ILMIO CUORE IMMACOLATO TRIONFERA’

© Edizioni Luci sull’Est

Omaggio per il novantesimo anniversario della grande profezia di Fatima

Introduzione

La maggior parte della letteratura mariana pubblicata negli ultimi tempi è o dotta ma illeggibile, o più spesso leggibi­le ma afflitta da povertà dottrinale e da sentimentalismo; pertan­to l'animo dei suoi lettori, invece uscirne rinvigorito e risanato, ne esce indebolito e illanguidito.

Per giunta, oggi non solo la saggistica, ma anche l'inse­gnamento e la predicazione sulla Madonna sono entrati in crisi, favorendo un minimalismo che cerca di ridurre Maria a una semplice fedele più pia degli altri.

Infine, su alcuni temi-chiave della dottrina e della devozione mariane, come quello del Cuore di Maria, è calato un silenzio quasi totale, in quanto vengono ritenuti sofisticati o superflui o superati. Questo è davvero paradossale, se consideriamo che a Fatima ci è stato rivelato che Dio condiziona la salvezza del mondo contemporaneo proprio alla diffusione del culto al Cuore Immacolato della Madonna.

Per rimediare a questa penuria e inadempienza, Luci sull'Est cura ora la riedizione parziale di questo libro dedicato appunto al Cuore Immacolato di Maria, augurandosi che la sua diffusione non sia inferiore a quella del saggio precedente dedi­cato al Sacro Cuore di Gesù.

Il lettore troverà qui tradotti 7 dei 37 sermoni che com­ponevano l'ampia raccolta celebrativa in onore del Cuore Immacolato di Maria, edita nel 1910 dalla Congregazione dei Missionari del Cuore di Maria, fondata nel 1849 dallo spagnolo sant'Antonio Maria Claret, arcivescovo di Cuba e apostolo della devozione cordimariana. Questa raccolta, curata dal padre Félix Alejandro Cepeda, era composta da omelie pronunciate da sacerdoti della citata Congregazione in occasione della festa del Cuore Immacolato di Maria.

Si tratta di sermoni davvero eccezionali, in quanto pensa­ti con mente luminosa, riscaldati da cuore ardente e pronunciati con eleganza di stile. Essi riassumono una solida e ricca dottrina, esponendola con linguaggio accessibile e soprattutto animando­la con spirito soprannaturale, a significativa testimonianza della fede dei predicatori ispano-americani di un secolo fa.

Ci sembra utile e importante far conoscere ai nostri amici questi sermoni dimenticati. La crisi in cui si trova il mondo, e che ha ormai contagiato la stessa Chiesa, esige rime­di innanzitutto soprannaturali. In particolare, esige che si com­pia finalmente il desiderio principale espresso dalla Madonna a Fatima: ossia che la devozione al suo Cuore Immacolato venga conosciuta e praticata dovunque. Solo a questa condizione potrà realizzarsi quel trionfo mariano profetizzato 90 anni fa, l'aurora che dissiperà le tenebre del mondo moderno. Con questo libro, speriamo di dare un contributo che favorisca una così fausta e sospirata prospettiva.

Il culto al Cuore Immacolato di Maria assume oggi un'altra importanza di stretta attualità. Questa devozione pre­suppone che si abbia una grande comprensione e stima per il ruolo della donna come fautrice dell' amore in funzione della maternità all'interno della famiglia, sia pure intendendo tutto ciò in senso spirituale.

Ma sono appunto queste quattro cose - donna, amore, maternità, famiglia - che vengono negate o profanate o derise nella società di oggi. La mentalità, la "cultura" e la politica con­temporanee sono dominate da sensualismo, femminismo, insen­sibilità, rifiuto della maternità e della famiglia.

Per risanare questa rovinosa situazione spirituale, mora­le e sociale, riacquista importanza il culto del Cuore di Maria, appunto come rivendicazione della dignità della donna, della santità dell'amore, della fecondità della maternità all'interno della famiglia. L'esempio mariano di una maternità fisica congiunta con la verginità sacrificale, e di una maternità spirituale che riconduce l'umanità a Dio, costituiscono da una parte una eloquente condanna di tutte le aberrazioni del sensualismo moderno, dall'altra un attraente richiamo alla bellezza del casto focolare domestico, "seminario" della Chiesa futura. La sola immagine del Cuore di Maria può esercitare un fascino decisi­vo sul cuore umano, soprattutto su quello femminile, per ricor­dare che l'amore va inteso come forza spirituale che eleva al Cielo, non come vertigine animalesca che getta nel fango e all'Inferno.

Sappiamo che, dal punto di vista umano, il culto ha la funzione di trasformare la verità e la legge divine in vita del­l'anima e in ambiente sacrale. Forse la Divina Provvidenza vuole che la verità e la legge cristiana sull'amore, sulla donna e sulla maternità, riformino e risanino la vita individuale e socia­le, grazie a quel mezzo eminentemente soprannaturale che è il culto al Cuore Immacolato di Maria.

Nel tradurre questi sermoni, ho cercato di mantenerne lo stile oratorio, ma semplificandolo un po' in modo da renderlo più accessibile ai prosaici gusti moderni. Ai nostri amici auguro una buona e proficua lettura.

Guido Vignelli

 

I

Il Cuore di Maria, capolavoro dell'Altissimo

Sermone predicato dal p. Rosendo Olleta, C.M.F., fondatore dell'Associazione Santa Rita, nella chiesa di Gesù e Maria (Messico)

Vas admirabile, opus Excelsi (Eccli., 43, 2)

Grandezze della natura e della grazia

Grandioso è il mare! Grandioso nella infinita varietà del­le capricciose prospettive che ci offre, presentandosi ora come va­stissimo tappeto verde smeraldo, ora come sparpagliata moltitu­dine di onde spumeggianti simili a bianchi e saltellanti agnellini; ora elevandosi in gigantesche montagne orgogliosamente incoro­nate da nubi, ora inabissandosi in precipizi e vortici capaci d'in­gurgitare mezzo mondo. Grandioso è il mare, nell'estendersi co­me flessibile fascia di argento brunito, mentre la signora della not­te vi si riflette come su uno specchio; grandioso nel riflettere, nel suo nitido sembiante, le migliaia di stelle che brillano nel cielo; grandioso nell'aprire il suo perlaceo petto per farvi uscire il re de­gli splendori, trasformandosi tutto in un mondo di luce e in un di­luvio di fuoco. Grandioso è il mare, quando scuote vivacemente la sua scarmigliata chioma e rugge come leone nel deserto, grandioso quando si distende mansuetamente sul suo letto di sabbia. Grandioso è il mare... Ma c'è qualcosa di più grande! Grandiosi sono i cieli, con i loro numerosi eserciti di mondi lucenti che ruo­tano vertiginosamente attorno ai loro occhi diamantini, sospesi in mezzo agli spazi eterei e uniti da lievissime ondate di aure blan­de e soavi, come dice il cantore del "Paradiso Perduto". Ma c'è qualcosa di ancor più grande! Grandiosa è l'intera colossale mac­china dell'universo: mare, terra, cielo e mondi luminosi... Ma c'è qualcosa di ancor più grande!

Tutte queste meravigliose grandezze non sono altro che giocattoli prodotti dalle dita di Dio: «opera digitorum tuorum», opere fatte da Lui come per gioco e divertimento, nei suoi tempi di svago, per così dire. Ma c'è un'altra opera, concepita nella mente divina prima ancora di stabilire le fondamenta dell'univer­so; un'opera, per la cui realizzazione l'Onnipotente dovette usare la forza del proprio braccio fino a farlo scricchiolare, se ci è per­messa l'espressione: «fecit potentia in brachio suo». Una tal ope­ra dev'essere grandiosa per forza, perché la sua esistenza esige dall'Onnipotente un impegno maggiore che nel mare e nella ter­ra, maggiore che nel cielo e nei globi luminosi. Qual è quest'ope­ra prodigiosa?

Il vostro cuore l'ha già intuita e ne ha palpitato per amo­re; i vostri occhi ne hanno già fissato il sembiante, le vostre lab­bra già sorridono nel guardarla. Sì, l'Immacolato Cuore di Maria è quest'opera portentosa, opera grande per antonomasia e prodi­gio d'inedita grandezza. Opera non delle dita né della mano, ma del robusto braccio e dell'energia creatrice dell'Eccelso: «opus Excelsi». Ques'opera è quel vaso regale, pieno di meraviglie, la cui potente influenza nel mondo va ammirata dai popoli: «vas ad­mirabile». Eccovi rivelato l'argomento del mio discorso. Consideriamo l'Immacolato Cuore di Maria come vero prodigio di grandezza intrinseca - «opus Excelsi» - e come prodigio di be­nefiche influenze - «vas admirabile». (...)

 

L'opera maestra dell'Altissimo

Una volta accaduta la più fatale e orribile catastrofe del genere umano, compiutasi tra le auree correnti dell'Eufrate e al­l'ombra dell'albero delle tristi rivelazioni del bene e del male; una volta decisa la Redenzione della caduta umanità e la rico­struzione di questo magnifico palazzo dell'universo rovinato dai colpi demolitori del primo crimine, volute per un indescrivibile eccesso d'amore e previste da Dio mille secoli prima del verifi­carsi; l'augusta e divina Trinità stabilì concordemente che la sua Seconda Persona, destinata a incarnarsi una volta giunto il tem­po, nello scendere nel mondo e nel rivestirsi di forma umana avesse una fortezza di regale magnificenza per abitarvi. Questa fortezza doveva essere appunto l'Immacolato Cuore di Maria, costruito dalla destra dell'Altissimo: «opus Excelsi». Già solo questo ci offre abbondante motivo e argomento per salutare que­sto Cuore verginale come un vero prodigio di grandezza.

Gli scrittori mariani danno per certo che il Cuore di Maria è l'opera maestra dell'Altissimo. Anzi, alcuni giungono a sostenere che questo sommo Artefice, dopo aver plasmato quel Cuore sul modello concepito dalla propria mente divina, gettò questo modello nel più profondo del mare, per non produrre mai più opera simile; e così doveva essere se, come dicono altri, il Cuore di Maria è l'ultimo canto del poema epico della creazio­ne, l'ultimo quadro del museo del sommo Artista. Tutto ciò con­tribuisce certamente alla grandezza di questo Cuore; tuttavia va posta in risalto tale grandezza illustrando brevemente i fattori della sua formazione e il fine unico della sua esistenza.

Nella esecuzione del piano prestabilito, si associarono: una Potenza creatrice che, nel proprio agire, non ha altri confi­ni e limiti che l'infinito; una Sapienza perfettamente conoscen­te e organizzatrice degli elementi necessari alla felice realizza­zione del piano previsto; un Amore supremo del bello, del grande e del sublime. Ne dovette necessariamente risultare un'opera magnifica, sorprendente, grandiosa, un'opera che rispondeva al­l'infinita Potenza in atto, all'infinita Sapienza ordinatrice degli elementi, all'infinito Amore per la sua perfetta realizzazione. Causa principale di questo Cuore fu il concorso congiunto e spe­cialissimo di questi tre agenti e poteri: il vigoroso Braccio, os­sia l'Onnipotenza del Padre; la Mente, ossia l'infinita Sapienza del Verbo; e il Cuore, ossia l'Amore dello Spirito Santo. Amore infinito dello Spirito Santo, per animare un'opera veramente prodigiosa; Sapienza infinita del Verbo, per sceglierne e orga­nizzarne gli elementi necessari; e Potenza infinita del Padre, per compierla egregiamente.

Quale sarà dunque il prodigio di grandezza prodotto gra­zie alla infinita cooperazione di questi tre infiniti agenti? Un poeta o un pittore non riusciranno a coronare i propri sforzi, se a loro manca il genio per concepire la bellezza, o il gusto squi­sito per coordinare gli elementi che la costituiscono, o i mezzi adeguati per realizzarla. Ma se nelle loro menti ferve il genio creatore, se sono dotate di quel gusto e senso estetico che discer­ne il bello dal deforme, e se sono provviste di mezzi necessari, allora realizzeranno adeguatamente l'ideale formatosi nella loro immaginazione creatrice.

Se dunque Dio, con la creazione dell'Immacolato Cuore di Maria, si propose di dipingere il quadro più perfetto del proprio regio museo e di comporre il canto più glorioso del poema della creazione, chi mai sarà in grado di valutarlo? Forse che Dio man­ca di qualcuna delle tre capacità prima menzionate? Non è forse Egli il principe dei poeti? La colossale macchina dell'universo, che altro è se non il più splendido poema epico? E le varie parti che la compongono, che altro sono se non vari canti di questa epopea vivente? E chi mai accese nella mente dei poeti l'irrequie­ta e scintillante fiamma dell'ispirazione? E cosa manca a Dio per essere un perfetto pittore? Non è forse Colui che, appena manovrando il proprio abile pennello, sparge una primavera di fiori tratteggiandoli con infinita varietà di tinte e sfumature? Oppure, se preferisce, non copre forse il cielo di finissime e incantevoli nubi, ora di color porpora, ora di rosa tenue, ora di rosso fiam­meggiante, ora di bianchissimi velli di neve? O ancora, se prefe­risce, con un solo tratto di pennello, non delinea forse sulla vasta tela del cielo il grazioso arcobaleno con tutti i suoi colori?

Se dunque Dio, nel concepire il Cuore di Maria, non poté proporsi meno che un'opera maestra, un'opera che fosse come il culmine o il coronamento delle proprie grandezze, se gli abbon­davano i mezzi per realizzarla, e se la realizzazione fu decisa dal consiglio dell'Augusta Trinità; allora questo Cuore dovette appa­rire come un intero prodigio, un intero portento di grandezza, un'opera degna dell'Altissimo: «opus Excelsi». E che Dio creò una tale grandezza, ce lo prova la ragione formale e il fine unico della esistenza della Madonna.

Dice Esichio, e dopo di lui Augusto Nicolas, che l'unico fine dell'esistenza di Maria fu quell'Incarnazione del Verbo che, secondo gl'irrevocabili decreti di Dio, doveva verificarsi nel pu­rissimo seno di Lei, predisponendo convenientemente il sangue con cui il Verbo doveva come formarsi la veste della propria sa­crosanta Umanità; e su questo concordano i teologi sia tomisti che scotisti. Ebbene, siccome l'intera vita della Vergine scaturiva dal suo Cuore, organismo e motore primario e principale del corpo umano, e poiché l'unico ed essenziale ruolo del cuore è quello di purificare il sangue che circola negli organi, contribuendo a for­mare il corpo stesso - così almeno affermano le più recenti sco­perte scientifiche - se ne deduce che l'unica ragion d'essere for­male e finale del Cuore di Maria fu quella di purificare quel san­gue che doveva contribuire a formare l'Umanità del Verbo, con­correndone alla formazione.

Ma chi non sa che Dio misura tutte le sue opere con l'au­reo ed esattissimo compasso col quale, come dice Giobbe, segnò i confini del creato, proporzionando i mezzi ai fini? E chi non sa che l'opera più egregia, gigantesca e clamorosa è l'Incarnazione? (...) Se il Cuore di Maria non ebbe altra ragione né scopo della propria vita che disporre gli elementi di questa Incarnazione alla quale concorrere come causa, e dovendo es­serci proporzione tra la causa e l'effetto, tra i mezzi e il fine; al­lora, chi potrà descrivere quanto nobile, sublime e grandioso fu formato questo Cuore da Dio, essendo così nobile, sublime e grandioso il fine per il quale lo creò?

Ah, augusta Principessa, quanto incantevole me lo im­magino, questo tuo Cuore uscito dalle mani creatrici di Dio e or­dinato a un così eccelso fine! Ma ancor più incantevole e gran­de, me lo immagino nel raffinare e purificare quel già purissimo sangue, che doveva tessere di vistosissima porpora il regale ve­stito del Verbo nella sua Incarnazione! Questo Cuore mi appare incomparabilmente più bello e vistoso del Sole, nel sorgere dal suo letto del limpido specchio marino, e più bello dei puri e bianchissimi vapori delle spumeggianti onde del mare penetrati dai chiarissimi e folgoranti raggi solari.

 

Vaso mirabile

La causa creatrice e la ragione esaustiva dell'esistenza del Cuore di Maria lo rendono un vero prodigio di grandezza; ma, se lo consideriamo come principio organico della vita di Maria, vediamo brillare questa grandezza con nuovi splendori.

Stendiamo un velo sulle intricate e complesse spiegazio­ni dei fisiologi sull'origine del movimento e della vita dell'orga­nismo umano. Sappiamo che l'ultima sentenza della fisiologia conferma e illustra l'opinione degli antichi, secondo i quali il cuore è il principio organico della nostra vita corporea; conside­riamo come indiscutibile che il cuore sta all'origine della vita fi­sica. Inoltre, l'infallibile Sapienza dimostra che la vita morale nasce dal cuore, perché da questo nascono i desideri buoni o quelli cattivi, i voli verso i vasti spazi delle virtù fino ad arrivare al volto di Dio, oppure gl'inciampi e le cadute nei vizi fino ad ar­rivare nel fondo degli abissi. Ne risulta che il cuore è l'origine della vita fisica e morale; come dicono i filosofi, ciò che è prima­rio in un qualche genere, è la causa degli altri componenti: «quod est primum in uno quoque genere, est causa coeterorum».

Dal Cuore di Maria nacquero dunque tutte le prerogative e grandezze di Lei, sia quelle del corpo che quelle dell'anima. Da questo Cuore nacque la perfetta proporzione e bellezza della sua figura, snella come quella della palma, priva di ogni fattore per­turbatore o antigienico; da questo Cuore sgorgò quel purpureo sangue che arrossiva sempre più per gli ardori del suo intenso amore e, diffondendosi attraverso quella sottilissima ragnatela di finissima filigrana, formata dalle arterie e vene, e coprendo la fi­gura a modo di un leggerissimo velo carminio e roseo, colorava la sua pelle verginale e disegnava sulle sue guance la fiamma della rosa e sulle sue sorridenti labbra il fuoco del garofano, ac­conciando tutto il suo contenitore bello e grazioso con una tale bellezza e graziosità, che sembrava una dea più che un'umana creatura, sbigottendo gli Angeli, incantando Dio e attirando lo Spirito Santo.

Da questo Cuore nacque l'estasi amorosa per Dio e la profonda sottomissione ai suoi decreti, amore e sottomissione che attirarono lo sguardo dell'Altissimo su quell'umile persona destinata a tessere l'abito e gli ornamenti del Re dei Secoli. Da questo Cuore sorse il fiore della verginità, con il frutto della di­vina Maternità, partecipando della unione ipostatica con Dio; da questo Cuore le venne di essere onnipotente, infinita come Dio e maggiore di tutto ciò che non è Dio... per quanto è possibile a mortale creatura. O Cuore di mia Madre, ora sì che mi appari prodigiosamente magnifico e magnificamente prodigioso! Non è affatto strano che il Padre ti elegga come paradiso delle sue delizie, il Figlio come trono del suo splendore, e lo Spirito Santo come tempio e talamo dei suoi amori; non è affatto strano che il Padre ti consideri come valore del suo braccio, il Figlio come prototipo dei suoi modelli e lo Spirito come calamita dei suoi deliqui estatici, e che queste tre Persone ti considerino come la loro opera prediletta: «opus Excelsi».

 

L'influenza del Cuore di Maria nel mondo

Mi pare di aver sufficientemente dimostrato che il Cuore di Maria è vero portento di grandezza; ora illustriamo la sua davvero portentosa influenza nel mondo.

Infelice tu, o umanità, se questo Cuore, chiudendo le valvole del suo influsso, non facesse uscire le impetuose corren­ti dei suoi benefici! Sventurata tu, se per un sol giorno chiudes­se i torrenziali canali delle sue bontà! Tu precipiteresti come la pietra negli abissi, o saresti annientata dalla destra dell'Onnipotente! Ma no, stai tranquilla, leva la fronte e guarda questo Cuore: se prima lo hai visto come un prodigio di grazie in sé, ora lo vedrai come origine di meravigliose influenze nel mondo. Se si domanda se sia portentosa l'influenza del Cristianesimo sulla Terra, certamente si risponderà che lo è in modo sorprendente. E se si domanda da dove nasca questa me­ravigliosa influenza, è facile intuirne la risposta: procede dal­l'abbondante Redenzione attuata da Gesù Cristo. Ripiegando gli opachi veli dell'ignoranza che coprivano le menti, Egli le illu­minò e nutrì di solide verità; rimuovendo la pesante pietra del crimine che opprimeva i cuori, li purificò e avviò nel cammino della virtù, abolendo il despotismo e la tirannia; stabilì i princì­pi della vera società e cambiò il volto del mondo.

Ma quest'abbondante Redenzione, da dove scaturì ai pri­mordi? Scaturì dal Cuore di Maria. Vediamolo. Dio ha decretato l'Incarnazione, ne ha scritto il decreto nel libro della propria Essenza, quindi rendendolo incancellabile come questa. E' dunque completamente necessario che questa Incarnazione si realizzi, e che si realizzi in Maria, anch'Ella scritta in quel decreto. Ma Dio forze­rà la volontà di Maria per ottenerne il consenso? Per nulla. Come insegna il Dottore Angelico, Dio muove tutte le nature conforme­mente ai loro princìpi e modi di essere. Dio può concedere a Maria un cielo di grazie, ma Lei sarà liberissima di acconsentire o non; pertanto quel supremo decreto dipende dalla volontà di Lei. Che fa dunque Maria? Ella contempla l'umanità abbandonata ai fulmini sterminatori dell'Eterno e la clamorosa voce del crimine che chie­de vendetta; Ella capisce di avere fra le mani la rovina ed estinzio­ne dei criminali, o il loro riscatto e felicità, e di esser liberissima di accettare o rifiutare l'offerta fattale da Dio. Allora acconsente all'Incarnazione, apre le proprie viscere come un florido giardino, e il Verbo si fa carne.

Si, Maria acconsentì; ma da dove nacque questo consenso, senza il quale l'Incarnazione, e quindi anche la Redenzione, non sa­rebbero mai accadute? Chi lo elaborò nella volontà e mosse le lab­bra per esprimerlo? Fu l'amore: quell'ardente amore per Dio e per il prossimo, quell'amore il cui perfettissimo barometro è il cuore, nel quale si forgia come in un vulcano e sul quale siede e comanda come su un trono, come dicono eminenti scrittori. Fu solo il fuoco amoroso che spinse Maria e pronunciare quel "sì", come dicendo: «si realizzi l'Incarnazione nel mio seno, si salvi l'uomo e si glorifi­chi Dio». Un "sì" prodigioso, strettissimo laccio d'oro e anello di diamante che unirono la Terra al Cielo, l'uomo a Dio. Appunto que­sta è l'influenza del Cuore mariano sul mondo, influenza davvero prodigiosa: essere l'origine della gran rigenerazione universale del­l'umanità. Con l'ardore e la decisione di quel "sì" vigoroso, il pet­to di Maria si dilatò, si aprì il suo Cuore facendo cadere, come glo­bi di oro e fuoco, quelle gocce di sangue che formarono l'Umanità di Gesù Cristo e alimentarono la vita del Dio umanato che trasfor­mò la faccia del mondo insegnando la dottrina e facendo miracoli.

Questo sangue è quello che circola attualmente nelle membra della Sposa di Cristo, dandole vita, floridezza, finezza e bellezza senza pari, e irrobustendola contro le potenze infer­nali; questo sangue è quello che cancellò il decreto della nostra eterna rovina e che siglò il decreto della nostra eterna felicità. Può essere maggiore l'influenza del Cuore di Maria? C'è di più. Quei numerosi cori di giovanette e vergini cristiane, fiori del mistico giardino di Gesù Cristo, ornamento e bellezza della Chiesa, da chi hanno imparato a conservare la candida stola del­la verginità, difendendola dalle continue ondate dei corrotti de­sideri, dando la più energica smentita al sofisticato sensualismo moderno? Lo hanno imparato dal Cuore di Maria, che, innalzan­do per primo lo sconosciuto stendardo della verginità, la santifi­cò col proprio esempio. Quei piccoli globi di amore per Dio e per il prossimo, che, spinti dal fuoco che li divora, volano fino in terre lontane e sconosciute per condurvi la civiltà cristiana fra mille sacrifici, fino a versare il loro sangue e a donare la vita, da chi hanno imparato? Lo hanno imparato dal Cuore di Maria, im­menso vulcano che, imitando Gesù Cristo, giunse al martirio del proprio sacrificio. (...)

Quello che abbiamo detto sull'influenza di questo Cuore su tutto il mondo, lo possiamo affermare anche riguardo i popoli, le famiglie e gl'individui: su tutti e in tutti Esso diffonde i propri benefici.

Ma lo ripeto: Infelice le società, infelici le famiglie e gl'individui, se questo Cuore trattenesse le proprie influenze! Infelici le società, le famiglie e gl'individui, nei cui cuori cessas­se di battere questo Cuore valoroso! Se ciò accadesse, dovunque gl'individui morirebbero, le famiglie si dissolverebbero, la socie­tà crollerebbe e andrebbe in rovina. Ma questo non accadrà, per­ché mai cesseranno le influenze del Cuore mariano. Come il Sole non smetterà di splendere, così nemmeno il Cuore di Maria smet­terà d'influire nel mondo e negl'individui.

 

Inni al Cuore di Maria

Intoniamo quindi un inno a questo Cuore, che è il più prodigioso per grandiosità e il più meritevole del nostro amore per le sue influenze sulla misera umanità. Gloria a questo Cuore, più vasto del più alto dei cieli, più dilatato dell'universo! Gloria a questo Cuore, prodigio di grandezza, opera maestra delle mani di Dio, forgiato dal Suo robusto braccio! Onore e riconoscenza a questo Cuore, dal quale dipese l'Incarnazione del Verbo e la sal­vezza del mondo! Gloria, onore e riconoscenza a questo Cuore, che riempie l'universo con le proprie benefiche influenze!

Intoniamo un altro canto. Sì, cantiamo un inno di lode a questo Cuore e alla sua sconfinata grandezza, mentre, prostrati ai suoi piedi, sottomessi lo supplichiamo di diffondere su di noi a piene mani le sue benefiche influenze ed emanazioni, poiché esse sono un paradiso di delizie: «emissiones tuas paradisus de­liciarum». Sì, o Cuore Immacolato di Maria, Cuore il più gran­de e benefico, spalanca le tue ricche valvole e diffondi a torren­ti queste tue emanazioni! Diffondile sulla Chiesa Cattolica, per consolarla delle inaudite tormente e persecuzioni! Diffondile sugli ordini religiosi, bersaglio dei furori delle sette, per rivolge­re queste persecuzioni a loro vantaggio! Diffondile su questo auditorio e sul suo prossimo! (...) Amen.

 

II

­I tesori del Cuore di Maria

Sermone predicato dal p. Luis Lusilla, C.M.F., consultore provinciale dell'Argentina

Il cuore dell'uomo e quello di Maria

Scienza, arte, poesia e amore hanno glorificato il cuore umano con entusiasmo, in tutti i popoli e in tutte le epoche. Il na­turalista con la sua costante osservazione, il biologo con il suo mi­croscopio e il bisturi, lo psicologo e il filosofo moralista scopren­do le relazioni e armonie tra la vita del cuore e quella dello spiri­to; essi ci hanno detto che il cuore umano è la gran meraviglia del­la natura creata, il nobile organo dal quale sgorgano i freschi e ab­bondanti fiotti dell'amore, l'infallibile profeta nei suoi presenti­menti, lo spontaneo protagonista dei suoi impulsi appassionati.

Così dovette essere certamente il cuore, nei fausti giorni della sua creazione, e questi furono anche i progetti del suo Artefice divino, nel collocarlo al centro del nostro corpo, nel costi­tuirlo come misteriosa sorgente di vita, palpitante luogo dei senti­menti dell'anima e amante cantore di un creato che doveva costan­temente ripetere al ritmo dei suoi battiti: amore e gloria al Creatore!

Ma, nello studiare con serenità il cuore umano lungo la storia del mondo, vediamo con vergogna e con spavento che, fin dal principio dei tempi, il cuore è stato il principale responsabile delle più vergognose catastrofi e dei più orrendi crimini racconta­ti negli annali dei popoli. Tutte le scene scandalose o tragiche inventate dai romanzi, rappresentate nei teatri o realizzate dalle pas­sioni umane, hanno avuto sempre come principale protagonista il cuore, confermando purtroppo le parole di Gesù Cristo: «E' dal cuore che provengono i cattivi pensieri, gli omicidi, gli adulteri, le fornicazioni...» (Mt., 15, 19).

Le statue fatte costruire in Asia o in Egitto dai sovrani per farsi adorare come dèi; le sacrileghe divinizzazioni di miseri mor­tali pomposamente festeggiati in Roma; le orgie rivelateci dagli scavi di Pompei ed Ercolano, oggi che Dio ha voluto togliere il ve­lo della lava del Vesuvio, che le aveva coperte per quasi venti se­coli; le spaventose rivoluzioni, scandalo della storia, nelle quali si giunse a bere vasi pieni di sangue spremuto dal cuore di vittime umane, come accadde a madame Sombreuil per liberare suo padre all'epoca del Terrore francese; tutto questo dimostra con terrifican­te eloquenza che il cuore umano ha imitato tutte le empie superbie dell'Angelo decaduto, tutte le vergogne della bestia che si rotola nel fango, tutte le crudeltà della fiera che fa tremare il deserto coi suoi ruggiti.

Perfino la storia dei santi cuori rigenerati da Gesù Cristo ci presentano frequentemente, in alcuni antiche debolezze piante con lacrime inconsolabili, in altri vacillamenti ed eclissi, in tutti un punto nero che è il punto di partenza della loro vita e che va ripe­tendo lungo i secoli questa umiliante domanda del Saggio: «Quis potet dicere: mundus est cor meum?», «Chi mai potrà dire che il proprio cuore è puro?» (Prov., 2, 9), che è immacolato e che ma­nifesta tutta l'originaria bellezza datale dal suo divino Creatore e Redentore?

Eppure, un cuore immacolato, perfetto ritratto dell'eterna Bellezza, un cuore che, di fronte a quella storia disonorevole, po­trebbe scriverne un'altra coperta di fiori e allori celestiali, un tal cuore doveva pur esistere. La così meravigliosa opera del Creatore non poteva restare completamente ed eternamente degradata come un contenitore disonorato dall'azione distruttrice del male; simile ad araba fenice, dalle sue ceneri circondata da nubi gloriose, dove­va pur levarsi, non solo una Umanità personificata nella Divinità, come è il Cuore di Gesù Cristo, ma anche una semplice creatura umana, affinché brillasse in modo più splendente la sapienza del Creatore e il trionfo della creatura fosse più mirabile e stupendo del passeggero trionfo del male.

Ora, non chiedetemi qual è o dove vive questa opera del divino potere, questo Cuore unico nell'universo, mirabile sopra tutti i cuori e opera maestra del nostro buon Dio. Proprio questa fe­sta magnifica e deliziosa lo proclama: è il Cuore della Vergine, il Cuore Immacolato di Maria! Sì, amatissimi confratelli, oggi mille voci ripetono al Cuore della nostra eccelsa Patrona questa frase di­vina che sintetizza il suo più alto elogio e vi manifesta l'idea del mio discorso per questa grande festa: «vas admirabile, opus Excelsi», «vaso mirabile, opera dell'Altissimo», salve!

Il Cuore di Maria è vaso mirabile nella sua creazione e an­cor più mirabile nei suoi destini, e, in quella come in questi, si ri­vela sempre come l'opera maestra dell'Altissimo. Esso quindi me­rita tutti i fiori e gl'incensi della nostra venerazione e imitazione e tutti i sospiri dei nostri affetti e speranze.

O Regina dei cuori! Svela alla nostr'anima tutta la prezio­sità del mirabile vaso del tuo Cuore, affinché lo lodiamo e cantia­mo; facci sentire i suoi divini aromi per essere attratti verso di Esso con tutto l'amore dei nostri cuori, mentre ti acclamiamo con gli Angeli: «salve, vaso pieno di tutte le grazie!»

 

Il mistero del cuore

Il cuore! Che bella e feconda parola! Nessuna come que­sta ha il privilegio di suscitare nel nostro animo un così vasto mon­do di sentimenti e d'idee. Il fatto è che il cuore costituisce la pre­ziosa sintesi della vita fisica e l'ancor più preziosa sintesi della vi­ta morale.

II cuore è il primo principio organico della vita corporea. E' nel cuore che primariamente scocca e si muove la scintilla della vita, per farci capire che il cuore è la sua culla, il suo focolare, la sua pa­tria. Quando si avvicina la dissoluzione, la vita si ritira e si concentra nel cuore come nel suo ultimo baluardo, dove avviene l'ultima batta­glia vitale; quando il cuore ha rinunciato alla lotta e diventa immobi­le e freddo, tutto è finito: non rimane che un cadavere! Molto giusta­mente i filosofi hanno detto che il cuore è «primum vivens et ulti­mum moriens»; il suo battito è la vita, il suo silenzio è la morte. Ecco perché la scienza, per giudicare sulla vita, consulta le pulsazioni car­diache, e una madre conserva la speranza se coglie il bisbiglio dei suoi battiti nel figlio moribondo.

Oltre ad essere il focolare della vita, il cuore è anche il suo motore propulsivo; dalle sue cavità, ed al ritmico pulsare di mirabili movimenti, invia lungo canali misteriosi le correnti di sangue che dif­fondono la vita. Come appare meraviglioso questo battito nel suo du­plice movimento di contrazione e dilatazione! Com'è sorprendente il cuore, quando dapprima si apre per ricevere il sangue inquinato e lan­guido inviatogli dall'intero corpo cercando la vita, e poi, una volta ri­cevutolo nella sua cavità, lo lancia verso i polmoni perché si purifi­chi e ravvivi al contatto dell'ossigeno! Com'è sorprendente il cuore, quando si dilata nuovamente per ricevere quel sangue ritornato rin­giovanito e rinvigorito, e poi si contrae per rilanciarlo a tutte le zone del corpo, diffondendo dappertutto con esso anche il movimento, il calore vitale e la gioia! Così il cuore è costante rigeneratore e distri­butore del sangue e pertanto della vita fisica. Senza di esso, il sangue impuro, non potendo arrivare ai polmoni, si corromperebbe atrofiz­zando l'organismo; senza di esso, il sangue purificato e ringiovanito, non potendo diffondersi tutte le zone, le lascerebbe anemiche e de­stinate alla dissoluzione. O meraviglioso cuore, l'economia delle tue pulsazioni è la vita della mia vita!

Molto più nobile della vita fisica è quella morale: questo insieme di sentimenti e affetti, passioni e potenze, nel quale si rivela tutta la vita sensitiva dell'anima. Ma anche di quest'ammire­vole vita il cuore è portentoso centro. Esso presenta molte analo­gie con la natura e con le proprietà delle facoltà sensibili. Chi mai come il cuore partecipa, in così alto grado e per la sua stessa costi­tuzione, a quella vita sensibile che agisce nelle passioni? I grandi sentimenti dell'anima e le grandi passioni, dove mai si rivelano con maggior fedeltà, dove trovano echi più sorprendenti e vivi, do­ve lasciano più profonde e durature impressioni, se non nel cuore? La gioia lo dilata, il dolore l'opprime, la compassione lo scioglie, la ira lo incendia, la speranza lo fa palpitare, l'amore lo infiamma, la sciagura lo commuove fino a squarciarlo. A sua volta, il cuore comunica animo, fuoco ed entusiasmo a tutti i sentimenti: accen­de il coraggio nel petto del soldato, infiamma l'amore nell'anima del santo per elevarla ad estasi celestiali. Il cuore è davvero la pri­ma e più stupenda meraviglia della natura organica.

Ah, se avessimo potuto contemplare il cuore umano in tut­ta la sua originaria perfezione e bellezza, come fu ideato dal Creatore! Difatti ogni creatura, prima di esistere in sé stessa, esiste in Dio (san Bonaventura). Un modello eterno presiede alla sua creazione, e Dio, come separandolo dalla propria mente nel darle esistenza reale, le affida un destino e le dà movimento e norma ne­cessari per compierlo. Come dev'essere meraviglioso e armonio­samente perfetto, quel cuore umano che realizza in sé questo mo­dello eterno e che segue costantemente questa norma, compiendo così quel destino segnato dall'eterna Sapienza!

Ma voi lo sapete; la fede e l'esperienza ci rivelano che og­gi il cuore umano, nato nel malsano ambiente di una natura corrot­ta, non può manifestare tutte le perfezioni che aveva nel giorno della sua creazione; profonde ferite hanno sconvolto l'economia del suo essere e della sua vita, provocando quella vergognosa sto­ria che prima rievocavamo. Ne deriva un gemito che sempre sfug­ge dalle sue cavità ed echeggia lungo i secoli: è il gemito della creatura che lamenta la propria rovina e decadenza, provocata dal Peccato Originale; come dice l'Apostolo san Paolo, «omnis crea­tura ingemiscit» (Rom., 8, 22).

 

Il Cuore dell'Immacolata

Eppure, ben diverso da questo misero cuore caduto e degra­dato, già odo i sublimi battiti di un cuore beato, in cui l'originaria perfezione e bellezza si mostrano in tutto il loro splendore. Salve, o Cuore di mia Madre, o Cuore di Maria! Tu sei il magnifico Cuore che, nella sua creazione e vita, imita l'eterno modello, e nel suo de­stino realizza i progetti dell'Altissimo. Siccome poi questo modello e questo destino sono sublimi, stupendi, unici fra tutte e su tutte le creature terrene e celesti, il Cuore di Maria è il solo che, con scien­za e fede divine, possiamo veridicamente acclamare come vaso mi­rabile, opera maestra dell'Altissimo: «vas admirabile, opus Excelsi».

Innanzitutto, chi è Maria? La fede cattolica risponde: è l'Immacolata fin dal primo istante del suo concepimento; e una vo­ce più augusta, quella di questa stessa Signora, conferma sulle mon­tagne di Lourdes: «sì, io sono l'Immacolata Concezione!» Grandiosa frase che ci mostra in Maria, realizzato senza macchia né disordine, quell'eterno modello, quell'eterna idea divina che presie­dette alla sua creazione, ossia la natura restaurata che torna alla sua originaria perfezione e purezza. In questo modo ci viene rivelato che un tal Cuore, principio di questa vita e concepimento immacolati, è come nessun altro incontaminato e bello con tutte le meraviglie tipi­che del cuore umano, ma senza il gemito della degradazione, delle macchie e delle ferite prodotte della Colpa Originaria: un Cuore co­me uscito dalla mente dell'Eterno e dalle sue mani creatrici.

Ma questo non è che il principio della sua bellezza; la fede continua aggiungendovi altro su Maria. Ci dice che Dio si compiac­que di ordinare dall'eternità il suo intero essere: «ab aeterno ordina­ta sum» (Prov., 8, 23); e fu così accuratamente ordinata, che lo stesso Creatore gioisce di questa sua opera chiamandola la sua unica­mente perfetta: «una est perfecta mea» (Cant., 6, 8). Maria è model­lo di ordine e di perfezione!

Ma questa perfezione e quest'ordine, dove credete che po­tessero più profondamente brillare, se non in quel Cuore, che è il centro animato e vivificatore della sua persona? Le parole divine che abbiamo ricordato non sarebbero mai vere, se in Maria la bellezza del suo Cuore non fosse in adeguata armonia con la rara perfezione dell'intera sua persona, se quel cuore, che è parte sostanziale e tra­scendentale della sua esistenza, non fosse la caratteristica distintiva di quest'ordine nell'armonia della sua persona. Intendo dire che nel Cuore di Maria, unite in felice concorso, brillano un'immacolata pu­rezza e integrità e un ordine sorprendente e una perfezione inaudita, che lo rendono vaso d'incomparabile bellezza e di mirabile verità. Quanto regolari sono le sue proporzioni! Quanto delicate le sue fi­bre! Quanto armoniosi i suoi battiti! Quanto ordinati i suoi movi­menti, sentimenti e affetti! Quanto puro il suo sangue! O vaso mira­bile, dalle tue mobili cavità vedo debordare pacificamente e ricca­mente la vita fisica che anima tutta la persona della Vergine, la soa­vità, grazia e colorito che tralucono nella sua fisionomia, la delica­tezza e vivacità che risplendono nei suoi sensi, la regolarità ed armo­nia di tutte le sue membra. E' un Cuore che, fin dal giorno della sua creazione, brilla in tutta la sua originaria bellezza, in tutto lo splen­dore delle sue mirabili perfezioni: «vas admirabile».

Ma lasciamo ora la natura per elevarci alle alte vette della Grazia domandandoci nuovamente: chi è Maria, in questo sopran­naturale mondo della Grazia? Un Angelo del Cielo ci risponde: «gratia plena» (Luc., 1, 28), è la Donna piena di tutte le grazie. Che bella frase! In questa pienezza, in questo mare celestiale, appare il suo Cuore, creato e concepito fra le sue divine ondate in modo così meraviglioso che, secondo san Giovanni Damasceno, «la natura ce­dette alla Grazia e si trattenne tremando senza osare compiere il suo corso; la natura non osò prevenire la Grazia, ma attese che questa producesse il proprio frutto».

La Grazia di Dio è il dono divino che tutto trasforma, eleva e divinizza nella creatura; ma in modo speciale essa fa sentire la pro­pria influenza nel cuore. Lo notiamo anche nei grandi peccatori con­vertiti da Dio: chi non ammira gli elevati, eroici e divini sentimenti del cuore di Agostino o di Paolo trasformati dalla Grazia? Il fatto è che la Grazia viene conferita specificamente per santificare la vita morale, gli amori, le aspirazioni, i sentimenti, le abitudini, tutte cose delle quali il cuore è centro vivente e vivificatore.

Pensate ora quale è il Cuore di Maria così prodigiosamente invaso dalla pienezza di Grazia: non abbiamo forse diritto di accla­marlo fin d'ora come vaso di bellezza senza pari, dal quale dovette svilupparsi la più stupenda fioritura? Sì, certo!, perché questa pie­nezza della divina Grazia accresce e illustra le sue straordinarie ec­cellenze naturali; alla bellezza e perfezione umane aggiunge gli splendori della bellezza e perfezione divine. E' come il diamante, di per sé prezioso, ma che diventa un mondo di luce e di bellezza quan­do viene colpito dal folgorante raggio solare; è come la rosa purpu­rea, comunque magnifica, ma che mostra tutte le sue bellezze quan­do si apre sotto la dorata luce dell'aurora, si copre con le perle della rugiada e dondola sul proprio stelo mossa dalla brezza mattutina.

Oltre a illustrare l'eccellenze di questo Cuore, la Grazia san­tifica e feconda la sua vita, prorompendo nella ricchissima fioritura di tutte quelle preziose virtù e di quei celestiali sentimenti, dei quali la Grazia è principio e radice soprannaturale, facendo così sembrare il Cuore di Maria come un'isola fortunata, il cui vergine e fertilissi­mo suolo è stato arricchito da ogni specie di fiori e dai profumi di tutte le virtù, come dice san Girolamo: «universa florum genera et odoramenta virtutum». Il giglio della sua purezza, la violetta della sua umiltà, la rosa del suo amore, l'anemone della sua speranza, il gelsomino della sua obbedienza, la viola del pensiero della sua mo­destia, la mimosa del suo candore, la madreselva della sua tenerez­za, la passiflora del suo sacrificio e il lauro della sua vittoria, tutti esalano profumi così squisiti e celestiali, così potenti nel risvegliare e creare nelle anime il dolce amore per tutte le virtù, che Dio stesso chiama questo fiorente Cuore «il mio giardino» e comanda al vento Aquilone di visitarlo e di prendere sotto le sue ali i suoi profumi per diffonderli su tutte le anime: «Veni, Auster, perfla hortum meum et fluant aromata illius» (Cant., 4, 16).

O artisti cristiani, ricoprite dunque di fiori il Cuore di Maria, dategli per baldacchino i gigli, per corone le rose, sia rosse che bian­che! O poeti, cantate con i santi e con lo Spirito Divino che il cuore della Vergine è un giardino chiuso e florido, il paradiso di Dio! Se il Creatore ha dato così tanto fascino ai cuori delle figlie di Eva, qua­le fascino avrà dato al Cuore di questa Figlia di Dio? O Angeli bea­ti, attirate le anime a questo vaso di onore e di santità, ispirate a lo­ro un fervente desiderio di raccogliere i suoi mistici fiori, mentre io ripeterò commosso con voi: «vas admirabile!» O Cuore di Maria, tu sei il vaso mirabile che ci spingi a cancellare dalle nostre anime la ruggine dei vizi e dei disordini, per trasformarle in vasi puri: «aufer rubiginem (...) et egredietur vas purissimum» (Pv., 25, 4). Tu sei il vaso mirabile che inspiri e conservi i più bei fiori di virtù nei fragili vasi dei nostri cuori. Tu sei quel vaso che confondi il cuore reso in­fame dalle sue iniquità, proclamando a tutti che «il cuore del pecca­tore è un vaso rotto, buono solo per essere gettato nel fuoco» (Eccli., 21,17).

Domandatemi ora: chi ha creato una tale meraviglia, un cuo­re, figlio della caduta Eva, ma senza macchia, immacolato e perfet­tissimo, che riflette tutta la bellezza di Dio? Odo un'augusta voce che dice ai fedeli cattolici: non fu opera della natura, né della sola virtù umana, ma fu opera stupenda dell'Onnipotente, di Gesù Cristo Redentore; «singulari omnipotentis Dei gratia et privilegio, intuitu meritorum Christi» (Papa Pio IX, bolla Ineffabilis Deus). In modo misterioso, Egli volle che la virtù redentrice del proprio Sangue ri­salisse a questo vaso privilegiato che, come vedremo, era destinato ad esserne origine; usando le sue stesse parole, «il Cuore di Maria è l'opera maestra dell'Altissimo».

 

I tesori del Cuore di Maria

E' vero che, per conoscere a fondo le eccellenze e grandez­ze di una creatura, tanto da poterla proclamare opera maestra dell'Altissimo, ci è necessario studiarne i destini, ossia la missione affidatale da Dio nel darle l'esistenza. Infatti è tipico dell'eterna Sapienza formare le proprie creature in perfetta armonia con il fine al quale le destina, dotandole di qualità tanto più straordinarie quan­to maggiore è la nobiltà e la gloria dei suoi destini; pertanto il crite­rio più elevato e sicuro per valutare le reali grandezze del Cuore del­la Vergine, è avere la perfetta conoscenza dei suoi destini.

Ah, i destini del Cuore di Maria! Alla nostra vista oscurata, essi aprono il vasto cielo delle sue glorie, mostrandocelo prodigio­samente collegato con ciò che di più grande e divino c'è sulla Terra e nei Cieli, col tempo e con l'eternità, con i grandiosi eventi della storia, con i dolori, le gioie e le più auree speranze dell'umana fami­glia; altissimi e ineffabili destini ha infatti ricevuto tutto ciò che que­sto Cuore è e tutto ciò che racchiude. Guardate e vedete.

Tre sono i tesori naturali del cuore, autori delle più rare epo­pee, i soli che possono veramente dilatarlo: il sangue, l'amore e il dolore (o sacrificio). Nel Cuore della Vergine, tutti e tre hanno me­ritato destini, mai sognati dall'uomo, che hanno elevato questo Cuore incomparabile a una gloria sovrumana, sovracelestiale, real­mente divina e, in un certo senso, infinita.

1: il sangue

Il suo sangue! Il sangue del Cuore di Maria ha avuto per destino il più stupendo mistero, quello della Incarnazione del Verbo. Solo questo sangue fu destinato a formare l'Umanità dell'Uomo-Dio, Redentore del mondo; solo esso è la purissima materia con la quale si realizzò quel gran mistero, per cui Gesù Cristo può veramente dirsi nato dal Cuore di Maria. Poiché il mistero della divina Incarnazione è mistero d'infinito amore, e poi­ché l'augusto Autore di questo mistero, lo Spirito Santo, è Amore sostanziale, non c'è nulla di più conveniente e bello che sia il san­gue del cuore, e del cuore il più amante, la materia destinata a for­mare quella sacratissima Umanità. San Tommaso d'Aquino, e si crede che glielo abbia rivelato la stessa Regina del Cielo, insegna che lo Spirito Santo, estasiato di amore, prese alcune gocce di san­gue dal Cuore della Vergine, per opera del proprio Amore onnipo­tente le fece fecondare nelle viscere di Maria, purissime, spirituali e piene di vita, e nel suo castissimo seno ne formò l'Umanità di Gesù Cristo, il quale dunque cominciò a essere e a vivere grazie al cuore materno. O Dio! Che ineffabili correnti tra il Cuore di Maria, che dava la vita, e il Cuore del Dio-Uomo che cominciava a vive­re per impulso di questa vita! O altissimo mistero che, nel dare al­la Vergine una Maternità realmente divina, ne elevava il Cuore materno a una inaudita parentela di affinità con Gesù Cristo come Dio e di consanguineità come Uomo, elevandolo a un'altezza che sfiora l'infinito!, come insegna l'Angelo della Scolastica.

Ma un così sublime destino, al sangue del Cuore di Maria ne conferisce un altro, immensamente benefico: quello di formare sostanzialmente in Gesù Cristo quell'augusta Carne che diventerà nutrimento delle anime e vita dell'umanità nel sacramento dell'Eucaristia, e quel Sangue redentore che realizzerà la restaura­zione della Terra, la rigenerazione del genere umano, e che done­rà perennemente alle anime e ai popoli, assieme alla salvezza, an­che la vita divina. Sant'Agostino potrà dire che «caro Christi, ca­ro Mariae», «la Carne di Cristo è quella di Maria»; noi possiamo aggiungere che anche il Sangue di Cristo è quello di Maria. Pertanto, Cielo e Terra, Dio e uomo guardano a questo beato Cuore come al vaso misterioso dal quale è germinata ed ha traboccato verso di loro una nuova vita: a Dio quella umana e all'uomo quel­la divina.

O vaso pieno di meraviglie, tu sei il primo Cuore restaurato e il primo Cuore restauratore! Se la fertile terra, a lungo deva­stata, nel vedersi ora rivestita di verzura e di frutti preziosi, potes­se parlare alla fonte che si è insinuata fra le sue viscere, le offrireb­be con gratitudine ed entusiasmo i propri fiori, frutti, raccolti. Parimenti, la terra dapprima maledetta e sterile per colpa di tutti i vizi, ma ora benedetta, popolata da virtù ed animata da una linfa divina, deve festeggiare il Cuore di Maria cantandogli infervorata: «tu sei il mirabile vaso di Dio; solo la potenza dell'Altissimo po­teva realizzare misteri così divinamente fecondi nel fragile cuore di una donna!» «Vas admirabile, opus Excelsi».

2: l'amore

Ma al sovrano destino del suo sangue, segue il dolcissimo destino del suo amore. L'amore è l'anima e la vita del cuore, e dal destino dell'amore conosciamo quello del cuore. Che bello spunto per valutare le soavissime tenerezze e attenzioni del Cuore di Maria! Infatti, all'amore di questo amantissimo Cuore, Dio ha da­to la missione di restaurare l'amore, una restaurazione circondata da tutti gl'incanti e tutte le estasi più divine che l'amore avrebbe potuto sognare. Come mai?

Sappiamo che, nella sua origine, l'amore ebbe la missione di elevarsi a Dio, per amarlo di per sé, trovando in Lui l'innocen­za e la felicità, e poi per diffondersi nelle creature, godendo di amarle in Dio e per Dio e come meraviglioso incentivo all'amore divino. Eppure, da una missione così grande, ben presto l'amore si traviò per rivolgersi tutto alle creature, nelle quali perse con l'in­nocenza anche la felicità; questo amore privo del centro andò av­vilendosi e degradandosi fino al fondo di tutte le abominazioni, senza poter più risalire a quella purissima cima dalla quale era di­sceso. Ma l'eterna Sapienza, come cercò nel Cuore della Vergine il primo sangue redentore, così vi cercò anche il primo amore re­stauratore; e questo amore, per tanti motivi bello e santo, realizzò meravigliosamente la sospirata restaurazione.

La realizzò supplendo alla mancanza di amore delle crea­ture per il Creatore. L'amore delle creature era macchiato e fred­do? L'immacolata purezza e il fuoco più ardente di quello dei Serafini sono l'eccellenti manifestazioni dell'amore nel Cuore del­la Vergine. Il suo amore è purissimo e incontaminato, altrimenti Ella non sarebbe Immacolata, né lo sarebbe il suo Cuore. Il suo amore è maggiore di quello dei Serafini, perché da questo Cuore amante del suo divino Sposo è stata pronunciata la seguente gran­de frase: «dite al mio Amato che languisco d'amore», «ut nuntie­tis Dilecto quia amore langueo» (Cant., 5, 8). L'amore del Cuore di Maria realizza così perfettamente questa missione, che nessuno come lei compie sulla Terra quel comandamento di amore che di­ce: «amerai il Signore con tutto il tuo cuore», «diliges Dominum ex toto corde tuo» (Deut., 6, 5). Perfino i Serafini dell'Empireo po­trebbero imparare il divino amore dal Cuore della Vergine, come afferma sant'Alfonso de' Liguori. Ecco quindi che solo la Vergine Maria sostituisce l'infame titolo di Venere, Mater saeva cupidi­num, madre ferina delle cupidigie, col celestiale titolo di Mater pulchrae dilectionis, Madre del bell'amore (Eccli., 24, 24), alla quale la Chiesa canta: «intrecciate corone all'inclita Madre del bel­l'amore», «pulchri amoris inclytae Matri coronas nectite» (Officium sancti Rosarii).

Il Cuore della Vergine realizza la restaurazione dell'amore anche amando Dio con ogni sorta di nobili affetti, poiché in esso splende un amore unico e molteplice, come nel cielo brilla un iri­de provvisto di tutti i suoi colori. Maria amò Dio con amore di creatura e con amore di schiava, con amore di figlia e con amore di sposa, e - cosa la più stupefacente in quanto inaudito e apparen­temente impossibile - amò Dio anche con amore di madre; e que­sti amori dovettero essere perfettissimi, poiché lo era quel Cuore verginale in tutti i suoi sentimenti ed affetti. Oh, in quel vaso del Cuore verginale, che prodigiosa armonia dovettero formare i so­spiri e i gemiti di tanti e tali amori per Dio, suo Creatore e Signore, suo Padre e Sposo e Figlio, corrisposti dall'amore infinitamente beato di un Dio Figlio e Sposo, Padre e Signore e Creatore!

Se scendiamo fino alle creature, vediamo ripetersi questo prodigio: l'amore del Cuore verginale di Maria si diffonde su tut­te le creature, per amarle come sorelle, figlie, serve e cortigiane, elevandole tutte verso Dio e rendendole tutte beate, a modo loro. In dolce corrispondenza, le creature corrono a depositare in questo Cuore tutti i loro amori, così vari, belli ed eloquenti come i nomi con cui invocano Maria: Signora, Regina, Madre, Avvocata, Rifugio, Consolazione, Modello, Speranza, Vita...

O centro di amore! Che tenerezze, che attenzioni, che de­licatezze, che sospiri, che estasi, che deliqui e affetti santi, dolcis­simi e sublimi potrebbero mai mancarti? O vaso profumatissimo, quanto è felice il tuo destino: quello di diventare modello di amo­re e sovrano dei cuori. Alla sua vista, le anime proromperanno in questa frase pronunciata dalle fanciulle del Cantico dei Cantici: «post te curremus», «ti correremo sempre dietro» (Cant., 1, 3). Sotto il suo influsso tanto dolce quanto potente, quanti amori pro­fani si sono convertiti in celestiali! Quanti amori sterili e freddi so­no diventati fecondi e santamente appassionati, bramando di cin­gersi di quella fiorente ghirlanda che cinge il Cuore della nostra Regina! Non stupisco certo nel vedere che il mondo cristiano so­spira fervorosamente per questo amore che ha creato sulla Terra una moltitudine di cuori così vergini e appassionati, così teneri e sublimi. Essi gioiscono di chiamare Maria «rapitrice di cuori», co­me fece san Bernardo, oppure «Regina dell'amore», come fece san Francesco di Sales, proclamando a tutto il mondo che neppu­re i Cieli videro mai un amore così florido nella sua innocenza e nei suoi incanti e così fecondo nei suoi frutti celestiali. Solo il Cuore di Maria ha diritto di esalare quel sospiro della divina spo­sa: «tessetemi un letto di fiori e frutti» (Cant., 2, 5)! Questo sospi­ro non può averlo ispirato che Dio, perché solo da Lui e per Lui, che è amore per essenza (1Gv, 4, 8), fu creato il vaso eternamente mirabile del Cuore della nostra eccelsa Madre: «vas admirabile, opus Excelsi».

3: il dolore

Ma, dicendo "Madre", ho pronunciato la parola commoven­te che ci rivela l'ultimo tesoro del Cuore di Maria: la grandiosa mis­sione del dolore.

Come l'amore, anche il dolore ha la sua sede nel cuore; an­cor più degli amori, sono i grandi dolori che commuovono il cuore, alterano rapidamente la sua vita e lo lasciano avvizzito nel pieno del­la gioventù e del vigore, come una foglia ingiallita in mezzo alla ver­de fronda. Proprio per questo il dolore, particolarmente nella donna, è tesoro del cuore, poiché è il sacrificio di una vita; e quando questo sacrificio viene accettato e offerto generosamente in favore di idea­li molto elevati, non può mancare di essere benefico e fecondo.

Nel Cuore della Vergine, questo tesoro fu ricchissimo, pro­prio perché i suoi dolori furono sempre eccezionali. «Ero ancora bambina ma già soffrivo», confidò una volta la Vergine stessa a santa Brigida, e sant'Agostino ha detto che, «quanto più Maria cresceva di età, tanto più era punta dalle spine delle tribolazioni». Lo Stabat Mater, cantato dalla nostra fede nei suoi templi parati a lutto, esprime l'insolito eroismo delle sue grandi amarezze. Il pro­feta delle Lamentazioni (Geremia) definì il suo dolore «grande co­me il mare» (Thr., 2, 13); il Cattolicesimo pone sulle labbra della Vergine desolata questa frase priva di consolazione: «guardate se c'è un dolore simile al mio» (Thr., 1, 12).

Il fatto è che tutti gl'innumerevoli dolori di Gesù Cristo Redentore si concentrarono e suscitarono vivissima eco nel tenero Cuore di Maria, come ha affermato san Bonaventura. Mai nessu­na donna provò dolori simili ai suoi, ed essendo questi dolori mo­rali, ebbero sempre per scenario e sede il Cuore. Pertanto non pos­siamo descrivere le grandi amarezze della Vergine, la sua desola­zione e rassegnazione, senza riferirle al suo Cuore; ecco perché, nel venerare Maria come Madre di tutti i dolori e Regina di tutti i màrtiri, i popoli hanno circondato il suo Cuore di spade acumina­te, e, volendo darci la più elevata idea del suo immenso dolore e sacrificio, l'artista ci presenta la Vergine con un pugnale ficcato nel Cuore, mentre la fede le fa palpitare sulle sue labbra questa frase: «inconsolabile è il mio dolore» (Ger., 8, 18).

Se pensate ora che tali dolori furono abbracciati volonta­riamente e generosamente dal Cuore della Vergine, per associarli con viscerale affetto al cruento sacrificio del Redentore del mon­do, non vi stupirete se vi dico che il dolore del Cuore di Maria ha ricevuto un destino così universale e così sovranamente benefico, da rendere questo Cuore l'amato centro di tutte le speranze per tut­te le generazioni di tutti i secoli. Non sapete forse che i dolori del­la donna annunciano una maternità piena di gioie e di speranze?

4: la maternità

Ecco difatti il destino dato da Dio al dolore nel Cuore del­la Vergine: la maternità! Non quella divina, formata dal suo san­gue e che genera l'Uomo-Dio, ma una maternità universale, che si riferisce a tutti gli uomini rigenerati in Cristo; una faustissima ma­ternità fondata e proclamata dal Redentore del mondo, non nel momento felice della Risurrezione, ma proprio nel momento del terribile sacrificio sulla Croce, poiché questa inaudita maternità non doveva esser frutto delle gioie ma dei dolori; come la divina paternità redentrice, questa maternità corredentrice doveva avere per culla il dolore e per sede il cuore. Ecco perché l'ora suprema delle amarezze del Cuore verginale e materno è l'ora scelta da Gesù Cristo per pronunciare quelle parole di eterna memoria che, dette nell'ora della sua agonia, del suo testamento e della Redenzione dell'umanità, non potevano essere simboliche né inte­se in un senso meramente umano, bensì erano sacramentali e on­nipotenti per attuare in modo augusto quello che significavano: «ecce Mater, ecce filius», «questa è la Madre, questo è il figlio»; parole che realizzeranno il destino del dolore in Maria, creando in quel Cuore, mare di tanti dolori offerti per la salvezza del mondo, una vera maternità universale per la quale Maria rimane costituita Madre di tutti gli uomini, e al prezzo del dolore, come succede a tutte le madri. Tutti gli uomini diventano figli di Maria o, più pro­priamente, figli del suo Cuore.

Questa è la precisa e preziosa dottrina della Chiesa cattoli­ca, proclamata da tutti i suoi grandi Padri e Dottori, e di fatto rico­nosciuta ed acclamata dal popolo cristiano lungo i secoli. E ora, se potete, contate pure tutti i benefici, le bontà e le tenerezze che il mondo ha ricevuto e può sperare da questa felicissima Maternità, e comprenderete tutto il grande e fortunato destino del dolore nel Cuore di Maria, e di conseguenza tutta l'incomparabile gloria di questo Cuore, mediante il quale Dio realizza i suoi occulti disegni e l'umanità riceve, assieme ai beni perduti, anche l'alleanza e l'eredità divine.

Sii dunque benedetto in eterno, o meraviglioso e fecondo Cuore! Grazie a te e ai tuoi dolori, la sventurata madre Eva è stata sostituita da una beata Madre Corredentrice; grazie a te e ai tuoi dolori, io ricevo il glorioso e consolatore titolo di figlio della Madre di Dio; grazie a te e ai tuoi dolori, per la mia anima si apro­no gli orizzonti di una speranza illimitata che mi augura e anzi mi dà diritto a tutte le misericordie tesaurizzate da Dio nella Madre Corredentrice del genere umano. O vaso felicissimo! Chi mai, se non la divina Bontà, ha potuto accumulare in te quest'innumere­voli beni? L'intera umanità ti benedice e ti canta: «vas admirabile, opus Excelsi».

Epilogo

Giunto a questa splendida vetta delle glorie del Cuore di Maria, con quanta soddisfazione contemplare le vie percorse! Con quanta verità posso affermare, con sant'Agostino d'Ippona, che la sapienza, l'onnipotenza e la bontà infinite di Dio hanno accumulato e quasi esaurito i propri tesori, per formare questa stupenda me­raviglia del mondo cristiano che è il Cuore di Maria! Con quanta piena convinzione posso acclamarlo come «vaso mirabile opera dell'Altissimo»!

Vaso mirabile nella sua creazione, perché realizza il suo eterno modello, manifesta tutta la sua originaria bellezza, illustra unitariamente le molteplici meraviglie del cuore umano nel più mirabile e perfetto ordine, riassume tutti i prodigi della vita fisica e di quella morale, vive nella pienezza delle grazie del mondo so­prannaturale e divino, sviluppando tutta la sua portentosa e cele­stiale fecondità.

Vaso di gloria incomparabile nei suoi destini, perché il de­stino del suo sangue è l'Incarnazione del Verbo e la Redenzione del mondo, e il destino del suo amore è la meravigliosa restaura­zione dell'amore avvilito, e il destino del suo dolore è una Maternità universale ed infinitamente fortunata per tutte le genera­zioni. Non ci azzardiamo a scoprire quale fra questi destini va am­mirato e benedetto con la maggiore meraviglia; ma siamo convin­ti che un vaso ricco di così tanti divini tesori non può cessare di es­sere l'opera maestra dell'Altissimo, come ha sempre cantato la no­stra Fede cattolica: «vas admirabile, opus Excelsi».

Da questo vaso mirabile sgorgano ricchi fiumi di miseri­cordia, di consolazione, di gioia, di vita e di speranza, con i quali la Maternità di Maria ha fecondato l'intera Terra durante venti se­coli, e sgorgano magnifiche istituzioni, opere di salvezza, monu­menti di amore inspirati alle grandi anime dalla Madre delle mise­ricordie come rimedio e rifugio per le infinite miserie e lacrime umane. (...)

Ecco perché questo Cuore viene cercato e invocato da tut­ti coloro che invocano e cercano la dolce Madre degli uomini. Questo Cuore viene benedetto da tutti coloro che benedicono le dolcissime bontà di Maria. Questo Cuore viene festeggiato e can­tato nei bianchi romiti delle riviere, nelle chiese e cappelle delle campagne, nei santuari sulle vette dei monti o nel fitto dei boschi, nelle monumentali basiliche delle città popolose, come pure nei grandiosi raduni dei pellegrinaggi che fanno risuonare dovunque le sue glorie e le sue interminabili lodi.

In presenza di questo Cuore così mirabile, glorioso, divi­nizzato e traboccante di bontà, tenerezze e speranze, come non sentirci posseduti dal più puro entusiasmo, gloriandoci e rallegran­doci di essere figli di una tal Madre? Come non associarci a que­sto universale concerto che dovunque l'acclama, l'invoca e la be­nedice, offrendole il nostro culto, i nostri omaggi e i nostri cantici amorosi? Come non sospirare per le sue virtù, per le sue bontà e per le sue materne attenzioni?

Ah, sì, Madre benedetta, Madre venerata! Le glorie e ric­chezze del tuo gran Cuore mi stupiscono e riempiono la mia ani­ma di giubilo e di speranza. Per tutta la vita sospirerò per te, desi­derando di adeguare il mio cuore al tuo. Per tutta la vita ripeterò davanti a te con ansia fervente: O dolce Cuore di Maria, sii la sal­vezza mia! Salvezza della mia fede, della mia virtù, della mia spe­ranza! Come fece il servo di Abramo alla bella ed amabile Rebecca, tutti i giorni della mia vita ti dirò: «dammi da bere un po' dell'acqua del tuo vaso», « pauxillum aquae mihi ad bibendum praebe de hydria tua» (Gen., 24,17), del vaso del tuo Cuore, quan­do mi sento debole e triste, e ne sarò rinvigorito ed allietato.

 

III

Il Cuore Immacolato di Maria, fonte di luce e calore

Sermone predicato dal p. Antonio Blanch, C.M.F., docente di filosofia nella Università Pontificia di Tarragona (Spagna)

Luce e calore

Nell'ultima primavera del secolo XIX, la Spagna, l'Europa e il mondo intero offrirono uno spettacolo singolare. Il fatto a cui mi riferisco non è così lontano che voi abbiate potuto dimenticarlo. L'agitazione, che allora si avvertì nel mondo dei cosiddetti sapien­ti, fu straordinaria e universale come poche volte. Gli occhi fissi sulla nostra patria e su certi suoi territori, celebri fisici, chimici e astronomi preparavano e provavano mostruosi strumenti di osser­vazione che, in tempo rapido, dovevano essere montati in certi pun­ti delle nostre terre. E siccome erano molti coloro che, da Paesi lon­tani, arrivavano al nostro, e grande era l'interesse che tutti mostra­vano per realizzare felicemente una idea, un piano, forse una sco­perta, sembrava che qui da noi si radunasse il più illustre convegno di notabili in tutti i rami delle scienze. Una molla segreta aveva messo in movimento questi grandi campioni del mondo scientifico, per farli venire a contemplare nel nostro Paese uno di quei fenome­ni sempre nuovi, sempre mirabili, sempre sublimi, dei quali abbonda la natura. Ciò che in quella occasione attirava l'attesa dei sapien­ti era una eclisse totale del Sole, per la cui osservazione alcuni luo­ghi del nostro Paese offrivano vantaggi eccezionali.

Giunse infine il momento; i due giganti celesti s'incontrarono, si sovrapposero in mezzo alle loro orbite; la Luna lanciò nello spa­zio un vasto cono d'ombra, che si proiettò sulla Terra come invol­vendola in un manto di densissime tenebre; poi il Sole uscì dalla pro­pria passeggera umiliazione con nuova vita, nuova luce e nuova glo­ria. Lo spettacolo finì e, che l'attesa degli scienziati sia rimasta sod­disfatta o no, l'eclisse solare dell'anno 1900 passò alla storia per poi seppellirsi in una definitiva dimenticanza.

Ma l'uomo che pensa considera un altro spettacolo, più dura­turo e che sempre più si accresce e s'ingigantisce. In quei movimen­ti generali dell'umanità, oggi così frequenti, l'occhio esperto cerca moventi più nascosti, sì, ma più veri di quelli che appaiono alla superficie dei fatti.

La luce e il calore: nel caso dell'eclissi, questi due potenti agenti fisici sembravano trasformati in due centri morali di attrazio­ne, nei quali confluivano e si concentravano le energie e le aspira­zioni dei sapienti. Non nego che questi due mirabili agenti, attorno ai quali si sono sempre agitati i più ardui problemi della natura, abbiano sempre attirato l'attenzione la curiosità dei grandi ingegni. Ma in questa luce e in questo calore visibili vedo l'immagine di un'altra luce e un altro calore, invisibili, che mi sembrano i veri moventi del cuore umano: ossia la verità e il bene, la sapienza e l'amore, il progresso e il piacere. Eccoli, i due grandi e unici moven­ti del cuore umano; ecco i motivi delle imprese maggiori e più eroi­che; ecco le due vite dell'uomo razionale; ecco le due tendenze che, nelle loro fasi, sintetizzano tutti i movimenti del cuore. Si tratta di due tendenze che, essendo oggi traviate dalla corruzione dei costu­mi, vanno nuovamente incanalate sulla vera strada che deve condur­le alla loro completa soddisfazione. Questo felice termine, che esau­dirà le aspirazioni e le tendenze riempiendo le immense cavità del cuore, è Dio nostro Signore; e la via, che devono seguire per arriva­re a questo fine così sospirato, è il Cuore di Maria.

Sì, cari fratelli miei! Nel purissimo e immacolato Cuore di Maria troviamo la fonte sorgiva dalla quale giungerà alle nostre anime la vera vita della mente e la vera vita del cuore; la vita della mente sta nella verità, la vita del cuore sta nel bene e nell'amore. (...)

 

Il Cuore di Maria, scuola di verità

La vita della mente è la verità. Non c'è nulla di più naturale per l'uomo del cercarla. Il bambino quando comincia a spuntargli l'alba della ragione, l'adolescente quando intraprende valorosa­mente l'aspra via delle ricerche scientifiche, l'adulto che nella sua vigorosa maturità ha già strappato tanti segreti alla natura, l'anzia­no esperto che ha percorso i lustri della sua vita tra varie ricerche, notevoli scoperte e continue verifiche, tutti costoro cominciano e terminano esprimendosi con un'unica formula che chiamiamo domanda: umile ammissione della nostra ignoranza e sublime manifestazione di questa nobile tendenza ad abbellire le nostre anime con la conquista della verità. Non c'è da meravigliarsene; difatti la verità è il fine al quale Dio ordinò l'anima dotandola di quella intelligenza che, liberandosi dai legami del corpo, vola libe­ra nei belli spazi dell'incorporeo e spirituale. In quanto oggetto pri­mordiale della nostra intelligenza, la verità è l'aria che respira, la linfa che la nutre, è (per così dire) la sua stessa anima, ossia il prin­cipio di tutti i suoi atti e movimenti; insomma, è la vera vita della mente. Questa felicissima vita non può essere vissuta da coloro che pretendono di trovarla nel soddisfare le proprie disordinate concu­piscenze; né da coloro che, allucinati dai fuochi fatui di apparenti ragioni, aderiscono a certi sistemi o dottrine oggi diffuse da fogli, volantini o riviste, il cui minor male è costituito dai grossolani erro­ri che insinuano; né da coloro che, guidati dalla tenue lucina della loro ragione, non vogliono estendere il loro sguardo oltre il mondo sensibile e dell'ordine naturale.

Dio, Dio solo è la verità primaria ed essenziale, verità al cui possesso aspirano tutti gl'intelletti, unica verità che da sola riempie le immense cavità dell'umana ragione, e senza la quale tutte le altre verità lasciano un vuoto infinito nel quale si spegne il loro fiacco splendore.

Ma chi di noi penetrerà nel santuario della Divinità? Chi fis­serà lo sguardo in quella luce inaccessibile in cui abita la Verità divina? A quale intelletto creato rifulge l'immensa luminosità dei suoi splendori? Corta, molto corta è la gettata del nostro intelletto e scarsissime sono le sue forze, per potersi elevare a queste inacces­sibili altezze. Resterà dunque chiusa la via alle aspirazioni del­l'umana intelligenza? Bisognerà soffocare sul nascere questo istin­to che spinge l'uomo alla scoperta della suprema Verità? No, fratel­li miei, no, niente del genere! La Verità di Dio prenderà forma sen­sibile nelle purissime viscere di una Vergine e, attenuando in que­sto modo gli splendori della propria divina luce, potrà apparire visi­bile agli sguardi umani. E' per questo che il Cuore purissimo di Maria diventa il principio della nostra vita intellettuale. Con un fer­vente atto della volontà, Ella ha attirato nel proprio seno verginale la seconda Persona dell'Augusta Trinità, Verbo di Dio e Verità sostanziale; con un intensissimo atto di amore, Ella ha generosa­mente affidato il sangue delle proprie vene allo Spirito Santo, affin­ché questo supremo Artefice lo preparasse e disponesse in modo tale, da dare degna forma sensibile alla divina Verità; infine, con un "fiat" simile a quel "fiat" creatore col quale Dio trasse le cose dalle tenebre del nulla alla luce dell'essere, Ella rese manifesto e rag­giungibile all'uomo l'ideale delle sue aspirazioni, il fine delle sue tendenze, la vera vita dei suoi pensieri.

Non so se riusciamo sempre a focalizzare bene la grandiosa missione svolta dal Cuore di Maria sotto questo aspetto, ossia nel campo intellettuale. E' certo che il suo amore di Madre di Dio, il cui simbolo naturale è il suo purissimo Cuore, è stato ed è tuttora uno dei fattori che più potentemente hanno operato in favore dello svi­luppo e del perfezionamento dell'intelligenza umana. Se non fosse per gli amorosi sospiri di questo Cuore verginale, la Terra non avrebbe mai udito gli accenti della sostanziale Parola di Dio; se non fosse stato per i veementi desideri di questo stesso Cuore, gli uomi­ni non avrebbero mai ascoltato i sublimi insegnamenti usciti diret­tamente dalle divine labbra; se non fosse stato per la forza attratti­va esercitata sul Cuore di Dio dalle sue virtù, preghiere e bellezza soprannaturale, la divina Sapienza non si sarebbe tanto avvicinata agli uomini, da vestirsi della loro carne e da parlare familiarmente con loro.

Sedes Sapientiae, trono della Sapienza: così Maria è spesso definita da nostra Santa Madre Chiesa; e lo è davvero, perché da Lei possiamo partire come da un principio per giungere a conosce­re le più eccelse verità che possono nobilitare l'umana intelligenza. Entriamo dunque rispettosamente nella camera nuziale di quel purissimo Cuore, nella quale la natura divina e quella umana si uni­rono in intimo e ineffabile sposalizio; lì conosceremo Dio, per quanto è concesso all'uomo nella vita terrena; lì conosceremo ciò che è, ciò che vale e ciò che può quell'uomo che, per quanto picco­lo sia, è stato il perenne enigma che i sapienti non riuscirono mai a decifrare; infine, lì conosceremo gl'intimi e stretti doveri che lega­no Dio all'uomo, il Creatore alla creatura, il Redentore ai suoi redenti.

Dove mai si potrebbe scoprire l'onnipotenza del Padre nelle sue gloriose vittorie, come pure gl'ineffabili misteri compiuti dalla necessaria cooperazione di Maria, se non nelle cavità del suo Cuore? Dove mai c'illuminano gli splendori della Sapienza del Figlio, se non qui? Dove mai brillano la bontà e le delicatezze amo­rose dello Spirito Santo, se non qui? Inoltre questo Cuore, che ci rivela verità così sublimi su Dio, ce ne rivela di non meno grandio­se sull'uomo. Senza distogliere lo sguardo dai grandi prodigi rea­lizzati dalla mano del Signore in questo Cuore, vi scopriremo la dignità della nostra natura, il valore e prezzo infinito delle nostre anime; vi si manifesterà il sublime piedistallo di grandezza sul quale la bontà del Signore ci elevò, adottandoci come suoi figli; vi vedremo e per così dire palperemo il principio che ci conduce al nostro vero e ultimo fine; infine, vi si manifesteranno, in tutta la loro gravità che pesa su di noi, i doveri di amore, gratitudine e fedeltà a un Dio, dal quale tanti beni abbiamo ricevuto e speriamo di ricevere, e dal quale così grandi castighi potrebbero venirci.

Ma c'è di più. Prescindiamo un momento dall'eterna Verità di Dio, chiusa nel Cuore di Maria come in un purissimo sacrario; fissiamo la nostra considerazione sulle perfezioni, grandezze ed eccellenze di questo Cuore, così come uscì dalle mani dell'Onnipotente. Ditemi se si può concepire un oggetto simile a questo e come questo sufficiente ad assorbire le energie di tutti gl'intelletti creati. Creatura privilegiata e concepita in grazia, che fin dal primo istante di vita superò i più eccelsi Serafini. Opera stu­penda del braccio divino, nella quale pare che l'Eterno Padre abbia voluto esaurire le forze della propria onnipotenza, il Figlio Divino le risorse della propria sapienza e lo Spirito Santo le tenerezze del proprio amore. Vergine castissima, più pura dell'intelletto angelico. Madre fecondissima che, tra gli splendori della propria purezza ver­ginale, generò sulla Terra Colui che viene generato in Cielo dall'Eterno Padre tra gli splendori della propria eterna verginità. Creatura onnipotente che, col solo "fiat" pronunciato dalle sue lab­bra, realizza l'opera più sorprendente avvenuta nel tempo. Corredentrice amabilissima che, nel sacrificarci il Figlio, ci riscat­tò dalla vergognosa schiavitù del peccato e del demonio, nella quale gemevamo, traendoci alla vita della luce e alla libertà della gioia tipica dei figli di Dio. Madre tenerissima e amorevolissima che, tra i più aspri dolori, ci generò ai piedi di Cristo sul monte Calvario.

Vorreste dunque una più perfetta immagine nella quale con­templare le perfezioni, le grandezze e gli attributi di Dio? Conoscereste forse un oggetto più degno, dopo Dio, di attirare a sé gli sguardi e le meditazioni di tutti gl'intelletti?

Cari fratelli miei, io posso capire un intelletto traviato che concentri tutte le sue energie nel considerare la natura creata da Dio; posso capire che questo intelletto penetri nelle viscere della terra e le strappi i segreti, che s'immerga negli abissi del mare e s'impadronisca dei suoi tesori, che si lanci negli spazi planetari e conti il numero delle stelle, ne analizzi la massa e ne pesi il volu­me; se volete, posso capire che questo intelletto arrivi a dominare la natura, s'impadronisca delle sue energie, ne diriga e controlli le forze a piacimento; tutto questo lo capisco, e concedo pure che que­sti sogni si realizzino felicemente in alcuni intelletti umani. Ma allora vi domando: questi intelletti possiedono forse la verità? No. Vivono forse la vera e perfetta vita dell'intelligenza? No. Hanno forse saziato questa sete ardente, istintiva e inevitabile, perfino fata­le, se volete, sebbene non inconscia, che li spinge alla verità? No, mille volte no. Nella investigazione della realtà, colui che si accon­tenta di conoscerne la superficie senza risalire al Principio dal quale procede e al Fine al quale tende, costui non otterrà mai la Sapienza, non vivrà mai della perfetta e piena vita della Verità.

Credetemi, fratelli miei! Il principio dal quale procedono tutti gli esseri, e il fine al quale si ordinano nella mente di Dio, è la sacro­santa persona della Vergine Maria. «Per lei e in vista di lei è stato fatto il mondo intero», ci dice san Bernardo abate di Chiaravalle; ma, prima di lui, lo Spirito Santo lo aveva detto ponendolo bella­mente sulle labbra di colei che doveva diventare sua Sposa, quando le fa dire: «Dalla bocca dell'Altissimo sono uscita, come primogenita fra tutte le creature». Per me apparve nel fir­mamento la luce illuminatrice, e avvolse tutta la terra come in un manto lucente. Passeggiai solitaria nella immensità del cielo e vi seminai quelle stelle che l'abbelliscono; penetrai nelle viscere della terra e vi depositai le auree ed argentee vene che l'arricchiscono; camminai sulle onde del mare e dalle sue spume feci sorgere quei pesci che lo popolano. Non esiste luogo né popolo né stirpe sulla Terra che non sia sottomessa al mio potere, né un essere creato che non appartenga alla mia eredità. Non mi parli dunque delle grandezze del Sole, chi non lo vede come il glorioso manto che veste Maria; non mi valuti le benefiche influenze della Luna, chi non la considera come lo sgabello dei suoi piedi; non mi esalti il brillio e lo splendore delle stelle, chi non le ammira come corona che adorna il suo capo. Se nel verdeggiare dei prati non vedi una immagine della verginità e delle virtù di mia Madre, non dirmi che conosci il modo in cui la natura conserva floridezza e rigoglio; se nelle sfumature di colore dei fiori non vedi la bellezza del Cuore di mia Madre, non dirmi che conosci le piante che li producono. Oh, non pretenda né si vanti di conoscere la natura, chi non sa vederla come un riflesso, una immagine delle grandezze ed eccellenze di Maria.

Non dimentichiamolo: tutte queste grandezze di Maria, che ci abbagliano rendendola il bello ideale che tutte le creature tendo­no ad imitare; tutte queste perfezioni, che ce la presentano come purissimo riflesso della divina Verità; tutti questi misteri, che met­tono in rilievo uno ad uno gl'istanti della sua mirabile vita; tutto ciò nasce dal suo purissimo Cuore come da fonte originaria, tutto obbedisce agli amorosi battiti del suo ardente Cuore, tutto deriva da quell'ardente amore per Dio che brucia la sua anima e del quale è bel simbolo il suo Cuore Immacolato.

Ecco perché il Cuore di Maria è scuola nella quale s'insegna ogni verità, principio dal quale partire per ottenere lo sviluppo e il perfezionamento delle nostre intelligenze, fonte sorgiva dalla quale bere la vera vita intellettuale per le nostre menti, perché è la sola via che ci porta a soddisfare questa tendenza e inclinazione che ci spinge a cercare la verità, e che ci rende inquieti e sottomes­si finché non arriviamo al suo completo e pacifico possesso.

Pertanto, nessuno come il purissimo Cuore della nostra Madre può dirci in verità: «qui me invenerit, inveniet vitam», «chi mi avrà trovato, troverà la vita».

 

Il Cuore di Maria, fonte di amore

Oltre alla vita della mente, c'è nell'uomo un'altra vita, forse non così nobile, ma certamente altrettanto necessaria: la vita del cuore, il felice amore. L'amore per il bene, l'innato desiderio di feli­cità, è l'altro dei due poli sui quali gira la sfera dell'intera nostra esi­stenza. Come l'intelligenza, la mente, fu fatta per la verità, così la volontà, il cuore, fu fatto per il bene e per l'amore. Queste due ten­denze presiedono a tutte le deliberazioni dell'uomo, ne ispirano tutte le decisioni, lo spingono alle più colossali imprese.

Ma disgraziatamente questa naturale inclinazione del cuore umano al bene la troviamo molto più corrotta e inquinata di quella dell'intelletto alla verità. Sì, l'uomo vuole riempirsi le immense cavità del cuore, ma con le meschine bellezze terrene; sì, vuole spe­gnere la sua ardente sete di felicità, ma con la bassa e passeggera soddisfazione data dal calore delle passioni; sì, vuole saziare il suo ardente desiderio di amare ed essere amato, ma con l'ingannevole amore di quelle creature che, se oggi ci amano, domani potranno odiarci.

Al Cielo, miei cari, al Cielo! Rivolgiamo al Cielo i nostri occhi e i nostri cuori! Lì troveremo, dopo Dio, una creatura la cui suprema bellezza darà alle nostre anime il godimento della pace e del riposo; lì, sulle vette del Cielo, troveremo un Cuore il cui amore e la cui benevolenza sarà il principio della nostra felicità; lì, su un eccelso trono, ci abbracceremo con una Madre che, al calore del suo seno e con la tenerezza delle sue attenzioni, farà rinascere i nostri cuori alla vita del vero e felice amore. Questo è il Cuore di Maria.

 

Bellezze di Maria

La bellezza fu sempre uno dei principali incentivi dell'amo­re. La bellezza di un oggetto esercita una certa qual magica influen­za sul cuore; attraendolo spontaneamente e inconsciamente, essa lo conquista incendiandolo con fiamme amorose. Forse è proprio per questo fatto di essere così simpatica al cuore dell'uomo, che il Signore ha prodigato tanta bellezza nella natura, soprattutto nelle creature razionali, per rendere più forte e indissolubile il legame di amore e d'unione che deve mantenerle unite.

Ma dove il Signore ha prodigato la bellezza fino al punto di apparirne un vero scialacquatore, fu nel purissimo Cuore della sua eccelsa Madre.

Non intendo trattenermi nel valutare le bellezze sensibili del suo corpo verginale. Oltre a non allettare che i sensi e l'immagina­zione dell'uomo, esse non sono nulla o quasi, rispetto a quella bel­lezza spirituale e soprannaturale che risplende nell'anima e nel Cuore benedettissimo di Maria. D'altronde quel corpo, nella cui formazione intervenne miracolosamente la potenza dello Spirito Santo, e che doveva unirsi con l'anima più perfetta uscita dalle onnipotenti mani di Dio, e nel cui aspetto dovevano necessariamen­te trasparire i mirabili splendori del suo spirito, quel corpo doveva essere sommamente perfetto, mirabilmente proporzionato in tutte le sue parti e membra, così leggiadro da conquistare la volontà del suo Sposo celeste, il quale, estasiato e come fuori di sé nel contem­plare tanta bellezza, esclamò: «quam pulchra es, amica mea, quam pulchra es!»; «come sei bella, mia cara, come sei bella! Tu hai feri­to il mio cuore con un tuo solo sguardo e con una tua sola treccia!» (Cant., 1, 9).

Ma la principale bellezza della Madre di Dio, senza parago­ne più attraente e mirabile dell'esteriore avvenenza del suo corpo, è quella interiore della sua anima: «omnis gloria eius filiae Regis ab intus», «tutta la gloria della figlia del Re è interiore». O Cuore di mia Madre, perdonami se, quando voglio esaltare le grazie della tua bellezza, ne offusco gli splendori con la rozzezza delle mie parole. Lodino in Cielo gli spiriti celestiali, con le loro lingue angeliche, la tua suprema bellezza, mentre io la disonoro pretendendo di lodarla ed esaltarla con la mia lingua carnale.

La bellezza spirituale del Cuore di Maria supera immensa­mente non solo quella sensibile del suo purissimo corpo, ma perfi­no quella spirituale di tutti gli spiriti angelici. Per persuadercene, bisogna prima scalzarci i piedi da ogni attaccamento alle cose ter­rene e poi penetrare all'interno del santuario dell'anima di Maria. Il suo intelletto è come un limpidissimo specchio che riflette l'immagine di Dio con perfezione enormemente maggiore di quan­to la superficie del mare rifletta la bellezza del cielo stellato. Puro come gli Angeli del Cielo, non soggetto agli ostacoli provocati dal Peccato Originale negli altri esseri umani, questo intelletto si eleva­va maestosamente fino alle più eccelse vette della contemplazione, e volava liberamente in quei belli spazi della verità e del bene dove non arrivano le ombre dell'errore, né le incostanze del dubbio, né l'angoscioso fluttuare delle umane opinioni, ma anzi si gode di un pienissimo e tranquillo possesso della verità. Io m'immagino l'in­telletto di Maria simile a un cielo purissimo e terso, nel quale il Sole della Verità divina illumina senza ostacolo i suoi spazi immensi, comunicandovi la sua luce, dando vita e movimento a tutte le veri­tà create che, come astri inferiori, concorrono a illustrare armonica­mente e ordinatamente le bellezze di questo nuovo e grandioso cielo, la più eccellente opera delle mani di Dio.

E la sua volontà, il suo Cuore? O bellezza del Cuore e della volontà di Maria! Chi mai potrà descriverla? O meravigliosa armo­nia dei suoi battiti! Chi mai potrà imitarla? O mirabili varietà e unità dei suoi affetti! Chi mai potrà esprimerla? Se è lecito rappresentare le grandi meraviglie spirituali usando immagini sensibili e terrene, io paragono la volontà e il Cuore della Madre di Dio a un immen­so mare, il cui incessante e sempre rinnovato palpitare delle onde, e i cui insondabili abissi, anzi perfino le cui tempeste, hanno una somiglianza, per quanto imperfetta, con la bellezza del suo Cuore. Senza bisogno di addentrarci in questo immenso mare del Cuore verginale, ne ammiriamo, simile al moto ondoso, l'incessante suc­cessione di molteplici e ordinati affetti: ora tranquilli e calmi, ora forti e veementi; alcuni dolci e allegri, altri amari e tristi; talvolta di gloria e di trionfo, talvolta di dolore e di abbattimento. In questa così notevole varietà degli opposti sentimenti qui radunati, vedrai dominare un ordine e un'unità mirabili, che li mantiene tutti uniti fra loro e tutti dipendenti da una forza interiore e centro comune costituito dal primo degli affetti: l'amore di Dio. Di questa notevo­le varietà non sono meno mirabili le immense cavità di quel Cuore, il cui amore, disinteresse e generosità non conoscono limiti, anzi si estendono dall'uno all'altro estremo dell'universo, sommergendo nelle tenerezze della sua bontà tutti gli uomini, perfino i peccatori e i suoi stessi nemici.

Scorrete pure le pagine dei Vangeli, ci dice con bella sfida l'abate san Bernardo di Chiaravalle; scorrete pure la storia di tutti i popoli e nazioni, aggiungo io; e se vi trovate che Maria abbia respinto un solo peccatore che implorava la sua misericordia, vi permetto di negare l'immensa pietà e generosità del suo amoroso Cuore. Ma se vi trovate, come vi accadrà, che Ella tiene aperte a tutti senza eccezione le viscere della sua pietà, allora siete obbliga­ti a proclamare ai quattro venti del cielo che grandi e infinite sono la nobiltà, generosità e bellezza del Cuore di Maria.

 

Il Cuore di Maria, abisso sublime

Ma non è tutto. Nel Cuore di Maria non troviamo solo il modello ideale della bellezza, ma dobbiamo vedervi anche la mani­festazione del sublime; difatti, se è sublime il mare nella sua immen­sità, nei suoi abissi e nelle sue tempeste, lo è incomparabilmente di più il Cuore di Maria. Sublime, della sublimità amorosa, lo è nell'Annunciazione, dove vedete la natura, e perfino il suo Creatore, che pendono dalle labbra di Maria attendendone un consenso. Sublime, della sublimità addolorata e amara, lo è sul monte Calvario, dove, nonostante la folla di dolore e tristezza che le fla­gella l'anima, vedete Maria ferma e impavida, senza vacillare un momento né fare un passo falso, mentre la natura sconvolta dimentica le proprie leggi, gli elementi si scatenano, il sole ritira la propria luce, la luna ritorna sui propri passi e le rocce si spaccano. Sublime, della sublimità trionfante e gloriosa, lo è nella Resurrezione del suo Figlio, dove vedete Maria dilettarsi coi tene­ri abbracci del Risorto, resuscitando come Lui dalla morte alla vita e, in quanto Regina, ricevere l'omaggio di venerazione di tutti gli spiriti celesti e delle innumerevoli anime che formavano il glorio­so corteo di Gesù resuscitato.

Se non ammettete qui la bellezza, anzi la sublimità, del Cuore di Maria, non so proprio cosa vi possa sembrare bello o sublime sulla Terra o nelle altezze del Cielo; difatti la stessa bellezza e subli­mità di Dio ci si manifesta solo nelle creature, ma in nessuna al livel­lo del Cuore di Maria, per via delle meravigliose opere e degl'inef­fabili misteri che vi ha realizzato.

Se poi dalla bellezza spirituale del Cuore di Maria risaliamo a quella che fu unicamente soprannaturale, ossia alla bellezza datale dalla Grazia santificante, chi mai potrà descriverla? Qui sì che ci mancano le parole e, se l'uomo non avesse necessità di tali stimoli, meglio sarebbe venerare in silenzio tanta grandezza e sublimità. Santa Caterina da Siena dice che un'anima senza peccato, nel suo più basso grado di Grazia, rinchiude in sé un tale portento di bellez­za che, se il Signore ci desse occhi per contemplarla, pur di conser­vare sulla terra una così gran bellezza pellegrina, non esiteremmo a sacrificare la nostra vita e anche mille altre che avessimo. Da qui ele­vatevi a considerare la bellezza dell'infimo fra gli spiriti angelici e poi, se potete, arrivate a valutare l'inconcepibile bellezza del più eccelso Serafino, che presiede ai milioni di milioni di spiriti celesti che formano le gerarchie angeliche, tutti diversi non solo per l'ec­cellenza della loro natura ma anche per la perfezione della Grazia. Infine, sopra questo inconcepibile portento di Grazia e di bellezza, collocate quello dei gloriosi Apostoli i quali, secondo una opinione molto probabile, superano in grazia e bellezza soprannaturali i più alti Serafini. A questo punto, sarete arrivati al massimo cui sembra che possa arrivare una mera creatura per Grazia e santità.

Ma proprio a questo punto ci attendeva l'esimio dottore Francisco Suàrez. Al sèguito dei Santi Padri, egli afferma che, anche se unissimo tutti i gradi di Grazia che si trovano sparsi, con sì gran profusione, in tanti milioni di Angeli e di uomini, non giungeremmo ad eguagliare il cumulo quasi infinito di grazie concesse al Cuore Immacolato di Maria nel solo primo istante della sua vita. Comprenderete ora l'entusiasmante bellezza con la quale l'anima di Maria si presentava fin dall'inizio agli occhi di Dio? No: né voi né io possiamo aspirare a comprenderla o a concepirla; ma ben la com­prendeva il suo celeste Sposo, che fin d'allora iniziò a dilettarsi e compiacersi delle sue grazie dicendole: «tota pulchra es, amica mea, et macula non est in te»; «sei tutta bella, mia cara, e in te non c'è macchia alcuna». Ma se questo fu l'inizio, quali saranno stati i rapi­di progressi? E alla fine della sua lunga e gloriosa carriera, quale e quanto grande sarà stata la sua grazia e bellezza? Quale immagine della bellezza di Dio potrà essere più perfetta? Quale riproduzione delle divine perfezioni potrà essere più fedele e compiuta? Quale riflesso del suo infinito splendore potrà essere più puro?

Una così gran bellezza non basterà forse a incendiare nei nostri cuori la fiamma del suo amore? Se, con le sue grazie e attrat­tive, Ella riuscì a catturare nelle sue verginali viscere il Figlio di Dio, tutte le sue arti non basteranno forse ad attirarci a Lei rendendoci figli del suo Cuore? Se, col guardare un suo solo occhio e con una sola treccia dei suoi capelli, il Cuore di Dio restò ferito dai dardi del suo amore, il cumulo di tutte le sue grazie non vincerà forse la fred­dezza o indifferenza del nostro tiepido cuore?

Ah, cari fratelli miei, lasciamoci trasportare dalle amorose ondate del Cuore di Maria! Non ostacoliamo la spontanea tendenza del nostro stesso cuore! Non resistiamo all'attrazione esercitata su di noi da una bellezza come quella del Cuore di Maria, che rende puri e casti coloro che lo amano!

 

L'amore di Maria per noi

Ho quasi terminato il mio tempo, miei cari fratelli, eppure mi manca ancora di spiegare la cosa principale e più difficile: il tenero ed amabile amore del Cuore di Maria per noi. Ma quale arpa dai dolci accenti potrebbe esprimere il tenero amore del Cuore di nostra Madre? In mancanza di tempo, io vorrei ora poter spalancare le porte di questo vulcanico Cuore, per farvi vedere il grande amore e i teneri affetti ch'esso racchiude per i suoi figli. Potrebbe mai una madre dimenticarsi dei suoi nati o smettere di amare il frutto delle sue viscere che stringe al petto? Potrebbe mai una madre non amare il figlio generato fra dolori aspri come quelli della morte? Ebbene, Maria è nostra Madre, più materna di tutte le madri terrene messe insieme. Maria è nostra Madre, poiché Gesù Cristo, dall'alto della Croce sulla quale spirò, non le affidò altra missione che quella di accoglierci tutti come figli nella persona del discepolo Giovanni. Maria è nostra Madre, poiché anche la Santissima Trinità la procla­mò Madre degli uomini, mentre la incoronava in Cielo come Regina dell'universo. Maria è nostra Madre, poiché Ella stessa si è degnata di sceglierci fra gli altri uomini per onorarci col tenerissi­mo titolo di figli del suo Cuore Purissimo e Immacolato.

Ah, se conoscessimo tutto ciò che è rinchiuso in questo tito­lo così lusinghiero! Desiderate forse la gloria? Non otterrete titolo di gloria più illustre che quello di figli del Cuore di Maria. Sospirate l'amore? Non udirete nome più amoroso che quello di figli del Cuore di Maria. Tendete al piacere ed alla felicità? Non concepire­te né godrete mai dolcezze più soavi che quelle racchiuse nel titolo di figlio del Cuore di Maria. In Esso otterrete la gloria, con tutto ciò che di più inebriante può significare questa parola. In Esso vivrete dell'amore, con tutto ciò che di più tenero e dolce può concepirsi con questa parola. In Esso godrete della felicità, con tutto ciò che di più puro e soave può intendersi con questa parola. Domandatelo ai santi come Antonio da Padova o Stanislao Kostka o al Antonio Maria Claret, che furono rallegrati da Maria ponendo sulle loro braccia il tenero Bambino Gesù, affinché essi ne godessero i più dolci abbracci; domandatelo al santo abate di Chiaravalle, al quale Ella concesse di gustare il latte del suo purissimo seno; domanda­telo al gesuita sant'Alfonso Rodríguez, al quale Ella asciugò il sudore che colava dal viso, e che punì con un amorevole schiaffo per una offesa che Le aveva fatto; domandatelo...

Ma a che pro continuare? Ciascuno di voi si domandi se ha ricevuto prove dell'amore di Maria. Da quanti pericoli di malattie e di morte ci ha preservato? Quante volte ci ha liberato dall'infamia o dalla vile calunnia? Quante tentazioni ci ha allontanato, alle quali avremmo sventuratamente ceduto? Quante grazie e ispirazioni ci ha ottenuto dal suo divin Figlio, affinché noi ci comportassimo da fedeli cristiani e veri cattolici?

Se siamo nati nella Chiesa cattolica e da genitori cristiani, se le acque del Battesimo hanno cancellato dalle nostre anime la mac­chia nella quale fummo concepiti, se ci nutriamo quotidianamente col Corpo e Sangue preziosissimi di Gesù, tutto questo è frutto del tenero amore di nostra Madre. Se, in mezzo alla generale corruzio­ne dovunque dilagante, ci conserviamo puri e immacolati; se, quan­do veniamo da quella trascinati, le nostre anime avvertono le tortu­re e i rimorsi della coscienza che disapprova le nostre colpe; se, quando tace questa voce interiore che ci rimproverava, abbiamo udito la voce di Dio nei sermoni, nelle prediche e nei consigli dei ministri del Vangelo: tutto questo è stato opera dell'amorevole Cuore di Maria. Se infine il Sole c'illumina, l'aria ci vivifica, la Terra ci sostenta, l'acqua calma i nostri ardori, e se tutte le creature stanno al nostro servizio, tutto ciò è opera del tenero ed amoroso Cuore di nostra Madre. Difatti, come affermano i Santi Padri e Dottori, i favori e benefici che Dio concede agli uomini, tutti li dif­fonde mediante il Cuore di Maria.

Se ancora pretendete che il Cuore di Maria non ci ami, allo­ra vi risponderò che non esiste al mondo amore di amicizia, perché non c'è amico tanto sollecito, come lo è per noi il Cuore di Maria; vi risponderò che non esiste al mondo amore materno, poiché non c'è madre che si strugga per i suoi figli, come lo fa per noi il Cuore di Maria; vi risponderò che non esiste al mondo amore coniugale, poiché non c'è sposa che diletti così dolcemente il suo sposo, come lo fa per noi il Cuore di Maria. Se nell'agire di Maria non vedete il vero amore, il più puro, tenero e disinteressato amore, sia pure; ma allora dobbiamo dire che non esiste amore né sulla Terra né nel Cielo, e neppure in Colui che non ha saputo manifestarcelo in altro modo. E se mi concedete che questa sarebbe la maggiore delle bestemmie, allora conveniamo anche nell'affermare che l'amore del Cuore di Maria è il più puro, tenero e disinteressato degli amori.

Ebbene, se l'amore va ricambiato con amore, e se non c'è cosa che più incendi un cuore di amore, che l'amore di un altro cuore, quale incendio amoroso dovrebbe bruciare i nostri petti, per corrispondere adeguatamente all'amore ardente e quasi illimitato di Maria? Non è forse vero che non c'è mezzo più adatto di questo Cuore, per incendiare nel nostro la fiamma del vero, puro e casto amore? Non è forse vero che non c'è luogo più adatto questo Cuore amante, nel quale il nostro cuore respiri le purissime aure della vera felicità e vita?

Miei cari fratelli, ecco che il Cuore di Maria è la fonte sorgi­va dalla quale sgorga quella vera vita del nostro cuore che è l'amo­re. «Qui me invenerit, inveniet vitam»; «chi mi avrà trovato, avrà trovato la vita».

Conclusione

Concludiamo quindi affermando che il purissimo Cuore di Maria è principio vitale, sia della vera vita della mente, che è la veri­tà e sapienza, sia della vera vita del cuore, che è il bene e l'amore.

Vogliamo noi, miei cari fratelli, vivere questa beatissima vita della mente e del cuore? Cerchiamola nel Cuore di Maria e la troveremo. Questo Cuore è il mezzo usato dalla divina Verità per vela­re i suoi infiniti splendori; grazie alla sua efficace cooperazione, Essa si manifestò agli uomini sotto una forma sensibile adeguata alle loro deboli capacità. Questo Cuore è la più perfetta creatura uscita dalle mani di Dio, le cui supreme eccellenze sono sufficien­ti per esaurire le forze di tutte le intelligenze create. Nella mente divina questo Cuore, insieme a quello di Gesù, è il modello secon­do il quale, mediante il quale e per il quale sono state create e si vengono conservate tutte le cose. Questo Cuore è dunque il princi­pio della nostra vita intellettuale.

Di più: questo santissimo Cuore ci attira con tutti gl'incenti­vi dell'amore. Esso è bello come nessun'altra creatura; la bellezza sensibile del suo corpo verginale non ha eguali fra gli uomini; la bellezza intellettuale della sua anima non ha uguali fra gli Angeli; la sua bellezza soprannaturale supera senza paragone quella di tutti i santi e gli Angeli messi insieme. Esso è tenero ed amabile in un modo che non può essere espresso dall'umano linguaggio; al suo confronto, non sono nulla l'amore degli amici, la tenerezza delle madri, la fedeltà degli sposi; esso può essere paragonato solo all'amore manifestatoci dal nostro adorabile Redentore Gesù Cristo. O amore, o tenerezza ineffabili del Cuore di Maria!

Del nostro cuore che ne faremo, fratelli miei, se non si sente ferito nemmeno dai dardi di questo amore? Che ne faremo, se non si sente attratto dalla calamita di tanta bellezza? Che ne fare­mo, se non ci decidiamo a gettarlo nella fornace amorosa che arde nel Cuore di nostra Madre? Guardatela mentre, con le braccia aper­te, c'invita tutti ad entrare nel suo Cuore. Rinunciamo a resistere all'amoroso richiamo di una Madre che ci vuol tanto bene; diamo­le una promessa di eterna fedeltà e di comportarci sempre da figli del suo Cuore.

O Cuore purissimo di Maria! Tenero cuore della più tenera delle Madri! Sono tuoi amatissimi figli coloro che qui t'invocano, prostrati ai tuoi piedi. Hai vinto, o Madre nostra, hai vinto! La tenerezza e l'amore del tuo Cuore ha vinto la durezza e freddezza dei nostri. O Madre, ci rincresce di aver conosciuto così tardi la bellez­za sempre antica e sempre nuova del tuo Cuore. Ma d'ora in poi ci sforzeremo di supplire e di riparare ciò che abbiamo perduto fino a questo felice momento in cui ci consacriamo a te. Coloro che fino ad oggi hai visto separati da te e dediti ai piaceri ed alle vanità del mondo, d'ora in poi li vedrai fedeli e assidui al tuo servizio; coloro che fino ad oggi hai visto tiepidi e fiacchi nella pratica dell'amore e della devozione al tuo purissimo Cuore, d'ora in poi li vedrai tuoi ardenti e ferventi amanti; coloro che fino ad oggi hai visto fortuna­tamente fedeli e devoti amanti del tuo Cuore, d'ora in poi si sforze­ranno di alimentare la fiamma amorosa che arde nel loro petto e di estendere fra gli uomini la devozione e il culto al tuo Cuore Immacolato.

A te, Madre, con la tua potente intercessione, spetta assicura­re la saldezza delle nostre decisioni. Soprattutto oggi, che celebria­mo la festa del tuo Cuore, presenta al Signore le tue efficacissime preghiere in nostro favore. Prega specialmente per la Santa Chiesa e per il Papa suo supremo Pastore, per la sventurata nazione nostra che sta attraversando un'epoca critica, e per i cristiani cattolici di tutto il mondo. Intercedi per ciascuno dei figli del tuo purissimo Cuore, che si affaticano per diffondere nel mondo il tuo culto e venerazione, e per tutti coloro che, in questa Confraternita, ti amano e onorano incessantemente come amorosi figli.

Infine, o amantissimo Cuore, ti preghiamo che tutti, soprat­tutto noi che oggi ci siamo riuniti in questo santo tempio per cele­brare solennemente il tuo culto, possiamo ricevere da te questa gra­zia: dopo aver imitato qui sulla Terra le mirabili virtù delle quali ci hai dato esempio, arrivare a godere in Cielo della beatitudine pre­parata dal Signore per i tuoi fedeli amanti; una grazia, questa, che auguro a tutti, e pure a me, nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

 

IV­

Il Cuore di Maria, Tabernacolo di Dio fra gli uomini

Sermone predicato dal p. Isaac Burgos, C.M.F., già provinciale della Castiglia e ora superiore della Casa Missionaria di Bilbao (Spagna)

Ecce tabernaculum Dei cum hominibus, et habitabit cum eis (Apoc., 21, 3)

La Città di Dio

Grandi cose sono state dette della Città di Dio. Le sue fon­damenta sono poste sugli alti monti e sulle cime dei colli, e le sue porte sono amate da Dio più di tutti i tabernacoli di Giacobbe. Di pietre preziose sono le sue mura, di perle le sue torri, di zaffiri e smeraldi le sue porte. Ad essa hanno contribuito i figli di Raab e di Babilonia, gli stranieri di Tiro e i popoli dell'Etiopia; nel contem­plare la sua ricchezza e opulenza, la sua magnificenza e gloria, es­si sono stati rapiti dall'ammirazione e dalla meraviglia e non han­no potuto fare a meno di esclamare: «questa è davvero opera dell'Altissimo!» Il Signore ha fatto incidere il suo nome e la sua grandezza nelle storie dei popoli e dei sovrani, che ne hanno con­templato le inesprimibili bellezze e l'hanno unanimemente ricono­sciuta come sede della gioia perfetta, sovrana delle province, signora delle nazioni, gloria della terra intera.

Infatti tutti gli scrittori sacri proclamano le grandezze della Città di Dio; di tutti i sacri Libri, non ce n'è uno che non ci riferi­sca qualcuna delle sue innumerevoli meraviglie. Nell'ultimo di essi, l'Apocalisse, l'evangelista e profeta (san Giovanni) ce la pre­senta mentre scende dal Cielo, resa da Dio bella e ricca oltre ogni valutazione e adornata con tutte le sue grazie, come una sposa pron­ta a ricevere il suo sposo: «vidi Civitatem sanctam, Jerusalem novam, decendentem de coelo a Deo paratam sicut sponsam orna­tam viro suo».

Ma qual è questa Città di Dio, questa nuova Gerusalemme, le cui glorie sono così esaltate dalle Sacre Scritture? Ciò che la Bibbia dice della Città di Dio va effettivamente riferito in senso letterale a volte alla Gerusalemme terrena, più spesso a quella celeste. Ma i sacri commentatori e la Santa Chiesa lo riferiscono anche alla Vergine Maria, vera Città di Dio, illuminata dalla carità divina, alla cui luce camminano le nazioni. Ella è piena della più perfetta gioia, inondata dall'impetuoso fiume delle divine compiacenze, poiché Dio abita in mezzo a Lei e al suo centro ha stabilito e santificato il proprio augusto Tabernacolo. E' per questo che il profeta dice che tutta la gloria della Figlia del Re - ossia della Vergine Santissima - proviene dall'interno, dal suo Cuore; per questo, nel contemplare estasiato la Città di Dio così accuratamente abbigliata, san Giovanni udì una voce potente che usciva dal trono stesso della Divinità, una voce forte come il suono di molte cascate, che, come richiamando l'attenzione verso ciò che di più prezioso era racchiu­so nel seno della santa Città, diceva queste parole: «ecce Tabernaculum Dei cum hominibus, et habitabit cum eis» (Apoc.,21,3). Proprio questo è ciò che di più prezioso e magnifico c'è in Maria: il suo Cuore Immacolato, vero Tabernacolo di Dio, la cui presenza fra gli uomini è una sicura prova della benevolenza divina verso di loro, per dimostrare che, nonostante le loro ingrati­tudini e cattiverie, Egli rimarrà sempre con loro.

Ecco già indicato l'argomento che occuperà la vostra pia attenzione per questo breve tempo: il Cuore di Maria, per la sua ric­chezza e magnificenza, è degno Tabernacolo di Dio fra gli uomini: ecce Tabernaculum. La sua presenza fra noi e il culto del quale è oggetto, ci garantiscono il glorioso trionfo della Chiesa sui suoi nemici, sotto la benevola protezione e paterna assistenza del Dio onnipotente: et habitabit cum eis.

Imploriamo quindi un'abbondante effusione di luce e di amore da questa ineffabile fonte di doni celesti, rivolgendole col cuore pieno di tenerezza filiale l'angelico saluto: Ave Maria!

 

Maria, Tabernacolo di Dio

Il Tabernacolo dell'antica Legge era il luogo più augusto della Terra, sia perché vi abitavano la potenza e la gloria del Signore, sia perché vi riceveva il culto e gli omaggi dal suo popolo eletto, sia per­ché da esso diffondeva con patema benevolenza le sue grazie a tutti coloro che accorrevano per implorarle. Tre caratteri e tre titoli di grandezza, trovandosi in una maniera immensamente superiore e più perfetta nel Cuore Immacolato di Maria, lo rendono il luogo più eletto, augusto e venerato, non solo della Terra ma dell'intero uni­verso. Vediamo il primo fra questi titoli di grandezza.

Dice san Pier Damiani: cosa mai potrebbe essere considera­to più grande, di quel Cuore che ha racchiuso nel suo seno l'infini­ta grandezza della Divinità? Il Cuore di Maria - aggiunge san Giovanni Crisostomo - è più grande del Cielo, perché in esso ha abitato, e nel suo seno si è racchiuso, Colui che non può essere con­tenuto dall'immensità dei Cieli. Più grande del Cielo! Questo fu opera di un attimo e, per crearlo, è bastato un solo gesto delle dita divine: «opera digitorum tuorum», lo definisce il Profeta (Davide). Ma il Cuore di Maria è opera e impegno di tutti i secoli preceden­ti; per crearlo, il Signore ha dovuto fare come uno sforzo del suo braccio: «fecit potentiam in brachio suo»; il Padre ha dovuto come esaurire i tesori della sua Onnipotenza, il Figlio quelli della sua Sapienza e lo Spirito Santo quelli del suo infinito Amore. Più gran­de del Cielo! Questo può essere detto l'abitazione di Dio; ma il Cuore di Maria lo è in un modo immensamente più eccellente, per­fetto e ineffabile. San Pier Damiani dice che Dio abita nelle sue creature «per essenza, presenza e potenza»; abita in esse, ma non con esse, perché non ne condivide la natura. Eppure Dio abita nel Cuore di Maria ma anche con esso, perché è giunto a condividerne la natura.

Come dice l'Angelico Dottore (san Tommaso), un essere ha perfezione e grandezza tanto maggiore, quanto più si avvicina a quel Dio che è principio e fonte di ogni perfezione e grandezza. Ma allora, quale sarà la grandezza e la magnificenza del Cuore di Maria, che ha natura identica a quella del Dio fattosi Uomo?, che è una cosa sola col Cuore di Gesù?, che, in virtù delle sue misteriose relazioni con le tre divine Persone, è per così dire immerso nell'in­sondabile mare dell'infinita Divinità? Una cosa sola col Cuore di Gesù, sì! Una sola è la materia di cui sono composti, uno solo è il sangue che circola nelle loro vene, unici i palpiti e la vita di entram­bi; sono grandi della stessa grandezza, belli della stessa bellezza, ricchi della stessa ricchezza; sono insomma uguali e identici come il cuore di un figlio e quello di sua madre, per quanto questa ugua­glianza può realizzarsi tra una creatura e il Dio che l'ha creata.

Come canta oggi la Santa Chiesa, trasalendo di gioia, il Cuore di Maria è lo specchio immacolato della divina Maestà: «speculum sine macula divinae Majestatis»; come lo chiama san Giovanni Crisostomo, è il miracolo dell'universo, l'opera maestra della creazione. San Pier Damiani afferma che tutto quanto esiste o potrebbe esistere, sarà sempre minore di questo Cuore, la cui gran­dezza è superata solo dal suo infinito Creatore. O Cuore Immacolato! O sacro Tabernacolo! Chi mai potrebbe cantare i divi­ni poteri che brillano in te? Chi mai potrà avere la lingua ardente dei Cherubini o dei Serafini per far conoscere agli uomini le tue ineffabili grandezze? Ma che ho detto: Cherubini, Serafini? Per quanto privilegiata possa essere, nessuna creatura può conoscere, tantomeno esprimere, le grandezze di questo Tabernacolo di Dio.

Infatti nessuna creatura poteva addentrarsi oltre l'atrio del­l'antico Tabernacolo; al suo interno, nel luogo santo e riservato, nel Sancta Sanctorum, poteva entrare solo il Sommo Sacerdote, il Sacerdote eterno dell'Ordine di Melkitsedeq: ossia Nostro Signore Gesù Cristo, vero Dio e vero Uomo. Quella porta chiusa attraverso la quale il Signore Dio d'Israele è entrato, porta che non si aprirà per nessun altro, è il Cuore di Maria, riservato a quel divino Pontefice che l'ha scelto come proprio trono. Questo sommo Principe non vuole che si apra, perché nessun altro osi scoprire le grandezze del suo ricchissimo e privilegiato Santuario. Non lo vedete? Nel sacro libro del Cantico dei Cantici, lo Sposo divino va descrivendo una per una le incantevoli bellezze corporali della sua amata Sposa: la sua testa come il monte Carmelo, la sua bella capi­gliatura come il manto imperiale graziosamente acconciato, i suoi occhi come quelli della colomba o come i cristalli di Hesebòn, le sue guance come spicchi di melagrana, le sue labbra come un nastro di seta rossa, il suo collo come una torre di avorio, tutta la sua figura snella e aggraziata come una giovane palma, così grazio­sa agli occhi di Dio da spingerlo a dichiararsi schiavo del suo amore, dicendole: «Mi hai ferito il cuore, mia sorella, mia sposa! Mi hai ferito il cuore con un solo sguardo dei tuoi occhi, con un solo boccolo dei tuoi capelli!». Eppure lo Sposo tace del cuore della Sposa, che è proprio ciò che la rende più amabile agli occhi di Dio: «absque eo quod intrinsecus latet».

Cosa c'è, Signore, nell'interno della vostra Sposa, da non volerlo manifestare? Cosa c'è mai? C'è quello che, secondo il Profeta, costituisce la gloria principale della Figlia del Re, il luogo scelto da Dio per fissarvi il proprio Nome e il suo Cuore in eterno. E' il santuario della Divinità, dove Essa abita come nel luogo delle proprie delizie, ricevendovi gli omaggi perfettamente graditi ai suoi occhi. Gl'inni quivi cantati dilettano le orecchie di Dio più dolce­mente degli armoniosi suoni delle arpe serafiche; i sacrifici quivi offerti salgono al trono del Signore in odor di perfetta soavità; l'in­censo quivi bruciato sparge una fragranza più aromatica di quell'of­ferto dai ventiquattro Anziani dell'Apocalisse; il fuoco quivi arden­te è quello stesso che incendia il Cuore di Dio, quello stesso che costituisce l'essere divino, Dio stesso, che è fuoco divoratore, che è Amore. Questo è il Tabernacolo del Signore, scelto e formato da Lui stesso per ricevervi gli omaggi, non di un popolo o di una nazione, ma di tutte le creature. «Ecce Tabernaculum Dei».

Infatti, tutte le creature sono state create da Dio per la sua glo­ria, per tributargli l'omaggio dovuto al loro Creatore e Re. Unico essere intelligente nell'intera natura visibile, compendio del creato, l'uomo doveva esserne il mediatore e pontefice davanti a Dio, pre­sentandogli le proprie adorazioni in nome di tutti, tributandogli onore e gloria in nome di tutti. Ma poiché i progetti della divina Provvidenza su di lui furono frustrati dalla caduta di quest'essere privilegiato, il Signore decise di restaurare e nobilitare in Cristo tutte le cose, quelle terrene come quelle celesti. Allora il Verbo Eterno s'incaricò di tributare Egli stesso a Dio Padre l'onore dovutogli da tutte le creature, in modo degno della sua Maestà infinita: lo fece redimendo l'uomo dalla triste servitù nella quale l'aveva sommerso il peccato, nella sua missione di universale Mediatore, sommo Pontefice, eterno Sacerdote del mondo. Nessuna creatura potrà ora tributare a Dio onore, gloria od omag­gio, se non mediante questo Sommo Sacerdote che, con un solo atto, ha glorificato l'Eterno Padre più di tutte le creature prostra­te a terra in presenza della Sua grandezza o cantandogli le lodi per infinite eternità.

Ebbene, fratelli miei, qual è il Tabernacolo santo nel quale il Verbo divino dovrà esercitare le sacre funzioni del proprio ineffabi­le Sacerdozio? Quale? E' il Cuore della nostra Madre! Dal suo seno uscirà il sangue che formerà il Corpo dell'Uomo-Dio; in quel seno e mediante di esso inizierà quella serie di umiliazioni del Verbo Incarnato, che renderanno a Dio una gloria degna della sua infinita Maestà. Senza il Cuore di Maria, il Verbo Eterno sarebbe rimasto splendore della gloria del Padre e immagine della Sua sostanza, generato da Lui negli splendori della santità; ma non avrebbe potu­to glorificarlo in qualità di Pontefice del creato.

Capite ora l'incomparabile grandezza del Cuore di Maria? Vengano, dunque, vengano quelle altezzose montagne e quei colli eterni, per inchinare le loro orgogliose fronti davanti al Cuore di Maria, poiché, senza di Esso, non avrebbero mai potuto glorificare degnamente il Signore, per quanto si fossero sciolti come cera alla sua presenza, oppure avessero fatto salti di gioia come scherzosi agnellini. Vengano dunque quei superbi mari, quei fitti boschi, quel­le profonde valli, quei lucenti e maestosi astri, quegl'immensi cieli; vengano per inchinarsi riverenti davanti al Cuore di Maria, poiché, senza di Esso, non avrebbero mai potuto glorificare degnamente il Signore, per quanto fossero fuggiti spaventati dalla sua presenza, o si fossero commossi davanti alle sue imprese, o avessero offerto le loro bellezze, ricchezze e magnificenze per proclamare all'uomo la gloria di Dio e annunciargli l'opera delle Sue mani. Venga dunque soprattutto la sventurata umanità, per prostrarsi grata davanti al Cuore di Maria, poiché, senza di Esso, non sarebbe stata liberata dalla schiavitù nella quale gemeva; ed anche dopo essere stata redenta, l'uomo non può offrire al Signore un'ostia pura, santa e gra­dita ai suoi divini occhi, se non viene incendiata, bruciata e intera­mente consumata nel sacro fuoco che arde all'interno di quel Tabernacolo che è il Cuore di Maria. Vengano pure gli spiriti cele­sti, per rendere i loro omaggi al Cuore di Maria, poiché, per quanto gli Angeli lodino la divina Maestà, l'adorino le Dominazioni e ne tremino le Potenze, per quanto i Cherubini, i Serafini e tutte le altre gerarchie in armonioso concerto cantino «Santo, Santo, Santo!», le loro lodi e adorazioni non Gli saranno gradite, se non verranno offer­te «per Christum Dominum nostrum», mediante Gesù Cristo sommo Sacerdote del creato, il cui augusto Tabernacolo è il Cuore di Maria. «Ecce Tabernaculum».

 

Canale della Grazia

Miei cari, com'è grande il Cuore di Maria! Eppure mi manca ancora di considerare un altro titolo di grandezza di questo Cuore ineffabile, un titolo che deriva dai due precedenti e che, per noi, è se possibile più dolce e vantaggioso: quello di essere il mezzo col quale Dio comunica le grazie alle sue creature. Era difatti naturale che Maria, essendo canale di comunicazione tra le creature e Dio, lo fosse anche tra Dio e le creature.

Non mancano teologi che sostengono che gli stessi Angeli buoni devono alla Santissima Vergine la loro grazia, perseveranza e vittoria su quelli cattivi. Comunque sia, è certo che non c'è grazia giunta al genere umano che non sia uscita dal Cuore di Maria. Dice infatti sant'Ireneo di Lione: «Come mai il mistero dell'Incarnazione non si realizza senza il libero consenso di Maria? Ciò accade perché Dio volle che Maria fosse il principio di tutte le grazie». San Bernardo dice che Dio pose l'intero prezzo della Redenzione nel Cuore di Maria, affinché dalla sua pienezza ricevessimo tutto ciò di cui abbiamo bisogno; ne deriva che, se in noi c'è qualcosa della sal­vezza e della Grazia, lo dobbiamo tutto a Maria.

Che immensa gloria ne deriva per l'Immacolato Cuore della nostra Madre! Ne deriva che tutte le azioni buone, mirabili e davve­ro grandi finora realizzate nel mondo, o che si realizzeranno nei secoli futuri, tutte hanno avuto o avranno principio nel Cuore di Maria, che è la fonte della Grazia senza la quale non avrebbero potu­to realizzarsi. Ne deriva che i santi che popolano l'immensità dei Cieli devono le loro vittorie e trionfi, le corone che cingono le loro tempie, le palme che impugnano e le vesti d'immortale gloria che beatamente manifestano, tutto lo devono al Cuore di Maria. Sono quindi giusti e ben meritati gli omaggi tributati in Cielo da questi beati al Tabernacolo di Dio. E' giusto ch'essi accorrano tutti alle sue porte per deporvi le corone e restituirvi le palme, in viva testimo­nianza di gratitudine e riconoscenza al Sacro Cuore di Gesù, al quale sono in gran parte debitori della gloria della quale godono. E' giusto anche che noi ci associamo agli omaggi, benedizioni e lodi resi oggi dagli abitanti del Cielo al Cuore Immacolato di Maria, visto che il Signore ha voluto in quest'epoca darcelo come sicuro pegno della sua benevolenza per noi e come certezza che Egli abiterà fra noi nonostante la nostra indegnità. «Ecce Tabernaculum, et habitabit cum eis».

 

Maria vincitrice del mondo

La storia del mondo, ma soprattutto quella della Chiesa, è storia delle lotte e battaglie tra la verità e l'errore, tra la luce e le tenebre, tra la Donna con la sua discendenza e il Serpente con la sua, tra Maria e il mondo. E' superfluo dire che ogni lotta è stata un trionfo per Maria, e che il demonio, nonostante tutti i suoi sfor­zi, non è riuscito ad altro che a farsi sempre più schiacciare l'in­fernale testa sotto l'immacolato piede della Donna, le cui inimici­zie gli sono state così funeste. Tutte le eresie hanno preteso di attaccarla, ma Ella da sola le ha sconfitte tutte nell'intero mondo, come canta gioiosa la Chiesa. Eppure nessuna guerra passata fu tanto universale, crudele ed empia come quella moderna; mai i nemici di Dio erano riusciti ad ottenere un tal grado di vigore; essi danno già per scontata la rovina della Chiesa e si vantano di aver espulso Dio dalla società umana. Riusciranno nei loro infernali scopi? No: «ecce Tabernaculum Dei cum hominibus, et habitabit cum eis». Resta sempre con noi il Tabernacolo di Dio, che abita fra noi. Maria, che ha così felicemente protetto la Chiesa nei seco­li passati, oggi più che mai ne ha preso in carico gl'interessi, deci­sa di fare all'Inferno una guerra di Cuore, ponendola come baluardo della Religione negli ultimi tempi. Il Cuore di Maria è sceso in campo per combattere; se ne potrà dubitare della vittoria? Fino a ieri, la Vergine Santissima aveva posto al servizio della Chiesa solo il proprio Rosario, lo Scapolare del Carmelo e alcune fra le sue più celebri immagini. Con qual risultato, lo subi­rono gli Albigesi in Francia, i Saraceni in Spagna e i nemici della verità in tutto il mondo. Ma oggi che Ella si è degnata di offrirci come scudo il proprio stesso Cuore, quali risultati possiamo atten­derci? La Chiesa non ha mai avuto un motivo più forte per spera­re in un trionfo definitivo e universale: «ecce Tabernaculum Dei cum hominibus, et habitabit cum eis».

Ma come arrivare a un così felice risultato? Ascoltate. Mosè era salito sul Sinai, dov'era rimasto per quaranta gior­ni. Nel frattempo il popolo d'Israele, dimenticando gl'immensi benefici che aveva ricevuto dal Dio dei suoi padri, aveva fabbrica­to un vitello d'oro per adorarlo come una divinità, celebrandovi attorno allegre feste, per la loro sensualità e indecenza ben degne dell'idolo al quale erano rivolte. Mosè scese dal monte e, giunto nell'accampamento, vide quel generale tradimento. Allora, infiam­mato di santa collera, spezzò le Tavole della Legge che aveva rice­vuto e, ponendosi in faccia al popolo intero alle porte dell'accam­pamento, proclamò con voce tonante queste parole: «Si quis est Domini, jungetur mihi!» «Se qualcuno sta dalla parte di Dio, venga da me!» L'intera tribù di Levi si unì immediatamente al suo Capo, che le comandò d'impugnare la spada e di correre all' accampamen­to per trafiggere tutti quelli che vi erano rimasti. In questo modo, quel popolo di cura cervice tornò alla obbedienza e fu obbligato a riconoscere il vero Dio, piangendo il proprio peccato e chiedendo perdono al Signore per la propria scellerata condotta.

Anche oggi tutte le nazioni vanno abbandonando la Fede e gli uomini si vergognano di adorare e confessare il Dio dei loro padri per adorare solo il denaro e il piacere, e per l'uno o l'altro tra­scurano, spezzano e opprimono i diritti del vero Dio. Ma anche oggi devono esserci leviti, figli del Tabernacolo, figli del Cuore di Maria, che facciano ritornare gli uomini sulla retta via e lo obbli­ghino a sottomettersi nuovamente a quel soavissimo giogo della Legge divina che hanno miserevolmente rifiutato. (...)

Unendoci fra noi ed aiutandoci vicendevolmente, l'esercito mariano compirà la profezia del venerabile Luigi Grignion de Montfort: «gli apostoli di Maria combatteranno l'Anticristo» e - aggiungiamo noi - trionferanno su di lui, sotto la protezione e la direzione di Colei che è per l'Inferno «terribile come esercito schie­rato a battaglia», Colei che «da sola ha sconfitto tutte le eresie nel mondo intero».

Sì, fratelli miei! Speriamo tutto dal Cuore Immacolato di Maria, augusto Tabernacolo della Maestà divina, la cui gloria risplende non solo nelle ricchezze di grazie e virtù, doni e preroga­tive, che le sono propri come Madre di Dio, ma anche e special­mente nelle bontà che, come Madre degli uomini, Ella diffonde sul mondo a richiesta dei suoi figli, e ancor più nei singolari favori che dona ad alcuni privilegiati fra tutti gli abitanti della Terra.

O Cuore Immacolato, tu che sei sempre aperto per ricevere e accogliere benevolmente le richieste di tutti coloro che confidano in Te! Ascolta le suppliche rivolte, in questi giorni di grazia, dai tuoi figli prediletti e devoti confratelli! Tutto quello che Ti hanno chie­sto nelle funzioni mensili e durante questa Novena, te lo chiedono ora con più vivi desideri e più sicura fiducia. Proteggi la Chiesa e rafforzala in mezzo alle persecuzioni che la circondano. Sostieni il Sommo Pontefice, il più grande dei Re e il più tenero dei Padri, affinché egli veda presto il trionfo sull'Inferno assicuratogli dalla divina promessa: «non praevalebunt». Attira a Te i cuori di tutti gli uomini, perché Ti amino come Madre, visto che Tu li ami tenera­mente come figli. Converti i peccatori, concedi coraggio e perseve­ranza ai giusti e benedici tutti noi affinché, docili alla tua voce, imi­tiamo sulla Terra le tue virtù e otteniamo un giorno la felicità di par­tecipare con te alla tua gloria nel Cielo. Amen.

 

V

Il Cuore di Maria, sole della Chiesa

Sermone predicato dal p. Félix Alejandro Cepeda, C.M.F.

Come sole splendente, così brilla nel Tempio di Dio (Eccl., 50, 7)

Mistero del Sole

Tra la moltitudine degli astri che, a innumerevoli miriadi, proclamano la gloria di Dio, sfavillando nei cieli come meravigliosa corona dell'universo, per splendore e bellezza nessuno può compete­re col Sole. Lo stesso Spirito Santo lo chiama «vaso mirabile e ope­ra dell'Eccelso» (Eccli. 43, 2), e ben a ragione, poiché questo incon­testabile re del mondo siderale è del tutto singolare e meraviglioso.

Dio lo sospese nel firmamento come un'aurea lampada, affin­ché con la sua luce illuminasse gli spazi e con il suo calore e le sue benefiche influenze diffondesse la vita, il vigore e la fecondità in tutti gli àmbiti del visibile creato. Non appena appare in Oriente e, come vigoroso gigante, come dice la Sacra Scrittura (Ps. 18°), si slancia a compiere la propria marcia trionfale lungo il suo abituale percorso, ecco che le tenebre della notte si ritirano alla sua vista come una fune­bre tenda e la natura intera si sveglia dal proprio sonno, sentendosi scuotere da nuovi fremiti vitali. Gli uccelli abbandonano il nido e, in allegro concerto, assordano l'aria salutando l'autore della loro esistenza; i fiori dispiegano con vistosa pompa le loro gradazioni di colore umide di rugiada; la neve si scioglie sui monti liquefacendosi in vivaci ruscelli, le cui liquide correnti scivolano tra la verzura come serpenti dalle argentee squame; si tingono di azzurro monti e colline, di verde acque e fonti, di porpora le nubi che limitano l'orizzonte.

Se il Sole sparisse dall'emisfero, che mai diventerebbe la Terra? Violentemente scossa dall'orbita nella quale gira, immersa in densissime tenebre, di cataclisma in cataclisma essa rotolerebbe senza guida nei vuoti abissi. Enormi cappe di gelo vi soffocherebbe­ro i germi di ogni vita, trasformandola in un immenso e desolato deserto, dal quale sparirebbero per sempre le primavere con le sue brezze tiepide e profumate, le estati con l'esuberanza delle loro messi e gli autunni con la ricca opulenza dei loro frutti.

San Paolo disse che «le opere invisibili di Dio si rendono visi­bili e come palpabili mediante le opere materiali sorte dalle sue mani» (Rom., 1, 20). I Padri della Chiesa e i commentatori biblici spiegano spesso i beni e le eccellenze della Grazia ricorrendo ai feno­meni naturali. Nel Sole io vedo un magnifico simbolo del dolcissimo Cuore di Maria, la cui festa oggi celebriamo con tanto entusiasmo delle nostre anime, e gli applico con ben maggiore ampiezza ed ele­vazione quella lode che Giosuè, figlio di Sirach, rivolse al sommo sacerdote Simone: «Rifulse nel Tempio di Dio come un sole splen­dente».

Questo ineffabile Cuore è il riassunto delle bellezze del creato e costituisce le delizie della Santissima Trinità, la gioia dei santi e l'incanto della natura. Se, come afferma il Sapiente, il Sole è un vaso mirabile creato dell'Altissimo, il Cuore di Maria è l'opera maestra della natura e della Grazia, un'arca preziosissima adornata da Dio con tutta l'accuratezza possibile, un solo battito del quale è più grato alla divina Maestà che gl'inni di tutti gli Angeli e le lodi di tutti gli uomini di tutti i secoli. Come il Sole sorge dissipando le tenebre, così dal Cuore mariano, senza comprometterne la verginità, sorse quella Luce divina che illumina tutti gli uomini dai colli eterni (Ps. 75°). Se il Sole è un astro così bello fra tutti che Dio lo scelse come proprio specifico tabernacolo (Ps. 14°), che cosa è il Cuore di Maria, se non il tempio in cui si realizzò l'augusto mistero della Incarnazione del Verbo, la dimora in cui per nove mesi abitò Colui nel quale risiede la pienezza della Divinità? Infine, come la scomparsa dell'astro regale sommergerebbe il mondo nelle tenebre e negli orrori della morte, così, o benefico sole del Cuore di Maria, se tu ci negassi i tuoi amo­rosi raggi, che ne sarebbe di noi? O santissima Madre di Dio, anima e vita di tutti i cristiani, se ci abbandonassi, che ne sarebbe di noi? La mente si annebbia e l'immaginazione si ritira spaventata, davanti all'insondabile abisso di mali nel quale sprofonderemmo senza spe­ranza né rimedio. Se ciò accadesse, verrebbero cancellate, o meglio soppresse, le più belle pagine della storia del Cristianesimo e le più dolci memorie del libro della nostra vita: «Come senza il Sole non ci sarebbe luce, cos’, senza Maria, non resterebbero altro che fittissime tenebre» (San Bernardo di Chiaravalle, Sermo in nativitate Mariae).

Dunque, riassumendo e completando l'allegoria, diciamo che il Cuore di Maria è come un sole splendente nell'ordine della Grazia, poiché illumina, riscalda e vivifica la Chiesa universale: l'il­lumina con la luce che diffonde; la riscalda con l'esempio delle sue virtù; la vivifica con le grazie che diffonde su tutti gli afflitti e tribo­lati. Questi pensieri racchiudono l'argomento e la divisione del mio discorso.

O Madre mia, gloria e gioia dei Cieli! Come uno degli anzia­ni dell'Apocalisse, vorrei avere in mano un'arpa e nell'altra una coppa piena di profumi. Vorrei che dalla mia lingua sgorgasse a tor­renti l'eloquenza per benedirti e lodare le eccellenze, virtù e bontà del tuo Cuore Immacolato; vorrei che ogni concetto del mio discor­so fosse un inno alla tua gloria. Ma poiché questo è impossibile alla mia rozzezza, o Madre tenera e compassionevole, dégnati di accet­tare l'umile elogio che sgorga dal più intimo del mio cuore. Confido che mi aiuterai a proclamare le tue lodi, e con questa fiducia mi chino riverente rivolgendoti l'angelico saluto: Ave Maria!

 

Il Cuore di Maria, luce della Chiesa

Le principali qualità del Sole consistono nello splendere e nell'illuminare. Il Genesi dice che Dio lo pose nel firmamento come una gran lampada per presiedere al giorno. Il Salmista lo paragona ad uno sposo che, splendidamente vestito nel giorno delle nozze, si alza per percorrere come un gigante tutta la volta del cielo. Appena spunta il suo disco luminoso all'orizzonte, la luna e le stel­le spariscono come riconoscendolo quale re degli spazi. Centoquarantasette milioni di chilometri ci separano da questo astro; eppure la luce che c'irradia non perde nulla della propria intensità. Esso serve da orientamento ai viaggiatori sulle terre e ai naviganti sui mari.

Eppure se il Sole, per le sue eminenti qualità luminose e per il suo potere di scacciare le tenebre dal mondo, è vaso mirabile ed opera splendente dell'Altissimo, con quanto maggior ragione deve chiamarsi vaso portentoso di elezione quel Cuore augustissimo di Maria che, secondo san Giovanni Damasceno, è un purissimo riflesso del divino splendore, un perenne fuoco di luce inestingui­bile? Quale mai creatura brilla come l'ineffabile Cuore di Maria, talamo e delizia del Verbo divino, gioia degli Angeli, incanto del mondo intero? O Maria!, esclama san Epifanio, tu sei la primaria bellezza dopo Dio, e, paragonata alla tua, non hanno ombra di bel­lezza i Cherubini, né i Serafini, né tutti i nove cori angelici messi insieme. Al tuo confronto, li considero come le stelle del cielo, che perdono tutta la loro luce quando appare il Sole. Ma tutta la gloria e lo splendore della figlia del Re è concentrata nel suo Cuore, come insegna lo Spirito Santo: «Tutta la gloria della figlia del Re sta nel­l'interiorità» (Ps. 44°). Ugo di San Vittore dice che giustamente Maria viene paragonata al Sole; difatti, come questo astro regale illumina l'intero universo, così la Beatissima Vergine ottiene e dif­fonde la Grazia per la Chiesa universale. Se si sopprimesse il Sole, il mondo resterebbe nella più miserevole condizione; se si sopprimesse la Vergine Immacolata, la Chiesa resterebbe sommersa nel­l'afflizione e nelle angustie.

Per meglio comprendere quanto eccellentemente Maria ha il potere d'illuminare, considerate bene che Ella ha dato al mondo la vera Luce; con le sue ispirazioni c'indica la via al Cielo; essendo il trono della Sapienza, eleva le nostre facoltà alla più alta capacità e perfezione.

 

Maria, l'anti-Venere

Consideriamo il primo punto. La Chiesa celebra il fatto che dal Cuore di Maria, senza comprometterne la verginale purezza, sorse quell'eterna Luce che illumina ogni uomo che nasce. La stessa Chiesa gli applica le parole dell'Ecclesiastico che dicono: «Ho fatto si che nei cieli sorgesse un lume inestinguibile» (Eccli., 24, 7). Durante quattromila anni, il mondo antico rimase sepolto nelle tenebre della idolatria e di grossolani errori. Al vero Dio non rende­va culto che il ridotto numero del popolo ebraico, mentre per ogni dove si bruciava sacrilego incenso alle false divinità, agli animali, alle piante, agli astri e alle più impure passioni personificate in Venere, Bacco e Mercurio. La decadenza dei costumi era talmente spavento­sa da giungere a strappare a Dio stesso questo doloroso lamento: «Mi pento di aver creato l'uomo!» (Gen., 6, 7).

Ma ecco che appare Maria, e dal purissimo sangue del suo Cuore si forma l'Umanità di quel promesso Redentore che, con i suoi insegnamenti e dottrina celestiali, ha rinnovato la faccia della Terra. Le tenebre si dissipano, la luce sorge e l'idolatria tramonta. Come dice il Profeta, quei popoli che erano seduti all'ombra della morte, ora vedono la luce: «Populi qui ambulabant in tenebris, viderunt lucem magnam; habitantibus in regione umbrae, lux orta est eis» (Isa., 9, 2). Se lo stesso Figlio di Dio chiama «luce del mondo» gli Apostoli e tutti coloro che contribuiscono a salvare le anime, a mag­gior ragione, non potremo forse dare questo stesso titolo a Colei che cooperò a questa missione in modo più diretto di loro? Non potremo forse dire che Ella è per la Chiesa come un sole splendente nel tem­pio di Dio?

Il Cuore di Maria c'illumina anche per scoprire la via al Cielo, per conservare il tesoro della innocenza e per recuperarlo quando l'abbiamo disgraziatamente perso. Ella invia i raggi delle sue grazie e delle sue ispirazioni, affinché possiamo percorrere incolumi gli aspri sentieri della vita. Come il Sole sorge per i giusti e per gli empì, illumina le più grandi città e i più piccoli villaggi, penetrando senza sporcarsi nelle più sordide fangaie, così il Cuore di Maria illumina i peccatori, affinché riconoscano il loro triste stato e intraprendano il cammino che deve condurli al porto della gloria. Per l'anima som­mersa nelle tenebre della colpa, com'è dolce scoprire un raggio della misericordia, un dono della Santissima Vergine, non meno di quanto per i naviganti è dolce l'apparizione del Sole in mezzo a una tempe­sta! Quanto saremmo caduti nell'insondabile abisso dell'inferno, se la purissima luce della nostra Madre non fosse arrivata a illuminarci! Quando noi, pazzi e ciechi, dimenticavamo i nostri doveri e ci allon­tanavamo dall'ovile del divino Pastore, la Santissima Vergine, per una devozione che le avevamo conservata, c'inviò rimorsi per la colpa, nausee per i piaceri mondani, desideri di perfezionarci; e allo­ra siamo tornati sulla retta via.

 

Sedes Sapientiae

Il Cuore di Maria non solo illumina con le grazie che diffon­de, ma anche inspira al genio le più sublimi idee e gli dà ali per volare verso la conoscenza della verità. Ascoltate lo Spirito Santo che dice nel libro dei Proverbî: «Sapienza aedificavit sibi domum», «l'eterna Sapienza si è costruita una dimora», un palazzo (Pv., 9,1). Cos'è questo palazzo? E' Maria, rispondono unanimi i padri della Chiesa; è Maria, ripete l'intero popolo cristiano nell'invocarla col significativo titolo di Sedes Sapientiae. Nel suo Cuore venne a riposare quel Signore, nel quale l'eterno Padre ha posto tutti i tesori della sua divina sapienza e scienza, come dice san Paolo.

Se leggete la storia, vedete che tutti i sapienti più degni di questo titolo si sono rifugiati in questa fortezza, nella quale hanno ricevuto non una qualche singola conoscenza, bensì quella gran­dezza ed elevatezza d'idee che, sollevandoli da ogni cosa terrena, ha fatto loro comprendere i più alti misteri della scienza e della natura. E' sufficiente ricordare san Gregorio il Taumaturgo, al quale Maria ispirò il trattato sulla Trinità, o il mistico san Bonaventura, o sant'Alfonso de' Liguori, o san Tommaso d'Aquino, quell'angelo della Scolastica che, dopo essersi prostrato ai piedi del Crocifisso, andava a bere torrenti di sapienza dal Cuore della più tenera delle madri. Il giovane sant'Alberto stava abbandonando l'Ordine domi­nicano, del quale aveva vestito la bianca divisa, perché i suoi scar­si talenti non gli permettevano di seguire i suoi compagni di studio; ma la Beatissima Vergine gl'insegnò la filosofia e la teologia con tale luminosità da fargli poi meritare il titolo di "Magno". Come afferma l'abate Ruperto, Maria illuminò gli Apostoli con la sua scienza infusa, affinché capissero i più sublimi misteri (Commentaria in Cantica canticorum). Illuminati dal Cuore maria­no, gli artisti hanno impresso su tela o marmo o bronzo le sue più belle ispirazioni. Chi mai ha ispirato il genio degli architetti che costruirono quelle superbe basiliche che rendono celebri tante città? Chi mai ha ispirato ai musicisti le loro più soavi melodie? Benediciamo dunque Dio, che ci ha donato questo sole cento volte più bello e magnifico di quello materiale. O Cuore incomparabile di Maria, tu sei un benefico e splendidissimo sole, un inestinguibi­le fuoco di luce e di sapienza!

 

Il Cuore di Maria, calore del mondo

Non appena sparisce l'inverno con i suoi geli e lunghe notti, e il Sole va avvicinandosi al nostro emisfero, l'intera natura rinasce; dissipate le grigie nubi, l'astro diurno diffonde rinnovato calore sulla superficie terrena con i suoi raggi vittoriosi; è questo che costi­tuisce la sua seconda qualità. Al calore del Sole, germinano tutti i vegetali, gli alberi si rivestono di foglie e fiori, i campi si ricoprono di verzura e di messi che dovunque crescono abbondanti e rigo­gliose. Nella zona torrida, dove le influenze dell'astro regale si fanno sentire più forti perché i suoi raggi cadono quasi perpendico­larmente, la natura diventa più ricca ed esuberante; alberi, fiori, uccelli, tutto è più vistoso e vario. Nella misura in cui ci allontania­mo dall'Equatore e i raggi solari arrivano più obliqui e riscaldano di meno, abbiamo un calo della vegetazione, fino a giungere ai perenni ghiacciai delle regioni polari.

Anche al calore di quel benefico Sole che è il dolcissimo Cuore di Maria, germinano nelle anime i fiori delle virtù. Un'anima in peccato o un cuore freddo e senz'amore per la Santissima Vergine, sono come un campo incolto nel quale crescono solo le erbacce dei vizî; lì il bene e la pietà sono piante rare, perché vi manca l'atmosfera adatta, il loro cielo e il loro sole. Ma lasciate che i raggi del Cuore di Maria arrivino a quest'anima, ed essa si trasfor­merà presto in un ameno verziere nel quale il celeste Giardiniere troverà la sue delizie.

Percorrete con l'immaginazione il corso dei secoli cristiani; se potete, contate l'esercito dei màrtiri con le loro palme insangui­nate, i cori splendenti delle vergini con le loro corone di gigli, l'in­numerevole schiera dei confessori che edificarono la Chiesa con le loro penitenze e le intesserono una corona d'immortale gloria, quel cumulo di virtù eroiche e ignorate che fiorirono nei deserti dell'Egitto e della Siria nei chiostri religiosi. Tutto questo è dovuto a Maria, alla virtù ed efficacia del benedetto Sangue di Gesù Cristo comunicatoci dal Cuore di Maria, al sangue di Gesù riscaldato in quel Cuore di Maria che, spinto dal suo amore materno, arriva fino a noi per darci la vita soprannaturale. I beati del Paradiso devono la loro salvezza alla Vergine Immacolata, perché è stabilito che Dio ci comunica il tesoro delle sue grazie solo mediante la sua benedetta Madre. All'opposto, i dannati gemono nella eterna disperazione perché si coprirono con un velo impenetrabile che impediva la potente influenza del Cuore di Maria, il quale avrebbe dissipato il gelo della indifferenza, disseccato le erbe velenose del peccato e fatto germogliare le virtù cristiane con bella efflorescenza. Secondo sant'Anselmo, com'è impossibile che si perda il devoto di Maria, così è impossibile che si salvi colui che non Le è devoto.

 

Modello e stimolo di virtù

L'esempio è il più potente stimolo per praticare le virtù. Per decidersi a un'azione eroica, non c'è modo più efficace che l'esser­ne testimone. Questo è appunto quello che accade agli amanti del purissimo Cuore di Maria.

La virginale purezza di questo Cuore, che si nasconde agli sguardi profani per non avvizzire, che si turba alla vista di un Angelo, che giungerebbe a rifiutare la maternità divina se questa sciupasse il bianco giglio della sua integrità verginale, susciterà immense folle di vergini lungo tutti i secoli cristiani. Quest'angelica virtù, sconosciuta al mondo antico, è uno dei più belli allori che onorano la Chiesa cattolica.

L'amore del Cuore di Maria per la povertà, che spinse a vestir­si di grezzo lino Colei che un giorno avrebbe avuto il Sole come pro­prio manto regale, Colei che ha solo un po' di paglia per appoggiare quel suo Figlio che è anche Figlio di Dio, susciterà eserciti di poveri volontari che, dimentichi di sé e disprezzando i beni terreni, sospira­rono solo per la felicità celeste.

L'eroica obbedienza del Cuore di Maria, non solo agli ordini della Provvidenza, ma anche a quelli del suo beato sposo san Giuseppe, senza opporre la minima resistenza anche se le si coman­da di alzarsi in piena notte per andare a Betlemme o in Egitto o a Nazareth o a Gerusalemme, inspirerà a milioni di anime la sublime intenzione di rinunciare alla loro libertà e di nascondersi in un chiostro per obbedire a chiunque comandi in nome del Signore.

La sovrumana pazienza con cui il Gore della divina Madre sof­frì tutti i dolori del Calvario, quando vide morire il dolcissimo Figlio delle sue viscere, senza potergli offrire alcun sollievo né ristagnare il sangue che sgorgava a fiotti dalle sue ferite, otterrà che le anime afflitte amino la loro croce e il sacrificio baciando la mano di chi le tormenta. Il fuoco della sua carità verso Dio e il prossimo si comunica al cuore dei suoi devoti, affmché adempiano ai divini Comandamenti e ai consigli evangelici e si consacrino ad alleviare le umane sofferen­ze. Dal primo battito nel seno di sua madre sant'Anna, il Cuore di Maria fu infiammato di carità, tanto che, paragonati a lui, gli stessi serafini sembravano fiocchi di neve; poi tale carità andò crescendo fino a toccare i confini dell'infinito. E questo amore lo comunica intensamente ai suoi devoti.

Con tanta eleganza quanto verità, si è detto che l'amore è come un grande artista che, in tutte le figure dipinte dal suo magico pennel­lo, si compiace di riprodurre le fattezze dell'oggetto che lo attrae. Colui che davvero ama il Cuore di Maria, nel segreto della propria anima ode una soavissima voce che gli dice: «Osserva il modello che hai davanti agli occhi e riproducine le amabili virtù sulla tela del tuo cuore. Apri questo mistico libro e imparane le lezioni».

O mistico sole del Cuore di Maria! Tu sei colui che riscaldi le anime dei figli della Chiesa e fai germinare con esuberanza fiori e frutti di evangelica santità e perfezione.

 

Influenza del Cuore di Maria

Il Sole rallegra e vivifica il globo terrestre. Il Salmista dice che nessun essere rimane escluso dal suo beneficio: «Nec est qui se abscondat a calore eius». Parimenti, nessuno può restare escluso dalle tenerezze del Cuore di Maria, che è nostra Madre nell'ordine spiri­tuale, e, per alleviare e consolare tutte le nostre necessità, le provve­de di opportuni rimedi. Qual opera non potrebbe germogliare, nascere e fruttificare al calore del Cuore di Maria? San Bernardo dice che, come il Sole non nega a nessuno i propri benèfici raggi, così il Cuore di Maria apre a tutti il seno della propria misericordia perché se ne avvantaggino abbondantemente; al prigioniero concede salvezza, al malato salute, all'addolorato consolazione. (...)

Come dunque non amare questo Cuore al quale dobbiamo, più che la vita del corpo, quella dell'anima? Come parlarne senza esal­tarlo con tenerezza e con santo delirio? O Angeli del Cielo, voi ser­vite e onorate Maria perché è vostra Regina; ma cedete il passo a noi, che siamo suoi Figli, cellule del suo Cuore!

O Cuore ineffabile di Maria! Come la luce del Sole, attraver­sando un prisma di cristallo, si scompone in vari colori, così le grazie che Tu diffondi sui disgraziati sono tanto varie quanto le loro innu­merevoli necessità; difatti sei gioia del giusto, forza del debole, scudo del militante, luce del cieco, medicina del malato, stella del navigan­te, vigore dell'infiacchito, rifugio del peccatore. A ragione san Giovanni Damasceno ti chiamò «immenso abisso di grazia» (Oratio II de Virginis Assumptione); difatti, se è impossibile esaurire le acque dell'oceano, ben più lo sarebbe esaurire le grazie che hai accumula­to per consolare i tuoi figli. O amato Cuore, sii sempre la dolce attrat­tiva dei nostri desideri. Se non fosse per te, chi sosterrebbe la nostra debolezza, chi ci aiuterebbe a perseverare nel servizio di Dio? In que­sto giorno, benedici noi e tutti coloro che amiamo: la Chiesa e il suo augusto capo il Romano Pontefice, i nostri parenti e amici Non dimenticare i nostri colpevoli fratelli, quei figli prodighi che dissipa­no i loro talenti nel pazzi divertimenti del mondo.

O Cuore trapassato da sette acuminati pugnali di dolore! Fa' che dalle tue ferite s'irradino correnti di luci e di grazie che illumi­nino queste povere pecorelle traviate, in modo da farle tornare all'Ovile del buon Pastore. Benedici tutti i tuoi figli e confratelli che sono venuti a celebrare la tua festa, affinché un giorno potremo can­tare le tue lodi nella Patria celeste.

 

VI

Il Cuore di Maria, cuore della società cristiana

Sermone predicato dal p. José M. Crespo, docente nel Collegio Ispano-Messicano di Toluca (Messico)

La folla dei credenti aveva un cuore solo (At., 4, 32)

Mistero della maternità

Nell'umano linguaggio c'è una parola, la più bella pronun­ciata dalle labbra, la più soave emessa dai polmoni, la più commo­vente e tenera mai suscitata dalle cavità del cuore. Le sue magiche vibrazioni sono le prime che vagano sulla bocca dei bambini, a lo­ro più dolce del saporito nettare che li nutre, più mite degli eco del­l'amorosa ninna-nanna che li culla e li addormenta, più santa e af­fascinante delle angeliche visioni che allettano e svagano i loro in­nocenti sonni.

Oh, ogni volta che questa parola risuona alle vostre orecchie, sentite agitarsi tutte le fibre del vostro essere; ogni volta che tenta­te di esprimere una parola di tenerezza, istintivamente sorge sulle vostre labbra questa parola, come compendio che riassume ogni amoroso sentimento. Tutti i linguaggi l'hanno, tutti i popoli la conoscono, tutte le labbra la gustano, tutti i cuori la sentono. Io stes­so, dall'altezza di questo sacro luogo, la vedo disegnata in tutti voi, in quegli sguardi d'intima soddisfazione lanciati dai vostri occhi, in quei lampi d'intensa gioia che irradiano dai vostri visi, in quelle orme di amorose lacrime che solcano le vostre guance.

"Madre'! Questo nome dolcissimo, che compendia tutte le dolcezze racchiuse nell'amore, unito a quest'altro nome bellissimo, quello di Maria, che compendia tutte gl'incanti racchiusi nella Grazia, voi lo ripetete con legittimo entusiasmo, e oggi lo ripetono migliaia e milioni di vostri fratelli, in tutti i linguaggi, in tutti i Paesi e in tutte le latitudini del mondo cristiano. Sì, commossi dalla pre­senza di una stessa immagine sull'altare, per influenza di una stes­sa idea nella mente, per suggestione di uno stesso argomento dai sacri pulpiti, migliaia e milioni di confratelli e di figli del Cuore di Maria fanno oggi risuonare le volte dei templi all'unisono con le cripte dei loro petti mediante gli armoniosi echi di questa dolcissi­ma e affascinante parola.

Questi echi hanno impressionato con troppa intensità le mie orecchie, hanno ripercosso con troppa forza nelle più profonde viscere della mia anima, hanno agitato con troppa rapidità e ferito con troppa vivacità tutte le fibre del mio cuore, perché io riesca in questi momenti a sottrarre il mio spirito alla potente influenza del loro incanto, perché riesca a distrarre la mia attenzione e a svagare la mia fantasia fuori dal campo della loro attrazione magnetica, per­mettendo alla mia lingua di scivolare in discorsi diversi da quello evocato da questa feconda idea della Maternità di Maria, simboli­camente rappresentata in questa bellissima immagine che oggi rice­ve dai suoi figli un solennissimo culto.

Sì, fratelli miei! Sollevate le vostre fronti, oltrepassate queste mura, percorrete queste terre, superate le altissime montagne e cor­digliere, attraversate gli ampi e spaziosi mari. Proprio oggi, forse in questo stesso momento, riunite nei templi cattolici, sia magnifici e sontuosi, come questo di Nostra Signora delle Vittorie, sia umili e modesti, come quelli dei villaggi poveri e isolati, compatte moltitu­dini di fedeli, raccolti attorno agli altari di Maria, la lodano come voi con ferventi preghiere, la cantano come voi con inni entusiasti­ci, l'amano come voi con lo stesso amore e con lo stesso cuore; infatti una sol'anima vivifica loro e voi, una sola vita vive in loro e in voi, un solo cuore palpita in loro e in voi: è il Cuore di Maria. «La folla dei credenti aveva un cuore solo » (At., 4, 32)

Sì, fratelli miei! Il Cuore di Maria è il cuore, è la vita di tutti coloro che appartengono a questa grande famiglia cristiana, a que­sta società di figli di Dio e discepoli di Cristo. Ciò vuol dire che il mondo cristiano vive grazie al Cuore di Maria, e in esso deve cer­care la restaurazione della vita cristiana.

Il Cuore di Maria, cuore della società Cristiana! Che bello e interessante argomento, fratelli miei, se riuscissi a svolgerlo con parole meno indegne, con concetti meno inadeguati alla sua gran­dezza! Per il bene delle vostre anime, vi supplico di aiutarmi implo­randomi oggi una infusione di quella scienza che illumina gl'intel­letti angelici, una partecipazione di quell'ardore che brucia i serafi­ni, affinché, illuminata la mente, purificate le labbra, infiammato il cuore, io possa parlarvi del Cuore Immacolato della nostra Madre comune.

O Madre, Madre mia! Permetti che io, il più indegno dei tuoi figli, con la fronte impolverata per il viaggio e sudata per la fatica della lotta per la vita, reclini questa mia fronte davanti alle parole del tuo Cuore; permettimi di ascoltare i suoi amorosi battiti e di sco­prire i misteri della tua vita, affinché riesca a proclamarli a questa folla di tuoi figli, ansiosi di conoscerti per amarti. Non negarmi questa grazia che, quando avrà prodotto il nostro vantaggio spiri­tuale, avrà aumentato la tua gloria. Ave Maria!

 

Essere, Vita, Amore

Dio è l'Essere, Dio è la Vita, Dio è l'Amore. Dio è essen­zialmente eterno e incomprensibile, è bello ed eccellente per l'immensa vita che palpita in Lui, è buono ed amabile per que­sto amore che in Lui arde con eterno fulgore, per la comunica­zione delle sue ricchezze, per la partecipazione alle sue perfe­zioni, per la multiforme espansione della sua benefica natura.

Dio è l'Essere, Dio è la Vita, Dio è l'Amore. Quel mondo materiale, che esiste grazie all'azione compiuta in Lui dalla sua sovrana Divinità, deve ricevere l'impronta della Vita e il sigillo dell'Amore che lo ha formato in tutta la meravigliosa gradazio­ne di esseri che lo compongono.

Dio è l'Essere, Dio è la Vita, Dio è l'Amore. Quel picco­lo mondo che chiamiamo uomo, questo microcosmo, riassunto e compendio di tutti gli esseri, sigla di tutte le meraviglie diffu­se in tutto il creato, deve manifestare in sé, nelle membra del suo corpo, nelle facoltà della sua anima, l'immagine della vita divi­na, l'impronta dell'amore che nel seno divino brilla con splen­dori di santità e purezza.

Dio è l'Essere, Dio è la Vita, Dio è l'Amore. Quel mondo morale, quel complesso delle umane società che lo formano, raggruppate fra di loro in virtù dell'istinto di socievolezza che deriva dal suo stesso essere e dalla sua stessa natura, mediante il vincolo comune di uno stesso sangue e di una stessa origine e provenienza, nella sua fondazione, nelle sue leggi, nei suoi diversi organismi e istituzioni, deve mostrare un disegno di quella Vita, una immagine vivente di quell'Amore, che è l'inti­mo vincolo che unifica in una stessa sostanza e natura le tre Persone nel seno augusto della Divinità.

Non lo vedete, fratelli miei? Il più bello degli esseri è quello vivente; il più bello dei viventi è quello amante; ecco qui le supreme leggi che reggono e governano tutte le manifestazio­ni della divina Bontà nel mondo. Triste, tetro e oscuro ci pare ogni essere nel quale non scopriamo o intuiamo una qualche palpitazione o sintomo di vita; fredda, triste o indifferente ci appare quella vita nei cui palpiti l'amore non svolge alcun ruolo. Ma, fratelli miei, non crediate che queste leggi così belle, armoniose e sapienti valgano solo per le opere della natura, Quel Dio che, nel creare le cose, stabilì e avviò tali leggi, a que­ste ha dato anche maggiore importanza nella loro elevazione e restaurazione, in questa splendida creazione del mondo dei redenti e liberati da Cristo, nella fondazione della Chiesa catto­lica, nello stabilimento di questo impero cristiano, formato con i più valenti elementi delle società umane, sublimati, sopranna­turalizzati, divinizzati con l'introduzione nel loro organismo di un nuovo fattore vitale: la Grazia che santifica e abbellisce le anime.

L'illustre Fondatore di questa Società, voi lo conoscete: è Gesù Cristo, nome sacro per la vita che ci diede, nome amabile per la carità che lo spinse fino a sacrificare la vita. Ma questo nome va sempre accompagnato ad un altro: quello di Maria, il nome di quella Donna benedetta, associata da Dio al suo Figlio in tutte queste magnifiche opere destinate a comunicare e a ristabilire la vita soprannaturale nel mondo. L'Essere divino si comunicò dapprima in Colei, nella cui giurisdizione doveva nascere quell'augusta Persona che lo possiede con infinita pie­nezza; la Carità divina ci arrivò dapprima mediante Colei, nel cui seno era eretto quell'altare sul quale doveva sacrificarsi la preziosa Vittima per la redenzione dell'uomo; la Vita divina passò dapprima in Lei santificandola, abbellendola, elevandola; la Carità divina passò dapprima in Lei incendiandola, brucian­dola, sacrificandola.

Dopo aver completato Maria nella loro opera di santifica­zione e abbellimento, dopo aver percorso tutto quell'essere pri­vilegiato, tutte le sue membra verginali, tutte le facoltà della sua anima irrigandola con la linfa rigeneratrice della Grazia, frutti­ficandola con l'abbondanza delle virtù, consacrandola con un'atmosfera pregna di purezza, con un ambiente saturo di san­tità: nel più centrale, nel più intimo, nel più segreto e nascosto del suo essere, l'Amore e la Vita costituirono un'abbondante sorgente che a suo tempo irrigasse tutti gli organismi del mondo cristiano che Gesù Cristo avrebbe stabilito. Questa inesauribile cisterna della vita divina, questa feconda sorgente dell'Amore... è il Cuore di Maria.

Lo ripetiamo: il più bello di Dio è la sua Vita; il più bello della Vita divina è il suo Amore; ma questo Amore è concentrato nel più bell'organo della più bella creatu­ra, ossia nel Cuore di Maria.

E così, fratelli miei, essendo fonte di quella vita che vivi­fica il mondo cristiano, essendo centro e fonte di quella carità che, infusa nelle sue membra, le dispone a compiere le opere soprannaturali e divine, questo Cuore verginale può essere con­siderato come il vero Cuore della Chiesa. «Multitudinis creden­tium erat cor unum». Sviluppiamo meglio questo concetto, base e fondamento dell'intero nostro ragionamento.

 

Mistero del cuore

Il cuore! Come mai quest'organo meraviglioso, che batte nella cripta del petto, in tutte le epoche è stato considerato come centro d'irradiazione della vita corporea, come trono e simbolo dell'amore che lo nobilita, come fonte dell'energia che lo muove? Non sarò certamente io a chiarire questo mistero, refrat­tario a tutte le ricerche scientifiche, né questo è il luogo oppor­tuno per chiarire tale questione, la cui soluzione d'altronde non è affatto necessaria allo scopo che ci proponiamo.

Basti sapere che effettivamente, in questa prospettiva, essendo depositario e distributore del sangue, di questo liquido vivificante e rigeneratore, il cuore può essere considerato come la fonte della vita che sostenta e muove ogni organismo. Nel suo incessante movimento, col quale dapprima si apre e amplia le proprie misteriose cavità per ricevervi il sangue, poi si chiude e si contrae per diffonderlo generosamente in tutto il corpo, il cuore è veramente la sorgente feconda e traboccante della vita, alla quale tutti gli organi ricorrono chiedendogli quel fluido vitale che li mantiene. In mezzo alla silenziosa agitazione con cui si muovono tutte le cellule viventi del corpo umano in que­sta fabbrica meravigliosa, si odono voci misteriose che giungo­no al cuore, come voci di figli affamati che chiedono cibo alla madre seduta al centro della casa: «sangue!, dacci del sangue!», dicono a loro modo al cuore tutte le membra e tutte le cellule del corpo. Sangue per le solide ossa, queste colonne maestre del­l'edificio umano, per rafforzarle; sangue per i vigorosi muscoli, questi fedeli servitori dell'anima, per irrobustirli; sangue per i delicati nervi, questi messaggeri della mente, per ravvivarli; sangue per tutte le membra, per riparare e restaurare le perdite continuamente provocate dai molteplici lavori che compiono. A tutti costoro, il cuore rifornisce con prontezza e con abbondan­za quel liquido vitale del quale abbisognano.

 

Il Cuore di Maria, paradiso di Dio

Come, al principio dei tempi, nel centro del Paradiso Dio pose una fonte perenne, dalla quale sgorgavano quattro grandi fiumi che irrigavano e fertilizzavano tutta la terra, così, in que­sta meravigliosa creazione del corpo umano, nella cripta del petto la Provvidenza collocò una cisterna di vita e di calore, una inesauribile fonte di sangue, dalla quale sgorgano come torrenti quelle arterie e vene che, nelle loro infinite ramificazioni, per­corrono tutto il corpo fino alle sue più estreme propaggini, per dargli vita e per fertilizzare tutti i suoi organi e tessuti.

Analogamente, nel posto più ricco e bello di questa soprannaturale creazione, ossia al centro della Chiesa, Dio ha posto Maria come nuovo Paradiso di delizie; e nel suo posto più nascosto e segreto, ha fatto sgorgare una fonte perenne di Grazia: il suo Cuore Immacolato, ricchissimo laboratorio dell'intera vita divina, che ora vivifica il Corpo Mistico di Cristo come un tempo vivificò il suo Corpo naturale; inestinguibile fornace di ogni calore, di ogni soprannaturale energia che dà energia e movimento a tutti i suoi membri.

Accade così, fratelli miei, che in seno alla Chiesa, rispetto a tutti gli uomini ai quali giunge l'influenza del divino Sangue redentore, e rispetto a tutte le istituzioni del mondo cristiano, il Cuore Immacolato di Maria esercita lo stesso ruolo e le stesse operazioni svolte nel corpo fisico da quel prodigioso organo che chiamiamo cuore: ossia spinge con potente impulso il liquido vitale fino alle estreme propaggini viventi. Come ogni fibra sen­sibile, ogni cellula vivente nel corpo, vive e sente in virtù della vita e della sensibilità comunicatagli dal sangue spinto dal cuore; così nella Chiesa di Dio non c'è opera buona, non si compie azio­ne gradita alla Divina Maestà, non si leva dalla terra preghiera accettabile alle Sue divine orecchie, la cui bontà ed efficacia non risultino dal carattere propiziatorio e impetratorio del Sangue di Gesù Cristo, che sgorga a fiotti dal Cuore Immacolato di Maria. Questo Cuore è quindi il vero cuore dell'umanità credente: «mul­titudinis credentium erat cor unum».

Ah sì, fratelli miei! A Dio, sgradito sarebbe il profumato incenso, che in celestrine spirali si eleva dall'altare sacrificale; sgradite sarebbero le ondate di armonie, che sgorgano dall'orga­no musicale in sua lode; sgraditi sarebbero gl'inni e canti, le cui eco risuonano gioiose sotto le volte del tempio; sgraditi sarebbe­ro gli encomi e i discorsi della sacra eloquenza, che commuove le folle cristiane; sgradito sarebbe l'intero culto tributatogli dal­l'umana creatura nel vastissimo tempio della natura... se quel san­gue generoso, che ferve e ribolle di carità nel Cuore di Maria, non prestasse i suoi profumi all'incenso, la sua armonia agl'inni e la sua vittoriosa efficacia alle misere preghiere dei mortali. Insomma, fratelli miei, al Cuore di Dio sarebbe sgradito quello dell'uomo, se questo miserabile organo non si levasse dalla bassezza della propria carne sotto gl'impulsi del Cuore di Maria, se non fosse mosso dalla sua energia, santificato dalla sua purezza, sublimato dalla sua carità, se non rinunciasse al proprio essere e alla propria vita per trasformarsi nel Cuore di Maria.

 

Maria, cuore della Chiesa

Allora tacciamo e lasciamo parlare la storia. Volgiamo uno sguardo amoroso a quei primi tempi del Cristianesimo, quando tutti i fedeli si radunavano nel chiuso di un unico ambiente: "il cenacolo"; quando tutti si riconoscevano da un solo nome: "fratelli"; quando una sola era l'anima che vivifica­va quella giovane società dei credenti: "la Fede"; quando unica era la preghiera che rivolgevano al Cielo come messaggera di tutti i loro desideri e di tutte le loro aspirazioni: il "Padre Nostro"; quando uno solo era il cuore che li animava, allaccian­doli tutti coi vincoli della carità nella unità di fede e nella purez­za dei costumi: «multitudinis credentium erat cor unum». Qual era questo cuore? La Sacra Scrittura ci propone questo meravi­glioso spettacolo di unione e di concordia, oggetto di ammira­zione e di meraviglia per gli stessi nemici del nome e della Persona di Cristo, e ci fa anche intuire chi era questo cuore e quest'anima che operavano quel prodigio di unità, mai visto prima sulla Terra: era il Cuore di Maria, che viveva con loro, batteva insieme a loro, pregava in loro compagnia: «Qui tutti perseveravano unanimemente nella preghiera, attorno a Maria Madre di Gesù».

Il mondo cristiano era nato; mondo nuovo e sconosciuto nel quale c'era una sola legge: la carità, e un solo cuore: quello di Maria. Allora nasceva il mondo cristiano, e oggi siamo già nel ventesimo secolo della sua esistenza. Durante questo lungo periodo di tempo, quella stessa causa ha prodotto quello stesso fenomeno: lo stesso Cuore ha prodotto la stessa unione e concordia. Di fronte al mondo pagano nei primi secoli, di fronte alle eresie poi, di fronte al mondo del Protestantesimo nel secolo XVI, di fronte al mondo del filosofismo (illuminista) nel secolo XVIII, di fronte al mondo del razionalismo, del materialismo, del positivismo, del socialismo oggi, nonostante i rigori di una lotta così prolungata e cruenta, il mondo cristiano ha conserva­to con perfetta integrità il deposito della Fede e della morale, la purezza dei suoi precetti e insegnamenti, vivendo sempre e cam­minando sempre per conseguire i suoi immortali destini, con l'attività di una perenne e florida gioventù, grazie al continuo flusso della vivificante linfa che perennemente emana dal Cuore di Maria, questa linfa che è lo stesso Sangue di Gesù Cristo, i cui globuli generosi, elaborati nel cuore dei màrtiri e dei confes­sori della Fede, costituiscono il concime dei cristiani. In tutte le epoche, quindi, il Cuore di Maria è stato il cuore del mondo cri­stiano: «multitudinis credentium erat cor unum».

La storia ce lo dice con l'eloquenza dei suoi innegabili fatti; la Chiesa lo conferma per bocca dei suoi santi, con la penna dei suoi dottori, con l'infallibilità dei suoi Pontefici, con la con­vinzione e la credenza di tutti i popoli lungo tutti i secoli.

Udite sant'Alberto Magno che, con poche ma belle parole, sintetizza il concetto che vado sviluppando: «Maria è il nostro cuore, ossia il cuore della famiglia cristiana; difatti nel libro dei Proverbi si legge che, come il cuore è la sede dello spirito vitale e da esso procede la vita, così quotidianamente chiamiamo la Vergine "vita, dolcezza e speranza nostra", poiché Ella è come la fonte della vita, dalla cui pienezza tutti abbiamo ricevuto; Cristo è il nostro Capo e Maria il nostro Cuore». Avete udito il maestro, ma ora udite il suo discepolo, l'Angelo della Scolastica (san Tommaso d'Aquino), che esprime lo stesso concetto con simili parole: «Maria viene detta "cuore" perché, come il cuore - dice il Filosofo (Aristotele) - è fonte e origine del sangue, così Maria è origine di quel Sangue che è vera bevanda e circola in tutte le membra del Corpo Mistico della Chiesa».

Sì, il nostro cuore è quello di Maria, poiché da Esso pro­cede la vita, quella vita che ci anima, che ci fa girare e muove­re e agire nell'ordine soprannaturale della Grazia. Quello maria­no è il nostro cuore, perché da Esso procede il prezioso Sangue di Gesù Cristo, quel Sangue che forma la base della stirpe divi­na alla quale apparteniamo, quel Sangue redentore, che ci ha dato prezioso dono della libertà dei figli di Dio e ci ha marchia­to col sigillo dei predestinati alla gloria. Il Cuore di Maria è il nostro cuore, perché viviamo per Esso, agiamo per Esso, e mediante Esso partecipiamo all'universale movimento con cui, come astri del cielo della Chiesa, siamo spinti attorno a Gesù Cristo per annegarci negli splendenti raggi della sua luce, per bagnarci negli ardenti effluvi del suo divino calore, per essere con­dotti con irresistibile attrazione verso il centro della nostra felicità e del nostro riposo. «Multitudinis credentium erat cor unum».

 

Il Cuore di Maria contro lo spirito del mondo

Se questo è vero, fratelli miei, se è certo che la gran fami­glia cristiana vive, progredisce e si sviluppa perché partecipa collettivamente alla vita di un solo cuore, allora tutto quanto si oppone alla circolazione di questa vita nel mondo, tutto quanto paralizza il movimento di questa corrente vitale o intralcia la sua influenza o devia la comunicazione di quest'attività ai membri, tutto ciò sarà un ostacolo al progresso della vita morale, della vita cristiana, della vita divina nella società.

Ahimè, fratelli miei! Questa vita divina che circola nel mondo, questo fiume di linfa rigeneratrice che scorre nelle arte­rie della umanità grazie all'impulso del Cuore di Maria, lungo il suo corso s'intoppa per mille ostacoli che si oppongono alla sua marcia, per correnti contrarie che mescolano in esso acque vele­nose, sterilizzando in molti cuori la sua benefica influenza.

Venite con me e, uscendo per un momento da questa regione sterile del mondo, eleviamoci alle altezze della Fede. Guardate: non vedete arrivare verso di voi quella gelida corren­te che tutto irrigidisce, quell'avvelenata corrente che tutto inqui­na, quella straripante corrente di lava ardente che tutto consuma, quella torbida corrente che tutto sporca? Potrà il fiume della vita resistere a queste correnti distruttrici? Potrà l'eredità di Cristo restare incolume e florida, se quelle correnti riescono a distrug­gere le dighe e a invadere i campi? O Dio, provvedete alla vostra opera, trattenete nel suo corso la corrente dei vizi; che il vostro Spirito soffi e sospinga il fiume di vita con tanta forza, da resta­re il solo a circolare nel mondo. Questa visione mi si presentava oggi, fratelli miei, nel volgere i miei occhi afflitti verso la prezio­sa eredità di Cristo, invasa dalla corruzione e dall'empietà come ai tempi del diluvio universale; queste grida io lanciavo mesco­landole a sospiri profondi e abbondanti lacrime; questa preghie­ra mi usciva dal petto, chiedendo il rimedio per tanti mali.

Ma all'improvviso ho visto aprirsi in due il Cuore di Maria, lanciando dal suo seno un impetuoso fiume che, con gor­goglìo di molte acque, invade l'universo intero. (...) Nelle sue pure e cristalline onde trascina la vita, e tutti coloro che ne bevo­no, tutti coloro che se ne bagnano, tutti i popoli che se ne irriga­no i confini, rivelano nel loro aspetto la forza preservatrice che Dio ha suscitato per la salvezza delle genti.

Dopo di questa, ho avuto un'altra visione. Dalla graziosa ghirlanda di rose e gigli che circondano il Cuore di Maria, ho visto sgorgare un fiume di acque purissime, limpidissime e cri­stalline: il fiume della purezza. Ragazzi e ragazze, bevete alle sue onde pure e cristalline, respirate quei salutari effluvi che imbalsamano l'ambiente, facendo crescere sui margini iridi e gigli; bagnatevi in queste acque, e resterete immuni dal conta­gio del sensualismo i cui germi mortali appestano l'atmosfera del mondo.

Dalle ardenti fiamme che escono dal Cuore di Maria, ho visto sgorgare un altro fiume, ma questo di acque bollenti: il fiume della carità; l'ho visto marciare diritto contro il fiume gelato dell'egoismo. Cristiani, lanciatevi verso questo fiume, immergetevi nelle sue acque, iniettatevi nelle vene le onde di questa corrente ardente, e l'amore divino arrossirà il vostro san­gue, incendierà il vostro cuore, brillerà con vividi colori sui vostri volti e muoverà le vostre mani nell'esercizio delle opere della carità cristiana.

Dalla piaga aperta dalla spada nel Cuore, ho visto sgorga­re un altro fiume: il fiume della speranza e della consolazione, un fiume di acque festose che nelle sue pure onde trascina l'al­legria. Voi uomini dalla vita amareggiata, lanciate in esso la bar­chetta della vostra anima; vi troverete consolazione per i vostri dispiaceri, rassegnazione per le vostre sciagure, vigore per i momenti di scoraggiamento, coraggio per i periodi di lotta, for­tezza per i vacillamenti del vostro animo, decisione ed entusia­smo per marciare intrepidi attraverso mille ostacoli che si oppongono alla nostra via. Queste ultime acque sono amare alla loro fonte; ma, nell'attraversare quel Cuore come in un filtro, vi lasciano tutta la loro amarezza, trasformando il Cuore di Maria in un oceano di dolore per Lei, ma diventando un ineguagliabi­le fiume di dolcezze e di consolazioni celestiali per i suoi figli.

Ah, o cristiani che mi ascoltate, com'è bello il Cuore di Maria, il Cuore di nostra Madre! Com'è bello e incantevole con quelle sue tre insegne che lo adornano e abbelliscono!

 

Conclusione

Mi avvio alla conclusione, invitandovi con tutta l'intensi­tà della mia anima a rivolgere i vostri occhi e a fissare costante­mente i vostri sguardi al Cuore di Maria.

Fratelli miei, siamo in una festa di famiglia; è la festa della nostra Madre, la festa del suo Cuore. Il nostro focolare è l'uni­verso, per quanto grande ed esteso si dilata ai quattro angoli del­l'orizzonte. Nella varietà dei linguaggi, la nostra preghiera è la stessa, condensata in quella dolcissima parola le cui tenerezze vi ho fatto udire all'inizio del mio discorso, e che tutti gli abitanti del globo ripetono abbellendole.

Sulle ali di sonore musiche, questi echi oggi ci portano le preghiere di tutti i popoli, i sospiri di tutti i petti, gli affetti di tutti i cuori, nella unità di una stessa preghiera, nella identità di una stessa bella invocazione: vorrei farvela ascoltare in questi momenti, e, accompagnandola con angeliche armonie, vorrei farvela cantare con un entusiasmo così gioioso che, attraversan­do quest'atmosfera che ci circonda, potesse arrivare fino alle dimore dell'Empireo nel quale vive nostra Madre e vibrare alle sue orecchie commovendo il suo materno Cuore, nell'ascoltarla ripetuta da milioni di suoi figli: « O dolce Cuore di Maria, sii la salvezza mia!»

Sii la salvezza di quel popolo cristiano del quale sei Madre! Salva i popoli cattolici dalla eresia, dallo scisma e dalla discordia, salvali dalla immoralità e dalla corruzione dei costu­mi! Salva i nostri ragazzi e ragazze, ridente speranza della società, salvali dal naufragio che li minaccia in quel loro perico­loso passaggio della vita! Salva i padri e madri di famiglia, facendo crescere nei loro focolari quella virtù che è il loro migliore ornamento, e facendo fiorire quella purezza che è il suo profumo più delicato! Salva coloro che governano le nazioni, facendo sì ch'essi modellino le loro leggi secondo la dottrina e lo spirito del Vangelo! Salva coloro che dirigono i nostri immor­tali destini, dando a loro saggezza nel governo! Salva principal­mente tutti coloro che galleggiano sulla nave del tuo Cuore Immacolato, noi che ci gloriamo dell'onorato titolo di tuoi figli! Concedici una felice traversata, che sarà tale, se non usciremo mai dal tuo Cuore, al quale, mescolando i nostri canti di gioia col rumore delle tempeste della vita, un giorno arriveremo feli­ci e beati alla dimora celeste, nella quale stai aspettando, o Madre nostra, tutti noi che oggi t'invochiamo con quel nome che tanta dolcezza trabocca e tanta speranza infonde nelle nostre anime.

O dolce Cuore di Maria! Sii la nostra salvezza nella vita odierna, sii nostra consolazione e difesa nella ora della nostra morte, e concedici la gioia di poter cantare un giorno le tue bontà e tenerezze, per interminabili eternità nella dimora della gloria. Amen.

 

VII

Trionfi del Cuore Immacolato di Maria

Sermone predicato dal p. Lucinio Martinez, C.M.F., superiore della Casa di Rioja (Argentina)

Exivit vincens, ut vinceret Ne uscì vittoriosa, per rivincere (Apoc., 6, 2)

Il mistero delle cime

In tutta la Terra non esiste luogo tanto nascosto o ritirato, che Dio non vi compia portentosi miracoli. Certo, è nel Tempio ch'Egli tiene le sue regali udienze; in esso infuse a Salomone la sapienza, promise a Samuele la fecondità, annunciò a Zaccaria la nascita del Battista, mantenne la promessa al vecchio Simeone, perdonò le colpe al pubblicano; in esso Egli delizia le anime ami­che che lo visitano prigioniero nel Tabernacolo. Ma Dio sta anche nel mare, dal quale ascoltò Giona prigioniero nel ventre della bale­na; gioca con i leoni, fra i quali ascoltò le preghiere di Daniele difendendone l'innocenza; non evita le tenebre del carcere, nel quale abitò col casto Giuseppe, col religioso Manasse e col ferven­te Pietro, liberandoli dalle catene; scende nella fossa delle miserie, in cui giaceva steso Giobbe, il paziente idumeo, curandolo della sua lebbra; circonda il trono regale di Davide, offrendogli genero­samente il perdono del suo adulterio omicida. Una volta incarna­tosi, Dio si siede sul bordo del pozzo dal quale converte la Samaritana; accetta un invito al banchetto e conquista il cuore della Maddalena; entra nel pretorio e intenerisce Pietro; muore su un patibolo e santifica il buon ladrone Disma.

Tuttavia, a quanto pare, è principalmente dalle cime che Dio concede e distribuisce i suoi tesori. «Gloria a Dio negli eccel­si e pace in Terra agli uomini di buona volontà», cantavano gli Angeli del Signore alla nascita del Bambino; «gloria a Dio sulle cime», è l'inno che canta grata l'intera umanità, convinta dal fatto che la vicinanza al Cielo permette di sentirsi più vicini ai suoi benefici influssi.

Pertanto, in questi solenni momenti, nel vedere la corona di religiosi, sacerdoti e fedeli, che circonda questo Tabernacolo; nell'udire questi canti di gioia, echi del Cielo, ripetuti dalle argen­tinee voci di queste bocche angeliche e verginali; ammirando que­sti ornamenti, merletti e damaschi, che mai come prima mi aveva­no nascosto la naturale bellezza delle donne in questo tempio; cir­condato da splendide luci, respirando un'atmosfera straordinaria­mente solenne, mi sento spinto a chiedere se questo luogo non sia forse uno di quei monti privilegiati che furono testimoni oculari delle meraviglie di Dio o della sua immacolata Madre Maria.

Vorrei sapere se questo luogo è simile all'armeno monte Ararat, che salvò Noè e la sua famiglia dalle acque del diluvio, poiché anche qui vedo fluttuare un'aria lieta e rifugiarvisi una famiglia pia ed amante, che fluttua serena e immacolata sulle inquinate acque del nuovo diluvio di mali che sta per sommergere l'intera società contemporanea; quest'arca è la Confraternita del Cuore di Maria. La nuova legge e il nuovo codice divino per un nuovo apostolato, che qui si compiono, m'inducono a credere che stiamo salendo coraggiosamente le erte cime del monte Horeb o del celebre Sinai. Vorrei disilludermi, se questo non è un nuovo Sion o l'illustre Libano; difatti qui mi trovo all'ombra dei suoi ariosi e frondosi cipressi, respirando l'aroma del cinnamomo, davanti a uno dei suoi incorruttibili cedri, e al centro vedo un trono di leggiadre palme. La splendente luce di cento lampade accese e la potenza luminosa riverberata da queste luci elettriche, mi porta­no la mente al fortunato Tabor, sul quale Gesù si trasfigurò, e m'in­clinano a pensare che qui è accaduta una nuova trasfigurazione. Mi par di sognare vedendo qui la benedetta casa di Nazareth, dove abitò la Vergine, trasportata da Loreto in Argentina grazie ad un nuovo servizio angelico.

Nel vedermi in questo ambiente misterioso, senza contare sulle mie deboli forze, sono salito alle celesti altezze dei cori ange­lici, per domandare a loro il perché della festa che lassù celebrano giubilanti in questo giorno per la loro Regina e Sovrana. Allora lì ho visto un'arca più salvatrice di quella di Noè, una casa più mariana di quella di Loreto, un giardino più ameno e fecondo e profumato del Carmelo, una grotta tanto visitata e miracolosa come quella di Lourdes, tanto celebrato come quello salomonico della Palestina, tanto amato come quello irrigato dal fiume Ebro nel quale Maria pose il suo piede a Saragozza, più ricco di quello della spagnola Montserrat; insomma, un tempio così devoto e fre­quentato come quello di Andocollo in Cile, Guadalupe in Messico, e fra voi quelli della Valle, Itatì, Miracolo e Lujàn. In esso ho potu­to riposarmi ascoltando l'inno canonico che intonavano alla loro Regina: essi celebravano i suoi singolari trionfi ripetendo inces­santemente «Exivit vincens ut vinceret», «ne uscì vittoriosa per rivincere» (Apoc., 6, 2).

Proprio questo è l'inno che vorrei oggi intonare al Cuore Immacolato di mia Madre, celebrando le sue amorose conquiste, visto che avete voluto che fosse l'infimo dei suoi figli a parlarvi di questo Cuore e dei suoi trionfi. Per cantarli, se contassi solo sulle mie esaurite e deboli capacità, allora sigillerei le mie labbra; ma, che la Vergine mi perdoni!, sono suo figlio, ed è necessario che io canti le vittorie del Cuore di mia Madre; e voi siete suoi figli e fer­venti amanti, i cui cuori godono dei trionfi del suo amore. Ascoltate dunque i singolari trionfi amorosi del Cuore di Maria:

1, Il Cuore Immacolato di Maria trionfò su Dio nel Cielo, e rese Uomo il Figlio divino.

2, Trionfò sull'uomo nella Terra, e rese proprio figlio l'uomo.

3, Trionfò su Lucifero nelle anime, e rese santo il figlio del pecca­to.

Maria trionfò in Cielo, perché ha Cuore di Vergine, e la ver­ginità attrae, è centro di simpatia.

Maria trionfò nel mondo, perché ha Cuore di Madre, e l'amore materno soggioga e sottomette.

Maria trionfò sull'inferno, perché ha Cuore di Madre marti­re; e lacrime di Madre, sangue del Cuore, non possono non con­vertire.

Io guardo l'immagine del Cuore Immacolato di Maria e, nello scorgere questo candido giglio che spunta dal suo centro e leggiadramente si rivolge al Cielo, mi vengono in mente i trionfi della sua Purezza. Essendo Cuore Immacolato, conquistò quello di Dio rendendolo nostro fratello: exivit vincens.

La contemplo un'altra volta e, nello scrutare la ghirlanda di rose profumate che lo circonda, e l'aureola di amoroso fuoco che ne irradia, gioisco dei trionfi del suo Amore. Essendo Cuore materno, conquistò quello dell'uomo rendendolo figlio proprio e fratello di Dio: exivit vincens ut vincerei.

Fisso ancora lo sguardo e, contemplando quest'audace e acuta spada che lo trafigge, ne sento il dolore eppure mi consolo, perché questa spada mi fa ricordare le battaglie che provoca, ma anche i trionfi riportati dal suo Martirio. Essendo Cuore martire, Maria trionferà sul nemico rendendo il peccatore santo ed erede del Cielo. Exivit vincens ut vinceret.

O Maria, vogliamo essere santi del Cielo, tuoi amatissimi figli, fratelli di Gesù; prendi per un po' i nostri cuori e trasformali; o almeno aprici il tuo Cuore e mostracene i tesori. Nell'attesa di entrarvici col tuo permesso, ascolta l'entusiasta saluto di questo popolo che ti dice rispettosamente con l'Angelo: Ave Maria!

 

Il trionfo di Maria sul Cielo

Nella storia ci saranno stati pochi giardini cosi originali e famosi come quello regale che anticamente stava a Worms. Molto ce ne raccontano gli antichi poeti germanici, dipingendolo come un Eden sulle rive del Reno, e molti sono anche i canti che ne cele­brarono lo splendore. Crimilde, la bella e altera figlia del Re, in questo giardino aveva posto il suo amore, il suo svago e le sue deli­zie. Forti e valorosi campioni lo sorvegliavano continuamente, tanto che a nessuno era permesso coglierne una sola rosa senza dover affrontare i suoi difensori in dura lotta campale. Se qualcu­no riusciva a farlo, Crimilde in persona si affrettava a coronare di rose, con le sue stesse mani, la fronte del vincitore.

Se crediamo al racconto dei poeti, quelli fruono tempi di straordinaria magnificenza e splendore. Ma oggi è tutto scompar­so. Rose e giardino, difensori e cavalieri, lotte e trionfi e corone, la stessa figlia del Re... tutto è passato. Non ce ne resta che un bel rac­conto.

Tuttavia, nel Cristianesimo abbiamo, pieno di fiori e pregno di profumi, un paradiso di rose e gigli, molto più bello e magnifi­co di quello celebrato dai poeti tedeschi. Anche in questo giardino sta una Regina d'incomparabile grazia e d'ineguagliata bellezza. Innumerevoli migliaia di coraggiosi campioni lo difendono e custodiscono. A Dio solo sono state date la chiave della sua serra­tura. Conoscete questo giardino?

Felice era l'uomo nel Paradiso terrestre, quando, ancora nello stato d'innocenza, all'imbrunire di ogni giorno passeggiava col suo Creatore, conversando con Lui cuore a cuore sotto le fre­sche frasche del giardino, che lo ricreava con i fiori più odorosi e i frutti più scelti e vari. Ma, infedele alla sua coscienza, traditore del proprio Padrone e Signore, il colpevole dovette abbandonare quel giardino, portando sulla fronte il segno della propria vergogna e nel petto il bruciante vulcano delle passioni. Non gli restava che la speranza del proprio riscatto in un nuovo Paradiso, quando si sarebbe realizzata la creazione di quel nuovo Cielo, sulla quale era stato profetizzato il più solenne e decisivo trionfo sull'astuto e ingannevole Serpente: «Ipsa cònteret caput tuum», «Ella schiacce­rà il tuo capo».

Fortunatamente, questo accadde con il puro concepimento del Cuore Immacolato di Maria, che è il nuovo cielo in cui si rea­lizzarono questi trionfi. Sotto le misteriose ombre di questo nuovo paradiso, Dio e l'uomo s'incontrarono nuovamente, e in questo incontro si scambiarono nuovamente l'amichevole bacio di pace, rinnovando i sacri legami della nuova ed eterna Alleanza, che niente potrà più sciogliere né rompere. Questo giardino è immaco­lato fin dalla nascita, in esso è stata nobilmente vendicata la ver­gognosa sconfitta del primo uomo; validamente esiliato, il nemico non oserà mai varcarne la soglia claustrale; esso è stato e sarà sem­pre un giardino chiuso. Il suo ingresso è difeso non dalla fiammeg­giante spada del valoroso e vigile Cherubino, ma dallo stesso Spirito Divino, che in esso dimora come Sposo e con sommo zelo lo custodisce per sé. Esso è coltivato dalla mano del Creatore ed è irrigato dall'Amore, che lo ha reso frondoso e fecondo generando un frutto divino, Gesù Cristo, senza però che il benedetto fiore abbia dovuto perdere bella corolla della verginità.

Sarei mille volte felice, O Madre idolatrata, se ponessi la mia dimora nel tuo Sacro Cuore!

Sì, sarei felice, perché so che, in questo giardino, il sole non restò mai mesto e annuvolato, non ebbe motivo di velarsi il volto per la vergogna; in esso il creato non ha mai smesso di rispecchiarsi nello sfarzo dei suoi più ricchi colori; il velenoso alito del Serpente non ha mai minimamente offuscato l'imma­colata limpidezza dei suoi petali. In questo paradiso, i placidi ruscelli delle grazie conversano e giocherellano con i fiorellini che incontrano. Le cristalline correnti salutano l'umile prato nel suo gradevole verdeggiare; gli allegri e canori uccellini vengo­no spontaneamente a cercare l'antico nido dei loro amori.

Tutto, tutto c'indirizza alla Sposa del Cantico dei Cantici, della quale respiriamo la fragranza esalata dalla sua aura profu­mata. Non è quindi strano che, già circa tremila anni fa, Salomone la celebrava nel proprio giardino e nella oasi di Ethan. Né mi stupisce che lo stesso Cuore divino, incantato e innamorato da tanta purezza, ne abbia sollecitato il permesso di dimorarvi. Egli era conquistato dalla sua immacolata purezza. La verginità del Cuore di Maria trionfò in Cielo, e il Figlio di Dio si fece Uomo, ricevendo il sangue germogliato dal suo Cuore Immacolato.

Dirò di più. Essendo stato conquistato da Maria, Dio volle intrecciarle una corona degna della sua purezza; non trovando sulla terra fiori degni della sua fronte, si chinò sul giardino del suo Cuore e, prendendone i fiori più delicati e vistosi, i più bei gigli, tessé una ghirlanda e ne cinse le sua fronte verginale dicendole: «Tu sarai mia Madre e io sarò tuo Figlio; ma per pre­mio ti conservo la purezza; cingerò la tua fronte con la corona di Regina delle Vergini». Questo significa il giglio che vedete spuntare da quel Cuore.

Concepito immacolato, cosa c'è di strano che questo Cuore lo sia rimasto diventando Madre? Se vinse fin dall'inizio, fu certamente per continuare a trionfare: «Exivit vincens ut vin­ceret». Niente di più logico e naturale.

Dio sta dovunque. Sta nei raggi del sole che c'illumina, come nella notte tenebrosa che ci accieca; nel calore che ci anima e dilata, come nel freddo che ci tormenta e contrae, nell'acqua che ci nutre e refrigera. Egli cammina sulle ali del mat­tiniero soffio che ci sana, come nella molesta e arido scirocco che ci ammala. Si nasconde nelle vibrazioni del rumore che ci turba, come nelle ondate mugghianti della tempesta che ci atter­risce, e nei silenziosi ritiri della solitudine che ci spossa. Opera nel fiore che ci ricrea, come nell'animale che ci serve; nella terra che ci nutre, come nel cielo che ci copre e nell'aria che ci fa respirare. Si estende per l'immensità nella quale viviamo e che non possiamo abbracciare, come non trascura di muovere l'impercettibile atomo che sfugge al nostro sguardo. Vivifica il corpo che si esaurirà, come l'anima che è immortale.

Egli si siede nel cuore degli uomini conservandone la giu­stizia, come in quelli degli empi attendendone il pentimento e dei reprobi condannandone l'ostinazione e la malizia, e nel cuore dei santi in Cielo nutrendoli con la propria infinita gloria. Egli esercita il proprio potere nell'Inferno come Giudice, e guai a chi cade nelle sue mani vendicatrici!; lo esercita nel Purgatorio come Sposo, preparando l'abbigliamento delle anime, e felici coloro che lì aspettano le loro nozze!; lo esercita infine in Paradiso come Padre, e beata l'anima che merita le tenerezze di questa filiazione!

Dio non sarà dunque in quel suo cielo, in quel suo paradi­so, che è il Cuore Immacolato di Maria? Si, fratelli carissimi, Egli vive anche in questo Cuore e ne gode. Da esso ha preso la propria umanità e per questo si è fatto Uomo: «incarnatus est de Spiritu Sancto ex Maria Virgine, et Homo factus est».

Dopo aver ricordato questo prodigio, potrei enumerare le meraviglie operate da Dio nel Cuore di Maria, nel quale dimo­rò come in una casa di riposo che si è edificata e abbellita per sé? Se la presenza di Dio nelle nostre anime c'influisse con tutto il suo potere, noi saremmo felici dell'unica felicità che non è illusoria e passeggera, saremmo santi di grande santità. Cosa non avrà fatto nella Vergine la presenza corporea del Dio incarnato? Mi sembra quindi un mistero logico che il Cuore di Maria, essendo stato dimora di Dio stesso, sia rimasto puro; era neces­sario frutto della Purezza. «Exivit vincens ut vinceret».

Non importa nemmeno importa che sia un Angelo, pro­strato davanti alla Vergine, a salutarla annunciandole che Lei è stata eletta per diventare Madre di Dio. Credete che, lusingata da una sì gran promessa di diventare la Madre di Dio, Ella si avanzi inclinando il capo per ricevervi la corona di Regina delle Madri? Macché: Maria non può staccarsi dal proprio Cuore; Ella lo mantiene tutto integro e immacolato per Dio. Se fosse necessario cambiare le corone, se bisognasse scambiare quella di Vergine con quella di Madre, quella di Vergine che già pos­siede con quella di Madre promessale dall'Angelo, allora Gabriele potrebbe pure spiegare le proprie ali per rivolgere un così glorioso annuncio ad un'altra figlia di Giuda; Maria rima­ne custode del proprio giglio. Santa tenacia di Maria! Non teme­re nulla, hai vinto l'Angelo e vincerai anche Dio: diventerai Madre restando Vergine. «Exivit vincens».

 

Trionfo di Maria sulla Terra

Non meno mirabili sono i trionfi dell'amore mariano nel cuore umano. Ah, i trionfi di una Madre!

Con molta verità, si è detto che il cuore è l'uomo stesso. Ammirevole è l'intelligenza umana, quando coglie i segreti della verità o strappa alle viscere della terra i suoi segreti natu­rali; ammirevole è l'energia della sua volontà, quando gioisce nel travolgere e vincere ostacoli apparentemente insuperabili. Ma l'uomo è amabile unicamente per il suo cuore. Né la bellez­za e leggiadria delle forme di un giovane, né il suo talento, m'impediranno di disistimarlo e disprezzarlo, se ha il cuore cor­rotto. Non smetterò di dare il mio affetto nemmeno a un povero deforme e paralitico, se so che nel suo petto batte un cuore onesto e puro. Non è la forza a conquistare i cuori, non è la scienza a piegarli, non è il potere che impone a loro rispetto; l'unica via che conduce diritta al cuore umano è l'amore. E' per questo che le madri sono padrone e arbitri del cuore dei loro figli: perché li amano cordialmente.

Gli affetti terreni passano come venti sulle cime montuo­se, senza lasciar segno; le ore oscure della vita strappano dal cuore del figlio il ricordo degli esseri più amati; invece l'amo­re di una madre si radica di più nella disgrazia. Aprite pure la tomba, seppellitevi il cadavere di una madre; il suo amore lascia nel figlio una ferita sempre aperta e nei suoi occhi un rigo di lacrime impossibile da asciugare. Vi saranno cristiani che dimenticano Gesù Cristo, dopo avergli dato promesse e giuramenti di eterno servizio; tutto ciò che fu vivo in noi potrà corrompersi, perfino la fede e l'onore, perfino la coscienza e la stessa dignità dell'uomo. Ma anche quando la coscienza resta tramortita, all'orecchio del figlio risuona l'eco primordiale della parola materna, il suo corpo conserva i segni dei suoi abbracci e le sue guance le impronte dei suoi baci, come ricor­do di ciò che c'è di più grande e soggiogante sulla Terra: il cuore materno. In mezzo e sopra tutte le rovine, fluttua sempre un ricordo, rimane sempre inalterabile su in piedestallo l'im­magine materna.

Oserete confutare quanto vi ho detto sull'importanza del cuore materno per il figlio e del cuore filiale per la madre? Ma guardatevi: questi figli vinti siete proprio voi; questa Madre vin­citrice più di tutte è Maria. Ecco perché Ella ci mostra il suo Cuore purissimo incoronato di rose: perché è stata la valorosa che ha trionfato sui vostri cuori. «Exivit vincens ut vinceret».

Come potrebbe essere diversamente, dato che la Vergine ha un Cuore così amante, da averci ceduto il suo stesso Figlio, da aver acconsentito che questi, innocente com'era, morisse su un infame patibolo per riscattarci, e da compiere la volontà testamentaria di Gesù prendendo come figlio il discepolo Giovanni? Il Cuore di Maria ha vinto il mondo e ha trasforma­to i figli dell'uomo in propri figli, fratelli di Gesù e figli di Dio. Perché meravigliarsi se gli uomini lo circondino con que­sta ghirlanda di rose, simbolo del suo amore, quando essi hanno udito quel suo precetto imperativo: «Fulcite me flori­bus, quia amore langueo», «inoronatemi di fiori, perché lan­guisco d'amore»?

Non c'era bisogno che lo comandasse; per sua natura, quel Cuore è una rete divina, intessuta di relazioni di amore puro e disinteressato, per catturarvi l'uomo, e, una volta pri­gioniero, rivolgerlo a Dio come a suo centro primario e prin­cipale: esca celestiale e dolcissima che alletta l'uomo, calami­ta potentissima che attrae i cuori. Questa influenza è facilmen­te esplicabile. Due forze supreme regolano i destini del mondo naturale: una impulsiva, con la quale Dio pone in movimento tutti gli enti, e l'altra attrattiva, che serve per guidarli e farli convergere sul principio dal quale sono derivati. Analogamente, nell'ordine morale troviamo due centri per l'attività e il movimento degli spiriti: l'intelligenza e l'amore. Intelligenza ed amore: due forze o correnti supreme che, da quando il Peccato originale distrusse le dighe impostele dal Creatore, dilagano disordinate nella natura, e quindi abbiso­gnano di un mezzo che le incanali, di un centro che ne regola­rizzi i movimenti. Questo mezzo direttivo doveva necessaria­mente essere una intelligenza tutta luce, al cui centro vedessi­mo i raggi della verità sempre vividi e splendenti; questo cen­tro d'attrazione non poteva essere che un cuore sovrumano, mai annerito dal contatto impuro con i vapori malvagi esalati dalla nostra natura.

Questa intelligenza la conoscete, e me ne congratulo con voi: è Gesù Cristo, via, verità e vita, che, come centro origina­rio e fuoco immenso di luce e di verità, dà regolare e sicuro impulso a tutte le intelligenza nel mondo delle idee. Questo centro attrattivo, questo cuore, che non si è mai offuscato, è il Cuore Immacolato di Maria, quel Cuore materno che sempre sottomette e avalla. (...)

 

Trionfo di Maria sul demonio

Terminerei grato l'esposizione dei trionfi del Cuore di Maria, lasciandovi riposare al calore di queste fiamme di amore per l'uomo e per Dio che lo circondano. Ma so che non vi sono rose senza spine, e sono inquieto perché voglio sapere se questa spina, o meglio questa spada che trafigge il Cuore di Maria, è una lama che la martirizza o piuttosto una lama ben affilata con la quale Ella combatte le sue battaglie e vince i suoi nemici. Sapete voi spiegarmelo? Io infatti capisco che questa spada è lo strumen­to dei suo martirio; ma non esito ad affermare che essa è anche lo strumento della sua vittoria: «Exivit vincens ut vinceret».

La veemenza delle passioni, l'inesperienza dell'età, il cat­tivo esempio degli amici, potranno ottenere che un giovane rovini in un solo giorno quel maestoso edificio che costò tante fatiche alla madre, ferendone il suo cuore e le convinzioni col crollo delle sue rovine. Ma credete forse che per questo la madre si scoraggi, che non parli né pianga per salvare il figlio mori­bondo nella fede, corrotto nei costumi, traviato e macchiato nel cuore? E se questa madre è Maria, potete dubitare ch'Ella lo converta, che celebri il suo trionfo finale, quello ottenuto con le lacrime dei suoi occhi e il sangue del suo Cuore?

Ah! La supplica di una madre afflitta è onnipotente, chi potrebbe ignorarla? Il figlio che non se ne addolcisse sarebbe un pazzo delirante o sarebbe Dio; ma neppure questi due possono resistere alle lacrime di Maria. Ammetto che ci sono giovani, come Agostino, nel quale i vizi appassiranno il candore del giglio della sua purezza, sradicheranno le certezze della propria fede ed essiccheranno la fonte dell'amore; gettata nell'abisso la chiave del suo cuore, cielo e terra saranno impotenti ad aprirlo. Ma se viene una madre come Monica e, inginocchiata davanti a lui con gli occhi gonfi di lacrime, chiede misericordia per il suo cuore triste, queste lacrime resteranno forse anch'esse impotenti a commuovere il figlio colpevole? No: parole materne, labbra arrossate dal sangue del cuore, occhi inumiditi di lacrime sincere, con forza viva ma in modo dolce convertiranno il figlio, che dovrà ammettere contrito: «Mamma, le tue lacrime mi hanno vinto». E se questo può ottenerlo una madre dell'uomo, a maggior ragione abbiamo speranza che l'otterrà anche la Madre di Dio.

Questa è l'opera di Maria nella conversione dei peccatori. Essi sono la spada che trafigge il suo cuore, non lo nego; ma in questa temerarietà essi si rendono più degni di compassione; allora Maria si pone al loro fianco, li segue dovunque stillando lacrime dagli occhi e sangue dal cuore, fino a quando non otter­rà il trionfo: «Exivit vincens».

Aprite gli annali dell'Arciconfraternita del Cuore di Maria, a Parigi, e vi leggerete a migliaia le vittorie ottenute da Maria. Nel presentarsi davanti al Signore versando sangue dalla ferita aperta dalla spada nel Cuore, Maria è come Veturia, che trema per la patria romana davanti al rancore di suo figlio Coriolano, quando si presenta a lui piangendo e convincendolo a desistere dal suo intento vendicativo. E' come Agar, che cerca invano gocce d'acqua per suo figlio Ismaele nelle aride sabbie del deserto e lo vede moribondo di sete davanti a sé, ma che lan­cia un materno grido al Cielo e versa amare lacrime; e una lacri­ma, cadendo al suolo, fa sgorgare una fonte che permette al figlio di rinascere alla vita. E' come Ester che, a rischio della vita, si presenta davanti al trono di Assuero chiedendo la libertà e la salvezza per il proprio popolo, e riesce a conquistargli il cuore, deviando il castigo sul superbo Amman. E' come la vedo­va di Naìm, che davanti al feretro del figlio ottiene che Gesù pronunci queste parole: «Alzati, tuo figlio vive». E' come la Cananea, che grida: «Signore, abbi pietà di me, perché mia figlia sta morendo»; e, vedendo che Gesù fa finta di non sentir­la, fa cadere le sue lacrime sulle mani del Signore, strappando­gli un miracolo che cura la figlia grazie al pianto della madre.

Col potere delle lacrime e del sangue, il Cuore di Maria continua ad ottenere vittorie: «Exivit vincens ut vinceret».

 

Conclusione

O amata Vergine, versa una lacrima materna e una goccia del Cuore ferito sulle nostre anime; benché macchiate da ostina­te e inescusabili colpe e gelate dalla brina della indifferenza che ci domina, esse diventeranno pure e limpide, e seguiranno ansio­se le orme della tua marcia trionfale. Vincesti il Cielo con la tua purezza, e il Figlio di Dio si umiliò nel tuo Cuore Immacolato, rendendosi nostro fratello: me lo ricorda questo tuo giglio. Vincesti il mondo con l'amore, e gli uomini ti circondano come figli e confratelli: me lo dicono queste fiamme e questa corona di rose. Vincesti finora Lucifero nel peccatore, e questa vittoria dovrà sempre ripetersi, quando fai cadere su di lui gocce stillan­ti dal Cuore trafitto dalla spada, e lo santifichi, conquistatolo per Dio: me lo esprime questa spada con la quale vinci.

In questo momento, vorrei tenere in mano una corona d'oro per porla sulle sue tempie di Regina trionfante nella purezza, nell'amore e nel martirio; ma mi consola il pensiero che esse hanno ricevuto in Cielo una corona più degna. Mi con­sola soprattutto che per Lei c'è un'altra corona, ben più prezio­sa di questa fatta di oro e gemme: quella sì che posso offrirla a vostro nome. Non è una corona di rose, come quella che ha sul Cuore; queste rose finiscono col marcire, non hanno sentimento e lasciano cancellare le frasi che portano scritte. Voglio donarle una corona di semprevivi, una corona incorruttibile e immortale. Pertanto vi chiedo le vostre anime, cerco e voglio i vostri cuori, e le offrirò tutto questo, perché l'immortalità è caratteri­stica esclusiva delle anime e degli spiriti. Con quella mano destra, che sorridendo vi tende, Ella stessa aspetta di ricevere ciascuno di voi come una rosa immortale con la quale tessere la propria ghirlanda. Beati noi se, nel rivolgere supplici lo sguardo al Cielo, potremo intravvedere, inciso su una di queste rose, il nostro nome di figli di Maria!

Sarà così, e in suo nome ve lo assicuro, se nel nostro cuore cresce il giglio della purezza, se arde la fiamma dell'amore, se con la spada in mano vinciamo il mondo; allora, incoronati sulla Terra da Maria come suoi figli, diventeremo in Cielo la sua corona come santi. Così sia.

 

Appendice

Fatima e la devozione al Cuore immacolato di Maria

Possiamo dire che lo scopo principale che la Madonna si è prefissata apparendo a Fatima nel 1917, è quello di promuo­vere la devozione al proprio Cuore Immacolato come strumen­to di salvezza delle anime e della società. Quando si leggono certi passi del messaggio mariano e delle dichiarazioni rilascia­te dai tre pastorelli veggenti, spicca l'importanza attribuita a questa devozione. Riportiamo qui sotto alcuni di questi passi, traendoli dal celebre libro Fatima: messaggio di tragedia o di speranza?, scritto da Antonio A. Borelli (Edizioni Luci sull'Est, Roma 2000).

Alla luce di questi passi, si capisce tutta l'importanza delle parole pronunciate da Benedetto XVI, durante il Regina Coeli del 14 maggio 2006, circa la necessità di conservare nono­stante tutto la speranza nella promessa fatta dalla Madonna ai veggenti: "Alla fine, il mio Cuore Immacolato trionferà".

* Durante la seconda apparizione, 13 giugno 1917, la Madonna disse a Lucia: «Tu resti qui ancora per qualche tempo. Gesù vuole servirsi di te per farmi conoscere e amare. Vuole stabilire nel mondo la devozione al mio Cuore Immacolato. A chi la abbraccia prometto la salvezza; e queste anime saranno amate da Dio come fiori posti da me ad adornare il Suo trono» (ivi, p. 38).

Appendice

* Durante la terza apparizione, 13 luglio 1917, la Madonna disse ai veggenti: «Avete visto l'Inferno, dove vanno le anime dei poveri peccatori. Per salvarle, Dio vuole stabilire nel mondo la devozione al mio Cuore Immacolato. (...) Infine, il mio Cuore Immacolato trionferà (...) e sarà conces­so al mondo un tempo di pace» (ivi, pp. 42 e 44).

* «Durante la malattia di Francesco e Giacinta, Lucia faceva loro visita frequentemente. Allora conversavano a lungo sugli avvenimenti di cui erano stati protagonisti. Trascriviamo alcune osservazioni di Giacinta, come ricordate dalla cugina: "Ormai mi manca poco per andare in Cielo. Tu resti qui per dire che Dio vuole stabilire nel mondo la devozione al Cuore Immacolato di Maria. Quando sarà il momento di dirlo, non nasconderti; dì a tutti che Dio ci concede le grazie attraverso il Cuore Immacolato di Maria, di chiederle a Lei, che il Cuore di Gesù vuole che, al suo fianco, si veneri il Cuore Immacolato di Maria. Chiedano la pace al Cuore Immacolato di Maria che Dio ha affidato a Lei. Se potessi met­tere nel cuore di tutti la luce che ho qui dentro nel petto a bru­ciarmi e a farmi amare tanto il Cuore di Gesù e il Cuore di Maria!"» (ivi, pp. 66 e 67).

* «Il 10 dicembre 1925, la Vergine santissima, con a fianco il Bambino Gesù su una nuvola luminosa, apparve a suor Lucia, nella sua cella nella casa delle Suore Dorotee, a Pontevedra. Ponendole una mano sulla spalla, le mostrò un Cuore circondato di spine, che aveva nell'altra mano. Il Bambino Gesù, indicandolo, esortò la veggente con queste parole: "Abbi compassione del Cuore della tua santissima Madre, che è coperto di spine, che gli uomini ingrati in ogni momento vi configgono, senza che vi sia nessuno che faccia un atto di riparazione per toglierle"» (ivi, p. 77).

* A proposito della pratica dei primi 5 sabati del mese, in onore dei dolori della Madonna, «nella notte dal 29 al 30 maggio 1930, Nostro Signore, parlando interiormente a suor Lucia, le disse: (...) "Ci sono cinque forme di offese e di bestemmie all'Immacolato Cuore di Maria:

1. le bestemmie contro l'Immacolata Concezione;

2. contro la sua Verginità;

3. contro la Maternità divina, nel contempo col rifiuto di riconoscerLa come Madre degli uomini;

4. coloro che cercano pubblicamente di inculcare nel cuore dei bambini l'indifferenza, il disprezzo e perfino l'odio nei confronti di questa Madre Immacolata;

5. coloro che La oltraggiano direttamente nelle Sue sacre immagini"» (ivi, p. 78).

* In una lettera al padre José Bernardo Gongalves S.J., del 18 maggio 1936, suor Lucia precisò: «Interiormente ho par­lato del problema a Nostro Signore; e poco tempo fa gli chiede­vo perché non convertiva la Russia senza che Sua Santità faces­se questa consacrazione [al Cuore di Maria]. "Perché voglio che tutta la mia Chiesa riconosca questa consacrazione come un trionfo del Cuore Immacolato di Maria, per poi estendere il suo culto e porre la devozione a questo Cuore Immacolato accanto alla devozione al mio divino Cuore". Ma, mio Dio, il Santo Padre non mi crederà, se voi stesso non lo muovete con una speciale ispirazione. "Il Santo Padre! Prega molto per il Santo Padre. Egli la farà, ma sarà tardi. Tuttavia, il Cuore Immacolato di Maria salverà la Russia. Le è affidata"» (p. 92).

 

Il Cuore Immacolato di Maria, porta del Cielo per gli uomini del nostro tempo

Per contribuire alla diffusione della devozione al Cuore di Maria, trascriviamo qui sotto brani di un articolo scritto dal leader cattolico Plinio Corréa de Oliveira (1908-1995) e pubblicato sul "Legionario", organo ufficioso dell'arcidiocesi di San Paolo (Brasile), il 30 luglio 1944.

Ogni vera pratica di pietà ha per scopo glorificare Dio e condurre l'uomo alla virtù. Per l'una e l'altra cosa, che d'altronde si confondo­no, la devozione al Cuore Immacolato di Maria è un vero dono della Provvidenza a questo povero e lacerato secolo XX.

La Madonna è la Mediatrice di tutte le grazie. Voler pregare senza la sua intercessione è come pretendere di volare senza ali, come dice Dante. Se desideriamo che i nostri atti d'amore, lode, ringraziamento e riparazione giungano fino al trono di Dio, dobbiamo consegnarli nelle mani di Maria Santissima. E' ridicolo immaginare che la Madonna costituisca una deviazione e che noi arriveremmo a Dio più direttamente se non ci rivolgessimo a Lei. E' vero proprio il contrario. E' solo per mezzo di Lei che giungiamo a Dio. Prescindere dalla Madonna per giungere a Gesù Cristo, col pretesto che la Madonna costituirebbe un ostacolo tra noi e il Suo Divin Figlio, è tanto sciocco quanto pretendere di vedere le stelle "direttamente", ossia senza tele­scopio, credendo che il cristallo delle lenti costituisca un ostacolo tra noi e le stelle. Colui che volesse fare astronomia "direttamente", ad occhio nudo, non sarebbe un astronomo ma uno stolto. Pretendere di avere una vita di pietà senza l'aiuto della Madonna è lo stesso che fare astronomia ad occhio nudo.

Lo stesso va detto sul ruolo della Madonna nella nostra santifica­zione. Non pochi cattolici, constatando l'immensa sproporzione esi­stente tra la debolezza delle forze umane e la durezza della lotta imposta dalla preservazione della virtù, si lasciano trascinare in una mora­le relativistica, minimalista, piena di compromessi con lo spirito del secolo. E a questo scopo non mancano i pretesti e le false ragioni, per quanto verosimili. Si appellano alla debolezza morale dell'uomo con­temporaneo, alle mille difficoltà create alla virtù dalla civiltà moder­na, eccetera. Tuttavia si dimenticano di una cosa: per quanto l'uomo possa essere debole, la grazia di Dio è invincibile. Quando incontra l'appoggio di una generosa corrispondenza umana, la grazia divina può fare miracoli. "Tutto posso in Colui che mi conforta", scrisse San Paolo. Con l'aiuto di Dio, i fanciulli, le ragazze e gli anziani affronta­rono nel Colosseo i più terribili tormenti. Sarebbe possibile che il cri­stiano cattolico dei nostri giorni non potesse affrontare i pericoli della civiltà moderna?

Per estendere le frontiere della Santa Chiesa in tutto il mondo, non si tratta di indebolire la invincibile dottrina di Gesù Cristo. Si sappia vivere la vita della grazia con la piena corrispondenza del nostro libe­ro arbitrio. Si sappia cercare la grazia nelle fonti dalle quali realmen­te scaturisce, e con il suo aiuto diventeremo forti per tutte le austerità che lo Spirito Santo esigerà da noi. Fra queste fonti della grazia, un posto rilevantissimo è occupato indubbiamente dalla devozione al Cuore Immacolato di Maria.

Nella Sacra Scrittura troviamo questa frase: "Poiché erano deboli, ho aperto a loro una porta che nessuno potrà chiudere". Questa porta aperta per la debolezza dell'uomo contemporaneo è il Cuore Immacolato di Maria. Infatti nulla può darci maggior fiducia, spe­ranza più fondata, stimolo più certo, della convinzione che in tutte le nostre miserie, in tutte le nostre cadute, non abbiamo soltanto il rigo­re del Giudice che ci guarda, l'infinita santità di Dio, ma anche il Cuore pieno di tenerezza, di compassione, di misericordia, della nostra Madre celeste. Onnipotenza supplicante, Ella saprà ottenerci tutto quanto richiesto dalla nostra debolezza per il grande compito della nostra riforma morale. Con questo Cuore, tutti i terrori si dissi­pano, tutti gli scoraggiamenti svaniscono, tutte le incertezze sparisco­no. Il Cuore Immacolato di Maria è la porta del Cielo, spalancata per gli uomini dei nostro tempo, estremamente deboli. Questa porta "nes­suno potrà chiuderla", nemmeno il demonio, né il mondo, né la carne.

Fare apostolato è essenzialmente salvare anime. A coloro che si occupano di apostolato non deve importare altro che conoscere le devozioni provvidenziali con le quali lo Spirito Santo arricchisce la Santa Chiesa in ogni epoca, a vantaggio delle anime. Il Sommo Pontefice attualmente regnante [Pio XII, ndr] indica due devozioni: quella al Sacro Cuore di Gesù e quella al Cuore Immacolato di Maria.

Apparendo a Fatima, la Madonna disse testualmente ai pastorelli che una intensa devozione al Cuore Immacolato di Maria sarebbe stato il mezzo di salvezza del mondo contemporaneo. Innumerevoli miracoli hanno attestato l'autenticità del messaggio celeste. Non ci resta altro che conformarci al dettame che ne deriva. Se questa devo­zione è la salvezza del mondo, se vogliamo salvare il mondo, dobbia­mo predicare il mezzo provvidenziale per la sua salvezza. Nel giorno in cui avremo legioni di persone veramente devote al Cuore Immacolato di Maria, il Sacro Cuore di Gesù regnerà sul mondo intero. La devozione alla Madonna genera come frutto necessario l'amore senza riserva per Nostro Signore Gesù Cristo. Nel giorno in cui il mondo intero si rivolgerà a Gesù mediante Maria, il mondo sarà salvo. Per tutte le anime apostoliche è quindi di primaria impor­tanza il culto al Cuore Immacolato di Maria.