I SIMBOLI CHE CIRCONDANO IL CUORE DOLCISSIMO DI GESù

Nulla osta per la stampa Asti, 2 Giugno 1983

P. Severino Dalmaso Superiore Generale O.S.J.

Visto: Nulla osta Asti 22683

Can. Pietro Dacquino

Imprimatur Asti, 2361983

fi Franco Sibilla Vescovo

 

PRESENTAZIONE

L'opuscolo «I simboli che circondano il Cuor dolcissimo di Gesù» è offerto alla meditazione dei lettori così come è sgorgato, nel 1929, dalla penna o meglio dal cuore di Maria Tartaglino, che con la sua fede semplice e profonda, alla luce dei doni dello Spirito Santo, è potuta entrare nel mistero del Cuore di Cristo e del Suo amore, per contemplarne «l'ampiezza, la lunghezza, l'altezza e la profondità» (cfr Ef 3, 18).

Maria Tartaglino è nata ad Asti il 17 settembre 1887 ed è morta il primo settembre 1944, primo venerdì del mese. La sua vita è stata tutta una partecipazione ai misteri di Cristo, soprattutto di Cristo crocifisso. Si è offerta vittima a Dio fin dalla sua giovinezza, per il bene della Chiesa e specialmente dei Sacerdoti.

Il Signore l'ha arricchita di doni particolari; ed essa, nella più grande umiltà, mise ogni impegno per essere fedele alla sua vocazione di vittima. Chiese molte volte al Signore, e con insistenza, di essere sconosciuta e disprezzata. E fu esaudita abbondantemente.

Questo opuscolo, scritto da lei che aveva frequentato solo la scuola elementare, è ricco di sapienza spirituale, che viene esposta con grande semplicità, con limpida chiarezza e con una unzione che sembra non di leggere, ma di ascoltare una persona vivente che parla al cuore.

Vorremmo raccomandare la lettura e la meditazione di questo opuscolo soprattutto ai Sacerdoti, che Cristo «ha scelto tra i fratelli con affetto di predilezione» (cfr prefazio della Messa crismale del giovedì santo). Vi troveranno tanta «dottrina cristiana», tanto «Vangelo»; saranno stimolati a credere di più all'amore che Cristo ha per loro e per tutte le anime, e saranno sempre più desiderosi di porre in Lui, Cuore Divino, la loro stabile dimora.

Al termine della lettura di queste pagine non potranno che riconoscere la verità di quanto disse Gesù: «Ti benedico, o Padre,... perchè hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli» (Mt 11,25).

Per quanto riguarda i doni che possono essere affermati in queste pagine, non intendiamo prevenire minimamente il giudizio della Chiesa, alla quale ci sottomettiamo fedelmente.

Il grande «Cuore di Dio» benedica queste pagine e le diffonda perchè sia maggiormente conosciuto, maggiormente amato e maggiormente glorificato. è per questo fine che Maria Tartaglino le ha scritte.

Maria, madre di Cristo e della Chiesa, ci conduca al cuore di suo figlio Gesù.

Asti, 1 maggio 1983

festa di S. Giuseppe artigiano

P. Alberto Chilovi O.S.J.

 

Alcune osservazioni utili

per una miglior comprensione del testo L'originale di «I simboli che circondano il Cuor dolcissimo di Gesù» consta di due quaderni manoscritti, di pagine 48 il primo e 104 il secondo. Contengono solo due correzioni.

La punteggiatura è inesistente, salvo i punti interrogativi ed esclamativi. Si direbbe che i due quaderni siano un pensiero unico, un unico periodo dalla prima all'ultima pagina. Non c'è alcuno spazio vuoto nè per una riga nè per una parola.

Perciò non c'è nè la parola Introduzione, nè Capitolo col relativo argomento, nè, tanto meno, alcun Indice. C'è soltanto il titolo: I simboli che circondano il Cuor dolcissimo di Gesù.

I due quaderni sono stati trascritti con assoluta fedeltà; è bastato mettere la punteggiatura mancante, separare i periodi venendo ogni volta a capo e suddividere il tutto in capitoli. Ne è risultato un ottimo trattato sul S. Cuore, ottimo anche dal punto di vista letterario.

«Quando scrivo diceva la Tartaglino sembra che una mano mi conduca».

Il manoscritto è indirizzato al Padre spirituale.

 

I SIMBOLI CHE CIRCONDANO IL CUOR DOLCISSIMO DI GESù

Jesu, Maria, Joseph!

Oh! quante cose ci sarebbero da dire del Cuore di Gesù! Ripensiamo, Reverendo Padre, a quei divini attributi che rendono Dio così vicino a noi, così nostro: per esempio la misericordia, la clemenza, la bontà, l'amore; e poi mettiamo anche le virtù praticate da Gesù su questa terra: la carità, la mansuetudine, la pazienza, il sacrificio, e mettiamo insieme questi tesori di santità, di grazia, di amore, di bontà e facciamone una sintesi luminosa e santa, ed eccoci il Cuore di Gesù in tutta la pienezza della sua divina realtà. Per quanto, Reverendo Padre, si dica di questo Cuore Divino, ce n'è sempre da dire, perché è una miniera da cui si possono trarre fuori sempre nuove gemme, è un oceano dove sempre si pescherà.

Reverendo Padre, non so se sia ispirazione di Dio: nella Santa Comunione e anche nella visita a Gesù Sacramentato mi sento spinta a scrivere i simboli che circondano questo Cuore Divino e mi sento che, se faccio questo, faccio un piacere grande a Gesù e che anzi proprio lo voglia.

Comunque sia, io lo farò, come sono capace, come Gesù mi fa capire.

Questi simboli del Cuor dolcissimo di Gesù, studiati e ben intesi, ci portano a quella conoscenza ed amore del dolce Dio incarnato, che sono la meta a cui questa gran divozione mira e conduce le anime a Gesù. Questo dolce Amore ci conceda questa grazia così grande, perché chi lo conosce e lo ama è già bene avviato alle feste dell'eterno Amore.

 

INTRODUZIONE

Il Re ha il suo giardino e lo ama, però lo fa coltivare dai suoi giardinieri; ma se il Re piantasse Lui medesimo un fiore e lo coltivasse da sè, chi è che non direbbe che quel fiore è carissimo al Re? e chi non loderebbe il fiore del Re? Il giardino della Chiesa è pieno di diverse divozioni, che Gesù lascia coltivare dai Suoi Ministri; ma questo fiore lo piantò e coltivò Lui medesimo. Erano grandi i pericoli e i bisogni della Chiesa, e ci voleva un aiuto grande; ma per la Chiesa e per le anime non c'è altro aiuto: ci vuole Gesù Cristo; e nel Cuore di Gesù abbiamo Gesù Cristo, ma Gesù Cristo nella sua forma più attraente e più dolce; questa forma è la bontà e l'amore. Gesù non ci presentò solamente il Cuore, ma ce lo rappresentò questo Cuore Divino circondato da cinque simboli, che, secondo me, come h capisco, sono gli splendori, le fiamme, la croce, le spine e la ferita. Questi simboli non sono là emblemi oziosi, hanno tutti un significato; abbiamo in questi simboli dei sicuri interpreti del Suo Cuore; basta interrogarli ed ascoltarli.

Questi simboli sono cinque: gli splendori, le fiamme, la croce, la corona e la ferita. Il significato di ciascun simbolo è diverso: gli splendori significano la divinità, la grazia e le virtù di questo Cuore Divino; le fiamme significano quell'amore infinito che pose in questo Cuore la Sua sede visibile; la croce significa la forza generosa dell'amor Suo e la condizione imposta all'amor nostro; la corona significa la sovranità di questo Cuore e la monarchia dell'amore; la ferita poi significa il compimento della redenzione nel dono che del Suo Cuore ci fa questo amante Divino. Ecco, Reverendo Padre mio, secondo la mia ignoranza, i significati profondi che sono chiusi in questi simboli sacrosanti. Essi non sono là come un semplice ornamento del Cuore Divino; questo Dio d'amore non fa nulla senza grandi ragioni.

Ecco, adunque, per quali motivi, volendo Gesù presentare il Suo Cuore al mondo, lo presentò così; il Cuore di Gesù presentato così è come un linguaggio simbolico popolare che tutti possono capire; questo Cuore è un libro che anche i più semplici possono leggere e capire. Oh! cieli! cieli! voi con le vostre cifre formate di astri e di soli, voi, oh! sì, voi ci racconterete la gloria di Dio; ma tu, Cuore amabile, tu, Sole degli ultimi secoli, tu coi simboli tuoi ci racconterai la gloria, la bellezza, l'amore di questo Dio d'amore per noi.

 

CAPITOLO I

«GLI SPLENDORI»

Nella Santa Umanità di Gesù tutto è bello, grande, nuovo e meraviglioso, ma queste meraviglie hanno il loro fondamento comune nella Divinità personalmente unita a quella Umanità, e se noi vogliamo studiare e capire i simboli del Sacro Cuore è necessario cominciare dal simbolo degli splendori, perché questi splendori ci significano prima di tutto la Sua Divinità. Gesù medesimo dice: Io sono la luce del mondo. Sì, Dio è la luce, la luce vera, ecco per qual motivo il Sacro Cuore si rivelò e si dipinge raggiante come un sole: esso è il Cuore Divino. Questi splendori, adunque, non dicono solo la bellezza di quel Cuore, la grandezza, la santità. I Santi hanno avuto tutti un cuor bello santo grande eroico, ma i cuori dei Santi non si dipingono fra gli splendori; questa gloria è riserbata al Cuore dolcissimo di Gesù, perché è il Cuore di Dio. Questi splendori adunque ci rappresentano la Divinità del Sacro Cuore.

Siccome la gloria prima e fondamentale di quel Cuore è questa, che esso è veramente il Cuore di Dio, questa verità nasce dall'incarnazione. Questo Verbo, dopo aver creato l'universo, fissate le leggi della materia, dopo aver creato il mondo degli Angeli nella sua stupenda bellezza, dopo le promesse fatte ai Patriarchi, dopo le visioni comunicate ai Profeti, dopo i simboli, i riti e le meraviglie e i grandi avvenimenti dei secoli antichi, nei quali veniva delineando e preparando il futuro, sì, sì! questo medesimo Verbo finalmente assunse la natura umana nel tempio della Verginità, che è l'immacolato seno della Mamma Celeste, e nacque in Betlemme e visse uomo fra gli uomini. Da quel giorno in poi il Verbo, senza cessare di essere Dio, fu anche uomo; ed è che gli Angeli adorano un uomo in Gesù, mentre gli uomini non adorano mai e poi mai nessun Angelo. Se avesse voluto, questo Verbo Divino poteva di certo assumere la natura angelica, che pareva anzi convenirgli meglio che la natura umana, essendo totalmente spirituale; ma invece no, in nessuno dei nove gradi del mondo Angelico il Verbo si fermò, ma scese al nostro mondo: «et Verbum caro factum est». La divinità adunque sarà in Gesù unita sempre all'umanità e Gesù sarà eternamente vero Dio e vero uomo. Ma perciò stesso non è egli chiaro che questo Dio incarnato ebbe e avrà sempre un cuore, un cuor vivo e palpitante, cuore umano del Verbo Divino?

Ed è questo cuore, Reverendo Padre, che noi contempliamo nei suoi splendori. Oh! sì! sì!

quelle mani che fecero tanti miracoli, quei santissimi piedi che si stancarono tanto a cercare le pecorelle smarrite, quella fronte così bella, quegli occhi così dolci, quei sorrisi così consolanti, erano pure le mani i piedi la fronte gli occhi i sorrisi di Dio... e per la medesima ragione quel cuore fulgidissimo è il Cuore di Dio.

Facciamo una supposizione, come la mia ignoranza lo permette: figuriamoci una solitudine immensa, dove non si trovi nulla fuorché il deserto, mentre il sole versa sopra il deserto oceani di luce; figuriamoci ancora che Gesù crei, tutto all'improvviso, in quel deserto, un tempio assai magnifico di cristallo. Che cosa avviene? Ecco, quel tempio entra tutto quanto nel dominio del sole, gli splendori del sole lo circondano, lo investono, lo riempiono tutto in modo che esso tutto quanto rifulge degli splendori del sole.

A questo Cuore noi dobbiamo non solo il tributo della nostra venerazione e ammirazione e imitazione e amore, ma anche il tributo della nostra adorazione...; e sì, perché chi non sa che tutto quello che appartiene personalmente a Dio è cosa adorabile? Ora, il Sacro Cuore appartiene personalmente a Dio ed è per questo che noi lo dobbiamo adorare, come per questo medesimo motivo noi lo vediamo sempre cinto di splendori e di gloria. Sia adunque gloria al Sacro Cuore di Gesù, sia adorato e lodato in eterno.

La natura divina è la santità, come la natura del sole è la luce; siccome diventa luminoso tutto quello che è toccato dal sole, così tutto quello di cui Dio prende possesso diventa santo. Ecco adunque un carattere tutto proprio del Cuore di Gesù: la santità.

Essendo il Cuor di Dio, è santità, tutto santità e gli splendori che lo circondano sono gli splendori della sua santità.

Sebbene i divini attributi siano tutti essenziali a Dio e infinitamente perfetti, tuttavia a me sembra che ce ne sia uno che sia il maggiormente preferito, e sarebbe la santità, perché se si togliesse a Dio la bontà e la santità, qual dubbio allora che l'immensità, l'eternità, la sapienza, la potenza infinita ne farebbero un Essere grande ma terribile, ammirato ma non amato, sorprendente ma spaventoso: non le pare, Padre mio? E anche sopra di questa terra succede così; se uno, che abbia sapienza danari e possanza, possiede la bontà del cuore, lui sarà un idolo di tutti; ma se manca la bontà, allora la sua sapienza, la possanza e il suo oro a che servirebbe se non a fare di lui un tiranno? Davanti a lui tutti dovrebbero tremare. Così sarebbe anche di Dio se gli mancasse la bontà e la santità; ma invece in Dio non v'è pur santità, ma la santità a uno spicco di primato (una specie di primato) tra i divini attributi, perché essa risplende in ciascun di loro. Ond'è che se Dio, (cosa impossibile che non potrà mai succedere) dovesse perdere qualcheduno dei suoi attributi salvo però la santità, oppure perdere la santità per conservare gli altri attributi, Dio rinuncerebbe ad altri attributi, ma non rinuncerebbe mai alla santità: è la sua bellezza morale, la sua amabilità e felicità suprema; e i Santi e gli Angeli ne sono eternamente rapiti in estasi sempre nuove e non fanno altro che ripetere: Sanctus, Sanctus, Sanctus!!!

Essendo Iddio tale, non è chiaro che il carattere primissimo della umanità di Gesù deve essere la santità? Per esempio, se dentro a un globo di cristallo si nascondesse il sole, è certo che lo splendore del sole diventerebbe lo splendore del cristallo; così è certo che nella incarnazione la santità di Dio è diventata la santità di Gesù Cristo.

In Gesù poi la santità è triplice: santità sostanziale, che è la stessa divinità unita in Gesù Cristo alla natura umana; santità personale, che è la grazia santificante, della quale essendone Gesù capace, non gli doveva mancare a ciò avesse ogni perfezione; santità universale, che è la.grazia che Gesù come capo universale può infondere nelle membra vive del Suo corpo mistico, le anime giuste, che unite insieme formano con Gesù la Chiesa.

Questa santità mirabile, tutta propria di Gesù, si trova immediatamente nell'anima Sua adorabile, perché è l'anima l'oggetto della santità; come la prudenza fa l'anima prudente e la sapienza la fa sapiente, così la santità la fa santa. La santità però passa in qualche modo dall'anima al corpo e in modo speciale al cuore, che è nel corpo umano quell'organismo che mirabilmente rispecchia e risente i moti e le qualità morali dell'anima; e se l'anima è buona o cattiva anche il cuore è buono o cattivo. Posta adunque la santità ineffabile dell'anima di Gesù, che diremo del Suo Cuore adorabile se non che è un abisso e un oceano di santità? Santificato dal Verbo, a cui appartiene, e santificato dalla grazia santificante e formale, che è in Lui e che non ha nessuna misura e vi splende in tutte le sue forme diverse, Esso è l'abisso della grazia e la fonte di ogni santità, anzi è il sole del mondo soprannaturale.

Ecco, mio Reverendo Padre, perché questo dolce Amore, Gesù, ci ha mostrato il suo Cuore trasparente come un cristallo e raggiante più che il sole; esso è immerso nei suoi splendori e i suoi splendori sono non solo la Sua Divinità, ma ancora e per conseguenza la Sua santità.

Ora veniamo un po' a noi. Davanti a questo Cuore Divino che cosa sono i nostri cuori? Questo Cuore Divino è un oceano di santità, mentre i nostri cuori sono pieni di miserie e di colpe. Eppure, qualunque cuore umano potrebbe essere pieno di grazia, di virtù e di bellezze morali, come è il cuore dei vergini, il cuore degli umili; il cuore dei casti, il cuore dei Santi; e perché dunque non è anche così il nostro cuore? Oh! lo so io il perché: perché trattiamo troppo poco con Gesù, abbiamo troppa paura di Lui e non ci addomestichiamo con Lui. Per esempio, chi sta dentro a una profumeria ne esce fuori profumato; così sarebbe di noi. Se pregando, meditando, visitandolo sovente ci intrattenessimo e trattassimo sovente e molto con Gesù, non saremmo alla fine profumati anche noi della santità di Gesù?

Bisogna che noi davanti a questo Cuore Divino ci prostriamo, ci umiliamo e confidiamo tanto, tanto. Bisogna prostrarsi perché ci troviamo davanti a questo splendido sole di santità; bisogna umiliarsi perché davanti a tanta santità noi abbiamo un cuore pieno di miserie e di peccati; e poi bisogna confidare, ma confidare tanto tanto, perché il Cuore di Gesù, pieno di santità, è anche pieno di una grande e infinita misericordia per liberarci dalle nostre miserie ed elevarci sopra di esse. Oh! sì! Cuore Divino, circondaci colla tua misericordia infinita e rendici partecipi della tua santità.

Torniamo, Padre mio, a meditare gli splendori di questo Cuore Divino, perché non ho ancora terminato. Vi scopriamo un terzo significato che è la grazia. E come?! la grazia non ha forse i suoi splendori? E questi splendori non escono dal Sacro Cuore quasi raggi dal sole per illuminare le anime, per farle belle, gloriose, divine, insomma degne del bel Paradiso? La grazia è uno splendore Divino che fa le anime divinamente belle.

Io qui, Padre mio, parlo della grazia santificante e non delle grazie attuali. La differenza è grande tra queste e quella, perché le grazie attuali toccano la mente e la volontà, mentre invece la grazia santificante tocca e penetra la sostanza dell'anima; le grazie attuali sono tantissime, ma la grazia santificante è una sola; le grazie attuali si danno a tutti, anche ai peccatori, ma la grazia santificante si trova solamente nei giusti; le grazie attuali sono infinite come le vie di Dio, ma la grazia santificante è la meta a cui tendono, è il soglio su cui Dio si siede come Re e Padre delle anime buone. Questa grazia santificante è lo splendore di Dio, è un raggio della sua santità, che investe un'anima come raggio di sole che investe uno specchio. E non basta questo per capire che dunque la grazia santificante è uno splendore grande, celeste e divino? (la mia ignoranza non sa farsi capir meglio; mi perdoni, Padre, che non so farmi capire in poche parole; per spiegare una cosa mi dilungo troppo).

Guardiamo il Cuor di Gesù, giacché il Sacro Cuore è per noi il centro visibile della grazia santificante. In Gesù è tutta la pienezza della divinità e quindi tutta la pienezza della grazia. Essendo Egli il capo spirituale dell'umanità, da Lui esce la grazia santificante e da Lui si effonde e si trasfonde in tutte le anime buone e nulla c'è in noi di grazia che non ci venga da Lui; e così noi per mezzo di Gesù partecipiamo degli splendori e della vita di Dio. Ma, benché sia vero che tutto Gesù è pieno di grazia santificante, nel Suo Cuore divino mirabilmente raccogliesi e da questo Cuore si espande sopra di noi. La ragione mi sembra questa: che sebbene è vero che il soggetto della grazia santificante è l'anima, è però anche certo che la grazia santificante dall'anima passa sensibilmente al cuore, che nell'organismo umano è quella parte che sola può sentirsi negli influssi della vita soprannaturale. Il che, se succede nei Santi, quanto più altamente e profondamente deve succedere nel Cuor di Gesù?

Come le grandi acque hanno per loro propria sede il mare, ma poi dal mare evaporando formano le nubi, viene la pioggia che cade sui campi così la grazia santificante sta nella grande anima di Gesù, ma poi dall'anima si concentra nel Sacro Cuore e di là per opera di amore ricade sulla Chiesa come la pioggia sui campi e sopra delle anime come rugiada sui fiori.

Il Cuor di Gesù è come centro sensibile della vita di Gesù, è pieno di grazia santificante, la quale si trova come grazia personale per la gloria di Gesù Cristo, e di là poi si spande come grazia universale per la santificazione delle anime. Della grazia santificante la Divinità è la causa meritoria, il Sacro Cuore è la causa instrumentale.

Siccome il mare ci rappresenta molto bene la grazia di Gesù per la immensità, così il sole ce lo dipinge ancor meglio quanto alla sua potenza. Nel sole Dio ha raccolta tutta la luce necessaria a noi, e tutti i pianeti solari non vivono che di sole; così nel mondo soprannaturale Dio ha raccolto nel Sacro Cuore tutta la grazia, e il genere umano non la riceve che dal Sacro Cuore, il quale è il Sole venuto a illuminare le anime. Eh! guai alla terra se le mancasse il sole; che cosa sarebbe la terra senza il sole? Guai a noi se ci mancasse il Cuor di Gesù: non avremmo nè verità nè grazia e nè vita soprannaturale.

è anche da fare osservazione che il sole, sebbene non abbia che una luce sola, tuttavia con quella luce crea nel mondo quella meravigliosa varietà di colori e di tinte, che rendono la natura così varia e così bella. Così è la grazia santificante, che trabocca dal Cuor di Gesù: benché sia una, fa nascere però nella Chiesa tutte le molteplici tinte delle virtù e della santità. Dal Cuore di Gesù cade un raggio di generosità, ed ecco i martiri; un raggio di carità, ed ecco i limosinieri; un raggio di contrizione, ed ecco i penitenti; un raggio di fervore e di eroismo, ed ecco i Santi. Oh! sì! sì! Il Cuore di Gesù è il sole del mondo soprannaturale. Oh! quanto tutti abbiamo bisogno di vivere e di riscaldarci ai raggi di questo sole Divino!

Bisogna ancora, Reverendo Padre, imparare le virtù, perché chi vuole imparare un mestiere cerca sempre un modello, anche quando si tratta di un mestiere basso. Che cosa dirò adunque di quell'arte, che è la più alta insieme e la più necessaria a noi, che è l'arte di imparare quelle virtù, che possono farci buoni e cari a Dio e meritevoli del bel Paradiso? E chi è che potrebbe mettere in dubbio la necessità di un modello visibile e perfetto in ogni virtù? Ebbene, questo modello è Gesù: egli è il maestro che Dio ci ha dato e la sua scuola è il Suo medesimo Divin Cuore.

Guardiamo un po' questo splendore del Cuore Divino e cominciamo di qui: che il cuor buono è in noi la sede sensibile delle virtù, perché sebbene è vero che le virtù sono l'ornamento e la perfezione della volontà e dell'amore, facoltà proprie dell'anima, pure questa volontà e questo amore passano sensibilmente dall'anima al cuore come al suo proprio nido. è per questo che questo dolce Amore diceva che il cuor buono è un tesoro da cui escono opere virtuose e sante; e per questo anche noi, quando vediamo delle opere virtuose e sante, diciamo: Oh! che bel cuore!!!

Adunque il cuor buono è il nido delle virtù; e come noi vediamo gli uccelli che volano da per tutto e cantano nei boschi, e il loro principio è il nido da cui sono usciti; così le opere virtuose e belle si vedono spuntare nei vari campi della virtù cristiana, ma il loro nido è il cuor buono. Se il cuor buono è il nido delle virtù, qual Cuore sarà mai il Cuor di Gesù in cui si trovano come in sede natia tutte quante le virtù? Oh! con quanta ragione esso è pieno di splendori! sono essi gli splendori di tutte de virtù. Le virtù sono la dovizia, la grazia, il profumo del cuore, e un cuore senza virtù è una miniera senza gemme, un giardino senza fiore, un cielo senza stelle. Oh! come il Sacro Cuore di Gesù doveva essere bello, il più bello di tutti i cuori, e doveva essere il nido ancora e il centro luminoso di tutte le virtù, miniera ricca di tutte le gemme, giardino fecondo di tutti i fiori, firmamento scintillante di tutti i più splendidi astri! Ed è proprio così, perché prima di tutto il Cuor di Gesù possiede tutte quante le virtù. Il sole non possiede forse tutti i raggi che può avere un sole, senza che gliene manchi neppure uno? Così il Cuor di Gesù possiede tutte quante le virtù e neppure una gliene manca: sono i raggi del Cuor di Gesù. In secondo luogo poi ciascheduna virtù raggiunge in quel Cuore l'ultimo apice di quella perfezione e beltà di cui è capace. Nei Santi non è così; essi hanno bensì tutte le virtù, ma chi è sommo in una virtù e chi è sommo in un'altra, mentre invece Gesù è sommo, è ammirabile in tutte le virtù.

Il sole ha tutti i raggi, ma di questi raggi quale è più luminoso e quale meno? Non sono essi tutti luminosi egualmente? Così il Cuore di Gesù non solo ha tutte quante le virtù, ma sono tutte egualmente belle, tutte perfette, tutte sublimi fino al grado supremo. In quel Cuore adorabile a quali abissi l'umiltà è discesa? A quale universalità si estese la carità? A quali altezze giunse l'amore? A quale dolcezza è arrivata in quel Cuore la mansuetudine, a quale spogliamento il distacco, a quanta bontà il perdono, a quanti eroismi il sacrificio?

Ecco adunque, Reverendo Padre, un Cuore che veramente è il sole delle virtù; e tutti i giusti, tutte le vergini, i vergini e i martiri e tutti i Santi non sono altro intorno a questo sole se non piccole stelle, le quali hanno imparato da Lui a risplendere.

Il Sacro Cuore è quel modello che bisogna studiare e imitare; e chi è che non può imitare le virtù domestiche e sociali di Gesù? Questo Cuore Divino, sole di tutte le virtù, risplende sopra di noi acciocché tutti lo vedano, tutti lo studino e tutti lo imitino. Conoscere e imitare questo Cuore Divino non e solo un privilegio concesso ai Santi, ma è un dovere intimato a tutti da Gesù medesimo quando disse: «Imparate da me». Chi è mai che non abbia il bisogno di imparare da quel Cuore? Qualche cosa manca a tutti, per esempio a chi manca la pazienza, a chi la carità, a chi la divozione, a chi il coraggio cristiano, a chi la mansuetudine, a chi la purità.

Ma c'è Gesù; non c'è forse il Suo Cuore? E in quel Cuore non c'è forse ogni grazia? ogni virtù? ogni benedizione preparate per noi?

Quel complesso di verità religiose che debbono illuminare le anime e salvarle, sono chiamate la luce, lo splendore, e sono i raggi delle verità religiose portateci da Gesù, cioè di quelle verità che rivelano e costituiscono la dottrina del soprannaturale. Noi possiamo considerare il soprannaturale come un grande sistema di verità rivelateci da Gesù. Si può dividere il soprannaturale in tre supremi gruppi di verità, che chiameremo i misteri di Dio, i misteri dell'uomo e i misteri dell'eternità: sono tre gruppi di verità, i cui raggi risplendono dal Cuor di Gesù.

I misteri di Dio sono per noi principalmente tre: Trinità, Incarnazione e Riscatto. Ora queste tre verità non sono tre splendidi raggi del Cuor di Gesù? Basta che noi li consideriamo un poco. Difatti, non è esso il Cuore del Figlio di Dio, Cuore che fu formato dallo Spirito Santo? Ecco adunque il ricordo della Santissima Trinità. E questo Cuore non è veramente in carne umana, essendosi il Verbo veramente incarnato in seno alla celeste e bella Mammina? Ecco adunque il ricordo della Incarnazione. E poi le spine, la croce, la ferita del Sacro Cuore non ci simboleggiano la Redenzione? Ecco adunque il ricordo del Divin riscatto.

E così il Sacro Cuore, guardato con fede, ridesta nelle anime il pensiero della Trinità, dell'Incarnazione e della Redenzione: tre verità fondamentali, che sono i misteri di Dio.

E tre sono anche i misteri dell'uomo: la grazia, il peccato e i meriti. La grazia è un mistero intimo e spirituale, che innalza l'uomo alla figliuolanza divina; il peccato è una specie di mistero diabolico, tutto contrario al primo, perché separa l'uomo tutto da Dio; i meriti poi sono ancora essi un mistero intimo, per mezzo del quale noi, sebbene siamo un essere da nulla, specialmente davanti a Dio, tuttavia acquistiamo un vero diritto al regno dei Cieli. E se guardiamo il Sacro Cuore non vedremo forse in questo divinissimo libro affermati e spiegati questi misteri?

è una gran cosa certamente la grazia, che ci eleva a diventare figli di Dio, ma questo altissimo dono lo dobbiamo al Cuor di Gesù, che con il suo gran sacrificio ci meritò la grazia e nel suo sommo amore ce la dispensa. Il Cuore di Gesù è la fonte della grazia che ci deve salvare; come la fonte ricorda l'acqua, così il Cuor di Gesù ci ricorda la grazia.

In quanto al peccato, esso è un diabolico mistero di ingratitudine a Dio, di opposizione e di rivolta, è la rovina somma, totale e per sè eterna delle anime; ma ecco là, in quel Cuore le spine, la croce, la ferita. Ora, che cosa sono là a fare questi simboli nel Cuor di Gesù? Non sono essi la memoria e gli avanzi del sacrificio del Redentore? Dunque sono i simboli di quella redenzione che ci liberò dal peccato; dunque sono i ricordi del peccato per cui si sacrificò Gesù; dunque non si può considerare il Sacro Cuore senza ricordare i nostri peccati e senza piangerli.

Circa poi i meriti, chi è che può negarlo? egli è un gran fatto che noi, figli della terra e del nulla, possiamo con veri meriti acquistarci il diritto del bel Paradiso e essere eternamente felici; ma è sempre Gesù, che nella bontà del Suo Cuore ci associa a sè nell'oceano della sua vita soprannaturale; è Gesù che dona a noi i Suoi meriti, è Gesù che a noi partecipa il suo diritto al Paradiso, purché noi ci troviamo a Lui uniti spirito a spirito e cuore a cuore.

Rimangono da vedere i misteri della eternità, che sarebbero la Risurrezione, il Paradiso e l'inferno; ma il Cuor di Gesù oh! con quanta chiarezza ce li fa vedere!

Siccome il Cuor di Gesù mori nel sacrificio del Golgota e fu anche trafitto da una lancia crudele, adesso quel medesimo Cuore vive di nuovo e palpita ancora. Oh sì! sì! vive e vivrà, palpita e sempre palpiterà, perché Gesù è risorto ed è risorto immortale. Quel Cuor Divino ricorda a noi tutti la resurrezione, ce la presenta, ce la promette e nello stesso tempo ci ricorda e ci promette il Paradiso... Gesù è il Padrone del Paradiso e dal Paradiso a noi viene e ci chiama, ci invita al Paradiso e non per altro motivo ci presenta il Suo Cuore se non per dirci che ci ama tanto e che, se lo vogliamo, il Paradiso è per noi.

Però ci ricorda anche l'inferno. Se guardiamo bene Gesù con quel Suo Cuore così tormentato, (ferito, possiamo noi dimenticarci che Gesù fece quanto fece, per liberarci dall'inferno?

Ecco adunque, il Cuor di Gesù, ben capito e ben meditato, ci ricorda coi suoi splendori le più grandi verità soprannaturali e non permetterà mai ai suoi veri devoti di poter dimenticare i misteri di Dio, dell'uomo e dell'eternità. Esso è un sole che splende nel sentiero della nostra vita. Oh dunque, camminiamo allo splendore di questo astro Divino e non dimentichiamo tanto facilmente quelle grandi verità che esso coi raggi suoi ci ricorda. Il Cuor di Gesù nei Suoi splendori non ci ricorda le ricchezze, le pompe, le agiatezze della terra, ma invece ci ricorda i misteri della fede, ci raccomanda il timor santo e la gratitudine a Dio, l'odio al peccato, e ci ripete l'affare grande, cioè di salvare l'anima e andare in Paradiso.

 

CAPITOLO II

«LE FIAMME»

Dopo gli splendori ci sono quelle fiamme sante che escono dal Cuor di Gesù e che tutto lo avvolgono. Gli splendori devono illuminare la mente che medita; invece le fiamme devono accendere un cuore che sente, perché quelle fiamme ci ricordano e ci rappresentano l'amore infinito. Questo amore è la suprema beltà del Cuor di Gesù; le fiamme del Cuor di Gesù simboleggiano l'amore di Gesù per la Divinità.

Adesso vediamo un pò come nasce l'amore nei nostri cuori. L'amore è la più nobile facoltà del nostro spirito, ma è come la radice sepolta dentro del campo: aspetta che piova e il sole, per nascere e mettere i suoi germogli. Così è l'amore chiuso dentro il cuore: aspetta le sue occasioni per risvegliarsi, per farsi sentire e vedere. E quali sarebbero queste occasioni? Non sono forse la bellezza, la bontà, la dolcezza, l'amore, l'amabilità? Questo è certo, nevvero Reverendo Padre mio? Come pure è certo che quanto maggiore è la amabilità che si presenta, tanto è ancor più grande l'amore che al vederla si accende.

E che diremo dell'amore dovuto a Dio? Non è Dio una infinita bellezza? Non è una bontà, una dolcezza, una amabilità infinita? Dio non solo si merita l'amore, ma un amore infinito. Questa verità la mente la intende, il cuore la sente: Dio infinitamente amabile merita un infinito amore. Oh sì, lo merita, ma dove lo troverà? Non lo troverà di certo se non nei due mondi che esistono, e sono il mondo eterno e il mondo creato, cioè l'Essere della Divinità colle sue perfezioni infinite, e il mondo temporaneo e creato con tutti gli esseri, cioè l'universo.

Adesso vediamo: quell'infinito amore che Dio si merita lo trova Egli nel mondo primo ed eterno, che è la sua stessa immensità, infinità e eternità? Oh! sì certamente, ivi lo trova e infinito; questo amore infinito è lo Spirito Santo. In noi intelletto e amore sono due facoltà dello spirito, ma in Dio sono due persone: il Verbo e lo Spirito Santo; e come il Verbo è la sapienza infinita della Divinità, così lo Spirito Santo è il Suo infinito amore, quell'amore con cui le Divine persone vicendevolmente si amano in un gaudio infinito; e questa infinita sapienza e amore sono la intrinseca gloria di Dio, gloria che non dipende dal creato e che Dio ebbe ed ha e sempre avrà in se stesso.

Adesso entriamo nel mondo creato: ci troveremo noi l'amore a Dio? Oh! che vi troveremo l'amore, ma non certamente l'amore infinito a Dio che si merita. In questo universo conosciamo Angeli a Dio fedeli e uomini buoni: essi amano Dio, ma essendo amori creati e naturalmente limitati, che cosa sono mai essi dinanzi a Dio se non stille dinanzi al mare e faville dinanzi al sole? Sono milioni e miliardi di amori, ma, fatto il conto, di essi ne viene forse fuori un amore infinito? Oh! no! no! la somma sarà sempre un amore finito, voglio dire un amore infinitamente lontano dall'infinita amabilità di Dio.

Padre mio, io faccio uno sciocco paragone: supponiamo che tutti i mondi che vanno circolando per l'azzurra immensità del Cielo, siano tutti popolati di creature innumerevoli e siano tutte piene di grazia e di amore; non sarebbe questo, Reverendo Padre, uno splendido culto d'amore tributato a Dio? Oh! sì! ma pure, quell'amore non sarebbe infinito.

Facciamo ancora un altro paragone più bello, maggiore.

Supponiamo che Dio tutti gli anni creì dei nuovi mondi popolandoli di anime tutte sante e tutto amore. Oh! Padre, che bellezza!!! ma di qui risulterebbe forse quell'amore che Dio si merita, l'amore infinito? Oh! no! no! perché essendo amori finiti, messi tutti insieme non offrirebbero mai a Dio un amore infinito. E che debbo dire? che Dio non avrà mai dal creato un amore degno di sè?

Fu proprio così, finché il mondo non ebbe Gesù Cristo. Ma venuto in mezzo di noi Gesù, non fu più così, perché nella Sua Santa Umanità egli ama Dio con un amore degno di Dio; dico nella Sua Santa Umanità, perché Gesù Cristo, essendo Dio e uomo, possiede due amori, il Divino e l'umano, appartenenti l'uno e l'altro al Verbo. Io, parlando dell'amore di Gesù alla Divinità, non parlo nel Suo amore Divino ed eterno, ma invece del suo amore creato e umano, che armonizza perfettamente coll'amore Divino, ma ne è sempre distinto, come due corde tirate insieme che fanno concerto, ma l'una non è l'altra (non so se mi sia spiegata bene).

Ebbene, questo amore umano è quello che fiammeggia nel Cuor di Gesù ed è così ricco, così bello, alto, santo, profondo, sublime, che, sebbene umano, dà a Dio una gloria infinita, perché esso medesimo è un amore infinito, non già infinito nella sua sostanza, ma sì nella sua dignità, essendo l'amore umano del Verbo divino.

Ecco, adunque, quel nuovo amore, che il Verbo accese nel Suo Cuore adorabile per mettersi così fra le creature, e con quel Cuore amare Dio con un amore che fosse degno di Dio. Questo è quello che avvenne nella Incarnazione.

Immaginiamoci che adesso alla terra manchi il sole e che gli uomini tutti vivano e lavorino al chiaro della luna e delle lucerne. Oh! che vita misera, stentata sarebbe mai! Ma supponiamo che un bel giorno cresca la luce e finalmente spunti il sole inondando di luce e vita la terra: non sarebbe questa una incredibile mutazione di scena? Che gioia, che stupore, che vita nel mondo!!!

Così è stato nel mondo quando è nato Gesù. Prima di Gesù l'amore degli uomini a Dio era simile al chiaror della luna e delle lucerne; ma venuto Gesù fra di noi, Egli inondò di luce e amore il mondo, ed essendo il capo dell'universo e amando divinamente Dio, trasse presso di sè le anime e orientò verso Dio i cuori e gli amori creati. Allora il creato glorificò il Creatore come Egli merita e lo glorificò sopra tutto coll'amore.

Così Gesù esercita il Suo eterno pontificato, Egli Sacerdote supremo dell'universo. Il sacrifizio del Calvario è passato, i sacrifzi dell'altare finiranno e finirà questo culto composto di preghiere, di sacramenti, di cerimonie e di riti; ma resterà il culto di amore, e questo culto d'amore che adora, che ringrazia, che loda e benedice sarà la religione in Cielo degli Angeli e dei Beati associati a Gesù, e Gesù il Pontefice eterno. Il Suo Cuore è il centro di tutti gli amori celesti ed Egli li attira, li trasporta con sè alla prima sorgente degli esseri, dell'amore e di ogni felicità, la Triade sacrosanta. Così Dio sarà amato in eterno come deve essere amato. E questo immenso ed eterno inno di amore ha il suo principio nel Cuor di Gesù e il suo simbolo nelle fiamme che ne divampano...

Chi ama Dio ama anche tutto quello che appartiene a Dio e Gli è caro, e, sebbene tutte le cose sono di Dio, è però certo che le anime soprattutto sono di Dio e Gli sono carissime. L'amore di Dio produce sempre l'amor del prossimo, come vediamo nel Cuor di Gesù, in cui quanto è immenso l'amor verso Dio, altrettanto è inesauribile l'amor per le anime. Questo è il secondo significato di quelle fiamme che ardono nel Cuor di Gesù; esse ci ricordano l'amor suo per noi.

Dio è tutto, ma soprattutto è amore, tanto che gli attributi della Divinità sembrano tutti militare per l'amore; e noi nell'eternità di Dio vediamo l'amore immenso; nella sapienza l'amore eterno; nell'immensità l'amore che tutto sa; nell'onnipotenza l'amor che tutto può; nell'infinità l'amor infinito; la stessa giustizia milita per l'amore, perché come la misericordia lo asseconda, così la giustizia lo vendica e lo difende. Sebbene adunque i Divini attributi sono tutti essenzialmente uguali, pure l'amore nelle sue relazioni con noi è il più mirabile fra gli attributi di Dio ed è l'amore che solo ci spiega le opere, i benefizi e le grazie di Dio, perché se si togliesse l'amore, come si spiegherebbero le effusioni di Dio e le sue comunicazioni alle creature nei tre mondi della natura, della grazia e della gloria?

Gesù Cristo è Dio e Dio è l'amore sostanziale. Adunque era ben naturale che la qualità più evidente di Gesù fosse l'amore. Difatti, Egli è sempre amore e tutto per noi amore: amore nell'incarnazione, amore nella nostra vita mortale, amore nella redenzione, amore nella Eucarestia e poi, quando questo Divin amore manifestò il suo Cuore, «Ecco, disse, ecco quel Cuore che tanto ha amato gli uomini», e intanto quel Cuore era tutto circondato di fiamme.

E che cosa sono queste fiamme? Non è questo il simbolo, non è forse il linguaggio dell'amore? E perché queste fiamme? Il cuore non bastava a significare l'amore? Oh no, che non bastava. Primo, perché il cuore umano, benché sia il simbolo naturale dell'amore, è anche la sede delle passioni che lo turbano, per esempio l'ira, l'invidia, l'impazienza, la durezza, ecc... E poi, tutti quanti gli uomini nei loro amori presto si stancano e il cuore facilmente si muta, perché, dipendente come nell'essere così nell'amore, appena si vede venir meno i motivi che ebbe di amare subito sente venirsi meno l'amore, quasi fiamma a cui manca l'alimento.

Invece Dio è l'amore sostanziale, eterno e assoluto, e, indipendente nell'amore come nell'essere, sa amare l'uomo anche quando l'uomo non meriterebbe che un colpo della sua giustizia punitrice; e dopo tanti secoli di ingratitudini somme, la carità Divina verso il genere umano ardeva ancora, nè i torrenti di colpe infinite avevano potuto estinguerla.

E che fa Gesù? Rivela agli uomini dei tempi nostri il suo stesso Cuore. Ma il Cuor in mezzo alle fiamme è un Cuore riboccante di amore. Egli è pieno di pazienza, pieno di compassione e di misericordia, pieno di perdoni e di grazie. Ma perché, se non perché è pieno d'amore?

è questo adunque il secondo significato di quella sacra fiamma che esce dal Cuor di Gesù; questa fiamma dice che quel Cuore non solo ama Dio smisuratamente, ma ama immensamente anche noi. Oh! che divina consolazione!!! per noi poveri pellegrini di questa terra! Oh! perché lamentarsi del poco amore che troviamo nelle creature? Oh! no! no! no! consoliamoci piuttosto di quell'immenso amore che Dio ci porta, e procuriamo di corrispondere meglio coi nostri cuori a quel Cuore Divino, che ci ama tanto tanto per farci felici.

E poi, questo non è ancora niente: ciò che fa bello il cuore e attraente è l'amore; per questo il Cuor di Gesù è il più bello e il più attraente fra tutti i cuori creati e creabili, perché è pieno di amore e di tanto amore. Eppure questa amabilità di questo Cuore Divino ci sembrerà ancor più bella e attraente e irresistibile se noi, Reverendo Padre, la guardiamo da un lato tutto speciale, che sarebbe questo: il Cuor di Gesù è un amore il quale, essendo assistito e servito da una sapienza infinita, ama le anime non solo in generale, ma ancora in particolare; le ama ad una ad una con un particolarissimo amore, ama ciascuna delle anime che gli appartengono, come se non amasse nel mondo che una anima sola. Ecco uno dei lati più belli di questo grande amore, che è il Cuor dolcissimo di Gesù.

Per esempio, un re ama il suo popolo, e un buon generale ama il suo esercito; ma come la mente loro non conosce i singoli, ma solamente la moltitudine, così il loro amore si estende certo alla moltitudine, senza però riferirsi personalmente ai singoli.

Ma non è così Gesù. Egli conosce una per una le anime tutte quante e così le ama ad una ad una; ond'è che mentre il Re e il generale ama i singoli perché ama tutti, invece Gesù ama tutto il popolo delle anime, perché ciascuna delle anime presa a sè è per Gesù un amor particolare, solitario, indipendente. E difatti, non è Gesù che, come potenza infinita, crea le anime ad una ad una? E non è Egli che ad una ad una le conosce come sapienza infinita? E così Egli medesimo come infinito amore le ama una per una, come se ciascuna anima per Lui fosse sola al mondo.

Diamo uno sguardo al sole. Si potrebbe credere che il sole, occupato intorno a tutta l'universa natura, non si occuperà, poi, individualmente delle singole cose della terra; eppure non è così. Qual filo d'erba, che spunta dentro un fosso, o un fiorellino che spunta dentro a un vecchio muro, oppure una formica o un moscerino che sono nei campi o nell'aria, che il sole non li guardi e non li nutra di luce, di calore, di vita?

E così è il Cuor di Gesù con noi. è desso il sole del mondo spirituale. è questa verità medesima, che Gesù ci insegna ora coi fatti ora colle parabole. E Gesù che parla alle turbe, le istruisce, le attrae: ecco il sole della grazia, che opera sopra la moltitudine. Al pozzo di Sichem aspetta la Samaritana, la interroga, la istruisce, la converte: ecco il sole che si occupa di un solo fiore. E poi nelle parabole delle vergini e degli invitati alla cena Gesù, questo Divin amore, ci fa vedere come si occupi delle turbe; ma nella parabola del buon pastore e del figliuol prodigo, del samaritano, non vediamo Gesù occuparsi di ciascuna anima in particolare? Perché l'agnella smarrita, il figliuol prodigo perdonato, il vìandante ferito dai ladroni ci rappresentano le anime una ad una; ma è Gesù il buon Pastore, è Gesù il Padre, è Gesù il Samaritano, perché è Gesù l'amore che cerca, che accoglie, che risana. è un'anima sola, ma per Gesù vale molto di più che il sole e tutti gli astri del cielo.

Oh sì! sì! Gesù conosce ciascuno di noi e ci ama e si occupa di noi con divino amore; e sono quelle fiamme che ci ricordano questo amore; così ammirabile e così consolante...

Gesù dice: «Io ti amo; e tu mi ami?» Ecco una domanda a cui presto o tardi bisogna rispondere; ma la risposta non può essere che quella del cuore: amare Gesù e rendergli amore per amore.

Adesso guardiamo un po' la natura del cuore umano. Chi è che non sa che il cuore è fatto per amare? è bensì vero che il cuore è agitato da tante passioni, come il mare da venti diversi; però come il mare è fatto per le acque grandi, così il cuore per l'amore. Ma perché noi abbiamo l'amore? La mente è fatta per la verità e l'amore per la amabilità, e l'amor grande per quello che è grandemente amabile, e il sommo per ciò che è sovranamente amabile. Adunque il cuore lo abbiamo per amare Dio, suprema amabilità, e segnatamente il Dio fattosi nostro, il Dio incarnato, Cristo Gesù. Alla natura dell'amore si aggiunge il precetto; sopra i dieci precetti sta quello dell'amore, e questo è il primo, e con quanta forza batte al cuore e insiste e incalza. Con questo precetto Dio assalta il cuore, investe la mente, impera alla volontà, esige ogni sforzo, e non solo domanda l'amore, ma lo vuole e lo vuol tutto quanto. Nella pienezza poi dei tempi, questo Dio, fattosi uomo, prima riconferma solennemente il precetto dell'amor di Dio, dichiarando essere questo il primo e il massimo di tutti i precetti, e poi quante volte ritorna al punto dell'amore?

E questo diritto di Gesù e questo nostro dovere apparirà ancora in un altro modo, se guardiamo il contegno di Gesù dinanzi a noi: che cosa è venuto a fare nel mondo? Con quale pompa si presentò? Forse tuonò dalle nuvole come sul monte Sinai? Ha forse detto: « O figli della terra, adoratemi e tremate»? Oh! no; era questo il linguaggio di Dio nei secoli antichi; ma dopo l'Incarnazione tutto tutto è cambiato; Egli alza la sua voce là dalla Giudea e grida a tutta la terra: « O voi che soffrite, qua, venite a me, sì, venite tutti a me: se siete infermi vi guarirò, se siete affamati io vi nutrirò, se siete peccatori io vi salverò; se siete afflitti io vi consolerò».

Gesù bisogna capirlo bene: Egli non vuole il timore, vuole l'amore; non ci vuole schiavi ma amici, ma figli, e per renderci facile questo santo amore e quasi naturale, oh! quante industrie non ha mai adoperato! E qual vi è posto del cuore umano che non abbia assalito? Guardiamolo e lo vedremo prendere tutti i profili e le tinte e le sfumature dell'amore e dell'amabilità. Non lo vediamo? Ebbene, guardiamolo in Betlem bambino che piange, in Nazaret fanciullo che lavora, nel deserto anacoreta che digiuna, nella Giudea maestro che illumina, sul Tabor uomo che si trasfigura, sul Calvario vittima che muore, nei Tabernacoli Dio che sta con noi.

E che fa? Ama. Che cosa vuole? Vuole essere amato; e per ottenere l'amore Egli è tornato al Cielo, ci manda l'amore eterno, l'amore sostanziale, lo Spirito Santo, affinché noi, animati dallo Spirito Santo, diventiamo capaci di rendere a Gesù amore per amor.

E dopo tutto questo, Gesù non è amato! ah! no che non è amato! Fu amato tanto nei tempi antichi; e l'amore a Gesù fu un amore domestico, un amore sociale, come si vede nella storia dei martirii e delle penitenze dei chiostri e delle crociate. Invece adesso non è più così; l'amore di Gesù arde sì, ma qua e là, ma arde come lampada solitaria nelle anime buone, le quali per amare

Gesù devono andare contro la corrente sociale, ed è che pochi Lo cercano, pochi Lo vogliono e pochi Lo amano. Oh! San Paolo! San Paolo! avevi proprio ragione quando gridavi: «Chi non ama Gesù è un anatema». Sì, la terra, il mare, il cielo dovrebbero dichiarare la guerra a costoro. E che cosa fanno nel mondo quelli che non amano Gesù?

Il primo nostro dovere sarà sempre il primo amore, giacché il cuore è fatto per questo. E che cosa sarebbe il mare senza le acque immense? E che cosa è un cuore senza l'amore di Dio?

E il mare del cuore ha la sua immensità, le sue tempeste e la sua calma. La sua immensità è la capacità di amare, le tempeste sono le passioni, la calma è l'amore a Gesù. Questo amante Divino ci tiene molto a dichiararsi padrone del mare, ma ci tiene molto di più ad essere padrone del nostro cuore. Il nostro cuore è fatto per amare Dio, il quale dandoci un cuore ce ne domanda l'amore.

Ma si presenta una difficoltà e sarebbe questa: noi siamo piccole creature, vicinissime al nulla e nulla abbiamo che sia veramente nostro, e Dio è l'essere eterno e immenso, infinita grandezza, pienezza infinita; e adunque come va che il tutto domanda al nulla? E conviene all'Essere infinito domandare l'amore a noi? Oh! sì! sì! che conviene, perché soltanto l'amore può dare a Dio la gloria sua, quella gloria che gli conviene e che Egli vuole da noi.

Ecco là il Cuore di Gesù. In quel Cuore Divino è Dio medesimo che si presenta a noi, non più come maestà, come grandezza, come giustizia e sapienza e potenza infinita, ma bensì come infinito amore; Dio ci ama e vuole essere amato, chè questa è la gloria dell'eterno amore...

E poi, tutti i divini attributi, coi quali noi stiamo in relazione con Dio, aspettano da noi ciascuno la sua propria corrispondenza, come, per esempio, alla maestà infinita dobbiamo il nostro rispetto, alla grandezza infinita le nostre adorazioni, alla potenza l'ammirazione, alla sapienza la fede, alla misericordia la fiducia, all'autorità l'obbedienza, alla giustizia il timore. E all'amore infinito qual tributo potremo mai rendere? Niente altro che il tributo dell'amore.

Guardiamo, Reverendo Padre, ancor meglio queste verità guardando Dio Creatore. Egli ci ha dato tutto, tutto l'essere che abbiamo, e noi gliene dobbiamo la riconoscenza e l'omaggio, onorandolo con tutte le facoltà vitali del nostro essere. Non basta il culto della memoria, della mente, delle parole, dei sensi e della fedeltà; ci vuole ancora e soprattutto il culto dell'amore, perché l'amore è l'apice dell'essere umano, è l'ultima parola dello spirito, l'ultimo accento del cuore e nell'albero della nostra vita l'ultimo frutto. Non è vero, Padre mio, che dalla radice vogliamo il tronco e dal tronco i rami e dai rami le foglie, poi i fiori e dopo i frutti? Dato il frutto, l'albero non ha più nulla da dare, ma il frutto noi lo vogliamo...

E così Dio vuole da noi l'amore. Conoscere, ammirare, venerare sono passi dell'anima verso Dio; ma si può andare molto più avanti, perché si può dare a Dio i beni, il tempo, le forze nostre, e questo ci pare già molto; ma non è ancora tutto. Quando però si dice: «Mio Dio, io ti amo, io ti rendo il mio cuore» allora non resta più nulla nè a dire nè a dare, perché allora l'anima si rende tutta quanta al suo Creatore. E adunque come è possibile che Dio si accontenti del meno, lasciando a noi il più e il meglio? Questo si vedrà essere impossibile, ove si pensi che Dio, essendo Creatore, è anche Padrone e Re e deve regnare; ma come fa a regnare se non è amato?

Dio regna nella materia colle leggi fisiche, sui bruti colle leggi istintive e su di noi colle leggi morali, delle quali la prima e la suprema è l'amore... Potrebbe, è vero, regnare sopra di noi solamente colla speranza o col timore oppure colla forza, ma la forza ci eguaglierebbe alla fiere, il timore agli schiavi, la speranza ai mercenari, mentre che l'amore e l'amor solo ci fa sudditi volontari, contenti, felici a guisa di figli, che hanno il Padre che è monarca. La più bella monarchia è quella dell'amore, ed è questa la monarchia propria di Gesù. Un re nella sua sala reale, in mezzo alla sua corte, dove si siede, se non sul suo trono? giacché il trono è il posto del re. Ebbene, l'anima nostra è la reggia di Dio, monarca supremo ed eterno, e il suo soglio non è che l'amore.

Gesù non può essere corrisposto e da noi onorato a dovere se non per via di amore, ed è appunto ricambio di amore che il Sacro Cuore colle sue fiamme ricorda, domanda e aspetta.

Tutto quello che ho detto fino adesso per spiegare un pochino il significato di quelle fiamme, che circondano il Cuor di Gesù, mentre ci hanno fatto vedere quanto Gesù ci ama, nel medesimo tempo ci hanno fatto sentire che bisogna rendergli amore per amor.

Ma ci sono delle anime di buona volontà, che dicono: Amo io Gesù? E il mio amore dov'è? E qual è il mio vero amore?

Io spiegherò loro, come sono capace, come Gesù mi mette in mente di scrivere; così servirà a illuminare tutti e a consolare tanti (Padre, non sarà mica superbia dir così? In quello che scrivo non c'è niente di mio, perché sono una povera ignorante; quello che scrivo è tutto Gesù che mi spinge a scrivere, mi incalza, lo vuole, e mentre scrivo capisco tutto il significato di quello che scrivo, ma solo mentre scrivo, e poi non ricordo più nulla di quello che ho scritto; Lei, Reverendo Padre, ne faccia la tara).

Dobbiamo distinguere due amori a Gesù, o piuttosto due nomi del medesimo amore; l'uno sarebbe l'amore sensibile, amor che fiammeggia in affetti e sospiri e tenerezze e slanci del cuore; l'altro è l'amore operoso, amore che ci porta alla preghiera, ai santi sacramenti, alla pazienza, a vincere le tentazioni e a sopportare le croci per amor di Gesù. Sono, questi due amori, nascenti da uno stesso principio di carità, due nomi di una sola radice, la quale, nascosta sotto terra, manda fuori due bei rami vigorosi, ma diversi, perché l'uno è bello di fiori e l'altro è ricco di frutta. Ebbene, la carità è una feconda radice piantata nel nostro cuore e questa radice manda fuori due bellissimi rami: il primo è il ramo dei fiori, che sono i sentimenti, affetti e slanci; il secondo è il ramo dei frutti, che sono le opere e i sacrifici della virtù.

Quando Gesù si volge alle anime e domanda l'amore, quale amore domanda? Il primo oppure il secondo? Il ramo dei fiori o quello dei frutti? Sospiri e affetti oppure opere e sacrifizi? La domanda è molto importante, ma la risposta è altrettanto sicura, ed è questa: che l'amore di Gesù, domandato e voluto, non è di sospiri, ma di opere, non è di tenerezze, ma di sacrifizi; insomma, Gesù non domanda dei fiori, ma vuole dei frutti.

Con tutto questo non voglio mica dire che Gesù disprezzi le tenerezze e gli affetti di un'anima. Oh! no! tutt'altro! l'amore è così bello e prezioso, che ogni sua forma piace; ma voglio dire che queste cose, prima di tutto non dipendono dalla nostra volontà, e poi per sè non sono segni sempre sicuri della carità, mentre le opere e i sacrifizi da una parte sono segni sempre sicuri e dall'altra dipendono dalla nostra volontà. è per questo che Gesù non domanda dei fiori ma dei frutti; è sempre così: Gesù non chiede mai l'amore senza chiedere nel medesimo tempo la prova delle opere e dei sacrifici.

Ed è con ragione, giacché quando l'amore è vero amore, unisce due volontà e le fonde insieme per formarne una sola, come due raggi che si mescolano insieme formando una luce sola, o come due rivi, i quali incontrandosi nella campagna si uniscono e fanno un solo fiume. E poi, non è quello che fanno dappertutto due anime le quali vivamente si amano? Le anime sono due, ma le volontà loro sono unite insieme come due gocciole di rugiada, sono diventate una sola volontà per virtù d'amore. E questo fu sempre e sarà l'istinto e la forza dell'amore.

Ebbene, ecco due volontà, la volontà di Gesù e la nostra; ma se noi ameremo Gesù, la nostra volontà la uniremo alla sua per odiare quello che Gesù odia e per amare quello che Gesù ama e per fare quello che a Gesù piace. E poi, non tocca mica a Gesù di fare la nostra volontà, ma bensì a noi di fare la sua. Vogliamo noi sapere se amiamo proprio Gesù? Guardiamo se abbiamo per Lui opere e sacrifizi; e chi ne ha se ne consoli.

Per rendere adunque veramente cristiana la nostra vita non bastano affetti e sentimenti, se non ci sono le opere buone e i sacrifizi della virtù.

Ecco adunque l'amore vero a Gesù qui su questa terra; in Paradiso non è poi più così: resterà l'amore, ma cambierà la forma, perché invece di opere faticose, là sarà eterno riposo, e invece di sacrifizi saranno gioie e delizie. Così è stabilito: la vita è una via Crucis e l'amore cristiano ce la fa percorrere colla croce sulle spalle e le spine in fronte; ma alla nostra morte l'amore deporrà sulla tomba le croci e le spine, e, conducendoci nel regno Celeste, ci farà trovare dopo la croce un soglio beato, e dopo le spine una ghirlanda di fiori immortali.

 

CAPITOLO III

«LA CROCE»

Dopo gli splendori e dopo le fiamme, nel Cuor dolcissimo di Gesù ci si presenta la Croce, quasi bandiera sulla vetta di una roccia; e come un giorno fu vista sulla cima del Golgota, così ora si vede sulla vetta del Cuor di Gesù. Questo è il terzo simbolo, che Gesù nel suo Cuore ci presenta, e noi lo dobbiamo studiare per poterlo capire; è la sua bandiera, è la bandiera della sua milizia, della sua vittoria e della sua gloria.

Bandiera della sua milizia, cioè bandiera della redenzione. La redenzione è la grande impresa di Gesù; e il carattere di Redentore è il suo proprio carattere. Egli per noi è tutto: è Dio, è Padre, è Monarca, è Pastore, è Amico, è tutto, ma soprattutto è Redentore, perché la redenzione era la nostra primissima necessità. Colla sua Croce Egli ci redense e non coi suoi miracoli; colla Croce e non coi discorsi oppure colle preghiere.

Egli guarisce i ciechi, i muti, i malati, ma non è qui dove d salva. Egli risuscita i morti, ma non è qui dove ci salva. Egli moltiplica i pani nel deserto e comanda alle tempeste del mare e si trasfigura sul Tabor, ma non è qui dove ci salva. Egli parla, istruisce e rivela dottrine sorprendenti, ma non è ancor qui dove ci salva. Egli si abbandona ai suoi nemici, si lascia flagellare, vituperare, crocifiggere, ed ecco dove e come ci salva.

Oh! mio Dio! e chi poteva pensarlo? Egli ci salva non col mostrarsi Dio, ma coll'abissarsi al di sotto di tutti gli uomini. Gesù Crocifisso era là sul Calvario, era l'obbrobrio della plebe. Ecco la Croce, ecco cioè il simbolo che raccoglie e ricorda tutte le privazioni, i patimenti, le umiliazioni, i sacrifizi coi quali Gesù ci salvò...

Bandiera delle sue vittorie. Allora il mondo era per gli uomini quello che è adesso per i Cattolici la Chiesa; il mondo era quello che formava i popoli, le famiglie, i costumi, e intanto questo mondo era impastato di vizi, di errori, di forza e non c'era una Chiesa accampata contro di lui. Ma gli errori erano rispettati come verità e i vizi erano adorati negli idoli; e la forza che difendeva gli idoli ed errori si chiamava Impero romano. Questo Impero, adunque, con tutti i suoi errori, vizi e violenze era il mondo di allora, il mondo che formava i popoli per l'inferno.

E questo mondo bisognava pur vincerlo. E lo vinse Gesù; lo vinse colle sue dottrine sante e colle sue massime di mortificazioni e umiltà; vinse i vizi collo spirito di sacrificio; vinse l'Impero Romano collo slancio dei martiri e colla virtù del martirio; insomma vinse il mondo colla Croce, perché la mortificazione, il sacrifizio, il martirio che cosa sono mai? non sono la croce? è stata la croce di Gesù; e questa croce Gesù consegnava poi alla Chiesa ed Egli colla sua Chiesa, quasi capitano col suo esercito, vinse il mondo e liberò i popoli dai loro errori, dai loro vizi e dalle loro violenze.

La croce è la bandiera delle sue vittorie ed è la bandiera della sua gloria. E qual è la gloria più grande di Gesù? Non è forse di aver attirato a sé e alla sua Chiesa le nazioni pagane per farne il suo popolo e il suo regno? L'aveva predetto: avrebbe attirato gli intelletti a credere i suoi misteri, le volontà ad osservare la sua legge, le libertà ad accettare il suo giogo, i cuori ad amarlo, i fedeli a seguirlo. Per Lui gli Apostoli, per Lui i martiri, per Lui gli anacoreti nei deserti, per Lui i monaci e le Suore nei loro chiostri, per Lui i Santi coi loro eroismi e i martiri coi loro sacrifizi.

Ma come ha fatto e come fa Gesù a moltiplicare così i Suoi seguaci? è la virtù della croce che ha formato il regno di Gesù, lo formò e lo conserva. Dunque la croce è la bandiera di gloria di Gesù. Non poteva Gesù presentarsi al mondo senza Croce: Gli è troppo cara. è la bandiera della sua milizia, colla quale vinse il demonio e liberò le anime sue schiave; è la bandiera delle sue vittorie, perché colla croce vinse e disfece il mondo e liberò il popolo dai suoi errori e violenze; è la bandiera della sua gloria, perché con essa trasse a sé le anime e conquistò i cuori. E la croce ci ricorderà sempre come Gesù vinse i demoni colla redenzione, sconfisse il mondo col vangelo, conquistò i cuori colla grazia.

Il carattere principale di Gesù è quello di Redentore. Egli venne a redimerci dal peccato e dalla morte eterna e salvarci per la vita futura; ma per fare una così grande opera Egli subì la Croce, anzi la elesse, la volle, la bramò. Perché mai Gesù elesse la croce? I grandi sacrifizi non si accettano senza grandi ragioni. Quale sarebbe adunque il motivo che portò Gesù ad accettare, anzi ad eleggere e a volere il massimo dei sacrifizi rappresentato dalla croce?

Prima di tutto è certo che Gesù non subì la croce come un condannato che non possa evitarla; ma invece la elesse, la volle. Difatti, Gesù poteva salvarci in ben altri modi. Oh! sì! sì! che è vero che poteva Gesù con mezzi facili salvarci; ma è anche vero che soltanto la croce avrebbe dato all'amor suo uno splendore nuovo, irresistibile, trionfale.

Ma poi, Gesù voleva solo redimerci? E non voleva ancora Egli conquistarsi i nostri cuori col farci conoscere il Suo? Gesù, che voleva ottenere colla nostra salvezza anche il nostro amore, che cosa fa? Questo amante Divino dimentica se stesso per provvedere a noi, e messo da parte ogni pensiero di dignità, di gloria, di riposo, sceglie la croce dicendo: «Nella croce si vedrà come io so amare... dalla croce ben potrò domandare un po' d'amore... ».

L'amore vuol farsi conoscere, ma essendo egli cosa interna e invisibile, ricorre ai segni esterni e cerca coi segni esterni di farsi vedere; e questi segni dell'affetto sono molti. Alle volte, per esempio, l'amore si manifesta con dolci parole, colle occhiate, coi sorrisi. Ma questi segni non possono anche servire alle ipocrisie dell'amore? Altre volte l'amore si vede in opere e fatiche; ma questi segni non li usano anche gli eredi che corteggiano il vecchio parente, amatori non della vita di lui, ma delle sue ricchezze? Alle volte l'amore parla con favori e benefizi: va tanto bene questo; ma quante volte i favori e i benefizi servono a certe brutte passioni, che non sono davvero l'amore?

L'amore però sa anche parlare con accenti più alti e più sicuri, ma molto ben sicuri: questi sono i sacrifizi. E non rare volte l'amor parla così, e allora basta: il sacrifizio è l'ultima parola dell'amore, la sua più autentica forma, e davanti al sacrifizio volontario chi potrà mai discutere sopra la verità dell'amore?

Ebbene, ecco perché Gesù scelse il sacrifizio e ancora il sacrifizio più umiliante, più tormentoso, più ripugnante e più grande! Egli, questo dolce amore, voleva rendere così evidente la immensità del suo amore per noi, che anche a noi diventasse come impossibile non solo il dubbio, ma ancora e molto più l'indifferenza davanti a un così meraviglioso amore. No! no, non si può negare che il sacrifizio compiuto da Gesù per giungere alla conquista dei nostri cuori è il più grande dei sacrifizi che la terra abbia mai visto.

Eppure oh, no! no! non fu troppo!! perché se Gesù avesse fatto meno, chi avrebbe conosciuto e chi ammirato e chi avrebbe ricambiato l'infinito amore fiammeggiante del Cuor di Gesù? In verità, quando la luce di Gesù inondò la terra, le nazioni si scossero, la dolce fisonomia di Gesù attirò i cuori, il suo gran sacrificio li conquise e la terra fu piena di anime amanti e di cuori ardenti fino al sacrifizio. Gesù diventò il grande oggetto di un grande amore.

Ma intanto, in tutti i lidi e in tutti i tempi quante anime restarono indifferenti e quanti cuori freddi! e anzi, quanti furono che studiarono trame contro la Chiesa e mossero a Gesù la guerra! Anche ai nostri tempi basta girare intorno gli occhi e guardare per vedere subito che Gesù e la sua Chiesa sono diventati non solo cose indifferenti, ma bersaglio di contraddizioni, oggetto di odio profondo e di persecuzione. Adunque, se anche dopo tanto amore e tanti sacrifizi Gesù è così poco conosciuto e amato, che da tanti è perfino odiato e perseguitato, che farebbero gli uomini se Gesù non ci avesse mostrato l'immensità dell'amor suo nella immensità dei suoi sacrifizi? Non sarebbe egli rimasto un amore incompreso, dimenticato, negletto, perduto tra le nebbie delle cose passate?

Studiamo almeno noi di conoscere bene il Cuor di Gesù e di corrispondergli. Questo è un dovere, perché chi ama Gesù non fa che adempiere il primo dei divini precetti; ma è anche un interesse, perché come l'amor di Gesù per noi ci aprì il Paradiso, così l'amor nostro per Lui ci renderà capaci di poterci arrivare.

Ma questo amore vuole essere vero e autentico, cioè voglio dire associato al sacrifizio della vita cristiana. Gesù dall'amore passò al sacrifizio e noi dobbiamo mostrargli coi sacrifizi la verità del nostro amore...

Per quanto sia vero che alla natura ripugna portar la croce, noi però, ripensando che colla croce si merita il Paradiso e si può godere per una eternità, invece di impazientarci fra i patimenti che ci succedono nella vita, dovremmo persino meravigliarci che Dio voglia premiare le nostre croci col Paradiso e metter a così basso prezzo quel Paradiso che ai Vergini, agli Anacoreti, ai Santi martiri costò tanto di lotta, di penitenze, di eroismi e di sacrifizi...

E come mai la nostra croce ci può valere il Paradiso? Per meritare non basta il patire, perché una persona che bestemmia, il giustiziato che si ostina, ecc. ecc. queste persone soffrono molto, ma senza nessun merito. Adunque, per meritare patendo non basta il solo patire, qualche altra cosa ci vuole che dà merito ai patimenti nostri, ed è l'unione a Gesù, cioè l'associarci per fede e rassegnazione e amore ai patimenti di Gesù, unendo la nostra croce alla Sua. Allora i meriti della croce di Gesù passano alle nostre croci; allora le nostre croci meritano il Paradiso.

Questa verità viene come raggio vitale dal mistero dell'incarnazione; il Verbo divino, assunta la natura umana, visse in terra la vera vita nostra, operando e patendo come noi e per noi; ma il suo fare e patire dove mirava? mirava forse soltanto al fine della redenzione? No, no. Egli mirava ancora ad altri fini particolari e tutti a nostro vantaggio. Egli adunque, questo amante Divino, voleva santificare le opere e le pene della nostra vita, quasi profumandole col contatto della sua santità; poi voleva darci in se medesimo il grande modello del bene operare e del bene patire; infine voleva trasfondere poi il merito delle sue opere nelle opere nostre e dei suoi patimenti nei nostri patimenti.

Ed Egli ha fatto tutto questo: come Dio ha santificato tutta la vita umana operando e patendo al pari di noi; come Maestro ci ha lasciato in sé le norme sicure dell'operare e del patire; come Capo dell'umanità trasfonde nel corpo della cattolicità la Sua vita soprannaturale e il valore dei suoi meriti.

Gesù medesimo dice che Lui è la nostra vite e noi i tralci Suoi. Quei pampini, quei grappoli, quelle fecondità che noi tanto lodiamo nei tralci, chi è che non sa che tutto viene dalla vite? E poi, chi è che non sa che un tralcio staccato dalla sua vite è buono solo per gettare nel fuoco? E così è lo stesso di noi: se ci stacchiamo da Gesù perdiamo la fecondità spirituale, perché perdiamo la vita soprannaturale; ma uniti a Lui saremo tralci vivi e fecondi, e le opere e i patimenti nostri, quasi pampini e grappoli, saranno pieni di bellezza e di vita e di merito per la comunicazione della grazia e dello spirito di Gesù. Quando noi ci associamo a Gesù, le nostre opere, i nostri patimenti prendono il profumo, la bellezza, il valore delle opere e dei patimenti di Gesù e così diventano meritevoli del Paradiso.

Ecco, adunque, il bisogno che abbiamo di tenerci uniti a Gesù come soldati al loro capitano e come discepoli al loro Maestro; e però ecco il bisogno non solo della fede, ma della carità che esclude le colpe e si nutre di preghiere, di sacramenti, di opere buone e di virtù, perché allora Gesù comunicherà alla nostra vita l'abbondanza dei suoi meriti, come fonte che partecipa ai rivi le acque sue, come vite che trasfonde nei tralci suoi succhi vivificanti e fecondi. Stiamo adunque sempre uniti a Gesù come tralci alla vite materna, come ruscelli alla loro fonte, e allora ogni nostra giornata sarà degna del Cielo.

Dunque, per farsi dei meriti pel Paradiso non basta il patire, se la nostra croce non viene santificata e impreziosita dalla croce di Gesù; e questo è perché i nostri meriti vengono da Gesù e non da noi, come l'acqua nasce dalla fonte e non dal canale per cui scorre e l'oro nasce dalla miniera e non dalla borsa in cui lo chiudiamo. Gesù è così necessario, che neanche la croce senza di Lui può giovare.

Per confermare questa verità andiamo al Calvario, dove sono tre croci; in queste tre croci mi sembrano raffigurate le croci dei perfetti, dei pentiti e degli ostinati. Il mondo è pieno di queste croci, ma quanta differenza vi è tra quelli che pendono dalla loro croce!

Prima vediamo la croce degli ostinati. Il patir la croce non è solo proprio dei cristiani; basta essere figli di Adamo ed Eva, perché la croce non manchi, e né manca mai, dovendo essa servire ad espiazione dei nostri peccati, ad esercizio di virtù ed acquisto di meriti. Ma sono tanti quelli che soffrono malamente, e questi imitano il cattivo ladrone crocifisso presso di Gesù. Esso poteva farsi della sua croce una fonte di grazia e di gloria; invece egli compì sulla croce la sua prevaricazione, e al fianco di Gesù medesimo, fra sommi portenti e davanti all'esempio del suo compagno, bestemmiò, si ostinò, disperò e perduto mori.

Ecco un ostinato in croce!!! E non sono simili a lui quei tribolati i quali, stando sulla croce loro, invece di scontare le loro colpe, ne fanno delle nuove ribellandosi a Dio? Questi tribolati impenitenti non sono pochi... La croce era l'ultimo aiuto, che Gesù dava a loro per salvarsi; invece essi ne fanno per sé l'ultima rovina.

La seconda croce è quella dei pentiti; e il ladro buono come se ne servì bene!!! Illuminato dalla grazia conobbe due cose, Gesù e la croce. Conobbe Gesù Cristo, la bontà, la divinità e la misericordia di Lui e in Lui pose la sua fiducia. Conobbe la croce e vide che era la sua penitenza e la sua purificazione, e però di una croce necessaria facendo una espiazione volontaria, pagò i suoi debiti alla giustizia di Dio e colla croce si salvò. E non fu questa una bella sorte, una gran sorte, passare dalla croce al Paradiso? E questa è la sorte di tutti i buoni cristiani che sanno patire con fede, speranza e amore; essi stanno in croce, ma è una croce benedetta, che li purifica e li salva. Anche a queste anime Gesù dice: «Oggi sarai meco in Paradiso».

Ci sono poi delle altre anime, che non solo si rassegnano alla croce, ma la amano, anzi ne godono; e questa sarebbe la croce dei perfetti, prefigurata nella croce di Gesù. Queste sono anime forti, anime grandi, anime piene di amore per Gesù; volendo rendergli amore per amore, sacrifizio per sacrifizio, vogliono patire a somiglianza di Lui, e sono contente quando hanno da patire. Esse guardano le croci come doni di Gesù, perché sanno che, come Giuseppe mise il suo calice di argento nel sacco del suo Beniamino, così Gesù presenta il suo calice alle anime sue predilette; e questo calice sono pene gravi di varie forme, le quali formano il patire dei perfetti. E qual è, Rev.mo Padre, quel Santo che sia rimasto senza croci? Nessuno. E qual è mai quel Santo che non le abbracciò?

Ecco adunque tre modi di patire, ossia tre croci diverse. Il mondo è un gran Calvario pieno di crocifissi, voglio dire di tribolati, e i crocifissi del mondo somigliano a quelli del Calvario. Vi sono i crocifissi ostinati e ribelli: la loro croce è senza nessun merito, ed essi colla croce si perdono. Ci sono i crocifissi umili, pentiti e rassegnati, e la loro croce santificata da quella di Gesù li purifica e li salva. Ci sono poi i crocifissi perfetti, i quali amano le loro croci perché amano Gesù Crocifisso, e quella croce non pur li salva, ma li santifica ancora.

 

CAPITOLO IV

«LA CORONA»

La corona del Cuor di Gesù è l'emblema di Gesù Cristo Re. Sì, quella corona, benché di spine, è il segno caratteristico di Gesù Cristo Re, è il segno della sua divina sovranità, perché chi è Dio è naturalmente Re. Pertanto Egli, rivelandosi al mondo, doveva affermare e confermare la Sua monarchia alta ed eterna, perché Gesù Cristo è Re assoluto, universale, eterno e divino. Ed è Re non pure in quanto è Dio, ma ancora in quanto è uomo, perché, per l'ipostatica unione e per l'unità di persona, anche come uomo è Dio, essendo bensì uomo nella sua natura umana, ma sempre Dio nella sua persona Divina. Perciò è suo ogni primato, né solamente nell'ordine delle cose spirituali, ma delle temporali ancora e delle politiche; e la terra è sua e i popoli appartengono a Lui...

Però, volendo Egli insegnare coll'esempio il distacco dal mondo e l'amore dell'umiltà, non volle nella sua vita mortale esercitare la politica monarchia, e perciò la sua vita è stata prima nascosta e poi travagliata, povera sempre; ma quanto a monarchia spirituale la dichiarò, la volle, la esercitò subito, sempre e da per tutto.

Oh! come è ammirabile il regno di Gesù! Questo regno è la Chiesa. Se noi guardiamo i sudditi, Gesù regna direttamente non sui corpi, come i Re, ma sulle anime e sui cuori, dove nessun conquistatore poté mai stendere lo scettro. E se guardiamo l'organismo è unico; la gerarchia dei suoi Sacerdoti scende dal Capo supremo all'ultimo Sacerdote, e influisce sopra tutti i cristiani; le leggi sono due amori grandi, di Dio e del prossimo; le tasse non sono che di opere buone; l'erario pubblico sono le ricchezze del tesoro di Cristo, dove i sudditi nulla mettono di loro e vi trovano tutto per sé; i tribunali poi sono di perdono e di pace, sparsi per tutta la terra, sono aperti a tutti i rei, e mentre nei tribunali del mondo chi si confessa reo è condannato, nei tribunali di Gesù chi si confessa reo è perdonato. Questo regno poi non ha nessun confine né nella terra né nei secoli, esso è universale ed eterno.

Ecco adunque con quanta verità Gesù Cristo è Re e come a Lui si addice bene la corona reale. Ma questa corona Gesù la porta sul Cuore, perché Egli regna per via di amore; non regna colla diplomazia, destreggiando e ingannando; non regna colla forza, spaventando i deboli e schiacciando i nemici; regna coll'amore. Egli ama e domanda di essere amato; tutta la sua legge è l'amore.

Ma la sua corona è di spine per ricordare a tutti in qual modo Egli fondò il suo regno e come fu consacrato Re della terra, cioè col sacrificio. La sua consacrazione pubblica, solenne, clamorosa si fece sul Golgota. Il monte delle umiliazioni e del dolore, del sangue e del sacrifizio è la reggia di Gesù, perché mentre gli altri re per farsi un trono oppure per conservarlo fanno morire i sudditi, Gesù invece per salvare i sudditi sacrificò se medesimo sul Calvario, dove il suo trono è la croce, il suo diadema le spine, la sua porpora il sangue, e le guardie e la corte sono i carnefici, i farisei, i nemici suoi e quel popolo ebreo, che lo ha rifiutato. Ecco la cerimonia della sua consacrazione reale!!! Ecco la pompa in mezzo alla quale fu dichiarato Re.

Oh! Gesù, Re d'amore, fammi la grazia di essere sempre la suddita del tuo eterno amore... Il mondo non ha mai voluto riconoscere la sovranità di Gesù, ma essa è così vera e sicura, che nell'ultimo giorno nessun'altra cosa risplenderà di così viva luce come la sovranità di Gesù. I diritti che ha Gesù per regnare sono ben diversi da quelli che vantano i re della terra; essi sono diritti proprii di Gesù soltanto, perché soltanto Gesù è veramente ed eternamente Re. Gesù è un monarca universale, assoluto e solo.

Per diritto di creazione. Gesù è il Creatore, essendo il Verbo incarnato, quel Verbo che creò tutte quante le cose. Gesù è creatore non già come uomo, bensì come Dio. Essendo Egli il Creatore, è il gran padrone delle sue creature; a Lui appartengono la terra, la luna e il sole, le stelle, il Paradiso, gli Angeli in Cielo, a Lui gli uomini in terra; noi siamo suoi e il nostro cuore appartiene a Gesù, come la pianta a colui che la piantò nel suo giardino, la statua a colui che la scolpì. Perciò chi non dà il suo cuore a Dio glielo ruba, perché è Gesù che ci ha creato in petto quel cuore che palpita di vita e vibra d'amore.

Ma perché Gesù ci ha dato un cuore? Forse perché ci servisse ad amare tutti e tutto fuorché Colui che lo fece? Questo sarebbe una grande mostruosità. Gesù ci ha dato il cuore e l'amore, affinché potessimo rivolare a Lui, nostro Dio e Creatore, nostra pace e felicità. E questa è la vera e suprema destinazione dell'amore; e di qui ne viene che il nostro cuore non è mai contento degli amori della terra, perché mentre noi amiamo e vagheggiamo la bellezza, la bontà, la pace, la felicità, cioè Dio, difatti, poi, che cosa troviamo negli amori della terra, se non illusioni e disillusioni, aurore e tramonti?

Come gli abissi del mare sono così vasti e profondi che non potevano essere fatti che per le grandi acque del mare, così è il nostro cuore: ha così larghe misure che solo l'amor di Dio lo può riempire.

Per diritto di eredità. Il Padre Eterno diede al Suo Verbo incarnato in eredità tutte le genti. Ma questo non vuol dire che i cuori appartengono a Gesù come la eredità all'erede?

Tutto serve e deve servire a Gesù, ma diversamente, secondo le diverse nature, e mentre certe cose Lo servono per necessità come gli astri, le stagioni e le bestie ecc..., altre cose invece lo debbono servire con libera volontà, e tali sono le ragionevoli creature; anche esse debbono appartenere a Gesù e servirlo, ma per elezione di volontà, ossia per amore.

Del resto non succede così anche a noi nel corso della vita? I campi, gli alberi, le fonti ci servono sì, ma necessariamente; gli animali della terra ci servono, ma istintivamente; non però così ci servono gli uomini: essi ci servono liberamente. Difatti, quando si chiama una persona a servizio, prima si interroga se vuole, e poi si viene ai patti; allora la serva liberamente comincia a servire e seguita liberamente. Questo è servire al modo umano.

Orbene, quando Dio ci diede in eredità a Gesù, qual dubbio che ci volle di Gesù alla maniera umana, cioè con libertà, per volontà, ossia per amore? Altrimenti, se noi servissimo Gesù per necessità, e Dio poteva ben farlo, noi certamente saremmo di Gesù, ma con quale sua gloria? Dunque i nostri cuori appartengono a Gesù e Gesù li vuole, sono la sua grande e cara eredità.

E chi può dire a parole quanto egli apprezzi l'eredità dei cuori? L'apprezza tanto, che appunto per avere dei cuori che Lo amino Egli conserva la terra e le cose umane. Perduti i nostri cuori, che cosa Gli vale il resto? Gesù preferisce un cuore a tutte le stelle, e perdere un cuore Gli costa di più che se perdesse tutto il firmamento. Nei cuori Gesù regna e riposa, e vuole i cuori; e negargli il cuore è negare all'erede la sua propria eredità. Eppure, quanti sono che escludono Gesù dal loro cuore!

O Gesù, mio Creatore, io godo di appartenere a Te. O dolce mio Amore, divinissimo Erede, io voglio essere tua, cosa tua. O Gesù, conquistatore Divino, io voglio essere una delle tue conquiste. O , Gesù, veramente Re, io voglio essere veramente tua in terra e in Paradiso.

Non si può servire a due padroni, perché sono di genio l'uno contrario all'altro e apertamente nemici; questi due padroni sono Gesù, re vero e legittimo, e il mondo, re falso e bugiardo. Tutti due regnano in questa terra, e da per tutto hanno dei seguaci, e i loro seguaci sono tutti volontarii, i quali scelgono ciascuno un re a cui vogliono servire, distinguendoli chiaramente dalla corona, perché Gesù è coronato di spine, e il mondo di rose.

Il mondò si divide moralmente in due popoli, perché vi sono due re, e tra l'uno e l'altro l'umanità si divide: divisione che diventerà visibile ed eterna nel dì del Giudizio.

Chi entra nel mondo e vive, non tarda a conoscere che nel mondo vi è il vero e il falso, cioè il bene e il male, le virtù e i vizi, la grazia e la natura; insomma Gesù e il mondo. Ma il mondo ha in fronte una corona di fiori, perché vuol godere tutte le libertà delle passioni e dei sensi; mentre Gesù si presenta colla corona di spine, perché da una parte Egli ha patito tanto, e dall'altra non potrebbe regnare sopra di noi senza la mortificazione delle passioni e dei nostri sensi.

Ecco i due re: bisogna scegliere. Gesù regna colla verità e colla virtù, il mondo invece colla falsità, le apparenze e le passioni.

Gesù aiuta i Suoi con tutti gli aiuti della Sua Chiesa e della Sua grazia; il mondo non aiuta nessuno, e mentre molto esige, nulla dà.

Gesù regna cercando il nostro bene e non il suo; il mondo regna per sfoggiare e godere, a spese però dei mondani, che ci mettono il tempo, il denaro e l'anima.

Il regno di Gesù va dalla vita presente alla futura nell'eternità, dove oh! beati i sudditi suoi!!!... mentre il regno del mondo finisce alle porte del cimitero. In quanto poi all'eternità, ci pensino i mondani, il mondo non se ne occupa.

Bisogna dunque eleggersi un re: o Gesù colla sua corona di spine, oppure il mondo colla sua corona di rose; essere di Gesù e del mondo non è proprio possibile, ed è chiaro. Eppure ce ne sono tanti che credono proprio di riuscirvi, e questi sarebbero quei cristiani che hanno un poco di Gesù e non poco del mondo, e così mescolano tutto assieme, un po' di vero col falso e un po' di bene col male; si lusingano di essere in via anche essi verso il Paradiso. Ma si ingannano, se credono di servire a Gesù, almeno quanto basta, perché essi servono realmente al mondo e non appartengono al re coronato di spine, bensì al re coronato di fiori.

E qui si vede l'uso o l'abuso della libertà! Fra i doni naturali quello della libertà è il più grande. Ma che pensiamo noi? Che Dio ce l'abbia data non per altro che per scegliere liberamente una professione, uno stato di vita ecc.? Oh no, no, la libertà può servire a tutto, anche alle minime cose, anche a fare il male!!! Ma Dio ce la dà affinché noi, cooperando alla grazia, facciamo il bene di giorno in giorno, di ora in ora, di cosa in cosa, e così ci prepariamo alla nostra eternità...

I buoni scelgono il Re coronato di spine e si salvano; i cattivi scelgono il re coronato di rose e si perdono, e così tutti e due, usando la loro libertà, fissano le loro sorti eterne. Dei due chi si serve bene della sua libertà non è il cristiano? Eppure i cattivi ci spreggiano; essi, non volendo altro che dei fiori, si fanno schiavi del mondo, delle passioni e del demonio; essi inneggiano alla libertà.

Oh! cattivi, tacete pure, voi che avete tante catene quante sono le passioni e le falsità a cui servite; tacete pure, ché voi non siete liberi, ma schiavi! Liberi sono quei cristiani, ma veri cristiani, i quali, dovendo scegliere il bene o il male, Gesù o il mondo, il Paradiso o l'inferno, scelgono il bene che è Gesù, il Paradiso, adesso liberamente buoni e in Cielo liberamente felici...

 

CAPITOLO V

«LA FERITA»

Supponiamo che ci fosse un amico che fosse molto ricco di denari e di bontà e ci invitasse nella sua casa e ci aprisse il suo tesoro dicendoci: «Guarda qui e vedi quanto oro e argento; guarda qui, perle e gemme preziose: prendine pure finché vuoi, il tesoro è mio, ma io lo apro a te e tu guardalo come cosa tua...». Se succedesse mai di trovare un amico simile, che diremo mai? Ma per quanto ci guardiamo intorno non troveremo mai e poi mai un simile amico nel mondo; però ne troveremo sempre uno nel Santo Tabernacolo, ed è Gesù. Il Suo Cuore non è il tesoro della Chiesa e questo tesoro non lo apre Egli a noi e non ce lo dona? Quel Cuore ferito è il tesoro aperto e dato a noi.

Il Sacro Cuore presentato al mondo non è solamente un ricordo, ma è soprattutto un dono, perché il cuore è l'amore, e chi non sa che amare vuol dire donarsi? E ciò perché l'amore è il primo fra tutti i doni, anzi è il vero dono essenziale, di cui gli altri doni non sono che le conseguenze e i segni; e come il vero orologio è il sole, di cui i nostri orologi non sono che i rappresentanti e gli interpreti, così è fra gli esseri intelligenti e liberi: il vero dono è quello dell'amore e i soliti doni non sono altro che i rappresentanti e gli interpreti del nostro amore, i raggi e i messaggeri del cuore.

Per vedere questa verità torniamo a Gesù! Gesù ci amò e ci ama di immenso amore; e ora, che cos'è questo amore? Non è proprio questo il gran dono sostanziale e inequivocabile che Gesù ci fece? I segni poi e le conseguenze di questo amore sono la Incarnazione, la Passione, il Calvario, il Tabernacolo, la Chiesa. E noi, possedendo l'amore di Gesù, noi siamo sicuri di possedere il Suo Cuore, quando anche non ce ne avesse fatto apertamente un dono.

Ma i grandi amori quando mai sono sazi? Perciò Gesù ha voluto donarci direttamente anche il cuore, e questo dono ci fu sul Calvario misteriosamente indicato dalla lancia, e poi ci fu apertamente fatto nell'ultima età da Gesù medesimo, quando lo manifestò e lo fece nostro pubblicamente per tutta la Chiesa e privatamente per ciascuno di noi. Noi dunque possediamo il Cuor di Gesù; è l'ultimo dono fatto e confermato al mondo da Gesù. Ma dandoci Egli il Suo Cuore, non è chiaro che ci ha donate tutte anche le dovizie che in esso sono raccolte? Chi possiede, per esempio, una sorgente è padrone dei rivi, e chi ha una miniera è lui il padrone dei diamanti che ci sono dentro. E Gesù, lo Sposo divino, donandoci il suo Cuore ci fa padroni di quei rivi di grazia e di quei tesori celesti, dei quali il Sacro Cuore è l'arca e la fonte!

Vediamo un po', Reverendo Padre mio, l'elenco sommario di queste ricchezze. Quel Cuore ferito è il segno autentico della morte di Gesù, e Gesù donandoci il Cuore ci comunica volentieri i meriti della sua morte.

Quel Cuore ferito è la vittima di propiziazione per i peccati nostri, essendo il Cuore dell'Agnello di Dio, prefigurato dagli agnelli immolati nel tempio antico ogni dì; e Gesù, dandoci il Suo Cuore, ci dà in esso il prezzo del perdono.

Quel Cuore ferito è la culla della Chiesa, la quale nasceva dal Sacro Cuore, fluiva nell'acqua e nel sangue, cioè dal Battesimo e dall'Eucarestia, come fiume di vita per il popolo credente. E Gesù, dandoci il Suo Cuore, ci attesta che per noi è la sua Chiesa e per noi tutte le grazie, delle quali la Chiesa è custode.

Finalmente quel Cuore ferito ma vivo, ricordando che Gesù Cristo è morto, ci ricorda ancora che Egli è risorto e salito al Cielo per prenderne il possesso per noi e per garantire a noi la celeste eredità. Adunque, donandoci il suo Cuore divino con tutte le misericordie, i meriti e i diritti suoi, ci dà in esso un pegno del Paradiso e una garanzia della vita eterna, essendo Egli l'arbitro supremo dei beni celesti.

Ecco adunque che cosa è, che cosa significa quel Cuore ferito che ci sta davanti, visione di eterno amore. Quel Cuore è il dono che Gesù ci fa e la ferita è la donazione; quel Cuore è il tesoro della Redenzione, della vita eterna, e la ferita ce lo apre e mette a nostra disposizione i suoi doni, cioè il merito della morte di Gesù, il perdono dei nostri peccati, le ricchezze spirituali della Chiesa e il diritto al Paradiso.

Ecco il tesoro di Gesù aperto a tutti. E non è questo quel Cuore Divino, da cui prese la Maddalena tanto dolore e Pietro un perdono così bello e il buon ladrone la chiave del Paradiso, e Paolo uno zelo così ardente, e Agostino tanto amore e Francesco d'Assisi tanto distacco e San Luigi tanta purità e Santa Margherita Alacoque tanta virtù e i Santi tutti quanto hanno di bontà e santità? E noi? E noi, quando arricchiremo colle dovizie del Cuor di Gesù? Oh! quando daremo a Gesù il nostro cuore!!!

Ma un vaso di spine può egli riceverne semi preziosi? Prima, adunque, dobbiamo sbarazzare il nostro cuore sradicandone i germogli di peccato, e allora Gesù vi potrà piantare i semi della sua grazia e i germi del suo spirito, affinché verdeggino e fioriscano in opere virtuose e in meriti di vita eterna.

Quando il Verbo si incarnava, era la Sapienza, era la Verità eterna che si incarnava. «Io sono la verità» dice Gesù. Essendo Gesù il grande Maestro del mondo, in Lui tutto parla ed ammaestra; Egli parla colla parola e coi fatti; Egli insegna cogli esempi e coi suoi misteri, e, o sia veduto in quello che fa o ascoltato in quello che dice, Egli è sempre un vangelo. E che cosa è il vangelo poi, se non la raccolta delle parole, dei fatti e dei misteri Suoi?

E il Cuor di Gesù non è desso il vangelo? Il Sacro Cuore non è desso il compendio del vangelo? E che cosa insegna il vangelo, che il Sacro Cuore non ci ripeta? Oh! sì! sì! quel Cuore ferito è proprio un libro aperto, il libro della legge.

I libri di Dio, che tutti possono leggere, sono due: il libro della natura e il libro del Cuor di Gesù. La natura è un libro immenso, in cui la terra di giorno e il cielo di notte ci presentano la grandezza di Dio: è il poema del Creatore. Il Cuor di Gesù poi è un libro il quale, coi suoi simboli, ci presenta in compendio le verità e i misteri dell'umana salute: è l'opera del Redentore. La natura è il libro della potenza infinita, e il Cuor di Gesù è il libro dell'infinito amore. Ed è questo il libro che Gesù presenta a tutto il mondo nella grande sera... Vedendo Gesù che la fede e le grandi verità del vangelo cominciavano a impallidire come astri fra le nebbie, che cosa fa questo amante Divino? Compendia se stesso e il vangelo nel Suo medesimo Cuore, e tutto all'improvviso lo presenta agli occhi di tutti i cristiani, i quali, o dissipati o indifferenti, amavano dimenticare Gesù e il vangelo. Ma siccome senza il vangelo non c'è luce religiosa e senza Gesù non c'è vita eterna, perciò Egli, sempre buono e misericordioso, si e presentato alle anime col Cuore ferito, quasi obbligandole a leggere in una occhiata in quel vangelo aperto le verità rivelate, cioè quelle verità che non si possono dimenticare senza perdersi.

Perciò si può proprio dire che il Cuor di Gesù ferito è dato a noi come l'ultimo vangelo. E difatti, la prima verità del vangelo non è l'infinito amore di Gesù per il suo Divin Padre e per noi? E il Cuor di Gesù ci ricorda e conferma l'uno e l'altro amore.

Nel vangelo noi vediamo Gesù non vivere, non faticare, non più patire che pel Suo Divin Padre, e nel medesimo tempo lo vediamo amar le anime sino alla morte e anteporle a tutto. E questa medesima verità ci indica il Cuor di Gesù.

Nel vangelo Gesù ne insegna che il vero male della terra non sono le infermità, la povertà, le disgrazie, ma bensì il peccato e la perdizione; e questa medesima è la dottrina ricordata dal Cuor di Gesù.

Vediamo nel vangelo che i veri beni e i veri mali dell'uomo non cominciano se non dopo la morte, e sono il Paradiso e l'inferno; e il Cuor di Gesù perché ci si manifesta se non per aiutarci ad evitare l'inferno e a meritarci il Paradiso? E siccome per raggiungere qualunque meta vi è la sua via, perciò il vangelo ci mostra la via del Paradiso nell'amore e nel sacrifizio. Ma quel Cuore ardente nelle sue fiamme e aperto dalla sua ferita, che altro ne insegna se non l'amore nel sacrifizio e il sacrifizio nell'amore?

Quel Cuore ferito è dunque un libro aperto, un compendio della rivelazione, il vangelo ultimo presentato a noi. E chi è che non possa leggere questo vangelo?

Dico che è l'ultimo, perché è l'amore nella ultima sua forma più piena e diretta, è il frutto della pianta, è la gemma della miniera, è la perla della conchiglia. è impossibile aspettare qualche cosa di più.

è l'ultimo vangelo, perché i doni, le grazie e gli effetti della Incarnazione e della Redenzione erano sì l'amore di Dio, ma l'amore diramato e goduto nei rivi suoi. Ma ora, nel Cuor di Gesù noi abbiamo la sorgente medesima di tutte le grazie celesti; e dopo la sorgente che rimane ancora da cercare? La divozione al Cuor di Gesù è proprio l'ultimo dono, che Dio ha destinato alla terra; dopo questo dono non ci resta altro che la fine del mondo (non so se mi sia spiegata bene).

è adunque manifesta l'importanza di questo libro, che è il Cuor di Gesù ferito, vangelo ultimo aperto davanti agli occhi di tutto il mondo. Qui si impara a conoscere Gesù e l'anima, il vero bene e il vero male; qui si impara l'arte di saper amare e patire e salvarsi. E intanto che cosa fanno gli uomini e che cosa studiano?

Oh! Cuor del mio Gesù, o libro degli eletti, concedi a noi di imparare in te e da te la scienza dell'amore e del sacrifizio, e ne avremo abbastanza per imparare l'arte della eterna felicità.

Il Cuor di Gesù è il nido dei giusti. Dio fu sempre sconosciuto ai popoli antichi e perfino al popolo di Israele, perché i pagani ne avevano un'idea falsa, e gli Ebrei non lo conobbero che dalla parte della potenza che li spaventava e della gloria che li abbagliava; ma quale idea avevano mai essi della bontà, della dolcezza e dell'amore di Dio? Il mondo non conobbe Dio se non dopo la Incarnazione, e lo conobbe in Gesù. Ma a poco a poco il mondo tornava a perdere la vera idea di Dio tra le nebbie degli errori moderni; e allora che fa Gesù? Risuscita l'idea di Dio e la ravviva nella dolce visione del Suo Cuore Divino, in cui è tutta la bontà, la dolcezza e l'amor di Dio per noi. E difatti, che cosa è il Cuor di Gesù? Non è per i giusti un nido, per i colpevoli un rifugio e per tutti la sorgente di ogni grazia?

Il cuore è una parola assai grande; essa non significa solamente quel muscolo che vibra nel petto umano e di cui palpita la vita; ma significa anche quel complesso di sentimenti, di affetti, di volontà, di carattere che formano la fisionomia morale di una persona. Adunque, noi adorando il Cuor di Gesù non solo adoriamo quel Cuore ferito, che appartiene al Verbo incarnato, ma ancora e soprattutto adoriamo in quel Cuore la misericordia, la bontà, la dolcezza, la clemenza, la liberalità, la potenza, l'amor di Dio: ecco il Cuore di Dio!!! Ecco quel Cuore, che Dio ebbe ab eterno e di cui il Cuore visibile di Gesù è il simbolo e la sintesi eloquente...

Ed ecco insieme il nido dei giusti; questo è il vero riposo. Difatti, l'anima nostra dove mai potrebbe trovare il suo benessere, il suo riposo? forse nella ricchezza o nei piaceri? forse nelle regge, nei teatri, nei cinema, nelle illusioni di questo brutto mondo, che non bastano neppure alle passioni e ai sensi? Eh! no! no! L'anima non si trova bene se non nella misericordia infinita, nella bontà, santità e purità di Dio, nella sua pazienza e liberalità, nella sua dolcezza ed amore e nelle grandi visioni della speranza cristiana. Perché, bisogna dire che l'anima ha bisogno di misericordia nelle sue miserie, di bontà fra le sue debolezze, di santità fra le sue passioni, di purità fra le sue tentazioni, di clemenza per le sue infedeltà, di liberalità nella sua indigenza, di amore tra le sue freddezze, di dolcezza fra le tante pene della vita presente e di speranza davanti alla felicità che ci aspetta. Insomma ha bisogno del Cuor di Gesù. Difatti, dove troveranno le anime nostre questi tesori della Divinità se non in questo Cuore divino?

Ecco adunque il nido dei giusti: ecco il Cuore di Gesù!... In questo Cuore possono entrare tutti; non solo è permesso, ma tutti siamo invitati. E l'invito è antico come l'amor del Verbo per le anime; questo Verbo Divino invita l'anima ad entrare come colomba nel nido nella caverna misteriosa, simbolo del Cuor di Gesù.

Nel vangelo Gesù fa lo stesso; questo Verbo incarnato invita i miseri, i bisognosi, gli afflitti, quelli che soffrono, e li invita tutti, tutti quanti e dice: «Io vi consolerò». Ma questo sollievo e conforto che Gesù promette, lo promette non già ai corpi, ma bensì alle anime, e questo conforto e sollievo non è altro se non il sollievo di trovare in Gesù la misericordia e la bontà, la dolcezza e l'amore, e di entrare così nel Suo medesimo Cuore; e lì l'anima nostra troverà il suo riposo.

La Chiesa, madre benigna, interprete di queste verità così dolci e dei sentimenti del Cuor di Gesù, esorta ogni anima a prendere il suo posto per sempre in questo nido di grazia e di amore. La Chiesa dice: «Se tu sei un'anima misera e colpevole, entra dice entra pure..., lì, in quel Cuore, troverai la compunzione e le lacrime, e lì, in quel nido, imparerai i gemiti della tortorella».

I Santi poi e le anime di vita interiore dove passano i loro giorni più belli, dove passano le più belle ore spirituali se non nel Cuor dolcissimo di Gesù? Ma non succede solo ai Santi; ad entrare in quel Cuore Divino tutti sono invitati e possiamo entrarvi anche noi: «Venite ad me omnes».

Entriamo dunque, siamo invitati, siamo aspettati.

Andiamo senza nessuna paura; davanti a questo Cuore non troveremo nessuna guardia accigliata e nemmeno dei custodi maleducati, inurbani, i quali ci proibiscono l'ingresso, e se vogliamo entrare non ci sarà nessuno di quegli Angeli che, come guardia d'onore, circondano il dolce Dio incarnato.

Ci respingerà indietro il Cuor di Gesù? è, sì, un Eden delizioso e santo, ma è ben diverso da quello alla cui porta vigilava un Angelo con in mano una spada di fuoco per vietarne l'ingresso ad Adamo ed Eva. Alla porta invece di questo Eden delle anime pie, gli Angeli ci invitano ad entrarvi. Ed è la misericordia che là ci guida, è l'amore che ci accoglie dentro a quel Cuore, è la bontà che ci presenta i suoi doni.

Andiamo, sì andiamo adunque a quel Cuore; là c'è posto per tutti, perché quel Cuore è più vasto assai che il mare, è più grande della terra. Là entrano i pentiti, là è il riposo dei giusti, là è il convegno dei Santi, là possono entrare tutte quante le anime, perché non potrebbe mai e poi mai mancare alle anime un posto in quella amplitudine infinita di misericordia, di amore, di bontà...

Certamente un'anima dissipata non potrebbe godere così bella sorte, e nemmeno le anime superficiali; bisogna coltivare seriamente la pietà e le virtù cristiane: è la fede che va verso al Cuor di Gesù, è la compunzione che gli si avvicina, è l'umiltà che vi entra, è il desiderio e l'amore che vi trovano il nido dei loro riposi.

E se non ci riuscisse di entrare in quella divina dimora dei Santi, mettiamoci almeno alla porta, come quello storpio che si metteva tutti i giorni a quella porta del tempio, che si chiamava «speciosa», per domandare l'elemosina. Anche noi facciamo così: appressiamoci al Cuore di Gesù, mettiamoci alla porta, cioè alla ferita, e di lì, vedendo entrare in quel tempio tante anime pure e sante, come sarebbero Santa Geltrude e San Matilde, San Luigi e la beata Margherita, domandiamo a loro l'elemosina di una preghiera, che vogliano parlare di noi a Gesù, che gli chieggano per noi i Suoi perdoni e le Sue grazie e noi ci sentiremo a poco a poco migliorare, e alla fine potremo anche noi entrare in quel Cuore Divino, dove è così bello il vivere e così gran sorte il morire...

Uno dei più grandi bisogni dell'anima è la fiducia. Sì, perché tolta questa fiducia, come faremo noi a trattare con Dio? Eppure questa fiducia trova due ostacoli e molto grandi: in Dio una grandezza infinita e in noi tante miserie e peccati. E che faremo noi dunque così bisognosi di andare al nostro Dio e tuttavia così tanto impediti? Oh! Bontà di Gesù!!! Egli ci offre il Suo Cuore aperto e ci chiama a sé, e nemmeno pretende che per andare siamo santi o fervorosi o giusti almeno. Oh no!! anche ai peccatori Egli apre il Suo Cuore, il quale, se pei giusti è un dolce nido, sarà per i peccatori un gran rifugio.

Il Sacro Cuore di Gesù ha la sua grande influenza sopra le anime. Bisogna esserne molto devoti.

Nei tempi antichi io ce lo volle prefigurare in molti simboli, tra i quali vi è l'arca di Noè nel diluvio universale. In que1 diluvio Dio puniva un mondo ribelle e ostinato. Eh! felici i peccatori che sono puniti di qua!!! Ma su quelle acque violente e inevitabili, galleggia una grande arca, che salverà tutti gli abitanti suoi. Essa è il simbolo della Chiesa di Gesù e insieme del Sacro Cuore.

E difatti, chi è che entra nell'arca salvatrice? Vi entra Noè, che è la figura del Sacerdozio; vi entra la sua famiglia, che è la figura dei giusti; vi entrano le bestie, che sono la figura dei peccatori. La famiglia di Noè, se non mi sbaglio, contava solo otto persone, e invece il numero delle bestie era assai grande; e questo vuol significare che nella Chiesa e nel Cuor di Gesù vi è posto pei giusti e per i peccatori. Adunque il Cuore di Gesù non è solamente il nido dei giusti, ma è anche l'arca dei peccatori.

Eh! quanto opportunamente quest'arca è comparsa nei nostri tempi! perché, non siamo già noi a un altro diluvio, non già mandato da Dio, ma bensì permesso? Da tutti gli abissi degli errori e delle passioni erompono le acque veementi che inondano la terra; è un diluvio di errori audaci, di menzogne e di scandali ecc... La terra ne è allagata; e chi è che ne può numerare i naufragi?

Ma ecco l'arca non più simbolica, ma reale, ecco il Cuor di Gesù. Quest'arca è immensa e c'è posto per tutti; che vi entrino pure i giusti, ma vadano anche i peccatori, perché, non sono alla fine i peccatori gli ospiti più numerosi di quest'arca salvatrice? Oh! sì, sono i peccatori che debbono popolare come loro rifugio il Cuor di Gesù, perché in quel Cuore vi è tutta la misericordia di Dio. Se ci fosse solamente l'amore, allora vi sarebbero solo invitati i giusti, gli innocenti, i Santi, e quel Cuore immenso non avrebbe tanti ospiti; ma no, che quel Cuore non è solamente l'amor di Cristo per noi; Egli è ancora, e tanto, la sua misericordia, la sua clemenza e bontà. Adunque il Cuor di Gesù è l'arca aperta ai peccatori che vogliono salvarsi.

Ma poi, una delle dodici promesse fatte da Gesù ai devoti del Suo Sacratissimo Cuore riguarda proprio direttamente i peccatori. Gesù promette di effondere i tesori del Suo Cuore sopra i devoti suoi, promette grazie e benedizioni speciali ai Sacerdoti che lo faranno conoscere, e alle famiglie che ne onoreranno la Sua immagine; promette ai buoni la santità, ai tiepidi il fervore; promette ai secolari le grazie proprie del loro stato, le benedizioni della vita e le benedizioni della morte. Ma poteva Gesù dimenticare i Suoi peccatori? Oh no, e difatti Egli promette ai peccatori che lo invocheranno, la grazia del pentimento e della salute eterna.

Ma chi vorrà meravigliarsi di questo? Non è Gesù quel Dio che fa splendere il suo sole sopra tutti i figli della terra e fa cadere le piogge vivificanti sul campo dei peccatori come su quelli dei giusti? E così il Cuor di Gesù è il sole della bontà di Gesù, che splende sopra tutte le anime, e la devozione al Sacro Cuore passa come nuvola celeste sopra i campi non solo dei buoni, ma ancora dei colpevoli, facendo cadere largamente la pioggia delle sue grazie.

Come poi il sole torna e ritorna e le piogge cadono e ricadono senza fine sui medesimi campi, anche ingrati e sterili, così il Cuor di Gesù si alza ogni giorno ad illuminare le anime anche colpevoli, e la pioggia delle sue misericordie e dei suoi perdoni non cessa mai di cadere sopra tutta quanta la terra, perché Gesù non perdona una volta sola o due o sette volte, ma sempre, ma in tutte le ore, ma tutti i peccati, purché i peccatori siano pentiti.

Ob! quale misericordia è mai questa! Accoglie tutti!! Non respinge nessuno e non si stanca mai e poi mai. Questa misericordia si trova nel Cuor di Gesù, in quel Cuore dimora; e così il Cuor di Gesù è diventato il rifugio del mondo, perché il mondo è pieno di peccatori.

Oh! dolce Amore pieno di bontà, quanto bisogno abbiamo dei tuoi perdoni! Deh! concedici la grazia di sapere entrare nel tuo Cuore Divino, affinché, portati da quest'arca di salute, possiamo approdare anche noi alle spiagge della beata eternità.

Benché sia vero che la ferita del Cuore di Gesù ha molti significati, è però certo che il primo che si presenta all'occhio e alla mente di chiunque lo mira è questo: che il Cuor di Gesù ferito è una mistica fonte. Guardiamo ben bene questo Cuore ferito: ne sgorgò il sangue e l'acqua; contemplato e invocato, esso è la sorgente di tutte le grazie. Ecco nel Sacro Cuore il mistico fonte del mondo cristiano, fonte salubre.

Tante sono le malattie che tormentano i nostri corpi umani, e per non poche di esse si va, si viaggia, si spende, domandando alle fonti termali un rimedio o almeno un sollievo. E di queste fonti quante ce ne sono! e quanto diverse! Per esempio ci sono le acque solforose, acque iodate, acque ferruginose, acque calde, acque fredde, le quali escono dalle viscere della terra e offrono ai malati, che si recano tutti gli anni a quelle fonti, benefiche conseguenze e tante volte ne ritornano dei guariti. Ora, se questo Dio Creatore ha preparato questi rimedi per i corpi ammalati, chi è che voglia dubitare che il Dio Salvatore abbia preparato altre fonti per le anime inferme? Tanto più che non tutti i corpi sono malati; le anime invece sono tutte quante malate e ciascuna a modo suo: chi ha una malattia e chi ne ha un'altra; e la Chiesa è un immenso ospedale, in cui le anime vanno curandosi in ordine alla vita eterna.

Tutte queste anime hanno anch'esse i loro rimedi e anche esse le loro fonti, che si chiamano preghiera, sacramenti, limosina, digiuni, parola sacra, ecc. ecc... Ma la più bella tra queste fonti, la più simpatica, la più efficace è il Cuor dolcissimo di Gesù. Ah! sì, ecco, ecco quella fonte che tutti possono avvicinare e vedere, quella fonte, le cui acque esuberanti rumoreggiano dolcemente in tutti i campi della Chiesa e lungo tutti i sentieri della vita; quella fonte, a cui possono attingere tutte le anime che hanno piacere di guarire; non c'è una anima per inferma che sia che non abbia a guarire, purché pratichi e continui bene la cura di una soda divozione al Cuor di Gesù.

Era simbolo del Cuor di Gesù quella fonte dell'Eden. Come quella era il fonte del Paradiso terrestre, così il Cuor di Gesù è il fonte della Chiesa; quella fonte diffondeva la vita vegetale nell'Eden, e questa nella Chiesa diffonde la vita soprannaturale, la ridona, la conserva, la accresce. Insomma il Cuor di Gesù è la fonte salubre, fonte vivificante.

Le acque termali, dove vanno tutti questi signori, guariscono sì tanti corpi malati; ma dov'è che si trovano acque così potenti e miracolose da risuscitare corpi già morti? Ma quello che non farà mai nessuna fonte della natura nei cadaveri, lo fa, e mille volte al giorno, quella gran fonte della grazia, che è il Cuore di Gesù, nelle anime morte, perché essa è una fontana senza rive, è una fontana vivificante: le sue acque sono le sue grazie infinite, quelle grazie colle quali Gesù, con instancabile provvidenza e con infinito amore, bagna i campi della vita cristiana e visita le aiuole, le piante e le erbe e i fiori della vita individuale e privata.

Ma, ah! purtroppo, quante volte da quelle aiuole la vita spirituale è scomparsa!!! quante volte quelle pianticelle, quelle erbe, quei fiori sono morti e seccati sotto il sole spietato delle passioni umane!!! Ma le acque del Cuor amorosissimo di Gesù sono onde di vita, le quali sanno non solo guarire le anime ammalate, ma anche sanno risuscitare le morte. E non è questo che Gesù fa in tutta quanta la terra? Per esempio, quando Agar era uscita dalla casa di Abramo e attraversava il deserto, il sole e la sete erano così ardenti che il suo figliolo, che si chiamava Ismaele, era già presso a morire. La povera madre aveva di già perduta ogni speranza, perché non trovava nessuna fontana in quel deserto; quand'ecco un Angelo la chiama, la scuote e le insegna una fonte. Questa povera donna corre alla fonte, prende dell'acqua e la porta al suo figlio, e Ismaele da quel refrigerio si sente tutto quanto ristorato e rinviene.

Ebbene, questo è quello che fa la Chiesa colle anime del deserto di questa vita, dove per il corpo vi è tutto e non manca niente, ma nulla per l'anima, tranne Gesù. Essa vede innumerevoli anime o moribonde o morte; e che fa la Chiesa benefica ogni giorno, se non portarle alla fonte della vita, che è il Cuor di Gesù?

Quella povera anima stava in peccato mortale, era morta nel deserto, pel Cielo era morta; ma dopo pochi giorni quest'anima è risuscitata. E chi è che l'ha risuscitata? è Colui solo che è la risurrezione e la vita, che si chiama Gesù: ha mandato a quest'anima un raggio di luce, in cui ha visto il suo stato e il suo pericolo, ha toccato quella volontà con santi timori e con imperiosi rimorsi, le ha infuso un dolor santo delle sue colpe, e le ha fatto sentire il bisogno di Dio, l'ha portata al Sacramento del perdono e le ha fatto ricuperare la grazia santificante e nella grazia la vita interna ed eterna.

E tutte queste grazie, Reverendo Padre mio, che cosa sono mai? Non sono forse le acque misticbe che sgorgano perennemente dal Cuor di Gesù e che vivificano i campi della Chiesa? e questa povera anima a quale altro fonte poteva attingere tanta onda di vita? Ecco un'anima che non solo è rinata, ma è anche risuscitata.

Il Cuor di Gesù è una fonte gratuita. Le fonti termali sono cinte di mura e sono assai bene custodite da chi ne è padrone, e poi non basta essere ammalati per poter entrare, ma assolutamente bisogna pagare. Ma non è così il Cuore di Gesù; questo Cuore amoroso è una fonte pubblica e gratuita.

Fonte pubblica; e vanno tutti quelli che vogliono andare, e possono attingere quanto vogliono; vi vanno i Santi e si saziano alle acque della santità di Gesù; vi vanno i vergini e vi attingono una purezza sempre crescente; vi vanno i martiri e ne prendono forza ed energia del sacrifizio; vi vanno gli apostoli e ne riportano l'ardore dello zelo; i tribolati ne prendono la pazienza, i tentati la fortezza, i tiepidi il fervore, i peccatori il pentimento, i giusti la stabilità. Come la manna del deserto aveva tutti i sapori per tutti i palati, così la fonte del Cuor di Gesù ha acque per tutti i sitibondi e grazie per tutte le anime.

Ma è fonte gratuita; per attingere a questa fonte non si paga nulla, tranne la buona volontà di guarire o di risorgere; dove questa manchi, allora il Cuor di Gesù non serve a nulla, come è inutile la fonte a quel pellegrino che, sebbene assetato, non vi si accostasse; e allora la colpa è dell'anima e non della fonte. Ma quando c'è la buona volontà, allora le acque di questo fonte Divino sono ammirabili nel risanare le anime inferme e sono miracolose a risuscitare la morte.

Eppure oh! quanti ce ne sono che non cercano questa fontana di vita eterna! Ah! se vi fossero fonti termali gratuite, non si potrebbero contare i malati che andrebbero da tutte le parti del mondo e domanderebbero a quelle acque la sanità perduta. E come mai non si fa per l'anima quello che si farebbe certamente pel corpo? E adunque che il corpo valga di più che l'anima immortale? Oh! no! no! vale assai meno... ma è stimato assai più da tanti così detti cristiani.

E noi? Ah, noi stimeremo l'anima nostra per quella che è, e per conservarne la sanità e la vita ci terremo uniti a Gesù nel dolce mistero del Suo adorabile Cuore, prestandogli un perenne culto di adorazione, di imitazione e di amore...