FRA CECILIO MARIA
Pensieri e riflessioni
raccolte dai Frati Minore i Cappuccini di Lombardia
L’AMORE:
Pensieri di Fra Cecilio Maria
A
cura di Fra Anastasio Maffeis Cappuccino
Presentazione
Non cesserò mai di ringraziare il Signore per avermi
concesso di godere per alcuni mesi, sia pure ad intervalli, della presenza di
fra Cecilio Cortinovis nella mia Fraternità, all'infermeria di Bergamo
durante il triennio 1979-1982, ma soprattutto di avermi illuminato, in tali
occasioni, a scoprire o almeno a intravedere, per quanto è possibile ad occhio
umano, qualcosa del segreto del Gran Re, di cui fra Cecilio fu sempre geloso
custode Segreto che mi aiutò a capire e ad interpretare nella giusta luce, cioè
"NELLA LUCE DIVINA" (è anche il titolo del libro che riferisce alcune
delle sue riflessioni ed esperienze spirituali) tutta la vita e l'attività
apostolica e caritativa di fra Cecilio, negli anni passati.
Segreto
che non è poi tanto misterioso, se lo stesso Signore Gesù l'ha collocato come
centro di tutto il messaggio della salvezza, come unica e vera testimonianza
di cristianesimo vissuto, come suo unico comandamento nuovo: l'AMORE, che in
alcune determinate persone rimane pur sempre il segreto senza del quale diventa
estremamente arduo riuscire a leggere e ad interpretare il cammino e la storia
di un'anima. Così dell'itinerario spirituale di fra Cecilio è stato scritto, e
giustamente, "che fece suo il programma di scoprire Dio attraverso l'amore
ai fratelli più poveri...", ma io penso che sia assai più vero il
contrario: penso che fra Cecilio abbia sempre e solo cercato "l'amore di
Dio" sopra ogni cosa, ad ogni costo. «E' l'unico tormento che mi
accompagna giorno e notte» scriverà, «amare, amare Colui che
continuamente vedo e sento che merita di essere amato di più sino alla fine».
Solo
in seguito, a misura che cresceva in lui questa carica d'amore, ha imparato a
guardare ai fratelli, poveri e non poveri, con gli stessi occhi di Dio (per
questo aveva gli occhi sempre più luminosi...) e ad amarli con lo stesso cuore
di Dio «se non mantengo prima le dovute relazioni d'amore con Dio, nulla avrò
di carità vera, né per me, né per il mio prossimo».
Fra
Cecilio conosceva molto bene, anche senza averla studiata, la teologia
dell'amore.
Che
Dio è amore... amore concreto nei nostri confronti, «l'amore più alto è
quello di Dio che si fa uomo per portare l'uomo decaduto, all'amore di Dio... il
più bel segno di amore, è morire per la persona amata, come ha fatto Gesù ..
.»... amore che reclama da noi una risposta altrettanto concreta «Per
amare, si percorrono con l'Amato strette valli, sentieri difficili, si dà la
scalata ad alti monti, sino a raggiungere la più alta vetta: il Crocifisso»...
amore che trova la sua verifica nella nostra fattiva carità verso i
fratelli, che diventano necessariamente un punto di arrivo e non il punto di
partenza «se amo Voi, amo anche il Padre e lo Spirito Santo... il quale
completa il primo atto di amore infondendoci un fuoco di carità, talmente
avvampante anche per il prossimo, che mai più si estinguerà quaggiù, sino
alla fine del mondo».
Questo
e non altro, a mio modesto giudizio, è il segreto di tutta la vita e l'attività
di fra Cecilio: l'Amore di Dio. Segreto che egli stesso aveva appreso sulle
ginocchia della mamma che lo portava spesso, ancora bambino, ai piedi del
Tabernacolo, e della quale, in alcuni momenti di confidenza, parlava come della
vera artefice della sua formazione cristiana e della sua vocazione religiosa.
Lei gli aveva insegnato a collocare il Signore al centro della sua
giornata... alla base di ogni decisione... al vertice di ogni impresa.
Così,
prima ancora di farsi frate, il lavoro duro dei campi, le difficoltà economiche
della casa, le croci, le tribolazioni, le sofferenze, immancabili in una
famiglia numerosa come la sua, venivano sublimate dal clima di fede e di
religiosa adesione alla volontà di Dio, in offerte quotidiane di amore. «Era
bella allora la vita», mi diceva, «perché tutto si faceva con amore».
In
seguito, fattosi religioso a 22 anni, la consacrazione, lo spirito di preghiera,
il silenzio e il raccoglimento proprio dei nostri conventi, la familiarità con
la parola di Dio avevano accelerato il suo cammino di amore e di unione intima
con il Signore e l'avevano introdotto alla contemplazione estatica non più
solo della natura vergine delle sue montagne, ma di quell'«Amato che rendeva
la mia anima limpida del suo divin Sangue, in divina felicità...». Giunto
a questi livelli di unione con il suo Dio, livelli che erano destinati a
crescere con il crescere degli anni ed a raggiungere la contemplazione pura, non
è difficile ipotizzare la pienezza dell'amore anche verso i fratelli, come
egli stesso scriverà: «prima la carità più perfetta possibile verso Dio,
e questa, quasi senza saperlo, traboccherà avvampante anche verso il prossimo».
Da
notare che questa è una delle pochissime espressioni che si trovano negli
scritti di fra Cecilio e che si riferisce direttamente all'amore del prossimo,
altrimenti egli parla sempre e solo di Amore di Dio. «Amore che inebria...
amore che riempie di gioia... amore che risplende... amore che scioglie il gelo
e fa sbocciare la primavera ... amore che avvampa... amore che sorride… amore
che soffre... amore che innalza verso le più alte vette... amore che sazia e
disseta... amore che riscalda... amore che attira che assorbe, che inabita in
noi... amore che sostiene, incoraggia, vivifica ... amore tenero, dolce,
misericordioso... amore infinito, eterno, immenso, perfetto... amore che
attende, che comprende... amore che purifica, che perdona, che salva...» e
ancora mille altre espressioni stupende sull'amore di Dio che sarebbe bello
analizzare ad una ad una dai suoi scritti. A
proposito di «amore che perdona», durante la sua degenza in Infermeria,
quasi ogni sera quando gli portavo la camomilla, mi pregava di dargli
l'assoluzione sacra-mentale, «perchè», diceva, «voglio procurare a
Gesù la gioia di farmi perdonare», oppure perchè diceva di voler «fare
il bagno nel Sangue di Gesù», secondo una precisa espressione che avrebbe
usato con lui la Vergine di Lourdes quando gli avrebbe detto: «Che bisogno
hai di fare il bagno nell'acqua miracolosa, quando ogni giorno puoi fare il
bagno nel Sangue di mio Figlio?»
Concludendo,
questi suoi frequenti atteggiamenti mistici, le continue espressioni che
rivelano un'anima completamente immersa nell'amore di Dio, i suoi prolungati
colloqui con il Signore, di giorno e di notte, e insieme la sua assoluta
disponibilità ad accogliere sempre, ad ascoltare, a consolare, ad aiutare tutti
quelli che lo venivano a cercare (ed erano moltissimi... a volte anche un poco
indiscreti... e gli rubavano il sonno... ed egli sempre sereno, sorridente,
imperturbato... e aveva ormai 96 anni), tutto questo mi conferma sempre più
nella convinzione di fondo che non i "fratelli poveri e sofferenti"
gli hanno fatto strada all'amore di Dio, ma l'amore e la pienezza del suo Dio lo
hanno condotto ai fratelli. Così ho risolto, a ritroso nel tempo, un problema
che già mi ero posto nel lontano 1958 quando ero stato con lui per 6 anni nel
convento di Milano-Monforte, io giovane Padre incaricato dell'oratorio, e lui,
già ultrasettantenne, addetto alla portineria, al servizio dei poveri e
questuante di città. Allora i nostri contatti erano sporadici e superficiali
(salvo quand'egli mi segnalava qualche ammalato da visitare, ed io gli
indicavo qualche povero da aiutare), ma già allora mi chiedevo dove un fratello
così anziano attingesse tanta energia, tanto spirito e anche tanta lena per
compiere tutto quel lavoro... e pensavo più alla sua robusta costituzione di
vecchio montanaro che non a misteriose risorse dello spirito. E' anche vero
che qualche notte, mentre dopo il mio lavoro, passavo a fare una fuggevole
visita al santissimo Sacramento prima di coricarmi, trovavo lui, fra Cecilio,
immerso nel buio e nel silenzio della grande chiesa a pregare, in attesa che i
frati scendessero per il Mattutino (allora lo si recitava ancora di notte), ma
pensavo piu all'insonnia delle persone anziane che non ad un autentico bisogno
di contemplazione per rifarsi ai piedi di Colui che ogni giorno rinnova la
nostra giovinezza e ritrovarsi poi pronto, il giorno successivo, ad affrontare
nuove fatiche e disagi per il suo Amore. Ora lo so dove attingeva tante risorse,
e ne ringrazio il Signore e lo prego che aiuti me e tanti altri con me, a capire
e attuare, sia pure in ritardo, quanto siano vere in tutti i sensi (e fra
Cecilio ne è stata la prova vivente) le parole del Vangelo di Giovanni:
"Chi rimane in Me ed Io in lui, porta molto frutto" (Giov. XV, 5).
Pensieri
di Fra Cecilio Maria sull'Amore
Possiamo chiamare penitenza il vivere in carità e armonia con tutto il nostro prossimo, prima in famiglia poi al lavoro... ma dobbiamo anche pensare che siamo tutti figli di Dio e dobbiamo amarci tutti per compiacerlo.
Il mio prossimo lo amerò come me stesso... mi pare che questa sia la più precisa bilancia per decidere bene ogni mia azione.
Bisogna ravvivare la fede e operare nell'Amore, con amore e per amore.
Ai nostri giorni han trovato il modo di dare la scalata ai più alti
monti, ma per raggiungere l'alto monte dell'amore ci ha insegnato Gesù col
discendere nella più profonda umiltà.
Gesù vuole che pur rimanendo nella conoscenza del mio nulla mi lasci
trasportare dall'immensità del suo amore, che se non trovasse ostacoli nelle
anime, consumerebbe in un istante tutti i peccati del mondo.
Ogni atto di Gesù Cristo verso di noi è un atto di infinita e
perfettissima carità, ed è un esempio per noi.
Gesù è il nostro modello di perfettissima carità: bene ci sta la sua
lezione. Non lascia mai il suo intimo commercio di amore col Padre e con lo
Spirito Santo, perciò opera la nostra eterna salute. Gesù mio, voglio capire
sempre più il vostro misericordioso amore verso di me.
Il pensiero del vostro amore illumina, riscalda il cuore... se penso
alla vostra vita, ai vostri gesti o parole, tutto è un inno perfettissimo di
amore per il Padre e per le anime.
Ho conosciuto un numero grandissimo di famiglie e di persone che hanno
bussato alla porta del convento, per cercare di sfamare il corpo, ma ho anche
veduto che in genere vi è maggior bisogno di Dio.
Quando vado per i poveri alla questua del pane, mi ricordo di San
Giuseppe e della Vergine Santa stranieri in cerca di ricovero in Egitto e
sopporto tutto pazientemente e allegramente per amore di Dio.
La passione di ogni anima dovrebbe essere di corrispondere al divino
amore, invece ci trastulliamo nelle cose del mondo che sono in opposizione
all'amore di Dio.
Io sono Dio!
Sono tuo Padre, sono il tuo infinito Amore.
Ti ho creato per amore e ti accompagno per amore alla vita eterna.
Quale felicità è la mia nel pensare che Dio, Uno e Trino, vuole essere
amato da me.
Mio Gesù, sono contento di vivere in questo mondo, sino a quando piacerà
a Voi. Quando però vi piacerà chiamarmi all'eternità, vi risponderò con
entusiasmo:
vengo, sia per amore vostro.
E' vero che noi siamo poveri peccatori, servi inutili ma è anche vero
che il Signore ci ama di un amore infinito e trova il suo piacere nell'usare con
noi misericordia.
Ad ogni istante rispondo a Gesù che lo amo e lo amerò sempre più, con
la sua grazia.
Se il nostro cuore è pieno di fuoco per Gesù, senza pensarlo scalda
anche gli altri.
Gesù si dona con infinito amore, ma tante anime gli rifiutano il
piacere di arricchirle di sè. Il mio cuore è freddo, ma desidera, vuole,
intende amare.
Il mondo ha bisogno di lavoro e di pane - è vero - ma soprattutto ha
bisogno di amore.
Gesù e Maria prestatemi i vostri cuori e vi amerò come desidero e come
meritate.
L'anima mia esulta nel contemplare, nell'amare Iddio e nel poterlo
chiamare con tutta soavità "Padre".
Grande grazia mi faceste, o Signore, nel donarmi una mamma tanto ricca
di fede e di amore vostro, che con le parole e con gli esempi, mi trascinava a
conoscervi e ad amarvi. Nell'amare Gesù ho tutto il meglio per la gloria di Dio
e per la salvezza delle anime.
Ora combiniamo così. Quando sei qui nel mio petto, mi rincresce a
dirtelo perchè mi sembra troppo, ma all'amore che tu porti a me niente è
troppo; quando tu sei qui di persona vicino al mio cuore, lasciami qui il tuo e
ritirati il mio, perchè il mio è incapace di amarti.
Mio Gesù inondate il mio cuore del vostro santo amore, in maniera che
non possa pensare che a voi, non possa parlare che di voi, non possa aspirare
che a compiacervi in tutti i vostri desideri.
Signore mio e mio Dio, conscio della mia miseria e dell'obbligo di
ringraziarvi, benedirvi, ma soprattutto di amarvi, invito tutte le creature a
ringraziarvi, benedirvi e amarvi per me.
Mio Dio, intendo di amarvi con il cuore puro di tutti gli innocenti che
sono esistiti, esistono e esisteranno sino a che il mondo sarà mondo... intendo
amarvi con il cuore ardente di tutti i convertiti, intendo amarvi con il cuore
di tutte le anime sante del Purgatorio e del Paradiso.
L'amore più alto è quello di Dio che si fa uomo per portare l'uomo
decaduto all'amore di Dio.
Se non mantengo le dovute relazioni di amore di Dio, nulla avrò di
carità, nè per me nè per il mio prossimo.
Mio Dio, mio Gesù, desidero tanto, tanto di amarvi. Vorrei amarvi tanto
quanto vi ha amato il mio serafico padre San Francesco. Vorrei amarvi tanto
quanto vi amano tutti gli angeli e i santi del cielo e della terra. Mio Gesù,
mio Dio, vi voglio amare con il cuore purissimo di Maria Immacolata.
Il più bel segno di amore è morire per la persona amata: Gesù l'ha
dato questo segno di amore... noi vogliamo dare a Lui il nostro, col morire
continuamente a noi stessi, al nostro io, ai nostri difetti.
E' l'unico tormento che mi accompagna giorno e notte: amare, amare,
amare Colui che continuamente vedo e sento che merita di essere amato di più in
più, sino alla fine.
Accetto con confidente riconoscenza la purificazione del mio spirito a
mezzo del vostro preziosissimo sangue per fare a voi piacere e per rendermi più
atto all'amore vostro... Accetto con entusiasmo i meriti della vostra passione e
morte che mi rendono ricco dinnanzi a Dio ed erede della vostra eterna gloria.
L’EUCARISTIA:
Pensieri di Fra Cecilio Maria
A
cura di Fra Odorico Mizzotti Cappuccino
Presentazione
Solamente
chi ha visto gli occhi di fra Cecilio può capire i suoi pensieri
sull'Eucaristia. Poichè noi li chiamiamo "pensieri"; ma essi non sono
pensieri: sono esperienze. Esperienze che sono state così vere, così concrete,
così fisiche, da aver dato espressione al suo sguardo, da aver ridipinto, se
così si può dire, il colore dei suoi occhi. Esse sono state vissute nel suo
cuore, ma nel cuore non hanno potuto essere contenute: sono esplose fuori in
queste parole che noi leggiamo, espresse con una traccia d'inchiostro su
semplici fogli di carta. Ma il messaggio che da questa sola traccia noi siamo
capaci di cogliere è cosa piccola e spenta. Sotto c'è una fiamma che fra
Cecilio lasciava trasparire dalle sue pupille vivide e felici. E chi ha
"visto" lo sa. Prima, molto prima di muovere la penna, quella fiamma
ha consumato e illuminato la vita di fra Cecilio, ha vibrato in tutte le cellule
del suo essere, s'è fermata nei suoi occhi. O forse è avvenuto il contrario:
forse le sue pupille prima hanno visto e poi l'hanno comunicato al cuore. A chi
ha visto quegli occhi è dato di capire come possa essere accaduta l'una e
l'altra cosa, senza che lui stesso se ne rendesse conto. Scrive infatti in uno
dei suoi pensieri:
«Gesù
sacramentato, non bramo vederti con gli occhi del corpo, perchè mi piace
onorarti con la mia fede». Ma
a noi verrebbe voglia di dire: fra Cecilio non sapeva quello che scriveva, poichè
era tale la sua fede, così viva, così forte, che aveva invaso anche "gli
occhi del corpo". Proprio come lui chiedeva: «Dammela forte questa
fede, come tu hai piacere che io l'abbia».
Ma
si, fra Cecilio, la tua fede ti è stata data forte. "La tua fede è
grande, ti sia fatto come desideri". La risposta di Gesù è divenuta di
certo realtà attuale nell'incontro di fra Cecilio con l'Eucaristia. E il fuoco
è divampato nel cuore, ha guidato la mano perchè scrivesse questi
"pensieri", manifestazione del suo tormento e della sua gioia.
«Lo
amo e voglio amarlo sempre più nel Santissimo Sacramento dell'Eucaristia».
Il fuoco arde in una struggente, appassionata, gioiosa altalena di possesso e
di desiderio. Poichè davvero, come ci spiega S. Agostino, nella realtà dello
spirito il possesso genera il desiderio, e lo stesso desiderio ha la dolcezza
del possesso. E il godimento non è sazietà, ma diventa brama che allarga i
propri confini fino al limite dell'impossibile. «Intendo sostituire con il
mio cuore tutti i vasi sacri che contengono le sante particole: quelli sono
sacri e preziosi, ma anche tanto freddi».
Fra
Cecilio sa che c'è qualche cosa che è piu preziosa di tutte le cose preziose e
che perfino vale più delle stesse cose "sacre": è l'amore, è l'uomo
che si apre all'incontro con Dio. Fra Cecilio non era sacerdote, non toccava
con le mani ogni giorno il Signore. Le parole di San Francesco per i sacerdoti
che «soli consacrano e ricevono» il Corpo e il Sangue del Signore, e «soli
li amministrano agli altri», non erano per lui. E tuttavia, nella sua umiltà
sconfinata, egli trasformato dalla violenza irresistibile dell'amore intendeva «sostituire»
tutti i vasi sacri, proprio tutti, anche i più preziosi, perchè «sono
freddi».
Egli
ha una esperienza diversa da quella che hanno i "ministri". C'è in
lui qualcosa di più profondo, quasi un intatto toccare, un misterioso essere
insieme, un estatico ardore. La sua esperienza dell'Eucaristia non ha nulla di
convenzionale. Essa sembra addirittura collocarsi fuori e prima di ogni gesto
cultuale. E' un'esperienza che tocca e coinvolge e trasforma l"'uomo fra
Cecilio". Appartiene a lui come uomo, alla sua più profonda intimità,
alla sua più segreta potenza di commozione, di godimento, di donazione, di
amore. Per le forme cultuali e liturgiche egli ha la più grande venerazione e
pone nella loro osservanza la più scrupolosa attenzione. Così come per i
sacerdoti ha stima e venerazione, e anche commozione. Ma il suo rapporto con Gesù
Eucaristico va oltre ogni schema e ogni gesto: gli nasce dal cuore, dove
sperimentalmente egli "ha visto" il Signore e dove ha vissuto
insieme a Lui.
«Stavo
contemplando Gesù Eucaristico: prima che io lo pensi, Egli ha già pensato a
me, prima che io lo cerchi, egli ha già cercato me, prima che io lo raggiunga,
egli ha già raggiunto me, prima che io lo possegga, egli ha già posseduto me».
"Stavo
contemplando"! E noi sappiamo che non stava contemplando con la fantasia:
le sue pupille erano aperte, dilatate, intente, beatificate. Egli
"vedeva". La sua contemplazione è densa di presenza che si rivela,
di silenzio, di godimento. Egli esperimenta cosa significa essere posseduto. «Gesù
è la vita dell'anima mia, è la luce che illumina la mia vita, è la forza e il
sostegno del mio cammino». E come esigenza di risposta a una realtà così grande, gli nasce in
cuore il desiderio di una offerta' che in qualche modo esprima la gratitudine e
l'amore ardente: il desiderio di "restituirsi" all'infinita Santità.
«La
mia vita sia come puro incenso che si consuma profumando l'altare dell'amore».
Il
suo non è un vago sentimento o un sogno non realizzato. Fra Cecilio è uomo
troppo concreto per potersi accontentare di astratte emozioni. Egli sa che
come la vita, anche l'amore è fatto di scelte pratiche, di sforzi operosi, di
fatica e di impegno. E sa che anche il desiderio è troppo poca cosa come
contraccambio a Colui che lo ha amato "sino alla fine". Eccolo allora
formulare, con umiltà e fermezza, il suo proposito: «Mio Gesù Eucaristico,
cercherò di vivere solo di voi, solo con voi, solo per voi, operando tutto e
sempre per amore».
E'
una tensione di tutto il suo essere, è una immersione nella quale la realtà
umana tende a scomparire e perdersi nel Signore presente nell'Eucaristia, in
modo totale, stabile e permanente. E' singolare che nei pensieri di fra
Cecilio sulla Eucaristia non ricorra il richiamo alla Comunione come momento
nel quale egli riceve e si unisce al Corpo e al Sangue del Signore. Le sue
riflessioni non conoscono momenti cronologicamente individuabili e
circoscrivibili. In definitiva fra Cecilio si richiama sempre a tre concetti:
vita, fede, amore. Tre concetti che vicendevolmente si integrano, qualche volta
perfino si confondono così da poter essere fra loro intercambiabili. La vita di
fra Cecilio è vita di fede e di amore, la sua fede è un palpito di amore, il
suo amore per lui è la vita. Già abbiamo letto una sua espressione molto
forte. «Gesù sacramentato, non bramo di vederti con gli occhi del corpo,
perchè mi piace onorarti con la mia fede».
E
sappiamo che la sua fede ha visto a tal punto che "gli occhi del
corpo" ne sono stati ridisegnati. Ma troviamo nei suoi scritti altre
affermazioni che ci sorprendono.
Eccone
una che sembra uscita dalle labbra ingenue di un bambino: «Gesù, prestami
il tuo cuore affinchè ti possa amare». La misura dell'amore è amare senza
misura. Ma per amare l'Eucaristia fra Cecilio sa che una misura c'è; una misura
che è uno specifico modo di amare, che è uno stile unico di amore: il
"Suo" cuore. Così
fino al grido che possiamo considerare come il culmine del suo cammino di amore:
«'Gesù è la vita dell'anima mia». In mezzo alle cose degli uomini,
circondato dalla frenesia di una città presa nel vortice delle cose umane,
fra Cecilio ha vissuto immerso nella realtà del Dio con-noi. Per questo le
dimensioni della sua esistenza sono state tanto dense e tanto concrete. Per
questo i suoi occhi hanno saputo "vedere" attorno a sè il 'volto dei
poveri e degli emarginati e il suo cuore ha avuto tanto amore per loro, e la sua
vita tanto tempo e tante energie da porre a loro disposizione. E' questa la
spiegazione dell'opera immane fiorita da fra Cecilio. «Io vedo Cristo nel
pane, perchè in o,gnuno dei miei fratelli possa riconoscere la presenza di
Cristo» (P. Mazzolari). Fra Cecilio ha "visto". E non in modo
provvisorio ed episodico: la sua èstata una intera esistenza; una esistenza che
ha attraversato tutto un secolo travagliato e inquieto, una esistenza che
resta ancora oggi testimonianza delle realtà che danno sostanza alla vita:
l'accoglienza di Dio e dei fratelli. Per noi che ora ci troviamo a ripensarla
con dolce e acuta nostalgia, sembra quasi una realtà fiabesca, ma sappiamo che
per lui che l'ha vissuta è stata la realtà di ogni giorno, spessa come la
sofferenza dei poveri, buona come il pane sulla mensa di chi ha fame, vera come
la luce del sole, dolce come l'amore. «Il sole che mi rischiara la via è
Gesù Eucaristico, mio divino amore».
Pensieri
di Fra Cecilio Maria sull'Eucaristia
Mio caro Gesù... prestami il tuo cuore affinchè ti possa amare quanto
da me vuoi che è quanto desidero e per tua grazia ho sempre desiderato.
E' facile farsi santi vivendo una vita intima con Gesù Sacramentato.
Perciò nessuna preoccupazione, anima mia: Gesù ti rende tutto facile. Sotto lo
sguardo di Gesù è facile vivere di fede, di speranza e di amore.
Mio caro Gesù Eucaristico, la mia croce è vedere in me la parte umana
che non risponde sempre con entusiasmo alle tue attrattive. Perchè non vivo
sempre nella divina fornace del tuo amorosissimo cuore? Dammela questa grazia...
potrò onorarti con la mia condotta e aiutare le anime a venire a te.
L'amore di Gesù Eucaristico verso le anime è infinito: per Lui non vi
sono distanze o intoppi materiali... Gesù divin Pastore, viene impedito o
tardato nel suo amore dalla sola cattiva volontà degli uomini.
Cuore Eucaristico di Gesù, non posso elevarmi a contemplarvi se non
mi umilio profondamente sino al nulla, per lasciare nel mio cuore, nell'anima
mia tutto il posto a voi.
Questo è il dono di Dio che contiene tutti i doni, ci rende possessori
di Dio e ci sazia di Lui. Non mi importano il gelo dello spirito, le oscurità
dell'anima, le tentazioni diaboliche; non mi importano le ritrosie del corpo
che vorrebbe fuggire la fatica: voglio solo lavorare per la salvezza delle anime
per le quali Gesù rimane nelle particole di tutto il mondo.
Non solo dobbiamo pensare alle umiliazioni che Gesù ha sofferto con la
passione e la morte, ma anche alle umiliazioni della sua vita eucaristica, così
nascosta, così povera, così ubbidiente a tutti: ai sacerdoti, alle anime che
lo vogliono.
Gesù divin Pastore, vivente nell'Eucaristia, è la bellezza che
attrae e soddisfa l'anima e il cuore; è la meta di tutti i pensieri, il
paradiso dell' anima... è la luce che rischiara, la bontà che perdona, la
forza che incoraggia e sostiene.
Il ghiaccio non può dare calore nè l'oscurità può produrre il sole.
Corro perciò al santo Tabernacolo e contemplo il divin Sposo nell'Ostia
consacrata che è "Sole e Calore".
Sento un bisogno estremo di lasciarmi prendere da Gesù Eucaristico che
dal suo trono di amore non cessa un istante di attirare a sè tutte le anime.
In Gesù abbiamo tutto per il tempo e per l'eternità! E' questione di
fede.
Andiamo a Lui con fede semplicissima. Non facciamo ragionamenti umani
che non fanno che raffreddarci il cuore. Gesù ha parlato, Gesù è: basta. Al
mondo ci si occupa di ricevere luce da molte lampade che in realtà non fanno
che accecare l'anima e raffreddare il cuore, e non ci si occupa di accettare la
Luce, Gesù Eucaristico, che mentre illumina la mente e riscalda il cuore dà
anche la forza di operare le virtù.
Gesù mio Eucaristico, purificatemi l'anima e il cuore nel vostro Sangue
divino e venite col Padre e con lo Spirito Santo a dimorare nel mio cuore.
Dio disse un giorno: "Sia fatto il sole ". E il sole fu ed è;
lo sento che mi riscalda... Gesù disse: "Questo è il mio corpo ". E
lo sento che mi riscalda il cuore e l'anima; mi dà la forza di osservare i suoi
comandamenti, mi dà la grazia di vincere ogni giorno me stesso, il mio io...
Ci necessita vivere con fede e grande amore la santa Messa che opera la
nostra rasfigurazione sul nostro monte Tabor. La santa Messa è tutta la Chiesa
unita a Gesù: Egli offre se stesso in divino olocausto per ognuno di noi, per
riparare i nostri falli e per sublimare le nostre elevazioni in Lui.
La mia vita sia come puro incenso che si consuma profumando l'altare
dell'amore... mai nulla di me vi dispiaccia.
Gesù è la vita dell'anima mia, è la delizia del mio cuore, è la luce
che illumina la mia via, è la forza e il sostegno del mio cammino. Mio Gesù
sacramentato che volete sempre vivere in nostra compagnia quaggiù, datemi la
grazia di non attaccarmi alla terra, ma di innalzarmi sempre più verso il cielo
che mi appartiene.
Io ero tanto persuaso della presenza reale di
Gesù nell'Eucaristia, che quando il Parroco a dottrina discorreva per provare
la reale presenza, io domandavo scusa a Gesù di questo affronto che gli si
faceva. Dicevo tra me: è necessario provare che a mezzogiorno ci si vede
perchè c'è il sole?... Non è un insulto andare nel palazzo di un ricco
signore e ragionare, provare la realtà della sua esistenza, dopo che Lui stesso
ci ha invitati, ci è venuto a prendere, ci ha accompagnati, ci sta presente e
ci serve alla sua mensa?
Gesù sacramentato, non bramo di vederti con gli occhi del corpo, poichè
mi piace di onorarti con la mia fede, ma dammela forte, come tu hai piacere che
io l'abbia.
Lo amo e voglio amarLo sempre più nel santissimo Sacramento
dell'Eucaristia.
Intendo sostituire con il mio cuore tutti i vasi sacri che contengono le
sante particole: quelli sono sacri e preziosi, ma anche tanto freddi...
Ogni giorno e ogni momento di mia vita ho pensato e parlato a Gesù
Eucaristico:
- con Gesù
ho esaminato sempre le mie azioni chiedendo aiuto per correggermi...
- con Gesù
ho sofferto per i miei difetti e goduto per i suoi trionfi...
- con Gesù
ho sempre avuto luce e coraggio per portare ogni giorno la mia croce...
- con Gesù
ogni giorno ho cercato la parte migliore:
patire
qualche piccola cosa per Lui e offrirgli le mie piccole opere...
con
Gesù ho pianto, ma con Lui tutti i giorni della mia vita sono stati luminosi...
Mio Gesù Eucaristico, cercherò di vivere solo di voi, solo con voi,
solo per voi, operando tutto e sempre per amore.
Anche quando passavo la settimana intera sul monte senza poter andare
alla chiesa, data la grande distanza, il mio cuore si sentiva da Gesù
attratto frequentissimamente a tutti i santi Tabernacoli delle nostre chiese
che i miei occhi scorgevano sparse nella vallata... le mie ginocchia si
piegavano. Per i due cuori non vi erano distanze...
Il sole che mi rischiara la via è Gesù Eucaristico, mio divin amore.
LA FIDUCIA IN DIO
Pensieri di Fra Cecilio Maria
A
cura di Fra Rocco Zoia Cappuccino
Presentazione
Vi
sono molti modi di parlare e scrivere a proposito di una persona buona vissuta
tra noi: si può dire ciò che personalmente si è visto e udito, si dà
allora testimonianza; si può raccontare ciò che altri hanno visto e udito, si
fa allora un racconto, che, purtroppo, non sempre riesce totalmente
obbiettivo; si può leggere e riflettere sugli scritti che quella persona ci ha
lasciato, confrontare il suo pensiero con le parole del Vangelo e con la propria
esperienza, si fa allora meditazione e, più che parlare, si preferisce pregare.
E'
quanto mi è successo nella lettura di una piccola antologia di pensieri che
alcuni AMICI hanno stralciato dagli scritti di fra Cecilio Maria.
I
pensieri di fra Cecilio qui raccolti e pubblicati, sono stati scelti secondo
un'ottica particolare: cogliere nella spiritualità di questo frate il suo
modo di stare di fronte a Dio, il grado della sua FIDUCIA IN DIO.
Ma,
come sempre, le dimensioni spirituali non sono mai riducibili a formule, non
sono inquadrabili in uno schema proprio della logica umana: i valori dello
spirito assomigliano sempre all'evangelico vino nuovo che non può essere
racchiuso in otri vecchi, sprizzerebbe sempre tra doga e doga. Vorrei
sottolineare, tuttavia, alcune componenti del modo proprio di fra Cecilio di
stare di fronte al Signore, attingendo da questi suoi pensieri.
Presenza
di Dio
«La
divina presenza è luce che dissipa ogni ombra, è acqua che lava ogni macchia,
è fuoco che brucia ogni colpa».
Fra
Cecilio pone alla base della sua vita spirituale la convinzione di essere
costantemente alla presenza di Dio, un Dio che ci conosce, ci ama, che è nostro
Padre.
E'
fondamento della sua sicurezza, della sua fiducia. Scrive: « Devo vivere in
questo mondo solo di Dio e in Dio. Ciò non è difficile, basta pensare alla
realtà della divina presenza che illumina, allieta, incoraggia, sostiene e
vivifica ogni nostro atto quaggiù».
Sono
convinzioni che ci portarono al cuore della spiritualità cristiana, alimentata
dalla Parola di Dio. La presenza di Dio nella vita e nella storia degli uomini
è una componente essenziale della teologia biblica che inizia dalla
presentazione dell'uomo fatto ad immagine e somiglianza di Dio e culmina
nell'annuncio della presenza del Verbo che si è fatto carne e venne ad abitare
in mezzo a noi (Giov. 1,14). Nella Bibbia l'uomo è sempre visto nel suo
rapporto con Dio ed anche il mondo che lo circonda è celebrazione della
presenza di Dio: "I cieli narrano la gloria di Dio " dice il
salmo 19 e fra Cecilio ricama: «Tutto il creato mi parla della bellezza e
onnipotenza di Dio, tutte le creature che avvicino mi parlano della sua bontà».
Oltre
che nella linea della Bibbia, fra Cecilio è nella linea del Padre San
Francesco.
Il Vangelo insegna che la via privilegiata, anzi l'unica, per accostarsi
a Dio è la strada dell'umiltà, del riconoscersi piccoli. Questa è la via
percorsa da Gesù, il Verbo Incarnato (Filip.2,8), questa è la via percorsa da
Maria, la Serva del Signore (Luca 1,48). L'umiltà è forma tipicamente evangelica di
relazionarsi a Dio, di valutare se stessi di fronte a Dio; e di fronte a Dio
l'uomo, se è sincero, non può che sentirsi piccolo, povero, peccatore,
bisognoso di aiuto e di perdono.
Scrive
fra Cecilio: «Mi piace umiliarmi dinnanzi a Gesù e piangere con cuore
contrito e confidente, tutte le mie colpe, baciare e ribaciare i suoi piedi come
Maria Maddalena».
In
questo abbandono della creatura al suo Creatore, del figlio nelle braccia del
Padre, l'umiltà diventa sorgente di liberazione da ogni forma di paura
interiore, sorgente di docilità allo Spirito, tranquillo e fiducioso abbandono
alla bontà del Signore: «Mio Dio, come è bello pensare a voi, confidare e
dipendere in tut'to da voi».
Credere
all'amore
«Il
pensare all'amore infinito che Dio ci porta mi riempie il cuore di felicità e
mi fa desiderare il giorno in cui, deposto questo meschino involucro, potremo
spaziare nella conoscenza di Dio e nel suo infinito amore».
Il
più grande, fondamentale messaggio della Bibbia, in particolare del Nuovo
Testamento, è l'annuncio della paternità di Dio e del suo amore per gli
uomini, amore così grande e sorprendente da esprimersi nella incarnazione del
Figlio stesso di Dio (Giov.3,16-1 Giov.4,9).
La
fiducia in Dio ha come punto di partenza il credere all'amore di Dio, alla sua
misericordia, alla sua paternità e questo anche quando si ha coscienza di
essere peccatori. Scrive fra Cecilio. «Via per sempre dal mio cuore ogni
sgomento per la debole volontà nel corrispondere all'amore... sopporterò con
pazienza me stesso, allargando il mio cuore alla piena confidenza. Iddio, il
Padre infinitamente buono, mi ama con infinito amore».
La
devozione a Maria
Nell'itinerario
cristiano il riferimento e la devozione a Maria Madre di Gesù è un elemento
facoltativo, ma - sempre nella luce della Bibbia e della tradizione cristiana -
un incontro indispensabile per giungere alla comunione con Cristo.
Dare
spazio a Maria nella vita spirituale è dare spazio all'agire di Dio, è dare
spazio all'opera di salvezza, èporre un validissimo fondamento a
quell'atteggiamento, filiale che è punto di partenza della fiducia in Dio Fra
Cecilio tutto questo lo aveva afferrato molto bene e ne aveva fatto uno dei
punti fermi della sua spiritualità: «Mio Dio - scriveva - quale
lotta: da solo non sono capace di stare in piedi. Quando però sostenuto da voi
e dalla vostra e mia Mamma, incomincio a camminare, mi sento suggerire. guarda
adesso come sai camminare bene "».
E'
la fiducia del bambino che crede alla bontà del Padre, una Bontà che non
soltanto ci ha donato un Figlio, ma con il Figlio ci ha donato una Madre.
Pensieri
di fra Cecilio Maria sulla Fiducia in Dio.
L'anima che vive la vita intima in Gesù... tutto opera per amore.
La cordiale intimità con Gesù diventa sempre più intensa e la preghiera più
illuminata di Luce divina.
Tutto posso in colui che mi conforta. Devo vivere in questo mondo solo
di Dio e in Dio. Ciò non è difficile, basta pensare alla realtà della divina
presenza che illumina, allieta, incoraggia, sostiene e vivifica ogni nostro atto
quaggiù.
Il Padre Confessore... mi disse di non pensare più al passato... di
rimanere sereno e di proseguire con fervore sulla via dei miei doveri,
confidente nella divina bontà e misericordia.
Nell'esame di coscienza, fatto alla divina presenza, si trovano
facilmente le mancanze anche non volute, e si vede come procedere per meglio
operare, ma è il Signore che vede l'anima mia meglio di me.
Temo me stesso, ma mi fido pienamente di Gesù, mio divin Redentore e
della Mamma Corredentrice con il suo sposo S. Giuseppe.
Non posso elevarmi fino a voi se non mi umilio profondamente fino al
nulla, per lasciare nel mio cuore, nell'anima mia, tutto il posto a voi. La vita
vissuta così è sublime.
Questo mi pare il miglior modo di salire senza pericolo o ritardi:
vivere secondo la luce e la rugiada che il Signore ci manda... essere nelle sue
mani, docile creta.
Fidente in voi, combatterò coraggiosamente da buon soldato sino alla
morte, a vostra gloria, per farvi piacere, per dire a tutto il mondo che, con
voi, è facile vincere tutti i nemici che militano contro lo spirito e la salute
eterna.
L'anima, unita a Dio, è sempre in preghiera in ogni cosa che opera
nella divina volontà.
Non sono io che gli devo suggerire come mi deve amare: mi lascio invece
incendiare dal suo amore divino.
Bisogna permettere al Signore di accostarsi al nostro cuore, e
rimanere, divina verità, ad illuminarlo, purificarlo, riscaldarlo.
Sento il dovere di allargare il cuore alla piena confidenza: Iddio è
il Padre infinitamente buono che mi ama d'amore infinito e vuole tutto il mio
cuore.
Se cercherò Dio, Dio mi accompagnerà ovunque e mi darà ciò che mi
occorre per rimanere con Lui e operare alla sua divina presenza.
Vivere costantemente in Dio che mi possiede, è l'ansia soave
dell'anima.
Ti offro quanto di tuo è in me: i miei pensieri, affetti, parole,
opere. Tutto ridono a Te e Tu abbi cura di me.
Via per sempre dal mio cuore ogni sgomento per la debole volontà nel
corrispondere all'amore... sopporterò con pazienza me stesso, allargando il
mio cuore alla piena confidenza. Iddio, il Padre infinitamente buono, mi ama con
infinito amore.
Con Gesù, la nostra vita diventa pura e semplice... partecipa
mirabilmente alla purezza, santità, umiltà, amore, povertà, ubbidienza e
semplicità di Gesù.
Conservatemi la pace e la tranquillità del cuore. Nulla impedisca il
continuato riposo del mio spirito in voi
Sento che la vita intima che Gesù vive in noi, è a misura della nostra
dedizione a Lui, e conforme alle parole del Vangelo: "Come il tralcio è
unito alla vite...".
Mi riconosco servo inutile, ma sono certo che Gesù può fare di me una
stella del cielo.
Ai suoi piedi chiedo perdono, cerco di rispecchiarmi in lui, per
imparare a correggere me stesso, per vivere solo di lui. Gli raccomando di
liberare la mia anima da tutto ciò che gli dispiace. Gli parlo della Chiesa,
dei peccatori, delle anime del purgatorio, di tutti quelli per i quali sono
obbligato a pregare e di tutti quelli ai quali ho promesso di pregare.
Gesù mio, come è bello vivere di voi, per ~oi, in intima unione con
voi!
Si apprezza ciò che voi apprezzate, si spazia in ciò che vi piace.
Non so perchè si debba avere paura del Signore e, non invece, di noi
stessi, che siamo i facili distruttori dell'opera pacifica di Dio in noi.
Mi pare che il miglior modo di vivere a questo mondo sia questo: tenere
lontano il peccato avvertito, detestare continuamente me stesso, per i difetti
che commetto senza volerlo e confidare nella infinita misericordia di Gesù e
nel suo infinito amore.
Il pensiero che con il peccato diventerei nemico di Dio mi opprime, mi
spaventa, mi fa piangere. Ma poi il pensiero della bontà e misericordia di Dio
mi solleva.
Sento un dovere estremo di allargare il cuore a
sempre più sconfinata fiducia e confidenza in Dio uno e trino; in Gesù Cristo
Dio, mio redentore e sposo dell'anima mia; nello Spirito Santo Dio, mio
santificatore; nella celeste Mamma Immacolata che mi ama da vera Madre di Dio
e Madre mia dolcissima.
Io mi sento piccolo e pieno di imperfezioni, ma non desisto
dall'abbandonarmi a Lui come sono perchè faccia di me ciò che vuole.
Mi sento da Gesù amato d amore infinito, ma mi sento troppo piccolo...
sono contento però di sentirmi piccolissimo alla sua presenza e con tutta
confidenza mi lascio prendere da Lui che ama i piccoli. Sento che la mia
confidenza nell'infinito, dolce mio amore, deve essere piena. Mio Dio quale
lotta: da solo non sono capace di stare in piedi. Quando però sostenuto da voi
e dalla vostra e mia Mamma incomincio a camminare, mi sento suggerire: «Guarda
adesso, come sai camminare bene».
Mi piace umiliarmi dinnanzi a Gesù e piangere con cuore contrito e
confidente tutte le mie colpe... baciare e ribaciare i suoi piedi come Maria
Maddalena.
Il pensare all'amore infinito che Dio ci porta, mi riempie il cuore di
felicità e mi fa desiderare il giorno in cui, deposto questo meschino
involucro, potremo spaziare nella infinita conoscenza di Dio e nel suo infinito
amore.
Tutto il creato mi parla della bellezza e onnipotenza di Dio... tutte le
creature che avvicino, mi parlano della sua bontà.
Mio Dio, come è bello pensare a voi, confidare in voi, dipendere in
tutto da voi.
La divina presenza è luce che dissipa ogni ombra, è acqua che lava
ogni macchia, è fuoco che brucia ogni colpa.
La vostra destra non si è indebolita. Se volete, potete dare anche a
me, quello che avete dato al mio serafico padre San Francesco. Sono indegno ma,
dal momento che voi avete detto che dal piccolo grano di senapa farete crescere
un albero, lo posso chiedere e sperare anch'io. Capisco, occorre che io sia
piccolo, ma con la vostra grazia mi sarà facile il diventarlo, dopo che con
tanta chiarezza mi avete fatto vedere quello che sono in verità. Non lo posso
più scordare.
Mi sento profondamente umiliato, ma non mi scoraggio; mi getto come
Dio mi vede nel cuore sacratissimo di Gesù... Lui brucia tutto ciò che non gli
piace e mi arricchisce del suo amore.
Non mi fermo troppo a guardare me stesso per non imbrattarmi troppo gli
occhi; guardo piuttosto negli occhi misericordiosi di Gesù e di Maria dove
leggo la mia vita eterna...
Giuda si è disperato perchè non ha confidato... Pietro ha rinnegato e
spergiurato, ma poi ha riconosciuto il suo peccato e ha confidato in Colui che
aveva rinnegato. Ora ha le chiavi del paradiso.
Io sono come un mobile di sala o di sagrestia che ha sempre bisogno di
essere spolverato... sono un calice a voi consacrato ma incapace a mantenermi
pulito... eppure vi amo, voglio amarvi sempre più perchè siete infmita
perfezione, infinita bontà...
Sento che la mia confidenza nell'infinito, dolce mio amore, deve essere
piena.
LA MADONNA
Pensieri di Fra Cecilio Maria
Presentazione
Ho visto
l'ultima volta fra Cecilio due giorni prima che lasciasse definitivamente questo
mondo. Era disteso sul lettuccio in una celletta dell'infermeria dei Cappuccini
di Bergamo: un volto sereno, gli occhioni spalancati, ormai spenti alla luce di
questo mondo, ma immersi "Nella Luce Divina", le mani rinsecchite, intrecciate
da un vistoso rosario bianco, a simboleggiare il suo rapporto intimo con la
Madre di Gesù che egli considerò sua "Celeste Mamma" fin dalla sua
infanzia.
in quei
momenti solenni in cui aspettava tranquillamente di entrare in quel
"Paradiso" che per tutta la vita aveva contemplato e desiderato, si
avverava ciò che molti anni prima aveva scritto:« Mio Paradiso sempre
aperto è lo sguardo di Maria Immacolata che fa compagnia a Gesù ed anche a me».
1.
MARIA nella vita di fra Cecilio
Un
cuore veramente innamorato di Gesù come lo era quello di fra Cecilio, non
poteva non essere fortemente attratto da Maria. Infatti chi parla di Gesù non
può tacere di Maria. Non solo per il fatto che ella non può essere separata
dalla vita di Gesù, ma soprattutto perchè in lei si è attuato in misura piena
la salvezza che egli ci ha portato.
Chi vuol
conoscere adeguatamente i benefici che il cristianesimo ha arrecato agli
uomini, deve guardare a Maria, la perfetta redenta, colei che è pienamente
inserita in Cristo. Proprio per amore di noi stessi e per la nostra completa
realizzazione siamo obbligati a prenderla in considerazione. La fede semplice
e pura di fra Cecilio gli ha fatto intuire questa verità e, sotto l'influsso e
la spinta dello Spirito Santo, ha fatto maturare in lui un amore sempre più
tenero e profondo verso "Maria Immacolata", come egli normalmente la
chiamava, approfondendone sempre più chiaramente il mistero. E' noto che per
capire una persona bisogna rivolgersi a lei in maniera personale, cioè con
amore. Solo chi ama e onora una persona, ha qualche possibilità di addentrarsi
nel suo mistero.
Questa fu la
via percorsa da fra Cecilio, il quale nella luce folgorante della Trinità e del
Mistero eucaristico, scorse il ruolo unico e insostituibile di Maria per
realizzare l'avventura divina della vita umana, quella cioè di avvicinarsi
con cuore puro e sincero a Gesù in modo da raggiungere il modo più perfetto
del vivere umano.
2.
MARIA la grande credente
Fra
Cecilio era perfettamente persuaso che 1 'atteggiamento fondamentale del
cristiano e del religioso è la fede. Fede intesa come la risposta umana e
globale alla parola di Dio che salva.
La fede
diventa quindi la condizione essenziale per appartenere alla Chiesa, intesa
come comunità di salvezza.
inoltre la
fede è anche la condizione indispensabile per capire e vivere la vita religiosa
nell'interno della Chiesa. Ora Maria, come appare dal Vangelo, si pone
all'inizio della storia della Chiesa come la grande credente. La sua fede
corrisponde a quella di Abramo, l'uomo che per gli Ebrei era il modello della
fede.
Maria dice un
sì chiaro e coraggioso alla parola di Dio, che pur doveva sembrarle un'utopia.
Con questo "sì "ella diventa la madre del Redentore e pone la base
della sua missione storica in rapporto alla salvezza.
Per questo
giustamente viene lodata a motivo della sua fede (Lc. 1,45) che non sta solo
all'inizio della sua vocazione, ma viene richiesta per tutta la vita.
Anche Maria ha
compiuto la "Peregrinazione della fede" (Lumen Gentium, 58)
esattamente come dobbiamo fare noi. Così ella diventa nostra madre e sorella
nel credere. Maria ha compiuto la medesima esperienza spirituale che dobbiamo
compiere anche noi.
Se guardiamo
bene alla vita di fra Cecilio, notiamo senza difficoltà che il suo
atteggiamento mariano si manifestò soprattutto nell'abbandono incondizionato e
radicale alla parola di Dio e alla sua azione, sperando nella sua fedeltà e nel
suo amore. Da questo atteggiamento di fede scaturiva la sua umiltà che lo
rendeva libero da tutti i condizionamenti di questo mondo.
Dice un suo
scritto molto a proposito: «Via dal mio spirito ogni peso che mi possa
trattenere dal volare speditamente, per amore di Maria, senza mai rallentare,
sino al pieno possesso di Lei e di Gesù».
3.
MARIA perfezione di vita
Non
dobbiamo dimenticare che l'aspetto della fede di Maria consistette
nell'accettare il peso della sua maternità. Dal momento che Dio opera la
salvezza anche attraverso la collaborazione di altri uomini, Cristo, l'unico
Salvatore, deve prendere corpo in ogni credente. Il cristiano deve perciò
diventare come un cristallo trasparente che permetta di scoprire Cristo. Ciò
richiede un grande lavoro di rinnegamento di sè. Spessissime volte, infatti, la
volontà dell'uomo e la volontà di Dio vengono a trovarsi in tensione.
Il vero
atteggiamento cristiano si attua in maniera esemplare quando egli può dire
con Maria: "Fate quello che egli vi dirà "(Giov. 2,5). Quando
un cristiano si comporta così, egli viene inserito nel circuito della vita di
Cristo e sperimenta di essere inviato anche agli altri uomini. La vita diventa
allora e discepolato e disponibilità apostolica.
Proprio per
questo la vita di fra Cecilio fu largamente caratterizzata da un'appassionata ed
efficace attività apostolica. Lo dimostra il numero incalcolabile di persone
che egli incontrava sui passi della sua attività di portinaio e di questuante,
o che a lui ricorrevano, quando gli acciacchi dell'età avanzata lo costrinsero
a rimanere in convento. in tal modo, nella luce di Maria, egli svolse un'attenta
opera sociale a favore dei poveri, dei diseredati e degli emarginati, senza
alcuna distinzione.
Atteggiamento
cristiano questo, quanto mai necessario anche al giorno d'oggi che
dimostra" come la figura della Vergine non deluda alcuna delle attese
profonde degli uomini del nostro tempo ed offra ad essi il modello compiuto
del discepolo del Signore: artefice della città terrena e temporale, ma
pellegrino solerte verso quella celeste ed eterna; promotore della giustizia che
libera l'oppresso.e della carità che soccorre il bisognoso, ma soprattutto
testimone operoso dell'amore che edifica Cristo nei cuori "(Marialis cultus
37).
La venerazione
intensa di Maria Immacolata ha portato fra Cecilio ad essere cristiano e
religioso in modo più pieno e lo ha condotto alla santità in maniera perfetta.
«Penso alla Mamma Immacolata, - ci lasciò scritto - mia dolce compagna di
viaggio; a lei ricorro con fiducia, sento che mi vuole bene. La penso, la amo e
desidero ardentemente di vederla».
Ora
questo suo desiderio è appagato.
Pensieri
di Fra Cecilio Maria sulla Madonna
Il peccato di Adamo aveva oscurato e
raffreddato tutta la terra: si era in gelida notte profonda. Un'alba luminosa
portò al mondo Maria Immacolata che ci doveva dare il divin sole Gesù.
A Maria chiediamo un po' di quella luce che
ebbe quando l'Angelo le annunciò il mistero dell'Incarnazione.
In quella luce profonda, Ella, tanto grande,
si sentì piccola e umile...
Preghiamola di farci umili nella nostra nullità.
Dobbiamo riconoscere che siamo stati
particolarmente prediletto dalla Madonna: ci ha mantenuto la sua mano sul
capo, non ci ha lasciati cadere nei lacci del mondo e del diavolo, ci ha fatto
apprezzare le cose del cielo, ci ha insegnato e ci insegna che la vera grandezza
di un'anima è il vivere in grazia.
Mio Paradiso sempre aperto è lo sguardo di
Maria Immacolata che fa compagnia a Gesù ed anche a me.
Penso alla Mamma Immacolata mia dolce compagna
di viaggio; a lei ricorro con fiducia, sento che mi vuole bene. La penso, la amo
e desidero ardentissimamente di vederla.
Se è tanto il piacere che prova lo spirito nel sentirsi amato dalla Vergine in questo esilio, cosa sarà in punto di morte sentirsi sciogliere dai legami che ci trattengono quaggiù e vedere vicino il momento di incontrare la Madre di Dio e la Madre nostra?
In qualità di piccolo suo figlio, oso chiederle di accompagnarmi per
mano, durante questi miei ultimi giorni di vita, fino al giudizio e all'entrata
alla gloria.
Sarei ingrato verso la mia celeste Mamma, se non volessi attestare che
dal primo giorno in cui la santa Ubbidienza mi ha mandato alla porta, la vera
portinaia buona e intelligente, che mi faceva distinguere il bene dal male, è
sempre stata lei, la Vergine delle Vergini.
Nessuna immagine venuta dall'arte umana riguardante la Vergine
Immacolata mi soddisfa: preferisco mille volte guardarla con gli occhi dello
spirito.
Mi trovo nel Cenacolo con Maria, con gli Apostoli, con i Discepoli di
Gesù e con le pie donne che tanto amavano Gesù e tanto da Gesù erano
amati... mi raffiguro in loro compagnia: sono felicissimo. Con
Maria, Madre suprema di tutta la Chiesa siamo in attesa dello Spirito Santo.
Maria santissima, Figlia dell'Eterno Padre, Madre del Divin Figlio,
Sposa dello Spirito Santo, conservatemi sotto il vostro manto e datemi un poco
della vostra vita intima con la Santissima Trinità.
Dalla Mamma Immacolata, che pure trovo a fare compagnia a Gesù nel
santo Tabernacolo, avrò la
pazienza, il discernimento, il consiglio, la
carità, la fortezza amabile per il disimpegno del mio ufficio.
Maria Immacolata, il pensiero della vostra
assistenza mi ricrea grandemente lo spirito, mi conferma sempre più nei santi
propositi e mi aiuta a mantenerli.
Alla mia celeste Mamma chiedo la grazia di
ammettermi in quella luce nella quale così umilmente ha potuto rispondere a
Dio: " Ecce ancilla Domini perchè mi serva per chiedere perdono a
Dio e al prossimo di tutto ciò che, ogni giorno, non faccio nella Carità
Divina.
I due cuori di Gesù e di Maria sono
intimamente uniti e si possiedono vicendevolmente; i nostri cuori, quando sono
veramente semplici e vivono la vita pura in unione ed intimità con Gesù e la
Vergine, sono dai due posseduti e possiedono Maria e Gesù.
Sento un dovere estremo di allargare il cuore
a sempre più sconfinata fiducia e confidenza in Dio e nella celeste Mamma
Immacolata che mi ama da vera Madre di Dio e mia dolcissima.
Vide Dio la Vergine Immacolata che si sentiva
la piccola sua Ancella e la innalzò alla dignità di sua Madre Santissima.
Maria Santissima, datemi una grazia potente,
affinchè possa estirpare sino alle radici il mio "IO" per lasciare, in me, posto alla divina carità.
Sono un po' in terra e un po' in cielo, ma sempre canto le lodi della Vergine.
La madre di Dio e nostra ci ama e ci vuole tutti in cielo a godere Dio
per tutta l'eternità.
Andiamo... Gesù è morto per noi e la Regina del cielo ci prende tra le
sue braccia.
Gesù e Maria, prestatemi i vostri cuori e vi amerò come desidero e
come meritate.
Non mi fermo alle mie meschinità, confido in Gesù e nella Mamma sua e
nostra e sento che mi avvicino sempre più al paradiso.
Io mi sono accostato alla Madonna con umile confidenza: non mi
sgomenta la sua grandezza, anzi, mi onora perchè è mia Mamma e conosce fino in
fondo l'anima mia.
Via dal mio spirito ogni peso che mi possa
trattenere dal volare speditamente, per amore di Maria, senza mai rallentare,
sino al pieno possesso di lei e di Gesù.
La Madonna è tanto misericordiosa con le
anime... non appena queste le fanno un po' di strada, le copre con il suo amore
e ottiene loro misericordia.
La Madonna è la celeste Mamma di tutti e
singolarmente di ognuno. Da lei, ognuno è amato singolarmente come se fosse
solo. Gesù e Maria... prendete il bastone, come faceva la mia mamma di Costa
Senna e picchiate forte con ogni sorta di tribulazione, disgrazia e morte. Fate
tutto quello che volete ma non lasciatemi uscire di casa...
Maria Immacolata, mia dolcissima Mamma ottenetemila grazia di amare
Gesù e tutto è fatto. Cosa devo desiderare di più bello che vivere una vita
d'amore?
Il più bel mezzo che Gesù ha inventato per innalzare l'anima mia alle
più alte cime dell'amore, è stato il nascondersi nel santissimo Sacramento
dell'altare. Io avrei pensato di ricorrere alla vostra autorità di Mamma, o
Maria Immacolata, per ottenere da Gesù che durante la santa Comunione,
cambiasse il mio povero cuore con il suo. Allora sarebbe tutto a posto. Vi pare,
mamma mia? Allora posso lodare, ringraziare, soprattutto amare Dio come lo
merita. A Gesù non mancano i mezzi, mi può fare la grazia. Interponetevi voi,
Mamma mia Immacolata.
Oggi la Vergine Immacolata mi ha fatto sentire in modo particolare la
sua presenza... ho avuto maggiore conoscenza dei miei mancamenti, maggior
dolore, maggior confidenza in lei, maggior volontà a portare la croce... ho
raccomandato a lei tutte le anime tribolate, specialmente nello spirito.
IL PARADISO
Pensieri di Fra Cecilio Maria
A
cura di Fra Geminiano Carsana Cappuccino
Presentazione
Aspetto
la telefonata
Così fra
Cecilio attendeva la morte.
Si era già
trovato di fronte alla morte nel lontano 18 aprile 1914. «Non respira più»
aveva sentenziato il frate infermiere. Invece era iniziata quell'attesa
che doveva durare
70 anni.
Una
vita in attesa
Ogni
anno fra Cecilio trascorreva la novena dell'Assunta nel silenzio degli esercizi
spirituali. Erano le sue vacanze. La più parte delle riflessioni qui riportate
sono ispirate da quei giorni di intenso raccoglimento. Il pensiero dominante: IL
PARADISO.
Il pensiero della morte vicina, che mi scopre l'infinito, mi è gioia
incontenibile.
Mio Gesù, nel trovarmi davanti a Voi mi sento di trovarmi dinanzi a un
Paradiso di verità dolci, serene, limpide.
Gli anni sono passati e ormai mi trovo vicino ad andare a vedere la
Madonna come Ella è. Dolce Spirito Santo appaga finalmente il dolce tormento,
che mi ha accompagnato nel mio soggiorno in questa valle e il mio spirito
raggiunga finalmente la piena libertà dei figli di Dio. Gli anni passano
velocemente. Il giorno dei trionfi a gran passi si avvicina. Vivo il mio
tramonto di quaggiù nei gaudi dell' avvicinarsi alla celeste patria alla quale
ho sempre pensato. Mi devo rendere vivissimo ogni giornQ ed ogni ora il pensiero
che Iddio mi ha creato e redento per il Paradiso.
Ma cosa era il Paradiso per fra Cecilio?
La
patria.
Dio Uno e
Trino.
Un punto
presente.
Ancora:
Mio cielo
sempre aperto è Gesù Crocifisso.
Mio cielo
aperto è l'umiliarmi alla divina Presenza.
Mio cielo
aperto è lo sguardo di Maria Immacolata che
fa
compagnia a Gesù Sacramentato e anche a me.
Cosa si fa in Paradiso?
L'anima
nuota nel divino, il cuore si sazia di infinito.
L'anima
nuota in un incanto di amore infinito.
Si sazia di
Dio in infinita semplicità.
Si è
saziati del divino Amore di Dio Uno e Trino.
E' il
vedersi atti a gustare Dio, a ricevere e a dare in perfezione a Dio in tutta
l'eternità.
E le cose della terra?
Tutte
le cose di questo mondo, considerate in se stesse, di fronte agli squarci
celestiali, sono sciocchezze.
Le grandi
scoperte umane, scientifiche sono lucignoli notturni.
La luce in
questa vita dell'Infinito di ogni Bellezza-Perfezione-Potenza-Sapienza-Amore
è sentita dall'anima come Sapori di Piatti di Eternità.
Come fare per andare in Paradiso?
La
Grazia della Perseveranza è una grazia grandissima che devo chiedere e chiedo
continuamente al Signore, affinchè possa raggiungere le mete eterne. Andare in
Paradiso senza le mani forate non sarebbe neanche dignitoso.
Mi ha fatto
capire che ho sempre conservato la grazia battesimale.
Con il
peccato si perde la Luce di Dio.
Non vi sono
distanze o impedimenti fra l'anima e Gesù, tranne quelli che le stesse anime vi
frappongono con la loro libera volontà.
Dove fra Cecilio ha imparato queste cose?
Così
scriveva il primo giugno 1959:
Io di libri
non ne ho letti, perciò vi dirò solo quello che la Mamma Immacolata e Assunta
mi suggerirà. Gesù in uno squarcio semplicissimo mostra all'anima quello che
Lui è, il perchè si è fatto uomo, il perchè si è fatto Eucaristia, Cibo
dell'anima...
L'anima
vede in luce semplice.
Se
interviene la Luce Divina, l'anima nostra è illuminata in semplicità delle
verità divine.
Nella
misura che le anime vivono la intimità con Gesù Sacramentato, vengono da Gesù
illuminate con la sua Luce.
L'anima
vede che la luce diretta che Gesù comunica èsole infinito.
Gli uomini,
anche dottori, balbettano e comunicano luce come candele.
Egli ha
detto. "Se mi amate, vi manifesterò me stesso". Comprendo che Gesù
mi dà grandi cognizioni di sè.
Vedeva... Sentiva... Sapeva
Era
un frate dal cuore docile.
Per questo lo
Spirito gli donava la famigliarità con le cose del cielo. Le realtà divine si
sentono alla scuola dello Spirito. Era un frate dagli occhi limpidi.
"Beati i
puri di cuore, perchè vedranno Dio". Era un frate dalla giornata fatta
dono. Dio è amore e chi ama è nella lunghezza d'onda delle trasmissioni
divine.
Era un frate
dalla notte fatta preghiera. La sapienza è una Persona: Gesù.
Non
lasciandogli il giorno nessuna ora per sè, la più parte di queste ore erano
rubate alla notte. Come Gesù passava le notti in orazione con il Padre. Era per
questo che fra Cecilio non leggeva, eppure l'aldilà non aveva segreti per lui.
Fra Cecilio
vedeva. Per questo sapeva.
Pensieri
di fra Cecilio Maria sul Paradiso
A questo mondo si fa fatica a vivere fraternamente; il consorzio umano
ci serve per 1 esercizio della virtù, ma se noi ci solleviamo a vivere nel
Celeste Consorzio che veramente ci appartiene, allora pur avendo ancora i
piedi in terra sentiamo già l'aria del Paradiso per il quale Iddio ci ha creati
e redenti.
Amando, il nostro cuore e la nostra anima incominciano a gustare il
Paradiso anche in questo esilio.
«Non si turbi il vostro cuore. Voi credete in Dio, credete anche in me.
Nella casa del mio Padre ci sono molte dimore. Se così non fosse, ve l'avrei
detto. Io vado a preparare il posto per voi. E quando sarò andato e vi avrò
preparato un posto, verrò di nuovo a prendervi con me, affinchè dove sono io,
siate anche voi». (Giov.14,1- 3) Non è bello tutto questo?
Il Cielo è stato aperto da Gesù. Per far piacere a Gesù i miei occhi,
la mia anima, il mio cuore saranno sempre rivolti al Cielo. Anche in questo
esilio può essere da me raggiunto sulle ali dell'amore.
Con Gesù è facile essere poveri, essere puri, essere obbedienti,
essere pazienti, essere distaccati dal mondo e desiderosi del cielo.
Il mondo non è la mia patria... La mia patria è il Paradiso. Anima
mia, coraggio dunque, in alto il cuore: il nome degli eletti è già scritto da
Gesù in Cielo.
In questo tempo liturgico bisogna pensare più
al cielo che non alla terra. La terra si tiene sotto i piedi dove Dio ce l'ha
messa, e si vive nei gaudi delle cose celesti.
E' Gesù che mi rischiara la via più della
luce del mezzogiorno... è Maria Santissima, Mamma sua e mia, che mi sorride e
mi eccita sempre più a correre lestamente sulle vie del Cielo.
Iddio ci ha creati per il Paradiso, Gesù Dio
ci ha redenti per il Paradiso, lo Spirito Santo Dio ci ha santificati per il
Paradiso.
La volontà di Dio, vissuta con gioia ogni
giorno e sostenuta dalla grazia, ha con sè i profumi dell'anticamera del
Paradiso.
La meta da raggiungere è alta, ma la divina
grazia è onnipotente.
Gettati come sei, con tutta confidenza, nel
Cuore sacratissimo di Gesù: quella fornace divina di amore ti purificherà da
tutto ciò che a Lui non piace e ti renderà atto ad entrare quanto prima nella
gloria.
Mi sento felice, di una felicità che penetra
tutta la mia anima... vorrei che tutto il mondo presente e futuro, potesse
sentire quello che provo io, per scuotersi così la polvere della terra... e
pensare più al cielo...
L'anima viene resa atta a gustare e a saziarsi di Dio, in infinita
semplicità... al di sopra di quanto esprimono le nostre povere parole. Si è
nella famiglia di Dio.
Mio Cielo sempre a me presente è Iddio, Uno e Trino, nel quale sono e
mi muovo, ed è in me e lo gusto.
La Madre di Dio e nostra ci ama e ci vuole tutti in Cielo in sua
compagnia a godere Dio per tutta l'eternità.
Andiamo... la Regina del Cielo ci porge la sua delicatissima mano.
Il Paradiso è Dio Uno e Trino da cui l'anima è attratta a contemplare.
Dio è la calamita divina che innalza l'anima al di sopra del creato visibile e
la sazia d'infinito.
Come è splendente l'amore di Maria per il suo e il nostro Dio... è
come un nuovo Paradiso.
Vivendo in unione con Dio è facile pensare al Paradiso e a volte se ne
godono già i primi sapori.
Da quel giorno (18 Aprile 1914), penso alla
morte frequentissimamente come a dolcissimo velo che mi deve squarciare gli
abissi infiniti della bontà di Dio e della infinita bellezza del Paradiso. Ci
sazieremo di Dio, in Dio, eternamente, senza nulla consumare.
Mi sembra di poter affermare che in Paradiso gli eletti sono saziati di
felicità dalla Santissima Trinità che ci ha creati a sua immagine e
somiglianza.
Mio Dio, se i crepuscoli di luce danno alla nostra anima tanta felicità,
che sarà quando saremo noi in possesso del sole di mezzogiorno?
A questo mondo tutti temono la morte. Non capisco perchè si possa
temere l'ingresso alla patria. Si deve temere piuttosto il peccato che ci ruba
la grazia santificante, ci ruba la stola dell'innocenza e ci apre l'abisso del
rimorso a questo mondo, ci ruba la patria eterna del cielo e ci rende schiavi
del demonio per una eternità di tormenti. Morte al peccato e la patria del
cielo è promessa da Dio suggellata col sangue di Cristo e Maria Immacolata ci
viene incontro a portarcela...
Quando arriviamo in Paradiso, purificati nel Sangue di Gesù, la nostra
redenzione in Gesù è perfetta, per cui le conseguenze del peccato sono
cessate.
Mio cielo è Gesù Crocifisso che l'anima mia vede sempre grondante
Sangue divino sulle anime.
LA REDENZIONE
Pensieri di Fra cecilio Maria
A
cura di Fra Martirio Bertolini Cappuccino
Presentazione
Sono stato
molto vicino a fra Cecilio, sono stato il suo confessore negli ultimi anni della
sua vita.
Fra Cecilio
aveva davvero la passione del sacramento della riconciliazione.
Ricordo che
tutti i venerdì, quando entravo in Chiesa alle 5,30 del mattino, mi
veniva incontro e mi diceva «Padre venga a confessarmi. Voglio tuffarmi nel
Sangue di Cristo... voglio fare un bagno nel Sangue di Gesù che scorre dalla
croce sulla mia anima».
Questa sua
affermazione era il credo profondo della sua anima, era slancio d'amore.
Davvero fra
Cecilio sentiva la redenzione come una cascata del sangue di Cristo sulla
terra; sentiva la sua immensa misericordia; sentiva la santa Messa come il
sacrificio supremo della redenzione e della remissione di tutti i peccati.
«Nella santa Messa è tutto il Paradiso unito a Gesù che offre se
stesso in divin olocausto per ognuno di noi...». «L'anima mia - diceva
- nuota continuamente in un incanto d'amore infinito che è la divina
Redenzione ma nello stesso tempo... è triste nel vedere come tante anime
rifiutano il dono...».
La sua parola
poi diventava ispirata, luminosa come luce vivissima.
in tutti gli
anni del suo "servizio" i suoi pensieri, attraverso la sua voce,
penetravano nelle anime che ascoltavano stupite il suo insegnamento sempre
dolce, persuasivo, convincente.
«...Pensa come tutto ciò che Gesù ha fatto, lo ha fatto
particolarmente per ogni anima».
Scegliere fra
i tanti pensieri di fra Cecilio può sembrare semplice, eppure non lo è.
Sono pensieri
che narrano la storia di un'anima che è andata oltre la terra, lungo le strade
dei cieli. L'anelito è stato sempre quello di far sentire a chi lo avvicinava
che Gesù, con la sua crocifissione e morte, ha voluto dare a tutte le creature
un dono il cui valore è incommensurabile.
«Le ricchezze infinite della divina Redenzione valgono per tutti. Basta
accettarle.. .».
Chi ha veduto
lo sguardo di fra Cecilio quando parlava del sangue di Cristo che piove sulle
anime non poteva non provare emozione.
Si avvertiva
poi in ogni sua parola, sebbene detta con assoluta semplicità, tanta fede e
tanto amore.
«Quando penso che cosa è costata a Cristo la mia redenzione, mi si
impone maggiormente in cuore la preziosità dell'anima mia. Quando penso a Gesù
che si è umiliato, ha patito ed è morto singolarmente per me solo, come per
tutti, il mio cuore rimane più con quiso dal suo amore». «Non si è soliti
pensare a questo, ma quando mi è dato di poter comunicare questa riflessione a
certe anime distratte dal mondo, che mi è frequentemente dato di avvicinare
nel mio ufficio, anche queste si commuovono e si eccitano a pensare con maggiore
serenità all'amore che Gesù ci ha portato e ci porta».
Se è
difficile scegllire tra le pagine ispirate di Cecilio è impossibile, o quasi,
presentarle e commentarle... ci vorrebbe un santo, un poeta.
Voglio allora,
se mi permettete, aggiungere soltanto un consiglio.
Leggete
lentamente le frasi che seguono, magari leggetene una sola ogni giorno, ma
lasciate che vi entri dentro, che vi trasformi, "diventi vostra" e voi
ogni giorno più purificati, diventerete di Dio... sempre più di Dio.
Pensieri
di Fra Cecilio Maria sulla Redenzione
L'anima mia nuota continuamente in un incanto
d'amore infinito che è la divina Redenzione, ma nello stesso tempo è triste
nel vedere come tante anime rifiutano il dono infinito offerto da Gesù.
Mio caro Gesù Crocifisso, vi contemplo
morente in Croce per ogni anima, rivolgeteci il vostro sguardo misericordioso e
lavateci tutti nel vostro divin Sangue, seppelliteci nel vostro divin Cuore.
Iddio ci aveva creati innocenti, ma essendo
entrato nel mondo il peccato, vi fu bisogno che Colui che ci ha creati trovasse
il modo di redimerci in Sangue divino.
Ed ecco Gesù Dio che dall'alto della Croce ci cancella i nostri
peccati.
Pensa... al dono della divina Redenzione, costata a Gesù benedetto
tante umiliazioni, dolori, sangue e morte. Pensa come tutto ciò che Gesù ha
fatto, lo ha fatto particolarmente per ogni anima.
Le ricchezze infinite della divina Redenzione valgono per tutti. Basta
accettarle e diventiamo ricchi di meriti infiniti della passione e morte di Gesù
che con il suo divin Sangue lava i nostri peccati e ci rende atti a camminare
con Lui verso la nostra celeste patria, osservando precetti e consigli.
Gesù è divinamente amabile anche con i peccatori. Si legge nel suo
volto la sua infinita misericordia.
La luce del Calvario rende l'anima illuminata e la sazia di verità
semplici, chiarissime; la eleva al di sopra dei ragionamenti umani.
L'anima mia contempla sempre il divin Sangue, pioggia divina che viene
dal cielo per il continuo, bisognoso lavacro delle anime. Quale felicità si
reca a Gesù col farne tesoro, accettando così la sua divina Redenzione!
Le anime lavate, sono stelle del Paradiso.
E' con infinita pazienza e amore che Gesù richiama e attende le
anime... Le attira a sè, le lava, le riporta al suo ovile...
Nella santa Messa è tutto il Paradiso unito a Gesù che offre se stesso
in divino olocausto per ognuno di noi, per riparare i nostri falli e per
sublimare le nostre ascese in Lui.
I nemici si aggirano attorno invidiosi e ruggenti, ma l'anima nascosta
nella roccaforte del Cuore di Gesù e rilavata nel divin Sangue, nulla ha da
temere, ma è già nei gaudi del Cielo.
Mamma mia Maria, datemi la mano e sollevatemi dalla polvere in cui mi
trovo; purificatemi nei meriti di Gesù e nei vostri, e sono sicuro che il
celeste Padre, non solo mi introdurrà con voi alla sua mensa, ma mi farà
diventare una stella della vostra corona.
Gesù con la sua divina Redenzione continua ad attirare a sè le anime
e a redimerle con il suo Sangue...
Il mio posto quaggiù è col pubblicano e non oso alzare gli occhi per i
miei debiti, ma Gesù mi fa cenno che con il suo divin Sangue tutto ha
cancellato e sorridendomi mi invita a nascondermi nella piaga del suo costato.
Per un'anima che vive di fede è un atto continuo di lieta rassegnazione
il soggiorno di questo esilio. Non dobbiamo neanche turbarci per il passaggio di
confine, perchè il Giudice è morto in croce per noi...
Le nostre opere sono continuamente rinfrescate, purificate,
valorizzate nel Sangue divino di Gesù. Con piacere divino, Egli valorizza in
noi, ad ogni istante e pienamente, la sua divina Redenzione.
Mio Gesù sacramentato che amo e desidero amare sempre più, vorrei
offrirvi per ogni anima la mia vita affinchè ognuno si decida ad accettare la
divina Redenzione del vostro preziosissimo Sangue.
Gesù si adopera continuamente affinchè i peccatori, più o meno lo
siamo tutti, si pentano e accettino il lavacro dell'anima nel suo Sangue divino.
Penso alla infinita generosità con la quale la seconda Persona divina
accetta l'umiliazione di farsi uomo per redimerci con Sangue divino. Il
preziosissimo Sangue di Gesù piove continuamente dal Cielo sulle anime che non
lo rigettano.
L'anima mia contempla il preziosissimo Sangue che Gesù ha versato per
redimerla, e piena di ammirazione pensa alla divina e copiosa Redenzione.
La Santissima Trinità, la Vergine Immacolata, tutti gli Angeli e i
Santi del Cielo sono intenti a guardarci, sostenerci e condurci, affinchè
l'opera della divina Redenzione sia completa in tutte le anime.
Se la mia umanità soffriva sotto il peso delle fatiche, il mio spirito
godeva nel poter offrire a Gesù il sudore della mia fronte in penitenza dei
miei peccati, in memoria del sudore di Sangue che Gesù ha versato per me e
per tutte le anime.
Penserò volentieri alla passione e morte di Gesù che si rinnova nella
santa Messa e, per quanto mi sarà possibile, la servirò volentieri, con fede
e amore.
Siccome le mie opere sempre imperfette non hanno nessun valore, Gli
offro i meriti infiniti della sua passione e morte. In questi scambi di
affetti, alcune volte, mi metto a piangere. Sento poi una grande pena nel
dovermi impicciare in negozi di terra.
Se non ci fossero stati i miei peccati, Gesù non avrebbe potuto
manifestarmi così chiaramente il suo amore col patire e morire per me.
La croce più grande che ho da portare, sono io stesso nelle mie
imperfezioni e nelle mie mancanze di corrispondenza alla grazie di Dio. Mi
piace però molto nascondermi con tutti i miei difetti nel Cuore sacratissimo di
Gesù.
Desidero, voglio e vi prego, o mio Gesù, di applicare i vostri meriti
infiniti a tutte le anime, affinchè tutte possano incontrare i vostri sorrisi.
Il pensiero della morte, mi è fonte inesauribile di piena felicità. Io
faccio voti che tutti abbiano a pregustare anche in questa vita i frutti della
confidenza nella Misericordia di Gesù. Come sarà bello il primo incontro, se
diffidenti di noi e delle nostre opere, ci troverà abbandonati totalmente
nella sua infinita Misericordia. Vorrei poter incominciare oggi la mia vita, per
viverla tutta più unita a Dio nei pensieri e nelle opere. Non potendo ciò
fare, mi umilio, mi getto confidentemente nel Cuore sacratissimo di Gesù, lo
prego perchè Lui che è Redentore supplisca a ciò che è mancato in me...
La Mamma nostra Immacolata ci ha donato e ci dona Gesù, il nostro divin
Redentore, nel cui Sangue divino siamo redenti e continuamente possiamo e
dobbiamo redimerci dai nostri peccati e dalla polvere che incontriamo
camminando in questo esilio, affinchè la nostra anima sia sempre limpido tempio
dello Spirito.
Iddio ci ha amati sempre, anche dopo il peccato e ha saputo trovare il
mezzo di rigenerarci... la seconda Persona della santissima Trinità si è fatta
uomo...
In questi giorni ho capito chiaramente che Ella, la Corredentrice, ha
vissuto tutta intera la luce della croce, con piena consapevolezza in compagnia
di Gesù, suo figlio.
Non basta aver lavato l'anima nel Sangue di Cristo con la confessione,
bisogna andare avanti nella perfezione alla quale siamo obbligati... bisogna
allenarsi con le mortificazioni...
Se io mi prostro innanzi al mio Dio con cuore sincero a chiedergli
perdono delle mie colpe... il mio Dio si affretta a purificarmi nel Sangue di
Gesù e a rendermi ricco dei suoi meriti.
LA SOFFERENZA
Pensieri di Fra Cecilio
A
cura di Fra Giulio Savoldi Cappuccino
Presentazione
Una
sera dell'inverno 1981 - 1982 l'ultra novantacinquenne fra Cecilio esce dal
refettorio, ha toccato quasi nulla della cena fratesca. Si regge a malapena.
Curvo,
si appoggia con la destra a un bastone, con la sinistra alla parete del
corridoio. E' stanco e non sta bene. Egli, come il solito non dice mai nulla
anzi cerca di mascherare certi suoi acciacchi. Mentre lo voglio accompagnare
in cella gli dico: " Ma
fra Cecilio, non vede che non si regge in piedi, perché non sta a riposo
qualche giorno, come mai è così prostrato?"
Non
mi risponde dicendo che sta male, che la giornata che sta concludendosi è stata
particolarmente pesante e dolorosa. Si appoggia con la schiena alla parete del
corridoio ed esclama tutto gioioso: «Si
fa vicino l'incontro con il Signore, sono tutto contento per questo. Il mondo
non mi ha intaccato, sono libero e felice».
Il
mattino seguente, verso le cinque, lo sento trascinarsi, come il solito, verso
il coro.
Gli
vado incontro e con un atteggiamento di amoroso rimprovero" lo
affronto" dicendo: "Fra
Cecilio, perché si è alzato così presto, ieri sera non stava in piedi, ha
paura di non salvarsi, dopo tutto chi ci salva è il Signore, non è lui che ha
dato la vita per la nostra salvezza?... ". Senza perdere la sua serenità fra Cecilio risponde: «E'
vero, è vero quello che mi dite, è lui che ci salva però noi dobbiamo
metterci su la pelle».
Accostandoci
a leggere i pensieri di fra Cecilio sulla sofferenza, per attingere i tesori di
luce e di grazia che contengono, dobbiamo avere la sua visione del dolore come
appare dall'episodio appena narrato. Chi visse con fra Cecilio sa che egli
impersonava la gioia. La tristezza non gli era di casa, perchè non scese mai a
compromesso con il peccato, sempre era ripieno della pace e della gioia del
"suo" Signore.
Per
conservare la libertà dal male visse una vita austera secondo le esigenze della
sua vocazione di frate cappuccino.
Veglie,
digiuni, penitenze, lunghi tempi di preghiera e un servizio continuo, paziente e
gioioso verso i confratelli e i poveri, scandirono il ritmo di tutta la sua
vita.
Non
curante di se stesso, sempre era proteso alle necessità degli altri.
Il
segreto della sua totale consacrazione a Dio e, in Dio, al bene dei fratelli, va
individuato in Cristo crocifisso di cui è stato un discepolo fedele.
Alla
sua scuola ha imparato ad amare la sofferenza, gli incomodi della vita fin dalla
fanciullezza quando la mamma lo invogliava a far sacrifici «come preparazione alla Santa Comunione, in unione
alla vita crocifissa che Gesù ha vissuto per noi».
L'amore
al Crocifisso è cresciuto in lui facendosi frate. La meditazione quotidiana sia
comunitaria sia personale sulla passione e morte di Gesù, l'esercizio della
"Via Crucis" che ripeteva più volte al giorno, le ore diurne e
notturne trascorse in adorazione presso il Tabernacolo o partecipando a numerose
Messe quotidiane, lo hanno reso
consapevole
che «non vi
può essere al mondo ricchezza maggiore di quella della croce» vissuta con e per Gesù. Fra Cecilio non ama
la sofferenza per la sofferenza.
Non
ha un animo stoico. Egli la desidera e la vive per un ideale: per Gesù, per
immedesimarsi in lui. Vuole che la sua vita sia impegnata a rivivere, per quanto
possibile, la passione e la morte di Cristo. E' questo per lui un motivo di
santo orgoglio: «Andare
in Paradiso senza le mani forate non sarebbe neanche dignitoso». Inoltre vuol partecipare alla passione di
Cristo per essere poi glorificato nella sua risurrezione. Infatti è convinto
che quanto più soffre con Cristo in questa vita, tanto più parteciperà alla
sua gloria.
Sembra
che rifiorisca sulle labbra di fra Cecilio la ben nota frase pronunciata da San
Francesco: "E' tanto il bene che mi aspetto che ogni pena mi è
diletto".
Tenendo
presente l'impegno vitale di fra Cecilio nel seguire Cristo povero e crocifisso
per essere poi da Lui glorificato, possiamo individuare la chiave che ci dia la
spiegazione di certe frasi che a noi poveri mortali, alieni da qualsiasi
sofferenza, sembrano incomprensibili come: «Se non avessimo croci bisognerebbe chiederle al Signore con
insistenza», «sono contento di patire», «tutta la vita dovrebbe essere una
continua, serena penitenza».
Qui
troviamo il segreto che ci spiega l'atteggiamento paziente e sereno di fra
Cecilio nelle ingratitudini e negli insulti, di cui viene fatto oggetto alle
volte nel servizio degli emarginati alla portineria oall' "Opera San Francesco"
da lui fondata. Di fronte a tali atteggiamenti non risponde per le rime, cerca
di aumentare la sua carità verso il bisognoso, non perde la pace e la serenità
dell'anima, ma ne gode: si è guadagnato una nuova pena per il Paradiso
assimilandosi di più a Cristo crocifisso. «Quando mi accadrà di ricevere insulti e
brutte parole da coloro ai quali uso carità, ne godrò in cuor mio, nel vedermi
meno lontano da Gesù... »
Leggiamo
pure le espressioni di fra Cecilio sulla sofferenza, però teniamo bene
presente che non le ha scritte con l'animo di un dilettante, ma che rispecchiano
la sua vita di frate che ha fatto di Gesù crocifisso il centro della sua
esistenza. Allora serviranno come luce e via della nostra vita cristiana.
Pensieri
di fra Cecilio Maria sulla Sofferenza
L'amore di Dio... per amare veramente si devono percorrere strette
valli, sentieri difficili, dare la scalata ad alti monti, sino a raggiungere la
più alta vetta: il Crocifisso.
Se abbracciamo con rassegnazione o meglio ancora con entusiasmo la
nostra via dolorosa in compagnia di Gesù, Lui stesso ce la rende soave e ci
aiuta a capire che solo questa è la via che conduce sicuramente al paradiso.
Aveva ragione la mamma di invogliarci, sin da piccoli, a vivere la vita
faticosa dei nostri monti, nella mancanza di ogni necessaria comodità, nella
sofferenza del freddo, della fame e della sete, nel lavoro intenso, offrendo
tutto al Signore, come preparazione alla santa Comunione, in unione alla vita
crocifissa che Gesù ha vissuto per noi.
Sono contento di patire poichè, alla luce della grazia, ho tante volte
sperimentato che il patire con Gesù Crocifisso è la più grande fortuna che a
questo mondo si possa avere.
Meditando la vita di Gesù e contemplando la sua passione e morte, la
nostra anima capisce sempre più la preziosità del dolore, abbraccia con
entusiasmo le sofferenze che incontra sulla via della redenzione e benedice il
Signore.
Sia il mio martirio il sopportare me stesso nelle mie infedeltà
all'amore, nel soffrire tutti i travagli di spirito che il Signore nella sua
bontà mi vorrà mandare.
Tutta la vita dovrebbe essere una continuata, serena penitenza in unione
alla infinita penitenza del monte Calvario.
Le giornate, le annate di continua rinnegazione sono, sotto lo sguardo
di Gesù Eucaristico, cose da nulla.
Mio martirio sia:
- combattere
in me le mie passioni...
- negare
al pensiero tutto ciò che non serve al disimpegno dei miei doveri...
- negare
alle mie orecchie tutto ciò che non è carità e non porta al cuore di Dio...
- negare
agli occhi miei ciò che non è necessario che io veda e mortificarli volentieri
per amore di Dio...
- imporre
alla lingua di limitarsi allo stretto necessario, secondo i luoghi e le
circostanze, per intrattenermi il più possibile con Dio...
L'uomo del terrestre Paradiso peccò.
Si salverà se sulla terra saprà santificare il dolore che ogni giorno
lo segue.
Quando mi accadrà di ricevere insulti e brutte parole da coloro ai
quali uso carità, ne godrò in cuor mio, nel vedermi il meno lontano da Gesù
che si è lasciato crocifiggere da chi aveva beneficiato. Leggiamo il Vangelo:
Gesù con la sua dottrina e con i suoi esempi, dalla culla alla croce, ci ha
insegnato come si deve santificare il dolore.
Non comprendiamo la sublimità della sofferenza, perciò siamo
inclinati a scansarla... ma è proprio per le sofferenze del Cristo che
risplenderemo nella luce e nella gloria dell'eternità.
Le contrarietà continuate e vissute con l'aiuto divino sono la
necessaria crocifissione con Cristo che ci rende partecipi della sua passione e
morte.
Non vi può essere al mondo ricchezza maggiore di quella della Croce
vissuta con Lui e per Lui: ecco perchè il Signore la regala in maggior
abbondanza a coloro che più gli si avvicinano.
Mi è dolce questo pensiero: sopportare per amore di Dio di essere
insultato mentre si cerca di compiere la carità.
Il desiderio di partecipare alla Croce di Cristo, in noi aumenta nella
preghiera. Con la preghiera riusciamo a salire sempre più, sino all'amoroso
abbraccio con lo sposo nostro Crocifisso.
Gesù dopo la trasfigurazione sul monte Tabor, ci parla della sua
passione e morte insegnandoci che non potremo trasfigurarci e godere della sua
gloria, se non santifichiamo il dolore, vivendo anche noi la nostra passione e
morte, in unione alla sua. Se non avessimo croci bisognerebbe chiederle al
Signore con insistenza, anche perchè la gloria immortale che Gesù ci ha
preparato è tanto alta che è giusto che ci costi sacrificio.
Non vi è via di mezzo a questo mondo. La via dei veri trionfi è la via
del Calvario. Più l'abbraccierò e più ne comprenderò la preziosità.
Tutto accetterò volentieri dalla vostra mano, o mio Dio. Se penso al
male che ho fatto, tutte le tribulazioni di questo mondo mi sembrano rose e
fiori...
E' necessario che io abbia a patire, non solo per evitare gli eterni
tormenti dell'inferno, per diminuire quelli del purgatorio, ma soprattutto per
assomigliare a Gesù che patisce, spasima e muore in croce per me.
Gesù datemi parte dei vostri dolori... la natura si ribella a questa
richiesta, non vorrebbe sentire parlare di patire, ma la ragione e l'amore lo
vogliono. Accompagnatemi però con la vostra grazia.
Affido i miei propositi a voi Maria Immacolata. Datemi grazia di
seguire Gesù al Calvario, tra le umiliazioni, i disprezzi, le beffe, tra i
flagelli, la coronazione di spine, i chiodi, la croce, tra le agonie, gli
spasimi e la morte.
Mi guarderò dallo scusarmi anche quando sarò incolpato e castigato
ingiustamente. Tutto soffrirò per amore di Dio, pensando che davanti a Dio sono
colpevole di una infinità di peccati. Quando ho la grazia di soffrire
fisicamente o moralmente,
godo immensamente perchè mi sento più vicino a Gesù crocifisso.
Sono una candela offerta e consacrata per il vostro Tabernacolo. Che la
candela venga consumata in tanto tempo, oppure in una sola ora, nulla importa;
mi basta avere la grazia di essere tutto consumato per voi e a vostra gloria.
Vorrei che la mia vita diventasse un solo continuo martirio.
Quello che al momento presente più mi interessa, è il trovare in Lui
grande coraggio per rinnegare me stesso quanto più mi è possibile e seguirlo
al calvario con sempre rinnovato trasporto di amore.
Alla fine dell'anno gettai tutta l'anima mia nel sangue di Cristo per
purificarla dalla polvere nel cammino di questa vita.
Con Gesù ho pianto, con Gesù ho pregato ogni giorno, con Gesù ogni
giorno ho cercato di scegliere la parte migliore che è quella di patire per
Lui... in unione al sacrificio della croce.
Il patire con Gesù Crocifisso è la più grande fortuna che a questo
mondo si possa avere.
Cercherò di recarmi al refettorio non solo per soddisfare alle
necessità che reclama l'appetito che sento, ma anche per la lettura spirituale.
Se prima di potervi
arrivare sarò richiamato alla porta dalla volontà di Dio anche cinque
o sei volte, sia per amor di Dio! Quando vi sarò giunto e non avrò ancora
incominciato a mangiare e sarò chiamato altre volte, sia per amor di Dio!
Sopportare pazientemente tutte queste cose del mio ufficio per amor di Dio, sarà
la più bella mortificazione.
Se mi concedete questo spirito di mortificazione, accompagnato da
retta intenzione, io penso o mio Gesù che la mia vita diventerà di continuo
martirio che da tanto tempo ricerco e continuerò a cercarvi fino a quando il
mio cuore avrà un battito.
Andare in Paradiso senza le mani forate non sarebbe neanche dignitoso.
Quando verrà l'amore proprio a dirmi, questa notte potresti riposarti
in tempo del mattutino perchè hai dovuto correre tutto il giorno nel tuo
ufficio di portinaio e in più sei andato a letto tardi ancora per lo stesso
scopo, io risponderò francamente al mio amor proprio: appunto perchè oggi ho
avuto molto da affaticarmi e da distrarmi nel mio ufficio, appunto per questo,
ho maggior bisogno di preghiera, quindi devo e voglio pregare anche se sono
stanco.
LA VITA RELIGIOSA
Pensieri di Fra Cecilio Maria
A
cura di Fra Gerolame Ferretti Cappuccino
Presentazione
Non è
difficile tessere l'elogio della vita religiosa, dei suoi vari aspetti ed
elementi costitutivi. Meno facile è fare e scrivere seriamente propositi e
vivere la vita religiosa con costante impegno di osservare gli obblighi e lo
spirito particolare di ogni ordine. Ma è difficilissimo ed eroico tendere
praticamente ogni giorno, per lunghi anni, per tutta la vita alla perfezione
religiosa con l'osservanza perfetta dei voti, della regola e dello spirito che
la informa. Fra Cecilio non ha solo scritto e fatto propositi, ma per tutta la
sua vita ha sostanzialmente praticato quello che ha scritto e proposto.
Leggendo
questi. pensieri notiamo come la povertà serafica era per lui "un
sole", "una felicità intima", era "Mamma Povertà".
Per lui era indiscutibile la povertà di diritto: non aveva alcun diritto a
proprietà, uso ed usufrutto alcuno. Per lui la povertà doveva essere estrema
come la povertà di San Francesco e dei primi frati Cappuccini.
Se invece di
una cella gli avessero assegnato un sottoscala con una stuoia ed una croce,
sarebbe stato felice. Per questo sempre protestò contro i più semplici e ragionevoli
adattamenti delle nostre costruzioni alle nuove esigenze della vita conventuale.
Restaurato
dopo cent'anni il convento di Monforte, solo per obbedienza accettò una cella
piccola con un letto, sedia, tavolino, armadietto, crocefisso e lavandino.
Non
aveva orologio: bastava quello del convento che suona le ore per tutti.
Non
ricordo di averlo mai visto con abiti e sandali nuovi. Erano queste le sue
proteste?
Forse
no, ma rivelano quanto gli stesse a cuore Madonna
Povertà.
Anche
per la castità poteva essere paragonato ad un angelo da giovane e da vecchio.
Specialmente
da giovane quando doveva parlare con donne i suoi occhi erano rivolti a terra o
al cielo. Mai uscì dalla sua bocca un discorso, una parola che potesse
appannare la bella virtù. Anzi più volte oggettivamente forse sbagliò per un
eccesso opposto.
E'
ben noto a tutti come non potesse tollerare le donne in pantaloni e le
allontanasse spesso in modo rude, non per la loro immodestia, ma perché ciò
era contrario a quanto prescrive Mosè nella Sacra Scrittura (Deut. 22,5). Così
in altre circostanze la sua rusticità era eccessiva. Solo da vecchio diventò
più remissivo e quasi paterno.
Uomo di carattere, di
volontà forte e tenace, certo e fermo nelle sue convinzioni, non accettava
facilmente un dialogo o un compromesso, e sebbene protestasse di essere sempre
pronto all'obbedienza, non era facilmente arrendevole e di facile comando,
anche se nessuno può mettere in dubbio la sua rettitudine. Ma
questa volontà anzitutto la imponeva a se stesso con continue penitenze,
digiuni, mortificazioni, sacrifici e laboriosità indefessa, come attestano i
pensieri qui raccolti.
Soprattutto
fra Cecilio fu un religioso di preghiera continua che lo teneva continuamente
unito a Dio. Il Tabernacolo, il Crocifisso, Maria Santissima, erano il centro di
gravitazione di quasi tutti i suoi pensieri, sentimenti e parole.
Come
abbia pregato, Dio solo lo sa, ma è certo che fra Cecilio irradiava una luce
soprannaturale non comune e che il soprannaturale informava tutta la sua vita.
La sorgente non poteva essere che la preghiera e l'Eucarestia.
Pensieri di fra Cecilio Maria sulla Vita Religiosa
Il vostro Cuore trafitto dalle mie infedeltà, illumina l'anima
mia e mi incoraggia a intensificare la vita di mortificazione per essere più
fedele nell'osservanza delle promesse fattevi con la professione religiosa.
Occuperò la mia mente nelle cose più belle, più preziose, più di
attualità, più proficue: il santo Vangelo, la Regola, la Passione e Morte di
Gesù, la vita intima di Gesù Sacramentato e Maria Immacolata.
Mi necessita vivere sempre più intensamente la vita
intima con Gesù Sacramentato per ottenere più facilmente lo scopo della mia
vocazione: farmi santo cappuccino in quel luogo, in quelle circostanze nelle
quali, non io, ma il Signore mi ha messo.
Vogliamo compiacere il Signore, la nostra celeste Mamma con l'amare
fortemente, generosamente, entusiasticamente la nostra vocazione di Fratelli
Laici, secondo lo spirito del nostro Ordine.
Se non ci sentiamo di vivere lo spirito cappuccino che è spirito molto
austero... il Signore susciterà altre anime, più generose di noi che lo
sappiano vivere e noi passeremo in più comoda compagnia.
Occorre non perdere tempo, perché è preziosissimo, ed incominciare
subito ad amare con ardore la nostra santa vocazione ed imbeverci nello spirito
genuino del nostro Ordine, per essere coerenti con noi stessi e con la volontà
di Dio.
Mio serafico Padre San Francesco, rinnovo alla divina Presenza, nelle
vostre mani stimmatizzate da Cristo, i miei voti.
La santa Povertà è il vero sole che emana dal Crocifisso. Cercherò
di camminare sempre alla luce di questo sole, per incontrare festoso il nostro
Giudice in punto di morte.
E' una grande tentazione del demonio quella che ci suggerisce in cuore
che se celebrassimo la santa Messa faremmo maggior bene... I nostri sforzi
devono essere rivolti continuamente a far bene la nostra parte, a vivere bene la
nostra vocazione di Fratelli, con fede viva, alla presenza di Dio che ce l'ha
donata e sulla quale ci giudicherà. Lui vuole premiarci ed esaltarci in
Paradiso, come ha esaltato tanti nostri confratelli.
La nostra deve essere e vuol essere una vita angelica, vissuta con
grande entusiasmo e generosità, giorno dopo giorno, seguendo i consigli
evangelici e la Regola serafica, per attestare al cielo e alla terra la nostra
gioia e gratitudine e dire a tutti gli uomini che servire Dio è Paradiso anche
nell'attuale esilio.
La nostra vita consacrata a Dio con i nostri santi Voti e con la
professione della Regola serafica, deve essere come quella degli Angeli,
svolazzante attorno a tutti i santi Tabernacoli del mondo in compagnia della Madonna.
Il mio stato di Fratello Laico non mi permette di fare il predicatore,
ma, se sarò religioso come Voi volete, in Paradiso non mancheranno anime
salvate dall'abito di San Francesco da me portato.
San Francesco, ottenetemi di osservare la vostra serafica Regola con i
miei santi Voti, per i quali mi è già stato solennemente promesso. "Se
queste cose osserverai, da parte di Dio ti prometto la vita eterna".
Dal giorno in cui ho potuto dire: "Ora non ho più nulla al
mondo" e quel poco che avevo lo diedi ai poveri, secondo la nostra santa
Regola... una felicità intima profonda mi ha invaso l'anima.
Non avere nulla e non potere avere nulla in modo che non si possa
prendere neanche un bicchiere d'acqua, senza il dovuto permesso, è un distacco
tale che ci fa simili a Cristo che, essendo padrone di tutto, volle vivere
poverissimo.
La nostra meta è Dio, e, per arrivarci speditamente, bisogna gettare
via tutto, come abbiamo promesso. Bisogna vivere il vero spirito cappuccino
primitivo, e voi, Sacerdoti nostri, insegnatelo e aiutateci a viverlo.
Per non avere anche noi la responsabilità di aver consumato il
patrimonio dei nostri vecchi, dobbiamo unirci tutti in uno, con il nostro
serafico Padre San Francesco, nell'abbracciare il nudo Crocifisso.
Al mantenimento della mensa dei Poveri, e della nostra, pensa la
divina Provvidenza; abbiamo visto che non è mai venuta meno, neanche in tempi
difficili o durante la guerra.
Noi serviremo sempre i Poveri per amore di Dio, con la sua grazia, anche
per l'avvenire, come per il passato, senza che nessuno al mondo sappia chi
sono le famiglie o le persone che dal convento partono con il cuore sollevato.
L'esempio di Povertà della Sacra Famiglia mi entusiasma sempre più
nella Povertà serafica professata, datami per Madre dal serafico Padre e a lui
regalata da Gesù.
Io credo che per noi cappuccini la prima penitenza dovrebbe essere
quella che proviene dalla santa Povertà: la Mamma che dovrebbe essere amata
da tutti. Si dovrebbe anche pensare che se noi, singolarmente, non ci facciamo
scrupolo di mancarle di rispetto o di maltrattarla, offendiamo gli altri
fratelli che vorrebbero la nostra Mamma Povertà, rispettata e amata.
Mentre imparavo a conoscere e a vivere lo spirito di San Francesco
contenuto nella sua Regola, vedevo chiaramente di trovarmi dove da tanto tempo
mi sentivo chiamato. Il mio spirito, pronto a tutto, faceva piegare anche la
carne in modo che il santo Noviziato fu per me un vero Paradiso in terra.
Tutta la giornata sarà per me ora di meditazione. Con il pensiero fisso
a Gesù residente nel mio cuore misticamente, o sostanzialmente glorioso nel
Tabernacolo, mi sarà facilissima l'osservanza dei comandamenti di Dio e della
Chiesa, facilissima l'osservanza dei miei santi Voti di Obbedienza, Povertà e
Castità. Con il pensiero rivolto a Gesù, mi sarà facilissima l'osservanza
della regola delle costituzioni e di tutti i doveri del mio stato.
Il mio ufficio sarà: studiare Gesù... studiare quanto Lui mi ama...
studiare quanto Lui è degno di essere amato... studiare quanto mi conviene
amarLo.
La santa Povertà è la virtù più cara al serafico Padre San
Francesco. Pregherò San Francesco di concedere anche a me un po' del suo amore
a sì bella virtù,
affinché non solo l'abbia ad amare, ma possa riuscire a godere quanto
mi vedrò privo delle cose necessarie alla vita.
Gesù ha amato tanto la virtù della Povertà che l'ha voluta con sé
tutto il tempo della sua vita, dalla culla alla croce, e perfino nel sepolcro...
Gesù era il creatore e padrone di tutto il mondo.
Mio serafico Padre san Francesco vi prego di innamorarmi della Povertà,
affinché distaccato da tutte le cose di questo mondo, possa volare speditamente
all'amore di Gesù.
Questa è la virtù che abbellisce tutte le altre. "Beati i puri
di cuore perché vedranno Dio". Se amerò la santa purità anche in
questo mondo penetrerò, mediante la meditazione, nei segreti di Dio.
Nei Poveri che verranno alla porta, vedrò la persona di Gesù... con
loro userò quella carità che userei con Gesù.
Nell'amare teneramente e nell'osservare puntualmente i mie tre voti,
intendo far compagnia a Gesù inchiodato alla croce con tre chiodi.
Voglio farmi santo seguendo la via facile e breve che è Gesù; voglio
diventare ricchissimo, spogliandomi di tutto quello che non è di Gesù per
ereditare tutto ciò che è di Gesù.
se ho potuto vivere nel secolo ventidue anni, senza
essere arrivato a bere un litro di vino in tutto, perchè ora che ho fatto voto
di povertà, non potrei farne a meno?
Non vale la scusa, suggerita dall'amor proprio, ma se i Superiori lo
concedono è segno che si può prendere. Niente affatto! Neanche con la
concessione dei Superiori, posso usare ciò che non mi è necessario.
Ad ogni istante intendo incominciare una nuova vita di amore... vedo
quanto Iddio merita di essere amato e servito.
E' il Signore che ha creato tutti i fiori e vuole che ognuno conservi il
suo profumo, la sua forma e colore perché gli piace di essere lodato e servito
nella varietà creata da lui.
Mentre scopavo la chiesa, mi piaceva ricordare Gesù presente nel S.
Tabernacolo che mi guardava e si compiaceva delle mie fatiche fatte per Lui,
oppure pensavo all'amore sollecito e tranquillo con il quale Maria teneva pulita
e ordinata la povera casa di Nazaret.
Sentivo nell'anima la voce di Dio che mi additava (mi diceva) come lui
si compiace di esaltare quei cappuccini (s. Corrado da Parzam) di un sol
pezzo, fatti secondo lo spirito della Regola e delle costituzioni, fedeli a quel
colore e a quella forma che Lui gli ha dato, e non girano nè a destra nè a
sinistra a mendicare forme e colori che non gli appartengono...
BIOGRAFIA BREVE
Antonio
Pietro Cortinovis, nasce il 7 novembre 1885 a Nespello frazione di Costa Senna
(Bergamo).
Lascia
i suoi beni ai poveri e veste l'abito religioso il 29 luglio
1908 col nome di FRA CECILIO MARIA. Trascorre a Lovere l'anno del noviziato, ad
Albino e a Cremona
l'anno successivo. Viene destinato, nell'aprile 1910, al convento dei
Cappuccini di viale Piave 2, in Milano, sede che lascia solo per il servizio
militare. Sacrista, per circa l11 anni, accanto al tabernacolo approfondisce
sempre più la sua vita di unione con Dio.
Dal
1921,
portinaio
e questuante per i poveri della città, percorre a piedi chilometri e chilometri
di strada. In nome di Dio bussa ad innumerevoli porte per nutrire i suoi poveri.
Collabora
attivamente, nel 1927, all'erezione del monumento dedicato a San Francesco in
piazza Risorgimento.
Nel
1959 fonda e dirige l'Opera San Francesco per gli emarginati e le persone più
provate. All'età di 98 anni si spegne il 10 aprile 1984, alle ore 21,
nell'infermeria dei frati Cappuccini di Bergamo.
Ci
Lascia il frutto delle sue meditazioni in alcuni quaderni che scrive per
obbedienza e intitola: "Pensieri confusi di Frate Cecilio da Costa Senna,
Laico cappuccino.
Le sue spoglie riposano ora, per particolare
privilegio, nella chiesa del convento di viale Piave a Milano, ripostevi nel
1989 e il card. Carlo Maria Martini il 27 settembre 1993 ne introdusse la causa
di canonizzazione. Il processo diocesano si svolse velocissimo, celebrò 67sessioni,
sentì 61 testimoni e si concluse il 10apriLe 1995.