IL GRANDE INCONTRO
don
Giuseppe Tomaselli
COSI’
LA VITA!
Ho
avuto l'opportunità di fare numerosi e lunghi viaggi, in Italia, in tanti
Stati d'Europa ed in diversi continenti, ma non per turismo, bensì per esigenze
del Ministero Sacerdotale.
Quante
cose viste e quante altre da vedere! Quante belle riflessioni possono farsi nei
lunghi viaggi!
La
mia attenzione talvolta è stata attratta dal corso dei fiumi. Tra quelli di
Europa uno si è prestato molto alla mia riflessione: il Danubio.
Mi
trovavo in Ungheria, a Buda-Pest.
Avevo
compiuta la mia missione a Buda ed attraversai l'imponente ponte del Danubio,
che unisce la città di Buda a quella di Pest.
M'intrattenni
a pensare: Questo fiume è ricco di acque e permette che i navigli facciano la
spola di servizio tra Vienna e Buda-Pest.
Tu,
o Danubio, hai la sorgente nella Selva Nera, hai attraversato la Germania,
l'Austria ed ora attraversi l'Ungheria. Continuerai il tuo corso ed attraverserai
la Jugoslavia e la Romania. Ma per quanto lungo possa essere il tuo corso,
giungerai alla foce, al Mar Nero. Non potrai sfuggire alla sorte di ogni
fiume, piccolo o grande che sia. Il mare ti attende.
Come
il fiume, cosi la vita, la quale può paragonarsi ad un fiume; il corso della
vita può essere più o meno lungo, ma ogni giorno, anzi ogni ora, ogni istante,
è un correre verso la foce, cioè verso la fine della dimora terrena, che è la
morte.
Le
acque del fiume giunte alla foce, entrano nel grande mare; tutti i mortali,
giunti alle. fine, entrano nel grande mare dell'eternità,... nel mondo dei più.
Recitando
le preghiere della Liturgia delle Ore, giunto al Salmo 89, rientro in me stesso.
C'è
un versetto, che spesso mi ritorna alla mente e non mi lascia indifferente:
Settanta sono gli anni dell'uomo; ottanta per i più robusti. (Salmo 89).
Non
è detto che agli ottant'anni si debba morire da tutti. La Sacra Scrittura
parla della durata della vita in modo generale. Ci sono anche le proroghe.
Trovandomi già alla porta degli ottant'anni, dico a me stesso: Devo stare con
le valige preparate, come coloro che alla stazione aspettano il treno.
Quando
il Papa Leone XIII compiva i novant'anni, i Cardinali gli fecero l'augurio:
Santità, che possiate vivere fino ai cento anni! -
Il
Papa, con espressione arguta, rispose: Fino ai cento anni?... E perchè
mettere limiti alla Provvidenza? -
Tuttavia,
chi ha addosso il peso degli anni, pensi seriamente che il più della vita è
ormai passato e deve disporsi alla partenza.
E'
tanto conosciuto in Lombardia ed altrove Fra Cecilio, Cappuccino. La città di
Milano riconosce le benemerenze caritative del Fraticello e ne ha fatto i pubblici
elogi.
Fra
Cecilio non ha compiuti corsi di studio, ha soltanto la frequenza della terza
elementare; eppure è stato pubblicato un suo libro "Nella Luce
Divina", ricco di esperienze ascetiche e pastorali, di cui è stata
presentata copia anche al Papa.
Tempo
fa andai a trovarlo. Gli si può parlare senza etichetta, poichè nella sua
semplicità non ha esigenze:
Fra
Cecilio, mi conosce?
-
Sì; mi ricordo bene di lei.
-
Per favore, accetti uno scambio! Le dò la mia corona del Rosario e lei mi dà
la sua.
-
Volentieri!
-
Ora, quanti anni tiene?
-
Novantacinque.
-
Ed ancora sgambetta e s'interessa tanto dei poveri?
-
Sì, ma intanto aspetto la "telefonata". -
Dicendo
la parola "telefonata", era sorridente ed alzava gli occhi e le mani
al cielo.
La
telefonata di Fra Cecilio significa: sono vecchio; devo partire da questo mondo;
appena Dio mi chiamerà, sarò pronto ad andare incontro a Lui, mio Creatore
e mio Giudice.
Il
sorriso sulle labbra del Fraticello è indice di coscienza serena e di viva speranza
di un felice incontro con Dio.
Il
pensiero dell'incontro con Cristo Giudice non è il pensiero dominante delle
sole anime umili e semplici, ma anche delle anime grandi.
Il
6 agosto 1979, primo anniversario della morte di Paolo VI, fu pubblicato uno
scritto inedito del grande Papa. Fra l'altro egli diceva nel suo soliloquio con
Dio.
Sento
che la mia vita volge al termine... Curvo il capo ed alzo lo spirito... Lascia
che io renda omaggio a Te, Dio vivo e vero, che domani sarai mio Giudice! -
Mille pensieri e problemi assillavano la mente di Paolo VI, martire incruento
della Chiesa, ma il problema suo principale era: la vita passa, m'incontrerò
con Dio e da Lui sarò giudicato.
Questo
scritto, dal titolo " Il grande incontro" non è diretto solamente ai
vecchi ed agli anziani, ma a tutti, perchè tutti dobbiamo lasciare il mondo
con la morte e si sa bene che la morte non rispetta l'età, anzi il maggior
numero dei morti si ha nell'infanzia, nella giovinezza e nella virilità
iniziata o avanzata.
Le
riflessioni che si faranno nel corso dello scritto, saranno di utilità allo
scrittore e ad ogni categoria di lettori.
Nella
vita si effettuano degli incontri, occasionali o preparati, lieti o tristi;
tali sono di poco peso ed altri importati.
C'è
chi benedice l'incontro con un vero amico; chi con una donna di precarie virtù,
scelta poi come fedele sposa; chi benedice l'incontro con un coscienzioso datore
di lavoro; chi ringrazia Dio dell'incontro avuto con una persona, la quale
è riuscita a liberarlo da un’angosciosa situazione.
C'è
invece chi maledice i giorno e l'ora di un fortuito incontro, perchè questo
ha causato gravi mali.
Molti
incontri, tranne i passeggeri, hanno la loro relativa importanza. Ma fra tutti
gl'incontri, possibili ed immaginabili, solo uno è di massimi importanza,
perchè le sue conseguenze di felicità o d'infelicità sono immutabili, essendo
eterne.
E'
l'incontro dell'anima con Do appena dato l'ultimo respiro.
Il
pensiero di un tale incontro dovrebbe stare in cima a tutti i pensieri e
questo per tutti i mortali.
Eppure,
chi non ci crede, perchè ha ha fede; chi ci crede e lo mette nel sebatoio
delle dimenticanze; ma c'è chi trascorre la vita alla luce di questo faro luminoso:
morrò, vedrò Dio e da Lui sarò giudicato!
Questa
grande verità di fede, resa efficace, ha formato i Santi, ha dato nelle prove
della vita la forza ai deboli ed ai tribolati, la perseveranza ai giusti e popola
il Paradiso di eletti.
Da
Belluno mi diressi a Fortogna; volevo visitare il Vajont.
Attraversata
la zona di Faè e di Longarone e superato il corso del Piave, mi spinsi fino
alla celebre diga. Mi fermai al suo inizio e, stando là in alto, rifeci nella
mia mente l'orribile scena verificatasi proprio lì.
Nella
pianura alla base del monte stava la graziosa cittadina di Longarone, meta di
turisti e centro di svaghi moderni.
La
sera era inoltrata abbastanza. Chi passeggiava, chi danzava nei saloni, chi
stava al televisore, chi cenava e chi di già si era messo a letto.
Un
boato formidabile rimbombò in tutta la zona. Una frana colossale, lunga un
paio di chilometri, si staccò dalla montagna attigua alla diga e si precipitò
sul lago e sul bacino d'acqua trattenuto dalla diga.
L'enorme
peso della frana sollevò tutta la massa d'acqua, dicono, a circa trenta
metri di altezza e quella grande gola di monte, che dalla diga porta alla pianura,
divenne momentaneamente un mare.
La
furia dell'acqua abbatté case, palazzi, villini, chiesa, tutto ciò che incontrava.
L'acqua aumentava sempre più di livello, da superare i quindici metri; Era
impossibile fuggire.
In
mezz'ora Longarone non esisteva più ed il suo suolo era cosparso di cadaveri;
più di due mila morti. C'erano cadaveri anche sui rami e sulle cune degli
alberi.
Che
morte! Lottare con le acque, nel buio della notte, senza speranza di salvezza!
Quelle
migliaia di persone mezz'ora prima erano piene di vita, gaudenti, sognando
forse. piaceri e ricchezze,.. e poi tutto svanì, d'un colpo. La morte stese
sulla ridente Longarone la coltre funebre. Dovevo tenere una conferenza religiosa
a Trieste; approfittai per visitare Redipuglia, poco distante da Monfalcone.
Quanti ricordi storici in quella plaga! La guerra del 1915-18 troncò, la vita a
seicento mila giovani italiani. Le loro ossa sono disseminate in tanti piccoli
e grandi Sacrari Militari; importante è quello sito sul Monte Grappa. Ma il più
imponente e solenne è quello di Redipuglia.
Dopo
avere visitato il Colle Sant'Elia ed aver visto gli orribili cimeli di guerra,
ancora chiazzati di sangue, mi fermai a lungo a contemplare il vicino cimitero.
Che luogo di meditazione! Solitudine, silenzio e davanti a me, disposte in artistica
gradinata, orlata di cipressi, le tombe di cento mila soldati. Alla base
della, gradinata si erge come mausoleo la tomba del Duca D'Aosta.
Cento
mila morti! Tutti giovani, un tempo pieni di vita e ferventi d'ideali e poi...
la loro esistenza fu stroncata violentemente! Ora sono qui le loro ossa, in
gran parte polverizzate.
Prodi
d'Italia, cosa fu la vostra vita?... Un mistero!
Ma
questo mistero è perfettamente buio o proietta sprazzi di luce?
Sulla
sommità dell'immensa gradinata delle tombe si ergono tre alte Croci. E' la
Croce del Cristo che può illuminare bene il mistero della vita. Anche il
Cristo è morto in Croce, ma poi è risuscitato ed ora è il Vivente, il
Vivente per eccellenza, Primizia di coloro che un giorno pure risorgeranno!
Volere
spiegare il mistero della vita servendosi solo degli argomenti umani, è
impossibile; si cadrebbe nell'assurdo.
Perchè
iniziare la vita e dopo alcuni mesi perderla?... Perchè nel fiore degli anni
quel tale cessa di vivere, mentre quel vecchio decrepito prolunga ancora i suoi
anni?... Perchè ammassare ricchezze con sacrifici e poi lasciarle agli eredi,
che forse se le godranno senza restarne grati?... Perchè tribolare tanto
nella vita, vi sono poche rose e molte spine?... Perchè venire al mondo, se
presta o tardi bisognerà andare a marcire in una tomba?...
La
ragione umana resta interdetta davanti a tali perchè; la filosofia cade nelle
aberrazioni; i cinici dicono: Pigliamo la vita come è; non occorre pensare ad
altro. -
Il
mistero della vita è inseparabile dal mistero della morte.
Si
deve morire; nessuno sfugge a questa legge; si può morire da un momento
all'altro e se ne hanno ogni giorno le prove. Eppure d'ordinario non si vuole
pensare alla morte, non se ne suole parlare e non se ne vuole sentire parlare,
che anzi, se qualcuno entra in argomento, c'è chi interrompe: Parliamo
d'altro! Cambiamo discorso!
Un
piccolo episodio, che si prestò al commento dei giornali, illustra questo
concetto.
Un
americano preparò un grande negozio; lo fornì di ogni specie di merce; fece
di tutto perchè non mancasse nessun articolo; si studiò d'indovinare i gusti
ed i bisogni dei clienti, adulti, giovani, bambini.
Quando
credette di avere raggiunto lo scopo, mise un articolo sul giornale: Nel mio
negozio troverete tutto. Chi chiede qualche articolo e non lo trova, riceverà
da me cento dollari in dono.
Una
pubblicità di tale portata acuì l'ingegno a più di uno.
Si
presentò un tale, che volle parlare non ai commessi ma al proprietario: Mi
compiaccio del suo negozio, veramente ben fornito. Sono venuto a comprare una
cassa funebre.
-
Che cosa? Una cassa da morto? - Sì, una cassa da morto!
-
Ma io non tengo questa roba, perchè nessuno la chiede.
-
Eppure è un articolo che giova a tutti indistintamente, in ogni famiglia;
presto o tardi; in questa città ogni giorno ne occorrono centinaia.
-
Veramente è così; ma i clienti che vengono a comprare, a tutto pensano, tranne
che alla morte.
-
Ma, in conclusione, i cento dollari lei è disposto a darmeli?
--
Mantengo la parola! Ho promesso i dollari e li do. -
Si
muore, si sa che si deve morire, non ci si vuole pensare e si vive come se non
si dovesse morire! Così si comporta d'ordinario la massa dei mortali, che si
agita sulla terra.
L'enigma
della vita, cioè la sopravvivenza dell'anima dopo la morte, può essere
illuminato, ma solo imperfettamente, dalla ragione umana.
Infatti
la ragione attraverso il creato può assurgere al Creatore; ammettendo
l'esistenza di Dio, può arrivare a comprendere che Egli è anche remuneratore,
tanto del bene quanto del male, perché a Dio non può mancare l'attributo della
giustizia. Ma siccome il bene ed il male non sempre nella vita terrena hanno la
giusta remunerazione, ne consegue che la ragione è prone a credere alla vita di
oltre tomba, ove può aversi l'adeguata remunerazione.
Si
sa d'ordinario che l'anima è spirituale; per convincersene basta riflettere
sui meravigliosi frutti dell'intelligenza umana che non possono attribuirsi alla
materia. L'anima, essendo spirituale, è semplice, cioè non ha parti, e quindi
non può essere soggetta alla dissoluzione come gli altri esseri materiali;
perciò non è contro ragione che l'anima possa continuare a vivere anche se
distaccata dal corpo umano. Sebbene la conoscenza della sopravvivenza
dell'anima dopo la morte possa aversi con la semplice ragione, però non è
tanto facile raggiungerla; e questa conoscenza può nuotare nei dubbi e cadere
anche in certi errori.
E'
la Rivelazione Divina che illumina appieno il mistero della vita, liberando
dagli scogli dei dubbi e degli errori.
La
Sacra Scrittura, parola di Dio, dice: Solo un soffio è ogni uomo che vive. Come
l'ombra è l'uomo che passa; è solamente un soffio che si agita. (Salmo:
38…) .
I
figli dell'uomo sono come l'erba che germoglia al mattino; al mattino fiorîsce,
germoglia ed alla sera è falciata e dissecca. (Salmo: 38 ... ).
Tutto
ha un fine nell'universo, dagli esseri massimi ai minimi, dai più perfetti ai
meno perfetti.
E
l'uomo, che giustamente è considerato il più perfetto degli esseri ed è
chiamato "il re del creato", non deve avere un fine come gli altri
esseri, anzi un fine di gran lunga superiore a qualunque altro essere?
Si,
insegna la Fede Divina; ma il suo fine non è la vita terrena; questa è
soltanto un mezzo per raggiungere il vero fine, l'ultimo, quello eterno,
nell'altra vita.
La
Divina Rivelazione è contenuta nella Bibbia, il libro più documentato e più
studiato che ci sia nel mondo.
Gl'insegnamenti
della Bibbia sono stati dati all'umanità da Dio stesso, il quale si è servito
di uomini straordinari chiamati Profeti. In ultimo, nella pienezza dei tempi,
è venuta nel mondo la seconda Persona della Santissima Trinità, il Figlia
Unigenito di Dio, Gesù Cristo, Dio-Uomo, avente due nature, la divina e
l'umana, ed una sola Persona.
Gesù
Cristo, Sapienza Incarnata, Maestro Divino, Luce Eterna, ha illuminato il
mistero della vita. Egli afferma: Io sono la Luce del mondo. Chi segue me, non
cammina nelle tenebre, ma avrà la luce della vita. (Giovanni. VIII - 12).
Chiunque
ascolta le mie parole e le mette in pratica, sarà paragonato ad un uomo
prudente, che edificò la sua casa sulla roccia. (Matteo. VII - 24).
Scopo
di questo scritto non è dimostrare la storicità di Gesù Cristo, l'autenticità
dei suoi insegnamenti e più che tutto la sua Divinità. Innumerevoli e poderosi
scrittori nel corso dei secoli hanno, assunto brillantemente questo compito.
Anche l'autore di queste pagine ha diversi scritti in proposito, quali
"L'aurora del Cristo", "Il Nazareno Maestro Divino",
"Il Cristo così ci amò", "L'umanità qui fu redenta", cioè,
Gesù nella Palestina.
Del
resto, basta dare uno sguardo fugace sul mondo, per vedere i raggi della
grandezza e della potenza di Gesù Cristo. La sua nascita segnò un solco indelebile
nella storia ed i secoli si contano da due mila anni in qua dal giorno in cui
Egli venne su questa terra.
Gesù,
dopo avere dimostrato la sua Divinità con la sublimità della Dottrina
Evangelica e con i più strepitosi ed innumerevoli miracoli, volle morire in
pubblico, dissanguato; dopo morto ebbe trafitto il cuore. Più volte aveva
affermato in vita che dopo tre giorni dalla morte si sarebbe ridata la vita
risorgendo. I suoi nemici, che lo avevano fatto condannare a morte
innocentemente, perchè gelosi della sua gloria, erano a conoscenza della
preannunziata risurrezione ed allora misero le guardie a custodia del suo
sepolcro.
Ma
il terzo giorno Gesù risuscitò gloriosamente. Rimase ancora sulla terra
quaranta giorni, conversando ed anche mangiando con i suoi Apostoli. Era Lui,
vivo e vero, e si lasciava toccare, dicendo: Sono io, in carne ed ossa! -
Fondò
la sua Chiesa, dando il potere a dodici uomini, pescatori, rozzi ed illetterati,
di continuare l'opera sua per portare la luce della Divina Rivelazione ad ogni
creatura.
Se
Gesù Cristo non fosse Dio-Uomo, l'opera sua sarebbe morta con Lui sulla Croce e
seppellita con Lui nel sepolcro. Invece dopo venti secoli il Cristo è vivo ed
è il Trionfatore del mondo.
La
sua dottrina capovolse l'impero romano idolatra, malgrado tre secoli di
sanguinose persecuzioni; abolì la schiavitù; milioni di Martiri dando la
vita professarono la loro fede in Lui; sostiene perennemente la sua Chiesa,
sempre combattuta e mai vinta; è stato ed è amato, adorato, pregato e
benedetto da miliardi di uomini di ogni ceto sociale; nessuno al mondo è
seguito con tanto disinteresse come Gesù Cristo. E purtroppo nessuno sulla
terra è tanto bestemmiato e combattuto quanto Gesù. Egli è Luce; ma i
cattivi amano le tenebre, perchè le loro opere sono malvagie.
La
grande piazza ed il vicino ampio spiazzale ogni giorno accoglie pullmans e
macchine; giungono uomini e donne di ogni nazionalità e si odono diverse lingue.
Chi filma, chi fotografa e chi si contenta di guardare; ma tutti hanno un'ardente
aspirazione: Finalmente sono qui! Posso vedere e baciare quel luogo sacro! -
E'
Bethlemme, la cittadina dove nacque Gesù Cristo.
I
pellegrini, visitata la grande Basilica a cinque navate, vedono in fondo al
coro due scalette e discendono per esse verso la sacra Grotta; subito si
trovano, davanti all'Altare della Natività. Istintivamente ci s'inginocchia e
si resta a pregare ed a meditare.
Il
posto della nascita è segnato da un'ampia stella d'argento, sulla quale è
scritto in lingua latina "Hic de Viràine Maria Jesus Christus natus
est".
Quì
nacque il Cristo, il preannunziato dai Profeti, l'Aspettato dai popoli, la cui
vita era stata già scritta secoli prima che Egli nascesse!
Qui
la Vergine Maria lo mise al mondo senza i dolori del parto!
Qui,
alla nascita, le Schiere Angeliche cantarono festanti: Gloria a Dio nell'alto
dei Cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà!
Qui
ininterrottamente, tutti i giorni, da tutto il mondo accorrono i pellegrini e
piegano umilmente le ginocchia e non solo i semplici fedeli, ma pure i blasonati,
i re, gl'imperatori, i Porporati e la Suprema Autorità della Chiesa, il Sommo
Pontefice.
Non
è solamente la Grotta di Bethlemme, che invita i pellegrini e sveglia la
fede, ma lo è di più il Calvario e maggiormente il Santo Sepolcro,
testimonianza della morte e risurrezione del Dio fatto Uomo.
Più
volte avevo sorvolato in aereo Parigi ed avevo potuto osservare di particolare
soltanto il corso della Senna, che attraversa la città.
Desideravo
fermarmi nella capitale della Francia in qualche occasione propizia per
visitare alcuni monumenti storici, di cui Parigi è orgogliosa.
Ha
la sua importanza storica. La tomba di Napoleone Buonaparte, nella Bastiglia;
è un po' staccata dalla città.
Ma
il monumento, che forma la gloria di Parigi, è il Pantheon, ove stanno le
tombe degli uomini più illustri della Francia, governanti, generali, inventori,
letterati, oratori, ecc...
Si
guardano quelle tombe, si leggono le epigrafi, ma nessuno dei visitatori s'inginocchia,
prega ed adora.
Sono
stati uomini grandi, ma grandi davanti agli uomini; sono stati durante la loro
vita come cerini accesi ed hanno dato un po' di luce e poi... si sono spenti.
Quale differenza tra costoro ed il Cristo! Loro semplici fiammelle temporanee,
mentre il Cristo è il Sole, la sorgente perenne della vera Luce, che illumina
ogni uomo che viene in questo mondo!
Al
tempo di Gesù molti si presentavano al popolo come maestri, pretendendo
d'insegnare la verità; tali erano i Dottori della Legge, i Rabbini, gli
Scribi ed i Farisei.
Ma
Gesù disse ai suoi discepoli: Non fatevi chiamare maestri, perchè il vostro
maestro è solo il Cristo. (Matteo. XXIII - 10).
Gesù
ammaestrava (nelle Sinagoghe) nei sabati e gli uditori si stupivano della sua
dottrina, perché parlava con autorità. (Luca. IV - 31).
Gl'insegnamenti
del Divin Maestro hanno come base: Questa vita terrena è per gli uomini una
prova, alla quale è riservato un premio eterno, il Paradiso, oppure una pena
eterna, l'inferno. Il premio sarà dato a chi avrà osservato la Legge
Divina e la pena a chi non l'avrà osservata.
Gesù,
per farsi comprendere da tutti ed essere più scultorio nel suo insegnamento,
si serviva spesso delle parabole, che d'ordinario traeva dal luogo o dalle
circostanze ove ammaestrava.
Per
insegnare che nell'altra vita c'è il Paradiso e c'è l'inferno, portò la parabola
del ricco epulone e di Lazzaro il mendicante.
Il
ricco, appena morto, piombò nell'inferno, nel luogo dei tormenti; il povero
fu portato dagli Angeli nel seno di Abramo. (Luca. XVI - 19).
Ed
ancora dice Gesù: Non temete coloro che uccidono il corpo, ma temete
piuttosto Colui che può perdere il corpo e l'anima, (cioè Dio). (Matteo. X -
28).
Gesù
chiude un'altra parabola con queste parole rivolte ad un ricco possidente:
Stolto,
questa notte stessa l'anima tua ti sarà domandata. E quanto hai preparato di
chi sarà? (Luca. XII - 20).
Ancora
altri insegnamenti evangelici: Fatevi delle borse che non si logorano, un tesoro
che mai vien meno nei Cieli, dove il ladro non si accosta e la tignola non
consuma. (Luca. XII - 33).
Chi
crede in me, anche se morto, vivrà. (Giovanni. XI - 25).
Come
appare dagli insegnamenti evangelici, Gesù prospetta sempre la vita d'oltre
tomba, esortando a compiere opere buone in questa vita per arricchirci per
l'altra eterna.
Il
tempo della vita terrena ci è dato da Dio unicamente per farlo fruttare per la
vita d'oltre tomba. Gesù illustra questo principio di base con una parabola:
Un uomo aveva un fico piantato nella vigna ed andò a cercarvi i frutti.
L'albero era carico di foglie, ma senza fichi. Indispettito, disse al vignaiolo:
Da tre anni vengo a cercare frutto da questa pianta e non ne trovo. Tagliala! A
che sta ancora qui ad occupare il terreno? -
Ma
l'altro rispose: Signore, lascia ancora quest'anno la pianta. Proverò a zapparla
meglio ed a concimarla intorno. Speriamo che faccia frutto.
-
Aspetterò, soggiunse il padrone, ancora un anno. Passato questo tempo, se non
frutterà, taglierai il fico e sarà messo nel fuoco.
-
Cosi, concluse Gesù, farà il Padre mio Celeste, se non farete frutti di buone
opere. (Luca. XIII - 7...).
La
vita non ha per fine la caccia ai piaceri, la cupidigia del denaro e l'appagamento
dell'amor proprio. Solamente i cattivi e gl'incoscienti possono pensarla così.
A costoro Gesù Cristo risponde: Che cosa giova all'uomo guadagnare tutto il
mondo, se poi perde la sua vita? Oppure, cosa darà in cambio per essa? (Matteo.
XVI - 26). Le parole di Gesù significano: Cosa vale acquistare ricchezze e
procurarsi piaceri nella vita terrena, se poi si perde l'anima andando
all'inferno?
COME
SARA'?...
Si
può chiedere: Conosciamo questa vita. Ma, dopo la morte, come sarà l'altra
vita? -
Si
dà la risposta, sempre alla luce della Rivelazione.
Sulla
terra noi viviamo la vita con due elementi: anima e corpo.
L'anima
è uno spirito creato direttamente da Dio nell'atto dell'umana concezione ed
è ad immagine ed a somiglianza di Dio; così è detto nella Sacra Bibbia.
(Genesi. I - 27).
L'anima
è dotata d'intelligenza per conoscere la verità ed è dotata di volontà per
amare il bene. E' in condizioni di potere godere e di potere soffrire.
Essendo
spirituale e dovendo stare temporaneamente in questo mondo materiale, non
potrebbe agire come tale. Allora il Creatore l'ha unita ad un elemento
materiale, chiamato corpo, affinchè possa servirsi di esso come di strumento
per agire sul mondo materiale.
Il
corpo umano è composto di elementi chimici e si conserva con la nutrizione
quotidiana e con altri elementi, che l'aiutano a mantenersi in vita.
L'anima
si serve delle membra del corpo e dei vari sensi per espletare gli atti delle
sue facoltà spirituali, cioè dell'intelligenza e della volontà.
Il
corpo agisce finchè è unito all'anima; appena questa lo lascia, resta immobile,
insensibile ed a poco a poco si dissolve nei suoi elementi costitutivi, finchè
si polverizza; tale è la sorte del corpo umano, appena è lasciato dall'anima.
Invece
l'anima continua a sopravvivere, essendo capace di godere o di soffrire
anche separata dal corpo.
Nella
vita terrena gli uomini sono anima e corpo; nell'altra vita vive soltanto la
loro anima.
Secondo
la Divina Rivelazione, alla fine del mondo avverrà la risurrezione dei morti ed
allora, per virtù divina che è onnipotente, si riunirà ogni anima al proprio
corpo, affinchè anche i corpi partecipino alla sorte stessa delle anime, sorte
beata se sulla terra saranno stati strumento di bene, o sorte infelice se
avranno servito al male operare.
Negare
la vita di oltre tomba, sarebbe dare del "bugiardo" a Gesù Cristo,
che ripetutamente ha insegnato questa verità.
Fui
invitato a visitare un malato; non teneva il letto, però era colpito da grave
male. Era professore d'università.
Mi
avevano informato del suo stato morale. Tentai d'illuminarlo:
Professore,
cosa ne pensa della Santa Religione?
-
Ma... io non credo! Sono un agnostico.
-
Con la sua intelligenza cerchi di andare a fondo al grande problema della vita
dell'al di là.
-
Appena si muore, finisce la vita e finisce tutto; si cade nel nulla.
-
Professore, ragioniamo! Dato e non concesso che tutto finisca con la morte,
lei potrebbe restare tranquillo. Ma se ci fosse, come realmente c'è, un Dio
Creatore ed anche Giudice degli uomini; e se ci fosse un inferno, lei come si
troverebbe? -
Mi
rispose con espressione cinica: Beh! Se ci fosse realmente un inferno, come ci
stanno gli altri, potrei starci anch'io! -
Non
trascorse molto ed il professore morì. Era vissuto negli amori delle donne ed
anche sul letto di morte ne aveva una presso il capezzale.
Il
suo idolo era la donna e l'immoralità. C'era un muro tra lui e Dio; nessuna
meraviglia se non aveva fede e se negava la vita di oltre tomba.
Per
lui, quantunque professore d'università, gl'insegnamenti del Cristo erano un
nulla.
E
quanti oggi nel mondo sono come questo sventurato professore!
A
Napoli ero passato sovente davanti alla monumentale Chiesa di San Domenico
Maggiore. Un giorno volli visitarla a tutt'agio; non solo osservai l'interno, ma
feci di tutto per visitare i locali adiacenti storici, appartenenti all'antico
convento dei Padri Domenicani.
Mi
fermai a lungo davanti ad una cameretta, chiusa; la finestra a grandi vetri
lasciava vedere comodamente tutto l'interno. Puntai gli occhi sul tavolino e
pensai:
Qui
lavorò San Tommaso D'Aquino, il più grande Dottore della Chiesa Cattolica,
il Dottore Angelico, forse la mente più elevata dopo quella di Salomone, sole
della scienza teologica, caposcuola della Filosofia Scolastica! Su questo tavolino
egli scrisse i colossali volumi della "Somma Teologica".
A
qualche passo dalla cameretta, a discreta altezza, c'è la campana, che a suo
tempo chiamava a raccolta i suoi discepoli per le quotidiane lezioni.
In
una Cappella della Chiesa sta esposto in alto un quadro, che rappresenta Gesù
Crocifisso. E' la Cappella dedicata a San Tommaso. Il quadro riscuote molto
venerazione perchè quel Gesù, ivi raffigurato, un giorno si animò e così
parlò al Santo: Hai scritto bene di me, o Tommaso! Cosa vuoi in ricompensa?
Il
Santo rispose da Santo: voglio soltanto te, o Signore! -
Cosa
sono tanti atei, razionalisti, agnostici e miscredenti d'ogni genere davanti a
San Tommaso D'Aquino, aquila del sapere? Sono moscerini, che negano l'al di là,
perchè accecati dalla superbia e dalla lussuria!
La
vita di oltre tomba ha principio subito appena l'anima lascia il corpo. Se si
fosse liberi nella scelta, certamente ognuno sceglierebbe il Paradiso; ma non
c'è libertà di scelta, poichè l'assegnazione della sorte eterna è data direttamente
da Dio.
Basandoci
sulla Divina Rivelazione, noi sappiamo e crediamo che Dio è uno nella Natura e
trino nelle Persone, Padre, Figlio e Spirito Santo. E' questo il più grande
mistero divino, di cui si conosce l'esistenza, ma non si è capaci di
comprenderne l'essenza.
E'
proprio il Figlio di Dio, Gesù Cristo, che assegna alle anime la loro sorte
eterna. Egli stesso lo afferma: Il Padre ha dato al Figlio il potere di giudicare,
perchè è Figlio dell'uomo. (Giovanni. V - 26).
Nel
Vangelo ci sono diverse parabole,. ove Gesù si presenta sotto le sembianze di
chi domanda conto ai dipendenti ed a chi dà la lode ed il premio ed a chi dà
il rimprovero ed assegna il castigo.
Le
parabole insegnano che il conto da dare a Dio è importante.
L'incontro
con Gesù Cristo Giudice è importante, sia per la grandezza sovrana del Figlio
di Dio e sia per la rilevanza della sentenza eterna, che l'anima ha da ricevere.
Quando
avverrà questo grande incontro? Subito, appena si muore.
Poichè
si può morire da un momento all'altro, l'incontro deve tenersi presente nella
mente. Infatti Gesù stesso dice: State vigilanti, perchè nell'ora che non vi
aspettate il Figlio dell'uomo verrà. (Luca. XII - 39).
Ogni
giorno sono centinaia di migliaia coloro che attuano questo incontro a causa
della morte. Ma tutti costoro sono preparati con la dovuta vigilanza?
Quanti
si cullano nella dolce speranza di superare la giovinezza e la virilità e di
godere anche la relativa quiete dell'anzianità e della vecchiaia, mentre per
imprevisti la loro vita è recisa come il fiore dallo stelo appena sbocciato!
-
Beati quei servi, dice Gesù, che il padrone al suo arrivo troverà vigilanti!
(Luca. XII - 37).
Il
giudizio umano ha le sue formalità. Il giudice, in toga, dà la sentenza nella
sala del tribunale, alla presenza della Corte, dopo avere ascoltato l'accusa e
la difesa degli avvocati.
Invece
il giudizio divino avviene in un batter d'occhio, in un attimo, dice San Paolo,
e si attua li, ove l'anima si distacca dal corpo.
Sull'istante
avviene il grande incontro: l'anima si trova davanti a Cristo Giudice.
Terribile
verità per i cattivi! Morire e subire il giudizio nell'atto di bestemmiare
contro Dio o mentre si sta commettendo una grave colpa, privatamente o davanti
ad altri... in quella via o in quella casa di peccato!
Da
tempo ha fatto tanto rumore in Italia ed all'estero un libretto, che porta
l'Imprimatur del Vicariato di Roma, 9 aprile 1952, con la firma del Cardinale
Traglia.
La
stampa, religiosa e quella irreligiosa, ha fatto i suoi commenti.
E'
una manifestazione di oltre tomba. La giovane Annetta, vissuta senza timore di
Dio, dopo un anno di matrimonio fu vittima di uno scontro automobilistico.
Condannata all'inferno, dopo una decina di giorni dalla morte si manifestò
all'amica Clara, signorina veramente religiosa.
Si
riporta l'ultimo brano del libretto: « Clara, ciò che accadde del mio cadavere
e lo svolgimento del mio funerale mi sono noti nei loro particolari, mediante
cognizioni naturali che noi qui abbiamo. Quello che succede sulla terra noi lo
sappiamo nell'inferno soltanto nebulosamente.
«
Nell'istante del mio trapasso io mi vidi come inondata da una luce abbagliante.
Fu nel medesimo luogo dove giaceva il mio cadavere.
«
Avvenne come in un teatro, quando nella sala di un tratto si spengono le luci,
il sipario si divide rumorosamente e si apre una scena inaspettata, orribilmente
illuminata: la scena della mia vita.
«
Come in un specchio l'anima mia si mostra a me stessa. Io mi sentii come un
assassino, al quale, durante il processo giudiziario, viene portata dinanzi la
sua vittima esanime.
«
Non potevo resistere sotto gli occhi di Dio, da me rigettato.
«
Allora la mia anima, come un'ombra gialla di zolfo, precipitò nell'eterno
tormento ».
La
vita terrena è un intreccio di rose e di spine, o meglio, di spine e di rose,
perchè le spine sogliono essere in maggioranza.
Giorno
di rose è considerato quello della nascita. Quanta festa in famiglia e quanti
auguri si fanno dai parenti e dagli amici!
Ogni
anno si ricorda quel giorno con particolare festicciola, più o meno solenne,
secondo le possibilità. E' il compleanno.
La
torta con il numero delle candeline accese e che poi si spengono, corrispondenti
al numero degli anni trascorsi, è un'espressione umana delicata dei vari
membri della famiglia.
Cosi
si pensa nel mondo e non c'è nulla di male; il giorno della nascita è un bel
giorno.
La
Sacra Bibbia, miniera di divini insegnamenti, fonte di luce spirituale e guida
sicura alla vita eterna, si stacca, e non poco, dalle vedute umane ed a prima
vista parrebbe che dica qualche stranezza. Ma non è così.
Nel
Sacro Libro di Qoélet (VII - I) si legge: E' preferibile il giorno della morte
a quello della nascita.
Conviene
andare a fondo a questa affermazione della Sacra Scrittura, per comprendere
sotto quali aspetti il giorno della partenza da questo mondo sia da preferirsi
a quello dell'arrivo.
Il
bambino appena nasce piange. Il pianto esprime dolore.
L'ultimo
giorno della vita è giorno di dolore, per chi muore e per i suoi cari che
lascia.
Chi
non ha fede, accorgendosi che la vita è ormai alla fine, pensando che deve
rompere per sempre i legami degli affetti più cari, lasciare ad altri il
frutto dei suoi sacrifici, dare l'addio ad ogni piacere sensuale, dibattersi coi
forti dolori fisici e rassegnarsi ad essere chiuso in una cassa funebre e poi
essere seppellito sotto terra... impreca contro il destino: Ah, non fossi
mai nato!
Chi
ha fede, trovandosi sul letto di morte, se sono ancora in efficienza le sue
facoltà mentali, assistito dalla divina grazia, comprende che quello è il vero
tempo della sofferenza. Volge lo sguardo al Crocifisso e prega col pensiero:
Gesù,
anche tu hai sofferto e sei morto in Croce per me! Con la sofferenza hai
salvato il mondo e così sei entrato nella tua gloria.
Gesù,
ti offro le mie pene! Accettale in espiazione dei miei peccati, quali Purgatorio
in terra!
Gesù,
dammi la forza, come l'hai data alla Madre tua ai piedi della Croce! Gesù,
come tu hai detto: Padre, nelle tue mani affido il mio spirito! - così ripeto
anch'io: Gesù, nelle tue mani metto l'anima mia! -
Quanta
pace scende nell'anima piena di fede! Quanta forza e generosità dà il Signore
nel sopportare le pene dell'ultima giorno della vita!
Una
delle pene maggiori per chi parte da questo mondo con la piena coscienza, è
il distacco dalle persone care.
In
una cameretta stava un signora; da qualche tempo teneva il letto ed ormai
poteva dirsi alla fine della vita. Non era lasciata sola; le persone amiche la
visitavano augurando che si rimettesse in salute.
L'ultima
sera, alcune ore prima di spirare, ancora parlava e riceveva visite.
Congedandosi una visitatrice, le disse: Signora, arrivederci!
-
Arrivederci... ma non qui... in Paradiso! -
Chi,
ha, fede, soffre, ma relativamente, nel distacco, perchè sa che in Paradiso si
rivedranno coloro che temporaneamente si lasciano sulla terra.
La
signora che moriva con tanta fede, è la madre di chi scrive queste pagine.
La
vita terrena è detta valle di lacrime. Nell'ultimo giorno della vita si esce
da questa valle.
Quanti
problemi assillanti tormentano la mente umana! Quanti rimorsi per colpe
commesse! Quante lacrime per calunnie e prepotenze! Quanti timori e dubbi
tormentosi nei combattimenti spirituali! Quante lotte per superare certe
tentazioni!
Malgrado
ciò, d'ordinario si vorrebbe non morire e questo non solo per quello che si
lascia, ma anche per la paura di quello che si attende dopo la morte.
Basta
vivere bene, o almeno morire nell'amicizia di Dio, e così può superarsi la
paura dell'al di là.
Lasciare
la terra ed entrare nell'eternità è, con pallida immagine, come uscire da un
profondissimo sotterraneo, buio, freddo ed umido, e venire alla luce del sole di
primavera, a mezzogiorno, in mezzo ai fiori, ai profumi ed alle musiche melodiose.
I
giorni della terra hanno il tramonto, ma, dice la Sacra Scrittura, che nell’altra
vita il giorno non ha tramonto... è eterno.
Si
è detto sopra, secondo la Bibbia, che il giorno della morte è preferibile a
quello della nascita.
Appena
si muore, si vede Dio, il Creatore dell'universo.
Grande
è l'incontro dell'anima col Creatore; non è possibile descriverlo. Per quanto
si dica, si dice sempre il minimo. Tuttavia si tenta di dire qualche cosa.
Ero
partito da Fiumicino - Roma sull’aereo dell'Alitalia, diretto a New York.
Si
fece breve sosta a Milano e poi unica tappa sino a Brooklyn.
Certe
cose si sanno, ma quando si constatano fanno più piacere. Tra l'Italia e New
York ci sono sei ore di differenza di fusi orari; cosicchè in America giunsi in
pieno giorno, mentre in Italia contemporaneamente era già piena sera. Al
ritorno, partendo da Brooklyn nella serata, la notte durò sei ore di meno.
Ecco un ricordo di quella notte di aereo.
Preso
un poco di riposo, volli meditare stando al finestrino del velivolo, il quale
a dodici mila metri di altezza percorreva circa mille chilometri all'ora.
Ero
in pieno Oceano Atlantico:
-
Dio, come sei grande! E' immenso questo oceano! Chi sa quali abissi stanno nei
suoi fondi! Quanta varietà di pesci, piccoli e giganti, vi stanno dentro!
Quelle navi che lo stanno attraversando sembrano giocattoli. -
Sollevando
lo sguardo, miravo il cielo stellato, limpidissimo e si avvertiva lo scintillio
delle stelle.
-
Dio, come sei potente! Con una sola parola hai popolato il cielo di stelle ed
ora sono sparse a migliaia di miliardi nelle sterminate galassie, ognuna col suo
movimento e col suo corso assegnato da seguire!
La
notte fu breve; presto cominciò l'alba, segui l'aurora e poi fece la sua
comparsa "il ministro maggior della natura", il sole.
-
Dio, com'è piccolo l'uomo quando contempla le tue opere stupende!. Le meraviglie
del creato sono semplici segni delle tue divine perfezioni. O Dio, tutto ciò
che di buono e di bello c'è nel creato, la dolcezza dell'amore, la luce della
verità, la bellezza degli astri, il profumo dei fiori, i frutti della
scienza... tutto canta la tua gloria! Tu, o Dio, sei l'amore, la bellezza,
l'onnipotenza, la felicità perfetta! Sei il tutto, o Dio; fortunato me, perchè
ho la fede! Tu mi hai creato per rendermi felice in Paradiso davanti al tuo
volto! O Dio, io ti vedrò!... Ma, quando? Appena l'anima mia lascerà questa
corpo. Morrò e subito vedrò te, o Dio, Splendore Eterno e Luce Increata!
Dalla
breve esposizione fatta sinora si può in qualche modo comprendere la veridicità
della sentenza della Sacra Scrittura, cioè che il giorno della morte, per tutto
quello che lo segue, se c'è la fede, è da preferirsi al giorno della nascita.
Dio
ha tutte le perfezioni in grado sommo; in Lui le perfezioni non sono qualità,
ma sono essenza o sostanza.
Com'è
infinitamente buono, così è infinitamente giusto.
La
Divina Giustizia dà alle sue creature ciò che loro spetta, secondo le opere
compiute durante la vita terrena.
Grande,
stupendo, invidiabile e glorioso l'incontro dell'anima fedele con Gesù
appena si separa dal corpo ed entra nel gaudio eterno!
Grande,
ma terribile è l'incontro dell'anima infedele con Gesù Giudice, Re di
tremenda maestà, perchè allora agisce la Divina Giustizia!
Quando
Gesù nelle parabole evangeliche parla di qualche servo infedele, dice:
Legatelo mani e piedi e gettatelo nelle tenebre; ivi sarà pianto e stridore
di denti. (Matteo. XXII - 13).
Mentre
siamo in questa vita di pellegrinaggio, Dio usa più misericordia che
giustizia. Guai a noi, poveri mortali, se non fosse così! Dio conosce la
debolezza umana, causata dalla colpa di origine, di Adamo e di Eva; perciò la
sua misericordia è senza misura sino all'ultimo istante della vita. Appena
si muore, cessa la misericordia e viene messa in atto la giustizia.
Gesù
vuole usare misericordia, ci vuole felici in Paradiso ed a tal fine è morto
in Croce; ma nell'applicazione della sua misericordia Egli esige la cooperazione
umana. Dice il grande Dottore della Chiesa S. Agostino: Chi ti ha creato senza
di te, cioè senza la tua cooperazione, non ti salverà senza di te, cioè senza
che tu cooperi. -
Nella
storia della Serva di Dio Suor Faustina, polacca, si legge che in un colloquio
Gesù le disse: Parla a tutti del mio amore misericordioso: Ho tutta l'eternità
per la mia Giustizia; ho solo il tempo (della vita terrena) per la mia
Misericordia e voglio usare Misericordia. -
Beati
quelli che abitualmente vivono nell'amicizia di Dio con la sua grazia e beati
anche quelli che, pur essendo caduti nel fango delle colpe, in un dato momento
si sono rialzati risolutamente e trascorrono il resto della vita sulla via
tracciata da Gesù Cristo!
Purtroppo
ci sono di coloro che cadono e si rialzano; poi ricadono e di nuovo si
rialzano; la loro vita è un alternarsi di servizio ora a Dio ed ora a Satana.
Ma dice Gesù: Non si possono servire due padroni. (Matteo. VI - 24).
Guai
ad essere colpiti dalla morte, mentre si è schiavi del peccato, cioè mentre
si è nella disgrazia di Dio!
Durante
la vita, nell'alternativa dell'amicizia di Dio, si può ancora usufruire della
misericordia, ma, cessata la vita, cessa la misericordia.
L'alternativa
nella vita morale è un grave pericolo di dannazione eterna. Viene a proposito
una dichiarazione di "Anna.e Clara", libretto di cui si è fatto cenno
sopra. E' Anna che comunica all'amica certe notizie del suo stato di dannazione.
«
Clara, tutte le fluttuazioni dell'esistenza terrena sono cessate in quest'altra
vita. Da voi, sulla terra, l'uomo può salire dallo stato di peccato allo stato
di grazia e dalla grazia cadere in peccato, spesso per debolezza, talvolta per
malizia.
«
Con la morte questo salire e scendere finisce, perchè ha la sua radice nell'imperfezione
dell'uomo terreno. Ormai noi dannati abbiamo raggiunto lo stato finale.
«
Già col crescere degli anni i cambiamenti divengono più rari. E' vero, fino
alla morte si può sempre rivolgersi a Dio o voltargli le spalle. Eppure, quasi
trascinato dalla corrente, l'uomo prima del trapasso, con gli ultimi deboli
resti della volontà, si comporta come era abituato in vita. La consuetudine,
buona o cattiva, diviene una seconda natura e questa lo strascina con sè.
«
La preghiera è il primo passo decisivo verso Dio. Pregare è la cosa più facile
che l'uomo possa fare sulla terra e proprio a questa cosa facilissima Dio ha
legato la salvezza di ognuno. Tutti coloro che bruciano nell'inferno non hanno
pregato o non hanno pregato abbastanza.
«
Dico queste cose perchè costretta, consumandomi d'ira. –
L'incontro
con Gesù Giudice è per tutti, per i buoni e per i cattivi, cioè per quelli
che servono sempre fedelmente Dio, oppure si sono convertiti durante la vita o
almeno nell'ultima ora; ed è anche per coloro che vivono abitualmente nella
inimicizia di Dio e per gli altri che servono a due padroni, ora a Dio ed ora al
demonio, e che all'atto della morte sono in grave peccato.
E'
terribile per un uomo comparire davanti al giudice, che deve pronunziare la
sentenza di morte; però sulla terra si tratta di un uomo che ha da comparire
davanti ad un altro uomo.
Chi
muore in disgrazia di Dio, deve comparire non davanti ad un semplice uomo, ma
davanti all'Uomo-Dio, a Gesù Cristo, che ha sparso il suo Sangue per salvarlo
dalla morte eterna.
La
sentenza di morte data dal giudice terreno, toglie la vita temporale; con tutto
ciò, se l'anima spira nell'amicizia di Dio, può entrare nel gaudio eterno.
Invece
la sentenza data dal Giudice Divino all'anima infedele, dà la morte eterna,
perchè l'inferno è più che una seconda morte.
Dice
lo Spirito Santo: E' cosa orrenda cadere nelle mani del Dio Vivente! (Ebrei. X
- 31) - il che significa che è cosa orrenda l'incontro dei cattivi con Gesù
Cristo.
L'APOCALISSE
DICE...
Nel
Sacro Libro dell'Apocalisse (XXI-5) è detto:
Colui
che sedeva sul trono (in Cielo) disse: Scrivi, perchè queste parole sono certe
e veraci. Ecco, sono compiute! Io (Gesù) sono l'Alfa e l'Omega, il Principio
e la Fine. A colui che ha sete darò gratuitamente acqua della fonte della vita.
Chi sarà vittorioso erediterà questi beni. Io sarò il suo Dio ed egli sarà
mio figlio.
Ma
per i vili e gl'increduli, gli abietti e gli omicidi, gl'immorali, i
fattucchieri, gl'idolatri e per tutti i mentitori è riservato lo stagno
ardente di fuoco e di zolfo. E' questa la seconda morte. -
La
parola di Dio è... parola di Dio, indiscutibile, infallibile, perchè Dio è Verità.
I buoni la credono e procurano di metterla in pratica. Gl'incoscienti e gli
irriflessivi non ne fanno caso e sono come i giumenti senza intelletto. I
cattivi, che sono nelle tenebre perchè in balia delle passioni, se ne ridono,
come se la parola di Dio non li riguardasse.
E'
conveniente ora scendere a certi particolari.
Voi,
atei, dite: Noi non crediamo in Dio. -
Siete
liberi di dirlo e di vivere come se Dio non esistesse. Malgrado ciò, Dio
esiste.
E
quando v'incontrerete con Cristo Giudice, il quale portò al mondo la luce della
Divina Rivelazione, comprovata da due mila anni di evangelizzazione, che valore
avrà la vostra scusa?
Voi,
bestemmiatori, che trattate la Divinità con tanto disprezzo e profanate così
vergognosamente il santo nome di Dio, quale sentenza dovrete aspettarvi da Lui,
appena partirete da questo mondo? Voi non ci pensate, eppure dovreste pensarci
seriamente! Dovrà giudicarvi Colui contro il quale bestemmiate.
Voi,
assassini e sanguinari, che togliete la vita al prossimo, non sapete che
l'omicidio è uno dei quattro peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio?
Sappiate che l'ira di Dio è tremenda e per convincervi, basta spigolare nella
Bibbia certi episodi, il primo dei quali è l'omicidio di Caino. Comparirete
davanti a Dio e forse al più presto!
E
voi, spose e medici, più volte assassini per gli aborti, come mai avete tanta
stoltezza da scherzare col fuoco dell'inferno? Infatti dice Gesù
nell'Apocalisse che agli omicidi è riservato lo stagno ardente di fuoco e di
zolfo. Quale sarà l'esito del vostro incontro con Gesù Giudice?
Anche
a voi, che vivete nell'immoralità, uomini e donne, sono rivolte le parole
dell'Apocalisse con la minaccia dello stagno di fuoco. La sessualità e la lussuria
vi dominano, l'abitudine vi lega, il vostro dio è il piacere sensuale, con
tutte le amarezze che l'accompagnano. Il vostro corpo da un giorno all'altro
potrebbe essere sciolto dall'anima con la morte e finiranno tutti i vostri
piaceri.
Il
vostro incontro col Giudice Divino come sarà, specialmente se avrete dato degli
scandali?
Dio
perdona tutti i peccati nella vita presente, qualunque sia il loro numero e la
gravità, a condizione che il peccatore sia realmente pentito del male fatto,
che proponga di non farlo più e sia disposto a fuggire le occasioni prossime
del peccato. Questo peccatore è tenuto a confessarsi per ricevere
l'Assoluzione Sacramentale; se non potesse fare ciò perchè impedito, può
emettere un atto di dolore perfetto, che implicitamente manifesta la volontà di
confessarsi appena può.
Con
l'atto di dolore perfetto e la volontà di confessarsi, tutti i peccati, anche
gravissimi, restano perdonati. Però la Santa Chiesa prescrive che prima diricevere
i Sacramenti dei vivi, è necessario confessarsi. I Sacramenti dei vivi sono:
Cresima, Eucaristia, Olio degl'infermi, Ordine Sacro e Matrimonio.
Quante
anime si salvano, specialmente in punto di morte! Sono atei che riacquistano
la fede, bestemmiatori che pregano, assassini che piangono per il male fatto,
donne di mala vita che cambiano condotta, ladri ben disposti a restituire la
roba altrui, nemici che troncano l'odio e si riabbracciano... !
A
tutti è aperta la porta della misericordia prima del grande incontro. Questa
porta è chiusa solamente a qualche categoria di peccatori, ma non per mancanza
della misericordia di Dio, bensi per mancanza di volontà dell'uomo, il quale
non vuole detestare il male fatto e non è disposto a troncarlo.
A
questa infelice categoria appartengono i divorziati. L'uomo lascia la legittima
moglie e convive con un'altra donna; la donna abbandona il legittimo sposo e
convive con un altro uomo, mentre Gesù Cristo, che nel grande incontro dovrà
dare loro la sentenza eterna, da Sommo Divino Legislatore ha detto solennemente:
Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un'altra, commette adulterio contro di
lei. E se essa ripudia il marito e ne sposa un altro, commette adulterio.
(Marco. X - 11).
-
Ma, si dice da tanti ignoranti, c'è ormai una legge civile che ammette il
divorzio! -
La
legge c'è; però è legge umana ed è iniqua, perchè contraria alla legge divina,
e quindi è grave peccato servirsi di essa.
Gesù
Cristo dice: L'uomo non separi ciò che Dio ha congiunto. (Marco X - 5).
Quando
un improvviso malore grave colpisce un divorziato o una divorziata, sia per la
spontanea paura dell'al di là, oppure per suggerimento ed interessamento di
qualche familiare, allora si chiama il Sacerdote.
Si
può dare l'Assoluzione Sacramentale a questi divorziati e portare loro anche
Gesù Sacramentato? La misericordia di Dio, finchè sono in vita, non è pure
per loro? Si... e no! Potrebbero averla, ma se sono in grado di riceverla. Per
averla dovrebbero dire col cuore e non solo con le labbra: Signore, sono
pentito della mia vita di divorzio, la quale è stata una catena di peccati e
di continuo scandalo. Sono vissuto in concubinato. Voglio troncare la vita di
divorzio. La donna che ho tenuto per moglie, sono disposto a mandarla da casa
mia (...o l'uomo che ho tenuto per marito, lo mando da casa mia).
Quanti
sono i divorziati e le divorziate, che hanno la ferma volontà di fare cosi?
Può affermarsi che sono pochi, anzi pochissimi. A quelli che hanno la volontà
ancora legata al divorzio, è chiusa la porta della divina misericordia, restano
ancora pubblici peccatori, non possono ricevere i Sacramenti ed in tale triste
stato faranno, appena spireranno, il loro grande incontro con Gesù Cristo, la
cui legge morale hanno messa sotto i piedi durante la vita.
Infelici
divorziati! Nell'altra vita, ov'è la Giustizia punitrice di Dio, chi sa quante
volte direte: Non fossimo mai nati!
I
divorziati, per calmare i pungoli della coscienza, o meglio, per illudersi, si
appigliano ad una istruzione data dalla Santa Chiesa in quest'ultimo tempo e
sperano di salvarsi anche loro nell'altra
Per
taluni è facile la falsa interpretazione. E' bene chiarire il concetto dominante
dell'istruzione.
La
Santa Chiesa, visto il numero crescente dei divorziati, affinchè questi sventurati
non restino del tutto ingolfati nell'irreligiosità e nella vita di paganesimo
ed affinchè i volenterosi possano un giorno o l'altro decidere a rimettersi
sulla retta via, ha detto che ai divorziati è lecito andare in Chiesa,
assistere alla Santa Messa, fare battezzare i figli e disporli alla prima
Comunione e partecipare alle funzioni liturgiche; però non possono né
confessarsi, né comunicarsi e né ricevere gli altri Sacramenti.
Questa
istruzione della Santa Chiesa è sapiente, in quanto potrebbe giovare alla
eventuale conversione dei genitori divorziati e più che tutto all'educazione
religiosa dei loro figli.
I
divorziati, pur seguendo questi buoni suggerimenti, se muoiono impenitenti,
saranno condannati da Dio perché muoiono in peccato.
Ed
allora, cosa giova ai divorziati andare a Messa e pregare?
L'utilità
è questa: le opere buone, specie quelle religiose e caritative, compiute dai
divorziati, possono muovere la misericordia di Dio a venire loro in aiuto, affinchè
al più presto la loro volontà si decida a troncare la vita di peccato, per
cui l'uomo si distacca dalla donna, che non è sua sposa, e la donna si
distacchi dall'uomo, che non è suo sposo.
Se
i divorziati non giungono a questa doverosa conclusione, non giovano a nulla
le loro opere buone e vanno incontro all'eterna perdizione. In fine di vita
sarà vana la loro speranza di salvarsi l'anima, pur dicendo: Mi affido alla misericordia
di Dio e spero salvarmi pure io!
E'
stata esposta la norma morale riguardante i divorziati.
Si
fa giustamente notare che possono darsi dei casi, nei quali per gravi motivi,
quale ad esempio, l'avvenuta figliolanza, non si possa rimandare la donna
(ovvero l'uomo) e si debba rimanere sotto il medesimo tetto a questa
condizione:
1°
che non resti ombra di scandalo, suggerendo come eliminarlo.
2°
che l'uomo e la donna vivano come fratello e sorella.
Nei
casi di questa specie, sia sempre un Sacerdote prudente a suggerire il da farsi.
Il
29 agosto la Santa Chiesa ricorda nella Liturgia il Martirio di San Giovanni
Battista.
Il
re Erode prese per sposa la cognata, cioè la moglie del fratello Filippo. Un
divorzio nella casa reale era un grande scandalo. Ma chi avrebbe osato richiamare
il re e rimproverarlo?
Giovanni
Battista, lampada ardente e luminosa, colonna e non canna agitata dal vento, si
presentò ad Erode, facendolo riflettere sul suo male operato, e gli disse:
Non ti è lecito convivere con questa donna! -
La
donna, ferita nel suo orgoglio ed indispettita che un semplice uomo avesse
l'ardire di rimproverare il re, fece di tutto perchè Giovanni fosse rinchiuso
nella prigione della fortezza di Macheronte ed in seguito riuscì a fargli
tagliare la testa.
Il
martirio di San Giovanni Battista fu frutto di un divorzio.
Il
Battista ha in Cielo la gloria dei Martiri, in terra ha l'onore di essere commemorato
ogni anno nella Liturgia della Chiesa e nella storia resta esempio luminoso di
fortezza, mentre Erode e la sua donna sono passati alla storia come assassini
ed immorali.
Quanti
Giovanni Battista ci vorrebbero oggi sparsi per il mondo per alzare la voce
contro coloro che, come Erode, vivono nel divorzio!
Se
grande è l'incontro dell'anima con Cristo Giudice subito dopo la morte, più
solenne e molto più grandioso è un secondo incontro alla fine del mondo.
Il
primo è privato, cioè tra l'anima e Dio; il secondo è di tutta l'umanità raccolta
per il Giudizio Universale.
Il
primo avviene lì, ove si muore; il secondo avrà luogo nella Valle del Giudizio.
(Gioiele. III - 14).
La
sentenza del primo incontro non subirà mutamenti nel Giudizio Universale,
anzi sarà riconfermata solennemente davanti a tutta l'umanità.
Nel
primo incontro c'è l'anima soltanto, nel secondo essa sarà unita al corpo
risuscitato.
Tutti
i miliardi di uomini e di donne, discendenti di Adamo e di Eva in tanti secoli,
come potranno essere contenuti tutti in un luogo?
Si
risponde che i corpi risuscitati avranno delle qualità preternaturali, per cui
non occuperanno lo spazio come gli altri corpi che oggi sono sulla terra. Abbiamo
un esempio nel Corpo di Gesù Risorto, che entrava nel Cenacolo a porte
chiuse.
Il
secondo incontro solenne dell'umanità con Cristo Giudice sarà precedutó da
grandi eventi, preannunziate dallo stesso Gesù:
Sentirete
parlare di guerre e di rumori di guerre. State attenti; non turbatevi, perchè
è necessario che questo avvenga; ma non è ancora la fine. Difatti si solleverà
nazione contro nazione e regno contro regno e vi saranno carestie, pestilenze
e terremoti in vari luoghi. Ma tutto ciò sarà solo l'inizio dei dolori.
Allora
vi consegneranno alla tribolazione e vi uccideranno e sarete odiati da tutti i
popoli a causa del mio nome. Molti si scandalizzeranno e si tradiranno a
vicenda e si odieranno.
Sorgeranno
molti falsi profeti ed inganneranno molti. Per il moltiplicarsi dell'iniquità,
la carità di molti si raffredderà. Ma chi persevererà sino alla fine,
questi sarà salvo. E questa buona novella del Regno (dei Cieli) sarà
predicata in tutto il mondo in testimonianza a tutti i popoli ed allora verrà
la fine.
Allora
ci sarà una grande tribolazione, quale non c'è mai stata dal principio del
mondo fino ad ora e quale mai ci sarà. E se quei giorni non fossero stati
abbreviati, nessun uomo si salverebbe.
Come
il lampo parte da oriente e brilla fino ad occidente, cosi sarà la venuta del
Figlio dell'uomo.
Dovunque
sia il cadavere, là si raduneranno gli avvoltoi.
Subito
dopo la tribolazione di quei giorni il sole si oscurerà e la luna non darà più
il suo chiarore; le stelle del cielo cadranno e le potenze dei cieli saranno
sconvolte.
Ed
allora apparirà nel cielo il segno del Figlio dell'uomo (la Croce) e tutte le
tribù della terra si batteranno il petto e vedranno il Figlio dell'uomo venire
sulle nubi del cielo con potenza e grande gloria. (Matteo. XXIV -'6 ...).
Quando
il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria assieme a tutti gli Angeli, si
metterà sul trono della sua gloria.
Tutte
le genti saranno radunate dinanzi a Lui ed Egli separerà gli uni dagli altri,
come il pastore separa le pecore dai capri, e metterà le pecore alla sua destra
ed i capri alla sinistra.
Allora
il Re dirà a quelli che sono alla sua destra: Venite, benedetti dal Padre mio;
ricevete in eredità il regno che vi è stato preparato fin dalla fondazione del
mondo!
Dirà
a quelli che stanno alla sinistra: Andate via da me; maledetti, nel fuoco
eterno! (Matteo. XXV - 31).
I
particolari della venuta solenne di Gesù Cristo alla fine del mondo sono dettagliati
e non abbisognano di commento. Sono verità, perchè sono parole uscite dalla
bocca del Signore. Tuttavia Gesù, qualche volta, volendo far rimarcare il suo
dire e dare un tono più forte al suo insegnamento, adopera un'espressione
particolare; cosi, dopo la predizione del Giudizio Universale, dice: In verità
vi dico che non passerà questa generazione, prima che tutto si sia avverato.
Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno. (Luca. XXI -
32).
Due
immense schiere si troveranno davanti a Cristo Giudice, quella dei buoni, i
quali saranno risplendenti come astri e festanti, e quella dei reprobi, i quali,
destinati all'eterno supplizio, fremeranno di rabbia e di rimorso e, vedendo
la sorte beata degli eletti, diranno: Ecco coloro che una volta abbiamo deriso
e che da stolti abbiamo preso a bersaglio del nostro scherno! Abbiamo giudicato
la loro vita una pazzia e la loro morte disonorevole. Perchè ora dunque
sono considerati tra i figli di Dio e condividono la sorte dei Santi? Abbiamo
dunque deviato dal cammino della verità; la luce della giustizia non è
brillata per noi, né mai per noi si è alzato il sole. Ci siamo saziati nelle
vie del male e della perdizione; abbiamo percorso deserti impraticabili, ma
non abbiamo conosciuto la via del Signore. Che cosa ci ha guadagnato la nostra
superbia? Che cosa ci ha portato la ricchezza con la spavalderia? Tutto
questo è passato come ombra. Siamo stati consumati nella nostra malvagità.
(Sapienza. V - 4).
Mentre
l'umanità sarà distinta in due schiere, gli atti umani dei singoli saranno
conosciuti da tutti. Il bene compiuto nel segreto, nel silenzio o nell'incomprensione,
i sacrifici, le lotte sostenute per resistere al male, anche i semplici buoni
pensieri, tutto risplenderà affinchè gli eletti siano glorificati pure davanti
agli uomini.
Anche
il male dei cattivi sarà messo alla luce. I delitti, le nefandezze commesse
nel segreto o nella solitudine, gli scandali ed i loschi disegni, tutto apparirà
nelle singole mostruosità agli occhi degli eletti. Sarà quello un giorno di
grande vergogna per i dannati.
Nella
Cappella Sistina, nel Vaticano, c'è uno dei capolavori di Michelangelo. E' la
scena del Giudizio Universale. L'artista fece di tutto per rappresentare l'incontro
di Gesù Cristo con le due schiere.. C'è tanto da meditare su quella scena!
Purtroppo si medita poco sul Giudizio Universale.
La
Santa Chiesa nella Liturgia (esequiale) ricorda quell'ultimo giorno del mondo
ed il Giudizio Divino con queste parole: Quel giorno sarà giorno di ira, di
sventura e di miseria; sarà giorno grande e pieno di amarezza.
Come
già è stato detto, i grandi incontri con Gesù sono due; però, assicurato
il primo con la salvezza, resta assicurato il secondo. Dunque, ciò che più
importa è prepararsi bene al primo incontro.
Quest'ultima
parte dello scritto si propone di dare dei suggerimenti pratici, di cui le
anime di buona volontà possono servirsi.
Ogni
giorno potrebbe essere l'ultimo della vita; per questo Gesù raccomanda di stare
preparati. E' necessario, dunque, vivere abitualmente in grazia di Dio; chi
perdesse l'amicizia di Dio, dovrebbe fare di tutto per riacquistarla al più
presto.
Chi
prega, si salva; chi non prega, si danna, perchè alle preghiere fatte con le
dovute disposizioni seguono le grazie necessarie per salvarsi. E Sant'Alfonso aggiunge:
Chi non prega, non occorre che il demonio lo trascini all'inferno, perchè egli
ci va direttamente con i suoi piedi.
Una
breve preghiera, che si raccomanda di recitare devotamente mattina e sera e
che è desiderabile dirla almeno mentalmente in punto di morte, è la seguente:
Gesù,
Giuseppe e Maria, vi dono il cuore e l'anima mia!
Gesù,
Giuseppe e Maria, assistetemi nell'ultima agonia!
Gesù,
Giuseppe e Maria, spiri in pace con voi l'anima mia!
Quando
nel mare infuria la tempesta, ci si appiglia a qualunque mezzo per salvarsi.
Nel
mare tempestoso della vita, ove i marosi delle passioni e gli scogli delle
insidie diaboliche mettono in pericolo la salvezza di ogni anima, la
misericordia di Dio viene in aiuto, affinchè la debole navicella giunga
felicemente al porto dell'eternità.
Gesù,
per mezzo di Santa Margherita Alacoque, invita a fare la pratica dei Nove
Primi Venerdì del mese. La Madonna, per mezzo dei Tre Veggenti di Fatima,
invita a fare la pratica dei Cinque Primi Sabati del Mese.
Queste
due pratiche, che vanno sempre più diffondendosi nel mondo, hanno lo scopo di
riparare il Cuore di Gesù ed il Cuore Immacolato di Maria e di ottenere
un'assistenza speciale nell'ora della morte.
Si
raccomanda di compiere le due pratiche, anzi di ripetere sempre la serie delle
Comunioni, finchè sarà possibile farlo.
Nell'esercizio
del Sacro Ministero, essendo a contatto con molte anime, mi è dato di
rilevare delle iniziative delicate. Una è questa:
Una
volta l'anno, o almeno una volta durante la vita, fare celebrare delle Messe
in onore delle tre ore di agonia di Gesù sulla Croce e dei dolori della
Madonna sotto la Croce, per avere un'assistenza particolare nelle ore della
nostra agonia.
Chi
non avesse la possibilità di far celebrare le Messe, ne ascolti con la suddetta
intenzione.
La
madre di famiglia potrebbe fare ciò per sè, per il marito e per i figli. Gesù
Sofferente, onorato nella sua agonia, e la Vergine nel suo grande dolore,
certamente terranno presente il devoto omaggio nell'ora in cui l'anima starà
per lasciare questo mondo.
La
delicata iniziativa è ovunque ben accolta ed anche lo scrivente più volte
all'anno la attua per l'anima sua.
Nella
storia del servo di Dio "Il Girasole di Gesù" c'è un pensiero
intonato al tema di questo scritto:
In
una confidenza Gesù così si espresse: Baciate le mie Sante Piaghe sovente e
con amore, affìnchè quando dovrò giudicarvi possa salvarvi. Onorate l'ora
della mia morte, recitando ogni giorno verso le ore tre del pomeriggio, con
la mia effige dinanzi, cinque Pater, Ave e Gloria in onore delle mie Piaghe,
affinché io possa dire a chi mi onora così, quando sarà nell'agonia, ciò
che io disse al buon Ladrone: Oggi tu sarai con me in Paradiso! - E quando
quest'anima si presenterà a me per essere giudicata, dovrò giudicarla
perchè sono Giudice, ma sarò Giudice di salvezza e non di condanna! -
Sono
molte le anime che coltivano tale bella pratica. Si sappia anche, che quando per
dimenticanza o impossibilità non si potesse essere fedeli all'orario del le
tre del pomeriggio, potrebbe supplirsi in qualunque altra ora.
L'ultimo
suggerimento riguarda l'Esercizio della Buona Morte, che consiste nello
scegliere ogni mese un giorno, più adatto al raccoglimento, in cui fare un
esame di coscienza più accurato del solito, la Confessione quasi fosse
l'ultima della vita, la Santa Comunione e prendere risoluzioni di vita
migliore.
Diceva
San Giovanni Bosco: Può dirsi assicurata la salvezza eterna di chi fa bene
ogni mese l'Esercizio della Buona Morte.
Sono
passati molti anni e ricordo ancora con ammirazione, e santa invidia un
episodio.
Fui
chiamato al letto di un'ammalata piuttosto grave. Mi fece pena il solo guardarla;
era vecchia ottantenne, stecchiva, sofferente; il suo volto era l'espressione
del dolore.
Dopo
averla ascoltata in Confessione, mentre mi disponevo a darle la Santa Comunione
e, tenendo Gesù in mano, dicevo: Ecco l'Agnello di Dio! Ecco Colui che toglie
i peccati del mondo! - quel volto divenne gioioso, la vecchia stando a sedere
sul letto, sollevò le braccia, dicendo, al alta voce: Come sono felice! -
Ricevuto Gesù, si adagiò e rimase a colloquio col Re d'amore.
Costei
era una madre di famiglia. In più di cinquant'anni di Sacerdozio pochissime
anime ho potuto conoscere come questa donna. Che fede, che candore di vita, che
elevatezza spirituale!
Quando
Dio volle, l'ammalata morì. Quale sarà stato il suo incontro con Gesù? Più
che l'incontro col Giudice Divino, sarà stato il lieto abbraccio del Padre
con la figlia amorosa. Ma per meritarsi un tale incontro questa madre di
famiglia si era preparata in tutta la sua vita.
Una
pia tradizione dice che quando si riceve l'Ordinazione Sacerdotale, il Novello
Levita chieda a Dio una grazia e facilmente l'otterrà.
San
Giovanni Bosco domandò la grazia dell'efficacia della parola e l'ottenne;
infatti il suo dire era penetrante, sia in pubblico nelle prediche e nelle
conferenze, che in privato al confessionale e nei consigli.
Quante,
conversioni operò Dio per mezzo di San Giovanni Bosco col dono fattogli
dell'efficacia della parola!
Memore
di ciò, lo scrivente nel giorno della sua Ordinazione Sacerdotale chiese non
una, ma tre grazie. Due le ha ottenute; la terza spera di ottenerla ed è la
grazia della buona morte.
E'
tanto desiderabile che nell'ultima o negli ultimi giorni prima di morire siano
in discrete condizioni le facoltà mentali, per utilizzare il meglio possibile
l'ultimo resto di tempo, che è prezioso. Ecco il mio desiderio per la
chiusura della mia vita: avere un Sacerdote vicino, che preghi per me e con
me.
Sono
da compatire quelli che hanno paura della presenza del Sacerdote presso i
moribondi. Non hanno fede.
E'
fonte di pace interiore ricevere l'ultima Assoluzione Sacramentale, unita ad
un atto perfetto di amore di Dio.
Io
stesso, se ne sarò in grado, chiederò che mi si amministri il Sacramento
"Olio degl'Infermi". Quanta paura hanno, anche taluni che si dicono
Cristiani, di ricevere questo Sacramento, il quale apporta grazia all'anima ed
al corpo ed abbrevia il tempo della purificazione nel Purgatorio! Quanta
ignoranza religiosa a questo riguardo!
Domando
a Dio la grazia di potere ricevere il Viatico.
E'
delizioso intrattenersi a colloquio con Gesù nel cuore e dirgli: Gesù, finalmente
fra poco ci vedremo! Distruggi ogni peccato ed anche ogni ombra di peccato che
potrebbe essere in me. Accetto la morte dalle tue mani. Ripeti, Gesù, anche a
me le parole dette al buon Ladrone: Oggi sarai con me in Paradiso!... Gesù,
che tu sia il mio Salvatore e non il mio Giudice severo! -
L'ultimo
mio desiderio è questo: le ultime mie parole siano: Gesù, Maria, vi amo! Mi
metto nelle vostre mani. - Se non potrò pronunziare con le labbra tali parole,
le dirò nella mente.
Questa
è la terza grazia chiesta a Dio il giorno della mia Ordinazione Sacerdotale.
La stessa grazia auguro a me e ad ogni lettore, per avere un giorno con Gesù
Giudice un felice incontro.
F
I N E
Per
richiedere i libri scrivere a:
OPERA
CARITATIVA SALESIANA DON GIUSEPPE TOMASELLI - Viale Regina Margherita 27 - 98121
MESSINA - offerta libera - CCP. n. 12047981