MEDITAZIONI

Tratte da: “IL MESE EUCARISTICO”

MEDITAZIONE I

Tu sei già, anima mia, per accostarti all'Al­tare di Dio, ed ivi beverai veramente, realmente e sostanzialmente il Sangue di Gesù Cristo, il quale è stato sparso e si sparge per la remissione dei peccati. Oh quanto bene pro­fetò Isaia: « Haurietis aquas in gaudio de fon­tibus Salvatoris ». Eccoti la fonte patente, le cui acque delle fontane di Elim vicino a cui si accamparono i figliuoli di Israello nel deserto.

Ecco quel Sangue il quale ti lava, feconda in te le virtù, e ti fa crescere sempre più nell'amore di Dio. Ringrazia dunque Dio ed abbi sete di quelle acque, che zampillano sino alla vita eterna.

Tu, anima mia, ti accosti alla Mensa del Signore! Il tuo cibo sarà il Corpo Sacro­santo dell'Agnello immacolato! Mangiando e bevendo la Carne e il Sangue del Signore, sarai così congiunto a Lui stesso, che Cristo rimane in te e tu in Lui, cosicché potrai esclamare coll'Apostolo: vivo io, no, non io, vive Cristo in me. Ecco dunque il pane ve­nuto dal Cielo, che tiene in sé ogni diletto. Ecco la vera manna, che ti viene data quo­tidianamente da Dio. Ecco il cibo degli An­geli, che viene offerto a te, vecchio e terrena uomo. Che ne pensi nella tua mente, o ani­ma? Che senti nel tuo cuore?

COLLOQUIO CON GESU'

Gesù, chi sono io e chi sei Tu? E' dun­que vero, che colui che bevve al calice del demonio, verrà oggi a bere al calice tuo? Che colui che fu un giorno partecipe della mensa dei demoni, oggi sarà partecipe della mensa tua? O Signore, allontanati da me, perché son peccatore. Ma se tu ti allontani a chi mai andrò? Non è vero forse che Tu solo sei la vita, e vuoi che io più abbondan­temente l'abbia? Lo confesso che non son degno di accostarmi alla tua mensa e al tuo Calice, ma Tu intanto dici una sola parola e sarà sanata l'anima mia.

 

MEDITAZIONE II

Entra in ispirito, o anima mia, nel Cena­colo ove Cristo coi suoi discepoli cele­bra la Pasqua, prima che vada a partire. Oh quanto è vero, che Colui, che sempre ha ama­to gli uomini, in fin di vita li ha amato con amore speciale!

Gli uomini a Cristo preparano scherni, fla­gelli, spine, croce e morte; e Cristo agli uo­mini non solo prepara ma largisce doni ol­tre ogni credere preziosi.

In quella notte in cui Giuda lo tradiva, Pie­tro lo negava, tutti i discepoli, abbandonato­lo, fuggivano, istituì il Sacramento del suo Corpo e del suo Sangue, e con questo pasce nutrisce e santifica i suoi discepoli. Con quan­to desiderio ha desiderato questa Pasqua, co­me un preludio della sua Passione, e sebbe­ne prevedesse la iniquità di tutti, e di te in ispecial modo, pure a tutti e a te dà la sua carne come vero cibo, e il sangue suo come vera bevanda. Egli è vicino a morire: non si vuole da noi separare, e lascia a tutti e però a te ancora il testamento del suo amo­re e la sua ricchissima eredità. Mentre dun­que sei per accostarti all'altare, medita la immensa e amorevole carità del Redentore. Pensa in qual modo Egli si vendica di te, che di tante ingiurie lo ricolmi. Tu in vero peccando Lo hai tradito, e pur oggi senti l'invito: Ricevi, mangia, e bevi.

COLLOQUIO CON GESU'

O Signore, chi potrà mai parlare delle tue misericordie, e chi potrà mai ab­bastanza ascoltare le lodi tue? Che altro po­tevi fare all'anima mia e non hai fatto? Pur essendo onnipotente non puoi darmi di più: pur essendo sapientissimo, non sai darmi di più: pur essendo ricchissimo, non tieni altro a darmi. Tutto mi hai dato, non hai voluto fare alcuna eccezione: Quanto, o mio Gesù, sei buono! Benedica al tuo Nome, o Signore, l'anima mia e tutto quello che è dentro di me: ti benedicano tutti gli Angeli e Santi tuoi, ti lodino e ti glorifichino nei secoli. Ti benedicano i cieli e la terra, e tutto quello che in essi si contiene, ti lodino e ti glorifi­chino nei secoli.

 

MEDITAZIONE III

Ecco che gli Apostoli sono stati consacra­ti Sacerdoti, e da Cristo è stata loro data potestà di consacrare, di cibarsi, e di distribuire ai fedeli il Corpo ed il Sangue di Lui. O sorte beata degli Apostoli, che dalla barca e dall'umile negozio sono chia­mati ed elevati ad una dignità veramente divina.

Ma medita un poco o anima mia, cosa mai ha fatto Dio per te! Non è forse vero che ti ha fatto cose più grandi? Ha dona­to a te un'anima ragionevole, e ti ha mon­dato con le acque battesimali: ti ha posto nel grembo della sua Chiesa; sempre che tu vuoi, Egli si comunica a te. Tu muovi invidia agli stessi Angeli del Cielo.

Ecco che tu ti cibi delle carni immaco­late di Cristo e bevi il Sangue di Lui. Con­sidera, se mai tra i doni terreni vi sia qual­cuno più grande del tuo Gesù, la seconda persona della SS. Trinità in questi momen­ti è tanto vicino a te che tu potrai sicura­mente ripetere: è Gesù che vive in me. Con­sidera dunque quel che Dio abbia voluto fare a te e a tutti gli uomini! E avendoti il Signore nella sua eccessiva carità tanto amato, contracambia amore con amore.

COLLOQUIO CON GESU'

O Signore Gesù Cristo, Pontefice eterno, santo, innocente, impolluto, segregato dai peccatori, e più bello dei cieli, ecco che io indegno servo mi accosto per cibarmi del tuo sacratissimo Corpo e del tuo pre­zioso Sangue. Quanto prima starò tra le su­blimi virtù e i purissimi Angeli, che assisto­no all'altare, mentre sono polvere e cenere, anzi verso di te ingrato e peccatore. Signo­re, io lo confesso che non sono degno di venire a questa mensa così sublime! Mi vi accosto solo per la confidenza che ho in te, mio avvocato presso il Padre. Spero solo in te, che per me intercedi, e ti fai malle­vadore pei peccati miei e di tutto il mon­do. Tu vuoi che io mi ricordi sempre della tua passione, e in essa mi abbandoni total­mente, ebbene io lo farò e nella tua pas­sione, nella tua croce nella tua morte spe­ro salvarmi.

 

MEDITAZIONE IV

Chi è quell'uomo che fece un gran con­vito, se non il nostro Signor G. C. ve­ro uomo e insieme vero Dio? E quale è questo gran convito, se non la santissima Eucaristia, a cui tu o anima mia sei invi­tata stamane.

E' davvero grande, perché Dio lo offre, come predisse il Salmista. Hai apparecchia­to una mensa al mio cospetto: «Parasti in conspectu meo mensam ». E' grande perché la carne immacolata di Cristo è il cibo di questa mensa e il sangue ne è la bevanda. E' grande, perché tutti i fedeli sono invita­ti ad essa, dicendo Cristo: Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io sarò il vostro ristoro.

E' grande finalmente perché gli Angeli stessi vi assistono velandosi la faccia. In questo convito dunque tutto è grande: tu solo, o anima, sei piccola inetta e miserabi­le. Considera la tua ignoranza! Considera la tua indifferenza nell'amare e servire Dio! non è forse vero, o miserabile? Considera i tuoi peccati e non solo sei un'inetta e mi­serabile, ma ti sei proprio ridotta al nien­te. Paventa dunque innanzi all'altare di Dio. Nello spirito di umiltà e con l'animo con­trito siedi a quel convito, perché Dio riguar­da gli umili e non disprezza il cuore con­trito e umiliato.

COLLOQUIO CON GESU'

O Signore, tu oggi mi pasci, e a me nien­te mancherà, perché posseggo con me Colui che possiede ogni cosa. Ecco che tu mi hai collocato tra i pascoli fertilissimi, e io dalle tue fonti attingerò l'acqua del mio ristoro, perché Tu sei il mio Salva­tore. Tu prepari dinanzi a me una mensa, e me la prepari acciocché io, rifocillato del tuo Corpo e Sangue, stia forte contro i ne­mici dell'anima mia. La mia mente sarà impinguata da te con l'olio della santa le­tizia e inebbriata col vino dell'esultanza, e il mio cuore sarà allietato dal tuo calice, oltre ogni credere, glorioso. O pegno soave di quella misericordia, che non mi lascerà in tutti i giorni della mia vita! O Signore vestimi della veste nunziale, cioè dell'arden­te e santissima carità, acciò come oggi pel­legrino in questa vita gusterò il convito eucaristico, così, dopo morte sarò ammes­so al convito delle nozze dell'Agnello, e abi­terò la casa della beatitudine in eterno.

 

MEDITAZIONE V

Considera, o anima mia, di quanti beni ti vuol far piena Iddio nel ricevere la SS. Eucaristia. Sei povera, non ti scorag­giare, perché Dio volge il suo sguardo al poverello e a chi paventa al parlare di Lui. Accostati dunque con fiducia a Cristo, che invita i poveri alla sua mensa, ed egli stes­so ti fa ricco dei suoi doni, anzi di se me­desimo. Sei tu inferma di spirito, sei cieca delle cose divine, e vai zoppicando nella via del Signore. Eccitati ad una fede viva, e con una carità ardente e con umiltà profon­da mangia il pane venutoti dal cielo, e sa­rai corroborata nello spirito, riceverai lume per camminare con rettitudine e con perse­veranza nella via della virtù. E' veramente Cristo, che ricevi dall'altare, il Padre dei poverelli, il cibo dei forti, il lume dei cuo­ri, che raddrizza tutto ciò che non è retto. Egli rimanendosi con noi smorza la nostra concupiscenza, corrobora la nostra pietà, estingue le perturbazioni dell'animo, cura gli ammalati, rinnova le forze. E come il buon pastore che dà l'anima sua per la pe­corella, ci preserva da ogni pericolo. E nel vedere tu che moltissimi desiderano, come l'ingrato popolo israelitico, sedersi sulla pen­dola delle carni d'Egitto nauseando il cibo dei santi, tu invece famelico accostati a que­sto cibo, e un solo sia il tuo dolore esser privato di questo nutrimento.

COLLOQUIO CON GESU'

Mio Gesù, io lo confesso che davvero sono povero e miserabile. E confesso che non sono buono a pensare alcunché di bene, e molto meno di farlo; e però se qual­che cosa posso è solo da te. Anzi so e cre­do che senza di te, cioè della tua grazia, niente posso fare.

O verità eterna, quanto poco ti conosco! O bontà infinita, come sono languido nel tuo amore. Oggi entro nella via della vir­tù, e oggi il mio piede declina altrove. Vie­ni dunque, o buon Gesù, che inviti i poveri, i deboli, i zoppi alla tua cena. Vieni e ar­ricchisci la mia povertà, sana la mia infer­mità, ridonami la vista, dammi forza per servirti, e confermami nel tuo amore.

 

MEDITAZIONE VI

Quali sono queste fontane, anima mia, da cui attingi acqua nel gaudio? Sono le piaghe delle mani dei piedi e del Cuore, che ha sofferto il piissimo ed amatissimo nostro Salvatore Gesù, sul Monte Calvario e tuttora le presenta in cielo. Queste piaghe egli offre come Avvocato nostro al suo Pa­dre, in testimonianza della sua passione, del­la sua morte e della nostra redenzione: e sono il nobile trofeo di Cristo, che col suo Sangue cancellò il decreto di morte, che era contrario a noi, e lo tolse di mezzo affigen­dolo alla croce. Spogliando il principato e le potestà d'inferno, egli trasportò le anime dei giusti, liberate dal limbo nella gloria e nella esultanza, apertamente trionfando in se stesso. Ti accosti già, o anima al fonte del Salvatore. Accostati dunque per attin­gere acqua nel gaudio. Puoi in verità dire: Chi mi accusa di peccato? Se lo dicessi, in­ganneresti te stessa; saresti un mendace, e sarebbe in te la verità. Ricorri dunque alle piaghe di Cristo nel Sacrifizio e nel Sacra­mento augustissimo. Egli è stato impiaga­to per le nostre iniquità, ed è stato trafitto per le nostre scelleraggini. Egli per noi è stato fatto maledetto per redimere noi dal­la maledizione. So che tu confidi che Dio sia propizio a perdonarti i peccati, ma del peccato perdonato non essere tu senza ti­more. Accostati dunque, umile e contrita, e aspetta la misericordia del Signore.

COLLOQUIO CON GESU'

Ecco, o Signor nostro G. C. che al tuo cospetto si presenta chi, abbandonato il possesso e l'eredità della pace dei giusti, discende da Gerusalemme in Gerico, cioè in mezzo ai ladri, che hanno spogliato l'ani­ma sua della tua grazia e dei preziosi do­ni, aprendo delle piaghe, ahi quanto crude­li! Non avendo io un uomo che mi salvi, mi sono già accostato al fonte aperto della Chiesa con l'assoluzione dei peccati. Ma tu, che trovasti macchie fino negli angeli tuoi, lavami ancora dalla mia iniquità, e monda­mi dal mio peccato. Vieni, o pio Samarita­no, custode dell'anima mia nell'ammirabile Sacramento, fasci le mie piaghe, infondivi l'olio della carità ed il vino della fortezza e della santa esultanza. Tu che hai detto che gli infermi hanno bisogno del medico, sana la mia infermità. Tu, che ci comandi di usare misericordia, abbi pietà dell'ani­ma mia.

 

MEDITAZIONE VII

Pensi tu, o anima mia, che per consegui­re la vita eterna ti basti solo star lon­tano dal male, senza operare il bene? Ricor­dati di quel servo che fu rilegato alle tene­bre esteriori, non perché ebbe dissipato il talento o spesolo in danno del Signore, ma solo perché da ozioso lo seppellì. Ricordati pure che Dio rende la mercede a ciascuno secondo le opere di lui, e che solamente so­no beati in morte coloro, i quali sono ac­compagnati da opere buone innanzi al tri­bunale di Cristo. Bisogna dunque che tu cammini di virtù in virtù, e che senza in­terruzione ti affatichi ad acquistarle. Ma do­ve potrai attingerle, se non alle piaghe di Cristo? Se l'acqua naturale ha la forza non solo di lavare, ma ancora di fecondare gli alberi, quando scende fino alle radici, pensi forse che l'acqua mistica del Salvatore non ti possa fare feconda, di virtù? Ricordati che tu puoi tutto in Cristo che ti conforta. Ricordati che senza la grazia divina l'anima tua sarà come la terra senza acqua, cioè del tutto sterile e deserta. Va dunque alle piaghe di Cristo, attingi l'acqua alle fonti del Salvatore, pregando con sant'Agostino: Signore dammi ciò che comandi, e coman­da ciò che vuoi.

COLLOQUIO CON GESU'

Signore a tutti hai detto: Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro, che è nei cieli. La volontà tua quindi per noi fe­deli è la nostra santificazione. Ma come po­trò esser perfetto, se tu non me lo darai? Come mi santificherò, e sarò più santo se la grazia tua non mi prevenga, non mi ac­compagni, non mi segua? Vieni dunque o Signore, vieni sotto il mio tetto, e concedi che l'anima mia abbia vita e più abbondan­temente l'abbia. Vestimi con la veste della giustizia. Accrescimi la fede, corroborami la speranza, accendimi la carità, arricchiscimi di umiltà di pazienza di castità di fortezza e di tutte le altre virtù, acciò l'anima mia come tua sposa, ti stia a fianco con vestito di oro, e circondata da varie bellezze.

 

MEDITAZIONE VIII

Che senti, o anima, nelle tue membra? Non senti una legge ripugnante alla legge della tua mente, e che cerca di gettar­ti nel peccato? Ahi! miseri noi, che fatichia­mo con la febbre delle nostre passioni e con gli affetti che insolentiscono! Le nostre feb­bri, dice sant'Agostino, sono l'ambizione, l'avarizia, l'ira, la libidine. Dunque tu di più hai bisogno delle acque salutari, che vengano a smorzare tanto fuoco. Ma dove potrai attingere tali acque? Al fonte dei Sal­vatore, che entrato in casa di Simone, ove la suocera era affetta da grande febbre, im­ponendole la mano in testa, comandò alla febbre, e questa la lasciò. Ricevi adunque con umiltà. e devozione la SS. Eucaristia. Ac­costati con ardente amore al Cuore eucari­stico di Gesù, ed unisci il cuore tuo col cuo­re di Lui. Egli ti sanerà la febbre dell'am­bizione perché fu mite e umile. Egli ti cu­rerà la febbre dell'avarizia, perché non tro­vò pure ove posare il suo capo. Egli ti estin­guerà la febbre dell'ira perché fatto l'uomo dei dolori che sa le infermità, come un agnello tra le mani del tosatore, non aprì la sua bocca. Egli ti estinguerà la febbre della libidine perché è il Pontefice santo, innocente, impolluto.

COLLOQUIO CON GESU'

O Signore, ecco colui che hai creato e redento, e che con tanto amore hai innalzato con la tua grazia, sta per infer­marsi e per perire. Il tuo nemico, come leo­ne che rugge, gli gira d'intorno, cercando di divorare l'anima di lui, e in sua compa­gnia ha pigliato sette spiriti di sé più ne­fandi, per entrare nel cuore di lui e dire: Evviva, evviva l'abbiamo divorato! La carne fa sentire la sua concupiscenza contro lo spirito: dovunque lacci, dovunque pericoli, dovunque insidie. Vieni dunque, o Signore, e salvami, comanda ai venti e al mare e fa ritornare la tranquillità. Tu che dicesti al Regolo: Va che tuo figlio vive, e in quel­l'ora stessa in cui lo dicesti, la febbre lo lasciò, dì ancora all'anima mia che viva, e vivrà solo nella tua carità.

 

MEDITAZIONE IX

Ecco che già sei chiamato, per gustare e vedere quanto sia soave il Signore. Oh prezioso ed ammirabile convito, salutevole e pieno di soavità! Chi potrà mai esprime­re tutta la soavità di questo Sacramento, pel quale una spirituale dolcezza viene gu­stata nell'istesso fonte da cui scaturisce, e si rinnova la memoria di quella suprema carità, che Cristo mostrò nella sua passio­ne! Leggi un po' la vita dei santi Sacerdo­ti, e vedi quanta dolcezza e soavità hanno esperimentato nell'offrire il divin sacrifizio e nel sedere alla mensa del Signore. Hai tu goduto mai tale dolcezza e soavità, o piut­tosto ti sei allontanato perché tiepido e nau­seato della mensa divina? E quantunque ogni giorno ti cibi del pane celeste, sei dun­que ancora uomo di terra, e del tutto ter­reno? Per gustare un cibo corporale si ri­chiede sanità e fame. Sei dunque tu robu­sto e sano di spirito? Sei famelico della san­tissima Eucaristia? Non vedi tu con quan­ta ansia i fanciulli afferrano le mammelle della mamma, e con quanto impeto vi ac­costano le labbra.

Accostati tu pure con tanta e maggiore ansietà, e succhiane come fanciullo lattan­te, lo spirito della grazia; ed uno sia per te il dolore ed il dispiacere l'esser privato di questo cibo. Adorna il tuo talamo, o Sion­ne, e ricevi Cristo Re e Sposo.

COLLOQUIO CON GESU'

Oh quanto è soave, o Signore, lo spirito tuo, che sa dimostrare la tua dolcezza nei figli. Riempi i famelici di beni col pane soavissimo venuto dal cielo. O Gesù piissi­mo, sana l'anima mia perché ho peccato contro di te. Dammi carità, fame e sete del tuo pane e del tuo calice, e allora vedrò e gusterò quanto sei soave. Me misero, che volli godere l'amore mondano e terreno! Che forse fu soave? Ho contentato i desi­deri della concupiscenza! non fu il suo cibo frammischiato con il fiele e con l'assenzio? Periscano quei giorni, quei mesi e forse que­gli anni, in cui abbandonai Te fonte di vi­ta e di dolcezza, per scavarmi delle cisterne dissipate, che non valevano punto a conte­nere acqua. Tu sei il mio Dio e il tutto; vieni dunque e spargi sull'anima mia la tua dolcezza.

 

MEDITAZIONE X

Se consideri, o anima mia seriamente la vocazione di Zaccheo, non dovrai forse ammirare e insieme mente lodare la miseri­cordia e la bontà del tuo Redentore? Come infatti, poteva sentire il bisogno Colui che è Dio, onnipotente e santo di dovere rima­nere nella casa d'un pubblicano e di un peccatore?

E pure non volendo perdere tempo, dice a Zaccheo: affrettati a discendere. Ora in­tanto che ti metti a considerare e lodare la misericordia e la bontà di Cristo, consi­dera che a Zaccheo una sola volta è stato detto: bisogna che io rimanga in casa tua; mentre a te è detto sempre quando sei chia­mata a partecipare dell'ammirabile Eucari­stia. Oggi invero il nostro Signor Gesù Cri­sto parla al tuo cuore e dice: O anima, fa presto; vieni all'altare, perché oggi fa d'uo­po che io mi rimanga in casa tua. Zaccheo anelando dal desiderio di vedere Gesù non mette tempo in mezzo e corre innanzi; e tu con quanto desiderio brami di ricevere Cri­sto nel tuo cuore come ospite? Zaccheo la­scia la turba del popolo, e ascende l'albero per vedere Cristo. E tu detesti oppur no la turba dei pravi affetti; ascendi o no colla mente e col cuore al tuo Dio? Medita se­riamente ciò, e vedi di rendere degno con­traccambio al Signore, che con tanta mise­ricordia ti invita.

COLLOQUIO CON GESU'

Tu, o Signore, mi dici che faccia presto a venire al tuo tabernacolo, perché og­gi bisogna che Tu rimanga in casa mia. O bontà ineffabile, o dolcissima misericordia, o carità infinita! Come bisogna che tu ri­manga in casa mia, mentre di nessuno hai bisogno? Di più come bisogna che tu riman­ga in casa mia che sono tanto misero e peccatore? Oh quanto è vero che nella ca­rità perpetua mi hai amato e mi ami! Lo confesso o Signore che io ho bisogno di Te, perché senza di Te niente valgo, niente pos­so, niente sono. Mentre dunque vuoi Tu rimanere in casa mia, adorna con la tua gra­zia e coi tuoi santi carissimi l'anima mia. Attraimi a te coi vincoli della tua carità, acciò io presso di Te corra nell'odore dei tuoi unguenti. Fa che io sappia e cerchi quello che viene dall'alto, non quello che è di terra.

 

MEDITAZIONE XI

Non ebbe forse ragione Zaccheo di gioi­re tanto per avere come ospite il suo Signore e il suo Salvatore? Gli sarebbe ba­stato il vedere Gesù tra le vie di Gerico: immagina da quanto gaudio fu inondato il cuore nel vederlo in casa sua? Un ammira­bile lume di fede che gli rischiara la mente, una dolce speranza e una grande fiducia verso tanto ospite, la parola di vita, le azio­ni tutte di Gesù, piene di misericordia e di carità, inondano di soprabbondante soavità il cuore di Zaccheo, ed egli pregusta quasi i gaudi del paradiso. Come va dunque, o anima, che mentre tu ogni giorno hai per ospite l'istesso Signore, ti mostri tanto tie­pida con lui? Perché non magnifichi il Si­gnore, che opra tanto mirabilmente su di te, né esulta il tuo spirito verso chi ha opra­to la tua salute? Mostra al tuo Redentore un cuore mondo, e infiammato da ardente desiderio di riceverlo in casa tua. Eccita la tua fede verso la grandezza e la santità del­l'ospite. Accresci la tua fiducia nella bontà di Lui, e allora con vero gaudio lo riceverai.

COLLOQUIO CON GESU'

Signore, giacché ti sei degnato per sola tua bontà di voler venire in casa mia, fa che io non elegga mai gli onori terreni. non le ricchezze fallaci, non i piaceri sen­suali: ma Te solamente, cui il servire è re­gnare; Te solamente in cui sono riposti tut­ti i tesori della sapienza e della scienza di Dio; Te solamente, nei cui tabernacoli l'ani­ma fedele ama e vien meno. Se dunque i miseri peccatori si rallegrano quando fan­no male ed esultano nelle cose pessime, io voglio solo in Te godere ed esultare, o Ge­sù mio. Baciami col bacio delle tue labbra, o Signore, cioè riempimi di sapienza e di carità, e così ti potrò ricevere con gaudio nel venerabile Sacramento.

 

MEDITAZIONE XII

Considera o anima, i salutari effetti del­l'entrata e della permanenza di Gesù nella casa di Zaccheo. Quella era prima la casa della frode, dell'usura, della perdizione, ma oggi questa casa è stata salvata. Zac­cheo pieno di gaudio riceve il Signore, e con spirito pronto ed animo generoso si sta al cospetto di Gesù, e col miglior mo­do che può rende il contracambio di tanta misericordia. Sta dunque diritto in piedi Zaccheo innanzi a Cristo. E che cosa gli rende? Ecco quel che dice: Signore, la me­tà dei miei beni la dono ai poverelli. E se ho defraudato alcuno, gli restituirò il qua­druplo. Non è dunque da meravigliarsi, se il Signore risponda: Oggi questa casa è sal­va. Ma tu quando ricevi la SS. Eucaristia e accogli quale tuo ospite Gesù, con quale prontezza di spirito, con quale generosità di animo offri al tuo Dio le cose tue e te stesso? Dì dunque: O Signore se ho manca­to, e davvero ho mancato nell'osservanza della tua legge, nella tua servitù, nel tuo amore, io renderò il quadruplo; vai quanto dire moltiplicherò e due volte moltiplicherò i desideri, gli affetti, le opere, le fatiche, per disfazione dei miei peccati. Ricevi con que­lla vostra lode, per la vostra gloria, e in soddisfi sentimenti il Signore, e sarà pure salva l'anima tua.

COLLOQUIO CON GESU'

Signore, che sei venuto per cercare e salvare ciò che si era perduto, vieni a me nell'ammirabile Sacramento, e salva l'ani­ma mia. Che mi gioverebbe lucrarmi il mon­do tutto e poi perdermi l'anima? E per con­trario se abbia io la fortuna di possederti, cosa mi potrà mancare? Eccita dunque, o Signore, nel cuore mio un ardente desiderio di Te; concedimi che io con gaudio ti rice­va nella mia casa, e che con prontezza d'ani­mo mi spogli di quanto posseggo, anzi di me stesso. Ecco che tu mi dici di far presto e venire all'altare perché Tu senti il bisogno di rimanere nella mia casa. Si vieni, vieni, o Redentore ottimo, acciò oggi sia salvo e salvo in eterno.

 

MEDITAZIONE XIII

Ecco, anima mia che una mensa ti viene preparata dal tuo Dio che ti invita a mangiare e a bere. Cosa mangerai se non le carni dell'Agnello immacolato? Cosa be­verai se non il sangue di Cristo, prezzo di vita eterna? Ma chiamato a mangiare e a bere sei davvero l'amico del tuo Salvatore? Lo ami tu con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutta l'anima, con tutte le forze, cioè sopra ogni cosa? Così lo devi amare; giacché Egli dice: Mangiate, o amici, e be­vete. Cristo di più ti invita a inebriarti spi­ritualmente di quelle dolcezze che ti vengo­no dallo stesso sacro cibo. Tale ebrietà si ha nell'alienare in tutto la mente dall'amore della carne e del mondo, dalle cure e dalle sollecitudini di questo secolo, e trasportarla invece all'amore delle cose celesti, da unirsi talmente con Cristo, che la croce venga de­siderata, e i patimenti siano di maggior se­te per amore di Dio. Desideri tu, dimmi un poco, o anima, questa santa alienazione dal­le cose terrene? Aneli tu di sollevarti alle cose celesti nell'eccesso dell'affetto? Sia ca­rissimo a Cristo, cioè amalo con amore ar­dente, perché egli ti dice: Inebriatevi, o ca­rissimi. Conosci pure una volta perché fin oggi non sei ancora inebriato alla mensa eucaristica. Forse non ti sei ancora dato pensiero di purgarti dalle colpe leggiere, e molto meno hai avuto fame e sete della giustizia, cioè della virtù.

COLLOQUIO CON GESU'

Quanto è dolce la tua voce, o Signore, che suona nelle mie orecchie: mangia, bevi ed inebriati alla mia mensa. Mangia il pane celeste, che ti conforterà; bevi quella bevanda che letificherà il tuo cuore, acciò nell'eccesso della mente e dello spirito po­trai dire: Quanto è buono lo star sempre con Dio. O Dio che sei carità, infondi l'amo­re tuo nel cuore mio, acciò io ti ami davve­ro, e da Te carissimamente sia amato. O fuoco che sempre ardi e mai ti estingui: o amore che sempre ti riscaldi e mai ti raf­freddi, accendimi tutto acciò io sia acceso di Te e tutto Ti ami.

 

MEDITAZIONE XIV

Che cosa è la vita dell'uomo sulla terra, se non fatica e dolore? Che cosa è il peccato, se non peso, e peso grave? Che for­se non hai sperimentato tu fatica e dolore in mezzo a tante cure, a tante necessità, a tante miserie? Che forse non senti tu che le iniquità si moltiplicano sui capelli del tuo capo, e come grave peso ti vengono a schiac­ciare? Dunque hai bisogno di alcuno, il qua­le ti rifocilli, ti consoli, ti sollevi e ti sani. Ed ecco Cristo il Pastore buono, quale Me­dico e Salvatore dell'anima tua ti invita perché venga a lui, mentre in lui solo tro­verai il sollievo, la forza, la quiete e la sa­lute. Va dunque a lui, non tanto coi tuoi piedi materiali, ma coi passi della fede, del­la speranza, della religione e dell'amore. Mangia il pane celeste che ti sostenta in questa terrena peregrinazione. Unisci te al tuo Salvatore nel Sacramento augustissimo, acciò avendosi abbracciato per te la croce, ti liberi dal peso del peccato e insieme men­te elevi la tua mente e il tuo cuore alle cose celesti. Bada a non dubitare della fe­de, giacché Cristo invita tutti quanti; anco­ra quando tu avessi peccato mille volte, egli è sempre pronto a perdonarti.

COLLOQUIO CON GESU'

Signore, che cosa è la mia vita, se non malizia e tentazione? Il demonio do­vunque fa guerra, il mondo seduce e mi­naccia, e la carne spinge contro lo spirito. Ecco la fatica che mi è dinanzi: combattere fortemente, consumare il corpo e mantene­re la fede sino alla morte per ricevere la corona della vita. Ma, ahime! se Tu mi la­sci digiuno, io cadrò per la via. Tu dunque che hai detto: Venite a me, o voi tutti, che siete affaticati e aggravati, e io vi darò ri­storo; vieni stamane a me, e penetrando sotto il mio tetto, colla tua carne che vera­mente è cibo, e col tuo sangue che vera­mente è bevanda, confortami, confortami e ristorami. Io spero in te, o Signore, che hai detto: Quelli che confidano in me, di­venteranno più forti, impenneranno le ali, come aquila, voleranno e non cadranno.

 

MEDITAZIONE XV

Che cosa sono le nozze dell'Agnello, se non quell'eterna beatitudine, di cui né occhio vide, né orecchio sentì, né cuore con­cepì mai? O celeste Gerusalemme, beata vi­sione di pace, ove tu, o Dio, innebrii gli eletti dall'abbondanza della tua casa, e li abbeveri dal torrente della tua piena! O bea­ti quelli che abitano nella tua casa, o Signo­re, perché essi ti vedranno sempre, ti ame­ranno senza noia, ti loderanno senza fatica! Ecco il fine ultimo pel quale Dio ti creò, o anima mia. Sarà egli la mercede nostra gran­de assai, e nel paradiso godremo e vedremo, vedremo e ameremo, ameremo e loderemo. Ecco quel che sarà in fine e senza fine nei secoli dei secoli. E che! il tuo cuore non ar­de d'amore nel pensare al paradiso! Non desideri tu di scioglierti ed essere con Cri­sto, sedendo alla cena delle nozze dell'Agnel­lo! Accostati dunque al sacro Convito, con cuore puro, con coscienza buona, con umil­tà profonda, con amore ardente, ed allora in questo Convito ti sarà dato il pegno del­la futura gloria.

COLLOQUIO CON GESU'

L o so, o Gesù mio, che io non ho la mia città di qui, ma mi avvio cercando la futura. O Signore, quando verrò, e compa­rirò innanzi a Te per vederti a faccia a fac­cia? Tu lo sai, o Signore, perché mi hai fatto per te! E il mio cuore non trova pace, se non quando si riposerà in te. Chi mi darà dunque le ali come la colomba, e volerò e mi riposerò? O me beato che oggi mi inviti a mangiare la tua carne e a bere il tuo sangue! Tu Verità eterna hai detto: Chi mangia la mia carne e beve il mio san­gue avrà la vita eterna, e io lo risusciterò nel giorno ultimo del mondo.

 

MEDITAZIONE XVI

Gesù, il diletto delle anime, non è tuo, o anima mia? Così Dio ha amato ïl mondo, che ha dato il suo unigenito Figliuo­lo, e però questo Figliuolo è dato a te. Di più Cristo ti ha amato, e per te ha dato se stesso, mentre ha patito ed è morto per te in croce, e tutto giorno si offre e dà se stes­so a te nella SS. Eucaristia. Se dunque Egli in tanti modi ha voluto essere tuo, che co­sa vuoi dare in compenso per tale e tanta carità? Non sai che amore con amore si pa­ga? Dì dunque: Il Diletto si dà a me, e io mi do a lui. Si è offerto e si offre a me, e io mi consacro e sempre mi consacrerò a lui. Nelle sue mani adunque tutte le poten­ze dell'anima mia, tutti i sensi del corpo, la sanità, le forze, le sostanze, e quanto ha e quanto sono. Sia che viva, sia che muoia, sempre di Cristo sarò, perché o vivendo o morendo sono sempre il suo servo.

Considera intanto, o anima mia, che lo Sposo e il Diletto delle anime si pasce tra i gigli. Devi dunque conservare una bian­chezza di anima, una purità di coscienza, un odore di virtù, da poter veramente dire: il mio Diletto è con me e io con Lui. « Dilectus meus mihi et ego illi ». Se il cristiano deve essere l'odore di Cristo in ogni luogo, quan­to più non lo devi tu, o anima mia.

COLLOQUIO CON GESU'

Ecco che il mio Diletto mi parla: o Fi­glio accostati alla mensa mia, nella qua­le il cibo che ti mangerai non è come il cibo della tua carne che sarà mutato in te, ma tu invece sarai mutato in me. Io sarò tuo, e tu per amore sii mio. O dolcezza ineffabile del cuore tuo, o mio Gesù! Che cosa sono io per te, che tu mi comandi di essere amato da me, e se mai nol faccia te lo pigli a sdegno? Che cosa trovi in me, da poter trovare le tue delizie, in un uomo mi­sero e peccatore? Ecco, o Signore, pigliati tut­to ciò che posseggo e tutto quel che sono. Sia tutta tua la mia mente, il mio cuore, la mia volontà, la mia libertà, i miei sensi, la vita mia. L'anima mia esulterà tanto in Te, o Signore, e si diletterà di Te, che sei la mia salute. E tutte le membra mie andran­no dicendo: Chi ti può esser simile, o Si­gnore, nella potenza, nella santità, nella bontà, nella misericordia!

 

MEDITAZIONE XVII

Considera, o anima mia, quanto fu ingra­to Giuda verso di Cristo, mentre inde­gnamente si mangiò il corpo e si bevve il sangue del Signore. Ecco si mangiò e si bev­ve il giudizio, cioè l'eterna condanna. Guai a te se coll'anima macchiata da grave pec­cato ti avessi ad accostare alla mensa del Signore! Non avessi da giudicare il corpo del Signore, il pane celeste e divino, come il pane comune e profano. Guai a te che saresti reo del corpo e del sangue del Si­gnore, come reo fu Giuda che lo tradì, e i Giudei che gridarono: Innanzi, innanzi, cro­cifigilo; ed i carnefici che forarono le mani e i piedi di Gesù: non avessi di nuovo ad aprire con la lancia il Cuore dolcissimo di lui, da discendere il sangue di questo cuore in colpa e rovina su di te! Guai a te, il cibo della vita si cambierebbe in morta­le veleno, e dove le anime giuste ricevono il pegno della futura gloria, tu colle pro­prie mani ti vai scrivendo il decreto di tua eterna condanna! Allontani Dio da te tanto esecrabile male! Considera seriamente cha cosa mangi e che cosa bevi, acciò il corpo e il sangue di Cristo sia per te cibo e bevan­da salutare e non velenosa.

COLLOQUIO CON GESU'

Signor nostro Gesù Cristo, quanto è vero che sei stato messo per la risur­rezione e per la rovina, lo proviamo ancora nel Sacramento Eucaristico. Tu in questo sei la morte pei cattivi, la vita pei buoni: il miele dolce e soave sulla bocca dei giu­sti, il veleno mortale sulla bocca dei pecca­tori. O Signore, non permettere che io man­gi e beva indegnamente il tuo corpo e il tuo sangue. Tu che conosci i cuori degli uo­mini, sai molto bene se io sia degno di odio o di amore; illumina quindi gli occhi della mia mente, acciò non dorma nella morte, ma sia degno di sedermi a quella mensa a cui Tu chiami solo gli amici, i carissimi, e quelli che vivono per la grazia e nella gra­zia tua. Oh non sia mai io il reo del corpo e del sangue tuo, né ti venga a crocifiggere in me stesso, e ti esponga allo spettacolo dell'ignominia e della croce. Muoia piutto­sto io, e mille volte muoia, anziché mangi indegnamente il tuo corpo e beva il tuo sangue.

 

MEDITAZIONE XVIII

L’Apostolo ti insegna che cosa devi fare, perché non sia tu reo del corpo e del sangue del Signore, e mangiando e bevendo indegnamente, non abbia ad inghiottire l'istes­so tuo giudizio. Esamina te stesso prima di andare all'altare. Esplora la tua coscienza, e vedi se sei tale, quale bisogna esser que­gli che sedendo alla mensa divina si prepa­ra a ricevere un cibo non dell'uomo, ma un cibo tutto celeste e divino. Che se non sia tale, cerca di esserlo, col mondare la tua coscienza per mezzo del Sacramento della Penitenza ricevuto con le dovute disposizio­ni, cioè con vero dolore e con sincero pro­posito, non che con integrità e con sinceri­tà. Ti sei mai a ciò provato, come comanda Dio, e come insegna la santa Chiesa, colon­na e firmamento di verità? E se lo insegni agli altri, lo hai mai curato per te stesso? Guai a quell'anima che macchiata di colpa, indegnamente si ciba del Corpo e del San­gue di Gesù. Il primo abisso di sacrilegio chiama un altro abisso di innumerabili sa­crilegi. Quanto è difficile il correggersi su tale malizia, che difficilmente vedrà mai fi­ne! Prova dunque prima te stesso, e allora andrai sicuro che il pane eucaristico non è veleno per te, ma è medicina.

COLLOQUIO CON GESU'

O Signor nostro Gesù Cristo, Tu hai ap­parecchiato la tua mensa pei figli adorni di veste nunziale, e per gli amici tuoi, acciò il pane dei figli non venga gettato ai cani. Tu dispensi nell'Eucaristia un alimen­to spirituale, il quale dove mangiarsi solo da chi vive spiritualmente. Mostrami dun­que le mie iniquità, i miei peccati, le mie scelleraggini, i miei delitti. Spezzami con una duplice contrizione il cuore mio, e schiu­dimi le labbra, acciò io umilmente, sincera­mente e interamente confessi i miei pecca­ti. O fonte di ogni giustizia lavami sempre più dalle mie iniquità, e dal mio peccato mondami alla fonte potente, verso la casa di Davidde e degli abitanti di Gerusalemme nel­l'abluzione dei peccati. Così mangerò e beve­rò senza alcun timore di giudizio e di con­danna, ma con speranza certa di salute e di vita eterna.

 

MEDITAZIONE XIX

Cosa è mai il cibo degli Angeli, con cui Dio oggi nutrisce il popolo suo? Se non la SS. Eucaristia, cibo piuttosto degno per gli angeli, che per gli uomini? Quale è mai il pane venuto dal cielo senza oro, senza argento, senza fatica? Se non Cristo veramente, realmente e sostanzialmente pre­sente nel Sacramento augustissimo? E men­tre Cristo in questo Sacramento viene a te per rinfrancarti, anzi come ospite dolcissi­mo per abitare nel cuore tuo, quale mera­viglia se quel pane tiene in se ogni conten­to e ogni soavità di squisito sapore. Medita dunque come tu sei fatto partecipe di que­sto ammirabile e santissimo mistero. E se Dio ti nutrisce col cibo degli Angeli tu de­vi vivere la vita degli Angeli per amore, per purità, per obbedienza. Porta all'altare un cuore famelico, una vita intemerata, una sollecita premura di esercitarti nelle virtù, nell'amore e nella servitù di Dio, e così gu­sterai in te ogni contento ed ogni soavità di squisito sapore. Riconosci intanto che forse sin ora non ti sei compiaciuto di quel pane venuto dal cielo, piangi amaramente e odia la tua stoltezza.

COLLOQUIO CON GESU'

Ecco, o Signore, che ancora oggi tu mi nu­trisci col pane degli Angeli, e senza fa­tica mi regali il pane del cielo, che tiene in se ogni diletto, ed ogni squisito sapore. Ma l'Angelo riluce di purità, ferve di carità, e io sono concepito nell'iniquità, e vivo nel pec­cato. Son freddo nell'amore e nella tua ser­vitù, amando miseramente quel che sa di mondo. Con quale fonte adunque io mi ac­costerò al cibo degli Angeli, e come potrò mangiarmi il pane donato dal cielo, se sono ancora terreno? O Signore che sei santità per essenza, santifica l'anima mia! O Signore che sci carità per essenza, infondi il tuo amore nel cuore mio. Così vedrò e gusterò che quel pane ha in sé ogni diletto ed ogni soave sapore.

 

MEDITAZIONE XX

Se Dio nutrendo il suo popolo nel deser­to col cibo degli Angeli, e donando il pane pieno di ogni diletto e soave sapore mostrava la sua dolcezza cioè la bontà e l'amore, oh quanta dolcezza mostra oggi nella santissima Eucaristia!

Che cosa fu quella manna degli Ebrei, se non un ombra e una figura di quel pane divino che oggi il Signore ti dona! O dol­cezza veramente ineffabile! O amore infini­to! O convito veramente sacro e divino. Tu vedi spesso che i parenti consegnano i fi­gliuoli per alimentare, a persone estranee, ma Cristo invece padre amatissimo ti nu­trisce con la sua stessa carne. Non hai mai conosciuto un pastore, che col proprio san­gue nutrisca le sue pecorelle, e Cristo inve­ce ci dà a bere il sangue suo. Colla sua so­stanza, cioè con se stesso Cristo, o anima mia, ti ha tante volte dimostrato la dolcez­za del suo cuore, ed oggi di nuovo te la di­mostra. Che cosa senti al tuo cuore? O cuo­re, ma non è cuore questo, ma un pezzo di ghiaccio, se non ami Dio!

COLLOQUIO CON GESU'

O Signor mio Gesù, quanta dolcezza di amore mi mostri, mentre con la tua sostanza mi nutristi nella santissima Euca­ristia! Per quale ragione adunque non si con­sola tutta l'anima mia mentre le si dice: An­drai nella casa del Signore per nutrirti del cibo degli Angeli e del pane venuto dal cie­lo? Perché non languisco di amore, e l'anima mia non vien meno tra le tue mura? Ah lo so bene, o Signore, perché io non so cercare né sapere quel che sa di cielo, ma solo quel che sa di terra. e però mi raffreddo sempre e non gusto la tua dolcezza. Sanami dunque, o Signore, dalla mia infermità, acciò io mi abbracci con Te sposo e diletto delle anime, e, gusti la tua soavità. Mi diventi pure sor­dida la terra, e sia Tu solo il mio gaudio, mentre son peregrino su questa terra, ac­ciò poi mi sia Tu la mia beatitudine in eterno.

 

MEDITAZIONE XXI

Perché mai quella manna che non poteva essere bruciata dal fuoco, in un istan­te solo poi veniva liquefatta da un esiguo raggio di sole? Perché doveva sapersi, che dinanzi al sole facea d'uopo prima invoca­re e lodare il Signore, e poi ottenere da lui i doni. Se dunque gli Ebrei per aver la man­na nel deserto dovevano prevenire il sole per la benedizione e adorare Dio al sorgere della luce, che cosa bisogna che tu faccia, mentre ogni giorno il Signore ti nutriste con la manna degli Angeli, e ti offre il pa­ne venuto dal cielo? Non devi tu anticipa­re le ore tue al sole per lodare tanta bon­tà, e al sorgere della luce adorare il Sole di giustizia, che è Cristo? Non lasciarti vin­cere dunque dal sonno, né pigliare dalla pi­grizia all'ora del sorgere: va innanzi prima in casa tua, entra cioè nella mistica casa dell'anima e del cuore tuo, e là attendi, sen­za distrazione alcuna di cure esterne, e là conversa un poco con lo sposo delle anime, indirizzando a lui tutti i tuoi affetti, e rice­vendo da lui tutte le sue consolazioni. E forma i tuoi concetti, cioè i santi desideri, i fermi propositi, la regola certa da osser­vare nel giorno che corre. Oh te beato se in tale modo sai prevenire il Sole alla benedi­zione! preparato così alla S. Eucaristia, dav­vero ritrarrai abbondante frutto.

COLLOQUIO CON GESU'

Se i cieli narrano la tua gloria, quando si vestono di nuova luce col nascere del­l'aurora. Se il sole esulta come gigante per correre le tue vie. Se gli uccelli ti benedi­cono con dolce canto, perché io solo debbo esser muto e divenire inerte? A chi darò le primizie del giorno se non a Te, o mio Crea­tore, e Redentore? Abbiti dunque le mie be­nedizioni, le mie lodi, i miei ringraziamen­ti prima di accostarmi alla manna degli Angeli. O oriens, splendore di luce eterna, e Sole di giustizia vieni ed illuminami acciò io non venga mai a sedere nelle tenebre e nell'ombra della morte.

 

MEDITAZIONE XXII

Considera come devi accostarti, o anima mia, all'altare mentre fai da amica di Cristo, e ricevi il sacrosanto Corpo e San­gue di lui, sumendolo tutto nel tuo corpo. Accostati con vero cuore, cioè con cuore retto e sincero, acciò poi con rettitudine, con purità e con sincerità, professi interna­mente quel che fai esternamente. Bada quan­to è da condannarsi la ipocrisia. Accostati con la pienezza della fede, cioè con la fede piena e fermissima circa quelle cose che Dio ha rivelato, e la Chiesa insegna intorno alla S. Eucaristia. Con la fede piena tu potrai cibarti santamente del Santo dei Santi! Acco­stati col cuore mondo e puro cosicché in es­so non si fermi peccato alcuno, e accostati lavando il tuo corpo, cioè con quella mon­dezza, che ci viene dal Battesimo per l'isti­tuzione di Cristo. Come dunque il Battesimo monda del tutto l'anima e la santifica, cono­sci tu con quale purità e con quale santità, devi accingerti per avvicinarti ai sacri miste­ri. Sei tu andato all'altare come ti comanda l'Apostolo? Con quale cuore, con quale fede, con quale coscienza, con quale purità di ani­mo ti sei mai comunicata? E oggi come ti comunichi?

COLLOQUIO CON GESU'

Lo so, o Signore, che l'uomo vede le ap­parenze, tu poi che sei lo scrutatore dei cuori, entri fino nei più nascosti nascondi­gli di essi. Concedimi dunque che io possa accostarmi al sacrosanto mistero Eucaristi­co con un cuore buono, retto e sincero. Il giusto vive di fede; fa dunque, o Gesù mio, che nella pienezza della fede la quale si in­treccia con la carità, io venga al tuo altare. E Tu che sei il candore di luce eterna, e lo specchio senza macchia, e che ti pasci tra i gigli, purifica con la tua grazia l'ani­ma mia, acciò libero del tutto da ogni pec­cato, e mondato pienamente io mangi il san­tissimo corpo tuo, ed il preziosissimo tuo sangue. Quale partecipazione mai vi potrà essere tra la giustizia e la iniquità? O quale unione mai tra la luce e le tenebre? Qua­le patto tra Te e Belial?

 

MEDITAZIONE XXIII

O bontà ineffabile, o carità infinita, o dol­cissima misericordia del tuo Redentore! Medita dunque, o anima mia, le sue parole: « Ecce sto ad ostium, et pulso »; Io sto al­l'uscio e picchio; e pensa se sia davvero buo­no, amante e misericordioso. Ecco colui che quale Signore e Dio tuo ha quasi bisogno di te, e perciò sta alla porta del tuo cuore, e batte con le voci della sua grazia. Il Padre amatissimo ti chiama, acciò tu gli apra e ti fai dinanzi agli amplessi del suo amore. Il medico pietosissimo sta e picchia, acciò en­trando nella tua casa ti sani, ti consoli, ti conforti. Il Pastore sollecito dell'anima tua sta alla porta del tuo cuore acciò venendo a te ti pascoli con la sua carne santissima, e ti disseti col suo sangue preziosissimo. Che cosa fai tu dinanzi al Signore che picchia? Misero, ingrato! Ha bussato il demonio, il mondo, la carne e subito hai aperto. Il Si­gnore ha bussato tante volte, ed oggi ancora bussa stando alla porta del tuo cuore, acciò tu gli apra con amore ardente, con purità di anima e con desiderio accesissimo l'intro­duca nella casa dell'anima tua. Starà dun­que Gesù Cristo inutilmente dinanzi al cuore tuo? Se sono entrati i nemici e i tiranni, non entrerà il tuo padre, l'amico, il fratello, lo sposo per abbracciarti e sedere in mezzo al tuo cuore?

COLLOQUIO CON GESU

Tu, o Signore, in quale ora verrai e bus­serai alla porta dell'anima mia per dir­le che esca dal suo corpo e si avvicini al­l'eternità? Guai a me, se nell'ora della mor­te mi avessi a trovare dormendo, ed estia­ta la lampada della carità! Mi dovrei sen­tire allora quel terribile nescio vos: lungi da me che hai lavorato nell'iniquità « non ti conosco ». No Signore, oggi mercé la tua grazia, il cuore mio ha inteso la tua voce, e ti apre. Entra Tu, che sei il Redentore ottimo, lo sposo diletto, l'amico fedele, la vita dell'anima mia. Entra e rendimi un servo vigilante e fedele acciò quando verrai io ti possa aprire, e lieto ti possa guarda­re in faccia quale mio giudice.

 

MEDITAZIONE XXIV

Ecco il tuo Redentore sta all'uscio del tuo cuore e bussa. Cerca dunque di sentire e senti, acciò non si lagni di te e dica: « Vo­cavi et renuisti », ho chiamato e hai fatto il sordo. Non basta che tu senta, bisogna che apra, cioè prepari a lui la casa, e l'inviti ad entrare con una coscienza pura con un desi­derio vivo. Allora egli entrerà da te, e con te cenerà, e tu con lui starai a mensa. Tu lo pascolerai con gli atti di fede e di speranza, coi sospiri di un amore ardente, con l'offerta di tutto te stesso, colla perfetta sottomissio­ne alla santissima sua volontà, e con altri atti di virtù. E egli ti pasce con l'abbondan­za delle grazie santificanti, con preziosi cari­smi del santo suo Spirito, con la dolcezza e con la consolazione che supera ogni senso, col dolce pegno della futura gloria e con al­tri simiglianti effetti, che tu saprai sperimen­tare. Ascolta dunque il tuo Gesù, che ti invi­ta, avanzati al sacrosanto altare apri la porta del tuo cuore, acciò ti sederai alla stessa mensa di Lui.

COLLOQUIO CON GESU'

Signore, tu mi dici che ascolti la tua voce, e ti apra per farti introdurre nel­la mia casa, onde sederci ad una sola cena. Eccomi pronto, o Gesù dolcissimo. A chi mai potrò aprire la porta del cuore mio, se non a Te, che sei tutta la vita dell'ani­ma mia? O chi mi darà, che io possa de­siderare Te con tanta ardenza, come il cer­vo desidera una fonte di acqua? Chi mi da­rà che io possa allontanare l'anima mia da ogni terreno diletto, per riempirla tutta del­le tue dilettazioni? Chi mi darà, che io di­lati l'anima mia da non farle avere altro desiderio che solo il gaudio, il quale si tro­va nel tuo tabernacolo, Tu stesso sei la mia ricchezza che mai viene meno. Tu solo, o Signore, puoi tutto in me. Ecco dunque che io ti apro e ne vengo pieno di esultazione e di amore, ed è la mia voce come il suo­no dell'esultante, cioè lieta e festosa.

 

MEDITAZIONE XXV

Tu certo o anima mia ammiri e lodi la bontà di Dio, che a vantaggio dell'uo­mo nello stato di innocenza, piantò il legno della vita nel mezzo del paradiso, cioè l'albe­ro il cui frutto mangiandosi non solo ren­deva l'uomo longevo, ma di più sano, forte e robusto, immune dalle malattie, sino a tra­sportarlo senza la morte alla beatitudine. Mentre poi ammiri e lodi la bontà di que­sto Dio, pensa un poco che cosa egli stes­so ha fatto per te. Non ha forse piantato nel mezzo della Chiesa l'albero della vita, cioè la SS. Eucaristia, che è l'albero di gran lunga più eccelso, prezioso e più pieno di soavi frutti. Se i frutti prodotti dall'albe­ro nell'Eden prolungavano la vita del cor­po, e la tenevano lontana dalla morte, non è l'Eucaristia che conserva e aumenta la grazia santificante, che è la vita dell'anima di maggior prezzo e valore della vita del corpo? Se il frutto del legno della vita ren­deva l'uomo robusto, sano, forte e allonta­nava i morbi, non è forse l'Eucaristia il ci­bo dei forti, il cibo che allontana la tiepi­dezza e la languidezza spirituale? E se al­l'uomo innocente gustando il frutto del le­gno della vita, era riserbato la vita beata, che mai gli sarà riserbato gustando la S. Eucaristia, se non la gloria futura, di cui è pegno? Ringrazia dunque Dio, che ti ha largito tanto dono. Porta all'altare una co­scienza pura, un'anima che vive a Dio per la grazia, giacché solo per quelli che così vivono, l'Eucaristia è l'albero della vita.

COLLOQUIO CON GESU'

Io figlio di Adamo sono stato in lui il pre­varicatore della divina legge. Io in lui ho steso la mia mano al frutto vietato, e l'ho mangiato, e a me pure è stato detto: Quocumque die comederis ex eo, morte mo­rieris: in qualunque giorno mangerai di es­so, dalla morte sarai colto. Sono stato fuo­ri il paradiso per essere nelle pene eterne cogli angeli disertori. Tu però, o Signore, hai piantato nella tua Chiesa il legno della vita, acciò quelli che gustano i frutti di esso vivano in eterno. Ecco, o Signore, io che una volta mangiai il cibo della morte, ven­go oggi al cibo della vita. Dammi, o Signo­re, che io nutrito del pabolo celeste viva della vita della grazia in Te e per Te, fin­ché sarò pellegrino in questo mondo, acciò poi viva della vita della gloria nel paradiso.

 

MEDITAZIONE XXVI

Considera, o anima mia, con quanto amo­re guardava Davidde i tabernacoli del Signore, e con quanto desiderio ardente de­siderava di abitare in essi. Sono lieto, di­ceva, per ciò che mi vien ricordato: An­dremo nella casa del Signore, l'anima mia si innammora e vien meno nell'atrio del Signore. Quanto è più bello un sol giorno negli atri tuoi sopra mille dei peccatori! Ho scelto piuttosto essere abbietto nella ca­sa del mio Dio, anziché abitare nei taber­nacoli dei peccatori! A te, o anima fedele, sono diletti o pur no i tabernacoli del Si­gnore. Ti rallegri o pur no e con gaudio santo, mentre pensi che ti accosti al taber­nacolo di Dio? Desideri o pur no l'altare del Signore, e l'animo tuo vien meno per amo­re e per gusto spirituale? Chissà che forse tiepida e per sola consuetudine non vai al tabernacolo santo! E pure i tabernacoli del­la nuova legge oh quanto sono più nobili e santi di quelli che un giorno Davidde ama­va! Eccita dunque il cuore tuo! Se sceglie­sti il Signore come parte della tua eredità e del tuo calice, dove meglio potrai tro­vare questa eredità e questo calice, che di­nanzi all'altare con assistere alla santa Mes­sa?

COLLOQUIO CON GESU'

Eccomi, o Signore, dinanzi ai piedi tuoi: tu mi hai scelto e chiamato, acciò ab­bandonando tutti gli affari del mondo abi­tassi nella casa tua. O sorte beata che mi tocca nello stare dinanzi al tuo altare, ed ivi assistere al sacrosanto sacrifizio imma­colato, e pascermi delle tue carni e del tuo sangue! O Signore, che altro possa io desi­derare e volere sulla terra, se non Te so­lamente, Dio mio e tutto mio? Se il passe­ro trova per sé la casa, e la tortorella il suo nido per rimettere i suoi pulcini, gli altari tuoi, o Signore di ogni virtù, forma­no la mia casa ove allegro e festante abi­terò, e quale mio nido vi porrò tutti gli affetti del cuore. Tu intanto che esaudisci i desideri dei poverelli, buono e misericor­dioso, accogli anche i miei, acciò io possa di te saziarmi quando verrai nel cuore mio.

 

MEDITAZIONE XXVII

Considera come il Profeta si presenta­va al cospetto del Signore. Si presen­tava nella giustizia, cioè puro di coscienza, ardente di amore, pio e sollecito nelle buo­ne opere, e pieno di ogni virtù. Tu compa­risci così ogni giorno dinanzi al cospetto del tuo Signore Iddio? Tu lo chiami per ci­barti di Lui e farne una sola cosa con te? Di quanta giustizia adunque hai tu bisogno, cioè di quanta purità di anima, di quanto amore, di quanto ornamento di virtù, men­tre vai all'altare! Come sei apparso finog­gi al cospetto del Signore Dio tuo? Inter­roga la tua coscienza, interroga il tuo cuo­re, e vedi come passano i giorni della tua vita. E oggi venendo all'altare potrai dire in verità: Signore ho amato il decoro della tua casa?

COLLOQUIO CON GESU'

O Signore, se i cieli non sono mondi di­nanzi al tuo cospetto, e se negli Ange­li tu trovi macchie, che cosa sarò io di­nanzi a Te, che cosa troverai Tu in me, che sei solo buono, solo santo? Ah Signore, se in molte cose manchiamo tutti, in quante fin oggi ho mancato io! E se i santi tuoi ti vengono a pregare sempre per la remissio­ne dei peccati, oh quanto io stesso debbo pregare mentre ho peccato e peccato assai! Come dunque dinanzi al tuo cospetto com­parirò oggi nella giustizia, come entrerò nel tuo santuario nella innocenza, per unirmi al tuo Cuore Eucaristico? O Signore, non venire a giudicare il tuo servo: lavami sem­pre più dalla mia iniquità e mondami dal mio peccato, acciò io comparisca meno in­degnamente dinanzi al tuo cospetto.

 

MEDITAZIONE XXVIII

Considera, anima mia, quale Pontefice sia il tuo. Tieni un Pontefice grande, che penetrò i Cieli, Gesù Figliuolo di Dio, con­sustanziale e coeterno col Padre, che siede alla destra di Lui nella gloria immortale ed infinita. Ed acciò non ti spaventi della maestà di tanto Pontefice, pensa che egli stesso già tentato dal demonio compatisce benignamente le tue infermità. Imperocché è desso l'avvocato tuo presso il Padre, pla­candolo pei peccati tuoi e di tutto il mon­do? Se dunque ài tale un Pontefice, che per la sua grandezza compatisce le tue infermi­tà, che cosa farai? Ah! incontrandoti con un tale Pontefice, liberamente e con fiducia ac­costati al trono della grazia. Accostati per aver misericordia, che tanto ne hai bisogno. Accostati per trovare grazia, cioè larghezza di doni spirituali. Mentre tieni tempo, non perdere la opportunità. Se ti appartenga co­sa, che altro più ti potrà interessare se non il trovare la misericordia e la grazia?

COLLOQUIO CON GESU'

Signore, di quanta misericordia ho bi­sogno, che tante volte ho peccato, e che sono povero cieco, nudo, misero e mi­serabile. Ed io che senza di Te niente pos­so fare, di quanta grazia ho bisogno. Guai a me se non troverò l'aiuto opportuno. Lo troverò si, non già pei meriti miei, ma per te Pontefice grande, che compatisci le mie infermità. Ecco che io vengo all'altare, ove tu offri te stesso al Padre tuo, olocausto e vittima di propiziazione e di pace pei miei peccati. Allora invocherò Te stesso che sei la grande misericordia, perché confesso in me la grande miseria. Allora dirò: O Dio protettore nostro, guarda in faccia al tuo Cristo, ed abbi di noi pietà. E per Te o Gesù, nel quale il Padre ha trovato sem­pre le sue compiacenze, quanta misericor­dia e grazia troverò io.

 

MEDITAZIONE XXIX

Che cosa desiderò, ed a chi dirigeva gli affetti suoi il Profeta nel silenzio del­la notte e nella quiete dal rumorio delle crea­ture? Desiderava Dio, e in Dio era ardente il suo cuore. Tu ancora, o anima mia, nella tua celletta, mentre le fitte tenebre avvol­gono la terra, e tutto è silenzio, desidera Dio, a Lui drizza il tuo cuore, e manda i tuoi so­spiri. Desidera che spunti la luce, e venga l'ora in cui puoi accostarti all'altare. Drizza i tuoi affetti a Cristo, anelando che, quale ospite, venga presto nel tuo cuore. Di buon mattino deve lo spirito tuo elevarsi a Dio, acciò puoi meditare di lui, della sua legge, delle verità di fede, dei misteri di Cristo, e altre simiglianti verità; e pensa insieme men­te che quando ti farai la santa Comunione, bisogna che sia vigilante salutarmente con lo spirito rivolto a Dio, e vigilante special­mente nei tuoi precordi, cioè nella sede de­gli affetti tuoi. A Dio cioè drizza le primi­zie dei tuoi affetti, e medita non solo col­l'intima meditazione della mente, quanto con la più ardente parte del tuo cuore. Che cosa dunque hai fatto finora? L'anima tua ha desiderato Dio nel silenzio della not­te? Hai vegliato nello spirito nei tuoi pre­cordi prima di accostarti alla sacra mensa?

COLLOQUIO CON GESU'

Sono ora viatore e pellegrino in questo mondo ed esule dalla patria. Ti veggo, Dio mio, con lo specchio della fede e con l'enigmate della rivelazione! Oh quando av­verrà per me che venga ad inclinarsi la notte di questa vita, e si respiri il giorno della beata eternità? Quando ti vedrò o Dio, tale quale sei a faccia a faccia. Per me si avvilisce la terra ed ogni bellezza delle crea­ture, perché vana e fallace, ed anelo solo Te che sei infinitamente buono, e rendi le anime eternamente beate. Ecco, o Signore, che io ho vigilato a te nei miei precordi, ed ecco che ora vengo a Te, acciò ti degni di farti mio ospite e mi parli dicendo: Non dubitare, o figlio, io sarò la tua salute in eterno.

 

MEDITAZIONE XXX

Ecco che Elia temendo le minacce di Ge­zabelle fugge errando e cadendo per ter­ra; prostrato di forze cerca che l'anima sua venga a morire. Mentre però è affranto si addormenta sotto l'ombra d'un ginepro, l'An­gelo del Signore lo scuote, e gli comanda che mangi del pane succenericio (cotto sot­to la cenere) e beva dell'acqua. Mangia Elia, e nella fortezza di quel pane camminò per quaranta giorni e quaranta notti senza stan­carsi, senza cibo e bevande, finché pervenne su l'Oreb, monte del Signore. Medita un poco gli effetti davvero ammirabili di questo pa­ne che l'Angelo al Profeta mostrò. Ma che co­sa fu quel pane, se non un'ombra e figura di quel sacro convito, a cui Cristo quotidia­namente ti invita, mentre vieni all'altare? Mangia dunque e bevi alla mensa divina, e ivi troverai che la vita dell'anima si conser­va ed aumenta. Ivi ricupererai quella forza che hai perduta col peccato. Ivi gusterai le spirituali consolazioni, e ti metterai in quella via, per la quale perverrai al monte di Dio, cioè alla celeste Gerusalemme. Svegliati dun­que dal sonno, scuoti te stesso, sorgi pron­to e ilare, mangia e bevi.

COLLOQUIO CON GESU'

Signore, tu mi dici che sorga, mangi e beva alla tua mensa acciò nella for­za del cibo e della bevanda che tu mi offri, io cammini fino al monte tuo. Oh ti bene­dicano, o Signore, i cieli e la terra! Io non cerco altro che abitare nella tua casa, e che tu mi voglia proteggere nei giorni mali pur nascondendomi nel tuo tabernacolo. Io de­sidero cibarmi dell'ostia di propiziazione e di pace nel tuo tabernacolo, e ivi salmeg­giare e cantare dinanzi a Te mio Dio. E tu, fatto mia luce, chi potrò temere? Se pur contro di me si schiera l'esercito nemico, non temerà il cuore mio! Se pur contro di me verrà decisa una battaglia io spererò in Te. Se tu sarai, o mio Dio, non solo per me ma con me, chi sarà contro di me?

 

MEDITAZIONE XXXI

Considera un poco, o anima mia, che co­sa sia accaduto a colui il quale entrò nella casa del convito regio senza la veste nuziale. Il re lo rimproverò, di poi disse ai ministri: legate le mani ed i piedi, gettatelo nelle tenebre esteriori, ivi vi sarà il pianto e lo stridore dei denti. Tu sei chiamato al convito di Cristo, che è il Re dei Re, e il Signore dei dominanti. Bada dunque a non accostarti alla mensa eucaristica senza la ve­ste nuziale, per la quale si intende l'abito del­la carità, lo stato di grazia. E tu che con ve­sti dispregevoli hai scorno di comparire in un solenne convito di uomo potente, non ti vergognerai vie maggiormente nel compari­re al convito celeste e divino coll'anima mac­chiata di colpa? Guai a chi si accosta sacri­legamente alla santa Comunione! Che cosa gli manca, se non di essergli detto da Dio ai demoni: Legate le mani e i piedi e getta­telo nell'inferno, ove vi sarà l'eterno pianto e lo stridore dei denti. Dunque prova te stes­so, come Dio comanda e la Chiesa insegna. Esamina un poco la tua coscienza, acciò pos­sa sedere al convito nuziale di Cristo, già vestito della veste nuziale. Con quanta dol­cezza e soavità ti saluterà questo Sposo di­letto delle anime!

COLLOQUIO CON GESU

Ecco, o Signore, che tu mi prepari un convito, e mi inviti a sedermi alla tua mensa; ma lo prepari pei figli, e chiami ad esso gli amici e i carissimi tuoi. Io non ho coscienza di peccato grave, ma dall'altra parte non posso dire di essere giustificato, perché colui che mi giudica sei tu sola­mente, o Signore. Se dunque tu vedi che io non abbia la veste nunziale, avvisami prima che mi accosti alla tua mensa, ac­ciò io me ne arricchisca. So, o Signore, che ho peccato ed ho peccato assai. Piango tut­ti i miei peccati, li abborro con odio mas­simo, e propongo insieme mente di fuggire da qualunque peccato, come dalla faccia d'un serpe velenoso. Accetta dunque il sa­crifizio del mio cuore contrito ed umilia­to, e se in me vi è qualche cosa di non mondo, lavami, o Signore, e sempre più la­vami dalle mie iniquità. Non permettere che il cibo della vita si converta per me in veleno. Allontana da me il pericolo che io abbia a meritare di esser gettato nelle tenebre esteriori, ove è il pianto e lo stri­dore dei denti. E sia invece per me la san­ta Eucaristia il cibo della soavità e della vita, e insieme il dolce pegno dell'eterna gloria.

Tratto da: “Il mese Eucaristico” - 1963.