I MORTI RISORGERANNO
Don Giuseppe Tomaselli
INTRODUZIONE
Sentir
parlare di morte, d'inferno e di altre grandi verità, non sempre piace,
specialmente a chi vuol godere la vita. Eppure è necessario pensarci! Tutti vorrebbero
andare in Paradiso, cioè nel godimento eterno; per arrivarci però bisogna
anche meditare su certe verità, perché grande segreto per salvare la propria
anima è il meditare i novissimi, cioè quanto ci attende subito dopo la morte.
- Ricorda i tuoi novissimi, dice il Signore, e non peccherai in eterno! - La
medicina è disgustosa, però dà la salute. Ho creduto bene fare un lavoro sul
Giudizio Divino, perchè è uno dei novissimi che maggiormente scuote l'anima
mia e penso che sarà utile a molte altre anime. Tratterò in modo speciale del
Giudizio Universale, perchè non è conosciuto come merita dal popolo.
La
risurrezione dei morti, che accompagnerà tale Giudizio, è una novità sbalorditiva
per certe anime, come ho potuto constatare nell'esercizio del Sacro Ministero.
Spero
di riuscire nell'intento col divino aiuto.
CHE
COSA E' LA VITA?
Chi
nasce ... ha da morire. Dieci, venti, cinquanta ... cento anni di vita, sono
un sofflo. Arrivato l'ultimo istante dell'esistenza terrena, volgendo indietro
le sguardo, si deve dire: Breve è la vita dell'uomo sulla terra!
Che
cosa è la vita in questo mondo? Una lotta continua per mantenersi nella
esistenza e per resistere al male. Giustamente questo mondo è chiamato «valle
di lacrime », anche quando qualche raggio di gioia fugace e lusinghiera
rischiara l'umana creatura.
Chi
scrive si è trovato centinaia e centinaia di volte al letto di moribondi ed
ha avuto modo di meditare seriamente sulla vanità del mondo; ha visto spegnersi
giovani esistenze ed ha provato il fetore del cadavere in putrefazione. E' vero
che ci si abitua a tutto, ma certi fenomeni sogliono far sempre impressione.
Voglio
farti assistere, o lettore, alla scomparsa di qualche persona dalla scena del
mondo.
Un
magnifico palazzo; una graziosa: villetta all'ingresso.
Un
giorno quest'abitazione era l'attrazione dei gaudenti, perchè vi si passava
il tempo in giuochi, in danze ed in banchetti.
Ora
la scena è cambiata: il padrone è gravemente ammalato e sta lottando contro
la morte. Il dottore al capezzale non lascia di confortarlo. Qualche amico fedele
lo visita, augurando la salute; i familiari lo guardano ansiosamente e lasciano
sfuggire lacrime furtive. Il sofferente intanto è silenzioso e osserva meditando;
mai ha guardato la vita come in questi momenti: tutto gli sembra funebre.
-
Dunque, dice a se stesso il povero uomo, mi trovo in fin di vita. Il dottore non
me lo dice, ma lo fa intravedere. Fra poco sarò morto! E questo palazzo?...
Dovrò lasciarlo! e le mie ricchezze?... Andranno ad altri! Ed i piaceri?...
Sono finiti!... Sto per morire... Dunque tra non molto sarò inchiodato dentro
una cassa e portato al cimitero!... La mia vita è stata un sogno! Del passato
mi rimane solo il ricordo! -
Mentre
così ragiona, entra il Sacerdote, chiamato non da lui ma da qualche anima
buona. - Volete, gli dice, riconciliarvi con Dio?... Pensate che avete una
anima da salvare! -
Il
moribondo ha il cuore nell'amarezza, il corpo tra gli spasimi ed ha poca voglia
di quanto gli dice il Sacerdote.
Tuttavia,
per non essere scortese e per non lasciare l'impressione di aver rifiutato i
conforti religiosi, ammette il Ministro di Dio al capezzale e più o meno freddamente
assentisce a quanto gli viene suggerito.
Il
male intanto si aggrava ed il respiro si fa più affannoso. Tutti gli occhi dei
presenti sono rivolti all'agonizzante, il quale impallidisce e con sforzo
supremo emette l'ultimo respiro. - E' morta! - dice il dottore. Quale strazio al
cuore dei familiari!... Quante grida di dolore!
Pensiamo
al cadavere dice qualcuno.
Mentre
pochi minuti prima quel corpo era oggetto di cure premurose e veniva baciato
teneramente dalle persone intime, appena partita l'anima, quel corpo fa
ribrezzo; non lo si vorrebbe più guardare, anzi c'è chi non osa più mettere
piede in quella stanza.
Si
mette una benda intorno alla faccia, affinché il volto rimanga meno sformato
prima dell'irrigidimento; si veste per l'ultima volta quel corpo e si adagia sul
letto con le mani giunti sopra il petto. Gli si collocano quattro candele attorno
e così la camera funebre è allestita.
Permettimi,
o uomo, di fare delle riflessioni salutari sul tuo cadavere, riflessioni che
forse tu mai hai fatto mentre eri in vita e che ti avrebbero potuto giovare
assai!
Dove
sono, o ricco signore, i tuoi amici in questo momento?
Alcuni
in questo istante forse sono tra gli spassi, ignari della tua sorte; altri attendono
con i parenti nell'altra stanza. Tu sei solo... disteso sul letto!... Soltanto
io ti sto vicino!
Questo
tuo capo, leggermente piegato, ha perduto l'abituale alterigia e superbia! I
tuoi capelli, oggetto di vanità ed un giorno tanto profumati, sono viscidi e
scarmigliati! I tuoi occhi così penetranti e abituati al comando... pascolati
per tanti anni nell'immoralità, posati vergognosamente su cose e persone... questi
occhi ora sono spenti, di color vitreo e coperti per metà dalle palpebre!
Le
tue orecchie, incartapécorite, si riposano. Non sentono più le lodi degli adulatori!...
Non prestano più ascolto ai discorsi scandalosi!... Già troppi ne hai udito!
La
tua bocca, o uomo, lascia un po' vedere la lingua livida e quasi penzoloni,
leggermente a contatto con i denti bavosi. Molto l'hai fatta lavorare...
Imprecando, mormorando e vomitando bestemmie... Le labbra, color paonazzo ed
in silenzioso... illuminato internamente da debole lampada... un Crocifisso alla
parete... alcune casse collocate qua e là... Quale lugubre scena! Ah! se
potessero parlare i morti e manifestare le proprie impressioni della prima
notte passata nel Cimitero!
-
Chi sei tu, direbbe il ricco signore, chi sei tu che hai l'onore di stare vicino
a me?
-
Sono un povero operaio, vissuto nel lavoro e morto per infortunio!... - Allora
scostati da me, che sono uno dei più ricchi della città!... Scostati subito,
perchè sei puzzolente e non resisto!... - Fratello, par che dica l'altro,
siamo ormai la stessa cosa! C'era distanza tra me e te fuori del Cimitero; qua
dentro, no! La stessa cosa... lo stesso fetore... gli stessi vermi!...
L'indomani
mattina, nelle prime ore, alcune fosse sono preparate nell'ampio Camposanto; le
bare vengono tolte dal deposito e portate al luogo di sepoltura. I poveri sono
seppelliti senza alcun cerimoniale, tranne la benedizione che dà il
Sacerdote. Il ricco signore ancora merita un riguardo, che sarà l'ultimo. Per
incarico della famiglia del defunto vengono due amici a fare la ricognizione
del cadavere prima della sepoltura. Si apre la bara ed appare il nobile
trapassato. I due amici si fanno violenza per guardarlo e subito ordinano di
richiudere la cassa. Si son pentiti d'averlo mirato! E' cominciata già la
dissoluzione del cadavere. Il volto si è enormemente gonfiato e la parte
inferiore, dalle narici in giù, è cosparsa di sangue putrido, venuto fuori
dal naso e dalla bocca.
La
bara è calata giù; gli operai la ricoprono di terra; fra non molto verranno
altri operai a collocarvi un bel monumento.
-
O nobile uomo, eccoti nel seno della terra! Marcisci... servano le tue carni di
pascolo ai vermi!... Col tempo le tue ossa si polverizzeranno! Si compie in te
quanto disse il Creatore al primo uomo: Ricordati, uomo, che sei polvere ed
in polvere ritornerai!
I
due amici, con lo spettro del cadavere nella mente, escono pensierosi dal
Camposanto. - Come ci si riduce - esclama uno. - Caro amico, cosa possiamo
farci!... Così è la vita! - Non si conosceva più il nostro amico!...
Dimentichiamo tutto!... Guai se dovessimo pensare a ciò che abbiamo visto!
O
lettore, la pallida descrizione di una scena funebre forse ti ha colpito. Hai ragione!
Ma approfitta di questa tua impressione salutare per prendere qualche
risoluzione di vita migliore! Per quanti il pensiero della morte è stato il
movente per fuggire un'occasione grave di peccato;... per darsi alla pratica
fervorosa della Santa Religione... per distaccarsi dal mondo e dalle sue
fallaci attrattive!
Alcuni
anche si sono fatti Santi. Tra costoro si ricorda un nobile della conte di
Spagna, il quale, aveva dovuto guardare il cadavere della regina Isabella prima
della sepoltura; rimase così colpito che risolvette di lasciare i piaceri della
corte, si diede alla penitenza e si consacrò al Signore. Pieno di meriti partì
da questa vita. E' costui il grande San Francesco Borgia.
E
tu cosa risolvi di fare?... Non hai niente da correggere nella tua vita?... Non
accarezzi forse troppo il tuo corpo a discapito dell'anima?... Non accontenti
forse illecitamente i tuoi sensi?... Ricordati che hai da morire... e morrai
quando meno lo penserai... Oggi in figura, domani in sepoltura!... Intanto
tu vivi come se non dovessi mai morire... Marcirà sotto terra il tuo corpo! E
l'anima tua, che dovrà vivere eternamente, perchè non la curi di più?
Appena
il moribondo emette l'ultimo respiro, alcuni esclamano: E' morto... tutto è
finito!
Non
è così! Se è finita la vita terrena, è cominciata però la vita eterna dello
spirito o dell'anima.
Noi
siamo fatti di anima e di corpo. L'anima è il principio vitale per cui l'uomo
ama, vuole il bene ed è libero dei suoi atti, perciò responsabile del suo
agire. Per mezzo dell'anima il corpo compie tutte le sue funzioni di
assimilare, crescere e sentire.
Il
corpo è lo strumento dell'anima; finché questa lo vivifica, abbiamo il corpo
in piena efficienza; appena essa parte, abbiamo la morte, cioè il corpo
diventa cadavere, insensibile, destinato alla dissoluzione. Il corpo non può
vivere senza l'anima.
L'anima,
fatta a immagine e somiglianza divina, è creata da Dio nell'atto della umana
concezione; dopo una dimora più o meno a lungo su questa terra, ritorna a Dio
per essere giudicata.
Il
Giudizio Divino!... Entriamo, o lettore, in un argomento di massima importanza,
di gran lunga superiore a quello della morte. Difficilmente mi commuovo, o
lettore; il pensiero del Giudizio però riesce a commuovermi. Dico questo
affinché tu segua con particolare interesse l'argomento che sto per trattare.
Dopo
la morte del corpo, l'anima continua a vivere; è questa una verità di fede
insegnataci da Gesù Cristo, Dio e uomo. Egli infatti dice: Non temete quelli
che uccidono il corpo; ma temete piattosto Colui che può perdere il corpo e
l'anima vostra! - E parlando di un tale che pensava solo a questa vita
terrena, ammassando ricchezze, Egli dice: Stolto, questa notte tu morrai e
l'anima tua ti sarà domandata! Quanto hai preparato di chi sarà? - Mentre è
morente sulla Croce, dice al buon ladrone: Oggi sarai con me in Paradiso! -
Parlando del ricco epulone, asserisce: Morì il ricco e fu sepolto
nell'inferno.
Dunque,
appena l'anima parte dal corpo, senza intervallo alcuno si trova davanti
all'eternità. Se essa fosse libera di scegliere, andrebbe senz'altro in
Paradiso, perchè nessun'anima vorrebbe andare all'inferno. E' necessario
quindi un giudice che assegni l'eterna dimora. Questo giudice è Iddio stesso
e precisamente Gesù Cristo, il Figliuolo Eterno del Padre. Egli stesso lo
afferma: Il Padre non giudica alcuno, ma ogni giudizio ha rimesso al Figlio!
Si
sono visti dei colpevoli a tremare davanti al giudice terreno, a sudar freddo ed
anche a morire.
Eppure
si tratta di un uomo che deve essere giudicato da un altro uomo. E che cosa sarà
quando l'anima comparirà davanti a Dio per ricevere la sentenza irrevocabile
per tutta l'eternità? Alcuni Santi tremavano al pensiero di questa comparsa.
Si racconta di un monaco, che avendo visto nel sogno Gesù Cristo in atto di
giudicarlo, ebbe tanto spavento, che i capelli gli divennero ad un tratto
bianchi.
S.
Giovanni Bosco prima di morire. alla presenza del Cardinale Alimonda e di
parecchi Salesiani, cominciò a piangere. - Perchè piangete? - domandò il Cardinale.
- Penso al giudizio di Dio! Presto comparirò al suo cospetto e dovrò
rendergli conto di tutto! Pregate per me!
Se
questo facevano i Santi, che cosa dovremmo fare noi che abbiamo la coscienza
carica di tante miserie?
I
Dottori di Santa Chiesa insegnano che il Giudizio Particolare sarà nel luogo
stesso ove avviene la morte. Verità tremenda questa! Morire mentre si sta
commettendo un peccato e comparire lì stesso davanti al Giudice Supremo offeso!
Pensa,
o anima cristiana, a questa verità allorquando la tentazione ti assale!
Vorresti fare una cattiva azione... E se tu morissi in quel momento?... Tu
commetti tanti peccati nella tua stanza... sopra quel letto... Pensa che tu
probabilmente morrai su quel letto e che proprio là vedrai il Divino
Giudice!... Tu perciò, o anima cristiana, sarai giudicata da Dio dentro la
tua stessa casa, se ivi ti coglierà la morte!... Medita seriamente!...
Il
Giudizio che l'anima subisce appena spira, si chiama «particolare» per distinguerlo
da quello che avverrà alla fine del mondo.
Addentriamoci
un po' nel Giudizio Particolare, per quanto umanamente sarà possibile. Il
tutto avverrà in un batter d'occhio, come dice S. Paolo; noi però cerchiamo di
descrivere lo svolgimento della scena in alcuni particolari più interessanti.
Non sono io che invento questa scena del Giudizio; sono i Santi che la
descrivono, con a capo Sant'Agostino, appoggiati ai detti della Sacra Scrittura.
E' bene esporre prima la dottrina cattolica riguardo alla sentenza del Giudice
supremo: « Dopo la morte, se l'anima è in grazia di Dio e senza resto di
peccato, va in Paradiso. Se è in disgrazia di Dio, va all'inferno. Se ha
ancora qualche debito da scontare presso la Divina Giustizia, va in Purgatorio
finché non sia fatta degna di entrare in Paradiso ».
Assistiamo
assieme, o lettore, al giudizio che subisce dopo la morte un'anima cristiana,
la quale, pur avendo ricevuto tante volte i Santi Sacramenti, abbia menato
tuttavia una vita qua e là macchiata di gravi colpe ed abbia peccato con la
speranza di salvarsi lo stesso, pensando di morire almeno in grazia di Dio. Purtroppo
è stata colta dalla morte mentre era in peccato mortale ed eccola ora davanti
al Giudice Eterno.
Gesù
Cristo Giudice non è più il tenero Bambino di Betlemme, il dolce Messia che
benedice e perdona, l'Agnello mansueto che va alla morte sul Calvario senza
aprire bocca; ma è il fiero Leone di Giuda, il Dio di tremenda maestà, davanti
al quale cadono in adorazione i più eletti Spiriti Celesti e tremano le potenze
infernali.
I
Profeti intravvidero in qualche modo nelle loro visioni il Divin Giudice e ce ne
diedero delle immagini. Essi ci raffigurano Cristo Giudice con la faccia
splendente come il sole, con gli occhi scintillanti come fiamme, con la voce
simile al ruggito del leone, con il furore a guisa di un'orsa alla quale siano
stati rubati i figli. Al fianco ha la giustizia con due giustissime bilance:
una per le opere buone e un'altra per le cattive.
L'anima
peccatrice a vederlo, vorrebbe slanciarsi verso di Lui, per possederlo in
eterno; per Lui è stata creata ed a Lui tende; ma ne viene trattenuta da forza
misteriosa. Vorrebbe essa annientarsi od almeno fuggire per non sostenere lo
sguardo di un Dio sdegnato; ma non le è concesso. Intanto vede davanti a sé il
cumulo dei peccati commessi in vita, il demonio, a fianco, che sghignazza pronto
a trascinarla con sé e vede al di sotto la terribile fornace dell'inferno.
Prima
ancora di ricevere la sentenza, già l'anima ne prova l'atroce strazio, stimandosi
da se stessa degna del fuoco eterno.
-
Che cosa, penserà l'anima, che cosa dovrò dire al Divin Giudice, essendo così
misera?... Quale patrono ho da supplicare affinché mi aiuti?... Oh! me
infelice!
Comparsa
l'anima davanti a Dio, nel medesimo istante comincia l'accusa. Ecco il primo
accusatore, il demonio! - Signore, dice, siate giusto!... Voi mi avete
condannato all'inferno per un solo peccato! Quest'anima ne ha commessi tanti!...
Fatela bruciare con me eternamente!... O anima, non ti lascerò più!... Tu mi
appartieni!... Sei stata mia schiava tanto tempo!... - Ah! bugiardo e traditore!
- dice l'anima. Mi hai promesso la felicità, presentandomi in vita il calice
del piacere ed ora per te son perduta! Intanto il demonio, come dice Sant'Agostino,
rinfaccia all'anima le colpe commesse e con aria di trionfo le ricorda il
giorno, l'ora e le circostanze. - Ricordi, anima cristiana, quel peccato...
quella persona... quel libro... quel luogo?... Ricordi come ti eccitavo al
male?... Come eri ubbidiente alle mie tentazioni! Ecco farsi avanti l'Angelo
Custode, come dice Origene. - O Dio, esclama, quanto ho fatto per la salvezza
di quest'anima!... Molti anni ho passato al suo fianco, custodendola
amorosamente... Quanti buoni pensieri le ho ispirato!... Dapprima, quando era
innocente, mi ascoltava. In seguito, cadendo e ricadendo nella grave colpa,
è diventata sorda alla mia voce!... Sapeva essa di far male... e tuttavia
preferiva il suggerimento del demonio!
A
questo punto l'anima, tormentata dal rimorso e dalla rabbia, non sa contro chi
avventarsi! - Sì, dirà, la colpa è mia!
Ancora
non ha avuto luogo il rigoroso interrogatorio. Illuminata dalla luce che emana
da Gesù Cristo, l'anima vede tutto l'operato della sua vita nei minimi
particolari.
«
Dammi conto, dice il Divin Giudice, delle tue opere malvage! Quante profanazioni
del giorno festivo!... Quante mancanze contro il prossimo... approfittando
della roba altrui... imbrogliando nel lavoro... dando in prestito denaro ed
esigendo più del giusto!... Quante falsificazioni nel commercio, alterando la
merce ed il peso!... E quelle vendette prese dopo la tale e la tal altra
offesa?... Tu non volevi perdonare e pretendevi il mio perdono!
«
Dammi conto delle colpe contro il sesto Comandamento!... Ti avevo dato un
corpo anche te ne servissi in bene e tu invece l'hai profanato!... Quante libertà
indegne di una creatura!
«
Quanta malizia in quegli sguardi scandalosi!... Quante miserie in gioventù...
nel fidanzamento... nella vita di matrimonio, che avresti dovuto santificare!...
Credevi, o infelice anima, che tutto fosse lecito!... Non pensavi che io vedevo
tutto e ti avvertivo della mia presenza con il rimorso!
Le
città di Sodoma e di Gomorra furono incenerite da me per mezzo del fuoco a
motivo di questo peccato; anche tu eternamente sarai bruciata nell'inferno e
sconterai quei cattivi piaceri presi; per poco arderai da sola, dopo verrà pure
il tuo corpo!
«
Dammi conto di quegl'insulti che mi lanciavi nella collera, quando dicevi: Iddio
non fa le cose giuste!... E' sordo!... Non sa ciò che fa!... Misera creatura,
hai osato trattare così il tuo Creatore!... Ti avevo dato la lingua per lodarmi
e te ne sei servita per insultare me e per offendere il prossimo!... Rendimi
ragione ora delle calunnie... delle mormorazioni... dei segreti che hai
manifestati... delle imprecazioni... delle bugie e dei giuramenti!... Di tutto
voglio conto anche delle tue parole oziose!... - Signore, esclama atterrita
l'anima, anche di questo?... E si? Non hai letto nel mio Vangelo: Di ogni parola
oziosa che gli uomini avranno detto, mi daranno canto nel giorno del
Giudizio!...?
«
Dammi conto anche dei pensieri, dei desideri impuri volontariamente tenuti nella
mente... dei pensieri di odio e di godimento del male altrui!..:
«
Come hai adempiuti i doveri del tuo stato!... Quanta trascuratezza!... Ti sei
sposata!... Ma perchè non hai soddisfatto ai gravi obblighi inerenti?...
Rifiutasti i figliuoli che avrei voluto donarti!... Di qualcuno, che hai
accettato, non hai avuto la debita cura spirituale!... Ti ho ricoperta di
favori particolari dalla nascita alla morte... tu stessa lo hai riconosciuta...
e mi hai corrisposto con tanta ingratitudine!... Avresti potuto salvarti, e
invece!...
«Ma
il conto più stretto lo esigo delle anime che hai scandalizzate!... Miserabile
creatura, per salvare le anime sono sceso dal Cielo in terra e son morto in
Croce!:.. Per salvarne una sola, se fosse necessario, farei altrettanto!... E
tu, invece mi hai rapite le anime con i tuoi scandali!... Ricordi quei
discorsi scandalosi... quei gesti... quelle provocazioni al male?... In tal
modo hai spinto al peccato anime innocenti!... Costoro hanno insegnato anche
ad altre il male, aiutando l'opera di Satana!... Dammi conto di ciascuna
anima!... Tu tremi!... Dovevi prima tremare, pensando a quelle mie terribili
parole: Guai a chi dà scandalo! Sarebbe meglio che venisse legata al collo
dello scandaloso una macina da mulino e fosse precipitato nel profondo del
mare! - Signore, dice l'anima, ho peccato, è vero! Però non sono stata solamente
io!... Anche altre hanno operato come me! - Le altre avranno il loro giudizio!...
Anima perduta, perchè non lasciasti a suo tempo quelle amicizie cattive?...
Il rispetto umano, o paura della critica, ti ha trattenuto nel male ed invece
di aver vergogna di dare scandalo... ridevi scioccamente!... Ma vada l'anima tua
all'eterna perdizione per le anime che hai rovinate! Soffri tanti inferni,
quanti sono coloro che hai scandalizzato!
-
Dio di tremenda, giustizia, riconosco di aver mancato!... Ma tenete conto delle
passioni che mi hanno violentato!... - E perchè non toglievi le occasioni? Tu
invece mettevi la legna al fuoco!... Ogni divertimento, lecito o no, lo
facevi tuo!...
-
Nella vostra giustizia infinita, ricordatevi, o Signore, delle opere buone da
me compiute!... - Sì, hai compiute delle opere buone... ma non le hai fatte per
amor mio! Operavi per farti vedere... per guadagnare la stima o la lode
altrui!... Hai ricevuto la tua ricompensa in vita!... Hai fatte altre opere
buone però ti trovavi in stato di peccato-mortale e quanto facevi non era
meritorio!... L'ultimo peccato grave commesso... quello che stoltamente
speravi di confessare prima di morire... quell'ultimo peccato ti ha spogliato
di ogni merito!...
-
Quante volte, o Dio misericordioso; in vita mi avete perdonato!... Perdonatemi
anche ora! - E' finito il tempo della misericordia!... Già troppo hai abusato
della mia bontà... e per questo ti sei perduta!... Peccavi e ripescavi...
pensando: Iddio è buono e mi perdona!... Anima sciagurata, con la speranza del
perdono ritornavi a trafiggermi!... E correvi dal mio Ministro per avere
l'Assoluzione!... Quelle tue Confessioni non mi erano accette!... Ricordi
quante volte nascondevi per vergogna qualche peccato?... Quando pur lo
confessavi, non ne eri del tutto pentita e subito vi ricadevi!... Quante
Confessioni mal fatte!... Quante Comunioni sacrileghe!... Tu, o anima, eri stimata
come buona e pia dagli altri ma io che conosco l'intimo del cuore, ti giudico
come perversa!...
-
Giusto siete, o Signore, esclama l'anima, e retto è il vostro giudizio!... Merito
la vostra ira!... Ma non siete voi il Dio tutto amore?... Non spargeste per me
il vostro Sangue sulla Croce?... Questo Sangue propiziatore invoco su di me!...
- Sì, scenda esso punitore su di te dalle mie Piaghe!... E va', maledetta,
lontano da me, nel fuoco eterno, preparato al diavolo ed ai suoi seguaci!
Questa
sentenza di eterna maledizione è per la misera anima la maggiore pena! Sentenza
divina, immutabile, eterna!
In
meno che si dica, data la sentenza, ecco l'anima afferrata dai demoni e trascinata
con scherno dentro al supplizio eterno, tra le fiamme, che bruciano e non
consumano. Ove cade l'anima, ivi rimane! Ogni tormento piomba, sopra di essa;
il maggiore pero è il rimorso, il verme roditore di cui ci parla il Vangelo.
In
questo giudizio mi sono espresso umanamente; la realtà però è di gran lunga
superiore ad ogni umana parola. Può sembrare esagerata la condotta di Dio nel
giudicare l'anima peccatrice; tuttavia bisogna persuadersi che la Divina
Giustizia è severa punitrice del male. Basta osservare i castighi che Iddio
manda all'umanità a motivo dei peccati, e non solo per i gravi, anche per i
leggeri. Così leggiamo nella Sacra Scrittura che il re Davide fu punito per un
sentimento di vanità con tre giorni di peste nel suo regno; il Profeta Semefa
fu sbranato da un leone per una disobbedienza agli ordini ricevuti da Dio; la
sorella di Mosè fu colpita dalla malattia della lebbra per una mormorazione
fatta contro il fratello; Anania e Saffira, marito e moglie, furono puniti con
la morte improvvisa per una semplice menzogna detta a S. Pietro. Ora, se Iddio
giudica degni di tanta castigo coloro che commettono una pieccola mancanza
volontaria, che cosa farà di chi commette peccati gravi?
E
se nella vita terrena, che suole essere tempo di misericordia, il Signore è
così esigente, che cosa sarà dopo la morte quando non ci sarà più
misericordia?
Del
resto basta ricordare un poco qualche parabola che Gesù Cristo racconta in
proposito, per convincerci della serietà, del suo giudizio.
Un
signore, dice Gesù nel Vangelo, prima di allontanarsi dalla sua città, chiamò
i servitori e diede loro dei talenti: a chi cinque, a chi due ed a chi uno, a
ciascuno secondo la propria capacità. Dopo un certo tempo ritornò e volle
fare i conti con i servitori. Venne a lui quegli che aveva ricevuto cinque
talenti e gli disse: Ecco, o signore, ho guadagnato altri cinque talenti! -
Bravo, servo buono e fedele! Poiché sei stato fedele nel poco, ti costituisco
padrone sul molto! Entra nel gaudio del tuo signore!
Similmente
disse a colui che aveva ricevuto due talenti e ne aveva guadagnato altri
due.
Gli
si presentò chi ne aveva ricevuto uno solo e gli disse: Signore, io so che voi
siete uomo severo, perchè esigete ciò che non avete dato e raccogliete ciò
che non avete seminato. Avendo paura di perdere il vostro talento, sono andato a
sotterrarIo. Ecco ve lo restituisco tale e quale! - Servo iniquo, disse il
signore, ti condanno con le tue stesse parole! Tu sapevi che sono uomo
severo!... Perchè dunque non consegnavi alle banche il talento e così al mio ritorno
avresti percepito gli interessi?... - e diede ordine che il misero servo
venisse legato mani e piedi e fosse gettato nelle tenebre esteriori, tra il
pianto e lo stridore dei denti.
Questi
servitori siamo noi. Abbiamo ricevuto i doni da Dio con varietà: vita,
intelligenza, corpo, ricchezza, ecc.
Al
termine della carriera mortale se il nostro Sommo Donatore vede che abbiamo
fatto del bene, ci giudica benignamente e ci premia. Se invece vede che bene
non ne abbiamo operato, anzi abbiamo trasgredito i suoi ordini e l'abbiamo
offeso, allora il suo giudizio sarà tremendo: l'eterna prigione!
E
qui è da notare che Iddio è giustissimo e nel giudicare non guarda in faccia
ad alcuno; dà a ciascuno quanto spetta, senza tenere conto delle dignità
umane.
Il
Papa è il rappresentante di Gesù Cristo in terra; dignità sublime. Ebbene,
anche lui viene giudicato da Dio come gli altri uomini, anzi con più rigore,
poichè a chi più è stato dato, più sarti richiesto.
Il
Sommo Pontefice Innocenzo III fu uno dei più grandi Papi. Fu zelantissimo della
gloria di Dio e compì opere meravigliose a bene delle anime. Però commise
nelle mancanze leggere, che, come Papa, avrebbe dovuto evitare. Appena morto, fu
severamente giudicato da Dio. Comparve allora a Santa Lutgarda, tutto circondato
di fiamme e le disse: Sono stato giudicato colpevole di alcune cose e sono stato
condannato al Purgatorio sino al giorno del Giudizio Universale!
Il
Cardinale Bellarmino, divenuto poi Santo, rabbrividiva pensando a questo fatto!
Quanta
cura non si ha degli affari temporali! I mercanti e coloro che gestiscono
qualche azienda, mettono tanta sollecitudine per guadagnare; non contenti di
ciò, la sera sogliono dare uno sguardo al libro dei conti e di tanto in tanto
fanno i calcoli più accurati e, se è il caso, prendono provvedimenti. Perché
non fai, o anima cristiana, altrettanto per gli affari spirituali, per i conti
della tua coscienza?... Se non lo fai è perché hai poca cura della tua
salvezza eterna!... Giustamente Gesù Cristo dice: I figli di questo secolo
sono, nel loro genere, più avveduti dei figli della luce!
Ma
se per il passato, o anima, sei stata trascurata, non esserlo per l'avvenire!
Fa' una rivista della tua coscienza; scegli però il tempo più tranquillo per
fare ciò. Se riconosci di avere ì conti in regola con Dio rimani tranquilla e
segui la buona via sulla quale ti trovi. Se al contrario vedi che c'è qualche
cosa da mettere a posto, apri l'anima tua a qualche Sacerdote zelante per
avere l'assoluzione e ricevere un esatto indirizzo della vita morale. Prendi
fermi propositi di vita migliore e non indietreggiare più!... Tu sai come è
facile morire!... Da un momento all'altro protesti trovarti al divin tribunale!
Gesù
amava Gerusalemme, la città santa. Quanti miracoli non vi operò! Essa
avrebbe dovuto corrispondere a sì grandi benefizi, ma non lo fece. Gesù ne
rimase molto addolorato e un giorno pianse sulla sua sorte.
Gerusalemme,
disse, Gerusalemme, quante volte io volli radunare i tuoi figliuoli come la
gallina raduna i suoi pulcini sotto le ali e non hai voluto!... Oh! se tu
conoscessi e proprio in questo giorno quello che giova alla tua pace! Invece
ora sono cose nascoste ai tuoi occhi. Ma ci sarà per te la punizione, poichè
verranno giorni, nei quali i tuoi nemici ti faranno attorno trincee, ti
circonderanno e stringeranno te e i tuoi figliuoli che sono in te e non
lasceranno pietra su pietra!
Gerusalemme,
o anima, è immagine tua. Gesù ti ha ricoperta di benefici spirituali e
temporali; tu però hai corrisposto con ingratitudine, offendendolo. Gesù
forse piange sulla tua sorte, dicendo: Povera anima, ti ho amata, ma un giorno,
quando avrò da giudicarti, dovrò maledirti e condannarti all'inferno!
Convertiti,
dunque, una buona volta! Tutto Gesù
ti perdona, avessi pure comemesso tutti i peccati del mondo, purché sia
pentita! Tutto Gesù perdona a chi realmente lo vuole amare, come generosamente
perdonò alla Maddalena, donna scandalosa, dicendo di lei: Molto le è stato
perdonato, perchè molto ha amato.
Bisogna
amare Gesù non a parole, ma coi fatti, osservando la sua divina legge. E'
questo il mezzo per renderselo amica per il giorno del Giudizio.
A
te ho rivolto la parola, o lettore; nello stesso tempo ho inteso rivolgerla a me
stesso, perchè anch'io ho un'anima da salvare ed avrò da comparire al cospetto
di Dio. Convinto di quanto dico agli altri, sento il bisogno d'innalzare a
Cristo Giudice una calda preghiera, affinché mi sia propizio nel giorno del mio
rendiconto.
-
O Gesù, mio Redentore e mio Dio, ascoltate l'umile preghiera che viene dal
profondo del mio cuore!... Non entrate in giudizio col vostro servo, perchè nessuno
può giustificarsi dinanzi a Voi! Pensando al giudizio che mi attende,
tremo... e giustamente! Mi avete segregato dal mondo e mi fate vivere in un
convento; però questo non basta a togliermi la paura del vostro giudizio!
Verrà
il giorno in cui partirò da questo mondo e a Voi mi presenterò. Quando
aprirete il libro della mia vita, abbiate pietà di me!... Io che sono così
miserabile, che cosa potrò dirvi in quel momento?... Voi solo potete
salvarmi, o Re di tremenda maestà... Ricordatevi, o pietoso Gesù, che per me
siete morto in Croce! Perciò non mandatemi tra i dannati! Meriterei un
giudizio inesorabile! Ma Voi, Giudice di giusta vendetta, datemi il perdono dei
peccati, prima ancora del giorno del mia rendiconto!... Pensando alle mie
miserie spirituali, dovrei piangere e sento che il mio volto si riempie di
vergogna. Perdonate, o Signore, a chi umilmente Vi supplica! la mia preghiera
so che non è degna; Voi però esauditela! Vi supplico con cuore umiliato!
Datemi quanto ardentemente vi chiedo: non permettete che io commetta un solo peccato
mortale!... Se prevedete questo, mandatemi prima qualunque genere di morte!...
Datemi spazio di penitenza e fate che con l'amore e con le sofferenze abbia a
purificare l'anima mia prima di presentarmi a Voi!
O
Signore Voi siete chiamato Gesù, che significa Salvatore! Salvate perciò quest'anima
mia! O Maria Santissima, a Voi mi affido perchè siete il rifugio dei peccatori!
E'
morto un tale. Il corpo è stato seppellito; l'anima è stata giudicata da Dio
ed è andata all'eterna dimora, o Paradiso o inferno.
E'
tutto finito per il corpo? No! Dopo che saranno passati dei secoli... alla fine
del mondo dovrà ricomporsi e risuscitare. E per l'anima la sorte sarà mutata?
No!
Il premio o la pena sono eterni. Però alla fine del mondo l'anima uscirà
momentaneamente dal Paradiso o dall'inferno, si riunirà al corpo ed andrà ad
assistere al Giudizio Universale.
Sembrerebbe
superfluo un secondo Giudizio, dato che la sentenza che Iddio dà all'anima dopo
la morte è inesorabilmente immutabile. Eppure è conveniente che ci sia
quest'altro Giudizio, chiamato Universale, perchè fatto a tutti gli uomini
riuniti assieme. La sentenza, che l'Eterno Giudice allora pronunzierà, sarà la
solenne conferma della prima, avuta nel Giudizio Particolare.
La
nostra ragione stessa trova dei motivi perchè ci sia questo secondo Giudizio.
Oggi
il Signore è bestemmiato. Nessuna persona è tanto insultata quanto la
Divinità. La sua Provvidenza, che opera continuamente, anche nei minimi particolari,
a bene delle creature, la sua Provvidenza, che per quanto misteriosa è sempre
adorabile, viene oltraggiata vergognosamente dal vile uomo, quasi Iddio non
sapesse governare il mondo, o l'avesse abbandonato a se stesso. - Iddio ci ha
dimenticati! - si esclama da tanti nel dolore. - Egli non sente più e non vede
niente di quanto succede nel mondo! Perché non fa vedere la sua potenza in
certe gravi situazioni sociali di rivoluzioni o di guerre? -
E'
giusto che il Creatore, alla presenza di tutti i popoli, faccia conoscere il perché
della sua condotta. Da questo ne guadagnerà la gloria di Dio, poiché nel
giorno del Giudizio tutti i buoni acclameranno ad una voce: Santo, Santo, Santo
è il Signore, il Dio degli eserciti! A lui sia gloria! Benedetta sia la sua
provvidenza!
Il
Figlio Eterno di Dio, Gesù, fattosi uomo pur restando vero Dio, subì la più
grande umiliazione venendo in questo mondo. Per amore degli uomini si assoggettò
a tutte le miserie umane, tranne che a quella del peccato; visse in una bottega
come umile falegname. Avendo provato al mondo la sua Divinità per mezzo di un
numero stragrande di miracoli, tuttavia per gelosia venne condotto davanti
ai tribunali ed accusato di essersi fatto Figlio di Dio. In tale occasione fu
sputacchiato, schiaffeggiato, chiamato bestemmiatore ed indemoniato, battuto
a sangue sulle nude spalle, coronato di spine, paragonato all'assassino
Barabba e posposto a lui; condannato ingiustamente dal Sinedrio e dal Pretorío
alla morte di croce, la più umiliante e dolorosa, e lasciato morire ignudo fra
gli spasimi e gl'insulti dei carnefici.
E'
ben giusto che l'onore di Gesù Cristo sia riparato pubblicamente, come
pubblicamente fu umiliato.
Il
Divin Redentore pensava a questa grande riparazione quando era davanti ai
tribunali; difatti, rivolto ai suoi giudici, disse: Vedrete il Figlio
dell'uomo sedere alla destra della potenza di Dio e venire sulle nubi del
cielo! Questa venuta sulle nubi del cielo è il ritorno di Gesù Cristo sulla
terra alla fine del mondo per giudicare tutti.
Inoltre
Gesù Cristo è stato e sarà sempre il bersaglio dei cattivi, che per istigazione
diabolica lo combattono con la stampa e con la parola nella sua Chiesa, che è
il suo Corpo Mistico. E’ vero che la Chiesa Cattolica è sempre vittoriosa,
benché sempre combattuta; ma è conveniente che il Redentore si mostri
solennemente a tutti i suoi avversari riuniti e che li umilii al cospetto del
mondo intero, condannandoli pubblicamente.
Spesso
si vedono i buoni tribolati ed i cattivi trionfanti.
I
tribunali umani, pur dicendo di rispettare la giustizia, non raramente la
calpestano. Difatti il ricco, colpevole e prepotente, riesce a corrompere i magistrati
col denaro e dopo il delitto continua a vivere in libertà; il povero, perché
privo di mezzi, non può far risplendere la sua innocenza e perciò passa la
vita nell'oscura prigione. Nel giorno del Giudizio Universale è bene che
vengano smascherati i fautori del male e che risplenda l'innocenza dei buoni
calunniati.
Milioni
e milioni di uomini, donne e bambini, nel corso dei secoli hanno subito la
sanguinosa persecuzione per la causa di Gesù Cristo. Basta ricordare i primi
tre secoli del Cristianesimo. Un ampio anfiteatro; migliaia di spettatori avidi
di sangue; leoni e pantere in grande irrequietezza per la fame ed attendono la
preda... la carne umana. Si spalanca la porta di ferro e le bestie feroci sbucano,
si avventano contro una schiera di Cristiani, che in ginocchio nel centro dell'anfiteatro,
muoiono per la Santa Religione. Costoro sono i Martiri, i quali sono stati
spogliati dei propri beni e tentati in diversi mogli per far loro rinnegare
Gesù Cristo. Essi però hanno preferito perdere tutto e farsi sbranare dai
leoni, anziché rinnegare il Redentore. E non è ben giusto che il Cristo dia a
questi Eroi la meritata soddisfazione?... si!... La darà in quel giorno
supremo, davanti a tutti gli uomini ed a tutti gli Angeli dei Cielo!
Quanti
trascorrono la vita nelle privazioni, tutto sopportando con rassegnazione al
volere di Dio! Quanti vivono nell'oscurità esercitando le virtù cristiane!
Quante anime vergini, rinunziando ai piaceri passeggeri del mondo, sostengono
per anni e anni la dura lotta dei sensi, lotta conosciuta soltanto da Dio! La
forza e l'intima gioia di costoro è l'Ostia Santa, la Carne Immacolata di Gesù,
di cui con frequenza si nutrono nella Comunione Eucaristica. Per queste anime
dovrà esserci il condegno onore! Che risplenda davanti al mondo il bene operato
nel segreto! Niente vi è di occulto, dice Gesù, che non sia manifestato.
-
Il vostro pianto, dice ai buoni il Signore, si convertirà in gaudio! - Per il
contrario, la gioia dei cattivi dovrà cambiarsi in pianto. Ed è conveniente
che i ricchi vedano risplendere nella gloria di Dio quei poveri, ai quali hanno
negato il tozzo di pane, come l'epulone vide Lazzaro nel seno di Abramo; che i
persecutori contemplino le loro vittime nel trono di Dio; che tutti i
dispregiatori della Santa Religione, mirino lo splendore eterno di coloro, che
in vita hanno deriso, chiamandoli bigotti e gente sciocca che non ha saputo
godere la vita!
Il
Giudizio Universale porta con sè la risurrezione dei corpi, cioè la riunione
dell'anima con il compagno della vita mortale. Il corpo è lo strumento dell'anima,
strumento di bene oppure di male.
E'
giusto che il corpo, il quale ha cooperato al bene compiuto dall'anima, sia
glorificato mentre quello che è servito a fare il male sia umiliato e punito.
Ed
è proprio l'ultimo giorno quello che Iddio ha riservato a tale scopo.
Essendo
il Giudizio Universale una grande verità che dobbiamo credere, non basta la
sola ragione a convincersene, ma è necessario il lume della fede. Per mezzo
di questa luce soprannaturale noi crediamo una sublime verità, non per l'evidenza
di essa, ma per l'autorità di Colui che la rivela, che è Dio, il quale non può
ingannarsi e non vuole ingannare.
Essendo
il Giudizio Universale una verità rivelata da Dio, la Santa Chiesa l'ha
inserita nel Credo, o Simbolo Apostolico, che è il compendio di quanto dobbiamo
credere. Eccone le parole: Credo... che Gesù Cristo, morto e risuscitato, salì
al Cielo... Di là ha da venire (alla fine del mondo) a giudicare i vivi ed
i morti, cioè i buoni che sono considerati vivi, ed i cattivi che sono morti
alla, grazia di Dio. Credo inoltre la risurrezione della carne, cioè credo che
nel giorno del Giudizio Universale i morti usciranno dal sepolcro,
ricomponendosi per divina virtù e riunendosi all'anima.
Chi
nega o mette in dubbio questa verità di fede, pecca.
Diamo
uno sguardo al Vangelo per vedere quello che il Divin Redentore insegna
riguardo al Giudizio Universale, il quale è chiamato dalla Santa Chiesa «
giorno di ira, di sventura e di miseria; giorno grande e molto amaro ».
Affinché
ciò che insegna potesse restare più impresso, Gesù adoperava delle parabole o
paragoni; così anche i poco intellettuali potevano comprendere le più eccelse
verità. Riguardo al grande Giudizio portò diversi paragoni, secondo le
circostanze in cui Egli parlava.
Passando
Gesù Cristo lungo il mare di Tiberiade, mentre la folla lo seguiva per
ascoltare la divina parola, avrà visto dei pescatori intenti a ritirare i pesci
dalle reti. Volse l'attenzione degli uditori a quella scena.
-
Ecco, Egli disse, il regno dei Cieli è simile ad una rete che si getta in mare
e raccoglie ogni genere di pesci. I pescatori dopo si seggono presso la riva e
ne fanno la scelta. I pesci buoni vengono messi dentro i recipienti, mentre i
cattivi sono gettati via. Così sarà alla fine del mondo.
Un'altra
volta, attraversando la campagna, a vedere dei contadini applicati alla
trebbiatura del grano, colse l'occasione per ricordare il Giudizio Universale.
-
Il regno dei Cieli, disse, è simile alla raccolta del grano. I contadini separano
il grano dalla paglia; il primo viene conservato nei granai ed invece la paglia
è messa da parte per essere bruciata. Gli Angeli separeranno i buoni dai
malvagi e costoro andranno nel fuoco eterno, ove sarà pianto e stridore di denti,
mentre gli eletti andranno alla vita eterna.
A
vedere qualche pastore presso la mandria, Gesù trovò un'altra parabola per la
fine del mondo.
-
Il pastore, Egli disse, separa gli agnelli dai capretti. Così sarà
nell'ultimo giorno. Manderò i miei Agnelli, i quali separeranno i buoni dai
cattivi!
E
non soltanto nelle parabole ricordava Gesù il Giudizio Universale, chiamandolo
anche « l'ultimo giorno », ma nei suoi discorsi spesso ne faceva accenno. Così
a vedere l'ingratitudine di alcune città da Lui beneficate, esclamò: Guai a
te, Coròzain, guai a te Betsaida! Se in Tiro e in Sidone si fossero operati i
miracoli in voi compiuti, avrebbero fatto penitenza! Perciò vi dico che le
città di Tiro e di Sidone nel giorno del Giudizio saranno trattate con minor
rigore!
Così
pure, vedendo Gesù la malizia degli uomini nell'operare, disse ai suoi discepoli:
Quando il Figlio dell'uomo verrà nella gloria dei suoi Angeli, allora darà a
ciascuno secondo le proprie opere!
Unitamente
al Giudizio, Gesù ricordava anche la risurrezione dei corpi. Così nella
Sinagoga di Cafarnao per far conoscere la missione affidatagli dall'Eterno
Padre, disse: E' questa la volontà di Colui che mi ha mandato nel mondo, il
Padre, che tutto ciò che Egli mi ha dato non abbia io a perderlo, ma invece
lo risusciti nell'ultimo giorno!... Chiunque crede in me ed osserva la mia
legge, avrà la vita eterna ed io lo risusciterò nell'ultimo giorno!... E chi
mangia la mia Carne (nella Santa Comunione) e beve il mia Sangue, ha la vita
eterna; ed io lo risusciterò nell'ultimo giorno!
Ho
accennato già alla risurrezione dei morti; ma è bene trattare l'argomento
diffusamente.
San
Paolo, prima persecutore dei Cristiani e poi divenuto grande Apostolo,
predicava ovunque si trovasse sulla risurrezione dei morti. Non sempre però
era ascoltato volentieri su tale argomento: difatti nell'Areopago di Atene,
quando cominciò a trattare della risurrezione, alcuni se ne risero; altri gli
dissero: Ti ascolteremo un'altra volta su questa dottrina.
Non
credo che il lettore voglia fare altrettanto, cioè stimare l'argomento della
risurrezione dei morti degno di essere deriso, oppure di ascoltarlo mal volentieri.
Il fine principale di questo scritto è la dimostrazione dommatica di quest'articolo
di fede: I morti dovranno tutti risuscitare alla fine del mondo.
Si
legge nella Sacra Scrittura la seguente visione che ebbe il Profeta Ezechiele,
parecchi secoli prima della venuta di Gesù Cristo nel mondo. Eccone la
narrazione:
-
La mano del Signore venne sopra il me e mi condusse in ispirito in mezzo ad un
campo pieno di ossa. Mi fece camminare tra le ossa, che erano sovrabbondanti
e molto secche. Il Signore mi disse: O uomo, credi tu che queste cose diventeranno
vive? - Voi lo sapete, o Signore Iddio! - così io risposi. Ed egli disse a me:
Profetizzerai intorno a queste ossa e dirai: Ossa secche, ascoltate la parola
del Signore! Io manderò a voi lo spirito e vivrete! Vi darò i nervi, vi farò
crescere la carne, stenderò su voi la pelle, vi darò l'anima e ritornerete in
vita. Così saprete che io sono il Signore.
Parlai
a nome di Dio come mi era stato comandato; le ossa si accostarono alle ossa e
ciascuno andava alla propria giuntura. E mi accorsi che sopra le ossa erano
andati i nervi, la carne e la pelle; però non c'era l'anima.
-
Il Signore, continua Ezechiele, mi disse. Parlerai nel mio nome allo spirto e
dirai: Il Signore Iddio dice questo: Vieni, o spirito, dai quattro venti e va'
sopra questi morti affinché risorgano!
Feci
come mi era stato ordinato; entrò l'anima in quei corpi ed ebbero vita;
infatti si rizzarono in piedi e si formò una grandissima moltitudine.
Questa
visione del Profeta ci dà l'idea di quanto avverrà alla fine del mondo.
LA
RISPOSTA AI SADDUCEI
Gli
Ebrei erano a conoscenza della risurrezione dei morti. Però non tutti l'ammettavano;
infatti tra i dotti si formarono due correnti o partiti: Farisei e Sadducei.
I primi ammettevano la risurrezione, i secondi la negavano.
Venne
Gesù Cristo nel mondo, iniziò la vita pubblica con la predicazione e fra le
tante verità insegnava essere cosa certa che i morti avranno da risuscitare.
Si
riaccese allora la questione più viva che mai, fra Farisei e Sadducei. Questi
ultimi però non volevano cedere e cercavano argomenti da contrapporre a
quanto Gesù Cristo insegnava in proposito. Credettero un giorno di aver trovato
un argomento molto forte e lo proposero pubblicamente al Divin Redentore.
Gesù
era tra i suoi discepoli e tra la moltitudine che lo accalcava. Si fecero avanti
alcuni dei Sadducei e lo interrogarono: Maestro, Mosè ci lasciò scritto: Se
il fratello di qualcuno morrà essendo ammogliato e non avrà figli, il fratello
sposi la moglie di lui e susciti il seme di suo fratello. Adunque ci furono
sette fratelli; il primo prese moglie e morì senza figli. Il secondo sposò
la donna ed anche egli morì senza figli. Allora la sposò il terzo e similmente
in seguito la sposarono tutti e sette i fratelli, i quali morirono senza
lasciare figli. In ultimo mora tinche la danna. Nella risurrezione dei morti
questa donna di chi dovrà essere moglie, avendola avuta tutti e sette?
Pensavano
i Sadducei di chiudere la bocca a Gesù Cristo, somma sapienza, e di sfatarlo
davanti al popolo. Ma si sbagliarono!
Con
calma Gesù rispose: Voi v'ingannate, perchè non conoscete le Sacre Scritture
e neanche la potenza di Dio! I figli di questo secolo si sposano e si maritano;
nella risurrezione dei morti non ci saranno né mariti né mogli; né in
seguito potranno più morire, infatti saranno come gli Angeli e saranno figli
di Dio, essendo figli della risurrezione. Che i morti risorgeranno, lo
dichiara anche Mosè trovandosi presso il roveto ardente, quando dice: Il
Signore è il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe. Non è dunque
il Dio dei morti, ma dei vivi, poiché tutti vivono per Lui.
Udendo
tale risposta, alcuni degli Scribi dissero: Maestro, hai eletto bene! Il
popolo intanto rimaneva estasiato davanti alla dottrina sublime del Messia.
Gesù
Cristo provava la sua dottrina con i miracoli. Egli, essendo Dio, poteva
comandare al mare e al vento e farsi ubbidire; nelle sue mani si
moltiplicavano i pani ed i pesci; ad un suo cenno l'acqua diventava vino, i
lebbrosi guarivano, i ciechi riacquistavano la vista, i sordi l'udito, i muti
la loquela, gli zoppi si raddrizzavano ed i demoni uscivano dagli ossessi.
Davanti
a questi prodigi, operati continuamente, il popolo restava avvinto a Gesù ed
ovunque per la Palestina si esclamava: Mai si son viste tali cose!
Ad
ogni nuovo miracolo, una nuova meraviglia della folla. Quando però Gesù
risuscitava qualche morto, lo stupore dei presenti arrivava al colmo.
Risuscitare
un morto... vedere un cadavere, freddo, in via di putrefazione, dentro la bara
oppure disteso sul letto... e subito dopo, ad un cenno del Cristo. vederlo
muovere, alzarsi, camminare... quanto stupore non doveva destare!
Gesù
risuscitava i morti per dimostrare che era Dio, padrone della vita e della
morte; ma voleva anche provare in tal modo essere. possibile la risurrezione dei
corpi alla fine del mondo. Era questa la migliore risposta alle difficoltà che
mettevano avanti i Sadducei.
I
morti da Gesù Cristo chiamati alla vita furono molti; però gli Evangelisti ci
tramandarono solamente le circostanze di tre defunti risuscitati. Non è
superfluo riportare qui la narrazione.
Il
Redentore Gesù era disceso dalla barca; la gente, appena lo vide, corse a Lui.
Mentre era ancora vicino al mare, si fece innanzi un tale di nome Giairo,
Arcisinagogo. Era un padre di famiglia, molto addolorato perché la figliuola di
dodici anni stava per morire. Che cosa non avrebbe fatto per salvarla!?... Avendo
visto inutili i mezzi umani, pensò di rivolgersi a Gesù, l'operatore di
prodigi. Dunque l'Arcisinagogo, senza rispetto umano, si gettò ai piedi di Gesù
con le lacrime agli occhi e disse: O Gesù Nazareno, la mia figliuola è in
agonia! Vieni subito a casa, imponi su di essa la tua mano affinchè sia salva e
viva!
Il
Messia esaudì la preghiera del padre e si avvio alla casa di lui. La
moltitudine che era grande, lo seguiva. Lungo il cammino, la veste di Gesù fu
toccata con fede da una donna che da dodici anni soffriva perdita di sangue.
Sull'istante fu risanata. Gesù dopo le disse: O figlia, la tua fede ti ha
salvata; va' in pace!
Mentre
diceva questo, ecco venire alcuni dalla casa dell'Arcisinagogo annunziando
la morte della fanciulla. - E' inutile che tu, o Giairo, disturbi il Divin
Maestro! La tua figliuola è morta!
Il
povero padre era in preda al dolore; ma Gesù lo confortò dicendo: Non aver
paura; soltanto abbi fede! - intendendo dire: Per me è la stessa cosa il far
guarire da una malattia o il richiamare in vita un morto!
Il
Signore si staccò dalla folla e dai discepoli e volle che lo seguissero
soltanto i tre Apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni.
Giunti
all'abitazione di Giairo, Gesù vide molte persone che piangevano. - Perchè
piangete? - disse loro. La fanciulla non è morta, ma dorme!
ī
parenti e gli amici, che di già avevano contemplato il cadavere, a sentire
queste parale, lo presero per pazzo. Gesù diede ordine che tutti restassero
fuori e volle con sè nella camera della defunta il padre, la madre ed i tre
Apostoli.
Realmente
la fanciulla era morta. Per il Signore il richiamare in vita era facile come per
noi svegliare uno che dorme. Gesù infatti, avvicinatosi al cadavere, ne prese
la mano e disse: Talitha cum!! - cioè, fanciulla, te lo dico io, alzati! - A
queste divine parole l'anima ritornò nel cadavere e la . fanciulla poté
alzarsi e camminare per la stanza.
I
presenti furono presi da grande stupore,e dapprima neanche volevano credere
ai propri occhi; ma Gesù li rassicurò e affinché si convincessero meglio,
ordinò che si desse da mangiare alla fanciulla.
Quel
corpo, pochi istanti prima freddo cadavere, era divenuto vegeto e poteva
compiere le sue ordinarie funzioni.
Si
portava a seppellire un giovanetto; era figlio unico di madre vedova. Il corteo
funebre era giunto alla porta della .città di Naim. Il pianto della madre toccava
il cuore di tutti. PoVera donna! Aveva perduto ogni bene con la morte del1'unico
figlio; era rimasta sola al mondo!
In
quel momento faceva il suo ingresso a Naim il buon Gesù, seguito al solito da
una grande folla. Il Cuore Divino non restò insensibile alle grida della madre:
Avvicinatosi: Donna, le disse, non piangere!
Gesù
ordinò ai portatori della bara di fermarsi. Tutti gli occhi si fissarono sui
Nazareno e sulla bara, ansiosi di vedere qualche prodigio. Ecco vicini l'autore
della vita e la morte. Basta che il Redentore lo voglia e subito la morte
cederà la preda. Quella mano onnipotente toccò la bara ed ecco il
miracolo.
-
Giovinetto, disse Gesù, te lo comando io, alzati!
Le
aride membra si scuotono, gli occhi si aprono ed il risuscitato si alza, mettendosi
a sedere sulla, bara.
-
O donna, avrà soggiunto il Cristo, te lo avevo detto di non piangere! Eccoti il
figlio!
E'
più da immaginare che da descrivere ciò che la madre abbia fatto a vedere
il figliuolo tra le braccia! Dice l'Evangelista: A vedere ciò tutti furono
pieni di timore e glorificarono Iddio.
La
terza ed ultima risurrezione che il Vangelo narra nei minimi particolari è
quella di Lazzaro; la narrazione è tipica e merita di essere riportata integralmente.
A
Betania, villaggio poco distante da Gerusalemme, abitava Lazzaro con le due
sorelle, Maria e Marta. Maria era stata pubblica peccatrice; ma pentitasi del male
fatto, si era data completamente alla sequela di Gesù; e volle anche offrire a
Lui la propria abitazione per ospitarlo. Il Divin Maestro volentieri alloggiava
in quella casa, ove trovava tre cuori retti e docili ai suoi insegnamenti:
Lazzaro si era ammalato gravemente. Le due sorelle, sapendo che Gesù non era in
Giudea; mandarono alcuni per avvisarlo.
-
Maestro, costoro gli - dissero, colui che tu ami, Lazzaro, è gravemente infermo!
Udendo
ciò, Gesù rispose: Questa infermità non è per la morte, ma per la gloria
di Dio, affinché per essa sia glorificato il Figlio di Dio. - Tuttavia Egli
non andò subito a Betania e si trattenne ancora due giorni nella regioni del
Giordano.
Dopo
di questo, disse ai suoi discepoli: Andiamo di nuovo in Giudea... Il nostro
amico
Lazzaro già dorme; ma vado io a. svegliarlo. - I discepoli gli osservarono:
Signore, se dorme, certamente sarà in. salvo! - Gesù però non intendeva parlare
del sonno naturale, bensì della morte dell'amico; perciò chiaramente lo disse:
Lazzaro è già morto ed io sono contento di non essermi trovato ivi, affinché
voi crediate. Adunque, andiamo da lui!
Quando
Gesù arrivò, da quattro giorni il morto era stato seppellito.
Essendo
la famiglia di Lazzaro conosciuta e tenuta in considerazione, sparsasi la
notizia della morte, molti Giudei erano andati a trovare le sorelle Marta e
Maria per consolarle.
Intanto
Gesù era giunto presso il villaggio, ma non vi era entrato. La notizia della
sua venuta arrivò subito all'orecchio di Marta, la quale lasciò tutti senza
dirne il motivo e corse incontro al Redentore. Maria ignara del fatto, rimase
in casa con le persone amiche venute a confortarla.
Marta,
visto Gesù, esclamò con le lacrime agli occhi: O Signore, se tu fossi stato
qui, mio fratello non sarebbe morto!
-
Le rispose Gesù: Tuo fratello risorgerà nella risurrezione alla fine del
mondo! - Soggiunse il Signore: lo sono la risurrezione e la vita; chi crede in
me anche morto, vivrà! E chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno.
Credi questo?
-
Si, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio vivo, venuto in
questo mondo!
Gesù
le disse di andare a chiamare la sorella Maria. Ritornò Marta a casa e disse
alla sorella sottovoce: E' venuto il Divino Maestro e desidera parlarti; è ancora
all'ingresso del villaggio.
Maria,
udendo questo, subito si alzò e andò da Gesù. I Giudei, che erano a farle
visita, a vedere improvvisamente alzare Maria ed uscire frettolosa da casa,
dissèro: Certamente va al sepolcro del fratello per piangere. Andiamo anche
noi con essa!
Giunta
Maria dove era Gesù, a vederlo, si gettò ai suoi piedi, dicendo: Se tu, o
Signore, fossi stato qui, mio fratello - non sarebbe morto!
Gesù,
come Dio, non poteva commuoversi, perchè niente era capace di turbarlo; però
come uomo, avendo cioè un corpo ed un'anima come l'abbiamo noi, era
suscettibile a commozione. E difatti, a vedere Maria che piangeva ed i Giudei,
venuti con lei, pure piangenti, fremette Egli nel suo spirito e si turbò.
Allora disse: Dove avete seppellito il morto? - Signore, gli risposero, vieni
e vedrai!
Gesù
era profondamente commosso e cominciò a piangere. I presenti a questa scena si
meravigliarono e dissero: Si vede che amava assai Lazzaro! - Alcuni
soggiunsero: Ma se ha fatto tanti miracoli, non poteva impedire che il suo amico
morisse?
Si
giunse al sepolcro, il quale consisteva in una grotta con una pietra all'ingresso.
La
commozione di Gesù aumentò; Egli . allora disse: Allontanate la pietra dall'ingresso
del sepolcro! - Signore, esclamò Marta, il cadavere è in putrefazione e
puzza! E' seppellito da quattro giorni! - Ma non ti ho detto, replicò Gesù,
che se tu crederai, vedrai la gloria di Dio?
La
pietra fu rimossa; ed ecco apparire Lazzaro, disteso sopra un rialzo, avvolto in
un lenzuolo, mani e piedi legati fetore del cadavere era segno evidente che la
morte aveva cominciato l'opera sua distruggitrice.
Gesù,
rivolti gli occhi in alto, disse: O Eterno Padre, ti ringrazio che mi hai
esaudito! Io lo sapevo che tu sempre mi ascolti; ma ho detto questo per il
popolo che mi circonda, affinché creda che mi hai mandato nel mondo!
Detto
questo, con gran voce Gesù gridò: Lazzaro, vieni fuori/ - Sull'istante il
corpo in putrefazione si rianimò. II Signore dopo disse: Ora scioglietelo e fate
che esca dal sepolcro!
Nel
vedere Lazzaro vivo, fu per tutti immensa meraviglia! Quale consolazione per le
due sorelle il ritornare a casa col fratello! Quanta riconoscenza verso il
Redentore, Autore della vita!
Lazzaro
visse ancora molti anni. Dopo l'Ascensione di Gesù Cristo, venne in Europa e
fu vescovo di Marsiglia.
Oltre
a risuscitare gli altri, Gesù volle risuscitare anche lui stesso e fece questo
per provare in modo chiarissimo la, sua Divinità e per dare all'umanità una
idea del corpo risuscitato.
Contempliamo
la morte e la risurrezione di Gesù Cristo nei suoi particolari.. Il numero
sterminato di miracoli compiuti dal Redentore avrebbe dovuto convincere
tutti della sua Divinità. Ma alcuni non volevano credere e volontariamente
chiudevano gli occhi alla luce; tra costoro erano i Farisei superbi, i quali
erano invidiosi della gloria del Cristo.
Un
giorno essi si presentarono a Gesù e gli dissero: Ma dacci un segno che tu
vieni dal Cielo! - Egli rispose che segni ne aveva dato tanti e che tuttavia ne
avrebbe dato uno speciale: Come il Profeta Giona stette tre giorni e tre notti
nel ventre del pesce, così Il Figlio dell'uomo starà tre giorni e tre notti
nelle viscere della terra e poi risorgerà!... Distruggete questo tempio,
parlava del suo corpo, e dopo tre giorni lo riedificherò!
Già
si era sparsa la notizia che Egli sarebbe morto e poi risuscitato. I suoi nemicî
se ne ridevano. Gesù dispose le cose in modo che la sua morte fosse pubblica
ed accertata e che fosse provata dai nemici stessi la sua gloriosa risurrezione.
Chi
avrebbe potuto far morire Gesù Cristo, come uomo, se Egli non avesse voluto?
Lo aveva detto in pubblico: Nessuno può togliermi la vita se io non lo
voglio; ed io ho il potere di dare la mia vita e di riprenderla. - Tuttavia
volle morire per fare avverare quanto i Profeti avevano predetto di Lui. E quando
San Pietro volle difendere con la spada il Maestro nell'Orto del Getsemani,
Gesù disse: Metti nel fodero la spada! Tu credi che io non possa avere a disposizione
più di dodici eserciti di Angeli? - Questo disse per significare che spontaneamente
andava a morire.
La
morte di Gesù Cristo fu quanto mai atroce. Il suo corpo fu dissanguato a motivo
del sudore di sangue nell'orto, della flagellazione, della coronazione di spine
e della crocifissione con i chiodi. Mentre era in agonia, i suoi nemici non
cessavano d'insultarlo e fra le altre cose gli dicevano: Hai salvato gli
altri; ora salva te stesso!... Tu hai detto che puoi distruggere il tempio di
Dio e in tre giorni la riedifichi!... Scendi dalla croce, se sei il Figlio di
Dio!
Avrebbe
potuto il Cristo scendere dalla croce, ma Egli aveva stabilito di morire per
risorgere poi gloriosamente. Però anche stando in croce, Gesù mostrò la sua
Divinità con l'eroica fortezza con cui tutto soffrì, con il perdono che invocò,
dall'Eterno Padre ai suoi crocifissori, con il far commuovere tutta la terra per
mezzo di un terremoto nell'atto in cui mandò l'ultimo respiro.
Contemporaneamente il grande velo del tempio di Gerusalemme si squarciò in
due parti e molti corpi di persone sante uscirono risuscitati dai sepolcri e
comparvero a molti.
Vedendo
quello che accadeva, coloro che custodivano Gesù cominciarono a tremare e
dissero; Veramente costui era il Figlio di Dio!
Gesù
era morto. Vollero però accertarsi meglio prima di lasciar deporre dalla
croce il suo corpo: A tale fine uno dei soldati con la lancia gli aprì il
costato, trapassandogli il cuore e dalla ferita uscì un po' di sangue e
acqua.
La
morte di Gesù Cristo non ammette dubbio. Ma è proprio vero che Egli sia
risuscitato? Che non sia stato un trucco dei suoi discepoli l'aver messo fuori
questa diceria?
I
nemici del Divin Nazareno, quando videro la vittima spirare in croce, si calmarono.
Ricordarono le parole che in pubblico Gesù aveva detto, accennando alla propria
risurrezione; ma credevano impossibile che egli stesso potesse ridarsi vita.
Tuttavia, temendo qualche tranello da parte dei suoi discepoli, si presentarono
al Procuratore Romano, Ponzio Pilato, ed ottennero dei soldati da mettere a
custodia del sepolcro del Nazareno.
Il
corpo di Gesù deposto dalla croce fu imbalsamato, secondo il costume giudaico,
e avvolto in un bianco lenzuolo; fu ben seppellito in un sepolcro nuovo, scavato
nella viva pietra, poco distante dal luogo della crocifissione.
I
soldati da circa tre giorni guardavano il sepolcro, il quale era stato suggellato
e non era lasciato incustodito neppure un istante.
Giunto
il momento volato da Dio, all'alba del terzo giorno, ecco avvenire la
risurrezione predetta! Un forte terremoto fa balzare la terra, la grossa
pietra suggellata davanti al sepolcro si abbatte, una luce vivissima appare...
ed il Cristo, Trionfatore della morte, fa la sua prima comparsa, mentre fasci di
luce si sprigionano da quelle membra divine!
I
soldati restano tramortiti per lo spavento e poi, riprese le forze, scappano a
raccontare tutto.
Maria
Maddalena, la sorella di Lazzaro risorto, la quale aveva seguito Gesù Cristo
sino al monte Calvario e lo aveva visto morire, non trovava conforto alcuno
stando lungi dal Divin Maestro. Non potendolo avere vivo, si contentava di stare,
piangendo, vicino al sepolcro.
Ignara
della risurrezione avvenuta, quella stessa mattina con alcune donne si era
recata di buon'ora al sepolcro; trovò rimossa la pietra d'ingresso e non vide
dentro il corpo di Gesù. Le pie donne erano rimaste lì a guardare in grande
costernazione, quando apparvero due Angeli sotto forma umana in bianca veste e
sfolgoranti di luce. Prese dallo spavento, abbassarono gli occhi non sopportando
quello splendore. Ma gli Angeli le rassicurarono: Non temete!... Ma perchè
venite a cercare tra i morti Colui che è vivo? Egli non è più qui; è
risuscitato!
Dopo
questo, Maria Maddalena e le altre andarono ad avvisare di tutto gli Apostoli
e gli altri discepoli; ma non furono credute. L'Apostolo Pietro volle andare
personalmente al sepolcro e trovò secondo che le donne gli avevano detto.
Intanto
Gesù appariva a questa e a quella persona sotto diverse sembianze. Apparve a
Maria Maddalena sotto forma di giardiniere e chiamatala per nome, si fece
conoscere. Apparve sotto sembianze di pellegrino a due discepoli che andavano
al Castello di Emmaus; mentre erano a tavola, si manifestò e scomparve.
Gli
Apostoli erano raccolti in una stanza. Gesù, entrato a porte chiuse, si fece
vedere dicendo: La pace sia con voi! Non abbiate paura; sono io! - Atterriti di
ciò, essi credevano di vedere un fantasma; ma Gesù li rassicurò: Perché vi
turbate? Che cosa pensate mai?... Sono io, il vostro Maestro! Guardate le mie
mani ed miei piedi! Toccatemeli! Il fantasma non ha la carne e le ossa, come
vedete che ho io! - E siccome erano titubanti e pieni di orgasmo per la gioia,
Gesù continuò: Avete qui qualcosa da mangiare? - Gli presentarono del
pesce e un favo di miele. Il Divin Redentore, con bontà infinita, prese di quel
cibo e lo mangiò; con le sue stesse mani ne diede anche agli Apostoli. Dopo
disse loro: Di quanto ora vedete, ve ne avevo già parlato. Era necessario che
il Figlio dell'uomo patisse e che il terzo giorno risorgesse dai morti.
In
questa apparizione non si trovava l'Apostolo Tommaso; quando gli fu riferito
tutto, egli non volle credere. Però Gesù apparve di nuovo, presente Tommaso;
e gli rimproverò la sua incredulità, dicendo: Tu hai creduto perché hai
visto! Ma beati coloro ché senza aver visto hanno creduto!
Queste
apparizioni si protrassero per quaranta giorni. In questo periodo Gesù stava
tra i suoi Apostoli e gli altri discepoli come durante la sua vita terrena,
confortandoli, impartendo istruzioni, affidando loro la missione di perpetuare
l'opera sua redentrice nel mondo. In fine sul Monte Oliveto, mentre tutti gli
facevano corona, Gesù si sollevò da terra e benedicendo scomparve per sempre,
avvolto da una nube.
Abbiamo
visto pertanto che ci sarà il Giudizio Universale e che i morti risorgeranno.
Cerchiamo
ora di farci un concetto del come avverrà la fine del mondo.
Un
giorno verso il tramonto usciva Gesù dal tempio di Gerusalemme in compagnia
dei discepoli.
Il
magnifico tempio aveva il tetto formato di lamine d'oro e tutto rivestito di
candidissimo marmo; in quel momento colpito dai raggi del sole morente, presentava
un quadro degno di ammirazione. I discepoli, fermatisi a contemplare, dissero
al Signore: Guarda, o Maestro, che magnificenza di fabbriche! - Gesù diede uno
sguardo e poi soggiunse: Vedete tutte queste cose? In verità vi dico che non
resterà pietra su pietra senza che sia distrutta!
Giunti
sul monte, ove solevano ritirarsi la sera, alcuni discepoli si accostarono a
Gesù, che già si era messo a sedere, e gli chiesero quasi segretamente: Ci hai
detto che il tempio sarà distrutto. Ma di' a noi, quando succederà questo?
Gesù
rispose: Quando vedrete l'abominazione della desolazione, predetta dal Profeta
Daniele, posta nel luogo santo, allora coloro che si trovano nella Giudea;
fuggano ai monti; e chi si trova nel solaio, non discenda per prendere qualche
cosa di casa sua e ehi sta nel campo, non ritorni a pigliare la sua veste. Ma
guai alle donne che avranno bambini al petto in quei giorni! Pregate che non abbiate
a fuggire d'inverno o in giorno di sabato, poichè allora sarà grande la tribolazione!
La
predizione di Gesù Cristo si avverò sessantotto anni dopo. Vennero allora i
Romani per ordine di Tito e cinsero d'assedio Gerusalemme. Furono rotti gli acquedotti;
non potè entrare cibo in città. Ci fu la disperazione! Lo storico Giuseppe
Flavio narra che per la fame alcune madri arrivarono a mangiare i propri figli.
Dopo non molto, i Romani poterono entrare nella città e fecero strage orribile.
Gerusalemme era allora rigurgitante di popolo, poichè un numero stragrande
di pellegrini vi era pervenuto in occasione della Pasqua.
La
storia dice che durante l'assedio, di Ebrei ne furono uccisi circa un milione e
cento mila: chi fu messo in croce, chi fu passato di spada e chi fu fatto a
pezzi; novantasette mila inoltre vennero condotti a Roma, schiavi.
Il
grandioso tempio in preda alle fiamme, fu distrutto completamente.
Le
parole di Gesù Cristo si avverarono. E qui non è fuor di posto una nota.
L'imperatore Giuliano, che rinnegò la Religione Cristiana e venne chiamato
l'Apostata, volendo dare una smentita alle parole del Divin Nazareno riguardo al
tempio, ordinò ai suoi soldati di riedificare il tempio di Gerusalemme sul
luogo ove sorgeva e possibilmente con del materiale primitivo. Mentre si
scavavano le fondamenta, uscirono ammassi di fuoco dal seno della terra e
molti perdettero la vita. L'infelice imperatore dovette desistere dalla sua
empia idea.
Ritorniamo
a Gesù che sul monte parlava ai discepoli. Egli si servi della predizione
della distruzione di Gerusalemme per dare una idea della distruzione di tutto
il mondo, in occasione del Giudiio Universale. Ascoltiamo ora con somma
riverenza quanto Gesù ha predetto per la fine del mondo. E' Iddio che parla!
Sentirete
parlare di guerre e di rumori di guerre. Badate di non turbarvi, poichè é
impossibile che queste cose non succedano; però non è ancora la fine.
Infatti si solleverà popolo contro popolo e regno contro, regno e vi saranno
pestilenze, carestie e terremoti in questa e in quella parte. Ma tutte queste
cose sono il principio dei dolori.
Le
guerre mai sono mancate nel corso dei tempi; quella però di cui parla Gesù,
dovrà essere pressocché universale. La guerra porta seco malattie, causate
dallo spavento e dalla putrefazione dei cadaveri. Attendendo alle armi, non si
coltivano i campi e si va incontro alla fame, aumentata dalla difficoltà delle
comunicazioni. Gesù parla di carestie e fa comprendere che la mancanza di
pioggia farà aumentare la fame. I terremoti, che mai sono mancati, saranno
allora più frequenti e in diversi luoghi.
Questa
situazione angosciosa non sarà altro che il preludio di quanto di terribile
starà per accadere nel mondo.
Allora
vi getteranno nella tribolazione e vi faranno morire; e sarete odiati da tutte
le nazioni per causa del nome mio. Molti patiranno scandalo e rinnegheranno la
fede; l'uno tradirà l'altro e si odieranno a vicenda!
Se
qualcuno allora vi dirà: Ecco qui, o ecco là, il Cristo! - non date retta. Sorgeranno
infatti falsi Cristi e falsi profeti e faranno grandi miracoli e prodigi, da
ingannare anche gli eletti, se' fosse possibile. Ecco io ve l'ho predetto.
Oltre
ai dolori già descritti, piomberanno sull'umanità altre miserie morali, che
renderanno sempre più angosciosa la situazione. Satana, che sempre ha ostacolato
l'opera di bene nel mondo, in quell'ultimo tempo metterà in atto tutte le sue
arti maligne. Si servirà di uomini malvagi, i quali diffonderanno false dottrine
riguardo alla Religione e alla morale, dicendo di essere mandati da Dio ad
insegnare ciò.
Sorgerà
allora l'anticristo, il quale farà di tutto per mostrarsi come un Dio. San
Paolo, scrivendo ai Tessalonicesi, lo chiama uomo di peccato e figlio della
perdizione. L'anticristo combatterà tutto ciò che riguarda il vero Dio e farà
di tutto per entrare nel tempio del Signore e proclamarsi Dio. Lucifero lo
appoggerà talmente da fargli operare miracoli falsi. Ci saranno di coloro che
si lasceranno trascinare sulla strada dell'errore.
Contro
l'anticristo si leverà Elia.
In
questo tratto di Vangelo non parla Gesù di Elia; però in altra circostanza ne
parla chiaramente: Prima verrà Elia a riordinare ogni cosa.
Era
costui uno dei più grandi Profeti, vissuto nei secoli prima di Gesù Cristo. La
Sacra Scrittura dice che egli fu preservato dalla morte comune e scomparve dal
mondo in modo misterioso. Trovavasi in compagnia di Eliseo presso il Giordano,
quando apparve un carro di fuoco. Elia in un attimo si trovò sul carro e salì
al Cielo in mezzo al turbine.
Adunque
prima della fine del mondo verrà Elia e, dovendo egli riordinare ogni cosa,
svolgerà la sua missione con le opere e con la parola specialmente contro
l'anticristo. Come San Giovanni Battista preparò la strada al Messia per la sua
prima venuta nel mondo, così Elia preparerà tutto per la seconda venuta
del Cristo sulla terra in occasione del Giudizio Universale.
La
comparsa di Elia sarà uno stimolo per gli eletti a perseverare nel bene in
mezzo alle prove.
In
terra ci sarà la costernazione dei popoli per lo sbigottimento prodotto dal
mare. Si consumeranno gli uomini per la paura e per l'aspettazione di quanto sarà
per accadere in tutto l'universo, poiché le potenze del cielo saranno sconvolte:
il sole si oscurerà, la luna non darà più luce e cadranno dal cielo le
stelle.
Tutto
l'universo si sconvolgerà prima del giudizio. Il mare sta adesso dentro i
confini tracciati da Dio; in quel tempo invece le onde si riverseranno sulla terra.
Il terrore sarà grande sia per il rumoreggiare furioso del mare sia per le
inondazioni. Gli uomini fuggiranno a ripararsi sui monti. Ma essi, dal
presente presagendo il futuro molto più terribile, saranno in grande
affanno. La tribolazione sarà grande, quale mai fu dal principio del mondo. La
disperazione s'impossesserà degli uomini; e se Iddio, in grazia degli eletti
non abbreviasse quei giorni, nessuno si salverebbe.
Immediatamente
dopo ciò, il sole perderà la sua energia e si oscurerà; per conseguenza
anche la luna, che manda alla terra la luce riflessa del sole, resterà al buio.
Gli astri del firmamento oggi seguono la legge del Creatore e danzano con
ordine meraviglioso attraverso gli spazi. Prima del Giudizio il Signore toglierà
alle stelle la legge di attrazione e
di
repulsione, da cui sono governate, ed andranno a cozzare le une contro le altre
producendo il caos.
Ci
sarà anche il fuoco distruggitore. La Sacra Scrittura infatti dice: Precederà
innanzi a Dio il fuoco... La terra e le cose che sono in essa saranno bruciate.
Quanta desolazione!
In
conseguenza di tutto ciò la terra sarà simile al deserto e silenziosa come
uno sterminato cimitero.
E'
ben giusto che la terra, testimone di tutte le iniquità umane, venga purificata
prima che il Divin Giudice faccia la sua gloriosa comparsa.
E
qui faccio una riflessione. Gli uomini si affaticano per guadagnare un palmo
di terreno. Si fabbricano. palazzi, si costruiscono ville, s'innalzano monumenti.
Dove andranno a finire queste cose?... Serviranno ad alimentare il fuoco finale!...
I re si fanno guerra e spargono il sangue per ingrandire i loro stati. In quel
giorno di distruzione tutti i confini scompariranno.
Oh,
se gli uomini meditassero queste cose, quanto male potrebbero evitare!
Si
sarebbe meno attaccati alle cose di questo mondo, si agirebbe con più giustizia,
non si verserebbe tanto sangue!
Il
Figlio dell'uomo manderà i suoi Angeli con tromba e voce molto sonora, i
quali raduneranno i suoi eletti dai quattro venti, da un'estremità all'altra
dei cieli.
Gli
Angeli, servitori fedeli di Dio, daranno di piglio ad una tromba misteriosa
e faranno sentire la loro voce in tutto il mondo. Sarà questo il segno della
risurrezione universale.
Pare
che tra questi Angeli debba esserti anche San Vincenzo Ferreri. Era questi un
Sacerdote Domenicano, il quale predicava frequentemente sul Giudizio
Universale. La sua predicazione aveva luogo, come si usava ai suoi tempi, anche
lungo le piazze. Si narra nella sua vita che, trovandosi egli un giorno a
predicare all'aperto sul Giudizio davanti ad una grande moltitudine, passava un
corteo funebre. Il Santo fece fermare i portatori della bara e disse al
defunto: In nome di Dio, o fratello, alzati e dici a questo popolo se è vero
quanto io ho predicato sul Giudizio Universale! - Per divina virtù il morto
si rianimò, si alzò sulla bara e disse: Quanto egli insegna è vero! Anzi
Vincenzo Ferreri sarà uno di quegli Angeli che, alla fine del mondo, suoneranno
la tromba per far risorgere i morti! - Detto questo, si ricompose sulla bara. In
conseguenza di ciò, S. Vincenzo Ferreri viene rappresentato nei quadri con le
ali alle spalle e con una tromba in mano.
Dunque,
appena gli Angeli suoneranno ai quattro venti, ci sarà un muoversi
dappertutto, poiché le anime usciranno dal Paradiso, dall'inferno e dal
Purgatorio, ed andranno a riunirsi al proprio corpo.
Diamo
ora, o lettore, uno sguardo a queste anime ed uno sguardo ai corpi, facendo
qualche. pia riflessione.
Saranno
passati cinquanta, cento, mille anni... dacché le anime si trovano in
Paradiso, in quell'oceano di felicità. Un secolo, per loro è meno di un
minuto, poiché il tempo nell'altra vita non si computa.
Iddio
si manifesta alle anime beate, inondandole di gioia perfetta; e pur essendo le
anime tutte felici, ciascuna però gode in rapporto al bene operato nella
vita. Sono sempre sazie e sempre avide di felicità. Iddio è così
infinitamente grande, buono e perfetto, che le anime vi trovano sempre nuove
meraviglie da contemplare. L'intelligenza, fatta per la verità, s'inabissa in
Dio, Verità per essenza, e gode senza misura penetrando le divine perfezioni.
La volontà, fatta per il bene, si unisce intimamente a Dio, Sommo bene, e lo
ama senza limite; in questo amore trova perfetta sazietà.
Oltre
a ciò, le anime godono la compagnia della Corte Celeste. Sono eserciti
sterminati di Angeli distribuiti in nove cori, che risplendono di luce arcana,
emanata da Dio, che fanno echeggiare il Paradiso di melodie ineffabili,
cantando lodi al Creatore. Maria Santissima, la Regina del Paradiso,
splendendo in superiorità su tutti i Beati come il sole sugli astri, incanta
con la sua eccelsa bellezza! Gesù, l'Agnello Immacolato, immagine perfetta
dell'Eterno Padre, rischiara il Paradiso, mentre le anime che lo hanno servito
in terra, lo vanno lodando e benedicendo!
Sono
schiere d'innumerevoli vergini che seguono il Divino Agnello ovunque vada. E
sono martiri e confessori e penitenti, che in vita hanno amato Iddio, i quali
tutti si uniscono ad osannare alla Santissima Trinità, dicendo: Santo, Santo,
Santo è il Signore, Dio degli Eserciti. A Lui sia gloria per tutta l'eternità!
Ho
dato una pallidissima idea di ciò che godono i beati in Paradiso. Sono cose
che non si possono descrivere. San Paolo fu ammesso a vedere il Paradiso menare
era in vita e interrogato a dire ciò che aveva visto, rispose: Occhio umano
mai vide, orecchio umano mai udì, cuore umano non può comprendere ciò che
Iddio ha preparato a coloro che lo armano! - Insomma, tutte le gioie di questo
mondo, prodotte dalla bellezza, dall'amore, dalla scienza e dalla ricchezza,
messe assieme, son ben piccola cosa in confronto a quello che gode ogni istante
un'anima in Paradiso! Ed è così, perchè le gioie ed i piaceri del mondo
sono di ordine naturale, mentre quelli del Cielo sono di ordine
soprannaturale, il che richiede una superiorità pressocché infinita.
Dunque,
mentre le anime in Paradiso saranno immerse nella felicità più perfetta,
ecco sentirsi il suono misterioso della tromba che chiamerà al Giudizio. Tutte
le anime allora usciranno festanti dal Paradiso ed andranno ad informare il
proprio corpo, il quale per virtù divina si ricomporrà in un batter d'occhio.
Il corpo acquisterà nuove perfezioni e sarà simile al Corpo risorto di Gesù
Cristo. Come sarà ineffabile quell'incontro! - Vieni, dirà l'anima beata,
vieni, corpo, a riunirti a me!... Queste mani mi servirono per lavorare a
gloria di Dio ed a bene del prossimo; questa lingua mi aiutò a pregare, a dare
buoni consigli; queste membra furono ubbidienti a me in conformità alla retta
ragione!... Fra poco, dopo il Giudizio, andremo assieme in Paradiso! Sapessi
quanto è grande la ricompensa di quel poco di bene fatto sulla terra! Ti
ringrazio, o corpo mio!
Da
parte sua, il corpo dirà: ed io ti sono grato, o anima, perchè in vita mi governasti
bene!... Tu tenevi a freno i miei sensi, affinché non operassero male! Tu mi
mortificavi con la penitenza e così ho potuto custodire la purezza! Tu mi negavi
i piaceri illeciti.. ed ora vedo che i godimenti che mi sono preparati sono di
gran lunga superiori... e li avrò eternamente!.. O felice penitenza! Felici
ore passate nel lavoro, nell'esercizio della carità e nella preghiera!
Nel
Purgatorio, o luogo di espiazione, saranno a penare le anime in attesa del
Paradiso. Suonata che sarà la tromba del Giudizio, cesserà per sempre il
Purgatorio. Usciranno allora festanti le anime, non solo perchè sarà finito
il patire temporaneo, ma molto più perchè subito le attenderà il Paradiso.
Completamente purificate, belle della bellezza di Dio, anch'esse si uniranno
al corpo per assistere al Giudizio Universale.
Saranno
trascorse decine di anni e di secoli dacché le anime sono piombate
nell'inferno. Per esse il dolore e la disperazione sono immutabili. Caduta in
quell'abisso infernale, l'anima è costretta a stare in mezzo al fuoco
inestinguibile, il quale brucia e non consuma. Oltre al fuoco l'anima soffre
altre orribili pene, poichè l'inferno è chiamato da Gesù Cristo: Il luogo
dei tormenti. Sono le urla disperate dei dannati, sono le scene terrificanti,
che senza alcuna tregua o diminuzione rendono l'anima straziata! Più che
tutto è la maledizione che sente risuonarsi continuamente: Anima perduta, sei
stata creata per godere Iddio ed invece devi odiarlo e soffrire
eternamente!... Quanto tempo durerà questo tormento? - dice l'anima disperata.
- Sempre! - rispondono i demoni. - In preda allo strazio la misera rientra in
se stessa e sente il rimorso di essersi dannata volontariamente. - Sono qui
per colpa mia... per i peccati che io ho fatto!... E dire che avrei potuto
essere felice per sempre!
Mentre
i dannati nell'inferno così soffrono, ecco echeggiare il suono delle trombe
angeliche: E' l'ora del Giudizio Universale! ...Tutti davanti al Giudice
Supremo!
Le
anime subito dovranno uscire dall'inferno; però le loro pene non avranno
sosta, anzi il tormento sarà maggiore, pensando a ciò che le attenderà.
Ecco
l'incontro dell'anima dannata col corpo, il quale sbucherà dal sepolcro in
forma orribile, mandando un fetore inaudito. - Corpo miserabile, dirà
l'anima, carne putrida, osi ancora stare con me?... Per colpa tua mi sono
dannata!... Tu in vita mi trascinavi nel fango dei vizi!... Sono parecchi secoli
che tra le flamme ed i rimorsi incessanti sconto quei piaceri che tu, o corpo
ribelle, mi chiedesti!
Ed
ora dovrò riunirmi a te?... Ma, sia pure! Così, o corpo dissoluto, verrai
anche tu a spasimare nel fuoco eterno!... Così pagheranno il male fatto e le
impurità commesse queste due mani invereconde, questa lingua scandalosa e
questi occhi impuri!... Sciagurato compagno... pochi istanti di godimento sulla
terra... un'eternità di pene e di disperazione!
Il
corpo sentirà orrore di unirsi all'anima, la quale sarà orribile come il
demonio... ma la forza maggiore li riunirà.
E'
bene chiarire qualche difficoltà riguardo alla risurrezione dei corpi. Come
si è detto avanti, è verità di fede rivelata da Dio che i morti risorgeranno.
Il tutta avverrà in modo miracoloso. La nostra intelligenza si domanda: Abbiamo
in natura qualche esempio o paragone di questa rinnovazione dei corpi? - E sì!
Però i paragoni calzano sino ad un certo punto, specialmente nel campo
soprannaturale. Consideriamo perciò il chicco di frumento messo sotto terra.
Esso poco per volta marcisce, sembra che tutto sia andato a male... quando un
bel giorno il germoglio rompe la zolla del terreno e si presenta pieno di
energia alla luce del sole. Consideriamo l'uovo della gallina, che comunemente
è preso come simbolo della Pasqua o della risurrezione di Gesù Cristo. L'uovo
non ha la vita di per sé, ma la possiede in germe. Un giorno o l'altro il
guscio dell'uovo si rompe ed ecco uscirne un bel pulcino, pieno di vita. Così
sarà al giorno del Giudizio. I silenziosi cimiteri; albergo dei cadaveri, al
suono della tromba angelica si popoleranno di esseri viventi, poiché i corpi si
ricomporranno ed usciranno dal sepolcro pieni di vita.
Si
dirà: Stando il corpo umano sotto terra decine e decine di anni e di secoli, si
ridurrà in minutissima polvere e si confonderà con gli elementi del terreno.
Come potrà alla fine del mondo ricomporsi l'intero corpo?... E quei corpi
umani lasciati insepolti perché in balìa delle onde del mare, andati poi in
pasto ai pesci, i quali pesci a loro volta saranno stati mangiati da altri...
questi corpi umani potranno ricomporsi?... Certamente! In natura, dicono gli
scienziati, niente si distrugge; i corpi possono cambiare soltanto forma...
Perciò gli elementi costitutivi del corpo umano, pure essendo soggetti a
molte variazioni, non perderanno niente nella risurrezione universale. Se poi
qualche deficienza dovesse esserci, l'onnipotenza divina supplirà coprendo ogni
lacuna.
I
corpi degli eletti perderanno i difetti fisici avuti casualmente nella vita
terrena e saranno, come dicono i teologi, in età perfetta. Perciò non
saranno ciechi, zoppi, sordo-muti, ecc...
Inoltre
i corpi glorificati, come insegna San Paolo, acquisteranno nuove qualità.
Essi saranno impassibili, cioè non potranno soffrire più e resteranno immortali.
Saranno risplendenti, perchè la luce della gloria eterna, di cui saranno
rivestite le anime beate, ridonderà anche nei corpi; questo splendore dei vari
corpi sarà maggiore o minore in rapporto, al grado di gloria conseguito da
ciascun'anima. I corpi glorificati saranno anche agili, cioè in un attimo
potranno andare da un luogo all'altro, sparire e ricomparire. Inoltre
saranno spiritualizzati, come dice S. Tommaso, e perciò non saranno soggetti
alle funzioni proprie dei corpo umano. In virtù di questa spiritualità i
corpi glorificati faranno a meno della nutrizione e della generazione e potranno
attraversare qualunque corpo senza alcun ostacolo, come vediamo, ad esempio, nei
raggi “X” che attraversano i corpi. Cosa Gesù Risorto potè entrare a porte
chiuse nel Cenacolo, ove stavano gli Apostoli timorosi.
I
corpi dei dannati invece non godranno nessuna di queste doti, anzi saranno
deformati in rapporto alla malvagità dell'anima cui appartenevano.
Ove
sarà il carname, ivi si raduneranno le aquile. Dato il segno della
risurrezione, sorgeranno le creature da ogni angolo della terra, dai Cimiteri,
dai mari, dalle montagne e dalle pianure; tutte andranno In un medesimo luogo.
E dove? Nella valle del Giudizio. Nessuna creatura resterà indietro o si
smarrirà, poichè tutte saranno attratte misteriosamente a paragone del
carname. Egli dice: Come gli uccelli di rapina sono attratti dall'odore della
carne in putrefazione ed ivi si radunano, così nel giorno del Giudizio faranno
gli uomini !
Prima
ancora che Gesù Cristo appaia in Cielo, scenderanno i suoi Angeli e separeranno
i buoni dai cattivi, facendone due grandissime schiere. E qui è bene ricordare
le parole del Redentore gìà, citate: Come i pastori separano gli agnelli dai
capretti, i contadini nell'aia il grano dalla paglia, i pescatori i pesci buoni
dai cattivi, così faranno gli Angeli di Dio alla fine del mondo.
La
separazione sarà netta ed inesorabile: gli eletti a destra, i dannati a
sinistra. Come dovrà essere straziante quella separazione! Un amico a destra,
l'altro a sinistra! Due fratelli tra i buoni, uno tra i cattivi! La sposa tra
gli Angeli, lo sposo tra i dèmoni! La madre nella schiera luminosa, il figlio
in quella tenebrosa dei malvagi... Chi potrà mai dire l'impressione dei buoni
e dei cattivi a guardarsi vicendevolmente?!
La
schiera dei buoni sarà risplendente, poiché coloro che la comporranno saranno
luminosi. Il sole nel meriggio ne è debole immagine. Tra i buoni si vedranno
uomini e donne di ogni razza, età e condizione. I peccati da loro commessi in
vita non appariranno perchè già perdonati. Lo dice il Signore: Beati
coloro, i cui peccati sono stati coperti!
La
schiera dei dannati al contrario sarà orribile a guardarsi! Vi si troverà
ogni categoria di peccatori, senza distinzione di classe o dignità, in mezzo ai
demoni che tormenteranno.
I
peccati dei reprobi appariranno tutti, nella loro malizia. - Niente, dice Gesù,
vi è di nascosto che non venga manifestato!
Quale
umiliazione non ne proverrà ai cattivi a vedersi svergognati pubblicamente!
I
buoni, puntando lo sguardo sui dannati, diranno: Ecco là quella persona amica!
Sembrava tanto buona, e devota, frequentava con me la Chiesa... la stimavo
un'anima santa!... Guarda invece che peccatacci commetteva!... Chi l'avrebbe mai
detto?... Ha ingannato le creature con la sua ipocrisia, ma non ha potuto
ingannare Iddio!
-
Ecco là mia madre!... La stimavo una donna esemplare... eppure era tutt'altro!
Quante miserie!...
-
Quanti conoscenti scorgo tra i dannati!... Mi furono amici nella giovinezza,
perduti per peccati taciuti in Confessione! Compagni di lavoro, vicini di
casa! Si sono dannati!... Quante, impurità commesse!... Infelici!... Non avete
voluto manifestare in Confessione al Mnistro di Dio nel massimo segreto i
vostri peccati ed ora avete la vergogna di farli conoscere a tutto il mondo...
e per di più vi siete dannati!...
-
Ecco là due figli miei... e lo sposo!... Oh! Quante volte li scongiurai a rimettersi
sulla buona strada!... Non hanno voluto ascoltarmi e si sono dannata! -
D'altra
parte i malvagi, contemplando con rabbia infernale i fortunati della schiera di
destra, esclameranno: Oh! insensati che siamo stati! ...
...Credevamo
stoltezza la vita di costoro e senza onore la loro fine ed eccoli ora
annoverati tra i figli di Dio!
-
Guarda là, dirà un dannato, come è felice quel povero cui negavo la carità!
- Come sono splendenti, dirà un altro, quei tali miei conoscenti!.. Li
schernivo quando andavano in Chiesa... li deridevo quando non pigliavano
parte a discorsi scandalosi... li chiamavo sciocchi perchè non si davano come
me agli spassi mondani... ed ora... essi salvi... ed io no... Ah, se potessi
nascere di nuovo!... Ma non mi resta ora che la disperazione! - Ecco là,
esclama un terzo, un complice dei miei falli!... Abbiamo peccato assieme!... Lui
- ora in Paradiso ed io all'inferno!... Fortunato lui che si è pentito ed ha
cambiato condotta!... Io invece, sentivo il rimorso e continuavo a peccare.
...
Ah!.. Avessi seguito l'esempio dei buoni... avessi ascoltato i consigli del confessore...
avessi lasciato quell'occasione!... Ormai per me tutto è finito; mi resta
l'eterno rimorso!
Mamme,
che avete figli traviati e che tuttavia amate; giovani ferventi, che venerate
i genitori, i quali tuttavia non osservano la legge di Dio; o voi tutti, che
amate svisceratamente qualche persona, ricordate di far di tutto per convertire
chi è lontano dal Signore! Diversamente, sarete assieme alla persona amata in
questa breve vita e dovrete poi separarvene eternamente nell'altra!
Lavorate
dunque con zelo attorno ai vostri cari, spiritualmente bisognosi! Per la loro
conversione pregate, fate l'elemosina, fate celebrare Sante Messe, abbracciate
penitenze e non datevi pace finchè non riuscirete nell'intento, almeno
procurando loro una buona morte!
Come
vorrei in questo momento penetrare nel tuo cuore, o lettore, e toccare le corde
intime dell'animo tuo!... Ricorda che chi prima non pensa, in ultimo sospira!
Io
che scrivo e tu che leggi, avremo da trovarci in quel giorno tremendo in quelle,
schiere. Saremo tutti e due tra i beati?... Saremo tra i demoni?... Sarai
forse tu tra i buoni ed io annoverato fra i malvagi?
Come
è preoccupante questo pensiero!... Per assicurarmi un posto tra gli eletti,
ho abbandonato tutto in questo mondo, anche le persone più care e la libertà;
volontariamente vivo nel silenzio di un convento. Tutto questo però è poco;
potessi fare di più, lo farei, purchè possa assicurarmi l'eterna salvezza!
E
tu, o anima cristiana, che cosa fai per ottenere un posto nella schiera degli
eletti?... Vuoi salvarti senza sudore?... Vuoi goderti la vita e poi pretendere
di salvarti?... Ricordati che si raccoglie ciò che si è seminato; e chi semina
vento, raccoglie tempesta!
Un
letterato illustre, filosofo e grande conoscitore di lingue, viveva a Roma liberamente
e non si risparmiava piaceri: La sua vita non piaceva a Dio. Il rimorso spesso
gli toccava il cuore, finché egli si arrese alla voce del Signore. Il pensiero
del Giudizio Universale lo atterriva grandemente e non tralasciava di meditare
spesso quel gran giorno. Per assicurarsi un posto tra, gli eletti, egli lasciò
Roma e gli spassi della vita e andò a ritirarsi nella solitudine. Ivi si diede
a fare penitenza dei suoi peccati e nell'ardore del pentimento batteva il
petto con un sasso. Con tutto questo gli restava una gran paura del Giudizio e
perciò esclamava: Ahimè! Tutti i momenti mi sembra di avere negli orecchi il
suon di quella tromba che si farà sentire nel giorno del Giudizio: «
Sorgete, o morti, venite al Giudizio ». E là, quale sorte mi toccherà?...
Sarò io con gli eletti oppure coi dannati?... Avrò la sentenza di
benedizione ovvero di maledizione?
Il
pensiero del Giudizio, profondamente meditato, gli diede la forza di perseverare
nel deserto, di troncare le cattive abitudini e di arrivare alla perfezione.
Costui è San Girolamo, divenuto per i suoi scritti uno dei più grandi Dottori
della Chiesa Cattolica.
-
Allora apparirà nel cielo il segno del Figlio dell'uomo e piangeranno tutte le
tribù della terra!
E'
la Croce il segno di Gesù Cristo; e questa apparirà in testimonianza a tutti i
popoli. Quella Croce del Nazareno fu intrisa di Sangue Divino, di quel Sangue
che avrebbe potuto cancellare con una goccia sola tutti i peccati dell'umanità!
Ebbene
quella Croce alla fine del mondo farà la sua comparsa gloriosa in Cielo!
Sarà luminosissima. Tutti gli sguardi degli eletti e dei dannati saranno rivolti
ad essa.
-
Vieni, diranno i buoni, vieni, o Croce benedetta, prezzo del nostro riscatto!
Ai tuoi piedi c'inginocchiammo a pregare, attingendo forza nelle prove della
vita! O Croce di redenzione, nel tuo bacio morimmo, sotto il tuo segno
aspettammo nel sepolcro la sospirata risurrezione!
Per
l'opposto, i cattivi a mirare la Croce tremeranno, pensando esser prossima la
comparsa del Cristo.
Quel
Sacro Segno portante le fessure dei chiodi, ricorderà loro l'abuso fatto del
Sangue sparso unicamente per la loro salvezza eterna. Guarderanno perciò la
Croce non come segno di redenzione, ma di eterna riprovazione. A tale vista,
come dice Gesù, i dannati di tutte le tribù del mondo piangeranno... non per
pentimento, bensì per, disperazione e verseranno lacrime di sangue!
I
popoli vedranno il Figlio dell'Uomo scendere sulle nubi del cielo con potestà e
maestà grande.
Subito
dopo la comparsa della Croce, mentre ancora gli sguardi saranno rivolti in
alto, ecco aprirsi il Cielo e comparire sulle nubi il Gran Re, Iddio fatto uomo;
Gesù Cristo. Verrà nello splendore della sua gloria; circondato dalla Corte
Celeste ed in compagnia degli Apostoli, per giudicare le dodici tribù
d'Israele. Gesù, Splendore del Padre, si mostrerà allora, come è da pensare,
con le cinque Piaghe emananti torrenti di luce celeste.
Prima
che il Gran Re, così ama chiamarsi Gesù stesso in tale occasione, prima
ancora che il Gran Re rivolga la parola alle creature, Egli avrà parlato loro
con la sola presenza.
-
Ecco Gesù, diranno i buoni, Colui che servimmo in vita! Egli fu la nostra pace
nel tempo... il nostro cibo nella Santa Comunione... la forza nelle tentazioni!..
Nell'osservanza della sua legge passammo i giorni della prova!... O Gesù, vi
apparteniamo! Nella vostra gloria eternamente rimarremo!
-
O Dio delle misericordie, diranno anche i tuoni già penitenti, o Dio Gesù,
anche noi vi apparteniamo, quantunque un tempo peccatori! Dentro le Vostre Sante
Piaghe ci rifugiammo dopo la colpa e potemmo piangere le nostre miserie!...
Ora, o Signore, siamo qui, preda del vostro amore misericordioso!... Eternamente
canteremo le vostre misericordie!
Quelli
della schiera sinistra non vorranno guardare il Divin Giudice, ma saranno
costretti a farlo per maggior confusione. A vedere il Cristo sdegnato, diranno:
O monti, cadeteci addosso! E voi, o colli, schiacciateci!
Quale
non sarà la confusione dei dannati in quel momento?!? ... Nel suo storico
linguaggio il Giudice dirà: Sono Colui che voi, o reprobi, bestemmiavate...
io... il Cristo!... Sono io Colui del quale voi, o cristiani di solo nome, vi
vergognavate dinanzi agli uomini... ed ora io mi vergogno di voi dinanzi ai
miei Angeli!... Sono io, il Nazareno, quello che voi oltraggiaste in vita
ricevendo sacrilegamente i Sacramenti!... Sono io, il Re dei Vergini, Colui
che voi, o principi della terra, perseguitaste uccidendo milioni di miei
seguaci!
Ecco,
o Ebrei, sono io, il Messia che voi posponeste a Barabba!... O Pilato, o Erode,
o Caifa,... sono il Galileo deriso dalla plebaglia e condannato da voi ingiustamente!...
O miei crocifìssori, o voi che conficcaste i chiodi in queste mani ed in questi
piedi,... guardatemi adesso e riconoscetemi per vostro Giudice!... -
Dice
San Tommaso: Se nell'Orto di Getsemani nel dire Gesù Cristo “Sono io”,
caddero a terra tramortiti tutti i soldati che erano andati a legarlo, che
cosa sarà quando Egli, sedendo da Giudice supremo dirà ai dannati: Ecco,
sono io quegli che voi disprezzaste!...?
Il
Giudizio Universale riguarderà tutti i mortali e tutte le loro opere. Però
Gesù Cristo in quel giorno concentrerà il suo giudizio in modo particolare
sul precetto della carità.
-
Il Re dirà a quelli che sono alla sua destra:
-
Venite, benedetti del Padre mio, prendete possesso del regno preparato a voi fin
dalla fondazione del mondo; perché ebbi fame e mi deste da mangiare; ebbi
sete e mi deste da bere; fui pellegrino e mi ricoveraste; ignudo e mi rivestiste;
ammalato e mi visitaste; carcerato e veniste a trovarmi! - Allora i giusti risponderanno:
Signore, ma quando ti vedemmo affamato e ti demmo da mangiare, assetato e ti
demmo da bere? Quando ti vedemmo pellegrino e ti ricevemmo, ignudo e ti
rivestimmo? E quando ti vedemmo ammalato? - Risponderà: In verità vi dico
che ogni qualvolta faceste qualche cosa ad uno dei più piccoli di questi miei
fratelli, lo faceste a me!
Dopo
i1 Re dirà a coloro che saranno alla sinistra: Via da me, o maledetti; andate
nel fuoco eterno, che fu preparato a Satana ed ai suoi seguaci; poichè ebbi fame
e non mi deste da mangiare; ebbi sete e non mi deste da bere. Ero pellegrino e
non mi riceveste; ignudo e non mi rivestiste; ammalato e carcerato e non mi
visitaste! - Anche i cattivi gli risponderanno: Signore, ma quando ti vedemmo
affamato o sitibondo o pellegrino o ignudo o ammalato o carcerato e non ti demmo
assistenza? Allora risponderà loro così: In verità vi dico che ogni volta che
non faceste ciò ad uno di questi piccoli, non lo faceste nemmeno a me!
Queste
parole di Gesù non hanno bisogno di commento.
-
Ed andranno i giusti alla vita eterna, mentre i reprobi andranno all'eterno
supplizio.
Chi
potrà mai esprimere la gioia che proveranno i buoni, quando Gesù pronunzierà
la sentenza di eterna benedizione!?... In un baleno si solleveranno tutti e
voleranno al Paradiso, facendo corona a Cristo Giudice, assieme a Maria
Santissima ed a tutti i cori degli Angeli. Nuovi inni di gloria echeggeranno,
poichè il Gran Trionfatore farà il suo ingresso in Cielo con una sterminata
schiera di eletti, frutto della sua redenzione.
E
chi potrà mai descrivere la costernazione dei dannati a sentire dire dal
Divin Giudice, col volto infiammato di furore: Andate, maledetti, nel fuoco eterno!
- Essi vedranno i buoni sollevarsi verso il Cielo, vorranno poterli seguire...
ma la maledizione divina li tratterrà.
Ed
ecco aprirsi una profonda voragine, che metterà capo nell'inferno! Le fiamme,
accese dall'ira di Dio oltraggiato, circonderanno quei miserabili ed eccoli
tutti precipitare nell'abisso: irreligiosi, bestemmiatori, ubriaconi,
disonesti, ladri, omicidi, peccatori e peccatrici di ogni specie! Si richiuderà
l'abisso e non si aprirà mai più in eterno.
O
voi che entrate, lasciate ogni speranza di uscire!
Il
cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno!
Tu,
o anima cristiana, hai seguito la narrazione del Giudizio finale. Non credo
che sia rimasta indifferente! Sarebbe questo un cattivo segno! Temo però che il
demonio venga a toglierti il frutto della considerazione di una verità così
terrificante, col farti pensare che in questo scritto ci sia
dell'esagerazione. Io ti premunisco contro di ciò. Quello che ho detto a
proposito del Giudizio è una piccola cosa; la realtà sarà di gran lunga superiore.
Io non ho fatto altro che commentare brevemente le stesse parole del Signore.
Affinché
nessuno possa mettere in dubbio i particolari del Giudizio Universale, Gesù
Cristo conchiude la predicazione della fine del mondo, con una conferma
assoluta: Il cielo e la terra potranno venir meno, ma delle mie parole nessuna
verrà meno! Tutto si avvererà!
Se
tu, o lettore, fossi stato presente al discorso di Gesù riguardo al Giudizio,
forse gli avresti domandato il tempo dell'avveramento; e la domanda sarebbe
stata naturale. Noi sappiamo che uno dei presenti al discorso domandò a Gesù:
In qual giorno sarà il Giudizio Universale? - Gli fu risposto: Quanto poi a
quel giorno ed a quell'ora, nessuno lo sa, nemmeno gli Angeli del Cielo,
eccetto l'Eterno Padre.
Tuttavia
Gesù diede qualche indizio per argomentare della fine del mondo, dicendo: Sarà
predicato questo Vangelo per tutta la terra, come testimonianza a tutte le
nazioni; ed allora verrà la fine.
Il
Vangelo ancora non è stato predicato ovunque. In questi ultimi tempi però le
Missioni Cattoliche hanno preso un grande sviluppo e tanti popoli hanno già
ricevuto la luce della Redenzione.
Gesù,
dopo aver parlato dei segni precursori della sua venuta gloriosa nel mondo,
portò un paragone, dicendo: Dalla pianta del fico imparate questa similitudine.
Quando il ramo del fico intenerisce e spuntano le foglie, voi sapete che
l'estate è vicina; così ancora, quando vedrete tutte queste cose, sappiate
che il Figlio dell'Uomo è alle porte.
Il
Signore vuole che gli uomini vivano nell'aspettazione del gran giorno finale;
perchè questo pensiero deve rimettere sulla retta via e far perseverare nel
bene; gli uomini però attaccati all'interesse ed al piacere, non si danno
premura di ciò; ed anche quando la fine del mondo si avvicinerà, essi, o
almeno molti di essi, non ne faranno caso. Gesù; prevedendo ciò, ricorda a
tutti una scena scritturale.
Si
legge nella Sacra Scrittura che Iddio, a vedere la corruzione morale dell'umanità,
decise di distruggerla per mezzo del diluvio.
Però
risparmiò Noè, perché uomo giusto, ed anche la sua famiglia.
Noè
ebbe l'incarico di fabbricarsi una arca, che potesse galleggiare sulle acque. La
gente se ne rideva della preoccupazione di lui nell'aspettare il diluvio e
continuava a vivere nei vizi più vergognosi.
Gesù
Cristo, dopo aver preannunziato il Giudizio, disse: Come nei giorni avanti al
diluvio, gli uomini se ne stavano mangiando e bevendo, sposando e dando a
marito le donne sino a quel giorno in cui Noè entrò nell'arca e non si dettero
pensiero finché venne il diluvio che uccise tutti, così sarà alla venuta
del Figlio dell'uomo.
Si
racconta di un grande tiranno, Maometto Secondo, che nel dare gli ordini era
di un rigore eccessivo. Aveva comandato che nessuno facesse la caccia nel
parco imperiale.
Un
giorno scorse dal palazzo due giovanetti, che andavano su e giù per il parco.
Erano i suoi due figli, i quali, credendo che la proibizione della caccia non
si estendesse a loro, si divertivano innocentemente.
L'imperatore
non poté distinguere a distanza la fisionomia dei due trasgressori ed era ben
lungi dal pensare essere quelli i propri figli. Chiamò un vassallo e gli ordinò
di arrestare subito i due cacciatori.
-
Voglio sapere, gli disse, chi siano questi trasgressori e dopo saranno messi a
morte!
Il
vassallo, ritornato, non sentivasi il coraggio di parlare; ma costretto dallo
sguardo fiero dell'imperatore, disse: Maestà, i due giovanetti sono chiusi in
prigione però sono i vostri figli! - Non importa, esclamò Maometto; hanno
trasgredito un mio ordine e perciò devono morire!
-
Maestà, soggiunse il vassallo, mi permetto farvi notare che se farete uccidere
tutti e due i vostri figli, chi sarà il vostro erede nell'impero? - Ebbene,
conchiuse il tiranno, si tirerà la sorte: uno morrà e l'altro sarà l'erede. -
Fu
preparata una camera per il sorteggio; le pareti erano a lutto. Nel mezzo di
essa trovavasi un tavolo con una piccola urna; a destra del tavolo stava la
corona imperiale, a sinistra una spada.
Maometto,
assiso in trono e circondato dalla sua corte, diede ordine che venissero
introdotti i due colpevoli. Quando li ebbe alla sua presenza disse: Non credevo
che voi, figli miei, poteste trasgredire i miei ordini imperiali! La morte era
decretata per tutti e due. Essendo necessario un erede, ognuno di voi pigli
una polizza da questa urna; su di una è scritto: « vita », sull'altra «
morte ». Fatta l'estrazione il fortunato metterà sul capo la corona e
l'altro riceverà un colpo di spada! -
A tali parole i due giovanetti cominciarono a tremare fino al delirio. Stesero la mano ed estrassero la propria sorte. Un momento dopo, uno veniva acclamato come l'erede al trono, mentre l'altro, ricevuto un colpo ferale, giaceva morto allagato nel proprio sangue.
Se
ci fosse una piccola urna con dentro due polizze, « Paradiso » e « Inferno
» e tu dovessi prenderne una, oh! come tremeresti per la trepidazione, più
che non i figli di Maometto!
Ebbene
se vuoi andare in Paradiso, pensa spesso al Giudizio Divino e regola la tua vita
alla luce di questa grande verità.
ANNA E CLARA
(Lettera
dall’Inferno)
E
Vicariatu Urbis, die 9 aprilis 1952
+
OLOYSIUS TRAGLIA
Archie.us
Caesarien. Vicesgerens
Il fatto qui esposto ha un'importanza eccezionale. L'originale è in lingua tedesca; delle edizioni sono state eseguite in altre lingue.
Il
Vicariato di Roma ha dato il permesso di pubblicare lo scritto. L'«Imprimatur»
dell'Urbe è garanzia della traduzione dal tedesco e della serietà del tremendo
episodio.
Sono
pagine svelte e terribili e raccontano un tenore di vita in cui vivono molte
persone dell'odierna società. La misericordia di Dio, permettendo il fatto
qui narrato, solleva il velo del più spaventoso mistero che ci attende al
termine della vita.
Ne
sapranno approfittare le anime?...
Clara
e Annetta, giovanissime, lavoravano in una: Ditta commerciale a*** (Germania).
Non
erano legate da profonda amicizia, ma da semplice cortesia. Lavoravano. ogni
giorno l'una accanto all'altra e non poteva mancare uno scambio di idee: Clara
si dichiarava apertamente religiosa e sentiva il dovere di istruire e
richiamare Annetta, quando questa si dimostrava leggera e superficiale in
fatto di religione.
Trascorsero
qualche tempo assieme; poi Annetta contrasse matrimonio e si allontanò dalla
Ditta. Nell'autunno di quell'anno, 1937, Clara trascorreva le vacanze in riva
al lago di Garda. Verso la metà di settembre la mamma le mandò dal paese natio
una lettera: « E' morta Annetta N... E' rimasta vittima di un incidente
automobilistico. L'hanno sepolta ieri nel "Waldfriedhof" ».
La
notizia spaventò la buona signorina, sapendo che l'amica non era stata tanto
religiosi. Era preparàta a presentarsi davanti a Dio?... Morendo all'improvviso,
come si sarà trovata?...
L'indomani
ascoltò la S. Messa e fece anche la Comunione in sud suffragio, pregando
fervorosamente. La notte seguente, 10 minuti dopo la mezzanotte, ebbe luogo la
visione...
«Clara,
non pregare per me! Sono dannata. Se te lo comunico e te ne riferisco
piuttosto lungamente; non. credere che ciò avvenga a titolo di' amicizia: Noi
qui non amiamo più nessuno. Lo faccio come costretta. Lo faccio come « parte
di quella potenza che sempre vuole il male e opera il bene ».
In
verità vorrei vede»e anche te approdare a questo stato, dove io ormai ho
gettato l'àncora per sempre:
Non
stizzirti di questa intenzione. Qui, noi pensiamo tutti così. La nostra volontà
è impietrita nel male- in, ciò oche voi appunto chiamate « male ». Anche
quando noi facciamo qualche cosa di «bene», come io ora, spalancandoti gli
occhi sull'inferno, questo non avviene con buona, intenzione.
Ti
ricordi ancora che quattro anni fa ci siamo conosciute a * * *? Contavi allora;
23 anni e ti trovavi colà. da mezz'anno quando ci arrivai io.
Tu
mi hai levata da qualche impiccio; come a principiante, mi hai dato dei buoni
indirizzi. Ma che vuol dire «buono»?
Io
lodavo allora il tuo « amore del prossimo». Ridicolo! Il tuo soccorso
derivava da pura civetteria, come, del resto, lo sospettavo già fin d'allora.
Noi non riconosciamo qui nulla di buono. In nessuno.
Il
tempo della mia giovinezza lo conosci. Certe lacune le riempio qui.
Secondo
il piano dei miei genitori, a dire il vero, non sarei neanche dovuta esistere.
« Capitò loro appunto una disgrazia ». Le mie due sorelle contavano già 14
e 15 anni, quando io tendevo alla luce.
Non
fossi mai esistita! Potessi ora annientarmi e sfuggire a questi tormenti!
Nessuna voluttà uguaglierebbe quella con cui lascerei la mia esistenza, come un
vestito di cenere, che si perde nel nulla.
Ma
io devo esistere. Devo esistere così come mi son fatta io: con una esistenza
fallita.
Quando
papà e mamma, ancora giovani, si trasferirono dalla campagna in città
ambedue avevano perduto il contatto con la Chiesa. E fu meglio così.
Simpatizzarono
con gente non legata alla chiesa. Si erano conosciuti in un ritrovo danzante e
mezz'anno dopo « dovettero » sposarsi.
Nella
cerimonia nuziale rimase attaccata a loro tant'acqua santa, che la mamma si
recava in chiesa alla Messa domenicale un paio di volte l'anno. Non mi ha mai
insegnato a pregare davvero. Si esauriva nella cura quotidiana della vita,
benché la nostra situazione non fosse disagiata.
Parole,
come pregare, Messa, istruzione religiosa, chiesa, le dico con una ripugnanza
intera senza pari. Aborrisco tutto, come' odio: chi frequenta la chiesa e in
genere tutti gli uomini e tutte le cose.
Da
tutto, infatti, ci deriva tormento. Ogni cognizione ricevuta in punto di morte,
ogni: ricordo di cose vissute o sapute, è per noi una fiamma pungente.
E
tutti i ricordi ci mostrano quel lato che, in ,essi: era grazia. e che noi
sprezzammo. Quale tormento è questo! Noi non mangiamo, non dormiamo, non
camminiamo coi :piedi. Spiritualmente incatenati, guardiamo inebetiti « con
urla e stridor di denti » la nostra vita andata 1n fumo: : odiando e
tormentati!
Senti?
Noi qui beviamo l'odio come acqua. Anche l'uno verso l'altro. Soprattutto noi
odiamo Dio.
Te
lo voglio..rendere comprensibile.
I
-Beati in ,cielo devono, amarlo, perché essi lo vedono senza velo, nella sua
bellezza abbagliante. Ciò li beatífica talmente, da non poterlo
descrivere. Noi lo sappiamo e questa cognizione ci rende furibondi. .
Gli
uomini in terra che conoscono Dio dalla creazione e dalla rivelazione, possono
amarlo; ma non ne sono costretti. Il credente - lo dico digrignando i denti - il
quale, meditabondo, contempla Cristo in croce, con le braccia stese, finirà
con l'amarlo.
Ma
colui al quale Dio si avvicina solo nell'uragano; come punitore, come giusto
vendicatore, perché un giorno fu da lui ripudiato, come avvenne di noi, costui
non può che odiarlo, con tutto l'impeto della sua malvagia volontà, eternamente,
in forza della libera accettazione di esseri separati da Dio: risoluzione con la
quale, morendo, abbiamo esalato l'anima nostra e che neppure ora ritiriamo e
non avremo mai la volontà di ritirare.
Comprendi
ora perché l'inferno dura eternamente? Perché la nostra ostinazione 'giammai
si scioglierà da noi.
Costretta,
aggiungo che Dio è misericordioso persino verso di noi. Dico « costretta
». Poiché, anche se dico queste cose volutamente, pure non mi è permesso di
mentire, come volentieri vorrei. Molte cose le affermo contro la mia volontà.
Anche la foga d'improperi, che vorrei vomitare la devo strozzare.
Dio
fu misericordioso verso di noi col non lasciare esaurire sulla terra la nostra
malvagia volontà, come noi saremmo stati pronti a fare. Ciò avrebbe aumentato
le nostre colpe e le nostre pene. Egli ci fece morire anzitempo, come me, o fece
intervenire altre circostanze mitiganti.
Ora
egli si dimostra, misericordioso verso di noi col non costringerci ad avvicinarci
a lui più di quanto lo siamo in questo remoto luogo infernale; ciò diminuisce
il tormento.
Ogni
passo che mi portasse più vicino a Dio, mi cagionerebbe una pena maggiore di
quella che a te recherebbe un passo più vicino a un rogo ardente.
Ti
sei spaventata, quando io una volta, durante il passeggio, ti raccontai che
mio padre, pochi giorni avanti la mia prima Comunione, mi aveva detto: « Annettina,
cerca di meritarti un bel vestitino; il resto è una montatura ».
Per
il tuo spavento quasi mi sarei perfino vergognata. Ora ci rido sopra. L'unica
cosa ragionevole in quella montatura era che ci si ammetteva alla Comunione solo
a dodici anni. Io allora, ero già abbastanza presa dalla mania dei divertimenti
mondani, così che senza scrupoli mettevo in un canto le cose religiose e non
diedi grande importanza alla prima Comunione.
Che
parecchi bambini vadano ora alla Comunione già a sette anni, ci mette in
furore. Noi facciamo di tutto per dare a intendere alla gente che ai bambini manca
una cognizione adeguata. Essi devono prima commettere alcuni peccati mortali.
Allora
la bianca Particola non fa più in essi così gran danno, come quando nei loro
cuori vivono ancora la fede, la speranza e la carità - puh! questa roba ricevute
nel battesimo. TI ricordi come abbia già sostenuto sulla terra questa opinione?
Ho
accennato a mio padre. Egli era sovente in lite con la mamma. Te ne feci
allusione solo raramente; me ne vergognavo. Cosa ridicola la vergogna del male!
Per noi, qui tutto è lo stesso.
I
miei genitori neanche dormivano più nella medesima camera; ma io con la mamma,
e il papà nella camera attigua, dove poteva rincasare liberamente a qualsiasi
ora. Beveva molto; in tal modo scialacquava il nostro patrimonio. Le mie sorelle
erano ambedue impiegate e abbisognavano esse stesse, dicevano, del denaro che
guadagnavano. La mamma, cominciò a lavorare per guadagnare qualche cosa.
Nell'ultimo
anno di vita papà batteva spesso la mamma, quando lei non gli voleva dar
nulla. Verso di me, invece. fu sempre amorevole. Un giorno - te l'ho raccontato
e tu, allora, ti sei urtata del mio capriccio (di che cosa non ti sei urtata
nei miei riguardi?) - un giorno dovette portare indietro, per ben due volte,
le scarpe comprate, perchè la forma e i tacchi non erano per me abbastanza moderni.
La
notte, in cui mio padre fu colpito da apoplessia mortale, avvenne qualche cosa
che io, per timore di una interpretazione disgustosa, non riuscii mai a confidarti.
Ma ora devi saperlo. E' importante per questo: allora per la prima volta fui
assalita dal mio spirito tormentatore attuale.
Dormivo
in camera con mia madre. I suoi respiri regolari dicevano il suo profondo
sonno.
Quand'ecco
mi sento chiamare per nome. Una voce ignota mi dice: « Che sarà se muore papà?
».
Non
amavo più mio padre, dacché trattava così villanamente la mamma; come, del
resto, non amavo fin d'allora assolutamente nessuno, ma ero 'solamente
affezionata ad alcune persone, che erano buone verso di me. L'amore senza
speranza di contraccambio terreno, vive solo nelle anime in stato di Grazia. E
io non lo ero.
Così
risposi alla misteriosa domanda, senza darmi conto donde venisse: « Ma non
muore mica! ».
Dopo
una breve pausa;, di nuovo la stessa domanda chiaramente percepita. « Ma
non
muore mica! » mi scappò ancora di bocca, bruscamente.
Per
la terza volta fui richiesta: « Che sarà se muore tuo padre? ». Mi si presentò
alla mente come papà spesso veniva a casa piuttosto ubriaco, strepitava, maltrattava
la mamma, e come egli ci aveva messi in una condizione umiliante dinanzi alla
gente. Perciò gridai indispettita. « E gli sta bene! ».
Allora
tutto tacque.
La
mattina seguente, quando la mamma volle mettere in ordine la stanza del babbo,
trovò la porta chiusa a chiave. Verso mezzogiorno si forzò la porta. Mio
padre, mezzo vestito, giaceva cadavere sul letto. Nell'andare a prendere la
birra in cantina, doveva essersi buscato qualche accidente. Era già da lungo
tempo malaticcio. (*)
(*) Aveva forse Dio legato la salvezza del padre all'opera buona della figlia, verso la quale quell'uomo era stato pur buono? Quale responsabilità per ognuna, lasciar perdere l'occasione di fare del bene al prossimo!
Marta
K ... e tu mi avete indotta a entrare nell' « Associazione delle Giovani ».
Veramente non ho mai nascosto che trovavo abbastanza intonate con la moda,
parrocchiale le istruzioni delle due direttrici, le signorine X ...
I
giuochi erano divertenti. Come sai vi ebbi subito una parte direttiva. Ciò mi
andava a genio.
Anche
le gite mi piacevano. Mi lasciai perfino indurre alcune volte ad andare alla
Confessione e alla Comunione.
A
dire il vero, non avevo nulla da confessare. Pensieri e discorsi per me non
avevano importanza. Per azioni pi grossolane, non ero ancora abbastanza corrotta.
Tu
mi ammonisti una volta: « Anna, se non preghi, vai alla perdizione! ». Io
pregavo davvero poco e anche questo, solo svogliatamente.
Allora
tu avevi purtroppo ragione. Tutti coloro che bruciano nell'inferno non hanno
pregato, o non hanno pregato abbastanza.
La
preghiera è il primo passo verso Dio. E rimane il passo decisivo. Specialmente
la preghiera a colei che fu la Madre di Cristo, il nome della quale noi non
nominiamo mai.
La
devozione a lei strappa al demonio innumerevoli anime, che il peccato gli
consegnerebbe infallibilmente nelle mani.
Proseguo
il racconto consumandomi d'ira e solo perchè devo. Pregare è la cosa più
facile che l'uomo possa fare sulla terra. E proprio a questa cosa facilissima
Dio ha legato la salvezza di ognuno.
A
chi prega con perseveranza egli a poco a poco dà tanta luce, lo fortifica in
maniera tale, che alla fine anche il peccatore più impantanato si può
definitivamente rialzare. Fosse pure ingolfato nella melma fino al collo.
Negli
ultimi anni della mia vita non ho più pregato come di dovere e così mi sono
privata delle grazie, senza le quali nessuno può salvarsi.
Qui
non riceviamo più nessuna grazia. Anzi, quand'anche le ricevessimo, le ri
fiuteremmo
cinicamente. Tutte le fluttuazioni dell'esistenza terrena sono cessate in
quest'altra vita.
Da
voi sulla terra l'uomo può salire dallo stato di peccato allo stato di Grazia
e dalla Grazia cadere in peccato: spesso per debolezza, talvolta per malizia.
Con
la morte questa salire e scendere finisce, perchè ha la sua radice nella imperfezione
dell'uomo terreno. Ormai. abbiamo raggiunto lo stato finale.
Già
col crescere degli anni i cambiamenti divengono più rari. E' vero, fino alla
morte si può sempre rivolgersi a Dio o voltargli le spalle. Eppure, quasi
trascinato dalla corrente, l'uomo, prima del trapasso, con gli ultimi deboli
resti nella volontà, si comporta come era abituato nella vita.
La
consuetudine, buona o cattiva, diviene una seconda natura. Questa lo trascina
con sè.
Così
avvenne anche a me. Da anni vivevo lontana da Dio. Per questo nell'ultima
chiamata della Grazia mi risolvetti contro Dio.
Non
fu il fatto che peccassi spesso a esser fatale per me, ma che io non volli più
risorgere.
Tu
mi hai più volte ammonita, di ascoltare le prediche, di leggere libri di pietà.
« Non ho tempo », era la mia risposta ordinaria. Non ci mancava altro per aumentare
la mia incertezza interna!
Del
resto devo constatare questo: dal momento che la cosa era ormai così avanzata,
poco prima della mia uscita dalla « Associazione delle Giovani », mi sarebbe
riuscito enormemente gravoso mettermi su un'altra via. Io mi sentivo malsicura
e infelice. Ma davanti alla conversione si ergeva una muraglia.
Tu
non lo devi aver sospettato. Tu te l'eri rappresentata così semplice quando un
giorno mi dicesti: « Ma fa una buona Confessione, Anna, e tutto è a posto ».
Io
sentivo che sarebbe stato tosi. Ma il mondo, il demonio, la carne mi tenevano
già troppo saldamente nei loro artigli. All'influsso del demonio non credetti
mai. E ora attesto che egli influisce gagliardamente sulle persone che si
trovano nella condizione in cui mi trovavo io allora.
Soltanto
molte preghiere, di altri e di me stessa, congiunte con sacrifici e sofferenze,
mi avrebbero potuta strappare da lui.
E
anche ciò, solo a poco a poco. Se ci sono pochi ossessi esternamente, di os,
sessi internamente ce n'è un formicolaio. Il demonio non può rapire la
libera volontà a coloro che si dànno al suo influsso. Ma in pena della loro,
per dir tosi, metodica apostasia da Dio, questi permette che il « maligno»
si annidi in essi.
Io
odio anche il demonio. Eppure egli mi piace, perchè cerca di rovinare voialtri;
lui e i suoi satelliti, gli spiriti caduti con lui al principio del tempo.
Essi
si contano a milioni. Girovagano per la terra, densi come uno sciame di
moscerini, e voi neanche ve ne accorgete
Non
tocca a noi riprovati di tentarvi; questo è, ufficio degli spiriti decaduti.
Veramente ciò accresce ancor più il loro tormento ogni volta che essi trascinano
quaggiù all'inferno un'anima umana. Ma che cosa non fa mai l'odio?
Benché
io camminassi per sentieri lontani da Dio, Dio mi seguiva.
Preparavo
la via alla Grazia con atti di carità naturale che compivo non di rado per
inclinazione dei mio temperamento.
Talvolta
Dio mi attirava in una chiesa. Allora sentivo come una nostalgia. Quando
curavo la mamma malaticcia, nonostante il lavoro d'ufficio durante il giorno, e
in certo modo mi sacrificavo davvero, questi allettamenti di Dio agivano
potentemente.
Una
volta, nella chiesa dell'ospedale, in cui tu mi avevi condotta durante la pausa
del mezzogiorno, mi venne qualcosa addosso che sarebbe bastato un solo passo
per la mia conversione: io piansi!
Ma
poi la gioia del mondo passava di nuovo come un torrente sopra la Grazia.
Il
grano soffocava tra le spine.
Con
la dichiarazione che la religione è affare di sentimento, come si diceva sempre
in ufficio, cestinai anche questo invito della Grazia, come tutti gli altri.
Una
volta tu mi rimproverasti, perchè invece di una genuflessione fino a terra,
feci appena un informe inchino, piegando il ginocchio. Tu lo ritenesti un atto
di pigrizia. Non sembrasti neppur sospettare che io fin d'allora non credevo
più nella presenza di Cristo nel Sacramento.
Ore,
ci credo, ma solo naturalmente, come si crede in un temporale di cui si scorgono
gli effetti.
Intanto
mi ero accomodata io stessa una religione a mio modo.
Sostenevo
l'opinione, che da noi in ufficio era comune, che l'anima dopo la morte
risorga in un altro essere. In tal modo continuerebbe a pellegrinare senza
fine.
Con
ciò l'angosciosa questione dell'al di là era insieme messa a posto e resa a me
innocua.
1
Perche tu non mi hai ricordato la parabola del ricco epulone e del povero Lazzaro,
in cui il narratore, Cristo, manda, immediatamente dopo la morte, l'uno all'inferno
e l'altro in paradiso?... Del resto, che cosa avresti ottenuto? Nulla di più
che coti gli altri tuoi discorsi di bigottismo!
A
poco a poco mi creai io stessa un Dio: sufficientemente dotato da essere chiamato
Dio; lontano abbastanza da me da non dover mantenere nessuna relazione con lui;
vago abbastanza da lasciarsi, secondo il bisogno, senza mutar la mia religione;
rassomigliare a un Dio panteistico del mondo, oppure da lasciarsi poetizzare
come un Dio solitario.
Questo
Dio non aveva nessun paradiso da regalarmi e nessun inferno da infliggermi.
Lo lasciavo in pace. In ciò consisteva la mia adorazione per lui.
A
ciò che piace si crede volentieri. Nel corso degli anni mi tenni abbastanza convinta
della mia religione. In questo modo si poteva vivere.
Una
cosa soltanto mi avrebbe spezzato la cervice: un lungo, profondo dolore. E
questo
dolore non venne!
Comprendi
ora cosa vuol dire: « Dio castiga quelli che amai »?
Era
una domenica di luglio, quando l'Associazione delle giovani organizzò una
gita a * * *. La gita mi sarebbe piaciuta. Ma quegli insulsi discorsi, quel
fare da bigotti i
Un
altro simulacro ben diverso da quello della Madonna di * * * stava da poco
tempo sull'altare del mio cuore. L'aitante
Max N.... del negozio attiguo.
Poco tempo prima avevamo scherzato più volte.
Appunto
per quella, domenica, egli mi aveva invitata a una gita. Quella con cui andava
di solito, giaceva, malata all'ospedale.
Egli
aveva ben capito che gli avevo messo gli occhi addosso. Sposarlo non ci pensavo
ancora allora. Era bensi agiato, ma si comportava troppo gentilmente con tutte
le ragazze. E io, fino a quel tempo, volevo un uomo che appartenesse
unicamente a me. Non sola essere moglie, ma moglie unica. Un certo galateo naturale,
infatti, l'ebbi sempre.
Nella
suaccennata gita Max si profuse in gentilezze. Eh! già, non si tennero mica
delle conversazioni pretesche come tra voialtre!
Il
giorno seguente; in ufficio, tu mi facesti dei rimproveri, perchè non ero venuta
con voi a * * *. Io ti descrissi il mio divertimento di quella domenica.
La
tua prima domanda fu: « Sei stata alla Messa? » Sciocchina! Come potevo, dato
che la partenza era fissata per le sei?!
Sai
ancora, come io, eccitata aggiunsi: « Il buon Dio non ha una mentalità così
piccina come i vostri pretacci! ».
Ora
devo confessare: Dio, nonostante la sua infinita bontà, pesa le cose con
maggior precisione che tutti i preti.
Dopo
quella prima gita con Max, venni ancora una volta sola all'Associazione: a
Natale,' per la celebrazione della festa. C'era qualche cosa che mi allettava a
tornare. Ma internamente mi ero già allontanata da voialtre:
Cinema,
ballo, gite si avvicendevano senza tregua. Max e io bisticciammo alcune volte,
ma seppi sempre incatenarlo di nuovo a me.
Molestissima
mi riuscì l'altra amante, che, tornata dall'ospedale, si comportò come
un'ossessa. Veramente per mia fortuna; poiché la mia nobile calma fece
potente impressione su Max, che fini col decidere, che io fossi la preferita.
Avevo
saputo rendergliela odiosa, parlando freddamente: all'esterno positiva,
nell'interno vomitando veleno. Tali sentimenti e tale contegno preparano eccellentemente
'per l'inferno. Sono diabolici nel più stretto senso della parola.
Perchè
ti racconto ciò? Per riferire come io mi staccai definitivamente da Dio. Non
già, del resto, che tra me e Max si sia arrivati molto spesso fino agli estremi
della familiarità. Comprendevo che mi sarei abbassata ai suoi occhi, se mi
fossi lasciata andare del tutto, prima del tempo; perciò mi seppi trattenere.
Ma
in sé, ogni volta che lo ritenevo utile, ero sempre pronta a tutto. Dovevo
conquistare Max. A tale scopo nulla era troppo caro. Inoltre, a poco a poco ci amavamo,
possedendo ambedue non poche preziose qualità, che ci facevano stimare
vicendevolmente. Io ero abile, capace, di piacevole compagnia. Così mi tenni
saldamente in mano Max e riuscii, almeno negli ultimi mesi prima del matrimonio,
a essere l'unica, a possederlo.
In
ciò consistette la mia apostasia dar Dio: elevare una creatura a mio idolo. In
nessuna cosa può avvenire questo, in modo che abbracci tutto, come nell'amore
di una persona dell'altro sesso, quando quest'amore rimane arenato nelle soddisfazioni
terrene. E' questo che forma la. sua attrattiva, il suo stimolo e il suo,
veleno.
L'
« adorazione », che io tributavo a me stessa nella persona di Max, divenne
per, me religione vissuta.
Era
il tempo in cui in ufficio mi scagliavo velenosa contro i chiesaioli, i preti,
le indulgenze, il biascichìo dei rosari e simili sciocchezze.
Tu
hai cercato, più o meno argutamente, di prendere le difese di tali cose. Apparentemente
senza sospettare che nel più intimo di me non si trattava, in verità, di
queste cose, io cercavo piuttosto un sostegno contro la mia coscienza - allora
avevo bisogno di un tale sostegno - per giustificare anche con la ragione la mia
apostasia.
In
fondo in fondo, mi rivoltavo contro Dio. Tu non lo comprendesti; mi ritene,vi
ancora per cattolica. Volevo, anzi, essere chiamata così; pagavo perfino le
tasse ecclesiastiche. Una certa « contro-assicurazione», pensavo, non
poteva nuocere.
Le
tue risposte può darsi alle volte abbiano colpito nel segno. Su di me non facevano
presa, perché tu non dovevi ave-re ragione.
A
causa di queste relazioni falsate fra noi due, fu meschino il dolore del nostro
distacco, allorché ci separammo in occasione del mio matrimonio.
Prima
dello sposalizio mi confessai e comunicai ancora una volta, Era prescritto. Io
e mio marito su questo punto la pensavamo ugualmente. Perchè non avremmo
dovuto compiere questa formalità? Anche noi la compimmo, come, le altre
formalità.
Voi
chiamate indegna una tale Comunione. Ebbene, dopo quella Comunione « indegna
», io ebbi più calma nella coscienza. Del resto fu anche l'ultima.
La
nostra vita coniugale trascorreva, in genere, quanto mai in grande armonia. Su
tutti i punti di vista noi eravamo dello stesso parere. Anche in questo: che non
volevamo addossarci il peso dei figli. Veramente mio marito ne avrebbe volentieri
voluto uno; non di più, si capisce. Alla fine io seppi stornarlo anche da questo
desiderio.
Vesti,
mobili di lusso, ritrovi da thè, gite e viaggi in auto e simili distrazioni
m'importavano di più.
Fu
un anno di piacere sulla terra quello trascorso tra il mio sposalizio e la mia
repentina morte.
Ogni
domenica andavamo fuori in auto, oppure facevamo visite ai parenti di mio
marito. Di mia madre ora mi vergognavo. Essi galleggiavano alla superficie
dell'esistenza, né più né meno di noi.
Internamente,
si capisce, non mi sentii mai felice, per quanto esternarnente ridessi. C'era
sempre dentro di me qualcosa di indeterminato, che mi rodeva. Avrei voluto che
dopo la morte, la quale naturalmente doveva essere ancora molto lontana, tutto
fosse finito.
Ma
è proprio tosi, come un giorno, da bambina, sentii dire in una predica: che Dio
premia ogni opera buona che uno compie, e quando non la potrà ricompensare
nell'altra vita, lo fa sulla terra.
Inaspettatamente
ebbi un'eredità dalla zia Lotte. A mio marito riuscì felicemente di
portare il suo stipendio a una cifra notevole. Così potei ordinare la nuova
abitazione in modo attraente.
La
religione non mandava più che da lontano la sua luce, scialba, debole e incerta.
I
caffè della città, gli alberghi, in cui andavamo durante i viaggi, non ci
portavano certamente a Dio.
Tutti
coloro, che frequentavano quei luoghi, vivevano, come noi, dall'esterno.
all'interno, non dall'interno all'esterno.
Se
nei viaggi delle ferie visitammo qualche chiesa, cercavamo di ricrearci. nel
contenuto artistico delle opere. L'alito religioso che spiravano, specialmente
quelle medioevali, sapevo neutralizzarlo col criticare qualche circostanza
accessoria: un frate converso impacciato o vestito in modo non pulito, che
ci faceva da cicerone; lo scandalo che dei monaci, i quali volevano passare per
pii, vendessero liquori; l'eterno scampanio per le sacre funzioni, mentre
non si tratta che di far soldi...
Così
seppi continuamente scacciare da, me la Grazia ogni volta che bussava Lasciavo
libero sfogo al mio malumore in modo particolare su certe rappresentazioni
medioevali dell'inferno nei cimiteri o altrove, nelle quali il demonio arrostisce
le anime in brage rosse e incandescenti, mentre i suoi compagni, dalle lunghe
code, gli trascinano nuove vittime. Clara! L'inferno si può sbagliare a
disegnarlo, ma non si esagera mai.
Il
fuoco dell'inferno l'ho sempre preso di mira in modo speciale. Tu lo sai come
durante un alterco, in proposito ti tenni una volta un fiammifero sotto il naso
e ti dissi con sarcasmo: «Ha questo odore?» Tu spegnesti in fretta la fiamma.
Qui non la spegne nessuno.
Io
ti dico: il fuoco di cui si parla nella Bibbia, non significa tormento della
coscienza. Fuoco è fuoco! E' da intendersi letteralmente ciò che ha detto lui:
«Via da me, maledetti, nel fuoco eterno! ». Letteralmente.
«Come
può lo spirito essere toccato da fuoco materiale? », domanderai. Come può
l'anima tua soffrire sulla terra quando tu metti il dito sulla fiamma? Difatti
non brucia l'anima; eppure che tormento ne prova tutto l'individuo!
In
modo analogo noi qui siamo spiritualmente legati al fuoco, secondo la nostra
natura e secondo le nostre facoltà. L'anima nostra è priva del suo naturale
battito
d'ala; noi non possiamo pensare ciò che vogliamo né come vogliamo. Non
meravigliarti di queste mie parole. Questo stato, che a voialtri non dice
nulla, mi riarde senza consumarmi.
Il
nostro maggior tormento consiste nel sapere con certezza che noi non vedremo
mai Dio.
Come
può questo tormentare tanto, dal momento che uno sulla terra rimane così
indifferente?
Fintanto
che il coltello giace sulla tavola, ti lascia fredda. Si vede quanto è
affilato, ma non lo si prova. Immergi il coltello nella carne e ti metterai a
gridare dal dolore.
Adesso
noi sentiamo la perdita di Dio; prima la pensavamo soltanto.
Non
tutte le anime soffrono in misura eguale.
Con
quanta maggior cattiveria e quanto più sistematicamente uno ha peccato, tanto
più grave pesa su di lui la perdita di Dio e tanto più lo soffoca la creatura
di cui ha abusato.
I
cattolici dannati soffrono di più che quelli di altre religioni, perchè essi,
per lo più, ricevettero e calpestarono più. grazie e più luce.
Chi
più seppe, soffre più duramente di chi conobbe meno.
Chi
peccò per malizia, patisce più acutamente di chi cadde per debolezza.
Mai
nessuno patisce più di quello che ha meritato. Oh, se non fosse vero ciò, io
avrei un motivo d'odiare!
Tu
mi dicesti un giorno che nessuno va all'inferno senza saperlo: ciò sarebbe
stato rivelato a una santa.
Io
me ne risi. Ma poi mi trincerai dietro questa dichiarazione.
«
Così, in caso di necessità, rimarrà abbastanza tempo per fare una «voltata»,
mi dicevo segretamente.
Quel
detto è giusto. Veramente, prima della mia subitanea fine, non conobbi
l'inferno com'è. Nessun mortale lo conosce. Ma io ne avevo la piena
coscienza: « Se muori, vai nel mondo di là dritta come una freccia contro Dio.
Ne porterai le conseguenze ».
Io
non feci dietro-front, come ho già detto, perchè trascinata dalla corrente
dell'abitudine. Spinta da quella. conformità per cui gli uomini, quanto più
invecchiano, tanto più agiscono in una stessa direzione.
La
mia morte avvenne così.
Una
settimana fa - parlo secondo il vostro computo, perchè rispetto al dolore,
potrei dire benissimo che son già dieci anni che brucio nell'inferno - una
settimana fa, dunque, mio marito e ia facemmo di domenica una gita, l'ultima per
me.
Il
giorno era spuntato radioso. Mi sentivo bene quanto mai. M'invase un sinistro
sentimento di felicità, che serpeggiò in me per tutta la giornata.
Quand'ecco
all'improvviso, nel ritorno, mio marito fu abbacinato da un'auto che veniva di
volata. Perdette il controllo.
«
Jesses » (*), mi scappò dalle labbra con un brivido. Non come preghiera, solo
come grido.
(*) Storpiamento di Jesus, usato frequentemente fra alcune popolazioni di lingua tedesca.
Un
dolore straziante mî compresse tutta. - In confronto con quello presente una
bagatella. - Poi perdetti i sensi.
Strano!
Quella mattina era sorto in me, in modo inspiegabile, questo pensiero: «Tu
potresti ancora una volta andare a Messa ». Suonava come un'implorazione.
Chiaro
e risoluto, il mio «no» troncò il filo dei pensieri. « Con queste cose bisogna
farla finita una volta. Mi addosso tutte le conseguenze! ». - Ora le porto.
Ciò
che avvenne dopo la mia morte, già lo saprai. La sorte di mio marito, quella di
mia madre, ciò che accadde del mio cadavere e lo svolgimento del mio funerale
mi son noti nei loro particolari mediante cognizioni naturali che noi qui
abbiamo.
Quello,
del resto, che succede sulla terra noi lo sappiamo solo nebulosamente. Ma ciò
che in qualche modo ci tocca da vicino, lo conosciamo. Così vedo anche dove tu
soggiorni.
Io
stessa mi risvegliai improvvisamente dal buio, nell'istante del mio trapasso.
Mi vidi come inondata da una luce abbagliante.
Fu
nel luogo medesimo dove giaceva il mio cadavere. Avvenne come in un teatro,
quando nella sala d'un tratto si spengono le luci, il sipario si divide rumorosamente
e si apre una scena inaspettata, orribilmente illuminata. La scena della mia
vita.
Come
in uno specchio l'anima mia si mostrò a me stessa. Le grazie calpestate dalla
giovinezza fino all'ultimo «no» di fronte a Dio.
Io
mi sentii come un assassino, al quale, durante il processo giudiziario, vien
portata dinanzi la sua vittima esanime. - Pentirmi? Mai! - Vergognarmi? Mai!
Però
non potevo neppure resistere sotto gli occhi di Dio, da me rigettato. Non
mi
rimaneva che una cosa: la fuga. Come Caino fuggi dal cadavere di Abele, così
l'anima mia fu spinta via da quella vista di orrore.
Questo
fu il giudizio particolare: l'irivisibile Giudice disse: « Via da me! ».
Allora la mia anima, come un'ombra gialla di zolfo, precipitò nel luogo dell'eterno
tormento.
La
mattina, al suono dell'Angelus, ancora tutta tremante per la notte spaventosa,
mi alzai e corsi per le scale nella cappella.
Il
cuore mi pulsava fin sulla gola. Le poche ospiti, inginocchiate vicino a rne, mi
guardarono; ma forse pensarono che fossi così eccitata per la corsa fatta giù
per le scale.
Una
signora bonaria di Budapest, che mi aveva osservata, mi disse dopo sorridendo:
-
Signorina, il Signore vuole essere servito con calma, non di corsa!
Ma
poi si accorse che qualcosa d'altro mi aveva eccitato e mi teneva ancora in
agitazione. E mentre la signora mi rivolgeva altre buone parole, io pensavo:
Dio solo mi basta!
Sì, egli solo mi deve bastare in questa e nell'altra vita. Voglio un giorno poterlo godere in Paradiso, per quanti sacrifici mi possa costare in terra. Non voglio andare all'inferno!