GLI ANGELI
Quando si parla degli Angeli non mancano coloro che sorridono maliziosamente, come per far capire che è un tema passato di moda o più semplicemente che è un racconto molto carino per far dormire i bambini. Non mancano persino coloro che osano confonderli con gli extraterrestri, o negano la loro esistenza perché “nessuno” li ha visti. Tuttavia l’esistenza degli angeli è una delle verità della nostra fede cattolica.
La
Chiesa dice: «L’esistenza degli esseri
spirituali, incorporei, che la Sacra Scrittura chiama abitualmente angeli, è
una verità di fede» (Cat 328). Gli angeli «sono servitori e messaggeri di Dio» (Cat 329). «In
quanto creature puramente spirituali, essi hanno intelligenza e volontà: sono
creature personali e immortali. Superano in perfezione tutte le creature
visibili» (Cat 330).
San
Gregorio Magno, chiamato “il dottore delle milizie celestiali”, dice che «l’esistenza
degli angeli è confermata in quasi tutte le pagine della Sacra Scrittura».
Indubbiamente la Scrittura è piena di interventi angelici. Gli angeli chiudono
il Paradiso terrestre (Gn 3, 24), proteggono Lot (Gn 19) salvano Agar e suo
figlio nel deserto (Gen 21, 17), trattengono la mano di Abramo, levata per
uccidere il figlio Isacco (Gn 22, 11), portano aiuto e conforto ad Elia (1 Re
19, 5), a Isaia (Is 6, 6), a Ezechiele (Ez 40, 2) e a Daniele (Dn 7, 16).
Nel
Nuovo Testamento gli angeli si manifestano nei sogni a Giuseppe, annunciano la
nascita di Gesù ai pastori, lo servono nel deserto e lo confortano nel
Getsemani. Annunciano la sua Resurrezione e sono presenti alla sua Ascensione.
Gesù stesso parla molto di loro nelle parabole e negli ammaestramenti. Un
angelo libera Pietro dal carcere (At 12) e un altro angelo aiuta il diacono
Filippo a convertire l’etiope sulla strada verso Gaza (At 8). Nel libro
dell’Apocalisse si incontrano molti interventi di angeli come esecutori degli
ordini di Dio, compresi i castighi inflitti agli uomini.
Sono
miriadi di migliaia e migliaia (Dn 7, 10 e Ap 5, 11). Essi sono spiriti
serventi, inviati in aiuto agli uomini (Eb 1, 14). Riferendosi alla potenza di
Dio, l’apostolo dice: «È lui che fa i suoi angeli come venti, e i suoi ministri come fiamma di
fuoco» (Eb 1, 7).
Nella
liturgia, la Chiesa celebra in modo particolare san Michele, san Gabriele e san
Raffaele il 29 settembre e tutti gli angeli custodi il 2 ottobre. Alcuni autori
parlano di Lezichiele, Uriele, Rafiele, Etofiele, Salatiele, Emmanuele... però
non vi è certezza in questo e i loro nomi non sono così importanti. Nella
Bibbia si nominano solo i primi tre: Michele (Ap 12, 7; Gdt 9; Dn 10, 21),
Gabriele che annuncia l’Incarnazione a Maria (Lc 1; Dn 8, 16 e 9, 21), e
Raffaele, che accompagna Tobia nel suo viaggio nel libro omonimo.
A
san Michele si suole dare il titolo di arcangelo, come è detto in Gd 9, in
quanto è il principe e il capo di tutti gli eserciti celestiali. Anche a
Gabriele e a Raffaele la pietà cristiana ha attribuito il titolo di arcangeli.
Il culto a san Michele è molto antico. Già nel IV secolo nella Frigia (Asia
Minore) vi era un santuario a lui dedicato. Nel V secolo ne venne eretto un
altro nel meridione d’Italia, sul monte Gargano. Nel 709 si costruì un altro
grande santuario sul monte san Michele in Normandia (Francia).
Gli
angeli «sono stelle del mattino e [...]
figli di Dio» (Gb 38, 7). Fra Luis de
León commentando questo testo dice: «Li
chiama stelle del mattino perché la loro intellingenza è più chiara delle
stelle e perché videro la luce all’alba del mondo». San Gregorio
Nazianzeno afferma che «se Dio è un sole, gli angeli sono i suoi primi e più splendenti raggi».
Sant’Agostino dice: «Essi ci guardano
con amore ardente e ci aiutano affinché possiamo anche noi giungere alle porte
del cielo» (Com al Sal. 62, 6).
O spiriti celesti, amici degli uomini e servitori di Dio, aiutatemi nel cammino lungo i sentieri della vita fino alla patria celeste. Amen
Sei
amico degli angeli?
La
parola angelo proviene dal greco angelos e significa messaggero. Fra di loro vi
sono gradi distinti o gerarchie, che si chiamano cori. Lo pseudo Dionigi l’areopagita,
scrittore cristiano del IV secolo, fu il primo, nel suo libro “Teologia
mistica e gerarchia celeste”, a definire con precisione e chiarezza le
funzioni e le gerarchie dei nove cori degli angeli.
Molti
Santi Padri, come san Gregorio Magno, san Giovanni Damasceno, san Tomaso d’Aquino
e altri hanno seguito la sua teoria. I nove cori e ordini di angeli sono:
Angeli
(Ap 5, 11; Dn 7, 10);
Arcangeli
(1 Tes 4, 16);
Troni,
Dominazioni,
Principati,
Potestà
(Ef 1, 21; Pt 3, 22);
Virtù,
Cherubini
(Ez 10, 1-20; Gn 3, 24);
Serafini
(Is 6, 2-6).
Sogliono
essere collocati in questo ordine: angeli, arcangeli, principati, potestà, virtù,
dominazioni, troni, cherubini e serafini.
La
loro gerarchia non dipende dal fatto che siano di differente natura (allo stesso
modo come gli uomini sono uguali per natura). Secondo alcuni, le differenze
dipendono dalle diverse mansioni loro affidate, ovvero, secondo san Tommaso d’Aquino,
al grado di amore e di santità di ognuno, allo stesso modo come tra gli uomini
vi sono distinti gradi di santità. In questo, secondo san Tommaso, gli uomini
possono eguagliare o superare gli angeli. La Vergine Maria supera tutti gli
angeli, non per la sua natura umana che è inferiore, ma per il suo maggior
grado di santità. I sacerdoti hanno una gerarchia superiore agli angeli quanto
a dignità.
Sei
unito al coro degli angeli? Li ami?
Le
loro funzioni
Sappiamo
che vi sono angeli protettori delle Nazioni, come insegnano molti Santi Padri già
dal IV secolo, come lo pseudo Dionigi, Origene, san Basilio, san Giovanni
Crisostomo eccetera. Dice san Clemente d’Alessandria che «un
decreto divino ha distribuito gli angeli fra le nazioni» (Stromata VII, 8).
In Daniele 10, 13-21, si parla degli angeli protettori dei Greci e dei Persiani.
San Paolo parla dell’angelo protettore della Macedonia (At 16, 9). San Michele
è stato sempre considerato come il protettore del popolo d’Israele (Dn 10,
21).
Nelle
apparizioni di Fatima si manifesta per tre volte nel 1916 l’angelo del
Portogallo che dice ai tre bambini: «Io
sono l’angelo della pace, l’angelo del Portogallo». La devozione al
santo angelo custode del Regno di Spagna venne diffusa in tutte le parti della
Penisola dal celebre sacerdote spagnolo Manuel Domingo y Sol. Stampò migliaia e
migliaia di pagelline con la sua immagine e la preghiera dell’angelo,
propagandò la novena e fondò in diverse diocesi l’Associazione nazionale del
Santo Angelo della Spagna. Questo esempio è valido anche per tutte le altre
nazioni del mondo.
Papa
Giovanni Paolo II il 30 luglio 1986 diceva: «Si
può affermare che le funzioni degli angeli, come ambasciatori del Dio vivo, si
estendono non solamente a ogni singolo uomo e a coloro che hanno incarichi
particolari, ma anche a intiere nazioni».
Vi
sono anche angeli protettori delle Chiese. Nell’Apocalisse, si parla degli
angeli delle sette Chiese d’Asia (Ap 1, 20). Molti santi ci parlano, per
propria esperienza, di questa bella realtà, e dicono che gli angeli guardiani
delle Chiese spariscono da lì quando vengono distrutte. Origene dice che ogni
diocesi è custodita da due vescovi: uno visibile, l’altro invisibile, un uomo
e un angelo. San Giovanni Crisostomo, prima di andare in esilio, si recò nella
sua chiesa per congedarsi dall’angelo della sua Chiesa. San Francesco de Sales
scriveva nel suo libro “Filotea”:
«Diventino familiari con gli angeli; amino e venerino l’angelo della
diocesi dove si trovano». Mons. Ratti, il futuro papa Pio XI, quando nel
1921 fu nominato arcivescovo di Milano, giunto in città, si inginocchiò, baciò
la terra e si raccomandò all’angelo guardiano della diocesi. Padre Pedro
Fabro, gesuita, compagno di sant’Ignazio di Loyola, afferma: «Tornando dalla Germania, mentre attraversavo molti villaggi di eretici,
ho trovato abbondanti consolazioni per aver salutato gli angeli custodi delle
parrocchie dove sono passato». Nella vita di san Giovanni Battista Vianney
si racconta che, quando lo mandarono parroco ad Ars, intravedendo da lontano la
chiesa, si pose in ginocchio e si raccomandò all’angelo della sua nuova
parrocchia.
Allo
stesso modo, vi sono angeli destinati alla custodia delle province, delle
regioni, delle città e delle comunità. Il celebre padre Lamy, francese, parla
a lungo dell’angelo protettore di ogni paese, di ogni provincia, di ogni città
e di ogni famiglia. Alcuni santi dicono che ogni famiglia e ogni comunità
religiosa ha un suo angelo speciale.
Qualche
volta hai pensato di invocare l’angelo della tua famiglia? e quello della tua
comunità religiosa? e quello della tua parrocchia, o città, o paese? Peraltro,
non dimenticare che in ogni tabernacolo dove sta Gesù sacramentato, vi sono
milioni di angeli che adorano il loro Dio. San Giovanni Crisostomo vide molte
volte la chiesa piena di angeli, soprattutto mentre si celebrava la santa Messa.
Al momento della consacrazione, schiere immense di angeli giungono a far da
guardia a Gesù presente nell’altare, e al momento della Comunione ruotano
intorno al sacerdote o ai ministri che distribuiscono l’Eucaristia. Un antico
scrittore armeno, Giovanni Mandakuni, scriveva in uno dei suoi sermoni: «Non
sai che al momento della consacrazione si apre il cielo e scende Cristo, e gli
eserciti celestiali girano attorno all’altare dove si celebra la Messa e che
tutti sono pieni di Spirito Santo?» La beata Angela da Foligno scrisse: «Il
Figlio di Dio sta nell’altare circondato da una moltitudine di angeli».
Per
questo san Francesco d’Assisi diceva: «Il
mondo dovrebbe vibrare, il cielo intero dovrebbe commuoversi profondamente
quando il Figlio di Dio appare sull’altare nelle mani del sacerdote... Allora
dovremmo imitare l’atteggiamento degli angeli i quali, quando si celebra la
Messa, si dispongono intorno ai nostri altari in adorazione».
«Gli
angeli riempiono la chiesa in questo momento, circondano l’altare e
contemplano estasiati la magnificenza e la grandezza del Signore» (san
Giovanni Crisostomo). Anche
sant’Agostino diceva che «gli angeli
stanno intorno ed aiutano il sacerdote mentre celebra la Messa». Per questo
dobbiamo unirci a loro nell’adorazione e cantare con loro il Gloria e il Sanctus. Così
faceva un venerabile sacerdote che diceva: «Da
quando ho cominciato a pensare agli angeli durante la Messa, ho sentito una
nuova gioia e una nuova devozione nel celebrare la Messa».
San
Cirillo d’Alessandria chiama gli angeli «maestri
dell’adorazione». Molti milioni di angeli adorano Dio nel Santissimo
Sacramento, anche se si trova in un’Ostia nella più umile cappella
dell’ultimo angolo della terra. Gli angeli adorano Dio, ma vi sono angeli
dediti in modo particolare ad adorarlo dinanzi al suo trono celeste. Così ci
dice l’Apocalisse: «Allora tutti gli
angeli che stavano intorno al trono e i vegliardi e i quattro esseri viventi, si
inchinarono profondamente con la faccia davanti al trono e adorarono Dio dicendo:
“Amen! Lode, gloria, sapienza, azione di grazie, onore, potenza e forza al
nostro Dio nei secoli dei secoli. Amen» (Ap 7, 11-12).
Questi
angeli dovrebbero essere i serafini, che sono i più vicini al trono di Dio per
la loro santità. Così ci dice Isaia: «Vidi
il Signore seduto su un trono... Attorno a lui stavano dei serafini, ognuno
aveva sei ali... Proclamavano l’uno all’altro: “Santo, santo, santo è
il Signore degli eserciti. Tutta la terra è piena della sua gloria» (Is 6,
1-3).
Adori
Dio in unione con gli angeli davanti a Gesù sacramentato?
È
il miglior amico dell’uomo. Lo accompagna senza stancarsi giorno e notte,
dalla nascita fino a dopo la morte, fino a quando giunge a godere la pienezza
della gioia di Dio. Durante il Purgatorio è al suo fianco per consolarlo e
aiutarlo in quei difficili momenti. Tuttavia, per alcuni l’esistenza
dell’angelo custode è solo una pia tradizione da parte di chi la voglia
accogliere. Non sanno che è chiaramente espressa nella Scrittura e sancita
nella dottrina della Chiesa e che tutti i santi ci parlano dell’angelo custode
per propria personale esperienza. Alcuni di loro lo hanno addirittura visto e
hanno intrattenuto un rapporto personale molto stretto con lui, come vedremo.
Allora:
quanti angeli abbiamo? Almeno uno, ed è sufficiente. Ma alcune persone, per il
loro incarico come il Papa, o per il loro grado di santità, possono averne di
più. Conosco una religiosa a cui Gesù rivelò che ne aveva tre, e mi disse i
loro nomi. Santa Margherita Maria de Alacoque, quando raggiunse uno stadio
avanzato nel cammino di santità, ottenne da Dio un nuovo angelo custode che le
disse: «Io sono uno dei sette spiriti che stanno più vicini al trono di Dio e
che più partecipano alle fiamme del Sacro Cuore di Gesù Cristo e il mio
intento è quello di comunicartele per quanto tu sia capace di riceverle»
(Memoria alla M. Saumaise).
Dice
la Parola di Dio: «Ecco, io mando un angelo davanti a
te per custodirti sul cammino e per farti entrare nel luogo che ho preparato.
Abbi rispetto della sua presenza, ascolta la sua voce e non ribellarti a lui...
Se tu ascolti la sua voce e fai quanto ti dirò, io sarò il nemico dei tuoi
nemici e l’avversario dei tuoi avversari» (Es 23, 20-22). «Ma
se vi è un angelo presso di lui, un protettore solo fra mille, per mostrare
all’uomo il suo dovere [...] abbia pietà di lui» (Gb 33, 23). «Poiché il mio angelo è con voi, egli si prenderà cura di voi»
(Bar 6, 6). «L’angelo del Signore si
accampa intorno a quelli che lo temono e li salva» (Sal 33, 8). La sua
missione è «di custodirti in tutti i
tuoi passi » (Sal 90, 11). Gesù dice che «i
loro angeli [dei bambini] nel cielo
vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli» (Mt 18, 10).
L’angelo custode ti assisterà come fece con Azaria e i suoi compagni nella
fornace ardente. «Ma l’angelo del
Signore, che era sceso con Azaria e con i suoi compagni nella fornace, allontanò
da loro la fiamma del fuoco e rese l’interno della fornace come un luogo dove
soffiasse un vento pieno di rugiada. Così il fuoco non li toccò affatto, non
fece loro alcun male, non diede loro alcuna molestia» (Dn 3, 49-50).
L’angelo
ti salverà come fece con san Pietro: «Ed
ecco gli si presentò un angelo del Signore e una luce sfolgorò nella cella.
Egli toccò il fianco di Pietro, lo destò e disse: “Alzati, in fretta!”
E le catene gli caddero dalle mani. E
l’angelo a lui: “Mettiti la cintura e legati i sandali”. E
così fece. L’angelo disse: “Avvolgiti il mantello, e seguimi!”... La porta si aprì da sé davanti a loro. Uscirono, percorsero una strada
e a un tratto l’angelo di dileguò da lui. Pietro, allora, rientrato in sé,
disse: “Adesso sono veramente certo che il Signore ha mandato il suo
angelo...”» (At 12, 7-11).
Nella
Chiesa primitiva si credeva senza dubbio alcuno nell’angelo custode, e per
questo, quando Pietro viene liberato dal carcere e si dirige a casa di Marco, la
inserviente di nome Rode, resasi conto che era Pietro, piena di gioia corre a
dare la notizia senza neppure avergli aperto la porta. Ma quelli che l’udivano
credevano che si stesse sbagliando e dicevano: «Sarà
il suo angelo» (At 12, 15). La dottrina della Chiesa è chiara su questo
punto: «Dall’infanzia fino all’ora
della morte la vita umana è circondata dalla loro protezione e dalla loro
intercessione. Ogni fedele ha al proprio fianco un angelo come protettore e
pastore, per condurlo alla vita» (Cat 336).
Anche
san Giuseppe e Maria avevano il loro angelo. È probabile che l’angelo che
avvertì Giuseppe di prendere Maria come sposa (Mt 1, 20) o di fuggire in Egitto
(Mt 2, 13) o di ritornare in Israele (Mt 2, 20) fosse proprio il suo angelo
custode. Certo è che fin dal primo secolo già compare chiamaramente negli
scritti dei Santi Padri la figura dell’angelo custode. Di lui già si parla
nel libro famoso del primo secolo Il
Pastore di Ermas. Sant’Eusebio di Cesarea li chiama
«tutori» degli uomini; san Basilio «compagni di viaggio»; san
Gregorio Nazianzeno «scudi protettori». Origene afferma che «intorno
ad ogni uomo vi è sempre un angelo del Signore che lo illumina, lo custodisce e
lo protegge da ogni male».
Vi
è un’antica preghiera all’angelo custode del III secolo in cui gli si
chiede che illumini, protegga e custodisca il suo protetto. Anche
sant’Agostino parla spesso dell’intervento angelico nella nostra vita. San
Tommaso d’Aquino gli dedica un passo della sua Summa
Teologica (Sum Theolo I, q. 113) e scrive: «La
custodia degli angeli è come una espansione della Divina Provvidenza, ed
allora, poiché questa non viene meno per nessuna creatura, tutte si ritrovano
sotto la custodia degli angeli».
La
festa degli angeli custodi in Spagna e in Francia risale al V secolo. Forse già
a quei tempi cominciarono a pregare l’orazione che abbiamo imparato da
bambini: «Angelo mio custode, dolce
compagnia, non mi abbandonare né di notte né durante il dì».
Papa Giovanni Paolo II disse il 6 agosto 1986: «È
molto significativo che Dio affidi agli angeli i suoi piccoli figli, che hanno
sempre bisogno di cura e di protezione».
Pio
XI invocava il suo angelo custode all’inizio e alla fine di ogni giorno e,
spesso, durante il giorno, specialmente quando le cose si ingarbugliavano.
Raccomandava la devozione agli angeli custodi e nel congedarsi diceva: «Che
il Signore ti benedica e il tuo angelo ti accompagni». Giovanni XXIII,
delegato apostolico in Turchia e in Grecia disse: «Quando
con qualcuno devo sostenere una conversazione difficile, ho l’abitudine di
chiedere al mio angelo custode di parlare all’angelo custode della persona con
cui devo incontrarmi, perché mi aiuti a trovare la soluzione al problema».
Pio
XII diceva il 3 ottobre 1958 ad alcuni pellegrini nordamericani riguardo agli
angeli: «Essi erano nelle città che avete visitato, ed erano vostri compagni di
viaggio».
Un’altra
volta in un radiomessaggio disse: «Abbiate
molta familiarità con gli angeli... Se Dio vuole, passerete tutta l’eternità
nella gioia con gli angeli; imparate a conoscerli fin d’ora. La familiarità
con gli angeli ci infonde un sentimento di sicurezza personale».
Giovanni
XXIII, in una confidenza ad un vescovo canadese, attribuì l’idea della
convocazione del Concilio Vaticano II al proprio angelo custode, e raccomandava
ai genitori che inculcassero ai propri figli la devozione all’angelo custode.
«L’angelo custode è un buon
consigliere, intercede presso Dio in nostro favore; ci aiuta nelle nostre
necessità, ci difende dai pericoli e ci preserva dagli incidenti. Mi piacerebbe
che i fedeli sentissero tutta la grandezza di questa protezione degli angeli»
(24 ottobre 1962).
E
ai sacerdoti disse: «Chiediamo al nostro angelo custode che ci assista nella recita
quotidiana dell’Ufficio divino affinché lo recitiamo con dignità, attenzione
e devozione, sia gradito a Dio, utile per noi e per i nostri fratelli» (6
gennaio 1962).
Nella
liturgia del giorno della loro festa (2 ottobre) si dice che sono «celesti
compagni affinché non periamo di fronte agli insidiosi assalti dei nemici».
Invochiamoli con frequenza e non dimentichiamo che anche nei luoghi più
nascosti e solitari c’è qualcuno che ci accompagna. Per questo san Bernardo
consiglia: «Vai sempre con prudenza, come
uno cha ha sempre presente il proprio angelo in tutti i percorsi».
Sei
cosciente che il tuo angelo osserva quello che fai? Lo ami?
Gli
angeli custodi sono sempre al nostro fianco e ci ascoltano in tutte le nostre
afflizioni. Quando appaiono, possono prendere forme differenti: bambino, uomo o
donna, giovine, adulto, anziano, con ali o senza, vestiti come una persona
qualsiasi o con una tunica luminosa, con una corona di fiori o senza. Non vi è
forma che non possano prendere per aiutarci. A volte, possono presentarsi sotto
una forma di un animale amico, come nel caso del cane «Grigio» di san Giovanni
Bosco, o del passerotto che portava le lettere di santa Gemma Galgani alla posta
o come il corvo che portò il pane e la carne al profeta Elia presso il torrente
Querit (1 Re 17, 6 e 19, 5-8).
Possono
presentarsi anche come persone comuni e normali,
come l’arcangelo Raffaele quando accompagnò Tobia nel suo viaggio,
ovvero in forme maestose e risplendenti come guerrieri in battaglia. Nel libro
dei Maccabei si dice che «presso
Gerusalemme apparve di fronte a loro un cavaliere vestito di bianco, armato
con un’armatura d’oro e una lancia. Tutti insieme benedissero Dio
misericordioso e si esaltarono sentendosi pronti non solo ad attaccare gli
uomini e gli elefanti, ma anche ad attraversare muri di ferro» (2 Mac 11,
8-9). «Accesasi una lotta durissima,
apparvero dal cielo ai nemici cinque uomini splendidi su cavalli dalle briglie
d’oro, che guidavano i Giudei. Essi presero in mezzo il Maccabeo e,
riparandolo con le loro armature, lo rendevano invulnerabile; contro gli
avversari invece scagliavano dardi e folgori e questi, confusi e accecati, si
dispersero in preda al disordine» (2 Mac 10, 29-30).
Nella
vita di Teresa Neumann (1898-1962), la grande mistica tedesca, si racconta che
il suo angelo prendeva spesso le sue sembianze per apparire in luoghi diversi
ad altre persone, come se lei fosse in bilocazione.
Qualcosa
di paragonabile a questo racconta Lucia nelle sue “Memorie”
riguardo a Giacinta, entrambi veggenti di Fatima. In una determinata
circostanza, un suo cugino era scappato di casa con denaro rubato ai genitori.
Quando ebbe sperperato il denaro, come accadde al figlio prodigo, vagabondò
fino a che non finì in carcere. Però riuscì a fuggire e in una notte buia e
tempestosa, perso fra i monti senza sapere dove andare, si mise in ginocchio a
pregare. In quel momento gli apparve Giacinta (allora bimbetta di nove anni) che
lo condusse per mano fino alla strada affinché potesse andare a casa dei suoi
genitori. Dice Lucia: «Io chiesi a
Giacinta se fosse verità quello che lui diceva, ma ella mi rispose che non
sapeva neppure dove stessero quelle pinete e quei monti dove il cugino si era
perso. Ella mi disse: io mi limitai a pregare e a chiedere grazia per lui,
per compassione verso la zia Vittoria».
Un
caso molto interessante è quello del maresciallo Tilly. Durante la guerra del
1663, stava assistendo alla Messa quando il barone Lindela lo informò che il
duca di Brunwick aveva dato inizio all’attacco. Tilly, che era uomo di fede,
ordinò di predisporre ogni cosa per la difesa, affermando che avrebbe assunto
il controllo della situazione non appena fosse terminata la Messa. Finita la
funzione, si presentò sul luogo del comando: le forze nemiche erano già state
respinte. Chiese allora chi avesse diretto la difesa; il barone restò
esterrefatto e gli disse che era stato lui stesso. Il maresciallo rispose: «Io
sono stato in chiesa ad assistere alla Messa, e giungo or ora. Non ho preso
parte alla battaglia». Allora il barone gli disse: «Sarà stato il suo angelo a prendere il suo posto e la sua fisionomia».
Tutti gli ufficiali e i soldati avevano visto il proprio maresciallo dirigere la
battaglia di persona.
Possiamo
chiederci: come accadde ciò? Era un angelo come nel caso di Teresa Newmann o di
altri santi?
Suor
Maria Antonia Cecilia Cony (1900-1939), religiosa francescana brasiliana, che
tutti i giorni vedeva il suo angelo, racconta nella sua autobiografia che nel
1918 suo padre, che era militare, fu trasferito a Rio de Janeiro. Tutto
trascorreva in modo normale e scriveva regolarmente finché un giorno smise di
scrivere. Inviò solamente un telegramma dicendo che era ammalato, ma non
gravemente. In realtà era molto malato, colpito dalla terribile pestilenza
chiamata “spagnola”. Sua moglie gli inviava telegrammi, ai quali rispondeva
il fattorino dell’albergo che si chiamava Michele. Durante questo periodo,
Maria Antonia, prima di coricarsi, recitava tutti i giorni in ginocchio un
rosario per suo padre e inviava il suo angelo perché lo assistesse. Quando
l’angelo ritornava, al termine del rosario, le poneva la mano sulla spalla e
allora poteva riposare tranquilla.
Durante
tutto il tempo in cui suo padre stette infermo, il fattorino Michele lo accudì
con una dedizione particolare, lo conduceva dal medico, gli dava le medicine, lo
puliva... Quando si fu ristabilito, lo portava a passeggio e gli riservava tutte
le attenzioni di un vero figlio. Quando infine guarì completamente, il padre
ritornò a casa e raccontava meraviglie di quel giovane Michele «di aspetto umile, ma che nascondeva un’anima grande, con un cuore
generoso che infondeva rispetto e ammirazione». Michele si dimostrò sempre
molto riservato e discreto. Non seppe di lui altro che il nome, ma null’altro
della sua famiglia, né della sua condizione sociale e neppure volle accettare
alcuna ricompensa per i suoi innumerevoli servigi. Per lui era stato il suo
migliore amico, di cui sempre parlava con grande ammirazione e riconoscenza.
Maria Antonia era convinta che questo giovane era il suo angelo custode, che lei
inviava ad assistere il padre, poiché anche il suo angelo si chiamava Michele.
Mandi
il tuo angelo a consolare e ad aiutare i tuoi familiari lontani?
L’angelo è anche il nostro difensore che non ci abbandona mai e ci protegge da ogni potere del maligno. Quante volte ci avrà liberato dai pericoli dell’anima e del corpo! Da quante tentazioni ci avrà salvato! Per questo dobbiamo invocarlo nei momenti difficili ed essergli riconoscenti.
Si
narra che quando papa san Leone Magno uscì da Roma per parlare con Attila re
degli Unni, che nel V secolo voleva prendere e saccheggiare la città, apparve
un angelo maestoso dietro al Papa. Attila, terrorizzato dalla sua presenza,
comandò alle sue truppe di ritirarsi da quel luogo. Era l’angelo custode del
Papa? Sicuramente Roma fu salvata miracolosamente da una terribile tragedia.
Corrie
ten Boom, nel suo libro “Marching Orders for the End Battle” racconta che, alla metà del
XX secolo, nello Zaire (oggi Congo), durante la guerra civile, alcuni ribelli
vollero prendere una scuola diretta da missionari per ucciderli tutti insieme ai
bambini che avrebbero trovato lì, però non riuscirono ad entrare nella
missione. Uno dei ribelli più tardi spiegò: «Vedevamo centinaia di soldati vestiti di bianco e dovemmo desistere».
Gli angeli salvarono i bambini e i missionari da morte sicura.
Santa
Margherita Maria de Alacoque racconta nella sua autobiografia: «Una
volta il diavolo mi buttò giù dall’alto della scala. Tenevo nelle mani un
fornello pieno di fuoco e senza che questo si versasse o che io subissi danno
alcuno, mi trovai in fondo, sebbene coloro che erano presenti ritenessero che mi
fossi rotte le gambe; però, nel cadere, mi sentii sorretta dal mio fedele
angelo custode, poiché circolava la voce che io godessi spesso della sua
presenza».
Molti
altri santi ci parlano dell’aiuto ricevuto dal proprio angelo custode nei momenti
della tentazione, come san Giovanni Bosco, al quale si manifestava sotto la
figura di un cane, che lui chiamava Grigio, che lo difendeva dai poteri dei suoi
nemici che volevano ucciderlo. Tutti i santi hanno chiesto aiuto agli angeli nei
momenti della tentazione.
Un
religiosa contemplativa mi scrisse quello che segue: «Avevo
due anni e mezzo o tre, quando la cuoca di casa mia, che mi accudiva quando era
libera dai suoi compiti di cucina, mi portò un giorno in chiesa. Ella prese la
Comunione, poi si tolse l’Ostia e la pose in un libricino; quindi uscì di
gran fretta, portandomi in braccio. Giungemmo alla casa di una vecchia
fattucchiera. Era una capanna immonda e piena di sudiciume. La vecchia depose
l’Ostia sopra una tavola, dove vi era uno strano cane e quindi pugnalò
l’Ostia varie volte con un coltello.
Io, che per la giovane età
nulla sapevo della presenza reale di Gesù nell’Eucaristia, in quel momento
ebbi l’inequivocabile certezza che in quell’Ostia vi era Qualcuno vivo. Da
quell’Ostia sentii uscire un’ondata meravigliosa d’amore. Sentivo che in
quell’Ostia c’era un essere vivo agonizzante per quell’oltraggio, ma che
al tempo stesso era felice. Io
mi avvicinai per raccogliere l’Ostia, ma la mia domestica me lo impedì.
Allora levai la testa e vidi molto vicino all’Ostia quel cane con le fauci
aperte che con gli occhi di fuoco voleva divorarmi. Guardai dietro come per
chiedere aiuto e vidi due angeli. Penso fossero gli angeli custodi, il mio e
quello della mia domestica, e mi parve che fossero loro che mossero il braccio
della mia domestica per allontanarmi dal cane. Così mi liberarono dal male».
L’angelo
è il nostro protettore e sarà di nostro grande aiuto,
se
lo invochiamo.
Invochi
il tuo angelo custode nelle tentazioni?
Viviamo
in un mondo “invaso” da milioni di nemici invisibili che cercano la nostra
rovina temporale ed eterna: i demoni. Immaginiamo che il nostro pianeta fosse
invaso da extraterrestri più intelligenti e più potenti di noi. La rovina
sarebbe sicura, e ciò è quanto accadrebbe, se non avessimo al nostro fianco
l’aiuto di Dio, dei santi e degli angeli. Sciaguratamente molti uomini non
credono nell’esistenza dei demoni, esseri perversi, nemici implacabili, che
possono così lavorare impunemente nell’ombra e nel silenzio. Tutte le guerre,
gli assassini, gli odi e le violenze sono in qualche modo promosse da loro. Il
loro influsso malefico abbraccia tutti i campi dell’agire umano.
E
noi cosa facciamo per contrastare un nemico così possente? Ci proteggiamo con
la preghiera e con le armi di Dio (oggetti benedetti eccetera)? Dobbiamo sapere
che non siamo mai soli. Abbiamo un difensore che ci assiste: l’angelo custode.
I “miracoli” della tecnica moderna non l’hanno fatto sparire, ma non può
far nulla di fronte a chi non ha fede. Neppure Dio può fare nulla di fronte a
uno che volontariamente si è dato al nemico e gli ha consegnato l’anima con
il peccato mortale, perché rispetta la sua libertà. Quante morti e quante
sofferenze sono state provocate dal maligno! Quanta pace e quanta gioia sono
state ottenute con la fede e con la preghiera. Vediamo alcuni esempi veri.
Un
autobus di pellegrini è in marcia verso San Giovanni Rotondo per visitare
padre Pio. Lungo il percorso è trattenuto da una furiosa tempesta di tuoni,
fulmini e lampi. I pellegrini si ricordano del consiglio di padre Pio di
inviargli il loro angelo custode di fronte a qualsiasi difficoltà. Il giorno
seguente il padre dice loro: «Questa
notte mi avete svegliato e ho dovuto pregare per voi. Fatelo sempre, così vi
aiuterò».
San
Giovanni Bosco parlava molto ai suoi giovani dell’angelo custode. Uno di loro
era muratore e pochi giorni dopo cadde dall’impalcatura con altri due. Aveva
invocato il suo angelo custode prima di iniziare il lavoro e non si fece nulla,
mentre gli altri due morirono. La differenza è evidente.
Che
bello sarebbe il mondo se tutti gli uomini avessero fede e amore verso Dio! Le
loro vite risplenderebbero «come le
stelle» (Dn 12, 3). Apriamo poi le porte e le finestre delle nostre anime
alla luce di Dio con un sincero pentimento. Gli angeli ci aiuteranno perché
sono come specchi che riflettono la luce di Dio intorno a sé. Essi sono canali
dell’amore e della luce di Dio sopra le cose e gli uomini. Essi vogliono la
tua felicità. Essi sono la gioia di Dio nel mondo e ti sorridono senza sosta,
quando sei nella grazia e segui i loro consigli.
Voglio
sognare un mondo nuovo, pieno di luce e di amore, ove regni la gioia e la pace.
Un mondo pieno di angeli, di fiori e di stelle. Un mondo senza male e senza il
maligno. Un mondo felice. È un’utopia? Un giorno sarà realtà nel nuovo
cielo e nella nuova terra, ove «non ci
sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno, perché le cose di
prima sono passate» (Ap 21, 4). Nel frattempo dobbiamo proseguire la
battaglia per riconquistare il mondo a Dio.
Ricorda
che il tuo angelo è la gioia e il sorriso di Dio al tuo fianco. Ricorda che lui
è tutto per te e ha la missione di farti felice. Quando sei triste, pensa alla
gioia di Dio che ti accompagna. Quando sei senza rotta e ti trovi disorientato,
pensa alla luce di Dio che ti illumina. E in ogni momento pensa che c’è un
angelo di Dio vicino a te, un amico che ti ama e ti sorride.
Che
l’angelo del sorriso, dell’amore, della gioia, della luce e della pace ti
accompagni sempre e ti dia la felicità di Dio nel tuo cuore. Amen.
Sorridi
al tuo angelo e agli angeli di coloro che ti stanno intorno?
Vediamo
quello che dicono i santi sull’angelo custode.
San
Bernardo (1090-1153) nella Regola ricorda ai suoi monaci che quando recitano l’Ufficio
divino, lo facciano alla presenza di Dio e degli angeli. In un altro passo dice:
«Siamo devoti e riconoscenti a questi
custodi così esimi, sappiamo corrispondere al loro amore, onoriamoli per quanto
possiamo e come siamo in dovere di fare...Siamo come fratelli più piccoli, e ci
resta da percorrere un cammino lungo e pericoloso, ma non dobbiamo temere nulla
perché siamo sotto la protezione di custodi così eccelsi. Essi, che ci guidano
nel nostro cammino, non possono essere né vinti né ingannati, e ancor meno
possono ingannarci. Sono fedeli, prudenti, e potenti. Perché spaventarci? Basta
che li seguiamo e che rimaniamo uniti ad essi e così vivremo all’ombra
dell’Onnipotente» (Sermone 12).
La
beata Angela da Foligno
(1250-1309) era una donna molto bella, ricca e nobile, con un bel matrimonio e
una bella famiglia di sette figli. Uno dopo l’altro morirono il suo sposo e i
sette figli, ed ella, a quarant’anni, decise di dedicarsi totalmente al
Signore, dopo aver distribuito i suoi beni ai poveri. Fu una santa mistica, che
ricevette le stimmate e giunse al matrimonio spirituale con estasi frequenti.
Rimase dodici anni senza mangiare né bere: riceveva solo la Comunione.
Nel
suo libro “Visioni e istruzioni”
parla della visione frequente degli angeli. Dice: «Se
non l’avessi provato, non avrei creduto che la vista degli angeli fosse capace
di conferire tanta gioia».
Santa
Gertrude (+ 1334) racconta
che un giorno si sentì ispirata a offrire la Comunione in onore dei nove cori
degli angeli. Dio le permise di vedere quanto felici e riconoscenti fossero per
questo atto di amore verso di loro. Non avrebbe mai potuto neppure sognare di
poter dare loro tanta gioia.
Santa
Giovanna d’Arco
(1412-1431), l’eroina francese, quando le chiesero il suo giudizio sugli
angeli, rispose: «Molte volte li ho visti
tra la gente».
Santa
Francesca Romana (1384-1440)
ebbe la grazia di avere sempre vicino a sé il suo angelo custode per 34 anni.
Lo vedeva di notte e di giorno. L’angelo irradiava una luce celestiale che
illuminava l’abitazione affinché potesse recitare di notte l’Ufficio divino
e accudire ai mestieri di casa. Lo vedeva alla sua destra sia che stesse in
casa, in chiesa o per la via. Se qualcuno faceva qualcosa di cattivo in sua
presenza, si copriva il volto con le mani. Era così intensa la luce che
irradiava che non lo poteva guardare direttamente in fronte se non quando
pregava, quando era tentata dai demoni o quando parlava del suo celeste
protettore col suo confessore.
Aveva
la figura di un bambino di dieci anni, coperto da un abito bianco o tunica che
gli giungeva fino alle caviglie, lasciando scoperti solo i piedi nudi; il suo
volto guardava il cielo e le mani erano incrociate sul petto e i capelli sparsi
sulla spalla in riccoli d’oro.
San
Francesco Saverio
(1506-1552) scriveva in una lettera ai suoi fratelli di Goa: «Ho
riposto la mia fiducia in Gesù Cristo , nella Vergine Maria e nei nove cori
degli angeli, fra i quali ho eletto come protettore e campione della Chiesa
militante san Michele; e non mi aspetto poco dall’arcangelo, alla cui cura si
è affidato questo gran regno del Giappone. Ogni giorno mi raccomando a lui e a
tutti gli angeli custodi dei Giapponesi». Era molto devoto al suo angelo, e
sempre si raccomandava a lui.
Santa
Teresa di Gesù (1515-1582)
ebbe molte visioni di angeli. Racconta:
«Vidi un angelo vicino a me in forma
corporea, che sempre vedo con grande stupore... Non era grande, ma piccolo,
molto bello, il viso così acceso che pareva venisse dagli angeli molto elevati,
quelli che paiono avvolti di fiamme, di quelli che chiamano cherubini... Gli
vedevo nelle mani un dardo d’oro spesso e al termine del metallo, mi sembrava
avesse un po’ di fuoco. Mi pareva che me lo introducesse alcune volte nel
cuore e che giungesse fino al ventre; quando lo levava mi sembrava che mi
traesse tutta con sé e mi lasciasse totalmente infiammata di grande amore per
Dio» (Vita 29, 13).
San
Francesco de Sales
(1567-1622) prima di tenere un sermone, passava in rassegna tutti i suoi
ascoltatori, e chiedeva ai loro angeli che disponessero in modo opportuno le
loro anime ad ascoltare le sue parole. A questo fatto attribuiva la grande
efficacia delle sue prediche per convertire i peccatori.
Santa
Margherita Maria de Alacoque
(1647-1690) scrive nella sua “Autobiografia”:
«Correva voce che io godessi spesso della
presenza del mio angelo custode e che spesso lui mi rimproverasse... Non poteva
tollerare la minima immodestia o mancanza di rispetto in presenza del mio
Signore sacramentato, davanti al quale lo vedevo prostrato al suolo e voleva che
anch’io facessi lo stesso... Lo trovo sempre disponibile ad assistermi nelle
necessità e non mi ha mai rifiutato nulla di quanto gli ho chiesto... Un giorno
Gesù mi disse: Figlia mia, non affliggerti, perché voglio darti un custode
fedele che ti accompagni ovunque e ti assista in tutte le tue necessità
esteriori ed interiori, impedendo che il tuo nemico approfitti delle tue
mancanze in cui crede di averti fatto cadere per le sue suggestioni...
Questa grazia mi comunica una tal forza che mi sembra di non dover temere nulla,
poiché questo custode fedele della mia anima mi assiste con tanto amore che mi
libera da tutte queste pene... Quando il Signore mi visitava, non vedevo più il
mio angelo. Gliene chiesi il motivo, e mi disse che, per tutto quel tempo, egli
rimaneva prostrato con profondo rispetto, per rendere omaggio alla grandezza
infinita del Signore che si abbassava fino alla mia piccolezza; ed in effetti lo
vedevo così ogniqualvolta il mio Sposo divino mi elargiva le sue amorose
tenerezze» (Memoria alla M. Saumaise).
La
Beata Anna Caterina Emmerick
(1774-1824) dice: «Il mio angelo mi
accompagna spesso; alcune volte cammina davanti a me; altre volte al mio fianco.
È sempre silenzioso e calmo e accompagna le sue brevi risposte con qualche
movimento della mano o con qualche inclinazione della testa. È luminoso e
trasparente; a volte è severo ovvero amorevole. I suoi capelli sono lisci,
sciolti e mandano riflessi. Ha il capo scoperto e veste un ampio abito,
splendente come oro. Parlo in confidenza con lui e mi dà istruzioni. Al suo
fianco sento una gioia celestiale... In certi casi ho visto angeli sopra regioni
e città, intenti a proteggerle e a difenderle».
Santa
Michela del Santissimo Sacramento
(1809-1865) dice nella sua “Autobiografia”:
«Adoperare gli angeli per me è un fatto
comune e quotidiano. Quando ho bisogno di chiamare una persona, mando l’angelo
e successivamente questa giunge, sia essa a me nota o sconosciuta. Di giorno, di
notte, di buon’ora o tardi ho chiamato in questo modo il mio segretario che
viveva assai lontano, e sempre l’angelo me lo ha portato. Mai mi ha deluso e
molti giorni, per casi imprevisti, ho chiamato la stessa persona anche tre volte
ed è sempre venuta. Desiderosa sapere in qual modo mi facessero questo
servizio, tutti mi dicevano sempre la stessa cosa, che avevano sentito
un’inquietudine. Tutti entravano da me dicendo: Mi ha chiamato attraverso
un angelo? Non mi ha lasciato in pace finché non sono venuto. Per
questo a tutte le persone che frequento dico che usino gli angeli come faccio io».
Sant’Antonio
Maria Claret (1807-1870)
scrive nella sua “Autobiografia”
che il 21 settembre 1839, giunto a Marsiglia per imbarcarsi verso Roma, gli si
presentò un cavaliere che «fu con me così
fine, così amabile, così interessato a me in quei cinque giorni, che pareva
che un grande Signore lo avesse inviato a me per assistermi con ogni cura.
Pareva più un angelo che un uomo: così modesto, così allegro e al tempo
stesso così pacato, così pio e devoto, che mi conduceva sempre nelle chiese,
una cosa che mi piaceva molto. Non mi disse mai di entrare in un caffé o in
posti simili, né mai lo vidi mangiare o bere». Sarà stato il suo angelo
custode? Lo stesso santo ci dice ancora che durante le molte persecuzioni subite
dai suoi nemici, esperimentò visibilmente la protezione della Santissima
Vergine e degli angeli e santi. «La
Santissima Vergine e i suoi angeli mi accompagnarono in cammini sconosciuti, mi liberarono dai ladroni e dagli assassini e mi condussero in
porto sicuro senza saper come» (c. 31).
Santa
Caterina Labouré
(1806-1876) ebbe la fortuna di vedere il suo angelo sotto forma di un bambino,
che la destò nella notte del 18 luglio 1830. Era bellissimo, vestito di bianco,
e parlava con voce celestiale. Le disse: «Vai
alla cappella, perché lì ti attende la beata Vergine Maria; io ti accompagno».
Si veste rapidamente e segue l’angelo verso la cappella. Al suo passaggio, le
lampade si accendono automaticamente e le porte si aprono. Giunti sul luogo, la
cappella era già illuminata. Quando Maria appare, ella si rifugia nel suo
grembo e avverte una gioia che viene dal cielo. Maria, fra le altre cose, le
dice, indicandole il tabernacolo, che, se avrà dei problemi, ricorra a Gesù
Sacramentato.
San
Giovanni Bosco (1815-1888) diceva ai suoi giovani: «L’angelo
custode ha molto più desiderio di aiutarvi di quanto voi ne abbiate
nell’essere aiutati da lui... In ogni afflizione accorrete a lui con fiducia
ed egli vi aiuterà». Nella sua “Autobiografia”parla
del fatto straordinario di un cane che gli apparve per trent’anni senza che
mai lo vedesse mangiare. Aveva l’aspetto di un lupo, era alto un metro e il
santo lo chiamava Grigio. Lo salvò dalla morte in diverse circostanze. Don
Bosco riteneva si trattasse del suo angelo custode. Dice ad esempio: «Una
sera buia e ormai molto inoltrata, tornavo a casa solo e con non poca paura,
quando vedo vicino a me un grosso cane che a prima vista mi spaventò. Però non
mi minacciava con atteggiamenti ostili, anzi mi faceva moine come se io fossi il
suo padrone. Entrammo subito in ottimo rapporto e mi accompagnò fino
all’oratorio. Lo stesso fatto si ripeté molte altre volte, cosicché posso
dire che Grigio mi ha fornito servigi importanti... Non ho mai conosciuto il suo
padrone, ma per me
fu una vera provvidenza in molti pericoli che incontrai».
Santa
Gemma Galgani (1878-1903)
scrive nel suo diario: «Gesù non mi
lascia stare sola un istante, senza che io sia sempre in compagnia con il mio
angelo custode... L’angelo, dal momento in cui mi alzavo, cominciava a
svolgere la funzione di mio maestro e guida: mi riprendeva sempre quando facevo
qualcosa di male e mi insegnava a parlare poco». A volte, l’angelo la
minacciava di non farsi più vedere se non avesse obbedito al confessore in
tutto. Richiamava la sua attenzione quando faceva male qualcosa e la correggeva
costantemente perché fosse perfetta in tutto. In certe occasioni, stabiliva
delle norme: «Chi ama Gesù, parla poco e
sopporta molto. Obbedisce puntualmente al confessore in tutto senza replicare.
Quando commetti qualche sbaglio, fai subito atto di accusa e chiedi scusa.
Ricordati di trattenere i tuoi occhi e pensa che l’occhio mortificato vedrà
le meraviglie del cielo» (28 luglio 1900).
Per
molti giorni, quando si svegliava al mattino, lo
trovava al suo fianco mentre l’aiutava, la benediceva prima di sparire
alla sua vista. Spesso le indicava che «il
cammino più rapido e più sicuro [per
arrivare a Gesù] è quello dell’obbedienza» (9 agosto 1900). Un giorno le disse:
«Sarò la tua guida e il tuo compagno
inseparabile».
L’angelo
le dettava le lettere: «Molto presto
scriverò a M. Giuseppa, ma devo aspettare che venga l’angelo custode e me la
detti, perché io non so cosa dirle». Scriveva al suo direttore: «Dopo
la sua partenza sono rimasta con i miei amati angeli, però solo il suo e il mio
si lasciavano vedere. Il suo ha imparato a fare ciò che faceva lei. Al mattino
viene a svegliarmi e per la notte mi dà la sua benedizione... Il mio angelo mi
abbracciò e mi baciò molte volte...
Mi sollevò dal letto, mi accarezzò teneramente e baciandomi mi diceva: Gesù
ti ama molto, amalo anche tu. Mi
benedisse e sparì.
Dopo il pranzo mi sentii male;
allora l’angelo mi porse una tazza di caffè, cui aggiunse alcune gocce di un
liquido bianco. Era così saporoso che subito mi sentii guarita. Poi mi fece
riposare un poco. Molte volte lo invio a chiedere permesso a Gesù perché resti in mia
compagnia tutta la notte; va a chiederlo e ritorna, e non mi abbandona, se Gesù
lo autorizza, fino al mattino seguente» (20
agosto 1900).
L’angelo
le faceva da infermiere e le portava le lettere alla posta. «La
presente, -scrive al suo direttore, padre Germano di santo Stanislao-, la consegno al suo angelo custode che mi ha promesso di dargliela;
faccia altrettanto e risparmi qualche centesimo... Venerdì mattina spedii una
lettera tramite il suo angelo custode, che mi promise di portargliela, cosicché
suppongo che l’avrà ricevuta». La prese lui stesso con le sue mani. A
volte giungevano a destinazione in bocca ad un passerotto, così come lo vide il
suo direttore, che scrive: «Ella
incaricava il suo angelo da parte del Signore, la Santissima Vergine e i suoi
santi protettori, inoltrando lettere chiuse e sigillate da loro con l’incarico
di riportarle la risposta, che in effetti giungeva... Quante volte, mentre
parlavo con lei, le chiedevo se il suo angelo fosse al suo posto per farle da
guardia. Gemma volgeva con incantevole disinvoltura il suo sguardo verso il
luogo solito e rimaneva estasiata in contemplazione e fuori dai sensi per tutto
il tempo in cui lo fissava».
Suor
Maddalena della Croce, che
morì santamente il 30 novembre 1919, dall’età di cinque anni incominciò a
vedere il suo angelo custode, un arcangelo che Dio le aveva destinato per sua
guida. Scrisse un diario in cui trascrisse tutte le conversazioni con Gesù,
Maria e il suo angelo custode. Racconta: «Vedo
il mio angelo spesso, a volte lo mando dai miei figli spirituali e gli chiedo che mi aiuti. È un angelo molto bello, con una
capigliatura d’oro... A volte sorride dolcemente, specie quando gli affido un
incarico per i miei figli spirituali... Nessun sacerdote dovrebbe trascurare di
salutare l’angelo della sua chiesa, della parrocchia a cui appartiene. Le
grazie che può ricevere sono grandi, però raramente gliele chiedono, e così
raramente si ricevono... Ogni diocesi, ogni regno, ogni ordine religioso ha il
suo proprio angelo».
Santa
Faustina Kowalska
(1905-1938) scrive nel suo “Diario”:
«Il mio angelo mi accompagnò nel viaggio fino a Varsavia. Quando
entrammo nella portineria [del convento] sparì... Di nuovo quando partimmo con il treno da Varsavia fino a
Cracovia, lo vidi nuovamente al mio fianco. Quando giungemmo alla porta del
convento sparì» (I, 202).
«Durante
il tragitto vidi che sopra ogni chiesa che si incontrava nel viaggio c’era un
angelo, però di una lucentezza più tenue di quello dello spirito che mi
accompagnava. Ognuno degli spiriti che custodiva i sacri edifici si inchinava
davanti allo spirito che era al mio fianco. Ringraziavo il Signore per la sua
bontà, dato che ci regala angeli come compagni. Oh, quanto poco la gente pensa
al fatto che tiene sempre al suo fianco un così grande ospite e al tempo stesso
testimone di tutto!» (II, 88).
Un
giorno, mentre era inferma... «all’improvviso
vidi vicino al mia letto un serafino che mi porse la santa Comunione,
pronunciando queste parole: Ecco qui il Signore degli angeli. Il
fatto si ripeté per tredici giorni... Il serafino era circonfuso di grande
splendore e da lui traspariva l’atmosfera divina e l’amore di Dio. Aveva una
tunica dorata e sopra di essa portava una cotta trasparente e una stola pure
luminosa. Il calice era di cristallo ed era coperto da un velo trasparente.
Appena mi diede il Signore sparì» (VI, 55). «Un
giorno disse a questo serafino: “Mi potresti confessare?” Ma egli mi rispose: nessuno spirito celeste ha questo potere» (VI,
56). «Molte volte Gesù mi fa conoscere
in modo misterioso che un’anima agonizzante ha bisogno delle mie preghiere,
però spesso è il mio angelo custode che me lo dice» (II, 215).
La
Venerabile Consolata Betrone
(1903-1946) era una religiosa cappuccina italiana, alla quale Gesù chiese di
ripetere costantemente l’atto di amore: “Gesù, Maria, vi amo, salvate
anime”. Gesù le diceva: «Non aver
paura, pensa solo ad amarmi, io penserò a te in tutte le tue cose fin nei
minimi dettagli». A un’amica, Giovanna Compaire, diceva: «Di
sera prega il tuo buon angelo custode affinché, mentre tu dormi, egli ami Gesù
al tuo posto e ti svegli il mattino seguente ispirandoti l’atto d’amore. Se
tu sarai fedele nel pregarlo ogni sera, egli sarà fedele ogni mattino nello
svegliarti con un “Gesù, Maria, vi amo, salvate anime».
Il
Santo Padre Pio (1887-1968)
ha innumerevoli esperienze dirette con il suo angelo custode e raccomandava ai
suoi figli spirituali di inviargli il loro angelo quando avevano dei problemi.
In una lettera al suo confessore chiama il suo angelo «il piccolo compagno della mia infanzia». A conclusione delle sue
lettere soleva scrivere: «Salutami il tuo
angelino». Accomiatandosi dai suoi figli spirituali, diceva loro: «Che
il tuo angelo ti accompagni». A una delle sue figlie spirituali diceva: «Che
amico puoi avere più grande del tuo angelo custode?» Quando giungevano
lettere sconosciute per lui, l’angelo le traduceva. Se erano macchiate
d’inchiostro e illeggibili (a causa del demonio) l’angelo gli diceva che vi
spruzzasse sopra acqua benedetta e tornavano leggibili. Un giorno l’inglese
Cecil Humphrey Smith ebbe un incidente e restò gravemente ferito. Un suo amico
corse all’ufficio postale e inviò un telegramma a Padre Pio per chiedere
orazioni per lui. In quel momento il postino gli consegnò un telegramma di
Padre Pio, in cui assicurava le sue preghiere per la sua guarigione. Quando guarì,
andò a trovare Padre Pio, lo ringraziò per le sue preghiere e gli chiese come
avesse saputo dell’incidente. Padre Pio, dopo un sorriso, disse: «Pensi
che gli angeli siano lenti come gli aereoplani?»
Durante
la seconda guerra mondiale, una signora disse a Padre Pio che era preoccupata
perché non aveva notizie di suo figlio che era al fronte. Padre Pio le disse
che gli scrivesse una lettera. Ella rispose che non sapeva dove scrivere. «A
questo penserà il tuo angelo custode», le rispose lui. Scrisse la lettera,
mettendo sulla busta solo il nome di suo figlio e la lasciò sul suo comodino.
Il mattino seguente non era più lì. Dopo quindici giorni ricevette notizie di
suo figlio, che rispondeva alla sua lettera. Padre Pio le disse: «Ringrazia
di questo servigio il tuo angelo».
Un
altro caso molto interessante capitò ad Attilio De Sanctis il 23 dicembre 1949.
Doveva andare da Fano a Bologna su una Fiat 1100 con sua moglie e due figli a
prendere l’altro figlio Luciano che studiava nel collegio “Pascoli” di
Bologna. Al ritorno da Bologna a Fano era molto stanco e percorse 27 chilometri
nel sonno. Due mesi dopo questo fatto andò a San Giovanni Rotondo a vedere
padre Pio e gli raccontò quanto era accaduto. Padre Pio gli disse: «Tu
dormivi, ma il il tuo angelo custode guidava la tua auto».
-
«Ma davvero, dice sul serio?»
-
«Sì, hai un angelo che ti protegge.
Mentre tu dormivi lui guidava l’auto».
Un
giorno del 1955 il giovane seminarista francese Jean Derobert andò a far visita
a padre Pio a San Giovanni Rotondo. Si confessò da lui e padre Pio, dopo
avergli impartito l’assoluzione, gli chiese: «Credi
al tuo angelo custode?»
-
«Non l’ho mai visto»
-
«Guarda bene, è con te ed è molto
bello. Lui ti protegge, tu pregalo».
In
una lettera inviata a Raffaelina Cerase il 20 aprile 1915 le diceva: «Raffaelina,
come mi consola il fatto di sapere che siamo sempre sotto lo sguardo vigile di
uno spirito celeste che non ci abbandona mai. Abituati a pensare sempre a lui.
Al nostro fianco vi è uno spirito che, dalla culla alla tomba, non ci abbandona
un istante, ci guida, ci protegge come un amico e ci consola, specialmente nelle
ore della tristezza. Raffaelina, questo buon angelo prega per te, offre a Dio
tutte le tue buone opere, i tuoi desideri più santi e più puri. Quando ti
sembra di essere sola ed abbandonata, non lamentarti di non avere nessuno a cui
confidare i tuoi problemi, non dimenticarti che questo compagno invisibile è
presente per ascoltarti e per consolarti. Oh,che felice compagnia!»
Un
giorno stava pregando il Rosario alle due e mezza della notte quando fra Alessio
Parente gli si avvicinò e gli disse: “C’è
una signora che chiede cosa deve fare con tutti i suoi problemi».
-
«Lasciami, figlio mio, non vedi che sono
molto impegnato? Non vedi tutti questi angeli custodi che vanno e vengono
portandomi i messaggi dei miei figli sprituali?»
-
«Padre mio, non ho visto neppure un solo
angelo custode, ma ci credo, perché non si stanca di ripetere alla gente di
inviarle il loro angelo». Fra Alessio scrisse il libriccino su padre Pio
intitolato: “Mandami il tuo angelo”.
Il
beato Escribá de Balaguer,
nel libro “Cammino”, scrive: «Abbi confidenza con il tuo angelo custode. Trattalo come un amico intimo
ed egli saprà renderti mille servizi nelle faccende ordinarie di ogni giorno».
Aveva molta devozione all’angelo custode e non fu una casualità che il
Signore abbia fondato l’Opus Dei per mezzo di questo beato il 2 ottobre 1928,
festa degli Angeli Custodi, mentre rintoccavano le campane della chiesa di
Nostra Signora degli Angeli di Madrid.
La
venerabile suor Monica di Gesù
(1889-1964) fu una mistica agostiniana riformata, che aveva una relazione
familiare con il suo angelo custode, che chiamava “fratello maggiore”.
Vediamo quello che dice in alcune lettere al suo direttore, padre Eugenio
Cantera: «Il giorno due la madre mi regalò alcune caramelle. Mentre ero in cella,
dissi all’angelo: Non vorrei che “mattacchione” [il diavolo] me le rubasse. L’angelo
mi disse: Ti insegnerò a nasconderle in modo tale che non te le porti via. Prese
una cassetta e mi disse: Ponile qui. Sul
coperchio mise una stampa della Madre di Gesù e mi disse: Non temere: qui
non può arrivare» (4 ottobre 1923).
«Il
giorno 7 il mio fratello maggiore mi disse: Il nostro nonno [il padre del suo direttore] è morto. Vedendo che piangevo, l’angelo mi disse: non piangere, è stata la
volontà di Gesù a portarselo via e gli ha fatto un beneficio. Chiesi
all’angelo se la sua anima si era salvata e mi disse di sì, ma che era stata
condotta in Purgatorio per un po’ di tempo. Gli dissi che mi facevo garante
per lui e che dicesse a Gesù che desse a me quello che avrebbe dovuto soffrire
e che lo portasse alla gioia. Il fratello maggiore mi disse di fare la comunione
per lui per nove giorni con molto fervore» (15 luglio 1919).
Il
30 maggio 1919, sul Colle degli Angeli a Madrid ebbe luogo la consacrazione
della Spagna al Cuore di Gesù, attuata da re Alfonso XIII. Suor Monica di Gesù
dice: «Che bel giorno! Inviai il mio
fratello maggiore in aiuto al Re, e così fece, poiché si collocò al suo
fianco destro» (19 giugno 1919).
Nel
giorno di Natale del 1921 venne il Bambino Gesù con Maria a trovarla. Racconta:
«Quanti baci diedi al Bambino Gesù che
Maria teneva nelle sue braccia! Quante cose gli dissi nella Santa Notte. A
conclusione dell’ottava dei re Magi, mi tolsi la medaglia che il mio angelo mi
aveva dato in questa Notte Santa. Io dicevo: È molto bella, non mi va di
perderla. L’angelo mi disse: Non
togliertela: io l’ho portata tutti i giorni, e tu subito vuoi metterla in un
angolo. La presi e la porto sempre tutti i
giorni» (30 gennaio 1922).
«Nel
mio giorno (Di compleanno ?????),
molto presto, venne dapprima il mio fratello maggiore e poco dopo venne Gesù. E
sapete cosa fece il fratello maggiore? Sempre quando viene Gesù si prostra un
poco discosto, ma nel mio giorno non fece questo. Mi prese la mano e mi presentò
a Gesù. Poi venne la madre di Gesù e fece lo stesso. Poi venne nostra madre
santa Monica ed ella pure mi presentò. Rimasero un poco tutti e tre; mi
chiesero quanto li amavo e mi consigliarono di amare Gesù come io volevo
amarlo... Tutti sorridevano alle mie parole e se ne andarono tutti insieme. Il
fratello maggiore rimase e mi diede spiegazioni. A nome di Gesù mi disse che il
giorno precedente si erano confessate cinque anime per le quali da tanto tempo
stavo pregando Gesù che lo facessero come regalo per me. Il fratello maggiore a
sua volta mi disse: Io ho conquistato due anime per Gesù nel tuo giorno.
Una non si confessava da quattordici anni e l’altra da 25. Questi furono i regali di Gesù e del mio fratello maggiore nel mio
giorno» (8 maggio 1918).
Il
Giovedì Santo del 1919 dalle dieci del mattino fino alle dieci e mezzo della
sera del Sabato Santo fece compagnia a Gesù nel suo dolore. Racconta: «Mi
paralizzava una sofferenza così grande che non mi rendevo conto di nulla di
questa vita e non sapevo neppure dov’ero. Successivamente ricordo che il mio
fratello maggiore, durante questo tempo di tanto in tanto mi diceva: In
quest’ora Gesù si trovò in questa parte, in questa situazione o in
quell’altra e tutto quanto mi diceva mi
immergeva ancor più nelle pene e nelle amarezze che Gesù aveva sofferto. Mi
diceva anche quando dovevo andare a compiere i doveri di comunità e cosa dovevo
fare in essi, come andare al refettorio e alla penitenza... Al termine di tutto
ciò venne l’angelo con il volto così allegro che sembrava un altro e mi disse: Gesù è già resuscitato. Alleluia! La sua gioia penetrò talmente nel mio spirito e in tutto il mio essere
che ormai non mi rendevo conto di ciò che avveniva, o facevo, o dove mi
trovavo. Mi ritrovai nella cella... Alle tre del mattino venne Gesù così
splendente che da tutte le parti era un unico splendore, ma dalle sue cinque
piaghe usciva una luce particolare» (21 aprile 1919).
«Rimasi
alcuni giorni a letto e il mio angelo mi condusse Gesù durante il mattino e il
fratello maggiore suo [forse del confessore] portava ciascuno una candela che faceva luce a Gesù. Questo accadde
l’8 e il 13; negli altri giorni scesi io a fare la Comunione. Quanto
buono è il mio angelo! Quanto mi vuole bene!» (22 gennaio 1923).
«All’alba
vennero i sette angeli [del gruppo delle anime vittime]. Erano
molto contenti e tirai fuori le stampe, una per ciascuno. Diedi al mio angelo
quella che desideravo per lui e successivamente egli consegnò le altre.
Trascorremmo un buon momento e si disposero ad amare Gesù. Ma sapete voi cosa
consegnò ai sette la povera suor Monica?... La vigilia degli angeli, nella
preghiera dei vespri mi stavo concentrando. Vidi tutti i fratelli maggiori di
ognuna di quelle che erano nel coro. Ciò mi diede molta gioia, ma provai anche
sofferenza, perché tutti erano contenti, anche se non tutti gioiosi. Chiesi il
motivo di ciò al mio angelo e mi rispose che dipendeva dal fatto che alcune non
pregavano con tutto il fervore che essi desideravano che le anime avessero»
(4 ottobre 1923).
Suor
Monica non solo giocava con il suo angelo, ma adempiva tutti i suoi lavori
nell’orto o nel pollaio con lui. Ovunque loro due avevano un solo pensiero:
Gesù e la salvezza delle anime.
Molti
altri santi hanno avuto la grazia di vedere il proprio angelo custode. Fra gli
altri santa Rosa da Lima, santa Angela Merici, san Filippo Neri, san Ramón
Nonato, santa Brigida, san Paolino da Nola, santa Margherita da Cortona, santa
Caterina da Siena... L’angelo custode svegliava san Raimondo da Peñafort per
la preghiera; alla beata Francesca delle cinque piaghe, quando ebbe una mano
inferma, divideva il pane a tavola. A santa Rosa da Lima faceva da fattorino e
mentre era inferma, le preparò una tazza di caffè. Alla beata Crescenza de Hos
accendeva il fuoco e guardava le pentole perché potesse rimanere più tempo
in preghiera. A sant’Isidoro arava i campi mentre assisteva alla messa.
Una
volta san Domenico Savio salvò suo fratello che stava per morire annegato e
quando gli chiesero in qual modo si fosse lanciato per salvarlo senza saper
nuotare ed essendo così debole disse «Non
ero solo, era con me il mio angelo».
Per
questo possiamo contare su di lui in tutto. È un amico sincero e leale,
semplice e servizievole. Siamo riconoscenti e diciamogli molte volte che gli
vogliamo molto bene e che siamo molto riconoscenti per la sua custodia; quanto
più lo invochiamo e chiediamo il suo aiuto tanto più potrà aiutarci e
benedirci.
Santa
Teresina del Bambin Gesù aveva per lui molta devozione e in una delle sue
poesie gli dice:
O
glorioso custode del mio corpo e della mia anima, che brilli nel cielo pieno di
luce e di splendore! Per me scendi sulla terra e m’illumini con la tua luce.
Ti fai mio fratello e mio amico, tu sei mio consolatore. (PO 40)
Sei
riconoscente al tuo angelo?
Padre
Eugenio Prevost (1860-1946)
scriveva: «Nel giorno della mia
ordinazione sacerdotale mi tornò alla mente molto forte ciò che aveva detto
padre Aymard sulla sua ordinazione sacerdotale, cioè che in quel giorno
l’angelo custode passa dal lato destro a quello sinistro, e lascia quel posto
alla Santissima Vergine. Questo pensiero penetrò nella mia anima e mi diede una
profonda emozione. Ora sono pienamente convinto che la Vergine Maria si colloca
alla destra del sacerdote.
Ho sentito palesemente questa
presenza di Maria al mio fianco destro, e ho sentito chiaramente gli stretti
legami che uniscono la mia anima con Maria da quando sono sacerdote. Ciò che
attira Maria è la fusione che si compie nel momento della ordinazione tra Gesù
e il sacerdote. Lei vede la presenza del suo Figlio divino nel sacerdote».
Per questo poteva dire: Grazie, Padre, per la dignità sacerdotale che è più
grande di quella dei cherubini e dei serafini.
Nelle
apparizioni di Garabandal, nel nord della Spagna, fra il 1961 e il 1965, un
giorno la Vergine disse alle quattro bambine: «Se
incontrate un sacerdote che parla con un angelo, chi salutate per primo?»
Esse risposero: l’angelo. La Vergine le corresse dicendo: «No, no, per primo dovete salutare il sacerdote, perché ha più dignità
dell’angelo, poiché può celebrare la Messa, e questo l’angelo non lo può
fare». In queste apparizioni il 18 ottobre 1961 si presentò loro per la
prima volta l’arcangelo san Michele, come un bambino di nove anni. Le bambine,
oggi sposate, recitano tutti i giorni il Rosario e tutti i giorni invocano il
loro angelo custode. La vergine raccomandò loro che facessero anche molti
sacrifici e molte visite al Santissimo Sacramento (18 ottobre 1961).
Edvige
Carboni, la stimmatizzata di
Sardegna, morta nel 1952, aveva il privilegio di vedere molte volte il suo
angelo custode. Racconta nel suo “Diario”:
«La mia povera madre a volte mi mandava a
far compere di notte. Dovevo camminare da sola nell’oscurità, specialmente in
sentieri solitari... All’improvviso vedevo il mio angelo custode che mi diceva:
Non temere, ci sono io con te e ti faccio compagnia. Io entravo nell’abitazione per comprare e lui rimaneva fuori. Poi mi
accompagnava di nuovo fino alla porta della mia casa e spariva».
L’angelo
faceva compagnia a Teresa Musco (1943-1976), la stimmatizzata di Caserta,
nella sua preghiera quotidiana. Scrive nel suo “Diario”:
«L’angelo viene tutte le mattine a
visitarmi e mi fa pregare con lui». Questo ci viene detto nel Salmo 137, 1:
«Alla presenza degli angeli canterò per
te, Signore».
Georgette
Faniel è una stimmatizzata
canadese, che Pierre Jovanovic intervistò nella sua casa di Montreal nel
1994, alla presenza del suo direttore spirituale, il gesuita padre Guy Girard.
Ella aveva ormai 76 anni, era un’anima vittima per i peccatori e riviveva
tutti i venerdì la Passione di Cristo. Le chiese: “Lei
è sposa di Cristo?”
-
«L’unione ebbe luogo il 22 febbraio 1953, quando mi chiese se accettavo di
essere sua sposa e di portare la sua croce per salvargli anime».
-
Lei è sposa di Cristo ed anche del
Padreterno?
-
«Sono sposa della Trinità».
-
Come è avvenuto il suo matrimonio? Ha
ricevuto un anello?
-
«Sì, però l’anello è invisibile; lo porto sull’anulare sinistro. Maria
era presente con tutta la corte celeste».
-
La corte celeste?
-
«Sì, gli angeli, gli arcangeli e tutti quelli che adorano Dio e partecipano
alla realizzazione delle sue opere».
-
E, come sono gli
angeli?
-
«Sono di uno splendore incredibile... sembra che siano fatti per adorare Dio,
per servirlo e per aiutarci, come gli angeli custodi, ad esempio».
-
Lei, Georgette, vede il suo angelo
custode?
-
«Sì, lo vedo»
-
E come è?
-
«Molto bello [Georgette ride come una
collegiale], porta una tunica bianca, ma la sua bellezza non può essere
paragonata a nessuna bellezza umana.
Non
ho mai visto un uomo così bello.
Durante
l’Eucaristia vedo anche altri angeli.
Stanno
in adorazione, prostrati dinanzi alla presenza reale di Dio di fronte
all’altare.
Non comprendo come alcune persone, compresi i sacerdoti, non credano che l’angelo custode ci accompagni sempre».
Katsuko
Sasagawa, nata nel 1931, è
una religiosa contemplativa giapponese convertita dal Buddismo, cui la Vergine
apparve in varie occasioni. Nel 1973 due mesi dopo essere entrata nel convento
di Akita (Giappone), mentre era sola dinanzi al Santissimo Sacramento, il
tabernacolo si aprì e fu avvolta da una luce straordinariamente luminosa.
Inoltre altre volte vide una luce indescrivibile uscire dal tabernacolo. In quei
momenti avverte una gioia e una felicità inesprimibile a parole. Un’altra
volta vide anche una moltitudine immensa di angeli davanti al tabernacolo, in
uno spazio che pareva aprirsi all’infinito. Ella ci dice: «La
luce dell’Ostia era così lucente che non potevo guardarla; chiusi gli occhi e
mi prostrai fino al suolo».
Il
29 giugno 1973, mentre il vescovo (cui aveva raccontato ogni cosa) celebrava la
Messa nella cappella, le apparve l’angelo custode alla sua destra. L’angelo
aveva l’aspetto di una signora avvolta nella luce, che la accompagnava nella
preghiera. La sua voce era meravigliosa, limpida e ridondava nella sua testa
come un’armonia autentica proveniente dal cielo.
Durante
la Messa l’angelo la consacrò come vittima d’amore a Gesù e nella sua mano
destra apparve una ferita che incominciò a sanguinare. Chiese spiegazione
all’angelo e costui le sorrise dicendo: «Una
ferita simile alla tua si manifesterà nella mano destra dell’immagine della
Vergine e sarà molto più dolorosa».
Questa
immagine della Vergine che si conserva nella cappella era di legno, con
lineamenti giapponesi, ed era stata realizzata da un artista buddista. Incominciò
a sanguinare dalla mano destra fino al 29 settembre 1973, festa dell’arcangelo
san Michele, patrono del Giappone.
Il
4 gennaio 1975 l’immagine della Vergine incominciò a lacrimare e a versare
lacrime di sangue, dando inizio al primo dei miracoli che furono visti da
diversi milioni di giapponesi di diverse religioni attraverso la televisione. Il
vescovo dichiarò che si trattava di un vero miracolo. Questo fenomeno continuò
fino al 15 settembre 1981, giorno dell’ultima delle 101 lacrimazioni di sangue
umano. L’angelo custode della contemplativa le spiegò il significato di 101.
Lo zero sta a significare il Dio eterno. Il primo numero 1 rappresenta Eva e il
secondo Maria, poiché il peccato ebbe origine da una donna e la salvezza è
venuta egualmente da un’altra donna, Maria.
La
religiosa ama moltissimo il suo angelo custode, che ha visto in molte occasioni.
Il 2 ottobre 1973, festa degli angeli custodi, durante la Messa, al momento
della consacrazione le apparvero otto angeli che pregavano davanti all’Ostia
luminosa.
Erano
gli angeli custodi delle otto religiose della comunità. Stavano in ginocchio
intorno all’altare e formavano un semicerchio. Non avevano ali e il loro corpo
effondeva una luce misteriosa e luminescente. Gli otto angeli adoravano il
Santissimo Sacramento con grande devozione. La religiosa giapponese dice: «Al
momento della Comunione il mio angelo mi invitò a farmi avanti, frattanto mi
era possibile distinguere chiaramente gli angeli custodi delle otto religiose
della comunità. Essi davano l’impressione di guidarle con gentilezza e con
affetto. Per me tutto questo fu più chiaro di qualsiasi spiegazione teologica.
Per questo credo fermamente nell’esistenza degli angeli custodi».
Invochi
gli angeli custodi delle persone che vivono insieme a te?
Una
religiosa contemplativa mi scrisse in una lettera la sua esperienza con
l’angelo durante la Messa: «Un giorno, al momento della consacrazione, all’improvviso, senza che
vi pensassi, vidi al mio fianco destro il mio angelo custode, immerso in
profonda adorazione davanti a Gesù Eucaristia, con il volto prono a terra. Dopo
l’elevazione potei vedere il suo viso. Era sublime e bellissimo. Non lo potrò
mai dimenticare talmente si è impresso nel mio intimo per sempre. Non avevo mai
visto un volto così maestoso e, al tempo stesso, pieno di bontà e di purezza,
di amore e di gioia. Il suo sorriso era bellissimo, un angolo di paradiso.
Stette al mio fianco fino alla Comunione. Mi accompagnò a ricevere Gesù e sparì».
Dal
Brasile un’altra religiosa mi raccontava: «Da
bambina intrattenni una grande amicizia con il mio angelo. Parlavamo come se ci
vedessimo. In molte occasioni mi ha liberato dai pericoli o mi ha mostrato il
pericolo. Quando ero piccola pensai di dargli un nome che significasse molta
purezza e gli misi nome Celeste ed ancor oggi lo chiamo con il diminutivo
Celestino. Quando prego il breviario nel coro, lo invito a sedersi al mio fianco
perché lodi il Signore insieme a me. Lui prega con me, lavoriamo insieme e
facciamo ogni cosa insieme. Se ti raccontassi tutte le cose che riguardano il
mio angelo, sarebbe qualcosa che non finisce mai».
Dalla
Spagna una contemplativa mi scriveva così: «Ho
sentito molte volte nella mia vita la protezione del mio angelo custode. Molto
tempo fa, attraversavo un periodo di notte oscura. Nella mia anima tutto era
tenebra, non sentivo nulla nella preghiera. Cercavo Dio e mi sentivo lontano da
lui. Avevo tentazioni contro la fede e stimoli ad abbandonare la preghiera, che
ritenevo una perdita di tempo. Un bel giorno mi raccomandai al mio angelo e gli
chiesi che Lui, che stava contemplando il Signore, mi trasmettesse un po’ del
suo fervore. Ero in ginocchio e tenevo gli occhi chiusi, ma sentii dentro di me
come se il mio angelo e tutti gli angeli delle sorelle che erano in preghiera
nella cappella fossero davanti al tabernacolo in una attitudine di preghiera e
di lode... e che la mia anima si unisse con loro. Non li vedevo con gli occhi,
ma la mia anima venne contagiata dal loro fervore e non posso dire cosa provai:
rimasi in una grande pace e grande gioia».
Un’altra
religiosa mi raccontava quello che segue: «Vi
sono stati periodi nella mia vita in cui ho sentito la presenza del mio piccolo
angelo in modo affascinante e poco comune. Mi si raffigurava come in adorazione
e mi invitava a dar gloria e ad adorare i miei TRE [la Santissima Trinita] in silenzio e in solitudine. Io mi univo con lui e lo
sentivo al mio lato destro in modo tale che in qualunque luogo mi trovi, gli
lascio un posto o meglio, uno spazio per lui. Ogni giorno si incarica di
insegnarmi a diffondere il bene intorno a me, anche solo con un sorriso.
Sono sicura che l’angelo mi
ha via via portata per mano e per mezzo di lui e con lui ho percorso il cammino
della mia vita fino a inoltrarmi in Dio e nei suoi misteri. Veramente, condotta
da lui per mano sono entrata in comunicazione con il mio Dio. Ora la mia anima
è inondata della vita di Dio e il mio angelo cammina al mio fianco. Vado
sicura, perché Lui mi avverte di quello che devo evitare e mi indica quello che
debbo fare. Ogniqualvolta il demonio lotta per togliermi la pace, il mio angelo
mi difende e si rende presente. Io lo amo molto».
Ed
ecco la testimonianza di un’italiana madre di famiglia. Ho
la lettera scritta di suo pugno: «Avevo
tredici anni. Nella nostra casa regnava un clima di tensione e di rivalità. Io
ero molto sensibile, come lo sono tuttora. Vivevo in una sofferenza continua e
piangevo molto. Ero una bimba infelice... Una notte mi svegliai all’improvviso
e subito fui sorpresa di vedere la mia abitazione completamente illuminata. Era
notte e tutto doveva essere avvolto dall’oscurità, ma una luce risplendente
mi circondava. Giunta nella mia camera, vidi un giovane avvolto dalla luce che
mi stava osservando, ma non sentivo alcun timore, anzi, nel profondo del mio
cuore sentivo una gioia incontenibile e una grande pace. Avevo una sensazione
totale di benessere. Questo bel giovane non mi disse nulla, ma mi trasmetteva
una profonda serenità. Poi sparì e tutto rimase nell’oscurità.
Con gli anni approfondii meglio
questa visione. A partire da quel momento mi sentivo più sicura ed avevo la
sensazione che qualcuno mi accompagnasse e mi proteggesse sempre. Sì, gli
angeli ci accompagnano e ci custodiscono. Forse in quella notte volle consolarmi
e farmi capire che non ero sola e che non sarei mai stata sola nell’oscurità
della vita... Non ho più visto il mio angelo, ma so con certezza che è vicino
a me e che aspetta che preghi e gli chieda aiuto, perché gli angeli, anche se
sono al nostro fianco, non possono interferire nella nostra vita, perché siamo
liberi e solamente pregandoli possiamo ottenere il loro aiuto. Io prego sempre
il mio angelo e gli angeli dei miei figli perché li proteggano. Ho letto molti
libri sugli angeli, che mi hanno aiutata a conoscerli meglio e ad amarli meglio».
Mons.
Giuseppe del Ton, noto
teologo italiano, parla in uno dei suoi libri di una bimba di quattro anni che
cadde in un pozzo colmo d’acqua della profondità di sedici metri. Quando la
trassero fuori, disse che un bellissimo giovane l’aveva presa per il braccio e
portata verso il fondo e aveva giocato con lei finché non erano giunti a
salvarla. Chi poteva essere se non il suo angelo custode?
Padre
Paul O’ Sullivan, nel suo
libro “Tutto sugli angeli”, cita
il caso di una signora sua amica. Era in viaggio con suo figlio di tre anni. Il
bimbo si trovava in piedi vicino alla porta del treno, quando all’improvviso
la porta si aprì. Il bimbo cadde sulla strada. La madre, terrorizzata, invocò
il suo angelo custode e tirò il segnale d’allarme. Il treno tardò a
fermarsi, perché andava a grande velocità, ma quando alcuni uomini andarono a
cercare il piccolo, lo incontrarono illeso, felice e contento, come se non fosse
successo nulla. Tutti pensarono: «Il suo
angelo lo ha salvato».
Cesare
Angelini, scrittore italiano
contemporaneo, racconta che una volta assistette al canto di Compieta in
un’antica abbazia, e si commosse quando il padre abate recitò l’ultima
preghiera pronunciata con piena convinzione: «Visita,
Signore, questa casa, allontana da essa le insidie del nemico; che in essa
abitino i tuoi santi angeli e ci custodiscano in pace e che la tua benedizione
rimanga sempre con noi». Lo scrittore ci dice anche che, giunto in quella
casa, chiuse la porta ed avvertì con totale certezza che lì vi era il suo
angelo, sentiva che era lì per lui e per lui solo. E venne invaso da una gioia
così grande, tale che mai prima l’aveva percepita così intensa.
Sei
convinto che il tuo angelo è sempre con te?
Se
leggiamo attentamente il libro di Tobia, potremo osservare vari aneddoti che
indicano come Raffaele fu un vero angelo custode per Tobia, come lo è il
nostro angelo. Anzitutto gli si presentò come una persona normale e comune, che
non attirava particolare attenzione e che si incontra per un viaggio. Prima di
partire i due ricevono la benedizione del padre: «Che
Dio vi dia un viaggio felice e che un angelo vi accompagni» (5, 16).
L’angelo
lo protegge dai pericoli di morte: dal pesce che voleva divorarlo (6, 2) e dal
demonio che lo avrebbe ucciso, così come aveva fatto con gli altri sette
pretendenti di Sara (8, 3). Cura la cecità del padre (11, 11), gli aggiusta la
faccenda del denaro prestato a Gabael (9, 5). Gli consiglia di sposarsi con Sara
(6, 11) e gli sistema tutto per il matrimonio (7, 10).
Umanamente
parlando, Tobia non si sarebbe mai sposato con Sara, perché aveva molta paura
di morire, come era successo agli altri sposi precedenti (6, 4), ma Raffaele
guarisce Sara sottraendola al potere del demonio e alle sue paure e
tranquillizza Tobia, perché questo matrimonio era voluto da Dio «da
tutta l’eternità» (6, 17). Potrebbe essere l’angelo di suo padre?
perché quando si manifesta come angelo dice: «Sappiate
dunque che, quando tu e Sara eravate in preghiera, io presentavo l’attestato
della vostra preghiera davanti alla gloria del Signore. Così anche quando tu
seppellivi i morti. Quando poi tu non hai esitato ad alzarti e ad abbandonare il
tuo pranzo e sei andato a curare la sepoltura di quel morto, allora io sono
stato inviato per provare la tua fede, ma Dio mi ha inviato nel medesimo tempo
per guarire te e Sara tua nuora. io sono Raffaele, uno dei sette angeli che sono
sempre pronti ad entrare alla presenza della maestà del Signore» (12,
12-15).
Poi
Raffaele dà ai due alcuni consigli per amare Dio e dice: «Non
temete; la pace sia con voi. Benedite Dio per tutti i secoli. Quando ero con
voi, io non stavo con voi per mia iniziativa, ma per la volontà di Dio: lui
dovete benedire sempre, a lui cantate inni. A voi sembrava di vedermi mangiare,
ma io non mangiavo nulla: ciò che vedevate era solo apparenza. Ora benedite il
Signore sulla terra e rendete grazie a Dio» (12, 17-20).
Nella
vita di san Giovanni di Dio (1495-1550) si narra che il santo aveva una
grande devozione a san Raffaele arcangelo. In due occasioni, senza averlo visto,
l’arcangelo aveva fatto visita al suo ospedale a Granada e aveva aiutato gli
infermi. Una terza volta lo aiutò lungo una strada a portare all’ospedale un
infermo. All’apparenza era una persona normale, ma poi dichiarò chi veramente
fosse e gli garantì il suo aiuto nel tempo a venire.
Possiamo
chiederci: sono molti gli angeli che si presentano con un aspetto normale per
portarci aiuto nei pericoli? Non lo sappiamo, ma certamente vi sono angeli che,
sotto una figura umana, hanno liberato i loro protetti dai mali del corpo e
dell’anima.
Conosci
qualche caso? L’hai reso palese a gloria di Dio?
Joan
Wester Anderson ha scritto
un libro intitolato “Dove camminano gli
angeli”, che riporta molte testimonianze di persone comuni e normali che
ebbero esperienze con esseri soprannaturali i quali, sotto un’apparenza umana,
andarono loro incontro e li aiutarono in situazioni difficili salvando la loro
vita da numerosi pericoli imprevisti. Ad esempio, Carol Toussaint stava guidando
un’auto lungo le alture di Arlington, Illinois, (USA). All’incrocio con un
passaggio a livello, rimase bloccata in mezzo alla via e non riusciva a
riavviare il veicolo. Non sapeva cosa fare, quando un giovane le si avvicinò
amabilmente e le fece vedere il pericolo che stava correndo. Alzò l’auto e
spingendola le fece attraversare la via. Subito dopo passò il treno che
l’avrebbe sicuramente travolta. Ma dov’era finito il giovane che l’aveva
aiutata? Lo cercò ma non lo poté trovare. Fu qualcosa di davvero miracoloso e
soprannaturale. Quel giovane irradiava simpatia e amicizia.
Stacey,
una giovane di circa vent’anni, si dirigeva una notte verso casa dopo essere
uscita dal lavoro. Prima di giungere a casa, vide un individuo che le incuteva
molta paura, accostato vicino ad un angolo di strada. Ella invocò il suo
angelo: «Angelo custode proteggimi»; e passò oltre tremando di paura. Quando
giunse a casa, dovette correre in camera per riposarsi un po’ e per sfogarsi
col pianto. Poco tempo dopo udì le sirene della polizia e vide attraverso la
finestra che qualcosa a quell’angolo di strada era accaduto. Il giorno dopo
sentì dire da alcuni vicini che un uomo aveva violentato una giovane in quel
luogo. La polizia aveva arrestato un sospetto. Ella andò al commissariato di
polizia a vedere se poteva indentificarlo come l’uomo che aveva visto il
giorno prima. Era proprio lui.
Quando
la polizia chiese all’uomo incriminato perché non avesse aggredito lei,
rispose: «La ricordo bene. Ma lei
camminava con un tipo alto che stava alla sua destra». Il suo angelo
l’aveva salvata.
Padre
Paul O’ Sullivan, nel suo
libro precedentemente citato, racconta la vicenda accaduta a una famiglia
inglese che viveva in campagna. Un giorno, il loro figlioletto di circa sei
anni, approfittò del fatto che nessuno lo vedeva e se ne andò nella campagna
senza permesso. Cominciò a camminare e quando cercò di rendersi conto dove
fosse, si era perso e non sapeva più tornare a casa. Incominciò a piovere e
sentiva freddo e stanchezza; quindi si mise a sedere tutto terrorizzato. Cadeva
la notte e il ragazzo era triste e disperato, quando apparve un giovane
simpatico con una lanterna. Il bimbo gli si avvicinò e gli disse: «Signore, può aiutarmi a tornare a casa?» Il giovane gli sorrise;
lo prese per la mano e lo accompagnò con la sua bella lanterna che consentiva
di vedere il sentiero. Il bambino già non sentiva più né stanchezza né
freddo. Mai si era sentito così felice e parlava con quel giovane con tutta la
naturalezza e la confidenza. I due ridevano e parlavano, finché intravidero la
casa. Avevano fatto il tragitto in brevissimo tempo. Allora il bambino prese a
correre allegro e, volgendosi a parlare con il giovane, vide che non c’era:
era sparito.
Mary
Drahos racconta nel suo
libro “Gli angeli di Dio, nostri custodi” che, durante la guerra del
Golfo, un pilota nordamericano aveva molta paura di morire. Un giorno, prima di
una missione aerea, era molto nervoso e preoccupato. Subito qualcuno si presentò
al suo fianco e lo tranquillizzò dicendogli che tutto sarebbe andato bene... e
sparì. Egli comprese che era stato un angelo di Dio, forse il suo angelo
custode, e rimase completamente tranquillo e sereno per quello che sarebbe
avvenuto in futuro. Quanto accaduto lo raccontò poi in una trasmissione
televisiva nel suo paese.
Mons.
Peyron riferisce
l’episodio che gli raccontò una persona degna di fede che conosceva. Il tutto
avvenne a Torino nel 1995. La signora L. C. (volle mantenere l’anonimato)
era molto devota all’angelo custode. Un giorno andò al mercato di Porta
Palazzo a fare la spesa e, tornando a casa, si sentì male. Entrò nella chiesa
dei Santi Martiri, in via Garibaldi, a riposarsi un po’ e chiese al suo angelo
che l’aiutasse ad arrivare a casa, ubicata in corso Oporto, l’attuale corso
Matteotti. Sentendosi un poco meglio, uscì di chiesa e una bimbetta di nove o
dieci anni le si avvicinò in modo amabile e sorridente. Le chiese che le
indicasse il cammino per andare a Porta Nuova e la donna le rispose che andava
anche lei verso quella strada e che potevano andare insieme. La bambina, vedendo
che la donna non si sentiva bene e che appariva stanca, le chiese che le
lasciasse portare la cesta della spesa. «Non
puoi, è troppo pesante per te», le rispose.
«Dammela,
dammela, io voglio aiutarti», insistette la bambina.
Fecero
insieme il percorso e la signora era stupita della felicità e della simpatia
della bambina. Le fece molte domande riguardo a casa sua e la sua famiglia, ma
la bambina sviava la conversazione. Infine giunsero a casa della signora. La
bambina lasciò la cesta sulla porta di casa e sparì senza lasciar traccia,
prima che lei potesse dirle grazie. Da quel giorno la signora L. C. fu più
devota al suo angelo custode, che ebbe la gentilezza di aiutarla in modo
tangibile in un momento di necessità, sotto la figura di una bella bambina.
Hai
avuto qualche esperienza personale? Hai letto libri sull’angelo?
Qualche
volta nella tua vita sei stato salvato dagli angeli di Dio in un pericolo
imminente? Il giornalista francese Pierre Jovanovic racconta la sua esperienza
personale: «Una sera di gennaio del 1988 mi trovavo a Fremont (USA). Un’amica ed
io avevamo noleggiato un’auto e ci dirigevamo lungo l’autostrada 101 verso
San Francisco. Tutto sembrava normale e tranquillo. Il sole risplendeva, e
siccome io non guidavo, osservavo i grandi camion che passavano... quando
all’improvviso, senza riflettere, mi buttai di colpo a sinistra. Un secondo
dopo un proiettile attraversò il parabrezza e andò a finire esattamente dove
io mi trovavo prima, a destra. Parlando di questo fatto con alcuni amici,
scoprii che non ero il solo a cui era successo qualcosa di simile. Altri
colleghi, giornalisti o fotografi mi raccontarono casi inesplicabili in cui
erano stati salvati dalla morte».
Pierre
Iovanovic attribuì la sua salvezza al suo angelo custode, e per questo motivo
incominciò un’indagine viaggiando per tutto il mondo per sapere tutto quanto
fosse possibile sull’argomento, e scrisse il libro “Inchiesta
sugli angeli custodi”, dove racconta testimonianze interessanti che
alimentano la nostra fede nell’aiuto e nella protezione dell’angelo custode.
Un
mio amico, sulla cui veridicità non posso assolutamente dubitare, mi raccontava
tempo fa cosa gli accadde personalmente quando era studente universitario. Un
giorno stava aspettando l’autobus ai bordi della strada, distratto nel
pensiero del suo prossimo esame, quando sentì che qualcuno lo afferrava
violentemente per i capelli e lo tirava indietro. In quel momento un autobus
passò a tutta velocità dove lui si trovava prima. Volgendosi per vedere chi lo
avesse tirato indietro... non vide nessuno, era solo. Pensò immediatamente al
suo angelo custode. Da allora non si dimentica mai di lui.
Ricordo
quello che mi raccontò una donna. In una notte avvolta nel buio e nel silenzio,
si dirigeva a casa sua tranquilla, quando all’improvviso un’auto parcheggiò
vicino a lei e uscirono due uomini che volevano tirarla in macchina. In quel
momento, voltando l’angolo, apparve un altro uomo alto che cercò di aiutarla;
gli altri due fuggirono senza pensarci due volte. Il giovane la accompagnò
amabilmente fino a casa. Ella non dimentica mai questo fatto che per lei fu
un’autentica protezione di Dio. Era il suo angelo? Era una semplice
coincidenza che qualcuno passasse di lì in quel momento e che l’avesse
aiutata con decisione? È possibile, ma può anche darsi che il suo angelo abbia
ispirato a quel giovane che passasse in quel luogo e in quell’ora per aiutarla
e salvarla. Nulla avviene per caso.
Padre
Donato Jimenez racconta sempre con gratitudine il caso che accadde a lui e a suo
fratello gemello, entrambi agostiniani riformati, nel loro viaggio di ritorno a
Lima dalle alture di Huaraz in Perù, alte 3.000 metri, nel luglio 1990. Scrive
testualmente: «Superata la laguna di Conococha, stavamo iniziando la
discesa lungo quell’interminabile strada, quando piombò una nebbia così
intensa che era impossibile andare avanti neppure alla velocità minima. Eravamo
in pratica avvolti in una massa bianca e fitta per cui non sapevamo dove
stessimo andando. Non ho mai visto una nebbia così densa. Dovevamo rimanere in
auto fino al mattino seguente con la speranza che la nebbia sparisse. Andare
avanti o rimanere parcheggiati ai bordi della strada era rischioso. Per di più
avevamo timore di essere assaliti o uccisi dai terroristi, a causa dei quali
allora era diffusa la psicosi di panico.
Passarono lunghi momenti senza
che scambiassimo parole, pregando in particolare il nostro angelo custode con
tutto il fervore di cui eravamo capaci. Avevamo la percezione che la situazione
fosse molto grave. Non sapevamo cosa fare. In quel giorno non avevamo visto
nessuno lungo la strada da quando eravamo partiti. All’improvviso un’auto ci
affianca con una certa velocità e si pone davanti a noi a circa tre metri, e
adagio, molto adagio, come indovinando la nostra situazione, cerca di darci come
un riflesso con i fari posteriori e, a passo volutamente lento, va come per
tirarci dietro. Non sapevamo di cosa si trattasse. A passo lentissimo andammo
avanti per diverse ore, finché ci avvicinammo a Pativilca, sulla costa, dove
non vi era più nebbia. Lì si fermò l’auto che era stata il nostro angelo.
Non potevamo credere a quanto era accaduto. Piangendo di emozione e di
gratitudine abbracciammo un signore tassista che si chiamava José, che
conosceva bene il tragitto, e che da Huaraz era diretto a Lima. Vedendoci si era
detto: Costoro non sono di
qui e non conoscono la strada. Viaggiava
con i suoi passeggeri e naturalmente tutti erano in ansia di giungere presto a
Lima. Ma sia lui sia i passeggeri compirono il gesto, la virtù e la gioia di
un’opera buona. Questo lo fece il nostro angelo custode e per questo lo
riconosciamo e lo ringrazieremo sempre. Nella omelia della domenica commentammo
questo fatto per ringraziare insieme all’assemblea il buon tassista e il
nostro sempre fedele angelo custode. È un dovere dirlo a tutti in gioiosa e
pubblica azione di grazia».
Un
altro esempio. L’11 novembre 1958 a Cantù, provincia di Como, Italia,
quattro leoni fuggirono dal circo. Le auto della polizia e degli impiegati del
circo cominciarono e percorrere la città con altoparlanti, per informare che
nessuno uscisse dalle proprie case. Dopo un’ora, si diede notizia che tre
leoni erano già in gabbia e che ne mancava solo uno. In una casa, in cucina, vi
era una madre con i suoi tre figli, il minore dei quali era nella culla.
All’improvviso il leone inseguito spiccò un salto dal giardino e rompendo i
vetri della finestra entrò in cucina. La madre, terrorizzata, portò i due
piccoli nell’altra stanza e pregò l’angelo custode: «Angelo
custode, salvaci». Il leone rimase in cucina con il più piccolo che era
nella culla. Furioso ed affamato, aveva ferito gravemente una signora in
un’altra casa; però, quasi all’istante, si calmò e si pose ai piedi della
culla. Lì rimase senza fretta per due ore. Infine si alzò tranquillamente e
cercò il cibo che gli offrivano dalla finestra e finì dentro la gabbia. Molte
persone vennero a consolare la madre presa da una crisi di nervi; ella ripeteva
solamente: «Angelo custode, angelo custode». Per lei, l’angelo era stato lo
strumento di Dio per salvarli in quelle difficoltà.
Ti
ricordi qualche caso nella tua vita? Hai invocato Dio, o il tuo angelo, o Maria
nostra Madre? Se lo hai fatto, Dio ha potuto aiutarti in modo speciale
attraverso i suoi angeli del cielo o gli angeli della terra che sono al servizio
di Dio. Vuoi tu essere un angelo custode per gli altri che sono nel bisogno?
Rifletti seriamente: la differenza fra coloro che sono salvati in situazioni
inestricabili e altri che non lo sono può consistere in questo: fra coloro che
chiedono aiuto e coloro che non lo chiedono. Cristo disse chiaramente: «Chiedete
e vi sarà dato» (Mt 7, 7).Molte cose non le riceviamo perché non le
chiediamo. Non chiedere è come non dare opportunità a Dio di aiutarci, perché
crediamo nella nostra autosufficienza. Preghiamo e crediamo e Dio invierà i
suoi angeli ad aiutarci.
E
tu, invochi Gesù, Maria o il tuo angelo nei pericoli?
I
santi concordano che i nostri angeli custodi ci accompagnano anche durante la
permanenza nel Purgatorio, per consolarci, come afferma sant’Agostino (Sermo
46). Santa Francesca Romana diceva: «Quando
un uomo muore, il suo angelo custode conduce la sua anima nel Purgatorio e si
pone alla sua destra... L’angelo presenta a Dio le preghiere che si fanno per
lui e intercede per l’abbreviazione delle sue sofferenze». Santa Maria
Maddalena de’ Pazzi, collocata in spirito in un luogo del Purgatorio, vide
vicino ad ognuna delle anime i loro angeli custodi che la consolavano. Lo stesso
vide santa Margherita Maria de Alacoque e altri santi.
Spesso il nostro angelo ci ispira a pregare per i nostri familiari defunti o per le anime del Purgatorio in generale, perché è una grande opera di carità.
Santa
Veronica Giuliani scrive nel
suo diario: «Un mattino il mio angelo
custode mi chiese di offrire le mie opere buone in unione con i meriti della
Passione di Gesù e della Santissima Vergine per un’anima del Purgatorio... In
seguito la vidi libera da tutte le sue pene, tutta bella e gloriosa».
Il
servo di Dio Pedro de Basco
(+ 1645), dice che una notte si dimenticò di pregare per le anime del
Purgatorio; il suo angelo custode lo svegliò e gli disse: «Figlio
mio, le anime del Purgatorio aspettano il tuo aiuto e la tua compassione».
Per questo non deve meravigliare che nei momenti decisivi dell’agonia,
il nostro angelo raddoppi i suoi sforzi per preparare chi gli è stato affidato
o l’agonia di altre anime.
Santa
Faustina Kowalska, nel suo Diario,
parla molto di come il suo angelo le ispirasse di pregare per gli agonizzanti la
Coroncina della Misericordia, che Gesù le aveva insegnato per salvarli. Dice:
«In modo misterioso il Signore mi fa
conoscere che un’anima agonizzante ha bisogno delle mie preghiere, ma spesso
è il mio angelo custode che me lo dice» (II 215).
Personalmente
potrei raccontare casi straordinari accaduti nelle missioni, sia personali sia
ascoltati dai miei compagni sacerdoti: persone che restano in agonia per mesi e,
nel giorno in cui giunge il sacerdote in quei luoghi remoti ed isolati, muoiono
in pace e ben preparati dopo aver ricevuto gli ultimi sacramenti. Sembrava, con
ogni evidenza, che stessero aspettando il sacerdote per morire, come una grazia
speciale che Dio concedeva loro. In alcuni casi è il loro angelo che fa
coincidere le cose in modo che il sacerdote giunga in quel luogo.
Vi
sono casi veramente miracolosi come quello che accadde durante la peste del 1597
a Roma. Un giovine di bell’aspetto andò al convento dei Padri Camilliani
perché andassero al capezzale di un appestato. Mentre giungevano alla casa il
giovane sparì.
Questo
è accaduto in molti luoghi ed è stato riferito da persone assolutamente degne
di fede; ad esempio il caso riferito da un padre gesuita, avvenuto pochi anni
fa. Fu chiamato d’urgenza da un giovine ben vestito perché andasse a visitare
un uomo che si trovava in pericolo di morte, e gli lasciò l’indirizzo. Il
sacerdote andò alla casa e trovò che l’uomo di cui gli avevano parlato stava
perfettamente bene. Pensò ad uno scherzo di cattivo gusto, però ne approfittò
per parlare con lui e lo invitò a confessarsi. L’altro, al principio, non
voleva, perché non si confessava da molti anni. A poco a poco entrarono in
confidenza, e l’uomo accettò di confessarsi. Il giorno dopo il sacerdote fu
informato che l’uomo era morto. Allora, era proprio vero.
Una
notte del 1575 un sacerdote della comunità di san Giovanni d’Avila, in
Spagna, fu svegliato da due giovani che gli chiesero di andare ad assistere di
gran fretta un moribondo. Il sacerdote andò in chiesa a prendere due ostie per
darle al moribondo e magari a un suo familiare. Due giovani portarono due ceri
accesi lungo il cammino. Il sacerdote assistette l’infermo e ritornò alla
casa parrocchiale con un’Ostia e i due giovani di nuovo lo accompagnarono con
i ceri accesi. Ma quando volle ringraziarli, erano già spariti. Quando raccontò
questo fatto a san Giovanni d’Avila, costui disse al sacerdote: «Non
ti meravigliare, erano due angeli mandati da Dio per premiare il tuo zelo
apostolico». Erano gli angeli custodi del sacerdote e dell’infermo?
Padre
O’ Keefe de Cork, in Irlanda, racconta un altro episodio. Un giorno andò a
trovarlo un giovine ben vestito per chiedergli che andasse ad assistere una
donna che stava morendo. Il sacerdote lo seguì e, giunti sul luogo, il giovine
sparì. La donna disse al padre che aveva lavorato in un convento di religiose e
che esse le avevano insegnato di invocare l’angelo custode quando si trovava
in qualche necessità. Così aveva fatto e l’angelo aveva condotto il
sacerdote sul luogo per aiutarla a morire bene. Per questo non stanchiamoci di
chiedere aiuto al nostro angelo, raccomandiamogli i nostri ultimi momenti e
diciamogli: «Angelo mio custode, dolce compagnia, non
mi lasciare solo nella mia ultima agonia».
Reciti
spesso la preghiera dell’angelo?
In molti libri si parla di centinaia di persone che, in tutto il mondo, hanno avuto esperienze alle soglie della morte, persone ritenute clinicamente morte, che hanno avuto in tale situazione esperienze meravigliose di cui hanno parlato al loro ritorno in vita. Queste esperienze sono così reali che fecero loro cambiar vita. In molti casi vedono guide spirituali, esseri di luce che di solito identificano con gli angeli. Vediamo alcune di queste esperienze.
Ralph
Wilkerson racconta il suo caso che fu pubblicato nel libro “Ritorno
dall’aldilà”. Era al lavoro nelle cave quando ebbe un grave incidente
che lo lasciò con un braccio e il collo rotto. Perdette conoscenza e,
svegliandosi il giorno dopo totalmente risanato e inspiegabilmente guarito,
disse all’infermiera: «Questa notte ho
visto una luce intensissima nella mia casa e un angelo è stato con me tutta la
notte».
Arvin
Gibson nel suo libro “Scintille di eternità” narra il caso di Ann, una bimba di nove
anni, che aveva un principio di leucemia; una notte vede una signora bellissima,
piena di luce, che sembrava puro cristallo e inondava ogni cosa di luce. Le
chiese chi fosse ed ella le rispose che era il suo angelo custode. La portò «in
un mondo nuovo, ove si respirava amore, pace e gioia». Al suo ritorno, i
medici non trovarono più alcun segno di leucemia.
Anche
Raymond Moody, nel suo libro “La vita
dopo la vita”, racconta il caso di una bimba, Nina, di cinque anni, il cui
cuore si arrestò durante un’operazione di appendicite. Mentre il suo
spirito esce dal corpo, vede una bella signora (il suo angelo) che l’aiuta
ad attraversare il tunnel e la porta al cielo dove vede fiori meravigliosi, il
Padreterno e Gesù; ma le dicono che deve ritornare, perché sua madre era molto
triste.
Betty
Malz nel suo libro “Angeli che vigilano sopra di me”, scritto nel 1986, parla di
esperienze con gli angeli. Altri libri interessanti su queste esperienze ai
confini con la morte sono “Vita e morte”
(1982) del dr. Ken Ring, “Ricordi della
morte” (1982) di Michael Sabom, e “Avventure
nell’immortalità” (1982) di Georges Gallup.
Joan
Wester Anderson, nel suo libro “Dove
camminano gli angeli”, racconta il caso del bimbo Jason Hardy di tre anni,
avvenuto nell’aprile del 1981. La sua famiglia viveva in una casa di campagna
e il piccolo cadde in una piscina. Quando si resero conto del fatto, il bimbo
era già affogato e si trovava almeno da un’ora sotto l’acqua, clinicamente
morto. Tutta la famiglia era nella disperazione. Chiamarono gli infermieri che
arrivarono subito e lo portarono all’ospedale. Jason era in coma e umanamente
non si poteva far nulla. Dopo cinque giorni si sviluppò una polmonite e i
medici credettero che fosse giunta la fine. La sua famiglia e gli amici
pregarono molto per la guarigione del piccolo, e il miracolo avvenne. Incominciò
a svegliarsi e dopo venti giorni era sano e fu dimesso dall’ospedale. Oggi
Jason è un giovane forte e dinamico, totalmente normale. Cosa era avvenuto? Il
bimbo, nelle poche parole che pronunciò, disse che nella piscina tutto era
scuro, ma «l’angelo era con me e io non avevo paura». Dio aveva inviato
l’angelo custode per salvarlo.
Il
dr. Melvin Morse, nel suo libro “Più
vicino alla luce” (1990), parla del caso della bimba di sette anni Krystel
Merzlock. Era caduta in una piscina ed era affogata; non dava più alcun segno
cardiaco o cerebrale da più di diciannove minuti. Ma miracolosamente si riebbe
in modo del tutto inspiegabile per la scienza medica. Disse al dottore che, dopo
essere caduta in acqua, si era sentita bene e che Elisabetta l’aveva
accompagnata a vedere il Padreterno e Gesù Cristo. Quando le chiesero chi fosse
Elisabetta, lei rispose senza esitazione: «Il mio angelo custode». In seguito
raccontò che il Padreterno le aveva chiesto se voleva rimanere o ritornare ed
ella aveva deciso di restare con lui. Purtuttavia, dopo che le fecero vedere sua
madre e i suoi fratellini, alla fine decise di ritornare con loro. Quando rientrò
in sé, raccontò al dottore alcuni dettagli che aveva visto e apprezzato lassù,
come il tubo posto attraverso la narice e altri particolari che escludevano la
menzogna o che fosse un’allucinazione quello che raccontava. Alla fine,
Krystel disse: «Il cielo è fantastico».
Sì,
il cielo è fantastico e bello. Vale la pena vivere bene per essere lassù per
tutta l’eternità, come vi sarà di sicuro quella bimbetta di sette anni alla
cui morte assistette la dottoressa Diana Komp. Questo caso fu pubblicato nel
dossier della rivista Life nel marzo 1992. Dice la dottoressa: «Ero seduta vicino al letto della bambina, insieme ai suoi genitori. La
bimba era all’ultimo stadio della leucemia. Ad un certo punto ebbe l’energia
di sedersi e di dire sorridendo: vedo angeli bellissimi. Mamma, li vedi? Ascolta
la loro voce. Non ho mai udito canti tanto belli. Subito dopo morì. Ho sentito
quest’esperienza come una cosa viva e reale, come un dono, un dono di pace per
me e per i suoi genitori, un regalo della bambina nel momento della morte».
Che felicità poter vivere come lei in compagnia degli angeli e dei santi,
cantando e lodando, amando e adorando il nostro Dio per tutta l’eternità!
Vuoi
vivere tutta l’eternità nel cielo in compagnia degli angeli?
Si
chiama così perché, secondo il salmo 99, 11, egli ci custodisce in tutti i
nostri cammini. La devozione all’angelo custode accresce le nostre possibilità
di progredire nella vita spirituale. Chi invoca il suo angelo è come colui che
scopre nuovi orizzonti invisibili ad occhio umano. L’angelo è come
l’interruttore della luce che, messo in allerta tramite l’invocazione, fa in
modo che la nostra vita resti piena di luce divina. L’angelo aumenta la nostra
capacità di amore e ci salva da tanti pericoli e difficoltà.
Padre
Donato Jimenez O.a.r., dice: «Nella mia
casa nutrii sempre devozione all’angelo custode. Nella camera da letto
splendeva un gran quadro dell’angelo. Quando andavamo a riposare, guardavamo
il nostro angelo custode e, senza pensare a null’altro, lo sentivamo come
vicino e familiare; era il mio amico ogni giorno ed ogni notte. Ci conferiva
sicurezza. Sicurezza psicologica? Molto, molto di più: religiosa. Quando
entravano mia madre o i fratelli maggiori a vedere se eravamo coricati, ci
facevano la consueta domanda: Avete detto la preghiera all’angelo custode?
Così noi venivamo abituati a vedere nell’angelo il compagno,
l’amico, il consigliere, l’inviato personale di Dio: tutto questo significa
angelo. Posso dire che non solo ho intuito o ascoltato nel mio cuore molte volte
qualcosa come la sua voce, ma ho sentito anche la sua mano calda con cui
innumerevoli volte mi ha guidato per i cammini della vita. La devozione
all’angelo è una devozione che si rinnova nelle famiglie di solida radice
cristiana, poiché l’angelo custode non è una moda, è una fede».
Tutti
abbiamo un angelo. Per questo, quando parli con altre persone, pensa al loro
angelo. Quando sei in chiesa, in treno, in aereo, in nave... o stai camminando
per strada, pensa agli angeli di quelli che stanno intorno, per sorridere loro e
per salutarli con affetto e simpatia. È bello sentire che tutti gli angeli di
coloro che ci stanno intorno, anche se si tratta di persone malate, sono nostri
amici. Anch’essi si sentiranno felici della nostra amicizia e ci aiuteranno più
di quello che noi possiamo immaginare. Che gioia percepire il loro sorriso e la
loro amicizia! Incomincia da oggi a pensare agli angeli delle persone che vivono
con te e renditi loro amico. Vedrai quanto aiuto e quanta gioia ti daranno.
Ricordo
quello che mi scriveva una religiosa “santa”. Ella aveva un rapporto
frequente con il suo angelo custode. In una circostanza, qualcuno le aveva
inviato il suo angelo per farle gli auguri nel suo giorno di compleanno, ed ella
lo vide “di una bellezza trasparante
come la luce” mentre le portava un ramo di rose rosse che erano i suoi
fiori prediletti. Mi diceva: «Come poteva sapere l’angelo che erano i miei fiori prediletti? Io so
che gli angeli sanno tutto, ma da quel giorno io voglio bene di più
all’angelo di colui che me li inviò e so che è qualcosa di meraviglioso
avere amicizia con tutti gli angeli custodi dei nostri amici, dei familiari e di
tutti quelli che ci circondano».
Una
volta una vecchietta disse a mons. Jean Calvet, decano della facoltà di lettere
all’Università Cattolica di Parigi:
-
Buon giorno, signor curato e compagnia.
-
Ma, se sono qui da solo?
-
E l’angelo custode dove lo lascia?
Una
buona lezione per molti teologi che vivono di libri e si dimenticano di queste
meravigliose realtà spirituali. Il famoso sacerdote francese Jean Edouard Lamy
(1853-1931) diceva: «Non preghiamo a sufficienza il nostro angelo custode. Bisogna invocarlo
per ogni cosa e non dimenticarci della sua presenza continua. Egli è il nostro
miglior amico, il miglior protettore e il miglior alleato al servizio di Dio».
Ci dice anche che durante la guerra doveva assistere i feriti del fronte di
battaglia, e a volte era trasportato da un luogo all’altro dagli angeli per
poter compiere bene la sua missione. Qualcosa di simile accadde a san Filippo
apostolo che fu trasportato dall’angelo di Dio (At 8, 39), e anche al profeta
Abacuc che fu portato fino a Babilonia presso la fossa dei leoni dove era
Daniele (Dn 14, 36).
Per
questo tu invoca il tuo angelo e chiedigli aiuto. Quando lavori, studi, o
passeggi, puoi chiedergli che visiti al posto tuo Gesù sacramentato. Puoi
dirgli, come fanno molte religiose: «Angelo
santo mio custode, vai veloce presso il tabernacolo e saluta da parte mia Gesù
sacramentato». Chiedigli anche che di notte preghi per te o stia in
adorazione, vegliando al tuo posto Gesù sacramentato nel tabernacolo più
vicino. Ovvero chiedigli che incarichi un altro angelo di quelli che stanno
perennemente dinanzi a Gesù Eucaristia perché lo adori in nome tuo. Riesci ad
immaginare quante grazie sovrabbondanti potresti ricevere se vi fosse
permanentemente un angelo che in tuo nome adorasse Gesù sacramentato? Chiedi
questa grazia a Gesù.
Se
ti metti in viaggio, raccomandati agli angeli dei passeggeri che si mettono in
cammino con te; a quello delle chiese e delle città dove passi, ed anche
all’angelo dell’autista perché non accada nessun incidente. Così possiamo
raccomandarci agli angeli dei marinai, dei conduttori di treni, dei piloti
d’aereo... Invoca e saluta gli angeli delle persone che parlano con te o che
incroci lungo la via. Manda il tuo angelo a visitare e a salutare da parete tua
i familiari lontani, compresi quelli che stanno in Purgatorio, perché Dio li
benedica.
Se
devi subire un’operazione chirurgica, invoca l’angelo del chirurgo, delle
infermiere e delle persone che ti curano. Invoca nella tua casa l’angelo della
tua famiglia, dei tuoi genitori, fratelli, dei collaboratori di casa o di
lavoro. Se sono lontani o infermi, invia loro il tuo angelo perché li consoli.
In
caso di pericoli, ad esempio sismi, attacchi terroristici, delinquenti eccetera,
invia il tuo angelo a proteggere i tuoi familiari ed amici. Quando devi trattare
una faccenda importante con un’altra persona, invoca il suo angelo perché
prepari il suo cuore a essere condiscendente. Se vuoi che si converta un
peccatore della tua famiglia, prega molto, ma invoca anche il suo angelo
custode. Se sei professore, invoca gli angeli dei tuoi alunni perché stiano
quieti e apprendano bene la lezione. Anche i sacerdoti devono invocare gli
angeli dei loro parrocchiani che assistono alla Messa, perché possano sentirla
meglio e approfittare della benedizioni di Dio. E non ti dimenticare
dell’angelo della tua parrocchia, della tua città e del tuo paese. Quante
volte ci avrà salvato il nostro angelo da gravi pericoli del corpo e
dell’anima senza che ce ne siamo resi conto!
Lo
invochi tutti i giorni? Gli chiedi aiuto per compiere i tuoi lavori?
L’angelo
consigliere
Il
nostro angelo ci invia buoni consigli e ci avverte dei pericoli. Egli è sempre
proteso verso di noi e se compiamo qualcosa di negativo o commettiamo qualche
peccato, lui ce lo fa sentire. È un amico esigente. che vuole il meglio per
noi e per questo non può lasciar passare facilmente le nostre mancanze con le
quali offendiamo lui e nostro Signore. Anche lui sarà felice di perdonarci.
Egli ha molta pazienza, ma agisce con rigore. I santi affermano che, se
commettevano qualche mancanza, a volte, l’angelo si nascondeva persino alla
loro vista per rendere evidente la sua disapprovazione.
Una
religiosa mi scriveva: «Nel giorno
in cui compivo sette anni ebbi un segno straordinario. Il mio angelo custode,
senza parlarmi, mi fece alzare dal letto e mi collocò in mezzo alla stanza con
le mani sul petto per pregare insieme. Mi disse: Resisti ed abbi forza di
volontà. All’attimo, apparve il demonio e mi gettò a terra. Io lottavo contro
di lui, ma alla fine, stanca di tanto lottare e pregare, mi diedi per vinta. Il
demonio, allora, si fece arrogante e si lamentò di non avere il permesso di
bruciarmi viva. L’angelo pativa per i disprezzi e per l’arroganza del
demonio; si sedette e pianse, dicendo a una persona invisibile che non voleva
occuparsi di me; però non fu esaudito e “per obbedienza” rimase con amore vicino a me, mi aiutò a rialzarmi e mi liberò dal
maligno».
Ella
dice: «Mai mi dimenticherò del consiglio
dell’angelo di resistere e di aver forza di volontà,
mi insegnò chiaramente che, se io non volevo peccare, il diavolo non
poteva fare nulla contro di me e che Dio permette le tentazioni affinché
possiamo crescere nel suo amore. Il diavolo non può entrare nella nostra anima
senza il nostro consenso. Il diavolo non può vincerci e farci cadere nella
tentazione se noi confidiamo in Dio e nell’aiuto di Maria e del nostro angelo.
Per questo, quando dobbiamo lottare contro il demonio, non ci dobbiamo
dimenticare di loro».
Segui
i consigli del tuo angelo?
L’angelo
custode ha sentimenti di amore, di riconoscenza eccetera... verso il suo
protetto. Se noi siamo riconoscenti verso di lui, si sentirà più disponibile a
concederci i suoi favori. Immaginiamo un nostro amico. Quando ci fa un favore,
non gli piace forse che noi siamo riconoscenti con lui? Ebbene, anche l’angelo
sarà egualmente contento se sapremo riconoscere il suo lavoro e la sua
dedizione, la sua pazienza e la sua generosità verso di noi. E se noi lo
renderemo felice con la nostra gratitudine, sorridendogli e offrendo qualche
Messa in suo onore, recitando o cantando la sua preghiera, o con piccole
delicatezze di ogni giorno, lui sarà riconoscente.
Una
religiosa mi diceva che un giorno aveva visto il suo angelo sorriderle durante
la Messa. Diceva: «Il suo sorriso era bellissimo, un pezzettino di cielo».
Egli
ha delicatezze verso di noi. Perché non averle anche noi verso di lui? Non
facciamo nulla in sua presenza di cui abbia da vergognarsi.
Cerchiamo
di invitarlo, anche se simbolicamente, quando abbiamo qualcosa da mangiare,
offriamogli qualche regalo e diciamogli spesso che lo amiamo con tutto il cuore
come il miglior amico.
Diciamogli
le cose più graziose, come se fosse un fidanzato, ed egli si sentirà
ringraziato e ci benedirà più di quello che noi possiamo immaginare.
Sei
riconoscente verso il tuo angelo, come lui è generoso con te?
Vi
è una stampa assai nota in cui si vedono due angeli che sorvegliano due
bambini, mentre stanno conversando tra di loro. Certamente gli angeli si
conoscono e si amano l’un l’altro. Non sono esseri isolati, ognuno per conto
proprio. Gli angeli custodi non sono incollati 24 ore su 24 al loro protetto,
non sono di sua esclusiva proprietà. L’angelo ha cura di noi, ma non in modo
così esclusivo da non poter amare e aiutare altre persone che sono
all’intorno. Ed anche gli angeli si aiutano reciprocamente.
Per
me è un’idea gratificante sapere che gli angeli di coloro che mi stanno
intorno sono egualmente amici miei e mi aiutano. Per questo è cosa buona avere
devozione e amore a tutti gli angeli custodi. Io credo che l’angelo di una
persona non molto buona, chiederà all’angelo dell’altra persona buona che
lo aiuti con le sue preghiere. E così si possono ottenere molte grazie in virtù
del dogma della comunione dei santi, cioè della comune unione fra tutti. Tutti
gli angeli amano ogni essere umano, tutti i santi ci amano, tutti gli uomini
buoni ci amano e noi dobbiamo corrispondere a questo amore amando e pregando con
tutte le nostre forze.
Quante
volte gli angeli di coloro che appartengono alla stessa famiglia si saranno
parlati e avranno pregato insieme a loro, compresi anche i defunti! Gli angeli
vivono uniti nell’amore di Dio e noi dobbiamo unirci a tutti loro e formare
con loro una grande famiglia, la famiglia dei figli di Dio, in unione anche con
i santi e con le anime del Purgatorio. Non ci rendiamo conto dell’importanza
di amare e di avere devozione anche agli angeli custodi dei nostri familiari e
di quanti ci circondano? Essi sono esseri celestiali che irradiano luce, amore e
pace. La loro presenza ci stimola nel cammino del bene e ci trasmette serenità.
Non
abbiamo paura degli attacchi del nemico, perché abbiamo buoni difensori al
nostro fianco. L’unione fa la forza. Che il tuo angelo custode sia il tuo
miglior amico, però non scartare neppure gli altri. Come dice la canzone: «Voglio
avere un milione di amici», un milione di amici che mi proteggano e mi
amino.
Il
tuo angelo è amico tuo?
L’angelo
vuole essere tuo amico e la sua amicizia può essere di immenso aiuto per te.
Non prescindere dal suo aiuto e dalla sua collaborazione, perché un buon amico
è un tesoro. Sant’Agostino direbbe che la vita senza amici è un vuoto totale
e, parlando del suo amico Alipio, dice: «Siamo
due, però solo nel corpo, non nell’anima. Tanto grande è l’unione dei
cuori, tanto solida l’intima amicizia che esiste fra noi» (Lettere 28, 1,
1). Magari giungessimo a questa profonda amicizia di essere due in un’anima
sola e amare così Gesù con un solo cuore e una sola anima e un solo essere.
Per giungere a ciò sarebbe molto opportuno consacrare la nostra unione e
amicizia con Gesù per mezzo di un patto di amore reciproco o una promessa di
amore senza condizioni.
Personalmente
posso dire che il mio caro angelo custode mi è stato di aiuto e che ogni giorno
lo amo di più. Con lui rido, canto, prego e parlo, come se lo vedessi. Quando
vado nella cappella, gli chiedo di pregare con me e gli chiedo aiuto per ogni
cosa. All’inizio della giornata, lo saluto e gli chiedo di illuminarmi per
fare subito e bene tutte le cose, e certamente in molte circostanze avverto
ispirazioni inesplicabili che attribuisco a lui.
Dopo
Gesù, è il mio migliore amico. A volte penso: quante persone nel mondo non
hanno amici veri, non si confidano con nessuno e credono che nessuno le ami...
Forse vivono in un paese straniero e si sentono soli e abbandonati, o
perseguitati. Se sapessero che hanno, oltre a Gesù, questo amico fedele, la
loro vita potrebbe essere diversa. Quanta gioia e sostegno riceverebbero.
Ermanno
Ancilli, nel Dizionario di Spiritualità, dice che l’angelo custode «dovrebbe
essere considerato il nostro amico intimo, poiché Gesù ce lo ha dato per
essere più vicino a noi. Chi presumesse di fare a meno del proprio angelo
custode, disprezzerebbe l’aiuto che lo stesso Cristo ha voluto dargli». E
come se qualcuno volesse prescindere dall’aiuto dei suoi genitori per
sbrogliarsi da solo nella vita... Si priverebbe di molte benedizioni e aiuti che
i genitori danno normalmente ai loro figli in modo disinteressato.
Vi
è una stampa molto diffusa dove si vede un angelo che assiste due bambini che
stanno passando sopra un ponte, perché non cadano. È un’immagine molto
significativa, che per me ha un significato speciale, poiché, da bambino,
ricordo che questa immagine era collocata sopra il mio letto. Molte volte ho
detto alle mie sorelle che la devozione all’angelo custode è la devozione
della famiglia e sempre lo abbiamo amato in casa, come ci insegnò nostra
madre da bambini. Inoltre mi chiamo Angelo non per caso. Spesso, lungo la
giornata, gli recito la preghiera: Angelo mio custode, dolce compagnia, non mi
abbandonare né la notte né il dì.. Oppure la canto. Quando predico, invoco
gli angeli dei fedeli che mi ascoltano e, a volte, lo faccio anche con le
persone che mi stanno intorno, o con quelle con cui parlo. È un’esperienza
molto positiva. Ti raccomando di chiedergli la sua benedizione insieme a Gesù
tutte le notti prima di coricarti, e di chiedergli egualmente che preghi tutta
la notte per te. Vedrai i risultati positivi di avere un grande amico al tuo
fianco che prega per te e ti dà la sua benedizione. È pure bene che tu offra
alcune Messe al tuo angelo e a ognuno dei cori degli angeli. Quando fai la
Comunione, digli che, insieme a Maria, prepari la tua anima per ricevere
degnamente Gesù.
Non
offerderlo con comportamenti cattivi; pensa che non sei mai solo. Lui sta con
te. Per questo, come dice san Bernardo: «Abbi
grande rispetto verso il tuo angelo. Oseresti fare in sua presenza quello che
non oseresti fare in mia presenza?» È molto interessante dargli un nome
per poterlo chiamare con più confidenza. Il nome può essere di uomo o di
donna, di virtù o di cose buone: Celeste, Allegria, Speranza, Michele,
Giovanni, Rosa, Fiore, Benigno, Amabile, Fedele, Amore, Tesoro, Stella, Colomba,
Sorriso...
Ricorda
che il tuo angelo desidera essere tuo amico. Disprezzeresti la sua amicizia? Se
veramente lo ami, lui ti insegnerà ad amare Gesù e Maria e crescerai molto
rapidamente nelle vie del Signore. Allora, potresti dirgli con sincerità: «Sei
tu il mio compagno, il mio amico e confidente, a te mi unisce una dolce amicizia»
(Sal 54, 14).
Hai
nella tua casa qualche immagine dell’angelo custode?
In
una scuola italiana, la professoressa chiese agli alunni di scrivere una lettera
al loro angelo custode. Vediamo cosa scrissero alcuni di loro: «Caro
angelo, da tanto tempo mio papà e mia mamma stanno litigando continuamente.
Potresti dire ai loro angeli custodi che si mettano d’accordo di non litigare?
Grazie» (Michele - 9 anni).
«Caro
angelo: Aldo e Filippo mi hanno detto che mi aspettano all’uscita per
picchiarmi. se mi dai una mano saremo due contro due. Ti aspetto» (Alex -
10 anni).
«Caro
angelo: se sei sempre al mio fianco, come dice la mia catechista, allora voglio
che me lo dimostri almeno una volta, perché non riesco a rendermene conto»
(Gino - 8 anni).
«Caro
angelo: assistimi quando resto solo di notte, perché non abbia paura. Prega
sempre per me e dammi la benedizione» (Antonio - 8 anni).
«Caro
angelo: ti amo molto. So che sei al mio fianco, come dice mia nonna. Aiutami
nell’esame di domani e fa che sia un bambino buono e che voglia molto bene a
Gesù» ( Pietro - 7 anni).
Tu
cosa diresti al tuo angelo?
C’era
una volta un uomo molto ricco, che possedeva un grandissimo territorio, ma
viveva solo e triste, senza amici. Le sue terre
erano incolte, perché voleva che nessuno si intromettesse nella sua vita
e nei suoi affari. Ma un giorno si ammalò e pensò che sarebbe morto se nessuno
l’avesse aiutato. Allora chiamò disperatamente un medico, che venne a
visitarlo fino a che guarì. Divennero amici e rimase così riconoscente che lo
invitò a vivere a casa sua e a condividere i suoi beni. Il medico accettò e
venne a vivere presso di lui con tutta la sua famiglia. Quella grande casa
incominciò a rivivere: c’era gente, c’era vita, c’era gridi e sorrisi di
bimbi e l’uomo ricco divenne affettuoso e allegro giocando con i bambini.
La
sua vita cambiò totalmente e nominò il suo amico amministratore di tutti i
suoi beni. Incominciò a cercare lavoratori per le sue terre e costruì una
nuova città, con scuola e ospedale, e i suoi affari prosperarono a tal punto
che aveva denaro per opere di beneficenza per tutto il paese. Così giunse ad
essere conosciuto ed amato da tutti, senza eccezioni. Alla sua morte, tutti lo
considerarono come un vero santo di Dio. Questa è la parabola. Ed ora pensa che
tu puoi essere questo uomo che possiede tante ricchezze ricevute da Dio... Che
cosa fai con esse? Tu che puoi soccombere nella lotta contro il male e il
maligno, perché non chiedi aiuto al tuo amico, l’angelo? Egli ti aiuterà ad
amministrare i tuoi beni spirituali e materiali. Sarà un buon consigliere. Sarà
il tuo difensore, meglio di qualsiasi guardia di quelle che proteggono le
persone ricche e famose del mondo. Lasciati aiutare. Non prescindere dal suo
aiuto. Non rifiutare l’aiuto che Dio ti offre attraverso di lui: ti sentirai
meglio e sarai più felice. Invocalo in tutte le tue difficoltà. Vediamo
l’esempio di suor Maddalena, zia di san Francesco Saverio, monaca clarissa,
morta in odore di santità nel XVI secolo. Durante il noviziato ebbe molte
tentazioni e decise di lasciare il convento. La vigilia del giorno in cui
pensava di uscire fece un sogno. Vide Gesù circondato da molte vergini, in cima
ad un monte alto alto. Lui la invitava a salire e lei s’incamminò per una
scarpata di montagna, ma per quanto avesse tentato varie volte, non riusciva a
raggiungere la vetta. Scoraggiata, stava per desistere dall’intento, quando
vide al suo fianco l’angelo custode che la incoraggiò e la invitò ad
aggrapparsi al suo braccio. Con il suo aiuto riprese la salita e questa volta
riuscì a scalare la montagna. Mentre stava per gettarsi fra le braccia di Gesù
che l’aspettava a braccia aperte, si svegliò. Maddalena capì che le
difficoltà di scalare la montagna di Gesù erano il simbolo delle difficoltà
della vita religiosa, ma che con l’aiuto dell’angelo poteva superarle. Da
quel giorno portò grande devozione al suo angelo e visse molti anni
ringraziando il Signore per quel sogno che le fece scoprire la presenza e
l’amore del suo amico, l’angelo.
Affinché
la nostra relazione personale con il nostro angelo custode sia più intima ed
efficace, è cosa consigliabile ed opportuna fare con lui un patto di reciproco
amore, come fosse promettersi vicendevolmente amore, unione e fedeltà. E si
deve chiedere al Signore che unisca le nostre vite, la nostra amicizia e il
nostro amore per sempre.
Possiamo
farlo con queste o simili parole:
Dio mio, Trinità Santa, in compagnia di Maria, voglio ringraziarti di aver collocato al mio fianco un compagno celeste che mi guida, mi difende e mi aiuta per compiere sempre la tua santa volontà. Io ti prometto di amarlo come un fratello e amico con tutto il mio cuore e di obbedirlo in tutto quello che mi ispira per condurmi verso di te. Gesù, prendi il mio cuore e la mia anima, la mia vita e il mio amore e uniscilo nel tuo cuore a quello del mio angelo, per formare una unità di amore per sempre. Spirito divino, rendi tutto questo realtà con il potere della tua grazia e uniscici per l’eternità. Padre mio, ricevi questo patto nel cuore di Gesù e di Maria e donaci la tua benedizione. Amen.
E
non solamente possiamo fare questo patto d’amore, affinché Dio benedica la
nostra unione, con l’angelo custode delle nostre vite, ma possiamo farlo anche
con i santi angeli Michele, Gabriele e Raffaele, e con tutti gli angeli
dell’universo, specialmente quelli che stanno adorando perennemente Gesù nel
Santissimo Sacramento. In questo modo, mentre amano e adorano Dio, avranno il
nostro nome scritto nel loro «cuore» e così ameranno e adoreranno anche a
nome nostro.
Vediamo
ciò che dice santa Margherita Maria de Alacoque sugli angeli dei tabernacoli in
una lettera a padre Croiset del 10 agosto 1689: «Il
Sacro Cuore desidera che abbiamo una speciale unione e devozione ai santi angeli
che hanno il compito particolare di amarlo, onorarlo e lodarlo nel divino
sacramento dell’amore, affinché trovandoci uniti e associati con loro, ci
suppliscano alla sua divina presenza sia per tributargli i nostri omaggi, sia
per amarlo per noi e per tutti quelli che non lo amano e per riparare alle
irriverenze che noi commettiamo alla sua santa presenza».
Nella
memoria indirizzata alla M. Saumaise scrive: «Vidi
una moltitudine di angeli che mi dissero di essere destinati ad onorare Gesù
Cristo nel Santissimo Sacramento, e che se io volevo associarmi ad essi mi
avrebbero ricevuto molto volentieri, ma che per fare questo era necessario
incominciare a vivere la loro stessa vita. Essi mi avrebbero aiutato per quanto
potevano perché ciò avvenisse e avrebbero supplito alla mia incapacità di
rendere a Nostro Signore gli omaggi d’amore che desiderava da me.In cambio,
bisognava che io supplissi alla loro incapacità di patire e così avremmo unito
l’amore paziente (sofferente) all’amore gioioso. Quindi mi fecero leggere il
nostro patto scritto nel Sacro Cuore di Gesù Cristo».
Non
ti piacerebbe avere sempre davanti a Gesù sacramentato milioni di angeli che lo
adorano al posto tuo? Pensi cosa significa che, in ogni momento del giorno e
della notte gli angeli dei tabernacoli lo adorino anche con te e per te? Perché
non fai un patto di unione sino a formare un’unità con essi per adorare
continuamente Gesù sacramentato?
In
modo speciale e particolare ti raccomando di associarti al coro dei serafini,
che adorano Dio davanti al trono del «CIELO» e della terra (Eucaristia).
Chiedi loro che ti ricevano nel loro gruppo affinché essi, che sono i più
vicini a Dio, presentino la tua vita e le tue buone opere al cospetto di Dio
chiedendogli che tu sia uno di loro nell’amore e nella santità.
Vi
sono pure santi che hanno la santità dei serafini (forse san Francesco, il
padre serafico, o sant’Agostino, il serafino di Ippona); associati anche a
loro.
Non
ti piacerebbe portare un sigillo nella tua anima che dicesse: “amico dei
serafini”,
del
“coro dei serafini?”
Chi
siete voi, o angeli puri? siete stelle trasparenti amici inseparabili con un
cuore di fiamme lucenti e una bellezza immacolata.
Siete
raggi celestiali scintille del Dio vivo stelle d’amor divino luce e vita delle
anime.
Siete
purezza, amore, carezza, pace, allegria dell’anima, sorriso sulle labbra
tenerezza nello sguardo.
Siete
messaggeri divini, compagni del cammino, guide, guardiani e custodi, difensori
della vita. Amen
Angelo
mio custode, dolce compagnia, non mi abbandonare né la notte né il dì
Angelo
mio custode, dolce compagnia, non mi lasciar solo che perderei la via
Angelo
mio custode, dolce compagnia, conducimi a Gesù perché tu sei mia guida
Angelo
mio custode, dolce compagnia, non mi lasciar solo nell’ultima agonia
Angelo
mio custode, dolce compagnia, che trovi io riposo fra le braccia di Gesù e di
Maria
Angelo
mio custode, dolce compagnia, non mi abbandonare né la notte né il dì.
[Canzone
composta, musicata e cantata da padre Angel Peña, e tradotta dall’originale
riportato a pagina 91].
Per
tutte queste pagine abbiamo riflettuto sull’importanza degli angeli,
specialmente dei nostri angeli custodi. D’ora in poi dovremmo essere suoi
difensori e messaggeri di fronte a coloro che non credono nella loro esistenza e
pertanto si perdono molte benedizioni. Voglia il cielo che tu sia tra coloro che
promuovono la loro devozione, perché essi ci aiuteranno di più, nella misura
in cui li invochiamo con fede e ci proteggeranno dagli attacchi del maligno.
Sono milioni i demoni o angeli caduti che ci girano intorno e ci inducono al
male, perciò abbiamo bisogno dell’aiuto di questo compagno celeste che Dio ha
posto al nostro fianco per difenderci.
Quante
volte essi si sentono legate le mani e non possono aiutarci perché non li
invochiamo. Come si sentirà il nostro angelo se dovesse assistere ai nostri
atti vergognosi, che non oseremmo fare neppure davanti ad un’altra persona!
Gli
angeli sono nostri amici, nostri fratelli maggiori, che ci assistono e ci
difendono e non ci abbandonano mai. Per questo è triste pensare che sono pochi,
anche tra i cattolici praticanti, coloro che li invocano con fede e che sono
riconoscenti.
Almeno
tu recita spesso la preghiera che hai appreso da bambino e chiedi all’angelo
il suo aiuto per tutte le faccende della vita quotidiana. Sei in buone mani, hai
un amico potente al tuo fianco. Non temere. Neppure tutto l’inferno messo
insieme potrà farti danno se lo invochi e lo metti dalla tua parte. Mi
complimento per la tua buona compagnia. Felice viaggio a te dalla terra
all’eternità. Lì ci incontreremo. Saluti da parte del mio angelo custode,
che mi aiutò nella redazione di questo libro e mi ispirò la canzone che hai
trovato scritta.
Il tuo fratello ed amico
Padre Angel Peña