GABRIELE
RAFFAELE MICHELE – ARCANGELI POTENTI PER NOI
P. ángel
Peña - © Edizioni
Villadiseriane - via Locatelli 1, 24020 Villa di Serio (BG)
Mons. José Carmelo Martínez
Vescovo di Cajamarca (Perù)
In questo libro desidero presentare i tre famosi arcangeli (Michele, Gabriele e Raffaele) perché possiamo conoscerli di più e così amarli più profondamente. Conoscere alcune delle loro apparizioni e certi loro miracoli, tra i più importanti, può aiutarci a prendere coscienza dell’azione che essi hanno realizzato tra noi. In questo modo possiamo invocarli con più amore e devozione per ottenere molte benedizioni da Dio per mezzo di loro.
San
Michele è potente, specialmente nella lotta contro il Maligno. San Gabriele è
lo specialista nel campo delle comunicazioni e san Raffaele è, in modo
speciale, il protettore dei viaggiatori, con poteri straordinari per guarire gli
infermi.
Spero
che questo libro possa spingere ad invocarli più frequentemente, perché il
loro aiuto, nelle diverse circostanze della vita, sarà molto importante e non
possiamo non ricevere tante benedizioni che Dio vuole darci per mezzo di loro.
Auguro
a tutti una vita piena d’amore e di gioia in compagnia degli angeli, e
concretamente dei tre arcangeli, che sono sempre pronti ad entrare in azione,
nella misura in cui lo chiediamo loro con fede.
Tra
gli angeli vi sono diversi cori. Se ne sono sempre considerati nove: angeli,
arcangeli, virtù, principati, potestà, troni, dominazioni, cherubini e
serafini. L’ordine cambia a seconda degli autori, ma l’importante è che non
tutti sono esattamente uguali, come ogni uomo è differente. Ma a che cosa è
dovuta la diversità tra i cori dei serafini e quelli dei cherubini o tra gli
angeli e gli arcangeli? Non
c’è nulla di definito dalla Chiesa e in questo campo possiamo solo esprimere
delle opinioni.
Secondo
alcuni autori, la differenza sarebbe dovuta al grado di santità e di amore di
ogni coro, ma secondo altri, alle diverse missioni loro assegnate. Anche
tra gli uomini vi sono differenti missioni e potremmo dire così che in cielo ci
sono cori di sacerdoti, di martiri, di vergini consacrate, di apostoli o di
missionari, eccetera.
Tra
gli angeli potrebbe esserci qualcosa di simile. Gli angeli, semplicemente
chiamati così, sarebbero gli incaricati di portare i messaggi da parte di Dio,
vale a dire i suoi messaggeri. Essi possono anche custodire le persone, i luoghi
o le cose sacre. Gli arcangeli sarebbero angeli di ordine superiore, i
messaggeri più eccelsi per missioni straordinariamente importanti come quella
dell’arcangelo san Gabriele, che annunciò a Maria il mistero
dell’Incarnazione. I serafini avrebbero la missione di stare in adorazione
davanti al trono di Dio. I cherubini custodirebbero luoghi sacri importanti,
come pure persone consacrate importanti, quali il Papa, i vescovi...
Tuttavia
bisogna chiarire che, secondo questa opinione, non si vuol dire che tutti i
serafini sono più santi dei semplici angeli o degli arcangeli; sono missioni,
non gradi di santità, ciò che li differenzia. Allo stesso modo che tra gli
uomini, uno del coro dei martiri o delle vergini oppure dei sacerdoti, o anche
di tutti e tre i cori insieme, potrebbe essere inferiore in santità ad un
apostolo laico. Non per essere stato sacerdote uno è più santo di un semplice
laico; e così possiamo dire degli altri cori. Perciò si suppone che san
Michele sia il principe degli angeli, il più eccelso ed elevato di tutti gli
angeli e, tuttavia, lo si chiama arcangelo, anche se sta al di sopra di tutti i
serafini per santità...
Un
altro aspetto da chiarire è che non tutti gli angeli custodi sono del coro
degli angeli, poiché possono essere serafini o cherubini o troni a seconda
delle persone e del loro grado di santità. Inoltre,
Dio può dare ad alcune persone più di un angelo di cori diversi per aiutarle
maggiormente nel loro cammino verso la santità. L’importante
è sapere che tutti gli angeli sono nostri amici e fratelli e vogliono aiutarci
ad amare Dio.
Amiamo
gli angeli e siamo loro amici.
GLI
ARcANGELI
Sono
gli angeli inviati da Dio per missioni di particolare importanza. Nella Bibbia
se ne nominano soltanto tre: Michele, Gabriele e Raffaele. Quanti spiriti
celesti appartengono a questo coro? Potrebbero essere milioni come negli altri
cori? Non sappiamo. Alcuni dicono che sono soltanto sette. Così dice lo stesso
arcangelo san Raffaele: Io sono Raffaele,
uno dei sette santi angeli, che presentano le preghiere dei giusti e possono
stare dinanzi alla maestà del Signore (Tob 12, 15). Alcuni autori li vedono
anche nell’Apocalisse, dove si dice: Grazia a voi e pace da Colui che è, che era e che viene, dai sette
spiriti che stanno davanti al suo trono (Ap 1, 4). Vidi che ai sette angeli ritti davanti a Dio furono date sette trombe
(Ap 8, 2).
Nel
1561 Papa Pio IV consacrò la chiesa, costruita nel locale del salone delle
terme dell’imperatore Diocleziano, a santa Maria e ai sette arcangeli. Si
tratta della chiesa di Santa Maria degli Angeli.
Ma
quali sono i nomi dei quattro arcangeli sconosciuti? Ci sono diverse versioni.
La beata Anna Caterina Emmerick parla dei quattro angeli alati che
distribuiscono le grazie divine e che sarebbero arcangeli e li chiama: Rafiel,
Etofiel, Salatiel e Emmanuel. Ma i nomi sono il meno, ciò che conta di più è
sapere che ci sono angeli speciali del coro degli arcangeli che stanno sempre
dinnanzi al trono di Dio, presentando le nostre preghiere a lui, e ai quali Dio
affida missioni speciali.
La
mistica austriaca Maria Simma ci dice: Nella Sacra Scrittura si parla di sette arcangeli dei
quali i più conosciuti sono Michele, Gabriele e Raffaele.
San
Gabriele
è vestito da sacerdote e aiuta specialmente chi invoca molto lo Spirito Santo.
È l’angelo della verità e nessun sacerdote dovrebbe lasciar passare nemmeno
un solo giorno senza chiedergli aiuto.
Raffaele
è l’angelo della guarigione. Aiuta
specialmente i sacerdoti che confessano molto ed anche gli stessi penitenti. In
particolar modo le persone sposate dovrebbero ricordarsi di san Raffaele.
L’arcangelo
san Michele
è l’angelo più forte contro ogni tipo di male. Dobbiamo chiedergli
spesso che protegga non solo noi, ma anche tutti i membri vivi e defunti
della nostra famiglia.
San
Michele va frequentemente in purgatorio a consolare le anime benedette e vi
accompagna Maria, specialmente nelle feste più importanti della Vergine.
Alcuni
autori pensano che gli arcangeli siano gli angeli della più alta gerarchia, di
un ordine superiore. A questo proposito, il grande mistico francese padre Lamy
(1853-1931), che vedeva gli angeli ed in particolare il suo protettore
l’arcangelo san Gabriele, afferma che Lucifero fu un arcangelo caduto. Egli
dice: Non possiamo immaginare l’immenso
potere di un arcangelo. La
natura di questi spiriti, anche quando sono condannati, è notevolissima... Un
giorno insultai Satana, dicendogli: sporca bestia. Ma san Gabriele mi disse: non
dimenticare che è l’arcangelo caduto. È come un figlio di una famiglia molto
nobile decaduto per i suoi vizi. Egli non è rispettabile in se stesso ma
bisogna rispettare la sua famiglia in lui. Se si risponde ai suoi insulti con
altri insulti è come una guerra tra gente bassa. Bisogna
attaccarlo con la preghiera.
Secondo
padre Lamy, Lucifero o Satana è un arcangelo caduto, ma di una categoria e di
un potere superiore agli altri angeli.
Vediamo
ora alcune caratteristiche di ognuno dei tre arcangeli conosciuti.
Il
suo nome significa forza di Dio. Lo si rappresenta con una verga di giglio
profumato, che ossequiò a Maria nel momento dell’Annunciazione e che
rappresenta la purezza immacolata della Vergine Santa. La sua festa è il 25
marzo, ricorrenza dell’Annunciazione.
È
il messaggero di Dio per eccellenza e colui che comunica agli uomini le grandi
notizie da parte del Signore. Già
nell’Antico Testamento parla al profeta Daniele degli avvenimenti importanti
che avranno luogo per il popolo di Israele.
Vediamo
i testi:
Mentre
io, Daniele, consideravo la visione e cercavo di comprenderla, ecco davanti a me
uno in piedi, dall’aspetto d’uomo, in mezzo all’Ulai, che gridava e
diceva: Gabriele,
spiega a lui la visione. Egli venne dove
io ero e quando giunse, io ebbi paura e caddi con la faccia a terra. Egli
mi disse: Figlio
dell’uomo, comprendi bene, questa visione riguarda il tempo della fine. Mentre
egli parlava con me, caddi svenuto con la faccia a terra; ma egli mi toccò e mi
fece alzare. Egli disse: Ecco io ti rivelo ciò che avverrà al termine
dell’ira, perché la visione riguarda il tempo della fine (Dn 8, 15-19).
Mentre
io stavo ancora parlando pregavo e confessavo il mio peccato e quello del mio
popolo Israele e presentavo la supplica al Signore Dio mio per il monte santo
del mio Dio, mentre dunque parlavo e pregavo, Gabriele, che io avevo visto prima
in visione, volò veloce verso di me: era l’ora dell’offerta della sera.
Egli
mi rivolse questo discorso: Daniele,
sono venuto per istruirti e farti comprendere. Fin dall’inizio delle tue
suppliche è uscita una parola e io sono venuto per annunziartela, poiché tu
sei un uomo prediletto. Ora sta attento alla parola e comprendi la visione:
Settanta settimane sono fissate per il tuo popolo e per la tua santa città per
mettere fine all’empietà, mettere i sigilli ai peccati, espiare l’iniquità,
portare una giustizia eterna, suggellare visione e profezia e ungere il Santo
dei santi (Dn 9, 20-25).
Gabriele
lascia anche intravedere un tempo di immense benedizioni spirituali con la
venuta del Messia: Guardando ancora nelle
visioni notturne, ecco apparire, sulle nubi del cielo, uno, simile ad un figlio
di un uomo; giunse fino al vegliardo e fu presentato a lui, che gli diede
potere, gloria e regno; tutti i popoli, nazioni e lingue lo serviranno; il suo
potere è un potere eterno, che non tramonta mai, e il suo regno è tale che non
sarà mai distrutto (Dn 7, 13-14).
Qui
si parla chiaramente del Messia promesso al popolo d’Israele. Per questo
Gabriele è chiaramente, già dall’Antico Testamento, l’ambasciatore di Dio
per i grandi avvenimenti del popolo di Dio. E ciò si manifesta con totale
chiarezza nel Nuovo Testamento quando viene annunciata la nascita di Giovanni il
Battista e di Gesù.
Dice
Gabriele a Zaccaria: Io sono Gabriele che
sto al cospetto di Dio e sono stato mandato a parlarti e a portarti questo lieto
annunzio. Ed ecco, sarai muto e non potrai parlare fino al giorno in cui queste
cose avverranno, perché non hai creduto alle mie parole, le quali si
adempiranno a loro tempo (Lc 1, 19-20).
Ma
soprattutto egli annuncia a Maria la grande notizia della nascita del Salvatore:
Nel sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della
Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa
di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei,
disse: Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te (Lc 1, 26-28). Maria
si spaventa alla vista dell’angelo, che le ha chiarito fin dal principio che
veniva da parte di Dio. E Dio, per mezzo di Gabriele, le dice le belle parole
dell’Ave Maria: Ti saluto, o piena di
grazia, il Signore è con te. Parole divine ed evangeliche, la cui
ripetizione nell’Ave Maria non può
essere se non fonte di immense benedizioni per i credenti.
Ed
egli continua dicendo: Non temere, Maria,
perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco
concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà
grande e chiamato figlio dell’Altissimo; il Signore Iddio gli darà il trono
di Davide suo padre e regnerà per sempre nella casa di Giacobbe e il suo regno
non avrà fine
(Lc 1, 30-33).
Poi
l’angelo le spiega il concepimento miracoloso di Gesù: Lo
Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza
dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato figlio di
Dio. Vedi: Anche Elisabetta tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un
figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è
impossibile a Dio. Allora Maria disse: eccomi, sono la serva del Signore,
avvenga di me quello che hai detto. E l’angelo partì da lei (Lc 1,
35-38).
C’è
un particolare significativo, che è bene annotare su san Gabriele,
l’ambasciatore di Dio. Gabriele
saluta Maria con il Dio ti salvi, in
greco rallegrati, che era il saluto normale tra i greci. Ma il saluto di Dio va
al di là del mero saluto umano, perché il saluto divino rimane impresso nella
sua anima, che è immacolata e le dice piena di grazia.
Questo
è il maggiore elogio che un essere umano abbia mai ricevuto da Dio e a nessuno,
al di fuori di lei, è stato rivolto. Piena
di grazia,
vale a dire, piena di Dio, totalmente colma, senza la minima traccia di peccato.
Per questo anche noi le diciamo per lodarla: Santissima, purissima, immacolata.
Maria,
nella sua umiltà, non comprende come Dio l’abbia scelta e non può capire
come questo progetto potrà realizzarsi, dal momento che ha fatto voto di
verginità, ma l’angelo le chiarisce che il figlio che nascerà sarà
concepito per opera dello Spirito Santo.
In
questa ambasciata, Gabriele si presenta dinanzi all’umanità come il grande
comunicatore, il grande messaggero, come se fosse il corriere di Dio. Perciò
papa Paolo VI lo nominò patrono delle poste, dei postini, degli impiegati delle
poste e dei filatelici, attraverso la lettera apostolica Quondoquidem
del 9 dicembre 1972.
Papa
Pio XII lo proclamò patrono delle telecomunicazioni e dei comunicatori col
breve apostolico del 12 gennaio 1951, in cui si dice:
Dinanzi
alla sollecitudine di molti personaggi che lavorano nel mondo delle
telecomunicazioni e che hanno chiesto che venga concesso loro san Gabriele
arcangelo come celeste patrono, abbiamo deciso di accogliere favorevolmente
questa richiesta che risponde anche ai nostri desideri. Perciò, con il nostro
potere apostolico, costituiamo per sempre e dichiariamo san Gabriele arcangelo
patrono celeste davanti a Dio delle telecomunicazioni, dei loro specialisti e di
tutti gli impiegati, concedendo a san Gabriele tutti gli onori e privilegi che
corrispondono normalmente ai patroni principali.
Poiché
san Gabriele è ambasciatore di Dio, è anche patrono degli ambasciatori e dei
diplomatici; così pure l’hanno per patrono gli annunciatori radiofonici e
tutti gli impiegati, i lavoratori e gli operatori della radio e della
televisione, nonché gli operatori telefonici e i messaggeri. Attualmente
molti lo considerano patrono dei cibernauti e di Internet.
In
una parola tutto ciò che faccia riferimento alla comunicazione di notizie
attraverso i mezzi conosciuti e quelli che si inventeranno in futuro, è sotto
la sua protezione.
Santa
Matilde racconta: Un giorno, vidi
l’arcangelo Gabriele andare davanti alla Vergine Maria con un cetro d’oro
che portava scritto in lettere d’oro le parole: Dio ti salvi, piena di grazia,
il Signore è con te.
La
beata Rosa Gattorno di Gesù su san Gabriele scrive: Il
24 gennaio 1889 di notte, stanca per aver lavorato molto al tavolo, faccio uno
sforzo per raccogliere le idee e trovare il punto di meditazione. Mi dispiacevo,
perché non trovavo quell’unione che desideravo nella preghiera. E mi apparve
un bellissimo angelo che pregava vicino a me. Una voce interiore mi disse: Prega
per te. Egli fa ciò che tu non puoi fare; ti supplisce. L’angelo
Gabriele fa le tue veci. Rimasi molto
contenta dentro di me come se avessi gustato ciò che nell’unione potevo
sperimentare.
Alla
stigmatizzata italiana Teresa Musco (1943-1976), il 13 gennaio 1955, mentre si
trovava ricoverata in ospedale dopo un’operazione chirurgica, si presentò una
bambina bella e bionda con ali d’oro, che con voce soave le disse: Offri
tutto per i peccatori senza lamentarti. Io sono l’arcangelo Gabriele e sono
sempre al tuo fianco. Non preoccuparti per nulla.
Al
mistico padre Lamy, Dio aveva donato la grazia di vedere il suo angelo custode
e, come protettore speciale, l’arcangelo Gabriele. Il 18 maggio del 1912 stava
facendo le pulizie in chiesa quando gli si presentò san Gabriele e gli disse: Attento,
stai per pregare davanti alla Vergine Maria. E
gli apparve Maria circondata da una sessantina di angeli perlomeno.
Lo
stesso padre ci racconta: Il
15 marzo 1918 vidi che le piastrelle della Chiesa erano molto sporche e mi misi
a pulirle, ma sentì parlare il santo arcangelo Gabriele e il mio angelo che mi
dicevano “è inutile”. A volte quando vogliono dirmi qualcosa, parlano tra
di loro e mi lasciano sentire quello che dicono.
Poche
ore dopo avvenne l’esplosione nella cappella. Quel giorno, per ispirazione
degli angeli, non mi ero fermato a pregare come facevo normalmente...
nell’aria si erano diffusi dei gas tossici che fecero peggiorare il mio occhio
destro. Ma all’interno della disgrazia avvenne un miracolo eucaristico
sorprendente. La pisside con le ostie consacrate restò sul corporale fuori dal
tabernacolo, nell’aria, sopra il corporale che pure era sospeso per aria. Il
canonico di Rochetaillade (arciprete di Saint-Denis), dopo aver constatato il
miracolo, portò la pisside al tabernacolo maggiore. Io vidi il corporale con la
pisside nell’aria.
Il
mio angelo custode ha la testa rotonda ed è bellissimo con i suoi capelli neri
e ondulati. L’arcangelo Gabriele ha i capelli corti e ondulati. Egli ha la
testa più grande di quella degli altri angeli. Per questo io riconosco un
angelo di categoria superiore... durante la guerra, visitavo i feriti alla
stazione e vedevo il santo arcangelo e il mio angelo che li benedicevano.
A
volte alla stazione dei treni c’erano seicento o settecento feriti. Il santo
arcangelo e il mio angelo erano con me. Quando c’era l’arcangelo io vedevo
chiaramente, vedevo le coscienze. Davo l’assoluzione con la convinzione di
avere il 99% di sicurezza che veniva ricevuta con successo...
La
Santa Vergine aveva detto all’arcangelo Gabriele: Prenditi
cura di lui. Un giorno era uscito dalla
cappella di Nostra Signora del Bosco, al tramonto. Camminavo
piegato in avanti per non ricevere negli occhi gli ultimi raggi di sole. Non
vedevo quasi niente, perché sono mezzo cieco. All’improvviso compare un
ciclista davanti a me. Mi avrebbe sicuramente investito, ma l’arcangelo
Gabriele prese la sua bicicletta per le due ruote e sollevandola la spostò
delicatamente da una parte. L’arcangelo aveva sollevato la bicicletta con
l’uomo sopra e l’aveva sistemata sull’erba, di fianco alla strada.
L’uomo rimase a bocca aperta vedendo me e l’angelo. A me scappava tanto da
ridere per lo stupore di quel giovane, ma mi trattenni per non offenderlo. E
mi allontanai da lui e dall’altra persona che arrivava da dietro e che aveva
visto tutto.
Il
primo ciclista gridò al secondo:
sono due, sono due! Io credo che si
riferisse all’arcangelo e a me. L’altro non capiva. La
Vergine mi aveva affidato all’arcangelo ed egli mi aveva protetto. Di
questo fatto si parlò poi molto nei locali e tra gli abitanti della zona ma io
facevo finta di niente.
Inoltre
gli angeli mi protessero dalle api nell’estate del 1923. Siccome ci vedo molto
male, essi mi difesero. Io entrai nella cappella, dopo aver passeggiato nel
bosco che ospita diversi sciami. Avevo
raccolto alcuni fiori vicini ad uno sciame senza rendermi conto che nei fiori
c’erano le api. Quando entrai nella cappella, mi seguì un gran numero di esse
e in quel momento udii queste parole:
Non pungetelo, non pungetelo. La nostra Regina non sarebbe contenta. È bene che
egli ritorni a casa sul suo asino; se tornasse da solo, dovremmo accompagnarlo
in forma umana. Era la voce
dell’arcangelo Gabriele che ormai conosco bene. Tutte le api si ritirarono
senza farmi male ed io ringraziai i tre arcangeli.
Il
conte Paul Biver, grande amico confidente del padre Lamy, ci racconta il
seguente episodio:
Il
19 novembre 1924, mercoledì, alle 10 meno cinque di sera, il padre Lamy era
molto affaticato. Lo accompagnai con due lampade alla sua stanza. Egli mi augurò
buona notte ed io gli diedi una lampada accesa. Alle 10,15 mi coricai e spensi
la luce. Dopo due o tre minuti, attraverso le due porte, sento una conversazione
animata nella sua stanza. Vi prendono parte tre uomini, con voci differenti, che
si distinguono molto bene nel silenzio della notte. Mi siedo sul mio letto. Il
padre parla di tanto in tanto con un interlocutore, la cui voce è molto
maschile e gradevole. Sento alcune sillabe, ma non capisco quello che dicono.
Per discrezione non vado fino alla porta per ascoltare. Il terzo interlocutore
ha la voce un po’ meno gradevole ma perfettamente normale. Io percepisco
chiaramente la voce dei tre interlocutori, che parlano in francese.
Il
giorno dopo di buon mattino mi ritrovo con il padre Lamy. Andando verso la
chiesa, gli chiedo:
Ieri sera lei parlava con qualcuno. Erano angeli? Egli
mi sorrise e mi disse: Può darsi di sì, sono la consolazione della sera. Poi,
durante il giorno, mi risponde chiaramente che le voci che avevo sentito erano
di san Gabriele e del suo angelo custode.
E
ci racconta lo stesso padre Lamy: L’arcangelo viene spesso ad accompagnarmi. Venne il 29 giugno [1925].
Ero da solo: stavo pregando col
breviario e mi parlò di cose celesti. Quando
viene gli do dei messaggi per la Santissima Vergine. Lui non mi risponde, però
mi sorride.
Se
voi vedeste il rispetto degli angeli verso Dio e verso la Madonna! Li
rispettereste un po’ di più. Con quanto rispetto parla l’arcangelo Gabriele
alla Santissima Vergine! La chiama REGINA e si inchina. E lei gli risponde con
un tono materno.
Il
padre morì il 1° dicembre del 1931 di infarto, dopo aver affidato la sua anima
alla Santissima Vergine e a san Gabriele arcangelo, i suoi celesti protettori.
San
Gabriele arcangelo,
prega per noi.
San
Gabriele, che hai manifestato le visioni divine al profeta Daniele
prega per noi.
San
Gabriele, che sei apparso a Zaccaria per annunciargli la nascita e il ministero
glorioso
di
suo figlio Giovanni il Battista prega
per noi.
San
Gabriele, che sei stato mandato da Dio alla Vergine Santissima per annunciarle
la nascita del Salvatore prega per noi.
San
Gabriele, che hai portato sulla terra il nome di Gesù prega
per noi.
San
Gabriele, che offri le nostre preghiere all’Altissimo prega
per noi.
San
Gabriele, protettore speciale delle anime caste prega
per noi.
San
Gabriele, guardiano potente della beata vergine Maria prega
per noi.
San
Gabriele, pieno di forza di Dio prega per noi.
San
Gabriele, messaggero di Dio prega per noi.
San
Gabriele, difensore della fede cristiana prega per noi.
San
Gabriele, adoratore perfetto del Verbo divino prega per noi.
San
Gabriele, protettore del bambino e
di sua madre prega per noi.
San
Gabriele, angelo della verginità consacrata prega per noi.
San
Gabriele, protettore delle comunicazioni e dell’unità dei credenti prega
per noi.
San
Gabriele, angelo dell’umiltà prega per
noi.
San
Gabriele, prega
per noi.
Adesso
e nell’ora della nostra morte. Amen.
Preghiamo:
O Dio, che hai scelto tra tutti gli angeli l’arcangelo Gabriele per annunciare
il mistero dell’Incarnazione di tuo figlio Gesù, concedici, ti chiediamo, di
poter godere qui sulla terra della sua potente intercessione. Per
Gesù Cristo Nostro Signore. Amen.
Raffaele
significa medicina di Dio e di solito si rappresenta questo arcangelo insieme a
Tobia, mentre lo accompagna o lo libera dal pericolo del pesce. Il suo nome
compare soltanto nel libro di Tobia, dove egli viene presentato come modello di
angelo custode, perché protegge Tobia da tutti pericoli: dal pesce che voleva
divorarlo (6, 2) e dal demonio che l’avrebbe ucciso con quegli altri sette
pretendenti di Sara (8, 3). Guarisce la cecità del padre (11, 11) e così
manifesta il suo carisma speciale di essere medicina di Dio e patrono di coloro
che curano i malati. Sistema la faccenda dei soldi prestati a Gabaele (9, 5) e
consiglia a Tobia di sposarsi con Sara.
Umanamente,
Tobia non si sarebbe mai sposato con Sara, perché aveva paura di morire come i
precedenti mariti di lei (7, 11), ma Raffaele guarisce Sara dalle sue paure e
tranquillizza Tobia affinché si sposi, perché quel matrimonio è voluto da Dio
da tutta l’eternità (6, 17). Lo stesso Raffaele è colui che presenta le
preghiere di Tobia e della sua famiglia davanti a Dio: Quando
pregavate, io presentavo le vostre orazioni davanti al Santo; quando tu
seppellivi i morti, anch’io ti assistevo; quando senza pigrizia ti alzavi e
non mangiavi per andare a seppellirli, io ero con te (12, 12-13).
Raffaele
viene considerato il patrono dei fidanzati e dei giovani sposi, perché sistemò
tutto ciò che riguardava il matrimonio fra Tobia e Sara e risolse tutti i
problemi che ne impedivano la realizzazione. Per questo tutti i fidanzati devono
raccomandarsi a san Raffaele e, per mezzo di lui, alla Madonna che, come Madre
perfetta, si preoccupa della loro felicità. Così Lei fece infatti alle nozze
di Cana, durante le quali ottenne da Gesù il primo miracolo per far felici i
neo sposi.
Inoltre
san Raffaele è un buon consigliere familiare. Invita la famiglia di Tobia a
lodare Dio: Non temete; la pace sia con
voi. Benedite Dio per tutti i secoli. Quando ero con voi, io non stavo con voi
per mia iniziativa, ma per la volontà di Dio; lui dovete benedire sempre, a lui
cantate inni. [...]
Ora benedite il Signore sulla terra e
rendete grazie a Dio. Io ritorno a colui che mi ha mandato. Scrivete tutte
queste cose che vi sono accadute (12, 17- 20). E consiglia a Tobia e a Sara
di pregare: Prima di unirti a lei,
alzatevi tutti e due a pregare. Supplicate il Signore del cielo perché venga su
di voi la sua grazia e la sua salvezza. Non temere: Essa ti è stata destinata
fin dall’eternità. Sarai tu a salvarla. Ti seguirà e penso che da lei avrai
figli che saranno per te come fratelli. Non stare in pensiero (6, 18).
E
quando si trovarono da soli nella stanza da letto, Tobia disse a Sara:
Sorella, alzati! Preghiamo e domandiamo al Signore che ci dia grazia e salvezza.
[...]
Benedetto
sei tu, Dio dei nostri padri, e benedetto per tutte le generazioni è il tuo
nome! Ti benedicano i cieli e tutte le creature per tutti i secoli! Tu hai
creato Adamo e hai creato Eva sua moglie, perché gli fosse di aiuto e di
sostegno. Da loro due nacque tutto il genere umano. Tu hai detto: Non
è cosa buona che l’uomo resti solo; facciamogli un aiuto simile a lui. Ora non per lussuria io prendo questa mia parente, ma con rettitudine di
intenzione. Degnati di avere misericordia di me e di lei e di farci giungere
insieme alla vecchiaia.
E
dissero insieme: Amen, amen!
(8, 4-8).
È
importante pregare in famiglia! La famiglia che prega unita, rimane unita.
Inoltre, san Raffaele è patrono speciale dei marinai, di tutti coloro che
viaggiano per acqua e di coloro che vivono e lavorano vicino all’acqua, poiché,
siccome liberò Tobia dal pericolo del pesce nel fiume, può liberare anche noi
dai pericoli delle acque. Per questo è patrono speciale della città di
Venezia.
Per
di più è patrono dei viandanti e dei viaggiatori, che lo invocano prima di
intraprendere un viaggio, perché egli li protegga come protesse Tobia nel suo
viaggio.
Ed
ancora è patrono dei sacerdoti che confessano e amministrano l’unzione degli
infermi, poiché la confessione e l’unzione degli infermi sono sacramenti di
guarigione fisica e spirituale. Per questo i sacerdoti dovrebbero chiedere il
suo aiuto specialmente quando confessano ed amministrano l’estrema unzione. È
patrono dei non vedenti, perché può guarirli dalla cecità come fece al padre
di Tobia. Ed in modo molto speciale è patrono di coloro che curano o badano
agli infermi, concretamente, dei medici, degli infermieri e delle badanti.
La
medicina non deve essere un atto semplicemente terapeutico senza compassione o
amore. Una medicina disumanizzata, che vede soltanto i mezzi scientifici e
tecnici, non può essere totalmente efficace. Per questo è imprescindibile
nell’esercizio della medicina e della cura agli infermi, che il paziente e chi
lo assiste, siano in grazia di Dio e invochino san Raffaele con fede, come
inviato da Dio per guarire.
Dio
può fare miracoli o può guarire per via ordinaria attraverso i medici e le
medicine. Ma sempre la salute è un dono di Dio. Peraltro è molto significativo
ed utile far benedire i medicinali nel nome di Dio prima di assumerli. È
importante che siano benedetti da un sacerdote; però, se non c’è tempo o
possibilità di farlo, noi stessi o un familiare può pronunciare questa
preghiera o una simile:
O
Dio, che meravigliosamente hai creato l’uomo ed ancor più meravigliosamente
lo hai redento, degnati di soccorrere con il tuo aiuto tutti i malati. Ti chiedo
specialmente per... Esaudisci le nostre suppliche e benedici queste medicine (e
questi strumenti medici) affinché colui che le prenda o sia sotto la loro
azione, possa essere guarito per la tua grazia. Te lo chiediamo, Padre, per
intercessione di Gesù Cristo, tuo Figlio e per l’intercessione di Maria,
nostra Madre e di san Raffaele arcangelo. Amen.
La
benedizione delle medicine risulta molto efficace quando viene realizzata con
fede e il malato è in grazia di Dio. Padre Dario Betancourt riferisce il caso
seguente:
A
Tijuana, in Messico, Carmelita de Valero doveva prendere una medicina che le
causava una sonnolenza permanente e
tale da impedirle di compiere i suoi doveri di sposa e di madre. Suo
marito, José Valero, lei ed io pregammo per le medicine. Il giorno dopo la
donna non aveva sonno ed era felice, si prendeva cura di noi con molto amore e
sollecitudine.
Lo
stesso padre Dario, durante un suo viaggio in Perù, raccontò che negli Stati
Uniti c’era un’associazione di medici cristiani che si riunivano a pregare
per i loro pazienti e succedevano cose straordinarie. Uno dei fatti più
sorprendenti era che, quando pregavano per la chemioterapia che somministravano
ai pazienti ammalati di cancro, quelli che la ricevevano benedetta non perdevano
i capelli. In
questo modo comprovavano concretamente la potenza di Dio attraverso la
preghiera.
Vediamo
ora alcune esperienze e apparizioni in relazione con san Raffaele.
Santa
Francesca delle Cinque Piaghe, nota stigmatizzata di Napoli, canonizzata da Pio
IX nel 1867, aveva l’arcangelo Raffaele per suo migliore amico. Egli la
consolava quando aveva dei dispiaceri e la curava quand’era malata. Un giorno,
il suo direttore Francesco Saverio Bianchi, beatificato da Leone XIII, mentre si
trovava con lei, sentì un profumo di paradiso. Chiese alla santa una
spiegazione e lei gli disse: Non si
meravigli, perché qui in mezzo a noi c’è l’arcangelo Raffaele.
Nel
1786 la stessa santa si ammalò gravemente ed era incapace di fare il più
piccolo movimento. Don Giovanni Pessiri volle aiutarla e le portò una tazza di
cioccolata e la depose sul comodino, dicendole di prenderla, mentre lui andava a
sbrigare alcune incombenze del suo ministero sacerdotale. La povera malata non
sapeva come obbedire perché non riusciva a muoversi, e chiese aiuto al suo
grande protettore san Raffaele. All’istante
una mano invisibile le avvicinò la tazza e, dopo averle fatto bere la
cioccolata, la raccolse e l’appoggiò al suo posto. Maria Francesca, consolata
e grata, rese grazie a Dio e al suo celeste arcangelo.
Un’altra
volta le si presentò l’arcangelo Raffaele come un giovane di straordinaria
bellezza e vestito di bianco.
L’arcangelo
le disse: Io sono san Raffaele.
L’Altissimo mi ha inviato a guarirti la piaga del tuo costato che sta per
andare in cancrena. Rinnova la tua fede in Dio e Lui ti benedirà. Il giorno
dopo la piaga del petto era guarita.
Il
gentile arcangelo le faceva da infermiere e l’aiutava tagliandole il pane e le
diceva con un dolce sorriso che lei non era in grado di fare da sola. La santa
godette di una grande familiarità con l’arcangelo, che era il suo speciale
protettore e guardiano.
Nella
città di Pozzuoli in Italia si venera in modo speciale l’arcangelo Raffaele. Uno
dei suoi abitanti era molto malato e pensò di andare a Napoli per farsi curare,
raccomandando il suo viaggio a san Raffaele. La
notte prima del viaggio si aggravò e non poté viaggiare. Alcuni giorni dopo
volle confessarsi e chiese a padre Celso, un domenicano del convento di Gesù e
Maria, di venirlo a confessare. Gli
disse che sua madre, nel vederlo così infermo, lo aveva raccomandato
all’arcangelo Raffaele. Gli raccontò anche che quel giorno, nel dormiveglia,
gli era sembrato di morire e di essere portato alla presenza di Dio. E il
giudice divino gli mostrò con severità che meritava la condanna eterna per i
peccati mal confessati. A quel punto vide al suo fianco l’arcangelo che gli
disse: Io sono Raffaele e voglio aiutarti.
Chiamerai il padre e farai una buona confessione e Dio ti ritirerà la condanna.
Così
avvenne. Il moribondo si confessò e ricevette l’assoluzione, lasciando questa
vita tra chiari segnali di salvezza.
San
Giovanni di Dio (1495-1550) era molto devoto a san Raffaele. Una notte mancò
l’acqua nella fontana per i servizi e andò di buon mattino alla piazza di
Vivarrambla con due anfore e tardò a tornare perché il luogo era abbastanza
lontano. Quando arrivò all’ospedale trovò in cucina i piatti lavati, il pane
e tutto preparato, i letti rifatti, le sale spazzate e tutto in ordine. Chiese,
meravigliato, ai malati chi aveva fatto in sua assenza i lavori e tutti gli
risposero che era stato proprio lui.
-
Non posso essere stato io quand’ero
lontano da qui.
Insistettero
che era stato lui perché l’avevano visto, come tutti i giorni, svolgere i
diversi servizi. Allora egli, pieno di gioia, esclamò: Veramente,
fratelli, Dio ama molto i suoi poveri, infatti manda angeli a servirli. E
pensò che l’arcangelo Raffaele, prendendo le sue sembianze, aveva fatto i
suoi lavori.
Una
notte molto fredda e piovosa il servo di Dio, uscendo dalla via Zacatin, incontrò
un povero intirizzito che chiedeva aiuto. Giovanni
gli disse: Vieni con me, fratello, al nostro ospedale, e trascorrerai la notte al
riparo.
Il
povero gli disse che era invalido e gli mancavano le forze per sostenersi in
piedi. E Giovanni se lo caricò su una spalla mentre sull’altra portava la
sporta con i tegami dei cibi raccolti. Si mise a camminare in fretta, spinto
dalle forze dello spirito più che da quelle del corpo, debilitato com’era da
digiuni e sforzi. Il peso era superiore alle sue forze umane e Giovanni cadde
con le sue elemosine e il suo povero all’inizio di Calle de los Gomerez...
Mentre cercava di sistemare di nuovo sulla sua spalla l’uomo, un giovane molto
bello lo aiutò e, prendendolo per la mano, disponendosi ad accompagnarlo, gli
disse: Fratello Giovanni, Dio mi manda ad
aiutarti nel tuo ministero e a farti sapere quanto questo gli è gradito; sappi
che tutto ciò che fai per il Signore io ho l’incarico di scriverlo in un
libro.
Giovanni
gli chiese chi fosse e il giovane rispose: Sono l’arcangelo Raffaele, destinato da Dio ad essere tuo compagno,
custode tuo e di tutti i tuoi fratelli.
Un
pomeriggio nel suo ospedale di Granada, all’ora di cena, san Giovanni di Dio
si rese conto che il pane non sarebbe stato sufficiente. Pregò
Dio e in pochi minuti un giovane si presentò alla porta dell’infermeria. Il
nostro santo riconobbe il suo amico e protettore san Raffaele e disse ai malati:
Coraggio, fratelli, gli angeli di Dio
vengono a servirvi.
L’arcangelo
si avvicinò a Giovanni e con grande familiarità disse: Fratello
mio, noi formiamo un solo Ordine, perché ci sono uomini che sotto una povera
veste sono uguali agli angeli. Prendete il pane che il cielo vi invia. E
scomparve lasciando Giovanni e i suoi poveri pieni di consolazione e di gioia
spirituale.
Un
altro giorno, arrivava l’ora del pranzo e non aveva nemmeno un pezzetto di
pane da dare ai suoi poveri. Tuttavia prese la cesta e uscì molto fiducioso di
trovare il necessario.
Nell’attraversare
una strada, vide venire verso di lui un uomo a cavallo, che gli offrì una
quantità di pane maggiore rispetto a quella di cui aveva bisogno, scomparendo
subito dopo.
Giovanni
di Dio fece ritorno all’ospedale benedicendo il Signore, e, sia lui che i
testimoni del fatto, giudicarono che questa generosità proveniva da un angelo
apparso in forma umana.
Alla
vigilia di un Natale il santo venne informato che non c’era più combustibile
per la cucina. Insieme a due fratelli andò nel bosco e incominciò a tagliare
legna. Anche se si sforzavano molto, il lavoro era molto lungo e si faceva buio.
Allora si presentarono due uomini vigorosi che, in meno di un’ora, abbatterono
alberi e ne tagliarono a pezzi i rami, formando fascine in quantità tale da
riempire diverse carrette. I
due religiosi dissero a Giovanni: Se ci
fosse qui un carro, potremmo portare via legna per molto tempo. Il
santo non rispose, ma sorrideva misteriosamente.
-
Figlioli, non preoccupatevi, noi che
l’abbiamo tagliata la porteremo, risposero i legnaioli celesti.
Si
fece molto buio e affinché non si perdessero né finissero in qualche
precipizio, due torce luminose, portate da mani invisibili, illuminarono il
cammino a Giovanni e ai suoi confratelli. Ma la loro ammirazione arrivò al
colmo quando, entrando nel cortile dell’ospedale, vi trovarono ben sistemata
tutta la legna che avevano visto tagliata sul monte.
Mentre
si trovava gravemente malato in fin di vita, il santo ricevette una notte la
visita dell’arcangelo Raffaele, che lo incoraggiò e gli rivelò il giorno
della sua morte.
Poco
prima di morire disse a quelli che lo circondavano: La
notte scorsa l’arcangelo Raffaele mi è venuto a trovare e mi ha dato la
certezza che il Signore mi userà la misericordia di chiamarmi al suo fianco.
Dopo
avermi dato la comunione, la Santissima Vergine, san Raffaele e san Giovanni
Evangelista, mi hanno favorito con la loro presenza, promettendomi che sarebbero
stati i protettori dell’Opera che io ho iniziato.
In
Spagna, nella città di Cordova, c’era una peste terribile. I morti erano
molti e rimanevano persino a terra per le strade senza che nessuno avesse il
coraggio di raccoglierli. Ma la cosa triste era che molti morivano senza
sacramenti, perché c’erano pochi confessori sopravvissuti. Simone de Sousa,
religioso che per tutta la sua vita era stato un grande devoto dell’ arcangelo
Raffaele, si faceva in quattro per accudire i malati e portare le elemosine ai
bisognosi. Ma vedendo che il suo lavoro era
insufficiente, chiese alla Vergine di mandargli san Raffaele per
soccorrere gli infermi.
L’angelo
gli apparve sotto le sembianze di un giovane di una bellezza straordinaria e gli
disse: io sono
Raffaele e vengo ad aiutarti. Le tue preghiere, le tue elemosine e, soprattutto,
la tua umiltà e carità hanno un grande valore agli occhi di Dio; Dio aiuterà
questa città con le dolcezze della sua clemenza. Vai dal vescovo e digli di
mettere una mia immagine sotto il campanile della cattedrale e di esortare tutti
a ricorrere a me.
Immediatamente
gli ammalati verranno guariti, a condizione che si raccomandino alla Regina
degli Angeli. Tutti coloro che ricorreranno alla mia intercessione e porteranno
la mia immagine, verranno liberati dalla peste e dal demonio impuro Asmodeo, che
fa perdere gli uomini e li allontana da Dio.
Simone
corse a dare il messaggio al vescovo. La città obbedì all’invito di Raffaele
e promise di celebrare ogni anno una festa speciale per ricordare la celeste
apparizione. Subito la peste scomparve e la città di Cordova venne consacrata a
san Raffaele arcangelo. In una delle sue piazze pubbliche venne collocata nel
1884 una statua monumentale del santo arcangelo come patrono e liberatore della
città.
Padre
Richa, gesuita, in un piccolo libro pubblicato nel 1751, dice che c’era a
Firenze un monastero di religiose benedettine molto devote a san Raffaele. Il
confessore del convento, il carmelitano padre Alvizzo, aveva anch’egli molta
fiducia nell’arcangelo. Queste buone religiose dovettero subire una grande
prova relativa nientemeno che alla loro reputazione. La questione fu portata
fino alla Santa Sede e le religiose erano molto amareggiate. Un giorno, verso le
cinque del pomeriggio, sentirono bussare molto forte alla porta del convento.
Andò ad aprire la suora portinaia e vide un giovane pellegrino che chiedeva
l’elemosina, dicendo: Vado a Roma e là
vi aiuterò e al mio ritorno vi porterò buone notizie. La comunità preghi per
nove giorni i salmi “i cieli narrano la gloria di Dio” (sal 129)
e “dal profondo a te grido, Signore” (sal 130). E accenda nove ceri di cera bianca in onore dei nove cori angelici.
Il
confessore era stato consolato da una visione di san Raffaele e tutte le suore
obbedirono con sollecitudine. Un giorno, dopo qualche tempo, di domenica 1º
ottobre, verso le sei di sera, la madre badessa si trovava con alcune religiose
quando un giovane le raggiunse in fretta e disse loro: buone notizie. È se ne
andò.
In
effetti, il problema era stato risolto e le suore si trovarono libere da ogni
preoccupazione. Come prova di riconoscenza la badessa, Margherita Macci, fece
rappresentare in un quadro san Raffaele vestito da pellegrino come era loro
apparso. Le religiose stabilirono di recitare tutte le sere, dopo compieta, i
salmi raccomandati dall’arcangelo. Inoltre per nove giorni consecutivi prima
della festa dei santi arcangeli, il 29 settembre, accendono nove ceri di cera
bianca in onore dei nove cori degli angeli (29).
San
Raffaele arcangelo, prega
per noi.
San
Raffaele, che hai liberato il giovane Tobia da tutti pericoli
prega per noi.
San
Raffaele, che hai liberato Sara dal potere del demonio prega
per noi.
San
Raffaele, che hai aiutato Tobia e Sara nel loro matrimonio
prega per noi.
San
Raffaele, che hai liberato Tobia dal pericolo del pesce
prega per noi.
San
Raffaele, che hai reso felice l’intera famiglia di Tobia prega
per noi.
San
Raffaele, medicina di Dio prega per noi.
San
Raffaele, protettore dei viaggiatori e dei viandanti prega
per noi.
San
Raffaele, medico celeste prega
per noi.
San
Raffaele, che offre le nostre preghiere a Dio prega per noi.
San
Raffaele, aiuto e protezione dei marinai e dei medici prega
per noi.
San
Raffaele, amico inseparabile e compagno di viaggio prega
per noi.
San
Raffaele, aiuto per coloro che si confessano e si riconciliano con Dio prega
per noi.
San
Raffaele, prega
per noi.
Adesso
e nell’ora della nostra morte. Amen.
Preghiamo:
O Dio, che hai scelto tra tutti gli angeli del cielo san Raffaele per
accompagnare i viaggiatori e proteggerli da tutti pericoli di questa vita e
portarli sani e salvi alla patria celeste, chiediamo di aiutarci con la sua
intercessione durante il nostro pellegrinaggio terreno e di liberarci da ogni
male. Per Gesù Cristo nostro Signore. Amen.
Michele
(Mi-kha-el) vuol dire chi come Dio. Alcuni hanno visto san Michele
nell’apparizione a Giosué, poiché si presenta con una spada sguainata in
mano, esattamente come viene rappresentato san Michele. Egli disse a Giosué: Sono
un principe dell’esercito di Yahvé... togliti i calzari, perché il luogo che
calpesti è santo (Gs 5, 13-15).
Quando
il profeta Daniele ebbe una visione e rimase come morto, disse: Però
Michele, uno dei primi principi, mi è venuto in aiuto e io l’ho lasciato là
presso il principe del re di Persia (Dn 10, 13). Io ti dichiarerò ciò che è scritto nel libro della verità. Nessuno
mi aiuta in questo se non Michele, il vostro principe (Dn 10, 21).
In quel tempo sorgerà Michele, il gran principe, che vigila
sui figli del tuo popolo. Vi sarà un tempo di angoscia, che non c’era mai
stato dal sorgere delle nazioni fino a quel tempo
(Dn 12, 1).
Nel
Nuovo Testamento, nella lettera di san Giuda Taddeo, sta scritto: L’arcangelo
Michele quando, in contesa con il diavolo, disputava per il corpo di Mosé, non
osò accusarlo con parole offensive, ma disse: Ti condanni il Signore! (Gd
9).
Ma
è soprattutto nel capitolo dodicesimo dell’Apocalisse che appare chiaramente la sua missione di capo degli
eserciti angelici nella lotta contro il diavolo e i suoi demoni:
Scoppiò
quindi una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il
drago. Il drago combatteva insieme con i suoi angeli, ma non prevalsero e non ci
fu più posto per essi in cielo. Il grande drago, il serpente antico, colui che
chiamiamo il diavolo e satana e che seduce tutta la terra, fu precipitato sulla
terra e con lui furono precipitati anche i suoi angeli. Allora udii una gran
voce nel cielo che diceva: Ora
si è compiuta la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio poiché è stato
precipitato l’accusatore dei nostri fratelli, colui che li accusava davanti al
nostro Dio giorno e notte. Ma essi lo hanno vinto per mezzo del Sangue
dell’Agnello e grazie alla testimonianza del loro martirio, poiché hanno
disprezzato la vita fino a morire (Ap 12, 7-11).
San
Michele arcangelo è considerato il patrono speciale del popolo di Israele, come
sta scritto in Daniele al capitolo 12, versetto 1. Inoltre è stato nominato
patrono speciale della Chiesa cattolica, il nuovo popolo di Dio del Nuovo
Testamento.
Viene
acclamato anche come patrono dei giudici e di coloro che esercitano la
giustizia, infatti lo si rappresenta con la bilancia in mano. E poiché è il
capo degli eserciti celesti nella lotta contro il male e contro il diavolo,
viene considerato patrono dei soldati e dei poliziotti. Poi è stato scelto come
patrono dei paracadutisti e dei radiologi e di tutti coloro che curano per mezzo
del radio. Ma è specialmente potente contro Satana. Per questo gli esorcisti lo
invocano come un difensore fortissimo.
Vediamo
un caso storico che ispirò il film L’esorcista
e che accadde a Washington, nell’ospedale di San Alejo, nel 1949, secondo le
ricerche svolte dalla rete televisiva nordamericana Abc. Il bambino, non bambina
come nel film, di circa 10 anni, era figlio di una famiglia luterana, che
ricorse alla Chiesa cattolica per chiedere aiuto.
Il
padre gesuita James Hughes e un altro sacerdote che lo aiutava, fecero
l’esorcismo diverse volte finché cacciarono il diavolo. Il bambino venne
liberato e visse molti anni come una persona normale, si sposò e formò una
famiglia. I sacerdoti esorcisti vissero anch’essi molti anni ancora e il
diavolo non si vendicò di loro, perché Dio non glielo permise.
In
realtà non ci furono tutti quei fenomeni spettacolari e tragici che il film
mostra. Pochi sanno ciò che veramente accadde. Il demonio, per mezzo della voce
del bimbo, disse: Non me ne andrò finché
non venga pronunciata una certa parola, ma il bambino non la dirà mai.
L’esorcismo continuò e all’improvviso il bambino parlò con una voce
chiaramente autoritaria e dignitosa. Disse: Sono
san Michele e ti ordino, Satana, di abbandonare il corpo nel nome di Dominus (Signore,
in latino), in questo stesso momento.
Allora si udì un suono simile a una grande detonazione, che venne sentita da
molte persone nell’ospedale di San Alejo, dove si tenevano gli esorcismi. E il
bambino posseduto venne liberato per sempre. Il piccolo non ricordò più nulla
tranne una visione di san Michele che lottava contro Satana. Così si concluse
felicemente quella battaglia nel corpo del posseduto, con la vittoria di Dio per
mezzo dell’arcangelo.
In
caso di possessione diabolica bisogna ricorrere a Maria, pregando il rosario,
usando l’acqua benedetta, il crocifisso e altri oggetti benedetti, ma sempre
invocando san Michele.
Il Rituale degli Esorcismi
recita:
Gloriosissimo
Principe delle celesti milizie, arcangelo san Michele, difendici nella battaglia
contro le potenze delle tenebre e la loro spirituale malizia. Vieni in aiuto di
noi, che fummo creati da Dio e riscattati con il Sangue di Cristo Gesù, suo
figlio, dalla tirannia del demonio. Tu sei venerato dalla Chiesa quale suo
custode e patrono e a te il signore ha affidato le anime che un giorno
occuperanno le sedi celesti. Prega, dunque, il Dio della pace a tenere
schiacciato Satana sotto i nostri piedi, affinché esso non valga né a fare
schiavi di sé gli uomini né a recare danni alla Chiesa. Presenta
all’Altissimo con le tue le nostre preghiere perché discendano su di noi le
sue divine misericordie. Incatena Satana e ricaccialo negli abissi donde non
possa più sedurre le anime. Amen.
Ascolta, Signore, la supplica di san Michele arcangelo e di
tutti gli angeli che ti servono. Dio onnipotente, scaccia le forze del maligno;
Dio di verità e di perdono, allontana le sue fallaci seduzioni; Dio di libertà
e di grazia, sciogli le catene del male.
È
noto che prima del Concilio Vaticano II si recitava, alla fine di ogni messa, la
preghiera San Michele arcangelo.
Quest’orazione
ebbe origine da una visione di papa Leone XIII nel 1884. Il Papa vide il demonio
che sfidava Dio, dicendogli che poteva distruggere la Chiesa e portare il mondo
all’inferno, se gli si concedevano cent’anni per farlo. Il sommo pontefice
comprese che, se il demonio non fosse riuscito nel suo proposito, avrebbe patito
una sconfitta umiliante.
Vide
l’arcangelo San Michele che si presentava in unione agli angeli buoni per
lottare contro Satana e i suoi. Dopo questa visione, Leone XIII si chiuse nella
sua stanza e scrisse la preghiera San Michele, disponendo poi che si recitasse in ogni messa come muro
di contenimento contro il male. Purtroppo questa preghiera venne soppressa con
le riforme liturgiche. Ma sarebbe cosa buona che ogni cristiano la recitasse,
almeno in privato, per chiedere la protezione del santo arcangelo nei momenti
difficili della vita. L’orazione è questa: San Michele arcangelo, difendici nella battaglia; sii tu nostro sostegno
contro la perfidia e le insidie del diavolo, che Dio eserciti il suo dominio su
di lui, te ne preghiamo supplichevoli; e tu, o Principe della milizia celeste,
con la potenza divina, ricaccia nell’inferno Satana e gli spiriti maligni, i
quali errano nel mondo per perdere le anime.
William
Wagner afferma: Conosco una psicologa
che lavora nell’apostolato tra i drogati e le prostitute nelle vie di
Vancouver, Columbia britannica, in Canada. Tra quei giovani è molto diffuso il
satanismo e molti portano nomi o immagini sataniche sulle loro magliette. In
genere lo fanno perché credono che il diavolo sia un essere potente. Questa
dottoressa dice loro che molto più
potente di lui è san Michele arcangelo che lo ha cacciato dal Cielo. E offre
loro una medaglia di san Michele. Essi la ricevono con gratitudine e
incominciano a invocarlo e a ricevere la sua protezione.
Fin
dai tempi di Gesù, gli ebrei credevano che san Michele era l’angelo
incaricato da Dio per custodire le sorgenti d’acqua che hanno effetti
curativi. Nella tradizione, lo si considera l’angelo che guidò il popolo
d’Israele nel deserto e gli fece attraversare il mar Rosso o anche colui che
fece scaturire l’acqua dalla roccia che Mosè toccò col suo bastone per
calmare la sete della gente. Nel Vangelo di Giovanni, al capitolo 5, si parla
dell’angelo che muoveva le acque della piscina di Betsaida ed alcuni credono
che questi sia proprio san Michele.
Nel
452 Attila con il suo esercito si presentò alle porte di Roma pronto a
conquistarla con fuoco e spargimento di sangue. Papa Leone I consacrò Roma a
san Michele arcangelo e poi uscì incontro ad Attila. E accadde il miracolo.
Attila si allontanò da Roma. Immediatamente costruirono una chiesa
all’arcangelo san Michele, che gli fu consacrata il 29 settembre, e da allora
questo è il giorno della festa di san Michele. Dopo il Concilio Vaticano II
vennero aggiunte anche le feste degli arcangeli Gabriele (25 marzo) e Raffaele
(24 ottobre).
Il
culto a san Michele era molto diffuso in Egitto. Si sa che nel secolo IV vi era
un tempio consacrato a lui. La chiesa di Alessandria pose sotto la sua
protezione il fiume Nilo, dal quale dipendeva la ricchezza del paese. La festa
veniva celebrata il 12 giugno, periodo in cui il fiume cominciava a crescere.
A
Costantinopoli c’era una chiesa dedicata a san Michele, edificata
dall’imperatore Costantino. Si chiamava Michaelion
e si credeva che l’arcangelo fosse apparso là e che vi operasse miracoli. Su
questo argomento scrive diffusamente lo storiografo Sozomeno, nato in Palestina
nel secolo quinto e vissuto a Costantinopoli lavorando come avvocato e scrivendo
diversi libri di storia della Chiesa. Egli dice: Tutti
coloro che avevano grandi dispiaceri o malattie incurabili si avvicinavano al
tempio a pregare e in poco tempo si liberavano dalle loro pene.
Gli
imperatori bizantini, come riferisce lo storiografo Raymond Jenin, edificarono
diversi templi a san Michele, considerandolo il protettore dell’Impero. A
Costantinopoli e nei dintorni vi erano circa 16 santuari dedicati
all’arcangelo.
Il
cronista bizantino Johannes Malalas (491-565), autore del libro Cronografia,
in cui annotava i fatti più salienti del suo tempo, fa molti riferimenti a san
Michele in relazione agli imperatori bizantini.
è
noto il fatto che racconta sant’Eusebio nella sua Historia
ecclesiastica (IX, 9), che Costantino ebbe una visione in Gallia. Vide una
croce con la frase: In hoc signo vinces
(con questo segno vincerai). A motivo di questa visione fece preparare uno
stendardo con la croce e san Michele lo portò alla vittoria. Pare che questa
visione sia certa, poiché sembra del tutto inverosimile che l’imperatore
possa avere immaginato qualcosa di così impopolare per un esercito a
maggioranza pagana a quei tempi. Nel 313 Costantino decretò il riconoscimento
ufficiale del cristianesimo in tutto l’Impero.
Durante
il pontificato di san Gregorio Magno, nel 590, una terribile peste stava
spargendo un’orribile mortalità tra la popolazione di Roma. Il Papa ordinò
che si facesse una processione penitenziale da Santa Maria Maggiore. Lo stesso
pontefice portava una statua della Vergine durante la processione. Quando
arrivarono al ponte sul Tevere, udirono canti di angeli e, all’improvviso, sul
castello di Adriano, che oggi si chiama Castel Sant’Angelo, apparve
l’arcangelo san Michele. In mano teneva una spada e in quel momento la peste
cessò.
A
santa Giovanna d’Arco (1412-1431) si manifestò l’arcangelo in diverse
occasioni, chiedendole di prendere le armi per difendere il suo paese. A 13
anni, cominciò ad udire le voci dell’arcangelo. Al processo che le fecero
affermò che la sua prima apparizione era stata di san Michele. Disse: Lo vidi con gli occhi. Non era da solo, era in compagnia
di angeli del cielo.
La
voce dell’arcangelo le insegnava a comportarsi bene e a frequentare la chiesa.
Ben presto si unirono a san Michele santa Caterina e santa Margherita. Con il
loro aiuto Giovanna riuscì a convincere il delfino ad accompagnarla a Reims per
farsi incoronare re. Essi le predissero anche che sarebbe stata fatta
prigioniera. La giovane venne bruciata viva a 19 anni.
Il
processo di riabilitazione ebbe luogo nel 1455 per desiderio di re Carlo VIII e
di Papa Callisto III.
San
Francesco di Paola (1456-1508) aveva molta devozione a san Michele, il quale gli
era apparso in visione e gli aveva ispirato il motto del suo Ordine dei Minimi,
che egli aveva fondato. Il motto era Charitas
(amore).
Sant’Alfonso
Maria de’ Liguori, fondatore dei Redentoristi, era così devoto a san Michele
che, in ogni stanza della curia episcopale aveva appeso un quadro
dell’arcangelo e volle che i suoi religiosi rinnovassero ogni anno i loro voti
nella festa di san Michele.
Nel
1733, quando san Gerardo Maiella aveva sette anni, un giorno, mentre assisteva
alla messa, si avvicinò all’altare per ricevere la comunione, ma il sacerdote
gliela negò perché era ancora troppo piccolo e a quell’epoca si faceva la
prima comunione a 12 anni. Il bambino rimase molto triste. Ma di notte gli
apparve l’arcangelo Michele e gli diede la comunione.
San
Paolo della Croce (1694-1775), fondatore dei Passionisti, era un grande devoto
dell’arcangelo e lo scelse tra i principali patroni della sua congregazione.
La
beata Rosa Gattorno (1831-1900), grande mistica italiana, parla di san Michele
come del suo angelo protettore. Dice: Mentre
pregavo vidi il mio arcangelo san Michele con la spada sguainata nell’atto di
difendermi... Egli mi confortò e scomparve. Restai piena di forza e di vigore.
Avrei affrontato mille eserciti.
Un
giorno mi stavo raccomandando al mio angelo custode e inoltre a quello che mi ha
dato Gesù, san Michele arcangelo. Vidi un gruppo di demoni infiammati che si
precipitavano gli uni sugli altri. L’angelo Michele li trafiggeva con la sua
spada, ma l’azione di questa uccisione era figurata, poiché in realtà non li
toccava... Dopo la mezzanotte incendiarono la porta della casa. Saltai giù dal
letto andando verso la finestra e mentre mi mettevo il velo, sentivo che mi
veniva suggerito come dovevo fare; Michele mi diceva:
Io sono con te, stai tranquilla.
Un altro giorno andai a far la comunione e stavo molto male,
nel mese di marzo del 1875. Ero molto turbata, ma appena ricevuta l’Eucaristia
lo vidi al mio fianco. L’angelo Michele, insieme a me, faceva il
ringraziamento e con le mani giunte adorava Dio.
Quanto soffrii nel mio viaggio a Roma! Non so come spiegarlo.
Era talmente tanta la rabbia degli spiriti infernali che solo il mio angelo san
Michele li poteva trattenere... Il mio Angelo Michele li cacciava con la spada
sguainata. Se ne andarono lontano e non li vidi né li sentii più.
San
Pio da Pietrelcina (1885-1968) era molto devoto a san Michele. Per questo molti
autori credono che fu lui ad apparirgli il 5 agosto del 1918. Il santo racconta:
Mi vidi davanti un misterioso personaggio
con una lunghissima lancia ben affilata, dalla quale in punta sembrava uscire
del fuoco.
Nel
terzo segreto di Fatima, Lucia afferma: Abbiamo
visto a sinistra di nostra Signora, un po’ più in alto, un angelo con la
spada di fuoco nella mano sinistra. Molti lo identificano col nostro
arcangelo.
Scrive
la beata Anna Caterina Emmerick (1771-1824) nelle sue Rivelazioni:
Ho visto la Chiesa di San Pietro (Roma).
Su di essa risplendeva l’arcangelo san Michele vestito di rosso, tenendo una
grande bandiera da combattimento tra le mani. La terra era un immenso campo di
battaglia. I verdi e gli azzurri lottavano contro i bianchi: questi ultimi, sui
quali pendeva una spada di fuoco, sembrava che stessero per soccombere.
L’arcangelo scese e si avvicinò ai bianchi. Lo vidi davanti
a tutti. Essi ricevettero un grande coraggio, senza sapere da dove venisse.
L’angelo sconfisse i nemici, i quali fuggirono in tutte le direzioni. La spada
di fuoco che era sui bianchi scomparve. In mezzo al combattimento aumentavano le
fila dei bianchi: gruppi di avversari passavano dalla loro parte e, una volta,
passarono in gran numero. Sopra il campo di battaglia vi erano, nello spazio,
legioni di santi che facevano segni con le mani,
diversi gli uni dagli altri, ma animati dallo stesso spirito.
Ci
dice santa Faustina Kowalska (1905-1938) nel suo Diario:
Il
giorno di san Michele vidi questa grande guida vicino a me mentre mi diceva
queste parole: Il
Signore mi ha raccomandato di avere una cura speciale per te. Devi sapere che
sei odiata dal male, ma non temere. Chi come Dio!
E poi scomparve. Nonostante ciò sento la sua presenza ed il suo aiuto.
Durante
la prima guerra mondiale avvenne un fatto ben documentato. A Mons in Belgio
apparvero ai soldati sul campo di battaglia molti angeli. Gli alleati erano sul
punto di subire una terribile sconfitta e invece vinsero la battaglia. I soldati
britannici affermavano di aver visto san Giorgio e lo descrivevano con capelli
biondi e armatura dorata, su un cavallo bianco. Finita la guerra, i tedeschi
espressero la loro versione della storia. I soldati della cavalleria affermarono
che i loro animali si rifiutarono all’improvviso di perseguire il nemico. E
dissero che le posizioni alleate, che loro attaccavano, si trovavano difese da
migliaia di uomini, quando in realtà vi erano soltanto due reggimenti.
Alcune
suore mi hanno scritto: Nella
nostra comunità si professa una grande devozione agli angeli e in modo speciale
a san Michele arcangelo, al quale viene attribuita l’assistenza miracolosa
durante l’invasione francese nel 1648. Tutte le chiese, i conventi e le case
private della città furono saccheggiate e svuotate, ad eccezione del nostro
convento. Diverse volte cercarono di entrarvi; ma mentre ci provavano, appariva
un uomo di bell’aspetto, alto, che con una spada in mano difendeva la nostra
porta d’entrata.
Le religiose pensarono che si trattasse di qualche ufficiale
francese, ma quando vollero cercarlo per ringraziarlo, non trovarono nessuno che
avesse tali sembianze né che conoscesse quel capitano. Per questo si credette
che fosse stato l’arcangelo san Michele, patrono della comunità, dal quale
abbiamo ricevuto molti insigni benefici. Oggi abbiamo la sua immagine in diversi
punti della casa. Inoltre siamo devoti dei nostri angeli custodi e al santo
Angelo della città.
Durante
la guerra di Corea accadde un fatto straordinario. Un soldato americano, di nome
Michele, sperimentò tangibilmente l’aiuto del suo patrono, al quale era molto
devoto. Un giorno d’inverno fece un percorso con la sua pattuglia. Ad un certo
momento si allontanò dai suoi compagni e vide un soldato nuovo, al quale disse:
Non ti conosco e pensavo di conoscere
tutti quelli della mia compagnia.
-
Sono nuovo, appena arruolato, mi chiamo
Michele.
-
Anch’io mi chiamo Michele.
Stava
nevicando e salirono su una collina. All’improvviso apparvero sette soldati
comunisti. Erano a circa 40 metri.
-
A terra! Gli gridò il nuovo Michele.
Ma
Michele era stato raggiunto al petto. Di ciò che avvenne dopo, l’unica cosa
che ricordava era di essere stato portato da braccia robuste. Quando fu al
sicuro, vide il nuovo Michele raggiante di gloria, col viso luminoso come il
sole, con una spada in mano, che brillava con migliaia di luci. Poi svenne.
I
compagni lo raggiunsero, lo aiutarono e gli curarono la ferita. Più avanti egli
chiese:
-
Dov’è Michele?
Ma
non c’era un altro Michele e nessuno lo aveva visto. Tuttavia, quei soldati
comunisti erano rimasti a terra morti senza che egli avesse sparato su di loro.
A
metà dell’VIII secolo, viveva nella città di Siponto, in Italia, un uomo
ricco, di nome Gargano, proprietario di un gran numero di pecore e di bestiame.
Un giorno, mentre gli animali pascolavano alle pendici di un monte, un toro si
allontanò dal branco e non ritornò a sera con gli altri. L’uomo chiamò
diversi mandriani e li mandò tutti alla ricerca dell’animale. Esso venne
trovato sulla cima della montagna, immobile, davanti all’apertura di una
grotta. Pieno di rabbia nel vedere il toro che era scappato, prese l’arco e
gli lanciò una freccia avvelenata. Ma la freccia, invertendo la sua
traiettoria, come rifiutata dal vento, tornò indietro e si conficcò in un
piede di Gargano.
Gli
abitanti del luogo rimasero turbati da quel fatto così insolito e si recarono
dal vescovo per sapere che cosa potevano fare. Il vescovo li invitò a digiunare
per tre giorni chiedendo un’illuminazione divina. Dopo tre giorni, gli apparve
l’arcangelo Michele e gli disse: Devi
sapere che il fatto della freccia ritornata a colpire l’uomo che l’aveva
lanciata, è avvenuto per mia volontà. Io sono l’arcangelo san Michele e sto
sempre alla presenza del Signore. Ho deciso di custodire questo luogo e i suoi
abitanti, dei quali sono patrono e guardiano.
Dopo
questa visione gli abitanti sono sempre andati sul monte a pregare Dio e il
santo arcangelo.
Una
seconda apparizione avvenne durante la guerra dei napoletani contro gli abitanti
di Benevento e Siponto (dove si trova il monte Gargano). Questi ultimi chiesero
una tregua di tre giorni per pregare, digiunare e chiedere l’aiuto di san
Michele. La notte prima della battaglia, san Michele apparve al vescovo e gli
disse che le preghiere erano state ascoltate, perciò li avrebbe aiutati nel
combattimento. E così avvenne; vinsero la battaglia, andando poi nella cappella
di san Michele per ringraziarlo. Là trovarono le orme di uomo impresse
fortemente nella pietra vicino ad una piccola porta. Compresero così che san
Michele aveva voluto lasciare un segno della sua presenza.
Il
terzo episodio accadde quando gli abitanti di Siponto vollero consacrare la
chiesetta del monte Gargano.
Fecero
tre giorni di digiuno e di preghiera. L’ultima notte apparve san Michele al
vescovo di Siponto e gli disse: Non sta a voi consacrare questa chiesa che io ho edificato e consacrato.
Voi dovete entrare e frequentare questo luogo per pregare. Domani, durante la
celebrazione della messa, il popolo farà la comunione come d’abitudine e io
mostrerò come ho consacrato questo luogo. Il giorno dopo videro nella
Chiesa, costruita in una grotta naturale, una grande apertura con una lunga
galleria che portava fino alla porta settentrionale, dove c’erano le orme
umane impresse nella pietra.
Ai
loro occhi si presentò una chiesa più grande. Per entrare in essa bisognava
salire dei piccoli gradini, ma al suo interno vi era una capienza di 500
persone. Questa chiesa era irregolare, le pareti erano dissimili e l’altezza
pure. C’era un’altare e da una roccia cadeva nel tempio dell’acqua, goccia
a goccia, dolce e cristallina, che attualmente viene raccolta in un vaso di
cristallo e serve per la guarigione delle malattie. Molti ammalati sono guariti
con quest’acqua miracolosa, soprattutto nel giorno della festa di san Michele,
quando arriva molta gente dalle province e regioni vicine.
La
tradizione colloca queste tre apparizioni negli anni 490, 492 e 493. Alcuni
autori indicano date più distanti nel tempo l’una dall’altra. La prima
verso il 490, la seconda intorno al 570 e la terza quando il santuario era già
un centro riconosciuto di pellegrinaggio, diversi anni più tardi.
E
c’è una quarta apparizione nel 1656, durante la dominazione degli spagnoli,
quando si diffuse una terribile epidemia di peste. Il vescovo di Manfredonia,
l’antica Siponto, indisse tre giorni di digiuno e invitò tutti a pregare san
Michele. Il 22 settembre dello stesso anno, Michele apparve al vescovo e gli
disse che dove vi fosse stato un sasso del santuario con una croce e il nome di
san Michele, le persone si sarebbero liberate dalla peste. Il vescovo incominciò
a distribuire sassi benedetti e tutti coloro che li ricevettero rimasero liberi
dal contagio. Attualmente, nella piazza della cittadina di Monte Sant’Angelo
c’è una statua con l’iscrizione in latino che tradotta significa: Al principe degli angeli, vincitore della peste.
Bisogna
ricordare che nell’anno 1022, l’imperatore tedesco Enrico II, proclamato
santo dopo la sua morte, trascorse tutta una notte nella cappella di San Michele del Gargano in preghiera ed ebbe la visione di
moltissimi angeli che accompagnavano san Michele a celebrare l’ufficio divino.
L’arcangelo fece baciare a tutti il libro del Santo Vangelo. Per questo una
tradizione dice che la cappella di san Michele è durante il giorno per gli
uomini e durante la notte per gli angeli.
Nel
santuario c’è una grande statua in marmo di san Michele del 1507, opera
dell’artista Andrea Cantucci. Questo santuario del Gargano è il più famoso
tra tutti quelli dedicati a san Michele.
Ai
tempi delle crociate, prima di partire per la Terra Santa, molti soldati ed
autorità vi andavano a chiedere la protezione di san Michele. Molti re, papi e
santi, visitarono questa basilica chiamata celeste per essere stata consacrata
dallo stesso san Michele e perché di notte gli angeli vi celebravano il loro
culto di adorazione a Dio. Tra i re figurano Enrico II, Ottone I e Ottone II di
Germania; Federico di Svevia e Carlo d’Angiò; Alfonso di Aragona e Fernando
il Cattolico di Spagna; Sigismondo di Polonia; Ferdinando I, Ferdinando II,
Vittorio Emanuele III, Umberto di Savoia ed altri capi di governo e ministri
dello stato italiano.
Tra
i papi incontriamo Gelasio I, Leone IX, Urbano II, Celestino V, Alessandro III,
Gregorio X, Giovanni XXIII, quando era cardinale e Giovanni Paolo II. Tra i
santi troviamo san Bernardo di Chiaravalle, santa Matilde, santa Brigida, san
Francesco d’Assisi, sant’Alfonso Maria de’ Liguori e san Padre Pio da
Pietrelcina. E, naturalmente, migliaia e migliaia di pellegrini che tutti gli
anni visitano la basilica celeste. L’attuale chiesa gotica venne iniziata
nell’anno 1274.
Il
secondo santuario per importanza dedicato a san Michele
è quello di Mont Saint Michel, o Monte San Michele, situato su un’isola della
Normandia in Francia. Racconta la tradizione che il 9 ottobre del 708 apparve
san Michele a sant’Auberto, vescovo di Avranches, in Normandia, chiedendogli
di erigere un santuario in suo onore su un’isola non molto lontana dalla
costa.
Il
santuario venne inaugurato il 16 ottobre del 709. Quasi immediatamente, molti
ammalati incominciarono a guarire e il luogo diventò molto famoso. Per tutto il
medioevo fu, insieme a Santiago de Compostela e a Roma, una delle mete di
pellegrinaggio più visitate dell’Occidente.
La
chiesa originale venne allargata ed ingrandita lungo i secoli. I francesi fino a
Carlo Magno dedicarono il loro regno a san Michele. Durante la rivoluzione
francese fu trasformato in prigione, ma attualmente è un centro di
pellegrinaggio. Ogni anno lo visitano circa 3 milioni di persone. Nel 1912 i
vescovi francesi rinnovarono la consacrazione della nazione a san Michele.
In
Inghilterra, vicino alle coste della Cornovaglia, esiste il famoso santuario Saint
Michael’s Mount, che pare abbia avuto origine da una apparizione
dell’arcangelo.
Quando
sale la marea, rimane come un’isola, esattamente uguale al suo omonimo in
Normandia. Secondo una tradizione, nel 495 apparve l’arcangelo ad alcuni
pescatori. Nel 1135 vi si stabilì una comunità religiosa dedicata al culto
dell’arcangelo. Alla fine del 1424 per decreto del parlamento inglese, questo
santuario cessò la sua lunga dipendenza da quello della Normandia. Nel 1535,
dopo che Enrico VIII rifiutò la Chiesa cattolica, lo Stato confiscò
l’abbazia, che nel 1659 venne acquistata dal colonnello John St. Aubyn e
trasformata in casa privata. Nel 1954 la famiglia Aubyn decise di donare
l’edificio al National Trust for places
of historical or natural beauty e ricominciò la devozione a san Michele.
Il
santuario di San Michele della Chiusa
in Italia si trova esattamente a metà strada in linea retta tra il santuario
del monte Gargano e quello di San Michele in Normandia. Di questo santuario si
parla in un documento del IX secolo intitolato Chronica
monasterii sancti Michaelis Clusini. Anche qui apparve l’arcangelo e
chiese che gli venisse costruito un tempio.
Nei
primi secoli fu una abbazia benedettina molto conosciuta, fino al 1622, quando
venne quasi abbandonata. Ma nel 1830 re Carlo Alberto si interessò al tempio e vi stabilì
permanentemente la comunità dei padri rosminiani che lo hanno custodito fino ad
oggi.
Nel
1455 a Navalagamella, presso Madrid, il pastore Miguel Sánchez pascolava il suo
gregge di pecore quando gli apparve san Michele e gli disse: Non
temere, io sono uno dei sette spiriti che fanno assistenza alla presenza di Dio,
dal quale sono inviato per dirti che è sua
volontà che in questo luogo si costruisca un eremo in onore a san Michele e ai
suoi angeli. Il pastore chiese che il messaggio venisse affidato a qualcun
altro, perché lui, essendo così poco importante, non sarebbe stato creduto. Ma
san Michele gli disse: Racconta tutto al
tuo padrone e io farò in modo che ti credano. Tuttavia, per paura, l’uomo
non volle parlare e un giorno, svegliandosi, si trovò incapace di camminare.
Allora capì che doveva parlare ed andò dal suo padrone, don Pedro Garcia de
Ayuso. Questi gli credette e fece celebrare una messa in onore di san Michele e
il pastore guarì. Così sorse il tempio di San
Miguel de Navalagamella.
Il
25 aprile del 1631, a Tlaxcala in Messico, un indio chiamato Diego Lázaro, tra
i primi convertiti, partecipava ad una processione il giorno di san Marco,
quando ebbe una visione di san Michele che gli disse: Io
sono san Michele arcangelo e sono venuto a dirti che è volontà di Dio e mia
che tu dica agli abitanti di questa città e dei suoi dintorni che
nell’avvallamento formato da due montagne e di fronte a questo luogo,
troveranno una fonte miracolosa d’acqua che guarirà tutte le malattie. Non
dubitare di quello che ti ho detto e non dimenticare di fare come ti ho
spiegato.
Diego
Lázaro ebbe paura che la gente non gli credesse e non disse nulla. Dopo tre
giorni si ammalò gravemente. Gli apparve di nuovo l’arcangelo per
rimproverarlo della sua codardia ed insistette affinché egli obbedisse, dopo
averlo guarito.
L’indio
comunicò a tutti il messaggio ricevuto, ma non gli credettero. Solo la sua
famiglia lo ascoltò. Andò con alcuni familiari a scavare una fonte nel luogo
indicato, ma non riuscirono a smuovere le rocce. All’improvviso un giovane,
con una forza fuori dal comune, si presentò davanti a loro e spostò i massi,
facendo sgorgare la sorgente di acqua miracolosa. Così incominciò ad essere
costruito il santuario di San Miguel del
Milagro, nel comune di Nativitas a Tlaxcala.
In
questo santuario si notano diversi quadri importanti. Uno di essi rappresenta
due bambine indigene inferme, che non potevano essere trasportate al tempio. I
loro familiari raccolsero l’acqua della fonte e con essa aspersero i loro
toraci. Le bambine rimasero completamente guarite.
A
Mosca venne costruita tra il 1505 e il 1508 la cattedrale di san Michele dal
principe Ivan III Vassilievic. I principi si recavano a pregare in questa Chiesa
prima di andare in battaglia. San Michele era considerato il protettore dei
principi russi.
Attualmente
la cattedrale di san Michele custodisce le tombe degli zar ed è parte
integrante di Mosca e dello stato russo.
Ti
domandiamo, o arcangelo san Michele, insieme coi principe del primo Coro dei
Serafini, che tu voglia accendere il nostro cuore con le fiamme del santo amore
e che per mezzo tuo, possiamo allontanare le lusinghe ingannatrici dei piaceri
del mondo. Padre nostro, 3 Ave Maria
San Michele arcangelo, difendici nella lotta, sii il nostro aiuto contro la malvagità e le insidie del maligno. Salvaci dalla perdizione eterna.
SECONDA
GRAZIA
Ti
chiediamo umilmente, o principe della celeste Gerusalemme, insieme col capo
dei Cherubini, di ricordarti di noi, specialmente quando saremo assaliti dalle
suggestioni del nemico infernale. Col tuo aiuto siamo infatti divenuti vincitori
di Satana e offriamo noi stessi a Dio nostro Signore, come intero olocausto. Padre
nostro - 3 Ave Maria
San Michele arcangelo, difendici nella lotta, sii il nostro aiuto contro la malvagità e le insidie del maligno. Salvaci dalla perdizione eterna.
TERZA
GRAZIA
Devotamente
ti supplichiamo, o invincibile difensore del Paradiso, affinché insieme col
principe del terzo Coro, cioè dei Troni, tu non permetta che spiriti infernali
o infermità ci opprimano. Padre nostro - 3 Ave Maria
San
Michele arcangelo, difendici nella lotta, sii il nostro aiuto contro la malvagità
e le insidie del maligno. Salvaci dalla perdizione eterna.
QUARTA
GRAZIA
Umilmente prostrati
a terra, ti preghiamo, o nostro primo ministro della Corte dell’Empireo,
insieme col principe del quarto Coro, cioè delle Dominazioni, di difendere il
Cristianesimo, in ogni sua necessità, ed in particolare il Sommo Pontefice,
accrescendolo di felicità e grazia in questa vita e gloria nell’altra.
Padre nostro - 3 Ave Maria
San
Michele arcangelo, difendici nella lotta, sii il nostro aiuto contro la malvagità
e le insidie del maligno. Salvaci dalla perdizione eterna.
QUINTA
GRAZIA
Ti preghiamo, o
santo arcangelo, che insieme col principe del quinto Coro, cioè delle Virtù,
tu voglia liberare noi, tuoi servi, dalle mani dei nostri nemici, tanto occulti
come palesi; liberaci dai falsi testimoni, libera dalle discordie questa Nazione
ed in particolare questa città, da fame, odio e guerra, liberaci anche da
folgori, tuoni, terremoti e tempeste, che il drago dell’inferno è solito
provocare a nostro danno. Padre nostro - 3 Ave Maria
San
Michele arcangelo, difendici nella lotta, sii il nostro aiuto contro la malvagità
e le insidie del maligno. Salvaci dalla perdizione eterna.
SESTA
GRAZIA
Ti scongiuriamo, o
conduttore delle angeliche squadre, insieme col principe, che tiene il primo
luogo fra le Potestà, le quali costituiscono il sesto Coro, di voler provvedere
alle necessità di noi tuoi servi, di questa Nazione, ed in particolare di
questa città, con il dare alla terra la fecondità desiderata e la pace e la
concordia fra i governanti cristiani. Padre nostro - 3 Ave Maria
San
Michele arcangelo, difendici nella lotta, sii il nostro aiuto contro la malvagità
e le insidie del maligno. Salvaci dalla perdizione eterna.
SETTIMA
GRAZIA
Ti chiediamo, o
principe degli angeli Michele, che insieme col capo dei Principati del settimo
Coro, tu voglia liberare noi, tuoi servi, tutta questa Nazione ed in particolare
questa città dalle infermità fisiche e, molto più da quelle spirituali. Padre
nostro - 3 Ave Maria
San
Michele arcangelo, difendici nella lotta, sii il nostro aiuto contro la malvagità
e le insidie del maligno. Salvaci dalla perdizione eterna.
OTTAVA
GRAZIA
Ti supplichiamo, o
santo arcangelo, che insieme col principe degli arcangeli dell’ottavo Coro e
con tutti i nove Cori, tu abbia cura di noi in questa vita presente e nell’ora
della nostra morte. Assisti la nostra agonia affinché, quando staremo per
esalare l’anima, rimanendo sotto la tua protezione, vincitori di Satana,
giungiamo a godere la divina bontà con te, nel santo Paradiso. Padre nostro
- 3 Ave Maria
San
Michele arcangelo, difendici nella lotta, sii il nostro aiuto contro la malvagità
e le insidie del maligno. Salvaci dalla perdizione eterna.
NONA
GRAZIA
Ti preghiamo
finalmente, o glorioso principe e difensore della Chiesa militante e trionfante,
che tu voglia, in compagnia del capo degli angeli del nono Coro, custodire e
sostenere i tuoi devoti. Assisti noi, i nostri familiari e tutti quelli che si
sono raccomandati alle nostre preghiere, affinché con la tua protezione,
vivendo in modo santo, possiamo godere Dio insieme con te per tutti i secoli dei
secoli. Amen. Padre nostro - 3 Ave Maria
San
Michele arcangelo, difendici nella lotta, sii il nostro aiuto contro la malvagità
e le insidie del maligno. Salvaci dalla perdizione eterna.
1
Padre nostro a san Gabriele
1
Padre nostro a san Raffaele
1
Padre nostro all’Angelo Custode
Prega
per noi, arcangelo san Michele, Gesù Cristo Nostro Signore, e saremo degni
delle sue promesse.
PREGHIAMO
- Onnipotente ed Eterno Dio, che nella tua somma bontà assegnasti in modo
mirabile l’arcangelo Michele come gloriosissimo principe della Chiesa per la
salvezza degli uomini, concedi che, con il suo salvifico aiuto, meritiamo di
essere efficacemente difesi di fronte a tutti i nemici, in modo che, al momento
della nostra morte, possiamo essere liberati dal peccato e presentarci alla tua
eccelsa e beatissima Maestà. Per Cristo nostro Signore. Amen.
San
Michele arcangelo, prega per noi.
San
Michele,
capo di tutti gli angeli prega per
noi.
San
Michele,
pieno di sapienza di Dio prega per
noi.
San
Michele,
forte in battaglia prega per noi.
San
Michele,
terrore dei demoni prega per noi.
San
Michele,
vincitore di satana prega per noi.
San
Michele,
nostro aiuto nella lotta contro il male
prega per noi.
San
Michele,
principe della milizia celeste prega
per noi.
San
Michele, fedele
servitore di Dio prega per noi.
San
Michele, messaggero
di Dio prega per noi.
San
Michele, angelo
della pace prega per noi.
San
Michele, guardiano
del paradiso prega per noi.
San
Michele, sostegno
del popolo di Dio prega per noi.
San
Michele, guardiano
e patrono della Chiesa prega
per noi.
San
Michele, benefattore
dei popoli prega per noi.
San
Michele, consolatore
delle anime del purgatorio prega
per noi.
San
Michele, luce
e fiducia dei moribondi prega
per noi.
San
Michele, prega
per noi.
Adesso
e nell’ora della nostra morte. Amen.
Preghiamo:
O Dio
onnipotente ed eterno, che hai posto san Michele come guardiano della Chiesa e
del Paradiso, concedici che per sua intercessione possiamo vivere con te nella
tua Grazia in questa vita e poi nell’eternità. Per Cristo nostro Signore.
Amen.
O grande Principe del cielo, difensore fedelissimo della Chiesa, san Michele arcangelo, io, quantunque indegno di apparire dinanzi a te, confidando tuttavia nella tua speciale bontà, mi presento a te, accompagnato dal mio Angelo Custode e, in presenza di tutti gli Angeli del cielo che prendo a testimoni della mia devozione verso di te, ti scelgo oggi come mio protettore e particolare avvocato e mi propongo fermamente di onorarti quanto più potrò. Assistimi durante tutta la mia vita, affinché mai io offenda Dio, né in opere, né in parole, né in pensieri. Difendimi contro tutte le tentazioni del demonio, specialmente riguardo la fede e la purezza, e nell’ora della morte infondi la pace alla mia anima e introducila nella Patria eterna. Amen.
San Michele arcangelo, difendici nella lotta affinché non periamo nell’estremo giudizio.
Prima
di concludere le nostre riflessioni, vorrei che considerassimo l’importanza
della devozione a questi tre grandi arcangeli, che Dio pone a nostra
disposizione nella misura in cui noi li invochiamo. San Michele, potente contro
il potere del demonio; san Gabriele, il messaggero per eccellenza da parte di
Dio; e Raffaele, l’angelo protettore dei viaggiatori e un medico celeste per
le nostre infermità del corpo e dell’anima.
Quindi,
se li invocheremo frequentemente otterremo da Dio molte benedizioni che
altrimenti non potremmo ricevere. Amarli non significa dimenticarci dell’amore
a Gesù Eucaristia, a Maria nostra Madre e al nostro angelo custode. Sulla
strada verso Dio qualsiasi aiuto spirituale sarà necessario e non possiamo
perdere le benedizioni che Dio ci può dare attraverso la devozione ai santi e
agli angeli ed in particolar modo ai tre arcangeli.
Perciò
vi invito ad amare in modo speciale i santi arcangeli Michele, Gabriele e
Raffaele, nella certezza che saranno di grande aiuto nel vostro cammino
spirituale.
Concludendo
questo libretto sui santi arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele, non mi rimane
altro che ringraziare Dio per l’aiuto che tante volte mi ha donato attraverso
di loro, come per mezzo del mio angelo custode e di molti altri angeli che mi
circondano. Sono devoto agli angeli fin dall’infanzia e ho potuto sperimentare
nella mia vita la realtà della loro preziosa e potente intercessione.
Per
questo desidero raccomandare a tutti coloro che leggeranno questo libro di avere
molto affetto e fiducia verso l’angelo custode e in generale verso tutti gli
angeli.
Non
dimentichiamo che tutte le persone con le quali entriamo in relazione hanno il
loro angelo custode, che noi possiamo salutare e invocare; specialmente gli
angeli dei nostri familiari, che abitano proprio in casa con noi. Ma fra tutti
gli angeli, non trascuriamo il fatto che l’intercessione di Michele, Gabriele
e Raffaele è particolarmente potente. Quando dobbiamo fare un viaggio o anche
solo attraversare la nostra città, invochiamo Raffaele; e facciamo altrettanto
quando siamo malati o assistiamo un ammalato. Quando dobbiamo usare i mezzi di
comunicazione, soprattutto internet, chiediamo l’aiuto di Gabriele. E in ogni
momento ricorriamo a Michele, che è potentissimo nel liberarci dalle persone
cattive e dal maligno.
Auguro
a tutti un buon viaggio nel cammino della vita, protetti dall’intercessione di
Maria e dei santi, accompagnati dagli angeli, specialmente dal nostro angelo
custode e dai tre arcangeli: Gabriele, Michele e Raffaele.
Saluti
dal mio angelo. Tuo fratello e amico del Perù,
Padre
Angel Peña Benito O. A. R.
Parrocchia
La Caridad
Pueblo
Libre
LIMA
- PERÙ