IL
BUON LADRONE
Dionigi
Tettamanzi
(Cardinale Arcivescovo di Milanio)
Meditazioni
Introduzione
ALLA
SCUOLA DEL BUON LADRONE
Una delle esperienze umane più
laceranti e insieme più rigeneranti è quella della presa di coscienza del
proprio peccato, non solo di agire da peccatore ma di essere peccatore: e
questo coram Domino, davanti a Dio, come confessa il re Davide nel suo
Miserere: « Contro di te, contro te solo ho peccato» (Salmo 51,6).
È un'esperienza che investe di luce il
proprio «io » profondo: è la luce implacabile della verità su se stessi. E
chi ha il coraggio di lasciarsi penetrare da questa verità (cfr. 1 Giovanni
1,8: « Se diciamo che siamo senza peccato, inganniamo noi stessi e la
verità non è in noi ») si trova di fronte a due possibili sbocchi:
quello
di chiudersi in se stesso crollando nella disperazione, oppure quello di aprirsi
a Dio nel segno della speranza.
Così scrive l'apostolo Paolo alla
comunità cristiana di Corinto: « E’ stato Dio a riconciliare a sé il mondo
in Cristo, non imputando agli uomini le loro colpe e affidando a noi la parola
della riconciliazione. Noi fungiamo quindi da ambasciatori per Cristo, come se
Dio esortasse per mezzo nostro. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi
riconciliare con Dio... E poichè siamo suoi collaboratori, vi esortiamo a non
accogliere invano la grazia di Dio. Egli dice infatti: Al momento favorevole
ti ho esaudito e nel giorno della salvezza ti ho soccorso. Ecco ora il
momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza» (2 Corinzi 5,19-20;
6,1-2).
Con queste stesse parole la Chiesa fa
risuonare nel cuore dei suoi fedeli l'appello alla conversione e alla
riconciliazione, con una forza e un'urgenza tutta singolare specialmente all'inizio
della Quaresima, il Mercoledì delle Ceneri. Il suo è dunque un appello «
quaresimale ». In realtà, questo appello è « feriale», quotidiano, perché
ogni giorno la Chiesa è chiamata a vivere nella storia di un'umanità
peccatrice la sua preziosissima missione: essere segno e luogo della
misericordia di Dio per l'uomo peccatore. Instancabilmente e con amore materno
la Chiesa si rivolge alla coscienza degli uomini e « supplica a nome di Cristo:
lasciatevi riconciliare con Dio».
Fissiamo, dunque, lo sguardo del nostro
cuore credente sul « buon ladrone » crocifisso con Cristo.
Il
racconto di Luca
Dei due malfattori appesi sulle croci
poste ai lati di quella di Gesù ci parlano tutti e quattro gli evangelisti,
offrendoci elementi in parte comuni e in parte specifici e originali.
Il racconto evangelico più ampio e
articolato (anche se nel volgere di pochi versetti) lo dobbiamo a Luca, che
ci dà notizie più numerose e puntali sui due ladroni, descrivendoci in
particolare e in modo semplice, incisivo e penetrante la straordinaria
avventura spirituale del cosiddetto « buon ladrone »: un'avventura che lo
porta a « rubare » dall'amore misericordioso di Dio il paradiso, lui che è
stato definito « il contrabbandiere del paradiso » (R. L. Bruckberger, La
storia di Gesù Cristo, Milano 1967, 411).
Passiamo allora alla lettura diretta del
brano di Luca, situato nel capitolo 23 del suo Vangelo (23,33-43).
33 Quando giunsero al luogo detto
Cranio, là crocifissero lui e i due malfattori, uno a destra e l'altro a
sinistra.
34 Gesù diceva: « Padre, perdonali,
perché non sanno quello che fanno ». Dopo essersi poi divise le sue vesti, le
tirarono a sorte.
Il popolo
stava a vedere, i capi invece lo schernivano dicendo: « Ha salvato gli altri,
salvi se stesso, se è il Cristo di Dio, il suo eletto ».
36 Anche i soldati lo schernivano, e gli
si accostavano per porgergli dell'aceto, e dicevano:
« Se tu sei il re dei
Giudei, salva te stesso ».
38 C'era anche una scritta, sopra il suo
capo: Questi è il re dei Giudei.
39 Uno dei malfattori appesi alla croce
lo insultava: « Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi! ».
40 Ma l'altro lo rimproverava: «
Neanche tu hai timore di Dio e sei dannato alla stessa pena?
41 Noi giustamente, perché riceviamo il
giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male ».
42 E aggiunse: « Gesù, ricordati di me
quando entrerai nel tuo regno ».
Gli rispose: « In verità ti dico, oggi
sarai con me nel paradiso ».
da
un lato, quelli relativi agli schemi rivolti a Gesù dai capi, dai soldati e dal
cattivo ladrone (vv. 35-39); e, dall'altro lato, quelli del racconto dedicato al
buon ladrone (vv. 40-43).
Non possiamo però fermarci alla «
struttura letteraria » del capitolo 23; dobbiamo allargare lo sguardo ad un
contesto più ampio, perché il racconto del buon ladrone acquista tutto il suo
significato solo se lo riferiamo al « messaggio »che comanda e anima l'intero
Vangelo di Luca, del « cantore della misericordia divina » come amava
chiamarlo Dante. E il messaggio può essere così compendiato: Gesù, la
misericordia del Padre fatta carne, « e venuto a cercare e a salvare
ciò che era perduto» (19,10).
Sulla croce, nell'ultima ora della sua
vita, Gesù continua l'opera che il Padre gli ha affidato: quella di rivelare
e di comunicare a tutti, indistintamente, l'amore misericordioso e salvifico
di Dio. Anzi, qui, con il buon ladrone Gesù porta a compimento quest'opera; in
un certo senso, la conduce al suo vertice.
In realtà, l'atteggiamento di Gesù verso il buon ladrone può dirsi la
sintesi e la consumazione della sua missione di amore di predilezione verso
i peccatori, verso « chi si è perduto ». Il nostro brano diventa così un « piccolo
vange
lo
» all'interno del « grande Vangelo» di
Luca su Gesù salvatore misericordioso.
In
religioso ascolto della parola di Dio
« In religioso ascolto della 'Parola di
Dio...». Con questo incipit, con queste parole iniziali, la Costituzione
del Concilio Vaticano Il sulla divina Rivelazione ci invita a non dimenticare
mai, bensì a tenere sempre vivo e fresco il significato originale e
sorprendente della lettura della Sacra Scrittura. Il testo sacro non è, infatti,
un semplice « testo », uno scritto dunque, anche se, appunto, « sacro ». E
qualcosa di più bello e grande, qualcosa di veramente vivo e profondamente
personale.
Un teologo medioevale, Ugo da san
Vittore, ha scritto che « tutta la Scrittura è un libro solo e quest'unico
libro è Cristo » (L'arca di Noè, Il, 8). Così anche il breve brano
che Luca dedica al buon ladrone e che ora vogliamo meditare accuratamente, non
solo ci parla di Cristo, ma ci fa incontrare realmente e personalmente Cristo:
un incontro di conoscenza, di contemplazione e di amore per un impegno di vita
rinnovata.
Parte
prima
L'AVVENTURA
SPIRITUALE DI UN LADRONE
Crocifissero
Lui e i due malfattori
« Quando giunsero al luogo detto
Cranio, là crocifissero lui e i due malfattori, uno a destra e l'altro a
sinistra » (Luca 23,33).
Gesù è condannato a morte e
giustiziato:
nella
modalità specifica della crocifissione, ossia con « la più crudele e
spaventosa pena di morte » (Cicerone), con « la più miserabile di tutte le
morti » (Giuseppe Flavio), con « la punizione degli schiavi » (Tacito).
(S.
Fausti, Una comunità legge il Vangelo di Luca, Bologna, 768).
Padre,
perdonali
« Gesù diceva: "Padre, perdonali,
perché non sanno quello che fanno" » (Luca, 23,34).
« Gesù diceva...». Come indica il
verbo all'imperfetto, quella di Gesù è una preghiera ripetuta e insistente,
che sale in continuità dal cuore alle sue labbra. E una preghiera filiale,
rivolta al « Padre » (Abba, papà) nel segno di un'intimità unica di
amore, e dunque colma di confidenza e di fiducia. E’ una preghiera che implora
il « perdono » dei peccati, con l'aggiunta della motivazione che i suoi
uccisori « non sanno quello che fanno ». Certo, egli non nega né attenua la
loro colpa: se non ci fosse colpa, l'intercessione di Gesù non avrebbe alcun
significato. Ma egli li scusa.
A chi si rivolge Gesù sulla croce? Certo,
ai suoi immediati uccisori. Ma anche agli Ebrei di allora e ai
loro capi, come ci testimoniano gli apostoli Pietro e Paolo. Il primo, parlando
agli « uomini d'Israele » dice: « Voi avete rinnegato il Santo e il Giusto,
avete chiesto che vi fosse graziato un assassino e avete ucciso l'autore della
vita... Ora, fratelli, io so che voi avete agito per ignoranza, così come i
vostri capi...» (Atti 3,14-15.17). E Paolo, parlando ai Corinzi della «
sapienza divina, misteriosa, che è rimasta nascosta, e che Dio ha preordinato
prima dei secoli per la nostra gloria », scrive: « Nessuno dei dominatori di
questo mondo ha potuto conoscerla; se l'avessero conosciuta, non avrebbero
crocifisso il Signore della gloria »(1 Corinzi 2,7-8).
Con questa preghiera Gesù, per primo e
in modo superlativo, adempie al mandato che ha voluto lasciare ai suoi con
l'insegnamento del Pater: « rimetti a noi i nostri debiti come noi li
rimettiamo ai nostri debitori » (Matteo 6,12). Anche se, ovviamente, Gesù
non ha nessun « debito » che il Padre gli deve rimettere. Gesù vive per primo
soprattutto quanto ha insegnato circa il « cuore » stesso delle esigenze
evangeliche, ossia l'amore al nemico. E così si rivela « Figlio
dell'Altissimo »: « Ma a voi che ascoltate, io dico: Amate i vostri nemici,
fate del bene a coloro che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate
per coloro che vi maltrattano.. .Amate i vostri nemici... e sarete figli
dell'Altissimo» (Luca 6,27-28.35).
Non è difficile ora rispondere
all'interrogativo: la preghiera di Gesù è stata ascoltata dal Padre, e
dunque gli uomini peccatori tutti
hanno « diritto » di nutrire piena fiducia di ricevere il perdono da parte
di Dio « ricco di misericordia »? La risposta, indubbiamente affermativa,
non è da noi ma dallo stesso Vangelo. Infatti, è questa la terza volta che Gesù
prega durante la sua passione. Egli ha pregato per Pietro ed è stato ascoltato:
il discepolo non èvenuto meno nella fede, ha solo avuto paura di dichiararsi
pubblicamente dalla parte di Gesù (Luca 22,31-32.56-62). Ha pregato
poi nell'Orto degli Ulivi per sé e il Padre gli ha mandato un angelo dal
cielo per dargli forza (Luca 22,42-43).
Ora Gesù chiede perdono per i suoi
persecutori. Ma verrà ascoltato dal Padre? La sua preghiera verrà esaudita?
Si, il « buon ladrone »è il primo testimone: la luce che tra poco colpirà
il suo cuore è il segno che il perdono del Padre è accordato a colui che volge
il suo sguardo al Crocifisso: « Chiunque, dopo essere stato morso, lo guarderà
(il serpente di bronzo) resterà in vita» (Numeri 21,8). Ma non c'è
solo il « segno », c'è l'attestazione di Gesù stesso con la parola rivolta
al ladrone pentito: « Oggi sarai con me nel paradiso » (Luca 23,43).
Così Gesù ci si rivela come redentore
dell'uomo e salvatore del mondo: lo è non solo con la sofferenza e la morte
di croce, ma anche con la sua preghiera che implora perdono per i peccatori. Ce
lo ricorda l'autore della lettera agli Ebrei: « Nei giorni della sua vita
terrena egli offrì preghiere e suppliche con forti grida e lacrime a colui che
poteva liberarlo da morte e fu esaudito per la sua pietà; pur essendo Figlio,
imparò tuttavia l'obbedienza dalle cose che patì e, reso perfetto, divenne
causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono, essendo stato
proclamato da Dio sommo sacerdote alla maniera di Melchisedek » (Ebrei 5,7-10).
Lo
schernivano
Sul Calvario, ai piedi di Gesù
crocifisso, l'evangelista Luca ci presenta diverse categorie di persone. Le
vogliamo passare in rassegna.
Incontriamo poi il popolo « che
stava a vedere » (Luca 23,35). Il popolo sta immobile a guardare, come
può avvenire in un teatro o in un'arena; non dice nulla. Non è però indifferente:
non può non pensare a quello che ha fatto, perché prima pendeva dalle labbra
di Gesù (cfr. Luca 19,48; 21,38), poi con rabbia ne ha chiesto la
crocifissione (cfr. Luca 23,18.21) ed ora è testimone muto di un Gesù
innalzato sulla croce. È testimone muto e in qualche modo impotente: per
questo « condannato », il popolo non può fare altro che assistere alla sua
tragica esecuzione capitale.
Ma come reagirà, in seguito? Luca dirà
che « tutte le folle che erano accorse a questo spettacolo, avendo visto da
spettatrici l'accaduto, se ne tornavano percuotendosi il petto » (Luca 23,48).
Sì, lo spettacolo del Crocifisso non lascia spazio all'indifferenza o alla
neutralità: ciascuno di noi, in un modo o in un altro, è necessariamente
coinvolto e non può non prendere posizione nei riguardi di Gesù in croce: o
a favore o contro! Tertium non datur: non c'è altra possibile scelta!
Sul Calvario incontriamo ancora altre
persone: sono quelle che, per aggravare maggiormente la sofferenza mortale
di Cristo, ricorrono allo scherno offensivo,
al sarcasmo provocatore. Sono, in particolare, i capi del popolo, i
soldati romani, uno dei due malfattori crocifissi insieme a Gesù.
Ma questi tre gruppi di persone meritano
una riflessione distinta e specifica.
Incominciano i capi dei giudei: « I
capi ... lo schernivano dicendo: "Ha salvato gli altri, salvi se stesso, se
è il Cristo di Dio, il suo eletto" »(Luca 23,35).
Se « pende dal legno », è evidente
che Gesù è un « maledetto da Dio ». Non è lui, allora, il Salvatore
promesso, il Cristo, l'Eletto di Dio! Per essere il Salvatore non basta che egli
salvi gli altri: deve dimostrare di avere la forza di salvare se stesso. Non
deve, dunque, rimanere inchiodato in croce. Ma questa forza il « salvatore »
non l'ha!
Ora è la volta dei soldati pagani, ai
quali come ha detto Gesù è
stato consegnato il Figlio dell'uomo (cfr. Luca 18,32) e che, senza
saperlo, realizzano la profezia del salmista: « Hanno messo nel mio cibo
veleno, e quando avevo sete mi hanno dato aceto » (Salmo 69,22); «
Spalancano contro di me la loro bocca come leone che sbrana e ruggisce » (Salmo
22,14).
Scrive Luca: « Anche i soldati lo
scherniva-no, e gli si accostavano per porgergli aceto, e dicevano: "Se tu
sei il re dei Giudei, salva te stesso" » (Luca 23,36-37). I soldati
si accanisco-no contro il giustiziato e lo sfidano a dimostrare la potenza
della sua pretesa regalità, salvando se stesso. Collocando poi, in questo
punto preciso, il cartello posto « sopra il suo capo »con l'iscrizione della
condanna (« questi è il re dei Giudei »: v. 38), l'evangelista sembra rendere
ancora più sarcastico e velenoso lo scherno dei soldati. Anche per loro è del
tutto evidente che Gesù non è affatto un salvatore!
Ci è possibile ora riassumere il senso
generale degli schemi rivolti a Gesù in croce. Nel vociare scomposto e
irriverente dei capi, dei soldati e del malfattore sembra di riascoltare le
parole che durante il processo di Gesù avevano definito la sua identità: se
sei il Cristo, se sei il re dei Giudei.
Paradossalmente sono proprio questi
insulti a condurci al cuore del dramma che si sta consumando sul Calvario e
nel quale viene coinvolto il buon ladrone.
Salva
te stesso e anche noi
« Salva te stesso e anche noi.» Ma è
proprio vero che il Cristo, il Messia, e il Salvatore del mondo?
Certamente. Cristo è il Salvatore'. E
questa la verità centrale, che in continuità viene proclamata dai Vangeli e
in particolare da quello di Luca. Quando annunciano la nascita di Gesù, gli
angeli dicono ai pastori: «Oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore,
che è il Cristo Signore » (Luca 2,11). Così, dunque, all'inizio della
vita di Gesù. Ma aùche ora, con la croce,
quando
cioè siamo al termine della sua vita, di nuovo ritorna, anzi si compie in modo
supremo e definitivo l'annuncio che Cristo è il Salvatore.
Sì, ritorna e si compie questo
annuncio. Ma attraverso una tremenda sfida: quella del grido provocatorio che
esce dalle labbra blasfeme dei capi del popolo, dei soldati e del malfattore
crocifisso con Gesù: ma è proprio vero che Cristo, il Messia, è il
Salvatore del mondo?
Qui sul Calvario nel grido di queste
persone risuona la voce che aveva scosso il silenzio del deserto: la voce del
grande tentatore. È nel deserto che il diavolo mette a prova il Signore Gesù:
se sei il Figlio di Dio, trasforma i sassi in pane, buttati giù dal pinnacolo
del tempio, prostrati davanti a me in adorazione! Dunque, manifèstati agli
uomini come il grande Messia, potente e trionfatore (cfr. Matteo 4,1-11; Luca
4.1-13).
L'interrogativo non è solo di allora,
non èsolo dei capi, dei soldati e del malfattore; èanche di ogni tempo nella
storia, è anche di oggi, dunque, e provoca in un certo senso tutti gli uomini,
compresi gli stessi credenti, ogni qualvolta il mondo presenta i segni del male,
della falsità, dell'ingiustizia, della corruzione morale, della violenza e del
sangue, del misconoscimento dei diritti umani dei più deboli.
Ma, se Dio è veramente bontà
onnipotente, perché tollera tutto questo male? Ma, se Cristo è veramente il
Salvatore del mondo, perché permette tutte queste iniquità e non investe la
storia con un'improvvisa ed enorme ventata di libertà così da far esplodere i
legami di queste intollerabili schiavitù? In termini concisi e forti, san
Tommaso d'Aquino esprimeva la singolare difficoltà religiosa insita
nell'interrogativo sul « perché » della sofferenza umana con un dilemma
d'estrema chiarezza e drammaticità: « Se Dio esiste, non vi sarebbe nessun
male nel mondo. Ma nel mondo si trova il male. Quindi Dio non esiste » (Summa
Theologiae, 1,2,3).
E invece la croce sembra
irrimediabilmente avvolta da un silenzio cupo e inquietante, che niente e
nessuno riescono a infrangere. Appeso al legno, Gesù non è forse il
grande sconfitto? Così, il lungo. interminabile silenzio del Crocifisso
non dà forse ragione a quanti lo insultano? Non costituisce forse uno
scandalo anche per noi credenti? Non è, comunque, una sfida per la nostra fede
in Gesù, che professiamo quale vero e unico Salvatore del mondo?
Non
ha fatto nulla di male
Ma ecco che Gesù stesso rompe questo
suo opprimente silenzio. E lo fa nel dare una inattesa e sorprendente risposta
al malfattore crocifisso con lui. Si, è malfattore, è condannato a morte, ma
ormai per lui si sta aprendo un nuovo cammino di vita: è il cammino della
conversione, che lo rende candidato alla salvezza e alla vita.
L'evangelista Luca, con la sua
testimonianza, ci aiuta a penetrare a fondo nell'animo di questo uomo. Così
ci è dato di coglierne i sentimenti più nascosti e soprattutto di riconoscerne
la presenza della grazia del Crocifisso. Proprio questa grazia, invisibile ma
così reale, opera in lui « grandi cose »: lo illumina e lo sospinge fortiter
et suaviter, fortemente e soavemente, a raggiungere la verità di quel Gesù
che sta morendo sulla croce.
La Bibbia della CEI, traducendo «Neanche
tu hai timore dì Dio? », lascia intendere che, come i capi e i soldati, anche
il malfattore sta dimostrando di non temere Dio. In realtà, poiché la
negazione « neanche » è legata al verbo ”temere” e non al pronome « tu
», il senso del vero è il seguente: tu non hai avuto timore degli uomini e così
sei arrivato a questa non hai neppure timore di Dio? Potresti avere almeno
questo!
Segue un altro importante passo: il
riconoscimento della propria colpevolezza. E un altro passo ancora: il
riconoscimento dell'innocenza di Gesù. Il malfattore, infatti, così
continua: « Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre
azioni, egli invece non ha fatto nulla di male" » (Luca 23,41).
Sì, Gesù «non ha fatto nulla di male
»: egli èinnocente, è « il giusto »! Non può infatti morire in questo
modo, ossia perdonando, uno che èmalfattore, uno che non sta dalla parte di
Dio! È interessantissima questa proclamazione dell'innocenza di Gesù: lo è
tanto più perché viene da chi è qualificato come « malfattore ». È quella
stessa innocenza che, dopo la morte di Gesù, sarà riconosciuta anche dal
centurione romano: « Veramente quest'uomo era giusto » (Luca 23,47).
Nei discorsi poi degli apostoli dopo la risurrezione, ossia dopo la vittoria
sulla morte, l'innocenza di Gesù verrà riaffermata continuamente, nella
forma di un « ritornello », nel segno di una fede colma di gioia e di
fierezza: Gesù non ha fatto nulla di male, è innocente: Egli è l'Innocente! (cfr.
Atti 2,22; 3,13; 7,52; 22,14).
Insieme al riconoscimento della propria
colpevolezza troviamo qui la proclamazione dell'innocenza di Gesù. E un
ulteriore passo che il buon ladrone compie sulla strada della conversione,
caratterizzata non solo da un'esigenza di verità e di giustizia, ma anche da un
sentimento di vera e propria bontà d'animo nei confronti di Gesù. E così
da morale il cammino di conversione si fa sempre più religioso, sino a divenire
una « vera confessione» che apre alla salvezza. Lo testimoniano le parole
che il buon ladrone sta per rivolgere direttamente a Gesù: « Ricordati di me
».
Gesù,
ricordati di me
Ora il cammino di conversione del buon
ladrone registra una nuova tappa, di singolare e decisiva importanza. E la tappa
della preghiera. Così infatti si rivolge a Gesù: « Gesù, ricordati
di me quando entrerai nel tuo regno »(Luca 23,42).
Come non rimanere sorpresi di fronte a
questa preghiera, segnata da una fiducia e da una confidenza così
straordinarie? Tra tutte le preghiere che ci sono state tramandate dai grandi
oranti, nessuna è così breve eppure così perfetta: ciascuna parola è
importante, ricca di significato, perché viene da un cuore ormai profondamente
cambiato e reso nuovo da una grande fede.
Il malfattore pentito si
rivolge a Gesù chiamandolo con il suo proprio nome. Anche questo è
particolarmente significativo, perché èquesta l'unica volta, in tutto il Nuovo
Testamento, in cui troviamo « Gesù » al vocativo, senza alcun aggettivo o
titolo. Sì, è molto sorprendente che proprio lui, il ladrone, primo e unico
in tutti i testi neotestamentari, non aggiunga alcun titolo al nome « Gesù
»! Altrove, nel Vangelo di Luca, anche altre persone si rivolgono in preghiera
al Maestro, ma aggiungono sempre qualche specificazione: « Gesù maestro,
abbi pietà di noi! », gridano a distanza i dieci lebbrosi (Luca 17,13);
«Gesù, Figlio di Davide, abbi pietà di me! », implora ad alta voce il
cieco di Gerico (Luca 18,38). Nel Vangelo di Marco leggiamo
l'appellativo: « Gesù di Nazaret » (Marco 1,24) e negli Atti degli
Apostoli quello di «Signore Gesù» (Atti 7,59).
Perché proprio ora viene usato il
semplice nome « Gesù », senza alcuna aggiunta? Forse l'evangelista vuole far
emergere, in tutta la sua bellezza e forza, quella dimensione della « salvezza
» che questo semplice nome esprime nella lingua ebraica: Jeshù - Jeshuà vuol
dire, appunto, « Dio salva » o « Dio è salvatore ». Il buon ladrone lo
chiama con il suo semplice nome, come si chiamerebbe un amico, o piuttosto
come se si gridasse: « Aiuto »! Ma se Gesù significa « Dio salva », anche
il compagno di sventura, anche gli altri
i capi del popolo e i soldati non
hanno in bocca che questa parola, « salvatore ». Solo però il buon ladrone ha
la fede in colui che può salvarlo: e questa fede è interamente contenuta in
questa parola, « Gesù ».
Ci dobbiamo allora chiedere: che cosa
esprime precisamente la preghiera del malfattore pentito? Quale il contenuto
concreto del « ricordo » implorato da Gesù? Quella del buon ladrone è una
preghiera che dice non solo una grande speranza, ma anche una grande certezza!
Il neoconvertito ha capito, da quanto è avvenuto in sua presenza sul
Calvario, che Gesù avrà nell'altra vita un futuro di gloria, così come ha
capito, dall'iscrizione del cartello affisso in croce, che sarà investito di
una regalità. Ora egli riconosce che Gesù è re e insieme intuisce la natura
di questo regno: è un regno di misericordia, tanto che lui può affidarsi a Gesù,
a quell'uomo che sta morendo li « con lui » sulla croce. E rimane in attesa
della sua venuta alla fine dei tempi, quando Gesù si manifesterà a tutti
come il Re Salvatore.
Rimane in attesa, senza alcuna ombra di
dubbio: «Ricordati di me quando sarai nel tuo Regno». E sicuro di stare
accanto al Re. Non siamo così di fronte ad una « confessione di fede» in
Cristo Re? Sì, se la regalità di Cristo è oggetto di derisione da parte
dei soldati, che l'avevano incoronato di spine, essa è invece riconosciuta
apertamente da parte del buon ladrone. San Giovanni Crisostomo in qualche modo
se ne meraviglia e così si rivolge al ladrone: « Che cosa strana, inaudita!
La croce è sotto i tuoi occhi e tu parli di regalità! Che cosa vedi che ti
possa far ricordare la dignità regale? Un uomo crocifisso, contuso dagli
schiaffi, schiacciato dalle beffe e dallè accuse, coperto dagli sputi, lacerato
dai flagelli: è da questi segni che tu riconosci un re? » (Sermo in Genesim).
Ma il ladrone non si ferma
all'apparenza, vede con gli occhi della fede. E la confessa:
una
fede, così cantata da sant'Agostino: « Che fede! Ad una tal fede io non so che
cosa si potrebbe aggiungere. Coloro che hanno visto Cristo risuscitare dai morti
hanno vacillato; egli invece ha creduto in colui che vedeva appeso al legno
accanto a sé. Nell'istante stesso in cui i primi hanno vacillato, egli ha
creduto. Che bel frutto ha colto questo bandito sul legno secco! »(Discorso 232).
Oggi
sarai con me
« Gli rispose: "In verità, in
verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso" » (Luca 23,43).
La risposta si apre con
una formula che impegna solennemente la parola data, perché carica di tutto
il peso della propria autorità, dignità e credibilità: « In verità ti
dico...», Amen, secondo il termine aramaico pronunciato da Gesù e che i
primi traduttori della Bibbia hanno conservato intatto e che Luca usa qui (mentre
in tutto il suo Vangelo lo usa raramente). Esso significa: « è vero, sono
sicuro, lo garantisco, lo giuro».
Il buon ladrone aveva chiesto un ricordo
dicendo « quando entrerai nel tuo regno ». Gesù gli risponde: « Oggi sarai
con me », come se dicesse: « Non avrò bisogno di ricordare; è adesso. Non
dovrò ricollocarti nel mio spirito, né sarà necessario cercarti da qualche
parte: io ti porto con me, partiamo insieme » (R. Bernard). Commenta sant'Agostino:
« Sperava di ottenere la salvezza soltanto in futuro, si contentava di riceverla
in un lontano domani, ed ecco che ode la risposta: "Oggi stesso",
"Oggi tu entrerai con me in paradiso" » (Esposizione sui Salmi,
Salmo 39). Si, la salvezza sperata in un giorno lontano viene garantita
oggi con sovrana autorità.
È qui da notarsi come l'oggi
sia un termine presente in continuità nel Vangelo di Luca, dove riveste
un particolare rilievo e significato. E l'oggi della salvezza: « Oggi vi
è nato nella città di Davide un salvatore », dice l'angelo del Signore ai
pastori di Betlemme (Luca 2,11); « Oggi si è adempiuta questa
scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi », proclama Gesù nella
sinagoga di Nazaret (Luca 4,20); « Oggi la salvezza è entrata in questa
casa », dice il Signore a Zaccheo (Luca 19,9).
Come si vede, questo oggi
appartiene a Gesù in quanto è il Salvatore, in un certo senso coincide
con Gesù stesso. Proprio per questo l'oggi penetra e pervade ogni tempo,
il passato il presente e il futuro, come confessa l'autore della lettera agli
Ebrei; « Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e sempre! » (Ebrei 13,8).
Ma in che consistono la
salvezza, la vita piena, la gloria definitiva? La risposta sta nelle parole
di Gesù: « Oggi sarai con me nel paradiso ». Se è sul termine « paradiso »
(è questa l'unica volta che compare in Luca) che di solito si concentra
l'attenzione per ritrovarvi il giardino dell'Eden ossia il luogo della felicità,
è piuttosto sul « con me » che occorre fermarsi, come ci suggerisce san
Giovanni Crisostomo: « E un grande onore entrare in Paradiso, ma è un onore
ancora più grande entrarvi con il Signore ». Come ha notato il biblista
Pierre Grelot, la preposizione « con » in greco può esprimere non solo il semplice
complemento di compagnia (ad esempio, passeggiare con
syn qualcuno), ma
anche il significato molto più forte
metà di «
stretta associazione, condivisione di vita, comunanza di destini »: ed è con
questo significato forte che qui Gesù risponde al buon ladrone « sarai con me
», esattamente come aveva fatto chiamando gli apostoli a « stare con lui » (Marco
3,13), a « mangiare » con lui la pasqua prima della sua passione (cfr. Luca
22,15), ad « essere »con lui là dove egli è (cfr. Giovanni 17,24).
Ne deriva che essere
con Cristo significa profonda comunione di vita, intimo rapporto d'amore e
d'amicizia, piena partecipazione della sua regalità. Esattamente quanto
avviene nel « paradiso », nell'Eden di Dio, nella dimora beata e
beatificante dei giusti. Nel suo commento al vangelo di Luca il vescovo di
Milano sant'Ambrogio fa notare come nella risposta di Gesù alla preghiera del
ladrone « il dono superi sempre in abbondanza la domanda ». E spiega: « Il
Signore infatti dà sempre di più di quanto gli chiediamo. Colui pregava che il
Signore si ricordasse di lui, quando fosse giunto nel suo Regno, ma il Signore
gli rispose: In verità, in verità ti dico, oggi sarai con me nel Paradiso; la
vita è stare con Cristo, perché dove c'è Cristo là c'è il Regno» (In
Lucam X, 121).
Chi
perde la propria vita la salverà
Del buon ladrone, dopo
la risposta di Gesù: « In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso »,
Luca non ci dice più nulla. L'evangelista Giovanni invece ci parla e ci
riferisce delle « gambe spezzate », in seguito alla richiesta che i Giudei
rivolsero a Pilato perché i corpi dei due malfattori crocifissi con Gesù non
rimanessero in croce durante il sabato: « Vennero dunque i soldati e
spezzarono le gambe al primo e poi all'altro che era stato crocifisso insieme
con lui » (Giovanni 19,32).
A Gesù invece, lui
pure già morto, non furono spezzate le gambe, « ma uno dei soldati gli colpì
il fianco con la lancia e subito ne usci sangue e acqua» (Giovanni 19,34).
C'è chi pensa ma su questo punto
il Vangelo assolutamente tace che
il buon ladrone abbia assistito all'apertura del costato di Gesù: « Fu il
primo, con S. Giovanni, a notare lo scolo del sangue, seguito da quello
dell'acqua simbolo della
purificazione battesimale: il sangue versato da Gesù gli aveva apportata la
purificazione battesimale, mediante la mescolanza del suo sangue con quello di
Gesù. Fu il primo a guardare il costato aperto di Gesù, con il sentimento
di essere lui stesso ad averlo trafitto (Giovanni 19,37); il primo a
spegnersi alla vita presente con un ultimo sguardo al Crocifisso » (M. Ledrus,
op. cit.,144).
È certo però
grazie alla testimonianza vera dell'evangelista
che il costato di Cristo è stato trafitto, così come è certo che a noi
e alla nostra fede è dato di portare a compimento e di vivere l'annuncio
profetico: « Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto » (Zaccaria
12,10). E per Giovanni « volgere lo sguardo » significa propriamente «
vedere », « comprendere ».
Una cosa è chiara: Gesù è il
salvatore che non rifiuta la sofferenza e la morte, che non scende dalla
croce ma vi rimane. Vi rimane, non con la forza dei chiodi, ma con la forza
della sua libera e amorosa obbedienza al Padre. È proprio questo il disegno di
salvezza preordinato dalla volontà del Padre: la salvezza del mondo deve
passare attraverso la sofferenza e la morte di croce. E il Figlio obbedisce
prontamente e sempre al progetto del Padre: lo « deve » compiere! È
interessante rilevare come nel Vangelo di Luca si trovi scandito per ben dieci
volte questo « deve », che ha come destinatario Cristo, come ad esempio
avviene dopo la professione di fede di Pietro: «Il Figlio dell'uomo, disse,
deve soffrire molto, essere riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e
dagli scribi, esser messo a morte e risorgere il terzo giorno »(Luca 9,22).
È sul Calvario che
giunge a compimento, nella sua stessa persona, quanto un giorno Gesù diceva
ai suoi ascoltatori: « Chi cercherà di salvare la propria vita la perderà,
chi invece la perde la salverà » (Luca 17, 33). Proprio sulla croce,
nel momento umiliante e umanamente perdente della passione e della morte, Gesù
rivela al mondo nella sua forma più luminosa che la salvezza si realizza
attraverso la sofferenza e la morte.
Certo, una salvezza che
avviene in questo modo non può non lasciare sconvolto e sconcertato l'uomò,
non può non essergli di scandalo, come affermava l'apostolo Paolo: « La parola
della croce è stoltezza per quelli che vanno in perdizione, ma per quelli che
si salvano, per noi, è potenza. E piaciuto a Dio di salvare i credenti con la
stoltezza della predicazione. E mentre i Giudei chiedono miracoli e i Greci
cercano la sapienza, noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei,
stoltezza per i pagani: ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che
Greci, predichiamo Cristo potenza di Dio e sapienza di Dio » (1 Corinzi 1,l2ss).
Abbiamo detto che Gesù
obbedisce liberamente al Padre che lo vuole salvatore attraverso la croce:
in tal modo Gesù dice e testimonia il suo amore a Dio. Aggiungiamo ora
che Gesù, con questa stessa obbedienza, esprime e compie anche il suo amore
per gli uomini, che appunto dalla croce ottengono salvezza. E questo è
assai importante per noi, perché possiamo comprendere il senso vero, non solo
di Gesù come nostro salvatore, ma anche del nostro essere salvati da lui. Noi
riceviamo la salvezza come grazia, come dono totalmente gratuito che ci
viene da Gesù crocifisso. Ma la grazia diventa « legge nuova » per la nostra
vita di salvati: il dono di Gesù viene consegnato alla nostra libertà come
compito che ci impegna responsabilmente a seguire il cammino della
croce, a rivivere nella nostra esistenza l'esperienza stessa di Gesù
crocifisso, ossia a « perdere la propria vita » e proprio in questo modo
attraverso la nostra personale sofferenza
a diventare cooperatori della salvezza nostra e del nostro prossimo.
Certo, siamo di fronte
ad una strada faticosa. Ma è indubbiamente esaltante, segno del grande amore
che Gesù ha per noi: egli infatti non si limita a salvarci, ma ci costituisce
anche in lui e per lui
« salvatori ». Diventiamo insieme « termine » e « comprincipio »
di salvezza! Nello stesso tempo seguire questa strada faticosa è esaltante
perché èsegno del nostro amore a Gesù in croce e in lui al Padre che alla
croce l'ha consegnato (cfr. Giovanni 3,16).
« Gesù stesso
scrive uno studioso della sacra scrittura
invita il suo compagno di supplizio a concepire una fede profonda, capace
di riconoscere la presenza salvifica di Dio in ciò che ne è la negazione più
scandalosa, cioè nella sofferenza innocente... La risposta di Gesù al buon
ladrone dice chiaramente che Dio èpresente, anche oggi, là dove si soffre e si
muore per la causa della giustizia, della pace, dell'unità del genere mano.
Nella croce Dio manifesta che l'amore è più forte della morte, che il
segreto della salvezza risiede nel valore della croce: croce come rivelazione di
Dio che salva. È questo il ministero più prezioso e più urgente che oggi si
attende anche dai cristiani » (J. Dupont, Gesù Salvatore, in «
Parole di vita » 1991, 277).
Possiamo concludere
ricordando che questo brano di Vangelo « merita il titolo di "preconio
pasquale" perché è l'annuncio della vittoria sulla morte, per Gesù e
per quanti hanno fede in lui» (O. da Spinetoli, op. cit., 715).
Parte
seconda
IL
NOSTRO CAMMINO DI CONVERSIONE
La meditazione sin qui condotta non è
fine a se stessa, anche se i suoi primi frutti sono l'ammirazione e la
contemplazione della «bellezza» del disegno sapiente e amoroso di Dio quale si
manifesta e si realizza anche nell'episodio del buon ladrone e, di conseguenza,
la gioia spirituale che ne riceve il cuore credente. La meditazione è
destinata a raggiungere la totalità dell'uomo: non solo la sua mente e il suo
cuore, ma anche la sua vita nei più diversi atteggiamenti e comportamenti. È
destinata, dunque, a fare luce e a dare impulso al nostro cammino di
conversione.
Certo, è questo un cammino di singolare
ricchezza spirituale: da parte dell'uomo, perché lo coinvolge nella radicalità
e totalità del suo essere ed esistere; e ancor più da parte di Dio stesso,
perché è lui che, per primo, ricerca l'uomo e gli viene incontro con tutto il
peso dolcissimo ed esigente del suo amore infinito: « Noi amiamo, perché egli
ci ha amati per primo» (1 Giovanni 4,19). In particolare, Dio ricerca
l'uomo e gli viene incontro con l'irresistibile fascino di quell'amore
misericordioso che trova in Gesù crocifisso la sua rivelazione piena e
definitiva.
In questo modo non ci sarà difficile
raccogliere dalla meditazione fatta alcuni elementi, tra i tanti, che possono
illuminare e sostenere i nostri passi di conversione verso la novità della
Pasqua.
In particolare lo sguardo puntato sulla
figura evangelica del buon ladrone ci aiuterà a delineare, in modo semplice
e profondo, il senso vero e le tappe essenziali del nostro incontro con Gesù,
nostra unica salvezza e santificazione, in ordine ad una crescente comunione
di vita e di amore con lui.
Nella
croce la salvezza
Ave, crux, spes unica! È
il canto esultante della Chiesa, che sa di essere immensamente amata e salvata
solo dal suo unico Signore. Ed è il canto gioioso di ogni credente, che riconosce
che unicamente in Cristo crocifisso stanno la salvezza, la misericordia del
Padre e il suo perdono.
Mi ritornano nelle orecchie gli insulti
urlati dei capi del popolo, dei soldati romani, di uno dei malfattori crocifissi
con Gesù: « Se tu sei il Messia, il prediletto di Dio, il re dei Giudei, salva
te stesso e noi! ». Ma questi insulti, così pieni di scherno e di disprezzo,
non mi feriscono nel cuore, perché la mia fede sa che Gesù, nel suo
silenzio, ha voluto liberamente raccoglierne la sfida e ad essa ha dato
sorprendente risposta: proprio con il suo soffrire e morire sulla croce ha
proclamato al mondo intero che lui, lui soltanto è il vero Messia, il Figlio
unigenito amato dal Padre, il Re dell'universo, e dunque l'unico redentore
dell'uomo : di tutti e di ciascuno. A cominciare dal buon ladrone: « Gesù ha
risposto alla sfida lanciata contro di lui: egli ha salvato un uomo, non
preservandolo dalla morte temporale, ma facendo di questa morte il passaggio
alla vera vita e alla vera felicità» (J. Dupont).
Dunque, l'amore misericordioso del
Signore mi precede: mi precede e mi aspetta senza posa e con ansia, come
splendidamente insegna la parabola del « padre prodigo» nei riguardi dei suoi
due figli (cfr. Luca 15,11-32). Mi precede, ma anche mi accompagna passo
passo nel cammino; mi accompagna perché vuole essere lui stesso la meta della
mia conversione: proprio nella « riconciliazione » l'amore misericordioso
e perdonante del Padre in Cristo crocifisso si svelerà in tutta la sua
luminosità e si comunicherà in tutta la sua sobrabbondanza. In questo senso il
Papa Giovanni Paolo Il scrive nella sua enciclica Dives in misericordia: « La
conversione a Dio consiste sempre nello scoprire la sua misericordia, cioè
quell'amore che èpaziente e benigno a misura del Creatore e Padre...
L'autentica conoscenza del Dio della misericordia, dell'amore benigno è una
costante ed inesauribile fonte di conversione» (n. 13).
È la Croce, intesa come epifania
splendidissima della misericordia divina, il principio, il sostegno e la
meta del dinamismo del nostro cammino di penitenza e di conversione. Il primato,
indiscusso e indiscutibile, è sempre e solo di Dio, della sua liberissima e
assolutamente gratuita iniziativa d'amore. E per noi, questo, è motivo
bellissimo di abbandono traboccante di fiducia e di gioia.
Un'incrollabile
speranza nella misericordia di Dio
La fede nella Croce salvifica del
Signore genera e alimenta in noi una fiducia senza limiti: al di là di ogni
nostra miseria morale, fosse pure la più grande, immensa e incrollabile sta la
misericordia che Dio ci dona in Gesù Cristo. A rincuorarci, al di là di ogni
possibile dubbio, è l'evangelista Giovanni che scrive: « Se qualcuno ha
peccato, abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo giusto. Egli è
vittima di espiazione per i nostri peccati; non soltanto per i nostri, ma anche
per quelli di tutto il mondo » (1 Giovanni 2,1-2). E ancora: « Davanti
a lui rassicureremo il nostro cuore qualunque cosa esso ci rimproveri. Dio è più
grande del nostro cuore» (1 Giovanni 3,19-20).
Chiamati
a una scelta fondamentale davanti a Dio
Ave, crux, spes unica! La
croce di Gesù è « la sola e unica speranza » per l'uomo perché èla fonte
inesauribile della sua salvezza: all'uomo, infatti, assicura il dono della
misericordia di Dio che purifica e rinnova. A questo dono l'uomo deve aprirsi
nel segno della più grande fiducia, al di là
o non proprio per questo del numero e della gravità delle sue colpe. In
tal senso il dono di Dio non annulla né diminuisce la libertà dell'uomo; al
contrario presuppone tale libertà, la esige con maggior forza e la fa
crescere sempre più.
Il cammino di penitenza e di
conversione, dicevamo, coinvolge il « cuore » dell'uomo, il suo « io »
profondo. Lo coinvolge chiamandolo a compiere una scelta fondamentale: distaccarsi
dal male e aderire al bene; cancellare la sua « lontananza » da Dio o il «
rifiuto » di lui e cercare la « vicinanza », anzi « l'intimità d'amore »o
amicizia con Dio; rinunciare al proprio progetto egoistico di vita e
accogliere il progetto di Dio, come progetto di amore e di dono di sé;
respingere l'idolatria, che consegna la vita agli « idoli » vuoti e vani, e
scegliere l'adorazione dell'unico Dio vivo e vero.
Non c'è conversione, dunque,
senza una presa di posizione personale radicale, senza un gesto di grande
libertà.
Il buon ladrone, certamente aiutato
dalla grazia divina, si è pentito e convertito facendo leva su di una propria
decisione personale, appellando quindi alla sua libertà: niente e nessuno
l'hanno costretto a dissociarsi dal suo compagno di ventura che ha continuato
a rimanere nella sua colpa, ma liberamente ha accolto quella « forza d'amore »
che proveniva da Gesù crocifisso, dalla sua preghiera di perdono, dalla sua
innocenza, dal suo comportamento paziente e mite.
Il brano evangelico di Luca, che ci
presenta Gesù crocifisso tra i due ladroni e il comportamento di questi
ultimi, ci mostra in modo limpido e preciso sia l'aspetto di « giudizio »
sia quello della « libertà » nella scelta fondamentale tra il bene e il male,
tra il rifiuto o l'adesione a Cristo salvatore. In termini sintetici ed
efficaci, sant'Agostino ha scritto: « Uno insulta, l'altro crede, e colui che
è in mezzo giudica » (Discorso232,6). E ancora:
«In un unico luogo c'erano tre croci quando Cristo ha patito ed è morto:
lui in mezzo, due ladroni da una parte e dall'altra. Se consideri la pena,
niente è Più simile: tuttavia uno dei ladroni sulla croce ha trovato il
paradiso. Colui che è nel mezzo condanna il superbo, viene in soccorso
dell'umile. Quel legno fu per Cristo il tribunale » (Morin, Sermo 11,13).
La
coscienza di essere peccatori
La scelta fondamentale di pentirsi e
convertirsi scaturisce, certo, dalla propria libertà; ma non c'è libertà
senza conoscenza. Per questo essa presuppone uno sguardo attento e penetrante
nella realtà, in particolare nella realtà complessa e oscura del proprio
peccato. È questo sguardo ad aprire al peccatore un cammino di verità, come
afferma l'evangelista Giovanni: « Se diciamo che siamo senza peccato, inganniamo
noi stessi e la verità non è in noi » (1 Giovanni 1,8). E tale
sguardo apre, insieme, anche un cammino di onestà e di coraggio: senza
questa forza d'animo, infatti, non è possibile il riconoscimento del proprio
peccato.
Non solo davanti agli altri, ma anche e
soprattutto davanti a Gesù il buon ladrone riconosce il proprio peccato.
Infatti, da un lato contrappone al male da lui compiuto l'innocenza piena del
Crocifisso: « Egli invece non ha fatto nulla di male » (v. 41) e, dall'altro
lato, affida se stesso e il suo futuro al Crocifisso: « Gesù, ricordati di
me... » (v. 42). Proprio lo splendore dell'innocenza di Gesù gli fa percepire
tutta la tenebrosità del male compiuto. E sempre così: solo la stima e il
fascino del bene possono sprigionare e alimentare il disprezzo e il rifiuto del
male.
L'accusa
dei peccati e la lode a Dio « ricco di misericordia »
Un altro passo nel cammino della
conversione è l'accusa dei peccati, o, come tradizionalmente siamo
soliti dire, la confessione. Il riconoscimento del proprio peccato
parte sì dall'intimo della coscienza, ma investe la totalità della persona e
quindi tocca anche la sua « relazionalità » con Dio e con gli altri. Per questo
il riconoscimento del proprio peccato tende, per sua intima natura, ad essere
« manifestato »: appunto, « confessato ».
Partecipi
delle sofferenze di Cristo
C'è ancora un
altro aspetto del cammino di penitenza e di conversione compiuto dal buon
ladrone c'he vogliamo mettere in luce: è l'aspetto che corrisponde alla
cosiddetta « soddisfazione » o « penitenza. Un aspetto che si
esprime in vari modi: con la preghiera, con l'elemosina (i più diversi gesti di
carità verso il prossimo), con le opere penitenziali (rinunce, sacrifici,
mortificazioni, forme di sofferenza) e più ampiamente (al di là del
sacramento della riconciliazione) con una vita rinnovata e veramente libera in
Cristo.
La
riconciliazione come comunione con Cristo
Il cammino della conversione è ordinato
a ricevere il perdono dei peccati e la riconciliazione con Dio. L'evangelista
Luca nel suo Vangelo ne parla in continuità, lui lo scriba misericordiae.
Lo fa in una maniera splendida e suggestiva nella magnifica parabola del
figlioprodigo, che il padre vede quando ancora èlontano, gli corre incontro,
gli si getta al collo e lo bacia; e non gli permette di « confessare » il suo
peccato, perché subito ordina ai servi: « Presto, portate qui il vestito piu
bello e rivestitelo, mettetegli l'anello al dito e i calzari ai piedi. Portate
il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio
figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato » (Luca
15,22-24).
PREGHIERA
Ti contemplo appeso in croce tra due
ladroni e ti prego:
Anche
se i miei peccati fossero più numerosi e gravi del male compiuto dal buon
ladrone, che non disperi mai perché la tua Croce è la mia speranza! Come il
buon ladrone, accetto, o Signore, la giusta pena per il male che ho commesso,
sopportando per tuo amore i disagi e le sofferenze della mia vita.
Con
cuore contrito confesso a te, Dio santo, giusto e misericordioso, ogni mia
colpa. E confesso la tua innocenza di Agnello immolato, fonte di purificazione e
di grazia per me e per il mondo.
Con
grande fiducia e pieno abbandono al tuo amore, t'imploro, Signore, come il buon
ladrone:
«
Gesù, ricordati di me ». Fa che partecipando ora alla tua dolorosa passione
possa un giorno godere con te nella gloria immortale del tuo Regno.
Ripeti
anche a me, ti prego con tutto il cuore, la consolante parola:
«
Oggi sarai con me nel paradiso », perché possa cantare in eterno la tua
misericordia. Così sia.
Appendice
IN
ASCOLTO DELLA VOCE DELLA CHIESA
Testi dei Padri
e scrittori ecclesiastici
Abbiamo parlato del modo in cui il
Signore nel momento della vendetta allenti il suo sdegno. Parliamo ora di come
egli, nel ricompensare, prevenga la nostra richiesta e chiariamolo con un
esempio! Ascolta la parole rivolte al Signore da uno dei due ladroni: Ricordati
di me, Signore, quando sarai arrivato nel tuo regno! Ecco la risposta del
Signore: In verità ti dico: oggi sarai con me in paradiso! Quello stava
ancora pregando che si ricordasse di lui, quando fosse arrivato nel regno, e il
Signore già gli concedeva il regno dei cieli. Che misericordia rapida! È più
lenta la richiesta di chi prega che la concessione della ricompensa. (Commento
a dodici Salmi, Salmo XXXVII, 18)
In
verità, in verità ti dico, oggi sarai con me nel Paradiso. E’
uno splendido esempio del dovere di aspirare con tutte le forze alla conversione,
il fatto che il perdono sia concesso tanto in fretta a un malfattore, e il dono
superi in abbondanza la domanda; il Signore infatti dà sempre più di quanto
gli chiediamo. Colui pregava che il Signore si ricordasse di lui, quando fosse
giunto nel suo Regno, ma il Signore gli rispose: In verità, in verità ti
dico, oggi sarai con me nel Paradiso; la vita è stare con Cristo, perché
dove c'è Cristo là c'è il Regno.
Questo è il vero giorno di Dio,
radioso di santa luce, nel quale il sacro sangue di Cristo
ha deterso i vergognosi crimini del
mondo.
È il giorno che ridonò la fede agli
smarriti e illuminò con la vista i ciechi.
Il perdono concesso al ladrone
sciolse tutti dal peso del timore.
vedendo il reo, punito nel corpo
crocifisso, ottenere la vita beata stringendosi a Cristo.
La carne di Cristo lava la corruzione
del mondo e cancella i peccati di tutti purificando i vizi della carne.
la colpa cerca il perdono, l'amore
scioglie dalla paura, la morte di Cristo ridona una vita nuova.
La morte azzanni pure il proprio amo
e si impigli nei suoi stessi lacci:
se Cristo, Vita di tutti, muore, di
tutti risorge la vita.
Anche
se la morte si diffonde tra tutti gli uomini, tutti i morti risorgeranno:
la morte, trafitta dal suo stesso
pungolo, riconosca, gemendo, di essere lei sola perita.
(Hic est ve YU5 dies
Dei, Inno della liturgia ambrosiana
per il giorno di Pasqua)
SANT'AGOSTINO,
VESCOVO (354-430)
In uno stesso
luogo erano tre crocifissi, al centro il Signore che venne annoverato tra i
malfattori. Posero i due ladroni da ambo i lati: ma non ebbero in comune la
causa. Venivano accostati ai lati di Gesù che pendeva, ma si distanziavano
assai. Furono i loro personali delitti a crocifiggerli, i nostri a
crocifiggerlo. Nondimeno, anche in
uno di essi fu ben chiaro quale valore avesse non il tormento dell'uomo
crocifisso, ma l'umile riconoscimento del reo. Il ladrone guadagnò nel dolore
quel che Pietro aveva perduto nella paura: riconobbe il delitto, salì sulla
croce; cambiò la causa, acquistò il paradiso. Meritò indubbiamente di
cambiare la causa quello che non disprezzò in Cristo la somiglianza della pena.
I Giudei lo trattarono con disprezzo quando compiva i miracoli, quello
credette in lui quando era crocifisso. In chi gli era compagno sulla croce
riconobbe il Signore e, credendo, fece violenza al Regno dei cieli. Il ladrone
credette in Cristo proprio quando la fede degli Apostoli vacillò. Giustamente
meritò di ascoltare: Oggi sarai con me in paradiso. Certamente da parte
sua non se l'aspettava, era certo di affidarsi ad una grande misericordia, ma
pensava anche alle sue colpe: Signore disse
ricordati di me quando sarai giunto nel tuo regno.
uno
strumento di supplizio, ma un tribunale: in realtà, dalla croce condannò
l'offensore, liberò il credente. Abbiate timore, voi persecutori, godete, voi
credenti: quanto egli operò nell'abiezione, quello farà nella gloria.
Vieni,
ladrone, e dà una lezione ai discepoli di Emmaus!
Venne quindi il
momento in cui Gesù rese loro comprensibili le Scritture, in base alle qua-li,
sia pur nella disperazione, avevano detto: Ma noi speravamo che egli avrebbe
redento Israele.
(Discorso 236/A, tenuto il lunedì di
Pasqua)
Può darsi che alcuni di voi, non avendo
letto il racconto della passione quale ci è tramandato da tutti gli
Evangelisti, non comprendano le parole che ho dette riguardo a questo ladrone.
Difatti l'episodio di cui sto parlando ci è narrato dal solo evangelista
Luca. Che insieme con Cristo fossero stati crocifissi due malfattori, questo lo
ricorda anche Matteo, ma che di questi due uno insultava Cristo mentre l'altro
credeva in Cristo, questo Matteo non lo ricorda; lo ricorda solo Luca.
zo,
ai lati due briganti, dei quali uno bestemmia, l'altro ha fede, e Cristo nel
mezzo fa da giudice. Il brigante che bestemmiava diceva: Se sei Figlio di
Dio, libera te stesso. Il collega gli replica: Tu non hai timore di Dio.
Se noi soffriamo questo supplizio perché ce lo siamo meritato, lui che male ha
fatto? E rivolto a lui: Signore, ricordati di me quando sarai entrato nel
tuo regno.
Diceva il ladrone: Ricordati di me
quando sarai entrato nel tuo regno. Credeva che egli non solo sarebbe
risorto ma avrebbe posseduto un regno. A un sospeso, a un crocifisso, a un
sanguinante, a uno inchiodato diceva: Quando sarai entrato nel tuo regno. Quegli
altri invece:
Noi
speravamo. Dove il ladrone aveva
scoperto la speranza, là i discepoli l'avevano perduta.
(Discorso 232, nei giorni di Pasqua)
S. GIOVANNI CRISOSTOMO, VESCOVO (344/354-407)
Vuoi conoscere un'altra opera
eccezionale che proviene dalla croce? Il paradiso era chiuso da più di
cinquemila anni e oggi per noi la croce lo ha riaperto. Proprio in questo
giorno, proprio in quest'ora Dio ha introdotto in paradiso il ladrone,
indicando con ciò due opere straordinarie. La prima, la riapertura del paradiso;
la seconda, l'avervi introdotto il ladrone. Oggi, prima ancora di restituire a
noi la patria, ha ricondotto noi in patria, ha ridonato alla comune natura umana
una casa; infatti disse: Oggi
sarai con me in paradiso.
Che cosa dici, o Signore? Sei crocifisso
e inchiodato, e prometti il paradiso? Certo
risponde, perché tu riconoscessi nella croce la mia potenza. Dal
momento infatti che la situazione era triste, perché tu non badassi alla natura
umana della croce, ma perché tu potessi comprendere la forza di Colui che era
crocifisso, sulla croce compì questo miracolo dal quale soprattutto è messa
in evidenza la sua potenza.
Infatti
non risuscitando i morti, non dominando sul mare e sui venti, non mettendo in
fuga i demoni, ma essendo crocifisso e perforato dai chiodi, coperto di
ingiurie, di sputi, di insulti e di obbrobrio, poté mutare il cuore all'empio
ladrone, in modo che tu potessi vedere la sua potenza: scosse infatti l'intera
creazione, spaccò le pietre, ma attrasse a sé l'anima di quel ladrone ben più
dura della pietra e la ricoprì di onore; infatti gli disse: Oggi sarai con
me in paradiso.
motivo
di onore e non di disonore, volendo dimostrare di essere lui il Signore del
regno dei cieli, ma un signore tale da rendere onora-bili i pubblicani e le
prostitute, così che apparissero degni di un così grande onore e di un così
grande dono. Come infatti ammiriamo un medico soprattutto quando lo vediamo
risanare dalla malattia persone afflitte da mali incurabili restituendoli in
buona salute, così è giusto guardare con ammirazione a Cristo quando cura le
ferite insanabili, quando riporta il pubblicano e la prostituta a una condizione
tale di sanità da renderli degni del cielo.
Infatti siamo condannati alla stessa
pena. Che fai, o ladrone? Mentre
difendi Cristo, lo rendi compagno di un malfattore? Per nulla affatto
risponde; voglio togliere questo sospetto in base alle parole che
vengono dopo. Infatti, affinché non si pensi che il buon ladrone, per il
fatto che erano tutti e tre accomunati in unica condanna, considerasse Cristo
accomunato anche nell'unico peccato, prima di tutto rimproverò il proprio
compagno dicendo: Noi siamo condannati giustamente, infatti subiamo una
pena degna dei nostri misfatti. Vedi la perfetta ammissione? Vedi come, in
croce, si spogliò dei suoi peccati? Infatti si legge: Sii tu il primo ad
ammettere i tuoi peccati, e sarai giustificato (cfr. Isaia 43,26).
Nessuno lo aveva Qostretto, nessuno gli aveva fatto forza, ma egli
spontaneamente si è fatto avanti dicendo: Noi siamo condannati giustamente,
infatti subiamo una pena degna dei nostri misfatti. E subito dopo
aggiunge: Signore, ricordati di me nel tuo regno. Non osò proferire
queste parole (Ricordati di me nel tuo regno), prima di aver deposto con
la confessione il peso dei suoi peccati.
(Omelia I Homilia in cruce et in
latrone)
S.
LEONE MAGNO, PAPA (+ 461)
Dopo che Giuda ebbe operato l'empio e detestabile
scambio, con il quale il Redentore del mondo fu consegnato ai Giudei
persecutori, dopo che Egli venne condotto tra quelle sacri-leghe ingiurie,
mansueto, al luogo del supplizio, due ladroni vennero crocifissi con lui, su
due patiboli issati da una parte e dall'altra.
Quale esortazione ha determinato tale fede? Quale insegnamento l'ha
formata? Quale predicatore l'ha infiammata? Egli non vedeva i miracoli
compiuti precedentemente: era cessata la guarigione dei malati, la resa della
vista ai ciechi, la risurrezione dei morti; i prodigi che sarebbero stati
compiuti successivamente non erano ancora presenti, e tuttavia riconobbe come
Signore e Re colui che vide compagno del suo supplizio.
(Sermone 40, Sulla Passione del
Signore)
S.
FULGENZIO DI RUSPE, VESCOVO (467-532)
Il Signore soffriva in croce e tutti se
ne erano fuggiti! Tutti si sono fatti muti, tiepidi nel-l'amore, impietriti
nella paura. E vero: molti non l'hanno riconosciuto mentre compiva miracoli. E
invece il ladrone lo riconobbe mentre pendeva dalla croce, anche lui crocifisso
in tutte le membra. Crocifisso nelle mani, nei piedi, in tutte le membra!
Tutto il corpo era confitto in croce, eppure con la lingua faceva la sua
professione di fede a Cristo.
quelli
erano stati crocifissi per i loro delitti; Cristo era stato crocifisso per i
nostri peccati.
E tuttavia in uno di
loro si manifestò il valore non tanto delle sofferenze di chi è crocifisso,
quanto della religiosità di chi professa la fede. Il ladrone conseguì nel
dolore ciò che Pietro aveva perso nella paura. Ammise il proprio delitto, salì
sulla croce, trasformò la propria condanna, si guadagnò il paradiso. Meritò
di mutare la propria condanna, lui che non disprezzò di avere una pena simile a
quella di Cristo.
Dunque il ladrone, considerando quel che
meritava, differiva la speranza; ma il Signore offriva subito al ladrone ciò
che egli neppure sperava, come se gli dicesse: «Tu mi chiedi di ricordarmi di
te quando arriverò nel mio regno; ma io ti dico: Oggi sarai con me in paradiso.
Riconosci colui a cui ti affidi, colui che tu credi che tornerà nella
gloria. Prima che io ritorni, sono dappertutto. Perciò, benché stia per
discendere negli inferi, dal momento che ti sei affidato a me e non a un altro,
oggi stesso ti avrò con me in paradiso. Infatti la mia umiltà èdiscesa tra
gli uomini mortali e tra gli stessi morti; ma la mia divinità non ha mai
abbandonato il paradiso».
uno
dei ladroni insultava Cristo, l'altro, confessando i suoi peccati, si affidava
alla misericordia di Cristo. La croce di Cristo poi, posta nel mezzo, non era
strumento di supplizio, ma sede di un giudizio. Fu condannato chi insultava,
ma fu liberato chi credeva. Temete voi che insultate, gioite voi che credete.
Emetta Cristo nella sua gloria quello stesso giudizio che emise nella sua
umiliazione. I doni divini provengono dal suo insondabile giudizio. Possiamo
solo stupirci davanti a esso, ma non possiamo pretendere di comprenderlo né
di spiegarlo.
(Sermone VII, De latrone crucifixo cum
Christo)
S.
GREGORIO MAGNO, PAPA (540-604)
Ripensiamo fratelli, carissimi, al male
che abbiamo compiuto e prostriamoci in gemiti continui. Riconquistiamo con la
penitenza l'eredità dei giusti che non abbiamo conservato a motivo della nostra
condotta. Dio onnipotente vuole subire tale violenza da noi, come pure che sia
riconquistato dalle nostre lacrime il regno dei cieli, visto che esso non è
dovuto ai nostri meriti. La sicurezza di questa speranza non Si spezzi in noi,
quali e quante siano le nostre colpe.
Questo ladro, strappato da luoghi di agguato con le mani insanguinate,
fu appeso al patibolo della croce, e proprio lì riconobbe il Signore, fu
perdonato e meritò di sentirsi dire: Oggi sarai con me in paradiso. Che
significa tutto ciò? Chi potrebbe descrivere questa infinita bontà di Dio e
chi sarebbe in grado di apprezzarla? Dalla pena assegnata ai crimini, questo
ladro giunse ai premi della virtù. L'Onnipotente permise che i suoi eletti
cadessero in certe colpe per far nascere la speranza del perdono in altri
incalliti nel peccato, se tornano a Lui con tutto il cuore, e per aprire loro la
via del perdono dopo i gemiti della penitenza.
(Le 40 Omelie sui Vangeli, I,
XX, 15)
BEDA
IL VENERABILE, SACERDOTE (673-735)
L'altro, rispondendogli, lo
rimproverava dicendo: Neppure tu temi Dio, mentre sei condannato alla stessa
pena? Noi almeno lo siamo giustamente: infatti riceviamo la giusta pena per le
nostre male fa tte. Costui invece non ha fatto nulla di male. E diceva a Gesù:Signore,
ricordati di me quando sarai giunto nel tuo regno.
Inoltre l'Apostolo attesta che nel cuore
dei fedeli tre virtù soprattutto permangono, quando dice: Ora dunque
permane la fede, la speranza e la carità (cfr. 1 Corinti 13,13).
Ebbene, il ladrone, ripieno inaspettatamente della grazia divina, accolse
queste tre virtù e le conservò, pur inchiodato sulla croce. Infatti ebbe la
fede, lui che aveva creduto che il Signore avrebbe regnato, nonostante lo
vedesse morire assieme a lui. Il ladrone ebbe la speranza, lui che chiese di
entrare nel regno di Cristo. E mantenne anche una viva carità, pur nel momento
della morte, lui che rimproverò per la sua iniquità l'altro ladrone che stava
con lui morendo per una identica colpa e gli annunciò la vita eterna che gli
era stata rivelata.
Alcuni poi accostano i due ladroni
crocifissi con il Signore a due generi di battezzati. Tutti noi, infatti, che
siamo stati battezzati, siamo stati battezzati nella sua morte (Romani 6,3).
Entrambi infatti sono stati crocifissi allo stesso modo, ma uno in croce è
diventato peggiore a causa del suo atteggiamento blasfemo, l'altro, grazie alla
sua professione di fede, è divenuto martire. Ebbene, è vero che con il
battesimo, pur essendo peccatori, siamo stati purificati; ma alcuni, dal momento
che con la fede, la speranza e la carità riconoscono che Dio ha patito nella
carne e a lui innalzano lodi, ricevono in premio la corona; altri invece,
poiché rinunciano alla fede e alle opere del battesimo, sono privati del dono
che hanno ricevuto.
BRUUN
CANDIDO DI FULDA, ABATE (+ 845)
Il buon ladrone ammise di aver ricevuto
insieme al suo compagno una giusta condanna, ma riconobbe che il Signore, che
pure non aveva fatto nulla di male, pativa per i suoi peccati e per quelli di
tutto il popolo fedele. Noi disse
giustamente siamo condannati, infatti riceviamo una pena degna dei
nostri misfatti; costui invece non ha fatto nulla di male.
(Opuscolo sulla Passione del Signore, 17)
SANT'ANSELMO
D'AOSTA, VESCOVO (1033/34-1109)
Possa io sentire, o Salvatore mio, la
forza e il profumo che proviene dalla tua croce, così come lo sentiva quel
ladrone che ti diceva: Signore, ricordati di me, quando sarai nel tuo regno.
Forse quel ladrone ti aveva visto precedentemente ridare la vista ai ciechi
o risuscitare i morti, e non ti aveva adorato. Ma in quel momento, quando ti
vede appeso sulla croce, ti adora dicendo: Signore, ricordati di me, quando
sarai nel tuo regno.
La tua croce è riuscita a fare in lui
ciò che non erano riusciti a fare i tuoi miracoli. Costui ti conobbe più
veramente e più perfettamente mentre pendevi dalla croce di quando insegnavi
nel tempio o di quando compivi miracoli. Quanto grande è la forza della tua
croce; quanto grande è la gloria di te appeso a un legno!
Questo ladrone, non appena vide il tuo legno, subito conobbe il tuo
regno; e quando ti vide pendente dalla croce, capì che lì tu regnavi.
Che sublime profumo usciva dalla croce,
un profumo che vinceva ogni cattivo odore dell'incredulità. Giustamente
chiamava te suo Signore, lui che era consapevole di essere tuo servo, poiché
con i suoi occhi vedeva il prezzo con cui l'intero universo veniva pienamente
redento.
La tua croce, o Signore, promette il
paradiso e dona il paradiso. Per questo adoro umilmente la tua croce, adoro
te sulla croce e la croce in te. Adoro la croce a causa di Colui che pende sulla
croce. Adoro Colui che il ladrone adorava, e lo prego così come lui lo
pregava: Signore, ricordati di me quando sarai nel tuo regno.
Ti prego, o Signore, di' al tuo servo,
di' all'anima mia: Oggi sarai con me in paradiso, così che io,
confortato dalla tua desiderata promessa, possa perseverare fedelmente nella
fede in te e nell'amore per te, o Redentore mio, mediatore tra Dio e gli uomini,
che con il Padre e lo Spirito santo vivi e regni, Dio, nei secoli dei secoli.
Amen.
(Orazione
53, De saneta cruce e[ de beata Virgine et bono latrone)