I NOSTRI CARI E IL PURGATORIO

Dal Libro "Il peccato veniale" di don Andrea Beltrami, salesiano avviato agli onori degli Altari, citassi qui alcuni esempi riguardo al Purgatorio.

Un religioso francescano apparve ad un confratello lamentandosi perchè da molto tempo più non lo suffragava. Si scusò questi dicendo che lo pensava in Cielo da molto tempo. Un grido lamentevole diede allora il defunto e disse tre volte: Nessun può credere, nessun può credere, nessun può credere quanto minuzioso sia il Giudizio di Dio e quanto severa la punizione della Sua Giustizia.

 

Verso il 1850 a Foligno una suora morta in concetto di santità venne a chieder suffragi e mentre diceva: Ahi, quanto soffro! toccò colla palma della mano una porta del convento e vi lasciò impressa l'impronta d'essa come se fosse stata di ferro arroventato, riempiendo la stanza di fumo per il legno bruciato. La porta si conserva pur ora.

 

Un religioso francescano comparve a un domenicano dicendogli: Niente vi è sulla terra che possa dare un'idea delle mie pene! E per dargliene una prova stese la mano su una tavola che tosto andò come in fiamme e vi rimase fonda la impronta carbonizzata.

 

Un domenicano polacco vide un dì, mentre pregava per i defunti, un'anima purgante che era come un carbone in mezzo ad una fornace ardente. Il religioso la interrogò se quel fuoco del Purgatorio era più penetrante che quello della terra. Quell'anima rispose: Ahimè! tutto il fuoco della terra, paragonato a quello del Purgatorio, è come un soffiod'aria freschissima! Riprese a dire il religioso: Vorrei farne una prova, a patto che ciò giovasse a farmi scontare un po' del Purgatorio che mi toccherà fare. Ma l'anima replicò: Nessun mortale potrebbe sopportarne la minima parte, senza morire all'istante, se Dio non lo sostiene. Se vuoi convincerti, stendi la mano. Senza temere il religioso stese la mano e l'anima del Purgatorio vi lasciò cader sopra una sola goccia del suo sudore. Subito il religioso stramazzò al suolo con grida acute di spasimo. La goccia gli aveva forata la mano lasciandovi una gran piaga profonda. Una anno intero penò fra spasimi tremendi causa quella piaga e poi morì, mentre quel fatto, divenuto notorio, rianimò il fervore di tutti i monasteri di quelle contrade.

 

II ven. Bernardino da Busto racconta che un suo fratellino morto a otto anni, dovette scontare in Purgatorio le mancanze di devozione nelle sue preghiere del mattino e della sera. E il venerabile lo sentì spesso recitarle con gran fervore proprio lì dove da vivo le aveva dette con distrazione.

 

Nella storia dell'Ordine Cistercense si legge che una suora disse, senza necessità, qualche parolina, sia pur sottovoce, in coro durante l'Uffizio; e un religioso perchè non aveva chinato il capo al Gloria Patri, come era regola. E comparvero cinti di fiamme a chieder aiuto ai confratelli.

 

Al grande San Martino comparve Vitalina, per la quale egli alla sepoltura non aveva voluto dir il requiem bensì il gloria, tanto era nota la sua vita virtuosa, ed essa gli disse di essere in Purgatorio perchè un venerdì si era acconciata i capelli, contrariamente alla regola che lo vietava, essendo il dì della morte del Salvatore.

 

Un domenicano di gran pietà fu punito atrocemente per il soverchio amore che aveva avuto per i suoi scritti; e un cappuccino per aver consumato, come cuoco del convento, un po' di legna più del bisogno.

 

San Pier Damiani dice che san Severino, Vescovo di Colonia, dovette scontare in Purgatorio la lieve mancanza di aver anticipato senza bisogno la recita del Breviario.

 

S. Gregorio il Grande, Papa, narra il fatto che a lunga espiazione fu condannato in Purgatorio il diacono Pascasio. Eppure la sua vita era stata ben santa se la sua dalmatica, stesa sul feretro, aveva operato gran prodigi! Anche san Valerio vescovo di Augusta dovette fare del Purgatorio perchè da vecchio cercò di lasciare come successore un nipote, che però era ottimo sacerdote. Ma Dio gli tolse subito il nipote con morte prematura e lui dal Purgatorio chiedeva pietà e misericordia mentre il popolo lo invocava come santo.

Anche l'altro vescovo di Augusta, san Pellegrino, dovette fare del Purgatorio.

 

In Fiandra apparve l'anima di un novizio cappuccino al suo maestro e guardiano e gli disse, tutto avvolto in fiamme, che per una ben leggera mancanza contro la Regola era da qualche ora in Purgatorio; ma Gesù gli faceva la grazia di venire a chiedere la benedizione del suo maestro e anche ciò che gli imponesse la penitenza che credeva, compiuta la quale poteva volare in Cielo. Lo benedì il Guardiano e gli disse che per penitenza doveva restare in Purgatorio fino alla recita dell'ora canonica delle ore otto ossia Prima. Era passata di poco la mezzanotte colla recita del Mattutino e i monaci erano a riposo. Al sentire la penitenza impostagli, il novizio prese a urlar come un disperato, correndo per la Chiesa, e lamentandosi così: Padre snaturato! Cuore durissimo e senza pietà! Come mai volete punire tanto severamente un fallo che in vita avreste giudicato degno di ben piccola punizione? Ah voi ignorate la atrocità dei miei tormenti! Oh, penitenza imposta senza pietà! E ciò dicendo sparì. Cercò di rimediare il Guardiano del Convento col far suonar la campana e riunire i monaci e far loro anticipare Prima, lor raccontando tutto, pur dubitando che potesse porta l'effetto bramato.

 

Un santo religioso seppe dal suo Angelo Custode che doveva presto morire e rimaner in Purgatorio solo finchè gli avessero detta una santa Messa di suffragio. Egli allora se la fece prometter da un Confratello. E quando preso dopo quel religioso morì, subito corse a celebrare per lui. Dopo Messa in sacrestia gli apparve il defunto raggiante di gioia che andava in Cielo, ma gli mosse un dolce lamento chè lo aveva lasciato un anno in Purgatorio prima di dirgli la Messa che gli aveva promesso. Ti inganni, riprese egli, appena spirato eri e io venni tosto a celebrare per te. II tuo corpo morto è ancor caldo Ohimè! disse allora il defunto come son spaventevoli le pene del Purgatorio! Un'ora sola mi è parsa un anno!

 

Il gran Papa Innocenzo terzo famoso per opere di zelo meraviglioso, apparve a santa Lutgarda dopo morto, e di tra le fiamme le annunciò che il suo purgatorio doveva durare fino al giorno del Giudizio. San Bellarmino diceva di rabbrividire pensando a ciò e diceva che se a un santo Pontefice toccava questo, cosa sarebbe toccato agli altri?

 

Santa Perpetua mentre era in carcere prima del martirio si vide apparirle il fratellino defunto che ella pensava in Cielo e invece chiedeva il suo aiuto dal Purgatorio. Era morto di una terribile ulcera che gli aveva sfigurato il volto in vita, era morto a sette anni di età; eppure pativa ancora per espiare. Ardeva di sete e gli era vicina una vasca di acqua freschissima, ma coll'orlo più alto che la persona sicchè non poteva giungervi.

 

Sant'Agostino temeva che la Madre, Santa Monica, fosse in Purgatorio, quando eran già passati vent'anni dalla di lei morte.

 

La pia Contessa Metilde di Canossa alla morte del marito fece celebrare un milione di Messe, oltre le sue preghiere e penitenze, e fece gran elemosine ai poveri e ai monasteri per suffragare il consorte.

 

Nella vita del Beato Ugone si legge che un monaco apparve dopo quaranta anni di Purgatorio dicendo che gliene restavan ancor dieci da fare.

 

In un castello racconta lo scrittore Moggiolo un'anima vagava facendo gran rumori e gridando che le eran toccati mille anni di purgatorio tremendissimo.

 

Raccontano i diari della Compagnia di Gesù dell'anno 1597 che un bravo giovine, che era modello di virtù, e che in morte aveva avuto il privilegio di una apparizione della Madonna, e che aveva profetizzato l'ora della morte sua e anche di un altro, a ben quattro anni di Purgatorio fu condannato. Ed un altro, pur distinto per santità, quattordici! Eppure son molti i suffragi che si fanno negli Ordini Religiosi per i membri defunti!

 

Nel Libro del Rossignoli "Meraviglie sul Purgatorio" si legge che un pittore aveva in gioventù dipinto un quadro con delle nudità; ma se ne pentì e per riparare dipinse da allora in poi sempre devote immagini sacre, e l'ultimo quadro fu un gran lavoro che donò alla Chiesa dei Carmelitani che frequentava, affinchè lo suffragassero con Messe dopo la morte. Qualche d ì dopo la morte egli apparve a uno di quei religiosi scongiurandolo di recarsi da quella persona che gli aveva commissionato quel quadro osceno, e gli dicesse che lo distruggesse subito, e gli annunciasse anche che Dio gli avrebbe tolto con morte prematura i due figli che aveva, causa dei peccato commesso. II quadro fu tosto bruciato, e anche la predizione si avverò.

 

Santa Margherita Maria Alacoque, mentre pregava per tre anime del Purgatorio, si sentì chieder da Gesù quale volesse ella per prima liberare. La santa rispose che facesse il Salvatore quanto era di Sua maggior gloria. Ed egli liberò allora quella anima che era di una persona secolare, mentre le altre due eran di persone religiose; e aggiunse che a Lui ispiravano ben poca compassione le persone religiose penanti in Purgatorio, perchè in vita avevano avuto tanti mezzi per raggiungere il Cielo direttamente, e per propria colpa non lo avevano fatto.

La stessa Santa si vide apparire una consorella defunta che le domandava aiuto e deplorava di essersi in vita fatta dispensar con troppa facilità da certi esercizi della vita religiosa.

 

S. Luigi Bertrando vide apparirgli un religioso circondato di fiamme che lo supplicò a perdonargli una parola pungente dettagli molti anni prima. Quella sola parola gli aveva fatto fare Purgatorio. E chiese una santa Messa per esser liberato.

 

Una santa Religiosa vide in Purgatorio un povero prete le cui dita erano rose e divorate da ulcere schifosissime, perchè in vita aveva fatto il segno di Croce senza la dovuta devozione.

Il famoso padre Nieremberg della Compagnia di Gesù, tanto devoto delle anime purganti, mentre a Madrid una notte pregava per esse, si vide comparirgli un confratello, il quale, per aver talora parlato del prossimo con poca carità, aveva la lingua di continuo bruciata da un ferro rovente. Ed era stata la sua devozione alla Madonna che gli aveva ottenuto di apparir per chiedere aiuto.

 

Un abate benedettino fu condannato ad acerbo purgatorio perchè era stato di uno zelo troppo austero con i suoi monaci, che lui voleva tutti santi e perfetti insistendo con eccessiva severità. E comparve a Santa Lutgarda, sua penitente in vita, chiedendo aiuto. E la santa si flagellò e pregò e fece gran penitenze per lui. Ma con tutto ciò per molto tempo non riuscì a liberarlo. Solo quando ella offrì infine se stessa come vittima di espiazione, solo allora il monaco fu liberato e le annunciò che ben undici anni ancora avrebbe egli dovuto star in Purgatorio se ella non l'avesse aiutato.

 

Il beato Stefano, francescano, che soleva passar ogni notte lunghe ore davanti al SS. Sacramento, vide una volta seduto in coro un religioso incapucciato e gli chiese chi era. "Sono un religioso di questo monastero rispose egli condannato dalla Divina Giustizia a fare qui il mio Purgatorio per le imperfezioni commesse qui nella recita del Divino Uffizio". Il beato Stefano allora cominciò a pregar per lui e vide che ne aveva molto sollievo, e per molte notti avvenne questo, finchè una volta, dopo la recita del De profundis con gran gioia egli partì, chè la prova era finita.

 

Narra santa Margherita M. Alacoque: "Una volta vidi in visione una religiosa morta da un pezzo, e mi disse che soffriva tantissimo in Purgatorio, e per di più da un po' di tempo la Giustizia di Dio le aveva inflitto una pena incomparabile: la vista cioè di una sua parente precipitata nell'inferno. Dopo tal visione avuta in sogno mi svegliai ma così afflitta e con tali pene, da parermi che quell'anima mi avesse impresso le sue; e il corpo lo sentivo così rotto che potevo appena muoverlo. Io ne facevo poco conto di quel che credevo un sogno, ma quell'anima mi forzò a pensar ad essa, pressandomi così fortemente, che proprio non mi dava riposo, dicendomi di continuo: Pregate il Signore per me! OffriteGli i vostri patimenti, uniti a quelli di Gesù Cristo, per sollevare i miei. Datemi il merito di tutto quello che farete fino al primo venerdì di maggio, in cui vi comunicherete per me. E io feci così, col permesso della mia Superiora. Ma la mia pena aumentò tanto; che mi opprimeva senza lasciarmi prender alcun sollievo. La Superiora perciò mi fece andare a letto a prendere un po' di riposo. Ma appena vi fui, vidi l'infelice accanto a me che mi diceva: Eccoti nel tuo letto ben comoda! guarda me invece coricata in un letto di fiamme; ove soffro mali intollerabili! E mi dava a vedere quell'orribile letto, che mi fa fremere ogni volta che ci penso. Infatti la parte di sopra di esso era formata di punte acute, tutte infuocate, che le entravano nelle carni; e mi diceva che ciò era per cagione della sua pigrizia e negligenza avuta nella osservanza delle regole, e per le sue infedeltà verso Dio... "Mi straziano il cuore con pettini di ferro ardenti diceva poi e questo è il mio più crudele dolore: e questo è a punizione dei pensieri di mormorazione e di disapprovazione, in cui mi sono trattenuta contro i miei Superiori. La mia lingua è mangiata da vermi, e ciò in punizione delle mie parole contro la carità; e per i mancamenti all'osservanza del silenzio, ecco, vedi la mia bocca interamente ulcerata da piaghe! Ah, vorrei bene che tutte le anime consacrate a Dio mi vedessero in questi terribili tormenti! Se potessi far loro sentire la grandezza delle mie pene e quelle preparate a tutti coloro che vivono negligentemente nella loro vocazione, oh senza dubbio esse camminerebbero con un ardore ben diverso nell'esatta osservanza delle loro regole, e si guarderebbero bene dal cadere nei difetti che ora fan me tanto soffrire! Tutto ciò mi eccitava al pianto, e le monache, credendo che io avessi male, mi volevan dare dei rimedi, ma allora quell'anima mi disse: Si pensa bene a sollevare i tuoi mali; nessuno invece pensava sollevare i miei! Ohimè! Eppure un giorno di esatto silenzio di tutto il Monastero guarirebbe la mia bocca ulcerata! Un altro giorno passato nelle pratiche della carità, senza commettere alcun fallo, medicherebbe la mia lingua piagata! Un terzo giorno passato senza fare la minima mormorazione nè critica contro il prossimo, guarirebbe il mio cuore straziato!" Quell'anima, dopo che le fu applicata la Comunione ch'io feci per lei, mi disse che i suoi orribili tormenti erano ben diminuiti, anche perchè aveva avuto la applicazione di una Messa in onore della Passione; ma aggiunse che doveva però rimanere ancora a lungo nel Purgatorio, e patirvi le pene riserbate alle anime negligenti nel servizio di Dio. Così scrisse la Santa.

   Il di lei Padre spirituale, il beato Claudio de la Colombiere, gesuita, dovette stare in Purgatorio fino al momento della sepoltura del suo corpo, e ciò per qualche negligenza sua nel fare atti di amor a Dio.

 

Le sante compagne di Teresa d'Avila, Dottore di Santa Chiesa e Riformatrice del Carmelo, quasi tutte dovettero fare un po' di Purgatorio. E nelle moltissime visioni che la Santa ebbe sulla sorte futura delle anime, tre sole Ella dice di averne visto volare direttamente in Cielo. Una era del gran penitente San Pietro d'Alcantara, celebre per le sue mortificazioni. Eppure a quei tempi vivevano persone molto illustri per santità!

 

Santa Geltrude vide un giorno il demonio che con gran cura raccoglieva i fiocchi di lana che le suore del Monastero lasciavan cadere nel filare; e comprese che sarebbero stati tutti presenti al tribunale di Dio, come difetti contro la povertà da espiare in Purgatorio.

 

Sant'Alfonso racconta che un monaco non teneva conto dei pezzetti di pane avanzato a mensa e in morte si vide venirgli innanzi il diavolo con un sacco che li conteneva tutti e disse: Ci rivedremo tra breve al Tribunale di Dio! Questi tozzi di pane saran tanti carboni ardenti nel tuo purgatorio!

 

 

Dal libro "Le Divine parole" di P. Augusto Saudreau O.P.

Nostro Signore fece conoscere a Margherita da Cortona che i di lei genitori eran usciti dal Purgatorio. "Rallegrati, figlia, le disse, perchè ora tua madre fu liberata dal Purgatorio ove stette dieci anni". Riguardo al padre della Santa, le disse: "Ti annuncio che tuo padre, per cui mi pregasti con tanta istanza, è uscito dal Purgatorio. Non aver inquietudine riguardo alla sua vita passata, che tu conosci; perchè le pene del Purgatorio son di varie specie, ed egli ha sofferto le più afflittive, perchè volevo liberarlo più presto purificandolo più terribilmente". "Riguardo ai tre defunti per cui mi pregasti con insistenza, ti dirò che non sono dannati, contrariamente alla opinione di quelli che li giudicano. Però essi debbono sopportare supplizi così spaventosi, che, se non fossero visitati dagli angeli, si crederebbero dannati, tanto si trovano vicini a quelli che lo sono. Per questo i loro eredi dovrebbero celebrare un grande anniversario, contribuendo largamente alla costruzione del nuovo oratorio del B. Francesco, affinchè le lacrime che vi si verranno a versare mitighino le pene che quelli incorsero per l'ingiustizia del loro commercio. Per questo peccato la Mia Giustizia, esigerebbe ch'essi la subissero sin alla fin del mondo; nondimeno, in grazia delle tue preghiere, essi non vi resteranno che vent'anni. Compiuto questo tempo, la Madre Mia li libererà e li introdurrà nella eterna Gloria".

 

Pregava un dì suor Matilde per un curato che era morto di recente. Ella vide la sua anima rivestita di una grande dignità, però ancora in attesa della gloria del Cielo. Gli chiese il perchè di quella dignità, ed egli rispose: "Perchè amavo la solitudine e pregavo il Signore con gran rispetto". Domandò ancora Matilde: "E perchè non ve ne siete subito volato cogli angioli?" Rispose egli allora: "La gloria che io devo ricevere perchè vissi puramente nello stato clericale è così grande che io non vi posso ancor pervenire".

 

Santa Brigida, pregava per un vecchio sacerdote eremita di gran virtù, la cui salma, già portata in chiesa, aspettava la sepoltura. La Santissima Vergine le apparve e le disse: "Sappi, figlia mia, che l'anima di questo eremita, amico mio, sarebbe entrata in Cielo subito dopo la sua morte, se avesse avuto nel morire un perfetto desiderio di vedere e possedere Iddio. Questo fa sì che egli sia or trattenuto nel Purgatorio di desiderio ove non vi è altra pena che il desiderare di giungere a Dio; ma prima che il suo corpo sia nella tomba, l'anima sua sarà in Cielo".

 

S. Brigida vide un Re che era in Purgatorio; alla sua sinistra stava un demonio e alla sua destra un angelo. Si fece udire la voce del Giudice che diceva: "Tu o demonio non puoi avere quest'anima, a motivo del suo splendore, e tu, o angelo, non la puoi toccare, a motivo della sua impurità. Il giudizio vuole che tu, demonio, la purifichi, e che tu, angelo, la consoli, finchè sia giunta alla gloria eterna. E a te, o anima, è permesso di guardare l'angelo e di prendere consolazione da lui. Tu parteciperai al Sangue di Gesù Cristo, alle preghiere della Madre Sua e della Chiesa". E la Santa vide il demonio torturare orribilmente quell'anima e rinfacciarle i suoi peccati, ma la anima sollevava gli occhi verso l'angelo, non dicendo nulla ma indicando col suo atteggiamento ch'ella era consolata da Lui e che presto ella sarebbe stata liberata dalle sue pene.

 

S. Geltrude, pregava per un frate defunto che era sempre stato tanto affezionato alla Congregazione; e il Signore le disse: "Io ho già, per le preghiere della Congregazione, ricompensato il suo amore in tre cose: la sua benevolenza naturale gli dava già una gran gioia intima di poter prestar servizio a qualcheduno; ora tutte quelle gioie che egli provava dopo qualche servizio nuovo, sono oggi riunite insieme e le sente tutte nel medesimo tempo nell'anima sua. Egli possiede ancora la gioia di tutti i cuori che egli ha rallegrato coi suoi benefizi: quelli dei poveri per una limosina; quelli dei bambini per i regali loro fatti; quelli dei malati per un frutto o un sollievo loro dato. Infine egli ha più gioia perchè sa che tutte queste cose mi erano gradite. E se occorre ancora qualche cosa affinchè il suo sollievo sia perfetto, questo non gli mancherà a lungo".

 

Santa Geltrude pregava per frate Ermanno, converso, morto di recente. Essendole stata mostrata quest'anima, che era in Purgatorio, ella le domandò: "Per quale motivo, per quale mancanza soffrite voi di più?" ed egli: "Per la mia volontà propria: anche quando facevo del bene, preferivo farlo di mia testa anzichè seguire il parere altrui. Io ne soffro adesso una così gran pena che, se si riunissero tutte le pene che opprimono il cuore di tutti gli uomini, non vi sarebbe nulla di simile a quello che io soffro!" Geltrude allora prese a recitare il Padre nostro per lui, e giunta essa alle parole "perdonateci i nostri debiti come noi li rimettiamo tali peccati" quella anima prese un'aria piena di ansietà e disse: "Quando ero nel mondo, peccai molto per non aver facilmente perdonato a quelli che avevano agito contro di me: serbavo per molto tempo un contegno serio con loro, e adesso, quando sento quelle parole, io soffro una vergogna intollerabile e piena di ansietà". Offrendosi per quest'anima il santo sacrifizio, parve che ella ne fosse meravigliosamente allietata e glorificata. Geltrude chiese allora al Signore: "Quest'anima ha ora soddisfatto a tutto ciò che doveva soffrire?" Rispose il Signore: "Ha soddisfatto di più di quel che potresti tu ed altri pensare, tuttavia non è talmente purificata da poter essere ammessa a godere la mia presenza. Ma la sua consolazione e il suo sollievo vanno ora sempre più crescendo a misura che si prega per lei. Nondimeno le vostre preghiere non possono soccorrerla tanto prontamente quanto invece lo farebbero se ella non avesse commesso in vita quella mancanza di mostrarsi dura e inesorabile e di non piegare la sua volontà a quella altrui, non volendo ammettere quello che essa non aveva nella volontà sua".

 

Apparve a santa Geltrude una defunta che aveva agli orecchi una dura cartilagine che bisognava raspare duramente con le unghie fino a che non fosse scomparsa. Ciò era in pena di avere essa ascoltato le mormorazioni e le maldicenze. Di più ella aveva la bocca internamente ricoperta d'una pelle spessa che le impediva di gustare le dolcezze divine; e questo ella lo soffriva per aver detto qualche maldicenza. Intorno alla qual cosa Geltrude ricevette dal Signore questa istruzione: "Se quest'anima, che si era resa di ciò colpevole per semplicità, e se ne era sovente pentita, aveva meritato tali castighi, quelli che commettono la medesima colpa con persistenza soffrono assai di più; per loro quella pelle è guarnita di piccole punte che li pungono dalla lingua al palato e dal palato alla lingua, li lacerano dolorosamente e producono una detestabile marcia".

 

Suor Matilde pregava per l'anima di una persona che era stata uccisa, come viveva, nel peccato. Nostro Signore disse alla Sua Serva: "Sette anni di digiuni, e sette quarantene non sarebbero che una goccia d'acqua in un gran fuoco. Costui starà trent'anni senza nulla ottenere da me, perchè per un orgoglio insensato, egli ha perduta la vita trent'anni prima del termine che gli era stato assegnato; bisogna che egli mi paghi codesti anni nelle pene!" Chiese allora Matilde: "E come si salvò egli?" Gesù rispose: "Quando egli udiva la mia parola, era commosso e sospirava; io lo ricompensai permettendo che nei suoi ultimi momenti sospirasse pe' suoi peccati.

 

Santa Veronica Giuliani parla nel suo Diario di "anime scordate" alle quali il Signore non applica, per un certo tempo nè le preghiere della Chiesa nè quei suffragi che per loro fan parenti o amici. Anche santa Geltrude aveva saputo che quando un'anima è in Purgatorio per avere commesso certe colpe numerose e gravissime, ella non può essere aiutata dai suffragi comuni della Chiesa, e per un tempo fissato dalla Giustizia di Dio ella non riceve quella continua rugiada, quel balsamo pieno di soavità, quella rinfrescante bevanda. La Santa aveva ottenuto che un'anima che le si raccomandava e che era in tal condizione, fosse subito liberata da tale ostacolo. Ella Chiese al Signore con quali travagli e con quali preci si poteva ottener a queste anime sì disgraziate siffatta grazia; e Gesù rispose: "Tu non puoi fare alcun lavoro, nè alcuna preghiera che possa recare all'anima sì potente soccorso, perchè ciò non può ottenersi tutto ad un tratto se non per effetto di un amore simile a quello che hai provato or ora. Ebbene: questo è un favore che non si può avere, salvo che io non lo dia. Parimenti un tal soccorso non può essere accordato ad un'anima dopo la morte, salvo che ella non lo abbia meritato, per una grazia speciale, in questa vita. Sappi però che una tal pena può essere, a lungo andare, sollevata mediante preci e buone opere compiute con fedeltà dagli amici di questa anima. Questo tempo è più o meno lungo, a seconda che i suoi amici vi mettano per lei più devozione e più amore, e anche secondo quant'ella meritò ciò durante la vita".

 

Maria Giuseppa Kumi, in un tempo in cui era in preda a prove spaventevoli, udì queste superne parole: "L'uomo deve piuttosto desiderare di restar sopra la terra con tutte le calamità, al fine di purificarvisi, anzichè passare un sol giorno nelle fiamme del Purgatorio".

 

Essendo morta nel Monastero di Hefta una novizia ferventissima, santa Geltrude la vide come una vergine che andava a presentarsi al suo sposo, e il Signore presso di lei, che per virtù delle sue cinque Piaghe dava a quell'anima gioie dolcissime e la consolava con ogni sorta di carezze. Nondimeno la defunta appariva triste, e se ne meravigliava Geltrude. Ma il Signore le disse: Or ella dalla mia presenza non riceve che le dolcezze della mia Umanità, che non possono pienamente consolarla. Con ciò io la ricompenso della devozione ch'ella ebbe per la mia Passione nei suoi ultimi momenti; ma quando ella sarà poi pienamente purificata delle negligenze della sua vita passata, allora godrà della presenza della mia Divinità e la gioia che ne riceverà, la consolerà senza riserva". Chiese poi Geltrude: "Come mai le negligenze della sua vita passata non furono tutte riparate dalla devozione che ella manifestò negli ultimi istanti?"' Gesù rispose: "Quando un uomo giunge all'estremo per la perdita delle sue forze, il suo mondo ordinario di vivere continua in certo qual modo sino alla fine, perchè egli non ha più la forza, ma solo la volontà. Se per un effetto della mia gratuita Bontà, io gli do allora una buona volontà, un desiderio pio, egli ne ha ben il profitto, ma però non a tal punto da cancellare tutte le macchie delle negligenze passate, come avrebbe potuto verificarsi se nella pienezza della sua salute e delle sue forze egli avesse posta tutta la sua buona volontà per riformarsi". Chiese poi la Santa: "La vostra così tenera misericordia, o Signore, non potrebbe assolvere da tutte le sue negligenze quest'anima, a cui fin dalla sua infanzia Voi avevate dato un cuore affettuoso per tutti e una carità così benevola?" Rispose il Signore: "Io ricompenserò con sovrabbondanza l'affetto del suo cuore e la sua carità grande, però in forza della Mia Giustizia è d'uopo che sia cancellata ogni minima macchia di negligenza! E il Signore, facendo una carezza alla novizia, aggiunse: "Questa mia sposa è su questo punto perfettamente d'accordo colla Mia Giustizia. E allorchè essa sarà purificata, la gloria della Mia Divinità saprà ben ricompensarla!"

 

Francesca della Madre di Dio pregava intensamente per una suora del suo convento, che ella vedeva soffrire in Purgatorio. Nostro Signore le fece vedere che aveva una cura speciale della sua liberazione, ispirando a molte persone di recitar preghiere e far buone opere per lei. E stimolava Francesca perchè pur lei facesse per la defunta lunghe discipline e portasse il cilizio. E le disse: "Io sono fedele; e siccome ella ebbe cura di onorarmi durante la sua vita, così io adesso ho cura di lei". Il dì seguente aggiunse: "Mi si offra tutto quello che si desidera fare per lei e io lo riceverò e glielo applicherò come se fosse compiuto di fatto". Qualche tempo dopo, alle replicate istanze di Francesca, Nostro Signore disse: "Io sono santo e la mia santità non può soffrire alcuna impurità. Io ho maggior desiderio di liberarla che non ne abbiate voi e lei stessa; ma bisogna che si compia la mia ordinazione. Io eccito a pregare per lei. E Francesca vedeva questo divin Salvatore come un gran Re che distribuisce ed applica tutti i suoi propri meriti e le opere buone che si fanno per ciascuna delle anime purganti secondo la fedeltà che Gli prestarono quando erano sulla terra. Vedeva altresì che Nostro Signore ha un così grande amore per quelle povere anime che, quando si prega per loro, ciò gli procura una singolare contentezza.

 

Disse un dì il Salvatore a S. Margherita da Cortona: "Fa' sapere ai Frati Minori che si ricordino delle Anime del Purgatorio! Sono esse così numerose che appena si può crederlo; e, purtroppo, sono esse assai poco soccorse dai loro amici, e di' ai tuoi Confratelli che i religiosi che si immischiano negli affari del secolo, in Purgatorio soffriranno dei grandi supplizi".

 

Il Signore disse a Matilde: "Chiunque per compassione o per carità, intercede per un defunto, ha parte a tutti i beni che si compiono in tutta la Chiesa per quel morto, e nel giorno della sua partenza dal mondo, egli li troverà tutti preparati per il sollievo e per la salute dell'anima sua".

 

Venne a morire una persona che durante la sua vita aveva pregato molto per le anime del Purgatorio, ma che per fragilità umana era stata negligente nell'obbedienza, preferendo a questa virtù le austerità. S. Geltrude la vide fregiata di vari ornamenti, ma con un carico di pietre così pesante che ci vollero parecchie persone per condurla davanti al Signore. Quelle conduttrici fu detto alla Santa erano le anime che ella aveva liberato dal Purgatorio; quegli ornamenti erano le preghiere che aveva fatto per esse; e le pietre così pesanti eran le sue colpe di disobbedienza. Disse allora il Signore: "Queste anime, spinte dalla riconoscenza, non mi lasciano farla passare per il Purgatorio ordinario, però bisogna pure che ella sia purificata delle sue colpe di disobbedienza e di suo proprio giudizio".

 

Al fine di eccitare lo zelo di S. Geltrude in favore delle anime del Purgatorio, il Signore le disse: "Supponi un Re che ritenesse in prigione alcuni dei suoi più grandi amici e che li rimetterebbe volentieri in libertà se la giustizia non glielo impedisse; spinto dal desiderio della loro liberazione e, vedendo che da se stessi non possono contribuirvi, supponi che questo Re accettasse con gioia che qualcuno pagasse, con oro o argento o in altro modo, ciò che fosse necessario per il saldo del loro debito. Ebbene: in questo modo io accetto tutto ciò che mi vien offerto per la liberazione delle anime che riscattai col mio prezioso Sangue; allora io ho l'occasione di liberarle dalle loro pene e di condurle alle gioie che son loro preparate da tutta l'eternità". Chiese poi Geltrude: "Quanto Vi è gradita, o Signore, la pratica devota della recita del Salterio in uso qui?" Egli rispose: "Essa mi è così accetta come se, coi loro denaro, riscattassero me stesso dalla schiavitù, ogni volta che un'anima è liberata dalle loro preghiere. E certissimamente io ciò glielo contraccambierò a tempo opportuno nella misura che comporta la Onnipotenza della Mia liberale Bontà".

 

La notte di Pasqua S. Geltrude chiedeva al Signore che liberasse dal Purgatorio le anime che l'avevan amato d più, e a tal fine disse: "In unione alla Vostra Innocentissima Passione vi offro tutto ciò che il mio cuore e il mio corpo hanno sofferto nelle mie continue infermità". Il Signore le fece allora vedere la moltitudine di anime allora liberate e disse: "Tutte te le dono in dote al tuo amore e si vedrà eternamente in Cielo che furon liberate, per le tue preci, e ciò sarà per te un eterno gaudio in faccia di tutti i Miei Santi.

 

LAUS DEO ET MARIAE

 

Lascia consumare dall'Amore lo stame di tua vita. Riversa il tuo amore sul Purgatorio per aprire le porte del Cielo a chi ami. Te beata se saprai amare sino all'incenerimento di ciò che è debole e che peccò. Allo spirito purificato dalla immolazione d'amore vengono incontro i Serafini e gli insegnano il "Sanctus" eterno da cantare ai piedi del mio trono".

 

 

Dal libro "Invito all'amore"; messaggi di N.S. a Josepha Menendez (1890 1923) ed. Lice

GLI INSEGNAMENTI DEL PURGATORIO

Josepha non è mai discesa nel purgatorio, ma ha visto ed udito numerose anime venute a sollecitare le sue preghiere, o a dirle che, grazie alle sue sofferenze, erano sfuggite all'inferno.

Queste anime, in generale, si accusavano umilmente delle cause del loro soggiorno in purgatorio (Biografia, cap. V 4 marzo 15 aprile 1922). Qui è aggiunto qualche particolare:

 

«Avevo la vocazione e la perdetti per una cattiva lettura: avevo anche disprezzato e buttato via il mio scapolare!» 27 luglio 1921).

«Stavo immersa in una grande vanità e sul punto di maritarmi. Nostro Signore si è servito di un mezzo assai duro per sbattermi le porte dell'inferno». (10 aprile 1921).

«La mia vita religiosa è stata priva di fervore!».

«La mia vita religiosa è stata lunga, ma ho passato i miei ultimi anni più a curarmi ed a soddisfarmi che ad amare N. Signore. Grazie ai meriti di un sacrifizio che tu hai fatto ho potuto morire nel fervore e devo anche a te di non trascorrere lunghi anni in purgatorio come avrei meritato. L'importante non è l'entrata in religione... ma l'entrata nell'eternità» (7 aprile 1922).

 

«Da un anno e tre mesi sono in purgatorio. Senza i tuoi atti dovrei stare per lunghi anni ancora! Una persona del mondo ha meno responsabilità se non ne profitta! Ma quante anime religiose si rendono poco conto del come si espiano qui le proprie colpe! La lingua orribilmente tormentata espia le mancanze al silenzio... la gola riarsa espia le colpe contro la carità... e l'angustia di questa prigione le ripugnanze ad obbedire... Nel mio Ordine poche sono le comodità e piccoli i sollievi, ma si può sempre giungere a procurarsene ...e quando qui occorre espiare la più piccola immortificazione!... Frenare gli sguardi per non cedere alla curiosità può costare un grande sforzo, ma qui... quale tormento soffrono gli occhi impediti di vedere Dio!» (10 aprile 1922).

 

Un'altra religiosa si accusa di mancanza contro la carità e di mormorazioni all'elezione di una sua superiora.

«Sono stata in purgatorio fino ad ora... perchè durante la mia vita religiosa ho parlato molto e con poca discrezione. Ho comunicato spesso le mie impressioni e i miei lamenti e queste comunicazioni sono state causa di molte mancanze di carità per molte mie consorelle».

«Si profitti bene di questa lezione aggiungeva la S. Vergine presente a questa apparizione perchè molte anime urtano contro questo scoglio».

E nostro Signore sottolineava ancora tale ammonimento importante con queste parole: «Quest'anima si trova in purgatorio per le sue mancanze al silenzio, poichè questo difetto ne produce molti altri: anzitutto la disobbedienza alla regola: in secondo luogo in questi difetti vi sono spesso mancanze alla carità ed allo spirito religioso, ricerche di soddisfazione personale, le espansioni del cuore che non convengono alle anime religiose e questo senza contare che non solo si è in colpa con noi stessi, ma con sé si inducono alla mancanza una o più altre persone.

Perciò quest'anima è ora in purgatorio e si consuma dal desiderio di venire a me» (22 febbraio 1923).

 

«Sono in purgatorio perchè non ho avuto abbastanza cura delle anime che Dio mi aveva affidato; non sapevo abbastanza ciò che valgono le anime, e la dedizione che questo prezioso deposito esige» (agosto 1922).

 

 

«Sono stata in purgatorio un po' meno di un'ora e mezza per espiare alcune mancanze di fiducia in Dio. è vero che l'ho sempre amato molto: ma con un po' di timore. è anche vero che il giudizio di un'anima religiosa è rigoroso, poichè non è il nostro sposo, ma il nostro Dio che ci giudica. Tuttavia occorre mentre si vive avere un'immensa fiducia nella sua misericordia e credere alla sua bontà per noi. Quante grazie perdono le anime religiose che non hanno abbastanza fiducia in lui!» (settembre 1922).

 

«Sono in purgatorio perchè non ho saputo trattare le anime che Gesù mi affidava con la cura che meritavo... Mi sono lasciata condurre da sentimenti umani e naturali, senza vedere abbastanza Dio, come devono sempre fare le superiore, nelle anime che mi erano affidate, poichè, se è vero che ogni religiosa deve vedere Dio N. Signore nella superiora, è pur vero che la superiora deve vederlo nelle sue figlie...».

«Vi ringrazio che avete contribuito a liberarmi dalle pene del purgatorio...».

«Oh! se le religiose sapessero fin dove può condurre un impulso sregolato... come si applicherebbero a dominare la loro natura ed a reprimere le passioni!» (aprile 1923).

 

«Il mio purgatorio sarà lungo poichè non ho accettato la volontà di Dio, nè ho fatto con sufficiente rassegnazione il sacrificio della mia vita durante la malattia».

«La malattia è una grande grazia di purificazione, è vero: ma se non si fa attenzione può essere anche occasione di allontanarsi dallo spirito religioso... di dimenticare che si sono fatti i voti di povertà, castità, obbedienza e che si è tutto amore, si! ma Egli è pure tutto giustizia!» (novembre 1923).

 

Dal libro: "l quaderni del 1943" (Scritti di Maria Valtorta 1961) Edizioni Pisani

Isola del Liri, 1976

 

17 ottobre 1943 Dice Gesù

"Ti voglio spiegare cosa è e in cosa consiste il Purgatorio. E te lo spiego Io, con forma che urterà tanti che si credono depositari della conoscenza dell'al di là e non lo sono.

Le anime immerse in quelle fiamme non soffrono che per l'amore.

Non immeritevoli di possedere la Luce, ma neppure degne di entrarvi subito, nel Regno di Luce, esse, al loro presentarsi a Dio, vengono investite dalla Luce. E' una breve, anticipata beatitudine, che le fa certe della loro salvezza e le fa cognite di cosa sarà la loro eternità ed esperte di ciò che commisero verso la loro anima, defraudandola di anni di beata possessione di Dio. Immerse poi nel luogo di purgazione, sono investite dalle fiamme espiatrici.

In questo, coloro che parlano del Purgatorio dicono giusto. Ma dove non sono nel giusto è nel volere applicare nomi diversi a quelle fiamme.

Esse sono incendio d'Amore. Esse purificano accendendo le anime d'amore. Esse danno l'Amore perchè, quando l'anima ha raggiunto in esse quell'amore che non raggiunse in terra, ne viene liberata e si congiunge all'Amore in Cielo. Ti pare dottrina diversa dalla cognita, vero?

Ma rifletti.

Cosa vuole il Dio Uno e Trino per le anime da Lui create? Il Bene.

Chi vuole il Bene per una creatura, che sentimenti ha per la creatura? Sentimenti d'amore. Quale è il comandamento primo e secondo, i due più importanti, quelli che Io ho detto non esservene più grandi ed essere in quelli la chiave per raggiungere la vita eterna? E' il comandamento d'amore: "Ama Dio con tutte le tue forze, ama il prossimo come te stesso".

Per bocca mia e dei profeti e dei santi, cosa vi ho detto infinite volte? Che la Carità è la più grande delle assoluzioni. La Carità consuma le colpe e le debolezze dell'uomo, perchè chi ama vive in Dio, e vivendo in Dio poco pecca, e se pecca subito si pente, e per chi si pente vi è il perdono dell'Altissimo.

A cosa mancarono le anime? All'Amore. Se avessero molto amato, avrebbero commesso pochi e lievi peccati, connessi alla debolezza e imperfezione vostra. Ma non avrebbero mai raggiunto la pertinacia cosciente nella colpa anche veniale. Si sarebbero studiate di non addolorare il loro Amore, e l'Amore, vedendo la loro buona volontà, le avrebbe assolte anche delle venialità commesse.

Come si ripara, anche sulla terra, una colpa? Espiandola e, se appena si può, attraverso il mezzo con cui si è commessa. Chi ha danneggiato, restituendo quanto ha levato con prepotenza. Chi ha calunniato, ritrattando la calunnia, e così via.

Ora, se questo vuole la povera giustizia umana, non lo vorrà la Giustizia santa di Dio? E quale mezzo userà Dio per ottenere riparazione? Se stesso, ossia l'Amore, ed esigendo amore. Questo Dio che avete offeso, e che vi ama paternamente, e che vuole congiungersi con le sue creature, vi porta ad ottenre questo congiungimento attraverso a Se stesso.

Tutto si impernia sull'Amore, Maria, fuorchè per i "morti" veri: i dannati. Per essi "morti" è morto anche l'Amore. Ma per i tre regni quello più pesante: la Terra; quello in cui è abolito il peso della materia ma non dell'anima gravata dal peccato: il Purgatorio; e infine quello dove gli abitatori di esso condividono con il Padre loro la natura spirituale che li affranca da ogni gravame il motore è l'Amore. E' amando sulla terra che lavorate per il Cielo. E' amando nel Purgatorio che conquistate il Cielo che in vita non avete saputo meritare. E' andando in Paradiso che godete il Cielo.

Quando un'anima è nel Purgatorio non fa che amare, riflettere, pentirsi alla luce dell'Amore che per lei ha acceso quelle fiamme, che già sono Dio, ma le nascondono Dio per sua punizione.

Ecco il tormento. L'anima ricorda la visione di Dio avuta nel giudizio particolare. Si porta seco quel ricordo e, poichè l'avere anche solo intravisto Iddio è gaudio che supera ogni creata cosa, l'anima è ansiosa di rigodere di quel gaudio.

Quel ricordo di Dio e quel raggio di luce che l'ha investita al suo comparire davanti a Dio, fanno sì che l'anima "v e d a" nella loro vera entità le mancanze commesse contro il suo Bene, e questo "v e d e r e" costituisce, insieme al pensiero che per quelle mancanze si è volontariamente interdetto il possesso del Cielo e l'unione con Dio per anni o secoli, costituisce la sua pena purgativa.

E' l'amore, la certezza di avere offeso l'Amore, il tormento dei purganti. Più un'anima nella vita ha mancato e più è come accecata da spirituali cataratte, che le rendono più difficile il conoscere e raggiungere quel perfetto pentimento d'amore che è il coefficiente primo della sua purgazione e dell'entrata nel Regno di Dio. L'amore è appesantito nel suo vivere e reso tardo quanto più un'anima lo ha oppresso con la colpa. Man mano che per potere dell'Amore essa si monda, si accelera la sua risurrezione all'amore e, di conseguenza, la sua conquista dell'Amore, che si completa nel momento in cui, finita l'espiazione e raggiunta la perfezione dell'amore, essa viene ammessa nella Città di Dio.

Bisogna molto pregare perchè queste anime, che soffrono per raggiungere la Gioia, siano veloci nel raggiungere l'amore perfetto che le assolve e le unisce a Me. Le vostre preghiere, i vostri suffragi, sono altrettanti aumenti di fuoco di amore. Aumentano l'ardore. Ma oh! beato tormento! aumentano anche la capacità di amare. Accelerano il processo di purgazione. Innalzano a gradi sempre più alti le anime immerse in quel fuoco. Le portano alle soglie della Luce. Aprono le porte della Luce, infine, e introducono l'anima in Cielo. Ad ognuna di queste operazioni, provocate dalla vostra carità per chi vi ha preceduto nella seconda vita, corrisponde un soprassalto di carità per voi. Carità di Dio che vi ringrazia di provvedere ai suoi figli penanti, carità dei penanti che vi ringraziano di adoperarvi per immetterli nel gaudio di Dio. Mai come dopo la morte della terra i vostri cari vi amano, perchè il loro amore è ormai infuso della Luce di Dio e a questa Luce essi comprendono come voi li amate e come avrebbero dovuto amarvi.

Non possono più darvi parole che invocano perdono e danno amore. Ma le dicono a Me per voi, ed Io ve le porto, queste parole dei vostri Morti, che ora vi sanno vedere e amare come si deve. Ve le porto insieme alla loro richiesta di amore e alla loro benedizione. Già valida sin dal Purgatorio, perchè già infusa dell'accesa Carità che li arde e purifica. Perfettamente valida, poi, dal momento in cui, liberati, verranno incontro a voi sulle soglie della Vita o si riuniranno a voi nella stessa, se già voi li avete preceduti nel Regno d'Amore.

Fida in Me, Maria, Io lavoro per te e per i tuoi più cari. Solleva il tuo spirito. Vengo per darti la gioia. Fidati di Me".

 

21 ottobre 1943 Dice Gesù:

"Riprendo l'argomento delle anime accolte nel Purgatorio.

Se non hai afferrato il senso completo delle mie parole, non importa. Queste sono pagine per tutti, perchè tutti hanno nel Purgatorio degli esseri cari e quasi tutti, con la vita che conducono, sono destinati a sostare in quella dimora. Per gli uni e per gli altri continuo dunque.

Ho detto che le anime purganti non soffrono che per l'amore ed espiano con l'amore. Ecco le ragioni di questo sistema di espiazione.

Se voi, uomini irriflessivi, considerate attentamente la mia Legge nei suoi consigli e nei suoi comandi, vedete che essa è tutta imperniata sull'amore. Amore verso Dio, amore verso il prossimo.

Nel primo comandamento Io, Dio, mi impongo al vostro amore riverenziale con tutta la solennità che è degna della mia Natura rispetto alla vostra nullità: Io sono il Signore Iddio tuo".

Troppe volte ve ne dimenticate, o uomini che vi credete dèi e, se non avete in voi uno spirito vivificato dalla grazia, altro non siete che polvere e putredine, animali che all'animalità unite l'astuzia dell'intelligenza posseduta dalla Bestia, che vi fa commettere opere da bestie, peggio che da bestie: da demoni.

Ditevelo mattina e sera, ditevelo a mezzogiorno e a mezzanotte, ditevelo quando mangiate, quando bevete, quando andate a dormire, quando vi svegliate, quando lavorate, quando riposate, ditevelo quando amate, ditevelo quando contraete amicizie, ditevelo quando comandate e quando ubbidite, ditevelo sempre: "Io non sono Dio. Il cibo, la bevanda, il sonno, non sono Dio. Il lavoro, il riposo, le occupazioni, le opere del genio, non sono Dio. La donna, o peggio: le donne, non sono Dio. Le amicizie non sono Dio. I superiori non sono Dio. Uno solo è Dio: è il Signore mio che mi ha dato questa vita perchè con essa mi meriti la Vita che non muore, che mi ha dato vesti, cibi, dimore, che mi ha dato il lavoro perchè mi guadagni la vita, la genialità perchè testimoni d'essere il re della terra, che mi ha dato capacità d'amare e creature da amare 'con santità' e non con libidine, che mi ha dato il potere, l'autorità perchè ne faccia mezzo di santità e non di dannazione. Io posso divenire simile a Lui poichè Egli l'ha detto: 'Voi siete dèi', ma solo se vivo la sua Vita, ossia la sua Legge, ma solo se vivo la sua Vita, ossia il suo Amore. Uno solo è Dio: io sono il suo figlio e suddito, l'erede del suo regno. Ma se diserto e tradisco, se mi creo un regno mio in cui voglio umanamente essere re e dio, allora perdo il Regno vero e la mia sorte di figlio di Dio decade e si degrada a quella di figlio di Satana, poichè non si può contemporaneamente servire l'egoismo e l'amore, e chi serve il primo serve il Nemico di Dio e perde l'Amore, ossia perde Dio".

Levate dalla vostra mente e dal vostro cuore tutti i bugiardi dèi che vi avete messi, cominciando dal dio di fango che siete voi quando non vivete in Me. Ricordatevi cosa mi dovete per tutto quanto vi ho dato e più vi avrei dato se voi non aveste legato le mani al vostro Dio col vostro metodo di vita cosa vi ho dato per la vita di ogni giorno e per la vita eterna. Per questa, Dio vi ha dato suo Figlio, acciò fosse immolato come agnello senza macchie lavasse e col suo Sangue i vostri debiti e non facesse così ricadere, come nei tempi mosaici, le iniquità dei padri sui figli sino alla quarta generazione dei peccatori, che sono "coloro che mi odiano" poichè il peccato è offesa a Dio e chi offende odia.

Non alzate altri altari a dèi non veri. Abbiate, e non tanto sugli altari di pietra, ma sull'altare vivo del vostro cuore, solo ed unico il Signore Iddio vostro. A Lui servite e porgete culto vero di amore, di amore, di amore, o figli che non sapete amare che dite, dite, dite parole di preghiera, parole soltanto, ma non fate dell'amore la vostra preghiera, l'unica che Dio gradisca.

Ricordate che un vero palpito d'amore, che salga come nube di incenso dalle fiamme del vostro cuore innamorato di Me, ha per Me un valore infinite volte più grande di mille e mille preghiere e cerimonie fatte col cuore tiepido o freddo. Attirate la mia Misericordia col vostro amore. Se sapeste come è attiva e grande la mia Misericordia con chi mi ama! E' un'onda che passa e lava quanto in voi costituisce macchia. Vi dà candida stola per entrare nella Città santa del Cielo, nella quale splende come sole la Carità dell'Agnello che si è fatto immolare per voi. Non usate il Nome santo per abitudine o per dare forza alla vostra ira, per sfogare la vostra impazienza, per corroborare le vostre maledizioni. E soprattutto non applicate il termine "dio" a creatura umana che amate per fame di sensi o per culto di mente. A Uno solo va detto quel Nome. A Me. E a Me deve essere detto con amore, con fede, con speranza. Allora quel Nome sarà la vostra forza e la vostra difesa, il culto di questo Nome vi giustificherà, perchè chi opera mettendo a sigillo delle sue azioni il Nome mio non può commettere azioni malvagie. Parlo di chi agisce con verità, non dei mentitori che cercano coprire se stessi e le loro opere col fulgore del mio Nome tre volte santo. E chi cercano di ingannare? Io non sono soggetto ad inganno, e gli uomini stessi, a meno che non siano dei malati di mente, dal confronto delle opere dei mentitori col loro dire comprendono che sono dei falsi e ne provano sdegno e schifo.

Voi che non sapete amare altra che voi stessi e il vostro denaro e vi pare perduta ogni ora che non sia dedicata ad accontentare la carne o a impinguare la borsa, sappiate, nel vostro godere o lavorare da ingordi e da bruti, mettere una sosta che vi dia modo di pensare a Dio, alle sue bontà, alla sua pazienza, al suo amore. Dovreste, lo ripeto, avermi sempre presente qualunque cosa facciate; ma poichè non sapete operare conservando lo spirito fisso in Dio, cessate una volta alla settimana, di operare per pensare unicamente a Dio.

Questa, che vi può parere legge servile, è invece prova di come Dio vi ama. Lo sa il vostro buon Padre che siete macchine fragili che si usurano nell'uso continuo e ha provveduto alla vostra carne, anche a quella poichè è essa pure opera sua, dandovi comando di farla riposare un giorno su sette per dare ad essa giusto ristoro. Dio non vuole le vostre malattie. Foste rimasti suoi figli, proprio suoi, da Adamo in poi, non avreste conosciuto le malattie. Sono queste frutto delle vostre disubbidienze a Dio, insieme al dolore e alla morte; e come fungaia sono nate e nascono sulle radici della prima disubbidienza: quella d'Adamo, e rampollano le une dalle altre, tragica catena, dal germe che vi è rimasto in cuore, dal veleno del Serpente maledetto che vi dà febbri di lussuria, di avarizia, di gola, di accidia, di imprudenze colpevoli.

Ed è imprudenza colpevole il voler forzare il vostro essere a continuo lavoro per il guadagno, come lo è il volere supergodere della gola o del senso col non contentarvi del cibo necessario alla vita e della compagna necessaria alla continuazione della specie, ma saziandovi oltre misura come animali da pantano e spossandovi e avvilendovi come anzi, non come bruti, i quali non sono simili ma superiori a voi nel connubio al quale vanno obbidendo a leggi di ordine ma avvilendovi peggio dei bruti: come dei demoni che disubbidiscono alle leggi sante dell'istinto retto, della ragione e di Dio.

II vostro istinto voi lo avete corrotto ed esso ormai vi conduce a preferire pasti corrotti, formati da lussurie nelle quali profanate il corpo vostro: opera mia; l'anima vostra: capolavoro mio; e uccidete embrioni di vite negandole alla vita, perchè le sopprimete anzi tempo volontariamente o attraverso le vostre lebbre che sono veleno mortale alle vite sorgenti.

Quante sono le anime che un vostro appetito sensuale chiama dal Cielo e alle quali voi chiudete poi le porte della vita? Quante quelle che giungono appena al termine, e vengono alla luce morenti o già morte, e alle quali precludete il Cielo? Quante quelle alle quali voi imponete un peso di dolore, che non sempre possono portare con una esistenza malata, marcata da morbi dolorosi e vergognosi? Quante quelle che non possono resistere a questa sorte di martirio non voluto, ma apposto da voi come un marchio a fuoco sulla carne, che avete generato senza riflettere che, quando si è corrotti come sepolcri pieni di putredine, non è più lecito generare dei figli per condannarli al dolore e al ribrezzo della società? Quante quelle che, non potendo resistere a questa sorte, si suicidano?

Ma che credete voi? Che Io le dannerò per questo loro delitto contro Dio e se stesse? No. Prima di loro, che peccano contro due, vi siete voi che peccate contro tre: contro Dio, contro voi stessi e contro gli innocenti che generate per portarli alla disperazione. Pensatelo. Pensatelo bene. Dio è giusto, e se pesa la colpa pesa anche le cause della colpa. E in questo caso il peso della colpa alleggerisce la condanna del suicida, ma carica la condanna di voi, veri omicidi delle vostre creature disperate.

In quel giorno di riposo che Dio ha messo nella settimana, e vi ha dato l'esempio suo di riposo pensate, Lui: l'Agente infinito, il Generante che da Se stesso si genera continuamente, Lui vi ha mostrato il bisogno di riposo, per voi lo ha fatto, per esservi Maestro nella vita. E voi, trascurabili potenze, volete non tenerne conto quasi foste più potenti di Dio! . In quel giorno di riposo per la vostra carne che si spezza sotto fatica eccessiva, sappiate occuparvi dei diritti e dei doveri dell'anima. Diritti: alla Vita vera. L'anima muore se è tenuta separata da Dio. La domenica datela all'anima vostra poichè non sapete farlo tutti i giorni e tutte le ore perchè in essa domenica essa si nutra della Parola di Dio, si saturi di Dio, per avere vitalità durante gli altri giorni di lavoro. Così dolce è il riposo nella casa del padre ad un figlio che il lavoro ha tenuto lontano per tutta la settimana! E perchè voi questa dolcezza non la date all'anima vostra? Perchè insozzate questo giorno con crapule e labidini, invece di farne una terza luce per beatitudine vostra di ora e di poi?

E, dopo l'amore per chi vi ha creato, l'amore a chi vi ha generato e a chi vi è fratello. Se Dio è Carità, come potete dire di essere in Dio se non cercate di somigliarlo nella carità? E potete dire di somigliarlo se amate Lui solo e non gli altri creati da Lui? Sì, che Dio va amato più di tutti, ma non può dire di amare Dio chi spregia di amare coloro che Dio ama.

Amate dunque per primi quelli che per avervi generato sono i creatori secondi del vostro essere sulla terra. Il Creatore supremo è il Signore Iddio, che forma le vostre anime e, padrone come è della Vita e della Morte, permette il vostro venire alla vita. Ma creatori secondi sono coloro che di due carni e di due sangui fanno una nuova carne, un nuovo figlio di Dio, un nuovo futuro abitante dei Cieli. Perchè è per i Cieli che siete creati, perchè è per i Cieli che dovete vivere sulla terra.

Oh! sublime dignità del padre e della madre! Episcopato santo, dico con parola ardita ma vera, che consacra un nuovo servo a Dio col crisma di un amore coniugale, lo lava col pianto della genitrice, lo veste col lavoro del padre, lo rende portatore della Luce infondendo la conoscenza di Dio nelle menti pargole e l'amore di Dio nei cuori innocenti. In verità vi dico che di poco inferiori a Dio sono i genitori solo per il fatto di creare un nuovo Adamo. Ma che poi, quando i genitori sanno fare del nuovo Adamo un nuovo piccolo Cristo, allora la loro dignità è appena di un grado inferiore a quella dell'Eterno.

Amate dunque di amore unicamente inferiore a quello che dovete avere per il Signore Iddio vostro, il padre e la madre vostra, questa duplice manifestazione di Dio che l'amore coniugale fa divenire una "unità". Amatela perchè la sua dignità e le sue opere sono le più simili a quelle di Dio per voi: sono essi genitori i vostri terreni creatori, e tutto in voi li deve venerare per tali. E amate la vostra prole, o genitori. Ricordate che ad ogni dovere corrisponde un diritto e che, se i figli hanno il dovere di vedere in voi la dignità più grande dopo Dio e di darvi l'amore più grande dopo quello totale che va dato a Dio, voi avete il dovere di essere perfetti per non sminuire il concetto e l'amore dei figli verso di voi. Ricordatevi che generare una carne è molto, ma è niente nello stesso tempo. Anche gli animali generano una carne e molte volte la curano meglio di voi. Ma voi generate un cittadino dei Cieli. Di questo vi dovete preoccupare. Non spegnete la luce delle anime dei figli, non permettete che la perla dell'anima dei figli vostri prenda abitudine al fango, perchè essa abitudine non la spinga a sommergersi nel fango. Date amore, amore santo ai figli vostri, e non stolte cure alla bellezza fisica, alla cultura umana. No. E' la bellezza della loro anima, l'educazione del loro spirito, quella che dovete curare.

La vita dei genitori è sacrificio come è quella dei sacerdoti e dei maestri convinti della loro missione. Tutte e tre le categorie sono di "formatori" di ciò che non muore: lo spirito, o la psiche, se più vi piace. E dato che lo spirito sta alla carne nella proporzione di 1000 a 1, considerate a quale perfezione dovrebbero attingere genitori, maestri e sacerdoti, per essere veramente quali dovrebbero. Dico "perfezione". Non basta "formazione". Devono formare gli altri, ma per formarli non deformi devono modellarli su un perfetto modello. E come possono pretenderlo se sono imperfetti essi stessi? E come possono divenire perfetti essi stessi se non si modellano sul Perfetto che è Dio? E cosa può rendere capace l'uomo di modellarsi su Dio? L'amore. Sempre l'amore. Siete ferro grezzo e informe. L'amore è la fornace che vi purifica e scioglie e vi fa fluidi per colare attraverso le vene soprannaturali nella forma di Dio. Allora sarete i "formatori" altrui: quando vi sarete formati sulla perfezione di Dio.

Molte volte i figli rappresentano il fallimento spirituale dei genitori. Si vede attraverso ai figli ciò che valevano i genitori. Chè, se è vero che talora da genitori santi nascono figli depravati, questa è l'eccezione. Generalmente uno dei genitori almeno non è santo e, dato che vi è più facile copiare il male che il bene, il figlio copia il men buono. E' anche vero che talora da genitori depravati nasce un figlio santo. Ma anche qui è difficile che ambedue i genitori siano depravati. Per legge di compenso il più buono dei due è buono per due e con preghiere, lacrime e parole, compie l'opera di tutti e due formando il figlio al Cielo.

Ad ogni modo, o figli, quali che siano i vostri genitori, Io vi dico: "Non giudicate, amate soltanto, perdonate soltanto, ubbidite soltanto, fuorchè in quelle cose che sono contrarie alla mia Legge. A voi il merito dell'ubbidienza, dell'amore e del perdono, del perdono di voi figli, Maria, che accelera il perdono di Dio ai genitori, e tanto più l'accelera quanto più è perdono completo; ai genitori la responsabilità e il giusto giudizio, sia riguardo a voi, sia per quanto spetta a Dio, di Dio unico Giudice".

Superfluo è spiegare che uccidere è mancare all'amore. Amore verso Dio, al quale levate il diritto di vita e di morte verso una sua creatura e il diritto di Giudice. Solo Dio è Giudice e Giudice santo e, se Egli ha concesso all'uomo di crearsi dei consessi di giustizia per mettervi un freno sia nel delitto sia nella punizione, guai a voi se, come mancate alla Giustizia di Dio, mancate alla giustizia dell'uomo erigendovi a giudici di un vostro simile, che ha mancato o credete che vi abbia mancato.

Pensate, o poveri figli, che l'offesa, il dolore, sconvolgono mente e cuore, e che l'ira e lo stesso dolore mettono un velo alla vostra vista intellettuale, velo che vi preclude la visione della verità vera e della carità quale Dio ve la presenta perchè su di essa sappiate regolare il vostro anche giusto sdegno e non farne, con troppa spietata condanna, una ingiustizia. Siate santi anche mentre l'offesa vi brucia. Ricordatevi di Dio soprattutto allora.

E voi pure, giudici della terra, siate santi. Avete per le mani gli orrori più vivi dell'umanità. Scrutateli con occhio e mente intrisi di Dio. Vedete il "perchè" vero di certe "miserie". Pensate che se anche sono vere "miserie" della umanità che si degrada, molte sono le cause che le producono. Nella mano che uccise cercate la forza che la mosse ad uccidere e ricordatevi che voi pure siete uomini. Interrogatevi se voi: traditi, abbandonati, stuzzicati, sareste stati migliori di colui o di colei che vi è davanti in attesa di sentenza. Facendo il severo esame di voi, pensate se nessuna donna può accusarvi di essere i veri uccisori del figlio che ella soppresse, perchè dopo l'ora gioconda voi vi siete sottratti al vostro impegno d'onore. E, se lo petete fare, siate pure severi.

Ma se, dopo aver peccato contro la creatura nata da una vostra insidia e da una vostra lussuria,volete ancora ottenere un perdono da Colui che non si inganna e non si smemora con anni e anni di vita corretta, dopo quella scorrettezza che non avete voluto riparare, o dopo quel delitto che avete provocato, siate almeno operosi nel prevenire il male, e specie là dove leggerezza femminile e miseria d'ambiente predispongono alle cadute nel vizio e nell'infanticidio.

Ricordate, o uomini, che Io, il Puro, non ho ricusato di redimere le donne senza onore. E per l'onore che più non avevano ho fatto sorgere nel loro animo, come fiore da un suolo profanato, il fiore vivo del pentimento che redime. Ho dato il mio pietoso amore alle povere disgraziate che un cosiddetto "amore" aveva prostrate nel fango. Il mio amore vero le ha salvate dalla lussuria che il cosiddetto amore aveva inoculato in loro. Se le avessi maledette e fuggite, le avrei perdute per sempre. Le ho amate anche per il mondo, che dopo averle godute le ricopre di ipocrito scherno e di bugiardo sdegno. Al posto delle carezze di peccato, le ho carezzate con la purezza del mio sguardo; al posto delle parole di delirio, ho avuto per loro parole d'amore; al posto della moneta, vergognoso prezzo del loro bacio, ho dato le ricchezze della mia Verità.

Così si fa, uomini, per trarre dal fango chi nel fango sprofonda, e non ci si avvinghia al collo per perire o non si gettano pietre per sprofondarvele di più. E' l'amore, è sempre l'amore che salva.

Quale peccato contro l'amore sia l'adulterio, ne ho già parlato e non ripeto, per ora almeno. Vi è su questo rigurgito di animalità tanto da dire e tanto che non capireste neppure, perchè d'essere traditori del focolare ve ne vantate che per pietà della mia piccola discepola taccio. Non voglio esaurire le forze della creatura sfinita e turbare il suo animo con crudezze umane poichè, prossimo alla Mèta, pensa solo al Cielo.

Colui che ruba, è ovvio che manchi all'amore. Se si ricordasse di non fare agli altri ciò che non vorrebbe fatto a se stesso, e amasse gli altri quanto se stesso, non leverebbe con violenza e frode ciò che è del prossimo suo. Non mancherebbe perciò all'amore, come invece vi manca commettendo ladroneccio che può essere di merce, di denaro, come di occupazione. Quanti furti commettete derubando un posto all'amico, una invenzione al compagno! Siete ladri, tre volte ladri, facendo ciò. Lo siete più che se rubaste un portafoglio o una gemma, perchè senza questi si può ancora vivere, ma senza un posto di guadagno si muore, e con il derubato del posto muore la sua famiglia di fame.

Vi ho dato la parola come segno di elevazione su tutti gli altri animali della terra. Dovreste dunque amarmi per la parola, dono mio. Ma posso dire che mi amate per la parola, quando di questo dono di Cielo vi fate arma per rovinare il prossimo col giuramento falso? No, non amate nè Me nè il prossimo quando asserite il falso, ma sibbene ci odiate. Non riflettete che la parola uccide non solo la carne, ma la reputazione di un uomo? Chi uccide odia, chi odia non ama.

L'invidia non è carità: è anticarità. Chi desidera smodatamente la roba altrui è invidioso e non ama. Siate contenti di ciò che avete. Pensate che sotto l'apparenza di gioia vi sono sovente dolori che Dio vede e che sono risparmiati a voi, apparentemente meno felici di coloro che invidiate. Chè, se poi l'oggetto desiderato è la altrui moglie o l'altrui marito, allora sappiate che al peccato di invidia unite quello di lussuria o di adulterio. Compite perciò una triplice offesa alla Carità di Dio e di prossimo.

Come vedete, se voi contravvenite al decalogo contravvenite all'amore. E così è per i consigli che vi ho dato, che sono il fiore della pianta della Carità. Ora, se contravvenendo alla Legge contravvenite all'amore, è ovvio che il peccato è mancanza all'amore. E perciò deve espiarsi con l'amore.

L'amore che non avete saputo darmi in terra, me lo dovete dare nel Purgatorio. Ecco perchè dico che il Purgatorio altro non è che sofferenza d'amore.

Avete per tutta la vita poco amato Dio nella sua Legge. Vi siete buttati dietro le spalle il pensiero di Lui, avete vissuto amando tutti e poco amando Lui. E' giusto che, non avendo meritato l'Inferno e non avendo meritato il Paradiso, ve lo meritiate ora accendendovi di carità, ardendo per quanto siete stati tiepidi sulla terra. E' giusto che sospiriate per mille e mille ore di espiazione d'amore ciò che avete mille e mille volte mancato di sospirare sulla terra: Dio, scopo supremo delle intelligenze create. Ad ogni volta che avete voltato le spalle all'amore corrispondono anni e secoli di nostalgia amorosa. Anni o secoli a seconda della vostra gravità di colpa.

Fatti ormai sicuri di Dio, cogniti della superna bellezza di Dio per quel fugace incontro del primo giudizio, il cui ricordo viene seco voi per rendervi più viva l'ansia d'amore, voi sospirate a Lui, la lontananza di Lui piangete, d'esser stati voi la causa di tale lontananza vi rammaricate e pentite, e sempre più vi rendete penetrabili a quel fuoco acceso della Carità per vostro supremo bene.

Quando i meriti del Cristo vengono, dalle preghiere dei viventi che vi amano, gettati come essenze d'ardore nel fuoco santo del Purgatorio, l'incandescenza d'amore vi penetra più forte e più addentro e, fra il rutilare delle vampe, sempre più si fa lucido in voi il ricordo di Dio visto in quell'attimo.

Come nella vita della terra più cresce l'amore e più sottile si fa il velo che cela al vivente la Divinità, altrettanto nel secondo regno più cresce la purificazione, e perciò l'amore, e più prossimo e visibile si fa il volto di Dio. Già traluce e sorride fra il balenare del santo fuoco. E' come un Sole che sempre più si fa presso, e la sua luce e il suo calore annullano sempre più la luce e il calore del fuoco purgativo, finchè, passando dal meritato e benedetto tormento del fuoco al conquistato e beato refrigerio del possesso, passate da vampa a Vampa, da luce a Luce, salite ad esser luce e vampa in Esso, Sole eterno, come scintilla assorbita da un rogo e come lampada gettata in un incendio.

Oh! gaudio dei gaudi, quando vi troverete assurti alla mia Gloria, passati da quel regno di attesa al Regno di trionfo. Oh! conoscenza perfetta del Perfetto Amore!

Questa conoscenza, o Maria, è mistero che la mente può conoscere per volere di Dio, ma non può descrivere con parola umana. Credi che merita soffrire tutta una vita per possederla dalla ora della morte. Credi che non vè più grande carità di procurarla con le preghiere a chi amaste sulla terra e che ora iniziano la purgazione nell'amore, al quale chiusero in vita le porte del cuore tante e tante volte.

Animo, benedetta alla quale sono svelate le verità nascoste. Procedi, opera e sali. Per te stessa e per chi ami nell'al di là.