E' NATO ANCHE PER TE

Don Enzo Boninsegna

Riflessioni sul Natale

PER ORDINAZIONI RIVOLGERSI A: Don Enzo Boninsegna Via Polesine, 5 37134 – Verona Tel. e Fax: 045 / 8201679

Perché sono nato

Sono nato nudo, dice Dio, perché tu sappia spogliarti di te stesso.

Sono nato povero, perché tu possa considerarmi l'unica ricchezza.

Sono nato in una stalla, perché tu impari a santificare ogni ambiente.

Sono nato debole, dice Dio, perché tu non abbia mai paura di me.

Sono nato per amore, perché tu non dubiti mai del mio amore.

Sono nato di notte, perché tu creda che posso illuminare ogni cosa.

Sono nato persona, dice Dio, perché tu non abbia mai a vergognarti di te.

Sono nato uomo, perché tu possa essere "dio ".

Sono nato perseguitato, perché tu sappia accettare le difficoltà.

Sono nato nella semplicità, perché tu smetta di essere complicato.

Sono nato nella tua vita, dice Dio, per portare tutti alla casa del Padre.

 

PRESENTAZIONE

Spesso anche le verità più grandi e sconvolgenti rischiano di non dirci più nulla: l'abitudine può uccidere la meraviglia. La nostra religione insegna ai suoi fedeli verità così alte e consolanti quali nessun'altra religione può neanche lontanamente vantare; eppure troppi tra noi cattolici non sono per niente affasci­nati dalle certezze della propria fede.

Noi uomini siamo creature così piccole e insignificanti che Dio, se volesse, potrebbe tranquillamente ignorarci. Leggiamo in un sal­mo: "Che cosa è l'uomo perché te ne ricordi, il figlio dell'uo­mo perché te ne curi?" (Sal 8,5).

E quel che è peggio è che siamo peccatori, e talvolta così grave­mente ribelli e ostinati, che Dio potrebbe disintegrarci con i fulmini della sua ira e avrebbe tutte le ragioni per dire, come disse un tempo: "Ecco, il mio furore, la mia ira si riversa su questo luogo, sugli uomini e sul bestiame, sugli alberi dei campi e sui frutti della terra e brucerà senza estinguersi" (Ger 7, 20).

E invece? E invece ... un Dio così grande e pur offeso ... non fa l'offeso e perdona; un Dio così accantonato ... brucia di amore per noi; un Dio che non conta nulla per molti, per troppi ... vuol farci vedere quanto noi contiamo per Lui; un Dio così misterioso ... vuol mostrarci il suo volto; un Dio così lontano ... vuol farsi vicino e venire tra noi.

E vuol venire sulla terra non come turista, non per una visita di cortesia; vuol venire non solo per farci conoscere la Verità e per insegnarci a vivere di amore, ma vuole nascere in questo mondo per poter soffrire e morire per noi, per salvarci dai nostri peccati e dall'inferno.

Questo è il sogno di Dio e questo sogno ... Dio lo ha fatto diven­tare realtà.

Ci possono essere verità più grandi e sconvolgenti di queste? Eppure ... quanta indifferenza e quanta noia davanti a queste veri­tà!

I non cristiani forse neanche le conoscono, o se le conoscono non le accettano; e troppi cristiani, pur accettandole, non ne sono toccati più di tanto e non le vivono. In altre parole: si sono abituati alle verità più alte e sorprendenti, non ci fanno più caso, ne sono quasi annoiati.

E' per cercar di scalfire una così diffusa e inspiegabile indifferen­za che ho pensato di rispolverare alcune omelie che ho tenuto nella parrocchia di Maria Immacolata (a Verona) dal 1977 al 1987.

Le ripropongo, così come sono nate, per offrire qualche spunto di riflessione a chi desidera meditare sul grande mistero del Natale del Signore.

Sì, Gesù, il Figlio di Dio e di Maria, è nato anche per te, per cancellare con la sua grazia il tuo peccato, per donare anche a te, pover'uomo, la vita di Dio, per renderti degno del paradiso. Ha voluto per sé una vita umana per portare a te e a tutta l'umanità la vita divina.

Ma è venuto dal Cielo non solo per dare, è venuto anche per chiedere. Gesù non è Babbo Natale: non si limita a donare; ha dato tutto, ma chiede molto.

E' donando la tua vita al Signore Gesù (che ti ha donato la sua), che ti elevi verso il Cielo e diventi degno del paradiso.

E' una verità troppo ... "vera ", troppo grande, troppo bella per essere dimenticata!

don Enzo Boninsegna

Verona, 25 dicembre 1993 NATALE del SIGNORE

 

1 - CIO’ CHE MANCA AL MONDO: AMARE L’AMORE

L’INFINITO RIVESTITO DI PICCOLEZZA

Noi uomini, complicati come siamo, spesso usiamo fiumi di parole per dire niente in tutto. Intere pagine di giornale, ore di trasmissione in televisione, chiacchiere a valanga nei luoghi di ritrovo e tutto questo per dire cose di poco conto. O anche quando diciamo cose importanti, lo facciamo spesso con troppe parole, o in modo confuso.

Dio, invece, non ha sprecato fiumi di parole neanche quando si è trattato di descrivere la nascita di suo Figlio. Su un fatto così sconvolgente si potevano scrivere poemi, ma Dio ama l'umiltà, ama la semplicità, ama il silenzio più del rumore.

Questo è lo stile del nostro Dio: semplice nel parlare e sempli­ce nell'agire.

Ha racchiuso la notizia più sconvolgente, cioè la nascita di suo Figlio, in poche righe del Vangelo: ecco il suo modo di parlare; ha racchiuso la divinità di suo Figlio nel corpo fragile di un bambino: ecco il suo modo di agire.

Dio ha racchiuso l'eternità di suo Figlio dentro il tempo, entro i limiti ristretti di una vita per noi troppo breve: appena 33 anni. Dio ha racchiuso l'onnipresenza di suo Figlio dentro lo spazio, entro i limiti ristretti di una piccola terra: la Palestina.

Dio ha racchiuso l'onnipotenza di suo Figlio nel corpo debole e indifeso di una piccola creatura: il Figlio di Maria.

Dio ha racchiuso l'onniscienza di suo Figlio nella piccola mente di un bambino: Gesù di Nazareth.

Dio ha racchiuso l'immortalità di suo Figlio nel corpo mortale di un uomo come noi.

In una parola: Dio ha vestito di piccolezza l'immensità di suo Figlio. Uno strano modo di agire.

Gli uomini, che sono tentati di considerare grande anche ciò che è piccolo, fanno fatica a comprendere un Dio che rende piccolo anche ciò che è grande.

Due diversi modi di agire che rivelano due diverse mentalità: da una parte l'umiltà di Dio, dall'altra l'orgoglio dell'uomo. Ecco perché, fin dal primo istante del loro incontro Dio e l'uomo non sono riusciti a capirsi. O meglio: Dio ha capito l'uomo, ma l'uomo non ha capito il suo Dio.

Molti tra gli ebrei aspettavano un Dio superbo come loro, un Dio desideroso di far scalpore e di entrare sulla scena del mondo in modo clamoroso.

Solo gli umili, come i pastori, sono stati capaci di comprendere lo stile e il linguaggio di Dio, cioè l'umiltà; solo gli umili hanno saputo credere che Dio era in quel Bambino che ha avuto come primo letto una mangiatoia e come prima casa una stalla. Un Dio che si è abbassato fino al punto di trovarsi, nella sua prima col­locazione, più vicino alle bestie che agli uomini.

ESCLUSO IERI...

Il Figlio di Dio si è fatto uomo per annullare la distanza tra cielo e terra, ma in diverse occasioni gli uomini non hanno accolto que­sto dono: hanno preferito ristabilire le distanze.

Il Figlio di Dio ha gettato dei ponti, anzi, si è fatto Lui stesso ponte tra Dio e l'uomo, ma gli uomini hanno continuato a scavare fossati.

Il Figlio di Dio si è fatto uomo per salvare l'umanità dal di dentro, ma gli uomini più volte l'hanno respinto fuori dalle loro città: per Lui non c'era posto.

Non c'era posto negli alberghi di Betlemme per una donna in­cinta. E così Gesù è stato costretto a nascere lontano dagli uomini, fuori dalla città, a causa del non-amore di quella gente.

Ma questo rifiuto non è stato un fatto occasionale, non è stato un incidente imprevisto e non voluto, è stato il primo anello di una catena di rifiuti.

Escluso una prima volta da Betlemme.

Escluso una seconda volta dalla sua terra, la Palestina, quando Maria e Giuseppe furono costretti a fuggire in Egitto, col Bambino Gesù, per sottrarlo alla brutalità assassina di Erode che tentava di ucciderlo.

Escluso una terza volta a Nazareth, quando a trent'anni si è manifestato per la prima volta come il Messia inviato da Dio; dice il Vangelo che in quell'occasione gli abitanti di Nazareth lo caccia­rono fuori dalla città e lo condussero fin sul ciglio del monte per gettarlo giù e farlo morire.

Escluso infine una quarta volta dalla città di Gerusalemme; il Vangelo infatti precisa che lo portarono a morire fuori dalla città, sul monte Calvario.

Escluso dalla non-fede, escluso dal non-amore.

Escluso, cacciato via dalla paura della gente, che vedeva in Lui il distruttore delle false certezze, il seminatore di rimorsi, il distur­batore della quiete privata e della vita pubblica.

Venuto sulla terra per vivere tra gli uomini, è stato cacciato dagli uomini; venuto per insegnare ad amare è stato cacciato da chi non ha voluto credere all'amore.

Scrive l'apostolo Giovanni nel suo Vangelo: "Venne fra la sua gente, ma i suoi non l'hanno accolto" (Gv 1, 11).

... ESCLUSO ANCHE OGGI

E la storia si ripete: ora la sua gente non è più il popolo ebreo, siamo noi cristiani e, in senso più largo, la sua gente è tutta l'uma­nità.

E anche oggi, è triste dirlo, ma non si può non riconoscerlo, anche oggi sono vere le parole dell'apostolo Giovanni: "I suoi non l'hanno accolto".

La nostra epoca, se non dappertutto sicuramente in molte parti della terra, non accoglie come dovrebbe la vita nascente, non ama la vita, non educa i bambini alle certezze della fede: li ingrassa invece come polli da allevamento, li scapriccia in tutti i modi per tenerli buoni, e la beffa è ... che dopo tante attenzioni diventano sempre più ribelli e prepotenti.

Io penso sia azzardato dire che la generazione giovane di oggi è nata dall'amore della generazione adulta. Non dico tutti, ma certamente molti, troppi bambini e troppi giovani del nostro tempo sono nati "per sbaglio", o per egoismo, cioè solo per non dover sopportare l'amarezza di una vita senza figli.

Appena si intuisce che la nascita di un nuovo figlio comporte­rebbe più sacrifici che gioie, si innalzano gli sbarramenti e si chiu­dono le porte alla vita.

Nell'albergo della vita si preferisce troppo spesso non far posto a una nuova creatura, perchè accogliendo un nuovo venuto avrem­mo un posto un po' meno comodo per noi.

Una generazione non nata dall'amore, ma dal calcolo, non è capace di restituire amore, potrà solo restituire altri calcoli, ba­sati su altri interessi: gli interessi dei giovani, che spesso sono in contrasto con gli interessi degli adulti che li hanno generati.

Una generazione nata da troppi calcoli non potrà che restituire altrettanti dolori.

Ecco spiegato, almeno in larga parte, il conflitto tra generazioni, tra giovani e adulti. Ovviamente non mi riferisco ai singoli casi, ma alla situazione in generale.

La nostra epoca non guarda con rispetto, con venerazione e con amore la maternità.

Negli alberghi di questa nuova, immensa Betlemme che è l'u­manità del nostro tempo, si è fatto posto alla donna-femmina, che cerca piacere e vende o regala piacere; ma alla donna-madre, che porta una nuova vita in grembo, si sbatte la porta in faccia, come hanno fatto un giorno gli abitanti di Betlemme con la Vergine Maria.

Non era il posto che mancava in quell'albergo, era l'amore alla vita e alla maternità ciò che mancava.

Lo stesso si può dire per il nostro tempo: non è il posto che manca, non sono le risorse che mancano, come dimostra il fatto che i soldi per far abortire 200.000 donne all'anno lo stato li ha trovati e senza aumentare il costo della benzina. Ciò che manca oggi e più di ieri è l'amore, e con l'amore ... la fede.

Se avessimo imparato a credere sul serio a quel Bambino nato a Betlemme, saremmo anche capaci di amare sul serio.

E se amassimo sul serio faremmo sparire molti dolori dalla faccia della terra, faremmo affiorare il sorriso sul volto di molti e faremmo nascere la gioia e la pace in molti cuori. E quando molti, grazie all'amore, fossero in grado di vivere in pace con Dio, con gli altri e con se stessi, anche i popoli troverebbero più facilmente le vie della pace.

Questa non è la teoria di un filosofo, non è nemmeno il sogno di un ingenuo, è la verità di quel Bambino che è nato a Betlemme duemila anni fa.

NOSTALGIA DI UN PADRE

Il Cristo, con la sua venuta, ha rovesciato tante cose.

Nel regno da Lui fondato non sono più i bambini che vanno a scuola dagli adulti, ma avviene il contrario: sono gli adulti che vanno a scuola da un Bambino, ... da Lui, e da tutti i bambini che un po' come Lui sono impastati di innocenza.

"Se non diventerete come bambini non entrerete nel regno dei cieli" (cfr.: Mt 19, 13). Sono parole di Gesù a cui la nostra generazione, malata di troppa malizia, di false furbizie e di poca semplicità non sa più credere.

"Vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne" (Ez 36, 26). Sono parole che Dio ha detto al suo popolo per bocca del profeta Ezechiele qualche secolo prima di Cristo. E' appunto di un cuore nuovo che abbiamo bisogno: di un cuore nuovo e di una mente nuova.

"I suoi non l'hanno accolto", dice Giovanni nel suo Vangelo, ma aggiunge anche: "A quanti però l'hanno accolto, ha dato potere di di­ventare figli di Dio" (Gv 1,11-12).

Ecco la novità meravigliosa del Natale: Gesù è venuto per darci un Padre, o meglio, per farci sapere che da sempre abbiamo un Padre nei cieli. Non siamo più orfani, o meglio non lo siamo mai stati. In Gesù l'amore di quel Padre si è reso visibile.

Mi diceva un amico che un giorno all'ospedale ha provato una grande pena nel vedere un bambino di dieci anni malato di cancro. Quel bambino si lamentava e piangeva non tanto per la malattia, di cui non aveva coscienza, ma perché lui, a differenza degli altri bambini ricoverati, non aveva più il papà. Era morto tre anni pri­ma. Avrebbe voluto anche lui le carezze e il sorriso del papà. La presenza del padre gli avrebbe reso meno sofferta e più serena la malattia e la lontananza da casa.

Nel dramma di quel bambino io vedo ogni uomo: siamo tutti malati e sofferenti in questa vita, forse non nel corpo, ma sicuramente nell'anima che soffre per molti mali, spesso per il peccato e costantemen­te per la lontananza da casa, cioè da una vita piena, perfetta e colma di pace.

Tutti, forse senza saperlo, nelle nostre sofferenze sentiamo la nostalgia di un Padre che ci ama, ci sorride e ci conforta.

Ebbene, quel Padre l'abbiamo vicino, è accanto a noi, conforta le nostre speranze e asciuga le nostre lacrime.

Chi crede nel Bambino nato a Betlemme esperimenta ogni gior­no questo conforto e vive in questa pace. Grazie, Gesù, per tutto quello che ci hai detto e per quello che ci hai dato.

 

2 – UN AMORE SENZA COMPROMESSI

NECESSITÀ DEL SALVATORE

Qualche tempo fa la cronaca registrava il ritrovamento di Am­brogio Fogar e Mauro Mancini che da oltre 70 giorni andavano alla deriva nell'oceano. Erano affamati e assetati, pieni di freddo e di paura e, quel che è peggio, avevano ormai poche speranze che qualcuno li salvasse. Ma ecco che in questa situazione drammatica e disperata è riaffiorata la speranza: è passata di là una nave greca, li ha avvistati, li ha raccolti e li ha portati in salvo.

Vi ho ricordato questo fatto perché l'intera umanità si è trovata a vivere lo stesso dramma.

Gli uomini prima di Cristo si trovavano smarriti nell'oceano della vita, in un mare di errori, di odio, di violenza, di ingiustizia e di peccato. Era vita la loro esistenza? No, non era vita, era soltan­to agonia, incubo, paura, disperazione; l'armonia e la gioia del paradiso terrestre non erano più realtà: erano ormai per tutti sbia­diti ricordi.

L'umanità aveva bisogno di qualcuno che la tirasse fuori da quel mare di miserie.

Ci hanno provato i filosofi, ma non hanno fatto un bel niente: un mare di errori sommergeva ancora l'umanità.

Ci hanno provato i politici, ma le cose non sono cambiate: un mare di ingiustizie aleggiava ancora sul mondo.

Ci hanno provato in tanti, ma le cose non sono cambiate e, in molti casi, se sono cambiate, sono cambiate in peggio.

Ma ecco che, in questo crepuscolo senza speranza, l'amore di Dio, con la sua potenza, ha aperto i Cieli e da quei Cieli Dio ha allungato la sua mano per salvare l'umanità. Quella mano era il Figlio di Dio, nato da una donna per salvare tutti noi.

A Betlemme, in una notte qualunque, è nato il Salvatore.

Ecco il Natale e col Natale la fine di un incubo: l'umanità ha incontrato finalmente il Salvatore. In quella notte è nato un Bam­bino.

Si noti bene: non è venuto un adulto a salvare dei bambini, ma è venuto un Bambino a salvare degli adulti, a offrire salvezza a tutti. Può apparire strano, ma è così.

LA LEZIONE DI UN BAMBINO

Gesù ci ha insegnato qualcosa prima ancora di cominciare a parlare; ci ha insegnato qualcosa che anche da adulto ripeterà con insistenza: "Se non diventerete come bambini non entrerete nel regno dei cieli" (cfr.: Lc 18, 17).

Un Bambino è disceso dal cielo e solo i "bambini" vi possono entrare.

Fermiamoci un attimo su questo pensiero, su questo primo in­segnamento che ci viene dal Natale.

Noi viviamo in un mondo complicato e inquinato, viviamo in un mondo confuso e disorientato, che ha distrutto ogni certezza e spento la vera speranza. Ritorniamo bambini, deponiamo la scle­rosi del nostro cervello e della nostra anima ai piedi di Gesù e con umiltà di cuore, impariamo da Lui la verità.

Quanta pace nel cuore di chi crede e quanta tristezza nel cuore di chi non crede!

Impariamo a credere. Impariamo a fidarci di Dio; fidiamoci della parola di Cristo, fidiamoci del Vangelo, fidiamoci della Chie­sa, lasciamoci guidare per mano da chi conosce la verità, da chi conosce i segreti di Dio.

Non fidiamoci né tanto né poco degli stregoni del nostro tem­po, maestri di errori e di menzogne e fidiamoci un po' di più della parola del Signore.

Ecco cosa significa ridiventare bambini. Viviamo in un mondo triste, dominato dal sospetto, dall'egoi­smo, dall'invidia, dal rancore, viviamo in un mare di solitudine. Il mondo dell'infanzia non conosce questi mali, i bambini non cono­scono il sospetto, non conoscono l'egoismo, non conoscono l'invi­dia, non conoscono il rancore: hanno un cuore molto più semplice di noi adulti.

Ridiventiamo bambini, deponiamo questi mali ai piedi di Gesù e impariamo da Lui cosa significa "semplicità di cuore".

C'È CHI HA PAURA DI QUEL BAMBINO

Ma quel Bambino nato a Betlemme in una notte qualunque, anche se disarmato e incapace di parlare, ha fatto tremare il mon­do. Ha regalato la gioia ai semplici, ma ha messo paura ai potenti, agli uomini dal cuore indurito. Erode è diventato assassino per paura di quel Bambino: ha sterminato degli innocenti nella speran­za di uccidere anche Cristo.

Anche oggi Cristo fa paura, terribilmente paura. Molta gente non teme di perdere il trono come Erode, ma teme di perdere la libertà, teme di perdere la gioia se accoglie il Cristo. E in parte è vero: Cristo prima di entrare nel cuore di un uomo pone certe condizioni: se entra Lui deve uscire da quel cuore tutto ciò che non si armonizza con Lui, tutto ciò che contrasta con la sua parola e la sua grazia, deve uscire l'errore e deve uscire il peccato.

Cristo non accetta dei cuori a mezzadria: metà per Lui e metà per Satana. O tutto, o niente, prendere o lasciare.

Ecco perché Cristo anche oggi fa terribilmente paura.

Questo è il vero motivo per cui molti cristiani si allontanano da Lui. Altri non si allontanano ... ma stanno a debita distanza: gli concedono confidenza ... ma non troppa. Stanno al largo dalla chiesa come stanno al largo dagli ospedali e dai cimiteri: un paio di volte all'anno non di più; sa com'è: sono ambienti scomodi...

Ed è proprio questa paura di Cristo che lascia l'uomo terribil­mente povero.

GESÙ TI PARLA E TI INVITA...

Gesù, nascendo, viene a dirti: "Uomo, fratello mio, smetti di fidarti di te stesso. E' per questo che sei triste. Guarda il mio piccolo corpo di bambino. Questa vita l'ho presa per te, perché ti amo. E ti amo così tanto che per salvarti dall'inferno la butterò via, questa vita. Fra poco più di trent'anni mi lascerò inchiodare su una croce perché ti amo immensamente, ti amo più di me stesso, più della mia stessa vita".

"Non aver paura di me: non sono venuto a farti del male! Voglio liberarti da ciò che ti opprime, voglio liberarti dalle tue ingenuità, dalle tue illusioni, dalle tue paure, dalla tua tristezza, soprattutto voglio liberarti dai tuoi peccati. Voglio farti veramente uomo, fi­glio di Dio, erede di beni così grandi, i beni eterni, che la tua fantasia non sa nemmeno immaginare."

"Abbi invece paura di te stesso e di quanti ti promettono felicità a buon mercato. Non credere a quanti promettono pace al tuo cuore senza chiederti un prezzo per quella pace. Credi a me: quella pace è falsa, non vale niente. Se valesse qualcosa te la farebbero pagare perché nessuno regala niente per niente, nemmeno Io che sono il tuo Dio. Sì, io sono onesto, non ti mento, non ti imbroglio. Ti dico subito qual'è il prezzo che devi pagare se vuoi seguirmi: il prezzo è la fedeltà al mio Vangelo. Ma se tu sapessi che cosa ho riservato per te incambio di quel prezzo!"

"Tu uomo, fratello mio, non hai conosciuto che le pallide gioie di questa povera terra, ma io vengo dal Cielo e so quale pace e quale gioia ti ha preparato Dio nella sua casa. Perché vuoi perdere il tutto per il niente? La tua presenza in chiesa in questo giorno può voler dire che sei stanco di una vita senza senso. Ti capisco, uomo, fratello mio."

"Il mondo ti ha mentito. Ora vieni da me con il cuore ferito ed io ti accolgo così come sei, ma non per lasciarti come sei. Ti accolgo con le tue ferite, con le tue stanchezze, ma le voglio curare per ridarti la salute. Inginocchiati con umiltà davanti a un mio mini­stro, perché mi rappresenta, anche se indegno: guarirà la tua anima col mio perdono. Ma digli tutto, senza pietà per te stesso. Non nascondergli i tuoi peccati, non tentare di giustificarli: confessali semplicemente. Allora ti sentirai rinascere. Allora, fratello mio, non sarà più soltanto il mio Natale, sarà anche il tuo natale. Saremo in due a nascere: io nel tuo cuore e tu nel cuore di Dio."

"Ti supplico, ti imploro, fratello mio, non rimandare la tua na­scita a domani, non continuare a vivere con la morte nell'anima. Non perdere questa occasione. Potrebbe essere l'ultima; tu non lo sai. Oggi sempre più spesso si muore all'improvviso..."

"Se invece, fratello mio, la tua presenza in questa chiesa non è sincera, se sei venuto quest'oggi senza il proposito di cambiare la tua vita, se pensi di continuare nella tua mediocrità, nella tua eterna indecisione, nelle tue abitudini sbagliate, se il tuo cuore non vuole decidersi a credere e ad amare, allora lascia che ti dica che tu non ami la tua vita, tu prepari la tua rovina."

"Io ti amo, continuerò ad amarti lo stesso, fratello mio, ma il mio amore non può salvarti se tu non vuoi. Perciò uscirai da questa chiesa peggiore di quando sei venuto."

"Tanta gente questa notte mi ha chiuso la porta. Ho bussato a tutte le case, a tutti i cuori, ma tanti sono rimasti sprangati. Sono fratelli che non mi vogliono: odiano la verità, odiano l'amore, odia­no la vita. Non hanno voluto farmi nascere, hanno preferito abor­tirmi, hanno deciso di continuare a vivere senza di me. Se sapessero quei fratelli il male che si fanno! Vuoi fare anche tu come loro?"

"Duemila anni fa è stata mia Madre, Maria, a farmi nascere, ma ora non più: o mi farete nascere voi cristiani, col vostro amore in mezzo al mondo, o il mondo sarà senza la mia presenza."

"Io cerco una madre che mi metta al mondo. Siete disposti, voi cristiani, a farmi da madre? Se sì ... ve ne ringrazio; se invece non volete ... pensate al male che vi fate e pensate al male che fate al mondo, a quel mondo che un giorno, davanti a Dio, vi accuserà di non avergli dato il Salvatore."

 

3 – LA STRADA PER IL CIELO

DIO CI AMA ... A DISTANZA RAVVICINATA

"Dio, che aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio" (Eb 1, 1-2).

Sono parole con le quali l'apostolo Paolo, che ci ha parlato nella seconda lettura, vuol farci capire che a Dio non piacciono le opere incompiute. Il nostro Dio non agisce sotto la spinta dell'entusia­smo, ma sotto la spinta dell'amore. L'entusiasmo, infatti, sa co­minciare tante cose, ma solo l'amore è capace di finirle.

Il nostro Dio non è incostante: se decide di amare sa amare fino in fondo. Per la verità, Dio non può non amare: l'amore è tutto il suo essere, perché "Dio è amore" (1Gv 4, 8).

Da circa duemila anni il Signore si era legato a un popolo tra i tanti, un piccolo popolo non migliore degli altri, il popolo ebreo. Lo ha amato di un amore particolare, se l'è coltivato, gli ha parlato, lo ha educato, gli ha perdonato mille volte. Una storia di amore, insomma, un intreccio di fedeltà e di infedeltà. Quasi un fidanza­mento e più che un fidanzamento tra Dio e il suo popolo.

Ma come il fidanzamento è una realtà provvisoria, orientata al matrimonio, così quell'antico rapporto di amore tra Dio e il popolo ebreo non era altro che una realtà provvisoria in attesa di tempi migliori, di un rapporto completo e definitivo.

Il Signore Dio si era proposto di far maturare per l'umanità dei tempi nuovi: pensava già al giorno in cui non avrebbe più parlato agli uomini per mezzo di suoi rappresentanti, i profeti, ma per mezzo di suo Figlio. Finalmente, quel giorno è arrivato.

A Betlemme Dio ha cancellato la distanza tra cielo e terra, ha demolito ogni barriera.

Da quel giorno lontano, di duemila anni fa, nel mondo non è più presente soltanto la parola di Dio sotto forma di parole e di concetti, ma è presente Dio stesso nella persona di suo Figlio. La parola di Dio si è fatta carne, è diventata uomo, uomo-Dio.

Dio, da quel giorno, ha posto la sua dimora in mezzo a noi, è diventato uno di noi.

Dio, da quel giorno, non ha più guardato alle nostre vicende umane dall'alto del suo Cielo, dal di fuori, ma le ha vissute dal di dentro.

E' nato come noi, per vivere come noi, per morire come noi, perché noi potessimo vivere eternamente nella gioia con Lui e come Lui. E' venuto in basso per portarci in alto, è venuto sulla terra per portarci in Cielo, è venuto tra noi perché fossimo con Lui.

STRADE NUOVE

Con l'incarnazione di Gesù, Dio ha posto fine al suo fidanza­mento con l'antico popolo ebreo e ha sposato l'umanità, soprattut­to quella parte di umanità che, col battesimo e nella fede, avrebbe accolto Gesù, disposta a seguirlo su strade nuove, su strade diverse da quelle di sempre.

Dio ci dice, per bocca del profeta Isaia, che abbiamo sentito nella prima lettura: "Prorompete insieme in canti di gioia, rovine di Gerusa­lemme, perché il Signore ha consolato il suo popolo, ha riscattato Gerusa­lemme" (Is 52,9).

Il significato di queste parole è chiaro. Qui si parla di rovine di Gerusalemme e sappiamo che Gerusalemme era la capitale del mondo ebraico. Dunque, a quel mondo in sfacelo, a quel popolo che varie volte fu flagellato nella storia, Dio dice di non disperare, perché dalle rovine avrebbe fatto nascere un nuovo splendore, una nuova fortuna, un nuovo benessere.

Dicendo che Gerusalemme sarebbe rinata, Dio vuole dirci che sarebbe nata una nuova umanità sulle rovine di quella antica. Ecco che cos'è venuto a fare il Figlio di Dio e di Maria quando è apparso sulla terra. E' venuto a mettere il primo mattone, la prima pietra su cui sarebbe sorta una nuova umanità.

Con Gesù, Dio ha aperto per l'uomo strade nuove.

Alla strada dell'errore, del dubbio, delle mezze verità ha affian­cato la strada della pienezza della verità.

Alla strada dell'egoismo, dell'indifferenza, dell'odio, della ven­detta ha affiancato la strada dell'amore.

Alla strada della disperazione e dell'angoscia ha affiancato la strada della speranza.

Gesù è venuto a creare un bivio là dove prima c'era soltanto una strada quasi obbligata.

Gesù è venuto per dare all'uomo e al mondo la possibilità di una scelta alternativa: strade nuove e traguardi nuovi, per chi vuol essere "uomo nuovo", per chi accetta il dono e la responsabilità di vivere da figlio di Dio.

GESÙ: IL PERNO DELLA STORIA

Da quel lontano giorno in cui Dio e Maria ci hanno donato il loro unico Figlio, la storia del mondo ha avuto un perno su cui girare. Le vicende umane, dei singoli e dei popoli, fino allora sbi­lanciate, hanno trovato la possibilità di un assestamento e la giusta direzione.

Prima della venuta del Signore Gesù tutto, o quasi, ruotava intorno all'uomo, alle sue paure e alle sue follie; con la venuta del Salvatore tutto, voglia o non voglia, ha cominciato a ruotare intor­no a Lui, all'uomo-Dio, Gesù Cristo. Da quel giorno il mondo non ha che due possibilità: o con Cristo o contro Cristo, o l'accoglien­za o il rifiuto, o l'abbandono fiducioso nelle mani del Signore o la ribellione rovinosa.

Che le cose stiano così ce lo dice l'esperienza quotidiana, ce lo dice la storia e ce lo dice l'apostolo Giovanni. L'abbiamo sentito poco fa nel Vangelo: "II Verbo - cioè il Figlio di Dio - si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi. Venne fra la sua gente, ma i suoi non l'hanno accolto. A quanti però l'hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio" (Gv 1, 14. 11-12). In queste parole vediamo Gesù, su­premo dono di Dio agli uomini, rifiutato da alcuni e accolto da altri.

Certo sono motivo di preoccupazione per la Chiesa quegli uo­mini e quei popoli che ancora non hanno accolto Cristo perché non lo hanno conosciuto. Ma la preoccupazione più grande per la Chie­sa è data dall'atteggiamento di chi dopo aver conosciuto Cristo lo ha rifiutato.

Davanti a questo fatto tragico, noi cristiani dobbiamo chiederci se non sia anche colpa nostra, delle nostre incoerenze, dei nostri tradimenti, del nostro scarso entusiasmo nel vivere la fede.

GESU’ NON RUBA LA GIOIA, MA LA DONA

Purtroppo, sono molti e sempre più numerosi coloro che gira­no al largo da Cristo. Vedono nel Signore un nemico delle loro piccole gioie terrene. Come un cane che stringe tra i denti un osso ringhia per tener lontani tutti coloro che tentano di strapparglielo, così molti uomini e molti popoli oggi ringhiano contro Dio e contro Cristo. Hanno paura di un Dio vicino a loro, hanno paura di Cristo perché non hanno ancora imparato ad aver paura di se stessi, della loro piccola mente che li inganna, del loro povero cuore che li tradisce, dei loro sogni che li illudono.

Forse anche tra noi, oggi qui presenti in questa Chiesa, c'è chi è vittima di questo senso di paura, una paura che crea lontananza da Dio, una paura che innalza barriere per isolare Cristo e renderlo innoquo, una paura che non salva l'uomo ma lo perde e lo rovina, una paura assurda che l'uomo dovrebbe perdere per potersi salva­re.

Il Bambino Gesù, che è nato a Betlemme e che anche oggi miste­riosamente rinasce, non toglie nulla all'uomo, nulla di ciò che è vero, nulla di ciò che è bello, nulla di ciò che è buono.

Quella sua fragilità di bambino sta ad indicare che non è venuto come potente per schiacciare (e volendo, poteva farlo), ma come salvatore per redimerci, per salvare gli uomini e i popoli dalle loro false potenze e dalle loro prepotenze.

Quella sua povertà assoluta, resa visibile in una stalla scelta come casa e in una mangiatoia come culla, sta ad indicare che non è venuto per sottrarci i nostri beni, ma per donarci altri beni: una fede in cui credere, un amore di cui vivere, una speranza di cui gioire.

Quel suo accogliere come amici i primi visitatori, i pastori, gli ultimi tra gli uomini, i disprezzati del suo tempo, sta ad indicare che Gesù è venuto a raccogliere dalle mani degli uomini l'offerta della loro amicizia, senza alcuna distinzione, e a offrire la sua.

Un'amicizia pura, la sua, senza calcoli, senza limiti. Ma per capire questa cosa bisogna farsi piccoli, innocenti, bisogna farsi bambini. Bisogna spogliarsi del proprio orgoglio, delle proprie false sicurez­ze, dei propri falsi bisogni.

Il Figlio di Dio ha voluto nascere per aiutarci a rinascere, ad assumere una vita nuova, si è fatto uomo perché anche noi fossi­mo uomini, uomini veri e più che uomini, figli di Dio, non larve umane; ha imprigionato la sua eternità di Figlio di Dio entro i limiti del tempo per insegnare a noi che il tempo non può bastare all'uomo creato per l'eternità.

E' una lezione stupenda, ma da troppi rifiutata. "La luce splende nelle tenebre, - ci dice l'apostolo Giovanni - ma le tenebre non l'hanno accolta" (Gv 1, 5). Ecco perché nel mondo c'è anche oggi tanto dolore.

Popoli oppressi da ideologie sataniche, milioni di uomini che soffrono la privazione della libertà, o la fame, o la lebbra. Guerre sparse qua e là su tutta la faccia della terra, terrorismo, droga, solitudine, famiglie sfasciate o prossime allo sfascio.

Da una parte il malessere derivante da una ricchezza troppo amata, dall'altra il malessere derivante da una povertà che umilia e spesso uccide.

Miseria materiale e, in misura ancora più larga e allarmante, una terribile miseria spirituale che porta molti uomini a vivere allegramente nel peccato, peggio delle bestie.

Se ci soffermiamo a valutare la situazione del mondo ai nostri giorni, vediamo tanto male che metà basterebbe a farci vergognare di essere uomini.

Per questo è venuto Gesù: "per distruggere le opere del diavolo" (1Gv 3, 8), per cambiarci e per renderci capaci di cambiare il mon­do, perché ogni uomo possa levare gli occhi al Cielo e aprire il cuore alla speranza, perché sappia orientare tutto il suo essere, e senza paura, verso il Dio che l'ha creato.

Per nascere duemila anni fa, a Betlemme, Gesù ha avuto bisogno di Dio e di sua Madre; per nascere oggi, in questo il mondo, Gesù ha bisogno anche di te.

Se sei disposto a vivere il Vangelo perchè Gesù possa nascere anche oggi, in questo nostro tempo, in questo nostro mondo ... "Buon Natale".

 

4 - LE DUE BETLEMME

C'È CHI SALE E C'È CHI SCENDE

C'è un istinto innato nell'uomo che lo porta a tentare la scalata, a cercare di migliorare sempre più la sua posizione nella vita: se sta male fa di tutto per star bene, e se sta bene cerca di star meglio. C'è come una potente calamita, una forza magnetica che attira lo spirito dell'uomo verso l'alto, almeno a livello di desiderio e di intenzione.

L'uomo che è piccolo vuole farsi grande. Il Figlio di Dio, invece, da grande che era si è fatto piccolo, dall'alto è venuto verso il basso, ha percorso la stessa strada dell'uomo, ma nella direzione inversa. Anche il Figlio di Dio è stato mosso da una forza potente: la forza dell'amore: l'amore di Dio lo ha spinto e l'amore per l'uomo lo ha attratto.

Il Figlio di Dio non ha cercato la terra per il suo bene, ma per il nostro bene.

Quando si ama veramente non si sta bene lontani da chi si ama. E se colui che amiamo si allontana da noi lo andiamo a cercare, anche a costo di soffrire. Meglio soffrire con chi si ama, piuttosto che gioire senza di lui. Una madre che avesse un figlio in un campo di concentramento preferirebbe sopportare la mancanza di libertà e ogni altra sofferenza là, nel campo di concentramento, con suo figlio, piuttosto che godere la libertà e ogni possibile soddisfazione lontana da lui.

E' la follia dell'amore ... che preferisce il dolore, ma uniti a chi si ama, piuttosto che la gioia pagata con la lontananza da chi si ama. E' la follia dell'amore ... che può spingere un padre o una madre a soffrire il soffribile, pur di star vicini a un loro figlio.

La stessa follia dell'amore che ha spinto il Figlio di Dio a venire sulla terra. Dall'alto del suo Cielo vedeva la nostra angoscia, la nostra tristezza, la nostra disperazione: angoscia, tristezza e dispe­razione mascherate molto spesso dietro sorrisi non convinti e sghi­gnazzate intermittenti; vedeva la nostra impotenza, la nostra incapacità di salvarci, i nostri sforzi inutili destinati al fallimento; vedeva tutte le pene patite in questo campo di concentramento che è la terra, e dopo tante sofferenze la condanna a morte per tutti, la morte terrena e la morte eterna. Tutto questo e altro ancora vedeva il Figlio di Dio.

Sentiva il grido degli onesti che invocavano salvezza dall'alto, dal Creatore, e sentiva anche i rantoli dei corrotti che ingenuamen­te cercavano salvezza qui in basso, dalle creature.

Invocazioni espresse o inespresse giungevano fino a Lui: "Si­gnore, vieni a salvarci. La terra che ci hai dato come giardino e come casa è diventata un mezzo inferno; e noi, creati per essere tuoi figli, viviamo ormai come bestie. Stiamo precipitando sempre più in basso, Signore, senza che nulla e nessuno riesca a fermare la nostra caduta. Vieni Signore, vieni a salvarci."

Davanti a questo grido pieno di pianto, davanti a queste lacrime che bagnavano se non gli occhi almeno l'anima di ogni uomo, il Figlio di Dio si è detto: "Sì, vengo. Dio è amore e io, essendo il Figlio del Dio dell'amore non posso lasciarvi soli sulla terra a sopportare l'assurdo di una vita senza speranza, non voglio che la vostra vita sia tutta un'agonia dal primo all'ultimo giorno, non voglio che il peccato vi corroda e vi distrugga durante la vita per poi cacciarvi all'inferno oltre la vita".

"Sì verrò, figli e fratelli miei, verrò tra voi, verrò per voi." "Verrò perché vi amo, anche se voi non mi amate. Verrò perché sappiate che l'amore c'è, che l'amore è possibile, che di amore si deve vivere, che solo l'amore salva."

UN "EREDE" ... POVERO

E così, mandato dal Padre, sorretto dal suo desiderio di salvare il mondo e ripieno dello Spirito Santo, il Figlio di Dio è venuto in questo mondo.

"Il Verbo che era Dio e che era presso Dio fin dal principio - ci ha detto l'evangelista Giovanni - si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi" (cfr.: Gv 1, 1. 14). Venne, sì, ma venne in maniera così ina­spettata e discreta che quasi nessuno se ne accorse. Dio ha scelto per suo Figlio la via dell'umiltà e del nascondimento.

Il piccolo Gesù, per la potenza di Dio e senza intervento di un uomo, è sbocciato nel grembo della più santa tra le creature, la Vergine Maria.

E' nato pellegrino per il mondo, lontano dal suo paese, Naza­reth, dove sua Madre e Giuseppe, che gli avrebbe fatto da padre, avevano una povera casa e dei parenti.

E' nato a Betlemme, fuori dall'abitato, perché per loro non c'era posto.

E' nato in una stalla come le bestie, Lui, il Creatore degli angeli, del mondo, dell'uomo.

Nella seconda lettura abbiamo sentito che Dio, giunto il tempo, "ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che ha costituito erede di tutte le cose e per mezzo del quale ha fatto anche il mondo" (Eb 1, 2).

Strano modo di esprimersi; strano, ma vero, perché Dio ci par­lava per mezzo di un Bimbo che taceva.

Il piccolo Gesù non parlava con la bocca, ma parlava con la vita: l'aver scelto liberamente di divenire uomo era già tutto un messag­gio, una parola non fatta di suoni, non scritta con inchiostro, una parola fatta di carne, di una carne che, anche se innocente, comin­ciava a soffrire per amore.

Pur essendo "erede di tutte le cose" il piccolo Gesù è nato povero di tutto, ricco solo dell'amore dei suoi genitori e dell'adorazione dei pastori.

Per Lui non c'erano i pannolini Lines, non c'era il borotalco Johnson, non c'erano gli omogeneizzati Plasmon, non c'era nem­meno una culla.

Una mangiatoia da bestie è stato il suo letto di bambino: ottimo apprendistato per Colui che da adulto potrà dire di sé: "Il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo" (Lc 9, 58).

Con la sua potenza ha fatto il mondo, ma ha fatto fiasco quando ha cercato di modellare il cuore dell'uomo a immagine del suo. E non è un'impressione mia, è l'evangelista Giovanni che ce lo dice: "Venne fra la sua gente, ma i suoi non l'hanno accolto" (Gv 1,11).

UNA BETLEMME CHE LO RIFIUTA

E' doveroso a questo punto un esame di coscienza per tutti noi.

La sua gente di quel tempo non l'ha accolto. E la sua gente di oggi, cioè ... noi cristiani lo abbiamo accolto? O non siamo invece come un'immensa Betlemme troppo indaffarata e troppo distratta per aver tempo e voglia di pensare a Lui ?

Certo, Signore, non c'è posto per te nei vari parlamenti di questo mondo, impegnati come sono a far leggi contro la vita nascente, contro l'uomo, contro la Chiesa, contro Dio.

Non c'è posto per te, Signore, in gran parte della stampa, che ha deciso di ignorarti, di deriderti, di combatterti.

Non c'è posto per te, Signore, nella televisione, che profana ormai sistematicamente la dignità dell'uomo, l'innocenza dei bam­bini e la sacralità della famiglia.

Non c'è posto per te, Signore, nel cinema, pattumiera di tutti i rifiuti di questa povera umanità impazzita nel vizio. Non c'è posto per te, Signore, in quei settori della moda che tendono a mostrare la donna come se fosse una cagna in calore. Non c'è posto per te, Signore, nel mondo della pubblicità, dove l'ebetismo sta diventando un male cronico.

Non c'è posto per te, Signore, nel mondo del capitale, dove ciò che conta non è spartire il benessere, ma aumentare il denaro per sé, arraffando se possibile tutta la torta.

Non c'è posto per te, Signore, nelle molte dittature che impe­stano questo mondo, perché là i diritti di Dio e i diritti dell'uomo contano meno dei progetti criminali dei capi.

Non c'è posto per te, Signore, nei paradisi della droga, dove la vita è vissuta come fuga da sé e come fuga da te.

Non c'è posto per te, Signore, nelle molte discoteche dove si promette divertimento, ma si regala stordimento.

I parlamenti, la stampa, la televisione, il cinema, la moda, la pubblicità, il mondo del denaro, le dittature, la droga, le discote­che sono come tanti quartieri di un'immensa Betlemme che non ti vuole, Signore.

E chi si colloca comodamente e senza rimorsi in questi quartieri di un mondo senza Dio, non disposto a contestarli, pone le premes­se per la propria rovina, perché quel Bimbo, nato in una stalla, non è più impotente e silenzioso come allora, ma è nella gloria del Padre, per ora ... come avvocato buono che difende e scusa chi si accusa, ma nell'ultimo giorno, il giorno del rendiconto, ma come giudice terribile che accusa chi si scusa.

UNA BETLEMME CHE LO ACCOGLIE

Ma duemila anni fa non c'era solo una Betlemme incapace di accogliere il Signore, c'era anche una Betlemme diversa, una Be­tlemme di periferia che il Signore l'ha accolto e l'ha accolto con gioia.

C'erano i pastori, povera gente che viveva di un lavoro umile e umiliato. Non godevano della stima della gente comune, ma gode­vano della stima di Dio, perché Dio si lascia commuovere da chi è mite e umile di cuore.

Avvertiti dall'angelo, credettero e credendo s'incamminarono verso il luogo indicato, per adorare il Dio Bambino che si era fatto mite e umile come loro e più di loro.

I pastori, periferia di Betlemme, gente semplice collocata ai mar­gini di una città troppo attenta a ciò che non conta e troppo distrat­ta verso ciò che conta, i pastori - dicevo - rappresentano i cristiani, quelli veri che oggi, nel mondo, contano sempre meno.

"I cristiani, periferia del mondo, gente ai margini, sottospecie di uma­nità stranamente sopravvissuta, ma ancora per poco, alle furiose folate di vento che son quasi riuscite a spazzar via anche il ricordo di Dio". Così sono visti da molti i cristiani veri che si ostinano a non lasciar intaccare la loro fede in Gesù Cristo, unico Salvatore di un mondo che, senza di Lui, è senza speranza, senza futuro e senza eternità.

"Beati voi - ci ha insegnato Gesù - quando sarete posti ai margini del mondo, perché allora sarete i miei prediletti, come lo furono i pastori. Conservatevi semplici, mansueti, umili, puri di cuore, po­veri in spirito; sforzatevi di diventare obbedienti in tutto alle leggi del Signore vostro Dio, portatori di perdono e di pace, pazienti nelle croci, attenti a quel Dio che parla nel silenzio. Fate questo e mi sentirete nascere ogni giorno di più nel vostro cuore, conosce­rete gioie che i professionisti del peccato non possono conoscere e nemmeno immaginare."

"Non invidiate mai chi cava fuori delle gioie dal male: quelle gioie possono sembrare acqua fresca che ristora la vita, ma sono acqua inquinata che avvelena e fa morire:"

"Non fatemi nascere nei vostri presepi se prima non siete dispo­sti a farmi nascere nei vostri cuori."

"In questo giorno in cui nasce la Vita, non fate festa se non siete disposti a lottare con tutte le vostre forze contro la morte del pec­cato; fate lutto piuttosto perché è giorno di morte, della peggiore morte che esista."

"Se d'ora innanzi sei disposto a spartire con me la tua vita, ti benedico con tutta la forza del mio amore, ma se la tua presenza in chiesa, quest'oggi, è la solita commedia che reciti ogni anno per ingannare la tua coscienza, ti avverto: sta attento perché rischi di farti del male, il peggiore dei mali." Riflettiamo seriamente su queste parole del Signore.

 

5 - "ECCO MIO FIGLIO…”

ALLA SCUOLA DI UN BAMBINO

A differenza della festa di Pasqua, che ha un significato solo per chi ha il dono della fede in Cristo, morto e risorto, la festa del Natale sembra aver un significato per tutti, anche per chi la fede non ce l'ha.

Basta infatti un po' di cuore per commuoversi davanti a un bimbo che nasce in quelle condizioni di miseria e di abbandono. Il corpicino di un bimbo che si affaccia alla vita, così debole e indife­so, suscita commozione e tenerezza anche nei cuori più induriti o indifferenti.

Dunque, una festa carica di poesia e di commozione: questo è il Natale per molti; questo e solo questo.

Una festa del cuore che, nonostante l'aridità del nostro tempo, trova ancora la capacità e la voglia di commuoversi. Una festa del cuore, solo del cuore e non anche dell'anima.

Per comprendere e vivere il Natale in questa luce, e cioè soprat­tutto come festa dell'anima, bisogna avere in sé la luce della fede. Allora il Natale non è più soltanto poesia, non è più solo una festa che commuove, ma è una festa che insegna, è una festa che salva: una festa che salva chi, nell'umiltà, si mette alla scuola di quel Bambino per ascoltare e vivere il suo insegnamento.

Può sembrare strana questa mia affermazione. Ci si può chiede­re infatti: "Che cosa c'è da imparare da un bambino che ancora non parla?"

Il mondo, che affoga nella sua superbia, conclude sbrigativa­mente che da un bimbo non c'è nulla da imparare. E' vero invece che da ogni bimbo che nasce c'è molto da imparare; il guaio è che ci manca l'umiltà per metterci in ascolto.

Se poi pensiamo che il piccolo Gesù, nato a Betlemme da Maria, non era solo un bimbo come gli altri, ma era il Figlio eterno dell'e­terno Padre, allora non ci resta che metterci in ginocchio, in ado­razione e in ascolto, non solo con la mente, ma anche col cuore.

Ripeto: in ascolto anche col cuore, perché chi non ama non è in grado di comprendere un messaggio che è uscito dal cuore di Dio e che ci è stato dato perché la nostra vita possa aprirsi all'amore.

E' NOTTE FONDA...

Il Vangelo ci dice che era notte fonda quando una luce squarciò le tenebre. Tutti dormivano, taceva ogni rumore, forse tacevano anche le passioni che di giorno sconquassavano le menti e i cuori degli uomini. Ma oltre le passioni dormivano anche, in ogni uomo, l'attenzione e la capacità di ascolto. Solo alcuni pastori vegliavano per fare la guardia al loro gregge.

Questi scarni particolari, narrati dal Vangelo, possiamo consi­derarli anche come simboli della situazione del nostro tempo. Sul mondo è scesa da qualche tempo una notte fonda.

Ma, a differenza di ciò che avvenne in quella notte lontana, non dormono le passioni, che in questa lunga e interminabile notte del nostro tempo sono scatenate come non mai.

Dorme invece l'intelligenza dell'uomo, proprio ciò che do­vrebbe vegliare, come vegliavano quella notte i pastori. E se ve­gliavano i pastori per fare la guardia al loro gregge, non dovremmo vegliare ancor più noi cristiani del ventesimo secolo per far la guardia alla nostra fede, che è più preziosa di un gregge e che è insidiata non dai lupi o dai ladri, ma da mille menzogne, da una diffusa indifferenza e da sottili e ostinate eresie predicate in tutti i modi e con tutti i mezzi?

E come in quella notte lontana Dio mandò il suo angelo perché parlasse ai pastori, così oggi Dio manda la sua Chiesa perché parli ai cristiani e a tutti gli uomini di buona volontà in nome suo.

E la Chiesa, particolarmente in questo giorno, presta la sua voce a Dio per far giungere a noi e a tutti le parole del Signore.

SOLO GLI UMILI PIACCIONO A DIO

"Figli miei, io mantengo sempre le mie promesse. Per secoli vi ho parlato del Salvatore che nella pienezza dei tempi vi avrei man­dato sulla terra."

"Voi vi aspettavate un profeta, ma vi ho mandato molto più che un profeta; vi aspettavate come salvatore un uomo, ma vi ho man­dato l'uomo-Dio, mio Figlio, eterno come me, ma fatto carne come voi. Il mio dono, dunque, ha superato le vostre attese."

"Ma il popolo a cui, prima che ad altri, era destinato il mio dono non ha voluto riconoscere in Gesù il Salvatore; anzi, non ha nem­meno meritato di essere avvertito della sua nascita. Che il vostro Salvatore era nato alla vita terrena l'ho fatto sapere solo ai pastori, per premiarli della loro umiltà."

"Figli miei che abitate la terra nel ventesimo secolo, voi non capite più nulla del vostro Dio; vi sembra strano e spesso contrad­ditorio il mio modo di agire; discutete e ridiscutete, senza poi accettarle, le mie parole. "

"Il perché di questa vostra confusione? E' perché non siete ab­bastanza umili."

"Io, che sono il vostro Dio, confido i miei segreti a chi è mite e umile di cuore come i pastori di venti secoli fa. Ai superbi non svelo nulla di me. Io non offro le cose sante ai cani e le perle ai porci (cfr.: Mt 7, 6)."

"Non dono la luce della verità a chi, per superbia, non è dispo­sto ad accoglierla."

"Voi adulti siete abituati a far da maestri ai bambini e vi siete ormai dimenticati l'insegnamento del Vangelo e cioè che i bambi­ni, se nelle cose di poca importanza possono essere vostri allievi, nelle cose di maggior importanza devono essere i vostri maestri."

"Insegnate pure ai vostri bambini la buona educazione; in que­sto potete e dovete essere loro maestri. Ma a vostra volta imparate da loro la semplicità di cuore, voi che siete così contorti e compli­cati di mente; in questo dovete essere loro allievi."

"Ai vostri bambini insegnate pure l'italiano, la storia, la geogra­fia e la matematica, ma a vostra volta imparate da loro la fiducia in Dio; in questo vi sono sicuramente maestri. Comunicate pure ai vostri figli la vostra esperienza di vita; in questo hanno molto da imparare da voi; ma a vostra volta imparate da loro a non odiare, a non calunniare, a non vendicarvi, a non conservare rancore, a restare immuni da tante malizie che inquinano troppo spesso e troppo a fondo la vostra vita."

LA CARTA DI IDENTITÀ DI GESÙ

"E se queste cose e altre ancora le potete imparare da ogni bambino, tanto più e tanto meglio le potete imparare da quel Bim­bo, Figlio mio e fratello vostro, che giace in una mangiatoia, nella penombra di una stalla."

"Quel Bimbo era Dio e, pur restando Dio, si è fatto uomo; era ricco e si è fatto povero; era potente e si è fatto debole; era al sicuro nel suo Cielo e si è esposto alle persecuzioni dei potenti­ prepotenti della terra; era la Vita e si è sottoposto alla morte; viveva immerso nella santità di Dio e si è calato nella melma dei vostri peccati, era la verità e si è calato in un mare di errori e di menzogne; era l'amore e si è calato in un oceano di odio e di violenza; era la luce e si è immerso nelle tenebre del vostro mon­do; era la via, l'unica via che porta al Cielo ed ha incrociato le vostre molte vie che portano all'inferno; era nella gloria del pa­radiso ed è venuto a raccogliere il disprezzo sulla terra."

"E tutto questo per amore, per darvi la prova visibile dell'amore di Dio."

"Ecco il maestro che do anche a voi, uomini del ventesimo seco­lo."

"Fermatevi davanti a un presepio e guardate quel Bimbo, quel Dio che si è fatto bambino per voi. Contemplatelo, amatelo, ascol­tatelo!"

"Lasciatevi sgelare il cuore così spesso freddo, insensibile e troppo povero di amore. E domandatevi: 'Quanto amore so dare io al Signore Gesù in cambio di così tanto amore?"

"Guardatelo bene quel Bimbo, uomini del ventesimo secolo, e ricordate che quando lo incontrerete di persona, quando i vostri occhi lo vedranno, avrà un aspetto diverso: non sarà più debole e indifeso in un presepio, ma lo vedrete comparire d'improvviso come il fulmine, in tutto il suo splendore e nella sua potenza nel­l'alto del cielo."

"In quel giorno proverete una commozione e una gioia ancora più grande di oggi, se lo vedrete aprirvi le braccia perché contento della vostra vita, ma sarà per voi un giorno di ira e di terrore, se avrete fatto della vostra esistenza un ammasso di rottami, di mise­rie e di peccato."

GESÙ: SALVEZZA E ROVINA

"Prendendo fra le braccia il piccolo Gesù, il vecchio Simeone disse di Lui, parlando con Maria e Giuseppe: 'Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti' (Lc 2, 34). Dunque, questo Bimbo che vi appare così debole, indifeso e forse insignificante, ha il potere di salvare chi lo accoglie, e il potere di rovinare per tutta l'eternità chi lo rifiuta."

"Pensaci bene, uomo del ventesimo secolo, perché le parole del vecchio Simeone valgono anche per te: Cristo può essere la tua salvezza, ma può essere anche la tua rovina."

"Se non ami e non accogli tutta la verità del Vangelo... Cristo sarà la tua rovina."

"Se non credi alla Chiesa che ti parla in suo nome, e segui come maestri dei cialtroni qualsiasi ... Cristo sarà la tua rovina."

"Se non ami e non difendi anche la vita dei bimbi concepiti e non ancora nati ... Cristo, che è la Vita, sarà la tua rovina."

"Se non cerchi di liberarti dallo stramaledetto vizio infernale della bestemmia... Cristo sarà la tua rovina."

"Se non vuoi perdonare a chi ti ha fatto del male ... Cristo, mettendo in pratica la lezione della vendetta che tu gli avrai inse­gnato, sarà la tua rovina."

"Se non trovi il coraggio di difenderlo davanti a chi lo offende ... nemmeno Cristo ti difenderà davanti al Padre Suo nel giorno del giudizio e sarà la tua rovina."

"Se non cerchi di essere mite, giusto con tutti, puro di cuore e forte nelle croci ... Cristo sarà la tua rovina."

"Perciò rifletti, cristiano del ventesimo secolo, che ami costrui­re il presepio in qualche angolo della tua casa, dopo aver sman­tellato quel presepio invisibile, ma più prezioso, che col Battesi­mo era stato installato nel tuo cuore."

'Lascia che mio Figlio Gesù, che ti ho donato come Signore e Salvatore, abiti nel tuo cuore e fa' in modo che il tuo cuore non sia simile a una stalla, come quella in cui l'hanno condannato a nascere gli abitanti di Betlemme venti secoli fa."

"Fa che Gesù dentro di te si trovi bene, che si senta amato, adorato, imitato e servito."

E qui si conclude il discorso di Dio rivolto a tutti noi.

A noi non resta che dire al Signore davanti al presepio:

"Mio caro Gesù, ti auguro Buon Natale, cioè buona nascita. Nasci anche oggi e ogni giorno nella mia anima. Che io non viva mai un solo momento della mia esistenza senza averti nel cuore. E, con la preghiera, con la parola e con l'esempio aiutami a farti nascere in questo mondo così disperato, in questo tempo così con­fuso, in questo mondo senza amore."

"Buon Natale, Gesù! Buona nascita!"

"Lo auguro a te, ma per il mio bene e per il bene di tutti."

 

6 – NATO IN UNA STALLA

UNA STALLA GRANDE COME IL MONDO

L'uomo non è più solo: Dio è con lui, Dio è per lui. Questo è il vero motivo della nostra gioia in questo giorno di Natale.

Anche gli uomini che non credono, i moderni pagani, fanno festa oggi, ma per altri motivi: fanno festa perché trascinati dalla corrente dell'abitudine, fanno festa per i regali, o perché tutti fanno festa, o per motivi che non conoscono bene nemmeno loro.

Per noi cristiani la cosa è diversa: noi facciamo festa per la gioia di sentirci amati da Dio, cercati da Dio, salvati da Dio.

Ma dov'è questo Dio che è nato per noi? Non cerchiamolo glo­rioso e potente nei cieli. Sì, certamente è anche là, ma i nostri occhi miopi fanno fatica a scorgerlo a quelle altezze. E' per questo che Dio si è abbassato fino a venire sulla terra, a vivere con noi, a vivere come noi.

Ma anche qui sulla terra molti occhi non riescono a vederlo perché lo cercano nelle regge, nei posti che contano, là dove si decide la storia.

No, per vedere il Figlio di Dio, il nostro fratello Gesù, il Salva­tore di tutti, il figlio della più santa tra le donne, dobbiamo volgere lo sguardo altrove: è in una stalla che è nato il Figlio di Dio. "Il luogo più lurido del mondo fu la prima stanza dell'unico puro tra i nati di donna" (Papini).

Il famoso scrittore Giovanni Papini, in un suo libro sulla vita di Cristo, scritto dopo la sua conversione alla fede cattolica, così si esprime: "Non è a caso che Cristo è nato in una stalla, perché tutto il mondo è un'immensa stalla dove gli uomini inghiottono e stercano e poi, seduti sui monti del letame, chiamano ciò "goder la vita".

Cristo è venuto appunto per trasformare il mondo da stalla in reggia, da casa per le bestie a casa per gli uomini, anzi per i figli di Dio. Cristo è venuto per ripulire questa immensa stalla che è il mondo dalla sporcizia dell'incredulità, del poco amore per Dio, del poco amore per l'uomo; Cristo è venuto per ripulire il mondo dall'odio, dalla menzogna, dalla lussuria, dall'ingiustizia, dalla violenza... un cumulo di sporcizia ben peggiore del letame che ricopre il pavimento di una stalla.

I PREDILETTI DEL SIGNORE

Il Figlio di Dio è nato senza scomodare nessuno, all'infuori delle bestie che lo hanno riscaldato col loro fiato. Prima che con l'uomo si è incontrato con la natura, con le cose, creature senza voce, ma non prive di un sorriso; poi con gli animali; solo per ultimi incon­trerà i suoi fratelli, gli uomini, i figli del Padre suo.

Ma anche qui comincerà dai più semplici, dai pastori. Gesù, nella sua vita terrena, arriverà anche ai re e a quelli che contano, come Erode e Pilato, si farà sentire da tutti, poveri e ricchi, umili e potenti, ma il suo primo incontro è stato con i semplici, gli ultimi, con quelli che, delusi dagli uomini ed emarginati da tutti, si aspet­tavano qualcosa soltanto da Dio.

I pastori erano poveri, disprezzati, uomini di serie "B". Ma il Figlio di Dio ha cercato loro per primi, per farci conoscere, fin dal primo istante della sua vita, quali erano le sue preferenze. Ai sem­plici, agli umili, ai poveri Cristo ha offerto in dono il suo primo sorriso, il sorriso di un Dio che è venuto sulla terra, a nascere e morire, non per colpire l'umanità, ma per salvarla.

ANCHE OGGI ABBIAMO BISOGNO DI TE, SIGNORE

Anche oggi, Signore, a quasi duemila anni di distanza, solo i semplici ti riconoscono, e ti amano, gli altri no: gli uomini dal volto umano e dal cuore di belva ti disprezzano e ti offendono, i superbi ti deridono, i distratti ti ignorano, gli annoiati ti soppor­tano, i materialisti ti rigettano, tanti altri ti ritengono inutile come quel povero diavolo di Paolo Villaggio che ha dichiarato in TV, davanti a milioni di spettatori, che "Una festa come il Natale non ha più motivo di essere, perché l'uomo ha superato ormai la fase della superstizione".

Un angelo annunciò ai pastori la tua nascita, Signore. Per noi non è un angelo che porta l'annuncio, ma la tua Chiesa che, in questa oscura notte che è calata sul mondo, non si stanca di ripetere a tutti: "E' nato per voi il Salvatore" (cfr.: Lc 2,11).

Sapremo svegliarci dal sonno sentendo questo annuncio? Sare­mo capaci noi di metterci in cammino verso Cristo, lasciandoci alle spalle le nostre vecchie abitudini, per andare da Lui a imparare come si vive la vita e come si dona la vita?

Quanti cristiani dormono come i pagani il loro sonno profondo, adagiati sul letto delle loro abitudini e delle loro comodità! E' su quel letto che passano la vita perché credono che la vita vada comunque "goduta"; non hanno ancora capito che la vita è vera ed è davvero goduta soltanto se è donata. Si lasciano intontire da tutti i rumori e le false promesse di questo mondo e, assordati come sono, non sanno sentire la voce discreta della Chiesa che, come un angelo, fa sentire in questa notte di errore e di vizio, l'annuncio di verità e salvezza.

Tu sei nato, Signore, perché gli uomini che vivono nel peccato vivano nella grazia; tu sei nato, Signore, perché gli uomini che vivono nella confusione e nell'errore conoscano la verità; tu sei nato, Signore, perché gli uomini che vivono nella tristezza trovino la gioia; tu sei nato, Signore, perché gli uomini che consumano i loro giorni nell'odio, nella violenza, nell'ingiustizia, nell'invidia e nel rancore, trovino la via dell'amore e della pace; tu sei nato, Signore, perché chi vive nell'indifferenza trovi un ideale e chi vive nella disperazione trovi la speranza.

Eppure, quanta gente, Signore, vive ancora nel peccato, senza verità, senza gioia, senza amore, senza pace, senza ideali, senza speranza! Per loro è come se tu non fossi nato. Non ti hanno cono­sciuto, Signore, o forse ti hanno conosciuto e poi, con loro grave colpa, ti hanno respinto riponendo in altre cose le loro speranze.

A VOI, CRISTIANI PRATICANTI...

A voi, cari cristiani, che ogni festa fedelmente entrate in questa casa, accolti come figli da un Dio che si mostra con il volto di un Padre, a voi dico: ricordate che sulle vostre spalle pesa una respon­sabilità grandissima: voi dovete essere gli annunciatori del Signore Gesù, dovete far conoscere al mondo le ragioni della vostra spe­ranza, perché anche il mondo creda e credendo speri e sperando ami.

Come un giorno l'angelo portò l'annuncio ai pastori, così voi, oggi, siete mandati al mondo come angeli di Dio per ripetere a tutti lo stesso annuncio: "Gloria a Dio nell'alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà" (cfr.: Lc 2,14).

Riconoscete, cari fratelli nella fede, la vostra dignità: voi siete i messaggeri di Dio, non potete tacere, siete mandati a parlare. Il vostro compito non è solo di salvare voi stessi, ma è quello di salvare il mondo. Parlate di Dio, parlate di Cristo, parlate della Chiesa; parlatene genitori ai vostri figli, parlatene giovani nei vo­stri discorsi, in modo discreto, ma anche con coraggio; parlatene dappertutto, in casa, a scuola, nelle fabbriche, negli uffici, nelle vostre conversazioni con tutti. Parlatene senza vergogna, con spontaneità, con gioia, senza paura. Parlatene con la vita, con le opere.

Il mondo non crede più alle parole soltanto, meno ancora cre­de al silenzio di chi tace per vergogna. Il mondo non ha bisogno soltanto di politici, di medici, di sindacalisti, di insegnanti, di ope­rai, di contabili, non ha bisogno solo di pane e di cultura; il mondo, anche se non lo ammette, ha sete della verità e della grazia di Dio. Ma chi porterà questa verità e questa grazia se noi cristiani ci chiudiamo in un pauroso silenzio, o se sprechiamo le nostre vite nell'incoerenza tra quanto pensiamo e quanto facciamo?

A VOI CHE LO TENETE A DISTANZA...

E a voi che in chiesa ci venite poco, per pigrizia e per il poco amore che lievita in voi, o per scarsa convinzione, o perché scan­dalizzati dalla nostra condotta, o perché attanagliati da qualche tristezza; a voi, pur sempre fratelli, vorrei dire: vincete la pigrizia, fate spazio all'amore, rafforzate le vostre convinzioni, non ferma­tevi per le nostre incoerenze, non lasciatevi paralizzare dalle vo­stre tristezze, cercate la verità e troverete la gioia e la salvezza nel tempo e nell'eternità.

Non condannate la vostra vita all'assurdità. Il Signore vi ama e vi aspetta. Ricordatevi che anche per voi è nato, ha patito, è morto ed è risorto e per ognuno di voi sarebbe disposto a morire ancora una volta, o anche cento volte se fosse necessario.

Siate onesti con Dio, non date, a Lui che vi ha donato tutto, i rifiuti, le briciole della vostra vita.

E siate onesti con voi stessi: riconoscete che anche voi avete un'anima e che quest'anima, come ogni anima, ha fame di Dio. Anche voi siete nati da Lui e a Lui farete ritorno. Non rimandate a domani il vostro ritorno a Dio.

Temete la superficialità, è una malattia che ha fatto rincreti­nire troppa gente. Fuggite l'incostanza, siate capaci di una scelta coraggiosa in favore di Dio. Scegliendo Dio non resterete diminui­ti; al contrario Lui solo può fare di voi degli uomini veri, mentre senza di Lui si piomba in una situazione assurda, si diventa bestie senz'anima.

Benedici, Signore, in questo giorno felice, i vicini e i lontani, chi crede, e chi non crede, benedici i giovani e i vecchi, benedici le nostre famiglie e chi è senza famiglia, benedici chi soffre, perché tutti possiamo nascere un giorno alla vita eterna come tu, Signore, sei nato oggi alla nostra vita terrena.

 

7 – DAVANTI AL PRESEPIO

SIGNORE, DONAMI UN CUORE UMILE

Vi confesso che davanti a un avvenimento così grande qual'è il Natale, cioè la nascita del Figlio di Dio che si fa uomo per me, per voi, per ogni uomo, più che di parlare a voi come sto facendo, sentirei la voglia di tacere: tacere e riflettere, tacere e contemplare, tacere e ... ascoltare in fondo all'anima la voce del silenzio.

Se dipendesse da me, lascerei parlare gli angeli, questi abitanti del Cielo che certamente meglio di me saprebbero parlarvi di Colui che dal Cielo è disceso.

E davanti alla grotta, al Bambino Gesù chiederei: "Signore, fa che io comprenda, fin dove è possibile comprender­lo, il significato della tua venuta, questo abisso di mistero che ha dato le vertigini agli angeli del Cielo e ai tuoi santi sulla terra."

"Fa', o Signore, che non guardi alla tua nascita con occhi stanchi, abituati, o annoiati, ma che sappia provare, come lo provano i bambini, un profondo senso di stupore e di meraviglia."

"Fa', o Signore, che non mi limiti a quel clima di poesia così tipico del Natale, e nemmeno a quel senso di compassione e di tenerezza che si prova inevitabilmente quando si pensa che il do­lore e la cattiveria degli uomini ti hanno perseguitato fin dal primo respiro, anzi, quand'eri ancora nel grembo di tua Madre."

"Regalami un primo dono, Signore: regalami l'umiltà, la capa­cità di vedere quanto sono piccolo, quanto sono niente davanti a Te."

"Dammi quel giusto senso di disagio che è doveroso provare quando ci si accorge che la nostra grandezza, anche se sembra vera davanti agli uomini, non è vera agli occhi di Dio."

"Davanti alla tua grandezza di Figlio di Dio, grandezza che si è lasciata imprigionare nel corpo debole di quel Bambino nato da Maria, come non provare vergogna per i nostri molti peccati di orgoglio? Chi siamo noi uomini se non dei frammenti di nulla troppo spesso ubriacati di superbia?"

"Basta vedere con quanta poca serietà prendiamo il tuo Vange­lo: le frasi che ci mettono sotto accusa o le dimentichiamo, o le manipoliamo dicendo: "Sì, è vero, Gesù ha detto questo, ma però inten­deva dire quest'altro".

UNA PAURA CHE E GRAZIA

"Un secondo dono ti chiedo, Signore: regalami un po' di paura, la paura di avere troppo, la paura di avere il superfluo, la paura di amare troppo il denaro, le cose e le comodità della vita."

"Tu, così ricco qual'eri come Figlio di Dio, ti sei fatto povero, privo anche del necessario. Hai voluto nascere in un ricovero per bestie, perché nessun'uomo, neanche il più povero, vedendoti più povero di lui, maledicesse Dio per la sua povertà."

"E' quello che ci insegnano quei poveri pastori che son venuti ai tuoi piedi per adorarti e per ringraziarti, non per protestare per le loro condizioni di gente miserabile, o per maledirti con delle bestemmie, come fanno tanti cristiani a partire da quando sono giovani e fino a quando la loro carcassa sprofonda in una tomba."

LA GRAZIA DI SAPER SOFFRIRE

"Una terza cosa ti chiedo: regalami, Signore, un po' di forza nel dolore, sia perché, visto che la sofferenza busserà sicuramente alla porta di ogni vita, chi sa soffrire soffre meno di colui che ad ogni costo non vuol soffrire, e sia anche perché non è giusto che per i miei peccati abbia sofferto Tu, innocente, e non abbia a soffrire io che sono colpevole."

"Dammi la capacità di soffrire perché chi non sa soffrire non sa capire un bel niente della vita, e chi non sa capire la vita non sa viverla, non sa amarla e non sa donarla."

"Tu stavi bene nel tuo Cielo, Signore, e sei venuto sulla terra in cerca di guai. A perseguitarti hanno cominciato subito, senza aspettare che diventassi adulto: a trent'anni, quando hai comin­ciato a predicare, era la tua parola che dava fastidio, ma ora no, a creare fastidi non può essere la tua parola, è la tua innocenza."

"Già, perché l'innocenza dà sempre tanto, troppo fastidio a chi è sporco dentro. Forse è proprio per questo che oggi, tante persone tentano di uccidere l'innocenza nell'animo dei bambini con mille scandali. Questo mondo così sporco, dentro e fuori, non può non provare un forte senso di disagio e di inquietante fastidio davanti allo sguardo pulito dei bambini."

DUE AMORI

"Dammi ancora qualcosa, Signore, ti prego, dammi due amori: uno per Dio e uno per tutti i miei fratelli; due amori che non conoscano limiti. 'La misura di amare - è stato detto - è di amare senza misura'."

"Basta che io guardi come Tu ci hai amati per comprendere cosa significa 'amare senza misura.' Sei nato per poter morire, sei sboc­ciato come un fiore in mezzo al fango di questo mondo per farti falciare e per pagare con la tua morte i nostri peccati."

"Tu hai amato non solo chi ti amava, non solo gli amici, ma anche chi ti odiava e ti uccideva. Hai amato e perdonato i tuoi nemici. Tu, Figlio di Dio, non hai chiesto una vita di uomo per te, è per noi che l'hai chiesta, per venirci a curare dai nostri mali."

"Ma prima ancora, Signore Gesù, tu ci hai insegnato l'amore per Dio, un amore senza riserve e senza intermittenze, fino a poter dire: 'Io faccio sempre la volontà del Padre mio' (cfr.: Gv 8, 29). Noi invece no, caro Gesù, noi non abbiamo ancora imparato ad amare seriamente Dio, perché troppe volte facciamo la volontà nostra e non la sua."

UN ODIO VOLUTO DA DIO

"E dopo questi due amori, Signore, regalami un odio, un odio grande, sconfinato, senza misura contro il peccato."

"Se amo la mia vita, se amo i miei fratelli, non posso non odiare, nel modo più fermo e radicale, il peccato che può distruggere le nostre vite in un modo così disastroso come neanche la morte sa fare. La morte distrugge la vita terrena di un uomo, ma il peccato può rovinarlo per l'eternità, regalandogli l'inferno."

"Il medico, proprio perché ama il malato, deve odiare la ma­lattia. Allo stesso modo, chi dice di amare l'uomo lo deve dimo­strare odiando il peccato. Leggo, Signore, nel tuo Vangelo, che Tu sei venuto (è questo il senso più vero del tuo Natale) perché gli uomini 'abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza' (Gv 10, 10)."

"Dunque, sei venuto per ripulire il mondo dal peccato che osta­cola la vita di Dio e le impedisce di sbocciare e fiorire nel cuore dell'uomo e nel mondo. Perciò liberaci, Signore, dall'imbecillità di un mondo che sottovaluta il peccato, che col peccato ci scherza, si diverte e fa affari d'oro."

UNA FEDE PIU’ GRANDE

"Porta pazienza, caro piccolo Gesù, se ti chiedo un'altra cosa; ti chiedo ora una fede più grande, per me, per tutti i miei parroc­chiani, per ogni cristiano e ti chiedo il dono della fede per ogni uomo, per quelli che non ti hanno ancora conosciuto e per tutti quelli che ti hanno rifiutato."

"Fa' che con la fede sappiamo vedere ciò che gli occhi non vedono. Aiutaci a credere a ciò che sembra incredibile: che Tu, Figlio eterno di Dio, hai preso un corpo e un'anima come noi per essere il Dio con noi, il servo di tutti e il Salvatore di ogni uomo."

"Aiutaci, Gesù, a credere che sei ancora tra noi, anche ora, a duemila anni dalla tua nascita; aiutaci a credere nella tua provvi­denza, nonostante le croci che dobbiamo portare e nonostante i molti flagelli e le infinite miserie che opprimono il mondo."

"Una donna che è arrivata a credere sul serio alla tua provvi­denza e alla tua presenza tra noi ci ha lasciato questa testimonian­za: `Una notte ho sognato che camminavo sulla spiaggia con il Signore. Varie scene della mia vita balenavano nel cielo. In corri­spondenza di ognuna notavo impronte di piedi sulla sabbia. A volte c'erano le impronte di quattro piedi, a volte di due soltanto. Vedevo che nei periodi più bui della mia vita le impronte erano solo due, perciò ho detto: - Signore, avevi promesso che avresti sempre camminato al mio fianco. Perché quando avevo più bisogno di Te, non mi eri accanto?- Quando hai visto due sole impronte - mi ha risposto - ti portavo in braccio.'."

IL DONO DEL RIMORSO

"Signore, finora non ho fatto altro che chiedere: ti ho chiesto l'umiltà, il distacco dalle cose di questo mondo e la capacità di soffrire. Ti ho chiesto due amori, un odio e una fede più grande di quella che ho."

"Avrei preferito chiederti queste cose in silenzio, stando lì a quattr'occhi, davanti alla tua grotta. Tu invece, Signore, hai prefe­rito che ti chiedessi tutto questo a voce alta, stando qui su questo pulpito sul quale ogni domenica esperimento il disagio di dover parlare a nome tuo. Hai voluto che ti chiedessi queste cose a voce alta perché ognuno dei presenti sapesse cosa chiederti per sé e per i propri cari."

"Ma visto, caro Gesù, che Tu hai voluto farmi fare queste richie­ste a voce alta, davanti a tutti, e non in silenzio davanti a Te solo come avrei preferito ... ti voglio fare un'altra richiesta e questa sì te la faccio volentieri a voce alta davanti a tutti."

"Fa', o Signore, che da questa chiesa, finita la Messa, se ne escano col cuore colmo di gioia coloro che hanno deciso di amarti davvero e seriamente, ma fa' anche, Signore, che se ne escano col cuore in subbuglio, stracolmo di rimorsi, coloro che son venuti in questa chiesa senza sapere bene il perché, coloro che son ve­nuti a prenderti in giro perché, pur vivendo nel peccato, si osti­nano a non riconoscerlo, coloro che hanno deciso che da domenica prossima continueranno a non venire, coloro che si rifiutano di mettersi alla tua scuola, coloro per i quali il Natale è solo poesia e non anche e prima di tutto un'occasione in più che Dio ci ha offerto per aiutarci a cambiare vita. Frantuma, Signore, le false gioie di coloro che si ostinano a vivere nel peccato, regala loro una dose tale di rimorso che non sappiano più vivere in pace senza di Te."

"Dona a tutti, Signore, una volontà più ferma nel fare il bene, dona a tutti la ricchezza di un cuore semplice e innocente, dona a chi soffre per i più svariati motivi un po' di serenità."

"Che la tua nascita, caro Gesù, favorisca la nostra rinascita alla vita di Dio."

"Fa' che il mondo intero conosca la pace, quella pace che nasce dal rispetto della tua legge."

"E un grazie sincero a Te, Signore, per tutto quello che hai dato al mondo con la tua nascita."

"Un grazie riconoscente a tua Madre Maria, per averti donato a noi peccatori e un grazie a Giuseppe che ti ha fatto da padre ed ha avuto l'onore, la gioia e la responsabilità di prepararti alla vita e alla tua missione di Salvatore del mondo."

"Aiutaci ad amarti, Signore Gesù, come Maria e Giuseppe ti hanno amato. Dona a tutti noi, poveri peccatori, qualche riflesso della loro innocenza. Ne abbiamo tanto bisogno e ne ha bisogno il mondo intero." In questo senso e con questo spirito, auguro a tutti un buon Natale.

 

8- LA GIOIA DI AMARE

FUORI... SEMPRE FUORI

Non come un padrone, ma come un servo è entrato in questo mondo il Signore del mondo. Quasi in punta di piedi, nel silenzio e nell'oscurità della notte.

Per nascere non ha scelto una grande città, ma un piccolo paese di circa mille abitanti: Betlemme, e di quel paese non ha scelto il centro ma l'aperta campagna.

Trentatré anni dopo lo uccideranno fuori dalla città, ma ora ha deciso Lui di nascere fuori dal paese. O meglio: un po' Lui e un po' gli altri. Giuseppe aveva cercato un alloggio in qualche albergo di Betlemme, sia per passare la notte, e sia, più ancora, perché la sua sposa Maria era ormai prossima al parto, ma per loro non c'era posto. E così Gesù nasce fuori dal paese.

Poi, divenuto adulto, quando comincia a predicare, lo sbattono fuori dalla sinagoga di Nazareth, il paese che lo ha visto crescere. Fuori ... sempre fuori, fino all'ultimo capitolo della sua vita, quando lo faranno morire come un brigante, fuori dalle mura della città.

Fuori ... sempre fuori, quasi per non correre il rischio che la sua presenza appesti il paese, la sinagoga, la città, in una parola: la convivenza umana.

Fuori dalla città degli uomini e quel che è peggio: fuori dal cuore degli uomini.

Fuori ieri e fuori oggi. Cambia il modo di sbarazzarsi di Lui: c'è chi Lo estromette con l'indifferenza, chi con l'ironia e con l'odio, ma il risultato è lo stesso: fuori! Perché non c'è posto per Cristo nella vita di tanta gente.

Lo scorso anno, in occasione del Natale, un povero disgraziato ha esposto nella vetrina del suo negozio, a Roma, un presepio dissacrante: S. Giuseppe era bardato, dagli abiti ai capelli, alla maniera dei punk, la Madonna più che vestita era svestita in modo provocante e al posto del bue e dell'asino, due maiali. Il tutto in gran­dezza naturale. Lo scorso aprile, per attirare l'attenzione dei passanti, il proprietario dello stesso negozio ha esposto in vetrina un allevamento di pulcini con tre chiocce e un pollo. Dietro denuncia presentata da alcuni ambientalisti è stato multato per "l'ignobile sfruttamento" di quel­le povere bestiole. Per l'offesa a Gesù Cristo, invece, nessuno lo ha denunciato, e se anche fosse stato denunciato, son quasi certo che nessun giudice avrebbe avuto il coraggio di condannarlo ... col pretesto che va rispettata la libertà di espressione.

E' solo un episodio, ma è uno specchio dei tempi: anche oggi e forse più di ieri, si grida: "Fuoril ". Non c'è posto per Cristo nella vita dell'uomo. L'apostolo S. Giovanni ce l'ha scritto nel suo Van­gelo: "Venne fra la sua gente, ma i suoi non l'hanno accolto" (Gv 1,11). Ma subito dopo, nello stesso Vangelo, leggiamo: "A quanti però l'hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio" (Gv 1, 12).

E' per questo che è nato Gesù: per farci diventare figli di Dio. Ed è proprio questo che non capiscono coloro che lo rifiutano. Si ostinano a non rendersi conto che se l'uomo non diventa figlio di Dio resta fango.

All'uomo non è concesso di restare sospeso tra cielo e terra: o si concede a Cristo e allora diventa cugino degli angeli, o si rifiuta a Cristo e allora diventa parente stretto delle bestie. Non occorre aver fede per credere in questo, basta guardarsi attorno, basta l'esperienza.

E quello che vale per i singoli uomini vale anche per l'intera umanità.

Che l'umanità diventi un giardino di amore o una giungla di odio non dipende dal caso, dipende solo dalla scelta che gli uo­mini fanno nei confronti di quel Bimbo, che duemila anni fa è nato a Betlemme nel silenzio della notte, ignorato da tutti.

UN BAMBINO DIVERSO DAGLI ALTRI

E questo perché quel Bimbo non è un bambino come gli altri. Gli altri bambini nascono ricchi di affetto e di attenzioni, ma poveri e bisognosi di tutto il resto; Gesù invece è nato povero di affetto e di attenzione, ma ricco di tutti i beni di Dio.

I bambini di questo mondo cominciano a vivere quando la loro esistenza sboccia nel grembo delle loro madri; Gesù, invece, quando cominciò a vivere come uomo già da un'eternità viveva come Dio. Ogni bimbo che nasce non ha nulla da darci e tutto da ricevere; Gesù, al contrario, quando è nato aveva ben poco da ricevere e tutto da dare.

Era uomo, ma non soltanto uomo: in quella piccola creatura, apparentemente debole e impotente, era racchiusa tutta la potenza di Dio; in quel Bambino, incapace di esprimersi, era racchiusa tutta la sapienza di Dio; in quel Bimbo, bisognoso di amore, era racchiu­so tutto l'amore di Dio donato al mondo.

Un po' tra le braccia di Maria e un po' in una mangiatoia da bestie, riposava il Salvatore del mondo, l'onnipotente Figlio di Dio fattosi figlio dell'uomo per amore dell'uomo.

Gesù ha voluto nascere povero per insegnarci a non credere nella ricchezza, che è inganno, menzogna e crea troppo spesso ingiustizia.

Ha voluto nascere debole per insegnarci a non credere nella nostra forza, che spesso genera violenza.

Ha voluto nascere umile per insegnarci a non credere nella superbia, che nulla crea e tutto distrugge.

Ha voluto nascere mite per insegnarci a non credere nell'arro­ganza da cui troppo spesso siamo tentati.

Ha voluto nascere nella solitudine, lontano dall'attenzione del­la gente, perché anche il più solo degli uomini potesse credere, e quasi toccare con mano, che Dio può riempire e consolare ogni solitudine.

UN INVITO DA NON LASCIAR CADERE

La sua prima udienza Gesù l'ha voluta riservare ai pastori, gente povera, umile, semplice, anche per dire a noi: "Se volete piacere al vostro Dio, distaccate il vostro cuore dalle cose di questo mondo, siate umili, siate semplici. Ritornate ad essere bambini come sono Io. Finitela con le complicazioni della mente, basta con i tormenti del cuore. Lasciatevi amare dal vostro Dio come un bimbo si lascia amare dai suoi genitori."

"Sgelate i vostri cuori induriti e scioglietevi in una salutare com­mozione davanti a quello che vedono i vostri occhi: un Dio che si è fatto uomo per voi. Guardate questi tre chili e mezzo di carne. E' come la vostra, ma a differenza della vostra questa è carne innocente. E a differenza della vostra questa è carne da macello."

"Fra poco più di trent'anni questa carne innocente sarà imbrat­tata di sangue e, carica di tutti i vostri peccati, sarà flagellata dal Cielo e dalla terra, dall'odio degli uomini e dall'amore di Dio. Gli altri bimbi nascono per vivere, Io invece sono nato un po' per vivere con voi, ma anche e soprattutto per morire per voi."

"Imparate a piangere sui vostri peccati, non a minimizzarli e meno ancora a giustificarli. Non riducete il Natale a puro senti­mentalismo. A commuovervi non sia tanto la mia povertà materia­le, il fatto che mi mancassero 'panni e fuoco', come dice il canto religioso che avete dedicato alla mia nascita; a proteggere il mio corpo dal freddo e da altri pericoli e sofferenze ci hanno pensato mia madre e Giuseppe."

"E' un altro il dramma del mio Natale: ho freddo al cuore e pochi, troppo pochi sulla terra sono quelli che lo riscaldano col loro amore. Io non ho amato solo qualcuno, ho amato tutti e con un amore infinito. Se tu che mi ascolti - dice Gesù - sei tra coloro che non mi amano o che mi amano troppo poco, trova il coraggio finalmente di fare il processo al tuo modo di amarmi, troppo de­bole e incostante."

"Quante volte hai processato il mio modo di amarti e mi hai trovato colpevole di non volerti abbastanza bene, e a causa di questo giudizio sommario mi hai voltato le spalle e mi hai chiuso il cuore!"

"Apri gli occhi e una volta tanto... accorgiti del mio amore. Cosa avrei potuto fare per te che io non abbia fatto? Domandati invece che cosa tu hai fatto per ripagare l'amore del tuo Dio. E rispondi a te stesso col coraggio dell'umiltà e della verità. Non mentire a te stesso una volta di più."

"E sappi che il mio amore per te non è condizionato dal tuo poco amore per me. Io continuo ad amarti lo stesso, ti amo comunque, ti amo come sei, con le tue miserie, perché so che nessuno ha tanto bisogno di amore quanto colui che non sa amare. E ti amo con il cuore di Dio, di un amore infinito, certo che è più facile che ti stanchi tu di non amarmi che non Io di amarti."

COMINCIA CON L'AMARE TE STESSO

"Se sei venuto in chiesa e non sai bene perché, se a causa dei tuoi peccati non sei in pace con Dio e con te stesso, e forse anche col tuo prossimo, cerca chi può liberarti dalle tue colpe. Non amare le tue catene, non prolungare la tua schiavitù. Se non per amore mio, fallo inizialmente almeno per amore tuo. Trova il coraggio di confessarti e di confessarti bene. Solo allora scoprirai la gioia di amarmi e di sentirti amato."

"Che cosa può darti il mondo? Solo il brivido di un momento e per il resto illusioni. Io al contrario, e Io solo, posso darti ciò che cerchi, forse senza saperlo: la gioia nel tempo e la vita eterna. Sono nato per te, fratello mio, perché tu possa nascere alla vita di Dio."

"Sii buono almeno con te stesso: non privarti dei doni del tuo Dio che Io son venuto a portarti."

ALLA SCUOLA DI GESÙ

Queste parole di Gesù possono sembrare parole al vento, desti­nate a cadere nel nulla. Il mondo oggi sembra impazzito per la facilità e l'ingenuità con cui si pone alla scuola di falsi maestri, venditori di fumo e di illusioni. Ma l'albero si riconosce dai frutti e i frutti che maturano dal rifiuto di Cristo sono sotto gli occhi di tutti.

Eppure, con suo Figlio Gesù il Padre ci ha offerto in dono ogni bene. Non ci resta che credere in questo amore fatto carne, non ci resta che amare questo amore che salva.

Forse il rapporto che abbiamo avuto fino ad ora col Signore Gesù non è stato corretto e non è stato profondo. Forse lo abbiamo conosciuto troppo poco e amato ancora meno. Forse ci siamo limi­tati ad obbedire alla sua legge senza comprenderla, non convinti che ci è stata data per amore e che anche l'obbedienza a quella legge è questione di amore.

In questo giorno chiediamo al Signore la grazia di conoscere non tanto la fatica di amare, quanto piuttosto la gioia di amare. Che questo Natale porti con sé una fede più salda, un amore più grande, una speranza più viva per ognuno di noi.

Che risvegli in noi l'entusiasmo e il coraggio di essere sempre di Cristo e come Cristo.

Che si ravvivi l'impegno di vita cristiana e lo spirito di servizio nella nostra comunità.

Che con Cristo entri o cresca la pace in ogni famiglia.

Che il cuore di ogni uomo si apra al Vangelo di Cristo Salvatore e che la Chiesa, nata dal Cristo che è nato per noi, ritornata fedele al suo Signore, diventi faro di luce per tutti i popoli.

Questo l'augurio, un augurio che si fa preghiera al Signore Gesù, principe della pace.

E la Madre di Dio, Maria SS.ma, Lei che ha donato al mondo il Salvatore, unisca la sua preghiera alla nostra povera preghiera, perché questo Natale lasci una traccia profonda e duratura nel cuore di tutti noi.