GESU’ E MAOMETTO
ILDEBRANDO
A. SANTANGELO
COMUNITA’
EDITRICE 95031 ADRANO (CATANIA)
Muhammad, ossia in italiano Maometto, nacque alla Mecca tra il 570 e il 580 d.C. dalla stirpe dei Curasciti (Quraysh). Suo padre Abd-Allah, morí prima che egli nascesse. Sua madre, Aminah bint Wabb, morí quando egli aveva 9 anni. Maometto fu affidato prima al nonno paterno, Abd al Muttalib, poi allo zio Abu Talib. Il ragazzo ebbe un'infanzia triste, rievocata nella Sura 93. I piú antichi autori arabi della « vita di Maometto » riferiscono che quando questo fanciullo passava « gli arbori si piegavano, le rupi erano agitate e si piegavano dall'alto in basso per mostrare il rispetto che di lui avevano » (Peirone, Il Corano, 1, p. 38). Fin da principio si scorge la leggenda. Religiosamente la Mecca era pagana, con un pantheon di divinità, tra le quali il Corano ricorda: Al-lat (la dea per eccellenza), Al-uzza (la dea potente), Al-manat (la dea della morte), Al-waddu (il dio dell'amore), Al-Hubal e Allah (il Dio supremo), ossia Allah-akbar, di cui tutti erano figli.
Erano
ancora presenti nella Mecca il culto delle pietre (del quale resta un residuo
nell'Islamismo nel culto della pietra nera della Ka’ba), il culto delle
sorgenti (di cui resta un residuo nel culto della sorgente di Zemsen) e degli
alberi.
Nella
Mecca c'erano molti ebrei, come nel resto dell'Arabia, venutivi in due ondate:
nella distruzione di Gerusalemme, nel 70, e sotto Adriano nel 138.
Gli
ebrei erano installati soprattutto nella zona di Medina, dove avevano occupato
e coltivato tutto i1 buon terreno raggiungendo un alto livello di benessere e
una grande influenza sociale, e si erano arabizzati al punto che il re
dell'Arabia del Sud, Dhu Nuwas, si era convertito all'ebraismo.
Anche
i cristiani erano presenti nell'Arabia; ma quasi tutti eretici e schiavi e,
quindi, senza alcuna influenza sociale: essi non avevano i Vangeli e se li
trasmettevano oralmente, attingendo, soprattutto ai Vangeli apocrifi, quali il
Vangelo di Giacomo e il Vangelo dell'infanzia. D'altronde l'analfabetismo in
Arabia era quasi totale.
In
tale ambiente crebbe Maometto; non tardò a subire l'influsso ebraico, per cui
abbandonò l'idolatria e si convertí al monoteismo ebraico; tuttavia gli
piacevano i racconti della vita di Gesú e si fece amico di uno schiavo
cristiano.
Divenuto
carovaniere, un giorno passando vicino a una «laura », ossia a un eremo, vi
trovò un monaco di nome Serghiu; restò colpito dalla sua vita di preghiera e
di penitenza e restò alcuni giorni presso di lui. L'esempio di quella vita lo
colpí profondamente e, a suo tempo, orientò la sua predicazione alla
preghiera e alla penitenza.
A
trent'anni si sposò con la ricca vedova Khadigah, dieci anni piú grande di
lui, e ne ebbe quattro figlie.
Dopo
un po' di anni, stanco di tutto, si ritirò dal mondo e si rifugiò nella
caverna di Hira, vicino alla Mecca.
Lí,
riflettendo su tutte le sue esperienze passate, le sue idee su Dio, quali gliele
avevano comunicate gli ebrei, divennero chiarissime e sentí di avere la
missione di farle conoscere a tutti. Tale missione non fu preceduta da alcuna
preparazione, ma si manifestò d'un colpo.
Uscito
dalla caverna si mise a predicare ai meccani il monoteismo, dichiarandosi
inviato da Dio. Un drappello di contadini cominciò a seguirlo e con essi
Maometto fece la prima « umma », ossia la prima comunità.
Maometto
non scrisse nulla; tutta la sua azione consistette nella predicazione di
concetti e di frasi che egli andava ripetendo come una poesia; né d'altronde,
in un paese di analfabeti si poteva diversamente. Tale metodo di predicazione
è rimasto vivo presso i mussulmani fino ad oggi, ed è la loro catechesi. Il
contenuto di tale prima predicazione sono le prime sure, ossia i primi
capitoli del Corano. Corano equivale a recitazione.
Intanto
i meccani, quando Maometto cominciò a farsi notare, gli chiesero un segno di
essere egli veramente mandato da Dio, ossia un miracolo che ne garantisse la
missione da parte di Dio.
Maometto
rispose: « E segno che io vi do è la dottrina stessa che io vi predico ». I
meccani, naturalmente, non accettarono tale garanzia e gli dichiararono
guerra.
Tale
lotta fu veramente aspra e durò nella Mecca per dieci anni; tanto che parte
dei membri dell'umma dovette emigrare in Etiopia. A un certo punto la situazione
di Maometto divenne disperata. Fortunatamente egli venne in contatto con un
gruppo di commercianti di Yathrib, sita a 400 km dalla Mecca, e li conquistò
alle sue idee. Essi gli assicurarono l'adesione della loro città; e allora
Maometto se ne partí alla volta di Yathrib: era l'anno 622. Tale anno segna la
nascita dell'Islam: ed è il I anno dell'egira. Da allora Yathrib venne chiamata
Medina.
Allora
Maometto, che aveva già assimilato alla Mecca una grande quantità dei racconti
del Vecchio Testamento e ne aveva fatto oggetto della sua predicazione coranica,
per darle maggiore credito, e che cominciava a pensare di dare una svolta
politica alla sua missione e a costruire uno stato islamico, pensò alla grande
utilità per la sua causa di un'allenza e di un'assoggettazione degli ebrei; e
per meglio legarli a sé ordinò a tutti i suoi seguaci di fare tutte le
preghiere di adorazione prostrati a terra e rivolti a Gerusalemme.
Se
si fosse mantenuto nella semplice predicazione del monoteismo e avesse voluto
fare uno stato islamico, Maometto avrebbe avuto sempre la fedeltà degli
ebrei, anzi li avrebbe attirati da tutta l'Arabia e stati limitrofi, perché
essi avrebbero pensato di ricostruire lo Stato d'Israele, fosse pure senza il
titolo specifico; ma egli nell'euforia del successo cominciò a predicare di
essere l'ultimo dei profeti e il suggello dei profeti; e allora tutti gli ebrei
si ribellarono in blocco a lui e da lui si distaccarono. Allora Maometto, per
ripicca, ordinò a tutti i suoi seguaci di fare le loro preghiere rivolti non
piú a Gerusalemme, ma alla pietra nera della Ka'ba meccana. Dopo aver bene
rassodato la sua umma a Medina sia religiosamente che politicamente, Maometto
cominciò a pensare di conquistare la Mecca, sua città natale; e, incoraggiato
dal successo di una scaramuccia contro una carovana meccana e contro i soldati
meccani accorsi per difenderla, mosse guerra nel 625 (3° dell'egira) contro la
Mecca; ma ne restò pienamente sconfitto. Nel 628 (6° dell'egira) tentò una
rivincita, ma fu bloccato dai meccani presso Hudaybiyyah. Allora Maometto
ricorse all'astuzia e alla frode: fece di tutto per ottenere dai meccani un
trattato di mutua non aggressione per dieci anni. Ottenutolo, dopo due anni lo
infranse unilateralmente, marciò contro la Mecca con le sue truppe e, trovatala
disarmata, facilmente la conquistò. Quindi Maometto, assoggettate facilmente
alcune tribú dei dintorni della Mecca, ritornò a Medina, divenuta il centro
politico della nuova religione-stato.
Lí
con la sua instancabile entusiasmante predicazione mise le basi di quello che
doveva in seguito divenire l'impero islamico. Morí nel 632 (11° dell'egira).
Maometto
è stato senza dubbio un grande uomo e trascinatore di folle. I suoi contatti
con gli ebrei e con i cristiani gli diedero la certezza della fede in un solo
Dio, e, contemporaneamente la coscienza della sua discendenza da Abramo, padre
di Ismaele capostipite degli arabi, e di Isacco, capostipite degli ebrei. I
suoi contatti con monaci cristiani gli fecero conoscere la grandezza, la bontà
e lo zelo di Gesú e quindi la bellezza di Maria, madre di Gesù, per cui
concepí un'immensa stima per entrambi, come manifesta ripetutamente nel
Corano. I suoi contatti con cristiani eretici, particolarmente con ariani, gli
diedero la convinzione che Gesú era stato un grandissimo profeta; ma solo
questo; e stimò e raccomandò il Vecchio e il Nuovo Testamento come libri
rivelati da Dio.
Convintosi
che egli era l'ultimo e il piú grande dei profeti per ristabilire in tutto il
mondo la fede nell'unico vero Dio, si diede, anima e corpo, a questa grande
missione.
La
sua opera fu veramente grande: egli riuscí, a prezzo di grandi sacrifici e di
grandi lotte, a convertire alla fede nell'unico vero Dio moltissime popolazioni
pagane e a fondare un grande impero mussulmano e una delle piú grandi
religioni della Terra.
Il
Corano, che egli andò predicando dovunque poté arrivare, è una bella e
ricchissima miniera di grandi verità e di santi precetti per una vita veramente
religiosa e umana.
È
impossibile trascriverli tutti; si dovrebbe trascrivere quasi l'intero Corano.
Ne citiamo soltanto un po':
a)
Su Dio
Il
Dio, egli è il Dio! Non vi è altro Dio se non lui; egli è il sovrano, il
santo, egli è la pace, il fedele; egli è il vigilante e l'onnipotente; egli
è il fortissimo e il padrone di ogni grandezza. Si canti a lui l'osanna!
Il
Dio! Egli è il creatore, il plasmatore, il formatore di ogni essere. Gli
appartengono per diritto tutti i piú bei nomi.
«
Tutto il creato, in cielo e in terra, canta osanna; egli è il potente, il
saggio » (S LIX, 22-23-24).
Proclama:
« Sia che nascondiate accuratamente ciò che è nel vostro intimo, sia che lo
divulghiate, lo conosce Dio, lui che sa assai bene ciò che è in cielo e ciò
che è in terra. Il Dio su ogni cosa è onnipotente » (S III, 2g).
«
Non hanno prestato attenzione agli uccelletti sottomessi alle leggi del volo
nell'aere? Nessuno li sostiene tranne il Dio. Eccoli veramente i segni per
coloro che credono » (S XVI, 79).
«
Lui (Dio), proprio lui è verità, e ciò che gli altri invocano fuor di lui è
falsità. Il Dio! Egli è l'altissimo, il grande veramente (S XXII, 62).
b)
Sul fare il bene
«
Chi fa il bene lo fa tutto a suo vantaggio; chi fa il male danneggia se
stesso. Al Signore sarete ricondotti » (S xLv, 15)
«
Fortunati coloro che credono e operano per il bene! Il Signore li farà entrare
nella sua misericordia, e questa è veramente gioia incontestata» (S XLV, 30).
«
Osservate la preghiera; non siate avari nelle largizioni; ritroverete presso
il Dio il bene che avrete prima fatto a voi stessi... Dio vede ciò che fate con
chiarezza » (S II, 110).
«Non
è espressione di pietà volgere il volto a oriente o a occidente. È pietà,
invece, credere al Dio, credere al giorno finale e agli angeli e alla Scrittura
e ai nabi;(*)= (profeta, colui che parla in nome di Dio senza fondare comunità)
è pietà impoverirsi, per suo amore, e largheggiare in beni verso i parenti,
gli orfani, gli emarginati, i pellegrini, i mendicanti; è pietà sciogliere
le catene ai prigionieri, stabilire il tempo per la preghiera e fare
l'elemosina. Quelli che mantengono gli impegni assunti, i pazienti davanti alla
sferza del destino e alla disgrazia e al momento del pericolo... quelli sono
giusti, quelli sono i timorati del Dio » (S II, 177).
«
O credenti! Temete il Dio! Rinunciate alla vita di strozzini, se veramente siete
dei credenti ».
«
Se agite diversamente riceverete l'ultimato della guerra da parte del Dio e del
suo rasul; ma se vi pentirete, tornerà a voi il capitale e non sarete
danneggiati».
«
Concedete dilazione al debitore fino a che sia in grado di pagarvi; ma sarà
meglio che gli condoniate tutto; sarà meglio per voi. Se almeno ne foste
coscienti!» (S II 278-279-290).
«
Non fare boccacce al tuo prossimo; non camminare pestando con arroganza i piedi
per terra. Infatti Dio non ama in modo piú assoluto i presuntuosi farciti di
vana gloria ».
«
Modesto sia il tuo modo di incedere; non alzare mai il volume della tua voce, ché
la piú detestata delle voci è il ragliare degli asini» (S XXXI, 18-19).
«
O figlio mio, osserva i tempi della preghiera; domanda le cose che sono buone;
impedisci le cose sconvenienti e porta pazienza nelle avversità » (S XXXI,
17).
Conforta:
« O schiavi, schiavi miei che avete contro voi peccato! Non disperate della
misericordia di Dio. Il Dio tutti i peccati perdona. Egli è il perdonante
misericordioso » (S XXXIX, 53).
«Fate
un patto col Dio? Mantenetelo. Avete fatto dei giuramenti? Non violateli.
Soprattutto se si tratta di giuramenti solidi e avete preso Dio come garante. Sa
bene Dio ciò che operate » (S XVI, 91).
c)
Vita eterna
«
Ben presto avranno fine le cose vostre, ma quelle che si trovano presso il Dio
non finiranno mai. Pagheremo una buona mercede a coloro che furono pazienti e
costanti per ricompensa delle loro ottime azioni ».
«
Chiunque opera per il bene, maschio o femmina credente, avrà in premio
esistenza felice, e li ricompenseremo delle loro azioni piú belle » (S XVI,
96-97).
«
La vita di quaggiú è diventata effimera e giochi di bambini, mentre la vita
eterna è solo vera vita » (S XIX, 64).
«
Quel giorno (quello del giudizio universale) squillerà la tromba. Che
spavento, Signore, per quelli che in cielo già saranno e per quelli che in
terra ancora si troveranno! Tutti a lui andranno contriti » (S XVII, 87).
«
Chi si presenterà con un granello di bene, troverà un bene ancora piú
grande e si troverà al riparo dall'angoscia; ma chi verrà portando avanti il
male gli sarà esposta la faccia vicinissima al fuoco ».
«
Il giorno in cui raduneremo i pii presso il trono dell'abbondante in
misericordia, saranno trattati con mille riguardi; e spingeremo in truppa i
malfattori al gaharinam, proprio come si spingono i greggi verso il pozzo »
(S XIX, 85-86).
1)
Moralità di Maometto
Nel
Vecchio Testamento Dio mai autorizzò qualcuno ad avere diverse mogli; e se
tanti ne ebbero parecchie, specialmente i re, lo fecero senza alcuna
autorizzazione, né approvazione di Dio.
I
profeti, poi, a cominciare da Mosè fino all'ultimo, Zaccaria, ebbero tutti una
sola moglie; anzi alcuni si mantennero celibi, come Elia.
Nel
Nuovo Testamento i costumi divennero molto piú rigidi, come vedremo, fino alla
proibizione di sguardi e di desideri di altre donne; e Gesù non soltanto
diede l'esempio della piú perfetta purezza e della piú angelica verginità,
ma, contemporaneamente diede il massimo elogio a tale virtú.
In
Maometto vediamo perfettamente il contrario: ha 15 mogli e una grandissima
quantità di concubine; non permette ad alcun suo seguace di avere un qualunque
dialogo con alcuna di esse; invaghitosi della moglie del suo figlio adottivo
Zaid, caccia Zaid e si prende sua moglie; e avendo il fatto suscitato grande
scandalo, Maometto, nella Surra XXXIII, 4, fa dire a Dio che i figli adottivi
non hanno gli stessi diritti dei figli naturali, e nei seguenti versetti
proclama che è stato Dio stesso a ordinagli di fare tutto questo, e a
dichiarare sacro il suo harem. Li citiamo:
N.
37: « Ricordi? Tu stavi raccomandando un tale che Dio aveva colmato di
benefici (come, d'altronde, avevi fatto anche tu). Tieniti tua moglie, temi Dio;
e al tempo stesso, per rispetto umano nascondevi in seno ciò che Dio avrebbe
reso palese. Iddio ha piú diritto degli umani ad essere temuto. E allorquando
Zaid cessò di trarre intenso godimento dalla sua sposa, noi te l'abbiamo
concessa in moglie, affinché per i credenti non sia peccato sposare le mogli
dei figli adottivi, quando esse abbiano messo a posto ogni cosa,
chiarificandola, a loro riguardo. L'ordine di Dio non deve essere discusso » (S
XXXIII, 37). (La verità fu un'altra come abbiamo detto: Maometto, impose a Zaid
di lasciare la moglie per prendersela lui).
N.
38: « Nulla da rimproverare al nabi (cioè a Maometto) ciò che Dio gli ha
comandato; fu comportamento di Dio verso quelli che prima di lui erano vissuti,
e comandamento di Dio è decreto immutabile! » (S XXXIII, 38).
N.
50: « Oh tu, nabi! Abbiamo reso lecite per te, proprio per te, le donne alle
quali avevi pagato quanto era loro dovuto; le schiave che Dio ti ha concesse
come bottino di guerra; le figlie di tuo zio e le figlie delle tue zie dal lato
paterno, le figlie di tuo zio e le figlie delle tue zie dal lato materno,
emigrate con te. In piú ti abbiamo reso lecito la donna credente che si sia
dedicata completamente al nabi, a condizione che il nabi la voglia prendere in
moglie. È un privilegio che accordiamo a te, ad esclusione degli altri
credenti. Ben sappiamo ciò che abbiamo imposto a loro a proposito delle loro
donne e delle schiave, affinché tu non abbia scrupolo alcuno. E il Dio è
colui che perdona, egli è il misericordioso ».
N.
51: « Ti è data la facoltà di rimandare il momento dell'amore a quelle di
esse che tu vuoi, e di ricevere presso di te quelle che tu vuoi, e quelle di cui
senti desiderio fra le lasciate in disparte; non c'è peccato in questo ».
N.
53: « O voi, proprio voi che credete, non permettete di entrare nei sacri
recessi del nabi (a meno che siate stati invitati a un pasto: ma pure in
questo caso non entrate nel tempo della preparazione). Quando vi si chiama
entrate pure. Dopo aver preso parte al banchetto, allontanatevi a uno ad uno,
senza entrare in familiarità che causerebbero pettegolezzi.
Ciò
reca sofferenza al nabi, che rimane imbarazzato avanti a voi (ma Iddio non è
mai imbarazzato!). Se chiedete alle sue donne qualche utensile, fatelo dietro
una tenda: ciò è piú casto per i vostri cuori, per il loro cuore. Non siate
voi causatori di sofferenze al rasúl(*)=(inviato da Dio, profeta che fonda
anche comunità) di Dio, né sposate le donne che erano state sue mogli, vedove
o divorziate: sarebbe fallo enorme al cospetto di Dio.
N.
57: « Chi addolora Dio e il suo rasúl è maledetto da Dio in questa vita; e
nell'altra troverà un castigo ignominioso.
Se egli (Maometto) vi darà il libello del ripudio, è molto probabile che il Signore lo faccia innamorare di altre donne, certamente migliori di voi. Saranno mussulmane, piene di fede, devote... Poco importa se saranno vergini o deflorate » (S LXVI, 5).
Una
distinzione fondamentale esiste tra il cristianesimo e l'islamismo: mentre Gesú
si limita ad annunziare e a fare annunziare il Vangelo, Maometto impone il
Corano. Lo diffuse col terrore e la guerra, ammazzando e facendo ammazzare
quanti non lo accettavano; e nel Corano moltissime volte egli incita i suoi seguaci
alla guerra santa, mostrando loro la vittoria o, nel caso che fossero morti, il
Paradiso. Basta anche solo leggere la Sura IX dall'art. 38 all'art. 44. Sura(*)=
(Il Corano è diviso nin sure, capitoli)
A
tutto questo dobbiamo aggiungere dei fatti che presso tutti i popoli civili
hanno un solo nome: crudeltà. Ne citiamo solo alcuni: 1) Maometto varie
volte assalí delle carovane, sotto il pretesto che non erano mussulmane; ma in
effetti per impadronirsi dei loro beni, uccidendo i carovanieri. La piú nota
è la razzia fatta nel 624.
2)
La grossa comunità arabo-giudea in un primo tempo aveva aiutato Maometto contro
i meccani. Maometto per ingraziarseli aveva ordinato a tutti i suoi seguaci,
come abbiamo visto, di pregare rivolti verso Gerusalemme. Ma quando, però, si
proclamò l'ultimo profeta e il suggello dei profeti e gli arabo-giudei gli si
ribellarono, Maometto ordinò il loro sterminio; i suoi seguaci li assediarono
e sgozzarono tutti i maschi, in numero di 6oo; quindi vendettero le loro donne
e i loro bambini come schiavi. Da allora Maometto ordinò di pregare rivolti
verso la Mecca.
3)
Contemporaneamente a Maometto era sorto un altro «profeta » in Arabia e
predicava un altro Corano. Questi si chiamava Eichala ibn Kaab, si era
impadronito dello Yemen, uccidendone il governatore e mettendo in grave pericolo
l'esclusività della missione profetica e politica di Maometto. Allora Maometto,
senza scrupoli, mandò dei suoi seguaci, Rais e Firus, a uccidere il suo
antagonista. I due killer, ottenuta la complicità della moglie di Eichala ibn
Kaab, s'introdussero nel mezzo della notte nella sala da letto dell'antiprofeta
e l'uccisero.
2)
Storia o leggende?
Il
Corano riporta quali fatti storici tante vecchie leggende. Ne riportiamo alcune:
«
Ricordi quel tale che si aggirava desolato per le vie di una città sventrata,
dai tetti distrutti? Si preoccupò assai: "Come farà Dio a restituire la
vita dopo che è spenta?" Il Dio lo tenne in stato di morte per cento anni,
lo risuscitò, poi lo interrogò: "Quanto tempo sei stato morto?"
"Un giorno, o almeno una buona parte di esso". "Invece sei stato
morto per cento anni! Cibo e bevanda - guardali! - non sono corrotti; ma il tuo
asino, guardalo un po'! Facciamo di te un segno per gli umani: guarda le sue
ossa, come le ricostruiamo, come le rivestiamo di carne". Davanti
all'evidenza quel tale si umiliò: "Ora sono veramente convinto che il
Dio può tutto!" » (S II, 261).
«
Mandò il Dio un corvo, che si mise a scavare nel terreno per insegnargli (a
Caino) come doveva ricoprire il sesso del fratello. Gemette: "Wailun a me!
Non sarò capace io di imitare questo corvo e di nascondere ciò che non deve
essere visto di mio fratello?". Solo allora si pentí » (S V, 31).
«
L'esercito di Sulayman (Salomone), composto da spiritelli, da umani e da uccelli
fu riunito davanti a lui, fu diviso in battaglioni, e allorché giunse alla
vallata delle formiche, una di esse gridò: "Ehi, formiche, affrettatevi a
rintanarvi nei vostri buchi, che Sulayman e il suo esercito non vi schiaccino
passandovi sopra, senza vedervi".
Sorrise
sotto i baffi Sulayman... e passò in rivista gli uccelli; mancava l'upupa e
Sulayman si arrabbiò; ma l'upupa, sopraggiunta subito, gli portò la notizia
dell'esistenza della regina di Saba » (S XXXII, 17 e ss.).
«
Certo, Qarun apparteneva alla gente di Musa (Mosè), ma contro di essa poi si
ribellò. Gli avevamo offerto dei tesori, le cui chiavi, da sole, sarebbero
state pesanti anche per una schiera di uomini assai forti » (S XXVIII, 76).
(Che razza di chiavi!)
«
E a Sulayman sottomettemmo il vento. Il vento che percorreva il cammino di un
mese al mattino e il cammino di un mese alla sera. Per lui facemmo scorrere una
fonte di rame fuso e alcuni spiritelli lavoravano sotto di lui... Poi decidemmo
che anche per lui ci fosse la morte, e gli spiritelli non si accorsero della sua
scomparsa se non quando videro che l'animaletto della terra aveva rosicchiato
il suo bastone ... » (S XXXIV, 12-14).
Nella
Sura XVIII il Corano narra come un gruppo di giovanetti credenti, per sfuggire
ai persecutori che volevano far loro apostatare la fede in Dio e farli
diventare pagani, si rifugiarono nella grotta di Al-Kahf. Ivi si addormentarono;
e si svegliarono dopo 300 anni, credendo di aver dormito un giorno o mezza
giornata.
Nella
Sura VII, n.163 il Corano dice: « Interroga circa la città sita sulle rive
del mare. I suoi abitanti trasgredivano il sabbat: prima di ciò i pesci si
presentavano in superficie nel dí del sabbat, mentre nei giorni feriali se ne
stavano acquattati nel mare. Noi li provammo cosí perché erano perversi ».
Da
quali fonti ha il Corano attinto tutte queste storie? Da leggende popolari, e
Maometto le mette nella bocca di Dio. Leggendo le Sure cvui e LXXIi non si può
non sorridere: Dio dice a Maometto: « In verità: se qualcuno ti odia diventerà
sterile » (S CVIII, 3).
«
Ma presso gli uomini c'erano dei maschi che cercavano protezione da spiritelli
maschi e quelli aumentavano la loro stupidità » (S LXXXII, 6). È come dire
che c'è il vento maschio e il vento femmina.
«
Certamente abbiamo creato una quantità considerevole di spiritelli e di uomini
per il gahannam » (S VII, 179). Domandiamo al Corano: « Da dove ha appreso
tutto questo? » Certamente non dal Vecchio o dal Nuovo Testamento. Lo dice
soltanto il Corano. Altrove dice che « Dio ha creato Saytan, e che protegge
anche Saytan » (S XXl, 82). Ma se Dio è buono può fare cose cattive? E Saytan
e questi ipotetici spiritelli cattivi come poteva Dio crearli? E come poteva
crearli solo per mandarli all'inferno? Invece è la Bibbia che dà la rispota
giusta: « Dio creò gli angeli; una parte di essi si ribellarono a Dio. Dio
mandò contro di essi l'Arcangelo Michele e li gettò all'inferno »; fu cosí
che gli angeli ribelli divennero demoni.
3)
Giuramenti
Il
giuramento è un invocare chi è al di sopra di sé quale testimone e garante
della verità di quanto si afferma, e un richiederne un severo castigo,
finanche la morte, per sé o per persona a sé carissima qualora si dicesse una
menzogna o non si facesse quanto si promette.
Giacché
Dio non ha nessuno superiore a sé, egli può giurare soltanto per sé stesso.
Dice Dio a Mosé: « Non nominare il nome di Dio inutilmente » (Es. 20,7). E
dice Gesú: « Non giurate mai; né per il cielo, perché è il trono di Dio, né
per la terra, che è sgabello dei suoi piedi; né per Gerusalemme, perché è la
città del gran re. Non giurare neppure per la tua testa, perché tu non puoi
fare bianco o nero un tuo capello; ma sia il vostro dire: "si, si; no,
no"; quel che vi è di piú proviene dal male » (Mt 5, 34-37)
Invece
il Corano è ripieno di giuramenti, quasi sempre senza senso, fatti, secondo il
Corano, da Dio stesso. Ne citiamo alcuni: « Lo giuro per i venti che spargono e
per le portatrici di peso, le nuvole, e per quelli che agilmente vogano ... »
(S LI, 1-3).
«Lo
giuro per il calamo e per quello che essi registrano» (S LXVIII, 1).
«
Lo giuro per la stella, quando il suo chiarore declina » (S LII, 1).
«
Lo giuro per coloro che lacerano con lacerazione intensa, e per quelli che
ritirano con levità, e per quelli che scivolano nuotando in modo leggero e
per quelli che innanzi vanno gli altri precedendo, e per quelli che le cose
dirigono » (S Lxxix, 1-5).
«
Verissimo! Lo giuro per le stelle che filano, che vengono via scopate! Lo giuro
per la notte che si abbuia, per l'alba che sua luce alita» (S LXXXIX, 15-18).
«
Giuro per i puledri che vanno a spron battuto, ansimando, che fanno sprizzare
scintille scalpitando ... » (S C, 1).
«
Lo giuro per il malinconico tramonto; lo giuro per la notturna oscurità e per
ciò che avviluppa e per il plenilunio; salirete per strati successivi » (S 84,
16-19).
«
Lo giuro per il cielo trapuntato di segni zodiacali, lo giuro per il giorno
dell'incontro, lo giuro per testimonianze e testimoniato! » (S 85, 1-3).
Lo
giuro per il cielo e per il viandante notturno!... Lo giuro per il cielo che
sempre ritorna, lo giuro per la terra quando si apre ai germogli » (S 86, 1 e
il + 12).
«
Ma no! Lo giuro per questo territorio urbano (tu sei un cittadino qualunque di
questo paese), e giuro per il generante e per ciò che ha generato » (S 90,
1-3).
«
Giuro per l'astro diurno e per il suo splendore! Lo giuro per la luna quando lo
segue. Lo giuro per la luce del giorno quando manifesta la gloria solare! E
per la notte fosca che di oscurità la tinge!" (S 91, 1-4).
«
Giuro per l'avanzata mattina! Giuro per la tenebra notturna quando stende il suo
velo! » (S 93, 1-2).
Potremmo
molto continuare a riportare giuramenti simili. Domandiamo a qualunque persona
di buon senso: « Ti sentiresti di fare simili giuramenti dinanzi a chiunque, o,
peggio, dinanzi al giudice di un tribunale? Sei sicuro di non far ridere tutti e
di non esser preso in giro? Può Dio essere tanto ridicolo da fare simili
giuramenti? ».
Il
Corano parla sempre con grande rispetto di Gesú e di Maria sua madre. Citiamo
alcune Sure:
S
II, 254: « Ci furono dei rasul: ad alcuni abbiamo dato la preferenza sugli
altri. Ad alcuni Dio ha parlato, altri li ha elevati in dignità. Abbiamo
offerto a Isa ibn Maryam prove evidenti, lo abbiamo santificato con lo spirito
di santità. Se il Dio lo avesse voluto! Le genti che li seguirono nel tempo
non si sarebbero ammazzate a vicenda, dopo che erano giunti i segni: invece si
misero a disquisire; ci furono credenti e anche atei. Se il Dio avesse voluto!
Non si sarebbero ammazzate a vicenda: ma il Dio fa ciò che vuole, fino in fondo
».
S
III, 42-54: « Ed ecco, presero la parola gli Angeli: "O Maryam, il Dio ti
ha resa immacolata, ti ha posto sopra tutte le donne di questo mondo! O Maryam,
devi essere devota al tuo Signore, prosternati davanti a lui nel sugud e
chinati come quelli che s'inchinano".
Ecco
le novità dell'invisibile mistero, le riveliamo a te. Tu non eri tra la folla
quando essi gettavano nel fiume il calamo per avere il responso su chi di loro
si sarebbe preso cura di Maryam. Tu non eri in mezzo alla folla, mentre essi si
perdevano in discussione.
Ed
ecco annunciarono gli angeli: "O Maryam, Iddio ti comunica lieta novella
di un Verbo da parte sua: si chiamerà Al Nasih,(*)=(il Messia, l'unto di Dio.)
Isa ibn Maryam (cioè Gesù figlio di Maria). Famoso sarà sia in questo mondo
che nell'altro, sarà uno degli intimi. Alle genti parlerà fin dalla culla e
continuerà a parlare quando sarà cresciuto, e apparterrà alla schiera della
gente di bene" ».
Si
inquietò Maryam: "Rabbi, Rabbi, proprio io avrò un figlio?
Io
che non conosco uomo, che non ho mai conosciuto uomo?". La risposta:
"Il Dio crea ciò che vuole, e quando ha ben deciso di creare una cosa egli
comanda: Kun Sii e la cosa è creata". A lui Iddio insegnerà la Scrittura
e la saggezza, il Testamento Vecchio e quello Nuovo; sarà sarúl ai Bani-Isra'il:
"O genti! Eccomi, vengo a voi con un segno dalla parte del Signore. Bene,
per voi sono capace di modellare nell'argilla un uccello, poi soffierò dentro
di lui e la statua inanimata diverrà viva, col permesso del Dio. Guarirò
ciechi e lebbrosi, darò la vita ai morti, col permesso del Dio. Saprò
indovinare ciò che avete mangiato e ciò che nella vostra casa ammassate. Non
è questo un grande segno, per voi che avete fede? Sono venuto per dichiarare
che è vero quanto fu scritto nel Testamento Antico e per liberarvi da una parte
dei tabú che vi erano stati imposti. Sono proprio venuto con un segno, per
voi, da parte del Signore..".
Confessa:
"Crediamo nel Dio, crediamo in ciò che venne rivelato a noi. Crediamo in
ciò che fu rivelato a Ibrahim, a Ismail, a Ishaq, Ya'kub, alle tribú, a
Musa, a Isa, ai nabi, da parte del loro Signore. Per noi non fanno differenza
alcuna; noi siamo interamente muslimuna (*)=(mussulmano) verso lui" » (S
III, 84).
«Invero
abbiamo fatto scendere il Testamento Antico in cui c'è guida e luce. Con esso i
nabi giudicavano, quali erano muslim, coloro che erano Yahud; e i rabbini e gli
scribi altrettanto operavano a secondo della parte del rotolo del Dio loro
affidata e di cui erano testimoni. Non temete gli uomini, dunque; temete solo
me. Non vendete a vil prezzo i miei segni. Kafiruna sono quelli che non
giudicano gli uomini secondo i dettami che Dio ha rivelato.
Gli
abbiamo comandato nel Testamento Antico: vita per vita, occhio per occhio, naso
per naso, orecchio per orecchio, dente per dente e anche la legge del taglione
per le ferite. Chi, generoso, non farà valere il suo diritto otterrà il
perdono dei suoi peccati. Kafiruna sono quelli che non giudicano gli uomini
secondo i dettami che il Dio ha rivelato.
In
un tempo successivo abbiamo inviato sulle loro orme Isa ibn Maryam affinché
riconfermasse ciò che era stato annunziato prima nel Vecchio Testamento. Gli
affidiamo lo Ingil (il Vangelo) o Testamento Nuovo - guida alla luce - perché
riconfermasse ciò che era stato annunciato prima di lui nel Testamento Antico
guida, esortazione, destinata ai timorati » (S V, 44-46).
«
Sulle loro tracce (dei profeti) abbiamo fatto seguire i nostri rasul, come Isa
inm Maryam. Gli abbiamo consegnato il Testamento Nuovo, e insinuammo nel cuore
dei suoi seguaci dolcezza e mansuetudine e la vita solitaria dei monaci, che
essi hanno instaurata; noi, però, non glielo abbiamo ordinato se non perché
fossero unicamente mossi dalla ricerca del compiacimento di Dio » (S LVII, 27).
«
Isa ibn Maryam annunciò: "O Bani Isra'il, in verità io sono un rasul del
Dio. Sono venuto per confermare ciò che era stato rivelato prima di me dal
Testamento Antico. Sono venuto per apportare il lieto annuncio di un rasul che
giungerà dopo di me: il suo nome sarà Ahmad" » (S LXI, 6).
Quindi
il Corano raccomanda ai cristiani di seguire tutte le norme del Vangelo,
sconoscendo quante cose il Corano stesso dice al contrario di quanto dice il
Vangelo: « Ebbene, le genti del Testamento Nuovo sappiano giudicare secondo le
norme che in esso si incontrano! Chi non sa giudicare secondo ciò che ha rivelato
il Dio appartiene certamente alla schiera dei malvagi » (S V, 47).
Se
Maometto avesse letto il Vangelo, non avrebbe detto quanto sopra.
«
Queste sono le parole dirette a Isa ibn Maryam: "O Isa ibn Maryam, ricorda
il mio ben volere verso di te e verso la Madre tua quando ti ho fortificato con
il rfih-1-qudus. Parlasti alle genti dalla culla come fossi un anziano. Ti ho
fatto conoscere il libro, la sapienza, il Testamento Antico e quello Nuovo.
Tu
pasticciavi nella creta e modellavi con le mani un volatile; poi v'insufflavi e
quello, con il mio permesso, diventava un uccello. Tu guarivi, con il mio
permesso, il muto e il lebbroso. Tu ridavi la vita, con il mio permesso, anche
ai morti. Da te ho allontanato i Bani Isra-il, al momento in cui eri venuto da
loro con prove irrefutabili, e molti di loro, che erano Kafirunam insultarono:
Poh! Questa è soltanto stregoneria di mago" » (S v, iio). « Continua:
"O genti della Scrittura, voi fate un buco nell'acqua se non vi mettete
ad osservare i precetti del Testamento Antico e quelli del Nuovo e ciò che
dal Signore vi è stato rivelato" » (S V, 68).
«
O voi, voi credenti! Diventate ausiliari del Dio, come ebbe ad affermare Isa ibn
Maryam agli Apostoli suoi: "Quali sono i miei ausiliari nel sentiero di
Dio?" Risposero gli apostoli: "Noi siamo gli ausiliari del Dio. Parte
dei Bani Isra'il prestò fede, parte divenne scettica. Ma noi aiutammo
fortemente coloro che credettero; li aiutammo contro i loro nemici: divennero i
trionfatori" » (S LXI, 14).
Per
Maometto Gesú non era il Figlio di Dio, ma un rasul: « Il Masih ibn Maryam non
era che un rasul. Altri rasul erano stati spediti prima di lui, e la madre era
persona degna di fede, ed entrambi mangiavano. Ecco noi facciamo balenare i
nostri segni quelli se ne scostano » (S V, 75).
Siccome
gli ebrei dicevano che Gesú era stato crocifisso dai capi d'Israele perché
si era proclamato Dio, Maometto, conservando un'altissima stima per Gesù e
pensando che era impossibile che egli avesse proclamato di essere Dio e che
avesse cosí bestemmiato, fa dire tutto questo a Gesú stesso, e il resto lo
dice lui:
«
Interrogherà il Dio: "O Isa ibn Maryam, hai tu forse comandato alle
genti: Prendete me e mia madre come due dei al di fuori di Dio?". Isa
risponderà: "Osanna a te! Come avrei potuto affermare questo, mentre non
ne ho diritto alcuno? Se lo avessi affermato, lo avresti saputo di certo. Tu
conosci ciò che è in me; io non conosco ciò che è in te! In verità sei il
grande conoscitore del mistero invisibile!" » (S V, 116).
«
Gente della Scrittura, non lasciatevi andare a esagerare le vostre
affermazioni sul problema religioso e sul Dio. Non dite che la verità: il Masih
Isa ibn Maryam altro non è che un rasul del Dio, altro non è che il Verbo
lanciato in Maryam e un rúh da parte sua. Credete dunque al Dio e ai rasul;
smettetela di dire: "Tre". Smettetela! Sarà meglio per voi. Il Dio è
il Dio solo. Che? Si sarebbe fatto un Figlio? Osanna, osanna a lui. A lui
appartiene tutto ciò che è in cielo, tutto ciò che è in terra. Garante di
tutto è il Dio » (S IV, 171).
«
E per avere ripetutamente asserito: "Abbiamo ammazzato il Masih Isa ibn
Maryam, rasul del Dio!" Orbene essi non l'hanno affatto ammazzato, non
hanno crocifisso, che venne apportato qualcuno che gli assomigliava come una
goccia d'acqua. Coloro che discutono a tale riguardo sono nel dubbio, inseguono
delle congetture. In realtà non l'hanno affatto ucciso, ma verso di lui il Dio
lo ha innalzato, egli è potente, il saggio. Non ci sarà nessuno, tra la gente
della Scrittura, che non creda in lui prima della sua morte; e nel giorno della
resurrezione, egli testimone sarà contro di loro" (S IV, 157-159).
«
E ricordò il Dio: "O Isa, ecco ti riprendo e ti faccio salire verso di me.
Ti purifico dalle impurità dei kafiruna; colloco fino al giorno della
resurrezione coloro che ti hanno seguito al di sopra di coloro che sono stati
kafiruna...» (S III, 55).
Gesú
è il modello di tutte le virtú.
Egli
è povero o, meglio, nullatenente, al punto che poté dire: « Le volpi hanno le
loro tane, gli uccelli i loro nidi, ma il figlio dell'uomo non ha dove posare
il capo » (Mt 8, 20).
Egli
è castissimo, o meglio, è vergine, al contrario di Maometto che ebbe almeno 40
tra mogli e concubine, che teneva gelosamente chiuse agli occhi di tutti nel
suo harem.
Egli
è buono e compassionevole con tutti: accoglieva tutti, non condannava nessuno,
sfamava gli affamati, guariva i malati, piangeva sulle sventure altrui e subito
veniva in aiuto, risuscitando, all'occorrenza, i morti, come fece col figlio
della vedova di Naim e con Lazzaro. Di lui si diceva con ragione: « Passò
beneficando e guarendo tutti » (Atti 10, 38).
Egli
è umile e dolce, tanto da farsi battezzare da Giovanni Battista, da
avvicinare peccatori e prostitute per convertirli; sopportava tutti, non si
impazientí mai, non imprecò mai, non resistette a chi volle fargli del male,
sopportò tutta la sua spaventosa passione senza dire una sola parola contro
di nessuno, anzi perdonando i suoi crocifissori. Egli poté dire e anzi
raccomandò ai suoi discepoli: « Imparate da me che sono dolce e umile di cuore
» (Mt 11, 29).
Egli
fu obbedientissimo alla Legge e ad ogni volere di Dio Padre, al punto che poté
dire ai suoi nemici e a tutti: « Chi di voi mi potrà accusare di peccato? » (Gv
8, 45).
Egli
rivelò il vero volto di Dio: « Dio vuole che tutti gli uomini siano salvi e
raggiungano la conoscenza della verità » (1 Tm 2, 4); non come il Dio del
Corano che decide chi si deve salvare e chi deve mandare all'inferno.
«
Dio è amore e chi vive nell'amore, vive in Dio » (1 Gv. 4,16). « Cosí Dio ha
amato il mondo da sacrificare il figlio suo unigenito, affinché ognuno che
crede in lui non perisca, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha
mandato il suo figlio nel mondo perché condanni il mondo, ma perché il mondo
sia salvato per mezzo di lui N (Gv 3, 16).
Una
delle cose che piú sorprendono nella vita di Gesú è questa: se egli si fosse
dichiarato un profeta o il Messia e non Dio e un solo Dio col Padre, gli ebrei
lo avrebbero non solo seguito tutti, ma lo avrebbero dichiarato loro Re, lo
avrebbero portato in trionfo, come varie volte tentarono di fare, e avrebbero
tutti combattuto fino alla morte per stabilire il suo regno. Gesú, invece, si
dichiarò Dio perché lo era, ben sapendo che avrebbe incontrato l'ostilità
degli ebrei e che sarebbe stato messo per questo a morte; e tale si dichiarò in
tribunale dinanzi a Caifa, perché era necessario cosí morire per scontare i
peccati degli uomini e aprirci il Paradiso.
Non
bastava, naturalmente, fare una simile affermazione; bisognava darne le prove;
e Gesù le diede: ultima, la sua resurrezione, debitamente profetizzata.
1)
Le credenziali
Non
c'è alcun Governo che accetti uno straniero quale ambasciatore del proprio
Governo senza che questi ne presenti le credenziali; né c'è alcun direttore
di Banca che dia i milioni depositati da un suo cliente a chi si presenti a
nome di costui senza portarne regolare procura notarile; né, infine, c'è
alcun dottore quale medico, senza presentare il relativo diploma di laurea, ma
soltanto perché lo dice lui che è medico. Nessuno può garantire sé stesso.
2)
Le credenziali di Gesú
Gesú
viene a presentarsi quale Messia, ossia quale inviato da Dio; anzi quale figlio
naturale e unico di Dio e Dio lui stesso. Naturalmente con una qualifica
simile egli piú di tutti deve presentare le garanzie e produrre le prove
irrefutabili. Quali sono le garanzie e le prove capaci di convincere e di non
lasciare dubbi su una simile affermazione?
Sono
le opere che nessun uomo può fare, e che può fare soltanto Dio, perché
importano una potenza infinita: dare istantaneamente la vista a un cieco;
guarire istantaneamente un paralitico, un lebbroso, un canceroso; risuscitare un
morto.
Gesú
ben sapeva tutto questo e si è comportato di conseguenza. Egli dice: « Se io
rendo testimonianza a me stesso, la mia testimonianza non ha valore. Vi è un
altro che testifica per me e so che vale la testimonianza che egli mi rende » (Gv
5, 21).
«
Se non faccio le opere del Padre mio, non credetemi; ma se le faccio, se anche
non volete credere a me, credete alle opere, affinché sappiate e conosciate
che il Padre è in me e io sono nel Padre» (Gv 10, 37).
E
quando un giorno i discepoli di Giovanni Battista andarono a chiedergli se egli
fosse il Messia, Gesù per prima guarí in loro presenza molti ammalati, diede
la vista a ciechi, liberò degli ossessi e quindi disse loro: « Andate e
riferite a Giovanni le cose che avete visto e udito: i ciechi vedono, gli zoppi
camminano, i lebbrosi sono mondati, i sordi odono, i morti risorgono e la
buona novella è annunziata ai poveri» (Lc 7, 22).
Giustamente
egli disse quindi per quelli che nonostante tutto questo non volevano credere:
« Se non fossi venuto e non avessi parlato loro, non avrebbero colpa; ma ora
non hanno scusa del loro peccato... Se non avessi fatto tra loro opere che
nessun altro mai fece, sarebbero senza colpa...» (Gv 15, 22-24). Se vuoi conoscere
bene Gesù leggi il libro Certezze su Gesú (Comunità Editrice).
3)
Le credenziali di Maometto
Maometto
riconosce i libri del Vecchio e del Nuovo Testamento, parla sempre bene di Mosé
e di Gesù, riconosce che Dio ha dato loro le sue credenziali facendo loro
operare miracoli. Basta citare la Sura X, 75: « Dopo di loro facemmo apparire
sulla scena del mondo Musa e Harum con le nostre credenziali »; e la Sura III,
48 e 49: « A lui (a Gesú) Dio insegnerà la Scrittura e la saggezza, il
Testamento Vecchio e quello Nuovo. Egli sarà rasul ai Bani Isra'il: "O
genti! Eccomi, vengo a voi con un segno da parte del Signore. Bene, per voi
sono capace di modellare nell'argilla un uccello, poi soffierò dentro di lui
e la statua inanimata diventerà viva, col permesso di Dio. Guarirò ciechi e
lebbrosi, darò la vita ai morti, col permesso di Dio. Saprò indovinare ciò
che avete mangiato e ciò che nelle vostre case ammassate. Non è un segno
grande per voi che avete fede?" ». In molte altre parti il Corano parla
di Gesú e ne parla sempre bene, ripetendo, come nell'a. 63 della Sura XLIII che
egli venne con prove manifeste. E per la stima che ha per Gesú fa a lui
profetizzare la sua venuta (cfr. S LI, a. 6); profezia che non esiste in alcun
libro del Nuovo Testamento.
Maometto
si dichiara un inviato da Dio, un profeta, anzi il piú grande dei profeti,
colui che viene a completare il Vecchio e il Nuovo Testamento e la garanzia che
dà è lo stesso contenuto del Corano che egli va predicando. Tale dichiarazione
viene ripetuta nel Corano da parte di Dio addirittura centinaia di volte. Ne riportiamo
alcune: « Se avete dei dubbi sul messaggio che abbiamo mandato al nostro servo,
venite, portate un capitolo sacro uguale a questi » (S Il, 23).
«
Dio ha inviato il rasul (cioè Maometto) col carisma della retta guida e con
la religione della verità. Essa trionferà completamente sulle altre, anche
se i fabbricatori di condivinità, sentiranno rabbia infamissima » (S IX,
33). (Per Maometto, i cristiani siamo fabbricatori di condivinità perché
crediamo in Dio uno e Trino).
«
Ali.Lam.Ra. Ecco i versetti pieni di saggezza: ma che hanno gli umani da
stupirsi, se abbiamo fatto scendere la rivelazione su un uomo scelto in mezzo a
loro? "Ammonisci gli umani, annuncia a coloro che credono, che essi hanno
un punto di vantaggio davanti al Signore, vantaggio meritato grazie alla loro
sincerità". Bestemmiano i kafiruna "È uno stregone matto!" »
(S X, 1-2).
Dio
dice a Maometto: « Lo giuro per il Corano, sintesi di saggezza! Veramente tu
appartieni alla schiera dei rasul per dirigere gli umani su una strada diritta.
Questa rivelazione è discesa su di te dall'Onnipotente, dall'abbondante in
misericordia affinché tu ammonisca un popolo i cui antenati non furono
avvertiti, giacché si disinteressavano di tutto» (S XXXVI, 2-6).
Dio,
dopo aver parlato nei due versetti precedenti del Vecchio e del Nuovo
Testamento, rivolgendosi a Maometto, dice: « A te, poi, abbiamo affidato la
scrittura con tutta la verità per riconfermare l'autenticità del rotolo di
prima, per sua protezione. E allora stabilisci il giudizio con loro secondo ciò
che ha fatto scendere Dio; non seguire le lor passioni (ti allontaneresti dalla
verità che ti è venuta) ... » (S V, 48).
«Ascoltate
la voce di Dio, ascoltate la voce del rasul; state guardinghi, che se voi vi
allontanate dovrete sapere che al nostro rasul compete solamente la trasmissione
del messaggio in cifra chiara» (S V, 92).
Dio
dice a Maometto: « Con verità abbiamo fatto scendere questo Corano. Con
verità esso è sceso. Ti abbiamo mandato per annunciare la lieta novella e
per avvisare gli umani. Abbiamo ripartito questo Corano in frammenti misurati
affinché tu li possa recitare pian piano agli umani. Ma sí, lo abbiamo fatto
scendere veramente » (S XVII, 105-106).
«
O tu, proprio tu, nabi. Ti abbiamo inviato come testimone, come annunciatore e
mentore, e come colui che chiama il Dio, con il suo permesso, e come splendente
lampada » (S XXXIII, 45-46).
È
superfluo citare tutte le altre numerose dichiarazioni contenute nel Corano,
come fatte da Dio.
Naturalmente
i meccani fin da principio chiesero a Maometto le prove che il Corano si trovava
scritto in cielo e che lui fosse l'inviato di Dio. La prova, invariabilmente,
era questa: «Abbiamo fatto pervenire agli uomini, con il Corano, versetti con
le prove. Il Dio è la guida di chi vuole veramente » (S XXI,16). « Soltanto i
kafiruma discutono senza fine i segni del Dio » (S XL, 4).
«
La Scrittura è certamente venuta direttamente dal Signore delle cose create;
non c'è dubbio a tal riguardo Essi non sanno esprimersi in altro modo: "È
lui che l'ha inventata". No, no, è verità sopraggiunta qui da parte del
Signore per ammonizione a gente a cui nessun mentore era mai giunto prima di te.
Ma si lasceranno condurre? » (S XXXII, 2-3). Nei due versetti citati il Corano
allude alla missione di Maometto tra i pagani della Mecca; in seguito, quale
prova riporta il giuramento fatto da Dio stesso: « Lo giuro per il libro del
Corano trasparente di chiarezza. Lo abbiamo rivelato in una notte benedetta,
che noi, noi fummo ammonitori: in quella notte fu decretata ogni legge come
ordine emesso da noi » (S XLVI, 2-5).
Praticamente,
secondo Maometto, è il Corano che garantisce se stesso. Noi diciamo, come i
meccani a Maometto: « Qual è la prova che il Corano è stato scritto in cielo
da Dio stesso e che Dio lo ha dato a te? ». Risponde Maometto: « La prova è
il Corano stesso ». In tale maniera chiunque potrà rispondere a chi diede
le credenzali o le prove di quello che si spaccia di essere: « Ve lo dico io.
Non vi basta? » È quanto di piú illogico si può pensare.
4)
Dove si trovano oggi le credenziali di Dio
Gesú,
prevedendo le perplessità e i dubbi degli uomini dinnanzi a un annuncio cosí
straordinario di un uomo che si era dichiarato Dio e che, nonostante i
miracoli fatti a garanzia, era stato crocifisso, ma che, poi, era risorto e che
avrebbe fatto risorgere gloriosi coloro che sarebbero diventati suoi fedeli
discepoli, mentre avrebbe condannato coloro che non avrebbero creduto, disse
ai suo discepoli prima di salire in cielo: « Andate in tutto il mondo,
predicate il Vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà
salvo; chi non crederà sarà condannato. Ed ecco i segni che accompagneranno
coloro che avranno creduto: cacceranno i demoni in nome mio, parleranno lingue
nuove; prenderanno in mano i serpenti e se berranno qualcosa di mortifero non
farà loro del male; imporranno le mani ai malati e saranno guariti » (Mc 16,
16).
E
San Paolo, parlando dei tanti doni che lo Spirito dà ai discepoli di Gesú,
dice: « ... a uno il dono delle guarigioni, ad un altro il dono di operare
miracoli; ad un altro il dono della profezia... » (1 Cor 12, 9-10).
È
facile parlare di miracoli, e tutti possono affermare di averli nella propria
confessione religiosa. La Chiesa cristiana cattolica dichiara miracolo una
guarigione soltanto:
a)
quando la malattia o le minorazioni non sono funzionali, ma organiche e sono
certificate da certificati medici, da cartelle cliniche, da analisi biologiche;
b)
quando tale guarigione è istantanea, stabile e completa e non viene adoperato
nessun rimedio;
c)
quando tale guarigione non può avvenire naturalmente e non può venir prodotta
da nessun uomo;
d)
quando il miracolo è controllato da un'équipe di medici che dichiarano che la
guarigione non si spiega con le leggi naturali conosciute, anzi è contraria a
essa;
e)
quando qualunque medico, qualunque persona, qualunque équipe può andare a
controllarlo e a controllarne gli atti.
Miracoli
simili ne esistono soltanto nella Chiesa cattolica; ed in essa ne avvengono
quasi ogni anno.
Nessuno
può imporre a Dio di venirgli a fare un miracolo; chi onestamente cerca la
verità deve andare a controllare i miracoli dove Dio li opera; ed egli li opera
in tanti santuari. I miracoli meglio certificati e meglio controllati sono
quelli che Dio va operando a Lourdes, dove una commissione di 37 medici
specializzati li prende in esame per tre anni; e siccome i miracoli che Dio ivi
opera son moltissimi (oltre 200.000), tale commissione ne prende in esame
soltanto uno ogni 40; e finora ne ha dichiarato tali ben 65. L'ultimo, per ora,
miracolo dichiarato tale dal Bureau de Constatation Medical è quello di Erminia
Pane, che abita a Milano, Via Parabella, 4. Essa era nata cieca dell'occhio
destro, nel quale mancava e manca tutt'ora la retina. Nel 1977, a seguito di una
grave paresi facciale, restò quasi completamente cieca. Per potere vedere un
poco e fare qualche passo doveva tenere sollevata con la mano la palpebra
dell'occhio sinistro. A seguito di altre complicazioni fu ricoverata
all'ospedale di Milano, dove fu operata senza risultato. Lí un giorno le comparve
la Madonna e le disse di andare a Lourdes, dove l'avrebbe guarita. Vi andò
subito, il 3 novembre 1982 e, facendo il bagno nella piscina, guarí dalle sue
malattie e acquistò la vista di tutti e due gli occhi; il miracolo permanente
è che lei vede perfettamente anche dall'occhio destro, pur restando esso
tutt'ora senza retina.
Sa
il Corano che i Vangeli furono scritti nel I secolo dell'era cristiana?
Sa
che Matteo, uno dei 12 apostoli, scrisse il suo Vangelo in aramaico verso l'anno
55 e che esso fu tradotto in greco verso l'anno 70?
Sa
che Marco, discepolo dell'apostolo Pietro, scrisse il suo Vangelo verso l'anno
63 durante la predicazone di Pietro a Roma?
Sa
che Luca, discepolo di Paolo, scrisse il suo Vangelo pure in greco verso l'anno
65?
Sa
che Giovanni, un altro dei 12 apostoli, scrisse il suo Vangelo verso l'anno 80?
Sa
il Corano che il testo dei Vangeli che abbiamo ora è certamente identico a
quello che fu scritto dai 4 evangelisti?
Sa
che questo risulta dai 15 scrittori cristiani del I e del II secolo, che ne
riportano nei loro scritti una grande quantità di passi, in tutto identici ai
Vangeli che abbiamo oggi; che risulta dai papiri egiziani del II secolo,
scoperti recentemente, che ne riportano una grande quantità, particolarmente da
quello del Ryland, risalente al 125 dopo Cristo, da quello del Bodmer
risalente al 150, da quello di Chester Beatty II, risalente a1 200?
Sa
ancora che del testo integrale dei Vangeli abbiamo 2 codici in pergamena
risalenti a 300 anni dopo Cristo (il Codice Vaticano e il Codice Sinaitico) e
tre codici risalenti a 400 anni dopo (il Codice Alessandrino, il Codice di Efrem
retroscritto e il Codice di Beza)?
Sa
il Corano che tutte queste fonti riportano fedelmente quello che Gesú ha fatto
e quello che Gesú ha detto?
Sa
che Gesú si è proclamato ed è stato riconosciuto tante volte Figlio di Dio e
Dio lui stesso?
Facciamo
alcune citazioni:
Dice
Giovanni nel suo Vangelo: « In principio era il Verbo, e il Verbo era presso
Dio e il Verbo era Dio... E il Verbo si fece carne e abitò fra noi » (Gesú:
Gv 1, 1).
Sa
il Corano che quanto esso afferma nella Sura V, 110, cioè che Gesú parla nella
culla come un anziano e fa volare gli uccelletti fatti con la creta, non si
trova nei Vangeli, ma che è una favoletta scritta dai vangeli apocrifi del
secolo V?
Sa
il Corano che quanto esso afferma dei cristiani che abbiano creduto o pregato
Maria come dea (S V,116) non è vero; e che mai i cristiani hanno creduto o
pregato Maria quale dea?
Sa
il Corano che Gesú ha tante volte affermato di essere Dio, che non ha mai detto
che gli dei sono due o tre ma che ha specificato di essere insieme al padre un
solo Dio?
Nel
Nuovo Testamento si trova questo innumerevoli volte. Citiamo soltanto alcuni
altri passi:
Un
giorno Gesú disse: «Prima che Abramo fosse Io sono». Allora i giudei diedero
di piglio alle pietre, perché, secondo loro, Gesú aveva bestemmiato; ma Gesú
si nascose da loro» (Gv 8, 58).
Un
altro giorno Gesú chiese agli apostoli: « Chi gli uomini dicono che io sia?
» Essi gli rispondono: « Un profeta ». E Gesù: « Ma voi chi dite che io
sia? » Risponde Simon Pietro: « Tu sei il Cristo, il Figlio di Dio vivente »;
e Gesú a lui: « Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché non la carne, né
il sangue te lo ha rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io dico a te
che tu sei Pietro e che su questa pietra edificherò la mia Chiesa » (Mt 16,
18).
Un
altro giorno Gesú disse: « Padre, che siano tutti una cosa sola, come tu sei
in me e io in te » (Gv 17, 21).
Un
altro giorno Gesú disse: « Io e il Padre siamo una cosa sola ». I giudei
allora diedero di piglio alle pietre per lapidarlo. Ma Gesú disse loro: « Vi
ho mostrato molte opere buone; per quale di queste opere mi volete lapidare?
» I giudei gli risposero: « Non ti lapidiamo per alcuna di queste opere
buone; ma per una bestemmia, perché tu che sei uomo, ti fai Dio ». Gesú poi
disse ai giudei: « Se non faccio le opere del Padre mio, non credetemi; ma se
le faccio, se non volete credere a me, credete alle opere (cioè ai miracoli
che faceva), affinché sappiate e conosciate che il Padre è in me, ed io sono
nel Padre» (Gv 10, 37).
Quando,
poi, dopo morto risuscitò e apparve la seconda volta agli apostoli, presente
Tommaso che non aveva voluto credere alla sua resurrezione, Tommaso prostratosi
a terra lo adorò dicendo: « Signore mio e Dio mio! ». Allora Gesú rispose:
« Tommaso tu hai creduto perché hai visto; beati color che non hanno visto
e credono » (Gv 20, 29).
Tutto
il Nuovo Testamento è ripieno di affermazioni e di riconoscimenti della
divinità di Gesù. Basta, per ultimo, citare San Paolo: « In Gesú abita
corporalmente tutta la pienezza della divinità » (Col. 2, 9).
Lo
sa il Corano che Gesú è stato realmente flagellato, coronato di spine,
crocifisso e che il terzo giorno è realmente risuscitato, come concordemente
descrivono i quattro evangelisti e gli altri libri del Nuovo Testamento,
adempiendo cosí le profezie fatte per lui nel Vecchio Testamento da David, da
Isaia, da Zaccaria e dagli altri profeti?
Se
Maometto avesse conosciuto tutte queste cose certamente si sarebbe fatto
cristiano; ma egli non ebbe a leggere né il Vecchio né il Nuovo Testamento;
li conosceva soltanto da quanto dei giudei e dei cristiani gli avevano
raccontato; e, soprattutto dalle leggende dei Vangeli apocrifi (cioè non
storici) che circolavano in quei tempi tra i cristiani, specialmente tra gli
eretici che c'erano nei paesi arabi.
D'altro
lato non ci può essere altra spiegazione per il fatto che su moltissimi
argomenti Dio dice nel Corano il contrario di quanto aveva detto nel Vecchio
Testamento e nel Nuovo Testamento, perché Dio non si può contraddire.
La
conclusione può essere una sola: è vero soltanto chi presenta le credenziali
di Dio, cioè i miracoli, ossia le opere che può fare soltanto Dio. E tali
credenziali le presenta soltanto il cristianesimo: e sono soltanto i miracoli
fatti da Gesù stesso e dagli apostoli; ma i miracoli che fino ad oggi Dio va
operando soltanto nella Chiesa cristiana cattolica.
Giacché
tutte queste cose Dio ben le sapeva, è assurdo che egli le avesse dimenticate e
avesse detto nel Corano il contrario. Ne consegue che il Corano non è né
scritto, né ispirato da Dio. Chi ignorava tutte queste cose non era Dio, ma era
Maometto che non aveva mai letto il Vangelo, né, tanto meno ne conosceva la
storicità.
Se
avesse letto con attenzione il Vecchio e il Nuovo Testamento, avrebbe visto
come i profeti avevano profetizzato la nascita di Gesú, il luogo di tale
nascita, la missione di Gesù, la sua passione e morte, la sua resurrezione e 1a
sua divinità; forse si sarebbe fatto cristiano, a meno che non avesse voluto
rinunciare alle sue 40 mogli e concubine; e forse si sarebbe attenuto a quanto
dice nella Sura XLII qui riportata e avrebbe impostato tutta la sua missione a
reintegrare l'unità dei cristiani come dice in detta Sura: « Dio ha delineato
per voi la strada maestra della religione, la strada che aveva già tracciato a
Núh. Ciò che riveliamo a te è 1a stessa cosa che avevamo già ordinato a
Ibrahim, a Musa, a Isa: « Rendete stabile la religione, non frazionatevi in
sette" » (S XLII, 13).
1)
Misercordia
a)
Nella Bibbia si proclama
innumerevoli volte che Dio è misericordioso; e, anzi, che la sua misericordia
è al di sopra di tutte le sue opere.
«
Come è vero, afferma il Signore Dio, io non voglio la morte dell'empio, ma che
si converta dalla sua condotta e viva. Convertitevi, convertitevi dalle vostre
vie cattive! Perché vorreste perire? » (Ez. 33, 11).
«
Dio vuole che tutti gli uomini siano salvi e che giungano alla conoscenza della
verità» (1 Tm 2, 4).
Dice
Gesú: « Il Figlio dell'uomo è venuto, infatti, a salvare quello che era
perduto. Che vi pare se un uomo ha cento pecore ed una di esse si smarrisce, non
lascia egli forse le 99 sui monti per andare in cerca di quella smarrita? E se
riesce a trovarla, io vi dico in verità, trova piú gioia di questa che delle
99 che non si sono smarrite. Cosí il Padre vostro che è nei cieli non vuole
che si perda neppure uno solo di questi piccoli» (Mt 18, 11-14).
«
Dio ha tanto amato il mondo, che ha sacrificato il suo Figlio unigenito, affinché
ognuno che crede in lui non perisca, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non
ha mandato il figlio suo nel mondo perché condanni il mondo, ma perché il
mondo sia salvato per mezzo suo » (Gv 3, 16). « Dio non è tentatore dei
cattivi e non tenta nessuno » (Gv 1, 13).
b)
Nel Corano
il
Corano proclama migliaia di volte che Dio è misericordioso, che è abbondante
in misericordia; dalla prima Sura all'ultima: « Lode a Dio, Signore
dell'universo, ricco di clemenza, abbondante in misericordia» (S 1, 2-3).
Tale
misericordia, però, Dio l'esercita soltanto con i mussulmani; gli altri li
vota allo sterminio; anzi c'è di piú: è Dio che decide chi deve diventare
buono, chi deve diventare cattivo. Sembra incredibile; basta leggere il Corano:
« Sordi e muti nella tenebra; eccoli quelli che trattano i nostri segni come se
fossero menzogna. Il Dio fa sgarrare chi vuole e chi vuole egli colloca nel
retto cammino » (S VI, 39).
«
Dio apre all'Islam il cuore di quelli che intende dirigere; al contrario
restringe, sconquassa il petto di coloro che vuole perdere » (S VI, 125).
«
Certamente abbiamo creato una quantità considerevole di spiritelli e di uomini
per il gahannam: i loro cuori nulla capiscono, gli occhi loro nulla vedono, e
le loro orecchie sono sorde. Sono veri animali, e peggio ancora. Si tratta di
gente che non riflette mai » (S VII, 179).
«
Se esistesse un Corano in virtú del quale le montagne si mettessero in moto,
o la terra si squarciasse, o i morti tornassero a parlare! Ma, no! Il potere
appartiene a Dio. Non sanno i credenti che il Dio metterebbe su una strada buona
gli umani, se lo volesse? » (S XIII, 31).
E
alla fine dell'art. 33: « Chiunque il Dio fa sgarrare non ha più orientamento
» (S XIII, 31).
Dio
comanda a degli uomini di fare i peccati piú infami: «Vogliamo far perire
una città? Comandiamo agli abitanti di lasciarsi andare ai peccati piú
infami. Allora si realizza il Verbo pronunciato contro di essa e la radiamo al
suolo» (S XVII, 16).
«
E i kafiruna? Gli abbiamo fatto apparire belle le loro azioni; cosí essi
brancolano nel buio; e li raggiungerà castigo assai terribile, e saranno,
dopo il passaggio all'altra vita nel novero dei perdenti » (S XXXVII, 4).
Le
citazioni si possono moltiplicare; qui non ci sembra necessario. Le Sure
citate bastano per fare queste domande:
Se
Dio è misericordioso come può creare gli uomini soltanto per mandarli
all'inferno?
Se
Dio è misericordioso come può ingannare gli uomini, come può loro comandare
di fare peccati; e come, dopo averli inganna ti e aver loro comandato di fare
peccati, li può mandare al gahannam?
E
se è Dio che ha scritto in cielo il Corano, come può dire il contrario di
quanto ha detto nel Vecchio e nel Nuovo Testamento, che pure il Corano
riconosce essere stati fatti da Dio?
E,
infine, dove è la libertà degli uomini sia nel fare il bene, sia nel fare il
male, se è Dio stesso che costringe gli uni a fare il bene e gli altri a fare
il male?
2)
Nemici
a)
Nella Bibbia
Dice
Gesú: «Avete udito che fu detto: "Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo
nemico"; ma io vi dico: "Amate i vostri nemici pregate per coloro
che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli,
che fa sorgere il suo sole sopra i cattivi e sopra i buoni e fa piovere sui
giusti e sugli ingiusti. Perché, se voi amate quelli che vi amano, quale premio
meritate? Non fanno altrettanto anche i pubblicani? E se salutate solo i
vostri fratelli, che fate di speciale? Non fanno altrettanto anche i pagani?
Siate dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro che è nei cieli" »
(Mt 5, 43).
E
Gesú stesso, moribondo sulla croce, perdonò i suoi crocifissori e cosí pregò
il Padre: « Padre, perdona ad essi, perché non sanno quello che fanno» (Lc
25, 34).
b)
Nel Corano
Il
Corano molte volte esorta i mussulmani ad ammazzare i nemici. Riportiamo
soltanto quanto è detto in alcune Sure:
«
Ammazzateli ovunque essi si incontrino! Fateli uscire da dove essi si sono
cacciati! La persecuzione è piú della strage. Non combatteteli presso la
moschea haram » (S II, 191).
«Ecco
sto per lanciare l'angoscia sul cuore dei kafiruna. Picchiateli sul collo.
Picchiateli su tutte le giunture delle dita» (S. VIII, 12).
«
Terminati che siano i mesi di haram, ammazzate i fabbricatori di condivinità
(cioè i cristiani), dovunque li troviate; catturate, assediate, fateli cadere
nelle imboscate...» (S IX, 5).
Per
Maometto i cristiani sono fabbricatori di condivinità, perché egli, non
comprendendo il mistero della SS. Trinità (cioè un solo Dio in tre persone),
è convinto che noi cristiani crediamo in tre dei; e per questo i mussulmani
hanno fatto sempre, quando lo hanno potuto, guerra ai cristiani sterminandoli
nel Medio Oriente e in tutta l'Africa del Nord, che era un giorno cristiana.
«
I medinesi sono gente maledetta; dovunque vengono incontrati vengano presi e
assassinati» (S XXXIII, 61).
3)
Una serie di domande al Corano
Dice
il Corano: « Non c'è peccatore piú malefico di colui che essendo stato
richiamato sulla retta via dai segni del Signore, se ne torna e scorda le opere
delle sue mani. Sul loro cuore abbiamo messo spessori ovattati (cosí non lo
capiscono); nelle loro orecchie abbiamo schiacciato il cerume; se anche li
chiami nella retta via, quelli non se ne curano » (S XVIII, 57).
«
Dio fa sgarrare chi vuole; e chi vuole colloca sul retto cammino » (S VI,
39). « Dio trae in inganno i kafiruna per farli restare brancolanti nel buio »
(S XXVII, 4).
Domanda:
E allora perché Dio castiga i cattivi?
Dice
il Corano: « Il potere appartiene interamente a Dio; non sanno i credenti che
Dio metterebbe (i kafiruna) su una strada buona se lo volesse? » (S XIII, 31).
Domanda:
E allora, se Dio è buono, perché non lo fa?
Dice
il Corano: « Dio perdona a chi gli pare e piace » (S IV,116).
Domanda:
E allora, come Dio può dirsi buono e misericordioso? Lo si dovrebbe dire
capriccioso.
Dice
il Corano: « Certamente abbiamo creato una quantità considerevole di
spiritelli e di uomini per il gahannam » (S VlI, 179).
Domanda:
Se Dio è buono come può creare degli esseri per farli soffrire?
Dice
il Corano: « Ad ogni città abbiamo assegnato dei criminali affinché vi
ordiscano trame » (S VI, 123).
Domanda:
Può un Dio buono fare cose cosí cattive?
4)
Risposte della Bibbia
Dice
il Signore: « Mi compiacerò forse della morte del cattivo, e non piuttosto che
egli si converta e viva? » (Ez 18, 23).
Dice
il Corano: « Qualunque segno e prodigio Dio facesse, gli uomini non
crederebbero affatto, se non lo volesse Dio » (S VI, 111).
Dice
la Bibbia: « Ecco, io pongo davanti a te la vita e il bene, la morte e il male.
Se tu ascolti gli ordini del Signore Iddio tuo, che io oggi ti prescrivo, amando
il Signore tuo Dio, camminando nelle sue vie, osservando i suoi comandamenti, le
sue leggi e i suoi precetti, allora tu vivrai... Ma se il tuo cuore si volge
indietro, e non vuoi obbedire e ti lasci trascinare a prostrarti davanti ad
altri dei e servire loro, io ti dichiaro oggi formalmente che voi perirete ...
» (Dt 30, 15-19)
Come
si vede, Dio lascia all'uomo la libertà di amarlo e di obbedirlo; senza
libertà non ci sarebbe merito, né demerito. Per questo Gesù non impone a
nessuno di convertirsi, di diventare suo discepolo, ma soltanto propone: « Se
vuoi...», egli sempre dice. E tutta la sua missione fu di cercare, di
predicare, di invitare, di convincere a seguirlo, ad amare Dio e il prossimo.
Egli non condanna nessuno; vuole salvare tutti.
Quando
i giudei stanno per lapidare l'adultera, egli la salva e, dopo, l'ammonisce di
non peccare piú.
Quando,
giunti in un villaggio della Samaria, i samaritani non vollero ricevere né lui,
né i suoi discepoli, questi, indignati, chiesero a Gesú che facesse scendere
il fuoco dal cielo per castigarli; Gesú li rimproverò perché egli « era
venuto per salvare gli uomini; non per farli perire » (Lc 9, 51).
Per
salvare tutti gli uomini Gesú affronta la sua dolorosissima passione, va
coscientemente a Gerusalemme per esservi arrestato e messo a morte, rimprovera
Pietro che lo dissuade all'andarvi (Mt 16, 23); e quando lo stesso Pietro vuole
uccidere il primo soldato che a lui si avvicina, Gesú lo rimprovera ancora
dicendogli: « Rimetti la spada nel fodero; non berrò il calice che il Padre mi
ha dato? » (Gv 18, 11).
Infine,
morendo fra atroci tormenti nella croce, Gesú non solo non minaccia vendetta,
ma prega per coloro stessi che lo avevano messo in croce, dicendo: « Padre,
perdona loro perché non sanno quello che fanno » (Lc 23, 24).
E
mentre Gesù manda i suoi discepoli come agnelli in mezzo ai lupi (Lc 10, 3) ad
offrire a tutti la pace, Maometto parte con gli eserciti a conquistare quanti
non vogliono seguirlo e ad ammazzare quanti non vogliono farsi mussulmani; e,
contrariamente a quanto ha detto e fatto Gesù, egli dice: « Non tocca né al
rasul, né ai credenti implorare perdono in favore degli idolatri, anche se
fossero loro parenti, giacché sanno bene che saranno ospiti del gahim » (S IX,
113).
Conclusione:
Come si vede, la dottrina del Corano in tanti argomenti importantissimi è
opposta a quella rivelata nella Bibbia. E giacché Dio non si può contraddire,
egli non può avere rivelato sia la Bibbia, sia il Corano; ma o ha rivelato la
Bibbia, o ha rivelato il Corano. Quale dei due ha rivelato? La risposta può
essere una sola: quella che egli ha garantito, cioè la Bibbia.
5)
La morale
a)
La morale del Vangelo
Dice
Gesú: «Avete udito che fu detto: "Non commettere adulterio". Ma io
vi dico che chiunque avrà guardato una donna, desiderandola, ha già commesso
adulterio nel suo cuore. Ora, se il tuo occhio destro ti è occasione di caduta,
cavalo e gettalo via da te; è meglio per te perdere uno dei tuoi membri, che
tutto il tuo corpo sia gettato all'inferno. E se la tua mano destra ti è
occasione di caduta, tagliala e gettala via da te, perché è meglio per te
perdere uno dei tuoi membri che non tutto il tuo corpo vada all'inferno. Si
disse pure: "Se uno ripudia la propria moglie, le dia il libello di
ripudio"; ma io vi dico: chiunque ripudia la propria donna, eccetto in
caso di concubinato, l'espone all'adulterio; e chi sposa la ripudiata commette
pure adulterio » (Mt 5, 27-32).
«
Ora, avvicinatisi i farisei, gli domandarono per tentarlo: "È lecito a
un uomo ripudiare la moglie?". Egli rispose loro: "Che cosa vi ha
comandato Mosé". Essi risposero: "Mosé ha prescritto di scrivere un
libretto di divorzio e di ripudiare". Ma Gesú disse loro: "Per la
durezza del vostro cuore egli ha scritto per voi questo precetto. Ma in
principio della creazione Dio li fece maschio e femmina; per questo l'uomo
abbandonerà suo padre e sua madre, si unirà a sua moglie, e i due saranno
una sola carne. Non divida dunque l'uomo quello che Dio ha unito" » (Mc
10, 2-9).
b)
La morale del Corano
Il
Corano ammette che l'uomo possa avere tre o quattro mogli; ma non mette un
limite preciso a quante l'uomo ne può avere; accetta poi che ogni uomo oltre
alle mogli abbia delle concubine; e di queste ne può tenere quante ne vuole.
Basta
che l'uomo preghi e faccia elemosine, poi può tenere mogli e concubine: S
XXIII 6.
Infine,
se si innamora della moglie di un altro potrà in una maniera o nell'altra
togliergliela e farla sua.
«
Se vi viene il desiderio di cambiare moglie con un'altra e a una di esse avete
già dato un qintr, non riprendetevi nulla». « Vi sono dichiarate illecite le
donne sposate, a meno che le vostre mani ne abbiano fatto oggetto di rubello e
siano diventate vostre schiave. A parte questo vi è lecito cercare altre donne
vivendo castamente, non come fornicatori. Poi ricordatevi: quelle da cui
avrete tratto piacere, ricompensatele bene » (S IV, 20-24). « ... Sposate due,
tre o anche quattro donne di cui siete innamorati...» (S IV, 3).
6)
Il Paradiso
a)
Nel Corano
Il
Paradiso descritto nel Corano è fatto su misura per degli uomini primitivi;
per quanto cioè, poteva loro interessare e poteva allettarli. Vi si parla di
una specie di Paradiso terrestre di vestiti splendidi, di cibi succulenti, di
frutta e di bevande deliziose di comodissimi letti e, sopratutto di stupende
ragazze messe a disposizione degli eletti mussulmani.
Di
Dio si dice soltanto che ci sta lui. Riportiamo alcune Sure:
«Ecco:
per quelli ci saranno i gannat di Adn. Ruscelletti che scorrono. Braccialetti
d'oro alle braccia. Abiti verdi di seta e di broccato. Troni comodi per
accosciarsi. Ricompensa deliziosa, stupendamente comoda» (S XV 31).
Lo
stesso viene ripetuto nella Sura XXII, 23.
«
Faranno eccezione gli schiavi che Dio avrà scelto, ai quali come a bene
familiare, verranno dati dei frutti, e saranno onorati. Circolerà fra loro la
coppa di ma'in, coppa candida, piacevole ai bevitori.
Non
c'è alcun senso di ubriachezza ed è inesauribile. Avranno per loro stupende
fanciulle: occhi sgranati, sguardi casti ».
S
XLIV, 51-55: « Ma i devoti vivranno in luogo sicuro, in mezzo a gannat e a
sorgenti, vestiranno di seta e broccato; saranno collocati in faccia gli uni
degli altri, e gli daremo per spose le huri dagli occhi grandissimi. Ivi
chiederanno soavemente ogni specie di frutta ».
S
LVI 10-38: « I primi arrivati, proprio i primi, staranno presso Dio nel gannat
dei piaceri. Molti saranno gli antichi, pochi i recenti su troni avvicinati,
adagiati staranno, e guarderanno. Efebi immortali fra loro circoleranno,
porteranno le coppe, i boccali e tazze piene di bevanda fresca e pura. Non ne
avranno mal di capo, neanche ebrezza, e frutti avranno a loro piacere e carni
di uccelli a volontà. Ci saranno le Huri dagli occhi grandi, somiglianti alle
perle di uno scrigno; compenso alle loro opere saranno... Vivranno tra piante
di giuggiole senza spine, tra acacie abbondanti in frutti. Di un'ombra
abbondante essi godranno e di murmuri acque e di frutti abbondanti, mai colti
prima, né vietati e su letti alti dormiranno. Noi creammo le Huri invero in
modo verginale, innamorate, della stessa età, destinate ai compagni della
destra ».
S
LXXXIII 22-28: « Che bello! I puri staranno fra le delizie, su troni
gioiosamente guardando attorno; e sui loro volti potrai compiacerti e rimirare
la vittoria della grazia. Abbeverati saranno di prezioso vino sigillato, e il
sigillo suo sarà il muschio, e lo desidereranno con veemente desiderio, e sarà
mescolato con acqua di tasnim, acqua con la quale si dissetano i vicini di Dio
».
«
(Nel gannat) Vi saranno parchi e vigne, vergini dal seno turgido, coetanee, e
calici ricolmi» (S LXXVIII 32-34).
Infine,
per il Corano nel gannat non c'è differenza per quanti sono stati fedeli, né
per 1'iman, né per il bambino, né per chi è morto nella guerra santa, né per
l'infedele che alla fine si converte: il premio è per tutti uguale.
Gesù,
invece, mostra la differenza nel premio che hanno gli eletti: anche un semplice
«bicchiere d'acqua dato per amore del suo nome avrà la sua ricompensa» (Mt
10, 42); e nella parabola delle mine fa vedere la differenza del premio tra
quelli che hanno fatto maggiori opere buone e tra quelli che ne hanno fatto di
meno.
Come
è diverso il premio per i buoni, in proporzione del bene che hanno fatto; cosí
è diverso il castigo per i cattivi, in proporzione del male che hanno: lo
rivela Gesú espressamente quando dice: «Darete conto anche di una sola parola
oziosa». D'altronde la giustizia di Dio non può non essere cosí.
b)
Nel Nuovo Testamento
Nella
concezione islamica del Paradiso è assente Dio: si parla soltanto di quanto può
allettare quelle menti primitive degli arabi di quel tempo: di piaceri di gola
e di piaceri sessuali; le donne non vi hanno una personalità; esistono soltanto
in funzione degli uomini e per soddisfare gli uomini.
Gesú,
invece, espressamente rivela che in Paradiso non vi sono piú istinti sessuali
perché c'è qualcosa che infinitamente li sorpassa: la visione beatifica di
Dio.
Quando
i sadducei gli chiedono di chi sarebbe stata nella resurrezione la donna che
avevano sposato, l'uno dopo l'altro, i sette fratelli, Gesú rispose: « Voi
sbagliate; non sapete comprendere né le Scritture, né la potenza di Dio. Perché
nella resurrezione non si sposeranno, né si mariteranno, ma saranno come gli
angeli di Dio » (Mt 22-29).
Il
N.T. ci rivela che la felicità del Paradiso è nella visione beatifica di
Dio: « Fin da ora noi siamo figli di Dio; ma non è stato ancora manifestato
quello che saremo. Sappiamo che quando ciò sarà manifestato, saremo simili a
lui, perché lo vedremo quale egli è » (1 Gv 3,2). Il Nuovo Testamento ci
rivela che la felicità del Paradiso è tale che sorpassa qualunque
immaginazione e qualunque desiderio umano: « Quel che occhio mai non vide, né
orecchio mai udí, né mai cuore d'uomo ha potuto afferrare questo Iddio ha
preparato per coloro che lo amano » (1 Cor 2, 9).
E
l'apostolo Giovanni, rapito in Paradiso udí queste parole: « Ecco il
tabernacolo di Dio con gli uomini! Egli abiterà con loro; essi saranno il suo
popolo e Dio stesso abiterà con gli uomini. Egli asciugherà ogni lacrima dai
loro occhi e non vi sarà piú morte, né lutto, né grido, né pena esisterà
piú, perché il primo mondo è sparito ». E colui che sedeva sul trono disse:
« Ecco, faccio nuove tutte le cose ». Nel Paradiso, dice ancora Giovanni: «
Non vidi alcun Tempio, perché il suo Tempio è il Signore Dio onnipotente e
l'Agnello (cioè Gesù). La città non ha bisogno di sole, né di luna che la
illumini, perché 1a illumina la gloria di Dio, e il suo luminare è l'Agnello
» (Ap 2).
E
l'apostolo Paolo conclude: « Squillerà, infatti, la tromba e i morti
risorgeranno incorruttibili e saremo trasformati » cioè saremo resi
incorruttibili (2 Cor 15, 22).
Gesú
profetizza la sequenza dei fatti:
«
Or subito dopo la tribolazione di quei giorni, il sole si oscurerà, la luna
non darà piú la sua luce, le stelle cadranno dal cielo, e le potenze dei cieli
saranno sconvolte. Allora comparirà nel cielo il segno del Figlio dell'uomo (la
croce); tutte le tribú della terra si batteranno il petto e vedranno il Figlio
dell'uomo venire sulle nubi del cielo con grande potenza e gloria. Egli manderà
i suoi Angeli che, con tromba dallo squillo potente, raduneranno i suoi eletti
dai quattro venti, da un'estremità all'altra dei cieli. Quando verrà il Figlio
dell'uomo nella sua maestà con tutti i suoi Angeli, si assiderà sul trono
della sua gloria. E tutte le nazioni saranno radunate dinanzi a lui; ma egli
separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e
metterà le pecore alla sua destra, i capri alla sua sinistra...».
Quindi
Gesú giudicherà tutti secondo le loro opere e manderà i cattivi nel fuoco
eterno, e i giusti alla vita eterna (Mt 24-25).
L'islamismo
va predicando delle verità che sono contenute nel Vecchio e nel Nuovo
Testamento, e che, anzi, sono tratte da esso:
-
la sopravvivenza;
-
la necessità della conversione dal peccato;
-
la necessità della preghiera, dell'elemosina, del digiuno;
-
la resurrezione e il giudizio universale;
-
il Paradiso per i buoni (sia pure non bene concepito);
-
l'inferno per i cattivi.
In
fondo l'islamismo è la religione piú vicina al cristianesimo: esso ha
indubbiamente il suo fascino.
Nell'islamismo
manca completamente la critica storica; vi manca, contemporaneamente qualunque
credenziale: bisogna credere al Corano perché lo dice il Corano.
Nessuno
mai al mondo ha detto: « dovete credere a me perché ve lo dico io »; nessun
imputato, nessun poliziotto, nessun delegato; ma tutti presentano le
credenziali.
Maometto
è stato senza dubbio un grande uomo, in buona fede e spinto dallo zelo per
l'unico vero Dio; non intese imbrogliare presentandosi quale profeta di Dio, ma
era convinto di esserlo.
Se
avesse conosciuto bene Gesú, la storicità dei Vangeli e le credenziali
presenti sempre nel cristianesimo, probabilmente sarebbe diventato pacifico,
si sarebbe contentato di una sola moglie e si sarebbe fatto cristiano.
Ci
son dei cristiani che si fanno mussulmani: sono soltanto gli ignoranti, ossia
quelli che non hanno studiato la storicità dei Vangeli e le credenziali del
cristianesimo.
Ci
sono dei pagani e alcuni mussulmani che si fanno cristiani: sono quelli che le
hanno studiate.
Mentre
coloro - pagani o atei - che studiano senza preconcetti e con animo sereno la
storicità dei Vangeli e le credenziali del cristianesimo divengono cristiani,
coloro, invece, che studiano senza preconcetti e con animo sereno il Corano e
l'assenza totale di credenziali in esso, finiscono di essere mussulmani anche se
lo erano.
Oggi
si fa un gran parlare del dialogo con l'Islam; e molti cattolici, molti
teologi e anche Vescovi l'hanno cominciato.
È
necessario, anzi indispensabile fare delle precisazioni:
1)
Cosa è un dialogo
Sembra
puerile, ma è necessario precisarlo.
Perché
ci sia un dialogo è necessario che ci siano almeno due persone per farlo: uno
che parla, l'altro che risponde; o al contrario.
Quando
è uno solo che parla, il suo non è un dialogo, ma un monologo; o è
addirittura un soliloquio, quando l'altro non esiste neppure.
Oggi
nel mondo cristiano non si parla di altro che di dialogo con altre religioni,
particolarmente con l'Islam e ne parlano anche persone fortemente
rappresentative della Chiesa; ma chi è l'interlocutore che rappresenta l'Islam
o, almeno, una porzione considerevole di esso?
Da
parte cristiana si fanno manifestazioni di stima e anche di affetto, e, quel che
è peggio, si fanno concessioni su concessioni; da parte mussulmana si riceve
tutto, ma non si dà nulla; anzi neanche si risponde e si continua nell'ostilità.
2)
Scopo del dialogo
Un
dialogo non è altro che lo sviluppo di trattative; si illustrano
reciprocamente i propri punti di vista, si fanno delle mutue concessioni allo
scopo di venire a un trattato di pace. Altro è un dialogo, altro sono i
rapporti umani.
Noi
cristiani dobbiamo trattare bene tutti gli uomini, a qualunque religione
appartengano, perché sono tutti figli di Dio. Dobbiamo essere gentili e
caritatevoli con tutti e aiutarli se poveri, soccorrerli e curarli se ammalati,
senza guardare a qualunque religione appartengano: ed è ciò che fa Madre
Teresa e che fanno tutti i missionari; ma questo non deve significare
sincretismo religioso.
È
verissimo che ogni religione ha delle verità bellissime, specialmente
l'islamismo, e anche dei precetti ottimi; ma questo non deve farci nascondere
che il Dio unico al quale tutti crediamo, a un certo punto della Storia si è
fatto uomo.
Giustamente
il Concilio Ecumenico Vaticano II nella Dichiarazione « Nostra Aetate », pur
professando stima per altre religioni, particolarmente per l'islamismo,
aggiunge:
«
La Chiesa, però, annuncia ed è tenuta ad annunciare il Cristo che è
"via, verità e vita" (Gv 14, 6), in cui gli uomini devono trovare
la pienezza della vita religiosa e in cui Dio ha riconciliato con sé stesso
tutte le cose » (2 Cor 5, 18).
Giustamente
il Pontificio Consiglio per il Dialogo inter-religioso ha pubblicato nel 1984
i termini di tale dialogo:
-
il dialogo delle opere e della collaborazione «per obiettivi di carattere
umanitario, sociale, economico e politico che tendano alla liberazione e alla
promozione dell'uomo» (n. 31);
-
il dialogo di esperti «per confrontare, approfondire e arricchire i
rispettivi patrimoni religiosi» (n. 33);
-
il dialogo della esperienza religiosa che conduce a «comunicarsi
vicendevolmente le ragioni della propria fede e non si arresta di fronte alle
differenze profonde, ma si rimette con umiltà a Dio » (n. 35).
3)
Atteggiamento dell'islamismo verso il cristianesimo
a)
Nel tempo passato.
I
mussulmani fin dalle origini hanno combattuto i cristiani, hanno occupato tutte
le loro terre, hanno costretto i cristiani a farsi mussulmani, ammazzando la
maggior parte di quanti non vollero rinnegare la loro fede: e delle regioni che
erano completamente cristiane (Palestina, Libano, Turchia, Siria, Egitto,
Libia, Algeria, Tunisia, Marocco) ne hanno fatto altrettanti stati islamici; e
qui, in Italia ci basta ricordare come essi, occupata Otranto, in un sol
giorno tagliarono la testa a 800 giovani che non vollero rinnegare il
cristianesimo.
b)
Nel presente.
In
Turchia il governo ha programmato di estirpare il cristianesimo dentro il
2.000.
Gli
Stati mussulmani sono gli unici al mondo che non hanno voluto firmare la «
Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo » dell'O.N.U. I cristiani
presso di loro sono discriminati e non godono dei comuni diritti civili.
Negli
stati arabi è proibito il culto pubblico religioso cristiano; nell'Arabia
Saudita è proibito ai cristiani celebrare il Natale o la Pasqua, è proibito
celebrare la Messa anche solo privatamente: un sacerdote che ivi celebrò
qualche anno addietro la Messa in una casa privata per alcuni cristiani fu
condannato a 4 anni di carcere. In diversi stati, particolarmente nell'Arabia
Saudita il mussulmano che si fa cristiano è condannato a morte.
In
Tunisia, sebbene Stato notevolmente democratico, i cristiani vengono
discriminati e messi in condizioni di cercare di emigrare: fino a pochi anni
addietro ve ne erano 20.000; oggi sono ridotti a poco piú di un migliaio. In
questi ultimi anni, nel Libano, decine di migliaia di cristiani sono stati
uccisi dai siriani mussulmani.
«
Mondo e Missioni » (2/1991 p. 115) riporta questa notizia: « È noto che i
sauditi non consentono nella loro terra nemmeno l'erezione di una Cappella o
la presenza di un sacerdote. Quando si protesta per questo, rispondono che in
Arabia non esistono cristiani. In realtà ve ne sono 300.000 privi di
assistenza religiosa. C'è di peggio: recentemente i capi mussulmani in una
riunione tenuta nel Pakistan hanno deciso di cacciare dai loro stati tutti i
cristiani dentro il 2.000.
Nel
Sudan il governo islamico da vari anni va inseguendo con l'esercito e
sterminando i numerosi cristiani delle tribú del Sud; e nessuno ne parla.
In
Egitto. L'Egitto è piú facilmente controllabile: vi infuria una vera
persecuzione contro i cristiani.
Diamo
soltanto alcune notizie:
Nel
luglio 1989, Nahid Mohamed Metwali, direttrice di una importante scuola per
ragazze di Helmeit Al-Zatoun, rinunciò alla religione islamica per convertirsi
al cristianesimo. Ella è scomparsa e non si sa se è ancora in vita. In
seguito a questa conversione, sei cristiani sono stati arrestati e torturati.
Mauris
Ramzy, collega della signora Metwali, è stato percosso da alcuni membri della
"National Security Force" e presentato completamente svestito davanti
ad una folla di spettatori fanatici. Egli soffre di lesioni multiple al ventre
ed è stato ricoverato per due mesi in un ospedale. Dopo la sua uscita
dall'ospedale, il 10 novembre 1989, egli è stato rinchiuso dentro la casa di
sicurezza di Abo-Zabal, conosciuta in Egitto sotto il sinistro nome di
"Mattatoio". Ramzy è accusato di aver favorito la conversione di
giovani mussulmani al cristianesimo.
Lauris
Azir, professoressa di inglese nella stessa scuola è stata detenuta per due
giorni in un posto di polizia, ingiuriata e torturata. Non è stata rilasciata
che dopo aver versato una somma di 500 lire egiziane.
Salwa
Ramzv, anziana segretaria della scuola e attualmente impiegata
nell'amministrazione è stata piú volte condotta dalla "National Security
Force" al posto di polizia, ingiuriata e percossa.
Nabil
Bissada, uomo d'affari, e suo fratello, un monaco, sono in detenzione preventiva
e torturati dalla N.S.F.
Rushdi
Nasif, uomo d'affari del Cairo è stato arrestato per aver assunto per un
impiego un cristiano.
Abdul
Hamid Besharry Abdul Mosen ha ricevuto il Battesimo il 20 giugno 1989. Il 13
agosto hanno confiscato tutti i suoi beni e lo hanno arrestato N. (Pro Deo et
fratribus - agosto lggo)
c)
Non dialogo, ma capitolazione.
Gli
stati cristiani stanno facendo a gara per farsi mangiare dagli islamici:
l'immigrazione di mussulmani vi è massiccia dappertutto: in Italia se ne
vedono dappertutto; in Francia sono oltre 3500.000; in Germania ve ne sono circa
5 milioni; in tutta l'Europa nel 2.000 i mussulmani saranno 80 milioni e in
Russia saranno la metà della popolazione e condizionerannno la politica
mondiale; da per tutto vanno sorgendo moschee; già in Europa ve ne sono 2.000,
mentre nel Brasile già ve ne sono 4.000: tutte finanziate dai Governi
mussulmani, che vanno addirittura pilotando l'emigrazione dei loro sudditi,
invece di dar loro da mangiare, per raggiungere l'antico sogno di islamizzare
l'Europa, sogno frustrato nei secoli scorsi, quando i Governi europei erano
cristiani; per mare, nella battaglia di Lepanto, e, per terra, nella battaglia
di Vienna.
A
Roma il Municipio ha regalato ai mussulmani una vasta estensione di terreno per
farvi una moschea e i governi arabi vi hanno costruito, quale sfida al Vaticano,
una sontuosissima moschea costata loro 60 miliardi.
In
Inghilterra il locale Centro Islamico ha addirittura chiesto al Governo il
finanziamento delle Scuole coraniche e l'autorizzazione di formarvi, dentro
l'Inghilterra stessa uno Stato islamico con leggi, magistratura e governo
propri.
In
Brasile i mussulmani hanno creato dei seminari islamici per preparare brasiliani
convertiti a islamizzare i brasiliani.
E
anche in Italia qualche partito sta avanzando la proposta di finanziare le
scuole coraniche; mentre vari partiti fanno a gara di concedere ai mussulmani la
cittadinanza italiana per avere i loro voti.
I
mussulmani son oggi nel mondo 926 milioni. Si aggiunga la bomba demografica:
contro ogni bambino cristiano che nasce, nascono 5 mussulmani. Le natalità
presso i cristiani vanno sempre diminuendo; presso i mussulmani vanno sempre
piú aumentando. Quasi nessun mussulmano si fa cristiano; molti, o meglio,
moltissimi cristiani si vanno facendo mussulmani. Tanti mussulmani cercano di
sposarsi con donne cristiane per avere da esse figli mussulmani. Dentro il
2.000 l'islamismo sarà la prima religione del mondo. L'islamismo, ha detto il
cardinale Oddi, è il piú grave pericolo per la Chiesa. E i cattolici stanno a
guardare con indifferenza!
Ma
c'è di peggio: vari Vescovi e sacerdoti concedono ai mussulmani di poter fare
le loro preghiere nelle Chiese aperte al culto; alcuni hanno addirittura dato
loro delle Chiese chiuse al culto per farne delle moschee; mentre parecchi preti
espongono pubblicamente il Corano accanto alla Bibbia nella Chiesa, e fanno
leggere brani di Corano dopo letture dalla Bibbia. È un vero sacrilegio! In
nessuna moschea al mondo si fa leggere la Bibbia o si fanno pregare i cristiani.
E
mentre dalle nostre parti nessuno molesta i cristiani che ignari dei motivi di
credibilità della nostra fede, si fanno mussulmani; negli stati islamici
vengono imprigionati, uccisi o severamente puniti i mussulmani che divengono
cristiani.
4)
Dialogo si, ma onesto
È
giusto che ci sia il dialogo; e noi cristiani per primi lo desideriamo; ma che
sia a condizioni oneste e che sia vero dialogo. A tal fine è necessario:
a)
Che ci siano dinanzi a noi degli interlocutori; che essi rappresentino i loro
governi e che da questi siano messi in grado di contrarre degli impegni e di
fare dei concordati;
b)
che da parte mussulmana come da parte cristiana si conceda che gli immigrati nei
propri territori possano praticare liberamente la propria fede; i mussulmani
accettano il dialogo e lo desiderano negli stati cristiani; lo negano
risolutamente nei loro stati: questo non è giusto; è la tattica per
conquistare gli stati cristiani;
c)
che si permetta da parte mussulmana ai propri sudditi di diventare cristiani,
senza perseguitarli, né discriminarli, e che altrettanto si faccia da parte
cristiana;
d)
che si permetta ai cristiani di costruire chiese per i propri fedeli in paesi
mussulmani; mentre già i mussulmani le costruiscono nei paesi cristiani;
e)
che si consenta ai cristiani di far conoscere la propria fede ai mussulmanni nei
loro paesi, come si permette ai mussulmani di fare conoscere l'Islam nei paesi
cristiani.
Senza tali precauzioni, i cristiani non fanno altro che dare i loro fratelli nella fede in bocca al lupo: è quello che soprattutto stanno facendo i governi laici e anticlericali nell'ora presente.
5)
Dovere dei cristiani nell'ora presente
a)
Dobbiamo urgentemente evangelizzare la gran massa dei cristiani, perché sono
quasi tutti ignoranti delle garanzie che solo la Chiesa cattolica presenta di
sé stessa. A causa di tale ignoranza molti cristiani si vanno facendo
mussulmani, mentre quasi nessun mussulmano diventa cristiano.
b)
Dobbiamo accogliere gl'immigrati mussulmani come fratelli e trattarli sempre con
gentilezza perché anche essi sono figli di Dio; anzi sono i piú vicini a noi
in quanto accettano anche il Nuovo Testamento, sebbene, per ignoranza, lo
mutilano; e, se hanno bisogno, dobbiamo sfamarli e cercare di ospitarli.
Dobbiamo
dare loro il dono piú grande: Gesú; cioè farglielo conoscere per metterli
in grado di accettarlo. Giacché non si muove foglia che Dio non voglia,
crediamo che Dio stia guidando questa loro immigrazione nei paesi cristiani
perché essi, qui, liberi dalla paura delle gravi sanzioni dei loro governi
contro chi si fa cristiano, possano serenamente conoscere bene Gesú e
accoglierlo. Ma giustamente ci avverte S. Paolo: « Come crederanno se non ascolteranno?
E come ascolteranno se nessuno predicherà loro? N (Rom. lo, 14). È impossibile
che un cristiano onesto, buono e intelligente conoscendo le credenziali di Gesù
e l'assenza di credenziali in Maometto si faccia mussulmano; ed è impossibile
che un mussulmano onesto, buono, intelligente e non legato da poligamia,
conoscendo le stesse cose non si faccia cristiano. Ed ancora è impossibile
che un uomo qualsiasi, sia pure mussulmano o anche ateo, studiando criticamente
il Vangelo non abbia a concludere che esso sia ispirato da Dio; cosí come è
impossibile che qualsiasi mussulmano studiando criticamente il Corano non abbia
a concludere che l'autore non può esserne Dio. Considerando, infine che
moltissime cose del Corano sono uguali a quelle contenute nel Vecchio e nel
Nuovo Testamento, che Maometto pure ammira moltissimo, e che il VT e il NT
furono scritti molte centinaia di anni prima, si deve concludere che Maometto 1e
ha prese dalla Bibbia.
Nihil
obstat quominus imprimatur Cens. Eccl.
Pesce Sanctus. Catania,
18 Giugno 1991