IL GRANDE INCONTRO

don Giuseppe Tomaselli

PROEMIO

COSI’ LA VITA!

Ho avuto l'opportunità di fare nume­rosi e lunghi viaggi, in Italia, in tanti Stati d'Europa ed in diversi continenti, ma non per turismo, bensì per esigenze del Ministero Sacerdotale.

Quante cose viste e quante altre da vedere! Quante belle riflessioni possono farsi nei lunghi viaggi!

La mia attenzione talvolta è stata at­tratta dal corso dei fiumi. Tra quelli di Europa uno si è prestato molto alla mia riflessione: il Danubio.

Mi trovavo in Ungheria, a Buda-Pest.

Avevo compiuta la mia missione a Buda ed attraversai l'imponente ponte del Da­nubio, che unisce la città di Buda a quel­la di Pest.

M'intrattenni a pensare: Questo fiume è ricco di acque e per­mette che i navigli facciano la spola di servizio tra Vienna e Buda-Pest.

Tu, o Danubio, hai la sorgente nella Selva Nera, hai attraversato la Germa­nia, l'Austria ed ora attraversi l'Unghe­ria. Continuerai il tuo corso ed attraver­serai la Jugoslavia e la Romania. Ma per quanto lungo possa essere il tuo corso, giungerai alla foce, al Mar Nero. Non po­trai sfuggire alla sorte di ogni fiume, pic­colo o grande che sia. Il mare ti attende.

Come il fiume, cosi la vita, la quale può paragonarsi ad un fiume; il corso della vita può essere più o meno lungo, ma ogni giorno, anzi ogni ora, ogni istan­te, è un correre verso la foce, cioè verso la fine della dimora terrena, che è la morte.

Le acque del fiume giunte alla foce, entrano nel grande mare; tutti i mor­tali, giunti alle. fine, entrano nel grande mare dell'eternità,... nel mondo dei più.

 

Recitando le preghiere della Liturgia delle Ore, giunto al Salmo 89, rientro in me stesso.

C'è un versetto, che spesso mi ritorna alla mente e non mi lascia indifferente: Settanta sono gli anni dell'uomo; ottan­ta per i più robusti. (Salmo 89).

Non è detto che agli ottant'anni si debba morire da tutti. La Sacra Scrit­tura parla della durata della vita in mo­do generale. Ci sono anche le proroghe. Trovandomi già alla porta degli ot­tant'anni, dico a me stesso: Devo stare con le valige preparate, come coloro che alla stazione aspettano il treno.

Quando il Papa Leone XIII compiva i novant'anni, i Cardinali gli fecero l'augurio: Santità, che possiate vivere fino ai cento anni! -

Il Papa, con espressione arguta, ri­spose: Fino ai cento anni?... E perchè mettere limiti alla Provvidenza? -

Tuttavia, chi ha addosso il peso degli anni, pensi seriamente che il più della vita è ormai passato e deve disporsi alla partenza.

 

E' tanto conosciuto in Lombardia ed altrove Fra Cecilio, Cappuccino. La città di Milano riconosce le benemerenze ca­ritative del Fraticello e ne ha fatto i pub­blici elogi.

Fra Cecilio non ha compiuti corsi di studio, ha soltanto la frequenza della ter­za elementare; eppure è stato pubblicato un suo libro "Nella Luce Divina", ricco di esperienze ascetiche e pastorali, di cui è stata presentata copia anche al Papa.

Tempo fa andai a trovarlo. Gli si può parlare senza etichetta, poichè nella sua semplicità non ha esigenze:

Fra Cecilio, mi conosce?

- Sì; mi ricordo bene di lei.

- Per favore, accetti uno scambio! Le dò la mia corona del Rosario e lei mi dà la sua.

- Volentieri!

- Ora, quanti anni tiene?

- Novantacinque.

- Ed ancora sgambetta e s'interessa tanto dei poveri?

- Sì, ma intanto aspetto la "telefo­nata". -

Dicendo la parola "telefonata", era sorridente ed alzava gli occhi e le mani al cielo.

La telefonata di Fra Cecilio significa: sono vecchio; devo partire da questo mon­do; appena Dio mi chiamerà, sarò pron­to ad andare incontro a Lui, mio Crea­tore e mio Giudice.

Il sorriso sulle labbra del Fraticello è indice di coscienza serena e di viva spe­ranza di un felice incontro con Dio.

 

Il pensiero dell'incontro con Cristo Giudice non è il pensiero dominante del­le sole anime umili e semplici, ma anche delle anime grandi.

Il 6 agosto 1979, primo anniversario della morte di Paolo VI, fu pubblicato uno scritto inedito del grande Papa. Fra l'altro egli diceva nel suo soliloquio con Dio.

Sento che la mia vita volge al termi­ne... Curvo il capo ed alzo lo spirito... La­scia che io renda omaggio a Te, Dio vivo e vero, che domani sarai mio Giudice! - Mille pensieri e problemi assillavano la mente di Paolo VI, martire incruento della Chiesa, ma il problema suo princi­pale era: la vita passa, m'incontrerò con Dio e da Lui sarò giudicato.

Questo scritto, dal titolo " Il grande incontro" non è diretto solamente ai vec­chi ed agli anziani, ma a tutti, perchè tutti dobbiamo lasciare il mondo con la morte e si sa bene che la morte non ri­spetta l'età, anzi il maggior numero dei morti si ha nell'infanzia, nella giovinez­za e nella virilità iniziata o avanzata.

Le riflessioni che si faranno nel corso dello scritto, saranno di utilità allo scrit­tore e ad ogni categoria di lettori.

 

GLI INCONTRI

Nella vita si effettuano degli incon­tri, occasionali o preparati, lieti o tristi; tali sono di poco peso ed altri impor­tati.

C'è chi benedice l'incontro con un ve­ro amico; chi con una donna di precarie virtù, scelta poi come fedele sposa; chi benedice l'incontro con un coscienzioso datore di lavoro; chi ringrazia Dio del­l'incontro avuto con una persona, la qua­le è riuscita a liberarlo da un’angoscio­sa situazione.

C'è invece chi maledice i giorno e l'ora di un fortuito incontro, perchè que­sto ha causato gravi mali.

Molti incontri, tranne i passeggeri, hanno la loro relativa importanza. Ma fra tutti gl'incontri, possibili ed imma­ginabili, solo uno è di massimi impor­tanza, perchè le sue conseguenze di feli­cità o d'infelicità sono immutabili, es­sendo eterne.

E' l'incontro dell'anima con Do ap­pena dato l'ultimo respiro.

Il pensiero di un tale incontro do­vrebbe stare in cima a tutti i pensieri e questo per tutti i mortali.

Eppure, chi non ci crede, perchè ha ha fede; chi ci crede e lo mette nel se­batoio delle dimenticanze; ma c'è chi tra­scorre la vita alla luce di questo faro lu­minoso: morrò, vedrò Dio e da Lui sarò giudicato!

Questa grande verità di fede, resa ef­ficace, ha formato i Santi, ha dato nelle prove della vita la forza ai deboli ed ai tribolati, la perseveranza ai giusti e po­pola il Paradiso di eletti.

 

IL MISTERO DELLA VITA

Da Belluno mi diressi a Fortogna; vo­levo visitare il Vajont.

Attraversata la zona di Faè e di Lon­garone e superato il corso del Piave, mi spinsi fino alla celebre diga. Mi fermai al suo inizio e, stando là in alto, rifeci nella mia mente l'orribile scena verifica­tasi proprio lì.

Nella pianura alla base del monte sta­va la graziosa cittadina di Longarone, meta di turisti e centro di svaghi mo­derni.

La sera era inoltrata abbastanza. Chi passeggiava, chi danzava nei saloni, chi stava al televisore, chi cenava e chi di già si era messo a letto.

Un boato formidabile rimbombò in tutta la zona. Una frana colossale, lun­ga un paio di chilometri, si staccò dalla montagna attigua alla diga e si precipi­tò sul lago e sul bacino d'acqua tratte­nuto dalla diga.

L'enorme peso della frana sollevò tut­ta la massa d'acqua, dicono, a circa tren­ta metri di altezza e quella grande gola di monte, che dalla diga porta alla pia­nura, divenne momentaneamente un mare.

La furia dell'acqua abbatté case, pa­lazzi, villini, chiesa, tutto ciò che incon­trava. L'acqua aumentava sempre più di livello, da superare i quindici metri; Era impossibile fuggire.

In mezz'ora Longarone non esisteva più ed il suo suolo era cosparso di cada­veri; più di due mila morti. C'erano ca­daveri anche sui rami e sulle cune degli alberi.

Che morte! Lottare con le acque, nel buio della notte, senza speranza di sal­vezza!

Quelle migliaia di persone mezz'ora prima erano piene di vita, gaudenti, so­gnando forse. piaceri e ricchezze,.. e poi tutto svanì, d'un colpo. La morte stese sulla ridente Longarone la coltre funebre. Dovevo tenere una conferenza reli­giosa a Trieste; approfittai per visitare Redipuglia, poco distante da Monfalcone. Quanti ricordi storici in quella plaga! La guerra del 1915-18 troncò, la vita a seicento mila giovani italiani. Le loro os­sa sono disseminate in tanti piccoli e grandi Sacrari Militari; importante è quello sito sul Monte Grappa. Ma il più imponente e solenne è quello di Redipu­glia.

Dopo avere visitato il Colle Sant'Elia ed aver visto gli orribili cimeli di guer­ra, ancora chiazzati di sangue, mi fermai a lungo a contemplare il vicino cimitero. Che luogo di meditazione! Solitudine, silenzio e davanti a me, disposte in arti­stica gradinata, orlata di cipressi, le tom­be di cento mila soldati. Alla base della, gradinata si erge come mausoleo la tom­ba del Duca D'Aosta.

Cento mila morti! Tutti giovani, un tempo pieni di vita e ferventi d'ideali e poi... la loro esistenza fu stroncata vio­lentemente! Ora sono qui le loro ossa, in gran parte polverizzate.

Prodi d'Italia, cosa fu la vostra vi­ta?... Un mistero!

Ma questo mistero è perfettamente buio o proietta sprazzi di luce?

Sulla sommità dell'immensa gradina­ta delle tombe si ergono tre alte Croci. E' la Croce del Cristo che può illumi­nare bene il mistero della vita. Anche il Cristo è morto in Croce, ma poi è risu­scitato ed ora è il Vivente, il Vivente per eccellenza, Primizia di coloro che un gior­no pure risorgeranno!

 

VITA E MORTE

Volere spiegare il mistero della vita servendosi solo degli argomenti umani, è impossibile; si cadrebbe nell'assurdo.

Perchè iniziare la vita e dopo alcuni mesi perderla?... Perchè nel fiore degli anni quel tale cessa di vivere, mentre quel vecchio decrepito prolunga ancora i suoi anni?... Perchè ammassare ricchezze con sacrifici e poi lasciarle agli eredi, che forse se le godranno senza restarne gra­ti?... Perchè tribolare tanto nella vita, vi sono poche rose e molte spine?... Per­chè venire al mondo, se presta o tardi bisognerà andare a marcire in una tom­ba?...

La ragione umana resta interdetta davanti a tali perchè; la filosofia cade nelle aberrazioni; i cinici dicono: Piglia­mo la vita come è; non occorre pensare ad altro. -

Il mistero della vita è inseparabile dal mistero della morte.

Si deve morire; nessuno sfugge a que­sta legge; si può morire da un momento all'altro e se ne hanno ogni giorno le prove. Eppure d'ordinario non si vuole pensare alla morte, non se ne suole par­lare e non se ne vuole sentire parlare, che anzi, se qualcuno entra in argomen­to, c'è chi interrompe: Parliamo d'altro! Cambiamo discorso!

 

CENTO DOLLARI

Un piccolo episodio, che si prestò al commento dei giornali, illustra questo concetto.

Un americano preparò un grande ne­gozio; lo fornì di ogni specie di merce; fece di tutto perchè non mancasse nes­sun articolo; si studiò d'indovinare i gu­sti ed i bisogni dei clienti, adulti, giova­ni, bambini.

Quando credette di avere raggiunto lo scopo, mise un articolo sul giornale: Nel mio negozio troverete tutto. Chi chiede qualche articolo e non lo trova, riceverà da me cento dollari in dono.

Una pubblicità di tale portata acuì l'ingegno a più di uno.

Si presentò un tale, che volle parlare non ai commessi ma al proprietario: Mi compiaccio del suo negozio, veramente ben fornito. Sono venuto a comprare una cassa funebre.

- Che cosa? Una cassa da morto? - Sì, una cassa da morto!

- Ma io non tengo questa roba, per­chè nessuno la chiede.

- Eppure è un articolo che giova a tutti indistintamente, in ogni famiglia; presto o tardi; in questa città ogni gior­no ne occorrono centinaia.

- Veramente è così; ma i clienti che vengono a comprare, a tutto pensano, tranne che alla morte.

- Ma, in conclusione, i cento dollari lei è disposto a darmeli?

-- Mantengo la parola! Ho promesso i dollari e li do. -

Si muore, si sa che si deve morire, non ci si vuole pensare e si vive come se non si dovesse morire! Così si comporta d'ordinario la massa dei mortali, che si agita sulla terra.

 

LA RAGIONE

L'enigma della vita, cioè la sopravvi­venza dell'anima dopo la morte, può es­sere illuminato, ma solo imperfettamen­te, dalla ragione umana.

Infatti la ragione attraverso il creato può assurgere al Creatore; ammettendo l'esistenza di Dio, può arrivare a com­prendere che Egli è anche remuneratore, tanto del bene quanto del male, perché a Dio non può mancare l'attributo della giustizia. Ma siccome il bene ed il male non sempre nella vita terrena hanno la giusta remunerazione, ne consegue che la ragione è prone a credere alla vita di oltre tomba, ove può aversi l'adeguata remunerazione.

Si sa d'ordinario che l'anima è spiri­tuale; per convincersene basta riflettere sui meravigliosi frutti dell'intelligenza umana che non possono attribuirsi alla materia. L'anima, essendo spirituale, è semplice, cioè non ha parti, e quindi non può essere soggetta alla dissoluzione co­me gli altri esseri materiali; perciò non è contro ragione che l'anima possa con­tinuare a vivere anche se distaccata dal corpo umano. Sebbene la conoscenza del­la sopravvivenza dell'anima dopo la mor­te possa aversi con la semplice ragione, però non è tanto facile raggiungerla; e questa conoscenza può nuotare nei dub­bi e cadere anche in certi errori.

E' la Rivelazione Divina che illumina appieno il mistero della vita, liberando dagli scogli dei dubbi e degli errori.

 

LA FEDE

La Sacra Scrittura, parola di Dio, dice: Solo un soffio è ogni uomo che vive. Come l'ombra è l'uomo che passa; è so­lamente un soffio che si agita. (Salmo: 38…) .

I figli dell'uomo sono come l'erba che germoglia al mattino; al mattino fiorî­sce, germoglia ed alla sera è falciata e dissecca. (Salmo: 38 ... ).

Tutto ha un fine nell'universo, dagli esseri massimi ai minimi, dai più per­fetti ai meno perfetti.

E l'uomo, che giustamente è consi­derato il più perfetto degli esseri ed è chiamato "il re del creato", non deve avere un fine come gli altri esseri, anzi un fine di gran lunga superiore a qua­lunque altro essere?

Si, insegna la Fede Divina; ma il suo fine non è la vita terrena; questa è soltanto un mezzo per raggiungere il ve­ro fine, l'ultimo, quello eterno, nell'altra vita.

La Divina Rivelazione è contenuta nella Bibbia, il libro più documentato e più studiato che ci sia nel mondo.

Gl'insegnamenti della Bibbia sono stati dati all'umanità da Dio stesso, il quale si è servito di uomini straordinari chiamati Profeti. In ultimo, nella pie­nezza dei tempi, è venuta nel mondo la seconda Persona della Santissima Tri­nità, il Figlia Unigenito di Dio, Gesù Cri­sto, Dio-Uomo, avente due nature, la di­vina e l'umana, ed una sola Persona.

Gesù Cristo, Sapienza Incarnata, Maestro Divino, Luce Eterna, ha illumi­nato il mistero della vita. Egli afferma: Io sono la Luce del mondo. Chi segue me, non cammina nelle tenebre, ma avrà la luce della vita. (Giovanni. VIII - 12).

Chiunque ascolta le mie parole e le met­te in pratica, sarà paragonato ad un uo­mo prudente, che edificò la sua casa sul­la roccia. (Matteo. VII - 24).

 

UNO SGUARDO ALLA STORIA

Scopo di questo scritto non è dimo­strare la storicità di Gesù Cristo, l'au­tenticità dei suoi insegnamenti e più che tutto la sua Divinità. Innumerevoli e po­derosi scrittori nel corso dei secoli hanno, assunto brillantemente questo compito. Anche l'autore di queste pagine ha di­versi scritti in proposito, quali "L'aurora del Cristo", "Il Nazareno Maestro Divi­no", "Il Cristo così ci amò", "L'umanità qui fu redenta", cioè, Gesù nella Pale­stina.

Del resto, basta dare uno sguardo fu­gace sul mondo, per vedere i raggi della grandezza e della potenza di Gesù Cristo. La sua nascita segnò un solco inde­lebile nella storia ed i secoli si contano da due mila anni in qua dal giorno in cui Egli venne su questa terra.

Gesù, dopo avere dimostrato la sua Divinità con la sublimità della Dottrina Evangelica e con i più strepitosi ed in­numerevoli miracoli, volle morire in pub­blico, dissanguato; dopo morto ebbe tra­fitto il cuore. Più volte aveva affermato in vita che dopo tre giorni dalla morte si sarebbe ridata la vita risorgendo. I suoi nemici, che lo avevano fatto con­dannare a morte innocentemente, perchè gelosi della sua gloria, erano a conoscen­za della preannunziata risurrezione ed allora misero le guardie a custodia del suo sepolcro.

Ma il terzo giorno Gesù risuscitò gloriosamente. Rimase ancora sulla terra quaranta giorni, conversando ed anche mangiando con i suoi Apostoli. Era Lui, vivo e vero, e si lasciava toccare, dicen­do: Sono io, in carne ed ossa! -

Fondò la sua Chiesa, dando il potere a dodici uomini, pescatori, rozzi ed illet­terati, di continuare l'opera sua per por­tare la luce della Divina Rivelazione ad ogni creatura.

Se Gesù Cristo non fosse Dio-Uomo, l'opera sua sarebbe morta con Lui sulla Croce e seppellita con Lui nel sepolcro. Invece dopo venti secoli il Cristo è vivo ed è il Trionfatore del mondo.

La sua dottrina capovolse l'impero ro­mano idolatra, malgrado tre secoli di sanguinose persecuzioni; abolì la schia­vitù; milioni di Martiri dando la vita pro­fessarono la loro fede in Lui; sostiene perennemente la sua Chiesa, sempre combattuta e mai vinta; è stato ed è amato, adorato, pregato e benedetto da miliardi di uomini di ogni ceto sociale; nessuno al mondo è seguito con tanto disinteresse come Gesù Cristo. E purtrop­po nessuno sulla terra è tanto bestem­miato e combattuto quanto Gesù. Egli è Luce; ma i cattivi amano le tenebre, per­chè le loro opere sono malvagie.

 

La grande piazza ed il vicino ampio spiazzale ogni giorno accoglie pullmans e macchine; giungono uomini e donne di ogni nazionalità e si odono diverse lin­gue. Chi filma, chi fotografa e chi si con­tenta di guardare; ma tutti hanno un'ar­dente aspirazione: Finalmente sono qui! Posso vedere e baciare quel luogo sa­cro! -

E' Bethlemme, la cittadina dove nac­que Gesù Cristo.

I pellegrini, visitata la grande Basi­lica a cinque navate, vedono in fondo al coro due scalette e discendono per esse verso la sacra Grotta; subito si trovano, davanti all'Altare della Natività. Istintivamente ci s'inginocchia e si re­sta a pregare ed a meditare.

Il posto della nascita è segnato da un'ampia stella d'argento, sulla quale è scritto in lingua latina "Hic de Viràine Maria Jesus Christus natus est".

Quì nacque il Cristo, il preannunziato dai Profeti, l'Aspettato dai popoli, la cui vita era stata già scritta secoli prima che Egli nascesse!

Qui la Vergine Maria lo mise al mon­do senza i dolori del parto!

Qui, alla nascita, le Schiere Angeliche cantarono festanti: Gloria a Dio nell'al­to dei Cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà!

Qui ininterrottamente, tutti i giorni, da tutto il mondo accorrono i pellegrini e piegano umilmente le ginocchia e non solo i semplici fedeli, ma pure i blaso­nati, i re, gl'imperatori, i Porporati e la Suprema Autorità della Chiesa, il Som­mo Pontefice.

Non è solamente la Grotta di Beth­lemme, che invita i pellegrini e sveglia la fede, ma lo è di più il Calvario e mag­giormente il Santo Sepolcro, testimonian­za della morte e risurrezione del Dio fat­to Uomo.

 

FIAMMELLE... E SOLE!

Più volte avevo sorvolato in aereo Pa­rigi ed avevo potuto osservare di parti­colare soltanto il corso della Senna, che attraversa la città.

Desideravo fermarmi nella capitale della Francia in qualche occasione pro­pizia per visitare alcuni monumenti sto­rici, di cui Parigi è orgogliosa.

Ha la sua importanza storica. La tom­ba di Napoleone Buonaparte, nella Basti­glia; è un po' staccata dalla città.

Ma il monumento, che forma la glo­ria di Parigi, è il Pantheon, ove stanno le tombe degli uomini più illustri della Francia, governanti, generali, inventori, letterati, oratori, ecc...

Si guardano quelle tombe, si leggono le epigrafi, ma nessuno dei visitatori s'in­ginocchia, prega ed adora.

Sono stati uomini grandi, ma grandi davanti agli uomini; sono stati durante la loro vita come cerini accesi ed hanno dato un po' di luce e poi... si sono spenti. Quale differenza tra costoro ed il Cri­sto! Loro semplici fiammelle tempora­nee, mentre il Cristo è il Sole, la sorgen­te perenne della vera Luce, che illumina ogni uomo che viene in questo mondo!

 

IL MAESTRO DIVINO

Al tempo di Gesù molti si presenta­vano al popolo come maestri, pretenden­do d'insegnare la verità; tali erano i Dot­tori della Legge, i Rabbini, gli Scribi ed i Farisei.

Ma Gesù disse ai suoi discepoli: Non fatevi chiamare maestri, perchè il vostro maestro è solo il Cristo. (Matteo. XXIII - 10).

Gesù ammaestrava (nelle Sinagoghe) nei sabati e gli uditori si stupivano del­la sua dottrina, perché  parlava con au­torità. (Luca. IV - 31).

Gl'insegnamenti del Divin Maestro hanno come base: Questa vita terrena è per gli uomini una prova, alla quale è riservato un premio eterno, il Paradiso, oppure una pena eterna, l'inferno. Il pre­mio sarà dato a chi avrà osservato la Leg­ge Divina e la pena a chi non l'avrà os­servata.

Gesù, per farsi comprendere da tutti ed essere più scultorio nel suo insegna­mento, si serviva spesso delle parabole, che d'ordinario traeva dal luogo o dalle circostanze ove ammaestrava.

Per insegnare che nell'altra vita c'è il Paradiso e c'è l'inferno, portò la para­bola del ricco epulone e di Lazzaro il mendicante.

Il ricco, appena morto, piombò nel­l'inferno, nel luogo dei tormenti; il po­vero fu portato dagli Angeli nel seno di Abramo. (Luca. XVI - 19).

Ed ancora dice Gesù: Non temete co­loro che uccidono il corpo, ma temete piuttosto Colui che può perdere il corpo e l'anima, (cioè Dio). (Matteo. X - 28).

Gesù chiude un'altra parabola con queste parole rivolte ad un ricco possi­dente:

Stolto, questa notte stessa l'anima tua ti sarà domandata. E quanto hai pre­parato di chi sarà? (Luca. XII - 20).

Ancora altri insegnamenti evangelici: Fatevi delle borse che non si logorano, un tesoro che mai vien meno nei Cieli, dove il ladro non si accosta e la tignola non consuma. (Luca. XII - 33).

Chi crede in me, anche se morto, vi­vrà. (Giovanni. XI - 25).

Come appare dagli insegnamenti e­vangelici, Gesù prospetta sempre la vita d'oltre tomba, esortando a compiere ope­re buone in questa vita per arricchirci per l'altra eterna.

Il tempo della vita terrena ci è dato da Dio unicamente per farlo fruttare per la vita d'oltre tomba. Gesù illustra que­sto principio di base con una parabola: Un uomo aveva un fico piantato nel­la vigna ed andò a cercarvi i frutti. L'albero era carico di foglie, ma senza fichi. Indispettito, disse al vignaiolo: Da tre anni vengo a cercare frutto da questa pianta e non ne trovo. Tagliala! A che sta ancora qui ad occupare il terreno? -

Ma l'altro rispose: Signore, lascia an­cora quest'anno la pianta. Proverò a zap­parla meglio ed a concimarla intorno. Speriamo che faccia frutto.

- Aspetterò, soggiunse il padrone, ancora un anno. Passato questo tempo, se non frutterà, taglierai il fico e sarà messo nel fuoco.

- Cosi, concluse Gesù, farà il Padre mio Celeste, se non farete frutti di buo­ne opere. (Luca. XIII - 7...).

La vita non ha per fine la caccia ai piaceri, la cupidigia del denaro e l'appa­gamento dell'amor proprio. Solamente i cattivi e gl'incoscienti possono pensarla così. A costoro Gesù Cristo risponde: Che cosa giova all'uomo guadagnare tutto il mondo, se poi perde la sua vita? Oppure, cosa darà in cambio per essa? (Matteo. XVI - 26). Le parole di Gesù significano: Cosa vale acquistare ricchezze e procu­rarsi piaceri nella vita terrena, se poi si perde l'anima andando all'inferno?

 

COME SARA'?...

Si può chiedere: Conosciamo questa vita. Ma, dopo la morte, come sarà l'al­tra vita? -

Si dà la risposta, sempre alla luce della Rivelazione.

Sulla terra noi viviamo la vita con due elementi: anima e corpo.

L'anima è uno spirito creato diretta­mente da Dio nell'atto dell'umana con­cezione ed è ad immagine ed a somiglian­za di Dio; così è detto nella Sacra Bibbia. (Genesi. I - 27).

L'anima è dotata d'intelligenza per conoscere la verità ed è dotata di volontà per amare il bene. E' in condizioni di po­tere godere e di potere soffrire.

Essendo spirituale e dovendo stare temporaneamente in questo mondo ma­teriale, non potrebbe agire come tale. Al­lora il Creatore l'ha unita ad un elemen­to materiale, chiamato corpo, affinchè possa servirsi di esso come di strumento per agire sul mondo materiale.

Il corpo umano è composto di ele­menti chimici e si conserva con la nu­trizione quotidiana e con altri elementi, che l'aiutano a mantenersi in vita.

L'anima si serve delle membra del corpo e dei vari sensi per espletare gli atti delle sue facoltà spirituali, cioè del­l'intelligenza e della volontà.

Il corpo agisce finchè è unito all'ani­ma; appena questa lo lascia, resta immo­bile, insensibile ed a poco a poco si dis­solve nei suoi elementi costitutivi, finchè si polverizza; tale è la sorte del corpo umano, appena è lasciato dall'anima.

Invece l'anima continua a sopravvi­vere, essendo capace di godere o di sof­frire anche separata dal corpo.

Nella vita terrena gli uomini sono anima e corpo; nell'altra vita vive sol­tanto la loro anima.

Secondo la Divina Rivelazione, alla fine del mondo avverrà la risurrezione dei morti ed allora, per virtù divina che è onnipotente, si riunirà ogni anima al proprio corpo, affinchè anche i corpi par­tecipino alla sorte stessa delle anime, sor­te beata se sulla terra saranno stati stru­mento di bene, o sorte infelice se avran­no servito al male operare.

Negare la vita di oltre tomba, sareb­be dare del "bugiardo" a Gesù Cristo, che ripetutamente ha insegnato questa verità.

 

L'AGNOSTICO

Fui invitato a visitare un malato; non teneva il letto, però era colpito da grave male. Era professore d'università.

Mi avevano informato del suo stato morale. Tentai d'illuminarlo:

Professore, cosa ne pensa della Santa Religione?

- Ma... io non credo! Sono un agno­stico.

- Con la sua intelligenza cerchi di andare a fondo al grande problema della vita dell'al di là.

- Appena si muore, finisce la vita e finisce tutto; si cade nel nulla.

- Professore, ragioniamo! Dato e non concesso che tutto finisca con la mor­te, lei potrebbe restare tranquillo. Ma se ci fosse, come realmente c'è, un Dio Crea­tore ed anche Giudice degli uomini; e se ci fosse un inferno, lei come si trove­rebbe? -

Mi rispose con espressione cinica: Beh! Se ci fosse realmente un inferno, come ci stanno gli altri, potrei starci an­ch'io! -

Non trascorse molto ed il professore morì. Era vissuto negli amori delle don­ne ed anche sul letto di morte ne aveva una presso il capezzale.

Il suo idolo era la donna e l'immora­lità. C'era un muro tra lui e Dio; nessu­na meraviglia se non aveva fede e se ne­gava la vita di oltre tomba.

Per lui, quantunque professore d'uni­versità, gl'insegnamenti del Cristo erano un nulla.

E quanti oggi nel mondo sono come questo sventurato professore!

 

I MOSCERINI E... L'AQUILA

A Napoli ero passato sovente davanti alla monumentale Chiesa di San Dome­nico Maggiore. Un giorno volli visitarla a tutt'agio; non solo osservai l'interno, ma feci di tutto per visitare i locali adia­centi storici, appartenenti all'antico con­vento dei Padri Domenicani.

Mi fermai a lungo davanti ad una cameretta, chiusa; la finestra a grandi ve­tri lasciava vedere comodamente tutto l'interno. Puntai gli occhi sul tavolino e pensai:

Qui lavorò San Tommaso D'Aquino, il più grande Dottore della Chiesa Cat­tolica, il Dottore Angelico, forse la men­te più elevata dopo quella di Salomone, sole della scienza teologica, caposcuola della Filosofia Scolastica! Su questo ta­volino egli scrisse i colossali volumi della "Somma Teologica".

A qualche passo dalla cameretta, a discreta altezza, c'è la campana, che a suo tempo chiamava a raccolta i suoi di­scepoli per le quotidiane lezioni.

In una Cappella della Chiesa sta espo­sto in alto un quadro, che rappresenta Gesù Crocifisso. E' la Cappella dedicata a San Tommaso. Il quadro riscuote mol­to venerazione perchè quel Gesù, ivi raf­figurato, un giorno si animò e così parlò al Santo: Hai scritto bene di me, o Tom­maso! Cosa vuoi in ricompensa?

Il Santo rispose da Santo: voglio sol­tanto te, o Signore! -

Cosa sono tanti atei, razionalisti, agnostici e miscredenti d'ogni genere da­vanti a San Tommaso D'Aquino, aquila del sapere? Sono moscerini, che negano l'al di là, perchè accecati dalla superbia e dalla lussuria!

 

CHI ASSEGNA LA SORTE ETERNA?

La vita di oltre tomba ha principio subito appena l'anima lascia il corpo. Se si fosse liberi nella scelta, certa­mente ognuno sceglierebbe il Paradiso; ma non c'è libertà di scelta, poichè l'as­segnazione della sorte eterna è data di­rettamente da Dio.

Basandoci sulla Divina Rivelazione, noi sappiamo e crediamo che Dio è uno nella Natura e trino nelle Persone, Pa­dre, Figlio e Spirito Santo. E' questo il più grande mistero divino, di cui si conosce l'esistenza, ma non si è capaci di comprenderne l'essenza.

E' proprio il Figlio di Dio, Gesù Cri­sto, che assegna alle anime la loro sor­te eterna. Egli stesso lo afferma: Il Pa­dre ha dato al Figlio il potere di giudi­care, perchè è Figlio dell'uomo. (Giovan­ni. V - 26).

Nel Vangelo ci sono diverse parabole,. ove Gesù si presenta sotto le sembianze di chi domanda conto ai dipendenti ed a chi dà la lode ed il premio ed a chi dà il rimprovero ed assegna il castigo.

Le parabole insegnano che il conto da dare a Dio è importante.

L'incontro con Gesù Cristo Giudice è importante, sia per la grandezza sovrana del Figlio di Dio e sia per la rilevanza della sentenza eterna, che l'anima ha da ricevere.

 

QUANDO AVVERA’?

Quando avverrà questo grande incon­tro? Subito, appena si muore.

Poichè si può morire da un momento all'altro, l'incontro deve tenersi presente nella mente. Infatti Gesù stesso dice: State vigilanti, perchè nell'ora che non vi aspettate il Figlio dell'uomo verrà. (Luca. XII - 39).

Ogni giorno sono centinaia di migliaia coloro che attuano questo incontro a cau­sa della morte. Ma tutti costoro sono pre­parati con la dovuta vigilanza?

Quanti si cullano nella dolce speran­za di superare la giovinezza e la virilità e di godere anche la relativa quiete dell'an­zianità e della vecchiaia, mentre per im­previsti la loro vita è recisa come il fiore dallo stelo appena sbocciato!

- Beati quei servi, dice Gesù, che il padrone al suo arrivo troverà vigilanti! (Luca. XII - 37).

 

DOVE?

Il giudizio umano ha le sue formalità. Il giudice, in toga, dà la sentenza nella sala del tribunale, alla presenza della Corte, dopo avere ascoltato l'accusa e la difesa degli avvocati.

Invece il giudizio divino avviene in un batter d'occhio, in un attimo, dice San Paolo, e si attua li, ove l'anima si di­stacca dal corpo.

Sull'istante avviene il grande incon­tro: l'anima si trova davanti a Cristo Giudice.

Terribile verità per i cattivi! Morire e subire il giudizio nell'atto di bestem­miare contro Dio o mentre si sta com­mettendo una grave colpa, privatamente o davanti ad altri... in quella via o in quella casa di peccato!

 

ANNA E CLARA

Da tempo ha fatto tanto rumore in Italia ed all'estero un libretto, che porta l'Imprimatur del Vicariato di Roma, 9 aprile 1952, con la firma del Cardinale Traglia.

La stampa, religiosa e quella irreli­giosa, ha fatto i suoi commenti.

E' una manifestazione di oltre tomba. La giovane Annetta, vissuta senza ti­more di Dio, dopo un anno di matrimo­nio fu vittima di uno scontro automobi­listico. Condannata all'inferno, dopo una decina di giorni dalla morte si manifestò all'amica Clara, signorina veramente re­ligiosa.

Si riporta l'ultimo brano del libretto: « Clara, ciò che accadde del mio ca­davere e lo svolgimento del mio funerale mi sono noti nei loro particolari, median­te cognizioni naturali che noi qui abbia­mo. Quello che succede sulla terra noi lo sappiamo nell'inferno soltanto nebulosa­mente.

« Nell'istante del mio trapasso io mi vidi come inondata da una luce abba­gliante. Fu nel medesimo luogo dove gia­ceva il mio cadavere.

« Avvenne come in un teatro, quando nella sala di un tratto si spengono le lu­ci, il sipario si divide rumorosamente e si apre una scena inaspettata, orribilmente illuminata: la scena della mia vita.

« Come in un specchio l'anima mia si mostra a me stessa. Io mi sentii come un assassino, al quale, durante il proces­so giudiziario, viene portata dinanzi la sua vittima esanime.

« Non potevo resistere sotto gli occhi di Dio, da me rigettato.

« Allora la mia anima, come un'om­bra gialla di zolfo, precipitò nell'eterno tormento ».

 

QUALE GIORNO E' PREFERIBILE?

La vita terrena è un intreccio di rose e di spine, o meglio, di spine e di rose, perchè le spine sogliono essere in mag­gioranza.

Giorno di rose è considerato quello della nascita. Quanta festa in famiglia e quanti auguri si fanno dai parenti e da­gli amici!

Ogni anno si ricorda quel giorno con particolare festicciola, più o meno solen­ne, secondo le possibilità. E' il com­pleanno.

La torta con il numero delle cande­line accese e che poi si spengono, corri­spondenti al numero degli anni trascor­si, è un'espressione umana delicata dei vari membri della famiglia.

Cosi si pensa nel mondo e non c'è nul­la di male; il giorno della nascita è un bel giorno.

La Sacra Bibbia, miniera di divini in­segnamenti, fonte di luce spirituale e guida sicura alla vita eterna, si stacca, e non poco, dalle vedute umane ed a pri­ma vista parrebbe che dica qualche stra­nezza. Ma non è così.

Nel Sacro Libro di Qoélet (VII - I) si legge: E' preferibile il giorno della mor­te a quello della nascita.

Conviene andare a fondo a questa af­fermazione della Sacra Scrittura, per comprendere sotto quali aspetti il gior­no della partenza da questo mondo sia da preferirsi a quello dell'arrivo.

 

L'ULTIMO GIORNO

Il bambino appena nasce piange. Il pianto esprime dolore.

L'ultimo giorno della vita è giorno di dolore, per chi muore e per i suoi cari che lascia.

Chi non ha fede, accorgendosi che la vita è ormai alla fine, pensando che de­ve rompere per sempre i legami degli af­fetti più cari, lasciare ad altri il frutto dei suoi sacrifici, dare l'addio ad ogni piacere sensuale, dibattersi coi forti do­lori fisici e rassegnarsi ad essere chiuso in una cassa funebre e poi essere seppel­lito sotto terra... impreca contro il desti­no: Ah, non fossi mai nato!

Chi ha fede, trovandosi sul letto di morte, se sono ancora in efficienza le sue facoltà mentali, assistito dalla divina grazia, comprende che quello è il vero tempo della sofferenza. Volge lo sguardo al Crocifisso e prega col pensiero:

Gesù, anche tu hai sofferto e sei mor­to in Croce per me! Con la sofferenza hai salvato il mondo e così sei entrato nella tua gloria.

Gesù, ti offro le mie pene! Accettale in espiazione dei miei peccati, quali Pur­gatorio in terra!

Gesù, dammi la forza, come l'hai da­ta alla Madre tua ai piedi della Croce! Gesù, come tu hai detto: Padre, nelle tue mani affido il mio spirito! - così ri­peto anch'io: Gesù, nelle tue mani met­to l'anima mia! -

Quanta pace scende nell'anima piena di fede! Quanta forza e generosità dà il Signore nel sopportare le pene dell'ultima giorno della vita!

 

DISTACCO SERENO

Una delle pene maggiori per chi par­te da questo mondo con la piena coscien­za, è il distacco dalle persone care.

In una cameretta stava un signora; da qualche tempo teneva il letto ed or­mai poteva dirsi alla fine della vita. Non era lasciata sola; le persone amiche la visitavano augurando che si rimettesse in salute.

L'ultima sera, alcune ore prima di spirare, ancora parlava e riceveva visite. Congedandosi una visitatrice, le disse: Signora, arrivederci!

- Arrivederci... ma non qui... in Pa­radiso! -

Chi, ha, fede, soffre, ma relativamente, nel distacco, perchè sa che in Paradiso si rivedranno coloro che temporanea­mente si lasciano sulla terra.

La signora che moriva con tanta fe­de, è la madre di chi scrive queste pagine.

 

GIORNO SENZA TRAMONTO

La vita terrena è detta valle di lacri­me. Nell'ultimo giorno della vita si esce da questa valle.

Quanti problemi assillanti tormenta­no la mente umana! Quanti rimorsi per colpe commesse! Quante lacrime per ca­lunnie e prepotenze! Quanti timori e dub­bi tormentosi nei combattimenti spiri­tuali! Quante lotte per superare certe tentazioni!

Malgrado ciò, d'ordinario si vorrebbe non morire e questo non solo per quello che si lascia, ma anche per la paura di quello che si attende dopo la morte.

Basta vivere bene, o almeno morire nell'amicizia di Dio, e così può superarsi la paura dell'al di là.

Lasciare la terra ed entrare nell'eternità è, con pallida immagine, come usci­re da un profondissimo sotterraneo, buio, freddo ed umido, e venire alla luce del sole di primavera, a mezzogiorno, in mez­zo ai fiori, ai profumi ed alle musiche me­lodiose.

I giorni della terra hanno il tramon­to, ma, dice la Sacra Scrittura, che nel­l’altra vita il giorno non ha tramonto... è eterno.

 

RIFLESSIONE

Si è detto sopra, secondo la Bibbia, che il giorno della morte è preferibile a quello della nascita.

Appena si muore, si vede Dio, il Crea­tore dell'universo.

Grande è l'incontro dell'anima col Creatore; non è possibile descriverlo. Per quanto si dica, si dice sempre il minimo. Tuttavia si tenta di dire qualche cosa.

Ero partito da Fiumicino - Roma sul­l’aereo dell'Alitalia, diretto a New York.

Si fece breve sosta a Milano e poi unica tappa sino a Brooklyn.

Certe cose si sanno, ma quando si con­statano fanno più piacere. Tra l'Italia e New York ci sono sei ore di differenza di fusi orari; cosicchè in America giunsi in pieno giorno, mentre in Italia contempo­raneamente era già piena sera. Al ritor­no, partendo da Brooklyn nella serata, la notte durò sei ore di meno. Ecco un ri­cordo di quella notte di aereo.

Preso un poco di riposo, volli medita­re stando al finestrino del velivolo, il qua­le a dodici mila metri di altezza percor­reva circa mille chilometri all'ora.

Ero in pieno Oceano Atlantico:

- Dio, come sei grande! E' immenso questo oceano! Chi sa quali abissi stan­no nei suoi fondi! Quanta varietà di pe­sci, piccoli e giganti, vi stanno dentro! Quelle navi che lo stanno attraversando sembrano giocattoli. -

Sollevando lo sguardo, miravo il cielo stellato, limpidissimo e si avvertiva lo scintillio delle stelle.

- Dio, come sei potente! Con una so­la parola hai popolato il cielo di stelle ed ora sono sparse a migliaia di miliardi nelle sterminate galassie, ognuna col suo movimento e col suo corso assegnato da seguire!

La notte fu breve; presto cominciò l'alba, segui l'aurora e poi fece la sua comparsa "il ministro maggior della na­tura", il sole.

- Dio, com'è piccolo l'uomo quando contempla le tue opere stupende!. Le me­raviglie del creato sono semplici segni delle tue divine perfezioni. O Dio, tutto ciò che di buono e di bello c'è nel creato, la dolcezza dell'amore, la luce della ve­rità, la bellezza degli astri, il profumo dei fiori, i frutti della scienza... tutto can­ta la tua gloria! Tu, o Dio, sei l'amore, la bellezza, l'onnipotenza, la felicità per­fetta! Sei il tutto, o Dio; fortunato me, perchè ho la fede! Tu mi hai creato per rendermi felice in Paradiso davanti al tuo volto! O Dio, io ti vedrò!... Ma, quando? Appena l'anima mia lascerà questa corpo. Morrò e subito vedrò te, o Dio, Splendore Eterno e Luce Increata!

Dalla breve esposizione fatta sinora si può in qualche modo comprendere la veridicità della sentenza della Sacra Scrittura, cioè che il giorno della morte, per tutto quello che lo segue, se c'è la fede, è da preferirsi al giorno della na­scita.

 

BONTA' E GIUSTIZIA

Dio ha tutte le perfezioni in grado sommo; in Lui le perfezioni non sono qualità, ma sono essenza o sostanza.

Com'è infinitamente buono, così è in­finitamente giusto.

La Divina Giustizia dà alle sue crea­ture ciò che loro spetta, secondo le opere compiute durante la vita terrena.

Grande, stupendo, invidiabile e glo­rioso l'incontro dell'anima fedele con Ge­sù appena si separa dal corpo ed entra nel gaudio eterno!

Grande, ma terribile è l'incontro del­l'anima infedele con Gesù Giudice, Re di tremenda maestà, perchè allora agisce la Divina Giustizia!

Quando Gesù nelle parabole evange­liche parla di qualche servo infedele, di­ce: Legatelo mani e piedi e gettatelo nel­le tenebre; ivi sarà pianto e stridore di denti. (Matteo. XXII - 13).

Mentre siamo in questa vita di pelle­grinaggio, Dio usa più misericordia che giustizia. Guai a noi, poveri mortali, se non fosse così! Dio conosce la debolezza umana, causata dalla colpa di origine, di Adamo e di Eva; perciò la sua misericor­dia è senza misura sino all'ultimo istan­te della vita. Appena si muore, cessa la misericordia e viene messa in atto la giustizia.

 

NEL TEMPO MISERICORDIA... NELL'ETERNITA' GIUSTIZIA

Gesù vuole usare misericordia, ci vuo­le felici in Paradiso ed a tal fine è morto in Croce; ma nell'applicazione della sua misericordia Egli esige la cooperazione umana. Dice il grande Dottore della Chie­sa S. Agostino: Chi ti ha creato senza di te, cioè senza la tua cooperazione, non ti salverà senza di te, cioè senza che tu cooperi. -

Nella storia della Serva di Dio Suor Faustina, polacca, si legge che in un col­loquio Gesù le disse: Parla a tutti del mio amore misericordioso: Ho tutta l'e­ternità per la mia Giustizia; ho solo il tempo (della vita terrena) per la mia Misericordia e voglio usare Misericor­dia. -

Beati quelli che abitualmente vivono nell'amicizia di Dio con la sua grazia e beati anche quelli che, pur essendo ca­duti nel fango delle colpe, in un dato momento si sono rialzati risolutamente e trascorrono il resto della vita sulla via tracciata da Gesù Cristo!

Purtroppo ci sono di coloro che ca­dono e si rialzano; poi ricadono e di nuo­vo si rialzano; la loro vita è un alternarsi di servizio ora a Dio ed ora a Satana. Ma dice Gesù: Non si possono servire due pa­droni. (Matteo. VI - 24).

Guai ad essere colpiti dalla morte, mentre si è schiavi del peccato, cioè men­tre si è nella disgrazia di Dio!

Durante la vita, nell'alternativa del­l'amicizia di Dio, si può ancora usufruire della misericordia, ma, cessata la vita, cessa la misericordia.

L'alternativa nella vita morale è un grave pericolo di dannazione eterna. Vie­ne a proposito una dichiarazione di "An­na.e Clara", libretto di cui si è fatto cen­no sopra. E' Anna che comunica all'ami­ca certe notizie del suo stato di danna­zione.

« Clara, tutte le fluttuazioni dell'esi­stenza terrena sono cessate in quest'al­tra vita. Da voi, sulla terra, l'uomo può salire dallo stato di peccato allo stato di grazia e dalla grazia cadere in peccato, spesso per debolezza, talvolta per malizia.

« Con la morte questo salire e scen­dere finisce, perchè ha la sua radice nel­l'imperfezione dell'uomo terreno. Ormai noi dannati abbiamo raggiunto lo stato finale.

« Già col crescere degli anni i cam­biamenti divengono più rari. E' vero, fi­no alla morte si può sempre rivolgersi a Dio o voltargli le spalle. Eppure, quasi trascinato dalla corrente, l'uomo prima del trapasso, con gli ultimi deboli resti della volontà, si comporta come era abi­tuato in vita. La consuetudine, buona o cattiva, diviene una seconda natura e questa lo strascina con sè.

« La preghiera è il primo passo decisivo verso Dio. Pregare è la cosa più fa­cile che l'uomo possa fare sulla terra e proprio a questa cosa facilissima Dio ha legato la salvezza di ognuno. Tutti coloro che bruciano nell'inferno non hanno pre­gato o non hanno pregato abbastanza.

« Dico queste cose perchè costretta, consumandomi d'ira. –

 

SENTENZA DI MORTE ETERNA

L'incontro con Gesù Giudice è per tutti, per i buoni e per i cattivi, cioè per quelli che servono sempre fedelmente Dio, oppure si sono convertiti durante la vita o almeno nell'ultima ora; ed è an­che per coloro che vivono abitualmente nella inimicizia di Dio e per gli altri che servono a due padroni, ora a Dio ed ora al demonio, e che all'atto della morte so­no in grave peccato.

E' terribile per un uomo comparire davanti al giudice, che deve pronunziare la sentenza di morte; però sulla terra si tratta di un uomo che ha da comparire davanti ad un altro uomo.

Chi muore in disgrazia di Dio, deve comparire non davanti ad un semplice uomo, ma davanti all'Uomo-Dio, a Gesù Cristo, che ha sparso il suo Sangue per salvarlo dalla morte eterna.

La sentenza di morte data dal giudice terreno, toglie la vita temporale; con tut­to ciò, se l'anima spira nell'amicizia di Dio, può entrare nel gaudio eterno.

Invece la sentenza data dal Giudice Divino all'anima infedele, dà la morte eterna, perchè l'inferno è più che una seconda morte.

Dice lo Spirito Santo: E' cosa orrenda cadere nelle mani del Dio Vivente! (E­brei. X - 31) - il che significa che è cosa orrenda l'incontro dei cattivi con Gesù Cristo.

 

L'APOCALISSE DICE...

Nel Sacro Libro dell'Apocalisse (XXI-­5) è detto:

Colui che sedeva sul trono (in Cielo) disse: Scrivi, perchè queste parole sono certe e veraci. Ecco, sono compiute! Io (Gesù) sono l'Alfa e l'Omega, il Princi­pio e la Fine. A colui che ha sete darò gratuitamente acqua della fonte della vi­ta. Chi sarà vittorioso erediterà questi beni. Io sarò il suo Dio ed egli sarà mio figlio.

Ma per i vili e gl'increduli, gli abietti e gli omicidi, gl'immorali, i fattucchieri, gl'idolatri e per tutti i mentitori è riser­vato lo stagno ardente di fuoco e di zol­fo. E' questa la seconda morte. -

La parola di Dio è... parola di Dio, indiscutibile, infallibile, perchè Dio è Ve­rità. I buoni la credono e procurano di metterla in pratica. Gl'incoscienti e gli irriflessivi non ne fanno caso e sono come i giumenti senza intelletto. I cattivi, che sono nelle tenebre perchè in balia delle passioni, se ne ridono, come se la parola di Dio non li riguardasse.

E' conveniente ora scendere a certi particolari.

Voi, atei, dite: Noi non crediamo in Dio. -

Siete liberi di dirlo e di vivere come se Dio non esistesse. Malgrado ciò, Dio esiste.

E quando v'incontrerete con Cristo Giudice, il quale portò al mondo la luce della Divina Rivelazione, comprovata da due mila anni di evangelizzazione, che valore avrà la vostra scusa?

Voi, bestemmiatori, che trattate la Divinità con tanto disprezzo e profanate così vergognosamente il santo nome di Dio, quale sentenza dovrete aspettarvi da Lui, appena partirete da questo mondo? Voi non ci pensate, eppure dovreste pen­sarci seriamente! Dovrà giudicarvi Colui contro il quale bestemmiate.

Voi, assassini e sanguinari, che to­gliete la vita al prossimo, non sapete che l'omicidio è uno dei quattro peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio? Sap­piate che l'ira di Dio è tremenda e per convincervi, basta spigolare nella Bibbia certi episodi, il primo dei quali è l'omi­cidio di Caino. Comparirete davanti a Dio e forse al più presto!

E voi, spose e medici, più volte assas­sini per gli aborti, come mai avete tanta stoltezza da scherzare col fuoco dell'in­ferno? Infatti dice Gesù nell'Apocalisse che agli omicidi è riservato lo stagno ar­dente di fuoco e di zolfo. Quale sarà l'e­sito del vostro incontro con Gesù Giu­dice?

Anche a voi, che vivete nell'immora­lità, uomini e donne, sono rivolte le pa­role dell'Apocalisse con la minaccia del­lo stagno di fuoco. La sessualità e la lus­suria vi dominano, l'abitudine vi lega, il vostro dio è il piacere sensuale, con tutte le amarezze che l'accompagnano. Il vo­stro corpo da un giorno all'altro potreb­be essere sciolto dall'anima con la morte e finiranno tutti i vostri piaceri.

Il vostro incontro col Giudice Divino come sarà, specialmente se avrete dato degli scandali?

 

DIO PERDONA GENEROSAMENTE

Dio perdona tutti i peccati nella vita presente, qualunque sia il loro numero e la gravità, a condizione che il peccatore sia realmente pentito del male fatto, che proponga di non farlo più e sia disposto a fuggire le occasioni prossime del pec­cato. Questo peccatore è tenuto a con­fessarsi per ricevere l'Assoluzione Sacra­mentale; se non potesse fare ciò perchè impedito, può emettere un atto di dolore perfetto, che implicitamente manifesta la volontà di confessarsi appena può.

Con l'atto di dolore perfetto e la vo­lontà di confessarsi, tutti i peccati, anche gravissimi, restano perdonati. Però la Santa Chiesa prescrive che prima di­ricevere i Sacramenti dei vivi, è neces­sario confessarsi. I Sacramenti dei vivi sono: Cresima, Eucaristia, Olio degl'in­fermi, Ordine Sacro e Matrimonio.

 

I DIVORZIATI

Quante anime si salvano, specialmen­te in punto di morte! Sono atei che riac­quistano la fede, bestemmiatori che pre­gano, assassini che piangono per il male fatto, donne di mala vita che cambiano condotta, ladri ben disposti a restituire la roba altrui, nemici che troncano l'odio e si riabbracciano... !

A tutti è aperta la porta della mise­ricordia prima del grande incontro. Que­sta porta è chiusa solamente a qualche categoria di peccatori, ma non per man­canza della misericordia di Dio, bensi per mancanza di volontà dell'uomo, il quale non vuole detestare il male fatto e non è disposto a troncarlo.

A questa infelice categoria apparten­gono i divorziati. L'uomo lascia la legit­tima moglie e convive con un'altra don­na; la donna abbandona il legittimo spo­so e convive con un altro uomo, mentre Gesù Cristo, che nel grande incontro do­vrà dare loro la sentenza eterna, da Som­mo Divino Legislatore ha detto solenne­mente: Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un'altra, commette adulterio contro di lei. E se essa ripudia il marito e ne sposa un altro, commette adulterio. (Marco. X - 11).

- Ma, si dice da tanti ignoranti, c'è ormai una legge civile che ammette il divorzio! -

La legge c'è; però è legge umana ed è iniqua, perchè contraria alla legge divi­na, e quindi è grave peccato servirsi di essa.

Gesù Cristo dice: L'uomo non separi ciò che Dio ha congiunto. (Marco X - 5).

Quando un improvviso malore grave colpisce un divorziato o una divorziata, sia per la spontanea paura dell'al di là, oppure per suggerimento ed interessa­mento di qualche familiare, allora si chia­ma il Sacerdote.

Si può dare l'Assoluzione Sacramen­tale a questi divorziati e portare loro an­che Gesù Sacramentato? La misericordia di Dio, finchè sono in vita, non è pure per loro? Si... e no! Potrebbero averla, ma se sono in grado di riceverla. Per aver­la dovrebbero dire col cuore e non solo con le labbra: Signore, sono pentito del­la mia vita di divorzio, la quale è stata una catena di peccati e di continuo scan­dalo. Sono vissuto in concubinato. Voglio troncare la vita di divorzio. La donna che ho tenuto per moglie, sono disposto a mandarla da casa mia (...o l'uomo che ho tenuto per marito, lo mando da casa mia).

Quanti sono i divorziati e le divor­ziate, che hanno la ferma volontà di fare cosi? Può affermarsi che sono pochi, an­zi pochissimi. A quelli che hanno la vo­lontà ancora legata al divorzio, è chiusa la porta della divina misericordia, resta­no ancora pubblici peccatori, non posso­no ricevere i Sacramenti ed in tale triste stato faranno, appena spireranno, il loro grande incontro con Gesù Cristo, la cui legge morale hanno messa sotto i piedi durante la vita.

Infelici divorziati! Nell'altra vita, ov'è la Giustizia punitrice di Dio, chi sa quan­te volte direte: Non fossimo mai nati!

 

VANA SPERANZA!

I divorziati, per calmare i pungoli del­la coscienza, o meglio, per illudersi, si ap­pigliano ad una istruzione data dalla Santa Chiesa in quest'ultimo tempo e sperano di salvarsi anche loro nell'altra

Per taluni è facile la falsa interpre­tazione. E' bene chiarire il concetto do­minante dell'istruzione.

La Santa Chiesa, visto il numero crescente dei divorziati, affinchè questi sven­turati non restino del tutto ingolfati nel­l'irreligiosità e nella vita di paganesimo ed affinchè i volenterosi possano un gior­no o l'altro decidere a rimettersi sulla retta via, ha detto che ai divorziati è le­cito andare in Chiesa, assistere alla San­ta Messa, fare battezzare i figli e disporli alla prima Comunione e partecipare alle funzioni liturgiche; però non possono né confessarsi, né comunicarsi e né ricevere gli altri Sacramenti.

Questa istruzione della Santa Chiesa è sapiente, in quanto potrebbe giovare alla eventuale conversione dei genitori divorziati e più che tutto all'educazione religiosa dei loro figli.

I divorziati, pur seguendo questi buo­ni suggerimenti, se muoiono impeniten­ti, saranno condannati da Dio perché muoiono in peccato.

Ed allora, cosa giova ai divorziati an­dare a Messa e pregare?

L'utilità è questa: le opere buone, spe­cie quelle religiose e caritative, compiute dai divorziati, possono muovere la mise­ricordia di Dio a venire loro in aiuto, af­finchè al più presto la loro volontà si de­cida a troncare la vita di peccato, per cui l'uomo si distacca dalla donna, che non è sua sposa, e la donna si distacchi dal­l'uomo, che non è suo sposo.

Se i divorziati non giungono a que­sta doverosa conclusione, non giovano a nulla le loro opere buone e vanno incon­tro all'eterna perdizione. In fine di vita sarà vana la loro speranza di salvarsi l'anima, pur dicendo: Mi affido alla mi­sericordia di Dio e spero salvarmi pure io!

 

DELUCIDAZIONE

E' stata esposta la norma morale ri­guardante i divorziati.

Si fa giustamente notare che possono darsi dei casi, nei quali per gravi motivi, quale ad esempio, l'avvenuta figliolanza, non si possa rimandare la donna (ovvero l'uomo) e si debba rimanere sotto il me­desimo tetto a questa condizione:

1° che non resti ombra di scandalo, suggerendo come eliminarlo.

2° che l'uomo e la donna vivano co­me fratello e sorella.

Nei casi di questa specie, sia sempre un Sacerdote prudente a suggerire il da farsi.

 

RE ERODE, NON TI E' LECITO!

Il 29 agosto la Santa Chiesa ricorda nella Liturgia il Martirio di San Giovan­ni Battista.

Il re Erode prese per sposa la cogna­ta, cioè la moglie del fratello Filippo. Un divorzio nella casa reale era un grande scandalo. Ma chi avrebbe osato richia­mare il re e rimproverarlo?

Giovanni Battista, lampada ardente e luminosa, colonna e non canna agitata dal vento, si presentò ad Erode, facen­dolo riflettere sul suo male operato, e gli disse: Non ti è lecito convivere con que­sta donna! -

La donna, ferita nel suo orgoglio ed indispettita che un semplice uomo aves­se l'ardire di rimproverare il re, fece di tutto perchè Giovanni fosse rinchiuso nella prigione della fortezza di Mache­ronte ed in seguito riuscì a fargli taglia­re la testa.

Il martirio di San Giovanni Battista fu frutto di un divorzio.

Il Battista ha in Cielo la gloria dei Martiri, in terra ha l'onore di essere com­memorato ogni anno nella Liturgia della Chiesa e nella storia resta esempio lumi­noso di fortezza, mentre Erode e la sua donna sono passati alla storia come as­sassini ed immorali.

Quanti Giovanni Battista ci vorreb­bero oggi sparsi per il mondo per alzare la voce contro coloro che, come Erode, vivono nel divorzio!

 

SECONDO INCONTRO

Se grande è l'incontro dell'anima con Cristo Giudice subito dopo la morte, più solenne e molto più grandioso è un se­condo incontro alla fine del mondo.

Il primo è privato, cioè tra l'anima e Dio; il secondo è di tutta l'umanità rac­colta per il Giudizio Universale.

Il primo avviene lì, ove si muore; il secondo avrà luogo nella Valle del Giu­dizio. (Gioiele. III - 14).

La sentenza del primo incontro non subirà mutamenti nel Giudizio Univer­sale, anzi sarà riconfermata solennemen­te davanti a tutta l'umanità.

Nel primo incontro c'è l'anima sol­tanto, nel secondo essa sarà unita al cor­po risuscitato.

Tutti i miliardi di uomini e di donne, discendenti di Adamo e di Eva in tanti secoli, come potranno essere contenuti tutti in un luogo?

Si risponde che i corpi risuscitati avranno delle qualità preternaturali, per cui non occuperanno lo spazio come gli altri corpi che oggi sono sulla terra. Ab­biamo un esempio nel Corpo di Gesù Ri­sorto, che entrava nel Cenacolo a porte chiuse.

 

FINE DEL MONDO

Il secondo incontro solenne dell'uma­nità con Cristo Giudice sarà precedutó da grandi eventi, preannunziate dallo stesso Gesù:

Sentirete parlare di guerre e di ru­mori di guerre. State attenti; non tur­batevi, perchè è necessario che questo avvenga; ma non è ancora la fine. Difatti si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno e vi saranno care­stie, pestilenze e terremoti in vari luo­ghi. Ma tutto ciò sarà solo l'inizio dei dolori.

Allora vi consegneranno alla tribola­zione e vi uccideranno e sarete odiati da tutti i popoli a causa del mio nome. Mol­ti si scandalizzeranno e si tradiranno a vicenda e si odieranno.

Sorgeranno molti falsi profeti ed in­ganneranno molti. Per il moltiplicarsi dell'iniquità, la carità di molti si raffred­derà. Ma chi persevererà sino alla fine, questi sarà salvo. E questa buona novel­la del Regno (dei Cieli) sarà predicata in tutto il mondo in testimonianza a tutti i popoli ed allora verrà la fine.

Allora ci sarà una grande tribolazio­ne, quale non c'è mai stata dal principio del mondo fino ad ora e quale mai ci sarà. E se quei giorni non fossero stati abbreviati, nessun uomo si salverebbe.

Come il lampo parte da oriente e bril­la fino ad occidente, cosi sarà la venuta del Figlio dell'uomo.

Dovunque sia il cadavere, là si radu­neranno gli avvoltoi.

Subito dopo la tribolazione di quei giorni il sole si oscurerà e la luna non darà più il suo chiarore; le stelle del cie­lo cadranno e le potenze dei cieli saran­no sconvolte.

Ed allora apparirà nel cielo il segno del Figlio dell'uomo (la Croce) e tutte le tribù della terra si batteranno il petto e vedranno il Figlio dell'uomo venire sul­le nubi del cielo con potenza e grande gloria. (Matteo. XXIV -'6 ...).

Quando il Figlio dell'uomo verrà nel­la sua gloria assieme a tutti gli Angeli, si metterà sul trono della sua gloria.

Tutte le genti saranno radunate dinan­zi a Lui ed Egli separerà gli uni dagli al­tri, come il pastore separa le pecore dai capri, e metterà le pecore alla sua destra ed i capri alla sinistra.

Allora il Re dirà a quelli che sono alla sua destra: Venite, benedetti dal Padre mio; ricevete in eredità il regno che vi è stato preparato fin dalla fondazione del mondo!

Dirà a quelli che stanno alla sinistra: Andate via da me; maledetti, nel fuoco eterno! (Matteo. XXV - 31).

I particolari della venuta solenne di Gesù Cristo alla fine del mondo sono det­tagliati e non abbisognano di commento. Sono verità, perchè sono parole uscite dalla bocca del Signore. Tuttavia Gesù, qualche volta, volendo far rimarcare il suo dire e dare un tono più forte al suo insegnamento, adopera un'espressione particolare; cosi, dopo la predizione del Giudizio Universale, dice: In verità vi di­co che non passerà questa generazione, prima che tutto si sia avverato. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno. (Luca. XXI - 32).

 

LE DUE SCHIERE

Due immense schiere si troveranno davanti a Cristo Giudice, quella dei buo­ni, i quali saranno risplendenti come astri e festanti, e quella dei reprobi, i quali, destinati all'eterno supplizio, fremeran­no di rabbia e di rimorso e, vedendo la sorte beata degli eletti, diranno: Ecco co­loro che una volta abbiamo deriso e che da stolti abbiamo preso a bersaglio del nostro scherno! Abbiamo giudicato la lo­ro vita una pazzia e la loro morte diso­norevole. Perchè ora dunque sono con­siderati tra i figli di Dio e condividono la sorte dei Santi? Abbiamo dunque de­viato dal cammino della verità; la luce della giustizia non è brillata per noi, né mai per noi si è alzato il sole. Ci siamo saziati nelle vie del male e della perdizione; abbiamo percorso deserti imprati­cabili, ma non abbiamo conosciuto la via del Signore. Che cosa ci ha guadagnato la nostra superbia? Che cosa ci ha por­tato la ricchezza con la spavalderia? Tut­to questo è passato come ombra. Siamo stati consumati nella nostra malvagità. (Sapienza. V - 4).

 

TUTTO ALLA LUCE

Mentre l'umanità sarà distinta in due schiere, gli atti umani dei singoli saran­no conosciuti da tutti. Il bene compiuto nel segreto, nel silenzio o nell'incompren­sione, i sacrifici, le lotte sostenute per re­sistere al male, anche i semplici buoni pensieri, tutto risplenderà affinchè gli eletti siano glorificati pure davanti agli uomini.

Anche il male dei cattivi sarà messo alla luce. I delitti, le nefandezze com­messe nel segreto o nella solitudine, gli scandali ed i loschi disegni, tutto appa­rirà nelle singole mostruosità agli occhi degli eletti. Sarà quello un giorno di gran­de vergogna per i dannati.

Nella Cappella Sistina, nel Vaticano, c'è uno dei capolavori di Michelangelo. E' la scena del Giudizio Universale. L'ar­tista fece di tutto per rappresentare l'in­contro di Gesù Cristo con le due schiere.. C'è tanto da meditare su quella sce­na! Purtroppo si medita poco sul Giudi­zio Universale.

La Santa Chiesa nella Liturgia (ese­quiale) ricorda quell'ultimo giorno del mondo ed il Giudizio Divino con queste parole: Quel giorno sarà giorno di ira, di sventura e di miseria; sarà giorno grande e pieno di amarezza.

 

SUGGERIMENTI

Come già è stato detto, i grandi in­contri con Gesù sono due; però, assicu­rato il primo con la salvezza, resta assicurato il secondo. Dunque, ciò che più importa è prepararsi bene al primo in­contro.

Quest'ultima parte dello scritto si pro­pone di dare dei suggerimenti pratici, di cui le anime di buona volontà possono servirsi.

 

VIVERE IN GRAZIA

Ogni giorno potrebbe essere l'ultimo della vita; per questo Gesù raccomanda di stare preparati. E' necessario, dunque, vivere abitual­mente in grazia di Dio; chi perdesse l'a­micizia di Dio, dovrebbe fare di tutto per riacquistarla al più presto.

 

PREGARE

Chi prega, si salva; chi non prega, si danna, perchè alle preghiere fatte con le dovute disposizioni seguono le grazie necessarie per salvarsi. E Sant'Alfonso ag­giunge: Chi non prega, non occorre che il demonio lo trascini all'inferno, perchè egli ci va direttamente con i suoi piedi.

Una breve preghiera, che si racco­manda di recitare devotamente mattina e sera e che è desiderabile dirla almeno mentalmente in punto di morte, è la se­guente:

Gesù, Giuseppe e Maria, vi dono il cuore e l'anima mia!

Gesù, Giuseppe e Maria, assistetemi nell'ultima agonia!

Gesù, Giuseppe e Maria, spiri in pace con voi l'anima mia!

 

PIE PRATICHE

Quando nel mare infuria la tempe­sta, ci si appiglia a qualunque mezzo per salvarsi.

Nel mare tempestoso della vita, ove i marosi delle passioni e gli scogli delle insidie diaboliche mettono in pericolo la salvezza di ogni anima, la misericordia di Dio viene in aiuto, affinchè la debole navicella giunga felicemente al porto del­l'eternità.

Gesù, per mezzo di Santa Margherita Alacoque, invita a fare la pratica dei No­ve Primi Venerdì del mese. La Madonna, per mezzo dei Tre Veggenti di Fatima, invita a fare la pratica dei Cinque Primi Sabati del Mese.

Queste due pratiche, che vanno sem­pre più diffondendosi nel mondo, hanno lo scopo di riparare il Cuore di Gesù ed il Cuore Immacolato di Maria e di otte­nere un'assistenza speciale nell'ora della morte.

Si raccomanda di compiere le due pra­tiche, anzi di ripetere sempre la serie del­le Comunioni, finchè sarà possibile farlo.

 

SANTA INIZIATIVA

Nell'esercizio del Sacro Ministero, es­sendo a contatto con molte anime, mi è dato di rilevare delle iniziative delicate. Una è questa:

Una volta l'anno, o almeno una volta durante la vita, fare celebrare delle Mes­se in onore delle tre ore di agonia di Ge­sù sulla Croce e dei dolori della Madonna sotto la Croce, per avere un'assistenza particolare nelle ore della nostra agonia.

Chi non avesse la possibilità di far ce­lebrare le Messe, ne ascolti con la sud­detta intenzione.

La madre di famiglia potrebbe fare ciò per sè, per il marito e per i figli. Gesù Sofferente, onorato nella sua agonia, e la Vergine nel suo grande do­lore, certamente terranno presente il de­voto omaggio nell'ora in cui l'anima sta­rà per lasciare questo mondo.

La delicata iniziativa è ovunque ben accolta ed anche lo scrivente più volte all'anno la attua per l'anima sua.

 

RICORDO QUOTIDIANO

Nella storia del servo di Dio "Il Gira­sole di Gesù" c'è un pensiero intonato al tema di questo scritto:

In una confidenza Gesù così si espres­se: Baciate le mie Sante Piaghe sovente e con amore, affìnchè quando dovrò giu­dicarvi possa salvarvi. Onorate l'ora del­la mia morte, recitando ogni giorno ver­so le ore tre del pomeriggio, con la mia effige dinanzi, cinque Pater, Ave e Gloria in onore delle mie Piaghe, affinché io pos­sa dire a chi mi onora così, quando sarà nell'agonia, ciò che io disse al buon La­drone: Oggi tu sarai con me in Paradi­so! - E quando quest'anima si presen­terà a me per essere giudicata, dovrò giu­dicarla perchè sono Giudice, ma sarò Giu­dice di salvezza e non di condanna! -

Sono molte le anime che coltivano tale bella pratica. Si sappia anche, che quando per dimenticanza o impossibilità non si potesse essere fedeli all'orario del­ le tre del pomeriggio, potrebbe supplirsi in qualunque altra ora.

 

RITIRO MENSILE

L'ultimo suggerimento riguarda l'E­sercizio della Buona Morte, che consiste nello scegliere ogni mese un giorno, più adatto al raccoglimento, in cui fare un esame di coscienza più accurato del so­lito, la Confessione quasi fosse l'ultima della vita, la Santa Comunione e pren­dere risoluzioni di vita migliore.

Diceva San Giovanni Bosco: Può dir­si assicurata la salvezza eterna di chi fa bene ogni mese l'Esercizio della Buona Morte.

 

COME SONO FELICE!

Sono passati molti anni e ricordo an­cora con ammirazione, e santa invidia un episodio.

Fui chiamato al letto di un'ammalata piuttosto grave. Mi fece pena il solo guar­darla; era vecchia ottantenne, stecchiva, sofferente; il suo volto era l'espressione del dolore.

Dopo averla ascoltata in Confessione, mentre mi disponevo a darle la Santa Comunione e, tenendo Gesù in mano, di­cevo: Ecco l'Agnello di Dio! Ecco Colui che toglie i peccati del mondo! - quel volto divenne gioioso, la vecchia stando a sedere sul letto, sollevò le braccia, di­cendo, al alta voce: Come sono felice! - Ricevuto Gesù, si adagiò e rimase a col­loquio col Re d'amore.

Costei era una madre di famiglia. In più di cinquant'anni di Sacerdozio po­chissime anime ho potuto conoscere come questa donna. Che fede, che candore di vita, che elevatezza spirituale!

Quando Dio volle, l'ammalata morì. Quale sarà stato il suo incontro con Gesù? Più che l'incontro col Giudice Di­vino, sarà stato il lieto abbraccio del Pa­dre con la figlia amorosa. Ma per meri­tarsi un tale incontro questa madre di famiglia si era preparata in tutta la sua vita.

 

TERZA GRAZIA

Una pia tradizione dice che quando si riceve l'Ordinazione Sacerdotale, il No­vello Levita chieda a Dio una grazia e facilmente l'otterrà.

San Giovanni Bosco domandò la gra­zia dell'efficacia della parola e l'ottenne; infatti il suo dire era penetrante, sia in pubblico nelle prediche e nelle conferen­ze, che in privato al confessionale e nei consigli.

Quante, conversioni operò Dio per mezzo di San Giovanni Bosco col dono fattogli dell'efficacia della parola!

Memore di ciò, lo scrivente nel gior­no della sua Ordinazione Sacerdotale chiese non una, ma tre grazie. Due le ha ottenute; la terza spera di ottenerla ed è la grazia della buona morte.

E' tanto desiderabile che nell'ultima o negli ultimi giorni prima di morire sia­no in discrete condizioni le facoltà men­tali, per utilizzare il meglio possibile l'ul­timo resto di tempo, che è prezioso. Ecco il mio desiderio per la chiusura della mia vita: avere un Sacerdote vici­no, che preghi per me e con me.

Sono da compatire quelli che hanno paura della presenza del Sacerdote pres­so i moribondi. Non hanno fede.

E' fonte di pace interiore ricevere l'ul­tima Assoluzione Sacramentale, unita ad un atto perfetto di amore di Dio.

Io stesso, se ne sarò in grado, chie­derò che mi si amministri il Sacramento "Olio degl'Infermi". Quanta paura han­no, anche taluni che si dicono Cristiani, di ricevere questo Sacramento, il quale apporta grazia all'anima ed al corpo ed abbrevia il tempo della purificazione nel Purgatorio! Quanta ignoranza religiosa a questo riguardo!

Domando a Dio la grazia di potere ri­cevere il Viatico.

E' delizioso intrattenersi a colloquio con Gesù nel cuore e dirgli: Gesù, final­mente fra poco ci vedremo! Distruggi ogni peccato ed anche ogni ombra di pec­cato che potrebbe essere in me. Accetto la morte dalle tue mani. Ripeti, Gesù, an­che a me le parole dette al buon Ladro­ne: Oggi sarai con me in Paradiso!... Ge­sù, che tu sia il mio Salvatore e non il mio Giudice severo! -

L'ultimo mio desiderio è questo: le ultime mie parole siano: Gesù, Maria, vi amo! Mi metto nelle vostre mani. - Se non potrò pronunziare con le labbra tali parole, le dirò nella mente.

Questa è la terza grazia chiesta a Dio il giorno della mia Ordinazione Sacerdo­tale. La stessa grazia auguro a me e ad ogni lettore, per avere un giorno con Ge­sù Giudice un felice incontro.

F I N E

 

Per richiedere i libri scrivere a:

OPERA CARITATIVA SALESIANA DON GIUSEPPE TOMASELLI - Viale Regina Margherita 27 - 98121 MESSINA  - offerta libera - CCP. n. 12047981