D.
Santo Di Guardi
Visto
per la Congregazione Salesiana Messina 10 agosto 1990
Sac.
Calogero Conti S.D.B
Pro
manuscripto
Don
Tomaselli non ha bisogno di presentazione; è conosciuto in tante parti del
mondo, perché i suoi libretti hanno valicato i confini d’Italia e d'Europa,
raggiungendo persone e famiglie in lontane regioni.
Questi
cenni biografici, arricchiti da alcune testimonianze, curati da Don Di Guardi,
sono un primo annunzio del ritorno di Don Tomaselli alla casa del Padre e una
"Lettera mortuaria" più abbondante.
Attraverso
altre testimonianze e ricerche più accurate si potrà prevedere di
ricostruire una biografia più esauriente del nostro Don Giuseppe.
Molti
tra i lettori hanno da ricordare e raccontare un incontro, un episodio, una
parola di Don Tomaselli che ha fatto loro del bene. Egli infatti era guidato
dalla certezza che ogni incontro era dono di Dio; a chiunque l'avvicinava doveva
consegnare un "messaggio", una parola di bene.
Nell'ultimo
periodo della sua vita ebbi modo di avvicinarlo con frequenza. Sembrava assorto
in Dio, immerso in una continua unione con Dio. Mi confidò: "Non lascio
passare un quarto dora senza che io elevi espressamente la mia mente a
Dio".
È
vero che tutta la nostra vita e la nostra giornata va offerta al Signore, ma
questa esplicita immersione nell'amore di Dio non è facile, a causa delle
continue distrazioni o dei tanti impegni.
Posso
dire che la prima tra le sue "ultime volontà" fu quella della
continuazione dell'apostolato della buona stampa. Sono grato a tutti coloro che
stanno realizzando questo forte desiderio di Don Tomaselli.
Vorrei
anche sottolineare la preoccupazione di Don Tomasellì per le vocazioni
ecclesiastiche e religiose. Non solo con la preghiera, la testimonianza della
sua vita, la sua parola incoraggiante e illuminante, ma anche con la raccolta
di offerte o il ricavato del suo lavoro Don Tomaselli fu sostenitore delle
vocazioni nella nostra Ispettoria.
Concludo
rilevando l'ardore missionario di Don Tomaselli. L'anno 1981 segnò l'inizio
della missione Salesiana nel Madagascar. Don Tomaselli certo non poteva partire
più come missionario, ma si fece subito promotore della Missione. Mi fece anche
questa proposta: "Poiché nello spirito salesiano la musica è
un'attrazione e può fare tanto bene alla gioventù, voglio regalare alla
Missione una banda musicale!"
Fu
contento quando seppe che la banda era già arrivata nel Madagascar.
Affido
ai lettori queste paginette, perché il bene ricevuto tramite Don Tomaselli,
torni alla maggior gloria di Dio e fruttifichi ancora nella loro vita.
PER
COMINCIARE...
A
chi sono dirette queste paginette?
Il
presente libretto non ha pretese letterarie, né dottrinali.
Vuole
soprattutto soddisfare la richiesta legittima di tante persone che hanno
conosciuto Don Tomaselli personalmente o mediante i suoi scritti, di cui, ad un
anno della sua morte, c'è sempre una forte richiesta.
Segno
che, al livello popolare specialmente, la sua opera, i suoi scritti, il suo
apostolato, sono sempre apprezzati.
Don
Tomaselli ha lasciato inedito un suo diario spirituale. Di esso, in questo
libretto facciamo conoscere alcune sue riflessioni, ed è la cosa più
importante, perché servono a farci conoscere la sua vita interiore e la sua
spiritualità.
Forse
tante persone desiderano che si dia notizia di fatti straordinari, come
miracoli, visioni soprannaturali, disturbi diabolici, fenomeni mistici di cui
si crede che Don Tomaselli avesse esperienza diretta.
Noi
non diciamo che non fosse dotato, ma siccome su questo argomento è difficile
distinguere ciò che è vero, da ciò che è falso, ci limitiamo a poche testimonianze,
anche perché i limiti e l'urgenza di questo libretto non consentono un esame
approfondito su ciò che di straordinario si dice.
Ciò
non toglie che, se pervenissero altre testimonianze umanamente attendibili, in
seguito non si possa pubblicare una nuova edizione ampliata del libretto.
Ci
teniamo però a dire che la santità di una persona essenzialmente non consiste
nei doni gratuiti e soprannaturali, che il Signore può concedere a persone
devote, ma nell'ascesi e pratica delle virtù, specialmente delle virtù
soprannaturali, fede, speranza, carità e delle altre virtù cristiane e
religiose.
È
questo l'insegnamento che ha sempre dato Don Tomaselli e noi lo rispettiamo.
Spero che così avremo il breve profilo biografico e spirituale che la gente ci
chiede.
Un
libretto edificante allora? Di quelli che la gente saputa butta via? Proprio.
Non
so se ci sono riuscito, l'intenzione l'ho avuta, ma nel rispetto della verità
come mi è stata possibile conoscerla e discernerla.
Ci
vuole discernimento.
E
"per cominciare" credo che ciò possa bastare.
Biancavilla
è un grosso Comune agricolo di circa ventimila abitanti in provincia di
Catania, da cui dista 24 Km. a N. O. Sorge a 515 metri sul livello del mare su
un ripiano delle pendici dell'Etna.
Don
Tomaselli vi nacque il 26 gennaio del 1902 da Salvatore e Maria Greco, famiglia
i cui sani principi, lo spirito profondamente cristiano, i grandi valori morali
e cristiani egli amava spesso ricordare.
Scrive
nel suo diario: "Sono stato senza l'amicizia di Dio solo tre giorni, i tre
giorni prima di ricevere il battesimo".
Parole
significative. Ci dicono la premura che ebbero i suoi genitori, come era nella
buona tradizione cristiana, di fare battezzare il figlio a tre giorni dalla
nascita, quando gli fu dato il nome di Giuseppe.
Del
suo santo patrono Don Tomaselli fu un grande devoto. Di lui scrisse due libreti,
uno intitolato "San Giuseppe", l'altro significativamente "La
Verginità di San Giuseppe".
Don
Tomaselli dunque ci dice che è stato senza l'amicizia di Dio solo i tre giorni
che precedettero il suo battesimo. Si può quindi credere che la sua vita fu
lineare, senza incrinature spirituali, tale da condurlo alla tomba con
l'innocenza battesimale all'età di 87 anni.
Finite
le scuole elementari, vivendo la vita di fede nella sua famiglia, sorse in lui
il desiderio di farsi prete.
Frequentò
per questo, fino alla quarta ginnasiale, le scuole nel Piccolo Seminario
Arcivescovile che fioriva nel suo stesso paese natio.
Un'altra
luce intanto si affacciò alla sua mente: Don Bosco. E allora lasciò il paese e
con la benedizione dei suoi genitori andò a frequentare la quinta ginnasiale
come aspirante salesiano a San Gregorio di Catania, dove i figli di Don Bosco
avevano e hanno ancora una casa di formazione religiosa.
Dopo
la quinta ginnasiale iniziò nel 1916 il Noviziato che dovette interrompere
per motivi di salute. La prova lo maturò e lo confermò con maggiore
consapevolezza nella vocazione salesiana e sacerdotale, per cui, ristabilito
in salute, il 20 aprile del 1920 potè con gioia riprendere il Noviziato ed
emettere i primi voti religiosi l'anno seguente con l'intenzione di
consacrarsi
per sempre a Dio nella Congregazione Salesiana.
D'ingegno
impegnato nel bene, di carattere vivace, di forte memoria e acuta intelligenza,
pur nel lavoro indefesso di salesiano, compì gli studi di filosofia e teologia
e 1'8 luglio del 1928 fu consacrato sacerdote.
Una
grande luce si apriva al suo orizzonte: l'apostolato sacerdotale e salesiano.
Visse il suo sacerdozio lungo l'arco di 61 anni tutto proteso a realizzare il
programma spirituale di Don Bosco: "Da mihi animas coetera tolle",
dammi le anime, prenditi il resto.
Divenuto
sacerdote di Cristo, molte furono le case salesiane fecondate dal suo
apostolato: Caltagirone, Marsala, S. Cataldo, Messina (Parrocchia Giostra),
Modica (Oratorio), Riesi, Palermo (Santa Chiara), Ispica, Catania (Barriera), lo
ebbero dal 1928 al 1960.
Quelle
nominate sono tutte case salesiane a carattere popolare; D. Tomaselli così fu
per tanti anni a contatto con la povera gente, con ragazzi a rischio. Come un
buon samaritano su tutti si piegò per soccorrere miseria, povertà e
ignoranza con molta pazienza e amore. Ciò che lo impressionava era l'ignoranza
religiosa di gente fondamentalmente buona, ma estremamente bisognosa di aiuti
e d'istruzione specialmente religiosa.
Orientò
quindi la sua vita per andare incontro a queste necessità.
Dal
1960 fino al giorno della sua morte, avvenuta nella notte tra 1'8 e il 9 maggio
del 1989, operò a Messina, prima al S. Domenico Savio e dal 1973 al S. Luigi,
dedicandosi totalmente all'apostolato della predicazione e, soprattutto, alla
composizione e alla diffusione dei suoi libretti edificanti e istruttivi in
materia religiosa.
Intelligenza
arguta, possedeva un estro poetico spontaneo, per cui le sue poesie in dialetto
siciliano erano richieste e applaudite in ogni occasione. Riusciva bene anche
nel teatro e nella musica che tanta importanza hanno nella pedagogia salesiana.
L'urgenza
però dell'apostolato sacerdotale, della buona stampa e "la svolta
spirituale", come egli la chiama nel suo diario, gli fecero abbandonare
queste attività.
"La
prima svolta spirituale, iniziata nel Noviziato, l'ebbi veramente dalla lettura
della vita di S. Teresa del Bambino Gesù. Rilessi questa Storia di un'anima,
scelsi S. Teresina come mia protettrice e mi misi in rapporto epistolare con la
sua sorella" (dal diario).
Ovunque
abbia lavorato, ovunque sia stato, ha lasciato frutti copiosi di spiritualità,
echi di ammirazione per la sua coerenza tra fede e pratica, per la sua
scrupolosa osservanza religiosa, per la sua vita integerrima e santa.
Non
si concedeva riposo, svago, vacanze. La stessa domenica era la giornata più
faticosa, dedicata alle conferenze religiose e alla diffusione della buona
stampa.
Partiva
al mattino presto dopo aver celebrato e tornava spesso a notte inoltrata, anche
dopo mezzanotte. Questo anche quando era ultra ottantenne. Le sue "Piccole
Ostie" gli facevano trovare gente devota, che era felice di sentirlo
parlare per ore e ore, ricevere la sua benedizione, invocando aiuto per i vari
bisogni fisici e spirituali.
Ogni
giorno quando arrivava a cena, dopo essere stato ad ascoltare per molte ore la
gente e venire incontro ai loro bisogni, era stanchissimo, mangiava in silenzio
con molta calma. Faceva tutto con calma, specialmente negli ultimì anni. Poi
prima di andare a letto passava da Gesù Sacramentato e si fermava ore intere
deponendo nel cuore di Gesù tutte le pene che aveva ascoltato a contatto con le
miserie umane.
Il
venerdi era un giorno particolare. Celebrava per la sua gente in mattinata nella
chiesa dell'Istituto San Luigi, faceva l'omelia, ricordando anche la passione
del Signore e il dovere di riparare Gesù Eucaristia. Le "Piccole
Ostie" erano sensibili a queste note. Veniva molta gente anche da lontano.
Frequenti erano i pulman di pellegrini che vi partecipavano e si accostavano
ai sacramenti.
Nel
pomeriggio c'era sempre la conferenza e l'incontro anche personale che si
protraeva fino a sera tarda.
Quale
il segreto, la sorgente che dava forza e fecondità all'apostolato di Don
Tomaselli?
I
due amori di Don Bosco: Gesù Eucaristia e la Vergine Santissima.
Parecchi
libretti da lui scritti hanno come contenuto questo argomento.
Nella
sua vocazione egli vedeva l'intervento della Vergine Santa, per la quale ebbe
una devozione intensa e tenerissima.
Raccontava
spesso e con piacere che, chierico vivacissimo, nella nostra casa di Caltagirone
cadde una volta da una considerevole altezza. La Vergine Santa da lui invocata
lo liberò dalla sicura morte.
Il
beato Don Filippo Rinaldi, terzo successore di Don Bosco, scrive egli nel
diario, passando in visita da Caltagirone e vista l'altezza da dove era caduto
gli disse: "Ricordati per tutta la vita che sei vivo per miracolo della
Madonna".
E
Don Tomaselli non se ne dimenticò; l'amore verso la Vergine Ausiliatrice era
per lui una devozione che portava a Gesù e in tal modo la trasmetteva ai
fedeli.
L'altro
grande amore: l'Eucaristia. Fu il centro, la luce, l'alimento della sua vita e
del suo apostolato. Istituì l'associazione delle "Piccole Ostie"
sparse in varie città d'Italia, perché fossero anime riparatrici di Gesù
Eucaristico, offeso e profanato.
Quale
gioia faceva trasparire dal suo volto quando si presentava l'occasione o la
necessità di binare la santa Messa! Se non binava, ascoltava una seconda Messa
per ricevere di nuovo l'Eucaristia.
Aveva
facilità di pensiero e di parola che scaturivano dall'abbondanza del cuore.
Parlava con chiarezza e semplicità, ma sapeva ascoltare con pazienza,
immedesimandosi dello stato d'animo e dei bisogni dell'interlocutore.
Con
grande realismo sapeva dire e dare i suoi giudizi, i suoi consigli che
diventavano luce e guida per tante anime, anche spiritualmente privilegiate.
C'è
chi crede che spesso le persone di Chiesa, quando parlano siano fuori dalla
realtà che le circonda. "Hanno la testa tra le nuvole", dicono. Per
Don Tomaselli questo non si può dire, perché aveva i piedi saldamente a terra
quando parlava, e scriveva come parlava.
Era
strettamente legato alla realtà concreta che lui valutava col metro della fede,
ma tenendo conto di tutte le realtà terrene. Da dove tale realismo? Non leggeva
giornali, non sentiva la radio, tantomeno la televisione, ma aveva il suo buon
senso e il contatto continuo con la gente del popolo.
Invitato
in occasione della Pasqua a predicare gli esercizi spirituali era spesso in
compagnia di un altro predicatore con cui divideva i compiti e i temi della
predicazione, uno per le meditazioni e l'altro per le istruzioni.
Seguiva
il metodo tradizionale nella scelta degli argomenti: l'esistenza di Dio, il fine
dell'uomo, i novissimi cioè morte, giudizio, inferno, paradiso, e confessione,
misericordia di Dio, comunione.
Per
rendere più vivace la profondità degli argomenti col collega di predicazione
organizzava l'istruzione religiosa in dialogo. Lui preferiva fare la parte
dell'ignorante o l'oppositore della fede, usando o intercalando espressioni
dialettali con mimica espressiva, suscitando interesse, diletto, e solida
istruzione religiosa.
Nella
conversazione era anche molto faceto. Aveva un ricco repertorio di barzellette.
Avrebbe voluto pubblicarle in un volumetto, perché mi diceva, voleva fare
sostituire con barzellette pulite, tante che pulite non sono, ma che girano con
tanta grossolana faciloneria.
Trovandomi
a letto parecchi mesi per la rottura del femore, alla sera, dopo cena, veniva a
farmi visita e vedendo che il mio umore era tutt'altro che allegro, per
sollevarmi, dopo le parole di fede, stando seduto, fiutata la presa di tabacco,
mi raccontava di fila, senza bisogno di ripassarle mentalmente (potenza del
tabacco!) decine e decine di barzellette.
Le
aveva in testa secondo gli argomenti e le sciorinava con tanta vivacità che io
restavo sbalordito per la memoria che mostrava e per la sua arte narrativa. E
questo quando aveva 85 anni!
La
seduta si concludeva verso le ore 22, dopo che mi dava una bella ripassata sulla
mia gamba rotta del suo "fluido mistico". Poi, dopo esserci scambiata
la benedizione sacerdotale con la tradizionale buona notte, se ne andava in
chiesa a trattenersi con Gesù Eucaristico.
C'è
chi ha definito, e con ragione, la stampa il quarto potere.
Oltre
la parola viva l'altro mezzo efficacissimo di apostolato fu per Don Tomaselli la
stampa. Ne capì l'importanza quando giovanissimo, sentì in sé gli effetti
prodotti dalla lettura della "Storia di un'anima" di santa Teresina.
S.
Ignazio di Loyola soldato, ferito in guerra, si convertì leggendo libri di
santi e si diede tutto a Dio. "Era la vigilia della festa di S. Francesco
di Sales' nel 1936. Si andava in teatro per l'accademia in onore del santo. Mi
colpì la sua immagine: il santo in ginocchio con la penna d'oca in mano e
parecchi libri intorno a lui. Feci una riflessione: se riuscissi a comunicare
quanto so di religione, sarebbe sufficiente a soddisfare una massa popolare.
Ricordo che recitai un Pater, Ave e Gloria e chiesi l'aiuto del santo".
(dal diario).
Va
sottolineata l'espressione "massa popolare". È tipica di una scelta
esistenziale, nell'alveo della tradizione di D. Bosco, il quale ancora giovane
sacerdote, aveva anche scelto la stampa come mezzo efficace di apostolato.
"Operiamo
nel settore della Comunicazione sociale. È un campo di azione significativo e
che rientra tra le priorità apostoliche della missione salesiana".
Queste
espressioni sono desunte dalle Costituzioni Salesiane, cioé dalla regola
fondamentale dei Salesiani. Le abbiamo citate perché, quando Don Tomaselli,
col permesso dei superiori, si dedicò totalmente alla composizione e alla
diffusione della buona stampa in forma popolare, non si estraneò dal carisma
salesiano, ma lo interpretò nella piena fedeltà alla regola e allo spirito di
Don Bosco. Quel Don Bosco che si dedicò anche a scrivere e diffondere la buona
stampa. Scrisse infatti il santo un centinaio di opere di vario genere, storico,
agiografico, religioso con stile popolare. Parecchie saranno per Don Bosco fonte
di guai. I nemici della fede arriveranno a prenderlo a bastonate, veri attentati
alla sua vita, per farlo smettere di scrivere. Ma lui non desistette perché
c'era di mezzo la salvezza delle anime e la difesa della Chiesa e del Papa.
Sull'esempio
di Don Bosco Don Tomaselli consacrò la seconda metà della sua vita a
scrivere e diffondere i suoi libri religiosi.
Come
Don Bosco anche lui, fatte le debite differenze, scrisse un centinaio di
libretti, formato tascabile, caratteri ben leggibili anche dagli anziani,
cento pagine ciascuno in media, approssimativamente 10.000 pagine.
Tutto
studiato intelligentemente.
I
libretti sono scritti con stile semplice e comunicativo, si leggono facilmente
con diletto e profitto spirituale.
È
lui a scrivere, è lui ad organizzare una diffusione capillare aiutato dalle sue
"Piccole Ostie" e da tante anime belle che hanno condiviso con lui
l'apostolato della buona stampa.
Per
tanti anni è stato solo a confezionare i pacchi, a portarli, quando pensava che
ci fosse urgenza, a piedi, alla stazione per la spedizione.
È
lui ad organizzare i suoi giri settimanali, preferibilmente la domenica. Più
volte l'anno faceva viaggi per l'Italia, alcune volte anche all'estero per
fare conoscere e diffondere i suoi libri tra gli emigrati italiani. Senza dire
che alcuni libretti sono stati tradotti in varie lingue e ristampati più
volte.
Anche
quando si recava a Fiuggi o a Chianciano per le cure termali necessarie alla sua
salute, la sua prima cura era di organizzare conferenze e diffondere i suoi
libri. Preparava tutto per tempo, avvisando le sue collaboratrici. Dovunque
andava veniva circondato da folla che desiderava ascoltarlo, ricevere la sua
benedizione con l'imposizione delle mani e avere conforto e qualche volta anche
salute fisica.
Non
aveva un giorno di riposo, tra l'altro riceveva decine di lettere a cui
bisognava rispondere.
Un
lavoro silenzioso, ma pieno di sacrifici. Durante la malattia voleva sapere
tutto; la posta che arrivava, quanti e quali libri erano stati richiesti, quanti
libri si spedivano ogni giorno.
Aveva
la preoccupazione del futuro di questo suo apostolato, preoccupazione che
manifestò diverse volte ai suoi superiori religiosi.
Si
legge nel suo diario: "Gesù ha detto: questa stampa è anche mia. Fa 'in
modo che dopo la tua morte ci sia chi s'interessi di questi libretti, non puoi
neppure immaginare i frutti spirituali".
A
più di un anno della sua morte la libreria è sempre efficiente, continua come
prima la richiesta e la spedizione dei libri e dei crocifissini benedetti da
lui.
Su
ogni libretto, nel retro della copertina, c'è sempre scritto: "Offerta
libera".
La
Provvidenza non ha fatto mancare le libere offerte per la stampa e la
spedizione.
Don
Tomaselli dal cielo lavora ancora a questo scopo.
Per
dovere di riconoscenza dobbiamo dire che la Provvidenza gli ha mandato dei
collaboratori volontari e stabili.
Prima
il dottor Gioacchino Cavallaro e poi anche la signorina Caterina Torcasio
ragioniera, animati da spirito di fede, hanno aiutato Don Tomaselli, che,
avanzato negli anni, non avrebbe più potuto da solo svolgere e sopportare la
fatica degli anni precedenti.
Prima
di iniziare la giornata lavorativa Don Tomaselli e i suoi collaboratori davano
la carica allo spirito nella celebrazione della Santa Messa e nella Santa
Comunione. Alla domenica si univa l'insegnante Angelo Coco che veniva
prestissimo da Sant'Alfio (Catania), il quale, dopo la Messa, accompagnava in
macchina Don Tomaselli per centinaia di chilometri e a notte inoltrata lo
riaccompagnava a Messina. Tutto per amor di Dio.
La
signorina Caterina è stata preziosa anche durante gli otto mesi della
malattia di Don Tomaselli, offrendosi in una continua e filiale assistenza e
prestandosi anche ai servizi più umili.
Ora
è lei a portare avanti la libreria e la spedizione dei libri, con l'aiuto di
qualche persona generosa. La corrispondenza, che continua a pervenire, è curata
dal Direttore dell'Istituto.
Ad
un mese di distanza dalla morte di Don Tomaselli è arrivata alla comunità
dell'Istituto questa lettera di un sacerdote, Padre Isaia Columbro, Convento
S.S. Annunziata - Vitulano (Benevento).
-
Cari Confratelli del defunto Don Giuseppe Tomaselli, per combinazione ho saputo
la morte di Don Tomaselli. Sono rimasto assai dispiaciuto. Avevo di questo
sacerdote tanta, tanta stima. Da tempo ho tanto ammirato e seguito l'opera,
l'apostolato del caro Don Giuseppe. Spesso ho mandato a prendere vari libretti
fatti cosi bene, a portata di tutti.
Che
bello apostolato ha esercitato! In quanti cuori ha fatto entrare la luce della
vera fede!
Vi
prego con tutta umiltà e confidenza: non abbandonate il suo apostolato,
continuate a ristampare e diffondere le sue opere piene di amor di Dio e del
prossimo. Egli sarà presente spiritualmente nella casa in mezzo a voi...
Altra
lettera al direttore:
-
Sto leggendo con molto interesse le opere di Don Tomaselli.
Devo
costatare che le opere non solo hanno un carattere particolarmente interessante
per il loro contenuto, ma anche sono spiccatamente semplici così che arrivano
direttamente all'anima di chi legge.
Oggi
si ha un vero bisogno di scritti di tale portata, perché forse possediamo anche
opere e trattati, ma che ci lasciano freddi e indifferenti, enunziando le più
grandi verità alla stessa stregua di uno spot pubblicitario.
Nella
nostra società tutto va a rotoli, anche il buon Dio, seppure pregato, discusso
e lodato, è sempre l'ultimo dei nostri pensieri, della nostra giornata, della
nostra vita.
Le
opere di Don Tomaselli rischiarano la nostra sfera spirituale, apportando un po'
di luce in quelle zone nascoste e ombrose...
Invio
imigliori saluti con un prospero auspicio per l'opera e che la benedizione di
Dio rimanga con tutti voi!
Emilia
Sciarra - Via tre Porte, 28 - 86090 Chiauci (Isernia)
Abbiamo
avuto modo di accennare ai frequenti viaggi apostolici di Don Tomaselli. Girava
per la sua isola e la sua penisola. Ma di tanto in tanto andava anche
all'estero, invitato da persone che apprezzavano i suoi carismi e i suoi
libretti.
Fu
anche oltre la famigerata cortina di ferro, ora fortunatamente scomparsa. Si
presentava come giornalista e scrittore e otteneva il visto di entrata. Era
maestro di sotterfugi per la gloria di Dio.
Fu
anche negli Stati Uniti d'America dove gli emigrati italiani conoscevano i suoi
libri, accompagnato da un altro religioso che conosceva bene la lingua
inglese. Girò per varie città accolto favorevolmente dalla buona gente,
svolgendo il suo solito lavoro di apostolato. Capitava che per farsi capire
meglio doveva usare o intercalare il dialetto siciliano alla lingua italiana con
gioia degli uditori.
Ma
il viaggio che più lo gratificò fu quello fatto in Terra Santa, la terra di
Gesù, dove andò come pellegrino devoto.
L'otto
luglio 1978 Don Tomaselli solennizzava il 50° della sua ordinazione
sacerdotale. In tale occasione ottenne dai superiori di fare un pellegrinaggio
in Terra Santa, non solo per motivi devozionali ma anche per scrivere poi con
cognizione di causa un libretto quale omaggio a "Gesù Nazareno Sommo ed
Eterno Sacerdote".
Potè
così visitare a suo agio i vari luoghi santi della Palestina e seguire insieme
ad altri le istruzioni di una guida competente.
Il
libretto venne poi pubblicato nel 1979 col titolo "L'Umanità qui fu
redenta".
Nell'introduzione
scrive: - Non voglio fare sfoggio di archeologia, descrivo i luoghi storici
menzionati nel Vangelo con qualche breve commento. Descrivendo il
pellegrinaggio da me compiuto, mi sia permesso all'occasione di parlare in prima
persona. Questo è uno scritto popolare -.
Popolare
come tutti i suoi scritti, ma c'è tale vivacità nel suo stile e tale fede che
fa rivivere al lettore l'emozione che si prova nel visitare i luoghi dove visse,
morì e risuscitò Gesù.
DON
TOMASELLI E PADRE PIO (Incontro)
Don
Tomaselli aveva acquisita una forte inclinazione verso tutto ciò che sapeva
di soprannaturale ed era in rapporto personale con molte di quelle persone
credute dotate di doni carismatici.
Una
di queste persone più venerate in Italia nei nostri tempi è certamente Padre
Pio, il quale non poteva non attirare l'attenzione e l'interesse di Don
Tomaselli.
Non
gliene mancò l'occasione. Un padre cappuccino, conoscendo la diffusione che
avevano i suoi libretti, gli mandò una lettera con cui lo invitava a
scriverne uno su padre Pio. Era come un invito a nozze.
Riferisce
Don Tomaselli nella introduzione a "Storia di un frate": - Il 6 maggio
1968 andai a trovarlo. Conoscendo il suo modo di agire, dissi tra me: "Se
gli domando la benedizione per scrivere la sua storia, senza dubbio mi risponderà:
- Non hai altro da fare? - Pensai come cavarmela.
Era
venerdi, giorno di particolare sofferenza, tanto che Padre Pio non aveva potuto
celebrare. Alle ore tre del pomeriggio, orario in cui si intensificano le sofferenze
dei mistici, Padre Pio era nel coro della Chiesa nuova, solo; soffriva e
pregava. La Chiesa era chiusa e quindi deserta. Al vedermi, tossendo e
respirando con affanno mi disse: - cosa vuoi?
-
Una benedizione su ciò che intendo fare. - E ti benedico -.
Frattanto
posò la mano sul mio capo.
Pensai:
si vede che Dio gli manifesta tante cose... ma non tutto -.
Don
Tomaselli pubblicò il libretto su padre Pio - "Storia di un Frate" -
nel novembbre del 1968. - Il mio scritto, dice nell'introduzione, si propone di
presentare Padre Pio alla luce della mistica, cioè alla luce dei grandi carismi
o doni soprannaturali di cui Dio volle essergli largo -.
Don
Tomaselli aveva il "pallino" della mistica nel suo cuore, avrebbe
voluto essere la continuazione di Padre Pio. Non è un desiderio cattivo
diventare santo, anzi ce ne fossero molti aspiranti!
In
un altro libretto intitolato - Sacerdote, leggi! - edizione extra commerciale
anonima, si cimenta a parlare di mistica secondo il suo solito, con molta
semplicità e chiarezza, ma anche con vivo desiderio di farne esperienza.
Per
avere un'idea riporto qualche paginetta (pag. 32-33)
-
Conosco un'anima vittima che è stata a lungo esaminata dall'autorità
ecclesiastica. Lo stesso Sommo Pontefice la volle per 10 giorni in Vaticano
per fanne un accurato esame.
In
seguito lei stessa mi raccontò:
-
In ripetute udienze il Santo Padre mi rivolgeva delle domande, alle quali io
rispondevo. Ogni risposta veniva accuratamente registrata.
-
Questa persona dimorava circa 250 Km. lontano dalla mia residenza. Un giorno mi
disse: - Sa che di tanto in tanto io vengo a trovarla nella sua città? - E in
quale luogo?
-
Al suo posto di lavoro, ma più spesso nella sua camera.
-
Vuol descrivere la mia camera?
Quantunque
non fosse stata nella mia città e tantomeno nella casa dove io abito, mi
descrisse la camera fin nei minimi particolari. Fui costretto a rispondere: - È
perfettamente così! -
Un
giorno avevo deposto sul tavolo in camera un quaderno manoscritto: si tratta di
uno studio che stavo facendo sulla vita pubblica di Gesù. Trascorso qualche
tempo mi recai per motivi di apostolato nella città ove abitava quella mistica
e ne approfittai per farle visita. Dopo un breve saluto mi disse:
-
Ha ancora sul tavolo il manoscritto sulla vita pubblica del Signore?
-
Certo, si trova sicuramente là.
-
No, non c'è più. Sono venuta io stessa a prenderlo!
-
E quando?
-
Circa venti giorni fa.
-
Può raccontarmi esattamente come avvenne? - Sono entrata nella sua camera con
Gesù.
Lei
stava in un angolo a scrivere e voltava le spalle al tavolo, Gesù mi disse: -
Prendi questo quaderno, così darai a questo sacerdote la prova che sei venuta
a
trovarlo -. Naturalmente ho obbedito.
-
Se è vero, vorrebbe ora darmi il mio quademo?
La
mistica tirò fuori da un armadietto il quaderno e me lo consegnò.
-
Ma venne con lo spirito o anche con il corpo in camera mia?
-Non
saprei proprio dirlo. Posso solo confermare che il quaderno lo presi con le
mie mani.Faccio notare che quando sono in camera per lavorare tengo sempre la
porta chiusa dall'interno con un piccolo ferro e posso garantire che anche quel
giomo la porta era assolutamente chiusa -.
Quì
naturalmente ognuno è libero di credere a queste cose. Ma la scelta in base a
quali principi si fa?
Tornando
a Padre Pio, Don Tomaselli pubblicò, dopo la morte del frate due opuscoli
intitolati: - I Messaggio di Padre Pio ad un'anima - e - II Messaggio di Padre
Pio ad un'anima -
Chi
era quest'anima?
Nella
premessa al Il Messaggio leggiamo - Padre Pio nell'Aprile del 1969 si presentò
ad un'anima, vittima straordinaria. Le sue sembianze erano umane ed esprimeva
soavità, fragranza e luce...
A
contemplarlo si poteva comprendere in qualche modo quale gloria egli abbia in
cielo -.
Chi
era quell'anima a cui Padre Pio affidava un suo Messaggio?
Il
Messaggio a pagina 5 comincia così: - Caro fratello, - scrivi! Il Signore vuole
servirsi prima di me e poi di te. La scelta è stata fatta da Dio, il quale
dispone di rivelare la sua volontà per mezzo mio, affinché tu lo trasmetta al
mondo pagano! -
Seguono
una trentina di paginette in cui è esposto il Messaggio: un invito a condurre
una vita cristianamente impegnata in un mondo corrotto e corruttore. E allora
chi è l'anima a cui padre Pio si rivolge per diffondere i suoi messaggi?
Don
Tomaselli non lo dice esplicitamente che è lui. Ma ci sono motivi per crederlo.
E lui che pubblica i due Messaggi, è lui che è stato in rapporti personali con
Padre Pio, che considerava suo direttore spirituale.
Tra
le devote c'era chi credeva Don Tomaselli continuatore, fatte le dovute
differenze, di padre Pio. Tale anche lui si credeva, almeno nel subcosciente, o
tale desiderava di essere.
Anche
qui ognuno creda quello che vuole. Così per quello che segue tratto da
"Sacerdote, Leggi!".
-
Una data indimenticabile è il 23 maggio 1964 quando Sua Santità Paolo VI mi
concesse un'udienza e potei confidargli quanto Gesù stesso volle che gli
confessassi.
Il
Papa ne fu lieto e restò felicemente sorpreso quando gli dissi che in Italia ci
sono 33 sacerdoti con stimmate e in tutto il mondo 154, tutti sacerdoti viventi
-. Pag. 37 - 38.
Poi
parla delle sue stimmate interne e delle sofferenze che aveva in conseguenza.
Parla dei disturbi notturni per opera del diavolo - pag. 43 - 44. Infine a pag.
45 - 47 parla dei doni straordinari: il profumo, l'anello mistico, la
bilocazione.
Termina
a pag. 47 così: - Di fronte a questi fenomeni concludo: conosco la mia
estrema miseria e ammiro la bontà e la grandezza di Dio.
Prego
tutti a pregare per me affinché possa corrispondere ai disegni di Dio, memore
dell'avvertimento del Signore Gesù: molto sarà domandato a chi molto è stato
dato -.
DON
TOMASELLI E IL MALIGNO (scontro)
Altra
"Svolta spirituale" per Don Tomaselli è stato il primo esorcismo
fatto a Trapani nel 1934. Aveva solo 32 anni, sei di sacerdozio e fama di
sacerdote pio e coraggioso, tanto da avere l'incarico da parte del Vescovo di
affrontare il demonio.
-
L'insieme dei fenomeni diabolici, il colloquio col demonio mi fecero riflettere
molto -. (dal diario). L'attività di esorcista svolta, per incarico di diversi
Vescovi, continuerà per molti anni e influirà notevolmente nel suo cammino
di ascesi spirituale, nel suo carattere e quindi sulla sua attività apostolica.
Si credeva per questo bersaglio particolare del demonio. Nella lotta rispondeva
con le armi spirituali: preghiera e mortificazione. Ma rispondeva anche con le
denunzie orali e con gli scritti. Sono parecchi i suoi scritti contro il
diavolo.
In
uno intitolato: - "Intervista con Melid (demonio impuro)"
nell'introduzione scrive:
-
Il Sommo Pontefice Paolo VI in uno degli illuminati discorsi, il 15 novembre
1972, accennò al demonio e al male che esso produce nel mondo. Contro il
detto del Papa ci fu una levata di scudi specialmente da parte degli ignoranti e
degli irreligiosi: - "Ma ancora la Chiesa parla del demonio? Ancora si
crede a certe dicerie dei secoli scorsi? Il demonio come persona non esiste; è
la semplice personificazione ideale del male in genere" -.
-
È in circolazione un libretto, dal titolo - Intervista col Maligno -. Ho
pensato che potrei scrivere anch'io un libretto sul delicato argomento, in
quanto da 50 anni in qua (1934 - 1984) ho esercitato il compito di esorcista ed
anzi ho avuto non poche volte l'occasione di vedere il demonio in forma umana,
di lottare direttamente con lui, anzi di essére stato preso più volte per il
collo e maltrattato. Ho potuto studiarlo, come si vedrà da questo scritto,
nelle varie manifestazioni. Inoltre sono stato e sono direttore spirituale
di anime mistiche le quali sogliono essere il bersaglio diretto e terribile
del demonio in persona e come direttore di tali anime ho potuto costatare fatti
che sembrerebbero inimmaginabili, eppure io sono stato testimonio per decine di
volte -.
-
Per svolgere il tema ho dovuto impostare l'intervista in forma ideale, né
potrebbe farsi diversamente; però quanto si verrà esponendo corrisponde ai
detti e ai fatti, di cui io stesso sono stato testimonio oculare, auricolare e
parte direttamente interessata -.
E
allora vale la pena conoscerne qualche pagina. - Ricordati, Melid (con questo
nome si presentò il diavolo), cosa facesti un paio di mesi addietro? Stavo per
levarmi dal letto, erano le ore 6, venisti nella mia camera arrabbiato e mi
afferrasti per il collo; avresti voluto strozzarmi. Io sentivo le tue manacce al
collo e nelle altre parti del corpo. La lotta fu forte.
-
Vincesti tu, perché il Cristo ti ha dato un'arma alla quale non posso
resistere: è l'invocazione del Sangue di Cristo. Invocazione che tu
ininterrottamente ripetevi quando ero addosso a te. Quella mattina tu avevi
pronto per la spedizione duemila libretti e per questo motivo ti piombai addosso
-.
-
Mentre siamo sull'argomento delle tue manifestazioni dirette, chiariscimi
qualche circostanza un poco oscura: la notte del 24 maggio 1963 venisti nella
mia camera. Eri sotto le sembianze di una donna, anzi, di un donnone. Ti sei
gettato addosso a me. Io cercai di resistere come al solito, in un dato momento
mi rendesti del tutto immobile. Allora mi toccò subire il tuo assalto. Tu sai
che quando noi due lottiamo istintivamente ti do dei morsi alle mani e alle
braccia; con le mie mani ti tocco, però quando ti do i morsi coi denti non
stringo nulla. Come mai che con le mani ti tocco, ovvero sento le tue membra che
toccano me e con i denti non stringo nulla? -
-
La spiegazione l'avesti quella stessa notte. Subito dopo l'assalto di quella
donna, tu mi vedesti in forma umana presso il tuo letto. Allora facesti uno
studio su di me. Ti fermasti ad osservare la mia carnagione, i nervi, le vene e
l'ossatura. Appena la tua mano toccò la mia mano sull'istante io scomparvi e tu
rimanesti solo in camera.
-
Noi demoni, sebbene ribelli, abbiamo conservato la nostra natura angelica...
Il corpo di quella donna che tu sentivi addosso ed il corpo umano che vedesti,
non esistevano come tali, però agivano come se esistessero fisicamente -.
-
Perché quell'assalto avvenne in quella notte? - Per uno sfogo di rabbia contro
di te, perché il giorno precedente eri stato ricevuto dal Papa in udienza
privata e avesti modo di fargli le tue confidenze, cosa che mi era dispiaciuta.
-
Mi pare che tanti assalti me li fai a proposito e a sproposito. Ricordi, Melid,
che anni or sono mi assalisti nel cuore della notte? Venisti nella mia stanzetta,
al solito ti avventasti al collo, ma potesti fare poco, perché come tu vedesti,
apparve una mano minacciosa sulla spalliera del mio letto e tu, dopo pochi
minuti, dovesti lasciarmi e partire. Ed alla fine di luglio 1983, quando ero a
Fiuggi nella pensione Santa Chiara, perché venisti a lanciare una bomba a mano
nella mia stanza? Che colpo e che esplosione!
Io
dissi: questa volta Melid avrà fracassato lavandino, specchi ed altro. Invece
tutto rimase intatto - Volli disturbarti perché a Fiuggi con le tue quotidiane
conferenze vespertine mi strappasti delle anime che avevo io e che ritornarono a
Cristo -. Pagine 16 - 17 - 18.
Nell'intenzione
l'autore dell'Intervista a Melid, pubblicata per riservatezza sotto lo
pseudonimo di OLDINO MALTES, (anagramma), voleva combattere la levata di scudi
di certa stampa laicista alla parola di Paolo VI che faceva un fugace accenno al
demonio. Oggi si ha tanto pudore a parlare del demonio, il quale così ci
guadagna. È uno dei tanti modi con cui si maschera.
C.S.
Lewis in un suo famoso libro - Le lettere di Berlicche - (altro nome di
camuffamento del diavolo) nella prefazione scrive: - Vi sono due errori uguali e
opposti nei quali la nostra razza può cadere nei riguardi dei diavoli. Uno è
di non credere alla loro esistenza. L'altro è di credergli e di sentire per
essi un interesse eccessivo e non sano.
I
diavoli sono contenti d'ambedue gli errori e salutano con la stessa gioia il
materialista ed il mago, Don Tomaselli non era né materialista, né mago, era
un sacerdote esemplare che - per cinquant'anni ho esercitato, scrive, il compito
di esorcista -.
Quanti
santi nella tradizione e nella storia della Chiesa, da Sant'Antonio a San
Benedetto, dal Curato d'Ars, allo stesso Don Bosco hanno dovuto denunziare le
malefatte e i misfatti del demonio! E le tentazioni di Gesù? Genere letterario?
Come si vuole.
-
Il modo migliore per scacciare il diavolo se non vuol cedere ai testi della
Scrittura è di deriderlo e di insultarlo -. (Lutero).
-
Il diavolo... quale spirito orgoglioso non può tollerare di venire canzonato -.
(San Tommaso Moro).
Persuase
che Don Tomaselli avesse un conto aperto col demonio, molte persone ricorrevano
a lui per essere liberate dal malocchio e dalle fatture. Lui accoglieva
pazientemente queste persone e le ascoltava. Constatava che si trattava per lo
più di superstizioni e si sforzava di tranquillizzarle, ma, dinanzi a certe
manifestazioni, si persuadeva che c'era lo zampino del demonio e allora
ricorreva ai suoi mezzi preferiti: l'esposizione della dottrina della Chiesa in
materia e la preghiera in comune.
Le
fatture che gli portavano per lo più le bruciava, alcune più caratteristiche
le conservava.
Un
giorno sono andato a trovarlo con la curiosità di vedere come erano composte
queste cosiddette fatture. Me ne mostrò un cesto pieno di varie specie. Gli
domandai: "Don Tomaselli, ma lei ci crede davvero a queste cose?' Mi
rispose: "Ci vuole discernimento, ma credo che Satana, solo col permesso di
Dio, può fare questi sortilegi. Vada a leggere cosa dice il Piscetta sul
"Maleficio" nel suo testo di teologia morale". Il Piscetta
l'avevo studiato molti anni prima e ne conservo ancora il Sommario. L'andai a
consultare e trovai che tra i peccati opposti alla Religione è elencata anche
la "vana osservanza", a cui appartiene, tra l'altro, la magia e il
maleficio. Per Don Tomaselli dunque la magia e il maleficio esistono e sono
illeciti. Egli, constatando che, a torto o a ragione, molte persone si credono
afflitte da questi mali, si prodigava per dare loro sollievo, dicendo che il
Signore Gesù ha vinto il demonio e non gli permette di tentarci oltre certi
limiti. "E allora, concludeva, preghiamo con fede Gesù che ci liberi dal
maligno".
Alla
sera dopo le preghiere comunitarie Don Tomaselli, stanco per una giornata
d'intenso lavoro, s'intratteneva un'ora o due in adorazione del Santissimo
Sacramento. Era suo desiderio che si diffondesse tra le anime devote
l'adorazione all'Eucaristia e la riparazione delle offese che riceve.
A
questo fine fondò l'associazione laica delle "Piccole Ostie", col
proposito statutario di:
-
Trattenere con l'adorazione a Gesù Eucaristia la mano della Divina Giustizia ed
almeno mitigarne il rigore, riparare i sacrilegi eucaristici, le irriverenze
davanti ai tabernacoli, la solitudine in cui è lasciato Gesù Sacramentato e la
poca o nessuna fede nel mistero eucaristico.
L'associazione,
che è a diffusione nazionale, è aggregata alla Crociata Eucaristica mondiale
ed è posta sotto la protezione di Padre Pio.
Don
Tomaselli, dove poteva, affidava l'associazione a qualche sacerdote. Lui
personalmente curava quelle che si trovavano nelle vicinanze della sua
residenza. Spesso nei suoi viaggi visitava quelle lontane sparse per la
penisola, esortandole ai vari impegni statutari e organizzativi. Teneva vivo il
fervore anche con i suoi scritti di argomento eucaristico e con foglietti
volanti intitolati: Scintilla Eucaristica.
Anche
nella più tarda età, ultra ottantenne, trascinandosi a stento per la
pesantezza delle sue gambe, partecipò sempre alla processione del Corpus Domini,
che a Messina è abbastanza lunga e faticosa, in testa alle sue Piccole Ostie,
in cotta e stola con stendardo e distintivo.
Don
Tomaselli era pensoso sulla sopravvivenza dell'associazione. Dopo la sua morte
pensava che nessuno più se ne sarebbe interessato.
Per
questo il 2-12-1982 scrisse questa lettera alle varie capogruppo invitandole a
collegarsi dopo la sua morte all"Opera Tre Marie", associazione
riconosciuta dallo Stato e dal Vaticano:
-
Gentilissima Capo gruppo Piccole Ostie,
la
signorina Cecilia Bo, dimorante a Carmagnola (Torino), da molti anni in qua ha
istituito l'opera detta: Le Tre Marie. Il suo apostolato ha qualcosa in comune
col programma delle Piccole Ostie.
Si
raccomanda alle Capogruppo di mettersi in relazione con la signorina Cecilia Bo,
per partecipare in qualche modo alle sue iniziative di bene, sia per la
Riparazione Eucaristica, sia per la devozione a Gesù Crocifisso.
Benedico
Don
Giuseppe Tomaselli.
Prima
di scrivere questa lettera Don Tomaselli si era inteso con la signorina Cecilia
Bo, la quale si era dichiarata disposta ad accettare le Piccole Ostie.
A
Palermo, come in tante altre città, è fiorente una Comunità di Piccole Ostie.
Nell'ultimo ventennio ne è stata animatrice zelante la signora Pina Curcio che
ci ha mandato questa testimonianza.
TESTIMONIANZA
A FAVORE DI DON GIUSEPPE TOMASELLI.
-
Nel 1961, 21 maggio, si è fatta la prima Comunione mio figlio Cesare (oggi
sacerdote). Per tale occasione, giorni prima, sono andata alla libreria San
Paolo, per comprare la coccardina bianca che allora i fanciulli portavano al
braccio nella prima Comunione.
Fin
dall'asilo il bambino frequentò la scuola presso l'istituto delle Suore
Salesiane "Santa Maria Mazzarello".
Come
detto sopra, alla San Paolo, sul bancone vi era un solo libretto di Don
Tomaselli. Con tanto piacere l'ho comprato: era il libro ANIME OSTIE, scritto il
15 marzo '55 da Don Tomaselli.
Debbo
confessare che, benché cresciuta in una famiglia molto religiosa e praticante,
quel libretto per me è stato come un sole radioso che ha dato tanto aiuto alla
maturazione del mio spirito. Io, mamma di cinque figli (quattro femmine e un
maschio), arricchita dal frutto di quei libri che in seguito acquistai,
ricevetti da essi grande aiuto per la crescita spirituale mia e della mia
famiglia, non solo, ma si svegliò in me un grande desiderio di apostolato,
desiderio che ho messo in pratica con tanta gioia. Mi procuravo con frequenza
tutta la collana dei libri da lui scritti e li diffondevo dovunque, anche negli
ospedali.
Pregai
quel giovane che mi procurava i libri di farmi conoscere Don Tomaselli, il quale
era solito venire, di tanto in tanto, alla tipografia salesiana dell'Istituto
"Gesù Adolescente".
Finalmente,
nell'estate del 1968, una sera ricevetti una telefonata personalmente da Don
Tomaselli, che mi invitava a farmi trovare pronta l'indomani mattina, perché
egli sarebbe passato con la macchina e mi avrebbe portata con lui nella chiesa
di Santa Chiara.
Lì
ho avuto modo di conoscere tante persone devote che lo aspettavano, anche per
gli esorcismi. Prima di tutto celebrò la Santa Messa e, con stupore di tutti,
prese le particole per celebrare e, al momento della Santa Comunione, senza che
le avesse contate... furono tante quante noi (circa 30 persone). Prima che
incominciasse gli esorcismi, cercai di salutarlo... dicendo che avevo una
famiglia numerosa e non potevo più trattenermi. Lui prima mi volle dare una
particolare benedizione ed io, inginocchiandomi, la accolsi con tanta gioia,
mentre egli mi appoggiava sul capo il Crocifisso che portava al collo. Mi disse
che alla sua prossima venuta mi voleva come aiuto per mettere su la Crociata
Eucaristica delle Piccole Ostie... Io frequentavo, fin dal 1960, la Parrocchia
del Sacro Cuore alla Noce. Era allora parroco la buon'anima di P. Giuseppe
Fiasconaro; allora vivevo l'Azione Cattolica come presidente delle donne e
come socia dell'associazione "San Vincenzo" per l'assistenza ai
poveri. Poi diventò parroco padre Antonio Fiasconaro, cugino del primo, con il
quale si iniziò la Crociata Eucaristica, con tanta gioia e tante Piccole Ostie.
Ogni primo giovedì di mese S. Messa Riparatrice e un'ora di adorazione.
Ogni
tanto Don Tomaselli veniva e ci si riuniva con tanta gente nel salone della
Parrocchia del Sacro Cuore alla Noce, sia per aiutare gli ammalati, distribuendo
Crocifissetti benedetti, sia per testimoniare quello che Gesù operava
attraverso la lettura della buona stampa. Si arrivò al punto che la venuta di
Don Tomaselli era attesa con grande interesse da una grande assemblea di
persone.
Durante
il mio apostolato della buona stampa ho avuto modo di conoscere il magistrato
Salemi, allora un massone al cento per cento. Gli ho offerto il libro che
raccoglie di Don Tomaselli i miracoli eucaristici intitolato: L'Ostia
Consacrata. Dopo poco tempo il detto magistrato venne a cercarmi per dirmi che
voleva conoscere Don Tomaselli...
Nel
seguente incontro partecipò alla riunione nel salone della Noce. A un certo
punto il suddetto giudice prende una sedia, vi sale sopra e, alzando la mano con
il libro "L'Ostia Consacrata", incomincia a gridare in pubblico: - Io
ero un massone! Leggendo questo prezioso libro mi sono convertito a Gesù, ed
ora sono felice -. Non so descrivere quello che mi è successo... so solamente
che da un po' di anni è morto e ha fatto la morte di un santo. Di queste
conversioni ne avvenivano continuamente.
Devo
aggiungere che, dopo la conversione, il giudice Salemi intraprese varie
iniziative giuridiche contro la pornografia e l'indecenza della moda. Ne
parlavano tutti i giornali d'Italia.
Posso
anche dare fede di un'altra testimonianza strepitosa. Un'ammalata moribonda si
trovava in ospedale in coma, per grave malattia al cuore. Un giorno venne a
trovarmi la moglie dell'avv. Celauro che faceva parte delle Piccole Ostie. Mi
pregò di andare con lei all'ospedale per portare a quell'ammalata uno dei
Crocifissini benedetti da don Tomaselli che tenevo in deposito. Quando
arrivammo all'ospedale, presi con fede il Crocifissetto e lo posai sul cuore
della sofferente. Da tre giorni non prendeva più nemmeno l'acqua: era in coma!
Silenziosamente abbiamo pregato. Dopo circa un quarto d'ora l'ammalata apre
gli occhi e chiede acqua... Tutti erano commossi. A poco a poco si notò un
miracoloso miglioramento e noi ritornammo a casa fiduciosi.
Dopo
un po' di tempo la stessa donna ha telefonato che voleva essere avvertita quando
veniva Don Tomaselli per la consueta riunione.
Quando
vi fu la riunione, la miracolata salì sulla sedia come aveva fatto il
magistrato e, gridando di gioia, attestò il grande miracolo...
Altra
testimonianza: la mamma di una cugina di mio marito, la signora Palumbo, una
donna anziana, stava male alla gola. l medici avevano dichiarato che si trattava
di un tumore alla faringe. Appena fu possibile portammo a casa di lei
personalmente Don Tomaselli, il quale poggiò il Crocifissetto in bocca alla
vecchietta e questa, nel giro di pochi giorni, guarì. Il medico ha confermato
che il tumore non esisteva più.
Altro
fatto clamoroso. Una donna, madre, credo, di cinque figli, si trovava
all'ospedale con una forma gravissima di broncopolmonite. Poiché ormai stava
per morire, i medici consigliarono i familiari di portarsela a casa per non
farla morire in ospedale. Una delle figlie venne da me disperata e in lacrime
per chiedermi se potessi aiutarla facendo venire Don Tomaselli. Ma questi era a
Messina. Le diedi un po' di bambagia benedetta da Don Tomaselli e le suggerii di
metterla sul petto dell'ammalata. La madre stessa l'indomani tornò coi suoi
piedi all'ospedale per farsi controllare dai medici e questi, allibiti,
constatarono che era totalmente guarita...
Di
fatti come questi, in 30 anni che sono stata
collaboratrice
di Don Tomaselli, ne sono successi tantissimi; solo che in passato non mi sono
preoccupata di prenderne nota, registrando nomi ed indirizzi.
Sono
sicura che se si raccolgono testimonianze anche con l'aiuto della stampa e con
la collaborazione di parroci e di gruppi religiosi, se ne raccoglieranno
moltissime, e non soltanto in Sicilia.
lo
personalmente, trovandomi a Firenze verso il 1979, presso quel gruppo di Piccole
Ostie, sentii che testimoniavano parecchie grazie.
Da
parte mia, con sicura riconoscenza, posso dire che per 30 anni mi sono prodigata
con fede, anche se da parecchio tempo ho trasferito il mio lavoro di apostolato
stampa al carissimo prof. Luigi Ricotta e famiglia che con sincero amore
continuano il loro lavoro.
Sono
certa che, se saranno collaborati, anche dagli stessi Padre Salesiani, la gloria
di Dio farà brillare quello che deve brillare.
Ho
cercato di esprimermi nel miglior modo possibile per inviare a chi di
competenza la mia sincera testimonianza. -
Palermo,
7 luglio 1990.
Alla
fine di agosto del 1988 si manifestarono in Don Tomaselli sintomi di malessere
localizzati allo stomaco.
Ricoverato
alla fine di settembre nella clinica S. Camillo, curato amorevolmente dai medici
e dalle Suore, rientrava in comunità nei primi giorni di novembre con una
preoccupante diagnosi: cirrosi epatica.
Il
30 dicembre fu ricoverato di nuovo per l'aggravarsi della malattia e per il
pressante invito dei medici curanti, nel reparto geriatrico del Policlinico
Universitario, dove fu sottoposto a trasfusioni di sangue e a terapie che non
erano possibile eseguire fuori di un centro medico altamente specializzato.
Curato
e seguito con grande attenzione dal Prof. Mauro Nicita, dopo poco più di un
mese di degenza, trascorsa fra gli inevitabili disagi della corsia comune,
rientrò nella nostra casa nettamente migliorato.
In
ospedale sofferente tra sofferenti, lasciò viva impressione per il modo
cristiano e sacerdotale di sopportare il dolore in unione sprituale con Cristo
Crocifisso.
Dopo
qualche tempo vediamo con meraviglia e gioia il nostro Don Tomaselli alzarsi dal
letto, passeggiare nei corridoi, scendere per ben due volte in Direzione,
arrivare a piedi nella libreria, cominciare a dettare un nuovo libretto col
titolo: - Gesù Misericordioso -.
Nei
primi di maggio si nota un crollo fisico improvviso che lo porta alla morte.
Si
spense serenamente invocando la misericordia di Dio.
In
questi nove mesi di malattia fin che fu all'ospedale ricevette la santa
Comunione e l'Olio degli infermi con grande fervore e raccoglimento. Quando era
nell'Istituto invece un confratello celebrava la S. Messa nella sua stanzetta.
Fin che gli fu possibile concelebrò, quando non lo potè più fare, riceveva
devotamente la S. Comunione.
Don
Tomaselli non era un malato esigente che pensava solo a se stesso, chiuso nella
sua sofferenza, ma ha continuato ad essere apostolo, invitando alla preghiera
quanti lo cercavano e, visitandolo, gli chiedevano la santa benedizione.
Il
bene genera il bene, nella sua malattia il nostro Don Tomaselli, oltre che da
infermieri specializzati, è stato assistito con fede, abnegazione e amore
filiale volivano, ma vivificavano; nei momenti di sofferenza acuta ripeteva
giaculatorie a Gesù e alla Vergine Santa.
Non
appena si diffuse la notizia del trapasso, nonostante lo sciopero dei mezzi
pubblici e della stampa, un gran numero di persone accorse a pregare e a
piangere presso la salma composta nella chiesa dell'Istituto.
Il
pio pellegrinaggio si prolungò per tutta la giornata ininterrottamente.
Le
esequie celebrate nella chiesa dell'Istituto il giorno 10 maggio sono state
l'esaltazione evangelica dell'uomo umile e buono che è passato nella nostra
comunità cristiana in santità di vita, beneficando anime e corpi.
Oltre
sessanta sacerdoti concelebrarono la liturgia, presieduta dall'Arcivescovo S.
E. mons. Ignazio Cannavò, che espresse la gratitudine per il lavoro svolto da
Don Tomaselli nelle Chiese locali e ultimamente nella diocesi messinese.
Una
folla commossa di persone accompagnò la salma al cimitero, che poi fu tumulata
nella monumentale cappella salesiana, dove è meta di visite e pellegrinaggi
devoti.
Si
legge nel Vangelo che Gesù dice ad un giovane: "Se vuoi essere perfetto,
va', vendi quello che hai, dallo ai poveri e seguimi"
D.
Tomaselli sentì per sé queste parole divine, lasciò tutto, seguì Gesù e,
facendosi religioso salesiano, si sforzò di tendere alla perfezione cristiana
e religiosa con l'esercizio di ogni virtù, tanto che molta gente lo considerava
un santo.
Un
anno si recò a Gambarie sull'Aspromonte in un soggiorno salesiano per scrivere
un libretto che gli urgeva nell'anima. Trovandosi in montagna, dove pensava che
non fosse conosciuto, credeva di potere attendere in piena tranquillità alla
sua opera. Invece si sparse la notizia della sua presenza tra i villeggianti e
fu un accorrere di gente. Dicevano: "Vogliamo conoscere il monaco
santo".
La
stesura del libretto fu rimandata, ma con quella buona gente, lui, al solito,
non perdette ma occupò bene il tempo.
Se
chi mira alla perfezione si sforza di esercitare tutte le virtù, ci sono sempre
alcune virtù che si evidenziano di più secondo le peculiari attitudini e
scelte personali.
In
un semplice profilo biografico non è possibile dire tutto sulla vita di D.
Tomaselli, vita semplice, ma spiritualmente ricca.
Non
possiamo però fare a meno di dare un certo rilievo ad alcune virtù
caratterizzanti. "La purezza, soleva dire, è il campo di battaglia di
tutti". Ed è una risonanza di D. Bosco. Per la conquista di queste virtù
portò, per lungo tempo, il cilicio. La purezza la manifestava subito anche
nel portamento mite e delicato, in quel camminare con gli occhi bassi, proprio
quegli occhi da cui trapelava vivacità e intelligenza, che egli costringeva
all'umiltà e alla mortificazione per salvaguardare la sua purezza. Il suo
modello erano Gesù, Maria Vergine, S. Giuseppe e D. Bosco.
Al
suo patrono dedicò un libretto "La Verginità di S. Giuseppe".
Nell'introduzione si legge: "Dio è purissimo spirito, la sua infinita
Maestà, circondata dalla corte celeste di puri spiriti, come poteva vivere
nella casa di Nazareth non gustando i bagliori che emanavano i corpi verginali
di Maria e di Giuseppe?"
Si
domandava: "Come può essere efficace un sacerdote nel suo apostolato se
non emana il profumo della verginità e della purezza?"
Per
questa sua purezza si spiega anche l'attrazione che esercitava tra la gente che
sempre accorreva a lui dovunque si trovasse.
La
sua povertà era esemplare. Non comprava quasi niente per sé. Portava quasi
sempre vestiario che gli veniva regalato e spesso roba già usata e smessa dagli
altri.
A
questa personale povertà corrispondeva la sua carità silenziosa verso i poveri
che si avvicinavano a lui.
Tutto
perfetto allora? Nessuno parlava male di lui? Come pretenderlo, se lo stesso Gesù
è stato segno di contraddizione e ancora viene insipientemente bestemmiato?
"Come hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi", disse Gesù
che era la perfezione in persona.
Don
Tomaselli aveva Gesù come ideale, aveva però i suoi limiti che per alcuni
potrebbero essere anche difetti. Non c'era verso per esempio di fargli capire di
essere pulito. Tutto assorto nello spirituale, ma con i piedi sempre a terra,
trascurava la pulizia personale.
Era
consapevole che non a tutti era gradito il suo creduto miracolismo. Non ne
faceva una malattia, D. Bosco aveva sofferto cose peggiori e così tanti santi,
pensava.
Per
i malevoli non gli ho sentito dire mai parole di amarezza o di critica.
Ingoiava, sopportava in silenzio, offriva a Dio e pregava per coloro che lo
facevano soffrire.
Nel
1988 celebrò il suo 60mo di sacerdozio. È un avvenimento raro, eccezionale e
di solito si festeggia solennemente. Lui lo visse nel nascondimento e quasi nel
silenzio. Chiedeva solo preghiere e specialmente sante Messe da celebrare perché
il Signore avesse pietà di lui.
Nel
ricordino-immagine del suo 60°, che non a caso porta 1'effige di Cristo
incoronato di spine, nel retro in alto si trovano scritte queste parole: 'Pietà
di me, Signore nella tua gande misericordia".
Riconosceva
quindi i suoi limiti umani e chiedeva perdono al Signore.
Nel
suo diario afferma che era travagliato dal fomite della concupiscenza, dalla
superbia, dall'orgoglio e dalla compiacenza per le sue doti non comuni.
Si
confessava frequentemente per avere l'assoluzione sacramentale, anche se, come
abbiamo detto, dichiara nel suo diario che solo i tre giorni prima del battesimo
non era stato in amicizia con Dio.
Era
riconoscente al Signore dei doni ricevuti. Scrive nel suo diario: - Ho ricevuto
in abbondanza da Dio grazie non solo ordinarie, ma specialmente straordinarie
-, ma aggiunge subito umilmente: - Questo pensiero delle grazie di predilezione
mi riempie di timore, perché "molto sarà chiesto a chi molto è stato
dato"...
Ed
è parola del Vangelo.
Che
conto teneva delle critiche? Il suo comportamento a questo riguardo lo
possiamo ricavare da un suo messaggio a fra Pompilio.
Un
giovane frate della parrocchia di S. Francesco d'Assisi in Campi Salentina
(Lecce), venerato per le sue virtù e per le credute stimmate, trovava spesso
incomprensione e contrasti. Scoraggiato si sfogava con D. Tomaselli più esperto
di queste cose.
D.
Tomaselli per lui scrive questo messaggio: - Fra Pompilio,
ti
bacio la mano, perché hai ricevuto un dono, e Dio santissimo te l'ha dato per
proteggere e aiutare i malati, nel corpo e nello spirito. Sii molto accorto,
perché tu hai dei nemici e devi perciò stare molto attento a non dire tante
cose, né tue personali, né di Armanda, né di altri carismatici.
Sappi
scegliere le persone!
A
chi crede ai carismi, parla! A chi non crede, non dire nulla, sta zitto, perché
questi possono fare del male.
Oggi
non c'è più tempo per convincere tante persone. Parla a quelli che hanno il
cuore aperto a queste cose! Coloro che chiudono, lasciali stare! Ci penserà la
grazia di Dio. Prega per loro!
Oggi
molti si credono deputati a giudicare gli strumenti di Dio, come se fossero
oggetti: - questo è bello, quello è brutto; quello fa bene, quello fa male-.
Ma non sapete, che sono persone consacrate a Dio, e chi è sacro, non va toccato
se non da chi ha l'autorità per farlo e ha le mani pulite? E questo lo potete
dire con semplicità e gioia: Dio protegge i suoi strumenti e vuole che siano
incontaminati, che siano forti, giusti e non siano ostacolati nel loro cammino
da chi cerca solo la gloria terrena, umana, l'affermazione di se stesso ed è
pieno di superbia!
Fratelli
cari, è venuta l'ora di dire: chi ha fede, creda e prenda le dovute decisioni,
perché Gesù verrà e metterà a posto le cose su questa terra.
Abbiate
pazienza gli uni gli altri; non lasciatevi andare a troppe considerazioni su
quelli che sbagliano! No, no! Non li giudicate per niente, non ne parlate! E
dite con sincerità di cuore: noi abbiamo in animo di servire Dio e Lui solo, e
non c'importa niente di tutto il resto. Dite tutto quello che volete! Gesù è
al centro del nostro cuore, Lui serviremo, Lui ameremo, Lui glorificheremo!
Questa
è la vita dei santi, che non guardano a destra e a sinistra, non giudicano
nessuno e vanno avanti, fieri, santamente alteri di essere figli di Dio; perché
chi si sente figlio di Dio in fondo al cuore è sempre felice e forte, e dice:
"Gesù Cristo Dio, Salvatore del mondo, mi aiuterà, mi salverà, mi
innalzerà e mi condurrà nella via luminosa che conduce alla santità e alla
vita dei cieli"...
La
pace, la grazia e la benedizione di Dio discenda su di voi attraverso l'umile
Giuseppe
Tomaselli
Questo
scritto Don Tomaselli l'ha chiamato messaggio. La parola ha una certa solennità.
Valeva la pena sprecarla? Don Tomaselli non era il tipo di fare sprechi né di
parole, né di stile, né di altro. E allora vediamo di capire le ragioni.
Nella
prima parte usa il tu e si riferisce al caso Pompilio che poteva essere, e lui
lo sentiva, il caso suo: - Prudenza, prudenza nel parlare di doni carismatici,
si può essere incompresi, o peggio fraintesi! -
Don
Tomaselli fu prudente?
La
botte necessariamente dà il vino che ha, qualche cosa è trapelata e si può
desumere da un suo scritto, "Sacerdote, leggi!", anche se presentato
al pubblico in incognito. Soprattutto si può desumere dalle testimonianze di
tante persone che lo sentivano parlare.
Nella
seconda parte del suo messaggio il discorso si allarga in un tono più solenne:
"Fratelli cari, è venuta l'ora di dire" ecc.
Sono
parole insolite in Don Tomaselli che rivelano il servo innamorato di Dio che
vuole fare innamorare gli altri.
Scrivendo
precedentemente dei rapporti di Don Tomaselli con padre Pio lo abbiamo visto
come allievo di fronte al maestro. Ora i rapporti si sono invertiti: Don
Tomaselli maestro si rivolge a fra Pompilio allievo. Sembra una scuola fra
carismatici.
Don
Tomaselli ci lasciò un manoscritto inedito, un quaderno, su cui egli ha scritto
il suo diario spirituale e non l'ha scritto per vana compiacenza; ma "per
non disubbidire ad istanze autorevoli".
Si
ricava con evidenza la sua spiritualità che ha le sue radici nella spiritualità
cristiana e salesiana: "Lo spirito salesiano trova il suo modello e la sua
sorgente nel Cuore di Cristo" "suo centro e sua sintesi è la carità
apostolica" "Predicare, guarire, salvare sotto l'urgenza del Regno
che viene".
Sono
espressioni queste tratte dalle Costituzioni Salesiane che esprimono con
linguaggio nuovo il motto scritturale e programmatico di Don Bosco: "Da
mihi animas caetera tolle" Dammi le anime, prenditi il resto.
Nell'introduzione
al volumetto: "Guida spirituale" scrive:
-
Prima di dare la scalata ad una montagna, si devono misurare le proprie forze,
non caricarsi di pesi inutili ed avere una buona guida.
-
La perfezione cristiana è un'alta montagna da salire. Tutti siamo stati creati
per raggiungere il paradiso.
"Siate
perfetti, dice Gesù Cristo, come è perfetto il Padre vostro che è nei cieli
(Mt. 5,18).
Queste
parole divine non sono rivolte solo ai sacerdoti, ai frati, alle suore, ma a
tuttti coloro che sono battezzati.
-
Ma è possibile conseguire la perfezione cristiana, cioè vivere intensamente
la vita spirituale? Certo, perché il Signore non comanda l'impossibile e non
invita a cose assurde, poiché dice: "Siate perfetti", è sua volontà
che ognuno si sforzi di conseguire la perfezione secondo i talenti ricevuti e
secondo lo stato di vita che ha abbracciato.
-
Chi dicesse: non posso attendere alla vita spirituale, perché devo
guadagnarmi il pane, perché sono nel matrimonio, perché desidero accasarmi,
perché ho poca istruzione, chi dicesse così sarebbe in errore.
La
perfezione spirituale non ha limiti, ogni anima raggiunge quel grado che vuole,
secondo la misura della Grazia di Dio e proporzionata al grado di buona volontà
che ci mette.
L'unico
impedimento alla vita spirituale è la pigrizia e la cattiva volontà. Ed
allora è il caso di dire: "Signore liberaci dalla cattiva volontà"-.
Scrive
ancora: - Quante vanità, quante impazienze, quanto tempo sprecato! Lavoravo sì
ma non c'era in tutto la retta intenzione. La retta intenzione è il mio
proposito di ogni giorno, di ogni anno negli esercizi spirituali.
-
Posso affermare che da che mi sono ripreso nello spirito, sono stato più
attento per evitare venialità e imperfezioni -
Sono
brani del suo diario, messi a commento della sua svolta spirituale, che ci
indica quanto ormai sentiva la necessità e la tensione spirituale verso la
purificazione e la santità.
Don
Tomaselli visse i suoi 61 anni di sacerdozio in unione a Cristo. Aveva un
altissimo concetto di questo dono del Signore. Lo possiamo vedere da ciò che
scrive nella copertina del volumetto intitolato: "Sacerdote, leggi!"
Traccia un profilo del sacerdote come lui cercava di viverlo e di farlo vivere.
Tra l'altro scrive:
-
Ciò che potrebbe disgustare ed amareggiare Gesù è il vivere di quei sacerdoti
che hanno il culto della modernità di oggi, condividendo le vedute del mondo,
mentre dovrebbero vivere morti al mondo librandosi in alto senza imbrattarsi,
per potere diffondere la luce.
Il
sacerdote austero di condotta, formato ai pascoli della vera vita va incontro
alle anime. Deve tenere punti fermi e assodati nell'immutabilità della legge
del Vangelo che dice: "Non si possono servire due padroni".
-
Il tempo attuale semina zizzania d'ignominia. Il prete dovrebbe rimanere immune
da tale contagio e coltivare il suo genere di vita di vera donazione, come lo
furono i discepoli di Cristo. Nel sacerdote si dovrebbe sentire la fragranza
della sua sacra unzione.
-
Il ministro del Signore deve essere dedito alla preghiera ed evitare l'operosità
convulsa. Il sacerdote di Dio deve essere amante della vita interiore compendiata
nell'Eucaristia, deve trasmettere alle anime la vita divina, per farle giungere
ad una vera spiritualità -.
Così
Don Tomaselli sentiva il carattere e l'impegno sacerdotale, così lo visse per
61 anni.
L'interrogativo
è d'obbligo.
Il
Cristianesimo crede nel soprannaturale ed è persuaso che questa realtà si
possa manifestare in molteplici modi. Tutta la Bibbia ne è piena. Sin dai
primi tempi della sua esistenza la Chiesa si è preoccupata di sottoporre ad
accurato esame quanto si presenta come soprannaturale.
Per
evitare qualsiasi equivoco è meglio parlare di manifestazioni straordinarie,
comprendendo in questa voce apparizioni, visioni, bilocazioni, messaggi,
profezie, guarigioni insperate e altri fenomeni che sembrano andare al di là di
fatti naturali, ma che qualcuno potrebbe a volte spiegare come fenomeni di
parapsicologia.
L'approvazione
anche ecclesiastica di un fatto straordinario come le apparizioni di Lourdes e
di Fatima, non obbliga il cristiano ad un atto di fede come di fronte ad un
dogma.
Don
Tomaselli nei suoi libretti parla di fenomeni straordinari che possano
riguardarlo anche direttamente. Che credibilità può avere? Non c'è dubbio che
fosse in buona fede e soggettivamente si comportasse spesso come se si sentisse
oggetto di fatti straordinari. Su tutto oggettivamente è difficile per ora dare
un giudizio.
La
gente devota ci credeva e ci crede ancora, altri meno. Il tempo potrà chiarire
o spazzare tutto. E noi lasciamo "ai posteri l'ardua sentenza" e se
riferiamo alcuni fatti dichiariamo di volere dare una fede puramente umana
quale merita qualsiasi avvenimento, in attesa di giudizi più autorevoli.
C'è
il pericolo di suggestione e di superstizione? Certo! Ma la suggestione può
durare per tutta la vita in una persona sana? E la superstizione? Di questo
pericolo Don Tomaselli era consapevole, ma cercò sempre di combatterlo con le
parole e con gli scritti. Un suo libretto è appunto intitolato "Le superstizioni"
e ne tratta adeguatamente.
Nell'introduzione
scrive: - Una piaga popolare e religiosa è la superstizione. Più si è
ignorante e più si tende alla superstizione -.
-
Poichè nell'esercizio del ministero mi sono imbattuto in molti casi tipici e
curiosi, credo riportarli in questo scritto, affinché si comprenda la vacuità
delle superstizioni e si sappiano giudicare certi fatti che sono stimati
strabilianti -.
Anche
qui l'interrogativo è d'obbligo.
Don
Tomaselli in età matura, dunque non era cosa innata, scoprì che possedeva un
"fluido particolare". "Come lo scoprì? "gli chiesi una
volta. "Dando la benedizione e stendendo le mani su certe persone, queste
dicevano che sentivano un certo calore particolare che recava sollievo ai
dolori e, a volte, guariva certe malattie."
"E
perché, insistetti, lo chiama mistico? Non può essere un fenomeno naturale
come capita a certi guaritori o pranoterapisti?"
"No,
mi risponde, i pranoterapeuti per emettere il loro fluido naturale fanno fatica,
emettono energia vitale, come dice la parola, io invece non faccio nessuna
fatica, le mie mani restano fredde, emanano calore che, a volte, in base alla
fede, anche a distanza, pocura sollievo e guarigione ai sofferenti".
Il
fatto sta che molti andavano da lui e ne ricevevano benefici fisici e
spirituali.
Benediceva
anche crocifissetti di metallo, cotone idrofilo e anche fazzoletti e indumenti
personali.
La
gente accorreva a lui anche per queste cose. Sono molte le persone, alcune anche
con una certa diffidenza, che si presentavano a lui e assicurano di avere
ricevuto grazie e anche guarigioni straordinarie. Forse avevano predisposizioni
particolari?
Le
testimonianze sono moltissime e anche documentate, ne presentiamo alcune.
L'imbarazzo è nella scelta.
La
dottoressa Elisa Zanolari residente a S. Gallo (Svizzera) tra l'altro scrive:
-
Don Tomaselli, che ho conosciuto per ben 18 anni, è stato mia guida spirituale.
Un suo libretto è stato dettato da Gesù. Il demonio bruciò un altro suo
libretto.
-
Che cosa era il centro, la base, la luce della sua vita spirituale e del suo
apostolato? L'amore per Maria e per Gesù nel santo Sacramento.
-
Io ho conosciuto molte personalità nella mia vita, ma non ho mai conosciuto
nessuna persona umile come lui. Padre Tomaselli fu un grande esorcista. Nel
libretto: "Angeli ribelli" egli scrisse: "La prima volta che ho
fatto un esorcismo, si trattava di una bambina di nove anni figlia di un
calzolaio. Essa era buona e pia, e per questa ragione, Lucifero voleva farla
soffrire. Dopo molte preghiere e benedizioni la bambina fu liberata.
Don
Tomaselli fu un grande guaritore. Un giorno mi scrisse un tedesco, pregandomi di
spedirgli un crocifissino benedetto da Padre Tomaselli. Appena l'ebbe ricevuto,
mi rispose con tre frasi: "Ho vent'anni, ho ricevuto il crocifisso. Da
quando l'ho ricevuto ho cambiato strada".
-
Il Crocifisso l'aveva convertito.
-
Una signora tedesca, proprietaria in Germania di una grande libreria, aveva
ricevuto da me dei crocifissi benedetti da Padre Tomaselli. Essa ne regalò
uno ad una signora malata di cancro. Appena se lo mise addosso, fu guarita e i
professori dell'Università di Túbingen constatarono che il cancro era sparito.
Ho
sempre avuto grande fiducia nella preghiera di Padre Tomaselli. Gli scrissi
pregandolo di pregare per il figlio di una mia conoscente che da un anno era
ammalato di nervi. Dopo poco tempo egli fu dimesso dal manicomio.
Quanti
fatti potrei citare in favore di questi crocifissini che fanno
"miracoli" -.
La
dottoressa accenna ad un libretto bruciato dal demonio ed ad un altro che gli
era stato dettato da Gesù.
Don
Tomaselli ha fatto vedere ad altri il primo libretto. L'ho visto anch'io
bruciacchiato e quasi illegibile. Per l'altro gli ho chiesto diffidente:
"Ma proprio Gesù l'ha dettato?" "Osservi lo stile, mi
rispose". Ho letto il libretto ristampato. Effettivamente quello non era lo
stile di Don Tomaselli.
La
dettatura di Gesù non penso che sia da intendere letteralmente; è probabile,
secondo me, che Don Tomaselli si sia sentito interiormente ispirato da Gesù.
Quanto
è facile però ingannarsi in queste cose anche da persone rette e credute
sante!
In
quanto ai crocifissini e al loro fluido mistico raccomandava sempre: - Perché
apportino frutti ottimi bisogna:
1)
Essere in grazia di Dio e promettere di avvicinarsi con la santa confessione.
2)
Fare la Comunione.
3)
Abituarsi alla recita quotidiana del santo Rosario.
4)
Recitare ogni giorno cinque Pater alle cinque piaghe di Gesù -
Così
troviamo scritto in un foelietto da lui stampato.
Altra
testimonianza:
-
Io sottoscritta Angela Barbera Rini, domiciliata e nata a S. Margherita Belice
il 26 - 10 - 1913, nelle mie piene facoltà mentali d'intendere e di volere,
dichiaro quanto segue:
-
Ho conosciuto Don Giuseppe Tomaselli nell'anno 1963.
Per
sua intercessione ho ricevuto da Dio tanti favori e grazie, ne elenco solo tre.
-
Il
primo è un episodio molto interessante, ma troppo lungo per trascriverlo qui.
Si tratta di: - Un acutissimo profumo, era un miscuglio di gelsomino, rose e
tuberose. Simile a quello che emana Padre Pio che la signora prima sentì da un
oggetto di Don Tomaselli che era lontano e poi lo costatò lui presente -.
Don
Tomaselli trascurato com'era per la sua pulizia personale a tutt'altro pensava
che a mettersi addosso profumi di sorta. Incuriosito da questa testimonianza
ho voluto interrogare i suoi collaboratori che da molti anni hanno lavorato con
lui in libreria.
Sia
il Dottor Cavallaro, sia la signorina Caterina, mi hanno confermato il fenomeno
di questo profumo che a volte, sia loro, sia altre persone, sentivano anche
quando Don Tomaselli era lontano.
Il
secondo favore:
-
Soffro di varice alle gambe in modo spaventoso. Adesso porto le calze
elastiche di fabbricazione tedesca. Un giorno sono stata tormentata da un
forte dolore alla gamba, era avvenuta la fuoriuscita di un nodulo nero della
grossezza d'una piccola noce. Sono stata costretta a stare a letto due mesi,
perché poteva aprirsi la vena e diventare ulcerosa senza più rimedio di
guarire. Sapevo per esperienza avuta che Don Tomaselli aveva avuto in dono il
"fluido mistico" e quando Nostro Signore lo permetteva, dove poggiava
le mani, avveniva la guarigione. Saputo che si trovava a Palermo, volli andare
da lui.
Con
molta fede lo pregai di poggiare la sua mano sopra la vena, con grande umiltà
mi accontentò e, dopo avere pronunziate alcune preghiere, mi augurò la
guarigione. Tornata a casa il nodulo era scomparso. Sono passati 15 anni e da
allora fino ad oggi non si vede nessun segno. -
Il
terzo favore
-
Il giorno 9 maggio di quest'anno 1989 con grande dolore appresi la notizia della
morte del caro Don Tomaselli, ho pianto tanto... Otto giorni dopo mia figlia
Flora Rini in Misuraca fu costretta a sottoporsi ad una visita ginecologica.
Il nostro dolore fu grande nel sentire dal professore che doveva operarsi
subito, perché vi era un fibroma uterino.
Giorno
20 maggio mia figlia era già in sala operatoria all'ospedale "Aiuto
materno di Palermo" sotto i ferri del professore De Grigoli. Conoscendo la
santità del padre, mi sono rivolta a lui e con la fede che sposta le montagne
pregavo Gesù che permettesse a Don Tomaselli d'essere lui il primario e operare
con la sua mano benedetta. Ho promesso la pubblicazione della grazia. Non ho
smesso un attimo di pregare.
In
tutta verità, posso anche giurarlo, con gli occhi dello spirito vedevo il padre
vestito di nero fra i dottori attorno a mia figlia.
Due
ore dopo lo vedevo uscire dalla parte destra della sala. Fu allora che dissi a
mio genero le testuali parole: "Salvatore hanno finito". Questi mi
guardava sbigottito, ma dopo pochi minuti costatò la verità. Mia figlia era
stata portata in camera. Tutto è riuscito bene con meraviglia di tutti i
medici. Mi auguro che nostro Signore lo annoveri tra i beati e al più presto lo
elevi agli onori degli altari -.
Dal
Belgio in data 30 - 3 - 1990 arava questa lettera dal sig. Mario Zappetti.
Rue
S. Hubert n. 39 Neuville - Cari Padri Salesiani,
Finalmente
dopo tanto tempo vi rispondo con lettera di ringraziamento per avere ricevuto
tempo fa le croci e il libro di Don Tomaselli. Queste croci me le aveva date un
padre cappuccino, che predicava sempre in nome di Dio... Grazie a queste croci
sono avvenute tante cose straordinarie a chi sono state donate, guarigioni sia
dell'anima e sia al corpo, insomma io dico di miracoli!... Vi supplico in nome
di Dio: mandatemi ancora le croci e vedrete che la Madonna vi sarà sempre
vicina, anche la buon'anima di Don Tomaselli sarà sempre su di voi -.
La
signora Donatella Colella di Brindisi in data 12 - 1 - 1990 scriveva che aveva
ricevuto grazie straordinarie da Don Tomaselli.
In
data 20 - 1 - 1990 le si chiedevano elementi più precisi e in data 31-1-1990
rispondeva con una lunga lettera in cui narra le sue sofferenze di cuore. In una
crisi cardiaca invocò Don Tomaselli e fu guarita "in un minuto"; poi
continua:
-
Carissimi, avrei tanto da raccontarvi su Don Tomaselli. Anche il cotone che mi
ha dato mi diede dei segni. Ad esempio, ad una ragazza di 13 anni con un forte
mal di testa e febbre alta, il cotone benedetto fu miracoloso: mentre pregavo
Don Tomaselli, la ragazza si addormentò e il mal di testa le cessò.
-
Mio marito, altro esempio, costretto a lavorare tra la polvere di ferro soffre
di allergia agli occhi che gli procura molto spesso notti insonni, con gonfiore
agli occhi e forti bruciori. Una notte mi ha chiamato perché non riusciva a
dormire per il dolore, cercai di preocurargli del sollievo con Imidazil,
collirio, ma ciò sembrò insufficiente. Fu così che gli posi su gli occhi il
cotone di Don Tomaselli e lui si addormentò. Grazie di cuore per ogni cosa.
In
fede Donatella Colella -
Come
si desume dalle date i fatti risalgono a tempi posteriori alla morte di Don
Tomaselli.
Ecco
cosa scrive una suora:
-
Soffrivo molti dolori ai piedi per artrosi, avevo le dita deformate.
Dopo
la morte di Don Tomaselli mi consigliavano di rivorgermi a lui, io ero
diffidente, però, mentre leggevo la sua Lettera mortuaria, guardavo la foto e
dicevo a lui: "Se siete santo aiutatemi a fare scomparire questi dolori
per poter meglio lavorare. Mentre mi avviavo in chiesa sentii dai piedi alle
ginocchia un formicolio straordinario, volevo chiedere aiuto alla direttrice, ma
il dolore cessò. Raggiunta la camera mi sentii sollevata e, baciata la foto,
continuai a leggere la lettera e invocavo Don Tomaselli ringraziandolo.
Posso
affermare che da quel momento mi sono sentita migliorata e questo miglioramento
continua ancora.
Suor
Michelina Bonomo
Tra
le testimonianze mi pare conveniente dare un giusto rilievo a quelle dei
collaboratori stabili di Don Tomaselli:
Il
dottore Gioacchino Cavallaro e la ragioniera signorina Caterina Torcasio, sono
stati per molti anni fianco a fianco con Don Tomaselli condividendo disinteressatamente
le fatiche a volte stressanti dell'apostolato.
Alla
signorina Caterina ho presentato alcune domande specifiche a cui gentilmente ha
così risposto:
-
Signorina Caterina, le costa personalmente di guarigioni straordinarie operate
da Don Tomaselli? - Sì, in tutti questi anni ho potuto constatare personalmente
molte guarigioni straordinarie operate da Don Tomaselli, sia su persone, sia su
di me stessa. Ricordo che in tante conferenze che lui teneva, tanti soffrivano
di tumori, altri di cuore, molti di esaurimento, sciatica e altre malattie. Dopo
un periodo di tempo molti ritornavano nella nostra sede per portare un buon
esito di guarigione ottenuta. Egli a tutti confermava che il merito era di Gesù
e della Madonnina.
-
Si dice che anche a distanza si sentisse un profumo speciale dovuto a Don
Tomaselli, lei ne è a conoscenza?
-
Sì, il profumo mistico di Don Tomaselli è stata una grazia del Signore nel
corso degli anni. Molti di noi lo abbiamo sentito durante la conferenza del
venerdì, nella santa messa da lui celebrata, in occasione del suo onomastico
o compleanno e in alcune feste. Nella sua umiltà non confermava che era lui,
diceva che il Signore poteva permettere tutto.
-
Del fluido mistico che cosa sa?
-
Il fluido mistico, che il Signore gli aveva concesso, è un dono non per lui,
ma per gli ammalati che lo avvicinavano. Molti desideravano la guarigione fisica,
ma in realtà avevano bisogno della guarigione dell'anima.
Don
Tomaselli diceva sempre: "Quando mi presenterò al Signore non dovrò
dare conto delle guarigioni fisiche, bensì delle anime portate a Dio".
Questa frase mi ha fatto molto pensare. Molte conversioni sono avvenute, molti
si sono accostati ai Sacramenti. Tanti si rassegnavano e accettavano la
sofferenza come purificazione dei peccati. Il fluido mistico, quando lui era
lontano, si sentiva a distanza. Preciso che nella libreria pregavamo alle 12 di
ogni giorno e alla presenza di molte persone e avvertivamo il fluido mistico,
presenti io, la signorina Vento, Elena Neri, la signora Torre, il prof. Palamara
di Reggio e altri. Affermo ancora che due anni fa mia madre Materazzo Maria
era ricoverata alla clinica S. Camillo di Messina, ed io più volte al giorno,
aiutando lui nel suo lavoro, la facevo benedire a distanza.
Il
caso di mia madre era molto delicato. Assicuro che oggi a distanza di tanto
tempo sta bene e dico che ha ottenuto benefici nell'anima e nel corpo.
-
È vero che il cotone, il fazzoletto o indumenti vari davano sollievo con la sua
benedizione?
-
Sì, è vero. Tutt'oggi coloro che sono in possesso di cotone da lui benedetto,
fazzoletti o indumenti vari, ottengono a volte grande sollievo sia fisico sia
nello spirito. Sono tante le persone che lo confermano.
-
I crocifissi da lui benedetti davano anche sollievo e salute?
-
Non posso neanche contare le telefonate che mi arrivano ancora, ad un anno dalla
morte del padre. Questo piccolo crocifisso metallico continua ad operare
guarigioni e conversioni. Ha aiutato molto anche mio fratello Vincenzo. Nel
gennaio scorso ha avuto un'emorragia maculare all'occhio destro. Gli ho consigliato
di posare sull'occhio il cotone benedetto e il crocifisso.
Affermo
che in breve tempo è migliorato, lui che era incredulo sul fluido. D'allora in
poi si è avvicinato a Dio e frequenta con convinzione la chiesa e i sacramenti.
Altri non avvertono niente. È questione di fede e di volontà di Dio.
-
Cosa può dirmi della spiritualità di Don Tomaselli?
-
In tutti questi anni trascorsi accanto a lui confesso che ho visto Don
Tomaselli sacrificarsi constantemente per l'opera caritativa da lui fondata.
Anche se con febbre forte e altri disturbi, specialmente, negli ultimi anni
della sua vita, riceveva molte persone giornalmente, sacerdoti, suore e gente di
ogni specie. Trascorreva ore e ore per consigliare, confortare dando speranza e
aiutando in tutti i modi. Ricordo che anche noi non andavamo a mangiare per
accontentare tutti.
Era
d'una purezza assoluta, sono sicura che davanti a Dio non avesse alcuna macchia.
Aveva uno speciale amore per l'Eucaristia. Possono confermarlo i confratelli,
le suore, i devoti che l'hanno conosciuto.
Ricordo
che mi portava nelle varie conferenze la domenica per aiutarlo e, ritornando la
sera a ora tarda, era sfinito, non aveva la forza di salire le scale. Io pensavo
che andasse a dormire e con il dr. Cavallaro l'accompagnavamo. Il mio stupore
era che voleva essere accompagnato in cappella. Quando la trovava chiusa, si
metteva dietro la porta a pregare, esortando anche noi a pregare con lui per
molto tempo e ringraziare il Signore della giornata trascorsa.
Indossava
anche indumenti fuori uso. Non intendeva avere per sé roba nuova. E se gliela
regalavano aspettava il momento propizio per darla ai poveri.
-
Don Tomaselli si sentiva spesso disturbato dal demonio. Lei è a conoscenza di
qualcosa a questo riguardo?
-
Il caso richiede riservatezza. Ricordo che Don Tomaselli soleva fare in giorni
prestabiliti preghiere speciali su ossessi, presenti numerose persone. In queste
occasioni il demonio per bocca del paziente lo chiamava "maledetto corvo,
tu mi rubi anime". Abbiamo visto lottare con la forza di un giovane il
vecchio Don Tomaselli contro questi ossessi. A parole non si può descrivere ciò
che abbiamo visto, si deve essere presenti. In quell'occasione un uomo che era
stato ateo e non credeva a niente, si convertì, inginocchiandosi a terra e
chiedendo perdono a Dio della sua vita passata. Altre occasioni si sono
presentate anche in presenza di altri sacerdoti e confratelli che lui invitava a
pregare per questa categoria di anime.
-
Di personale ha qualche cosa da dire?
-
Sì, ho dei ricordi che desidero rimangano tali. Ringrazio Gesù e la Madonnina
che mi hanno concesso di conoscere e lavorare con un uomo di Dio.
In
questi anni trascorsi accanto a lui mi confidava in varie occasioni: Signorina
Caterina, Gesù vuole che dopo la mia morte ci sia qualcuno che s'interessi
dell"Opera". Questa persona è lei. Durante la malattia mi ripeteva
spesso: "Caterina, se vuoi che io muoia contento, ascoltami: come io ho
scritto in tanti anni questi libretti conosciuti dovunque, così ho seminato la
buona stampa, adesso tu con l'aiuto di Dio puoi diffonderli. Stai tranquilla, io
ti assisterò in modo particolare e sarò accanto a te".
Quel
giorno era l'8 maggio 1989, sapevo che era l'ultima volta che lo avrei visto
vivo, in quanto assieme al dottor Pagano, sua madre, la signora Torre e un
confratello lo avevamo preparato all'incontro finale con Gesù. Preciso: il
dottor Pagano lo ha assistito e curato giornalmente nelle ultime settimane.
Don Tomaselli prima d'andarmene mi disse: "Domani portami le scarpe da
morto".
Oggi
a distanza di un anno posso dire che ho mantenuto la promessa fatta, mandando
avanti con la grazia di Dio 1'opera da lui fondata e affermo che in quest'anno
migliaia di libri sono stati diffusi in tutto il mondo. Di tutto questo
ringrazio Dio fino alla fine dei miei giorni.
Caterina
Torcasio
Via
Quod Quaeris is. 434/33 Messina
La
stessa signorina Caterina mi raccontò il seguente fatto:
-
Il sig. Dante Scarrone, salesiano laico, tipografo che stampava i libri di Don
Tomaselli era venuto a Messina. Entrò in chiesa a pregare, Don Tomaselli lo
vide e mi disse a bassa voce: "Vedi il sig. Scarrone, sembra l'emblema
della salute, eppure potrà morire presto improvvisamente, preghiamo per lui -.
Dopo
alcuni mesi arrivò purtroppo la brutta notizia. Il sig. Scarrone morì
improvvisamente colpito da edema polmonare il 1 - 1 - 1989.
Sentiamo l'altro collaboratore di Don Tomaselli, - Io, Gioacchino Cavallaro, da tanti anni conoscevo D. Tomaselli e ho avuto l'occasione di poterlo aiutare. In questo tempo ho costatato il bene prodotto alle anime che a lui ricorrevano in ogni necessità. Ricordo che sono venuti a fargli visita tanti, dall'onorevole al brigatista rosso. Tutti sono stati accolti con pari carità.
La
figura che ne traspare è quella di un sacerdote sempre sollecito delle
necessità del prossimo. Era da tutti ben voluto per la sua dolcezza. In tante
occasioni soleva dire: attira più una goccia di miele che un barile di aceto.
Ricordo
che nella lettera di un carcerato si leggeva quanto segue: "Don
Tomaselli, se avessi letto prima i suoi libretti non mi troverei qui".
Per
questo ha regalato al professore Ricotta di Palermo dieci mila opuscoli da
distribuire ai carcerati d'Italia. Questo libretto è intitolato "Perché
credo". Don Tomaselli era basso di statura, ma grande e pronto
nell'eseguire la volontà di Dio.
Varie
volte tante persone mi raccontavano la storia della loro guarigione totale o
parziale da malattia che la scienza è impotente a curare.
Quanto
sto per esporre mi è stato raccontato dalla signora Cama che per un periodo
di tempo lo accompagnava nelle varie conferenze domenicali: una sera a tarda
ora, provenienti da Catania, la macchina guidata dalla stessa signora era
rimasta completamente senza benzina in prossimità della zona di Taormina,
sempre sull'autostrada. In quella circostanza, era di notte e di Domenica, tutti
i distributori di benzina erano chiusi.
Bisognava
prendere una decisione sul da fare, non potendo passare tutta la notte fermi in
un'auto. Don Tomaselli propose alla signora di pregare con fede le anime sante
del purgatorio. Lo fecero. Quale non fu lo stupore: la macchina riprese a
viaggiare verso Messina senza alcun contrattempo. Il giorno dopo, lunedì, la
signora si recò dal primo benzinaio per fare il pieno. Il benzinaio stupito le
dice: "Signora, dato che il serbatoio della sua macchina è vuoto, come
ha fatto ad arrivare fin qui!'
Questo
fatto è vero ed è accaduto altre volte a Don Tomaselli. -
Il
dr. Cavallaro s'intrattiene poi a parlare intorno all'efficacia curativa del
cotone, dei crocifissini benedetti da Don Tomaselli, del profumo che si sentiva
a volte anche quando lui era lontano. Aggiunge poi:
-
Credo che Don Tomaselli abbia ottenuto il dono della bilocazione. Parecchie
persone affermano che lo hanno visto in altre parti, invece mi risulta che
lui in quell'ora era al suo posto di lavoro a Messina. Lui diceva che era il suo
angelo custode che prendeva le sue sembianze.
Riguardo
alla mia esperienza diretta affermo che due mesi dopo la morte di Don Tomaselli,
colto da malore improvviso sono caduto battendo la schiena e sono scivolato su
un'intera rampa di scale. Ho dovuto subito consultare il traumatologo Coletta,
tanto conosciuto a Messina, che mi ordinò dieci giorni di assoluto riposo a
letto per la contusione riportata. In quello stesso tempo la televisione privata
del Tirreno mandava in onda una conferenza registrata di Don Tomaselli. Mentre
lui in quella circostanza benediva gli ammalati, io, sebbene poco convinto che
quella benedizione potesse avere buoni effetti anche su di me, tentai con la
preghiera e le spalle voltate allo schermo della televisione di ricevere la
benedizione. All'istante dopo aver sentito un leggero senso di calore alla
schiena lungo la spina dorsale, mi accorgevo che potevo fare flessioni senza
sentire dolore. Questo accadeva dopo 4 giorni della caduta. Di questo fatto può
essere testimone la signorina Caterina e mio padre. Affermo che poi ho potuto
muoverni con scioltezza.
Gioacchino
Cavallaro
Via
Andrea Calamech Messina
Ad
un anno di distanza dalla morte di D. Tomaselli da Santa Marina di Milazzo ci
perviene questa lettera:
-
S. Marina di Milazzo 1990
Il
primo maggio ore 20,30, questo è il giorno e l'ora che il rev. padre Tomaselli
è venuto nella mia casa, quando ero in condizioni di non sperare più di
alzarmi dal letto e potere camminare. Lui mi ha detto: " Io non porto
medicinali, ma la benedizione di Dio" e faceva segni di croce su di me.
Dopo pochi giorni con meraviglia di tutti, particolarmente dei medici che mi
curavano, mi sono alzata e sono ritornata meglio di prima.
Ringrazio
e chiedo benedizione.
Maria
Di Pietro -
Come
si vede dalla data Don Tomaselli era morto l'anno precedente.
DA
CHIAVARI (GENOVA)
La
signora Concetta Sanna nel maggio 1990 ci fece pervenire una lunga
testimonianza. La includiamo nelle parti che rispecchiano la figura e l'opera
di Don Tomaselli.
-
Un giorno del mese di giugno 1971 con mio marito ero diretta da Firenze a
Genova, nuova sede di lavoro di mio marito. Alla stazione comprai un rotocalco.
Sfogliandolo mi colpì un articolo nel quale si parlava di un sacerdote
salesiano residente a Messina che, per volontà del Signore, apportava sollievo
ai sofferenti, fossero questi afflitti da mali fisici o morali.
Nel
giornale c'era pure la fotografia di questo sacerdote e fui colpita dal suo
volto pieno di serenità. Nacque in me così la decisione di scrivergli e di
confidarmi con lui, narrandogli le mie pene e raccomandandomi alle sue
preghiere, sia per la mia famiglia, che per la mia salute poco buona, in
quanto soffrivo di un fibroma all'utero per il quale ero quasi sempre
costretta a stare a letto.
Questo
servo di Dio non tardò a rispondermi, invitandomi ad avere fede e mi inviò un
piccolo crocifisso. Fui serenamente colpita dalle sue parole e non tralasciavo
di scrivergli, intessendo così una fitta corrispondenza, confidandomi con lui
ed eleggendolo nel mio cuore a mio padre spirituale.
Nel
frattempo da Genova ci trasferimmo a Chiavari ma sempre continuammo, sia io,
che mio marito, a coltivare la corrispondenza epistolare con il nostro
beneamato padre Tomaselli.
In
Chiavari mi accorsi che il male, di cui ero afflitta, mi dava seri disturbi, ma
avevo sempre fede nelle preghiere a Dio e in quelle che padre Tomaselli
rivolgeva per me al Signore e alla SS. Vergine.
Un
giorno mi decisi di sottopormi a visita specialistica ed il professore da me
interpellato mi confermò la presenza del male di cui ero afflitta, dicendomi
che avrei dovuto sottopormi a intervento chirurgico, ma io non ero proprio
propensa e ancora una volta chiamai in aiuto padre Tomaselli.
Nel
frattempo andai da un altro luminare, il quale, dopo avermi accuratamente
visitata, mi disse: "Signora cara, vada tranquilla perché lei non ha nulla
di quanto le è stato diagnosticato; lei è sana come un pesce ed io non trovo
nessun male per cui debba sottoporsi ad intervento chirurgico.
Da
quel giorno non soffrii più. Fu come una rivelazione: le preghiere di padre
Tomaselli mi hanno guarita!
Resi
grazie a Dio ed alla SS. Vergine e scrissi all'amatissimo padre Giuseppe per
dirgli: grazie, padre carissimo!
Nel
frattempo ebbi modo di leggere tutte le opere di padre Tomaselli, libretti che
narrano e spiegano le vite dei santi, che danno consigli e incitamenti
spirituali, consigli che infondono fiducia e speranza.
In
casa ho una vera raccolta di tali libretti e altrettanti ne ho distribuito,
facendo così conoscere la figura, lo spirito e le opere di padre Tomaselli.
Mi
sento unita spiritualmente a questo santo sacerdote tanto che spesso mi capita
di vedere la sua figura in casa, nonostante la distanza che ci separa da Messina
a Chiavari: a volte ero preavvisata della sua presenza da un intenso profumo di
candela benedetta, o di olio santo, oppure da un soavissimo profumo, però
indefinibile.
Non
passa giorno che io non senta la presenza di padre Tomaselli nella mia casa e
accanto a me, confortandomi nei momenti in cui mi assale la tristezza, dandomi
un sollievo che solo lui riesce a infondere nel mio animo.
Il
Signore abbia in gloria il nostro amatissimo padre Giuseppe e faccio voti che il
Signore ispiri i padri salesiani di fare in modo che l'opera e le pubblicazioni
di Don Tomaselli non abbiano a perire. È un patrimonio spirituale che non può
andare disperso, che non deve venir meno, perché così gli uomini non
smarriscano la fede e continuino, in questo tempo di lupi, a credere, sperare ed
avere fiducia in Dio.
Concetta
Sanna in Frau
Chiavari
(Genova) 18 maggio 1990
Testimonianze
di confratelli salesiani ne potrei avere parecchie e di varia risonanza. Dati i
limiti e le finalità di questo libretto mi limito a riportare qui quella di D.
Riggi Giuseppe e di Don Farina Pietro che per tanti anni sono stati vicino a Don
Tomaselli e non solo fisicamente.
Ecco
cosa scrive D. Riggi:
-
Il mio primo ricordo di Don Tomaselli risale al 1936. Le circostanze hanno
permesso che fosse simile all'ultimo. Nel 1936 ero ragazzo di prima Media e
frequentavo l'Oratorio salesiano di S. Cataldo più che assiduamente (dalla
mattina alla sera, nel senso letterale della parola. Unica sosta andare a
mangiare a casa) da quando mio cugino passava da casa e, mano nella mano, mi
portava "ai salesiani", come dicevamo.
Era
l'inizio dell'anno scolastico e tra noi ragazzi si era saputo che era arrivato
un nuovo prete da Trapani e che si chiamava Don Tomaselli. Si era ammalato e
noi, spinti dalla curiosità di conoscerlo, o forse di conoscere un prete
ammalato a letto, riuscimmo ad entrare nella sua stanzetta. Ho sempre
ricordato il fatto. Non ero mai entrato in camera di "panini". Eravamo
forse in quattro. Lo trovammo seduto a letto, stranamente serio. (Sempre allegri
e sorridenti i preti del mio Oratorio!), ma sereno: mi pare che pregasse.
Ci
accolse amabilmente, ci sorrise, ci disse qualche buona parola... che non
ricordo. Dopo pochi minuti lo lasciammo.
Qualcuno
c'informò, sempre voci tra ragazzi, che proprio in quella stanzetta gli era
comparso il diavolo sotto forma di cane nero, brutto e ringhiante. Fu quello
il motivo per cui non ripetemmo il tentativo di rivederlo? Lo avremmo
certamente fatto, tanta dolcezza ci aveva mostrato nel tratto...
Da
salesiano posso ricordare le varie volte in cui a me, oltre che ai miei
confratelli, è stato donato di ascoltare la sua parola, con quel caratteristico
modo di porgere, umile, semplice... e serio. L'aggettivo è rimasto sempre
quello del primo incontro. Non che esso racchiuda chissà quale chiusura agli
altri. Anzi più l'ho conosciuto e più ho costatato la sua maniera di
diffondere allegria: dalle rime poetiche con cui ci esilarava da ragazzi
all'Oratorio, alle battute che, a tempo debito sapeva inserire nelle prediche,
alle barzellette spesso inedite e simpatiche che sapeva raccontare, al modo
con cui sapeva sdrammatizzare le situazioni e dare i consigli opportuni. Vorrei
attestare un fatto che per me ha avuto sempre il carattere di "grazia
ricevuta". Verso la fine degli anni sessanta dovevo andare alcuni giorni ad
un campo scuola per catechisti. Non ero in condizioni di parlare per una
brutta bronchite che mi ero buscato in un precedente campo giovanile a Gambarie
d'Aspromonte. Inutili risultarono diversi medicinali. Sono andato a trovare Don
Tomaselli al S. Domenico Savio. Ricordo come m'introdussi; "Se alberga
(sic) in fondo al mio cuore un pò di fede - gli avevo detto chiaro chiaro
precedentemente che al suo fluido mistico non ci credevo affatto - le chiedo di
guarirmi, ma con sconto assoluto di preghiere, perché non ho tempo".
Sorrise, mi assicurò che non mi avrebbe assegnato nessuna preghiera, pregò
lui, mi si avvicinò al petto e alle spalle con le mani. A toccarle erano
fredde, mentre avvertivo un calore sempre più intenso. Sono guarito da ogni
disturbo da quel momento. Nel mio giudizio doveva trattarsi di fenomeno
naturale... quanto alla fede, altri hanno riconosciuto tali fatti su un piano
religioso; ma non è giusto per me, dinanzi alla testimonianza di quest'uomo
umile e santo, arrogarmi gratuitamente una competenza di fede e di medicina
che non mi spetta.
Ho
potuto osservare Don Tomaselli per diversi anni, sia al Domenico Savio, sia al
S. Luigi nel suo ultimo periodo tra noi. Sono sicuro che altri sottolineerà
di Don Tomaselli la dimensione perennemente orante, la fiduciosa adesione alla
volontà di Dio, la coscienza della sua missione all'interno della Chiesa e
della Congregazione, la buona stampa popolare, l'esemplarità della vita con
cui sosteneva la nostra vocazione. Condivido quanto altri potrà dire di lui.
Vorrei
ripigliare l'accenno fatto all'inizio di questa testimonianza. Tutti siamo
stati commossi di come ha pregato e sofferto negli ultimi mesi. Ognuno ha
conservato in cuore aspetti della santità di quest'uomo di Dio, ognuno di noi
si è sentito personalmente destinatario del suo affetto. "Signore salva
me e i miei confratelli", supplicava continuamente. Pregare accanto a
lui, ostia con ostia, nella recita delle Lodi è stata esperienza che non dimenticherò.
Sentivo in lui, occhi chiusi e labbra che si muovevano continuamente, la sua
preghiera che aveva fatto e faceva preghiera tutta la mia vita, mentre
continuava la sua offerta.
La
vigilia della sua morte ero indeciso se partire o no, date le sue condizioni,
per una predicazione lontano. Sono entrato nella sua stanza: era seduto a letto,
rispondeva al Rosario. Gli ho detto: "Posso inserirmi anch'io in questa
corona?" "Si", mi ha risposto sommessamente. Ho recitato con lui
la risposta dell'Ave Maria, l'ho accarezzato sulla testa e sono uscito per
partire. Non pensavo che in nottata doveva concludere la sua vita terrena.
L'indomani sera mi è giunta la notizia del suo decesso. Non ero in condizioni
di arrivare a tempo per i funerali; anche a causa di uno sciopero ferroviario.
Avrei voluto dirgli semplicemente "grazie" per la sua testimonianza
di preghiera. Sono sicuro che in quel momento mi avrebbe ottenuto di dirglielo
con la meraviglia e la freschezza dei miei dieci anni di un tempo... Mi rimane
in cuore il gusto di avere pregato con lui "prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte", e la speranza di averlo intercessore
luminoso nell'ultimo giorno.
D.
Giuseppe Riggi
-
Da quando, per grazia di Dio, sono salesiano (sono passati ben 56 anni!) ho
avuto modo non solo di sentire il parere di tanti confratelli su Don Tomaselli,
ma di vivere accanto a lui al "Savio" di Messina per parecchi anni.
Che
idea io mi sono fatta di questo impareggiabile confratello? La risposta è
una, che sintetizza tutte le altre: ho visto un santo qui sulla terra!.
Come
per D. Bosco, l'unico scopo della sua vita fu quello di salvare le anime,
soprattutto attraverso i suoi scritti così semplici e sapienti.
E
questa santità la potei constatare nella vita integerrima che questo mio
confratello conduceva nell'osservanza fino allo scrupolo dei consigli evangelici.
La
cosa che mi ha colpito di più è stata la sua povertà. Bastava dare uno
sguardo alla sua cameretta (un vero bugigattolo) per rendersi conto: un materasso
per terra (e spesso dormiva senza materasso per penitenza), una sedia, un
tavolinetto, un attaccapanni e niente più.
Bastava
inoltre osservare come vestiva per rendersi conto dell'osservanza fino allo
scrupolo del voto di povertà. Dal suo modo di fare si poteva notare la sua
profonda unione con Dio.
Nonostante
il suo grande lavoro, impegnato com'era a scrivere, a ricevere tante persone, a
rispondere a decine di lettere, a impacchettare e spedire i libri, che in
grande quantità gli venivano richiesti, lo si vedeva spesso, al di là degli
orari comunitari, in ginocchio in cappella a pregare a lungo.
Quante
volte, entrando ad ora tarda in cappella per dare un saluto a Gesù, accendendo
la luce, mi si presentava in un angolo, immerso nella contemplazione il nostro
Don Tomaselli. Dal Signore certo riceveva le forze necessarie, anche fisiche,
per assolvere il suo grande ministero della diffusione della buona stampa.
Si
è poi tanto parlato del dono che il Signore gli diede, del cosiddetto fluido.
Anch'io posso testimoniare quanto segue:
Nel
1989, ai primi mesi dell'anno fui colpito da una grave artrosi alla gamba
sinistra. Dovetti ricorrere ad un grande professore reumatologo. Per più di
un mese, ogni settimana da Barcellona mi dovevo recare a Messina perché mi si
doveva fare una iniezione che solo il professore poteva farmi. Ho avuto
risultati poco soddisfacenti.
Un
mese prima della morte del caro Don Tomaselli volli andare a Messina per
visitarlo, sapendolo molto molto ammalato. Lo trovai che a stento passeggiava
nel corridoio accanto alla sua camera, sorretto da due brave donne. Gli baciai
la mano e lui fu contento di vedermi e mi ringraziò del pensiero che avevo
avuto per lui.
Io
gli esposi la cura che avevo fatto per l'artrosi al ginocchio e subito mi portò
nell'attigua sala di lettura, mi fecce sedere accanto a lui e cominciò a
mandarmi il suo fluido, massaggiandomi il ginocchio. Dopo alcuni massaggi,
siccome non sentivo alcun beneficio, lui mi disse: "Abbi fede e vedrai che
quanto prima ti sentirai bene".
Ritornato
a Barcellona, l'indomani alzandomi non sentii più alcun dolore al ginocchio. Lo
potevo piegare benissimo, mentre prima, anche dopo le cure mediche, stentavo.
Io sono sicuro che il fluido di Don Tomaselli fece effetto e nel mio cuore
ringraziai prima il Signore e poi Don Tomaselli.
Ora
dopo più di un anno non sento più alcun disturbo, perché l'artrosi al
ginocchio è scomparsa, tanto che andando a Gambarie d'Aspromonte per alcune
settimane di riposo, ho potuto camminare ogni giorno per ore intere nei boschi
senza alcuna difficoltà.
Con
piacere ho appreso che si stanno raccogliendo testimonianze sulla vita di
questo carissimo confratello che io già invoco come santo.
Don
Pietro Farina
DALLA
SACRA CONGREGAZIONE DEI SACRAMENTI...
Nel
1971, quando più forte era la pressione dei suoi superiori religiosi perché
Don Tomaselli limitasse il suo "devozionismo miracolistico", che sembrava
eccessivo, da Roma in data 6 luglio con carta intestata "Sacra
Congregazione dei Sacramenti" il cardinale Samorè scrisse al direttore di
Don Tomaselli, Don Edoardo Cammarata, la seguente lettera: - Molto Reverendo
Signore,
La
signora Bellini mi chiede di presentarla a lei per ottenere, se mai ci fosse
bisogno del suo intervento, di potere conferire con il reverendo Don Giuseppe
Tomaselli. La signora, che conosco da tempo, viene da Milano, non ha la
possibilità di rimanere a lungo costì.
Sarò
grato se, nei limiti del possibile, vorrà cortesemente favorirla.
Rispettosamente.
Antonino card. Samorè - Tempi tristi per Don Tomaselli. Ci volevano di queste
raccomandazioni per ricevere la gente sofferente. Lui che avrebbe voluto
ricevere tutte le persone bisognose e le andava a cercare con grande fatica
per dare gratuitamente quei doni che gratuitamente aveva ricevuto.
La
signora Bellini, raccomandata dal Cardinale, fu ricevuta. In data 10 - 8 - 1971
scrisse da Milano Piazza S. Erasmo l.
-
Molto reverendo superiore dell'Istituto San Domenico Savio - Messina.
Sono
quella signora di Milano che accompagnata dal figlio venni a Messina il 9
luglio scorso per incontrare padre Giuseppe Tomaselli.
Lei,
reverendo padre mi usò la cortesia di farmi incontrare col padre Tomaselli nel
suo ufficio. Padre Tomaselli appena mi vide individuò subito i miei malanni,
localizzandoli nei punti giusti. E già questo fu una cosa straordinaria, da
dame atto! Poi, come lei reverendo ben vide, padre Tomaselli mi chiese un mio
fazzoletto, lo benedisse, gli aggiunse un piccolo crocifisso e mi disse di applicarlo
sul collo. Feci questo, e, mentre il padre mi benediceva e pregava, io sentivo
sulla parte malata un grande calore.
Poi
padre Tomaselli mi condusse dove scrive e lavora e qui avvenne un'altra cosa
straordinaria: disse a mio figlio di non temere che non avrebbe mai perso la
vista!
Mio
figlio ha due o tre diottrie, ma siccome legge e scrive molto, ogni tanto lo
prende il timore di perdere la vista. Cose queste che il padre non sapeva.
Vengo
al dunque reverendo, per segnalarle che dal giorno 9 luglio scorso, giorno in
cui padre Tomaselli, senza toccarmi, mi benedì, io non ho più preso una
medicina, muovo bene il collo senza dolore, non ho più quei tremendi dolori
alla zona lombare, né al ginocchio destro.
Ero
venuta a Messina avendo sentito dire del padre che guariva; perché questa era
la mia ultima speranza, stanca di vagare da uno specialista all'altro, da una
clinica all'altra per tanti anni, per l'artrosi alla schiena e al ginocchio
sottoposti a tante cure e in ultimo per il dolorosissimo attacco di artrosi
cervicale che mi impediva di muovere il collo.
Stanca
di rimpinzarmi di medicinali che di fatto mi hanno fatto venire l'ulcera
duodenale, individuata subito da padre Tomaselli, e anche per quest'ultima
mi sorbivo continue medicine.
Arrivai
a Messina accompagnata da mio figlio, perché impossibilitata a muovere il cono.
Arrivai
a Messina con tanta speranza e tanta fede, e, benché i miei meriti siano ben
limitati, la bontà del Signore, che ha voluto dare a padre Tomaselli questo
dono inestimabile di alleviare la sofferenza fisica e anche guarire, mi ha
esaudita e sento perciò vivo il dovere di far noto a lei, reverendo padre,
questi fatti miracolosi perché ne faccia l'uso che crederà più opportuno.
La
prego di volere gradire, reverendo padre, i sensi della mia stima e devozione e
di volere porgere il mio commosso ringraziamento a padre Tomaselli,
assicurandolo che manterrò le promesse che per mezzo suo ho fatto al Signore.
Mi
creda devotissima Clelia Marelli Bellini
Le
testimonianze, quasi tutte non richieste e quindi spontaneamente pervenute da
città, regioni e nazioni lontane tra loro, sono scritte da persone che quasi
tutte non si conoscono eppure concordano tra di loro nel testimoniare la non
comune figura di Don Tomaselli quale uomo di Dio, dotato di doni straordinari e
apostolo della buona stampa.
Questa
concordanza mi pare che possa far pensare ad un certo criterio di veridicità
su quello che le testimonianze riferiscono.
Queste
testmonianze e molte altre che si potrebbero aggiungere, affermano in buona
fede ciò che di virtuoso e di straodinario è stato notato in Don Tomaselli.
Da
questo non si può dedurre che tutti coloro che si rivolgevano o che si
rivolgono ancora a Don Tomaselli ottengono gli stessi effetti.
Le
guarigioni straordinarie, quando sono autentiche e miracolose, sono rarissime.
Basti pensare a Lourdes. Nella sua storia centenaria i miracoli riconosciuti
sono una settantina. E lì c'è la Madonna che opera e intercede, e i pellegrini
e gli ammalati, che ogni anno vanno per ottenere grazie e salute, sono parecchi
milioni. Tanti, i più, non ottengono guarigioni, ma ritornano da Lourdes
rinnovati nello spirito. Ed è altrettanto vero che altri ritornano indifferenti
e delusi.
Non
vogliamo far paragoni, scriviamo anche perché siano evitate forme di
superstizione e di fanatismo religioso, o, in caso contrario, di irrisione dei
fenomeni religiosi.
Era
questa la giustificata preoccupazione dell'autorità religiosa ed
ecclesiastica.
Don
Tomaselli nel suo diario scrive che quando dovrà presentarsi a Dio non sarà
interrogato su quante malattie abbia guarito, ma su quante anime da sacerdote
abbia portate a Dio. In conseguenza a tutte le persone che riceveva raccomandava
che la cosa più importante era la conversione del cuore e delle menti verso
Dio.
Tanti
lo ascoltavano con fede, e ne avevano se non benefici fisici, benefici
spirituali, altri col cuore chiuso non ricevevano nulla. Questo è il mistero
del cuore umano!
Ma
Don Tomaselli pregava e soffriva per tutti.
Avendo
saputo la gente che Don Tomaselli ha lasciato inedito un suo diario spirituale,
vorrebbe venirne a conoscenza, perché giustamente pensano che la sua lettura
possa essere edificante.
Noi
nelle pagine precedenti più volte abbiamo fatto riferimento a questo diario,
citandone qualche pensiero che s'intonava ai fatti narrati.
Ora
possiamo solo in parte soddisfare il desiderio di una maggiore conoscenza.
Il
manoscritto del diario riempie circa cento pagine di un quaderno con una
scrittura minuta ma abbastanza chiara.
Le
prime 40 pagine hanno pochi riferimenti autobiografici e noi li abbiamo
riportati nelle pagine precedenti. La maggior parte delle pagine si riferiscono
ai suoi rapporti di direzione spirituale con alcune anime di forte esperienza
mistica.
Don
Tomaselli, anche se in veste di direttore spirituale, subisce in maniera forte
il fascino di queste anime ed entra psicologicamente in un mondo fuori
dell'ordinario, tanto da essere trasformato anche nel carattere. Diventa sempre
più uomo di Dio, ma questo non lo estranea dal realismo di portare anime a
Dio. Si sente purificato dall'ardore della carità e si va specializzando
nell'aiutare il prossimo servendosi dei doni di cui il Signore l'aveva
arricchito.
Ed
ora qualche pagina del diario:
-
Nel 1937 fui mandato dall'obbedienza alla parrocchia di Giostra a Messina come
vice-parroco. Tanto il parroco, quanto l'altro vice-parroco erano avanzati negli
anni e carichi di acciacchi. Io ero abbastanza giovane e potevo lavorare. La
zona parrocchiale era al settanta per cento piena di baracche, il resto
modeste palazzine. Distintivo della Giostra: miseria, malattie, tisi polmonare
ed immoralità.
Mi
armai di santo coraggio e mi appigliai ai mezzi più opportuni per salvare più
anime che fosse possibile.
Allora
viveva la sorella di Santa Teresa del Bambino Gesù, suor Celina. Diceva la
santa: "Con Celina più che sorelle di sangue siamo sorelle di anima".
Scrissi
a questa suora: "Se fosse viva sua sorella Teresa scriverei ad essa, è in
cielo e scrivo a lei. Nella mia parrocchia ci sono anime da salvare. Chi sa che
santa Teresa le appaia, raccomandi il mio ministero sacerdotale. Anche lei
preghi ed io le assicuro la mia preghiera".
Suor
Celina si commosse, mi rispose assicurando le sue preghiere e mi mandò copia
di un ritratto che si fece con la santa il giorno della sua professione. I due
volti erano tanto somiglianti. Mi mandò tante riliquiette della santa.
Da
allora in poi quante conversioni strepitose, specie sul letto di morte! Un
giorno ne raccontai parecchie al confratello don Angelo Piscitello che subito
esclamò: "Scriva tutti questi fatti meravigliosi, che faranno tanto
bene". -
Segue
dal Diario
-
La benedizione pasquale nelle case ormai fa pena; si fa e non si fa e, se si fa,
si fa a massima velocità; si tralasciano le famiglie che non chiedono. Io non
la penso così. La benedizione delle case alla Giostra era per me il tempo di
maggiore fatica, di maggiore apostolato, perché il vero lavoro parrocchiale
non è tanto quello che si svolge in chiesa con le pecorelle che vanno
all'ovile, ma quello che si compie fuori di chiesa con le pecorelle che hanno più
bisogno, che sogliono essere le più numerose.
La
benedizione la protraevo fino ad oltre due mesi; nessuna casa doveva essere
esente, se la porta era chiusa, ritornavo in altro momento.
Parlavo
con tutti, specialmente con riottosi che d'ordinario erano certi uomini. I più
ostili a poco a poco riuscivo a farmeli amici e poi li aspettavo al
confessionale.
Potevo
così registrare gli ammalati gravi e cronici, i primi perché ricevessero gli
ultimi Sacramenti ed i cronici per poter portare loro periodicamente la
Santa Comunione. Registravo i matrimoni da regolare e mi interessavo perché
tutto procedesse in regola e presto.
Sollecitavo
i genitori che ritardavano il Battesimo dei figli o la prima Comunione.
Sentivo
talvolta i commenti: "Così piace la benedizione, perché il sacerdote
parla e s'intrattiene con noi".
Quanti
uomini e donne, ripigliavano la vita cristiana dopo lo scambio d'idee avuto
col sacerdote! Più che tutto colpiva l'interesse per i bisognosi, poiché si
lasciava qua e là l'offerta ricevuta dai generosi ai vari poveri specie se
ammalati.
Dopo
un lavoro di questa portata conoscevo, come si suol dire, vita, virtù e
miracoli dei parrocchiani, e tutte le porte erano per me aperte.
Cura
particolarissima avevo per i malati gravi, per i pericolanti e per i vecchi
troppo avanzati negli anni.
Per
praticità scorgevo i sintomi della tisi polmonare, che faceva strage tra i
giovani, dal rossore degli zigomi, e da un po' di pallore alle guance. Non
perdevo facilmente d'occhio questi tali, uomini e donne, e neppure coloro che
strisciavano uno dei piedi, segno che già avevano avuto il primo colpetto di
paralisi.
Segue
ancora dal Diario
-
Adoperavo questo sistema, facile tra le baracche e le casette a piano terra:
domandavo dove abitasse la tale persona ics e m'intrattenevo a discorrere,
facilmente entravo e scambiavo qualche chiacchiera. Intanto squadravo la persona
inferma che d'ordinario con la tisi stava all'impiedi. Prima di partire davo le
caramelle, all'infermo di più. Dopo un periodo di mesi un'altra visita
amichevole, e raccomandavo la frequenza ai Sacramenti. In altra visita la
confessione in casa e la Comunione... e dopo parecchi mesi ero al capezzale per
il Viatico.
Quanti
e quanti di questi casi! Dio solo può contarli.
Dopo
le visite amichevoli non impressionavano più le altre visite.
Il
mio tempo in parrocchia era per le sacre funzioni, per le quotidiane
confessioni, per il catechismo, per le prediche e per le pratiche d'ufficio.
Nelle ore libere, invece di stare chiuso in camera, andavo in giro per i
poveri, i malati, il disbrigo di affari per i bisogni e le visite di apostolato.
Dopo
sei anni di questo lavoro fui mandato a Modica -.
È
uno squarcio stupendo dello stile e del lavoro apostolico di Don Tomaselli tra
la povera gente.
D.
Giovanni Costa e il fratello Giuseppe sono due sacerdoti salesiani che da
ragazzi frequentavano 1'Orarorio della parrocchia salesiana S. Matteo alla
Giostra - Messina ai tempi quando Don Tomaselli esercitava la sua attività di
vice-parroco.
Ecco
come D. Giovanni lo ricorda:
-
Frequentavo l'Oratorio della mia parrocchia S. Matteo alla Giostra. Qui ho
conosciuto Don Tomaselli.
Lo
ricordo, insieme alla mia famiglia, come l'apostolo della povera gente. Spesso
mi conduceva con sé nelle baracche in visita ai malati. Veri tuguri, ma
abitate da persone ricche di fede, assetate della parola buona che Don Tomaselli
portava insieme al conforto materiale.
Uomo
di grande pietà, dopo la santa Messa m'invitava a pregare a lungo con lui.
Chiarissimo
nella esposizione delle verità di fede nelle istruzioni che dal pulpito teneva
le domeniche pomeriggio.
Ancora
oggi nella mia famiglia, dopo cinquant'anni si ricorda il suo insegnamento.
Conosceva
tutti e di tutti conosceva vita, virtù e miracoli.
A
lui è legata la vocazione mia e di mio fratello. Nel periodo pasquale
percorreva tutte le strade della parrocchia che è di ventimila anime per la
benedizione delle case. In questa circostanza chiese a mia madre:
-
"Quanti figli ha?"
Lo
sapeva benissimo e, a mia madre che rispose: "Ho sei figli maschi",
disse: "E dei sei nessuno vuole regalarlo a D. Bosco?"
"Sì,
se il Signore lo vuole"
Io
ero presente e mi disse "Hai sentito? Cosa dici?"
La
cosa era fatta.
Nel
successivo mese di Settembre, accompagnato dall'indimenticabile mio parroco D.
Francesco Di Gaetano, mi trovai nell'aspirantato salesiano di Pedara.
E
l'anno dopo con me anche mio fratello -.
A
proposito di questa testimonianza di D. Giovanni Costa notiamo come Don
Tomaselli nel suo apostolato parrocchiale avesse cura di scoprire e di curare le
vocazioni alla vita religiosa e sacerdotale.
Abbiamo
visto che tutta la sua vita era orientata a salvare anime.
Ma
chi più specificamente ha questa missione? Senza dubbio i sacerdoti che vivono
in piena consonanza con Gesù sommo sacerdote. Le parole di Gesù: "La
messe è molta e gli operai sono pochi" è attualissima specialmente ai
tempi nostri, in cui le vocazioni si sono quasi dovunque rarefatte specialmente
nei paesi del benessere e del consumismo materialistico. L'invito di Gesù:
"Pregate dunque il padrone della messe perché mandi operai nella sua
messe" fu per Don Tomaselli un imperativo categorico a cui rispose con
assoluta fedeltà.
Quando
la sua vita ebbe la svolta che dal lavoro parrocchiale e dal contatto con i
giovani nei vari Istituti salesiani lo portò ad impegnarsi totalmente
nell'apostolato della buona stampa, la preoccupazione delle vocazioni non
venne mai meno. I suoi libretti sono tutti idonei, alcuni in modo particolare, a
fare nascere e a coltivare le vocazioni. Nel capitoletto "Vero
sacerdote" abbiamo visto quale era l'ideale del sacerdote che Don
Tomaselli incarnava e desiderava nei candidati al sacerdozio.
Don
Tomaselli non si contentava solo di pregare e di scrivere per le vocazioni, ma
offriva per le vocazioni le offerte che riceveva. Offerte dovute al suo
intenso lavoro a favore delle persone afflitte da mali fisici e spirituali che
sapeva confortare nel modo che abbiamo visto. Offerte ricevute liberamente per
la grande diffusione dei suoi libretti che non hanno prezzo di vendita. In ogni
libretto c'è scritto in copertina: offerta libera.
Queste
offerte venivano destinate parte alla stampa o ristampa dei suoi libretti,
parte alla cura delle vocazioni.
L'ispettore
dei Salesiani, a cui ho fatto leggere queste paginette per ottenere la
presentazione, mi ha detto che 1'Ispettoria salesiana della Sicilia è riconoscente
a Don Tomaselli per il suo generoso contributo dato a sostegno delle vocazioni
salesiane.
Dalla
pagina 60 sino alla fine il diario si intrattiene a parlare dello stato
mistico di Don Tomaselli, ovvero dei fenomeni mistici di cui si credeva oggetto
e soggetto. Scrive anche dei contrasti gravi e penosi che dovette subire per
questo suo aspetto.
I
maestri di spirito e soprattutto San Giovanni della Croce, grande mistico,
dicono che per discernere il vero misticismo da quello falso, bisogna porre
anche attenzione alla reazione che il portatore di misticismo offre alle credute
incomprensioni e persecuzioni che subisce.
Ecco
cosa leggiamo a pagina 60 - 61 del diario: - Per grazia di Dio, provo grande
gioia e soddisfazione allorché prego per coloro che mi fanno soffrire. Penso
che la preghiera per coloro che mi fanno soffrire è di gradimento a Gesù e
come Gesù ha perdonato e perdona le mie miserie, così devo anch'io perdonare
generosamente e pregare.
Mi
ricordo una battuta che può sembrare strana.
Un
amico mi diceva: "Lei prega per me"? "A dire il vero non prego
mai espressamente per lei"! "E perché"? "Perché non mi da
mai un dispiacere. Prego molto, moltissimo per quelli che mi fanno soffrire, più
mancano verso di me e più prego per loro" -
La
Chiesa è giustamente molto restia a credere certi fenomeni mistici. È facile
supporre quindi che Don Tomaselli trovasse increduli molti ecclesiastici,
superiori e religiosi, sacerdoti e confratelli, sul suo stato mistico. Negli
anni 70 c'era ispettore dei salesiani in Sicilia Don Arturo Morlupi.
Ecco
cosa scrive Don Tomaselli nel suo diario a pagina 77.
-
Venne come ispettore don Arturo Morlupi. Io ripresi il ricevimento dei malati
che venivano da vicino e da lontano. Per qualche tempo l'ispettore mi lasciò
fare. Al solito, sentendo certe voci, si convinse che non esisteva il fenomeno
delle guarigioni e che tutto era lavorio della mente e frutto di suggestioni e
che quindi io dovevo smetterla con gli ammalati.
Gli
risposi: "Io ubbidisco, però è bene che lei sappia che il fenomeno c'è e
ne avrà le prove". Sparsi la voce a Messina e a Catania: chi ha avuto
guarigioni comunichi la notizia al mio ispettore con la firma e l'indirizzo
del mittente.
È
da immaginarsi cosa sia capitato! Quante lettere di medici, professori, suore,
padri di famiglia, donne di ogni ceto!
Don
Morlupi era stanco di ricevere lettere. Riunì il consiglio ispettoriale e mi
permise di continuare ad interessarmi dei malati -.
È
passato quasi un decennio da quando Don Tomaselli ha scritto questi ultime righe
citate ed ha continuato il suo lavoro benefico verso i malati fino al suo ultimo
respiro.
Ora
da un anno Don Tomaselli non c'è più su questa terra, ma l'opera sua continua.
Come prima si spediscono libri, crocifissi e cotone da lui benedetti e
continuano ad arrivare testimonianze di grazie spirituali e guarigioni
fisiche.
Cosa
ci riserva il fututo?
Se
sono rose fioriranno a gloria di Dio.
Gesù
condizionava i suoi miracoli alla fede dei beneficiari e diceva: "Chi crede
in me compirà le opere che io compio". (Giov. 14,12).
"Molti
miracoli e prodigi avvenivano fra il popolo per opera degli apostoli...
Portavano gli ammalati nelle piazze ponendoli sui lettucci e giacigli perché,
quando Pietro passava, anche solo la sua ombra coprisse qualcuno di loro"
(Atti 5,12 - 15).
Non
è che si vogliono fare paragoni, diciamo solo che la potenza di Dio rifulge
tanto più quanto più umili sono i mezzi di cui si vuole servire per compiere
cose straordinarie.
Don
Tomaselli era uomo di fede, riconosceva di avere, lo ripetiamo, "avuto da
Dio grazie non solo ordinarie ma specialmente straordinarie". Allude ai
doni carismatici. "Questo pensiero delle grazie di predilezione mi riempie
di timore perché molto sarà domandato a chi molto è stato dato" (dal
diario).
Se
c'è gente di retto sentire, di buona fede e sana di mente che è stata
beneficiata dalle "grazie straordinarie" ricevute da Don Tomaselli e
ne offre testimonianza per quale principio si può negare una credibilità
umana?
Si
usi ogni prudenza, ma negare per principio è presunzione. E poi si sa: non è
il legno della barca che salva, ma la FEDE "che fa muovere le montagne"
Così
è anche vero che ci sono uomini particolari che possono contribuire
efficacemente a far crescere la fede in anime ben disposte.
A
me pare che Don Tomaselli sia stato uno di questi uomini.