FECONDAZIONE IN PROVETTA?

Sac. Pasquale Casillo - Casa Mariana Maria SS. del Buon Consiglio 83040 FRIGENTO (AV) Gennaio 1992 - con approvazione ecclesiastica

Capitolo primo

L'ILLICEITA’ DELLA FECONDAZIONE IN PROVETTA

«È vicina una delle molte ore "X", forse la più "X" della storia umana, la più carica di incognite sul destino della nostra specie... Per la prima volta dalle origini del mondo si è reso possibile una rivoluzione genetica». (Ersilio Tonini, vescovo)

 

Preliminari

La fecondazione (o fertilizzazione) è il processo nel quale i due gameti, cioè lo spermatozoo dell'uomo e l'ovulo della donna, si compenetrano inti­mamente dando origine ad una nuova cellula chiamata zigote, il quale, suddividendosi con costante continuità in trasformazioni per nove mesi, sarà chiamato embrione nei suoi primi stadi di sviluppo, e poi feto dal terzo mese di gestazione alla nascita.

La fecondazione è naturale quando la compenetrazione tra ovulo e spermatozoo avviene nelle viscere femminili, dopo l'intimo contatto dei corpi dell'uomo e della donna. È la fecondazione in vivo, normale, tradizio­nale. È lecita perché è il termine dell'«atto per sé idoneo alla generazione della prole, al quale il matrimonio è ordinato per sua natura e per il quale i coniugi divengono una sola carne» (Codice Diritto Canonico, canone 1061).

La fecondazione è artificiale quando è ottenuta fuori del corpo della donna e con mezzi che pretendono di imitare quelli naturali. È detta anche: in provetta, in vitro. È chiamata «artificiale» con riferimento ai mezzi e modi usati per produrla, e non direttamente ad essa che, una volta cominciata, prosegue il suo corso normale. Può essere extramatrimoniale, etorologa e omologa: extramatrimoniale, quando riguarda la donna non sposata, nubile o vedova; - eterologa, quando il concepimento umano è ottenuto a partire dai gameti provenienti da almeno un donatore diverso dagli sposi che sono uniti in matrimonio; - omologa, quando il concepi­ mento umano è raggiunto mediante l'incontro dei gameti degli sposi uniti in matrimonio.

La fecondazione in provetta con trasferimento dell'embrione (in lingua inglese, FIVET) è attuata mediante questa tecnica: alcuni ovuli risucchiati dalla donna sono uniti agli spermatozoi dell'uomo in una provetta; - in questa, più ovuli e più spermatozoi si compenetrano tra di loro originando gli embrioni; - gli embrioni che presentano migliori garanzie di crescita regolare sono inseriti nell'utero della donna, dalla quale eran stati risuc­chiati gli ovuli e se essa è in grado di portare a compimento la gravidanza, o sono inseriti nell'utero di un'altra donna che presta o affitta il proprio grembo perché gli embrioni vi attecchiscano, e che sia capace di conclu­dere la gestazione; - gli altri embrioni, detti soprannumerari, poco o per nulla affidabili, o sono congelati in attesa di essere messi nell'utero di una donna per la gravidanza, o sono sottoposti a sperimentazione, o sono distrutti.

Le seguenti pagine esaminano questa tecnica soprattutto alla luce della autorevolissima Istruzione della Congregazione per la Dottrina della fede intitolata «Il rispetto della vita umana nascente e la dignità della pro­creazione», approvata da Papa Giovanni Paolo Il e datata al 22-2-1987 (noi la citeremo nei seguenti termini: «Il rispetto... parte... paragrafo...»). L'istruzione non presenta uno studio sistematico dell'insegnamento della Chiesa sulla procreazione e sulla vita umana, ma soltanto un gruppo di risposte alle questioni di maggiore attualità in questo campo, cioè sul matrimonio, sull'atto coniugale, sull'inizio della vita umana, sul figlio, sulla famiglia; con riferimento a due tecniche di riproduzione umana, cioè all'in­seminazione artificiale e alla fecondazione in provetta.

Essa sviluppa i suoi ragionamenti seguendo questi criteri etici: una procreazione veramente responsabile deve essere il frutto del matrimonio; - il significato unitivo e il significato procreativo dell'atto coniugale sono inscindibili; - la vita fisica, pur non esaurendo in sé tutto il valore della persona, ne rappresenta in una certa misura il valore fondamentale perché racchiude in sé tutti gli altri valori della persona.

Durante il procedimento dei discorso l'Istruzione richiama, conferma e amplia quanto al riguardo era stato già dichiarato da Giovanni Paolo II, da Paolo VI, dal Vaticano II, da Giovanni XXIII, da Pio XII, dal Sant'Uffi­zio dei 17-3-1897 e da altri Documenti della medesima Congregazione per la Dottrina della Fede.

Nei primi due anni di pubblico dibattito l'Istruzione ha avuto più di un centinaio di studi, saggi, recensioni e commenti, e viene sempre più studiata perché «le richieste di chiarificazione e di orientamento non pro­vengono soltanto dai fedeli, ma anche da parte di quanti riconoscono comunque alla Chiesa «esperta in umanità» una missione al servizio della «civilità dell'amore e della vita» («Il rispetto... Introd., 1»).

Essa si fa sempre più preziosa quale guida alla scienza e alla coscienza nel trattare i temi collegati all'inizio della vita umana e ai processi stessi della procreazione, e man mano che i ricorsi alla fecondazione in provetta non sono più casi isolati e non costituiscono più una percentuale irrilevante.

 

La provetta

LA PROVETTA (recipiente di vetro a forma di tubo chiuso a una estre­mità) è, nella fecondazione artificiale, il luogo nel quale lo spermatozoo e l'ovulo si incontrano e si fondono per generare una nuova vita.

Quanta degradazione! La provetta non ha nessun segno del donarsi in pienezza di sentimenti, affetti, aspirazioni, fremiti che è proprio degli sposi, non dimostra che atti puramente tecnici, non è per nulla una «camera nuziale», non nasconde la tentazione di far sorgere l'industria del bambino concepito fuori dell'utero materno.

Essa esclude categoricamente le persone degli sposi e il loro atto ses­suale coniugale, che di certo non bisogna sopravvalutare per non cadere in errori, ma neanche sottovalutare perché esso suppone, contiene e manifesta una meraviglia di sensazioni e di emozioni, che non sono ancora tutte scoperte e che inneggiano alla perpetuazione della specie umana e della vita, una meraviglia che si vede anche nell'unione tra maschio e fem­mina delle specie animali, durante la quale certi animali cambiano il colore della pelle e delle piume, eseguono movimenti spettacolari, fingono affet­tuosamente un'aggressione nei confronti del partner!

La provetta evoca un freddo ambiente di laboratorio, che fa pensare a uno scienziato o a un tecnico o a un medico che quasi gioca con le cellule germinali, come se volesse fare e disfare ciò che Dio ha creato.

Essa pretende superbamente sostituire la natura che è insostituibile, dimostrare che la capacità di procreare fonda il diritto a procreare in qua­lunque modo, stabilire che il concepimento artificiale dà al nascituro il diritto di appartenere al genere umano precisamente come lo dà il conce­pimento naturale.

E fa danno fisico al concepito, perché è giocoforza pensare che un recipiente di vetro, per quanto controllato, non può essere rassicurante quanto l'utero della donna che è già tanto delicato, e non può non incidere negativamente sulla fase delle prime divisioni di cellule, nella quale avviene lo stampo dei processi che formeranno i diversi organi del corpo.

Insomma la provetta contiene in sé una negatività più vistosa di quanto sembra a prima vista, perché «il luogo in cui il figlio viene conce­pito, è fondamentale» (Nicola Natali, medico, obiettore di coscienza sanita­rio).

Invece il luogo degno dell'incontro dello spermatozoo e dell'ovulo è il corpo di una persona, cioè della donna, perché il concepito è una per­sona, e perché soltanto una persona ha l'unico modo adeguato alla dignità della persona che si vuole concepire, cioè ha l'amore che, attra­verso l'atto sessuale coniugale, vuole il concepito per sé stesso e in sé stesso.

 

L'embrione

L'EMBRIONE, secondo il sistema della fecondazione in provetta, può essere congelato, trasferito, sperimentato, venduto e distrutto.

Ma fare queste azioni significa valutare e trattare l'embrione come un banale grumo di cellule anomale, un'appendice del corpo materno, un oggetto da manipolare a piacimento, un mezzo di collaudo, un prodotto di scarto, una cosa neutra.

L'embrione, invece, è, come la scienza ha definitivamente accertato e non da oggi, un essere della specie umana, un soggetto individuale, unico, completo, irripetibile, nuovo, indipendente; ha in sé il diritto ad essere concepito da un uomo e da una donna legittimamente sposati, il diritto alla vita sin dal primo istante, il diritto all'identità per il quale non può essere manipolato, il diritto all'aiuto da parte della comunità umana; è un essere che appartiene a sé stesso, non ad altri, può essere procreato, conservato e usato solo allo scopo di rendere possibile la nascita del bam­bino nella donna legata in legittimo matrimonio a un uomo, possiede una dignità pari a quella delle persone adulte, uomo e donna.

Congelare un embrione vuol dire tenere violentemente in sospeso, per giorni, mesi e anni il processo di sviluppo che gli spetta per mettere in movimento il proprio sistema biochimico, svolgere la propria esistenza secondo continuità, crescere nel grembo materno, organizzarsi e venire alla luce. Vuol dire anche esporlo al danno di alterazioni, tanto più prevedi­bile quanto più egli è trattenuto nel congelamento, e al rischio di diventare orfano se nel frattempo i suoi genitori muoiono.

La «banca dell'embrione» è pertanto assolutamente riprovevole, come la «banca del seme».

Trasferire l'embrione dalla provetta all'utero, specialmente se è stato ricongelato dopo lo scongelamento, significa esporlo a morte quasi certa. Le statistiche dicono che la tecnica del trasferimento comporta la morte di più della metà degli embrioni (quindici su venti). Non è esagerato chia­mare aborto questa morte. Essa si verifica specialmente nella donna di circa quarant'anni.

E non è detto che l'embrione arrivato all'impianto possa poi prose­guire il suo cammino.

Sperimentare l'embrione per ricerche scientifiche di natura chimico­farmaceutica o per prove non pertinenti al suo specifico sviluppo nel grembo materno, equivale a degradarlo a livello di cavia e quindi negare il suo diritto alla vita, che è il primo dei diritti; violare la sua dignità di per­sona che è fine, e non mezzo; renderlo portatore di ripercussioni negative nella sua discendenza, e soprattutto esporlo volutamente alla morte, tanto più se appare subito malformato.

E tutto ciò accade su colui che non ha quella capacità di capire e di volere che è indispensabile perché si possa, in determinate circostanze ed entro certi confini, mettere la propria incolumità a servizio della scienza e dell'umanità.

Vendere-comprare gli embrioni umani, vivi o morti, resto o non di fecondazione in provetta, perché le industrie farmaceutiche e cosmetiche ne facciano polveri, liquidi, unguenti, creme ecc. per curare le unghie, impedire la caduta dei capelli, ammorbidire la pelle, preparare afrodisiaci, rassodare il seno, contrastare l'invecchiamento, togliere le rughe ecc. vuol dire agognare il denaro per sfrenatezza di cupidigia, svendere la realtà stessa della natura umana, svolgere un mercato turpe e macabro, mac­chiare il nostro tempo di una infamia nuova e mostruosa.

Distruggere l'embrione, congelato o non, malformato o non, è come dire di negare drasticamente il valore intrinseco e obiettivo di ogni essere umano e il dovere di conservare in vita la persona, anche se chiamata all'esistenza artificialmente, e tutto ciò in disprezzo di quella verità che afferma solennemente: «Vale più un uomo che tutto l'universo» (Biagio Pascal, francese, filosofo).

Questi cinque procedimenti a danno dell'embrione sono assoluta­mente inammissibili.

«Lo stesso congelamento degli embrioni, anche se attuato per garan­tire una conservazione in vita dell'embrione - crioconservazione - costi­tuisce una offesa al rispetto dovuto agli esseri umani, in quanto li espone a gravi rischi di morte o di danno per la loro integrità fisica, li priva almeno temporaneamente dell'accoglienza e della gestazione materna, e li pone in una situazione suscettibile di ulteriori offese e manipolazioni» («Il rispetto... 1,6»).

Inoltre «con la possibilità di congelamento dell'embrione si avrà la per­dita del concetto di tempo. L'uomo prodotto in questo modo non avrà più in senso proprio una data di nascita perché avrebbe potuto nascere in qualsiasi momento, secondo l'arbitrio di chi pone fine al congelamento del­l'embrione» (Jean Luc Marion, francese, filosofo).

Non è morale ottenere il concepimento di gemelli nel momento della fecondazione e poi farli nascere a mesi di distanza l'uno dall'altro. «Negli embrioni concepiti al di fuori del corpo umano, è considerevole il rischio di alterazioni cromosomiche, che renderebbero molto improbabile la loro sopravvivenza dopo l'impianto nell'utero della donna» (Centro di Biologia della Riproduzione presso l'Università di Edimburgo, in Scozia).

«Non è perciò conforme alla morale esporre deliberatamente alla morte embrioni umani ottenuti in vitro. In conseguenza del fatto che sono stati prodotti in vitro, questi embrioni non trasferiti nel corpo della madre e denominati «soprannumerari», rimangono esposti a una sorte assurda, senza possibilità di offrire loro sicure vie di sopravvivenza lecitamente per­seguibili» («Il rispetto... 1,5»).

«Nessuna finalità, anche in sé stessa nobile, come la previsione di una utilità per la scienza, per altri esseri umani o per la società, può in alcun modo giustificare la sperimentazione sugli embrioni... nel seno materno o fuori di esso... D'altra parte la sperimentazione sugli embrioni... comporta sempre il rischio, anzi il più delle volte la previsione certa di un danno per la loro integrità fisica, o addirittura della loro morte... Usare l'embrione umano... come oggetto o strumento di sperimentazione rappresenta un delitto nei confronti della loro dignità di esseri umani che hanno diritto allo stesso rispetto dovuto al bambino già nato e ad ogni persona umana... La prassi di mantenere in vita degli embrioni umani, in vivo o in vitro, per scopi sperimentali o commerciali, è del tutto contraria alla dignità umana...» ... « È immorale produrre embrioni umani destinati a essere sfrut­tati come "materiale biologico" disponibile...» («Il rispetto... 1,4 e 5»).

La sperimentazione dell'embrione umano è più infame quando è fatta perché questo «non costa nulla» rispetto all'embrione di scimpanzé o di altri animali, dei quali bisognerebbe prima comprare la coppia e poi alle­varla e studiarla in continuazione.

«Nessuno scienziato è riuscito a dimostrare che sia indispensabile usare gli embrioni umani, e che non si possa invece ricorrere, con risultati accettabili, a embrioni di animali» (Jérome Lejeune, francese, il più illustre genetista europeo, scopritore della trisomia 21, cioè dell'anomalia genetica che colpisce i soggetti malati di mongolismo).

«Condanno nel modo più esplicito e formale le manipolazioni speri­mentali dell'embrione umano» (Giovanni Paolo II).

Fare della riproduzione dalla specie umana un fatto di mercato e per di più svolto con tutte le regole del mercato è illecito perché «l'essere umano non dovrebbe mai, come morale e religione hanno sempre inse­gnato, essere un oggetto di vendita...» (Nicola Abbagnano, filosofo).

È doveroso denunciare la particolare gravità della distruzione volon­taria degli embrioni umani, ottenuti in vitro al solo scopo di ricerca sia mediante fecondazione artificiale sia mediante «fissione gemellare». Agendo in tal modo il ricercatore si sostituisce a Dio e, anche se non ne ha la coscienza, si fa padrone del destino altrui, in quanto sceglie arbitra­riamente chi far vivere e chi mandare a morte, e sopprime esseri umani senza difesa» («Il rispetto... 1,5»)3.

Non meno condannabile è il fatto di distruggere gli embrioni perché le persone interessate non hanno pagato, perché la clinica è stata chiusa per qualsiasi ragione, perché le coppie che avevano chiesto la conserva­zione degli embrioni, hanno cambiato idea.

È un peccato e un delitto cercare nell'utero della madre il cuore del­l'embrione e trafiggerlo con l'ago.

Considerato poi sotto l'aspetto religioso, l'embrione acquista un valore di gran lunga superiore. È il momento di ricordare: «Elisabetta disse a Maria: «Quando il tuo saluto ha raggiunto il mio orecchio, il bambino ha sussultato di gioia nel mio seno» (Lc. 1,43). Ebbene questo è l'embrione: un uomo, cioè un essere che sussulta di gioia all'avvicinarsi del suo Dio» (Marie-Hélène Congourdeau, francese, giornalista).

Ciò che è stato detto nelle righe precedenti a proposito dell'embrione, si intende anche del feto che, ripetiamo, è il prodotto del concepimento dal momento in cui le diverse parti dell'embrione possono distinguersi a occhio nudo, cioè dal terzo mese di gestazione alla nascita.

Il maltrattamento subito dal feto è espressamente citato dalla Istru­zione della Congregazione per la Dottrina della Fede «Il rispetto...» ogni volta che parla dell'embrione maltrattato, ed è condannato anche, non occorre dirlo, da tante altre fonti.

È immorale «La banca del feto»: questa rifornisce a sua volta «nume­rosi laboratori di embriologia e, di supporto, industrie cosmetiche per la preparazione di prodotti di bellezza» (Alberto Chergo, eurodeputato).

È riprovato «l'elisir di lunga vita ricavato da un siero prodotto da coni­gli, nei quali è stato iniettato un liquido ottenuto sciogliendo in una solu­zione salina parti di feti» (riferito da giornali che avevano consultato gli esperti).

«Non è etico, anzi è decisamente immorale usare un feto per prele­vare cellule e tessuti da trapiantare in malattie incurabili, fisiche e mentali, come l'alzheimer, il morbo di Parkinson, alcune leucemie e altri danni come quelli prodotti dalle radiazioni» (John Eccles, Premio Nobel per la medicina e la fisiologia, uno dei massimi studiosi del cervello). Orripilanti le sperimentazioni come queste: decapitare e tenere artifi­cialmente in vita feti di ventuno settimane per studiare il metabolismo e altri meccanismi; - utilizzare i reni di bambini abortiti per esaminare le malformazioni renali; - provocare l'aborto di bambini tra la dodicesima e la ventesima settimana mediante taglio cesareo, decapitarli e fissare le loro teste a una macchina che pompa varie sostanze chimiche nel sistema circolatorio cerebrale (da giornali bene informati).

Innominabile è lo scaricare feti, e a migliaia, in depositi di immondizie (come è accaduto in Usa, in San Salvador ecc.): «Quello che inizialmente sembrava che fosse carne di maiale, si è rivelato essere un ammasso di embrioni umani morti» (Bjòrn Elmquist, danese, parlamentare europeo). Invece «i cadaveri di embrioni o feti umani, volontariamente abortiti o non, devono essere rispettati come le spoglie degli altri esseri umani. In particolare, non possono essere oggetto di mutilazioni o autopsie se la loro morte non è stata accertata, e senza il consenso dei genitori o della madre. Inoltre va sempre fatta salva l'esigenza morale che non vi sia stata complicità alcuna con l'aborto volontario, e che sia evitato il pericolo di scandalo. Anche nel caso di feti morti, come per i cadaveri di persone adulte, ogni pratica commerciale deve essere ritenuta illecita e deve essere proibita» («Il rispetto... 1,4»).

 

La madre sostitutiva

Con il termine «MADRE SOSTITUTIVA» s'intende quella che può avere una di queste funzioni: dà in affitto il proprio utero (detta anche «madre incubatrice»); - viene inseminata dal marito di una coppia contri­buendo alla nascita del bambino con il proprio ovulo, con la gestazione e con il parto (detta anche «madre surrogata»); - si impegna soltanto alla gestazione e al parto di un embrione ottenuto in provetta con entrambi i gameti della coppia (detta anche «madre portante»); - viene inseminata con lo sperma del marito di una donna sterile (detta anche «madre vica­ria»); - dà una propria cellula-uovo a una donna che non è capace di produrne per mancanza di ovaie, ma che potrà portare a termine la gravi­danza (quella che dà l'uovo è chiamata «madre donatrice»).

In quasi tutti i casi sono presenti due impegni: pagare un prezzo, da parte dei committenti; e consegnare il bambino una volta nato, da parte della madre sostitutiva.

Le suddette forme di maternità sostitutiva sono un «fare» tecnico, e nient'affatto un «agire» umano.

Un «fare» che porta a gravi disordini, tra i quali sono i seguenti già accaduti: madri sostitutive non hanno voluto consegnare, nonostante il contratto firmato, il bambino alla coppia che lo aveva commissionato; - quando il bambino è nato mongoloide, i committenti non l'hanno voluto ricevere; - alcune donne hanno accettato di fare il figlio per evitare o tramandare un trasferimento o un licenziamento; - alcuni committenti hanno chiesto alle madri sostitutive di sparire per sempre; - non pochi bambini nati da un concempimento artificiale hanno avuto morte perina­tale; - mariti che avevano acconsentito alla fecondazione artificiale hanno poi rifiutato il bambino e ne hanno chiesto il disconoscimento della pater­nità al tribunale; - certe donne, in caso di divorzio, per strappare al marito il figlio avuto per fecondazione artificiale, hanno fatto risultare di averlo avuto da un amante, e talvolta, esaminati i gruppi sanguigni e tessutari del bambino, il tribunale ha dovuto escludere tanto la paternità del marito quanto la paternità dell'amante, per concludere che il bambino era «figlio di nessuno»; - certe madri hanno dichiarato apertamente di volere il figlio non per quello che questi sarà, ma per darsi lo stato di madre, a loro negato dalla natura; - certi coniugi, per aver visto inutile la fecondazione artificiale, hanno divorziato; - una donna di trent'anni ha chiesto di essere fecondata artificialmente per poi abortire e usare i tessuti fetali a favore di suo padre affetto dal morbo di Parkinson; - una nonna ha partorito tre suoi nipotini gemelli, per l'appunto, figli di sua figlia: difatti tre ovuli pre­levati da questa e fecondati con il seme del marito erano stati successiva­mente impiantati nell'utero di lei, divenuta poi nonna-madre; - una ragazza di venti anni ha prestato a sua madre il proprio utero per acco­gliere l'ovulo di lei fecondato in provetta dal seme del suo convivente, e ha dato alla luce un bambino che è figlio e fratello proprio; - donne sono state pagate per portare in grembo esseri destinati a non nascere mai; - donne portano la gravidanza sino al sesto o al settimo mese in modo da cedere il prodotto del concepimento il più sviluppato possibile alla scienza e all'industria dei cosmetici; - una donna è ricorsa all'uovo della sorella, fecondato artificialmente con il seme del marito, l'embrione è stato poi trasferito dal ventre della zia a quello della madre che ha condotto a termine la gravidanza, e così ha partorito una bambina concepita dalla sorella; - un marito ha concepito un figlio con una donna che non è sua moglie, con l'esplicito consenso di costei, e questo è anche adulterio, ecc.: insomma un groviglio di disordini, di ingiustizie, di illegalità, di peccati!

Inoltre, questa sostituzione di madre provoca la tentazione di indurre ad affittare anche altri organi dell'essere umano come si fa per l'utero; spinge la donna pur perfettamente capace di generare un figlio a farselo fare da un'altra donna; è l'occasione cercata dalle correnti femministe che si preoccupano di diminuire il ruolo dell'uomo, e dagli scienziati che mirano ingiustamente a una qualche forma di sperimentazione sugli esseri umani; determina la trasmissione della vita al di fuori del contesto del matri­monio validamente celebrato, e non tra legittimi coniugi, quindi contro il disegno impresso da Dio alla natura; trasforma il grembo materno in un contenitore o scatola da laboratorio; include in sé l'incitamento o la preme­ditazione ad abbandonare, nonostante il rimorso, il figlio che nascerà, o anche a negarlo, per sopraggiunti motivi di interesse o di affetto, a chi l'aveva commissionato; considera come una merce il bambino ottenuto, dato e allontanato da colei che l'aveva portato in grembo.

«Questa pratica è molto simile alla prostituzione e si può prestare a vari tipi di sfruttamento» (Consiglio Britannico per la scienza e per la società).

Anche sotto l'aspetto fisico, il procedimento della sostituzione della madre è carico di incognite: «Se voi collocate tre embrioni nella madre, è possibile che il processo si concluda con la nascita di tre neonati, ma è molto più probabile che si concluda senza alcuna nascita. Limitando il numero degli embrioni a un massimo di tre, molte donne saranno private ugualmente della gioia della maternità. Aumentando il numero degli embrioni le possibilità di una maternità aumentano, ma aumentano anche le possibilità di nascite multiple» (N. Craft, inglese, ginecologo, che ha fatto nascere i primi gemelli in provetta).

Il fatto poi di chiedere e dare la sostituzione di maternità a suon di milioni dati e ricevuti con tanto di minuzioso contratto, rende l'immoralità più grave.

In genere, il contratto segue questo schema: la madre sostitutiva si assume tutti i rischi della gravidanza, incluso quello della morte; riscuote la grande somma pattuita e depositata in una banca solo ad avvenuta nascita del bambino, però senza gli interessi; riceve una certa somma non grande nel caso di interruzione di maternità dopo il quinto mese; - il com­mittente viene esentato da qualsiasi pagamento nel caso di interruzione di maternità nei primi cinque mesi; si riserva il diritto di far esaminare il feto tra la sedicesima e la ventesima settimana, e di imporre l'aborto in caso di anormalità fisiologiche; si impegna a pagare le spese mediche non coperte dall'assicurazione conseguenti all'interruzione della maternità dopo il quinto mese; - l'Ente che stila il contratto, riscuote al momento della firma una somma piuttosto alta dichiarata «non risarcibile» e si garan­tisce contro ogni ricorso nel caso che la donna non resti incinta o rivendi­chi il figlio.

È un contratto disumano nella sostanza e nei particolari: soprattutto perché il potere della donna, cioè il fatto di essere lei il luogo in cui avviene il sorgere di una nuova persona umana che è l'avvenimento più grande, non può in nessuna misura essere considerato come una qualsiasi presta­zione commerciale, non può in nessun senso essere una compravendita del prodotto del concepimento.

Ancora «il far nascere un bambino con il proprio seme dentro un'altra donna è un fatto molto negativo» (Romano Forleo, ginecologo), perché viene a mancare quel rapporto di tipo neuro-ormonale e di tipo psicologico che legittima madre e legittimo figlio si scambiano con reciproca utilità. Insomma la maternità sostitutiva «è contraria all'unità del matrimonio e alla dignità della procreazione della persona umana... rappresenta una mancanza oggettiva di fronte agli obblighi dell'amore materno, della fedeltà coniugale e della maternità responsabile; offende la dignità e il diritto del figlio ad essere concepito, portato in grembo, messo al mondo ed educato dai propri genitori; instaura, a detrimento delle famiglie, una divisione fra gli elementi fisici, psichici e morali che le costituiscono». («Il rispetto... 11,3»).

La retta ragione dice: la donna non può alienare il carattere della sua maternità che è personalissimo e pertanto non può considerare il suo corpo come una cosa gestibile e affidabile a un'altra persona; nessuna donna può essere costretta o obbligata a fare da eventuale madre secondo la tecnica della fecondazione artificiale; non rientra per niente nel­l'autenticità della realizzazione della maternità il cercare una donna che svolga il compito della gestazione; al diritto alla vita proprio degli embrioni non corrisponde necessariamente un dovere nelle donne di prestare il loro utero all'impianto.

Pertanto la «banca dell'ovulo» è inammissibile.

 

Il figlio

IL FIGLIO è, nel sistema della fecondazione in provetta, il desiderato ardentemente, il ricercato a tutti i costi, l'amato oltre ogni dire dalla coppia, il portatore di una felicità invidiabile, la bandiera della famiglia. Eppure, nella realtà, è il più maltrattato.

Infatti è voluto come un oggetto da produrre e da possedere, non per il suo bene, ma per quello di un uomo e di una donna che si servi­ranno di lui.

Nasce non secondo natura, cioè dall'intima unità della coppia e dalla stretta fusione tra embrione e grembo materno, ma per opera di terzi, dei quali chi dà lo sperma, chi dà l'ovulo, chi si presta alla gestazione dell'em­brione, chi fa da intermediario, e attraverso uno spazio di tempo talvolta anche lunghissimo.

Nasce ferito nel suo organismo perché non si può pensare che la natura annulli le meraviglie dell'apparato della riproduzione umana per dare la possibilità di altre scelte capricciose. L'esperienza fatta finora dice che «i bambini nati da un concepimento artificiale corrono quattro volte più degli altri il rischio di una morte perinatale» (Paul Lancaster, austra­liano, epidemiologo).

Nasce sottoposto a rischi di ordine psichico perché essendo mancata «la grande influenza che i sentimenti e le emozioni della madre e del padre hanno nella fase prenatale, fino a condizionare il futuro del nascituro, è inevitabile domandarsi: «Che cosa accade in un embrione concepito artifi­cialmente? Quali effetti si producono o vengono a mancare nella disartico­lazione artificiale della fecondazione?» ed è giocoforza rispondere: «Difficile dirlo con certezza, ma è sicuro che le cose non andranno bene» (Leo­nardo Ancona, psicologo-psichiatra).

Nasce senza la certezza di conoscere chi fu il donatore del seme dal quale è derivato, e quindi di conoscere la sua vera origine.

Nasce nel lutto perché ogni bambino prodotto dalla fecondazione arti­ficiale comporta dai quindici ai venti suoi fratelli abortiti.

Può essere coinvolto in una situazione che lo porta ad avere fino a cinque «genitori», cioè a un uomo che dà lo sperma, a una donna che dà l'ovulo, ad un'altra donna che vive la gravidanza, e ai due componenti la coppia sterile che paga tutto il procedimento e si prende il figlio nato, se la madre biologica lo permette.

Invece «il figlio ha diritto ad essere concepito, portato in grembo, messo al mondo ed educato nel matrimonio: è attraverso il riferimento sicuro e riconosciuto ai propri genitori che egli può scoprire la propria identità e maturare la propria formazione umana...» ... «II concepito dovrà essere il frutto dell'amore dei suoi genitori. Non può essere voluto né con­cepito come il prodotto di un intervento di tecniche mediche e biologiche: ciò equivarrebbe a ridurlo a diventare l'oggetto di una tecnologia scienti­fica. Nessuno può sottoporre la venuta al mondo di un bambino a delle condizioni di efficienza tecnica valutabili secondo parametri di controllo e di dominio» («Il rispetto... 11,1 e 4»).

È illecito tutto ciò che in qualunque modo intacca e diminuisce la dignità del concepito.

Il figlio rimanga opera della Natura, a questa si lasci ogni decisione, perché quanto più si crede di dominarla, tanto meno la si capisce.

 

Le tre forme

LE TRE FORME della fecondazione in provetta, pure essendo tutte e tre illecite, presentano qualche distinzione.

Fecondazione extramatrimoniale: «La fecondazione artificiale di una donna non sposata, nubile o vedova, chiunque sia il donatore, non può essere moralmente giustificata» («Il rispetto... 11,2»).

Infatti «la nubile non ha il diritto alla procreazione che è riservato per legge naturale ai coniugi...» e «... la vedova non può avviare il processo generativo per una volontà diversa dal marito e protesa a introdurre un intruso nel seno della famiglia». (Vedi: PASQUALE CASILLO, Insemina­zione artificiale?, Casa Mariana, Frigento, 1992, pag. 5).

Fecondazione eterologa, cioè, ripetiamo, quella in cui il concepimento umano è ottenuto a partire dai gameti provenienti da almeno un donatore diverso dagli sposi che sono uniti in matrimonio: viola l'unità del matrimo­nio, che ne è una proprietà essenziale, determinando una trasgressione dell'impegno reciproco dei coniugi; contrasta con la dignità degli sposi perché li frustra nella loro vocazione alla paternità e alla maternità che essi devono realizzare l'uno attraverso l'altro, in maniera oggettiva e inaliena­bile; è contraria al figlio che viene privato del diritto di essere concepito e messo al mondo nel matrimonio e dal matrimonio, destituito della rela­zione filiale con le sue origini parentali, e ostacolato nella maturazione della sua identità personale; nuoce alla famiglia considerata nel suo complesso in quanto vi determina una rottura tra parentalità genetica, parentalità gestazionale e responsabilità educativa; danneggia la società, perché tutto ciò che minaccia l'unità e la stabilità della famiglia è causa di molteplici e gravi disordini in tutto il tessuto sociale: pertanto «è moralmente illecita la fecondazione di una donna con lo sperma di un donatore diverso da suo marito, e la fecondazione con lo sperma del marito di un ovulo che non proviene dalla sua sposa» («Il rispetto... 11,2»).

Fecondazione omologa, ossia, ripetiamo, quella in cui il concepimento umano è raggiunto mediante l'incontro dei gameti degli sposi uniti in matri­monio: questa non è moralmente negativa quanto quella eterologa, perché non esclude il matrimonio e la famiglia come ambito della nascita e dell'e­ducazione dei figli; tuttavia essa contrasta con la dignità dell'unione coniu­gale perché esclude l'atto coniugale, vale a dire quell'atto unico che rac­chiude nella sua essenza il significato unitivo e il significato procreativo, che sono inscindibilmente uniti secondo la natura del matrimonio e secondo le leggi iscritte nell'essere stesso degli sposi; - offende la dignità della procreazione perché la priva della sua perfezione propria, che è il fatto di essere il termine e il frutto dell'atto coniugale, cioè del gesto speci­fico dell'unione degli sposi; - urta contro la dignità del figlio, che viene originato al di fuori del corpo dei coniugi, e per di più lasciato al potere dei medici e dei biologi; - sovverte il retto ordine dei valori in quanto instaura il predomonio della tecnica sull'origine e sul destino della persona umana, andando contro quella dignità e quella eguaglianza che debbono essere comuni a genitori e figli: pertanto la fecondazione artificiale omo­loga «è in sé stessa illecita» e tale rimane «anche quando tutto sia messo in atto per evitare la morte dell'embrione umano» («Il rispetto... 11,5»).

Altre ragioni sostengono la tesi di questo primo capitolo.

a) L'adoperare provette e muffe e siringhe e acidi di un laboratorio per costringere all'incontro quei meravigliosi elementi che sono lo sperma­tozoo dell'uomo e l'ovulo della donna è tutto un ribrezzo che degrada l'es­sere umano al livello della veterinaria.

b) La fecondazione in provetta apre la strada ad altre illiceità, tutt'altro che impossibili e lontane, tra le quali sono le seguenti: eliminare l'istinto maschile dell'aggressività mediante iniezioni di ormoni femminili negli embrioni maschili; - selezionare elementi maschili ed elementi femminili per produrre bambini con le particolari caratteristiche richieste dai coniugi insoddisfatti del proprio temperamento; - non trapiantare l'embrione nel­l'utero perché cresca nella provetta di adeguate dimensioni; - diviso l'embrione in due parti, impiantarne una nell'utero della donna e usare l'altra per analisi; - ottenere un embrione con l'incrocio di specie diverse; - allevare l'embrione umano in utero di diversa specie, per esempio in utero di cavalla o di mucca; - unire nel momento della fecondazione due cop­pie di gameti (seme maschile e uovo femminile), ciascuna di genitori diversi, per ottenere un individuo figlio di due padri e di due madri; - produrre gemelli, dei quali uno servirà come riserva di tessuti embrionali per l'altro; - determinare la selezione del sesso prima della fecondazione e dopo: nel primo caso, «l'apparato per tale procedura potrebbe essere messo in commercio per uso personale... sul tipo «fatelo da voi» (Comitato Warnock, inglese); - creare campioni di sperma composti all'ottanta per cento di spermatozoi Y, quelli che producono embrioni di sesso maschile; - da uno spermatozoo e da un ovulo ottenere in provetta un embrione, dal quale prelevare una cellula da sottoporre a una serie di esami per giungere ad escludere l'embrione che rivela il gene di una malattia ereditaria, finché viene individuato l'embrione sano, e questo solo sarà impiantato nell'utero; - produrre il figlio mediante la fusione di due cellule germinali femminili, quindi con esclusione del seme mascile; - avere un figlio comprandone il materiale già preparato negli appositi labo­ratori e affittandolo poi ad una balia, e così egli avrà due madri; - svol­gere la gravidanza in laboratorio, di modo che le donne possano scegliere tra il portare il bambino in grembo e il farlo crescere in una incubatrice; - produrre esseri subumani da destinare ai servizi di lavoro più sgradevoli o da usare come riserva di organi di trapianto; - inventare animali in laboratorio; - produrre un embrione umano da un uovo non fecondato, così che egli è senza genitore, cioè senza contributo di cellule maschili; - conservare in vitro un utero isolato nel quale far crescere il feto; - steri­lizzare i bambini alla nascita, dopo aver loro estratto i precursori di sperma­tozoi e di ovuli; le cellule germinali così raccolte verrebbero surgelate; dopo la morte dell'individuo la società deciderebbe se egli sia degno di procreare; se egli lo è, i precursori sarebbero scongelati e, con le tecniche dell'ingegneria genetica, sarebbero fatti maturare in spermatozoi e in ovuli; la fecondazione in provetta e la gestazione di una madre sostitutiva fareb­bero il resto; - realizzare l'incrocio tra l'uomo e il mondo vegetale (uomo-­carota; uomo-margherita ecc.); - sostituire il nucleo (la parte che contiene i cromosomi), cioè da un ovulo umano fecondato rimuovere il nucleo per sostituirlo con quello di un essere umano adulto avente determinate caratte­ristiche, del quale il nascituro sarebbe la copia identica; addirittura, con que­sto metodo, una donna potrebbe autofecondarsi e dare vita a una creatura tale e quale ad essa; - costruire un individuo completamente identico al suo generatore utilizzando una qualsiasi cellula del suo corpo, ecc.

Le suddette illiceità si riveleranno certamente più dannose di quanto s'intravvede oggi: «Per ora la scienza riesce solo a intervenire a livello del­l'apparato riproduttivo umano, eppure è già in grado di condurre esperi­menti molto pericolosi. La situazione sarà molto più grave quando si riuscirà a cambiare il destino genetico dell'uomo, quando saremo capaci di interve­nire, con iniezioni di geni, direttamente nell'ovulo appena fecondato. Potremo cambiare un individuo e tutta la sua discendenza» (Matthew Mesel­son, statunitense, Docente di genetica moleclare).

Non è esclusa per nulla questa eventualità: « È assai probabile che nel tentativo di perfezionare la specie umana si otterrà il risultato di organizzare la nostra estinzione» (Gruppo di Religiosi e di Scienziati, New York).

c) Soprattutto la fecondazione in provetta è una sfida dell'uomo a Dio, perché pretende sostituirsi a Lui nel decidere di avere un figlio quando crede, e con caratteristiche predeterminate, anche quando la Natura glielo impedisce, come nel caso di coppie omosessuali.

Una sfida dell'uomo a Dio, che tra i suoi ammirabilissimi prodigi ha anche questo: «La cellula-uovo non ancora fecondata, appena emessa dall'ovaia, è la più fragile in natura. Nel giro di 12-24 ore deve perire, e nel giro di 48 ore perisce anche lo spermatozoo con il quale può incontrarsi. Ma se l'incontro accade, questa prospettiva di morte si ribalta in prospettiva di vita, e queste cosine «dimezzate», incomplete, si trasformano in quanto di più potente e perfetto esiste in natura» (Gennaro Goglia, istologo-embriologo).

Una sfida dell'uomo a Dio perché l'uomo arrivi a proclamare di essere fatto a propria immagine, e non a immagine di Dio.

Una sfida a Dio, che è anche una sfida alla civiltà giudeo-cristiana che si ispira a Dio. È stato detto solennemente: «Noi vogliamo distruggere la civiltà giudeo-cristiana; per fare ciò dobbiamo anzitutto distruggere la famiglia, e questo è possibile attaccando il suo anello più debole: il bimbo non ancora nato» (Dichiarazione di un'alta esponente del mondo femmini­sta in un congresso a Royaumont, Francia, riferita da Jèrome Lejeune).

Insomma, «nessuna circostanza potrà mai rendere lecito un procedi­mento come quello della fecondazione in vitro» (Carlo Caffarra, moralista).

 

Capitolo secondo

RISPOSTA ALLE OBIEZIONI

Attraverso la risposta alle obiezioni sarà possibile cogliere altri aspetti della illiceità dimostrata finora.

 

Sulla tecnica

a) «La fecondazione in provetta è una scoperta scientifica e pertanto non ha senso chiedersi se è buona o cattiva...».

Non è così. Essa è un'applicazione tecnologica e «le applicazioni tec­nologiche su materia inerte o vivente non sono scoperte scientifiche. Esse vanno quindi sottoposte al giudizio etico morale. Per chi sostiene il contra­rio, i casi sono due: o è in malafede, oppure non sa che cosa vuol dire Scienza». (Antonino Zichichi, scienziato, per il quale «fare Scienza vuol dire studiare le leggi fondamentali della Natura»).

b) «La tecnica della fecondazione in provetta è buona...».

Una tecnica è buona quando agisce tenendo conto del quadro dei valori morali: in questo caso è il buon samaritano che accompagna l'uomo ferito verso il termine della sua esistenza.

Ma la tecnica della fecondazione in provetta non può dirsi buona per­ché non rispetta l'uomo, anzi l'offende violandone il valore, la dignità, l'in­tegrità, la vita, fin dal concepimento, e di conseguenza essa non corri­sponde al progetto e alla volontà del Creatore.

c) «Non bisogna fermarsi al singolo atto, ma guardare a tutto l'in­sieme... ».

II singolo atto, concreto e circostanziato, ha la sua importanza e per­tanto non può essere sottovalutato o ignorato: per esempio, il furto com­messo da chi dice di rispettare la proprietà degli altri non è meno colpe­vole del furto di chi dice di non rispettare la proprietà degli altri.

Tutto l'insieme non può dirsi buono quando è composto di tutti o quasi tutti atti cattivi.

Nella fecondazione in provetta i diversi atti non hanno, né singolar­mente né collettivamente, il significato schiettamente coniugale, non riman­gono nella stessa persona che agisce, non fanno un tutt'uno con essa, non costituiscono quel rapporto personale che dev'essere esclusivo dei coniugi ed è necessario per la fecondazione, anzi producono qualcosa che è diverso dalle persone che operano: perciò non compongono un sistema che possa dirsi buono..

d) «Anche nella fecondazione naturale si verifica una certa perdita di ovuli fecondati...».

La differenza c'è, e non poca.

Un conto è morire di morte naturale o per causa imprevista, e ben altro è creare le condizioni per far morire. Nel primo caso si tratta di un evento naturale o accidentale, nel secondo caso di un evento provocato, cioè di omicidio, esattamente come nel caso di chi dicesse: «Giacché molti muoiono per incidente stradale, creiamo pure le condizioni perché avven­gano gli incidenti stradali e molti muoiano».

La fecondazione in provetta è una condizione voluta perché gli ovuli fecondati muoiano. È giusto pertanto farne una questione morale.

e) «Nascono vite umane che altrimenti non nascerebbero...».

«Dato che ogni concepito, dal momento dello zigote in poi, rappre­senta un essere umano, cioè racchiude i valori di una vita; e dato che per ottenere una vita con la fecondazione in vitro ne vengono sacrificate moltissime, come può il concepimento extracorporeo essere considerato, quando riesce, come un inno alla vita? Si tratta evidentemente di una bio­tecnologia contro la vita umana (Luigi Gedda, genetista medico, gemello­logo).

f) «Si rimedia a certe situazioni dolorose...».

È da dimostrare che la fecondazione in provetta rimedi veramente a situazioni dolorose. Comunque ammesso, ma non concesso, che essa rimedi, non è lecita perché non si può fare il male per ricavarne un bene, e perché il male finisce con il creare inevitabilmente, prima o poi, più guai di quanti ne ripara (ammesso che li ripari).

«L'importanza di certi casi-limite è troppo marginale per giustificare il procedimento tecnico, mentre il pericolo di abusi e di complicazioni emo­tive o di altro tipo è troppo grande» (Comitato Warnock, inglese).

g) «Viene curata la sterilità...».

Non è esatto dire questo. La sterilità è una malattia, la fecondazione in provetta è un modo per fare figli: tra l'una e l'altra non c'è concordanza. E poi «la metà delle donne che ricorrono alla fecondazione artificiale non sono completamente sterili, ma iposterili, cioè con debole, ma non nulla capacità di essere fecondate» (Jacques Testart, francese, scienziato).

h) «La fecondazione in provetta produce bambini più dotati di quelli concepiti naturalmente...».

È troppo presto per fare un'affermazione di questo genere. Bisogna aspettare il collaudo di molti anni e forse di un secolo per giudicare. Se una qualche superiorità per quoziente di intelligenza, coordi­nazione motoria, sviluppo fisico, intraprendenza e altro appare in qualche caso, «essa è dovuta probabilmente a un fatto genetico, cioè al fatto che i genitori dei bambini concepiti in provetta sono persone impegnate, dina­miche e motivate, come dimostra il fatto stesso che hanno dovuto supe­rare grandi difficoltà per avere un figlio» (Cari Wood, australiano, ricerca­tore).

i) «Le diverse applicazioni della fecondazione in provetta divente­ranno in avvenire più ardite...».

Uno schema di previsioni indica queste tappe: «1995 - primo ''clonaggio" di un uomo

2010 - ricorso crescente alla fecondazione artificiale per la ''produ­zione" di figli geneticamente superiori

2015 - gravidanze in un grembo artificiale che svolge il lavoro dell'u­tero femminile

2020 - utilizzazione pratica dell'ingegneria genetica nell'utero, cioè manipolando geni e DNA non sull'individuo già nato, ma nella fase della gravidanza

2030 - acquisizione del totale controllo della genetica e della trasmis­sione ereditaria dei caratteri umani...» (Jerrold Maxmen in The Post­Phisician Era: Medicina in the 21 st Century, 1976).

Resta da vedere se una tale arditezza segnerà un progresso dell'intel­ligenza e della scienza. Certamente non lo sarà nella misura in cui disob­bedirà ai canoni dell'ordinamento morale, anzi in questo caso sarà inevita­bilmente un regresso.

 

Sui coniugi

l) «Marito e moglie soffrono per non riuscire fare un figlio…»

Essi meritano comprensione, anzi rispetto e più che rispetto, ma non possono ignorare la testimonianza degli stessi ai quali si rivolgono per aiuto:

«Io cerco di spiegare cos'è la Fivet e che problemi pone... Pochi deci­dono che non sono disposti a tutto... Molti invece sono pronti a qualsiasi tentativo... Quanto sembrano più sereni quelli che si fermano, che accet­tano l'impossibilità di avere un figlio biologico» (Carlo Campagnoli, gineco­logo, ricercatore).

«Le donne che ricorrono alla fecondazione artificiale eterologa hanno un atteggiamento particolarmente ansioso: vogliono un figlio a tutti i costi perché convinte di risolvere così i propri problemi; in genere, accade invece che trasferiscano nel bambino l'angoscia che si illudevano di pla­care con la maternità» (Arturo Giarola, medico).

m) «Gli sposi sono sinceri nel dire di amarsi mentre ricorrono alla fecondazione in provetta...».

Si può crederlo, certamente; ma si deve anche dire che essi possono essere sinceri nell'amore senza essere per ciò stesso veri. Non sono veri quando fanno ricorso a un atto tecnico, posto da un estraneo e separato dalla loro volontà procreativa immediata. Sono veri quando il loro pensare­agire aderisce alla realtà fissata dalla natura, e quindi da Dio, nello stato coniugale: l'amore va vissuto non solo nella sincerità, ma anche e soprat­tutto nella verità.

n) «I coniugi sono sinceri quando dicono di desiderare un figlio...».

«Il desiderio di un figlio - o quanto meno la disponibilità a trasmettere la vita - è un requisito necessario dal punto di vista morale per una pro­creazione umana responsabile. Ma questa intenzione buona non è suffi­ciente per dare una valutazione morale positiva della fecondazione in vitro tra gli sposi. Il procedimento della FIVET deve essere giudicato in se stesso, e non può mutuare la sua qualificazione morale definitiva né dall'in­sieme della vita coniugale nella quale esso si iscrive, né dagli atti coniugali che possono precederlo o seguirlo» («Il rispetto... 11,5»).

Non basta dunque desiderare un figlio perché diventi legittimo il sod­disfacimento del desiderio. Questo dev'essere sottoposto alla ragione, che controllerà la validità e l'attuabilità del desiderio stesso. E le tante volte non basta la ragione del singolo interessato, occorre anche quella dei competenti a giudicare.

o) «Dal momento che l'intenzione del figlio è buona, può bastare per dire buono l'atto di ricorso alla fecondazione artificiale...».

Perché un atto sia morale, non basta la buona intenzione di chi agi­sce, abbisogna che anche oggettivamente l'atto sia buono. C'è dunque differenza tra la percezione soggettiva che un singolo può avere dell'atto che compie, e il valore oggettivo di questo atto.

Con la buona intenzione si possono compiere anche ingiustizie, e gravi ingiustizie: della singola coscienza giudica Dio, dell'atto visibile e valutabile giudichiamo noi per dire se è buono o cattivo.

L'atto generativo poi non è solo una intenzione, ma anche un gesto destinato naturalmente a produrre certi effetti, e quindi ad essere valutato anche in ordine agli effetti che produce.

p) «Gli sposi hanno diritto al figlio...».

«Il matrimonio non conferisce agli sposi il diritto ad avere un figlio, ma soltanto il diritto a porre quegli atti naturali che di per sé sono ordinati alla procreazione.

Un vero e proprio diritto al figlio sarebbe contrario alla sua dignità e alla sua natura. II figlio non è un qualche cosa di dovuto e non può essere considerato come oggetto di proprietà: è piuttosto un dono, il più grande e il più gratuito del matrimonio...« («II rispetto... 11,8»).

q) «Il patrimonio di cromosomi dato dai genitori al figlio costituisce diritto di possesso sul figlio stesso...».

Quello che dai genitori è passato nel generato fonda soltanto - ed è una gran bella realtà - un rapporto privilegiato di amore dei genitori con un essere che è stato chiamato alla vita per amore e con il quale si continua uno scambio di vita fondato sull'amore.

r) «È morale volere i figli...».

Certamente, ma è altrettanto morale usare il mezzo giusto per averli.

Ora la fecondazione in provetta non è per nulla il mezzo giusto. II fine buono non giustifica il mezzo cattivo, come la morale dice da sempre a tutti, qualunque scopo essi si propongano di raggiungere usando un mezzo illecito.

s) «Si può ammettere la masturbazione fatta per fornire lo sperma necessario alla fecondazione in provetta...».

È inammissibile una distinzione sostanziale tra masturbazione a scopo autoerotico-egoistico e masturbazione a scopo diagnostico-procreativo. Essa rimane pur sempre, anche in vista della procreazione, un atto intrin­secamente e gravemente disordinato. «La ragione principale è che, qua­lunque ne sia il motivo, l'uso deliberato della facoltà sessuale, al di fuori dei rapporti coniugali normali, contraddice essenzialmente la sua finalità. A tale uso manca, infatti, la relazione sessuale richiesta dall'ordine morale, quella che realizza, in un contesto di vero amore, l'integro senso della mutua donazione e della procreazione umana. Soltanto a questa relazione regolare dev'essere riservato ogni esercizio deliberato della sessualità» («Dichiarazione della Congregazione per la Dottrina della Fede su alcune questioni di etica sessuale, emanata il 29-12-1975 per disposizione di Papa Paolo VI, 9 b»).

t) «Chi decide di portare in grembo il figlio di un'altra compie un gesto di solidarietà umana...».

La solidarietà deve essere data e accettata solo nel campo del bene da dare e da ricevere. Ora il bene non si può riconoscere nel fatto di por­tare in grembo il figlio di un'altra perché «quello delle madri sostitutive è un processo assurdo da capo a fondo, in quanto consiste nel dare una soluzione, problematica moralmente, a un evento illecito, quale è quello della produzione in vitro di embrioni» (Elio Sgreccia, Docente di bioetica).

In questo caso si deve parlare di complicità, di cooperazione al male, di condivisione di colpa.

u) «Adottare un figlio e affittare un utero per avere un figlio è la stessa cosa...».

Sono due realtà diverse. L'adozione avviene in un contesto senza disordine: il figlio è nato, l'essere nato è già un fatto compiuto, non ci sono interrogativi morali su questo fatto, si trova la famiglia disposta all'acco­glienza, sorgono tra adottante e adottato vincoli di amore e di ricono­scenza non inferiori ai vincoli di sangue.

Invece l'affitto dell'utero pone tra generante e generato, inoltre, una frattura psicologica destinata a peggiorare di età in età.

v) «È certamente corretto sostenere che un bambino deve nascere da un atto di amore, ma un atto sessuale non è certo l'unico possibile atto d'amore...».

Gli atti d'amore esistenti nelle vicende della vita sono tanti, e se ne possono immaginare ancora di più e di meglio; ma da che mondo è mondo si conosce un solo atto d'amore che fa nascere naturalmente un bambino, ed è l'atto sessuale-coniugale.

z) «Perché una relazione sessuale naturale è superiore alla feconda­zione artificiale fondata anche sull'amore?...»

La relazione sessuale-coniugale naturale è superiore alla feconda­zione in provetta perché è dotata dell'amore vero, segue pienamente l'in­sostituibile natura, e corrisponde per il meglio alle esigenze del matrimo­nio, della famiglia, della società, dello Stato e della Chiesa.

 

Sull'embrione

za) «L'embrione non è un uomo...».

Questa cruda espressione è dello stesso livello intellettuale della rispo­sta data da un medico ai Giudici di Norimberga: «II prigioniero non è un uomo!».

zb) «Tanto chiasso per due cosini, lo spermatozoo e l'ovulo...».

Non è un chiasso, ma il fervore di una legittima e sacrosanta difesa di innocenti. Non sono due cosini, ma due grandissime realtà. Basti pen­sare: «Nella sola testa dello spermatozoo è contenuto un nastro di informa­zioni genetiche della lunghezza di circa un metro, che a sua volta contiene una quantità tale di informazioni che, per trascriverle, occorrerebbe una biblioteca pari al doppio dell'intera Enciclopedia Britannica.

Altrettante ne contiene l'ovulo che, in più, possiede il sistema per deci­frare quelle informazioni che risulteranno dalla somma e dalla divisione delle sue e di quelle dello sperma Il tutto in dimensioni tali per cui, se si riunissero i «nastri» di tutti i cinque miliardi di esseri umani viventi, si riempirebbe sì e no un mezzo ditale» (Jérome Lejeune).

zc) «Esiste il preembrione...».

Con questo termine, mai usato prima dei nostri giorni e inventato dal­l'inglese Edwards, si pretende di indicare non tanto uno stadio di sviluppo quanto soprattutto qualcosa di indifferenziato, aperto per un complesso di fattori a molteplici orientamenti, non solo alla possibile realtà di essere umano.

Ma se questo fosse vero, bisognerebbe negare anche l'essere umano che è nel neonato, perché non ha la possibilità di sopravvivere da solo e senza alimenti, e negare anche il valore della vita infantile a causa della precoce mortalità dei bambini.

Pertanto il termine «preembrione» non corrisponde per nulla all'inne­gabile realtà dei fatti che provano queste verità: nell'atto coniugale retta­mente fatto sta la verità della nascita umana, dal concepimento comincia l'esistenza del nuovo essere, non ci può essere un prima o un dopo per l'essere umano.

«Il termine serve solo per trarre in inganno. È come se, invece di defi­nire un bambino che va a scuola come uno scolaro, dicessimo che è pre­adulto. Tutte le persone che si lanciano in atti che la morale riprova, cam­biano il nome dell'atto perché la gente non si renda conto di ciò che esse fanno» (Jérome Lejeune).

zd) «L'embrione è un soggetto umano potenziale...».

Questa non è la vera definizione dell'embrione. Occorre capire bene il senso dell'aggettivo «potenziale». E la verità è questa: potenziale è lo sviluppo dell'embrione che prosegue anche oltre la nascita e cammina verso la condizione di adulto secondo le leggi della natura, ma il carattere umano individuale dell'embrione è reale, e lo è fin dal primo momento del concepimento, come è accertato scientificamente. Pertanto chi non riconosce questa verità, non può chiamare soggetto, cioè persona umana, l'embrione, ma dovrà chiamarlo oggetto, ossia cosa, cadendo in errore.

I veterinari non parlano mai di bovinizzazione di un feto di vacca, né di equinizzazione di un feto di giumenta. Sanno chiaramente che in una vacca c'è già un piccolo vitello che si va sviluppando, e che in una giu­menta c'è già un piccolo puledro che si va sviluppando.

ze) «L'embrione è persona umana solo a partire dal quattordicesimo giorno dopo il concepimento...».

Il quattordicesimo giorno può dirsi il momento in cui l'embrione comin­cia ad assumere caratteristiche di individuo (per es. assume i filamenti ner­vosi e con essi la capacità di soffrire), ma egli è gia vivo e vero sin dal momento del concepimento e quindi nei primi tredici giorni di crescita. Per questo egli possiede dignità personale, essendo già un essere perfet­tamente definito, anche se, secondo natura, in via di sviluppo. Può già portare il nome di Antonio, Anna ecc.

«Le conclusioni della scienza sull'embrione umano forniscono una indicazione preziosa per discernere razionalmente una presenza perso­nale fin da questo primo comparire di una vita umana: come un individuo umano non sarebbe una persona umana?... L'essere umano va rispettato e trattato come una persona fin dal suo concepimento e, pertanto, da quello stesso momento gli si devono riconoscere i diritti della persona, tra i quali anzitutto il diritto inviolabile di ogni essere umano innocente alla vita» («Il rispetto... 1,1 ».

zf) «Perché ci sia la persona, occorre almeno la presenza della vita psichica, e questa non c'è nell'embrione...».

«Sapere che ci sia o no, non costituisce il problema principale. Su questo terreno la scienza può dare la risposta che crede di poter dare. L'elemento determinante è che il «dover essere» dell'embrione è persona. Allo stesso modo che sono persona quegli uomini che, per irrazionali cir­costanze, si trovano a vivere senza che il loro vissuto abbia significato umano» (Armando Rigobello, filosofo).

Pertanto il non sentire dolore o paura da parte dell'embrione non cam­bia per nulla la sostanza del fatto della sua uccisione, che rimane pur sem­pre un omicidio, perché l'embrione è già uomo.

La qualità di persona non è qualcosa di estrinseco, ma di intrinseco. «Come non si dà, per la stessa persona, un momento di non vita umana e un momento di vita umana, così non si dà un momento in cui quell'es­sere sia persona e un momento in cui non lo sia. La personalità è una qualifica così radicale che segue lo stesso corso dell'essere umano» (Gino Concetti, moralista).

zg) «Gli avversari della fecondazione in provetta esaltano troppo l'em­brione...».

Gli avversari della fecondazione in provetta hanno tutti i motivi per esaltare l'embrione.

«Per capire che cosa racchiude l'embrione umano anche nei primis­simi momenti della sua esistenza subito dopo la fecondazione, bisogna paragonare l'uomo, l'organismo completo che viene al mondo con il parto, a un grande e completo grattacielo come l'Empire State Building. Per fab­bricarlo, ci vogliono un progetto e degli studi, poi una direzione dei lavori, poi dei materiali da impiegare. Bene, nell'embrione, alla sua prima divi­sione cellulare, c'è già il progetto completo di quel grattacielo che sarà l'uomo, e c'è anche la direzione dei lavori: mancano ancora materiali, ma il programma c'è. E la conferma sicura si ha quando quell'embrione comincia il suo impetuoso sviluppo verso il traguardo finale dei sessanta miliardi di cellule presenti nell'organismo dell'uomo adulto.

Attraverso il loro aumento numerico non si forma una massa indistinta: al contrario, esse si dispongono fino a formare una unità spaziale con ten­tacoli e braccia e con funzioni estremamente diversificate e specializzate. Anche qui occorre forse un paragone: è come se l'onnipotente regista di un'opera lirica avesse assegnato al momento stesso della prima prova - cioè, nel nostro caso, della pima divisione cellulare - il libretto dell'opera ad ogni cantante, corista o comparsa; ogni cellula possiede in sé fin dal primo istante il libretto completo di musiche e testi, ma ognuno legge solo quella parte particolare che il regista le ha affidato» (Gennaro Goglia).

Ma anche non pochi sostenitori della fecondazione artificiale ricono­scono che l'embrione «è un microscopico essere umano in un precocis­simo stadio di sviluppo... magnificamente organizzato, capace di mettere in azione il suo sistema biochimico» (Robert Edwards, inglese, fisiologo, pioniere della fecondazione in provetta).

zh) «L'embrione non ha un'anima…».

Allo stato attuale degli studi non si può dire con assoluta certezza né che l'embrione ha l'anima, né che non l'ha. Va prevalendo sempre più chiaramente, però, per ragioni di ordine razionale e di ordine rivelato, la convinzione che egli l'ha, e sin dal concepimento.

Comunque, anche ammesso che egli non l'abbia al suo inizio, è tutta­via certo che egli l'avrà poi e al più presto: merita perciò tutto il rispetto dovuto a chi ha l'anima.

Di conseguenza, è illecito assumere il rischio di farlo morire, come è illecito sparare contro la siepe quando si dubita che al di là di essa ci sia un bambino o un agnellino, e lo sparo rimane proibito anche se poi si scopre che al di là della siepe c'era un agnellino.

zi) «Per la dottrina cattolica l'embrione è intoccabile sino al punto di lasciarlo morire...».

Non è vero. «Come per ogni intervento medico sui pazienti, si devono ritenere leciti gli interventi sull'embrione umano a patto che rispettino la vita e l'integrità dell'embrione, non comportino per lui rischi sproporzionati, ma siano finalizzati alla sua guarigione, al miglioramento delle sue condi­zioni di salute o alla sua sopravvivenza individuale.

Qualunque sia il genere di terapia medica, chirurgica o di altro tipo, è richiesto il consenso libero e informato dei genitori, secondo le regole deontologiche previste nel caso dei bambini...». ... «Nel caso della speri­mentazione chiaramente terapeutica, qualora si trattasse cioè di terapie sperimentali impiegate a beneficio dell'embrione stesso allo scopo di sal­vare in un tentativo estremo la sua vita, e in mancanza di altre terapie valide, può essere lecito il ricorso a farmaci o a procedure non ancora del tutto convalidate» («Il rispetto... I, 3 e 4»).

zl) «I genitori possono dare il permesso di fare esperimenti sul loro embrione... ».

Non possono darlo. «II consenso informato, normalmente richiesto per la sperimentazione clinica sull'adulto, non può essere concesso dai geni­tori, i quali non possono disporre né dell'integrità fisica né della vita del nascituro» («Il rispetto... 1,4).

zm) «Il figlio della vedova nasce già orfano del padre...».

Sì, la vedovanza pone questo problema, ossia che i bambini nati dopo la morte del padre debbono imparare a vivere senza di lui, ma ciò non è una ragione per creare artificialmente questa disgrazia. La regola è assi­curare al figlio la presenza dei due genitori che è essenziale per la sua crescita e per la sua educazione, tanto che là dove essi non ci sono, sor­gono inevitabilmente per il figlio, a dir poco, gravi difficoltà psicologiche.

Sulle leggi

zn) «Gli avversari della fecondazione artificiale vogliono rendere legge la morale...».

Chi dice questo dimentica che ogni legge corrisponde a una istanza morale. Come esiste la legge contro la prostituzione o la droga o l'incendio doloso o l'omicidio, così deve poter esistere la legge contro la feconda­zione in provetta, per il bene delle singole persone e della collettività. È interesse di tutti avere la giusta legge perché non possono essere egual­mente conquiste di civiltà il rifiutare la vita ad ogni costo e il far nascere la vita ad ogni costo.

«Compito della legge civile è assicurare il bene comune delle persone attraverso il riconoscimento e la difesa dei diritti fondamentali... Tali diritti dell'uomo non dipendono né dai singoli individui né dai genitori e neppure rappresentano una concessione della società e dello Stato: appartengono alla natura umana e sono inerenti alla persona in forza dell'atto creativo da cui ha preso origine.

Fra tali diritti fondamentali bisogna a questo proposito ricordare: a) il diritto alla vita e all'integrità fisica di ogni essere umano dal momento del concepimento alla morte; - b) i diritti della famiglia e del matrimonio come istituzione e, in questo ambito, il diritto per il figlio ad essere conce­pito, messo al mondo ed educato dai suoi genitori» («Il rispetto... III»).

zo) «La giurisprudenza risolverà le questioni aperte dalla feconda­zione in provetta...».

Questo è ancora tutto da vedere. Intanto le questioni scottano sempre di più: per es.:

Chi è la vera madre tra queste tre donne: colei che donò l'ovulo, o colei che fu incaricata dalla gestazione, o colei che si è impegnata a curare ed educare il figlio dopo la nascita?

Ha diritto al pentimento la madre sostitutiva che, dopo avere accettato il contratto di affitto del suo utero, non si rassegna a consegnare il neonato alla coppia committente?

Quale giudizio dare se la madre sostitutiva decide di abortire? Siccome le diagnosi prenatali sempre più precise pongono il pro­blema di decidere se conservare o eliminare il nascituro handicappato, chi dovrà prendere la decisione definitiva?

La fecondazione in provetta può essere autorizzata alle donne nubili e alle coppie di lesbiche?

Che cosa legiferare se le coppie, approfittando della possibilità di avere un figlio quando vogliono, rimandano all'età della pensione la nascita e l'educazione di lui?

In caso di divorzio, l'uomo potrà invocare a suo favore il fatto che il figlio ottenuto per fecondazione in provetta è nato da un altro, sia pur sconosciuto?

Quando sono morti i genitori di embrioni conservati in frigorifero, que­sti devono essere soppressi o lasciati vivere?

Se i suddetti embrioni sono mantenuti in vita, possono essere conside­rati eredi?

Nel rapporto paternità-filiazione deve prevalere il valore della verità (cioè della filiazione biologica, naturale, reale) o il valore della legalità (ossia della filiazione finta quale è quella che si verifica quando la donna ha il figlio mediante la fecondazione in provetta con gameti che non sono del marito)?

Di chi è figlio giuridicamente il bambino che nasce da una provetta in cui sono mischiati gameti che sono di sconosciuti?

Quali leggi definire se ci sarà l'uomo adulto occupato ad allevare bam­bini adottati?

Che dire se sorgeranno ditte specializzate nel fornire materiale umano?

E ci sono altre questioni scottanti. Ora in una materia così aggrovi­gliata e spinosa, assolutamente nuova nella storia dell'umanità, i giuristi non troveranno la soluzione migliore per costruire un Diritto al servizio del­l'uomo se non si ispireranno alle direttive della morale: unica capace come di impedire così di riparare i passi falsi. Comunque non la troveranno né facilmente né presto.

zp) «La legge italiana approverà la fecondazione in provetta...».

La Costituzione sancisce: «La Repubblica riconosce i diritti della fami­glia come società naturale fondata sul matrimonio. II matrimonio è ordinato sull'uguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell'unità familiare» (art. 29).

Ora «se per la nostra Costituzione la famiglia è vista come un rapporto unico fra due, ossia come famiglia monogamica, è troppo evidente che il far nascere un figlio con i gameti di un terzo vuol dire spezzare l'unità sostanziale della famiglia stessa» (Micros).

Il Codice Civile statuisce: «Gli atti di disposizione del proprio corpo sono vietati quando cagionino una diminuzione permanente dell'integrità fisica, o quando siano altrimenti contrari alla legge, all'ordine pubblico o al buon costume» (art. 5).

Pertanto «non si comprende come possa considerarsi conforme all'or­dine pubblico e al buon costume, intesi come principi fondamentali ai quali è ispirato l'ordinamento giuridico, l'atto di donazione del seme (o in alcuni casi dell'ovulo) quale semplice ingrediente per una procreazione spoglia di tutti gli elementi affettivi e spirituali che caratterizzano naturalmente il fenomeno» (Alberto Virgilio, magistrato).

Ancora, il Codice Civile afferma: «Il matrimonio impone ai coniugi l'ob­bligo reciproco della coabitazione, della fedeltà e dell'assistenza» (art. 143).

In questa affermazione la fedeltà matrimoniale è intesa anche come esclusività generativa, di modo che il concepimento con seme di persona diversa dal marito contrasta con l'esigenza primaria della provenienza della prole dall'unione dei coniugi.

II Codice Penale prevede il reato di «alterazione di stato» che viene commesso da chi modifica, nella stesura di un certificato di nascita, lo stato civile di un neonato mediante falsità. Tale reato si verifica quando il neonato viene dichiarato proprio dalla coppia di legittimi coniugi che però lo ha commissionato.

 

Sulla Chiesa

zq) «La Chiesa contraddice a Dio che ha detto agli uomini. «Siate fecondi e moltiplicatevi» (Gen. 1,28)...».

II comando del Creatore non può affatto significare: «Siate fecondi e moltiplicatevi, in quasiasi modo questo avvenga». Esso vuole invece signi­ficare: «Siate fecondi e moltiplicatevi in modo umano, cioè conforme alla natura dell'essere umano». Quindi non ogni modo di generare la vita umana è buono o moralmente indifferente. Può essere buono, come è il modo naturale; e può essere cattivo, come è la fecondazione artificiale.

zr) «Le ragioni addotte dalla Chiesa contro la fecondazione in provetta non si trovano né nel Vecchio né nel Nuovo Testamento...».

È vero, e non c'è da meravigliarsi perché essi non contengono tutto, e non potrebbero contenerlo. Già solo di Gesù, l'evangelista Giovanni dice: «Vi sono ancora molte altre cose compiute da Gesù che, se fossero scritte una per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a conte­nere i libri che si dovrebbero scrivere» (21,25).

La Bibblia, come non parla della fecondazione in provetta, così non parla né di droga, né di guerra nucleare, né di altro. Però essa stabilisce dei criteri atti a valutare i singoli atti che la storia, nel suo continuto evol­versi, presenta alla coscienza umana. Nel numero di questi criteri ci sono anche quelli che danno luce per giudicare la fecondazione artificiale.

zs) «La Chiesa mette ostinatamente Dio davanti a tutto e a tutti. Sarebbe ora che si accodasse a quelli che vogliono che tutto dipenda dal­l'uomo...».

«Molti credenti di tutte le religioni sono profondamente convinti che

in ultima analisi sia meglio che non tutto dipenda dalla volontà dell'uomo. Anche senza essere credenti si deve prendere atto delle molteplici ragioni, razionali e logiche, che sostengono tale convinzione religiosa. Si pensi ad esempio solo alle disastrose conseguenze che avrebbe la possibilità di determinare a piacere il clima. Gli uomini finirebbero per scannarsi a vicenda: per il tempo! (Werner Holzer, tedesco, giornalista specializzato in questioni scientifiche).

zt) «La Chiesa si rende schiava della biologia...».

La Chiesa nelle sue riflessioni considera certamente la natura biolo­gica, ma non si ferma a questa, come se questa fosse da sola la regola della moralità. La Chiesa si riferisce alla natura della persona umana, cioè a quella che nella sua singolarità irrepetibile è costituita di corpo e di spi­rito. Essa pone quindi, meditatamente, riflessioni che si qualificano soprat­tutto per dimensioni razionali.

zu) «La Chiesa non s'intende di fecondazione in provetta né per scienza né per tecnica...».

La Chiesa non pretende affatto insegnare la medicina ai medici, la scienza agli scienziati e la tecnica ai tecnici, ma «dopo aver preso coscienza dei dati della ricerca e della tecnica, intende proporre, in virtù della propria missione evangelica e del suo dovere apostolico, la dottrina morale rispondente alla dignità della persona e alla sua vocazione inte­grale, esponendo i criteri di giudizio morale sulle applicazioni della ricerca scientifica e della tecnica, in particolare per ciò che riguarda la vita umana e i suoi inizi» («Il rispetto... Introd. 1 »).

Difatti i problemi della fecondazione in provetta non riguardano sol­tanto la medicina, la scienza e la tecnica, ma anche la morale, come del resto tutti ammettono, anche se non tutti danno le medesime risposte.

zv) «La Chiesa ha inventato una morale che è soltanto sua...».

La Chiesa non inventa la risposta morale sui diversi problemi, ossia non interviene nei problemi dall'esterno con una soluzione più o meno fan­tasiosa, ma la scopre, cioè la ricava dal di dentro della realtà esaminata, dell'uomo e degli atti umani, seguendo la retta ragione e soprattutto la Rivelazione data da Dio. Ciò le costa moltissima fatica, ma le dà anche la gioia di dire il giudizio giusto nel vero interesse dell'umanità. L'espe­rienza dei secoli conferma che c'è ordine, pace e progresso là dove viene osservata la morale predicata dalla Chiesa, come nella sfera privata così nella scena pubblica. E del resto non può essere diversamente perché la morale della Chiesa è la morale di Dio.

zz) «La Chiesa ha messo la legge morale al di sopra dell'amore, impedendo ai coniugi in difficoltà di avere un figlio...».

«Non si tratta in questo caso di una legge che proibisce, perché fare un bambino ad ogni prezzo non è amore verso di lui, che viene conside­rato come possesso personale. Si tratta solo di amore egoistico, che implica il suo sfruttamento sin dall'inizio. Il figlio non è mai un possesso» (Joseph Ratzinger, tedesco, Cardinale).

zza) «La Chiesa non ha compassione delle coppie sterili...».

È falso. La Chiesa, pur negando giustamente la fecondazione in pro­vetta agli sposi sterili, riconosce maternamente a loro la sofferenza di attra­versare una dura prova, il diritto di aspettarsi l'aiuto della comunità dei credenti, l'occasione per un particolare partecipazione alla Croce del Signore, la possibilità di rendere servizi importanti nell'interesse di altre persone, la speranza di riuscire, grazie agli scienziati, a procreare nel rispetto della loro dignità personale e di quella del nascituro.

zzb) «La Chiesa approva il parto cesareo che è artificiale...».

Il parto cesareo, cioè l'estrazione del feto mediante un taglio fatto nel­l'addome e nell'utero della madre, è approvato dalla Chiesa a determinate condizioni, vale a dire: il feto deve essere vitale e rimanere tale con suffi­ciente grado di vitalità, anche se separato dalla madre; - il buon esito del parto dev'essere impossibile per via naturale o estremamente perico­loso per circostanze anormali, per es. a causa della ristrettezza del bacino; - gli scopi voluti devono essere la salvezza della madre e del feto o, se uno dei due è già morto, almeno la salvezza dell'altro, e l'amministrazione del battesimo al feto.

Tutto ciò è ben lontanto dalla fecondazione in provetta che comporta, tra l'altro, la morte voluta di molti embrioni.

La Chiesa non condanna per partito preso ciò che è artificiale sol per­ché è artificiale, ma condanna quell'artificiale che va contro il bene della persona umana, quindi contro il disegno di Dio.

zzc) «Non la Chiesa, ma i medici, gli scienziati, i tecnici debbono dire agli uomini che cosa fare o non fare...».

Medici, scienziati e tecnici hanno certamente esperienze, pregi e meriti, però non possono ragionevolmente pretendere, in forza della loro competenza, di decidere dell'origine e del destino dell'uomo. Lo pub invece la Chiesa a pieni titoli.

Infatti «la Chiesa... ha il dovere e il diritto nativo... indipendente da qualsiasi umana potestà di predicare il Vangelo a tutte le genti» ... «(Ha) il compito di annunciare sempre e dovunque i principi morali anche circa l'ordine sociale, e così pure pronunciare il giudizio su qualsiasi realtà umana, in quanto lo esigono i diritti fondamentali della persona umana o la salvezza delle anime» (Codice Diritto Canonico, can. 747, 1 e 2).

«L'intelletto dell'uomo ha una vista acuta quanto ai metodi e agli stru­menti, ma è cieco quanto ai fini e ai valori» (Einstein). - La Chiesa è preci­samente quella che illumina sui fini e sui valori, sui quali bisogna regolare i metodi e gli strumenti.

È il caso anche di ricordare: la Chiesa ha una esperienza umana di due millenni, che non è di tutti; nell'assolvere il suo diritto-dovere Essa non vuole imporre con la forza nulla a nessuno, ma semplicemente fare appello alle coscienze mediante la persuasione; anche quando, come nella Terza Parte dell'Istruzione, si rivolge direttamente agli Stati, parla con rispetto e con fiducia verso di essi.

zzd) «La Chiesa è sola nel dire no alla fecondazione in provetta...».

Non è sola. Sono con lei, in non poca misura, altre Autorità di diverso livello, per es. la Commissione Presidenziale degli Stati Uniti, la Commis­sione Benda della Germania Federale, la Commissione Speciale della Spa­gna, l'Assemblea Parlamentare del Consiglio d'Europa, la Commissione Santosuosso dell'Italia, il Sinodo Generale della Chiesa anglicana, la Fede­razione Mondiale dei Medici, l'Organizzazione Mondiale della Sanità, il Comitato Francese dell'Etica, il Collegio Reale degli ostetrici e ginecologi inflesi, la Conferenza degli Ordini professionali dei Medici della CEE, l'Ac­cademia Svizzera di Scienze Mediche, ecc.

Vale la pena di scendere ad alcuni particolari:

L'Assemblea Parlamentare del Consiglio d'Europa ha dichiarato: «... Trattare embrioni e feti, in tutte le circostanze, con il rispetto dovuto alla dignità umana e l'uso dev'essere limitato e regolato per scopi chiaramente terapeutici... Proibire ogni procreazione di embrioni umani con fertilizza­zioni in vitro per scopi di ricerca, durante la loro vita o dopo la morte... Proibire la fusione di gameti umani con quelli di un animale, la procrea­zione di embrioni dallo sperma di individui diversi, la produzione di un essere umano individuale e autonomo fuori dell'utero di una donna, in laboratorio; la procreazione di bambini da persone dello stesso sesso, la ricerca su embrioni umani vitali, la sperimentazione su embrioni vivi, sia vitali che non...».

Il Comitato Nazionale Francese dell'Etica riconosce: «... Questa tec­nica non è priva di rischi fisici e psichici per la coppia... Deve essere respinta l'idea di uno stock di embrioni sottoposti al volere o a condizioni aleatorie determinate dalla coppia... È proibita la fecondazione finalizzata alla generazione di embrioni destinati alla ricerca... Non sono approvabili le madri che prestano il loro utero per un'altra... La tentazione della scelta di un bambino da far nascere in funzione delle sue qualità, può apparire contraria alla dignità della persona futura perché mette in discussione il rispetto dell'alterità, della singolarità e della libertà del bambino...».

Il Collegio Reale degli ostetrici e ginecologi inglesi ha definito: «...È eticamente inaccettabile il sistema della «madre in prestito» per una coppia non fertile... È immorale e non deve essere permesso dalla legge né il trasferimento nell'utero «prestato dell'ovulo fecondato di un'altra donna che non può o non vuole portare a concepimento la gestazione, né il sistema di fecondare con il seme del marito di una donna non fertile l'ovulo di un'altra donna che si presta a far nascere il figlio per poi cederlo alla coppia...».

Anzi la Chiesa può onestamente dire di essere quella che ha dato il contributo più sostanzioso allo studio dei problemi della fecondazione in provetta, anzi di essere stata, per non pochi aspetti, la prima del mondo. Ha la sua bella parte di merito nel pentimento per il quale scienziati e non scienziati non seguono più la fecondazione artificiale. Continuerà coraggio­samente a dire la sua Istruzione al mondo, convinta di non parlare al deserto, ma a uomini e donne che hanno orecchie, mente e cuore. Sarà progressivamente più stimata anche dai non credenti; a questi apparirà sempre più colei che difende non solo i valori spirituali ai quali è immedia­tamente interessata, ma anche il corpo umano.

 

Riassumiamo il contenuto dei due capitoli nelle seguenti affermazioni:

1. II corpo e l'anima sono così intimamente uniti che non si può toc­care l'uno senza toccare anche l'altra.

2. La generazione di nuovo vite umana può avvenire soltanto all'in­terno del matrimonio unico e indissolubile.

3. L'uomo e la donna non danno la vita, ma la trasmettono per delega del Creatore e pertanto non ne sono i padroni.

4. Soltanto l'atto matrimoniale è degno di porre le condizioni del concepimento di una nuova persona umana.

5. C'è già la vita nel momento del concepimento e perciò essa va rispettata e protetta in modo assoluto fin da quel momento.

6. L’embrione è titolare di diritti distinti da quelli di ogni altra persona

7. Il figlio dev'essere non prodotto ma concepito, e dev'essere voluto non come oggetto, ma come soggetto.

8. La fecondazione in provetta è colpa perché separa i due signifi­cati dell'atto matrimoniale che sono inscindibilmente connessi, cioè il signi­ficato procreativo dal significato unitivo.

9. La fecondazione eterologa aggrava l'immoralità della feconda­zione omologa.

10. Le applicazioni della fecondazione artificiale possono arrivare addirittura a mettere in discussione quelle che sono state dall'inizio del mondo fino ad oggi le caratteristiche del genere umano.