ESISTONO
I MIRACOLI?
Antonio
M. Alessi - EDITRICE «I FRATELLI DIMENTICATI»
CHI
CREDE ANCORA?
In un'epoca di scetticismo diffuso in cui i grandi valori e le stesse verità religiose sono trascurate e spesso osteggiate, sono molti anche tra i cristiani che non credono ai miracoli, molti addirittura affermano che non sono mai esistiti.
La
stessa autorità religiosa mantiene un severo e bene giustificato riserbo contro
la divulgazione di fatti straordinari che non presentano garanzie di autenticità.
Se
ne occupa ogni tanto la grande stampa sensazionale presentando episodi o
persone che fanno notizia, smuovendo le grandi masse.
E’
doveroso constatare come oggi la scienza ha svelato fenomeni, prima avvolti nel
mistero, mentre la tecnica e il progresso hanno risolto situazioni e problemi
che fino a qualche decennio fa erano dovuti al caso o a fiduciosa preghiera
mentre oggi possono prevenire o evitare tanti guai di forze scatenate dalla
natura: fulmini, cicloni, terremoti, maremoti...
Si
dice: la scienza può spiegare tutto, molti fatti ritenuti "miracolosi"
sono frutto di suggestione, autosuggestione, oppure provengono dalle nostre
ancora limitate cognizioni scientifiche.
E'
possibile accettare questa teoria?
Assolutamente
no, perchè contraria alla fede, all'esperienza, alla ragione e alle più
convincenti dimostrazioni di scienziati, credenti e no, che hanno vagliato con
obiettività questi fenomeni, spiegabili soltanto con un intervento superiore.
Ma
vediamo anzitutto cosa si intende per "miracolo". Dal latino "miraculum".
Cosa
meravigliosa, fuori dell'ordinario, prodigio, esso viene definito "un fatto
sensibile che si realizza al di fuori o addirittura contro le forze e le leggi
della natura".
Perché
i miracoli?
Per
il credente è fuori di ogni dubbio che Dio, autore di tutto il creato e delle
leggi che lo regolano, può manifestare, quando e come vuole, la sua potenza,
operando al di fuori di essa, cioè in maniera trascendentale. Perfettamente
libero nel suo agire, ha stabilito sia le leggi, sia le eccezioni che le
modificano. E ciò per manifestare la sua particolare benevolenza verso qualche
creatura, per affermare il suo dominio su tutto il creato o per dimostrare, con
un evento miracoloso, una Verità rivelata.
Rimane
quindi sempre una manifestazione della sapienza e bontà del Creatore. Negare la
possibilità del miracolo vorrebbe dire negare non solo l'onnipotenza di Dio, ma
la sua stessa esistenza.
Lo
scienziato agisce nel campo dell'esperienza; è compito suo accertare se un
fatto è o no secondo le leggi della natura, senza entrare nel campo della
trascendenza, dove solo la "fede" può accettare e comprendere un
evento miracoloso. Per questo motivo affermiamo che non può esistere
opposizione tra fede e scienza: operano su due piani diversi, anche se spesso
l'una integra l'altra.
"Non
sono necessari ponti tra scienza e fede, scrive il fisico e filosofo Fiedrich
Dessauer, perchè non ci sono abissi nè fratture fra esse. E il prof. Joseph
Meurers, astrofisico di fama mondiale, afferma: "Non è vero, è
volutamente falso, è una menzogna dire che la scienza e in particolare le
scienze naturali sono contrarie alla fede". Max Plank, morto nel 1947, uno
dei più grandi geni, definito "il padre della fisica moderna",
scrive: "Religione e scienza abbisognano entrambe nella loro attività,
della fede di Dio. Egli sta, per l'una all'inizio, per l'altra al termine di
ogni pensiero. Per l'una è il fondamento, per l'altra la corona dell'edificio
di ogni nostra concezione del mondo".
Per
quanto grandi e meravigliose possano essere le leggi naturali, esse riguardano
operazioni strettamente legate alla materia. Per agire devono sempre essere
applicate ad essa, perchè ogni effetto è proporzionato alla causa che lo
produce, mai, superiore ad essa. Queste leggi operano sempre in maniera uniforme
e costante, senza possibilità di variazioni o eccezioni. Ora se un fenomeno
supera la causa materiale o non segue l'immutabilità delle leggi che lo
regolano, vuol dire che l'evento è dovuto a un potere superiore, a una forza
che la materia e la natura non possiedono.
Una
parola non potrà mai ridare la vita a un morto, rifare un membro che era stato
amputato, cambiare la sostanza dell'acqua in vino, moltiplicare dei pani, sedare
una tempesta. Uno spruzzo d'acqua non potrà mai sanare d'improvviso delle
piaghe cancerose o ridare perfetta integrità a corpi deformati dalla lebbra.
Tutti
gli scienziati concordano che le leggi fisiche, chimiche, biologiche,
matematiche... seguono una linea costante, una esattezza e stabilità che non
ammettono deroghe, salvo un intervento straordinario, superiore. Il principio:
"In natura nulla si crea, nulla si distrugge", ha una portata
universale, ma non tale da escludere la possibilità di un intervento estraneo
di una forza superiore che crea l'eccezione.
Tutta
la fede in Cristo e la credibilità nel suo messaggio salvifico poggiano sui
miracoli operati da Gesù per dimostrare che egli era veramente l'inviato di
Dio. I suoi miracoli sono le "credenziali" con cui egli si presenta a
noi come figlio di Dio e salvatore di tutti gli uomini.
Ai
due discepoli, mandati da Giovanni Battista per chiedergli se era Lui veramente
quello che deve venire", rispose: "Andate a raccontargli quel che
udite e vedete: i ciechi vedono, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono risanati,
i sordi odono, i morti risorgono..." (Mt 11,4s). E ai Giudei che gli
chiedevano se egli fosse realmente il Cristo, rispose: "Le opere che io
faccio, le opere che il Padre mi ha dato da compiere, testimoniano a mio
favore" (Gv 5,36).
Gesù
che aveva rifiutato di gettarsi giù dal pinnacolo del tempio, perchè la sicura
incolumità avrebbe avvallato l'erronea attesa del popolo, di un messia
liberatore sul piano politico, non esitò a operare i più strepitosi miracoli
per accreditare la sua origine divina, il suo dominio sulla natura e il suo
potere salvifico e liberatore.
Camminando
sulle acque del lago di Tiberiade (Mt 14,25), calmando istantaneamente la
tempesta che minacciava di sommergere la barca nella quale si trovava con gli
apostoli (Lc 8,22 ss), mutando sei grosse idrie di acqua in vino, squisito,
per la gioia di due giovani sposi e dei loro commensali (Gv 2,1 ss),
moltiplicando pochi panie alcuni pesci per sfamare una turba di migliaia di
persone (Mt 14,20 e 15,37), si dimostrò padrone assoluto della natura e delle
sue leggi.
Guarendo
istantaneamente dalla cecità, dalla sordità, dalla febbre, dalla lebbra,
dalla paralisi e soprattutto risuscitando corpi sicuramente privi di vita,
come il figlio della vedova di Naim (Lc 7,15), dalla figlia di Giairo (Mc 5,42),
di Lazzaro che da ben quattro giorni giaceva nella tomba (Gv 11,44), dà una
palpante dimostrazione della sua padronanza assoluta sulla vita e sulla morte
stessa.
Ma
è soprattutto nella sua risurrezione, che non fu solo un ritorno alla vita
biologica temporale, ma una vittoria eterna e definitiva sulla morte per tutti
noi, riscattati dal peccato e dalla morte con il suo sacrificio sulla Croce.
"Io sono la risurrezione e la vita, chi crede in me, anche se muore, vivrà;
anzi chi vive e crede in me non morirà in eterno" (Gv 11,25s). S. Paolo
afferma: "Se Cristo non è risuscitato, la nostra predicazione è senza
fondamento e la nostra fede è senza valore" (1 Cor 15,14). E il nostro
massimo poeta scrisse: "Se il mondo si rivolse al Cristianesimo" diss'io
"sanza miracoli, quest'uno è tal, che li altri non sono il centesmo."
(Dante,
Par. XXIV, 106)
Proprio
per la forza di questi miracoli Gesù rimprovera i giudei che volevano lapidarlo
per la bestemmia di essersi proclamato "Figlio di Dio": "Se non
faccio le opere del Padre mio continuate a non credere in me; se invece le
faccio, e non volete credere in me, credete almeno a queste opere. Così vi
accorgerete e saprete che il Padre è in me e io sono nel Padre" (Gv,
10,37s). E avviandosi al Getsemani per dare inizio alla sua Passione, accusa
tutti coloro che si rifiutavano e quanti ancora oggi si ostinano a non credere:
"Se non avessi fatto in mezzo a loro opere che nessun altro ha fatto, non
avrebbero colpa" (Gv 15,24).
La
presenza di Cristo sotto le specie eucaristiche non si può chiamare
propriamente un miracolo, anche se viene definito "un cumulo di
miracoli", perchè si realizza al di fuori dell'esperienza sensibile. E'
piuttosto un "mistero di fede" nel quale Gesù si rende realmente vivo
e presente in corpo, sangue, anima e divinità, pur mantenendo le specie o
apparenze del pane e del vino.
Tuttavia
nel corso dei secoli ha voluto comprovare questa sua reale presenza nell'Ostia
consacrata, con numerosissimi miracoli. Una prima serie viene classificata come
"Ostie sanguinanti": a Lanciano nel secolo VIII, a Ferrara nel 1711,
ad Alatri nel 1228, a Firenze nel 1230, a Bolsena nel 1263, a Offida nel 1273, a
Berlino nel 1510 e numerose altre volte ancora.
Il
più celebre è sicuramente quello di Bolsena, testimoniato dal prezioso
corporale insanguinato che si venera nella cattedrale di Orvieto.
Un
sacerdote tedesco, in pellegrinaggio verso Roma dove si recava per chiedere di
essere liberato dai dubbi che lo tormentavano sulla reale presenza di Gesù
Cristo nell'Eucarestia, mentre celebrava la Messa nella chiesa di S. Cristina,
allo spezzar dell'Ostia, questa cominciò a emanare sangue che cadendo sul
corporale vi impresse ben 25 volte l'immagine del Redentore.
Atterrito,
il sacerdote che non aveva più il coraggio di continuare la celebrazione, prese
l'Ostia che continuava a sanguinare e dopo averla avvolta nel corporale e nel
purificatoio, corse in sacrestia.
I
sacri lini, tinti di sangue, vennero poi portati dal Vescovo a Orvieto, sede
della diocesi, dove ad accogliere le preziose reliquie si recò lo stesso sommo
Pontefice Urbano IV che, accompagnato da cardinali, vescovi, sacerdoti,
corporazioni religiose, autorità e da una folla immensa di popolo, le collocò
nel prezioso sacrario della cattedrale dove sono tutt'ora custodite e venerate.
A
perpetuo ricordo del miracolo, il Papa emanerà l'anno seguente, 1264, la bolla
"Transiturus", con la quale veniva istituita per tutta la Chiesa la
festa del "Corpus Domini", da celebrarsi ogni anno.
Altre
"apparizioni di Gesù nell'Ostia" si ebbero a Braine nel 1153, a
Ullnes, nella diocesi di Angers, nel 1668.
Una
della più famose è senza dubbio quella di Torino e merita di essere raccontata
anche perchè avvenne alla presenza di una grande folla.
Era
l'anno 1453. Il Piemonte si trovava in guerra con la Francia. Sul confine tra le
due nazioni, a Exilles, i soldati incendiarono e bruciarono il paese. Alcuni di
essi, entrati nella Chiesa, rubarono il calice ed altri oggetti preziosi tra cui
anche un ostensorio contenente l'Ostia consacrata. I ladri caricarono tutto sul
dorso di un mulo, scesero da Exilles a Susa e di qui proseguirono per Torino con
la speranza di vendere la refurtiva e farci un buon guadagno.
Senonchè
giunti a Torino, proprio nel bel mezzo della piazza principale che si apre di
fronte alla chiesa di S. Silvestro, il mulo cade a terra e non c'è modo di
farlo rialzare. Urla di rabbia e parolacce da parte dei ladri che incominciano a
picchiare la povera bestia, senza pietà. Sotto quella gragnuola di colpi e
strattoni i lacci che tengono chiusi i sacchi si sciolgono e gli oggetti rubati
rotolano sul selciato.
Solo
l'ostensorio con il Santissimo si eleva lentamente nell'aria. Una luce vivissima
emana dalla bianca Ostia ed i suoi raggi abbagliano la folla accorsa da ogni
parte ad ammirare l'eccezionale prodigio.
Era
un giovedì del mese di giugno. Nelle prime tenebre della sera l'Ostia
continuava a risplendere più luminosa che mai. In breve tempo tutta la piazza
si gremisce di uomini e donne accorsi ad assistere al più strepitoso miracolo
della storia.
Ad
un tratto l'ostensorio cade a terra e l'Ostia bianca rimane sola, librata in
alto, sempre più luminosa. Il vescovo di Torino, Mons. Ludovico di Romagnano,
avvisato di quanto stava accadendo, vestiti i sacri paramenti, accorre sul
luogo, s'inginocchia accanto al mulo che ancora non s'era rialzato e incomincia
a invocare Gesù con la preghiera del Vangelo: "Resta con noi,
Signore!". Migliaia di voci gli fanno eco: "Resta con noi,
Signore!".
A
quella preghiera, l'Ostia comincia a discendere lentamente nel calice che il
Vescovo tiene in alto, al di sopra della folla inginocchiata. Discesa l'Ostia,
la luce splendente dispare. Molti hanno le lacrime agli occhi e la folla,
cantando inni di ringraziamento accompagna il Vescovo in trionfale processione
fino alla cattedrale dove l'ostia santa viene deposta nel tabernacolo.
Sul
luogo dove il mulo cadde e l'Ostia divina si innalzò in cielo, i torinesi
vollero subito costruire un'edicola marmorea a tre arcate, con vivaci affreschi
che facevano rivivere i momenti più palpitanti dell'episodio miracoloso.
Passarono
gli anni. Avvenimenti lieti e tristi si susseguirono nella veloce corsa dei
tempi. Torino si ingrandì sempre più. Ma il ricordo del miracolo rimase sempre
vivo. Pareva scolpito nei cuori e i vecchi lo raccontavano ai bambini, e chi
moriva lasciava che altri ripetesse, anche a nome suo, il fatto straordinario
accaduto una sera del giugno del 1453. Più tardi, nello stesso luogo venne
costruita una bella chiesa a ricordo del grande miracolo di Torino: la chiesa
del "Corpus Domini"; dove il popolo continua a recarsi per adorare
l'Ospite divino.
Tutta
la storia della Chiesa cattolica è ricca di fatti prodigiosi. Nella vita di
tutti i santi, dai tempi apostolici ai nostri giorni, si leggono episodi che
superano qualsiasi spiegazione scientifica: guarigioni istantanee, bilocazioni,
persone richiamate in vita. La biografia di S. Antonio da Padova, di S.
Giuseppe da Copertino, del Cottolengo, di S. Giovanni Bosco, per citarne
qualcuno dei più vicini a noi, sono piene di questi episodi sconcertanti che
trovano l'unica spiegazione nelle grazie straordinarie che Dio concedeva e
continua a concedere per loro intercessione, quale premio della loro fede, delle
loro virtù e meriti.
Da
notare però che i miracoli da essi compiuti durante la vita non costituiscono
per la Chiesa una prova della loro santità; essa esige che i miracoli,
autenticati da una commissione di periti, su basi strettamente scientifiche,
siano operati, per loro intercessione, dopo la morte, quasi a chiedere un
intervento diretto di Dio a garanzia che si trovano già nel regno dei beati.
I
miracoli richiesti, per procedere prima alla beatificazione e poi alla
canonizzazione, "devono consistere in guarigioni istantanee e perfette da
morbi incurabili e gravi, di natura organica, non psichica".
Inoltre,
perchè un miracolo possa essere accettato come tale, deve risultare certo:
" la diagnosi del morbo, la prognosi, la guarigione istantanea e perfetta,
non spiegabile a norma delle leggi naturali". L'esame viene affidato a un
collegio medico di periti e specialisti in materia, che studiano accuratamente
tutte le prove e i documenti addotti. Il responso collegiale, corredato da una
argomentata relazione, viene poi sottoposto a ulteriori prove di periti e a
consultazioni di esperti, fino all'approvazione, da parte di un collegio di
cardinali, prelati, teologi che ne discutono gli aspetti teologici e
scientifici, prima di sottoporlo alla definitiva approvazione del Papa.
Nessun
Santo, eccetto i martiri, può giungere all'onore degli altari, senza prima
essere sottoposto a questa prova, che richiede non meno di quattro miracoli,
rigorosamente accertati da commissioni di periti, che accertano trattarsi di
deroghe dalle leggi naturali.
Generalmente
si pensa che per ottenere grazie e miracoli, bisogna rivolgersi a santi già
canonizzati. In realtà tutti coloro che sono in cielo e particolarmente le
anime dei nostri cari, diventano nostri intercessori presso Dio e possono
ottenere quanto chiediamo per la nostra altrui salvezza. Sono spesso questi
miracoli, ottenuti per
l'intercessione di anime elette, che inducono la Chiesa ad aprire il processo
per la loro beatificazione.
Ne
racconto solo uno, attribuito al "Papa buono", Giovanni XXIII, che
tutti ricordiamo con tanto affetto e venerazione.
Suor
Caterina della Figlie della carità, subito dopo il noviziato nella provincia
napoletana, era stata inviata a prestare servizio nell'ospedale per bambini
"Lina Ravaschieri".
Cade
ammalata, ma riesce a tenere nascosto il suo male, finchè nel marzo 1968 in
seguito a una forte emorragia di sangue alla bocca, viene sottoposta ad accurati
esami. Ma non si riesce a individuare la causa del male. Le emorragie intanto si
verificano con sempre maggiore frequenza. Viene mantenuta in vita con
trasfusioni di sangue e fleboclisi. Trascorre così un anno in continua
osservazione, ma accertamenti, analisi, esami di ogni genere e cure non danno
alcun risultato. Nell'ottobre '65 viene ricoverata nella "Clinica Mediterranea".
Il 30 dello stesso mese entra in sala operatoria. L'intervento dura cinque ore:
le asportano tre quarti dello stomaco e la milza. Inizia così il suo calvario
che durerà parecchi mesi.
Ritorna
all'Ospedale "Ravaschieri", poi al "San Carlo" di Potenza,
quindi nell'ospedale della marina militare di Napoli, più attrezzato. Dopo
sette mesi una nuova emorragia, con perforazione del troncone di stomaco sano,
formazione di un'ulcera peptica e di una fistola aperta all'esterno, da cui esce
la bile e il succo di un'arancia bevuta poco prima, rendono disperata la sua
situazione. Non è più possibile intervenire. Il Prof. Zannini che l'ha in
cura, ordina continue trasfusioni e antibiotici ma dalla fistola aperta esce
tutto quello che riesce a ingerire.
Il
19 maggio riceve l'Unzione degli Infermi. Tre giorni dopo riceve la visita
dell'Assistente generale delle Figlie della carità, suor Privitera che le
consegna una reliquia di Papa Giovanni.
Sr.
Caterina la depone sulla ferita e inizia una novena. E' il 25 maggio 1966, terzo
giorno della novena.
Siamo
alla fine. Il termometro segna 39, 5. Racconta lei stessa: - Verso le 14,40
restai sola nella mia cameretta e mi assopii. Ad un tratto sentii una mano che
si posava sul mio stomaco, in direzione della fistola, mentre una voce mi
chiamava: - Suor Caterina! Suor Caterina...!
Mi
voltai spaventata nel sentire la voce di un uomo e vidi accanto al mio letto
Papa Giovanni in abiti pontificali che mi fissava sorridente.
-
Suor Caterina - mi disse - mi hai invocato tante volte e anche molte suore mi
hanno pregato per te, così mi avete strappato il miracolo. Ora tutto è finito
e tu stai bene, non hai più nulla. Suona il campanello e chiama le consorelle
che sono in cappella. Fatti misurare la febbre, vedrai che non arriva a 37,
poi mangia tutto quello che desideri; da questo buco non uscirà più nulla. Va
dal professore e fa mettere per iscritto la sua testimonianza e le radiografie
che ti faranno. Non troveranno alcuna traccia di male. Ti aspetto poi a pregare
sulla mia tomba. Mi alzai sul letto: mi sentivo perfettamente guarita. Chiamai
le suore, misurarono la febbre: non arrivava a 37, mentre poco prima avevo 39,5.
Chiesi da mangiare, prima un gelato al latte, poi del semolino; ma avevo ancora
fame: mi portarono una minestra di brodo con polpette di carne che mangiai di
gusto. Momento emozionante quando la suora esaminò la fistola: la ferita era
completamente chiusa, neppure l'alone rosso di una ferita da poco rimarginata.
Lo stesso giorno mi feci visitare dal prof. Zannini che mi trovò perfettamente
guarita.
Il
radiologo non riusciva a spiegarsi la scomparsa di tutti i malanni, documentati
nelle moltissime radiografie precedenti. Volle ripetere per ben 15 volte la
radiografia: nessuna perforazione allo stomaco, nessun'altra traccia di male in
altre parti.
I
medici, tra cui il colonello dell'ospedale militare di Napoli che l'avevano in
cura, il Dr. Roberto Vingiani, dichiararono che "il fatto era avvenuto
improvvisamente, al di fuori di ogni legge naturale".
Un
miracolo simile a quello di Papa Giovanni è stato operato da Don Filippo
Rinaldi, terzo successore di Don Bosco alla guida della Congregazione salesiana.
Tutti conoscevano la paternità di questo superiore, ricco di vita interiore,
ricercato direttore spirituale, formatore di anime consacrate, che avviava,
con la parola e l'esempio, sulla via della santità.
L'introduzione
della causa di beatificazione e canonizzazione è dovuta a un fatto
straordinario, una guarigione veramente miracolosa, che ha indotto i superiori e
il Cardinale di Torino, Maurilio Fossati, a introdurne la causa.
Il
fatto avvenne il 20 aprile 1945, sul finire del secondo conflitto mondiale,
attestato e documentato da una delle sue figlie spirituali, madre Maria Lazzari,
fondatrice e superiora dell'Istituto "Missionarie della Passione di Gesù".
Una delle sue suore, Maria Carla De Noni, viaggiava quel giorno sul treno da
Villanova a Mondovì, per portare viveri ai partigiani che operavano nella zona.
Improvvisamente
tre aeroplani, poco prima della stazione di Mondovì, scesi a bassa quota,
presero a mitragliare la motrice e le vetture del convoglio. Suor Maria restò
gravemente colpita: fracassata la parte inferiore della bocca, con
asportazione completa della mandibola, ferite al polmone e al braccio sinistro.
Le condizioni si rivelarono subito gravissime e le fu amministrato il Sacramento
degli infermi. Trasportata in clinica se ne attendeva da un momento all'altro il
decesso. Madre Lazzari e le altre suore ricorsero subito all'intercessione di
don Rinaldi. Trasportata alla casa centrale di Villanova Mondovì a una
settimana dal sinistro era agonizzante. Il medico aveva dichiarato che non vi
era più alcuna speranza.
"Mi
ricordai allora, racconta madre Lazzari, che avevo un fazzoletto di don
Rinaldi. Corsi a prenderlo e lo diedi a suor Celina, l'infermiera, perchè lo
applicasse sulle ferite della morente, mentre radunavo la comunità in cappella
per implorare il miracolo per l'intercessione di don Rinaldi".
L'ammalata
raccontò poi: "Al contatto con quel fazzoletto mi sembrò che la parte
morta riprendesse vita. Sentivo un gran sollievo e con stupore dei presenti
chiesi da bere a gesti, perchè il mitragliamento mi aveva impedito di
articolare parola". Le porsero del latte e cominciò a sorbirlo.
Da
quell'istante cominciò a migliorare in poco tempo si chiusero le ferite la
carne e la pelle si ricomposero in maniera sorprendente. Mancava però la
mandibola, per cui la bocca non si chiudeva e la lingua restava penzoloni, non
poteva nè mangiare, nè parlare. L'infermiera che l'accudiva le disse: - Vedrai
suor Maria Carla che don Rinaldi non lascierà le cose a metà; le farà
crescere anche l'osso e tornerà come prima.
Qualche
giorno dopo l'infermiera si addormenta profondamente e riposa a lungo. Al
risveglio ha una strana sensazione in bocca. Si sfascia, tocca il mento e sente
che l'osso è cresciuto. Da quel momento è completamente guarita: può chiudere
la bocca, parlare, nutrirsi, riprendere la vita di prima.
Il
dottor Carlo Sympa, consultore della Congregazione dei Santi, definirà la
guarigione: "Un miracolo di primo ordine, un grande miracolo!"
Da
quel momento suor Maria Carla ha sempre goduto ottima salute. Attualmente è
superiora generale della sua congregazione. La salma di don Rinaldi, morto il 5
dicembre 1931, venne traslata dal cimitero alla basilica di Maria Ausiliatrice
nel 1956, diventata subito mèta di pellegrinaggi: persone di ogni ceto sociale
vengono a implorare grazie da questo servo di Dio.
Dopo
il processo canonico avviato dalla curia di Torino, il Papa Paolo VI, ne
introdusse la causa a Roma l’11 giugno 1977 e il 3 gennaio 1987, dopo 10 anni
di accurati esami, Giovanni Paolo II ne riconosceva l'eroicità delle virtù,
attribuendogli il titolo di "Venerabile". Venne elevato all'onore
degli altari, con la Beatificazione fatta dal Papa domenica 29 Aprile 1990 in
piazza San Pietro, davanti a una folla immensa.
Migliaia
di santuari sparsi in tutto il mondo, dedicati a Santi e a Martiri e soprattutto
alla Madre di Dio, con i loro innumerevoli "ex-voto" attestano come
la bontà di Dio continui a operare miracoli, per lenire le sofferenze umane,
premiare la fede dei credenti, convincere i non credenti della presenza operante
di Dio nel mondo.
Tra
i tanti santuari mariani sparsi in ogni angolo della terra, merita segnalare
Lourdes, nota come "la città dei miracoli", dove Maria la Madre di
Dio, invocata sotto il titolo di "Immacolata", continua a dispensare
grazie e favori straordinari che costringono la scienza a rendere omaggio alla
fede.
Da
quasi un secolo, istituti ufficiali e permanenti come il "Bureau des
constatations médicals" (B.C.M.), l"'Association médical
international de Lourdes" (A.M.I.L.) il "Bureau médical de
Lourdes" (B.M.L.) il "Bureau d'études scentifiques" (B.E.S.) e
la "Commission Médical national" (C.M.N.), creati per accertare
scientificamente i fatti miracolosi che vi avvengono, sono costretti a
constatare la realtà di guarigioni che superano ogni possibilità di dubbio o
di contestazione.
Questi
istituti sono aperti ai rappresentanti di tutte le scienze e quindi non soltanto
ai medici, di qualsiasi nazionalità e senza distinzione di ideologia. Essi
giudicano in base al principio che "la scienza non deve mai respingere un
fatto sicuro e accertato".
I
malati che vengono a Lourdes ogni anno sono numerosissimi, circa 50.000,
ospitati nei locali ospedali, ma molti altri, senza necessità di ricovero e
cure particolari, seguono i pellegrinaggi ordinari.
La
media delle guarigioni accertate si aggira sulla trentina ogni anno. Non tutte
vengono segnalate all'apposito ufficio medico, molti altri ottengono un grande
miglioramento e spesso la guarigione completa in tempi successivi.
Non
tutte le guarigioni accertate vengono definite miracolose. Per esempio su 2.000
guarigioni registrate fino al 1905, solo 62 furono riconosciute come veri
miracoli, dovuti cioè a un intervento soprannaturale. Dal 1947, quando fu
riorganizzato l'ufficio medico, sono state registrate 964 guarigioni, ma solo 22
riconosciute miracolose. Molte anche di queste non vengono sottoposte al
giudizio della Chiesa, per cui i miracoli sono molto più numerosi di quelli
accertati dai tribunali ecclesiastici.
In
generale il primo accertamento di una guarigione viene fatto dall'ufficio medico
di Lourdes, formato da una ventina di medici di provenienza diversa, specialisti
in diverse malattie. Devono stabilire la natura organica del male, i trattamenti
seguiti e la loro inefficacia, il mancato miglioramento alla partenza per
Lourdes, l'interruzione del trattamento e l'improvvisa guarigione. Il fascicolo
viene poi trasmesso al comitato medico internazionale per ulteriori esami. Se
questo riconosce la guarigione come "evento clinicamente
inspiegabile", il fascicolo passa alla diocesi del malato, dove il vescovo
nomina una commissione di sacerdoti e medici per ulteriori esami e accertamenti.
Un "iter" che si prolunga spesso per anni prima della definizione che
la guarigione è un evento miracoloso.
Tra
i tanti miracoli ottenuti a Lourdes, per intercessione della Madre divina, ci
piace riportarne uno degli ultimi a favore di una italiana, Elisa Aloi, nata a
Patti in Sicilia il 26 novembre 1931.
La
malattia cominciò a manifestarsi nel 1948 con una tumefazione dolorosa al
ginocchio destro, che richiese uno svuotamento con una incisione.
Nel
1950 si registra una tubercolosi alla 12a vertebra dorsale e sul gomito destro;
l'anno successivo compaiono nuovi focolai tubercolari alla coscia destra. Viene
ricoverata al Solarium di Palermo, poi all'ospedale di Patti e al Regina
Margherita di Messina. Dopo un breve ritorno in famiglia, viene nuovamente
ricoverata al Regina Margherita. Nel 1953 il suo stato generale è grave:
anemia, denutrizione, si scoprono numerose fistole in continua suppurazione.
Dopo
un breve periodo di miglioramento nel luglio del '54 viene nuovamente ricoverata
al Solarium di Palermo, dove subisce un intervento chirurgico con osteotomia del
femore destro. Nel '57 nuovo ricovero in ospedale alla Casa del sole dove rimane
circa un anno; viene curata con penicillina e streptomicina, con periodi alterni
di aggravamenti e miglioramenti.
Il
3 maggio del '58 è nuovamente nell'ospedale Sant'Angelo di Messina, affidata
alle cure del prof. Di Cesare che redige questo certificato: "Elisa Aloi è
affetta da fistole multiple, conseguenti a osteomelite tubercolare, apparse fin
dal 1948, senza aver mai ottenuto alcun beneficio, né da cure, né da
interventi chirurgici praticati nei diversi ospedali in cui fu ricoverata. Le
membra sono completamente paralizzate, i movimenti dei piedi, delle ginocchia
e delle anche del tutto impossibili. Lo stato generale molto grave. Durante la
degenza non ebbe dalle terapie prescritte alcun giovamento. Nel'58 venne operata
di appendicectomia, necessitava altri interventi, ma i chirurghi rinunciarono
dato lo stato grave dell'ammalata".
In
questo stato avvenne la guarigione. Lourdes era l'ultima speranza.
Vi
giunse in pellegrinaggio il 4 giugno 1958 con il treno bianco dell'Unitalsi. Il
dott. Zappia che l'accompagnava descrive le sue condizioni: "L'ammalata
portava un apparecchio gessato per la lunghezza bicostale fino ai piedi, la
febbre sempre sui 39,5, molti fori fistolosi da cui usciva una secrezione
purulenta, molto fetida e in quantità rilevante. Durante i due primi giorni di
ricovero all'ospedale Asile di Lourdes, si aprirono altri ascessi che lasciavano
uscire un liquido purulento verdastro e fetido. A richiesta della malata questi
ascessi furono curati con impacchi di acqua di Lourdes. Il terzo giorno cessò
l'uscita del liquido purulento dalle fistole e furono tolti i drenaggi. Prima di
ripartire si rifece la medicazione e si constatò che i fori fistolosi si erano
chiusi. Prima di arrivare a Messina si trovò la medicazione completamente
asciutta e le ferite coperte da crosta".
Rientrata
dal pellegrinaggio si presentò all'ospedale Sant'Angelo e fu visitata dal prof.
Di Cesare che scrisse nel certificato: "La signorina Aloi è tornata da
Lourdes completamente guarita e così bene in salute da non poter credere si
trattasse della stessa persona partita in condizioni disperate. Dichiaro che è
completamente guarita".
Tornata
a Lourdes il 5 giugno '59 e il 4 giugno '60, la commissione medica diede questo
resoconto, dopo accurato esame: "Le constatazioni fatte le scorso anno si
mantengono eguali. Dalle membra sono scomparse le cicatrici più o meno
profonde, tutte perfettamente secche e indolori. Le articolazioni delle membra
funzionano normalmente e anche la mobilità è normale".
Numerose
radiografie mostrarono la perfetta guarigione, confermata da una seconda
commissione di 14 medici, tra cui un professore universitario. Il comitato
medico internazionale il 23 aprile 1961 emetteva questo comunicato:
1.
La Signorina Elisa Aloi era gravemente malata di tubercolosi multipla
osteo-articolare fistolosa.
2.
La malattia è stata bruscamente modificata quando non esisteva alcuna
possibilità di miglioramento.
3.
La signorina in quel giorno è guarita senza l'impiego di alcuna terapia.
4.
Sul piano medico questa guarigione è attualmente senza spiegazioni.
La
commissione canonica, nominata dall'Arcivescovo di Messina mons. Francesco
Fasola, dopo tre sedute, confermava la guarigione come "fatto
miracoloso".
La
signora Aloi, oggi felicemente sposata, con due bambini, si mantiene in perfetta
salute.
* *
*
Ancora
uno veramente eccezionale, descritto dal Dr. Domenico Lamura in un articolo,
apparso sull'Osservatore Romano del 9 Novembre 1972. Scrive: "Ricevo dal
dr. Olivier del "Bureau medical" copia della relazione del prof.
Michel Maria Sulmon, professore della clinica chirurgica dell'Università di
Parigi, sull'alpino Vittorio Micheli. E' il racconto rigorosamente scientifico,
appassionante come un "giallo": il sarcoma aveva distrutto l'osso
iliaco sinistro del giovane e la cavità cotiloide corrispondente, lussando la
testa femorale e dilagando nelle parti molli vicine.
A
Lourdes il tumore viene brutalmente fermato; l'osso iliaco risulta ricostruito
la testa del femore ritrova il suo domicilio e vi si articola perfettamente. Il
giovane getta via il gesso, poi le stampelle, poi i bastoni; riprova il gusto di
scendere nel campo sportivo, per giocare al pallone; si sposa. (La
guérison de M. Vittorio Micheli - Rapport du Prof. Michel Marie Salmon, membre
de l'Académie de Medicine de France. mprimerie de la Grotte de Lourdes, 1971).
Dopo
Lourdes la località che attira il maggior numero di pellegrini da ogni parte
del mondo è Fatima in Portogallo, dove si è recato anche il S. Padre a pregare
e incontrare suor Lucia, l'ultima dei veggenti.
Anche
qui avvengono in continuazione miracoli di ordine fisico e morale meno
strepitosi, ma forse anche più stupefacenti.
Qui
la Madonna apparve per la prima volta la domenica 13 maggio 1917, in piena
guerra mondiale, a tre pastorelli: Lucia dos Santos di 10 anni e i suoi due
cugini Francesco e Giacinta di nove e sette anni. Vivevano ad Aljustrel, piccola
borgata poco distante da Fatima. Poveri e analfabeti, ma molto religiosi, si
trovavano spesso insieme a pascolare le pecore delle loro famiglie. Quella
domenica, dopo la S. Messa, si erano diretti alla Conca d'Iria, due chilometri e
mezzo da Fatima. A mezzogiorno, in quel luogo deserto, come al solito, si
inginocchiano per recitare il Rosario; poi raccogliendo pietre giuocano per
costruire una casetta; sul luogo dove oggi sorge la grande basilica-santuario.
Nel
cielo terso, sotto un sole splendente, restano abbagliati da lampi improvvisi.
Atterriti, temendo un temporale, si affrettano verso il fondo della conca,
quando davanti a loro, sopra un piccolo selce verdeggiante, appare una
bellissima signora, più splendente del sole, che dice loro: - Non abbiate
paura, non vi farò alcun male. - Signora, di che paese siete? - chiede Lucia. -
Vengo dal cielo. Sono qui per invitarvi a venire in questo luogo, alla stessa
ora, per sei mesi. Alla fine vi dirò cosa voglio e chi sono. Poi li invita a
pregare, a recitare il Rosario e fare tanti sacrifici in riparazione dei peccati
che offendono Dio per ottenere la conversione dei peccatori e la pace nel mondo.
Le
apparizioni si susseguono come promesso. Il 13 ottobre 1917 l'ultima, davanti a
una folla immensa, calcolata oltre 50.000 persone, accorse da ogni parte del
Portogallo, anche per assistere al miracolo promesso dalla Madonna. Piove a
dirotto. A mezzogiorno Lucia invita tutti a chiudere gli ombrelli e pregare. La
Madonna chiede di costruire sul luogo una chiesa, assicura che la guerra sta per
finire, esorta a recitare ogni giorno il Rosario e aggiunge: ora guardate il
sole. Uno spettacolo stupendo, incredibile: si squarciano le nubi, il disco
solare appare in tutto il suo splendore, roteando vorticosamente su se stesso,
proiettando sulla folla terrorizzata tutti i colori dell'iride. Il prodigio si
ripete tre volte per la durata di 10 minuti.
-
Miracolo! Miracolo! - gridano tutti. Moltissimi cadono in ginocchio, chiedono
perdono, implorano, pregano...
Incomincia
anche a Fatima l'ininterrotto pellegrinaggio di malati e di fedeli per chiedere
grazie, guarigioni dai mali fisici e morali. Tra i tanti documentati ne
scegliamo solo due.
Cecilia
Augusta Gouveria Prestes ha 22 anni. Si ammala di tubercolosi polmonare con
peritonite. Il male, manifestatosi tre anni prima, malgrado le cure dei medici
continua ad aggravarsi. Riceve gli ultimi Sacramenti e la famiglia prepara la
cassa da morto. Chiede insistentemente di essere portata a Fatima.
-
E' l'ultima speranza, solo la Madonna può operare il miracolo. Il medico
Augusto Mendes, ottimo cattolico, sconsiglia nel modo più assoluto:
-
Non posso impedirlo ma è un viaggio senza speranza, ammesso possa farlo.
L'inferma
insiste e il 13 luglio 1923 parte per la Conca d'Iria. Il viaggio è un vero
calvario per lei e per le persone che l'accompagnano, l'ombra della morte è
sempre presente. Nel santuario non ha alcun miglioramento, anzi alla benedizione
dei malati ha una nuova gravissima sincope. Riprendono la via del ritorno.
Durante una sosta si fermano per riposare un poco.
All'improvviso
prova un grande appetito e divora tutte le provviste che i compagni avevano
portato; comincia a parlare, ridere, cantare: è perfettamente guarita.
Il
medico curante afferma: "Questo è un grande miracolo!" Alla gente
incredula che le chiede: "Ma lei crede veramente ai miracoli? Risponde: -
Eccomi qui, io sono un vero miracolo della Madonna!
* *
*
Il
Sig. Gioacchino Duarte de Oliveira, colpito da male incurabile, da otto anni
giaceva a letto attendendo la morte. Aveva consultato le più grandi celebrità
del Portogallo e dell'estero. Ulceri e tumore lo distruggevano lentamente,
intaccando persino le facoltà mentali. Lo assisteva giorno e notte la consorte,
un vero angelo custode. Come ultima speranza, la brava signora si rivolse alla
Madonna di Fatima, fece bere all'infermo alcune goccie d'acqua provenienti dal
luogo delle apparizioni e gli mise accanto al cuscino una copia della "Voce
di Fatima". Il malato, che da anni rifiutava ogni lettura, spinto dalla
curiosità si mise a leggerla, risvegliando una fede da tanti anni sopita. Il 12
ottobre si rivolse alla Madre di Dio pregandola di guarirlo. La guarigione fu
istantanea: si sentì fisicamente e moralmente trasformato. Il giorno seguente
ripigliava la vita normale e la gestione dei suoi affari da otto anni
abbandonati. Un mese dopo si recava con tutta la famiglia in pellegrinaggio per
ringraziare la Madonna del miracolo ottenuto.
A
chi gli chiedeva come avesse ottenuto la guarigione rispondeva: - La Vergine mi
ha favorito con un duplice miracolo, la vita fisica liberandomi da un male
incurabile, senza speranza e il dono anche più prezioso della fede, che mi
impegna a viverla e ravvivarla in quanti non ne hanno o l'hanno perduta.
Ma
oltre a Lourdes e Fatima ci sono tantissimi santuari mariani dove ogni anno si
rinnovano guarigioni e miracoli per l'intercessione di colei che è chiamata
"l'onnipotenza supplice"; Il Figlio divino Gesù non può negare nulla
alla Madre che intercede per noi. Dice il nostro più grande poeta: "Donna
se tanto grande e tanto vali, che qual vuol grazia ed a te non ricorre, sua
disianza vuol volar senz'ali" (Dante)
Numerose
le apparizioni, anche se non tutte approvate dalla Chiesa, sempre prudente nei
suoi giudizi. Tra le più recenti quelle ai sei veggenti di Medjugorie che
continuano a vedere la Madonna e ne trasmettono i messaggi. Pellegrini vengono
da tutto il mondo e anche qui si rinnovano i miracoli di conversioni e
guarigioni. Ne citiamo soltànto uno per la risonanza avuta nel mondo.
Lola
Falana era la diva più conosciuta e corteggiata dalla televisione italiana e
americana. Una favolosa carriera che la rese molto famosa specialmente negli
Stati Uniti dove aveva lavorato con prestigiosi artisti dello spettacolo: Bing
Krosby, Frank Sinatra, Harry Bellafonte, Sidney Poitier, Davis junior. Una
"show-girl" tra le più pagate e corteggiate. Poi un crollo
improvviso: nel 1987, colpita dalla sclerosi multipla, si trova con il corpo
paralizzato, costretta su una sedia a rotelle. Una brillante carriera stroncata,
senza speranza di recupero, malgrado gli interventi dei più famosi medici.
Tutta
la parte sinistra del corpo totalmente paralizzata, perdita della vista e
dell'udito, lesioni irreversibili al cervello, ha bisogno di assistenza continua
giorno e notte.
Ha
occasione di vedere un documentario su Medjugorie, chiede alla Madonna la
guarigione, promettendo di andarla a ringraziare sul luogo delle apparizioni.
Chiede di esservi trasportata ed è presente durante una delle apparizioni.
Racconta: "Mentre la Madonna appariva pregavo intensamente: Mammina
aiutami, dì a Gesù che lo amo, che d'ora in poi voglio fare solo cose buone...
Il mio cuore cominciò a battere molto forte e si riempì di un calore così
intenso, come se lei avesse acceso un fuoco, un fuoco di amore per suo Figlio.
Poi Marija (una delle veggenti) mi disse: - La Madonna ti ha benedetta.
Ero
completamente guarita. Ora sono innamorata di Dio. Non mi interessa più la mia
carriera, voglio servire lui solo, ogni giorno e pregare, pregare..."
-
Cosa pensa del suo passato? - le ha chiesto un intervistatore.
-
Non mi interessa più. Prima pensavo solo al mio futuro, alla mia carriera di
artista. Ora vivo soltanto per accontentare il Signore, fare quello che lui
desidera e questo mi rende estremamente felice.
-
Cosa vorrebbe dire ai suoi molti ammiratori?
-
Mi ritengo molto fortunata, sono una persona felice, piena di gratitudine a Dio
e alla Vergine e vorrei dire a voi tutti, particolarmente a voi che credete e
andate in chiesa, ma non avete una vera fede, non siete sicuri perchè non
vedete: guardate me, io sono una prova. Ero totalmente paralizzata, non potevo
parlare, non potevo vedere, non potevo udire; oggi sono in perfetta salute perchè
non ho mai dubitato di Dio. Per questo dico a voi: abbiate fede, credete a ogni
parola del Vangelo, affidatevi alla Madonna e pregate, pregate!
Ma
accanto a questi miracoli che tutti possono constatare e dei quali i giornali
offrono le più sicure dimostrazioni, la Madonna opera spesso altri miracoli di
ordine spirituale e perciò invisibili, come il conforto, la rassegnazione,
spesso l'eroica accettazione del dolore come la prova più sublime dell'amore
verso Colui che vuole associare al suo martirio certe anime privilegiate,
chiamandole a collaborare alla salvezza del mondo, secondo l'insegnamento di S.
Paolo: "Ora, io sono felice di soffrire per voi. Con le mie sofferenze
completo in me ciò che Cristo soffre a vantaggio del suo corpo, cioè della
Chiesa." (Col 1, 24). E altri miracoli ancora, di ordine anche superiore,
come la conversione di increduli...
Mi
piace ricordarne una soltanto, quella di Alexis Carrel, grande studioso, premio
Nobel per i suoi risultati sul trapianto degli organi e la sutura dei vasi
sanguigni. Si era recato a Lourdes, per tenere sotto attenta osservazione Maria
Ferrand, affetta da gravissima peritonite tubercolare, ridotta agli estremi,
tanto che le suore non vollero immergerla nella piscina, ma le praticarono solo
qualche lavaggio all'addome.
Questo,
che era enormemente gonfio di liquido siero-ematico, sotto gli occhi di Carrel
cominciò a sgonfiarsi in pochi secondi, senza che fosse emesso liquido alcuno,
pur essendo presente una nassa di vari litri di liquido altamente infettivo.
L'istantanea,
completa e perfetta guarigione di Maria Ferrand, portò il Dr. Carrel a una
piena conversione dal razionalismo e dallo scetticismo, alla religione
cattolica.
Il
miracolo è dunque una realtà rigorosamente scientifica, che il credente
accetta alla luce della ragione e della fede, perchè crede alla bontà e
potenza di un Dio che ha tanto amato l'uomo da mandare suo Figlio per liberarlo
dalla schiavitù del peccato, la vera causa di tutti i mali, e offrirgli di
partecipare, già sulla terra, a una comunione di amore con lui, caparra e
preparazione alla felicità infinita dei cieli.
Il
miracolo resta pertanto una prova di amore di Dio per aiutarci a credere, a
fidarci e affidarci a lui in tutte le circostanze della vita, sicuri di non
esserne mai delusi. "In te, Signore, ho trovato rifugio: fa che non resti
mai deluso" (Sal 71, 1).
Ho
conosciuto molte persone, tornate da Lourdes da Fatima, da Medjugorie senza aver
ottenuto o assistito a qualche miracolo, ma tutte profondamente rinnovate nello
spirito. Ne conosco in particolare uno: una vita violenta, ateo, bestemmiatore
incallito, nemico della Chiesa, tornato da Medjugorie radicalmente cambiato.
Ogni
giorno lo incontro alla Messa, una vita di fede e pietà edificanti, entusiasta
organizzatore di pellegrinaggi ai santuari mariani, instancabile apostolo di
carità verso i poveri e sofferenti.
-
Io sono un convertito, un miracolato dalla Madonna, ripete a tutti e per chi lo
ha conosciuto non è difficile credere a un grande, autentico miracolo.
Per
quanti sono interessati a conoscere la tragedia della fame e della, lebbra che
colpisce milioni di persone, la nostra Fondazione "I fratelli
dimenticati" ha realizzato un documentario in tre video-cassette, con
relativo commento; durata da 30 a 40 minuti ciascuna.
SORRISO
NEGLI SLUM - L'opera delle Suore del sorriso a servizio dei più poveri tra i
poveri nelle baraccopoli.
UNA
VITA PER L'INDIA - Intervista con P. Alessi e P. Maschio, due eroi della carità,
pionieri delle missioni salesiane.
LA
CITTA DELL'AMORE - Il centro "Risurrezione", realizzato dai
benefattori per curare e salvare migliaia di lebbrosi.
NB.
- Le tre video-cassette vengono offerte in omaggio ai benefattori. Grati di una
libera offerta per le spese.
Fondazione
"I FRATELLI DIMENTICATI" Legalmente costituita, opera a totale
servizio dei più poveri tra i poveri: lebbrosi, orfani, bimbi abbandonati,
famiglie senza tetto, giovani sottratti al vizio e alla strada, nei paesi del
terzo mondo, particolarmente in India, dove queste persone sono considerate
"maledette, per colpe gravissime commesse in esistenze precedenti , che
nessuno deve amare e aiutare".
Migliaia
di lebbrosi, definiti dall'apostolo laico Raoul Follereau, "l'umanità più
sofferente ed emarginata del mondo" vengono accolti e curati nei grandi
centri, "le città dell'amore", realizzati o in fase di costruzione, a
Vehloli, 80 km da Bombay, Calcutta, Ranchi, Krishnagar, nel cuore del Bengala,
per ridonare loro la dignità di uomini, anzi quella divina di figli prediletti
Dio.
Ospedali,
cliniche, dispensari, laboratori, casette per le famiglie, con un pezzo di
terra per allevare animali da cortile e coltivare ortofrutticoli, offrono loro
un ambiente accogliente, per una vita serena e sicura, con l'assistenza continua
e gratuita di eroiche religiose, che vedono nei loro volti devastati e nelle
carni straziate, il corpo stesso del Figlio di Dio, da servire e amare con
infinita tenerezza.
Migliaia
di bambini abbandonati, o figli di lebbrosi, ricevono vitto, alloggio, cure,
istruzione, avviamento al lavoro, nelle zone più povere dell'India e alla
periferia delle grandi metropoli, dove sono condannati a marcire sulle strade o
nelle baraccopoli della miseria, gli "slums", rifugio di tutti i
"rifiuti" della società.
Le
case che vengono costruite sono poi donate a famiglie senza tetto, laboratori
artigianali offrono a centinaia di ragazze e giovani, candidati al vizio e alla
galera, la possibilità di un lavoro onesto, che li rende cittadini pienamente
autonomi, inserendoli nella società civile.
La Fondazione non riceve alcun aiuto da enti nazionali e internazionali, allo scopo di agire liberamente, sul piano caritativo. L'immenso impegno di assistenza e promozione umana, è sostenuto esclusivamente dai benefattori, con offerte mensili, annuali, lasciti di vario genere e dalle prestazioni gratuite di quanti lavorano nelle varie sedi della Fondazione e nei gruppi spontanei sorti in tante regioni d'Italia e all'estero.