IL
CUORE CHE CI AMA
LA
GRANDE PROMESSA DI GESU’:
I
PRIMI NOVE VENERDI’ DEL MESE
IL TESORO
“Vi
lascio il più meraviglioso
dei tesori: il Cuore di Gesù... Per quanto posso vi affido tutti al Cuore
di Gesù. Vi raccomando alla sua misericordia. Gli rivolgo la preghiera che egli
indirizzava al Padre per i suoi discepoli: Padre santo, custodisci nel tuo
nome coloro che mi hai dato (Gv 17,11)”. Offro ancora e consacro la mia
vita e la mia morte al sacro Cuore di Gesù, per il suo amore e secondo le sue
intenzioni. Tutto per tuo amore, Cuore di Gesù!". "Dove trovare un
cuore che ci abbia amato maggiormente, in maniera più pura e perfetta, e con
maggior generosità del Cuore di Gesù? Potremo rimanere insensibili a tanto
amore? Potremo rifiutare a questo Cuore, che ci ha tanto amato, quello che
ci domanda a giusto titolo: il ricambio d'amore, la riconoscenza, la completa
donazione di noi stessi, la consolazione e la riparazione, per compensarlo
dell'indifferenza di tante anime e dello stesso popolo eletto? Sul Calvario
possiamo contemplare Maria, la madre dei dolori; san Giovanni, il discepolo
fedele e prediletto; la Maddalena, modello di un amore profondo... Impariamo
da queste anime generose l'amore fedele e coraggioso, lo spirito di
riparazione".
Padre
Leone Dehon, Direttorto Spintuale, (276.279.284.27 e 37)
CON TUTTO IL CUORE
Nella
sua prima lettera (4,8.16), Giovanni ci confida che "Dio è amore" e
nell'agire è sempre fedele alla sua identità. Fa tutto per amore. Frutto del
suo amore è tutto ciò che esiste. Ed è per amore che il Padre prende
l'iniziativa di allacciare relazioni personali con noi, suoi figli. Così noi
siamo fatti degni di essere suoi interlocutori. In Ger 31,3 il Signore dichiara
ad ogni uomo: "Ti ho amato di un amore eterno" e chiede un logico ricambio:
"Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima e con
tutte le forze" (Dt 6,5). Si dona con totalità e chiede totalità:
non è il Signore delle mezze misure. Lo riconosce anche il nuovo Catechismo
della Chiesa cattolica (n. 2562), quando si interroga: "Da dove viene
la preghiera dell'uomo? Qualunque sia il linguaggio della preghiera (gesti e
parole), è tutto l'uomo che prega". E Dio non usa il telefono. Ti assicura
che non parla da lontano: "Anzi, questa (sua) parola è molto vicina a
te, è nella tua bocca e nel tuo cuore" (Dt 30,14). Osea 2,16 riconosce che
la sua presenza si fa insistente, crea le condizioni per l'intimità:
"Ecco, l'attirerò a me, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore".
A ogni persona sussurra: "Ti farò mia sposa per sempre, ti farò mia sposa
nella giustizia e nel diritto, nella benevolenza e nell'amore, ti fidanzerò con
me nella fedeltà e tu conoscerai il Signore" (Os 2,21-22). È ancora il Catechismo
(n. 2562-2563) a constatare che "per indicare il luogo dal quale
sgorga la preghiera, le Scritture parlano talvolta dell'anima o del lo
spirito, più spesso del cuore (più di mille volte)... Il cuore è la
dimora dove sto, dove abito (secondo l'espressione semitica o biblica: dove
"discendo"). È il
nostro centro nascosto, irrangiungibile dalla nostra ragione e dagli altri; solo
lo Spirito di Dio può scrutarlo e conoscerlo. È il luogo della decisione,
che sta nel più profondo delle nostre facoltà psichiche. È
il luogo della
verità, là dove scegliamo la vita o la morte. E’ il luogo dell'incontro,
poiché, ad immagine di Dio, viviamo in relazione: è il luogo
dell'Alleanza". E ribadisce al n. 368: "La tradizione spirituale della
Chiesa insiste anche sul cuore, nel senso biblico di 'profondità dell'essere',
dove la persona si decide o no per Dio".
Il
Signore poi si adegua talmente a noi che vuole amare tutti con un cuore umano. Perciò il sacro Cuore di
Gesù, trafitto per i nostri peccati e per la nostra salvezza, "è
considerato il segno e simbolo principale... di quell'infinito amore, col
quale il Redentore divino incessantemente ama l'eterno Padre e tutti gli
uomini" (Pio XII, Haurietis aquas, Denz. 3924). E’ concognizione
di causa che Gesù afferma: "Là dov'è il tuo tesoro, sarà anche il tuo
cuore" (Mt 6,21). Si può dire allora che "è il cuore che
prega. Se esso è lontano da Dio, l'espressione della preghiera è vana" (Catechismo,
n. 2562). Noi ne facciamo esperienza; purtroppo avviene proprio questo e
il Signore lo nota: "Poiché questo popolo si avvicina a me solo a parole e
mi onora con le labbra, mentre il suo cuore è lontano da me e il culto che mi
rendono è un imparaticcio di usi umani, perciò, eccomi, continuerò a
operare meraviglie e prodigi con questo popolo perirà la sapienza dei suoi
sapienti e si eclisserà l'intelligenza dei suoi intelligenti" (Is
29,13-14). Non si arrende, dunque, il Signore, innamorato di noi, e dal suo
cuore estrae sempre nuove iniziative per ricondurci a lui: "Vi darò un
cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il
cuore di pietra e vi darò un cuore di carne" (Ez 36,26). Lo ripete in Ger
31,33: "Porrò la mia legge nel loro animo, la scriverò sul loro cuore.
Allora io sarò il loro Dio ed essi il mio popolo". Non si stanca di
ripetere a ognuno. "Conserva bene nel tuo cuore che il Signore è
Dio"(Dt 4,39) “e lo troverai, se lo cercherai con tutto il cuore e con
tutta l'anima” (Dt 4,29). E trovatolo, ognuno pregherà col salmista
"Renderò grazie al Signore con tutto il cuore" (Sal 111,1),
"Ti loderò, Signore, con tutto il cuore" (Sal 86,12), implorerà
Dio con le parole appassionate della sposa del Cantico 8,6: "Mettimi come
sigillo sul tuo cuore, come sigillo sul tuo braccio; perché forte come la
morte è l'amore.
IL CUORE CHE CI AMA
San
Bonaventura parlando del Cuore di Cristo e del suo immenso amore per gli uomini
così si esprime: "È
cosa bella e
gioiosa abitare in questo cuore! Il cuore tuo, o Gesù buono, è il ricco
tesoro, la margherita preziosa che abbiamo scoperto nel segreto del tuo corpo
trafitto; come nel campo scavato. Chi la getterà via, questa margherita? Al
contrario io getterò via tutte le perle e col prezzo di tutti i miei pensieri
e di tutti i miei affetti, mi comprerò questa preziosa margherita, gettando
tutte le mie preoccupazioni nel cuore del buon Gesù e certamente esso mi sazierà.
Il cuore di Gesù è il tempio vero, il santuario, l'arca del Testamento. Qui
si adora e si loda con tanto trasporto e gioia il nome del Signore. Si può
ripetere con Davide: "Ho trovato il mio cuore per pregare il mio Dio"
(2Re 7,27). E io l'ho trovato il cuore del Signore, il cuore di Gesù
benignissimo: cuore di Re, cuore di fratello, cuore di amico. Nascosto in lui,
io non pregherò? Pregherò sì. Il suo cuore, lo dico francamente, è anche
cuore mio. Se Gesù Cristo è il mio capo: come dunque quello del mio capo non
dovrà dirsi mio? Non è vero che gli occhi della mia testa sono occhi miei? E
dunque anche il cuore del mio capo spirituale, è cuor mio. Che gioia per me!
Ecco: Gesù e io abbiamo un solo medesimo cuore...". "Il ricordo vivo
dell'amore di Cristo per noi ha trovato un'espressione nella devozione del suo
Cuore. Da questo Cuore squarciato viene a noi tutto: l'amore infinito del
Padre, la grazia e la salvezza. Quante consolazioni possiamo provare, quando
pensiamo che siamo infinitamente amati dal Cuore del Dio Salvatore; che in
ogni momento è pronto ad ascoltare le nostre suppliche; che in ogni istante
prega per noi; e che ci invita ad andare da lui, a riposare sul suo Cuore!
"Venite a me voi tutti che siete stanchi e oppressi: Io vi farò
riposare" (Mt 11,28). Apriamo dunque il cuore alla confidenza e alla
fiducia, poiché "non c'è un bene e una gioia più grande che abitare in
questo Cuore" (S. Bonaventura).
DAL CUORE TRAFITTO
Sul
Calvario, dopo l'ultimo grido, Gesù aveva reclinato il capo, nell'abbandono
completo della morte. Aveva dato tutto, ma non aveva ancora svelato tutto,
difatti "uno dei soldati gli colpì il costato con la lancia e subito ne
uscì sangue ed acqua" (Gv 19, 34). Giovanni contempla quel corpo trafitto,
nel commosso silenzio del tramonto, e un'acuta sensazione di mistero gli
scende nell'anima: Ricordava le parole che Dio aveva fatto pronunciare al
profeta Zaccaria: "Effonderò uno spirito di pietà e di implorazione
sopra il mio popolo; guarderanno a Colui che hanno trafitto, e piangeranno su di
Lui come si piange un figlio unico; si farà per lui amaro cordoglio quale si fa
per un primogenito!" (Zc 12, 10). Dieci giorni dopo quel Venerdì
Santo, nel fascino di Gesù risorto, Giovanni parla ancora di quel petto ferito.
E questa volta la fede vi scorge orizzonti sconfinati, tanto che l'incredulo
Tommaso, cadendo in ginocchio esclama: "Signore mio e Dio mio".
Tutta la tradizione cristiana si fermerà ai piedi della Croce dalla quale pende
Gesù col costato trafitto, e cercherà di penetrare in quel sanguinante cuore
squarciato sul quale tanto insiste l'apostolo. Sarà proprio questa amorosa
attenzione che guiderà le persone alla scoperta del Cuore di Gesù.
UN CULTO SPECIALE
Nei
primi secoli della Chiesa la devozione al Sacro Cuore non è ben distinta dal
culto delle Sacratissime Piaghe dì Gesù, e specialmente da quello tributato
alla ferita del costato. Soltanto gradualmente venne fatto oggetto di culto
speciale il Cuore; come immagine dell'Amore umano e divino del Verbo Incarnato.
Pio XII nell'Enciclica sul Cuore di Gesù "Haurietis aquas" dice:
"È nostra persuasione che il culto tributato all'amore di Dio e di Gesù
Cristo verso il genere umano, attraverso il simbolo augusto del Cuore trafitto
del Redentore, non sia mai stata assente dalla pietà dei fedeli, benché abbia
avuto la sua chiara manifestazione e la sua mirabile propagazione nella Chiesa
in tempi da noi non molto lontani, soprattutto dopo che il Signore stesso si
degnò di scegliere alcune anime predilette, alle quali svelò i segreti divini
di questo culto e di essi le fece messaggere, dopo averle ricolmate di grazie
speciali".
IL GIUSTO TRAFITTO
"È
nei testi della Sacra Scrittura, della tradizione e della sacra liturgia che i
fedeli devono cercare di scoprire le sorgenti limpide e profonde del culto del
Cuore Sacratissimo di Gesù". Così Pio XII si esprimeva nella citata
enciclica Haurietis Aquas. Questo amore, per poter giungere all'umanità
peccatrice, ha voluto passare attraverso il Cuore di Cristo Redentore, come
risulta da numerose affermazioni e figure profetiche, ma soprattutto
dall'episodio del costato di Cristo trafitto sulla croce. Nella Bibbia Dio parla
a più riprese del suo amore per l'umanità peccatrice, come in Is 49,15: "Potrà
forse una mamma dimenticare il suo bambino? Anche se questa lo dimenticasse,
io non mi dimenticherò di te, dice il Signore". Altre volte, invece, è
un amore che unisce la tenerezza alla misericordia, la compassione alla volontà
di salvezza e di redenzione: "D'un amore eterno ti ho amato, e perciò ti
ho attirato a me pieno di compassione... Ecco che verranno giorni e io
stringerò con la casa d'Israele un'alleanza nuova... e metterò la mia legge
nel loro interno, e la scriverò nel loro cuore, e sarò il loro Dio, ed essi
saranno il mio popolo" (Ger 31,33 SS.). I profeti Isaia, Ezechiele e Zaccaria avevano affermato
che "torrenti di acqua viva" avrebbero inondato la terra, facendovi
rifiorire la grazia e la santità. Isala, nei mirabili carmi del "Servo di
Dio", aveva compreso che la salvezza sarebbe nata dalle sofferenze e
dalla morte di un Giusto, che spontaneamente si immolava per i nostri peccati (Is
53). Zaccaria previde che i "torrenti della grazia redentrice"
sarebbero sgorgati come dalle ferite del Giusto, la cui morte avrebbe
gettato tutti nel dolore e nella costernazione: "Volgeranno lo sguardo a
colui che hanno trafitto, e lo piangeranno come si piange la morte di un figlio
unico... In quel giorno vi sarà una fontana zampillante per gli abitanti di
Gerusalemme, per espiazione e per purificazione" (Zc 12,10 ss.).
CUORE TRAFITTO E AMORE REDENTORE
Il
desiderio di vita interiore portò persone spirituali a penetrare oltre la
piaga del petto di Gesù, fino a scoprire il Cuore, trafitto d'amore. Entrate in
questo “santuario interiore”, esse s'accorsero d'aver scoperto non una
manifestazione dell'amore di Cristo, ma la sua sorgente e il suo centro. È
probabile che Giovanni di Ravenna, vescovo di Fècamp in Francia, morto nel
1078, sia stato il primo ad associare queste due idee: "Cuore ferito eAmore
redentore, in modo da vedere proprio nel Cuore di Gesù il simbolo di tutto il
suo Amore". Così dopo di lui sorge uno stuolo di persone che gravitano
attorno al Cuore di Gesù. Nel medioevo S. Bernardo di Chiaravalle, Guglielmo
di Saint-Thierry, Riccardo di S. Vittore, S. Francesco d'Assisi, e più tardi S.
Matilde, S. Geltrude, S. Antonio di Padova, S. Bonaventura; poi ancora il
Ven. Giovanni Taulero, il B. Enrico Susone e S. Bernardino da Siena, i quali
parlano del Cuore di Cristo come del rifugio, del ricovero offerto al povero
cuore degli uomini. Santa Lutgarda, la beata Angela da Foligno, S. Margherita da
Cortona, S. Caterina da Siena insistono sulle necessità di studiare il Cuore
del Signore per conformare la propria vita a quella del Maestro divino.
ULTIMI SECOLI
Dal
secolo XVI, la devozione al Sacro Cuore corre quale fiume sotterraneo a
fecondare la spiritualità cattolica, e affiora nel ven. Lodovico Blosio, in
S. Ignazio di Loyola, S. Pietro Canisio, S. Francesco Borgia, nel ven. Luigi da
Granata, in s. Teresa d'Avila e Sant'Alfonso Maria de' Liguori, spingendoli
alle vette della perfezione. S. Francesco di Sales, che ci ha lasciato alte
orme in esempi immortali di vita ed in opere mirabili, fra le quali
"L'Introduzione alla vita devota" e "Il Trattato dell'amore di
Dio", nutriva una tenera devozione al Cuore di Cristo, cui volle
consacrare l'Istituto della Visitazione che aveva fondato. Alle Figlie
inculcava l'amore al Cuore di Gesù e la generosa corrispondenza alla sua
immensa carità; parlava in termini che già preannunciavano il grande
apostolo S. Giovanni Eudes. San Giovanni Eudes, nato a Rye il 14 novembre 1601,
fu davvero l'araldo del Sacro Cuore di Gesù. "Con una lenta penetrazione,
un approfondimento della sua fede, una illuminazione interiore, dice Daniel
Rops, egli arriva a vedere chiaramente nel cuore di carne del Dio fatto Uomo il
simbolo dell'Amore increato dell'Onnipotente per la sua Creatura".
PARAY-LE-MONIAL
Tutti
i grandi misteri del cristianesimo: la creazione, l'incarnazione, la
redenzione li scopre nel Cuore del Cristo, persino il mistero eucaristico. Con
questa folgorante intuizione S. Giovanni Eudes compone un mirabile Ufficio
del Sacro Cuore nel 1670; trent'anni prima aveva istituito nella sua
Congregazione la festa del Cuore Purissimo di Maria. Nel Breve pontificio per la
sua Beatificazione si legge questo altissimo riconoscimento: "Ardente di un
amore singolare verso i Cuori di Gesù e di Maria, ebbe per primo, e non fu
senza una speciale ispirazione divina, l'idea di un culto pubblico in loro onore.
Si deve dunque considerarlo come il Padre di questo dolce culto, come il
Dottore per i suoi scritti, come l'apostolo per la sua infaticabile opera di
diffusione Si può dire che con S. Giovanni Eudes il cuore umano compia il
massimo sforzo per incontrarsi col Cuore divino, anche se la nota manifestazione
del Sacro Cuore ebbe luogo a Paray-le-Monial con le rivelazioni a S.
Margherita Maria Alacoque, mentre il Santo si preparava a festeggiarlo in cielo.
LA MESSAGGERA DEL S. CUORE
Tra
i promotori della devozione si evidenzia S. Margherita Maria Alacoque, poiché
al suo zelo, illuminato e sostenuto da quello del suo direttore spirituale, S.
Claudio De la Colombière, si deve indubbiamente se questo culto così
diffuso raggiunse lo sviluppo che desta l'ammirazione dei fedeli cristiani, e
rivestì le caratteristiche di "omaggio d'amore e di riparazione", che
lo distinguono da tutte le altre forme di pietà cristiana. Si, questa
devozione, di carattere squisitamente teologico, come l'aveva impostata San
Giovanni Eudes, non sarebbe uscita dal "circoli limitati di alcuni
Terz'Ordini del Sacro Cuore", se poco dopo una semplice Visitandina di
Paray-le-Monial, non fosse stata favorita di grazie singolari: Cristo le apparve,
le parlò e ordinò a lei "abisso d'indegnità e d'ignoranza", di
diffondere la fiamma della sua carità. Il Cuore di Cristo "cinto da una
corona di spine, sormontato da una croce" doveva essere esposto alla
venerazione dei cristiani come "l'ultimo sforzo del suo amore per la
salvezza del mondo". Le apparizioni furono quattro: dal 1673 al 1675.
Tutta la Chiesa cattolica mediterà lungo i secoli la struggente dichiarazione
di Gesù all'umile suora: "Ecco quel Cuore che ha tanto amato gli
uomini". Ma non subito.
ULTIMA APPARIZIONE
Il
16 giugno 1675, avvenne l'ultima delle grandi apparizioni del Sacro
Cuore. Fino allora l'umile suora aveva ricevuto dal Signore solo favori
personali e la richiesta di alcune pratiche di devozione. Ora invece ella
doveva essere investita di una solenne e pubblica missione. Durante l'ottava
della festa del Corpus Domini, il 16 giugno 1675, Margherita Maria era in
ginocchio di fronte alla grata del coro, con gli occhi fissi sul tabernacolo.
Improvvisamente, il Signore le apparve sull'altare e le manifestò il suo
Cuore, dicendo: "Ecco
quel Cuore che ha tanto amato gli uomini da non risparmiare nulla, fino ad
esaurire e consumare se stesso per testimoniare il suo amore. In
contraccambio, io ricevo, dalla maggior parte, solo ingratitudine per la loro
irriverenzae sacrilegi, per la freddezza e disprezzo che essi hanno per me nel
sacramento del mio amore. E ciò che è più penoso per me è che essi sono
cuori a me consacrati".
Il Signore, poi, le comandò che si doveva istituire nella chiesa una festa
speciale in onore del suo Sacro Cuore. "Per questa ragione, io ti chiedo
che il primo venerdì dopo l'ottava del Corpus Domini sia dedicato ad una
speciale festa in onore del mio Cuore, con la comunione in tale giorno e col
fare riparazione per l'indegnità con cui è ricevuto. Ed io prometto che il
mio Cuore si dilaterà per riversare abbondantemente le ricchezze del suo
amore su quanti gli renderanno questo onore o procureranno che gli sia reso (Memoire,
p. 355). Rassicurata dal padre Claudio de la Colombière sul carattere
soprannaturale delle apparizioni, suor Maria Margherita, inginocchiata davanti
al Tabernacolo, consacrò interamente se stessa al Sacro Cuore di Gesù; e a
questa consacrazione si unì anche il padre Claudio. Era il 21 giugno 1675,
venerdì dopo l'ottava del Corpus Domini, giorno indicato per la festa del Sacro
Cuore. Inizia così quel crescente movimento devozionale che, con l'approvazione
della Chiesa, specialmente di Pio IX, Leone XIII, Pio XI, Pio XII doveva prendere
forma liturgica e pubblica e divenire il culto liturgico verso il Cuore di Gesù,
tuttora attuale, valido e riconosciuto dalla riforma liturgica, attuata sotto
le direttive di Paolo VI, in conformità con il Concilio Vaticano Il. Anche
nel nuovo calendario liturgico il Cuore Sacratissimo di Gesù viene celebrato
come solennità, nel venerdì successivo all' ottava del Corpus Domini.
Un culto che ha radici profonde e universali nel mistero evangelico del Cuore
trafitto. Dal Cuore squarciato di Gesù sono usciti sangue ed acqua: il sangue
ricorda l'Eucaristia e l'acqua il Battesimo e il dono dello Spirito: realtà che
sono la ragione intima della Chiesa, Corpo di Cristo. Come nuova Eva, la Chiesa,
è nata dal costato trafitto del nuovo Adamo dormiente sulla croce, Gesù
Cristo.
Il
cuore è il simbolo, il
segno sensibile e il richiamo dell'amore umano e divino di Gesù, che si
effonde nei doni della redenzione, indipendentemente e previamente a qualsiasi
simbologia umana che considera il cuore umano come simbolo dell'amore. È
mistero biblico
universale. Vivere la devozione, o meglio, la spiritualità del sacro
Cuore di Gesù significa vivere la spiritualità
dell'amore, che è la natura di Dio e dell'uomo, il centro del Vangelo. E
questo porta a promuovere l'amore in sé e negli altri, a rendersi disponibile
per un'azione di riconciliazione per sé e per gli altri riportando
l'amore dove mancasse. Ci si rende così disponibili per la pacificazione interiore
degli uomini con Dio, che è la ragione ultima di ogni pacificazione esteriore.
"LA GRANDE
PROMESSA"
Un"eccesso
del suo amore e della sua onnipotenza", definisce Gesù la sua ultima
Pmmessa che i fedeli in coro hanno definita "Grande". La
"Grande Promessa", nei termini fissati dall'ultima critica testuale
suona così: "Io
ti prometto nell'eccessiva misericordia del mio Cuore che il mio amore
onnipotente concederà a tutti quelli che si comunicheranno per nove primi
venerdì del mese, consecutivi, la grazia della penitenza finale, essi non
moriranno in mia disgrazia, ma riceveranno i santi Sacramenti ed il mio Cuore sarà loro sicuro asilo in quel
momento estremo". Da
questa dodicesima promessa del Sacro Cuore nacque la pia pratica dei "Primi
Venerdì del mese". Questa pratica è stata vagliata, accertata e studiata
scrupolosamente dalla Santa Sede di Roma.
È
cerlo che la pia
pratica, insieme
col "Mese del Sacro Cuore", riceve una solenne approvazione e un
valido incoraggiamento da una lettera che il Prefetto della Sacra Congregazione
dei Riti scrisse per volere di Leone XIII il 21 luglio 1899. Da quel giorno gli
incoraggiamenti dei romani Pontefici per la pia pratica non si contano più;
basti ricordare che Benedetto XV aveva tanta stima della "Grande
Promessa" da inserirla nella bolla di canonizzazione di santa Margherita
M. Alacoque. Tutte le promesse sono bellissime, ma tutte sono in funzione
della "Grande" che annunziano o preparano. Essa è la
"Grande" effettivamente perché promette il massimo dei doni: la
perseveranza finale. Per perseveranza finale si intende la perseveranza
nel bene, ma soprattutto la morte in stato di grazia. In altri termini, Gesù
promette la coincidenza dell'ultimo istante della vita con lo stato di grazia
e con la perseveranza finale Gesù promette anche la grazia degli ultimi
Sacramenti che costituiscono i mezzi normali per la perseveranza medesima. Si
capisce che, siccome la Promessa riguarda lo stato di grazia in punto di
morte, passa in secondo ordine la ricezione degli ultimi Sacramenti, qualora
il morente fosse già in grazia di Dio.
Qualcuno
ha definito il tuto come
"Tessera del Paradiso", da ottenersi forse con troppa facilità. Bisogna
sottolineare, perciò, che la pratica dei primi nove venerdì non è
"magica", non è un talismano, poiché l'ingresso al Cielo non è
determinato da nessuna pratica, ma esclusivamente dallo stato di grazia. Perciò
non si intende dire che i primi venerdì aprirebbero l'ingresso al cielo anche
a coloro che muoiono in peccato mortale, ma che Gesù, nella sua bontà, non
permetterà che muoia in stato di peccato o impenitente. Inoltre, la pratica dei
primi venerdì è soltanto una condizione voluta dal Sacro Cuore e non può mai
assurgere a diritto per la perseveranza finale. Se ogni grazia è appunto
grazia gratuita, tanto più deve essere gratuita la perseveranza
finale, che è la grazia delle grazie. Essa non è legata ad un nostro
diritto, ma soltanto all'estrema misericordia del Sacro Cuore. Dalla nostra
parte umana rimane la coerenza per una vita cristianamente impegnata.
"ASILO SICURO"
La
perseveranza finale non è un problema, ma, è il problema, che ha fatto tremare
anche i colossi della spiritualità. "Chi sta in piedi cerchi di non
cadere", "con timore e tremore operate la vostra salvezza", annuncia
san Paolo, che non si limita ad ammonire gli altri, ma prende i flagelli per
ridurre in schiavitù il proprio corpo, perché il vaso di argilla diventi il
vaso di elezione. "Castigo il mio corpo e lo riduco in servitù, affinché
dopo aver predicato agli altri non abbia a diventare reprobo io stesso". La
Grande Promessa limita il tremore, attutisce il timore, alimenta la speranza del
Paradiso e dona un fiducioso abbandono nel Sacro Cuore: offre una certezza
morale, non matematica. La certezza di tipo morale esclude la temerarietà
spregiudicata e ci tiene nell'umile circospezione di chi è sempre vigilante.
Poiché la Grande Promessa si fonda sulla divina misericordia e sul trionfo
di "un amore onnipotente", il Cuore di Gesù si apre quale
"asilo sicuro in quell'ultimo momento".
UNA MISSIONE SPECIALE
L'epoca
si mostrò ostinatamente incredula a quella rivelazione. La Veggente fu
dapprima considerata come esaltata dalle sue Superiore. Padre De la Colombière,
che proclamava le visioni autentiche", fu trasferito. Padre Croiset,
professore a Lione, che aveva adottato l'insegnamento della Santa, fu
esonerato e mandato altrove, e il suo libro sul Sacro Cuore fu posto all'Indice.
Tanto si diffidava dei mistici e di tutto ciò che si riferiva al "puro
amore Margherita Maria Alacoque, senza aver cessato di ripetere che Cristo
l'aveva incaricata di una missione, e che il Cuore adorabile doveva regnare sul
mondo, morì il 17 settembre 1690 a quarantatré anni di età, senza poter
vedere il trionfo di quel culto, al quale aveva consacrato la vita. I rigoristi
si erano coalizzati contro questa devozione; i Giansenisti soprattutto, perché
essi conoscevano solo la giustizia di un Dio inaccessibile e volevano che le
anime vivessero nel freddo timore della divina Maestà. Le ostilità culminarono
nell'assemblea di Pistoia che voleva bandire dall'Italia e dalla Chiesa la
devozione al Sacro Cuore. Pio VI intervenne, deplorando l'atteggiamento sia
del vescovo, Scipione Ricci, che dei suoi seguaci (1791). Le polemiche degli
oppositori avevano ormai portato la Santa Sede da una posizione di riserbo a
un atteggiamento di particolare attenzione. Anzi, il 25 ago-sto 1856 il
beato Pio IX accolse con gioia la richiesta dell'episcopato francese di
estendere la festa del Sacro Cuore alla Chiesa universale. Con questo Decreto,
da devozione privata, diventa atmosfera di vita, festa liturgica, espressione
di culto, ormai definitiva.
UN GRANDE TRIONFO
Questa
è la conclusione dei solenni interventi di Leone XIII, di Pio XI e di Pio XII.
Leone XIII dedica al grande culto l'altezza del suo ingegno, l'ardore della
sua pietà. Approva le Litanie del Sacro Cuore, sintesi incomparabile
di cristologia, e promulga la prima Enciclica sul Cuore di Gesù, "Annum
Sacrum", con la quale annuncia al mondo la sua decisione di
consacrare tutto il genere umano al Cuore di Cristo Redentore che, per diritto
di nascita e di conquista, è Re non solo dei fedeli, ma anche di tutti coloro
che ancora non hanno la fortuna di vivere sotto il suo dolce impero di grazia.
Il Grande Pontefice, persuaso che tale consacrazione aprirebbe un' era nuova
alla Chiesa, chiama la devozione al Sacro Cuore: "Vessillo di carità e di
pace, pegno di sicura vittoria contro i nemici. Mentre si destava in tutta la
Chiesa e nel popolo di Dio un ardente entusiasmo, il papa volle nella sua Roma
una Basilica al Sacro Cuore e ne affidò la costruzione all' apostolo dei
tempi nuovi, Don Giovanni che in breve tempo lo innalzò presso la Stazione Termini.
Si diffusero poi asili, scuole ed istituti, altari e santuari monumentali, come
il Tempio Nazionale Espiatorio Spagnolo "Tibidabo" in Barcellona, e il
Tempio Santuario del Sacro Cuore in Bologna.
ENCICLICHE SUL CUORE
L'enciclica
"Annum Sacrum" di Leone XIII (25 maggio 1899) tratta
della consacrazione del genere umano al Sacro Cuore, che il Papa voleva fare in
occasione dell'Anno Santo del 1900. Il Sommo Pontefice espone i motivi per i
quali vuole fare quell'atto, come pure i frutti che ne attende. Vi espone nel
tempo stesso il significato della consacrazione al Sacro Cuore in generale ed il
diritto di Gesù al dono totale di noi stessi. L' Enciclica "Miserentissimus
Redemptor" di Pio XI (8 maggio 1928) tratta della riparazione universale
dovuta al Sacro Cuore. Mette in chiara luce la forma speciale, il carattere
proprio della devozione al S. Cuore e ne fa rilevare due caratteri principali:
la consacrazione e la riparazione. Leone XIII aveva trattato della prima nella
sua enciclica "Annum Sacrum"; ecco perché Pio XI ripete e completa
ciò che Leone XIII aveva detto, accentuando il pensiero sulla riparazione. La
riparazione propria della devozione al Sacro Cuore è una riparazione di amore.
Il Papa dà i motivi che devono spingerci a praticarla ed esprime il desiderio
che l'universo cattolico vi partecipi col celebrare solennemente la festa del
S. Cuore in spirito di riparazione. Il 15 maggio 1956, per commemorare il primo
centenario della festa del S. Cuore estesa alla Chiesa universale, il Papa Pio
XII ha emanato l'enciclica "Haurietis Aquas", in cui dà una
vera trattazione completa sulla natura e i fondamenti del culto del S. Cuore.
Enunciato lo scopo dell'enciclica e ricordato quanto i suoi predecessori
avessero esaltato questa forma di pietà, espone con abbondanza di particolari i
fondamenti del culto del S. Cuore, secondo l'A. T. che ci parla dell'amore di
Dio, comunicato al mondo in modo completo con la venuta del Messia; il Nuovo
Testamento e la tradizione dei Padri della Chiesa come Gesù Cristo fece
giungere fino a noi il suo Amore redentore in tutti i misteri della sua vita, ma
in modo speciale nella sua passione e morte.
PARTE SECONDA
I
9 PRIMI VENERDI’ DEL MESE
1° Venerdì:
ATTIRACI A TE
1. Invocazione
Ti
ringraziamo, Padre, perché in Gesù Cristo ci riveli il mistero del tuo
immenso amore e in lui ci chiami a testimoniare la tua carità. Tu che
benedici chi ti benedici e santifichi chi confida in te, salvaci da ogni male,
conservaci nella tua comunione e fa' che ti vediamo presente nel nostro
cammino.
2. Lettura (Gv 12,20-33)
Tra
quelli che erano saliti a Gerusalemme per il culto durante la festa, c'erano
anche alcuni greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsalda di
Galilea, e gli chiesero: "Signore, vogliamo vedere Gesù". Filippo
andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù
rispose: "E’ giunta l'ora che sia glorificato il Figlio dell'uomo. ln
verità, in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore,
rimane solo. Se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la sua vita la
perde e chi odia la sua vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna.
Se uno mi vuol servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servo.
Se uno mi serve, il Padre lo onorerà. Ora l'anima mia è turbata. E che devo
dire? Padre, salvami da questa ora? Ma per questo sono giunto a questa ora! Padre, glorifica il tuo nome". Venne
una voce dal cielo: "L'ho glorificato e di nuovo glorificherò!". La
folla che era presente e aveva udito, diceva
che era stato un tuono. Altri dicevano: “Un Angelo gli ha parlato”. Gesù
rispose: “Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di
questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. Io, quando
sarò elevato da terra, attirerò tutti a me”. Questo Gesù diceva per
indicare di qual morte doveva morire.
3. Meditazione
Gesù
indica la sua croce: "Quando sarò elevato da terra attirerò tutti a
me" (Gv 12,32). Già nel colloquio con Nicodemo, Gesù gli aveva
confidato: "Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che
sia innalzato il Figlio dell'uomo, perché chiunque crede in Lui abbia la via
eterna" (Gv 3,14). Questa affermazione, come aveva lasciato Nicodemo
nel mistero, così ora lascia nella conflisione anche la folla di Gerusalemme,
la quale non sa trovare un nesso logico tra l'ingresso trionfale del Maestro
nella città santa e l'annuncio della sua morte in croce. Bisogna imparare a
contemplare Gesù nel Crocifisso, con la fede del discepolo, che non vede su
quel patibolo, riservato agli schiavi e al turbolenti, un uomo "fallito"
e tolto definitivamente dalla storia, ma il Figlio "glorificato" dal
Padre, aver dato tutto: la parola, le fatiche, l'obbedienza, la vita, per
amore. Dobbiamo fissare il nostro sguardo nel Crocifisso, con la certezza di
essere stati ritrascritti nel libro della Vita, a causa di quel sangue uscito
dal suo costato aperto e dal suo cuore trafitto. È
un amore che ci
ha purificati e salvati; un amore che ci ha rigenerati alla vera vita e ci
ha riuniti nella comunione con Dio; un amore che ci ha infiammati e inebriati,
fino al dono di noi stessi agli altri. Noi non possiamo guardare colui che hanno
trafitto, con semplici occhi umani, ma con la mente e il cuore ripieni di
fede. Dobbiamo annunciare che l'amore misericordioso di Dio, che si è
manifestato nel Gesù di Nazaret, nel Verbo fatto carne, morto e risorto, ha
scritto la pagina di storia più stupenda e convincente sulle alture del
Calvario. Lasciamoci attrarre dal volto di Cristo! Fissiamo con fiducia il
nostro sguardo nel suo Cuore! Egli ci attira a sé, perché siamo suoi.
4. Preghiamo
Ti
presentiamo, Padre, la povertà del nostro cuore, perché lo riempia della tua
misericordia. Rendici abili a scoprire la tua volontà nelle situazioni della vita
e rendici docili alla voce di Cristo, perché possiamo essere, a sua imitazione,
veri servi dei nostri fratelli. Donaci la mitezza del Cuore di Cristo, perché
possiamo annunciare la tua misericordia, con la generosità del perdono.
Veglia sui nostri pensieri, parole e azioni; custodiscici, perché le nostre
opere siano volute e compiute a gloria del tuo nome e per la salvezza del
mondo. Amen.
2° Venerdì:
TU SEI LA VERA VITE
1. Invocazione
Padre
di bontà e Dio di consolazione, tu ci ami sempre nel tuo Figlio Gesù, che si
umilia per noi e ci risolleva dalle cadute del peccato e dalla morte; rinnovaci
dunque nella gioia e nella sicura speranza perché non soccombiamo sotto il
peso delle colpe, ma sappiamo risollevarci per poter partecipare alla felicità
eterna. Amen.
2. Lettura (Gv 15,1-14)
In
quel tempo Gesù disse: "Io sono la vera vite e il Padre mio è il
vignaiolo. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie, e ogni tralcio
che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già mondi, per
la parola che vi ho annunziato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio
non può far frutto da se stesso, se non rimane nella vite, così anche voi, se
non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui,
fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in
me viene gettato via come il tralcio e si secca, e poi lo raccolgono e lo
gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in
voi, chiedete quel che volete e vi sarà dato. In questo è glorificato il
Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli. Come il
Padre ha amato me, così anch'io ho amato voi. Rimanete nel mio amore! Se
osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i
comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Questo vi ho detto perché
la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. Questo è il mio
comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati. Nessuno ha
un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici. Voi siete miei
amici, se farete ciò che io vi comando.
3. Meditazione
Con
l'immagine biblica della vite e dei tralci, Gesu ci sottolinea la necessità
della sua presenza nel mondo del nostro cuore, della nostra famiglia, della nostra
comunità. Senza la sua presenza, saremmo incapaci di opere buone. Nel
linguaggio dei profeti, la vigna rappresentava il popolo d'Israele: vigna
amata e curata dalle mani del Signore. Sradicata quella vigna, vale a dire,
scomparsa quella porzione di increduli, Gesù è diventato la nuova vigna e i
cristiani i nuovi tralci, destinati a produrre frutti di opere buone. Noi
siamo veramente tralci produttivi? Ci lasciamo veramente potare dei nostri
difetti? Ogni cristiano dovrebbe essere un tralcio, docile all’amore del
Padre, che è il coltivatore del suo popolo. Diversamente diventa un tralcio
inutile, che viene tagliato e gettato via. Non è il vignaiolo, che ci toglie
dalla sua vigna, ma siamo noi a staccarci, per innestarci nell'albero della
morte. Gesù ha spalancato la porta dei suo cuore. Tutti possiamo varcare quella
soglia per saziare la nostra sete di amore e di speranza; tutti possiamo
beneficiare dei tesori di grazia, che fluiscono dal suo costato aperto, la cui
sorgente inesauribile è il suo cuore. Come raggiungere questa fonte
inesauribile di vita? Ricevendo i sacramenti con fede. Con il battesimo
siamo diventati figli adottivi di Dio; con la cresima abbiamo avuto la forza
di essere testimoni della nostra fede; con l'eucaristia riceviamo il nutrimento,
che alimenta la nostra vita spirituale; con la penitenza riceviamo il perdono
dei nostri peccati. Siamo tralci docili nelle mani di Dio!
4.Preghiamo
Padre buono e santo, tu sei vicino ai tuoi figli e ti riveli a noi in ogni modo: ci sostenga sempre la forza e la pazienza del tuo immenso amore; porti frutto la tua parola, seme e lievito della Chiesa, perché si ravvivi la speranza di una umanità nuova, che il Signore al suo ritorno farà splendere nel tuo regno. Ascolta nel tuo Spirito e in nome del Signore Gesù.
3° Venerdì:
ECCO L’AGNELLO DI DIO
1. Invocazione
Signore,
Dio dell'universo, che crei per esigenza d'amore,
hai dato come modello di vita per tutti gli uomini del mondo il tuo Figlio Gesù,
il Cristo, venuto nella fragilità umana e offerto in sacrificio per noi fino
all'umiliazione in croce: fa' che rimanga presente il grande insegnamento
della sua volontaria passione, per partecipare tutti insieme alla gloria della
risurrezione. Ascoltaci nella tua bontà.
2. Lettura (Gv 1,29-34)
In
quel tempo, Giovanni vedendo Gesù venire verso di lui disse: "Ecco
l'Agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo! Ecco colui del
quale io dissi: Dopo di me viene un uomo, che mi è passato avanti, perché era
prima di me. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare con acqua, perché
Egli fosse fatto conoscere a Israele". Giovanni rese testimonianza dicendo:
"Ho visto lo Spirito scendere come una colomba dal cielo e posarsi su di
lui. Io non lo conoscevo, ma chi mi ha inviato a battezzare con acqua, mi aveva
detto: L'uomo sul quale vedrai scendere e rimanerc lo Spirito è colui che
battezza in Spirito santo. E io ho visto e ho reso testimonianza che questi è
il Figlio di Dio.
3. Meditazione
Giovanni
Battista è il profeta che ha avuto da Dio il compito di presentare a Israele e
al mondo intero Gesù di Nazaret, Figlio di Dio nato da Maria. Egli l'ha
presentato nell'immagine dell'agnello: l'Agnello pasquale, che dà il via, nel
segno del suo sangue, alla Nuova Alleanza tra Dio e l'umanità. Con l'avvento
di Gesù, cessano tutti gli altri sacrifici dell'Antico Testamento. Ha fine
anche la cena pasquale degli ebrei, da essi celebrata mangiando l'agnello, in
memoria della liberazione del popolo dalla schiavitù d'Egitto. Gesù è il
nuovo Agnello, che è stato immolato per la liberazione dal male del peccato,
che rende l'uomo schiavo delle sue stesse mani, incapace di allargarsi per
innalzare a Dio una preghiera di lode e di ringraziamento, di supplica e di
riconciliazione. Per questo l'autore dell'Apocalisse canta: "L'Agnello
che fu immolato è degno di ricevere potenza e ricchezza, sapienza e forza,
onore, gloria e benedizione" (Ap 5,12). Gesù è l'Agnello
immolato, che ci ha ridato fiducia nella vita, togliendoci dalle tenebre del
male per riportarci alla luce del bene. Ora Gesù spera di trovare in noi una
risposta d'amore e di solidarietà, nell'offerta della nostra stessa vita per
togliere il peccato del mondo. Ognuno di noi, pensando nei propri e negli altrui
peccati, deve sentirsi solidale con Cristo che prega: "Padre, perdonali,
perché non sanno quello che fanno" (Lc 23,33). Impariamo a tenere
vivi nella memoria gli eventi della nostra salvezza. Giustamente è stato
scritto: "Non bisogna considerare i misteri della vita di Cristo come
avvenimenti passati, ma come cose vive e presenti, di cui si deve raccogliere,
in ogni tempo, un frutto presente ed eterno". Chi aderisce a Cristo
impara a gustare le ricchezze umane e divine, che Egli contiene nel suo.
4. Preghiamo
Signore
Dio, nostro Padre, noi vaghiamo ancora lontani nel deserto di questo mondo;
ora ci rivolgiamo a te con l'estrema fiducia di figli: rendici fedeli
discepoli della tua infinita sapienza che ha in Gesù crocifisso il suo maestro
e la sua cattedra, perché impariamo a vincere le tentazioni e le paure che
sorgono dal nostro cuore e possiamo camminare sicuri verso la vita che ci hai
data.

4°
Venerdì:
IMPARATE DA ME!
1. Invocazione
Padre
buono e santo, volgi il tuo sguardo a noi tuoi figli di elezione e mostra anche
oggi la tua continua benevolenza verso il tuo popolo che ti ritiene pastore e
guida, rinnova l'opera stupenda della tua creazione e custodisci nell'amore ciò
che hai rinnovato col sacrificio del tuo Figlio. Ascoltaci nel tuo Spirito e
in nome di Gesù. Amen.
2. Lettura (Mt 11,25-30)
In
quel tempo Gesù disse: "Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della
terra, perché hai tenuto nascoste
queste cose ai
sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché
così è piaciuto a te. Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce
il Figlio se non il Padre, e nessuno conoscesse il Padre se non il Figlio e
colui al quale il Figlio lo voglia rivelare. Venite a me, voi tutti, che siete
affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e
imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le
vostre anime. Il mio giogo, infatti, è dolce e il mio carico leggero".
3. Meditazione
Gesù
si è rivelato
ai piccoli, agli umili, ai semplici. Egli ha trovato un ostacolo
insormontabile in chi presume di risolvere tutti i problemi della vita, appellandosi
a una scienza, che mai potrà penetrare nel mistero dell' amore di Dio. Ci
sono tanti umili tra gli uomini di scienza e tanti presuntuosi tra il numero
degli sprovveduti. Chi rivolge seriamente il suo sguardo verso il Cuore di Gesù
non può certo cadere nel languore di un vago sentimentalismo, né esaurire la
sua devozione in pratiche formalistiche, senza l'impegno di una risposta
d'amore, attiva e permanente. Non si può rimanere insensibili di fronte a chi
ha dato tutto, fino al sacrificio cruento della propria vita. Qual è,
infatti, il Gesù caro alla nostra mente e al nostro cuore? E’ il Gesù che
mostra le piaghe delle mani e dei piedi, la ferita del costato aperto e del
cuore trafitto, il volto da cui traspare mitezza e comprensione. Egli
continuamente ci invita a cercare ristoro nella sua parola, nella sua presenza
nella nostra storia, che viviamo spesso con fatica e nella sofferenza. Gesù ha
detto di avere un cuore mite e umile! Dire cuore e penetrare nell'essere di una
persona, e aprire il libro dove si annidano i suoi pensieri, è leggere negli
occhi i sentimenti più occulti, è scorgere nei gesti e nelle parole
l'autenticità del suo dire, senza barriere e senza finzioni. E dire
"Sacro Cuore" è chiamare sulla scena umana lo stesso Gesù, nel cui
petto "batte un cuore animato da sentimenti pienamente umani di mitezza e
di religiosa umiltà". Mosso da questo amore divino e umano, Gesù volle e
seppe vivere, con mitezza e umiltà, con obbedienza e servizio, tutta la sua
vita terrena, nella quiete domestica di Nazaret, con Maria e Giuseppe; nelle
operose e dinamiche peregrinazioni apostoliche, tra folle esultanti e persone
ostili; negli innumerevoli prodigi operati a favore dei bisognosi; nelle sue situazioni
di sofferenza, imposta dalla fame e dalla sete, dalla fatica e dalla
stanchezza, dalle incomprensioni e dalle persecuzioni. La bontà del suo cuore
superò ogni attesa, quando, dal patibolo della croce, chiese al Padre di
perdonare a quanti lo avevano crocifisso e affidò alle cure materne di Maria la
fragilità umana della sua chiesa. Egli raggiunse il culmine della sua generosità,
quando promise al ladrone, condannato dalla giustizia umana, di portarlo con sé
in paradiso, riconciliato con Dio e con gli uomini. Ora Gesù è rimasto in
mezzo a noi, carico di quello stesso amore di pietà e di misericordia.
4. Preghiamo
Ci
rivolgiamo fiduciosi a te, Padre, Figlio e Spirito Santo, fonte della vita e
della santità, certi che tu rimani fedele e non abbandoni chi t’invoca:
infrangi la nostra durezza della mente e del cuore perché sappiamo accogliere
con semplicità di fanciulli i tuoi insegnamenti paterni e portiamo frutti
copiosi di vera e continua conversione, per vivere nella libertà e nella
gioia promesse. Amen.

5° Venerdì:
IO SONO IL BUON PASTORE
1. Invocazione
Signore
Dio, grande e buono, ti glorifica la tua Chiesa contemplando il mistero della
tua infinita sapienza con la quale hai creato e ordinato il nostro mondo; tu ci
hai riconciliati in Gesù e santificati nel tuo Spirito: concedi a tutti noi
che, nella pazienza e nella speranza, possiamo giungere alla piena conoscenza
di te che sei amore, verità e vita. Ascoltaci nella tua bontà.
2. Lettura (Gv 10,11-18)
In
quel tempo Gesù disse: "Io sono il buon pastore. Il buon pastore offre la
vita per le pecore. Il mercenario invece, che non è pastore e al quale le
pecore non appartengono, vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il
lupo le rapisce e le disperde. Egli è mercenario e non gli importa delle
pecore. Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono
me, come il Padre conosce me e io conosco il Padre; e offro la vita per le
pecore. E ho altre pecore, che non sono di questo ovile; anche queste io devo
condurre; ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge e un solo
pastore. Per questo il Padre mi ama: perché io offro la mia vita per poi
riprendermela di nuovo. Nessuno me la toglie, ma la offro da me stesso, poiché
ho il potere di offrirla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo comando
ho ricevuto dal Padre mio".
3. Meditazione
L'immagine
di Gesù, "Buon Pastore", avrà certo fatto presa nel cuore della
gente del suo tempo, poiché le colline, la pianura e persino il deserto erano
ancora percorsi da umili e semplici pastori, uniti al loro gregge, come
l'anima al corpo. Si distingueva il vero pastore dal salariato: il pastore,
padrone e signore del gregge, lo difendeva anche a rischio della propria vita,
mentre il salariato, più interessato a se stesso, nel momento del pericolo era
più propenso ad abbandonare le pecore alla mercé dei ladri o dei lupi. Nella
cultura biblica, la figura del pastore era il simbolo del legislatore saggio e
giusto, della guida sicura e prudente, del padre buono e attento. Tutto questo
proveniva dalla nobiltà del suo cuore: un cuore vigilante e benevolo,
generoso e fedele. Per questo, il pastore per eccellenza era Dio, che si era
preso a cuore la vita del suo popolo. Gesù indica in se stesso il buon pastore
annunciato da Ezechiele nell'oracolo del Signore: "Susciterò per loro un
pastore che le pascerà, Davide mio servo. Egli le condurrà al pascolo, sarà
il loro pastore" (Ez 34,23). Gesù ha saputo dare tutto sé stesso per
ricondurre le pecore al pascoli rigogliosi sui monti d'Israele, per riportare
all'ovile quelle smarrite, per fasciare quelle ferite, per curare le ammalate.
È la descrizione chiara e realistica della nostra situazione umana: a
volte noi stessi ci sentiamo smarriti, feriti dal nostri stessi difetti,
colpiti da una crisi di fede, da momenti di scoraggiamento, da sensazioni di
vuoto spirituale. Chi ci può far uscire da questo stato di depressione morale e
spirituale? Gesù, il Buon Pastore: è suo compito ricondurci alla fiducia,
alla pace, alla riconciliazione. Gesù vive in mezzo a noi, è immerso nei
nostri problemi, è l'amico fedele della nostra vita, il maestro che non
abbandona i suoi discepoli. Gesù è il pastore instancabile, che non si
accontenta delle novantanove pecore docili alla sua voce, ma va in cerca della
smarrita, che non sempre si lascia trovare. Solo il Cuore di Gesù, pastore
divino, ha la capacità e il potere di liberarci da un cuore di
"pietra", freddo e insensibile, per far posto a un cuore di
"carne", vale a dire, a un cuore umano che, a detta di S. Agostino,
non ha pace finché non trova riposo in Dio. Rivestiamoci di umiltà e di
fiducia, per uscire dallo stato di indifferenza di cui spesso siamo vittime.
Viviamo nella certezza della misericordia di Dio.
4. Preghiamo
Signore Dio, Padre nostro, fonte della gioia e della pace, tu continui a rivelarti in Gesù e affidi al suo potere regale le sorti dei singoli uomini e di tutti i popoli del mondo: sostieni la nostra fragilità con la forza del tuo Spirito e fa' che nelle varie vicende vissute nel corso del tempo non ci separiamo mai dal nostro buon pastore che ci guida con sicurezza alle sorgenti della vita.

6° Venerdì:
TU SEI LA NOSTRA SPERANZA
1. Invocazione
Padre
onnipotente e santo; ti ringraziamo per averci dato Gesù come Redentore: in
lui, tuo unico Figlio, hai vinto la nostra morte e ci hai aperto il passaggio
alla gioia della vita eterna; concedi a noi cristiani, che celebriamo con
esultanza la risurrezione, di essere rinnovati nel cuore dalla forza del tuo
Spirito, per rinascere ogni giorno nella luce del Signore risorto.
2. Lettura (Lc 24,13-35)
Quello
stesso giorno (in cui Gesù era risorto), due discepoli stavano andando a
Emmaus. Lungo la via parlavano e discutevano tra di loro di quello che era
accaduto in quei giorni a Gernsalemme. Mentre ne discutevano, Gesù si avvicinò
e si mise a camminare con loro. Essi però non lo riconobbero, perché i loro
occhi erano come accecati. Gesù domandò loro: "Di che cosa state
discutendo tra di voi mentre camminate?". Essi allora si fermarono, tristi.
Uno di loro, un certo Cleopa, disse a Gesù: "Sei tu l'unico a
Gernsalemme a non sapere quello che è successo in questi ultimi
giorni?". Gesù domandò: "Che cosa è successo?", e quelli
risposero: "Il caso di Gesù, il Nazareno! Era un profeta potente davanti
a Dio e agli uomini, sia per quel so
che faceva, sia
per quel che diceva. Ma i capi dei sacerdoti e del popolo lo hanno condannato
a morte e l'hanno fatto crocifiggere. Noi speravamo che fosse lui a liberare il
popolo d'Israele"... Gesù disse loro: "Voi capite poco davvero. Il
Messia non doveva forse soffrire queste cose prima di entrare nella sua
gloria?". Quindi Gesù spiegò ai due discepoli i passi della Bibbia, che
lo riguardavano... Intanto arrivarono al villaggio dove erano diretti, e Gesù
fece finta di voler continuare il viaggio. Ma quei due discepoli lo trattennero
dicendo: "Resta con noi, perché il sole ormai tramonta". Perciò Gesù
entrò nel villaggio per rimanere con loro. Poi si mise a tavola, prese il pane
e pronunciò la preghiera di benedizione; lo spezzo e cominciò a distribuirlo.
In quel momento gli occhi dei due discepoli si aprirono e riconobbero Gesù, ma
lui spari dalla loro vista.
3. Meditazione
È
impossibile descrivere la tristezza e l'amarezza del cuore:
"Speravamo che fosse lui a liberare Israele". E una speranza delusa,
forse perché troppo umana; una incredulità amara, forse perché erano
penetrati con fede nel cuore di Gesù, una tristezza profonda, perché
sentivano di non poter vivere senza di lui. Eppure Gesù era con loro,
camminava con loro, ma non riuscivano a riconoscerlo. Lo riconobbero quando
Gesù spezzò il pane. La risurrezione di Gesù è stato l'evento fondamentale
che ha riunito nella fede il gruppo dei discepoli e ha dato il via alle prime
comunità cristiane. È
indispensabile
per la nostra vita cristiana non perdere mai di vista il Cristo risorto, modello
esemplare e definitivo della nostra esistenza umana. Per questo dobbiamo
costruire la nostra vita a imitazione della sua, curando di avere i suoi stessi
sentimenti: la costanza di offrire al Padre le cose quotidiane farle in allegria
e quelle vissute nella sofferenza. Chi pensa realmente di vivere in sintonia con
il Cuore di Gesù non può esimersi dall'impegno di unirsi a lui nella stessa
opera di espiazione e di redenzione. Non gli è possibile fuggire dal Calvario e
dal miraggio della croce, poiché in essa "la rivelazione dell'amore
misericordioso raggiunge il culmine". Dopo le ore oscure nel silenzio del
sepolcro, Gesù ne è uscito vivo. Per noi, se siamo fedeli discepoli di Cristo,
anche questo mondo assume un altro volto: non quello di una sofferenza
insopportabile e assurda, ma quello della speranza che ci fa affrontare con
coraggio anche la sofferenza inevitabile di ogni giorno.
4. Preghiamo
Padre
di bontà e misericordia, che nella risurrezione di Gesù hai ridato senso
alla vita, accresci in noi la luce della fede perché nei segni sacramentali
presenti nella tua Chiesa riconosciamo il tuo Figlio, che continua a
manifestarsi anche oggi ai suoi discepoli, ed effondi in noi il tuo Spirito
perché abbiamo la fierezza di testimoniare davanti a tutti che Gesù è il
Signore e vive e regna in eterno. Amen.
7° Venerdì:
IO SONO IL PANE DI VITA
1. Invocazione
Signore
Dio, nostro Padre, che ci chiami alla vita e raduni noi tuoi figli intorno alla
tua mensa per celebrare in comunione il sacramento del Corpo e Sangue del tuo
Figlio, donaci il tuo Spirito, perché nella partecipazione al bene di tutta
la Chiesa, la nostra vita diventi un continuo ringraziamento, espressione della
lode data a te da tutto il creato.
2. Lettura (Gv 6,48-58)
In
quel tempo Gesù disse: "Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno
mangiato la manna nel deserto e sono morti. Questo è il pane che discende dal
cielo, perché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo.
Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia
carne per la vita del mondo". Allora i giudei si misero a discutere tra di
loro: Come può costui darci la sua carne da mangiare?". Gesù disse:
"In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio
dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita. Chi mangia la
mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò
nell'ultimo giorno, perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera
bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui.
Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così
anche colui che mangia di me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal
cielo, non come quello che mangiarono i padri vostri e morirono. Chi mangia
questo pane vivrà in eterno".
3. Meditazione
Gesù
è il pane vivo disceso dal cielo. Ce l'ha donato il Padre per saziare la
nostra fame di Dio, che è fame di vita; quella vita che va oltre la morte, illuminata
dalla presenza di Dio e beatificata dalla stessa gloria di Cristo. Questo Gesù
noi ora l'abbiamo in modo particolare nell'Eucaristia, che è "il
compendio di tutti i doni che il Dio della misericordia ci ha lasciato,
donandoci questo pane di vita" (Padre Dehon). Pio XII ci ha
ricordato, nella sua enciclica, che questi "sono doni palesi del Cuore
sacratissimo di Gesù", che noi riceviamo nel sacramento dell'Eucaristia.
E’ impensabile un devoto del Cuore di Gesù, che non trovi nell'Eucaristia
l'espressione più viva del culto cristiano. Di qui nasce l'imperativo della
partecipazione attiva alla messa e all'adorazione eucaristica, quale segno
irrinunciabile della pietà cristiana, sollecitata dal Cuore stesso di Gesù
quando, nel momento supremo della sua vita terrena, prese il pane, rese
grazie, lo spezzò e lo diede ai suoi discepoli, dicendo: "Questo è il
mio corpo, che è dato per voi. Fate questo in memoria di me" (Lc
22,19-20). L'Eucaristia è il grande sacramento dell'amore, che dà continuità
al mistero dell'Incarnazione e fa rivivere ovunque il mistero di Betlemme e di
Nazaret: è il sacramento che ci avvicina al Signore più dell'incarnazione
stessa. Se siamo convinti di questa verità, non possiamo fare a meno della
messa, per un imperativo che sgorga irresistibile dal cuore. Perché la messa ci
offre il momento privilegiato dell'incontro di Gesù con la comunità
cristiana, sue membra. La pratica della comunione nei primi nove venerdì del
mese dimostra la sua reale efficacia, se ha fatto crescere in noi la fedeltà
alla partecipazione attiva della messa, mediante la quale noi celebriamo la
gioia di sentirci salvati e risorti in Cristo.
4. Preghiamo
Signore Dio, Padre di bontà, tanto generoso nel perdono che non ti rassegni a perdere alcuno dei tuoi figli, accogli nell'abbraccio del tuo amore tutti quelli che tornano a te con animo umile e contrito; ricoprili della tua tenerezza e dello splendore di salvezza perché possiamo tutti amarti e gustare l'ebbrezza della gioia intorno alla cena pasquale. Ascoltaci nello Spirito santo e in nome del Signore Gesù.

8°
Venerdì:
LA NOSTRA BEATITUDINE
1. Invocazione
Signore,
nostro Dio e Padre, luce di verità e guida sicura nel cammino verso di te, in
Gesù ci hai promesso di stabilire la tua dimora in quanti ascoltano la tua
parola di vita e la mettono in pratica: manda a noi il tuo Spirito perché
richiami al nostro cuore tutto ciò che il tuo Cristo ha fatto e insegnato, e ci
renda capaci di testimoniarlo con le parole e con le opere.
2. Lettura (Mt 5, 1-12)
In
quel tempo, Gesù, vedendo le folle, salì sulla montagna e, messosi a sedere,
gli si avvicinarono i suoi discepoli. Prendendo allora la parola, li ammaestrava
dicendo: "Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati gli afflitti, perché saranno consolati. Beati i miti, perché
erediteranno la terra. Beati quelli che hanno fame e sete di giustizia, perché
saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché
saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per causa della giustizia
perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi
perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per
causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei
cieli".
3. Meditazione
Le
beatitudini sono la descrizione della felicità di Dio e sono l'augurio più
squisito che si possa fare ad una persona. Dio è felice, perché è mite, è
misericordioso, è operatore di pace, è amante della giustizia, nonostante
l'opposizione di quanti lo rifiutano e l'offendono. Gesù, nel proclamare le
beatitudini, ha pure descritto il suo cuore, mite e umile; ha illustrato al
mondo la sua missione di pace e di riconciliazione; ha manifestato il suo
desiderio di penetrare nel cuore di ogni uomo per renderlo simile al suo: mite,
misericordioso, operatore di pace, pronto al perdono, al dono di sé, a
beneficio degli altri. L'uomo che si è lasciato conquistare dall' amore di
Cristo ha, a sua volta, ripreso il suo posto di privilegio nell'universo creato:
non vi è nulla al mondo al di sopra della dignità della persona umana. Quale
può essere il frutto del culto al Cuore di Gesù? L'esperienza ci insegna che
la nostra psicologia umana ha bisogno di richiami particolari, di gesti specifici,
di segni distintivi da ripetersi nel tempo, per toglierci dall'usura
dell'abitudine, che troppo spesso ci porta alla freddezza e all'indifferenza
anche verso le cose più importanti e sublimi da credere e da vivere. Il vero
devoto del Cuore di Gesù non si rifugia certo nella comunione dei primi
venerdì del mese per ottenere una salvezza, che non abbia anche il merito di
un impegno quotidiano nella vita di grazia. Non trascura mai la partecipazione
attiva alla messa domenicale, non tralascia di compiere i suoi doveri di cristiano
e di cittadino. Cerchiamo di dimostrare il nostro amore al Cuore di Gesù,
promovendo sempre la pace in famiglia; affrontando con mitezza di cuore ogni
situazione di sofferenza; confermando in ogni circostanza la nostra fiducia
nella bontà e nella misericordia di Dio.
4. Preghiamo
Padre
onnipotente e santo, la tua Chiesa esulta di gioia per la tua opera di
salvezza realizzata nel nostro mondo con la santa umanità di Gesù: ora che
egli è asceso al cielo anche la nostra umanità è innalzata accanto a te, e
noi, membra del suo corpo, viviamo nella certa speranza di raggiungerlo nella
gloria. È questo che dà il senso alla nostra flebile vita, che ti offriamo con
amore.
9° Venerdì:
SERVITORI DELLA RICONCILIAZIONE
1. Invocazione
Signore
nostro e Dio nostro, tu non accetti il peccato e in Gesù rinnovi ogni cosa:
egli non viene a condannare, ma a salvare il mondo facendosi profeta dell'amore
e servo della riconciliazione; guarda la nostra fragilità e perdonaci ogni
errore perché rifiorisca in ciascuno il canto della riconoscenza e l'esultanza
della gioia. Ascoltaci nel tuo Spirito e nel nome del Signore Gesù.
2. Lettura (Gv 15,18-25)
In
quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: “Se il mondo vi odia, sappiate che
prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è
suo; poiché invece non siete del mondo, ma io vi ho scelti dal mondo, per
questo il mondo vi odia. Ricordatevi della parola che vi ho detto: un servo non
è più del suo padrone. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se
hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. Ma tutto questo vi
faranno a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato.
Se non fossi venuto e non avessi parlato loro, non avrebbero alcun peccato; ma
ora non hanno scusa per il loro peccato. Chi odia me, odia anche il Padre mio.
Se non avessi fatto in mezzo a loro opere che sun altro mai ha fatto, non
avrebbero alcun peccato. Ora invece hanno visto e hanno odiato me e il Padre
mio. Questo perché si adempisse la parola scritta nella loro Legge: Mi hanno
odiato senza ragione”.
3. Meditazione
Nel
culto al Cuore di Gesù acquista un grande valore il senso della riparazione:
Cristo è stato il primo grande riparatore delle rovine causate dal peccato nel
cuore dell'uomo. Come ci dice l'apostolo Pietro: "Egli stesso portò i
nostri peccati nel proprio corpo, sopra il segno della croce" (1Pt 2,24).
Allo stesso tempo, Paolo scrive ai Colossesi: "Ogni cristiano deve
compiere nel proprio corpo quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del
suo corpo, che è la chiesa" (Col 1,24). Gesù, poi, ci ha avvertiti
che se hanno perseguitato lui, perseguiteranno anche coloro che veramente
l'hanno conosciuto, amato e seguito. Gesù ci ha associati alla causa della
redenzione del mondo. Egli ci ha chiesto un contributo, che gli possiamo dare
nella preghiera e nel servizio apostolico. Chiamati ad avere gli stessi
sentimenti di Cristo, che umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla
morte, anche noi dobbiamo nutrire verso il Padre la stessa obbedienza e la
stessa fiducia, che ha avuto Cristo. Verso il prossimo dobbiamo saper
"perdere la nostra vita", come Cristo l'ha saputo donare nel sacrificio
della croce. Nella costruzione del Regno di Dio dobbiamo dare la nostra
collaborazione attiva, per stabilire nel mondo la "civiltà dell
'amore", in contrasto con la "civiltà della violenza", ad ogni
livello. Riparare, quindi, vuol dire ridare il primato all'amore, che domanda
giustizia e riconciliazione, fraternità e pace, disposti anche a pagare di
persona, memori di quanto Gesù ci ha ricordato: "Il mondo vi odia, perché
non siete dalla sua parte" (cf Gv 15,19). Il primo gesto di una
riparazione attiva lo dobbiamo esprimere nel desiderare il bene di ogni uomo,
anche del più lontano da Dio. Questo porta a un secondo gesto, che è
quello dell'impegno di ridurre il male nell'uomo, sia in colui che lo provoca
sia in colui che lo subisce. La carità ci porta all'esigenza di essere profeti
dell'amore e servitori della riconciliazione degli uomini in Cristo.
Lasciamoci conquistare dall'amore del Cuore di Gesù: diventeremo capaci di
sacrificio e di solidarietà con gli ultimi; capaci di riparazione e di
donazione, per venire incontro ai bisogni degli altri.
4. Preghiamo
Veniamo
a te con fiducia, Padre della luce e della gioia, che nel tuo Figlio Gesù
rinnovi gli uomini e le cose: fa' che sappiamo accogliere come norma della
nostra vita il comandamento della carità, per amare te sopra ogni cosa e i
fratelli come tu li ami. Donaci di ben testimoniare con la nostra vita
quotidiana la grande forza rinnovatrice del tuo santo Spirito. Ascoltaci nel
Signore Gesù. Amen.
PARTE TERZA
MOMENTI DI PREGHIERA
CORONA DEI MISTERI DEL S. CUORE DI GESU’
Questa
triplice corona è un atto d'amore al Cuore di Gesù. Ci aiuta a contemplarlo
nei misteri dell'incarnazione, della redenzione e dell'eucaristia. Essi
esprimono, prima di tutto, il fuoco dell'amore di Dio per noi, il fuoco nuovo
che il Cuore di Gesù è venuto a comunicarci. Domandiamo al Cristo Gesù che
questa contemplazione avvenga con i sentimenti del suo Cuore per il Padre e
per gli uomini (Padre L Dehon).
Dice
Gesù: "Sono venuto a portare il fuoco sulla terra; e come vorrei che fosse
già acceso!" (Lc 12,49).
Come
recitarla (da
solo o in gruppo)
Lode
iniziale: "L'Agnello
che fu immolato è degno di ricevere potenza e ricchezza, sapienza e forza,
onore, gloria e benedizione" (Ap 5,12). Ti benediciamo, Cuore di Gesù,
ti glorifichiamo uniti alla lode perenne del cielo, ti rendiamo grazie con tutti
gli angeli e i santi, ti amiamo insieme a Maria santissima e a S. Giuseppe,
suo sposo. Ti offriamo il nostro cuore. Degnati di accoglierlo, riempirlo del
tuo amore e renderlo con te offerta gradita al Padre. Infiammaci col tuo Spirito
perché possiamo lodare degnamente il tuo nome e annunciare la tua salvezza
alla genti. In un prodigio d'amore ci hai redenti col tuo sangue prezioso. Cuore
di Gesù, ci affidiamo alla tua perenne misericordia. In te la nostra
speranza: non saremo confusi in eterno.
Ora
si proclama i misteri, come da formulazione data, scegliendo secondo i giorni un
singolo mistero o la corona dei misteri più idonea. Dopo ogni mistero è bene
fare un po’ di riflessione e silenzio.
Al
tennine: Signore
Gesù, accogli l'offerta di noi stessi e presentaci al Padre in unione alla tua
oblazione d'amore, in riparazione dei nostri peccati e di quelli di tutto il
mondo. Donaci di avere in noi i sentimenti del tuo Cuore, di imitarne le virtù
e di riceverne le grazie. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen.
I MISTERI DELL'INCARNAZIONE
Primo mistero: il Cuore di Gesù nell'incarnazione.
“Entrando nel mondo, Cristo dice: "Tu non hai voluto, o
Padre, né sacrificio né offerta, un corpo invece mi hai preparato. Non hai
gradito né olocausti né sacrifici per il peccato. Allora ho detto: Ecco,
io vengo poiché di me sta scritto nel rotolo del libro - per fare, o Dio, la
tua volontà"... Ed è appunto per quella volontà che noi siamo stati
santificati, per mezzo dell'offerta del corpo di Cristo, fatta una volta per
sempre” (Eb 10, 5-7.10).
Pronunciando l’Ecce
venio, il Cuore di Gesù ha offerto noi pure e continua a offrirci.
Cuore di
Gesù, Figlio dell'eterno Padre, abbi pietà di noi.
Preghiamo
- Signore
Gesù, concedici di vivere nello spirito dell'Ecce venio che ha
caratterizzato tutta la tua vita. Ti offriamo la preghiera e il lavoro, l'impegno
apostolico, le sofferenze e le gioie, in spirito di amore e riparazione, perché
venga il tuo regno nelle anime e nella società. Amen.
Secondo mistero: il Cuore di Gesùnella nascita e
infanzia
“Ecco
vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato
nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore. Questo per voi il
segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia” (Lc
2,10-12).
Avvicinatevi
in pace e confidenza. Il Cuore di Dio è aperto per noi nel Cuore di Gesù. La
comunione al mistero di Betlemme è unione di confidenza e d'amore.
Cuore di Gesù,
compiacenza del Padre, abbi pietà di noi.
Preghiamo
- Padre
santo e misericordioso, che ti compiaci degli umili e compi in loro per mezzo
del tuo Spirito le meraviglie della salvezza, guarda all'innocenza e alla
piccolezza del tuo Figlio fatto uomo, e donaci un cuore semplice e mite, che
come il suo sappia acconsentire senza esitazione a ogni cenno della tua volontà.
Per Cristo nostro Signore. Amen.
Terzo mistero: il Cuore di Gesù nella vita nascosta
a Nàzareth
“Ed
egli rispose: "Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi
delle cose del Padre mio?". Ma essi non compresero le sue parole. Partì
dunque con loro e tornò a Nàzaret e stava loro sottomesso. Sua madre serbava
tutte queste cose nel suo cuore. E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia
davanti a Dio e agli uomini” (Lc 2,49-52).
La vita
nascosta in Dio è principio dell'unione più intima e perfetta. Per eccellenza
l'offerta del cuore, l'oblazione.
Cuore di Gesù,
tempio santo di Dio, abbi pietà di noi.
Preghiamo:
Signore Gesù,
per compiere in te ogni giustizia, ti sei fatto obbediente a Maria e a
Giuseppe. Per loro intercessione, fa' della nostra obbedienza un atto di
oblazione che configuri la nostra vita alla tua, per la redenzione del mondo e
la gioia del Padre. Amen.
Quarto mistero: il Cuore di Gesù nella vita pubblica
“Gesù
andava attorno per tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro
sinagoghe, predicando il vangelo del regno e curando ogni malattia e infermità.
Vedendo le folle ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite, come
pecore senza pastore. Allora disse al suoi discepoli: "La messe è molta
ma gli operai sono pochi! Pregate dunque il Padrone della messe che mandi
operai nella sua messe! Rivolgetevi alle pecore perdute della casa di Israele.
Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date" (Mt 9, 35-38; 10,
6.8).
La vita
pubblica è l'espansione all'esterno della vita intima del Cuore di Gesù. Gesù
è stato il primo missionario del suo Cuore. Il Vangelo è, come l'eucaristia,
il sacramento del Cuore di Gesù.
Cuore dl Gesù,
re e centro di tutti i cuori, abbi pietà di noi.
Preghiamo:
- Padre, che nella tua provvidenza hal chiamato l'uomo e la donna a cooperare
all'opera della salvezza fa' che, nello spirito delle beatitudini e in abbandono
filiale alla tua volontà, viviamo fedeli al lavoro e alle responsabilità che
ci affidi per essere totalmente dediti al servizio del tuo regno. Amen.
Quinto mistero: Il Cuore di Gesù amico dei peccatori
e medico dei malati
“Mentre
Gesù sedeva a mensa in casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e si
misero a tavola con lui e con i discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai
suoi discepoli: "Perché il vostro maestro mangia insieme al pubblicani e
al peccatori?". Gesù li udì e disse: "Non sono i sani che hanno
bisogno del medico, ma i malati. Andate dunque e imparate che cosa significhi:
Misericordia io voglio e non sacrificio. Infatti non sono venuto a chiamare i
giusti, ma i peccatori” (Mt 9,10-13).
Non c'è
sofferenza fisica o tortura morale, non c'è tristezza, amarezza o timore a cui
il Cuore compassionevole di Gesù non abbia preso parte; ha preso parte a
tutte le nostre miserie eccetto il peccato, e del peccato ha condiviso la
responsabilità.
Cuore di Gesù,
pieno di bontà e di amore, abbi pietà di noi.
Preghiamo
- Padre, che
hai voluto il tuo Figlio povero, casto e obbediente per essere totalmente donato
a te e agli uomini, rendici conformi all'oblazione che ti ha offerto in ogni
istante della sua vita, perché siamo profeti dell'amore e servitori della
riconciliazione degli uomini e del mondo per l'avvento di una nuova umanità
in Cristo Gesù, che vive e regna con te nei secoli dei secoli. Amen.
MISTERI DELLA PASSIONE
Primo mistero: Il Cuore di Gesù nell'agonia del Getsèmani
“Allora
Gesù andò con loro in un podere, chiamato Getsèmani, e disse al discepoli:
"Sedetevi qui, mentre io vado là a pregare". E presi con sé Pietro
e i due figli di Zebedeo, cominciò a provare tristezza e angoscia. Disse
loro: "La mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate con
me". E avanzatosi un poco, si prostrò con la faccia a terra e pregava
dicendo: "Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice! Però non
come voglio io, ma come vuoi tu!” (Mt 26, 36-39).
"Il
mistero dell'agonia è in modo particolare patrimonio degli amici del Cuore di
Gesù. Nell'agonia Gesù ha voluto accettare e offrire al Padre tutte le sue
sofferenze per nostro amore.
Cuore di
Gesù, propiziazione dei nostri peccati, abbi pietà di noi.
Preghiamo
- Padre, tu
hai voluto che il tuo Figlio Gesù subisse l'agonia; vieni in aiuto a quanti
sono nella prova. Spezza le catene che ci tengono prigionieri a causa delle
nostre colpe, guidaci alla libertà che Cristo ci ha conquistata e rendici umili
collaboratori del tuo disegno d'amore. Per Cristo nostro Signore. Amen.
Secondo mistero: il Cuore di Gesù schiacciato per le
nostre iniquità
“Spogliatolo,
gli misero addosso un manto scarlatto e, intrecciata una corona di spine,
gliela posero sul capo, con una canna nella destra; poi mentre gli si
inginocchiavano davanti, lo schernivano: "Salve, re dei Giudei!". E
sputandogli addosso, gli tolsero di mano la canna e lo percuotevano sul capo.
Dopo averlo così schernito, lo spogliarono del mantello, gli fecero indossare
i suoi vestiti e lo portarono via per crocifiggerlo" (Mt 27, 28-31).
La passione
è il capolavoro dell'amore del Cuore di Cristo. Non accontentiamoci della
meditazione esterna. Se penetreremo fino al cuore, vedremo una meraviglia ancor
maggiore: l'amore infinito.
Cuore di
Gesù, straziato dalle nostre colpe, abbi pietà di noi.
Preghiamo:
- Padre, hai
consegnato il tuo Figlio alla passione e morte per la nostra salvezza. Apri i nostri
occhi perché vediamo il male commesso, tocca il nostro cuore perché ci
convertiamo a te e, conosciuto il tuo mistero d'amore, spendiamo generosamente
la nostra vita nel servizio del vangelo. Per Cristo nostro Signore. Amen.
Terzo mistero: il Cuore di Gesù tradito dagli amici
e abbandonato dal Padre.
"In
quello stesso momento Gesù disse alla folla: "Siete usciti come contro un
brigante, con spade e bastoni, per catturarmi. Ogni giorno stavo seduto nel
tempio ad insegnare, e non mi avete arrestato. Ma tutto questo è avvenuto perché
si adempissero le Scritture dei profeti". Allora tutti i discepoli, abbandonatolo,
fuggirono. Da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio si fece buio su tutta
la terra. Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: "Elì, Elì, lemà sabactàni?",
che significa: "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?" (Mt 26,
55-56; 27,45-46).
Innalzato sulla croce, Gesù non vedeva davanti a sé che nemici; non
udiva che maledizioni e bestemmie: il popolo eletto respinge e crocifigge il
Salvatore!
Cuore di
Gesù, obbediente fino alla morte, bbi pietà di noi.
Preghiamo:
- Padre, che
ci chiedi di seguire Gesù sulla strada della croce, donaci di essere battezzati
nella sua morte, perché possiamo camminare con lui in una vita nuova ed essere
strumenti del tuo amore per i fratelli. Per Cristo nostro Signore. Amen.
Quarto mistero: Il Cuore di Gesù trafitto dalla
lancia
“Vennero
dunque i soldati e spezzarono le gambe al primo e poi all'altro che era stato
crocifisso insieme con lui. Venuti però da Gesù e vedendo che era già
morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati gli aprì il fianco con
la lancia e subito ne uscì sangue e acqua. Chi ha visto ne dà testimonianza
e la sua testimonianza è vera ed egli sa che dice il vero, perché anche voi
crediate. Questo infatti avvenne perché si adempisse la Scrittura: Non gli
sarà spezzato alcun osso. E un altro passo della Scrittura dice
ancora: Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto" (Gv 19,
32-37).
Cosa sarebbe
l'oblazione di Gesù, la sua vita, la sua immolazione sulla croce, la sua stessa
morte, se non traessero la loro linfa dai Cuore di Gesù? Ecco il grande mistero
dell'amore, la sorgente e il canale di tutte le grazie, l'immolazione
realizzata.
Cuore
di Gesù trafitto dalla lancia, abbi pietà di noi.
Preghiamo:
- Signore
Gesù Cristo, che con la tua morte obbediente ci liberi dal peccato e ci ricrei
secondo Dio nella giustizia e nella santità vera, donaci la grazia di vivere
la nostra vocazione riparatrice come lo stimolo del nostro apostolato, per
lavorare con te a togliere tutto ciò che ferisce la dignità dell'uomo e
minaccia la verità, la pace e la fraternità della convivenza umana. Amen.
Quinto mistero: Il Cuore di Gesù nella risurrezione.
“La
sera dello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le
porte del luogo dove si trovavano i discepoli, venne Gesù, si fermò in mezzo a
loro e disse: "Pace a voi!". Detto questo mostrò loro le mani e il
costato... Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Didimo, non era con loro quando
venne Gesù. Gli dissero allora gli altri discepoli: "Abbiamo visto il
Signore". Ma egli disse loro: "Se non vedo nelle sue mani il segno
dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano
nel suo costato, non crederò". Otto giorni dopo venne Gesù... e disse a
Tommaso: "Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e
mettila nel mio costato; e non essere più incredulo, ma credente".
Rispose Tommaso: "Mio Signore e mio Dio!" (Gv 20, 19-28).
Gesù
permette agli apostoli di toccare la ferita del costato per attirare
l'attenzione sul suo Cuore ferito d'amore. Ora egli è nel santuario del cielo
per essere sacerdote davanti al Padre e offrire se stesso in nostro favore (cf
Eb 9,24-26).
Cuore di Gesù,
fonte di vita e di santità, abbi pietà di noi.
Preghiamo:
- Padre, che
con la risurrezione hai costituito il Cristo Gesù unico mediatore di salvezza,
manda su di noi il tuo santo Spirito che purifichi i nostri cuori e ci
trasformi in sacrificio a te gradito; nella gioia di una vita nuova loderemo
sempre il tuo nome e saremo strumenti del tuo amore per i fratelli. Per Cristo
nostro Signore. Amen.
MISTERI DELL'EUCARISTIA
Primo mistero: Il Cuore di Gesù degno d'infinito
amore.
“Gesù
disse: "Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi, prima
della mia passione". Poi, preso un pane, rese grazie, lo spezzò e lo
diede loro dicendo: "Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate
questo in memoria di me". Allo stesso modo dopo aver cenato, prese il
calice dicendo: "Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che
viene versato per voi" (Lc 22, 15.19-20).
Durante tutta
la sua vita Gesù ebbe fame e sete di questa Pasqua. L'eucaristia diventava la
sorgente di tutti i doni del suo cuore.
Cuore di
Gesù, fornace ardente di carità, abbi pietà di noi.
Preghiamo:
- Signore
Gesù, che hai offerto al Padre il sacrificio della nuova alleanza, purifica i
nostri cuori e rinnova la nostra vita, perché nell'eucaristia possiamo gustare
la tua dolce presenza e per tuo amore sappiamo spenderci per il vangelo. Amen.
Secondo mistero: Il Cuore di Gesù presente
nell'eucarestia
“Gesù
è diventato garante di un'alleanza migliore ... E poiché resta per sempre,
possiede un sacerdozio che non tramonta. Perciò può salvare perfettamente
quelli che per mezzo di lui si accostano a Dio, essendo egli sempre vivo per
intercedere a loro favore... Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non
sappia compatire le nostre infermità, essendo stato lui stesso provato in ogni
cosa, a somiglianza di noi, escluso il peccato. Accostiamoci dunque con
piena fiducia al trono della grazia, per ricevere misericordia e trovare
grazia ed essere aiutati al momento opportuno" (Eb 7,22-25; 4,
15-16).
Nella vita
eucaristica ogni attività esteriore ècessata: qui rimane la vita del cuore
senza interruzione, senza distrazione. Il Cuore di Gesù è assorbito interamente
nel pregare per noi.
Cuore di Gesù,
ricco per chi t'invoca, abbi pietà di noi.
Preghiamo:
- Signore
Gesù, che vivi nell'eucaristia in perenne intercessione per noi, unisci la
nostra vita alla tua continua oblazione d'amore, perché nessuno vada perduto
di quanti il Padre ti ha affidato. Concedi alla tua Chiesa di vegliare nella
preghiera e nella disponibilità per compiere ciò che manca in essa alla tua
passione, a favore dell'intera umanità. Tu che vivi e regni nei secoli del
secoli. Amen.
Terzo mistero: Il Cuore di Gesù, sacrificio vivente.
“In
verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non
bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e
beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno.
Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la
mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui. Come il Padre, che ha
la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di
me vivrà per me" (Gv 6, 53-57).
L’eucaristia
rinnova in certo modo i misteri della passione. San Paolo ha scritto:
"Ogni volta che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi
annunziate la morte del Signore finché egli venga" (1Cor 11,26).
Cuore di Gesù,
fonte di giustizia e d'amore, abbi pietà di noi.
Preghiamo:
- Signore
Gesù, che ti sei sottomesso nell'amore alla volontà del Padre fino al dono
totale della tua vita, fa' che a tuo esempio e per tua grazia possiamo
offrire i sacrificio di noi stessi a Dio e ai fratelli, e unirci in maniera più
decisa alla tua volontà di salvezza. Lo chiediamo a te che vivi e regni nei secoli
dei secoli. Amen.
Quarto mistero: il Cuore di Gesù rifiutato nel suo
amore.
"Il
calice della
benedizione che noi benediciamo non forse comunione con il sangue di Cristo? E
il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo? Poiché
c'è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo: tutti infatti
partecipiamo dell'unico pane... Non potete bere il calice del Signore e il
calice dei demòni; non potete partecipare alla mensa del Signore e alla mensa
dei demoni. O vogliamo provocare la gelosia del Signore? Siamo forse più forti
di lui?" (1Cor 10, 16-17, 21-22)
Il Cuore di
Gesù nell'eucarestia è il solo e vero riparatore ed è, allo stesso tempo, -
capace d'amare e di rendere grazie. Noi ci associamo a lui per questo grande
compito della riparazione: il suo amore trasformerà le nostre azioni in atti
d'amore, come ha trasformato l'acqua in vino a Cana.
Cuore di Gesù, pace e riconciliazione nostra, abbi
pietà di noi.
Preghiamo:
- Padre, che
nell'Eucaristia ci fai gustare la presenza salvatrice del tuo Cristo, fa' che
rendendogli l'omaggio della nostra fede, adempiamo anche al dovere di una
giusta riparazione. Per Cristo nostro Signore. Amen.
Quinto mistero: Nel Cuore di Gesù a gloria del
Padre.
“
E dicevano a gran voce: "L'Agnello che fu immolato è degno di ricevere
potenza e ricchezza, sapienza e forza, onore, gloria e benedizione".
Tutte le creature del cielo e della terra, sotto terra e nel mare e tutte le
cose ivi contenute, udii che dicevano: "A Colui che siede sul trono e
all'Agnello lode, onore, gloria e potenza, nei secoli dei secoli" (Ap
5, 12-13).
Non dobbiamo
vivere che del Cuore di Gesù, e il Cuore di Gesù è solo soavità e
misericordia. Il nostro solo desiderio sarà di diventare l'eucaristia vivente
del Cuore di Gesù come questo divin Cuore è la nostra eucaristia.
Cuore di
Gesù, degno di ogni lode, abbi pietà di noi.
Preghiamo:
- Padre, per
la tua gloria e per la nostra salvezza, hai costituito sommo ed eterno sacerdote
il Cristo tuo Figlio; concedi anche a noi, divenuti tuo popolo sacerdotale
mediante il suo sangue, di unirci alla sua perenne eucaristia per fare di tutta
la nostra vita un'oblazione di grazie al tuo nome. Per Cristo nostro Signore.
Amen.
ATTO
DI CONSACRAZIONE
di S. Margherita M. Alacoque
Io (nome
e cognome),
dono e consacro al Cuore adorabile di Gesù
Cristo la mia persona e la mia vita, le mie azioni, pene e sofferenze, per non
voler più servirmi d'alcuna parte del mio essere, che per onorarlo, amarlo e
glorificarlo. È questa la mia volontà irrevocabile: essere tutto suo e fare
ogni cosa per suo amore, rinunciando di cuore a tutto ciò che potrebbe
dispiacergli. Ti scelgo, o Sacro Cuore, come unico oggetto del mio amore, per
custode della mia vita, pegno della mia salvezza, rimedio della mia fragilità e
incostanza, riparatore di tutte le colpe della mia vita e rifugio sicuro
nell'ora della mia morte. Cuore amoroso, pongo tutta
la mia fiducia in te, perché temo tutto dalla mia malizia e debolezza, ma spero
tutto dalla tua bontà. Consuma, dunque, in me quanto può dispiacerti o
resisterti; il tuo puro amore s'imprima profondamente nel mio cuore, in modo che
non ti possa più scordare o essere da te separato. Ti chiedo, per la tua bontà,
che il mio nome sia scritto in te, poiché voglio concretizzare tutta la mia
felicità e la mia gloria nel vivere e morire come tuo servo. Cuore amoroso di
Gesù, pongo tutta la mia fiducia in te, perché temo tutto dalla mia
debolezza, ma spero tutto dalla tua bontà.
NOVENA
AL
SACRO CUORE
per Intercessione
di Padre Dehon
1.
Cuore divino di Gesù, da quel Natale di Collegio in cui per la prima volta facesti
sentire al tuo servo Padre Dehon, ancora fanciullo, la sua chiamata al sacerdozio,
egli non ebbe altro desiderio nella vita che di essere tuo, di spendere la sua
vita per te. Per il bene che ti ha voluto, Signore, fa' che anch'io abbia te
come ideale della mia vita e lavori e mi sacrifichi con te e per te. Gloria
al Padre...
2.
Non fu facile, Gesù, per il tuo servo diventare sacerdote. In casa si ebbe un
rifiuto deciso. Poteva cssere tutto: avvocato, ingegnere, magistrato, parlamentare,
tutto; ma non prete. Divenne avvocato, ma poi, appena maggiorenne, disse ai suoi
che la sua strada era sempre e solo il sacerdozio, e si fece seminarista, e
pianse alla prima Messa. Signore, ricordati di queste lacrime, di quella
commozione. Ch'io possa assistere alla Messa con quelle disposizioni. Ch'io veda
glorificato il tuo servo sugli altari. La sua preghiera mi ottenga la pace, la
salute nella mia famiglia. Gloria al Padre…
3.
Non fosti tu, Signore, ad attirare Padre Dehon al tuo cuore? E più lo attiravi,
più ti chiedeva che cosa volessi che facesse per te. Un giorno glielo hai detto:
lo volevi disponibile e volevi un Istituto di disponibili. Signore, sai che
non è facile fare la tua volontà, non è facile amare un Dio Crocifisso. Padre
Dehon fu fedele al suo impegno. Ed io? Signore, io credo, ma tu aumenta la mia
fede. Io ti amo, ma tu aumenta il mio amore. Si, Signore, questa è la grazia
particolare che ti chiedo per amore del tuo servo Padre Dehon, per i meriti
del suo sacerdozio. Gloria al Padre.
PER
LA CONVERSIONE DEL CUORE
preghiera di Padre Dehon
Gesù,
tu sei tanto buono nell'avvertirmi, nel seguirmi, nell'umiliarmi! Possa io non
resistere alla tua grazia, come ha fatto Simone il fariseo, e convertirmi come
la Maddalena. Gesù mio, dammi la generosità nel rinnegare me stesso, affinché
la mia non sia una conversione imperfetta e non ricada nelle mancanze passate.
Dammi la grazia di amare il sacrificio e di corrisponderc a tutti i sacrifici
che tu mi domandi. Gesù, prostrato al tuoi piedi, lascia che ti dica che sono
confuso e ti amo. Non ti chiedo la dolcezza del le lacrime di pentimento, ma il
pentimento vero e amoroso di un cuore che sente di averti offeso e ne rimane
addolorato per tutta la vita. Amen.