I
NOSTRI DEFUNTi
(MISSIONE DEHONIANA -
Santuarioo SS. Salvatore – 70031 Andria - BARI )
QUANTE
DOMANDE SULLA MORTE?.
Perché
si teme tanto la morte? Forse per il fatto che di fronte allo spettro del
trapasso ci si apre a tanti interrogativi come... dove andrà a finire il nostro
corpo? che cosa ci attende al momento della disgregazione della nostra carne
mortale? quale sarà il nostro futuro?... in una parola: si accresce
l'inquietudine dell'incertezza e dell'imprevisto per il quale vorremmo
conoscere in anticipo che cosa ne sarà di noi. Contemporaneamente però il
timore del trapasso viene accresciuto dai vincoli di sicurezza che ci legano al
mondo presente; le sicurezze economiche come le certezze terrene o il fatto stesso
di godere delle cose di questo mondo su cui anche inconsapevolmente riponiamo
le nostre certezze costituiscono un grosso appiglio ormai inevitabile in quanto
ci hanno vincolati alla terra, ed è, pertanto, penoso il solo pensiero di
dovercene separare per un futuro che costituisce la nostra incognita. A tutto
questo c'è da aggiungere l'inquietudine e la paura per determinate situazioni
familiari precarie quali, ad esempio, la moglie che resta vedova con parecchi
figli a carico, quella determinata situazione economica familiare a cui
nessuno al mio posto farà fronte, e altro ancora.
Questo
significa che, indipendentemente dal concetto che ne possiamo avere, quella
della morte è un'esperienza che resta tutt'altro che fittizia e che appartiene
alla normalità del procedere dell'esistenza umana; in altre parole, essa è
inevitabile in quanto appartiene alla dinamica stessa della nostra vita. Anche
la Scrittura (Quolet e testi sapienziali) afferma l'inevitabilità della
morte: "l'uomo è come l'erba", "come il fiore del campo";
"come l'erba che a mattino germoglia e alla sera è falciata e
dissecca". Il poeta Ungaretti paragonava i defunti alla moltitudine delle
foglie cadenti dagli alberi nella stagione autunnale: "Si sta come
d'autunno sugli alberi le foglie" ad intendere che la morte è
implicitamente paragonabile all'autunno con lo spogliamento degli alberi.
Ne
deriva allora che l'uomo non può bandire dalla propria vita l'esistenza della
morte né tentare di raggirarla attraverso vani esperimenti o espedienti di
sorta. Piuttosto, occorre che noi ci disponiamo ad accettare questa realtà
tanto diffusa quanto necessaria, riconoscendola come normale dimensione del
nostro vissuto; tale soluzione non potrà che apportare nel nostro animo quel
sentimento di "provvisorietà" di cui è caratterizzata la vita
terrena. Accettare risolutamente la possibilità del transito vuol dire
disporre il nostro spirito all'umiltà e all'accettazione di se stessi come
uomini provvisori, precari e pertanto limitati, come limitati sono anche lo spazio
e il tempo che abbiamo a disposizione.
L'accettazione
della morte non vuol dire lasciare che questa ci assilli e quindi si
impadronisca della nostra vita fino a privarcene anticipatamente, ma
semplicemente avere tutti i presupposti per vivere in pienezza la vita
terrena. In altre parole, accettare la possibilità del morire vuol dire
qualificare al meglio la nostra vita, anche se questa si dimostrasse breve e
limitata. Così affermava anche Sallustio: "Poiché la nostra vita è breve,
occorre che ci adoperiamo a rendere vivo ai posteri il migliore ricordo di noi
stessi e vivere la storia come lo scenario in cui si muovono gli
avvenimenti".
Tuttavia
ci domandiamo: la morte è davvero l'ultima parola nella vita dell'uomo?
Davvero essa pone fine definitivamente ai nostri giorni? Insomma: è proprio
vero che, con lo spegnersi del nostro corpo, tutto finisce inesorabilmente senza
continuità né possibilità di ritorno?
È
la domanda che l'uomo da sempre si è posto; non sono rari gli studiosi che
hanno interpretato la tendenza umana ad edificare tombe ed epitaffi come una
sorta di illusione o di fuga dalla stessa morte, nel senso che in tali
costruzioni l'uomo tende a ricercare l'eternità laddove scopre i limiti del
tempo, costruendosi così l'illusione di una vita senza fine. Sempre secondo
determinate concezioni filosofiche, la paura della fine avrebbe condotto gli
uomini a rifugiarsi nella certezza della vita oltre la morte.
Tuttavia
una risposta a questo interrogativo impellente deve pur esserci: possibile che
la morte debba avere l'ultima parola nella vita dell'uomo?
E
a tale domanda non possiamo dare risposte certe se non appoggiandoci alla fede
ossia all'accettazione libera e spontanea del dato rivelato: nella fede noi
cristiani accettiamo come reale e veritiero l'insegnamento di Gesù sulla morte
come vita eterna, alla quale tutti siamo stati destinati e nessun altro espediente
potrà mai recarci consolazione se non le parole della fede, vale a dire
l'accettazione ferma e decisa del mistero della Resurrezione di Gesù che
segna anche per noi il passaggio dalla morte alla vita.
Non
le razionalizzazioni o le ipotesi scientifiche potranno mai offrire una risposta
esauriente all'interrogativo suddetto che assilla l'umanità, ma solamente il
ricorso alla fede e, per ciò stesso, alla speranza nella vita immortale; ci
crediamo perché Dio ce lo ha rivelato nella Scrittura e in Cristo e questo è
per noi sufficiente.
Presso
tutte le religioni, fin dai tempi più remoti, è diffuso il rispetto e il culto
per i defunti. Sono stati costruiti mausolei in loro ricordo; le imbalsamazioni
in uso presso certi popoli, le offerte, i riti sacrificali, dimostrano quanto
sia sentito il dovere di onorare coloro che ci hanno lasciato per una vita
oltre la morte.
Per
molti è un preciso dovere di gratitudine per il bene ricevuto, a partire dal
dono della vita, ai valori intellettuali, morali, materiali con cui i nostri
cari ci hanno beneficato durante la vita. Purtroppo sovente questo nobile
sentimento viene espresso in maniera errata, con ostentazione di potere e
ricchezza che non servono assolutamente al defunto, tanto meno a purificarlo
dai peccati commessi durante la vita.
Una
tomba di marmo pregiato, una cassa di legno prezioso, un funerale sfarzoso...
sono il più delle volte spreco inutile di denaro che avrebbe potuto essere
devoluto in opere di grande valore sociale e caritativo, di cui il defunto
avrebbe goduto un grande beneficio.
La
morte non spezza i legami che abbiamo con i defunti. Le "tre" Chiese:
peregrinante, purificante, trionfante, rimangono strettamente unite come realtà
comunicanti: i beni di una si riversano sulle altre. È una verità di fede che
proclamiamo nel simbolo apostolico quando affermiamo: "credo nella
comunione dei santi".
Con
queste differenze. Noi che siamo ancora in vita possiamo con fiducia invocare
e ottenere l'aiuto dei beati in cielo, questi sicuramente intercedono per noi,
(particolarmente i nostri patroni, i parenti, gli amici, le persone che abbiamo
amato).
Le
anime del Purgatorio invece si trovano in una condizione per la quale non
possono più meritare per sé stessi; mentre noi abbiamo possibilità di
aiutarli, ad attenuare le loro sofferenze, abbreviando la loro purificazione.
Da
sempre la Chiesa accompagna i defunti, dopo la morte, con particolari riti e
preghiere. La liturgia esequiale onora il corpo del defunto in cui Dio è stato
presente mediante la Grazia dei Sacramenti e spinge lo sguardo all'ultimo avvenimento
della storia, quando Cristo tornerà glorioso per ridare vita ai corpi e
renderli partecipi della sua gloria.
Il
più grande desiderio dell'uomo è vincere la morte, che trova la risposta
certa in Gesù morto e risorto, salito al cielo per preparare un posto per
ciascuno di noi. Accomiatandosi dai discepoli Gesù ha promesso: "Vado a
prepararvi un posto. Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò
e vi prenderò con me, perché anche voi siate dove sono io" (Gv 14,2-4).
Per questo la liturgia esequiale è una celebrazione pasquale: un momento in
cui i fedeli, mentre pregano per il defunto, affidandolo alla misericordia di
Dio, ravvivano la propria fede e speranza in Cristo che tutti attende nel suo
regno di amore.
Una
delle preghiere recita: "Dio, Padre misericordioso, tu ci doni la certezza
che nei fedeli defunti si compie il mistero del tuo Figlio, morto e risorto: per
questa fede che noi professiamo, concedi al nostro fratello che si è
addormentato in Cristo, di risvegliarsi con noi nella gioia della
risurrezione".
La
Chiesa, madre e maestra, ci addita parecchi mezzi per suffragare le anime dei
nostri cari e aiutarle a raggiungere la pienezza della vita eterna.
L'aiuto
più efficace è la
S. Messa, la Comunione fatta
in suffragio dei defunti. La celebrazione Eucaristica, rinnovando il
sacrificio di Gesù, è l'atto supremo di adorazione e riparazione che
possiamo offrire a Dio per le anime dei defunti.
La preghiera è un mezzo sempre efficace, alla portata di tutti, tanto più efficace quando non chiediamo aiuti e beni per noi stessi, ma perdono e salvezza per le anime dei nostri cari. Oltretutto per molti di noi è un dovere di gratitudine per il bene ricevuto da parenti e amici e, insieme, una garanzia perché le anime, giunte in Paradiso, pregheranno per noi.
Tra
le preghiere tanto raccomandate c'è la
recita del Rosario, con
l'aggiunta dopo il Gloria, di una invocazione per i defunti: l'Eterno riposo.
Oltre
la preghiera possiamo suffragare le anime con mortificazioni,
sacrifici, penitenze, beneficenza e atti di carità,
in riparazione dei peccati commessi mentre erano in vita.
LE
INDULGENZE
La ricorrenza della Commemorazione dei Fedeli Defunti, suscita in tutti noi il ricordo di chi ci ha lasciato e il desiderio di rinnovare nella preghiera quegli affetti che ci hanno tenuto uniti ai nostri cari durante la loro vita terrena. È ciò che esprimiamo con il termine suffragio: parola che deriva dal verbo latino suffragari che significa: soccorrere, sostenere aiutare.
In
vari modi la Chiesa ci insegna che possiamo suffragare le anime dei nostri cari
defunti: con
la celebrazione di Sante Messe,
con i meriti
che acquistiamo compiendo le opere di carità,
con
l'applicazione delle indulgenze.
In particolare su questa pratica, ultimamente un po' trascurata, vogliamo soffermare
il nostro pensiero.
Leggiamo dal catechismo la definizione. L'indulgenza è la remissione dinanzi a Dio della pena temporale per i peccati, già rimessi quanto alla colpa, che il fedele, debitamente disposto, e a determinate condizioni, acquista per intervento della Chiesa la quale, come ministra della redenzione, autoritativamente dispensa ed applica il tesoro delle soddisfazioni di Cristo e dei Santi.
Al
di là del linguaggio, sempre piuttosto tecnico nelle formulazioni ufficiali,
cerchiamo di tradurre il tutto in termini più semplici. La teologia cattolica
insegna che ogni nostro peccato ha una duplice conseguenza: genera una colpa e
comporta una pena.
Mentre
la colpa, che possiamo concepire come la rottura o il deturpamento dell'amicizia
con Dio, è rimessa dall'assoluzione sacramentale nella confessione,
(attraverso la quale Dio cancella l'offesa ricevuta), la pena permane anche
oltre l'assoluzione. Allontaniamo da noi ogni pensiero che si tratti di una
castigo che Dio infligge, analogamente a quanto avviene nel codice penale per
i reati commessi contro la legge degli uomini. La pena di cui parliamo è una
conseguenza che deriva dalla natura stessa del peccato, che, oltre ad essere
offesa a Dio, è anche contaminazione e corruzione dell'uomo. I nostri peccati
infatti rendono sempre più faticosa e la ricostruzione, dell'amicizia con Dio e
il superare quella inevitabile inclinazione al male che permane anche dopo la
remissione sacramentale, come conseguenza del peccato stesso.
Semplificando,
pensiamo ad una ferita: anche dopo che ha smesso di sanguinare continua a darci
dolore, ed è un punto debole: basta un piccolo urto perché riprenda
l'emorragia. Il nostro corpo deve faticare per ricostruire il tessuto nella sua
integrità e solo allora possiamo dirci veramente guariti. Il peccato è una
ferita dell'anima e anche dopo il nostro pentimento e l'assoluzione sacramentale
rimane come una debolezza: siamo più fragili, più soggetti a ricadere
proprio dove siamo già caduti, rischiamo che quella ferita non pienamente
rimarginata, si riapra proprio nello stesso punto.
Le
indulgenze che possiamo acquistare anche per noi stessi (esempio il perdono
d'Assisi o le indulgenze dell'Anno Santo) sono come un medicamento
cicatrizzante, ci confermano nel proposito di rinnegare il peccato e sanciscono
la nostra volontà di aderire pienamente al progetto di Dio. Pensiamo ancora
cosa avviene quando l'amicizia tra due viene infranta. Essa si ricostruirà ma
con fatica; anche dopo che l'offesa è stata perdonata, rimane come una
difficoltà nei rapporti, finché con il tempo e la reciproca buona volontà non
si rimuovono completamente le cause e i ricordi del litigio.
Ora
noi non possiamo certamente dubitare della volontà di Dio di riammetterci alla
sua piena comunione, ma dobbiamo dubitare delle nostre capacità a staccarci
completamente dal peccato e da ogni affetto malsano; è necessario un lungo
cammino di conversione e di purificazione.
La
pena temporale non è quindi da concepire come una vendetta di Dio ma come il
tempo necessario a noi per rigenerare la nostra capacità di amare Dio sopra
ogni cosa. Questa pena temporale esige di essere compiuta in questa vita come
riparazione, o in Purgatorio come purificazione. Nel cammino terreno il
cristiano dovrà quindi cercare quei mezzi di purificazione che facilitano il
cammino verso la santità: le
varie prove e la sofferenza stessa, l'impegno nelle opere di carità, la
preghiera, le varie pratiche di penitenza e, non ultimo, l'acquisto delle
indulgenze.
Ma
poiché difficilmente possiamo presumere che in questa vita riusciremo a
giungere a quella perfezione che ci permetterebbe di essere, immediatamente
dopo il nostro trapasso, ammessi alla piena comunione con Dio, la Giustizia
Divina prevede un tempo di purificazione anche dopo la nostra morte, in quella
particolare condizione, (tradizionalmente chiamata Purgatorio), nella quale si
troverà la nostra anima al termine del nostro esilio terreno e in attesa di
giungere alla piena comunione con Dio.
Leggiamo ancora nel Catechismo: "Coloro che muoiono nell'amicizia di Dio, ma imperfettamente purificati, benché sicuri della propria salvezza eterna, vengono sottoposti, dopo la morte, ad una purificazione, al fine di ottenere la santità necessaria per entrare nella gioia di Dio":
L'indulgenza
legata alla commemorazione di tutti i defunti, il 2 novembre, è possibile
lucrarla mediante: visite
alle tombe, celebrazione Eucaristica al cimitero, visita a una Chiesa.
Si può lucrare l'indulgenza
plenaria a partire dal mezzogiorno del 1° novembre fino a tutto il 2 novembre. Si
può lucrare una sola volta ed è applicabile solo ai defunti. Visitando una
Chiesa, si reciti almeno un Padre nostro e il Credo.
A questa si aggiungono le tre solite condizioni: Confessione,
Comunione, preghiera secondo le intenzioni del Papa
(Pater, Ave, Gloria). Queste tre condizioni possono essere
adempiute anche nei giorni precedenti o seguenti il 2 novembre.
Nei giorni dall'1 all'8 novembre chi visita il cimitero e prega per i defunti può lucrare una volta al giorno l'indulgenza plenaria, applicabile ai defunti, alle condizioni di cui sopra.
È
a questo punto necessario introdurre un altro elemento importante per la
comprensione delle indulgenze che applichiamo ai nostri defunti.
In
questo cammino di perfezione e di purificazione non siamo soli, ma come i
rocciatori impegnati in una scalata siamo legati gli uni agli altri da un legame
invisibile, ma reale, che la Chiesa chiama Comunione dei Santi. Abbiamo
infatti la consapevolezza di appartenere alla stessa famiglia dei figli di Dio
e la certezza che quanto ognuno di noi opera o soffre, in comunione con Cristo e
come offerta a Padre, produce frutti di bene a favore di tutti. Dice il
Catechismo: "Noi crediamo alla comunione di tutti i fedeli in Cristo, di
coloro che sono pellegrini su questa terra, dei defunti che compiono la loro
purificazione, dei beati in cielo; tutti insieme formiamo una sola Chiesa.
Noi
crediamo che in questa comunione l'amore misericordioso di Dio e dei suoi
santi ascolta costantemente le nostre preghiere".
In
questo contesto possiamo affermare l'importanza delle preghiere di suffragio e
le indulgenze con le quali soccorriamo i nostri defunti, abbreviando i tempi
della loro purificazione.
Consideriamo
quindi un'opera altamente meritoria il ricordare coloro che ci hanno fatto del
bene, continuando a sentirci a loro vicini e solidali nel cammino di
purificazione che stanno compiendo nel Purgatorio. Ancora
più meritevole appare poi la preghiera rivolta a Dio per le anime più
abbandonate e più bisognose delle sua Misericordia:
quella devozione alle Anime Sante del Purgatorio che purtroppo sopravvive solo
nelle persone più anziane.
Non è da ritenersi cosa superata l'applicazione di Messe e suffragi in favore di chi pure non abbiamo conosciuto direttamente, quelle preghiere rivolte a Dio per le anime che attualmente si trovano in uno stato di attesa e di bisogno; un modo per farsi amici, come direbbe Vangelo, che "ci accolgano un giorno nelle dimore eterne".
Io
non so né il giorno, né l'ora, né il modo, ma ho la fede nella tua promessa.
Morti al peccato grazie al dono della tua vita, noi risusciteremo dai morti,
rivedremo coloro che abbiamo amato, con loro vivremo della tua vita divina. Oggi
siamo già riuniti nella comunione dei Santi. Signore, ti preghiamo per i morti:
accoglili nel tuo amore. Ti preghiamo per i viventi: fa' che camminino verso la
tua luce. (Philippe Wamier)
Ho
ricevuto il mio invito alla festa di questo mondo; la mia vita è stata
benedetta. I miei occhi hanno veduto, le mie orecchie hanno ascoltato. In questa
festa dovevo soltanto suonare il mio strumento: ho fatto come meglio potevo la
parte che mi era stata assegnata. Ora dico: è venuto alfine, il momento di
entrare e guardare il tuo volto e offrirti il mio silenzioso saluto. (Rabindranath
Tagore)
Se mi ami non piangere! Se tu conoscessi il mistero immenso del cielo dove ora vivo, se tu potessi vedere e sentire quello che io vedo e sento in questi orizzonti senza fine, e in questa luce che tutto investe e penetra, tu non piangeresti se mi ami.
Qui
si è ormai assorbiti dall'incanto di Dio, dalle sue espressioni di infinità
bontà e dai riflessi della sua sconfinata bellezza. Le cose di un tempo sono
così piccole e fuggevoli al confronto.
Mi
è rimasto l'affetto per te: una tenerezza che non ho mai conosciuto.
Sono
felice di averti incontrato nel tempo, anche se tutto era allora così fugace e
limitato. Ora l'amore che mi stringe profondamente a te, è gioia pura e senza
tramonto.
Mentre
io vivo nella serena ed esaltante attesa del tuo arrivo tra noi, tu pensami così!
Nelle
tue battaglie, nei tuoi momenti di sconforto e di solitudine, pensa a questa
meravigliosa casa, dove non esiste la morte, dove ci disseteremo insieme, nel
trasporto più intenso alla fonte inesauribile dell'amore e della felicità. Non
piangere più, se veramente mi ami! (S. Agostino)
Abramo
e l'angelo
Abramo,
ormai vecchissimo, era seduto su una stuoia nella sua tenda di capo tribù,
quando vide sulla pista del deserto un
angelo venirgli incontro. Ma quando l'angelo gli si fu avvicinato, Abramo ebbe
un sussulto: non era l'angelo della vita, era l'angelo della morte. Appena gli
fu di fronte Abramo si fece coraggio e gli disse: "Angelo della morte, ho
una domanda da farti: io sono amico di Dio, hai mai visto un amico desiderare la
morte dell'amico?". L'angelo rispose: "Sono io a farti una domanda:
hai mai visto un innamorato rifiutare l'incontro con la persona amata?".
Allora Abramo disse: "Angelo della morte, prendimi". (leggenda
popolare)
Una
vecchietta serena, sul letto d'ospedale, parlava con il parroco che era venuto
a visitarla.
"II
Signore mi ha donato una vita bellissima. Sono pronta a partire".
'Io
so" mormorò il parroco.
"C'è
una cosa che desidero. Quando mi seppelliranno voglio avere un cucchiaino in
mano".
" Un cucchiaino? ". Il buon parroco si mostrò autenticamente sorpreso. "Perché vuoi essere sepolta con un cucchiaino in mano?". "Mi è sempre piaciuto partecipare ai pranzi e alla cene delle feste in parrocchia. Quando arrivavo al mio posto guardavo subito se c'era il cucchiaino vicino al piatto. Sa che cosa voleva dire? Che alla fine sarebbero arrivati il dolce o il gelato".
"E
allora?". "Significava che il meglio arrivava alla fine! E proprio questo
che voglio dire al mio funerale. Quando passeranno vicino alla mia bara si
chiederanno: Perché quel cucchiaino? Voglio che lei risponda che io ho il
cucchiaino perché sta arrivando il meglio".(Bruno
Ferrero, Il segreto dei pesci rossi)
Padre
Santo, da sempre e per sempre tu sei nel tuo regno di luce; ascolta la nostra
famiglia riunita nel ricordo dei propri cari che l'hanno preceduta nelle vicende
del tempo.
Ti
rendiamo grazie per i valori di fede e di umanità che ci hanno trasmesso con le
parole e le opere. Accoglili nella tua gioia e concedi a noi di custodire e
trasmettere le loro testimonianze e i loro valori.
L'eterno
riposo dona loro, Signore, e splenda ad essi la luce perpetua, riposino in pace.
Amen.
Le
anime dei giusti sono nelle mani di Dio, nessun tormento le toccherà.
Agli
occhi degli stolti parve che morissero; la loro fine fu ritenuta una sciagura,
la
loro partenza da noi una rovina, ma essi sono nella pace.
Anche
se agli occhi degli uomini subiscono castighi, la loro speranza è piena di
immortalità.
Per
una breve pena riceveranno grandi benefici, perché Dio li ha provati e li ha
trovati degni di sé: li ha saggiati come oro nel crogiuolo e li ha graditi come
un olocausto.
Nel
giorno del loro giudizio risplenderanno; come scintille nella stoppia,
correranno qua e là. Governeranno le nazioni, avranno potere sui popoli e il
Signore regnerà per sempre su di loro.
Quanti
confidano in lui comprenderanno la verità; coloro che gli sono fedeli vivranno
presso di lui nell'amore, perché grazia e misericordia sono riservate ai suoi
eletti. (Libro della Sapienza, capitolo 3,1-9)
La
nostra patria invece è nei cieli e di là aspettiamo come salvatore il
Signore Gesù Cristo, il quale trasfigurerà il nostro misero corpo per
conformarlo al suo corpo glorioso, in virtù del potere che ha di sottomettere a
sé tutte le cose. (Lettera di S. Paolo ai Filippesi,
capitolo 3,20-21)
L'eterno
riposo Dona loro, o Signore e splenda ad essi la luce perpetua riposino in pace.
Amen.
Il De Profundis è una preghiera è
adatta per aiutare tutti i defunti, anche coloro che sono morti senza il
conforto dei Sacramenti.
Dal
profondo a te grido, o Signore; Signore, ascolta la mia voce. Siano i tuoi
orecchi attenti
alla
voce della mia preghiera. Se consideri le colpe, Signore, Signore, chi potrà
sussistere? Ma presso di te è il perdono: e avremo il tuo timore. lo spero nel
Signore, l'anima mia spera nella sua parola. L'anima mia spera nel Signore. più
che le sentinelle l'aurora. Israele attenda il Signore, perché presso il
Signore è la misericordia, e grande presso di lui la redenzione.
Egli
redimerà Israele da tutte le sue colpe. (Salmo 130)
Preghiera
di benedizione 1
dal Benedizionale
Sii
benedetto, o Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che nella tua grande
misericordia
ci hai rigenerati mediante la risurrezione di Gesù dai morti a una speranza viva, per una eredità che non si corrompe e non marcisce; ascolta la preghiera che rivolgiamo a te per tutti i nostri cari che hanno lasciato questo mondo: apri le braccia della tua misericordia e ricevili nell'assemblea gloriosa della santa Gerusalemme. Conforta quanti sono nel dolore del distacco con la certezza che i morti vivono in te e anche i corpi affidati alla terra saranno un giorno partecipi della vittoria pasquale del tuo Figlio. Tu che sul cammino della Chiesa hai posto quale segno luminoso la beata Vergine Maria, per sua intercessione sostieni la nostra fede, perché nessun ostacolo ci faccia deviare dalla strada che porta a te,
che
sei la gioia senza fine. per Cristo nostro Signore. Amen.
Preghiera
di benedizione 2
dal Benedizionale
Dio di infinita misericordia, che stringi in un unico abbraccio tutte le anime redente dal sangue del tuo Figlio, noi ci presentiamo davanti a te con la mestizia e il dolore per il distacco dai nostri cari defunti, ma con la fede e la speranza che il tuo Spirito ha acceso nei nostri cuori. La morte non ha distrutto la comunione di carità che unisce la Chiesa pellegrina sulla terra alle sorelle e ai fratelli che hanno lasciato questo mondo. Accogli, o Signore, le preghiere e le opere che umilmente ti offriamo, perché le loro anime contemplino la gloria del tuo volto. Fa' che quando giungerà la nostra ora possiamo allietarci della tua dolce presenza nell'assemblea degli angeli e dei santi e rendere grazie a te, termine ultimo di ogni umana attesa. Per Cristo nostro Signore Amen.
C.
O Dio, vieni a salvarmi.
A.
Signore, vieni presto in mio aiuto.
C.
Gloria al Padre e al Figlio ed allo Spirito Santo.
A.
Come era nel principio e ora e sempre e nei secoli dei secoli. Amen.
In
luogo del seguente inno si può eseguire un canto adatto.
O
Cristo, che piangesti per la morte di Lazzaro,
e
vivo lo rendesti a Marta ed a Maria,
Tu
implorasti il perdono per i tuoi uccisori,
e
al ladrone pentito promettesti il tuo regno.
Tu
che in croce affidasti a Giovanni la Madre
fa'
che ella ci assista nell'ora della morte.
Concedi,
o buon Pastore, ai fratelli defunti
di
vedere il tuo volto nella gloria dei cieli.
A
te sia gloria, o Cristo, speranza delle genti
al
Padre e al Santo Spirito nei secoli dei secoli. Amen.
La salmodia è composta da tre salmi.
Ogni salmo è preceduto da un'antifona letta da un solista. L'antifona viene
ripetuta da tutti alla fine del salmo.
1
Ant.
Il Signore ti custodisce da ogni male, protegge la tua vita.
Alzo
gli occhi verso i monti: da dove mi verrà l'aiuto?
Il
mio aiuto viene dal Signore, Che ha fatto cielo e terra.
Non
lascerà vacillare il tuo piede,
non
si addormenterà il tuo custode.
Non
si addormenta, non prende sonno, il custode d'Israele.
Il
Signore è il tuo custode,
il
Signore è come ombra che ti copre, e sta alla tua destra.
Di
giorno non ti colpirà il sole, ne la luna di notte.
Il
Signore ti proteggerà da ogni male,
egli
proteggerà la tua vita.
Il
Signore veglierà su di te, quando esci e quando entri, da ora e per sempre.
1
Ant.
Il Signore ti custodisce da ogni male, protegge la tua vita.
2
Ant.
Se tu guardi le colpe, o Signore, chi resisterà.
Dal
profondo a te grido, o Signore;
Signore, ascolta la mia voce. Siano i tuoi orecchi attenti alla voce della mia preghiera. Se consideri le colpe, Signore, Signore, chi potrà sussistere? Ma presso di te è il perdono, perciò avremo il tuo timore. Io spero nel Signore, l'anima mia spera nella sua parola.
L'anima
mia attende il Signore più che le sentinelle l'aurora. Israele attenda il
Signore, perché presso il Signore è la misericordia, grande è presso di lui
la redenzioe;
egli
redimerà Israele da tutte le sue colpe.
2
Ant.
Se tu guardi le colpe, o Signore, chi resisterà.
3
Ant.
Come il Padre risuscita e da' la vita, anche il Figlio da' la vita a quelli che
ama.
Cristo
Gesù, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua
uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e
divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso
facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. Per questo Dio ti ha
esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopradi ogni altro nome; perché nel
nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra;
e
ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre.
3
Ant.
Come il Padre risuscita e da' la vita, anche il Figlio da' la vita a quelli che
ama.
LETTURA
BREVE
(1 Cor. 15, 55-57)
Dov'è, o morte, la tua vittoria? Dov'è, o morte, il tuo pungiglione? Il pungiglione della morte è il peccato e la forza del peccato è la legge. Siano rese grazie a Dio che ci da' la vittoria per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo!
C.
Nella tua misericordia, Signore, dona loro la pace.
R.
Nella tua misericordia, Signore, dona loro la pace.
C.
Tu che verrai a giudicare i vivi e i morti:
R.
Dona loro la pace.
C.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
R.
Nella tua misericordia, Signore, dona loro la pace.
Quelli
che il Padre mi ha dati, verranno a me; e chi viene a me non lo respingerò.
L'anima
mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché
ha guardato l'umiltà della sua serva.
D'ora
in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi
cose ha fatto in me l'Onnipotente e Santo è il suo nome:
di
generazione in generazione la sua misericordia si stende su quelli che lo
temono.
Ha
spiegato la potenza del suo braccio,
ha
disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha
rovesciato i potenti dai troni,
ha
innalzato gli umili;
ha
ricolmato di beni gli affamati,
ha
rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha
soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come aveva
promesso ai nostri padri, ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre.
Ant.
Al Magnificat
Quelli che il Padre mi ha dati, verranno a me; e chi viene a me non lo respingerò.
C.
Il Cristo Signore trasfigurerà il nostro misero corpo a immagine del suo
corpo glorioso. A lui rivolgiamo la nostra lode:
R. Tu sei la vita e la risurrezione nostra, Signore.
C.
Cristo, Figlio del Dio vivente, che hai risuscitato dai morti il tuo amico
Lazzaro, risuscita alla vita e alla gloria eterna i defunti, che hai redento a
prezzo del tuo sangue.
R. Tu sei la vita e la risurrezione nostra, Signore.
C.
Cristo, che hai consolato le sorelle di Lazzaro e i familiari del ragazzo e
della fanciulla morta, conforta coloro che piangono per la morte dei loro cari.
R. Tu sei la vita e la risurrezione nostra, Signore.
C.
Cristo Salvatore, libera il nostro corpo mortale dal dominio del peccato, donaci
il premio della vita eterna.
R. Tu sei la vita e la risurrezione nostra, Signore.
C.
Cristo redentore, guarda con bontà coloro che vivono sen
za
speranza, perché non ti conoscono, dona loro la fede nella risurrezione e nella
vita futura.
R. Tu sei la vita e la risurrezione nostra, Signore.
C.
Tu, che aprendo gli occhi al cieco, ti sei rivelato allo stupore del suo sguardo
rivela il tuo volto ai defunti, che sono ancora privi della tua visione
gloriosa.
R. Tu sei la vita e la risurrezione nostra, Signore.
C.
O Signore, quando sarà disfatta la nostra tenda in questo mondo, preparaci una
casa eterna non costruita da mani d'uomo, nella pace della santa Gerusalemme.
R. Tu sei la vita e la risurrezione
nostra, Signore.
Padre
nostro...
C.
Ascolta, o Dio, la preghiera che la comunità dei credenti innalza a te nella
fede del Signore risorto, e conferma in noi la beata speranza che insieme ai
nostri fratelli defunti risorgeremo in Cristo a vita nuova. Egli è Dio, e vive
e regna con Te, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.
A.
Amen.