ESISTONO I MIRACOLI?

Antonio M. Alessi - EDITRICE «I FRATELLI DIMENTICATI»

CHI CREDE ANCORA?

In un'epoca di scetticismo diffuso in cui i grandi valori e le stesse verità religiose sono trascurate e spesso osteggiate, sono molti anche tra i cristiani che non credono ai miracoli, molti addirittura affermano che non sono mai esistiti.

La stessa autorità religiosa mantiene un severo e bene giustificato riserbo contro la divulgazione di fatti straordinari che non presentano garanzie di autenticità.

Se ne occupa ogni tanto la grande stampa sensazionale pre­sentando episodi o persone che fanno notizia, smuovendo le grandi masse.

E’ doveroso constatare come oggi la scienza ha svelato fenomeni, prima avvolti nel mistero, mentre la tecnica e il progresso hanno risolto situazioni e problemi che fino a qualche decennio fa erano dovuti al caso o a fiduciosa preghiera mentre oggi possono pre­venire o evitare tanti guai di forze scatenate dalla natura: fulmini, cicloni, terremoti, maremoti...

Si dice: la scienza può spiegare tutto, molti fatti ritenuti "mi­racolosi" sono frutto di suggestione, autosuggestione, oppure provengono dalle nostre ancora limitate cognizioni scientifiche.

E' possibile accettare questa teoria?

Assolutamente no, perchè contraria alla fede, all'esperienza, alla ragione e alle più convincenti dimostrazioni di scienziati, credenti e no, che hanno vagliato con obiettività questi fenomeni, spiegabili soltanto con un intervento superiore.

Ma vediamo anzitutto cosa si intende per "miracolo". Dal latino "miraculum".

Cosa meravigliosa, fuori dell'ordinario, prodigio, esso viene definito "un fatto sensibile che si realizza al di fuori o addirittura contro le forze e le leggi della natura".

Perché i miracoli?

Per il credente è fuori di ogni dubbio che Dio, autore di tutto il creato e delle leggi che lo regolano, può manifestare, quando e come vuole, la sua potenza, operando al di fuori di essa, cioè in maniera trascendentale. Perfettamente libero nel suo agire, ha stabilito sia le leggi, sia le eccezioni che le modificano. E ciò per manifestare la sua particolare benevolenza verso qualche creatura, per affermare il suo dominio su tutto il creato o per dimostrare, con un evento miracoloso, una Verità rivelata.

Rimane quindi sempre una manifestazione della sapienza e bontà del Creatore. Negare la possibilità del miracolo vorrebbe dire negare non solo l'onnipotenza di Dio, ma la sua stessa esistenza.

Lo scienziato agisce nel campo dell'esperienza; è compito suo accertare se un fatto è o no secondo le leggi della natura, senza entrare nel campo della trascendenza, dove solo la "fede" può accettare e comprendere un evento miracoloso. Per questo motivo affermiamo che non può esistere opposizione tra fede e scienza: operano su due piani diversi, anche se spesso l'una integra l'altra.

"Non sono necessari ponti tra scienza e fede, scrive il fisico e filosofo Fiedrich Dessauer, perchè non ci sono abissi nè fratture fra esse. E il prof. Joseph Meurers, astrofisico di fama mondiale, afferma: "Non è vero, è volutamente falso, è una menzogna dire che la scienza e in particolare le scienze naturali sono contrarie alla fede". Max Plank, morto nel 1947, uno dei più grandi geni, definito "il padre della fisica moderna", scrive: "Religione e scienza abbisognano entrambe nella loro attività, della fede di Dio. Egli sta, per l'una all'inizio, per l'altra al termine di ogni pensiero. Per l'una è il fondamento, per l'altra la corona dell'edificio di ogni nostra con­cezione del mondo".

Leggi fisiche e naturali

Per quanto grandi e meravigliose possano essere le leggi naturali, esse riguardano operazioni strettamente legate alla materia. Per agire devono sempre essere applicate ad essa, perchè ogni effetto è proporzionato alla causa che lo produce, mai, superiore ad essa. Queste leggi operano sempre in maniera uniforme e costante, senza possibi­lità di variazioni o eccezioni. Ora se un fenomeno supera la causa materiale o non segue l'immutabilità delle leggi che lo regolano, vuol dire che l'evento è dovuto a un potere superiore, a una forza che la materia e la natura non possiedono.

Una parola non potrà mai ridare la vita a un morto, rifare un membro che era stato amputato, cambiare la sostanza dell'acqua in vino, moltiplicare dei pani, sedare una tempesta. Uno spruzzo d'acqua non potrà mai sanare d'improvviso delle piaghe cancerose o ridare perfetta integrità a corpi deformati dalla lebbra.

Tutti gli scienziati concordano che le leggi fisiche, chimiche, biologiche, matematiche... seguono una linea costante, una esattezza e stabilità che non ammettono deroghe, salvo un intervento straor­dinario, superiore. Il principio: "In natura nulla si crea, nulla si distrugge", ha una portata universale, ma non tale da escludere la possibilità di un intervento estraneo di una forza superiore che crea l'eccezione.

Cristo e i miracoli

Tutta la fede in Cristo e la credibilità nel suo messaggio salvifico poggiano sui miracoli operati da Gesù per dimostrare che egli era veramente l'inviato di Dio. I suoi miracoli sono le "credenziali" con cui egli si presenta a noi come figlio di Dio e salvatore di tutti gli uomini.

Ai due discepoli, mandati da Giovanni Battista per chiedergli se era Lui veramente quello che deve venire", rispose: "Andate a raccontargli quel che udite e vedete: i ciechi vedono, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono risanati, i sordi odono, i morti risorgo­no..." (Mt 11,4s). E ai Giudei che gli chiedevano se egli fosse realmente il Cristo, rispose: "Le opere che io faccio, le opere che il Padre mi ha dato da compiere, testimoniano a mio favore" (Gv 5,36).

Gesù che aveva rifiutato di gettarsi giù dal pinnacolo del tempio, perchè la sicura incolumità avrebbe avvallato l'erronea attesa del popolo, di un messia liberatore sul piano politico, non esitò a operare i più strepitosi miracoli per accreditare la sua origine divina, il suo dominio sulla natura e il suo potere salvifico e liberatore.

Camminando sulle acque del lago di Tiberiade (Mt 14,25), cal­mando istantaneamente la tempesta che minacciava di sommerge­re la barca nella quale si trovava con gli apostoli (Lc 8,22 ss), mu­tando sei grosse idrie di acqua in vino, squisito, per la gioia di due gio­vani sposi e dei loro commensali (Gv 2,1 ss), moltiplicando pochi panie alcuni pesci per sfamare una turba di migliaia di persone (Mt 14,20 e 15,37), si dimostrò padrone assoluto della natura e del­le sue leggi.

Guarendo istantaneamente dalla cecità, dalla sordità, dalla feb­bre, dalla lebbra, dalla paralisi e soprattutto risuscitando corpi sicu­ramente privi di vita, come il figlio della vedova di Naim (Lc 7,15), dalla figlia di Giairo (Mc 5,42), di Lazzaro che da ben quattro gior­ni giaceva nella tomba (Gv 11,44), dà una palpante dimostrazione della sua padronanza assoluta sulla vita e sulla morte stessa.

Ma è soprattutto nella sua risurrezione, che non fu solo un ritorno alla vita biologica temporale, ma una vittoria eterna e definitiva sulla morte per tutti noi, riscattati dal peccato e dalla morte con il suo sacrificio sulla Croce. "Io sono la risurrezione e la vita, chi crede in me, anche se muore, vivrà; anzi chi vive e crede in me non morirà in eterno" (Gv 11,25s). S. Paolo afferma: "Se Cristo non è risuscitato, la nostra predicazione è senza fondamento e la nostra fede è senza valore" (1 Cor 15,14). E il nostro massimo poeta scrisse: "Se il mondo si rivolse al Cristianesimo" diss'io "sanza miracoli, quest'uno è tal, che li altri non sono il centesmo." (Dante, Par. XXIV, 106)

Proprio per la forza di questi miracoli Gesù rimprovera i giudei che volevano lapidarlo per la bestemmia di essersi proclamato "Figlio di Dio": "Se non faccio le opere del Padre mio continuate a non credere in me; se invece le faccio, e non volete credere in me, credete almeno a queste opere. Così vi accorgerete e saprete che il Padre è in me e io sono nel Padre" (Gv, 10,37s). E avviandosi al Getsemani per dare inizio alla sua Passione, accusa tutti coloro che si rifiutavano e quanti ancora oggi si ostinano a non credere: "Se non avessi fatto in mezzo a loro opere che nessun altro ha fatto, non avrebbero colpa" (Gv 15,24).

Il miracolo dei miracoli

La presenza di Cristo sotto le specie eucaristiche non si può chiamare propriamente un miracolo, anche se viene definito "un cumulo di miracoli", perchè si realizza al di fuori dell'esperienza sensibile. E' piuttosto un "mistero di fede" nel quale Gesù si rende realmente vivo e presente in corpo, sangue, anima e divinità, pur mantenendo le specie o apparenze del pane e del vino.

Tuttavia nel corso dei secoli ha voluto comprovare questa sua reale presenza nell'Ostia consacrata, con numerosissimi miracoli. Una prima serie viene classificata come "Ostie sanguinanti": a Lan­ciano nel secolo VIII, a Ferrara nel 1711, ad Alatri nel 1228, a Firenze nel 1230, a Bolsena nel 1263, a Offida nel 1273, a Berlino nel 1510 e numerose altre volte ancora.

Il più celebre è sicuramente quello di Bolsena, testimoniato dal prezioso corporale insanguinato che si venera nella cattedrale di Orvieto.

Un sacerdote tedesco, in pellegrinaggio verso Roma dove si recava per chiedere di essere liberato dai dubbi che lo tormentavano sulla reale presenza di Gesù Cristo nell'Eucarestia, mentre celebrava la Messa nella chiesa di S. Cristina, allo spezzar dell'Ostia, questa cominciò a emanare sangue che cadendo sul corporale vi impresse ben 25 volte l'immagine del Redentore.

Atterrito, il sacerdote che non aveva più il coraggio di continuare la celebrazione, prese l'Ostia che continuava a sanguinare e dopo averla avvolta nel corporale e nel purificatoio, corse in sacrestia.

I sacri lini, tinti di sangue, vennero poi portati dal Vescovo a Orvieto, sede della diocesi, dove ad accogliere le preziose reliquie si recò lo stesso sommo Pontefice Urbano IV che, accom­pagnato da cardinali, vescovi, sacerdoti, corporazioni religiose, auto­rità e da una folla immensa di popolo, le collocò nel prezioso sacrario della cattedrale dove sono tutt'ora custodite e venerate.

A perpetuo ricordo del miracolo, il Papa emanerà l'anno seguente, 1264, la bolla "Transiturus", con la quale veniva istituita per tutta la Chiesa la festa del "Corpus Domini", da celebrarsi ogni anno.

Altre "apparizioni di Gesù nell'Ostia" si ebbero a Braine nel 1153, a Ullnes, nella diocesi di Angers, nel 1668.

Una della più famose è senza dubbio quella di Torino e merita di essere raccontata anche perchè avvenne alla presenza di una grande folla.

Resta con noi, Signore!

Era l'anno 1453. Il Piemonte si trovava in guerra con la Francia. Sul confine tra le due nazioni, a Exilles, i soldati incendiarono e bruciarono il paese. Alcuni di essi, entrati nella Chiesa, rubarono il calice ed altri oggetti preziosi tra cui anche un ostensorio contenente l'Ostia consacrata. I ladri caricarono tutto sul dorso di un mulo, scesero da Exilles a Susa e di qui proseguirono per Torino con la speranza di vendere la refurtiva e farci un buon guadagno.

Senonchè giunti a Torino, proprio nel bel mezzo della piazza principale che si apre di fronte alla chiesa di S. Silvestro, il mulo cade a terra e non c'è modo di farlo rialzare. Urla di rabbia e parolacce da parte dei ladri che incominciano a picchiare la povera bestia, senza pietà. Sotto quella gragnuola di colpi e strattoni i lacci che tengono chiusi i sacchi si sciolgono e gli oggetti rubati rotolano sul selciato.

Solo l'ostensorio con il Santissimo si eleva lentamente nell'aria. Una luce vivissima emana dalla bianca Ostia ed i suoi raggi abbagliano la folla accorsa da ogni parte ad ammirare l'eccezionale prodigio.

Era un giovedì del mese di giugno. Nelle prime tenebre della sera l'Ostia continuava a risplendere più luminosa che mai. In breve tempo tutta la piazza si gremisce di uomini e donne accorsi ad assistere al più strepitoso miracolo della storia.

Ad un tratto l'ostensorio cade a terra e l'Ostia bianca rimane sola, librata in alto, sempre più luminosa. Il vescovo di Torino, Mons. Ludovico di Romagnano, avvisato di quanto stava accadendo, vestiti i sacri paramenti, accorre sul luogo, s'inginocchia accanto al mulo che ancora non s'era rialzato e incomincia a invocare Gesù con la preghiera del Vangelo: "Resta con noi, Signore!". Migliaia di voci gli fanno eco: "Resta con noi, Signore!".

A quella preghiera, l'Ostia comincia a discendere lentamente nel calice che il Vescovo tiene in alto, al di sopra della folla inginoc­chiata. Discesa l'Ostia, la luce splendente dispare. Molti hanno le lacrime agli occhi e la folla, cantando inni di ringraziamento accom­pagna il Vescovo in trionfale processione fino alla cattedrale dove l'ostia santa viene deposta nel tabernacolo.

Sul luogo dove il mulo cadde e l'Ostia divina si innalzò in cielo, i torinesi vollero subito costruire un'edicola marmorea a tre arcate, con vivaci affreschi che facevano rivivere i momenti più palpitanti dell'episodio miracoloso.

Passarono gli anni. Avvenimenti lieti e tristi si susseguirono nella veloce corsa dei tempi. Torino si ingrandì sempre più. Ma il ricordo del miracolo rimase sempre vivo. Pareva scolpito nei cuori e i vecchi lo raccontavano ai bambini, e chi moriva lasciava che altri ripetesse, anche a nome suo, il fatto straordinario accaduto una sera del giugno del 1453. Più tardi, nello stesso luogo venne costruita una bella chiesa a ricordo del grande miracolo di Torino: la chiesa del "Corpus Domini"; dove il popolo continua a recarsi per adorare l'Ospite divino.

Il Giudizio della Chiesa

Tutta la storia della Chiesa cattolica è ricca di fatti prodigiosi. Nella vita di tutti i santi, dai tempi apostolici ai nostri giorni, si leggono episodi che superano qualsiasi spiegazione scientifica: gua­rigioni istantanee, bilocazioni, persone richiamate in vita. La biogra­fia di S. Antonio da Padova, di S. Giuseppe da Copertino, del Cottolengo, di S. Giovanni Bosco, per citarne qualcuno dei più vicini a noi, sono piene di questi episodi sconcertanti che trovano l'unica spiegazione nelle grazie straordinarie che Dio concedeva e continua a concedere per loro intercessione, quale premio della loro fede, delle loro virtù e meriti.

Da notare però che i miracoli da essi compiuti durante la vita non costituiscono per la Chiesa una prova della loro santità; essa esige che i miracoli, autenticati da una commissione di periti, su basi strettamente scientifiche, siano operati, per loro intercessione, dopo la morte, quasi a chiedere un intervento diretto di Dio a garanzia che si trovano già nel regno dei beati.

I miracoli richiesti, per procedere prima alla beatificazione e poi alla canonizzazione, "devono consistere in guarigioni istantanee e perfette da morbi incurabili e gravi, di natura organica, non psichica".

Inoltre, perchè un miracolo possa essere accettato come tale, deve risultare certo: " la diagnosi del morbo, la prognosi, la guarigione istantanea e perfetta, non spiegabile a norma delle leggi naturali". L'esame viene affidato a un collegio medico di periti e specialisti in materia, che studiano accuratamente tutte le prove e i documenti addotti. Il responso collegiale, corredato da una argomentata relazione, viene poi sottoposto a ulteriori prove di periti e a consulta­zioni di esperti, fino all'approvazione, da parte di un collegio di cardinali, prelati, teologi che ne discutono gli aspetti teologici e scientifici, prima di sottoporlo alla definitiva approvazione del Papa.

Nessun Santo, eccetto i martiri, può giungere all'onore degli altari, senza prima essere sottoposto a questa prova, che richiede non meno di quattro miracoli, rigorosamente accertati da commissioni di periti, che accertano trattarsi di deroghe dalle leggi naturali.

Il miracolo di Papa Giovanni

Generalmente si pensa che per ottenere grazie e miracoli, bisogna rivolgersi a santi già canonizzati. In realtà tutti coloro che sono in cielo e particolarmente le anime dei nostri cari, diventano nostri intercessori presso Dio e possono ottenere quanto chiediamo per la nostra altrui salvezza. Sono spesso questi miracoli, ottenuti  per l'intercessione di anime elette, che inducono la Chiesa ad aprire il processo per la loro beatificazione.

Ne racconto solo uno, attribuito al "Papa buono", Giovanni XXIII, che tutti ricordiamo con tanto affetto e venerazione.

Suor Caterina della Figlie della carità, subito dopo il noviziato nella provincia napoletana, era stata inviata a prestare servizio nel­l'ospedale per bambini "Lina Ravaschieri".

Cade ammalata, ma riesce a tenere nascosto il suo male, finchè nel marzo 1968 in seguito a una forte emorragia di sangue alla bocca, viene sottoposta ad accurati esami. Ma non si riesce a individuare la causa del male. Le emorragie intanto si verificano con sempre maggiore frequenza. Viene mantenuta in vita con trasfusioni di sangue e fleboclisi. Trascorre così un anno in continua osservazione, ma accertamenti, analisi, esami di ogni genere e cure non danno alcun risultato. Nell'ottobre '65 viene ricoverata nella "Clinica Medi­terranea". Il 30 dello stesso mese entra in sala operatoria. L'intervento dura cinque ore: le asportano tre quarti dello stomaco e la milza. Inizia così il suo calvario che durerà parecchi mesi.

Ritorna all'Ospedale "Ravaschieri", poi al "San Carlo" di Potenza, quindi nell'ospedale della marina militare di Napoli, più attrezzato. Dopo sette mesi una nuova emorragia, con perforazione del tron­cone di stomaco sano, formazione di un'ulcera peptica e di una fistola aperta all'esterno, da cui esce la bile e il succo di un'arancia bevuta poco prima, rendono disperata la sua situazione. Non è più possibile intervenire. Il Prof. Zannini che l'ha in cura, ordina continue trasfusio­ni e antibiotici ma dalla fistola aperta esce tutto quello che riesce a ingerire.

Il 19 maggio riceve l'Unzione degli Infermi. Tre giorni dopo riceve la visita dell'Assistente generale delle Figlie della carità, suor Privitera che le consegna una reliquia di Papa Giovanni.

Sr. Caterina la depone sulla ferita e inizia una novena. E' il 25 maggio 1966, terzo giorno della novena.

Siamo alla fine. Il termometro segna 39, 5. Racconta lei stessa: - Verso le 14,40 restai sola nella mia cameretta e mi assopii. Ad un tratto sentii una mano che si posava sul mio stomaco, in direzione della fistola, mentre una voce mi chiamava: - Suor Caterina! Suor Caterina...!

Mi voltai spaventata nel sentire la voce di un uomo e vidi accanto al mio letto Papa Giovanni in abiti pontificali che mi fissava sor­ridente.

- Suor Caterina - mi disse - mi hai invocato tante volte e anche molte suore mi hanno pregato per te, così mi avete strappato il miracolo. Ora tutto è finito e tu stai bene, non hai più nulla. Suona il campanello e chiama le consorelle che sono in cappella. Fatti misu­rare la febbre, vedrai che non arriva a 37, poi mangia tutto quello che desideri; da questo buco non uscirà più nulla. Va dal professore e fa mettere per iscritto la sua testimonianza e le radiografie che ti faranno. Non troveranno alcuna traccia di male. Ti aspetto poi a pregare sulla mia tomba. Mi alzai sul letto: mi sentivo perfettamente guarita. Chiamai le suore, misurarono la febbre: non arrivava a 37, mentre poco prima avevo 39,5. Chiesi da mangiare, prima un gelato al latte, poi del semolino; ma avevo ancora fame: mi portarono una minestra di brodo con polpette di carne che mangiai di gusto. Momento emozionante quando la suora esaminò la fistola: la ferita era comple­tamente chiusa, neppure l'alone rosso di una ferita da poco rimargina­ta. Lo stesso giorno mi feci visitare dal prof. Zannini che mi trovò perfettamente guarita.

Il radiologo non riusciva a spiegarsi la scomparsa di tutti i malanni, documentati nelle moltissime radiografie precedenti. Volle ripetere per ben 15 volte la radiografia: nessuna perforazione allo stomaco, nessun'altra traccia di male in altre parti.

I medici, tra cui il colonello dell'ospedale militare di Napoli che l'avevano in cura, il Dr. Roberto Vingiani, dichiararono che "il fatto era avvenuto improvvisamente, al di fuori di ogni legge naturale".

Il beato Filippo Rinaldi

Un miracolo simile a quello di Papa Giovanni è stato operato da Don Filippo Rinaldi, terzo successore di Don Bosco alla guida della Congregazione salesiana. Tutti conoscevano la paternità di questo superiore, ricco di vita interiore, ricercato direttore spirituale, for­matore di anime consacrate, che avviava, con la parola e l'esempio, sulla via della santità.

L'introduzione della causa di beatificazione e canonizzazione è dovuta a un fatto straordinario, una guarigione veramente miracolosa, che ha indotto i superiori e il Cardinale di Torino, Maurilio Fossati, a introdurne la causa.

Il fatto avvenne il 20 aprile 1945, sul finire del secondo conflitto mondiale, attestato e documentato da una delle sue figlie spirituali, madre Maria Lazzari, fondatrice e superiora dell'Istituto "Missionarie della Passione di Gesù". Una delle sue suore, Maria Carla De Noni, viaggiava quel giorno sul treno da Villanova a Mondovì, per portare viveri ai partigiani che operavano nella zona.

Improvvisamente tre aeroplani, poco prima della stazione di Mondovì, scesi a bassa quota, presero a mitragliare la motrice e le vetture del convoglio. Suor Maria restò gravemente colpita: fracas­sata la parte inferiore della bocca, con asportazione completa della mandibola, ferite al polmone e al braccio sinistro. Le condizioni si rivelarono subito gravissime e le fu amministrato il Sacramento degli infermi. Trasportata in clinica se ne attendeva da un momento all'altro il decesso. Madre Lazzari e le altre suore ricorsero subito all'inter­cessione di don Rinaldi. Trasportata alla casa centrale di Villanova ­Mondovì a una settimana dal sinistro era agonizzante. Il medico aveva dichiarato che non vi era più alcuna speranza.

"Mi ricordai allora, racconta madre Lazzari, che avevo un faz­zoletto di don Rinaldi. Corsi a prenderlo e lo diedi a suor Celina, l'infermiera, perchè lo applicasse sulle ferite della morente, mentre radunavo la comunità in cappella per implorare il miracolo per l'intercessione di don Rinaldi".

L'ammalata raccontò poi: "Al contatto con quel fazzoletto mi sembrò che la parte morta riprendesse vita. Sentivo un gran sollievo e con stupore dei presenti chiesi da bere a gesti, perchè il mitraglia­mento mi aveva impedito di articolare parola". Le porsero del latte e cominciò a sorbirlo.

Da quell'istante cominciò a migliorare in poco tempo si chiusero le ferite la carne e la pelle si ricomposero in maniera sorprendente. Mancava però la mandibola, per cui la bocca non si chiudeva e la lingua restava penzoloni, non poteva nè mangiare, nè parlare. L'infermiera che l'accudiva le disse: - Vedrai suor Maria Carla che don Rinaldi non lascierà le cose a metà; le farà crescere anche l'osso e tornerà come prima.

Qualche giorno dopo l'infermiera si addormenta profondamente e riposa a lungo. Al risveglio ha una strana sensazione in bocca. Si sfascia, tocca il mento e sente che l'osso è cresciuto. Da quel momento è completamente guarita: può chiudere la bocca, parlare, nutrirsi, riprendere la vita di prima.

Il dottor Carlo Sympa, consultore della Congregazione dei Santi, definirà la guarigione: "Un miracolo di primo ordine, un grande miracolo!"

Da quel momento suor Maria Carla ha sempre goduto ottima salute. Attualmente è superiora generale della sua congregazione. La salma di don Rinaldi, morto il 5 dicembre 1931, venne traslata dal cimitero alla basilica di Maria Ausiliatrice nel 1956, diventata subito mèta di pellegrinaggi: persone di ogni ceto sociale vengono a implorare grazie da questo servo di Dio.

Dopo il processo canonico avviato dalla curia di Torino, il Papa Paolo VI, ne introdusse la causa a Roma l’11 giugno 1977 e il 3 gennaio 1987, dopo 10 anni di accurati esami, Giovanni Paolo II ne riconosceva l'eroicità delle virtù, attribuendogli il titolo di "Venera­bile". Venne elevato all'onore degli altari, con la Beatificazione fatta dal Papa domenica 29 Aprile 1990 in piazza San Pietro, davanti a una folla immensa.

Lourdes, città dei miracoli

Migliaia di santuari sparsi in tutto il mondo, dedicati a Santi e a Martiri e soprattutto alla Madre di Dio, con i loro innumerevoli "ex­-voto" attestano come la bontà di Dio continui a operare miracoli, per lenire le sofferenze umane, premiare la fede dei credenti, convincere i non credenti della presenza operante di Dio nel mondo.

Tra i tanti santuari mariani sparsi in ogni angolo della terra, merita segnalare Lourdes, nota come "la città dei miracoli", dove Maria la Madre di Dio, invocata sotto il titolo di "Immacolata", continua a dispensare grazie e favori straordinari che costringono la scienza a rendere omaggio alla fede.

Da quasi un secolo, istituti ufficiali e permanenti come il "Bu­reau des constatations médicals" (B.C.M.), l"'Association médical international de Lourdes" (A.M.I.L.) il "Bureau médical de Lourdes" (B.M.L.) il "Bureau d'études scentifiques" (B.E.S.) e la "Commission Médical national" (C.M.N.), creati per accertare scientificamente i fatti miracolosi che vi avvengono, sono costretti a constatare la realtà di guarigioni che superano ogni possibilità di dubbio o di contestazione.

Questi istituti sono aperti ai rappresentanti di tutte le scienze e quindi non soltanto ai medici, di qualsiasi nazionalità e senza di­stinzione di ideologia. Essi giudicano in base al principio che "la scienza non deve mai respingere un fatto sicuro e accertato".

I malati che vengono a Lourdes ogni anno sono numerosissimi, circa 50.000, ospitati nei locali ospedali, ma molti altri, senza neces­sità di ricovero e cure particolari, seguono i pellegrinaggi ordinari.

La media delle guarigioni accertate si aggira sulla trentina ogni anno. Non tutte vengono segnalate all'apposito ufficio medico, molti altri ottengono un grande miglioramento e spesso la guarigione completa in tempi successivi.

Non tutte le guarigioni accertate vengono definite miracolose. Per esempio su 2.000 guarigioni registrate fino al 1905, solo 62 furono riconosciute come veri miracoli, dovuti cioè a un intervento so­prannaturale. Dal 1947, quando fu riorganizzato l'ufficio medico, sono state registrate 964 guarigioni, ma solo 22 riconosciute miraco­lose. Molte anche di queste non vengono sottoposte al giudizio della Chiesa, per cui i miracoli sono molto più numerosi di quelli accertati dai tribunali ecclesiastici.

In generale il primo accertamento di una guarigione viene fatto dall'ufficio medico di Lourdes, formato da una ventina di medici di provenienza diversa, specialisti in diverse malattie. Devono stabilire la natura organica del male, i trattamenti seguiti e la loro inefficacia, il mancato miglioramento alla partenza per Lourdes, l'interruzione del trattamento e l'improvvisa guarigione. Il fascicolo viene poi trasmesso al comitato medico internazionale per ulteriori esami. Se questo riconosce la guarigione come "evento clinicamente inspiegabile", il fascicolo passa alla diocesi del malato, dove il vescovo nomina una commissione di sacerdoti e medici per ulteriori esami e accertamenti. Un "iter" che si prolunga spesso per anni prima della definizione che la guarigione è un evento miracoloso.

Da una tubercolosi multipla

Tra i tanti miracoli ottenuti a Lourdes, per intercessione della Madre divina, ci piace riportarne uno degli ultimi a favore di una italiana, Elisa Aloi, nata a Patti in Sicilia il 26 novembre 1931.

La malattia cominciò a manifestarsi nel 1948 con una tumefazione dolorosa al ginocchio destro, che richiese uno svuotamento con una incisione.

Nel 1950 si registra una tubercolosi alla 12a vertebra dorsale e sul gomito destro; l'anno successivo compaiono nuovi focolai tubercolari alla coscia destra. Viene ricoverata al Solarium di Palermo, poi all'ospedale di Patti e al Regina Margherita di Messina. Dopo un breve ritorno in famiglia, viene nuovamente ricoverata al Regina Margherita. Nel 1953 il suo stato generale è grave: anemia, denutri­zione, si scoprono numerose fistole in continua suppurazione.

Dopo un breve periodo di miglioramento nel luglio del '54 viene nuovamente ricoverata al Solarium di Palermo, dove subisce un intervento chirurgico con osteotomia del femore destro. Nel '57 nuovo ricovero in ospedale alla Casa del sole dove rimane circa un anno; viene curata con penicillina e streptomicina, con periodi alterni di aggravamenti e miglioramenti.

Il 3 maggio del '58 è nuovamente nell'ospedale Sant'Angelo di Messina, affidata alle cure del prof. Di Cesare che redige questo certificato: "Elisa Aloi è affetta da fistole multiple, conseguenti a osteomelite tubercolare, apparse fin dal 1948, senza aver mai ottenuto alcun beneficio, né da cure, né da interventi chirurgici praticati nei diversi ospedali in cui fu ricoverata. Le membra sono completamente para­lizzate, i movimenti dei piedi, delle ginocchia e delle anche del tutto impossibili. Lo stato generale molto grave. Durante la degenza non ebbe dalle terapie prescritte alcun giovamento. Nel'58 venne operata di appendicectomia, necessitava altri interventi, ma i chirurghi rinunciarono dato lo stato grave dell'ammalata".

In questo stato avvenne la guarigione. Lourdes era l'ultima speranza.

Vi giunse in pellegrinaggio il 4 giugno 1958 con il treno bianco dell'Unitalsi. Il dott. Zappia che l'accompagnava descrive le sue condizioni: "L'ammalata portava un apparecchio gessato per la lun­ghezza bicostale fino ai piedi, la febbre sempre sui 39,5, molti fori fistolosi da cui usciva una secrezione purulenta, molto fetida e in quantità rilevante. Durante i due primi giorni di ricovero all'ospedale Asile di Lourdes, si aprirono altri ascessi che lasciavano uscire un liquido purulento verdastro e fetido. A richiesta della malata questi ascessi furono curati con impacchi di acqua di Lourdes. Il terzo giorno cessò l'uscita del liquido purulento dalle fistole e furono tolti i drenaggi. Prima di ripartire si rifece la medicazione e si constatò che i fori fistolosi si erano chiusi. Prima di arrivare a Messina si trovò la medicazione completamente asciutta e le ferite coperte da crosta".

Rientrata dal pellegrinaggio si presentò all'ospedale Sant'Angelo e fu visitata dal prof. Di Cesare che scrisse nel certificato: "La signorina Aloi è tornata da Lourdes completamente guarita e così bene in salute da non poter credere si trattasse della stessa persona partita in condizioni disperate. Dichiaro che è completamente guarita".

Tornata a Lourdes il 5 giugno '59 e il 4 giugno '60, la commissione medica diede questo resoconto, dopo accurato esame: "Le constata­zioni fatte le scorso anno si mantengono eguali. Dalle membra sono scomparse le cicatrici più o meno profonde, tutte perfettamente secche e indolori. Le articolazioni delle membra funzionano normal­mente e anche la mobilità è normale".

Numerose radiografie mostrarono la perfetta guarigione, confer­mata da una seconda commissione di 14 medici, tra cui un professore universitario. Il comitato medico internazionale il 23 aprile 1961 emetteva questo comunicato:

1. La Signorina Elisa Aloi era gravemente malata di tubercolosi multipla osteo-articolare fistolosa.

2. La malattia è stata bruscamente modificata quando non esisteva alcuna possibilità di miglioramento.

3. La signorina in quel giorno è guarita senza l'impiego di alcuna terapia.

4. Sul piano medico questa guarigione è attualmente senza spie­gazioni.

La commissione canonica, nominata dall'Arcivescovo di Messina mons. Francesco Fasola, dopo tre sedute, confermava la guarigione come "fatto miracoloso".

La signora Aloi, oggi felicemente sposata, con due bambini, si mantiene in perfetta salute.

 

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Ancora uno veramente eccezionale, descritto dal Dr. Domenico Lamura in un articolo, apparso sull'Osservatore Romano del 9 No­vembre 1972. Scrive: "Ricevo dal dr. Olivier del "Bureau medical" copia della relazione del prof. Michel Maria Sulmon, professore della clinica chirurgica dell'Università di Parigi, sull'alpino Vittorio Micheli. E' il racconto rigorosamente scientifico, appassionante come un "giallo": il sarcoma aveva distrutto l'osso iliaco sinistro del giovane e la cavità cotiloide corrispondente, lussando la testa femo­rale e dilagando nelle parti molli vicine.

A Lourdes il tumore viene brutalmente fermato; l'osso iliaco risulta ricostruito la testa del femore ritrova il suo domicilio e vi si articola perfettamente. Il giovane getta via il gesso, poi le stampelle, poi i bastoni; riprova il gusto di scendere nel campo sportivo, per giocare al pallone; si sposa. (La guérison de M. Vittorio Micheli - Rapport du Prof. Michel Marie Salmon, membre de l'Académie de Medicine de France. mprimerie de la Grotte de Lourdes, 1971).

Fatima: Madonna del Rosario

Dopo Lourdes la località che attira il maggior numero di pellegrini da ogni parte del mondo è Fatima in Portogallo, dove si è recato anche il S. Padre a pregare e incontrare suor Lucia, l'ultima dei veggenti.

Anche qui avvengono in continuazione miracoli di ordine fisico e morale meno strepitosi, ma forse anche più stupefacenti.

Qui la Madonna apparve per la prima volta la domenica 13 maggio 1917, in piena guerra mondiale, a tre pastorelli: Lucia dos Santos di 10 anni e i suoi due cugini Francesco e Giacinta di nove e sette anni. Vivevano ad Aljustrel, piccola borgata poco distante da Fatima. Poveri e analfabeti, ma molto religiosi, si trovavano spesso insieme a pascolare le pecore delle loro famiglie. Quella domenica, dopo la S. Messa, si erano diretti alla Conca d'Iria, due chilometri e mezzo da Fatima. A mezzogiorno, in quel luogo deserto, come al solito, si inginocchiano per recitare il Rosario; poi raccogliendo pietre giuocano per costruire una casetta; sul luogo dove oggi sorge la grande basilica-santuario.

Nel cielo terso, sotto un sole splendente, restano abbagliati da lampi improvvisi. Atterriti, temendo un temporale, si affrettano verso il fondo della conca, quando davanti a loro, sopra un piccolo selce verdeggiante, appare una bellissima signora, più splendente del sole, che dice loro: - Non abbiate paura, non vi farò alcun male. - Signora, di che paese siete? - chiede Lucia. - Vengo dal cielo. Sono qui per invitarvi a venire in questo luogo, alla stessa ora, per sei mesi. Alla fine vi dirò cosa voglio e chi sono. Poi li invita a pregare, a recitare il Rosario e fare tanti sacrifici in riparazione dei peccati che offendono Dio per ottenere la conversione dei peccatori e la pace nel mondo.

Le apparizioni si susseguono come promesso. Il 13 ottobre 1917 l'ultima, davanti a una folla immensa, calcolata oltre 50.000 persone, accorse da ogni parte del Portogallo, anche per assistere al miracolo promesso dalla Madonna. Piove a dirotto. A mezzogiorno Lucia invita tutti a chiudere gli ombrelli e pregare. La Madonna chiede di costruire sul luogo una chiesa, assicura che la guerra sta per finire, esorta a recitare ogni giorno il Rosario e aggiunge: ora guardate il sole. Uno spettacolo stupendo, incredibile: si squarciano le nubi, il disco solare appare in tutto il suo splendore, roteando vorticosamente su se stesso, proiettando sulla folla terrorizzata tutti i colori dell'iride. Il prodigio si ripete tre volte per la durata di 10 minuti.

- Miracolo! Miracolo! - gridano tutti. Moltissimi cadono in ginocchio, chiedono perdono, implorano, pregano...

Incomincia anche a Fatima l'ininterrotto pellegrinaggio di malati e di fedeli per chiedere grazie, guarigioni dai mali fisici e morali. Tra i tanti documentati ne scegliamo solo due.

Guarigioni miracolose

Cecilia Augusta Gouveria Prestes ha 22 anni. Si ammala di tubercolosi polmonare con peritonite. Il male, manifestatosi tre anni prima, malgrado le cure dei medici continua ad aggravarsi. Riceve gli ultimi Sacramenti e la famiglia prepara la cassa da morto. Chiede insistentemente di essere portata a Fatima.

- E' l'ultima speranza, solo la Madonna può operare il miracolo. Il medico Augusto Mendes, ottimo cattolico, sconsiglia nel modo più assoluto:

- Non posso impedirlo ma è un viaggio senza speranza, ammesso possa farlo.

L'inferma insiste e il 13 luglio 1923 parte per la Conca d'Iria. Il viaggio è un vero calvario per lei e per le persone che l'accompa­gnano, l'ombra della morte è sempre presente. Nel santuario non ha alcun miglioramento, anzi alla benedizione dei malati ha una nuova gravissima sincope. Riprendono la via del ritorno. Durante una sosta si fermano per riposare un poco.

All'improvviso prova un grande appetito e divora tutte le provvi­ste che i compagni avevano portato; comincia a parlare, ridere, cantare: è perfettamente guarita.

Il medico curante afferma: "Questo è un grande miracolo!" Alla gente incredula che le chiede: "Ma lei crede veramente ai miracoli? Risponde: - Eccomi qui, io sono un vero miracolo della Madonna!

 

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Il Sig. Gioacchino Duarte de Oliveira, colpito da male incurabile, da otto anni giaceva a letto attendendo la morte. Aveva consultato le più grandi celebrità del Portogallo e dell'estero. Ulceri e tumore lo distruggevano lentamente, intaccando persino le facoltà mentali. Lo assisteva giorno e notte la consorte, un vero angelo custode. Come ultima speranza, la brava signora si rivolse alla Madonna di Fatima, fece bere all'infermo alcune goccie d'acqua provenienti dal luogo delle apparizioni e gli mise accanto al cuscino una copia della "Voce di Fatima". Il malato, che da anni rifiutava ogni lettura, spinto dalla curiosità si mise a leggerla, risvegliando una fede da tanti anni sopita. Il 12 ottobre si rivolse alla Madre di Dio pregandola di guarirlo. La guarigione fu istantanea: si sentì fisicamente e moralmente trasfor­mato. Il giorno seguente ripigliava la vita normale e la gestione dei suoi affari da otto anni abbandonati. Un mese dopo si recava con tutta la famiglia in pellegrinaggio per ringraziare la Madonna del miracolo ottenuto.

A chi gli chiedeva come avesse ottenuto la guarigione rispondeva: - La Vergine mi ha favorito con un duplice miracolo, la vita fisica liberandomi da un male incurabile, senza speranza e il dono anche più prezioso della fede, che mi impegna a viverla e ravvivarla in quanti non ne hanno o l'hanno perduta.

Cuore di Madre

Ma oltre a Lourdes e Fatima ci sono tantissimi santuari mariani dove ogni anno si rinnovano guarigioni e miracoli per l'interces­sione di colei che è chiamata "l'onnipotenza supplice"; Il Figlio divino Gesù non può negare nulla alla Madre che intercede per noi. Dice il nostro più grande poeta: "Donna se tanto grande e tanto vali, che qual vuol grazia ed a te non ricorre, sua disianza vuol volar senz'ali" (Dante)

Numerose le apparizioni, anche se non tutte approvate dalla Chiesa, sempre prudente nei suoi giudizi. Tra le più recenti quelle ai sei veggenti di Medjugorie che continuano a vedere la Madonna e ne trasmettono i messaggi. Pellegrini vengono da tutto il mondo e anche qui si rinnovano i miracoli di conversioni e guarigioni. Ne citiamo soltànto uno per la risonanza avuta nel mondo.

Lola Falana era la diva più conosciuta e corteggiata dalla televi­sione italiana e americana. Una favolosa carriera che la rese molto famosa specialmente negli Stati Uniti dove aveva lavorato con prestigiosi artisti dello spettacolo: Bing Krosby, Frank Sinatra, Harry Bellafonte, Sidney Poitier, Davis junior. Una "show-girl" tra le più pagate e corteggiate. Poi un crollo improvviso: nel 1987, colpita dalla sclerosi multipla, si trova con il corpo paralizzato, costretta su una sedia a rotelle. Una brillante carriera stroncata, senza speranza di recupero, malgrado gli interventi dei più famosi medici.

Tutta la parte sinistra del corpo totalmente paralizzata, perdita della vista e dell'udito, lesioni irreversibili al cervello, ha bisogno di assistenza continua giorno e notte.

Ha occasione di vedere un documentario su Medjugorie, chiede alla Madonna la guarigione, promettendo di andarla a ringraziare sul luogo delle apparizioni. Chiede di esservi trasportata ed è presente durante una delle apparizioni. Racconta: "Mentre la Madonna appariva pregavo intensamente: Mammina aiutami, dì a Gesù che lo amo, che d'ora in poi voglio fare solo cose buone... Il mio cuore cominciò a battere molto forte e si riempì di un calore così intenso, come se lei avesse acceso un fuoco, un fuoco di amore per suo Figlio. Poi Marija (una delle veggenti) mi disse: - La Madonna ti ha benedetta.

Ero completamente guarita. Ora sono innamorata di Dio. Non mi interessa più la mia carriera, voglio servire lui solo, ogni giorno e pregare, pregare..."

- Cosa pensa del suo passato? - le ha chiesto un intervistatore.

- Non mi interessa più. Prima pensavo solo al mio futuro, alla mia carriera di artista. Ora vivo soltanto per accontentare il Signore, fare quello che lui desidera e questo mi rende estremamente felice.

- Cosa vorrebbe dire ai suoi molti ammiratori?

- Mi ritengo molto fortunata, sono una persona felice, piena di gratitudine a Dio e alla Vergine e vorrei dire a voi tutti, particolar­mente a voi che credete e andate in chiesa, ma non avete una vera fede, non siete sicuri perchè non vedete: guardate me, io sono una prova. Ero totalmente paralizzata, non potevo parlare, non potevo vedere, non potevo udire; oggi sono in perfetta salute perchè non ho mai dubitato di Dio. Per questo dico a voi: abbiate fede, credete a ogni parola del Vangelo, affidatevi alla Madonna e pregate, pregate!

Miracoli invisibili

Ma accanto a questi miracoli che tutti possono constatare e dei quali i giornali offrono le più sicure dimostrazioni, la Madonna opera spesso altri miracoli di ordine spirituale e perciò invisibili, come il conforto, la rassegnazione, spesso l'eroica accettazione del dolore come la prova più sublime dell'amore verso Colui che vuole associare al suo martirio certe anime privilegiate, chiamandole a collaborare alla salvezza del mondo, secondo l'insegnamento di S. Paolo: "Ora, io sono felice di soffrire per voi. Con le mie sofferenze completo in me ciò che Cristo soffre a vantaggio del suo corpo, cioè della Chiesa." (Col 1, 24). E altri miracoli ancora, di ordine anche superiore, come la conversione di increduli...

Mi piace ricordarne una soltanto, quella di Alexis Carrel, grande studioso, premio Nobel per i suoi risultati sul trapianto degli organi e la sutura dei vasi sanguigni. Si era recato a Lourdes, per tenere sotto attenta osservazione Maria Ferrand, affetta da gravissima peritonite tubercolare, ridotta agli estremi, tanto che le suore non vollero immergerla nella piscina, ma le praticarono solo qualche lavaggio all'addome.

Questo, che era enormemente gonfio di liquido siero-ematico, sotto gli occhi di Carrel cominciò a sgonfiarsi in pochi secondi, senza che fosse emesso liquido alcuno, pur essendo presente una nassa di vari litri di liquido altamente infettivo.

L'istantanea, completa e perfetta guarigione di Maria Ferrand, portò il Dr. Carrel a una piena conversione dal razionalismo e dallo scetticismo, alla religione cattolica.

Il miracolo è dunque una realtà rigorosamente scientifica, che il credente accetta alla luce della ragione e della fede, perchè crede alla bontà e potenza di un Dio che ha tanto amato l'uomo da mandare suo Figlio per liberarlo dalla schiavitù del peccato, la vera causa di tutti i mali, e offrirgli di partecipare, già sulla terra, a una comunione di amore con lui, caparra e preparazione alla felicità infinita dei cieli.

Il miracolo resta pertanto una prova di amore di Dio per aiutarci a credere, a fidarci e affidarci a lui in tutte le circostanze della vita, sicuri di non esserne mai delusi. "In te, Signore, ho trovato rifugio: fa che non resti mai deluso" (Sal 71, 1).

Ho conosciuto molte persone, tornate da Lourdes da Fatima, da Medjugorie senza aver ottenuto o assistito a qualche miracolo, ma tutte profondamente rinnovate nello spirito. Ne conosco in particolare uno: una vita violenta, ateo, bestemmiatore incallito, nemico della Chiesa, tornato da Medjugorie radicalmente cambiato.

Ogni giorno lo incontro alla Messa, una vita di fede e pietà edificanti, entusiasta organizzatore di pellegrinaggi ai santuari ma­riani, instancabile apostolo di carità verso i poveri e sofferenti.

- Io sono un convertito, un miracolato dalla Madonna, ripete a tutti e per chi lo ha conosciuto non è difficile credere a un grande, autentico miracolo.

 

UN ECCEZIONALE DOCUMENTARIO

Per quanti sono interessati a cono­scere la tragedia della fame e della, lebbra che colpisce milioni di persone, la nostra Fondazione "I fratelli dimenticati" ha rea­lizzato un documentario in tre video-cas­sette, con relativo commento; durata da 30 a 40 minuti ciascuna.

SORRISO NEGLI SLUM - L'opera delle Suore del sorriso a servizio dei più poveri tra i poveri nelle baraccopoli.

UNA VITA PER L'INDIA - Intervista con P. Alessi e P. Maschio, due eroi della carità, pionieri delle missioni salesiane.

LA CITTA DELL'AMORE - Il cen­tro "Risurrezione", realizzato dai benefattori per curare e salvare migliaia di lebbrosi.

NB. - Le tre video-cassette vengono offerte in omaggio ai benefattori. Grati di una libera offerta per le spese.

Fondazione "I FRATELLI DIMENTICATI" Legalmente costituita, opera a totale servizio dei più poveri tra i poveri: lebbrosi, orfani, bimbi abbandonati, famiglie senza tetto, giovani sottratti al vizio e alla strada, nei paesi del terzo mondo, particolarmente in India, dove queste persone sono considerate "maledette, per colpe gravissime commesse in esi­stenze precedenti , che nessuno deve amare e aiutare".

Migliaia di lebbrosi, definiti dall'apostolo laico Raoul Follereau, "l'umanità più sofferente ed emarginata del mondo" vengono accolti e curati nei grandi centri, "le città dell'amore", realizzati o in fase di costruzione, a Vehloli, 80 km da Bombay, Calcutta, Ranchi, Krishnagar, nel cuore del Bengala, per ridonare loro la dignità di uomini, anzi quella divina di figli prediletti Dio.

Ospedali, cliniche, dispensari, laboratori, casette per le fami­glie, con un pezzo di terra per allevare animali da cortile e coltivare ortofrutticoli, offrono loro un ambiente accogliente, per una vita serena e sicura, con l'assistenza continua e gratuita di eroiche religiose, che vedono nei loro volti devastati e nelle carni straziate, il corpo stesso del Figlio di Dio, da servire e amare con infinita tenerezza.

Migliaia di bambini abbandonati, o figli di lebbrosi, ricevono vitto, alloggio, cure, istruzione, avviamento al lavoro, nelle zone più povere dell'India e alla periferia delle grandi metropoli, dove sono condannati a marcire sulle strade o nelle baraccopoli della miseria, gli "slums", rifugio di tutti i "rifiuti" della società.

Le case che vengono costruite sono poi donate a famiglie senza tetto, laboratori artigianali offrono a centinaia di ragazze e giovani, candidati al vizio e alla galera, la possibilità di un lavoro onesto, che li rende cittadini pienamente autonomi, inserendoli nella società civile.

La Fondazione non riceve alcun aiuto da enti nazionali e internazionali, allo scopo di agire liberamente, sul piano caritativo. L'immenso impegno di assistenza e promozione umana, è sostenuto esclusivamente dai benefattori, con offerte mensili, annuali, lasciti di vario genere e dalle prestazioni gratuite di quanti lavorano nelle varie sedi della Fondazione e nei gruppi spontanei sorti in tante regioni d'Italia e all'estero.