I RAPPORTI PREMATRIMONIALI

Sac. Pasquale Casillo Casa Mariana Frigento (Av) 1984 Con approvazione ecclesiastica

INTRODUZIONE

Il termine "rapporto prematrimoniale" indica l'atto genitale compiuto da fidanzati già sinceramente e amorosamente decisi al matrimonio. Può essere sostituito da altri termini come: rapporto sessuale completo, unione fisica, coito, incontro carnale ecc.

Il fatto che esso denota, è divenuto più noto dalla fine della seconda guerra mondiale (1945), E' dovuto all'intreccio di parecchie cause (personali e sociali, teoriche e pratiche, di costume e di cultura ecc.) quali l'erotizzazione della società, la pretesa di usare il sesso senza riferimento a Dio e alla Chiesa, il bisogno di compensarsi o di affermarsi, il protrarsi del tempo di fidanzamento per necessità di studio o di lavoro o di servizio militare, la promiscuità dei sessi ovunque e comunque in continuo contatto, la facilità a curare le malattie veneree, a impedire la gravidanza e a praticare l'aborto, l'atteggiamento ipercritico di una parte della gioventù impostasi talvolta come una forza internazionale, l'insufficienza economica ecc.

Il fatto dei rapporti prematrimoniali oramai occupa e preoccupa non solo i giovani, maschi e femmine, ma anche i loro genitori e i loro educatori nei diversi rami dell'attività sociale, e soprattutto la morale. cristiana, che questo fatto considera come uno dei problemi fondamentali imposti oggi dal fidanzamento, tanto da doversi dire che la soluzione ad esso data impegna tutta la condotta del tempo precedente il matrimonio.

Le riflessioni seguenti, scritte più per far meditare che per informare, si propongono di confortare e di illuminare: confortare i fedeli che obbediscono alla norma di comportamento definita dalla Chiesa; illuminare i dubbiosi perché ripensino il problema e arrivino a giudicare giusta quella norma, anche se apparentemente severa e non osservata da tutti.

Esse si rivolgono non solo ai promessi sposi, ma anche a quanti sul piano teorico e sul piano pratico hanno contatto con la gioventù, perché tutti si convincano che, anche per questo tema, la morale cristiana "è la sola morale santa e ragionata in ogni sua parte; che ogni corruttela viene anzi dal trasgredirla, dal non conoscerla, o dall interpretarla alla rovescia; che è impossibile trovare contro di essa un argomento valido " (A. Manzoni).

Sebbene la questione sessuale si riproponga finché ci sarà un uomo e una donna, cessi la crisi che tormenta i fidanzati di oggi!

 

Capitolo primo:

LA DICHIARAZIONE DELLA CHIESA

Il 7 novembre 1975 il Sommo Pontefice Paolo VI ratificò e confermò ordinandone la pubblicazione, una "Dichiarazione circa alcune questioni di etica sessuale" elaborata durante otto anni di studio dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, da questa poi datata a Roma al 29 12 1975 e pubblicata per tutta la Chiesa il 15 1 1976.

Lo stesso Paolo VI disse il 21 1 1976: "Leggete il documento... pubblicato in questi giorni dalla nostra Congregazione per la Dottrina della Fede e intitolato dalle parole iniziali "Persona humana"; e vedrete emergere l'amore sapiente e provvido della Chiesa, veramente madre e maestra, tutto rivolto al riconoscimento dei valori della vita: analizzati dalla scienza, dalla storia, dalla pedagogia; definiti dalla Bibbia con divina, ineffabile sicurezza; interpretati e confermati dal Magistero della Chiesa. La "civiltà dell'amore" ha in questo documento una pagina di apologia umana e cristiana...".

La Dichiarazione, ricca di quattromila parole, tra le quali quarantacinque citazioni di diverse fonti, è un documento di massima importanza. Infatti è redatta da una Congregazione che svolge la sua autorevole funzione non su casi singoli, ma nei riguardi dell'intera comunità ecclesiale; è un atto compiuto per mandato di Papa, dal quale è stato poi ratificato, confermato e con precisa disposizione fatto pubblicare; riafferma principi dottrinali e valori fondamentali sulla sessualità umana, anche se si limita a giudicare appena alcune questioni, ritenute per il momento più bisognose di un preciso giudizio; poggia le proprie affermazioni non sull'opinione di un eminente studioso o di una collaudata scuola, ma sulle granitiche basi della Sacra Scrittura, della Sacra Tradizione e del Magistero della Chiesa; ha tenuto ben presenti anche le condizioni sociali del mondo contemporaneo influenzate dai progressi delle scienze. Essa ben vale una enciclica.

La Dichiarazione si rivolge direttamente ai cattolici, ma e così scritta da non poter essere ignorata nemmeno dai non cattolici e dai non credenti, perché essa ricorda e riafferma la legge naturale, alla quale indiscutibilmente tutti siamo sottomessi, per il semplice motivo di essere umani, anche se non lo sappiamo o vogliamo non saperlo.

Orbene questa Dichiarazione afferma al paragrafo settimo: "Molti oggi rivendicano il diritto all'unione sessuale prima dei matrimonio, almeno quando una ferma volontà di sposarsi e un affetto, in qualche modo già coniugale nella psicologia dei soggetti, richiedono questo completamento, che essi stimano connaturale; ciò soprattutto quando la celebrazione del matrimonio è impedita dalle circostanze esterne, o se questa intima relazione sembra necessaria perché sia conservato l'amore.

Questa opinione è in contrasto con la dottrina cristiana, secondo la quale ogni atto genitale umano deve svolgersi nel quadro del matrimonio".

Una affermazione chiara, che le prove seguenti nello stesso paragrafo rendono più ragionata: prove che considereremo nelle prossime pagine. Intanto diciamo che nell'affermare la illiceità dei rapporti prematrimoniali la Chiesa si richiama allo spirito della Sacra Scrittura e della Sacra Tradizione. Diciamo spirito, e non lettera, della Scrittura, perché questa non conobbe il fidanzamento nel senso che usiamo noi oggi e quindi non avvertì il caso dei rapporti prematrimoniali tra fidanzati. Per gli ebrei, quello che si chiamava fidanzamento era vero e proprio matrimonio, che lasciava da compiere, entro lo spazio di una anno, l'introduzione della donna nella casa dell'uomo, ma chiamava già "sposa" questa donna e, in caso di premorienza del suo uomo, già "vedova", e anche "adultera" se trovata infedele, e veniva perciò lapidata (Es 22,15; Dt 22, 2329).

Lo spirito della Bibbia risulta dalla condanna che essa afferma categoricamente contro tutte le relazioni sessuali extraconiugali e contro natura (adulterio, incesto, omosessualità, fornicazione, prostituzione, turpiloquio ecc.): qaesti concetti già fanno capire la contrarietà della Scrittura alle esperienze preconiugali.

E' il caso di ricordare che la Bibbia non è un trattato di morale e nemmeno un catechismo di comportamenti, ma una lunghissima storia che, raccontando e giudicando, offre indicazioni concrete, ora generali ora particolari, di condotta eticamente retta.

Diciamo spirito, e non lettera, della Tradizione, perché questa non ha trattato direttamente, lungo l'arco della storia, la questione delle relazioni prematrimoniali, eccetto due momenti risalenti al tempo antico:

"Il Concilio di Elvira del 306 presenta una specie di "direttorio episcopale per la penitenza" formulato in una serie di canoni. Così il can. 14 recita: "La giovane che non ha saputo custodire la sua verginità, se sposa colui al quale si è concessa, dovrà essere riconciliata in capo ad un anno, senza dover passare attraverso la penitenza. Ma se ha avuto rapporti carnali con altri uomini, siccome in questo caso ha commesso adulterio, abbiamo deciso di ammetterla alla Comunione dopo cinque anni e dopo che avrà compiuto la penitenza canonica ".

Come si vede, il primo caso non è certo assimilabile al secondo, che esige la penitenza canonica e l'ammissione alla Comunione dopo cinque anni, eppure nel primo caso la "riconciliazione" avviene sono "in capo ad un anno": ciò suppone una mancanza morale (dal momento che ha soltanto violato la legge del matrimonio).

Più esplicito il Concilio di Nicea del 325. Al capo VI stabilisce che tutti i cristiani abbiano a celebrare il matrimonio "con le sante benedizioni" e, distinguendo accuratamente tra "sponsali", e "matrimonio", ricorda che "dalla celebrazione degli sponsali alla benedizione delle nozze il giovane può, e la giovane deve esprimere l'omaggio della sudditanza, visitarla e parlarle, non invece coabitare e avere rapporti con lei, perché questo non è affatto lecito avanti la celebrazione delle nozze, che avviene mediante le benedizioni, le preghiere e l'incoronazione verginale. E' necessario pertanto che sia gli uomini sia le donne posseggano corpi casti e puri davanti a Dio, allorquando accedono alla benedizione e alle corone nuziali, per non arrossire al cospetto di Dio come lussuriosi e impuri, ma siano come gli angeli di Dio...".

Il testo è esplicito nel chiedere che i cristiani tutti, in seguito alla volontà di Dio, celebrino il matrimonio con "benedizioni e preghiere" e nel chiedere un preciso comportamento morale di castità tra la celebrazione degli sponsali e la benedizione delle nozze" (D. Tettamanzi).

Lo spirito della Tradizione contro l'inamissibilità delle relazioni prematrimoniali risulta anche dalle molte e varie forme con cui essa inculca in ogni epoca l'osservanza della continenza giovanile.

Ecco dunque "ciò che ha sempre inteso e insegnato la Chiesa trovando, peraltro, nella riflessione degli uomini e nelle lezioni della storia un accordo profondo con la sua dottrina" (Dichiarazione, 7 c).

Giovanni Paolo II ha fatto eco a Paolo VI affermando: "L'insegnamento del magistero (della Chiesa)... si è ripetutamente espresso... escludendo i rapporti prematrimoniali..." (29 11 1980 alla Confederazione dei consultori cristiani).

Nulla vieta di credere che nel prossimo futuro la Chiesa prenda una posizione più autorevole e più solenne contro i rapporti prematrimoniali.

 

Capitolo secondo:

LE RAGIONI DELL'ILLICEITA'

La norma fondamentale, intorno alla quale si svolge il discorso sul divieto dei rapporti prematrimoniali, è questa: "L'uso della funzione sessuale ha il suo vero senso e la sua rettitudine morale soltanto nel matrimonio legittimo" (Dichiarazione, 5), in ogni caso.

E' la tesi dell'insegnamento cattolico, in Occidente e in Oriente, suffragata da ragioni di diversa importanza, due delle quali bastino qui, in un libretto riservato ad un argomento solo ben delimitato.

La prima, di carattere generale e naturale: "Se il rapporto sessuale vuole esprimere la forma più profonda della donazione d'amore, dell'esperienza del piacere e della pienezza di due persone umane; se vuol essere un segno che non viene posto soltanto una volta ma che spinge alla ripetizione, ed unicamente sul fondamento della consapevolezza della reciproca accettazione totale dei partner posta alla più profonda pienezza, allora il pieno senso di una tale donazione si ha solo sul fondamento di un'accettazione del vincolo coniugale e della propria responsabilità" (Grùndel).

La seconda ragione, d'indole particolare e soprannaturale: "Il matrimonio cristiano è una santa istituzione ed ordinamento del Redentore, con cui il servizio alla creazione viene elevato a un servizio di grazia nel corpo mistico di Cristo. Solo in questo sacro ordinamento Dio vuole la collaborazione dei genitori a servizio della creazione. Costituisce perciò una violazione dell'ordinamento divino ogni tentativo di far germogliare nuove vite umane al di fuori del matrimonio, o svegliare e sciupare insensatamente l'istinto sessuale, la sorgente della vita (Haring).

Già alla luce di queste due ragioni emerge il valore, che la suddetta norma fondamentale intende difendere, cioè il corretto rapporto interpersonale dei fidanzati, e di questi con i figli.

Ciò premesso, ecco le ragioni di diverso tipo e di differente incidenza che convergono nel definire illeciti i rapporti prematrimoniali:

1) La differenza tra fidanzamento e matrimonio

I fidanzati sono coloro che si conoscono, si amano, si frequentano, si studiano, si preparano (spiritualmente, moralmente, psicologicamente ecc.) a fondare insieme una famiglia, e tali restano anche dopo aver dichiarato ufficialmente la decisione di sposarsi, fino al momento in cui contraggono matrimonio secondo le regole civili ed ecclesiastiche.

Pertanto, a tutti gli effetti giuridici e morali, sono nello stato di non sposati, non possono essere equiparati ai coniugi, non sono costituiti coniugi da nessun motivo di affetto, di economia, di costume ecc., non sono abilitati ad esprimere anche sessualmente il loro amore, non possono pretendere la legittimazione della loro anticipata conoscenza carnale. Essi sono tassativamente celibi e devono comportarsi come tutti gli altri celibi.

Tra fidanzati e sposi esiste un nuovo stato di vita, che si chiama matrimonio. Soltanto questo autorizza l'intimità genitale, perché istituto naturale; e tanto più quando sacramento.

"Fidanzamento e matrimonio sono due realtà tanto diverse; si potrebbero rapportare in qualche modo, per intenderci, allo studio e alla professione. Quello dello studio è un periodo preparatorio. Tantoché c'è perfino una legislazione che proibisce l'esercizio di una data professione, se prima l'interessato non ha le carte in regola... Occorre tener ben presente che non ci potrà essere fidanzamento se non c'è matrimonio, ma che non ci sarà matrimonio serio se non sarà dato al fidanzamento il giusto risalto" (C. Micci).

Perdere il significato dei diversi stati della vita è pericoloso, perché significa perderne l'identità e aprire la via alla confusione e al danno. Infatti se "da una parte si tenderà ad attribuire allo stato di fidanzamento tutte le prerogative che sono specifiche del matrimonio (coabitazione facile anche se più o meno sporadica, legami molto stretti di vario genere, esperienze sessuali non più considerate come il portato di un cedimento all'istintività e all'emotività, ma assunte come diritti e come necessità), dall'altra parte si tenderà a considerare il matrimonio come un fatto formale, esteriore, privo di contenuto... Praticamente non ci sarebbe più né l'uno né l'altro" (C. Micci).

Insomma esiste un confine nettissimo tra fidanzati e coniugati, e bisogna prenderlo necessariamente come base di qualsiasi ragionamento sugli uni e sugli altri.

2) La mancanza del massimo di concessione

L'atto genitale è il massimo della concessione che uomo e donna si possono fare, tanto da invadere la loro personalità sin nelle ultime fibre, e perciò esige perentoriamente il massimo della stabilità nella durata, della definitività nella donazione, della reciprocità nell'impegno, dell'esclusività sul corpo, della comunione nella vita, della partecipazione nelle esperienze, della pienezza nell' abbandono ecc.

Tale massimo non si trova affatto nel fidanzamento, che è necessariamente un tempo di ricerca e di prova nella più completa libertà, di modo che chi non ha trovato quanto cercava, può rivolgersi altrove senza venir meno a nessun impegno. I fidanzati non fanno vita comune e non possono essere certissimi di arrivare al matrimonio e tanto meno di perseverare in esso sino alla morte, non essendo nessuno padrone del proprio avvenire e tanto meno di quello degli altri.

Il suddetto massimo si trova, invece, unicamente nel matrimonio monogamico e indissolubile. "E' una unione stabile quella che Gesù ha voluto... L' unione carnale, dunque, non è legittima se tra l'uomo e la donna non si è instaurata una definitiva comunità di vita" (Dichiarazione 7, b).

3) II senso della bugia

L'atto genitale è la caratteristica determinante del matrimonio e pertanto può essere compiuto solo da coloro che sono e si ritengono coniugi, cioè strettamente legati dal giogo spirituale e psicologico ancor prima che dall'incontro fisico, potendosi donare il corpo ragionevolmente e degnamente solo quando si è donato prima l'anima, tutta l'anima, a norma delle leggi divine ed umane.

Quell'atto vuol dire: "noi due ci siamo impegnati sino alla fine; io sono tuo e tu sei mia; io appartengo a te, tu appartieni a me; noi due siamo uno, fisicamente e spiritualmente". E' un linguaggio così chiaro, che è impossibile immaginarne uno più chiaro.

Invece i fidanzati pongono, con il rapporto prematrimoniale, il segno del matrimonio senza che questo ci sia, e sono perciò bugiardi, fanno finta di appartenersi totalmente, attuano un gesto con l'apparenza di dono definitivo mentre si riservano la libertà di cambiare opinione, si parlano con discorso falso perché contrastante con la loro realtà oggettiva, si danno il corpo senza darsi l'anima, non si sono presi a carico, si ingannano, non sono sposati, non sono legati giuridicamente.

"Quando manca la comunione matrimoniale piena che abbraccia tutta la vita, la donazione fisica di sé non corrisponde a verità e non è quindi moralmente buona, perché la sua verità consiste nel fatto che essa esprime e consolida l'unità totale e definitiva" (Güntor).

Come è bugia il non far corrispondere la parola al pensiero, cosa è bugia il non far corrispondere l'atto genitale alla realtà.

Insomma "i casi sono due: i fidanzati, o dando il corpo non danno sè stessi, e allora compiono una grave "disolicializzazione" tra il corpo e il loro spirito; o dando il corpo intendono dare anche sè stessi, e allora questo dono di sè non è sicero, perché non corrisponde a un sì totale, definitivo, matrimoniale" (De Martini).

nfatti prima c'è la donazione spirituale, poi la donazione fisica: questa vale soltanto quando è ultima, non prima.

4) II deprezzamento della celebrazione matrimoniale

C'è una cerimonia voluta dalla società (Stato e Chiesa), che è decisiva e costitutiva del matrimonio, rende marito l'uomo e moglie la donna, stacca decisamente lo stato di fidanzamento con la sua proibizione dell'atto genitale dallo stato di matrimonio che invece legittima questo atto. E' una cerimonia piena di significati e carica di impegni, oltre che ricca di emozioni.

Anzi, da parte sua, la Chiesa ha una speciale liturgia, in cui il sorgere del matrimonio avviene in un momento preciso e determinato, e soltanto da questo momento i nubendi diventano sposi a tutti gli effetti contraendo i relativi diritti e doveri, anche sul corpo, collegati alla struttura e alla finalità del matrimonio.

Ma tale cerimonia diventa una mera formalitâ per i fidanzati che hanno già consumato l'incontro carnale, perché non con essa lui e lei cominciano ad essere marito e moglie.

5) La privatizzazione della sessualità

L'atto genitale ha un valore sociale, quindi pubblico, in quanto crea la "coppia", che non è semplicemente la presenza di un uomo con la presenza di una donna, ma una entità nuova, generatrice di cittadini, capace di dirittti e di doveri, inserita nella società (Stato e Chiesa) e di essa bisognosa per essere accettata e aiutata, in particolare perché l'uomo sia riconosciuto da tutti marito e padre, quindi negato ad ogni altra donna, e perché la donna sia riconosciuta da tutti moglie e madre, quindi negata ad ogni altro uomo.

Infatti soltanto quello che è ordinato alla società e da essa riconosciuto e tutelato, possiede esistenza reale, piena e autorizzata: come nella proprietà e nell'onore, così nell'unione matrimoniale, per ogni individuo.

La società interviene per dovere e per diritto. Difatti essa deve farsi carico di questa nuova realtà che è la "coppia", entrante nel contesto sociale con i suoi beni, ma anche con i suoi problemi di coniugi e di genitori.

Nello stesso tempo la società ha il potere di chiedere ai fidanzati di non arrivare al passo definitivo, cioè all'atto genitale, se prima non ha verificato in entrambi la presenza dei requisiti necessari al formarsi della coppia (età, stato libero, capacità di capire e volere, garanzia del necessario al nascituro e al suo inserimento nel consorzio umano ecc.); se, in vista di possibili obiezioni da parte di altri, non ha reso di pubblico dominio la notizia della loro intenzione di costituirsi in coppia; se non ha dichiarato che essi entrano giuridicamente nel bruppo sociale come marito e moglie.

"Queste esigenze richiedono un contratto matrimoniale sancito e garantito dalla società, tale da instaurare uno stato di vita di capitale importanza, sia per l'unione esclusiva dell'uomo e della donna, sia anche per il bene della loro famiglia e della comunità umana... Il consenso che si scambiano le persone, che vogliono unirsi in matrimonio, deve, perciò, essere esternamente manifestato e in modo che lo renda valido dinanzi alla società. Quanto ai fedeli, è secondo le leggi della Chiesa che essi devono esprimere il loro consenso all'instaurazione di

una comunità di vita coniugale, consenso che farà del loro matrimonio un sacramento di Cristo". (Dichiarazione, 7 d, e).

Anzi, a ben pensarci, tale esigenza è voluta dall'amore stesso: quando ci si vuol veramente bene, si ha piacere di dirlo a tutti.

Il rapporto prematrimoniale invece è un patto privato, non crea nessuna "coppia" nè marito nè moglie, nè padre nè madre; misconosce la dimensione sociale della vita umana, che è dimensione essenziale; non dà nessuna sicurezza per un sereno proseguimento della comunicazione sessuale; non è ordinato alla società; non si iscrive legalmente nel contesto sociale, perché nè l'ordinamento civile nè il diritto ecclesiastico danno valore giuridico al fidanzamento, il quale pertanto non esiste come stato sociale.

Il senso della privatizzazione del rapporto prematrimoniale resta anche se i fidanzati si dicono aperti alle richieste dell'assetto sociale.

6) La tentazione contro il fine procreatore

L'atto genitale è procreatore di sua natura, cioè dal punto di vista anatoinico e fisiologico, e anche sotto l'aspetto psicologico, in quanto i coniugi non possono non desiderare di prolungarsi nel tempo in una nuova vita che di essi porti il nome e la fisionomia.

L'atto rimane frustrato nella sua facoltà generativa quando è posto con l'intrusione di sostanze o tecniche anticoncezionali, resta quindi offeso nella sua dignità e diventa mezzo di peccato.

Nel caso del rapporto prematrimoniale, i due o lo compiono in maniera naturale, e allora debbono mettere in preventivo il bambino, che ha diritto a nascere e crescere in una famiglia nella sicurezza del legittimo matrimonio, e disturbi di vario genere (psicologico, sentimentale, sociale ecc.) e di grave responsabilità; oppure i due non compiono il rapporto in modo naturale, e allora lo frustrano intenzionalmente di un fine che gli è proprio e non lo possono più dire segno di puro amore, perché diventato calcolo e abuso.

"Il più delle volte, infatti, accade che le relazioni prematrimoniali escludono la prospettiva della prole. Ciò che viene presentato come un amore coniugale, non potrà, come dovrebbe essere, espandersi in un amore paterno e materno; oppure, se questo avviene, risulterà a detrimento della prole, che sarà privata dell'ambiente stabile, nel quale dovrebbe svilupparsi per poter in esso trovare la via e i mezzi per il suo inserimento nell'insieme della società" (Dichiarazione 7 d).

Nell'ordinamento di Stati indifferenti o contrari al sentire cristiano o semplicemente religioso, il rapporto prematrimoniale è malvisto appunto perché è sempre legato alla possibilità della procreazione e quindi alla responsabilità di singoli e di gruppi.

7) La limitazione della libertà

Il rapporto prematrimoniale incatena più di quanto comunemente si pensi. Difatti può portare a soluzioni cariche di conseguenze negative, specialmente per la donna: per es. al matrimonio riparatore affrettato o coatto, all'aborto, alla solitudune di ragazzamadre, alla reticenza con il successivo fidanzato, all'incapacità di amare altro partner, all'interruzione o indebolimento della formazione professionale, all'impossibilità di provvedere al bambino extraconiugale, alla diffidenza di principio per tutti i rappresentanti dell'altro sesso, a litigi di natura economica, alla tentazione di suicidio o di omicidio, all'influsso nefasto di cattivi ricordi ecc.

E tra le conseguenze negative c'è anche questa: "Se ci si è dati l'uno all'altra e l'amore si spezza, l'essere che mi abbandona, mi conosce come sono nella più personale delle manifestazioni, vale a dire nella frenesia dell'orgasmo. Non soltanto si allontana da me, ma, prima o poi, incontrerà un altro essere al quale racconterà certamente il mio comportamento in quella situazione tanto intima e sarà così messo in piazza ciò che doveva rimanere riservato all'intimità della nostra vita a due" (E. Ell).

8) il raffreddamento dell'amore

Chi sa le leggi psicologiche della formazione e della maturazione dell'amore, distingue nettamente tra amore in formazione, proprio del fidanzamento, e amore in maturazione, proprio del matrimonio.

Il primo è cosa talmente delicata da doversi dire fragile. Gradatamente, ma progressivamente esso deve innalzare un'impalcatura resistente a tutte le insidie coordinando in armonica sintesi le più diverse componenti della vita a due, quali la conoscenza del partner, la progettazione dell'avvenire, la coesione dei temperamenti ecc.

"Ora risulta dall'esperienza di sempre che tale operazione costruttiva del fidanzamento viene profondamente disturbata se si insinua tra i due l'ansia del rapporto sessuale: la tirannia e la natura stessa delle emozioni erotiche rallentano e in certi casi arrestano la crescita nell'autentico amore: i due spiriti cioè non riescono più a comunicare tra loro; la ricerca affettuosa dei due, ancora in piena formazione e quindi in uno stato di grande fragilità, facilmente viene travolta dell'assillo del piacere fisico, e si instaura quel processo di involuzione, che finisce per snaturare e sciupare tutta l'opera dell'amore fino allora costruita" (G. Perico).

Dunque è proprio l'amore in formazione ad escludere i rapporti prematrimoniali, perché si formi meglio e arrivi a tanta maturazione da diventare amore matrimoniale e ritenere spontanee e lecite le relazioni sessuali, nel vincolo dell'unità e indissolubilità matrimoniale. Soltanto così si verifica che "l'unione sessuale possa rispondere veramente alle esigenze della finalità, che le è propria, e dell'umana dignità" (Dichiarazione 7, d).

Perciò la norma morale additata ai fidanzati non solo non mortifica affatto l'amore, ma lo salva dalle sorprese dell'istinto.

Se poi i rapporti prematrimoniali sono contrassegnati per lungo periodo dalla precisa intenzione di evitare la prole a tutti i costi, finiranno inesorabilmente con il ridurre al minimo o a zero l'amore per il partner, non più intravvisto come padre o madre di figli pur sempre desiderabili.

9) I rischi del pervertimento

Praticando le esperienze preconiugali, ognuno dei due fidanzati abitua l'altro a darsi a qualcuno a cui non appartiene. C'è da aspettarsi che prima o poi, con le medesime regole del cattivo gioco, ognuno ricominci l'avventura con un secondo partner.

Il rapporto prematrimoniale piace a chi lo compie, e quando è compiuto per il piacere carnale e soltanto per esso, contribuisce a formare nell'individuo la fissazione di ricercare quel piacere a qualsiasi prezzo, anche fuori della prudenza, e di portarlo al massimo rendimento. Ingenera "una fame di eccitazione che può essere soddisfatta solo in un continuo mutamento dei partner. Anche dopo che più tardi un matrimonio è stato celebrato, riesce solo con difficoltà di sviluppare un legame stabile e reciproco verso una persona, in maniera pienamente soddisfacente. La lunga relazione con partner puramente sessuali rende difficile e perfino impossibile all'uomo di riconoscere e rispondere nel matrimonio ai bisogni erotici di sua moglie. Giochi di eccitazione, praticati intensivamente a lungo, possono poi portare all'avviamento e all'introduzione di falsi riflessi. Se il corpo da anni si è abituato a scaricare il suo piacere per altre vie, diviene più tardi, spesso, difficile trovare soddisfazione nel normale rapporto matrimoniale" (J. Küne).

Inoltre la relazione preconiugale frequentemente attuata diventa una banalità, perché finisce con l'essere privata del suo significato divenendo niente più di un contatto epidermico; e ciò specialmente per fidanzati nevrotici e ignoranti che si illudono di evitare le inibizioni, di superare i complessi, di esperimentare la libertà.

Non è esclusa la deviazione verso l'omosessualità quando i rapporti prematrimoniali sono avvenuti in condizioni di insicurezza per la tensione sofferta. Come faranno questi fidanzati di oggi ad insegnare ai loro figli di domani e ai nipoti di dopodomani una morale che essi per primi non hanno rispettata? II danneggiamento è anche fisico. Non esclude affatto né nevrosi sessuali, né malattie veneree. "Gran parte della patologia sessuale deriva dai rapporti prematrimoniali" (F. De Maggio).

Proprio così: le esperienze preconiugali "non consentono di assicurare, nella sua sincerità e fedeltà, la relazione interpersonale di un uomo e di una donna e, specialmente, di proteggerla dalle fantasie e dai capricci" (Dichiarazione 7, b).

10) L'assenza del sacramento

Il matrimonio è un sacramento, cioè un segno che con la sua azione esterna e visibile indica una realtà invisibile e soprannaturale. Come tale, esso abilita la coppia cristiana ad essere segno permanente dell'alleanza tra Dio e l'umanità, dell'unione sponsale tra Cristo e la Chiesa, delle nozze eterne tra Dio e gli eletti del Paradiso; e abilita la coppia anche a vivere cristianamente tutte le realtà matrimoniali, pure lo stesso rapporto sessuale, che diventa segno dell' unione tra Cristo e la Chiesa e mezzo di grazia portando a compimento la sacramentalità del matrimonio.

Come soltanto con il battesimo si diventa membri della Chiesa, così soltanto con il matrimonio ,ricevuto sacramentalmente e perdurante anche dopo la sua celebrazione per il consenso sacramentalizzato si entra nella Chiesa come coppia coniugale.

Il fidanzamento invece non è per niente un sacramento, e pertanto l'atto genitale in esso compiuto non ha nessun contenuto cristiano, è al di fuori e contro il disegno di Dio, non è in nulla segno dell'amore nuovo che Gesù Cristo dona agli sposi nell'incontro sacramentale, non costituisce la "coppia coniugale" di fronte alla comunità ecclesiale e tanto meno la inserisce in uno stato sociale ecclesiale; anzi, costituendo una anticipazione che "contamina il tempio dello Spirito, quale è divenuto il cristiano" (Dichiarazione 7, b) diventa triste segno dell'infedeltà umana all'amore divino.

Il fidanzamento non potrà mai diventare sacramento, perché i sacramenti furono istituiti da Gesù Cristo e non possono essere né aumentati né diminuiti né modificati in nessun modo.

 

Capitolo terzo:

LA RISPOSTA ALLE OBIEZIONI

La risposta alle obiezioni adotte a favore dei rapporti prematrimoniali chiarirà meglio la loro illiceità.

a) "Il costume si evolve ai nostri giorni più velocemente che in passato: per es. la moda del vestire attualmente permessa era proibita appena meno di cento anni fa. Così le relazioni preconiugali sono sentite oggi permesse ai fidanzati come moda corrente".

Purtroppo, mai come oggi tanti "hanno proposto concezioni e modi di comportamento che sono in contrasto con le vere esigenze morali dell'essere umano, addirittura tali da favorire un licenzioso edonismo" (Dichiarazione 1); bisogna perciò saper ragionare per salvaguardare i fidanzati da tanti pericoli che essi neppure sospettano.

Che il costume si evolva, è naturale, perché si evolve l'uomo, che è essere sociale, operante nella società e da essa condizionato; ma ciò non significa che con il costume si evolve tutto.

C'è in tutte le evoluzioni qualcosa che non può cambiare mai, ed è il principio del bene e del male, primo ed universale, muro portante di tutto l'ordinamento morale, confine tra lecito e illecito. Esso resta immodificabile nella sua obiettività intrinseca, per quanto le evoluzioni del costume favoriscano od ostacolino la sua esplorazione. Esso appunto dice oggi, come diceva ieri e dirà domani, che i rapporti prematrimoniali sono sempre un male, lo riconoscano o lo misconoscano i fidanzati.

"Ogni evoluzione dei costumi e ogni genere di vita devono essere contenuti nei limiti imposti dai principi immutabili, fondati sugli elementi costitutivi e le relazioni essenziali di ogni persona umana: elementi e relazioni che trascendono le contingenze storiche..." "Le inchieste sociologiche possono indicare la frequenza di un disordine secondo i luoghi, la popolazione o le circostanze prese in considerazione; si rilevano così dei fatti. Ma i fatti non costituiscono un criterio che permette di giudicare del valore morale degli atti umani. La frequenza del fenomeno in questione è, certo, da mettere in rapporto con l'innata debolezza dell'uomo in conseguenza del peccato originale, ma anche con la perdita del senso di Dio, la depravazione dei costumi generata dalla commercializzazione del vizio, la sfrenata licenza di tanti spettacoli e di pubblicazioni, come anche con l'oblio del pudore, custode della castità" (Dichiarazio9).

Anche oggi, comunque, buona parte della gioventù, anche quando prevarica, riconosce giusti i concetti cristiani di fidanzamento e di matrimonio, e non si rifiuta di tradurli in obbedienza a Dio e alla Chiesa, oltre che alla retta ragione.

La maggior parte degli uomini mentisce: si potrebbe affermare con ciò che la menzogna è giustificata? Il dato statistico non può mai essere trasformato in un principio dottrinale.

b) "Coloro che hanno scritto la Dichiarazione del 1975 sono celibi, dunque non adatti a discutere di vita sessuale..."

Sì, sono celibi gli estensori della Dichiarazione del 29 12 1975, ma tutt'altro che ignoranti di sessualità. Infatti anch'essi sono, come tutti, esseri sessuati, si sono documentati bene sull'argomento delle esperienze prematrimoniali con otto anni di ricerche, hanno tenuto nel massimo conto le obiezioni di tutti, non hanno avuto alcun bisogno di provare nella propria intimità fisica quello che hanno proibito: hanno dunque diritto alla parola.

Chi volesse negar loro questo diritto, dimostrerebbe di credere che nessuno può discutere di sesso nella propria esistenza se non con le persone dello stesso. condizionamento sessuale, cioè uomini con uomini, donne con donne. Ma vediamo bene come tutti parlino di tutti, anche se nessuno ha fatto l'esperienza sessuale di tutti, non potendosi essere nello stesso tempo uomo e donna, celibe e coniugato, vedovo o sposato più volte, padre di un solo figlio e padre di più figli, chierico e laico ecc.

C'è bisogno che il farmacista assaggi tutte le medicine per venderle?

c) "Tra le confessioni religiose di ispirazione cristiana la Chiesa Cattolica è l'unica a sostenere l'inammissibilità dei rapporti prematrimoniali".

Non è vero. Già dal 1966 il Consiglio britannico delle Chiese adotta la seguente risoluzione: "Il Consiglio è da una parte convinto che i cristiani devono sempre avere compassione verso coloro che non riescono a tener dietro alle richieste più elevate e non devono né condannarli né abbandonarli, ma d'altra parte il Consiglio afferma anche l'esigenza cristiana che il rapporto sessuale abbia luogo solo nel matrimonio. Il Consiglio crede che l'adempimento di questa esigenza corrisponde alla volontà e all'intenzione di Dio, e che la grazia e la forza vengono date come aiuto a tutti coloro che cercano di adempiere tali richieste faticose, ma meritorie".

La stessa linea di condotta è seguita da molti ambienti delle chiese protestanti.

Ma anche se fosse sola, la Chiesa Cattolica, d'Oriente e d'Occidente, non cesserebbe di sostenere la propria tesi. Essa "non può restare indifferente dinanzi a tale confusione degli spiriti e a tale rilassamento dei costumi. Si tratta, infatti, di una questione importantissima per la vita personale dei cristiani e per la vita sociale del nostro tempo" ... "Con l'assistenza dello Spirito Santo, essa conserva incessantemente e trasmette senza errore le verità dell'ordine morale, ed interpreta autenticamente non soltanto la legge positiva rivelata, ma anche i principi dell'ordine morale che scaturiscono dalla stessa natura umana e che concernono il pieno sviluppo e la santificazione dell'uomo" ... "La Chiesa non li mantiene come inveterati "tabù ", né in forza di qualche pregiudizio manicheo, come spesso si pretende, ma perché sa con certezza che essi corrispondono all'ordine divino della creazione e allo spirito di Cristo, e dunque anche alla dignità umana" (Dichiarazione 2, 4, 13).

d) "II fidanzamento è la ricerca della conoscenza dell'altro: nulla di meglio che trovarsi nel dono sessuale..."

Non è possibile. "Questo donarsi per cercarsi, posto a giustificazione dell'atto sessuale attuato nel fidanzamento, esprime una contraddizione in termini. La donazione sessuale è una decisione, e ogni decisione è sempre un taglio, fra presente e passato, tra presente e futuro: la donazione sessuale non è un ricercarsi, ma un incontrarsi e un rivelarsi a vicenda; e ci si incontra solo se ci si è trovati (o ritrovati), ci si rivela solo se ci si è intimamente conosciuti" (G. Campanini).

Anche questa angolatura fa capire quanto sia grande il significato dell'atto sessuale tra coniugi in legittimo matrimonio, così grande, se cristianamente inteso e compiuto, da apparire quasi incredibile a chi è abituato a trasformare la perla in fango.

Finiscono per scontrarsi nel corpo quelli che prima non si sono incontrati nell'anima.

e) "I fidanzati che hanno coscienza di non far nulla di male, anzi di far tutto bene concedendosi l'uno all'altra, non meritano condanna".

La coscienza è certamente importante perché criterio ultimo con il quale determinare le proprie scelte, ma, prima di passare all'azione, essa ha il preciso dovere di ricercare le norme dell'ordine morale oggettivo che dicono quale è il bene e quale il male, e di uniformarsi concretamente ad esse il più possibile.

Non è una informazione vincolante il credere che un più o meno grande numero di persone impegnate nella medesima situazione si comportano nel medesimo modo.

Dato l'attuale sviluppo della cultura diffusa dagli strumenti della comunicazione sociale, un cristiano non può ignorare la contrarietà della Chiesa ai rapporti prematrimoniali, in ogni caso, e tanto meno rimanere indifferente alla sua dottrina.

Un atto è cattivo non solo quando viene posto con l'espressa intenzione di offendere con esso Dio, ma anche quando viene compiuto con la sola, chiara conoscenza di porre un atto opposto al comandamento di Dio.

Il fine non giustifica i mezzi: per es. il ladro non viene assolto quando dice di aver rubato a fin di bene, cioè per i propri interessi; così i fidanzati non sono incolpevoli per il fatto di intendere il proprio bene.

La propria convinzione è valida tanto quanto basata sulla conoscenza della legge di Dio e dell'interpretazione data dalla Chiesa.

f) "Basta l'amore a rendere lecito l'incontro sessuale completo dei fidanzati, perché li trasforma automaticamente in coniugi".

L'amore è certamente un elemento bello, anzi necessario del fidanzamento, e perciò obbliga a domande come queste: è un amore vero, cioè che non si inganna e non inganna? Ammesso che sia vero, è anche amore massimo, ossia tutto dedizione per l'altro e nessun egoismo per sé? Ammesso che sia massimo, è sufficiente ad autorizzare l'atto genitale? Non è sufficiente perché, da solo, inaccettabile dal punto di vista giuridico, sacramentale e pratico.

Se il matrimonio nascesse in forza dell'amore non ufficiale, ma addirittura privato, se non clandestino, proprio del fidanzamento, esso dovrebbe essere fin da allora indissolubile, altrimenti non sarebbe un matrimonio. Ma questa indissolubilità risulterebbe malsicura, perché non dimostrabile pubblicamente da nessuno. Ognuno dei due pretesi coniugi non avrebbe, prima o poi, nessuna difficoltà a contestarla, e lo potrebbe fare dicendo, per es. di non avere calcolato adeguatamente la forza del proprio amore. Tutto ciò significherebbe abbandonare il matrimonio all'arbitrio della soggettività, anzi al disordine più sfacciato: quel matrimonio che vale enormemente più di un rapporto di lavoro o di una eredità o di una compravendita, per i quali tutti richiedono da tutti un regolamento pubblico, datato, determinato e riconosciuto.

Inoltre, non esìstóno sacramenti privati, non esiste una celebrazione puramente privata del matrimonio. Pertanto il cristiano non può accettare che il matrimonio nasca dall'amore, più o meno vero, più o meno intenso, che l'uomo e la donna si scambiano in privato, quasi nel segreto; e che la celebrazione pubblica del matrimonio dinanzi alla Chiesa sia una formalità inutile o quasi. Infine, la pratica della vita dice sì che l'amore vero e massimo tra fidanzati esiste, ma non è sempre di tutti i giorni e talvolta nemmeno di tutto il giorno. Quando se ne parla, è meglio essere cauti. " Ma chi è in grado di giudicare la solidità del proprio amore? Con il tempo l'amore, così come il matrimonio, sbocca di regola in una crisi" (E. Ell).

Gli studiosi di sesso e di psicologia e di morale concordano nel ritenere i rapporti matrimoniali, in maggior parte, errori psicologici e colpe morali, non manifestazioni di amore vero.

L'essere umano può sentire l'amore sensitivamente e psicologicamente, e non avere nello stesso tempo la personale maturità capace di sostenere il peso umano derivante dalle conseguenze dell'incontro sessuale con l'altro.

Per l'esattezza, l'amore di fidanzato non è l'amore di coniuge, ma si prepara a diventarlo; si avvicina ad esso, ma non si identifica con esso. "E' come la luce dell'alba che annunzia la luce del sole a mezzogiorno" (D. Capone): c'è differenza tra alba e mezzogiorno. Passando dal fidanzamento al matrimonio, "non si tratta di semplice passaggio affettivo intensivo, tanto meno di semplice ratifica giuridica; interviene una assunzione ed elevazione ad una vita superiore" (D. Capone).

Bisogna "saper rimanere al proprio posto senza anticipare i tempi e senza abolire le differenze tra un comportamento d'amore "in prova" com'è il fidanzamento, e un comportamento d'amore "in situazione acquisita e definitiva" com'è il matrimonio" (Haring).

Se non ci fosse nessuna differenza tra prima del matrimonio e dopo, si potrebbe fare anche a meno di sposarsi!

g) "Ci vuole "la prova" per vedere se l'amore è vero e massimo..."

Non è per nulla necessaria. Difatti è illogica, perché l'amore non può essere sottoposto a prova senza viziarne sostanzialmente la stessa realtà, anzi senza negarlo.

E' contraddittoria, perché non si può fare per prova l'espressione gestuale ultima, che ha la forza di manifestare la totalità del donare sé stesso all'altro e la totalità di attirare l'altro a sé stesso: non si può separare il segno dalla realtà significata.

E' sprecata se i due fidanzati si vogliono veramente bene, approvino o no gli altri, ritardi o no il giorno del matrimonio, scarseggino o no i mezzi finanziari; e quando la "visita prematrimgniale" ha assicurato la sostanziale possibilità d'intesa a livello genitale dei futuri coniugi.

E' sospetta, perché chi la chiede dimostra implicitamente di essere disposta a farla con chiunque, e di voler godere un frutto prima di impegnarsi nella totalità e nella definitività.

E' disonorevole se è intesa come pegno di sposarsi ad ogni costo, e quindi espressione di venalità, negazione di quella libertà per una ulteriore scelta che è fondamentale per un patto così importante quale è il matrimonio.

E' umiliante, perché si provano le cose, anche le attitudini di una persona, ma non la persona in quanto tale. Questa si accetta o non si accetta nella propria esistenza: semplicemente. Accettarla per prova significa ridurla ad oggetto di sperimentazione in ordine al rendimento: e ciò tanto peggio quando si tratta di donna.

Insomma non esiste una prova per amare, come non esiste per nascere, per vivere, per morire, per salvarsi o dannarsi eternamente. L'amore vero e massimo non chiede caparre, anzi dona quello che è e ciò che ha. Fa amare come ci si è scoperti. E' come il vero oro, e non può essere confuso con qualsiasi metallo che gli somigli nel colore. Più che all'armonia solamente sessuale, esso mira a quella globale delle due persone, perché se c'è questa, ci sarà anche l'altra, naturalmente.

h) "I fidanzati devono sapere quale è la loro reciproca attrattiva sessuale... ".

Sì, certamente; ma per saperlo non è affatto necessario arrivare al coito così carico di conseguenze. Ne hanno già abbastanza per altre vie. Difatti si incontrano nelle occasioni più diverse, vivono così vicini che è facile dedurre, più che sufficientemente, dalle parole e dal comportamento (modo di vestire, letture preferite, contatto con altri, divertimenti ricercati, controllo o non controllo delle emozioni ecc.) quello che ognuno dei due pensa in fatto di sesso.

C'è poi la "visita medica prematrimoniale" plurispecialistica ormai diventata comune a tutti, per risolvere dubbi (fragilità, impotenza ecc.) o per confermare certezze.

Comunque i fidanzati debbono anche sapere che pure nella vita coniugale l'astinenza dell'uso del sesso può diventare necessaria (per malattie, viaggi, dolori ecc.) e che la sessualtà come unico legame è una garanzia di scarsa validità e di breve durata. Accade, infatti, anche questo: che prima o poi i due coniugi non hanno più nulla da offrirsi, non danno più significato alla loro vicinanza, sentono la noia, si allontanano volentieri o, nella migliore delle ipotesi, si ignorano!

i) "Non uno, ma più rapporti prematrimoniali ci vogliono per fare l'esperienza sessuale prima di impegnarsi matrimonialmente con l'altro, nel sesso e in tutto il resto più o meno legato al sesso..."

Anzitutto non si esageri il valore dell'esperienza. Questa, per quanto importante, non è un valore assoluto e perciò non è regola ultimativa di condotta. Ha un ruolo relativo, che le deriva dal confronto con determinate realtà e dai limiti che il confronto comporta. Anche se assente, perciò, si vive egualmente con pienezza e con intensità: per es. si contempla volentieri la luna, anche se non la si è toccata ed esplorata.

E poi, è mai possibile un esperimento matrimoniale nel fidanzamento? "Credo che non provi altro che quello che prova; voglio dire che, anche se andasse bene e fosse una situazione gratificante, non è valido per una convivenza; e anche se andasse male e creasse persino una frustrazione psicologica, quell'esperienza fatta, con altre modalità e in altre circostanze d'impegno, potrebbe essere anche reintegrata e ricuperata" (Tubau).

"Non si può provare con tutta certezza la relazione tra apprendistato prematrimoniale e felicità matrimoniale successiva" (Le Moal, dopo un'inchiesta).

Volere "sperimentare" il matrimonio ha all'incirca lo stesso senso del voler "provare" la morte per mezzo di un sonno prolungato. Per questo motivo dobbiamo renderci conto che simile "prova" non giova a nulla, anche dal punto di vista pratico" (T. Bovet).

"Sono numerosissimi i casi, in cui l'uomo è convinto di avere raggiunto l'armonia sessuale, perché si sente stimolato e appagato; ma in realtà non esiste nessuna armonia vera e propria, perché la donna rimane in stato di disagio e comunque in difficoltà, e la sua partecipazione finisce coi rimanere effettivamente incompleta" (P. Liggeri).

"Come informano i centri di consultazione matrimoniale, le unioni più fragili di fronte alle difficoltà della vita matrimoniale risultano proprio quelle, i cui partner provengono da un sistema di rapporti prematrimoniali abituali; il loro indice di insuccessi e di precoci malintesi è palesemente più elevato della media" (G. Perico).

Non si ripete mai abbastanza, oggi, che fidanzamento e matrimonio sono due stati diversi, molto più diversi di quanto appaia a prima vista; e di conseguenza il rapporto sessuale nell'uno e nell'altro stato ha due facce diverse, molto più diverse di quanto appaia a prima vista.

Se, dopo la dovuta preparazione, rimangono ancora cose da scoprire in fatto di armonizzazione del sesso e del resto ad essa collegato, nulla di male: formeranno una ghirlanda di piccole novità, capaci di rendere più vivace e più ardente l'amore coniugale.

L'ultima e profonda donazione sessuale non può essere oggetto di prova, ma è il segno di una realtà più grande dello stesso rapporto sessuale: la realtà di voler essere l'uno per l'altro, in tutto e per tutto, sino alla morte.

l) "Lasciare ai fidanzati la libertà di decidere responsabilmente da soli il momento in cui possono considerarsi, completamente o quasi, come se fossero già sposati...".

La libertà è il maggiore dei beni, ma il suo abuso è il peggiore dei mali. Possono ritenersi sovranamente liberi da tutte le pressioni due fidanzati che vivono un tempo notoriamente pieno di eccitazioni? Hanno sufficiente esperienza di sé stessi e degli altri? Hanno già imparato che cosa vuol dire vivere e vivere vita a due? Sono allenati ad affrontare insieme tutte le sorprese dell'avvenire? Come fanno a conciliare il "come se fossimo sposati? " con la consapevolezza di non essere affatto sposati? Possono fare a meno dei genitori e dei parenti nello scegliere quel "momento"? Sono proprio sicuri di non sbagliarsi in quel "momento"? Le hanno pensate proprio tutte? Anche quelle che derivano dallo Stato e dalla Chiesa?

E' così difficile giudicare di sé e degli altri quando si è posseduti dall'amore; più difficile se accecati dalla passione. I fidanzati usano bene la loro libertà quando sottostanno alle leggi divine ed umane nel disporsi al matrimonio. Sono saggi se chiedono consiglio agli esperti onesti.

m) "Gli anticoncezionali salvano dalla gravidanza non voluta...".

Anzitutto non salvano infallibilmente dalla gravidanza, tanto meno se usati da inesperti, e poi non sono per nulla strumenti d'amore tra l'uno e l'altra, sono un intervento artificioso sui meccanismi più riservati della sessualità umana, separano interamente il senso unitivo della genitalità dal suo fine procreativo, anzi denunciano lo stesso senso unitivo come privo della piena verità, perché i due che compiono l'atto, non si sono impegnati definitivamente e totalmente; lasciano intatta all'uomo la triste libertà di negare facilmente la propria responsabilità per la gravidanza e quindi di abbandonare la donna sola ad affrontare la difficile situazione.

Dunque "ciò che viene presentato come un amore coniugale non potrà, come dovrebbe essere, espandersi in un amore paterno e materno" (Dichiarazione 7 d).

n) "L'aborto libera dal figlio indesiderato...".

L'aborto è un delitto peccaminoso, un macigno sulla coscienza anche se appena avvertita, un crimine contro la società, una premessa di castigo divino non facilmente eliminabile, un evento destinato a ripercuotersi brutalmente sull'avvenire. Un tale cumulo di malizie costringe a dire: piuttosto che ricorrere all'aborto, si usino pure gli anticoncezionali. Si dice così, non perché questi cessino di essere un male morale nella circostanza dei fidanzati, ma perché sono un male minore rispetto all'aborto.

Nessuna parola è abbastanza forte per dire quanto siano condannabili i fidanzati che decidono l'uccisione del figlio innocente e indifeso.

o) "Giudicare il rapporto prematrimoniale per quello che avverrà dopo: cioè se seguirà il matrimonio (valido in tutti i sensi), quel rapporto diventerà buono; se non interverrà il matrimonio, quel rapporto diventerà cattivo'".

Non si può rinunziare a un giudizio morale su di un atto compiuto oggi in nome di un atto futuro o futuribile, che domani potrà esserci o anche non esserci. Ogni atto deve essere valutato per quello che è oggi, nella situazione di oggi; non per quello che forse potrebbe diventare domani.

Perciò il rapporto prematrimoniale consumato oggi è oggettivamente peccato, segua o non segua poi il matrimonio. Un medesimo atto non diventa buono o cattivo a seconda del matrimonio avvenuto o non avvenuto. Non si può tenere sospeso il giudizio morale sull'atto sessuale. Non è detto che il vincitore abbia sempre ragione, in questo caso colui che si sposa. Nulla si pone "al di là del bene e del male".

p) "Perché condannare i fidanzati che compiono l'atto prematrimoniale escludendo il figlio, dal momento che anche nel matrimonio non ogni rapporto genitale è orientato alla procreazione? "

La differenza c'è, e più vistosa di quanto sembri al primo sguardo. "Nel matrimonio i rapporti sessuali, anche quelli compiuti nel periodo sterile della donna, perfino quelli compiuti con l'uso dei contraccettivi, sono qualitativamente diversi e, in qualche modo, ancora orientati al fine procreativo.

E ciò in parecchi sensi: nel senso che ogni rapporto sessuale fa parte di quel complessivo rapporto sessuale che è inteso, desiderato e voluto come procreativo (almeno da parte degli sposi fecondi e onesti); nel senso che ogni atto sessuale è come una preparazione, a lunga scadenza, del figlio che verrà, oppure è come un prolungamento, quasi un rimbalzo affettivo, del figlio che è già venuto; nel senso che ogni rapporto sessuale si svolge in un clima sostanzialmente adatto per ricevere un figlio; perché nel matrimonio un figlio, anche se non desiderato, nel maggior numero dei casi, è psicologicamente almeno accettato.

Nel caso dei fidanzati c'è, invece, solitamente, la volontà assoluta (ed è comprensibile) di non avere un figlio; ma così facendo, essi frustrano un atto che (almeno cumulativamente con altri atti della stessa "qualità coniugale") è costituzionalmente orientato verso la procreazione" (De Martini).

Naturalmente è male nel matrimonio ogni atto genitale negato volutamente alla generazione.

q) "Si può legittimare i rapporti prematrimoniali tra cristiani ricorrendo all'analogia tra matrimonio e battesimo...".

Non è possibile. Il catecumeno, che diventerà cristiano ricevendo il battesimo, può già interiormente sentirsi unito a Dio, a Cristo e alla Chiesa e quindi porre atti di fede, di speranza e di carità nella prospettiva e sotto l'influsso del sacramento che poi riceverà, ma non potrà mai porre segni ecclesiali, indicanti cioè la sua piena appartenenza alla Chiesa; così i fidanzati possono certamente sentirsi uniti nell'intimo permettendosi gli atti affettuosi consentiti al loro stato, ma non possono assolutamente porre il segno del loro reciproco amore cristiano, che è il segno della massima appartenenza dell'uno all'altra.

"L'intenzione e il desiderio possono senz'altro precedere il segno sensibile del sacramento, ma nel caso dell'unione sessuale abbiamo un segno fondamentale, cioè l'atto sessuale, che precede la sanzione del patto di fedeltà". (Haring).

r) "Ogni male produce un certo bene. Possibile che i rapporti prematrimoniali non ne producano nessuno...? "

Qualcuno crede di vedere nella pratica delle esperienze preconiugali "rilassamento sessuale, rilassamento psicologico, abilità in fatto di sesso, elevazione dell'ego, avventura ed esperienza, migliorata selezione per il matrimonio, democratizzazione eterossessuale, diminuzione della gelosia, diminuita importanza della pornografia" (V. Packard); ma non c'è da illudersi. I beni si devono ricercare per le vie buone, non si può fare il male perché ne discenda un bene, il male finisce con il guastare quello che mediante esso si è cercato come bene: insomma il male produce sempre il male.

Lo stesso autore or ora citato riconosce subito dopo questi effetti negativi: "Si ha sovente una diminuzione della capacità di svilupparsi e di amare nel senso più pieno. Vi è sovente una perdita della capacità di provare sentimenti intensi. Coloro che non sono più tormentati dal senso di colpa, sovente perdono il senso dell'integrità... Inoltre per le ragazze vi sono altre due perdite degne di nota: la perdita del mistero e la probabile perdita di alcune qualità femminili che per lungo tempo hanno affascinato i maschi".

Si rifletta sul confronto e si veda quanto le conseguenze negative annullino le conseguenze credute positive.

"In base alle mie esperienze risulta che sono più le relazioni amorose che si rompono perché i due hanno affrontato la vita sessuale quando ancora il loro amore era immaturo, che non le relazioni fra coloro che se ne sono astenuti fino a quando l'amore non fosse maturo da poter tollerare l'altro, anche come soggetto sessuale', (E. Eli). E il rompersi dice tutto.

 

CONCLUSIONE

L'esposizione delle ragioni convergenti nel definire l'illiceità dei rapporti prematrimoniali e la risposta data alle obiezioni conducono a questa conclusione: "Ogni rapporto sessuale prematrimoniale è illecito moralmente, definitivamente, certamente e di per sé" (Higuera).

La colpa inerente a tale inammissibilità è, oggettivamente, grave. Infatti la sessualità "dev'essere considerata come uno dei fattori che danno alla vita di ciascuno i tratti principali che la distinguono. Dal sesso la persona umana deriva le caratteristiche che, sul piano biologico, psicologico e spirituale, la fanno uomo o donna, condizionando così grandemente l'iter del suo sviluppo verso la maturità e il suo inserimento nella società".

Inoltre "l'uomo pecca mortalmente non soltanto quando il suo atto procede dal disprezzo diretto di Dio e del prossimo, ma anche quando coscientemente e liberamente, per un qualsiasi motivo, egli compie una scelta, il cui oggetto è gravemente disordinato. In questa scelta, infatti, è già incluso il disprezzo del comandamento divino: l'uomo si allontana da Dio e perde la carità. Ora, secondo la tradizione cristiana e la dottrina della Chiesa, e come riconosce anche la retta ragione, l'ordine morale della sessualità comporta per la vita umana valori così alti, che ogni violazione diretta di quest'ordine è oggettivamente grave" (Dichiarazione 1, 10).

Può darsi che due fidanzati si siano trovati in una più o meno eccezionale situazione (lunghezza dell'attesa, raptus improvviso, errore sulle proprie condizioni soggettive, fattori di pressione esterna ecc.): essi potranno trovare in ciò qualche scusa, ma non potranno mai dire di non essere incorsi in una colpa oggettivamente grave.

"E' vero che nelle colpe di ordine sessuale, visto il loro genere e le loro cause, avviene più facilmente che non sia pienamente dato un libero consenso, e questo suggerisce di essere prudenti e cauti nel dare un giudizio circa le responsabilità del soggetto. Qui, in particolare, è il caso di richiamare le parole della Scrittura: "L'uomo guarda l'apparenza, il Signore guarda il cuore". Tuttavia, raccomandare una tale prudenza di giudizio circa la gravità soggettiva di un atto peccaminoso particolare, non significa affatto che si debba ritenere che, nel campo sessuale, non si commettano peccati mortali" (Dichiarazione, 10).

E' certamente peccaminosa la ricerca consapevole e voluta della soddisfazione sessuale intesa per sé stessa.

Rifulga pertanto agli occhi di tutti la castità prematrimoniale. Essa è un no al disordine nella genitalità, all'abuso dell'amore, all'eccesso di libertà, allo squilibrio tra vita fisica e vita spirituale, al gioco degli istinti e delle emozioni, alla confusione tra lecito e illecito, alla distorsione del rapporto uomodonna, al peccato e ai suoi danni.

Nello stesso tempo la castità prematrimoniale è un sì alla necessità del contenimento dell'amore nei giusti argini finché raggiunga la sua maturazione; un sì alla sessualità perché si eserciti in modo da valere come manifestazione e applicazione dell'amore vero, cioè totale e definitivo, unico ed esclusivo, pubblicizzato davanti alla società civile e alla comunità ecclesiale;

un sì al formarsi di una coppia che arrivi all'incontro carnale senza il dramma di precedenti, ingiusticabili esperienze e con le migliori disposizioni per esprimere, intensamente e ordinatamente, la propria potenzialità sessuale;

un sì al dignitoso rispetto dell'integrità personale dell'altro riconosciuta in tutta la sua importanza;

un sì alla formazione di una sovrana maturità personale che risulti benefica nel futuro matrimonio e illumini quanti le saranno vicini per le vicende della vita;

un sì alla virtù e ai suoi vantaggi.

E poiché con il sesso non si scherza, ricorrano i fidanzati all'aiuto dato dai "mezzi che sono stati sempre raccomandati dalla Chiesa per vivere una vita casta: la disciplina dei sensi e dello spirito, la vigilanza e la prudenza nell'evitare le occasioni di peccato, la custodia del pudore, la moderazione nei divertimenti, le sane occupazioni, il frequente ricorso alla preghiera e ai sacramenti della Penitenza e dell'Eucarestia. I giovani, soprattutto, devono preoccuparsi di sviluppare la loro pietà verso l'Immacolata Madre di Dio e proporsi, come esempio da imitare, la vita dei santi e degli altri fedeli, specialmente dei giovani che si sono distinti nella pratica della castità" (Dichiarazione 12).

A questi mezzi si possono aggiungere la partecipazione ai corsi d'istruzione, le medicine, la compagnia dei migliori, la direzione spirituale, la penitenza volontaria.

Obbediscano al Papa i fidanzati: "religioso rispetto di volontà e di intelligenza si deve in modo particolare prestare al magistero autentico del Romano Pontefice, anche quando non parla "ex cathedra" così che il suo supremo magistero sia con riverenza accettato e con sincerità si aderisca alle sentenze da lui date" (Vaticano II, Lumen gentium, 25).

E gli obbediscano non ciecamente e passivamente, come se fossero costretti a rinunciare a beni ritenuti legittimi e validi; ma ragionatamente e responsabilmente, facendosi convinti delle sue ragioni illuminate dalla Fede e confermate dalla storia.

Credano i fidanzati a una donna, rimasta anonima ma viva e vera, passata attraverso un fidanzamento difficile e oggi serena madre di famiglia: "Certi ricordi belli, dolci e puliti sono per la vita di una coppia come le fondamenta per la casa; la casa può crollare, ma le fondamenta restano e ci si può ricostruire sopra... Non serve a niente cogliere dei frutti acerbi che risvegliano solo l'appetito e la fantasia, ma che lasciano con l'amaro in bocca... Vale la pena di aspettare un po' per raccogliere i frutti, con gli interessi, dei propri sacrifici. L'amore, quello vero, non ha niente a che vedere con le macchine, i boschetti in ombra, i prati fioriti. Lì parlano solo i sensi eccitati. Anche per l'amore fisico ci vuole una sicurezza e una serenità che solo il matrimonio può dare".

Aderiscano i fidanzati alla convinzione di un non cattolico, Paul Ricoeur, il quale ha solennemente affermato che la norma della Chiesa Cattolica è "la diga oggettiva, capace di mantenere elevata la qualità dell'atto sessuale".

Soltanto se formati al culto della castità i fidanzati potranno passare adeguatamente dal fidanzamento al matrimonio. Anzi "quanto più i fedeli comprenderanno il valore della castità e la sua necessaria funzione nella loro vita di uomini e di donne, quanto più avvertiranno, per una sorta d'istinto spirituale, ciò che questa virtù esige e suggerisce, tanto meglio essi sapranno anche accettare e compiere, docili all'insegnamento della Chiesa, ciò che la retta coscienza detterà loro nei casi concreti" (Dichiarazione, 11 ).

Si troverà coronato e santificato nel matrimonio il totale dono di sé che il fidanzamento cristianamente vissuto prepara.