GESÙ RE D'AMORE

L'OPERA DELLA REGALITÀ DI N. S. G. C.

Padre MATTEO CRAWLEY BOEVEY SS. CC.

UN PO' DI STORIA

Nel 1907 ìl R. P. Matteo veniva mandato dai suoi Superiori dall'America in Europa per motivi di salute. Colpito da una grave malattia, andò a Pa­ray-le-Monial, non per sollecitare un miracolo di guarigione corporale, ma la grazia d'amar sempre più il Sacro Cuore di Gesù e di morire come un santo Ministro di Dio.

Appena s'inginocchiò nella cappella delle Appa­rizioni e formulò la sua preghiera, si sentì sconvolto ivi tutto l'esser suo... Era guarito!

Ciò ch'egli provò allora non seppe mai descri­verlo; s'indovina soltanto che nello stesso istante egli dovette essere colpito al cuore da un'altra ferita d'a­more.

Giacchè la sera stessa, mentre faceva l'Ora san­ta, il Padre si sentì come ispirare dal Sacro Cuore, col nobile proposito di conquistarGli il mondo, fa­miglia per famiglia, tutto il piano dell'Intronizzazio­ne, tale quale oggi è praticato nell'Universo intero.

Religioso d'una Congregazione, lo scopo della quale è di propagare la divozíone ai Sacri Cuori di Gesù e Maria in ispirito d'amore, di riparazione, d'apostolato, la felicità del P. Matteo è stata sempre quella di predicare il Sacro Cuore: predicar l'Amore com'egli dice tanto bene. Si recò dunque a Roma per sollecitare dal Papa Pio X, allora regnante, il per­messo di cominciare il suo apostolato.

« No, figlio mio », gli rispose il Sommo Pontefice, dopo aver ascoltato il sua racconto e la sua richiesta, « non ve lo permetto! »

« Ma, Santo Padre... »

« No, figlio mio, non ve lo permetto », rispose Pio X, con quel suo sorriso leggermente improntato a una certa malizia, che gli era caratteristica, e apren­dogli le braccia, aggiunse, mentre lo stringeva al cuore: «VE LO COMANDO, capite? Non solamente vi per­metto, Ma vi ordino di spender la vostra vita per questa opera di salvezza sociale. E' un'opera ammi­rabile: consacratele la vostra vita intera ».

Ottenuta così la solenne approvazione dal Capo Supremo della Chiesa, il Padre Matteo, imitando San Paolo, si slanciò alla conquista delle genti. Apostolo, procura di fedelmente seguírc le prescri­zioni date da Cristo agli Apostoli e, senza bisaccia e senza borsa, senza altra forza se non quella della sua grande passione e del completo oblìo di sé, ha per­corso il mondo, soggìogando le anime, accendendole del fuoco di cui è consumato, e ciò con una natura­lezza, una semplicità; un'unzione alla quale non è facile sfuggire. Non dicendo che cose semplicissime - il Vangelo - dicendole semplicemente, egli tra­sporta con una mirabile forza persuasiva. - Il Mae­stro stesso parla ed agisce nell'apostolo suo.

« Non invidio il mio angelo custode, - il Pa­dre ripete volentieri - nè tutti gli Angeli insieme...; essi non possono dir la Messa, predicare l'amore, nè soffrire per l'Amore! ».

E' stato visto, la sera di giornate particolarmen­te attive, accettare di predicare una ottava sola « per riposarsi » come egli diceva; e aggiungeva: « C'è for­se un riposo più grande che parlare di Colui che si ama? ».

Se gli si fa notare che non potrà resistere a lun­go a questa vita, che si ucciderà, vi risponde: « Pos­so bene uccidermi per Colui che s'è ucciso per me ».

Per sapere in riassunto il lavoro compiuto da una ventina d'anni circa basterà trascrivere un paragrafo dell'opuscolo esplicativo:

« Attivamente propagata nel Cile, nel Perù, al­l'Equatore, nell'Uruguay, nell'Argentina, nel Bra­sile, nella Columbia, nel Panama, nella Bolivia, negli Stati Uniti, nel Messico, nel Venezuela, 1'Intronizza­zione penetrava quasi contemporaneamente in Ispa­gna, in Belgio, in Francia, in Olanda, in Italia, in In­ghilterra, in Polonia, in Corea, al Cairo, al Mada­gascar, al Gabon, al Congo, nel Senegal, in Oceania, in mezzo ai lebbrosi del Molokai,) ecc.

Le benedizioni che accompagnavano 1e missioni del P. Matteo furono meravigliose. Un Vescovo gli scriveva: « Padre mio, non ho visto soltanto la risur­rezione d'un morto, ma quella d'un cimitero intero». Nel 1914 fu mandato in Europa. Egli era in ma­re, quando scoppiò la guerra. Impossibile retroce­dere.

« Cosa andrà a fare in Francia?.... si dissero i suoi Superiori. non potrà predicare... tutti saranno occupati dalla guerra e nessuno l'ascolterà ».

Avvenne precisamente il contrario. Questa guer­ra aprì la strada al Sacro Cuore con le prove ed i lutti che moltiplicò... Le famiglie chiamarono nostro Signore come consolatore.

Appena sbarcato in Europa, il Padre sente che Sua Santità Pio X é morto in quei giorni. Torna a Roma, ottiene un'udienza e una lettera autografa di S. S. Benedetto XV, e riceve nello stesso tempo l'or­dine di predicare e di organizzare l'Opera in tutta l'Italia. Finalmente in un'altra visita al Vaticano, nel 1916 S. Santità lo invita a celebrare una Messa alla sua augusta presenza. Dopo la Messa, nuova udien­za, durante la quale il S. Padre gli ripete a più ri­prese che Egli vuol vedere questa Crociata predica­ta dovunque e che quest'OPERA E' UN'OPERA SUA!

Affrettiamoci a dire che il voto del Sommo Pon­tefice è già in gran parte attuato. Nonostante le op­posizioni e le difficoltà inevitabili in ogni opera gran­de, 1'Intronizzazione si diffonde sempre più.

Nel 1920 il Padre aveva già visitato, in più ri­prese, 43 diocesi di Francia, ed era atteso in 17 altre. Aveva percorso fino a due volte la Spagna e l'Italia; visitato l'Olanda, la Svizzera, il Belgio, il Gran­ducato di Lussemburgo, l'Inghilterra, l'Irlanda, la Scozia. Ovunque, fatti straordinari, conversioni stu­pende stanno a provare che il suggello divino è impresso a questa missione... ch'essa è come una « nuova Pentecoste di fuoco, chiamata a rinnovare la faccia del mondo ».

L'INTRONIZZAZIONE

CAPITOLO PRIMO

CHE COSA E’ L'INTRONIZZAZIONE

l. - IMPORTANZA E PRATICA

Le pagine precedenti riassumono, in poche pa­role, l'origine divina d'un'opera divina nel suo prin­cipio, poich'essa risponde a una richiesta esplicita di nostro Signore, divina nei suoi precetti, per 1a tra­sformazione soprannaturale che essa produce. Lascia­mo ora dirci dal P. Matteo stesso ciò ch'egli intende con l'Opera sua.

Essa può definirsi:

Il riconoscimento ufficiale e sociale della sovra­nità del Cuore di Gesù in una famiglia cristiana. Riconoscimento affermato, reso sensibile e per­manente dalla collaborazione solenne dell'Immagine di questo Cuore divino al posto d'onore e con l'atto di consacrazione

In una delle rivelazioni fatte a S. Margherita Maria, nostro Signore le diceva che: « essendo Egli la sorgente di tutte le benedizioni, le spargerà con abbondanza dovunque sarà posta l'immagine del Sa­ero Cuore per esservi amato e onorato »

Egli ha detto ancora:

« Regnerà nonostante i miei nemici e tutti quelli che vorranno opporvisi».

L'Intronizzazione, così intesa, è dunque la com­pleta attuazione dell'insieme di richieste fatte dal S. Cuore a Paray-le-Monial, e delle promesse magnifi­che che le hanno accompagnate. Dico l'insieme, poi­chè la santificazione della famiglia è lo scopo trascen­dente di tutto questo apostolato: cellula sociale, essa deve essere il primo trono vivente del Re d'Amore.

Per trasformare, per salvare ancora il mondo, bisogna che il Natale si perpetui, che l'Emmanuele, il Gesù del Vangelo, dimori sempre in mezzo a noi.

Bisogna, per arrivare al Regno Sociale di Gesù Cristo, riprendere la società dalle basi, e ricostruire la famiglia cristiana.

Dalla famiglia si afferma e, si misura il valore di un popolo. Il popolo vale quanto vale la famiglia. Un grande convertito mi diceva:

« Padre mio, Lei non potrà mai esagerare l'im­portanza della crociata che predica. Noi miriamo a una cosa sola: scristianizzare le famiglie. Lasciamo volentieri le chiese, le cappelle e le cattedrali ai cat­tolici: per pervertire la società ci basta conquistare le famiglie. Se vì riusciamo la vittoria della Chiesa è finita! »

Oh, quanto sarà sempre Gesù: « I figli del secolo sori della luce! »

Il gran male della nostra società è quello di aver perduto il senso del divino. Che rimedio portare a questo male?

Tornare a Nazareth!

Da Nazareth, fondando la santa Famiglia, il Ver­bo ha cominciato la Redenzione del mondo. Le so­cietà, per essere riscattate, dovranno ritornarvi.

Vi sono stati presentati quadri orrendi della de­vastazione delle chiese nei paesi invasi durante la guerra: le vostre anime di cattolici ne sono state angosciate.

Ebbene, la rovina della famiglia cristiana è un male più grande ancora... La famiglia è il tempio dei templi. Non sono le splendide chiese, le chiese di pie­tra, che salveranno il mondo: sono le famiglie cri­stiane: è Nazareth.

E si comprende, la famiglia è la sorgente della vita, la prima scuola del fanciullo. Se la sorgente del­la vita nazionale è avvelenata, la Nazione perirà. Noi vogliamo appunto inoculare nelle famiglie la fede e l'amore del Sacro Cuore. Se Gesù Cristo è inocu­lato nelle radici, tutto l'albero sarà Gesù Cristo.

Ora, 1'Intronizzazione è nostro Signore che viene a reclamare il suo posto nella famiglia come 20 se­coli fa, la sera delle sue corse apostoliche, chiedeva l'ospitalità a Betania: posto d’onore, perchè Egli è Re, e, lo ripetiamo, deve regnare su ciascuna famiglia per regnar presto nella società... posto in­timo e familiare, poich'Egli è l'Amico e vuol regnare mediante il suo CUORE, col suo AMORE. L'Intronizzazione è dunque appunto 1'Emmanue­le, il Gesù del Vangelo, abitante ancora in mezzo a noi...

Ahimè! non si conosce Gesù Cristo: perciò non Lo si ama! Si ha paura di Lui, ci si. mantiene a di­stanza da Lui..., gli si dice: resta nel Tabernacolo, mentre noi vivremo laggiù, più lontano, la nostra vita familiare!... Soprattutto (come un tempo gl'Israeliti) E non si vede se non il Jehovah del Sinai in Gesù Salvatore, tanto dolce, tanto buono, tanto fa­miliare, nell'Emmanuele, il Dio con noi, che fa sua delizia abitare tra i figli degli uomini e che, nei giorni della sua vita mortale, non temeva di essere ospite dei pubblicani e dei peccatori e d'assistere anche a un convito di nozze per mostrarci il de­siderio di vivere la nostra vita di famiglia, con tutte le sue gioie, con tutte le sue pene...

Si obbietta la propria indegnità!... Era degno Zaccheo, il peccatore che la sola curiosità spingeva incontro al Salvatore? No, senza dubbio, ma egli credette alla sua condiscendenza... egli lo ricevette in casa sua.

Si obbietta il rispetto... Egli chiede, mendica l'amore... ci tende le braccia, e noi ci teniamo a di­stanza... per rispetto.

E Gesù portò la salvezza, la pace, la conversio­ne: « Questa casa ha oggi ricevuto la salvezza »

Si mettono fra Dio e noi abissi.., e montagne, per rispetto!

Molti cristiani sono..., se così posso espriniermi, ebrei per timore: - Non ci parli Gesù, se no mo­riremo!

Io dico, invece: non mi parlino gli uomini, pur­chè io ascolti Gesù, quel Gesù che io predico, il mio Gesù d'amore!

Si, io temo più un giansenista che cento prote­stanti e perfino un miscredente!...

Mi ricordo che un signore cattolico, veramente cattolicissimo, mi diceva a proposito dell'Intronizza­zione: « No, Padre mio, non posso far questo... met­tere l'immagine del Sacro Cuore nel rnio salotto... che mancanza di rispetto! » Giansenismo, tremendo gian­senismo! Ahimè, per quanti altri converrebbe sma­scherare questo preteso rispetto, aggiungendovi una semplice parola: rispetto umano - deplorevole ri­spetto umano!

Come se Colui che fu invitato a presiedere la festa delle nozze di Cana, non si trovasse al suo posto in un salotto. Non è egli forse il Re dei re?

Ah, l'Amore non è amato... non è amato... non è amato! Non si predica abbastanza l'amore di Gesù Cristo... Tuttavia quest'amore è un'anima... una fiamma, una vita; e non è affatto un sentimentalismo morboso.

Se si meditasse profondamente il Vangelo, se si leggesse di più il Vangelo, come ci convinceremmo presto del desiderio che ha il Maestro di essere fa­miliare con noi!

Avevano forse paura di Lui i bimbi della Giudea, che si gettavano nelle sue braccia e che bisognava costringere ad allontanarsi, e che Egli richiamava, per abbracciarli e carezzarli ancora?

Sì, lo ripeto: abbiarno paura di Gesù perchè non lo conosciamo, non lo abbiamo avvicinato, non lo abbiamo visto.

Meditate questa scena, che chiamerei, se non scena testuale del Vangelo, almeno scena evangelica: l'accoglienza di Gesù a Betania. Per poco che ci si rifletta col proprio cuore, le cose devono essere an­date così: la prima volta che Gesù venne a chiedere ospitalità a Betania, fu ricevuto da Lazzaro e Marta solamente; Maddalena aveva lasciato la casa; fu rice­vuto, dico con un certo riserbo, un misto di timidez­za, di riguardo e di curiosità. Gesù, quell'Uomo fa­moso, operatore di miracoli, di cui tutti parlavano... Chi poteva essere? Un. Rabbi?... Si sentirono ono­rati... ma si mantennero a distanza, e senza dubbio si accontentarono di ascoltarlo e di servirlo... Non di meno, qualcosa di attraente dovette emanare dalla persona del Salvatore, perchè, quando partì, Laz­zaro e Marta osarono dirgli timidamente: «Maestro, ritorna!» .

E Gesù tornò... Questa seconda svegliava nei cuori.

Erano preparati a riceverlo... desideravano il suo arrivo... aspettavano anche sulla soglia, e quando Egli giunse, osarono avvicinarsi di più: la conversa­zione si fece più intima, più familiare, più gioconda... Il Maestro era tanto buono, tanto semplice...

Quando partì questa volta, i cuori erano con­quistati, e il fratello e la sorella lo supplicarono con insistenza: « Oh, Maestro, ritorna, accetta come tuo asilo la casa nostra». E Gesù promise: Egli sarebbe stato il loro amico...

Ah! la terza visita di Gesù a Betania, come fu differente dalle altre... Meditatela bene, è quella dell'Intronizzazione. Le anime erano nella letizia, si era­no messe in festa: c'erano fiori da per tutto. Lazzaro e Marta contavano le ore. Oh quanto tardava il Mae­stro!... Ad un certo momento, non ebbero più la forza di attenderlo, e gli andarono incontro... e dopo averlo introdotto e fatto sedere al posto d'onore, si avvici­narono a Lui, più vicino, più vicino... Non più la distanza quel giorno, ma l'amore, la confidenza.

La conversazione diventò intima, i cuori si ver­sarono gli uni negli altri... e in tal modo che a un certo punto Lazzaro, vedendo il Maestro tanto dolce, tanto buono, tanto compassionevole e potente, si but­tò in ginocchio e giungendo le mani sulle ginocchia di Gesù, con voce singhiozzante, gli confidò il segre­to doloroso della famiglia sua: «Maestro, siamo due, qui, ora... ma eravamo tre... Maria nostra sorella, quella che oggi chiamano la Maddalena, non è più con noi. E' la vergogna della nostra casa... Oh, Mae­stro, fa' che ritorni!... E Gesù confuse le sue lacrime con quelle di Lazzaro, e quando lasciò i suoi amici, quella sera, lasciò cadere nelle anime loro la parola della speranza: «Ve lo prometto: Maria tornerà ».

Il resto si sa... La peccatrice, ai piedi di Gesù, in casa di Simone e la sua ammirabile conversione. La quarta volta che Gesù venne a Betania, in casa erano nuovamente in tre, come una volta. Era là Maria Maddalena, la grande risuscitata dal Mae­stro... Ed oramai il Vangelo ce la mostrerà sempre ai piedi del suo Salvatore... Gesù sapeva bene, Egli che sa tutto, la pena dì quella famiglia; tuttavia, aspettò per portarvi rimedìo, che quella pena gli fosse confidata. Aspettò, per fare il suo gran mira­colo, d'essere ricevuto da amico in quella casa e di trovarvi l'amore confidente.

Non è ammissibile questa scena piena di bellezza e di semplicità? Ecco un'Intronizzazione! Tutti i giorni miracoli strepitosi, inattesi., vengono a rispon­dere alla confidenza delle famiglie che hanno saputo dire: « mane nobiscum! » Sì, rimani, con noi, rimani! Chiudi la porta: vogliamo trattenerti qui!

La grande opera attuale è dunque la ricostruzio­ne di Nazareth, la santa famiglia di Betania, la casa degli amici di Gesù.

Quante famiglie hanno delle Maddalene e dei Lazzari, dei prodighi e dei morti... Che Gesù entri, come un amico, come un parente, e opererà mera­viglie; si vedranno risurrezioni spirituali stupende come quella di Lazzaro, i ritorni commoventi come quello della Maddalena.

Ma ahimè, quante volte Gesù è lasciato fuori dalla porta come un mendico! Se è ricevuto da qual­cuno, spesso è ricevuto con fastidio e diffidenza, come uno straniero. Non è l'amico intimo della famiglia, è, se mai, l'ospite d'un giorno e nulla più.

Non riceve che briciole di tenerezza, d'amicizia Egli che ci ha amato, che ci ama con amore folle. Perchè allontanarlo dalle nostre case, dal luogo ove possiamo dargli le migliori prove d'amore? Si ha tanto bisogno di Lui nel santuario della famiglia! Si, tutto il nostro essere ha bisogno di Dio!... Non c'è un minuto della nostra giornata, della vita nostra, in cui possiamo fare a meno di Lui. Voi non trascorrete la vostra vita nelle chiese, non patite nel­le chiese le vostre sofferenze: se abbiamo bisogno di lodare Dio in un tempio, abbiamo bisogno di pregare Dio nelle nostre case. I pagani avevano nelle loro case le statue delle proprie divinità familiari. I primi cristiani portavano con sè, e conservavano nelle loro dimore, le sacre Specie.

Ora, quel che le specie Eucaristiche erano fra i cristiani dei primi secoli, il sacro Cuore, intronizzato nella famiglia, sarà pei cristiani di oggi. Non che si voglia paragonare l'immagine del Sacro Cuore a una particola consacrata, ma l'Intronizzazione, ben com­presa, porterà con sè grazie speciali, della presenza di Dio e della vita cristiana con Gesù, attraverso Gesù, sotto lo sguardo di Gesù.

Non stabiliremo mai una relazione abbastanza intima fra il culto del Cuore di Gesù e quello del­l'Eucaristia, fra i due tabernacoli, il tabernacolo eu­caristico e il tabernacolo familiare. Tutti i nostri sforzi tendono a formare, con 1'Intronizzazione vis­suta., famiglie veramente eucaristiche.

Allora è veramente Lui, il Maestro. E quando Gesù è così, il Re d'un focolare, quando vi si trova a CASA sua, allora Egli ci mostra quel che sappia fare!

In questo risveglio meraviglioso di cui son testimone tutti i giorni, se c'è qualcosa che mi rende per­plesso, quando sono sul pulpito, è la scelta tra i fatti tanto numerosi, per citarne qualcuno.

I fatti: ecco tutta la mia eloquenza! Ho visto le montagne muoversi, empi avversi e fanatici, atter­rati come Saul sulla via di Daniasco.

A questo proposito dicevo al S. Padre: «Padre Santo, ho perduto la fede, giacchè per credere, non bisogna vedere ed io vedo tutti i giorni ».

Qualche volta è una madre, una sposa, una fi­glia, persino una domestica che riesce ad introniz­zare il Sacro Cuore e che, dedicandosi, al di fuori, all'Apostolato, attira la misericordia dell'anima tra­viata...

Così un noto massone venne a portarmi la per­gamena del suo diploma di aggregazione all'Opera e, sul suo esempio, molti si convertirono.

Un altro esernpìo commovente e recentissimo di un altro settario, giovane padre dì famiglia.

Sua moglie prega, piange, e fa pregare le due fìglioline. Un giorno mi ascolta predicare, si persua­de che la salvezza è nell'intronizzazione... ma non sa come fare.

A un tratto le viene un'idea: il marito e le pic­cine si dispongono a solennizzare la sua festa. Dopo aver preparato il terreno con la preghiera e il sacri­ficio, ella va dal marito, e lo supplica di darle per regalo, quell'anno, il permesso d'intronizzare il sacro Cuore nel salotto. Egli, già per una specie di mira­colo, non osa rifiutare alla sua sposa questo dono, riservandosi tuttavia di non partecipare alla festa.

La cerimonia avviene, commovente e pia! Le bimbe pregano per la conversione del loro babbo. Quando tutto è terminato, questi, curioso, entra nel salotto e getta gli occhi sul quadro... ma li riabbassa immediatamente, non potendo sostenere lo sguardo del sacro Cuore. Vergognoso della sua viltà, ritenta; la stessa impressione affascinante. Esce dalla sala ma, attirato da una forza misteriosa, vi ritorna... Quello sguardo lo perseguita, lo turba, lo esaspera. Chiama sua moglie: « Chi hai fatto entrare in casa mia? Qui c'è qualcuno: ti dico c'è qualcuno ».

La madre chiama allora le due picine e tre­mante d'emozione, fa loro ridire dinanzi al padre la preghiera che avevano recitata qualche istante pri­ma per la sua conversione.

Questa volta il settario è vinto, e cade in ginoc­chio...

Questi fatti son presi fra mille. Sono meravi­gliosi senza dubbio; tuttavia essi non sono che il compimento delle promesse del sacro Cuore in fa­vore delle famiglie in cui la sua immagine sarà esposta e onorata:

« Toccherà i cuori più induriti; « Metterò la pace nelle famiglie; « Benedirò tutte le loro imprese; « lo darò loro tutte le grazie necessarie al loro stato ».

Ricevete dunque Gesù come Re e Amico nei vostri focolari domestici. Egli è il RE: l'ha detto da­vanti a Pilato, e vuole che le famiglie, come le Na­zioni, riconoscano e proclamino questa regalità. Ve lo chiede, perchè è suo diritto; ve lo chiede come consolazione pel suo Cuore.

Il Maestro amantissimo, sempre coronato di spi­ne, insanguinato, vi supplica di aprirgli le vostre case, come un rifugio d'amore, nella tempesta di odio scatenata contro di Lui. Cacciato dai Parlamenti, dai Tribunali, dalle scuole e talora dalle stesse chiese, errante per le vie, in mezzo agli abbandoni e agli oltraggi, ecco che batte alla porta delle nostre case

« Aprite, sono io Gesù, il Re d'Amore! » « Povero Gesù! - diceva un Santo - « Abbiate compassione di Lui. La folla lo perseguita sul suo cammino, ripetendogli il grido: Non vogliamo che costui regni sopra di noi! »

Apritegli la vostra porta e ditegli: « Entra, Si­gnore. Noi vogliamo che Tu regni qui!»

Egli ve lo chiede per farvi del bene. Soffrite?... E' quasi una pazzia far questa do­manda: per molti di voi, essa acuisce una ferita in­tima. E chi lenirà questa ferita? Credete ancora alle consolazioni degli uomini? Nessuno potrà mai con­solare quella madre in lutto, quella giovinetta, quel giovine sposo che hanno perduto l'oggetto della loro tenerezza. Si sono create, per lenire ferite e mali corporali, tante opere di misericordia: non dovrà esserci una « Croce Rossa » per le anime straziate?

Eccola: la regalità del Maestro nelle famiglie. Egli batte alla porta: « Ci sono cuori desolati? Apritemi: io mi chiamo Gesù». Fate entrare questo Cireneo di misericordia. Aprite al grande Amico... egli vi consolerà, come ha consolato la famiglia di Betania. Quando Gli si apre la porta, non è mai troppo tardi.

Com'è vano e doloroso lottare e soffrire senza quest'Amico! La pena è tanto grande e il coraggio tanto debole, quando si piange lontano da Lui. Se egli fosse stato presente, in questa o quella circo­stanza le vostre lacrime sarebbero state meno amare. Ma non vogliamo credere di essere chiamati ad una tale intimità. Guardiamo da lontano, e ci accade, come agli Apostoli sul lago, di scambiarlo per un fan­tasma, mentre Giovanni, suo intimo, lo riconobbe subito: « E' il Signore! »

Dobbiamo veder Gesù da vìcino, tale qual'è così ci si conosce in famiglia, con l'avvicinamento delle anime e dei cuori; e poichè ci si conosce, ci si ama. Egli vuol consolarvi, sì, ma anche e soprattutto procurare la vostra eterna salute. Avete bisogno di questa salute dell'anima, anche se foste santi. Quan­do l'avrete accolto come Re, Egli vi colmerà di grazie.

Ricevere Gesù come RE ed AMICO, mettere l'Im­magine del suo Cuore a casa nostra, al posto d'onore, come pegno sensibile della nostra accoglienza, è l'atto immediato, è il primo passo nella via del vostro amore familiare verso il Maestro diletto.

La spontaneità dei cuori fa trovare per questo atto, manifestazioni di tenerezza e di delicatezza commoventi.

Ordinariamente è la riunione dei genitori, dei figli, degli intimi attorno all'Immagine ornata di fiori e di lumi. Un sacerdote è presente per benedirla e dir qualche parola di occasione.

Poi, come un'anima sola, tutta la famiglia in pie­di, recita il Credo; vengono in seguito le preghiere del Cerimoniale, col ricordo degli assenti e dei defunti evocati accanto al Maestro, e le parole pro­fonde dell'atto di consacrazione.

Dico consacrazione: c'è di piú, 1'acclamazione solenne alla divina regalità di Gesù; c'è un osanna d'amore e di riparazione « Ave Rex! ».

E' il Re dei re, il Maestro che viene, ricevetelo meglio che potete.

Che non possa fare a voi il rimprovero che fece a Simone. Simone l'aveva invitato, rna per curiosità; non Gli aveva reso gli onori d'uso. Così quando il Fariseo si meraviglia di vedere la Maddalena ai piedi di Gesù, egli sentì questa risposta: « Sono entrato nella casa tua, e tu non hai versato l'acqua sui miei piedi... Tu non mi hai dato il bacio... Tu non hai unto la mia testa... ecc. ». Rammentate questo rimprovero.

Voi ricevereste dei Sovrani terreni con sommo onore... Il Maestro verrà a voi e lo riceverete nel­l'anticamera? Non è Egli il Re della famiglia? Dun­que, a Lui il primo posto.

Talora si vuol far credere che vi siano inconve­nienti nel rendere a Gesù quest'omaggio sociale. Voi che siete veramente cristiani, non abbiate rispetti umani. Che Egli presieda nel salotto delle vostre famiglie cristiane. Riparate così gli oltraggi fatti alla sua regalità!

Nostro Signore diceva a Santa Margherita Ma­ria che « desidera entrare con pompa e magnificenza nella casa dei principi e dei re, per esservi onorato tanto quanto vi fu oltraggiato e umiliato nella sua passione ». Egli vuol regnare anche presso gli umili e i poveri: viene a voi, spogliato della sua mae­stà, senz'altro splendore che quello delle sue piaghe, senz'altra ricchezza che quella del suo Cuore che vi ha tanto amato. E' il Nazzareno, il figlio del popolo, nato in una stalla: è stato un povero operaio, ha conosciuto le angustie del domani, e le sofferenze della povertà per amore degli umili. Così Egli vuole che i poveri, i lavoratori, quelli che soffrono accetti­no la regalità tanto amabile del suo divin Cuore.

Vuole che questo popolo sia suo, conquistato dalla povertà di Betlemine e dal Calvario. Vuole che la moltitudine che piange, che soffre perchè ha fame di verità e sete di giustizia, adori, creda, speri ed ami. Vuole essere intronízzato nelle famiglie dei poveri. Egli è Gesù, il povero di Nazareth.

Un'umile capanna può consolare il Suo Cuore se v'è un trono, un trono d'amore e di semplice con­fidenza. La vostra casa è piccola, la vostra tavola è frugale, i vostri mobili modesti. Se invitate il Mae­stro perchè venga a riposare, a nutrirsi, a consolarsi; Egli farà della vostra casetta il suo palazzo, il palaz­zo del Re, e voi vivrete in essa col tesoro del paradiso, col Re stesso. Voi vivrete d'amore!

Nostro Signore esige dunque, in principio, nel nome della famiglia, l’omaggio sociale di cui ho par­lato.

E' una bella cerimonia, certo. Ma non si tratta soltanto di una cerimonia, sia pure bella e solenne. Ed io arrivo a quel che c'è di più bello, di più forte, nella crociata che predico: Quest'omaggio de­ve iniziare una vita di fede e d'amore nelle famiglie. Bisogna che la consacrazione sia vissuta e costi­tuisca uno stato in cui il Vangelo diventi la regola e l'anima del focolare domestico.

Occorre la « convivenza » cioè la vita comune con questo Gesù che è stato accolto e festeggiato; bisogna invitarlo a benedire l'aurora e il crepuscolo, la pace e la tribolazione, i sorrisi e le lacrime: « Si­gnore, rimani qui come a casa tua, sii il nostro Re, il nostro Amico, il nostro Confidente, il nostro Con­sigliere, Tu presiedi tutto; niente si farà senza di te; le nostre pene e le nostre gioie, le nostre angosce, i nostri lutti: noi divideremo tutto con te ».

Ecco l'idea: un GESÙ VIVENTE nel focolare, un Dio Emmanuele nel santuario della famiglia consa­crata.

A Bologna, mentre stavo per scendere dal pul­pito, il Cardinale mi disse: « Padre mio, resti anco­ra. Ella ci ha predicato una grande verità, ed io sono qui per dare una conferma alle sue parole.

« Nelle grandi feste la mia cattedrale e le chiese sono sempre rigurgitanti, ma tuttavia non vedo che il mio popolo sia diventato più cristiano. Perchè? Perchè si prega un momento, e tornati a casa pro­pria, si vive una vita semplicemente naturale e pagana».

Il focolare domestico non è, come ho detto, un tabernacolo. Non vi si trova affatto Gesù: ecco quel che bisogna trasformare...

Vi mostrerò con gli esempi che cos'è la consa­crazione vissuta.

In piena guerra una famiglia consacrata riceve un telegramma annunziante che il figlio maggiore è caduto sul campo di battaglia. La madre prende il telegramma e lo depone dinanzi all'immagine del Re della casa. Chiama i suoi figli, i servitori, la famiglia tutta, accende i candelabri, porta dei fiori, e domi­nandosi, da vera eroina, intona un cantico: « Gesù, nostra speranza... ». Poi si recita il Credo e quando la preghiera è terminata, la Madre dice ai figliuoli : « Il vostro fratello maggiore è partito per L'eternità: Egli è fra le braccia del Re della famiglia! » Allora le lacrime sgorgano davanti al sacro Cuore.

Ecco un omaggio incomparabile reso al Re d'A­more, ecco il senso dell'Intronizzazione.

In un'altra famiglia i fanciulli tornano dalla scuola con le braccia cariche di premi e di medaglie. Corrono dai genitori per essere abbracciati: « No, dice il padre, andate prima a deporre le vostre me­daglie e i vostri premi ai piedi di Gesù: dopo sol­tanto vi abbraccerò! ».

Al principio della mia vita apostolica, avevo avu­to la gioia di intronizzare il sacro Cuore nella fa­miglia appena formata da due giovani sposi della classe operaia.

Il giorno stesso del loro matrimonio hanno voluto fare entrare il Re Gesù in casa. «Sarà,  dicevano, l'Amico intimo di ogni istante ». Qualche anno dopo fui invitato a visitarli. La giovane sposa era gravemente ammalata e il marito poco meno di lei. La povera camera che abitavano lasciava indo­vinare una grande miseria; ma quello che colpiva subito il visitatore era una bella immagine del Cuore di Gesù, messa bene in vista, al posto d'onore.

Dopo qualche parola di conforto e di consola­zione: « Siete molto infelici, poveri figli miei! » dissi loro.

« Infelici? - rispose con l'accento della più viva fede la giovane sposa, i cui occhi luccicavano per il fuoco della febbre - no, Padre mio, non siamo af­fatto infelici. Abbiamo sofferto, è vero, ma abbiamo sofferto con Lui, intronizzato in casa nostra. Egli ci aveva detto che ci avrebbe saputo addolcire tutte le nostre sofferenze... Egli lo ha fatto, Padre mio!...» Come quegli umili avevano ben compreso il senso e la portata dell'Intronizzazione!...

Non s'erano accontentati di ricevere il nostro Signore a casa loro, nè di offrirgli una volta tanto qualche omaggio, neanche di rivolgergli ogni giorno una fervente preghiera. Essi veramente avevano fat­to di Lui il loro Ospite, il loro Amico, il Confidente loro.

E Gesù s'era fatto il loro Cireneo, il Fratello compassionevole e dolce.

Mi ricordo anche di una contadinella che mi scriveva come intendeva il grande atto dell'Introniz­zazione.

Poi mi diceva: « Io son la piccola massaia di Gesù. Lavoro per Lui, Gli offro i miei fiori., tutto quel che faccio è per Lui ».

Ammiravo questa semplice bambina che aveva colta tutta la sublime bellezza dell'amore divino e trovai la sua lettera tanto graziosa che la feci, leggere al S. Padre.

Il lettore ricorderai forse una commovente sto­ria che ho raccontato molte volte nella mia predica­zione. Eccola. Ricevo un giorno una lettera scritta a matita e piena di errori di ortografia. « Sono una povera donna di servizio, Padre, e vi ho sentito quan­do avete predicato l'Intronizzazione nel nostro pae­se: quindici giorni dopo la vostra partenza mi sono sposata. Vi scrivo il giorno stesso del mio matrimo­nio. Terminato il pranzo di nozze, mio marito ed io abbiamo fatto l'Intronizzazione del Re che abbiamo invitato, come gli sposi di Cana, al nostro matrimo­nio, per affidargli la nostra vita. Oh sì, ho ben com­preso, Padre, quel che voi ci avete detto! Bisogna invitarlo e farlo restare, Lui, il Re, non per un'ora, per un giorno, ma per tutta la vita: non soltanto l'immagine ma la realtà, Gesù vivente, che deve diventare il Centro della vita familiare. Sì, così sarà in casa nostra. Gesù prenderà parte alle nostre gioie ed alle nostre pene, a tutto, assolutamente a tutto. Benediteci e confermate da lontano la nostra consa­crazione.

Una servetta semplice, ignorante, ha compreso meravigliosamente una pagina di Vangelo. Quel cosa ammirabile! Fui così edificato e commosso che man­dai la lettera, così come l'avevo ricevuta, a S. S. Be­nedetto XV, E son sicuro che il grande Pontefice, il quale mi aveva benedetto ed incoraggiato in quella Crociata, deve aver sorriso e forse pianto di com­mozione leggendo il bel commento che un'umile ser­va faceva alla sua lettera pontificia.

Un ultimo commovente episodio.

Il capo d'una delle prime famiglie di X... aveva deciso la solenne Intronizzazíone per un venerdì. Il mercoledì mattina è colpito da un malore improv­viso, e la sera non è più, Ma prima di morire, egli aveva fatto promettere a sua moglie di non ritardare l'Intronizzazione, ma di farla dinanzi alla sua spoglia mortale: « Il Sacro Cuore, aveva detto, terrà oramai il mio posto nella casa ».

La pia e forte vedova, dopo aver partecipato alle persone riunite pel funerale l'ultima volontà di suo marito, dice con voce commossa: «Prima che egli lasci la sua casa noi vogliamo intronizzare il Cuore di Gesù: Egli sarà il capo di questa famiglia in lutto: voi, nostri amici, voi, figliuoli miei, recitate con me il Credo e le preghiere della Consacrazione».

Ora, soggiunge quindi ai necrofori, potete portarlo via: egli resta fra noi nel Cuore di Gesù, nostro Re e nostro Amico ».

Oh qual differenza enorme tra questa sofferenza calma e dolce e quella dei cuori in cui la morte scava un abisso di cupa disperazione! Nessuno può colmare quel vuoto, nessuno, se non Gesù che ha voluto ri­servarci questo diritto e lo conserva gelosamente. Ascoltate ancora questo fatto, a conferma della mia affermazione.

Era una notte spaventosa e sinistra come il pri­mo annunzio del Giudizio finale. Un orrendo terre­moto aveva distrutto in parte una fiorente città. La terra tremava ancora, il cielo era rosso, quasi a rive­lare la collera di Dio, enormi fiammne d'incendi in­cenerivano le rovine di interi quartieri..

In quell'ora tragica giungo presso una casa in rovina. La famiglia è in ginocchio lì, nella strada. « Padre, mi dice la madre riconoscendomi alla luce delle fiamme. Padre, ecco quel che resta della nostra casa; niente... Ma io sono in tanta pace, ed ho tanto coraggio che oserei cantare il Magnificat anche ora... Ella lo ha detto nel giorno dell'Intronizzazione: Tut­to passa, tutto passa un giorno, eccetto Betania e Gesù di Betania. Oh sì, Egli è con noi ed in Lui resta la nostra pace che niente, nè alcuno potrà ra­pirci: Viva il nostro Re! »

Ecco come Gesù vuol essere nelle famiglie, il RE Amico, il CENTRO VIVO.

Se avete riconosciuta la regalità divina del Mae­stro, ciò vi condurrà logicamente a compiere tutto quanto il suo Cuore ha richiesto, annettendovi pro­messe di misericordia infinita.

Voi sarete fedeli alle celebrazioni del primo venerdì del mese e alla Comunione frequente e ri­paratrice.

La festa del suo sacro Cuore, soprattutto, sarà per voi una grande festa; la celebrerete solenne­mente il giorno stesso in cui cade - Gli dareste voi la pena di credere che ha desiderato qualche cosa d'impossibile?, Voi la celebrerete non soltanto in chiesa, ma nel santuario del focolare domestico, con la rinnovazione della consacrazione e con qualche intima ricreazione di famiglia. Questa festa porta con sè una grazia tutta particolare, perchè è nostro Signore stesso che l'ha chiesta.

Oh, fate di questa festa, la bella festa solenne della famiglia! Sia essa la Pasqua d'amore degli ami­ci del Cuore di Gesù. Procurate anche di fare in comune, dinanzí all'immagine del sacro Cuore, almeno la preghiera d'ogni sera, e, per quanto è pos­sibile, l'Ora santa, questa pia pratìca così bella che Iddio ba benedetto con grandi frutti di conversio­ne.

 

CAPITOLO SECONDO

ULTIMI RITOCCHI AL QUADRO DI BETANIA

IL CUORE Dl GESU’ RE E CENTRO DEI CUORI

(…) Cerchiamo di ren­derla a nostra volta, (la nostra cara Crociata)  con tutti i mezzi, lo strumento docile dei disegni misericordiosi del Re d'Amore. Perchè essa sia feconda vi dirò particolari interes­santi e pratici. Se il sacro Cuore ha voluto mostrare la sua potenza e la sua misericordia per consoli­dare ed estendere l'opera, specialmente agl'inizi, nel primo periodo, ora che essa è sviluppata, dovunque bisognerà ottenere gli stessi miracoli, e anche più grandi e più meravigliosi, se sarà necessario, mercè una incrollabile fedeltà.

Infatti il primo torrente delle Sue grazie fu il dono gratuito con cui volle spingerci a rivelarci al pubblico dei fedeli, mostrando Egli stesso l'opportu­nità dell'Opera: ora, nel secondo periodo, Egli vuole che noi gli strappiamo i miracoli, affmchè l'Opera sia fatta nello spirito del suo adorabile Cuore.

E il miracolo più bello deve essere l'Opera stes­sa, Opera di fede e d'amore. Opera veramente apo­stolica, feconda, straordinariamente feconda pel nostro spirito di fede e d'ímmolazíone totale. Ancora così l'Intronizzazíone opererà meraviglie, poiché è fuori dubbio che il Re ha deposto in essa il germe della vita vera, tutto il suo Cuore!

I cari amici ed apostoli che leggono, custodi­scano con cura i consigli che diamo: essi son frutto dell'esperienza acquistata nell'organizzazione e nel­la predicazione dell'Opera.

Uno dei grandi segreti per l'esito soprannatu­rale dell'Intronizzazione sta nell'accurata prepara­zione.

Cari apostoli, siate i precursori, preparate le vie al Re, abbattete gli ostacoli. Voglio dire, cioè, pre­parate la famiglia a ricevere il Cuore di Gesù, istrui­tela sul significato ed il valore della cerimonia. Mo­strate con semplicità e in modo chiaro e attraente, che non si tratta d'aggiungere un'immagine alle al­tre, che non si tratta soltanto d'una bella cerimonia, che Gesù non arriva come un ospite di passaggio, ma come il Re che vuol restare, per diventar l'Amico della famiglia.

Se un Sovrano dovesse fare una visita sarebbe certamente preceduto dal maestro di cerimonia che istruirebbe la famiglia onorata da tal visita circa il cerimoniale d'uso, per non esporre il Re, ad un ri­cevimento sconveniente alla sua dignità.

Diciamo questo non perchè Gesù voglia le for­mule e le cerimonie, ma perchè se una famiglia vuol ritrarre tutti i frutti derivanti dall'Intronizza­zione è necessario che la faccia coscientemente, sen­za guastare la semplicità del cerimoniale.

In modo tale, cioè, che i genitori e figliuoli co­noscano i diritti del Re divino e i doveri dei suoi sudditi che giustamente diventeranno i suoi amici intimi.

Preparate l'Intronizzazione anche nelle famiglie già buone e pie. Poichè, come un'anima in grazia che frequenta i Sacramenti, non si contenta di que­sto stato abituale per accostarsi alla sacra Mensa ma prega e medita prima di fare la santa Comunione, così, nel senso figurato, Betania deve ornare il ve­stibolo, erigere il trono e preparare il convito prima che giunga il Maestro diletto.

Certo è molto bello vedere una splendida nic­chia al posto d'onore, fiori, candele, molti e pii invi­tati... Tutto ciò è buono, è necessario, è giusto: ma non si dimentichino i fiori dell'anima, la lampada d'un cuore ardente ed il trono per eccellenza; la fede e l'amore dei genitori e dei figli, la loro volontà irremovibile d'essere fedeli per sempre all'Amico di­vino.

I poveri, i semplici, hanno chiaroveggenza particolare nelle cose divine: essi comprendono per intuizione e giungono talvolta sino alle profon­dità d'un mistero che sfugge ai sapienti di questo mondo.

Una domenica, nel gran porto di Rotterdam, constatai questa intuizione soprannaturale in un operaio nella cui casa il parroco faceva l'Intronizzazione. Era bello vedere duella casa scrupolosa­mente nitida, tutta ornata di fiori, e la famiglia nu­merosa in ginocchio intorno all'altare, in atto di devoto raccoglimento. Mentre si dicevano le pre­ghiere sentivo singhiozzare l'operaio, un uomo ro­busto d'una trentina d'anni.

Terminata la cerimonia, pregai il Parroco di domandare all'operaio la ragione della sua com­mozione. « Ahi, disse quegli, come potrei non pian­gere vedendo il mio Dio ed il mio Re che viene nella mia povera casetta e non di passaggio, per un'o­ra ma, come ella ha detto, per restare con noi, per vivere la nostra vita di lavoro e di sofferenze, per essere sempre il nostro buon Amico? Come non singhiozzare? »

Non è davvero commovente e meraviglioso? Ma non dimenticate che in quella casa come in moltissime altre del gran porto olandese, un grup­po d'apostoli zelanti era andato per oltre una set­timana a preparare la visita trionfale di Gesù Re. Ecco il solo metodo efficace, senza di cui vi esponete, cari apostoli, a fare dell'Opera una sem­plice cerimonia, un fuoco di paglia. Anche la mode­sta cerimonia di benedire ed inaugurare un'imma­gine è una bella cosa, ma poca cosa.

Perchè l'immagine del sacro Cuore sia vera­mente onorata, secondo i suoi desideri, bisogna che la famiglia comprenda quel che essa rappresenta ed il vero significato dell'Intronizzazione.

Spiegate chiarainente, con amore, che cosa vo­glia dire il titolo di Re e di Amico, attribuiti a Ge­sù; spiegate il titolo di Betania che deve diventare in seguito il titolo di nobiltà divina della famiglia prediletta dal Cuore di Gesù. Ecco il solo grande mezzo di rendere l'Intro­nizzazione un'opera vivente e duratura.

La cerimonia finisce, i fiori appassiscono, gli ornamenti di quel giorno saranno ripresi soltanto nella celebrazione di date solennità, intanto Ge­sù è più conosciuto, meglio servito in chiesa ed in casa, perchè vivente ed amato dalla famiglia. All'opera, dunque, cari apostoli, siate precur­sori zelanti, devoti, entusiasti, senza riserve... Pre­parate le intronizzazioni perchè esse siano non sol­tanto una cerimonia bella e commovente, ma una festa permanente celebrata da una vita tutta d'a­more trascorsa a Betania.

Un'altra osservazione importante. Non dobbia­mo preoccuparci del numero di intronizzazioni ma dell'intensità di vita divina che vogliamo suscitare con esse nei ricchi e nei poveri. Anzi, vi raccoman­do di non moltiplicar troppo quelle intronizzazioni affrettate che sono un fuoco di paglia e non lascia­no la traccia profonda, seria del fuoco del Taber­nacolo. Val meglio una sola famiglia penetrata dal vero spirito del Cuore di Gesù, convinta dell'ono­re e della felicità che dà l'amicizia di Gesù, anzi che cento le quali han cantato la Regalità divina con più entusiasmo, ma con meno convinzione, con meno amore.

Per mantenere e intensificare questa vita di­vina nelle famiglie, la cui conquista è dovuta al vostro zelo, visitatele ogni tanto, non le dimentica­te, non le abbandonate. Inventate dei pretesti che vi diano l'occasione di ricordare dieci, venti volte, cinquanta volte, i doveri degli amici verso il Re, con delicatezza e prudenza, ma sempre con una fiamma sulle labbra.

Non si può ottenere tutto in un tratto, in una sola visita: abbiate la stessa pazienza che Gesù ebbe con voi, suoi apostoli. Non vi meravigliate se non si comprende tutto la prima volta e, più anco­ra, se non si realizza l'ideale dell'opera secondo i vostri desideri. Esaminate l'anìma vostra e vedete corne è stata lenta l'opera della grazia in voi, no­nostante la vostra buona volontà: è ben logico che essa sia più lenta in quelli che hanno ricevuto la metà, la quarta parte dei tesori che sono stati af­fidati a voi. Abbiate pazienze e costanza, dunque: ritornate ad accendere il fuoco sacro.

Profittate dell'influenza già acquistata nelle fa­miglie, poca o molta che sia, e custoditela non per voi, ma per Gesù.

Profittate della simpatia con cui siete ricevuti per portare i cuori ad una maggiore intimità con Gesù, alla fiducia nelle ore di lotta, al desiderio della Comunione frequente.

E poichè è probabile che il vostro sguardo, già abituato, scorga ogni tanto qualche miseria, con ca­rità squisita, con un tatto che domanderete a Gesù, cercate di correggere sempre con la sapienza del Salvatore che ha dovuto aspettare mesi ed anni per far di voi i suoi amici ed i suoi apostoli, nonostante le vostre miserie. Sì, lavorate per riformare, tra­sformare, convertire poiché tale è la vostra missio­ne in questa divina crociata. Ma bisognerà che vi armiate della dolcezza e della misericordia di Co­lui che vi manda, se volete riuscire.

Forse più di tutti i miei discorsi a questo pro­posito, vi sarà utile il racconto seguente che vi pre­go di leggere e rileggere con gli occhi del cuore:

Una signora distintissima, dedicata all'aposto­lato del Cuore di Gesù, sentì raccontare un giorno, da una delle sue persone di servizio la triste sto­ria di un ferito di guerra, ritornato dal campo di battaglia ancora lontano da Dio, dalla società e dai sacerdoti, un vero miscredente. Ella chiese il suo nome, l'indirizzo e decise di prendere d'assalto quel nido di vipere, come le appariva quella casa, che però non era tale davanti a Dio.

Arriva dal soldato mentre quegli si riscalda al fuoco. La signora saluta mettendo nelle sue parole tutta la tenerezza d'una cristiana, mentre quegli tace e si morde le labbra dalla collera, volgendo al­trove lo sguardo ostile. La visitatrice insiste, lo pre­ga di esporgli i suoi bisogni, quelli della moglie e dei bambini. Senza lasciarla finire Il soldato escla­ma con ira: « Vada via, Signora, vada via al più presto... io non ho bisogno di niente e d'altronde non desidero che una sola cosam veder arrivare al più presto il giorno della vendetta per bere il san­gue dei Sacerdoti e delle Signore come lei... vada, le dico, vada! »

« Ebbene, si, vado via, ma poichè l'amo nel Si­gnore, poichè conosco la sua storia di sofferenza, ritornerò domani ».

« Non ritorni più!... » esclama il ferito. «Oh sì, mi lasci ritornare, io desidero tanto bene... a domani, caro amico! »

E così fece. L'indomani la signora è di nuovo sulla breccia e scoppia la stessa tempesta. Ma ella non si turba, non indietreggia, contando su qual­che cosa più forte di quell'odio feroce: sull'amo­re. E va via per ritornare ancora alcuni giorni do­po. Così, con una tenacia, una costanza a tutta pro­va, continua per oltre una settimana. Finalmente, alla sesta o alla settima visita, il soldato esasperato esclama: « Signora, ora chiamo mia moglie per disfarmi di lei... vorrebbe dire a lei quel che deve di­re a me? »

« Sono ben contenta, dice la signora, la faccia venire ».

Un istante dopo una donna coi capelli in disor­dine e in abito poco presentabile, s'avanza, tende la mano alla visitatrice e le dice:

«Mio marito dice che ella desidera parlarmi». Le due donne seggono insieme sullo stesso sga­bello. Dopo poche parole d'introduzione, la signo­ra parla del tema delicato, ma senza reticenze, col coraggio degli apostoli: parla di Dio, di Gesù Sal­vatore. Il marito si è avvicinato, tende l'orecchio, vuol sapere ciò che quella ostinata signora aveva da dire di così importante. Ascolta in silenzio e, senza nemmeno supporlo, egli s'interessa di quella prima lezione di catechismo. I bambini che gioca­vano, pallidi e laceri, attratti anch'essi, si avvicina­no ed ascoltano le parole nuove e strane di quella signora... che non doveva essere cattiva. A tratti, un sospiro della povera donna, un gesto di mera­viglia o di approvazione del soldato, mostrano l'in­teresse della conversazione... essi lasciano sfuggire alcune parole che rivelano la loro emozione inti­nta, specialmente quando 1a catechista parla di Be­thlem, del piccolo Gesù nato sulla paglia, di quel Gesù che va in cerca degli infelici...

Durante due ore la signora parla e ad un trat­to, guardando l'orologio, si alza dicendo: ( Oh com'è tardi! devo andar via, mio inarito mi aspetta! »

E allora, cosa sorprendente, quell'anarchico le dice: « La prego, Signora, non se ne vada, conti­nui la bella storia! »

Sbalordita da un tale mutamento di umore e di linguaggio, vedendo il soldato insistere con sin­cerità, ella siede e continua il suo meraviglioso di­scorso: « Questa volta, miei cari amici, bisogna davvero che mi lasciate andare via ».

« Sì, Signora, dice il marito, ma a patto che ritorni spesso in casa nostra... »

Voi indovinate con quale gioia commossa la si­gnora promise, abbracciò la povera donna, fece una carezza a ciascuno dei bambini e strinse cordial­mente la mano del soldato sbalordito.

Ella ritornò accompagnata da una signorina incaricata di insegnare il catechismo ai fanciulli; ella si riservava l'anima del soldato e della moglie. Più di una volta fu interrotta nelle sue istruzioni da esclamazioni di questo genere: « Com'è bello! Come abbiamo potuto ignorare queste cose così a lun­go? Nessuno ce ne ha mai parlato? Oh! come sa­remmo stati felici! »

Due mesi dopo la signora invitava il Parro­co ad accompagnarla nel suo tugurio che egli cono­sceva di fama. Il Parroco diffidava, temeva che si trattasse di un'esagerazione; finalmente cedette. Con sua grande sorpresa fu ricevuto come un pa­dre. Si stabilì allora la festa della prima Comunio­ne di tutta la famiglia, dopo avere, naturalmente, regolato altri affari d'ordine morale. E alla sera stessa di quel bel giorno, nella casetta trasforma­ta, ornata, echeggiava l'osanna cantato piangendo da tutta la famiglia, che fece l'Intronizzazione so­lenne in presenza del Parroco e di una ventina di signore e di signori.

Ed ecco quel nido di vipere trasforinato in Be­tania che prega, che adora e che ama il suo Gesù. «Ah, diceva quella sera il soldato, con voce interrotta dall'emozione, senza saperlo io soffrivo la fame del Signore che ho ricevuto questa matti­na alla Sacra Mensa, la farne del buon Gesù che verrà questa sera per fermarsi in casa mia, per vivere la nostra vita e renderci felici con Lui ».

Cari apostoli, non è questa una bella, una su­blime lezione? Meglio di tutti i ragionamenti, que­sto quadro vi traccia le grandi linee e lo stile del vostro apostolato nelle famiglie, in maniera chiara e commovente. Sull'esempio di quell'amabile signo­ra, armatevi di fede, di fortezza e di amore, anda­te, bussate alle porte, ritornate due, dieci volte e ancora di più per preparare l'intronizzazione e per custodire la fiamma che voi avete accesa.

Poichè se, nelle cose umne, bisogna far be­ne quel che si fa, con più ragione, nelle cose divi­ne che riguardano la gloria del Re. Oh, compite benissimo l'opera del suo amore!

Tutto quello che abbiamo detto suscita natu­ralmente una domanda che spesso mi è stata rîvol­ta : « Si può fare l'Intronizzazione nella casa di un pubblicano? »

Per evitare false interpretazioni che potrebbe­ro nuocere all'opera, e per farla comprendere be­ne, bisogna distinguere tra pubblicano e pubblica­no. Per esempio, accade spesso, purtroppo, che il capo di una famiglia buona e cristiana non sia ta­le, almeno nel senso cattolico e religioso. Senza essere un settario, se è un miscredente, è un indiffe­rente che non va in chiesa e non frequenta i Sa­cramenti. In questo caso si può fare l'Intronizza­zione? Se la madre ed i figliuoli sono veramente cristiani, se, in generale, tutta la famiglia è prati­cante, evidentemente si può, anzi, sarei per dire, si deve far entrare il grande, il divino, l'amabile Medico. Non è anche questo il caso di Betania, di Marta e di Maria che chiamano il Maestro dolce e buono per guarire, per risuscitare colui che Ge­sù amava? Non cadiamo nell'errore di restringere 1'Intronizzazione, opera di misericordia, riservan­dola solo ai buoni. Se la visita del Re può essere con­siderata come un onore ed una ricompensa per gli amici fedeli, non bisogna dimenticare che essa è anche un mezzo per guarire, per convertire, con la visita del Medico, il solo che possegga il segreto delle anime. E in questo caso non dimentichiamo che gli amici che domandano un miracolo morale devono amare più intensamente per dar l'amore che l'ammalato non ha, per pagare il suo debito verso Dio. Come sul Calvario, la misericordia ri­splende quando la giustizia è soddisfatta.

Conduciamo Colui che è venuto per riscatta­re e salvare, conduciarnoLo nelle Betanie desolate perchè Egli guarisca i Lazzari che, senza essere morti o moribondi, non si preoccupano affatto del­la loro guarigione. Non si faccia, per carità, della Intronizzazione quello che si faceva della santa Co­munione prima di Pio X: un corso sublime pei San­ti, e non un mezzo meraviglioso per diventar tali.

Questo non vuol dire che consigliamo di fare la Intronizzazione in una casa dove ci sia lo scan­dalo pubblico. V'è una differenza notevole tra una casa scandalosa e quella di Simone il lebbroso. Que­sti invitò Gesù, lo circondò di pubblicani e Gesù non si trovò infastidito, nè scontento, nè disono­rato tra di loro. Anche lì il suo Cuore ebbe certa­mente slanci di tenerezza ed i suoi occhi, sguardi di compassione che commossero senza dubbio gl'in­vitati meno orgogliosi e li prepararono per la loro conversione.

Quante volte sono stato testimone di queste vittorie intime e decisive nelle cerimonie dell'In­tronizzazione, in cui Gesù è venuto, chiamato da una madre modello, da pii figliuoli, per guarire un grave infermo. Quanti di quelli che tollerano Gesù in casa loro, per affetto verso la madre o verso la sposa, per un criterio largo e onesto, quanti di que­sti pubblicani tolleranti, ma lontani da Dio e da ogni pratica religiosa, sono caduti poco dopo, feriti per sempre dal cacciatore delle anime che li segue e li perseguita senza stancarsi, tende loro mille in­sidie, getta la rete miracolosa, spesso nell'ora in cui meno ci si pensa!

Ed ecco ancora un esempio preso fra mille al­tri:

Mi trovavo un giorno in un magnifico salotto al disopra del pianoforte, in una cornice ricchissi­ma, dominava, da Re, il Cuore di Gesù. Accanto al Re, un illustre personaggio, il padrone di casa, uomo intelligentissimo, degnissimo, stimatissimo, ammiraglio di valore, ma lontano da Dio e da ogni pratica religiosa da... sempre. Tuttavia, dopo 1'In­tronizzazione, era divenuto mio buon amico. Ave­va acconsentito a ricevere solennemente il Maestro adorabile per fare cosa grata ai suoi, cristiani fer­venti.

Eccoci dunque soli, noi, i tre amici, cioè il Re, l'ammiraglio ed io.

La mia visita aveva per iscopo la conquista di quell'anima. Dopo le prime frasi di indole gene­rale, mentre internamente invocavo la divina mise­ricordia, diedi il primo colpo al cuore del mio amico: « Ammiraglio, sa perchè sono venuto questa sera? »

« Eh, per darmi il piacere di vederla e stare un po' in casa mia che è anche casa sua! »

«Oh no ... per un affare molto più importante: sono venuto... risoluto di darle l'assoluzione!»

« Come - egli disse sorridendo e credendo che scherzassi - l'assoluzione! non capisco ciò che vuol dire »

« Sì, l'assoluzione nel vero significato della pa­rola, naturalmente dopo aver ascoltato la sua con­fessione! » L'ammiraglio rise di cuore.

« Dunque è deciso, armato, come in guerra? » e rideva ancora.

« Sì, caro ammiraglio, proprio risoluto e non scherzo. Guardi quel quadro; è il suo ed il mio Re, il Legislatore dei grandi e dei piccoli, degli ammi­ragli e dei marinai, chè son tutti eguali davanti a Dio. Il Re che sua moglie e tutti qui, nella sua casa, adorano in ginocchio; tutti vivono di fede e osservano le sue leggi, tutti, eccetto lei, caro am­miraglio. Nel nome suo in nome del suo Cuore che l'ha tanto, tanto amato, che mi manda per offrirle la sua Misericordia, riconosca in ginocchio il suo Maestro, si lasci vincere dal suo Cuore... Ella si confesserà, non è vero? »

L'ammiraglio non rideva più e, cambiando to­no di vocé rispose:

« Vedrò, ci penserò... forse un giorno... E' co­sa seria che bisogna rifletter bene prima di far­la... per farla bene ».

« Ma se la morte venisse questa sera stessa, le direbbe forse di ritornare fra due o tre mesi, per­chè oggi lei non è preparato? Ebbene non è la mor­te, è la vita, è Gesù che bussa, che domanda, che comanda oggi. Oh, ammiraglio, non mi dica di no, la prego, in nome del Suo Cuore che l'ama, voglia cadere in ginocchio... » Egli era pallido, commosso, silenzioso.

« In nome del Suo Cuore che le offre il perdo­no ed il cielo, dica di sì, ammiraglio; sia un soldato coraggioso, si lasci vincere da questo gran Re, dal Re d'amore, si metta in ginocchio!... »

Egli è in ginocchio e piange! Io mi alzo, l'ab­braccio commosso e, dopo una preparazione fer­vente, ammirabile di una quindicina di giorni, ar­rivò il gran giorno in cui Betania intera si avvicinò alla sacra Mensa. Il più felice di tutti era quel mi­litare tante volte decorato, vinto dal suo Salvato­re, e che piangeva di gioia.

Egli fu fedelissimo e fervente fino alla morte. Morì fra le mie braccia pochi anni dopo, mormo­rando: « Gesù, Ti amo perchè sei Gesù... Venga il Regno tuo!»

« Io sono venuto, ha detto il Salvatore, per salvare quel che era perito e non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma gli ammalati »; Mi­sericordiam volo. Io porto nel mio cuore tra­fitto un'infinita misericordia. Vengo ad offriverla, ecco sono alla porta e busso: apritemi! E se gli ami­ci, i fedeli della famiglia, ascoltando la mia voce, mi ricevono con fiducia e pagano, con amore im­menso le colpe degli smarriti, dei prodighi, degli ammalati della famiglia; io li guarirò per consolare il cuore dei miei amici, per provar loro la fedeltà del mio Cuore. Essi comprenderanno un giorno perchè, entrando da Zaccheo, dissi: «Oggi la sa­lute è entrata in questa casa. Fiducia! Io sono il medico, io sono la Resurrezione e la Vita! Quante volte avrete sentito questa frase nelle mie prediche: « Ahimè, Gesù è il grande sconosciuto della terra: nemmeno i suoi amici lo conoscono ab­bastanza! »

Si il grande peccato della nostra epoca, anche tra i cristiani praticanti, è l'incredibile ignoranza di Gesù. Dopo venti secoli di cristianesimo ci pare di sentire ancora il lamento del Salvatore: « Da tan­to tempo sono in mezzo a voi e ancora non mi co­noscete. Cari apostoli, non potremmo approfittare del nostro apostolato nelle famiglie per dissipare le tenebre e portare la luce, consigliando con deli­catezza e perseveranza la lettura del santo Evan­gelo nelle famiglie del Cuor di Gesù? Qual vittoria per noi se potessimo fare entrare il libro divino in migliaia di famiglie, il cui cristianesimo è senza ba­se, oscillante per mancanza di istruzione religiosa e per ignoranza.»

Il Vangelo ha una virtù meravigliosa nelle sue pagine, una grazia divina, un'unzione unica, come nessun altro libro. Come diceva la piccola Teresa, vi si trovano le tracce ed il profumo di Gesù in ogni parola, in ogni pagina, senza sforzo. La letteratura più bella, più elegante nella forma, più ricca nel contenuto non ha mai avuto il privilegio riservato al Vangelo, quello di dare in una parola la rivela­zione divina, mettere la pace nell'anima, risolvere i più ardui problemi; tutto si trova in quel libro, eco fedele della parola di Colui che amò gli uomi­ni, come nessuno seppe mai amarli.

Si trova spesso nelle famiglie cristiane una bi­blioteca ricca di libri spirituali, per la preghiera, per gli esercizi, per la meditazione... e qualche volta manca il Vangelo! Sì, è un vecchio libro che non si legge più, che crediamo di conoscere e non ab­biamo mai meditato. Quale errore! All'anima che non ha fatto del Vangelo il suo alimento favorito, il suo nutrimento indispensabile, mancherà qual­che cosa di serio, di solido, di veramente luminoso nella sua formazione religiosa e spirituale.

Al lavoro, dunque, cari apostoli! A poco a po­co ottenete che si legga il Vangelo, e, se fosse pos­sibile, che se ne legga qualche pagina nella fami­glia. Mettiamo la nostra buona volontà, i nostri sforzi, e Gesù aggiungerà l'attrattiva affascinante della sua parola e la potenza della sua grazia. Nes­suno meglio di noi, apostoli delle famiglie, è pre­parato per cominciare questa battaglia e terminar­la con la vittoria, poichè noi uniamo il Cuore di Gesù ed il Vangelo, che è la sua parola di amore, la parola che sgorga da quel Cuore ardente.

Guardate quale deserto intorno ai celebri in­tellettuali e sociologi! Essi credevano di dare la salute alla società moderna con le loro teorie; ve­dete qual fiasco completo, quale insuccesso spa­ventoso per questi seminatori di vento che raccol­gono già la tempesta e la morte. Essi seminano pa­role altisonanti che non significano niente, se non la negazione di Dio e della sua legge... Infelici! La­sciamoli passare con le loro orgie barbare, con le loro declamazioni vuote, senza sostanze dottrina­li, senza verità, senza amore. Ma, a nostra volta, passiamo per la loro via, anzi, precediamoli, por­tando con noi Gesù Amore, il suo Vangelo ed il suo Cuore. Se Egli se ne va, se è mandato in esilio, chi ci dirà le parole di vita eterna? Ah, nessuno! Cari apostoli, fate conoscere dunque il Vangelo di Gesù ed il Gesù autentico del Vangelo!

 

CAPITOLO TERZO

BETANIA DIVENUTA TABERNACOLO

1. - ADORAZIONE NOTTURNA NELLE FAMIGLIE

Da molto tempo ardo dal desiderio di confidar­vi un grande segreto per la causa del Cuore di Ge­sù. Ve ne ho parlato spesso con parole velate e ge­nerali. Ma ora desidero precisare il mio pensiero, per la gloria del Maestro adorabile e pel maggior bene soprannaturale delle vostre famiglie. Le mi­gliori comprenderanno subito la bellezza e le con­seguenze felici della richiesta divina (poichè si tratta di una domanda d'amore, di fervente amore) e le altre, anche buone, ma forse meno pie, tente­ranno d'incamminarsi nella via della generosità... Faccio un tentativo.

Si tratta di realizzare in modo commovente e pratico il titolo di Betania dato alle famiglie del Re d'amore. Non potreste amarlo di più, molto di più? Sì, certamente. Ebbene, io vi propongo con santa audacia, di organizzare una specie di adorazione notturna in casa, tra le famiglie consacrate al Cuo­re di Gesù! Son già tanto numerose che la cosa di­venta possibile. Ecco perchè ho aspettato alcuni anni prima di proporvi questo programma divino di riparazione sociale.

Sono i violenti che rapiscono il Cielo e io vo­glio rapire il Cielo ed un angolo di terra pel Cuore di Gesù; un angolo di terra ove poche anime privilegiate s'impegnino di fare un gran passo innan­zi sulla via d'intimità col Re: l'adorazione di tutta la famiglia, in casa. Non è impossibile organizzare una notte di adorazione al mese, in casa, nelle fa­miglie veramente pie e abbastanza numerose: po­trebbe farsi, per esempio, dalle 10 alle 5 del matti­no. E' forse troppo domandare un'ora di adorazio­ne notturna al mese, senza uscir di casa, quando migliaia e migliaia di persone passano le notti in­tere perdendo la coscienza e la salute nei diverti­menti mondani, pericolosi e colpevoli? Ha forse il peccato acquistato diritti che la riparazione d'amo­re non può avere? Giuda veglia per tradire e tro­va i complici che vegliano con lui, e gli apostoli e gli amici saranno sempre oppressi dal sonno?

L'adorazione notturna ha fatto un progresso enorme in questi ultimi anni ed ha suscitato un movimento di fede ed una pioggia di grazie come forse nessun'altra opera. La nostra ammirazione è grande: noi veneriamo queste sentinelle notturne, coraggiose fra le coraggiose. Ma è evidente che, ol­tre questa ammirabile falange, ve n'è un'altra, più numerosa e non meno amante: quella dei padri, delle madri, delle figliuole, dei bimbi, anche, dei figliuoli maggiori di certe famiglie privilegiate che vorrebbero far l'adorazione notturna in chiesa, da­vanti al Santo Sacramento, e non possono, per ra­gioni di salute o per altri motivi.

E' da notare come, ovunque è stabilita l'ado­razione notturna degli uomini, i più assidui, i più ferventi sono sempre i più stanchi, i più esauriti dal lavoro: operai di fabbriche o di fucine, conta­dini costretti a fare molti chilometri a piedi. Non si potrebbe aumentare la falange adoratrice con le famiglie che non possono andare in chiesa e che ac­cetterebbero con entusiasmo l'idea simpatica del­l'adorazione notturna in casa? E poi, non sarebbe la migliore formazione per l'adorazione notturna in chiesa, averne avuto l'idea e preso il gusto e l'a­bitudine in casa, da piccoli o da giovani? Avrem­mo così, tra una quindicina d'anni, moltiplicato gli adoratori e le adoratrici per aver fondato ed or­ganizzato questa iniziativa.

Vi sono, è vero, alcune difficoltà, ma non so­no affatto insormontabili. Pensate che è abituale vegliare fino a tarda ora, senza alcuna ragione mon­dana, anche nelle famiglie cristiane, in occasione, per eseinpio, di una piccola ricreazione in famiglia o per visite d'amici o di parenti o per assistere qualcuno infermo. Questi ritardi serotini son di­venuti quasi abituali, senza che alcuno vi attribui­sca conseguenze spiacevoli.

Perchè non ci potremmo imporre la stessa fa­tica per Gesù solo, dimenticato, agonizzante? Io mi rivolgo al « piccolo gregge », al nucleo ristretto del­le famiglie veramente pie.

Ecco la Betania ideale, divenuta tabernacolo di preghiera, di riparazione, d'amore! Io vedo già, e voi vedete con me, il torrente di benedizioni che questa pia pratica attirerebbe sulle famiglie e, per esse, sulla società e sul mondo.

Famiglie del gran Re, in nome del suo Cuore, io vi rivolgo questa domanda solenne. Dopo aver letto questa pagina, meditatela davanti al Taberna­colo. Pensate alle ore notturne nelle quali Satana percorre il mondo, accendendo le fiamme del de­litto. Gesù potrebbe percorrere la stessa via, se voi lo invitate, e precederete il suo nemico, accenden­do un'altra fiamma. Egli attende l'appuntamento al vostro tabernacolo familiare. Così, la vigilia del primo venerdì, finita la cena, dopo una ricreazio­ne intima e gaia, dopo aver fissato i turni dei gran­di e dei piccoli adoratori, si potrebbe accendere una lampada davanti all'Immagine del Re d'amore e tutta la famiglia comincerebbe la veglia col can­to d'un inno o del Credo. Poi, a turni, le sentinelle di Gesù si darebbero il cambio, facendo ciascuno la sua ora di adorazione: il babbo, la mamma; i figliuoli, i domestici pii! Che bella notte! Bella per adorarlo in ispirito e verità, come se si fosse stati davanti al Tabernacolo. Non è bello davvero, persi­no attraente?...

Oh, vi prego, non siate del numero di quelli che, pur essendo buoni, vedono facilmente l'esage­razione in tutti i progetti soprannaturali e ne ve­dono impossibile l'attuazione, per un certo istinto pessimista! Nel leggere la mia proposta dite subito che se non è possibile a tutti, è però possibile ad una grande maggioranza; vi sarà certamente un gruppo che saprà gustarla e realizzarla. E dite an­che se l'angelo delle tenebre profitta della not­te e trova facilmente i cuori deboli, e le porte aper­te, Gesù può ben pretendere dai suoi intimi amici, una riparazione che esca un poco dall'ordinarlo.

Proprio in questa occasione dovete mostrargli che lo considerate vero Re e lo trattate come tale, Re pel suo Cuore. E devo pur dire non ho mai men­dicato e teso la mano nel suo Nome senza ricevere un'abbondante elemosina d'amore per Lui: spero di non essere deluso questa volta. Io busso nel suo Nome, per la sua più grande gloria, batto alle por­te segnate col sangue dell'Agnello e col nome di Maria: esse si apriranno per riceverlo; queste Be­tanie avranno la lampada accesa ed usciranno lie­te, col cuore ardente, incontro al Re dei cieli, al Prigioniero del Tabernacolo...

Quanti prodighi ritorneranno alla casa pater­na, quanti Lazzarì risusciteranno, quante anime cieche e paralitiche saranno guarite, quanti tesori di grazie e di salute saranno assicurati in quelle fa­miglíe, da quell'ora felice in cui il patto d'amore fu suggellato col Cuore agonizzante di Gesù.

Io lancio l'idea come un dardo di fuoco sgor­gato non dal mio povero cuore, ma da quello del Re stesso. Ed ora aspettiamo la vostra risposta, care Betanie. Datela a Gesù nella vostra preghiera, da­tela a me, con una parolina che mì dica che non ho parlato al deserto, che non ho teso invano la mano in nome del divino Mendicante d'amore.

Anche se una sola famiglia è conquistata a questo grande ideale saremo lieti della riuscita. Quella famiglia sarà la lampada alla quale altre verranno dopo, nell'ora segnata da Dio, ad accen­dere lo stesso fuoco sacro ».

Le pagine precedenti furono scritte nella mia circolare annuale nel giugno 1927: si trattava d'un invito sparso in varie lingue e che, grazie al sacra Cuore, ebbe un'ottima riuscita nelle anime elette. Questo successo straordinario mi decise a ripetere l'invito, facendone un capitolo a parte, in questo libro, destinato ad essere letto e meditato nelle fa­miglie Betanie.

Per la stessa ragione e dopo aver visto l'acco­glienza festosa ed entusiasta che la proposta del­l'adorazione notturna nelle famiglie ebbe negli am­bienti profondamente pii e tra i veri amici del Cuore di Gesù, noi crediamo interessante pel Re­gno del sacro Cuore ed il profitto delle anime, la riproduzione dei due articoli pubblicati nella no­stra Rivista ufficiale, nei quali dicevo alle famiglie il bel trionfo ottenuto dal Re d'amore con la nuova e bella iniziativa. Questi articoli manter­ranno l'entusiasmo, incoraggeranno e susciteranno nuove adesioni, allargando la vittoria familiare del sacro Cuore.

Possano quelle parole ravvivare l'ardore e riac­cendere una grande fiamma d'amore divino nelle famiglie dei nostri lettori!

 

2. BUSSATE NEL NOME DI GESU’ E VI SARA' APERTO

Per la millesima volta nella mia già lunga car­riera di apostolo-mendico, nel nome del Mendico adorabile, la magnificenza della sua risposta e della sua generosità ha superato di gran lunga le mie speranze... Che Egli sia benedetto!

Nella mia recente circolare del mese di giu­gno ho bussato alla porta delle famiglie innamora­te del sacro Cuore, di quelle che gli sono unite in­timamente e ho domandato loro, col cuore sulle labbra, una nuova, una santa follia d'amore, un sa­crificio quasi eroico, quale omaggio di adorazione riparatrice verso quel Cuore adorabile. Nel rivol­germi alle case-Betanie, alle famiglie arricchite dalla grazia, ho chiesto loro di iscriversi all'Ora santa mensile o all'Adorazione notturna mensile, fatta a casa, nel santuario della famiglia. Nel nome del Re dei re, affamato della nostra generosità e delle nostre consolazioni, in nome del suo Cuore amante, ferito ed oltraggiato, ho teso la mano e, percorrendo in ispirito le case, ho fatto il questuan­te del povero Gesù... Grazie, Signore, per tanto onore!

Ed ora, col cuore esultante posso dire che no­stro Signore ha avuto una bella, una splendida sor­presa: e l'ho avuta anch'io, nonostante il mio abi­tuale ottimismo. Devo confessare che non mi sarei aspettato una messe così squisita e così abbondan­te. Molti amici del Re han voluto dare uni smen­tita al suo noto ed amaro lamento: «Ho cercato consolatori e non ne ho trovati ».

Come dev'essere felice, questa volta, di dover cambiare il suo lamento in questa esclamazione di vittoria: « Rallegratevi con me, Angeli del cielo, poíchè cercavo un amico fedele e ne ho trovato una numerosa falange. Ho bussato timidamente al­la porta di pochi cuori ed ecco che intere famiglie mi sono venute incontro, cantando l'osanna... E nella notte alta, nell'ora del riposo e del potere delle te­nebre, ho trovato in quelle Betanie il miele per le mie labbra, il balsamo per le mie ferite, un letto di fiori per le mie membra indolenzite, e l'amore, un immenso amore pel mio Cuore trafitto... Ange­lici cori, rallegratevi con me! ».

Voglia perdonartisi la Vergine nazarena se, con audacia filiale, oso affermare che sono stato più fortunato di Lei, in questa circostanza. Ahi­mè! quando Maria, alla vigilia di divenire Madre gloriosa, bussò alle case di Bethlem chiedendo un rifugio pel suo Figliuolo e il suo Re, non potè tro­varne: ed io l'ho trovato! Ma questa vittoria ha una spiegazione bellissima e chiara: Maria stessa! Allorchè la Regina del bello Amore andò di por­ta in porta chiedendo un umile trono pel suo Ge­sù non aveva un'altra Santa Vergine che le spia­nasse la via, come diceva la piccola S. Teresa. Ed invece io ho avuto lei, Regina e Madre, per appia­nar la via, per far da precursore al Re, ed ecco per­chè Gesù ha trovato non una stalla, ma numerosi tabernacoli di gloria, già, preparati dalla Vergine Maria all'Uomo-Dio.

Io so che voi desiderate conoscere alcuni parti­colari, interessanti, belli e commoventi a proposito della vittoria che vi racconto con tanta gioia. Ve li dirò, tanto più che essi serviranno d'esempio a molte famiglie buonissime ma forse un po' timide.

Io voglio, in queste pagine, mostrar loro alcuni di quei gioielli splendentissimi ricevuti da pochi mesi pel diadema del Re d'amore. E sarò felice se una o cento famiglie, scosse da questi esempi, vorranno cooperare per arricchire coi loro cuori accesi, rubi­ni viventi, la corona che deve sostituire l'altra cru­dele corona di spine. E' un tentativo di gloria che presento alle Betanie e piaccia a Dio che siano mi­merose quelle che cederanno ancora una volta.

Il bellissimo esercizio dell'Ora santa, che in questi ultimi anni ha avuto uno sviluppo meravi­glioso, conta fin d'ora una nuova e fervente guar­dia d'onore e perché voi stessi comprendiate la gioia divina, provata dal Cuore di Gesù, io vi pre­senterò alcuni frammenti veramente squisiti, tratti dalle numerose e magnifiche risposte al mio invito per l'adorazione notturna in famiglia. Tali risposte mi sono arrivate già da vari paesi:

Ho letto con vera gioia il pio invito fatta dalla sua circolare e, senza esitare un istante, le rispondo con un gran sì e son felice al pensiero che ella metterà la mia risposta affermativa, ai piedi del Maestro adorabile e diletto, durante la sua Messa. La prego, Rev.do Padre, di volermi iscrivere nella categoria dell'Ora santa che io farò alla vigilia di ogni primo venerdì, dalle quattro alle cinque del mattino. Comincerò domani stesso. Voglia Gesù rendermi un'adoratrice fedele e fervente!

E un'altra:

Ho terminato or ora, la lettura della sua circo­lare e la prego di iscrivermi per l'Ora santa... Ma, dica, Rev.do Padre, il Re d'Amore non sarebbe più contento se io la facessi tutti i giovedì? Io mi im­pegno con piacere, per attrarre sulla mia casa un torrente di grazie. Nel mettere questa promessa ai piedi adorabili di Gesù, voglio nascondermi in­teramente nel suo Cuore, la cui ferita d'amore sa­prà mitigare tutte le nostre ferite.

E ancora:

Profondantente commossa alla lettura della sua circolare io le prometto con tutta l'anima di fa­re l'ora santa ogni mese con le mie tre figliuole, da­vanti al quadro del nostro Re Intronizzato.

Ma v'è qualche cosa di più commovente an­cora: la risposta di un'amnnalata grave. Ascoltatela: Anch'io voglio rispondere al suo invito. Immobi­le nell'ospedale, non posso fare l'adorazione in chie­sa, ma qui, nel mio letto di dolore, io l'offrirò, uni­ta alle mie grandi sofferenze, specialmente quelle della notte, che sono più meritorie, poichè, a causa, dei dolori atroci e della tosse, io non posso dormi­re... sono amanalata da 32 anni!

Oh Gesù., passa accanato a quel letto di dolore come passasti tanti secoli fa accanato alla piscina di Siloe... e sorridi almeno a quella crocifissa!

Ecco alcuni paragrafi della lettera di un signo­re che ho avuto l'onore di conoscere soltanto nel Cuore di Gesù:

Voglia portarmi all'altare, durante il santo Sa­crificio della Messa e prometta per me al Re divi­no che io farò l'Ora santa e la prolungherò volentieri fino ad ora tarda della notte, finchè la stan­chezza non mi vince. Voglia dirgli che d'ora in­nanzi io gli appartengo più interamente in ogni pal­pito del mio povero cuore.

Con amici e soldati di tal tempra il Re del Ve­nerdi santo sarà il Re acclamato e conquistatore della domenica delle Palme. Tuttavia notiamo una grande differenza: invece delle palme e dell'alloro noi getteremo anime e cuori ardenti ai piedi del trionfatore d'amore!

Qual contrasto tra questo contegno e questo linguaggio e quello degli Apostoli nella notte del Giovedì santo, nel giardino degli ulivi!..: Ed ora, ascoltate alcune lettere che si crederebbero scritte in ginocchio e con gli occhi in lacrime. Leggete, ammirate ed imitate!

Io ho letto, anzi ho divorato la sua deliziosa circolare sull'adorazione notturna, in famiglia. Ter­minando la lettura io rispondo senza indugio all'in­vito che ella ci fa, nel nome del Re d'Amore. Ave­vo già l'abitudine di fare l'Ora santa ogni mese, una voglio essere più generosa verso il divin Cuore e perciò - mi impegno volentieri a fare una notte di adorazione la vigilia del primo venerdì -. Non è poi gran cosa, una notte ogni, mese. Io chiedo a Gesù la forza per poter vegliare con Lui, consolarlo, confortarlo durante una notte felice. Sì, voglio as­solutamente che la mia casa sia una Betania in cui i nostri cuori siano un letto cosparso dalle rose del­l'amore e dell'abbandono, dove il divin Pellegrino trovi riposo alle sue membra stanche e ferite... Vo­glia accettarmi, accogliermi come lampada vivente, in questa opera bellissima dell'adorazione nottur­na in famiglia. Spero che questo impegno piaccia al divin Cuore di Gesù, nonostante la mia pochez­za. La prego, Padre, mi dica che nostro Signore l'accoglie. E che pensate delle righe seguenti?

Ho letto la rivista nella quale, sotto l'ispirazio­ne del divin Cuore ella ha lanciato l'idea dell'adora­zione e dell'Ora santa in famiglia. E poichè gentil­mente ella domanda che le si risponda per sapere che non ha predicato al deserto, io mi affretto a dirle che la mia famiglia, dove già regna sovrano il Re d'amore, ha accolto con immensa gioia la sua proposta. Non siamo molti, poichè la nostra fa­miglia si compone di me, di due figluoli e di una domestica; abbiamo già stabilito che la domestica faccia la sua adorazione dalle dieci alle undici di sera, poi i miei figliuoli un'ora per ciascuno, ed io resterò sino alle quattro del mattino. I miei figliuoli protestano poichè vorrebbero ancora dividersi l'o­ra dalle tre alle quattro del mattino. Qui vorrei domandarle un consiglio, se non sono troppo im­portuna. Ecco i miei figliuoli sono ben decisi; ma io mi domando se durante l'inverno non sarà loro troppo penoso mantenere la promessa. Voglia dir­mi se devo decidere per l'Ora santa o per la notte di adorazione. Mi permetto disturbarla poichè i miei figliuoli mi han detto: « Mamma, domanda al Padre e quel che Egli risponderà sarà certamente il desiderio di Gesù ». Io desidero vivamente che ella abbia migliaia di adoratori per accompagnare l'Amico divino!

Ho scritto a quella Signora che, naturalmente, bisogna essere molto prudente con quei cari fanciulli, essendo inverno bisogna coprirli bene perchè non si ammalino durante le dolci veglie eroiche, ma che anche Gesù soffre il freddo, un freddo mortale, in estate come in inverno, ed ecco perchè io decido in favore del Re e dei due eroici fanciulli.

Felice madre che deve sedare tali conflitti! Si­gnore, benedici con le lacrime del tuo Cuore inte­nerito quel nido della tua gloria e del tuo amore! Ecco ancora un fiore per l'altare del Divin Re:

Io lessi con gioia ed emozione nel « Regno So­ciale », la sua bella proposta per la gloria del Sa­cro Cuore, cioè l'adorazione notturna nel santua­rio della famiglia, con lo stesso spirito di amore e di riparazione con cui si fa l'adorazione davanti al Santo Sacramento, in chiesa, e non voglio riman­dare di un sol giorno la mia risposta, poiché ci ten­go a dirle che mi impegno di fare l'Ora santa, la vigilia dei primi venerdì del mese, davanti all'im­magine del sacra Cuore. E fin dal prossimo mese di luglio, convincerò l'adorazione notturna. Ho passa­to per due anni quasi tutte le notti al capezzale dei miei cari ammalati: mio marito, i miei figliuo­li. Che notti lunghe ho passate, specialmente ac­canto a mio marito, in attesa della morte! Se dun­que ho potuto vegliare così, senza alcuna conse­guenza spiacevole per la mia salute, posso ben sa­crificare una notte al mese pel Cuore di Gesù. E non solo ho stabilito così per me, ma voglio anche propagar l'idea affinchè siano molto numerose le famiglie che facciano compagnia a Gesù Eucari­stia, in ispirito di riparazione.

E vedete come può esser forte l'amore:

Padre, dopo aver letto il suo commovente in­vito, io le domando d'iscrivermi nella categoria del­l'adorazione notturna e riparatrice, almeno fino a mezzanotte, poichè in generale sono sempre sola. Mi benedica, ci benedica, Reverendo Padre, e creda che io sono felicissima, di rispondere ai desideri del Cuore di Gesù!

Manca una sera o l'altra all'ap­puntamento divino, Gesù non resterà solo e non sarà privato dell'omaggio di amore perchè quella madre veglierà in nome degli altri, per quelli che vogliono, ma non sempre possono vegliare.

Non si sente forse in queste pagine preziose la vibrazione di uno stesso cantico riparatore e di uno stesso inno trionfale in onore del Re d'amore! Ma devo ancor fare una bella sorpresa ai miei fer­venti lettori. Nel rivolgere il mio invito alle fami­glie del sacro Cuore, io includevo naturalmente nel mio pensiero le ferventi tra le più belle Beta­nie del Cuor di Gesù. Ma io non osavo citarle poi­chè spesso i conventi hanno già il loro programma di pratiche di pietà che non possono modificare, e, tanto meno, aumentare.

Ebbene, nonostante il mio silenzio, ammirabili comunità religiose hanno indovinato il mio pensie­ro e si lamentano amabilmente di non essere state contate esplicitamente tra le Betanie del gran Re. Esse domandano di poter diventare sempre più i Tabernacoli dell'adorazione riparatrice, e dicono di rivendicare un diritto.

Devo essere molto prudente, estremamente de­licato nelle mie citazioni, ma, in questo caso, mi è parso facile unire la più squisita delicatezza alla bontà dell'esempio poichè vi sono casi e risposte che valgono il migliore e più commovente discor­so nella loro eloquenza affascinante. Ecco alcuni estratti di gran valore. Gustateli. Quale consola­zione pel Cuore agonizzante di Gesù!

Istituto Religioso di... Reverendissimo e buon Padre,

Con grande entusiasmo ho letto la sua recente circolare, specialmente là ove si riferisce alle vere Betanie; entusiasmo di amore pensando alla conso­lazione del Cuore del Re nel ricevere le prove rea­li di un amore intimo, delicato e generoso... E mi son detta: «Ma, anch'io sono madre di famiglia, poichè, nonostante la mia grande indegnità, Gesù ha voluto confidarmi la guida e la cura di una co­munità, quattro suore fanno ogni notte una veglia d'amore al capezzale degli infermi, al servizio del­le membra sofferenti del Re del Golgota. Perchè non si potrebbe offrire quella notte intera, in unio­ne alle famiglie che fanno la veglia d'amore al Re dei nostri cuori, per l'avvento e la diffusione del suo Regno? Che cosa ne pensa, Padre mio? Io cre­do che quelle notti hanno il loro merito; sono spes­so così faticose, così angosciose! Ogni Suora ha la responsabilità di una trentina di ammalati e di qual genere! Molti in istato grave, in pericolo di morte, e spesso, in quei corpi vinti dal male, l'ani­ma non è ancora vinta dalla grazia! Quale ango­scia, quale tortura per la Suora che veglia, quale vigilanza dolorosa di tutti i minuti! E mentre quelle anime sull'orlo dell'abisso richiedono tutta la sua at­tenzione, i poveri afflitti dalla malattia reclamano cure urgenti o almeno la consolazione della presenza che incoraggia, della parola che conforta! E non man­cano mai le sorprese che fanno star sempre sull'at­tenti: Un delirio agitato, un'emorragia improvvisa, un bambino che corre pericolo di essere soffocato dal croup, un altro che brucia dalla febbre e deve essere continuamente assistito.

Voglia Gesù, Re e Medico divino, gradire le nostre fatiche, i nostri passi, le nostre sofferenze, con le insonnie e le sofferenze dei nostri ammalati! La nostra notte di veglia ci tarderà a venire, tale sarà la nostra fretta di viverla così minuto per mi­nuto, per la causa più divina e più cara!

In genere, è riservata alle famiglie la dolce in­timità nella soave tranquillità delle mura domesti­che, la dolcezza del Tabor! A noi, famiglie consa­crate a Dio, spetta la veglia attiva e dolorosa, spetta il Golgota!

Mi dica, Padre, se gradisce la mia idea, se non sono esagerata o temeraria; il desiderio dell'avvento del Regno di Dio è il desiderio più ardente della mia vita, desiderio forte e soave ad un tempo!

Voglia gradire, Reverendo Padre, l'espressione di religioso rispetto della umilissima serva in nostro Signore Re.

Ed ecco il programma delle intenzioni della notte:

Ogni sera, quattro suore, offriranno la loro not­te di veglia:

1) Per la diffusione del Regno del sacro Cuore nel mondo intero.

2) Per riparare i delitti della notte. Offerta da fare in principio della veglia:

Mio Dio e mio Re di amore, io ti offro, pel Cuo­re Immacolato e addolorato di Maria, il lavoro, le fatiche, le pene, le angosce che ti piacerà mandarini in questa notte di veglia accanto a quei crocifissi vi­venti che sono le tue membra doloranti. Io ti offro anche le loro insonnie, la loro sete, la loro agonia e tutte le loro sofferenze, perchè Tu regni sovrano nel mondo intero e particolarmente sulle anime Sacer­dotali e consacrate. Accetta ogni palpito del mio cuore come un desiderio ardente per la diffusione del tuo Regno. E che ad ogni mio passo corrisponda un progresso di questo Regno di amore nelle anime, nelle famiglie, nelle nazioni.

Dalle nove alle dieci:

«Mio Dio, ti offro quest'ora di guardia perchè Tu regni sull'adolescenza e la gioventù!

Dalle dieci alle undici: Per le famiglie del sacro Cuore.

Dalle undici alle dodici (Ora santa) - Pel Papa, le anime sacerdotali consacrate.

Dalle dodici all'una: Pei missionari e gl'infe­deli.

Dall'una alle due (per riparare i peccati di ri­bellione): Pei capi dello Stato ed i governanti.

Dalle tre alle quattro: Pei poveri, gli aminalati, i tentati.

Dalle quattro alle cinque: Pei seminaristi ed i novizi.

Dalle cinque alle sei: Pei le scuole cattoliche, i maestri, gli educatori.

Dalle sei alle sette: Pei nemici della Chiesa, pei massoni.

Dalle sette alle otto: Per gli scandalosi, gli ere­tici e gli scismatici.

Ad ogni ora recitare l'invocazione: Sacro Cuore di Gesù, venga il tuo Regno!

Dire anche per una volta sola: Sacro Cuore di Gesù, sii conosciuto, ama­to, imitato!

A mezzanotte, quando il servizio lo permette, re­citare la preghiera:

« Gloria al sacro Cuore, per la Misericordia infi­nita, ecc. »...

Questa lettera è già per se stessa uno splendido omaggio di amore al Cuore agonizzante di Gesú. E in quante comunità ferventi essa apre un solco e su­scita iniziative altrettanto generose ed eroiche!

Ed ora ascoltate un'altra voce, non meno aman­te, benchè un po' timida, che passa attraverso le grate di un ordine contemplativo:

Padre, il dardo di fuoco ha colto nel segno, ha ferito qui tutti i cuori. In questa notte abbiamo fat­to la prima adorazione notturna dalle undici alle cinque del mattino. Grazie, Padre, per averci mani­festato così fedelmente un desiderio di Gesù, grazie da parte Sua e da parte nostra... Vi può essere quag­giù una gioia più grande di quella che ci fa cono­scere i desideri del Re per poterli realizzare? Gesù ha certamente sorriso ed il suo sorriso é la garanzia di un'altra vittoria: Quella del suo Cuore su molte famiglie trasformate in Tabernacoli di adorazione, di riparazione e di amore!

Voi siete commossi quanto me, ne sono certo, leggendo queste pagine d'oro e forse siete per dire che io sono il più felice dei Sacerdoti poichè posso servire così spesso da notaio al Re delle misericor­die, al Cuore di Gesù. Sì, avete ragione; ma qui vi ripeto quel che mi avete sentito dire molte volte du­rante le mie prediche, cioè che tutto questo non mi meraviglia per quanto meraviglioso sia. E per­chè? Perchè Egli aveva offerto tutto questo ed an­che più, l'aveva solennemente promesso a coloro che predicano l'amore ed il Regno del Suo Cuore adora­bile. Io trovo che il contrario sarebbe stato inespli­cabile.

Perciò, nella misura in cui vogliamo essere fedeli al dolce e grande dovere di essere gli apostoli del Re divino, Egli, a sua volta, manterrà le sue promesse, poichè è la fedeltà suprema.

Famiglie-Betanie, che avete risposto generoso entusiasmo, grazie, mille volte parte dell'adorabile Mendicante di cuori!

Il suo Sangue, le sue lacrime, cadano su di voi come una pioggia di grazie, grazie privilegiate che il sacro Cuore riserva a Giovanni, a Margherita Ma­ria, alla piccola Teresa, a quelli che dànno senza con­tare, con eroismo sorridente ed in silenzio. Tali gra­zie cadano su quelli che vorrebbero, se fosse possi­bile, fare ignorare anche agli Angeli quelli che essi dànno a Gesù, perchè dànno solo a Lui e per Lui. Su tutti voi, un cielo di benedizioni!

Incoraggiato dal vostro grande amore io tendo di nuovo la mano con fede viva, con fiducia incrolla­bile, con tutto lo slancio del mio cuore, io picchio alle porte di altre famiglie che Gesù ama. e da cui attende una raccolta di cuori pel suo Cuore!

Sì, io busso una, dieci, cento volte, poichè non voglio essere meno insistente, nè meno entusiasta di questo mondo indolente e crudele che osa doman­dare, esigere persino, lunghe notti insonni passate tra la leggerezza e spesso, ahimè, consumate nel peccato! Quante volte questo mondo iniquo trion­fa, riducendo a brandelli bellissime anime!

Chi sarà più forte, Gesù o Barabba, il principe delle tenebre? Amici del gran Re, rispondete!

Io aspetto dunque moltissime lettere, le deside­ro, le chiedo...

Care Betanie, zelanti apostoli, ardenti segretari della bella crociata, combattete una battaglia vitto­riosa tra le anime e le famiglie intere! Dite che man­dino a me, per lettera, il gran sì che diranno a Gesù, alla sacra Mensa, affinchè io possa formare la lista completa della falange che voglio offrire ogni mat­tino, durante la mia Messa: nomi di madri e di fi­gliuoli, di padri, di fratelli, di fanciulle, di domesti­ci, nomi benedetti che Egli scolpirà nel suo Cuore. E qualche giorno dopo non mancherò di mandarvi 1a mia firma. Voi mi avete già fatto una splendida sorpresa, non vogliate darmi adesso una penosa de­ltisione.

Grazie, Gesù, ti devo una riconoscenza senza li­miti per la gloria che ha dato a te solo questa ini­ziativa dell'adorazione notturna in famiglia. Per que­sta bella vittoria; noi ti lodiamo, ti benediciamo, ti glorifichiamo con nuovo ardore e ti giuriamo di dare il sangue e la vita per convincere le famiglie ed i popoli che tu sei il solo Re. Il Re d'amore!

Per l'onore del tuo santo nome ed il trionfo del tuo divin Cuore, conferma ancora una volta la tua promessa: « Chiedete e vi sarà dato, bussate e vi sarà aperto ». Realizza questa splendida promessa ora che noi domandiamo e bussiamo pur di trasformare le famiglie in Tabernacoli di adorazione riparatrice!

 

3. - Ho CERCATO CONSOLATORI E LI HO TROVATI

Per gustare in tutta la loro bellezza i documenti meravigliosi di fede e di amore riparatore che desi­dero presentare alle care Betanie del Re d'amore, è necessario che esse rivolgano uno sguardo su due scene di efficace eloquenza, col cuore pieno di com­passione. Ho descritto la prima in una delle mie ore sante: è l'oltraggio sacrilego fatto a Gesù in quella notte del Giovedì santo in cui il Maestro, gettato in una prigione, fu dato in balìa alle burle sacrileghe di una soldatesca mercenaria. Si tratta di un insulto sanguinoso, di una crudeltà selvaggia, in cui spe­cialmente la Sua regalità divina è attaccata, i suoi diritti sovrani sono calpestati con l'odio nell'anima e l'ironia sulle labbra.

La seconda è la scena di Paray-le-Monial. Questo stesso Re, bagnato dal suo sangue, con l'angoscia ne­gli occhi e l'agonia nel Cuore, si mostra agli sguardi estatici di Margherita Maria. Sottraendosi ad una tempesta di peccati, Egli viene a chiedere un rifugio nel cuore della sua confidente ed apostola. Si presen­ta sotto la forma dell'Ecce Homo, quale lo videro i suoi carnefici nel Venerdì, chiede, gemendo, una so­lenne riparazione. Chiede specialmente l'amore ed un'ammenda onorevole pei delitti commessi contro la sua persona adorabile e le sue leggi sacre. Chiede che gli si strappi il suo misericordioso perdono per quelli che, nel carnevale di una vita frivola, piena di sensualità, di peccato e di dimenticanza, lo flagel­lano senza pietà. Sì, Egli vuole perdonare, ma vuol dividere la gloria e la gioia di questo perdono con Margherita Maria e le altre anime riparatrici, falan­gi numerose che, dopo di lei, raccoglieranno, anche se soltanto in parte, l'eredità della sua vocazione meravigliosa.

Ahimè, quelle due scene strazianti di dolore e di ignominia si perpetuano attraverso i secoli che si di­cono cristiani!

Betanie del gran Re, ascoltate, sia pur da lon­tano, il rumore di quel baccanale che si sfrena la notte in mille ritrovi ricchi, elegantissimi, scintil­lanti di luce, dove Satana, sotto le spoglie di Venere trionfante, flagella Gesù Cristo in pieno viso...

E poichè la cornice e la messa in iscena del de­litto, sono eleganti e seducenti, gli spettatori applau­dono freneticamente. E sotto i colpi crudeli il Sangue divino sgorga e scorre...

Guardate da lontano quei teatri maledetti, quel­le grandi sale di ricevimento, di lusso, dove tutti i giorni il Re Gesù è trattato da folle, insultato con la profanazione delle sue leggi e specialmente di quella della purezza. Lì, gli spettatori non son tutti pagani o poveri miserabili che ignorano il codice divino; no, tra di essi vi è un buon numero di quelli che peccano contro la luce e che, pagando la flagel­lazione del Maestro e assistendovi, devono, almeno le prime volte, soffocare a stento la voce del rimor­so. Ohimè, troppo spesso, tra coloro che assistono, vi sono famiglie cristiane, ed io ne conosco perso­nalmente: anime che non mancherebbero alla Messa ed alla Comunione del primo venerdì!

La vita moderna ha disprezzato e soppresso cer­ti comandamenti troppo incomodi e ha fatto saltare tante barriere morali... Povero Gesù! Crudeltà, im­pudicizia cinica, scene di passione, quadri viventi del peccato, violazione flagrante dei Comandamenti più delicati, e tutto questo sfoggio d'inunoralità o di scandalo in una cornice poetica, di finissimo gusto, di arte seducente e diabolica; ecco la scena del Ve­nerdì santo che si rinnova mille volte la notte, in tutte le grandi Babilonie del mondo. La scena è ordinata da mercanti abilissimi, secondata da veri artisti, di coscienza pagana, ma lo spettacolo è in gran parte pagato, incoraggiato, applaudito, fre­quentato da persone che hanno la fede, praticanti che non vorrebbero per nessuna cosa al inondo mo­rire improvvisamente là, davanti a quella colonna della flagellazione, dove il Giudice di domani è igno­miniosamente burlato ed oltraggiato perchè osò dire, senza alcuna eccezione, che colui il quale pensa, desidera o guarda con cattiva intenzione un frutto proibito ha già peccato gravemente ed è degno della Geenna. La nostra società pseudo-cristiana non vuol accettare la legge divina, troppo in opposizione con la vita sociale di piacere, con la vita elegante e Spen­sierata. E poichè Gesù non vuol fare concessioni, ne venire a patti per vendere a miglior prezzo la sua amicizia quaggiù ed il suo cielo lassù... tollera che lo si mandi via e lo si crocifigga per castigare l'audacia con cui ha osato proibire la concupiscenza degli oc­chi, del cuore e dei sensi...

Povero Gesù! Egli è una piaga vivente, non v'ha in Lui parte sana e si potrebbero contare le sue ossa attraverso la carne a brandelli...

Egli flagellò l'Egitto per salvare Israele ed è Israele, una gran parte d'Israele, sono i cattolici che lo flagellano e che abbeverano il suo Cuore sangui­nante con un'amarezza più amara della morte...

I suoi occhi cercano a distanza occhi amici, la Sua voce supplichevole mormora un lamento all'o­recchio dei più buoni tra quelli che lo flagellano, chiedendo pietà per sè ed anche per loro; il suo Cuore, i singhiozzi del suo Cuore, echeggiano nei cuori e nelle famiglie, chiedendo un balsamo, una tenerezza, la compassione dei suoi amici di Betania, la riparazione del piccolo gregge fedele...

Apritemi, apritemi, - Egli geme - il freddo della notte e la rugiada gelida delle anime colpe­voli hanno irrigidito le mie membra ferite; le te­nebre del loro tradimento, i colpi replicati dei loro piaceri proibiti, cadono come lame di ferro sulle mie spalle già ferite... « aprite, Betanie del mio cuore, aprite al vostro Re. Sono Io, Gesù, il vostro solo amico fedele: abbiate pietà di me almeno voi, amici miei! Io sono il vostro Gesù che muore di dolore, che muore di amore!.... »

Nell'invito della mia circolare di giugno io ho osato interpretare questo grido amaro della divina tristezza. Volete sapere ora se sono stato un so­gnatore ed un poeta o se ho avuto veramente ra­gione di confidare e di credere alla fedeltà eroica delle Betanie del Cuore di Gesù?

Il mio articolo di agosto, che Voi avrete letto con emozione e meraviglia, vi portava qualche eco meravigliosa delle risposte, ma non aveva esaurito le lezioni di grande generosità avute. Ora, leggete la lettera seguente, io cedo volentieri la penna alla madre incomparabile di una famiglia veramente cri­stiana.

Gesù coronato di spine, coperto dalle ferite fatte dai figliuoli ingrati e dagli amici sleali, ha bussato alla porta di quella famiglia eucaristica per mezzo del povero Sacerdote che scrive queste pagine, ed ecco la risposta: Quadro vivente, d'una bellezza squisita, tracciata dal cuore di quella coraggiosa Ve­ronica che ha compreso tutta la bellezza e la gloria, per una famiglia cristiana, di rispondere a questa commovente domanda: « Apritemi, Io sono triste fino alla morte... Ecco quel Cuore che vi ha tanto amati... amatemi. Oh, amatemi e riparate... lo sono l'amore che non è amato.. Apritemi! »

Nella notte tenebrosa del peccato, nei salotti dei grandi e dei ricchi, nei teatri o nelle sale pubbliche, l'orgoglio impera ed una fiamma di passione fa fre­mere gli spettatori in ricche vesti pagane. È l'ora del potere delle tenebre, il nemico libero, anfitrione di queste feste mondane, gonfia di voluttà tutti i petti, e sorride soddisfatto, poichè tra gli scoppi di risa, il Nazzareno è spietatamente flagellato...

« Apritemi... abbiate pietà di me!...» geme Gesù alla soglia di Betania

3 Giugno 1927, 1° venerdì del mese del Re d'amore.

Reverendo Padre Matteo,

La speranza che ella esprime nella sua Circolare Segretariale, pubblicata il primo giugno, non sarà assolutamente delusa. Ella non vivrà mendicato invano in nome del Re assetato dei cuori! Per lo meno i nostri si volgono con riconoscenza verso Co­lui che ci ha suggerito una sì bella idea ed oggi stes­so, primo venerdì, io voglio mandarle questa mia, mentre le nostre anime sono ancora imbalsamate dal contatto che abbiamo avuto con Gesù in questa not­te benedetta. del primo Giovedì, mentre le nostre guance ardono ancora, dei purissimi baci del Cro­cifisso.

Il suo Cuore amante ha permesso che, come un proclama venuto da un aeroplano celeste, la sua. cir­colare venisse alla nostra famiglia in cui ella aveva lanciato, nel nome di Gesù, l'idea delicata dell'Ora santa e dell'adorazione notturna in famiglia. Noi non abbiamo avuto bisogno di meditarla, nè di discuterla poichè tutti, all'unisono, fummo presi dal desiderio ardente di realizzare la bella proposta. Noi pensava­vto già al piacere immenso di andare incontro a Gesù con le nostre lampade accese, aprirgli le porte dei nostri cuori e invitarlo ad entrare e a restare nella vostra casa durante la notte del primo venerdì del mese, disposti a consolarlo, e disputandoci il piacere di tenergli compagnia; due per ogni ora, accanto al suo Cuore.

Fu stabilita la cosa di pieno accordo finchè giun­se la felice notte che volevamo passare in adorazione davanti ad una bella immagine, quella dell'Introniz­zazione, circondata di fiori, di luci e di tutto ciò che il nostro cuore ci suggeriva.

Terminato il pasto e dopo aver tirato a sorte e discusso i turni di veglia, lasciammo le prime ore pei più giovani e le seconde pei poveri domestici, stanchi dal lavoro della giornata; senza eccettuarne gli studenti che interruppero il loro riposo dalle due alle tre del mattino, per venire a prostrarsi ai piedi di Gesù e fare anch'essi la loro ora di guardia. Tutti., tutti, il babbo, la mamma, i sei figliuoli, le mie co­gnate, le mie sorelle ed i domestici, cademmo in gi­nocchio, circondando quella sacra immagine come per difenderla dagli attacchi e dalle offese che riceve nelle ore terribili della notte. Dalle dieci alle undici abbiamo cominciato l'Ora santa volendo dare a Gesù, con la nostra tenerezza ed il nostro amore, tanta consolazione che Egli possa dire, guardandoci: "Ho trovato finalmente un luogo di riposo! ho cercato i consolatori, e benchè indegni e piccoli, li ho tro­vati!"

Con tutto l'amore dell'anima nostra, col libro che ella stessa ci ha mandato, noi abbiamo fatto l'Ora santa di Gesù Cristo Re che amiamo tanto e siamo felici di considerare come tale.

Poi ognuno andò a prendere un po' di riposo, meno i due più piccoli. Ed io, nella mia qualità di madre, unì sentivo felice di contemplarli, facendo compagnia al mio Signore, e vegliando per Lui mi piaceva dirgli: Se Pietro, Giacomo, Giovanni han­no dormito e tu ti sei degnato di formare altri apo­stoli che ti diano altrettanta gloria... Gesù mio, de­gnati di fare altrettanto pei miei bambini che, nono­stante la loro tenera età, restano a vegliare e a pre­gare accanto a te, poichè io non desidero altra feli­cità che quella di vederli consacrati al tuo servizio, occupati a farti conoscere, servire, amare ed ado­rare!

Poi vennero i domestici a sostituirli. Se la loro umiltà e la loro abnegazione mi commuove tanto, e la cosa deve aver provato il Maestro divino ve­dendoli prostrati là, estenuati di fatica, cercando di superare la loro stanchezza pel desiderio di conso­larlo? Più tardi vennero gli studenti teneramente lieti e fieri dell'alto impegno e finalmente le zie ed i genitori che, versando lagrime di gioia, provavano nell'anima quella pace che si risente soltando quan­do siamo vicini al Cristo, come se Egli volesse farci partecipare alla soddisfazione che gli diamo. Noi ele­vavamo verso di Lui la nostra preghiera, non sol­tanto per adorarlo e chiedergli perdono, ma anche per pregare per lei, Reverendo Padre, che ci, ha procurato un gran bene suggerendoci una si bella pratica. E, sicuri di compensarla con la migliore mo­neta, con quella che le piace di più abbiamo chiesto al Signore che questa pratica si diffonda e si estenda in tutte le famiglie del mondo! Da parte nostra noi le promettiamo di. diffonderla sempre, durante tutta, la nostra vita!

Abbiamo notato che il Signore sparge sempre, visibilmente, qualche grazia speciale sulla nostra fa­miglia, ad ogni Ora santa che facciamo. Qual tor­rente di grazie non ci otterrà l'adorazione notturna che, dopo tutto, è molto facile? Occorre una sola cosa, amare, amare molto Gesù... solo questo basta!

Ho terminata la lettera che ella domandava ed ora, Reverendo Padre, mantenga la sua promessa; aspettiamo l'immagine che ella ci ha offerto e, se ella vuole, vi aggiunga una parola; saremo molto più contenti.

Io non ho bisogno di domandarvi che cosa avrà provato il Cuore di Gesù, circondato con passione d'amore in quella notte di adorazione riparatrice. Sono sicuro che voi, cari e pii lettori, avete certa­mente condiviso le dolci emozioni del Re divino; voi avete goduto con Lui, immaginandovi il quadro com­movente di quella Betania, inginocchiati nel silen­zio ai piedi di Gesù Crocifisso per consolarlo, curare le sue ferite durante quella notte beata, celeste.

Conoscete quel celebre quadro rappresentante Gesù deposto fra le braccia di Maria addolorata, nel quale, mentre Ella prega e piange pei carnefici, Gio­vanni, Maddalena ed altri amici fedeli adorano la vittima e venerano le sue piaghe imbalsamandole con baci ardenti e con lagrime? Ecco quello che avvenne in quella notte di adorazione, nell'intimità silenziosa, raccolta di quella famiglia predestinata. Oh, se Gesù è odiato ed offeso, trova anche conso­latori ed amici di una lealtà a tutta prova, tali da confondere il povero sacerdote che scrive, sotto l'im­pulso di una delle più dolci emozioni della sua vita di apostolo!

Quel padre, quei bambini, sostenuti nella loro pietà eroica da quella nuova madre di Zebedeo, quelle fanciulle, quegli studenti universitari, che vincono la fatica per vegliare accanto al divin Mae­stro, quei poveri domestici devoti e pii, tutti, oh, tutti, in quella famiglia, hanno dovuto rapire il Cuor di Gesù! In quella notte la sua ferita d'amore dovet­te risplendere di gloria e di bellezza. Molte altre fa­miglie hanno fatto quella veglia con lo stesso entu­siasmo. Che dire della numerosa falange di quelli che fanno tutti i giovedì, o la vigilia del 1° venerdì del mese, l'Ora santa in famiglia? Quale splendido concerto di preghiere e di lodi, capace di spegnere i rumori di quelle feste mondane, nelle quali il fango del peccato scorre molto più delle acque di un tor­rente!

Un'anima pia mi suggerisce l'idea che io pre­sento con immensa gioia ai lettori, in forma di pro­posta. E' molto grande il numero delle persone che vorrebbero fare la loro ora di guardia notturna ma vivono sole, o sono isolate nella loro pietà in mezzo ad una famiglia poco cristiana. Se esse mi scrivono, domandandomi di fissare la loro ora di adorazione, io potrò comporre un elenco ordinato e completo del­la notte intera, per esempio dalle otto della sera fino alle sei del mattino e Gesù troverà, così, almeno una lampada di amore e di riparazione ad ogni sera, e qualche volta anche più di una. Con l'Ora santa così organizzata, noi potremmo stabilire una notte intera di adorazione alla vigilia di tutti i primi ve­nerdì del mese con persone isolate, centinaia e mi­gliaia di adoratori nelle loro case. E da questa pro­posta passo ad un'altra, poichè l'entusiasmo dell'u­ditorio influisce sul predicatore, e il successo ammi­rabile della proposta lanciata in giugno mi rende sempre più ottimista ed audace.

La totalità delle famiglie iscritte per l'adorazione notturna tra le dieci di sera e le dieci del mattino ha scelto la notte precedente al 1° venerdì del mese. Non soltanto io mi spiego la scelta spontanea ma approvo pienamente. Ora vorrei ancora di più; vor­rei giungere sino a far vegliare la guardia familiare accanto al Re d'Amore durante le 30 notti del mese, ossia durante tutto l'anno.

Voi vedete che la vostra generosità mi ha reso estremamente avido ad ardito per la gloria del Di­letto. Non potrei trovare trenta Betanie che mi la­sciassero la scelta della notte di veglia e mi permet­tescero di organizzare le trenta notti di adorazione notturna in famiglia, cioè l'adorazione notturna per­petua nel Tabernacolo familiare? Non sarebbe cosa bellissima? Voglio tentare così le anime privilegiate che leggeranno, con gli affamati di pace, di luce, di forza, con coloro che hanno bisogno dei miracoli della grazia.

Io getto ancora una volta la rete nel nome e per la gloria del mio Re e del vostro Amico. Che rispon­dete? Rivivete, in fondo alle anime vostre, la vi­sione di Paray-le-Monial: Gesù ferito, agonizzante, che tende la mano, elle geme, supplica, chiede e pro­mette, offrendo il suo Cuore a quelle anime gene­rose elle gli spalancano le porte del loro cuore e delle loro famiglie. Ascoltate, nel silenzio della not­te... E' Gesù che bussa; egli aspetta sulla soglia e viene da voi... Lo riceverete? Rispondetegli e scrive­temi!

Che bella, che splendida festa d'amore saranno le trenta notti del mese per Gesù in quelle Betanie predilette! Festa pel Re e festa anche per gli amici! Non vi saranno trenta famiglie generose in Francia e nel Belgio, trenta Tabernacoli viventi, trenta lam­pade che vorranno bruciare davanti al Re crocifisso in omaggio di amore, di riparazione e di apostolato? Se questo sacrificio e questo slancio generoso fossero indispensabili per evitare una nuova guerra o per ottenere una vittoria lenta a venire, quante rispon­derebbero all'invito! Non soltanto trenta, ma certa­rrrnente tremila e più.

« E tu, Re di amore e di pace, Re di gloria e di agonia, non troverai i trenta danari d'oro che devono riscattarti dalle mani dei nemici e rimetterti sul tro­no di onore e di vittoria? »

Come il fuoco sotto la cenere, così molte genero­sità nascoste risplendono qual vivida fiamma al pri­mo soffio di vento. Ne ho fatto la dolcissima espe­rienza, come vi ho raccontato nel mio ultimo arti­colo. E vi confesso che aspetto ancora la seconda esperienza. Chi sa che non sia la più bella, più ricca di sorprese per me e specialmente più ricca di conso­lazioni pel Cuore di Gesù! Sono un sognatore od un apostolo, parlando così?

Su di un tema così bello non voglio avere l'ul­tima parola. Ecco un paragrafo di meravigliosa elo­quenza, preso dalla lettera di un ammalato grave, che mi scrive:

Con un senso di vera felicità ho letta la sua cir­colare che mi venne offerta da un'anima caritate­vole, poichè io sono troppo povero per comprarla.

Come è bello stabilire l'adorazione notturna nelle famiglie! Padre mio, io non posso procurarmi questa felicità, per lo meno nel modo proposto, poichè la mia salute e la mia. posizione non une lo permettono. Da sei anni Gesù mi ha fatto il dono prezioso della croce e ho dovuto farmi ricoverare in un ospedale. Sono povero, sono nel dormitorio comune e perciò devo, conformarmi al regolamento della casa. Però, Padre mio, voglio rispondere al suo invito per dare anch'io un amore molto più grande al Cuore di Gesù così offeso ai giorni nostri. Infatti io potrò andare in ispirito ai piedi del Tabernacolo e raccogliermi in fondo alla mia povera anima, dove Gesù è nasco­sto e fare così la mia adorazione notturna, che non sarà certamente solenne, ma sarà l'adorazione di un povero ammalato... La prego, Padre, mi accetti, di­sponga interamente di me e dica a Gesù di non stan­carsi di questo povero niente così debole e così mi­serabile.

Il Maestro aveva ragione di dire e di ripetere « Beati i piccoli, i semplici, gli umili ed i sofferenti! Ma non vi saranno altri umili di quel genere nei pa­lazzi o nelle soffitte? Io ho bisogno di quei niente per costringere Gesù a fare, per essi, una meravi­gliosa creazione della grazia. E come le stelle, alla voce del loro Creatore, risposero: Eccoci! » così il Re d'anfore aspetta con le mani tese ed il cuore in ansia questa bella polvere d'oro da cui egli saprà trarre altrettante stelle per la sua gloria.

- MAGNIFICAT! AAVENIAT! Cari lettori, ascoltate bene quella voce che parla al cuore amante. Colui che bussa e aspetta alla porta è Gesù; il suo Cuore ha fame e sete della vostra pace e della vostra felicità, aprite, aprite presto al vostro amore!... Non lasciate che questo Re di amore e di gloria attenda sulla soglia della vostra casa. Aprite­gli con esultanza di carità e, in cambio, Egli saprà darvi un asilo di pace nella ferita del suo Costato, aspettando l'altro asilo di pace e di amore eterno! Apritegli, dunque!