DON BOSCO CI SCRIVE
Anch'io
non me lo aspettavo, Anche se ho sempre desiderato da lui un messaggio, un
segno, una presenza nel centenario della sua morte. Don Bosco ha sempre stimato
e amato i Lombardi; a Milano è venuto tante volte; ha molti amici, allievi e
parenti stretti. Pure noi gli siamo affezionata stimiamo il suo dinamismo, la
sua laboriosità ed efficienza, il suo grande amore per i ragazzi e i giovani;
condividiamo appieno il suo metodo educativo e il progetto di oratorio come
centro in cui i giovani tutti si sentono a casa loro, possono esprimersi,
trovare allegria, tanti amici e quell'aiuto indispensabile per crescere bene,
per diventare, come egli diceva, "onesti cittadini e buoni
cristiani".
Vorrete
sapere come ci sono arrivate queste pagine che contengono la sua attenzione e
affetto per noi, le sue confidenze, insegnamenti, la sua esperienza.
Ve
lo racconto subito.
Avvicinandosi
il Santo Natale ho sentito dentro di me un forte bisogno di scrivervi.
Mi
sarebbe piaciuto scrivere una lettera a ogni famiglia, di mio pugno e non
stampata. Anzi mio desiderio sarebbe quello di venire in casa vostra a
visitarvi, come Gesù andava in casa di Pietro, di Marta e Maria, di Simone il
Fariseo, degli sposi novelli di Cana, di Zaccheo e di Giairo.
Mi
piacerebbe ascoltarvi personalmente, inserirmi nelle vostre conversazioni,
ricercare insieme il senso di questa vita, alle volte così misteriosa e
oscura; capire insieme quello che Gesù ci insegna con fatti e parole per
essere gente felice, pregare con voi.
Ma
sia lo scrivervi individualmente che il visitarvi per famiglia mi è
materialmente impossibile.
Sì,
con alcuni lo faccio: con gli ammalati; i carcerati, con quei giovani che mi
interrogano sulla loro vocazione; scrivo ai missionari, a qualche mio
ex-alunno o ai vecchi compagni di scuola... una volta ero più pigro nello
scrivere, oggi invece provo un grande piacere. Mi pare sia una maniera semplice,
a portata di mano, per farmi sentire vicino, comunicare le mie preoccupazioni,
rispondere alle domande che mi vengono rivolte.
Dopo
le due lettere sull'educazione “Dio educa il suo popolo” (1987) e
"Itinerari educativi" (1988) non pochi hanno cercato, incontrandomi,
di portarmi nel concreto dei loro problemi, ponendomi degli interrogativi di
non facile risposta o chiedendomi quell'aiuto che non sempre sono in grado di
dare: "Cosa devo fare con mio figlio che si droga? Mi aiuti a trovare una
comunità. Me lo tiri fuori dalla prigione. Che cosa devono fare i genitori
per farsi rispettare dai ragazzi di oggi, per farsi ubbidire? Come fare studiare
quello svogliato o mandare al lavoro lo sfaticato?". E ancora: "Com'è
possibile, in una società come è la nostra, difendere, conservare e migliorare
la bontà di tanti nostri figli? O che dire e fare con un giovane che si rifiuta
di andare a Messa, mentre prima vi andāva? che rifiuta (oratorio, snobba
Gesù Cristo, il Vangelo e la Chiesa?". Mi sento dentro tutte queste
domande, e molte altre, pesare, agitarsi, come capita in voi stessi.
E
quando cerco le risposte adeguate, concrete, risolutive, mi si presenta
davanti la figura di DON BOSCO.
Con
i ragazzi degli oratori e i seminaristi sono andato a Torino a pregarlo, più
volte, per voi.
Avrei
voluto portarlo a Milano e... lui sarebbe tornato volentieri...
Don
Bosco, santo com'è, educatore formidabile come è stato, potrebbe darci una
mano e una risposta ai nostri problemi educativi.
Un
giorno, mentre lo pregavo, mi sono improvvisamente trovato in Duomo, anzi, sul
tetto del nostro Duomo... non mi rendevo conto se stavo sognando o ero sveglio.
Era
però giorno, una giornata splendida, trasparente, piena di sole, sotto il cielo
di Lombardia così bello... da lassù vedevo tutta la Diocesi: dalle Grigné
fino all'oltre Po, dai monti di Varese al campanile di Trezzo.
E
mentre mi godevo quella visione, mi accorsi che i santi di pietra, che stanno in
cima alle guglie del Duomo, quelli nelle nicchie.. dentro le vetrate,
incominciavano ad animarsi, a sorridere, a muoversi, come a valer scendere dai
loro piedestalli.
La
cosa incominciava a stupirmi, a emozionarmi.... quando uno di quei cento, mille
santi, mi si avvicinò per primo. "Don Bosco!". L'ho subito
riconosciuto per la sua abilità acrobatica nello scendere dalla guglia e per i
molti ragazzi che lo seguivano.
"Non
hai nulla da temere; sei fra amici". Il Duomo non c'era più. Le sue pietre
erano diventate vive, persone vive, i santi della Chiesa di Dio, Insieme a Don
Bosco mi son visto davanti San Carlo Borromeo, il Cardinal Ferrari, Sant'Ambrogio,
il cardinal Schuster, Paolo VI... circondati da tantissimi altri che, pur non
riconoscendoli, sentivo amici.
Don
Bosco aveva il volto illuminato dal sorriso che gli dava un'espressione così
paterna e radiosa che non sembrava di questo mondo: gli occhi vivi e penetranti
rispecchiavano la grandezza, la forza e la bontà dell'anima. La sua voce
piana, senza presunzione, ma sicura e decisa si staccò dalla musica armoniosa
che accompagnava il movimento di quell'immenso popolo: “Mi hai chiamato!
Eccomi qui, a tua disposizione”.
"O
caro Don Bosco.. abbiamo ancora bisogno di te. I giovani, i ragazzi, i bambini
ci preoccupano molto. Vedi quanti genitori, insegnanti, educatori, sacerdoti,
con loro non sanno più che pesci pigliare, come comportarsi, che cosa dire;
non sanno se permettere tutto e accontentarli in tutto oppure no; se far finta
di non vedere e lasciar correre o intervenire con la forza e con i castighi; c'è
chi li picchia e chi li coccola, chi li abbandona e chi dispera di loro.
L'impressione
un po' generale è quella che non è più possibile oggi educarli, correggerli,
viverci insieme, ottenere da essi qualcosa.
Io
ho già scritto due lettere pastorali sull'educazione, ma forse sono troppo
lunghe, forse sono ancora teoriche e astratte.
Certo,
io non ho la tua santità, l'efficacia della tua parola, la tua esperienza, il
tuo realismo.
Scrivici
tu una lettera, nel tuo stile, semplice e popolare, concreto e persuasivo.
Ricordo che in vita tu hai pubblicato un libricino per le famiglie. prendendo
pensieri, detti e massime dalla Sacra. Scrittura, da Sant'Agostino, San Carlo
Borromeo, San Francesco di Sales, dal Beato Valfré; l'avevi intitolato “Porta
Teco Cristiano”. Sono sicuro che le tue parole, e consigli, i tuoi esempi,
anche oggi verrebbero accolti con gioia, con piacere e simpatia da tutti, anche
da chi non frequenta la Chiesa, da chi non vuole più saperne di fede e vita
cristiana perché preso dal dubbio o scandalizzato dall'incoerente comportamento
di qualche cristiano".
Mentre
parlavo gli presentai un notes e una penna stilografica. Don Bosco scosse la
testa sorridendo e poi mi disse: "La devi scrivere tu, io ti aiuto
volentieri. Rispondiamo insieme ai problemi della tua gente. Incominciamo
subito".
"Carissimi"
vuol dire amabili e preziosi. Siete veramente un grande valore, tutti, anche
quelli che sentono di non contare nulla in questa società. Siete carissimi
perché amati da Dio, onnipotente e buono; a caro prezzo siete stati comprati
e salvati da Gesù crocifisso, e ora siete figli di Dio, eredi delle ricchezze
del Signore, in voi c'è lo Spirito di Dio che ci aiuta ad amarlo, ad amarci.
Vicino
o lontano penso sempre a voi Uno salo è il mio desiderio: vedervi felici nel
tempo e nell'eternità. Con questa lettera voglio significare la mia presenza
tra voi Voglio parlarvi con la libertà di un padre, la confidenza di un amico,
la franchezza di un fratello. Voi me lo permettete non è vero? Mi presterete
attenzione per poi, insieme, praticare quelle che sto per scrivervi.
LA
SOCIETA' SARA' BUONA SE...
Le
cose che voglio scrivervi io, riguardano ancora i problemi educativa convinto
che la società sarà buona - se diamo una buona educazione alla gioventù; ma
se la lasciamo trascinare al male la società sarà pervertita: Mí capita
sovente di sentire che è la società a condizionare e a costringerci al male.
E
in parte è vero. Ma la nostra capacità critica e la nostra volontà e
coscienza potrebbero reagire a tante proposte malvage, irragionevoli, ingiuste,
se fossero bene educate.
L'educazione
è un allenamento quotidiano a dire SI' sempre al vero bene, e NO al male.
Oggi
che si ama tanto lo sport, che nutriamo così bene il nostro corpo e lo
alieniamo per la salute e la bellezza, dovremmo impegnarci abneno alla pari, ad
allenare anche lo spirito e le sue facoltà, a qualificarci nelle virtù
cristiane, a controllare l'istinto egoistico e i suoi vizi capitali
Don
Bosco parlava dentro di me con passione e convinzione. Non aveva dubbi sulla
possibilità di educare i ragazzi, tutti e non solo loro, ma qualsiasi persona:
anche gli adulti...; mi diceva di avere persuaso ai suoi tempi persino il
Ministro di Grazia e Giustizia, che se avesse applicato nelle carceri il sistema
preventivo, ne avrebbe visto la sorprendente efficacia.
Per
novanta su cento casi, questo sistema riesce di un effetto consolante; sugli
altri dieci esercita tuttavia un influsso così benefica, da rendere i ragazzi
meno caparbi e meno pericolosi. Vi assicuro che mi è capitato raramente di
dover allontanare un giovane perché indomsbile e incorreggibile. Non ci sono
cattivi che tali testino per sempre; né buoni che non possano diventare
cattivi.
Per
Don Bosco tutti siamo educabili, tutti possiamo cambiare. Gli ho allora chiesto
chi deve incominciare per primo in questo lavoro educativo. Mi ha subito
risposto:
Gli
educatori sono adulta la ragione ce l'hanno e le cose le possono capire anche
essi hanno bisogno di sentirsele dire, ricordare e di vedere che non sono
lasciati soli e educare nell ottica del Vangelo.
MI RIVOLGO A VOI EDUCATORI: AI GENITORI, AGLI INSEGNANTI, AI SACERDOTI
Ricordatevi
che l'educazione è cosa di cuore.
Amate
i vostri figli, gli allievi, i fedeli; amateli più di voi stessi, amateli
gratuitamente, alla maniera di Dio, regalate loro l'amore.
Voi
ci direte che li amate, forse anche troppo.
Credo
sia importante allora capire veramente di quale amore dobbiamo amarli; perchè
c'è anche l'amore sbagliato, falso ed egoistico.
Dobbiamo
amarli come persone, perrchhè sono tali: immagine del Dio vivo, capaci di
intelligenza e volontà, di sentimenti e santità.
Alle
volte noi li amiamo perchè ci ubbidiscano, perchè siano nostri dipendenti o
alleata perchè ci saranno utili in seguito; li amiamo quando ci amano, oppure
per farci perdonare i nostri egoismi e ingiustizie.
L'amore
vero invece ce li fa amare anche quando non lo meriterebbero perchè sono
cattivi, non prendono bei voti, sbagliano, rispondono male, si ribellano.
Lo
so che un amore così non è facile. Per questo vi ripeto che soltanto Dio ci può
insegnare l'arte di amare come Lui e di educare. Dobbiamo invocarlo, ascoltarlo,
farci da Lui aiutare.
Amiamoli,
perchè sono di Dio, da Lui amati e salvati come noi, figli suoi prediletti.
Amiamoli
come vorremmo essere amati.
Mi
hanno interrogato più volte e in tanti sul metodo da me seguito
nell'incamminare così felicemente i giovani sulla via della virtù, ho sempre
risposto: "Il sistema preventivo, la carità!". E un sistema che
tratta ogni giovane da "amico" e tale lo rende. Nel sogno che ho fatto
a nove anni Colei che mi ordinò di mettermi in mezzo a quei ragazzi mi disse
tra l'altro: "Non con le percosse, ma con la mansuetudine e con la carità
dovrai guadagnare questi tuoi amici". Non ho mai più dimenticato il suo
consiglio. La pratica del sistema preventivo è tutta poggiata sopra le parole
di San Paolo: “La carità è paziente... tutto soffre, tutto spera, tutto
sopporta”. Perché non venisse confusa con l'elemosina ho cercato di
tradurre la parola "carità" con amorevolezza. Bisogna amare ciò che
piace ai giovani, e i giovani ameranno ciò che piace ai loro educatori
L'amorevolezza la si deve esprimere nelle parole, nei gesti e persino nell
espressione del volto e degli occhi. Ed è importante che i giovani non solo
siano amati, ma che gli stessi abbiano coscienza di essere amati.
L'amorevolezza
implica una conoscenza non superficiale ma profondo, non solo intellettiva ma
anche affettiva. Sono troppi i ragazzi oggi che si sentono incompresi dai
genitori e dagli educatori e mi pregano di aiutarli a essere capiti.
E
a capire bene una persona non è facile: anzi vorrei dire che è impossibile se
non la si ama: se si parte con pregiudizi nei suoi confronti; se non si ha
fiducia e stima in essa.
Lo
so bene che ci sono pure gli istinti malvagi, ma è più grande la grazia e sono
di più le virtù che hanno, però bisogno di essere scoperte e stimolate.
Purtroppo
certi ruoli negativi vengono distribuiti agli uomini negli anni della loro
giovinezza dagli educatori. La vita assomiglia molto al gioco teatrale in cui
certe parti non aderiscono al carattere vero degli attori ma sono imposte a essi
dai registi, dal pubblico, dai massmedia...
Durante
una mia visita all'oratorio San Luigi di Milano, ricordo di aver preso le
difese di un ragazzino che, mentre giocava, mi ha usato come scudo di difesa da
alcuni suoi compagni che lo inseguivano; subito era stato aggredito e
rimproverato da don Fontana, assistente dell'oratorio, così:
"Maleducato, brigante, barbaro… finirai male! te l'ho già detto, tu
finirai male"
"No,
non dica così"; dissi a don Fontana. "Ai ragazzi bisogna indicare il
bene e il bello che possono fare nella vita non il male". Guardando
nell'anima di quel ragazzo ho visto la grazia di Dio e l'amore che Gesù aveva
per lui e gli ho detto: "No, tu non sei barbaro, non finirai male; ma farai
molto bene: anzi, diventerai prete, sarai un buon prete!':
E
lo è proprio diventato: don Giovanni Masciadri, suscitatore di tante vocazioni.
Responsabilizzate
magiormente i ragazzi è la terza cosa che voglio suggerirvi. A me pare che
nella società del benessere, il fatto di stare bene, di avere tutto e
abbastanza in fretta, il non avere tempo e pazienza di rispettare i tempi
psicologici dei ragazzi, induca i genitori ed educatori a fare i prodighi e
oltranza nei loro confronti.
Non
solo 1i accontentano in tutto, ma preoccupati che non manchi loro nulla, creano
in tanti ragazzi bisogni inesistenti o dannosi, e fanno tutto il possibile per
evitare ad essi la fatica, il sacrificio, il lavoro. Gli si tira dietro ogni
cosa, senza fare provare loro il gusto di conquistarsela, di crearsela.
Mi
pare sia molto più soddisfatto e felice il ragazzo che riesce a guadagnarsi la
vita e a costruirsela, di quello che, al contrario, si trova tutto facile a
portata di mano senza dover pensare, progettare, sudare, darsi da fare. Chi non
impara a soddisfare da solo i propri bisogni esistenziali, naturalmente senza
danneggiare o sfruttare gli altri, non sarà mai un uomo responsabile. Mentre lo
diventa chi ha la giusta stima e rispetto di se stesso e per le proprie capacità,
e attraverso l'esperienza quotidiana ha la sensazione di essere realmente
utile anche agli altri.
Per
rendere responsabili i ragazzi serve certamente abituarli a fronteggiare il duro
della vita, gli stress, i fallimenti, evitando di risolvere loro, sempre, ogni
tipo di problema, e di spianare tutti gli ostacoli come invece certi genitori
troppo ansiosi e solleciti, credono sia giusto fare.
Sento
molto vero quello che Don Bosco ci scrive, lo condivido interamente, e mi rendo
conto di quanta responsabilità egli abbia ancora per i giovani d'oggi.
Mi
vengono in mente le responsabilità che ho dato ai giovani dell'Oratorio nei
miei anni. Erano ragazzi di quattordici-diciotto, anni e facevano scuola di
italiano e latino, greco e matematica ai loro compagni più giovani; insegnavano
il catechismo; lavoravano e contemporaneamente studiavano; li mandavo in città
ad assistere i malati di colera; li impegnavo nel recupero di quei ragazzi che
avevano difficoltà di rapporti sociali; a 12-14 anni apprendevano, con serietà
e studio, professioni artigianati e tecniche… Ma la responsabilità più
grande, che ho dato a quei ragazzi era di adoperarsi per guadagnare anime al
Signore, era di cooperare con Dio atta salvezza del mondo...
Pensate
che ho mandato, allora, nelle missioni d'America ragazzi giovanissimi, e se vi
rendete conto di che cosa hanno saputo fare quei giovani, non vi verrà la
voglia di darmi dell’incosciente.
Voi
avete il problema "droga" che ai miei tempi non c'era come adesso. Ma
credo di non sbagliare nel dire che se i giovani si drogano la colpa è anche
degli adulti che non sanno amare abbastanza e nella maniera giusta i ragazzi;
non capiscono le loro profonde e spirituali esigenze, né li fanno sentire
importanti e utili per sé e per gli altri. La droga per i giovani è un
surrogato dell'amore non ricevuto; è una fuga da chi non li capisce né li
valorizza, e dalla responsabilità a cui non sono stati educati a tempo giusto;
e può essere, anche, una forma di vendetta contro chi non li ha aiutati a diventare
uomini-veri; uomini per gli altri.
So
di fare un discorso duro, che sa di rimprovero, forse inaccettabile da alcuni,
ma vorrei solo che insieme, voi genitori ed educatori, voi sacerdoti e io con
voi aprissimo di più gli occhi e il cuore, ascoltassimo in silenzio,
attentamente, la nostra coscienza, senza difenderci troppo con quei meccanismi
psicologici e sociali con i quali cerchiamo, involontariamente, di toghere o
diminuire la nostra responsabilità. Forse solo così troveremo la maniera
efficace di arginare questa peste sodale, di vincerla; e il modo e i mezzi di
porvi rimedio ricuperando tutto il possibile. Conosco diversi genitori che, con
l'aiuto del Signore e di una comunità fraterna, e modificando il proprio
comportamento, hanno salvato i loro figli trasformando un'esperienza di male e
di dolore, in bene e maturità.
Dicendomi
queste ultime cose, Don Bosco si era rattristato assai. Ho visto, in lui la
preoccupazione e la sofferenza di tante mamme e papà per il propria figlio
rovinato dalla droga; in lui ho visto, come riflessa, anche la disperazione di
tanti giovani che vorrebbero uscirne ma non ne hanno la forza, sono senza volontà
e in se stessi non trovano più ragioni valide per liberarsene..
È
difficile che ce la facciano da soli; anche se deve essere la loro volontà a
decidere. Hanno bisogno di un ambiente ricco di natura e di ottimismo, di
famiglie accoglienti, di motivazioni religiose, di persone consacrate a loro.
Agli
spacciatori ricordo le parole fortissime di Gesù. “Chi ostacola i piccoli; i
ragazzi, i giovani, nella loro crescita, e li fa cadere sulla strada che porta
alla vita, sarebbe più conveniente per lui che lo buttassero in fondo al mare,
con una grossa pietra legata al colto”. È triste che nel mondo ci siano
ostacoli al bene. Purtroppo ce ne saranno sempre. Ma guai a quelli che li provocano
per cupidigia, egoismo, malvagità" Costoro devono riascoltare la propria
coscienza e ottenere dallo Spirito il santo timore di Dio per convertirsi oppure
dovranno provare la disgrazia di avere un tossicodipendente in casa per
decidersi a cambiare vita e a non più vivere sulla morte o la disumanizzazione
degli altri?
Aiutamo
i ragazzi a essere "onesti cittadini e buoni cristiani". Non è
sufficiente preoccuparsi che diventino dei professionisti se poi sono
disonesti, bugiardi, egoisti.
Vi
assicuro che tante cose cambieranno se li aiutiamo a diventare veri, giusti,
generosi, forti, buoni.
Poi,
qualsiasi divisa si metteranno addosso la porteranno con dignità e sociale
utilità. Ma l’abito non trasforma l'avido in magnanimo, il corrotto in
onesto, il violento in paco, l'indegno in onorevole. E’ piuttosto vero il
contrario.
Non
vi pare che la società abbia oggi bisogno di cittadini più onesti: nel privato
e nel pubblico, nel piccolo e nel grande, nel mondo del lavoro e in quello
familiare? Così dovremmo convincerci che la bontà basta da sola a dare
dignità e valore alla nostra persona. E la bontà e giustizia che dobbiamo
imitare sono quelle di Dio stesso.
Caratteristica
evangelica di queste due virtù divine è la purezza di cuore. E perché
ritorniate a educare i giovani alla purezza, vi voglio scrivere due righe
sull’educazione all'amore garantita anche da Gesù: "Beati i puri di
cuore".
La
purezza del cuore, di cui la castità è un aspetto, a molti può sembrare una
virtù superata, di altri tempi, non più possibile.
Io
invece credo resti sempre una qualità - dell'amore - vero, necessaria e
desiderata, forse con nostalgia, da tutti.
Infatti
chi vuole essere tradito nella comunicazione, nella relazione, nell'amore? Chi
vuole il proprio amore sfruttato, comprato o venduto, violentato o deriso? E
quando questo succede, non si ha l'animo pieno di tristezza, rabbia e delusione?
La
purezza è una virtú dell'amore; non è impotenza ma forza che consente
all'amore di non essere viziato, corrotto, egoistico, bestiale, violento,
tradito, infedele, mortifero; non è inibizione ma emancipazione dall’ossessiva
e incontrollata brama sessuale e da ogni parossismo affettivo.
Voi
ben sapete, e lo dovete insegnare rettamente ai vostri ragazzi che è Dio il
creatore dell'uomo e della donna, della loro intelligenza e affettività, del
corpo maschile e di quello femminile, pure dell'attrazione sessuale e
dell'amore matrimoniale. E tutto questo è buono; lo dice il Signore nella
Bibbia.
La
sessualità quando è casta, cioé, regolata e ragionevole, è quindi un
valore grande che Dio ci ha donato perché lo gestiamo con responsabilità
individuale e sociale; per la crescita della persona e la procreazione responsabile
di nuove vite umane; per fare comunione in funzione della famiglia, cellula base
di ogni vera società.
Purtroppo
può essere anche un valore svilito o malamente investito dall'istinto
egoistico, irrazionale e di morti presente nel cuore che ogni uomo, e che ci
induce a non rispettare il sapiente progetto del Creatore, a usane violenza
sulle persone, a sfasciare le famiglie proprie e degli altri, a fare la guerra
all'intera comunità umana.
Se
avete tempo e buona volontà leggete negli “Itinerari Educati” il capitolo
sull'educare alla castità per educate all’amore; capirete che l'educazione al
dominio delle proprie pulsioni sessuali è addestramento nell'arte di amare
correttamente e pienamente; è esercizio ad amare Dio, Sommo Bene, il solo
capace di soddisfare le inquietudini inesauribili dei nostro cuore, ad amare gli
altri senza diventarne padroni prepotenti e sfruttatori; ad amare noi stessi
promuovendo le virtù affettive della nostra personalità e difendendo il nostro
corpo e il nostro spirito dagli egoismi e perversioni che ci porterebbero alla
solitudine psichica e alta incomunicabilità.
Se
volete favorire la virtù della castità nei vostri giovani create attorno a
loro un ambiente di fede e di lavoro attivo, di gioia e di carità. Siate
soprattutto voi i loro modelli.
Un
certo modo di pensare, che nasce anche dentro di noi e che viene diffuso dalla
stampa, dalla televisione, dal cinema... ci propone il superamento della
castità, e quindi la trasgressione, come una affermazione piena della nostra
personalità e sessualità, come una liberazione da tabù, antichi costumi,
limiti imposti da norme reazionarie, e anche come segno di onnipotenza nella
soddisfazione di tutte le brame e pulsioni soggettive, senza il minimo rispetto
delle leggi dell'umana natura. Ma quali e quante conseguenze negative, fisiche e
moral e individuali e sociali, psicologiche e familiari derivano da questa
mentalità?! Siete intelligenti e non avete bisogno che io ve ne faccia l'elenco
o l'analisi
Caro
Don Bosco, ti voglio fare una domanda che, mi pare, sia nella mente e sulle
labbra di tanti genitori ed educatori della nostra diocesi.
Abbiamo
capito che dobbiamo aiutare i ragazzi a essere "onesti cittadini e buoni
cristiani", e che dobbiamo educarli alla purezza dell'amore perché la
propria valorizzazione e la trasformazione della società avviene prima di tutto
per ciò che si è. Ma poi, che cosa gli facciamo fare? Che mestiere dobbiamo
insegnare loro? In quale attività dobbiamo impegnarli perché esprimano sé
stessi e collaborino alla costruzione di un mondo nuovo?
È
il problema della vocazione, il tema della professione.
Ogni
educazione umano-cristiana deve sfociare necessariamente nella scelta di una
professione, di un ministero, di un mestiere, e nella suo realizzazione.
Io
non ho mai proposto ai ragazzi di scegliere 1a professione in base ai soldi che
avrebbero guadagnato e agli onori terreni. Sono una paga che a tempo lungo non
paga, non basta a nessuno.
Li
ho sempre invitati a scoprire la chiamata del Signore, a individuare il
servizio che Lui ci chiede in favore della comunità umana.
Sono
certo che il Signore affida a ciascuno una missione da compiere nel mondo,
indica a tutti la strada per la quale camminare per arrivare alla salvezza
eterna nel Paradiso di Dio.
È
Dio che chiama.
Non
basta quindi scegliere una strada perchè piace, oppure perchè spinti a
intraprenderla. Ma guardate un po' quanti si avviano a una professione che poi
abbandonano; contate quanti s'iscrivono all'università e quanti sono quelli
che la concludono!
Genitori,
sacerdoti e insegnanti siano prudenti e illuminati nel consigliare e orientare
i giovani nella scelta della loro vocazione. Io sono stato accusato di essere un
imprenditore di preti diocesani e religiosi... Vi assicuro che sono di più i
giovani a cui ho detto: "Lo stato ecclesiastico non è per te!"
meravigliando anche i loro direttori spirituali. Ma quando un giovane è
chiamato dal Signore a essere suo sacerdote, lasciatelo andare, accompagnatelo,
aiutatelo a essere di Dio per il bene, di tutta l'umanità.
Vi
racconto come ho fatto io una volta. Il capostazione di Torino venne a
visitare gli stabilimenti di Don Bosco con un giovane appena diplomato perito
tecnico. Per la verità quel giovane non voleva venire, perché "dei preti
non era amico". Entrando incontrarono proprio me che li accompagnai in
giro per tutto l'oratorio. Prima di congedarli dissi a quel ragazzo. “Tu,
Albanello, fermati qui che ho bisogno di parlarti”. Quello rimase intontito,
perché nessuno mi aveva detto il suo nome, e mi seguì come un automa. Giunto
in ufficio lo pregai di inginocchiarsi. "Tu hai bisogno di
confessarti!"
“Ma
sono tanti anni che non mi confesso”; rispose. "Lo so, lo so: per questo
ti dico di confessarti".
“Ci
vuole del tempo per prepararmii”, così si scusava. "Non occorre: io ti
racconterò la storia della tua vita, tu giudicherai se avrò indovinato o
meno".
Avevo
indovinato. "Fin troppo!" ; mi disse.
“Ora
domandiamo perdono al Signore, poi ti assolverò”.
Si
mise a piangere, anche dalla meraviglia e dalla gioia. Aiutato da me si alzò.
Era tutto sudato. Gi misi una mano sul capo e gli dissi ancora: “La Madonna ti
vuole qui e tu ritornerai all'Oratorio. E ti fermerai con Don Bosco, che ti darà
l'abito da chíerieo e ti manderà missionario in America”. Non vi dico come
rimase. Ma così fu: nel 1878 Domenico Albanello ritornò all'Oratorio; in due
anni fece il ginnasio; per mano mia vestì l’abito talare; e nel 1882 partì
missionario per il Brasile dove divenne sacerdote salesiano.
Noi,
oggi, leggendo la tua vita, diciamo che per te è stato facile fare l'educatore,
il direttore spirituale, l'orientatore vocazionale... con tutti i doni che il
Signore ti ha dato, saremmo capaci anche noi...
Ma
vi assicuro che quando pensavo alle mie responsabilità, per 1a posizione in
cui mi trovavo, tremavo tutto. Qualche volta avrei voluto tornare indietro e
non avere mai incominciato. Sentivo sopra di me un peso immenso, schiacciante...
poi tutto mi appariva sopportabile perché condotto avanti per mano di Maria
Ausiliatrice. A ogni passo, in ogni circostanza, ecco la Beata Vergine, nostra
Madre! Lei ci indica ogni passo che dobbiamo fare, e ci aiuta a farlo. Se non
corrispondiamo a tante grazie della Madonna, chissà come andrà per noi. Ve
lo assicuro ancora: chi si impegna per il bene della gioventù viene da Dio
aiutato, per mezza di Maria e di tutti questi santi.
E
mi indicò la moltitudine dei Santi che riempiva la città, la diocesi, la
Lombardia...
Pensi
tu che stiano sulle guglie del Duomo soltanto a guardar giù? Noi santi siamo
messaggeri di Dio e suoi collaboratori; camminiamo e stiamo tra la gente, siamo
fratelli e amici degli uomini, preoccupati e impegnati per la loro salvezza e
felicità. Personalmente non mi faccio pregare molto, perchè a me piace aiutare
veramente la gente di tutto il mondo, anche i peccatori e i non credenti; ma
anche oggi la mia gioia più grande è fare felici i ragazzi.
Vista
la tua grande disponibilità, ti prego ancora Don Bosco di suggerirci alcuni
mezzi da te trovati efficaci per bene educare. Nel tuo libricino sul Sistema preventivo
ne indichi due...
Sì,
la ragione e la religione, sono gli strumenti di cui deve costantemente far uso
l'educatore, insegnarli, egli stesso praticarli se vuole essere ubbidito e
ottenere il suo fine.
Il
primo è proprio la ragione. Ce n'è bisogno di tanta. Lasciatevi guidare sempre
dalla ragione e non dalla passione.
Usatela
anche con i bambini. Gli ordini, i programmi operativi, persino i castighi,
siano sempre motivati con ragionevolezza. Proponete mete ragionevoli, possibili,
comprensibili da loro.
E
insegnate a fare altrettanto. Ai ragazzi insegnate a pensare, ad avere il giusto
senso critico, a sviluppare la capacità di discernere, a formulare giudizi
oggettivo a scoprire il vero senso della vita e del mondo. La ragione li aiuterà
a conoscere la realtà, a comprendere le situazioni e i problenu, a prevedere
le conseguenze delle loro scelte e azioni, a trovare la Verità
La
ragione permette all'uomo di andare oltre le apparenze; di cogliere le
relazioni tra persone, tra uomini e cose, tra noi e Dio; può farci intravvedere
l'invisibile.
Oggi
voi, attraverso il linguaggio dell'immagine, avete molto sviluppato la
conoscenza dei sensi, e c'è ormai chi si rifiuta di pensare. Le immagini di cui
siete così bravi creatori, non sempre bastano a svelarci la verità, né a
comunicarla, spesso la nascondono.
In
vita mia ho utilizzato molto il dialogo per insegnare ai ragazzi a ragionare,
a riflettere Anche quando predicavo dialogavo con loro. Non volevo impormi, ma
persuaderli. Il dialogo è l'incontro delle ragioni individuali; è confronto
di ragioni per diventane composizione e comunione.
Parlate
si ragazzi, con semplicità, senza arroganza, e con un linguaggio loro
comprensibile. Ai ragazzi le cose vanno ripetute cento volte, e non basta
ancora. Ma questo fa parte del metodo preventivo.
Il
richiamo al "dovere" deve essere continuo, sempre paziente,
possibilmente non noioso ma in forma nuova e inattesa, in modo da renderlo
efficace e non ripugnante.
Tollerate
i loro difetti: correggereli, ma dimenticateli, e non rinfacciateli loro in ogni
momento.
L'uso
della correzione fraterna come ce l'ha insegnata Gesù è da praticare con
costanza e amorevolezza. Non dite mai e poi mai a chi disobbedisce o risponde
male, o vi manchi di rispetto. "Me la pagherai!". Non è linguaggio
cristiano.
Inerente
sempre alla ragione mi sembra il problema dei castighi. Si devono usare o no? Ai
tuoi tempi i maestri avevano la bacchetta a portata di mano, nelle famiglie si
adoperava la cinghia, negli istituti c'erano le celle di punizione, e nella
società le case di rieducazione, i riformatori, le prigioni.. Adesso, a
distanza di tempo che ne pensi tu Don Bosco?
Ai
miei tempi, sovente e da varie parti mi è stato richiesto il trio parere sui
castighi e quali regole seguire nel difficile caso in cui si dovesse
infliggerli, allora ho risposto così:
-
Se sarete veri padri dei vostri allievi, bisogna che voi ne abbiate anche il
cuore; e non veniate trai alla repressione o punizione senza ragione e senza
giustizia.
-
Prima di infliggere una punzione osservate bene quale grado di colpevolezza si
trova nel ragazzo e dove basta l'ammonizione, non si usi il rimprovero.
-
Cercate di farvi amare dai ragazzi, se volete farvi temere. In questo caso la
sottrazione di benevolenza, di un saluto, di un sorriso è già un castigo, che
eccita però l'emulazione, dà coraggio, non avvilisce mai.
-
Non punite mai se non dopo aver esaurito tutti gli altri mezzi. Certo, forse è
più facile irritarsi che pazientare, minacciare che persuadere; è più comodo
castigare che correggere.
Procurate
di scegliere nelle correzioni il momento favorevole. Nulla è più pericoloso
di un rimedio dato a sproposito o fuori tempo. Prima di tutto aspettate che
siate padroni di voi stessi; non operate per umore o per furia. Non castigate
mai, né con parole né con i fatti, quando l'animo vostro è agitato.
Impariamo
da Gesù a essere mansueti e umili di cuore.
-
Regolatevi in modo da lasciare la speranza al colpevole che possa essere
perdonato. Dimostrategli ancora fiducia: e sperate nella sua conversione.
-
Si ottiene di più da un giovane con uno sguardo di carità, con una parola di
incoraggiamento, che dia fiduda al suo cuore, che con molti rimproveri e
castighi. Ho visto vere conversioni con questo sistema.
Ricordiamoci
che la forza punisce il vizio, ma non guarisce il vizioso.
Un
castigo morale sarà il vostro sguardo malcontento, severo o triste.
-
Non usate mai le espressioni umli né le percosse in nessun modo.
-
Ricordatevi che l'educazione è cosa di cuore. Pregate sempre, tutti i giorni
per i vostri ragazzi; per chi ha più bisogno di correzione, di conversione.
Il
secondo mezzo che ho trovato efficacissimo per ben educare è la religione. Lo
so che non tutti sono d'accordo in questo perché non riescono a comprenderne
il valore, talora anche per colpa di alcuni educatori che la interpretano e la
praticano malamente.
La
religione cristiana è prima di tutto un rapporto filiale di adorazione e di
amore, che ci unisce a Dio nostro Padre, attraverso Gesù Cristo salvatore di
tutti; da questo nasce un rapporto fraterno con tutti gli uomini. Quando non
si risconosce o si rifiuta Dio come Padre, Signore e Giudice, e a Lui ci si
sostituisce; quando si nega l'al di là e la vita eterna tutto può diventare
lecito.
Mi
è capitato di spiegare il valore della religione nell'educazione al Ministro
della Regina d'Inghilterra lord Palmerston, il quale, visitando l'Oratorio di
Valdocco, rimase impressionato nel vedere 500 giovani in aula, da soli studiare
in silenzio e nella massima concentrazione.
"Come
è possibile ottener tanto silenzio e disciplina, con dei ragazzi irrequieti e
dissipati per natura?" mi chiese.
Con
la religione, gli ho risposto; e a lui ho spiegato a lungo che cosa intendessi
per religione.
Ci
pensò, obiettò, poi riconobbe la verità della mia risposta: "Ha ragione!
O religione o bastone. Voglio raccontarlo a Londra ".
Voi
genitori siete i primi e i più importanti educatori dei vostri figli anche alla
vita di fede, specialmente attraverso il vostro comportamento religioso, con
la vostra testimonianza cristiana.
Ma
poi ci vuole l'istruzione religiosa.
Su
questo, Don Bosco, ti voglio informare che in Italia è aperto un dibattito in
merito all'ora di religione... Ne sono al corrente e non è una novità. I
problemi umani sono come cicli lunari, vanno e vengono.
Ma
vi assicuro che se non istruite nella religione la gioventù, con verità e
amore, dovrete così soffrire per loro e per voi. Non dovete poi meravigliarvi
di violenze e assurdità.
Con
l'istruzione religiosa e la frequenza dei sacramenti si svilupperà nei vostri
ragazzi 1’amore per voi e per il loro prossimo…
I
lombardi sono sempre stati forti nell'amore del prossimo. Non dovete perdere,
questa vostra qualità; lasciatela in eredità ai vostri figli: vi saranno
riconoscenti anche davanti a Dio.
A
questo punto, come se mi leggesse nella mente, Don Bosco mi disse che bisognava
scrivere qualcosa direttamente anche ai ragazzi e ai giovani: a loro piace molto
ricevere posta, vedere che qualcuno li pensa e li ricorda. Se gli educatori e i
genitori imparassero acrivere ai loro figli e allievi si accorgerebbero della
grande efficacia di questo mezzo.
CARISSIMI
RAGAZZI E GIOVANI,
scrivo
anche a voi, dopo essermi rivolto "ai vostri genitori ed educatori. Lo
faccio dopo di loro non perché siete meno importanti.
Se
infatti date una sbirciata (ma forse l'avete già fatto) a ciò che ho loro
scritto, vi sarete accorti che ho parlato di voi. Desideravo invogliarli, nel
caso ne avessero bisogno, a continuare a svolgere la loro missione di aiutarvi
a crescere, a diventare veri uomini, felici e responsabili. Sono convinto che
ogni persona, soprattutto quando è giovane, ha bisogno di essere aiutata a
capire bene il senso della vita, a scoprirne il mistero, ad affrontare le sue
difficoltà alle volte paurose, a conquistare quei beni che desiderate
ardentemente.
Ma
che cosa desiderate voi giovani?
Provo
e indovinarlo, ricordando la mia giovinezza e quella di tanti giovani che ho
incontrato.
-
Voi volete la libertà, volete essere liberi di fare quello che volete; ma nello
stesso tempo vi dispiace soffrite nel sentirvi abbandonati o cacciati. Anch'io
volevo essere libero di giocare, divertirmi, suonare il violino, andare al
luna-park o in gita; libero dalla prepotenza di mio fratello. Ma quanto cercavo
mia madre e sognavo mio padre! Sono stato pure allontanato da casa. Mi è
sembrato di soffrire le pene dell'inferno.
-
Credo vogliate ancora sentirvi valorizzati da chi vi sta vicino; non vi piace
essere squalificati e bocciati, non essere presi in considerazione e messi da
parte. A scuola ho sofferto molto quando un professore mi derideva; ho
sofferto quando non riuscivo a trovare un posto di lavoro.
-
Volete ancora molto amore. Questo è un desiderio che non muore mai dentro di
noi ce l'hanno anche i vostri genitori; ricordatelo. E vi accorgete che uno vi
ama quando vi capisce in profondità, vi ascolta con attenzione, vi dà un mano
senza interesse, e... anche quando amorevolmente vi corregge o vi castiga. Forse
quest'ultima nota non avrei dovuto scriverla? Ma provate a pensarci bene, sono
certo che anche voi volete essere aiutati a non sbagliare, a non finire male;
purché lo facciano con intelligenza e amorevolezza, e non con prepotenza e
arroganza.
Dentro
di voi avete certamente molti altri desideri. Ne voglio ricordare ancora uno.
Volete essere felici e sempre contenti. Non vi piace la tristezza e la noia,
l'aria pesante e una compagnia di arrabbiati e scontenti. Non vi dico quanto io
amassi l'allegria e la pace. Ho fondato persino una società per chi volesse
stare allegro sempre.
Sono
quindi pienamente d'accordo con voi su questi vostri desideri, e nel difenderli
potete contare su di me, mi avete alleato.
Credo
però, soprattutto oggi, ci sia per tutti voi il rischio che imbocchiate la
strada che non vi conduce a ottenere e possedere quei beni che tanto bramate.
Aprite
gli occhi e guardate bene! Davanti a voi ci sono sempre due strade: una che
conduce alla vera libertà, dignità, amore e gioia alla vita, è la strada del
Vangelo indicataci da Gesù; l'altra invece illudendovi vi imbroglia, portandovi
a essere schiavi, miserabili, soli e infelici.
A
questi risultati indesiderati vi conduce la via della violenza e della droga,
quella dell’ozio, dell’ignoranza, dell’egoismo e del vizio, della
ribellione.
Carissimi
amici vi suggerisco, anzi vi prego, di non essere superficiali e ingenui, o
superbi e ambiziosi: pensateci seriamente e ascoltate la vostra coscienza,
quella buona che vi dice di optare per il bene, prima di fare le vostre scelte;
non tentate esperienze che vi possono danneggiare gravemente; e quando siete
nel dubbio fatevi consigliare da chi vi vuole bene ed è preoccupato della
vostra fortuna e felicità. Nelle carceri e sbandati, per 1e strade ho incontrato
molti giovani che mi confidavano di essere finiti male proprio perché non
avevano ascoltato i genitori, né i buoni suggerimenti dei loro maestri;
oppure perché, per disgrazia, non avevano avuto né gli uni né gli altri.
Preoccupatevi
della vostra salute; preparatevi con lo studio e la professionalità a entrare
nel mondo degli adulti; imparate soprattutto, ad amate Dio e il prossimo, non a
parole ma con i fatti.
Un
amico e maestro che può esservi vicino è Gesù, ancora vivo perché risorto
dopo la sua morte in croce. Con Lui non avrete più paura, nemmeno della morte.
Leggete il suo Vangelo e lasciate penetrare la sua Parola nel vostro animo: è
un seme che germoglia luce e forza, gioia e amore. Essere amici di Gesù Cristo
non significa rinunciare a quei grandi beni che desiderate, ma al contrario
trovarli e possederli in questa vita e nell’altra. Siate dei suoi,
ascoltatelo, pregatelo ogni giorno, imitatelo praticando le sue beatitudini,
impegnandovi per la giustizia e la pace.
Miei
cari, prima di salutarvi e di benedirvi voglio dirvi che vi amo tutti di cuore,
e basta che siate giovani perché io vi ami assai. Siete la speranza dei vostri
genitori, della Chiesa, di tutta l'umanità e anche mia. Non soltanto desidero
la vostra felicità, ma vi assicuro l'aiuto prezioso del Signore e quello
materno di Maria Ausiliatrice, anche quando le cose non vi andranno bene. Ogni
giorno, ve lo assicuro, per voi li prego. Vivete felici e il Signore sia con voi
tutti, sempre.
Mentre
Don Bosco mi dettava questa pagina venne letteralmente circondato da una immensa
moltitudine di giovani, di ragazzi e ragazze, di tanti bambini che, accompagnati
da una musica indescrivibile, danzavano, cantavano, applaudivano, esprimendo una
amicizia e una gioia corale che vorrei fosse nell'animo di tutti i giovani del
mondo.
Don
Bosco mi tolse dall'incanto invitandomi a concludere con una esortazione
familiare e gli auguri di buon Natale.
scusatemi
se con questa lettera vi ho forse disturbato o annoiato. Né considerate il suo
tono esortativo come quello di chi pretende di saperne di più di voi, vi fa la
predica, e poi se ne va per i fatti suoi, lasciandovi nei vostri problemi e guai
Accogliete
questa lettera come una ripetuta proposta educativa a cui mi impegno anchio come
espressione del mio coinvolgimento nella vostra vita quotidiana fatta di gioie e
di fatiche; e anche come avvio a un dialogo schietto e sereno dentro ogni
famiglia, e che voi continuerete, aggiornerete, completerete.
Vorrei
esporvi una mia convinzione, a conclusione di questa chiacchierata: i fallimenti
educativi hanno origine principalmente dalla crisi della famiglia. Per evitarli
dobbiamo curare la famiglia, rafforzarne i legami, uno spirito familiare in ogni
ambiente educativo. Durante la mia vita di educatore ho sempre cercato
dappertutto la struttura della famiglia, ma soprattutto il suo spirito.
Un
corrispondente parigino in visita a Valdocco aveva perfettamente intuito in
poche ore che tutti quei ragazzi e adulti "vivevano insieme come in
famiglia".
Oggi
si rischia di trasformare la famiglia in albergo. Riscopriamo il valore della
famiglia, difendiamola, costruiamola. Sentitevi della vostra famiglia, non
estranei o nemici. La familiarità porta amore, e l'amore produce confidenza,
convivenza, unione.
Siate
benevoli gli uni verso gli altri e ognuno goda del bene dell'altro come se fosse
un bene proprio. Se vi amate ogni difficoltà viene superata, diversamente ogni
piccolo problema diventa pretesto per farsi la guerra. Voi genitori cercate,
prima, di tutto, l'accordo tra di voi: convincetevi che questo interessa
moltissimo ai vostri figli, e non solo li rende felici, ma li aiuta più di
tutti i discorsi a crescere bene, senza dolorose e inguaribili lacerazioni
interiori, senza sbandamenti, depressioni o ribellioni; ma in armonia con sé
stessa con voi e con il mondo.
Voi
figli obbedite ai vostri genitori in tutte le cose buone che vi comandano;
apprezzatele loro fatiche e aiutateli con il rispetto, la preghiera e con la
vostra bontà a superare i momenti difficili provocati dallo vita, i caratteri;
le circostanze.
Come
le singole persone, anche la famiglia è soggetta a malattie e alla morte, i cui
sintomi sono l'indifferenza e l'incapacità di una vicendevole compassione, i
litigi quando diventano frequenti e cronica la fine del dialogo, l'assoluto
indipendenza dei singoli.
Curate
la malattia della vostra famiglia appena si manifesta: evitate i litigi, le
maldicenze, l’invidia, la sfiducia.
Sopportatevi
di più.. a vicenda con umiltà e autore. Frenate l'ira così facile in certe
occasioni; guardatevi dal dire parole offensive e dall'usare asprezza e
prepotenza.
Siate
tolleranti e non impazienti; misericordiosi, non vendicativi; sforzatevi di
vedere il bene negli altri e non il male. Aiutatevi a correggervi. Perdonatevi a
vicenda come Dio ha perdonato a tutti in Cristo. Non amate a parole e con la
lingua, ma con le opere e con verità. Siate accondiscendenti alle oneste
domande; non fate pesare il bene, né scansatevi dal farlo dicendo "non
tocca me": è la risposta di Caino.
Aiutatevi
a raggiungere la salvezza eterna, perché non serve guadagnare tutto il mondo e
poi perdere la propria vita.
E
la pace che gli Angeli hanno cantato per la nascita di Gesù Salvatore riempia
la vostra casa.
Vostro
aff.mo Don Giovanni Bosco. Da Don Bosco e da tutti quei giovani è come esplosa
una luminosità così intensa e abbagliante che ini ha costretto a chiudere gli
occhi e a coprirmeli con le due mani. Riaprendoli, dopo un bel po', mi sono
ritrovato nel mio studio di fronte al Duomo di pietra come lo vedo dalla
finestra, e sulla scrivania la lettera che Don Bosco ci ha scritto. Ve la
trasmetto attraverso i vostri sacerdoti che per Natale verranno in casa a
portarvi la benedizione del Signore e gli auguri più cordiali anche da parte
mia; Gesù ricolmi la vostra casa di gioia! Buon Natale!
Vescovo
di Milano Carlo Maria Martini 1988.