FAMIGLIA CRISTIANA Ricchezza e Luce della Società

a cura di A. Serafini e R. Lotito

«Beato il marito di una donna vir­tuosa; il numero dei suoi giorni sarà doppio.

Una brava moglie è la gioia del marito, questi trascorrerà gli anni in pace. Una donna virtuosa è una buo­na sorte, viene assegnata a chi teme il Signore. Ricco o povero il cuore di lui ne gioisce, in ogni tempo il suo volto appare sereno.

La grazia di una donna allieta il marito, la sua scienza gli rinvigorisce le ossa. È un dono del Signore una donna silenziosa, non c'è compenso per una donna educata.Grazia su grazia è una donna pudica, non si può valutare il pregio di un anima modesta. Il sole risplende sulle montagne del Signore, la bellezza di una donna virtuosa adorna la sua casa». (Sir 26,1-4,13-16).

 

AMATE LA FAMIGLIA

«A voi sposi, a voi padri e madri di famiglia, a voi, giovani e ragazze, che siete il futuro e la speranza della Chiesa e del mondo, e sarete il nucleo portante e dinamico della famiglia nel terzo Millennio che si avvicina; a voi, venerabili e cari fra­telli nell'episcopato e nel sacerdozio, diletti figli religiosi e religiose, anime consacrate al Signore, che agli sposi testimo­niate la realtà ultima dell'amore di Dio.

È, dunque indispensabile ed urgente, ci ricorda Giovanni Paolo II, che ogni uomo di buona volontà si impegni a salvare ed a promuovere i valori e le esigenze della famiglia. Un parti­colare sforzo a questo riguardo sento di dover chiedere ai figli della Chiesa.

Essi, che nella fede conoscono pienamente il meraviglioso disegno di Dio, hanno una ragione in più per prendersi a cuo­re la realtà della famiglia in questo nostro tempo di prova e di grazia. Essi devono amare in modo particolare la famiglia. È questa una consegna concreta ed esigente.

Amare la famiglia significa saperne stimare i valori e le possibilità, promuovendoli sempre.

 

Cosa vuol dire?

Amare la famiglia significa individuare i pericoli ed i mali che la minacciano, per poterli superare. Amare la famiglia significa adoperarsi per crearle un ambiente che favorisca il suo sviluppo. E, ancora, è forma eminente di amore ridare alla famiglia cristiana di oggi, spesso tentata dallo sconforto e angosciata per le accresciute difficoltà, ragioni di fiducia in se stessa, nelle proprie ricchezze di natura e di grazia, nella missione che Dio le ha affidato.

Bisogna che le famiglie del nostro tempo riprendano quo­ta! Bisogna che seguano Cristo! Spetta altre ai cristiani il compito di annunciare con gioia e convinzione la «buona» novella sulla famiglia, la quale ha un assoluto bisogno di ascoltare sempre di nuovo e di comprendete sempre più a fondo le parole autentiche che le rivelano la sua identità, le sue risorse interiori, l'importanza del­la sua missione nella città degli uomini, e in quella di Dio.

 

Esempio per tutte le famiglie

Per misterioso disegno di Dio, nella famiglia è vissuto nascosto per lunghi anni il Figlio di Dio: essa è dunque prototipo ed esem­pio,per tutte le famiglie cristiane. E quella Famiglia, unica al mondo, che ha trascorso un'esi­stenza anonima e silenziosa in un piccolo borgo della Palestina; che è stata provata dalla povertà, dalla persecuzione, dall'esilio; che ha glorificato Dio in modo incomparabile alto e puro, non man­cherà di assistere le famiglie cristiane, anzi tutte le famiglie del mondo, nella fedeltà ai loro doveri quotidiani, nel soppor­tare le ansie e le tribolazioni della vita, nella generosa apertu­ra verso le necessità degli altri, nell'adempimento gioioso del piano di Dio nei loro riguardi.

Che San Giuseppe, «uomo giusto», lavoratore instancabile, custode integerrimo dei pegni a Lui affidati, le custodisca, le protegga, le illumini sempre.

Che la Vergine Maria, come è Madre della Chiesa, così anche sia la Madre della «Chiesa domestica», e, grazie al suo aiuto materno, ogni famiglia cristiana possa diventare vera­mente una «piccola Chiesa», nella quale si rispecchi e riviva il mistero della Chiesa di Cristo.

Sia Lei, l'Ancella del Signore, l'esempio di accoglienza umi­le e generosa della volontà di Dio; sia Lei, Madre Addolorata ai piedi della Croce, a confortare le sofferenze e ad asciugare le lacrime di quanti soffrono per le difficoltà delle loro fami­glie.

 

Luce, gioia e serenità

E Cristo Signore, Re dell'universo, Re delle famiglie, sia presente, come a Cana, in ogni focolare cristiano a donare luce, gioia, serenità, fortezza.

A Lui chiedo che ogni famiglia sappia generosamente porta­re il suo originale contributo all'avvento nel mondo del suo Regno, «Regno di verità e di vita, di santità e di grazia, di giusti­zia, di amore e di pace», verso il quale è in cammino la storia.

A Gesù Cristo, a Maria, a Giuseppe affido ogni famiglia. Alle loro mani e al loro cuore presento questa esortazione: siano Essi a porgerla a Voi, venerati Fratelli e diletti figli, e ad aprire i vostri cuori alla luce che il Vangelo irradia su ogni famiglia. A tutti e a ciascuno, assicurando la mia costante preghiera, imparto di cuore l'Apostolica Benedizione, nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo».

Giovanni Paolo II

 

BEATA la famiglia dove si prega e si ascolta la Parola di Dio, perché è presente il Signore e la fede sarà sempre viva.

BEATA la famiglia dove la festa è santificata, perché i suoi mem­bri sono colmati di benedizioni e si troveranno alla festa del cielo.

BEATA la famiglia in cui non entra la bestemmia, la stampa equivoca, il divertimento pericoloso, i discorsi sconvenienti, perché in essa regna la vera gioia.

BEATA la famiglia dove gli sposi vivono in pienezza di amore e di fedeltà, perché è segno dell'amore di Dio.

BEATA la famiglia dove regna la concordia, il dialogo, la fiducia reciproca, perché in essa regna la pace.

BEATA la famiglia in cui, nella gioia e nel dolore, viene testimoniata la fede con la vita, per­ché è benedetta dal Signore.

BEATA la famiglia dove i genitori sono consolati da figli affet­tuosi e i figli trovano nei genitori dei testimoni di Cristo, perché essa diventa dimora di pace e di virtù.

BEATA la famiglia dove si chiama per tempo il Sacerdote accanto ai malati, perché in essa l'infermità è alleviata e la morte è benedetta, perché apre la via del cielo.

BEATA la famiglia che si apre generosamente agli altri, perché diventa segno dell'amore di Dio nel mondo.

 

IL MATRIMONIO: OASI DI VITA

Dio, all'inizio del mondo disse: «Non è bene che l'uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile» (Gn 2,18). Ha eseguito con sapienza infinita il suo progetto. Formò una donna e la condusse all'uomo. Poi aggiunse: «Per questo l'uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne» (Gn 2,18­24).

Il matrimonio, nel pensiero di Dio, è una partenza, un lasciare per incontrarsi con un'altra persona e conoscersi nell'intimità profonda divenendo una sola carne. Nel momento del "sì", davanti a Dio, gli spo­si si scambiano un patto di alleanza per sempre, e garante della loro misteriosa promessa è Cristo Gesù.

Egli con la grazia del sacramento si fa compagno inseparabile del cammino degli sposi, sigillo della loro unione e donatore, nella fede, di quella capacità di amare, che è simbolo del suo amore infinito per la Chiesa sua sposa. Il matrimonio cristiano non è una cerimonia. È un avvenimento di amore, di fedeltà e di grazia, destinato a durare nel tempo senza limiti umani.

 

"Uniti nel suo nome"

Perché tale avvenimento si incarni nella vita quotidiana di ogni gior­no felice o doloroso, esso ha bisogno, da parte degli sposi di una gra­duale e reciproca presa di conoscenza della sua realtà, di una fresca disponibilità quotidiana e rinnovare l'impegno di fedeltà infrangibile e di un continuo appello al dono della grazia nuziale.

Con i due sposi, "uniti nel suo nome", (Mt 19,20), Gesù è presente nella casa come nella sua chiesa, per dare il suo aiuto a rendere il matrimonio comunità di amore, di vita e di grazia. È la fede dei coniu­gi che mantiene viva e operante la grazia del matrimonio.

L'ascolto della parola di Dio, la preghiera quotidiana, la frequenza all'eucaristia domenicale e alla riconciliazione sacramentale; l'esercizio della carità come conoscenza reciproca, come dialogo, come matura­zione di coppia, nutrono la fede e la rendono operante. La fede genera speranza, vento di grazia che soffia nelle vele dell'esistenza umana.

L'amore verso Dio, verso il coniuge e verso i figli, verso tutti gli uomini compone il delicato mosaico della carità. Dio è amore: non soli­tudine ma famiglia, Padre, Figlio e Spirito Santo nella Trinità. Gli sposi partecipano dell'amore trinitario e sono resi capaci di dare vita a una famiglia umana, che è immagine di quella trinitaria.

Il matrimonio è un "sì" che vale una vita. E che può generare altre vite, partecipando all'infinita fecondità di Dio. Alle creature che genera­no, i genitori donano il pane quotidiano dell'amore e della fede, perché li nutra nel cammino della vita.

 

Testimoni di Dio

La vocazione primordiale dell'uomo è la vocazione alla vita e al dia­logo con Dio: l'incontro inscrutabile del creatore con la sua creatura. L'incontro si fa ancor più intimo e più partecipato nella rigenerazione del battesimo: è il Padre che genera alla sua vita i figli e li rende di diritto interlocutori del dialogo con lui.

Anche nel dialogo con Dio, come in ogni dialogo umano, le parole, i gesti, gli avvenimenti, sono segni visibili dell'amore reciproco. Ecco il senso dell'ascolto della parola del Signore, della preghiera, della liturgia e dei gesti sacramentali.

Ogni sacramento è un appuntamento gratuito con Dio, che dona una gra­zia speciale, una particola­re configurazione a Cristo Gesù.

E all'appuntamento Dio non manca mai. Esige dall'uomo uguale fedeltà, attraverso il dono della fede. Chiamata e risposta sono i due momenti essen­ziali di ogni relazione.

Nel matrimonio cristia­no, per la grazia del sacra­mento, i coniugi diventano testimoni di Dio l'uno per l'altro, per i figli e per tutta la comunità, come sposi; sono fatti capaci di celebrare la preghiera, gli avvenimenti della vita a lode di Dio, come sposi; acquistano la poten­zialità di estendere la regalità di Cristo, comunità ecclesiale e civile, da sposi.

 

In armonia giorno dopo giorno

Così, il "ministero coniugale": esercitato come coppia, è indispensa­bile alla vita della Chiesa come quello sacerdotale e di consacrazione. Gli sposi sono chiamati, nel rapporto con Dio, non ad una risposta mediocre, secondaria, ma ad un amore sconfinato e indefettibile come quello di Cristo per la sua Chiesa.

L'ascolto della parola e la preghiera, per gli sposi cristiani, sono pri­ma di tutto momenti fondanti la loro crescita umana e cristiana, il loro partecipare al progetto di Dio e la loro ricerca per costruire uno stile di vita matrimoniale, che imiti quello di Gesù: "morire per risorgere". Morire all'egoismo, al peccato, per rinascere all'amore vero, forte e duraturo.

Vivere, giorno dopo giorno, la propria vocazione al matrimonio significa, dunque, imparare ad amarsi senza riserve, senza inutili prete­se, ma con rispetto, comprensione, senso del perdono, nello stile del Signore Gesù. Questo amore, che dà la capacità di essere uniti e fecon­di, prima nello spirito e poi nella carne, è un dono del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, che esige corrispondenza e fedeltà.

 

Preghiamo: Ci chiami, o Signore, a vivere in una continua conversione, perché l'intero cammino della nostra famiglia ne sia illuminato. Ti ringraziamo per il sacramento della riconci­liazione che, dandoci un cuore nuovo, ci fa tornare perdonati, e a nostra volta misericordiosi, verso la comunità cristiana.

Ci chiami, Signore, perché siamo l'uno per l'altro, e, insieme, per gli altri la rivelazione del tuo amore, fino al giorno in cui ci svelerai l'Amore eterno di cui il nostro è solo segno.

Aiutaci a camminare senza indugiare nelle comodità e negli egoismi, liberi dalla schiavitù del denaro e del benessere esage­rato, fiduciosi nella tua provvidenza. Fa' che non rimaniamo estranei alla preparazione della tua venuta. Amen.

 

Una Strana Malattia

Filippo era un uomo robusto, dalla voce forte e i modi bruschi. Lucilla era una don­na dolce e delicata.

Si erano sposati. Lui non le faceva man­care nulla, lei accudiva la casa ed educava i figli. I figli crebbero, si sposarono, se ne andarono. Una storia come tante...

Ma, quando tutti i figli furono sistemati, la donna perse il sorriso, divenne sempre più esile e diafana.

Non riusciva più a mangiare e in breve non si alzò più dal letto. Preoccupato, il marito la fece ricoverare in ospedale. Vennero al suo capezza­le medici e poi specialisti famosi.

Nessuno riusciva a scoprire il genere di malattia. Scuoteva­no la testa e dicevano: «Ma?». L'ultimo specialista prese da parte Filippo e gli disse: «Direi ...semplicemente... che sua moglie non ha più voglia di vivere».

Senza dire una parola, l'uomo si sedette accanto al letto della moglie e le prese la mano. Una manina sottile che scom­parve in quella del marito. Poi, con la sua voce un po' preoccu­pata, disse deciso: «Tu non morirai!».

«Perché?», chiese lei, in un soffio lieve. «Perché io ho biso­gno di te!» «E perché non me l'hai detto prima?».

Da quel momento la donna cominciò a migliorare. E oggi sta benissimo. Mentre medici e specialisti continuano a chie­dersi che razza di malattia avesse e quale straordinaria medici­na l'avesse fatta guarire così in fretta.

Non aspettare mai domani per dire a qualcuno che l'ami. Fallo subito. Non pensare: «Ma mia madre, mio figlio, mia moglie... lo sa già». Forse lo sa. Ma tu ti stancheresti di sentir­telo ripetere? Stringi la mano della persona che ami e diglielo: «Ho bisogno di te! Ti voglio bene, ti voglio bene...».

L'amore è la vita. Vi è una terra dei morti e una terra dei vivi. Chi li distingue è l'amore.

(B. Ferrero, Quaranta storie nel deserto, L.D.C.)

 

UNITI PER SEMPRE

La Chiesa continua a ribadire che il matrimonio è indissolubile e deve durare per sempre. Lo ricorda alle singole persone, anche a quelle che sembrano separarsi senza tanti danni; e lo ricorda anche ai legisla­tori e allo Stato.

Sostiene che questo rapporto una volta che è stato iniziato in modo legittimo, non può essere sciolto da alcun potere umano, neppure dallo Stato. Può venir concessa la possibilità di separare la comunione di vita, ma resta immutato il legame. Il "per sempre" pronunciato nel giorno del matrimo­nio non subisce ec­cezioni e deroghe. Vale per tutti, e vale sempre.

Questa voce della Chiesa è l'unica che ancora oggi si leva a proclamare l'indisso­lubilità del matrimo­nio. Ed è spesso una voce che risuona in un deserto. Ottiene pochi consensi, an­che da parte di molti dei suoi "fedeli", che giudicano questo atteggiamento come espressione di "du­rezza e intransigen­za".

La Chiesa invece non pensa di essere severa e intransigen­te, ma ritiene di es­sere semplicemente fedele alla Parola di Cristo, il quale ha proclamato in modo chiaro la legge dell'amore indissolubile, e ha chiesto che questa sua Parola venisse predi­cata e annunciata per sempre, senza diminuzioni, senza che da essa cadesse neppure un "iota".

 

Discussioni e reazioni

Gesù ha affermato solennemente l'indissolubilità del matrimonio in un dibattito in cui era stato coinvolto. E la sua affermazione ha suscita­to subito discussioni e reazioni ostili. Il quesito gli era stato posto in termini ambigui. "È lecito ripudiare la propria moglie per qualunque motivo, oppure devono esistere cause gravi per rimandarla col foglio di ripudio?"

Era una polemica che divideva gli interpreti della legge che Mosè aveva dato al popolo di Israele.

Può darsi che fosse scoppiato un ennesimo caso e che qualcuno avesse pensato di sottoporre il quesito al giovane Maestro che dimo­strava tanta saggeza e non guardava in faccia nessuno. Ma era probabi­le che si trattasse ancora una volta di un trabocchetto teso a Gesù per metterlo in imbarazzo e provocare una risposta impopolare, come era già capitato quando gli avevano chiesto un parere sul tributo da pagare all'odiato Cesare.

Gesù risponde ancora una volta a sorpresa. Non dà ragione né ad una corrente, né all'altra. La moglie non può essere rimandata mai, perché chi si unisce a lei si unisce per sempre; è Dio che crea questo legame, e nessuno può sciogliere quello che Dio unisce.

 

Una sola carne

L'amore o dura per sempre o non è amore. Nell'amore Dio ha messo una esigenza che l'uomo non può ignorare, l'esigenza di durare quanto dura la vita. Vita e amore in qualche modo si identificano. Per questo nessuno può sciogliere due vite unite dall'amore. L'uomo lo ha dimen­ticato. Il suo cuore indurito non gli ha più permesso di sentire la voce dell'amore vero, quello che Dio aveva sognato per la sua creatura.

Gesù ripropone questo modo di amare, quello delle origini. "Ma egli rispose e disse: non avete letto che il creatore li ha creati fin dall'inizio maschio e femmina? E disse: «per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà alla sua donna e i due saranno una sola carne».

Essi non sono più due, ma una sola carne. Quel che Dio ha congiunto l'uomo non deve separare".

 

Un grande dono

Con queste parole Gesù cancella con un colpo di spugna tutta la sto­ria dell'amore scritta per millenni dai cuori induriti dal peccato, e offre all'uomo e alla donna una pagina bianca in cui riscriverla. Li riporta all'amore delle origini, quando l'amore aveva la freschezza e la bellezza dell'alba che sorge e prometteva un giorno pieno di luce e di gioia.

Rilancia così l'amore degli inizi e lo propone ad ogni uomo e donna che si amano. I primi a non credere alle proprie orecchie sono proprio quelli a Lui più vicini: i discepoli e gli apostoli. Si comportano come persone offese perché ritengono che si voglia togliere loro un diritto riconosciuto da sempre e indispensabile per reggere una vita di matri­monio: "Ma allora è meglio non sposarsi".

Gesù li sente e ribadisce con forza la sua affermazione, anche se si rende conto che la sua Parola in quel momento cade su un terreno ari­do che non è in grado di ricevere questa parola.

Ma Gesù è certo di aver fatto all'umanità un grande dono revocando la legge del ripudio e riproponendo all'umanità l'amore nella sua vera natura di esperienza totalizzante. Più tardi S. Paolo ricorderà questa parola di Gesù dicendo che il marito deve amare la propria moglie come Cristo ha amato la Chiesa, per renderla pura e senza macchia".

 

Preghiamo: Dio, dal quale proviene ogni paternità in cielo e in terra, Padre, che sei Amore e Vita, fa' che ogni famiglia umana sulla terra diventi, mediante il Tuo Figlio, Gesù Cristo, sorgente di divina carità, un vero santuario della vita e dell'amore per le generazioni che sempre si rinnovano.

Fa' che la tua grazia guidi i pensieri e le opere dei coniugi verso il bene delle loro famiglie e di tutte le famiglie del mondo.

Fa' che le giovani generazioni trovino nella famiglia un forte sostegno per la loro umanità e la loro crescita nella verità e nell'amore. Fa' che l'amore, rafforzato dalla grazia del sacramen­to del Matrimonio, si dimostri più forte di ogni debolezza e di ogni crisi, attraverso le quali, a volte, passano le nostre famiglie. Amen.

 

Amore di una Madre

Che orrore, quel giorno! Il ripetuto síbilo delle sirene aveva appena annunciato l'imminente pericolo di una incursione aerea; uomini, donne e bambini non erano ancora scesi tutti nei rifugi antiaerei, che già numerose squadriglie di bombar­dieri volteggiavano nel cielo della città.

Dopo alcuni minuti, fra intensi boati, la terra tremò con­vulsa: parve la fine del mondo! Quando le sirene sibilarono nuovamente, per dare il segnale del cessato allarme, la città era irriconoscibile: le bombe dirompenti avevano ridotto le case in ammassi di calcinacci, di mattoni, di arredi sconquas­sati; quelle incendiarie avevano provocato immensi roghi...

Tra le macerie fumanti, nelle case distrutte, penetrarono soldati e borghesi a disseppellire i morti, a soccorrere i feriti, a dare aiuto ai senzatetto, istupiditi dallo spavento e dal dolo­re. Scene pietose si rinnovavano a ogni istante: qui una donna frugava affannosamente fra i rottami per cercare, poveretta, quello che, forse, non avrebbe trovato mai più; là un bimbo strillava impaurito, invocando la mamma.

Un soldato, presso un mucchio di macerie, sentí che qual­cuno invocava soccorso. Chiamò alcuni compagni in aiuto e con essi scavò, frugò... ed ecco, tra una trave e l'avanzo di un muro, una donna gravemente ferita alla nuca e al dorso.

Essa era là, come piegata su se stessa, col viso sconvolto dallo spàsimo, ormai vicina alla morte; ma trovava ancora la forza di implorare, con un filo di voce: Il mio bambino... Sal­vate il mio bambino!...

Infatti i soccorritori trovarono, inebetito dallo spavento, ma ancor vivo e sano, un bambino di circa tre anni: la madre lo aveva salvato facendo arco col proprio corpo e sop­portando cosí, sul suo dorso, le macerie pio­vute dall'alto. Tanto può l'amore di una madre per la propria creatura che è capace di tutto, di sacrificare perfino la propria vita.

(da Speranze di Zietta Liù - CEI)

 

LA CASA SULLA ROCCIA

L'amore è e deve costituire la forza e il clima dell'intera vita coniu­gale. Quanto più si approfondisce tanto più diventa amore oblativo, fedele e continuamente rinnovato. Il clima della vita coniugale si crea principalmente nella casa, e permea come una benefica atmosfera tutta l'esperienza dei coniugi e dei figli nei diversi ambienti della loro pre­senza e nell'attività.

«Enorme è l'importanza della casa per la vita familiare.

Immensa. Fondamentale. Le case si costruiscono per l'uomo per appagare i suoi bisogni fondamentali... La casa è l'abitazione dell'uomo. È una condizione necessaria perché l'uomo possa venire al mondo, crescere, svilupparsi, perché possa lavorare, educare ed edu­carsi, perché gli uomini possano costruire quella unione più profonda e fondamentale, che ha il nome di "famiglia".

Si costruiscono le case per le famiglie. In seguito, nelle case, si costruiscono sulla verità e sull'amore le famiglie stesse. Il primo fonda­mento di questa costruzione è l'alleanza matrimoniale. Su questo fon­damento poggia quell'edificio spirituale, la cui costruzione non può cessare mai». (Giovanni Paolo II)

 

Chiesa nella casa

La famiglia cristiana è la "chiesa nella casa", perché dalla chiesa è nata e della chiesa è cellula fondamentale. Come nella chiesa anche nella famiglia si annuncia e si ascolta la parola del Signore; si celebra la liturgia della preghiera nella vita; si esercita il servizio della carità tra i coniugi, con i figli e verso il prossimo.

Per questo la casa è il luogo primo e privilegiato dell'educazione cri­stiana. La casa della famiglia cristiana è aperta e ospitale con le altre famiglie, soprattutto le più vicine e bisognose; con gli amici dei figli,

particolarmente bisognosi di affetto o senza famiglia; con tutti coloro che necessitano di comprensione, di solidarietà, di aiuto, di perdono. Essa non deve smentire mai la parola di Gesù: "Bussate e vi sarà aperto. Chiedete e vi sarà dato" perché è un'immagine della casa di Dio, aperta a tutti, sempre, come il cuore del Padre.

La casa della famiglia cristiana è povera, perché i poveri distaccati dai beni sono beati; perché il superfluo è rubato ai poveri; perché il denaro non sostituisce Dio.

La casa della famiglia cristiana è pura: la purezza del cuore, che lot­ta instancabilmente contro l'egoismo corrosivo dell'amore, che demoli­sce il dialogo, crea un abisso incolmabile tra le generazioni e rende cie­chi ai bisogni degli altri.

La casa della famiglia cristiana è luminosa, anche se semplice, pic­cola e povera, perché "la parola del Signore è la sua luce inestinguibi­le"; perché le virtù cristiane, senza ostentazioni e spesso a fatica, sono vissute anche come testimonianza per i fratelli.

 

Armonia in famiglia

La casa della famiglia cristiana è serena, anche nelle prove della malattia e del lutto, delle tensioni inevitabili, perché sa e crede che è fondata e costruita sulla roccia, Cristo Gesù, speranza che non abban­dona mai.

La "chiesa nella casa" diviene così "la casa del Signore, la più alta, la più bella che c'è". Posta sopra il monte per fare luce a tutti. Perché sia cosí, è necessario che alla legittima preoccupazione per il luogo confortevole per le comodità, per un legittimo benessere si accompagni, ogni giorno, nei genitori e nei figli un profondo e costante impegno per rea­lizzare uno stile cristiano di vita, che caratterizza la famiglia nata e cre­scente nella Chiesa, famiglia dei figli di Dio.

La casa di pietra non si costruisce in pochi giorni. Tanto meno la casa-chiesa che è la famiglia cristiana.

 

Preghiamo: O Signore, Ti ringraziamo per l'amore e per la gioia della nostra vita coniugale: vogliamo viverla come tuo dono. Fa' che la nostra famiglia imiti ogni giorno gli insegna­menti della famiglia di Nazareth e incarni sulla terra la vita del­la Trinità in cielo. Regni sempre in essa l'amore scambievole, la pace, la tua presenza.

Fa' che essa sia ospitale, sempre pronta ad accogliere Cristo che bussa alla nostra porta, attenta alle necessità dei fratelli, aperta ai problemi sociali.

Proteggi la nostra salute e benedici le nostre fatiche. Ti pre­ghiamo che l'unione fra noi cresca ogni giorno di più e che per essa tu possa essere sempre presente in mezzo a noi. Amen.

 

Amate la vostra Casa

La casa è il regno dell'amore, è il tempio dove veramente si onora Dio. Che cosa è l'amore? È la grazia, la benedizione di Dio: è la ragione unica della vita. Senza l'amore la vita è vana, e a poco a poco si spegne, così come una pianta cui viene a mancare la linfa: non dà più fiori, non produce più frutti; ad una ad una rende alla terra le sue foglie, e muore...

Solo attraverso l'amore si risale a Dio: amore verso noi stessi, verso il prossimo, verso tutte le creature viventi. Nella casa soltanto noi troviamo l'amore in tutte le forme: l'amore che crea, che assiste, che scalda, che tempra, che risana, che perdona.

Fuori della casa troviamo spesso la tempesta che travolge, l'insidia e l'invidia che sbarrano il cammino, il male che agghiaccia e abbrutisce, l'odio che assale e spesso ferisce. Amate la vostra casa: custodite e fortificate nel vostro cuore questo amore sacro: quan­do non sarete più.,, spensierati, tornan­do stanchi al vostro nido, vi troverete in tutte le ore un rifu­gio sereno, una fiaccola accesa, un viso che vi sorride, una mano che vi sorregge.

Sarà vostra moglie, vostro marito, la vostra mamma, la vostra sorella: sarà l'amore che, in quelle forme angelicate, compirà anco­ra, nel suo tempio, il miracolo della vita.

(Giorgio Berlutti - Voci della Vita - SEI)

 

ROVINE DEL MATRIMONIO

Oltre alle malattie personali che ciascuno degli sposi può avere, la coppia matrimoniale, come società, può contrarre malattie delle quali deve stare in guardia.

A) IL MATRIMONIO CIVILE: Due persone che si uniscono con il solo matrimonio civile hanno iniziato il cammino della loro vita matrimoniale in modo sbagliato. Dio è l'autore del matrimonio e vuole essere presente nell'unione dell'uomo e della donna per assi­curare la serenità del patto, la felicità, la fecondità...

Due persone che si uniscono con il solo matrimonio civile dimostrano una sfiducia reciproca. Non c'è sicurezza dell'uno nell'altro. Quindi se non andranno d'accordo nel comune per­corso del matrimonio, potranno facilmente separarsi.

B) L'ADULTERIO: L'adulterio è una cosa così grave che la Parola di Dio dice: l'adultero è un imprudente, e colui che com­mette adulterio si distrugge da se stesso. La sua vergogna non si cancellerà (Prv 6,32-33).

L'adulterio porta alla rovina totale, alla perdita della pace, alla morte stessa.

«Così dunque, figlio mio, ascoltami: presta attenzione alle mie parole. Non volgere verso l'adultera i tuoi pensieri; non perderti per andare dietro a lei perché molti sono stati feriti a morte, le sue vittime sono numerose. Prendere la strada della sua casa vuol dire prendere la strada della morte» (Prv 7,24­27). Il Signore Gesù disse che anche solo guardando una donna con occhi di desiderio si commette adulterio.

C) IL DIVORZIO: La separazione della coppia per divorzio è la più grave delle malattie perché si tocca il terreno di Dio stes­so. Gesù Cristo rispose ai farisei quando gli chiesero sul divor­zio: «Non avete letto che il Creatore da principio li creò maschio e femmina e disse: Per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una carne sola!

Così che non sono più due, ma una carne sola. Quello dun­que che Dio ha congiunto, l'uomo non lo separi». (Mt 19,4-6) «Custodite dunque il vostro soffio vitale e nessuno tradisca la donna della sua giovinezza. Perché io detesto il ripudio, dice il Signore Dio d'Israele, e chi copre d'iniquità la propria veste, dice il Signore degli eserciti. Custodite la vostra vita dunque e non vogliate agire con perfidia». (Ml 2,15-16)

D) LA GELOSIA: È il verme distruttore della fiducia e della sicurezza matrimoniale. «Poiché la gelosia accende lo sdegno del marito, che non avrà pietà nel giorno della vendetta; non vorrà accettare alcun compenso, rifiuterà ogni dono, anche se grande». (Prv 6,34-35) 

E) L'EGOISMO: Sta nel pensare a se stesso e non all'altro. È volere il proprio compiacimento senza interessi del coniuge. L'egoista non si commuove di fronte al dolore e sofferenza degli altri. Cerca solo il proprio beneficio. Nel matrimonio due vite muoiono per far nascere una nuova vita.

È questa la difficoltà: nessuno vuole morire perché questo implica un sacrificio, sacrificio che molto pochi sono disposti a fare. Così ci sono molti che continuano a vivere come scapoli trasformando la loro nuova vita in un inferno. 

F) IL CREDERSI PIÙ FORTI IN TUTTO: È far sentire, e in modo rude, la supremazia dell'uomo sulla donna. Credere che essere delicati e condiscendenti verso la sposa sia andare con­tro la mascolinità dello sposo. È esigere dalla donna sacrifici che l'uomo non ha mai fatto né è disposto a fare.

Si dimentica la raccomandazione di San Pietro: «E ugualmente voi mariti trattate con riguardo le vostre mogli perché il loro corpo è più debole, e rendete loro onore perché partecipano con voi della grazia della vita: così non saranno impedite 1e vostre preghie­re».(1 Pt 3,7)

 

IL DONO DEI FIGLI

La stagione dei frutti è lontana da quella dei fiori. I figli sono il frut­to di un amore coniugale, che ha vissuto la sua primavera di entusia­smo e di poesia ed è progressivamente maturato per la fecondità.

È scritto nel piano di Dio che i figli trovano la condizione più adatta per la loro nascita nell'intimità del matrimonio, il quale non è solamen­te un'istituzione legale, ma una comunità di amore, di vita e di grazia. Lo sposo e la sposa, che nell'imperscrutabile disegno di Dio danno la vita a una nuova creatura, sono resi partecipi della fecondità divina e assunti dal Creatore al ruolo di suoi collaboratori nell'opera della crea­zione continua.

Ogni bambino è un dono nascente dall'amore reso fecondo dall'alto. Il dono si sogna a lungo. Così il bambino è il sogno più esaltante di due persone, che hanno consacrato il loro amore nel sacramento del matri­monio. Il bambino, come il dono, è progettato: un progetto di gratuità, di disponibilità, di servizio. Dare la vita significa impegnarsi per costruirla e farla crescere con amore e sacrificio.

 

Accogliere la vita

L'attesa del dono, è forse il momento più magico. Attendere un bambino è come attendere il nascere di un giorno nuovo, pieno di spe­ranze esaltanti e indefinite. È un'attesa simile a quella di Dio creatore, che, dopo aver plasmato il primo uomo ed avergli spirato in fronte l'ali­to della vita, aspetta la sorpresa di vederlo aprire gli occhi, parlare, camminare e poi pronunciare il suo nome, in un'impetuoso inno di lode. L'attesa è apprendimento ad accogliere. L'accoglienza è l'attesa soddisfatta e trasformata in tenerezza. Accogliere il bambino è dirgli con amore il primo sì, perché egli sia libero e felice. È scoprire sul suo volto le somiglianze dei genitori, che sono contemporaneamente segno della umanità di Cristo, fatto uomo come uno di noi.

 

L'amore vero

Accogliere la vita nascente è partecipare alla creazione. È rimettere prodigiosamente sotto gli occhi di tutti gli uomini il mistero della incarnazione. Il sogno, il progetto, l'attesa e l'accoglienza di un figlio non si improvvisano. Sono tempi che hanno una sola origine: l'amore vero, forte, fedele, pro­fondamente oblativo. Si impara ad amare allargando giorno per giorno gli spazi del cuore, per renderlo aperto, accogliente, benefico.

Così si impara ad essere padre e madre responsabilmente, col­tivando nella profon­dità dell'anima il culto per la vita.

Ci si mette in umile e fidu­ciosa sintonia con il Creatore che è Padre, aprendosi al futu­ro incerto e difficile facendo scaturire dalla fede, dalla spe­ranza, dalla carità le risorse che rendono capaci di chiama­re le creature all'esistenza e di insegnare loro a vivere.

I nostri figli non sono nostri. Il Creatore, che è Padre, chiama i genitori ad essere misteriosamente parte­cipazione e immagine della sua paternità e maternità infi­nite e invisibili.

Credersi arbitrariamente padre e madre in assoluto è usurpazione nei riguardi di Dio, correndo il rischio tragico di non riuscire poi ad interpretare nei figli il progetto del Creatore sulla loro vita. I genitori perciò sono collaboratori, interpreti, educatori, non proprietari né tanto meno usurpatori.

 

Preghiamo: O Vergine Maria, modello di ogni madre cristia­na, ringrazia con me il Signore, per avermi chiamata alla san­tità nella vita matrimoniale e per avermi donato dei figli.

Li affido alla tua protezione: rendili discepoli attenti di Gesù, tuo Figlio; non permettere che si allontanino dal suo amore; aiutali a vivere come testimoni del Vangelo. Se lo sguardo di Gesù si posasse su qualcuno di loro, per chiamarli ad una vita di speciale consacrazione, li dono con gioia, e a te li affido, o Madre.

Guarda con bontà anche il mio sposo, con il quale condivido le gioie e i dolori di ogni giorno. Custodisci noi tutti nell'amore, intenti alla preghiera, aperti alla carità, docili alla Parola di Dio, pronti sempre a fare la sua volontà. Amen

 

Essere Buoni Genitori

• L'opera educativa comincia dal seno materno; se aspetti più tardi hai perso la corriera più importante della tua vita di genitore. Ricorda che i tuoi figli cominciano a capire assai prima di quanto tu credi e quando questo sia avvenuto non lo saprai mai.

• Previeni il male con la vigilanza più attenta, per non doverlo reprimere quando sarà troppo tardi; chi previene si fa amare, chi reprime si fa odiare.

• Non sgridare e non castigare con rabbia chi ha sbagliato, ma convincilo del suo errore con il ragionamento più sereno e più affettuoso.

• Non concedere tutto per esagerata tenerezza del cuore, perché chi dà i vizi li dovrà mantenere; la secchia con la cor­da sempre lunga sta sempre in fondo al pozzo.

• Non dire mai di sì quando devi dire di no; non dire mai di no quando puoi dire di sì. Nel sì e nel no i genitori siano sem­pre concordi ad ogni costo. Di fronte alle domande difficili dei tuoi figli non raccontare frottole: a lungo andare non ti crederanno; esponi la verità nel modo più conveniente, ma sii «veritiero» ad ogni costo. Meglio una verità imparata con dif­ficoltà dai genitori che un errore imparato bene dagli amici.

• Non dire «Và in chiesa», ma sempre: «Andiamo...». 1 tuoi figli ameranno Dio nella misura che lo amerai tu e ameranno te nella misura che ameranno Dio. Non dire: «Devi essere onesto». Da' tu l'esempio dell'one­stà più cristallina, nelle parole come nelle azioni, e i tuoi figli si specchieranno in te.

• Non togliere Dio nella vita dei tuoi piccoli, perché commetterai un errore a loro danno; donando Dio ai tuoi figli, il tuo dono si ripe­terà ogni giorno al di là del tuo tempo.

(da "Decalogo della famiglia felice")

 

VITALE CELLULA DELLA SOCIETA’

Poiché il Creatore di tutte le cose ha costituito il matrimonio quale prin­cipio e fondamento dell'umana società», la famiglia è divenuta la «pri­ma e vitale cellula della società». La famiglia pos­siede vincoli vitali e orga­nici con la società, perché ne costituisce il fondamen­to e l'alimento continuo mediante il suo compito di servizio alla vita: dalla famiglia infatti nascono i cittadini e nella famiglia essi trovano la prima scuo­la di quelle virtù sociali, che sono l'anima della vita e dello sviluppo della societa stessa.

Così in forza della sua natura e vocazione, lungi dal rinchiudersi in se stes­sa, la famiglia si apre alle altre famiglie e alla società, assumendo il suo compito sociale. Il compi­to sociale della famiglia non può certo fermarsi all'opera procreatrice ed educativa, anche se trova in essa la sua prima ed insostituibile forma di espressione.

Le famiglie, sia singole che associate, possono e devono pertanto dedicarsi a molteplici opere di servizio sociale, specialmente a vantaggio dei poveri, e comunque di tutte quelle persone e situazioni che l'organizza­zione previdenziale ed assistenziale delle pubbliche autorità non riesce a raggiungere.

 

Aprirsi agli altri

Il contributo sociale della famiglia ha una sua originalità, che domanda di essere meglio conosciuta e più decisamente favorita, soprattutto man mano che i figli crescono, coinvolgendo di fatto il più possibile tutti i membri. In particolare è da rilevare l'importanza sem­pre più grande che nella nostra società assume l'ospitalità in tutte le sue forme, dall'aprire la porta della propria casa e ancor più del pro­prio cuore alle richieste dei fratelli, all'impegno concreto di assicurare ad ogni famiglia la sua casa, come ambiente naturale che la conserva e la fa crescere.

Soprattutto la famiglia cristiana è chiamata ad ascoltare la racco­mandazione dell'apostolo: «Siate... premurosi nell'ospitalità», e quindi ad attuare, imitando l'esempio e condividendo la carità di Cristo, l'accoglienza del fratello bisognoso: «Chi avrà dato anche solo un bic­chiere di acqua fresca ad uno di questi piccoli, perché è mio discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».

Il compito sociale delle famiglie è chiamato ad esprimersi anche in forma di intervento politico: le famiglie, cioè, devono per prime adope­rarsi affinché le leggi e le istituzioni dello Stato non solo non offenda­no, ma sostengano e difendano positivamente i diritti e i doveri della famiglia.

In tal senso le famiglie devono crescere nella coscienza di essere «protagoniste» della cosiddetta «politica familiare» ed assumersi la responsabilità di trasformare la società: diversamente le famiglie saran­no le prime vittime di quei mali, che si sono limitate ad osservare con indifferenza.

 

Privilegiare la famiglia

Certamente la famiglia e la società hanno una funzione complemen­tare nella difesa e nella promozione del bene di tutti gli uomini e di ogni uomo. Ma la società, e più specificamente lo Stato, devono ricono­scere che la famiglia è «una società che gode di un diritto proprio e primordiale» e quindi nelle loro relazioni con la famiglia sono gravemen­te obbligati ad attenersi al principio di sussidiarietà.

In forza di tale principio lo Stato non può né deve sottrarre alle famiglie quei compiti che esse possono egualmente svolgere bene da sole o liberamente associate, ma positivamente favorirle e sollecitare al massimo l'iniziativa responsabile delle famiglie.

Convinte che il bene della famiglia costituisce un valore indispensa­bile e irrinunciabile della comunità civile, le autorità pubbliche devono fare il possibile per assicurare alle famiglie tutti quegli aiuti - econo­mici, sociali, educativi, politici, culturali - di cui hanno bisogno per far fronte in modo umano a tutte le loro responsabilità.

 

I diritti della famiglia

L'ideale di una reciproca azione di sostegno e di sviluppo tra la famiglia e la società si scontra spesso, in termini assai gravi, con la realtà di una loro separazione, anzi di una loro contrapposizione. La Chiesa difende apertamente e fortemente i diritti della famiglia dalle intollerabili usurpazioni della società e dello Stato. In particolare pos­siamo ricordare tra gli altri, i seguenti diritti della famiglia:

- di esistere e di progredire come famiglia, cioè il diritto di ogni uomo, specialmente anche se povero, a fondare una famiglia e ad avere i mezzi adeguati per sostenerla;

- di esercitare la propria responsabilità nell'ambito della trasmissio­ne della vita e di educare i figli;

- dell'intimità della vita coniugale e familiare;

- della stabilità del vincolo e dell'istituto matrimoniale;

- di credere e di professare la propria fede, e di diffonderla;

- di educare i figli secondo le proprie tradizioni e valori religiosi e culturali, con gli strumenti, i mezzi e le istituzioni necessarie;

- di ottenere la sicurezza fisica, sociale, politica, economica, special­mente dei poveri e degli infermi;

- il diritto all'abitazione adatta a condurre convenientemente la vita familiare;

- di espressione e di rappresentanza davanti alle pubbliche autorità economiche, sociali e culturali e a quelle inferiori, sia direttamente sia attraverso associazioni;

- di creare associazioni con altre famiglie e istituzioni, per svolgere in modo adatto e sollecito il proprio compito;

- di proteggere i minorenni mediante adeguate istituzioni e legisla­zioni da medicinali dannosi, dalla pornografia, dall'alcoolismo, dalla droga...;

- di un onesto svago che favorisca anche i valori della famiglia;

- il diritto degli anziani ad una vita degna e ad una morte dignitosa;

- il diritto di emigrare come famiglie per cercare una vita migliore.

 

Preghiamo: O Signore, Ti ringraziamo per l'amore e per la gioia della nostra vita in famiglia: vogliamo viverla come tuo dono. Fa' che la nostra famiglia imiti ogni giorno la vita della famiglia di Nazareth e incarni sulla terra la vita della Trinità in cielo.

Regni sempre in essa l'amore scambievole, la pace, la tua pre­senza. Fa' che essa sia ospitale, sempre pronta ad accogliere Cri­sto che bussa alla nostra porta, attenta alle necessità dei fratelli, aperta ai problemi sociali.

Proteggi la nostra salute e benedici le nostre fatiche.

Ti preghiamo che l'unione fra noi cresca ogni giorno di più e che per essa tu possa essere sempre presente in mezzo a noi.

 

Percepire il senso di Dio

«I figli - spiegano Anna e Alberto Friso - fin dalla più tene­ra età devono imparare a percepire il senso di Dio ed a vene­rarlo. Di ciò, infatti, che si è appreso in famiglia anche in que­sto campo si vive poi tutta la vita (...).

E qui i genitori hanno una straordinaria possibilità per aprire ai loro figli questa conoscenza: quella di testimoniar­lo».

«Erano i primi tempi del nostro matrimonio. Spesso prega­vamo assieme e questo rinsaldava ancor più la nostra unità. Lo abbiamo fatto anche dopo, quando sono nati i bambini e a volte in presenza loro, quando ancora erano piccolissimi, nel­la culla, specie alla sera.

Ci siamo accorti che pian piano loro capivano che non sta­vamo parlando tra noi.

Avvertivano che il colloquio era con un Altro, più grande di noi. Arrivato per loro l'uso della parola, spontaneamente, si univano alle nostre preghiere. Spesso interrompevano con domande, considerazioni, propositi.

Mi ricordo una volta, o uno di loro, avrà avuto sui due anni, ha chiesto: "Cos'è amare?". "­Volevamo dirgli un po' dell'amore di Dio e di come possiamo viverlo fra noi, ma dopo qualche parola si è risposto da solo: "Ho capito! Dio è come il mio papà che mi vuole bene".

E l'altro più grandicel­lo ha aggiunto: "Io so amare, ma è difficile!"».

(Città Nuova, n. 9, 1988, pag. 40)

 

PREGHIERE DELLA FAMIGLIA CRISTIANA

Guida i Nostri Passi

O Dio, fonte di ogni bene, dona alla nostra casa il cibo quotidia­no, conservaci nella salute e nella pace, guida i nostri passi sulla via del bene. Fa' che dopo aver vissuto felici su questa terra, ci ritroviamo ancora tutti uniti nella felicità del Paradiso. Accogli, o Signore, la nostra preghiera, unisci i nostri cuori nella fede e ren­dili operosi nella carità, così la gioia di avere una casa non ci fac­cia dimenticare i fratelli che ne sono senza. Amen.

 

Rafforza il Nostro Amore

O Signore, fa' che la tua grazia guidi i pensieri e le opere dei coniugi verso il bene delle loro famiglie e di tutte le famiglie del mondo. Fa' che le giovani generazioni trovino nella famiglia un forte sostegno per la loro umanità. Fa' che l'amore rafforzato dalla grazia del sacramento del matrimonio, si dimostri più forte di ogni debolezza e di ogni crisi. Tu che sei la vita, la verità, e l'amore, nell'umanità del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

 

Per la Nostra Casa

Signore Gesù Cristo, il tuo sguardo sia attento, durante il gior­no e la notte, sopra questa casa, e guardala con bontà. Vieni ad abitarci in essa, affinché nessun male ne varchi la soglia. Signore, sempre e ovunque presente, veglia sul nostro entrare e sul nostro uscire. Amen.

 

Nell'attesa di un Figlio

O Signore, Padre nostro, ti ringraziamo per il dono meraviglio­so con il quale ci hai resi partecipi della tua divina paternità. In questo periodo di attesa, ti supplichiamo: proteggi questa vita ancor piena di mistero, perché giunga sana alla luce del mondo e alla rinascita del battesimo. Madre di Dio, al tuo cuore di Mamma affidiamo nostro figlio. Amen.

 

Preghiera della Mamma

Caro Papa Giovanni, dicesti tante volte che volevi bene ai bam­bini; volesti anche che li accarezzassimo per te. I miei figli sono piccoli e grandi, ma per me sono sempre bambini. Ora che sei in cielo, ora che godi Dio e che il tuo cuore buono si è dilatato e in­grandito vicino a Dio, ora tu li hai tutti sotto il tuo sguardo i nostri figli. Benedicili tutti, proteggili.

Che siano buoni, come tu, come noi li vogliamo. Vedi, Papa Giovanni, quante insidie circondano i nostri figli. Non c'è più pace nei loro cuori. Papa Giovanni, fa' che siano calmi, sereni, laboriosi e studiosi. Ti vorranno bene anche loro, come noi genitori te ne vogliamo. Ti diamo il nostro cuore e il loro. Amen.

 

Per un Familiare Ammalato

Signore Gesù, durante la tua vita sulla nostra terra hai dimo­strato il tuo amore, ti sei commosso dinanzi alle sofferenze e mol­te volte hai ridato la salute ai malati riportando nelle famiglie la gioia. Il nostro caro... è (gravemente) ammalato, noi gli siamo vici­ni con tutto ciò che è umanamente possibile.

Però ci sentiamo impotenti: veramente la vita non è nelle nostre mani. Ti offriamo le nostre e le sue sofferenze e le uniamo a quelle della tua passione.

Fa' che questa malattia ci aiuti a comprendere di più il senso della vita, perché possiamo insieme ringraziarti e lodarti per sem­pre. Sia fatta la tua volontà! Amen.

 

Preghiera dell'Anziano

Fa', o Signore, che io sia ancora utile al mondo, contribuendo con l'ottimismo e con la preghiera alla gioia e al coraggio di chi è di turno nelle responsabilità, vivendo uno stile di contatto umile e sereno con il mondo in trasformazione senza rimpianti sul passa­to, facendo delle mie sofferenze umane un dono di riparazione sociale.

Che la mia uscita dal campo d'azione sia semplice e naturale come un felice tramonto. Perdona, se solo oggi, nella tranquillità, riesco a capire quanto tu mi abbia amato e soccorso, almeno ora io abbia viva e penetrante la percezione del destino di gioia che mi hai preparato e verso il quale mi hai incamminato fin dal primo giorno di vita. Signore, insegnami a invecchiare! Amen.

 

Preghiera della Mamma e del Papà

O Signore della vita, che chiamandomi alla maternità (o pater­nità) mi volesti partecipe della tua potenza, io ti prego per i miei figli. Tu pure li ami di un amore più grande, più puro, più potente.

Tu hai per loro silenziose parole e forze soavi a noi tutti scono­sciute. Tu sei con loro ogni ora e ne scruti la mente ed il cuore. A te affido la loro inesperta e insidiata giovinezza. Sii tu per loro la Via, la Verità e la Vita; sii per loro l'amico che non tradisce nell'ora del dolore. Fa' che essi credano, perché la vita senza fede è notte disperata.

Fai che siano puri di cuore, perché senza purezza non c'è amo­re. Ascolta, o Signore, la mia preghiera accorata di madre, (o di padre) per intercessione di Papa Giovanni che col suo esempio ha testimoniato il tuo grande amore; rendimi esempio di virtù ai miei figli e guida sicura nella difficile vita.

Dona efficacia alle mie parole e forza alla mia opera. Consola le pene del mio cuore e le ansie per il domani. Amen.

 

Preghiera per la Famiglia

O Signore, guarda benigno e benedici la mia famiglia. Fa' che ciascuno dei suoi componenti si mantenga fedele alla sua vocazio­ne e sappia testimoniare il tuo amore sperimentato nel legame coniugale e nell'affetto fraterno. E poiché hai voluto, o Signore, donarci in Padre Dehon un particolare amico, accogli le preghiere che egli ti presenta per noi e, per i suoi meriti, accompagnaci sem­pre con la tua protezione.

E tu, o venerato Padre Dehon, che nascendo costituisti la gioia della tua famiglia e con essa condividesti i momenti di gioia e di dolore, degnati di prendere sotto la tua speciale cura la mia fami­glia; con la tua potente intercessione, liberala dai mali e dai peri­coli e fa' che essa sappia seguire ogni giorno la via del Vangelo. Amen.

 

"Grazie, Signore...­

O Signore, grazie per tutte le stagioni della nostra vita. Grazie per il bene che ci hai concesso di fare. Grazie per le avversità che hanno maturato il nostro carattere. Grazie per i sorrisi che hanno rallegrato il nostro cuore. Grazie per le lacrime che hanno svelato la vulnerabilità dei nostri tesori.

Grazie per i canti che hanno dato vitalità al nostro vissuto. Gra­zie per i silenzi che hanno creato spazio per te. Grazie per ogni primavera che ci ha aperto alla vita nuova. Grazie per ogni inver­no che ci ha plasmato per le lunghe attese. Grazie per le conquiste che ci hanno dato coraggio. Grazie per i disappunti che ci hanno resi umili. Grazie, o Signore, perché tu ci ami e perché ci sentiamo amati da te; aiutaci ad amare per vivere e invecchiare nella sere­nità. Per Cristo nostro Signore. Amen.

 

Preghiera del Giovane

Avverto, Signore, l'importanza e la fragilità della mia età, so che in questi anni debbo saper impostare tutta la mia vita e sono preso da tanti timori, incertezze, preoccupazioni. Ricorro dunque a te, o Signore, fonte di ogni luce per essere sorretto e guidato nel mio cammino.

Fammi conoscere la strada migliore che conduca a te, aiutami a valorizzare i doni che mi hai dato e fa' che, con la tua grazia, rie­sca a superare ogni tentazione di egoismo, di pigrizia e di orgoglio in modo da poter essere nel mio ambiente fermento di bene. So, o caro Padre Dehon, che sapesti offrire la tua vita a Dio ed ai fratelli sin dalla tua giovinezza fino al giorno della tua dipartita.

Vieni incontro a me che ti scelgo come mio "difensore" e ottie­nimi la serenità di spirito, l'entusiasmo per la vita e l'aumento del­la fede perché io possa vivere un'autentica esperienza cristiana impegnandomi al servizio del Vangelo, come facesti tu. Amen.

 

BEATITUDINI DELLA SERA

Beati quelli che sanno farmi rivivere, evocandoli, i ricordi del bel tempo passato.

Beati quelli che, incontrandomi, mi sorridono e mi regalano il loro tempo.

Beati quelli che non dicono mai: «Questa sto­ria me l'hai raccontata cento volte».

Beato chi mi ha aiutato, soprat­tutto quando non l'ho chiesto.

Beati quelli che s'accorgono che la mia vista s'annebbia e che il mio pensiero cammina a rilento.

Beati quelli che capiscono lo sforzo del mio orecchio per cogliere le loro parole.

Beati quelli che mi stanno accanto e mi ricordano che sono sempre vivo, che sono stato amato e che c'è ancora qualcuno che mi pensa.

Beati quelli che rispettano il mio piede e la mia mano stanca.

Beato te, ragazzo, che stamani non mi hai gridato: «Vecchio!».

Beati quelli che bussano alla mia porta nella solitudine dell’ospizio.

Beata te, sorella che per il mio compleanno mi hai portato un fiore.

E beati tutti voi che dalla sponda della vita mandate a noi - che passiamo all'altra riva - un saluto, un gesto di riconoscenza e di pietà, forse un... bacio.

(Ludmilla Cris, Il sole della sera, E. P.)

 

GRANI DI SAGGEZZA

- Motivi di Riflessione -

a cura di P. Gervasio Palermo

 

Questa raccolta di pensieri e proverbi di Autori vari, non ha gran­di pretese ma un semplice desiderio e cioè farci riflettere. Dopo averli letti, forse potrà esserci qualcosa di utile per la nostra vita.

 

- Dio si serve dell'amore di due persone per dire loro il suo amore.

- La vitalità dell'amore consiste nel non abituarsi mai l'uno all'altro.

- Per vivere bene da sposi bisogna avere il cuore di fidan­zati.

- Amare è riuscire a dare all'altro fiducia in se stesso.

- Tutti i giorni della nostra vita ci troviamo di fronte ad una scelta: o la sofferenza d'amore, o quella ben maggiore di non amare.

- Nel genuino amore è l'anima che avvolge il carpo.

- L'unico vero fallimento d'una vita è non riuscire ad ama­re e ad essere amati.

- Quando ci si ama di un amore profondo, si diventa migliori, ci si avvicina a Dio, fonte d'ogni amore.

- La famiglia è lo specchio in cui Dio si guarda quando sta per fare i suoi due miracoli più belli: dare la vita e ispirare amore.

- Nella comunità cristiana i coniugi sono i testimoni e coo­peratori della fecondità della madre Chiesa (L. G. 35).

- Ogni donna nasce madre e nessuna madre muore.

- Nella vita di coppia la persona ragionevole si adatta all'altra: quella irragionevole pretende di adattare l'altra a sé.

- L'innamorato è chi si spende per te, non è colui per cui tu ti spendi!

- Non è difficile diventar padre; essere un padre, questo è difficile. (Wihelm Busch).

- Quando i genitori fanno troppo per i loro figli, va a finire che i figli non faranno abbastanza per se stessi. (H. Hubbard). 

Tratto da: “Papa Giovanni”