IL BAMBINO GESU’
Un
mese di preparazione al Santo Natale.
E.
DE FELICE - TORINO - 1924
Visto:
Nulla osta alla stampa.
Torino,
14 Novembre 1924.
Can.
STEFANO RONCO, Rev. Del.
Imprimatur.
C.
FRANCESCO DUVINA, Provic. Gen.
«Un
fuoco venni a portare sulla terra nè altro voglio se non che sia ardente»
La
notte di Natale del 1445, S. Caterina da Bologna aveva cominciato, con amoroso
fervore, a recitare mille Ave Maria.
Verso
la mezzanotte, con l'improvviso scendere in lei della Grazia Divina, si sentì
ardere dal desiderio di vedere la nascita del suo Gesù.
Ed
ecco dinanzi a lei comparire la Regina dei Cieli che regge il Bambino appena
nato e lo depone roseo e sorridente fra le braccia tremanti dell'estasiata
Caterina.
Il
miracolo ci è ricordato dalla Leggenda francescana del 9 marzo e ad esso risale
l'origine, della preparazione al gran mistero con la recita di mille Ave Maria
divise in quaranta per ogni giorno.
Quest'è
il mese del Bambino Gesù, che incomincia il 25 novembre, giorno dedicato a S.
Caterina vergine e martire.
Seguendo
il consiglio del proprio confessore si potrà santificare questo mese di aspettazione
con l'astinenza dalle carni o qualche altro digiuno e mortificazione.
Il
giorno 30 novembre si cominciano a recitare le quaranta Ave Maria, accompagnandole
con queste preghiere:
Dieci
Ave Maria, dicendo ogni volta:
-
Sia benedetta, o Maria, l'ora in cui fosti eletta Madre di Dio.
Altre
dieci Ave Maria, dicendo ogni volta:
-
Sia benedetta, o Maria, l'ora nella quale partoristi Gesù, figliuolo di Dio.
Altre
dieci Ave Maria, dicendo ogni volta:
-
Sia benedetto, o Maria, il primo abbraccio che hai dato al Bambino Gesù, figliuolo
di Dio.
Ultime
dieci Ave Maria, dicendo ogni volta:
-
Sia benedetta, o Maria, la prima goccia di latte che hai dato al Bambino Gesù,
figliuolo di Dio.
E
leggendo ogni giorno queste brevi meditazioni, andremo per le vie dell'Amore e
del Mistero di Dio, al presepe di Betlem, donde il nostro Gesù ci tende le
manine onnipotenti. E chi da questo libro avrà tratto quei beni dello spirito
che a tutti io auguro, non si dimentichi di quegli che lo ha scritto e di chi ne
curò la stampa, senz'altro interesse che il bene delle anime.
L'AUTORE.
Iddio
è perfetta felicità ed infinito godimento di sè ed in se stesso.
Tale
Egli fu, beato per essenza, ed eternamente sarà.
Dalla
felice conoscenza di se stesso il Padre genera eternamente il Figlio e dal loro
reciproco Amore procede lo Spirito Santo.
Son
queste le tre Altissime Persone della divina Trinità, che risplendono la loro
sfolgorante gloria in una sola natura divina.
Or
ecco che la Bontà di Dio volle comunicare il proprio godere fuori di sè:
allora creò Dio l'universo, che aveva ideato sin dall'eternità.
E
dal nulla la sua potenza creò il Paradiso dei Cieli, con innumerevoli,
nobilissimi spiriti.
Parte
di questi insuperbirono e non riconobbero di essere creature di Dio, e allora
la divina Giustizia li precipitò dai loro seggi di gloria all'eterna
dannazione.
Ed
elevò gli altri, che, grati, l'adoravano, ad alta beatitudine e scopri loro
il suo Volto glorioso. Quindi creò Iddio la terra ed in sei giorni creò la
luce e le tenebre, divise le acque dalla terra, creò le piante ed i frutti, i
pesci, gli uccelli e tutti gli altri animali, ed il sesto giorno creò l'uomo
cui pose nome Adamo.
Poi
il Signore creò il Paradiso terrestre; un giardino meraviglioso pieno d'ogni
bellezza ed in cui non v'era morte, nè dolori, nè passioni, ma sola felicità.
E
volle anche il Signore dare una compagnia all'uomo, e nel sonno gli tolse una
costola e ne formò la donna.
Erano
felici. Il Signore, benefico, li aveva circondati d'ogni bene e solo, in segno
di dominio, aveva lor proibito di mangiare i frutti dell'albero che stava in
mezzo al giardino, se no morirebbero.
Ma
la donna si lasciò ingannare da Lucifero, che, sotto forma di serpente, le
promise che se mangiassero di tal frutto, invece di morire, diverrebbero
simili a Dio stesso.
Ne
mangiò allora la donna e indusse altresì Adamo al peccato, disobbedendo al
Creatore che li aveva colmati di doni ed a cui, con inaudita superbia, osarono
pensare di farsi uguali.
Per
questo delitto, che già aveva perduti gli angeli ribelli, la divina Giustizia
cacciò l'uomo dal Paradiso terrestre e lo condannò alla morte ed al dolore.
Cosi
portò Adamo rovina a sè ed ai suoi figli introducendo il peccato nel mondo: si
chiusero le porte dei Cieli e si spalancarono quelle dell'inferno.
Ed
ogni figlio di Adamo nacque macchiato dalla colpa del padre.
Ma
Iddio misericordioso mentre soddisfa la Giustizia col castigo, già appronta i
rimedi per la nostra salvezza.
Adamo
aveva pensato di poter diventare simile al suo Dio e maggior oltraggio non
poteva fare al Creatore dell'universo.
Chi
se non il suo amore stesso poteva bastare a riparare l'offesa? Così l'Altissimo
subito promette agli uomini la venuta del Salvatore, ma perchè essi comprendano
il prezzo di tanto riscatto e la grandezza del beneficio volle far passare
quattromila anni nei quali il suo popolo prediletto lo preghi umilmente e sempre
con maggior desiderio attenda e sospiri il Messia.
Intanto
s'avvicinano i tempi: la terra sta per ricevere il suo Dio.
L'Eterno
ha prescelto una Vergine al suo cospetto immacolata e preziosa.
E'
Maria, di quattordici anni, sposa a Giuseppe d'età più matura e uomo giusto
agli occhi di Dio.
Ambedue
discendenti dalla real stirpe di David. Or, poveri ma puri, vivevano in Nazaret
con le fatiche di Giuseppe.
L'anno
4000 del mondo ai 25 di marzo Iddio mandò dai cieli l'arcangelo Gabriele a
Maria.
La
Vergine, genuflessa, contemplava e sospirava la grazia a lei predestinata. Le
appare il Messaggero dell'Altissimo e la saluta con le immortali parole: « Dio
ti salvi, o piena di grazia, il Signore è con te e tu sei la benedetta fra.
tutte le donne »..
Umile
tremò la Vergine e non comprendeva l'insolito saluto.
Ed
egli la rassicurò: « Non temere, Maria, chè hai trovato grazia avanti a Dio:
Ecco concepirai e partorirai un figlio, cui porrai nome Gesù. E il Signore gli
darà il trono di David. Ed il suo regno non avrà fine ». Risponde a lui la
Purissima: « Come avverrà questo a me che non conosco uomo? ».
Ed
il grande Gabriele rispose: « Lo Spirito Santo scenderà in te e la Potenza di
Dio ti adombrerà » .
Maria
giunse le mani, piegò il capo e divenne la Beata fra tutte le generazioni
dicendo: « Ecco l'ancella del Signore. Si faccia in me secondo la tua parola ».
Allora
nel suo casto seno la seconda Persona della Trinità si fece uomo per opera
dello Spirito Santo. Nei nove mesi che seguirono anche Giuseppe fu illuminato da
Dio sul mistero di Gloria, che stava compiendosi.
E
Maria era prossima al parto, quando, per l'editto di Cesare Augusto; che ordinava
il censimento in ogni provincia dell'Impero Romano, anche Giuseppe con la sua
Sposa dovettero recarsi a Betlemme, ov'erano nati, per obbedire alla legge
Ma
quando giunsero in città, sia per la loro povertà ed anche pel grande affollamento
di quei giorni, non si trovò alloggio per ricoverare la Donna che recava in
grembo la salvezza del mondo e, dopo angosciosa peregrinazione, si rifugiarono
in una stalla, poco fuori di Betlemme, ove il 25 dicembre alla mezzanotte nacque
il divino Gesù senza violar la Verginità della Madre, come un raggio di sole
traversa un cristallo senza infrangerlo.
La
Vergine, estasiata, mirava i gloriosi misteri che solo la Madre di Dio poteva
penetrare, ed appena si riscosse vide in terra l'atteso suo Bambino.
Subito
lo solleva e lo stringe ed abbraccia qual Figlio e lo adora come Dio, lo
involge in panni poveri e candidi, l'accarezza, lo palleggia, lo bacia e
sorridente lo posa fra le braccia di Giuseppe che divide il suo amore e la sua
felicità. Scendono gli angeli dal cielo a glorificare il loro Signore e
cantano a tutto il mondo l'invito per i secoli che verranno: «Gloria negli
Altissimi Cieli al Signore e pace sovra la terra agli uomini di buona volontà».
Ed
appaiono gli angeli ai pastori di Betlemme annunziando la buona novella e
dicendo: « Quest'è il segno: troverete il Bambino in una mangiatoia ».
I
pastori accorsero e l'adorarono. All'ottavo giorno il Bambino venne circonciso
e gli posero nome Gesù, come l'arcangelo aveva detto.
Or
avvenne che mentre nasceva Gesù, una stella di straordinario splendore sorse in
Oriente. Tutti la videro, ma tre sapienti, chiamati Magi, compresero ch'era
segno divino e pensando che fosse nato un gran Re, presero con sè ricchi doni e
s'avviarono seguendo la direzione della stella che lor segnava il cammino.
Giunti
a Gerusalemme la stella disparve ed i Magi allora interrogavano dicendo: « Dov'è
il Re dei Giudei, ch'è nato in questi giorni? ». Si riunirono i dottori
della legge ed i sapienti d'Israele, consultarono le Sacre Scritture e trovarono
che i profeti avevano predetta a Betlem la gloria di veder nascere il Messia.
Erode,
che regnava in questo tempo a Gerusalemme, seppe quel che si diceva in città;
mandò a chiamare i Magi e disse loro: « Andate a cercare il nuovo Re e, se lo
troverete, informatemi subito, perchè anch'io voglio recarmi ad adorarlo ».
Ed
in cuor suo pensava che appena scoperto l'avrebbe fatto uccidere perchè non
gli togliesse il trono.
Uscirono
i Magi di Gerusalemme e subito la stella riapparve a guidarli: seguendola
giunsero a Betlemme e la videro splendere meravigliosa sul presepe ov'era il
Figliuol di Dio.
I
Magi entrarono nel miserabile rifugio tremanti di riverenza e di commozione, ed
illuminati dall'Altissimo riconobbero il Dio fatto uomo nel Bambino che giaceva
sulla paglia, e prostrati lo adorarono e gli offersero oro, incenso e mirra.
Gesù
li ricambiò coi doni di Fede, Speranza e Carità.
Volevano
poi i Magi avviarsi verso Gerusalemme, ma l'angelo di Dio li avvertì di non
tornare da Erode.
Essi
obbedirono e per altra via raggiunsero i loro paesi.
Quest'è
la storia del gran mistero: prepariamo i nostri cuori per adorarlo.
25
NOVEMBRE
La
Grandezza di Dio.
ESORDIO.
- Apriti, o mente: nè cieli, nè terra, nè alcuna cosa esisteva prima della
creazione; ma solo l'immenso Iddio.
E
tu prega, o anima, l'Altissimo che ti illumini per intenderlo, onde l'ami e l'adori.
I.
- Dio è spirito purissimo ed eterno, d'infinita bellezza, di santità perfetta,
che vede tutto e che tutto può. E’ l'Essere che conosce e vuole.
Poichè gli occhi suoi si aprono sul passato, sul presente e sul futuro, ecco che tutte le azioni che furono, sono e saranno, Ei le conosce nell'atto stesso che le vuole e quando le vuole, simultaneamente le vede e conosce presenti a Lui, sebbene a distanza di secoli.
Perchè
Dio eterno è un atto purissimo e potente innanzi al quale il tempo non ha
limiti, essendo suo anche il tempo come ogni cosa.
Eleva,
povera anima mia, quanto puoi la tua intelligenza e dinanzi a tale Spirito purissimo,
eterno ed infinito prega così: « Vo cercando, o mio
Dio sì grande, le tue immensità senza poterle vedere nè intendere, ma voglio
credere con fervore e, prostrata, adorare la tua grandezza »
II.
- Or questo è l'Essere sostanziale di Dio: conoscere perfettamente se stesso e
se stesso amare perfettamente.
Qui
è il gran mistero: nella conoscenza che l'immenso Iddio ha di se stesso produce
una Persona simile a sè, distinta nella Persona, ma la stessa nel proprio
Essere.
Poichè
nell'infinito atto del perfetto conoscere vi sono eternamente in Dio due
Persone: quella che conosce chiamata Padre, e quella che è conosciuta chiamata
Figlio.
Il
conoscere genera per somiglianza, e quindi nell'atto di conoscere se stesso il
Padre genera il Figlio perfettamente simile a sè.
Queste
due Persone si amano, ed è questo Amore la terza Persona essa pure distinta,
ma sempre nello stesso Essere di un sol Dio. La terza Persona, detta Spirito
Santo, non è generata perchè non procede dall'atto di comprendere ma dall'atto
di volontà che è l'amare.
III.
- Medito e non comprendo, ma bagliori di luce sfolgorano fra le mie tenebre.
Il mio sguardo giunge poco lontano e non oltre, perchè la mia mente è chiusa
nei suoi confini mentre queste altissime cose sono infinite.
Non
comprendo eppur mi riempie il cuore di gioia la grandezza del mio Dio. E l'adoro
ed esulto perchè il mio Altissimo Signore mi ha chiamato non servo, ma figlio
e disse all'anima mia: «Tu sei la mia sposa ».
Ed
io non l'amerò?
PRATICA.
- Atti di fede sopra l'immensità di Dio.
Iddio
è eterno ed infinito.
ESORDIO.
- Apriti, o mente: nè cieli, nè terra, nè alcuna cosa esisteva prima della
creazione; ma solo l'immenso Iddio. E tu prega, o anima, l'Altissimo che ti
illumini per intenderlo, onde l'ami e l'adori.
I.
- L'eternità: significato d'una verità che m'affascina e
m'atterrisce.
Or Iddio è eterno: uno nell'essenza e distinto nelle tre Persone, non procede da alcuno, non ha origine nè dipendenza, quindi è sempre esistito e sempre sarà.
Trema, o piccola anima, innanzi a tale immenso spirito Signore delle cose. Se pur non ti è dato comprendere, puoi ben meditare senza saziarti di grandezze, ed il timore di Lui pieghi la tua fraote in adorazione.
II.
- L'infinito: abisso in cui si smarrisce il pensiero umano.
Or l'Eterno è infinito in tutte le sue perfezioni: nella Potenza, poichè non v'è limiti al suo operare, nella Sapienza che sfolgora su tutte le cose e su tutti i tempi, e nella sua Bontà, oh, sì la sua infinita Bontà! Ed è l'infinito tale una perfezione che non può essere maggiore, perchè la perfezione è tutta, senza termine, ovunque quale Essenza di Dio.
Eccoti,
o mente, dove perderti nei meravigliosi pensieri dell'infinito ove non un
punto trovi in cui non ti rapisca la gloria o la bellezza o l'amore senza
termine!
III.
- Mi ricorderò allora del grazioso bimbo che il grande Sant'Agostino incontrò
un giorno su la spiaggia del mare.
S'affaccendava
il piccino attorno ad una fossetta che aveva scavato in terra ed in cui versava
con una conchiglia l'acqua. del mare. Il grande teologo che passeggiava
affaticando la mente negli alti pensieri della Divinità, si fermò a guardare
l'innocenti fatiche del bimbo e l'interrogò che mai stava facendo.
Rispose
il piccolo: « Voglio vuotare il mare delle sue acque per metterle nel mio
fossetto. - Sciocco, lo corresse il Santo sorridendo, e come non capisci che ciò
è impossibile ? ». - Ed il bimbo, ch'era un angelo, levando gli occhi su di
lui, lo ammonì: « Sciocco sei tu, Agostino, che pretendi con la tua piccola
mente comprendere l'infinito essere di Dio! ».
Ma se non mi è dato di comprenderla, ben posso però adorare la Grandezza di Dio, posso amare il mio Signore buono ed esultare nel mio Padre, nel mio infinito Sposo per la sua abbagliante Maestà.
PRATICA.
- Atti di speranza sopra l'infinità di Dio.
27
NOVEMBRE
La
Gloria della Santissima Trinità.
ESORDIO. - Apriti, o mente: nè cieli, nè terra, nè alcuna cosa esisteva prima della creazione; ma solo l'immenso Iddio. E tu prega, o anima, l'Altissimo che ti illumini per intenderlo, onde l'ami e l'adori.
I.
- Gloria del Padre che vede il Figlio tutto simile a sè: nel
Figlio Egli vede l'infinita sua Potenza e Bellezza e l'infinito Sapere e
tutte le sue perfezioni e tutta la sua immensità.
Gloria
dell'eterno Figlio: che
è tutto simile al suo Principio, nello stesso Essere del Padre a Lui
perfettamente uguale!
Gloria
infinita dello Spirito Santo:
il quale esce dal cuore del Padre e del Figlio, tanto uguale a loro che ogni
cosa del Padre e del Figlio è anche sua, perchè Egli è Essenza di tutti
due.
II.
- Ecco il Paradiso: la gloria delle tre Persone e la loro perfetta felicità.
Voglio anch'io, piccola creatura, godere nella gloriosa gioia del Signor mio, rallegrandomi nel bene infinito delle Altissime tre Persone, bene senza uguali, che non si può desiderare maggiore. Non sarò io vinta dall'amore per la più armoniosa delle bellezze ?
III.
- Nell'amore è la gioia: e non arderò io dunque pel desiderio di arrivare,
coll'amore, a godere la gloria delle tre Persone divine? Anima, o anima mia, ama
e spera in Dio perchè a questo Egli ti ha destinata e ti guida per le vie che
ti introdurranno, alla presenza della sua Gloria.
PRATICA.-Atti di amore alla Bellezza di Dio.
Iddio
e le creature.
ESORDIO.
- Ma vedi qual è 1'Amore infinito del nostro Dio Felice e perfetto nel suo
godere a cui nulla può mancare, Egli vuol diffondere la sua gioia fuori di sè
e fare anche gli altri partecipi del suo bene.
Ha
posato su te il suo sguardo e ti è venuto incontro con tutti i suoi doni e ti
ha prediletto.
E
tu digli: « O mio Bene, tutto quello che ho, tu me lo hai dato ed io ancora non
ti so amare. Cedi, o Signore, esaudiscimi infine: dammi il tuo amore ».
I.
- Qual necessità aveva l'Essere beato per essenza di chiamarmi a partecipare
alla sua Luce?
Che
mancava alla sconfinata sua Gloria, quando determinò di creare le cose ?
A
molte sue creature Egli donò l'essere spirituale con cui possano intendere ed
essere glorificate, mentre creò le cose puramente materiali chè servissero
alle spirituali.
II.
- Oh Bontà che largisce senza misura!
Oh
Bontà che tutto può!
Oh
Bontà piena di sapienza!
Infinito è il suo potere, perchè ha tratto dal nulla l'universo creato.
Abbagliante
è la sua Sapienza, poichè la Bontà sapiente ha ordinato i cieli coi moti di
milioni di stelle ed obbediscono alle sue dita amorose anche le minime creature
della terra.
E
tutto il creato con sì grandi meraviglie è ordinato a beneficare le
creature.
III.
- Io amerò dunque Colui che veramente è degno di essere amato. Amerò quella
mente infinita, che si è piegata fino al mio nulla e mi ha dato l'esistenza ed
ogni altra cosa che posseggo, ma sovratutto mi ha dato luce per intendere
della sua Grandezza tanto che mi basta per non smarrirmi e mi ha creato per
innalzarmi alla sua Gloria.
Sì,
che ti voglio amare, o Dio vero, con ogni forza del cuore, amarti ora e senza
posa per tutta l'eternità.
PRATICA. - Atti di ringraziamento per gli innumerevoli benefici di Dio.
29
NOVEMBRE
Iddio
crea gli Angeli e parte di essi l'offendono.
ESORDIO.
- Il regno dei cieli cominciò quando Iddio cominciò la creazione. Non ci
spaventino le grandezze cui andiamo incontro, ma diciamo in adorazione:
«
Dio Padre, alte e meravigliose sono le opere tue ed in esse rifulge la tua
Gloria.
«
Anch'io son opera delle tue mani ed in umiltà e amore ti benedico ».
I.
- Un atto di volontà del Signore bastò a creare il Paradiso immenso e prezioso
ov'Egli pose gli angeli, spiriti purissimi capaci di intenderlo, di amarlo e
di goderlo.
Felici
voi, o spiriti angelici, che poco prima eravate nulla ed or siete sì alti da
somigliare a Dio.
Beati
voi, nei vostri gloriosi cantici di adorazione, di amore e di grazie!
II. - Ma vedete! Un angelo che splende di gran luce, il primo fra gli angeli, Lucifero, amato da Dio, invece di rendere grazie al Creatore che tutto gli ha dato, si innamora, quel superbo, della propria bellezza e potenza e leva la fronte e si dice uguale all'Altissimo.
E
molti angeli lo seguono e si fanno ribelli all'Onnipotente.
Allora
si mostrò la tremenda Giustizia di Dio e diede potenza a Michele Arcangelo
che scacciò dal Paradiso l'ingrato Lucifero ed i suoi infami seguaci.
In
quel mentre Iddio creò l'inferno, che li inghiottì per sempre.
Ed
ai fedeli angeli, che lo adoravano, Iddio scoprì il suo Volto glorioso, che li
fece beati in eterno.
E
li distinse in nove cori di gloria dove i più vicini a Dio si chiamano
Serafini, Cherubini e Virtù, seguono Dominazioni, Principati e Potenze ed
infine i Troni, gli Arcangeli e gli Angeli.
III. - Or mentre ammiri la somma Bontà che t'avvince e ti chiama ad amare il tuo Dio, trema, o anima mia, dinanzi la divina Giustizia, cotanto possente e sì vigilante che il suo occhio penetra il profondo di ogni cuore.
Ma
io mi abbandonerò con amore al mio Dio e tremerò sì, ma qual figlio dinanzi
a Lui.
PRATICA.
- Atti di abbandono alla Divina Provvidenza.
(oggi
si cominciano a recitare le quaranta Ave Maria con le quaranta giaculatorie).
Iddio
crea l'uomo dalla terra e questi l'offende.
ESORDIO.
- Prima di creare l'uomo Iddio intona l'universo ed armonizza per la sua
creatura ciò che potrà elevarne lo spirito e contentarne i sensi.
Ed
ecco nel cielo meraviglioso il sole, la luna e le stelle mai numerate ed in
terra, profusi con divina larghezza, ogni sorta di fiori, di piante e di
animali; in aria uccelli ed in acqua a miriadi i pesci.
Ovunque
ti volgi è vita, è grandezza al servizio dell'uomo: dono di Dio.
Ed
il luogo più incantevole, ch'è il Paradiso terrestre, lo diè in abitazione
ad Adamo.
Or
ti scongiuro, o bontà del mio Signore, ch'io mi serva di tue grandi opere per
la maggiore tua gloria.
I.
- Iddio dalla polvere della terra formò il corpo dell'uomo e vi soffiò un'anima
immortale creata a sua somiglianza coi doni della scienza e della grazia. Lo
elesse signore d'ogni cosa creata in terra e lo circondò con meravigliose
bellezze, gli diede la felicità nel cuore e nei sensi e gli donò financo
l'immortalità.
Solo
gli proibì di toccare i frutti di una pianta chiamata della scienza, acciocchè
da sì facile comando comprendesse la bontà di Dio e l'obbedienza che doveva a
Lui.
Finalmente
volle dargli una compagna e, mentre dormiva, gli tolse una costola. da cui formò
la donna.
Tanto
aveva dunque fatto l'eterno Amore per la felicità dall'uomo. E dopo la terra le
beatitudini del Cielo attendevano i figli di Adamo.
Resisterò
io dunque a si gloriosa Bontà senza precipitarmi incontro vinto da tanto amore
?
II.
- Ma la donna ascoltò la voce del maligno che sotto forma di serpente venne a
tentarla di mangiare il frutto che il Signore aveva proibito di toccare, se no
morrebber.
L'incauta
osò credere di potersi uguagliare all'Altissimo e tolse il frutto proibito
e, dopo averlo mangiato, indusse anche Adamo a ribellarsi al comando di Dio.
Ah,
peccato primo, che siccome ogni peccato, porta seco ogni male! ah, sdegno del
supremo Benefattore che ci toglie gli immeritati doni! Colui che ha osato levar
la fronte e pensar di farsi pari al suo Creatore, si è scontrato nella infinita
Giustizia.
Caduta
l'innocenza, perduta l'immortalità, è cacciato dal Paradiso terrestre, e
maledettati la terra ove l'aspettano la fatica, il dolore, la morte.
Si
è aperta la voragine dell'inferno innanzi ad Adamo ed ai suoi figli.
III.
- Ecco il peccato!
Ecco
l'orrore della ribellione a Dio, mostruosa colpa contro chi tutto ci ha dato.
Odia,
fuggi, abbi ribrezzo del peccare che tutto ti ruba, mentre ti affonda nella
sciagura e nel rimorso.
PRATICA.
- Atti di riconoscenza al Creatore.
1
DICEMBRE
Iddio
vuol riparare la rovina dell'uomo.
ESORDIO.
- L'umanità, ch'era prediletta da Dio, per propria colpa è caduta preda del
diavolo.
Ma
Iddio offeso è già pietoso della disgrazia dell'uomo.
La
bellezza di Dio risplende fra la Giustizia e la
Misericordia.
I. - Colui che Iddio aveva ricolmo di doni è andato contro la Maestà di Dio e l'ha disprezzato tanto da pensare di farsi eguale a Lui. Il miserabile ha offeso il suo Dio per gusto del maligno, ch'è nemico del sommo Bene.
Sicchè
la stessa Giustizia che punì in eterno l'angelo ribelle, così vuol punire la
ribellione dell'uomo e precipitarlo all'inferno senza fine.
Ma
la Misericordia divina s'interpone e cerca le vie pietose per cui si possa
perdonare all'uomo e ritoglierlo dalle grinfe del diavolo ed avviarlo ancora
all'infinito Amore di Dio in cui riguadagnare la somma eredità del Paradiso.
II.
- Davanti la Giustizia infallibile e la Misericordia senza fine del Signore sta
l'uomo colpevole e già condannato.
Ecco:
la Giustizia inesorabile è a guardia della Gloria di Dio.
Ma questa cara misericordia trova nelle sue infinite risorse la salvezza dell'uomo, l'opera che laverà l'oltraggio mostruoso.
III.
- Quale nuova grandezza compirà il meraviglioso riscatto? Chi placherà tanta
offesa all'altissima Giustizia che ha già levata la spada?
La
Misericordia di Dio ha trovato nella sua Sapienza il sublime artificio.
PRATICA.
- Prostriamoci dunque: rendiamo grazie e consacriamoci alla divina Bontà.
2
DICEMBRE
Iddio
vuol farsi uomo e dar la vita per noi.
ESORDIO.
- Giù la fronte in terra, o miserabile. Iddio per salvarti prenderà la tua
carne. Si compierà l'inenarrabile mistero: Iddio si farà uomo per amore. O
Signore, io mi smarrisco; pietà, o Amore, della tua creatura.
I.
- Il peccato, l'ardire, la ribellione dell'uomo levato contro il suo Dio è
colpa si atroce contro la sua divina Maestà, che certo niuna creatura può
pagare per essa.
Potrebbe
mai la creatura umana, ch'è si piccola e limitata, lavare l'oltraggio alla
Grandezza di Dio che non ha limiti?
Non
può. Solo Dio potrebbe soddisfare la propria Grandezza e riscattare la sua
creatura.
Ma
è Lui stesso, ohimè, che il nostro progenitore ha tanto offeso!
Oh,
gloria: Iddio misericordioso manderà l'eterno suo Figlio, sua stessa sostanza,
e si farà uomo; e l'opere dell'uomo, traverso il Figliuolo di Dio,
acquisteranno infinito valore e saranno l'olocausto degno per l'Altissimo
offeso.
II.
- Se veramente tu pensi chi è Dio e chi sia l'uomo qual sarà l'amor tuo per
questo Iddio nostro?
Come
eleverai la tua mente per rendergli grazie e di qual meraviglia e felicità
sarai tutto preso?
Prima
della colpa l'uomo era felice, sì, ma infine era uomo; ed ora invece venne
innalzato a tanta grandezza da essere unito a Dio stesso.
Ormai l'uomo è si grande che la stessa onnipotenza di Dio non può elevarlo di più; da quando una Persona Divina ha preso carne, Iddio s'è congiunto all'umanità.
E la Chiesa in delirio di gioia ne grida: « Oh, felice colpa, che meritò di avere un tanto Redentore! »
III.
- Ma se l'uomo già doveva amar Dio perchè l'aveva creato e gli aveva donata
tutta la terra, or con quale ardore amerà questo Dio, che per puro amore si fa
uomo simile a lui?
PRATICA.
- Atti di riparazione alla Giustizia di Dio.
3
DICEMBRE
Il
Figliuol di Dio si offre al Padre.
ESORDIO. - Su, in cielo, la mente donde scenderà l'opera di tua salvezza.
I.
- Il Figlio, ch'è la stessa Sapienza di Dio oltraggiata dall'uomo, il Figlio
eterno si offre al Padre e per salvar l'uomo si farà uguale a colui, che aveva
avuto l'ardire di farsi uguale al suo Dio.
Ma
qual amore è cotesto che il Figliuol di Dio sì perfettamente felice voglia abbandonare
il suo trono per scendere nel mondo? Lui vestire la nostra misera carne, Lui
cercare e predisporre per sè i crudeli sacrifici d'una vita piena di travagli,
di una morte che tocca le cime d'ogni più straziante dolore, una morte, dico,
anche vergognosa!
E
mentre aveva presente ogni strazio che andava a patire vedere anche l'infame
ingratitudine di tanti uomini per la cui salvezza Egli moveva con tanto amore.
Oh,
tanto amore che, malgrado tutto, si offre e sconterà per noi!
II.
- Egli ti aveva innanzi agli occhi, o ingrato, mentre veniva al mondo e ti amava
come Lui solo può amare mentre sentiva le ferite d'ogni tua offesa ed innanzi
alle tue ingratitudini ed alle tue infauste ribellioni Egli prendeva carne e
si preparava a morire per te.
E
tu, che hai avuto tali predilezioni, tu che aspetti ancora per offrirti a Lui
con tutto l'amore?
III.
- E se non l'ami, povera anima mia, vergognati ed implora grazia per la tua mala
volontà. Supplica Colui, che per amore, senza che tu abbia meritato nulla, anzi
per le tue colpe stesse, si è voluto far uomo, ha voluto tanto soffrire.
E
bada perchè tu l'offendi ancora!
« Ti voglio amare, o mio Dio, abbi pietà di me: ti voglio amare ».
PRATICA. - Imitare il Figliuolo di Dio nella carità per quelli che soffrono.
4
DICEMBRE
Il
Padre dona il Figlio all'uomo.
ESORDIO.
- Su, in cielo, la mente donde scenderà l'opera di tua salvezza.
I. - Se noi amiamo tanto una creatura umana da non poter soffrire che alcuno ne la guardi, qual sarà l'amore infinito con cui l'eterno Padre ama il suo Unigenito? La nostra mente non può comprendere amore sì immenso: e pure è Lui stesso, il divin Padre. che fa scendere il suo Figliuolo nel mondo, che permette ch'Egli si umilii sotto le più vili creature, che soffra ogni atrocità per salvar l'uomo dalla eterna perdizione.
Ecco
in qual modo ci ama il nostro Padre che è nei Cieli, il quale non esita a
sacrificarci l'unico suo Figlio. Oh, provvido e misericordioso Padre che operi
e ci assisti con inesprimibile tenerezza mentre noi così poco ti conosciamo e
poco ti amiamo!
II.
- Ma tu Pensavi, o anima, pensavi mai al tuo Pare e celeste, alla sua Misericordia
nel dare l'unico Figlio che l'uomo trasse a morte sì dolorosa? Ama Iddio ancor
nel Padre, Poichè questi il dolce suo Figlio ti diede e ricorda com'Egli ci ha
insegnato a conoscere ed amare il Padre sovra ogni cosa.
III.
- Padre nostro che sei nei cieli, per l'altissimo dono del Figlio tuo io altro
non ho da offrirti che tutto me stesso.
Qual
vergogna o mio Padre, di essermi allontanato dal tuo affetto per andare verso il
diavolo, che odia te, o Altissimo, e la tua gloria! Ma io non voglio più
tradirti omai e ti domando grazia e perdono per amore, dell'Unigenito
dilettissimo.
PRATICA.
- Preghiamo pei nostri offensori.
5
DICEMBRE
Lo
Spirito Santo nell'incarnazione del Verbo.
ESORDIO.
- Su, in cielo, la mente donde scenderà l'opera di tua salvezza.
I.
- L'amore del Padre e l'amore del Figlio è lo Spirito Santo: e l'opera dell'Incarnazione
è tutta di amore.
Immenso è l'amore santo che operava l'Incarnazione del Verbo per redimere l'uomo ed ottenergli la pace con Dio. Pace che l'Amore eterno tanto desiderava per poter scendere nei nostri cuori a portarvi il fuoco santo e farci palpitare nell'inesauribile conforto di sentirlo sempre a noi vicino, che ci ascolta affettuoso, ci incoraggia nella lotta e ci esaudisce nelle necessità. O Spirito Santo di amore, o mio Dio, lascia che mi abbandoni tutto in te!
II.
- Voglio restare in questo pensiero d'amore, voglio pregare il mio Dio che mi
arda di questo vivo fuoco felice.
Per
me, o Trinità perfetta, per me, Padre mio celeste, mentre io ti tradivo, tu
disponevi la mia salute eterna.
Figliuolo
di Dio, io non ti ho conosciuto e tu già davi la vita per me.
Spirito
d'Amore, io non ti ho amato e tu con immenso amore già volevi il mio più gran
bene: la mia resurrezione dal male e la redenzione.
III.
- Come amerò un Dio sì grande, come dovrò dare, il mio cuore a Trinità sì
amorosa?
Indegno
amore è il mio, ma pur ti amo, o Signore, come posso, perchè tu lo desideri
e lo comandi.
Padre
mio, che sei nei cieli, ti amo ed in eterno sarò tuo figlio.
Figliuolo
dell'Altissimo, ti amo e sarai il mio gloriosissimo fratello.
Spirito
Santo, ti amo e l'anima mia sarà la tua sposa in eterno.
Ora
confido in te, o mio Dio, perchè la speranza nasce nel pensare a te ed alla tua
bontà.
E
ti benedico, ora e sempre.
PRATICA.
- Combatterò il mio difetto predominante.
6
DICEMBRE
Il
Figliuolo di Dio aspetta la sua Incarnazione.
ESORDIO.
- Su, in cielo, la mente donde scenderà l'opera di tua salvezza.
I.
- Come l'Eterno Padre ebbe
determinato che il suo Figliuolo si facesse uomo per salvare le anime nostre,
il Verbo Eterno con infinito desiderio attendeva di poter compiere questa sua
opera d'amore. Già prediligeva l'ora in cui sarebbe cominciata; pur sapendo
quante anime lo avrebbero ripagato con la più abominevole ingratitudine, sempre
più desiderava di veder giungere l'ora in cui sacrificarsi per noi. Ma Egli
vedeva anche le anime beate che dovevano innamorarsi di sua bellezza, amarlo
teneramente in vita e poi goderlo per sempre in Cielo.
Il Signore per tutti i secoli mi amò tanto e tanto desiderò di salvarmi ed io ho passato la mia vita ad offendere la maestà di sua legge e la bellezza del suo amore. Oh, gaio Signore buono, dammi le lagrime ch’io pianga la mia sciagurata ingratitudine!
III.
- Sono ancora in tempo da oggi voglio cominciare; da questo momento stesso e
finchè io viva, o Gesù dolce, tutto il mio tempo lo dedicherò a Te, tutto a
Te, o mio Gesù. Perchè voglio amarti per sempre in Cielo e, da ora, non più
staccarmi dal tuo seno.
PRATICA.
- Userò dolcezza con tutti
7
- DICEMBRE
(Vigilia
dell'Immacolata Concezione).
Il
Signore dall'Eternità elegge Maria Vergine per sua madre.
ESORDIO.
- Su, in cielo, la mente donde scenderà l'opera di tua salvezza.
I. - L'altissima Trinità è rivolta a Maria. Il Padre celeste la elegge sua figlia, il Figlio la elegge sua madre, e lo Spirito Santo sua sposa. E l'adornano e l'arricchiscono di grazie e ne fanno la più bella creatura agli occhi di Dio. Rallegrati, anima mia, di tanta sorte della tua affettuosa protettrice.
II.
- Per essere madre dell'Altissimo Ella nacque senza la macchia del peccato
originale che è comune ad ogni figlio di Adamo e fu così elevata al disopra di
tutta l'umanità ed in questa sua grandezza redenta.
E
nell'ora di sua concezione Ella ebbe dall'Onnipotente tale grazia santificante
che la innalzò su tutti gli angeli e sovra i santi più perfetti. Talchè ora
risplende in Paradiso di una gloria assai più grande di quanta ne godano
tutti insieme gli spiriti beati del Paradiso.
Grandezza
di Maria Vergine così inaccessibile che solo Dio la può comprendere!
III.
- Mentre la maggior Vergine è eletta dal Signore per madre del suo Figlio,
viene ancor data per madre a tutte le anime fedeli. Ed Ella è divenuta la madre
nostra con tanto amore, che parrebbe quasi far conto eguale di essere la madre
di Dio come di essere la madre nostra, di noì, miserabili colpevoli.
Maria purissima sa di essere madre di Dio, perchè noi siamo peccatori e la Santa, Chiesa così, con forza, la scongiura: « Non aborrire. i peccatori, senza i quali non saresti mai stata degna di un tanto Figlio».
Così,
più che mai confidente, come figlio pregherò la mia affettuosa madre, perchè
mi ottenga l'amore del suo Unigenito che da tanto tempo sospiro.
PRATICA.
- Voglio essere pronto nell'obbedienza.
(Festa
dell'Immacolata Concezione).
Nasce
Maria.
ESORDIO.
- Vedi, o anima mia, come il Signore prepara il Tabernacolo di grazia,
l'eletta delle Vergini, che porterà in seno l'altissimo Figliuolo di Dio.
I.
- Ecco che Iddio ha formato il suo Corpo tanto bello e pur velato di si dolce
modestia che, a vederla, suscita alti desideri di virtù e dà vita ad un
amore così puro che non può sfiorarlo, manco un fantasma di impurità.
Ell'è la Vergine nel cuore, nel volto, nell'incedere grazioso e santo.
Dal
cuore stesso di Dio uscì allora lo Spirito vivificatore di un tale corpo, e fu
quest'anima sì bella, riuscì fiorita di tali grazie, di virtù sì smaglianti,
che lo stesso Iddio creatore si innamorò di sua creatura e si dispose anche
più ad arricchirla di doni.
II.
- Fra tante ricchezze l'anima di Maria nell'ora di sua concezione ebbe anche
un uso di ragione sì luminoso e chiaro, che fin d'allora vide e comprese la
grandezza dei doni avuti da Dio e subito, piena di riconoscenza, all'apparire
della vita, per primo suo atto si voltò ardente di meraviglioso amore a Dio.
E l'Altissimo così si compiacque di tale amore, che subito le accrebbe la sua
grazia e Maria, innamorata, più ancora ardeva ed il Signore, invincibile
nel donare, sempre più l'arricchiva.
Questa
è la vita della Madre di Dio amare sempre di più l'Altissimo e da Lui sempre
più ricevere nuove grazie onde accumulare tanta grazia di santità che la fece
Regina dei cieli e della terra.
III.
- Opra di Dio bellissima in cui ti compiacque Dio stesso, gli angeli esultano
in ammirarti e tutto il mondo, o Maria, si rallieta in te. Anche l'anima mia
vuol accompagnare l'universo nel suo cantico di gioia per la gloria di Dio e per
la tua grazia, o Maria.
E
benedico il seno di tua madre, santa Anna, in cui si è compiuta l’pera di Dio.
PRATICA.
- Vedrò Dio nei genitori e nei superiori.
9
DICEMBRE
Gabriele
annunzia a Maria l'Incarnazione del verbo.
ESORDIO.
- L'infinito amore di Dio è volto pietoso verso l'uomo.
Maria, l'ardente Vergine di quattordici anni, è protesa al cielo nel desiderio immenso dì vedere la redenzione del mondo.
Tutto
il Paradiso riguarda la terra avvolta di tenebre, perchè è vicina l'ora in
cui scenderà la luce nel mondo.
I.
- È giunto il tempo che, piangendo, invocarono i profeti. Da quattromìla anni
l'uomo si dibatte fra il demonio ed il peccato in tragica schiavitù, quando
Iddio, mosso a pietà di noi, vinto dalle suppliche della Purissima, che aveva
eletta per sua Madre, inviò dai cieli l'arcangelo Gabriele a Maria. Era la
mezzanotte del 25 marzo e la Vergine pregava, quando Gabriele giunse a Lei per
annunziarle la grande parola di Dio: « Tu concepirai in seno e partorirai
un Figlio, cui porrai nome Gesù... E regnerà in eterno su la casa di Giacobbe
ed il suo regno non avrà fine ».
Gli
uomini e gli angeli stessi non possono comprendere l'immensità di un tal
decreto: la grandezza di Dio che si vestirà di nostra misera carne.
Cosi
l'arcangelo del Signore, reverente innanzi a l'umile fanciulla di sì alti
destini, le portò quelle parole in cui è tutta la salute del mondo.
II.
- Come accoglie l'Umilissima un annunzio sì grande? Oh, Ella, sebbene cotanto
illuminata, non poteva immaginare opera sì gloriosa e, nella sua meraviglia,
non sa pensare ad altro che al sacro tesoro di sua verginità.
E
lo dice tremante all'angelo che rassicura l'Immacolata: « Lo Spirito Santo
scenderà in Te e la potenza dell'Altissimo ti adombrerà ».
« Ecco l'ancella del Signore, rispose Marìa umile e dolce, si faccia in me secondo la tua parola » .
Questo
fu il gran consenso, che magnificó il Signore ed in cui esultarono i cieli e la
terra.
III. - Ammira l'opera del Signore e rallegrati, anima mia, chè vicina è l'ora di tua salute. Apparecchia il cuore nell'umiltà e nella purezza perchè grazia sì grande non ti sorprenda in troppo grande indegnità.
PRATICA.
- Terrò discorsi devoti ed edificanti.
10
DICEMBRE
Lo
Spirito Santo forma il corpo di Gesù.
ESORDIO. - Vedi il Padre Celeste che invia il Figliuolo tra gli uomini; il Figlio che sta per farsi uomo e lo Spirito Santo disceso in Maria, che è tutta assorta nel gran mistero di Dio.
I.
- Col puro sangue della Vergine lo Spirito divino forma quel piccolo corpo che
riceverà anima sì grande. L'alto mistero sta per compiersi: è preparata la
minuscola sede al Re della gloria.
Come dirò io la meraviglia dell'universo che vede il suo Signore pronto a vestirsi di un tal corpicino ?
II.
- Ecco il piccolo capo donde nasceranno sì alti pensieri da rendere gloria al
Padre Celeste e salute al mondo. Questa è la piccola lingua che pronunzierà i
divini insegnamenti in cui è la luce dei secoli.
Vedi
le piccole orecchie che ascolteranno le suppliche di tutto l'universo e le
manine che beneficheranno senza posa gli uomini, operando le più grandi
meraviglie.
E
finalmente guarda ed adora questo piccolissimo cuore in cui risiederà l'Amore
infinito e che diverrà il simbolo della tenerezza divina per le sue ingrate
creature.
Oh,
mio Gesù, voglio nascondere il tuo piccolo cuore dentro al mio, perchè mi
insegni a palpitare solo per te.
III.
- Ma la sciagurata malvagità delle creature prepara una sorte atroce a questo
sacro corpicino!
Coroneranno
di spine il capo delicato e perfetto e lo percuoteranno con una canna,
trapasseranno con grossi chiodi quadrati le mani ed i piedi, strazieranno le
divine membra con battiture feroci che apriranno le carni e, morente, gli
verseranno sulla lingua il fiele ed il sacro Cuore che tanto ama l'uomo, sarà
dall'uomo squarciato con un colpo di lancia.
Sono
i peccati miei la causa di tanto martirio: dammi le lagrime, o Gesù, lagrime
ardenti per piangere colpa si abominevole.
PRATICA.
- Sarò modesto nel portamento.
Iddio
crea l'anima e l'unísce al corpo ed alla Persona del Verbo.
ESORDIO. - Vedi il Padre Celeste che invia il Figliuolo tra gli uomini; il Figlio che sta per farsi uomo e lo Spirito Santo disceso in Maria, che è tutta assorta nel gran mistero di Dio.
I.
- Se l'anima di Maria fu sì bella, da innamorare il Creatore, qual nuova bellezza
uscì dal cuore di Dio quando creò l'anima del Figliuolo incarnato? Fulgida
come luna è Maria, e sole di gloria è Gesù.
E
l'anima perfetta innanzi agli occhi dell'Eterno si unì al corpo senza macchia
formato dallo stesso Spirito Santo con nuova opera divina.
II.
- Nell'istesso momento l'anima unita al corpo si congiunse ancora a l'alta
persona del Verbo.
Così
si unì l'umana natura in corpo ed anima alla natura divina nella persona del
Figliuolo di Dio.
E
Iddio divenne uomo e l'uomo divenne Dio.
Oh,
mistero d'amore in cui Iddio per me tanto s'umilia da diventare uomo ed innalza
l'uomo, che l'ha offeso, a tanta altezza da farlo diventare Dio!
III.
- La Purissima serba la sacra sua verginità e diviene la vera Madre di Dio. E'
Vergine, pere ha concepito per opera dello Spirito Santo. È Madre di Dio, perchè
nel suo seno, di suo sangue nutrito; si termina la generazione del Figlio suo,
la cui Persona è divina.
Non
ti trattenga il timore dall'amare Persone sì alte, o anima mia. Ma, pur con
sacro timore, ama e confida in Gesù vero Dio e vero Uomo ed in Maria vera Madre
di Dio, poichè Gesù Cristo è l'amore stesso e Maria la Madre dell'amore.
Ovunque tu guardi l'opera della Concezione non troverai che amore, in
qualunque momento la consideri incontrerai l'amore e non altro che amore per te
ed amore sempre.
PRATICA. - Mi mostrerò amorevole e lieto, anche se avrò, qualche dispiacere.
12
DICEMBRE
Sacra
Umanità di Gesù Cristo.
ESORDIO. - Guarda la bellezza del Bimbo divino nel seno della casta sua Madre. Di Lui è stato scritto: « Egli è il più bello tra i figli degli uomini ». Ed è di questo Gesù sì bello che devi innamorarti, o anima mia.
I.
- La bellezza del mio Gesù sì nell'anima che nel corpo risplende per
l'unione col Verbo divino.
Per
questo vi era tanta grazia e santità nella sua anima, quanta ne ha ora che
siede glorioso alla destra di Dio Padre. Sì bella e perfetta fu sin
dall'istante di sua creazione, perchè già d'allora l'anima sua ebbe la chiara
visione di Dio cui era unita.
II.
- Così il corpo del Figliuolo di Dio avrebbe dovuto godere la perfetta felicità
che appartiene al Signore s'Egli non ne avesse fatto olocausto al Padre per
salvare quella crudele umanità, che approfittò del suo consenso per straziare
con tanta ferocia e coprire di obbrobri il santo suo corpo.
Ma
volle Iddio che nella sua figura restasse quella divina bellezza da cui sono
avvinte tutte le anime predilette, che guardano Gesù senza saziarsi mai in
casto amore ed in eterna gioia.
Perchè
gli angeli ancora desiderano posare in Lui i loro sguardi.
III.
- Solo l'anima mia, colma d'ingratitudine, non s'innamorerà di Gesù? Non
penserà a Colui che per amor nostro scese nel mondo a soffrire, Egli ch'è il
donatore della felicità?
Ma
io amerò Colui che tanto mi ama ed Egli mi insegnerà a meditare il suo amore e
la sua bellezza.
PRATICA. - Sopporterò paziente ogni ingiuria.
13
DICEMBRE
La
Ss. Trinità ed il Verbo incarnato.
ESORDIO. - Ecco il tuo piccolo Gesù chiuso nel seno della Vergine; ecco il Verbo di Dio nascosto sotto la povertà di nostra carne.
Ed ancora, o uomo, pensa che il tuo nuovo fratello è il Figliuolo di Dio, inseparabile dal Padre e dallo Spirito Santo in Lui vi è tutta l'altissima Trinità di Dio.
I.
- L'amorosissimo Padre tanto si allietò nel vedere il Figlio fattosi uomo che
per due volte fece udire dall'alto la sua voce al mondo: « Questo
è il mio Figlio diletto, in cui mi sono compiaciuto ».
Ed il Signore guardava il Figlio santo che andava ad onorare il nome del Padre
e, col sacrificio di se stesso, avrebbe cancellata l'offesa dell'uomo alla sua
gloria altissima.
Già
l'Eterno vedeva il dolce Maestro che gli uomini avrebbero crocifisso e che per
lo strazio di sua morte, con le trafitte mani ancora sanguinanti, avrebbe chiuso
all'uomo le porte dell'inferno e spalancate quelle dei Cieli. E l'anime da Dio
create, seguendo il loro glorioso Redentore, sarebbero accorse a cantare in
eterna felicità la Misericordia dell'Altissimo.
II.
- Si allietò il Verbo nell'unirsi finalmente all'umanità, come dai secoli
aveva desiderato. E gli piacque di essere simile all'uomo da Lui tanto amato.
Solo
io dunque non avrò desiderio di imitarti, o mio Gesù buono, che ti sei vestito
di tutte le mie miserie con tanta gioia ed amore?
Solo io, o Signore, non cercherò di rialzarmi dal mio fango, pestar coi piedi le vanità di questa terra e portare il mio spirito accanto a te che ti sei umiliato così da chiudere la gloria del Creatore nelle spoglie della creatura?
III.
- Come il Padre e come il Verbo così lo Spirito Santo si allieta nella sua
opera d'amore.
Per salvare l'uomo l'Amore è sceso in terra, l'Amore arde nel petto della Vergine, si diffonderà tra i fratelli, prenderà tutte le anime predilette del mondo ed esse offriranno palpitanti i loro affetti a Gesù, fine santissimo dell'opera mirabile.
Ed
io, senza tregua, domanderò al Signor mio di darmi il suo amore.
PRATICA.
- Pregherò Gesù di unirmi ai suoi patimenti.
14
DICEMBRE
La
Ss. Trinità ed il Verbo incarnato.
ESORDIO.
- Fermati, o anima, nel pensiero del piccolo Gesù chiuso in seno alla
Vergine. La grandezza di Dio è qui, in questo bimbo che apre le labbra al primo
respiro.
Tu
che insuperbisci del tuo nulla guarda ed impara di quanta umiltà si è vestita
la vera gloria.
I.
- Gesù Cristo, che in eterno era stato nel Padre quale Dio, ora incomincia a
vivere quale uomo nel seno della santa Madre Maria.
La
vita divina di Gesù era un atto di amore infinito; la sua vita di uomo è un
meraviglioso moltiplicarsi dell'amor suo.
Se
amò nel cuor divino il Celeste Padre, ora fin dal seno della pura Maria lo ama
con cuore umano ed ama ancora tutte le anime per cui è sceso a portare la via,
la verità e la vita.
Tanto
le ama ch'è pronto a sopportare per esse ogni strazio ed ogni sacrificio; dal
momento in cui principia a vivere fra di noi e fino a quando s'immolerà sovra
il Golgota.
II.
- Tu vedi bene, anima mia, che non ci è possibile parlar di Gesù senza che ricorra
sempre sulle nostre labbra la parola: Amore. Piegati dunque ed intenerisci il
tuo cuore: se la vita di Dio fu tutto amore per te, volgiti anche tu ad amar Dio
che ti ha creata, Iddio, tua forza e tua salute, Iddio che si è fatto uomo per
te.
Se
nel suo amore comincerai a vivere e nel suo amore finirai i giorni terreni, Egli
t'accoglierà nel suo amore eterno e nell'imperitura felicità.
III. - Ma; tu, o ingrato, come hai vissuto lontano ed immemore del tuo Dio! Non per tua colpa sino all'età di ragione, ma quando coloro che t'amano cominciarono a parlarti di Lui ed a narrarti i suoi benefici immensi, tu, con l'aprirsi dalla mente, invece di adorarlo hai cominciato ad offenderlo.
Sei
andato contro la sua legge e contro la sua parola ed ora, che gli anni sono
trascorsi e forse s'avvicina l'ultimo dei tuoi dì, neppur ora, dinanzi
all'eternità terribile, ami Colui che sovra ogni cosa vuol essere amato.
Non
solo, ma l'offendi e preferisci a Lui il peccato, suo mortale nemico.
Bada,
mentre sei ancora in tempo: pensa a te stesso. Guarda Gesù ed impara da Lui a
respirare pel solo Dio.
Piangi
il tuo passato ed ama per tutto l'avvenire.
PRATICA.
- Seguiró le ispirazioni della grazia.
15
DICEMBRE
Gesù
si offre al Padre.
ESORDIO.
- Fermati, o anima, nel pensiero del piccolo Gesù chiuso in seno alla
Vergine. La grandezza di Dio è qui, in questo bimbo che apre le labbra al primo
respiro.
Tu
che insuperbisci del tuo nulla, guarda ed impara di quanta umiltà si è vestita
la vera gloria.
I. - Nel suo primo palpito Gesù amò il Celeste Padre e si offerse a Lui in olocausto per tutti gli uomini. Così mentre cominciava a vivere, già donava la sua vita per noi.
E
nell'offrire il sacrificio mirabile Egli vide tutta l'umanità sofferente ed il
suo sguardo si posò con amore sovra di te, o anima mia, e per te si offerse di
placare l'eterna Giustizia come se tu sola esistessi al mondo. Poichè quella
era l'ora in cui "si affermava la volontà dell'Uomo-Dio di strapparti al
demonio, salvarti dalla perdizione per chiamarti figlia dell'amor di Dio ed
aprirti le porte della beatitudine.
II.
- Ma la sua offerta non era soltanto un generoso desiderio, ma un dono reale,
con tutta la conoscenza del prezzo del sacrificio.
Poichè Egli aveva ben presente le pene, le umiliazioni, i travagli dei trentatrè anni di sua vita; dinanzi a Lui era la straziante passione e già vedeva la terribile agonia e l'atroce Calvario.
Vide
e con amore volle ed offerse al Padre tutti questi tormenti e l'ignominiosa
morte per te, anima ingrata e prediletta.
III.
- Se, malgrado tutto, non hai neppure pensato a sì grandi prove dell'amore
del tuo Gesù e lo hai tradito per inseguire quelle illusioni che crollano
appena raggiunte, ora almeno volgi l'anima al dolore e trova in te le
benefiche lagrime del pentimento.
Piangi
e chiama il tuo dolce Bene, che ancora ti aspetta e per carità ti domanda di
preparare il cuore a ricevere tutte le grazie ch'è ansioso di donarti.
PRATICA.
- Soccorrerò qualche bisognoso.
NOVENA
DEL SANTO NATALE (16-24 Dicembre).
Incomincia
a preparare la capanna, ove la notte di Natale porrai il Bambino Gesù ornato di
fiori ed illuminato da ceri ardenti. Procura che la capanna sia fatta bene e
con verosimiglianza; destinale, se è possibile, il miglior posto di tua casa
ed. apparecchiala un po' in alto, così che sia possibile inginocchiarvisi
dinanzi. Ma sovratutto e più che mai prepara l'anima tua.
Durante
questi nove giorni recita, oltre le quaranta Ave Maria, nove Pater ed
Ave in onore dei nove mesi che Gesù stette in seno alla Purissima, e dopo
le preghiere ripeti questi versi sul motivo della nota canzoncina « Tu scendi
dalle stelle »
Pietà
di noi, Signor, che aspettiamo
Il
Santo che hai promesso al Padre Adamo;
Venga
presto il Redentore,
Porti
al mondo il vero amore.
O
Dio possente,
Ascolta
il pianto e il grido di tua gente!
ESORDIO.
- Unisciti, anima mia, a Gesù che vive nel seno della Madre; vedi quali
meraviglie Egli opera prima di nascere e pregalo di darti forza e luce per
seguire i suoi esempi.
I.
- Il primo sguardo dell'anima di Gesù si volse al suo Creatore di cui mirò; la
sfolgorante Divinità nell'infinita gloria delle tre Persone e vide l'anima di
Gesù ch'era unita alla persona del Figliuolo di Dio e fu ripiena di felicità.
Si volse allora all'Altissimo con tale atto di amore che superò l'amore di tutti gli uomini viventi e futuri, poichè il suo atto umano si congiunse all'inarrivabile potenza della Divinità.
II.
- L'altezza di Dio si appagò del primo atto d'amore dell'anima di Gesù, che
gli rendeva onore degno di sua grande Maestà.
E
la giustizia del Signore vide in quella ora lavarsi la macchia di Adamo.
Ma
Gesù continuò ad onorare il Padre suo ed a spendere tutta la sua vita per la
gloria dell'eterno Genitore.
III.
- Gesù ci ammaestra, prima di nascere, come dobbiamo amare il nostro celeste
Padre, c'insegna a porre i nostri sguardi in Lui ed a cercare sempre l'onore di
Dio in ogni nostra azione, in ogni momento della nostra vita.
Ma fino ad ora ben poco io ho guardato al Signore nelle mie azioni e per questo il più delle volte io l'ho offeso, ma ora voglio, o Dio mio, mettere tutta la mia volontà per avere sempre dinanzi a me l'onore tuo e vivere, lavorare e sperare nella tua gloria immortale.
17
DICEMBRE
(2° Giorno della novena).
ESORDIO. - Unisciti, anima mia, a Gesù che vive nel seno della Madre; vedi quali meraviglie Egli opera prima di nascere e pregalo di darti forza e luce per seguire i suoi esempi.
I.
- Dopo il suo Creatore si volse Gesù a guardare la casta Madre che gli aveva
dato il corpo e lo serrava nelle viscere con tanto amore e con santa divozione.
Come si compiacque innanzi alla dolce umanità di Maria, la Vergine piena di
virtù e di grazie!
Ella apparve al Figliuolo di Dio così santa, e degna di essere amata, ch'Egli cominciò ad arricchirla di nuove grazie e di altri privilegi.
Ed
allora quello stesso Gesù, che fece esultare Giovanni in seno ad Elisabetta,
qual gioia e qual fiamma avrà suscitato -nel cuore e nel sangue di sua Madre
stessa?
L'Iddio
in Lei fattosi carne e che in Lei viveva e si compiaceva, quali meraviglie
d'amore, quali inaudite beatitudini avrà largito alla purissima Vergine?
II.
- Ecco i doni, ecco il bene che si può avere serrando Gesù nel cuore. Queste
sono le ricchezze che il nostro amoroso Signore porta a quelli che cercano di
preparare se stessi come un tabernacolo per il Santo dei Santi.
Ma
quante volte io invece ho ricevuto il mio Dio nella freddezza e nell'incoscienza
e senza liberarmi di tanti difetti che mi rendono indegno del più puro, del più
ardente fra gli amanti
Quando
sarà dunque, o mio Dio, che questo cuore si pronto a posarsi sovra ogni
.miserabile affetto di quaggiù, quando mai vorrà elevarsi all'amore di Te, Verità
e palpito di tutto l'universo?
III.
- O anima mia, ascolta le voci e gli instancabili richiami del tuo Diletto. Se
tu vorrai finalmente essere tutta del tuo Gesù, allora Egli stesso, posando su
te il suo sguardo, ti farà degna di tanto amore e scenderà in te con la sua
grazia e la sua consolazione.
E tu, Vergine potentissima, aiutami e preparami a ricevere il divino tuo Figlio, ammaestrami nelle vie che tu hai seguito, ed ottieni a me il dono dell'umiltà e della purezza con cui salire alla predilezione di Dio.
18
DICEMBRE
(3° Giorno della _novena).
ESORDIO. - Unisciti, anima mia a Gesù che vive nel seno della Madre; vedi quali meraviglie Egli opera prima di nascere e pregalo di darti forza e luce per seguire i suoi esempi.
I. - Dopo aver guardato al suo Creatore ed alla santa sua Madre, Gesù, dalle viscere materne, guardò il genere umano e vide gli uomini passati, viventi e futuri avvolti nell'orgia del peccato, spinti senza tregua all'abisso ed al male da Satana, principe del mondo. Dinanzi a sì terribile spettacolo l'amor divino si commosse e, poichè era giunto il tempo della redenzione, il Figliuolo di Dio si offerse all'Eterno in olocausto per tutte le anime del mondo.
II.
- In quell'ora l'Iddio, che scruta i cuori e le viscere di ognuno, vide tutte le
tue miserie, o anima mia, e tutte le tue abiezioni e gli spaventosi pericoli che
ti minacciano. E preso da infinita pietà, Gesù, pieno d'amore, avrebbe fatto
per te solo il meraviglioso sacrificio ch'era abbondante a tutta l'umanità.
III.
- Si può forse concepire un amore più grande e sarà possibile scusare l'ingratitudine
dell'anima mia, che dopo si grandi prove d'amore ha offeso Gesù e l'offende
ancora? E il Figliuolo di Dio vide, fin da quel tempo, le mie ingratitudini e
pregò l'eterno Padre di perdonarmi.
Ti
ringrazio, o Gesù, e voglio amarti con fervore dì riconoscenza.
19
DICEMBRE (4°
Giorno della novena).
ESORDIO. - Unisciti, anima mia, a Gesù che vive nel seno della Madre; vedi quali meraviglie Egli opera prima di nascere e pregalo di darti forza e luce per seguire i suoi esempi.
I.
– Oh, il gran mistero della misericordia e della giustizia divina per cui Gesù
trascorse nove mesi nel seno materno a perfezionare il proprio corpo, come uno
qualunque di noi mortali!
Ma
in questi giorni di attesa quali atti di amore alla gloria del Padre e quale divina
comunione alla dolce Vergine che sentiva l'immensità e s'illuminava della
presenza di Dio! Gesù, sempre tenendo gli occhi alla travagliata umanità,
continuava a supplicare l'eterno Genitore di placare la sua alta giustizia
sdegnata contro gli uomini insaziabili di male e di peccato!
II.
- Già in questi nove mesi vedeva Gesù le fatiche, le privazioni, i dolori che
l'ingratitudine degli uomini gli avrebbe preparato. Stavano bene dinanzi ai suoi
occhi le disgustose figure del malvagio Erode e dei sacerdoti pieni d'ipocrisia,
già conosceva i tradimenti degli amati discepoli, vedeva le corde, i
flagelli, le spine, i chiodi e la croce; mirava la straziante morte che
l'attendeva e, nel suo immenso amore, desiderava che si affrettasse l'ora del
soffrire per avvicinare il tempo della redenzione di tanti ingrati!
III.
- E pure Egli sapeva che non sarebbe bastato il discendere di sua Grandezza
in misera spoglia umana, che non sarebbe bastato saturarsi di umiliazioni e di
obbrobrii! Egli sapeva che la sua amorosa parola, le sue fatiche, i suoi
miracoli, le lagrime, il suo sudore di sangue, l'atrocità dei suoi dolori e
la sua terribile morte non sarebbero bastate ad intenerire il cuore di tanti
uomini, che, pur conoscendo sì meravigliose prove dell'amor divino,
avrebbero continuato a vivere nel peccato e correre ostinatamente verso la
perdizione, incuranti persino del sangue del loro Iddio!
Ma
io era con costoro nel far soffrire Gesù sin dall'utero materno!
O
Gesù, o Madre mia, aiutatemi, non vi voglio offendere più.
20
DICEMBRE
(5° Giorno della novena).
ESORDIO. - Unisciti, anima mia, a Gesù che vive nel seno della Madre; vedi quali meraviglie Egli opera prima di nascere e pregalo di darti forza e luce per seguire i suoi esempi.
I. - L'anima di Gesù operava senza posa, ma il corpo rinchiuso nel seno materno, nulla ancora poteva per la salvezza delle anime. Ed Egli, che per gli uomini si era vestito di carne, attendeva desideroso l'ora di comparire nel inondo e cominciar le sue opere umane dal primo sorriso del presepe sino all'ultimo grido del Golgota.
II.
- Considera, anima mia, com'è mirabile l'amore di Gesù Cristo per noil
Mentre sarebbe bastata la sua preghiera per ottenere il perdono agli uomini.
Egli vuole invece operare ed affaticarsi e sacrificarsi per placare la divina
giustizia e non solo salvarci, ma anche mostrarci come ci dobbiamo conservare
nella via della salute. Cosi la sua vita stessa ci ammaestra che non bastano
le parole e le preghiere, ma occorrono le opere per servire Iddio ed amare i
nostri fratelli.
III.
- Ma le opere mie non furono sino ad oggi rivolte alla gloria di Dio ed al suo
amore.
Ho
preferito la vanità del mondo alla divina verità, la mia lingua ha servito
alla collera, i miei occhi hanno goduto delle bellezze di un giorno, il mio
corpo ha cercato di saziarsi sempre nel brutale egoismo! E l'anima mia, che
avrebbe dovuto essere la sposa di Cristo e la signora della carne, s'è
lasciata trascinare appresso ai piaceri del corpo.
Ma,
ora ripeterò con il Profeta: « Il mio Diletto è mio ed io sono del mio Diletto».
21
DICEMBRE
(6° Giorno della novena).
ESORDIO. - L'anima della Santa Vergine esulta di gioia all'approssimarsi dell'ora invocata dai profeti e le mani della Castissima lavorano instancabili a preparare le vesti del Figliuolo divino. Accostiamoci alla Beata Madre nell'amorosa vigilia ed impariamo da Lei a preparare le anime nostre alle grazie del Signore.
I.
- S'avvicinava il tempo del parto e la Vergine contava i giorni e l'ore e ardeva
nel desiderio di vedere l'Altissimo Iddio che per amore degli uomini veniva al
mondo piccolo ed ignudo come un bimbo qualunque.
E
la santa Maria sospirava il momento di serrarlo finalmente fra le braccia e di
baciarlo con immenso amore materno e con devozione di figlia e dedicare a Lui
tutta la sua esistenza.
II.
- Oggi la Santa Chiesa canta: « Non temete, poichè il quinto giorno verrà a
voi il Signore nostro ».
Anche
la Chiesa, augusta nostra Madre, conta i giorni con Maria Santissima; il tempo
sembra lungo alla diletta sposa di Cristo, che aspetta di veder nascere in terra
il Figliuolo di Dio.
I
cieli avvampano di desiderio e tu sola, anima mia, resisterai al fuoco del tuo
Diletto che viene portando il sublime dono dell'amore?
III.
- Ecco: io intendo il castigo che è serbato a quelli che hanno dato il loro
cuore alle vanità ed agli inganni del mondo!
Quanto
mi è difficile, dopo avere per tanto tempo perseguito i piaceri della terra,
com'è difficile per me innalzare il mio cuore alle meraviglie dell'amor divino!
Ma
tu, o Signore, tu hai visto la mia miseria ed hai avuto pietà e, s'io freddo ed
inerte non sono riuscito ad elevarmi, tu ora stai per discendere in terra fino a
me e siccome sublimasti la fredda stalla di Betlemme, così innalzerai ed
arderai il mio cuore alle grandezze dell'amore tuo.
ESORDIO.
- L'anima della Santa Vergine esulta di gioia all'approssimarsi dell'ora
invocata dai profeti e le mani della Castissima lavorano instancabili a preparare
le vesti del Figliuolo divino. Accostiamoci alla Beata Madre nell'amorosa
vigilia ed impariamo da Lei a preparare le anime nostre alle grazie del Signore.
I.
- Il grande avvenimento che sconvolgerà il corso dei secoli è ormai vicino.
La trepida Vergine di Nazaret affretta le sue ultime cure per riordinare ed
abbellire la povera casa in cui verrà ad abitare il Fanciullo divino e cuce
ancora pannolini e vesticciole pel bimbo cotanto atteso e spiega e ripiega il
lavoro già fatto e sospira perchè non può fare di più.
Il
santo suo Sposo ha preparato la culla, pare che niente più manchi, eppure
l'amore premuroso ha sempre qualcosa di nuovo da suggerire, qualche altro lavoro
da farsi con intenso affetto e sconfinata devozione.
II.
- Oh, quale rimprovero per me nelle sante premure dei due Sposi di Nazareth!
Quali preparativi ho saputo fare io, quali cure mi diedi per ricevere in me il
Dio vivente? In quale stato trovò il mio cuore il Re della gloria che discese
fino a me?
Io
non seppi mai ornare la mia casa di umiltà, nè vestirmi di purezza per correre
incontro all'Amor mio, nè mai sono riuscito a suscitare in me un affetto ardente
che fosse degno della sua infinita bellezza.
III.
- Mancano ormai due giorni soltanto alla discesa del mio Bene. Ancora due
giorni ed Egli mi svelerà il suo volto sorridente e vedrò l'amore di tutti i
secoli nella tenera bellezza del roseo bimbo di Betlem.
Ecco
giunge lo sposo. Mi affretterò a mondare l'anima mia con una santa confessione,
raschierò l'immondezza delle mie passioni mortificando i sensi, domanderò
senza posa all'adorata Vergine una fiamma del suo santo amore.
23
DICEMBRE
(8° Giorno della novena).
ESORDIO.
- Già prossima al parto, Maria Santissima deve accompagnare il casto suo sposo
a Betlemme.
Accompagnati,
anima mia, ai due Santi del Signore in quel lungo cammino, per le strade
ingombre di gente che da ogni parte accorre per obbedire agli ordini dell'imperatore
romano.
I.
- Già la fervida Vergine aveva preparato, come meglio le era riuscito, la
casa di Nazareth, quando il Signore venne a sconvolgere i suoi disegni. Poichè
l'Altissimo aveva designato di nascere come il più povero dei pellegrini,
senza casa, senza cure d'amici o di parenti, dispose che Cesare Augusto
ordinasse a tutto il mondo a lui oggetto il censimento della popolazione e
doveva ogni suddito recarsi alla propria città natale per farsi iscrivere nelle
liste ordinate.
Partirono
adunque i santi Sposi per raggiungere Betlemme loro città in obbedienza
all'editto dell'imperatore.
Cosi, poco prima della nascita, Gesù è portato con faticoso travaglio nel seno dell'umile Vergine, sì pronta ed ossequente a far la volontà di Dio.
II. - Prima, ancora di nascere, Gesù ci mostra come dobbiamo inchinarci ai voleri dell'Altissimo ed obbedire prontamente anche quando ci appare più dolorosa o difficile la nostra sommissione.
La
nascita di un bimbo è in ogni casa l'ora più bella della speranza e della
gioia, ma Iddio onnipotente ha lasciato il Figliuolo senza casa, la Madre
nella trepidazione e l'umile Giuseppe nell'ansietà.
Oh,
esempio mirabile che farà tacere d'ora in poi i miei lamenti nelle disavventure
e che m'inciterà a cercare con tutto amore la volontà del mio Dio!
III.
- Ma ora debbo lasciare ogni cosa del mondo e seguire solo Maria e Giuseppe che
nell'angoscia e nella povertà cercano un rifugio fra l'indifferenza e lo
disprezzo della gente e camminano per la loro dolorosa via ignoti e poveri
innanzi agli uomini, ma illustri e sublimi al cospetto dì Dio e della corte dei
cieli.
24
DICEMBRE (9°
Giorno della novena).
ESORDIO.
- In una stalla solitaria, fuori dell'abitato, la dolce Vergine Nazarena attende
con l'umile Giuseppe l'ora dei profeti e la salvezza del mondo.
I.
- Giunti a Betlemme, mancano poche ore alla nascita temporale del Figliuolo di
Dio. San Giuseppe si affretta di casa in casa presso i parenti a cercare
alloggio, ma non trova alcuno che voglia ricoverare la sua Sposa prossima a
partorire. Cerca in affitto, ma nessuno lo riceve perch'egli è povero ed ogni
albergo è in quella occasione pieno di forestieri.
Nessuno
li vuole. I due sposi si ritrovano come smarriti in mezzo alla via fra il vociare
e l'andirivieni della gente e dei veicoli.
Nessuno
bada a loro.
I
Santi si incamminano passo passo fuori dell'abitato soli, derelitti e respinti
dal loro paese inospitale. Ma giunti fuori di Betlemme vedono un rifugio per
animali, mezzo dirupo ed abbandonato.
Vi
entrano e si fermano poichè qui li ha guidati l'eterna Sapienza di Dio.
II.
- Sono questi i tre più grandi personaggi del cielo e della terra che nessuno
ha voluto ricevere nella propria casa, Gesù, Maria e Giuseppe, che nell'ora più
felice per l'umanità sono abbandonati da tutti e solo quando più stringe la
necessità trovano un povero rifugio dove si riparano umilmente in mezzo agli
animali.
Oh,
Sapienza ed Amore che formano i giudizi di Dio!
Quale
monito alla incorreggibile superbia dell'uomo!
III.
- Resta qui, anima mia, nel povero presepe, accanto alla Santissima Vergine
che intende l'ora della sua missione; resta vicino a Giuseppe, il grande Santo
dell'umiltà, e vigila con Lui in preghiera ed in amore.
Affretta,
anima mia, a liberarti d'ogni male affinchè le tue orecchie intendano ed i tuoi
occhi vedano, le meraviglie dei misteri di Dio.
L'Amante:
Affretta, o Signore, l'ora della tua promessa nel pianto e nei pericoli
passano i nostri dì.
L'Amore:
Il Re dei viventi ha visto le tue lacrime ed ha scrutato il tuo cuore.
L'Amante:
Io volevo, o mio Dio, essere puro e veritiero, ma il nemico fu più forte di me.
L'Amore:
Egli ti manderà il Purificatore e sarà tuo scudo e atterrerà i tuoi nemici.
L'Amante: Mostrami la via per incontrare il Salvatore perchè io mi disseti nell'amore e nella verità.
L'Amante:
Che dirò dunque al mio Dio quando apparirà dinanzi a me?
L'Amore:
Non olocausto di parole ma gli offrirai il tuo cuore.
L'Amante:
Il mio cuore e la mia mente, non sono degni dell'Altissimo.
L'Amore:
Egli ti farà degno della sua mensa ti chiamerà fratello ed amico.
L'Amante:
Chi sono io dunque * perchè Egli discenda fino a me?
L'Amore:
Tu sei polvere e peccato ed Egli è il Re della gloria.
L'Amante:
Ma io l'offesi e l'ingannai come ardirò guardare il mio Signore?
L'Amore:
Tu vedrai un bimbo sorridente e sarà fonte di vita e di perdono.
L'Amante:
Mio Dio e mio tutto tu hai avuto pietà di me!
L'Amore:
Più cercherai misericordia e più avrai beatitudini.
L'Amante:
Io tremo, o Signore, perchè fui ingrato e mentitore.
L'Amore:
Vieni, figliolo, questa è l'ora tua ho preso un corpo come il tuo per poterti
abbracciare.
(Si
accendono le candele del presepe).
Nella
fredda stalla di Betlemme, malamente illuminata, l'umile Vergine prega
inginocchiata presso la mangiatoia. Invisibili cori di angeli la circondano
dalla terra sino ai cieli e tutto l'universo, nel silenzio dell'attesa, esalta
la misericordia di Dio.
Gli
uomini dormono il sonno dell'ignoranza e nessuno che entrasse in quel povero
rifugio saprebbe comprendere l'inaudito avvenimento. Sulla paglia e fra due
animali è la culla del Figliuolo di Dio e la reggia del Re di Gloria è una
spelonca inabitabile.
l'ora. Maria, benedetta fra tutte le donne, porta a noi il Salvatore del mondo. Nel momento in cui più fervida è la preghiera della Vergine, Gesù si stacca dalle sue viscere e, traversando il corpo immacolato della Purissima, come un raggio di sole traversa il cristallo senza spezzarlo, il celeste Bambino, l'atteso delle nazioni posa nudo sulla nuda terra e dà al mondo il suo primo vagito.
Oh,
beata Madre! Ella guardò nei limpidi occhi il frutto delle sue viscere, Ella
vide per prima l'Eterno Signore nel meraviglioso mistero del santo neonato.
Subito
Maria lo sollevò tra le braccia, lo strinse al seno con infinito amore di madre
e lo adorò con riconoscenza ardente quale suo Iddio e Signore. E prese a coprirlo
e lo vestiva delicata e frettolosa e lo baciava chiamandolo per nome con voce
estasiata di gioia e di pianto: « Mio Gesù, Gesù. mio, Gesù... »
Giuseppe
assisteva alla scena mirabile pieno di commozione e d'amore finché anch'Egli
potè stringere Gesù fra le sue braccia, adorarlo e baciarlo fra le soavi
lacrime della più santa tenerezza.
Cosi
i cuori di Maria e Giuseppe traboccavano di gioia e di sentimenti inenarrabili.
La
grandezza di Dio e la grazia del bimbo allora nato tessevano meraviglie nelle
loro menti estatiche.
Le
due prime creature che accolsero il Figliuolo di Dio in terra coglievano il
frutto della loro purezza, del loro amore e della loro umiltà.
E
glì angeli, intorno ad essi, sciolsero l'inno alla gloria di Dio e annunciarono
la pace agli uomini dì buona volontà.
Oh,
festa degli angioli che intendevano la grandezza e la bellezza dell'ammirabile
opera divina! Ognuno degli spiriti celesti, innanzi a cui l'uomo è un nulla,
cantava per noi il cantico della riconoscenza immortale, e si degnava ripetere
le divine promesse di pace e di eterno premio che a noi recava il Bambino di
Betlem.
Esultate,
o uomini, che d'ora in poi sarete chiamati figliuoli di Dio e Gesù Cristo si
dirà vostro fratello!
Da
oggi l'Iddio degli eserciti, il cui nome è grande, terribile, v'invita e vi
sorride fra le braccia dell'umile Vergine Nazarena. Accostiamoci con amore e con
ardore, ma rammentiamoci ch'Egli è il nostro Dio e che lo circondano i cori
degli angeli e lo adorano.
Ed
anche noi amiamolo ed adoriamolo.
Preparazione
alla Ss. Comunione.
Preghiera
a Maria. Ti supplico, o
Beata fra tutte le donne, di farmi intendere le gioie e gli affetti dell'ora
felice in cui stringesti fra le tue braccia, contemplasti e copristi di baci Gesù,
frutto delle tue viscere.
Per
questa gioia e questa predilezione che ti elesse Regina dei cieli, rammenta, o
Vergine dolcissima, che in quell'ora stessa in cui divenisti Madre di Gesù sei
divenuta anche la madre mia.
Mostrami
dunque il tuo volto misericordioso e fa che io possa ricevere dalle tue mani
il divino e sospirato Gesù.
Il
soffio della tua purezza purifichi l'anima mia, la tua umiltà scacci la mia
superbia, i tuoi meriti si sostituiscano alla mia indegnità. Mostra che tu sei
madre.
E
come ardente ed affettuosa madre, che ogni gioia vuol dividere con i suoi figli,
dammi
l'eterno Bene che stringi fra le tue braccia, dammi la salvezza e la vita.
Preghiera
a S. Giuseppe.
O giusto Patriarca, che primo fra gli uomini vedesti in terra il Figliuolo di
Dio e lo avesti dalle braccia di Maria per stringerlo al tuo seno e baciarlo con
amore di padre, e adorarlo quale servo fedelissimo, ti supplico, o mio augusto
protettore San Giuseppe, di intercedere paternamente in favor mio, acciocchè
sia fatto degno di santamente ricevere il nostro dolce Gesù.
Per
le beatitudini della notte di Betlem e per la gloriosa missione a te affidata
dal Padre celeste sii mia guida e maestro nel ricevere e trattenere con me
l'adorato Gesù.
Preghiera
a Gesù Bambino.
Più misera della stalla è l'anima mia, più oscura della notte è la mia
mente, più freddo che l'inverno è il mio cuore.
Ma
tu nella miseria, nell'oscurità e nel freddo sei venuto a portare la ricchezza,
la luce e l'ardore.
Signore,
io non son degno.
Ma
ora che vieni nel mio cuore io non voglio più staccarmi da Te e ti supplico di
unirmi a Te in vera Comunione col mio corpo, con la mente ed il cuore e per
sempre.
Ringraziamento.
Santo
dei Santi, puro, misericordioso ed amoroso, io ti ringrazio e ti benedico perchè
hai avuto pietà di me.
Non
hai guardato alle mie iniquità, ma nell'amore mi hai prediletto. Non hai ricordato
tutti i miei tradimenti e mi hai accolto come il figliol prodigo.
Hai
dimenticato che io sono imputridito nei peccati ed hai fatto risplendere il mio
corpo con le carni purissime del Figlio tuo e con la divinità.
Ma
io ti supplico e grido a te, o Signore « Ora che tanta misericordia ed amore ti
spinse a prediligermi fra quanti sono migliori di me, avverrà dunque ancora, o
mio Diletto, che fra poco, levandomi di qui, dopo tante promesse, io mi
dimentichi di averti supplicato ed implorato di farmi tuo, per tornare invece
alle cose del mondo e ad ascoltare il tuo nemico invece di vivere per la tua
gloria, ch'è l'unico fine dei figli tuoi? Se tu vuoi, o Signore, puoi
stringermi con il nodo che non si scioglie, se tu vuoi, o Signore, la tua
misericordia può farmi tuo per sempre.
La
mia mente non può intenderti, la mia lingua non può descriverti, solo il Bimbo
divino che ora è, nato in me, solo Egli ti conosce e canta nella sua umiltà e
purezza le tue eterne bellezze.
Io
ti supplico, adunque, o mio dolce Gesù, di rendere degna lode all'eterno Padre,
qui dal mio cuore stesso, ove risiedi sovrano.
Rendi
grazie con la tua innocenza per il dono del tuo sangue che si è mischiato nelle
impure mie vene, rendi grazie con la tua povertà per il sacro alimento che hai
portato all'anima mia, rendi grazie con la tua umiltà per la venuta del Signore
dell'universo nella miserabile mia casa.
E
tu, Madre dolcissima, leva per me al santo Bambino la tua preghiera così
possente.
Fa
che sia questa per me l'ora della gioia e della rinnovazione.
Mostra
all'onnipotente Bambino i figli tuoi sparsi per la terra fra le insidie delle
forze delle tenebre, che non ci danno tregua nella lotta e nell'inganno.
Rammenta,
o dolce Madre, il natale della Luce e supplica l'amato Figlio a voler risplendere
col suo invincibile potere a difesa della santa Chiesa da Lui fondata, a
conforto, sostegno e guida dei tre ordini istituiti dal nostro Padre san
Francesco, a salvezza della mia famiglia, dei miei benefattori ed amici e di
tutti coloro che ho ingannato ed offeso, di tutti i miei fratelli peccatori,
degli eretici ed infedeli.
Sia
questo Natale, o misericordiosa Madre, la rinascita all'eterna vita delle anime
dei miei cari defunti: parenti, amici e confratelli.
Intercedi,
o Potentissima, per tutti quelli che soffrono le temporanee pene, specialmente
per quelli che più ne hanno bisogno e per i più vicini alla liberazione.
Abbi,
o Regina, speciale misericordia per coloro che più onorarono in vita la festa
del Santo
Natale
di Gesù.
E
tu, o nostro protettore San Giuseppe, riguarda alla Santa Chiesa di Cristo affidata
al tuo patrocinio, risveglia e fa nascere dalle sante Comunioni di questa notte
le sacre vocazioni al sacerdozio ed all'apostolato per formare il nuovo esercito
cattolico, il quale, sotto la tua guida, muova alla lotta contro il potere delle
tenebre e vinca la battaglia per cui Gesù è sceso sulla terra in povertà ed
umiltà.
I
primi accorsi intorno al Verbo Eterno, fattosi bambino, sono semplici pastori,
che, all'invito degli angioli, abbandonano gli armenti e, ritrovato il bimbo
celeste che giace in una mangiatoia, si prostrano a terra e l'adorano.
Anche io, mio Re e mio Amore, mi prostro ai tuoi piedi per implorare la
grazia della semplicità per la quale prediligesti i miti pastori di
Betlemme fra tutti i sapienti della terra.
Fammi,
o buon Gesù, il dono di essere puro e semplice di cuore affinchè io possa un
giorno vederti, o Signore.
Fammi
riconoscente per l'intelligenza che tu mi hai dato, la quale è cosa tua e non
mia, fammi conoscere che nulla è quanto io so in confronto all'infinità delle
cose che ignoro e che tu solo puoi svelarmi. Fammi intento a considerare il tuo
volto mirabile e ch'io guardi a te, mio dolce Bambino, per apprendere la vera
sapienza che conduce al regno dei cieli.
5
Ave Maria e 5 Gloria.
Gesù
ha cominciato la predicazione con l'esempio: la Sapienza infinita vagisce, senza
parole, la Ricchezza eterna giace ignuda in una mangiatoia, l'Onnipotenza, è
nelle fragili membra di un neonato ed il Re della gloria è un povero bimbo
sconosciuto a tutti gli uomini.
O Gesù Bambino, mio dolce maestro, insegnami a tacere per amor tuo
quando le mie parole non siano a gloria di Dio, insegnami a desiderare per
sola ricchezza il tuo amore e per unica ambizione quella di servirti e seguirti
sempre nelle vie della vera umiltà.
Ben
so di non essere migliore degli altri, ma pure ti prometto con la tua grazia
di sforzarmi di essere di buon esempio in tutte le mie azioni.
Cercherò
di mostrarmi prudente e pacificatore, devoto e libero d'ogni rispetto umano,
osservatore fedele di tutta la tua legge e, tenendomi lontano dalla vanagloria,
cercherò di ravvivare in tutti la fede e la certezza nella promessa dell'eterna
felicità. 5 Ave Maria e 5 Gloria.
Gesù è esposto al freddo, ai disagi, ai patimenti ed alle umiliazioni della vita di un poverello per obbedire alla volontà del Padre suo.
Il
suo mirabile esempio di obbedienza incomincia dall'ora dell'Incarnazione fino
all'estremo giorno del grande pianto nel Getsemani: Fiat voluntas tua!
Ti prego, o buon Gesù, di rendermi così fedele all'Altissimo che io non
abbia altro scopo nella vita fuorchè cercare sempre la sua alta volontà.
Guidami
all'osservanza dei miei doveri, donami la prontezza nell'obbedienza ai miei
superiori, liberami dal falso zelo, e fammi pronto a qualsiasi sacrificio; anche
fino all'ultima goccia di sangue per seguire i tuoi santi comandamenti.
5 Ave Maria e 5 Gloria.
Dal
presepe di Betlemme incomincia la silenziosa sottomissione di Gesù che vive per
trent'anni umile e soggetto a Maria ed a Giuseppe.
Quale
meraviglioso insegnamento in questo grande silenzio!
Quale fedele osservanza dei quotidiani e minuti doveri della vita, quale paziente aspettazione dell'ora in cui comincerà a gettare la sacra semenza, quale umiltà in questo dolce Bimbo che riposa sulla paglia, umiltà sì perfetta che niun discorso umano potrebbe descrivere.
Mio Gesù, maestro d'umiltà e di pazienza, sii presente innanzi agli
occhi miei con la tua tenera figura di Bambino ogni volta che io sto per
adirarmi contro i miei fratelli.
Fammi
così piccolo che io non ardisca offendere alcuno; nè insuperbirmi delle mie
azioni, che non pensi a giudicare altrui, ma a condannare me stesso, che riprenda
sempre con dolcezza, consigli senza petulanza e porti con me, ovunque, in ogni
momento, la santa letizia tra i miei fratelli. 5 Ave
Maria e 5 Gloria.
I
primi giorni della vita di Gesù trascorrono fra le braccia ed i baci della
Madre e di San Giuseppe. Gesù è oggetto d'amore.
Per
amore Egli è sceso fra di noi e per mostrarci di quanto amore è capace Iddio
per le sue ingrate creature.
Or
quanto dovremmo amarci fra di noi dopo aver contemplato il celeste Bambino ch'è
venuto ad ispirarci la più dolce tenerezza nella fragile figura del più
piccolo tra i nostri fratelli
Amoroso Gesù, cui nessun sacrificio parve troppo grave per amor mio,
sveglia, in me i sentimenti di vero affetto per tutti i miei fratelli. Insegnami
a comportarmi verso il mio prossimo col più puro disinteresse e col desiderio
di far del bene senza essere lodato. Fammi sollecito e premuroso nel recare
conforto agli afflitti ed agli ammalati, generoso del soccorrere i poveri,
fervido nelle preghiere per quelli che sono in grave necessità.
Suscita
finalmente in me quell'amore che sei venuto a predicare sulla terra e che deve
avvincere tutta l'umana società per condurla all'alta felicità dell'amore di
Dio. 5 Ave Maria e 5 Gloria.
Gesù
ci ammaestra ad amare l'Eterno Padre in cui è la fecondità dei beni eterni
promessi agli amanti del Signore.
Ci
ammaestra poi ad amare il prossimo, perchè in questo reciproco affetto è la
tranquillità terrena, la pace ed il benessere degli individui e dei popoli.
Finalmente
Egli c'insegna come dobbiamo amare noi stessi, non accarezzando il corpo con
il lusso ed i piaceri, ma con l'eroica povertà che tempra lo spirito, colla
sobrietà che lo mantiene sano, occupandoci sovratutto dell'anima a cui spetta
scegliere le vie del bene per giungere alla Resurrezione ed al Paradiso.
Imprimi nella mia mente, o Gesù, la povertà della tua nascita, i
sacrifici di San Giuseppe e l'umile operosità di Maria per esempio e guida
nella mia vita. Fammi amare le cose utili a conservare la salute dell'anima ed a
rinvigorire lo spirito per essere padrone del corpo.
Concedimi
la sobrietà, l'onestà dei costumi ed una giusta cura del mio corpo che mi
conservino vigile e pronto al tuo servizio.
Dammi,
o Signore, il giusto equilibrio fra le cure del mondo e le necessità spirituali,
affinchè nella via della giustizia, possa osservare fedelmente sulla terra i
tuoi comandamenti e così preparare la mia anima alla vita eterna. 5 Ave
Maria e 5 Gloria.
Maria
e Giuseppe assistono trepidanti alla circoncisione del Bimbo divino e vedono
spargersi le prime goccie di sangue per la Redenzione degli uomini.
E,
secondo il comando dell'angelo, al Bambino venne posto nome Gesù.
O mio Salvatore, che nessun sacrificio volesti risparmiare al tuo purissimo Corpo, ma subito ti assoggettasti alla prima ferità per amore dell'uomo, fa scendere nelle mie vene una goccia di questo sangue, accendi in me l'amore al sacrificio e l'affetto alla tua santa legge.
Accetta
l'offerta del mio sangue per lavacro di tante mie iniquità passate e presenti.
Rinnova
nelle generazioni che vengono il tuo patto di alleanza, incidi nel nostro cuore
la ferita dell'amore tuo che ci distingua per figli della predilezione e soldati
delle tue schiere.
Imprimi
nelle nostre menti, o Gesù, il sacro tuo nome, inizio di ogni giornata, fine
d'ogni nostra azione, sostegno in ogni lotta, vittoria in tutte
le battaglie.
Insegnaci,
o Gesù, come dobbiamo pronunciare il tuo nome per trasfonderne l'amore nei
nostri fratelli, per confortare gli afflitti, convertire i traviati e concedi a
noi, o Gesù, di ripetere sempre il tuo dolce nome nell'ora della gioia e del
sacrificio e sovratutto ;nell'ultimo istante di nostra vita. 5
Ave Maria e 5 Gloria.
Gesù,
fra le braccia della Madre, appoggiato fidente al suo seno, c'insegna ad amare
Maria ed la confidare in Lei con filiale abbandono.
O mio Gesù, mostrami nel pieno ardore della fede la santa e dolce figura
della Vergine che mi hai dato per Madre e illuminanti affinchè io intenda la
sua altissima umanità, confidi nel suo dolce sorriso, mi tenga a Lei sempre
vicino come un fanciullo alla sua mamma e ricorra a Lei in ogni necessità come
alla Regina delle grazie. Poichè la sua intercessione è onnipotente, affidami,
o Signore, alla sua preghiera.
Come
dall'alto della Croce designasti a Lei il puro Giovanni quale suo novello figliolo
con tutta l'umanità purificata, così ora ti supplico di mostrare questo miserabile
peccatore alla tua santa Madre quale figlio della nuova Redenzione.
Per
tua volontà e per tua grazia fammi vivere con Maria, figlio a Maria, devoto ed
ardente suo servo fino all'estremo dei miei giorni. 5
Ave Maria e 5 Gloria;.
Una
meravigliosa stella è apparsa in Oriente, segno dell'Altissimo per mostrare la
via ai tre sapienti della terra che a nome di tutta l'umanità vadano per lungo
viaggio a cercare il gran Re del mondo ch'è nato in questi giorni.
Mio dolce Gesù, infallibile stella che mi guidi all'eterno Bene, quante
volte ho traviato dalla via che tu rischiaravi così luminosamente! Sono andato
verso le tenebre quando avevo dinanzi la luce e per questo sono caduto così
miseramente!
Oh,
non più tradirti! Non più altra via se non quella della tua santa, e benefica
luce!
Io
benedico il tuo nome e ti rendo grazie con tutte le forze dell'anima mia perchè
mi hai mostrato l'uscita da ogni afflizione, il premio di ogni fatica, il
rifugio in ogni pericolo. Risplenda sempre innanzi agli occhi miei il
Tabernacolo del Santissimo e l'ultima tappa del mio viaggio sia il regno degli
splendori che hai promesso ai tuoi figli. 5 Ave
Maria e 5 Gloria..
Guidati dalla stella giungono i tre Magi a Gerusalemme ove domandano al popolo ed ai dottori d'Israele ove sia nato il Messia a cui è promesso lo scettro d'Israele.
Coloro
che non avevano visto o poco si erano curati della meravigliosa stella che
brillava nei cieli, cercarono allora nei libri dei Profeti e videro che il
Messia doveva nascere in Betlemme. Uscirono i Magi dalla città santa diretti
a Betlemme che non dista più di quattro miglia e subito rividero splendere la
stella che fino allora li aveva guidati.
Illuminami, o buon Gesù, nei tuoi sacri voleri acciocchè io non mi
trattenga lungo la via della salute se non per conoscere quanto può essere
utile all'anima mia ed ai miei fratelli.
Affretta
il tuo aiuto e l'ora in cui io viva in adorazione costante ed in continua
offerta ai piedi della tua gloria.
Salva,
o Signore, la mia famiglia e tutta l'umanità dalle minacciose tenebre che la
avvolgono, illuminaci sulle grandi verità contenute nelle Sacre Scritture.
Tu
che fai risplendere gli astri e ricacci con la tua presenza la notte del male,
rischiara le nostre menti con la fede per scoprire in tempo le insidie del
nemico e guardarci dai mali spassi del peccato, per non avere altra mira innanzi
a noi se non l'amore e la gloria di Dio. 5 Ave Maria
e 5 Gloria.
I
Magi, vedono la stella fermarsi sovra il presepe dì Betlemme. Entrano e trovano
il gran Re annunciato dai Profeti che giace sovra la paglia.
I
tre sapienti, commossi, lo adorarono. Che hanno dunque veduto questi uomini
saggi venuti di lontano in questo povero Bambino per prostrarsi a erra innanzi a
Lui? Essi non videro altro che la sua meravigliosa povertà, ma Iddio parlava
nei loro cuori e compresero ch'era giunto il Regno dei Cieli.
O mio Gesù, regno dei cieli vivente nel Tabernacolo, io ti adoro e ti
ringrazio di avermi prediletto e chiamato ai piedi della tua grazia.
Io
benedico Te, felicità nascosta nella povertà, nella tolleranza, nella purezza,
che hai perdonato la mia impurità, e la mia folle superbia.
Ti
supplico. o Gesù mio, di concedermi tanta fede che gli inganni del mondo non
possano più vincermi, ma, dopo aver conosciuto le vie del tuo regno quali tu
le additi alla stalla di Betlem, io ti adori per sovrano e signore del mio
spirito.
Qualunque
cosa io faccia sia per piacere a tre e qualunque disagio o dolore sopporti
per amore tuo e prima di incominciare qualunque impresa io mi rivolga a te,
affinchè nulla io compia che possa privarmi del tuo Regno per il quale venni
creato e che ha per prezzo il tuo sangue divino. 5
Ave Maria e 5 Gloria.
I
Magi adorarono Gesù con fervido cuore ed aperti i loro tesori offrirono a Lui,
nella poverissima stalla di Betlemme, ricchi doni di oro, incenso e mirra.
Così
i tre sapienti che la Chiesa onora con i nomi dì Santi Gasparre, Baldassarre e
Melchiorre offersero l'oro a Gesù, Signore e Re della terra, l'incenso ad
Figliuolo di Dio e la mirra per simbolo di redenzione dell'umanità.
Ed
il Santo Bambino li ripagò regalmente con i celesti doni di Fede, Speranza e
Carità, i quali aprono le porte dei Cieli.
Mio Gesù, Bambino mio, santo, accetta l'offerta della mia vita, di tutti
i miei affetti e sentimenti, di tutte le mie azioni e di quanto io pensi di
possedere.
So
bene che ogni cosa è tua e che io non ti offro se non i tuoi stessi doni, ma io
so pure, o Signore, che ti contenti di un semplice atto di umiltà dai tuoi
poveri servi.
Tu
fonte d'ogni ricchezza e d'ogni felicità, tu donatore invincibile, tu
generosità amorosa, tu mio Dio e mio tutto.
Offro
tutto a te, perchè voglio essere tutto tuo, vivere e respirare con te. Comincerò,
o mio dolce Bambino, da oggi a non più separarmi dalla tua presenza.
E
tu giorno per giorno m'insegnerai con la tua pura vita ad essere puro, coll'esempío
del tuo lavoro ad essere laborioso, con la tua umile condizione a vincere la mia
superbia, con la sottomissione alla Santa Vergine ed a San Giuseppe ad essere
pronto nell'obbedienza, con le tue privazioni e sofferenze a punire le iniquità
della mia carne, con la tua parola ad amare l'apostolato e la preghiera, col
tuo sacrificio di Croce a far la volontà di Dio a qualunque costo e ad amare
i miei fratelli fino a versare anche l'ultima goccia di sangue per la loro
salute.
E
così seguirti dalla nascita sino alla morte con l'aiuto di Maria Santissima, di
San Giuseppe e del nostro padre S. Francesco e goderti per sempre con loro
nella beata contemplazione del Paradiso. 5 Pater, 5
Ave e 5 Gloria.
Tu
scendi dalle stelle, o Re del cielo,
E
vieni in una grotta, al freddo, al gelo.
O
Bambino mio divino,
Io
ti vedo qui a tremar
O
Dio beato,
Oh
quanto ti costò l'avermi amato!
A
te che sei del mondo il Creatore
Mancano
panni e fuoco, o mio Signore.
Caro
eletto pargoletto,
Quanto
questa povertà,
Più
m'innamora,
Giacchè
ti fece amor, povero ancora!
Tu
lasci il bel gioir del divin seno,
Per
venire a penar su questo fieno.
Dolce
amore del mio core,
Dove
amor ti trasportò!
O
Gesù mio,
Perche
tanto patir per amor mio?