IL CRISTIANO E L’ISLAM
INTRODUZIONE
"Cristiani,
reagite alla sfida dell'islam!"; è il grido di allarme echeggiato al
Sinodo Europeo dei Vescovo tenuto in Vaticano nell'ottobre del 1999.
Il
cardinale Poupard, prefetto del Pontificio consiglio delle Culture, aggiunge con
una certa preoccupazione: "L'Europa deve essere cosciente che l'Islam vuole
conquistarla". Il prof. A. Besangon, dell'Accademia di Francia, ha lì
detto: "La storia insegna che la coabitazione pacifica dell'Islam e del
Cristianesimo è sempre stata precaria e nell'islam ci sono aspetti direttamente
contrari alla fede cristiana".
Il
cardinale Poupard ha espressamente detto: "Nei paesi cristiani la popolazione
diminuisce progressivamente, mentre accade l'inverso nei paesi musulmani.
Nella terra di Cristo, là dove i cristiani del mondo intero si preparano a celebrare
il secondo millennio della nascita di Gesù, i cristiani locali, in maggioranza
araba, si chiedono con angoscia di che cosa sarà fatto il domani e se la loro
morte non è a poco a poco programmata. Non dobbiamo dimenticare questi fatti...
L'attualità ci mostra che questo Islam non cambia". Così il russo V.
Tretiakov, direttore di quotidiano e testimone della guerra nella Cecenia musulmana,
dice: "Se l'islam non può più opporsi culturalmente all'Occidente, cerca
di espandersi come può, cioè con la forza". E aggiunge: "Da quelle
zone musulmane dell'ex URSS arrivano richieste non solo di legalizzare la
poligamia (un uomo, cioè può sposare più donne), ma addirittura richieste che
le case dei musulmani prevedono locali per l'alloggio degli schiavi"
il
Resto del Carlino, 7 ottobre 1999, p. 23.
Fanno
anche molto riflettere le parole di una famosa antropologa non sospetta, quale
la "laica" Ida Magli. "Il territorio italiano è privo di porte e
di confini, a disposizione di coloro che hanno deciso di considerarlo di loro
proprietà".
"Insomma,
come i napoletani hanno clamorosamente dimostrato, in Italia bisogna essere un
"immigrato" per trovare casa, lavoro e la più premurosa tutela da
parte dei governanti. Già, questo è il punto più misterioso: perché i
governanti italiani si comportano tutti come se fossero stati eletti per fare
gli interessi, non degli italiani, ma degli invasori? Non lo sappiamo: ma di
invasione si tratta, e sempre più massiccia.
"L'Italia
è non soltanto la porta aperta dell'Occidente all'islamismo e testa di ponte
per questa conquista ma soprattutto il territorio fisico e la nazione dove
legittimare la propria presenza. L'approdo di tante popolazioni musulmane, sia
dall'Africa che dai Balcani, è organizzato, diretto, programmato dall'alto.
Vengono
mandati avanti donne e bambini non perché è più difficile respingerli, ma
perché sono territorialmente e culturalmente più invasivi in quanto in grado
di procreare e di moltiplicarsi.
D'altra
parte i nostri governanti si comportano in modo da favorire (si direbbe "a
tutti i costi") l'innesto dell'islamismo, cercando di abbassare la soglia
del rigetto immunitario delle differenze, intrecciando scambi culturali e
commerciali, mettendoci davanti, senza discuterlo, il progetto di un gasdotto
sottomarino che collegherà la Libia alla Sicilia, ma soprattutto mostrando già
da adesso quale sarà la direzione verso la quale ci muoveremo: saremo succubi!
Perché
la Chiesa tace? È un altro interrogativo al quale è difficile trovare delle
risposte. Sul fatto che la leadership islamica si appresti a prendere il posto
della cultura cristiana, non è il caso di nutrire dubbi, come è noto quando si
vuole essere troppo buoni si finisce con l'essere stupidi. Ma quello che la
Chiesa stessa ha avallato (almeno a livello ufficiale) proponendo la possibilità
di un "incontro" con l'islamismo, è un gravissimo errore. E comunque
finirà inevitabilmente o con dei terribili conflitti o con la vittoria
dell'islamismo.
Prima
di tutto per un motivo: religione e cultura sono la stessa cosa. Una religione
è una visione del mondo ed è quindi inscindibile dalla cultura. Per questo gli
italiani e Europei anche quando non sono credenti, sono però portatori di una
cultura che è tale perché è cristiana e non può non esserlo. Dunque il
problema dell'islamismo è problema di scontro fra culture, e non di
"dialogo interreligioso". E la Chiesa dovrebbe saperlo bene in
quanto il messaggio è: Gesù era talmente incompatibile con le culture
orientali che ha dovuto trasferirsi subito nel centro delle civiltà più
avanzate dell'epoca, quella greca e quella latina, per potersi sviluppare. E
le culture sono come le Specie: scompaiono, ma non regrediscono.
il Resto del Carlino, agosto 1999.
Parole,
queste che non sono affatto tranquillizzanti per il futuro del mondo cristiano!
Nel
nostro tempo ogni cristiano incontra ogni giorno marocchini, nordafricani,
senegalesi, extracomunitari che sono quasi tutti di religione musulmana. I primi
contatti con queste persone hanno fatto esclamare a molti cristiani: 'Anche questa
gente crede in Dio come noi". Ma esaminando il Vangelo ed il Corano, la
figura amabile di Gesù, nostro Dio e Salvatore, e quella e quella di Maometto
vediamo che c'è una tale differenza che è impossibile fare certe affermazioni.
Questo
opuscoletto ti aiuterà a vedere la verità e a praticare l'esortazione di S.
Pietro ai primi cristiani: "SIATE SEMPRE PRONTI A RISPONDERE A QUELLI CHE
VI CHIEDONO SPIEGAZIONI SULLA VOSTRA FEDE, MA RISPONDETE CON GENTILEZZA E
RISPETTO" (1 Pietro 3, 15-16).
I.
CRISTIANI E MUSULMANI: CREDENTI NELLO STESSO DIO?
1.
L'Islam nega la SS. Trinità.
I
Cristiani ed i Musulmani credono in un unico Dio, ma "dire che i Musulmani
adorano lo stesso Dio dei Cristiani non è esatto, perché il Dio dei Cristiani
è trinitario ed un Musulmano non adora come Dio, né Gesù né lo Spirito
Santo, e ancor meno dei simboli concreti come la Croce.
In
effetti il Corano, il libro sacro dell'islam, respinge con orrore la SS. Trinità.
"Sono miscredenti quelli che dicono: in verità Dio è il terzo di
tre" (sura 5, 73). "La Trinità è il più importante dei punti di
divergenza fra le due religioni". II Corano dice: "come potrebbe Dio
avere un figlio se non ha consorte?" (sura 6, 100-101). Per il Corano
infatti l'espressione "figlio di Dio" implica una concretezza di
rapporti carnali che è agli antipodi della concezione cristiana. I Cristiani
hanno sempre professato e professano la fede in un unico Dio. Fedeli, tuttavia,
all'insegnamento evangelico sanno che l'unico Dio ha fatto conoscere pienamente
se stesso per mezzo di suo Figlio Gesù Cristo.
Per
la fede cristiana l'unico Dio si è fatto conoscere come PADRE, come FIGLIO e
come SPIRITO SANTO, che sono Persone distinte, aventi tutte e tre la stessa
natura divina, e perciò uguali. Nel Nuovo Testamento vi sono circa 40 testi
trinitari. Uno dei più noti è quello del Vangelo di Matteo 28, 19. Sono le
parole di Gesù e che la Chiesa usa come formula battesimale fin dalle sue
origini. Ecco il testo: "E Gesù disse loro: Mi è stato dato ogni potere
in cielo e in terra. Andate dunque ed ammaestrate tutte le nazioni battezzandole
nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo". Perciò non credere
alla SS. Trinità, rivelataci da Gesù, significa praticamente dire che Gesù è
un bugiardo. II Vangelo, invece, ci dice: "DIO NESSUNO LO HA MAI VISTO:
PROPRIO IL FIGLIO UNIGENITO CHE È NEL SENO DEL PADRE, LUI LO HA RIVELATO"
(Gv 1, 18).
2.
L'Islam nega la divinità di Gesù (e la sua Incarnazione).
All'inizio
del Vangelo di S. Giovanni si legge: "In principio era il Verbo, il Verbo
era presso Dio, ed il Verbo era Dio (...) Tutte le cose furono fatte per mezzo
di Lui (...) Ed il Verbo si è fatto carne ed abitò fra noi" (Gv 1, 1-14).
Gesù
Cristo, come afferma esplicitamente questo passo del Vangelo, è vero Dio e vero
Uomo. E davanti ai giudici ebrei Gesù disse chiaramente di essere Dio e Giudice
universale (Mt 26, 63-65) pur sapendo che per questa affermazione lo avrebbero
accusato di bestemmia e lo avrebbero condannato a morte.
Il
Corano, invece, "pur parlando sempre di Gesù col più grande rispetto, condanna
e respinge in modo non meno categorico la sua divinità". "Certo sono
miscredenti quelli che dicono: «il Messia, figlio di Maria, è Dio»" (sura
5, 72). "I Cristiani dicono: «il Messia è Figlio di Dio!» Dio li
maledica! In che grave errore sono caduti!" (sura 9, 30-31).
"Chiunque
associ a Dio altre divinità si vedrà interdire da Dio l'entrata in Paradiso.
Sua dimora sarà il fuoco" (sura 5, 72). Gesù, perciò, per l'islam non è
Dio; è solo un uomo, un profeta, e per di più inferiore a Maometto. È questo
un abisso incolmabile che separa Islam e Cristianesimo. In effetti, su questo,
il Vangelo è in radicale contrapposizione col Corano, provando chiaramente la
divinità di Gesù. Gesù dimostrò di essere Dio col rendere in un attimo la
vista ai ciechi, l'udito ai sordi, la parola ai muti, la salute ad ogni sorta
di malati, col resuscitare i morti; col comandare da padrone ai demoni e le
forze della natura e, soprattutto, con la sua resurrezione dalla morte.
Inoltre
per il Corano Gesù non è stato né ucciso né crocifisso. Al suo posto fu
crocifisso uno simile a lui. "Gli ebrei affermano: Abbiamo ucciso il
Messia, Gesù figlio di Maria! In realtà non l'hanno né ucciso né crocifisso,
ma qualcun altro fu reso ai loro occhi simile a lui" (sura 4, 156-159).
Il
Vangelo, però, prova tutto l'opposto. Gesù stesso più volte predisse la sua
morte (Mt 16, 21; Mc 8, 31-33, etc.). I Vangeli stessi attestano la morte del
Figlio di Dio. I soldati spezzano le gambe ai due ladroni sulla croce, ma a Gesù
non lo fecero perché era già morto (Gv 19, 32-33). Lo stesso evangelista
Giovanni ci dice come a Gesù, pur essendo già morto, fu dato il colpo di
grazia con la lancia squarciandogli il cuore (Gv 19, 34).
La
morte di Gesù ci viene provata anche dal fatto che i suoi stessi discepoli
faticarono molto ad accettare l'idea della Resurrezione, tanto era rimasto
impresso in loro il corpo privo di vita di Gesù sulla croce!
3.
L'Islam nega il peccato Originale (e la redenzione di Cristo).
Il
Corano ignora un elemento importantissimo ed essenziale del Cristianesimo, cioè
il peccato Originale. La 29 e la 75 sura del Corano parlano della disobbedienza
di Adamo ed Eva, della loro punizione e dell'espulsione dal paradiso terrestre.
A questo punto interviene una differenza fondamentale perché, contrariamente
a ciò che insegna il Cristianesimo, l'Islam ignora la trasmissione del
peccato Originale a tutti gli uomini.
Viene
così a cadere la necessità della Redenzione di Gesù e, quindi, della
incarnazione del Figlio di Dio. Ciò significa distruggere il Cristianesimo alle
radici! Altro che credere nello stesso Dio!
La
concezione islamica della giustizia divina non ammette la punizione di un
innocente come condizione per il perdono dei peccatori colpevoli". In
questo modo viene negata l'intera sostanza del Cristianesimo nel quale la
Redenzione presuppone appunto la possibilità che un Innocente (cioè Gesù)
paghi per le colpe dell'umanità peccatrice.
4.
L'Islam nega che Maria sia Madre di Dio.
Gesù
Cristo, seconda Persona della SS. Trinità, come Dio è sempre esistito; come
Uomo cominciò ad esistere nel tempo al momento dell'incarnazione nel seno
purissimo della Vergine Maria. I Musulmani, rifiutando la divinità di Gesù,
negano conseguentemente che Maria sia Madre di Dio. "Siccome per il Corano
Gesù è una semplice creatura, anche Maria non è Madre di Dio, ma solo dei profeta
Gesù".
Più
o meno è la stessa cosa che dicono i Testimoni di Geova!
Il
Corano, libro che i Musulmani credono dettato parola per parola da Dio (sura 75,
17-19), confonde però la Vergine Maria, Madre di Gesù, con un'altra Maria che
invece era sorella di Aronne e Mosè (sura 19, 27-33). Tra questa Maria e la
Beata Vergine Maria, Madre di Gesù Cristo, intercorsero 1500 anni! Si tratta di
una delle numerose contraddizioni storiche di cui è pieno il Corano ".
Inoltre,
poiché l'Islam ignora il peccato Originale e la sua trasmissione agli esseri
umani, viene escluso a priori qualsiasi riferimento al dogma della Immacolata
Concezione in senso cristiano. Nel Vangelo, invece, l'Angelo Gabriele, mandato
da Dio, saluta la Madonna con un nome nuovo: "Ti saluto, o piena di
grazia" (Lc 1, 28).
Nello
stile biblico il nome indica ciò che è la persona che lo porta. Chiamando
Maria PIENA DI GRAZIA, l'Angelo ha voluto far capire che in quella creatura
umana, MARIA e PIENA DI GRAZIA coincidevano. Quella donna cominciò ad essere
PIENA DI GRAZIA fin da quando cominciò ad essere MARIA, ossia una creatura
umana. Più semplicemente: se Maria avesse avuto il peccato Originale, l'Angelo
non avrebbe potuto chiamarla "piena di grazia", perché la pienezza di
grazia non può coesistere con qualsiasi macchia di peccato.
Che
poi la Madonna sia nata senza peccato Originale lo ha confermato Lei stessa,
scendendo dal Cielo su questa terra, a LOURDES, nel 1858 dicendo a Bernardetta:
"IO SONO L'IMMACOLATA CONCEZIONE".
II. L'ACCUSA DI MAOMETTO: I CRISTIANI HANNO FALSIFICATO IL VANGELO!
1°
Le divergenze tra Corano e Vangelo.
Per
i Musulmani il Corano è stato "dettato" parola per parola a Maometto
dall'Angelo Gabriele, per cui Maometto non è che un semplice trasmettitore del
testo divino (sura 75, 17-19). In prospettiva islamica, Toràh, Vangelo e
Corano, non sono che tre aspetti diversi della medesima Parola Divina, rivelata
in epoche successive a tre popoli diversi (sura 6, 155-157).
Perciò
il Corano chiama gli Ebrei ed i Cristiani "Gente del Libro" (sura 6,
154), ma li accusa di aver corrotto e falsificato la rivelazione divina (sure 5,
41; 2, 75-79; 3, 78). Ciò spiega pure agli occhi dei Musulmani le divergenze
che si incontrano nei racconti paralleli della Bibbia e del Corano: il racconto
autentico per i Musulmani è quello del Corano, mentre quello della Bibbia e dei
Vangeli è stato corrotto e falsificato dagli Ebrei e dai Cristiani.
L'accusa
che i Musulmani fanno ai Cristiani di aver falsificato i Vangeli rivela
un'ignoranza che è sia vasta che sorprendente. Infatti qualunque studioso serio
(anche ateo) sa bene che, prima di accettare come degno di fede un testo della
antichità, deve accertarsi che le deposizioni scritte non siano alterate attraverso
i secoli.
Dei
Vangeli possediamo ben 34.086 copie tra codici greci 13, abbiamo traduzioni di
essi in tutte le lingue antiche e molte decine di migliaia di citazioni di
scrittori cristiani dei primi secoli. Le loro citazioni stabiliscono che i
Vangeli furono scritti nella seconda metà del I secolo (dal 50 al 100 d.C.) e
sono tante che CON ESSE SI POTREBBERO RICOSTRUIRE I VANGELI STESSI SE ESSI
FOSSERO ANDATI PERDUTI!. Tutti questi codici e citazioni riportano i Vangeli
originali. Ce lo provano in maniera categorica le centinaia di papiri scoperti
in tutto questo secolo. Tutti questi papiri, così antichi, riportano i Vangeli
tali e quali come li leggiamo nelle nostre edizioni moderne! Dire dunque che i
Cristiani hanno falsificato i Vangeli è solo frutto di ignoranza e mancanza di
serietà scientifica.
2.
E se fosse stato Maometto a falsificare i Vangeli?
Da
quanto esposto risulta che i Cristiani non hanno falsificato i Vangeli.
Possiamo
dunque essere sicuri che noi oggi li leggiamo così come sono usciti dalla penna
dei loro autori. I Cristiani non hanno falsificato, per gli stessi motivi il
Vecchio Testamento (cioè la Bibbia degli Ebrei); anche perché gli Ebrei (che
non sono certo Cristiani) hanno sempre e giustamente vegliato sui loro Testi
Sacri (che, tra l'altro, esistevano già secoli prima che nascesse il
Cristianesimo!), facendolo sempre con severità e rigore.
Adesso
l'accusa, fatta dai Musulmani ai Cristiani si può ribaltare: e se fosse stato
Maometto a falsificare e a "truccare" i Vangeli? La domanda è
legittima, come è legittimo verificare. La verità oggettiva è che non sono
stati i Cristiani, ma semmai Maometto a "truccare" il Vangelo. Ciò
con cui Maometto venne a contatto erano i Vangeli scritti da eretici (cioè i
Vangeli apòcrifi) che circolavano allora in Arabia. Analfabeta, ingannato da
quanto sentiva dire da quei "Cristiani" presunti con cui veniva a
contatto, Maometto ci ha lasciato nel Corano non un'immagine autentica della
fede in Gesù, ma una sua caricatura.
È
convinto, ad esempio, che la TRINITA’ sia composta di PADRE, FIGLIO, e MARIA (sura
5, 116). Crede che L'EUCARESTIA SIA STATA ISTITUITA FACENDO SCENDERE DAL CIELO
UNA TAVOLA IMBANDITA (sura 5, 111-115). Confonde Maria, Madre di Gesù, con
Maria, sorella di Mosè ed Aronne, vissuta 1500 anni prima! (sura 19, 27-33).
Afferma che AL POSTO DI GESÙ FU CROCIFISSO UNO SIMILE A LUI (sura 4, 156)
seguendo in ciò le dottrine di antichi eretici.
Già
il grande S. Tommaso d'Aquino (1226-1274) nella sua Summa contra Gentiles (I,
VI) scriveva: "... anzi egli (= Maometto) àltera quasi tutti i testi
dell'Antico e Nuovo Testamento con narrazioni favolose, come appare a chi esamini
la sua legge, per la qual ragione scaltramente egli vieta ai suoi seguaci di
leggere i libri dell'Antico e Nuovo Testamento per impedire che scoprano le sue
imposture. Da tutto questo appare chiaramente che coloro che prestano fede ai
suoi insegnamenti lo fanno per leggerezza".
1.
La misericordia di Dio nel Vangelo e nel Corano
Il
Vangelo proclama molte volte che Dio è misericordioso: "DIO VUOLE CHE
TUTTI GLI UOMINI SI SALVINO E ARRIVINO ALLA CONOSCENZA DELLA VERITÀ" (1
Timoteo 2, 4). Parlando del buon pastore che lascia le 99 pecore all'ovile per
cercare quella smarrita, Gesù conclude: "Così il Padre vostro NON VUOLE
CHE SI PERDA NEPPURE UNO SOLO" (Mt 18,11-14).
Pure
il Corano proclama molte volte che Dio è misericordioso. Tale misericordia,
però Dio la esercita soltanto con i Musulmani; gli altri li condanna allo sterminio.
Anzi c'è di più: è Dio che decide chi deve diventare Musulmano; è Dio che
decide chi deve diventare buono e chi cattivo! Sembra incredibile, ma basta
leggere il Corano: "DIO FA ERRARE CHI VUOLE E PONE SUL RETTO SENTIERO CHI
VUOLE" (sura 6, 69). "A colui che Egli vuole guidare sulla retta via,
Dio apre il petto all'Islam; a colui invece che Egli vuole traviare, Dio
restringe il petto" (sura 6, 125). Inoltre Dio comanda agli uomini che vuol
far perire di commettere i peccati più infami: "VOGLIAMO FAR PERIRE UNA
CITTA? COMANDIAMO AGLI ABITANTI DI LASCIARSI ANDARE AI PECCATI PIÙ INFAMI.
Allora si realizza il verbo pronunciato contro di essa e la radiamo al
suolo" (sura 17, 16). Ora ci chiediamo:
-
Se Dio è misericordioso, come può comandare agli uomini di fare i peccati più
infami? E come può, dopo aver loro comandato di fare peccati, mandarli
all'inferno?
-
Dov'è la libertà degli uomini se è Dio stesso che costringe a fare il male?
-
Come può Dio dire nel Corano il contrario di quanto ha detto nel Vangelo, che
pure il Corano riconosce come libro di Dio?
2.
I nemici
Dice
Gesù nel Vangelo: "Avete udito che fu detto: Amerai il tuo prossimo e
odierai il tuo nemico; ma io vi dico amate i vostri nemici, pregate per coloro
che vi perseguitano. Perché se amate solo quelli che vi amano, quale merito ne
avete? Non fanno così anche i peccatori? E se salutate solo i vostri fratelli,
che fate di speciale? Non fanno così anche i pagani? Voi, dunque, siate
perfetti come è perfetto il Padre vostro che è nei cieli" (Mt 5, 43-48).
E
Gesù stesso, morendo sulla croce, perdonò i suoi crocifissori: "Padre,
perdona loro, perché non sanno quello che fanno" (Lc 25, 34). Invece il
Corano esorta i Musulmani a uccidere i nemici: "AMMAZZATELI OVUNQUE LI
INCONTRIATE" (sura 2, 191).
3.
Prescrizioni alimentari
Un'altra
notevole differenza tra Cristianesimo e Islam riguarda gli alimenti. Il vino e
gli alcoolici per il Corano sono sozzure e opere di Satana, quindi sono da
evitare (sura 5, 9); però, sempre secondo il Corano, in paradiso scorrono fiumi
di vino delizioso (sura 47, 15). Riguardo ai cibi, il Corano proibisce ai
Musulmani di mangiare carne e sangue di porco (sura 5, 3).
Completamente
diverse le cose che Gesù insegna ai suoi discepoli: "Ascoltatemi ed
intendete bene: NON C'E NULLA FUORI DELL'UOMO CHE ENTRANDO IN LUI POSSA
CONTAMINARLO; sono invece le cose che escono dall' uomo a contaminarlo (cioè lo
rendono impuro davanti a Dio)" (Mc 7, 14-15). Quando poi gli chiedono
spiegazioni su questo, Gesù addirittura li rimprovera perché si mostrano
PRIVI DI UNA ELEMENTARE CAPACITA’ DI RIFLESSIONE! Infatti dice loro:
"Siete anche voi COSI' PRIVI DI INTELLETTO? Non capite che ciò che entra
nell'uomo dal di fuori non può contaminarlo, perché NON GLI ENTRA NEL CUORE,
ma va nel ventre e VA A FINIRE NELLA FOGNA?" Dichiarava così mondi TUTTI
gli alimenti" (Mc 7, 18-20). Poi Gesù dice ciò che davvero rende impuro
l'uomo davanti a Dio: "Ciò CHE ESCE DALL'UOMO QUESTO SI CONTAMINA
L'UOMO. Dal di dentro, infatti, cioè dal cuore degli uomini escono le
intenzioni cattive: prostituzioni, furti, omicidi, adulteri, cupidigie, malvagità,
inganno, impudicizia, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose
cattive vengon fuori dal cuore dell'uomo E CONTAMINANO L'UOMO" (Mc
7,20-23).
4.
II matrimonio
Dice
Gesù nel Vangelo: " Avete udito che fu detto: NON COMMETTERE ADULTERIO...
Fu pure detto: CHI RIPUDIA LA PROPRIA MOGLIE, LE DIA L'ATTO DI RIPUDIO; ma io
vi dico: CHIUNQUE RIPUDIA LA PROPRIA MOGLIE LA ESPONE ALL'ADULTERIO e chiunque
sposa una ripudiata, COMMETTE ADULTERIO" (Mt 5, 27-32). II Corano,
invece, ammette (sura 4, 3) che l'uomo può avere fino a 4 mogli (fa eccezione
il solo Maometto a cui Allàh diede il permesso di avere 12 mogli: sura 33,
50-51) e quante concubine vuole (sura 23, 6).
Ritorniamo
per un attimo a Gesù. "I Farisei gli domandarono: MAESTRO, È LECITO AD UN
UOMO RIPUDIARE LA MOGLIE? Ed egli rispose loro: Cosa vi ha comandato Mosè? Essi
risposero: Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di rimandarla. Gesù
disse loro: PER LA DUREZZA DEL VOSTRO CUORE egli scrisse per voi questa norma.
Ma all'inizio della creazione Dio li creò maschio e femmina; per questo l'uomo
lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una
carne sola. L'UOMO DUNQUE NON SEPARI Ciò CHE DIO HA UNITO" (Mc 10, 2-11).
Maometto,
invece, in base alla sura 4, 24 concede ai Musulmani la pratica del
"matrimonio di godimento" che meglio si potrebbe dire prostituzione
legalizzata, perché al termine del periodo convenuto (che può essere anche
solo di qualche ora!) II matrimonio si scioglie. Questo matrimonio è in uso
tra i Musulmani sciiti.
5.
Alcune domande al Corano.
Dice
il Corano: "DIO FA ERRARE CHI VUOLE E PONE SUL RETTO SENTIERO CHI
VUOLE" (sura 6, 39)
-
Domanda: E allora PERCHÉ POI DIO CASTIGA I CATTIVI?
Dice
il Corano: "II potere appartiene interamente a Dio; non sanno i credenti
CHE DIO METTEREBBE SU UNA STRADA BUONA SE LO VOLESSE?" (sura 13,31).
-
Domanda: E ALLORA SE DIO È BUONO PERCHÈ NON LO FA?
Dice
il Corano: "DIO PERDONA A CHI GLI PARE E PIACE" (sura 4, 116).
-
Domanda: E allora come può Dio dirsi BUONO e MISERICORDIOSO? Lo si dovrebbe
dire CAPRICCIOSO!
Dice
il Corano: "MOLTI UOMINI ABBIAMO CREATO PER LA GEHENNA (_ l'inferno) (sura
7, 159).
-
Domanda: Se Dio è BUONO come può creare degli esseri PER MANDARLI poi
ALL'INFERNO?
Come
si vede la dottrina del Corano in tanti argomenti e radicalmente opposta a
quella del Vangelo. E poiché Dio non può contraddirsi, Egli non può aver
rivelato sia il Vangelo sia il Corano, ma solo uno dei due. Dall'assenza di contraddizioni
(presenti nel Corano) e per la sublimità della dottrina (il Vangelo è molto
superiore), la risposta non può essere che una sola: Dio ha rivelato la Bibbia,
non il Corano.
IV EUROPA: NUOVA FRONTIERA DELL'ISLAM.
1.
L'avanzata massiccia dell'Islam.
Come
già ai tempi delle invasioni saracene e turche, l'Europa è la nuova frontiera
dell'Islam: il quale, ben deciso, a non rinunciare allo spirito missionario
della sua fede, trova qui i parroci che gli spalancano le loro chiese perché
siano adibite anche ad uso di moschee. Non si è mai verificato, però, che gli
islamici abbiano dato una moschea ai Cristiani per farli pregare!...
Ma
c'è di più. Quella che è in atto, come notano gli osservatori più realisti,
non è un'immigrazione (fenomeno, dunque, limitato e controllabile), ma una vera
e propria migrazione: lo spostamento, cioè, di interi popoli che portano con sé
le proprie tradizioni, a cominciare da quelle religiose, cui non vogliono
abdicare in alcun modo. Si crede poi ingenuamente (o ad arte?) all'integrazione
degli islamici nella società occidentale. Eppure il noto antropologo R.
Guidieri ha detto: "SPESSO LE CULTURE NON OCCIDENTALI NON SONO CULTURE DI
ASSIMILAZIONE; SEMMAI LO SONO NEL SIGNIFICATO MAFIOSO, CIOÈ SE TU DIVENTI
COME NOI (MUSULMANO), VA BENE, SE VUOI RESTARE DIVERSO, NO". Il che è
tutto dire!
Purtroppo i fatti gli dànno ragione. I magrebini a Marsiglia o a Parigi, i pakistani a Londra, i turchi a Berlino, non sanno che farsene delle solite "anime belle" locali che esortano ad una "pacifica integrazione", alla creazione di una "fraterna società multietnica e multiculturale": si chiudono invece nei quartieri che via via occupano e dove ricreano una società islamica chiusa e diffidente verso ciò che è esterno. Dunque non l'unica, multietnica società prospettata dagli utopisti, ma DUE SOCIETA PARALLELE E SPESSO OSTILI.
Anche
in Italia come del resto in tutta l'Europa, il fenomeno delle conversioni
all'Islam ha messo piede... Le sinistre ed un certo mondo "cattolico"
pare stiano facendo di tutto per scristianizzare l'Italia. Il caso della chiesa
trasformata in moschea a Palermo ne è un solo, ma preoccupante esempio.
Sarebbe molto interessante sapere se qualche Imàn (capo spirituale) musulmano
abbia mai fatto trasformare una moschea, sia pure in disuso, in una chiesa
cristiana nei Paesi musulmani...
E
che dire poi della enorme moschea di Roma (costata più di 80 miliardi di lire!)
concepita esplicitamente come sfida del Corano al Vangelo? Questo a ROMA, la
"città santa" dei Cristiani! In compenso in Arabia ogni culto che non
sia musulmano vi è vietato: il bagaglio dei viaggiatori è perquisito per
sequestrarvi libri che non siano il Corano; sotto pena di morte è impedita la
celebrazione della S. Messa anche in una casa privata; l'apparizione di una
croce in pubblico provocherebbe un linciaggio sotto gli occhi benevoli della
polizia.
Le
poche chiese costruite nei "tolleranti" Paesi del Golfo Persico hanno
dovuto rispettare l'ambiente islamico; quindi niente croci e niente
campane!". Il fatto è che l'Islam sta ottenendo con questa immigrazione
selvaggia nei Paesi cristiani quello che in tanti secoli di distruzioni e
stragi non era riuscito a conseguire.
1.
II blocco chiuso della "Umma".
Oggi
che i "saraceni" non dobbiamo più andare a cercarli al di là del
mare, ma li abbiamo - e sempre più li avremo - in casa, dovremo essere
consapevoli (per evitare illusioni e relative delusioni) di una realtà amara,
ma confermata da ben 1.300 anni di storia: con l'islamismo è impossibile
dialogare.
In
questi decenni molti cattolici hanno parlato di "dialogo" sempre e
comunque, quasi fosse un magico passe-partout in grado di aprire qualsiasi
porta. Checché ne sia delle altre porte, quella musulmana è impenetrabile a
questo tipo di chiave. Come dimostra tutta la storia che abbiamo alle spalle. La
Umma, la comunità musulmana, è un blocco chiuso innanzitutto perché nega ogni
distinzione tra temporale e spirituale: il Corano e gli Hadith, i detti
attribuiti a Maometto, sono la base unica non solo religiosa, ma anche sociale e
politica.
Sono
la fonte perfino del diritto di successione, del "galateo", del
diritto elettorale, delle prescrizioni alimentari, delle norme di guerra. In
alcuni luoghi (ad esempio, quell'Arabia Saudita che ci hanno chiesto di
difendere nella Guerra del Golfo contro Saddam Hussein) per chi abbandona
l'islamismo è prevista la pena di morte!
Ma
la morte civile è, ovunque nei Paesi Islamici, la condanna di chi lascia quello
che non è soltanto un complesso di credenze, ma un modo di vivere, una visione
totalizzante del mondo.
2.
Che significa "dialogare"?
Questo
aspetto è abbastanza noto. Ma forse meno nota è un'altra delle ragioni
dell'impossibilità di "dialogo" con un musulmano. Dialogare significa
confrontarsi, esaminare insieme all'interlocutore le ragioni reciproche.
Nel
caso cristiano-islamico occorrerebbe mettere a confronto Vangelo e Corano. MA È
PROPRIO QUESTO CHE IL MUSULMANO NEGA E NEGHERÀ SEMPRE, SE NON A RISCHIO DI
SMENTIRSI, ANZI DI DISTRUGGERSI. Il musulmano afferma di venerare le Scritture
degli ebrei e quelle dei Cristiani, ma rifiuta di leggerle: gli basta il Corano.
E non soltanto perché è il culmine della rivelazione, il testo che tutti gli
altri contiene. Ma perché Maometto lo ha messo in guardia: là dove Toràh e
Vangelo non coincidono col Corano, è perché gli Ebrei ed Cristiani hanno
falsificato i loro libri! Quanto ciò sia frutto di una ignoranza vasta e
sorprendente lo si è già visto. Ma quello che è peggio è che il musulmano
evita, perché inutile e dannoso, perfino il dialogo con dei " falsari"...
3.
L’Invasione" saracena.
Nel
grasso Occidente sono arrivati più di 4 milioni di musulmani. Ed altri ancora
ne arriveranno! Limitandoci all'Italia, si registrano trecento nuovi arrivi la
settimana dal Magreb (=Algeria, Tunisia, Marocco). I magrebini sbarcano con un
regolare visto turistico e si disperdono poi nella penisola italiana. Ogni anno
circa 35.000 extracomunitari entrano in Italia. Sono cifre che fanno riflettere!
Che
idea hanno i Musulmani di noi europei cristiani? Monsignor Giuseppe Bernardini,
cappuccino italiano Arcivescovo di Smirne e presidente della Conferenza
episcopale turca, afferma che il dialogo con l'Islam non è difficile, è
difficilissimo. "Le Chiese europee se ne accorgeranno presto" - ha
detto Monsignor Bernardini - e sperimenteranno sulla loro pelle la forza del
proselitismo islamico. Essa agirà su due fronti: sulle persone deluse dalle
promesse e non realizzate dal Comunismo nell'Europa orientale, e su quelle
sazie ma con l'animo spento nell'Europa Occidentale.
Insomma,
agli occhi dei Musulmani noi europei siamo materialmente ricchi, ma
spiritualmente poveri e, quindi, "passibili o addirittura bisognosi di islamizzazione".
Ed il dialogo? Mons. Bernardini invita a non farsi illusioni! "Sul piano
teologico nessun dialogo è possibile. Semmai sul piano pratico.
Salvo
evitare errori clamorosi, ad esempio offrire ai Musulmani come luoghi di
preghiera le nostre chiese. Da loro verrebbe interpretato non come gesto di
generosità, ma COME MANCANZA DI FEDE NELLA NOSTRA STESSA RELIGIONE"
(AVVENIRE 5/12/199 1, pag. 13).
Ecco
serviti coloro che, con tanta disinvoltura o forse per amore di protagonismo,
dànno chiese ai Musulmani per le loro preghiere ad Allàh. Scandalizzano tanti
fedeli e, così facendo, anche senza volerlo, "incoraggiano" i
Musulmani ad islamizzare i Cristiani.
Già
da diverso tempo le numerosissime comunità islamiche stanno facendo di tutto
per ottenere - col pretesto di un malinteso "pluralismo" - il
riconoscimento del diritto islamico anche in Europa. Quali ne sarebbero le
devastanti conseguenze?
1.
Individuo e Stato islamico.
Nello
Stato islamico c'è una netta contrapposizione tra musulmani e non musulmani. Ai
non musulmani viene concesso uno stato giuridico detto dhimma, che prevede
pesantissime limitazioni per i dhimmi. Infatti i dhimmi sono esclusi dalle
cariche pubbliche, in quanto un "infedele" (un non musulmano, cioè)
non può in nessun caso esercitare l'autorità sui Musulmani! Inoltre i
non-musulmani non possono mai testimoniare contro un musulmano, essendo il loro
giuramento irricevibile. Tale rifiuto si fonda, secondo gli Hadith sulla
natura perversa e menzognera dell'«infedele» che persiste deliberatamente
nel negare la superiorità dell'Islam. Per la stessa ragione, un musulmano,
anche se colpevole, non può essere condannato a morte se è accusato da un
" infedele".
È
accaduto diverse volte che un dhimmi sia stato messo a morte da un musulmano
colpevole. Il rifiuto della testimonianza dei dhimmi è particolarmente grave
quando questi - e il caso non è infrequente - vengono accusati di aver
"bestemmiato" contro Maometto, delitto punito con la pena capitale. I
dhimmi, impotenti a contraddire in giudizio le testimonianze dei musulmani, per
salvare la loro vita, si trovano spesso costretti a passare all'Islam. La
sanzione che colpisce i Musulmani è attenuata se la vittima è un dhimmi. I
dhimmi non possono elevare costruzioni più alte di quelle dei Musulmani,
devono seppellire i loro morti in segreto, senza pianti e lamenti; ai dhimmi è
vietato suonare le campane, esporre croci, icone o altri oggetti di culto,
proclamare davanti ad un musulmano le credenze cristiane.
I
dhimmi, inoltre, sono sottoposti con la forza al pagamento di un tributo, giustificato
in base al principio secondo cui la terra sottratta dagli "infedeli"
all'Islam è considerata appartenente alla comunità musulmana.
2.
La schiavitù.
In
Europa, se verrà riconosciuto il diritto islamico, avremo anche la schiavitù.
LA SCHIAVITÙ È, infatti, RICONOSCIUTA UFFICIALMENTE DAL CORANO (sura 24, 32 e
segg.). Lo schiavo è considerato un oggetto di mercato. La schiava non è solo
una serva, ma anche una concubina obbligata del padrone, sulla quale questi ha
un diritto di godimento, anche sessuale. Si può diventare schiavi per nascita
(!), come nel caso del bambino partorito da una madre schiava, o per conquista,
come nel caso del non-musulmano che viene fatto prigioniero di guerra da un
musulmano.
3.
La poligamia e il ripudio.
La
donna viene avvilita profondamente all'interno della famiglia islamica. Com'è
noto, l'islam considera la poligamia non solo del tutto legale, ma anzi
consigliabile, poiché trova la sua giustificazione nel Corano (sura 4, 3 e 129)
e nell'esempio fornito dallo stesso Maometto (10). Il musulmano può avere 4
mogli legali, oltre un numero illimitato di schiave e concubine.
Il
ripudio da parte dell'uomo è il caso normale di scioglimento del matrimonio:
esso consiste in una dichiarazione unilaterale, immediatamente esecutiva, da
parte del marito. Se il marito ripudia la moglie, com'è suo diritto nell'Islam,
i figli sono comunque affidati al marito. Anche in caso di morte di questo, non
sarà la madre ad allevarli, ma il padre o il fratello del marito. La stampa
nazionale ha riportato molti casi di donne italiane, sposate con musulmani, che
non hanno più visto i loro figli, letteralmente "rapiti" dal padre.
In sostanza, basta che il padre li porti in vacanza nel proprio paese di origine
e poi rifiuti di restituirli, perché tutte le garanzie, che la legge italiana
offre alla donna e ai figli in caso di separazione, vengano annullate! Le donne
riflettano bene su questo! Anche per evitare queste storie laceranti, i
vescovi della Commissione triveneta per l'ecumenismo hanno diffuso un appello a
tutti i sacerdoti del Nordest: non sposate musulmani con cristiani.
L'Islam
stabilisce precise discriminazioni anche nel campo del diritto ereditario,
escludendo dalla successione i figli non educati nella fede islamica.
"Nella successione ereditaria il padre musulmano non può fare testamento
in favore del figlio non musulmano ed il figlio musulmano non può ereditare dal
padre non musulmano".
Per
di più la donna è inferiore all'uomo o per essere più precisi, ne vale la metà.
Perciò in un tribunale due testimoni di sesso femminile ne valgono uno di sesso
maschile.
4.
Amputazione della mano al ladro!
Il
Corano comanda, senza mezzi termini, in base alla sura 5, 38 di mozzare la mano
al ladro ed alla ladra. Negli articoli di cronaca i giornalisti omettono di
descrivere le atroci modalità impiegate per frenare l'emorragia e soprattutto
quale sarà il futuro di un disgraziato privo della mano destra!
Ci
si domanda come potranno andare d'accordo aspetti così diversi di mentalità
e di costumi nella nostra povera Italia (e in Europa), che un giorno non lontano
fosse condannata a subire una società multiculturale. E le inquietanti premesse
ci sono tutte... Per questo dobbiamo impegnarci tutti per difendere la fede e la
civiltà cristiana se vogliamo che noi ed i nostri figli possano vivere da
uomini liberi e non come dhimmi.
1.
"Grazie, cardinale Biffi!".
Il
cardinale di Bologna, Giacomo Biffi, in un suo intervento ha affermato che uno
Stato laico dovrebbe favorire l'ingresso di immigrati più facilmente integrabili
nella cultura italiana. Il porporato chiede che "Il massiccio arrivo di
stranieri sia disciplinato e guidato secondo progetti concreti e realistici di
inserimento che mirino al vero bene di tutti". Ribadisce che bisognerebbe
favorire l'ingresso di immigrati provenienti da popolazioni "cattoliche o
almeno cristiane, alle quali l'inserimento risulta enormemente
agevolato". Il tutto in base al criterio "laico dell'inserimento più
agevole e meno costoso".
Giustamente
insiste nel sottolineare le profonde differenze con i seguaci dell'islam, che
vengono da noi "ben decisi a rimanere sostanzialmente diversi, in attesa di
farci diventare come loro". Ed arriva a chiedere, in base al legittimo
criterio della reciprocità, che ai musulmani in Italia sia concesso soltanto ciò
che è concesso ai cristiani nei Paesi islamici".
Insistendo
sul tema della reciprocità aggiunge: "Se il nostro Stato crede sul serio
nell'importanza delle libertà civili (tra cui quella religiosa) e nei princìpi
democratici, dovrebbe adoperarsi perché essi siano sempre più diffusi, accolti
e praticati dovunque". Citando una nota della Cei, di sette anni fa, Biffi
ricorda che "in diversi Paesi islamici è quasi impossibile aderire e
praticare liberamente il Cristianesimo. Non esistono luoghi di culto, non sono
consentite manifestazioni religiose fuori dell'islam, né organizzazioni
ecclesiali per quanto minime".
"Per
quanto possa apparire estraneo alla nostra mentalità e perfino paradossale,
il solo modo efficace di promuovere il principio di reciprocità da parte di uno
Stato davvero laico e davvero interessato alla diffusione delle libertà umane,
sarebbe quello di consentire in Italia per i musulmani solo ciò che nei Paesi
musulmani è effettivamente consentito per gli altri".
Non
manca infine nell'intervento del cardinale Biffi un doveroso richiamo a quei
cristiani che fanno solo accoglienza e assistenzialismo, senza evangelizzare.
La comunità cristiana non deve dimenticare che «Il Signore non ha detto:
predicate il Vangelo ad ogni creatura, tranne i Musulmani gli Ebrei e il Dalai
Lama. Chi ci contestasse la legittimità o anche solo l'opportunità di questo
annuncio illimitato e inderogabile, peccherebbe di intolleranza nei nostri
confronti: ci proibirebbe infatti di essere quello che siamo". Così il
coraggioso arcivescovo di Bologna.
I
radicali, la sinistra e i Verdi lo hanno accusato di integralismo. Come se si
potesse chiamare "integralista" chi invoca il legittimo principio di
reciprobità! Viene da chiedersi come chiamerebbero allora quei Paesi islamici
in cui è vietato costruire una semplice cappella cristiana o portare al collo
un crocifisso! Il senatore M. Ronconi, Ccd, ha affermato: "Il cardinale
Biffi manifesta idee condivisibili. Chi oggi non vuole essere complice di un
futuro incerto e conflittuale per i nostri figli, non può non chiedere una
reciprocità di diritti e doveri fra cristiani e musulmani in Italia, ma anche
nei Paesi musulmani. Diversamente non potremo che trarne le dovute conseguenza,
che non significano affatto razzismo o xenofobia, ma diritto a difendere ciò
che ci appartiene".
Le
parole del cardinale Biffi suonano come "uno schiaffo morale e politico ai
governanti cattocomunisti dell'Ulivo ed alla loro irresponsabile politica
sull'immigrazione" secondo Mario Borghezio, Lega nord, che parla di
"diritto alla difesa della nostra identità culturale e religiosa
minacciate dall'invasione islamica.
2.
"Guai a me se non evangelizzassi!".
Fa
onore al cardinale Biffi il suo coraggio ed il suo senso di responsabilità
pastorale. Già prima aveva scritto in una sua ottima nota pastorale: "Guai
a me se non predicassi il Vangelo!" (1 Cor 9, 1 6)... Ogni vescovo
consapevole di essere come S. Paolo il maestro della fede... deve sentire come
lui il fremito di quel grido terribile... È in atto oggi una violenta e
sistematica aggressione al fatto cristiano, che si esprime quotidianamente in
qualche nuovo atto di ostilità; e sinceramente mi stupisce che la cristianità
- almeno quella parte che parla e fa parlare di sé - non sembra rendersene
conto in misura adeguata... Di tutto questo il Signore ci ha ripetutamente
avvisati. Mentre non sta scritto da nessuna parte la previsione che la
predicazione evangelica sarebbe stata caratterizzata da una buona accoglienza
generale, da un sereno confronto tra le diverse idee, da un atteggiamento
improntato a benevolenza e rispetto reciproco, come pure sarebbe desiderabile.
"Il
Figlio dell'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?" (Lc 18, 8).
Non c'è in tutto il Vangelo un interrogativo più inquietante di questo. E mi
inquieta molto di più da quando ho la primaria e diretta responsabilità di una
Chiesa e di un popolo. Niente è casuale in ciò che ha detto il Signore. Se ha
formulato questa domanda e l'ha lasciata enigmaticamente senza risposta, penso
che sia per indurci a meditare sul problema della sopravvivenza della fede nella
nostra terra e per spronarci a dare tutto il nostro impegno...
"Chi
dobbiamo evangelizzare? La risposta ci viene da Gesù stesso: "Predicate il
Vangelo ad ogni creatura" (Mt 16.15). Siamo inclusi tutti; tutti noi cristiani,
che nel nostro mondo interiore siamo ancora largamente pagani; e, senza alcuna
eccezione, gli altri... A tutti siamo "debitori del Vangelo". Il
nostro compito di annunciatori non ha limiti. È intrinseco alla nostra
condizione di cristiani che Gesù di Nazareth sia riconosciuto da tutti come il
Figlio di Dio, il Salvatore del mondo, il Signore che è risorto ed è il
principio di resurrezione. "Da tutti; e dunque anche dai musulmani che
sono venuti tra noi... Aiutarli ad incontrare e ad accogliere l'unico Redentore,
questo oltre che esigenza della fede di ciascuno, che deve volere il vero bene
del prossimo, è compito proprio e non delegabile di tutto il popolo
cristiano... Nessun timore di essere accusati di proselitismo può raggelare il
nostro slancio apostolico. Il proselitismo che noi fermamente respingiamo
consiste nel non rispettare la libera autonomia delle persone a decidere oppure
nel cedere alla tentazione di percorrere le vie della violenza, delle indebite
pressioni psicologiche. Noi dobbiamo e vogliamo contare soltanto, oltre che
sulla grazia illuminante del Signore, sul fascino naturale che la verità
immancabilmente possiede, quando è efficacemente presentata e testimoniata
dall'amore che da essa è sostenuto e promosso".
3.
"La Chiesa si è mossa tardi".
Monsignor
George Marovitch, segretario per Istambul del nunzio apostolico, nato e vissuto
in Turchia, ha espresso il suo disappunto sull'intervento del Cardinale di
Bologna: "Le parole di Biffi mi hanno fatto veramente dispiacere: lui vede
il problema solo dall'Italia... dovrebbe venire a vedere il nostro Paese per
conoscere l'anima della gente".
Stupisce
(e non poco!) questa affermazione di mons. Marovitch se si pensa che proprio ad
Istambul, la città dove lui abita, il secolare cimitero cattolico di Yesilkoi,
nella periferia sud-est di Istambul, era via via diventato una sorta di
discarica a cielo aperto, lapidi divelte ed abbattute, ogni genere di rifiuti e
di erbacce altissime ne avevano praticamente cancellato l'esistenza. Ed è stato
solo un gruppo di volontari giunto dall'Italia, in particolare dalle province di
Reggio Emilia e Modena, che l'ha ripulito restituendolo alla sua dignità di
luogo santo e del ricordo.
Forse
il cardinale Biffi non è stato in Turchia, ma padre Alberto Andreani, originario
di La Spezia, 86 anni, gli ultimi 60 li ha trascorsi proprio in Turchia. Ebbene
padre Alberto è finito in carcere negli anni Settanta, "perché ancora
oggi noi non possiamo uscire dalle chiese e la propaganda del culto, a nostro
rischio e pericolo, può avvenire solo in momenti privati". Forse il
Cardinale di Bologna vede le cose solo dall'Italia, come dice mons. Marovitch,
ma monsignor Giuseppe Bernardini, originario di Modena, da 43 anni in Turchia,
sicuramente no. Ebbene mons. Bernardini, vescovo di Smirne in Turchia, ha
affermato: "Tre anni fa avevo lanciato lo stesso monito di Biffi. Troppe
cose ci dividono dai musulmani". Molto interessante la sua breve intervista
rilasciata.
D.
Secondo lei, dunque, la Chiesa si è mossa tardi?
R.
Certo. Se si fosse mossa prima, non avremmo assistito a reazioni cosi violente...
Mi rendo conto che quello di Biffi sia stato un intervento choc e questa
chiarezza non me la sarei aspettata.
D.
Ritiene che le parole del Cardinale possano frenare il confronto col mondo
islamico?
R.
Penso che l'abbiano già frenato, ma possono anche diventare la condizione
affinché dopo il primo e traumatico momento di arresto, il dialogo possa
rifiorire su basi più obiettive e concrete. Non nascondo che sarà un processo
lento, ma potrebbe fare finalmente nascere un rapporto più reale ed efficace. E
sarà soprattutto l'occasione per fare finalmente piena luce sui punti che ci
dividono.
D.
Quali, per esempio?
R.
Innanzitutto si dovrà fare un discorso anche sull'uomo e sui suoi diritti, non
solo su Dio. Dovremo metterci d'accordo su cos'è un essere umano, se un automa
creato da un'entità superiore, o un soggetto con intelligenza e volontà
libere... e sulla reciprocità di culto, un aspetto perfino drammatico per il
quale mi batto da almeno quindici anni. Su tutti questi punti il dialogo con
l'islam non è mai decollato: attualmente non la pensiamo alla stessa maniera.
Un musulmano che si vuole adattare alla mentalità occidentale, necessariamente
entra in conflitto con la propria coscienza e quando Biffi dice che non si
adatteranno, ma cercheranno caso mai di adattare noi a loro ha pienamente
ragione. Io posso aggiungere appunto che lo faranno per non entrare in
collisione con la propria coscienza. Rallentare l'ondata di immigrazione
musulmana, in tondo, è un bene per la società europea.
D.
Cosa si deve fare per accorciare le distanze che ci separano?
R.
Sarebbe già un grandissimo risultato arrivare all'intesa di riconoscerci tutti
figli di Dio. Adesso c'è chi lo è più e chi lo è meno, perché il Corano è
molto chiaro: i musulmani hanno pieno diritto, cristiani ed ebrei ne hanno
solo una parte, perché pur avendo una rivelazione, non hanno la Rivelazione...
Nell'Islam non c'è la separazione tra stato e chiesa: è Dio che ha dato il
Corano ed il Corano è la sua parola e la sua legge. Non è adattabile alle
situazioni, non può subire interpretazioni o revisioni ed anche il tentativo
del ministro turco per la religione, Yilmaz, che aveva proposto qualche mese fa
in un "concilio" islamico in Bosnia una interpretazione più moderna
ed in linea con i tempi del Corano, è stato respinto. Quindi inquadrando il
problema in Italia, un domani ci sarà conflitto tra le esigenze religiose
della comunità musulmana e quella locale (italiana) che segue la costituzione
ed in Chiesa ci va se vuole".
4.
"La nostra identità deve essere difesa!"
"Che
Gheddafi non abbia inteso bene l'intervento di Biffi è comprensibile. Che il
leader della Cgil, Cofferati, abbia definito le parole del Cardinale gravi e non
‘condivisibili’ è sorprendente. Come gran parte dei commentatori, egli non
ha colto il punto essenziale: Biffi non ha parlato come uomo di Chiesa, ma come
cittadino italiano. Il suo non è un discorso religioso, ma civile. Si rivolge
ai responsabili della vita politica ai diversi livelli: Stato, Regioni,
Province, Comuni. Li invita a porsi il problema dell'inserimento degli immigrati
musulmani nella nostra società italiana. È tutto qui. Bisogna essergliene
grati, perché ha richiamato l'attenzione di tutti su un problema
sottovalutato.
"La
domanda è questa: quale effetto avrà una grande immigrazione islamica nel
momento in cui l'Italia registra una caduta preoccupante di quei valori che ne
hanno definito la sua identità più vera? Il rischio è quello di confondere il
rispetto per le diversità culturali e religiose con lo snaturamento della
nostra individualità storica e morale. Come sono validi i criteri di
selezionare gli afflussi in base al profilo professionale e alla condizione
familiare di chi vuole entrare, così si deve valutare la loro concreta
disponibilità ad integrarsi nella nostra vita sociale e culturale. L'esame va
fatto sulla natura dei loro princìpi etici e religiosi, e sul fatto di
reciprocità da parte degli Stati da cui provengono.
"Non
si tratta di preferenze o discriminazioni sotto il profilo religioso. Ci si
interroga: gli immigrati islamici, con la loro concezione teocratica e con il
loro spirito di conquista, sono i più disponibili ad integrarsi nella nostra
società? Oppure non è meglio aprire le porte a chi, per cultura e concezione
dello Stato, è più assimilabile al nostro modo di vivere? Garantire la
nostra identità nazionale è l'imperativo. Perderla è una sconfitta. È su
questo punto che Biffi richiama l'attenzione di quanti si preoccupano
seriamente del futuro dell'Italia" 3s.
5.
"Essere intolleranti è la loro fede".
"Conosco
un vescovo che è stato per molti anni responsabile delle missioni cattoliche
nel mondo. Adesso è nella diocesi di Padova, e quando è arrivata la richiesta
degli immigrati islamici di avere una moschea, anche lui ha detto:
"Diamogliela". Gliel'hanno data. Poi questo vescovo ripete uno dei
suoi lunghi viaggi, l'aereo fa uno scalo tecnico in un Paese musulmano e il
capitano va tra i passeggeri: "Ci sarà un controllo, le donne si coprano
la testa, fate sparire tutto ciò che è sgradito a questo Paese". Quel
vescovo dice al capitano: "Io ho solo il Vangelo". "Soprattutto
quello: se lo trovano non partiamo più".
"Il
rapporto è questo. In casa nostra chiedono di entrare con tutto il loro
islamismo, in casa loro non permettono che passi nulla di estraneo all'islamismo.
L'islamico in giro per il mondo ha il dovere di mostrarsi islamico. In casa loro
il non islamico ha il dovere di nascondersi.
"Gli
italiani convertiti all'islamismo oscillano tra i 60-70 mila, e sono considerati
uomini liberi che hanno usato la libertà per cambiare religione. Gli islamici
diventati cristiani sono pochi, e dagli islamici sono considerati apostati e
in taluni Paesi musulmani l'apostasia è un reato punibile con la morte! Il
rapporto del Cattolicesimo con l'islam non è una questione di tolleranza: la
tolleranza può permettere la convivenza solo tra compatibili, ma di fronte
all'incompatibile o evita il contatto o diventerà uno scontro.
"Il
rapporto tra Paesi europei pieni di immigrati come Italia, Francia, Germania e
l'islam, è il rapporto tra Paesi tolleranti ed una dottrina intollerante, che
ha nell'intolleranza il nucleo centrale della sua predicazione. Gli europei si
considerano fedeli di una religione, quando lo sono, e sentono i fedeli di altre
religioni come altri fedeli. Ma gli islamici non sentono i popoli di altre
religioni come altri fedeli: per loro ci sono i fedeli (= loro) e gli infedeli
(= tutti gli altri). La loro entrata in Firenze, Bologna, Milano, eccetera, non
è una loro entrata in un'altra storia da rispettare ed apprezzare per quel che
è: ma è l'entrata di Firenze, Bologna, Milano, eccetera nella loro (degli
islamici) storia... È questo che si intende, quando si parla di perdita
dell'identità nazionale. Questo è il risultato che la storia chiama
"sconfitta".
6.
Gli immigrati islamici pretendono dall'Italia più diritti che in patria!
L'immigrazione
è solo l'anticamera di una vera e propria Invasione religiosa che ha come
scopo dl convertire l'Occidente all'islam. In effetti in un dossier firmato
dalla giurista Roberta Aluffi Beck-Peccoz per la prestigiosa Fondazione Agnelli,
osserva che gli immigrati islamici pretendono dall'Italia più diritti che in
patria.
La
studiosa ha scoperto che certe richieste delle comunità musulmane sarebbero
degli autentici "privilegi". La giurista della Fondazione Agnelli si
dilunga per esempio sul "caso esemplare" dei venerdì, giorno di
riposo settimanale, richiesta che "sarebbe anche la più difficile da
accogliere e gestire sul piano della vita concreta e dell'organizzazione del
lavoro. La studiosa osserva che il venerdì di pausa "non ha alcuna valenza
religiosa", anzi nella dottrina era "esplicitamente riprovato"
come un antropomorfismo da condannare: "Dio non riposa mai".
Il
problema dei riposo settimanale si sarebbe posto solo in epoca contemporanea,
per adeguare le società islamiche alle regole internazionali di diritto del
lavoro. Ma, guarda caso, non il Senegal, la Tunisia ed il Marocco, che rappresentano
il bacino di provenienza della gran parte degli immigrati musulmani in Italia.
Senegal, Tunisia e Turchia hanno scelto come giorno festivo la domenica. Il
Marocco lascia libertà di scelta tra il venerdì, sabato e domenica. Ne risulta
pertanto "ingiustificata" la richiesta di riconoscere da noi il
venerdì di riposo per i musulmani, o il venerdì d'assenza dalla scuola per gli
allievi islamici. Infatti perché in Senegal, Tunisia, Turchia - e in parte il
Marocco - il giorno festivo scelto è la domenica, mentre gli Immigrati di
questi Paesi in Italia pretendono il venerdì?
Lo
stesso vale per l'obbligo della preghiera comunitaria il venerdì, che anche nei
Paesi musulmani viene calibrato in modo da non incidere sull'orario di lavoro.
Considerazioni analoghe riguardo alla richiesta di ferie straordinarie per il
pellegrinaggio alla Mecca (ferie non riconosciute in Libano, Marocco e
Turchia), o di riduzione dell'orario di lavoro nel mese di Ramadan. "Non si
hanno soluzioni omogenee in questi Paesi - spiega la ricerca della Fondazione
Agnelli - e nell'ambito privato le varie soluzioni sono lasciate alla
concertazione tra dipendente e datore di lavoro. Eventuali assenze per motivi
religiosi vanno comunque recuperate.
Permessi
speciali da dieci giorni a un mese solo per i musulmani renderebbero questi
ultimi "non concorrenziali sul piano lavorativo". In pratica, potendo
scegliere, il datore di lavoro opterebbe per un lavoratore di altra confessione
religiosa. Le stesse "pause di lavoro" sono gestite nel mondo
islamico dai singoli individui, e distribuite nell'arco della giornata senza
effetti sull'attività lavorativa. 't quanto avviene in Iran che è così
stranamente islamico". In conclusione, la tendenza a concedere deroghe ai
musulmani "non può che nuocere alla loro integrazione e costituisce un
vettore di.potenziale disgregazione delle società europee".
7.
"C'è un abisso tra noi e loro"
L'arcivescovo
Biffi ha espresso cose che tutti sanno, ma che nessuno ha il coraggio di dire.
Non ha condiviso la posizione di Biffi il cardinale di Milano Carlo M. Martini
che è per una società multietnica e per l'arricchimento culturale che ne
deriverebbe. Il Resto del Carlino, che ha seguito più di altri e con attenzione
la vicenda, ha riportato le reazioni dei lettori.
"Fra
la nostra cultura di tipo europeo e quella islamica le differenze sono profonde
e difficilmente colmabili. Per questo non si può sapere se, e a quali
condizioni, ci sarà un integrazione o se ci sarà invece la totale rinuncia
delle nostre tradizioni e la supina accettazione delle loro; questo,
naturalmente, quando loro saranno in numero tale da dettare le loro leggi (e,
per questo, non è necessario che siano maggioranza).
"Mi
limito qui ad accennare solo ad alcune differenze culturali relative ai rapporti
nella famiglia perché macroscopiche. Agli uomini è concesso sposare fino a 4
mogli e tenere un numero di concubine secondo le possibilità economiche. Le
mogli non sono gelose tra loro perché abituate, da tante generazioni, a
questa convivenza che trovano un fatto del tutto naturale. Sarebbero disposte le
donne italiane a convivere con altre due o tre mogli ed un marito comune? Le
figlie sono sottoposte alla infibulazione che garantisce la verginità fino al
momento dei matrimonio. Siamo appena agli inizi della colonizzazione dei nostro
Paese, ma già sono avvenuti matrimoni misti nei quali il padre, con la scusa di
far conoscere la figlia ai genitori, la porta nel suo paese e la sottopone a
questi interventi estremamente scioccanti per una bambina nata e cresciuta nel
nostro Paese. "Ben vengano gli interventi non certo troppo allarmistici ma
solo realistici di mons. Biffi perché si deve sapere che questo è il prezzo da
pagare per l'integrazione tra noi e loro".
Anche
il Prof. Giovanni Sartori, politologo, prende posizione: "i nostri
terzjomondisti non -ci debbono raccontare che andremo a creare una nuova città
integrata. No. Andremo invece a creare una città disintegrata, che diventerà
tanto più conflittuale quanto più andremo a trasformare i nostri 'estranei' in
cittadini votanti. Benjamin Constant scriveva che ‘quando si getta in una
società un principio separato da tutti quei principii intermediari che lo
adattano alla nostra situazione si produce un gran disordine’. Dedico questo
passo alle nostre anime belle che brandiscono principii che non sanno applicare
e dei quali non capiscono le conseguenze".
8.
"Arricchimento culturale?".
"Abbiamo
le strade piene di immigrati che abusivamente vendono accendini, lavano vetri,
percorrono le spiagge con le loro mercanzie inseguiti dai vigili urbani e...
si guardano bene da scegliere la frustrante vita di fabbrica. Eppure imprenditori
sono sempre lì a chiedere l'ingresso di altri immigrati con l'ipocrita alibi
del rifiuto da parte degli italiani. Quanti extracomunitari dovranno ancora
entrare per racimolare il numero sufficiente disposto a lavorare per 1.300.000
al mese quando per l'affitto ce ne vogliono 800.000?
E
così ritroviamo in casa i Sikh, che già accampano i loro diritti e premono per
poter portare il pugnale alla cintola ed il turbante al posto del casco; i musulmani
che ci imporranno la poligamia e le leggi coraniche dei taglione; gli africani
che hanno già portato i loro riti Vudù, e via di questo passo. Se è questo
"l'arricchimento culturale" con cui tanti "sponsor" si
riempiono la bocca penso proprio che è meglio isolarci nella nostra
"povertà" con Giotto, Raffaello, Michelangelo, Leonardo... Attaccare
il cardinale Biffi per le verità che ha detto è pura mistificazione" .
M.
Gagliardi aggiunge: "Proclamare la Verità fa scandalo, soprattutto se si
parla di immigrati. Nell'Italia egemonizzata per trent'anni dalla cultura
marxista, un prelato che dice chiaro e forte il suo pensiero sorprende...
Qualsiasi siano le implicazioni del messaggio, il fatto centrale ed innegabile
resta il seguente: nei prossimi anni il flusso di immigrati di fede musulmana
crescerà fino a che diverranno milioni; la loro è una cultura chiusa ad una
vera integrazione. Cosa accadrà se si continuerà a parlare di
multiculturalismo? La parola, molto in voga, sa di niente perché manifesta un
desiderio irenico che lascerà irrisolte tutte le contraddizioni che si
apriranno tra due popoli con culture, fedi e tradizioni diverse. di fronte
all'Islam, l'Italia rischia di fare la fine dei "russi bianchi"
(Avvenire 15/10/2000, p. 6).
Scrive
F. Facchini, docente di Antropologia nell'Università di Bologna: "Una
discriminazione sul piano dei diritti dell'uomo? Non pare proprio...
Interculturalità non può significare accettazione di qualunque differenza. Vi
sono limiti invalicabili nelle diversità con cui confrontarsi. Essi sono rappresentati
dal rispetto dei diritti dell'uomo (dignità della persona, libertà, pari
dignità e diritti dell'uomo e della donna) sempre e dovunque. Vanno inoltre
rispettati i valori e le tradizioni dei Paese ospitante, tra i quali si
annoverano quelli relativi alla famiglia e alla religione. Una cultura
totalizzante come quella islamica mal si concilia con i diritti dell'uomo e con
la nostra cultura. È quanto con verità e coraggio ha rilevato il Cardinale
Biffi" (Avvenire, 15/10/2000 p. 6).
9.
"Ciò che per noi è preoccupante..."
Il
portavoce della Curia imolese, don Giacometti, afferma che la nota di Biffi può
essere giustamente intesa solo se collocata nel contesto presente. "Ciò
che per noi è preoccupante - afferma don Giacometti - è il rifiuto degli
immigrati di religione islamica a qualunque forma di integrazione ed il distacco
che mantengono con la nostra cultura, fino a lasciar supporre l'intenzione di
sovrapporre poco alla volta i loro valori ai nostri. Non a caso ai cattolici
in visita nei loro Paesi è proibito portare con sé il Vangelo, praticare le
forme del proprio rito religioso, avere una catenina con la croce al collo.
Inoltre la visione islamica della famiglia, dell'educazione dei figli, della
donna è molto distante dalla nostra, direi incompatibile. È allora preferibile
accogliere immigrati di fede cattolica, la cui integrazione nella società non
può comportare gli stessi problemi,,.
10.
"Ora si oppongono ai Vescovi"
Di
"taglio" più politico sono state le reazioni dei sig. Neri Capponi di
Firenze, per il quale i Popolari ora si oppongono ai Vescovi. Egli scrive:
"La Democrazia Cristiana fu fondata dal "modernista" Romolo Murri
compagno di eresia (e di scomunica) dei Bonaiuti. La sinistra dc (ora Ppi) è
erede del Murri: si tratta cioè di laicisti para-marxisti travestiti da
cattolici (i famosi "comunistelli di sacrestia"). Con quale faccia, mi
chiedo, può Pistelli, che appartiene a quella congrega, opporsi a grandi
Vescovi come Biffi ed il suo collega di Parigi sulla questione dell'immigrazione
islamica arrivando addirittura a dire quale Chiesa preferisce e quale no?".
Un
no alla politica multietnica lo esprime anche il sig. Giovanni Bertei di La
Spezia che scrive: "Il cardinale Biffi ha ragione. La stragrande
maggioranza del popolo italiano rifiuta la politica multietnica imposta dalle
sinistre e vuole che si ponga fine all'invasione extracomunitaria del proprio
territorio. Tutto ciò è legittimo e nulla ha a che fare o vedere col
razzismo. Il popolo italiano difende semplicemente la propria identità, i
propri usi e costumi, le proprie consuetudini e vuole vivere in pace e nella
sicurezza. È mia opinione che esso orienterà il proprio voto, nelle prossime
elezioni politiche, nei confronti di chi si impegna a garantire che ciò avvenga
e, per contro, lo negherà a chi, come le sinistre, mostra di infischiarsene
della sua volontà, dei suoi desideri e delle sue istanze".
11.
"Perché la Caritas sconfessa Biffi".
Anche
la Caritas è entrata in contrasto di idee col cardinale Biffi, la cui posizione
però è stata difesa da due bolognesi.
"Ma
chi ha detto che carità cristiana è accettare tutti indistintamente? Le
dichiarazioni dell'arcivescovo di Bologna non cessano di produrre commenti, i più
disparati, divenendo occasione di dibattito sulla visione della vita. Ciò che
appare strano è che a schierarsi col Cardinale spesso sono uomini di area
laicista, mentre non pochi personaggi del mondo cattolico esprimono non soltanto
riserve sul pensiero del porporato, ma critiche, a volte acrimoniose.
"Le
considerazioni del Cardinale, fra l'altro pacate, fotografano una realtà e
propongono a coloro che hanno responsabilità politico-sociali un contegno che
risponde a un semplice criterio di giustizia. Chi lo accusa e in modo non certo
sfumato, di mancare di carità, dimentica che non c'è carità autentica che
non si fondi innanzitutto sulla verità e quindi sulla giustizia. L'altra,
spacciata per carità, spesso altro non è che pacifismo buonista: un saio
francescano con interno di pelliccia.
"Perché,
è giustizia vera preferire immigrati cristiani, poichè, lo sanno tutti, non c'è
raggruppamento umano nel mondo che sia perseguitato, oppresso, angariato,
soffocato come le comunità cristiane. Essi, perciò, a buon diritto vanno
preferiti a genti di altre fedi che spesso nei loro Paesi di origine sono
socialmente appartenenti alla turba dei persecutori. Resta il fatto poi che si
soccorrono assai meglio questi migranti spendendo per loro un miliardo nei
loro Paesi d'origine che non buttando dieci miliardi qui".
È
legittimo anche chiedersi: ma la Caritas fa lo stesso per i nostri fratelli cristiani
massacrati dai musulmani nel Sudan, nelle Molucche, nel Libano, etc, ? Sarebbe
anche interessante sapere quali iniziative la Caritas ha prese per evangelizzare
queste persone (che pure ne hanno diritto, perché siamo debitori del Vangelo
a tutti!) senza per questo cadere nei proselitismo, dato che la carità è
inseparabile dalla verità. La carità è sempre ordinata: Dio sopra tutto e
prima di tutto e, poi, il prossimo per amor di Dio e in ordine a Dio... Oppure
gli immigrati sono solo corpi da sfamare?
Più
"pepata" una lettera firmata di Bologna che dice: "La Caritas ha
preso posizione contro la pastorale del cardinale Biffi. Si! Perché per la
Caritas "le porte aperte agli stranieri" sono un business. I centri di
accoglienza ripieni di "nuovi ospiti" comportano rette giornaliere per
la loro assistenza. Di queste la Caritas presenta il conto alle Prefetture. Già
il ministro Scotti ebbe a lamentarsi col mondo cattolico: "quello della
solidarietà e dei volontariato prodigo di critiche, ma non di aiuti
spontanei" e "quello che nelle emergenze precedenti pretese rette per
la sistemazione degli albanesi". Con tanti miliardi di debito pubblico
(2,5) come potrà la Caritas assistere con suoi aiuti spontanei tanti
clandestini? Da alcuni anni io sottoscrivo l'8 per mille a favore di una comunità
per la quale sono certo che il mio contributo è speso bene,, 48.
12.
"Sei fuori coro? sei un razzista!".
È
evidente ormai che c'è chi, velatamente o no, lavora per I'islamizzazione
dell'Italia. La giunta comunale di sinistra di Lodi ha deciso di regalare un
terreno di 15 mila metri quadrati per la costruzione di una moschea, in
compenso dalle aule scolastiche italiane è stato tolto il crocifisso! Così
mentre il Cristianesimo viene combattuto, la religione Islamica viene
attivamente Incoraggiata! Inoltre la regione Emilia Romagna ha deliberato corsi
di lingua araba per bambini nordafricani ivi residenti, finanziati dalla
Regione! C'è stato anche un provvedimento voluto dall'assessore regionale ai
Servizi sociali e immigrazione dei Verdi che dovrebbe distribuire contributi
per 250 milioni ad enti ed organizzazioni per attività a favore di immigrati.
Nel Reggiano si finanzia addirittura la festa musulmana del Ramadan... A
Padova il Comune ha concesso 30 milioni per arredare la moschea! E pensare che
S. Antonio andò in Marocco per convertire i musulmani, mentre adesso se li
trova nella sua città!
Scrive
il Sig. R. Marchioro: "Ho letto di una delibera della Regione Emilia Romagna
per l'insegnamento dell'arabo e di altre lingue agli immigrati per "mantenere
il contatto con le proprie radici" e per "favorire
l'integrazione". Con quali soldi finanziamo questi corsi? Con i soldi
tratti di tasca propria del sig. P. Zanca o da quelle dei contribuenti? Se sono
lirette del signore in questione, nulla da eccepire; ma se sono, come presumo,
lirette dei contribuenti allora è un'altra questione. Si potrebbe chiedere ai
contribuenti se sono d'accordo su queste iniziative strane. Oltretutto si
tratta anche di buona creanza, o se si vuole, di trasparenza. In quanto poi
all'ultima allocuzione: "Prendersela solo con gli arabi sventolando il
pericolo islamico è un'operazione xenofoba e razzista che l'Emilia Romagna
respinge", ma di quale Emilia Romagna parla? E come si arroga il diritto
di parlare a nome degli altri? Gli Emiliani-romagnoli, certo, non sono razzisti,
tanto meno xenofobi; possono però diventarlo quando si accorgeranno che i veri
discriminati razziali sono loro, pieni di doveri, e gli extracomunitari pieni di
diritti" (ll Resto del Carlino, 6/11/2000 p.8).
Scrive
il sig. Benito Parrini di Empoli: "Ho vissuto 20 anni all'estero come emigrante
regolare e non clandestino e non ho mai pensato di poter ottenere la nazionalità
del Paese ospitante. Attualmente vedo invece extracomunitari che sanno a
malapena pronunciare qualche parola nella nostra lingua con già in mano la
carta di identità italiana. E quello che al tempo stesso mi stupisce e mi
irrita ancora di più è vedere con quale prepotenza questi nuovi immigrati, in
particolare gli islamici, pretendono di portare nel nostro Paese la loro
cultura e le loro usanze, spesso in contrasto con le nostre (basti pensare
all'utilizzo dei velo anche nelle classi o alla costruzione di moschee). Vorrei
allora porre una domanda: e se provassimo noi a costruire chiese cristiane nel
loro Paese, come pensate che reagirebbero? Sicuramente non come noi nei loro
confronti, Mi dispiace che nella nostra società piena di buoni sentimenti verso
gli extracomunitari chi osa uscire un po' dal coro sia subito etichettato come
razzista, mentre invece è solo qualcuno che ama il proprio Paese e non vuole
vedere le proprie tradizioni surclassate da quelle straniere, che non ci
appartengono"
Scrive
il sig. B. Bertuzzi di Bologna: "Sono con Bossi, lo sarei ancora di più se
fosse o fosse stato più coerente. Comunque deploro il comportamento della
destra che si è dissociata dall'opposizione alla costruzione della moschea
islamica di Lodi. Per me dovrebbe intervenire lo Stato: una moschea in Italia,
una chiesa cattolica in islam. Questo è il principio di reciprocità. Ma i
politici "cattolici" cosa fanno? Faremmo bene a ricordarcene al
momento del voto..."
Scrive
il sig. A. G. di Bologna: "Visto che l'on. Pannella è fermamente intenzionato
a ricostruire - mattone su mattone - la progettata moschea di Lodi, se i
bossiani la distruggeranno, gli sarei grato se con la stessa determinazione, in
nome del suo spirito libero, liberai, libertario, andasse in un Paese arabo a
costruirvi - mattone su mattone - una chiesa cattolica".
Scrive
infine il sig. D.D.C. di Varese: "Gli italiani sono considerati razzisti se
compiono una manifestazione contro la costruzione di una moschea, ma i
musulmani, che nei loro Paesi impediscono la costruzione di chiese cristiane,
non sono razzisti a loro volta? (Questo bisognerebbe chiederlo a Pannella e a
tutti coloro che hanno attaccato Biffi!). A loro è permesso montare tende e
manifestare davanti alle chiese, ma a noi italiani non è permesso. La
manifestazione di protesta di Lodi ritengo debba essere ritenuta legittima se è
stata ritenuta legittima la protesta delle donne musulmane (e questa a mio avviso
non lo era) che a Torino avevano manifestato contro la legge italiana che vieta
le foto a volto coperto sui documenti.
13.
Biffi "Ci giudicano intolleranti perché non siamo omologati".
Così
titolava la Stampa (30/10/2000, p. 6) circa alcune scritte sui muri di tre
chiese nel Bolognese con accuse di razzismo. Nell'omelia tenuta nella cattedrale
il Cardinale ha detto: "C'è il rischio da parte di noi cristiani di essere
giudicati intolleranti, solo perché non vogliamo accettare gli errori della
cultura imperante. Credenti non significa creduloni... in ogni ora della storia
il 'mondo' offende la Sposa di Cristo con giudizi malevoli, processi alle
intenzioni, calunnie, oltre che con frequenti attentati alla libertà della sua
missione e con persecuzioni anche cruente. E non se ne scusa mai".
Scrive
il sig. A. Kornas: "Sull'immigrazione si sta facendo una grande confusione
per non parlare di chi ci specula sopra. Per lo Zingarelli il razzismo è `una
teoria che tende a stabilire una gerarchia tra le popolazioni umane, esaltando
le qualità superiori di una razza, affermando la necessità di conservarla pura
da ogni commistione e respingendo le altre in uno stato di soggezione'. Se le
razze pure non esistono più da secoli, chi sono e dove stanno tutti questi
razzisti in Italia? Non mi sembra ci siano persone che predicano le superiorità
della razza.
Quindi
il razzismo non c'entra con quanti si pongono il problema di tutelare storia,
cultura, religione, tradizioni e sicurezza di una nazione invasa dagli
extracomunitari. Non sono certo razzisti quanti, pur riconoscendo che in un
Paese civile non deve mancare la solidarietà, chiedono limiti agli ingressi.
Accogliere i disperati è un dovere morale senza fare del male a noi stessi.
Quindi occorre stabilire una percentuale di immigrati oltre la quale non si deve
andare".
14.
"Ora candidano un musulmano"...
Non
solo. Biffi trova il "nemico" in casa: un candidato maomettano. Khaled
Fouad Allam, docente dì sociologia islamica all'Università di Trieste e di
islamismo a quella di Urbino, si presenterà alle prossime elezioni politiche
nelle liste dei Verdi, proprio nel collegio del cardinale Biffi. E una
provocazione "Leggo che un musulmano si presenterà alle prossime elezioni
con l'appoggio dei soliti buonisti all'italiana per i quali l'unica cosa
importante è garantirsi una poltrona ben pagata e potere. Inizierà così un
processo di isiamizzazione dell'Italia favorito dalla miopia dei nostri
politici. Solo chi non conosce a fondo l'islamismo può sperare che ci possa
essere integrazione con la nostra civiltà. Il loro scopo è quello di
travolgerla. Sarà così annullato il lungo e faticoso cammino fatto dal mondo
femminile per acquisire pari dignità con l'uomo. Le nostre nipoti potrebbero
dover condividere il marito con altre tre mogli, sui figli non avranno nessun
diritto, perfino nei tribunali la loro testimonianza non ha valore, etc. Si
rischia di tornare indietro di secoli. Nei Paesi musulmani è vietato tenere
in casa il Vangelo, anche per un cattolico; in alcuni di essi la pena prevista
è la flagellazione. Noi, invece, ai musulmani ci apprestiamo a concedergli li
potere".
Sorprendentemente
anche un "ateo" condivide la proposta di Biffi. Egli scrive:
"Sono un ex comandante della 7° Gap (ateo) e non riesco a capire gli
uomini della sinistra che contano, così ciechi ed opportunisti, in
contraddizione con la fede politica del loro passato, convinti di essere
democratici a 18 k tollerando un pericolo strisciante come la fede musulmana.
Man mano che aumenteranno i fedeli in Italia, riusciranno ad imporre con la
forza la loro religione e, quel che è peggio, il Corano come legge dl Stato.
Sono convinto che la posizione assunta da parte dei politici sia frutto di
ignoranza e vigliaccheria. I musulmani che vengono in Italia per lavoro devono
rispettare le usanze e le leggi vigenti. Io non andrò mai in quei Paesi dove la
religione è una dittatura di Stato, peggio del Nazismo che ho combattuto
guadagnandomi una condanna a morte".
15.
L'infibulazione (o mutilazione genitale femminile).
Un'altra
pratica islamica (e animista) incompatibile con la cultura occidentale è
l'infibulazione. La descrive Waris Dirie, una top model di fama internazionale,
la pastorella di capre approdata alle pagine della prestigiosa rivista di moda
Vogue. Racconta la sua vita straordinaria in un libro che è anche un atto di
accusa contro la mutilazione sessuale delle donne in certi Paesi, una pratica
che è un atto di sopraffazione ed un insulto alla loro dignità ed alla loro
libertà. Le donne hanno di che riflettere.
Dopo
aver parlato della sua infanzia fra i nomadi del deserto somalo, Waris parla poi
del momento in cui è costretta a subire I'infibulazione: "In Somalia si
pensa che le ragazze abbiano tra le gambe parti del corpo che sono
"sporche" e che devono quindi essere soppresse: il clitoride, le
piccole labbra della vulva e la maggior parte delle grandi labbra. Poi la ferita
viene ricucita, lasciando una cicatrice dove prima c'erano, gli organi genitali.
Una pratica detta infibulazione.
Il
prezzo che la "zingara" - come la chiamano alcuni - richiede per
l'intervento è una delle spese più grosse che una famiglia debba sostenere, ma
viene considerato un buon investimento, perché le figlie non infibulate non
hanno accesso al "mercato" del matrimonio.
I
particolari del rituale non vengono mai spiegati alle bambine. È un mistero. Si
sa solo che capiterà qualcosa di speciale quando sarà il momento. Di conseguenza,
tutte le piccole somale attendono con ansia la cerimonia che le renderà donne.
Originariamente I'infibulazione coincideva con il momento in cui le bambine
diventavano puberi, ma col tempo l'età dei soggetti è andata calando sempre
di più. Una sera quando avevo circa cinque anni, mia madre mi disse: "Tuo
padre ha incontrato la zingara. Dovrebbe arrivare da un giorno
all'altro"... lo sbirciai tra le mie gambe e vidi la zingara. La vecchia
mi guardò con durezza, poi frugò dentro una vecchia borsa di tela con le sue
dita lunghe e ne estrasse una lametta da rasoio rotta. Il suo orlo frastagliato
era incrostato di sangue secco. La zingara ci sputò sopra e se la sfregò sul
vestito. Poi non vidi più nulla perché la mamma mi aveva bendato. Subito dopo
sentii che mi veniva tagliata la carne. La lametta tracciava un solco di fuoco
nel centro del mio corpo... Poi non sentii più nulla, perché ero svenuta.
Quando mi risvegliai non avevo più la benda sugli occhi, così vidi che la
zingara aveva staccato alcune spine da un albero di acacia lì vicino. Le
utilizzò per forarmi la pelle. Poi infilò nei buchi un robusto filo bianco per
ricucirmi. Avevo le gambe completamente intorpidite, ma il dolore al grembo era
talmente disumano che desiderai morire.
A
partire da quel momento non ricordo più nulla e, quando ripresi conoscenza,
la zingara non c'era più. Le mie gambe erano state legate insieme con strisce
di stoffa che mi avvolgevano dalle caviglie alle anche cosicché non potevo muovermi.
Girai la testa verso la roccia; era coperta di sangue come se ci avessero
macellato sopra un animale. Brandelli della mia carne seccavano al sole sulla
pietra... Erano trascorse diverse ore e sentivo impellente il bisogno di
orinare. La prima goccia mi bruciò come se la pelle fosse stata attaccata da un
acido. Dopo avermi ricucito, la zingara aveva lasciato per l'urina e le
mestruazioni solo una piccola apertura, un minuscolo orifizio del diametro di un
fiammifero.
Mentre
i giorni trascorrevano lenti ed io stavo coricata nella mia capanna, la piaga si
infettò e mi venne la febbre alta. Svenivo e rinvenivo a intermittenza. La
mamma mi portò cibo e acqua per due settimane. Giacendo là dentro da sola con
le gambe ancora legate, non potevo fare altro che chiedermi: a che cosa serve
tutto questo? A quell'età non capivo nulla di sesso. Sapevo solo che ero stata
macellata coi permesso di mia madre, e non capivo perché. Soffrivo atrocemente,
eppure ero ancora fortunata. Molte giovani muoiono dissanguate, per lo shock,
per l'infezione o il tetano. Se si considerano le condizioni in cui viene eseguita
I'infibulazione, c'è da stupirsi che qualcuna sopravviva. (Dopo essere diventata
una top model continua):.. Ma l'ebbrezza del successo non serviva a sanare le
mie vecchie ferite. Potevo orinare solo goccia a goccia. Le mestruazioni poi,
erano un vero incubo, sempre. Ogni mese mi neutralizzavano per parecchi giorni.
Avrei voluto morire per non soffrire più in quella maniera atroce. Passò più
di un anno prima che potessi sottopormi all'operazione.. ma a Londra. Il dottor
Macrae fece un buon lavoro, e gliene sarò sempre riconoscente. Mi disse:
"Lei non è la sola. Di donne con il suo stesso problema ne vedo in
continuazione. Moltissime vengono dal Sudan, dall'Egitto, dalla Somalia. Alcune
sono incinte e terrorizzate, perché è molto pericoloso partorire con la vagina
cucita. Vengono da me anche senza il permesso del marito, e io faccio dei mio
meglio".
Dopo
tre settimane ero tornata normale, O quasi. Potevo finalmente orinare senza
impaccio, e non ci sono parole per esprimere la sensazione di libertà che
provavo ...E tutto a causa di un rituale che costringe molte donne a vivere
nella sofferenza. Qualcuno doveva denunciare questo stato di cose, parlare per
la piccola fanciulla africana che non ha voce. Poiché ero stata anch'io una
di loro, ho pensato che toccasse a me farlo. Qualche tempo prima Laura Ziv, una
giornalista della rivista di moda Marie Claire, mi aveva chiesta
un'intervista. Accese il registratore, e io cominciai a raccontarle la cerimonia
della mia infibulazione. Ero arrivata a metà, quando lei scoppiò a piangere e
spense l'apparecchio. "Ma è orribile, disgustoso. Non avrei mai
immaginato che queste cose succedessero ancora oggi". "È proprio
questo il guaio" risposi. "Voi occidentali non sapete".
Il
giorno dopo l'intervista mi sentivo confusa e imbarazzata. Tutti adesso
avrebbero conosciuto il mio segreto più intimo. Nemmeno le persone a me più
vicine sapevano quello che mi era capitato da piccola, e adesso io l'avevo messo
in piazza. Ma dopo averci riflettuto a lungo, mi resi conto che dovevo proprio
parlare della mia infibulazione. Prima di tutto, perché mi turbava
profondamente. A parte i problemi di salute che ancora mi provoca, sono incapace
di provare piacere nell'atto sessuale. Mi sento incompleta, handicappata e
sapere che non posso far nulla per cambiare questa condizione, mi provoca una
sensazione di grande sconforto. La seconda ragione che mi spingeva a parlare
era la speranza di poter far capire al pubblico che questa dolorosa mutilazione
viene praticata ancora oggi. Dovevo parlare non solo per me, ma per i milioni di
bambine che devono subire questo supplizio e ne muoiono.
Nel
1997 il Fondo per la Popolazione delle Nazione Unite mi invitò ad associarmi
alla sua lotta per mettere fine alla infibulazione, o mutilazione genitale femminile,
come viene più propriamente definita oggi. L'Organizzazione mondiale della
Sanità (OMS) ha raccolte statistiche davvero terrificanti che permettono di
valutare la portata di questo problema. Dopo aver visto quei dati, ho capito
chiaramente che non era solo una mia questione personale. La mutilazione
genitale femminile viene praticata soprattutto in Africa, in 28 paesi. Ma adesso
si sa di casi verificatesi anche fra ragazze e donne negli Stati Uniti e in
Europa, dove ci sono moltissimi immigrati africani. Questa mutilazione è stata
praticata su ben 130 milioni di bambine e donne nel mondo. Adesso due milioni di
fanciulle rischiano ogni anno di diventare le prossime vittime, vale a dire
6.000 al giorno!
L'operazione
viene eseguita di solito in condizioni primitive da donne del villaggio che si
servono di coltelli, forbici, o addirittura di pietre aguzze. Non usano
anestetici. La gravità dell'intervento varia secondo le tradizioni locali. Il
danno minimo consiste nell'asportazione del clitoride. La mutilazione peggiore
è l'infibulazione, che viene praticata sull'80% delle donne somale e
impedisce loro di godere i piaceri del sesso per tutta la vita. L'idea di tutte
quelle bambine che dovranno subire le mie stesse torture mi fa fremere di pietà
e di sdegno. È dunque con orgoglio che ho accettato l'offerta del Fondo per
la Popolazione delle Nazioni Unite di diventare ambasciatrice speciale e di
associarmi alla sua battaglia. Ritornerò in Africa per raccontare la mia
storia e denunciare questo crimine.
Gli
amici temono che qualche fanatico possa tentare di uccidermi, poiché per molti
fondamentalisti la mutilazione genitale femminile è una cerimonia sacra imposta
dal Corano. Ma non è vero. Non c'è alcun passo del Corano o della Bibbia sulla
mutilazione genitale femminile, io spero soltanto che un giorno nessuna donna
debba più essere sottoposta a questa tortura, e che essa diventi un ricordo del
passato. È per questo che io sono scesa in campo. Dal momento in cui Dio mi
salvò da quel leone, sentii che aveva un progetto per me, qualche motivo per
tenermi in vita. La mia fede mi dice che Dio voleva affidarmi un compito, la
missione che ho intrapreso. Sono sicura che è piena di pericoli. E ammetto di
avere paura. Ma tanto vale correre il rischio. È quello che ho fatto sempre in
vita mia".
16.
Suicidio religioso?
La
stampa ha riportato varie iniziative, da parte di ambienti cattolici, in controtendenza
alle proposte del Cardinale Biffi: vescovi che si preoccupano di trovare
moschee ai musulmani, radio cattoliche che trasmettono in lingua araba per gli
islamici, preghiere comuni con gli extracomunitari, leggendo insieme passi della
Bibbia e dei Corano. Al di là della bontà o meno di tali iniziative sul piano
oggettivo dei fatti ben 60.000 italiani si sono convertiti all'islam! Se poi si
considera che nella sola Italia le moschee e i luoghi di culto sono 130, i
centri di cultura islamica sono 123 c'è da temere che il numero delle
conversioni all'islam aumenterà, anche a causa della notoria ignoranza
religiosa di tanti cattolici. Un problema che dovrebbe preoccupare parecchio i
pastori di anime.
Molto
opportunamente il Sig. Massimo Orsi di Fiorano (Modena) scrive: "Grazie,
Cardinale Biffi, per le sue parole che condivido pienamente. Sono contento che
finalmente, qualcuno delle alte gerarchie ecclesiastiche, si sia reso conto
della gravità che l'immigrazione di fede islamica in futuro può diventare un
problema serio per i cristiani. Era ora che qualcuno svegliasse le coscienze
addormentate ed opulente dell'Occidente ed in particolare dell'Italia, sempre
pronta a dire di sì a tutte le richieste (assurde), come il riconoscimento
delle festività islamiche, la poligamia ed addirittura l'istruzione della
religione islamica nella scuola pubblica da parte di insegnati musulmani, e
magari perché no pagati con i soldi delle nostre sudate tasse. E pensare che in
molte scuole pubbliche per colpa di una parte di politici ipocriti (quelli al
governo), che per non rischiare di offendere le persone laiche o di altre
religioni, hanno addirittura tolto i crocefissi dalle aule.
Sulla
stessa linea è la lettera di P. Giorgio Parissone di Lugo di Romagna (Ra) che
scrive: "Da molti anni frequento il mondo islamico, per lavoro e turismo e
ne conosco alcune caratteristiche, che contemporaneamente mi attraggono e mi
creano repulsione. Solo però a chi effettivamente si dedica allo studio
profondo, alla ricerca, alla conoscenza della verità ad ogni costo, non possono
sfuggire certi aspetti delle leggi islamiche, che non solo non posso
condividere, ma che mi spingono a considerare tale mondo fuori dall'umanità. Al
di là dei sorrisi, tante volte falsi, delle menzogne, molte volte dette, della
cortesia, talvolta finta, sgorga una realtà brutale, inumana, senza
misericordia e senza pietà. Una umanità, chiamiamola così, basata
sull'ignoranza profonda, sul fanatismo irrazionale, sulla prevaricazione
continua, sulla falsità intellettuale, sulla soppressione fisica, sulla
assoluta mancanza di amore per il prossimo. Allora non posso che condividere le
argomentazioni del cardinale Biffi: attenti agli Arabi! Il principio della
reciprocità e della libertà religiosa, tanto invocata dai musulmani importati
in Italia e no, non vale per i cristiani, ebrei, ortodossi etc. e nei Paesi fondamentalmente
arabi? Perché dobbiamo costruire moschee in Italia, quando è vietato non solo
costruire chiese, ma avere un qualsiasi atteggiamento non musulmano in Arabia
Saudita ed altri Stati simili?".
17.
"Per riguardo ad Allah, vietato il rosario"
"Si
fa davvero fatica a crederci, ma è così, il regolamento del presidio ospedaliero
di Valdarda (in pratica l'ospedale di Fiorenzuola) ha vietato ogni manifestazione
religiosa nelle camere ardenti, salvo la benedizione delle salme. Chi volesse
dunque recitare anche solo un sommesso rosario per un proprio caro non potrà
farlo. E fin qui la decisione appare alquanto discutibile, ma quello che lascia
esterrefatti e che inquieta è la motivazione, il divieto è stato deciso per
evitare discriminazioni e nel rispetto delle altre religioni. Colui che ha partorito
la brillante idea si considera probabilmente un campione dei "politically
correct", ma è solo un esempio di fanatismo a rovescio. Ed è un esempio
non isolato. Tempo fa in alcune scuole bolognesi fu proposto di vietare i
presepi per non discriminare i bambini di altre religioni. Esiste un filone di
pensiero, basato su una malintesa idea di società multirazziale e su un
fondamentalismo antixenofobo che rischia di fare un pessimo servizio alla
giusta causa antirazzista. La strada per far prevalere la comprensione e la
solidarietà tra popoli e religioni non passa certo attraverso la distruzione
dell'identità e della cultura del proprio paese". (Il Resto del Carlino,
1/11/2000, p. 9)
1.
La nuova apostasia.
La
Chiesa cattolica europea che nell'ottobre del 1999 ha tenuto a Roma il suo
Sinodo, si sente presa tra due fuochi. A Milano è arrivato il Dalai Lama,
salutato da folle entusiaste di una religiosità terrena senza Dio, e molto
contento dei notevoli progressi del Buddismo in Italia, come provano i centri
buddisti da lui visitati e inaugurati.
Ma
è dalle periferie metropolitane che si avverte salire la voce prepotente
dell'Islam. Il Corano recitato nelle cantine adibite a moschea, risuona ben più
minaccioso (La Repubblica, 20/10/99, p. 13) Mons. Bernardini, arcivescovo della
piccola comunità cristiana a Smirne, in Turchia, al Sinodo di Roma ha parlato
senza peli sulla lingua, riportando tre casi. Un autorevole personaggio musulmano
promette ai cristiani: "Grazie alle vostre leggi democratiche vi
invaderemo; grazie alle nostre leggi religiose vi domineremo". Segue il
commento di Mons. Bernardini: "C'è da credergli perché il dominio è già
cominciato con i petrodollari usati non per creare lavoro nei paesi poveri del
Nord Africa o del Medio Oriente, ma per costruire moschee e centri culturali nei
Paesi cristiani dell'immigrazione islamica, compresa Roma, centro della
cristianità. Come non vedere in tutto questo un chiaro programma di espansione
e di riconquista ?'.
Ecco
il secondo caso. Un leader musulmano ha rifiutato di farsi promotore di un
incontro con i cristiani con questa motivazione: "Voi non avete nulla da
insegnarci e noi non abbiamo nulla da imparare". Alla faccia
dell'ostinato dialogo voluto da tanti ambienti cristiani!
Ecco
il terzo caso. Un domestico musulmano, impiegato in un monastero di Gerusalemme,
ha confidato un giorno ai suoi datori di lavoro, con aria triste: "I nostri
capi si sono riuniti ed hanno deciso che tutti gli infedeli debbono essere
assassinati, ma voi non abbiate paura perché vi ucciderò io senza farvi
soffrire". Questi tre casi riportati da Mons. Bernardini non hanno bisogno
di alcun commento!
Il
gesuita egiziano Samil Khalil è sulla stessa linea: i petrodollari sono lo
strumento di una penetrazione espansiva dell'Islam, e vengono invece usati solo
in minima parte per il sostegno economico ai musulmani poveri; quanto al sistema
democratico europeo, esso rappresenta la speranza migliore per la diffusione
dell'Islam.
Non
è finita. Anche l'arcivescovo di Belgrado, Franc Perko, dichiara ai giornalisti
che "con la comunità musulmana non sembra possibile condurre un vero dialogo".
Anzi: "Per qualche decennio ancora, forse un secolo, l'Islam sarà il
pericolo più grave per il cristianesimo, specialmente in Europa". Un
pericolo inviato dalla Provvidenza per punire la divisione dei cristiani,
"perché non è un caso che la sua espansione abbia avuto inizio quando si
è rotta l'unità". Completa questo lungo elenco di denunce il discorso
tenuto al Sinodo dal filosofo francese Alain Besancon: "I circa 4-5 milioni
di musulmani presenti nella sola Francia, costituiscono un numero paragonabile a
quello dei cattolici praticanti. La storia insegna che la convivenza pacifica
dell'Islam e dei cristianesimo è precaria. Di conseguenza una Chiesa che non è
sicura della sua fede corre il rischio di passare all'Islam".
La
situazione è molto seria: i vescovi francesi che solo l'anno scorso invitavano
i cristiani a farsi carico della presenza musulmana al loro fianco, intraprendendo
un cammino di dialogo con i credenti dell'islam", si stanno accorgendo
dell'enorme pericolo che la loro Chiesa sta sparendo sotto i loro occhi! Ciò
accadrà anche in Italia?
2.
Un "Trattato" illuminante.
Quale
futuro ci attende? È questa la legittima domanda che ora si pone ogni credente.
Se si guarda alla profonda crisi del Cristianesimo odierno, al proliferare
delle sètte, al dilagare di Messe Nere e riti satanici, alla
"invasione" musulmana dell'Europa, etc, la risposta potrebbe essere
sconfortante. Ma sull'orizzonte del terzo millennio cristiano risplende sempre
di più la Vergine Maria, Vincitrice del Serpente e di tutti i nemici della
Chiesa. San Luigi Grignion de Montfort, nel suo celebre "Trattato",
scrive:
"Maria
deve risplendere più che mai in misericordia, in forza ed in grazia, in questi
ultimi tempi: in MISERICORDIA, per ricondurre e ricevere amorosamente i poveri
peccatori ed i traviati che si convertiranno e ritorneranno alla Chiesa cattolica;
in FORZA contro i nemici di Dio, gli idolatri, gli scismatici, maomettani,
giudei e gli empi induriti, che si ribelleranno in modo terribile, per sedurre
e far cadere, con promesse e minacce, tutti quelli che saranno loro contrari;
infine Ella dovrà risplendere in GRAZIA per animare e sostenere i prodi soldati
e fedeli servi di Gesù Cristo, i quali combatteranno per i suoi interessi.
"Infine
Maria deve essere terribile al Diavolo ed ai suoi seguaci come un esercito
schierato in battaglia, specialmente in questi ultimi tempi, poiché il Diavolo,
ben sapendo che gli rimane poco tempo per far perdere le anime, raddoppia più
che mai ogni giorno gli sforzi e gli attacchi, susciterà ben presto crudeli
persecuzioni e metterà gravi impedimenti ai servi fedeli ed ai veri figli di
Maria, contro i quali deve fare maggiori sforzi per vincerli,,
3.
Le apparizioni ed i messaggi di Maria.
Andiamo
dunque verso un mondo che si allontana sempre più dalla religione cattolica?
Sembra proprio di sì, se, tra l'altro, pensiamo agli interventi ed alle
numerose apparizioni della Madonna nel mondo d'oggi. Dei dieci segreti di
Medjugorje non si sa nulla, ma i veggenti hanno detto che alcuni di essi annunciano
grandi castighi per il mondo che si è allontanato da Dio e vive nel peccato.
Avremo
moltissime persone e, forse, interi popoli che abbandoneranno il Cristianesimo
per aderire alle sètte, ateismo o seguire in massa l'Islam? Si avrà la
"grande apostasia", cioè l'allontanamento dalla fede cristiana,
preannunciata da sempre nel Vangelo? I fatti purtroppo vanno in questa
direzione... La Madonna di Fatima, però, ha detto: "ALLA FINE IL MIO CUORE
IMMACOLATO TRIONFERÀ!". "Alla fine"... ciò vuol dire che prima
ci saranno le crudeli persecuzioni annunciate da San Luigi de Montfort ed i
gravissimi travagli per la Chiesa preannunciati da don Bosco? Ed è qui che si
situano i dieci segreti di Medjugorje?
In
mezzo alle nubi più oscure ed alle tempeste più minacciose, il cristiano
ricordi la solenne promessa della Donna vestita di sole, l'Immacolata che
schiaccia il Dragone: "ALLA FINE IL MIO CUORE IMMACOLATO TRIONFERA" e
si tenga preparato in ogni momento.