, 2).
Questi
sono i "vincitori" che prepareranno la strada alla nuova Gerusalemme
che scende dal cielo.
Sulle
rovine di "Babilonia la grande ", che rappresenta l'umanità in preda
a satana, la potenza dell'Amore del Padre costruirà la Gerusalemme celeste:
"Vidi anche la Città Santa, la nuova
Gerusalemme, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il
suo sposo. Udii allora una voce potente che usciva dal trono: «Ecco la dimora
di Dio con gli uomini! Egli dimorerà tra di loro ed essi saranno il suo popolo
ed Egli sarà il Dio-con-loro. E tergerà ogni lacrima dai loro occhi; e nota ci
sarà più la morte né lutto né lamento, né affanno, perché le cose di prima
sono passate» ". (Ap 21,1-4)
Ma
prima che il Regno dei Cieli si sia stabilito totalmente sulla terra è
necessario che le forze del male vengano eliminate, dopo lo scontro che ci sarà
sulla terra tra il Vincitore e gli altri campioni di Dio e tutti i seguaci della
bestia:
"...ma la bestia fu catturata e con
essa il falso profeta che alla sua presenza aveva operato quei portenti con. i
quali aveva sedotto quanti avevano ricevuto il marchio della bestia e ne avevano
adorato la statua. Ambedue furono gettati vivi nello stagno di fuoco, ardente di
zolfo" (Ap 19,20)
E'
la fine del regno di satana:
"Vidi poi un angelo che scendeva dal
cielo con la chiave dell'abisso e una gran catena in mano. Afferrò il dragone,
il serpente antico - cioè il diavolo, satana - e lo incatenò per mille anni;
lo gettò nell'Abisso, ve lo rinchiuse e ne sigillò la porta sopra di lui,
perché non seducesse più le Nazioni, fino al compimento di mille anni" (Ap
20, 1-3).
I
"mille anni" dell'Apocalisse equivalgono al "lungo periodo di
pace" che la Vergine ha promesso a Fatima. Cerchiamo di leggere in chiave
concreta le conseguenze che scaturiranno dall'attuazione del progetto del Padre
delineato appunto a Fatima: la conversione dei peccatori e la pace nel mondo,
conseguenza della eliminazione dalla faccia della terra di tutte le forze
spirituali negative.
Quando
parlo ai bambini per invitarli a consacrarsi al Padre spiego che
"conversione dei peccatori" significa che tutti quelli che sono
cattivi diverranno buoni e quindi, quando tutti i peccatori saranno convertiti,
non ci saranno più persone che fanno il male. E verrà la pace nel mondo.
Chiedo ancora ai bambini: Cosa è la "pace"? Sempre, in qualunque
continente, rispondono: "AMORE"! Di conseguenza, continuo, tutte le
cose brutte scompariranno. Facciamo qualche esempio – e qui ogni bambino dice
la sua - non ci saranno più... le carceri ...i tribunali ...la guerre ... le
droghe...le violenze ... le ingiustizie sociali ... le fabbriche di armi ... le
divisioni delle famiglie ... i furti ...i sequestri di persona ...la fame nel
mondo ecc... In conclusione tutti gli uomini si vorranno bene, si aiuteranno,
si sorrideranno, l'umanità diventerà una grande famiglia in cui tutti si
vorranno bene.
A
questo punto domando ai bambini: E cosa diventerebbe la terra, se tutti i
"peccatori" si convertissero e divenissero buoni? Restano un istante
in silenzio, poi esplodono: un PARADISO!
La
cosa più interessante sono sempre i volti degli insegnanti, suore incluse, che
abbozzano in genere un sorrisetto di commiserazione. Lo stesso sorrisetto che
sarà spuntato sul volto di molti che stanno leggendo queste note: "Sì, è
una favola bella da narrare ai bambini... lasciamoli illuder fino a quando non
comprenderanno quale è la portata del male che oggi devasta l'umanità!".
A
questo punto invito tutti a recitare il Padre Nostro e, giunto alle parole:
"Venga il Tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo così in
terra" mi fermo e domando agli insegnanti se credono in Gesù e nel suo
Vangelo. Se rispondono di sì, li invito a spiegare ai bambini il significato di
queste parole. Ne vengono fuori delle cose divertenti che ora non è il caso di
riportare, ma i bambini si confermano nella loro fede e nella loro scelta:
quanti mi ringraziano per aver donato loro la speranza di un mondo nuovo!
Ora
invito anche voi a rispondere alla stessa domanda. Vi do però alcuni elementi
in più, e sono i brani dell'Apocalisse che abbiamo riportato e gli altri che
potete consultare per conto vostro.
In
conclusione:
State
nella gioia, state nella pace. Non angosciatevi per le catastrofi cosmiche che
già sono in corso (basta pensare agli spaventosi inquinamenti delle acque e
dell'aria...) e che potranno essere sanate solo da un intervento soprannaturale
di Dio. Non sciupate energie a pensare alla fine del mondo che troppi vogliono
sempre più prossima, rimandata di anno in anno.
Pensate
piuttosto alla vostra fine del mondo, alla fine del vostro mondo, alla vostra
Apocalisse che è già in corso, e non ve ne siete accorti. Non avete ancora
compreso che tutti i guai che vi stanno crollando addosso sono permessi dal
Padre per demolire le false strutture che vi siete costruite? E perché, invece
di lamentarvi, non accettate quello che il Signore vi manda per mezzo
dell'Angelo nell'Apocalisse e della Vergine a Fatima?
Perché
non vi convincete che non "cade un capello dalla vostra testa" senza
che il Padre lo permetta e che tutto Lui permette per il vostro bene?
E
perché non volete convincervi che il bene massimo è la nostra santificazione?
E non sapete che questa può realizzarsi solo attraverso la morte del nostro io,
che il Padre - il grande Potatore - sta lasciando agonizzare come già fece con
Gesù nel Getsemani?
Questa
è l'ora del nostro Getsemani, della nostra agonia, della morte del nostro io.
Smettiamola di piagnucolare e di cercare qualcuno che beva il nostro calice.
Prendiamo coscienza della nostra dignità di figli di Dio, di corredentori che
devono "completare nel loro corpo quello che manca alla passione di Gesù
" e impariamo a dire sempre sì alla Volontà del Padre. Più presto
berremo il nostro calice e più presto verrà per noi la Resurrezione.
Rispondendo
alla "Piccolina del Padre" abbiamo cercato di spiegare a tutti,
basandoci sulla Scrittura, come leggiamo questi nostri tempi e la tanto temuta
"fine del mondo": è la fine del mondo del male in ciascun uomo e
l'avvento del regno d'Amore per il quale Gesù ci fa pregare da 2.000 anni.
Questa
è la nostra interpretazione, che tutti sono liberi di contestare. Ma se
qualcuno sentisse nel proprio spirito che le cose stanno proprio così, si
prepari alla propria Apocalisse, alla fine del mondo del proprio io e alla
venuta "dentro di lui" di Gesù e del Padre che in lui porranno
stabile dimora.
Mi
scuso se non sono stato sufficientemente chiaro, ma ce l'ho messa tutta.
L'ultima
cosa che posso fare è suggerirvi di recitare ogni giorno questa preghiera che
la Mamma ci ha suggerito a Fatima:
"Padre
nostro caro, io mi offro totalmente a Te pronto ad accettare tutto quello che
vorrai mandarmi per la conversione mia e dei miei fratelli peccatori e perché
venga il Tuo regno d'Amore nel mondo. Ma, per piacere, fa' presto perché siamo
tanto stanchi. Grazie, Papà!"