I NOSTRI DEFUNTi

(MISSIONE DEHONIANA - Santuarioo SS. Salvatore – 70031 Andria - BARI )

QUANTE DOMANDE SULLA MORTE?.

Perché si teme tanto la morte? Forse per il fatto che di fron­te allo spettro del trapasso ci si apre a tanti interrogativi come... dove andrà a finire il nostro corpo? che cosa ci atten­de al momento della disgregazione della nostra carne mor­tale? quale sarà il nostro futuro?... in una parola: si accresce l'inquietudine dell'incertezza e dell'imprevisto per il quale vor­remmo conoscere in anticipo che cosa ne sarà di noi. Con­temporaneamente però il timore del trapasso viene accresciuto dai vincoli di sicurezza che ci legano al mondo presente; le sicurezze economiche come le certezze terrene o il fatto stes­so di godere delle cose di questo mondo su cui anche incon­sapevolmente riponiamo le nostre certezze costituiscono un grosso appiglio ormai inevitabile in quanto ci hanno vincola­ti alla terra, ed è, pertanto, penoso il solo pensiero di dovercene separare per un futuro che costituisce la nostra inco­gnita. A tutto questo c'è da aggiungere l'inquietudine e la paura per determinate situazioni familiari precarie quali, ad esempio, la moglie che resta vedova con parecchi figli a cari­co, quella determinata situazione economica familiare a cui nessuno al mio posto farà fronte, e altro ancora.

Questo significa che, indipendentemente dal concetto che ne possiamo avere, quella della morte è un'esperienza che resta tutt'altro che fittizia e che appartiene alla normalità del procedere dell'esistenza umana; in altre parole, essa è inevi­tabile in quanto appartiene alla dinamica stessa della nostra vita. Anche la Scrittura (Quolet e testi sapienziali) afferma l'i­nevitabilità della morte: "l'uomo è come l'erba", "come il fio­re del campo"; "come l'erba che a mattino germoglia e alla sera è falciata e dissecca". Il poeta Ungaretti paragonava i defunti alla moltitudine delle foglie cadenti dagli alberi nella stagione autunnale: "Si sta come d'autunno sugli alberi le foglie" ad intendere che la morte è implicitamente parago­nabile all'autunno con lo spogliamento degli alberi.

Ne deriva allora che l'uomo non può bandire dalla propria vita l'esistenza della morte né tentare di raggirarla attraverso vani esperimenti o espedienti di sorta. Piuttosto, occorre che noi ci disponiamo ad accettare questa realtà tanto diffusa quanto necessaria, riconoscendola come normale dimensio­ne del nostro vissuto; tale soluzione non potrà che apportare nel nostro animo quel sentimento di "provvisorietà" di cui è caratterizzata la vita terrena. Accettare risolutamente la pos­sibilità del transito vuol dire disporre il nostro spirito all'u­miltà e all'accettazione di se stessi come uomini provvisori, precari e pertanto limitati, come limitati sono anche lo spa­zio e il tempo che abbiamo a disposizione.

L'accettazione della morte non vuol dire lasciare che que­sta ci assilli e quindi si impadronisca della nostra vita fino a pri­varcene anticipatamente, ma semplicemente avere tutti i pre­supposti per vivere in pienezza la vita terrena. In altre parole, accettare la possibilità del morire vuol dire qualificare al meglio la nostra vita, anche se questa si dimostrasse breve e limitata. Così affermava anche Sallustio: "Poiché la nostra vita è bre­ve, occorre che ci adoperiamo a rendere vivo ai posteri il miglio­re ricordo di noi stessi e vivere la storia come lo scenario in cui si muovono gli avvenimenti".

Tuttavia ci domandiamo: la morte è davvero l'ultima paro­la nella vita dell'uomo? Davvero essa pone fine definitivamente ai nostri giorni? Insomma: è proprio vero che, con lo spegnersi del nostro corpo, tutto finisce inesorabilmente senza conti­nuità né possibilità di ritorno?

È la domanda che l'uomo da sempre si è posto; non sono rari gli studiosi che hanno interpretato la tendenza umana ad edificare tombe ed epitaffi come una sorta di illusione o di fuga dalla stessa morte, nel senso che in tali costruzioni l'uo­mo tende a ricercare l'eternità laddove scopre i limiti del tem­po, costruendosi così l'illusione di una vita senza fine. Sempre secondo determinate concezioni filosofiche, la paura della fine avrebbe condotto gli uomini a rifugiarsi nella certezza della vita oltre la morte.

Tuttavia una risposta a questo interrogativo impellente deve pur esserci: possibile che la morte debba avere l'ultima paro­la nella vita dell'uomo?

E a tale domanda non possiamo dare risposte certe se non appoggiandoci alla fede ossia all'accettazione libera e spon­tanea del dato rivelato: nella fede noi cristiani accettiamo come reale e veritiero l'insegnamento di Gesù sulla morte come vita eterna, alla quale tutti siamo stati destinati e nessun altro espe­diente potrà mai recarci consolazione se non le parole della fede, vale a dire l'accettazione ferma e decisa del mistero del­la Resurrezione di Gesù che segna anche per noi il passaggio dalla morte alla vita.

Non le razionalizzazioni o le ipotesi scientifiche potranno mai offrire una risposta esauriente all'interrogativo suddetto che assilla l'umanità, ma solamente il ricorso alla fede e, per ciò stesso, alla speranza nella vita immortale; ci crediamo per­ché Dio ce lo ha rivelato nella Scrittura e in Cristo e questo è per noi sufficiente.

 

LA PREGHIERA PER I DEFUNTI

RISPETTO PER I MORTI

Presso tutte le religioni, fin dai tempi più remoti, è diffuso il rispetto e il culto per i defunti. Sono stati costruiti mausolei in loro ricordo; le imbalsamazioni in uso presso certi popoli, le offerte, i riti sacrificali, dimostrano quanto sia sentito il dove­re di onorare coloro che ci hanno lasciato per una vita oltre la morte.

Per molti è un preciso dovere di gratitudine per il bene rice­vuto, a partire dal dono della vita, ai valori intellettuali, mora­li, materiali con cui i nostri cari ci hanno beneficato durante la vita. Purtroppo sovente questo nobile sentimento viene espres­so in maniera errata, con ostentazione di potere e ricchezza che non servono assolutamente al defunto, tanto meno a puri­ficarlo dai peccati commessi durante la vita.

Una tomba di marmo pregiato, una cassa di legno prezio­so, un funerale sfarzoso... sono il più delle volte spreco inu­tile di denaro che avrebbe potuto essere devoluto in opere di grande valore sociale e caritativo, di cui il defunto avrebbe goduto un grande beneficio.

 

SOLIDARIETA CON I DEFUNTI

La morte non spezza i legami che abbiamo con i defunti. Le "tre" Chiese: peregrinante, purificante, trionfante, riman­gono strettamente unite come realtà comunicanti: i beni di una si riversano sulle altre. È una verità di fede che procla­miamo nel simbolo apostolico quando affermiamo: "credo nella comunione dei santi".

Con queste differenze. Noi che siamo ancora in vita possia­mo con fiducia invocare e ottenere l'aiuto dei beati in cielo, que­sti sicuramente intercedono per noi, (particolarmente i nostri patroni, i parenti, gli amici, le persone che abbiamo amato).

Le anime del Purgatorio invece si trovano in una condizio­ne per la quale non possono più meritare per sé stessi; men­tre noi abbiamo possibilità di aiutarli, ad attenuare le loro sof­ferenze, abbreviando la loro purificazione.

Da sempre la Chiesa accompagna i defunti, dopo la mor­te, con particolari riti e preghiere. La liturgia esequiale onora il corpo del defunto in cui Dio è stato presente mediante la Grazia dei Sacramenti e spinge lo sguardo all'ultimo avveni­mento della storia, quando Cristo tornerà glorioso per ridare vita ai corpi e renderli partecipi della sua gloria.

Il più grande desiderio dell'uomo è vincere la morte, che tro­va la risposta certa in Gesù morto e risorto, salito al cielo per preparare un posto per ciascuno di noi. Accomiatandosi dai discepoli Gesù ha promesso: "Vado a prepararvi un posto. Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché anche voi siate dove sono io" (Gv 14,2-4). Per questo la liturgia esequiale è una celebrazio­ne pasquale: un momento in cui i fedeli, mentre pregano per il defunto, affidandolo alla misericordia di Dio, ravvivano la propria fede e speranza in Cristo che tutti attende nel suo regno di amore.

Una delle preghiere recita: "Dio, Padre misericordioso, tu ci doni la certezza che nei fedeli defunti si compie il mistero del tuo Figlio, morto e risorto: per questa fede che noi pro­fessiamo, concedi al nostro fratello che si è addormentato in Cristo, di risvegliarsi con noi nella gioia della risurrezione".

 

COME AIUTARE I NOSTRI DEFUNTI

La Chiesa, madre e maestra, ci addita parecchi mezzi per suffragare le anime dei nostri cari e aiutarle a raggiungere la pienezza della vita eterna.

L'aiuto più efficace è la S. Messa, la Comunione fatta in suf­fragio dei defunti. La celebrazione Eucaristica, rinnovando il sacrificio di Gesù, è l'atto supremo di adorazione e riparazio­ne che possiamo offrire a Dio per le anime dei defunti.

La preghiera è un mezzo sempre efficace, alla portata di tut­ti, tanto più efficace quando non chiediamo aiuti e beni per noi stessi, ma perdono e salvezza per le anime dei nostri cari. Oltretutto per molti di noi è un dovere di gratitudine per il bene ricevuto da parenti e amici e, insieme, una garanzia per­ché le anime, giunte in Paradiso, pregheranno per noi.

Tra le preghiere tanto raccomandate c'è la recita del Rosa­rio, con l'aggiunta dopo il Gloria, di una invocazione per i defunti: l'Eterno riposo.

Oltre la preghiera possiamo suffragare le anime con morti­ficazioni, sacrifici, penitenze, beneficenza e atti di carità, in riparazione dei peccati commessi mentre erano in vita.

 

LE INDULGENZE

La ricorrenza della Commemorazione dei Fedeli Defunti, suscita in tutti noi il ricordo di chi ci ha lasciato e il desiderio di rinnovare nella preghiera quegli affetti che ci hanno tenu­to uniti ai nostri cari durante la loro vita terrena. È ciò che espri­miamo con il termine suffragio: parola che deriva dal verbo latino suffragari che significa: soccorrere, sostenere aiutare.

In vari modi la Chiesa ci insegna che possiamo suffragare le anime dei nostri cari defunti: con la celebrazione di Sante Messe, con i meriti che acquistiamo compiendo le opere di carità, con l'applicazione delle indulgenze. In particolare su questa pratica, ultimamente un po' trascurata, vogliamo sof­fermare il nostro pensiero.

 

CHE COSA SONO LE INDULGENZE

Leggiamo dal catechismo la definizione. L'indulgenza è la remissione dinanzi a Dio della pena temporale per i peccati, già rimessi quanto alla colpa, che il fedele, debitamente dispo­sto, e a determinate condizioni, acquista per intervento della Chiesa la quale, come ministra della redenzione, autoritati­vamente dispensa ed applica il tesoro delle soddisfazioni di Cristo e dei Santi.

Al di là del linguaggio, sempre piuttosto tecnico nelle for­mulazioni ufficiali, cerchiamo di tradurre il tutto in termini più semplici. La teologia cattolica insegna che ogni nostro pec­cato ha una duplice conseguenza: genera una colpa e com­porta una pena.

Mentre la colpa, che possiamo concepire come la rottura o il deturpamento dell'amicizia con Dio, è rimessa dall'assolu­zione sacramentale nella confessione, (attraverso la quale Dio cancella l'offesa ricevuta), la pena permane anche oltre l'as­soluzione. Allontaniamo da noi ogni pensiero che si tratti di una castigo che Dio infligge, analogamente a quanto avvie­ne nel codice penale per i reati commessi contro la legge degli uomini. La pena di cui parliamo è una conseguenza che deri­va dalla natura stessa del peccato, che, oltre ad essere offesa a Dio, è anche contaminazione e corruzione dell'uomo. I nostri peccati infatti rendono sempre più faticosa e la ricostruzione, dell'amicizia con Dio e il superare quella inevitabile inclina­zione al male che permane anche dopo la remissione sacra­mentale, come conseguenza del peccato stesso.

Semplificando, pensiamo ad una ferita: anche dopo che ha smesso di sanguinare continua a darci dolore, ed è un punto debole: basta un piccolo urto perché riprenda l'emorragia. Il nostro corpo deve faticare per ricostruire il tessuto nella sua integrità e solo allora possiamo dirci veramente guariti. Il pec­cato è una ferita dell'anima e anche dopo il nostro pentimento e l'assoluzione sacramentale rimane come una debolezza: sia­mo più fragili, più soggetti a ricadere proprio dove siamo già caduti, rischiamo che quella ferita non pienamente rimargi­nata, si riapra proprio nello stesso punto.

 

FUNZIONE DELLE INDULGENZE

Le indulgenze che possiamo acquistare anche per noi stes­si (esempio il perdono d'Assisi o le indulgenze dell'Anno San­to) sono come un medicamento cicatrizzante, ci confermano nel proposito di rinnegare il peccato e sanciscono la nostra volontà di aderire pienamente al progetto di Dio. Pensiamo ancora cosa avviene quando l'amicizia tra due viene infran­ta. Essa si ricostruirà ma con fatica; anche dopo che l'offesa è stata perdonata, rimane come una difficoltà nei rapporti, finché con il tempo e la reciproca buona volontà non si rimuo­vono completamente le cause e i ricordi del litigio.

Ora noi non possiamo certamente dubitare della volontà di Dio di riammetterci alla sua piena comunione, ma dobbia­mo dubitare delle nostre capacità a staccarci completamente dal peccato e da ogni affetto malsano; è necessario un lun­go cammino di conversione e di purificazione.

La pena temporale non è quindi da concepire come una ven­detta di Dio ma come il tempo necessario a noi per rigenera­re la nostra capacità di amare Dio sopra ogni cosa. Questa pena temporale esige di essere compiuta in questa vita come riparazione, o in Purgatorio come purificazione. Nel cammino terreno il cristiano dovrà quindi cercare quei mezzi di purifi­cazione che facilitano il cammino verso la santità: le varie pro­ve e la sofferenza stessa, l'impegno nelle opere di carità, la preghiera, le varie pratiche di penitenza e, non ultimo, l'ac­quisto delle indulgenze.

Ma poiché difficilmente possiamo presumere che in questa vita riusciremo a giungere a quella perfezione che ci permet­terebbe di essere, immediatamente dopo il nostro trapasso, ammessi alla piena comunione con Dio, la Giustizia Divina pre­vede un tempo di purificazione anche dopo la nostra morte, in quella particolare condizione, (tradizionalmente chiamata Purgatorio), nella quale si troverà la nostra anima al termine del nostro esilio terreno e in attesa di giungere alla piena comu­nione con Dio.

Leggiamo ancora nel Catechismo: "Coloro che muoiono nell'amicizia di Dio, ma imperfettamente purificati, benché sicuri della propria salvezza eterna, vengono sottoposti, dopo la morte, ad una purificazione, al fine di ottenere la santità necessaria per entrare nella gioia di Dio":

 

COME OTTENERE INDULGENZE PER I DEFUNTI?

L'indulgenza legata alla commemorazione di tutti i defun­ti, il 2 novembre, è possibile lucrarla mediante: visite alle tom­be, celebrazione Eucaristica al cimitero, visita a una Chiesa. Si può lucrare l'indulgenza plenaria a partire dal mezzogiorno del 1° novembre fino a tutto il 2 novembre. Si può lucrare una sola volta ed è applicabile solo ai defunti. Visitando una Chie­sa, si reciti almeno un Padre nostro e il Credo. A questa si aggiungono le tre solite condizioni: Confessione, Comunio­ne, preghiera secondo le intenzioni del Papa (Pater, Ave, Glo­ria). Queste tre condizioni possono essere adempiute anche nei giorni precedenti o seguenti il 2 novembre.

Nei giorni dall'1 all'8 novembre chi visita il cimitero e pre­ga per i defunti può lucrare una volta al giorno l'indulgenza plenaria, applicabile ai defunti, alle condizioni di cui sopra.

 

LA COMUNIONE DEI SANTI

È a questo punto necessario introdurre un altro elemento importante per la comprensione delle indulgenze che appli­chiamo ai nostri defunti.

In questo cammino di perfezione e di purificazione non sia­mo soli, ma come i rocciatori impegnati in una scalata siamo legati gli uni agli altri da un legame invisibile, ma reale, che la Chiesa chiama Comunione dei Santi. Abbiamo infatti la con­sapevolezza di appartenere alla stessa famiglia dei figli di Dio e la certezza che quanto ognuno di noi opera o soffre, in comunione con Cristo e come offerta a Padre, produce frut­ti di bene a favore di tutti. Dice il Catechismo: "Noi credia­mo alla comunione di tutti i fedeli in Cristo, di coloro che sono pellegrini su questa terra, dei defunti che compiono la loro purificazione, dei beati in cielo; tutti insieme formiamo una sola Chiesa.

Noi crediamo che in questa comunione l'amore misericor­dioso di Dio e dei suoi santi ascolta costantemente le nostre preghiere".

In questo contesto possiamo affermare l'importanza del­le preghiere di suffragio e le indulgenze con le quali soc­corriamo i nostri defunti, abbreviando i tempi della loro puri­ficazione.

Consideriamo quindi un'opera altamente meritoria il ricor­dare coloro che ci hanno fatto del bene, continuando a sen­tirci a loro vicini e solidali nel cammino di purificazione che stanno compiendo nel Purgatorio. Ancora più meritevole appa­re poi la preghiera rivolta a Dio per le anime più abbandona­te e più bisognose delle sua Misericordia: quella devozione alle Anime Sante del Purgatorio che purtroppo sopravvive solo nel­le persone più anziane.

Non è da ritenersi cosa superata l'applicazione di Messe e suffragi in favore di chi pure non abbiamo conosciuto diret­tamente, quelle preghiere rivolte a Dio per le anime che attual­mente si trovano in uno stato di attesa e di bisogno; un modo per farsi amici, come direbbe Vangelo, che "ci accolgano un giorno nelle dimore eterne".

 

PREGHIAMO PER I NOSTRI DEFUNTI

Io non so né il giorno, né l'ora, né il modo

Io non so né il giorno, né l'ora, né il modo, ma ho la fede nella tua promessa. Morti al peccato grazie al dono della tua vita, noi risusciteremo dai morti, rivedremo coloro che abbiamo amato, con loro vivremo della tua vita divina. Oggi siamo già riuniti nella comunione dei Santi. Signore, ti preghiamo per i morti: accoglili nel tuo amore. Ti preghiamo per i viventi: fa' che camminino verso la tua luce. (Philippe Wamier)

 

L'invito alla festa

Ho ricevuto il mio invito alla festa di questo mondo; la mia vita è stata benedetta. I miei occhi hanno veduto, le mie orecchie hanno ascoltato. In questa festa dovevo soltanto suonare il mio strumento: ho fatto come meglio potevo la parte che mi era stata assegnata. Ora dico: è venuto alfine, il momento di entrare e guardare il tuo volto e offrirti il mio silenzioso saluto. (Rabindranath Tagore)

 

Se mi ami non piangere

Se mi ami non piangere! Se tu conoscessi il mistero immen­so del cielo dove ora vivo, se tu potessi vedere e sentire quello che io vedo e sento in questi orizzonti senza fine, e in questa luce che tutto investe e penetra, tu non piange­resti se mi ami.

Qui si è ormai assorbiti dall'incanto di Dio, dalle sue espres­sioni di infinità bontà e dai riflessi della sua sconfinata bel­lezza. Le cose di un tempo sono così piccole e fuggevoli al con­fronto.

Mi è rimasto l'affetto per te: una tenerezza che non ho mai conosciuto.

Sono felice di averti incontrato nel tempo, anche se tutto era allora così fugace e limitato. Ora l'amore che mi stringe profon­damente a te, è gioia pura e senza tramonto.

Mentre io vivo nella serena ed esaltante attesa del tuo arrivo tra noi, tu pensami così!

Nelle tue battaglie, nei tuoi momenti di sconforto e di solitu­dine, pensa a questa meravigliosa casa, dove non esiste la mor­te, dove ci disseteremo insieme, nel trasporto più intenso alla fonte inesauribile dell'amore e della felicità. Non piangere più, se veramente mi ami! (S. Agostino)

 

Abramo e l'angelo

Abramo, ormai vecchissimo, era seduto su una stuoia nella sua tenda di capo tribù,

quando vide sulla pista del deserto un angelo venirgli incontro. Ma quando l'angelo gli si fu avvicinato, Abramo ebbe un sus­sulto: non era l'angelo della vita, era l'angelo della morte. Appena gli fu di fronte Abramo si fece coraggio e gli disse: "Angelo della morte, ho una domanda da farti: io sono amico di Dio, hai mai visto un amico desiderare la morte dell'amico?". L'angelo rispose: "Sono io a farti una domanda: hai mai visto un innamorato rifiutare l'incontro con la persona amata?". Allora Abramo disse: "Angelo della morte, prendimi". (leggenda popolare)

 

Il cucchiaino

Una vecchietta serena, sul letto d'ospedale, parlava con il par­roco che era venuto a visitarla.

"II Signore mi ha donato una vita bellissima. Sono pronta a partire".

'Io so" mormorò il parroco.

"C'è una cosa che desidero. Quando mi seppelliranno voglio avere un cucchiaino in mano".

" Un cucchiaino? ". Il buon parroco si mostrò autenticamente sor­preso. "Perché vuoi essere sepolta con un cucchiaino in mano?". "Mi è sempre piaciuto partecipare ai pranzi e alla cene delle feste in parrocchia. Quando arrivavo al mio posto guardavo subito se c'era il cucchiaino vicino al piatto. Sa che cosa vole­va dire? Che alla fine sarebbero arrivati il dolce o il gelato".

"E allora?". "Significava che il meglio arrivava alla fine! E proprio que­sto che voglio dire al mio funerale. Quando passeranno vici­no alla mia bara si chiederanno: Perché quel cucchiaino? Voglio che lei risponda che io ho il cucchiaino perché sta arri­vando il meglio".(Bruno Ferrero, Il segreto dei pesci rossi)

 

Preghiera per i nostri cari defunti

Padre Santo, da sempre e per sempre tu sei nel tuo regno di luce; ascolta la nostra famiglia riunita nel ricordo dei propri cari che l'hanno preceduta nelle vicende del tempo.

Ti rendiamo grazie per i valori di fede e di umanità che ci hanno trasmesso con le parole e le opere. Accoglili nella tua gioia e concedi a noi di custodire e trasmettere le loro testimonianze e i loro valori.

L'eterno riposo dona loro, Signore, e splenda ad essi la luce perpetua, riposino in pace. Amen.

 

Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio

Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio, nessun tormento le toccherà.

Agli occhi degli stolti parve che morissero; la loro fine fu ritenuta una sciagura,

la loro partenza da noi una rovina, ma essi sono nella pace.

Anche se agli occhi degli uomini subiscono castighi, la loro speranza è piena di immortalità.

Per una breve pena riceveranno grandi benefici, perché Dio li ha provati e li ha trovati degni di sé: li ha saggiati come oro nel crogiuolo e li ha graditi come un olocausto.

Nel giorno del loro giudizio risplenderanno; come scintille nella stoppia, correranno qua e là. Governeranno le nazioni, avranno potere sui popoli e il Signore regnerà per sempre su di loro.

Quanti confidano in lui comprenderanno la verità; coloro che gli sono fedeli vivranno presso di lui nell'amore, perché grazia e misericordia sono riservate ai suoi eletti. (Libro della Sapienza, capitolo 3,1-9) 

 

La nostra patria è nei cieli

La nostra patria invece è nei cieli e di là aspettiamo come sal­vatore il Signore Gesù Cristo, il quale trasfigurerà il nostro mise­ro corpo per conformarlo al suo corpo glorioso, in virtù del potere che ha di sottomettere a sé tutte le cose. (Lettera di S. Paolo ai Filippesi, capitolo 3,20-21)

 

L'eterno riposo

L'eterno riposo Dona loro, o Signore e splenda ad essi la luce perpetua riposino in pace. Amen.

 

De Profundis

Il De Profundis è una preghiera è adatta per aiutare tutti i defunti, anche coloro che sono morti senza il conforto dei Sacramenti.

Dal profondo a te grido, o Signore; Signore, ascolta la mia voce. Siano i tuoi orecchi attenti

alla voce della mia preghiera. Se consideri le colpe, Signore, Signore, chi potrà sussistere? Ma presso di te è il perdono: e avremo il tuo timore. lo spero nel Signore, l'anima mia spera nella sua parola. L'anima mia spera nel Signore. più che le sentinelle l'aurora. Israele attenda il Signore, perché presso il Signore è la misericordia, e grande presso di lui la redenzione.

Egli redimerà Israele da tutte le sue colpe. (Salmo 130)

 

Preghiera di benedizione 1 dal Benedizionale

Sii benedetto, o Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che nella tua grande misericordia

ci hai rigenerati mediante la risurrezione di Gesù dai morti a una speranza viva, per una eredità che non si corrompe e non marcisce; ascolta la preghiera che rivolgiamo a te per tutti i nostri cari che hanno lasciato questo mondo: apri le braccia della tua misericordia e ricevili nell'assemblea gloriosa della santa Gerusalemme. Conforta quanti sono nel dolore del distacco con la certezza che i morti vivono in te e anche i corpi affidati alla terra saranno un giorno partecipi della vittoria pasquale del tuo Figlio. Tu che sul cammino della Chiesa hai posto quale segno luminoso la beata Vergine Maria, per sua intercessione sostieni la nostra fede, perché nessun ostacolo ci faccia deviare dalla strada che porta a te,

che sei la gioia senza fine. per Cristo nostro Signore. Amen.

 

Preghiera di benedizione 2 dal Benedizionale

Dio di infinita misericordia, che stringi in un unico abbraccio tutte le anime redente dal sangue del tuo Figlio, noi ci presentiamo davanti a te con la mestizia e il dolore per il distacco dai nostri cari defunti, ma con la fede e la speranza che il tuo Spirito ha acceso nei nostri cuori. La morte non ha distrutto la comunione di carità che unisce la Chiesa pellegrina sulla terra alle sorelle e ai fratelli che hanno lasciato questo mondo. Accogli, o Signore, le preghiere e le opere che umilmente ti offriamo, perché le loro anime contemplino la gloria del tuo volto. Fa' che quando giungerà la nostra ora possiamo allietarci della tua dolce presenza nell'assemblea degli angeli e dei santi e rendere grazie a te, termine ultimo di ogni umana attesa. Per Cristo nostro Signore Amen.

 

VESPRI DEI DEFUNTI

C. O Dio, vieni a salvarmi.

A. Signore, vieni presto in mio aiuto.

C. Gloria al Padre e al Figlio ed allo Spirito Santo.

A. Come era nel principio e ora e sempre e nei secoli dei seco­li. Amen.

Inno

In luogo del seguente inno si può eseguire un canto adatto.

O Cristo, che piangesti per la morte di Lazzaro,

e vivo lo rendesti a Marta ed a Maria,

Tu implorasti il perdono per i tuoi uccisori,

e al ladrone pentito promettesti il tuo regno.

Tu che in croce affidasti a Giovanni la Madre

fa' che ella ci assista nell'ora della morte.

Concedi, o buon Pastore, ai fratelli defunti

di vedere il tuo volto nella gloria dei cieli.

A te sia gloria, o Cristo, speranza delle genti

al Padre e al Santo Spirito nei secoli dei secoli. Amen.

SALMODIA

La salmodia è composta da tre salmi. Ogni salmo è preceduto da un'an­tifona letta da un solista. L'antifona viene ripetuta da tutti alla fine del salmo. 

1 Ant. Il Signore ti custodisce da ogni male, protegge la tua vita. 

Alzo gli occhi verso i monti: da dove mi verrà l'aiuto?

Il mio aiuto viene dal Signore, Che ha fatto cielo e terra.

Non lascerà vacillare il tuo piede,

non si addormenterà il tuo custode.

Non si addormenta, non prende sonno, il custode d'Israele.

Il Signore è il tuo custode,

il Signore è come ombra che ti copre, e sta alla tua destra.

Di giorno non ti colpirà il sole, ne la luna di notte.

Il Signore ti proteggerà da ogni male,

egli proteggerà la tua vita.

Il Signore veglierà su di te, quando esci e quando entri, da ora e per sempre. 

1 Ant. Il Signore ti custodisce da ogni male, protegge la tua vita. 

2 Ant. Se tu guardi le colpe, o Signore, chi resisterà.  

Dal profondo a te grido, o Signore;

Signore, ascolta la mia voce. Siano i tuoi orecchi attenti alla voce della mia preghiera. Se consideri le colpe, Signore, Signore, chi potrà sussistere? Ma presso di te è il perdono, perciò avremo il tuo timore. Io spero nel Signore, l'anima mia spera nella sua parola.

L'anima mia attende il Signore più che le sentinelle l'aurora. Israele attenda il Signore, perché presso il Signore è la misericordia, grande è presso di lui la redenzioe;

egli redimerà Israele da tutte le sue colpe. 

2 Ant. Se tu guardi le colpe, o Signore, chi resisterà. 

3 Ant. Come il Padre risuscita e da' la vita, anche il Figlio da' la vita a quelli che ama. 

Cristo Gesù, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. Per questo Dio ti ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopradi ogni altro nome; perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra;

e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre. 

3 Ant. Come il Padre risuscita e da' la vita, anche il Figlio da' la vita a quelli che ama.

 

LETTURA BREVE (1 Cor. 15, 55-57)

Dov'è, o morte, la tua vittoria? Dov'è, o morte, il tuo pungi­glione? Il pungiglione della morte è il peccato e la forza del peccato è la legge. Siano rese grazie a Dio che ci da' la vitto­ria per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo!

 

RESPONSORIO BREVE

C. Nella tua misericordia, Signore, dona loro la pace.

R. Nella tua misericordia, Signore, dona loro la pace.

C. Tu che verrai a giudicare i vivi e i morti:

R. Dona loro la pace.

C. Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

R. Nella tua misericordia, Signore, dona loro la pace. 

Ant. Al Magnificat

Quelli che il Padre mi ha dati, verranno a me; e chi viene a me non lo respingerò.

L'anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l'umiltà della sua serva.

D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.

Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente e Santo è il suo nome:

di generazione in generazione la sua misericordia si stende su quelli che lo temono.

Ha spiegato la potenza del suo braccio,

ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;

ha rovesciato i potenti dai troni,

ha innalzato gli umili;

ha ricolmato di beni gli affamati,

ha rimandato i ricchi a mani vuote.

Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come aveva promesso ai nostri padri, ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre. 

Ant. Al  Magnificat Quelli che il Padre mi ha dati, verranno a me; e chi viene a me non lo respingerò. 

INTERCESSIONI

C. Il Cristo Signore trasfigurerà il nostro misero corpo a imma­gine del suo corpo glorioso. A lui rivolgiamo la nostra lode:

R. Tu sei la vita e la risurrezione nostra, Signore.

C. Cristo, Figlio del Dio vivente, che hai risuscitato dai morti il tuo amico Lazzaro, risuscita alla vita e alla gloria eterna i defunti, che hai redento a prezzo del tuo sangue.

R. Tu sei la vita e la risurrezione nostra, Signore.

C. Cristo, che hai consolato le sorelle di Lazzaro e i familiari del ragazzo e della fanciulla morta, conforta coloro che piangono per la morte dei loro cari.

R. Tu sei la vita e la risurrezione nostra, Signore.

C. Cristo Salvatore, libera il nostro corpo mortale dal dominio del peccato, donaci il premio della vita eterna.

R. Tu sei la vita e la risurrezione nostra, Signore.

C. Cristo redentore, guarda con bontà coloro che vivono sen

za speranza, perché non ti conoscono, dona loro la fede nella risurrezione e nella vita futura.

R. Tu sei la vita e la risurrezione nostra, Signore.

C. Tu, che aprendo gli occhi al cieco, ti sei rivelato allo stupore del suo sguardo rivela il tuo volto ai defunti, che sono anco­ra privi della tua visione gloriosa.

R. Tu sei la vita e la risurrezione nostra, Signore.

C. O Signore, quando sarà disfatta la nostra tenda in questo mondo, preparaci una casa eterna non costruita da mani d'uomo, nella pace della santa Gerusalemme.

R. Tu sei la vita e la risurrezione nostra, Signore. 

Padre nostro...

C. Ascolta, o Dio, la preghiera che la comunità dei credenti innalza a te nella fede del Signore risorto, e conferma in noi la beata speranza che insieme ai nostri fratelli defunti risorgeremo in Cristo a vita nuova. Egli è Dio, e vive e regna con Te, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

A. Amen.