
IL CUORE DI GESU’
AL MONDO
di Suor Maria Consolata Betrone
INTRODUZIONE
1. La «sfida» della mistica
«Queste pagine ci trasmettono la voce virilmente soave di un'anima la quale visse con noi in mezzo alla tormenta travolgente, raccogliendo nel suo spirito tutto il dolore della terra e tutto lo splendore del cielo. A chi rimaneva nelle file della dolorante carovana, cercando con gli occhi ansiosi, arrossati dal pianto, abbuiati dalla disperazione, quest'anima privilegiata - che conobbe tutte le ansie della sua terra e sperimentò tutte le certezze della sua fede - ha lasciato una eredità spirituale per far penetrare un raggio di sole nel buio della notte. Questa preziosa eredità è presentata nelle pagine seguenti e dovrei invogliare il lettore a non passarle superficialmente, ma a pensarci su, per trarne profitto: si tratta delle parole di Gesù Cristo e quando il Maestro parla, ognuno che si sente suo discepolo e ogni uomo che di Lui porta in sé riflesso un raggio di luce che lo fa ragionevole, dovrebbe accogliere con venerazione e possedere con zelante fermezza, ciò che Egli ha detto. Forse, nei grandi secoli di fede, così fu. Oggi, così non è: il senso critico che avrebbe dovuto portare a una maturità di giudizio, ha finito per intaccare la vita dello spirito nelle sue stesse radici e coloro stessi che sono estranei alla critica del pensiero, non sono sottratti all'influsso di questo male del secolo e senza essere scettici, rimangono diffidenti o almeno perplessi.Così capitò anche a me quando, ricevuto il grosso plico che conteneva un dattiloscritto di circa centotrenta pagine in gran formato, ci trovai esposto "un messaggio d'amore del Cuore di Gesù al mondo". La lettera di accompagnamento mi pregava con deferente insistenza di farne una revisione in via privata e vedere "se non vi è nulla contro la fede e la sana teologia: sia dogmatica che ascetica. Ci siamo, dissi tra me, e hanno trovato il buono, e ancora si domanda "una prefazioncella" e con che ragione: “Siccome, secondo le promesse di Gesù a suor Consolata l'opuscolo dovrà essere molto diffuso, una prefazioncella di V. P. rev.ma… gioverebbe molto allo scopo”. Se non mi venne un accidente, lo si deve certamente all'intercessione di qualche anima incaricata di proteggere dal cielo coloro ai quali si domanda di rivedere i manoscritti o di appioppare un calcio a un ragazzo che non sa uscire di casa. Peggio ancora, quando si dice a qualcuno: passa in rivista questo ragazzo e con buona grazia presentalo in società. Ma era il Rev.mo P. Lorenzo Sales missionario della Consolata che picchiava alla mia porta e quanti ricordi si affollavano e urgevano dentro, da quel bntano 1939 quando, insieme col mio confratello e amico P. Giuseppe Girotti, immolato a Dachau il 1° Aprile 1945, si faceva scuola agli studenti di Corso Fertucci. Poi, gli studi sul pensiero spirituale del Servo di Dio Canonico Giuseppe Allamano, fondatore dell'Istituto. Infine, tante amicizie vicine e lontane, in questo vecchio mondo europeo e nel nuovo mondo americano. Come dire di no? E del resto, di che si tratta? Di una Monaca Cappuccina, e la faccenda mi pareva simpatica. Chi non ama questi figli di san Francesco così spregiudicati di fronte alle convenienze e alle etichette del mondo civile? Avevo fmito di leggere L'Eminenza grigia di Aldous Huxley e la figura del P. Giuseppe cappuccino - Francesco Le Clerc du Tremblay - confidente e consigliere di Richeliu, mi stava ancora viva davanti, dandomi anche un po' di fastidio, per il tragico equivoco in cui si svolge la sua azione, oscillante tra il profeta e il diplomatico. La visione di un'anima cappuccina vibrante nel flusso mistico dei santi carismi, mi avrebbe ridato un po' di pace, anche per evadere da ogni equivoco. Ma, e la trattazione? O che si scherza? Dal cuore del Cristo, il dolce Maestro, ti viene un messaggio d'amore e tu devi giudicare se non c’è nulla contro la fede e la santa teologia. Ma, e vi pare poco? Chi potrebbe prendersi tale incarico? Va bene che ti dicono: guarda! E una cosa privata, una faccenda confidenziale. D'accordo! Ma intanto il giudizio l'aspettate e vi assicuro che quando si tratta di certi argomenti, è più facile bere un bicchiere » Così inizia l'autorevole, quanto simpatica, Prefazione stesa dal teologo domenicano Padre Ceslao Pera (1889-1967), al libro: Il Cuore di Gesù al mondo. Applicato generalmente allo studio dei grandi Padri della Chiesa quali Clemente di Alessandria, Basilio il Grande o Gregorio Magno, piuttosto che dedito a letture di « mistica», quest’uomo severo, poco incline al sentimento e dalla battuta secca e sarcastica, si trovò tuttavia in ultimo egli pure, come confesserà, sedotto e avvinto dal Messaggio d'amore trasmesso tramite l'umile Cappuccina di Torino. In poche parole egli fissa il ricordo di quell'inatteso, e certamente altrettanto non desiderato, impatto con la «mistica» per un compito dal quale avrebbe voluto volentieri esimersi, se a chiederglielo non fosse stata una persona la cui stima ed amicizia lo trattennero al di là di ogni immaturo ed immotivato pregiudizio: il P. Lorenzo Sales. Nel racconto comunque, il P. Pera non nasconde le perplessità, l'imbarazzo ed i sospetti che nel XX secolo la stessa parola «mistica» suscita. Riferisce di un'esperienza risalente ormai a cinquant'anni fa, ma della quale si può tuttora affermare l'attualità, nonostante l'insistente moltiplicarsi, nel corso di questi decenni, della « sfida » della stessa. Non fa specie infatti che, per paradosso, il secolo ateo, il secolo della « critica », della ragione, della scienza e della tecnica, il secolo del trionfo del materialismo totale, il secolo della « morte di Dio » e, inevitabilmente, dell'uomo con lui, sia infine per eccellenza - e ormai così lo si può valutare - il secolo della maggiore « crisi » mistica che la storia conosca fino ad ora. Ma che cos'è la mistica? Se ne parla, infatti, in modo proprio e in modo per lo più improprio, tra luoghi comuni, erronei concetti o addirittura tabù. L'accezione di questa parola, se da un lato attira ed affascina, dall'altro suscita spesso diffidenze e persino spavento. Nel primo caso, prevale la curiosità per l'inconoscibile, oppure il risveglio dell'innata nostalgia di quell'Assoluto di cui l’uomo porta impresso rabisso del richiamo e del bisogno, per ritrovare ed essere se stesso nella verità. Nel secondo caso, domina un sottile scetticismo, che talvolta si schernisce con un'esorcizzante ironia o si maschera dietro un pudico timore. Dinanzi alla ragione dell'uomo, d'altronde, la mistica racchiude in sé rambivalenza del tutto e del nulla, del desiderio e della paura insieme. Tutti ne parlano ed è emblematico, invece, che essa sia primaaaamente realtà del silenzio ed alla quale il solo silenzio si addice. Altra, infatti, è la sua eloquenza, iscritta nella Vita sempre più trascendente ed immanente dell'esistenza del cosmo intero e tessuta negli spiriti puri. Inoltre, essa appartiene alla più profonda dimensione religiosa dell'uomo e, dunque, all'uomo stesso. Non c’è anima che non sia mistica e ruomo sa che esiste una conoscenza oltre il conoscere, una realtà nascosta oltre quella del sapere ordinario, un cam po che esige « una lingua ed un orecchio da iniziati » (cf Is 50,4), che non è lui a darsi, né lo potrebbe. A differenza dell'opinione comunemente diffusa, l'esperienza mtstica più autentica ed elevata, non s'incentra sul sensibile bensì, al contrario, sulla somma purificazione di tutti i sensi dei qullli l'uomo è dotato, percezione intellettiva indusa. Si potrebbe affermare, quindi, che la mistica sia connessa con la grande Umiltà dell'uomo origirale e che nel Dio Crocifisso manifesti la sua suprema Verità. «L'abisso chiama l'abisso» (Sal 42,8), dice il salmo, e la premessa del Terzo Millennio cristiano, almeno per quanto ci riguarda, pare già posta: o i cristiani del Terzo Millennio saranno dei mistici, o non saranno più, perché dall'abisso dell'animo umano, con vulcanica prorompenza, «qualcosa» d'indefinibile, impercettibile ed ineffabile, troppo a lungo ivi represso nella sua naturale vitalità, esplode. Là dove non avviene, è il gorgo infernale della vita contro la vita, di cui il XX secolo è pure tristemente e draminaticamente testimone «privilegiato». D'altronde, a comprova di tutto, è risaputo: l'ateo si distingue dal credente non per l'atto religioso in quanto tale, ma per il fine dello stesso. E l'atto religioso è sempre irrazionale, per sua natura: se non fosse assurdo, non sarebbe dato, in quanto non ci sarebbe bisogno di credere. «Credo perché è assurdo», aveva già asserito Tertulliano. Dunque, la differenza tra un mistico ed un ateo è che il primo tende ad un essere che crede esista, il secondo ad un essere che crede non esista. E qui sta l'assurdo: il «dio-nulla» rende in ultimo ancor più impossibile l'atto di fede dell'ateo nel tragico «scaccomatto» conclusivo di negazione del senso e del significato dell'esistenza dell'uomo. L'atto mistico è e rimane essenzialmente un atto assoluto: esso è salto dell'uomo nel Totalmente Altro, prefigurato o negato che sia, ed è insieme imitazione di quel Tutto nell'uomo, che ne sia questi sincrorzzzato o meno sulle onde percettive dell'essere. Quando nulla si possiede, Dio soltanto E, a condizione della grande Umiltà che invera il «nulla di proprio». Ecco perché, all'alba di un nuovo Millennio, quando tutte le sicurezze umane sono venute meno nel baratro della tragica incertezza globale, quando tutti i miti sono caduti nella grande disillusione della storia, quest'uomo nudo si sorprende, con stupore « essenzialmente » libero... nelle mani di Dio. Allora scopre nella « sfida della mistica» l'invito nascosto che come acqua viva mormora dentro di lui: « Vieni al Padre », perché sempre « il cuore immenso e puro della vita veglia nelle tenebre, e parla al sonno dell'uomo ».
2. Attualità di un messaggio
«Alla seguela di santa Teresina: una grande pace si fece dentro. La caratteristica giovane borghese che nella "fiamma ardente" di Elia, trova lo slancio dello spirito che evade da ogni grettezza e da ogni compromesso, segnando una vita di "rinascita spirituale" mediante la carità che è il "fuoco" del Cristo e la "fiamma viva" di Giovanni della Croce, mi metteva sulla buona strada. E pensavo anche a Teresa Neumann, la rurale tedesca che, conquistata dalla Santa di Lisieux, ne ripete in altro modo la vita e il messaggio. Ora è il turno di suor Consolata: piemontese, doveva essere massiccia come le sue montagne; di Saluzzo, il suo spirito doveva essere come il Monviso che lancia nell'azzurro del cielo la sua vetta luminosa e candida. E di lì nasce il Po, che feconda tutta la pianura e raccoglie tutte le acque convogliandole al mare, dove tutte diventano mare, quel mare che si stende lontano e va a dire tante cose ad altri mari lontani. Pazientemente, attentamente, mi misi a leggere il Messaggio d'amore e non so dirti, lettore, se più grande era la gioia o più forte la trepidazione. Neppure potrei spiegarti l'ebbrezza che penetrava dentro fin nelle più riposte latebre dello spirito, entrando ovunque senza domandare il permesso. Puoi immaginarti che non ero io a giudicare il Messaggio, ma era il Messaggio che giudicava me. Come sia uscito da questo giudizio, potrei "cantarlo" se, come Agostino, sapessi fare le mie "confessioni" nel senso preciso di canto eucaristico alla misericordia di Dio, ma questo solo accenno ti può bastare per farti riconoscere la linea di questa spiritualità che parte dall'inno di giubilo del Maestro divino: "Ti benedico, a Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te. Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre e nessuno conosce d Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare. Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero" (Mt 11,23-30). Tutto questo Messaggio d'amore è uno sviluppo del motivo fondamentale che risuona nell'inno evangelico, non già a modo di aggiunta, ma per sviluppo inesauribile della sua ricchezza divina. Perciò il Figlio che vuole svelare il Padre nelle anime umili che per Lui Gli si avvicinano, può agire a modo di Maestro che rivela se stesso, ma continuamente ti accorgi che questa sua rivelazione - soprattutto quando è carismatica, perché destinata al bene della società, che è la Chiesa - non è mai ordinata a portare una nuova dottrina di fede ed è sempre destinata a indirizzare la condotta degli uomini alla Verità salvifica, quale ce la fanno conoscere Gesù Cristo ed i suoi Apostoli nei libri del Nuovo Testamento, intesi e capiti bene secondo la dottrina della Chiesa cattolica, che di questi libri conosce il senso e possiede la vita. Anche suor Consolata appare così tra coloro che Tommaso d'Aquino dice "prophetiae spiritum habentes, non quidem ad novam doctrinam fdei depromenam, sed ad humanorum actuum directionem". Queste parole del Santo Dottore permettono di capire tutto il valore di questo Messaggio divino nell'ora presente». Il P. Pera fu, dunque, subito impressionato dall'attualità del contenuto di quanto gli era stato proposto di leggere e vagliare. Lo fu a tal punto che titolo della sua intera Prefazione, riproposta in ogni edizione che il libro avrà fino al 1989, significativamente era: Valore di un messaggio divino nell'ora presente. E quanto, sulla scia della sua emozione personale, in particolare accenna in questa seconda parte riportata del suo intervento. In essa, per altro, esordisce come rassicurato dal trovarsi dinanzi, con gli scritti di suor Consolata Betrone, ad uno sviluppo della spiritualità di santa Teresa di Lisieux (1873-1897), alla quale già aveva fatto eco un'altra grande mistica contemporanea: la tedesca Teresa Neumann (1898-1962). E dopo averne valutato la indiscutibile risonanza evangelica, citando il Dottore Angelico, attribuisce infine anche alla mistica di Torino lo « spirito di profezia». Che cosa intende con ciò? Un mistico è sempre inserito nel contesto del proprio tempo storico ed è appunto per esso che viene da Dio suscitato ed « inviato». In tal senso, egli è una sorta di «profeta» aperto alle necessità spirituali dell'umanità stia contemporanea, per la quale comunque offre se stesso con Cristo al Padre. Nel cuore di un secolo votato al peccato, all'ateismo ed infine all'indifferentismo religioso, il messaggio della vita e della preghiera di suor Consolata spicca subito con evidente attualità di riparazione, quale antidoto ad una cultura di morte spirituale dell'uomo. La Piccolissima via d'amore data nell' orazione: Gesù, Maria vi amo, salvate anime, non è una giaculatoria, bensì una via interiore atta ad educare e promuovere una maggiore confidenza tra la creatura ed il suo Dio nella conoscenza e fiducia di quel grande attributo divino che è la Misericordia. Tramite questa « via » semplicissima, l'anima viene come ricongiunta alla comunione vitale con l'Altissimo nell'autentica capacità della propria facoltà contemplativa. Nel secolo del fare e dell'avere, riproponendo la necessità evangelica «di pregare sempre, senza stancarsi» (Lc 18,1), il messaggio a noi giunto per mezzo della Cappuccina di Torino assume tutta la portata di un vangelo per il nostro tempo: vangelo d'amore, di speranza e di misericordia per gli anni dell'odio, della disperazione e della lontananza da Dio. All'uomo soffocato dal materialismo, Dio offre il rimedio del respiro spirituale. Una «Chiara» contemporanea annuncia ancora l'esigenza del primato di Dio nel cuore dell'uomo. Di più: una donna è autentica educatrice alla pace, avendo saputo innanzi tutto coltivarla in se stessa, perché «la pace interiore viene dal sapersi amati da Dio e dalla volontà di corrispondere al suo amore». Anche per quanto concerne la Chiesa che si inoltra nel canimino del Terzo Millennio cristiano, l'insegnamento spirituale di questa umile claustrale si propone come forza propulsiva di nuova vitalità. La chiamata alla santità è la vocazione cristiana universale, ma la situazione attuale della civiltà contemporanea interpella più urgentemente coloro che sono in modo speciale invitati alla sequela di Cristo casto, povero, obbediente e crocifisso, nel Sacerdozio come in ogni altra forma di vita consacrata, perché «il mondo di oggi cerca di svuotare la Croce ... e vuole dirci che l'uomo non ha radici nella Croce, non ha neanche la prospettiva e la speranza della Croce», benché si sappia che « se si svuota la Croce di Cristo, l'uomo non ha più radici, non ha più prospettive: è distrutto! » e che questo « è il grido della nuova evangelizzazione». Suor Consolata ha precorso i tempi facendosi già risposta al grido della nuova evangelizzazione con l'inno della sua vita offerta e consumata per amore a 43 anni. Quale chicco di grano fecondo caduto in terra (cf Gv 12,24), ella diviene radice della speranza preconizzata perché « solo l'amore può salvare dal fallimento l'umanità e il mondo; quel mondo da cui l'uomo è "assediato" e minacciato in vari modi ». In questo tracciare la via di ritorno del «figliol prodigo», l'uomo del XX secolo, al Padre ricco di Misericordia, la Betrone non è sola. L'ampio disegno divino pare avere significativamente intrecciata la sua vicenda umana e mistica con quella di due «lontani» suoi contemporanei: suor Maria Faustina Kowalska (1905-1938) e il monaco Silvano del Monte Athos (1866-1938). Investendola «apostola della Sua Misericordia», alla prima il Signore affidò una missione per tutta l'umanità: ricordare la verità di fede sull'amore misericordioso di Dio per ogni uomo, trasmettere nuove forme di culto alla Misericordia divina ed ispirare un movimento di rinnovamento religioso secondo lo spirito evangelico della fiducia in Dio e della sua misericordia verso gli uomini. L'immagine di Gesù Misericordioso, da diffondere e venerare, doveva recare la scritta: Gesù confrdo in Te! Quanto al giorno per la particolare memoria liturgica, il Signore indicò la domenica in Albis. Basti quindi ricordare la singolare « coincidenza » della professione solenne di suor Consolata Betrone: 8 aprile 1934, domenica in Albis! il secondo, monaco ortodosso, ha lasciato scritti che non solo rivelano l'umiltà e la profondità interiore della sua vita religiosa, bensì soprattutto quell'amore misericordioso con cui pregava per ogni creatura. E’ stato definito « un santo senza frontiere, un mistico della Chiesa universale ed eterna, un uomo diventato, da peccatore qual era, pura preghiera, audace intercessione per tutti gli uomini e tutte le creature, un monaco testimone dell'assoluto di Dio». Nelle tenebre della disperazione spirituale, nella consapevolezza del proprio essere peccatore e nella convinzione di venire sprofondato all'inferno, Silvano incontrò la luminosa apparizione del Cristo vivente e da Lui ricevette la parola di consolazione che poi annunciò a tutti gli uomini con la gioia della salvezza ritrovata: «Tieni il tuo spirito agli inferi e non disperare!». Da allora effuse in lacrime la propria preghiera e consumò in rigorosa penitenza la propria vita, perché « pregare per gli uomini significa versare il proprio sangue ». La sua testimonianza ha salvato migliaia di persone dalla disperazione e nei suoi scritti continua a vivere e a diffondersi la speranza della sua lode: « La mia anima conosce la misericordia del Signore per l'uomo peccatore... Tutti noi, peccatori, saremo salvati e neppure una sola anima andrà perduta se si converte... Ti prego, Signore misericordioso, fa' che tutti i popoli della terra ti conoscano attraverso il tuo Santo Spirito». Di lui è stato detto: « Come Teresa di Lisieux, desidera sentirsi nel fuoco infernale, per cantare all'amore soffrendo al posto dei peccatori e poterli liberare ». Dunque, Teresa di Lisieux ancora, come già il P. Pera aveva intuito aprendo il plico portatogli dal P. Sales, in un quadro sinottico della mistica della Misericordia iscritta nel secolo XX, emerge con maggior evidenza come denominatore comune di suor Consolata Betrone, di suor Faustina Kowalska e di Silvano dell'Athos, frutto di quella misteriosa fecondità di grazia che solo lo Spirito sa tessere nelle trame nascoste della storia. Così, da un unaca radice, il Messaggio d'a-more di Colui che è Misericordia, attraverso un trittico luminoso di santità, continua ad irradiare la filocalica ed ecumenica speranza antica della Preghiera del Cuore nella nostalgia di Dio del nostro tempo e nella memoria dei secoli futuri.
3. L'«imprimatur» dell'amore.
«Qualcuno, forse, potrebbe rimanere perplesso sulla realtà di questa manifestazione e pensare che suor Consolata, parlando a se stessa, abbia immaginato di parlare con l'Altro e che questi, a sua volta, le rivolgesse la parola. E viene spontaneamente alla memoria ciò che il nostro arguto Manzoni dice di donna Prassede: "... tutto il suo studio era di secondare i voleri del cielo, ma faceva spesso uno sbaglio grosso, ch'era di prendere per cielo il suo cervello". È questa una sottilissima forma di superbia che dal trucco letterario va all'illusione mistica, attraverso le più impensate maniere di narcisismo: la lunga contemplazione di sé finisce per suscitare una specie di inebriamento nel quale, come il giovane Narciso annegò nella fonte che ne rispecchiava l'immagine, affoga lo spirito. Narciso fu cantato dai poeti come il fiore che sboccia dalla morte; lo spirito umano, affogato nell'amore di sé, riprovevole e triste, produce pure i suoi fiori secondo le diverse manifestazioni letterarie, filosofiche e mistiche, ma sono fiori di morte, sbocciati dalla superbia. Ora suor Consolata è umile: "piccolissima"; e l'umiltà è verità cioè realtà, luminosamente rifulgente nello spirito e armoniosamente incarnata nella vita: per l'umiltà, la sottomissione ontologica a Dio, creatore e datore dell'esistenza, diviene subordinazione psicologica, che fa convergere tutte le facoltà verso Lui con riverenza timorosa, e ambedue stabiliscono nella volontà la dovuta sottomissione a Lui e ai suoi rappresentanti sulla terra. Con l'umiltà il cuore s'apre alla grazia e quando l'onda salutare irrompe nello spirito è tutta una primavera in fiore che canta la gioia della vita divina. Perciò, in quel cielo luminoso dal quale è scomparsa ogni nuvola di riprovevole amore di sé, splende il sole dell'eterna verità: Gesù. E Gesù dice nel Vangelo: "Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama. Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui" (Gv 14,21). Già l'autore sacro nel libro della Sapienza aveva detto: "... cercate (il Signore) con cuore semplice. Egli infatti si lascia trovare da quanti non lo tentano, si mostra a coloro che non ricusano di credere in lui" (Sap 1,1-2). "Lui" è Dio, ma Gesù è la Sapienza increata, il Verbo eterno del Padre, che incarnato e fattosi uomo, all'uomo umile che a Lui s'avvicina con fede, vuole svelare i segreti del Padre. La promessa dì Gesù Cristo: "mi manifesterò a lui" è realtà nella Chiesa cattolica, dove le sue grazie di luce e la sua vita d'amore aprono alle anime nuovi e sconfinati orizzonti divini: Egli si manifesta suscitando l'amore per Lui, e quando l'anima è posseduta da Lui, la realtà della promessa fatta, produce i suoi effetti mirabili, di cui abbiamo le più precise testimonianze nella vita dei Santi. L'orazione, che secondo san Gregorio Nisseno è conversazione con Dio e contemplazione delle realtà invisibili, non è più un monologo, che interessa più o meno l'orante, ma è un colloquio spirituale, un vero dialogo. Anzi, san Tommaso d'Aquino nota l'intimo rapporto dei due atti e dice: "la conversazione dell'uomo con Dio avviene mediante la contemplazione"; sulle supreme vette dello spirito baciate dal sole divino si attua, senza pericolo d'illusione, la promessa di Gesù. Tutto questo può verificarsi normalmente sotto la spinta della linfa vitale divina che tende a produrre il suo effetto proprio nella carità peffetta, con l'esercizio sempre più accentuato dei doni dello Spirito Santo: è la schiera innumerevole delle "Piccolissime"; è la schiera stermiata delle anime cristiane ferventi che, in tutte le condizioni di vita, fedeli al Cristo, portano lo splendore dell'eroismo cristiano, della santità cattolica. Ma quando la società dei credenti presenta qualche sua propria esigenza spirituale, allora si notano i doni carismatici delle grazie gratis datae che sono elargite ad alcune anime privilegiate, non in ragione della loro santificazione che è propria della grazia abituale, ma in vista delle necessità sociali della Chiesa, in un determinato momento storico. La contemplazione non è più il raggio di luce che fa sentire ciò che è necessario per l'eterna salute personale, ma è la illuminazione che permette di vedere e dire ciò che è necessario per la salute delle anime: è un dono carismatico che eleva certe anime alla partecipazione dello "spirito di profezia". Il profeta è portavoce di Dio, un altoparlante nella via dove passa affaticata e oppressa la carovana umana in viaggio verso la morte: il lieto Messaggio d’amore annunzia la vita che non tramonta, da parte di Dio che, buono per essenza, è pieno d'amore per gli uomini. Già san Paolo lo aveva gridato al decadente mondo pagano: "Anche noi un tempo eravamo insensati, disobbedienti, traviati, schiavi di ogni sorta di passioni e di piaceri vivendo nella malvagità e nell’invidia, degni di odio e odiandoci a vicenda. Quando però si sono manifestati la bontà di Dio, salvatore nostro, e il suo amore per gli uomini, egli ci ha salvati non in virtù di opere di giustizia da noi compiute, ma per sua misericordia mediante un lavacro di rigenerazione e di rinnovamento nello Spirito Santo, effuso da lui su di noi abbondantemente per mezzo di Gesù Cristo, salvatore nostro, perché giustiftcati dalla sua grazia diventassimo eredi, secondo la speranza, della vita eterna"» (Tt 3,3-7). P. Pera, in questa terza parte della sua Prefazione, affronta il delicato argomento della credibilità del soggetto mistico sul quale deve pronunciarsi. Scrittura alla mano, secondo i criteri classici applicati in materia, egli non esita quindi ad assolvere suor Consolata da ogni sospetto, luogo comune, oppure obiezione del caso, in nome della più provata e indiscutibile delle virtù convalidanti la verità: l’umiltà. E per quanto concerne il contenuto del Messaggio, globalmente considerato, l'«imprimatur» ne è costituito dal primato e dalla profezia di carità che esso racchiude e dischiude al tempo stesso come scrigno prezioso. Infatti, suor Consolata Betrone fu una mistica favorita di locuzioni e visioni, delle quali ella puntualmente riferì nel suo diario e in relazioni mensili al suo Direttore Spirituale, il P. Lorenzo Sales, dapprima scettico e diffidente, poi a sua volta ottimo divulgatore dell'Opera del Signore, come il presente libro ben dimostra. D'altronde, « umile e grande, attiva e contemplativa, serena e tormentata, sofferente e piena di gioia, Consolata condusse una vita lineare, conciliando in sé ogni cosa disparata e unificando tutto nell'ardente amore di Dio. A lungo ed intensamente tentata lei stessa, ebbe delicata comprensione per i peccatori, specialmente per le anime consacrate che avevano prevaricato, e per la loro conversione offriva a Dio ogni sua pena e dolore e finì per offrire la vita stessa»: sono parametri perfettamente in linea con il vaglio già operato dal P. Pera quelli qui delineati a distanza di decenni nella relazione che ne introduce la causa di beatificazione, e che ne confermano l'affidabilità della sua testimonianza. Inoltre, vi si rileva una spiritualità di riparazione perfettamente in sintonia con quel desiderio di penitenza che animò gli inizi della vocazione della Betrone, con quell'«amore forte come la morte» che rese la sua passione per Dio «tenace come gli inferi» (Ct 8,6) e che le merita a pieno titolo, secondo l'accezione più propria del termine, l'attributo di « serafica», in quanto veramente ella fu «una fiamma del Signore» (Ct 8,6). Suor Consolata ricevette, dunque, doni di particolare familiarità con Dio: per circa sei anni (1929-1935) ebbe locuzioni interiori, finché dal Natale 1935, quando iniziò un certo silenzio divino, godette di tanto in tanto solo di suggerimenti spirituali, immagini o esperienze dell'anima in rapporto a Cristo, al Padre e alla Vergine Maria. La sua prudenza però, dettata da innata e profonda umiltà, non la indusse mai a fidarsi di queste percezioni, che sempre sottopose al Padre Spirituale, al suo discernimento e alla sua discrezionalità sotto vincolo di obbedienza. Ancor meno si può affermare che questi favori celesti abbiano suscitato in suor Consolata stati di esaltazione. Al contrario, le creavano condizioni di maggiore necessità del Padre Spirituale ed accresciuta generosità nell'offrirsi a Dio in totale annientamento di sé. Le sue stesse parole l'attestano e aiutano direttamente a comprendere la veridicità della sua buona fede. Scrive al P. Sales il 24 settembre 1935: « Le faccio riavere d quaderno. Abbia la bontà di verificare gli ultimi giorni. È proprio Gesù che chiede? Vede, Padre, sento in me, direi Gesù che agisce continuamente, che mi, fa fare ciò che Lui vuole... e la pace la sento solo seguendolo in tutto docilmente. Ora, è propriò Gesù? Posso continuare ad andare avanti e lasciarlo fare e io fare ciò che Lui vuole così, semplicemente così? Vede, mi sembra di averglielo detto che non leggo libri… Mi sembra che la mia volontà non la faccio mai». Premessa la prudenza, spiccano pure la garanzia di un intelletto non condizionato da altra lettura che la Sacra Scrittura e il desiderio palese di agire soltanto secondo verità. Quindi, la vita mistica di suor Consolata si incentrerà tutta nella fedeltà a non perdere un atto d'amore e nella sottomissione totale alla volontà di Dio espressa o confermata attraverso il Padre Spirituale, con sorprendente rigorosità, come manifesta in una lettera del 5 dicembre 1935: « Le prometto una volta per sempre, di obbedire ma sempre e a tutto. Voglio gareggiare con Gesù nell'obbedienza… e quindi mi basterà sempre ogni suo minimo cenno per fare o lasciare qualunque cosa! Vede, io sento l'estrema mia debolezza, ho paura anche di ciò che sento in me, e quindi non sa d riposo che trovo nell'obbedire, il bisogno che ho di obbedire, la cieca fducia che ho nell'obbedire Vede, scrivo tutto ciò che Gesù mi dice, sì, ma la fiducia dell'anima riposa solo quando Lei approva, o nella Sua parola, o nei Suoi scritti ». Va detto che né bisogno di consolazione spirituale, né compensazione psicoaffettiva, né ricerca di guida umana indussero la Cappuccina di Torino alla scelta di un Direttore Spirituale e, questi, nella persona poi del cugino P. Sa les. Ammette una indicazione ricevuta dall'«Alto», ma il motivo fondamentale che infine adduce è: « il bisogno di una mano ferma» (20 giugno 1934), perché per il resto, alla sua anima, come ella stessa dice: « Gesù solo basta, Egli è tutto per me » (15 febbraio 1935). La dimensione mistica di suor Consolata si caratterizzò, quindi, in prove spirituali e nella sofferenza anelata, vissuta e persino abbracciata eroicamente con gioia per amore, cosa possibile unicamente con l'aiuto di Dio. Ed è qui che la sua esperienza mistica ha come un tmpennata nell'accentuarsi massimo della notte oscura e dell'olocausto per amore, in quanto l'intensificarsi del cammino d'amore comporta anche l'intensificarsi del dolore. Con estrema lucidità, dell'una, sfociata nel farle sperimentare la ribellione propria dell'inferno, dirà il 6 aprile 1943, scrivendo al Padre Spirituale: « Questa sofferenza, che prende tutto il mio essere, che lo farebbe gridare per il dolore e trovare forse un po' di sollievo in uno scoppio di pianto, non riesco a descriverla… Eì questa rivolta verso Dio che mi fa soffrire... e nella preghiera non posso trovare conforto, perché tutto ora mi sembra illusione, derisione, insulto». Dell'altra, che la condurrà alla vetta desiderata del martirio d'amore con Cristo, nell'ultima lettera dal Sanatorio il 4 marzo 1946, consumata dal male e a pochi mesi dalla fine della sua esistenza terrena, lascierà testimoniato al P. Sales: « L'atto d'amore va, mi sembra, bene. Cerco, con le mie povere forze, di non perderne uno. Al resto pensa il Signore. Il mio compito è solo d'amare, raggiungendo questa vetta. La febbre è sempre dai 39,-40 ».
4. La «via» della confidenza
«Questo il messaggio gioioso d'amore nella primavera divina della vita cristiana e avrebbe dovuto sempre risuonare nel cuore per suscitarvi sempre nuove armonie di pensiero e d'azione: "Dio ama gli uomini". La storia però ci fa conoscere i fatti che determinarono un abbuiamento degli spiriti; molti sono i nomi di questi fatti, ma sono sempre gli stessi: l'errore e il vizio. Si è ripetuto nella storia europea, quello che san Paolo deplorava nel mondo antico: "...pur conoscendo Dio, non gli hanno dato gloria né gli hanno reso grazie come a Dio, ma hanno vaneggiato nei loro ragionamenti e si è ottenebrata la loro mente ottusa" (Rm 1,21). E quando è buio nel cuore, la vita nella quale più non filtra la luce dall'alto, si volge nel basso e trionfano gli istinti dell'animale non più ragionevole: "estranei ai patti della promessa", gli uomini sono "senza speranza e senza Dio in questo mondo" (Rm 2,12). il valore di questo Messaggio d'amore trasmesso al mondo da suor Consolata ha una sua propria attualità, proprio per questo senso di speranza che lo rende così confortevole: balsamo salutare sulle ferite dei cuori doloranti che, spezzati dal dolore, si dibattono nelle convulsioni della disperazione. Mi pare che, sotto questo aspetto, tale Messaggio abbia un valore universale: sembra indirizzarsi ad anime elette e privilegiate; in realtà, la dottrina che esso racchiude si rivolge a tutti perché, toccando le sorgenti stesse della vita cristiana nelle sue virtù di fede, speranza, amore, indica la via più sicura ed efficace dell'umana restaurazione. Sotto un altro aspetto, questo Messaggio d'amore, richiamando le anime cristiane alla linea classica della perfezione nel suo normale sviluppo, è come un evasione da tutto ciò che inselvatichisce o ingrossa lo spirito senza nulla abbandonare di ciò che realmente ed efficacemente Io perfeziona. L'esposizione organicamente armoniosa dà al Messaggio una soave chiarezza e un'affascinante attrattiva, che ne rende la lettura edificante, cioè costruttiva. La sintesi spirituale di suor Consolata è viva ed operosa. Certo, noi non possiamo prevenire il giudizio della Chiesa e, per questo, ci rimettiamo a lei per la valutazione definitiva tanto del Messaggio, quanto di quel che umilmente ne diciamo e modestamente proponiamo. E in questo senso, non andiamo oltre nel giudicare del suo valore. Per quanto ci risulta dagli studi fatti, dalle esperienze delle anime e da ciò che personalmente ci èstato dato di sperimentare, la dottrina di vita, dalla quale sboccia questo Messaggio, rimane l'inesauribile sorgente deila vera perfezione e la causa inesauribilmente feconda della nostra restaurazione. E del Messaggio di suor Consolata si può ripetere quello che la liturgia medievale, ispirandosi alla visione di Ezechiele (cf Ez 42,1-2), canta del messaggio di san Domenico: "Questa è quella piccola sorgente che cresce in grandissimo fiume e fecondatore mirabde al mondo elargisce bevanda eccellente". Al cuore dell'uomo assetato di felicità, Gesù Cristo rivolge ancora le parole vibranti d'amore del suo invito: "Chi ha sete venga a me e beva. Chi crede in me, come dice la Scrittura, fiumi di acqua viva sgorgheranno dal suo seno" (Gv 7,37-38). Questa lezione antichissima delle parole divine conforta i martiri della Chiesa primitiva e rimane anche per noi efficace invito ad avvicinare il nostro cuore al Cuore di Lui, perché ne beva ramore vivificante ». La Prefazione del Padre Ceslao Pera termina qui, con queste luminose parole di speranza, lanciate in una nuova primavera di vita cristiana che tirnidamente dà segnali di ripresa e sboccia con sorpresa e meraviglia al sole della «buona novella»: «Dio ama gli uomini». L'attualità dell'intero Messaggio dato al mondo per mezzo di suor Consolata sta in sintesi tutto in questa sola risposta alla sete dell'uomo: sete di spirito e di vita, sete di verità e di eternità, sete di serenità e di felicità. In ultimo, sete di Dio. C'è una via indicata per giungere a bere l'infinito divino della vita che regge l'esistenza, per dissetarsi in Colui che è Amore e che di Sé dice: « Io sono la via, la verita e la vita » (Gv 14,6). Questa via indicata ed eroicamente vissuta da suor Consolata è la confidenza, che altro non è se non l'essenza della professione di fede nella mente, nel cuore, nelle azioni ed in ogni facoltà creaturale. Essa si ricapitola in un'unica espressione: credo, equivalente a: « Ti amo, Signore, mia forza… mia potente salvezza» (Sal 17,2-3). Sarà, infatti, quest'atto di assoluta fede che sulla vetta del dolore donerà alla Cappuccina di Torino la preghiera distillata nell'amore, la contemplazione pura, la perfezione dell'abbandono. Vita teologale, dimensione ecclesiale aperta ad abbracciare tutte le anime ed offerta di sé incondizionata e rinnovata sono « raccontate » in una sola frase della Betrone rivolta al Signore e confidata al Padre Spirituale nella lettera del 31 gennaio 1945: « Ti ho creduto, Ti credo e voglio crederTi sino alla fine ». Che cosa significhi in concreto questo atto di fiducia in Dio nella perfetta carità spirituale, suor Consolata lo spiega in uno scritto del 4 agosto 1945, dove afferma: « Fino a quel momento avevo fatto... l'abbandono per tutto ciò che era materiale, ora compresi che dovevo farne l'appoggio per tutto ciò che si riferiva all'anima... compresi allora la perfezione dell'abbandono». E l'apice della sua vocazione, la pienezza della sua realizzazione nel Cuore di Colui che tre secoli prima già aveva rivelato a santa Margherita Maria Alacoque (1647-1690): «il mio divin Cuore è così appassionato d'amore per gli uonuni... che non può più contenere in se stesso le fiamme dell'ardente carità. Si manifesterà così agli uomini per arricchirli dei suoi preziosi tesori che io ti faccio vedere, e che contengono le grazie santificanti e salutari necessarie per sottrarli all'abisso di perdizione ... (E scoprendomi il suo divin Cuore): Ecco il Cuore che ha tanto amato gli uomini, che non ha risparmiato nulla fino a esaurirsi e a consumarsi, per testimoniare loro il suo amore; e per riconoscenza ricevo dalla maggior parte ingratitudine a causa delle irriverenze e dei sacrilegi e a causa della freddezza e del disprezzo che hanno per me in questo sacramento di amore». Ed è dunque svelato pure l'altro mistero della medesima verità: « Dio ha sete della nostra sete » Santa Teresa del Bambin Gesù rispose all'appello divino quando ebbe l'illuminazione di grazia sulla sua missione, che ella espresse nelle famose parole: « Nel cuore della Chiesa, mia Madre, sarò l'Amore! ... Così sarò tutto .. Così il mio sogno sarà realizzato», sogno di amare Dio intensissimamente e sogno di portargli tutte le anime. A lei farà eco suor Consolata quando finalmente le apparirà chiara la sua propria missione, come fissa nella lettera indirizzata al P. Sales il 1° venerdì dell'agosto 1943: «La sera del 29 (luglio) durante la Via Crucis compresi questo: In gremho alla Santa Madre Chiesa devo essere la confidenza. Ma che cosa potevo ora dimostrare questa confidenza? Ricordando le vette bramate e constatando che in fatto di virtù sono sempre a zero, feci il proposito da quell'istante di porre a base delle vette questa confidenza e contando unicamente sull’Onnipotenza divina, di credere, credere fermamente che raggiungerò cio che bramo: amerò cioè Gesù e la Madonna come nessuno li ha amati o amerà mai e salverò anime come nessuno ne ha salvate o salverà mai Da quell'istante non volli più ammettere dubbio in proposito, ma solo credere, fermamente credere di raggiungere tutto con la confidenza che poggia sul mio miserabde nulla e sull'Onnipotenza divina». Nel misterioso legame da Dio stabilito tra i doni e i carismi che nel suo imperscrutabile disegno ha elargito ad anime elette per condurre avanti la Storia della Salvezza nel tempo della Chiesa, è innegabile che tra la Carmelitana di Lisieux e la Cappuccina di Torino ne abbia Posto uno imprescindibile, vitale e continuativo per il suo progetto. Infatti, la chiamata della Betrone prende avvio dalla lettura di Storia di un'anima, poi si sviluppa imprevedibilmente sul cardine dell'impetrare salvezza e misericordia per l'universalità delle anime, portando a maturazione il seme del carisma apostolico e dell'intuizione che fece della misericordia divina il Magnificat di santa Teresina, ed infine anche sul piano personale offre spontaneo il medesimo frutto nella percezione della propria missione ecclesiale per ogni tempo. L'una, nel cuore della Chiesa, si definisce l'amore; l'altra, nel grembo, ne aspira ad essere la confidenza. Il cuore e il grembo sono della stessa Madre, la Chiesa, e richiamano i sentimenti e la vita, la fedeltà e la fecondità, la verginità della sposa e la verginità della madre. L'integrazione è perfetta. Allo stesso modo si collocano in logica successione di crescita l'amore e la confidenza, perché proprio quest'ultima è la perfezione e la verità piena del primo, e non senza perdere di vista la dichiarazione d'amore dello Sposo divino manifestata a santa Margherita Maria Alacoque come una dichiarazione d'amore alla Chiesa-umanità. Un'altra connessione va allora obbligatoriamente ricordata, quella del fine fecondo di tale amore nella confidenza: la Misericordia divina elargita universalmente a chiunque l'invochi. Il principio teologico è incluso esso pure nell'intuizione spirituale che ha meritato a santa Teresina il titolo di Dottore della Chiesa, perché « la giustizia divina che punisce il peccato esiste realmente. Il magistero lo insegna esplicitamente. E di fronte a questa giustizia bisogna tremare come ha veramente trepidato santa Teresa di Gesù Bambino. Ma essa ha capito il cuore di Dio; perciò il suo timore non le impedisce di lanciarsi a vele spiegate sulle onde della confidenza e della misericordia... In una lettera indirizzata il 17 settembre 1896 a suor Maria del Sacro Cuore, dopo aver affermato che solo la fiducia porta all'amore, mentre il timore conduce alla giustizia, santa Teresa sente il bisogno di aggiungere in nota che intende qui parlare della "giustizia severa quale si rappresenta ai peccatori'' e non della ''giustizia che Gesù avrà per coloro che l'amano"… giustizia rivestita di amore. L'originalità di santa Teresa sta proprio nell'aver percepito quanto la giustizia divina per i peccatori pentiti sia pura misericordia » e «unisce perfettamente le esigenze della giustizia con la misericordia». Infatti, « Dio perdona tutto e dona tutto, senza chiedere nulla in cambio eccetto la povertà di spirito », per cui « amiamo la nostra piccolezza, desideriamo di non sentire nulla. E’ la fiducia, e nient'altro che la fiducia che deve condurci all'Amore », perché Gesù «vuole darci gratuitamente il suo Cielo». Poco più di trent'anni dopo incontriamo nell'eredità spirituale di questa verità la via della confidenza di suor Consolata Betrone e quella analoga di suor Faustina Kowalska, alla quale il Signore rivela: « Il Mio Cuore è stracolmo di tanta Misericordia per le anime e soprattutto per i poveri peccatori. Oh! se riuscissero a capire che Io sono per loro il migliore dei Padri... Non trovo il completo abbandono al Mio amore. Tante riserve! Tanta diffidenza! Tanta cautela!... Scrivi questo per le anime afflitte: quando l'anima vede e riconosce la gravità dei suoi peccati, quando si svela ai suoi occhi tutto l'abisso di miseria in cui è precipitata, non si disperi, ma si getti con fiducia nelle braccia della Mia Misericordia, come un bambino fra le braccia della madre teneramente amata ». L'alfa e l'omega del messaggio, che un unica storia di santità sembra voler trasmettere e rendere vitale per i tempi presenti, si congiungono: il cerchio si chiude nell'anelito universale e nelle profondità di Colui che « è fuoco divoratore, un Dio geloso » (Dt 4,24). Al vertice sommo della Fede, della Speranza e della Carità, suor Consolata ha elevato ella pure il proprio Magnificat all'Altissimo che ancora una volta, per sola Misericordia, affidandole il Messaggio d'amore, « ha guardato all'umiltà della sua serva » e « ha spiegato la potenza del suo braccio » (Lc 1,48.49), poiché « il Suo sguardo si volge sull'umile e su chi ha lo spirito contrito, e su chi teme la Sua parola » (cf Is 66,2). La supplica: Gesù, Maria vi amo, salvate anime diviene pertanto, in grembo alla Chiesa, per la confidenza della piccolissima anima della Cappuccina di Torino, «calice della salvezza alzato per i molti» (cf Sal 116,13).
5. L'«umile fatica» del Padre Lorenzo Sales
«Favorita da Dio di grandi doni, suor Consolata passò tuttavia inosservata nella sua piccola Comunità; non solo, ma gli stessi doni divini nulla mai tolsero allo sforzo della creatura protesa verso la vetta della santità. Ogni passo nella via della perfezione le costò violenza: e ciò sempre, fino all'ultimo della sua vita, in lotta serrata contro i difetti che non le mancarono, come non le mancarono tentazioni, talora violentissime, un po' contro tutte le virtù. Sua caratteristica fu la generosità, la tenacità, l'ardore di combattente. Nella dedizione di sé a Dio e al prossimo non conobbe misure o riserve. Come già santa Teresina, di cui è gloriosa conquista, suoi Consolata ricevette da Dio una particolare missione e vocazione. La sua missione (per il compimento della quale, dietro richiesta divina, si offrì vittima) è in favore di quelli e di quelle che ella amava chiamare i suoi Fratelli e le sue Sorelle: le anime sacerdotali e religiose che hanno prevaricato. La sua vocazione particolare fu quella dell'amore: integrare, a così dire, la dottrina di santa Teresina sulla piccola via d'amore, dandole una forma concreta, pratica, accessibile a tutte le anime che vi si sentono chiamate. Tale dottrina o via d'amore può racchiudersi nei seguenti tre punti, che formano il substrato degli insegnamenti di Gesù a suor Consolata: 1. Un atto incessante d'amore (col cuore). 2. Un "sì' a tutti, col sorriso, vedendo e trattando Gesù in tutti. 3. Un "sì" a tutto (a tutte le divine richieste) col ringraziamento. I quali tre punti troviamo compendiati in quest'altra formula: Non perdere un atto d'amore, un atto di carità, un sacrificio da una Comunione all'altra. Si tratta, dunque, di un vero programma di vita spirituale, in cui sono campendiati i doveri dell'anima verso Dio, verso il prossimo e verso se stessa. Osservando tuttavia (sempre secondo gli insegnamenti divini) che la fedeltà al "sì" a tutti e al "sì" a tutto viene facilitata dalla fedeltà all'incessante atto d'amore, che costituisce perciò la ragion d'essere della nuova manifestazione misericordiosa del Cuore di Gesù. In questo opuscolo tratteremo esclusivamente dell'incessante atto d'amore. Quale la nostra parte m questo lavoro? Quella di semplice compilatore: coordinare la materia secondo un nesso logico, corrispondente allo scopo prefissoci. Di nostro vi abbiamo aggiunto pochissimo, il puro necessario per collegare i diversi punti con qualche breve rifiessione o dilucidazione, là dove esse ci parvero necessarie o di utilità al lettore. Lo stile è quello che è: piano e popolare. Non sapremmo fare di più e neppure, potendolo, l'avremmo fatto per non intralciare i disegni di Dio nel divulgamento di questa dottrina. Crediamo anzi che Gesù abbia scelto per tale compito lo strumento meno adatto, onde meglio apparisse che chi ha fatto e fa tutto, è Lui; e perché la dottrina dell'uomo, per lo più astrusa, non avesse a soverchiare la Sua, sempre così semplice e chiara, di cui ogni parola è luce, verità e vita. L'opuscolo, o meglio la dottrina in esso contenuta, è per tutte le anime? A parer nostro bisogna distinguere ciò che è la vita d'amore in genere, da ciò che è la pratica della vita d'amore secondo un determinato metodo. Nel primo caso, queste pagine sono indubbiamente per tutti, essendo per tutti il grande comandamento dell'amore di Dio; le divine lezioni, ivi contenute, altro non sono, in sostanza, che un insistente richiamo all'osservanza di detto comandamento: di cui fa parte non solo l'amore, ma la perfezione dell'amore. Per quello invece che riguarda la pratica della vita d'amore secondo il metodo insegnato da Gesù a suor Consolata, la cosa cambia. Qui le divine lezioni (benché sotto alcuni aspetti utilissime a tutti) sono evidentemente rivolte a un numero piuttosto ristretto di anime: a quelle cioè - Religiose o no - che, favorite di una particolare vocazione d'amore e quindi dell'attrattiva alla vita d'amore, desiderano viverla in tutta la sua perfezione. Comunque, una cosa ci pare certa: che nulla vi si contiene che possa in alcun modo interferire nello spirito proprio di ciascuna Congregazione Religiosa, sia essa di vita contemplativa o attiva; al contrario, potra molto giovare a mantenerlo in vigore o a farlo rifiorire, col portare le anime al perfetto esercizio dell'amore verso Dio, della carità vicendevole e della mortificazione cristiana: che sono i tre essenziali requisiti della vita e perfezione religiosa. Tutto ciò a prescindere dalle promesse divine che incontreremo. Gesù vuole la rinnovazione spirituale del mondo, ma la vuole attraverso una ripresa più vigorosa di vita soprannaturale nelle anime e, in primo luogo, nelle anime a Lui consacrate. Sarà il lievito divino, che farà fermentare la massa. Al Cuore Sacratissimo di Gesù, per mezzo del Cuore Immacolato di Maria, affidiamo l'umile fatica, pregandoLo di volerla benedire, per l'avvento del suo regno d'amore nel mondo». E così, infine, scrive il P. Lorenzo Sales, autore «redattore e compilatore» del testo che ripresentiamo al lettore del secolo XXI con i debiti aggiornamenti linguistici e di corredo critico. «Missionario di fuoco», come lo definì una felice biografia, la sua vita fu destinata a cambiare allorché, dopo aver predicato un corso di Esercizi Spirituali alle Clarisse Cappuccine di Borgo Po di Torino, ne divenne confessore ordinario. Qui, nel 1934, incontrerà suor Maria Consolata Betrone della quale, dopo alcune reticenze, accetterà di essere Direttore Spirituale. Non solo, poco alla volta assorbirà e vivrà della sua spiritualità anzi, come disse il P. Vittorio Merlo Pich, «diventerà egli stesso un piccolissimo destinato da Gesù a spiegare al mondo questo messaggio». Tutto ciò fa di lui sia un testimone privilegiato della vita e del messaggio di suor Consolata, sia, specialmente, un prezioso ed insostituibile interprete e diffusore dell'Opera del Signore. Il libro Il Cuore di Gesù al mondo è pronto già nel 1948, appena due anni dopo la morte della Betrone, e consta di 320 pagine intente a presentare significati spirituali e teologici dell'atto di amore contenuto nel Messaggio dato da Gesù, e ampiamente riportatovi, alla Cappuccina di Torino. In pochi mesi la prima edizione di 5000 copie era esaurita. Nel 1952 la quinta edizione raggiungeva le 100.000 copie e veniva tradotta pure in francese, spagnolo, olandese, cinese e giapponese. Fino al 1983 le ristampe continuano con oltre mezzo milione di copie. L'ultima edizione del 1989 fu a cura del « Gruppo di Preghiera Madre del Divino Amore» di Milano. Di Padre Sales è stato detto che viveva quello che scriveva, fino ad essere considerato, dopo la morte, un «profeta del perdono del Signore, l'uomo della misericordia, della speranza e dell'amore ». Grazie a questa che egli definì « umile fatica », continua ad esserlo. Come suor Consolata, tramite il Messaggio e la sua intercessione dal Cielo, ancora porta anime al Signore, così Padre Lorenzo continua ad essere « un missionario di fuoco » tramite uno scritto che lo vede araldo ardente della misericordia divina nella quale attirare le anime e, dunque, senza dubbio, efficace collaboratore della Nuova Evangelizzazione. Questa, infatti, il magistero del Pontificato di Giovanni Paolo Il ha inteso destare in Cristo Redentore dell'uomo e stimolare nello Spirito Santo che è Signore e dà la vita, affinché l'uomo contemporaneo riscopra la « Buona Novella » del Padre, ricco di misericordia, nelle cui braccia ritornare. Scrive il Papa: « Un'esigenza di non minore Importanza, in questi tempi critici e non facili, mi spinge a scoprire nello stesso Cristo ancora una volta il volto del Padre che è "misericordioso e Dio di ogni consolazione" (2 Cor 1,3)», in quanto « l'uomo e la sua vocazione suprema si svelano in Cristo mediante la rivelazione del mistero del Padre e del suo amore. E per questo che conviene ora volgerci a quel mistero: lo suggeriscono molteplici esperienze della Chiesa e dell'uomo contemporaneo; lo esigono anche le invocazioni di tanti cuori umani, le loro sofferenze e speranze, le loro angosce ed attese ... Oggi desidero dire che l'apertura verso Cristo, che come Redentore del mondo rivela pienamente l'uomo all'uomo stesso, non può compiersi altrimenti che attraverso un sempre più maturo riferimento al Padre e al suo amore ». Ed è quanto, ancora, vuol dire « il Cuore di Gesù al mondo ».
TRATTI BIOGRAFICI DEL PADRE LORENZO SALES
Padre Lorenzo Sales nacque a Sommariva Bosco (Cuneo) il 13 aprile 1889 in una numerosa famiglia piemontese, in cui ricevette solida educazione umana e cristiana. Attratto poi dall'immagine della Vergine Consolata, sentì il desiderio di essere missionario. Nel 1907, a Torino, viene accolto nell'Istituto Missioni Consolata da poco fondato, per formare e consolidare la propria vocazione. Avrà come guida lo stesso Fondatore dell'Istituto, il Beato Giuseppe Allamano. il 23 dicembre 1911, con sua grande gioia e tra la soddisfazione della giovane comunità, il Sales fu consacrato sacerdote del Card. A. Richelmy. il Venerato Fondatore, ringraziando il Signore per quel dono, ebbe allora a dire di Padre Lorenzo: « E a me carissimo! ». Nel 1914 Padre Sales parte per la missione in Kenya, ma nel 1920 già viene richiamato a Torino per assumere la direzione e la redazione della rivista ufficiale dell'Istituto: La Consolata. il suo zelo apostolico e le sue doti oratorie lo impegnano nell'animazione missionaria per l'Istituto in tutta Italia e come animatore delle Pontificie Opere Missionarie. Inoltre, rappresenta l'Istituto al Consiglio dell'Unione Missionaria del Clero a Roma. Sono molti i missionari e le missionarie che devono la loro vocazione ad un incontro, consiglio o conferenza di P. Sales. Nel 1922 è Segretario del primo Capitolo generale dell'Istituto e viene eletto Segretario generale della Congregazione. Dopo la morte del Fondatore, gli è assegnato il compito di scriverne la biografia e, più tardi, di ordinarne gli insegnamenti. Per i nuovi impegni abbandona il grande pubblico, ma tiene corsi di predicazione nei monasteri e nelle case religiose. Nello svolgimento di questo ministero incontra la cappuccina suor Consolata Betrone. Nel 1948 P. Sales si ritira presso le Suore Missionarie della Consolata a S. Mauro Torinese, dove trascorrerà gli ultimi 24 anni in vita quasi eremitica, dedito per lo più al ministero delle confessioni. Qui si spegne il 25 febbraio 1972 in concetto di santità. Fu un missionario di fuoco, ardente di amore di Dio, capace di contagiare gli altri dello stesso slancio nello spirito di preghiera e nell'osservanza religiosa: fu straordinario nell'ordinario.
QUADRO CRONOLOGICO DELLA VITA DI SUOR CONSOLATA
(Pierina Betrone)
903. 6 aprile. Nasce in Saluzzo (CN) Pierina Betrone da Pietro e da Giuseppina Nirino, sposata in seconde nozze. Dalla prima moglie Giovanna Viano, Pietro ebbe 18 figli, e dalla seconda ne ebbe 6. Pierina è la secondogenita di questa ulteriore nidiata. 8 aprile. Battesimo. 1904 Trasferimento della famiglia Betrone a Torino, dove gestisce una panetteria. 1909. Nuovo trasferimento della famiglia ad Airasca per aprirvi una panetteria con annessa trattoria, che sarà gestita fino al successivo trasloco del 26-2-1917 a Torino. s.d. Prima Comunione. s .d. Cresima. 1916. s.d. Per le vie di Airasca (TO), dove ora risiede la famiglia, le sale alle labbra, con un'intensità mai conosciuta prima, una giaculatoria: “ Mio Dio, Ti amo!”. E’ la prima chiamata dell'« Amore Eterno » che l'ha scelta e destinata ad una missione particolare. 8 dicembre. In una Comunione generale delle Figlie di Maria, sente per la prima volta nel suo cuore Gesù che le dice: « Vuoi essere tutta mia? », rispose: « Gesù, sì ». 1917. 26 febbraio. La famiglia Betrone trasloca a Torino dove rileva un avviatissimo negozio di paste alimentari e granaglie. 1924. s.d. Legge la biografia di santa Teresa del Bambino Gesù. Rimane colpita dalla frase: « Gesù! Vorrei amarlo, tanto amarlo, come nessuno lo ha amato mai! ». 1925. 1° novembre-26 gennaio. Contrasto con i familìati per la sua vocazione religiosa: Pierina « non si nutrì che di lacrime ». 26 gennaio. Entra tre le « Figlie di Maria Ausiliatrice » di Don Bosco. 5 agosto. Vestizione religiosa. Inizia il noviziato a Pessione (TO). 28 dicembre. Torna a Casa Madre. La sua vocazione salesiana è in crisi. 1926. 17 aprile. Esce dall'Istituto e torna a casa in via S. Massimo a Torino. 1927. s.d. Scriverà poi: « Non avevo ancora 25 anni perciò andai a "battere" (= bussare) ai conventi di penitenza». Entra allora tra le Taidine del Cottolengo. 1928. 19 agosto. Passa nella famiglia di santa Marta. E di nuovo in crisi. 26 agosto. Esce dalla « Piccola Casa» col rammarico dei superiori. 1929. 17 aprile. Entra nel monastero di Borgo Po a Torino. Scriverà poi, tuttavia: « Nulla mi attira tra le Cappuccine». 8 maggio. Riceve due grazie dalla Madonna di Pompei e da santa Teresa del Bambino Gesù: quella di essere liberata dagli scrupoli e quella di sentire nuovamente un ardente desiderio di perfezione. È l'inizio della sua vita mistica. 1929-1939 Cuoca, portinaia, ciabattina al Monastero delle Cappuccine di Borgo Po in Torino. 1930. 2 frbbraio. Capitolo di accettazione alla Vestizione religiosa di suor Consolata Betrone. 28 febbraio. Vestizione religiosa. 1931. 6 aprile. Voti temporanei. 1934. 11 febbraio. Capitolo di accettazione alla Professione Solenne di Consolata Betrone. 29 marzo. Giovedì Santo. Durante il ritiro che precede la sua Professione Solenne, suor Consolata riceve dalla « Voce » un preciso invito a « offrirsi vittima per i suoi "Fratelli e Sorelle" ed ella aderisce con slancio ». 31 marzo. Sabato Santo. Suor Consolata aggiunge: « Accetto tutto il dolore che al Padre piacerà di inviarmi... per tuo amore [Gesù], per provarti che ti amo... e per salvarti anime... E l'inizio della sua « missione ». 8 aprile. Professione Solenne. 17 agosto. Gesù preannuncia 1'« Opera delle Piccolissime ». 1935. giugno. Gesù le suggerisce il voto dell’incessante atto d'amore. 1936. luglio. Nasce l'« Opera delle Piccolissime » già annunciata da Gesù il 17 agosto 1934. Da questo momento in poi la cronologia si fa più affollata. Le date si susseguono ravvicinate e ricordano, citandoli, pensieri, propositi, locuzioni con la « Voce ». 1938. 31 maggio. Apertura del Monastero di Moriondo. 1939. 22 luglio. Suor Consolata si trasferisce a Moriondo. 1939-1945. Cuoca, portinaia, ciabattina, segretaria, infermiera al Monastero delle Cappuccine di Moriondo Moncalieri. 1940. 10 giugno. L'Italia entra in guerra a fianco della Germania. 1940-1945. L'ascetica dell'appetito. L'apostolato della fame. Suor Consolata si priva del già scarso cibo, specialmente del pane, a favore delle Consorelle più bisognose. 1941. 21 agosto. Decreto della Curia Arcivescovile di Torino per l'istituzione in perpetuo a Moriondo della giornata dell'adorazione il 1° Venerdì del mese, caldeggiata da suor Consolata. 1942. gennaio. Suor Consolata sente già il venir meno delle forze. Dicembre. Da Torino bombardata sfollano a Moriondo le Consorelle Cappuccine di Borgo Po e San Vito. La Comunità si adopera con sacrifici e rinunce per accogliere il meglio possibile. Consolata moltiplica i suoi già gravosi impegni. 1943. 19 aprde. Accompagna il medico da una sorella inferma. il dottore che sommariamente visita anche lei, dice: «Questa suora ha un cuore che soffia, soffia... « Tutto il 1943 passò… nel sacrificio diurno e notturno, in una continua sofferenza fisica. Né il nuovo anno poteva recarle alcuna possibilità di miglioramento », scrive Padre Sales. 1944. febbraio. Prime avvisaglie dell'ultima malattia. Per far piacere alla Madre si sottopone ad una nuova visita medica. Dice il medico: « Questa Suora non ha mali, è distrutta!». 26 novembre. Suor Consolata dice: « La Madre (Badessa) stamane era impressionata perché Consolata non è solo pallida, ma trasparente». 1945. febbraio. La salute va peggiorando: « Si fece di tutto per curarla, ma il Signore intervenne: non fu possibile trovare ciò che le avrebbe fatto bene », scrive P. Sales. 22 luglio. Rinnova, con i suoi voti privati di confidenza e di vittima, anche quello di abbandono. 4 novembre. Dopo visite mediche e radiografie si decide per il sanatorio. Parte per Lanzo Torinese. I medici riscontrano subito l'impossibilità di curarla con pneuma toracico per le molte aderenze, l'impossibilità dell'intervento per rimuoverle a causa dell'alta febbre (39°-40° e più). 16 novembre. Viene trasferita al sanatorio « San Luigi» di Torino. 1946. 3 luglio. Ritorna al monastero di Moriondo 9 luglio. Ha una crisi assai grave, si teme di perderla. Le è amministrata l'Estrema Unzione. Nel pomeriggio le viene portato in forma solenne il Santo Viatico. Riceve le commissioni per il Paradiso. 18 luglio. Ore 6 del mattino muore santamente. 20 luglio. Preceduta dalla Messa di suffragio ha luogo la sepoltura. Viene sotterrata nel Cimitero di Moncalieri. Sulla sua tomba una lastra marmorea reca inciso il suo nome e il suo atto d'amore: « Gesù, Maria, vi amo, salvate anime!». 1958. 17 aprile. Traslazione della salma dal cimitero di Moncalieri al Monastero di Moriondo. 1995. 8 febbraio. A Torino, apertura del Processo di Beatificazione. 1999. 23 aprile. Chiusura del Processo Informativo a Torino. Invio della Causa di Beatificazione a Roma.
Capitolo I
ALLA SEQUELA DI SANTA TERESINA
1. Suor Consolata e «Storia di un'anima»
La via dell'infanzia spirituale come insegnamento non è una novità, né viene dagli uomini: si trova nel Vangelo. Santa Teresina ebbe il merito di aver compreso, con una certa più geniale intuizione, questo punto particolare degli insegnamenti del Maestro divino e di averlo applicato all'insieme della vita spirituale, additandone al mondo la pratica col suo esempio. Di questa vita spirituale, del suo valore per la santificazione delle anime e dell'apostolato e della sua aderenza alle necessità spirituali dei nostri tempi, già è stato detto e scritto: qualunque aggiunta da parte nostra, oltre che superflua, sarebbe temeraria. Ma assai più delle parole valgono i fatti a provarla. Chi può dire il numero di anime ricondotte a Dio dalla santa Carmelitana? O che si santificarono seguendo la sua piccola via d'amore? Suor Consolata è una di queste. Fu la lettura di Storia di un 'anima a conquistare Pierina quando, ragazza, era desiderosa di darsi a Dio, benché incerta ancora sulla via da percorrere. Scrive infatti nei suoi appunti autobiografici: « Un lunedì d'estate del 1924, una compagna, Gina Richetto, mi prega di tenerle un libro; sarebbe passata a riprenderlo. L'apro... è la Storia di un'anima. Dopo cena salgo sull'ammezzato che dà sul negozio e lì, alla luce del lampione della strada, incomincio e proseguo a leggere la vita di santa Teresina. Una commozione nuova m'avvolge scorrendo quelle pagine. Comprendo di essere appunto quell'anima debole che il Signore ha trovato: "Se per impossibile il Signore trovasse un'anima più debole della mia, ecc... " Ma ciò che irresistibilrnente mi attrae, è l'invito delle piccole anime, è il vivere d'amore, è quel "Gesù vorrei amarLo tanto, amarLo come nessuno Lo ha amato mai". E allora nella mia anima avviene qualcosa di soavemente dolce, di dolcemente forte. Con il viso fra le mani ascolto la divina chiamata e questa si fa sentire al cuore, pressante, urgente... Era la voce della grazia che, mentre stimolava Pierina a troncare ogni esitazione nei riguardi della vocazione religiosa, indicava alla sua anima la via da percorrere: la piccola via d'amore. Che poi non si trattasse d'una semplice e passeggera impressione, ma di una profonda azione della grazia, ella ne avrà più tardi esplicita conferma da Gesù stesso che le dirà (27 novembre 1935): Santa Teresina scrisse: « O Gesù, perché non mi è possibile dire a tutte le piccole anime quanto la tua condiscendenza è ineffabile?... Sento che se per assurdo tu trovassi un anima più debole, più piccola della mia, ti compiaceresti di colmarla di favori ancora più grandi, qualora si abbandonasse con fiducia completa alla tua misericordia infinita ». Ebbene, Io l’ho trovata l'anima debolissima, che si è abbandonata con piena fiducia alla mia misericordia infinita: sei tu, Consolata, e per te opererò meraviglie che sorpasseranno i tuoi stragrandi desideri. Suor Consolata è, dunque, una gloria di santa Teresina, perché da lei conquistata alla piccola via d'amore: scelta da Dio a confermarne la dottrina e a rivestirla di forma concreta.
2. Uno stesso spirito
Suor Consolata ebbe doni straordinari, come visioni e locuzioni divine, ma a parte il fatto che anche nella vita di santa Teresina lo straordinario non manca, va osservato che si tratta di doni gratuiti che l'anima non può rifiutare, come pure non deve cercarli; le basta non esservi attaccata oltre il conveniente e dare ad essi il giusto valòre in ordine alla propria santificazione. Così fece suor Consolata: fino a che ne fu favorita, se ne senti profondamente indegna e umiliata; quando poi ne fu privata, non si alterò e tanto meno indietreggiò di un pollice nell'eroica fedeltà alla grazia. Riscontriamo, invece, nella sua vita tutti i caratteri dell'infanzia d'amore. spirituale, primo e il più essenziale: la vita. Sarà bene riportare qui alcuni pensieri di santa Teresina al riguardo: « [Gesù] non ha affatto bisogno delle nostre opere, ma solamente del nostro amore... Ciò che [il cuore d'un bambino piccolo] chiede è Amore!.. Egli sa una cosa sola: amarti, o Gesù!... Le opere clamorose gli sono vietate: non può predicare il Vangelo, versare il suo sangue... Ma che importa? I suoi fratelli lavorano al posto suo e lui, piccolo bambino, si mette vicinissimo al trono del Re e della Regina, ama per i suoi fratelli che combattono... O mio Gesù, ti amo! Amo la Chiesa mia Madre, ricordo che il più piccolo moto di puro amore le è più utile che non tutte le altre opere messe insieme" » Ed ecco ora una pagina di suor Consolata: « Stamane (2 agosto 1935) mi sono domandata: perché mai alle piccole anime Tu, o Gesù, ti doni con tanta tenerezza e le circondi con tutte le tue cure e provvedi a tutti i più minuti particolari... perché? E la luce è entrata nella mia anima. Nel santo Vangelo, dopo le divine parole: Lasciate che i bambini vengano a Me e non glielo impedite, perché a chi è come loro, appartiene d regno di Dio (Mc 10,14), c'è una parola che mi rivela il tuo Cuore materno: E prendendoli tra le braccia e ponendo le mani sopra di loro, li benediceva (Mc 10,16). Non solamente li hai benedetti ma, lasciato libero sfogo al tuo Cuore divino, li hai abbracciati. Allora, in un quadro, vidi la grande famiglia umana: i figli maggiori che lavorano e guadagnano e, se bravi formano l'orgoglio dei genitori; e i più piccoli che fanno nulla, proprio nulla, ma amano e tengono la parte più considerevole nel cuore materno. Perché dimmi, o Gesù, quand'è che gode di più una mamma? Quando suo figlio la onora con il felice risultato dei suoi studi o che so io, oppure quando - piccolo - le appartiene totalmerte e può fasciarlo, sfasciarlo, stringerlo al cuore a piacimento, donargli tutte le tenerezze?... Oh, la gioia che prova una mamma presso la culla del suo caro bimbo, nessuno potrà ridirla mai! Come nessuno potrà dire chi gode di più: se il bimbo a ricevere tante carezze o la madre nel prodigarle. Per il pargolo suo i vestitini piu belli, le cose più delicate e se, per caso impossibile, quel bimbo rimanesse sempre piccolo, la mamma continuerebbe a prodigargli cure e tenerezze senza stancarsi mai, per tutta la vita. Portando questo ragionamento nel campo spirituale, mi sembra una perfetta immagine di quel che Gesù fa con le piccole anime. Queste sono sue, esclusivamente sue e Lui, con tenerezza materna, prepara ad esse gli abiti più belli di virtù. E poiché, come i bambini, esse sono indifferenti, può vestirle di virtù o svestirle a piacimento, può stringerle al Cuore o lasciarle in un angolo: esse rimangono felici ugualmente, purché possano amarlo, purché possano vivere Sotto il suo divino sorriso, purché possano offrirgli qualcosa per aiutarlo a salvare anime. La gioia più grande che si può gustare sulla terra è possedere Dio, ma Dio solo; allora si gode un paradiso anticipato. E le piccole anime lo godono... » . Che poi, per piccole anime si debbano intendere non solo le anime innocenti, ma quelle che con l'amore vogliono riparare e riconquistare il tempo perduto, suor Consolata ci tiene a farlo sapere, mettendo se stessa nel numero di queste. « Come è buono Gesù e con quale tenerezza materna. Egli porta fra le sue braccia divine coloro che bramano conservarsi piccoli al suo cospetto! Come si piega verso di loro per appagarne tutti i desideri, per compierne tutte le volontà, anche se queste anime, ricche solo di desideri, hanno avuto la somma sventura di offendere il Signore, come Consolata!... Oh, solo Gesù sa dimenticare tutto e anzi gode sovrabbondare in grazia, dove prima sovrabbondò la colpa ». Così infatti fu per suor Consolata e così sarà per tutte le anime, innocenti o peccatrici, che vorranno seguirla nella stessa via d'amore. Riporteremo ancora, a conferma di questo suo trasporto per la santa infanzia spirituale, alcuni aneddoti di vita intima cappuccina, dove aleggia lo spirito di san Francesco e nei quali si sente come la fragranza dei suoi Fioretti. « Un giorno venne in cella una probanda, per sandali. Le feci osservare che, non abituata a portarli, per i primi giorni le avrebbero fatto male ai piedi. - No, Suora, noi a casa siamo poveri, poveri operai e portare sempre i sibret (pianelle) non potevo e allora d'inverno portavo sempre i sòccoli. - Queste parole me le disse con tanta espressione di convincente umiltà, che ne fui commossa. Se fossi stata ricca, avrei messo ai suoi piedi tutti i sibret possibili E quando più tardi la vidi, come si usa da noi per la novena di san Francesco, chiedere alla porta del Coro l'elemosina di preghiere per ottenere la grazia di trarre profitto dai santi esercizi, al suo tono umile, supplichevole e fiducioso, non potei trattenermi dal chinarmi verso di essa e dirle: - Sì, pregherò il Signore che la faccia una gran santa! - In quel giorno compresi perché il Cuore di Gesù si chinò con tanta misericordiosa condiscendenza verso i piccoli, gli umili: è perché la nostra debolezza lo conquista; Lui non può resistere a tanta nostra miseria ed essendo ricco, dona tutti i sibret possibili! ». « Un pomeriggio sostai alcuni istanti presso l'orto e mi sedetti su d'una panca. I pulcini, credendomi la loro buona dispensiera, mi circondarono ben presto, prendendo d'assalto il mio grembo e poi s'allinearono tutti sull'orlo dello schienale della panca. Pensavo al Padre san Francesco e li lasciai fare indisturbati e poi sentii il bisogno d'imprestar loro il mio cuore, perché potessero anche loro amare, quanto lo bramo io... Uno di essi, essendomi rimasto in grembo, tentai accarezzarlo, ma s'impaurì e il suo cuoricino prese a battere forte forte. Volli calmarlo, perciò lo strinsi a me e lo tenni presso il mio cuore, finché fu tranquillo. Ci prendeva gusto, se ne stava queto, ma io lo lasciai andare a raggiungere i compagni e ritornai in Coro ad adorare Gesù... Non pensavo più a questo fatto insignificante, ma la grazia me lo illustrò: se Consolata aveva avuto compassione di quel povero pulcino, solo perché spaurito, e aveva sentito il bisogno di stringerselo al cuore per tranquillizzarlo, quanto più il Cuore di Gesù, che è Cuore umano, sentiva compassione della povera anima mia, sentiva il bisogno di stringermi al suo divin Cuore! E poiché al mattino avevo commesso una mancanza contro la carità e quindi me ne ritenevo indegna, un altro pensiero confortò la mia mente: che merito aveva quel pulcino, che io giungessi a stringermelo al cuore, ad accarezzarlo? Nessuno; la compassione m'aveva spinta semplicemente a ciò fare. Ebbene, la stessa compassione spingeva Gesù verso la povera anima mia...». «Qui, dalle Cappuccine, Gesù è veramente a nostra disposizione e si vive presso il suo tabernacolo con una familiarità indescrivibile. Gesù deve goderne, perché quando nelle preghiere e devozioni particolari ci avviciniamo a Lui, Egli ci avvolge, ci fa sentire la sua divina presenza in modo tutto speciale, intimo, affettuoso... Non so, il portarmi a pregare presso il tabernacolo mi sembrava un po' farisaico per me, che avrei dovuto imitare il povero pubblicano del Vangelo; ma una soave immagine rappresentante Gesù che accarezza i bimbi, mi ha tolto ogni timore; perché ho compreso che non solo l'anima ha bisogno di pregare presso Gesù vivo, ma è ancora Gesù, il suo divin Cuore, che gode nell'averci vicino a Sé, senza tant'etichette, come i bimbi dell'immagine, che andavano a gara a chi poteva stringersi più vicino a Lui ».
3. Le divine preferenze...
Gesù, da parte sua, interveniva non di rado a confermarla in questi sentimenti e propositi d'infanzia spirituale. Già nelle visioni intellettuali di cui era favorita, sempre quando Gesù la stringeva al Cuore divino, ella vedeva se stessa o, meglio, vedeva la sua anima in figura d'una bimba di pochi anni. Poi c'erano i divini insegnamenti, sui quali cediamo a lei la parola. «Nei primi anni ch'ero fra le Cappuccine, l'amore a Gesù lo facevo consistere nel lavorare tanto; ma Gesù, già al cominciare dei santi esercizi della prima Professione, m'aveva detto: Tu ti affanni per troppe cose; una cosa sola ti è necessaria: amarmi! ». «Nella Pentecoste del 1931, in Coro durante la meditazione, Gesù volle da me un giuramento. Lo ricopio: O Gesù, ti ho giurato e lo credo fermamente, che la via da seguire è per me la via dell'amore. In essa completamente mi abbandono, di essa mi fido e, annullando tutti i propositi passati, da oggi all'ultimo respiro, fidando in Te, ti prometto di vivere d'amore, con un incessante atto d'amore, compiendo tutto con amore, nulla cercando se non amore! ». « il cammino da percorrere era segnato e mi trovai in piena luce. Comprendevo che Gesù nella mia anima voleva fare Lui e una volta, che mi si volle far adottare un metodo durante i santi esercizi e Consolata volle dare ascolto alla creatura, il Creatore sciolse tutto, immergendomi in lavori urgenti; cosicché per l'anima mia, per letture e rillessioni, dovetti scegliere la notte, l'ora dopo Mattutino. E quel che compresi fu: che avevo più bisogno d'amare che di pensare ». « E tutte le volte che volli cedere agl'inviti di penitenze straordinarie in più della regola, la luce si eclissava e io mi trovavo fra tenebre e angustie. Ebbi infatti, in quei tempi, desideri ardentissimi di penitenza; mi fu concessa libertà assoluta e ne approfittai. Per fortuna, avevo Gesù in me che sapeva imporsi, altrimenti mi sarei rovinata la salute. Ciò che preferivo a tutto era la disciplina a sangue, che facevo con catene a punte, nel solaio. C'era l'obbedienza e il desiderio di lavare nel proprio sangue le colpe passate; e Gesù volle appagarmi in questo desiderio e mi lasciava fare e mi aiutava, perché non venissi scoperta. Ma ben presto Egli venne a dissuadermi, coi fatti prima e poi con l'obbedienza, che questa non era la sua volontà e che le anime le avrei salvate con una vita più semplice, e che in questa via mi sarei fatta santa ». « C'era un'anima da portare a Dio: un anima che, nei sessanta e più anni di vita, non aveva mai avuto il conforto di una assoluzione né la gioia di una Comunione. Pregai Gesù a dirmi tutto quello che voleva da me, purché mi desse quell'anima. Ed Egli: Dormirai una settimana sull'asse farai la disciplina tutti i giorni, porterai per tutta la settimana due catenelle e Io ti darò quest'anima. La Madre concesse: se Gesù convertiva quest'anima, Consolata avrebbe continuato nella via delle penitenze straordinarie, altrimenti no: nella conversione di quest'anima, la Madre avrebbe conosciuto il volere divino a mio riguardo. Il giorno fissato e atteso giunse, ma quell'anima dichiarò: « di non aver paura dell'inferno », altro che convertirsi! Quel mattino stesso riportai alla Madre ogni strumento di penitenza che possedevo, per non riprenderli mai più. Versai anche qualche lacrima, perché Gesù m'aveva... ingannata; invece Gesù aveva permesso quell'umiliazione per stabilirmi definitivamente nella via d'amore». « Avvicinandosi il santo Natale (1934), mi prese nuovamente un gran desiderio di prepararmi con qualche penitenza straordinaria, almeno con la catenella. E Gesù: La catenella per venirmi incontro sia non perdere un atto d'amore. « Altra volta volli impormi una novena di mortificazioni nel cibo, per ottenere grazie e benedizioni sugli esercizi spirituali dettati da un pio Sacerdote e la conseguenza fu: venti giorni di proibizione del digiuno di regola! Questo non mi sarebbe capitato se Gesù, con ciò, non avesse voluto farmi comprendere che per Consolata non voleva né catenelle, né discipline, né penitenze in più della regola; nulla di questo, ma solo il dovere, la Regola e l'amore. Oh si, un incessante atto d'amore! Solo questo, nient'altro che questo, perché l'amore è tutto e, nella pratica di questo amore, si praticano tutte le virtù ». « Nel maggio del 1935, il nuovo confessore ordìnano cominciò fra noi il suo santo ministero e, in una delle prime confessioni, mi disse: "Tutte le settimane vincere un difetto, allora le sue confessioni saranno buone e lei non avrà perso tempo e avrà rallegrato il Cuore di Gesù". Accolsi il consiglio con gioia e radunai tutti gli sforzi per vincere un difetto alla settimana: ma preoccupata solo più di giungere alla settimana seguente, senza aver detto una parola inutile o ammesso un pensiero inutile ecc., io non pensavo più ad amare e la Santissima Vergine un giorno mi disse: Tu ti perdi in tante minuzie e non dai a Gesù quello che unicamente ti chiede. L'ultima sera invano desidererai di poter vivere per fare ancora un atto d'amore, sarà troppo tardi. Compresi e mi applicai nuovamente ad amare » « Una sera, a meditazione, mi sentii pervadere da una direi - violenta commozione, mentre una voce, che voleva essere la divina, mi prediceva dolori e dolori e dolori: "E giunta la tua ora... cos'hai fatto finora per le anime? Nulla...". Mi abbandonai al divin volere e ritrovai la pace. Respinsi quella voce, pensando a ciò che Gesù mi aveva detto e non tardai a scoprire l'inganno nemico, che intendeva togliermi dalla mia semplice via d'amore». « Ora sono pienamente felice, mi sento sulla retta via, proprio quella che Gesù vuole. Non mi rimane che viverla questa vita, sino a morire d'amore!... SI, o Gesù, lo so che ciò che tu brami da me è l'amore, nient'altro che l'amore. Seguire altra via è ingannare me stessa, è perdere tempo ».
4. ... e le divine compiacenze
Gesù stesso si degnava di manifestarle di tanto in tanto la propria compiacenza per questo suo mantenersi in spirito e stato d'infanzia spirituale. E innegabile che suor Consolata ebbe da Dio grandi doni e grazie straordinarie. Perché? La risposta gliela dava Gesù stesso ed è di tal natura, da dissipare le diffidenze che taluni potrebbero concepire sul conto di quest'anima: quasi che, per il fatto di aver avuto anche lei i suoi difetti, fosse immeritevole dei doni divini. Ciò procede dall'errato giudizio che ci facciamo di queste grazie gratis datae o carismi, come le chiama san Paolo. Le diceva dunque Gesù (15 dicembre 1935): Vedi, Consolata, le creature sogliono misurare la virtù di un'anima con le grazie che Io a lei concedo e s'ingannano: perché Io sono libero di agire come voglio. Per esempio, è la tua virtù che merita le grazie grandi che ti ho concesso? Povera Consolata, tu non hai virtù, tu non hai meriti, hai nulla. Avresti le colpe, ma queste non esistono più, perché Io le ho dimenticate per sempre. E allora perché a te, proprio a te, tante e tante grazie? Perché Io sono libero di beneficare chi voglio. I piccoli sono la mia debolezza, ecco tutto!... E nessuno può tacciarmi d'ingiustizia, perché il Sovrano è libero di beneficare regalmente chi vuole. il 19 marzo 1935, Gesù faceva a suor Consolata una grande rivelazione sulla santità di san Giuseppe. Stupita e commossa, l'umile figlia si rivolse a Lui e: «Perché, Gesù, dici a me queste cose, a me che posso far nulla e le nascondi ai grandi personaggi che farebbero tanto? E Gesù: Ai piccoli dico tutto! ». Inoltre, Egli si compiaceva di predire a suor Consolata molte cose riguardanti il suo futuro apostolato, dopo morte. Confusa per tanta divina degnazione, ella un giorno gliene mosse dolce lamento, parendole che le dicesse troppo. Gesù le rispose (12 dicembre 1935): Ti dico troppe cose sul tuo avvenire?... Ti dico tutto?... Hai ragione, ma cosa vuoi, quando il Cuore trabocca!... E poi tu sei tanto piccola, che ti accontenti di scrivere (perché io voglio che tu scriva tutto) e quindi posso dirti tutto. Hai mai notato che una mamma, accarezzando l'ultimo nato, a volte vezzeggiandolo, gli dice tante cose che non direbbe a un suo figlio più adulto?... Cosa vuoi; il suo cuore materno ha bisogno di espandersi, di dire a quel piccolo essere, che ancora non comprende ma solo le sorride, tutti i progetti che accarezza a suo riguardo. Gli dirà tutto, proprio tutto, così come Io faccio con te. Però nota che quando quel bimbo comincerà a parlare e gli sarà chiesto: « Chi ti ha fallo questo bel vestitino? », lui tutto contento risponderà: « Mia mamma! » e godrà di avere quel vestitino bello che glielo lodano. Vedi la diversità che passa fra le grandi e le piccole anime? Queste godono delle virtù delle quali si sentono abbellite, perché « è Dio che le ha loro donate »; quelle le nascondono per paura che la superbia le rapisca loro, perché hanno lavorato a conseguirle. Hai capito Consolata?... Quindi alle piccole anime Io dico tutto non Mi rubano nulla e a Me solo riferiscono lode, onore e gloria! Non era la prima volta che Gesù usava il paragone del bimbo e del vestitino a indicare che le piccole anime s'abbandonano fiduciose all'azione della grazia, anche per quanto riguarda la loro santificazione, contente solo di assecondarla in tutto e per tutto con estrema docilità. Le diceva infatti l'8 ottobre 1935: Consolata, godo in te, perché posso fare tutto quello che voglio e perché faccio Io tutto. Dimmi; tu sai con quanta cura e amore una mamma fa il vestitino al suo bimbo, vi mette proprio tutto il cuore. Ora se il bimbo non la lasciasse fare, perché il vestitino... vuoI farlo lui; contristerebbe la mamma. Dopo che suor Consolata ebbe il Padre Spirituale, Gesù non le permise più di confidarsi col confessore su quanto di straordinario passava nella sua anima. Gliene forniva poi la ragione: la quale dovrebbe essere ben considerata da coloro che, per principio, si oppongono ad ogni nuova manifestazione misericordiosa del Cuore di Gesù. Le diceva (5 dicembre 1935): Sai perché con il confessore ordinario non ti lasciò espandere? Vedi; Io lascio tutti liberi; non sferzo le volontà, ma la diffidenza in Me mi ferisce. No, Io non costringo a credere alle mie manifestazioni di misericordia a forza di miracoli. Anche nella mia vita mortale - e lo leggi nel santo Vangelo - la condizione per ottenere le mie grazie era sempre questa: « Puoi credere? A chi crede tutto è possibde » Ecco perché ciò che Io dico alle anime piccole, dalla fede semplice e integra, non lo rivelo alle anime grandi. No non è colpa per loro, perché la volontà l'ho lasciata libera, ma essi si privano di tanta luce... mi comprendi? Suor Consolata comprendeva questo linguaggio divino e lo comprenderanno pure tutte le anime dalla fede « semplice e integra». Sarà anche bene tenere presente a riguardo di locuzioni divine, la seguente dichiarazione di Gesù a suor Consolata (9 novembre 1935): Se ti faccio scrivere è perché le mie parole porteranno molto frutto. A volte ti sembrano un po' puerili i miei ragionamenti, ma è perché sei tanto piccola e Io adatto le mie parole a te; ma ricorda che qualunque mia parola è spirito, è vita. Tal modo di agire di Gesù verso le piccole anime non deve meravigliare. Osserva san Francesco di Sales: « Dio è innocente per l'innocente (SaI 18,26), buono per il buono, cordiale per il cordiale, tenero per i teneri; e l'amore lo porta qualche volta ad usare tratti di sante gentilezze verso le anime che per una amorosa purezza e semplicità si rendono come bambini al suo cospetto ». Ma anche quando Gesù adatta il suo dire alla piccolezza della creatura, le sue parole sono veramente sempre « spirito e vita », per i preziosi concetti di vita spirituale che contengono. Dopo una giornata d'estenuante fatica, suor Consolata chiedeva perdono a Gesù di esserne rimasta sopraffatta e, quindi, ostacolata nella continuità d'amore, e Gesù la confortò: Vedi; ciò che per le anime grandi costituirebbe colpa, non lo è per le piccole anime e tu sei tanto piccola! Io riparo; ho amato Io per te e quindi tutta la giornata te la conto come un continuo atto d'amore. Altra volta, in risposta alle sue preghiere per il Padre Spirituale impegnato in un corso di predicazione, le diceva (16 ottobre 1935): Si, quella predicazione darà frutti abbondanti di vita eterna. Cosa vuoi! Ai piccoli tutto concedo. Tu neghi nulla a Me e Io nego nulla a te. E a proposito dello stato di vittima, cui ella era stata chiamata, così l'assicurava (13 novembre 1935): Ricorda sempre che la mia fortezza non ti mancherà mai. Se comunico a te le mie virtù, questa in modo particolare (ti comunico), perché tu sei la debolezza stessa. Quello, dunque, che attirava sopra suor Consolata gli sguardi compiacenti dell'Altissimo e le meritava i divini favori, era lo spirito d'infanzia spirituale; era il suo sentirsi e farsi non solo piccola, ma piccolissima al cospetto di Dio; era questo intimo riconoscimento della propria debolezza, che la portava a tutto sperare da Gesù operante e lottante in lei.
Capitolo II
LA VITA D'AMORE E LE VIRTÙ CRISTIANE
1. Credere all'Amore
La vita dell'infanzia spirituale consiste essenzialmente nella vita d'amore e il primo requisito, per praticare con convinzione e frutto la vita d'amore, è di credere all'Amore. Ciò significa, anzitutto, credere che Dio è Amore: Deus charitas est (1 Gv 4,16). La fede in questa fondamentale verità è necessaria, affinché l'anima possa scorgere nell'Amore la causa prima ed efficiente di tutte le opere di Dio creatore: è il suo amore che ha ispirato l'incarnazione e la Redenzione; e il suo amore che ci ha dato l'Eucaristia e i Sacramenti; è il suo amore che ha disposto il Purgatorio per le anime non abbastanza purificate; è il suo amore che ha preparato il soggiorno della pace per le anime di buona volontà; è il suo amore oltraggiato. e misconosciuto che deve permettere l'inferno. S. Francesco di Sales ha avuto ragione di scrivere: « Nella santa Chiesa tutto appartiene all'amore, vive nell'amore, si fa per amore e viene dall'amore». Inoltre, basta scendere dalle grandi opere di Dio ai singoli avvenimenti che tessono la vita del mondo e delle singole persone per discernere in essi, insieme al tutto sapiente della mano di Dio, l'impronta del suo amore. Egli non può compiere che opere di amore: i suoi pensieri, i suoi atti, tutte le sue divine volontà sono amore, anche quando richiama. Scrive suor Consolata: « . . .La sera del 24 agosto 1934, mi trovavo in cella presso la finestra. Mi avevano dato un libro da leggere e lo sfogliai e lessi i castighi che minacciava il Signore. Allora ebbi uno scatto... di Consolata: -Gesù, cosa vuoi lavarci nel nostro sangue, è immondo; lavaci nel tuo Sangue! - Consolata, guarda il cielo... Lo guardai e nell'azzurro meraviglioso scoprii una stella, Gesù gridò forte al mio cuore: Confidenza!... Intanto la bella volta del cielo s'era rivestita di stelle e un fascino arcano m'avvolse. Mi sedetti sul basso davanzale e rimasi li assorta, in muta contemplazione. Mi parve che il Cielo non fosse più adirato verso la terra, ma che la pace del regno di Dio si stendesse sul povero mondo ». Si, la pace al mondo, ma nel regno di Dio. Gesù è il Salvatore del mondo, Egli può e vuole salvarlo. Consolata, ho bisogno di vittime, il mondo si perde e Io lo voglio salvare. Consolata, un giorno il demonio ha giurato di perderti ed Io di salvarti. Chi ha vinto?... Ebbene, ha giurato di perdere anche d mondo ed Io giuro di salvarlo, e lo salverò col trionfo della mia Misericordia e del mio Amore. Si, salverò il mondo con l’Amore misericordioso, scrivilo. Si noti: non è che Gesù escluda sofferenze; queste possono essere necessarie, appunto per la salvezza del mondo e delle anime. Durante il conflitto italo-etiopico, mentre suor Consolata pregava per i Cappellani militari al fine di ottenere che si mantenessero tutti all'altezza della loro missione, Gesù le rispondeva (27 agosto 1935): Vedi; questi giovani (i soldati), la maggior parte, nelle loro case marcirebbero nei vizi. Invece in guerra, lontani dalle occasioni; con l’assistenza del Cappellano, moriranno e saranno eternamente salvi. La stessa cosa ripeté riguardo alla crisi economica, che già travagliava il mondo prima della seconda guerra mondiale (15 novembre 1935): Anche la miseria attuale che regna nel mondo, non è opera della mia giustizia, ma della mia misericordia. Quante colpe di meno, per mancanza di danaro! Quante preghiere di più innalzano verso il Cielo nelle strettezze finanziarie! Oh, non credere che i dolori della terra non mi commuovano; ma Io amo le anime, le voglio salve e, per raggiungere il mio scopo, sono costretto ad usare rigori Ma credilo, è per fare misericordia. Nell’abbondanza le anime mi dimenticano e si perdono, nella miseria tornano a Me e si salvano. E così, sai. Durante poi la tremenda conflagrazione mondiale, e precisamente l'8 dicembre 1940, fra Gesù e suor Consolata piangente e supplicante per la pace, si svolgeva il seguente dialogo: - Vedi; Consolata, se oggi Io concedessi la pace, il mondo ritornerebbe nel fango... la prova non sarebbe sufficiente... - Ma Gesù, tutta questa gioventù inviata al macello! - Oh, non è meglio due, tre anni di acerbe, intense, inaudite sofferenze e poi un’eternità di gaudi; che un intera vita di dissolutezze e poi l’eterna dannazione?... Scegli! - Ma, Gesù, non sono tutti cattivi! - Ebbene, i buoni aumenteranno i loro meriti. No, non dare la colpa ai Capi delle nazioni; essi sono semplici strumenti nelle mie mani. Per poter salvare il mondo oggi è necessario così. Oh, quanta gioventù ringrazierà in eterno Dio per essere periti in questa guerra) che li ha salvati eternamente! Hai capito? Ciò che Gesù diceva riguardo alla guerra, lo ripeteva riguardo alla fame, triste retaggio della guerra stessa (24 aprile 1942): Salvo i soldati in guerra e il mondo con la miseria e la fame. Ma tanti cuori disperano... Ora tu prega non solo per i cuori che soffrono nel mondo, ma anche per quelli che disperano, perché Io sia loro conforto e speranza. E ritornando pochi giorni dopo allo stesso concetto - e sempre in risposta alle preghiere di lei per la pace - le diceva (29 aprile 1942). La miseria e la fame portano le anime alla disperazione... Oh, Consolata, aiutami a salvarle! Io voglio salvare la povera umanità che corre al fango, come l'assetato al’acqua fresca, e per salvarla non vi è altra via che la miseria e la fame. Ma essa dispeera... Oh, Consolata, aiutami a salvarla, prega per essa come preghi per i soldati. Oh, i soldati Io li salvo in guerra! Così voglio salvare la povera umanità. Prega, prega per essa, affinché Io mitighi tanto sul suo dolore e salvi le anime. Se Io permetto tanto, tanto dolore nel mondo, è per questo unico scopo: salvare anime per l'eternità. Il mondo si perdeva, correva alla rovina... In particolare, ad attenuare l'angoscia grande di suor Consolata per la distruzione di tante case nella sua diletta Torino, in seguito alle violente incursioni aeree, Gesù la riportava allo stesso pensiero di fede (dicembre 1942): Consolata, le case si riedificano; le anime che si perdono, no. Oh, non è meglio salvare le anime e che le case rovinino, che perdere quelle eternamente e salvare queste? Come nelle sventure pubbliche, così è per quelle familiari o personali. Sempre, anche nei casi più intensamente dolorosi, davanti ai quali l'umana ragione si domanda smarrita: - Ma perché? - la risposta che viene dal Cielo è ancora: Amore, Bontà, Misericordia di Dio. Un giorno, alle lacrime di suor Consolata, per l'improvvisa morte d'una sua già compagna d'infanzia, certa Celeste Canda, che lasciava orfani quattro bambini, dei quali il maggiore di appena nove anni, Gesù rispondeva: Celeste Canda ora gode la mia dolce eterna visione e dal Paradiso veglia con maggior tenerezza sulle anime dei suoi quattro bimbi; più che se fosse rimasta sulla terra. Quale soave conforto, quanta luce di Cielo gettano queste semplici parole su tutti i lutti familiari! Insomma, credere all'Amore vuol dire credere che Gesù ci ama, che ci vuoi salvi e che tutto ciò ch'Egli opera o permette, sia nel mondo intero come nel piccolo mondo dell'anima, è sempre per il nostro bene. Sono poche però le anime, anche se dedite alla pietà, che hanno questa fede viva e pratica nell'Amore. Ce l'hanno forse, ma debole e facilmente vacillante sotto i colpi di scalpello del divino Artefice, intesi a perfezionare l'opera delle sue mani. E quante anime sono portate a vedere in Dio, più che il Padre buono, il Padrone severo! E per esse questo dolce lamento di Gesù a suor Consolata (22 novembre 1935): Non fatemi Dio di rigore, mentre Io non sono che Dio d'amore! E per esse la risposta che Gesù dava a suor Consolata, che gli aveva domandato come preferisse essere chiamato (26 settembre 1936): Amore immenso, Bontà infinita! E per esse ancora il consiglio di Gesù a suor Consolata, indecisa se mettere in una lettera il Cuore Sacratissimo di Gesù o il Cuore buono di Gesù (22 luglio 1936): Metti il Cuore buono di Gesù; perché, che Io sia santo tutti lo sanno, ma buono non tutti. L'anima, pertanto, che vuol vivere d'amore, deve ben fondarsi in questa verità e applicarla ai mille casi della vita quotidiana. Non fermarsi alle creature o agli eventi, ma in tutto vedere Dio e il suo amore; e sempre, nelle cose favorevoli o contrarie, nella quiete o nella tempesta, raccogliere le proprie energie per far giungere al Cielo il grido della sua fede incrollabile: « Sacro Cuore di Gesù, credo al tuo amore per me! ». Che è quanto già asseriva l'Apostolo dell'Amore: E noi abbiamo conosciuto e creduto all'amore che Dio ha per noi (1 Gv 4,16).
2. Sperare nell'Amore
La fede nell'Amore di Gesù per noi e il nostro amore per Lui sollevano l'anima a una speranza più perfetta. L'amore... tutto spera (1 Cor 13,7). E di speranza, come di amore, non ce n’è mai troppa. Essa è per tutti: per gli innocenti e per i peccatori, ma più per questi; perché se la misericordia di Gesù è per ogni anima, essa è in particolare per quelle più bisognose di misericordia. Venuto proprio per i peccatori è ad essi che il Cristo rivolge le commoventi sollecitudini del buon Pastore: Chi di voi se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va dietro a quella perduta finché non l'ha trovata? (Lc 15,4; cf Gv 10, 14). Per essi sono le premurose, delicatissime attenzioni del Padre del figliol prodigo: Presto, portate qui il vestito più bello e rivestitelo, mettetegli l'anello al dito e calzari ai piedi; portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato (Lc 15,22-24). Dunque, non per condannare I’anima in pericolo Egli discese dal Cielo, ma per rialzarla; non per umiliare, schiacciare, perdere chi è caduto, ma per riabilitarlo nella sua grazia e nel suo amore: perché si adempisse ciò che era stato detto dal profeta Isaia: Ecco il mio servo che io ho scelto; il mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. la canna infranta non spezzerà, non spegnerà il lucignolo fumigante « e nel suo nome spereranno le genti » (Mt 12,17-21; cf Is 42,1-4). Perciò, non farà scendere il fuoco distruttore invocato dagli Apostoli a punire chi è nell'errore (cf Lc 9, 54), ma il fuoco del suo amore misericordioso (cf Lc 12,49). Egli è Colui che divide il pane con i peccatori (cf Mt 9,10) e li difende di fronte a chi li accusa, perché dice: « Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate dunque e imparate che cosa significhi: Misericordia io voglio e non sacrificio» (Mt 9,12-13; cf Os 6,6). Se al cuore piccolo dell'uomo sembra già molto il perdonare sette volte al fratello (cf Mt 18,21), il Cuore di Gesù, dopo aver comandato di perdonare settanta volte sette (cf Mt 18,22), perdona ancora e sempre, senza mai rimproverare né rinfacciare la colpa (cf Gv 8, 10-11), e neppure ritirare doni e grazie divini elargiti: Pietro, benché rinneghi il Signore, avrà infatti le chiavi del Regno dei cieli; Paolo, persecutore della prima comunità cristiana, sarà l'Apostolo delle genti; Maddalena, la grande peccatrice del Vangelo, diventerà santa. E questo il senso della Parola annunciata: « Ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione» (Lc 15,7). La missione di suor Consolata è quella allora di dire al mondo la misericordia infinita del Cuore di Gesù: in primo luogo ai Fratelli e alle Sorelle da lei spiritualmente adottati, poi a tutte le anime. E può farlo non solo con le parole, ma anche con i fatti: con quanto cioè Gesù operò in lei, fino a fare della sua anima uno dei più bei capolavori della grazia. Cederemo dunque la parola a lei, il cui cuore, modellato su quello di Gesù, sentì sempre una viva compassione per i poveri peccatori e un desiderio ardentissimo di riportarli tutti al Cuore di Dio. ... Quando Gesù, dando sfogo al suo Cuore, si lamenta di qualche anima, se invece di credere ai suoi lamenti, lo dissuado col dirgli: - No, Gesù, non è vero che è così... - e scuso e compatisco, sento in me che Gesù si rasserena ed è contento, e termino pregando per quell'anima. il Cuore di Gesù è Cuore materno. Se una mamma, affranta dai dolori che a lei procura un figlio ingrato, giunge a confidarli a persona amica; se quell'amica, per confortarla, la dissuade presentandole il figlio sotto luce diversa, oh! Quella mamma quanto ne gode, nel credere ancora che suo figlio è buono. Ha bisogno di pensarlo, di crederlo così. Cuore materno, debole riflesso del Cuore Divino! Ma una mamma non potrà trasformare il figlio ingrato; invece Gesù, se noi lo preghiamo, si, convertirà quell'anima infedele che trafigge il suo Cuore ». Così ella scriveva il 5 dicembre 1935. Due giorni dopo, come a provarle che tali sentimenti venivano da Lui ed erano conformi alla bontà del suo Cuore Divino, Gesù glieli confermava a voce, parola per parola. Sarà una ripetizione, ma ora sono parole divine. Una vera mamma, per brutta che sia la sua creatura, essa non la ritiene per tale; per lei è sempre bella e così la riterrà sempre d suo cuore. Ebbene così, ma proprio così è il mio Cuore nei riguardi delle anime: anche brutte, anche infangate, anche sozze, il mio amore le ritiene sempre belle. E soffro quando mi si riconferma la loro bruttezza e godo viceversa quando, entrando a parte dei miei sentimenti materni; mi si dissuade della loro bruttezza, mi si dice che non è vero e che sono belle ancora. Lo so che è un pietoso inganno: eppure, cosa vuoi, ho bisogno di credere così. Le anime sono mie, per esse ho dato tutto il mio Sangue! Comprendi allora quanto ferisce il mio Cuore materno tutto ciò che è giudizio severo, biasimo, condanna, anche se basato su verità; e quanto invece mi è di sollievo tutto ciò che è compatimento, indulgenza, misericordia. Tu non giudicare mai; mai nessuno; non proferire mai una parola severa contro nessuno, ma consola il mio Cuore, distoglimi dalle mie tristezze, fammi vedere, con le industrie della carità, solo il lato buono di un'anima colpevole; e Io ti crederò e poi ascolterò la tua preghiera in suo favore e poi l'esaudirò. Se sapessi quanto soffro nel fare giustizia! Usa pietosi inganni; in questo caso il mio Cuore ha bisogno di credere che non è vero che le mie creature sono così ingrate e se tu cerchi di dissuadermi; dicendomi che non è vero che quell'anima è così cattiva, infedele, ingrata, Io ti credo subito. Cosa vuoi; il mio Cuore ha bisogno di essere confortato così, ha bisogno di fare sempre misericordia, mai giustizia! Tale linguaggio divino potrà sembrare nuovo e forse destare meraviglia, ma solo in chi lo considera superficialmente. Non è, infatti, che agli occhi di Gesù possa sembrare bella l'anima peccatrice, in quanto tale, ma essa gli appare sempre bella per quell'infinito amore che l'ha creata, che l'ha redenta e che la vuole salva. Allo stesso modo non è che Gesù voglia o possa essere ingannato dall anima peccatrice, ma egli gode di essere piamente ingannato da quelle anime giuste che si interpongono fra Lui e i peccatori per scusarli e come per nasconderli dietro il proprio amore riparatore, imitando in ciò l'esempio ch'Egli stesso ci diede sulla Croce, interponendosi fra il Divin Padre e l'umanità colpevole: Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno (Lc 23,34). In altre parole, quel Dio che nel Vangelo ha proclamato la beatitudine dei misericordiosi, non ha forse con ciò stesso rivelata l'infinitamente più grande sua beatitudine, che sempre può esercitare misericordia? Né, d'altra parte, questa può esercitarsi se non verso la miseria: e quale miseria più spaventosa del peccato? Bontà e misericordia: ecco le effusioni del Cuore di Gesù su tutti gli uomini, ma in particolare verso i peccatori, coloro che ne hanno maggior bisogno. Così egli nel Vangelo e a suor Consolata confermava: Consolata, non dimenticare mai che Io sono e amo essere esclusivamente buono e misericordioso con le mie creature. La giustizia che esercito con i poveri peccatori; in vita, è di ricolmarli di benefici. Altre simili manifestazioni misericordiose del Cuore di Gesù troveremo in seguito. Non possiamo però tralasciare d'inserire a questo punto un'altra pagina dettata dal Cuore di Gesù a suor Consolata, che sarà di grande conforto sia ai peccatori per ravvivare la speranza, sia a quelle anime che soffrono per timore eccessivo, talora opprimente, di non conseguire l'eterna salvezza. Questa mancanza di speranza cristiana, mentre nuoce alle anime, offende il Cuore Divino nel suo intimo, cioè nel suo amore misericordioso e nella sua volontà salvifica. Il 15 dicembre 1935 Gesù faceva scrivere a suor Consolata per tutte le anime: Consolata, sovente anime buone, anime pie e molto spesso anime a Me consacrate, con una frase diffidente feriscono l'intimo del mio Cuore: « Chissà se mi salverò? ». Apri il Vangelo e leggi le mie promesse. Alle mie pecorelle ho promesso: « Io do loro la vita eterna e non andranno mai perdute e nessuno le rapirà dalla mia mano » (Gv 10,28). Hai capito, Consolata? Nessuno può strapparmi un 'anima. Ma leggi ancora: « Il Padre mio che me le ha date è più grande di tutti e nessuno può rapirle dalla mano del Padre mio » (Gv 10,29). Consolata, hai capito? Nessuno può strapparmi un anima... in eterno non periranno... perché Io do ad esse la vita eterna. Per chi ho pronunciato queste parole? Per tutte le pecore, per tutte le anime. Perché allora l'insulto: « chissà se mi salverò? » se Io nel Vangelo ho assicurato che nessuno può strapparmi un anima e che Io a quest'anima do la vita eterna e quindi non perirà? Credimi; Consolata, che all'inferno va chi vuole, cioè chi vuole veramente andarvi; perché se nessuno può strapparmi un'anima dalle mani; l'anima, per la libertà concessale, può fuggire, può tradirmi; rinnegarmi e passare quindi di propria volontà al demonio. Oh, se invece di ferire il mio Cuore con queste diffidenze, pensaste un pò più al Paradiso che vi attende! Perché non vi ho creati per l'inferno ma per il Paradiso, non per andare a far compagnia al demonio ma per godermi nell'amore eternamente. Vedi; Consolata, all'inferno ci va chi vuole andarvi... Pensa come è stolto il vostro timore di dannarvi: dopo che per salvare la vostra anima ho versato il mio Sangue, dopo che per un 'intera esistenza l'ho circondata di grazie, di grazie e di grazie... all'ultimo istante della vita, quando sto per raccogliere il frutto della Redenzione e quindi quest'anima sta per amarmi eternamente, Io, proprio Io che nel santo Vangelo ho promesso di dare ad essa la vita eterna e che nessuno me le strapperà di mano. Me la lascerò rubare dal demonio, dal mio peggiore nemico? Ma, Consolata, si può credere a questa mostruosità? Vedi; l'impenitenza finale l'ha quell'anima che vuole andare all'inferno di proposito e quindi ostinatamente rifiuta la mia misericordia, perché io non rifiuto mai il perdono a nessuno; a tutti offro e dono la mia immensa misericordia; perché per tutti ho versato il mio Sangue, per tutti! No, non è la moltitudine dei peccati che danna l'anima, perché Io li perdono se essa si pente, ma è l'ostinazione a non volere il mio perdono, a volersi dannare. San Disma, in croce, ha un solo atto di confidenza in Me e tanti e tanti peccati; ma in un istante è perdonato e lui; nel giorno stesso del suo ravvedimento, entra a possedere il mio Regno ed è un Santo! Vedi il trionfo della mia misericordia e della confidenza in Me! No, Consolata: il Padre mio che Me le ha date, le anime, è più grande e potente di tutti i demoni; sai! E nessuno può rapirle di mano al Padre mio. O Consolata, tu confida, confida sempre; credi ciecamente che Io adempirò tutte le grandi promesse che ti ho fatte, perché Io sono buono, sono immensamente buono e misericordioso e « non voglio la morte del peccatore, ma che si converta e viva » (Ez 33,11). Suor Consolata corrispose assai bene agli inviti divini. Non che le mancassero le lotte anche su questo punto, ma sempre ella ne usci vittoriosa. Citiamo dai suoi scritti (3 novembre 1935): « Una notte, a Mattutino, m'impressionò tanto tanto quel tratto del Vangelo: Un tale aveva un fico piantato nella vigna, ecc (cf Lc 13,6-9). Giunta in cella, ricopiai il brano evangelico e vi feci su il commento, che mi sarebbe servito per il giorno di ritiro. Sembrava la storia dell'anima mia: se farà frutto, bene, se no lo taglierai... E il timore dei giudizi divini mi assalì fortemente e spalancò un abisso fra Dio Padre e l'anima mia infedele. Piansi, non osando più guardare il Cielo... tutto mi sembrava inesorabilmente perduto. Che ora d'angoscia straziante!... Che cosa potevo io offrire per placare questa Giustizia? Che cosa potevo promettere, se ogni giorno segnava le mie infedeltà?... E mentre amare lacrime scendevano copiose a bagnare il capezzale, raccolsi tutte le forze dell anima e: -Gesù, io confido in Te! - Ed ecco, sopra l'abisso spaventoso stendersi un ponte.. Gesù, la confidenza in Lui, riuniva, al di sopra di tutte le mie miserie, questa povera creatura al Sommo Creatore... e la pace tornò. La confidenza in Dio! Solo essa mi dà ali; il timore mi agghiaccia, paralizzando tutte le possibili attività... » Fece la stessa esperienza un'altra volta, durante l'Ora Santa nella notte tra il giovedì e il primo venerdì del luglio 1936: ... Estrassi il biglietto zelatore, mi portai presso il tabernacolo e lessi: - Nostro Signore ti ha amata e si è dato a te senza riserve, e tu vorresti ancora dividere il tuo cuore? - Fu un'ora di Getsemani! L'amore divino, le sue manifestazioni, mi umiliano profondamente; cammino quasi oppressa dai doni, dalle tenerezze del Cuore di Gesù a mio riguardo. No, più di così non può fare un Dio per la sua creatura, Gesù non può amarmi di più. E io come vi corrispondo?... Le mie infedeltà di silenzio mi apparvero nella loro mostruosità; no, io non amavo Gesù senza riserve, non gli davo tutto o, appena dato riprendevo. Mio Dio, quale ingratitudine!... il peso mi schiacciava quasi annientandomi e la Giustizia mi rimproverava. In quell'angoscia grande pensai che a me non restava che gettarmi con piena confidenza nel Cuore di Gesù, che è buono, infinitamente buono... Gesù attendeva quest’atto?... La pace tornò e l'amore! ». Ella dovrà passare per altre prove non meno dolorose, essendosi offerta a subire l'inferno in terra, al fine di salvare dall'inferno eterno i suoi poveri Fratelli, ma seppe restare eroicamente fedele al giuramento che un giorno il Divin Padre le aveva chiesto, quasi per prepararla per le grandi prove che l'attendevano (8 ottobre 1934) Onora Dio con la tua confidenza; giurami di credere sempre, in qualunque situazione abbia a trovarsi l'anima tua, che vi è un Paradiso aperto per te. Del resto, ella ebbe più volte formale promessa da Gesù, che sarebbe andata direttamente in Paradiso senza passare in Purgatorio. Così il 19 settembre 1935: No, Consolata, in Purgatorio non andremo, passeremo dalla cella al Cielo! E già prima, rispondendo ai suoi timori su questo punto per i peccati commessi: Senti; Consolata, se il buon ladrone, con le sue, avesse avuto tutte le tue colpe, dimmi avrei forse cambiato sentenza? - Oh no, Gesù, Tu avresti detto ugualmente: oggi sarai con me in Paradiso! - Ebbene, una sera dirò lo stesso a te.
3. Confidare nell'Amore
La confidenza è il fiore della speranza cristiana, in quanto non solo ci fa tendere con animo lieto alla Patria celeste, ma ci fa camminare speditamente e senza soste nella via della santità. Amore e confidenza sono, pertanto, le ali sulle quali l'anima spicca i voli più arditi, si libra vittoriosa su tutte le vette. Se viene meno la confidenza, anche l'amore langue e l'anima si trascina. il più grande ostacolo, infatti, alle operazioni divine nell'anima è, insieme con la ricerca di se stessa, la diffidenza. Per lo più, si manca di confidenza in Dio per troppa confidenza in noi stessi. Allora l'anima, sperimentando la propria impotenza nel bene, si affligge oltre misura, dando luogo al turbamento. Dovrebbe essere l'opposto: non è forse per la sua debolezza, che il bimbo ha diritto ad essere sostenuto dalla mamma? Lo stesso avviene nel campo spirituale. È la nostra estrema debolezza, che ci dà diritto di contare sulla forza divina; sono le nostre innumerevoli miserie che ci attirano le tenerezze del Cuore di Gesù. È’ questo un punto importante nella lotta per la santità: fare di ogni nostra mancanza, più o meno volontaria, come il punto di appoggio per sollevare più in alto la confidenza. Un amore che diffida, non è più amore, ma timore; e ogni angustia causata da diffidenza non onora, ma ferisce il Cuore di Dio. Ecco perché la frase: Onora Dio con la tua confidenza, la troviamo più volte ripetuta dal Divin Padre o da Gesù a suor Consolata. Un giorno (17 settembre 1935), suor Consolata parlava confidenzialmente con Gesù: « Gesù, che tu parli alla mia povera anima, che tu ti degni di ammaestrarla, dovrebbe formare la gioia più grande del mio cuore, e invece son costretta a rimanere come indifferente, perché la mia miseria è così grande, vi è proprio nulla che possa attirare su me il tuo sguardo divino; e poiché lo comprendo, a volte mi nasce il dubbio: non son forse una grande illusa?... Gesù, perdonami; si, lo credo che Tu sei bontà infinita!». E Gesù in risposta: Vedi; Consolata, le tue miserie hanno un limite, ma il mio amore non ha limiti.Qualche giorno dopo (19 settembre 1935): « Gesù, che tu ami i gigli candidi e immacolati, io lo credo; ma che Tu ami me... non posso comprenderlo! »E Gesù: Se tu pensi che non per i giusti sono venuto ma per i peccatori (cf Mt 9,13), lo comprenderai subito, Consolata! « Una sera - ella scrive - ero desolata e, davanti al santo tabernacolo: - O Gesù, son sempre la stessa, prometto e poi… - Anch’Io sono sempre lo stesso, non cambio mai! Ma me lo disse con un tono, che la mia desolazione si mutò in gioia: se non si affliggeva Lui, perché affiggermi io? ». Quindi, mai Gesù le permise di ripiegarsi sulle proprie mancanze (2 novembre 1935): Quando ti accadesse di commettere una qualsiasi mancanza, non ti rattrtstare mai ma vieni; deponila subito nel mio Cuore e poi rafforza il proposito sulla virtù opposta, ma con grande calma. Così ogni tua mancanza sarà un passo avanti. « Con grande calma »: il nemico è astuto e procede con tattica; se riesce a inculcare in un anima il veleno della diffidenza, è soddisfatto; il resto verrà da sé. In primo luogo ci sarà, infatti, il turbamento, tanto dannoso all'anima, come Gesù spiegava a suor Consolata (2 agosto 1936): Se l'anima si mantiene calma allora è padrona di se stessa; ma se si turba, allora sono facili le cadute. Avendo ella notato che Gesù nell'anima sua permetteva tutto tranne il turbamento, un giorno ne chiese il motivo e Gesù buono le fece comprendere: che l'anima in pace è come una fresca sorgente d'acqua pura e limpida, alla quale Egli può accostarsi e dissetarsi quando vuole; ma se vi entra il turbamento, quell'anima, ossia quell'acqua rimane come agitata da un bastone che ne solleva la melma e quindi Gesù non può più dissetarsi. E non solo Gesù non può più dissetarsi, ma il demonio, che appunto pesca nel torbido, trova in questo stato d'animo l'elemento adatto alle sue malefiche operazioni. Perciò Gesù la premuniva col dirle (24 settembre 1936): Il turbamento non lasciarlo entrare mai; mai; mai; perché se ti turbi; il demonio è contento, la vittoria sarebbe sua. Questo triplice « mai » confermava l'obbedienza che il Padre Spirituale aveva imposto a suor Consolata la quale, nei suoi grandi desideri di perfezione, inclinava un tantino allo scrupolo. Gesù gliela ricordava esplicitamente: Ricordati che l'obbedienza t'impone di mai; mai; mai lasciar entrare il turbamento; questo per te è il più importante. Mai diffidare, dunque, per mai turbarsi. Quasi sempre, infatti, al turbamento segue l'avvilimento e chi si scoraggia, non lotta più, quindi non avanza piu e, anzi, facilmente retrocede. Non si guadagna nulla e si perde molto. Per lo meno si perde tempo. «Ho compreso - scrive suor Consolata - che è stolto l'alpinista il quale, ascendendo verso la vetta, per un piccolo scivolone si ferma scoraggiato, non osando più mirare alla cima desiderata. Che, all'opposto, è savio quello che, rialzandosi prontamente, riprende fiducioso il cammino, di nulla turbato e col proposito di non perdere tempo, pronto a rialzarsi ad ogni nuovo scivolone ». Non sarà perciò mai abbastanza meditata dalle anime di buona volontà la seguente lezione di Gesù a suor Consolata (7 novembre 1935): Dimmi; Consolata, qual è più perfetta: un 'anima che con Gesù si lamenta sempre perché imperfetta, perché commette sempre mancanze, infedeltà ai propositi; ovvero un'anima che a Gesù sorride sempre, fa quel che può per amarlo, ma non si cura delle imperfezioni che non vuole, per non perdere tempo; essa si occupa solo di continuare ad amare Gesù. Dimmi: quale di queste due anime ti sembra più perfetta? A me piace più la seconda. Quindi tu fa' quel che puoi per amarmi e, quando ti accorgi di essere stata infedele, dammi un atto d'amore più ardente e poi riprendi il tuo canto d'amore. Gesù non è un tiranno e se per un atto d'amore perdona un'esistenza di delitti; dimmi; come farà un giorno a notare il pensiero inutile nel quale ti sei involontariamente soffermata? iIl dirmi; il riprendermi: « Guarda, Gesù, cosa ho fatto, come ti sono infedele ecc. » sono lamenti; è perdita di tempo. All'opposto, un atto d'amore più ardente, mentre impreziosisce la tua anima, allieta la mia, hai capito?... le imperfezioni che non vuoi; non degnarle di uno sguardo. Occorre tendere, dunque, alla perfezione amando Gesù, fare ogni sforzo per diminuire il numero e la volontarietà delle mancanze, ma poi non scoraggiarsi quando avviene di commetterne, confidando sempre nell'immensa bontà del Cuore di Gesù, che non ritrarrà per questo dall'anima il suo amore, i suoi favori, la sua intimità. Egli lasciava perciò a suor Consolata, per le anime, il seguente prezioso ricordo (15 dicembre 1935): Credi che non mi sarai meno cara, anche quando la tua debolezza ti portasse ad essere infedele alle tue promesse di silenzio ecc. Vedi; Consolata, il mio Cuore è soggiogato più dalle vostre miserie, che dalle vostre virtù. Chi uscì dal tempio giustificato? Il pubblicano (cf Lc 18,10). Ma è perché dinanzi ad un'anima umile e contrita il mio Cuore non sa contenersi... Sono fatto così! Ricordalo sempre: che ti amo e ti amerò alla follia in qualunque momento e per qualunque tua debolezza che non vuoi; ma che commetti. E quindi mai; mai; mai il minimo dubbio che per una tua infedeltà Io venga meno alle mie promesse; ma:, vero? Altrimenti mi feriresti nell'intimo del Cuore, Consolata! Ricorda che solo Gesù sa comprendere la vostra debolezza, Lui solo conosce tutta l'umana fragilità. Consolata, questa colpa, di dubitare che, a motivo delle tue infedeltà, Io non compia le mie promesse, tu non la commetterai mai; mai; mai; me lo prometti; vero? Tu non mi farai quest'oltraggio, perché mi faresti troppo soffrire! Non si creda che tutto ciò si addica solo alle anime di avanzata perfezione, quale era suor Consolata, che avrebbe preferito la morte piuttosto che commettere un'infedeltà a occhi aperti. Lo ripetiamo: Gesù, attraverso suor Consolata, intendeva parlare a tutte le anime, anche a quelle che, all'imzio del loro rinnovamento spirituale, sentono ancora l'asprezza della lotta; a quelle che, dopo aver progredito nella via della perfezione, e quando già si credevano invulnerabili, a un assalto più violento o improvviso del nemico, da Dio permesso, sperimentano ancora la fragilità umana. E allora il tempo di radunare le forze dell'anima in un supremo atto di confidenza nel Cuore di Gesù. Per tutte queste anime sono le seguenti confortanti parole che Gesù rivolgeva a suor Consolata: Vedi; Consolata, il nemico farà di tutto per scuotere la cieca fiducia che hai in Me, e tu non dimenticare mai che Io sono e amo essere esclusivamente buono e misericordioso. Comprendi; Consolata, il mio Cuore; comprendi il mio amore e non lasciar mai; neppur per un istante, che il nemico penetri nella tua anima con un pensiero di diffidenza, mai! Credimi solo e sempre buono, credimi solo e sempre mamma per te. E quindi imita i bambini che, ad ogni lieve scalfitura a un dito, tosto corrono dalla mamma per farselo fasciare. Tu fa' altrettanto, sempre, e ricorda che sempre Io cancellerò, riparerò le tue imperfezioni; infedeltà, così come la mamma sempre fascerà il dito malato in realtà o in immaginazione. E se quel bimbo, invece di un dito, si rompesse un braccio o la testa, dimmi; puoi descrivere la tenerezza, la delicatezza, l'affetto con il quale verrebbe curato, fasciato dalla mamma? Ebbene, anch'Io farei così con l'anima tua se avvenisse una caduta, anche se tacerò; hai capito, Consolata? Quindi mai; mai; mai un'ombra di diffidenza. La diffidenza mi ferisce nell'intimo del Cuore e mi fa soffrire. Le prometteva però, a suo conforto, che non l'avrebbe lasciata cadere in mancanze gravi: No, cara, né la testa né il braccio te lo lascio rompere. E poi sappi che ciò che dico a te, servirà un giorno per altre anime, per questo ti faccio scrivere. Ripetiamo che la lezione divina è per tutte le anime, poiché nessuno può pretendere di essere esente da difetto o imperfezioni: Se diciamo che siamo senza peccato, inganniamo noi stessi e la verità non è in noi (1 Gv 1,8). Anche suor Consolata - non ci stancheremo di ripeterlo - ebbe i suoi difetti; né li nasconde ma, come il lettore ha già potuto constatare, quasi si compiace di metterli in vista, insistendo e anche calcando su di essi la mano. Erano per lo più difetti esterni, come scatti improvvisi, causati quasi sempre da zelo di osservanza. Ora ci si chiede: quale peso di colpa potevano avere davanti a Dio questi atti in un anima d'indole ardente, di carattere pronto e quasi impetuoso, tanto da venir denominata « folgore e tempesta»? In un'anima che, forse nello stesso giorno, aveva già lottato fino all'eroismo per reprimere non una, ma dieci o venti volte gl'impulsi disordinati della natura? E che, dopo tali scatti, subito si pentiva, volentieri si umiliava davanti a Dio e alle creature, con sincero proposito di emendarsi? Va inoltre ricordato che, spesso, tali difetti esteriori sono come un velo di cui Dio si serve per nascondere, agli occhi altrui, i suoi doni e le sue operazioni in un anima. Così fu per suor Consolata, alla quale Gesù - rispondendo a un'esplicita sua richiesta di passare inosservata nella Comunità - prometteva: Sì, ti annienterò nel dolore e nell'umiliazione! Quale umiliazione? Questa appunto di apparire difettosa. E si noti: non solo apparire imperfetta agli occhi altrui, il che conta e non conta, ma ai propri occhi, cosa in cui sta la vera umiliazione. Sono, queste, cose che si sanno, ma che praticamente si dimenticano. Le dimentichiamo a nostro riguardo: inquietandoci, turbandoci e scoraggiandoci, quando ci avviene di commettere qualche mancanza; le dimentichiamo soprattutto nei riguardi del prossimo, erigendoci contro ogni possibile affermazione di santità di un'anima, se appena vi scorgiamo un'ombra di difetto. Vorremmo aggiungere che è più facile riscontrare simili difetti nelle anime generose, ardenti, volitive, le quali « bruciano le tappe » nella corsa per la santità, che non in quelle che misurano il passo e si impegnano per non cadere. I Santi non furono dei pavidi e neppure dei meticolosi, ma degli audaci realizzatori. Non diciamo presuntuosi, ma audaci. Non si perdevano in quisquiglie, miravano al sodo. « Coloro che non combattono mai - dice san Giovanni Crisostomo - non sono mai feriti; chi si lancia con ardore contro il nemico, spesso è colpito ». Questa rifiessione non è inutile, essendo troppo importante che le amme - e direttori d'anime - non trascurino l'essenziale per l'accessorio. Intanto, ecco come Gesù, continuando la sua più che materna esortazione, incoraggiava suor Consolata: Tu vorresti che ti promettessi di non lasciarti cadere mai; ma sempre fedele, sempre perfetta? No, Consolata, Io non voglio illuderti e quindi ti dicò che commetterai e mancanze e infedeltà e imperfezioni; e queste ti serviranno ad avanzare, perché ti faranno fare tanti atti di umiltà. Ma mentre è facile per l'anima mantenersi nella confidenza quando gode delle attrattive divine, non si può dire lo stesso quando essa cammina nelle tenebre dello spirito. Perciò Gesù, preparando suor Consolata anche a questa evenienza, la premuniva così (27 novembre 1935): Consolata, oggi il cielo della tua anima è bello come il cielo della natura. l'o vedi? E roseo e azzurro. Ma fra poco, su questo bel cielo di amore e di confidenza, scenderanno le fitte tenebre... Coraggio, Consolata! Saranno i giorni fruttuosi della prova, nei quali a fatti potrai mostrare a Dio il tuo amore e la tua confidenza in Lui! Oh confida, confida sempre in Gesù! Se sapessi quanto ne godo! Dammi sempre questo conforto di fidarti di Me, anche fra le tenebre di morte; dammi sempre la gioia, in qualunque ora tenebrosa abbi a trovarti; d'un « Gesù mi fido di Te, credo al tuo amore per me e confida in Te!». Così ìnfatti fece suor Consolata, conservando inalterata la sua confidenza, portandola anzi sempre più in alto. Fin dal 14 agosto 1934, vigilia dell'Assunzione della B.V. Maria, ella deponeva nelle mani della Madre Celeste, dopo averlo scritto col proprio sangue, il seguente voto di confidenza: « Mamma, nelle tue mani depongo il mio voto, che faccio al buon Dio, di confidare nella sua bontà, nella sua misericordia, sempre, in qualunque stato abbia a trovarsi l’anima mia e di credere sempre a ciò che mi ha promesso. O dolce Mamma, col tuo aiuto voglio attendere, confidare, credere tutto questo dall'onnipotenza del buon Dio. Mio Dio, ti amo e confido in Te!». il « mio Dio, confido in Te!» oppure: « Gesù, confido in Te!» ricorrono di continuo negli scritti di suor Consolata: sono come sigillo di ogni suo proposito, di ogni ripresa dopo un'infedeltà, di ogni slancio verso la perfezione. C'è da stupirsi che il Cuore di Gesù si lasciasse conquistare da una confidenza tanto grande? I doni divini, le magnifiche promesse da Lui fatte a suor Consolata, tutto è frutto e premio insieme di questo suo amore confidente. Suor Consolata ha creduto, ma ha creduto con una fede che non solo trasporta o, meglio, polverizza le montagne dei propri difetti, ma mette l'onnipotenza stessa di Dio a servizio della creatura. Gesù glielo confermava: (6 agosto 1935) Sai che cos’è che mi attira alla tua anima? È’ la cieca fiducia che hai in Me. (20 ottobre 1935) la confidenza cieca, infantile, senza limiti; immensa che tu hai in Me, mi piace tanto ed è per questo che Io mi chino verso di te con tanto amore e con tanta tenerezza. Per questa confidenza Egli opererà in lei meraviglie su meraviglie (8 ottobre 1935): Io farò in Consolata cose merarngliose, perché la tua confidenza in Me non ha scogli. Tu credi a Gesù, al suo Cuore misericordioso; ora, tutto è possibile a chi crede! (cf Mc 9,22). Per questa confidenza Egli la porterà sulle vette della santità (8 novembre 1935): Se tu ti fossi fidata di te stessa o ti fossi appoggiata esclusivamente a una creatura mia per raggiungere la vetta, avresti fatto passi da lumaca; ma tu ti fidi solo di Gesù, ti sei appoggiata all'Onmpotente e allora Io compirò meravtglie, faremo voli giganteschi. Per questa confidenza Egli verserà nell'anima di lei i tesori del suo Cuore Divino: Consolata, tu non metti limiti alla tua confidenza in Me e Io non metto limiti alle mie grazie verso di te. Ed è proprio riguardo alla confidenza che Egli farà di suor Consolata, non solo un'apostola nel mondo, ma l'apostola degli apostoli. Questa promessa Gesù gliela faceva una prima volta il 22 ottobre 1935: Consolata, ti farò apostola degli apostoli. Più tardi, il 10 dicembre 1935, gliela confermava e spiegava, dicendole: Quel Dio che s'e' compiaciuto di prendere una bambina per farne un'apostola degli apostoli; nel riguardo della confidenza che si deve avere in Dio, saprà ancora infondere a questa bambina tale e tanta generosità, da farle superare le prove e condurla vincitrice sulla vetta bramata. Poi ancora, il 3 novembre 1935, dandole la sua rassicurante parola sulle prove che l'attendevano: Consolata, non temere nulla. Nessuno potrà fermare ormai la tua corsa vertiginosa verso la fine, nessuno; perché Io sono in te e tu ti fidi solamente, ciecamente e totalmente del tuo Gesù. Io ne godo e vedrai che cosa saprò fare di Consolata! Non temere di nulla e di nessuno: hai Dio con te, che pensa per te, che ti protegge come la pupilla degli occhi suoi. Te lo giuro, che corrisponderai pienamente ai disegni che Gesù ha formato su di te. « Chi crede in Me, fiumi di acqua viva scaturiranno dal suo seno » (cf Gv 7,38). Oh, confida, confida sempre in Gesù! Se sapessi quanto ne godo! Dammi questo conforto di fidarti di Me anche fra le tenebre di morte. Non temere mai di nulla, confida in Gesù totalmente, solo e sempre; e anche quando scenderanno sulla tua anima le tenebre ad avvolgerti, oh allora più intensamente ripeti: « Gesù, più non ti vedo, più non ti sento, ma io mi fida di Te! ». E così ad ogni prova. la tua confidenza in Me è grande, Consolata; lascia che nei giorni della prova diventi eroica! Eroica lo fu. Per gli esercizi spirituali del 1942, quando già stava salendo il suo calvario, affidava al diario questa pagina che merita di essere riportata per intero: ... .Anima mia, sino a oggi puoi dire davanti a Dio di aver sempre combattuto? Di aver raggiunta la perfezione richiesta? Di aver mantenuto fede ai proposin fatti?... Mio Dio, quale confusione, quale viltà!. ..Ma, o Gesù, non voglio né avvilirmi né scoraggianni, ma voglio da questo istante, con il tuo aiuto, sorgere, lottare, perseverare nella lotta, da poter dire anch'io in punto di morte con san Paolo: Ho combattuto la buona battaglia, ho compiuto la mia corsa, ho conservato la fede! (2 Tm 4,7). « So che una lotta continua, assillante, tenace, quotidiana mi attende, dallo svegliarmi all'addormentarmi: la lotta dei pensieri per serbarti la mente, la lingua e il cuore immacolati. So che uno sforzo supremo di tutte le energie mi aspetta per darti un atto incessante di amore, per vederti in tutti, per avere un "si" generoso per ogni richiesta; e so ancora che l'odio satanico sfrutterà tutte le situazioni per impedirmi, arrestarmi l'ascesa amorosa verso di Te. « Perciò la battaglia s'ingaggia decisiva contro me stessa, le creature, il nemico. Gesù, non voglio entrare in Paradiso un minuto prima di quello da Te stesso segnato, ma neppure un minuto dopo per colpa mia. Se Tu sei in me, chi sarà contro di me?» (cf Rm 8,31). « Gesù, voglio da questo momento fino alla morte, non lasciare entrare un pensiero, uno scoraggiamento, una diffidenza. Gesù, voglio appena svegliata incommciare l'atto d'amore e continuarlo, malgrado tutte le batterie nemiche, sino a quando mi addormenterò la sera. Gesù, sempre col tuo aiuto, voglio vederti, parlarti, servirti, in tutti; Gesù voglio rispondere "si" per ogni tua richiesta diretta o indiretta, per ogni sacrificio, per ogni atto di carità, e tutto compiere con amore e col sorriso. Gesù, voglio vivere il momento presente e questo momento in un atto d'amore, di totale dedizione al tuo divino volere, per Te e per le anime! Gesù, voglio con la tua grazia restare in pace e sorridere sempre, qualunque sia lo stato dell'anima mia ». « Gesù, col tuo aiuto, indietro non si torna più! E allora, dovendo avanzare, perché trascinarmi? Perché far ridere il nemico con soste e fermate, con scoraggiamenti o diffidenze?... No, non più! Voglio, col tuo aiuto, andare avanti! E quando cadrò lungo la mia via voglio - fidando in Te - rialzarmi immediatamente, anche se fosse la millesima volta e nell'ultimo istante della giornata, e riprendere energicamente il mio canto, come se nulla fosse stato. Gesù buono, benedici e conserva questa tua volontà in me! ». Quanta buona volontà, quanta generosità e quale confidenza in questa piccola anima! Confidenza ch'ella, nell'intima convinzione del proprio nulla, nella quotidiana esperienza della propria debolezza, poggiava su queste realtà divine: l'amore, l'onnipotenza, la fedeltà del Cuore di Gesù. Scrive infatti: « .. .Un mattino di un giorno di ritiro (credo nell'estate 1931), non avendo potuto far la Visita a Gesù Sacramentato con le consorelle di noviziato, m'ero portata, sola, davanti alla porticina del santo tabernacolo. Apro il libro del ritiro e leggo: "Ti credo onnipotente!". Questa frase mi colpì. Chiudo il libro e ricevo in pieno la luce divina. L'onnipotenza divina! E compresi che, malgrado tutte le miè estreme debolezze e miserie, Dio poteva farmi santa. E con la luce sentii una nuova forte speranza: la confidenza in Dio! Se era onnipotente, se poteva tutto, poteva anche realizzare i miei immensi desideri! E da quel momento credetti che tutto si sarebbe avverato. O Gesù, se stanotte la tua debole creatura con volontà risoluta può dirti: "Sono pronta a tutto!" a chi lo devo, se non all'onnipotenza misericordiosa che ha operato il miracolo della trasformazione, che alla mia innata debolezza ha sostituito la tua forza divina? » Ella parla di desideri immensi. Quali fossero e quali le relative divine promesse, lo si può vedere nella sua vita. Suor Consolata toccò il vertice della confidenza, mantenendo saldissima in cuore, nonostante tutto, la fede nella realizzazione sia dei suoi sconfinati desideri di amore, dolore e anime, sia delle relative divine promesse. Basti per ora una citazione, da una lettera al Padre Spirituale (10 settembre 1942): « . . La mia preghiera più ardente è ora per ottenere di amare Gesù come nessuno lo ha amato mai e per salvargli anime in egual misura, ma di numero; e glielo ripeto ad ogni stazione della Via Crucis, sino ad annoiarlo. Cosa vuole, Padre, l'unica mia speranza per ciò ottenere è riposta nella preghiera insistente. So che sono miseria, incostanza e viltà, ma so che Lui è onnipotente, che a Lui niente è impossibile; perciò, fra questa piccolissima e il buon Dio, il ponte della confidenza è gettato e, pur nella mia viltà suprema, io credo che Gesù mi concederà ciò che bramo ». « Non lo temo più il dolore, la lotta, l'annientamento: Gesù mi fa la grazia di amarlo, e mi stupirei e mi addolorerei se non mi trovassi in questo stato. Con grande audacia chiedo di soffrire come nessuno ha sofferto mai, perché non mi appoggio su di me, vile per natura, ma conto esclusivamente su di Lui, l'Onnipotente, che può tutto, anche concedermi di sopportare con gioia tanto dolore. Lo chiedo, lo bramo e credo che mi sarà concesso. A volte, celiando, gli dico che se non mi concede il dolore e la forza di sopportarlo bene, non sarebbe onnipotente: "E io ti credo onnipotente". Mi sembra di poterle affermare, Padre, che la corsa verso il dolore, come verso l'amore, si e iniziata ». « A volte, alla sera, nel fare la Via Crucis, con lo sguardo alle stelle, penso: che cosa diranno i Santi della mia insistente preghiera di amore, di dolore e di anime in grado così altissimo?... Se partisse da un cuore mnocente, fedele, ma da Consolata!... Ma ormai la sfida è gettata di audace confidenza, che tutto spera di ottenere. A chi crede, tutto è possibile; e Consolata crede, crede! Oh, Padre, mi sembra che la fede s'è fatta in me così grande, grande!... E mi aggrappo tenacemente alla preghiera per conservarla e anzi, se possibile, accrescerla ognor più. Ripeto che il ponte è gettato tra questa fanciulla e il Cuore di un Dio: confidenza senza limiti! ». Tale slancio d'amorosa confidenza si commenta da sé e spiega la promessa tante volte fatta da Gesù a questa cara anima: Consolata, in grembo alla Chiesa sarai la confidenza. La conclusione che si può già trarre da quanto fin qui detto, anticipando ciò che sarà svolto nelle pagine seguenti è che l'amore, la vita d'amore, porta realmente l’anima all'eroismo di tutte le virtù, sorpassando vittoriosa sulle debolezze dell'umana natura.
4. Amare l'Amore
L'altra verità, di cui dev'essere intimamente convinta l'anima desiderosa di progredire nella vita di amore, è che Gesù altro non chiede a noi sue povere creature, se non amore. Allo stesso modo che tutte le relazioni fra il Creatore e la creatura si compendiano nella parola di san Paolo: Egli mi ha amato (Gal 2,20), così tutte le relazioni fra la creatura e il Creatore si compendiano in quest'altra del Vangelo: Amerai il Signore Dio tuo (Mt 22,37). Amore per amore. il di più che la creatura può dargli, è già suo ed Egli può riprenderselo a piacimento, anche la vita. L'amore, no; sulla terra esso è libero e la creatura può rifiutarlo. Ma Dio lo vuole e lo chiede: ne ha fatto il fine della creazione dell'uomo; l'ha proclamato il primo comandamento, dalla cui osservanza dipende il conseguimento della vita eterna (cf Mt 12). E lo vuole intero: vuole essere amato con tutto il cuore, con tutta l'anima, con tutta la mente, con tutta la forza. E per avere il nostro amore, discese dal Cielo facendosi Uomo. Non basta, si fece mendicante ai piedi della creatura: Dammi da bere! (Gv 4, 7); in ultimo, salì su di un patibolo per gridarci con la voce del sangue la stessa divina sete: Sitio! (Gv 19, 28). Il divino richiamo, sempre vivo durante venti secoli nella voce del Vangelo, poi fattosi più pressante con la rivelazione a santa Margherita Alacoque, si è in questo secolo intensificato attraverso non poche manifestazioni misericordiose. Eppure quante anime, sinceramente desiderose di giungere a Dio, si perdono ancora inquiete e affannate per vie difficili, mentre la via dritta, facile e sicura è davanti a loro: l’amore! Quante altre, desiderose di consacrarsi a Dio, sono trattenute dal timore di chissà quali austerità, quasi che lo Sposo Divino sia più assetato del nostro sangue, che del nostro amore! Non è così: a suor Consolata, che pur apparteneva a un Ordine claustrale dei più severi, Gesù non chiese che amore; l'amore poi avrebbe operato tutto il resto. Le espressioni: Amami solo... amami sempre... amami tanto... a te non chiedo che amore ecc., nelle pagine di diario riportanti le divine lezioni, si trovano ripetute centinaia di volte. E un invito continuo, insistente e anche commovente del Creatore assetato dell'amore della sua creatura. Né trovandolo Egli nella maggior parte degli uomini e non ricevendolo nella sua interezza anche da molte anime a Lui consacrate, lo va elemosinando dalle piccole anime, che meglio comprendono l'anelito del Cuore Divino e vi sanno corrispondere. Diceva infatti Gesù a suor Consolata (15 ottobre 1935): Io ho sete di essere amato da cuori innocenti; cuori di bimbi; cuori che mi amino totalmente. Lo chiede a queste anime affinché, attraverso di loro, divampi in tutto il mondo (13 ottobre 1935): Consolata, amami tu per tutte e per ciascuna delle mie creature, per tutte e per ciascun cuore che esiste. Ho tanta sete di amore! Proprio quella sete d'amore che ogni cuore umano dovrebbe avere per il Creatore, il Creatore la sente per l'amore della creatura (9 novembre 1935): Amami Consolata! Io ho sete del tuo amore, come ha sete e desidera una fontana d'acqua fresca chi muore dalla sete. E tale e tanta questa sete d'amore, ch'Egli giungeva a dire a suor Consolata (3 novembre 1935): Consolata, scrivi perché te lo impongo per obbedienza - che per un tuo atto di amore Io creerei il Paradiso. Già ogni anima in stato di grazia - secondo quanto insegnano la Scrittura, i Padri e la teologia, è un tempio, il trono, il cielo di Dio. Che dire allora dell'anima che non solo vive nell'amore, ma vive di amore? Gesù diceva a santa Margherita Alacoque: « Figlia mia, i desideri del tuo cuore mi sono così graditi, che se non avessi istituito il mio Divin Sacramento d'amore, lo istituirei per amor tuo, per avere il piacere di essere nella tua anima e prendere un riposo d'amore nel tuo cuore ». Ed ecco ora dire a suor Consolata (29 ottobre 1935): Sei il mio piccolo Paradiso; una tua Comunione mi ricompensa di tutto quello che ho sofferto per cercarti; averti; possederti. - Ma, Gesù, se non so dirti nulla! - Non importa, ma il tuo cuore è mio, esclusivamente mio e Io che cosa voglio dalle mie povere creature, se non il cuore? A tutto il resto Io non guardo e quando un cuore è mio, esclusivamente mio, oh allora questo cuore diventa per me un Paradiso! E il tuo cuore è mio, è già eternamente mio! Si comprendono bene ora le divine insistenze, affinché suor Consolata unisse all'amore incessante, l'incessante preghiera per l'avvento del regno d'amore nel mondo. Così il 16 dicembre 1935: Consolata, si, chiedi il perdono sulla povera umanità colpevole, chiedi su di essa il trionfo della mia misericordia, ma soprattutto chiedi; oh! Chiedi su di essa l'incendio del divino amore che, qual novella Pentecoste, redima l'umanità da tante sozzure. Oh, solo l'amore divino può fare di apostati; apostoli, di gigli infangati; gigli immacolati; di ributtanti viziosi peccatori; trofei di misericordia! Chiedimi l'amore, il trionfo del mio amore per te e per ciascun'anima della terra, che ora esiste e che esisterà sino al termine dei secoli. Prepara con la preghiera incessante il trionfo del mio Cuore, del mio amore su tutta la terra! Un'altra volta, insistendo sullo stesso concetto, Gesù con le parole di santa Teresina: « O Gesù, perché non mi è possibile dire a tutte le piccole anime quanto la tua condiscendenza è ineffabile? », le soggiungeva (27 novembre 1935): Consolata, narra alle piccole anime, a tutti; la mia condiscendenza ineffabile; dì al mondo quanto Io sono buono e materno e come dalle mie creature, in cambio, Io non chiedo che l'amore. Tu la puoi narrare, Consolata; narrala la mia estrema misericordia ed estrema materna condiscendenza. L'amore: ecco il fuoco che Gesù è venuto a portare sulla terra e vuole che arda in ogui cuore (15 dicembre 1935): Oh, potessi scendere in ogni cuore e versarvi a torrenti le tenerezze del mio amore!... Consolata, amami per tutti e, con la preghiera e la tua immolazione, prepara nel mondo l'avvento del mio amore! Gesù vuol dunque salvare il mondo, ma il mondo deve tornare a Gesù. Con Lui la pace nella tranquillità dell'ordine, senza di Lui l'anarchia e la rovina. E per tornare a Gesù? Una sola la via, come per le anime, così per le nazioni: Dìliges! L'amore. E tutta la legge, tutto il Cristianesimo. Nell'adempimento di questo solo precetto, che abbraccia Dio e il prossimo, è la salvezza: Fa' questo e vivrai (Lc 10,28). il protestantesimo da una parte, il giansenismo dall'altra, in questi ultimi secoli hanno spento a poco a poco questo fuoco sacro nel cuore del Cristianesimo e l'hanno ucciso, almeno in molte anime. La maschera di un Cristianesimo ridotto alla semplice fede o al timore, ha agghiacciato i cuori, li ha allontanati da Dio, portandoli progressivamente all'indifferentismo, allo scetticismo, all'ateismo, al paganesimo. Per tornare a Gesù è dunque necessario tornare al Vangelo, quello che Gesù stesso ha depositato in seno alla Chiesa cattolica, e che essa ha costantemente difeso e insegnato: il Vangelo dell'amore e della carità. Credere al Vangelo è credere all'Amore, praticare il Vangelo è amare.
Capitolo III
LA VITA D'AMORE E LA PERFEZIONE CRISTIANA
1. Amore e santità
Quante siano le anime sante nel tempo della storia presente, Dio solo lo sa. Questo tuttavia si può affermare: che non sono pochi i cristiani che ritengono la santità, se non proprio un'esclusività del chiostro, almeno un « affare » riservato a poche anime privilegiate, per le quali poi la santità sarebbe un dono piovuto dal cielo e non per loro. Un tal modo di pensare, oltre che errato, è dannoso; in quanto trattiene le anime in un'inerzia spirituale e le adagia in una mediocrità che per nulla s'addicono a chiunque si professi cristiano. La vocazione alla santità è di tutti indistintamente i battezzati, in quanto membra di uno stesso corpo mistico: se è Santo il Capo, lo sono anche le membra. Quando nel Vangelo Gesù dice: Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste (Mt 5,48), si rivolge a tutti i suoi discepoli. Quando san Paolo scrive: Questa è la volontà di Dio, la vostra santzficazione (1 Ts 4,3), è ancora per tutti i cristiani. Se Dio ci vuole santi, non v'è dubbio ch'Egli anche ci elargisce le grazie necessarie per conseguire la santità: tutto ciò che Gesù ha fatto per noi, o ci ha donato e lasciato, tutto è in ordine non solo alla nostra salvezza, bensì pure alla nostra santificazione. Il desiderio, la gioia, vorremmo dire l'ambizione di Gesù è precisamente quella di vederci santi. Lo confermava Egli a suor Consolata, dicendole: Se sapessi quanto Io godo nel fare un 'anima santa! Tutti dovrebbero farsi santi per procurarmi questo piacere. Ne vuoi una pallida idea? Pensa alla gioia che prova una mamma quando vede il figlio suo tornare raggiante con la laurea conseguita: la felicità di questa mamma è indescrivibile! Ebbene, la mia felicità nel vedere un'anima giungere alla santità, supera immensamente questa debole immagine. Gesù parla anche qui per tutte le anime. È dunque sommamente importante che i fedeli siano ben illuminati su questo punto. Perché temere di parlar loro di santità, o perché distoglierli dall'aspirare alla santità, se essa è un preciso dovere di ogni cristiano? L'importante è farsi un giusto concetto della santità stessa, sia per non errare nella pratica e poco o nulla concludere, credendo di far molto; sia per non lasciarsi allontanare da così nobile impeguo, a motivo della propria meschinità o debolezza. È un errore - e lo dichiara espressamente Gesù a suor Consolata, come abbiamo visto - parlando di santità o di Santi, far cadere l'accento sui doni straordinari o grazie gratis datae; ed è pure un errore farlo cadere sulle penitenze straordinarie, sulle austerità, ecc. quasi che il primo e grande comandamento della Legge, e quindi il primo e grande dovere del cristiano, non sia l'amore di Dio e del prossimo, ma la macerazione del proprio corpo. Non bisogna travisare il Vangelo né ridurre o abbassare i Santi del Cristianesimo quasi al livello di una setta di flagellanti, non ponendo nel dovuto rilievo quella interiorità - unione con Dio: amore - da cui tutte le opere e tutte ancora le virtù traggono vita, valore e perfezione. E neppure il Vangelo è un messaggio di tristezza, bensì di gioia, dal lieto annunzio degli Angeli a Betlemme, a quello trionfante degli Angeli presso il sepolcro vuoto di Gesù. E chi può affermare che Gesù abbia vietato ai suoi discepoli di usare delle pure e caste gioie della vita, quando è il suo amore che le semina, intrecciate al dolore, sul nostro cammino? E non è pure lo stesso sacrificio quotidiano trasfigurato dalla luce della speranza cristiana? Già in questo Messaggio abbiamo trovato parecchi accenni al riguardo; ne riporteremo alcuni altri. Un giorno suor Consolata, colpita da influenza maligna, si appoggiò al banco stando in Coro, poi ancora sedette, (cosa che mai faceva per spirito di mortificazione). In seguito però ne sentì un po' di pena e ne chiese perdono a Gesù. E Gesù a lei: Stà in pace, non farmi severo, Consolata! Gesù, che al Padre tuo san Francesco mandava il corvo a svegliarlo più tardi il mattino, unicamente perché la nolle aveva dormito meno, può anche permettere a una sua creatura di appoggiarsi, di sedersi in Coro, perché hai... l'influenza! Hai capito che Gesù è la bontà, la misericordia, l'indulgenza? Suor Consolata era attaccatissima alla vita comune in tutto, anche nel vitto; rinunziava perciò volentieri e di proposito a ciò che la Comunità era solita passare alle più deboli, e a questa regola mai avrebbe voluto derogare, neppure nei giorni di prostrazione fisica o d'infermità. Ora, ecco la bella lezione di Gesù (24 settembre 1936): Consolata, ricordati che sono buono, non mi trasfigurare. Vedi: la santità il mondo ama figurarla con immagini tutte di austerità, flagelli, catenelle... No, non è così. Se il sacrificio, se la penitenza entra a far parte della vita di un Santo, non ne è poi tutta la vita. Il Santo, ossia l'anima che si da generosamente a Me, è l'essere più felice della terra, perché Io sono buono, esclusivamente buono. Oh, non dimenticare mai che quel Gesù, che vedrai morire su di una Croce al termine della sua mortale carriera, è quel Gesù che per trenta anni divite la vita comune a tutti gli uomini, in seno alla propria famiglia; è quel Gesù stesso, che nei tre anni di predicazione, lo vedrai assidersi e quindi prendere parte anche a banchetti. E Gesù era Santo, Consolata, il più Santo di tutti gli uomini! Quindi nelle tue necessità non mi trasfigurare, pensa che Gesù è sempre buono, che per te è e sarà, sino all'ultimo tuo respiro, la tenerezza materna. Se amo la fedeltà alle tue promesse, amo ancora la tua confidenza nella mia materna bontà e, quando ne sentirai vero bisogno, sarò felice che tu faccia eccezioni. Ricordalo, non dimenticarlo mai: Gesù è buono; non mi trasfigurare! Non si toglie, dunque, nulla di ciò che realmente può servire alla santificazione dell'anima, ma ogni cosa sta al suo posto e ad ogni cosa è dato il proprio valore in ordine alla santificazione stessa. Insomma, se Gesù nel Vangelo chiama tutti i suoi seguaci alla santità e a tutti ne ha dato l'esempio, dev'essere necessariamente una santità unica per tutti e accessibile a tutti: anche se diverse saranno le vie che vi conducono, a seconda della diversa condizione delle persone e dei diversi disegni che Dio ha sulle anime. Questa santità sta essenzialmente nell'amore: come quello che unisce l'anima alla sorgente di ogni santità, che è Gesù Cristo. Quindi, mentre non da tutti Egli esige gli stessi sacrifici o nella stessa misura, da tutti invece vuole essere amato; non solo, ma essere amato con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutta l'anima, con tutta la forza. Di questo amore così totale ne ha fatto un preciso comandamento per tutti, compendio di tutta la Legge. Quando perciò un'anima gli dà questo tutto, è santa e lo è nella misura che lo ama così totalmente quanto si oppone all'amore perfetto. E quindi facile comprendere nel suo preciso significato la seguente lezione di Gesù a suor Consolata, nella quale si ribatte lo stesso concetto precedente (16 dicembre 1935): Consolata, di' alle anime che preferisco un atto di amore e una Comunione di amore a qualunque altro dono che possono offrirmi. Sì, un atto di amore a una disciplina, perché ho sete di amore. Povere anime! Per giungere a Me credono che sia necessaria una vita austera, penitente… Vedi come mi trasfigurano! Mi fanno temibile, mentre Io sono solamente buono. Come dimenticano il precetto che Io vi ho dato, che è il compendio di tutta la Legge: amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, ecc. Oggi, come ieri, come domani, alle povere creature Io chiederò solo e sempre amore! Se i cristiani comprendessero più profondamente il Vangelo, secondo il suo spirito, quanto più facilmente e lietamente lo tradurrebbero in pratica nella loro vita quotidiana! Amore per amore: ecco tutto!
2. L'amore e l'intimità con Gesù
Scopo e frutto della vita d'amore è, dunque, l'unione dell'anima a Gesù per conseguire la santità. E questo il tesoro di cui parla il Vangelo e chi l'ha scoperto, compra il campo in cui esso è nascosto, vendendo tutto quello che ha (cf Mt 13,44). il campo fortunato è il raccoglimento, per avere il quale bisogna spogliarsi di tutto, in una rigorosa mortificazione del cuore e dei sensi, sia interni che esterni. Non tutti comprendono questo linguaggio. Sono anzi relativamente poche le anime, anche fra le persone consacrate, che riescono a scoprire tale tesoro; o se lo hanno intravisto, non giungono a possederlo, perché non sanno tmporsi le necessarie rinunce. Potrebbero vivere una vita divina e divinamente feconda, invece si fermano sulla soglia del palazzo del Re, adagiandosi in un tenore di vita poco più che mediocre, o per lo meno molto distante da quella perfezione a cui sono votate. Gesù, Re d'amore, dona tutto ma vuole tutto: il cuore con tutti i palpiti, la mente con tutti i pensieri, i sensi con tutte le operazioni, l'anima con tutte le potenze. Egli allora non mette limiti nel donare e nel donarsi e l'anima, come assorbita in Lui, vive e agisce in Lui, in una così ineffabile intimità di affetti e di intendimenti, da non aver riscontro che nella vita dei beati in Cielo. Tutte le richieste d'amore di Gesù a suor Consolata miravano precisamente a questo: portarla a una unione attuale e stabile, perciò viva e intima, con Lui. Non meraviglia ch'Egli, ammaestrandola, portasse molto avanti le sue esigenze, sino a non permetterle la minima distrazione volontaria (8 agosto 1935): Per nessun motivo non distogliere lo sguardo da Gesù, così più celermente vogherai verso l’eterna riva. Se già la voleva perfetta in tutto, tanto più su questo punto da cui le virtù traggono la loro perfezione (10 ottobre 1935): Ti voglio perfetta, ti voglio continuamente con Me, quindi: Gesù solo! Io solo che basto per tutto. Ti fidi di Me, vero? Non la segregava materialmente dalle creature: anzi, Gesù pretese sempre da lei una perfetta vita comune in tutto, comprese le ricreazioni. Tuttavia ella doveva impegnarsi, in ogni tempo e luogo, a non distrarre mente e cuore da Lui (5 agosto 1936): Sai che voglio Io da te? La continuità intima, senza dipartirtene un istante; sempre con Me, anche quando devi parlare con le creature. Un giorno, per avere un po' di aria in cella, tenne aperta la porta, ma era osservata nel lavoro che faceva. Gesù allora le disse: Consolata, chiudi la porta della cella a ogni rumore terrestre e lascia solo più aperta la finestra a tutto ciò che è cielo. Uguale esortazione le rivolgeva riguardo alla porta dei sensi, assai più pericolosa e distraente (29 ottobre 1935): Come chiudi la porta della cella (perché oh! La solitudine è così bella), così chiudi ogni porta ai sensi. Viviamo nell'intimità sempre, noi due soli; chiudi l'adito a ogni pensiero, a tutto, sempre noi due soli. Unita così intimamente al Santo dei Santi, l'anima farà passi rapidi e sicuri nella via della santità. Certo, ella dovrà pur sempre sforzarsi di corrispondere all'azione della grazia, specialmente con la fedeltà ai propositi che ne sono l'attuazione pratica, ma ecco Gesù dire a suor Consolata (23 giugno 1935): Io sono sempre fedele alle mie promesse, così tu, se stai sempre in Me, sarai fedele a ciò che mi prometti, ai tuoi propositi, perche ciò che c'è nella vite, c'è pure nei tralci. Questo vale per tutte le virtù, che in Gesù sono in grado infinito e che Egli trasfonde nell'anima, nella misura che essa gli è unita (22 agosto 1935): Tu stai in Me e facciamo una cosa sola e porterai molto frutto e diverrai potente, perché scomparirai come una goccia d'acqua in seno all'oceano; e in te passerà il mio sdegno, la mia umiltà, la mia purezza, la mia carità, la mia dolcezza, la mia pazienza, la mia sete di sofferenza, il mio zelo per le anime, da volerle salvare a tutti i costi. E, come si vede, la trasfusione della vita divina nell'anima. Così intimamente unita a Colui che è la santità per essenza, l'anima non può non assorbirla in se stessa (12 novembre 1935): Ricorda sempre che Io solo sono santo e posso farti santa, trasfondendo la mia santità in te: la mia santità diventa la tua, come tua è la mia purezza, tua la mia umiltà, hai capito? Se si considera che la perfetta unione dei cuori comporta la comunanza dei beni tutto ciò è facilmente comprensibile. Ora, poiché l'anima non ha nessun bene proprio, i beni di Gesù diventano suoi. Quante volte, esortando suor Consolata a quest'intima unione, Gesù le ripeteva: Ciò che è mio è tuo, Consolata! E le specificava, insieme con tutte le virtù: tue le mie parole, i miei pensieri e quindi il mio dolore e il mio amore. Non si tratta soltanto del frutto abbondantissimo della santificazione, ma anche dell'apostolato, perché i due doni - santità e anime - sono inseparabili l'uno dall'altro (19 novembre 1934): Poiché hai sete di amarmi e di salvarmi anime, sta' in Me sempre: sul lavoro, a ricreazione... Non lasciarmi un istante e porterai molto frutto. Guarda san Pietro: da solo aveva pescato tutta la notte e aveva preso nulla; con Me, appena gettate le reti, le ritirò piene di pesci. Così tu se stai con Me, se non mi lasci un istante: a ogni ispirazione di mortificazione che t'invierò, tu, seguendola, getterai la rete e Io la ritirerò su piena di anime, che tu conoscerai solo quando sarai in Paradiso. Lezioni, queste, preziose per tutte le anime, claustrali e non: la santità è alla base dell'apostolato, come l'unione con Gesù è alla base della santità. Infatti, è precisamente l'amore che attua tale unione. Dopo aver riportato a suor Consolata le parole di san Giovanni: Dio è Amore, chi sta nell'amore dimora in Dio e Dio dimora in lui (1 Gv 4,16), Gesù gliele commentava così: Vedi, Io sono Amore e finché tu rimani nell'amore, tu rimani in Me, ma anch'Io in te. Quindi anche quando tacerò e tu non mi. sentirai più, ricorda sempre che, finché tu mi ami, Io sono in te e tu in Me... E tu vuoi solo e sempre amarmi, non è vero? Quindi sempre Io rimango in te e tu in Me, Se l’amore è il tramite della nostra unione con Gesù, ne consegue che quanto più perfetto è l'amore, tanto più perfetta sarà l'unione.
3. Verginità d'amore nella verginità dell'atto d'amore
E’
stato già detto come l'esercizio dell'incessante atto d'amore non possa
attuarsi senza un rigoroso silenzio di pensieri e di parole da parte
dell'anima. Ora va aggiunto che l'incessante atto d'amore è, a sua volta, di
aiuto grandissimo (indispensabile anche per la maggior parte delle anime) al
fine di mantenersi sia nella verginità di mente, servendo a non lasciarla divagare;
sia nella verginità di cuore, non lasciandolo posare su alcuna cosa terrena;
quindi ancora nella verginità di lingua, mantenendo l'anima in un continuo e
virtuoso silenzio. Anche qui gli insegnamenti divini a suor Consolata sono molto
chiari. Per
quanto riguarda la vergmità di mente e di lingua, le diceva (16 settembre
1936): Bisogna che tu abbia una padronanza tale sui tuoi pensieri e
sulle tue parole, che il demonio non possa più nulla contro di te, e questa
padronanza te la favorisce l'atto d'amore. E riguardo alla
verginità di cuore (1 dicembre 1935): Solo la continuità dell'atto
d'amore assicura la verginità al tuo cuore. Tuttavia, non solo
Gesù chiedeva a suor Consolata la continuità dell'atto d'amore, bensì pure la
verginità dell'atto d'amore: non solo, quindi, non perdere nella
giornata un atto d'amore (col cuore), ma anche non distrarre mai la mente dal
medesimo. E la vera e perfetta verginità d'amore. Già
il 17 ottobre 1935, mettendo suor Consolata in guardia contro i tranelli del
nemico riguardo alla continuità dell'atto d'amore, le diceva: Vedi, il
nemico ciò che vuole impedirti è l'atto d'amore continuo. Ecco il perché di
tutta questa assillante lotta di pensieri. Qualunque pensiero, anche buono,
purché tu non ami, a lui basta. Passando poi a spiegarle più chiaramente in
che consiste la verginità d'amore, le diceva (6 dicembre 1935): Sai in
che consiste la purezza del tuo atto d'amore? Nel non frammischiarvi un
pensiero, perché tu puoi nello stesso tempo amare col cuore e con la mente
pensare ad altro. No, la purezza dell'atto d'amore esclude ogni pensiero,
esige la verginità della mente, hai capito? Così Io voglio da te l'atto
d'amore. Ma non temere, ti aiuto a darmelo in tutta la sua - purezza e così,
ammettendo nulla di te, mi dai, amandomi, tutto! Le spiegava,
inoltre, come avviene che i pensieri estranei all'amore possano offuscare la
purezza dell'atto d'amore (6 dicembre 1935): Vedi, nei pensieri anche
buoni che s'infiltrano in te, qualcosa di amor proprio, di compiacenza, vi entra
sempre e si capisce che deturpano l'atto d'amore. Ma se tu, fidandoti
ciecamente che Io penso e penserò a tutto, non ne lasci entrare neppur uno,
l'atto tuo d'amore avrà una purezza verginale. E rispondendo ad una
formale promessa da parte di suor Consolata di voler essere fedele alla verginità
d'amore, così la incoraggiava (8 dicembre 1935): Tu mi prometti verginità
d'amore ed Io, in cambio, ti prometto l'osservanza scrupolosa di essa.
Più tardi, anzi, Gesù la confermerà in grazia nella continuità e
verginità d'amore e, tuttavia, nemmeno un favore tanto singolare l'affrancherà
dalla lotta o la dispenserà dall'impegnare a fondo tutte le sue energie
spirituali (15 dicembre 1935): Se ti confermo in grazia riguardo alla
verginità d'amore e al tuo incessante atto d'amore, non credere che l'amarmi
non ti costi più sforzi. Oh no, la mia conferma in grazia non esclude la lotta
e lo sforzo. Ora, la lotta è sofferenza, e per suor Consolata
sarà sofferenza continua, come continua sarà la lotta. Ma ecco il prezioso
frutto della verginità d'amore: la verginità di sofferenza! L'anima,
così stabilita in un incessante atto d'amore verginale, è atta a far giungere
a Dio tutto il profumo delle sue sofferenze, senza disperderlo in sterili
lamentele o in pericolosi ripiegamenti su se stessa, senza assumere all'esterno
alcuna posa di vittima, nessuno di quegli atteggiamenti voluti o studiati che
sono propri delle vittime in figura e non in realtà. Tutto ciò Gesù glielo
confermava dicendole (9 dicembre 1935): Vedi,
la verginità dell'amore va parallelamente con la verginità della mente. Quando
un'anima si stabilisce in questa verginità d'amore, più nulla riesce a
turbarla, sarà come confermata in pace. Mira la Santissima Vergine ai piedi
della Croce: soffre, sì, ma quale dignità nel suo soffrire! La vedi?... In un
mare di dolori, non un lamento; non si accascia, non si abbatte, nulla, nulla...
Accetta, soffre, offre sino al consummatum est, con calma e fortezza. Così
ti voglio nei giorni di dolore e la verginità d'amore ti aiuterà ad esserlo.
Le forniva inoltre il motivo per il quale la verginità d'amore stabilisce
l'anima in una pace così perfetta e stabile (10 dicembre 1935): « In
verità, in veriià vi dico: chiunque commette il peccato, è schiavo del
peccato » (Gv 8,3). Così tu, se lasci entrare un pensiero, se
pronunci una frase non richiesta, rimani serva della tua infedeltà. La serva
è schiava, la schiavitù pesa. Ecco perché, dopo un'infedeltà, senti la tua
anima avvolta da tristezza e non sai sollevarti, se non ricorrendo a Gesù.
Viceversa, se resisti. alla tentazione, se sei fedele, ti senti libera e forte e
pronta a qualunque sofferenza. Hai capito, Consolata? Ricordalo! Insieme
con la fortezza nella sofferenza, la verginità d'amore assicura all'anima la
vera gioia, che nessuno e niente può rapirle; essa è come confermata nella
gioia, allo stesso modo che nella pace (13 dicembre 1935): Consolata, vedi
il candore della neve che ti circonda?... Ebbene, rimani così, nella verginità
di mente, lingua e cuore, e la sofferenza ti sarà sempre dolce, perché è
solo l'infedeltà che ti fa soffrire, il resto no, perché soffrire per amore di
Gesù e delle anime è gioia. Il richiamo di Gesù al candore
della neve esprime assai bene un altro frutto della verginità d'amore, che è
di portare l'anima a un'estrema purezza. Purezza anzitutto di mente (2 dicembre
1935): Vedi, mentre tu ami, il demonio non può far entrare in te un
pensiero cattivo, perché tutte le tue facoltà sono assorbite dall'amore; ma
se tu cessi di amare, sì che lo può. Perciò tu ama sempre. Poi
anche purezza di anima e di corpo (11 giugno 1936): Quest'incessante
atto d'amore ti dona la triplice verginità: cuore, corpo, spirito.
E ciò perché Gesù, fedele alle sue promesse, trasfonde nell'anima che
gli è così intimamente unita, la sua stessa purezza verginale (25 novembre
1935): Consolata, verginità di mente: sì, Io solo!... Verginità di cuore: sì,
Io solo!... Verginità di sofferenza: per Me solo!... Verginità di lingua:
parla a Me solo!... Verginità di corpo: la trasfondo Io in te!
In verità, quale sarà la purezza di un'anima che dal mattino alla sera,
incessantemente, tiene fisse tutte le sue facoltà in un atto d'amore continuo e
verginale! Come
si avvera ciò che Gesù diceva a suor Consolata che è per tutte le anime (30
novembre 1935): La verginità di mente ti rende bella e immacolata,
l'atto d'amore continuo (ti rende) ardente come ti voglio! Con
tali insegnamenti sulla verginità d'amore, Gesù andava preparando suor
Consolata al voto d'amore verginale. Stralciamo dal diario (6 agosto
1936): «...Ho compreso questo: Gesù ha sete d'amore. Ora dissetarlo con acqua
sudicia è un oltraggio che non può sopportare un cuore di sposa; quindi il mio
atto d'amore, che serve a dissetare Gesù, deve giungere a purezza tale, da
non permettersi miscellanza alcuna di pensieri estranei, anche buoni: nulla,
assolutamente nulla lasciar entrare, ma per ogni preoccupazione lasciare che
ci pensi Gesù... Egli mi ha fatto intendere di avermi preparata in questi
giorni per il voto dell'atto incessante d'amore verginale: che esdude
ogni pensiero anche se buono e ogni frase non strettamente richiesta. Compresi
essere suo desiderio che emettessi questo voto stasera e io lo emisi dentro il
suo Cuore stesso. Mi chiese che cosa desideravo in cambio e gli risposi: - La
fedeltà per osservarlo sino alla morte. - Intesi che si assumeva Lui la
responsabilità di farmelo osservare ». Come si vede, si tratta di due voti
quanto mai ardui e di perfezione altissima. Non è più solo alla continuità
dell'atto d'amore, ma è alla purezza verginale del medesimo che ella dovrà
rivolgere i propri sforzi, senza rallentare mai nel dono totale di sé, in
nessun tempo della giornata. Ecco la vittima d'amore! « Ciò che Gesù è per
me - scriveva suor Consolata (1 gennaio 1936) - anch'io voglio essere per Lui:
una piccola candida ostia nella triplice verginità di mente, lingua, cuore! »
Ora, ella lo è, e Gesù glielo conferma (19 luglio 1936): Ormai sei
un'ostia consacrata all’Amore per l’Amore infinito!
4. L'intensità d'amore nell'intensità dell'atto d'amore
E’
questo il terzo requisito per la perfezione dell'amore: dare al nostro amore
la massima intensità possibile: Ama il Signore tuo Dio... con tutta la tua
forza (cf Mc 12,30). Se già dobbiamo amare il prossimo come Gesù ha
amato noi, tanto più dello stesso amore dobbiamo amare Lui stesso per
corrispondere al suo amore. L'unica misura nell'amore di Dio - dice san Bernardo
- è di amarlo senza misura. Quel voler amare Gesù « come nessuno lo ha
amato mai», che è di tutti i Santi, dovrebbe essere di tutte le anime,
almeno nel desiderio e nello sforzo. Per ciò che riguarda suor Consolata, va detto che
Gesù l'amò di un amore di predilezione intensissimo, al quale ella corrispose
con intensissimo amore. Non crediamo di esagerare, se diciamo che non è tanto
facile trovare, nell'agiografia cristiana, un'anima che più di suor Consolata
abbia amato Gesù con amore così incessante, verginale e intenso. Ci limitiamo
a poche e brevi citazioni, in stretta relazione con l'argomento trattato:
l'incessante atto d'amore. Le diceva, dunque, Gesù (10 novembre 1936): Consolata,
non dobbiamo più solo pensare ad evitare difetti, ma il nostro sforzo
deve tendere ad amare Gesù alla follia. Io voglio essere amato da te alla
follia. Amare Gesù alla follia! Può un anima giungere a tanto? Si, con la
grazia di Dio, e questa appunto Gesù prometteva a suor Consolata (11 novembre
1935): Confida, Consolata, Io sono l'Onnipotente e ti amo alla follia e
anche tu mi amerai alla follia, te lo prometto. E
quale il mezzo per giungere a tanto intenso amore? L'atto incessante d'amore. Un
giorno (22 luglio 1936) Gesù faceva sentire a suor Consolata il suo pressante
invito: Amami, Consolata, amami tanto! E alla domanda di
lei su come fare per amarlo tanto, rispondeva: Con l'atto d'amore
incessante mi si ama tanto. Poi ancora qualche giorno dopo (2
agosto): Con l'atto incessante d'amore tu mi amerai alla follia!
Il segreto sta nell'imprimere a quest'atto continuo d'amore la
massima intensità. Così infatti la Santissima Vergine istruiva suor
Consolata, come risulta dal diario (14 luglio 1936): « ... A ricreazione era
stato detto che chi fa più sacrifici ama Gesù di più. Pensando a queste
parole stasera a meditazione ero un po' mesta, perché io non faccio sacrifici
grandi per Gesù, eppure il desiderio di amarlo alla follia è così intenso!
Non ero dunque una povera illusa?... Alzai lo
sguardo, a me di
fronte v'era la statua della Vergine Santa e mentre la guardavo, un pensiero
confortante penetrò in me: la Madonna che cosa mai di grande aveva fatto
durante i suoi anni mortali, a Nazaret? Eppure nessuna creatura mai la
sorpasserà nell'amore verso Dio. Mentre pensavo a Lei, promettendomi di
imitarla, intesi: Per amare Gesù tanto, tutto consiste nel dare al tuo
incessante atto d'amore tutta l'intensità d'amore possibile!».
Che poi suor Consolata, attraverso
l'incessante atto d'amore, amasse il più intensamente possibile, lo si può
desumere dal fatto che Dio stesso doveva intervenire a frenarla nei suoi
impeti amorosi. Le diceva infatti il Divin Padre (29 novembre 1935): Anche
nel tuo atto d'amore, calma; perché se
non procedi con calma, se tu fai violenza al cuore con gli impeti, questo,
sfinito, non potrà più proseguire il suo canto. Non credere ché sia meno
ardente, se è più calmo, né assicura la continuità, hai capito? L'amore di
per sé è fioco, lascia che consumi tranquillamente la mia piccola ostia. Ama
con pace, lascia che l'amore consumi dolcemente, non con impeto, con veemenza,
che ti prostra e t'impedisce poi di rallegrarmi col tuo canto. A
riguardo la esortava un'altra volta Gesù: Vedi, Consolata, se tu continui
ad amarmi con calma, puoi darmi quest'atto incessante, se tu, all'opposto, vuoi
forzare il tuo cuore ad amarmi impetuosamente, sarai costretta a fermate, non
avendo più forze a proseguirlo. Bisognerebbe, del resto,
riportare gran parte delle sue lettere, nonché gli appunti intimi di diario,
per comprendere il fuoco d'amore che andò man mano accumulandosi nel cuore di
questa vittima generosa attraverso l'incessante atto d'amore. E, comunque, un
fatto che il suo povero cuore, troppo piccolo per contenere tanto incendio
d'amore, ne soffriva anche fisicamente. Una sola citazione (4 luglio 1936): «
Stasera potei sostare un po' davanti al santo tabernacolo (il mio povero cuore
incomincia a consumare e non può ritenere i desideri, gli slanci d'amore).
Mi sentìi pervasa dal bisogno infinito d'amare Gesù, che mi ama alla follia,
con amore di pari follia, e sentii che a ripetere a Gesù i desideri infiniti di
amarlo, vi era un altro cuore nel mio: il Cuore Divino! Questo poteva slanciarsi
nell'infinito senza abbattere la natura!
5. L'amore di abbandono e l'incessante atto d'amore
E’
la più alta espressione della vita d'amore e logico corollario di
quanto detto finora. Affinché, infatti, l'atto d'amore sia così incessante da
non perderne volontariamente uno durante la giornata, e così verginale da non
frammischiarvi alcun pensiero, è necessario che l'anima porti la sua fede
nell'Amore, da darsi in balia dell'Amore, come una piuma è in balia del vento.
In altre parole: che si abbandoni così perdutamente all'Amore, da rinunziare
non solo ad ogni pensiero di creature, ma anche a ogni pensiero di sé. E il dimenticarsi,
il morire a se stessa, cosa difficile, poco compresa dalla maggior parte delle
anime, ma non per questo meno necessaria, se si vuole che Gesù possa agire
liberamente nell'anima stessa. Già si è detto che il dimenticarsi e
l'abbandonarsi in Dio non significa che l'anima debba trascurare la propria
formazione spirituale, adagiandosi in un riprovevole indifferentismo, bensì
che deve evitare di procedere di proprio capriccio, seguendo i propri gusti,
invece di seguire semplicemente e docilmente l'azione di Gesù in lei. La parola
d'ordine di Gesù a tutte le anime chiamate ad alta perfezione per la via
d'amore è sempre questa: « Lasciami fare! ». Si,
lasciar fare a Gesù. E perché no? A nessuno più che a Lui sta a cuore la
santificazione dell'anima; nessuno, eccetto Lui, può santificarla; nessuno, al
par di lui, ne conosce i reali bisogni; a Lui solo sono noti i disegni divini su
di essa; essendo onnipotente, può tutto; essendo fedelissimo, mantiene tutto...
Perché dunque non fidarsi di Lui e lasciargli libero il campo, così che Egli
possa agire nell'anima liberamente e incontrastato? Perché non sacrificargli le
proprie vedute, pensieri, aspirazioni, desideri, preoccupazioni e solo prestarsi
fiduciosamente, momento per momento, alla sua azione che è sempre e solo
santificatrice? E questo che Gesù voleva da suor Consolata (22 settembre 1935):
Vedi Consolata, la santità è oblio di te stessa in tutto: pensieri;
desideri, parole... Lasciami fare; Io faccio tutto e tu, momento per momento,
dammi con grande amore ciò che ti chiedo. L'amore di abbandono
si risolve, pertanto, nella pratica, in amore di docilità. Parlando alle
folle Gesù ricordava loro ciò ch'era stato scritto dai Profeti: E tutti
saranno ammaestrati da Dio (Is 54,13; Cv 6,45). Gesù è tale
unico Maestro di tutte le anime (cf Mt 23,8): Maestro che possiede la
scienza della santità in grado infinito e vuole e può comunicarla all'anima,
purché essa si presti ad essere ammaestrata, e corrisponda con prontezza ad
ogni divina richiesta, per ogni divina operazione amorosa o dolorosa, per ogni
divino volere comunque manifestato. Diceva Egli infatti a suor Consolata (24
settembre 1935): Consolata, Io ho tutti i diritti su dite e tu ne hai uno
solo, quello di obbedirmi. Io ho bisogno di una volontà docile che mi lasci
fare, che si presti a tutto, che si fidi di Me e che mi serva sempre, in
qualunque situazione, con pace e gioia. Gesù è Dio e ciò
ch'Egli fa, lo fa da Dio, cioè divinamente bene e, quindi, sempre per il
maggior bene dell'anima, anche se non sempre l'anima scorge questo lavorio
divino in sé e nei suoi risultati (18 novembre 1935): Lasciami fare e
vedrai che faccio tutto bene e tutto Io, e la mia piccola ostia diverrà feconda
di amore e di anime. Ma è l'amore e solo l'amore che può
portare l'anima a questo totale e fiducioso abbandono. Come potrebbe,
infatti, l'anima rinunciare a ogni pensiero, desiderio, preoccupazione
personale, se essa non si fida dell'Amore, se non lascia che pensieri e desideri
e preoccupazioni siano assorbiti dall'amore? Se Gesù è pronto a fare tutto
nell'anima, ciò è appunto perché essa si concentri ad amarlo. Lo confermava
Egli stesso a suor Consolata (8 novembre 1935): In un'anima a Me piace
fare Io. Cosa vuoi, amo far Io tutto e a quest'anima chiedo solo di amarmi.
L'errore in cui cadono molte anime è di credere di essere loro a
santificarsi: perciò vogliono far loro, invece di lasciar fare Gesù; scegliere
esse la via, il modo, i mezzi ecc., insomma insegnar loro al Maestro. E ne
risulta per lo più una santità condotta su idee e vedute personali, la quale,
per non essere la santità di Gesù - il solo Santo - non è santità. il
santificatore è Lui, e l'anima è da Lui tanto più celermente e
compiutamente santificata quanto più è riuscita ad eliminare, nel cammino
della santità, l'ingombro di se stessa; quanto più si dimostra docile al tocco
del Maestro Divino, che è la caratteristica dell'eserciziò dei doni dello
Spirito Santo. Quindi è utile comprendere - e non fraintendere - ciò che Gesù
diceva a suor Consolata (22 agosto 1934): Non pensare più a te stessa,
alla tua perfezione, santità da raggiungere, ai tuoi difetti, alle tue
miserie presenti e future, no, penso Io alla tua santificazione, alla tua santità.
Tu pensa solo più a Me e alle anime: a Me per amarmi, alle anime per
salvarle. Ciò è precisamente quanto ella faceva attraverso
l'incessante atto d'amore verginale: amore e anime, nient'altro. L'atto
incessante d'amore è dunque - oltre che mezzo efficacissimo per conseguire la
perfezione dell'amore, verginità e intensità d'amore - mezzo sovrano per
giungere al perfetto amore di abbandono. Diceva, perciò, Gesù a suor
Consolata (15 ottobre 1935): Lasciami fare, lascia che Io solo esista; di
tuo non vi rimanga che l'atto continuo d'amore e un estrema docilità a fare
semplicemente e sempre ciò che Io voglio direttamente o indirettamente
attraverso Superiore e Sorelle. E poiché l'anima, per dare a Gesù
l'atto d'amore incessante e verginale, rinuncia a se stessa, fino ai propri
pensieri, Gesù se ne prende tutta la cura: una cura così amorosa, come nessuna
madre terrena può avere per il proprio bambino abbandonato in atto d'amore sul
suo seno (21 maggio 1936): Seguimi con l'atto incessante d'amore giorno
per giorno, ora per ora, minuto per minuto, a tutto il resto penserò, provvederò
Io. Suor Consolata era di un'attività meravigliosa; la sua santa
ambizione era di giungere al termine d'ogni giornata dopo essersi data tutta a
tutti. Nè il lavoro le mancava: segretaria, cuciniera o portinaia, ciabattina,
e sempre pronta a ogni richiesta di servizio. Succedeva che, per tante
svariate incombenze, ella fosse talora assalita da un po' di preoccupazione di
non giungere a tutto. Ed ecco Gesù, in una di tali contingenze, ammonirla (8
settembre 1936): Fa' tacere ogni voce. « Gesù, Maria vi amo, salvate
anime », nella certezza che Io penso e provvedo a tutto, anche a farti trovare
il tempo per aggiustare i sandali. Vedi, è il demonio che cerca di opprimerti
col lavoro, che cerca gettarti nelle angustie per le svariate simultanee
richieste. No, penso Io a tutto, a farti trovare il tempo necessario per tutto.
Negli ultimi anni ella presentiva vicina la morte ed è naturale che,
anche suo malgrado, il pensiero talora si soffermasse sulle circostanze che
l'avrebbero accompagnata. Ma Gesù (21 marzo 1942): Vivi la
vita di perfetto abbandono in Dio. Alla tua morte: giorno, ora, minuto, ci pensa
e ti prepara Gesù, la Santissima Vergine e san Giuseppe, tu preoccupati solo
di amarmi e di salvarmi anime. Che
poi suor Consolata, attraverso l'incessante atto d'amore verginale, sia giunta a
un alto grado di abbandono all'Amore, lo sappiamo dalle stesse parole di Gesù
già riportate (8 ottobre 1935): Consolata, godo in te, perché posso fare
tutto quello che voglio e perché faccio Io tutto. Possiamo
tuttavia apprenderlo anche da Lei. Ecco qui alcuni suoi pensieri e propositi
che, mentre confermano e illustrano sempre meglio l'importante argomento,
mettono in rilievo l'interiore docilità di quest'anima all'azione della
grazia. « Dimenticarmi e quindi mai pensare, preoccuparmi di me stessa, mai
pretendere che altri ci pensino. Oh, Gesù ci pensa Lui!» « Morire è non
esistere più. Ora il pensare a me, l'avere un desiderio anche buono, una
preoccupazione, il parlare di me (anche di cose indifferenti) non è morire,
ma è conservare la vita a me stessa; e tutto questo non è fidarsi di Gesù
come se Lui non pensasse, non provvedesse per Consolata sino ai minimi
particolari ». « Ricordarmi che sono, per misericordiosa elezione divina,
vittima d'amore. Ora la vittima è un essere separato. Difatti Gesù ha
immolato tutto e mi ha lasciato la sua ferita del Costato e l'incessante atto
d'amore, nient'altro. La vittima dev'essere morta a tutto e a se stessa, avere
un'unica occupazione e preoccupazione: amare solo e sempre. Per tutto il
resto, annientamento e indifferenza. Gesù dammi di vivere questa vita di vera
vittima d'amore, di amare questo stato e di essere generosa per non riprenderti
nulla: né un pensiero, né una parola, né un atto di amor verginale. Gesù,
confido in Te! » « Nella luce divina intravvidi che Gesù bramava ch'io
portassi la confidenza agli estremi; insomma, che gli abbandonassi la mia anima
perdutamente, per non pensarvi più. Possibile che un Dio non basti a Con-olata?
Che Consolata non si fidi di un Dio, da abbandonargli perdutamente la propria
anima, senza più tornarvi sopra con un pensiero, una preoccupazione? ... Si,
lasciarlo fare e vivere in me, senza un pensiero per tempo, per tutto; nulla,
nulla, solo e sempre cantare che l'amo: come se non esistessi più e, invece
di Consolata, esistesse solo quest'atto incessante d'amore! ». A questa vita di
perfetto abbandono suor Consolata, per volere di Dio e col consenso del Padre
Spirituale, si legava con voto nella festa del Cuore di Gesù 1937 tramite la
seguente formula: « Cuore di Gesù, attraverso il tenero Cuore della nostra
Divina Madre, faccio voto a Te di totale abbandono in Te, al tuo volere, certa
che Tu penserai a tutto, sino ai minimi particolari; e ti prometto nel totale
annientamento di me stessa (pensieri, desiderio, ecc.) di attendere unicamente
a darti l'incessante atto d'amore verginale, di vederti e trattarti in tutte e
di avere sempre un "sì" per tutto. Gesù, confido in Te! ». L'eroica
fedeltà a questo voto le procurò una pace profonda e inalterabile di spirito,
pur nella lotta incessante. « Non posso più esprimermi con Gesù - scriveva
ella più tardi che pregandolo si adempia il suo santo volere. Mi sento
così indifferente, così estranea a tutto, che oso paragonarmi a un bimbo addormentato
sul Cuore Divino. Oh, dal giorno che mi abbandonai a Lui, pregandolo a volersi
occupare dell'intera Consolata, godo una pace invidiabile e provo una gioia
costante. Gesù pensa a tutto, a tutto, di modo che non posso più avere un
desiderio. Al presente, la vita di abbandono mi toglie anche la pena dello
scoraggiamento nel vedere che a Dio dò nulla, proprio nulla! ». In realtà,
col suo atto d'amore incessante e verginale, col « sì» a tutti e a tutto,
ella gli dava tutto. In questo perfetto abbandono all'Amore, in questo anelito
incessante per la salvezza di tutte le anime, suor Consolata visse, operò e morì.
Ancora sul letto di morte, mentre il corpo dolorava e lo spirito gemeva nelle
angustie di fitte tenebre, la vittima generosa non interruppe mai il suo canto
d'amore verginale, fino a che, con l'ultimo respiro, il suo « Gesù, Maria,
vi amo, salvate anime » penetrò e si perpetuò nel Cielo, conforme a quanto le
aveva promesso Gesù (7 novembre 1935): No, il tuo atto d'amore non si
spegnerà col tuo morire, ma si eternerà nel Cielo!
Capitolo
VI
L'INCESSANTE
ATTO D'AMORE NELLA VITA SPIRITUALE
DI
SUOR CONSOLATA
1. L'atto d'amore e le preghiere vocali
Suor
Consolata era un'anima di preghiera. Ella stessa, nei suoi scritti, dice di
continuo il bisogno immenso della sua anima di immergersi o, meglio, di stare
immersa nella preghiera. La sua vita è un esempio pratico del come un anima
possa realizzare l'insegnamento evangelico: sulla necessità di pregare
sempre, senza stancarsi mai (Lc 18,1). La sua santità è una prova
concreta dell'onnipotenza della preghiera umile, fiduciosa, costante. I primi
venerdì del mese, ad esempio, nei quali era concesso di passare anche otto ore
in adorazione davanti al Santissimo Sacramento solennemente esposto, erano i
suoi grandi giorni di festa. Del resto, era stato Gesù stesso a dirle (31 marzo
1934): La preghiera sarà la tua fortezza. Era perciò attaccatissima alle pratiche di pietà in
comune e ciò anche per amore di regolarità, osservanza e buon esempio. Aveva
ben compreso, e se l'era bene impresso in cuore, l'ammonimento che un giorno
Gesù le aveva dato: Tutto ciò che ti distrae dalle pratiche di pietà
S. Messa, Comunione, Divino Uffccio, meditazione - non è buono, non
viene da Me. Tuttavia, all'infuori di quelle di Comunità e della
Via Crucis (ch'ella faceva tutte le mattine giungendo fra le prime in
Coro e talvolta anche alla sera, in cella), non ne usava altre o quasi. La
preghiera vocale era per il suo spirito quasi un tormento. L'anima sua aveva
bisogno di una cosa sola: amare; e, nell'incessante atto d'amore, ella trovava
tutto ciò che è contenuto in altre formule di preghiere. Anche Gesù nel
Vangelo ammonisce: Pregando poi, non sprecate parole come i pagani, i
quali credono di venire ascoltati a forza di parole (Mt 6,7). E
suor Consolata scriveva al Padre Spirituale:
«…La frase evangelica: Chi mangia la mia Carne dimora in Me... vivrà
per Me (Cv 6,57-58), mi dà una gioia senza confini, nella
soave realtà che io, con il mio atto d'amore, vivo e palpito nel Cuore Divino e
ci vivrò eternamente. E sento di vivere in Lui e che quest'atto d'amore mi
fissa perennemente in Lui, sorvolando tutto il resto: me stessa e ciò che mi
circonda. Ma la gioia che mi proviene da quest’intimità, mi è sovente
contesa dalle preghiere vocali. Allora la mia piccola anima è crivellata dalle
distrazioni... Come vede, Padre, l'amore ha semplificato ogni cosa e l'anima,
pur attivissima per l'atto incessante d'amore, gode un riposo assoluto »
L'esperienza personale di suor Consolata è quella di tutte le anime pervenute a
un alto grado di amore unitivo. Non c'è quindi da stupire che proponesse: «
No, non devo interrompere l'atto d'amore per formulare preghiere; Gesù sa
ormai tutte le mie intenzioni». Sbagliava od era nel vero? Gli insegnamenti
divini confermano che la via era giusta. Un giorno (6 ottobre 1935), forse
timorosa che l'accennata impotenza a formulare preghiere fosse causata da
accidia o da altro, se ne lamentò con Gesù: « Gesù, non so pregare!». E Gesù
a tranquillizzarla: Dimmi,
che preghiera più
bella vuoi farmi? "Gesù, Maria, vi amo, salvate anime":amore e anime!
Che cosa vuoi di più bello?». Un'altra
volta la Madre Abbadessa, essendosi accorta del troppo prodigarsi di suor
Consolata nel lavoro, a scapito della salute, ritenne opportuno dispensarla
da alcune incombenze, dicendole che così avrebbe potuto pregare di più. La
buona religiosa, volendo obbedire e, d'altra parte, sentendosi incapace di pregare
di più, nel senso di preghiere vocali, se ne andò ai piedi del Maestro Divino:
« Gesù, insegnami a pregare! ». Ed ecco la risposta divina (17 novembre
1935): Non sai pregare?... E quale preghiera più bella e a Me più
accetta dell'atto d'amore? Settembre 1937. Sai che cosa fa Gesù nel tabernacolo? Egli
ama il Padre e le anime, ecco tutto. Non strepito di parole, nulla: silenzio e
amore. E tu fa lo stesso. No, cara, non aggiungere preghiere in più, no, no,
no! Guarda il tabernacolo e ama così. Sempre in riferimento alle preghiere vocali in più
della Regola, le diceva ancora (12 dicembre 1935): Preferisco un tuo atto
d'amore a tutte le tue preghiere! Le spiegava inoltre che
l'invocazione in favore delle anime, contenuta nella formula dell'incessante
atto d'amore, si estende a tutte le anime (20 giugno 1940): «Gesù,
Maria, Vi amo, salvate anime», comprende tutto: le anime del Purgatorio come
quelle della Chiesa militante; l'anima innocente e quella colpevole; i
moribondi, gli atei ecc..
2. L'atto d'amore e la meditazione
Alla
meditazione o preghiera mentale, intesa come esercizio di Comunità, suor
Consolata fu sempre fedelissima; ma non riusciva a meditare secondo un metodo
fisso, come del resto non ci riescono altre anime portate di preferenza
all'orazione di semplicità. « I piccoli delle api - scrive san Francesco di
Sales - si chiamano ninfe o larve fino a che non facciano il miele; da allora si
chiamano api: allo stesso modo, l'orazione si chiama meditazione
fino a che non abbia prodotto il miele della devozione; da allora si muta in
contemplazione... Il desiderio di ottenere l'amore divino ci fa meditare, ma
l'amore ottenuto ci fa contemplare ».
Ora, suor
Consolata era giunta precisamente a quest'unione affettuosa e incessante con Dio
e si comprende come tutto ciò che i libri possono dire, la lasciasse per lo più
indifferente, le fosse anzi talora più di ostacolo che di aiuto. E lei a
testimoniarlo: ... il tralcio da solo non porta frutto, ma se unito alla vite sì.
Ora quest'unione con la vite (Gesù) me la favorisce l'atto incessante d'amore.
Gesù ora da me non richiede più prolungate meditazioni, letture ecc.; sarebbe
per l'anima mia una perdita di tempo. L'importante per me è che fruttifichi
molto e quindi amare molto, amare incessantemente ». Gesù non la istruiva
diversamente. Un giorno ella gli domandò perché non riuscisse a fare
meditazione, ossia a trovare luce, cibo, calore nei libri che sentiva di
leggere. E Gesù le spiegò « che non a tutte le costituzioni confaceva lo
stesso cibo, che uno stomaco delicato non avrebbe digerito i cibi comuni che
facilmente passano in un altro robusto; a lei Egli aveva assegnato il Vangelo».
Infatti, altro è il cibo spirituale di cui hanno bisogno le anime incipienti,
altro quello delle anime proficienti, altro quello delle anime già pervenute
alla vita unitiva. Un giorno che, a meditazione, si sforzava di concentrare la
mente sul punto udito, senza però riuscirvi, Gesù le fece intendere: Non
ho bisogno che tu pensi, ma ho bisogno che tu ami. Lo stesso
avviso le dava la Santissima Vergine, durante la meditazione, in un giorno della
novena dell'Immacolata Concezione (1935): Non hai bisogno di meditarmi,
già mi conosci; amami solo. Dopo una meditazione sulla fine
dell'uomo, suor Consolata si tormentava interiormente nella ricerca del come e
dove orientare le intenzioni della propria vita, e Gesù a lei (settembre 1935):
Sei troppo piccola per mettere le intenzioni, le metto Io le intenzioni
sulla tua vita e tu amami continuamente, non interrompere il tuo atto d'amore.
Un'altra volta, ancora per tranquillizzarla su questo punto del non poter
meditare, Gesù le diceva (3 aprile 1936): Non è più l'ora di meditare o
leggere, ma l'ora di amarmi, di vedermi e trattarmi in tutte e di soffrire con
gioia e col ringraziamento. Qualunque poi fosse l'argomento della
meditazione, sempre la voce e la luce divina richiamavano il suo spirito
all'esercizio dell'incessante atto d'amore. Un giorno (10 ottobre 1935), non
avendo ella potuto ascoltare il punto della meditazione, cercò di supplirvi col
Vangelo. L'aprì e lesse: Preparate la via del Signore, raddrizzate i
suoi sentieri. Ogni burrone sia riempito, ogni monte e ogni colle sia abbassato;
i passi tortuosi stano diritti, i luoghi impervi spianati (Lc
3,4-6). La meditazione era fatta, poiché Gesù subito le fece intendere: L'atto
d'amore in un'anima fa tutto questo: riempie ogni lacuna e abbassa ogni
superbia. Lo stesso accadde ancora (25 luglio 1936),
quando la meditazione era sulle parole del Vangelo: Vegliate e pregate
(Mt 26,41). Gesù le disse: Non temere, veglio Io in te, prego
Io in te, tu amami solo. Come si vede, tutto doveva portarla, e
tutto infatti la portava, all'incessante atto d'amore. Dopo una meditazione
sulla parabola del figliol prodigo, annotava nel diario: « Sì, Gesù donò a
me la veste più bella: l'amore; mise nel mio dito l'anello di fedeltà e ai
miei piedi i calzari della confidenza. E, in cambio, a me il buon Dio non chiede
che l'incessante atto d'amore ». E dopo una meditazione sulle parole di Gesù a
san Pietro: Non sei riuscito a vegliare un'ora sola? (Mc 14,
37): « Ricordare questa divina frase lungo il giorno per dare a Gesù ore
intere di amore ». E ancora (20 agosto 1936): « A meditazione compresi che
il mio atto d'amore è simile al tesoro nascosto nel campo, alla perla
descritta nella parabola evangelica, e per possedere questo tesoro devo
vendere tutto. Che cosa mi rimaneva ancora da vendere? Alcune frasi che
sfuggono a ricreazione. Mi proposi di voler essere fedele; volli e mantenni, e
mi trovai, dopo la vittoria, più forte nell'esercizio della virtù. Dunque,
suor Consolata non trascurava la meditazione, ma per lei questa, più che un
esercizio discorsivo della mente, era un tranquillo riposo del cuore
nell'amore: amare, amare incessantemente, togliendo tutti gli ostacoli che si
pongono alla perfetta continuità e verginità d'amore. Ciò può essere utile
per coloro che già, nella vita spirituale, godono della preghiera unitiva,
oppure per quanti attraversano periodi di aridità interiore: l'anima può
sempre amare e ogni atto d'amore, anche se fatto con sforzo di volontà, ha
sempre un grande valore di merito e di santificazione.
3. L'atto d'amore e le letture spirituali
Come
per la meditazione, così avviene per le letture spirituali in genere, le
quali, per altro, sono di grandissima utilità alla maggior parte delle anime. All'infuori
della lettura imposta dalla Regola, che mai ometteva, suor Consolata non ne
faceva altre. In via ordinaria non sentiva bisogno di chiedere luce ai libri.
Riferendosi ai primi anni di vita cappuccina, scrive: « Non ho mai letto libri
ascetici e non leggo libri. Tutti i libri a mia disposizione
oltre la Regola, Costituzione e Direttorio - sono l'Imitazione di
Cristo e il santo Vangelo. Per lettura spirituale adopero Storia di un
'anima e mi servirà... per tutta la vita! Non le servì per tutta la
vita, perché Gesù le fece poi deporre anche quello. A parte il fatto che Gesù
la istruiva direttamente, va ripetuto che lo scopo di tali libri è quello di
portare l'anima all'amore di Dio e del prossimo. Ora, la vita spirituale di suor
Consolata era gia praticamente un atto incessante d'amore, un « si» a tutti,
un « sì» a tutto. Che cosa di meglio potevano insegnarle i libri? « Un
libro - così ella annotava - una pagina per bella e santa che sia, mi fa
troncare l'atto d'amore. Gesù il mio amore lo vuole totale e ininterrotto».
Anche quando la voce divina si spense nella sua anima, non cambiò parere. Una
Consorella le aveva imprestato un libro dal titolo: Sola con Gesù! Suor
Consolata lo tenne presso di sé alcuni mesi, poi glielo riportò di nascosto,
per non dover confessare di non averlo letto. Ed ecco il motivo che adduce: «
Un giorno, nelle ore di tenebre, cercai luce in Sola con Gesù! e ben
presto fui avvolta dai dubbi e non capii più nulla. Buon per me che il Padre
Spirituale, con lo scritto e con la parola, rimise la barchetta in viaggio.
La lezione mi ha servito; rinuncio all'unico libro che mi rimaneva e il santo
Vangelo sarà ormai la sola refezione di Consolata nel restante di sua vita. Non
lasciò mai il santo Vangelo. Nelle ore buie per lo spirito, ricorreva ad esso e
sempre trovava la luce di cui aveva bisogno. « il santo Vangelo - scrive - Gesù
me lo fa capire
benissimo. Aprendolo a caso, mi capita sovente di fermare lo sguardo sulle
parole di santa Eiisabetta: Beata tu che hai creduto! Oh, anche
Consolata vuol credere, e tanto, al buon Dio!». Si, credere al buon Dio con
l’incessante atto d'amore verginale: Gesù le faceva capire così il Vangelo. «
Ho trovato nel Vangelo tanta luce: chi rimane in Me e Io in lui, fa molto
frutto (Gv 15,5). il mio grande desiderio di essere
fruttuosa è quindi appagato. Non solo, ma rimanendo in Gesù coll'incessante
atto d'amore, anche le mie preghiere saranno esaudite, poiché è parola
evangelica: Se rimanete in me
e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sarà
dato (Gv
15,7). Mio Dio, Tu hai superato le mie aspettative! Non mi rimane che da
osservare fedelmente i tuoi comandamenti e sarò sicura di perseverare nel tuo
amore. E per ciò ottenere: Gesù, Maria, vi amo, salvate anime. E ancora: « Nel mio spirito risuona il fate
quello che vi dirà della Vergine alle nozze di Cana (Gv 2, 5).
E poiché il Padre Spirituale mi ha detto di non rubare a Gesù un solo atto
d'amore, questo cerco di fare. Tutta qui sta racchiusa ormai la mia vita: che è
divenuta, attuando questo, di una semplicità meravigliosa. Più nulla e più
nessuno, e quindi libero il volo della verginità d'amore ». Si è parlato in
particolare del santo Vangelo, ma è tutta la Sacra Scrittura che ella amava e
gustava. « Sono ignorante quanto mai - scrive - eppure nella recita del
Divino Ufficio ricevo sovente tanta luce sulle parole che proferisco, sì che
le comprendo e gusto meglio che se fossero scritte in italiano ». Una citazione
tra tante: « ... Se ora Gesù tace, il Padre che è nei Cieli non trascura
tuttavia di provvedere direttamente il becchime al suo povero uccellino, e mi
pasce abbondantemente e di grano eletto, facendomelo trovare, anzi
porgendomelo Egli stesso attraverso la Sacra Scrittura. E a Mattutino, stanotte,
il pensiero restò, nelle prime Lezioni, dal: Qui ergo nos separabit a cantate Christi. No, coll'apostolo ripeto felice che nessuna creatura ormai potrà
separarmi dal mio incessante atto d'amore!
4. L'atto d'amore e l'esame particolare
Mezzo
indispensabile per mantenere e accrescere il fervore spirituale è l'esame
particolare di coscienza. Di esso scriveva suor Consolata: ... Bisogna che mi convinca una volta per sempre che
fare l'esame particolare su altri punti, che non sia l'incessante atto d'amore verginale, per l'anima mia è una
vera perdita di tempo e di energie; è un deviare dalla strada che Dio vuole che
percorra». Quindi il mio esame particolare sarà solo e sempre sull'incessante
atto d'amore, nella verginità di mente... Ho compreso che è meglio adoperare
tutte le energie per questo e non disperderle in tanti propositi. E poi Gesù
mi ha giurato, se sarò fedele all'atto incessante d'amore, l'osservanza di
tutti i miei propositi». Come si vede, aveva semplificato, anche a questo
riguardo, la sua vita spirituale. Ciò non vuol dire che suor Consolata non
apprezzasse convenientemente l'utilità dell'esame particolare; al contrario
questo occupò nella sua vita spirituale un'importanza di primo ordine. Non lo
limitava, infatti, ai pochi minuti fissati dall'orario, ma in certo senso lo
prolungava tutto il giorno. Come Gesù le aveva insegnato a rinnovare, ad ogni
ora del giorno, il proposito dell'incessante atto d'amore verginale, così ella
vi aggiungeva un rapido esame sull'ora trascorsa. A tale fine, su appositi
taccuini che portava sempre con sé, segnava le eventuali infedeltà: sia
nella continuità, sia nella verginità d'amore, cosicché alla sera,
nell'esame riassuntivo della giornata, aveva chiaro e preciso davanti a sé lo
stato della sua anima. Chiedeva perdono, baciava il Crocifisso, poi riprendeva
calma e fiduciosa il suo canto d'amore. Per suor Consolata, assetata di
corrispondenza alla grazia, tale metodo era una necessità. L'esercizio
dell'incessante atto d'amore verginale richiede infatti all'anima una estrema
vigilanza su se stessa e questa non è possibile senza controllo, senza
rinnovarsi nel fervore il più frequentemente possibile. D'altra parte, l'esame
particolare condotto e continuato sempre su di un punto facilitava la pratica;
mentre le divine promesse sull'incessante atto d'amore la rendevano certa di
conseguire, attraverso di esso, tutto il resto, cioè la perfezione di tutte le
virtù.
5. L'atto d'amore e il ritiro spirituale
I
giorni di ritiro mensile furono sempre per suor Consolata giorni di rifornimento
spirituale. Li faceva, perciò, con scrupolosa fedeltà e somma diligenza. Poiché
le Cappuccine sono libere di scegliere, ciascuna per proprio conto, il giorno più
adatto allo scopo, ella s'era fissato il primo venerdì del mese.
Incominciava la preparazione fin dalla sera precedente, nell'Ora Santa che
faceva in Coro, dalle undici a mezzanotte. Ciò che scrive: « Nei giorni di
ritiro mensile Gesù cibava, ammaestrava la mia anima con un pensiero che me lo
scolpiva nel cuore», va appunto riferito a quest'Ora da lei trascorsa ai
piedi del Divin Maestro. Cita anche alcuni di questi pensieri, per esempio: Non
son venuto per essere servito ma per servire (cf Mt 20,28), oppure: Gesù spogliò se stesso assumendo
la forma di
servo (Fil
2,7). « Quanta luce e propositi in queste frasi! », commenta. Ma anche qui luce e propositi erano sempre in
relazione alla sua particolare vocazione d'amore, cioè all'incessante atto
d'amore. Al termine del ritiro mensile, o la domenica seguente, - conforme a
ciò che il Padre Spirituale le aveva ingiunto e Gesù approvato - ella gli
inviava una dettagliata relazione sullo stato della sua anima. il testo che
segue, del primo venerdì di settembre 1942, a quattro anni di distanza dalla
morte di suor Consolata, quando già la sua salute era molto scossa, ne offre
un'idea: « . . Eccomi stasera a deporre la mia povera anima ai suoi
piedi e a ricevere in spirito l'assoluzione e la paterna benedizione, onde
prendere lena e proseguire usque ad fineni! « L'ultima sua è stata il
mio cibo quotidiano di tutto il mese. Grazie di cuore. Agosto è stato, mi
sembra, più intenso di amore, anche se debbo ancora confessare due ore di
perdita. Lo sforzo incessante a vivere il momento presente, mentre mi
aiuta a fermare l'attenzione sull'atto incessante d'amore, mantiene il mio
spirito in pace, liberandolo da tutte le preoccupazioni del domani o
dell'azione seguente. Due volte mi soffermai in pensieri inutili (in un
mese!); cinque volte in frasi inutili; due volte non ho sofferto con gioia. La
giornata d'amore incessante, di suor Consolata, era di 17 ore. L'aver perso due ore
in un mese non è molto; tuttavia va
rilevato che questi vuoti non erano volontari, ma causati per lo
più da circostanze esterne di lavoro o altro. La carità mi sembra bene. Se mi sfugge un rimprovero, una frase un
po' risentita ecc., immediatamente chiedo scusa, non badando a nulla, purché la
pace regni sempre in chi mi circonda nell'impiego, in ogni cuore ». «
In cucina continua la lotta dell'annientamento, ma ora tutto passa fra Gesù e
Consolata: "per dirTi che Ti amo!". Riguardo alla Comunità mi sforzo
a pensarmi già morta, così tutto mi diventa indifferente e resto in pace. Gesù
però mi aiuta». « In questi giorni ho tanto bisogno di pregare per mantenermi
sulle vette; mi sento stanca... Mi ottenga un po' di generosità, che mi aiuti a
vincere la natura egoista e a slanciarmi generosa nella via del sacrifìcio
quotidiano...».
6. L'atto d'amore nelle diverse condizioni di spirito
L'atto
incessante d'amore fu veramente tutta la vita di suor Consolata, come tutta la
sua vita fu un incessante atto d'amore. Ciò perché ella, dietro le divine
lezioni, ebbe fede nell’atto d'amore e nel suo valore, che è innanzitutto
intrinseco: « Non posso comunicarmi continuamente come ne Sento il bisogno,
ma ho compreso praticamente che un atto d'amore porta Gesù all'anima, ossia ne
aumenta la grazia ed è come una Comunione » Poi va considerato il suo valore
al fine della propria vocazione e missione: « La volontà di Dio, la mia vocazione, l'attuazione della santità è un
continuo Gesù,
Maria, vi amo, salvate anime... Turto, tutto lo sforzo, le energie e attività dell'anima a non interrompere
l'atto di amore; nient'altro, solo questo: perché questa è la mia via, la via
assegnatami da Gesù». Era efficace inoltre per eliminare nella vita spirituale
l'agitarsi "per molte cose" (cf I,c 10,41) di tante povere Marte: «
Spiritualmente Gesù mi chiede un silenzio assoluto di pensieri e di parole, e
col cuore un incessante Gesù, Maria,
vi amo, salvate anime.
Più sono
fedele a questa piccola via d'amore e più l'anima mia è inondata di gioia, di
pace vera, che niente riesce a turbare, neppure le continue cadute che,
portate a Gesù, me le fa riparare con atti di umiltà, che alla loro volta
aumentano la pace e la gioia del cuore ». Infine, include un tesoro di eternità:
« Come mi deve rendere lieta, attiva e vigilante la certezza che ogni mio atto
d'amore dura in eterno! » Di qui viene una sola e costante fiduciosa preghiera:
« Gesù, che io viva interamente nascosta in Te, in un totale annientamento,
affinché tu possa fare di me quello che ti piace, sempre. Tu solo rimani e un
incessante Gesù, Maria,
vi amo, salvate anime! Che nelle diciassette ore della giornata io non ne perda uno! Gesù
onnipotente, confido in Te! » Possiamo anche aggiungere che l'atto d'amore fu
la sua unica arma contro il nemico. Non si deve infatti credere che il Maligno
lasciasse in pace questa valorosa atleta della santità, o impunito l'atto
d'amore. Fu lotta senza tregua, talvolta aperta, ma da ogni incontro ella ne uscì
vittoriosa per mezzo dell'atto d'amore. « L'arma invincibile e sempre
vincitrice è l'atto incessante d'amore... (Esso) prepara l'anima alla tentazione,
la sostiene nella tentazione, perché l'amore è tutto... Non lasciarmi quindi
impressionare dal nemico; bisogna che l'atto d'amore domini la lotta e non che
la lotta domini l'atto d'amore». Non si deve credere che suor Consolata
parlasse e agisse così solo nei giorni in cui camminava alla luce delle divine
attrattive, ma anche quando si trovò a dover camminare per la semplice via di
fede, nelle tenebre dello spirito. Scrive: « Uscivo dalla sacrestia; erano le
nove di sera e mi trovai sul pianerottolo, al buio perfetto. La scala che dovevo
scendere era un po' pericolosa, c'era pericolo di rompermi la testa. Mi
aggrappai alla ringhiera e, seguendola, giunsi tranquillamente all'ultimo
gradino. E mentre scendevo le scale, pensavo che proprio così era per l'anima
mia: buio perfetto; ma, aggrappata all'atto incessante d'amore, giungerò
tranquillamente all'ultimo respiro... Si, l'atto d'amore è veramente tutto:
luce, forza a proseguire. Guai se la mia anima non avesse quest'àncora di
salvezza a cui avvinghiarsi in certe ore! Non posso misurare l'abisso di
disperazione nel quale cadrei! ». Come nell'aridità, così era in ogni altra
sofferenza. Suor Consolata, per la quale la vetta d'amore non fu mai disgiunta
da quella del dolore, poté sperimentarlo, e tuttavia attesta: « L'atto
incessante di amore tiene l'anima sempre in pace; credo che sulla sofferenza abbia
un forte ascendente, aiutandola a soffrire con gioia... L'atto incessante
d'amore è più forte di qualsiasi dolore... Sento che l'atto incessante
d'amore mantiene e manterrà calma la barchetta fra lo sconvolgimento, la noia
e il tedio ». La continuità d'amore non fu dunque conseguita da suor Consolata
a facile prezzo, e neppure fu conseguita in breve tempo. Ma qui sta il suo
merito: in questo perseverare nonostante tutto, in questo ricominciare ogni
giorno, in questo riprendersi dopo ogni infedeltà; e così per anni e anni, con
eroica costanza, non disgiunta dall'umile preghiera; non trascurando alcun mezzo
e non lasciando passare alcuna occasione per rinnovarsi nel proposito. Il
pigro brama, ma non c
'è nulla
per il suo appetito (Prv 13,4). Suor Consolata non fu davvero
un'anima pigra, non illuse se stessa con delle velleità. Volle seriamente e
fortemente. L'energia di volontà fu una delle più spiccate caratteristiche
del suo spirito. La stessa impetuosità di carattere, che le era valso il titolo
di « folgore e tempesta», fu da lei impiegata a sostegno della volontà.
Quanti la conobbero da vicino, furono sempre ammirati della sua fortezza e
fermezza di volontà nel bene. Ciò avvenne soprattutto per l'atto incessante
d'amore. Il « voglio » è in ogni suo proposito ed è sempre profondamente
sincero. Tale constatazione balza evidente ad ogni pagina dei suoi Scritti: «
Con la divina grazia voglio corrispondere e lasciare che quest'atto assorbisca
tutta la mia giornata, dal primo all'ultimo segno di croce; e agire in ogni mia
azione, per piccola che sia, con tanto e tanto amore!... Tuoni o tempesti o
cadano fulmini non interromperò l'atto d'amore... Voglio, fortissimamente
voglio un Gesù, Maria
vi amo, salvate anime
continuo, e
vederTi e trattarTi in tutti... O Gesù, col tuo aiuto, voglio non rubarti un
atto di amore, non uno! Si Gesù, lo voglio! E questo "voglio", perché
sia fedele, lo immergo e lo lascio nel tuo Divin Sangue per sempre!».
7. Sulla vetta dell'eroismo nell'incessante atto d'amore
Dunque,
sforzo e buona volontà, una volontà di ferro, tetragona a ogni prova o
rinuncia o sacrificio: suor Consolata aborriva la mediocrità, sdegnava i
compromessi, voleva le vette, a costo di eroismo. E fu, il suo, un eroismo a
getto continuo. Lo svelano queste parole scritte al Padre Spirituale (28
agosto 1938) e che potrebbero dirsi il testamento spirituale di suor Consolata a
tutte le anime che vorranno imitarla: ....Padre, attualmente ciò che sento in me - desiderio infinito - è
di vivere la piccolissima
via ma a
prezzo di eroismo. Sento che, se voglio, posso: e perciò, sì, lo voglio con
tutte le forze e incomincio! Cosa vuole, Padre mio, io sento imperioso il dovere
di vivere in tutta la sua pienezza la mia piccolissima
via. Vorrei
poterlo gridare in punto di morte alle Piccolissime di tutto il mondo:
"Seguitemi!". Lo voglio, sì, lo voglio l'atto incessante d'amore,
dallo svegliarmi all'addormentarmi, perché Gesù me l'ha chiesto, e se l'ha
chiesto è perché io posso darlo, fidandomi di Lui solo». « Ma la mia
debolezza è estrema e le tentazioni non mancano. Bisogna che mi eriga sola
contro tutti e proseguire a forza di volontà. No, non voglio vivere un'esistenza
vile, voglio vivere eroicamente; lo voglio con tutte le forze del mio cuore e
della mia volontà, e proseguire sino alla morte. Gesù, che per amor mio è
morto crocifisso, lo merita e io, per suo amore, voglio vivere così
eroicamente! » « Ma il vivere su questa vetta altissima costa alla natura,
non piace alla natura. Ho bisogno delle sue preghiere, Padre, per perseverare.
E non ho pace che in questa vetta, non ho gioia e forza che nel soffrire in
questa vetta. Se vivo in questa cima, ove è solo Gesù Crocifisso, allora ho
bisogno del sacrificio continuo, come dell'aria che respiro ». « Tutto
questo lo vedo, lo sento, lo comprendo. Ecco il perché non mi sento a posto,
finché, spezzata ogni viltà, anche sola e contro tutti, io vivrò la piccolissima via che
ora amo tanto!... O Padre, preghi perché realizzi il sogno divino e il mio,
se no sarei estremamente infelice!... In queste parole c'è tutta suor
Consolata: la sua anima e la sua vita.
Capitolo VII
UN FRUTTO
CONCRETO DEL DIVINO MESSAGGIO: L'OPERA DELLE PICCOLISSIME
1. Gesù svela a suor Consolata l'Opera delle «Piccolissime»
L'Opera
delle Piccolissime rappresenta il frutto concreto della nuova
manifestazione del Cuore di Gesù, da estendersi e perpetuarsi nel mondo. Se,
infatti, l'incessante atto d'amore doveva essere per suor Consolata
l'espressione pratica della sua vita d'amore, non significava tuttavia che
dovesse tramandarlo alle anime. Già si è accennato di piccolissima via
d’amore e di Piccolissime, per esigenze di compilazione. In realtà,
fino a che Gesù non svelò a suor Consolata l'Opera delle Piccolissime, ella,
parlò solo e sempre di piccola via e di piccole anime. Anzi, scorrendo i suoi
scritti, non si scorge affatto che fosse consapevole, in un primo tempo almeno,
di dover additare al mondo una nuova via spirituale o di dar vita a una nuova
Opera. L'atto incessante d'amore ella lo riteneva come mezzo per attuare la
propria missione in favore dei Fratelli. Fu solo con l'andar del tempo
e gradatamente, che si fece luce nella sua anima ed intuì che altre anime
avrebbero potuto aiutarla, come di fatto avvenne. il primo accenno divino a
questo frutto della vocazione d'amore di suor Consolata è del 17 agosto 1934.
Gesù le diceva: Quando il tuo ultimo « Gesù, Maria, vi amo,
salvate anime » sarà pronunciato, Io lo raccoglierò e, attraverso lo scritto
della tua vita, lo tramanderò a milioni di anime che, peccatrici,
l'accoglieranno e ti seguiranno nella semplice via di confidenza e di amore, e
quindi mi ameranno. Un altro vago cenno lo troviamo in data 27 novembre
1935: Non temere, per il giorno della tua morte avrai raggiunta la vetta e
proferito l'ultimo atto d’amore che Gesù desiderò, nel darti la vocazione a
vittima d'amore. Che tale apostolato dovesse compiersi attraverso
un'Opera speciale, qui non è detto. Gesù vi accennerà più tardi, il 14
dicembre 1935, spiegando a suor Consolata il motivo del cambiamento di direzione
spirituale: Sai perché ho voluto questo trapasso di direzione
spirituale? Perché Padre X farà suoi tutti i miei desideri e porterà a
compimento l'Opera, tale e quale Io la voglio. Riferendo queste
parole al nuovo Padre Spirituale, suor Consolata confessava « di non capire a
quale Opera Gesù alludesse » Le opere di Dio seguono tutte un identico procedimento:
nascondimento nella preparazione, piccolezza e umiltà nel sorgere, poi crescita
sicura e resistente nelle immancabili prove. Così è dell'Opera delle Piccolissime:
non solo nacque nel silenzio di un monastero e nel nascondimento di
un'anima, ma anche a quest'anima rimase celata, pur essendo gia in germe. Suor
Consolata non percepì il frutto stupendo che Gesù voleva trarre dalla sua
vocazione d'amore, e cioè dall'incessante atto d'amore; non conobbe l'Opera
che arruolerà, a milioni, le anime di tutto il mondo, se non quando Gesù si
degnò di parlargliene, senza per altro toglierla dal suo nascondimento, inabissandola
anzi in un più completo annientamento. Prima però di esporre gli inizi
dell'Opera, è necessario chiarire la portata di questo termine. Noi la
chiamiamo Opera, perché Gesù così la chiamò e perché infatti lo è:
ma non nel senso d'una qualsiasi Associazione con relativi requisiti di
registrazione, diplomi o altro. Essa è essenzialmente una via spirituale aperta
a tutte le anime che si sentono chiamate ad abbracciarla, senza bisogno di
formalità, senza distinzione di persone. E tuttavia è un'Opera per questo:
le anime che seguono questa via non vagano nell'incertezza, ciascuna per
proprio conto, ma si trovano realmente unite, oltre che dal vincolo della stessa
vocazione d'amore, anche da quello da cui dipende la corrispondenza di tale
vocazione: l'atto incessante d'amore. Senza saperlo
l'una
dell'altra, senza conoscersi e forse senza mai incontrarsi quaggiù, le Piccolissime
costituiscono veramente un corpo morale, formano nella Chiesa un'armata
scelta e compatta e attivissima per il rinnovamento spirituale del mondo. Ciò
premesso, ecco come nacque l'Opera. il 4 luglio 1936, primo sabato del mese, a
meditazione, Gesù faceva sentire a suor Consolata: Fra le Beniamine
dell'Azione Cattolica vi sono le Piccolissime: così fra le piccole anime vi
sono le Piccolissime. Tu appartieni a queste e a queste apparterranno
le anime che ti seguiranno nel darMi l'atto incessante d'amore. Gesù
è il Verbo Divino, per il quale tutto è stato fatto (Ge 1,3); Verbo
sostanziale, che crea ciò che dice, poiché egli parla e tutto è fatto (SaI
32,9). Con le suddette parole Egli stabiliva la piccolissima via d'amore,
creava in seno alla Chiesa le piccolissime anime, dava vita all'Opera
che avrebbe dovuto raggrupparle. Pochi giorni dopo, 22 luglio, festa di
santa Maria Maddalena, Gesù tornava a parlare a suor Consolata delle Piccolissime
in questi termini: Non per te, che stai per scendere nella fossa, ti
faccio scrivere queste cose, ma pei tuoi Fratelli e per un numero stragrande
di anime piccolissime che ti seguiranno nel darmi l'atto incessante
d'amore. O Consolata, ricordi la tua grande passione: portare le bimbe a Gesù e
Gesù alle bimbe? Ebbene, anche dal Paradiso mi porterai le bimbe, le
Piccolissime e mi darai ad esse con l'atto incessante d'amore. Lo credi
tu? Ella
lo crede, ma: « Gesù, io faccio nulla! ». E Gesù a lei: Non importa,
faccio Io tutto. Prima che terminasse quella radiosa giornata, mentre
suor Consolata era ancora sotto l'impressione del grande dono divino, Gesù le
soggiungeva: Oh, non ti avevo detto che saresti andata curva sotto il peso
delle mie grazie, da non poterne più? Ebbene, mantengo semplicemente la mia
parola; tu credi in Me. In data 27 luglio (1936), nel notificare
la cosa al Padre Spirituale, suor Consolata scriveva: « .. Nel diario, a suo
tempo, vedrà tante predilezioni divine. Non posso tacerle, che nel giorno di
santa Maddalena, ebbi tanta luce e compresi che Gesù non ha dimenticato la
mia grande passione di fanciulla e di giovinetta: portare i bambini a Gesù. E
Gesù mi ha fatto scrivere: per un numero stragrande di anime piccolissime
che mi seguiranno nel dargli l'atto incessante d'amore. E
quindi dal Paradiso porterò a Gesù le Piccolissime. Avrò per
missione i Fratelli e per vocazione le Piccolissime da portare a
Gesù... Vede cosa sa fare Gesù! Mentre distrugge Consolata nell'annientamento,
fa sbocciare tutti i fiori delle passate rinunce; e mentre il grano marcisce
sotto terra, Gesù prepara l'apostolato fulgido, bello meraviglioso! Oh, io
credo a Gesù e, con la sua grazia, voglio credergli sino all'ultimo respiro,
anche se muoio conscia di aver fatto nulla, proprio nulla per il gran Re tranne
amarlo, credergli e fidarmi di Lui! ».
2. La consacrazione della prima «Piccolissima»
Se
il primo sabato del luglio 1936 segna la data in cui Gesù svelò e istituì la piccolissima
via d'amore e l'Opera che deve concretizzarla, l'Opera stessa non
nacque ufficialmente che due mesi dopo, nel primo venerdì di settembre, con la
consacrazione al Cuore di Gesù della prima Piccolissima: Giovanna
Compaire. Perché, poi, non ci fosse dubbio sulla portata del termine Piccolissime,
che va riferito alle anime e non all'età (in un primo tempo sbagliò anche
suor Consolata), il buon Dio dispose che la prima Piccolissima avesse
allora la non più tenera età di... 83 anni e che non appartenesse allo stato
Religioso, benché avesse conservato integra la purezza verginale: appunto per
dimostrare che la piccolissima via d'amore non è un privilegio di un ceto di
persone, ma un dono che il Cuore di Gesù fa a tutte le anime. Non faremo la
storia di quest'anima, ma solo diremo per quali vie il Cuore di Gesù le fece
giungere il dono di elezione. Nata e vissuta a Torino, Giovanna Compaire condusse
per molti anni un ben avviato negozio di calzoleria. Poi, nel 1931, a 80 anni,
cedette il negozio e si ritirò in un piccolo Pensionato tenuto da Suore Domenicane,
vicinissimo al Monastero delle Cappuccine. Qui ella era felice,
perché aveva Gesù Sacramento in casa; la sua vita era tutta dedita alla
preghiera e alla carità. Ai primi d'ottobre del 1934, Padre X predicava
le sacre Quarantore nella chiesa delle Cappuccine e Giovanna vi partecipò. Al
termine del triduo, ella indirizzava a detto Padre una lettera ripiena di alti
concetti spirituali, che terminava: « Preghi per me, che ho tanta fame di
Dio!». il Padre le rispose con una visita di omaggio. Era Dio che univa le due
anime per i suoi fini misericordiosi. La santa relazione non s'interruppe più;
ben presto anzi si trasformò in paternità e figliolanza spirituale. I colloqui
non erano frequenti, ma da essi il Padre usciva ogni volta meravigliato e...
umiliato. Come è vero che Dio si rivela ai piccoli! Non si parlava che di Dio,
perché lo spirito di Giovanna viveva di Lui ed ella lo cercava nella Comunione
quotidiana, che mai tralasciò; lo cercava nelle frequenti visite al
Santissimo Sacramento, nella cappellina del Pensionato; lo cercava nell'incessante
preghiera. Eppure ella sentiva che le mancava qualcosa: qualcosa che
intensificasse ancor più la sua vita d'amore e di preghiera, e che purificasse
il suo stesso amore da un residuo di diffidenza: non molta, ma sufficiente a
tarparle le ali, mentre ella cercava di spiegarle verso Dio. Sentiva che Gesù
voleva da lei qualcosa... ma che cosa? Nel luglio 1936, come si è detto, Gesù
svelava a suor Consolata l'Opera delle Piccolissme e, in un colloquio
con Giovanna, verso la fine di agosto, il Padre si senti ispirato a confidarle
tutto, col vincolo del segreto. L'effetto della rivelazione fu indescrivibile.
Immobile e silenziosa ella ascoltava... sembrava assorta. Improvvisa-mente un
lampo di luce le accese le pupille ormai spente, ma chiarissime, si protese
con tutta la persona verso il Padre e, con voce tremante: « Ma lei è Gesù! »,
esclamò. Poi chinò il capo e pianse, vinta dalla commozione, colpita
potentemente dalla grazia. Giovanna Compaire aveva trovato la sua via e il Cuore
di Gesù aveva fatto la prima conquista nella schiera delle Piccolissime. Alcuni
giorni dopo, 31 agosto (1936), ella scriveva al Padre: «... Devo dirle, Padre,
che ho trovato la mia nicchia nello sciame della anime
piccolissime che, come moscerini, ronzano attorno alla Croce di Gesù e
cercano di posarsi su di Lui, per succhiare la loro vitalità. La parola Piccolissima
ha per me una magia straordinaria. Al solo pronunciarla mi scopre il
sereno dell'anima, mi addita una via nuova e si fa mia inespugnabile
difesa contro le vane e sciocche tentazioni di amor proprio ecc. E un lavoro
della fantasia questo? Mi pare di no, perché non avrei mai creduto di trovare
in questa parola la tranquillità, la sicurezza e la libertà che l'anima mia vi
trova... Sto pensando per trovar modo di portarmi, prima di domenica, in
codesta sua chiesa, perché ho bisogno di conferire con lei...». Prima di
domenica... Gesù, il Cuore Divino, che voleva l'inizio dell'Opera nel primo
venerdì del mese, agiva in lei. il colloquio fu breve: Padre, mi dica che cosa
devo fare per entrare nella schiera delle Piccolissime.. entrarvi
ufficialmente... Non so, mi pare che Gesù voglia da me qualcosa... non so
spiegarmi... Grande stupore del Padre, che non aveva mai pensato a ciò e
neppure gli era mai passato per la mente che l'Opera potesse iniziare prima
della morte di suor Consolata. Le rispose: - Ebbene, facciamo così: domani,
primo venerdì del mese, verrò al Pensionato, celebrerò la Messa dopo quella
della Comunità, lei farà la santa Comunione e, subito dopo, si
consacrerà al
Cuore di Gesù, per mezzo di Marta Santissima, quale Piccolissima, promettendo d'impiegare
d'ora in poi tutte le sue energie spirituali nell'incessante atto d'amore e
negli altri due punti della piccolissima via d'amore.
Dall'altare
io presenterò al Cuore di Gesù la sua consacrazione. Così infatti avvenne e,
dopo la S. Messa, recitarono insieme un Magnificat di ringraziamento.
L'Opera delle Piccolissime, promessa da Gesù a suor Consolata, era nata
ufficialmente.
3. Suor Consolata e l’Opera delle “Piccolissime”
E
suor Consolata? La sera di quel giovedì, dopo il suo riferito colloquio con
Giovanna Compaire, il Padre s'affrettava a farle pervenire un breve scritto per
metterla al corrente della cosa e raccomandarla alle sue preghiere. Ed ella
annotava nel diario: « I doni si offrono alla vigilia. Gesù lo sa, perciò
alla vigilia del primo venerdì di settembre mi donò la prima Piccolissima. Delicatezza
Divina! Questa prima Piccolssima l'ha raccolta il Padre e l'offrirà
lui, domani, nella santa Comunione, al Sacratissimo Cuore di Gesù. O Gesù,
quanto sei buono! SI, veramente Tu pensi a tutto e a me non lasci che un solo
pensiero: amarti! Grazie, o Gesù! ». E poi facile arguire in quale fervore di
preghiere ella abbia trascorso la giornata. Gesù, da parte sua, non mancò di
darle nuova luce sull'Opera, tanto più che ella, come si è detto, al primo
accenno alle Piccolissime, aveva creduto trattarsi di autentiche « bimbe
» e aveva poi sorriso nell'apprendere dal Padre che la prima Piccolissima
era ultra ottantenne. Le diceva dunque Gesù: Non saranno solo a
migliaia le Piccolissime, ma milioni e milioni. Ad esse
apparterranno non solo il sesso femminile ma anche gli uomini. Oh,
anche fra essi vi sono molte anime piccolissime! E
dopo la tua morte, le anime piccolissime correranno a te, come un
giorno, al tuo apparire sul piazzale di S. Massimo, correvano a te le bimbe del
catechismo, le Beniamine. La sera di quel primo venerdì,
scriveva sul diario: « La giornata d'oggi è stata tutta in favore delle Piccolissime.
Stasera, dinanzi a Gesù Sacramentato solennemente esposto, abbracciai col
pensiero le Piccolissime di tutti i secoli e tutte anticipatamente le
consacrai al Cuore di Gesù, pregandolo a nasconderle tutte nel profondo del
suo Cuore ed ivi custodirle, perché nessuna abbia a perire, e poi a consumarle
nelle divine fiamme, concedendo a tutte di morire d'amore per Lui!». Gesù, a
sua volta, accoglieva la preghiera di suor Consolata e la esaudiva: Sì,
Consolata, i cuori delle Piccolissime sono destinati a morire d'amore per
Me, a consumarsi esclusivamente per Me. Il mondo non può chiamarmi crudele,
perché quanti e quanti muoiono per vizio, vittime nel mondo! E non è giusto
che la creatura si consumi per il suo Creatore, Consolata?
4. Le «Piccolissime» e la Madonna
Un
altro tratto dell’ammirabile modo con cui il Cuore di Gesù prepara e dirige
gli eventi fin nelle minime circostanze va messo in rilievo, perché ha la sua
importanza: ed è che l’Opera nacque ufficialmente nel primo venerdì di
settembre, durante la novena e in prossimità della festa della Natività della
B.V. Maria. Il significato della provvidenziale coincidenza è ovvio. Un’Opera
che Gesù stesso qualifica per meravigliosa, di così grande e universale
importanza per la salvezza e la santificazione delle anime, non poteva sorgere
senza un segno e un pegno di protezione da parte di Colei il cui Nome, insieme
con quello di Gesù, forma l’invocazione incessante delle Piccolissime; mentre
i due amori, per Gesù e per Maria, sono uniti nella stessa lode perenne e
nella stessa invocazione in favore delle anime. Fu dunque volontà di Dio che
l’Opera nascesse in tale circostanza di tempo, quando la Chiesa si prepara a
festeggiare il giorno in cui la più alta delle creature apparve piccolissima
sulla terra; e non solo piccolissima nella sua umanità, ma soprattutto in
spirito. Anzi, soltanto la Vergine poté in realtà farsi piccolissima, Lei
che era grande agli occhi di Dio; mentre noi che abbiamo contratto la colpa, per
quanto crediamo di abbassarci, non arriveremo mai a quell’infimo grado, a
quella piccolezza, a quella nullità in cui ci troviamo davanti a Dio.
Possiamo anche aggiungere che Lei sola, Maria Santissima, fu vera e perfetta Piccolissima
anche nel senso particolare di cui qui si tratta: perché Ella sola fece
realmente della sua vita, dal primo all’ultimo istante, un incessante atto
d’amore verso Dio e di carità verso il prossimo, in un « sì » continuo
alla volontà di Dio. Ecco perché il Cuore di Gesù volle che l’Opera
nascesse nel primo venerdì di settembre: come un fiore sbocciato ai piedi
della celeste Bambina, a raccogliere la rugiada del suo primo sorriso, a
riceverne il calore della sua prima benedizione, come pegno di riuscita e di
perenne durata. Poteva suor Consolata, nel suo tenerissimo amore per la Vergine,
non rilevare tale circostanza, non sentirsi intimamente e irresistibilmente
spinta a consacrare le Piccolissime, oltre che al Cuore di Gesù, anche
alla Madonna? Scrive infatti: « … Poiché la prima di queste anime si è
consacrata fra le Piccolissime oggi, primo venerdì di settembre
novena della Natività di Maria Santissima, martedì prossimo, 8 settembre, le
abbraccerò tutte in spirito, le Piccolissime di tutti i secoli, e
tutte deporrò presso la celeste culla, consacrandole a Maria Bambina. Oh,
Essa le proteggerà, le prediligerà, le terrà sotto il suo manto, sempre,
proprio come fa con suor Consolata. E le Piccolissime ameranno tanto la
Madonna, perché l’atto incessante d’amore che offrono a Gesù, è anche per
Maria Santissima».
5. Le «Piccolissime» e suor Consolata
Con
la consacrazione delle Piccolissime al Cuore di Gesù e a Maria
Santissima, terminava il compito particolare di suor Consolata, non diciamo
riguardo alle Piccolissime, ma riguardo all'Opera, quanto cioè a curarne
la diffusione o comunque interessarsi della medesima, e ciò per non venir
meno alla continuità e verginità d'amore, oltre che all'annientamento in cui
Gesù la voleva. Le diceva quindi, dopo di averle svelato l'Opera (31 luglio
1936): Amami, dammi quest'atto incessante d'amore e Io te lo prometto:
mi darai tutti i tuoi Fratelli a uno a uno e poi le Piccolissime.
Iniziata poi l'Opera, nel modo che si è detto, nuovamente Egli interveniva
perché suor Consolata non avesse a deviare: Dimenticati, Consolata, non
pensare a te stessa e a ciò che potrebbe riguardare la tua speciale vocazione.
No, il Cuore di Gesù si è servito di te come di uno strumento (come tu ti
servi. della scopa), ma chi compirà quest'Opera meravigliosa delle Piccolissime
è Lui, esclusiva-mente Lui. Quindi tu non pensare che a darmi l'atto
incessante d'amore, il « sì » a tutto e a tutte, e ad accettare la sofferenza
col ringraziamento; nient'altro; penso Io a tutto e tu dimenticati! Poi,
ancora l'8 settembre (1936): Ora che le hai consacrate a Maria Bambina,
non pensare più alle Piccolissime, se non con la quotidiana preghiera.
Pensa unicamente ai Fratelli e alle Sorelle da ritornare a Me col
mezzo dell'incessante atto d'amore. Va tuttavia osservato che, se
a suor Consolata non fu concesso di occuparsi direttamente dell'Opera, questa
tuttavia le appartiene ed è su di lei che dovranno fissarsi gli sguardi delle Piccolissime,
come Gesù le prediceva nel settembre 1936: Non interrompere il tuo
atto d'amore; va' avanti per la tua strada, impavida sotto il bersaglio nemico.
Non temere, va sempre avanti, l'amore vince tutto. Io voglio che un'onda di
amore salga dalla terra al Cielo. Tu devi battere per prima la piccolissima via;
un giorno dovrai servire di modello. Così come ora il mondo guarda a santa
Teresina, i milioni di Piccolissime di tutto il mondo guarderanno a te!
Terminiamo con due consolanti promesse: una di Gesù e l'altra della
Madonna. Il 14 luglio 1936, in un momento in cui suor Consolata si sentiva
maggiormente umiliata e confusa per tanti doni divini, si rivolse a Gesù e:
« Ma tu le ami alla follia, le Piccolissime! ». E Gesù: Sì,
sono la pupilla degli occhi miei! L'8 dicembre 1942 suor Consolata
riconsacrava le Piccolissime alla Vergine Immacolata, la quale, gradendo
il dono, le faceva intendere: Su tutte e su ciascuna poserò il suo
sguardo di predilezione, come lo posai su te.
6. Morte della prima «Piccolissima»
Se
qualche dubbio potesse ancora esistere sull'origine divina e sulla bontà
della piccolissima via di amore, il resto della vita di Giovanna
Compaire e poi la sua morte basterebbero a dissiparlo. Sono mirabili progressi
nella via dello spirito, voli rapidi e sicuri verso le altezze della santità. E
le altezze non le teme più ora che l'anima, divenuta piccolissima, ha
impennato le ali dell'amore e della confidenza. Incertezze, paure, vani
ripiegamenti su se stessa, tutto è scomparso come per incanto. L'Artefice
Divino sa che il tempo urge e, con pochi tocchi, porta a compimento il suo
capolavoro. Tale, infatti, fu il cammino a un solo mese di distanza dalla sua
consacrazione a Piccolissima! il 13 ottobre 1936 ella scriveva al Padre
Spirituale: « Vorrei dirle qualcosa del come passo i miei giorni ed anche
varie ore delle mie notti, dopo le grandi grazie ricevute. Mi sembra di vivere
in un altro mondo! La giornata del 4 settembre scorso, con quel Magnificat,
mi fa versare lacrime più di prima, ma non sono più quelle di prima. La
mia confidenza in Dio non si appoggia più su altri motivi, che sui meriti di N.
S. Gesù Cristo... E poi la Comunione dei Santi, che Egli mi fa conoscere per
l'efficacia delle loro preghiere!... Tutto mi trasporta e mi inabissa in una
confusione di meraviglie, che sono la pace profonda della mia vita ». Ella ha
dunque trovato, nella nuova via, la santa libertà dei veri figli di Dio.
L'amore l'ha alleggerita del fiaccante peso di se stessa. Adesso si sopporta;
meglio, non pensa più a se. Tutto è semplificato nella sua vita spirituale ed
ha una perfezione nuova. Ha scoperto che l'atto incessante d'amore contiene
tutto, dona tutto, ottiene tutto; ha sperimentato che esso è vetta luminosan e
riposante ed è insieme divino ascensore per altre vette. Nella festa della
Natività di Maria Santissima del 1937, a un anno di distanza dalla sua
consacrazione a Piccolissima, Giovanna rinnovava la consacrazione stessa
con la seguente preghiera, che era anche il suo Nunc dimittis: « O Maria
Immacolata, mia potente Avvocata e tenerissima Madre, eccomi prostrata ai vostri
piedi per rinnovare l'atto col quale mi sono consacrata Piccolissima al
Sacratissimo Cuore di Gesù. Per Gesù e per Voi sono tutti i miei pensieri
ed affetti, tutto il mio cuore e la mia vita. In questo giorno benedetto, in cui
la Chiesa ricorda la Vostra comparsa tra noi, incorporata, come Gesù, alla
nostra natura, prendete di grazia sotto la Vostra speciale protezione la nuova
Opera delle Piccolissime di Gesù, concretizzata nella meravigliosa e
miracolosa laus perennis infantile, che il Vostro Divin Figliolo ha
dimostrato di gradire e di benedire con le grazie più sublimi del suo Divin Cuore.
Io confido al Vostro Cuore Immacolato le mie consolazioni e le mie pene, i miei
timori e le mie speranze, nelle divine espressioni dell'incessante atto d'amore.
Ottenetemi ch'io finisca la mia vita come Gesù ha dato la sua, in omaggio alla
Santissima Trinità ed a Voi per tutti i secoli dei secoli! ». Infatti, ella
sente che il Cielo è vicino. Ormai le sue forze non le permettono più di
uscire di casa; ma non tralascia di scendere ogni mattina per la Messa e
Comunione, e lungo il giorno per qualche visita al Santissimo Sacramento. E c'è
ancora freschezza giovanile nel suo volto diafano, ma quasi senza rughe, anche
a 87 anni! Ella è consumata più dall'amore, che dagli anni. La sua fame di Dio
s'è fatta torturante. Quando Gesù Eucaristia è esposto, ai suoi occhi, spenti
per tutto il resto, l'Ostia Divina appare radiosa. Anche in fondo al cuore le
si formano voci misteriose, come il sussurro dello Sposo che si avvicina... E
pronta. Ha tutto disposto, con minuziosa cura, per ben ricevere sorella morte.
Ha già persino consegnato un biglietto con le proprie generalità, per la registrazione
del suo decesso in municipio. Le Suore Cappuccine tengono preparato l'abito
dell'Ordine, da lei ordinato, che ne rivestirà la salma. Ed è biancheria
tutta nuova quella che indosserà sul letto di morte per le nozze eterne. il 26
gennaio 1938, mentre si trova sola in salotto e in preghiera, si sente investita
da una straordinaria effusione di grazia, sì che tutto il suo essere ne è
scosso. Un bisogno incontenibile di gridare a Dio il proprio amore, di
ringraziarlo, di raggiungerlo, di trasformarsi in Lui la rapisce... Cade in
ginocchio, le braccia sollevate, il volto rigato di pianto: « Mio Dio, mio Dio,
che cos'è questo? ». Era la chiamata al Cielo. La domenica 20 febbraio 1938,
scese ancora in cappella per la santa Messa, e fu l’ultima. Il mercoledì,
essendosi aggravata, chiese l'Estrema Unzione, desiderosa di ricevere bene
questo Sacramento. Poi, per tre giorni e tre notti, e cioè fino al pomeriggio
del sabato, fu sulla croce con Gesù, soffrendo spasimi misteriosi, senza un
sollievo. Non un lamento però. Diceva al Padre Spirituale: « Meditando la
Passione di N. S. Gesù Cristo, mi sono sempre soffermata di preferenza sugli
spasimi di Lui agonizzante; credo ch'Egli me ne renda ora partecipe». E
volgendo gli occhi dalla parte del Crocifisso appeso sulla parete di fronte,
ripeteva con indicibile trasporto: « Amarti, seguirti, imitarti! ». Quello
che era stato il programma della sua vita, lo era ancora sul letto di morte.
Fuori intanto imperversava il carnevale e, dalla vicina piazza Vittorio Veneto,
giungeva anche lì il frastuono del mondo gaudente. il Padre glielo fece osservare,
ricordandole il detto di Gesù: Voi piangerete e vi rattristerete, ma
il mondo si rallegrerà (Gv 16,20). Ed ella: - Oh, come da questo letto si
vedono le menzogne del mondo! No, no, non darei uno solo di questi istanti di
sofferenza per tutte le gioie del mondo! E a chi le faceva osservare che presto
avrebbe ricevuto il premio di tante opere buone: - Non le opere, no; ho fatto
nulla. Ma che abbia amato Gesù tanto, sopra ogni cosa, questo si, ed è ciò
che mi consola. Al suo letto si succedevano Suore di diverse Congregazioni e
anche Sacerdoti: - Vede, Giovanna, quante anime sante vengono a farle visita e
pregano per lei! - Gesù è fedele - rispose; - ho sempre rifiutato le
amicizie del mondo ed Egli mi circondò sempre di amicizie sante. il venerdì
sera le fu portato solennemente il santo Viatico e fu lietissima di ricevere due
volte l'Eucaristia nello stesso giorno. Volle indossare la divisa di Figlia di
Maria, poi, nell'istante di ricevere il suo Signore, con voce alta e distinta,
chiese perdono di tutti gli scandali dati. Le risposero alcuni singhiozzi e le
molte lacrime dei circostanti. Parlava di scandali lei, le cui virtù potrebbero
essere ammirate da tutto il mondo! Nel pomeriggio del sabato verso le 15, la
sofferenza parve raggiungere il massimo. - Soffre molto, Giovanna? - Si, non
avrei creduto che una creatura potesse soffrir così; ma non le rincresca,
Padre, chè ho tanto bisogno di soffrire! Chiese un po' di ghiaccio, ma subito
ne sentì pena e si rivolse al Padre per essere tranquillizzata. Temeva di
aver commesso un'imperfezione a chiedere quel piccolo sollievo, dopo tanto
patire!... Improvvisamente, poiché il fisico non reagiva più al male, essa
parve sollevata. Ma non s'illuse. - E il miglioramento che precede la festa! -
rispondeva - a chi si congratulava con lei, per sentirsi meglio. Era allegra
ora; parlava e agiva proprio come se fosse guarita. Quella sera, perciò, il
santo rosario fu recitato nella sua camera. All'enunciazione del quarto mistero
glorioso, l'Assunzione di Maria Santissima al Cielo, ella commentò: - In Cielo
anima e corpo! Come è bella e consolante questa professione di fede sul punto
di morte! il quinto mistero lo enunciò ella stessa, interrompendo il Padre: -
Si contempla - disse - la... Consolata! Tutto il gaudio e la gloria di Maria
Santissima in Cielo, ella li trovava compendiati in questo titolo. E quanti baci
all'immagine della Santissima Consolata! - Giovanna, lei ha sempre voluto molto
bene alla Madonna e la santa Madonna è venuta ad assisterla. - Oh, sì!... Come
è bello morire dopo aver amato tanto la Madonna! Quindi ancora, agitando le
mani in segno di commiato: - Addio terra... al Cielo, al Cielo!... C'era nella
cameretta un'atmosfera di spiritualità, che nessuno potrà mai ridire. il Cielo
sembrava separato soltanto da un velo tenuissimo. Tutto sembrava sacro: la
cameretta una chiesa, il letto un altare e, su quell'altare, la piccolissima
vittima di amore... Ma la notte tornò penosa. Verso le due chiese la santa
Comunione. - È l'ultima! - disse. Lo fu infatti. Conservò fin quasi all'ultimo
istante una meravigliosa lucidità di mente. Verso mezzogiorno chiese
d'indossare la biancheria nuova... Era la sua ora. Così vestita a festa, fece
un bel segno di croce e... l'attesa non fu lunga. Al tocco dopo mezzogiorno
di domenica 27 febbraio 1938, dopo brevissima agonia, la prima Piccolissima
reclinava dolcemente il capo sul Cuore di Gesù, per lì fare la sua dimora
eterna e continuare il suo canto d'amore: Gesù e Maria, vi amo, salvate
anime!
7. Suor Consolata alle «Piccolissime»
Con
la morte della prima Piccolissima
non venne meno
l'Opera, né si spense l'atto incessante d'amore fuori del monastero delle
Cappuccine. il Cuore di Gesù, intanto, aveva rivolto la chiamata ad altre anime
e già le Piccolissime formavano un'esigua schiera. Per esse e per quelle
di tutti i tempi, interpretando il loro desiderio, il Padre spirituale chiese a
suor Consolata una lettera, nella quale esponesse il proprio pensiero
sull'esercizio dell'incessante atto d'amore, corredandolo di quei consigli
pratici che avesse giudicato utili. La riportiamo in Appendice quasi integralmente,
e ciascuna Piccolissima può ritenerla scritta per sé. Ciò che in essa si
dice, ha tanto maggior valore, in quanto trova conferma nella vita di colei
che, in continuità e verginità d'amore, difficilmente potrà essere superata.
8. Alle non «Piccolissime»
Suor
Consolata si è rivolta alle Piccolissime. Qui ci si rivolge a tutti
coloro - e sono i più - che, giunti a questo punto, esclameranno: « Tutto
bello, tutto sublime, ma quell'atto d'amore incessante... che spavento!
». A parte la spiegazione data del come va intesa la continuità d'amore e che
è l'impegno quello che conta presso Dio, bisogna convenire che sono
relativamente poche le anime chiamate a seguire suor Consolata nella perfezione
della piccolissima via d'amore, cioè nell'atto d'amore incessante e
verginale. È vero che Gesù ha predetto a suor Consolata ch'esse saranno
milioni e milioni, ma ciò va inteso in successione di tempo, attraverso i
secoli. Le Piccolissime, perciò, saranno sempre in seno alla Chiesa il
pusillus grex.Tuttavia il nuovo Messaggio del Cuore di Gesù è
rivolto, sotto certi aspetti, a tutte le anime e a tutte può fare del grande
bene. Infatti, l'insegnamento in esso contenuto sul valore dell'atto d'amore
come mezzo di santificazione e di apostolato interessa indistintamente tutte
le anime, le quali perciò, se non potranno far proprio l'atto d'amore incessante,
potranno sempre valersi del medesimo per progredire nella vita interiore che
è essenzialmente vita d'amore. In altre parole, ad alcune anime (Piccolissime)
suor Consolata dice: « Seguitemi nello sforzo per trasformare la vostra
vita in un atto d'amore incessante »; a tutte le altre dice: « Valetevi
del mio atto d'amore nella misura che vi è possibile». Volere o no, un mezzo
ci vuole per evitare o combattere la dissipazione, causata per lo più da pensieri,
interessamenti, parole inutili; e ogni anima è libera di scegliere quello che
fa per lei, che è più confacente al suo spirito. Va notato, per altro, che
come l'amore è la prima e la più eccellente di tutte le virtù, così l'atto
d'amore (comunque sia formulato, purché venga dal cuore) partecipa di questa
sovrana eccellenza. Perché, dunque, non dare la preferenza a quello che è il
mezzo più eccellente, il più caro a Gesù, il più proficuo per l'anima? Senza
dire che l'atto d'amore di suor Consolata, anche nella sua formula, riveste un
particolare valore, sia perché viene da Gesù, sia perché all'amore per Gesù,
unisce l'amore alla Madonna e l'amore per le anime. Tale atto d'amore è,
dunque, offerto a tutte le anime, anche se non Piccolissime, le quali
potranno servirsi del medesimo come di semplice giaculatoria da recitarsi (col
cuore, con o senza pronunciarla) frequentemente lungo il giorno, sforzandosi
di valorizzare con esso quei tanti minuti liberi della giornata, che
altrimenti andrebbero perduti in pensieri inutili, o anche pericolosi. Se
un'anima non riuscisse a dare al buon Dio che qualche decina di atti d'amore al
giorno - il che non richiede davvero uno sforzo eccessivo
quanti atti d'amore ne risulterebbero in un mese, in un anno! E
intanto, abituandosi, non le sarà difficile accrescerne gradatamente il numero,
fino ad acquistare col tempo una certa facilità nell'esercizio del medesimo e,
quindi, una più continuata unione con Gesù. Che tale, poi, fosse l'intenzione
del Cuore di Gesù nel dettare a suor Consolata la dottrina sull'atto d'amore,
risulta dalla testimonianza di vita della Cappuccina stessa: Egli offre l'atto
d'amore, oltre che alle anime piccolissime, anche ai piccoli d'età e a
tutte quelle persone che, o per infermità o per altro, non possono darlo
incessantemente, ma solo frequentemente. Non incessante nei riguardi di una
singola anima, l'atto d'amore diventa tale nell'insieme di molte anime. Ed è
così che, a poco a poco, si formerà da tutte le parti della terra come
un'onda incessante d'amore ascendente, la quale a sua volta si trasformerà in
onda incessante d'amore discendente: di misericordia e di perdono.
9. L'incessante atto d'amore e la pratica delle virtù
L'atto
incessante d'amore, pur essendo della piccolissima via d'amore il punto
primo e più importante, non si esaurisce in se stesso, ma va integrato o, meglio,
deve praticamente sfociare negli altri due punti additati da Gesù a suor
Consolata: Un « sì » a tutti col sorriso, vedendo e trattando Gesù in
tutti - Un « sì » a tutto (ciò che il Signore chiede all'anima)
col ringraziamento. In ciò è il frutto pratico della
vita d'amore: l'esercizio, cioè, di una perfetta carità verso il prossimo e
di una perfetta accettazione delle disposizioni di Dio a nostro riguardo, nello
spirito di sacrificio e nella piena corrispondenza alla grazia. Ed è facile
comprendere che un'anima che si mantiene eroicamente fedele a questi tre
punti, avanzerà certamente e rapidamente in tutte le altre virtù. È ciò che
Gesù prometteva a suor Consolata: (26 settembre 1935): Rimani sempre nel
tuo atto d'amore, cerca di non perderne uno e cerca pure di non perdere un atto
di carità; raccogli con amore i fiori di virtù che Io farò sbocciare sui tuoi
passi, e il frutto che porterai sarà abbondante. (21 giugno 1942):
Coll'incessante
atto d'amore raggiungerai la vetta d'amore bramata; col « sì » a tutto la
vetta del dolore, e queste due vette genereranno la terza vetta, quella della
anime.
Basti questo
brevissimo cenno a persuadere che la via seguita da suor Consolata, intesa e
praticata nella sua integrità, non poggia solo sul sentimento, ma racchiude
un vero e completo programma di vita spirituale, di altissima perfezione
cristiana e religiosa.
CONCLUSIONE
1. Tornare alla Sorgente
Alla
Chiesa spetterà il compito di vagliare questo Messaggio, il cui fine
pare unicamente essere quello di riportare il mondo alla sorgente di ogni
elevazione morale e di ogni benessere sociale: il Vangelo di N. S. Gesù Cristo.
Ma il vero Vangelo e tutto il Vangelo: quello che insegna non solo a credere, ma
anche a sperare e, soprattutto, ad amare. In questo senso, il Vangelo prima di
essere il libro scritto, è la parola viva di coloro che hanno veduto e udito il
Maestro, che hanno accolto il suo « messaggio » come dice san Giovanni (cf i
Gv 1,5; 3,11): messaggio di riconciliazione con Dio mediante il sacrificio di
Gesù (ivi 2,2) e quindi di grazia e di amicizia con Lui. il profeta Geremia
aveva annunziato l'opera dei tempi messianici con questo richiamo all'interiorità
(31,31-33): « Ecco che verranno
giorni, dice il Signore, nei quali io concluderò con la casa d'Israele e con la
casa di Giuda una alleanza nuova. Non come l'alleanza che ho concluso con
i loro padri, quando li presi per mano per farli uscire dal paese d'Egitto,
un'alleanza che essi hanno violato benché io fossi il loro Signore. Parola del
Sgnore. Questa sarà l'alleanza che
io concluderò con la casa d'Israele, dopo quei giorni, dice il Signore: Io
metterò la mia legge nel loro animo, la scriverò sul loro cuore. Allora io
sarò il loro Dio ed essi il mio popolo ». San Paolo
mostra attuata questa profezia per opera di Gesù Cristo (cf Eb 8,8-10).
il Vangelo, dunque, non vuol essere soltanto una legge scritta su papiri o fatta
di osservanze esteriori, ma una legge che raggiunge e interessa il nostro
intimo, scritta dallo Spirito Santo, « dito di Dio», nei nostri cuori con
l'effusione di una vita nuova: vita di grazia e di amore, senza la quale
come ben osserva sant'Agostino - la stessa lettera del Vangelo
ucciderebbe. Questa trasmissione di vita nuova, infatti, interessa
l'intelligenza che accoglie l'insegnamento della Chiesa con fede; si compie nel
più intimo dello spirito umano mediante l'uso dei Sacramenti, che danno la
grazia; ha il suo palpito divino nel cuore con la carità, che
stabilisce una vita di amicizia con Lui (cf Gv 15, 13-15) e così
si verifica in noi la grande parola detta al Profeta e ripetuta da san Paolo: «
E sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo» (cf 2 Cor 3,3).
2. La legge d'amore
E’
un fatto che se Dio è Amore (cf i Gv 4,16), la sua legge non può essere che
legge d'amore. Ovunque alla fede di autorità divina si sostituisca un credere
perché così piace, all'amore un'esperienza religiosa, si distrugge il
principio su cui poggia la speranza della vita e s'annulla il primato del grande
comandamento riconfermato da Gesù: la vita cristiana è svuotata del suo
contenuto. Infatti, anche il secondo comandamento ne uscirà contraffatto,
essendo esso simile al primo (cf Mt 22, 38) - Dio nel prossimo - né potendo l'uomo separare ciò che Dio ha
dato unito (ivi 19,6). Perciò, anche tutti gli altri comandamenti perdono la
loro consistenza, non costituendo essi che la necessaria diramazione dei
primi due: ed ecco il caos morale. Ma poi anche il « credere » andrà
estinguendosi, perché il disprezzo della Legge ricade sempre sul Legislatore:
ed ecco il caos intellettuale. Lo sfacelo morale e intellettuale del
mondo contemporaneo trae dunque origine dal fatto che si eprima svisato il
Vangelo, cambiando l'ordine voluto da Dio nella supremazia dei valori spirituali
e dei doveri cristiani; per poi - conseguenza ineluttabile - svuotarlo di ogni
autorità divina e di ogni contenuto etico, fino a ridurlo a un qualsiasi
sistema filosofico di valore puramente storico. Non si può mutilare il Vangelo
senza mutilare anche la Chiesa e viceversa, e un Vangelo mutilato non è più il
Vangelo. Chiunque mancherà in un solo punto (della legge) diventa
colpevole di tutto (cf Gc 2,10). Tanto più quando si tratta di quello che
è il punto di partenza, il sostegno, il fine di tutta la Legge. E il Vangelo
non può essere impunemente ripudiato, senza che il mondo ne faccia dolorosa
esperienza.
3. Il male e il rimedio
Prenderebbe
un grosso abbaglio chi ritenesse che quanto si è detto della vita d'amore possa
comunque sminuire la necessità e l'importanza dell'azione in tutte le sue
estrinsecazioni. Chi scrive queste righe non è un eremita ma un missionario, e
del resto anche gli eremiti non se ne stanno con le mani in mano. Solo vorremmo
domandare: perché nel XX secolo non si è riusciti ad arginare l'ingrossante e
poi straripante torrente del male, che ha minacciato di sommergere il mondo?
Mancò l'azione? A noi sembra di no. Si potranno lamentare mancanze individuali,
ma nel complesso l'azione ci fu: multiforme, organica, vigorosa. Oppure, non
fu essa aderente alle necessità dei tempi? Anche questo non si può affermare,
almeno per ciò che riguarda l'insieme dell'attività cattolica. E allora? La
mancanza, può essere, ricercata in questo: che da una parte mancò la « fiamma
viva» del seminatore: Senza di me non potete far nulla (Gv 15,5);
dall'altra mancò l’humus atto a ricevere e a fecondare il buon seme:
Chi dimora in Me e Io in lui, porta molto frutto (ivi).
Dimorare in Gesù: ecco ciò che soprattutto è necessario alle anime, sia per
fare e sia per ricevere il bene e renderlo fecondo. Ora, « dimorare » in Gesù
non è il semplice credere in Lui e neppur soltanto lo stato di grazia, ma il
vivere la vita della grazia, il farla crescere, il perfezionarla di continuo in
noi (ivi, 10, 10); ciò è possibile mediante la nostra unione con Gesù, onde
trarre da Lui, come il tralcio dalla vite, la linfa divina fecondatrice di tutte
le virtù cristiane. L'amore, la vita d'amore, opera tutto questo: Come il
Padre ha amato Me, così anch’Io ho amato voi. Rimanete nel mio amore
(ivi 15,9). E l'amore rende viva la fede del credente che per Gesù
va al Padre. Quando, all'inizio di questo tormentoso secolo della storia
del mondo, Pio IX scrisse l'Enciclica sugli Esercizi spirituali, e poi
Pio XII quella sul Corpo Mistico e ancora quella sulla Sacra Liturgia,
alcuni spiriti superficiali non videro il nesso fra i Documenti Pontifici
e le necessità del mondo cristiano, ma tali Documenti erano perfettamente a
fuoco con le esigenze dei tempi, in quanto scoprivano la vera causa di tutti i
mali e ne indicavano il rimedio in una più intensa vita soprannaturale delle
anime. San Paolo diceva di sé, quasi a spiegare l'ardore del suo instancabile
zelo: Charitas Christi urget nos (2 Cor 5,14). Queste stesse
parole, san Giuseppe Cottolengo volle fissate sulla porticina d'ingresso di
quella « Piccola Casa della Divina Provvidenza» che è la più grande opera di
beneficenza che il mondo conosca e splendida apologia del Cristianesimo: il
Cristianesimo vissuto, il Cristianesimo-amore: Charitas Christi. Santa
Teresina non ci lasciò che le poche pagine di Storia di un'anima, ma
scritte esse con mano febbricitante di amore e di dolore, per Gesù e per le
anime, quanto bene hanno diffuso! E ne faranno forse fino alla fine dei
secoli! Così di tutte le altre forme di apostolato. Quando l'anima dal Gesù «
pieno di grazia e verità » (Gv 1,14) trae la sua forza di
slancio e come « lampada che arde e risplende» (ivi 5,35) fa della sua
vita « un esempio di luce», allora le opere rendono testimonianza alla Verità
e comunicano alle anime il fuoco da cui esse stesse sono animate, l'ardore di
cui esse vibrano. Non si può dare quello che non si ha; mentre: Quello che ho
te lo do: nel nome di Gesù Cristo il Nazareno, alzati e cammina (cf At
3,6). Ecco quello di cui ha bisogno il mondo per rialzarsi e riprendere il
cammino ascensionale: ha bisogno di anime ripiene di Gesù per poter dare Gesù.
Lo spirito del presente Messaggio è tutto qui: far comprendere la
necessità di una profonda vita interiore, che è essenzialmente vita d'amore,
per santificare sé e gli altri.
4. Il nuovo dono del Cuore di Gesù
Gesù
ne indica anche il mezzo pratico nella piccolissima via d'amore e nella
relativa Opera delle Piccolissime. E il frutto
concreto del Messaggio, in quanto è tramandato alle anime e perpetuato
nel mondo l'incessante atto d'amore. Già si è detto come la dottrina
sull'incessante atto d'amore costituisce la ragion d'essere della nuova
manifestazione del Cuore di Gesù: esso è pertanto un dono che Gesù fa al
mondo e il suo significato, nel momento attuale, non può sfuggire a nessuno.
Gesù stesso, dopo aver predetto a suor Consolata il bene immenso che
dall'esercizio dell'incessante atto d'amore sarebbe venuto al mondo, le
soggiungeva: E’ a questo scopo che ti facevo chiedere ogni
mattina, per i meriti della mia dolorosa Passione, il trionfo nel mondo, non
solo della mia misericordia, ma bensì del mio amore, specalmente nelle anime
piccolissime. La Misericordia può perdonare, ma solo l'Amore può
rinnovare il mondo. Mandi il tuo Spirito, (gli esseri) sono creati,
e rinnovi la faccia della terra (Sal 103, 30). La Chiesa applica
queste parole all'azione dello Spirito Santo nel mondo, che è Spirito d'amore,
anzi l'Amore sostanziale. Una nuova Pentecoste d'amore: è questa che rinnoverà
spiritualmente la faccia della terra. L'Opera delle Piccolissime fu
voluta da Gesù a questo scopo. Del resto, le continue richieste d'amore di Gesù,
le reiterate attestazioni di voler con l'amore salvare il mondo, le divine
promesse sulla perenne, universale, prodigiosa fecondità dell'atto incessante
d'amore, non inducano a dubitare che l'Opera delle Piccolissime sia
veramente preordinata dalla Divina Provvidenza e dall'Amore Infinito per
contribuire efficacemente alla rinascita spirituale del mondo. Ancora una
volta Dio vuol confondere, con l'umiltà dei mezzi, l'orgoglio intellettuale
che ha oscurato tante intelligenze; con la piccolezza in spirito atterrare i
forti della terra, che credevano di poter erigere sulla tomba del Cristianesimo
una loro civiltà paganeggiante; con la silenziosa, ma attivissima vita
d'amore guarire il mondo del pericoloso male moderno, che è - non l'azione -
ma il frastuono dell'azione, non vivificata dallo spirito di Dio. Così inteso,
il nuovo Messaggio potrebbe dirsi un arcobaleno di pace, che le fiamme
erompenti dal Cuore di Gesù proiettano su questo povero mondo, il quale, avendo
ripudiato le sorgenti d'acqua viva e salutare del Vangelo, per le inquinate
cisterne del mali e dell'errore, non vi trovò che morte e rovine. Ma Gesù lo
vuoi salvo e, dopo averlo fermato in tempo giusto sulla china pericolosa e
averlo purificato nel dolore, ora lo vuole riportato a Sé nell'amore: affinché
esso pure sperimenti ciò che suor Consolata sperimentò durante tutta la sua
vita, la verità cioè delle divine parole: Amami e sarai felice, e più
mi amerai e più sarai felice. Dio vince sempre così: in
un'infinita Misericordia e in un Infinito Amore!
APPENDICE
«CARISSIMA
PICCOLISSIMA DEL CUORE DI GESÙ»
(Lettera di suor
Consolata alle Piccolissime)
Alla
sera, mettendoti a riposo, pregherai il tuo buon Angelo Custode che, mentre tu
dormi, sia lui ad amare Gesù al tuo posto, e che ti svegli al mattino
seguente ispirandoti l'atto d'amore. Se tu sarai fedele a pregarlo così ogni
sera, lui sarà fedele ogni mattina a svegliarti in un «Gesù, Maria, vi
amo, salvate anime!». Incominciata così la tua giornata, proseguirai ad
amare sino al tuo incontro con Gesù Eucaristia. Ciò non vuoI dire che tu debba
lasciare ogni tua preghiera. No, continua pure le tue solite pratiche di pietà,
ma non aggiungerne altre; lascia che il tuo atto d'amore assorba ogni ritaglio
di tempo libero, e in seguito, se Gesù te lo ispirerà, anche qualche tua
preghiera vocale. Nella santa Comunione affida, abbandona a Gesù te stessa,
le tue preoccupazioni, i tuoi progetti, desideri, le tue pene e non ci pensare
più; poiché tutta la vita d'una Piccolissima si basa sulla promessa
divina: Io penserò a tutto, sino ai minimi particolai, tu pensa solo ad
amare. (Ricopiati queste parole in fondo ad un'immagine del Sacro Cuore, fa'
in modo di averle sempre presenti; esse ti saranno di grande aiuto per liberare
il tuo spirito da ogni preoccupazione, e proverai per esperienza come Gesù è
fedele a mantenere questa promessa). Dopo avere nella santa Comunione
abbandonato tutto a Gesù, rinnovagli la tua promessa dell'incessante atto
d'amore, del "sì" a tutto ciò ch'Egli ti chiederà lungo il
giorno, e il proposito di vederlo, parlargli e servirlo con amore in tutte le
creature con le quali avrai a che fare. Metti una volta per sempre l'intenzione
che ogni tuo atto d'amore salga al Cielo ancora quale supplica, che ti ottenga
la fedeltà a continuarlo ininterrottamente sino alla Comunione seguente, e
sia come una riparazione per ogni tua infedeltà. Lascerai la chiesa
incominciando il tuo atto d'amore, che continuerai per via, in casa e nel
compimento di ogni tuo dovere. Avverti che Gesù ha promesso: che quando tu
scrivi o preghi o mediti o parli per necessità o carità, l'atto d'amore
continua ugualmente. Sul lavoro, se ti è possibile, fai in modo di avere
davanti a te, scritto su di un'immagine o cartoncmo: « Gesù, Maria, vi amo,
salvate anime ». Ti servirà di richiamo. Fra gli ostacoli per dare a Gesù
l'atto incessante d'amore verginale, Gesù stesso insegna a combatterne tre:
pensieri inutili, interessamenti, discorsi inutili. Pensieri, preoccupazioni:
tutto diventa inutile, dal momento che Gesù promette alla sua Piccolissima
di pensare Lui a tutto, sino ai minimi particolari. Discorsi inutili: se
parli non costretta dal dovere, dalla carità, dalla convenienza, è tempo
sprecato, che rubi all'Amore. Interessamenti, curiosità ecc.: tutto ciò insomma
che distoglie il tuo spirito dall'unica cosa alla quale ti sei votata: amare
Gesù incessantemente e con amore verginale. Bisogna però che tu convenga che
per realizzare il desiderio divino: non perdere un atto d'amore e un atto di
carità da una Comunione all'altra, il lavorio della tua anima,
sorretta dalla grazia, sarà lungo e richiederà non poco tempo, sforzi generosi
e costanti, e soprattutto mai scoraggiarti. Ad ogni infedeltà più o meno
involontaria, rinnova il tuo proposito di amore verginale e rincomincia. Se
questa infedeltà ti fa soffrire, tu offrila a Gesù... quale atto d'amore!
Vedrai e constaterai con quanta tenerezza Gesù ti rialzerà dopo una caduta,
un'infedeltà; come si affretterà a rimetterti in piedi, perché tu possa
continuare il tuo canto d'amore. Quello che ti aiuterà maggiormente a dare a
Gesù l'atto incessante d'amore sarà rinnovarne il proposito ad ogni ora; e, in
secondo luogo, l'esame particolare su di esso. Ritieni che, nell'esame
particolare sull'atto incessante d'amore, segnerai per mancanza solo il tempo
sprecato in discorsi inutili o nel seguire la fantasia, pensieri inutili ecc.
Pentiti, e riprendi tranquillamente ad amare. Però il proposito al quale devi
consacrare tutte le tue energie, sarà sempre sull'atto incessante d'amore. Ma
non temere, Gesù ti aiuterà. Egli ha detto: « Amami e sarai felice, e più
mi amerai e più sarai felice! »... Coraggio, Gesù e Maria ti
aiuteranno. Non temere mai, confida e credi al loro amore per te.
Aff.ma
Suor M. CONSOLATA
R.C.
A TE, O SIGNORE!
(Preghiera finale di P. Lorenzo Sales)
Davanti
a Te, Signore Gesù, prima di deporre la penna, il tuo servo si umilia per
aver osato unire a quella ch'egli ritiene tua parola, il balbettio della parola
umana e aver forse, per incapacità e demeriti, guastata l'opera tua. Ma Tu,
o Signore, sei onnipotente e come dal nulla trai il tutto, così le stesse
manchevolezze umane puoi far convergere al compimento dei tuoi disegni, onde
a Te solo sia la lode, l'onore e la gloria. Poiché, inoltre, è vana ogni
fatica che non sia da Te benedetta, questa benedizione ardentemente imploro.
Te la chiedo per l'amore infinito che porti agli uomini: tue creature, tuoi
redenti, tuoi fratelli; per intercessione di Colei, nel cui Cuore Immacolato
riversasti per tutti noi l'onda salutare sgorgata dal tuo Cuore trafitto; e
ancora per le preghiere dell'anima
da Te scelta a Messaggera del tuo Amore: la quale, in risposta al dono di
elezione, sostenuta dalla tua grazia, seppe consumare la vita in un incessante
atto d'amore verginale, in una ininterrotta invocazione per la salvezza delle
amme. Tu le dicesti un giorno: Quando il tuo ultimo:«Gesù, Maria, vi
amo, salvate anime» sarà pronunciato, Io lo accoglierò e lo tramanderò a
mlioni di anime che, peccatrici; l'accoglieranno e ti seguiranno nella
semplice via di confidenza e di amore e quindi mi ameranno... Voglio che
un'onda di amore salga dalla terra al Cielo! Ora, dunque, che
il suo ultimo atto d'amore è cessato sulla terra per eternarsi in Cielo,
raccoglilo e tramandalo alle anime, a tutte le anime: alle innocenti e alle
peccatrici, alle erranti fuori della Chiesa e alle gementi fuori dell'ovile; e
fecondalo con la tua benedizione, affinché si perpetui sulla terra, e si
formi e s'ingrossi l'onda d'amore da te invocata. Allora gli uomini, rifatti
nell'amore tuoi figli, ridiventeranno fratelli nella carità e il mondo - nel
tuo Vangelo di amore e di carità - ritroverà finalmente, con la salvezza, la
via della perduta tranquillità. Gesù, Maria vi amo, salvate anime!
PREGHIERA
per la glorificazione della Serva di Dio
Padre di ogni misericordia, tu hai
suscitato in mezzo a noi la tua serva Suor Maria Consolata Betrone
per diffondere nel mondo l'incessante amore verso il tuo Figlio Gesù
nella semplice via di confidenza e di amore. Rendi capaci anche noi, guidati
dal tuo Spinto, di essere ardenti testimoni del tuo amore e nella tua immensa
bontà concedici, per sua intercessione, le grazie di cui abbiamo bisogno. Per
Cristo nostro Signore. Amen.