MEDITAZIONI
Tratte da: “IL MESE EUCARISTICO”
Tu
sei già, anima mia, per accostarti all'Altare di Dio, ed ivi beverai
veramente, realmente e sostanzialmente il Sangue di Gesù Cristo, il quale è
stato sparso e si sparge per la remissione dei peccati. Oh quanto bene profetò
Isaia: « Haurietis aquas in gaudio de fontibus Salvatoris ». Eccoti la fonte
patente, le cui acque delle fontane di Elim vicino a cui si accamparono i
figliuoli di Israello nel deserto.
Ecco
quel Sangue il quale ti lava, feconda in te le virtù, e ti fa crescere sempre
più nell'amore di Dio. Ringrazia dunque Dio ed abbi sete di quelle acque, che
zampillano sino alla vita eterna.
Tu,
anima mia, ti accosti alla Mensa del Signore! Il tuo cibo sarà il Corpo Sacrosanto
dell'Agnello immacolato! Mangiando e bevendo la Carne e il Sangue del Signore,
sarai così congiunto a Lui stesso, che Cristo rimane in te e tu in Lui, cosicché
potrai esclamare coll'Apostolo: vivo io, no, non io, vive Cristo in me. Ecco
dunque il pane venuto dal Cielo, che tiene in sé ogni diletto. Ecco la vera
manna, che ti viene data quotidianamente da Dio. Ecco il cibo degli Angeli,
che viene offerto a te, vecchio e terrena uomo. Che ne pensi nella tua mente, o
anima? Che senti nel tuo cuore?
Gesù,
chi sono io e chi sei Tu? E' dunque vero, che colui che bevve al calice del
demonio, verrà oggi a bere al calice tuo? Che colui che fu un giorno partecipe
della mensa dei demoni, oggi sarà partecipe della mensa tua? O Signore,
allontanati da me, perché son peccatore. Ma se tu ti allontani a chi mai andrò?
Non è vero forse che Tu solo sei la vita, e vuoi che io più abbondantemente
l'abbia? Lo confesso che non son degno di accostarmi alla tua mensa e al tuo
Calice, ma Tu intanto dici una sola parola e sarà sanata l'anima mia.
Entra
in ispirito, o anima mia, nel Cenacolo ove Cristo coi suoi discepoli celebra
la Pasqua, prima che vada a partire. Oh quanto è vero, che Colui, che sempre ha
amato gli uomini, in fin di vita li ha amato con amore speciale!
Gli
uomini a Cristo preparano scherni, flagelli, spine, croce e morte; e Cristo
agli uomini non solo prepara ma largisce doni oltre ogni credere preziosi.
In
quella notte in cui Giuda lo tradiva, Pietro lo negava, tutti i discepoli,
abbandonatolo, fuggivano, istituì il Sacramento del suo Corpo e del suo
Sangue, e con questo pasce nutrisce e santifica i suoi discepoli. Con quanto
desiderio ha desiderato questa Pasqua, come un preludio della sua Passione, e
sebbene prevedesse la iniquità di tutti, e di te in ispecial modo, pure a
tutti e a te dà la sua carne come vero cibo, e il sangue suo come vera bevanda.
Egli è vicino a morire: non si vuole da noi separare, e lascia a tutti e però
a te ancora il testamento del suo amore e la sua ricchissima eredità. Mentre
dunque sei per accostarti all'altare, medita la immensa e amorevole carità
del Redentore. Pensa in qual modo Egli si vendica di te, che di tante ingiurie
lo ricolmi. Tu in vero peccando Lo hai tradito, e pur oggi senti l'invito:
Ricevi, mangia, e bevi.
O
Signore, chi potrà mai parlare delle tue misericordie, e chi potrà mai abbastanza
ascoltare le lodi tue? Che altro potevi fare all'anima mia e non hai fatto?
Pur essendo onnipotente non puoi darmi di più: pur essendo sapientissimo, non
sai darmi di più: pur essendo ricchissimo, non tieni altro a darmi. Tutto mi
hai dato, non hai voluto fare alcuna eccezione: Quanto, o mio Gesù, sei buono!
Benedica al tuo Nome, o Signore, l'anima mia e tutto quello che è dentro di me:
ti benedicano tutti gli Angeli e Santi tuoi, ti lodino e ti glorifichino nei
secoli. Ti benedicano i cieli e la terra, e tutto quello che in essi si
contiene, ti lodino e ti glorifichino nei secoli.
Ecco
che gli Apostoli sono stati consacrati Sacerdoti, e da Cristo è stata loro
data potestà di consacrare, di cibarsi, e di distribuire ai fedeli il Corpo ed
il Sangue di Lui. O sorte beata degli Apostoli, che dalla barca e dall'umile
negozio sono chiamati ed elevati ad una dignità veramente divina.
Ma
medita un poco o anima mia, cosa mai ha fatto Dio per te! Non è forse vero che
ti ha fatto cose più grandi? Ha donato a te un'anima ragionevole, e ti ha mondato
con le acque battesimali: ti ha posto nel grembo della sua Chiesa; sempre che tu
vuoi, Egli si comunica a te. Tu muovi invidia agli stessi Angeli del Cielo.
Ecco
che tu ti cibi delle carni immacolate di Cristo e bevi il Sangue di Lui. Considera,
se mai tra i doni terreni vi sia qualcuno più grande del tuo Gesù, la
seconda persona della SS. Trinità in questi momenti è tanto vicino a te che
tu potrai sicuramente ripetere: è Gesù che vive in me. Considera dunque
quel che Dio abbia voluto fare a te e a tutti gli uomini! E avendoti il Signore
nella sua eccessiva carità tanto amato, contracambia amore con amore.
O
Signore Gesù Cristo, Pontefice eterno, santo, innocente, impolluto, segregato
dai peccatori, e più bello dei cieli, ecco che io indegno servo mi accosto per
cibarmi del tuo sacratissimo Corpo e del tuo prezioso Sangue. Quanto prima
starò tra le sublimi virtù e i purissimi Angeli, che assistono all'altare,
mentre sono polvere e cenere, anzi verso di te ingrato e peccatore. Signore,
io lo confesso che non sono degno di venire a questa mensa così sublime! Mi vi
accosto solo per la confidenza che ho in te, mio avvocato presso il Padre. Spero
solo in te, che per me intercedi, e ti fai mallevadore pei peccati miei e di
tutto il mondo. Tu vuoi che io mi ricordi sempre della tua passione, e in essa
mi abbandoni totalmente, ebbene io lo farò e nella tua passione, nella tua
croce nella tua morte spero salvarmi.
Chi
è quell'uomo che fece un gran convito, se non il nostro Signor G. C. vero
uomo e insieme vero Dio? E quale è questo gran convito, se non la santissima
Eucaristia, a cui tu o anima mia sei invitata stamane.
E'
davvero grande, perché Dio lo offre, come predisse il Salmista. Hai apparecchiato
una mensa al mio cospetto: «Parasti in conspectu meo mensam ». E' grande perché
la carne immacolata di Cristo è il cibo di questa mensa e il sangue ne è la
bevanda. E' grande, perché tutti i fedeli sono invitati ad essa, dicendo
Cristo: Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io sarò il
vostro ristoro.
E'
grande finalmente perché gli Angeli stessi vi assistono velandosi la faccia. In
questo convito dunque tutto è grande: tu solo, o anima, sei piccola inetta e
miserabile. Considera la tua ignoranza! Considera la tua indifferenza
nell'amare e servire Dio! non è forse vero, o miserabile? Considera i tuoi
peccati e non solo sei un'inetta e miserabile, ma ti sei proprio ridotta al
niente. Paventa dunque innanzi all'altare di Dio. Nello spirito di umiltà e
con l'animo contrito siedi a quel convito, perché Dio riguarda gli umili e
non disprezza il cuore contrito e umiliato.
O
Signore, tu oggi mi pasci, e a me niente mancherà, perché posseggo con me
Colui che possiede ogni cosa. Ecco che tu mi hai collocato tra i pascoli
fertilissimi, e io dalle tue fonti attingerò l'acqua del mio ristoro, perché
Tu sei il mio Salvatore. Tu prepari dinanzi a me una mensa, e me la prepari
acciocché io, rifocillato del tuo Corpo e Sangue, stia forte contro i nemici
dell'anima mia. La mia mente sarà impinguata da te con l'olio della santa letizia
e inebbriata col vino dell'esultanza, e il mio cuore sarà allietato dal tuo
calice, oltre ogni credere, glorioso. O pegno soave di quella misericordia, che
non mi lascerà in tutti i giorni della mia vita! O Signore vestimi della veste
nunziale, cioè dell'ardente e santissima carità, acciò come oggi pellegrino
in questa vita gusterò il convito eucaristico, così, dopo morte sarò ammesso
al convito delle nozze dell'Agnello, e abiterò la casa della beatitudine in
eterno.
Considera,
o anima mia, di quanti beni ti vuol far piena Iddio nel ricevere la SS.
Eucaristia. Sei povera, non ti scoraggiare, perché Dio volge il suo sguardo
al poverello e a chi paventa al parlare di Lui. Accostati dunque con fiducia a
Cristo, che invita i poveri alla sua mensa, ed egli stesso ti fa ricco dei
suoi doni, anzi di se medesimo. Sei tu inferma di spirito, sei cieca delle
cose divine, e vai zoppicando nella via del Signore. Eccitati ad una fede viva,
e con una carità ardente e con umiltà profonda mangia il pane venutoti dal
cielo, e sarai corroborata nello spirito, riceverai lume per camminare con
rettitudine e con perseveranza nella via della virtù. E' veramente Cristo,
che ricevi dall'altare, il Padre dei poverelli, il cibo dei forti, il lume dei
cuori, che raddrizza tutto ciò che non è retto. Egli rimanendosi con noi
smorza la nostra concupiscenza, corrobora la nostra pietà, estingue le
perturbazioni dell'animo, cura gli ammalati, rinnova le forze. E come il buon
pastore che dà l'anima sua per la pecorella, ci preserva da ogni pericolo. E
nel vedere tu che moltissimi desiderano, come l'ingrato popolo israelitico,
sedersi sulla pendola delle carni d'Egitto nauseando il cibo dei santi, tu
invece famelico accostati a questo cibo, e un solo sia il tuo dolore esser
privato di questo nutrimento.
Mio
Gesù, io lo confesso che davvero sono povero e miserabile. E confesso che non
sono buono a pensare alcunché di bene, e molto meno di farlo; e però se qualche
cosa posso è solo da te. Anzi so e credo che senza di te, cioè della tua
grazia, niente posso fare.
O
verità eterna, quanto poco ti conosco! O bontà infinita, come sono languido
nel tuo amore. Oggi entro nella via della virtù, e oggi il mio piede declina
altrove. Vieni dunque, o buon Gesù, che inviti i poveri, i deboli, i zoppi
alla tua cena. Vieni e arricchisci la mia povertà, sana la mia infermità,
ridonami la vista, dammi forza per servirti, e confermami nel tuo amore.
Quali
sono queste fontane, anima mia, da cui attingi acqua nel gaudio? Sono le piaghe
delle mani dei piedi e del Cuore, che ha sofferto il piissimo ed amatissimo
nostro Salvatore Gesù, sul Monte Calvario e tuttora le presenta in cielo.
Queste piaghe egli offre come Avvocato nostro al suo Padre, in testimonianza
della sua passione, della sua morte e della nostra redenzione: e sono il
nobile trofeo di Cristo, che col suo Sangue cancellò il decreto di morte, che
era contrario a noi, e lo tolse di mezzo affigendolo alla croce. Spogliando il
principato e le potestà d'inferno, egli trasportò le anime dei giusti,
liberate dal limbo nella gloria e nella esultanza, apertamente trionfando in se
stesso. Ti accosti già, o anima al fonte del Salvatore. Accostati dunque per
attingere acqua nel gaudio. Puoi in verità dire: Chi mi accusa di peccato? Se
lo dicessi, inganneresti te stessa; saresti un mendace, e sarebbe in te la
verità. Ricorri dunque alle piaghe di Cristo nel Sacrifizio e nel Sacramento
augustissimo. Egli è stato impiagato per le nostre iniquità, ed è stato
trafitto per le nostre scelleraggini. Egli per noi è stato fatto maledetto per
redimere noi dalla maledizione. So che tu confidi che Dio sia propizio a
perdonarti i peccati, ma del peccato perdonato non essere tu senza timore.
Accostati dunque, umile e contrita, e aspetta la misericordia del Signore.
Ecco,
o Signor nostro G. C. che al tuo cospetto si presenta chi, abbandonato il
possesso e l'eredità della pace dei giusti, discende da Gerusalemme in Gerico,
cioè in mezzo ai ladri, che hanno spogliato l'anima sua della tua grazia e
dei preziosi doni, aprendo delle piaghe, ahi quanto crudeli! Non avendo io
un uomo che mi salvi, mi sono già accostato al fonte aperto della Chiesa con
l'assoluzione dei peccati. Ma tu, che trovasti macchie fino negli angeli tuoi,
lavami ancora dalla mia iniquità, e mondami dal mio peccato. Vieni, o pio
Samaritano, custode dell'anima mia nell'ammirabile Sacramento, fasci le mie
piaghe, infondivi l'olio della carità ed il vino della fortezza e della santa
esultanza. Tu che hai detto che gli infermi hanno bisogno del medico, sana la
mia infermità. Tu, che ci comandi di usare misericordia, abbi pietà dell'anima
mia.
Pensi
tu, o anima mia, che per conseguire la vita eterna ti basti solo star lontano
dal male, senza operare il bene? Ricordati di quel servo che fu rilegato alle
tenebre esteriori, non perché ebbe dissipato il talento o spesolo in danno
del Signore, ma solo perché da ozioso lo seppellì. Ricordati pure che Dio
rende la mercede a ciascuno secondo le opere di lui, e che solamente sono
beati in morte coloro, i quali sono accompagnati da opere buone innanzi al tribunale
di Cristo. Bisogna dunque che tu cammini di virtù in virtù, e che senza interruzione
ti affatichi ad acquistarle. Ma dove potrai attingerle, se non alle piaghe di
Cristo? Se l'acqua naturale ha la forza non solo di lavare, ma ancora di
fecondare gli alberi, quando scende fino alle radici, pensi forse che l'acqua
mistica del Salvatore non ti possa fare feconda, di virtù? Ricordati che tu
puoi tutto in Cristo che ti conforta. Ricordati che senza la grazia divina
l'anima tua sarà come la terra senza acqua, cioè del tutto sterile e deserta.
Va dunque alle piaghe di Cristo, attingi l'acqua alle fonti del Salvatore,
pregando con sant'Agostino: Signore dammi ciò che comandi, e comanda ciò che
vuoi.
Signore
a tutti hai detto: Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro, che è nei
cieli. La volontà tua quindi per noi fedeli è la nostra santificazione. Ma
come potrò esser perfetto, se tu non me lo darai? Come mi santificherò, e
sarò più santo se la grazia tua non mi prevenga, non mi accompagni, non mi
segua? Vieni dunque o Signore, vieni sotto il mio tetto, e concedi che l'anima
mia abbia vita e più abbondantemente l'abbia. Vestimi con la veste della
giustizia. Accrescimi la fede, corroborami la speranza, accendimi la carità,
arricchiscimi di umiltà di pazienza di castità di fortezza e di tutte le altre
virtù, acciò l'anima mia come tua sposa, ti stia a fianco con vestito di oro,
e circondata da varie bellezze.
Che
senti, o anima, nelle tue membra? Non senti una legge ripugnante alla legge
della tua mente, e che cerca di gettarti nel peccato? Ahi! miseri noi, che
fatichiamo con la febbre delle nostre passioni e con gli affetti che
insolentiscono! Le nostre febbri, dice sant'Agostino, sono l'ambizione,
l'avarizia, l'ira, la libidine. Dunque tu di più hai bisogno delle acque
salutari, che vengano a smorzare tanto fuoco. Ma dove potrai attingere tali
acque? Al fonte dei Salvatore, che entrato in casa di Simone, ove la suocera
era affetta da grande febbre, imponendole la mano in testa, comandò alla
febbre, e questa la lasciò. Ricevi adunque con umiltà. e devozione la SS.
Eucaristia. Accostati con ardente amore al Cuore eucaristico di Gesù, ed
unisci il cuore tuo col cuore di Lui. Egli ti sanerà la febbre dell'ambizione
perché fu mite e umile. Egli ti curerà la febbre dell'avarizia, perché non
trovò pure ove posare il suo capo. Egli ti estinguerà la febbre dell'ira
perché fatto l'uomo dei dolori che sa le infermità, come un agnello tra le
mani del tosatore, non aprì la sua bocca. Egli ti estinguerà la febbre della
libidine perché è il Pontefice santo, innocente, impolluto.
O
Signore, ecco colui che hai creato e redento, e che con tanto amore hai
innalzato con la tua grazia, sta per infermarsi e per perire. Il tuo nemico,
come leone che rugge, gli gira d'intorno, cercando di divorare l'anima di lui,
e in sua compagnia ha pigliato sette spiriti di sé più nefandi, per
entrare nel cuore di lui e dire: Evviva, evviva l'abbiamo divorato! La carne fa
sentire la sua concupiscenza contro lo spirito: dovunque lacci, dovunque
pericoli, dovunque insidie. Vieni dunque, o Signore, e salvami, comanda ai venti
e al mare e fa ritornare la tranquillità. Tu che dicesti al Regolo: Va che tuo
figlio vive, e in quell'ora stessa in cui lo dicesti, la febbre lo lasciò, dì
ancora all'anima mia che viva, e vivrà solo nella tua carità.
Ecco
che già sei chiamato, per gustare e vedere quanto sia soave il Signore. Oh
prezioso ed ammirabile convito, salutevole e pieno di soavità! Chi potrà mai
esprimere tutta la soavità di questo Sacramento, pel quale una spirituale
dolcezza viene gustata nell'istesso fonte da cui scaturisce, e si rinnova la
memoria di quella suprema carità, che Cristo mostrò nella sua passione!
Leggi un po' la vita dei santi Sacerdoti, e vedi quanta dolcezza e soavità
hanno esperimentato nell'offrire il divin sacrifizio e nel sedere alla mensa del
Signore. Hai tu goduto mai tale dolcezza e soavità, o piuttosto ti sei
allontanato perché tiepido e nauseato della mensa divina? E quantunque ogni
giorno ti cibi del pane celeste, sei dunque ancora uomo di terra, e del tutto
terreno? Per gustare un cibo corporale si richiede sanità e fame. Sei
dunque tu robusto e sano di spirito? Sei famelico della santissima
Eucaristia? Non vedi tu con quanta ansia i fanciulli afferrano le mammelle
della mamma, e con quanto impeto vi accostano le labbra.
Accostati
tu pure con tanta e maggiore ansietà, e succhiane come fanciullo lattante, lo
spirito della grazia; ed uno sia per te il dolore ed il dispiacere l'esser
privato di questo cibo. Adorna il tuo talamo, o Sionne, e ricevi Cristo Re e
Sposo.
Oh
quanto è soave, o Signore, lo spirito tuo, che sa dimostrare la tua dolcezza
nei figli. Riempi i famelici di beni col pane soavissimo venuto dal cielo. O Gesù
piissimo, sana l'anima mia perché ho peccato contro di te. Dammi carità,
fame e sete del tuo pane e del tuo calice, e allora vedrò e gusterò quanto sei
soave. Me misero, che volli godere l'amore mondano e terreno! Che forse fu
soave? Ho contentato i desideri della concupiscenza! non fu il suo cibo
frammischiato con il fiele e con l'assenzio? Periscano quei giorni, quei mesi e
forse quegli anni, in cui abbandonai Te fonte di vita e di dolcezza, per
scavarmi delle cisterne dissipate, che non valevano punto a contenere acqua.
Tu sei il mio Dio e il tutto; vieni dunque e spargi sull'anima mia la tua
dolcezza.
Se
consideri, o anima mia seriamente la vocazione di Zaccheo, non dovrai forse
ammirare e insieme mente lodare la misericordia e la bontà del tuo Redentore?
Come infatti, poteva sentire il bisogno Colui che è Dio, onnipotente e santo di
dovere rimanere nella casa d'un pubblicano e di un peccatore?
E
pure non volendo perdere tempo, dice a Zaccheo: affrettati a discendere. Ora intanto
che ti metti a considerare e lodare la misericordia e la bontà di Cristo, considera
che a Zaccheo una sola volta è stato detto: bisogna che io rimanga in casa tua;
mentre a te è detto sempre quando sei chiamata a partecipare dell'ammirabile
Eucaristia. Oggi invero il nostro Signor Gesù Cristo parla al tuo cuore e
dice: O anima, fa presto; vieni all'altare, perché oggi fa d'uopo che io mi
rimanga in casa tua. Zaccheo anelando dal desiderio di vedere Gesù non mette
tempo in mezzo e corre innanzi; e tu con quanto desiderio brami di ricevere Cristo
nel tuo cuore come ospite? Zaccheo lascia la turba del popolo, e ascende
l'albero per vedere Cristo. E tu detesti oppur no la turba dei pravi affetti;
ascendi o no colla mente e col cuore al tuo Dio? Medita seriamente ciò, e
vedi di rendere degno contraccambio al Signore, che con tanta misericordia
ti invita.
Tu,
o Signore, mi dici che faccia presto a venire al tuo tabernacolo, perché oggi
bisogna che Tu rimanga in casa mia. O bontà ineffabile, o dolcissima
misericordia, o carità infinita! Come bisogna che tu rimanga in casa mia,
mentre di nessuno hai bisogno? Di più come bisogna che tu rimanga in casa mia
che sono tanto misero e peccatore? Oh quanto è vero che nella carità
perpetua mi hai amato e mi ami! Lo confesso o Signore che io ho bisogno di Te,
perché senza di Te niente valgo, niente posso, niente sono. Mentre dunque
vuoi Tu rimanere in casa mia, adorna con la tua grazia e coi tuoi santi
carissimi l'anima mia. Attraimi a te coi vincoli della tua carità, acciò io
presso di Te corra nell'odore dei tuoi unguenti. Fa che io sappia e cerchi
quello che viene dall'alto, non quello che è di terra.
Non
ebbe forse ragione Zaccheo di gioire tanto per avere come ospite il suo
Signore e il suo Salvatore? Gli sarebbe bastato il vedere Gesù tra le vie di
Gerico: immagina da quanto gaudio fu inondato il cuore nel vederlo in casa sua?
Un ammirabile lume di fede che gli rischiara la mente, una dolce speranza e
una grande fiducia verso tanto ospite, la parola di vita, le azioni tutte di
Gesù, piene di misericordia e di carità, inondano di soprabbondante soavità
il cuore di Zaccheo, ed egli pregusta quasi i gaudi del paradiso. Come va
dunque, o anima, che mentre tu ogni giorno hai per ospite l'istesso Signore, ti
mostri tanto tiepida con lui? Perché non magnifichi il Signore, che opra
tanto mirabilmente su di te, né esulta il tuo spirito verso chi ha oprato la
tua salute? Mostra al tuo Redentore un cuore mondo, e infiammato da ardente
desiderio di riceverlo in casa tua. Eccita la tua fede verso la grandezza e la
santità dell'ospite. Accresci la tua fiducia nella bontà di Lui, e allora
con vero gaudio lo riceverai.
Signore,
giacché ti sei degnato per sola tua bontà di voler venire in casa mia, fa che
io non elegga mai gli onori terreni. non le ricchezze fallaci, non i piaceri sensuali:
ma Te solamente, cui il servire è regnare; Te solamente in cui sono riposti
tutti i tesori della sapienza e della scienza di Dio; Te solamente, nei cui
tabernacoli l'anima fedele ama e vien meno. Se dunque i miseri peccatori si
rallegrano quando fanno male ed esultano nelle cose pessime, io voglio solo in
Te godere ed esultare, o Gesù mio. Baciami col bacio delle tue labbra, o
Signore, cioè riempimi di sapienza e di carità, e così ti potrò ricevere con
gaudio nel venerabile Sacramento.
Considera
o anima, i salutari effetti dell'entrata e della permanenza di Gesù nella
casa di Zaccheo. Quella era prima la casa della frode, dell'usura, della
perdizione, ma oggi questa casa è stata salvata. Zaccheo pieno di gaudio
riceve il Signore, e con spirito pronto ed animo generoso si sta al cospetto di
Gesù, e col miglior modo che può rende il contracambio di tanta
misericordia. Sta dunque diritto in piedi Zaccheo innanzi a Cristo. E che cosa
gli rende? Ecco quel che dice: Signore, la metà dei miei beni la dono ai
poverelli. E se ho defraudato alcuno, gli restituirò il quadruplo. Non è
dunque da meravigliarsi, se il Signore risponda: Oggi questa casa è salva. Ma
tu quando ricevi la SS. Eucaristia e accogli quale tuo ospite Gesù, con quale
prontezza di spirito, con quale generosità di animo offri al tuo Dio le cose
tue e te stesso? Dì dunque: O Signore se ho mancato, e davvero ho mancato
nell'osservanza della tua legge, nella tua servitù, nel tuo amore, io renderò
il quadruplo; vai quanto dire moltiplicherò e due volte moltiplicherò i
desideri, gli affetti, le opere, le fatiche, per disfazione dei miei peccati.
Ricevi con quella vostra lode, per la vostra gloria, e in soddisfi sentimenti
il Signore, e sarà pure salva l'anima tua.
Signore,
che sei venuto per cercare e salvare ciò che si era perduto, vieni a me
nell'ammirabile Sacramento, e salva l'anima mia. Che mi gioverebbe lucrarmi il
mondo tutto e poi perdermi l'anima? E per contrario se abbia io la fortuna
di possederti, cosa mi potrà mancare? Eccita dunque, o Signore, nel cuore mio
un ardente desiderio di Te; concedimi che io con gaudio ti riceva nella mia
casa, e che con prontezza d'animo mi spogli di quanto posseggo, anzi di me
stesso. Ecco che tu mi dici di far presto e venire all'altare perché Tu senti
il bisogno di rimanere nella mia casa. Si vieni, vieni, o Redentore ottimo, acciò
oggi sia salvo e salvo in eterno.
MEDITAZIONE
XIII
Ecco,
anima mia che una mensa ti viene preparata dal tuo Dio che ti invita a mangiare
e a bere. Cosa mangerai se non le carni dell'Agnello immacolato? Cosa beverai
se non il sangue di Cristo, prezzo di vita eterna? Ma chiamato a mangiare e a
bere sei davvero l'amico del tuo Salvatore? Lo ami tu con tutto il cuore, con
tutta la mente, con tutta l'anima, con tutte le forze, cioè sopra ogni cosa?
Così lo devi amare; giacché Egli dice: Mangiate, o amici, e bevete. Cristo
di più ti invita a inebriarti spiritualmente di quelle dolcezze che ti vengono
dallo stesso sacro cibo. Tale ebrietà si ha nell'alienare in tutto la mente
dall'amore della carne e del mondo, dalle cure e dalle sollecitudini di questo
secolo, e trasportarla invece all'amore delle cose celesti, da unirsi talmente
con Cristo, che la croce venga desiderata, e i patimenti siano di maggior sete
per amore di Dio. Desideri tu, dimmi un poco, o anima, questa santa alienazione
dalle cose terrene? Aneli tu di sollevarti alle cose celesti nell'eccesso
dell'affetto? Sia carissimo a Cristo, cioè amalo con amore ardente, perché
egli ti dice: Inebriatevi, o carissimi. Conosci pure una volta perché fin
oggi non sei ancora inebriato alla mensa eucaristica. Forse non ti sei ancora
dato pensiero di purgarti dalle colpe leggiere, e molto meno hai avuto fame e
sete della giustizia, cioè della virtù.
Quanto
è dolce la tua voce, o Signore, che suona nelle mie orecchie: mangia, bevi ed
inebriati alla mia mensa. Mangia il pane celeste, che ti conforterà; bevi
quella bevanda che letificherà il tuo cuore, acciò nell'eccesso della mente e
dello spirito potrai dire: Quanto è buono lo star sempre con Dio. O Dio che
sei carità, infondi l'amore tuo nel cuore mio, acciò io ti ami davvero, e
da Te carissimamente sia amato. O fuoco che sempre ardi e mai ti estingui: o
amore che sempre ti riscaldi e mai ti raffreddi, accendimi tutto acciò io sia
acceso di Te e tutto Ti ami.
Che
cosa è la vita dell'uomo sulla terra, se non fatica e dolore? Che cosa è il
peccato, se non peso, e peso grave? Che forse non hai sperimentato tu fatica e
dolore in mezzo a tante cure, a tante necessità, a tante miserie? Che forse non
senti tu che le iniquità si moltiplicano sui capelli del tuo capo, e come grave
peso ti vengono a schiacciare? Dunque hai bisogno di alcuno, il quale ti
rifocilli, ti consoli, ti sollevi e ti sani. Ed ecco Cristo il Pastore buono,
quale Medico e Salvatore dell'anima tua ti invita perché venga a lui, mentre
in lui solo troverai il sollievo, la forza, la quiete e la salute. Va dunque
a lui, non tanto coi tuoi piedi materiali, ma coi passi della fede, della
speranza, della religione e dell'amore. Mangia il pane celeste che ti sostenta
in questa terrena peregrinazione. Unisci te al tuo Salvatore nel Sacramento
augustissimo, acciò avendosi abbracciato per te la croce, ti liberi dal peso
del peccato e insieme mente elevi la tua mente e il tuo cuore alle cose
celesti. Bada a non dubitare della fede, giacché Cristo invita tutti quanti;
ancora quando tu avessi peccato mille volte, egli è sempre pronto a
perdonarti.
Signore, che cosa è la mia vita, se non malizia e tentazione? Il demonio dovunque fa guerra, il mondo seduce e minaccia, e la carne spinge contro lo spirito. Ecco la fatica che mi è dinanzi: combattere fortemente, consumare il corpo e mantenere la fede sino alla morte per ricevere la corona della vita. Ma, ahime! se Tu mi lasci digiuno, io cadrò per la via. Tu dunque che hai detto: Venite a me, o voi tutti, che siete affaticati e aggravati, e io vi darò ristoro; vieni stamane a me, e penetrando sotto il mio tetto, colla tua carne che veramente è cibo, e col tuo sangue che veramente è bevanda, confortami, confortami e ristorami. Io spero in te, o Signore, che hai detto: Quelli che confidano in me, diventeranno più forti, impenneranno le ali, come aquila, voleranno e non cadranno.
Che
cosa sono le nozze dell'Agnello, se non quell'eterna beatitudine, di cui né
occhio vide, né orecchio sentì, né cuore concepì mai? O celeste
Gerusalemme, beata visione di pace, ove tu, o Dio, innebrii gli eletti
dall'abbondanza della tua casa, e li abbeveri dal torrente della tua piena! O
beati quelli che abitano nella tua casa, o Signore, perché essi ti vedranno
sempre, ti ameranno senza noia, ti loderanno senza fatica! Ecco il fine ultimo
pel quale Dio ti creò, o anima mia. Sarà egli la mercede nostra grande
assai, e nel paradiso godremo e vedremo, vedremo e ameremo, ameremo e loderemo.
Ecco quel che sarà in fine e senza fine nei secoli dei secoli. E che! il tuo
cuore non arde d'amore nel pensare al paradiso! Non desideri tu di scioglierti
ed essere con Cristo, sedendo alla cena delle nozze dell'Agnello! Accostati
dunque al sacro Convito, con cuore puro, con coscienza buona, con umiltà
profonda, con amore ardente, ed allora in questo Convito ti sarà dato il pegno
della futura gloria.
L
o so, o Gesù mio, che io non ho la mia città di qui, ma mi avvio cercando la
futura. O Signore, quando verrò, e comparirò innanzi a Te per vederti a
faccia a faccia? Tu lo sai, o Signore, perché mi hai fatto per te! E il mio
cuore non trova pace, se non quando si riposerà in te. Chi mi darà dunque le
ali come la colomba, e volerò e mi riposerò? O me beato che oggi mi inviti a
mangiare la tua carne e a bere il tuo sangue! Tu Verità eterna hai detto: Chi
mangia la mia carne e beve il mio sangue avrà la vita eterna, e io lo
risusciterò nel giorno ultimo del mondo.
Gesù,
il diletto delle anime, non è tuo, o anima mia? Così Dio ha amato ïl mondo,
che ha dato il suo unigenito Figliuolo, e però questo Figliuolo è dato a te.
Di più Cristo ti ha amato, e per te ha dato se stesso, mentre ha patito ed è
morto per te in croce, e tutto giorno si offre e dà se stesso a te nella SS.
Eucaristia. Se dunque Egli in tanti modi ha voluto essere tuo, che cosa vuoi
dare in compenso per tale e tanta carità? Non sai che amore con amore si paga?
Dì dunque: Il Diletto si dà a me, e io mi do a lui. Si è offerto e si offre a
me, e io mi consacro e sempre mi consacrerò a lui. Nelle sue mani adunque tutte
le potenze dell'anima mia, tutti i sensi del corpo, la sanità, le forze, le
sostanze, e quanto ha e quanto sono. Sia che viva, sia che muoia, sempre di
Cristo sarò, perché o vivendo o morendo sono sempre il suo servo.
Considera
intanto, o anima mia, che lo Sposo e il Diletto delle anime si pasce tra i
gigli. Devi dunque conservare una bianchezza di anima, una purità di
coscienza, un odore di virtù, da poter veramente dire: il mio Diletto è con me
e io con Lui. «
Dilectus meus mihi et ego illi ». Se
il cristiano deve essere l'odore di Cristo in ogni luogo, quanto più non lo
devi tu, o anima mia.
Ecco
che il mio Diletto mi parla: o Figlio accostati alla mensa mia, nella quale
il cibo che ti mangerai non è come il cibo della tua carne che sarà mutato in
te, ma tu invece sarai mutato in me. Io sarò tuo, e tu per amore sii mio. O
dolcezza ineffabile del cuore tuo, o mio Gesù! Che cosa sono io per te, che tu
mi comandi di essere amato da me, e se mai nol faccia te lo pigli a sdegno? Che
cosa trovi in me, da poter trovare le tue delizie, in un uomo misero e
peccatore? Ecco, o Signore, pigliati tutto ciò che posseggo e tutto quel che
sono. Sia tutta tua la mia mente, il mio cuore, la mia volontà, la mia libertà,
i miei sensi, la vita mia. L'anima mia esulterà tanto in Te, o Signore, e si
diletterà di Te, che sei la mia salute. E tutte le membra mie andranno
dicendo: Chi ti può esser simile, o Signore, nella potenza, nella santità,
nella bontà, nella misericordia!
Considera,
o anima mia, quanto fu ingrato Giuda verso di Cristo, mentre indegnamente si
mangiò il corpo e si bevve il sangue del Signore. Ecco si mangiò e si bevve
il giudizio, cioè l'eterna condanna. Guai a te se coll'anima macchiata da grave
peccato ti avessi ad accostare alla mensa del Signore! Non avessi da giudicare
il corpo del Signore, il pane celeste e divino, come il pane comune e profano.
Guai a te che saresti reo del corpo e del sangue del Signore, come reo fu
Giuda che lo tradì, e i Giudei che gridarono: Innanzi, innanzi, crocifigilo;
ed i carnefici che forarono le mani e i piedi di Gesù: non avessi di nuovo ad
aprire con la lancia il Cuore dolcissimo di lui, da discendere il sangue di
questo cuore in colpa e rovina su di te! Guai a te, il cibo della vita si
cambierebbe in mortale veleno, e dove le anime giuste ricevono il pegno della
futura gloria, tu colle proprie mani ti vai scrivendo il decreto di tua eterna
condanna! Allontani Dio da te tanto esecrabile male! Considera seriamente cha
cosa mangi e che cosa bevi, acciò il corpo e il sangue di Cristo sia per te
cibo e bevanda salutare e non velenosa.
Signor
nostro Gesù Cristo, quanto è vero che sei stato messo per la risurrezione e
per la rovina, lo proviamo ancora nel Sacramento Eucaristico. Tu in questo sei
la morte pei cattivi, la vita pei buoni: il miele dolce e soave sulla bocca dei
giusti, il veleno mortale sulla bocca dei peccatori. O Signore, non
permettere che io mangi e beva indegnamente il tuo corpo e il tuo sangue. Tu
che conosci i cuori degli uomini, sai molto bene se io sia degno di odio o di
amore; illumina quindi gli occhi della mia mente, acciò non dorma nella morte,
ma sia degno di sedermi a quella mensa a cui Tu chiami solo gli amici, i
carissimi, e quelli che vivono per la grazia e nella grazia tua. Oh non sia
mai io il reo del corpo e del sangue tuo, né ti venga a crocifiggere in me
stesso, e ti esponga allo spettacolo dell'ignominia e della croce. Muoia piuttosto
io, e mille volte muoia, anziché mangi indegnamente il tuo corpo e beva il tuo
sangue.
L’Apostolo
ti insegna che cosa devi fare, perché non sia tu reo del corpo e del sangue del
Signore, e mangiando e bevendo indegnamente, non abbia ad inghiottire l'istesso
tuo giudizio. Esamina te stesso prima di andare all'altare. Esplora la tua
coscienza, e vedi se sei tale, quale bisogna esser quegli che sedendo alla
mensa divina si prepara a ricevere un cibo non dell'uomo, ma un cibo tutto
celeste e divino. Che se non sia tale, cerca di esserlo, col mondare la tua
coscienza per mezzo del Sacramento della Penitenza ricevuto con le dovute
disposizioni, cioè con vero dolore e con sincero proposito, non che con
integrità e con sincerità. Ti sei mai a ciò provato, come comanda Dio, e
come insegna la santa Chiesa, colonna e firmamento di verità? E se lo insegni
agli altri, lo hai mai curato per te stesso? Guai a quell'anima che macchiata di
colpa, indegnamente si ciba del Corpo e del Sangue di Gesù. Il primo abisso
di sacrilegio chiama un altro abisso di innumerabili sacrilegi. Quanto è
difficile il correggersi su tale malizia, che difficilmente vedrà mai fine!
Prova dunque prima te stesso, e allora andrai sicuro che il pane eucaristico non
è veleno per te, ma è medicina.
O
Signor nostro Gesù Cristo, Tu hai apparecchiato la tua mensa pei figli adorni
di veste nunziale, e per gli amici tuoi, acciò il pane dei figli non venga
gettato ai cani. Tu dispensi nell'Eucaristia un alimento spirituale, il quale
dove mangiarsi solo da chi vive spiritualmente. Mostrami dunque le mie iniquità,
i miei peccati, le mie scelleraggini, i miei delitti. Spezzami con una duplice
contrizione il cuore mio, e schiudimi le labbra, acciò io umilmente, sinceramente
e interamente confessi i miei peccati. O fonte di ogni giustizia lavami sempre
più dalle mie iniquità, e dal mio peccato mondami alla fonte potente, verso la
casa di Davidde e degli abitanti di Gerusalemme nell'abluzione dei peccati.
Così mangerò e beverò senza alcun timore di giudizio e di condanna, ma
con speranza certa di salute e di vita eterna.
Cosa
è mai il cibo degli Angeli, con cui Dio oggi nutrisce il popolo suo? Se non la
SS. Eucaristia, cibo piuttosto degno per gli angeli, che per gli uomini? Quale
è mai il pane venuto dal cielo senza oro, senza argento, senza fatica? Se non
Cristo veramente, realmente e sostanzialmente presente nel Sacramento
augustissimo? E mentre Cristo in questo Sacramento viene a te per
rinfrancarti, anzi come ospite dolcissimo per abitare nel cuore tuo, quale
meraviglia se quel pane tiene in se ogni contento e ogni soavità di
squisito sapore. Medita dunque come tu sei fatto partecipe di questo
ammirabile e santissimo mistero. E se Dio ti nutrisce col cibo degli Angeli tu
devi vivere la vita degli Angeli per amore, per purità, per obbedienza. Porta
all'altare un cuore famelico, una vita intemerata, una sollecita premura di
esercitarti nelle virtù, nell'amore e nella servitù di Dio, e così gusterai
in te ogni contento ed ogni soavità di squisito sapore. Riconosci intanto che
forse sin ora non ti sei compiaciuto di quel pane venuto dal cielo, piangi
amaramente e odia la tua stoltezza.
Ecco,
o Signore, che ancora oggi tu mi nutrisci col pane degli Angeli, e senza fatica
mi regali il pane del cielo, che tiene in se ogni diletto, ed ogni squisito
sapore. Ma l'Angelo riluce di purità, ferve di carità, e io sono concepito
nell'iniquità, e vivo nel peccato. Son freddo nell'amore e nella tua servitù,
amando miseramente quel che sa di mondo. Con quale fonte adunque io mi accosterò
al cibo degli Angeli, e come potrò mangiarmi il pane donato dal cielo, se sono
ancora terreno? O Signore che sei santità per essenza, santifica l'anima mia! O
Signore che sci carità per essenza, infondi il tuo amore nel cuore mio. Così
vedrò e gusterò che quel pane ha in sé ogni diletto ed ogni soave sapore.
Se
Dio nutrendo il suo popolo nel deserto col cibo degli Angeli, e donando il
pane pieno di ogni diletto e soave sapore mostrava la sua dolcezza cioè la bontà
e l'amore, oh quanta dolcezza mostra oggi nella santissima Eucaristia!
Che
cosa fu quella manna degli Ebrei, se non un ombra e una figura di quel pane
divino che oggi il Signore ti dona! O dolcezza veramente ineffabile! O amore
infinito! O convito veramente sacro e divino. Tu vedi spesso che i parenti
consegnano i figliuoli per alimentare, a persone estranee, ma Cristo invece
padre amatissimo ti nutrisce con la sua stessa carne. Non hai mai conosciuto
un pastore, che col proprio sangue nutrisca le sue pecorelle, e Cristo invece
ci dà a bere il sangue suo. Colla sua sostanza, cioè con se stesso Cristo, o
anima mia, ti ha tante volte dimostrato la dolcezza del suo cuore, ed oggi di
nuovo te la dimostra. Che cosa senti al tuo cuore? O cuore, ma non è cuore
questo, ma un pezzo di ghiaccio, se non ami Dio!
O
Signor mio Gesù, quanta dolcezza di amore mi mostri, mentre con la tua sostanza
mi nutristi nella santissima Eucaristia! Per quale ragione adunque non si consola
tutta l'anima mia mentre le si dice: Andrai nella casa del Signore per
nutrirti del cibo degli Angeli e del pane venuto dal cielo? Perché non
languisco di amore, e l'anima mia non vien meno tra le tue mura? Ah lo so bene,
o Signore, perché io non so cercare né sapere quel che sa di cielo, ma solo
quel che sa di terra. e però mi raffreddo sempre e non gusto la tua dolcezza.
Sanami dunque, o Signore, dalla mia infermità, acciò io mi abbracci con Te
sposo e diletto delle anime, e, gusti la tua soavità. Mi diventi pure sordida
la terra, e sia Tu solo il mio gaudio, mentre son peregrino su questa terra, acciò
poi mi sia Tu la mia beatitudine in eterno.
Perché
mai quella manna che non poteva essere bruciata dal fuoco, in un istante solo
poi veniva liquefatta da un esiguo raggio di sole? Perché doveva sapersi, che
dinanzi al sole facea d'uopo prima invocare e lodare il Signore, e poi
ottenere da lui i doni. Se dunque gli Ebrei per aver la manna nel deserto
dovevano prevenire il sole per la benedizione e adorare Dio al sorgere della
luce, che cosa bisogna che tu faccia, mentre ogni giorno il Signore ti nutriste
con la manna degli Angeli, e ti offre il pane venuto dal cielo? Non devi tu
anticipare le ore tue al sole per lodare tanta bontà, e al sorgere della
luce adorare il Sole di giustizia, che è Cristo? Non lasciarti vincere dunque
dal sonno, né pigliare dalla pigrizia all'ora del sorgere: va innanzi prima
in casa tua, entra cioè nella mistica casa dell'anima e del cuore tuo, e là
attendi, senza distrazione alcuna di cure esterne, e là conversa un poco con
lo sposo delle anime, indirizzando a lui tutti i tuoi affetti, e ricevendo da
lui tutte le sue consolazioni. E forma i tuoi concetti, cioè i santi desideri,
i fermi propositi, la regola certa da osservare nel giorno che corre. Oh te
beato se in tale modo sai prevenire il Sole alla benedizione! preparato così
alla S. Eucaristia, davvero ritrarrai abbondante frutto.
Se
i cieli narrano la tua gloria, quando si vestono di nuova luce col nascere dell'aurora.
Se il sole esulta come gigante per correre le tue vie. Se gli uccelli ti benedicono
con dolce canto, perché io solo debbo esser muto e divenire inerte? A chi darò
le primizie del giorno se non a Te, o mio Creatore, e Redentore? Abbiti dunque
le mie benedizioni, le mie lodi, i miei ringraziamenti prima di accostarmi
alla manna degli Angeli. O oriens, splendore di luce eterna, e Sole di giustizia
vieni ed illuminami acciò io non venga mai a sedere nelle tenebre e nell'ombra
della morte.
Considera
come devi accostarti, o anima mia, all'altare mentre fai da amica di Cristo, e
ricevi il sacrosanto Corpo e Sangue di lui, sumendolo tutto nel tuo corpo.
Accostati con vero cuore, cioè con cuore retto e sincero, acciò poi con
rettitudine, con purità e con sincerità, professi internamente quel che fai
esternamente. Bada quanto è da condannarsi la ipocrisia. Accostati con la
pienezza della fede, cioè con la fede piena e fermissima circa quelle cose che
Dio ha rivelato, e la Chiesa insegna intorno alla S. Eucaristia. Con la fede
piena tu potrai cibarti santamente del Santo dei Santi! Accostati col cuore
mondo e puro cosicché in esso non si fermi peccato alcuno, e accostati
lavando il tuo corpo, cioè con quella mondezza, che ci viene dal Battesimo
per l'istituzione di Cristo. Come dunque il Battesimo monda del tutto l'anima
e la santifica, conosci tu con quale purità e con quale santità, devi
accingerti per avvicinarti ai sacri misteri. Sei tu andato all'altare come ti
comanda l'Apostolo? Con quale cuore, con quale fede, con quale coscienza, con
quale purità di animo ti sei mai comunicata? E oggi come ti comunichi?
Lo
so, o Signore, che l'uomo vede le apparenze, tu poi che sei lo scrutatore dei
cuori, entri fino nei più nascosti nascondigli di essi. Concedimi dunque che
io possa accostarmi al sacrosanto mistero Eucaristico con un cuore buono,
retto e sincero. Il giusto vive di fede; fa dunque, o Gesù mio, che nella
pienezza della fede la quale si intreccia con la carità, io venga al tuo
altare. E Tu che sei il candore di luce eterna, e lo specchio senza macchia, e
che ti pasci tra i gigli, purifica con la tua grazia l'anima mia, acciò
libero del tutto da ogni peccato, e mondato pienamente io mangi il santissimo
corpo tuo, ed il preziosissimo tuo sangue. Quale partecipazione mai vi potrà
essere tra la giustizia e la iniquità? O quale unione mai tra la luce e le
tenebre? Quale patto tra Te e Belial?
O
bontà ineffabile, o carità infinita, o dolcissima misericordia del tuo
Redentore! Medita dunque, o anima mia, le sue parole: « Ecce sto ad ostium, et
pulso »; Io sto all'uscio e picchio; e pensa se sia davvero buono, amante e
misericordioso. Ecco colui che quale Signore e Dio tuo ha quasi bisogno di te, e
perciò sta alla porta del tuo cuore, e batte con le voci della sua grazia. Il
Padre amatissimo ti chiama, acciò tu gli apra e ti fai dinanzi agli amplessi
del suo amore. Il medico pietosissimo sta e picchia, acciò entrando nella tua
casa ti sani, ti consoli, ti conforti. Il Pastore sollecito dell'anima tua sta
alla porta del tuo cuore acciò venendo a te ti pascoli con la sua carne
santissima, e ti disseti col suo sangue preziosissimo. Che cosa fai tu dinanzi
al Signore che picchia? Misero, ingrato! Ha bussato il demonio, il mondo, la
carne e subito hai aperto. Il Signore ha bussato tante volte, ed oggi ancora
bussa stando alla porta del tuo cuore, acciò tu gli apra con amore ardente, con
purità di anima e con desiderio accesissimo l'introduca nella casa dell'anima
tua. Starà dunque Gesù Cristo inutilmente dinanzi al cuore tuo? Se sono
entrati i nemici e i tiranni, non entrerà il tuo padre, l'amico, il fratello,
lo sposo per abbracciarti e sedere in mezzo al tuo cuore?
Tu,
o Signore, in quale ora verrai e busserai alla porta dell'anima mia per dirle
che esca dal suo corpo e si avvicini all'eternità? Guai a me, se nell'ora
della morte mi avessi a trovare dormendo, ed estiata la lampada della carità!
Mi dovrei sentire allora quel terribile nescio vos: lungi da me che hai
lavorato nell'iniquità « non ti conosco ». No Signore, oggi mercé la tua
grazia, il cuore mio ha inteso la tua voce, e ti apre. Entra Tu, che sei il
Redentore ottimo, lo sposo diletto, l'amico fedele, la vita dell'anima mia.
Entra e rendimi un servo vigilante e fedele acciò quando verrai io ti possa
aprire, e lieto ti possa guardare in faccia quale mio giudice.
Ecco
il tuo Redentore sta all'uscio del tuo cuore e bussa. Cerca dunque di sentire e
senti, acciò non si lagni di te e dica: « Vocavi et renuisti », ho chiamato
e hai fatto il sordo. Non basta che tu senta, bisogna che apra, cioè prepari a
lui la casa, e l'inviti ad entrare con una coscienza pura con un desiderio
vivo. Allora egli entrerà da te, e con te cenerà, e tu con lui starai a mensa.
Tu lo pascolerai con gli atti di fede e di speranza, coi sospiri di un amore
ardente, con l'offerta di tutto te stesso, colla perfetta sottomissione alla
santissima sua volontà, e con altri atti di virtù. E egli ti pasce con
l'abbondanza delle grazie santificanti, con preziosi carismi del santo suo
Spirito, con la dolcezza e con la consolazione che supera ogni senso, col dolce
pegno della futura gloria e con altri simiglianti effetti, che tu saprai
sperimentare. Ascolta dunque il tuo Gesù, che ti invita, avanzati al
sacrosanto altare apri la porta del tuo cuore, acciò ti sederai alla stessa
mensa di Lui.
Signore,
tu mi dici che ascolti la tua voce, e ti apra per farti introdurre nella mia
casa, onde sederci ad una sola cena. Eccomi pronto, o Gesù dolcissimo. A chi
mai potrò aprire la porta del cuore mio, se non a Te, che sei tutta la vita
dell'anima mia? O chi mi darà, che io possa desiderare Te con tanta ardenza,
come il cervo desidera una fonte di acqua? Chi mi darà che io possa
allontanare l'anima mia da ogni terreno diletto, per riempirla tutta delle tue
dilettazioni? Chi mi darà, che io dilati l'anima mia da non farle avere altro
desiderio che solo il gaudio, il quale si trova nel tuo tabernacolo, Tu stesso
sei la mia ricchezza che mai viene meno. Tu solo, o Signore, puoi tutto in me.
Ecco dunque che io ti apro e ne vengo pieno di esultazione e di amore, ed è la
mia voce come il suono dell'esultante, cioè lieta e festosa.
Tu
certo o anima mia ammiri e lodi la bontà di Dio, che a vantaggio dell'uomo
nello stato di innocenza, piantò il legno della vita nel mezzo del paradiso,
cioè l'albero il cui frutto mangiandosi non solo rendeva l'uomo longevo, ma
di più sano, forte e robusto, immune dalle malattie, sino a trasportarlo
senza la morte alla beatitudine. Mentre poi ammiri e lodi la bontà di questo
Dio, pensa un poco che cosa egli stesso ha fatto per te. Non ha forse piantato
nel mezzo della Chiesa l'albero della vita, cioè la SS. Eucaristia, che è
l'albero di gran lunga più eccelso, prezioso e più pieno di soavi frutti. Se i
frutti prodotti dall'albero nell'Eden prolungavano la vita del corpo, e la
tenevano lontana dalla morte, non è l'Eucaristia che conserva e aumenta la
grazia santificante, che è la vita dell'anima di maggior prezzo e valore della
vita del corpo? Se il frutto del legno della vita rendeva l'uomo robusto,
sano, forte e allontanava i morbi, non è forse l'Eucaristia il cibo dei
forti, il cibo che allontana la tiepidezza e la languidezza spirituale? E se
all'uomo innocente gustando il frutto del legno della vita, era riserbato la
vita beata, che mai gli sarà riserbato gustando la S. Eucaristia, se non la
gloria futura, di cui è pegno? Ringrazia dunque Dio, che ti ha largito tanto
dono. Porta all'altare una coscienza pura, un'anima che vive a Dio per la
grazia, giacché solo per quelli che così vivono, l'Eucaristia è l'albero
della vita.
Io
figlio di Adamo sono stato in lui il prevaricatore della divina legge. Io in
lui ho steso la mia mano al frutto vietato, e l'ho mangiato, e a me pure è
stato detto: Quocumque die comederis ex eo, morte morieris: in qualunque
giorno mangerai di esso, dalla morte sarai colto. Sono stato fuori il
paradiso per essere nelle pene eterne cogli angeli disertori. Tu però, o
Signore, hai piantato nella tua Chiesa il legno della vita, acciò quelli che
gustano i frutti di esso vivano in eterno. Ecco, o Signore, io che una volta
mangiai il cibo della morte, vengo oggi al cibo della vita. Dammi, o Signore,
che io nutrito del pabolo celeste viva della vita della grazia in Te e per Te,
finché sarò pellegrino in questo mondo, acciò poi viva della vita della
gloria nel paradiso.
Considera,
o anima mia, con quanto amore guardava Davidde i tabernacoli del Signore, e
con quanto desiderio ardente desiderava di abitare in essi. Sono lieto, diceva,
per ciò che mi vien ricordato: Andremo nella casa del Signore, l'anima mia si
innammora e vien meno nell'atrio del Signore. Quanto è più bello un sol giorno
negli atri tuoi sopra mille dei peccatori! Ho scelto piuttosto essere abbietto
nella casa del mio Dio, anziché abitare nei tabernacoli dei peccatori! A
te, o anima fedele, sono diletti o pur no i tabernacoli del Signore. Ti
rallegri o pur no e con gaudio santo, mentre pensi che ti accosti al tabernacolo
di Dio? Desideri o pur no l'altare del Signore, e l'animo tuo vien meno per amore
e per gusto spirituale? Chissà che forse tiepida e per sola consuetudine non
vai al tabernacolo santo! E pure i tabernacoli della nuova legge oh quanto
sono più nobili e santi di quelli che un giorno Davidde amava! Eccita dunque
il cuore tuo! Se scegliesti il Signore come parte della tua eredità e del tuo
calice, dove meglio potrai trovare questa eredità e questo calice, che dinanzi
all'altare con assistere alla santa Messa?
Eccomi,
o Signore, dinanzi ai piedi tuoi: tu mi hai scelto e chiamato, acciò abbandonando
tutti gli affari del mondo abitassi nella casa tua. O sorte beata che mi tocca
nello stare dinanzi al tuo altare, ed ivi assistere al sacrosanto sacrifizio
immacolato, e pascermi delle tue carni e del tuo sangue! O Signore, che altro
possa io desiderare e volere sulla terra, se non Te solamente, Dio mio e
tutto mio? Se il passero trova per sé la casa, e la tortorella il suo nido
per rimettere i suoi pulcini, gli altari tuoi, o Signore di ogni virtù, formano
la mia casa ove allegro e festante abiterò, e quale mio nido vi porrò tutti
gli affetti del cuore. Tu intanto che esaudisci i desideri dei poverelli, buono
e misericordioso, accogli anche i miei, acciò io possa di te saziarmi quando
verrai nel cuore mio.
Considera
come il Profeta si presentava al cospetto del Signore. Si presentava nella
giustizia, cioè puro di coscienza, ardente di amore, pio e sollecito nelle buone
opere, e pieno di ogni virtù. Tu comparisci così ogni giorno dinanzi al
cospetto del tuo Signore Iddio? Tu lo chiami per cibarti di Lui e farne una
sola cosa con te? Di quanta giustizia adunque hai tu bisogno, cioè di quanta
purità di anima, di quanto amore, di quanto ornamento di virtù, mentre vai
all'altare! Come sei apparso finoggi al cospetto del Signore Dio tuo? Interroga
la tua coscienza, interroga il tuo cuore, e vedi come passano i giorni della
tua vita. E oggi venendo all'altare potrai dire in verità: Signore ho amato il
decoro della tua casa?
O
Signore, se i cieli non sono mondi dinanzi al tuo cospetto, e se negli Angeli
tu trovi macchie, che cosa sarò io dinanzi a Te, che cosa troverai Tu in me,
che sei solo buono, solo santo? Ah Signore, se in molte cose manchiamo tutti, in
quante fin oggi ho mancato io! E se i santi tuoi ti vengono a pregare sempre per
la remissione dei peccati, oh quanto io stesso debbo pregare mentre ho peccato
e peccato assai! Come dunque dinanzi al tuo cospetto comparirò oggi nella
giustizia, come entrerò nel tuo santuario nella innocenza, per unirmi al tuo
Cuore Eucaristico? O Signore, non venire a giudicare il tuo servo: lavami sempre
più dalla mia iniquità e mondami dal mio peccato, acciò io comparisca meno indegnamente
dinanzi al tuo cospetto.
Considera,
anima mia, quale Pontefice sia il tuo. Tieni un Pontefice grande, che penetrò i
Cieli, Gesù Figliuolo di Dio, consustanziale e coeterno col Padre, che siede
alla destra di Lui nella gloria immortale ed infinita. Ed acciò non ti spaventi
della maestà di tanto Pontefice, pensa che egli stesso già tentato dal demonio
compatisce benignamente le tue infermità. Imperocché è desso l'avvocato tuo
presso il Padre, placandolo pei peccati tuoi e di tutto il mondo? Se dunque
ài tale un Pontefice, che per la sua grandezza compatisce le tue infermità,
che cosa farai? Ah! incontrandoti con un tale Pontefice, liberamente e con
fiducia accostati al trono della grazia. Accostati per aver misericordia, che
tanto ne hai bisogno. Accostati per trovare grazia, cioè larghezza di doni
spirituali. Mentre tieni tempo, non perdere la opportunità. Se ti appartenga cosa,
che altro più ti potrà interessare se non il trovare la misericordia e la
grazia?
Signore,
di quanta misericordia ho bisogno, che tante volte ho peccato, e che sono
povero cieco, nudo, misero e miserabile. Ed io che senza di Te niente posso
fare, di quanta grazia ho bisogno. Guai a me se non troverò l'aiuto opportuno.
Lo troverò si, non già pei meriti miei, ma per te Pontefice grande, che
compatisci le mie infermità. Ecco che io vengo all'altare, ove tu offri te
stesso al Padre tuo, olocausto e vittima di propiziazione e di pace pei miei
peccati. Allora invocherò Te stesso che sei la grande misericordia, perché
confesso in me la grande miseria. Allora dirò: O Dio protettore nostro, guarda
in faccia al tuo Cristo, ed abbi di noi pietà. E per Te o Gesù, nel quale il
Padre ha trovato sempre le sue compiacenze, quanta misericordia e grazia
troverò io.
Che
cosa desiderò, ed a chi dirigeva gli affetti suoi il Profeta nel silenzio della
notte e nella quiete dal rumorio delle creature? Desiderava Dio, e in Dio era
ardente il suo cuore. Tu ancora, o anima mia, nella tua celletta, mentre le
fitte tenebre avvolgono la terra, e tutto è silenzio, desidera Dio, a Lui
drizza il tuo cuore, e manda i tuoi sospiri. Desidera che spunti la luce, e
venga l'ora in cui puoi accostarti all'altare. Drizza i tuoi affetti a Cristo,
anelando che, quale ospite, venga presto nel tuo cuore. Di buon mattino deve lo
spirito tuo elevarsi a Dio, acciò puoi meditare di lui, della sua legge, delle
verità di fede, dei misteri di Cristo, e altre simiglianti verità; e pensa
insieme mente che quando ti farai la santa Comunione, bisogna che sia
vigilante salutarmente con lo spirito rivolto a Dio, e vigilante specialmente
nei tuoi precordi, cioè nella sede degli affetti tuoi. A Dio cioè drizza le
primizie dei tuoi affetti, e medita non solo coll'intima meditazione della
mente, quanto con la più ardente parte del tuo cuore. Che cosa dunque hai fatto
finora? L'anima tua ha desiderato Dio nel silenzio della notte? Hai vegliato
nello spirito nei tuoi precordi prima di accostarti alla sacra mensa?
Sono
ora viatore e pellegrino in questo mondo ed esule dalla patria. Ti veggo, Dio
mio, con lo specchio della fede e con l'enigmate della rivelazione! Oh quando avverrà
per me che venga ad inclinarsi la notte di questa vita, e si respiri il giorno
della beata eternità? Quando ti vedrò o Dio, tale quale sei a faccia a faccia.
Per me si avvilisce la terra ed ogni bellezza delle creature, perché vana e
fallace, ed anelo solo Te che sei infinitamente buono, e rendi le anime
eternamente beate. Ecco, o Signore, che io ho vigilato a te nei miei precordi,
ed ecco che ora vengo a Te, acciò ti degni di farti mio ospite e mi parli
dicendo: Non dubitare, o figlio, io sarò la tua salute in eterno.
Ecco
che Elia temendo le minacce di Gezabelle fugge errando e cadendo per terra;
prostrato di forze cerca che l'anima sua venga a morire. Mentre però è
affranto si addormenta sotto l'ombra d'un ginepro, l'Angelo del Signore lo
scuote, e gli comanda che mangi del pane succenericio (cotto sotto la cenere)
e beva dell'acqua. Mangia Elia, e nella fortezza di quel pane camminò per
quaranta giorni e quaranta notti senza stancarsi, senza cibo e bevande, finché
pervenne su l'Oreb, monte del Signore. Medita un poco gli effetti davvero
ammirabili di questo pane che l'Angelo al Profeta mostrò. Ma che cosa fu
quel pane, se non un'ombra e figura di quel sacro convito, a cui Cristo quotidianamente
ti invita, mentre vieni all'altare? Mangia dunque e bevi alla mensa divina, e
ivi troverai che la vita dell'anima si conserva ed aumenta. Ivi ricupererai
quella forza che hai perduta col peccato. Ivi gusterai le spirituali
consolazioni, e ti metterai in quella via, per la quale perverrai al monte di
Dio, cioè alla celeste Gerusalemme. Svegliati dunque dal sonno, scuoti te
stesso, sorgi pronto e ilare, mangia e bevi.
Signore,
tu mi dici che sorga, mangi e beva alla tua mensa acciò nella forza del cibo
e della bevanda che tu mi offri, io cammini fino al monte tuo. Oh ti benedicano,
o Signore, i cieli e la terra! Io non cerco altro che abitare nella tua casa, e
che tu mi voglia proteggere nei giorni mali pur nascondendomi nel tuo
tabernacolo. Io desidero cibarmi dell'ostia di propiziazione e di pace nel tuo
tabernacolo, e ivi salmeggiare e cantare dinanzi a Te mio Dio. E tu, fatto mia
luce, chi potrò temere? Se pur contro di me si schiera l'esercito nemico, non
temerà il cuore mio! Se pur contro di me verrà decisa una battaglia io spererò
in Te. Se tu sarai, o mio Dio, non solo per me ma con me, chi sarà contro di
me?
Considera
un poco, o anima mia, che cosa sia accaduto a colui il quale entrò nella casa
del convito regio senza la veste nuziale. Il re lo rimproverò, di poi disse ai
ministri: legate le mani ed i piedi, gettatelo nelle tenebre esteriori, ivi vi
sarà il pianto e lo stridore dei denti. Tu sei chiamato al convito di Cristo,
che è il Re dei Re, e il Signore dei dominanti. Bada dunque a non accostarti
alla mensa eucaristica senza la veste nuziale, per la quale si intende l'abito
della carità, lo stato di grazia. E tu che con vesti dispregevoli hai
scorno di comparire in un solenne convito di uomo potente, non ti vergognerai
vie maggiormente nel comparire al convito celeste e divino coll'anima macchiata
di colpa? Guai a chi si accosta sacrilegamente alla santa Comunione! Che cosa
gli manca, se non di essergli detto da Dio ai demoni: Legate le mani e i piedi e
gettatelo nell'inferno, ove vi sarà l'eterno pianto e lo stridore dei denti.
Dunque prova te stesso, come Dio comanda e la Chiesa insegna. Esamina un poco
la tua coscienza, acciò possa sedere al convito nuziale di Cristo, già
vestito della veste nuziale. Con quanta dolcezza e soavità ti saluterà
questo Sposo diletto delle anime!
Ecco,
o Signore, che tu mi prepari un convito, e mi inviti a sedermi alla tua mensa;
ma lo prepari pei figli, e chiami ad esso gli amici e i carissimi tuoi. Io non
ho coscienza di peccato grave, ma dall'altra parte non posso dire di essere
giustificato, perché colui che mi giudica sei tu solamente, o Signore. Se
dunque tu vedi che io non abbia la veste nunziale, avvisami prima che mi accosti
alla tua mensa, acciò io me ne arricchisca. So, o Signore, che ho peccato ed
ho peccato assai. Piango tutti i miei peccati, li abborro con odio massimo,
e propongo insieme mente di fuggire da qualunque peccato, come dalla faccia d'un
serpe velenoso. Accetta dunque il sacrifizio del mio cuore contrito ed umiliato,
e se in me vi è qualche cosa di non mondo, lavami, o Signore, e sempre più lavami
dalle mie iniquità. Non permettere che il cibo della vita si converta per me in
veleno. Allontana da me il pericolo che io abbia a meritare di esser gettato
nelle tenebre esteriori, ove è il pianto e lo stridore dei denti. E sia
invece per me la santa Eucaristia il cibo della soavità e della vita, e
insieme il dolce pegno dell'eterna gloria.
Tratto
da: “Il mese Eucaristico” - 1963.